Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 134 del 17/07/2019

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

134aSEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 17 LUGLIO 2019

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Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO,

indi del presidente ALBERTI CASELLATI,

del vice presidente CALDEROLI,

del vice presidente TAVERNA

e del vice presidente LA RUSSA

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).

Si dia lettura del processo verbale.

NISINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Come è noto, è stata convocata la Conferenza dei Capigruppo. Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà al termine della stessa.

(La seduta, sospesa alle ore 9,35, è ripresa alle ore 10,27).

Sulla elezione di Ursula von der Leyen a Presidente della Commissione europea

PRESIDENTE. Prima di dare notizia degli esiti della Conferenza dei Capigruppo e di riprendere i nostri lavori, salutiamo l'elezione quale Presidente della Commissione europea di Ursula von der Leyen, prima donna a ricoprire questo importante ruolo, la quale nel suo discorso inaugurale ha tracciato l'indirizzo su cui intende procedere e le auguriamo buon lavoro. (Applausi).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha preso atto della disponibilità del Presidente del Consiglio dei ministri a intervenire su presunte trattative tra esponenti del partito Lega-Salvini Premier e personalità di nazionalità russa mercoledì 24 luglio, alle ore 16,30. Le relative modalità di svolgimento saranno successivamente concordate.

La Conferenza dei Capigruppo ha altresì stabilito che, dopo il disegno di legge sulla tutela delle vittime di violenza di genere, sarà discusso il decreto-legge sul miglioramento dei saldi di finanza pubblica.

Il calendario della settimana corrente prevede altresì la discussione dalla sede redigente del disegno di legge sulla chiamata diretta dei docenti e, ove concluso dalla Commissione, il disegno di legge in materia di patente nautica, già approvato dalla Camera dei deputati.

Restano confermati il sindacato ispettivo e, alle ore 15 di domani, il question time con i ministri Di Maio, Trenta e Grillo.

Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato per i mesi di luglio e agosto 2019:

- Disegno di legge n. 1401 - Modifiche di termini in materia di obbligo di patente nautica e di formazione al salvamento acquatico (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione)

Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente:

Mercoledì

17

luglio

h. 9,30-20

- Seguito disegno di legge n. 1200 e connessi - Tutela vittime violenza di genere (approvato dalla Camera dei deputati)

- Disegno di legge n. 1383 - Decreto-legge n. 61, Miglioramento saldi di finanza pubblica (voto finale entro il 2 agosto) (scade il 31 agosto)

- Disegno di legge n. 763 e connessi - Chiamata diretta dei docenti (dalla sede redigente)

- Disegno di legge n. 1401 - Patente nautica (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione)

- Sindacato ispettivo

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 18, ore 15)

Giovedì

18

"

h. 9,30-20

Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 1401 (Patente nautica) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.

Martedì

23

luglio

16,30-20

- Seguito argomenti non conclusi

- Disegno di legge n. 1374 - Decreto-legge n. 59, Misure urgenti nei settori di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali (voto finale entro il 31 luglio) (scade il 28 agosto)

- Disegno di legge n. 944 - Legge di delegazione europea 2018 (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione) (voto finale con la presenza del numero legale)

- Doc. LXXXVI, n. 2 - Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2019 (ove concluso dalla Commissione)

- Doc. LXXXVII, n. 2 - Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2018 (ove concluso dalla Commissione)

- Disegno di legge n. 1264 e connessi - Insegnamento scolastico dell'educazione civica (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente)

- Disegni di legge nn. 1387 e 1388 - Rendiconto 2018 e Assestamento 2019 (votazioni finali con la presenza del numero legale)

- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in tema di verifica dei poteri (giovedì 25, ore 9,30)

- Disegno di legge n. 310 e connessi - Salario minimo orario (ove conclusi dalla Commissione)

- Disegno di legge n. 897 e connessi - Videosorveglianza (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione)

- Disegno di legge n. 1144 e connessi - Distacco comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e aggregazione alla regione Emilia-Romagna (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione)

- Sindacato ispettivo

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 25, ore 15)

Mercoledì

24

"

9,30-20

Giovedì

25

"

9,30-20

Venerdì

26

"

9,30

(se necessaria)

I termini per la presentazione degli emendamenti ai disegni di legge n. 944 (Legge di delegazione europea 2018), nn. 1387 e 1388 (Rendiconto 2018 e Assestamento 2019), n. 310 e connessi (Salario minimo orario), n. 897 e connessi (Videosorveglianza) e n. 1144 e connessi (Distacco comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e aggregazione alla regione Emilia-Romagna) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.

Il calendario della settimana è integrato con l'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri su presunte trattative tra esponenti del partito Lega-Salvini Premier e personalità di nazionalità russa, mercoledì 24 luglio, alle ore 16,30. Le relative modalità di svolgimento saranno successivamente concordate.

Martedì

30

luglio

16,30

- Seguito argomenti non conclusi

- Disegno di legge n. 1372 - Deleghe al Governo in materia di ordinamento sportivo (approvato dalla Camera dei deputati) (collegato alla manovra di finanza pubblica) (voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 53, Disposizioni in materia di ordine e sicurezza pubblica (ove approvato e trasmesso in tempo utile dalla Camera dei deputati) (scade il 13 agosto)

- Disegno di legge costituzionale n. 1089 - Disposizioni in materia di iniziativa legislativa popolare e di referendum (approvato dalla Camera dei deputati) (prima deliberazione del Senato) (ove concluso dalla Commissione)

- Disegno di legge costituzionale n. 1124 - Abrogazione delle disposizioni costituzionali relative al CNEL (prima deliberazione del Senato)

Mercoledì

31

"

9,30

Giovedì

agosto

9,30

Venerdì

2

"

9,30

(se necessaria)

I termini per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 1372 (Deleghe al Governo in materia di ordinamento sportivo) e al disegno di legge costituzionale n. 1089 (Disposizioni in materia di iniziativa legislativa popolare e di referendum) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.

Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. … (Decreto-legge n. 53, Disposizioni in materia di ordine e sicurezza pubblica) sarà stabilito in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati.

Gli emendamenti al disegno di legge costituzionale n. 1124 (Abrogazione delle disposizioni costituzionali relative al CNEL) dovranno essere presentati entro le ore 13 di giovedì 25 luglio.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1383
(Decreto-legge n. 61, Miglioramento saldi di finanza pubblica)

(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

1 h.

Governo

30'

Votazioni

30'

Gruppi 5 ore, di cui:

M5S

1 h.

11'

FI-BP

50'

L-SP-PSd'Az

49'

PD

46'

FdI

30'

Misto

28'

Aut (SVP-PATT, UV)

25'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1374
(Decreto-legge n. 59, Misure urgenti nei settori di competenza
del Ministero per i beni e le attività culturali)

(10 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

1 h.

Governo

1 h.

Votazioni

1 h.

Gruppi 7 ore, di cui:

M5S

1 h.

40'

FI-BP

1 h.

10'

L-SP-PSd'Az

1 h.

8'

PD

1 h.

4'

FdI

42'

Misto

40'

Aut (SVP-PATT, UV)

35'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 944
(Legge di delegazione europea 2018)
e dei connessi Doc. LXXXVI, n. 2, e Doc. LXXXVII, n. 2
(Relazioni programmatica e consuntiva
sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea)

(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

1 h.

Governo

30'

Votazioni

30'

Gruppi 5 ore, di cui:

M5S

1 h.

11'

FI-BP

50'

L-SP-PSd'Az

49'

PD

46'

FdI

30'

Misto

28'

Aut (SVP-PATT, UV)

25'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione dei disegni di legge nn. 1387 e 1388
(Rendiconto 2018 e Assestamento 2019)

(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

1 h.

Governo

30'

Votazioni

30'

Gruppi 5 ore, di cui:

M5S

1 h.

11'

FI-BP

50'

L-SP-PSd'Az

49'

PD

46'

FdI

30'

Misto

28'

Aut (SVP-PATT, UV)

25'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1372
(Deleghe al Governo in materia di ordinamento sportivo)

(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

1 h.

Governo

30'

Votazioni

30'

Gruppi 5 ore, di cui:

M5S

1 h.

11'

FI-BP

50'

L-SP-PSd'Az

49'

PD

46'

FdI

30'

Misto

28'

Aut (SVP-PATT, UV)

25'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 53, Disposizioni in materia di ordine e sicurezza pubblica)

(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

1 h.

Governo

30'

Votazioni

30'

Gruppi 5 ore, di cui:

M5S

1 h.

11'

FI-BP

50'

L-SP-PSd'Az

49'

PD

46'

FdI

30'

Misto

28'

Aut (SVP-PATT, UV)

25'

Dissenzienti

5'

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(1200) Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere (Approvato dalla Camera dei deputati)

(174) GINETTI ed altri. - Introduzione nel codice penale degli articoli 609-terdecies, 609-quaterdeciese 609-quindecies, nonché disposizioni in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno dei matrimoni forzati

(229) GINETTI ed altri. - Modifica del termine di proponibilità della querela per i reati previsti dall'articolo 609-septies e dall'articolo 612-bis del codice penale

(295) GIAMMANCO ed altri. - Modifica dell'articolo 609-septies del codice penale in materia di querela della persona offesa per i delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-tere 609-quater del medesimo codice

(335) BERTACCO ed altri. - Istituzione di un fondo per la solidarietà alle vittime dei reati intenzionali violenti

(548) FEDELI ed altri. - Modifiche all'articolo 609-septies del codice penale, concernenti il regime di procedibilità del delitto di atti sessuali con minorenne

(662) PUCCIARELLI ed altri. - Introduzione nel codice penale dei reati di costrizione al matrimonio o all'unione civile, induzione al viaggio finalizzato al matrimonio e costrizione al matrimonio di persona minorenne

(Relazione orale) (ore 10,30)

Approvazione del disegno di legge n. 1200

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 1200, già approvato dalla Camera dei deputati, 174, 229, 295, 335, 548 e 662.

Ricordo che nella seduta di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale e ha avuto inizio la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Di Nicola. Ne ha facoltà.

DI NICOLA (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, intervengo al posto della senatrice Cinzia Leone, momentaneamente impossibilitata a essere oggi presente. La vogliamo in Aula al più presto e da questo banco le rivolgo un affettuoso saluto. (Applausi dal Gruppo M5S). Darò quindi lettura del testo dell'intervento che avrebbe svolto.

Oggi in quest'Aula ci accingiamo a votare un provvedimento che ha come oggetto un tema assai delicato e al tempo stesso complesso: complesso perché presenta molteplici sfaccettature, perché è dinamico e soprattutto perché penetra all'interno dell'intimità domestica e lo fa con il fine di tutelarne i membri.

La complessità deriva dal fatto che è un fenomeno culturale con radici profonde e che, proprio sul piano culturale, andrebbe contrastato con l'ausilio delle discipline antropologiche, pedagogiche e psicologiche, in modo sistematico e scientifico; ma ciò richiede tempo e coordinazione delle valide risorse pur presenti nel nostro territorio, purtroppo ancora disperse e male utilizzate. Tuttavia, il carattere d'urgenza ribadito dalla cronaca e dalle statistiche impietose, oggi, ci impone di intervenire immediatamente senza ulteriori more, iniziando con alcuni ritocchi al codice penale e al codice di procedura penale, con la sicura convinzione che tali provvedimenti possano sottrarre alcune sventurate a un inevitabile destino. Gli interventi che si intendono adottare, infatti, mirano a migliorare con modifiche il codice penale e il codice di procedura penale in materia di violenza domestica. Tali modifiche si sono rese necessarie in seguito alle criticità emerse dall'attuale assetto legislativo e intervengono su due versanti opposti ma convergenti su un unico obiettivo: vale a dire la vittima di violenza domestica; la considerazione del suo stato d'animo temporaneamente turbato; la sua esigenza di essere protetta; insomma, il recupero della sua persona nella sua dignità di donna. L'inasprimento della pena serve - da una parte - da deterrente per chi voglia in futuro perpetrare questo vile atto, ma - d'altra parte - intende tutelare la vittima con un pronto e tempestivo intervento da parte delle autorità giudiziarie debitamente formate nel trattare questa tipologia.

Il provvedimento - come è noto - si dirama in 21 articoli in cui vengono a concretizzarsi aspetti nuovi e di estrema rilevanza sia sul piano sociale sia sul fronte legislativo-finanziario. Entriamo nel merito.

La polizia giudiziaria, senza ritardo, acquisita la notizia, la riferisce al pubblico ministero che, entro le settantadue ore, dovrà acquisire le informazioni sulla persona offesa o da chi ha esposto denuncia, il cui carattere d'urgenza sarà equiparato a omicidio di tipo d'associazionismo mafioso.

Altra novità è all'articolo 4, in cui viene disciplinato il nuovo reato di violazione di avvicinamento ai luoghi frequentati della persona offesa, con una reclusione dai sei mesi ai tre anni per chi violi tali obblighi.

All'articolo 5 sono previsti corsi di formazione obbligatori che si attiveranno entro dodici mesi dall'entrata in vigore del provvedimento, per il personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Polizia penitenziaria.

All'articolo 6 viene introdotta la sospensione della pena, a condizione che ci si impegni alla partecipazione di percorsi di recupero e assistenza.

All'articolo 7 è prevista l'introduzione del nuovo delitto di costrizione o induzione al matrimonio. È una novità che mi sta particolarmente a cuore e perciò mi ci vorrei soffermare un momento.

Questo reato è venuto alla ribalta negli ultimi anni nel nostro Paese in seguito allo stanziarsi delle comunità bangladesh, cingalesi e magrebine, che ormai vivono stabilmente nel nostro territorio, ma che nondimeno devono attenersi ai nostri standard di civiltà. Il caso delle spose bambine, che ci riporta a epoche ancestrali, e di cui la mia Palermo è stata scenario più volte, non può essere ulteriormente tollerato.

All'articolo 10 viene introdotta una fattispecie ad hoc, ovvero il revenge porn, per cui vengono sanzionati i soggetti che rendano pubbliche foto o video senza il consenso della persona interessata al fine di recarne danno. Si prevede una condanna da uno a sei anni e una multa da 5.000 a 15.000 euro.

Altra novità è all'articolo 12, in cui viene introdotto il delitto di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, con una reclusione che va aumentata da otto a quattordici anni. Inoltre, sono state inasprite ulteriormente le pene per i delitti di violenza sessuale.

Nel documento in esame ci sono importanti novità anche sotto l'aspetto finanziario: è stato incrementato il fondo di rotazione previsto anche per gli orfani di crimini domestici, che prevede l'inserimento nelle attività lavorative di almeno il 70 per cento dei 2 milioni di euro già previsti dal 2017. Dunque, il fondo di rotazione verrà incrementato di 7 milioni di euro a decorrere dal 2020.

Le modifiche proposte sono tutte centrate sulla vittima in quanto tengono in considerazione la sua fragilità e la sua ansietà, dovute alla presenza di chi ne ha violato la serenità e l'equilibrio psichico in modo continuativo.

Certo, la dilazione del tempo detentivo per il reo deve essere accompagnata da un incisivo intervento rieducativo per restituirlo innocuo alla società e per riabilitarlo nella sua autostima, evitando così la recidiva. Tale modifiche sono, però, rivolte in maniera più attenta soprattutto alla vittima, che vedrà nello Stato una presenza rassicurante e tempestiva, oltre che rispettosa della sua condizione di vittima; molte migliorie di questo provvedimento sono, infatti, centrate a evitare la vittimizzazione secondaria che spesso, seppur involontariamente, continua a oltraggiare in modo subdolo, ma non per questo meno lesivo, la donna.

Pertanto, ancor prima che come Vice Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, come donna e soprattutto come mamma di quattro figlie abitatrici di questa Nazione e fruitrici delle libertà personali che derivano dal nostro ordinamento statuario, ho ben motivo di sentirmi maggiormente tutelata e fiduciosa in uno Stato che si fa più vicino e più benevolo nei confronti della sua popolazione di genere femminile, troppo esposta alle intemperanze maciste che purtroppo ancora oggi riempiono le pagine dei giornali di efferati delitti che spesso si sarebbero potuti evitare. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-BP). Signor Presidente, ho chiesto di parlare sul provvedimento in esame perché tocca un argomento molto importante, la tutela delle vittime della violenza sulle donne, ovvero violenza interfamiliare.

Sono state dette tante cose. Uno degli elementi fondamentali è che, nella stragrande maggioranza dei casi, questi episodi di violenza si verificano lontano da occhi estranei e, a volte, purtroppo, sotto gli occhi degli altri familiari, in particolare dei bambini; e avvengono in condizioni tali per cui, se la donna non denuncia la situazione in cui si trova, la situazione di pericolo o, comunque, gli episodi in cui è stata vittima di violenza, difficilmente la questione può venire all'attenzione di qualsivoglia autorità.

Poi, occorre, naturalmente, un intervento tempestivo dell'autorità perché, al di là del l'obbligo, che viene introdotto, di sentire la persona interessata in tempi rapidi, occorrerebbe anche che l'ascolto non fosse un adempimento burocratico. Noi sappiamo - se vogliamo saperlo - quanto spesso ci siano dei meri adempimenti burocratici sotto siffatto punto di vista, in questo come in molti altri casi in cui qualunque tipo di reato o di comportamento viene segnalato alle autorità. Per cui, non pensiamo che il solo fatto di obbligare il magistrato ad ascoltare la persona che denuncia violenze familiari possa risolvere la questione, perché bisognerà che la ascolti attivamente, e non in modo burocratico.

Il pericolo che sicuramente rilevo è che ci sia un raddoppio della denuncia o della segnalazione fatta, semplicemente sotto forma di interrogatorio e di ascolto della persona, magari da parte della stessa che ha già ricevuto la denuncia, che però lo fa come polizia giudiziaria per incarico del magistrato. Per cui, non pensiamo che basti la legge. Occorre una rete che sia presente sul territorio. E, soprattutto, bisogna che il magistrato direttamente - cosa che difficilmente accade - o la persona da questi incaricato sia davvero non soltanto attenta a ciò che gli viene detto, ma sia anche in grado di prendere misure urgenti, ove siano opportune.

Un aspetto molto preoccupante che vorrei segnalare in particolare - ascoltando in giro persone che si occupano del settore ho capito che è un fatto risaputo, ma non l'ho mai sentito dire pubblicamente - è il seguente: nella quasi totalità dei casi in cui una donna si rivolge alle autorità, denunciando maltrattamenti in famiglia da parte del marito o compagno, la persona che viene allontanata da casa non è la parte violenta - ho parlato di donne, ma esistono anche casi inversi - ma è la vittima; e ciò avviene per la bella ragione che la parte violenta, essendo violenta, probabilmente non osserverà l'obbligo di tenersi lontano da quella abitazione. Di conseguenza chi viene strappato dal suo ambiente è la vittima e non colui o colei che è il vero colpevole: già qui c'è un problema. E si fa ciò perché non si è in grado di garantire un intervento tempestivo nel caso in cui la persona che deve stare lontana dal domicilio e prima apparteneva a quel nucleo possa effettivamente avvicinarsi.

Il problema più grave è che queste persone, generalmente donne, che vengono allontanate da casa, a quel punto per obbligo, perdono quella che un tempo si chiamava più appropriatamente la potestà genitoriale e che oggi si chiama, per una delega data dal Parlamento e tradita dal legislatore delegato, responsabilità genitoriale; in ogni caso, in sostanza, è quello che per legge consiste nell'essere genitori, al di là delle questioni naturali. Ebbene, queste persone, donne in particolare, denunciano di aver subìto violenza in famiglia e vengono mandate in un centro di accoglienza o casa famiglia dove, spesso, senza rendersene conto, perdono i propri figli, anche se li hanno con sé, nel senso che in realtà non sono più sotto la loro responsabilità, ma vengono posti sotto la responsabilità dei servizi sociali o del responsabile dei centri di accoglienza. Spesso la donna quando entra in quelle case non se ne accorge, perché dovrebbe avere il sollievo di essere lontana dal pericolo di continuare a subire maltrattamenti; se ne accorge nel caso in cui - a ragione o a torto - venga espulsa dalla casa di accoglienza se coloro che insindacabilmente giudicano il suo comportamento non lo reputino appropriato. A quel punto si rende conto di aver perso i suoi figli (perché viene espulsa), i quali restano nella casa di accoglienza dove li potrà vedere solo sotto sorveglianza e in poche occasioni durante la settimana.

Questo è un fatto davvero grave, perché prima di tutto è una gravissima ingiustizia perpetrata nei confronti di una persona che subisce violenza - si suppone, perché altrimenti non doveva essere adottato alcun provvedimento - e che viene oltretutto punita, nel senso che le viene portato via quanto generalmente si ritiene di più prezioso al mondo, cioè i propri figli. Purtroppo è una pratica diventata regola e si verifica in quasi tutti i casi; solo in rarissimi casi ciò non succede, e ciò avviene quando ci si avvale di un avvocato che conosce la procedura e cerca di prevenirla, magari trovandosi di fronte responsabili dei servizi sociali e/o un magistrato che riescono a gestire la vicenda non nel modo solito e con i soliti ingiusti provvedimenti.

È un elemento questo su cui bisogna riflettere, come su tutti coloro che hanno responsabilità su tali procedure, dai tribunali dei minori, ai servizi sociali con i loro responsabili, che sono gli enti locali, ma naturalmente anche su tutta un'organizzazione che alla fine dipende dal Ministero della salute. Queste modalità devono essere modificate, perché non è più accettabile - ed è gravissimo - che si verifichino episodi di tal genere.

Le persone che poi vengono messe nelle case-famiglia di solito rappresentano un'ottima fonte di reddito per quelle strutture o per i centri di accoglienza, nel senso che ricevono dei finanziamenti, anche se non sempre ragionevoli, e ciò ovviamente alimenta il business.

Conosciamo tutti - è all'attenzione, anche se non in maniera così alta, dei mezzi di informazione e oggetto di molte azioni di carattere politico - la questione dei bambini allontanati in altre modalità. Mi riferisco a tutte le vicende verificatesi in provincia di Reggio Emilia, ma ne stanno emergendo altre. Da anni denuncio fatti del genere e finalmente se ne parla un po' di più. Ma le stesse identiche situazioni si verificano addirittura in automatico a danno di madri che hanno il torto di avere denunciato maltrattamenti in famiglia.

Su questo vorrei che ci fosse l'attenzione in particolare del Ministro della giustizia, sempre pronto a sventolare manette e a ostentare provvedimenti della massima severità e urgenza; quando invece si tratta di bambini strappati e rapiti, a nome del popolo italiano, alle proprie famiglie si dice: «si vedrà», «si controllerà», «vedremo, forse», «la responsabilità è di qualcun altro». No, questo è davvero grave: il fatto che dei bambini vengano strappati ai loro genitori dallo Stato, in nome dello Stato, quando non ne esistono i presupposti, è gravissimo e dovrebbe essere una vera priorità, e non una questione a cui dedicare una risposta di dieci secondi in un question time. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grasso. Ne ha facoltà.

GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, colleghi, in attesa di poter parlare in Aula delle interrogazioni su quanto di inquietante sta emergendo con serie, documentate e approfondite indagini giornalistiche in merito al "codice russo", argomento da cui il ministro Salvini tenta di scappare da giorni, oggi affrontiamo il cosiddetto codice rosso.

Voglio utilizzare il tempo concessomi nella discussione generale per un ragionamento che è sia di merito che di metodo. Nel merito, infatti, il provvedimento in esame vede tutte le parti politiche concordi. In Commissione, la discussione è stata svolta al solo scopo di migliorare il testo e renderlo il più completo ed efficace possibile.

Considero la violenza di genere, ma non da oggi, uno di quei temi che travalicano le appartenenze partitiche. (Brusio).

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Grasso, se la interrompo. Colleghi dei Gruppi Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega, con questo brusio non riusciamo a sentire dalla Presidenza l'intervento del senatore Grasso.

GRASSO (Misto-LeU). La ringrazio, signor Presidente, e spero di poter recuperare il tempo.

PRESIDENTE.Certamente.

GRASSO (Misto-LeU). Ritengo quindi che l'impegno di ciascuno dei senatori e delle senatrici in questo caso non debba essere rivolto a risultati personali o di parte, ma a un successo comune, a un successo dell'intero Parlamento. Solo con un'alleanza di questo tipo possiamo sperare di contribuire a modificare una cultura maschilista, possessiva, ancora troppo diffusa nel nostro Paese.

Una dimostrazione plastica di questo spirito trasversale è data dagli emendamenti firmati da tutte le opposizioni. È evidente a tutti quanto profonde siano le distanze che separano i nostri Gruppi sulla quasi totalità dei temi. Eppure, senza alcuna difficoltà, abbiamo condiviso lo spirito e il senso di alcune modifiche al testo che stiamo discutendo. Aggiungo che alcune delle modifiche apportate servono semplicemente a correggere errori, omissioni e dimenticanze rispetto al testo originario.

Vado rapidamente a fare degli esempi per chiarire il ragionamento, riservandomi di intervenire in modo più approfondito in sede di illustrazione degli emendamenti. Nell'articolo 1 - ad esempio - si riconduce la violenza domestica o di genere, per cui si crea il cosiddetto codice rosso, a una serie di reati per i quali la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, è tenuta a riferire immediatamente al pubblico ministero anche in forma orale.

Se prendiamo come modello e come riferimento la Convenzione di Istanbul, dall'elenco sono lasciate fuori due importanti fattispecie, menzionate, invece, nella Convenzione tra le condotte nelle quali può sostanziarsi la violenza di genere, ovvero le mutilazioni genitali femminili (articolo 583-bis del codice penale) e la costrizione o induzione al matrimonio (articolo 558-bis del codice penale). Queste due fattispecie, tra l'altro, vengono ignorate praticamente in tutto il provvedimento e a esse si aggiunge in alcuni articoli soltanto il revenge porn (articolo 612-ter), che si introduce, insieme al matrimonio forzato, con il provvedimento in esame finalmente nel codice penale.

Siccome sono certo che nelle intenzioni dei Ministri che hanno proposto il testo e in quelle della maggioranza non c'era alcuna volontà di minimizzare reati così gravi, l'unica possibilità che resta è quella dell'errore, della semplice dimenticanza. Ma mi chiedo e chiedo all'Assemblea che senso ha non correggere questo errore e immaginare - come è stato fatto in Commissione - di approvare un testo con questo tipo di lacune e promettere magari un successivo disegno di legge per correggerlo? Correggiamolo oggi in quest'Aula; completiamolo e rendiamolo immediatamente efficace nella tutela delle vittime di tutti i reati che possono essere definiti violenza di genere. Non mi si dica che esiste un problema di tempi: alla Camera dei deputati l'attuale maggioranza gode di numeri tali da poter disporre del calendario come meglio ritiene.

Aggiungo, poi - come già evidenziato - che le opposizioni sono unite e concordi nel sostenere, migliorare e votare il provvedimento senza alcun intento ostruzionistico. Non c'è bisogno, poi, di sottolineare come spesso l'Aula non venga nemmeno convocata per carenza di materie da discutere, visto che tutte le decisioni vengono prese in altre sedi. Tra decreti, questioni di fiducia e chiusure irragionevoli state continuando a svuotare di senso e di ruolo il Parlamento. Questo atteggiamento, che voi per primi e con forza avete contrastato in passato, è ugualmente inaccettabile oggi e ne va della qualità della nostra democrazia.

In Commissione giustizia tutto ciò è stato completamente ignorato non con argomentate motivazioni, ma con la prepotenza dei numeri. Per questo, come forma di protesta e non per sfiducia nei loro confronti, ci siamo astenuti nel voto per il mandato ai relatori.

Tra gli emendamenti c'è la proposta firmata da tutte le opposizioni di introdurre il reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere, che punta a punire le condotte di chi minaccia, augura stupri e violenze alle donne, di chi organizza dei veri e propri linciaggi di donne, spesso giovanissime, on line. La cronaca e i social network sono pieni di questi casi che già hanno prodotto gravi conseguenze. Ne sono vittime donne di ogni età e appartenenza politica trasversale e, quindi, anche di ruolo. Bene; abbiate il coraggio e l'intelligenza di sostenere questa proposta firmata da tutte le opposizioni.

Respingiamo con forza quanto affermato dal senatore Pillon che, nel suo intervento, ha tenuto a precisare che la violenza di genere non ha genere. Ha parlato di indistinte vittime e delinquenti, con evidente sprezzo del ridicolo. Purtroppo, se ogni giorno la cronaca ci restituisce tragedie che vedono le donne come vittime di maschi violenti non è per un caso, né per uno scherzo statistico. Senatore Pillon, quando dico che c'è un profondo problema culturale, mi riferisco anche a questo. Negare, minimizzare e colpevolizzare le donne, come fa lei, dicendo che i tre giorni servono a rendere evidenti le false denunce, è parte del problema. E pensare che lei, in quest'Aula, dovrebbe contribuire a trovare soluzioni. C'è ancora tanta strada da fare.

Colleghi della maggioranza, avete oggi l'occasione di rimediare a una serie di errori nel merito del testo e nel metodo, solo formalmente democratico con cui state portando avanti la legislatura.

Voglio ribadire con forza che state indebolendo giorno per giorno il Parlamento, magari prendendo ad esempio Paesi con cui i rapporti, inchiesta dopo inchiesta, si scoprono più stretti di quanto non vogliate ammettere. Pensateci bene: possiamo dare alle Forze dell'ordine e alla magistratura strumenti completi ed efficaci e scrivere insieme, oggi, una bella pagina contro le discriminazioni di genere. Siamo e siete ancora in tempo: possiamo farlo con tutti gli emendamenti utili a migliorare il testo in esame. (Applausi dal Gruppo Misto. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, in Commissione giustizia il collega Balboni, per il Gruppo Fratelli d'Italia, ha presentato numerosi emendamenti al testo in discussione, che non sono stati accolti. Li abbiamo ripresentati per la discussione in Assemblea e li illustreremo nel corso dei lavori. Lo dico in questa sede perché sottolineo che gli emendamenti sono tutti tesi a migliorare il testo, per vararne uno definitivo che difenda tutte le donne d'Italia. Il concetto era ed è, infatti, quello di ampliare i diritti delle vittime.

Ci crediamo e portiamo avanti questa battaglia, ma la sensazione è che la maggioranza abbia prodotto un testo che vuole blindato e, mentre si auspica un consenso trasversale che vada oltre le forze di maggioranza, non è disposta ad accogliere emendamenti migliorativi. Non ci siamo tirati indietro pregiudizialmente, ma vogliamo capire perché non c'è stata - siete ancora in tempo - una volontà di accettare emendamenti migliorativi. Vi prego, non fatene uno spot. Non si politicizzi mai la questione immensa delle violenze sulle donne, che è una questione strutturale, un'emergenza, una patologia sociale, una malattia sociale e globale, un flagello mondiale che attraversa le geografie, le religioni e i ceti sociali. Si tratta quindi di una questione immensa che ci parla non di numeri, ma della pelle e del corpo delle donne. Non c'è dunque un copyright da parte di nessuno, ma deve esserci la volontà di tutti.

Dopo questa premessa, vogliamo però essere chiari e sinceri. Il provvedimento rappresenta un passo in avanti concreto nella battaglia e nel contrasto alle violenze di genere, con l'insieme di misure volte a tutelare le donne. Avremmo però voluto, perché la questione lo pretende, maggiore incisività e maggiore severità nel testo - lo sottolineo - così come avremmo voluto delle risorse finanziarie, che non ci sono. Le avremmo volute per rendere efficaci le misure previste e per implementare quanto previsto: penso - ad esempio - alla formazione del personale delle Forze dell'ordine, per cui le risorse disponibili ed esistenti non bastano, o alla ricaduta sugli uffici delle procure del termine di tre giorni entro i quali gli uffici devono ascoltare le donne vittime di violenza o alla carenza di organico nelle procure stesse. È vero: mi potreste dire che normare non costa e implementare invece sì. Servono però finanziamenti se si vogliono fare interventi organici e di sistema e non di settore. Passatemi la brutalità: non si possono fare le nozze con i fichi secchi e indicare tutto e non stanziare niente. (Applausi dal Gruppo FdI). Delude l'articolo 21 del testo, intitolato «Clausola di invarianza finanziaria». Se c'è l'invarianza economica, come realizziamo tutte le azioni in favore delle donne? Ditecelo voi.

Avete battezzato il testo come codice rosso, per sottolineare il carattere di urgenza e la corsia preferenziale. Bene, è così. Ma allora perché non inserire nella stessa corsia preferenziale le nuove fattispecie di reato che giustamente il codice rosso introduce? Perché non dare lo stesso carattere di urgenza - ad esempio - al nuovo reato di revenge porn o a quello terribile, orrendo dei matrimoni forzati? Perché?

Anche su questo carattere di urgenza, allora, occorre fare attenzione: c'è da parte del mondo dell'avvocatura, delle procure, della magistratura grande preoccupazione per la ricaduta sugli uffici. Anche le reti associative che accolgono le donne hanno espresso la loro perplessità. Prestiamo ascolto a queste istanze.

Noi pensiamo che il codice rosso rappresenti un passo in avanti - l'ho detto - ma dobbiamo aggiungere - e lo diciamo veramente con passione - che rappresenta anche un'occasione perduta: avrebbe potuto essere un vero salto in avanti che segnasse un prima e un dopo. Con gli emendamenti proposti dalle varie forze presenti in Senato sarebbe stato migliore.

È vero che si introducono nuove fattispecie di reati e non le elenco, ma ne cito alcune: lo sfregio al volto, la porno vendetta, l'induzione al matrimonio, relativamente a matrimoni forzati precoci (il fenomeno mostruoso delle spose bambine) e, ancora, la violazione dei provvedimenti di allontanamento e di divieto di avvicinamento: benissimo. Si interviene sul codice penale al fine di velocizzare il procedimento penale e accelerare eventuali provvedimenti di protezione della vittima. Si interviene anche bene per inasprire alcune pene e rimodulare alcune aggravanti.

Ma avremmo voluto di più. Il codice rosso, così com'è, non basta: è una condizione necessaria ma non sufficiente, perché si poteva - e lo dobbiamo dire - arrivare finalmente a garantire un tema che sta a cuore ad alcune forze politiche di maggioranza, ossia la certezza della pena, e quindi niente sconti e niente riti abbreviati. Alcune sentenze di appello, infatti - come sappiamo tutti, perché la cronaca ce lo restituisce - vengono riviste al ribasso. Avremmo dovuto puntare a quello.

Non voglio poi aprire una polemica, ma è mancato l'intervento sul trattamento farmacologico. Fratelli d'Italia alla Camera si è battuto. Non voglio ripercorrere quanto è successo in quel ramo su questo elemento, perché potrebbe sembrare una polemica e non voglio, visto l'argomento. Certamente la maggioranza si è divisa sulla cosiddetta castrazione chimica, il trattamento farmacologico su base volontaria, che noi di Fratelli d'Italia volevamo e chiediamo per pedofili e stupratori recidivi. Vi siete divisi.

L'invarianza economica ci delude. Siate consapevoli che, come il reddito di cittadinanza non ha risolto il problema della povertà, come la chiusura dei porti non ha risolto il problema dell'immigrazione, l'introduzione nel codice rosso non risolve la questione della violenza sessuale. È un passo in avanti, ma non il salto che avremmo voluto. Sappiamo bene che le leggi non bastano, non sono tutto, sono solo la metà, se non accompagnate da una rivoluzione culturale e di costume, da un processo educativo - e c'è una forte emergenza educativa - da un processo di prevenzione.

Le violenze sulle donne sono l'effetto dell'abuso di potere di una posizione dominante, che sia fisica, che sia economica, che sia lavorativa, che sia abitativa: sono comunque un abuso. È quel no che non si accetta. È quel sovvertimento di secolari gerarchie consolidate che non si accetta. È quella volontà di imporre il pregiudizio sul giudizio. È l'affermazione di uno stereotipo su una realtà che cambia. È l'affermazione prepotente della forza, quando si smette di dialogare.

Come dice la Convenzione di Istanbul: punire, prevenire e proteggere. Il codice non risponde a tutto.

Aggiungo che l'Italia ha un corpo normativo robusto, anche se ci è arrivata tardi: 1981 per l'abolizione della rilevanza penale della causa d'onore.

Poi ci sono state altre leggi, comunque tardi, nel 1996, nel 2009 e nel 2013. Beh, le norme le abbiamo, ma dobbiamo implementarle, consapevoli tutti che c'è in questo Paese un corto circuito e che continuiamo a contare la mattanza delle donne, una ogni due giorni e mezzo. E quando una donna viene uccisa - lo dico qui oggi, che ci assumiamo una responsabilità - è una sconfitta di tutti e di tutto. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà.

FEDELI (PD). Signor Presidente, stiamo discutendo in quest'Aula di questo provvedimento, mentre la cronaca, come tutte e tutti leggiamo, continua purtroppo a raccontarci quotidianamente casi di violenza di uomini sulle donne. Uomini, e purtroppo anche ragazzi, che non sanno accettare la fine di una relazione affettiva; uomini e ragazzi che sono cresciuti dentro una cultura e in una condizione di comunicazione e di pregiudizio tali che le donne per loro sono una proprietà e quindi sono loro a decidere quando e come lasciarle libere. Si tratta di uomini - lo voglio ripetere, perché, quando non si dice chi fa violenza, non si affronta nemmeno l'analisi del perché esiste questo fenomeno drammatico e strutturale - che non reggono e non sono capaci di rispettare una donna, la sua autonomia, la sua libertà, la sua autodeterminazione, la fine di una relazione affettiva.

Voglio ricordare - anche a quel senatore che non se lo ricorda - che noi abbiamo una legge in questo Stato, la legge n. 77, che ha recepito la Convenzione di Istanbul. Quando nel 2013 il Parlamento italiano ha recepito all'unanimità quella Convenzione, ha scelto un'analisi precisa e delle politiche da attuare altrettanto precise. Si tratta di scelte che hanno responsabilizzato lo Stato italiano, quindi questo Parlamento e il suo Governo (anche i Governi se cambiano), ad eliminare ogni forma di violenza sulle donne, considerando come violenza sulle donne non soltanto la parte finale, cioè il femminicidio, ma anche ogni violenza verbale, ogni violenza economica, ogni violenza sociale e ogni violenza culturale, perché di questo stiamo parlando, cioè della violazione dell'insieme dei diritti umani.

Ora, quando si affrontano questi temi, è importante per ciascuno di noi ricollocare sempre le scelte che si fanno all'interno di una visione. Non amo fare polemiche su questi temi e dico tutto in maniera oggettiva. La relatrice di minoranza ha ricordato l'insieme dei temi che la Convenzione di Istanbul ci ha portato nella scorsa legislatura. Tutti insieme, indipendentemente dalle forze politiche di appartenenza (insisto su questo punto), abbiamo adottato politiche volte alla prevenzione, cioè all'educazione al rispetto nell'ambito del percorso formativo, alla tutela (con tutto ciò che è stato fatto), al contrasto e alle sanzioni. Questo disegno di legge, il cosiddetto codice rosso, invece, inasprisce le pene e aumenta alcune fattispecie di reato verso la persona; ma senza collocare il tutto all'interno di una visione necessaria di politica olistica. Così facendo noi in realtà non stiamo rispondendo strutturalmente al fenomeno, non compiamo alcun passo in avanti dal punto di vista culturale e politico, perché restiamo solo legati a un'ulteriore implementazione, anche se necessaria (su questo siamo d'accordo). Attenzione a ridurre la questione soltanto a un inasprimento delle pene, perché ciò vuol dire non contrastare e non affrontare la parte concernente la prevenzione. Io considero questo un elemento importante, da riprendere e da discutere in quest'Aula. Altrimenti purtroppo continueremo a leggere tutti i giorni sui giornali fatti di cronaca, senza cogliere la necessità secondo cui la politica andrebbe innanzitutto spinta a prevenire e a combattere stereotipi e pregiudizi.

Bisogna essere consapevoli - è meglio dirle queste cose - che, come è stato detto anche in altri interventi, il rapporto tra i sessi è diseguale e le donne sono continuamente sottoposte a stillicidio di diversa natura.

Il tema si impone anche dal punto di vista culturale, intendendo con la parola «cultura» non qualcosa che appartiene a qualcun altro; per quanto ci riguarda, come legislatori e legislatrici, la parola «cultura» significa scelte politiche chiare da prendere anche in questo campo.

Passando al provvedimento in esame, si è scelto di chiamarlo codice rosso. Due sere fa in televisione su Rai 2 il ministro Bongiorno ha fatto un'affermazione che non mi è piaciuta proprio per la logica della non polemica, di un lavoro che dobbiamo fare tutti insieme perché trasversalmente nelle forze politiche c'è chi anche su questo ha opinioni troppo "leggere" o troppo tradizionali, per cui non è una parte politica che deve prevalere su un'altra. Tuttavia, se il ministro Bongiorno, una delle promotrici del disegno di legge in discussione, due sere fa ha ritenuto di dire che il provvedimento porta in serie A i reati contro le donne, perché fino a qualche minuto fa erano di serie B, significa che ha voluto dare una priorità di questo tipo; io però non condivido quest'opinione, perché insieme nella passata legislatura abbiamo fatto molte cose, anche se non sufficienti. Se è così, se si decide che il testo in discussione è volto a far diventare questo reato di serie A, allora approviamo almeno due o tre emendamenti che le opposizioni hanno presentato e che servono a qualificare questa urgenza, a renderla ulteriormente un reato che chiama tutto il Senato ad affrontarlo seriamente.

Ci sono due fatti che desidero riprendere. In primo luogo, se noi parliamo di codice rosso è come se in ospedale dicessimo che c'è una cosa da fare prioritariamente: peccato che non ci sono competenze, persone in numero sufficiente e specializzazioni. (Applausi dal Gruppo PD). Infatti, c'è un primo dato da cui partire: bisogna rispettare le donne che con coraggio, con difficoltà, con una forza che nessun uomo può immaginare, vanno a denunciare violenza. E dunque, anche lui, caro senatore Pillon, le deve rispettare per la sola ragione che non sa cosa significhi affrontare il fallimento di un rapporto d'amore, per giunta senza un lavoro e avendo dei figli a cui badare (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP). Non si può dire in quest'Aula che la prima cosa da verificare è se dice la verità: non scherziamo! Voi non avete idea di cosa significhi denunciare soprusi e violenze per una donna. Imparate a rispettare chi assume questo coraggio, perché si cambia la vita di sé stessi, della propria famiglia e dei propri figli!

Ciò detto, se si vuole davvero affrontare questo tema, servono risorse, competenze, specializzazioni, perché la grande difficoltà delle donne è che quando compiono lo sforzo di denunciare, hanno bisogno di trovare dall'altra parte persone che credono a ciò che dicono, se ne assumono i rischi e agiscono di conseguenza. Perché non possiamo fare davvero uno sforzo per stanziare risorse per le specializzazioni e la formazione? Non si può dire che non siano elementi necessari se vogliamo davvero dare questa priorità.

In secondo luogo, mi rivolgo sommessamente ai tanti che puntano molto sul contrasto utilizzando l'espressione «tuteliamo le donne». Secondo me, le donne saprebbero tutelarsi se non ci fossero gli uomini che le uccidono, le violentano e creano difficoltà. Lo dico perché è meglio lavorare per rimuovere gli ostacoli. (Applausi dal Gruppo PD). Detto questo, se vogliamo davvero affrontare la questione e far partire da quest'Assemblea un messaggio forte per le donne che denunciano, vorrei sommessamente dire che sono d'accordo con quanto previsto; il magistrato dotato di un numero maggiore di risorse nei suoi uffici può davvero seguire questa procedura; egli avverte che c'è un rischio e che il contesto è molto difficile.

Perché a queste donne non si forniscono due strumenti? Il primo è l'accompagnamento. Lo si dà in tanti casi. Perché alle donne no? Sapete che il 78 per cento delle donne assassinate dagli ex mariti o compagni viene ucciso esattamente nella fase in cui il processo è in corso?

Su questi temi occorrono formazione e accompagnamento. Possibile che in quest'Assemblea non possiamo migliorare il testo del provvedimento per arrivare, tutti insieme, a dire di aver effettivamente compiuto una svolta facendo diventare questo reato di serie A? Noi ci stiamo; vediamo se quest'Assemblea ci starà altrettanto. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà.

RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo anche io nella discussione, con la mia piccola esperienza politica di amministratrice locale, ma anche di membro, anni fa, di una Commissione regionale per le pari opportunità.

Come molte colleghe, ho visto tanti cambiamenti e se ripenso alle cose che si sentivano dire vent'anni fa, anche da parte di politici e da parte di ambienti istituzionali, veramente mi si accappona ancora la pelle. Ricordo che anche durante la sedicesima legislatura, nelle discussioni su questi temi, si sentivano ancora frasi piene di pregiudizi.

La realtà è un'altra e ci viene proposta ogni giorno da telegiornali, giornali e altri mezzi di informazione ed è sconcertante. Sono molto preoccupata. Ritengo sia un'ottima cosa che, con proposte non solo del Governo, ma anche di vari colleghi e Gruppi, si voglia compiere un progresso e un miglioramento della risposta dello Stato su questi gravi problemi.

L'articolato del provvedimento contiene molte misure: la tempestività dell'ascolto della persona offesa da parte del pubblico ministero (entro tre giorni); l'allontanamento dalla casa e il divieto di avvicinamento per i persecutori; la formazione degli operatori di polizia; l'aggravamento delle pene per l'induzione al matrimonio; le misure a favore degli orfani dei crimini domestici e il sostegno alle famiglie affidatarie; l'inasprimento delle pene per la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza consenso; lo sfiguramento con l'acido; la questione delle spose bambine. Insomma, ci sono tante misure che cercano di porre rimedio a quanto, purtroppo, sentiamo sempre riportare dalla televisione.

Sono molta preoccupata di questo fatto, perché l'emersione è certamente una cosa importante, ma c'è un principio che mi preoccupa assai ed è quello della normalizzazione. Ci abituiamo al fatto che, comunque, queste cose succedono e in alcuni casi, secondo me, ci può anche essere un effetto imitativo. Quando si disfa una famiglia o un rapporto sentimentale forte si scatenano rancori e si cercano alibi per dare la colpa all'altra parte. Sono sentimenti umani e ciò può accadere. Tuttavia, deve esserci un'educazione al rispetto che, al di là dello scoppio di questi sentimenti che - ripeto - sono umani, permetta all'individuo di ricondurre il proprio comportamento in un binario di normalità, rispetto e civiltà. Se questa educazione non c'è, si assiste a di tutto e di più.

Quello che mi preoccupa ulteriormente è il fatto che si faccia audience - perché altrimenti le televisioni non farebbero tutti questi talk show di approfondimento sulla materia - e ci sia una crescente morbosità verso l'horror, cioè bisogna sapere tutti i particolari più terrificanti e ci si abitua a discutere poi dal parrucchiere, al bar e in famiglia su quello che è stato fatto al bambino o alla donna. Non ci si può abituare. Quello che dico da tantissimi anni è che dobbiamo rinforzare incredibilmente il lavoro sui bambini, con l'aiuto delle scuole. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Ho visto, nelle scuole, dei lavori importanti (temi e disegni) incentrati proprio sul contrasto alla violenza sulle donne, quindi i bambini lo capiscono ed è importante fare in modo che siano sempre in grado di capire qual è il comportamento giusto da tenere. Questo è fondamentale.

C'è un aneddoto in cui si racconta che alla morte di un mafioso i due figli prendono strade diverse: uno diventa un mafioso come il padre e l'altro diventa un poliziotto. Ebbene, alla domanda come mai abbiano scelto questa strada, la risposta è identica: «Con un padre così...». Questo per dire che c'è chi segue quel modello perché lo ha accettato e c'è chi decide autonomamente, anche da figlio, anche da persona legata affettivamente, che quel comportamento è sbagliato e quindi lo combatterà anche con la propria professione. Dobbiamo cercare di far diventare tutti, per fare l'esempio del caso che ho citato, poliziotti, cioè stigmatizzare e combattere questi comportamenti. Bisogna farlo, però, con grande impegno.

PRESIDENTE. Devo invitarla a concludere senatrice.

RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Mi avvio a concludere. Mi dispiace, ma devo dire un'ultima cosa, visto che in Aula si parla tanto di rispetto. Una collega, durante un evento per l'8 marzo, su un cartello ha sintetizzato in maniera piuttosto volgare tre cose in cui io credo: Dio, Patria e famiglia. Secondo me sono tre concetti molto importanti, sulle quali si basa il mio sistema valoriale e il fatto che accanto ad esse si sia scritto «Che vita de m...» penso sia davvero molto irrispettoso. Mi dispiace che la senatrice Cirinnà abbia pensato che fosse spiritoso. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-BP). Signor Presidente, nell'ascoltare gli interventi questa mattina, mi ricordavo quando, nel 2009, discutevamo nell'Aula della Commissione giustizia della Camera (di cui lei faceva parte) la legge sul femminicidio. Abbiamo introdotto, a quell'epoca, se ricorda, le norme sullo stalking e tutta una serie di fattispecie di reato per punire le violenze sia domestiche che di genere. Oggi siamo qui a discutere della stessa questione. Dobbiamo però tener conto, Presidente, che nel nostro Paese esistono due problemi. Di fronte a fatti orrendi come quello che oggi abbiamo letto sui giornali, di una donna che viene ammazzata dal fidanzato e le cui foto vengono poi postate sui social, si prova immediatamente un raccapriccio generale, una voglia di ribellarsi, ma al contempo, trascorso qualche giorno, riprende a farsi strada lo stesso modo di pensare, lo stesso atteggiamento culturale, la posizione giustificazionista sulla violenza perpetrata da un uomo, per cui la donna se l'è cercata, per il modo in cui si vestiva, per il modo in cui partecipava, perché è andata in determinate strade poco frequentate e così via.

Se non combattiamo questo modello culturale tutte le norme che andremo ad approvare molto probabilmente non avranno quella efficacia che normalmente dovrebbero avere.

Vede, Sottosegretario, io non le do colpa perché mi sarei aspettato non solo la presenza dei Ministri, ma la necessità di una verifica puntuale di cosa deve combattere la norma che andiamo ad approvare.

Con molta sincerità, dico che come Gruppo Forza Italia abbiamo votato alla Camera e abbiamo anche dato il nostro supporto con una serie di emendamenti che non avevano alcuna finalità ostruzionistica, ma soltanto di miglioramento di un testo affinché avesse efficacia reale. Entriamo nel merito.

Le faccio un esempio: sul revenge porn, che viene introdotto con l'articolo 612-ter, non abbiamo presentato proposte modificative ma un emendamento unico: vi siete dimenticati il minore di età.

La senatrice Rivolta un minuto fa ha ricordato giustamente che bisogna tener conto della violenza sui minori. Ebbene, in quel caso avete introdotto sì le ipotesi della persona in condizione di inferiorità fisica o psichica; avete introdotto norme in favore di chi è anziano, ma vi siete dimenticati del minore di età. Vado oltre.

Noi abbiamo posto alcune questioni: ho chiesto che nell'articolo 335 del codice di procedura penale venga inserito l'obbligo di iscrivere nel registro degli indagati, con precedenza rispetto a tutte le altre notizie, le questioni riguardanti la violenza di genere e domestica. Avete detto che era una soluzione giusta, ma non gli avete dato alcun seguito. Nello stesso tempo, avevo chiesto che fosse immediatamente data notizia alla donna vittima dell'avvenuta iscrizione. Questo per dare un minimo di risposta: niente. Mi dite, invece, che è necessario che venga sentita dopo tre giorni dall'iscrizione.

Signor Sottosegretario, so che lei è attento, avrà letto il testo, ma mi chiedo: il Ministro del Dicastero cui appartiene o lo stesso ministro Bongiorno o altri hanno letto i Resoconti delle audizioni svolte in Commissione? Basta leggere quanto detto da Fabio Roia, che tutti conoscete e che ha un'esperienza specifica in questa materia.

Non voglio ricordare quanto ha dichiarato la collega Monteleone della procura di Roma, secondo cui c'è un problema di tempi e di organizzazione degli uffici che non renderebbe efficiente la misura dei tre giorni; ma sono molto più preoccupato di quanto scritto dal collega Roia, ovvero che questa disposizione non è necessaria. Dopo tre giorni cosa otteniamo? Pensate per un momento: la donna fa una denuncia circostanziata; non c'è nient'altro da dire, ha fatto la denuncia ai Carabinieri o alla Polizia e quella denuncia viene trasmessa e c'è un'iscrizione nel registro degli indagati. Bene, la dobbiamo di nuovo sentire sui fatti? Vi rendete conto di quanto sia contro qualsiasi logica coinvolgere la donna in tutte le fasi del processo successivo, dovendo la stessa ricordare più volte gli episodi di violenza di cui è stata vittima? Eppure, voi dite che va sentita dopo tre giorni. Dopo tre giorni non c'è alcuna utilità.

Non posso accettare la giustificazione di Simone Pillon, secondo il quale emergerebbe la possibilità di svelare le denunce infondate. Vi rendete conto che, appena dopo tre giorni, senza alcuna attività istruttoria, il pubblico ministero, soltanto dal colloquio con la persona per avere informazioni sui fatti, non può fare una valutazione di questo tipo?

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 11,29)

(Segue CALIENDO). Non voglio parlare della mia esperienza personale, ma vi ho portato l'esempio del massimo esperto in Italia per quanto riguarda reati di questo genere, il quale ha dato un'indicazione, che io avrei dato negli stessi termini, ma non faccio riferimento alla mia esperienza.

Io vi dico che forse non avete mai visto un processo nei confronti delle donne o non avete mai visto un processo che si occupa di violenza, che ormai è perpetrata in tutti i settori della vita sociale. (Applausi dal Gruppo FI-BP). E mi domando quale sia la ragione di fare soltanto uno spot, sentendo la donna dopo tre giorni. Non è un fatto positivo, bensì negativo.

Ho presentato un emendamento che prevede l'anticipazione dell'iscrizione e l'indicazione che il pubblico ministero possa ascoltare la vittima quando è necessario: quando la denuncia non è circostanziata o quando è opportuno integrarla. In quel caso è necessario, altrimenti a che serve?

Con la stessa logica abbiamo dato indicazioni per correggere improprietà ed errori commessi alla Camera. Ho fatto riferimento al nuovo reato di revenge porn, di cui all'articolo 612-ter. Vi rendete conto che questo reato, probabilmente è richiamato solo in alcune norme? È un reato introdotto, successivamente nel corso della discussione. Quindi, per alcuni reati ed alcune norme, che sono indicate prima, viene richiamato, per altre no.

Pertanto, signor Sottosegretario, perché la sospensione condizionale della pena per gli altri reati sarà sottoposta a una serie di condizioni, che condividiamo, come il necessario risarcimento di tutta l'attività, e non deve essere, invece, applicata a quel tipo di reato? Ho fatto un esempio, ma di questi casi ce ne sono diversi.

Non sono, quindi, emendamenti che attengono alla filosofia, alla politica generale del Paese, ma attengono soltanto a una questione tecnica. Che farà il giudice di fronte a un reato del genere, quando, nella norma sulla sospensione condizionale, esso non è richiamato? Dire che dobbiamo approvare il provvedimento perché su questo il Governo si è impegnato non è una giustificazione. Sapete benissimo che, quando si vuol approvare un disegno di legge, nel passaggio tra Senato e Camera anche una settimana è sufficiente. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Occorre fare delle correzioni che imprimano un'azione positiva. Altrimenti, quel livello culturale al quale ho fatto riferimento sarà perpetuato nel nostro Paese perché, di fatto, queste saranno norme senza una conseguenza pratica sotto il profilo della cosiddetta risposta penale a determinati fatti che hanno necessità di prevenzione. La prevenzione viene dalla cultura. La cultura si può creare attraverso norme che hanno una loro effettività con la capacità di ciascuno di rendersi conto della gravità di quanto si sta convertendo. Invece, voi dite di no. Qual è la ragione?

Soltanto per dare una attività di tipo politico, io le dico, con molta sincerità, che mi auguro che, durante la fase di esame degli emendamenti, ne accogliate alcuni che vanno giustamente nella direzione di una correzione necessaria. Se non li accoglierete, anche se dovessi votare a favore, lo farei esclusivamente affinché un atto di arroganza non possa ritorcersi contro le donne, come se il testo non fosse condiviso nemmeno dalla politica. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice D'Angelo. Ne ha facoltà.

D'ANGELO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi in quest'Aula si discute un provvedimento di estrema importanza, di cui il Paese ha urgente bisogno. Ribadisco e sottolineo l'urgenza, perché bisogna arginare questa ondata di violenza che si sta verificando nei confronti delle donne. Si tratta di un fenomeno in continuo aumento. Da quindici anni a questa parte si sentono casi, quasi quotidianamente, e, infatti, proprio dalle cronache di ogni giorno si è avuta la spinta a portare in Aula questo tipo di provvedimento. Viene definito Codice rosso. Rosso proprio come un segnale di pericolo. Rosso come il sangue versato.

Sabato sera, in provincia di Savona, una donna è stata uccisa a colpi di pistola dall'ex marito mentre si trovava in un ristorante: si chiamava Deborah Ballesio e aveva paura che un giorno o l'altro il suo ex marito, una volta uscito dal carcere, dopo aver scontato una condanna per le violenze perpetrate proprio nei suoi confronti, l'avrebbe uccisa. Ed è stato così, dopo ben 19 denunce che la stessa aveva effettuato. Queste non sono servite e il suo grido di aiuto non è stato ascoltato.

È proprio per questo che abbiamo portato avanti il provvedimento in esame, perché questo grido di aiuto che si solleva dalle donne oggetto di violenza non cada più inascoltato e non si verifichino più questi episodi di violenza e per evitare che vi siano ancora denunce di maltrattamenti, stalking e violenze che restino inevase e che sfocino poi in atti ancora più gravi quali sfregi con acido o addirittura omicidi. Quello di Deborah Ballesio è l'ultimo caso di femminicidio, ma solo in ordine di tempo purtroppo, perché da un dato statistico abbiamo rilevato che viene commesso un femminicidio ogni settantadue ore. Accade ogni settantadue ore: lo voglio ripetere, perché non si possa dimenticare questo dato e resti impresso nelle menti quando andremo a votare questo provvedimento.

Una donna muore quasi quotidianamente per mano di un uomo con cui ha rapporti affettivi e questo rende il tutto ancora più incomprensibile. Donne che muoiono per gelosia, desiderio di possesso o per aver interrotto una relazione sentimentale. A volte anche solo per non aver lavato i piatti, com'è successo a Bari ad Anita nel 2017 e tutto ciò è veramente incomprensibile. E gli omicidi sono solo la punta dell'iceberg della violenza che le donne, tantissime donne, subiscono ogni giorno: botte, percosse, violenze sessuali, stupri spesso perpetrati tra quelle mura domestiche che dovrebbero rappresentare il luogo sicuro per tutti noi.

Circa 7 milioni di donne tra i sedici e i settant'anni, ovvero una su tre, ha subìto nel corso della propria vita qualche forma di violenza fisica o sessuale: una su tre, è un numero incredibile. Nessun Paese civile può accettare un tale livello di violenza di genere. Per questo oggi è una giornata importantissima per il nostro Paese. Oggi si conclude l'iter legislativo di un disegno di legge che rappresenta una pietra miliare nella lotta alla violenza contro le donne.

Il messaggio che sottende a questo provvedimento è chiaro: la violenza contro le donne non può essere tollerata mai e dovrà essere punita con severità, ma soprattutto con rapidità. In Commissione giustizia abbiamo potuto appurare il l'iter procedurale che porterà a snellire le pratiche per le denunce di maltrattamenti. Sono stati presentati emendamenti sicuramente volti a migliorare il testo e sappiamo che molte volte non erano stati presentati per una mera e strumentale opposizione, ma il testo era di per sé pronto per essere portato in Aula, votato e consentire quella svolta a livello procedurale che può far sì che quelle denunce non sfocino in ulteriori casi di violenza e omicidi. La vittima di violenza sarà quindi sentita dagli inquirenti nel giro di poche ore dai fatti, al massimo entro tre giorni dall'iscrizione nel registro della notizia di reato, così da poter fermare subito il potenziale criminale, prima che arrivi magari ad uccidere. È proprio questa la particolarità di questa tipologia di reati: nelle more delle indagini spesso il soggetto ha la possibilità di continuare a perpetrare il reato. Vengono troppo spesso sottovalutati i pericoli che le vittime corrono ed è quindi fondamentale che lo Stato agisca non solo sulla repressione dei reati, ma anche con una risposta immediata nel caso appunto di richiesta di aiuto da parte delle vittime, che hanno già compiuto di per sé uno sforzo enorme nel denunciare i propri persecutori. Il tempismo quindi è importantissimo in questi casi e bisogna intervenire prima che accada l'irreparabile. Quante volte la cronaca, come dicevamo prima, ci ha raccontato storie di donne uccise dai propri compagni dopo aver chiesto aiuto alle Forze dell'ordine, magari presentando una denuncia che poi è rimasta lettera morta. Questo non deve più avvenire.

Con l'applicazione del codice rosso ciascuna notizia di reato avrà un proprio percorso e seguirà una strada preferenziale e quindi si attiverà il magistrato in tempi brevissimi.

Naturalmente il cosiddetto codice rosso prevede altro: oltre a fornire quindi una corsia preferenziale per le indagini e le denunce, ha introdotto anche nuove fattispecie di reati, che nel corso degli anni si sono evidenziati per la loro cruenza e frequenza; sono state anche inasprite le pene per i reati già sanzionati.

Con l'introduzione di nuovi reati si è andati a colmare vuoti normativi e di tutela non presenti nel nostro ordinamento. È stato ad esempio introdotto un reato che ha avuto un exploit con le nuove tecnologie: mi riferisco al reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti; si tratta della criminalizzazione in via specifica del fenomeno conosciuto come revenge porn, originariamente oggetto del disegno di legge in Senato della collega Evangelista, che poi è stato inserito nel codice rosso per velocizzare la sua entrata in vigore.

Si inserisce inoltre nel codice penale il reato di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, che viene punito in maniera severa con la reclusione da otto a quattordici anni, o con l'ergastolo se alla deformazione consegue la morte. Si tratta di uno quei reati davvero cruenti che devono essere colpiti in maniera dura.

Vengono introdotti inoltre il reato di costrizione e induzione al matrimonio e quello di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare o del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Vengono altresì introdotte misure di controllo e di prevenzione mutuate dalla lotta alla mafia: ad esempio, la sorveglianza speciale o anche l'introduzione del braccialetto elettronico, strumenti importantissimi che danno una maggiore possibilità di azione alla magistratura.

Sia gli aggravi di pena che l'introduzione di nuovi reati dicono forte e chiaro una cosa sola: le donne non si toccano. È il primo passo verso una rivoluzione culturale che tutti noi speriamo inizi, si porti avanti e di cui tutti noi abbiamo estremo bisogno. Questa è la risposta che uno Stato deve dare alle vittime di questi reati. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Sulla scomparsa di Andrea Camilleri

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Signori senatori, si è spento questa mattina all'ospedale Santo Spirito di Roma il maestro Andrea Camilleri. Nonostante la malattia che da tempo lo aveva colpito, Camilleri ha voluto fino all'ultimo regalarci opere indimenticabili che rappresentano un'eccellenza assoluta della letteratura contemporanea.

Nella sua vita è stato tante cose: scrittore, autore televisivo, sceneggiatore, insegnante, divulgatore, e sempre i tratti dell'unicità della fantasia e della originalità ne hanno caratterizzato le opere. Ha fatto conoscere al mondo la sua Sicilia. I profumi, i sapori, le atmosfere uniche di Vigata e del commissario Montalbano rappresentano un vero e proprio filone culturale che ha giustamente avuto negli anni un ineguagliabile successo sia in libreria sia in televisione.

Le sue prese di posizione, anche relative al dibattito pubblico, hanno sempre messo in primo piano l'amore per l'Italia e per il suo territorio, a partire dalla difesa dell'ambiente e del patrimonio storico e culturale. E proprio la sua impronta costituirà un ulteriore tassello della cultura italiana.

Vi invito ad un minuto di raccoglimento. (Il Presidente e l'Assemblea osservano un minuto di silenzio). (Applausi).

RAMPI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAMPI (PD). «Le parole cose d'aria, sono». Così scriveva in uno dei suoi primi racconti Andrea Camilleri. Il maestro ci scuserà se le nostre parole non saranno all'altezza delle sue e non viaggeranno a quella altezza. Però, l'aria delle sue parole ci ha fatto volare. È stata un'aria diversa, a volte era aria di bufera, quando c'era l'indignazione che passava tanto nei racconti quanto nel racconto pubblico, a volte, invece, era una brezza leggera, era la brezza dell'amore per la sua terra, per le donne e per la bellezza, di cui sono densi i suoi romanzi.

Camilleri è stato molte cose: è stato prima di tutto un uomo di teatro. Ha portato per primo Beckett in Italia e poi Ionesco e Strindberg e tantissimi altri grandi autori del Novecento. Poi è stato un uomo di televisione, con cui ha fatto il racconto popolare. Tutti ricordiamo Maigret, ma non era solo quello. Era la grande Rai della cultura che arrivava nelle case alle persone più semplici. Tardivamente Camilleri è stato scrittore di successo. Ha iniziato a raccontarci con una lingua nuova quella terra straordinaria che è la Sicilia. Ne ha fatto tesoro andando a prenderla nella sua antichità. C'era Plauto nei racconti di Camilleri e tantissimo Sciascia. Se pensiamo a «La scomparsa di Patò», pensiamo anche a «La scomparsa di Majorana» e a quell'incrocio straordinario con cui ha voluto raccontarci la burocrazia, i suoi aspetti ridicoli e comici e la grandezza degli uomini.

È arrivato il successo enorme del suo Sherlock Holmes siciliano, Montalbano, che, come il personaggio inglese, per molti è stato realmente vivo, tant'è che oggi in Sicilia si vanno a vedere i luoghi dove ha vissuto Montalbano, che in realtà non ha mai vissuto. Come la grande letteratura, però, forse ha vissuto più delle persone semplici perché vive in eterno.

Noi pensiamo questo di Camilleri. Pensiamo che, quando ci fa sedere da Enzo o ci fa sentire il gusto dei piatti di Adelina, ce li fa sentire con le parole scritte. Eppure, ci arrivano i profumi, gli odori e i sapori al palato. Allora, siamo davvero di fronte a un grande della letteratura. Pensiamo davvero che, per quanto abbiamo creduto che questo giorno non sarebbe mai arrivato, tra molte generazioni ci sarà qualcuno che leggerà Camilleri e che potrà taliare la sua Sicilia. (Applausi dai Gruppi PD e M5S. Congratulazioni).

RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, anche il nostro Gruppo vuole ricordare un maestro della nostra letteratura.

Come i colleghi hanno detto, è stato capace di appassionare lettori e telespettatori attraverso la realizzazione della serie di Montalbano, dipingendo la sua Sicilia in un modo così vivido e profondo, facendo percepire i profumi e i sapori. Solo i più grandi riescono attraverso le parole di un libro a rendere vivi e stimolare tutti i sensi. È davvero un'opera molto vasta, preziosa e popolare, cosa quest'ultima che ritengo molto bella.

Il maestro Camilleri è stato vicino a tantissime persone, a tantissimi lettori, non solo a quelli più colti, ma ha saputo far innamorare dei suoi libri tantissima gente. Per questo la notizia del suo malore, che ahimè un mese fa lo ha portato al ricovero in ospedale e non gli ha dato poi più speranza, ha allarmato e recato dispiacere a tantissime persone. Lo voglio ricordare anche come persona generosa, che non si è mai sottratta ad incontri e convegni, con una partecipazione alla vita non solo culturale del Paese, ma anche alla vita e all'impegno civile. Quindi è giusto dedicargli in quest'Aula un momento di commosso ricordo e, soprattutto, di grande riconoscenza per l'opera che ci lascia. (Applausi).

RUSSO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSSO (M5S). Signor Presidente, non trovo le parole per esprimere il senso di perdita che ci pervade e quindi, in rappresentanza della Commissione Istruzione pubblica, beni culturali e di tutto il MoVimento 5 Stelle, faccio nostre le sue parole, così come risuonarono nel teatro greco di Siracusa qualche mese fa.

«Chiamatemi Tiresia. Per dirla alla maniera dello scrittore Melville, quello di Moby Dick. Oppure "Tiresia sono", per dirla alla maniera di qualcun altro. Zeus mi diede la possibilità di vivere sette esistenze e questa è una delle sette. Non posso dirvi quale». «Ho finito. Forse vi state chiedendo la vera ragione per la quale mi trovo qui. Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi, sono stato regista teatrale, televisivo, radiofonico, ho scritto più di cento libri, tradotti in tante lingue e di discreto successo. L'invenzione più facile è stata quella di un commissario. Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant'anni, ho sentito l'urgenza di riuscire a capire cosa sia l'eternità e solo venendo qui posso intuirla. Solo su queste pietre eterne. Ora devo andare».

Arrivederci, maestro, tra cent'anni. (Applausi).

CANGINI (FI-BP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANGINI (FI-BP). Signor, Presidente, ci tenevo ad associare il nome del Gruppo Forza Italia e il mio personale al ricordo del maestro Camilleri. Egli è stato tante cose: uomo di teatro, uomo di televisione, uomo di cinema e letterato. È stato soprattutto un cantastorie, l'erede diretto della tradizione popolare dei cantastorie, che giravano per le fiere paesane, narrando storie più o meno avvincenti. Era questa probabilmente la sua cifra, la cifra di un grande siciliano, che ha fatto della "sicilianitudine" e della lingua siciliana, che è lingua nazionale, la propria cifra caratterizzante. È stato tra gli ultimi testimoni di quando la Rai era davvero la principale industria culturale del Paese. Si paragonava a Tiresia, l'indovino cieco che nell'Odissea indica la retta via ad Ulisse.

Egli non aveva un buon rapporto con la nostra parte politica, non aveva simpatia per Forza Italia e non aveva simpatia per Silvio Berlusconi. Credo che proprio per questo sia nostro dovere rendere omaggio al suo talento, facendo di lui anche, tutto sommato, un modello non soltanto per la sua qualità letteraria, ma perché la sua biografia artistica ricorda a tutti noi che non c'è un limite anagrafico per scoprire e valorizzare una parte di sé.

Camilleri è diventato il Camilleri a noi tutti noto all'età di sessantasette anni, quindi ha coltivato e ha continuato a coltivare il proprio talento letterario aspettando il momento che la storia gli riconoscesse i suoi meriti. Quel momento fatalmente è arrivato, perché il talento c'era e perché evidentemente ci sono stati anche quegli altri elementi che fanno del successo una realtà: la fortuna o, come diceva Federico II di Prussia, sua maestà il Caso.

Fatto sta che Camilleri è entrato nel pantheon dei grandi italiani ed è nostro dovere e nostro piacere riconoscerne il genio.

Camilleri è morto. Lunga vita al commissario Montalbano! (Applausi dal Gruppo FI-BP).

GRASSO (Misto-LeU). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, colleghi, oggi è un giorno triste. Con Andrea Camilleri se ne va una delle figure più importanti della letteratura contemporanea italiana, uno scrittore che ha saputo regalare con i suoi romanzi moltissime emozioni a milioni di spettatori, a milioni di appassionati lettori, diventando una presenza familiare nelle case degli italiani attraverso i suoi film, tratti dai suoi libri.

Camilleri è stato anche e soprattutto un intellettuale, sempre pronto a intervenire con la sua arguzia, a offrire - con quella voce segnata dalle troppe amatissime sigarette - un punto di vista mai scontato su quanto succedeva nel mondo e nel nostro Paese.

Proprio in questi giorni, se non si fosse aggravata la sua condizione fisica e di salute, lo avremmo applaudito alle Terme di Caracalla, dove avrebbe portato in scena l'«Autodifesa di Caino», dopo aver preso le parti del saggio Tiresia, come lui privo della vista ma con lo sguardo lungo e capace di vedere oltre.

Andrea Camilleri ha vissuto due vite. Nella prima, da insegnante e regista dell'Accademia Silvio D'Amico e da funzionario Rai, ha dato vita a importanti lavori e sceneggiati che sono entrati nell'immaginario collettivo di intere generazioni, dal tenente Sheridan al commissario Maigret. Nella seconda, iniziata più o meno a sessant'anni, diventa lo scrittore che tutti conosciamo, il creatore di Montalbano e delle vicende di Vigata, che abbracciano un lungo arco di tempo.

Vigata è una piccola città liberamente ispirata a una terra, la Sicilia, e con una lingua liberamente tratta dal dialetto agrigentino, che ha creato un universo insieme immaginario e reale, un'isola nell'isola, talmente piccola da essere universale, amata e seguita in ogni parte del mondo: chissà come saranno state tradotte alcune di quelle parole, ormai entrate nel nostro vocabolario, ad esempio in finlandese o in coreano.

Abbiamo davvero perso una grandissima figura, ma siamo grati per averlo potuto conoscere e amare. Avremmo voluto leggere altre avventure prima dell'epilogo del commissario Montalbano. Il maestro - lo ha raccontato lui stesso - lo aveva scritto già anni fa: «Non si sa mai se poi arriva l'Alzheimer», diceva con quella ironia sulla fine della vita tipica di noi siciliani. E io, da siciliano, gli sono particolarmente grato per aver reso cosi familiare la nostra isola a milioni di lettori nel mondo e per essere diventato - a buon diritto - l'erede di una grandiosa tradizione artistica e letteraria.

L'ultima volta che ho avuto il piacere di parlarci è stata la sera prima del suo racconto di Tiresia a Siracusa. Ha riconosciuto me e mia moglie dalle voci; è stato un incontro fortuito al ristorante, poi ci siamo fermati a parlare del suo debutto al Teatro greco, dell'emozione di questa prima a più di novant'anni e delle vicende di cronaca. A un certo punto, per non farci capire dai commensali, dall'italiano siamo passati al dialetto, nell'ilarità generale.

Per quanto il successo strepitoso dei suoi Montalbano lo inorgoglisse, non è un mistero che fosse più legato ai suoi romanzi storici, spesso fatti con ironia e genialità come raccolta di finti documenti, verbali, lettere e telegrammi, uno scartafaccio in cui al lettore spettava trarre collegamenti e conclusioni.

È con i romanzi storici, infatti, che Andrea Camilleri spiegava il suo punto di vista sul mondo, sulla storia del nostro Paese, sulla brutalità di alcuni periodi storici - penso a «La presa di Macallè» - e sulla storia siciliana. Il suo libro preferito, ci disse, era «Il re di Girgenti», dove «si cunta e si boncunta» di Zosimo, contadino diventato re e poi scappato dalla lama del boia legato a un aquilone.

La sua figura resterà nel nostro ricordo, nella nostra cultura, nel nostro immaginario.

Per chiudere con le sue parole, le parole di un uomo arrivato alla fine della vita senza più la vista, ma pronto a debuttare con un nuovo monologo: «Da quando io non ci vedo più, vedo le cose assai più chiaramente». «E, finalmente, persona e personaggio si sono ricongiunti».

Un abbraccio affettuoso va ai suoi familiari e un enorme grazie ad Andrea Camilleri, maestro di ironia e intelligenza. (Applausi dai Gruppi Misto, PD e M5S).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
1200, 174, 229 , 295 , 335 , 548 e 662 (ore 12,01)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Pellegrini Emanuele.

PELLEGRINI Emanuele, relatore. Signor Presidente, lascio la parola alla correlatrice.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Evangelista.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, il disegno di legge in esame presso quest'Aula è un altro passo in avanti per dare finalmente compiuta attuazione a quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul, ratificata nel nostro ordinamento dall'ormai lontana legge n. 77 del 2013. Ricordiamo infatti anche le recenti decisioni della CEDU, che hanno evidenziato la necessità di riconoscere carattere prioritario alla trattazione di ogni ipotesi di delitto che si caratterizzi quale manifestazione di violenza domestica e di genere. Per queste ragioni è apparso necessario intervenire, in particolare, su alcune norme del codice di procedura civile, al fine di impedire che vi siano spazi d'inerzia nell'avvio, nello svolgimento e nella conduzione delle indagini, sempre salvaguardando la donna dal pericolo di vittimizzazione secondaria (questo è previsto dalla clausola di salvaguardia di cui all'articolo 2).

È quindi normale e capiamo oggi il senso di frustrazione di chi, sedendo nei banchi delle opposizioni, vede finalmente approvato da questa maggioranza un disegno di legge così importante e rivoluzionario ai fini della compiuta tutela delle donne e dei minori. La minoranza si dimentica che questo disegno di legge è già stato arricchito alla Camera. Pensiamo infatti ai nuovi reati, al reato contro il revenge porn, approvato addirittura all'unanimità alla Camera, ma anche al reato contro i matrimoni forzati e le spose bambine o al delitto di deformazione e di sfregio permanente del viso.

Ebbene, gli emendamenti oggi proposti invece non potranno essere accolti, in quanto in parte non funzionali allo scopo primario di questo provvedimento, che è appunto quello della celerità (ma la celerità quando la violenza è ancora in corso), in parte invece perché superflui, ripetitivi, alcuni contenenti disposizioni già previste dal nostro ordinamento giuridico e giudiziario, altri contrari al parere della 5a Commissione e taluni persino dilatori, perché chiaramente diretti a procrastinare ulteriormente nel tempo l'approvazione definitiva di questo provvedimento. Purtroppo le vittime di genere o comunque di violenza domestica non possono più aspettare un così grave allarme sociale. Infatti la cronaca nera quotidiana, per mezzo di delitti di straordinaria efferatezza, ci obbliga a imprimere una svolta decisiva nel contrasto dell'odioso delitto di femminicidio.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12,04)

(Segue EVANGELISTA, relatrice). I dati Istat sono chiari: il 75 per cento dei casi di femminicidio avviene all'interno delle mura domestiche e nei casi di violenza domestica le vittime sono per l'80 per cento donne; in un'indagine condotta tra donne di età compresa tra i sedici e i settanta anni, il 31 per cento ha dichiarato di subire violenze.

Allora è vero, sarà anche un provvedimento perfettibile e che richiede veramente un cambio culturale, perché si tratta di un fenomeno innanzitutto culturale; tante cose ancora si possono fare, ma le si possono fare nel corso di questa legislatura, con altri disegni di legge, come ad esempio quello per il reato contro l'odio di genere, a cui stiamo già lavorando. Tutto è perfettibile e tutto può essere migliorato in linea con lo spirito della Convenzione di Istanbul. Tuttavia, già questo è un buon disegno di legge per prevenire, per punire, per proteggere.

Vorrei quindi rivolgere un appello alle opposizioni: non perdete questa occasione, non astenetevi, non esprimete un voto contrario a un provvedimento che è urgente, per fermare o almeno introdurre subito misure giuste per fermare questa mattanza nei confronti delle donne e dei bambini, se veramente vi sta a cuore il problema della violenza domestica e di genere.

Dai banchi delle opposizioni ho sentito dire che volevate di più. Va bene, facciamolo, continuiamo, ma iniziate a votare a favore del disegno di legge codice rosso. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza.

CIRINNA', relatrice di minoranza. Signor Presidente, rinuncio alla replica.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, con il provvedimento denominato codice rosso si compie un grande passo in avanti in difesa delle donne. L'obiettivo è fermare l'azione criminosa di violenza domestica o di genere che è nella sua fase iniziale o è in corso o sta per consumarsi. Intervenire immediatamente con l'ascolto della persona offesa entro tre giorni dalla presentazione della denuncia significa interrompere, bloccare l'azione criminosa, prevenire le violenze e contrastare il femminicidio.

Purtroppo, i gravissimi episodi di femminicidio avvenuti in questi ultimi anni, come l'ultimo in ordine di tempo, cioè l'uccisione, a Savona, di una donna con più colpi di pistola da parte dell'ex marito stalker, hanno fortemente colpito l'opinione pubblica e hanno mostrato quanto sia fondamentale questo nuovo intervento legislativo che punta a trasformare i reati di violenza contro le donne da reati di serie B a reati di serie A. Questo testo rappresenta uno dei capisaldi in tema di giustizia e sicurezza del contratto di Governo ed è stato fortemente sostenuto dai ministri Matteo Salvini, Giulia Bongiorno e Alfonso Bonafede, che ringrazio per la loro lungimiranza.

Si dispone quindi l'obbligo di ascoltare entro tre giorni le donne che denunciano. Sono tre giorni e basta: la presunta vittima va sentita e la notizia di reato immediatamente comunicata. L'obiettivo è quindi quello di velocizzare l'instaurazione del procedimento penale e di conseguenza accelerare l'eventuale adozione di provvedimenti di protezione delle vittime e della loro integrità psicofisica. Lo Stato deve rispondere alla richiesta di aiuto con un procedimento immediato, deve restituire sicurezza e vicinanza alle cosiddette fasce deboli. Di qui la necessità di un testo semplice ed efficace, corposo negli obiettivi ma di facile applicazione nel suo rigore procedimentale. Gli interventi previsti lavorano a 360 gradi sul procedimento, sull'innalzamento delle pene per reati connessi, sull'introduzione di nuove fattispecie di reato.

Con l'articolo 4 si introduce e disciplina il nuovo reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, nell'ottica della tutela della donna maltrattata e degli eventuali figli.

Con l'articolo 5 si prevedono corsi di formazione per tutte le Forze dell'ordine, in modo da avere più uniformità nella capacità di reazione alle denunce. Queste misure puntano ad avvicinare la giustizia alle donne maltrattate e a renderla più amica.

Il testo contiene altre misure rilevanti: ad esempio l'articolo 7 impone uno stop al fenomeno delle spose bambine, dicendo basta ai matrimoni per coercizione.

L'articolo 8 porta a 7 milioni di euro, a decorrere 2020, la dotazione del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive, dell'usura e dei reati intenzionali violenti, nonché agli orfani per crimini domestici.

L'articolo 9 prevede l'aumento di pena e aggravanti per i delitti di maltrattamento contro familiari e conviventi e di atti persecutori.

L'articolo 10 tratta il fenomeno del revenge porn.

L'articolo 12 introduce il nuovo delitto di deformazione dell'aspetto mediante lesioni permanenti al viso.

L'articolo 13 prevede l'inasprimento delle pene per i reati di violenza sessuale e di violenza, in particolare nei confronti dei minori.

Come ho detto, il provvedimento in esame rientra in uno scenario più generale di rafforzamento della sicurezza delle nostre comunità, sicurezza che deve essere patrimonio comune, soprattutto a tutela delle persone più deboli e a rischio, siano esse donne, bambine o anziani. Il diritto a essere sicuri è certamente fondamentale e si costruisce non sulle chiacchiere o dichiarazioni di principio, ma con i fatti, con attività concrete di prevenzione, con pene certe e severe, introducendo nuove fattispecie di reato e soprattutto velocizzando i tempi della giustizia e sensibilizzando in modo capillare i soggetti che devono vigilare, a tutela della vittima, sulla gravità e pericolosità di certi segnali ed eventi.

Certamente si deve agire anche sul fattore culturale, coinvolgendo più soggetti e settori in processi di crescita complessivi della nostra società, una società sempre più sottoposta, in questi anni, a tensioni e sfaldamenti culturali, familiari e sociali che hanno determinato una crescente fragilità.

Noi siamo dalla parte delle donne, dalla parte dei bambini, dei maltrattati e degli abusati e puntiamo a tutelarli e difenderli dai persecutori, dagli orchi, dai violenti e dai sopraffattori. Puntiamo ad agire di più e a fare di più, certamente più di quello che è stato fatto nel corso degli anni passati. Vogliamo portare avanti un progetto complessivo che faccia sentire questo Paese e soprattutto le sue istituzioni vicini a chi si trova davvero in situazioni di grave rischio. Allo stesso tempo, persecutori e violenti devono essere consapevoli che per loro non ci saranno più scusanti, né sconti di pena. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 1200, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.

Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dalla relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 01.2 (testo 2).

CALIENDO (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-BP). Signor Presidente, ringrazio anzitutto il signor Ministro per essere presente in Aula. In sua assenza ho evidenziato la necessità dell'approvazione degli emendamenti 01.2 (testo 2) e 01.1, che riguardano l'immediata iscrizione nel registro degli indagati, con precedenza rispetto alle altre notizie di reato, e l'informativa immediata alla vittima dell'iscrizione, per dare la sensazione di uno Stato che è presente e ha la possibilità di intervenire.

Come lei vedrà, tutti i nostri emendamenti sono finalizzati a dare contezza e cognizione della volontà di perseguire determinati fenomeni e introdurre un modello culturale diverso nel nostro Paese nei confronti dei reati di violenza domestica e di genere.

Conosco la sua attività in questo campo e quindi mi auguro che almeno su questi aspetti, che non dovrebbero trovare dissenso, possa essere espresso un parere diverso da parte del Governo in un'indicazione che tenga conto della volontà dell'opposizione di collaborare con la maggioranza.

Lei sa meglio di me, avendo lavorato insieme nel 2009 all'introduzione del reato di stalking e di tutti gli altri reati di violenza, come oggi abbiamo necessità di aggiornarli, sì, ma di aggiornarli con correttezza. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

FEDELI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FEDELI (PD). Chiedo al senatore Caliendo di poter aggiungere la firma al suo emendamento.

PRESIDENTE.Senatore Caliendo, accoglie la richiesta?

CALIENDO (FI-BP). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 01.2 (testo 2), presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 01.1, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.2.

GRASSO (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, sull'emendamento 1.2 desidero ribadire quanto già abbiamo anticipato, nel senso che l'obbligo di riferire la notizia di reato è stato inserito in tutta una serie di reati di violenza di genere. Tuttavia, da questo elenco di reati per i quali ai sensi dell'articolo 1 la polizia giudiziaria riferisce immediatamente al pubblico ministero, anche in forma orale, sono lasciate fuori due importanti fattispecie: l'articolo 583-bis del codice penale, sulle pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, e il 558-bis del codice penale, ovvero costrizione o induzione al matrimonio, che è inserita in questo provvedimento.

Va tenuto presente che la Convenzione di Istanbul include, al capitolo V, specifiche clausole convenzionali di interesse penalistico volte a sancire obblighi di penalizzazione di condotte costitutive di fattispecie di violenza, ovvero lesive di diritti fondamentali o discriminatorie e tra le condotte nelle quali può sostanziarsi la violenza di genere, la Convenzione cita appunto questi due reati. Quindi, con la modifica che si propone si inseriscono nell'elenco dei reati che costituiscono violenza domestica i reati di mutilazioni genitali e di matrimonio forzato.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Cucca e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, sui quali invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello espresso dalla relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.1.

GRASSO (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, l'articolo 2 prevede che il pubblico ministero, entro tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato, assuma informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti. Desidero precisare che il termine di tre giorni può essere sia ridotto che prorogato in presenza di imprescindibili esigenze di tutela di minori di anni diciotto o della riservatezza delle indagini, anche nell'interesse della persona offesa.

Quindi, c'è un range di comportamenti che rende questo termine comunque ordinatorio e nella valutazione del pubblico ministero.

L'elenco dei reati previsto, tuttavia, non comprende la nuova fattispecie del 612-ter, il revenge porn, né i reati di mutilazione genitale femminile e di matrimonio forzato. Con l'emendamento proposto, oltre a completare l'elenco con questi reati, si richiama il riferimento all'articolo 94 del codice di procedura penale, ovvero quella condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa, il cui accertamento ha importanti ricadute sul piano processuale, che è stato inserito nella circonvenzione di anziani (reato da poco introdotto nel nostro ordinamento).

Dal riconoscimento di questo peculiare status di vulnerabilità discendono numerose misure a tutela della persona offesa dai rischi di vittimizzazione secondaria, intimidazione o ritorsioni. In particolare, quando in sede processuale è riconosciuto lo status di vulnerabilità, è assicurata la possibilità della riproduzione audiovisiva delle dichiarazioni della persona offesa, è sancita l'irripetibilità delle dichiarazioni della vittima sentita in incidente probatorio; il riesame è ammesso solo se riguarda fatti o circostanze diversi; la polizia giudiziaria e il pubblico ministero, quando devono assumere informazioni dalla persona offesa, possono avvalersi dell'ausilio di un esperto in psichiatria e psicologia. Inoltre, si deve assicurare e scongiurare qualsiasi contatto tra persona offesa e accusato e la persona offesa non deve rendere più di una volta tali informazioni. Su istanza della persona offesa, infine, il giudice può disporre l'audizione protetta.

Insomma, a me pare che tutte queste misure siano importanti forme di protezione per la vittima: scongiurano condizionamenti o suggestioni, che sono molto diffusi in sede processuale per reati di questo genere, e concorrono anche a garantire la genuinità della prova.

Queste sono le motivazioni per cui votiamo favorevolmente a questo emendamento e non ci rendiamo conto del perché non sia possibile accogliere qualcosa che vada a favore delle vittime.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3, presentato dalla senatrice Cirinnà e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 2.4, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori, fino alle parole «prosecuzione delle indagini».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 2.5.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.6.

CALIENDO (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-BP). Signor Presidente, signor ministro Bongiorno, avete fatto bene a introdurre il reato di revenge porn, in merito al quale non abbiamo presentato emendamenti, tranne quello di indicare i minori di età, a cui vi siete dimenticati di fare riferimento in quella fattispecie di reato. Tuttavia, quello stesso reato, che forse è stato introdotto dopo, viene citato in alcuni articoli di questo disegno di legge; non viene citato in altri, come in questo caso e come in riferimento alla sospensione condizionale della pena. Quindi, l'emendamento 2.6 ha il solo fine di introdurre anche in questo caso - come è stato fatto per altri - il riferimento all'articolo 612-ter, altrimenti approviamo l'introduzione di un reato e poi ce ne dimentichiamo quando andiamo a modificare gli articoli connessi, cui dovrebbe essere aggiunto quello stesso reato. È una cosa abbastanza scorretta.

Quindi, la fretta di far approvare il provvedimento determinerà una inefficacia dello stesso e non sono io a doverlo insegnare a lei, ministro Bongiorno, avendo lei avuto alcune situazioni abbastanza gravi, sia nei processi che ha seguito lei personalmente sia in quelli che ha seguito la sua associazione.

Signor Presidente, colgo l'occasione per intervenire anche sull'emendamento 2.9, così poi mi taccio su entrambi. Nell'emendamento 2.9, non tengo conto del fatto che la procura di Roma e altre procure abbiano detto che i tre giorni sono impossibili da rispettare, ma di quello che ha scritto il magistrato Fabio Roja quando lo abbiamo sentito in audizione. Egli ha detto: ma se c'è una denuncia circostanziata, perché far subire alla vittima questa violenza psicologica di essere ancora sentita dal pubblico ministero, quando poi dovrà ancora ripetere il racconto nell'udienza preliminare, ancora nel processo di primo grado e ancora in appello? È una circostanza abbastanza abnorme. È giusto allora scrivere «quando risulta necessario», quando, cioè, la denuncia non è circostanziata oppure vi sono elementi da chiarire; affinché solo in quel caso la vittima sia ascoltata.

Per tale ragione, signor Presidente, chiedo di voler considerare questi due emendamenti, specialmente la previsione del 2.6, perché sarà ripetuta in altri articoli, dove sarà necessario per forza prendere in considerazione l'articolo 612-ter, altrimenti, lei lo capisce benissimo, cosa farà il giudice quando si troverà di fronte al dover dare la sospensione condizionale? Terrà conto di una mancanza? È difficile, però, dire che vi è una mancanza da parte del Parlamento, dal momento che in alcuni articoli il riferimento all'articolo 612-ter è stato inserito e non è stato inserito in questo. Vuol dire, allora, che è una scelta di tipo legislativo. Incoerente, ma è una scelta.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.6, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.7, presentato dal senatore Balboni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.8.

CIRINNA' (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIRINNA' (PD). Signor Presidente, chiedo ai colleghi di riflettere su questa nostra richiesta che, in realtà, reitera quella dell'emendamento 2.5, che non capisco perché sia stato precluso. Noi abbiamo fatto moltissime audizioni in Commissione giustizia su questo testo, l'articolo 2 ne è il cuore ed è, probabilmente, la parte del testo più contestata e sulla quale ci sono state maggiori richieste, in particolare dai magistrati che abbiamo audito.

Ci è stato spiegato che prevedere tre giorni, in modo obbligatorio, per sentire la vittima, non solo può mettere in estrema difficoltà le procure, alle quali viene dato questo obbligo temporale stringente senza dare loro tutto il resto che servirebbe (penso a personale in più e ad ulteriori disponibilità), ma, soprattutto, non tiene in piena considerazione la tutela della vittima. Questa, come abbiamo spiegato anche nella relazione di minoranza e nella relazione di maggioranza, entro tre giorni da quanto le è capitato si può trovare ancora esposta al suo aguzzino e non è detto, che un termine così stringente sia anche a piena tutela di questa donna.

Quindi, noi chiediamo l'accoglimento di questo emendamento, per lasciare una discrezionalità al magistrato, nel momento in cui, caso per caso, esaminerà la questione, al fine di valutare se quei tre giorni siano assolutamente necessari o no. Su questo, la discrezionalità, può andare a maggior vantaggio non solo del lavoro delle procure, ma anche della tutela della vittima, che non è detto che in così poche ore si debba trovare anche esposta a queste previsioni. Chiediamo pertanto l'accoglimento del nostro emendamento.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.8, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.9, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori, identico all'emendamento 2.101, presentato dai senatori Rauti e Balboni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.10, presentato dalla senatrice Cirinnà e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.102, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori, identico all'emendamento 2.103, presentato dai senatori Rauti e Balboni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 2.0.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Su cosa, senatrice?

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Sull'articolo 2, signor Presidente.

PRESIDENTE. Se vuole può intervenire sull'emendamento 2.0.1, perché l'articolo 2 è già stato votato.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, non sono neanche riuscita a votare sull'articolo 2 e in ogni caso il mio voto era favorevole. A differenza del resto dell'opposizione, infatti, sono favorevole ai punti cardine del provvedimento contenuti all'articolo 2, perché la mia esperienza è proprio che se una donna fa una denuncia e poi non succede niente e nessuno reagisce, questa è la più grande causa di delusione e non se viene sentita dopo tre giorni. Se viene sentita dopo tre giorni, il pm può farsi un quadro della situazione e decidere se c'è un pericolo per la vita di quella persona e decidere se chiedere al giudice misure di protezione.

Pertanto, secondo me, l'articolo 2 è molto importante e il Gruppo per le Autonomie ha votato a favore. L'unico problema è che si tratta solo di un termine ordinatorio che non prevede sanzioni e temo che non tutte le procure lo rispetteranno: questa è l'unica critica che mi sentirei di fare. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e M5S).

PRESIDENTE. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.1, presentato dalla senatrice Fedeli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 3, anche sull'emendamento 3.0.1.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello espresso dalla relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.1.

GRASSO (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, l'articolo 3 prevede che la polizia giudiziaria proceda senza ritardo al compimento degli atti di indagine delegati dal pm e ponga a disposizione del pm, sempre senza ritardo, la documentazione delle attività svolte. Tuttavia, anche questo articolo non prevede, nell'elenco dei reati di violenza domestica e di genere, le fattispecie di mutilazione genitale femminile e di matrimonio forzato. Con l'emendamento 3.1 si propone di integrare l'elenco con queste fattispecie, la cui importanza, come già detto, è stata sottolineata nella Convenzione di Istanbul che abbiamo approvato.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.2, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.3, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.4, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 3.5, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.5, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.0.1, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 4.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.100, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori, identico all'emendamento 4.101, presentato dai senatori Rauti e Balboni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.102, presentato dalle senatrici Unterberger e Conzatti.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.2.

GRASSO (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, vorrei illustrare la motivazione di questo emendamento all'articolo 4, che introduce all'articolo 381 del codice di procedura penale una nuova lettera, con il nuovo reato di violazione del provvedimento di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Al fine di consentire l'arresto facoltativo in flagranza per questo reato, e conservare quindi quel rimedio attualmente previsto per la violazione delle misure cautelari già dall'articolo 276, primo comma, del codice di procedura penale, proprio nel caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti una misura cautelare, con questo emendamento si introduce una ulteriore lettera all'articolo 381 del codice di procedura penale che prevede, al secondo comma, l'elenco dei casi in cui è consentito l'arresto in flagranza di reato. Questo per coordinare la norma con il primo comma dell'articolo 276.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, volevo intervenire sull'emendamento 4.102. L'abbiamo già votato?

PRESIDENTE. Sì, senatrice.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, io ho presentato complessivamente cinque emendamenti. Mi consenta di intervenire su di essi, ogniqualvolta ci arriviamo.

PRESIDENTE. Va bene, senatrice.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.2, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 5.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.1, presentato dal senatore Cucca e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 5.2, identico all'emendamento 5.100, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione.

CIRINNA' (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIRINNA' (PD). Signor Presidente, farò un breve intervento sull'emendamento 5.2, che considero importante perché in questo articolo si prevede che ci siano corsi di formazione con frequenza obbligatoria per il personale della Polizia di Stato, l'Arma dei carabinieri ed altri. Noi facciamo una specifica ulteriore sulle persone che devono adire a questi corsi di formazione - lo sottolineo - obbligatoria. Va bene che ci siano, perché abbiamo detto finora, anche nella discussione generale, che quella della violenza contro le donne è una questione culturale profondamente presente nel nostro Paese e che si sconfigge proprio attraverso la possibilità di farne comprendere la gravità alle persone, sia che facciano determinati lavori, sia che si tratti di altri cittadini, e quindi di prevenirla.

Nell'emendamento 5.2 chiediamo che questi corsi a frequenza obbligatoria siano sicuramente «destinati a magistrati, assistenti sociali, personale sanitario dipendente delle Aziende sanitarie locali (ASL) e insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado volti alla formazione in materia di reati sessuali e violenza domestica». Qual è il problema vero di questo ennesimo proclama? È che chi l'ha scritto rende obbligatori i corsi di formazione, ma non prevede la copertura, per cui si deve continuare a fare tutto, aumentandone anche la portata, con i fondi già stanziati che sappiamo essere insufficienti e non idonei a coprire tutte queste necessità.

Il nostro emendamento non solo amplia la platea di chi deve essere formato, ma ne trova la copertura. Vi chiedo quindi un voto favorevole sull'emendamento 5.2, perché se davvero vogliamo investire in cultura sulla violenza contro le donne, è necessario metterci dei fondi. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.2, presentato dalla senatrice Cirinnà e da altri senatori, identico all'emendamento 5.100, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 5.3, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.3, presentato dal senatore Cucca e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 5.

VALENTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALENTE (PD). Signor Presidente, intervengo per sottolineare che questo è uno degli articoli e una delle scelte che noi, come intuizione, avevamo valutato in maniera assolutamente positiva se, nei fatti, si fosse rivelata di merito e reale. Se continuiamo a fare scelte che, oltre il titolo, riescono a cambiare ben poco non avendo nessun tipo di copertura, siamo di fronte all'ennesima norma propaganda o norma manifesto.

La scelta di formare gli operatori per noi è assolutamente qualificante ed è una delle battaglie prioritarie da fare per combattere il fenomeno drammatico della violenza sulle donne. Avevamo provato a estenderla, sottolineando che la necessità di formare gli operatori non attiene solo alle Forze dell'ordine, ma a tutta la filiera istituzionale degli operatori. Avevamo anche detto che nel piano antiviolenza è già prevista la formazione degli operatori delle Forze di polizia e che non si fa alcun passo in avanti se in una legge la si prevede ulteriormente senza dare opportuna copertura finanziaria. Per questo il nostro emendamento, bene illustrato dalla senatrice Cirinnà, consisteva semplicemente nel dire che avevamo trovato una copertura che vi sottoponevamo, sì da provare a rendere questa norma effettiva, reale e in grado di cambiare e migliorare lo stato dell'arte. Già oggi tante Forze di polizia lavorano per formare il loro personale. Il salto di qualità lo facciamo semplicemente mettendoci delle risorse e non ripetendo in maniera astratta, dentro una norma, che è necessario fare la formazione degli operatori delle Forze di polizia. Se non la rendiamo una scelta concreta e reale con le opportune risorse, resterà semplicemente un buon intento ma in nessun modo declinato nella vita reale e pratica delle Forze dell'ordine e di nessuna utilità per le vittime.

In questo senso ci sentiamo dire che, pur valutando giusta l'intuizione, dobbiamo necessariamente astenerci perché è una scelta che, nei fatti, non viene sostanzialmente compiuta, se non in termini propagandistici e di mero titolo. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

CALIENDO (FI-BP). Signor Presidente, intervengo per sottolineare una grave incongruenza.

Mancando il riferimento all'articolo 612-ter, se per ipotesi dovessi essere imputato di revenge porn, mi potrebbero dare la sospensione condizionale della pena senza alcuna conseguenza, mentre per tutti gli altri reati all'articolo 6, comma 1, sarebbe possibile subordinare la condizionale alla partecipazione a specifici corsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati. Manca, signor Ministro, il reato di cui all'articolo 612-ter. Come vede, vi è questa incongruenza grave. Sarebbe veramente assurdo che per gli altri reati fosse necessario istruire quella persona che certe cose sono fuori dal genere umano e non fare lo stesso se si utilizzano notizie o immagini avute in altri momenti del rapporto, perché è gravissimo. Noi, invece, diciamo che per gli altri reati è necessario, ma per questo no. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Sull'emendamento 6.1, la 5a Commissione ha espresso parere condizionato ad una riformulazione. Chiedo al senatore Grasso se accoglie tale riformulazione.

GRASSO (Misto-LeU) Signor Presidente, onorevoli colleghi, con l'emendamento in esame si propone di apportare le seguenti modifiche all'articolo 6. Prima di tutto si propone di integrare, così come ha accennato il senatore Caliendo, l'elenco dei reati con le fattispecie del revenge porn, delle mutilazioni genitali femminili e del matrimonio forzato, che inspiegabilmente non sono comprese nell'elenco dei reati di violenza di genere. In un altro punto si concede al giudice la facoltà, e non l'obbligo, di subordinare la sospensione condizionale della pena alla partecipazione ad un corso di recupero. Infine l'emendamento elimina quella parte del testo che, inspiegabilmente, pone gli oneri della partecipazione al corso di recupero a carico del condannato. Si creerebbe infatti una inevitabile disparità di trattamento tra condannati non abbienti e condannati abbienti, che con la partecipazione al corso di recupero si possono comprare la libertà, ovvero la sospensione condizionale della pena. Ciò fa un po' pensare alla libertà su cauzione statunitense, per cui chi ha i soldi ottiene la libertà e chi invece non li ha sta in carcere. (Applausi dal Gruppo Misto e del senatore Cucca).

PRESIDENTE. Senatore Grasso, questo mi fa pensare che lei non accolga la riformulazione richiesta dalla Commissione bilancio.

GRASSO (Misto-LeU). Esatto, signor Presidente. Nel caso in cui l'emendamento passasse, voteremo per incrementare eventualmente il bilancio, prevedendo un finanziamento per questa possibilità.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.1, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione (Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.3, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori, identico all'emendamento 6.4, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.5, presentato dalla senatrice Cirinnà e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 6.6, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.6, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 6.7, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

VALENTE (PD). Ne chiedo la votazione e domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALENTE (PD). Signor Presidente, con l'emendamento in esame, sostanzialmente, proviamo a dire che costruire una giustizia di serie A e una giustizia di serie B per i cittadini forse non è una scelta giusta in uno Stato di diritto. Va bene il beneficio vincolato al recupero degli uomini maltrattanti, ma anche in questo caso ci troviamo di fronte a un'intuizione giusta declinata però nel modo peggiore possibile. Mettere il costo di questi corsi a carico del condannato significa mettere alcuni nelle condizioni di poter avere il beneficio, e quindi di poter frequentare questi corsi, e altri che non se lo possono permettere, nella sostanziale impossibilità di poter fruire di questa opportunità. Nello Stato di diritto che abbiamo conosciuto ciò è assolutamente impensabile, per cui, in uno spirito assolutamente propositivo e costruttivo, volendo dare una mano a rendere l'intuizione giusta davvero utile in concreto, troviamo una copertura finanziaria e ve la proponiamo, per fare in modo che il costo non vada a carico del condannato che vuole frequentare questi corsi, cosicché siano gratuiti per tutti. Ebbene, in quel caso il beneficio della sospensione può essere condizionato alla frequentazione di questi corsi per il recupero e la rieducazione degli uomini maltrattanti.

Il punto ancora una volta è che c'è un'intuizione giusta, declinata in modo sbagliato e pericoloso, che mina sostanzialmente, in questo caso, addirittura i principi fondamentali dello Stato di diritto. Quindi apprezziamo l'intuizione e proviamo a correggere in corso d'opera. Il nostro emendamento va esattamente ed esclusivamente in questa direzione. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.7, presentato dal senatore Cucca e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 7, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 7.1, presentato dalla senatrice Ginetti e da altri senatori, fino alle parole «domestica costringe».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 7.2.

Passiamo alla votazione dell'articolo 7.

GINETTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GINETTI (PD). Signor Presidente, intervengo per sottolineare l'importanza della fattispecie contenuta nell'emendamento 7.1, che noi avevamo già proposto nella scorsa legislatura. Si tratta quindi di una proposta in cui assolutamente crediamo. Avremmo pertanto voluto che fosse approvato il nostro emendamento e gli altri emendamenti a questo articolo, perché non basta condannare chiunque, con violenza o costrizione psicologica, costringe a un matrimonio forzato, soprattutto le minori di età (spose bambine che peraltro sono costrette a subire una violenza molto più grave, ossia la violenza sessuale, anche con gravidanze precoci): era necessario introdurre delle pene accessorie che punissero gravemente chi avrebbe dovuto difendere queste spose bambine, cioè i padri, i tutori, i fratelli che spesso, al contrario, arrivano anche ad uccidere le bambine ribelli.

Chiedevamo quindi pene accessorie che riguardassero la responsabilità genitoriale, come l'interdizione da qualsiasi ufficio attinente alla tutela. Questa era la nostra ipotesi: pene più severe, a tutela dei diritti delle spose bambine, per atti che consistono soprattutto nella violazione di diritti umani. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 8, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 8.1.

CIRINNA' (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIRINNA' (PD). Signor Presidente, abbiamo presentato degli emendamenti sull'articolo 8, in particolare l'emendamento 8.1. Colleghi, vi chiedo un momento di attenzione per ragionare su quanto noi chiediamo in questo emendamento. Esistono dei bambini che restano orfani. Penso, ad esempio, a un incidente d'auto, a una rapina in banca o alla morte improvvisa di un genitore; nel momento in cui un bimbo resta orfano normalmente gli resta l'altro genitore. Esistono però degli orfani più orfani di tutti gli altri: gli orfani di femminicidio. Questi bambini solitamente crescono con infinito dolore perché hanno assistito alle violenze ripetute in famiglia (nei confronti, purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, della madre). Sono quindi orfani di femminicidio, ma anche vittime di violenza assistita. Cosa accade a questi orfani? Accade che all'improvviso si trovano senza la mamma e, nello stesso attimo, quasi sempre automaticamente senza il padre, che viene condannato all'ergastolo o a una pena infinita, che forse non uscirà più dal carcere (e, se uscirà, si spera sia riabilitato). Ma nel frattempo questi bambini non hanno aiuti concreti se non vengono immediatamente affidati a nuove famiglie, spesso di parenti.

Nello scorso mandato legislativo io ero relatrice del disegno di legge sugli orfani di femminicidio; la norma ha anche facilitato le relazioni parentali, dando la possibilità alla nuova famiglia affidataria, agli zii, ai nonni, ai cugini, a chiunque potesse aiutare questi bambini nella grande famiglia di affini o nella famiglia allargata (alla quale io credo molto) di ricevere degli aiuti. Pensate che spesso questi bambini si trovavano ad avere dei problemi a rimanere nell'abitazione; spesso questi bambini non ricevevano neanche l'aiuto tramite la pensione di reversibilità della madre, perché ne fruiva il padre detenuto.

Pensate che spesso anche per l'eredità si creava questo problema, nei confronti della quota di legittima del marito in quel caso incarcerato. Ecco perché abbiamo presentato questo emendamento. Voi parlate di contributo alle famiglie affidatarie. Attenzione su questo punto: va introdotta la riga che noi proponiamo di inserire con il nostro emendamento, in cui si fa riferimento alle famiglie affidatarie di cui all'articolo 4, comma 5-quinquies della legge 4 maggio 1983, n. 184, cioè alle famiglie affidatarie di orfani di femminicidio. Altrimenti voi darete un contributo a tutte le famiglie che hanno figli affidatari e quindi non daremo più una priorità e un aiuto ai bambini orfani di femminicidio. Nulla da togliere alle famiglie di buon cuore che hanno un figlio affidatario; ma non è il caso di sottrarre e dividere quelle briciole economiche che avete messo in questa legge, danneggiando in questo caso i bambini affidatari orfani di femminicidio. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.1, presentato dalla senatrice Cirinnà e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 8.0.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione.

CALIENDO (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-BP). Signor Presidente, intervengo su entrambi gli emendamenti 8.0.1 e 8.0.2. In sintesi, credo che abbiamo fatto tanti discorsi oggi; ma se non approveremo l'emendamento 8.0.1, vorrà dire che avremo parlato di aria fritta. Questo infatti è l'unico emendamento che introduce misure di prevenzione, ossia di educazione culturale degli uomini maltrattanti. Voi voterete contro tale emendamento e mi rendo conto che lo fate per ragioni politiche, ma, per favore, leggetelo. Con questo emendamento si propone che le Regioni assumano determinate iniziative sotto il profilo dell'educazione rivolta a coloro che commettono questi reati.

L'emendamento 8.0.2 è volto a garantire soccorsi e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza e a garantire che tutto avvenga in condizione di riservatezza e di segretezza. Tutto questo non vi interessa, perché comunque voterete contro. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.0.1, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 8.0.2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.0.2, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 9, su cui sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, l'emendamento aggiuntivo 9.0.4 (testo 2) introduce nel nostro ordinamento l'articolo 604-quater in materia di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere. La ratio che ispira tutto questo disegno di legge sul codice rosso è quella di contrastare ogni forma di discriminazione e di violenza di genere e di introdurre nel codice penale e nel codice di procedura penale disposizioni che accelerino le procedure e facilitino la repressione e la prevenzione di tali reati. Abbiamo già visto che la Convenzione di Istanbul è stata dimenticata nella formulazione di queste norme.

Per queste e per altre motivazioni, che sono emerse in Commissione, è stato presentato l'emendamento 9.0.4 (testo 2), che inserisce all'interno del codice penale il reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere, al fine proprio di reprimere le condotte di chi propaganda idee fondate sulla superiorità e sull'odio di genere, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi di genere.

Vorrei far notare che questo testo è stato sottoscritto trasversalmente da tutte le opposizioni perché il suo contenuto non può che essere largamente condiviso. Si tratta infatti di una miglioria della legge che è al di fuori delle connotazioni politiche e che è sorretta esclusivamente dal buon senso. A quanto pare però per la maggioranza la violenza contro le donne è una battaglia da combattere solo a parole; per me e per tutti i colleghi dell'opposizione è una battaglia di civiltà da vincere con i fatti, come abbiamo dimostrato sottoscrivendo tutti l'identico testo aggiuntivo, al di là dell'appartenenza politica.

L'emendamento proposto introduce quindi questo nuovo reato. È una proposta semplice, concreta, su cui tutti dovrebbero essere d'accordo. In Commissione non abbiamo trovato alcun ascolto: spero che invece questo ascolto da parte della maggioranza ci possa essere da parte dell'Assemblea. Lo riproponiamo a tutta l'Assemblea sperando almeno che qualcuno lo legga prima di votare contro, come purtroppo prevediamo. (Applausi della senatrice De Petris).

CALIENDO (FI-BP). Signor Presidente, in parte il senatore Grasso ha già richiamato quanto avvenuto in Commissione. Avevo presentato un emendamento che parificasse, signori del Governo, la discriminazione di genere a quella razziale, ritenendo che solo alzando il livello di condanna, anche soltanto della discriminazione indipendentemente dalla realizzazione di un determinato reato, potesse essere finalmente introdotta una cultura diversa del nostro Paese.

Signori Ministri, in Commissione il Sottosegretario ci ha detto che il Governo non è d'accordo a parificare la discriminazione di genere con le discriminazioni razziali. Io sono rimasto abbastanza perplesso, quindi ho detto che avrei ritirato l'emendamento per poi ripresentarlo in Aula (come ho fatto); nello stesso tempo però il presidente Grasso e la senatrice Unterberger hanno deciso di ripresentare lo stesso testo - che io ho firmato - facendo riferimento esclusivamente alla discriminazione di genere e pertanto mi ritrovo ad aver sottoscritto due emendamenti. Io resto fermo nelle mie opinioni e, se fosse possibile, vorrei che il Ministro intervenisse nel dibattito quantomeno per dire che occorrerà fare una riflessione sulla equiparazione tra discriminazione razziale e di genere. Se invece si vuole mantenere questa distinzione, quantomeno che ci si impegni su un prossimo emendamento.

Signor Ministro, ho capito che non volete far passare alcun emendamento e far approvare questo testo, che sarà sbagliato in alcune parti; mi auguro quindi che per correggerle ci sia un impegno a introdurre questo nuovo tipo di reati che rappresentano un modello culturale diverso nel nostro Paese, se vogliamo veramente fare la lotta alle discriminazioni razziali. Altrimenti, signor Ministro, avremo sempre una situazione per cui oggi siamo tutti distrutti e raccapricciati a leggere di quanto è avvenuto alla donna ammazzata e poi messa sui social (Applausi dal Gruppo FI-BP); so benissimo però che fra cinque o dieci giorni giustificheremo la cosa dicendo che se l'è cercata per il modo in cui si vestiva o in cui faceva determinate cose. Questa è la logica per cui è necessario poter contrastare la discriminazione in generale. (Applausi dai Gruppi FI-BP e Misto).

NUGNES (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NUGNES (Misto). Signor Presidente, non solo chiedo cortesemente di aggiungere la mia firma all'emendamento 9.0.4 (testo 2) della senatrice Unterberger, ma desidero anche io esprimere la necessità di allargare questa considerazione al genere, perché anche attraverso i social ci rendiamo conto di come la discriminazione di genere stia diventando sempre più violenta, sempre più di gruppo, di massa, e di come soprattutto i giovani la stiano subendo sempre di più. Dobbiamo prenderne atto. Questa è un'occasione importante per dare un segnale importante, perché la legge è sempre anche dissuasiva; pertanto sapere che lo Stato tutela il genere è un modo per dissuadere chi crede di poter infierire, aggredire, discriminare.

In conclusione, chiedo all'Assemblea di votare a favore dell'emendamento in oggetto. (Applausi dal Gruppo Misto).

PRESIDENTE. Sentiamo i relatori.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, prima o poi mi offenderò perché non mi vede mai.

PRESIDENTE. L'ho anche chiamata, senatrice, intervenga pure.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). È da tanto che ho il braccio alzato.

Come hanno già detto le colleghe e i colleghi, dell'emendamento in oggetto si è discusso molto anche nella Commissione giustizia ed è poi stato presentato per l'esame in Assemblea un emendamento sottoscritto da tutte le opposizioni.

Ministro Bongiorno, mi appello a lei, che stimo molto per il suo impegno profuso negli anni contro la violenza sulle donne; lo apprezzo e penso che lei dovrebbe comprendere che non si possono solo combattere i "sintomi", quando il reato si è già verificato, intervenendo sul codice penale o di procedura penale per accelerare il procedimento, ma che si deve fare anche un'attività di prevenzione. In Italia, purtroppo, la cultura maschilista è ancora molto radicata e si esterna soprattutto nell'anonimato di Internet e del web: ogni volta in cui c'è una discussione pubblica in cui le protagoniste sono donne, queste vengono attaccate non per quello che fanno ma in quanto donne. Non voglio ripetere alcune parolacce che vengono dette perché già in Commissione mi hanno fermato quando ho cercato di ricordarle, ma basti pensare all'ultima vicenda della Sea-Watch, e agli insulti alla sua capitana (nei cui confronti si è arrivati al punto di incitare uno stupro di gruppo), alla collega Meloni e al giudice istruttore.

Io penso che un Parlamento che adotta una legge contro la violenza sulle donne chiamata «codice rosso» debba anche dare un forte segnale, facendo capire che questi comportamenti non sono leciti e che nessuno può permettersi di scrivere queste cose. Mi rendo conto che è difficile risalire agli autori, ma penso che il segnale deve essere dato.

Abbiamo già la fattispecie di reato dell'istigazione alla violenza razziale; analogamente si potrebbe inserire una fattispecie di reato per combattere l'istigazione all'odio di genere. Mi rendo conto che voi volete approvare il provvedimento il più presto possibile, evitando l'approvazione di emendamenti affinché non torni all'esame della Camera dei deputati. Pertanto, chiedo di poter ritirare l'emendamento e trasformarlo in un ordine del giorno.

FATTORI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FATTORI (M5S). Signor Presidente, ringrazio le colleghe per aver sollevato il problema dell'istigazione all'odio di genere sui social. Capisco anche io la necessità di una rapida approvazione del provvedimento e chiedo pertanto se è possibile aggiungere la firma all'eventuale ordine del giorno della collega Unterberger, su cui preannuncio sin da ora il mio voto favorevole. (Applausi della senatrice De Petris).

BALBONI (FdI). Signor Presidente, anche io ho firmato, come tutte le minoranze, un emendamento praticamente identico a quello di cui hanno parlato i colleghi che mi hanno preceduto.

Neanche a farlo apposta, nelle ore in cui stiamo discutendo questo importante disegno di legge, un deputato alla Camera si è permesso di affermare che una donna non può presiedere una Commissione perché incinta. (Commenti dal Gruppo PD. Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Lanzi). Questa è la più grande e plateale dimostrazione di quanto sia necessario approvare questo provvedimento, inasprire le regole e le leggi e far sì che finalmente ci sia una norma che punisca l'istigazione a delinquere per odio di genere. Ecco perché sono d'accordo con questo emendamento e, se proprio la maggioranza e il Governo non possono fare a meno - perché sembra che se questo provvedimento tornerà alla Camera per quindici giorni chissà cosa potrà succedere - di respingere persino una proposta di assoluto buonsenso e di assoluta giustizia come questa, almeno si segua il consiglio della senatrice Unterberger e si consenta la trasformazione del suo emendamento in un ordine del giorno, ma il Governo si impegni esplicitamente a presentarlo come propria iniziativa nel primo provvedimento utile.

PRESIDENTE. Senatrice Unterberger, è all'emendamento 9.0.100 che lei fa riferimento? Perché ce n'è più di uno.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Sì, signor Presidente.

FERRARI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FERRARI (PD). Signor Presidente, intervengo semplicemente per chiarire che l'evento che è stato richiamato - che se fosse stato vero sarebbe stato sicuramente infelice, lo diciamo noi per primi - dal senatore del Gruppo Fratelli d'Italia che è appena intervenuto è già stato chiarito dall'onorevole Romano e quindi non consentiamo a nessuno in quest'Aula di usare strumentalmente ciò che è accaduto, o si presume sia accaduto, nell'altro ramo del Parlamento anche se chiarito. (Applausi dal Gruppo PD). Aggiungo che non permettiamo a nessuno di usare strumentalmente un fatto, soprattutto se non è accaduto, per deformare agli occhi dell'opinione pubblica l'opinione del Partito Democratico su un tema un tema così delicato come quello di promuovere iniziative a favore della protezione delle donne. Concludo dicendo che certamente mi sarei aspettato la stessa tempestività dal Gruppo Fratelli d'Italia in una settimana in cui si è discusso di una questione che lega la Russia al partito della Lega e sulla quale non hanno proferito nemmeno una parola! (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FdI. Commenti del senatore Pellegrini Marco).

PRESIDENTE. È ora la volta dei relatori di pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno. Si sta parlando di un emendamento e ce ne sarà una decina, non ho ancora capito.

CRUCIOLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRUCIOLI (M5S). Signor Presidente, intervengo per dire che anch'io intendo sottoscrivere l'ordine del giorno della senatrice Unterberger che ringrazio per aver trasformato il suo emendamento e annuncio che, qualora sarà ammesso, voterò a favore.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, volevo solo chiarire che io ho presentato due emendamenti dello stesso contenuto. Uno di questi è volto ad aggiungere, all'articolo già esistente sull'odio razziale, anche l'odio di genere; su indicazione del Sottosegretario, che ha detto che preferirebbe non collegare le due fattispecie ma prevedere un articolo a sé stante, ho poi presentato anche un altro emendamento che forse il Governo farà meno fatica ad accogliere, il 9.0.104.

PRESIDENTE. Sentiamo prima di tutto i relatori. Fermo restando che mi sembra di aver capito che la relatrice Evangelista è contraria a tutti gli emendamenti, c'è una proposta della senatrice Unterberger di trasformare l'emendamento 9.0.100 o, in alternativa, l'emendamento 9.0.104, in un ordine del giorno.

Invito pertanto i relatori e il rappresentante del Governo a pronunciarsi in merito a tale richiesta.

EVANGELISTA, relatrice. In merito alla trasformazione in ordine del giorno dell'emendamento in questione mi rimetto al Governo.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, in merito alla trasformazione dell'emendamento 9.0.104 in ordine del giorno vorrei avanzare una proposta di riformulazione. Se i firmatari accettano, il Governo è disponibile ad accogliere l'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Vuole consegnare il testo al senatore Segretario, così tutti ne avranno conoscenza e coscienza?

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Certo, Presidente.

PRESIDENTE. Prego il senatore segretario di darne lettura.

NISINI, segretario. «Il Senato, in sede di esame del disegno di legge recante "Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere" considerato che: gli insulti e le vessazioni verbali ispirati all'odio di genere sono oramai ampiamente diffusi e hanno trovato, in particolar modo in Internet e nei social network, la loro principale cassa di risonanza; assai recentemente, solo per riferire degli ultimi fatti di cronaca, donne di qualsiasi provenienza e colore politico sono state oggetto di vessazioni verbali, insulti e discriminazioni basate sul sesso, con effetti propagandistici dell'odio di genere e, spesse volte, dal contenuto palesemente ispirato a reati veri e propri, quali lo stupro di gruppo e, in generale, la violenza contro le donne; è ormai chiara l'esigenza, nell'ambito di un processo sociale e culturale di lotta alle discriminazioni di ogni tipo, di predisporre apposite misure che tutelino le donne dalle discriminazioni che si propagano, al pari e anche più di altre, attraverso la Rete; impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare misure normative utili ad affrontare questa nuova minaccia sociale, ormai ampiamente diffusa soprattutto in Internet e attraverso l'uso di strumenti informatici e telematici, sostenendo ogni politica, anche di natura culturale, volta a contrastare l'odio di genere e l'istigazione alla violenza e alla discriminazione».

PRESIDENTE. Chiedo alla senatrice Unterberger se accetta la riformulazione di cui si è data lettura.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Sì, Presidente.

PRESIDENTE. A questo punto ritira l'emendamento 9.0.100 e mantiene solo l'ordine del giorno testé trasformato?

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Esatto.

NUGNES (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NUGNES (Misto). Signor Presidente, ho ascoltato la lettura dell'ordine del giorno e devo dire che comunque la discriminazione di genere è altra cosa dal discriminare le donne perché di genere femminile. Quindi, l'ordine del giorno - che pure la prima firmataria accetta - è molto diverso da quello che l'Assemblea stava tentando di far accogliere dal Governo, che discrimina non chi è del genere maschile o femminile ma chi subisce quotidianamente discriminazione, insulti e anche molto altro.

FERRARI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FERRARI (PD). Signor Presidente, vorrei chiedere alla senatrice Unterberger se accetta la sottoscrizione dell'ordine del giorno di cui è prima firmataria da parte di tutto il Gruppo PD.

PRESIDENTE.Senatrice Unterberger acconsente?

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Certamente, volentieri, Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.1, presentato dalla senatrice Cirinnà e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.2, presentato dal senatore Cucca e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.0.1.

VALENTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALENTE (PD). Signor Presidente, sostanzialmente, con questo emendamento vi chiediamo di valutare una possibile opzione per rendere effettivamente più efficaci e incisivi gli interventi della polizia giudiziaria, e quindi gli interventi a tutela e a protezione della parte offesa, della donna che ha subito violenza, nel caso di maltrattamenti e stalking. In questi casi, è ovvio che molto spesso, cioè quasi sempre, la polizia giudiziaria non può che giungere sul posto, anche dietro telefonata e dietro denuncia, soltanto quando il reato si è effettivamente già consumato. È quasi impossibile cogliere l'autore in flagranza di reato. Visto che l'esigenza della flagranza preclude necessariamente la possibilità dell'arresto e, quindi, il materiale allontanamento del reo, cioè della parte che commette violenza nei confronti della vittima, visto che noi non possiamo allontanarlo mai se non lo cogliamo in flagranza (proporremo con un altro emendamento la previsione della fragranza differita, ma in un articolo successivo), qui prevediamo un'ipotesi più lieve: la possibilità di procedere almeno al fermo della persona gravemente indiziata. Nel momento in cui la polizia giudiziaria arriva sul posto, il reato si è già consumato, ma è evidente che quella persona è gravemente indiziata e c'è il rischio che quegli atti possano essere ripetuti nel corso del tempo, noi chiediamo con questa norma di rendere almeno possibile il fermo per allontanare l'uomo violento dalla vittima e mettere quest'ultima immediatamente sotto protezione. Questo significa poter intervenire con efficacia.

Mi rivolgo a tanti senatori avvocati, e al Ministro avvocato: il punto è allontanare la persona che offende dalla vittima e mettere in sicurezza quest'ultima. Sento sempre dire che non dobbiamo più procedere a portare le donne nelle case rifugio, ma dobbiamo allontanare gli uomini dalle dimore, dalle donne che rischiano di subire violenza; dobbiamo prendere questi uomini e allontanarli. Noi vi proponiamo allora una norma concreta, semplice, assolutamente sostenibile, che prevede di istituire il fermo in queste circostanze. Vi chiediamo veramente di riflettere, ancora una volta, se vogliamo passare dalle parole ai fatti, se vogliamo rendere la nostra proposta coerente e se vogliamo davvero provare a incidere sulle condizioni effettive di messa in protezione della vittima.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.0.1, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.0.2, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 9.0.100 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.0.40, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 9.0.101, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori, fino alle parole «violenza sessuale e di genere».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 9.0.4 (testo 2), 9.0.102 e 9.0.103.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G9.0.104 non verrà posto ai voti.

BALBONI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BALBONI (FdI). Balboni. Signor Presidente, lei giustamente ha ritenuto precluso il mio emendamento 9.0.102, in quanto identico all'emendamento 9.0.101 precedentemente respinto.

Volevo, però, chiederle, signor Presidente, con il consenso della senatrice Unterberger, di potere aggiungere anche la mia firma al suo ordine del giorno G9.0.104, che accoglie, tra l'altro, l'auspicio che avevo formulato pochi minuti fa.

PRESIDENTE. Avendo già la senatrice Unterberger manifestato il suo assenso, la Presidenza la autorizza in tal senso.

BALBONI (FdI). Signor Presidente, se mi consente, poi, volevo cogliere l'occasione per spiegare al Vice Capogruppo del Partito Democratico…

PRESIDENTE. No, senatore Balboni, stiamo lavorando su un provvedimento: limitiamoci a quello. Io devo seguire l'esame del provvedimento al Senato e già mi basta quello. Quindi, non pensiamo alla Camera dei deputati. (Applausi della senatrice Bottici).

GRASSO (Misto-LeU). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, chiedo anche io di aggiungere la firma all'ordine del giorno G9.0.104, visto che il nostro emendamento è stato respinto, ma con la precisazione che la formulazione ha cambiato quello che era lo spirito di tale emendamento.

Nonostante tutto, la nostra buona volontà di ottenere comunque un impegno serio da parte del Governo, porta comunque a chiedere di sottoscrivere questo ordine del giorno.

PRESIDENTE. Avendo già la senatrice Unterberger manifestato il suo assenso, la Presidenza la autorizza in tal senso.

MALAN (FI-BP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-BP). Signor Presidente, vorrei intervenire sull'ordine dei lavori. Dal momento che diverse Commissioni, anche bicamerali, oppure congiunte, sono convocate per le ore 14, in diversi casi alla Camera, siccome non abbiamo certo trascurato questo provvedimento, sarebbe opportuno consentire ai colleghi che devono partecipare a queste Commissioni di poterlo fare.

PRESIDENTE. Senatore Malan, chiedendo anche il conforto degli altri Capigruppo, visto che alle 14 sono convocate delle Commissioni bicamerali, proporrei di continuare a lavorare fino alle 13,45 per poi sospendere i nostri lavori. Così si parla di meno e si lavora di più.

Passiamo all'esame dell'articolo 10, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, sui quali invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme alla relatrice.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.1, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.2, presentato dalla senatrice Unterberger e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.3, presentato dalla senatrice Unterberger e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.100, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.4, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.5, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.6, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.7, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.8, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.9, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.10 (testo corretto), presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori, identico all'emendamento 10.101, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.11, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori, identico all'emendamento 10.102, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.12, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.13, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.14, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 10.

GINETTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GINETTI (PD). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il nostro voto favorevole all'articolo 10 che ha avuto un'ampia condivisione. È stato fatto un buon lavoro alla Camera per l'introduzione di una fattispecie di reato che innova profondamente il nostro ordinamento giuridico e che potremmo dire ispirato alla modernità e a quella tecnologia che rischia di ledere una sfera della libertà personale.

Vorrei ricordare però che c'è un disegno di legge in materia, a prima firma della senatrice Valente, che è in attesa di essere discusso e che prevede una disciplina molto più articolata a tutela delle vittime del reato di revenge porn per punire chiunque pubblichi o diffonda immagini, video o audio a contenuto sessualmente esplicito. Non si tratta soltanto di tutela dei diritti e dei dati personali, ma di tutelare la libertà delle persone che vedono lesa la propria immagine, il proprio essere, la propria identità e anche il diritto alla scelta dell'oblio che oggi ancora è negato, attraverso una diffusione di immagini che denigrano le donne e istigano ulteriormente a una cultura dell'odio.

Vorrei ricordare che alcune donne si sono trovate in situazioni di difficoltà tali da essere indotte al suicidio. Per questo noi avevamo previsto anche pene più severe quando la morte di una persona rappresenta la conseguenza di tali fatti. Quindi c'è una piena condivisione, ma penso sia un tema che richiede ancora ulteriori approfondimenti. (Applausi dal Gruppo PD).

MODENA (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MODENA (FI-BP). Signor Presidente, colleghi, vorrei riallacciarmi a quanto poc'anzi affermato dalla collega Ginetti con riferimento all'introduzione di questo articolo. Abbiamo presentato esclusivamente un emendamento che, non a caso, si riferisce ai minori, perché in Commissione giustizia si stanno svolgendo le audizioni su vari disegni di legge, fra cui voglio ricordare quello del collega Aimi, che trattano appositamente l'argomento. Si tratta di uno dei motivi per cui francamente ci stiamo chiedendo perché questa normativa non già stata coordinata: in parallelo, infatti, a parte l'attività che svolge la Commissione d'inchiesta sul femminicidio, la Commissione giustizia sta lavorando sia sulla normativa sui matrimoni forzati, mi sembra su iniziativa di un collega della Lega, sulla quale abbiamo anche svolto delle audizioni, e poi sul revenge porn, su cui sono state presentate varie proposte di legge, fra cui - ripeto - anche la nostra.

Questa è un po' la prova provata della confusione, a mio avviso un po' generale, con cui si sta affrontando la materia. Come il senatore Caliendo ha giustamente detto sin dall'inizio, sarebbe stato necessario meditare un po' meglio e anche valutare anche il lavoro che si sta facendo, altrimenti si rischia di ripassare sopra il medesimo argomento più volte, magari con una produzione normativa un po' scadente. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 10.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.0.1, presentato dal senatore Balboni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.0.2, presentato dal senatore Balboni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 11, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 11.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.1, presentato dal senatore Cucca e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 11.2, presentato dalla senatrice Cirinnà da altri senatori, fino alle parole «le lettere a) e b))».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 11.3 e 11.4.

Passiamo alla votazione dell'articolo 11.

VALENTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALENTE (PD). Signor Presidente, intervengo intanto per esprimere e motivare il voto di astensione su una scelta che potenzialmente era sicuramente da sostenere e condividere: ampliare il campo delle aggravanti per omicidio ad alcune ipotesi che prendono in considerazione alcuni tipi di relazioni personali è sicuramente un fatto che andava nella direzione giusta. Il punto è che intanto si introducono delle discriminazioni, nel caso di figli adottati, tra figli maggiorenni e figli minorenni. In questo caso, siamo abbastanza perplessi, non ne capiamo la ratio e, soprattutto, qualora ve ne sia una, diventa davvero difficilmente sostenibile. Contemporaneamente, si inseriscono delle attenuanti per aver agito per particolari motivi di valore sociale o morale e per vizio parziale di mente. Ebbene, nel caso specifico crediamo che la scelta di lavorare per inserire delle attenuanti sia nel merito sbagliata. Complessivamente il fatto di tendere ad un inasprimento e di evitare che si effettui un bilanciamento delle circostanze, che molto spesso rende la pena troppo tenue, ci vede assolutamente favorevoli, ma ancora una volta, per il modo in cui è stata articolata la misura, innanzitutto con la differenza tra figli adottati maggiorenni e minorenni e poi con le attenuanti inserite in un secondo modo, ci lascia perplessi.

Ancora una volta, siamo davanti a un indirizzo giusto declinato in maglieria sbagliata che rischia di diventare pericoloso e motivo di discriminazione.

Per queste ragioni non possiamo che astenerci e non votare a favore.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 11.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 12, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. L'emendamento 12.1 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.2, presentato dal senatore Cucca e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.3, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.4, presentato dalla senatrice Cirinnà e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 12.5, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.5, presentato dal senatore Cucca e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 12.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 13, sul quale è stato presentato un emendamento, che si intende illustrato, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.1, presentato dalla senatrice Ginetti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 13.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 14, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.1, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.2, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori, identico all'emendamento 14.100, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.101, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori, identico all'emendamento 14.102, presentato dai senatori Rauti e Balboni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.3, presentato dalla senatrice Cirinnà e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'ordine del giorno G14.100 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'articolo 14.

VALENTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALENTE (PD). Signor Presidente, dalla precedente relazione della Commissione d'inchiesta sul femminicidio veniva più volte sollecitato un maggiore raccordo tra i procedimenti, soprattutto quando siamo di fronte a cause di separazione in sede civile per ragioni legate a fenomeni di violenza. Il raccordo era da auspicare e ci si muove in questa direzione. Questo giustifica il nostro voto favorevole come Partito Democratico.

Votiamo a favore e apprezziamo lo sforzo in questa direzione, ma mi permetto di stigmatizzare il fatto che non è bellissimo fare un dibattito su un provvedimento che è stato ritenuto tanto importante e sul quale abbiamo letto dichiarazioni di tutti Ministri - ben cinque, del resto, sono i firmatari - e in questa Aula, come in Commissione, si ripete la stessa scena.

Parliamo solo noi dell'opposizione. (Applausi dal Gruppo PD). Noi continuiamo a intervenire nel merito degli emendamenti e tutta la maggioranza tace come se nulla fosse. Nessuno si preoccupa di intervenire, motivare e spiegare le nostre ragioni sbagliate. Lo dico dichiarando il voto favorevole del Partito Democratico su un articolo proprio per dimostrare che non c'era pregiudizio e che siamo sempre entrati nel merito.

Abbiamo provato a fare una discussione ancorata alle questioni e l'abbiamo fatta contro un muro di gomma. Credo che questo atteggiamento non renda onore al merito del provvedimento, qualora non sia un provvedimento di propaganda, come noi ci ostiniamo a credere e che noi ci ostiniamo a provare di cambiare. Invece riceviamo solo pareri negativi, senza ragione, senza motivazioni e senza nemmeno una discussione. Non viene nemmeno riconosciuta l'interlocuzione, che è assolutamente di merito.

In questo caso, però, mi sembra strano. Qui non c'era un parere soltanto dell'opposizione, ma c'era un parere molto articolato e puntuale del CSM, che ha detto chiaramente di fare attenzione, perché anche fatto così il raccordo tra i procedimenti in sede penale, civile e minorile è monco, perché ci sono tanti atti e provvedimenti importanti che devono passare. Ciò deve riguardare tutto l'incartamento e tutto il fascicolo, perché molto spesso anche leggere una testimonianza fatta in sede penale ha un valore, per guardare la credibilità del teste e la credibilità della vittima. Quindi c'è da attingere non soltanto ai provvedimenti assunti in corso d'opera, ma anche a tutti gli atti. Lo stesso CSM aveva detto di articolare meglio questa disposizione e di provare ad entrare di più nel merito. Invece ancora una volta non c'è stato nulla di tutto ciò e si è stati ancora sordi - lo ripeto - in questo caso non ai richiami dell'opposizione, come avete dimostrato di fare su tutto il provvedimento, ma anche ai richiami di chi di questa materia si occupa con passione, dedizione e professionalità per molto più tempo di quanto possiamo fare noi e conosce questa materia molto meglio di quanto possiamo conoscerla noi in questa Assemblea. (Applausi dai Gruppi PD, FI-BP e Misto).

GALLONE (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GALLONE (FI-BP). Signor Presidente, anche noi non possiamo sottrarci a questa stigmatizzazione, perché quello in esame è un provvedimento fondamentale, che le donne e tutto il Paese, che si vuole dire civile, aspettano da tempo. Di fronte a proposte sensate e di buon senso, che andrebbero a migliorare un provvedimento che una volta tanto potrebbe uscire non dico perfetto, ma sicuramente migliore, dispiace non vedere mai il rappresentante del Governo alzarsi un momento per motivare le ragioni del parere favorevole o contrario, invece di limitarsi a dire, semplicemente, che il provvedimento va chiuso. (Applausi dai Gruppi FI-BP, PD e Misto).

Altrimenti continueremo a licenziare titoli e slogan e non licenzieremo mai un provvedimento vero e buono, anche se sicuramente oggi il testo verrà votato all'unanimità, perché non potremo sottrarci ovviamente dal votarlo. Sarebbe però potuto essere veramente un grande provvedimento di civiltà del Parlamento tutto unito. Quindi chiediamo almeno ogni tanto una considerazione. Sembra quasi che portare i provvedimenti in Parlamento sia una questione quasi di mera forma e non invece di sostanza. Ricordiamo che il Parlamento è la rappresentanza dei cittadini ed è la parte più forte dello Stato di diritto, ma continuiamo a volerlo umiliare. Quindi, per cortesia, ogni tanto, anche solo per rispetto nei nostri confronti, alzatevi e motivate le vostre scelte. (Applausi dai Gruppi FI-BP, PD e Misto).

NUGNES (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NUGNES (Misto). Signor Presidente, voglio sostenere la posizione della collega, perché sistematicamente si sta negando il bicameralismo. Ciò avviene con i decreti-legge, che hanno o almeno dovrebbero avere un motivo di urgenza insito nella loro definizione, ma avviene anche con i disegni legge. Negare ad una Camera in seconda lettura di poter intervenire, discutere e migliorare il testo è negare il bicameralismo, che è stato riconfermato dagli italiani nel dicembre 2016. Trovo questo atteggiamento grave e lo voglio denunciare. (Applausi dai Gruppi Misto, FI-BP e PD).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 14.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.0.1, presentato dai senatori Bini e Cucca.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Colleghi, è arrivata alla Presidenza notizia che la convocazione delle Commissioni bicamerali è stata rinviata alle ore 14,30. Mancherebbero poche votazioni per concludere l'esame degli articoli, ma vedo già che i Capigruppo non intendono proseguire i lavori oltre l'orario stabilito in precedenza.

Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 15,45.

(La seduta, sospesa alle ore 13,45, è ripresa alle ore 15,47).

Presidenza del vice presidente TAVERNA

La seduta è ripresa.

Passiamo all'esame dell'articolo 15, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.1, presentato dal senatore Balboni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.2, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.3, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 15.4, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.4, presentato dalla senatrice Fedeli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.6, presentato dalla senatrice Fedeli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.5, presentato dalla senatrice Fedeli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.7.

MALAN (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-BP). Signor Presidente, ho visto che gli appelli fatti prima della pausa non hanno sortito alcun effetto (hanno parlato le senatrici Valente e Gallone). C'era chi parlava - non mi ricordo più chi fosse - di aprire il Parlamento come una scatola di sardine. Ecco, bisognerebbe cioè dare trasparenza; è anche bello. Trasparenza vuol dire che le decisioni che si prendono devono essere spiegate e non devono essere solo ordinate. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Poco fa la maggioranza ha rischiato addirittura di far mancare il numero legale, perché nessuno osava prendere la parola, come si sarebbe fatto normalmente, per intervenire due minuti; si dovrebbe pur saper dire qualcosa su un provvedimento che si sostiene. Invece qui c'è l'abitudine di non dire niente. Questo non è uno sgarbo verso di noi dell'opposizione; noi conosciamo le nostre ragioni e le illustriamo. È uno sgarbo innanzitutto verso gli elettori della maggioranza e poi verso gli italiani in generale. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Non ne faccio una colpa particolare ai relatori di oggi, perché è un'abitudine stabile con questa maggioranza che non da mai - dico mai - una spiegazione sul perché dice "no" oppure "sì". Questo è un votificio, che si vuole mortificare per poi attaccarlo con le armi di riforme istituzionali sciagurate, facendo passare delle leggi senza alcuna spiegazione. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD).

Oggi senza alcuna spiegazione siete obbligati, anzi vi fate obbligare, perché siete liberi (la Costituzione dice che siete liberi, la legge naturale dice che siete liberi), ad approvare un provvedimento con una serie di errori materiali (li ha sottolineati, tra gli altri, il senatore Caliendo). Ma, siccome probabilmente c'è il mandato di avere questa cosa da sventolare questa settimana, così si copre qualche altra cosa, allora bisogna arrivare assolutamente a confermare gli errori che sono stati fatti in precedenza, con il risultato che, nonostante la legge abbia un fine nobilissimo, che noi condividiamo (quello di difendere le donne che sono oggetto di violenza), si approvano delle norme parzialmente inefficaci, che metteranno in grande imbarazzo, ostacolando il giusto corso della giustizia, per il nobile fine di avere il titolino sul giornale oggi, anziché magari a settembre o ad agosto. Beh, questo non è il Parlamento che vogliamo e non credo che gli italiani vogliano veramente un Parlamento così. È chiaro però che, fintanto che c'è la dominanza mediatica, fintanto che il tweet sovrasta il buon senso, fintanto che la legge fatta in fretta sovrasta la legge fatta bene, andrete avanti così. Tanti auguri. Il problema è che le conseguenze non le pagate voi (le pagherete anche voi), ma le paga il popolo italiano e in questo caso le pagano le donne che sono vittime di violenza. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.7, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 15.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 16.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 16.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.0.1, presentato dal senatore Balboni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 16.0.2, presentato dal senatore Balboni, fino alle parole «dell'articolo 97».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 16.0.5 e 16.0.3.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.0.100, presentato dalla senatrice Valente e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.0.4, presentato dal senatore Balboni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 17, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dalla relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 17.1 (testo 2), su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.1 (testo 2), presentato dal senatore Grasso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.2, presentato dalla senatrice Cirinnà e da altri senatori, identico all'emendamento 17.100, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.3, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 17.4, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.4, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 17.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 18, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dalla relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 18.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione.

CALIENDO (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-BP). Signor Presidente, innanzitutto ringrazio il Ministro della giustizia per essere pervenuto in Aula. Noi abbiamo votato una serie di emendamenti, sperando che durante la discussione ci sarebbe stato un minimo di rinsavimento.

L'emendamento 18.1 tiene conto del fatto che non si può combattere il sistema di violenza domestica o di genere se non si opera sulla prevenzione. Ricordando quanto lei, signor Ministro, ha detto più volte - ossia che la prevenzione vale molto di più quando si riesce a farla bene - la pregherei di leggere l'emendamento in esame, che disciplina come fare la prevenzione con riferimento ai responsabili dei reati in oggetto.

Per tale ragione, mi auguro che voglia dare un'indicazione quanto meno di impegno del Governo per il futuro.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 18.1, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 18.2, identico all'emendamento 18.100, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 18.2, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori, identico all'emendamento 18.100, presentato dal senatore Grasso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 18.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 19, sul quale è stato presentato un emendamento, che si intende illustrato, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dalla relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 19.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.1, presentato dal senatore Balboni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 19.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 20.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 21, sul quale è stato presentato un emendamento, che si intende illustrato, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento in esame.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il parere è conforme a quello espresso dalla relatrice.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.1, presentato dal senatore Cucca e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 21.

MODENA (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MODENA (FI-BP). Signor Presidente, colleghi, credo che questo articolo sia l'esplicazione dei limiti del provvedimento che noi ovviamente abbiamo votato - o meglio, fino ad ora abbiamo ne votato gli articoli - e che è stato votato anche alla Camera.

L'articolo 21 contiene la clausola di invarianza finanziaria che, con la bocciatura di tutti gli emendamenti presentati fino adesso relativi a risorse, pone, di fatto, un macigno sulla possibilità di applicazione della normativa. Colleghi, vorrei farvi presente - ve l'hanno già ricordato i senatori Malan e Caliendo e tutti coloro che sono intervenuti - che questo provvedimento ha bisogno di gambe, nel senso che gli uffici dei pubblici ministeri hanno bisogno naturalmente di strutture per poter realizzare una sorta di centro di ascolto in tre giorni, così come è stato concepito. Vorrei anche ricordare che una normativa di tal genere avrebbe bisogno anche di tutto il supporto dato dai cosiddetti braccialetti elettronici, anch'essi introdotti con il decreto sicurezza, ma che non hanno poi avuto il supporto economico e finanziario. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Questo è l'ultimo appello che rivolgiamo, perché teniamo al provvedimento in esame, per il quale si sono battuti tutti i nostri parlamentari. Vorremmo, però, che fosse non solo ed esclusivamente sulla carta, ma fondato da un punto di vista economico e finanziario, e quindi in termini di risorse e possibilità. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

VALENTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALENTE (PD). Io, che sono spesso d'accordo col senatore Caliendo, non saluto con favore l'arrivo del ministro Bonafede, che anzi stigmatizzo in quanto tardivo, visto che probabilmente gli consentirà di fare qualche lancio di agenzia entro oggi e di avere qualche titolo sui giornali domani. Avremmo, invece, gradito che lei avesse ascoltato tutta la discussione svolta, che è stata di merito e peraltro approfondita - come abbiamo già provato a dire prima - senza che si sia levata una sola voce per argomentare nel merito né da parte dei parlamentari della maggioranza, né da parte del Governo. Avremmo quindi gradito la sua presenza, caro Ministro. Immaginiamo che il ritardo che ha accumulato per venire qui, sicuramente dovuto a impegni più importanti a cui doveva assolvere, contrasterà con la tempestività con cui invece dichiarerà che, grazie al suo intervento, noi abbiamo messo in sicurezza le vittime. (Applausi dal Gruppo PD). Immagino che lei sarà pronto a fare questa dichiarazione, mentre non è stato pronto a venire in quest'Aula a discutere con noi, anche per dirci che avevamo avanzato una serie di proposte assolutamente insostenibili. Come forse lei saprà, il suo Sottosegretario, che è stato sempre presente ai lavori della Commissione - e di questo lo ringrazio - non ha mai proferito parola nel merito, e gliel'ho detto in Commissione e glielo ripeto in questa sede. Almeno speravamo nella sua presenza. Pensavamo che il ministro Bonafede sarebbe venuto in Aula per argomentare le ragioni per le quali tutti i nostri emendamenti hanno meritato la bocciatura, e invece non ha dato una sola motivazione.

Lei continua giustamente a guardarmi in religioso silenzio, Ministro. Io mi aspetterei almeno che sull'articolo 21 lei o il ministro Bongiorno ci diceste come saranno possibili i titoli che leggeremo domani sui giornali; vi chiedo, poi, se avrete il coraggio di andare dalle Forze dell'ordine e da tutti gli uffici giudiziari a dire che tutto quello che avete chiesto loro di fare dovranno sostenerlo a costo zero, a invarianza finanziaria, giustamente, per le casse dello Stato. Quindi, ai magistrati - immagino che lei per istituzione dovrebbe in qualche modo difenderne la dignità - lei impone una mole di lavoro significativa, importante.

I nostri pubblici ministeri saranno giustamente costretti. Non so se sa che il CSM ha espresso un parere molto articolato in cui dice di prestare attenzione, poiché la previsione dei famosi tre giorni mette in discussione la possibilità da parte del pubblico ministero di ascoltare le vittime, e di farlo fare a un personale specializzato. Molti pubblici ministeri, infatti, saranno costretti a delegare perché non ce la faranno, a meno che lei non abbia, con l'articolo 21, dotato di così tante risorse gli uffici giudiziari da poter assumere nuovo e più personale. Al contrario, lei conosce la situazione, perché è da lei che dagli uffici giudiziari vengono tutti i giorni a dire quali sono le condizioni in cui versano. Lei sa quali sono le condizioni di difficoltà in cui versano, ma a quegli stessi uffici giudiziari in questo momento chiede miracoli, e chiede di farlo semplicemente per poter ancora una volta fare un annuncio propagandistico sulla pelle - in questo caso, caro Ministro - di donne che hanno già subito una violenza atroce, che hanno visto rovinata la loro vita.

Signor Presidente, è complicato. Lei dovrebbe probabilmente richiamare il Ministro: mi sembra distratto. Capisco che è una sua prerogativa (non mi permetto), ma lo stigmatizzerei. Provo a chiedere la sua intercessione affinché il Governo sia attento. Visto che non abbiamo la possibilità di interloquire con i parlamentari, non abbiamo possibilità di dialogare e di essere ascoltati neanche dal Governo, ci ponete quasi in una sorta di crisi d'identità.

PRESIDENTE.Senatrice, il Ministro era attento. Semplicemente si stava discutendo di una questione procedurale per evitare che si possano creare difficoltà.

Prego, concluda.

VALENTE (PD). Vorrei dire allora che l'articolo 21, probabilmente - almeno per onestà intellettuale - non doveva stare in appendice al provvedimento, ma a monte, come apertura.

Vogliamo fare tante belle cose, ma lo dichiariamo: le dobbiamo fare a costo zero. Sono tanti i buoni intenti che vorremmo che il Paese apprezzasse, ma tali resteranno, perché è oggettivamente impossibile. Penso ai due pilastri del provvedimento: da un lato, l'obbligo dei tre giorni perché il pubblico ministero assuma sommarie informazioni da parte della persona offesa; dall'altro, la possibilità per le Forze dell'ordine di avere corsi di formazione adeguati che consentano loro di maturare una formazione che gli permetta di ascoltare le vittime. Ebbene, chiedo a tutti quanti voi come sia possibile pensare di fare tutto questo - e molto altro, visto che è un provvedimento che pure voi dite essere importante - semplicemente a costo zero. Questo è l'articolo che svela un gioco che non avremmo voluto vedere: un gioco giocato - scusate il gioco di parole - ancora una volta sulla pelle delle donne.

Abbiamo lasciato cadere su tanti temi la propaganda di questo Governo, ma -credetemi - vederla giocata sulla pelle delle donne vittime di violenza è un qualcosa che veramente lascia una ferita aperta, dentro questo ramo del Parlamento e nel Paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il ministro della giustizia, onorevole Bonafede. Ne ha facoltà.

BONAFEDE, ministro della giustizia. Signor Presidente, sull'argomento in oggetto non posso che dire che l'invarianza finanziaria dei provvedimenti normativi viene valutata a livello non soltanto politico, ma anche tecnico. In questo caso ha avuto tutte le valutazioni che dovevano esserci.

Colgo l'occasione per fare chiarezza in modo sincero, e davvero senza alcuno spirito polemico né di propaganda - come è stato detto - ma semplicemente perché è un provvedimento a cui so che teniamo tutti.

Voglio che tutte le forze di opposizione sappiano che sui vari spunti di riflessione, di miglioramento ulteriore della disciplina in materia di tutela delle donne la maggioranza si impegnerà a cercare un confronto anche successivamente. D'altronde, anche da parte delle forze di maggioranza sono state avanzate proposte di legge che tendono ad approfondire e ampliare il raggio di alcuni temi trattati nel provvedimento in esame.

È evidente che la maggioranza ha fatto una scelta, che è stata quella di cercare una accelerazione nella seconda lettura del provvedimento, considerando prevalente l'esigenza di procedere con tempi urgenti su una materia che, dal punto di vista politico, condivisibile o no, richiede tempi urgenti.

Io condivido con voi questa mia opinione, che è assolutamente personale, e rispetto, come è normale e ovvio che sia, tutti i voti di tutte le forze di maggioranza e di opposizione. (Commenti della senatrice Malpezzi).

Io credo che oggi sarebbe bello che su un provvedimento del genere ci fosse un voto favorevole di tutto il Parlamento. Chiaramente, ripeto che ciò deve avvenire nel rispetto totale dell'autonomia del Parlamento e delle decisioni che le singole forze politiche vorranno prendere. Mi faceva, però, piacere condividere con voi questo mio auspicio, che rimane tale. (Commenti della senatrice Valente).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 21.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione finale.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signora Ministra e signor Ministro, proprio ieri abbiamo sentito la nuova presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, spendere parole importanti sul tema, ribandendo come la violenza contro le donne dovrà essere inclusa nella lista di reati per i quali è previsto il mandato d'arresto europeo, il fatto che l'Unione Europea dovrà aderire alla Convenzione di Istanbul e che la nuova Commissione dovrà essere composta rispettando la parità di genere.

Ciò dimostra una volta in più l'importanza di avere donne in posizioni di comando che non si dimenticano di altre donne. Da questo punto di vista, apprezzo molto anche l'impegno della ministra Buongiorno sui temi in esame che si esprime anche attraverso questo provvedimento.

Mi piace anche la scelta del nome codice rosso, che dà l'idea dell'urgenza, della corsia preferenziale che deve essere riconosciuta alla violenza contro le donne. A differenza di tanti altri, sono a favore di uno dei punti chiave del provvedimento: l'idea che la donna che ha fatto denuncia debba essere sentita dal pubblico ministero entro tre giorni.

Secondo la mia esperienza personale, la più grande delusione per una donna che ha denunciato è nel vedere che dopo non reagisce nessuno. Talvolta accade pure che il pubblico ministero chiede l'archiviazione, senza aver mai parlato con la persona che ha denunciato. Se, invece, il pubblico ministero è obbligato a sentirla entro tre giorni, potrà farsi velocemente un quadro della situazione, valutare la pericolosità della situazione e stabilire se servono misure di protezione.

Se proprio si deve avanzare una critica, è quella che si tratta solo di un termine perentorio, senza sanzione, che temo non sarà rispettato da tutte le procure. E poi si doveva dare una corsia preferenziale anche ai processi che spesso durano anni. E sappiamo che la strategia più usata dalla difesa è attaccare la credibilità della persona offesa e dei testi dell'accusa. Più tempo passa dall'accaduto e dai primi interrogatori, più probabile sono testimonianze che contengano inesattezze e contraddizioni. Pertanto, il processo per la vittima si tramuta in un calvario di ulteriori sofferenze.

Finalmente si introduce anche il dovere per la procura di informare la parte offesa dello sviluppo della vicenda processuale, di un'eventuale modifica delle misure di protezione o addirittura della scarcerazione dell'indagato.

Condivido che la violazione di una misura di protezione diventi una fattispecie di reato a se stante e avrei salutato anche un automatismo, nel senso che la violazione di una misura di protezione comporta automaticamente l'applicazione di una misura più restrittiva. Positiva è anche la sospensione della pena per il condannato condizionata a un percorso di carattere psicologico.

Anche la formazione delle Forze dell'ordine è una vecchia istanza delle persone che si occupano di tali problematiche. Troppe volte ho sentito dire che le donne che volevano denunciare una violenza sono state rimandate a casa perché non era il caso di denunciare il padre dei propri figli. Allora ben venga finalmente una formazione specifica per gli operatori di questo campo, anche se sarebbe stato meglio coinvolgere attivamente i centri antiviolenza.

Un punto molto critico in questo senso è la clausola di invarianza finanziaria. Come faranno le Forze dell'ordine e il sistema giudiziario ad applicare la legge senza nuovo personale e strumenti di lavoro?

Un altro aspetto che è fonte di rammarico è l'atteggiamento della maggioranza. Si tratta di un provvedimento che poteva avere un consenso trasversale e a cui l'opposizione poteva portare un contributo importante. Purtroppo, però, anche nel caso di una legge che tutti in principio condividiamo, dalla maggioranza si è alzato un muro. Parlo anche di correzioni tecniche, come il mancato inserimento dei riferimenti alla nuova fattispecie del revenge porn, laddove si fa l'elenco dei reati di violenza contro le donne.

Per accelerare i tempi si è anche rinunciato alla completezza di un provvedimento che poteva diventare una vera e propria legge quadro sul tema. In particolare, mi riferisco all'emendamento con cui si chiedeva di contrastare l'istigazione alla violenza e alla discriminazione contro le donne, con una nuova fattispecie di reato.

Va bene l'ordine del giorno, ma una società sempre più veloce, con trasformazioni sempre più rapide, richiede risposte legislative altrettanto veloci. Purtroppo la cultura maschilista e misogina ha trovato nella Rete un'enorme cassa di risonanza, in un clima di vera e propria impunità: Carola Rackete, Giorgia Meloni, la gip di Agrigento e Emma Marrone sono solo le ultime in ordine di tempo a essere assurte agli onori della cronaca per le ingiurie e le offese subite. Lo ha scritto bene Natalia Aspesi: sulla Rete, quando si ingiuria un uomo pubblico, lo si chiama con epiteti neutri e indipendenti dal suo sesso. Una donna, invece, viene attaccata in quanto donna, come se la sua presenza nella vita sociale fosse un stravolgimento rispetto al naturale ordine delle cose e, quindi, meritevole delle peggiori nefandezze, dallo stupro di gruppo alla morte violenta.

La violenza fisica e il femminicidio sono solo l'ultimo stadio della violenza verbale quotidiana. In più manca la lotta alla violenza economica che subiscono le tante casalinghe che dal diritto in costanza di matrimonio non ricevono alcuna tutela.

Allora, il limite del provvedimento è che non ha cercato di dare un segnale forte di condanna anche di questo fenomeno. Nonostante i punti critici, esso, però, è importante per reagire alle violenze, ma ovviamente ci vogliono altri interventi in un'ottica di prevenzione. La violenza contro le donne è sempre espressione della diseguaglianza tra i generi. Occorre accrescere il numero di donne che ricoprono funzioni di guida o di comando; favorire l'accesso delle donne al lavoro; contrastare le disparità di salario; introdurre strumenti di conciliazione vita-lavoro anche per gli uomini, i quali vogliono e devono essere maggiormente coinvolti nei compiti di gestione della vita familiare.

Occorre anche lavorare sulla lingua, perché questa crea il sentire comune. Se non si usa il corrispettivo femminile degli incarichi più prestigiosi, si sta dicendo che quegli incarichi sono solo ad appannaggio degli uomini. E mi viene da ridere, collega Pillon, quando dice che questo fenomeno non c'entra con la relazione tra uomini e donne. I maltrattamenti in famiglia, i femminicidi, i matrimoni forzati hanno ovviamente una forte componente di genere. Questo non vuol dire incolpare tutti gli uomini, figuriamoci; ho davvero apprezzato tanti interventi di colleghi maschi, fatti con competenza e sensibilità sul tema.

Il mio augurio è che allora questo Parlamento possa continuare sulla strada tracciata con questo provvedimento; che sia un inizio e non una fine.

Annuncio pertanto il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD).

Saluto ad una delegazione di amministratori locali

PRESIDENTE. Approfitto per salutare in tribuna la giunta comunale del Comune di Predoi, a cui do il benvenuto. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
1200, 174, 229 , 295 , 335 , 548 e 662 (ore 16,21)

GRASSO (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, ancora una volta la maggioranza è rimasta sorda alle richieste, in alcuni casi alle semplici correzioni, suggerite dalle opposizioni, per una volta unite nonostante le diversità politiche, allo scopo di rendere il testo in esame più efficace, più completo.

Un importante passo in avanti su un tema doloroso e delicato come le violenze di genere è stato trasformato nell'ennesima occasione sprecata. Peccato.

Peccato, perché il tema della violenza sulle donne attraversa quotidianamente le cronache del nostro Paese e non può essere relegato alla sola dimensione del dolore privato di chi subisce una violenza. Esso infatti è intimamente legato all'idea di società che abbiamo in mente per il presente e soprattutto per il futuro. La violenza nei rapporti di coppia in famiglia - dinamiche che nulla hanno a che fare con l'amore - non può essere combattuta se non attraverso un'azione collettiva di carattere culturale, prima ancora che sul piano della prevenzione, della repressione, della legislazione.

Bisogna spazzare il campo da qualunque sottovalutazione. È decisivo fare chiarezza sulle parole. Ogni comportamento che intende annientare la donna nella sua identità e libertà, non solo nella sua intimità fisica ma anche nella sua dimensione psicologica, sociale e lavorativa, è una violenza di genere. Le cose vanno chiamate con il loro nome: è il primo fondamentale passo sul quale costruire un percorso di civiltà. (Brusio).

Signor Presidente, se lei ritiene che io possa continuare in questo modo, io continuo.

PRESIDENTE.Presidente Grasso, ho richiamato all'attenzione l'Assemblea. Sono rimasti pochissimi senatori e, se quelli rimasti prestassero più attenzione a chi sta parlando, sarebbe cosa quanto meno educata.

GRASSO (Misto-LeU). Ma io non richiedo l'attenzione, bensì il silenzio.

Se l'intero Paese e soprattutto gli uomini sono chiamati a un impegno straordinario sul piano culturale, non è da sottovalutare l'apporto che il Parlamento avrebbe potuto dare migliorando la normativa sulla violenza di genere.

Il provvedimento che ci apprestiamo a licenziare ha una genesi che affonda le sue radici nella Convenzione di Istanbul, che predispose un quadro giuridico completo di protezione contro le violenze domestiche e di genere. Era necessario però approfondire la normativa vigente; rafforzarne alcuni profili; armonizzare le previsioni del codice penale e di procedura penale perché chi è vittima di reati gravissimi sia veramente tutelata.

Senza dubbio questo testo migliora l'attuale quadro normativo, pur con lacune frutto - consentitemi di dirlo - di sciatteria, supponenza e fretta, tali da costringere il Parlamento presto - come ha dichiarato lo stesso Ministro della giustizia qui presente - a dover rimettere mano alle norme, cosa che con una maggioranza responsabile e lungimirante si sarebbe facilmente potuta evitare.

Voglio brevemente richiamare alcuni elementi che reputo importantissimi. In primo luogo, viene accelerata la tempistica delle indagini, in particolar modo prevedendo che la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, riferisca tempestivamente al pubblico ministero anche in forma orale; e che il pubblico ministero, fatte salve particolari circostanze, assuma informazioni dalla persona offesa entro tre giorni dalla notizia di reato. È una novità importante, ma non si capisce perché non estesa anche a reati odiosi come i matrimoni forzati e le mutilazioni genitali femminili; violenze che la maggioranza evidentemente sottovaluta in sede legislativa per poi darne ampio risalto via Twitter come arma di propaganda.

C'è poi l'introduzione di nuove fattispecie di reato. Viene previsto il reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare; il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, una misura che era stata auspicata nella relazione conclusiva della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, e che negli ultimi giorni è tornata prepotentemente alla nostra attenzione con l'omicidio di Savona. È prevista la partecipazione, a spese del condannato, a specifici corsi di recupero per ottenere la sospensione condizionale della pena. Non è, però, questo un modo per creare una giustizia di classe tra chi può pagare i corsi di recupero e chi non può? Quali requisiti devono avere poi le associazioni che fanno i corsi di recupero, dato che non esistono alcun tipo di regolamentazione e nessun albo? I corsi di recupero sarebbero necessari, ma forse come carattere di completamento nella rieducazione a seguito dell'espiazione della pena. Non c'è, però, nulla di tutto ciò nella legge. Soprattutto, possiamo essere certi che basti tutto ciò a mettere in sicurezza le vittime? Sono domande a cui non viene data alcuna risposta e questo influenza, purtroppo negativamente, la valutazione complessiva del disegno di legge.

Vengono finalmente introdotti i nuovi delitti di costrizione o induzione al matrimonio (il cosiddetto matrimonio forzato) e di revenge porn. Questo è certamente un fatto positivo. Ma, signor Ministro, lo sa che non ricevono adeguata collocazione in tutte le norme che, sotto il profilo procedurale, agevolano la repressione e la prevenzione delle violenze domestiche di genere?

Non posso negare l'amarezza per l'atteggiamento incomprensibile che hanno avuto maggioranza e Governo nel dibattito sia in Commissione che in Assemblea durante la fase emendativa. Ci sono temi sui quali la battaglia politica deve cedere il passo a una collaborazione totale, ammainando una volta per tutte le bandiere di partito. La violenza di genere è uno di questi.

Noi di Liberi e Uguali come altre volte - penso, in primo luogo, al voto di scambio, allo spazza corrotti, alla circonvenzione degli anziani - eravamo pronti a farlo, pronti a collaborare per arrivare a un risultato condiviso. Abbiamo chiesto sin dall'inizio, visto che dal punto di vista dei principi siamo tutti d'accordo, che si lavorasse insieme, senza rivendicazioni di natura politica. Purtroppo, i nostri colleghi della maggioranza avevano, ancora una volta, l'unica consegna di andare avanti senza concessioni alle opposizioni, ove per concessioni intendiamo tutte le nostre osservazioni tecniche che avrebbero consentito di licenziare un testo più completo e applicabile in maniera più coerente.

Capisco le necessità imperanti per voi della propaganda, ma trovo comunque incredibile che siete stati sordi a qualunque nostra sollecitazione in Commissione, così come in Aula. Potevamo consegnare al Paese una serie di norme che, in sede applicativa, avrebbero funzionato meglio. Peccato. È solo scrivendo, infatti, buone leggi che si possono ottenere risultati concreti. Ci sono stati addirittura proposte di modifica sottoscritte da tutte le opposizioni. Ebbene, è stato tutto inutile. Ancora una volta avete scelto di forzare la mano, di procedere a qualsiasi costo, senza cercare alcuna forma di collaborazione tra le forze parlamentari. Si tratta di una collaborazione preziosa come non mai su questi temi.

Devo purtroppo constatare che autorevoli figure di questo Governo - penso al ministro Bongiorno, impegnata da sempre nel contrasto alla violenza di genere, così come al ministro Bonafede, che è presente e si è sempre mostrato sensibile ai diritti delle vittime - non hanno voluto farsi sentire, alzare la voce, indicare ai parlamentari della maggioranza la strada per fare meglio. Ancora una volta, abbiamo chiesto inutilmente ai senatori di Lega e MoVimento 5 Stelle un atteggiamento diverso che valorizzasse il ruolo del Parlamento, che è diventato mero esecutore dei desiderata del Governo.

Per tutti questi motivi - e mi avvio alla conclusione - per non aver voluto introdurre il reato, condiviso da tutte le forze di opposizione, di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere e, inoltre, per non aver previsto alcun tipo di finanziamento per gli strumenti che intendete mettere in campo, pur condividendo i principi ispiratori del disegno di legge, annuncio con sincero dispiacere che una legge che avrebbe dovuto essere approvata all'unanimità - come auspicavate, ma senza aver prima fornito alcun elemento per poter arrivare a questo risultato - per colpa della maggioranza vedrà purtroppo la nostra astensione. (Applausi dal Gruppo Misto).

BALBONI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BALBONI (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore del disegno di legge in discussione, perché ne condivide le finalità e, in gran parte, i contenuti. Non è ciò che avremmo voluto in ogni suo articolo, ma è certamente un passo in avanti. Non è un salto di qualità - come ha spiegato molto bene in discussione generale la collega senatrice Rauti - ma è comunque un passo in avanti.

In particolare, riteniamo giusta l'introduzione dell'articolo 558-bis del codice penale, che punisce con la reclusione fino a cinque anni chiunque, con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre matrimonio; tale pena può arrivare a sette anni se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni quattordici. Secondo noi è particolarmente importante l'ultimo comma dell'articolo citato, che punisce anche il fatto commesso all'estero da un italiano o da uno straniero residente in Italia o da chiunque, se in danno di un italiano o di uno straniero residente in Italia. Mai più spose bambine: questo è un risultato molto importante!

Altrettanto giusta è l'introduzione dell'articolo 612-ter, che punisce con la reclusione fino a sei anni, oltre a una multa da 5.000 a 15.000 euro, la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, anche se in questo caso non si comprende per quale ragione Governo e maggioranza non abbiano accolto la proposta della senatrice Unterberger di estendere la stessa punizione alla diffusione di audio avente lo stesso contenuto. Allo stesso modo non si comprende perché sia stato respinto l'emendamento del senatore Caliendo, che prevedeva di inserire tra le aggravanti di cui al quarto comma la commissione del fatto in danno di un minore: non sarebbe costato nulla e certamente avremmo avuto una norma più efficace.

Inoltre, il Gruppo Fratelli d'Italia condivide anche la modifica introdotta al codice di procedura penale per imporre che il pubblico ministero - questo è il cuore del provvedimento - senta la vittima di violenza domestica e di genere entro il termine di tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato. Anche in questo caso, però, non si capisce perché siano stati respinti gli emendamenti delle minoranze, che proponevano l'estensione di tale norma anche ai nuovi reati di cui agli articoli 558-bis e 612-ter del codice penale, introdotti con il disegno di legge in esame. Inoltre non si capisce perché non sia stata prevista alcuna conseguenza o sanzione in caso di inosservanza del termine di tre giorni da parte del pubblico ministero. Il rischio è quindi che la giurisprudenza interpreti questo termine come meramente ordinatorio e che le procure non lo prendano sul serio o nella dovuta considerazione, vista anche, signor Ministro, la mancata implementazione delle risorse umane e organizzative necessarie alla sua attuazione, come ha giustamente rilevato la senatrice Rauti nel suo intervento di stamane in discussione generale.

È condivisibile anche la modifica dell'articolo 165 del codice penale che, per alcuni gravi reati di violenza di genere, subordina la sospensione condizionale della pena alla partecipazione del reo a specifici percorsi di recupero. Sarebbe però stato auspicabile che gli enti o le associazioni in cui svolgere questo percorso fossero iscritti in apposito albo, ma anche il relativo emendamento è stato respinto.

Giusta anche l'introduzione dell'articolo 583-quinquies del codice penale, che punisce con la reclusione da otto a quattordici anni la deformazione o lo sfregio permanente del viso, perché è un attacco diretto alla identità della persona: è una pena esemplare e noi auspichiamo che venga applicata più verso il massimo che verso il minimo.

Giusto anche prevedere che la scarcerazione del condannato debba essere immediatamente comunicata alla persona offesa e al suo difensore, oltre a quanto già previsto dal vigente articolo 90-ter del codice di procedura penale per i casi di violenza alla persona. Ma anche in questo caso non si capisce, signor Ministro, perché escludere i nuovi articoli 558-bis e 612-ter del codice penale; soprattutto, Fratelli d'Italia è particolarmente rammaricata che sia stato respinto il proprio emendamento 15.1, che chiedeva di comunicare, oltre la scarcerazione, anche i permessi concessi durante l'esecuzione della pena. Se il reo intende reiterare il reato o, peggio, vendicarsi della propria vittima, può purtroppo farlo non solo nel caso di scarcerazione, ma anche nel corso di un banale permesso, uno dei tanti, troppi permessi generosamente concessi dal nostro ultra permissivo ordinamento penitenziario.

Potrei continuare a lungo, ma al Ministro non interessa, interessa più la chat. Presidente, il Ministro consulta la chat: questo è il rispetto che ha del Parlamento. Potrei continuare a lungo, ad esempio richiamando l'articolo 604-quater del codice penale proposto da tutte le minoranze, di destra e di sinistra, volto a istituire il reato di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere. Ci siamo dovuti accontentare di un ordine del giorno. Ma mi fermo per non abusare del tempo concessomi.

Ribadisco quindi il voto favorevole del mio Gruppo, pur nel rammarico che Governo e maggioranza non abbiano voluto accogliere nemmeno uno dei tanti buoni suggerimenti che le minoranze hanno proposto; tutte le minoranze, anche il PD. Criticare il comportamento di un parlamentare non significa attaccare un partito; se quel partito vuole fare proprio il comportamento di quel parlamentare è un problema del partito, non certamente di chi stigmatizza quel comportamento.

Noi avremmo voluto che molti di questi emendamenti fossero accolti, perché questo avrebbe consentito quel salto di qualità che con questo provvedimento si sarebbe potuto davvero fare; ma così non è stato. Accontentiamoci di quanto si è potuto fare. Ci rammarichiamo soprattutto che non siano stati accolti quegli emendamenti che miravano ad aumentare le tutele e i diritti delle vittime, una maggior tutela e una maggiore difesa delle vittime, che sarebbe stato possibile inserire in questa norma. Tornare alla Camera per approvare definitivamente il disegno di legge in esame tra quindici giorni, con questi pochi interventi tecnici, ma anche giuridicamente fondati proposti dalle minoranze, non avrebbe comportato nessuna conseguenza negativa, ma anzi avrebbe arricchito la legge.

Pertanto, pur nel rammarico che questo non sia stato fatto e che siano state negate le risorse necessarie a fare di una buona legge sulla carta anche una buona legge nella sua pratica applicazione, noi annunciamo il voto favorevole. (Applausi dal Gruppo FdI).

CUCCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CUCCA (PD). Signor Presidente, signori del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori, ci risiamo. Ancora una volta siamo costretti a dire in quest'Aula: «ci risiamo». Ancora una volta un provvedimento di estrema importanza, che avrebbe dovuto e potuto dare una risposta seria e condivisa da tutti alla diffusa richiesta di uguaglianza e di parità tra i generi, sancita dalla Costituzione, e che avrebbe potuto rispondere alla richiesta di sicurezza delle persone interessate alla parità di genere, si risolve invece nell'ennesimo spot pubblicitario di questo Governo.

Vede, signor Ministro, lei oggi è arrivato in Aula - e la ringrazio per la sua presenza, è piacevole averla qui in Aula - con un fiocco rosso. Io spero che questo sia il simbolo della lotta all'AIDS (Applausi dal Gruppo PD), come era stato originariamente concepito quel fiocco rosso, e che non si tratti invece di un richiamo al codice rosso, perché, se così fosse, sarebbe un'offesa nei confronti di quelle donne che aspettavano questo provvedimento e che invece sono state mortificate ancora una volta. Questo provvedimento è un insulto a quest'Aula, è un insulto all'opposizione, è un insulto alla nostra Costituzione e, infine, è un insulto anche a voi stessi, perché state abdicando, colleghi della maggioranza, al ruolo che il suffragio popolare vi aveva assegnato e state abdicando al ruolo che la Costituzione vi ha assegnato.

Questo provvedimento segue una linea già tracciata e tristemente nota, come ho avuto modo di dire più volte sia in Aula che in Commissione. È l'ennesimo attacco al sistema democratico di questo Paese (rendiamocene conto). Questo Governo pretende di superare la separazione dei poteri, fingendo di portar rispetto ai principi cardine del nostro sistema democratico, ma di fatto accentrando progressivamente tutto nelle mani di pochi. Il Ministro della giustizia era venuto qui più volte a dirci che i suoi provvedimenti erano sempre il risultato di un confronto serio con tutti gli operatori della giustizia: avvocatura, magistratura, operatori del mondo giudiziario. Ebbene, qui ha smentito se stesso, perché è anche lui prigioniero di questo Governo, come sono prigionieri tutti i colleghi della maggioranza; oggi ha dimostrato che non ha ascoltato proprio niente di quanto detto nel corso delle audizioni. Questo conferma che c'è qualcuno che decide fuori dalle Aule quali devono essere l'iter e il significato di un provvedimento, per poi scodellarlo già pronto in Aula. È capitato mille volte; richiamiamo sempre la storia della legge di bilancio, perché è il caso più emblematico, ma di fatto, quando si arriva in quest'Aula, i provvedimenti sono già belli e pronti. Poi di fatto non producano alcun effetto e si risolvono - come dicevo - in uno spot pubblicitario.

Le audizioni svolte in Commissione hanno confermato tutte le criticità manifestate e ben descritte dai colleghi delle opposizioni che sono intervenuti. In sede di audizioni è stato chiesto che venissero apportate delle modifiche estremamente importanti, perché questo provvedimento possa dispiegare effetti positivi. Abbiamo proposto degli emendamenti, che raccoglievano le osservazioni di persone autorevolissime, che vivono nella quotidianità le problematiche inerenti a questo provvedimento: il Consiglio superiore della magistratura, l'avvocatura, i procuratori della Repubblica che si occupano espressamente di questi temi. Ebbene, non è stato fatto niente; tutti gli emendamenti sono stati respinti.

Abbiamo chiesto che i relatori e i rappresentanti del Governo dessero una spiegazione di questo imbarazzante silenzio; e invece ancora silenzio totale. Non una spiegazione è stata data alle numerose domande sui motivi per i quali si rifiutasse l'approvazione di emendamenti che di fatto avrebbero consentito a questo provvedimento di produrre effetti: silenzio tombale. Questo ovviamente la dice lunga sul rispetto che il Governo ha verso il Parlamento, ridotto a dover approvare acriticamente qualsiasi provvedimento imposto dal Governo stesso.

È anche palese - come dicevo - l'attacco sferrato alla magistratura, le cui istanze e i cui suggerimenti restano inascoltati, giungendo a minare la sua discrezionalità. L'ho ripetuto più volte, perché più volte è accaduto nel corso dell'approvazione di provvedimenti in Commissione giustizia. Si è giunti a minare l'indipendenza e la discrezionalità della magistratura stessa, anche in questo provvedimento. E allora, colleghi, svegliatevi una buona volta, riappropriatevi del ruolo che la Costituzione vi ha assegnato. È l'Esecutivo che deve rispondere al Parlamento, non il contrario; qui invece sistematicamente è il Parlamento che risponde agli ordini dell'Esecutivo. Non possiamo continuare ad andare avanti, in un sistema che si dice democratico, con questo stato di cose. Abbiamo lavorato in queste tristi condizioni, nelle quali la disponibilità manifestata dal Partito Democratico, anche in considerazione delle innegabili finalità meritorie di questo provvedimento, è stata ingiustificatamente mortificata e sistematicamente rifiutata. Tutte le proposte erano esclusivamente dirette a migliorare il provvedimento e, come ho detto, le critiche arrivavano dai protagonisti del mondo che si occupa di queste vicende. Ebbene, ancora una volta abbiamo perso l'occasione di dare una risposta seria e di ampio respiro all'esigenza urgente di contrasto alla violenza di genere, un fenomeno purtroppo diventato un'emergenza nel nostro Paese, promuovendo quindi una effettiva tutela della donna, troppo spesso affermata ma raramente davvero realizzata, questa volta per palese dichiarazione di questo Governo, che ha riconosciuto che il provvedimento in esame non dispiegherà effetti. Afferma però che si porrà rimedio dopo, ma quando? Perché approvare un provvedimento di cui si ha la consapevolezza che non dispiegherà effetti? Perché farlo in questo modo?

Non è stata data una risposta a queste domande. Ci è stato detto che era urgente; noi invece siamo assolutamente convinti che fosse necessario un evidente cambio di passo per dare impulso al nuovo corso da tutti auspicato verso un radicale cambio di mentalità, purtroppo ancora troppo diffusa. Era l'occasione per affrontare sinergicamente e con la massima condivisione il problema, non solo come una risposta all'emergenza e al bisogno di sicurezza, ma anche con un provvedimento che badasse all'educazione diffusa sulla parità di genere. Per fare questo c'è necessità di intervenire sulla formazione, lo abbiamo detto ed è riportato anche all'interno del provvedimento stesso; mi riferisco quindi a processi formativi di tutti i soggetti chiamati ad occuparsi del problema, partendo dagli insegnanti, dalla scuola, dalle Forze di polizia, dai magistrati e dagli psicologi, da tutti coloro che operano in questo mondo. Eppure si prevedono i corsi, ma non si stanziano risorse; anzi, si oppone un rifiuto: anche laddove i capitoli di spesa per far fronte all'esborso erano stati individuati, sono stati tutti sistematicamente rifiutati.

È quindi evidente che dietro questo atteggiamento si cela una posizione ideologica della maggioranza, che fa finta di perseguire la parità di genere, la sbandiera gran voce: ricordate gli annunci fatti all'indomani dell'approvazione in sede di Governo di questo provvedimento, che però poi di fatto non è in condizioni di dispiegare alcun effetto.

Non devo richiamare le criticità del provvedimento in esame, perché lo hanno fatto in maniera esaustiva e ottimamente tutti i colleghi che mi hanno preceduto nel corso della discussione generale; mi limito però a richiamare a titolo esemplificativo il contenuto dell'articolo 3, secondo cui entro tre giorni il pubblico ministero deve sentire la vittima di violenza. Ebbene, indistintamente tutti i soggetti auditi hanno detto che quel provvedimento è dannoso, addirittura può dispiegare effetti dannosi. Che ascolto è stato dato a queste parole? Il Ministro ci aveva detto che il Governo comunque dialoga quotidianamente con questi soggetti, eppure tutti hanno portato avanti quel ragionamento che è stato regolarmente mortificato, portandoci ad approvare acriticamente e senza una spiegazione un provvedimento pieno zeppo di criticità e nella consapevolezza che non dispiegherà alcun effetto. Ancora una volta lo stiamo approvando.

Nondimeno bisogna riconoscere che nel testo sono state recepite anche diverse proposte depositate dal Partito Democratico: mi riferisco alle misure sui matrimoni forzati, sul cosiddetto revenge porn, sulle lesioni permanenti. Abbiamo provato comunque a formulare delle proposte migliorative con un approccio caratterizzato prima di tutto dal dialogo e dal confronto per migliorare il testo, ma abbiamo urtato regolarmente contro un muro di gomma impenetrabile, che la dice lunga sulle effettive intenzioni di questo Governo.

Messo l'accento sulla clausola di invarianza finanziaria, che non stanzia un euro su un provvedimento che invece ha necessità di grosse risorse, non ci resta che affermare che il Partito Democratico, pur condividendo le finalità meritorie del testo e pur apprezzando alcune norme in esso contenute, è costretto ad esprimere un voto di astensione proprio nella consapevolezza che si tratta solo dell'ennesimo spot pubblicitario che non produrrà gli effetti auspicati perseguendo soltanto fini elettorali. Ma la gente, il popolo, le donne di questo Paese e tutti gli operatori del settore si aspettavano qualcosa di diverso da questo Governo. Sarete chiamati anche a rispondere dell'approvazione dell'ennesimo provvedimento che non serve assolutamente a niente, ma costituirà un ulteriore intralcio nel mondo giudiziario e di questo sicuramente i magistrati ci chiederanno e vi chiederanno conto. (Applausi dai Gruppi PD e Misto).

NISINI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NISINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, prima di intervenire in dichiarazione di voto, vorrei rifarmi ad alcune affermazioni, a mio parere di basso livello, rese dal senatore Malan nel suo ultimo intervento.

Voglio fare una comunicazione di servizio e dire che i senatori del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione sono senatori pensanti, con un cervello, che collaborano e lavorano sodo in quest'Assemblea e non sono dei burattini che eseguono unicamente comandi, per cui il senatore Malan può ricacciare in tasca queste dichiarazioni. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Del resto, oggi dovrebbe essere una giornata senza polemiche. Oggi infatti è una giornata storica. (Commenti dal Gruppo PD). Sì, è una giornata storica. Il codice rosso diventerà legge e auspico che quest'Assemblea si esprima all'unanimità nei confronti di un provvedimento decisivo per migliorare la sicurezza di noi donne.

Oggi quest'Assemblea ha il compito di raggiungere un traguardo importante, non solo per la politica, ma per tutte noi donne.

Vogliamo dedicare questo provvedimento a tutte quelle donne che oggi, purtroppo, non sono più tra noi, con l'obiettivo di evitare che da oggi le donne siano lasciate sole e in balia dei propri carnefici. Lo dobbiamo a Deborah, la trentanovenne di Savona che, nonostante le 19 denunce nei confronti dell'ex marito, non è stata ascoltata e, di fatto, è stata lasciata sola.

Col codice rosso si introduce l'obbligo da parte del pubblico ministero di ascoltare la denunciante nei tre giorni successivi: se ciò fosse avvenuto anche in passato, molto probabilmente Deborah, uccisa con quattro colpi di arma da fuoco, sarebbe ancora su quel palco a cantare alla vita. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Nella giornata di oggi le polemiche stanno a zero: non ci sono attenuanti, non ci sono alibi. Questo intervento deve essere una priorità assoluta per tutti noi. Bisogna garantire protezione e assistenza fin da subito: la violenza di genere deve essere considerata un'emergenza.

Ormai sta diventando una moda puntare il dito comunque, sempre e a prescindere verso Matteo Salvini o verso la Lega: troppe volte ho sentito dire che i femminicidi in Italia sono aumentati per colpa nostra.

Vorrei sottolineare in quest'Aula, perché probabilmente a qualcuno è sfuggito, che è stato proprio il nostro Ministro dell'interno a volere fortemente che queste misure a tutela della donna fossero inserite nel contratto di Governo.

Proprio per questo, grazie al testo redatto dal ministro della Lega Bongiorno e dal ministro Bonafede, abbiamo voluto dare risposta ai sempre più numerosi fenomeni di violenza che ad oggi vedono 91 donne uccise negli ultimi tredici mesi, circa una ogni settantadue ore: 123 sono le donne uccise nel 2017, 106 quelle uccise nel 2018, più del 90 per cento per mano di un uomo, più dell'80 per cento da persone conosciute.

Finalmente oggi diventa legge un testo nato proprio dalla grande sensibilità del ministro Bongiorno, che durante tutti questi anni si è battuto con forza a sostegno delle donne vittime di maltrattamenti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e della senatrice Maiorino).

All'interno del provvedimento ci sono nuove misure rispetto al passato. Per i maltrattamenti in famiglia le pene sono aumentate fino a sette anni e le stesse ulteriormente, se il fatto avviene in presenza o ai danni di un minore, di una donna in gravidanza, di un disabile oppure se l'aggressione è armata.

Nei casi di violenza sessuale le pene vengono inasprite fino a dodici anni di reclusione.

Vorrei inoltre sottolineare che il codice penale si arricchisce di un articolo specifico sui casi di aggressione a una persona, con lesioni permanenti al viso fino a deformarne l'aspetto. Il responsabile è punito con la reclusione da otto a quattordici anni. Se lo sfregio provoca la morte della vittima, scatta l'ergastolo e per i condannati sarà poi più difficile ottenere benefici come il lavoro fuori dal carcere, i permessi premio e le misure alternative.

Finalmente con il codice rosso introduciamo il reato di revenge porn, che punisce la divulgazione attraverso i social network o chat di fatti e foto personali raffiguranti le vittime in atti di intimità sessuale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

I numeri parlano chiaro: 6.500 giovani hanno ammesso di aver inviato immagini intime al proprio partner. Si parla di ragazzi di età compresa tra i tredici e i diciotto anni e il 24 per cento di questi ha visto le foto condivise senza il proprio consenso, un episodio gravissimo, che spesso finisce nel silenzio e nell'omertà.

A questo proposito, mi rifaccio alle critiche del senatore Caliendo sull'emendamento che non è stato approvato. Ci sono dei disegni di legge ad hoc, uno a firma del senatore Calderoli e un altro a firma della senatrice Donno, in materia di cyberbullismo, Internet e minori, che sono già stati assegnati alle rispettive Commissioni di merito: è un argomento che va gestito a parte per la delicatezza e per la fascia di popolazione cui fa riferimento.

II testo approvato prevede che chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 5.000 a 15.000 euro. I nostri ragazzi devono comprendere la gravità di questi fatti e chi li compie deve assumersene la responsabilità: mai più giovani e donne che si uccidono per la vergogna di vedere proprie immagini divulgate tramite social o chat.

E come non ricordare, cari colleghi, l'introduzione dell'emendamento che finalmente dice basta ai matrimoni per coercizione. Vogliamo essere chiari su questo punto: «chiunque induce taluno a contrarre matrimonio o unione civile mediante violenza, minaccia, o approfitta di una situazione di inferiorità fisica o psichica ovvero mediante persuasione fondata su precetti religiosi è punito con la reclusione da uno a cinque anni». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). La norma prevede che il delitto sia punibile anche se è commesso all'estero in danno di un cittadino o di uno straniero legalmente residente in Italia. Troppo spesso sentiamo ancora di bambine e ragazze costrette a sposarsi, soprattutto per precetti religiosi, contro la propria volontà. È nostro compito tutelarle.

Anno 2019, donne uccise: Luisa Minghè, Luisa Zardo, Marisa Sartori, Maria Sestina Arcuri, Ghizlan El Hadraoui, Neda Vannoni, Claudia Bortolozzo, Norina Matuozzo, Alessandra Immacolata Musarra, Fortuna Bellisario, Rosalia Lagumina, Roberta Priore, Khaddouj Hannioui, Hong Songmei, Romina Meloni, Loredana Calì, Benedicta Daniel, Anna Lisa Ravenna, Andreina Paganoni, Elena Caprio, Clementina Spada, Romina Iannicelli, Elvira Bruno, Licia Zambon, Lucia Benedetto, Alice Bredice, Erika Cavalli, Carmen Vermica, Damia El Essali, Agurita Istrate, Anna Cassalia, Mileidy Verdial Canales, Marianna Sandonà, Elisa Ciotti, Maria Corazza, Gloria Danho, Roberta Perillo e - non ultima, il 13 luglio - Deborah Ballesio. A ciascuna di loro dedichiamo un ricordo.

Votare oggi a favore del provvedimento in esame è anche per loro; è un atto doveroso nei confronti di queste donne che non ci sono più, di tutte quelle donne che fino a oggi non hanno avuto giustizia, né ricevuto la protezione dovuta. Oggi si colma questa lacuna.

Sarà sicuramente necessaria anche una programmazione di politiche sociali e investimenti seri e mirati, come iniziative nelle scuole e programmi di formazione agli studenti per prevenire la violenza nei confronti delle donne, anche declinati su un corretto utilizzo del web, volti a rafforzare la consapevolezza di quelle che possono essere le conseguenze drammatiche, evitando un uso superficiale, errato e talvolta criminale di questi strumenti.

Il testo in esame vuole essere l'incentivo per le donne a denunciare senza avere più paura, avendo la garanzia di una corsia autonoma e preferenziale.

In quest'Assemblea noi donne rappresentiamo il 34 per cento dei senatori ed è proprio su questo che vorrei invitare i colleghi uomini a una riflessione. Vorrei che per un momento cercassero di immaginare cosa prova una donna vittima di violenza. Posso assicurarvi che una donna perde sempre. La violenza contro le donne non ha passaporto; non ci sono vittime, né dolori di serie A e di serie B.

Sono convinta che, approvando oggi questo testo, diamo dimostrazione che avremo regolamentato in maniera netta e precisa la violenza maschile sulle donne. Oggi trasformiamo in legge quella speranza e ridiamo fiducia a chi non credeva più nella forza e nella vicinanza delle istituzioni, perché è anche di questo che ha bisogno chi soffre o chi ha sofferto.

Per questi motivi, esprimo in maniera assolutamente unanime e convinta il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni).

CONZATTI (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONZATTI (FI-BP). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, complimenti per il titolo, davvero un gran bel titolo, peccato che questo provvedimento è un po' come voler costruire una casa partendo dal tetto senza occuparsi delle fondamenta. Noi membri della Commissione di inchiesta sul femminicidio, ma anche i colleghi della Commissione giustizia lo sanno, avendo ascoltato e approfondito i dati, sappiamo che il 98 per cento dei maltrattanti è un uomo, sappiamo che di questo 98 per cento l'80 per cento è rappresentato da mariti, ex mariti, compagni e figli, ma in questo provvedimento non c'è praticamente traccia del tema focale, che è la rieducazione degli uomini maltrattanti. Se il problema sono gli uomini, perché non si investe per risolvere il problema alla radice? (Applausi dal Gruppo FdI).

Le donne vittime di violenza in Italia, secondo i dati ufficiali, sono una su tre, tra i sedici e i settant'anni, hanno subito vari tipi e forme di violenza, dalla segregazione fisica ed economica alle intimidazioni fisiche, alle percosse e ovviamente alle violenze sessuali. Dov'è la rete? Dov'è la cultura? Dov'è quella cultura che non permette nemmeno alle donne di avere il coraggio di denunciare? Solo il 10 per cento delle donne in Italia denuncia. Questo certamente ci mette al riparo da una cosa probabilmente non esatta detta ieri, ovvero che saranno i tre giorni del codice rosso a debellare le false accuse. Non ci sono false accuse, ci sono solo drammi e percorsi umani che portano moltissime donne a fare un passo indietro, a decidere di non denunciare, a decidere di restare a vivere con degli aguzzini, per mettere al riparo i propri figli, prima ancora che sé stesse, dall'allontanamento. (Applausi della senatrice Masini).

C'è questo automatismo per cui tutte le denunce passano per la procura, dove devono essere giudicate, ma non si danno alla procura gli strumenti per specializzarsi, né l'organico. Come possiamo immaginare che i pubblici ministeri possano ascoltare, al netto del fatto che sia opportuno farlo, e che invece non deleghino ancora a quella stessa polizia giudiziaria che tre giorni prima ha già raccolto la denuncia e ha già puntualmente relazionato sulla circostanza del fatto?

In Italia, una donna su tre muore anche dopo aver denunciato, una donna ogni due giorni e mezzo. Questo ci dice che forse il problema è la presa in carico della donna, ciò che manca in Italia è quello che la Convenzione di Istanbul ha raccomandato, cioè la presa in carico integrata, la rete integrata di enti e istituzioni che permette alla donna di non restare sola, dal momento primo della segnalazione, passando per l'ammonimento, la denuncia, la querela, il processo, fino al reinserimento nel mondo lavorativo. Se le donne vengono uccise anche dopo aver denunciato, purtroppo, moltissime volte, è perché questo percorso non funziona.

Venendo all'ordinamento giuridico, che è il tema di oggi, è evidente che questo è un problema che ha radici culturali e giuridiche molto profonde. Fino a pochissimi anni fa, il nostro ordinamento giuridico era improntato alla violenza, fino alla riforma del diritto di famiglia la donna era subordinata all'uomo, fino agli anni Ottanta c'era il delitto d'onore, fino agli anni Sessanta c'era lo ius corrigendi in Italia, quindi è evidente che tutto questo ha delle radici molto profonde. Oggi, però, l'ordinamento giuridico è forse l'ultima cosa che va corretta, perché è buono, è un ordinamento giuridico che tutti i Governi hanno tentato di correggere, Forza Italia in primis ha fatto delle battaglie, dallo stalking al revenge porn, ai fondi per le vittime di violenza, ma l'ordinamento giuridico non ci ha garantito né ieri né oggi di far sì che i numeri calassero. Siamo ancora qui a dirci che gli omicidi in Italia calano, ma che i femminicidi rispetto agli omicidi stanno crescendo. (Applausi dal Gruppo FdI e FI-BP). È quindi evidente che l'ordinamento giuridico, che la punizione non risolve il problema. Gli emendamenti che i colleghi della Commissione giustizia e noi membri della Commissione d'inchiesta sul femminicidio abbiamo presentato, dopo aver ascoltato, svolto audizioni, fatto missioni sul territorio, visitato i centri, sono il frutto di un lavoro che noi stessi abbiamo vissuto e voluto non per noi stessi e non per mettere una bandiera con la sigla politica, ma per dare una risposta ad un problema che è grave, strutturale e pubblico. È grave perché è diffuso: quasi 7 milioni di donne in Italia tra i sedici e i settant'anni sono un numero enorme. È strutturale perché riguarda tutte le fasce della popolazione: età, lavoro, formazione; coinvolge tutti, non c'è un prototipo.

Abbiamo sentito ieri parlare di delinquenti: non sono delinquenti; nella maggior parte dei casi non sono nemmeno uomini che hanno dipendenze da alcol o droga. Sono uomini che in altri settori della loro vita «funzionano», ma che nel rapporto interpersonale hanno notevoli problemi di relazione; vedono la donna come un essere subordinato e agiscono violenza. (Applausi dal Gruppo FI-BP e delle senatrici De Petris e Valente). Se, allora, c'è una cosa che va fatta, è occuparsi del problema.

Uso una metafora che utilizziamo quando facciamo le conferenze con la Commissione di inchiesta sul femminicidio: se si ha un irrigatore rotto, si continua ad asciugare la pozzanghera o si aggiusta l'irrigatore? (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Valente). Forse era qui che bisognava agire.

Quando il questore fa l'ammonimento, perché non allegare un'ingiunzione per la frequenza del corso? Quando ci sono misure cautelari, perché non usare questo provvedimento per aggiungere altre misure cautelari parallele obbligando a frequentare il corso? L'articolo 6 fa qualcosa, ma non abbastanza. Vi dico perché. Anzitutto, il corso di rieducazione è collegato ai benefici; secondariamente, è volontario.

Collegare ai benefici processuali o ad altri tipi di benefici in sede civile non aiuta a risolvere il vero problema, che è la consapevolezza dell'uomo di aver agito un comportamento completamente abnorme; è naturalmente un reato, ma è un comportamento abnorme per la società. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

I corsi vanno resi obbligatori, così come in Spagna, e vanno slegati ai benefici. Il beneficio deve essere per la società; deve essere per l'Italia, deve evitare che ci siano ancora vittime; deve evitare le recidive; deve far risparmiare allo Stato quei 17 miliardi che spende drammaticamente ogni anno per via della violenza.

Il provvedimento al nostro esame è un po' come partire dal tetto senza risolvere il problema dalle fondamenta: non si tocca neanche l'aspetto di formazione se non per le Forze dell'ordine. E i magistrati, gli avvocati, i CTU, i medici negli ospedali che fanno le diagnosi? Chi li forma? Chi? Lo Stato investe sulla formazione e sulla capacità di queste persone di essere all'altezza di riconoscere la situazione, di aiutare realmente? No, non succede.

Venendo al provvedimento, che è la punizione, avremmo voluto fare qualcosa in più. Lo slogan, il codice rosso, i tre giorni: a noi interessa. A voi immagino interessasse che il fascicolo non rimanesse a prendere polvere. Questo non coincide con il fatto che la vittima debba essere sentita entro tre giorni; non coincide. È già stata sentita dalle Forze dell'ordine.

Un altro problema. Tutti diciamo che è la donna a essere vittimizzata una seconda volta perché è la donna a essere allontanata dalla casa familiare per essere messa in protezione e molto spesso le si toglie anche la responsabilità genitoriale. Da questo punto di vista, perché la flagranza differita e il fermo non possono essere strumenti per risolvere il problema e per invertire l'ordine dei fattori, come la Convenzione di Istanbul ci dice?

Visto che il tempo è quasi scaduto, dirò che come membri della Commissione di inchiesta sul femminicidio domani saremo presenti alla conferenza stampa di presentazione del piano strategico e operativo contro la violenza perché vogliamo collaborare a risolvere problema, ma altrettanto ci aspettiamo dal Governo: che ci sia quando la Commissione sul femminicidio, con tutti i parlamentari che vorranno, presenterà un disegno di legge parlamentare - perché per noi al centro di tutto c'è il Parlamento (Applausi dal Gruppo FI-BP) - che metta di nuovo in ordine tutto ciò che serve per fare l'unica cosa che c'è nel titolo: tutelare. Il provvedimento all'esame non tutela.

Il nostro voto sarà a favore perché ogni piccolo passo nella direzione va supportato, ma questo è veramente un piccolissimo passo. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD).

MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, come sapete, io sono nuova in questa istituzione. Come per moltissimi altri qui, questa è la mia prima legislatura. C'è un episodio che mi è rimasto particolarmente impresso dei miei primi giorni in questa istituzione e che vorrei oggi condividere con voi, perché è un episodio che si è ripetuto due o tre volte e che assume, quindi, una rilevante significatività.

È capitato, infatti, all'inizio di questa legislatura, che, magari, camminando per i corridoi del Senato insieme ad un collega uomo, qualcuno ci appellasse così: "Buongiorno, senatore. È la sua assistente?". Oppure: "Salve, senatore. È sua moglie?"

Questo è successo più di una volta. E non è che il collega uomo fosse più noto di me. La notorietà, in questo caso, avrebbe potuto rappresentare una scusante a questa avventurosa ipotesi. Semplicemente, si rendeva esplicita con le parole una distorsione ottica mentale di cui siamo tutti vittime e moltissimi inconsapevoli. (Applausi dal Gruppo M5S). Quella distorsione ottica mentale per cui la nostra mente è indotta automaticamente a porre l'uomo in primo piano e la donna in secondo piano.

Oppure, potrei ricordare l'altro episodio, quando presi per la prima volta la parola in quest'Aula, e proprio da questi banchi qualcuno pensò bene di gridarmi di tornarmene in cucina. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal gruppo PD). La cosa mi lasciò così sorpresa che credetti, fino all'ultimo, di aver capito male. Infatti, non risposi. Invece, era proprio la triste realtà. (Commenti dei senatori Faraone e Sudano). C'è la registrazione. Potrei anche illustrarvi i dati Istat, che certificano, una volta di più e senza possibilità di errore, che le donne sono ancora penalizzate nel mondo del lavoro, proprio in quanto donne; e che su di loro, cioè su di noi, grava ancora gran parte del peso del lavoro domestico e del lavoro di cura.

La nascita dei figli, poi, ancora determina spesso la necessità di scegliere tra la carriera e la famiglia: scelta cui è posta davanti solo la donna, per via di una carenza strutturale delle politiche di welfare familiare. Ancora, potrei dirvi del gap retributivo che divide le donne dagli uomini o del soffitto di cristallo che ci impedisce di raggiungere i vertici delle aziende e della necessità, quindi, di introdurre le quote di genere per ovviare a tutti questi ostacoli. (Applausi dal Gruppo M5S).

Insomma, potrei raccontarvi di un'intera società che è sotto l'effetto di quella distorsione ottica mentale di cui vi parlavo prima, che determina la fatica, che ancora fa questa società, di mettere la donna a fuoco come soggetto di pari diritti nella realtà dei fatti e non sulla carta.

A questo punto, forse alcuni di voi si staranno chiedendo cosa c'entra tutto questo con la violenza contro le donne: cosa c'entra con i femminicidi, che non diminuiscono, mentre gli omicidi sembrano calare; cosa c'entra tutto questo con il provvedimento "codice rosso", che ci accingiamo a votare. Ebbene, forse alcuni se lo stanno chiedendo, ma non i più avveduti e le più avvedute. Alcuni di noi sanno, infatti, che questo è proprio il quadro di fondo sul quale la violenza contro le donne va ad innestarsi e che non è possibile contrastare la violenza di genere senza implementare delle autentiche e serie politiche di parità di genere. (Applausi dal Gruppo M5S).

La violenza contro le donne è un mostro dalle molte teste e non ha un'unica causa. Ha molteplici e antiche cause, che affondano le loro radici in una cultura secolare che solo da pochi decenni ha cominciato a cedere il passo ad una visione più civile del rapporto tra i sessi. Il modo in cui una donna è percepita nella società e l'immagine che della donna viene da essa costantemente riproposta sono la cartina di tornasole di questo difficile passaggio che ci troviamo a vivere e nostra è la responsabilità di adottare e promuovere finalmente l'uso di un linguaggio che sia libero da stereotipi, offensivi luoghi comuni e sessismo. A questo proposito ringrazio il ministro Bongiorno e il sottosegretario Spadafora per la bella iniziativa della direttiva sul linguaggio da adottare nella pubblica amministrazione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

C'è un enorme lavoro culturale da fare per contrastare arginare e prevenire la violenza sulle donne. Di tutto questo noi siamo consapevoli e con la Commissione femminicidio stiamo lavorando alacremente per aggredire il fenomeno sotto ogni aspetto. Ferma restando dunque questa consapevolezza, ossia che resta necessario accompagnare il testo del codice rosso a profondi e coraggiosi interventi di carattere culturale, lavorativo e socioeconomico su cui siamo già impegnati, è oggi però possibile affermare che il provvedimento che ci apprestiamo a votare in Aula rappresenta non un passo in avanti, ma un balzo in avanti in tema di contrasto alla violenza sulle donne. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Come donna, come esponente politica e come italiana sono particolarmente orgogliosa di questo articolato provvedimento che pone il nostro Paese, l'Italia, all'avanguardia e tra i Paesi più avanzati al mondo in tema di contrasto alla violenza contro le donne. E spiace sinceramente che le opposizioni, il Partito Democratico in particolare, abbiano perso questa occasione per dimostrare di essere davvero al fianco delle donne, al di là degli steccati politici, certificando così ancora una volta la distanza che li separa dal mondo reale. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti del senatore Faraone). I colleghi dell'opposizione affermano infatti che il testo fosse ulteriormente migliorabile. Certo, nessuna legge è perfetta ed infatti il loro contributo è stato ampiamente accolto alla Camera dei deputati. Ora invece è urgente che il provvedimento entri in azione subito, perché le donne non possono più aspettare. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Non possono più aspettare perché ora, finalmente, si supera l'insopportabile incongruenza che vedeva una donna trovare finalmente il coraggio di denunciare e poi la stessa denuncia restare ferma su qualche scrivania per non si sa quanto tempo e nel frattempo la donna rimaneva sola ed esposta a seri pericoli, anche a rischio della vita. Ora, finalmente, le denunce per violenza domestica saranno trattate con l'urgenza e l'attenzione che meritano, perché il magistrato ha l'obbligo di audire la denunciante entro tre giorni. Questo è il cuore del provvedimento: stabilire un termine certo e veloce per la presa in carico della denuncia di violenza domestica. «Eppure aveva denunciato», leggiamo sui giornali: questo non può e non deve più avvenire. Una donna che trova il coraggio di denunciare, spesso arriva a tale decisione attraverso un percorso interiore travagliato e doloroso. Lasciar cadere nel vuoto questo atto di coraggio è inammissibile.

Ma in questo provvedimento c'è anche molto di più: c'è la volontà del legislatore di indagare il fenomeno della violenza contro le donne senza paura di guardare nelle pieghe più ripugnanti del limite cui la violenza si può spingere. Sono solo di ieri le notizie di un uomo che dopo aver ammazzato l'ex moglie a colpi di pistola ha dichiarato alla polizia: «non sono pentito, mi dispiace solo di aver ferito anche la bimba». O di un altro, che ha cercato di uccidere moglie e figlia a martellate.

Questo provvedimento, come dicevo, indaga senza paure anche nelle pieghe più ripugnanti della violenza e dell'odio verso le donne e inserisce anche tutta una nuova serie di fattispecie di reato che prima non erano neanche contemplate. Penso alle misure contro il revenge porn, un atto vigliacco, o alle risposte che finalmente vengono fornite alle vittime di violenza; risposte ritenute urgenti non solo dall'opinione pubblica, ma anche dagli addetti ai lavori, come avvocati, giudici, Forze dell'ordine, rappresentanti del Servizio sanitario nazionale e le stesse vittime di violenza con le quali ho avuto occasione di interloquire.

Ancora più rilevante, forse, perché dà i brividi, è stata la necessità, opportunamente vista dal legislatore, di normare quei casi di lesioni personali che non sono inferte direttamente per ferire o uccidere, ma per fare qualcosa di probabilmente più aberrante, ossia deformare per sempre il viso e l'aspetto di una persona, il più delle volte una donna. Da una decina d'anni si è diffusa infatti anche nel nostro Paese questa agghiacciante pratica. La prima versione di questo provvedimento la definiva «omicidio di identità», perché è proprio questo: mutilare e mortificare l'io stesso della persona.

PRESIDENTE.Concluda il suo intervento, senatrice Maiorino.

MAIORINO (M5S). Tutti sappiamo di casi in cui l'aggressore di donne poi sottoposte a decine di operazioni chirurgiche è uscito di galera prima ancora che esse uscissero dall'ospedale. Questo non succederà più.

Vado a concludere perché il tempo concessomi è scaduto.

È per tutta questa serie di motivi, anche se non ho avuto occasione di elencarli tutti, che, come Capogruppo in Commissione d'inchiesta sul femminicidio, sono particolarmente orgogliosa di questo provvedimento. Ed è quindi con piena convinzione e in tutta coscienza che annuncio il voto favorevole del mio Gruppo, il MoVimento 5 Stelle. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 1200, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S, L-SP-PSd'Az, FI-BP e FdI).

Risultano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 174, 229, 295, 335, 548 e 662.

Discussione del disegno di legge:

(1383) Conversione in legge del decreto-legge 2 luglio 2019, n. 61, recante misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica(Relazione orale)(ore 17,23)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1383.

La relatrice, senatrice Accoto, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. (Brusio).

Invito i colleghi che si stanno allontanando, di farlo rispettando i lavori dell'Assemblea, che stanno proseguendo.

ACCOTO, relatrice. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il decreto-legge in esame fa parte dell'insieme di misure adottate nell'ambito della negoziazione avviata dal Governo italiano con la Commissione europea in merito al rispetto della regola del debito pubblico del Patto di stabilità e crescita per l'anno 2018.

Il 5 giugno 2019 la Commissione europea ha pubblicato una relazione a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, per esaminare la conformità dell'Italia nel 2018 alla regola del debito pubblico. Nell'ambito della negoziazione avviata dalla relazione, il Governo italiano ha proposto, in una lettera trasmessa alla Commissione europea il 2 luglio 2019, di adottare con la legge di assestamento del 2019 una serie di misure che comporteranno una correzione del saldo di bilancio pari a 7,6 miliardi di euro (0,42 per cento del PIL) in termini nominali, corrispondente a 8,2 miliardi di euro (0,45 per cento del PIL) in termini strutturali.

Si tratta, in particolare, di maggior gettito rispetto alle previsioni per circa 6,2 miliardi di euro, dovuto a maggiori entrate fiscali per 2,9 miliardi di euro, maggiori contributi per 0,6 miliardi di euro e ad altre entrate relative a maggiori dividendi dalla Banca d'Italia e dalla Cassa depositi e prestiti per 2,7 miliardi di euro.

Alla correzione di bilancio contribuiscono, inoltre, i risparmi attesi del 2019 dal minor utilizzo delle risorse iscritte in bilancio per l'attuazione delle disposizioni relative all'introduzione del reddito di cittadinanza e del trattamento di pensione anticipata quota 100.

A salvaguardia dell'effettivo realizzo di tali risparmi per un importo almeno pari a 1,5 miliardi di euro nel 2019, con il decreto-legge in esame il Governo ha disposto l'accantonamento di un corrispondente importo delle dotazioni di bilancio in termini di competenza e cassa indicate nell'allegato 1 al decreto medesimo.

L'assestamento di bilancio e le disposizioni contenute nel decreto-legge in esame assicurano che le maggiori entrate e le minori spese realizzate finora siano impiegate per la riduzione dell'indebitamento netto e del debito pubblico e che non siano destinate ad altre misure nel corso del 2019. A tal fine, la normativa in materia di reddito di cittadinanza e di quota 100 è stata modificata in modo da impedire il riutilizzo delle eventuali economie relative ai due programmi di spesa.

Con la comunicazione al Consiglio dell'Unione europea del 3 luglio 2019, la Commissione europea ha concluso che le misure che il Governo italiano ha proposto di adottare per il miglioramento dei saldi di finanza pubblica sono sufficienti a impedire in questa fase l'avvio di una procedura per mancata osservazione della regola del debito pubblico del 2018.

Venendo al merito del provvedimento in esame, esso contiene alcune modifiche alle disposizioni del decreto-legge n. 4 del 2019 finalizzate a salvaguardare i risparmi attesi nel 2019 derivanti dal minor utilizzo delle risorse iscritte nel bilancio dello Stato per l'attuazione delle disposizioni relative all'introduzione del reddito di cittadinanza e al trattamento di pensione anticipata quota 100. A tal fine, l'articolo 1, comma 1, prevede che per l'anno 2019 i risparmi di spesa e le maggiori entrate derivanti dal minor utilizzo delle risorse iscritte nel bilancio dello Stato per l'attuazione di disposizioni relative all'introduzione del reddito di cittadinanza e quota 100 costituiscano economie di bilancio o siano versati all'entrata del bilancio dello Stato per essere destinati al miglioramento dei saldi di finanza pubblica.

Inoltre, per garantire l'effettivo realizzo di risparmio per un importo pari ad almeno 1,5 miliardi di euro nel 2019, l'articolo 1, comma 2, dispone l'accantonamento di un corrispondente importo delle dotazioni di bilancio in termini di competenza e cassa indicate nell'allegato 1 al provvedimento che sono rese indisponibili per la gestione. In particolare, ben 1.320 milioni accantonati, pari all'88 per cento del totale, afferiscono ai fondi di riserva e speciali. Tutti i Ministeri hanno accantonato una quota della missione Servizi istituzionali e generali delle amministrazioni pubbliche (la somma è pari a 109,5 milioni di euro, circa il 7 per cento del totale). Le restanti voci accantonate sono costituite da fondi da assegnare al Ministero dell'economia e delle finanze per 60 milioni (circa il 4 per cento del totale), ai rapporti finanziari con enti territoriali per 10 milioni e rappresentanza all'estero e servizi ai cittadini e alle imprese per 0,4 milioni di euro. Per consentire alle amministrazioni centrali dello Stato la necessaria flessibilità è consentita con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da comunicare alle Camere su richiesta dei Ministri interessati, la possibilità di rimodulare i predetti accantonamenti nell'ambito degli stati di previsione della spesa, garantendo comunque la neutralità degli effetti sui saldi di finanza pubblica.

Il comma 3 dell'articolo 1 dispone che, sulla base della rendicontazione degli oneri sostenuti e della valutazione degli oneri ancora da sostenere entro la fine del corrente anno per il reddito di cittadinanza e il trattamento di quota 100, comunicata entro il 15 settembre 2019 dall'INPS al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al Ministero dell'economia e delle finanze, con delibera del Consiglio dei Ministri e su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, i predetti accantonamenti siano confermati o resi disponibili per l'esercizio in corso.

Infine, il comma 4 dell'articolo 1 abroga le attuali disposizioni previste all'articolo 1, comma 257, terzo e quarto periodo, della legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio 2019) e all'articolo 12, comma 11, del citato decreto-legge n. 4 del 2019, che reggono le procedure per l'accertamento e la destinazione di eventuali economie relative alle risorse per il reddito di cittadinanza e per il trattamento di pensione anticipata quota 100 agli appositi fondi del bilancio dello Stato destinati a tali trattamenti, con finalità di compensazione fra i due predetti fondi e anche ai fini della destinazione delle risorse eccedenti ai centri per l'impiego, per il potenziamento dei medesimi.

Nel corso dell'esame in Commissione del provvedimento, il Governo ha messo a disposizione dei senatori una nota della Ragioneria generale dello Stato recante alcuni elementi informativi sul testo del provvedimento, anche alla luce dei quesiti posti nel corso del dibattito, al fine di chiarire che la valutazione di un miglioramento di 1,5 miliardi di euro per l'anno 2019 in termini di indebitamento netto e fabbisogno rispetto alle previsioni del DEF tiene conto di quanto già scontato in sede DEF 2019 in merito alla progressiva attuazione delle misure in argomento, delle domande pervenute e in particolare anche di quelle prevedibili fino alla fine dell'anno, nonché dei relativi accoglimenti ed erogazioni, e dell'iter amministrativo di attuazione delle misure in esame.

La medesima nota conferma la possibilità di conseguire, rispetto a quanto già previsto nel DEF 2019, economie complessive di circa 1,5 miliardi di euro, ivi inclusi i possibili effetti in termini di maggiori entrate contributive derivanti da una non piena attuazione degli incentivi contributivi di cui all'articolo 8 del decreto-legge n. 4 del 2019, per i quali sono ancora in fase di implementazione le relative procedure amministrative.

Nel corso delle audizioni svoltesi nella giornata di ieri, sono emersi ulteriori elementi a conferma della congruità delle stime alla base del provvedimento in esame. L'Ufficio parlamentare di bilancio, nel corso dell'audizione nelle Commissioni bilancio di Camera e Senato, ha evidenziato che degli 1,5 miliardi di euro accantonati, 1,3 miliardi di euro appartengono all'unità di voto Fondi di riserva e speciali del bilancio del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF). La legge di bilancio 2019 ha stanziato 5,4 miliardi di euro su tale unità di voto, disponendo contestualmente accantonamenti sulla stessa per 450 milioni di euro (nell'ambito dei 2 miliardi di euro di accantonamenti complessivi che l'assestamento ha definitivamente trasformato in riduzioni). Delle risorse iniziali, 3,5 miliardi di euro afferiscono ai fondi speciali per la riassegnazione dei residui passivi perenti (1,5 miliardi di euro su quello di parte corrente, 2 miliardi di euro su quello di parte capitale); le restanti risorse sono appostate principalmente sul fondo per le spese obbligatorie (0,9 miliardi di euro) e sul fondo per le spese impreviste (0,4 miliardi di euro).

L'assestamento, rendendo effettivo il taglio di 450 milioni di euro prospettato dalla legge di bilancio, ha ridotto di 150 milioni di euro le risorse destinate alla reiscrizione in bilancio di residui perenti di conto capitale, di 50 milioni di euro di quelle di parte corrente e di 130 milioni di euro e 120 milioni di euro, rispettivamente, il fondo di riserva per le spese obbligatorie e quello per le spese impreviste. Il pacchetto determina, dunque, per il 2019 un miglioramento dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche pari a 7,6 miliardi di euro, con una riduzione del livello di deficit dal 2,4 per cento del PIL, previsto dal DEF di aprile, all'1,9 per cento.

Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,33)

(Segue ACCOTO, relatrice). Con riferimento alle rassicurazioni richieste in merito all'effettivo importo dei risparmi di spesa derivanti derivati dal minor utilizzo delle risorse iscritte nel bilancio dello Stato per l'attuazione del reddito di cittadinanza e di quota 100, l'INPS, in sede di audizione, ha fornito dati rassicuranti relativi ai due istituti. Nello specifico, con riferimento alle domande in quota 100 pervenute dall'entrata in vigore della disposizione fino al 30 giugno, i dati riportati dall'INPS evidenziano una dinamica stazionaria del fenomeno nel corso dell'ultimo trimestre, dopo l'impennata allo stock inziale, che ha dunque consentito una consistente revisione delle rispettive voci di spesa.

Allo stesso modo, sulla base delle attività di monitoraggio svolte sulle domande presentate fino a maggio, distintamente su reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza, è stato desunto l'importo speso e accantonato per l'anno 2019 per le prestazioni in pagamento. Come ha ribadito il ministro Tria nel corso dell'audizione, le misure adottate con il provvedimento in esame e con l'assestamento di bilancio 2019 «hanno consentito di rafforzare la credibilità nazionale e la fiducia nel Paese senza operare riduzioni alla spesa programmata. È stata così evitata una procedura per deficit eccessivo e, con essa, la richiesta di misure restrittive di politica di bilancio che sarebbero state controproducenti per l'economia». (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà.

FERRERO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame si è reso necessario per consentire di rafforzare la credibilità nazionale senza operare riduzioni alla spesa programmata. Nell'ottica del miglioramento dei saldi di finanza pubblica si sono voluti salvaguardare i risparmi attesi nel 2019, derivanti dal minor utilizzo delle risorse destinate all'attuazione delle due misure cardine del bilancio 2019: quota 100 e reddito di cittadinanza.

È stata così evitata una procedura per deficit eccessivo che l'Europa voleva avviare nei confronti dell'Italia sulla base dei risultati del consuntivo 2018. Parliamo quindi di disavanzi eccessivi e di violazione della regola del debito riferiti agli anni 2017-2018. Ma questo nostro Governo quando ha cominciato ad operare? La prima manovra di fine 2018 non può che aver sortito i suoi primi effetti a partire dal secondo trimestre 2019, quindi gli effetti praticamente si iniziano a sentire adesso. L'impressione, nella mia breve esperienza di parlamentare, è che stiamo ancora - consentitemi il termine -rattoppando quei buchi che sono stati creati non certo dalla nostra gestione. Ma guardiamo avanti.

Autorevoli agenzie di analisi internazionali - e questo non viene riportato sui giornali o dai mass media - riferiscono di un quadro economico italiano più positivo rispetto agli altri Paesi, con un aumentato livello di fiducia delle imprese italiane sulle prospettive future di attività, occupazione e spesa per investimenti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Questo, nonostante l'indubbia nuova fase di congiuntura negativa che sta attraversando l'Europa e, in particolare, la Germania, i cui dati dimostrano una profonda crisi di produzione e di esportazione. Non dimentichiamo che le grandi aziende tedesche, in particolare nell'ambito dell'automotive, quando devono fornirsi di componenti di meccanica di precisione si rivolgono alle aziende italiane, talvolta piccoli artigiani, che devono quindi essere tutelati dalla contrazione degli ordinativi esteri. Sono infatti queste piccole aziende il motore della nostra economia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Certo è che anche il quadro di finanza pubblica è orientato al ristabilimento della fiducia da parte dei mercati. In questo senso, è positivo che la procedura di infrazione sia stata evitata. Ieri, in una giornata di audizioni, abbiamo potuto appurare una generalizzata tendenza positiva su vari fronti: positivo è il rimbalzo dell'industria delle costruzioni; positiva è la crescita dell'occupazione: i dati Istat di maggio segnalano +36.000 occupati a tempo indeterminato, +18.000 occupati a termine e +12.000 autonomi (non dimentichiamo l'introduzione delle nuove agevolazioni per il regime dei minimi), il livello più alto dall'inizio di tali rilevazioni, dal 1996. Positivo è l'andamento dei saldi di finanza pubblica, con un miglioramento delle stime di saldo netto da finanziare pari a 1,9 miliardi in termini di competenza e 3,4 in termini di cassa, con un miglioramento dell'indebitamento netto di circa 6 miliardi. Positiva è la tendenza alla riemersione del nero, con un andamento sorprendentemente favorevole delle entrate fiscali. L'IVA sugli scambi interni ha registrato, nei primi cinque mesi del 2019, una crescita del 4,6 per cento, crescita che nel DEF era prevista al 2,8 per cento. Positiva è stata l'audizione che abbiamo avuto con l'INPS su quota 100 e reddito di cittadinanza. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Essa ha evidenziato risparmi di spesa derivanti dal minor utilizzo delle risorse, ma ha testimoniato anche l'efficacia di due provvedimenti su cui noi, che fortunatamente viviamo ancora il territorio, abbiamo quotidianamente riscontro diretto con le persone.

Signor Presidente, forse allora siamo sulla strada giusta. Forse le nostre misure, tanto criticate e che tanti ostacoli hanno superato, stanno funzionando. Forse, perché la prudenza è d'obbligo. Ma, se anche in Europa le preoccupazioni sui rischi di stabilità finanziaria stanno cedendo il passo a quelle relative alla crescita (cito l'audizione di ieri del ministro Tria), allora vuol dire che la scelta della manovra espansiva è stata quella giusta e che dobbiamo continuare su questa strada. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Calandrini. Ne ha facoltà.

CALANDRINI (FdI). Signor Presidente, con il decreto-legge che oggi ci apprestiamo a discutere e a votare congeliamo 1,5 miliardi di euro, destinati ai Ministeri (di cui solo 1,3 miliardi al Ministero dell'economia), in attesa che si configurino eventuali risparmi dovuti al minor utilizzo delle risorse messe a disposizione per misure quali il reddito di cittadinanza e quota 100. Quindi, se oggi prendiamo atto che potremmo risparmiare 1,5 miliardi di euro dalle due misure chiave del Governo giallo-verde, devo dedurre che forse si sono sbagliati i conti iniziali e neanche di poco. Ho ragione di credere che i tempi strettissimi con cui si approvò la legge di bilancio sul finire del 2018, con le feste natalizie di mezzo, lo stop ai lavori delle Commissioni e il rischio serio di andare ben oltre i termini consentiti, hanno fatto in modo che si producessero calcoli affrettati e dunque sbagliati, calcoli che oggi ci apprestiamo a correggere con questa sorta di manovra per il miglioramento dei saldi di finanza pubblica. Un miglioramento di cui siamo ben lieti, perché ci consente di evitare la procedura di infrazione da parte dell'Unione europea, che ci sarebbe costata molto in termini di sanzioni. Come Paese fondatore dell'Unione europea avremmo fatto una pessima figura, senza contare le conseguenze economiche che tali sanzioni ci avrebbero comportato.

Ciononostante, ribadisco che siamo in presenza di una correzione della precedente legge di bilancio, votata sette mesi fa; una legge che, oltre che dettata dalla fretta, la maggioranza di Governo ha voluto fare al limite dei parametri imposti dalla normativa europea. Ho il sospetto che l'obiettivo fosse quello di mostrare i muscoli all'Europa, cioè di dire, in sostanza, che potevamo fare una legge di bilancio come volevamo noi e spendere quello che avremmo voluto per le misure di nostro interesse, in spregio alle rigide richieste comunitarie.

Come Fratelli d'Italia non amiamo l'Europa che ci viene a fare i conti in tasca e poi ci lascia da soli su altri fronti, uno su tutti quello dell'immigrazione. Però ci piace anche la serietà, che per prima cosa deve venire da noi, dal nostro Paese, dai nostri conti, che poi, per forza di cose, dobbiamo presentare nel contesto europeo. Se non siamo seri e credibili noi per primi, poi non possiamo pretendere serietà dei nostri interlocutori. Dunque, come dicevo prima, siamo ben lieti che questa procedura di infrazione sia stata evitata e che oggi ci troviamo a parlare di congelare i risparmi da 1,5 miliardi di euro. Ciò non toglie la constatazione che i conti relativi ai fondi da destinare al reddito di cittadinanza e a quota 100 sono stati fatti e continuano a essere fatti in modo che definirei sommario o quantomeno approssimativo.

Fino a ieri avrei detto che non c'era alcuna certezza su questo eventuale risparmio e che eravamo in presenza di un ipotetico accantonamento non basato su dati certi, perché ancora non avevamo i conti esatti di coloro che hanno fatto domanda per andare in pensione usufruendo di quota 100 e di quanti invece avevano richiesto il reddito di cittadinanza. Ieri invece mi sono dovuto ricredere, quando nelle Commissioni congiunte di Camera e Senato, tramite l'audizione del presidente dell'INPS, ci è stato dato un chiarimento e ci sono stati forniti i dati relativi alle domande e all'erogazione di quota 100, aggiornati al 30 giugno, e quelli relativi al reddito di cittadinanza, aggiornati al 31 maggio. Da tale analisi l'INPS stima un risparmio maggiore, che è di oltre 1,081 miliardi di euro per quota 100 e di 815 milioni di euro per il reddito di cittadinanza. Si tratta, dunque, di risparmi da calcoli errati o approssimativi, come dicevo poco fa, del costo di queste due misure: sarebbero più di 1,5 miliardi di euro che qui stiamo accantonando. Mi viene quindi il dubbio di cosa stiamo accantonando e del perché non accantoniamo tanto quanto è stato indicato ufficialmente ieri dal presidente dell'INPS, per quanto dati certi, ufficiali e definitivi e non più stime l'INPS li fornirà solo a settembre. L'altro dubbio che mi viene rispetto a questo congelamento è che non abbiamo elementi che ci permettano di essere tranquilli circa la sostenibilità di questa misura, che di fatto sottrae 1,5 miliardi di euro ai nostri Ministeri.

Ben vengano i presunti risparmi di quota 100 e reddito di cittadinanza, anche se avremmo preferito che si risparmiasse più sul reddito di cittadinanza che non su quota 100, mentre i dati snocciolati nelle Commissioni congiunte dal presidente dell'INPS mi hanno deluso, perché stiamo spendendo di più per sostenere le persone che stanno a casa e percepiscono soldi regalati dallo Stato, piuttosto che per favorire un ricambio generazionale, demolendo la riforma Fornero e mandando in pensione chi ha lavorato onestamente tutta una vita. Come Fratelli d'Italia ribadiamo che il reddito di cittadinanza non ci piace perché avremmo preferito il sostegno alle imprese che assumono piuttosto che a chi sta a casa perché magari il lavoro non si è mai neppure sforzato di cercarlo.

Il punto vero, però, non è quanto prevediamo di accantonare, ma a cosa destineremo le somme risparmiate. Non è questa la sede opportuna per stabilirlo, ma come Fratelli d'Italia abbiamo già avanzato una nostra proposta contenuta in un ordine del giorno, che questa mattina in Commissione bilancio è stato accolto come raccomandazione, per impegnare il Governo, nella prossima manovra di bilancio, a vincolare le somme risparmiate a misure specifiche quali il sostegno alla famiglia e alla natalità e a politiche economiche che possano difendere e creare lavoro e non solo un tanto ingiustificato quanto improduttivo assistenzialismo.

Per quanto riguarda le famiglie, ribadiamo che è arrivato il momento di produrre un piano nazionale di interventi anche di natura fiscale, finalizzato a contrastare la crisi demografica in atto e a incentivare la natalità, con provvedimenti strutturali e permanenti volti all'introduzione di misure a sostegno delle famiglie non basate esclusivamente su erogazioni monetarie, ma volte all'implementazione dell'offerta di strutture e di servizi socioeducativi per l'infanzia e per la disabilità. Non c'è il ministro Tria e me ne dispiaccio, comunque mi rivolgo a lui lo stesso, perché durante la sua ultima audizione, ieri pomeriggio, sono rimasto a dir poco sorpreso quando, a un certo punto del suo intervento, ha detto che, in quanto a misure per le famiglie, il reddito di cittadinanza qualche impatto sulle famiglie più povere lo ha avuto. Rimango basito da queste dichiarazioni perché ho seri dubbi che i problemi delle famiglie italiane si risolvano con un'erogazione di 500-600 euro al mese. Sostenere le famiglie vuol dire permettere alle donne di non entrare in crisi quando scoprono una gravidanza, perché temono che ciò si traduca in uno stop alla loro carriera, piuttosto che in spese su spese per mantenere i nuovi nati. Sostenere le famiglie e la natalità non è solo una questione di soldi, ma anche una questione di servizi e garanzie che vengono forniti dallo Stato alle famiglie e in particolare ai genitori. Le famiglie, ad esempio, si aiutano cambiando il sistema fiscale e rendendolo più leggero; per questo, come Gruppo Fratelli d'Italia chiediamo l'introduzione immediata della flat tax per le famiglie.

Sulla flat tax siamo stufi degli annunci e chiediamo concretezza a questo Governo per il bene delle nostre famiglie e delle nostre imprese, che devono essere messe nelle condizioni di tornare ad assumere. La proposta di Fratelli d'Italia è chiara: flat tax al 15 per cento sui redditi incrementali, che non costa nulla, fa emergere il sommerso e si può fare immediatamente.

Basta, quindi, con le chiacchiere, è ora di passare ai fatti. Noi riteniamo che le risorse risparmiate da quota 100 e reddito di cittadinanza debbano essere destinate a misure strutturali, capaci di innescare un meccanismo virtuoso e stabile di crescita del PIL e dell'occupazione.

Per Fratelli d'Italia si devono evitare interventi sulla spesa corrente, piuttosto si deve agire sulla pressione fiscale, riducendola, così da dare sostegno a imprese e famiglie, senza dimenticare chiaramente gli investimenti infrastrutturali. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà.

PEROSINO (FI-BP). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, il disegno di legge in esame (Atto Senato 1383), di conversione in legge del decreto-legge 2 luglio 2019, n. 61, recante misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica, è strettamente collegato al disegno di legge: «Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2019» (Atto Senato 1388). Tutti e due assieme questi provvedimenti consentono di stabilire numericamente che c'è un minore indebitamento, pari a 7,606 miliardi di euro, che fa sì che il rapporto tra deficit e PIL torni dal 2,4 al 2,04 per cento, cioè al punto da cui si era partiti nella prima fase della legge di bilancio 2018. Questo ha fatto sì che l'Europa abbia sospeso la procedura di infrazione per l'Italia o che la si possa evitare e ciò per tutti noi, non per il Governo o per la maggioranza, ma per il Paese.

Forse, se si presentassero delle manovre capaci di produrre effetti rapidi sugli investimenti, l'Europa potrebbe anche tollerare uno sforamento maggiore, così come ha consentito alla Francia, per cui ci si potrebbe presentare con la schiena dritta e la faccia anche truce per ottenere quello che potrebbe spettare a una Nazione come l'Italia, in prospettiva di scelte forti e incidenti sull'economia, sull'occupazione e sulla creazione di PIL.

Come già detto da altri colleghi, dunque, il risparmio di 1,5 miliardi di euro, accantonato in fondi da suddividere successivamente, è dovuto al fatto che si risparmia sul reddito di cittadinanza e su quota 100. Su quota 100, salvo qualche problema nella fase finale dell'anno, le domande attualmente sono 150.000 rispetto alle 250.000 previste.

Nel disegno di legge per l'assestamento del bilancio sono previste maggiori entrate per 6,24 miliardi di euro: anche se mi viene più facile ragionare a livello comunale piuttosto che nazionale, non confondo di certo milioni e miliardi. Nello specifico, 1,9 miliardi di euro derivano dalla fatturazione elettronica (e qui confesso una mia mancanza: pensavo che andasse al contrario, ma probabilmente non ho la percezione dell'economia di tutta l'Italia); 1 miliardo di euro deriva da altre entrate diverse; 600 milioni di euro derivano da entrate contributive e 2,74 miliardi dalla rottamazione delle cartelle, di cui si è discusso in Commissione e in quest'Aula.

Sono previste poi maggiori spese per 1,154 miliardi di euro, che in parte, per 500 milioni, gravano sul Fondo per lo sviluppo e la coesione, il che vuol dire investimenti: spero che vadano alle Regioni, che possano poi suddividerli agli enti locali. Vi sono poi minori spese per 1,020 miliardi di euro.

La sommatoria di tutti questi numeri dà, appunto, 1,5 miliardi di euro nel disegno di legge che andiamo ad approvare, che si riporta al decreto-legge e alla futura approvazione del disegno di legge per l'assestamento del bilancio.

C'è da dire però che, nell'insieme, tutte queste cifre rappresentano un minore indebitamento generale. Infatti il DEF, che abbiamo approvato nei mesi scorsi, stabilisce che per il 2019 ci sarà un maggiore indebitamento di 42 miliardi in termini di competenza, salvo variazioni dovute ai residui attivi e passivi. Si tratta di un importo (42 miliardi o 35, se togliamo i 7 di questa manovra) che va ad incrementare il debito pubblico.

Penso che in quest'anno - l'ho già detto altre volte, è una mia fissazione personale - dobbiamo parlare di più di queste cose e di numeri e meno di sesso degli angeli, per sapere, capire, controllare, monitorare e guidare le fasi dell'economia che incidono sui cittadini, e anche per gestire. Credo infatti che la politica debba riprendere il concetto «gestire» (che meriterebbe un approfondimento in questa o altra sede) e non solo «indirizzare».

Ricordiamo anche che nella legge di bilancio sono previste delle dismissioni per 17,9 miliardi di euro. Vorrei sapere dal Governo se le procedure di dismissione degli immobili sono iniziate; non mi risulta. Sono previsti anche importi che fronteggiano gli interessi sul debito pubblico, che nella prima fase dell'anno, in cui lo spread è stato un po' ballerino, hanno avuto senz'altro un incremento. Noi abbiamo la ricchezza dell'avanzo primario - pari a 30-31 miliardi di euro - ma l'importo totale degli interessi - pari a oltre 60-65 miliardi di euro - fa sì che tutti gli anni siamo in deficit secondo gli importi che ho citato prima, compresi nel DEF.

Mi preoccupa inoltre che nel 2020 si debbano finanziare le clausole di salvaguardia, che sono un'eredità del passato, e che si debba - si voglia - finanziare la flat tax, su cui Forza Italia è d'accordo, con risorse pari a 38 miliardi di euro, che non dico andrebbero trovate oggi (stiamo parlando del 2020) ma almeno ipotizzate in qualche manovra e con qualche previsione.

C'è poi un aspetto che potrebbe dare un po' di ossigeno, rappresentato dalle assunzioni, previste nella legge di bilancio, che dovrebbero partire dal mese di novembre. Credo però che non partiranno, perché i concorsi hanno dei tempi tecnici molto lunghi. È quindi prevedibile un risparmio. Tuttavia le assunzioni, soprattutto quelle nelle Forze dell'ordine, sono veramente molto necessarie.

Sul tappeto ci sono altre questioni. Parliamo di economia e le possiamo citare, a cominciare dalla questione delle concessioni autostradali: se qualcuno volesse revocarle, dovrebbe trovare 25 miliardi di euro. C'è poi Carige, che credo non sia molto appetibile, su cui, secondo la legge qui approvata, dovrebbe intervenire lo Stato. Ci sono pro e contro. Monte dei Paschi di Siena potrebbe essere venduta (almeno una parte della proprietà dello Stato) con una plusvalenza, stante le quotazioni di borsa degli ultimi giorni. C'è poi la questione Alitalia e il prestito di 900 milioni di euro che, se ragiono ragionieristicamente o secondo il mio principio di nasometria, non sarà mai rimborsato. C'è anche la questione Ilva: se subentra la cassa integrazione saranno problemi.

Aspettiamo quindi con speranza e senso positivo delle misure che riguardano l'economia, proprio per l'incidenza che hanno su tutti i cittadini di tutte le categorie e tendenze politiche qui rappresentate. Penso ai frutti del decreto crescita e del decreto sblocca cantieri. Penso - lo dico con spirito costruttivo - che il Governo potrebbe, con qualche comunicato - ma sarebbe meglio qui in Aula - relazionare sui frutti derivanti dal decreto sblocca cantieri e dal decreto crescita. Torno a ripetere che a me sta a cuore il concetto base di parlare al Senato - e anche alla Camera, ovviamente - delle effettive realtà, che sono di natura legislativa ma che hanno anche un'incidenza finanziaria e monetaria e, quindi, sulla ricchezza, sul potere di spesa e sul tenore di vita della popolazione, che, ripeto, non è di destra, né di sinistra, né di altro. È un dovere del Governo - di qualsiasi Governo - prevedere e analizzare.

Per tutti questi motivi, i numeri e l'impostazione di questo disegno di legge, che è volta a produrre un risparmio che viene accantonato, non possono trovarci contrari come Forza Italia, ma per il quadro generale di certezze e incertezze il nostro Gruppo propende per l'astensione. Ad ogni modo, vorrei concludere con il mio refrain, citato altre volte: attacchiamo il debito pubblico, altrimenti il debito pubblico attaccherà noi. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zuliani. Ne ha facoltà.

ZULIANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi senatori, siamo qui ancora una volta a parlare della situazione economica e finanziaria dello Stato italiano, con questa misura che riguarda i saldi di finanza pubblica. A inizio legislatura, e comunque anche nel corso di questo mandato, spesso da alcune parti politiche sono stati tratteggiati degli scenari che danno da intendere alla gente previsioni apocalittiche sui risultati della gestione di questo Governo giallo-verde.

Passo ad elencare alcune delle situazioni che invece, a mio parere, sono positive e che sono frutto di un dibattito politico, anche acceso, fra le due parti di Governo. Registriamo infatti: un andamento dei conti pubblici migliore rispetto al DEF del 2019, nonostante lo scenario macroeconomico internazionale non presenti miglioramenti; un migliore andamento delle entrate rispetto alle spese, grazie alle misure approvate dal Governo, che fra l'altro non pregiudicano le riforme attuate in questo primo anno di legislatura; un accantonamento prudenziale e miglioramenti con un assestamento del +0,3 per cento del PIL, più di quanto concordato a dicembre con la Commissione europea. Rispetto alle proiezioni del DEF del secondo semestre, ci sono stati segnali positivi, la produzione industriale è tornata a crescere su base mensile dello 0,9 per cento. La fattura elettronica, che ovviamente è stato faticoso far recepire alle nostre aziende, sta dando comunque degli effetti positivi, con quattro miliardi di euro di gettito extra per il 2019 (300 milioni di euro al mese). Per quel che riguarda le entrate della pubblica amministrazione, ci sono state maggiori entrate degli enti del territorio per l'1,9 per cento. Per la pace fiscale, dalla chiusura delle liti pendenti, abbiamo avuto incassi record: la prima rata di 463 milioni di euro e sono attesi in tutto 4 miliardi di euro. Le società pubbliche sono sane o, se meno sane, comunque hanno buone prospettive di miglioramento e migliore risanamento, maggiori dividendi delle società pubbliche per 1.430 milioni di euro, in aggiunta ai 1.800 milioni di euro già previsti. Le ritenute IRPEF sui redditi da lavoro dipendente sono cresciute del 3,8 per cento rispetto all'anno precedente (le previsioni erano dell'1,3 per cento), tutto ciò a causa di un rafforzamento del mercato del lavoro, con una crescita dell'occupazione di 92.000 lavoratori in più rispetto all'anno prima, di cui, fra l'altro, 12.000 sono lavoratori autonomi. Infatti, le misure del decreto dignità hanno portato una progressiva regolarizzazione di posizioni precarie a sfavore di quelle irregolari, (in nero) insieme a quelle della legge di bilancio a favore di occupazione giovanile, femminile, di ultracinquantenni e di giovani in possesso di dottorato di ricerca. Bene, perché sono stati creati nuovi posti di lavoro con regime forfettario per le partite IVA fino a 65.000 (la flat tax). (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Qui colgo l'appello del senatore Calandrini, che mi ha preceduto, e tendo una mano ai colleghi del MoVimento 5 Stelle affinché tutti ci impegniamo ad alzare il tetto che attualmente è di 65.000 euro annui, ma che possiamo alzare perché abbiamo visto che con la misura della flat tax portiamo a un'emersione del lavoro nero e a maggiori posti di lavoro. Abbiamo poi raccolto 300 milioni di euro dalle liti fiscali pendenti e, congelando i risparmi su due misure cardine del Governo - che come è già stato accennato dai miei colleghi sono quota 100 e reddito di cittadinanza - abbiamo evitato la possibile apertura di una procedura di infrazione da parte dell'Unione europea. Ne deriva, quindi, e si attesta che il buonsenso, il nostro buonsenso, abbia prevalso.

Va ricordato che vi è una condizione di grande solidità dell'economia italiana; non a caso l'Italia è la terza economia dell'Unione e la seconda manifattura di Europa.

L'acceso dibattito politico tra Lega e MoVimento 5 Stelle, le due parti di Governo, anche se talvolta fastidioso per la gente, sta portando buoni frutti: ciascuna parte risulta propositiva e il serrato confronto porta ciascuna parte a controllare l'altra e a migliorare le varie misure. Siamo uno controllore dell'altro, ma comunque dei supervisori, e i benefici li stiamo già vedendo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Anche se sono timidi, li stiamo vedendo. Certo, questo comporta una notevole mole di lavoro, ma siamo pagati per questo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Pellegrini Marco).

Lancio un appello ai colleghi senatori della 5a Commissione: abbiamo parlato di saldi, di assestamento, di valutazioni economiche. Ricordo che la Commissione bilancio di cui siamo membri è anche la Commissione che prevede la programmazione economica. Lancio, allora, un appello quale membro di quella Commissione:, valutiamo e programmiamo qualsiasi cosa ci venga in mente a sostegno delle vittime di abusi. Abbiamo il dovere di seguire questa tematica, anche promuovendo l'impegno di fondi. Penso ai continui polveroni sollevati da una certa parte politica; il loro unico scopo è il motto «Io sto contro Salvini»; ma siamo in democrazia, e ci sta tutta la loro opinione, quello che risulta evidente, però, è la mancanza di coerenza, Presidente. Manca la coerenza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Il nostro impegno deve essere indirizzato alle vittime, contro qualsiasi persona di qualunque partito politico si sia macchiata di crimini di questo genere. Serve la coerenza, ragion per cui, Presidente, affermo a gran voce, non come loro «Io sto contro Salvini», ma io sto con i bambini. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà.

STEFANO (PD). Signor Presidente, colleghi, Vice Ministro, mi verrebbe da dire «Tanto tuonò che piovve». Dico questo perché il provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea del Senato ce lo aspettavamo, lo avevamo previsto, siamo stati facili profeti. Lo avevamo previsto dal momento che, mai come in economia, il ritorno al reale è scontato, ma anche inevitabile. Ci vuole un po' di tempo in economia, ma poi i numeri tornano a parlare chiaro e non fanno sconti. Questo, nonostante il Governo continui ad avere una qualche difficoltà a relazionarsi con quell'elemento fondante che è la realtà. Lo vediamo bene - anzi, lo vediamo troppo bene - anche in questi giorni, ad esempio con il ministro Salvini, , che continua a pubblicare gattini, focacce, coppette di gelato dalla nuvola di Instagram e che si nega, anzi non mette piede, nelle Aule di un Parlamento che lo chiama a chiarire. In un anno di Esecutivo, infatti, questa è la seconda volta che il Governo si trova costretto a darsi una brusca frenata, e frana a terra con l'obbligo di fare i conti con quei numeri che hanno la testa dura e non per aria.

Ricordo a me stesso il primo stop, che è diventato un'operazione di grande camouflage (un'accortezza che potrebbe tornare utile magari in qualche viaggio futuro più avveduto in Russia), del deficit passato dal 2,4 per cento al 2,04: non si era mai data lettura del secondo decimale in nessuna Aula, non solo del Parlamento, non solo di una Commissione, ma di un qualsiasi istituto di secondo grado: una vera e propria creatura uscita fuori dalla Casaleggio e associati. Oggi, invece, abbiamo in Aula un pezzo della manovra correttiva che voi, maggioranza, voi, Governo, vi affaticate a non voler chiamare così. Ma è la stagione dei nomi nuovi; l'avete avviata più di un anno fa, quando il Governo inciucio è diventato «contratto di Governo»; quando il Presidente non eletto è diventato «avvocato del popolo»; quando i condoni hanno iniziato a chiamarsi «pace fiscale».

Per cui, bando alle polemiche sull'attuale nominalismo. Oggi siamo davanti ad un provvedimento che fa parte di un insieme di misure adottate nell'ambito della negoziazione avviata dal Governo italiano con la Commissione europea in merito al rispetto della regola del debito pubblico e del patto di stabilità e crescita per l'anno 2018 e che, al momento, ci consente di dichiarare come scampata la procedura di infrazione nei nostri confronti per il 2019; mentre è bene ricordare che per il 2020 rimane sulla testa del Governo l'impegno ad una riduzione strutturale del deficit per rispettare le regole del patto di stabilità e di crescita.

Ci troviamo, dunque, a votare oggi la conversione in legge di un decreto-legge, e prossimamente un disegno di legge che affondano le loro radici e le loro ragioni nella inesattezza delle previsioni, non solo del quadro macroeconomico ma anche di quello di spesa. A questa inesattezza si associa anche un severo errore di programmazione, che nei fatti si può leggere come una vera e propria resa incondizionata, come lo sventolio di una bandiera bianca.

Il comma 4 dell'articolo 1 abroga, infatti, quelle norme della legge di bilancio 2019 finalizzate a destinare gli eventuali risparmi del reddito di cittadinanza e di quota 100, rispettivamente, a misure in favore delle famiglie e per l'assunzione di giovani. Con questa abrogazione il Governo archivia i sogni di gloria e ammette tutto il limite di una politica economica che non sta in piedi e non può stare in piedi solo grazie ai desiderata propaganda. Insieme a quella bandiera bianca da voi sventolata, consegniamo, infatti, anche quei due miliardi di euro congelati per migliorare i tendenziali di finanza pubblica.

Quel che si vede emergere da questo vostro anno di gestione economica del Paese è una profonda difficoltà nell'affrontare i problemi reali, i problemi strategici, ai quali rispondete con una continua gragnola di annunci, che lasciano, come ben vediamo anche oggi, il tempo che trovano. Credo che non sia questo il modo di governare, tantomeno la base su cui innestare un circuito di crescita che - lo ricordo prima a me stesso - si basa sulla fiducia. La fiducia presuppone serietà e credibilità, che guarda caso sono proprio le prime vittime della vostra propaganda. Una propaganda che vede sempre più i Ministri di questo Governo impegnati a svolgere ruoli non propri alla loro delega e che creano confusione e disagio nel Paese.

Credo che questo decreto-legge vi richiami alla dura realtà dei numeri. Spero che da oggi il vostro approccio al governo del Paese e al bilancio dello Stato cambi profondamente, perché stiamo giocando sulla pelle degli italiani. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Misiani. Ne ha facoltà.

MISIANI (PD). Signor Presidente, il provvedimento che stiamo discutendo è parte di una manovra correttiva molto consistente che ha permesso al nostro Paese, come ricordavano i colleghi, di evitare l'avvio formale di una procedura per disavanzo eccessivo. È una buona notizia per l'Italia. Lo abbiamo detto e lo abbiamo sottolineato. L'avvio della procedura sarebbe stato un disastro, ci avrebbe messo sotto tutela per anni e ci avrebbe legato le mani, chiudendo a qualunque spazio di autonoma gestione della politica economica del nostro Paese.

È un bene, signor Presidente, che abbia prevalso il partito della responsabilità nella gestione dei rapporti con l'Europa rispetto al partito degli avventurieri e degli sfasciacarrozze. È un film che per molti versi avevamo già visto a dicembre, da parte di una maggioranza che per settimane aveva urlato dicendo «tireremo dritto», «non arretreremo di un millimetro», mentre poi si era accodata rispetto al negoziato con la Commissione europea. È accaduto anche questa volta e ci ha permesso per il rotto della cuffia di evitare la procedura per disavanzo eccessivo.

Certo, è servita una manovra correttiva molto consistente. È un termine che voi non utilizzate, ma di manovra correttiva si tratta. È una manovra con tagli, perché i 2 miliardi di euro congelati dalla legge di bilancio 2019 sono stati definitivamente acquisiti a miglioramento dei saldi. È una manovra che ha preso atto dell'aumento delle entrate, in buona parte legato ai positivi risultati della fatturazione elettronica; la stessa fatturazione elettronica fatta dai Governi precedenti, che voi volevate smontare e che non siete riusciti ad abolire (ed oggi vi gloriate di risultati che non vi appartengono).

È una manovra che ha preso atto del mezzo flop di quota 100, che ha un numero di domande inferiore del 30 per cento rispetto alle previsioni iniziali. È una manovra che ha preso atto dei risparmi sul reddito di cittadinanza. È una manovra che ha portato il Governo a raschiare il fondo del barile chiedendo alla Cassa depositi e prestiti di staccare un extradividendo per centinaia e centinaia di milioni di euro.

Le buone notizie, signor Presidente, però finiscono qui perché in realtà i numeri della congiuntura economica ci dicono che i nodi di una politica economica fallimentare sono tutti aperti. La Banca d'Italia pochi giorni fa ha reso noto il nuovo bollettino economico, che contiene le stime per il 2019 e le previsioni per il 2020. Il 2019 si chiuderà, secondo la Banca d'Italia, con una crescita dello 0,1 per cento, e numeri simili saranno dati, come ci ha preannunciato il presidente Pisauro, dall'Ufficio parlamentare di bilancio nella nota congiunturale di venerdì. L'economia italiana è completamente ferma e il mercato del lavoro è debole, nonostante la propaganda e i fuochi d'artificio con cui voi avete salutato gli ultimi dati Istat. Tali dati ci dicevano di un aumento di 92.000 unità dell'occupazione del nostro Paese a maggio 2019 rispetto all'anno precedente, ma vorrei ricordare a quest'Assemblea che un anno prima il ritmo di creazione di posti di lavoro in questo Paese era di 350.000 unità a maggio 2018 rispetto a maggio 2017 (Applausi dal Gruppo PD): da 350.000 a 92.000 con una costante diminuzione del dinamismo del mercato del lavoro mese dopo mese. Infatti, i numeri ci dicono che in questo Paese oggi ci sono 158 crisi industriali sul tavolo del Ministro dello sviluppo economico; che Ilva e Alitalia sono le punte di un iceberg fatto di centinaia di crisi che hanno portato il ricorso alla cassa integrazione straordinaria a crescere del 35 per cento a maggio 2019 rispetto all'anno precedente.

Certo, l'Italia soffre di ritardi che si trascinano da molto tempo. Lo abbiamo detto, sono tanti anni che questo Paese fa fatica a fare i conti con la globalizzazione, con la rivoluzione tecnologica, con i cambiamenti demografici. Il punto però è che la politica economica di questo Governo ha aggravato i nodi strutturali che pesavano su questo Paese, invece di affrontare con la determinazione necessaria i problemi che l'Italia aveva e ha di fronte. La manovra contenuta nel decreto-legge in discussione per molti versi è la certificazione del fallimento della vostra politica economica. Infatti, l'economia, che doveva crescere dell'1,5 per cento, è ferma e il 1019, che doveva essere un anno bellissimo, è un anno di stagnazione. La vostra manovra di bilancio, la manovra del deficit per le spese correnti, la manovra del blocco degli investimenti, la manovra dello stop alla lotta all'evasione, dello stop alla revisione della spesa e del blocco delle riforme strutturali ha portato l'Italia in stagnazione e ha allargato il divario che separa l'Italia dal resto d'Europa. (Applausi dal Gruppo PD). Questo è il punto con cui noi oggi dobbiamo fare i conti.

BELLANOVA (PD). Governo, ascolti!

MISIANI (PD). Signor Presidente, il 2020 è una grande incognita per il nostro Paese. Le audizioni di ieri ce lo hanno detto chiaro e tondo: servono almeno 28 miliardi per costruire la prossima manovra di bilancio; 28 miliardi non servono per fare la flat tax, ma semplicemente per bloccare l'aumento dell'IVA e per finanziare le politiche invariate. Signor Presidente, di fronte a una cifra così grande, a un Everest da scalare, vorremmo capire chi decide nel Governo sulla politica economica: decide il presidente Conte, il ministro Tria o il vice premier Salvini, che ha convocato impropriamente al Ministero dell'interno una riunione di partito incontrando le parti sociali, dettando i tempi della manovra e i contenuti della prossima legge di bilancio? (Applausi dal Gruppo PD). Chi decide chi fa cosa e quali sono le priorità di questo Governo? Salvini, insieme all'ex sottosegretario Siri, ha presentato un'ipotesi di riforma fiscale chiamata flat tax; il vice premier Di Maio oggi su «Il Sole 24 Ore» parla di taglio del cuneo fiscale; il ministro Tria ha parlato di riduzione a tre degli scaglioni dell'Irpef. Signor Presidente, come diceva il compagno Mao, la confusione sotto il cielo del Governo è tanta, ma la situazione non è favorevole per il nostro Paese con un Governo di parolai e inconcludenti come il Governo giallo-verde. (Applausi dal Gruppo PD). La paralisi, infatti, fa male a questo Paese; l'assenza di strategia ci porta fuori strada.

Non è però un destino inevitabile perché l'Italia ce la può fare. Nonostante questo Governo e una politica economica drammaticamente sbagliata, il Paese ha le risorse per rimettersi in piedi; ha un tessuto di imprese che competono ed esportano; ha milioni di lavoratori che danno orgoglio al nostro Paese nel mondo. Certo, bisogna imboccare una strada radicalmente diversa; bisogna tornare a imboccare la strada della fiducia, mettendo fine alle parole incendiarie, agli slogan e alle fesserie come i mini-BOT e altre amenità che ci è toccato ascoltare in queste settimane. Serve fiducia con l'Europa, con le parti sociali, con gli operatori economici e con i milioni di lavoratori che ogni giorno si rimboccano le maniche per il bene delle loro famiglie e del nostro Paese. Serve imboccare la strada degli investimenti, ponendo fine ai traccheggiamenti sulla TAV e sulle grandi opere e dando una mano alle imprese che vogliono investire evitando di tagliare le gambe a chi vuole puntare su questo Paese.

Signor Presidente, serve un nuovo patto fiscale. Noi siamo radicalmente contrari alla flat tax; è una misura ingiusta. Abbiamo analizzato i pochi numeri della proposta Salvini-Siri di cui abbiamo letto sui giornali. Quella proposta regalerebbe un miliardo di euro a chi dichiara più di 300.000 euro all'anno e non darebbe un euro di vantaggio a chi guadagna fino a 30.000 euro. (Applausi dal Gruppo PD). Questo sarebbe l'effetto di quella proposta. La proposta non solo non è coperta, ma è radicalmente ingiusta e iniqua. Noi siamo per una strada diversa: pagare tutti per pagare meno. Proponiamo di tagliare le tasse ai lavoratori dipendenti che guadagnano fino a 1.500 euro all'anno netti tagliando l'Irpef, di tagliare le tasse alle imprese che investono, che assumono, che puntano sulla sostenibilità ambientale e sociale. Questi sono gli elementi di una possibile diversa politica economica. Su questi temi vi sfideremo in autunno perché un diverso percorso è possibile per questo Paese. Abbiamo una finestra di opportunità; non sprechiamola. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Misiani anche per la dotta citazione sessantottina.

È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo molto brevemente solo per sottolineare che il provvedimento in esame si colloca in stretta relazione con l'assestamento di bilancio che andremo a votare nelle prossime settimane e comunque certifica non il fallimento della politica economica del Governo, ma il fallimento dei cosiddetti «Forza spread», «Forza procedura di infrazione», «Forza manovra correttiva» e «Forza patrimoniale». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Lannutti). Mi dispiace colleghi, ma anche questa volta siete rimasti delusi, perché questo è il risultato vero. Speravate il contrario, tanto che qualche collega, mi pare del Gruppo Forza Italia, in un intervento pronunciato qualche seduta fa mi ha addirittura invitato a ridere in quel momento, perché dopo avremmo avuto poco da ridere, con l'arrivo della procedura di infrazione. Ebbene, la procedura di infrazione non è arrivata, semplicemente perché il Governo aveva ben chiari i conti che aveva fatto. (Commenti della senatrice Bellanova. Proteste dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Il fatto di avere minori spese derivanti dal reddito di cittadinanza e da quota 100 non è semplicemente dettato dal fatto, come avete detto, che sono state misure che non hanno "tirato", come si suol dire nel gergo economico, ma deriva dal fatto che, come abbiamo segnalato già in occasione della manovra di bilancio dello scorso dicembre, il Governo, in via prudenziale, proprio per la sua grande lungimiranza, ha previsto cifre un pochettino al di sopra. È stato previsto di più...

BELLANOVA (PD). Il rappresentante del Governo è al telefono!

PRESIDENTE. Senatrice Bellanova, è senza microfono e non la sente nessuno. (Proteste dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ci ho pensato io a richiamare la senatrice Bellanova; richiamo allora voi. (Commenti della senatrice Bellanova). Intervenga pure, senatrice Bellanova, tanto non la sente nessuno. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Stavo dicendo che le minori spese o le maggiori entrate, senatori Misiani e Stefano, derivano solo da una capacità prudenziale del Governo di mettere delle somme in più, sapendo che così avremmo potuto avere una disponibilità da utilizzare, qualora qualcuno ci avesse presentato il conto. Quindi, complimenti al Governo che si è mosso in questa direzione.

Per quel che riguarda la cosiddetta certificazione dei tagli, ricordo al PD che il problema non riguarda tanto i 2 miliardi di euro di accantonamenti sui fondi per gli investimenti. Abbiamo detto tutti, infatti, che il problema del Paese non sono le risorse, che ci sono sempre state, ma è avere la capacità di spenderle, che è quello che non siamo riusciti a fare grazie al vostro codice degli appalti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Queste sono le motivazioni che hanno bloccato il Paese e quindi non è l'accantonamento di 2 miliardi di euro sugli investimenti che può creare un problema; occorre piuttosto riuscire a spendere quelli per cui è prevista una spesa possibile e diretta in questo preciso momento. Questo è quello che abbiamo cercato di fare e che sicuramente darà i suoi frutti con il provvedimento sblocca cantieri.

Queste sono le misure che abbiamo messo in campo. C'è poi chi dice che l'Italia va male e che il Paese sta andando a rotoli, sostenendo continuamente scenari apocalittici per il nostro Paese. Abbiamo detto più volte che non stiamo crescendo come dovremmo. L'aumento stimato dello 0,1 o dello 0,2 per cento del PIL, a seconda delle stime più o meno ottimistiche, per il Paese non significa tanto ed è evidente. Possiamo però anche avere la capacità di valutare in modo oggettivo che forse ci sono anche dei fattori esterni da considerare. Nel 2017 il prodotto interno lordo dell'eurozona cresceva del 2,5 per cento e l'Italia cresceva dell'1,6 per cento. Nel 2018 il prodotto interno lordo è cresciuto dell'1,8 per cento nell'eurozona e per il 2019 le stime parlano di una crescita dell'1 per cento, quindi ciò vuol dire che c'è qualcosa a livello europeo che non funziona e che sta creando dei problemi a tutta l'eurozona. Questo è il motivo per cui noi insistiamo molto sul fatto che occorra cambiare assolutamente le regole, più che scegliere il presidente di qui o il vice presidente di là o più che giocare al balletto delle poltrone. Ci vuole qualcuno che le regole le voglia e le sappia cambiare davvero, altrimenti soffriranno tutti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Parliamo dei vostri amici francesi, visto che avete invitato Moscovici anche a una festa del PD (a proposito di scenari internazionali che dovrebbero mettere in difficoltà il nostro Paese): anche la Francia ha una stima di crescita del PIL dello 0,2 per cento, quindi non mi sembra che stia andando a gonfie vele. Eppure alla Francia vengono fatte tutte le concessioni possibili e immaginabili. Di questo dobbiamo parlare. La stessa Germania ha una stima di crescita del prodotto interno lordo dello 0,5 per cento per quest'anno. Quindi tutti questi Paesi europei non stanno volando a più di 2 punti di PIL, mentre noi siamo gli unici, poverini, fanalino di coda.

Anzi, con riferimento a quanto ha detto lo stesso Ministro dell'economia, rispetto alle stime iniziali - perché a dicembre si parlava di recessione, vi ricordate? - c'è stata un'inversione, c'è un segno positivo; certo, timido, ma sempre meglio di nulla. L'economia italiana non sta andando così male come dite voi. Potete giocare su quello che volete, ma non è che adesso l'Istat, perché non è più nelle mani del vostro Boeri (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Lannutti), improvvisamente dà numeri che non vanno bene. Andava bene solo quando il suo presidente dava i numeri che volevate voi o quando l'Ufficio parlamentare di bilancio dava i numeri che facevano comodo a voi? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Lannutti). No, i numeri non si interpretano, sono lì, parlano chiaro: la disoccupazione giovanile è ai minimi storici dal 2011, l'occupazione cresce di più ed è la prima volta che succede dal 1977. Non sono dati così negativi. Poi qualcuno può contestare i dati dicendo che adesso all'INPS ci siamo noi e diamo i dati che vogliamo. Ma allora mi spiegate perché la CGIA di Mestre, in una pubblicazione di un mese fa, cui non è stata data grande risonanza sui media - chissà perché -, ha dichiarato che ci saranno tra giugno, luglio e agosto 934.000 posti di lavoro in più? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Lannutti). La CGIA di Mestre improvvisamente è diventata inattendibile perché parla in modo favorevole della nostra economia?

Vogliamo parlare della produzione industriale? Sicuramente è calata rispetto a gennaio di quest'anno, ma è sempre positiva: più 7 per cento rispetto ai valori dell'anno scorso, quando (ricordo) si era appena insediato questo Governo, quindi si vivevano ancora di riflessi dei Governi precedenti.

Si registra il 2,9 per cento in più nel settore dell'agricoltura, il 7 per cento in più nel mercato dell'edilizia, il 22 per cento in più negli investimenti degli enti locali, che sono quelli che fanno prodotto interno lordo, che voi, nella manovra del 2016, avevate bloccato con un comma della finanziaria (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az), perché eravate totalmente asserviti ai voleri e ai famosi numerini dettati da Bruxelles. Noi abbiamo liberato queste risorse, che piano, piano sicuramente miglioreranno i saldi della nostra finanza e produrranno gli investimenti necessari.

Ma possiamo parlare anche di fiducia. Giustamente qualcuno di voi ha detto che tutto si basa sulla fiducia. Certo: vogliamo parlare dell'indice di fiducia che riguarda i consumatori, che è passato da 110,6 a 111,8? Sono dati Istat anche questi. O vogliamo parlare dell'indice di fiducia delle aziende, passato da 98,8 a 100,2? Vogliamo parlare dei cosiddetti BTP semestrali, che sono andati a ruba? (Commenti della senatrice Bellanova).

Quante storie ci avete raccontato sullo spread, sugli interessi e quant'altro. Oggi questi argomenti non li avete più, tanto è vero che potete solo parlare della Russia, che è l'unico argomento che vi è rimasto disponibile, altrimenti non sapete cosa dire ai vostri elettori, non sapete cosa proporre. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

È bello venire qui adesso a dire che questo non vi piace, quest'altro non vi piace, che bisognerebbe fare questo e quest'altro; tutte proposte interessantissime, ma viene da chiedere: come mai non le avete fatte quando al Governo c'eravate voi? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD). A questo dovete rispondere davanti ai vostri cittadini.

Quindi, vi piacerà o non vi piacerà, purtroppo le orecchie sono basse e alla fine la procedura di infrazione non c'è. Questa manovra non è correttiva, ma certifica solo che, nel braccio di ferro con l'Unione europea, avevamo ragione noi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà.

PICHETTO FRATIN (FI-BP). Signor Presidente, vorrei svolgere queste mie brevi considerazioni attenendomi strettamente al tema del decreto-legge n. 61; poi avremo modo, in sede di discussione del disegno di legge sull'assestamento, di svolgere alcune considerazioni un po' più ampie. Tecnicamente è un piccolo provvedimento, dell'entità di 1.500 milioni di euro, che ci permette di presentarci con una modifica rilevante del saldo strutturale (più 0,2 per cento del PIL), che ha un significato molto positivo nel rapporto con l'estero, oltre che come passaggio interno della nostra contabilità. Ricordiamo che questo decreto-legge è volto a rispondere alla richiesta di correzione rivolta dall'Unione europea al nostro Governo, per evitare l'infrazione sul debito. L'Unione europea peraltro su questo ha comunicato le condizioni di sorveglianza continua.

Questo decreto-legge è un provvedimento un po' particolare, un provvedimento "tampone"; di fatto esso congela l'utilizzo di parte degli stanziamenti previsti nel bilancio dello Stato, quelli che non hanno un'immediata necessità di spesa, cioè che riguardano la spesa da ottobre in avanti, per poi arrivare, con i provvedimenti d'autunno, alla sistemazione contabile. Quindi il provvedimento ha un'alta valenza tecnica; esso interviene per quasi 1.400 milioni sulla missione Fondi da ripartire, che peraltro è anche la missione che contiene i fondi per il prelievo degli stanziamenti mandati in perenzione, ma che comunque sono validi come debito e come tali vanno onorati. In autunno, a seguito del monitoraggio, si procederà alla compensazione e al riequilibrio del tutto. Mi sia permessa una considerazione anche su questo punto: a seguito dell'audizione avvenuta nella giornata di ieri, è emerso che il risparmio - come già detto in diversi interventi - o meglio la minor spesa a debito (usiamo il termine più corretto), quindi il minor debito, rispetto alle due misure fondamentali della maggioranza, il reddito di cittadinanza e quota 100, potrebbe sfiorare i 1.900 milioni di euro, quasi 2 miliardi. Questo significa che il provvedimento di correzione - guardo il Vice Ministro dell'economia - poteva anche andare oltre il miliardo e mezzo. Quindi la correzione del bilancio dello Stato, cioè del disavanzo del nostro bilancio o del deficit, poteva essere anche superiore.

Personalmente, ancorché sia all'opposizione (ma ho una vocazione governativa, perché mi sono sempre trovato meglio a governare che a fare l'opposizione), credo che il Governo abbia fatto bene a mantenerlo a un miliardo e mezzo e a non andare oltre, perché nel rapporto con l'Unione europea dobbiamo mantenere una posizione contrattuale. E, considerato che i meccanismi dello strano e perverso Patto di stabilità vengono calcolati rispetto all'esercizio precedente, se esagero a essere buono in questo esercizio corro il rischio di dover essere - anzi devo essere - troppo buono nell'esercizio successivo. Per questo condivido il fatto che si sia optato per 1,5 miliardi anziché 1,9 miliardi; poi al limite ci possiamo dividere sulla differenza di debito, sulle ragioni di tale differenza e sulla rimodulazione degli stanziamenti (naturalmente già in sede di assestamento di bilancio) e dall'opposizione potrò dire di essere contrario al modo con cui vengono collocate e spese le risorse.

Ritengo però già fin d'ora che sul decreto-legge in esame alcune correzioni potevano essere fatte; il Gruppo cui appartengo non ha presentato emendamenti perché riteniamo che prima di tutto siamo italiani e dobbiamo capire qual è l'obiettivo del provvedimento. Il comma 4 abroga la possibilità che i residui non spesi - usiamo questo termine - possano andare ai servizi per l'impiego per creare condizioni di politiche attive del lavoro, che rappresentano la grande questione di questo Paese. Possiamo risolverla assumendo un punto di vista di destra o di sinistra, ma in questo momento la grande questione riguarda le politiche attive del lavoro: infatti, se leggiamo i giornali vediamo che anche i posti di lavoro offerti continuano a essere molti, ma non siamo in grado di coprire tutte le tipologie, non siamo in grado di fare incontrare la domanda con l'offerta. Questa è la grande difficoltà che abbiamo anche a livello di Paese, al di là del conteggio tra 100.000, 900.000 e 200.000 che ogni tanto viene riportato. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Possiamo certamente criticare il fatto che il provvedimento in esame arriva dopo sette mesi durante i quali la situazione di crescita del deficit o comunque di sforamento del criterio del debito ha determinato uno stato di incertezza e di conflittualità con l'Unione europea che, a torto o a ragione (c'è chi sostiene di avere ragione, come abbiamo sentito prima, mentre la parte opposta sostiene che aveva torto il Governo italiano con il suo comportamento), ha portato i cittadini e i mercati ad essere incerti sulle sorti di questo Paese e ci ha portato ad avere uno spread molto costoso, per i cittadini forse più che per lo Stato italiano. Noi, infatti, ci preoccupiamo del bilancio dello Stato, ma dobbiamo anche preoccuparci dei cittadini. Anche lo Stato, rispetto ai tassi di interesse, ci guadagna con la riduzione dello spread.

In questi mesi c'è stato un disorientamento da imputare anche all'incapacità del Governo di avere delle stime corrette. Ieri sera abbiamo audito l'Ufficio parlamentare di bilancio, che in modo molto piatto ci ha comunicato la sua difficoltà di avere i dati; quindi se non li ha l'Ufficio parlamentare di bilancio, non li ha nemmeno il Governo e pertanto si tratta di un problema di funzionamento del sistema per fare le stime. Peraltro la certezza delle stime è fondamentale perché dà credibilità e crea le condizioni per trovare la strada giusta. Noi crediamo che il decreto-legge in discussione possa anche rappresentare la strada giusta, ma ci chiediamo cosa succederà nel 2020; il percorso forse è quello giusto, ma quale messaggio veicola? Prima di tutto è opportuno badare alla sostanza. Io credo che l'accordo con l'Unione europea su un percorso di flessibilità vada consolidato, ma perché ciò avvenga occorre renderlo sostenibile; pertanto dobbiamo dire fin d'ora e il più in fretta possibile cosa vogliamo fare dell'IVA ,dei 23 miliardi della clausola di salvaguardia dell'IVA, e cosa si fa dalla riforma fiscale. Chi vi parla non è tra quanti dicono assolutamente no all'aumento dell'IVA; dico no all'aumento dell'IVA e alla non riforma fiscale o a una riforma che costi di più perché a questo punto continuiamo ad aggiungere. Vorrei ricordare che su chi paga le tasse anche quest'anno purtroppo si è caricato in più e non in meno. Vi è quindi la necessità di una grande riforma, di un equilibrio fuori dalle emergenze; dobbiamo cioè tutti dare a questo Paese (il Governo e la maggioranza per primi e l'opposizione deve contribuire) una strategia di lungo termine che, quindi, con una revisione della spesa pubblica ci permetta di far ripartire il Paese. Dobbiamo dire basta a misure spot come questa - e concludo, signor Presidente - che hanno la natura di una clausola di salvaguardia, tanto per recuperare tre mesi.

Dobbiamo leggere la realtà, perché questo è l'interesse del Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà.

PELLEGRINI Marco (M5S). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, signori rappresentanti del Governo, ci occupiamo della conversione in legge del decreto-legge sull'assestamento dei saldi di finanza pubblica.

Com'è noto, il 5 giugno scorso la Commissione europea, tra il tripudio di alcuni, pubblicava una relazione in cui si esprimeva un parere negativo, secondo le regole dei trattati vigenti, in merito al rispetto del criterio del debito da parte dell'Italia per l'anno 2018.

Com'è altrettanto noto, il Governo si era immediatamente attivato per dimostrare, dati alla mano, quanto la minacciata procedura di infrazione non fosse corroborata da alcun elemento fattuale e, in modo specifico, non fosse suffragata da dati economici e della finanza pubblica. Nello stesso modo si era espresso anche il Presidente della Repubblica, che si era dichiarato sorpreso di questo inizio di attività da parte della Commissione europea.

Il Governo ha potuto dimostrare facilmente che i conti pubblici sono in piena salute e che si può registrare un incremento del gettito di 3,5 miliardi, di cui 2,9 miliardi per maggiori entrate fiscali e 0,6 miliardi per maggior gettito contributivo. Ci sono poi altre entrate per 2,7 miliardi, dovute a maggiori dividendi provenienti dalla Banca d'Italia e da Cassa depositi e prestiti e, inoltre, si registrano minori spese per un miliardo e maggiori spese per 1,1 miliardi (per la precisione 1,154 miliardi). Infine - ed è il tema che ci occupa oggi - è atteso un risparmio per l'anno 2019 di 1,5 miliardi delle risorse destinate al reddito di cittadinanza e a quota 100.

Il totale di questi importi è di circa 7,6 miliardi, che saranno utilizzati per la riduzione dell'indebitamento netto del debito pubblico. La conseguenza è che il rapporto deficit-PIL per il 2019 sarà del 2,04, cioè esattamente quanto avevamo indicato e previsto lo scorso dicembre in sede di legge di bilancio, tra le risate di alcuni, molti dei quali tra l'altro presenti in quest'Aula, che si autodefiniscono «bravi»: bravi economisti, bravi giornalisti, bravi parlamentari, bravi ex Ministri. (Applausi dal Gruppo M5S).

I fatti, i numeri, i saldi di finanza pubblica stanno dando ragione, quindi, all'azione di Governo.

Un piccolo accenno merita però la minore spesa di cui stiamo parlando, calcolata per il reddito di cittadinanza e quota 100.

Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza - lo diceva anche ieri in audizione il presidente dell'INPS Tridico - è accaduto che un certo numero di cittadini che, dal punto di vista statistico e della loro situazione economico-patrimoniale ufficiale aveva diritto ad accedere a questa misura, in realtà non ne ha fatto richiesta. Molto probabilmente una parte forse anche consistente di coloro che non hanno richiesto l'accesso al beneficio è costituita da evasori o elusori fiscali, che hanno ritenuto opportuno non richiedere il reddito di cittadinanza, giudicando pericoloso doversi sottoporre ai relativi controlli, con tutto ciò che ne consegue in termini di sanzioni penali in caso di infedeli dichiarazioni.

Sembra quindi dimostrato che, anche sotto questo profilo, la legge istitutiva del reddito di cittadinanza e di quota 100 e i relativi meccanismi di controllo sanzionatorio si sono dimostrati efficaci.

Ciò premesso, tengo a sottolineare che l'assestamento dei conti pubblici di cui ci stiamo occupando non è una manovra correttiva da Prima Repubblica, come hanno detto i colleghi prima di me: infatti, non sono state istituite nuove tasse o aumentate tasse esistenti e non sono stati effettuati tagli netti di alcun tipo, men che mai alla spesa sociale. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

L'effetto di questo aggiustamento dei conti è che il saldo strutturale di bilancio migliora dello 0,2 per cento e il conseguente aggiustamento strutturale di bilancio migliora dello 0,3 per cento. Com'è noto, peraltro, come MoVimento 5 Stelle non condividiamo alcune delle regole contenute nei trattati europei, le riteniamo astruse e di difficile determinazione e pertanto faremo di tutto, sempre come Movimento 5 Stelle, per cambiarle. Ma finché saranno in vigore, come in questo momento, noi, come Paese, le rispetteremo perché siamo ligi alle regole, a differenza di altri Paesi europei che ne violano costantemente alcune e, nonostante ciò, si sentono in diritto di farci la lezioncina. Mi riferisco, ad esempio, alla Francia per quanto riguarda il rapporto tra deficit e PIL, che viola costantemente, o alla Germania per quanto riguarda il surplus commerciale.

Ormai è passato un anno di Governo e nonostante i profeti di sventura, che anche oggi abbiamo ascoltato, continuino a annunciare un Paese in ginocchio, sul limite del default, noi possiamo invece registrare alcuni successi. Li vado a elencare. Proprio oggi lo spread, che ci era stato indicato come uno spettro, è a 188 punti base, peraltro senza l'aiuto pieno del quantitative easing da parte della Banca centrale europea, che fino a poco fa immetteva nel sistema finanziario 80 miliardi di euro ogni mese. La fiducia dei mercati nell'Italia è talmente alta che è stato possibile vendere i titoli del debito pubblico a tassi in discesa e con durata lunghissima, addirittura pari a cinquant'anni (cosa ritenuta utopistica fino a qualche mese fa). (Applausi dal Gruppo M5S).

Ancora, il debito pubblico, che è sempre aumentato negli ultimi anni, a maggio scorso - udite, udite - è diminuito di 8,7 miliardi di euro. (Applausi della senatrice Bottici). Il tasso medio dei mutui che sono stati erogati alle famiglie è pari all'1,78 per cento, contrariamente a quello che - ripeto - molti in quest'Assemblea prevedevano. Il tasso di occupazione è pari al 59 per cento, il più alto dal 1977. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Il tasso di disoccupazione, invece, è pari al 9,9 per cento, il più basso dal 2012.

Grazie al cosiddetto decreto dignità abbiamo registrato un aumento di 328.000 contratti a tempo indeterminato, che è incredibile e grazie al quale si raggiunge esattamente il risultato che si voleva con l'approvazione del provvedimento. La produzione industriale di maggio è aumentata dello 0,9 per cento e la maggior parte delle grandi imprese quotate alla borsa di Milano chiuderà il primo semestre del 2019 in utile.

Gli investimenti dei Comuni, per la prima volta dall'esplosione della crisi, sono aumentati del 17 per cento nel primo semestre del 2019, grazie allo sblocco degli avanzi di gestione e ai 400 milioni stanziati in manovra per la messa in sicurezza del territorio, a cui, cari colleghi del PD, si aggiungeranno altri 500 milioni di euro del decreto crescita. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo PD).

Questi sono alcuni dati positivi che contraddistinguono l'attuale momento del Paese e sono numeri, non opinioni o propaganda. Ovviamente nessuno di noi pensa o dice che è tutto perfetto o che i ristoranti sono pieni, come diceva un ex Presidente del Consiglio nel mentre il PIL diminuiva del 5 per cento. (Applausi dal Gruppo M5S). Tuttavia, dopo un anno ininterrotto di cose positive fatte per il Paese e durante il quale ci siamo occupati sia dei diritti sociali dei cittadini, sia dei conti pubblici, dopo questi fatti inoppugnabili, chi continua a dire che il Paese è in ginocchio mente sapendo di mentire. (Commenti dal Gruppo PD). E spesso questi mentitori sono esattamente gli artefici del disastro sociale che ci siamo trovati a fronteggiare un anno fa, quando abbiamo assunto la responsabilità di Governo. (Applausi dal Gruppo M5S). Oggi questi stessi mentitori vogliono convincerci di avere tutte le ricette per salvare l'Italia e il mondo intero. Peccato che queste stesse ricette non le abbiano messe in pratica quando essi - i depositari della verità - erano al Governo del Paese e dei territori. (Commenti dal Gruppo PD).

Signor Presidente, mio avvio a concludere. Non pretendiamo che ci dicano che siamo bravi o che manteniamo gli impegni di Governo uno dopo l'altro. No, perché nella narrazione generale noi siamo degli incapaci per definizione, o al massimo fortunati, come in genere sono i principianti. Bene, i nostri detrattori pensino quello che vogliono. Noi siamo in un Paese libero e quindi possono dire e pensare quello che vogliono.

Noi invece continueremo a impiegare tutte le nostre energie con l'unico obiettivo di assicurare agli italiani una vita e un avvenire migliore. (Commenti dal Gruppo PD). Continueremo a occuparci con particolare attenzione di coloro che hanno sofferto in questi ultimi anni, degli artigiani, delle piccole e medie imprese e di chi lavora e sgobba ogni giorno. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

La nostra gratificazione arriva non dai poteri forti, ma dai cittadini che, incontrandoci per strada, ci abbracciano e ci ringraziano per aver ricevuto dignità e speranza grazie ai nostri provvedimenti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Il senatore Faraone l'ha costellata di piccoli interventi, mi sembrava giusto

Ha facoltà di parlare la relatrice.

ACCOTO, relatrice. Signor Presidente, colleghi, quanto evidenziato negli interventi dei colleghi dell'opposizione è stato già affrontato in Commissione durante la discussione del provvedimento.

Non è una manovra correttiva - lo ribadisco - non stiamo aumentando tasse, né si è proceduto a tagli della spesa speciale, piuttosto si tratta dell'aggiustamento dei saldi di finanza pubblica, sfruttando maggiori entrate e minori spese rispetto alle previsioni e che se ne prenda atto.

Il provvedimento in esame è l'atto conclusivo della brillante interlocuzione tra il presidente del Consiglio Conte e la Commissione dell'Unione europea per evitare l'apertura della procedura di infrazione, il sigillo all'esito positivo della trattativa, nonché la conferma della solidità dei nostri conti pubblici e della bontà e dell'efficacia delle politiche adottate dal Governo, che coniugano la stabilità del quadro finanziario con la crescita e lo sviluppo sociale. Per la prima volta dal 2012, l'anno della fredda austerity inaugurata dal Governo di tecnici (i cosiddetti professoroni), la disoccupazione è scesa sotto la soglia psicologica del 10 per cento (siamo al 9,9 per cento) e per la prima volta dal 1977, cioè da quando esistono le serie storiche, il tasso di occupazione non è mai stato così alto, raggiungendo il 59 per cento.

In un contesto europeo caratterizzato dalle forti preoccupazioni per una crescita economica contenuta, l'Italia, con le misure adottate dal decreto-legge che ci apprestiamo a convertire, riesce a confermare le sue politiche espansive contenute nella legge di bilancio 2018, senza operare riduzioni alla spesa programmata, evitando così una procedura per deficit eccessivo. L'eventuale apertura della procedura di infrazione ci avrebbe costretto a misure restrittive di politiche di bilancio, avvitandoci in una morsa dannosa per l'intero sistema Paese.

La credibilità del Governo e del quadro di finanza pubblica sono testimoniati dal ristabilimento della fiducia dei mercati e dalla contestuale discesa dello spread, conditio sine qua non per stimolare gli investimenti delle imprese e l'accesso al credito delle famiglie.

L'Italia c'è, persegue le sue politiche espansive per il rilancio della crescita economica ed è vogliosa di riprendersi il suo spazio. Voglio ribadire che non ci ritroviamo di fronte ad una manovra correttiva come strumentalmente insinuato. L'intervento, da leggersi in combinato disposto con il disegno di legge di assestamento di bilancio, anch'esso all'esame di questo ramo del Parlamento, non introduce nuove tasse - lo ribadisco - né nuovi tagli alla spesa. Forse è il caso di ribadire che i 7,6 miliardi messi a disposizione dei saldi di finanza pubblica derivano da maggiori risorse che il Governo ha recuperato in termini di riallocazione di risparmi di spesa, non da nuove imposizioni fiscali. È una differenza colossale facilmente comprensibile a tutti. Tra l'altro, proprio grazie all'andamento delle maggiori entrate, il Governo è riuscito a recuperare risorse importanti per settori come il Fondo di coesione e il trasporto pubblico locale, il tutto evitando il rischio di una procedura di infrazione che le stesse posizioni vedevano come fumo negli occhi.

Noi siamo riusciti a fare tutto questo evitando la morsa europea e non intaccando minimamente le nostre politiche economiche e le spese sociali. A questo tornante storico l'Italia si avvicina con performance e fondamentali economici finalmente in sensibile miglioramento. Ai dati positivi relativi all'occupazione già citati si aggiunge anche la ricrescita degli investimenti degli enti locali. La Ragioneria generale dello Stato ha certificato che nel primo semestre del 2019 le spese in conto capitale dei Comuni hanno visto un incremento del 17 per cento rispetto al primo semestre dell'anno precedente. Il merito, come testimoniano gli stessi sindaci, va ascritto allo sblocco degli avanzi di gestione dei Municipi che abbiamo deciso appena arrivati al Governo e reso strutturale in manovra e ai 400 milioni stanziati in manovra per alimentare appalti di opere e messe in sicurezza del territorio. Di più, perché secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato ben il 95 per cento di questa cifra è già stata appaltata in pochi mesi.

Un articolo su «Il Sole 24 Ore», un giornale non proprio vicino al MoVimento 5 Stelle, ha testualmente riportato che riuscire ad appaltare in meno di cinque mesi praticamente tutti i lavori previsti è un fatto inedito ed eccezionale, soprattutto considerando che finora, come riportano vari rapporti della Presidenza del Consiglio e dell'ANAS, servono mediamente da due a otto anni per passare dal finanziamento al cantiere. E presto si aggiungeranno altri 500 milioni, che abbiamo stanziato con il decreto-legge crescita, per consentire ai Comuni di mettere in cantiere opere di efficientamento energetico e sviluppo sostenibile.

Lo spread, inoltre, è sceso intorno ai 185-190 punti, con il rendimento dei titoli decennali intorno all'1,6-1,7 per cento, anche qui sotto la soglia psicologica del 2 per cento.

Stiamo agendo per rilanciare crescita, investimenti e fiducia sociale; siamo orgogliosi dei risultati. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica.

Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 1a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Onorevoli colleghi, la Presidenza dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, gli emendamenti 1.0.1, 1.0.2 e 1.0.3, già dichiarati improponibili durante l'esame in sede referente per estraneità all'oggetto del decreto-legge.

Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.

Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

ACCOTO, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti, ad eccezione dell'1.7, che invito i presentatori a trasformare in un ordine del giorno.

CASTELLI, vice ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, esprimo parere conforme alla relatrice.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Manca e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Misiani e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dal senatore Stefano e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dal senatore Manca e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6, presentato dal senatore Stefano e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Sull'emendamento 1.7 la relatrice ha formulato un invito a trasformarlo in ordine del giorno. Chiedo ai proponenti se accolgono tale richiesta.

MISIANI (PD). Sì, Presidente, e insistiamo per la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G1.7.

MANCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANCA (PD). Signor Presidente, l'emendamento 1.7, di cui abbiamo accolto la richiesta di trasformazione in ordine del giorno, per noi aveva un particolare rilievo perché si ispirava a principi di trasparenza, di leale collaborazione tra il Governo il Parlamento. L'approvazione dello stesso era pertanto molto importante proprio per finalizzare procedure adeguate a una corretta relazione tra le iniziative del Governo e il Parlamento e le relative Commissioni consiliari.

Avremmo auspicato un'approvazione di questo emendamento. Ovviamente abbiamo accolto la possibilità della sua trasformazione in un ordine del giorno, però riteniamo sia molto importante - proprio per richiamare un principio di trasparenza e di leale collaborazione - inserire nell'ordinamento la previsione che all'interno di questo ordine del giorno è stata da noi sottolineata.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.7, presentato dal senatore Misiani e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8, presentato dal senatore Manca e da altri senatori.

(Segue la votazione).

FLORIDIA (M5S). Signor Presidente, ma qual è il parere?

PRESIDENTE. Il parere è stato già espresso, con chiarezza, su tutti gli emendamenti all'articolo 1, ma se vuole lo ripeto. Annullo, dunque, la votazione e ripeto che il parere è contrario su tutti gli emendamenti, ad eccezione dell'emendamento 1.7, che è stato trasformato in ordine del giorno.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8, presentato dal senatore Manca e da altri senatori.

(Segue la votazione).

LUPO (M5S). Signor Presidente, ma cosa stiamo votando? (Commenti dai Gruppi M5S e PD).

PRESIDENTE.Colleghi, davvero non capisco dove sia il problema. In ogni caso, annullo anche questa votazione e la ripetiamo.

Indìco nuovamente la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8, presentato dal senatore Manca e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.9, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.10, presentato dal senatore Stefano e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 1.0.1, 1.0.2 e 1.0.3 sono improponibili.

Come da accordi intercorsi tra i Presidenti dei Gruppi parlamentari, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 18 luglio 2019

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 18 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,09).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere (1200)

EMENDAMENTI TENDENTI A PREMETTERE UN ARTICOLO ALL'ARTICOLO 1

01.2 (testo 2)

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti, Fedeli (*)

Respinto

Premettere il seguente articolo:

        «Art. 01. - 1. All'articolo 335 del codice di procedura penale, alla fine del  comma 1 è aggiunto il seguente periodo: ''Comunque effettua, con precedenza rispetto alle altre, le iscrizioni relative ai reati articoli 572, 582, limitatamente alle ipotesi procedibili d'ufficio o comunque aggravate, 583-quinquies, 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 601, 602, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice penale.''».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

01.1

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Premettere il seguente articolo:

        «Art. 01. - 1. All'articolo 335 del codice di procedura penale dopo il comma 3-bis è aggiunto il seguente:

        ''3-bis. 1. Nei casi di cui agli articoli 572, 582, limitatamente alle ipotesi procedibili d'ufficio o comunque aggravate, 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 601, 602, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 612-bis del codice penale, le iscrizioni previste dai commi 1 e 2 sono comunicate immediatamente alla persona offesa e al difensore''».

ARTICOLO 1 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 1.

Approvato

(Obbligo di riferire la notizia del reato)

1. All'articolo 347, comma 3, del codice di procedura penale, dopo le parole: «nell'articolo 407, comma 2, lettera a), numeri da 1) a 6)» sono inserite le seguenti: «, del presente codice, o di uno dei delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice penale, ovvero dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del medesimo codice penale,».

EMENDAMENTI

1.2

Grasso, De Petris, Laforgia, Errani

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 1. - (Obbligo di riferire la notizia del reato) - 1. All'articolo 347, comma 3, del codice di procedura penale, dopo le parole: ''nell'articolo 407, comma 2, lettera a), numeri da 1) a 6)'' sono inserite le seguenti: '', del presente codice, o di uno dei delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis, 612-ter, 583-bis e 558-bis del codice penale, ovvero dall'articolo 582 del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del medesimo codice penale,''».

1.1

Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 1. - (Obbligo di riferire la notizia di reato) - 1. All'articolo 347 del codice di procedura penale dopo il comma 3 è inserito il seguente:

        ''3-bis. In ogni caso le comunicazioni delle notizie di reato per i delitti previsti dagli articoli 572, 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 601, 601-bis, 602, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 609-undecies e 612-bis del codice penale, ovvero dall'articolo 582 del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo e secondo comma, del medesimo codice penale, devono essere trasmesse senza ritardo, e, comunque entro 48 ore dal compimento dell'atto''».

1.4

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole da: «572», fino alla fine del comma, con le seguenti: «571, comma 2, 572, 600-bis, primo comma, 605, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 610, secondo comma, 612-bis e 612-ter del codice penale, ovvero dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo e secondo comma, del medesimo codice penale e dall'articolo 3, primo comma, numero 8), della legge 20 febbraio 1958, n. 75».

1.3

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Al comma 1 sostituire le parole da: «572» fino alla fine del comma con le seguenti: «572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice penale, ovvero dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo e secondo comma, del medesimo codice penale, e, in ogni caso, quando sussistono ragioni di urgenza, la comunicazione della notizia di reato è data immediatamente e, comunque, entro ventiquattro ore dall'acquisizione anche in forma orale. Alla comunicazione orale deve seguire senza ritardo quella scritta con le indicazioni e la documentazione previste dai commi 1 e 2».

1.5

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Al comma 1, dopo le parole: «dagli articoli 572», inserire le seguenti: «600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater. 1, 601 e 602».

1.6

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Al comma 1, aggiungere, in fine, le parole: «e la parola: ''immediatamente'' è sostituita dalle seguenti: ''entro ventiquattro ore''».

1.7

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Al comma 1, aggiungere, in fine, le parole: «e dopo la parola: ''immediatamente'' sono aggiunte le seguenti: '', e comunque entro le ventiquattro ore,''».

ARTICOLO 2 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 2.

Approvato

(Assunzione di informazioni)

1. Dopo il comma 1-bis dell'articolo 362 del codice di procedura penale è aggiunto il seguente:

«1-ter. Quando si procede per i delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 612-bis del codice penale, ovvero dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del medesimo codice, il pubblico ministero assume informazioni dalla persona offesa e da chi ha presentato denuncia, querela o istanza, entro il termine di tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato, salvo che sussistano imprescindibili esigenze di tutela di minori di anni diciotto o della riservatezza delle indagini, anche nell'interesse della persona offesa».

EMENDAMENTI

2.1

Grasso, De Petris, Laforgia, Errani

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 2. - (Assunzione di informazioni) - 1. Dopo il comma 1-bis dell'articolo 362 del codice di procedura penale è aggiunto il seguente:

        ''1-ter. Quando si procede per i delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis, 612-ter, 583-bis e 558-bis del codice penale, ovvero dall'articolo 582 del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del medesimo codice, il pubblico ministero assume informazioni dalla persona offesa e da chi ha presentato denuncia, querela o istanza, entro il termine di tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato, salvo che sussistano imprescindibili esigenze di tutela di minori di anni diciotto o della riservatezza delle indagini, anche nell'interesse della persona offesa e tenuto conto della condizione di particolare vulnerabilità di cui all'articolo 90-quater del codice di procedura penale''».

2.2

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 2. - (Assunzione di informazioni) - Dopo il comma 1-bis dell'articolo 362 del codice di procedura penale è aggiunto il seguente:

        ''1-ter. Quando si procede per i delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 609-undecies e 612-bis del codice penale, ovvero dagli articoli 582, 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, n. 1 e secondo comma del medesimo codice, il pubblico ministero, assume con urgenza informazioni dalla persona offesa o da chi ha presentato denuncia, querela, o istanza, se non vi ha già provveduto la polizia giudiziaria e non vi ostino esigenze di tutela della riservatezza delle indagini ed in tutti i casi nei quali tale atto sia necessario ai fini della protezione della vittima''».

2.3

Cirinnà, Cucca, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 2. - (Assunzione di informazioni) - 1. Dopo il comma 1-bis dell'articolo 362 del codice di procedura penale è aggiunto il seguente:

        ''1-ter. Quando si procede per i delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 612-bis del codice penale, ovvero dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del medesimo codice, il pubblico ministero, quando deve assumere informazioni dalla persona offesa, convoca la medesima assicurando idonee garanzie di sicurezza e riservatezza''».

2.4

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte

Al comma 1, capoverso «1-ter», sostituire le parole da: «609-bis» fino alla fine del capoverso con le seguenti: «600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 601, 601-bis, 602, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 609-undecies e 612-bis del codice penale, ovvero dall'articolo 582 del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo e secondo comma, del medesimo codice, per i quali è stata presentata querela, il pubblico ministero, se non vi ha già provveduto la polizia giudiziaria e non vi ostino esigenze di tutela della segretezza delle indagini, con urgenza, assume informazioni dalla persona offesa, ove l'atto sia necessario ai fini della sua protezione ovvero della prosecuzione delle indagini ovvero ove la stessa ne faccia richiesta».

2.5

Cirinnà, Cucca, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Precluso

Al comma 1, capoverso «1-ter», sostituire le parole da: «609-bis» fino alla fine del capoverso con le seguenti: «600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 601, 601-bis, 602, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 609-undecies e 612-bis del codice penale, ovvero dall'articolo 582 del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo e secondo comma, del medesimo codice, per i quali è stata presentata querela, se non vi ha già provveduto la polizia giudiziaria e non vi ostino esigenze di tutela della segretezza delle indagini, il pubblico ministero, con urgenza, assume informazioni dalla persona offesa, ove l'atto sia necessario ai fini della sua protezione ovvero della prosecuzione delle indagini».

2.6

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Al comma 1, capoverso «1-ter», sostituire le parole: «e 612-bis» con le seguenti: «, 612-bis e 612-ter».

2.7

Balboni

Respinto

Al comma 1, capoverso «1-terdopo le parole: «pubblico ministero» inserire le seguenti: «o su sua delega la polizia giudiziaria».

2.8

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

        Al comma 1, capoverso: «1-ter», sostituire le parole da: «assume informazioni» fino alla fine del capoverso con le seguenti: «, se non vi abbia già provveduto la polizia giudiziaria e non vi ostino esigenze di tutela della riservatezza delle indagini, con urgenza, assume informazioni dalla persona offesa, ove l'atto sia necessario ai fini della sua protezione ovvero della prosecuzione delle indagini».

2.9

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Al comma 1, capoverso «1-ter» sostituire le parole: «entro il termine di tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato» con le seguenti: «quando risulta necessario».

2.100

Valente, Alfieri, Fantetti, Ginetti, Rizzotti, Rossomando, Cirinnà, Cucca, Mirabelli, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Conzatti

Respinto

          Al comma 1, capoverso «1-ter, sostituire le parole da "salvo" fino alla fine del capoverso con le seguenti: "salvo che non ritenga diversamente per esigenze connesse alla tutela della vittima o alla necessità di garantire l'efficacia e la riservatezza delle indagini, anche nell'interesse della persona offesa".

2.101

Rauti, Balboni

Id. em. 2.100

Al comma 1, capoverso «1-ter», sostituire le parole da «salvo» fino alla fine del capoverso con le seguenti: «salvo che non ritenga diversamente per esigenze connesse alla tutela della vittima o alla necessità di garantire l'efficacia e la riservatezza delle indagini, anche nell'interesse della persona offesa».

2.10

Cirinnà, Cucca, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 1, capoverso «1-ter», dopo le parole: «salvo che» inserire le seguenti: «non ritenga diversamente o che».

2.102

Valente, Alfieri, Fantetti, Ginetti, Rizzotti, Rossomando, Cirinnà, Cucca, Mirabelli, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Conzatti

Respinto

Al comma 1, capoverso «1-ter», sostituire le parole da «tutela» fino alla fine del capoverso con le seguenti: «tutela della vittima, di minori di anni diciotto o della efficacia e riservatezza delle indagini anche nell'interesse della persona offesa».

2.103

Rauti, Balboni

Id. em. 2.102

Al comma 1, capoverso «1-ter», sostituire le parole da «tutela» fino alla fine del capoverso con le seguenti: «tutela della vittima, di minori di anni diciotto o della efficacia e riservatezza delle indagini anche nell'interesse della persona offesa».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 2

2.0.1

Fedeli, Cucca, Alfieri, Ginetti, Iori, Assuntela Messina

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.

(Modifiche alla legge 1 aprile 1981, n.121)

        1. Alla legge 1 aprile 1981, n.121 dopo l'articolo 13 è inserito il seguente:

''Art. 13-bis.

(Trasmissione atti del pubblico ministero)

        Quando si procede per i delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 612-bis del codice penale, il pubblico ministero, assunte le informazioni ai sensi dell'articolo 362 del codice penale, trasmette gli atti al prefetto al fine di valutare l'adozione di eventuali misure di protezione''».

ARTICOLO 3 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 3.

Approvato

(Atti diretti e atti delegati)

1. Dopo il comma 2 dell'articolo 370 del codice di procedura penale sono inseriti i seguenti:

«2-bis. Se si tratta di uno dei delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice penale, ovvero dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5, 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del medesimo codice, la polizia giudiziaria procede senza ritardo al compimento degli atti delegati dal pubblico ministero.

2-ter. Nei casi di cui al comma 2-bis, la polizia giudiziaria pone senza ritardo a disposizione del pubblico ministero la documentazione dell'attività nelle forme e con le modalità previste dall'articolo 357».

EMENDAMENTI

3.1

Grasso, De Petris, Laforgia, Errani

Respinto

Al comma 1, sostituire il capoverso «2-bis» con il seguente:

        «2-bis. Se si tratta di uno dei delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis, 612-ter, 583-bis e 558-bis del codice penale, ovvero dall' articolo 582 del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del medesimo codice, la polizia giudiziaria procede senza ritardo al compimento degli atti delegati dal pubblico ministero».

3.2

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 1, capoverso «2-bis», sostituire le parole da: «Se si tratta» fino a: «609-octies» con le seguenti: «Quando si procede per i delitti previsti dagli articoli 572, 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 601, 601-bis, 602, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 609-undecies».

3.3

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Al comma 1, capoverso «2-bis», sostituire le parole da: «572, 609-bis» fino a: «medesimo codice», con le seguenti: «571, secondo comma, 572, 600-bis, primo comma, 605, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 610, secondo comma, 612-bis e 612-ter del codice penale, ovvero dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2), 5) e 5.1), e 577, primo e secondo comma, del medesimo codice penale e dall'articolo 3, primo comma, numero 8) della legge 20 febbraio 1958, n. 75,».

        Conseguentemente, al medesimo comma, capoverso 2-ter, sostituire le parole: «senza ritardo», con la seguente: «immediatamente».

3.4

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Al comma 1, capoverso «2-bis», sostituire le parole da: «609-bis», fino a: «612-ter del codice penale», con le seguenti: «582, limitatamente alle ipotesi procedibili d'ufficio o comunque aggravate, 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 601, 602, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice penale,».

3.5

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Al comma 1, dopo il capoverso «2-bis», inserire il seguente:

        «2-bis.1. Nei casi di cui al precedente comma, il pubblico ministero deve procedere personalmente al compimento degli atti d'indagine che riguardino minorenni.».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 3

3.0.1

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 3-bis.

        1. All'articolo 372 del codice di procedura penale, comma 1, dopo la lettera b), è aggiunta la seguente:

            ''b-bis) il pubblico ministero ha omesso di provvedere all'assunzione di informazioni della persona offesa e da chi ha presentato denuncia, querela o istanza, entro il termine di tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato, salvo che con decreto dispone che sussistono imprescindibili esigenze di tutela della riservatezza delle indagini, anche nell'interesse della persona offesa, quando si procede nei casi previsti dagli articoli 572, 582, limitatamente alle ipotesi procedibili d'ufficio o comunque aggravate, 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 601, 602, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice penale».

ARTICOLO 4 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 4.

Approvato

(Introduzione dell'articolo 387-bis del codice penale in materia di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa)

1. Dopo l'articolo 387 del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 387-bis. - (Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa) - Chiunque, essendovi legalmente sottoposto, violi gli obblighi o i divieti derivanti dal provvedimento che applica le misure cautelari di cui agli articoli 282-bis e 282-ter del codice di procedura penale o dall'ordine di cui all'articolo 384-bis del medesimo codice è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni».

EMENDAMENTI

4.100

Valente, Alfieri, Fantetti, Ginetti, Rizzotti, Cirinnà, Cucca, Mirabelli, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Unterberger, Conzatti

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 387-bis», sostituire le parole: «da sei mesi a tre anni» con le seguenti: «da due a cinque anni».

4.101

Rauti, Balboni

Id. em. 4.100

Al comma 1, capoverso «Art. 387-bis», sostituire le parole: «da sei mesi a tre anni» con le seguenti: «da due a cinque anni».

4.102

Unterberger, Conzatti

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 387-bis», aggiungere, in fine, le seguenti parole: «ed è sottoposto a misure cautelari di carattere più restrittivo».

4.2

Grasso, De Petris, Laforgia, Errani

Respinto

Dopo il comma 1 aggiungere, in fine, il seguente:

        «1-bis. All'articolo 381 del codice di procedura penale, al secondo comma, dopo la lettera m-quinquies è aggiunta la seguente lettera:

            ''m-sexies. violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa prevista dall'articolo 387-bis del codice penale.''».

ARTICOLO 5 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 5.

Approvato

(Formazione degli operatori di polizia)

1. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Polizia di Stato, l'Arma dei carabinieri e il Corpo di Polizia penitenziaria attivano presso i rispettivi istituti di formazione specifici corsi destinati al personale che esercita funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria in relazione alla prevenzione e al perseguimento dei reati di cui agli articoli 1, 2 e 3 o che interviene nel trattamento penitenziario delle persone per essi condannate. La frequenza dei corsi è obbligatoria per il personale individuato dall'amministrazione di appartenenza.

2. Al fine di assicurare l'omogeneità dei corsi di cui al comma 1, i relativi contenuti sono definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione, dell'interno, della giustizia e della difesa.

EMENDAMENTI

5.1

Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 2, dopo le parole: «Presidente del Consiglio dei ministri», inserire le seguenti: «, su proposta del Dipartimento per le pari opportunità,».

5.2

Cirinnà, Cucca, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Aggiungere, in fine, i seguenti commi:

        «2-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio di concerto con i Ministri della Giustizia, dell'istruzione, Università e ricerca e della salute sono definiti i contenuti di specifici corsi destinati a magistrati, assistenti sociali, personale sanitario dipendente dalla Aziende sanitarie locali (ASL) e insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado volti alla formazione in materia di reati sessuali e di violenza domestica. Con il decreto di cui al presente comma sono disciplinate anche le modalità di partecipazione agli stessi delle operatrici dei centri antiviolenza. La frequenza dei corsi è obbligatoria.

        2-ter. Ai maggiori oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 2 milioni di euro per l'anno 2019 e 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma ''Fondi di riserva e speciali'' della missione ''Fondi da ripartire'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

        2-quater. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.».

5.100

Grasso, De Petris, Errani, Laforgia

Id. em. 5.2

Aggiungere, in fine, i seguenti commi:

        «2-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio di concerto con i Ministri della Giustizia, dell'istruzione, Università e ricerca e della salute sono definiti i contenuti di specifici corsi destinati a magistrati, assistenti sociali, personale sanitario dipendente dalla Aziende sanitarie locali (ASL) e insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado volti alla formazione in materia di reati sessuali e di violenza domestica. Con il decreto di cui al presente comma sono disciplinate anche le modalità di partecipazione agli stessi delle operatrici dei centri antiviolenza. La frequenza dei corsi è obbligatoria.

        2-ter. Ai maggiori oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 2 milioni di euro per l'anno 2019 e 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma ''Fondi di riserva e speciali'' della missione ''Fondi da ripartire'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

        2-quater. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.».

5.3

Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Dopo il comma 2 aggiungere i seguenti:

        «2-bis. Ai maggiori oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 1,5 milioni di euro per l'anno 2019 e 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma ''Fondi di riserva e speciali'' della missione ''Fondi da ripartire'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

        2-ter. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».

ARTICOLO 6 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 6.

Approvato

(Modifica all'articolo 165 del codice penale in materia di sospensione condizionale della pena)

1. All'articolo 165 del codice penale, dopo il quarto comma è inserito il seguente:

«Nei casi di condanna per i delitti di cui agli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 612-bis, nonché agli articoli 582 e 583-quinquies nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, la sospensione condizionale della pena è comunque subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati».

2. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Gli oneri derivanti dalla partecipazione ai corsi di recupero di cui all'articolo 165 del codice penale, come modificato dal citato comma 1, sono a carico del condannato.

EMENDAMENTI

6.1

Grasso, De Petris, Laforgia, Errani

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 6. - (Modifica all'articolo 165 del codice penale in materia di sospensione condizionale della pena) - 1. All'articolo 165 del codice penale, dopo il quarto comma è inserito il seguente:

        ''Nei casi di condanna per i delitti di cui agli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis, 612-ter, 583-bis e 558-bis del codice penale, nonché all'articolo 582 nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, la sospensione condizionale della pena può essere subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati''».

6.2

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Al comma 1, primo capoverso, sostituire le parole: «e 612-bis» con le seguenti: «612-bis e 612-ter».

6.3

Grasso, De Petris, Laforgia, Errani

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole: «è comunque», con le seguenti: «può essere».

6.4

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Id. em. 6.3

Al comma 1, capoverso, sostituire le parole: «è comunque» con le seguenti: «può essere».

6.5

Cirinnà, Cucca, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 1, capoverso, dopo le parole: «enti o associazioni» inserire le seguenti: «iscritte ad albi regionali o nazionali».

6.6

Grasso, De Petris, Laforgia, Errani

Respinto

Sopprimere il comma 2.

6.7

Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Sostituire il comma 2 con i seguenti:

        «2-bis. Ai maggiori oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 1 milioni di euro per l'anno 2019 e 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma ''Fondi di riserva e speciali'' della missione ''Fondi da ripartire'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

        2-ter. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le accordi variazioni di bilancio».

ARTICOLO 7 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 7.

Approvato

(Introduzione dell'articolo 558-bis del codice penale in materia di costrizione o induzione al matrimonio)

1. Dopo l'articolo 558 del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 558-bis. - (Costrizione o induzione al matrimonio) - Chiunque, con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre matrimonio o unione civile è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

La stessa pena si applica a chiunque, approfittando delle condizioni di vulnerabilità o di inferiorità psichica o di necessità di una persona, con abuso delle relazioni familiari, domestiche, lavorative o dell'autorità derivante dall'affidamento della persona per ragioni di cura, istruzione o educazione, vigilanza o custodia, la induce a contrarre matrimonio o unione civile.

La pena è aumentata se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni diciotto.

La pena è da due a sette anni di reclusione se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni quattordici.

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche quando il fatto è commesso all'estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia».

EMENDAMENTI

7.1

Ginetti, Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 7. - (Introduzione nel codice penale degli articoli 609-terdecies, 609-quaterdecies e 609-quindecies e modifiche al codice di procedura penale) - Dopo l'articolo 609-duodecies del codice penale sono inseriti i seguenti:

''Art. 609-terdecies.

(Matrimonio forzato)

        Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità o di relazione domestica costringe un minore di età a contrarre vincolo di natura personale, con sé o con terzi, anche in un Paese estero, da cui derivano uno o più obblighi tipici del matrimonio o dell'unione civile, è punito con la reclusione da tre a sette anni''».

Art. 609-quaterdecies.

(Circostanze aggravanti)

        La pena è della reclusione da cinque a dieci anni se il fatto di cui all'articolo 609-terdecies è commesso dal genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, da parenti o affini entro il quarto grado, dal tutore, ovvero da altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia con quest'ultimo una relazione di convivenza.

        La pena è della reclusione da sette a dodici anni se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci.

Art. 609-quindecies.

(Pene accessorie)

        La condanna per il delitto di cui all'articolo 609-terdecies comporta:

            a) la perdita della responsabilità genitoriale;

            b) l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e al l'amministrazione di sostegno;

            c) la perdita del diritto agii alimenti e l'esclusione dalla successione della persona offesa;

            d) la sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte''.

        2. All'articolo 444, comma 1-bis, del codice di procedura penale, dopo le parole: ''600-quinquies,'' sono inserite le seguenti: ''609-terdecies, 609-quaterdecies''».

7.2

Ginetti, Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 7. - (Introduzione nel codice penale degli articoli 609-terdecies, 609-quaterdecies e 609-quindecies e modifiche al codice di procedura penale) - Dopo l'articolo, 609-duodecies del codice penale sono inseriti i seguenti:

''Art. 609-terdecies.

(Matrimonio forzato)

        Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità o di relazione domestica costringe una persona a contrarre vincolo di natura personale, con sé o con terzi, anche in un Paese estero, da cui derivano uno o più obblighi tipici del matrimonio o dell'unione civile, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Se il fatto è commesso in danno di un minore di età si applica la pena della reclusione da tre a sette anni.

Art. 609-quaterdecies.

(Circostanze aggravanti)

        La pena è della reclusione da cinque a dieci anni se l'autore del fatto di cui all'articolo 609-terdecies, commesso ai danni di un minore, è il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, parenti o affini entro il quarto grado, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia con quest'ultimo una relazione di convivenza.

        La pena è della reclusione da sette a dodici anni se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci.

Art. 609-quindecies.

(Pene accessorie)

        La condanna per il delitto di cui all'articolo 609-terdecies comporta:

            a) la perdita della responsabilità genitoriale;

            b) l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all'amministrazione di sostegno;

            c) la perdita del diritto agli alimenti e l'esclusione dalla successione della persona offesa;

            d) la sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte''.

        2. All'articolo 444, comma 1-bis, del codice di procedura penale, dopo le parole: ''600-quinquies,'' le seguenti: ''609-terdecies, 609-quaterdecies''».

ARTICOLO 8 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 8.

Approvato

(Modifica all'articolo 11 della legge 11 gennaio 2018, n. 4, in materia di misure in favore degli orfani per crimini domestici e delle famiglie affidatarie)

1. All'articolo 11 della legge 11 gennaio 2018, n. 4, il comma 1 è sostituito dal seguente:

«1. La dotazione del Fondo di cui all'articolo 2, comma 6-sexies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, come modificato dall'articolo 14 della legge 7 luglio 2016, n. 122, è incrementata di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, di 5 milioni di euro per l'anno 2019 e di 7 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020, per le seguenti finalità a valere su tale incremento:

a) una quota pari a 2 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2017 è destinata all'erogazione di borse di studio in favore degli orfani per crimini domestici e al finanziamento di iniziative di orientamento, di formazione e di sostegno per l'inserimento dei medesimi nell'attività lavorativa ai sensi delle disposizioni della presente legge, assicurando che almeno il 70 per cento di tale somma sia destinato agli interventi in favore dei minori e che la quota restante, ove ne ricorrano i presupposti, sia destinata agli interventi in favore dei soggetti maggiorenni economicamente non autosufficienti;

b) una quota pari a 3 milioni di euro per l'anno 2019 e a 5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020 è destinata, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 5, comma 4, della legge 4 maggio 1983, n. 184, a misure di sostegno e di aiuto economico in favore delle famiglie affidatarie, secondo criteri di equità fissati con apposito decreto del Ministro dell'economia e delle finanze entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione».

2. Alla copertura dei maggiori oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1, pari a 3 milioni di euro per l'anno 2019 e a 5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

EMENDAMENTO

8.1

Cirinnà, Cucca, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 1, capoverso «1.», sostituire la lettera b) con la seguente:

            «b) una quota pari a 3 milioni di euro per l'anno 2019 e a 5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020 è destinata a misure di sostegno e di aiuto economico in favore delle famiglie affidatane di cui all'articolo 4, comma 5-quinquies della legge 4 maggio 1983, n. 184.».

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 8

8.0.1

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 8-bis.

        1. Il Piano di cui all'articolo 5 del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, persegue, altresì, attraverso le Regioni, con il coinvolgimento di organismi istituzionali, delle reti territoriali dei centri antiviolenza e di altri soggetti del privato sociale che operano per le finalità della presente legge, la promozione e il sostegno, sul territorio regionale comprese le carceri, di appositi interventi di recupero e accompagnamento rivolti agli autori di violenza di genere, con riferimento alla violenza domestica e nelle relazioni interpersonali e di vita.

        2. Gli interventi di cui al comma 1:

            a) sono sviluppati in ambito sociosanitario per assicurare un trattamento integrato in modo da consentire un effettivo recupero e accompagnamento nel tempo di chi è responsabile di atti di violenza, al fine di prevenire la recidiva del reato e le conseguenze psichiche e psicologiche che la violenza di genere produce sulla salute delle donne;

            b) sono assicurati di concerto tra servizi sociali dei Comuni e consultori dei distretti sanitari, nel rispetto delle reciproche competenze, e si avvalgono di personale adeguatamente formato sui temi della giustizia riparativa e della violenza di genere.

        3. La realizzazione dei programmi di intervento volti al recupero degli uomini maltrattanti deve essere collocata nell'ambito delle iniziative e delle azioni che le Regioni promuovono per identificare, stigmatizzare, prevenite le cause culturali e contrastare la violenza di genere e deve svilupparsi parallelamente ai servizi di sostegno alle vittime di violenza.».

8.0.2

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 8-bis.

        1. Al fine di dare immediata attuazione a quanto stabilito dalle linee guida nazionali per le Aziende sanitarie e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza sociosanitaria alle donne vittime di violenza ai sensi del decreto del Presidente del consiglio dei ministri del 24 novembre 2017, nelle strutture del Dipartimento d'Emergenza e Accettazione/Pronto Soccorso (DEA/PS) delle Aziende Ospedaliere e dei Presidi Ospedalieri, è istituita un'area separata dalla sala d'attesa generale che assicuri alle vittime dei delitti di cui agli articoli 572, 582 e 583-quinquies, limitatamente alle ipotesi procedibili d'ufficio o comunque aggravate, 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 601, 602, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice penale, protezione, sicurezza e riservatezza. Nei predetti locali non sono ammessi eventuali accompagnatori che possono accedere solo successivamente e su richiesta della vittima ad eccezione della prole minore.

        2. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le Amministrazioni interessate provvedono ai relativi adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.».

ARTICOLO 9 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 9.

Approvato

(Modifiche agli articoli 61, 572 e 612-bisdel codice penale, nonché al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159)

1. All'articolo 61, numero 11-quinquies, del codice penale, le parole: «, contro la libertà personale nonché del delitto di cui all'articolo 572,» sono sostituite dalle seguenti: «e contro la libertà personale,».

2. All'articolo 572 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, le parole: «da due a sei anni» sono sostituite dalle seguenti: «da tre a sette anni»;

b) dopo il primo comma è inserito il seguente:

«La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità come definita ai sensi dell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero se il fatto è commesso con armi»;

c) è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«Il minore di anni diciotto che assiste ai maltrattamenti di cui al presente articolo si considera persona offesa dal reato.».

3. All'articolo 612-bis, primo comma, del codice penale, le parole: «da sei mesi a cinque anni» sono sostituite dalle seguenti: «da un anno a sei anni e sei mesi».

4. All'articolo 4, comma 1, lettera i-ter), del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, le parole: «del delitto di cui all'articolo 612-bis» sono sostituite dalle seguenti: «dei delitti di cui agli articoli 572 e 612-bis».

5. All'articolo 8, comma 5, del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, le parole da: «di cui» fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «di cui agli articoli 1, comma 1, lettera c), e 4, comma 1, lettera i-ter), il divieto di avvicinarsi a determinati luoghi, frequentati abitualmente dalle persone cui occorre prestare protezione o da minori».

EMENDAMENTI

9.1

Cirinnà, Cucca, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 2, lettera b), sostituire le parole: «di persona minore» con le seguenti: «dei figli, anche maggiorenni,».

9.2

Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 4, dopo le parole: «dei delitti di cui agli articoli 572» aggiungere le seguenti: «600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 601, 601-bis, 602, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 609-undecies».

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 9 E ORDINE DEL GIORNO

9.0.1

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando, Rauti

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 9-bis.

(Modifiche all'articolo 384 del codice di procedura penale)

        All'articolo 384 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) dopo il comma 1 è inserito il seguente:

        ''1-bis. Anche fuori dai casi di flagranza, il pubblico ministero dispone inoltre, con decreto motivato, il fermo della persona gravemente indiziata di un delitto contro la persona per il quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a due anni e superiore nel massimo a sei anni, ovvero di uno dei delitti previsti dagli articoli 572 e 612-bis del codice penale, quando sussistono specifici elementi per ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l'integrità fisica o psichica della persona offesa o dei suoi prossimi congiunti.'';

            b) al comma 2, le parole: ''Nei casi previsti dal comma 1'' sono sostituite dalle seguenti: ''Nei casi previsti dai commi 1 e 1-bis''».

9.0.2

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 9-bis.

(Introduzione dell'articolo 384-ter del codice di procedura penale)

        1. Dopo l'articolo 384-bis del codice di procedura penale è inserito il seguente:

''Art. 384-ter.

(Fermo di indiziato del delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi e di atti persecutori)

        1. Anche fuori dei casi di flagranza e delle ipotesi di cui all'articolo 384 c.p.p., il pubblico ministero dispone, con decreto motivato, il fermo della persona gravemente indiziata del delitto di cui all'articolo 572 c.p. e di quello di cui all'articolo 612-bis c.p., quando sussistono fondati motivi per ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l'integrità fisica o psichica della persona offesa.

        2. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui all'articolo 385 e seguenti del presente titolo.

        3. Si osservano le disposizioni di cui all'articolo 381 comma 3''».

9.0.100

Unterberger, Durnwalder, Steger, Laniece, Bressa, Casini, Conzatti

Ritirato

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

        «Art. 9-bis

            (Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale)

        1. All'articolo 604-bis del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) la Rubrica è sostituita dalla seguente: "Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, di genere, etnica o religiosa";

            b) al primo comma, lettera a), le parole: "odio razziale o etnico", sono sostituite dalle seguenti: "odio razziale, di genere o etnico" e le parole: "per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi", sono sostituite dalle seguenti: "per motivi razziali, di genere, etnici, nazionali o religiosi";

            c) al primo comma, lettera b), le parole: "per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi", sono sostituite dalle seguenti: "per motivi razziali, di genere, etnici, nazionali o religiosi";

            d) al terzo comma, primo periodo, le parole: "per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi", sono sostituite dalle seguenti: "per motivi razziali, di genere, etnici, nazionali o religiosi";

            2. All'articolo 604-ter, primo comma, del codice penale, le parole: "o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso", sono sostituite dalle seguenti: "o di odio etnico, nazionale, razziale, di genere o religioso" ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici".».

9.0.40

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Dopo l'articolo, inserire i seguenti:

«Art. 9-bis.

(Modifiche all'articolo 604-bis del codice penale)

        1. All'articolo 604-bis del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) alla lettera a) del primo comma, dopo le parole: ''sull'odio razziale'' sono inserite le seguenti: '', di genere'' e dopo le parole: ''atti di discriminazione per motivi razziali,'' sono inserite le seguenti: ''di genere,'';

            b) alla lettera b) del primo comma, dopo le parole: ''per motivi razziali,'' sono inserite le seguenti: ''di genere,'';

            c) al secondo comma, dopo le parole: ''per motivi razziali,'' sono inserite le seguenti: ''di genere,'';

            d) la rubrica è sostituita con la seguente: Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale di genere etnica e religiosa.

Art. 9-ter.

(Modifica all'articolo 604-ter del codice penale)

        1. All'articolo 604-ter del codice penale, al primo comma, dopo la parola: ''razziale'' sono inserite le seguenti: ''di genere,''».

9.0.101

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 9-bis

(Introduzione dell'articolo 604-quater del codice penale in materia di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere)

        1. Dopo l'articolo 604-ter del codice penale, è inserito il seguente:

            «Art. 604-quater. - (Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere) - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio di genere, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi di genere.

        Si applica la pena della reclusione fino a due anni se la propaganda ovvero l'istigazione e l'incitamento si fondano in tutto o in parte sulla minimizzazione dei delitti di violenza sessuale e di genere.

        È punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, con qualsiasi mezzo, istiga a commettere o commette atti di provocazione alla violenza per motivi di genere.

        È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi di genere. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, le promuove, dirige o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

        La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso attraverso l'uso di strumenti informatici o telematici.

        Si applicano le circostanze aggravanti di cui all'articolo 604-ter del codice penale.

        2. All'articolo 604-ter del codice penale, al primo comma, dopo la parola: ''razziale'' sono inserite le seguenti: ''di genere,''».

9.0.4 (testo 2)

Grasso, Caliendo, Unterberger, Balboni, Valente, Cucca, De Petris, Laforgia, Errani, Nugnes (*)

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 9-bis

 (Introduzione dell'articolo 604-quater del codice penale in materia di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere)

1. Dopo l'articolo 604-ter del codice penale, è inserito il seguente:

        "Art. 604-quater. - (Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere) - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio di genere, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi di genere.

        Si applica la pena della reclusione fino a due anni se la propaganda ovvero l'istigazione e l'incitamento si fondano in tutto o in parte sulla minimizzazione dei delitti di violenza sessuale e di genere.

        È punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, con qualsiasi mezzo, istiga a commettere o commette atti di provocazione alla violenza per motivi di genere.       

        È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi di genere. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, le promuove, dirige o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

        La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso attraverso l'uso di strumenti informatici o telematici.

        Si applicano le circostanze aggravanti di cui all'articolo 604-ter del codice penale."

2. All'articolo 604-ter del codice penale, al primo comma, dopo la parola: ''razziale'' sono inserite le seguenti: ''di genere,''».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

9.0.102

Balboni, Rauti

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 9-bis

(Introduzione dell'articolo 604-quater del codice penale in materia di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere)

        1. Dopo l'articolo 604-ter del codice penale, è inserito il seguente:

            "Art. 604-quater. - (Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere) - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio di genere, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi di genere.

        Si applica la pena della reclusione fino a due anni se la propaganda ovvero l'istigazione e l'incitamento si fondano in tutto o in parte sulla minimizzazione dei delitti di violenza sessuale e di genere.

        È punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, con qualsiasi mezzo, istiga a commettere o commette atti di provocazione alla violenza per motivi di genere.

        È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi di genere. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, le promuove, dirige o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

        La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso attraverso l'uso di strumenti informatici o telematici.

        Si applicano le circostanze aggravanti di cui all'articolo 604-ter del codice penale".

        2. All'articolo 604-ter del codice penale, al primo comma, dopo la parola: ''razziale'' sono inserite le seguenti: ''di genere,''».

9.0.104

Unterberger, Durnwalder, Steger, Laniece, Bressa, Casini, Conzatti

Ritirato e trasformato nell'odg G9.0.104

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 9-bis

         (Introduzione dell'articolo 604-quater del codice penale in materia di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere)

                      1. Dopo l'articolo 604-ter del codice penale, è inserito il seguente:

            «Art. 604-quater. - (Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere) - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio di genere, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi di genere.

        Si applica la pena della reclusione fino a due anni se la propaganda ovvero l'istigazione e l'incitamento si fondano in tutto o in parte sulla minimizzazione dei delitti di violenza sessuale e di genere.

        È punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, con qualsiasi mezzo, istiga a commettere o commette atti di provocazione alla violenza per motivi di genere.      

        È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi di genere. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, li promuove, dirige o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

        La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso attraverso l'uso di strumenti informatici o telematici.

        Si applicano le circostanze aggravanti di cui all'articolo 604-ter del codice penale.»

G9.0.104 (già em. 9.0.104)

Unterberger (*)

Non posto in votazione (**)

Il Senato,

        in sede d'esame del disegno di legge recante "Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere";

         considerato che:

            gli insulti e le vessazioni verbali ispirati all'odio di genere sono oramai ampiamente diffusi e hanno trovato, in particolar modo, in Internet e nei social network la loro principale cassa di risonanza;

            assai recentemente, solo per riferire degli ultimi fatti di cronaca, donne di qualsiasi provenienza e colore politico sono state oggetto di vessazioni verbali, insulti e discriminazioni basate sul sesso, con effetti propagandistici dell'odio di genere e, spesse volte, dal contenuto palesemente ispirato a reati veri e propri, quali lo stupro di gruppo e, in generale, la violenza contro le donne;

            è ormai chiara l'esigenza, nell'ambito di un processo sociale e culturale di lotta alle discriminazioni di ogni tipo, di predisporre apposite misure che tutelino le donne dalle discriminazioni che si propagano, al pari e anche più di altre, attraverso la rete,

         impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare misure normative utili ad affrontare questa nuova minaccia sociale, ormai ampiamente diffusa soprattutto in Internet e attraverso l'uso di strumenti informatici e telematici, sostenendo ogni politica, anche di natura culturale, volta a contrastare l'odio di genere e l'istigazione alla violenza e alla discriminazione.

________________

(*) Aggiungono la firma in corso di seduta i senatori Fattori, Balboni, Grasso, Crucioli, Ferrari e i restanti componenti del Gruppo PD

(**) Accolto dal Governo

9.0.103

Valente, Alfieri, Fantetti, Ginetti, Cirinnà, Cucca, Mirabelli, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Unterberger, Conzatti

Precluso dalla reiezione della prima parte dell'em. 9.0.101

            Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 9-bis

(Introduzione dell'articolo 604-quater del codice penale in materia di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere)

        1. Dopo l'articolo 604-ter del codice penale, è inserito il seguente:

            "Art. 604-quater. - (Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione di genere) - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio di genere, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi di genere.

        Si applica la pena della reclusione fino a due anni se la propaganda ovvero l'istigazione e l'incitamento si fondano in tutto o in parte sulla minimizzazione dei delitti di violenza sessuale e di genere.

        È punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, con qualsiasi mezzo, istiga a commettere o commette atti di provocazione alla violenza per motivi di genere.      

            La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso attraverso l'uso di strumenti informatici o telematici.

        Si applicano le circostanze aggravanti di cui all'articolo 604-ter del codice penale.".»

ARTICOLO 10 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 10.

Approvato

(Introduzione dell'articolo 612-ter del codice penale in materia di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti)

1. Dopo l'articolo 612-bis del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 612-ter. - (Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti) - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000.

La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.

La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.

La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Si procede tuttavia d'ufficio nei casi di cui al quarto comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio».

EMENDAMENTI

10.1

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 10. - (Modifiche al codice di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003 e al codice di procedura penale) - 1. Al codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, dopo l'articolo 167 è inserito il seguente:

''Art. 167.1.

(Comunicazione plurima e diffusione di dati personali idonei a rivelare la vita sessuale)

        1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre per sé o per altri profitto ovvero di arrecare danno all'interessato, effettua, in assenza del consenso espresso dello stesso, una comunicazione plurima o una diffusione, con qualsiasi mezzo, di dati personali idonei a rivelarne la vita sessuale è punito con la reclusione da due a sei anni e si procede d'ufficio.

        2. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito i dati personali di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso espresso della persona rappresentata recando loro nocumento.

        3. Se i fatti di cui ai commi 1 e 2 sono commessi in danno del coniuge, anche separato o divorziato, dell'altra parte dell'unione civile, anche se l'unione civile è cessata, di persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica, al momento del fatto, o in danno di una donna in stato di gravidanza la pena è aumentata da un terzo alla metà.

        4. La pena è aumentata dalla metà al doppio se i fatti di cui al primo e secondo sono commessi con violenza o minaccia, ovvero in occasione della commissione di taluno dei delitti di cui agli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies.

        5. Si applica la pena della reclusione da 7 a 12 anni se dal fatto deriva la morte della persona rappresentata nelle immagini quale conseguenza non intenzionale del fatto.

        6. La condanna per il delitto di cui al comma 1 comporta:

            a) l'interdizione temporanea dai pubblici uffici; l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque in seguito alla condanna alla reclusione da tre a cinque anni, ferma restando, comunque, l'applicazione dell'articolo 29, primo comma, del codice penale quanto all'interdizione perpetua;

            b) la sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte.

        7. Il Pubblico ministero, quando ha notizia del delitto di cui al comma 1, ne informa senza ritardo il Garante per la protezione dei dati personali''.

        2. All'articolo 444, comma 1-bis, del codice di procedura penale, dopo le parole: ''609-octies del codice penale,'' sono inserite le seguenti: ''i procedimenti per i delitti di cui all'articolo 167.1 del codice di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196,''».

10.2

Unterberger, Steger, Durnwalder, Laniece, Conzatti

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 612-ter», sostituire il primo e il secondo comma con i seguenti: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini, video o audio a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate o registrate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini, i video o gli audio di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate o registrate al fine di recare loro nocumento».

        Conseguentemente, al medesimo capoverso, sostituire la Rubrica con la seguente: «(Diffusione illecita di immagini, video o audio sessualmente espliciti)».

10.3

Unterberger, Steger, Durnwalder, Laniece, Conzatti

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 612-ter», apportare le seguenti modificazioni:

        a) al primo comma, sostituire le parole: «immagini o video», con le seguenti: «immagini, video o audio» e le parole: «delle persone rappresentate», con le seguenti: «delle persone rappresentate o registrate»;

        b) al secondo comma, sostituire le parole: «le immagini o i video», con le seguenti: «le immagini, i video o gli audio» e le parole: «delle persone rappresentate», con le seguenti: «delle persone rappresentate o registrate».

        Conseguentemente, al medesimo capoverso, all'alinea, sostituire la Rubrica con la seguente: «(Diffusione illecita di immagini, video o audio sessualmente espliciti)».

10.100

Valente, Alfieri, Ginetti

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 612-ter, primo comma, dopo le parole: «a contenuto sessualmente esplicito,» inserire le seguenti: «anche qualora ceduti volontariamente all'interno di una relazione affettiva,»

10.4

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 1, capoverso «612-ter», primo comma, dopo le parole: «il consenso» inserire la seguente: «espresso».

10.5

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 1, capoverso «612-ter», primo comma, sostituire le parole: «da uno a sei anni» con le seguenti: «da due a cinque anni».

10.6

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 1, capoverso «612-ter», primo comma, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e si procede d'ufficio».

        Conseguentemente al comma 1, capoverso «612-ter» sopprimere il quinto comma.

10.7

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Apportare le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, capoverso «612-ter», secondo comma, sostituire le parole: «al fine di recare loro nocumento» con le seguenti: «recando loro nocumento»;

            b) al comma 1, capoverso «612-ter», dopo il quarto comma inserire i seguenti:

        «4-bis. La pena è aumentata dalla metà al doppio se i fatti di cui al primo e secondo sono commessi con violenza o minaccia, ovvero in occasione della commissione di taluno dei delitti di cui agli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies.

        4-ter. Si applica la pena della reclusione da 7 a 12 anni se dal fatto deriva la morte della persona rappresentata nelle immagini quale conseguenza non intenzionale del fatto».

10.8

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 1, capoverso «612-ter», terzo comma, dopo le parole: «è aumentata» inserire le seguenti: «da un terzo alla metà».

        Conseguentemente al comma 1, capoverso «612-ter», quarto comma, dopo le parole: «La pena è», inserire la seguente: «altresì».

10.9

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 1, capoverso «612-ter», terzo comma, dopo le parole: «o divorziato» inserire le seguenti: «dall'altra parte dell'unione civile, anche se l'unione civile è cessata,».

10.10 (testo corretto)

Caliendo, Modena, Dal Mas, Grasso, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 612-ter», al quarto comma, dopo le parole: «in danno di persona» aggiungere le seguenti: «minore di età, o».

10.101

Grasso, De Petris, Errani, Laforgia

Id. em. 10.10 (testo corretto)

Al comma 1, capoverso «Art. 612-ter», al quarto comma, dopo le parole: «in danno di persona» inserire le seguenti: «minore di età, o».

10.11

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 1, capoverso «612-ter», quarto comma, dopo le parole: «o psichica» inserire le seguenti: «, al momento del fatto,».

10.102

Grasso, De Petris, Errani, Laforgia

Id. em. 10.11

Al comma 1, capoverso «Art. 612-ter», quarto comma, dopo le parole: «o psichica» inserire le seguenti: «, al momento del fatto,».

10.12

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 2, capoverso «612-ter», dopo il quarto comma inserire il seguente:

        «4-bis. La condanna per il delitto di cui al primo e secondo comma comporta:

            a) l'interdizione temporanea dai pubblici uffici; l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque in seguito alla condanna alla reclusione da tre a cinque anni, ferma restando, comunque, l'applicazione dell'articolo 29, primo comma, del codice penale quanto all'interdizione perpetua;

            b) la sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte».

10.13

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 1, capoverso «612-ter», dopo il quarto comma inserire il seguente:

        «4-bis. Se in conseguenza del fatto di cui al primo e secondo comma deriva il suicidio della persona offesa, anche quale conseguenza non voluta dal colpevole, si applica la pena della reclusione da sette a dodici anni».

10.14

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Dopo il comma 1 aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 444, comma 1-bis, del codice di procedura penale, dopo le parole: ''609-octies del codice penale,'' sono inserite le seguenti: ''i procedimenti per i delitti di cui all'articolo 612-ter del codice penale''».

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 10

10.0.1

Balboni

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 10-bis.

(Modifiche al codice di procedura penale, in materia di tutela delle vittime di atti persecutori)

        1. All'articolo 282-ter del codice di procedura penale dopo il comma 4 sono aggiunti i seguenti:

        ''4-bis. Quando si procede per il reato di cui all'articolo 612-bis del codice penale e dalla querela presentata dalla persona offesa o da eventuali atti di integrazione della stessa risultano gravi indizi di reità, il pubblico ministero chiede al giudice delle indagini preliminari, entro il termine di dieci giorni dalla presentazione della querela, l'applicazione delle misure di cui al presente articolo.

        4-ter. Agli effetti del comma 4-bis si considerano in ogni caso sussistenti gravi indizi di reità quando la persona offesa, con la querela o con atti di integrazione della stessa, esibisca documentazione attestante la realizzazione delle condotte punite dall'articolo 612-bis del codice penale, anche mediante l'allegazione di messaggi di testo o di elenco di chiamate telefoniche.

        4-quater. Qualora il pubblico ministero non provveda ai sensi del comma 4-bis nei termini ivi previsti, il difensore della persona offesa può presentare al giudice per le indagini preliminari la richiesta di applicazione dei provvedimenti indicati nel presente articolo.

        4-quinquies. Il giudice per le indagini preliminari, dopo avere verificato la sussistenza dei gravi indizi di reità di cui al comma 4-bis, dispone, entro cinque giorni dalla presentazione della richiesta da parte del pubblico ministero o del difensore della persona offesa, i provvedimenti di cui al presente articolo.''

        2. All'articolo 299 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 2-bis:

                1) dopo le parole: ''con violenza alla persona'' sono inserite le seguenti: ''ovvero nei procedimenti per il reato di cui all'articolo 612-bis del codice penale.''».

10.0.2

Balboni

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 10-bis.

(Modifica all'articolo 444 del codice di procedura penale in materia di applicazione della pena su richiesta)

        1. All'articolo 444, comma 1-bis del codice di procedura penale, dopo le parole: ''i procedimenti per i delitti di cui agli articoli'' sono inserite le seguenti: ''572, 583, limitatamente alle ipotesi aggravate ai sensi dell'articolo 577'', e dopo le parole: ''609-quater'' sono inserite le seguenti: ''609-octies e 612-bis del codice penale''».

ARTICOLO 11 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 11.

Approvato

(Modifiche all'articolo 577 del codice penale)

1. All'articolo 577 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, numero 1, dopo le parole: «o il discendente» sono inserite le seguenti: «anche per effetto di adozione di minorenne» e le parole: «o contro la persona legata al colpevole da relazione affettiva e con esso stabilmente convivente» sono sostituite dalle seguenti: «o contro la persona stabilmente convivente con il colpevole o ad esso legata da relazione affettiva»;

b) al secondo comma, dopo le parole: «l'altra parte dell'unione civile, ove cessata,» sono inserite le seguenti: «la persona legata al colpevole da stabile convivenza o relazione affettiva, ove cessate,» e dopo le parole: «la sorella,» sono inserite le seguenti: «l'adottante o l'adottato nei casi regolati dal titolo VIII del libro primo del codice civile,»;

c) dopo il secondo comma è aggiunto il seguente:

«Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 62, numero 1, 89, 98 e 114, concorrenti con le circostanze aggravanti di cui al primo comma, numero 1, e al secondo comma, non possono essere ritenute prevalenti rispetto a queste».

EMENDAMENTI

11.1

Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 11. - (Modifiche al codice penale in materia di bilanciamento delle circostanze per i reati puniti con l'ergastolo) - 1. All'articolo 576 del codice penale, dopo il primo comma è aggiunto il seguente:

        ''Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114, concorrenti con le circostanze aggravanti di cui alla presente sezione, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità della stessa risultante dall'aumento conseguente alle predette aggravanti''.

        2. All'articolo 577 del codice penale, dopo il primo comma è inserito il seguente:

        ''Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114, concorrenti con le circostanze aggravanti di cui alla presente sezione, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità della stessa risultante dall'aumento conseguente alle predette aggravanti''».

11.2

Cirinnà, Cucca, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte

Apportare le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1 sopprimere le lettere a) e b);

            b) al comma 1 sostituire la lettera c) con le seguenti:

            «c) All'articolo 576 del codice penale, dopo il primo comma è aggiunto il seguente:

        ''Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114, concorrenti con le circostanze aggravanti di cui alla presente sezione, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità della stessa risultante dall'aumento conseguente alle predette aggravanti'';

            c-bis) All'articolo 577 del codice penale, dopo il primo comma è inserito il seguente:

        ''Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114, concorrenti con le circostanze aggravanti di cui alla presente sezione, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità della stessa risultante dall'aumento conseguente alle predette aggravanti''».

11.3

Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1 sopprimere le lettere a) e b);

            b) al comma 1, lettera c) sopprimere le parole: «62, numero 1, 89,».

11.4

Cirinnà, Cucca, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Precluso

Al comma 1 sopprimere le lettere a) e b).

ARTICOLO 12 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 12.

Approvato

(Modifiche al codice penale in materia di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, nonché modifiche all'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354)

1. Dopo l'articolo 583-quater del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 583-quinquies. - (Deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso) - Chiunque cagiona ad alcuno lesione personale dalla quale derivano la deformazione o lo sfregio permanente del viso è punito con la reclusione da otto a quattordici anni.

La condanna ovvero l'applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale per il reato di cui al presente articolo comporta l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all'amministrazione di sostegno».

2. All'articolo 576, primo comma, numero 5, del codice penale, dopo la parola: «572» è inserita la seguente: «583-quinquies».

3. All'articolo 583, secondo comma, del codice penale, il numero 4 è abrogato.

4. All'articolo 585, primo comma, del codice penale, dopo le parole: «583-bis» sono aggiunte le seguenti: «, 583-quinquies».

5. All'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1-quater, dopo le parole: «per i delitti di cui agli articoli» è inserita la seguente: «583-quinquies,»;

b) al comma 1-quinquies, dopo le parole: «per i delitti di cui agli articoli» è inserita la seguente: «583-quinquies,».

EMENDAMENTI

12.1

Grasso, De Petris, Laforgia, Errani

Ritirato

Sopprimere l'articolo.

        Conseguentemente, sopprimere l'articolo 20.

12.2

Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Apportare le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, capoverso «Art. 583-quinquies», primo comma, dopo la parola: «Chiunque» inserire le seguenti: «, volontariamente,»;

            b) al comma 1, capoverso «Art. 583-quinquies», sostituire il secondo comma con il seguente:

        «La condanna per il delitto di cui al presente articolo comporta:

            1) l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all'amministrazione di sostegno;

            2) la perdita del diritto agli alimenti e l'esclusione dalla successione della persona offesa;

            3) la sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte»;

            c) dopo il comma 4 inserire il seguente:

        «4-bis. All'articolo 444, comma 1-bis, del codice di procedura penale alle parole: ''600-bis,'' sono premesse le seguenti: ''577-bis, 577-ter,''».

12.3

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 583-quinquies», primo comma, sopprimere le parole: «o lo sfregio permanente».

12.4

Cirinnà, Cucca, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 583-quinquies», dopo le parole: «del viso» inserire le seguenti: «e del corpo».

        Conseguentemente, alla Rubrica, dopo le parole: «al viso» inserire le seguenti: «e al corpo».

12.5

Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Sostituire il comma 5 con il seguente:

        «5. All'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1-quater dopo le parole: ''per i delitti di cui agli articoli'' sono inserite le seguenti: ''572, 582, nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, 577, primo e secondo comma, 583, secondo comma, 583-quinquies,'' e le parole: ''e 609-undecies'' sono sostituite dalle seguenti: '', 609-undecies e 612-bis'';

            b) al comma 1-quinquies, dopo le parole: ''per i delitti di cui agli articoli'' sono inserite le seguenti: ''572, 582, nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, 577, primo e secondo comma, e 583, secondo comma, 583-quinquies, se commessi in danno di persona minorenne,'' e le parole: ''nonché agli articoli 609-bis e 609-octies del medesimo codice'' sono sostituite dalle seguenti: ''nonché agli articoli 609-bis, 609-octies e 612-bis del medesimo codice''».

ARTICOLO 13 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 13.

Approvato

(Modifiche agli articoli 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-septies e 609-octies del codice penale)

1. All'articolo 609-bis del codice penale, primo comma, le parole: «da cinque a dieci anni» sono sostituite dalle seguenti: «da sei a dodici anni».

2. All'articolo 609-ter del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma:

1) all'alinea, le parole: «La pena è della reclusione da sei a dodici anni se i fatti di cui all'articolo 609-bis» sono sostituite dalle seguenti: «La pena stabilita dall'articolo 609-bis è aumentata di un terzo se i fatti ivi previsti»;

2) il numero 1) è sostituito dal seguente:

«1) nei confronti di persona della quale il colpevole sia l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il tutore»;

3) il numero 5) è sostituito dal seguente:

«5) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni diciotto»;

b) il secondo comma è sostituito dal seguente:

«La pena stabilita dall'articolo 609-bis è aumentata della metà se i fatti ivi previsti sono commessi nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni quattordici. La pena è raddoppiata se i fatti di cui all'articolo 609-bis sono commessi nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci».

3. All'articolo 609-quater del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il secondo comma è inserito il seguente:

«La pena è aumentata se il compimento degli atti sessuali con il minore che non abbia compiuto gli anni quattordici avviene in cambio di denaro o di qualsiasi altra utilità, anche solo promessi»;

b) al terzo comma, le parole: «tre anni» sono sostituite dalle seguenti: «quattro anni».

4. All'articolo 609-septies del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, le parole: «articoli 609-bis, 609-ter e 609-quater» sono sostituite dalle seguenti: «articoli 609-bis e 609-ter»;

b) al secondo comma, la parola: «sei» è sostituita dalla seguente: «dodici»;

c) al quarto comma, il numero 5) è abrogato.

5. All'articolo 609-octies del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al secondo comma, le parole: «da sei a dodici anni» sono sostituite dalle seguenti: «da otto a quattordici anni»;

b) al terzo comma, le parole: «La pena è aumentata se concorre taluna delle» sono sostituite dalle seguenti: «Si applicano le».

EMENDAMENTO

13.1

Ginetti, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 4, lettera b) sostituire la parola: «dodici» con la seguente: «ventiquattro».

ARTICOLO 14 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 14.

Approvato

(Modifiche alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e agli articoli 90-bise 190-bis del codice di procedura penale)

1. Dopo l'articolo 64 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, è inserito il seguente:

«Art. 64-bis. - (Trasmissione obbligatoria di provvedimenti al giudice civile) - 1. Ai fini della decisione dei procedimenti di separazione personale dei coniugi o delle cause relative ai figli minori di età o all'esercizio della potestà genitoriale, copia delle ordinanze che applicano misure cautelari personali o ne dispongono la sostituzione o la revoca, dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, del provvedimento con il quale è disposta l'archiviazione e della sentenza emessi nei confronti di una delle parti in relazione ai reati previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice penale, nonché dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del codice penale è trasmessa senza ritardo al giudice civile procedente».

2. All'articolo 90-bis, comma 1, lettera p), del codice di procedura penale, le parole: «e alle case rifugio» sono sostituite dalle seguenti: «, alle case rifugio e ai servizi di assistenza alle vittime di reato».

3. All'articolo 190-bis, comma 1-bis, del codice di procedura penale, le parole: «anni sedici» sono sostituite dalle seguenti: «anni diciotto».

EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO

14.1

Grasso, De Petris, Laforgia, Errani

Respinto

Sostituire il comma 1 con il seguente:

        «1. Dopo l'articolo 64 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n.271, è inserito il seguente:

''Art. 64-bis.

(Trasmissione obbligatoria di provvedimenti al giudice civile)

        1. Ai fini della decisione dei procedimenti di separazione personale dei coniugi o delle cause relative ai figli minori di età o all'esercizio della potestà genitoriale, copia delle ordinanze che applicano misure cautelari personali o ne dispongono la sostituzione o la revoca, dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, del provvedimento con il quale è disposta l'archiviazione e della sentenza emessi nei confronti di una delle parti in relazione ai reati previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis, 612-ter, 583-bis e 558-bis del codice penale, nonché dall'articolo 582 del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del medesimo codice penale è trasmessa senza ritardo al giudice civile procedente''».

14.2

Valente, Cucca, Cirinnà, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 1, capoverso «Art. 64-bis», dopo il primo comma inserire il seguente:

        «1-bis. Il Pubblico Ministero, in ogni caso, trasmette al giudice civile ovvero al giudice minorile competente, copia dei verbali delle dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti, anche minori, non coperte dal segreto investigativo ed ogni altro atto o provvedimento ritenuto necessario ai fini del coordinamento tra le diverse autorità giudiziarie competenti».

14.100

Grasso, De Petris, Errani, Laforgia

Id. em. 14.2

Al comma 1, capoverso «Art. 64-bis», dopo il primo comma inserire il seguente:

        «1-bis. Il Pubblico Ministero, in ogni caso, trasmette al giudice civile ovvero al giudice minorile competente, copia dei verbali delle dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti, anche minori, non coperte dal segreto investigativo ed ogni altro atto o provvedimento ritenuto necessario ai fini del coordinamento tra le diverse autorità giudiziarie competenti».

14.101

Valente, Alfieri, Fantetti, Ginetti, Rizzotti, Rossomando, Cirinnà, Cucca, Mirabelli, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Unterberger, Conzatti

Respinto

Dopo il comma 3, inserire il seguente:

        "3-bis. All'articolo 316 del codice di procedura penale, dopo il comma 1-bis è aggiunto il seguente: «1-ter. Quando procede per i delitti di cui agli articoli 572, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 609-undecies e 612-bis del codice penale, il pubblico ministero, in presenza di gravi indizi di colpevolezza ovvero quando la prova appare evidente se la persona offesa ne fa richiesta, in ogni stato e grado del procedimento, chiede il sequestro conservativo dei beni a garanzia del risarcimento dei danni derivanti dal reato.»".

14.102

Rauti, Balboni

Id. em. 14.101

Dopo il comma 3, inserire il seguente:

        «3-bis. All'articolo 316 del codice di procedura penale, dopo il comma 1-bis è aggiunto il seguente: "1-ter. Quando procede per i delitti di cui agli articoli 572, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 609-undecies e 612-bis del codice penale, il pubblico ministero, in presenza di gravi indizi di colpevolezza ovvero quando la prova appare evidente se la persona offesa ne fa richiesta, in ogni stato e grado del procedimento, chiede il sequestro conservativo dei beni a garanzia del risarcimento dei danni derivanti dal reato."».

14.3

Cirinnà, Cucca, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Dopo il comma 3 inserire il seguente:

        «3-bis. All'articolo 392, comma 1-bis, primo e secondo periodo, del codice di procedura penale, le parole: ''anche su richiesta della persona offesa'' sono sostituite dalle seguenti: ''la persona offesa''».

G14.100

Nocerino, Matrisciano, Catalfo, Guidolin, Auddino, Campagna, Romagnoli

Ritirato

Il Senato,

            in sede d'esame del disegno di legge recante modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere (AS 1200);

        premesso che:

            l'articolo 14 del disegno di legge in esame reca modifiche al codice di procedura penale volte ad ampliare la tutela delle vittime dei reati di violenza di genere;

        considerato che:

            spesso i fenomeni di violenza domestica sono accompagnati anche da forme di violenza economica le quali si declinano in particolare nell'impedimento di usare il proprio denaro, nel costante controllo e nella limitazione dell'utilizzo del medesimo o nell'impedimento di lavorare fuori casa;

            appare dunque auspicabile porre in essere strumenti che possano assicurare al coniuge privo di reddito una qualche forma seppur minima di autonomia economica;

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di porre in essere appositi provvedimenti legislativi volti a prevedere la possibilità che l'assegno per il nucleo familiare di cui all'articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153, e le prestazioni assitenziali possano essere corrisposte direttamente al coniuge dell'avente diritto qualora detto coniuge risulti sprovvisto di reddito autonomo.

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 14

14.0.1

Bini, Cucca

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 14-bis.

(Modifiche all'articolo 110 delle Disposizioni di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale in materia di obblighi dì comunicazione dei dati iscritti nel Registro delle notizie di reato al Centro di elaborazione dati del Ministero dell'interno)

        1. All'articolo 110 delle Disposizioni di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, dopo il comma ì è aggiunto il seguente:

        ''1-bis. La segreteria trasmette immediatamente il nominativo della persona iscritta nel registro delle notizie di reato e ogni eventuale aggiornamento relativo ai fatti che gli sono attribuiti al Centro elaborazione dati del Ministero dell'interno di cui all'articolo 8, della legge 1 aprile 1981, n. 121''».

ARTICOLO 15 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 15.

Approvato

(Modifiche agli articoli 90-ter, 282-ter, 282-quater, 299 e 659 del codice di procedura penale)

1. All'articolo 90-ter del codice di procedura penale è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«1-bis. Le comunicazioni previste al comma 1 sono sempre effettuate alla persona offesa e al suo difensore, ove nominato, se si procede per i delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 612-bis del codice penale, nonché dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del codice penale».

2. Al comma 1 dell'articolo 282-ter del codice di procedura penale sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, anche disponendo l'applicazione delle particolari modalità di controllo previste dall'articolo 275-bis».

3. Al comma 1 dell'articolo 282-quater del codice di procedura penale, dopo le parole: «alla parte offesa» sono inserite le seguenti: «e, ove nominato, al suo difensore».

4. Al comma 2-bis dell'articolo 299 del codice di procedura penale, le parole: «al difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa» sono sostituite dalle seguenti: «alla persona offesa e, ove nominato, al suo difensore».

5. Dopo il comma 1 dell'articolo 659 del codice di procedura penale è inserito il seguente:

«1-bis. Quando a seguito di un provvedimento del giudice di sorveglianza deve essere disposta la scarcerazione del condannato per uno dei delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 612-bis del codice penale, nonché dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del codice penale, il pubblico ministero che cura l'esecuzione ne dà immediata comunicazione, a mezzo della polizia giudiziaria, alla persona offesa e, ove nominato, al suo difensore».

EMENDAMENTI

15.1

Balboni

Respinto

Apportare le seguenti modificazioni:

            a) Sostituire il comma 1 con il seguente:

        «1. All'articolo 90-ter del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1 dopo le parole: ''di scarcerazione'' sono aggiunte le seguenti: '', compresi i permessi di qualsiasi natura concessi dalla magistratura di sorveglianza durante l'esecuzione della pena,'';

            b) dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

        ''1-bis. Al terzo comma dell'articolo 30-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, le parole: ''e all'interessato'' sono sostituite dalle seguenti: '', all'interessato e al difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa''».

        Conseguentemente, alla rubrica, dopo le parole: «codice di procedura penale» aggiungere le seguenti: «e all'articolo 30-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354».

15.2

Grasso, De Petris, Laforgia, Errani

Respinto

Apportare le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, sostituire il capoverso «1-bis» con il seguente:

        «1-bis. Le comunicazioni previste al comma 1 sono sempre effettuate alla persona offesa e al suo difensore, ove nominato, se si procede per i delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis, 612-ter, 583-bis e 558-bis del codice penale, nonché dall'articolo 582 del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del medesimo codice penale».

            b) al comma 5, sostituire il capoverso «1-bis» con il seguente:

        «1-bis. Quando a seguito di un provvedimento del giudice di sorveglianza deve essere disposta la scarcerazione del condannato per uno dei delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis, 612-ter, 583-bis e 558-bis del codice penale, nonché dall'articolo 582 del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del medesimo codice penale, il pubblico ministero che cura l'esecuzione ne dà immediata comunicazione, a mezzo della polizia giudiziaria, alla persona offesa e, ove nominato, al suo difensore».

15.3

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Al comma 1, capoverso «1-bis» sostituire le parole: «e 612-bis» con le seguenti: «612-bis e 612-ter».

15.4

Fedeli, Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Dopo il comma 1 inserire il seguente:

        «1-bis. Dopo il comma 6 dell'articolo 282-bis del codice di procedura penale è aggiunto il seguente:

        ''6-bis. Nel disporre la misura dell'allontanamento dalla casa familiare il giudice, ove le ritenga necessarie in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto, prescrive modalità di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici, quando ne abbia accertata la disponibilità da parte della polizia giudiziaria ed i soggetti interessati ne abbiano accettato l'applicazione. Il mancato consenso da parte dell'imputato viene valutato ai fini dell'adozione dei provvedimenti di cui all'articolo 276 in caso di trasgressione delle prescrizioni imposte ai sensi dei commi che precedono''».

15.6

Fedeli, Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Dopo il comma 3 inserire il seguente:

        «3-bis. Dopo l'articolo 291 del codice di procedura penale è aggiunto il seguente:

''Art. 291-bis.

        1. Nei procedimenti per i reati di cui agli articoli 572, 575 nella forma tentata, quando ricorre una aggravante di cui agli articoli 577 e 612-bis del codice penale, la persona offesa può presentare istanza al pubblico ministero di avanzare richiesta di misura cautelare.''».

15.5

Fedeli, Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Dopo il comma 3 inserire il seguente:

        «1. Dopo il comma 1 dell'articolo 292 del codice di procedura penale è aggiunto il seguente:

        ''1-bis. Nei procedimenti per i reati di cui agli articoli 572, 575 nella forma tentata, quando ricorre una aggravante di cui agli articoli 577 e 612-bis del codice penale e la misura è stata richiesta con le finalità di cui all'articolo 274, comma 1, lettera c), il giudice provvede con urgenza''».

15.7

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Dopo il comma 4, inserire il seguente:

        «4-bis. All'articolo 390 del codice di procedura penale dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

        ''2-bis. Quando si procede per i delitti previsti dagli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice penale, nonché dagli articoli 582 e 583-quinquies del codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5, 5.1 e 577, primo e secondo comma, del medesimo codice, l'avviso di cui al precedente comma è inviato alla persona offesa e al suo difensore, ove nominato.''».

        Conseguentemente alla rubrica, dopo la parola: «299», aggiungere la seguente: «, 390».

ARTICOLO 16 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 16.

Approvato

(Modifica all'articolo 275 del codice di procedura penale)

1. All'articolo 275, comma 2-bis, del codice di procedura penale, dopo la parola: «612-bis» è inserita la seguente: «, 612-ter».

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 16

16.0.1

Balboni

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 16-bis.

(Modifica all'art. 293 del codice di procedura penale in materia di adempimenti di informazione nei confronti della persona offesa)

        All'articolo 293 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) dopo il comma 1-ter, è aggiunto il seguente:

        ''1-quater. La medesima informazione di cui al comma 1-ter è comunicata al difensore della persona offesa, o, in mancanza di questo, alla persona offesa, redigendo verbale di tute le operazioni compiute e dando informazione dell'avvenuta comunicazione di cui al comma 1 o 1-bis alla persona offesa. Il verbale è immediatamente trasmesso al giudice che ha emesso l'ordinanza e al pubblico ministero.'';

            b) il comma 2, è sostituito dal seguente: ''Le ordinanze che dispongo misure diverse dalla custodia cautelare sono notificate all'imputato e alla persona offesa.'';

            c) il comma 3, è sostituito dal seguente: ''Le ordinanze previste dai commi 1 e 2, dopo la loro notificazione o esecuzione, sono depositate nella cancelleria del giudice che le ha emesse insieme alla richiesta del pubblico ministero e agli atti presentati con la stessa. Avviso del deposito è notificato al difensore dell'indagato e al difensore della persona offesa o, in mancanza, alla persona offesa. Il difensore ha diritto di esame di copia dei verbali delle comunicazioni e conversazione intercettate. Ha in ogni caso diritto alla trasposizione, su supporto idoneo alla riproduzione dei dati, delle relative registrazioni. Le medesime facoltà spettano al difensore della persona offesa, qualora nominato.''».

eventualmente nominato ovvero quello di ufficio designato dal pubblico ministero a norma dell'articolo 97 oltre che il difensore della persona offesa o, in mancanza, la persona offesa''».

16.0.2

Balboni

Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 16-bis.

(Doveri della polizia giudiziaria in caso di arresto o di fermo)

         1. All'articolo 386 del codice di procedura penale il comma 2 è sostituito dal seguente:

        ''2. Dell'avvenuto arresto o fermo gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria informano immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato ovvero quello di ufficio designato dal pubblico ministero a norma dell'articolo 97 oltre che il difensore della persona offesa o, in mancanza, la persona offesa''».

16.0.5 (già 9.0.3)

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 16-bis.

(Doveri della polizia giudiziaria in caso di arresto o di fermo)

        1. All'articolo 386 del codice di procedura penale il comma 2 è sostituito dal seguente:

        ''2. Dell'avvenuto arresto o fermo gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria informano immediatamente il difensore di fiducia

16.0.3

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 16-bis.

        1. All'articolo 386 del codice di procedura penale il comma 2 è sostituito dal seguente:

        ''2. Dell'avvenuto arresto o fermo gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria informano immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato ovvero quello di ufficio designato dal pubblico ministero a norma dell'articolo 97, nonché la parte offesa, e ove nominato, il suo difensore.''».

16.0.100

Valente, Alfieri, Fantetti, Ginetti, Rizzotti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Unterberger, Conzatti

Respinto

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 16-bis

(Disposizioni in materia di arresto in flagranza differito)

        1. Quando si procede per il delitto previsto dall'articolo 572 del codice penale, nei casi in cui non sia possibile procedere immediatamente all'arresto, si considera comunque in stato di flagranza ai sensi dell'articolo 382 del codice di procedura penale colui il quale, sulla base di informazioni della vittima o di terzi fornite nella immediatezza del fatto, risulti autore del fatto, sempre che si proceda all'arresto entro e non oltre le quarantotto ore dal fatto.».

16.0.4

Balboni

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 16-bis.

        All'articolo 390 del codice di procedura penale il comma 3 è sostituito dal seguente:

        ''Il giudice fissa l'udienza di convalida al più presto e comunque entro le quarantotto ore successive dandone avviso, senza ritardo, al pubblico ministero, al difensore oltre che al difensore della persona offesa o, in mancanza, alla persona offesa''».

ARTICOLO 17 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 17.

Approvato

(Modifiche all'articolo 13-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di trattamento psicologico per i condannati per reati sessuali, per maltrattamenti contro familiari o conviventi e per atti persecutori)

1. All'articolo 13-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, le parole: «nonché agli articoli 609-bis e 609-octies del medesimo codice, se commessi in danno di persona minorenne» sono sostituite dalle seguenti: «nonché agli articoli 572, 583-quinquies, 609-bis, 609-octies e 612-bis del medesimo codice»;

b) è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«1-bis. Le persone condannate per i delitti di cui al comma 1 possono essere ammesse a seguire percorsi di reinserimento nella società e di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati, organizzati previo accordo tra i suddetti enti o associazioni e gli istituti penitenziari»;

c) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Trattamento psicologico per i condannati per reati sessuali, per maltrattamenti contro familiari o conviventi e per atti persecutori».

EMENDAMENTI

17.1 (testo 2)

Grasso, De Petris, Laforgia, Errani

Respinto

Al comma 1, sostituire la lettera a) con la seguente:

            «a) al comma 1, le parole: ''nonché agli articoli 609-bis e 609-octies del medesimo codice, se commessi in danno di persona minorenne'' sono sostituite dalle seguenti: ''nonché agli articoli 572, 609-bis, 609-octies, 612-bis, 612-ter, 583-bis e 558-bis del medesimo codice'';»

17.2

Cirinnà, Cucca, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina, Rossomando

Respinto

Al comma 1, lettera b), capoverso «1-bis» dopo le parole: «presso enti o associazioni» inserire le seguenti: «iscritte ad albi regionali o nazionali».

17.100

Grasso, De Petris, Errani, Laforgia

Id. em. 17.2

Al comma 1, lettera b), capoverso «1-bis» dopo le parole: «presso enti o associazioni» inserire le seguenti: «iscritte ad albi regionali o nazionali».

17.3

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 22 della legge 26 luglio 1975, n. 354, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

        ''1-bis. La remunerazione di cui al comma 1 per il lavoro svolto dai detenuti o dagli internati condannati per i reati di cui agli articoli 572, 582, 583-quinquies, limitatamente alle ipotesi procedibili d'ufficio o comunque aggravate, 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 601, 602, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis e 612-ter del codice penale è destinata nella misura di un terzo alla vittima dei medesimi reati o in caso di morte della stessa, in conseguenza del reato, è corrisposta in favore dei figli.''.».

        Conseguentemente, sostituire la rubrica con la seguente: «Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di trattamento psicologico per i condannati per reati sessuali, per maltrattamenti contro familiari o conviventi e per atti persecutori e risarcimento delle vittime».

17.4

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 17-bis.

        1. Per le finalità di cui all'articolo 5 del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito con modificazioni dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, il ''Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità'', di cui all'articolo 19, comma 3, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, è incrementato di 2,5 milioni di euro annui a decorrere dal 2019.

        2. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 1, pari a 2,5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione della proiezione dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma ''Fondi di riserva e speciali'' della missione ''Fondi da ripartire'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.».

ARTICOLO 18 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 18.

Approvato

(Modifica all'articolo 5-bis del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, in materia di riequilibrio territoriale dei centri antiviolenza)

1. All'articolo 5-bis, comma 2, lettera d), del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, le parole da: «riservando un terzo» fino alla fine della lettera sono soppresse.

EMENDAMENTI

18.1

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Premettere i seguenti commi:

        «01. All'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito con modificazioni dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, dopo la lettera l) è aggiunta la seguente:

            ''l-bis) promuovere attività di prevenzione della violenza contro le donne attraverso l'attivazione di corsi di difesa personale e di arti marziali anche in collaborazione con le associazioni operanti nel settore''.

        01-bis. All'onere derivante dall'attuazione del comma 01 pari a 5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».

18.2

Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Vitali, Conzatti

Respinto

Premettere il seguente comma:

        «01. All'articolo 5, comma 2, lettera d), del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito con modificazioni dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, dopo le parole: ''e di sostegno'' sono aggiunte le seguenti: ''anche psicologico''».

18.100

Grasso, De Petris, Errani, Laforgia

Id. em. 18.2

Premettere il seguente comma:

        «01. All'articolo 5, comma 2, lettera d), del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito con modificazioni dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, dopo le parole: ''e di sostegno'' sono aggiunte le seguenti: ''anche psicologico''».

ARTICOLO 19 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 19.

Approvato

(Modifiche al decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 204, recante attuazione della direttiva 2004/80/CE relativa all'indennizzo delle vittime di reato)

1. Al decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 204, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 1, le parole: «la procura generale della Repubblica presso la corte d'appello» sono sostituite, ovunque ricorrono, dalle seguenti: «la procura della Repubblica presso il tribunale»;

b) all'articolo 3, comma 1, le parole: «procura generale della Repubblica presso la corte d'appello» sono sostituite dalle seguenti: «procura della Repubblica presso il tribunale»;

c) all'articolo 4, le parole: «procura generale della Repubblica presso la corte d'appello» sono sostituite, ovunque ricorrano, dalle seguenti: «procura della Repubblica presso il tribunale»;

d) all'articolo 7, comma 1, le parole: «delle procure generali presso le corti d'appello» sono sostituite dalle seguenti: «delle procure della Repubblica presso i tribunali».

EMENDAMENTO

19.1

Balboni

Respinto

Dopo il comma 1 aggiungere il seguente:

        «1-bis. All'articolo 14 della legge 7 luglio 2016, n. 122, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

        ''3-bis. Il Fondo eroga, altresì, le somme eventualmente richieste a titolo di spese giudiziarie alle vittime in quanto soggetti coobbligati in ottemperanza alle norme vigenti.''.»

        Conseguentemente, alla rubrica del medesimo articolo, dopo le parole: «n. 204» aggiungere le seguenti: «e alla legge 7 luglio 2016, n. 122,», e sostituire la parola: «recante» con la seguente: «recanti».

ARTICOLI 20 E 21 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 20.

Approvato

(Modifica all'articolo 11 della legge 7 luglio 2016, n. 122, in materia di indennizzo in favore delle vittime di reati intenzionali violenti)

1. All'articolo 11, comma 2, della legge 7 luglio 2016, n. 122, dopo le parole: «secondo comma, del codice penale» sono inserite le seguenti: «nonché per il delitto di deformazione dell'aspetto mediante lesioni permanenti al viso di cui all'articolo 583-quinquies del codice penale».

Art. 21.

Approvato

(Clausola di invarianza finanziaria)

1. Dall'attuazione delle disposizioni di cui alla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono ai relativi adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

EMENDAMENTO

21.1

Cucca, Cirinnà, Valente, Mirabelli, Alfieri, Ginetti, Fedeli, Iori, Assuntela Messina

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 21 - (Copertura finanziaria) - 1. Agli oneri derivanti dalla presente legge, valutati in 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307».

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO

Introduzione nel codice penale degli articoli 609-terdecies, 609-quaterdecies e 609-quindecies, nonché disposizioni in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno dei matrimoni forzati (174)

ARTICOLI DA 1 A 3

Art. 1.

(Introduzione nel codice penale degli articoli 609-terdecies, 609-quaterdecies e 609-quindecies e modifiche al codice di procedura penale)

1. Dopo l'articolo 609-duodecies del codice penale sono inseriti i seguenti:

«Art. 609-terdecies. - (Matrimonio forzato). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità o di relazione domestica costringe un minore di età a contrarre vincolo di natura personale, con sé o con terzi, anche in un Paese estero, da cui derivano uno o più obblighi tipici del matrimonio o dell'unione civile, è punito con la reclusione da tre a sette anni.

Art. 609-quaterdecies. - (Circostanze aggravanti). - La pena è della reclusione da cinque a dieci anni se il fatto di cui all'articolo 609-terdecies è commesso dal genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, da parenti o affini entro il quarto grado, dal tutore, ovvero da altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia con quest'ultimo una relazione di convivenza.

La pena è della reclusione da sette a dodici anni se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci.

Art. 609-quindecies. - (Pene accessorie). - La condanna per il delitto di cui all'articolo 609-terdecies comporta:

a) la perdita della responsabilità genitoriale;

b) l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all'amministrazione di sostegno;

c) la perdita del diritto agli alimenti e l'esclusione dalla successione della persona offesa;

d) la sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte».

2. All'articolo 444, comma 1-bis, del codice di procedura penale , dopo le parole: «600-quinquies,» sono inserite le seguenti: «609-terdecies, 609-quaterdecies».

Art. 2.

(Istituzione dell'Osservatorio permanente per le azioni di prevenzione e contrasto in materia di matrimoni forzati, nonché interventi di prevenzione in sede locale)

1. Con decreto del Ministro della giustizia, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è istituito presso il Ministero della giustizia, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, un Osservatorio permanente per le azioni di prevenzione e contrasto in materia di matrimoni forzati, del quale fanno parte rappresentanti del Ministero dell'interno, del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, e delle organizzazioni non profit specificamente operanti nel settore del contrasto al fenomeno dei matrimoni forzati e matrimoni precoci.

2. L'Osservatorio di cui al comma 1 redige, entro sessanta giorni dal suo insediamento, un piano di azione integrato per il monitoraggio, la prevenzione e il contrasto al fenomeno dei matrimoni forzati, anche attraverso l'assistenza e il recupero sociale e scolastico delle vittime.

3. In ogni provincia e città metropolitana il questore competente al rilascio dei permessi di soggiorno ai sensi dell'articolo 5 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nomina uno o più funzionari di polizia quali referenti per il contrasto del fenomeno dei matrimoni forzati con il compito di agevolare i rapporti con i rappresentanti degli enti locali e delle organizzazioni non profit di cui al comma 1 del presente articolo.

Art. 3.

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

________________

N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 1200

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO

Modifica del termine di proponibilità della querela per i reati previsti dall'articolo 609-septies e dall'articolo 612-bis del codice penale (229)

ARTICOLO 1

Art. 1.

1. All'articolo 609-septies, secondo comma, del codice penale, la parola: «sei» è sostituita dalla seguente: «ventiquattro».

2. All'articolo 612-bis, quarto comma, del codice penale, la parola: «sei» è sostituita dalla seguente: «ventiquattro».

________________

N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 1200

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO

Modifica dell'articolo 609-septies del codice penale in materia di querela della persona offesa per i delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-ter e 609-quater del medesimo codice (295)

ARTICOLO 1

Art. 1.

1. Al secondo comma dell'articolo 609-septies del codice penale, le parole: «il termine per la proposizione della querela è di sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «il termine per la proposizione della querela è di un anno».

________________

N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 1200

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO

Istituzione di un fondo per la solidarietà alle vittime dei reati intenzionali violenti (335)

ARTICOLO 1

Art. 1.

1. Nello stato di previsione del Ministero della giustizia è istituito il fondo per la solidarietà alle vittime di reati intenzionali violenti, di seguito denominato «fondo», con una dotazione annua di un milione di euro.

2. Alle prestazioni del fondo possono accedere le vittime, come definite ai sensi della direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012.

3. Il fondo eroga alle vittime le somme riconosciute a titolo risarcitorio in ambito processuale nei casi in cui i colpevoli del reato siano incapienti. Il fondo eroga, altresì, le somme eventualmente richieste a titolo di spese giudiziarie alle vittime in quanto soggetti coobbligati in ottemperanza alle norme vigenti.

4. Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri per accedere alle prestazioni del fondo.

5. La copertura finanziaria degli oneri di cui al presente articolo è assicurata a valere sulle risorse del fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche dell'Unione europea di cui all'articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183.

________________

N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 1200

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO

Modifiche all'articolo 609-septies del codice penale, concernenti il regime di procedibilità del delitto di atti sessuali con minorenne (548)

ARTICOLO 1

Art. 1.

1. All'articolo 609-septies del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, le parole: «articoli 609-bis, 609-ter e 609-quater» sono sostituite dalle seguenti: «articoli 609-bis e 609-ter»;

b) al quarto comma, il numero 5) è abrogato.

________________

N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 1200

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO

Introduzione nel codice penale dei reati di costrizione al matrimonio o all'unione civile, induzione al viaggio finalizzato al matrimonio e costrizione al matrimonio di persona minorenne (662)

ARTICOLO 1

Art. 1.

1. Dopo l'articolo 605 del codice penale sono inseriti i seguenti:

«Art. 605-bis. - (Costrizione al matrimonio o all'unione civile). - Chiunque, con violenza o minaccia o facendo leva su precetti religiosi o comunque sfruttando una situazione di vulnerabilità, costringe altri a contrarre matrimonio o una unione civile, anche in un Paese estero, è punito con la reclusione da tre a otto anni.

Art. 605-ter. - (Induzione al viaggio finalizzato al matrimonio). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, nei casi previsti dall'articolo 605-bis, chiunque, con artifizi , raggiri, violenza o minaccia, o facendo leva su precetti religiosi, o comunque sfruttando una situazione di vulnerabilità, induce altri a recarsi all'estero per contrarre matrimonio o un' unione civile, è punito con la reclusione da uno a tre anni, anche se il matrimonio l'unione civile non vengono contratti.

La pena è aumentata se concorrono le condizioni di cui all'articolo 609-quater.

Art. 605-quater. - (Costrizione al matrimonio di persona minorenne). - Se i reati di cui agli articoli 605-bis e 605-ter sono commessi nei confronti di persona della famiglia, o di un minore di anni diciotto, o di una persona sottoposta alla propria autorità, tutela o curatela, o a sé affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza e custodia, la pena della reclusione è da sei a quindici anni».

________________

N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 1200

DISEGNO DI LEGGE

Conversione in legge del decreto-legge 2 luglio 2019, n. 61, recante misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica (1383)

ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE

Art. 1.

1. È convertito in legge il decreto-legge 2 luglio 2019, n. 61, recante misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica.

2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE E ALLEGATO 1

Articolo 1.

(Miglioramento dei saldi di finanza pubblica)

1. Per l'anno 2019, i risparmi di spesa e le maggiori entrate conseguenti al minor utilizzo delle risorse finanziarie iscritte in bilancio per l'attuazione delle disposizioni di cui al Capo I e agli articoli 14 e 15, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, costituiscono economie di bilancio o sono versati all'entrata del bilancio dello Stato al fine di essere destinati al miglioramento dei saldi di finanza pubblica.

2. Al fine di conseguire il miglioramento dei saldi di finanza pubblica di cui al comma 1 rispetto alle previsioni tendenziali di finanza pubblica almeno nella misura di 1.500 milioni di euro, per l'anno 2019 le dotazioni del bilancio dello Stato, in termini di competenza e cassa, sono corrispondentemente accantonate e rese indisponibili per la gestione secondo quanto indicato nell'Allegato 1 al presente decreto. Con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, da comunicare alle Camere, gli accantonamenti di spesa, su richiesta dei Ministri interessati, possono essere rimodulati nell'ambito degli stati di previsione della spesa, ferma restando la neutralità degli effetti sui saldi di finanza pubblica.

3. Sulla base della rendicontazione degli oneri sostenuti, comunicata entro il 15 settembre 2019, risultante dai monitoraggi di cui agli articoli 12, comma 10 e 28, comma 3, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26 e tenuto conto della valutazione degli oneri ancora da sostenere entro la fine del corrente anno, con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, gli accantonamenti di cui al comma 2 sono confermati, in tutto o in parte, per l'esercizio in corso o sono resi disponibili.

4. Le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 257, terzo e quarto periodo, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 e all'articolo 12, comma 11, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, sono abrogate.

5. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

________________

N.B. Per l'Allegato 1 si rinvia all'Atto Senato 1383, pagg. 9-11

EMENDAMENTI

1.1

Manca, Misiani, Marino, Stefano

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole: «Per l'anno 2019» con le seguenti: «Per gli anni 2019 e 2020».

1.2

Misiani, Manca, Marino, Stefano

Respinto

Al comma 1, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «Per l'anno 2020 i risparmi di spesa e le maggiori entrate conseguenti al minor utilizzo delle risorse finanziarie iscritte in bilancio per l'attuazione delle disposizioni di cui al Capo I e agli articoli 14 e 15, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, concorrono alla copertura delle misure di completa sterilizzazione delle clausole di salvaguardia su IVA e accise relative al medesimo anno».

1.3

Stefano, Misiani, Manca, Marino

Respinto

Al comma 2, sostituire le parole: «alle Camere» con le seguenti: «alle competenti commissioni permanenti di Camera e Senato per l'espressione dei relativi pareri».

1.4

Marino, Misiani, Manca, Stefano

Respinto

Al comma 2, sostituire le parole: «nell'ambito degli stati di previsione della spesa» con le seguenti: «nell'ambito di ciascun programma del proprio stato di previsione, con esclusione dei fattori legislativi e comunque nel rispetto dei vincoli di spesa derivanti da oneri inderogabili».

1.5

Manca, Misiani, Marino, Stefano

Respinto

Al comma 2, sostituire le parole: «nell'ambito degli stati di previsione della spesa» con le seguenti: «nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 33, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196».

1.6

Stefano, Marino, Misiani, Manca

Respinto

Al comma 3, alle parole: «Sulla base della rendicontazione» premettere le seguenti: «Fermo restando l'obiettivo del miglioramento dei saldi di finanza pubblica di cui al comma 2».

1.7

Misiani, Manca, Marino, Stefano

Ritirato e trasformato nell'odg G1.7

Al comma 3, dopo le parole: «Ministro dell'economia e delle finanze» inserire le seguenti: «da comunicare alle competenti commissioni permanenti di Camera e Senato».

G1.7 (già em. 1.7)

Misiani, Manca, Marino, Stefano

Approvato

Il Senato,

        in sede di esame del disegno di legge n. 1383,

        impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 1.7.

1.8

Manca, Misiani, Marino, Stefano

Respinto

Al comma 4, sopprimere le seguenti parole: «e all'articolo 12, comma 11, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26».

1.9

Marino, Misiani, Manca, Stefano

Respinto

Al comma 4, sostituire le parole: «sono abrogate» con le seguenti: «si applicano a decorrere dall'anno 2020».

1.10

Stefano, Misiani, Manca, Marino

Respinto

Al comma 4, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «Per l'anno 2020, una quota parte non inferiore al 20 per cento dei risparmi di spesa e delle maggiori entrate conseguenti al minor utilizzo delle risorse finanziarie iscritte in bilancio per l'attuazione delle disposizioni di cui al capo I e agli articoli 14 e 15 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, è destinata ai centri per l'impiego di cui all'articolo 18 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, al fine del loro potenziamento».

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 1

1.0.1

Misiani, Manca, Marino, Stefano

Improponibile

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art 1-bis.

        1. All'articolo 20 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, dopo il comma 1-bis, è inserito il seguente: ''1-ter. Per l'anno 2019 il contributo straordinario a favore degli enti di cui al comma 1 è incrementato di 31.631.951,25 euro''.

        2. Ai maggiori oneri di cui al comma 1, pari a 31.631.951,25 euro per l'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189».

1.0.2

Marino, Manca, Misiani, Stefano

Improponibile

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. All'articolo 1, comma 1078, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, il primo periodo è sostituito dal seguente: ''Le province e le città metropolitane certificano l'avvenuta realizzazione degli interventi di cui al comma 1076, per il 2018 entro il 31 dicembre 2019, ed entro il 30 giugno successivo all'anno di riferimento per ciascuno degli anni dal 2019 al 2023, mediante apposita comunicazione al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti''».

1.0.3

Manca, Misiani, Marino, Stefano

Improponibile

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis.

        1. Al comma 143 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, le parole: ''otto mesi'' sono sostituite dalle seguenti: ''dodici mesi''.».

ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE

Articolo 2.

(Entrata in vigore)

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge .

Allegato B

Pareri espressi dalla 1a e della 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1200 e sui relativi emendamenti

La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti, esprime, per quanto dì competenza, parere non ostativo.

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisiti gli elementi informativi trasmessi dal Governo, preso atto che:

- in relazione all'articolo 5, si conferma che le attività di formazione degli operatori di polizia potranno essere svolte attraverso le sole risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;

- in merito all'articolo 20, si assicura che gli indennizzi in favore delle vittime del reato di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti del viso potranno essere erogati nel rispetto della dotazione complessiva del Fondo per l'indennizzo in favore delle vittime di reati;

- con riguardo all'articolo 21, si ribadisce come dall'attuazione del disegno di legge in esame, fatta eccezione per l'articolo 8 che è provvisto di una propria copertura, non deriveranno nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, dal momento che ogni attività ricompresa nel provvedimento risulta sostenibile avvalendosi delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente,

esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.

Sugli emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 2.0.1, 3.5, 5.2, 5.3, 5.100, 6.6, 6.7, 8.0.1, 8.0.2, 12.5, 15.4, 17.1 (testo 2), 17.4, 18.1, 18.2, 18.100, 19.1 e 21.1.

Esprime parere di semplice contrarietà sugli emendamenti 01.1, 2.3, 10.6, 14.1, 14.2, 14.100, 14.0.1, 15.1, 15.2, 15.3, 15.7, 16.0.2, 16.0.3, 16.0.4 e 16.0.5 (già 9.0.3).

Sull'emendamento 6.1, formula parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento, dopo le parole: «per i medesimi reati», delle seguenti: «, con oneri a carico del condannato».

Sull'emendamento 16.0.1, esprime parere di semplice contrarietà condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento, alla lettera c), di una clausola di invarianza finanziaria.

Il parere è non ostativo sulle restanti proposte.

Parere espresso dalla 1a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1383 e sui relativi emendamenti

La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Disegno di legge n. 1200:

sull'articolo 4, le senatrici Evangelista e Pizzol avrebbero voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 5.1, la senatrice Pizzol avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'articolo 7, il senatore Trentacoste avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'articolo 8, la senatrice Pirro avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'articolo 12, il senatore Puglia e la senatrice Castellone avrebbero voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 16.0.1, la senatrice Piarulli avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 21.1, la senatrice Pergreffi avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sulla votazione finale, la senatrice Rossomando avrebbe voluto esprimere un voto di astensione.

Disegno di legge n. 1383:

sull'emendamento 1.1 il senatore Dell'Olio avrebbe voluto esprimere un voto contrario.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Barboni, Berardi, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Bressa, Candiani, Cattaneo, Ciampolillo, Cioffi, Crimi, De Poli, Faggi, Fazzone, Ferrazzi, Ferro, Galliani, L'Abbate, Leone, Merlo, Monti, Moronese, Napolitano, Pepe, Petrocelli, Pisani Giuseppe, Ronzulli e Santangelo.

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Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Endrizzi, Garavini, Morra e Vitali, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Caliendo, Evangelista, Pillon, per attività della Commissione contenziosa; Endrizzi, Garavini, Morra e Vitali, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, variazioni nella composizione

Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, il senatore Luca Ciriani, in sostituzione del senatore Raffaele Stancanelli, cessato dal mandato parlamentare.

Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, approvazione di documenti

La Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, nella seduta del 16 luglio 2019, ha approvato - ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, commi 1 e 2, del Regolamento - una risoluzione a conclusione dell'esame dell'affare assegnato concernente il caso di Enrico Chico Forti e sulla condizione degli italiani detenuti all'estero (Doc. XXIV-ter, n. 1).

Il predetto documento è inviato al Ministro degli affari esteri.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Patuanelli Stefano, Santillo Agostino

Modifica dei termini in materia di diporto nautico (1416)

(presentato in data 16/07/2019);

senatori Paragone Gianluigi, Patuanelli Stefano

Abolizione del canone di abbonamento alle radioaudizioni e alla televisione e della relativa tassa di concessione governativa, nonché modifica dell'articolo 38 del testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in materia di limiti di affollamento pubblicitario nelle trasmissioni radiotelevisive (1417)

(presentato in data 17/07/2019);

senatori Ortis Fabrizio, Mininno Cataldo, Donno Daniela, Romano Iunio Valerio, Castiello Francesco, Morra Nicola, Di Micco Fabio, Lannutti Elio, Trentacoste Fabrizio, Corbetta Gianmarco, Agostinelli Donatella, Abate Rosa Silvana, Mollame Francesco, Evangelista Elvira Lucia, Naturale Gisella, Gallicchio Agnese, Mantovani Maria Laura, Matrisciano Susy, Di Girolamo Gabriella, Presutto Vincenzo, Garruti Vincenzo, Pirro Elisa, Fede Giorgio, Giannuzzi Silvana, Angrisani Luisa, Turco Mario

Istituzione della figura dell'orientatore interculturale della difesa (1418)

(presentato in data 17/07/2019);

senatori Fregolent Sonia, Cantu' Maria Cristina, Marin Raffaella Fiormaria, Rufa Gianfranco, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Lunesu Michelina, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Papaevangeliu Kristalia Rachele, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano

Disposizioni per la tutela dei lavoratori dalle maculopatie e inserimento nei livelli essenziali di assistenza della Maculopatia Degenerativa Miopica e Senile (1419)

(presentato in data 17/07/2019).

Affari assegnati

È stato deferito alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, commi 1 e 2, del Regolamento, l'affare sul tema dei matrimoni precoci e forzati (Atto n. 289).

Governo, trasmissione di documenti

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 12 luglio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 5-bis del decreto-legge del 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, la prima relazione sullo stato di utilizzo delle risorse stanziate per potenziare le forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai lori figli attraverso modalità omogenee di rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza, riferita agli anni 2017 e 2018.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. CCLIII, n. 1).

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 12 luglio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 26, comma 5, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, la relazione concernente i risultati ottenuti in materia di razionalizzazione della spesa per l'acquisto di beni e servizi per le pubbliche amministrazioni, riferita all'anno 2018.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. CLXV, n. 1).

Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 12 luglio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, relativa all'anno 2018, corredata del rapporto sull'attività di analisi e revisione delle procedure di spesa e dell'allocazione delle relative risorse in bilancio, di cui all'articolo 9, comma 1-ter, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. CLXIV, n. 13).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

Comunicazione della Commissione al Consiglio sulla tornata di primavera 2019 della sorveglianza fiscale dell'Italia (COM(2019) 351 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Uniti nel realizzare l'Unione dell'energia e l'azione per il clima: gettare le fondamenta della transizione all'energia pulita (COM(2019) 285 definitivo), alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 13a e 14a;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio Relazione annuale sull'attuazione dell'iniziativa Volontari dell'Unione per l'aiuto umanitario nel 2018 (COM(2019) 289 definitivo), alla 3a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio Valutazione del piano d'azione 2015-2019 sul traffico di armi da fuoco tra l'UE e la regione dell'Europa sudorientale (COM(2019) 293 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione che dovrà essere assunta a nome dell'Unione europea nella procedura scritta avviata dal comitato di esperti tecnici dell'Organizzazione intergovernativa per i trasporti internazionali per ferrovia (OTIF) per l'adozione di modifiche dei registri di immatricolazione nazionali (RIN) e delle prescrizioni tecniche uniformi UTP TAF (COM(2019) 298 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3a e 14a.

Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento

Il Presidente della Corte dei conti - Ufficio di controllo di cui all'articolo 162, comma 5, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, con lettera in data 11 luglio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 162, comma 5, del medesimo decreto legislativo, la relazione sull'attività di controllo sui contratti secretati, esercitata dalla Corte dei conti, riferita al periodo dal 1° giugno 2018 al 31 maggio 2019.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. LXX, n.2).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, in data 12 luglio 2019, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'agenda strategica per l'innovazione dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT) 2021-2027: promuovere il talento e la capacità d'innovazione in Europa (COM(2019) 330 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 7 ottobre 2019. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 7a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 10a e 14a;

la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'Istituto europeo di innovazione e tecnologia (rifusione) (COM(2019) 331 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 7 ottobre 2019. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 7a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 10a e 14a.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore De Bonis ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01019 della senatrice Nugnes ed altri.

I senatori Lomuti, Garruti, Ortolani, Pirro, Marco Pellegrini, Accoto, Dell'Olio, Castiello, Granato, Gaudiano, Lannutti, Pesco e Naturale hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01954 della senatrice Gallicchio ed altri.

Interrogazioni, integrazione dei Ministri competenti

L'interrogazione 3-01019, della senatrice Nugnes ed altri, rivolta ai Ministri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e delle infrastrutture e dei trasporti, è rivolta anche al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Mozioni

BINETTI, DE POLI, MALLEGNI, GASPARRI, SACCONE, BATTISTONI, SICLARI, FERRO, SERAFINI, AIMI, ALDERISI, FANTETTI, RIZZOTTI, CALIENDO, GIRO, MINUTO, CRAXI, LONARDO - Il Senato,

premesso che:

l'ordinanza della Corte costituzionale n. 207 del 2018, pur ribadendo la legittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale, concernente l'istigazione o aiuto al suicidio, che vieta l'aiuto al suicidio, ha chiesto al Parlamento di precisare in maniera chiara se la legge 22 dicembre 2017, n. 219, recante "Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento" preveda o meno questa possibilità. L'ambiguità, secondo la Corte, nasce dal fatto che il bene giuridico protetto dalla legge n. 219 non risiede nel diritto alla vita ma nell'autodeterminazione del paziente, che include la libertà e la consapevolezza del soggetto di porre fine alla propria vita, escludendo condizionamenti esterni che possano alterare la sua scelta;

la Consulta con questa formula ha sintetizzato tre concetti chiave che mostrano come la legge n. 219 del 2017 avesse già in sé il rischio della "deriva eutanasica": a) pone come bene primario del soggetto la capacità di autodeterminazione, anteponendola al diritto alla vita, e impone a familiari e medici, a magistrati e amici di farsene garanti; b) il ribaltamento della scala dei valori tra diritto alla vita e libertà di autodeterminazione modifica la stessa mission del medico, facendolo passare da curante a mero esecutore della volontà del soggetto; c) il paziente, dal canto suo, può chiedere tutto: dal rifiuto di qualsiasi trattamento, anche salvavita, alla sospensione della nutrizione e dell'idratazione, assimilate ad un trattamento medico;

a giudizio dei proponenti del presente atto di indirizzo, per la Consulta, se il paziente può disporre di sé in modo assoluto e il medico è tenuto ad assecondarlo senza poter fare obiezione di coscienza, questo fatto si configura già come un vero e proprio aiuto al suicidio. Quandanche il paziente richiedesse atti in contrasto con la coscienza del medico e con il codice deontologico, il medico non potrebbe respingere l'aiuto necessario per dare attuazione alle sue scelte, se formulate con piena libertà. Tutto ciò modifica radicalmente l'articolo 580 del codice penale che attualmente condanna non solo il medico, ma chiunque intenda aiutare il paziente ad anticipare la sua morte, ossia a suicidarsi. Recita, infatti, il primo comma dell'articolo 580 del codice penale: "Chiunque determina altrui al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, è punito";

è a tutti noto quanto pesò la morte del dj Fabo sull'accellerazione del dibattito relativo alla legge n. 219 del 2017; la vicenda contribuì a creare un clima emotivo ad alta tensione in un'opinione pubblica costantemente aggiornata sulla sua drammatica vicenda e sulla sua volontà di porre fine alla sua vita. Marco Cappato apparve in quell'occasione come il suo "liberatore": colui che ne facilitò il suicidio, accompagnandolo personalmente nella clinica in Svizzera, sapendo bene quale fosse la sua volontà. Cappato ha quindi certamente facilitato il suicidio di Fabo e questo era il quesito a cui la Corte costituzionale avrebbe dovuto rispondere, verificando o meno la sua aderenza all'articolo 580 del codice penale. È quanto ha chiesto la Corte di assise di Milano, ponendo il quesito alla Corte costituzionale se si dovesse considerare illegittimo l'articolo 580 del codice penale, ma la Corte costituzionale ha ribaltato il quesito, chiedendo alle Camere di legiferare entro un anno;

nel comunicato della Consulta del 24 ottobre 2018 si legge: "Nella camera di consiglio di oggi, la Corte costituzionale ha rilevato che l'attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti. Per consentire in primo luogo al Parlamento di intervenire con un'appropriata disciplina, la Corte ha deciso di rinviare la trattazione della questione di costituzionalità dell'articolo 580 codice penale all'udienza del 24 settembre 2019. La relativa ordinanza sarà depositata a breve. Resta ovviamente sospeso il processo a quo". Molti studiosi di diritto costituzionale considerano questa ordinanza un unicum nella storia della produzione decisionale della Consulta, in quanto la Corte, attraverso un provvedimento interlocutorio, impone un diktat al Parlamento, fissando un termine entro il quale rivedere le norme sul "fine vita", ossia su una materia sensibile che coinvolge aspetti etici e di coscienza. L'ordinanza, infatti, chiede al Parlamento di approvare una "nuova" disciplina sul fine vita, modificando sia la legge n. 219 del 2017, che considera incompleta e lacunosa, che l'art. 580 del codice penale, senza assolutamente considerare l'ipotesi che il legislatore, pur nell'ambiguità della formulazione, intendesse escludere un esplicito riferimento all'eutanasia nelle sue diverse forme: eutanasia attiva, eutanasia passiva, suicidio assistito;

un anno di tempo per coprire il vuoto normativo sul fine vita è quanto aveva lasciato la Consulta al Parlamento per legiferare. Eppure, il tempo sta per scadere, con i lavori bloccati e più volte rinviati, nonostante i ripetuti solleciti che sono venuti da tante associazioni di ben diverso orientamento, da quelle a netta impronta radicale a quelle di ispirazione cattolica. Lo stesso Presidente della Camera dei deputati Fico, parlando del fine vita, aveva affermato: "Il Parlamento affronti il tema dell'eutanasia e dia una risposta compiuta e tempestiva". Ma evidentemente la maggioranza Lega-M5S si trova davanti all'ennesimo rischio di spaccatura e divisione, per cui preferisce occuparsi di altro, ignorando la scadenza perentoria posta dalla Corte costituzionale;

da una parte ci sono esponenti del M5S che, forzando l'ordinanza, sostengono le 4 proposte di legge fortemente a favore dell'eutanasia attualmente depositate alla Camera (quella d'iniziativa popolare, promossa dall'associazione radicale Luca Coscioni, cui si sommano quelle a prima firma di Andrea Cecconi, ex M5s, Doriana Sarli, M5s, e Michela Rostan, Leu); dall'altra, c'è la Lega, con un testo che vorrebbe ridurre la pena, senza eliminarla, per chi aiuta un familiare gravemente sofferente a morire, ma soprattutto chiede un'applicazione reale e completa della legge n. 38 del 2010, sulle cure palliative, e abolisce l'articolo della legge n. 219 che assimila idratazione e nutrizione assistite a comuni trattamenti;

a giudizio dei proponenti, è chiaro che ci si trova davanti a posizioni profondamente diverse, considerato che da un lato c'è chi pretende di approvare la legge sull'eutanasia legale o almeno depenalizzando l'aiuto alla morte volontaria; dall'altro c'è chi rivendica una norma che mantenga l'intero articolo 580 del codice penale, con la sua dimensione sanzionatoria, ma prendendo atto di quanto già emerge in alcune sentenze, ossia il coinvolgimento emotivo dei familiari, l'irrevocabilità di certe situazioni che si protraggono da un tempo lunghissimo, e le circostanze concrete, a volte realmente drammatiche, in cui in alcuni casi specifici si realizzano certe forme di aiuto al suicidio. Ma proprio in questi casi l'attenzione alla vita del paziente e il rispetto della sua autonomia esigono nuove forme di cura da parte del medico e reclamano specifiche strategie nell'accompagnamento dei percorsi di fine vita per tutelare la qualità della vita dei pazienti, considerati come inguaribili, ma mai come incurabili. Il valore della loro dignità va sottolineato costantemente perché è inviolabile: è un compito non nuovo, ma che si è ampliato con l'applicazione delle nuove tecnologie, ricordando che sono sempre e solo al servizio dell'uomo e che mai l'uomo, pur nella sua fragilità, può essere subordinato agli imperativi tecnologici;

l'ordinanza della Corte costituzionale in qualche modo offre anche la sponda per un ragionamento meno divisivo, quando afferma: "prerequisito di ogni scelta" dovrebbe essere "un percorso di cure palliative" in grado di mettere "il paziente in condizione di vivere con intensità e in modo dignitoso la parte restante della propria esistenza". Quello di ottenere la morte non può mai diventare un diritto generalizzato, ma dovrebbe costituire una scelta drammatica percorribile in rari e assai specifici casi. Appare quindi evidente ai proponenti che le proposte di legge favorevoli all'eutanasia finora discusse in Parlamento non rispecchino il dettato della Corte, tradendone lo spirito. La Consulta pone infatti come regola la tutela della vita, e come eccezione assoluta l'accoglienza delle istanze di morte, ma solo dopo aver esperito tutte le possibili terapie palliative;

per storia, cultura e tradizione nell'area del Centro-destra (UDC-FI-FdI), l'opzione è sempre stata decisamente a favore della vita e dei suoi diritti, accanto al malato e alle sue esigenze, in profondo ascolto della sua volontà e nel pieno rispetto della sua autonomia. Senza però che ciò comporti una rinuncia al principio di umana solidarietà, che rappresenta il vero fattore di coesione sociale. Per questo si ritiene che tra i diritti del malato ci sia il diritto alla relazione di cura che include le cure palliative, anche non farmacologiche, che attualmente, pur essendo ricomprese tra i LEA, sono a conti fatti scarsamente esigibili da parte dei pazienti. Così come si ritiene che il malato abbia il diritto a ricevere assistenza religiosa, come ribadito recentemente nel "Manifesto interreligioso dei diritti nei percorsi di fine vita", presentato pubblicamente e sottoscritto il 5 febbraio 2019;

i proponenti sono motivatamente e decisamente contrari a qualsiasi normativa che introduca l'eutanasia, che finirebbe col far dipendere il valore di ciascuno non dalla sua irripetibile esistenza, ma dalla sua "utilità" sociale, introducendo il parametro di un possibile "costo" troppo elevato come motivo per mettere fine alla vita in alcune situazioni di grande fragilità. Il valore della vita allora non sarebbe più fondamentale in sé stesso, ma relativo, in opposizione alla nostra tradizione culturale e ai valori su cui si fonda;

se poi tale scopo favorevole all'eutanasia venisse posto come onere del Servizio sanitario nazionale verrebbe gravemente alterata la stessa mission di istituzioni specificamente impegnate a difendere la vita, soprattutto quando è più debole. Analogamente, potrebbe stravolgere il senso stesso della professione del medico e di tutte le altre figure del sistema socio-sanitario, ognuna delle quali ha scelto la propria specifica professionalità per porsi al servizio del paziente e delle sue necessità: per facilitargli una migliore qualità di vita anche attraverso la terapia del dolore in tutte le sue forme, ma che non accetterebbe mai di considerare la morte provocata del paziente come alternativa di cura, per garantirne il benessere. Altrimenti potrebbe accadere quel che temeva Cecily Saunders, geniale fondatrice degli hospice e delle cure palliative. Un gran numero di persone vulnerabili penserebbero facilmente: "Ho il diritto di abbreviare la mia vita, e dunque ora ho anche il dovere di farlo, perché sono un peso per altri, e la mia vita è ormai priva di valore". Le persone invece hanno sempre valore e avranno valore fino all'ultimo istante della loro vita;

è necessario che ci sia piena consapevolezza del fatto che, talora, malattia e sofferenza irrompono in modo inarrestabile nella nostra vita, ferendo in profondità la storia personale di ognuno e ponendo sulle sue spalle pesi estremamente gravosi; proprio chi sperimenta questa "vulnerabilità" ha diritto a non rimanere solo, ma deve ricevere dalla comunità, nella misura delle responsabilità proprie di ciascuno, ogni aiuto necessario per curare la malattia e lenire la sofferenza, in nome della solidarietà umana;

i proponenti esprimono il più fermo rifiuto di ogni atto di eutanasia, in tutte le sue forme e modalità, ovvero di ogni scelta intenzionale e diretta finalizzata ad anticipare la morte allo scopo di interrompere ogni sofferenza e guardano con estremo favore alla recente presa di posizione pubblica da parte delle federazioni degli ordini dei medici e degli infermieri, che considerano il proprio coinvolgimento in eventuali pratiche eutanasiche in piena ed inaccettabile contraddizione con le finalità e i valori originari dell'arte medica, espressi e confermati nei vigenti codici deontologici di categoria;

i proponenti del presente atto di indirizzo auspicano, pertanto, che una simile violazione della vita umana, qual è l'eutanasia, non debba mai trovare avallo e giustificazione nell'ordinamento giuridico del nostro Paese,

impegna il Governo:

1) a valutare la possibilità di adottare ogni iniziativa affinché venga riconosciuto: che ogni vita umana è un bene in sé stessa, al di là delle circostanze che di fatto segnano la sua parabola esistenziale; la peculiare dignità umana che contraddistingue ogni persona accomuna la famiglia umana e rende tutti uguali in valore; che per ogni essere umano sussiste il dovere morale di prendersi cura della vita e salute propria e altrui, in un clima di solidale reciprocità;

2) a valutare la possibilità di provvedere con adeguati stanziamenti, anche sul piano economico, a garantire a tutti i pazienti la piena fruibilità delle cure palliative, sia attraverso gli hospice che attraverso le cure domiciliari, come l'assistenza medica integrata da personale infermieristico e riabilitativo, e che gli stanziamenti previsti per le cure palliative e per i percorsi di accompagnamento al fine vita includano anche quell'insieme di cure non strettamente farmacologiche che tanto contribuiscono a far percepire al paziente una migliore qualità di vita, a cominciare dall'assistenza psicologica e spirituale, dalla musicoterapia alla riabilitazione, eccetera;

3) a prevedere misure che consentano:

a) ai pazienti di sperimentare che il rispetto per la propria religione è un diritto e quindi possono godere di tutti i servizi legati alla sfera religiosa, spirituale e culturale, compresa la presenza del referente religioso o assistente spirituale;

b) che ogni persona conosca e sia consapevole del suo percorso di cura e del possibile esito, secondo i protocolli terapeutici più aggiornati, affinché possa gestire la propria vita nel modo qualitativamente più soddisfacente, anche in relazione alla propria spiritualità e fede religiosa;

c) che le famiglie possano partecipare delle relazioni di cura e di sostegno necessarie a garantire al caregiver familiare tutte le misure di affiancamento più opportune per garantire il suo servizio, senza raggiungere la soglia di stress che ne comprometterebbe l'efficacia;

d) che i pazienti stranieri abbiano il supporto di un mediatore interculturale competente e disponibile, che operi in sintonia con la struttura sanitaria, nell'esclusivo interesse del paziente;

e) che non si ricorra mai nelle decisioni politiche socio-sanitarie a valutazioni ispirate ad utilitarismo ed efficientismo, per cui i proponenti del presente atto rifiutano senza tentennamenti ogni "logica di scarto" tendente a considerare le persone insolubilmente segnate dalla malattia o da altre vulnerabilità (età avanzata, disabilità, patologie psichiatriche, eccetera) come una sorta di "peso infruttuoso", tanto da ritenere opportuno ridurre (o addirittura annullare) risorse ed ausilii a loro vantaggio, a prescindere dai loro effettivi bisogni.

(1-00147)

Interrogazioni

FERRARA, LOMUTI, COLTORTI, GRASSI, FLORIDIA, SANTILLO, PESCO, LANNUTTI, MATRISCIANO, ANGRISANI, CASTALDI, VANIN - Ai Ministri dell'interno e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

un'indagine coordinata dalla Procura di Torino su combattenti italiani nel Donbass ha portato ad un'operazione antiterrorismo, di cui danno notizia le principali testate nazionali;

l'operazione, coordinata dal Servizio antiterrorismo dell'Ucigos e della Digos di Torino, ha portato all'arresto di tre persone e al sequestro di una notevole quantità di armi da guerra, tra cui un missile aria-aria che, secondo fonti giornalistiche, sarebbe di probabile provenienza qatariota ("ilfattoquotidiano" del 15 luglio 2019);

il blitz è scattato nei confronti di una serie di soggetti orbitanti nei gruppi dell'estrema destra oltranzista;

tra gli arrestati figura anche Fabio Del Bergiolo, 50 anni, ex ispettore antifrode delle dogane, che nel 2001 si era candidato al Senato, per "Forza Nuova", nel collegio di Gallarate (Varese);

considerato che:

il possesso di armi da guerra da parte di soggetti appartenenti al mondo dell'estrema destra, attiva con una rete di foreign fighter all'estero e in particolare in Ucraina, mette in allarme non solo le istituzioni, ma anche i cittadini;

è molto difficile fare entrare nel nostro Paese un missile aria-aria, eludendo i controlli;

viene da interrogarsi sulle reali intenzioni del gruppo di estrema destra;

considerato che, a parere degli interroganti:

il sequestro è di una gravità senza precedenti nella storia recente italiana, sia per numero che per tipologia di armi sequestrate, e i soggetti tratti in arresto sono probabilmente responsabili di una rete di addestramento di militanti ideologicamente e militarmente formati, tali da porre in essere un possibile gruppo armato, con finalità potenzialmente sovversive del nostro ordine costituito;

i gruppi di estrema destra hanno dimostrato in più occasioni di rappresentare un pericolo per la civile convivenza e potrebbero in qualche modo essere responsabili della ricostituzione di un partito di ispirazione fascista, con l'aggravante del possesso di armi da fuoco e esplosivi e del combattimento in teatri di guerra come l'Ucraina,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se ritengano che i gruppi neofascisti italiani possano rappresentare un pericolo per la stabilità della democrazia, pari al terrorismo di matrice islamica;

se l'ingresso di armi da guerra, e in particolare di un missile aria-aria, sia stato possibile con la complicità di qualche organo addetto al controllo delle frontiere italiane;

quali iniziative di competenza intendano intraprendere per accertare e, nel caso, sanzionare eventuali complici all'interno degli organi di controllo.

(3-01025)

CORRADO, ANASTASI, CORBETTA, ANGRISANI, TRENTACOSTE, MARINELLO, DONNO, FLORIDIA, LANNUTTI, PRESUTTO - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Premesso che:

a fine giugno 2019, il direttore della galleria nazionale e del polo museale delle Marche, lo storico dell'arte austriaco Peter Aufreiter, ha dichiarato alla stampa di essere indisponibile ad un rinnovo automatico del contratto, che dal 2015 lo lega al Ministero per i beni e le attività culturali, lamentando che a Roma: "Non hanno bisogno di uno storico dell'arte, ma di un esperto in pubblica amministrazione italiana";

l'ipotesi di un rinnovo d'ufficio nasceva dall'intenzione recentemente espressa dal ministro Bonisoli di confermare in blocco i direttori di musei e parchi autonomi in scadenza nel prossimo autunno. Il Ministro, dunque, non ricorrerebbe nuovamente alla procedura concorsuale, molto contestata, adottata la scorsa primavera per selezionare i sei direttori i cui contratti sono scaduti per primi. Il rinnovo automatico non è però una strada praticabile: la selezione va bandita ad ogni scadenza contrattuale e lo stesso Bonisoli, nell'incontro con le organizzazioni sindacali del 18 giugno 2019, avrebbe assicurato "che intendeva 'regolarizzare' le procedure di nomina dei direttori dei musei autonomi assimilandole pienamente a quelle dei concorsi pubblici";

il meccanismo giuridico è sancito dall'art. 14, comma 2-bis , del decreto-legge n. 83 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 106 del 2014. Sarebbe stato nella facoltà di Bonisoli disapplicare da subito l'articolo, poiché stabilisce che gli incarichi dei direttori, alla scadenza dei contratti, possono, non devono, essere conferiti mediante "procedure di selezione pubblica". A parere degli interroganti, formalmente legittimo, tale meccanismo rasenta però l'incostituzionalità (articolo 97 della Costituzione) in quanto le selezioni, per lo scarso rigore di valutazione e non prevedendo prove scritte, ma solo orali non tecniche, difficilmente si possono dire concorsi pubblici in senso stretto. Il profilo dei vincitori è piuttosto un profilo da nominati e la nomina, fiduciaria, a rigore dovrebbe venire meno alla caduta del titolare del Dicastero;

considerato che:

stando al decreto-legge n. 83 del 2004, inoltre, possono aspirare a concorrere "persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di istituti e luoghi della cultura". A giudizio degli interroganti l'esito delle selezioni già svolte dimostra che le maglie sono molto larghe. Eppure la firma del contratto fa del vincitore un direttore generale o un dirigente di seconda fascia del Ministero quand'anche sia un soggetto estraneo ai ruoli dirigenziali o anche ai ruoli dei semplici impiegati pubblici, nonostante il compito principale del direttore, come ha riconosciuto con disappunto Aufreiter, sia poi la gestione amministrativa;

risulta agli interroganti che la qualità dei professionisti esterni beneficiari della procedura suddetta non sia affatto garantita e il timore che figure marginali attive intorno ai palazzi della politica, eventualmente spinte anche con azioni di lobbying, possano incontrare il favore di una commissione e persino del decisore politico, contravvenendo al principio della meritocrazia, sembra essersi concretizzato proprio nell'occasione della selezione poco trasparente conclusasi a primavera 2019;

con decreto della Direzione generale organizzazione del Ministero del novembre 2018 sono state bandite, infatti, sia la procedura di selezione internazionale per il conferimento dell'incarico di livello dirigenziale generale di direttore della galleria dell'accademia di Venezia, della reggia di Caserta e del parco archeologico di Pompei, sia quella per il conferimento dell'incarico di livello dirigenziale non generale di direttore del palazzo reale di Genova, del parco dei Campi Flegrei e del parco dell'Appia antica;

con verbale del 22 marzo 2019, n. 7, la commissione di valutazione dei direttori di prima fascia ha individuato, per ciascun istituto e sulla base dei punteggi ottenuti da ciascun candidato, in riferimento ai rispettivi curricula e lettere di motivazione, i dieci candidati ammessi al colloquio, ma alcuni di costoro, per quanto abbiano poi riportato un punteggio uguale o superiore ad altri, non sarebbero stati inseriti nella terna poi proposta al Ministro;

stando al comunicato stampa del 28 maggio 2019 del presidente della commissione esaminatrice e alla risposta fornita dal Ministro ad interrogazioni con risposta immediata del giorno seguente presso la Camera dei deputati, la procedura si caratterizzerebbe per tre fasi nettamente separate fra loro e comporterebbe l'azzeramento del punteggio assegnato ai candidati ad esito della prima fase. L'inserimento nella terna dipenderebbe, perciò, unicamente dall'esito del colloquio,

si chiede di sapere:

in quale atto normativo o amministrativo sia previsto che i punteggi conseguiti nei titoli non si sommino agli orali e quali siano stati i risultati conseguiti all'orale da tutti i candidati inseriti nelle decine e nelle terne di tutti i siti messi a bando;

perché ad oggi non siano stati ancora pubblicati sul sito del Ministero tutti gli atti della procedura concorsuale, inclusi i voti riportati nei titoli e nel colloquio da tutti i candidati, i loro curricula e i giudizi dei candidati formulati per il Ministro, così come già richiesto dal sindacato dei dirigenti dello Stato Unadis;

quali siano i motivi per cui il voto del colloquio (fino a un massimo di 20 punti) dovrebbe pesare di più della valutazione dei titoli (per i quali, invece, la commissione ha stabilito di poter attribuire fino a 100 punti);

se ciò fosse vero, per quale ragione i dirigenti generali dello Stato chiamati a dirigere primari istituti e luoghi della cultura possano essere scelti attraverso un semplice colloquio, prescindendo dagli esiti della precedente fase di valutazione del curriculum, e in modo da contraddire completamente persino l'esito delle precedenti fasi concorsuali;

perché il Ministro in indirizzo, per scegliere i suddetti dirigenti generali dello Stato, avrebbe nominato una commissione formata esclusivamente da docenti universitari e non anche integrata da dirigenti pubblici (non necessariamente coincidenti con i dirigenti del Ministero stesso) e da direttori di musei italiani o stranieri;

per quale motivo la composizione culturale dei componenti della commissione non rispecchi anche discipline diverse da storia dell'arte e archeologia, attesa la partecipabilità alla procedura di selezione di candidati laureati in qualsiasi disciplina;

se, alla luce dell'eventuale illegittimità delle procedure concorsuali adottate nei mesi scorsi e dell'impraticabilità del rinnovo automatico, per conferire gli incarichi di direttore che le prossime scadenze contrattuali renderanno vacanti, sarà finalmente bandito un autentico concorso pubblico.

(3-01027)

URSO, CIRIANI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

è oramai trascorso quasi un anno da quando Fratelli d'Italia, con l'interrogazione a risposta immediata 3-00150, ha portato ufficialmente all'attenzione dell'Aula l'annosa questione concernente il trattamento pensionistico ingiustificatamente privilegiato dei sindacalisti;

nel corso della seduta di interrogazioni a risposta immediata del 2 agosto 2018 era stato denunciato che tutti i meccanismi previsti al riguardo, oltre a creare di fatto intollerabili disparità di trattamento con gli altri lavoratori e dar spesso luogo ad abusi, finiscono con l'essere economicamente insostenibili, mettendo, tra l'altro, a dura prova il sistema pensionistico già gravato da una situazione finanziaria talmente difficile da porre a rischio le pensioni delle giovani generazioni;

in quell'occasione, il Ministro in indirizzo ribadì l'impegno a mettere fine a tali privilegi, così come previsto nel contratto di Governo, specificando espressamente che «tutto ciò che è privilegio va eliminato perché è ora che si ristabilisca che tutti i cittadini sono uguali e devono essere trattati alla stessa maniera» e che, nello specifico «nulla osta, secondo questo Ministero, a metter mano alla pensione dei sindacalisti», considerato appunto che «c'è una notevole disparità di trattamento tra sindacalisti che sono dipendenti pubblici o iscritti ai fondi esclusivi dell'assicurazione generale obbligatoria e sindacalisti che non lo sono»;

a fronte di un impegno ufficiale ad intervenire «in maniera risoluta per impedire che questi privilegi vengano mantenuti», bisogna purtroppo constatare che ancora nulla è stato fatto in tale direzione;

anzi, addirittura in controtendenza rispetto a quanto pubblicamente annunciato, il Movimento Cinque Stelle, dopo aver presentato un emendamento all'AS 1018 (decreto-legge n. 4 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2019) in materia di contribuzione figurativa (26.0.1 a prima firma Puglia), lo ha prontamente ritirato;

ad oggi, l'unico elemento positivo che si può registrare al riguardo è stato l'incardinamento, a settembre 2018, in XI Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato) alla Camera dei deputati di due proposte di legge (AC 294 e AC 310) a prima firma Meloni, recanti, la prima, l'abrogazione dei commi 5 e 6 dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 564 del 1996, in materia di contribuzione previdenziale per i lavoratori che svolgono attività sindacale e, la seconda, disposizioni in materia di pensioni superiori a dieci volte l'integrazione al trattamento minimo INPS, sulle quali si svolgeranno audizioni in questa settimana,

si chiede di sapere quali siano le ragioni per le quali il Ministro in indirizzo ha ritenuto di non dare seguito all'impegno di cui in premessa e, in ogni caso, come intenda rimediare a tale grave inadempienza per dare finalmente una risposta adeguata, in termini di equità e giustizia sociale, al problema denunciato.

(3-01028)

LAFORGIA, DE PETRIS - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

"concertazione" è un termine utilizzato in Italia che si riferisce ad una pratica di governo che tende a operare scelte economiche attraverso una consultazione preventiva delle parti sociali, principalmente sindacati, ma anche associazioni imprenditoriali di categoria o appartenenti al terzo settore;

è una pratica adottata alla fine del ventesimo secolo ed utilizzata per superare il binomio conflittuale tra sindacati e Governo; l'indiscutibile pregio della concertazione consiste infatti nella realizzazione della collaborazione tra le parti sociali e tra queste ed il Governo;

in data 15 luglio 2019, il vicepresidente del Consiglio dei ministri e Ministro dell'interno Matteo Salvini ha incontrato al Viminale le parti sociali per una giornata di ascolto, confronto e proposta sulla crescita del Paese;

al termine dell'incontro il Ministro dell'interno ha tenuto una conferenza stampa;

al vertice con le parti sociali organizzato dal Ministro dell'interno al Viminale tra i partecipanti c'era anche Armando Siri, l'ex sottosegretario indagato per corruzione ed oggi consigliere economico della Lega, che ha spiegato la "flat tax" agli interlocutori, circa 40 associazioni;

gli interroganti ritengono curioso e bizzarro che le stesse sigle, di solito, non sono use andare al palazzo del Viminale, ma a palazzo Chigi, dove si trova l'apposito "tavolo verde" che proprio a quello serve: far incontrare le parti sociali con il Governo;

la "sala verde" ospita gli incontri del Governo con i sindacati e le parti sociali: qui, ad esempio, il 23 luglio 1993, Governo, imprenditori e sindacati firmarono il protocollo Ciampi-Giugni che sancì il criterio della concertazione con le parti sociali;

il ministro Di Maio detiene un doppio ministero: quello dello sviluppo economico e quello del lavoro e delle politiche sociali;

dall'inizio del mese di febbraio 2019, nel Ministero dello sviluppo economico a via Veneto, il ministro Di Maio non ha rinnovato l'incarico, e non solo per limiti di età, a Giampietro Castano, 75 anni, il dirigente che da 11 anni e sotto vari Governi è stato responsabile dell'unità di gestione delle vertenze per le imprese in crisi;

i funzionari designati dal Ministro si sono dunque fatti carico di tutti i dossier: dai 144 casi ereditati dal Governo "gialloverde" nel giugno 2018 con 189.000 lavoratori coinvolti ai 138 ancora irrisolti nel 2019 per un totale in crescita di 210.000 dipendenti, tenendo conto inoltre che sono numeri che non calcolano i lavoratori dell'indotto;

a giudizio degli interroganti, la figura del Ministro dovrebbe essere quella chiave per gli incontri con le parti sociali anche al fine di definire le strategie di politica industriale e di mercato del lavoro, ma, evidentemente, si è scelto di delegare le funzioni di Ministro dello sviluppo economico e del lavoro al Ministro dell'interno,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per riaffermare la centralità del Ministro dello sviluppo economico e del lavoro nel rapporto con le parti sociali, al fine di ristabilire una pratica di concertazione istituzionalmente corretta.

(3-01029)

D'ALFONSO, COMINCINI, GRIMANI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

in data 23 maggio 2019, il Tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento della Shernon Holding srl, società che nell'agosto 2018 aveva acquistato, con patto di riservato dominio, i compendi aziendali riguardanti 55 punti di vendita del gruppo "Mercatone Uno" in amministrazione straordinaria;

i dipendenti del gruppo, al momento della cessione, hanno subito una riduzione notevole dell'orario di lavoro, passando da contratti full time a contratti part time di 20, 24 e 28 ore settimanali;

il verbale di consultazione sindacale e di accordo ex articoli 47, comma 4-bis, della legge 29 dicembre 1990, n. 428, e 63, comma 4, del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, sottoscritto dall'amministrazione straordinaria del gruppo, dalla Shernon Holding e dalle maggiori sigle sindacali, con il quale sono state concordate le riduzioni di orario e di personale da eseguire al momento della cessione, impegnava la Shernon Holding a mantenere invariati i livelli occupazionali per almeno un biennio;

il curatore fallimentare della Shernon Holding, il 24 maggio 2019, ha riconsegnato l'azienda all'amministrazione straordinaria nello stato di fatto in cui si trova, sciogliendosi dal contratto di cessione del 9 agosto 2018. Fatto, questo, cui è seguita la retrocessione dei lavoratori in capo all'amministrazione straordinaria, con le modalità previste dal verbale di consultazione sindacale del 19 giugno 2019, alle condizioni contrattuali e di orario lavorativo in vigore con la Shernon Holding;

considerato che:

per i lavoratori, sospesi a zero ore, è stato richiesto il trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria;

il mancato ritorno dei lavoratori alle condizioni pre cessione, ovvero agli orari di lavoro a tempo pieno in vigore durante l'amministrazione straordinaria, comporta inevitabilmente la corresponsione, in loro favore, di importi di cassa integrazione estremamente esigui, in alcuni casi anche di soli 300 euro;

considerato altresì che, non essendo stati rispettati, da parte della Shernon Holding, gli impegni assunti con il verbale di accordo del 2018, i lavoratori avrebbero diritto al riconoscimento delle condizioni contrattuali e di orario in essere al giugno 2018, con il conseguente aumento del trattamento di integrazione salariale cui avrebbero diritto,

si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda porre in essere al fine di garantire ai lavoratori di Mercatone Uno il ritorno alle condizioni contrattuali e di orario di lavoro di cui godevano prima della cessione dei compendi aziendali alla fallita Shernon Holding e, conseguentemente, un adeguato sostegno al reddito.

(3-01030)

BELLANOVA, PATRIARCA, MARCUCCI, MALPEZZI, MIRABELLI, STEFANO, VALENTE, FERRARI, COLLINA, BINI, CIRINNA', RICHETTI, ROSSOMANDO, LAUS, NANNICINI, PARENTE - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

il 18 luglio 2018, alla Camera dei deputati, il Ministro in indirizzo, rendendo l'informativa urgente richiesta sullo stato dei tavoli di crisi aperti presso il Ministero, ha dichiarato che "i tavoli di crisi aperti al 30 giugno 2018 sono ben 144 e vedono coinvolti 189.000 lavoratori, sono 189.000 famiglie che vedono la loro serenità economica e il loro futuro a rischio";

dopo un anno esatto non esiste un elenco aggiornato ed ufficiale in merito ai tavoli di crisi aziendale attualmente aperti. Secondo quanto risulta ai sindacati, e riportato da "Il Sole-24 ore" il 2 luglio 2019, i tavoli aperti al Ministero risulterebbero aumentati rispetto allo scorso anno, raggiungendo la cifra di 158 tavoli che coinvolgono circa 210.000 lavoratori. Risulterebbero invece 180 i tavoli di crisi aperti secondo quanto dichiarato dal ministro Salvini, e riportato dal quotidiano "Il Messaggero", nel corso del vertice al Viminale con le parti sociali e le 43 associazioni di categoria svoltosi il 15 luglio;

considerato che:

nel corso dell'intervento di informativa dello scorso anno svolta alla Camera dei deputati, il ministro Di Maio aveva provato a rassicurare lavoratori ed imprese, dichiarando che era necessario "attuare tutti gli strumenti ritenuti indispensabili, nonché le migliori competenze di questo Paese per fare in modo che le crisi sul tavolo possano trovare una conclusione positiva";

le rassicurazioni del Ministro avevano riguardato ad esempio i lavoratori della Bekaert, multinazionale belga che aveva deciso di chiudere lo stabilimento di Figline e Incisa Valdarno per delocalizzare in Romania, ai quali aveva rivolto un messaggio: "c'è massima attenzione da parte di questo Governo su questa delicatissima vicenda". Ebbene, dopo un anno, la reindustrializzazione della Bekaert di Figline Valdarno resta un'incognita, e alla fine dell'anno finirà anche la cassa integrazione straordinaria, ottenuta dopo mesi dalla crisi nella scorsa estate;

sempre nel corso dell'informativa del 2018 il ministro Di Maio aveva dato ampie rassicurazioni su un altro tavolo di crisi aperto, quello relativo all'azienda Comdata, garantendo che l'obiettivo era quello di "evitare i licenziamenti previsti". Ebbene, passato un anno, e dopo che la XI Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei deputati aveva approvato all'unanimità lo scorso novembre una risoluzione su Comdata, che impegnava il Governo a garantire i livelli occupazionali attualmente presenti nei siti italiani, i lavoratori si ritrovano praticamente nelle stesse condizioni dell'estate scorsa;

considerato, inoltre, che:

tra giugno e luglio sono state 14, secondo quanto risulta dal sito del Ministero, le riunioni convocate sui tavoli di crisi, appuntamenti disertati il più delle volte dal ministro Di Maio e presieduti dal vice capo di gabinetto Giorgio Sorial;

le modalità di istituzione e convocazione dei tavoli di crisi presso il Ministero continuano a non avere una logica, una strategia e un percorso chiaro e lineare, nonostante i sindacati siano spesso impegnati in solleciti e pressioni, considerata la situazione drammatica in cui versano migliaia di lavoratori coinvolti nelle crisi delle imprese che operano nel nostro Paese;

tenuto conto che:

le vertenze in atto interessano settori tra loro molto diversi, che richiedono azioni e strategie calibrate ognuna sulle proprie specificità: si va dal siderurgico, all'agroalimentare, passando per i trasporti e alla grande distribuzione organizzata;

sono note le gestioni a dir poco contraddittorie e lacunose del ministro Di Maio dei tre più importanti dossier industriali attualmente aperti nel nostro Paese, quali ad esempio Ilva e Whirlpool;

rilevato che:

i più recenti dati di monitoraggio forniti dall'INPS sull'andamento delle ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate evidenziano un costante aumento rispetto ai mesi precedenti. In particolare, i dati di maggio 2019 attestano che il numero delle ore è stato pari a 25.208.214, in aumento del 6,3 per cento rispetto allo stesso mese del 2018 (23.718.372). Nel dettaglio, le ore autorizzate per gli interventi di cassa integrazione guadagni straordinaria sono state 16.540.632, in aumento del 35 per cento rispetto a maggio 2018 e per gli interventi di cassa integrazione guadagni in deroga sono state 30.647, in diminuzione del 95,3 per cento rispetto a maggio 2018;

secondo i dati diffusi dall'Istat, in data 17 luglio 2019, gli ordinativi totali dell'industria sono crollati nel mese di maggio di 2,5 punti percentuali rispetto all'anno precedente e di 2,1 punti percentuali nel periodo gennaio maggio 2019;

tali dati evidenziano una situazione di crescente difficoltà nel tessuto produttivo del Paese e prefigurano un preoccupante ed ulteriore incremento delle richieste di tavoli di crisi aziendale,

si chiede di sapere:

quale sia il numero ufficiale dei tavoli di crisi aziendale aperti presso il Ministero dello sviluppo economico e il numero complessivo dei lavoratori coinvolti, ivi compresi quelli dell'indotto, e se corrispondano al vero le affermazioni del Ministro dell'interno rilasciate a seguito dell'incontro con le parti sociali dello scorso 15 luglio 2019, secondo cui i tavoli di crisi attualmente aperti sarebbero 180;

quante siano le istanze pervenute al Ministro in indirizzo nel corso dell'ultimo anno con richiesta di apertura di tavoli di crisi;

se intenda fornire i risultati dei tavoli gestiti dalla "Divisione VI, Crisi d'impresa" del Ministero, esplicitando il numero di crisi aziendali risolte positivamente nel corso dell'ultimo anno, nonché il numero di crisi aziendali concluse in maniera negativa;

quali siano, in ragione di una maggiore trasparenza, le modalità con le quali vengono istituiti i tavoli di crisi e le modalità di convocazione delle parti interessate e, considerato quanto premesso, se ritenga possibile, in ragione della lentezza denunciata da numerosi soggetti coinvolti nella gestione dei dossier aperti, che nei prossimi mesi i tavoli di crisi aziendale possano essere gestiti su impulso e iniziativa del Ministro dell'interno.

(3-01031)

BAGNAI - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:

il decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria, convertito dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, prevede, all'articolo 20-ter, disposizioni in materia di vigilanza cooperativa. Nello specifico, al comma 1, lettera b), si stabilisce che "L'autorità governativa assoggetta anche le società capogruppo dei gruppi bancari cooperativi di cui all'articolo 37-bis del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, a controlli finalizzati a verificare che l'esercizio del ruolo e delle funzioni di capogruppo risulti coerente con le finalità mutualistiche delle banche di credito cooperativo aderenti al gruppo. In caso di difformità, la Banca d'Italia, su segnalazione dell'autorità governativa, può assumere adeguati provvedimenti di vigilanza. Con decreto da adottare entro il 31 marzo 2019, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia, adotta disposizioni per l'attuazione del presente comma definendo modalità, soggetti abilitati e modelli di verbale";

la norma interviene sull'articolo 18 del decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220, concernente la vigilanza sulle banche di credito cooperativo, disposizione ai sensi della quale l'autorità governativa assoggetta a controlli anche le società capogruppo dei gruppi bancari cooperativi, di cui all'articolo 37-bis del citato decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385;

tenuto conto che:

i controlli previsti sono finalizzati a verificare che l'esercizio del ruolo e delle funzioni di capogruppo risulti coerente con le finalità mutualistiche delle banche di credito cooperativo aderenti al gruppo, anche allo scopo di assicurare che il particolare regime fiscale di cui questi gruppi beneficiano rispetto alle altre tipologie di gruppi bancari non si configuri come indebito vantaggio competitivo;

l'articolo 20-ter, ultimo periodo, rinvia ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia, al fine di definire modalità, soggetti abilitati e modelli di verbale;

il termine entro cui il provvedimento si sarebbe dovuto adottare era 31 marzo 2019, data ultima per provvedere all'emanazione delle disposizioni attuative dell'articolo così come novellato in sede di conversione,

si chiede di sapere con quali tempistiche il Ministro in indirizzo intenda dare attuazione a quanto stabilito dall'articolo 20-ter, comma 1, lettera b), della legge n. 136 del 2018, emanando i decreti ministeriali previsti all'articolo 18, comma 1, del decreto legislativo n. 220 del 2002, al fine di completare con una norma qualificante la cornice regolamentare disciplinante l'attività dei gruppi bancari cooperativi, che questa maggioranza a giudizio dell'interrogante ha contribuito nel 2018 a migliorare, rendendola più consona al ruolo che il credito mutualistico dovrà continuare a svolgere nel finanziamento delle economie locali.

(3-01032)

BERNINI, MALAN, SICLARI, BINETTI, RIZZOTTI, STABILE, GALLONE, GALLIANI, GIAMMANCO, LONARDO, MANGIALAVORI, MOLES, RONZULLI, PICHETTO FRATIN, VITALI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

i recenti fatti di Reggio Emilia, emersi a seguito dell'indagine "Angeli e demoni", tuttora in corso, hanno portato alla luce un terrificante sistema nel quale sarebbero coinvolti psicologi, psicoterapeuti, operatori sociosanitari e amministratori pubblici, attraverso il quale sarebbero stati sottratti, illegittimamente, minori alle famiglie d'origine per essere collocati in strutture ampiamente retribuite, e oggetto di costose consulenze e terapie, affido retribuito;

tutto ciò si basa non solo sulla ricerca di lucro illegittimo da parte di qualcuno, ma anche su un approccio ideologico esplicitamente contrari ai principi contenuti nella Costituzione e nella Carta dei diritti dell'uomo, in base ai quali spetta ai genitori il diritto e dovere di educare i figli; sulla base di tale ideologia, lo Stato esercita, attraverso le sue strutture, un arbitrio totale, ritenendosi sempre migliore dei genitori;

la sottrazione dei minori alle proprie famiglie deve avvenire solo ove non ci siano altre soluzioni ragionevolmente praticabili, e in ogni caso ad esso deve seguire una condizione in cui il minore stesso cresca in un ambiente sano, che soddisfi le sue esigenze educative e affettive, rispetti i suoi bisogni, in riferimento alle caratteristiche personali e familiari e alla sua specifica situazione di difficoltà;

per tale ragione, occorre la massima attenzione nell'applicare queste procedure e mettere in atto ogni iniziativa volta a prevenire condotte contrarie alla legge e disumane, anche a tutela di coloro che invece svolgono il proprio lavoro;

le indagini in corso relative ai casi recenti, hanno messo in luce l'impiego di metodi inaccettabili, utilizzati sui minori durante le sedute di psicoterapia, attraverso l'uso di impulsi elettrici per alterare lo stato della memoria in prossimità dei colloqui giudiziari; troppo spesso ai minori e alle loro famiglie vengono negate le tutele che giustamente vengono garantite agli autori o agli accusati dei più efferati delitti;

gli studi scientifici riportati su diverse riviste scientifiche internazionali e nazionali, ad esempio "Pediatria preventiva e sociale", dimostrano che i bambini allontanati da uno o da entrambi i genitori riportano spesso danni psico-fisici, a cominciare da uno scarso sviluppo psico-motorio, nel breve e nel lungo termine; sono frequenti ritardi nell'apprendimento, disturbi che rientrano nella vasta casistica dei disturbi specifici di apprendimento, intolleranze alimentari, disturbi dell'alimentazione, nel ritmo sonno-veglia e patologie di tipo dermatologico; si veda al riguardo anche il sito giuridico e sociale "Affidamenti minorili" di M. Rosselli del Turco, terzo quaderno, "Conseguenze nella qualità di vita del minore allontanato dai genitori";

gli psicologi dell'età evolutiva e i neuropsichiatri infantili hanno da sempre sottolineato l'importanza per l'equilibro psico-emotivo del bambino, del riferimento familiare come base sicura per un sano sviluppo nella regolazione delle funzionalità psico-fisiologiche; da ciò deriva che ogni singola separazione dall'ambiente familiare, soprattutto se condotta in modo traumatico, per un periodo di tempo che superi le capacità di comprensione del bambino, compromette una crescita adeguata,

si chiede di sapere se e quali misure il Ministro in indirizzo, per quanto attiene alla sua competenza, abbia adottato o intenda adottare al fine di tutelare la salute dei minori vittime degli abusi sopra descritti.

(3-01033)

LAFORGIA - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:

nei giorni scorsi è apparsa la notizia del salvataggio dell'ex compagnia di bandiera italiana, Alitalia, attraverso un nuovo azionariato, che vedrà lo Stato detenere la maggioranza del controllo della newco (essendo Fs il maggiore azionista e con la quota del Ministero dell'economia e delle finanze), a cui si aggiunge un partner aereo, Delta Airlines, ed un altro industriale, Atlantia;

Atlanta è una holding dei Benetton, che gestisce gli aeroporti di Roma ed Autostrade per l'Italia;

va segnalato che Fs ha scelto Atlantia per comporre la newco attraverso una manifestazione di interesse da parte di quest'ultima seguita da una trattativa e, dalle indiscrezioni emerse, pare che Atlantia si sia imposta sugli altri concorrenti per i suoi numeri, per la sua affidabilità sul mercato e per il suo business;

vanno segnalate due riflessioni in merito alla scelta di Atlantia: la prima è che il gruppo ha la sua più importante fonte di ricavi (e di utili) nella gestione di una vasta rete autostradale in regime di concessione, quindi tutto è tranne che un soggetto abituato a operare in regime di concorrenza, e la seconda è che Aeroporti di Roma ha in Alitalia il suo cliente più importante, elemento che quindi renderà molto più difficili scelte manageriali di vantaggio per altri scali (con inevitabile riduzione dello spazio di manovra del management);

il Ministro in indirizzo ha commentato la notizia sostenendo che si tratta di "un grande risultato", mentre qualche settimana fa nella trasmissione "Porta a Porta" dichiarò: "Atlantia dentro Alitalia? Andrà a picco, farà precipitare gli aerei";

non si può non notare come questa operazione incroci politica ed industria e se da un lato, stando alle stesse dichiarazioni del Ministro lo scorso 28 agosto "Entro il primo anniversario del 14 agosto deve partire la revoca delle concessioni per Autostrade", c'è la volontà da parte del Governo di ritirare le concessioni autostradali ad Atlantia, soprattutto dopo la tragedia del ponte Morandi, dall'altra agli stessi Benetton i giorni scorsi è stata affidata la partecipazione ad Alitalia a circa il 40 per cento;

più di una fonte parla di una trattativa tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la stessa Atlantia sul tema delle concessioni autostradali, che comunque scadranno nel 2038, aperta in questi giorni: sarebbe stato questo a convincere Benetton (e soci) a far parte della traballante cordata. I ministri Di Maio e Toninelli smentiscono, ma il Ministro in indirizzo deve anche affrontare un'indagine della Consob sulle conseguenze delle sue dichiarazioni contro Atlantia fatte due settimane fa: "Senza concessioni autostradali è un'azienda decotta, se entrasse in Alitalia farebbe perdere valore alla compagnia",

si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo possa spiegare la decisione che lo ha condotto alla scelta del gruppo Benetton come "salvatore" della compagnia di bandiera, in difformità da quanto precedentemente dichiarato.

(3-01034)

D'ARIENZO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

in data 1° dicembre 2016 il Comitato interministeriale per la programmazione economica ha approvato il finanziamento del piano ambiente nel quale si prevedeva la realizzazione del nuovo collettore per lo smaltimento dei liquami nel comprensorio del lago di Garda destinando, per la parte ricadente nel territorio veneto (provincia di Verona), l'importo di 70 milioni di euro, parte integrante del più ampio finanziamento concesso di 100 milioni di euro, comprendendo anche la parte ricadente in Lombardia;

come già segnalato con l'interrogazione 4-00290, l'Azienda gardesana servizi (Ags) SpA, società a capitale interamente pubblico, cui hanno aderito i Comuni dell'area Garda-Baldo dell'ambito territoriale ottimale "Veronese", formata da 20 Comuni della riviera veronese del lago di Garda, e parte della val d'Adige, e che si occupa di gestire l'intera rete idrica dei comuni veronesi dell'area del Garda, ha svolto la gara per la progettazione definitiva del nuovo collettore del lago. La gara è stata vinta dalla società HMR con sede a Padova con un'offerta di circa 469.000 euro;

il progetto preliminare, redatto dalla società poi risultata non aggiudicataria, "condiviso" dal Ministero ambiente e della tutela del territorio e del mare nelle proprie programmazioni e che è stato finanziato dal CIPE, prevedeva il posizionamento del nuovo collettore fognario sulla terraferma ed in parte nel suolo sottostante la rete stradale esistente, per evitare impatti negativi sul bacino del lago, evitando quello che avvenne all'epoca della sua prima costruzione quando la posa del collettore lungo le rive divenne "occasione" per realizzare tutt'altro (nuove spiagge, pennelli per le sponde, passeggiate a lago, eccetera);

ovviamente, il progetto di fattibilità tecnico-economica relativo alla gara per la progettazione definitiva non poteva essere difforme da quello fino a quel momento conosciuto, ovvero la realizzazione del nuovo collettore fognario posizionato sulla terraferma, lungo la strada gardesana. Il progetto è stato "condiviso" e finanziato a suo tempo proprio su tale presupposto, che costituiva e costituisce una significativa miglioria rispetto allo stato di fatto ove la maggiore criticità individuata è proprio la collocazione attuale delle tubazioni fognarie all'interno dello spazio acqueo del lago, con gravi rischi per la salute pubblica e l'ecosistema. Pare, invece, che la progettazione definitiva sia stata cambiata ed in particolare il nuovo progetto comprenderebbe un nuovo collettore fognario realizzato, però, anche se in parte, ancora nella parte antistante alle rive del lago (replicando l'assetto attuale) e non più completamente nel sottosuolo, lungo la strada gardesana;

la nuova impostazione progettuale, quindi, differirebbe sia dal progetto "condiviso" nella programmazione del Ministero dell'ambiente e oggetto del finanziamento CIPE sia dal progetto di fattibilità tecnico-economica inerente alla gara, sia dalle impostazioni di offerta presentate dagli offerenti (compreso l'aggiudicatario) in fase di gara per la progettazione definitiva (in quanto l'unico riferimento progettuale di riferimento della gara era il progetto preliminare) sia, quindi, dalle previsioni di contratto con l'aggiudicatario, la cui offerta è allegata al contratto, quale parte integrante. Pare anche che, in epoca successiva al 2016, il finanziamento CIPE a valere sui fondi FSC sia stato sostituito con risorse ordinarie del Ministero dell'ambiente a valere sul fondo di cui all'art. 1, comma 140, della legge n. 232 del 2016;

il contratto con la società HMR è stato sottoscritto il 7 novembre 2018. Ai sensi dell'articolo 8 del bando di gara, la durata del servizio era pari a 180 giorni, quindi, la scadenza della progettazione era prevista per il 6 maggio 2019. In merito alla gara espletata, pare che, nonostante la società HMR abbia offerto in sede di gara la stesura della relazione geologica (i cui oneri, pertanto, si ritengono inclusi nell'importo di contratto), la medesima sia stata comunque successivamente oggetto di una specifica procedura negoziata svolta nel mese di aprile 2019 per un importo di 176.800 euro che, nei fatti, è una cifra notevole, pari ad un terzo della cifra offerta dalla HMR. La procedura negoziata sarebbe stata richiesta su base bibliografica per il progetto preliminare, ovvero un atto redatto e approvato circa due anni fa. Pare, anche, che la cifra non sia stata decurtata dall'importo stabilito a termine gara a favore della società HMR di Padova, determinando, così, sia una notevole spesa ulteriore a fronte di una relazione già oggetto di offerta, sia un vantaggio economico rilevante per la ditta vincitrice del bando, in ragione del fatto che ne aveva compreso i costi nell'offerta stessa;

la gara è stata esperita secondo una procedura negoziata semplificata ai sensi dell'art. 36, comma 2, lettera c), del decreto legislativo n. 50 del 2016 (codice degli appalti). In merito, però, secondo l'interrogante, varrebbe la lettera b). Infatti, la lettera c) citata si riferisce a lavori per i quali il limite per la procedura negoziata è un milione di euro, mentre per i servizi in genere, occorre fare riferimento alla lettera b) ove il limite è dato dalle soglie comunitarie. Per i servizi di ingegneria, come pare più precisamente il caso in esame, non pare che esistano dubbi sulla necessità di espletare la gara, ai sensi dell'art. 157 del codice degli appalti in vigore alla data dell'11 marzo 2019. Emerge un ulteriore dubbio: il progetto definitivo doveva essere pronto entro il 6 maggio 2019, ma la gara per la stesura della relazione geologica doveva concludersi entro il 17 aprile. Pertanto è possibile che il progetto non contenga o non abbia tenuto conto dell'imprescindibile relazione geologica,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e se il nuovo progetto definitivo sia stato redatto come previsto nella programmazione del Ministero e oggetto dell'autorizzazione CIPE, dal bando di gara e dal contratto o in maniera diversa da quanto stabilito;

se, a fronte delle significative variazioni progettuali, la procedura stabilisca un ulteriore e nuovo vaglio autorizzativo e se questa nuova valutazione sia stata chiesta e se corrisponda al vero che in epoca successiva al 2016 il finanziamento CIPE a valere sui fondi FSC sia stato sostituito con risorse ordinarie del Ministero a valere sul fondo di cui all'art. 1, comma 140, della legge n. 232 del 2016;

nel caso in cui il progetto definitivo non sia stato redatto nei tempi previsti, se risultino essere state applicate le penali, di cui all'articolo 9 del bando di gara e se risulti corretta la procedura seguita circa la redazione della relazione geologica per un atto già approvato in passato e per il quale probabilmente non serviva, atteso che è stata chiesta la medesima relazione per la stesura del progetto definitivo, oggetto della medesima procedura negoziata;

se la cifra posta a base della procedura, 176.800 euro, sia corrispondente ai valori che il mercato impone per atti della medesima natura;

se corrisponda alla procedura normativamente prevista il conferimento di un incarico per la redazione della relazione geologica, nonostante già oggetto di incarico della società vincitrice del bando di progettazione, e se l'importo relativo possa essere comunque riconosciuto in capo alla medesima, senza alcuna decurtazione;

se sia stata correttamente seguita la procedura adottata da AGS per l'affidamento della relazione geologica con procedura negoziata.

(3-01037)

RAMPI - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Premesso che:

il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo è stato istituito dalla legge n. 220 del 2016 (art. 13) che, in particolare, ha stabilito che esso è alimentato, a regime, con gli introiti erariali derivanti dalle attività del settore. Il finanziamento non può essere inferiore a 400 milioni di euro annui;

la legge n. 220 del 2016 ha riordinato e ricondotto in un testo unico gli incentivi fiscali per il settore cinematografico;

l'articolo 22 disciplina ulteriori agevolazioni fiscali nel settore cinematografico, in particolare prevedendo: l'applicazione dell'imposta di registro in misura fissa di 200 euro a taluni atti; l'estensione delle vigenti agevolazioni fiscali sui finanziamenti anche alle operazioni di credito cinematografico; l'esenzione dalle imposte sui redditi per le quote versate dai soci e gli incassi derivanti dall'emissione dei titoli di accesso ai soci dei circoli e delle associazioni nazionali di cultura cinematografica che non siano "commerciali" a fini IRES;

il decreto-legge n. 83 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 106 del 2014, aveva in passato esteso l'ambito operativo dei benefici fiscali per la produzione cinematografica e audiovisiva;

l'articolo 8 del decreto-legge n. 91 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 112 del 2013, aveva poi reso permanenti, dal 1° gennaio 2014, i crediti d'imposta per la produzione, la distribuzione e l'esercizio cinematografico previsti dalla legge finanziaria 2008 e li aveva estesi, dalla medesima data, anche ai produttori indipendenti di opere audiovisive;

ulteriori interventi erano stati effettuati dalla legge di stabilità per il 2016 (commi 331-334 dell'art.1) che aveva esteso l'agevolazione citata, tra l'altro, alle spese per la distribuzione internazionale, alla sostituzione di impianti di proiezione digitale, nonché ai film realizzati sul territorio nazionale su commissione di produzioni estere;

da ultimo, la legge di bilancio per 2019 (legge n. 145 del 2018, art. 1, comma 615) ha incrementato di 4 milioni di euro per il 2019 le risorse del Fondo, da destinate al riconoscimento di incentivi e agevolazioni fiscali attraverso lo strumento del credito d'imposta;

le modalità di gestione del Fondo sono state definite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 maggio 2017, mentre il riparto dello stesso fra le diverse tipologie di contributi è stato effettuato, per il 2017, con decreto ministeriale 13 luglio 2017, per il 2018, con decreto ministeriale n. 148 del 15 marzo 2018 e, per il 2019, con decreto ministeriale n. 149 del 14 marzo 2019, decreto ministeriale 2 aprile 2019 e decreto ministeriale n. 199 del 24 aprile 2019;

la sproporzione tra le risorse finora messe a disposizione per la copertura del credito d'imposta alla produzione per il 2019 e il reale fabbisogno delle imprese ha determinato la necessità di ragionare in termini di "priorità" delle richieste presentate nella prima sessione 2019;

l'entità residua del Fondo, pari a 47,3 milioni di euro, non sarà, a parere dell'interrogante, sufficiente a coprire i fabbisogni per le attuali e prossime produzioni;

il decreto-legge n. 59 del 2019, attualmente in corso di esame presso il Senato, all'art. 3, rubricato "Misure urgenti di semplificazione e sostegno per il settore cinema e audiovisivo", non prevede ulteriori risorse da destinare al Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo,

si chiede di sapere quale sia lo stato di operatività e di attuazione delle disposizioni di cui alla legge n. 220 del 2016 e se il Ministro in indirizzo non ritenga di adottare iniziative, anche di proposta legislativa, necessarie ad incrementare lo stanziamento del Fondo, al fine di risolvere le problematiche esposte, almeno coprendo il fabbisogno straordinario determinato dalle richieste pervenute per l'anno 2019, nonché dalle richieste che prevedibilmente perverranno con riferimento al medesimo anno.

(3-01038)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

PINOTTI, MARCUCCI, MALPEZZI, MIRABELLI, STEFANO, COLLINA, FERRARI, BINI, CIRINNA', VALENTE, ALFIERI, ASTORRE, BELLANOVA, BITI, BOLDRINI, BONIFAZI, CERNO, COMINCINI, CUCCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FARAONE, FEDELI, FERRAZZI, GARAVINI, GIACOBBE, GINETTI, GRIMANI, IORI, LAUS, MAGORNO, MANCA, MARGIOTTA, MARINO, MESSINA Assuntela, MISIANI, NANNICINI, PARENTE, PARRINI, PATRIARCA, PITTELLA, RAMPI, RICHETTI, ROJC, ROSSOMANDO, SBROLLINI, SUDANO, TARICCO, VATTUONE, VERDUCCI, ZANDA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

come riportato da diversi organi di stampa, in data 15 luglio 2019, la Polizia di Torino, coordinata dalla Procura di Torino, ha sequestrato nel Nord Italia un autentico arsenale di guerra rinvenuto nelle disponibilità di diverse persone appartenenti all'estrema destra;

durante l'operazione, condotta dal Servizio antiterrorismo dell'Ucigos e dalla Digos di Torino, che ha agito in collaborazione con quella di Milano, Varese, Pavia, Novara e Forlì, sono stati sequestrati fucili d'assalto di ultima generazione, nonché un missile aria-aria perfettamente funzionante che gli arrestati, reduci dai combattimenti a Donbass, in Ucraina, stavano cercando di vendere per una cifra pari a 470.000 euro;

considerato che:

i fatti seguono una serie allarmante di accadimenti che testimoniano come le formazioni riconducibili all'estrema destra si muovano con una preoccupante libertà d'azione;

in tal senso, si pensi all'aggressione ai danni del giornalista Federico Marconi e del fotografo Paolo Marchetti del settimanale "L'Espresso", avvenuta lo scorso 7 gennaio al cimitero del Verano, durante la commemorazione dei morti di Acca Larentia. Tra gli aggressori figurano Giuliano Castellino e Vincenzo Nardulli, esponenti di spicco rispettivamente di "Forza Nuova" e "Avanguardia Nazionale". In particolare, si evidenzia che Avanguardia Nazionale, organizzazione neofascista e golpista italiana, è stata fondata il 25 aprile 1960 da Stefano Delle Chiaie e disciolta formalmente il 5 giugno 1976 a seguito della condanna del Tribunale di Roma di gran parte dei dirigenti e degli attivisti di Avanguardia Nazionale per ricostituzione del disciolto partito fascista;

tra i numerosi fatti accaduti in questi mesi si ricordano anche gli scontri avvenuti a Genova lo scorso 23 maggio nel corso del comizio di "CasaPound", o ancora le violenti minacce sempre ad opera di diversi esponenti di CasaPound, in occasione dell'assegnazione di una casa popolare nel quartiere di Casal Bruciato a Roma. Tra gli insulti e le minacce, occorre menzionare anche la minaccia di uno stupro rivolta ad una donna bosniaca con in braccio una bambina;

inoltre, come noto, la Corte dei conti ha stimato in 4,6 milioni di euro il danno all'erario dovuto all'occupazione abusiva dell'immobile di via Napoleone III, a Roma, da parte di CasaPound. Come sottolineato dalla Corte di conti: "L'occupazione sine titulo dell'immobile da parte di Casa Pound ha determinato una perdita economica per le finanze pubbliche e comunque una lesione al patrimonio immobiliare pubblico, dato che il cespite non è stato proficuamente utilizzato per oltre 15 anni". Nonostante le predette stime e le sollecitazioni pervenute da diversi esponenti istituzionali, ad oggi il Ministro in indirizzo non ha adottato alcuna iniziativa volta a sgomberare l'immobile;

considerato, inoltre, che l'articolo 1 della legge 20 giugno 1952, n. 645, recante norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione dispone che: "Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista",

si chiede di sapere quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di contrastare efficacemente le attività criminali delle diverse organizzazioni riconducibili all'estrema destra, oramai divenute una vera emergenza nazionale, anche alla luce del dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista, il cui rispetto deve sempre guidare l'attività di tutti i membri del Governo della Repubblica italiana.

(3-01026)

MARCUCCI, ALFIERI, PARRINI, MALPEZZI, MIRABELLI, STEFANO, COLLINA, FERRARI, BINI, CIRINNA', VALENTE, ASTORRE, BELLANOVA, BITI, BOLDRINI, BONIFAZI, CERNO, COMINCINI, CUCCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FARAONE, FEDELI, FERRAZZI, GARAVINI, GIACOBBE, GINETTI, GRIMANI, IORI, LAUS, MAGORNO, MANCA, MARGIOTTA, MARINO, MESSINA Assuntela, MISIANI, NANNICINI, PARENTE, PATRIARCA, PINOTTI, PITTELLA, RAMPI, RENZI, RICHETTI, ROJC, ROSSOMANDO, SBROLLINI, SUDANO, TARICCO, VATTUONE, VERDUCCI, ZANDA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno. - Premesso che:

in data 10 luglio 2019 il giornale on line americano "BuzzFeed" ha pubblicato la registrazione di una riunione segreta tenutasi il 18 ottobre 2018 al "Metropol Hotel" di Mosca in cui vi sarebbe stato un incontro tra esponenti della Lega e uomini del Cremlino. Secondo quanto riportato "l'incontro avvenuto tra sei uomini - tre russi e tre italiani - avrebbe avuto lo scopo esplicito di finanziare il partito della Lega e la sua campagna elettorale per le Europee";

già nel mese di febbraio 2019 un'inchiesta del settimanale "L'Espresso" aveva parlato di incontri tenutisi a Mosca nel predetto hotel tra il giornalista, Gianluca Savoini, iscritto alla Lega dal 1991, fondatore nel 2014, mentre era portavoce del segretario Matteo Salvini, e responsabile per i rapporti con la Russia, dell'associazione "Lombardia-Russia" e alcuni uomini russi avente ad oggetto un accordo di collaborazione. Savoini è, inoltre, vice presidente del Comitato regionale per le comunicazioni Lombardia (Corecom), indicato dalla Lega;

nell'audio pubblicato da "BuzzFeed" si sente più volte Savoini ripetere: "Vogliamo cambiare l'Europa. La nuova Europa deve essere molto più vicina alla Russia". Tra le altre affermazioni emerge inoltre la volontà di decidere il futuro "degli italiani senza dover dipendere dalle decisioni degli 'illuminati' di Bruxelles e degli Stati Uniti";

nella riunione, come riportato dal predetto organo d'informazione, il Vice Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Salvini, che proprio nei giorni precedenti aveva definito pubblicamente le sanzioni contro Mosca "socialmente, economicamente e culturalmente folli", viene più volte chiamato il "Trump italiano";

come si legge nella trascrizione degli audio, Savoini sostiene che l'Europa stia realmente cambiando. Al centro di questo nuovo corso ci sarebbe il Governo italiano, ma lo stesso "avrebbe molti nemici perché attaccato da Bruxelles, dagli uomini della globalizzazione e dall'establishment di Obama che è ancora molto forte in Italia". A queste parole si associa, inoltre, un altro degli italiani presenti che, sebbene formalmente in via di scherzo, chiede agli uomini russi presenti se vi siano ancora dei gulag nel loro Paese, per mandarvi delle persone dall'Italia. Parole prive di qualunque forma di rispetto verso un passato tragico e i milioni di vittime perite nei gulag;

considerato che:

secondo la ricostruzione del giornalista Alberto Nardelli di "Buzzfeed" la riunione sarebbe durata poco più di un'ora e avrebbe avuto ad oggetto, inoltre, la vendita di 3 milioni di tonnellate di petrolio all'Eni da parte di un'importante compagnia petrolifera russa. Il valore della vendita sarebbe stato di circa 1,5 miliardi di dollari. Da questa transazione, secondo il quotidiano, sarebbero avanzati 65 milioni di dollari a favore della Lega;

infine, Nardelli ha pubblicato sul suo profilo "Twitter" una foto della cena di Stato tenutasi a Villa Madama a Roma in occasione della visita del presidente Putin, che attesta la presenza di Savoini alla predetta cena, presenza che alla luce dei continui articoli di stampa relativi ad incontri segreti tra Savoini medesimo ed esponenti del Cremlino appare quantomeno inopportuna;

sul tema di eventuali finanziamenti della Russia al partito della Lega e sulle relative notizie di stampa pubblicate in questi mesi, il gruppo del Partito Democratico ha presentato tre interrogazioni, due a prima firma del senatore Parrini e una del senatore Stefano. Le predette interrogazioni presentate rispettivamente il 26 febbraio, il 21 marzo e l'8 maggio 2019 ad oggi non sono state pubblicate in quanto ritenute inammissibili;

infine, secondo quanto pubblicato dalle agenzie di stampa in data 11 luglio, la Procura di Milano avrebbe aperto un'inchiesta sulla presunta trattativa per finanziare la Lega con soldi russi. In particolare, secondo quanto pubblicato dall'agenzia di stampa Agi: "L'inchiesta, affidata al procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e ai pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta del dipartimento 'reati economici transnazionalì, è stata avviata dopo la pubblicazione della ricostruzione giornalistica della vicenda da parte del settimanale 'L'Espresso' nel febbraio scorso". Da quanto si apprende dalle citate fonti di stampa, l'ipotesi di reato per cui si procede sarebbe corruzione internazionale,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Governo in merito ai fatti esposti;

se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale non ritengano questi incontri, qualora venisse confermata l'autenticità della notizia, pericolosi per la tenuta degli assetti geopolitici dell'Italia, nonché lesivi della vocazione transatlantica ed europeista del nostro Paese;

quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare o abbia già adottato al fine di fare al più presto chiarezza sui fatti inquietanti sopra riportati, che, al di là delle loro eventuali implicazioni penali, appaiono deleteri per la nostra sicurezza nazionale e tali da inficiare la correttezza e la trasparenza della vita democratica del nostro Paese.

(3-01035)

PARRINI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

l'11 luglio 2019 la Procura di Milano ha aperto un'inchiesta con l'ipotesi di corruzione internazionale sulla presunta trattativa per finanziare il partito della Lega con soldi russi;

l'indagine, affidata al procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e ai pubblici ministeri Sergio Spadaro e Gaetano Ruta del dipartimento "reati economici transnazionali", che vede indagato il presidente dell'Associazione Lombardia-Russia, Gianluca Savoini, ex portavoce di Matteo Salvini, è stata avviata dopo la pubblicazione della ricostruzione giornalistica della vicenda da parte del settimanale "L'Espresso" nel febbraio scorso;

nell'Associazione Lombardia-Russia risulta "Responsabile Sviluppo Progetti" Claudio D'amico, ex onorevole della Lega nella XVI Legislatura e attuale "Consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale" presso gli uffici di diretta collaborazione del vicepremier Matteo Salvini, come risulta dal sito della Presidenza del Consiglio dei ministri;

lo scorso 14 luglio il quotidiano "La Stampa" ha pubblicato le email con le quali si certifica l'intervento di Claudio D'Amico per accreditare Gianluca Savoini al foro di dialogo Italia-Russia, grazie al quale lo stesso Savoini ha partecipato alla cena del 4 luglio a Villa Madama in occasione della visita a Roma di Vladimir Putin;

considerato che:

secondo quanto riportato dal quotidiano "Il Corriere della Sera" il 15 luglio, Claudio D'amico risulterebbe detenere una quota del 67 per cento (Gianluca Savoini del 33) della società di consulenza "Orion Lee" che ha sede a Mosca;

dal curriculum vitae di Claudio D'amico, consultabile dal sito della Presidenza del Consiglio dei ministri, non vi è traccia della quota societaria posseduta nella "Orion Lee";

considerato inoltre che:

nella serata del 13 luglio una nota della "Presidenza del Consiglio" ha precisato che "in merito alla presenza del sig. Gianluca Savoini alla cena che si è tenuta a Roma, a Villa Madama, la sera dello scorso 4 luglio, in onore del Presidente Putin, si precisa che, come già anticipato, il Presidente del Consiglio non conosce personalmente il sig. Savoini";

la stessa nota ha puntualizzato che "dopo aver compiuto tutte le verifiche del caso, si precisa che l'invito del sig. Savoini al Forum è stato sollecitato dal sig. Claudio D'Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del Vice Presidente Salvini, il quale, tramite l'Ufficio di Vice Presidenza, ha giustificato l'invito in virtù del ruolo dell'invitato di Presidente dell'Associazione Lombardia-Russia e ha chiesto ai funzionari del Presidente del Consiglio di inoltrarla agli organizzatori del Forum";

lo scorso 12 luglio, come riportato da diversi organi di informazione, il Ministro dell'interno Matteo Salvini, nel corso della conferenza stampa tenutasi al termine dell'incontro al Viminale con i gestori delle discoteche, aveva dichiarato che Gianluca Savoini non era stato invitato dal Ministero dell'interno, né a Mosca, nell'ottobre 2018, né a Villa Madama nell'incontro bilaterale con Putin;

tenuto conto che:

la vicenda che riguarda i rapporti tra il partito della Lega, che guida insieme al M5S il Governo, e la Russia, assume una rilevanza ancora maggiore considerato il fatto che il Consiglio europeo ha deciso, con il voto unanime di tutti i membri, di prorogare fino al 31 gennaio 2020 le sanzioni introdotte in risposta all'annessione della Crimea e di Sebastopoli da parte della Russia nel 2014;

le misure contro la Russia riguardano i settori finanziario, dell'energia, della difesa e dei beni a duplice uso,

si chiede di sapere:

se, considerati i fatti esposti in premessa, il Ministro in indirizzo ritenga possibile che Claudio D'amico, che lavora negli uffici da lui diretti, possa aver invitato a sua insaputa il signor Gianluca Savoini alla cena che si è tenuta a Roma, a Villa Madama, la sera dello scorso 4 luglio, in onore del Presidente Putin;

se corrisponda al vero che nell'assumere l'incarico di "Consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale" presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, Claudio D'amico abbia omesso di indicare di essere socio di maggioranza di una società di consulenza con sede a Mosca, la "Orion Lee";

se, alla luce di quanto è emerso, ritenga politicamente sostenibile la permanenza di Claudio D'Amico nel ruolo di "Consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale" presso la Presidenza del Consiglio e quali provvedimenti intenda eventualmente adottare per rimuovere questa oggettiva e inquietante anomalia;

se non ritenga che gli intrecci di relazioni poco chiari tra persone a sé vicine e ambienti russi, che hanno portato all'apertura di un'inchiesta con l'ipotesi di corruzione internazionale sulla presunta trattativa per finanziare il partito della Lega con soldi russi, possano ledere la credibilità dell'Italia all'interno dei sistemi di alleanza internazionale cui appartiene da decenni e che rischiano di trascinare il nostro Paese in un pericoloso isolamento.

(3-01036)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

TURCO, TAVERNA, CASTELLONE, ROMANO, MININNO, ORTIS, PRESUTTO, TRENTACOSTE, PIRRO, PELLEGRINI Marco, CASTALDI, DONNO, MANTOVANI, L'ABBATE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

in data 5 luglio 2019, a Taranto, all'interno dello stabilimento siderurgico, oggi gestito da ArcelorMittal (ex Ilva), si è verificato, ancora una volta, il cosiddetto fenomeno dello slopping, ovvero la fuoriuscita di emissioni non convogliate che producono una fumata rossastra;

erano le ore 17.30 circa quando è improvvisamente fuoriuscita una nuvola contenente polvere di ferro. Le fotografie di quanto stava accadendo sono state subito diffuse in rete;

il fenomeno si verifica a fronte di anomalie di funzionamento in acciaieria 1 e 2. Su quanto accaduto alcune parti sindacali e sociali hanno chiesto ad ArcelorMittal la procedura adottata nel riempimento della siviera, un grosso contenitore cilindrico che trasporta l'acciaio fuso e contestualmente ha interessato dell'accaduto tutti gli enti ispettivi;

sull'episodio sono scattati i controlli interni della fabbrica e i responsabili della sicurezza hanno avviato una serie di verifiche per capire che cosa sia accaduto;

considerato che:

tali fenomeni si verificano oramai costantemente nel siderurgico di Taranto. Lo slopping venne evidenziato anche nel 2011 dai Carabinieri del nucleo operativo ecologico nell'ambito dell'inchiesta "Ambiente svenduto": per 40 giorni i militari filmarono e documentarono le emissioni delle due acciaierie, riscontrando in questo arco di tempo circa 180 casi di emissioni incontrollate;

il fenomeno dello splopping è stato considerato così dannoso per l'ambiente e per la salute dei cittadini tanto da esser inserito come prescrizione nel decreto di riesame AIA, chiedendo di mettere a punto una procedura operativa atta ad eliminarlo;

inoltre, tra gli interventi dichiarati conclusi dalla gestione commissariale e che riguardavano l'area a caldo, era previsto il miglioramento del sistema prevenzione slopping con tecnologia RAMS,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di adottare le opportune iniziative al fine di fare piena luce su quanto accaduto il 5 luglio all'interno dello stabilimento di Taranto;

se le prescrizioni AIA inerenti al fenomeno dello slopping siano state portate a termine;

se non intenda avviare un'indagine ministeriale, affinché episodi così dannosi per i cittadini e per l'ambiente non si ripetano in futuro.

(4-01961)

IWOBI, CANDURA, PELLEGRINI Emanuele, VESCOVI, ARRIGONI, BRIZIARELLI, BRUZZONE, PAZZAGLINI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

in data 16 ottobre 2018, a Roma, è stato siglato un memorandum nel campo della cooperazione sulla vulnerabilità al cambiamento climatico tra il direttore generale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e il segretario esecutivo della "Lake Chad basin commission";

dal 1960 ad oggi la superficie del lago Chad si è ridotta del 90 per cento, con il livello delle acque che si è abbassato di oltre 4 metri;

la crisi che colpisce il lago, causata da una pluralità di elementi tra i quali il calo delle precipitazioni, i prolungati periodi di siccità, l'enorme crescita demografica e lo sfruttamento non sostenibile delle acque, ha conseguenze molto negative sulla popolazione che vive sulle rive del lago e che trova nel bacino idrico la fonte primaria di sostentamento;

il lago Chad assicura risorse idriche a più di 20 milioni di persone che vivono nei paesi che circondano il bacino, e le gravi conseguenze umanitarie nel territorio stanno provocando notevoli migrazioni interne;

senza un'azione decisiva e strategica di cooperazione internazionale, la crisi del lago Chad potrebbe portare ad un aumento significativo delle migrazioni di massa e dell'insicurezza nei territori limitrofi perché le condizioni di vita risulterebbero ben più difficili;

considerato che:

l'obiettivo del memorandum, esplicato dall'articolo 1, è di rafforzare e coordinare gli apporti di diversi Paesi per combattere il cambiamento climatico, indirizzando e prevenendo i suoi effetti nel Sahel e nel bacino del lago;

l'obiettivo più specifico del memorandum è quello di coordinare e completare lo studio di fattibilità per il trasferimento dell'acqua dal bacino di Ubangi-Congo ("progetto Transaqua") al bacino del lago Chad, al fine di verificare la possibilità tecnica del trasferimento di acqua tra i due bacini, esaminare le conseguenze della realizzazione del progetto soprattutto riguardo la produzione di energie rinnovabili e sulla navigazione del lago, analizzare i possibili rischi di una simile operazione identificando le eventuali criticità che potrebbero emergere dal punto di vista ambientale, sociale ed economico;

il memorandum, all'articolo 6, impegna il Ministero dell'ambiente a co-finanziare il completamento dello studio di fattibilità con 1.500.000 euro,

si chiede di sapere quali iniziative, anche di natura amministrativa, il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per erogare il co-finanziamento previsto all'articolo 6 del memorandum, volto a completare lo studio di fattibilità del "progetto Transaqua".

(4-01962)

TOTARO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'epatite C (HCV) rappresenta una priorità di sanità pubblica per la quale l'Organizzazione mondiale della sanità ha definito l'obiettivo comune per tutti i Paesi di ridurre, entro il 2030, del 65 per cento la mortalità ad essa correlata e dell'80 per cento il numero dei casi di infezione;

a partire dal 2015, anno nel quale sono stati resi disponibili i nuovi farmaci che permettono di curare e guarire la maggior parte dei pazienti affetti da epatite C, con la legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità per il 2015), al comma 593 dell'art. 1 è stato istituito un fondo per il concorso al rimborso alle regioni per l'acquisto dei medicinali innovativi di 500 milioni di euro per gli anni 2015 e 2016, poi reso strutturale con la legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per il 2017), comma 400 dell'art. 1 consentendo così l'avvio di un imponente piano di eradicazione dell'HCV;

ciò è stato reso possibile grazie alla progressiva estensione da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) dei criteri di accesso alle terapie per l'epatite C e agli accordi di rimborso condizionato, portati avanti dall'Agenzia con le aziende produttrici che hanno permesso una notevole e progressiva riduzione di prezzo dei farmaci anti HCV per cui oggi si stima un costo medio di circa 6.000 euro che si andrà ulteriormente a ridurre nei prossimi mesi;

ad oggi, sono stati trattati e curati 187.534 pazienti nel nostro Paese, ponendo attualmente l'Italia tra i Paesi più avanzati nel raggiungimento dell'obiettivo definito dall'Organizzazione mondiale della sanità;

recenti studi e indagini, tra i quali quella dell'associazione EpaC onlus, hanno tuttavia registrato la presenza di un'ampia platea di pazienti, si stima dai 350.000 e ai 550.000, che hanno ancora necessità di accedere alle terapie. Di questi, la maggior parte rientra nella popolazione generale e non ha ancora ricevuto una diagnosi;

a tal riguardo, si ritiene che il medico di medicina generale, quale responsabile per la presa in carico, svolga un ruolo di primaria importanza per effettuare lo screening e la diagnosi dei soggetti a rischio;

ad aprile 2020 i farmaci anti HCV perderanno lo status di innovatività, di conseguenza non avranno più accesso al fondo farmaci innovativi;

in data 27 giugno, presso la sede AIFA, si è tenuto il primo incontro del "tavolo di lavoro AIFA per i farmaci antivirali anti HCV". In tale occasione, si è auspicato l'avvio di strategie efficaci per identificare i pazienti "sommersi",

si chiede di sapere quali iniziative concrete si intenda avviare al fine di proseguire con il piano di eradicazione dell'epatite C, con specifico riferimento all'individuazione dalla platea dei "pazienti sommersi" e al coinvolgimento del medico di medicina generale, ruolo chiave affinché i pazienti con diagnosi non ancora nota siano individuati e avviati alle terapie disponibili nel più breve tempo possibile.

(4-01963)

AIMI, MALAN, VITALI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

sono ampiamente note le vicende giudiziarie che hanno portato all'arresto a Lampedusa di Carola Rackete, capitano della "Sea Watch 3", dopo essere entrata in acque territoriali, nonostante il divieto imposto, arresto non convalidato dal giudice per le indagini preliminari di Agrigento, il quale non ha disposto alcuna misura cautelare, a differenza di quanto richiesto dalla Procura;

come riportano fonti di stampa, secondo il giudice per le indagini preliminari di Agrigento, infatti, non si sarebbe configurata l'aggravante del reato di resistenza a nave da guerra, contestato dalla Procura, in quanto la motovedetta della Guardia di finanza, speronata dalla Sea Watch 3, non potrebbe appunto classificarsi come tale;

in particolare, nella sentenza di scarcerazione si legge: "Invero, per condivisibile opzione ermeneutica del Giudice delle Leggi (v. corte cost. sentenza 35/2000) le unità navali della Guardia di Finanza sono considerate navi da guerra solo "quando operano fuori dalle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia una autorità consolare". Nella fattispecie, al contrario, la nave della Guardia di Finanza indicata nell'atto di incolpazione, operava all'interno del porto di Lampedusa";

l'art. 200 del codice della navigazione (di cui al regio decreto n. 327 del 1942) specifica viceversa che "in alto mare, nel mare territoriale, e nei porti esteri dove non sia un'autorità consolare, la polizia sulle navi mercantili nazionali è esercitata dalle navi da guerra italiane". Pertanto, alla luce di tale disposizione di legge, la motovedetta della Guardia di finanza parrebbe essere in tutto e per tutto una nave da guerra, con la conseguenza della configurazione dell'aggravante del reato di resistenza a nave da guerra contestato dalla Procura a Carola Rackete. Se così fosse, è evidente che le valutazioni politiche della vicenda, nonché le conseguenze giuridiche, sarebbero completamente differenti da quelle attuali;

la sentenza della Corte costituzionale, cui si appella il giudice per le indagini preliminari ai fini della scarcerazione di Carola Rackete, tra l'altro, riguardava l'ammissibilità di un referendum sulla smilitarizzazione della Guardia di finanza (referendum tra l'altro dichiarato inammissibile);

la Procura avrebbe comunque manifestato l'intenzione di ricorrere in Cassazione contro la decisione del giudice per le indagini preliminari,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

alla luce dei fatti, come si giustifichi, secondo il Ministro, la mancata applicazione dell'art. 200 del codice di navigazione nella vicenda;

quali iniziative di competenza intenda adottare per riaffermare chiaramente il significato giuridico di "nave da guerra".

(4-01964)

MATRISCIANO, CAMPAGNA, AUDDINO, GUIDOLIN, PELLEGRINI Marco, LICHERI, GIANNUZZI, PISANI Giuseppe, CASTELLONE, DELL'OLIO, GARRUTI, FLORIDIA, ANGRISANI, CATALFO, ROMAGNOLI, NOCERINO, GAUDIANO, ROMANO, LOREFICE, PUGLIA, GALLICCHIO, PIRRO, CASTALDI, ACCOTO - Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il decreto legislativo n. 207 del 1996, recante attuazione della delega di cui all'articolo 2, comma 43, della legge n. 549 del 1995, in materia di erogazione di un indennizzo per la cessazione dell'attività commerciale istituisce, all'articolo 1, "un indennizzo per la cessazione definitiva dell'attività commerciale ai soggetti che esercitano, in qualità di titolari o coadiutori, attività commerciale al minuto in sede fissa, anche abbinata ad attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, ovvero che esercitano attività commerciale su aree pubbliche";

in molte delle leggi finanziarie emanate negli anni successivi, la misura è stata prorogata. La proroga, però, non è avvenuta negli anni 2017 e 2018. La legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018), ai commi 283 e 284 dell'art. 1, ha invece reintrodotto l'indennizzo facendolo divenire una misura strutturale e prevedendo conseguentemente la stabilizzazione del contributo aggiuntivo dello 0,09 per cento destinato, in parte (0,07 per cento), al fondo per la razionalizzazione della rete commerciale. Il contributo è previsto fino al raggiungimento dell'età per la pensione di vecchiaia;

i requisiti necessari per usufruire del contributo sono: aver compiuto i 62 anni di età, se uomo, oppure 57, se donna, essere iscritto o iscritta al momento della cessazione dell'attività da almeno cinque anni alla gestione Inps commercianti. È inoltre necessario cessare definitivamente l'attività, previa consegna in Comune della licenza e previa comunicazione al Comune della cessazione dell'attività;

la circolare n. 77 del 24 maggio 2019 dell'Inps specifica che l'indennizzo è previsto a decorrere dal 1° gennaio 2019, ma non specifica la retroattività. Conseguentemente, rimarrebbero esclusi tutti coloro che hanno chiuso le loro attività nel biennio 2017-2018 e che hanno pagato, negli anni precedenti alla chiusura del loro esercizio commerciale, il contributo dello 0,09 per cento destinato al fondo per la razionalizzazione della rete commerciale;

nella circolare viene inoltre specificato che l'indennizzo per la cessazione dell'attività commerciale, introdotto dalla legge di bilancio per il 2019, è concesso dall'Istituto nei limiti della disponibilità delle risorse del fondo per la razionalizzazione della rete commerciale e che quindi, nel caso in cui ci fosse l'esaurimento delle risorse e il mancato adeguamento dell'aliquota contributiva, prevista dal citato comma 284, non saranno prese in considerazione ulteriori domande di indennizzo secondo le modalità stabilite al comma 5 dell'articolo 7 del decreto legislativo n. 207 del 1996;

considerato che per coloro i quali hanno chiuso la loro attività commerciale non è prevista disoccupazione e la possibilità di trovare un nuovo lavoro è minima, anche in relazione all'età, rischiando così di causare una grande ingiustizia,

si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda assumere affinché possano rientrare nella misura reintrodotta dalla legge di bilancio per il 2019 anche coloro i quali hanno cessato la propria attività commerciale nel biennio 2017-2018, rimanendo esclusi dall'indennizzo per la cessazione definitiva dell'attività commerciale, nonostante negli anni precedenti abbiano versato i contributi al fine di ottenere l'indennizzo medesimo.

(4-01965)

BOTTO, DONNO, PIRRO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che, a quanto risulta alle interroganti:

almeno per due notti consecutive, nei giorni passati, sul viadotto Bisagno, media val Bisagno nella zona delle Gavette a Genova, sono stati effettuati lavori di ispezione, con ponte mobile per consentire ai tecnici, con le torce, di guardare sotto alla carreggiata;

alcuni cittadini, non essendo stati avvisati, si sono allertati, segnalando i lavori e chiedendo spiegazioni;

sul sito di Autostrade per l'Italia, tra i "lavori previsti", non era presente l'intervento;

successivamente alle ispezioni notturne sul viadotto sono comparsi diversi segni, "appunti sul cemento" ed alcune parti sono state cerchiate di rosso, sotto e a fianco della carreggiata, sembrerebbe per segnalare parti deteriorate;

le parti evidenziate sono particolarmente più frequenti nei pressi dei piloni, costruiti con il metodo "Dywidag", cioè ad avanzamento bilanciato, frontiera ingegneristica di quegli anni. La classica forma "a T" della struttura dei piloni, o a stampella, i cui giunti non corrispondono quindi al pilone stesso ma al centro della campata. Altri tre viadotti della A12 sono costruiti con questa tecnica: il Veilino, il Nervi e il Sori;

sono diversi i segni di deterioramento esterno, soprattutto nelle prime pile di ponente, che assorbono il peso dei mezzi in transito del piccolo dislivello tra galleria e viadotto: il cemento è scrostato in più punti, e l'armatura di metallo è visibile e in balia degli elementi, consumata e arrugginita;

alla base dei piloni scorrono diversi rivi che negli anni hanno scavato e modellato la scarpata, scoprendo ulteriormente le fondazioni;

il viadotto è stato costruito ed inaugurato nello stesso anno del ponte Morandi e con le medesime tecniche,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

quali iniziative intenda adottare per ovviare ai problemi evidenziati, se e come intenda agire per limitare la possibilità di danni ed eventuali cedimenti della struttura anche richiamando chi di competenza ad adoperarsi per garantire la sicurezza e l'incolumità dei cittadini e se intenda vigilare sull'operato di Autostrade, visto il precedente del ponte Morandi.

(4-01966)

LANNUTTI, LEONE, PRESUTTO, ACCOTO, GALLICCHIO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che in un articolo de "Il Fatto Quotidiano" a firma di Gianni Barbacetto, uscito l'11 luglio 2019, dal titolo "Sala e la condanna, siamo soli anche ora che è tutto scritto", il giornalista parla del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, condannato lo scorso 5 luglio a 6 mesi di carcere, commutati poi in pena pecuniaria di 45.000 euro, con l'accusa di falso per la retrodatazione dei verbali con cui sono stati sostituiti due componenti della commissione di gara per l'assegnazione dell'appalto per la Piastra dei servizi per l'Esposizione Universale 2015. Nell'articolo il giornalista fa notare come la gestione di Sala da commissario unico dell'Expo dal 2013 al 2015 sia stata in realtà un flop, nonostante gli apprezzamenti generali, in quanto Sala ha amministrato un affare di 2 miliardi di euro di soldi pubblici con "ricavi per 700 milioni", e con "un numero di visitatori pari o inferiore a quella del 2000 ad Hannover, definita il flop del millennio";

considerato che risulta agli interroganti che nel gestire questa mole di soldi dei cittadini, Sala avrebbe dovuto avere la responsabilità di farlo con correttezza, con vigilanza, con trasparenza. Invece, il sindaco di Milano durante la sua gestione dell'Expo non ha detto nulla dei problemi che stavano emergendo e ha regalato "appalti senza gara agli amici (tipo Oscar Farinetti) e ha pagato gli alberi di Expo, sempre senza gara, il triplo del loro valore" e nonostante questo "è premiato con una reputazione di uomo di sinistra e santo subito". Mentre, la condanna, fa notare Barbacetto, dimostra che Sala è stato un manager che "non vendeva, non sentiva, non parlava, mentre intorno a lui gli arrestavano tutti i suoi collaboratori", e nonostante questo "è idolatrato come il genio della rinascita di Milano (che comunque fattura di più nella settimana della moda o del design che nei sei mesi di Expo)";

considerato altresì che si riflette poi sulla carriera di Sala, facendo notare che "un falso è un falso, che una condanna è una condanna, che Virginia Raggi (due pesi e due misure) è stata crocifissa per molto meno" e "che da quel falso per niente senza conseguenze, Sala ha guadagnato la sua carriera successiva, compresa la poltrona da sindaco". E si sottolinea, infine, come certi "personaggi ambigui nella politica e incerti nella legalità diventano eroi del tempo",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, vista la condanna a sei mesi per Giuseppe Sala, commutata poi in pena pecuniaria di 45.000 euro, per falso materiale e ideologico per la retrodatazione di due verbali, che conferma il ricorso a sotterfugi nella gestione del denaro pubblico, non ritenga che sia inadeguato nell'amministrare il denaro pubblico del Comune di Milano, a tutela dello Stato e dei cittadini;

se, alla luce delle evidenti discriminazioni politiche degli amministratori pubblici, non occorra inasprire ancor di più le sanzioni, per contrastare la mala pianta della corruzione.

(4-01967)

BARBARO - Al Ministro della difesa. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

in data 26 giugno 2015, G.S., un carabiniere in servizio nella stazione di San Giuseppe Vesuviano (Napoli), accertava violazioni di natura amministrativa a carico di un venditore, L.F., commesse nella medesima cittadina;

in sede di escussione, il 7 novembre 2015, L.F. dichiarava a G.S. di essersi rivolto al dottor E.G., consulente nel campo specifico, nonché assessore presso il Comune di San Giuseppe Vesuviano, al fine di regolarizzare la propria posizione amministrativa, pagando la somma di 250 euro al medesimo assessore;

G.S., a quel punto, riferiva i fatti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola, sollecitando la stessa ad attivare indagini ed assumendo che la somma di 250 euro fosse stata elargita per ottenere l'annullamento della sanzione amministrativa e, quindi, per fini corruttivi;

a seguito di tale richiesta, il pubblico ministero otteneva dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nola un decreto autorizzativo di attività di intercettazione telefonica, a seguito della quale emergevano fatti che G.S. segnalava alla Procura della Repubblica di Nola, inquadrandoli in un'ipotesi di tentata concussione che sarebbe stata posta in essere dal sindaco di San Giuseppe Vesuviano e dal dottor E.G., nella sua funzione di assessore, ai danni di un funzionario del Comune;

il pubblico ministero chiedeva quindi l'emissione di una misura restrittiva nei confronti del sindaco che il giudice per le indagini preliminari rigettava, applicando, invece, nei confronti dell'assessore E.G. la misura interdittiva da tutte le pubbliche funzioni;

in sede di interrogatorio di garanzia dinanzi al giudice per le indagini preliminari, il dottor E.G. esibiva in originale la fattura telematica di 250 euro, regolarmente emessa a L.F., smentendo, così, l'assunto accusatorio;

in data 10 ottobre 2016, il Tribunale del riesame di Napoli annullava la misura interdittiva emessa nei confronti del dottor E.G. e, nel settembre 2017, il pubblico ministero presso la Procura di Nola avanzava richiesta di archiviazione nei confronti del sindaco, richiesta che il giudice per le indagini preliminari accoglieva;

il dottor E.G., rinviato a giudizio, in sede di udienza preliminare, nel marzo 2018, optava per il rito abbreviato, concluso con assoluzione con formula piena "per non aver commesso il fatto",

si chiede di sapere:

se, secondo le informazioni in possesso del Ministro in indirizzo, i fatti descritti corrispondano al vero;

in caso affermativo, se non ritenga opportuno assumere le più idonee iniziative per verificare l'operato del carabiniere coinvolto ed eventualmente intervenire con i provvedimenti di propria competenza laddove dovesse evincersi che lo stesso abbia agito in modo non opportuno o travalicando le sue funzioni.

(4-01968)

CRUCIOLI, LANNUTTI, ROMANO, BOTTO, MONTEVECCHI, CORBETTA, DI MARZIO, PIRRO, NOCERINO, ANGRISANI, RICCARDI, VANIN, DONNO, GALLICCHIO, MININNO, MANTOVANI, LEONE, GIANNUZZI, PRESUTTO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

l'articolo 27 della Costituzione italiana sancisce che "La responsabilità penale è personale";

il 23 maggio 2019, a Genova, nella zona centrale di piazza Marsala e piazza Corvetto, si sono svolti contemporaneamente un comizio di una forza politica di estrema destra e una contromanifestazione di protesta a tale comizio; a causa di queste circostanze è stato necessario mobilitare centinaia di agenti della pubblica sicurezza in tenuta antisommossa;

durante le contrapposte manifestazioni gli agenti delle forze dell'ordine, schierati a tutela del comizio, sono stati provocati e assaliti da alcuni manifestanti che volevano forzare i blocchi per impedire lo svolgimento del comizio;

la reazione degli agenti, in difesa della propria incolumità e in risposta alla violenza dei manifestanti, sembrerebbe essere trascesa in alcuni episodi apparentemente non proporzionati al contesto e all'effettiva necessità; in particolare, durante una carica degli agenti, il giornalista Stefano Origone è stato attinto da colpi di manganello e calci sferrati anche quando lo stesso si trovava ormai a terra;

la Procura della Repubblica di Genova ha avviato un'indagine per verificare il reale svolgimento dei fatti e le eventuali responsabilità. Dopo alcuni giorni, in cui è risultato difficile risalire all'identità dei soggetti coinvolti nell'episodio, un gruppo di agenti delle forze dell'ordine si è presentato spontaneamente per collaborare alle indagini;

considerato che:

già in passato nel nostro Paese si sono verificate situazioni simili, caratterizzate dall'impossibilità di effettuare, ove necessario, l'individuazione degli agenti in tenuta antisommossa;

in particolare nel 2001, proprio a Genova, si svolsero i noti eventi legati al G8, durante i quali si verificarono diffusi e ingiustificati casi di violenza anche da parte di alcuni esponenti delle forze dell'ordine, alcuni dei quali rimasero impuniti proprio a causa della mancata identificazione;

in data 19 settembre 2001 il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, con raccomandazione REC (2001)10, ha adottato il Codice europeo di etica per la polizia (CEEP), primo strumento sovranazionale in materia di sicurezza emanato da un'istituzione europea;

l'articolo 45 recita che, di norma, nel corso di un intervento, il personale di polizia deve essere in condizione di dimostrare il proprio grado e la propria identità professionale, ovvero è necessario che sia sempre identificabile il singolo membro della polizia;

nel memorandum esplicativo al CEEP, a commento dell'articolo 45, è indicato che il requisito per cui il personale di polizia deve di norma dimostrare la propria identità professionale prima, durante o dopo un intervento, è strettamente legata alla responsabilità personale degli operatori di polizia per azioni o omissioni (articolo 16). Senza la possibilità di identificare il singolo agente, la responsabilità personale, dal punto di vista dei cittadini, diventa un concetto vuoto. È chiaro che l'implementazione di tale regola deve bilanciare l'interesse del pubblico e la sicurezza del personale di polizia in base ad ogni singolo caso specifico. Va sottolineato che l'identificazione di un membro della polizia non implica necessariamente che ne venga divulgato il nome;

il 12 dicembre 2012 il Parlamento europeo ha adottato la risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2010-2011) che al paragrafo 192 riporta che il Parlamento europeo "esprime preoccupazione per il ricorso a una forza sproporzionata da parte della polizia durante eventi pubblici e manifestazioni nell'UE; invita gli Stati membri a provvedere affinché il controllo giuridico e democratico delle autorità incaricate dell'applicazione della legge e del loro personale sia rafforzato, l'assunzione di responsabilità sia garantita e l'immunità non venga concessa in Europa, in particolare per i casi di uso sproporzionato della forza e di torture o trattamenti inumani o degradanti; esorta gli Stati membri a garantire che il personale di polizia porti un numero identificativo";

ad oggi sono già 15 i Paesi dell'Unione europea che si sono adeguati alla risoluzione del 2012, dotando le proprie forze dell'ordine di codici distintivi;

considerato infine che:

il capitolo 23 denominato "Sicurezza, legalità e forze dell'ordine", a pagina 43 del "contratto per il governo del cambiamento", cita esplicitamente l'introduzione di una videocamera sulla divisa delle forze dell'ordine. Nel quarto capoverso viene infatti riportato che "Si dovranno dotare tutti gli agenti che svolgono compiti di polizia su strada di una videocamera sulla divisa, nell'autovettura e nelle celle di sicurezza, sotto il controllo e la direzione del Garante della privacy, con adozione di un rigido regolamento, per filmare quanto accade durante il servizio, nelle manifestazioni, in piazza e negli stadi";

il 14 giugno 2018, in occasione della cerimonia di chiusura dell'anno accademico della scuola di perfezionamento per le forze di polizia, il Ministro in indirizzo si era dichiarato contrario all'introduzione del codice identificativo ma favorevole all'introduzione delle videocamere sulle divise, ricordando inoltre il sostegno da parte del Sindacato autonomo di Polizia a tale provvedimento,

si chiede di sapere quali siano le misure previste, o in programma, per responsabilizzare e identificare gli agenti sulla scorta del paragrafo 192 della risoluzione del Parlamento europeo del 12 dicembre 2012.

(4-01969)

DE PETRIS - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute e dello sviluppo economico. - Premesso che:

si sta verificando un'accelerazione tecnologica in ragione dell'avvento del 5G e ciò avverrà mettendo a repentaglio il rispetto del limite di esposizione della popolazione di 6 volt per metro, posto dal regolamento recante "i tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana" (decreto ministeriale n. 381 del 1998, previsto dalla legge n. 249 del 1997) e confermato come limite ambientale dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 luglio 2003 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 199 del 2003) "in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore";

l'individuazione del valore di 6 volt per metro, dovuta a Livio Giuliani, dirigente di ricerca dell'Ispesl ("il padre dei 6 Volt/metro", ex pluribus "la Repubblica - Affari e Finanza" del 20 gennaio 2003), è stata una sfida scientifica e tecnologica che ha governato la costruzione della rete di telefonia cellulare in Italia, GSM, DCS e UMTS, una delle migliori reti mondiali. La rete fu costruita proteggendo la popolazione italiana, con livelli di esposizione massima di un centesimo, per l'UMTS e poi per il 4G, di quelli degli altri Paesi in America e in Europa in cui vige un limite di esposizione pari a 61 volt al metro. Un caso di effettivo sviluppo sostenibile, in equilibrio ottimale tra diritto alla salute (articolo 32 della Costituzione) e diritto all'intrapresa (art. 41 della Costituzione). In Europa, comunque, ben nove Paesi hanno adottato, sull'esempio dell'Italia, i 6 volt per metro;

considerato che:

nel 2011, la IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato il telefono cellulare come possibile fattore cancerogeno per l'uomo per i tumori della testa. Esistono, inoltre, ormai numerosissimi studi sull'esito tumorale dell'esposizione prolungata ai campi elettromagnetici. A fine 2018 il National toxicology program (USA) ha diffuso il rapporto del suo studio con una "chiara evidenza che i ratti maschi esposti ad alti livelli di radiazioni da radiofrequenza, come 2G e 3G, sviluppano rari tumori delle cellule nervose del cuore" e aggiunge che esistono "evidenze di tumori al cervello e alle ghiandole surrenali". Studi confermati dall'istituto Ramazzini di Bologna;

il Governo ha delegato il CEI (Comitato elettrotecnico italiano), stante l'inesorabile introduzione del 5G in Italia, a fornire linee guida con nuovi criteri statistici di calcolo per l'esposizione a campi elettromagnetici,

si chiede di sapere:

quali misure i Ministri in indirizzo intendano adottare, che la legge n. 36 del 2001 individua come responsabili della protezione elettromagnetica della popolazione per la mitigazione dell'impatto sulla popolazione e sull'ambiente del 5G, anche in applicazione del principio di precauzione o di prevenzione;

se, in applicazione del principio di buona amministrazione, non ritengano necessario riconvocare il gruppo di lavoro interministeriale costituito con decreto ministeriale 2 giugno 1997, per la protezione dai campi elettromagnetici, che ha elaborato i testi del regolamento di cui al decreto ministeriale n. 381 del 1998, e del disegno di legge poi approvato, con modificazioni, nella legge n. 36 del 2001;

se non ritengano opportuno affidare a tale gruppo di lavoro la redazione delle linee guida per la protezione della popolazione dal 5G, dopo averne revocato il mandato al CEI;

se, in osservanza dell'art. 6, comma 1, lett. l), della legge di riforma sanitaria (di cui alla legge n. 833 del 1978), non ritengano doveroso consultare l'Istituto superiore di sanità e l'ex Ispesl;

se non ritengano infine necessario stabilire una conferenza dei servizi con la partecipazione, ai sensi dell'art. 14 della legge n. 241 del 1990, delle più rappresentative associazioni di consumatori, ambientaliste e associazioni di portatori di sensibilità chimica multipla o di elettrosensibilità, per l'approvazione delle linee guida per la protezione dalle onde del 5G, qualunque sia l'organismo tecnico chiamato ad elaborarle.

(4-01970)

TOFFANIN - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

il 5 giugno 2018, la Rai, Radio televisione italiana, ha emesso una gara pubblica con una base d'asta di 2 milioni e mezzo di euro per l'informatizzazione delle sedi regionali, alla quale hanno partecipato cinque società abilitate a svolgere attività nell'Unione europea nel settore broadcast;

gare di appalto di queste dimensioni comportano, ai fini della partecipazione, la fornitura di una corposa documentazione e una minuziosa serie di controlli da parte dell'ente appaltante;

la gara è stata assegnata dalla Rai alla società VideoProgetti srl per un importo pari a 1.696.195 euro;

il processo di informatizzazione oggetto del bando di gara è stato garantito dal software "Etere" (fornito dalla ditta Etere PTE Ltd di Singapore) di cui VideoProgetti Srl è distributore per l'Italia;

Etere srl è stata una società produttrice di software per l'emittenza radiotelevisiva con sede a Tolentino (Macerata), fondata nel 1987 e messa in liquidazione nel 2014;

successivamente, tale società è stata dichiarata fallita e sembrerebbe aver lasciato un debito verso l'Agenzia delle entrate di circa 4 milioni di euro derivante da imposte non versate;

il fondatore della Etere Srl il 1° gennaio 2015 ha costituito a Singapore la nuova società Etere PTE Ltd, continuando, di fatto, ad operare sul mercato mondiale del broadcast con lo stesso marchio (leggermente modificato) e soprattutto lo stesso software nato però dalla società liquidata e fallita;

al momento del fallimento, ETERE Srl vantava autorevoli clienti come Rai, Mediaset, Persidera e istituzioni pubbliche come la Camera dei deputati;

da alcune fonti di stampa, si è appreso che tale società sarebbe stata interessata da alcune indagini della Guardia di finanza, dalle quali emergerebbero esiti molto preoccupanti, come un'evasione fiscale di milioni di euro per tasse non pagate ed il sequestro di conti correnti e beni immobili;

l'indagine condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Macerata e coordinata dalla Procura sembrerebbe aver portato alla denuncia di due persone, entrambe di Tolentino, accusate, tra l'altro, di evasione e indebita percezione,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non ritengano opportuno fornire, ognuno per le proprie competenze, chiarimenti in merito all'aggiudicazione dell'appalto alla società VideoProgetti srl utilizzatrice e importatrice del software "Etere".

(4-01971)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-01027 della senatrice Corrado ed altri, sul rinnovo di direttori di musei e parchi autonomi;

3-01038 del senatore Rampi, sulla necessità di incrementare il fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo;

8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):

3-01034 del senatore Laforgia, sul salvataggio dell'ex compagnia di bandiera Alitalia;

13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):

3-01037 del senatore D'Arienzo, sulla realizzazione del nuovo collettore fognario nell'area del lago di Garda con fondi del Ministero dell'ambiente.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 3-00997 del senatore D'Arienzo;

è stata ritirata l'interrogazione 4-00417 del senatore Corbetta.