Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 133 del 16/07/2019
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
133a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MARTEDÌ 16 LUGLIO 2019
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Presidenza del vice presidente TAVERNA,
indi del vice presidente LA RUSSA
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente TAVERNA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,32).
Si dia lettura del processo verbale.
NISINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta dell'11 luglio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Governo, composizione
PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato la seguente lettera:
«Roma, 11 luglio 2019
Onorevole Presidente,
La informo che il Presidente della Repubblica, su mia proposta, con decreto in data 10 luglio, ha nominato Ministro senza portafoglio l'on. dott.ssa Alessandra LOCATELLI.
Inoltre, con i miei decreti in data odierna, sentito il Consiglio dei ministri, ho conferito, a norma dell'articolo 9 della legge 23 agosto 1988, n. 400, ai Ministri senza portafoglio on. dott. Lorenzo FONTANA e on. dott.ssa Alessandra LOCATELLI, rispettivamente, gli incarichi per gli affari europei e per le disabilità e la famiglia.
f.to Giuseppe CONTE»
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunico che in data 11 luglio 2019 è stato presentato il seguente disegno di legge:
dal Presidente del Consiglio dei ministri:
«Conversione in legge del decreto-legge 11 luglio 2019, n. 64, recante modifiche al decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56» (1412).
Sulla richiesta di un'informativa al Presidente del Consiglio dei ministri
su un'inchiesta della procura di Milano
FERRARI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARI (PD). Signor Presidente, intervengo con un certo rammarico perché penso che i nostri lavori e il nostro ordine del giorno non possano iniziare prima di una comunicazione della Presidenza, relativa alla richiesta molto chiara, che abbiamo avanzato nella seduta dell'11 luglio scorso, ovvero l'ultima seduta di Assemblea, con la quale chiedevamo alla Presidenza la disponibilità del Presidente del Consiglio a riferire in Assemblea su fatti di grave e di grande rilevanza politica, che stavano interessando ed erano all'attenzione di tutto il Paese e che addirittura - lo si era scoperto proprio durante la seduta di Assemblea di giovedì scorso - erano oggetto di un'inchiesta per presunta corruzione internazionale, aperta dalla procura di Milano. Mi riferisco, qualora qualcuno si sia dimenticato, alle "trattative segrete" tra esponenti del partito della Lega e persone di nazionalità russa, apparentemente vicine al partito del presidente Putin, che avevano come possibile oggetto il finanziamento, se fosse così illecito, alla Lega, perché svolgesse al meglio la campagna elettorale per le europee.
Quella mattina abbiamo chiesto al presidente di turno, Calderoli, che fosse inoltrata al presidente Casellati la richiesta di far venire in Assemblea il presidente Conte, per togliere l'ombra che questi fatti stanno gettando sul Governo del Paese. Il presidente Calderoli ha detto che si sarebbe immediatamente impegnato per trasmettere questa richiesta al presidente Casellati e allo stesso tempo, presente il Sottosegretario per i rapporti col Parlamento, di trasferire la stessa al Governo. Detto che su tutte le questioni regolamentari, che non sono per nulla chiarite - anzi, dopo le parole del presidente Casellati sul quotidiano «la Repubblica» esse appaiono ancor più contraddittorie - il Partito Democratico prenderà iniziative precise e specifiche, per un chiarimento definitivo (Applausi dal Gruppo PD), perché è stato imbarazzante il comportamento della Presidenza relativamente all'ammissibilità delle nostre interrogazioni, di cui abbiamo tanto discusso giovedì scorso e appreso che il ministro Fraccaro dice di aver chiesto la disponibilità al ministro Salvini di venire a chiarire nelle Aule parlamentari e che il ministro Salvini l'ha pure data, mi chiedo come sia possibile che si inizi questa seduta, dopo quattro giorni, senza una comunicazione del Presidente su una richiesta così importante. (Applausi dal Gruppo PD).
Penso che la questione sia limpida: il Senato ha il diritto di sapere se il Presidente ha chiesto formalmente al Presidente del Consiglio di venire in Assemblea a riferire e quale risposta è stata data, perché se questa risposta fosse negativa o non ci fosse stata sappiamo tutti che saremmo in presenza di un grave incidente istituzionale. (Applausi dal Gruppo PD). Un grave incidente istituzionale che fra l'altro continuerebbe a gettare ombre sul Governo di questo Paese e io penso che il Senato si debba assolutamente sottrarre a tali ombre, svolgendo fino in fondo la propria funzione di controllo e di richiesta di informazioni e di chiarimenti.
Pertanto, signor Presidente, utilizziamo - mi consenta il termine - anche lei, ma è del tutto evidente che debba arrivare il prima possibile una risposta certa alla domanda formale posta dal nostro partito e dal nostro Gruppo. Ci sembra un elemento di ulteriore ambiguità il fatto che non si sia aperta la seduta odierna con questa chiarezza; su questa richiesta di chiarezza noi non arretreremo mai. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatore Ferrari, io non posso che accogliere la sua richiesta e farmi garante di trasmetterla alla Presidenza. (Commenti dal Gruppo PD).
MALPEZZI (PD). Ancora? Noi aspettiamo una risposta, Presidente.
PRESIDENTE. In questo momento, nel mio turno di Presidenza è l'unico messaggio...
MALPEZZI (PD). Chiami il Presidente.
PRESIDENTE. Posso farmi garante di reiterare la vostra richiesta e sono sicura che ci sarà una risposta.
MALPEZZI (PD). Ho capito, ma sospenda e chiami. Aspettiamo da una settimana!
Discussione dei disegni di legge:
(1200) Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere (Approvato dalla Camera dei deputati)
(174) GINETTI ed altri. - Introduzione nel codice penale degli articoli 609-terdecies, 609-quaterdeciese 609-quindecies, nonché disposizioni in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno dei matrimoni forzati
(229) GINETTI ed altri. - Modifica del termine di proponibilità della querela per i reati previsti dall'articolo 609-septies e dall'articolo 612-bis del codice penale
(295) GIAMMANCO ed altri. - Modifica dell'articolo 609-septies del codice penale in materia di querela della persona offesa per i delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-tere 609-quater del medesimo codice
(335) BERTACCO ed altri. - Istituzione di un fondo per la solidarietà alle vittime dei reati intenzionali violenti
(548) FEDELI ed altri. - Modifiche all'articolo 609-septies del codice penale, concernenti il regime di procedibilità del delitto di atti sessuali con minorenne
(662) PUCCIARELLI ed altri. - Introduzione nel codice penale dei reati di costrizione al matrimonio o all'unione civile, induzione al viaggio finalizzato al matrimonio e costrizione al matrimonio di persona minorenne
(Relazione orale) (ore 16,42)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 1200, già approvato dalla Camera dei deputati, 174, 229, 295, 335, 548 e 662. (Commenti dal Gruppo PD).
I relatori, senatori Pellegrini Emanuele ed Evangelista, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Pellegrini Emanuele.
PELLEGRINI Emanuele, relatore. Signor Presidente, egregi colleghi, rappresentanti del Governo, il disegno di legge n. 1200 di iniziativa governativa e già approvato alla Camera dei deputati reca modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alle altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.
Nel merito, il provvedimento si compone di 21 articoli che individuano un catalogo di reati attraverso i quali si esercita la violenza domestica e di genere e, in relazione a queste fattispecie, interviene sul codice di procedura penale, al fine di velocizzare l'instaurazione del procedimento penale e conseguentemente accelerare l'eventuale adozione di provvedimenti di protezione delle vittime. (Brusio).
Presidente, chiedo scusa, ma penso che l'argomento sia abbastanza importante; sentire le risate alle spalle non è proprio il massimo.
PRESIDENTE. Non ho percepito risate. Chiedo all'Assemblea cortesemente di prestare almeno il silenzio dovuto al relatore.
PELLEGRINI Emanuele, relatore. Grazie. Il provvedimento inoltre incide sul codice penale per inasprire le pene per alcuni dei citati delitti, per rimodulare alcune aggravanti e per introdurre nuove fattispecie di reato.
La violenza domestica o di genere viene ricondotta dal disegno di legge alle seguenti fattispecie: maltrattamenti contro familiari e conviventi, violenza sessuale aggravata e di gruppo, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, atti persecutori, diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, lesioni personali aggravate e deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso.
Procederò, quindi, all'illustrazione degli articolo da 1 a 9, lasciando alla correlatrice, senatrice Evangelista, l'illustrazione delle restanti disposizioni.
Gli articoli da 1 a 3 del disegno di legge intervengono sul codice di procedura penale, prevedendo, a fronte di notizie di reato relative a delitti di violenza domestica e di genere, che la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, riferisca immediatamente al pubblico ministero, anche in forma orale; che il pubblico ministero, entro tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato, assuma informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato; infine che la polizia giudiziaria proceda senza ritardo al compimento degli atti di indagine delegati dal pubblico ministero, ponendo, sempre senza ritardo, a disposizione del pubblico ministero la documentazione delle attività svolte.
L'articolo 4 disciplina il nuovo reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Il nuovo reato punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni chiunque violi gli obblighi o i divieti derivanti dal provvedimento che applica le misure cautelari dell'allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa o l'ordine di allontanamento d'urgenza dalla casa familiare.
L'articolo 5 prevede l'attivazione di specifici corsi di formazione per il personale della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della Polizia penitenziaria che esercita funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria in relazione alla prevenzione e al perseguimento dei reati di violenza domestica e di genere e che interviene nel trattamento penitenziario delle persone condannate per reati di violenza domestica e di genere. I corsi dovranno essere attivati dagli istituti di formazione dei diversi Corpi entro dodici mesi dall'entrata in vigore della legge e sulla base di contenuti omogenei, che dovranno essere individuati con decreto del Presidente del Consiglio, di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione, dell'interno, della giustizia e della difesa. Per il personale individuato dalle diverse amministrazioni la frequenza dei corsi è obbligatoria.
L'articolo 6 aggiunge un ulteriore comma all'articolo 165 del codice penale in materia di sospensione condizionale della pena. La nuova disposizione prevede che, con riguardo ai reati di violenza domestica e di genere, la sospensione condizionale della pena è comunque subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati. Gli oneri derivanti dalla partecipazione a tali corsi di recupero sono a carico del condannato.
L'articolo 7 introduce nel codice penale, all'articolo 558-bis, il nuovo delitto di costrizione o induzione al matrimonio. La nuova fattispecie punisce con la reclusione da uno a cinque anni chiunque, con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre vincolo di natura personale o unione civile approfittando delle condizioni di vulnerabilità, di inferiorità psichica o di necessità di una persona, con abuso delle relazioni familiari, domestiche, lavorative o dell'autorità derivante dell'affidamento della persona per ragioni di cura, istruzione o educazione, vigilanza o custodia, e la induce a contrarre matrimonio o unione civile. Si tratta di un reato comune, in quanto soggetto attivo della condotta può essere chiunque. La condotta incriminata consiste nel costringere altri a sposarsi o a contrarre un'unione civile. La disposizione poi, vista la dimensione ultranazionale del fenomeno da colpire, stabilisce che il reato è punito anche quando il fatto è commesso all'estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia.
Il nuovo articolo 558-bis del codice penale reca poi le circostanze aggravanti del reato di matrimonio forzato. In particolare, la pena è aumentata se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni diciotto; se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni quattordici, la pena è della reclusione da due a sette anni. Ricordo in proposito che la Commissione ha già avviato l'esame di due disegni di legge, in particolare l'Atto Senato 174, a prima firma della senatrice Ginetti, e l'Atto Senato 662, a prima firma della senatrice Pucciarelli, che introducono, attraverso modifiche al codice penale, misure per il contrasto del fenomeno dei matrimoni precoci e forzati.
L'articolo 8, comma 1, apporta modifiche all'articolo 11 della legge 11 gennaio 2018 n. 4, recependo le modifiche alla dotazione apportate dall'ultima legge di bilancio e incrementando di 7 milioni di euro a decorrere dal 2020 la dotazione del fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive, dell'usura e dei reati intenzionali violenti, nonché agli orfani per crimini domestici. Le risorse sono così ripartite: 2 milioni di euro a decorrere dal 2017 sono destinati all'erogazione di borse di studio in favore degli orfani per crimini domestici e al finanziamento di iniziative di orientamento, di formazione e sostegno per l'inserimento dei medesimi nell'attività lavorativa; 3 milioni di euro per il 2019 e 5 milioni di euro a decorrere dal 2020 sono destinati invece a misure di sostegno e di aiuto economico in favore delle famiglie affidatarie secondo criteri di equità fissati con apposito decreto del Ministro dell'economia e delle finanze entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. Il comma 2 dell'articolo 8 reca la copertura finanziaria dei nuovi oneri.
L'articolo 9 interviene sui delitti di maltrattamento contro familiari e conviventi e di atti persecutori. La disposizione prevede l'aumento della pena per il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi. L'attuale pena della reclusione da due a sei anni viene sostituita con la reclusione da tre a sette anni; è prevista una fattispecie aggravata quando il delitto di maltrattamenti è commesso in presenza o in danno di minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità, ovvero se il fatto è commesso con armi: in questi casi la pena è aumentata fino alla metà.
Per coordinamento, avendo introdotto l'aggravamento speciale, il provvedimento elimina dall'aggravante comune dell'articolo 61 del codice penale il riferimento al delitto di maltrattamenti. La disposizione, inoltre, inserisce il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi nell'elenco dei delitti che consentono, nei confronti degli indiziati, l'applicazione di misure di prevenzione.
L'articolo 9 interviene poi, come accennato, sul delitto di stalking, sostituendo all'attuale pena della reclusione da sei mesi a cinque anni quella della reclusione da un anno a sei anni e sei mesi. Sempre con riguardo allo stalking, si prevede che il tribunale, nel disporre in ordine alle misure di prevenzione, anche con riguardo gli indiziati di tale delitto possa imporre il divieto di avvicinarsi a determinati luoghi frequentati abitualmente da minori.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Evangelista.
EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, proseguo con l'illustrazione del provvedimento dall'articolo 10 all'articolo 21.
L'articolo 10 prevede l'introduzione nel codice penale dell'articolo 612-ter, ovvero il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso della persona rappresentata. Si tratta della criminalizzazione in via specifica del fenomeno conosciuto con il neologismo revenge porn, nato nel mondo anglosassone per indicare la divulgazione, non consensuale e dettata da finalità vendicative, di immagini che attengono alla vita sessuale del soggetto rappresentato. Il primo comma sanziona, con la pena della reclusione da uno a sei anni e con la multa da 5.000 a 15.000 euro la condotta di chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda, senza l'espresso consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti destinati a rimanere privati. Il secondo comma punisce con la stessa pena i cosiddetti condivisori. Nell'ipotesi di ricezione, per la sussistenza del reato, ai fini della configurabilità della responsabilità penale, l'agente deve realizzare la condotta senza il consenso delle persone rappresentate e con il fine di recare loro nocumento. Il terzo comma prevede due ipotesi aggravate (aumento fino ad un terzo della pena): la prima è costituita dal rapporto sentimentale che, pregresso o sussistente, lega l'autore del reato con la persona offesa; la seconda qualora la diffusione avvenga con strumenti informatici o telematici. Il quarto comma prevede l'aggravante da un terzo alla metà qualora i fatti siano commessi in danno di una donna in stato di gravidanza, ovvero nel caso in cui la vittima sia in condizioni di inferiorità fisica o psichica.
Per quanto riguarda il regime di procedibilità (quinto comma), il delitto è punibile a querela della persona offesa, tranne nei casi di cui al quarto comma. Il termine per la proposizione è di sei mesi e la remissione può essere solo processuale.
L'articolo 11, composto da un solo comma, modifica il codice penale intervenendo sull'omicidio aggravato dalle relazioni personali di cui all'articolo 577 del codice penale, per estendere il campo di applicazione delle aggravanti per mezzo di tre interventi. La lettera a) modifica il primo comma dell'articolo in parola, consentendo l'applicazione dell'ergastolo anche nei casi di omicidio commesso nei confronti del discendente, anche per effetto di adozione di minore. Rende, inoltre, alternative le ipotesi attualmente considerate come cumulative della stabile convivenza e relazione affettiva. La lettera b) interviene sul secondo comma dell'articolo 577 del codice penale per prevedere l'aggravante della reclusione da ventiquattro a trent'anni se vittima dell'omicidio è, oltre al coniuge divorziato e all'altra parte dell'unione civile cessata, già previste a legislazione vigente, anche la «persona legata al colpevole da stabile convivenza o relazione affettiva, ove cessate» ovvero l'adottante o l'adottato. La lettera c), infine, aggiunge un ulteriore comma all'articolo 577 del codice penale, prevedendo, in deroga agli ordinari criteri di bilanciamento tra circostanze, che le attenuanti diverse da quelle previste dagli articoli 62, numero 1 (avere agito per motivi di particolare valore morale o sociale), 89 (vizio parziale di mente), 98 (minore degli anni diciotto) e 114 (nei casi di minima importanza nella preparazione o nell'esecuzione del reato; coercizione esercitata da un soggetto rivestito di autorità o in caso di infermità mentale), concorrenti con le circostanze aggravanti di cui al primo comma, numero 1, e al secondo comma, non possono essere ritenute prevalenti rispetto a queste.
L'articolo 12, al comma 1, inserisce nel codice penale il delitto di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, abrogando, conseguentemente, l'attuale corrispondente ipotesi di lesioni personali gravissime (comma 3). La nuova fattispecie è inserita all'articolo 583-quinquies del codice penale e punisce con la reclusione da otto a quattordici anni la lesione personale dalla quale derivano la deformazione o lo sfregio permanente del viso. Alla condanna consegue anche la pena accessoria dell'interdizione perpetua dagli uffici attinenti alla tutela, alla curatela ed all'amministrazione di sostegno. Il comma 2, inserisce tra le circostanze aggravanti dell'omicidio che comportano l'ergastolo - articolo 576 del codice penale - il delitto di deformazione dell'aspetto mediante lesioni al viso nell'elenco dei reati prodromici rispetto alla commissione dell'omicidio. Il comma 4 aggiunge il delitto di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso al novero di quelli previsti all'articolo 585 del codice penale che, nei casi di commissione con il concorso delle aggravanti previste dagli articoli 576 e 577, comporta l'aumento da un terzo alla metà qualora ricorrano le circostanze disciplinate nel primo caso e fino ad un terzo nel secondo caso, unitamente ai casi in cui il fatto sia commesso con armi, con sostanze corrosive, ovvero da persona travisata o da più persone riunite. Da ultimo, il comma 5, modifica l'ordinamento penitenziario, nello specifico l'articolo 4-bis, inserendo tra i delitti che necessitano, ai fini della concessione dei benefici penitenziari, di un'osservazione scientifica della personalità condotta collegialmente per almeno un anno, anche il delitto di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso. Inoltre, simile intervento viene predisposto anche nei casi in cui il delitto abbia come vittima un soggetto minorenne e, in relazione alla concessione delle misure, andrà valutata la partecipazione al programma di riabilitazione psicologica previsto all'articolo 13-bis dell'ordinamento penitenziario. Conseguentemente l'articolo 17 ne integra il catalogo dei reati ivi previsti con quelli di maltrattamenti contro familiari e conviventi, deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso e stalking e aggiunge la possibilità per i condannati di seguire percorsi di reinserimento nella società e di recupero presso enti ed associazioni che si occupano di prevenzione e recupero dei soggetti condannati per i medesimi reati.
L'articolo 13 inasprisce il quadro sanzionatorio dei delitti di violenza sessuale (articoli da 609-bis a 609-octies) e le relative fattispecie aggravate. La pena base prevista per la violenza sessuale (articolo 609-bis) è innalzata nel minimo a sei anni e nel massimo a dodici anni (comma 1). Sulle ipotesi aggravate (articolo 609-ter) interviene (al comma 2), in coordinamento con quanto disposto per l'articolo precedente, prevedendo in sostituzione della forbice edittale prevista l'aumento di pena di un terzo; inoltre prevede che la violenza sessuale commessa dall'ascendente, dal genitore anche adottivo o dal tutore sia sempre aggravata a prescindere dall'età della vittima; poi rimodula, inasprendole, le aggravanti quando la violenza sessuale sia commessa in danno di minore di anni quattordici e dieci (pena rispettivamente aumentata della metà e raddoppiata). La disposizione, al comma 3, novella l'articolo 609-quater del codice penale, prevedendo una aggravante fino a un terzo per il delitto di atti sessuali con minorenne quando siano commessi con minori di anni quattordici in cambio di danaro o qualsiasi altra utilità, anche solo promessi, e innalza a quattro anni la differenza di età, ai fini della applicabilità della scriminante nei casi di atti sessuali tra minorenni (ultratredicenni). Il comma 4 modifica l'articolo 609-septies del codice penale, prevedendo la procedibilità d'ufficio per il delitto di atti sessuali con minori, abrogando di conseguenza il comma relativo al medesimo regime di procedibilità per quanto riguarda il delitto in danno di minore di anni dieci. È elevato a dodici mesi il termine per la proposizione della querela. In questa direzione anche i disegni di legge nn. 229, 295 e 548 a prima firma rispettivamente Ginetti, Giammanco e Fedeli. Il comma 5 modifica l'articolo 609-octies del codice penale relativo alla violenza sessuale di gruppo innalzando i minimi e massimi di pena rispettivamente.
PRESIDENTE. La invito a concludere, le ho già dato un minuto in più.
EVANGELISTA, relatrice. In conclusione, l'articolo 14 introduce nelle disposizioni attuative del codice di procedura penale la trasmissione degli atti al giudice civile; l'articolo 15 si occupa degli obblighi di comunicazione nell'ambito dei procedimenti per i delitti di violenza domestica e di genere; l'articolo 16 è relativo alle misure cautelari; l'articolo 18 riguarda i centri antiviolenza; l'articolo 19 riguarda l'aumento del fondo per l'indennizzo delle vittime di questo tipo di reati, come l'articolo 20 e infine l'articolo 21 reca la clausola di invarianza finanziaria.
Concludo, signor Presidente, auspicando una rapida approvazione del disegno di legge, stante l'urgenza sociale delle problematiche sottese. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. La relatrice di minoranza, senatrice Cirinnà, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza.
CIRINNA', relatrice di minoranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, giunge oggi all'esame dell'Assemblea del Senato un disegno di legge importante e lungamente atteso, non giunge in quest'Aula un regalo, non arriva un regalo alle donne come solo pochi giorni fa ha osato dire il ministro Salvini, ma il risultato di anni di lotte delle associazioni e di migliaia di donne attive nel contrasto alla violenza di genere in questo Paese. Non un regalo, ma una conquista, perché i diritti, onorevoli colleghi, non sono il frutto di un regalo o di una graziosa concessione da parte del potere, ma il riconoscimento di qualcosa che spetta a tutte e a tutti per pari dignità, come impone la nostra Costituzione.
Preliminarmente, signor Presidente, occorre sottolineare la disponibilità che il Partito Democratico e altre opposizioni in questo Parlamento hanno dimostrato nell'affrontare il percorso di questo disegno di legge, lo spirito aperto e costruttivo con cui abbiamo partecipato all'iter presso la Camera dei deputati. Purtroppo, una disponibilità inutile. (Brusìo).
PRESIDENTE. Senatrice, mi scusi, chiedo ai colleghi se per favore si può abbassare il brusìo, perché io non sento la relatrice. Grazie.
CIRINNA', relatrice di minoranza. Grazie, signora Presidente.
Qui in Senato la situazione, se possibile, è ulteriormente peggiorata: il testo non ha subito alcuna modifica, non ha trovato accoglienza nessuno degli emendamenti migliorativi presentati dal Partito Democratico, che condivide le finalità meritorie del testo.
La discussione presso la Commissione giustizia è stata del tutto irrispettosa di qualunque prerogativa dell'opposizione, con una maggioranza sorda a qualunque richiesta e confronto nel merito del testo e delle sue disposizioni più critiche. Si tratta di un atteggiamento a cui, purtroppo, siamo ormai abituati, coerente con il quadro generale di spregio verso le garanzie e il rispetto delle minoranze che il Governo e la sua maggioranza portano avanti ormai quotidianamente. Al tempo stesso, è un atteggiamento a cui non possiamo, né intendiamo rassegnarci, convinti - come siamo - che solo nel rispetto della Costituzione e delle garanzie risiede la speranza di un futuro migliore per l'Italia, di crescita, sviluppo, libertà, uguaglianza e rispetto per le differenze e le persone vulnerabili.
Questa convinzione ci ha guidati lungo tutto l'iter parlamentare: migliorare il testo perché il ruolo dell'opposizione è quello di fornire alla maggioranza un diverso punto di vista sulle cose.
Tuttavia, ci troviamo di fronte a una grande occasione perduta. L'esigenza di completare un apparato di contrasto alla violenza di genere, di tutela effettiva delle donne e di promozione di una cultura efficace della parità di genere è avvertita pressoché unanimemente da tutte le competenti di questo Parlamento. Tuttavia, su obiettivi così importanti, seri e condivisi occorreva lavorare in modo diverso, con una logica di lungo periodo, fuori dalla retorica dell'emergenza, che rende certamente di più in termini di comunicazione o - purtroppo - di semplice propaganda politica. Ciò non aiuta a individuare le soluzioni efficaci per un problema di natura culturale, così tristemente legato alla nostra società, come quello della violenza di genere.
Eppure, noi del Partito Democratico ci siamo sforzati e da sempre abbiamo avuto un atteggiamento costruttivo e responsabile perché ben consapevoli che il contrasto al drammatico fenomeno della violenza di genere richiede un approccio che tenga insieme esigenze di sicurezza e di tutela della vittima - certo - ma anche dell'estremo bisogno di riservatezza che la stessa ha, soprattutto nelle fasi iniziali del procedimento, quando è maggiormente esposta alla furia vendicatrice del suo aguzzino, che - ce lo dicono tutti i dati - nella maggior parte dei casi è una persona legata alla vittima stessa, come anche i recentissimi fatti di Savona hanno dimostrato. Bisogna guardare alla vittima, ma anche all'uomo maltrattante, alla sua incredibile difficoltà di misurarsi con la libertà femminile di una donna finalmente libera di scegliere della propria vita.
Si tratta, dunque, di un discorso complesso, nel quale un ruolo non secondario è svolto dai fattori culturali, proprio mentre da più parte si tenta - con insistenza - di ricacciare la forza delle donne nella sola sfera privata. Non basta, dunque, un approccio che si occupi solo di sicurezza, ma servono politiche di lungo respiro che intervengano già dalla scuola e che formino gli insegnanti e tutte le professionalità che si trovano a fronteggiare i casi di violenza: magistrati, medici, psicologi e assistenti sociali. Quindi, non solo Forze di polizia, che, sebbene svolgano un ruolo decisivo nel raccogliere notizie di reato, in questo provvedimento - lo voglio sottolineare con grande dolore - non sono destinatarie di alcuna risorsa.
Nel corso della precedente legislatura il Partito Democratico ha posto al centro della propria agenda politica il tema del contrasto alla violenza di genere. Rivendichiamo ciò con orgoglio, anche perché mai nella storia della Repubblica italiana si è visto un corposo intervento normativo come quello approntato dai Governi guidati dal Partito Democratico. Con la legge 27 giugno 2013, n. 77 l'Italia è stata tra i primi Paesi europei a ratificare la Convenzione di Istanbul, il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che tutela le donne contro qualsiasi forma di violenza. Diversi sono stati gli altri provvedimenti adottati: si pensi al decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, che ha introdotto misure di contrasto alla violenza, inasprendo le pene; al gratuito patrocinio per le vittime; alla priorità assoluta nella formazione dei ruoli di udienza e nella trattazione per i delitti sessuali. Abbiamo introdotto la facoltà per la vittima di violenza sessuale di richiedere il trasferimento ad altra amministrazione pubblica o, ancora, il congedo per un periodo massimo di tre mesi. Abbiamo introdotto il divieto di demansionamento, licenziamento o trasferimento a seguito di denuncia di molestie sessuali o ancora, con la legge di bilancio 2018, un contributo per le cooperative sociali che assumono donne vittime di violenza, perché è la prospettiva di vita libera, lavorativa e autonoma che va data a queste donne.
Siamo intervenuti poi in maniera particolarmente incisiva in materia di atti persecutori (il cosiddetto stalking), consentendo le intercettazioni e disponendo l'applicazione delle misure antimafia di prevenzione personale e patrimoniale anche agli indiziati di tale reato. Abbiamo dotato l'Italia, primo Paese in Europa, di una specifica disciplina a tutela degli orfani di crimini domestici, su cui segnalo tuttavia una carenza di finanziamento.
Signor Presidente, mi avvio a concludere sottolineando che, alle politiche di contrasto, abbiamo sempre affiancato politiche attive e che quindi ci siamo accostati al disegno di legge in discussione oggi con un approccio collaborativo, senza pregiudizi, nella convinzione che le opposizioni possano e debbano sempre dare il loro contributo. In quest'ottica vanno lette le nostre proposte emendative, con le quali abbiamo cercato di raccogliere anche le diverse perplessità emerse nel corso delle audizioni, in particolare quelle relative all'articolo 2.
Si tratta della disposizione centrale di questo provvedimento, che prevede l'obbligo per il pubblico ministero di sentire entro tre giorni le vittime di presunti maltrattamenti in famiglia. Eppure i nostri emendamenti sono stati respinti; altrettanto dicasi per tutti gli altri che miravano a conferire alla parte offesa un ruolo più attivo.
A fronte di alcune evidenti carenze, abbiamo cercato di proporre modifiche volte ad integrare le nuove fattispecie in maniera più puntuale, facendoci carico del dolore e delle complesse situazioni esistenziali che sono alla base della richiesta di intervento normativo.
Purtroppo però, signor Presidente, ci siamo scontrati con un muro: le esigenze della propaganda, la necessità di piazzare l'ennesima bandierina hanno fatto passare in secondo piano, non solo il rigore tecnico e la considerazione delle risultanze delle preziose audizioni di professionisti di altissimo livello, ma anche la vita delle donne e la loro sofferenza. Nulla di più lontano da quello che avrebbe dovuto fare una politica buona, ma sappiamo bene che questa maggioranza e questo Governo sono capaci soltanto di costruire consenso immediato, piccoli fuochi di paglia che hanno continuamente bisogno di essere alimentati da propaganda e armi di distrazione di massa.
Ciò è avvenuto questa volta sulla pelle delle donne, a discapito di una loro tutela più efficace e rigorosa.
Nemmeno questo tuttavia ci stupisce, onorevoli colleghi. Sono infiniti e continui gli esempi della scarsa o nulla considerazione che questo Governo e la sua maggioranza hanno della dignità femminile e della parità di genere. Basti pensare al disegno di legge in materia di affido condiviso, che ancora vede uniti MoVimento 5 Stelle e Lega nella promozione di un modello di famiglia nel quale la donna è subalterna. Basti ancora come esempio l'atteggiamento del Ministro dell'interno che, pur riempiendosi la bocca di parole pietose e condiscendenti, non si fa scrupolo di dare in pasto ai suoi follower ogni figura di donna libera, forte e svincolata da pressioni, lasciando che venga ricoperta di insulti violenti e sessisti.
La violenza contro le donne si alimenta di un clima culturale che ha molto, troppo a che vedere con la deriva che sta prendendo il dibattito pubblico da un anno a questa parte, con l'uso crescente e incontrastato di un linguaggio di odio.
Se la moderazione del linguaggio e il contrasto ad espressioni e azioni violente e sessiste non vengono dalla politica stessa, dai rappresentanti dei cittadini e dai membri del Governo, con quale credibilità possiamo approvare norme come quelle che sono in discussione?
Per questi motivi, signor Presidente, colleghi e colleghe, non possiamo aderire all'impianto del disegno di legge in oggetto e sottoponiamo all'Assemblea i nostri rilievi e le nostre perplessità, insieme agli emendamenti non approvati in Commissione, che confidiamo possano essere d'aiuto alla discussione, con l'unico obiettivo di migliorare il disegno di legge rendendolo maggiormente aderente alle concrete esigenze di tutela delle donne vittime di violenza. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà.
FANTETTI (FI-BP). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, la violenza sulle donne, secondo la Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1993, consiste in qualsiasi atto di violenza di genere che provochi o possa provocare danni fisici, sessuali o psicologici alle donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia che si verifichi nella vita pubblica o privata.
Applicando tale definizione, le Nazioni Unite hanno identificato una serie notevolissima di forme di violenza contro le donne con le quali la nostra società serve dover convivere: la violenza inflitta dai partner; le pratiche tradizionali dannose, tra cui la mutilazione e il taglio genitale femminile; l'infanticidio femminile e la selezione sessuale prenatale; il matrimonio precoce; il matrimonio forzato; le violenze legate alla dote; i crimini contro le donne commessi per "onore"; il maltrattamento delle vedove; il femminicidio; la violenza sessuale da parte di non partner; le molestie sessuali e le violenze nei luoghi di lavoro, nelle istituzioni educative e nello sport; la tratta di donne.
Il fenomeno con cui abbiamo a che fare è però di difficile misurazione nella realtà, perché è in larga parte sommerso. Molto spesso si attua tramite violenze all'interno della famiglia, più difficili da dichiarare e denunciare; situazioni in cui la donna si sente sola a dover affrontare un dramma che, se portato allo scoperto, sconvolgerebbe anche gli equilibri di vita di altre persone care.
Come rilevato dall'Istat, data la complessità delle reazioni emotive e psicologiche che si sviluppano in seguito ad una violenza, sia essa episodica o continuata nel tempo, il sommerso relativo ai reati che la descrivono è molto elevato e per questo non è possibile limitarsi a considerare le fonti di natura amministrativa per la sua conoscenza, fatta eccezione per il dato sugli omicidi delle donne.
In realtà, l'Istat, insieme al CNR, ha proseguito nell'identificazione di criteri di rilevamento di questo fenomeno e - come risulta da un'audizione svolta di recente in sede di Commissione d'inchiesta sul fenomeno del femminicidio - sta per pubblicare un rapporto molto specifico e comprensivo che servirà a inquadrare meglio il fenomeno. Per questo, l'Istat e il CNR vanno certamente lodati.
In ambito europeo, la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, la cosiddetta Convenzione Istanbul del 2011, definisce la violenza contro le donne basata sul genere come «qualsiasi violenza diretta contro una donna in quanto tale, o che colpisce le donne in modo sproporzionato».
Da segnalare, infine, a livello internazionale il monitoraggio affidato al Grevio (Gruppo di esperti sulla violenza contro le donne del Consiglio d'Europa), per la valutazione dell'effettiva applicazione della Convenzione di Istanbul e l'impegno scientifico dell'EIGE (Istituto europeo per l'uguaglianza di genere), per l'individuazione da parte di entrambi di indicatori utili alla misurazione della violenza di genere nei Paesi europei.
In Italia la cosiddetta legge sul femminicidio (legge n. 119 del 2013), disposta a seguito della ratifica della Convenzione di Istanbul, ha previsto l'adozione di un piano straordinario contro la violenza sessuale di genere, oltre a una serie di misure in campo penale. Il primo piano, di durata biennale, è stato adottato nel 2015 e finanziato con circa 40 milioni di euro, di cui però solo la metà è stata effettivamente poi impiegata. Nel 2018 sono stati finanziati 31 milioni. Il sottosegretario Spadafora, presente in Aula, ci ha appena aggiornato sul prossimo piano strategico, in via di approvazione definitiva, che dovrebbe cominciare a essere implementato a breve, e prevede 37 milioni di euro: una cifra in leggero aumento - e questo è positivo - divisa tra interventi specifici (7 milioni) e uno di carattere più generale di 30 milioni, sul quale il Governo relazionerà a breve.
Il disegno di legge oggi all'esame del Senato riproduce, invece, il testo approvato dalla Camera lo scorso 3 aprile, emendando quello di iniziativa del Governo sul cosiddetto codice rosso. Viene previsto l'obbligo per il pubblico ministero di sentire entro tre giorni le vittime di presunti maltrattamenti in famiglia, violenze sessuali, atti persecutori e reati collegati. Il testo dovrebbe essere approvato, quindi, senza modifiche per entrare in vigore prima dell'estate.
Nella legge del 2013 sul cosiddetto femminicidio era già prevista una corsia preferenziale per tali procedimenti e il disegno di legge intende ora rafforzarli, anche se il termine di tre giorni è meramente ordinatorio e non perentorio, dato che non si prevede alcuna conseguenza legata all'eventuale mancata osservanza del termine. Il provvedimento interviene anche sul codice penale, sul codice procedura, sul cosiddetto codice antimafia e sull'ordinamento penitenziario. I punti principali sono già stati accennati e li salto per essere breve.
Mi preme segnalare, invece, che il testo approvato dalla Camera ha assorbito le proposte di legge di analogo tenore, tra cui quella a prima firma della deputata Giusi Bartolozzi, che ha più volte insistito durante l'esame in Commissione giustizia per rimarcare l'impegno profuso sul tema della violenza di genere da diverse parlamentari del Gruppo Forza Italia, a iniziare dalle colleghe Carfagna e Prestigiacomo, che si battono da lungo tempo in difesa delle donne vittime di violenza.
Alla maggioranza è stato contestato di volersi intestare una battaglia invece largamente condivisa, come è stato poi dimostrato dal voto in Assemblea sugli emendamenti. È stata contestata anche la scelta compiuta in Commissione di non costituire un comitato ristretto per elaborare un testo unificato e di prendere come base il disegno di legge del Governo.
Due buoni risultati sono stati ottenuti comunque dal Gruppo Forza Italia nella lettura presso la Camera dei deputati. Il primo è l'introduzione nel testo del reato del cosiddetto revenge porn, la porno vendetta, proposta sostenuta da Forza Italia. La maggioranza ha dovuto accettare l'intervento per contrastare la diffusione di video o immagini a contenuto sessualmente esplicito destinati a rimanere privati senza il consenso delle persone rappresentate. Il secondo risultato è stato l'introduzione, sempre grazie a due emendamenti a firma della deputata Carfagna, delle norme contro i matrimoni forzati e l'utilizzo del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, per le borse di studio in favore degli orfani di crimini domestici e per misure di sostegno e di aiuto economico in favore delle famiglie affidatarie.
Al Senato della Repubblica, in Commissione giustizia, il collega Caliendo ha espresso, a nome del Gruppo Forza Italia, il voto favorevole, criticando il parere contrario su taluni emendamenti costantemente espresso dai relatori, che avrebbero dovuto - a nostro avviso - esprimere valutazioni differenti e determinazioni conseguenti.
Lasciando ai miei colleghi firmatari (Caliendo, Modena, Dal Mas, Rizzotti, Conzatti) la presentazione più specifica degli emendamenti, segnalo che nel gruppo di quelli già presentati in Commissione - non accolti e ripresentati per l'esame in Assemblea - ve ne sono diversi sottoscritti anche da me in qualità di membro della Commissione di indagine sul fenomeno del femminicidio istituita in questa legislatura. Tali emendamenti sono il frutto dell'esperienza di lavoro maturata in questi mesi dalla Commissione sulla scorta di numerosi incontri e audizioni, ma anche del lavoro egregio compiuto da una simile Commissione nella precedente legislatura. È un peccato, al riguardo, che la maggioranza non abbia ritenuto doveroso o quanto meno opportuno farli propri, forse per la solita fretta di preferire un risultato di immagine su uno di maggiore sostanza giuridica.
Presidente, colleghi, nel nostro Paese si sono registrati oltre 600 femminicidi negli ultimi quattro anni. La stragrande maggioranza di essi è stata definita primitiva per le modalità di esecuzione. È ora di dire basta e di dimostrare che la risposta del legislatore non permetterà ulteriormente ad alcuni membri della nostra società di violare fondamentali diritti umani, inalienabili, alla base della vita, della libertà e della sicurezza e, in una parola, attentare con la violenza sulle donne alla stessa umanità del nostro genere. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà.
VALENTE (PD). Signor Presidente, voglio intanto partire da una premessa: in questa sede nell'odierna discussione, nel corso della quale proporrò mie poche riflessioni, non interverrò in qualità di Presidente della Commissione di inchiesta del Senato che si occupa della materia in esame. Lo farò per correttezza nei confronti della Commissione e dei commissari, perché abbiamo scelto di mantenere un profilo di trasversalità e continuare a lavorare, nel corso dei mesi che abbiamo davanti, con assoluta serenità. Ci siamo infatti resi conto che sul provvedimento in esame, probabilmente, le nostre posizioni sono abbastanza lontane e divergenti. Interverrò quindi da senatrice del Partito Democratico, ma lo farò - come ovvio - avendo avuto nei vari mesi la possibilità di guardare da un osservatorio privilegiato il fenomeno a 360 gradi, per interloquire con soggetti che al tema in esame dedicano vita, passione e professionalità.
Parto da una constatazione semplice: quello in esame è stato un provvedimento molto annunciato dai Ministri competenti, che sono ben cinque; un provvedimento che ha portato una discussione impegnativa alla Camera dei deputati, nel corso della quale si sono registrate convergenze, anche importanti, che hanno portato a modifiche rilevanti del testo. Si tratta di un provvedimento molto ambizioso già nel titolo: «Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere».
Per coerenza e sincerità devo innanzitutto fare una osservazione: credo che il nostro Paese in questo momento abbia a disposizione un impianto normativo soddisfacente e importante per contrastare il fenomeno della violenza di genere. Credo che tutti dovremmo partire da questo dato, per avere la consapevolezza che qualsiasi intervento a cui stiamo pensando deve essere mirato davvero a modificare quanto ancora può essere migliorato. Lo dico con sincerità e franchezza: penso che sicuramente erano buone le intenzioni di chi ha pensato il provvedimento in esame, al netto del discorso sulla buonafede o sulla malafede. Questa è probabilmente la ragione per la quale abbiamo provato a migliorare il disegno di legge, non ci siamo mai chiusi e mai avvicinati al provvedimento in esame con pregiudizio, ma siamo sempre entrati nel merito.
Il provvedimento vuole cambiare il quadro normativo. Vorrei però ricordare a tutti, brevemente, che negli ultimi anni abbiamo modificato molte volte il quadro normativo e lo abbiamo modificato decisamente in meglio. Soltanto negli anni Ottanta avevamo ancora il delitto d'onore e a fine anni Novanta la violenza sessuale era una violenza contro la morale e non contro la persona. Sostanzialmente in venti anni abbiamo costruito un impianto normativo, in maniera assolutamente trasversale, partendo al reato di stalking, introdotto dai Governi di centrodestra, per passare agli importantissimi provvedimenti varati dal Governo di centrosinistra, dalla ratifica della Convenzione di Istanbul - più volte ovviamente richiamata - al decreto-legge sul femminicidio, senza dimenticare il codice antimafia - esso contiene importanti misure di prevenzione, che abbiamo esteso, anche forzando la mano, in alcuni casi, scientificamente e volontariamente, perché credevamo utile farlo - fino ad arrivare al provvedimento sugli orfani di femminicidio, di cui tanto si è discusso e di cui si attende ancora il regolamento attuativo. Questo per dire che oggi disponiamo di un quadro normativo importante: ricordiamolo sempre, perché le energie che spendiamo devono essere tese non tanto a cambiare ulteriormente il quadro normativo, quanto a far funzionare quello esistente, che - lo dovremmo ricordare sempre a noi stessi - cammina grazie alla professionalità, alla sensibilità, alla specializzazione, alla mentalità e alla cultura degli uomini e delle donne del Paese: questo, probabilmente, qualche volta lo dimentichiamo.
Credo che il rischio che ancora si corre e vedo davanti a noi, all'interno del provvedimento in esame, sia essenzialmente questo. Personalmente mi sono spesa, da senatrice, insieme al mio Gruppo, per provare a cambiare il provvedimento in esame, presentando emendamenti solo ed esclusivamente di merito, mai ostruzionistici - lo dico con orgoglio - mai faziosi e mai pregiudiziali. Devo purtroppo constatare e raccontare al Governo e all'Assemblea che, all'interno della Commissione giustizia, non c'è stata una sola risposta di merito, neanche una sola, neanche una volta. (Applausi dal Gruppo PD). Nessuno si è mai preoccupato di rispondere e spiegare perché un emendamento non fosse sostenibile o fosse sbagliato.
Credo che questo sia un atteggiamento che, al di là dei proclami e degli annunci forti, che forse ci fanno conquistare qualche titolo di giornale nell'immediato, ci fanno parlare alla pancia dei nostri elettori e forse ci aiutano a riscuotere un po' di consenso, non rende un buon servizio né a Debora, né alle tante donne che sono state ammazzate o a quelle che ogni giorno vengono barbaramente violentate, da tanti punti di vista.
Lasciamo questo tema fuori dalla propaganda, ma anche fuori dalla polemica politica. Vedo il sottosegretario Spadafora presente in Aula - lo abbiamo avuto poco fa in Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio - che ringrazio per la sensibilità dimostrata. Devo dire che non ho apprezzato le polemiche che hanno caratterizzato le sue affermazioni in quest'Aula e poi la sua scelta di revocare la conferenza stampa: in sostanza, una polemica politica all'interno della maggioranza. Ma la polemica politica è venuta anche dalla maggioranza nei confronti dell'opposizione, precedente maggioranza di Governo: chiederei veramente, in maniera accorata, di lasciare la polemica politica fuori da argomenti del genere, che richiedono invece sensibilità, attenzione, delicatezza, coerenza e, qualche volta, anche coraggio, per il quale bisogna rimanere sempre sul merito della discussione.
Vengo davvero al merito. Ho parlato prima di un quadro normativo che, però, non ha cambiato lo stato delle cose. Ci dovremmo allora chiedere per quale motivo e l'ho detto prima: per cambiare la cultura di un Paese non è mai sufficiente di per sé una buona legge, non lo è mai da sola, e ha sempre bisogno di un supporto, di un cambio culturale, di una corale condivisione di lettura del fenomeno. Deve essere la società intera a condannare quel fenomeno e noi siamo purtroppo ancora lontani da quella meta, da quell'obiettivo.
Ci troviamo oggi di fronte a un fenomeno che invece continua purtroppo a crescere in maniera esponenziale, a diventare più aggressivo. Lo dicono tutti e lo dimostrano i dati. Non dobbiamo dimenticare, poi, che è trasversale: Nord e Sud, centro e periferia, italiani e stranieri. Non speculiamo anche su questo, per favore. Colpisce tutti i ceti sociali in maniera trasversale. Purtroppo è un fenomeno drammatico. Ma - attenzione - per quanto drammatico, è un fenomeno non emergenziale, ma strutturale, perché culturale, ancorato a una cultura purtroppo stratificata e profondamente radicata nel Paese. È quindi un fenomeno strutturale e non privato, sebbene si consumi tra le mura domestiche; è un fenomeno pubblico, perché interroga la buona politica e la chiama a dare delle risposte.
Noi avremmo dovuto approcciarci con questa consapevolezza. Purtroppo il provvedimento in esame non aggredisce il gap esistente tra un quadro normativo soddisfacente e i dati che ci consegnano, invece, una violenza in crescita. Esaminiamo nel merito le risposte che ha provato a dare. Alcune sono giuste ma insufficienti, e faccio degli esempi concreti.
Sull'accordo tra il procedimento civile e quello penale e minorile, pur richiesto, anche il Consiglio superiore della magistratura - per come è stato presentato - ha espresso un parere negativo, giudicandolo insufficiente.
Per quanto riguarda la formazione delle Forze dell'ordine, è un provvedimento a invarianza finanziaria: tutte le buone intenzioni di questo mondo, ma mi dite che cosa può fare un provvedimento a invarianza finanziaria? Ve lo chiedo. Non è forse questa una norma di propaganda? Ve lo chiedo veramente accoratamente. (Applausi dal Gruppo PD).
Si istituiscono nuovi reati, come il revenge porn; la lesione al viso, che sostanzialmente priva una donna della propria identità o, ancora, i matrimoni forzati: si tratta di provvedimenti per i quali il Partito Democratico aveva presentato autonomi disegni di legge. Quindi, come possiamo non dire che sono interventi assolutamente positivi? Avevamo pensato di poterli migliorare, integrare, rafforzare, ma non c'è stato verso, anche in assenza di una scadenza, perché non era un decreto-legge. Non si capisce perché: era semplicemente un no pregiudiziale, a differenza del nostro approccio, che non è stato pregiudiziale, e di questo noi ovviamente non possiamo che prendere atto con profondo rammarico. Se dovesse andare avanti così anche in Assemblea; se anche in queste ultime ore non si dovesse cogliere una tale opportunità e disponibilità, si tratterebbe di una grande occasione sprecata.
Ancora: vietare il bilanciamento delle circostanze in alcuni casi va benissimo. Noi vi abbiamo fatto notare, però, che lo lasciate in alcune ipotesi che riteniamo sbagliate; neanche in quel caso siamo riusciti a ragionare. Queste sono le occasioni che potevano rappresentare intuizioni giuste, ma non sufficienti.
C'è poi la norma principale del provvedimento, relativa ai tre giorni. Al riguardo si sono espressi vari operatori specializzati, come il magistrato Roia e il procuratore Maria Monteleone, persone che a questo hanno dedicato una vita, nonché avvocati e rappresentanti dei centri antiviolenza; tutti in Commissione hanno detto che la previsione dei tre giorni, così come formulata, è pericolosa, perché mina l'efficacia delle indagini, rischia la vittimizzazione secondaria della donna, tocca la sua vulnerabilità, nega la specializzazione, che è assolutamente necessaria. Potremo intasare procure e uffici giudiziari senza avere la possibilità di trattare il fenomeno così come chiediamo.
Qual è l'esigenza di mantenere questo impianto senza fermarsi minimamente? Qualcuno ha detto che siamo di fronte a un rischio di regressione culturale. Qualche editorialista ha affermato che oggi non è un buon momento per essere femmina. Io voglio sperare che non sia così, ma sento profondo il rischio che purtroppo questa sia una drammatica verità, perché linguaggi, stereotipi e pregiudizi, profondamente radicati, oggi purtroppo appartengono anche a un pezzo di ceto politico. Io vi dico: vi prego, rispetto a questo, di fermarvi, perché non ci sarà alcun provvedimento e norma del codice penale o di procedura penale che potranno mettervi mano, se il contesto culturale di regressione, pregiudizi, stereotipi che offre un modello di sperequazione tra uomini e donne, di relazione tra uomini e donne, resta quello che abbiamo. Se con le parole voi sostanzialmente sarete lontani dai fatti, il provvedimento in esame non servirà a nulla e addirittura rischierà di essere pericoloso e dannoso per le donne vittime di violenza. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ostellari. Ne ha facoltà.
OSTELLARI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghe, colleghi, rappresentanti del Governo, oggi discutiamo di questo provvedimento perché dobbiamo dare una risposta a tutte quelle donne (adulte, giovani, minori) che sono più vulnerabili, che soffrono e hanno bisogno di essere difese. Per questo siamo qui.
Sugli strumenti per farlo possiamo anche non essere del tutto d'accordo, possiamo confrontarci, possiamo accendere il dibattito e anche alzare i toni. Una risposta, però, la dobbiamo dare. E ognuno di noi deve assumersi oggi la responsabilità di dare quella risposta alle persone coinvolte, senza alcuna perplessità. Se non sono garantite la salute, l'integrità fisica e psichica e la dignità della donna, è fallito infatti il nostro ruolo di parlamentari, di cittadini e - permettetemelo - di uomini.
Quella di oggi può essere una data storica, perché può essere la giornata in cui lo Stato smette di assistere inerme alle tragedie e ai drammi e inizia a esercitare in pieno le sue prerogative; giornata nella quale affermiamo con il voto che i sacrifici di troppe donne non sono stati del tutto vani. Per questo vi invito a spegnere la fiamma della polemica e magari a dire di sì, invece di dire sempre no; a fare in modo che da domani per le donne la vita sia un po' più facile e un po' più serena e lo sia soprattutto per quelle donne che vivono nella paura, troppo spesso peraltro generata da parte di mani conosciute; donne che sono oggetto di minacce, che subiscono frustrazioni e violenze, che vedono la loro immagine violentata da uomini senza scrupoli, da uomini - lo dico da uomo - di cui mi vergogno.
Siamo purtroppo eredi di una storia di enormi condizionamenti, come ci ricordava San Giovanni Paolo II in una sua mirabile lettera; condizionamenti che in tutti i tempi e in ogni latitudine hanno reso difficile il cammino della donna, hanno travisato le sue prerogative e l'hanno non di rado emarginata e persino ridotta in schiavitù, impedendole di essere fino in fondo se stessa e contemporaneamente impoverendo l'intera umanità della ricchezza che solo lei può donare.
Non sono bastati e non basteranno i dibattiti, le manifestazioni e nemmeno le leggi per cancellare questi condizionamenti; da soli non bastano e non basteranno la testimonianza, l'educazione, il coraggio. Ma di certo non può mancare il nostro voto - ecco la risposta di cui abbiamo bisogno - il voto a un provvedimento che è nato su iniziativa del Governo, specialmente dei ministri Bongiorno e Bonafede, e ha trovato l'ampia collaborazione di molte forze politiche di maggioranza e opposizione e il sostegno di fondazioni, di associazioni, di gruppi che si occupano della lotta contro il femminicidio, contro lo sfruttamento e la violenza, contro i matrimoni forzati, contro il revenge porn e che voglio ringraziare anche per l'opera di sostegno e assistenza che compiono ogni giorno.
Colleghe e colleghi, ai mostri di cui le cronache giornalistiche ci restituiscono i ritratti non possiamo risparmiare nulla. Facciamo in modo che la forza dello Stato impedisca le loro perverse azioni. Con questo provvedimento inaspriamo le pene per i reati di violenza sessuale; introduciamo i delitti di revenge porn e di sfregio del volto, quest'ultimo punito con quattordici anni di reclusione.
Finalmente inauguriamo una corsia preferenziale per chi soffre nel silenzio - questa è la vera novità - che porterà quindi le persone offese a essere ascoltate subito entro tre giorni. Altro che fuoco di paglia! Impediamo che si celebrino matrimoni precoci e forzati, stretti con l'inganno e la sopraffazione: al riguardo ringrazio il ministro Stefani, presente oggi in Aula, per la battaglia che ha portato avanti per prima anche nella scorsa legislatura.
Dopo aver votato non dimentichiamoci di quello che dovremmo fare domani. Non dimentichiamoci di ascoltare, vigilare, educare, cercare di prevenire e reprimere. Non permettiamo che passino altri anni prima che lo Stato si accorga che qualcosa non va. Oggi intanto possiamo fornire strumenti anche agli operatori dello Stato, strumenti migliori per aiutare chi soffre. Facciamolo con convinzione, senza polemiche strumentali. È questa una guerra non contro qualcuno, ma a difesa di chi soffre. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Minuto. Ne ha facoltà.
MINUTO (FI-BP). Signor Presidente, la prima cosa che ho pensato quando ho letto le disposizioni del disegno di legge in esame è stata ricollegare le norme in esso contenute a fatti che conoscevo della cronaca del mio territorio. Allora la domanda che mi sono posta è se queste nuove norme avrebbero potuto o potrebbero evitare quegli episodi finiti nelle pagine nere dei quotidiani e dei telegiornali.
È difficile dare un'opinione univoca, una risposta certa, ma sicuramente queste norme rappresentano un ulteriore passo verso la più opportuna identificazione delle norme penali nel rito penale di tali fattispecie odiosissime in danno alle donne, ma soprattutto alle ragazze. Le donne sono sempre più spesso il soggetto più debole: facile da colpire e difficile da difendere. Pertanto, una sempre migliore puntualizzazione dell'apparato sanzionatorio penale probabilmente non farà diminuire i reati, ma potrà aiutare le vittime a tutelarsi meglio.
Serve un enorme passo culturale in avanti e - se volete - in alto, che valorizzi la donna come soggetto sempre più indispensabile alla crescita della nostra società. È però necessario sancire come gravissimi alcuni atteggiamenti contro le donne ed è importante farlo per aiutare a creare quella cultura di rispetto della donna, perché è proprio con quei casi di cronaca che bisogna confrontarsi. A Molfetta, sette anni fa, una quattordicenne venne braccata da otto giovani (la metà dei quali minorenni), trascinata all'interno dell'anfiteatro cittadino e abusata da quattro di loro. Tale episodio venne denunciato con sei mesi di grave ritardo, durante i quali le persecuzioni per strada del branco continuarono proprio come se non fosse successo nulla di grave. Ci sono stati due processi: il primo, a carico dei maggiorenni, è finito in primo grado con quattro anni e due mesi di condanna e una provvisionale di 50.000 euro mai versata; l'altro, a carico dei minorenni, con una condanna di due anni e nove mesi, per avere i più giovani assistito impassibili alle violenze. Il quarto giovane, invece, ha scontato due anni di messa alla prova in cui ha fatto un po' di volontariato. In questo caso la parola «scontato» sembra assolutamente inadeguata. Certamente, quel tipo di pena non è un deterrente: non è quella una punizione che induce un giovane a capire la gravità del gesto commesso; e non lo è per il colpevole e nemmeno per qualche suo coetaneo che potrebbe considerare quella violenza un fatto ritenuto non grave.
Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,45)
(Segue MINUTO). È questo il motivo per cui il presente disegno di legge, che oggi va ad integrare le sanzioni e identifica nella loro piena gravità alcuni atti di violenza contro le donne, può segnare un ulteriore passo in avanti. Ora la pena per la violenza di gruppo - ad esempio - viene aumentata e c'è la procedibilità d'ufficio per gli atti sessuali con minorenne. Certamente si migliora il quadro normativo, ma mancano ancora norme che identifichino il giusto risarcimento. Manca ancora l'individuazione di un supporto adeguato per le vittime. Soprattutto serve un maggiore sostegno per le famiglie meno attrezzate da un punto di vista culturale, magari più povere, e per tutti i soggetti più bisognosi.
Vorrei ricollegarmi a un altro fatto di cronaca, avvenuto nella mia città poco tempo fa, che ha riguardato la diffusione di immagini sessuali sui social network senza il consenso della vittima. La giovane venne ripresa dal fidanzato, senza consenso, durante un atto sessuale e lo stesso fidanzato mise il video in rete e quel video venne trasmesso da un altro soggetto agli studenti, accompagnato da scritte offensive che riguardavano la ragazza. Protagonisti e vittima sono minorenni. I due imputati hanno visto il reato estinto dinanzi al tribunale per i minorenni di Bari, dopo un percorso di messa alla prova di un anno e mezzo, attraverso il solito percorso di volontariato. La ragazza non ha avuto alcun risarcimento in sede penale e dovrà provare ora ad averlo in sede civile. Su questo secondo punto il disegno di legge alla nostra attenzione introduce l'apposito reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. Peraltro, il contrasto al cosiddetto revenge porn è proprio una proposta della mia parte politica, che sul tema, sia alla Camera che al Senato, ha dimostrato grande sensibilità.
I miglioramenti alla normativa a tutela delle vittime di violenza sono tanti e diffusi in un tessuto normativo che va fortunatamente sempre più completandosi. Ripeto, però, che, proprio prendendo spunto dalle norme che riguardano la violenza sui minori, bisogna partire dalle scuole e insegnare ai ragazzi la gravità di certi atteggiamenti, integrando le ore di insegnamento scolastico con l'educazione e la sensibilizzazione sui temi in questione. Le norme e la gravità di alcuni atteggiamenti vanno insegnati ai ragazzi per renderli consapevoli di quello che fanno e di quello che non devono fare. L'insegnamento e la consapevolezza di dove sta il confine tra il lecito e il non lecito è il migliore esempio per evitare il ripetersi degli episodi di violenza e di sopraffazione verso le ragazze, soprattutto verso quelle più giovani. Questo è anche il modo più consapevole per evitare che i ragazzi possano praticare episodi di violenza contro le donne una volta che diventeranno adulti.
In conclusione, buone sono le intenzioni del disegno di legge al nostro esame, che introduce il cosiddetto codice rosso, ma non collimano purtroppo con la realtà. Nel codice di procedura penale italiano, se non è prevista la sanzione della mancata ottemperanza a un obbligo imposto dalla norma, è come se l'obbligo non esistesse. Faccio un esempio banale: se c'è un divieto di parcheggio in doppia fila e io continuo a parcheggiare in doppia fila, se non mi viene fatta una multa e applicata una sanzione, continuerò a parcheggiare in doppia fila. Analogamente, se il pubblico ministero non dovesse ottemperare nei giorni previsti dalla norma, come è indicato appunto nel codice rosso, anche il pubblico ministero dovrà essere sanzionato. Solo così possiamo fare dei passi seri.
Noi di Forza Italia probabilmente in futuro presenteremo un disegno di legge in materia, perché bisogna risolvere siffatti problemi. Quando ascolto le mamme delle ragazze coinvolte, rabbrividisco e non ho risposte da dare loro, quando noi invece siamo qui per darne. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. Approfitto per dire che il Gruppo del MoVimento 5 Stelle ha segnalato che gli iscritti a parlare dello stesso Gruppo hanno nove minuti a disposizione. In realtà, voglio avvisare i colleghi e le colleghe che è un tempo indicativo e - come previsto dal Regolamento - hanno diritto a parlare per dieci minuti, benché il Gruppo ne abbia indicati nove in maniera preventiva.
È iscritta a parlare la senatrice Piarulli. Ne ha facoltà.
PIARULLI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è violenza contro le donne ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, psicologica o sessuale per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà.
La piaga della violenza di genere non è soltanto sociale, ma è anche culturale. Quindici anni fa, per la prima volta, veniva utilizzato il termine «femminicidio» per inquadrare, sotto il profilo sociologico, l'omicidio commesso nei confronti di una donna come una violenza di genere, come un omicidio nei confronti della donna perpetrato in quanto donna, come un atto criminale commesso dall'uomo in conseguenza del mancato assoggettamento fisico o psicologico della vittima; vessazioni psicologiche, ricatti economici, minacce, molestie sessuali, persecuzioni compiute da un uomo contro una donna in quanto donna; azioni quasi sempre ripetute nel tempo, compiute da uomini molto diversi tra loro per età, condizione sociale, livello di istruzione, nazionalità, religione; non da mostri e di solito neanche da sconosciuti: i partner e gli ex partner compiono più frequentemente tutte le forme di violenza fisica rilevate e sono responsabili della maggioranza degli stupri. Come dimostrato dai dati statistici ufficiali e dalle numerose richieste di aiuto delle vittime di violenza domestica, stalking o abusi sessuali presso gli appositi centri di ascolto dislocati sul territorio nazionale, si tratta di un fenomeno in costante crescita. L'ultimo episodio ha riguardato una donna, Debora.
Formazione, consapevolezza e sensibilizzazione devono essere i tre pilastri sui quali erigere una nuova società che possa garantire alle donne una vita libera da violenze e discriminazioni. Non è più accettabile che una donna su tre in Italia debba subire una qualche forma di violenza fisica, sessuale e psicologica, da quelle considerate meno gravi - almeno nella misura in cui non implicano danni permanenti - a quelle in cui si arriva a un'aggressione mortale.
«L'assassino non bussa, ha le chiavi di casa» era la frase agghiacciante ma quanto mai veritiera che si poteva leggere a una manifestazione di qualche anno fa. Non è più accettabile che a monte di tragedie del genere vi siano una sottovalutazione del rischio o un deficit di conoscenza dei centri a cui rivolgersi da parte della vittima o, ancora, un mancato intervento da parte delle strutture o istituzioni competenti, o Forze dell'ordine.
Per invertire la rotta, serve costruire a protezione delle donne vittime di violenze una rete unica, composta da Forze dell'ordine, magistrati, assistenti sociali, medici, associazioni di volontariato, operatori dell'informazione, educatori, famiglie e psicologi.
Per combattere questa piaga, che vede l'intera società come vittima, è necessario agire in termini di prevenzione prima di tutto culturale, partendo dalla sensibilizzazione nelle scuole per poi arrivare alla repressione inasprendo le pene.
Il disegno di legge in esame ha questi principi; si pone come tassello fondamentale nella lotta preventiva al fenomeno della violenza di genere denominato, appunto, codice rosso, come in ospedale quando ci si reca per un'emergenza: adesso, quando una donna decide con grande fatica ed enorme coraggio di rivolgersi allo Stato e chiedere aiuto, magari per denunciare una violenza domestica subita, ha necessità di avere una corsia preferenziale. L'agente o il pubblico ufficiale, ricevuta la denuncia, dovrà immediatamente darne comunicazione al pubblico ministero senza alcuna discrezionalità sulla valutazione dell'urgenza o meno. Questi avrà poi l'obbligo entro tre giorni di ascoltare il denunciante, così come la polizia giudiziaria dovrà dare massima priorità all'indagine.
È certamente importante l'introduzione, all'articolo 7, comma 1, del reato di deformazione dell'aspetto mediante lesioni permanenti al viso, che comporterà un'osservazione scientifica della personalità pari a un anno e a ciò conseguirà anche l'emissione di benefici premiali solo dopo minimo un anno.
È importante che la giustizia venga percepita dai cittadini come un settore in cui lo Stato investe e a cui viene incontro ancor prima che il reato venga commesso.
Vorrei concludere il mio intervento con un appello a tutte le donne vittime di abusi, invitandole a denunciare i propri vessatori. Non abbiate paura: lo Stato è più forte oggi di qualsiasi violenza che abbiate subito e adesso è al vostro fianco con ogni mezzo a sua disposizione. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà.
GINETTI (PD). Signor Presidente, il provvedimento all'esame dell'Assemblea interviene in un ambito molto complesso e delicato, quale quello dei maltrattamenti e delle violenze domestiche e di genere, per provare a ricucire spazi di una rete di previsioni normative che si sono susseguite negli anni - intensificate dagli anni Novanta - tutte mirate a superare un modello giuridico che relegava violenze e discriminazioni nei confronti delle donne in uno spazio di tutela troppo ridotto e marginale rispetto alla più generale tutela dei diritti della persona.
Era quindi necessario superare quell'impostazione culturale, ancor prima che normativa, che non riconosce la parità tra uomini e donne nei rapporti in famiglia, di lavoro e sociali.
Nel corso della scorsa legislatura abbiamo riservato al tema una grande attenzione. Abbiamo provveduto alla ratifica della Convenzione di Istanbul, che qualifica la violenza contro le donne come violazione dei diritti umani. Siamo poi intervenuti con il decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, a tutela dei figli che assistono alle violenze in famiglia e degli orfani di femminicidio, in fase processuale, così come in tema di successione ereditaria. Si tratta di temi che - a nostro parere - hanno sempre più bisogno di un monitoraggio costante in riferimento all'efficacia delle norme introdotte, ma anche del supporto e del contributo di professionisti che, nelle diverse competenze, si occupano oggi di violenza e maltrattamenti di genere, da formare e specializzare: dai giudici, ai centri antiviolenza, alle altre forme di protezione e prevenzione.
In tale ottica, signor Presidente, il disegno di legge n. 1200, di iniziativa governativa, a nostro parere - è stato già detto - avrebbe potuto coordinarsi in maniera più evidente con il lavoro che stiamo portando avanti in sede di Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, per inserire quegli emendamenti che senz'altro avrebbero arricchito e completato il quadro proposto dal Governo. Questo - temo - porterà a dover mettere mano al sistema giuridico introdotto in quanto incompleto e inefficace.
Nel merito, il disegno di legge, con i suoi 21 articoli, interviene sul codice di procedura penale, al fine di velocizzare l'instaurazione del procedimento penale e accelerare l'eventuale adozione di protezione delle vittime e di formazione della prova.
Il provvedimento introduce nuove fattispecie di reato che abbiamo condiviso, in particolare contro la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, lesioni personali aggravate e deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, anche sul solco di una nostra specifica proposta di legge.
Allo stesso modo, è nostra la proposta, presentata fin dalla scorsa legislatura, per l'introduzione del reato di matrimonio forzato e precoce, che si sta affermando pericolosamente anche nel nostro territorio, quando il matrimonio da combinato diventa forzato, trascinando giovani donne in situazioni di violenza e rischio di gravidanze precoci, maltrattamenti, sottomissioni fisiche e ricatti morali di esclusione sociale e isolamento, ma anche di morte. Questa è stata la sorte di giovani studentesse ricondotte con forza nei Paesi di origine e uccise, perché non obbedienti, per mano di fratelli e padri. Per questo la nostra proposta prevedeva pene principali e relative pene accessorie ben più severe per un reato che nasconde in sé, oltre alla costrizione, la violenza sessuale e i maltrattamenti di spose bambine. Stiamo parlando di figli che subiscono i danni diretti o collaterali della violenza in famiglia; figli di rapporti malati nutriti di rabbia e brutalità; vittime di un amore che non c'è, ovvero di violenza assistita, alla presenza dei figli nell'82 per cento dei casi.
Si tratta di una catena di odio che rischia di alimentarsi all'infinito e che è necessario interrompere, a partire da una forte condanna sociale e dal ripudio di un linguaggio che fa apparire normale ciò che normale non è; parole che denigrano le donne sui social, sulla carta stampata, nelle aule di tribunale; parole di giornalisti, come dell'uomo qualunque, ma anche linguaggio dei politici, un linguaggio non solo discriminatorio, ma offensivo e degradante, che la rete dei social amplifica, rischiando di certificare come normale e di uso comune l'insulto contro le donne, sintomo di una pericolosa deriva sessista.
In tale quadro condividiamo il tentativo di eliminare quell'area di rischio che è rappresentata per la donna che denuncia dal tempo che intercorre tra l'acquisizione della notizia di reato e la successiva applicazione di una misura coercitiva, ma soprattutto di quelle misure che consentano alle donne di rimanere nella propria abitazione, anziché dover scappare e cercare protezione. Questi tempi, dunque, devono necessariamente essere compressi.
Forti perplessità rimangono, tuttavia, sull'efficacia dell'obbligo di interrogare la vittima entro il termine perentorio dei tre giorni, quando molti uffici giudiziari, soprattutto minori, non hanno a disposizione personale, in particolare specializzato. Per questo ritenevamo che l'iscrizione a ruolo con priorità e modalità protette di trattazione fosse il tema da definire con maggior attenzione, oltre alla necessità di interventi tempestivi rispetto alla misura coercitiva dell'allontanamento e all'arresto obbligatorio, anche in assenza di flagranza, con arresti e sanzioni necessari, inoltre, per chi violi le misure di prevenzione e di allontanamento, perché senza sanzione non esiste obbligo e non vi è tutela. Ci sono dunque spazi ancora da riempire.
Avrei voluto inoltre che, in tema di procedibilità, fosse approvata la proposta a mia prima firma di estendere a un anno l'attuale termine di sei mesi entro cui una donna può presentare denuncia per una violenza subita. Tale previsione, che non avrebbe impedito comunque di agire nell'immediatezza, avrebbe garantito il diritto alla giustizia anche quando fosse trascorso quel tempo in cui il dolore del danno subito, la vergogna e la solitudine non lasciano alla vittima la forza di trasformare la rabbia in azione giuridica.
Oggi più donne denunciano e tentano di uscire dall'invisibilità, ma il tema centrale rimane la tutela dei figli che subiscono o assistono a violenze in famiglia. Il conflitto di separazione cela spesso contrasti e violenze, da riconoscere e far emergere. Per questo condividiamo la previsione che lega gli atti del processo civile a quello penale, nell'interesse dei minori e nella definizione della responsabilità genitoriale.
I reati di violenza contro le donne - e concludo - aumentano, mentre il numero di reati in generale diminuisce: sintomo che c'è ancora molto terreno su cui come legislatori siamo chiamati a continuare a impegnarci sul fronte della protezione delle donne, perché anche questa è sicurezza cui lo Stato non può abdicare. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà.
DAL MAS (FI-BP). Signor Presidente, colleghi, signori rappresentanti del Governo, discutiamo oggi un provvedimento recante: «Modifica al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere». Mi piacerebbe aggiungere «senza distinzione di genere», come spiegherò nel corso del mio intervento.
In realtà questo provvedimento, che è stato licenziato dalla Camera dei deputati il 3 aprile, con un consenso allora consistente, ha visto l'introduzione di quattro nuove fattispecie penali; tra queste spicca, in particolare, di stridente attualità il cosiddetto revenge porn¸ vale a dire la diffusione non consensuale di immagini attinenti alla sfera intima e privata, oltre ad altri delitti come quello relativo al divieto di avvicinamento, la cui natura è assolutamente discutibile perché contiene in sé la violazione di una norma cautelare, e il codice di procedura penale ci dice già che cosa si deve fare, che cosa l'autorità giudiziaria può fare quando viene violata la misura cautelare.
Poi abbiamo l'introduzione del delitto di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti, che inasprisce figure come lo sfregio permanente al viso. Nel nostro ordinamento ci sono già figure o reati che evidentemente lo richiamano, ma il legislatore, attraverso un'ampia maggioranza, ha ritenuto che fosse necessario introdurre l'articolo 583-quinquies.
È inoltre prevista la modifica al codice di procedura penale, nell'intento di velocizzare i procedimenti. Le audizioni delle procure, degli avvocati, degli esperti e degli operatori del diritto delle varie associazioni che abbiamo svolto hanno messo in evidenza alcuni pericoli o insidie insite in questa normativa: ad esempio, la questione dei tre giorni, ossia l'obbligo di sentire, da parte del pubblico ministero, la persona offesa o la persona vittima, entro tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato, che evidentemente espone, vista la particolarità e la tipologia delle fattispecie di cui stiamo parlando, le persone offese o le vittime a possibili rischi o potenziali aggravamenti della loro situazione.
C'è una questione che, a mio avviso, non è stata sufficientemente esplorata. A fronte di un atteggiamento tetragono della maggioranza, che ha respinto tutti gli emendamenti di Forza Italia, del PD e in generale delle opposizioni, vi abbiamo invitato a riflettere sulla differenza di trattamento tra primo e secondo comma dell'articolo 612-ter di nuova introduzione. Mi riferisco alla distinzione tra la prima distribuzione delle immagini vietate non consensuali e la seconda distribuzione, per la quale addirittura prevedete il dolo specifico. La previsione del dolo specifico rafforza in noi la convinzione che questa previsione possa costituire una facile scappatoia per coloro i quali contribuiscono a diffondere queste immagini nella Rete, nel web, sui social. L'effetto potrebbe quindi essere contrario - non c'è certezza né c'è evidenza di casistica - allo spirito che ha suggerito l'introduzione di questa fattispecie.
Sempre in ordine all'articolo 612-ter, c'è una questione rispetto alla quale abbiamo proposto uno specifico emendamento, che consiste nel fatto che ci siamo accorti che non è prevista una circostanza ad effetto speciale quando vittime sono i minori. Su questo il dubbio ci è venuto perché esiste una clausola di salvaguardia nella norma, quando si dice «salvo che il fatto costituisca più grave reato», ma la Cassazione ha recentemente stabilito che l'immagine immessa nella Rete da parte dello stesso minore, come accade nella stragrande maggioranza dei casi, non costituisce che l'ipotesi meno grave di cui all'articolo 600-ter, terzo comma, cioè della pedopornografia, che in questo caso verrebbe assorbita nel primo comma del nuovo articolo 612-ter. Quindi non c'è un'aggravante di fatto quando la vittima è un minore: questo perché, nella fretta sulla spinta che c'è stata per introdurre nei lavori alla Camera questo problema, probabilmente non si è riflettuto in modo adeguato su alcuni aspetti. È evidente che la pur pregevole previsione di una norma che va a colpire questi comportamenti corre il rischio di essere, agli effetti, inefficace.
C'è un tema complicatissimo che riguarda le responsabilità che ci sono nel mondo della Rete, dei cosiddetti provider e della diffusione di queste immagini che non conoscono, purtroppo, oblio e il provvedimento che andiamo a licenziare non consente di introdurre strumenti per fermare ciò che entra nella rete. I casi eclatanti, pertanto, come quelli della povera Tiziana Cantone sono destinati a essere trascurati dal provvedimento, perché è vero che interveniamo prevedendo una fattispecie penale nuova e che inaspriamo le sanzioni, ma è anche vero che nell'ambito del provvedimento non colleghiamo tutti gli aspetti della procedura penale che andiamo a modificare con lo stesso articolo 612-ter, in quanto alla Camera l'avete approvato dopo. Anche in Commissione vi abbiamo detto che dovete prevedere l'estensione e il coordinamento di questa norma.
La questione della responsabilità non è secondaria. Non può essere una responsabilità preventiva di chi controlla la Rete, di chi controlla un blog, cioè di chi ha la responsabilità dell'uploading. La Cassazione ci ha detto che questo non è possibile, però si è prodotta recentemente una interessante giurisprudenza, che vorrei citare. C'è una sentenza proprio in tema di diffamazione e di blog dalla quale dovremmo partire e il legislatore dovrebbe pensare che c'è un vuoto da colmare in ordine alle responsabilità della Rete, dei blogger e dei provider, situazione che genera un difficile controllo inibitorio, se non successivo, di fatti lesivi dell'immagine. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà.
PILLON (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello in esame è un provvedimento equilibrato: abbiamo avuto il coraggio di lasciare fuori dal campo le ideologie e abbiamo puntato a ottenere qualcosa di veramente efficace per le famiglie italiane.
È stata ottima, quindi, la scelta - che, viceversa, le opposizioni contestano - di respingere tutti gli emendamenti che avevano un alto tasso di ideologia. La questione è troppo delicata per consegnarla a una sterile contrapposizione «maschi contro femmine». Questa è una narrazione che viene da una visione imposta alla società dai tempi di Engels. Non è così. Qui abbiamo semplicemente delinquenti che debbono essere messi in condizione di non nuocere e vittime che debbono trovare giusta soddisfazione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Respingiamo, quindi, al mittente le accuse che ci vengono mosse dall'opposizione e, in particolare, dal Partito Democratico. Cari amici del Partito Democratico, so perfettamente che alcune culture hanno una idea di donna che è diametralmente opposta alla nostra. Sono proprio quelle culture che noi cerchiamo di fermare e che, invece, voi introducete in Italia con barche, barconi, barchini, navi e quant'altro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Chi usa la violenza non lo fa, come dicevo poc'anzi, perché maschio o perché femmina, ma perché delinquente.
Entriamo nel merito del provvedimento. Il primo argomento che mi convince è l'imposizione di un termine chiaro di tre giorni che il pubblico ministero deve rispettare per incontrare la vittima del reato. Il termine è molto buono, a nostro avviso, per due ragioni. In primo luogo perché va incontro alle esigenze della vittima, che si sente accolta, si sente considerata e trova lo Stato al suo fianco, che si rende visibile nella persona del pubblico ministero. Inoltre, questo è anche un forte deterrente per il soggetto delinquente, per il colpevole, perché sa che quel procedimento seguirà un corso particolarmente accelerato e questo certamente potrà aiutare a dissuadere dalla commissione di questi gravi delitti. Tuttavia, l'incontro così rapido con il pubblico ministero coglie anche un altro obiettivo, che è quello di scoraggiare un fenomeno che è purtroppo alquanto diffuso nel nostro Paese e che è altrettanto grave, cioè quello delle false accuse. Il fatto che la persona denunciante sia immediatamente sottoposta al vaglio della pubblica accusa può ulteriormente aiutare a discernere, con sufficiente celerità, quelle che rischiano di essere false accuse e che purtroppo, come ripeto, sono state in molti casi segnalate come numerose, anche nel nostro Paese.
Faccio poi un esempio molto legato a quelle subculture di cui parlavamo prima: nel provvedimento c'è una chiara e decisa posizione dello Stato contro il delitto di costrizione al matrimonio, per arrestare il fenomeno delle cosiddette spose bambine. Su questo devo dire che l'instancabile lavoro della presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, Stefania Pucciarelli, ha certamente trovato nel disegno di legge in esame una degna cornice. È molto significativo che un fenomeno così abbondante in termini numerici - a livello planetario stiamo parlando di 12 milioni di bambine, di minorenni che ogni anno sono costrette al matrimonio - ancora oggi, in Italia, non abbia alcun tipo di monitoraggio. Non sappiamo quante siano, in Italia, le minorenni costrette al matrimonio e quindi intervenire in modo efficace, utilizzando lo strumento della leva penale, è assolutamente doveroso.
Un altro fenomeno che la normativa al nostro esame si pone l'obiettivo di stroncare è quello del revenge porn e anche questa misura incontra il nostro più assoluto favore. Il fatto che siano comminati fino a sei anni di reclusione a chiunque diffonda immagini, che sono state raccolte nell'intimità delle persone, quindi in un momento di grande fiducia e anche di grande fragilità, che poi vengono utilizzate per fare del male all'altro e per colpirlo nella propria dignità, è qualcosa che, come abbiamo apprezzato nei casi di cronaca anche recente, purtroppo ha effetti devastanti sulla vita delle persone. Non ultimo, ricordo il caso che ha coinvolto una nostra collega parlamentare della Camera dei deputati, alla quale va tutta la nostra solidarietà.
È molto importante ribadire che la norma di cui stiamo parlando e che ci apprestiamo ad approvare interviene anche sulla questione degli sfregi. Tra l'altro, si tratta di una questione che, più delle altre, non conosce una specifica attribuzione dal punto di vista del genere, perché sappiamo che vengono colpiti donne e uomini in egual misura: ricordo, ad esempio, il caso di Giuseppe Morgante oppure il famoso caso di Gessica Notaro. Il fatto di portare da otto a quattordici anni di reclusione la pena per episodi di tale gravità e violenza inaudita, che segnano una persona per tutta la vita, è certamente un aspetto molto qualificante della normativa in esame.
Valuto molto positivamente anche che sia fatto obbligo al pubblico ministero di comunicare quando sia intervenuta la scarcerazione dell'aggressore: tale comunicazione deve essere fatta alla vittima, in modo tale che possa azionare tutto quanto è necessario per mettersi nuovamente al sicuro. D'altra parte, è altrettanto utile la previsione che tutti gli atti vengano trasmessi al giudice civile, che sta decidendo la causa di separazione o divorzio. Peraltro ciò già accade normalmente, perché sono gli avvocati a produrli in giudizio, ma il fatto che debba esserci una trasmissione d'ufficio è certamente positivo.
Personalmente non mi convince, invece, l'articolo 4 del disegno di legge che stiamo per approvare e che voterò comunque, ma che spero possa essere oggetto di un ripensamento in futuro. Si tratta dell'istituzione del nuovo reato di violazione della misura cautelare; questo sia perché le misure cautelari in quanto tali sono già sottoposte al regime dell'articolo 276 del codice di procedura penale e quindi già trovano naturalmente un loro aggravamento, che arriva fino alla custodia cautelare in carcere, quando viene violata una misura meno afflittiva; sia, e ancora più, perché le misure più afflittive - sto pensando agli arresti domiciliari - già prevedono una sanzione penale nel reato di cui all'articolo 385 del codice penale, che è il reato di evasione. Caricare una misura cautelare anche di una sanzione penale nel caso di sua violazione mi pare una ingiustificabile duplicazione. L'applicazione di questa norma ci dirà se avevo ragione io oppure se la norma, in ogni caso, andava bene così.
In buona sostanza, si tratta di una norma utile, doverosa, che questo Parlamento deve approvare.
In conclusione, respingo al mittente anche le ultime accuse che sono state mosse dalla relatrice di minoranza, che non ha perso l'occasione per accusare il Ministro dell'interno di sessismo nei confronti di Carola Rackete, nota comandante della barca che ha portato qui persone contro la precisa volontà del nostro Paese, violando per tre volte l'«alt» dato dalla polizia giudiziaria e da una nave da guerra. Ecco, il fatto che il Ministro dell'interno abbia definito quella persona «delinquente» non ha niente a che fare con il sessismo, ma ha semplicemente a che fare con il diritto penale. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà.
MODENA (FI-BP). Signor Presidente, Governo, colleghi, vorrei spendere questi dieci minuti per spiegare il motivo per cui a mio avviso la maggioranza avrebbe dovuto sfruttare il tempo per migliorare il testo, non solo per quello che sarà detto sicuramente domani in sede di esame degli emendamenti, ma soprattutto per il contributo che ha consegnato alla Commissione il Comando generale dell'Arma dei carabinieri, che probabilmente non è stato esaminato con la dovuta attenzione, ma che a mio avviso spiega bene cosa serva in tema di prevenzione del cosiddetto femminicidio, della violenza domestica e della violenza di genere.
Faccio una brevissima premessa. Questo codice rosso fu annunciato dal presidente Conte alle agenzie di stampa il 25 novembre dell'anno scorso; è stato presentato come disegno di legge alla Camera il 17 dicembre 2018, approvato il 3 aprile 2019, trasmesso al Senato l'8 aprile. Dopodiché si è incagliato - se posso usare questo termine - in Commissione bilancio. C'è voluto un po' per partorire il parere con riferimento alle risorse e il risultato è sotto gli occhi di tutti: una normativa che deve essere posta in essere dalle strutture giuridiche, dai pm e dalle Forze dell'ordine con una clausola di invarianza economica e finanziaria.
Pertanto si individua come deterrente solo la tempistica e altri aspetti, su cui ci soffermeremo domani in sede di esame degli emendamenti, ma il dato di fatto è che per questa normativa, strombazzata a destra e a manca, le risorse finanziarie non ci sono, se si esclude il fondo per le vittime, grazie peraltro all'attività che è stata svolta alla Camera dalla vice presidente Carfagna.
Perché sottolineo la questione dei tempi, oltre a quella economica? Perché i Carabinieri - torno a parlare di quello che hanno detto in sede di audizioni, perché penso sia un punto fondamentale - hanno portato la loro esperienza. Grazie a un'iniziativa del Dipartimento per le pari opportunità del 2009 (quando c'era il Governo di centrodestra ed eravamo al Governo insieme agli amici della Lega), fu affidato all'Arma dei carabinieri un monitoraggio sulle violenze perpetrate. L'Arma dei carabinieri ha sviluppato, sulla base di ciò, una rete di ascolto e soprattutto una sezione degli atti persecutori, svolgendo un'attività di monitoraggio, creando una rete nazionale di ufficiali di polizia giudiziaria specializzati, un vademecum, momenti di ascolto e soprattutto procedure operative che permettono, attraverso personale formato (parliamo di 7.500 ufficiali), un approccio e un intervento immediati.
Cosa dicono i Carabinieri, che sono poi quelli a cui una donna si rivolge? Chi di voi ha un minimo di esperienza sa benissimo che, se c'è un problema, chiunque dice di andare dai Carabinieri, per fare una denuncia o per allertarli. I Carabinieri, a proposito di questa legge, ci dicono - ovviamente con molta cortesia e spero che l'Assemblea e i relatori, domani, rianalizzino il testo delle loro dichiarazioni - che quello che serve è soprattutto l'implementazione delle misure precautelari, cioè l'allontanamento d'urgenza dalla casa familiare, ciò che loro definiscono la protezione anticipata, che non si ottiene con questa normativa, dal momento che essa interviene quando c'è la flagranza di reato. Inoltre, essi ritengono che questo tipo di provvedimento debba tener conto delle sperimentazioni e di quanto fatto, soprattutto a tutela delle donne, in termini di monitoraggio della casistica, perché si tratta di un lavoro avviato che è stato fatto sul campo.
Credo che in discussione generale debba essere rivolto un invito caloroso alla maggioranza perché riveda una serie di passaggi di questa normativa, che presenta aspetti positivi, come abbiamo detto, ma anche aspetti che alla fine rischiano di essere esclusivamente un annuncio, uno spot (come giustamente viene definito). Il sottosegretario Morrone, che vedo sempre presente in Commissione per questi lavori, ha detto che l'importante per il Governo, che ha presentato questo codice rosso, è che le cose siano fatte. Io penso che il concetto che le cose vadano fatte sia un concetto sano, perché in questo Paese si pensa che la politica non faccia nulla, però il concetto sano delle cose fatte deve essere accompagnato da un avverbio, cioè le cose devono essere fatte «bene». (Applausi dal Gruppo FI-BP). Se noi facciamo una cosa in fretta, senza che vi sia stata la possibilità di apportare modifiche in Commissione, nonostante sollecitazioni importanti (credo che quelle dell'Arma siano fra le più importanti in assoluto), vuol dire che noi facciamo sì una cosa, ma non la facciamo bene. Questo è particolarmente grave con riferimento alla normativa in discussione, perché il tempo c'è stato, cioè dall'annuncio del presidente del consiglio Conte di novembre alla giornata di oggi, che è di metà luglio, sicuramente le modalità per approfondire e migliorare il testo il Senato le aveva.
Concludo pertanto il mio intervento con una richiesta che rivolgo con grande determinazione dal punto di vista istituzionale degli obiettivi che vanno raggiunti. Chiedo alle forze di maggioranza, che in Commissione hanno ritenuto di bocciare tutti gli emendamenti, di aprire una riflessione nella giornata di domani. Abbiamo visto orribili maxiemendamenti in provvedimenti importanti; penso che nella giornata di domani potremmo vedere qualche buon emendamento, magari da parte dei relatori, che ripensi alcune parti di questa normativa e le migliori, oppure semplicemente approvare gli emendamenti nuovamente presentati in Aula che esamineremo sempre nella giornata di domani. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà.
VONO (M5S). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatrici e senatori, oggi discutiamo del cosiddetto codice rosso, un provvedimento di contrasto alla violenza domestica e di genere, quella violenza perpetrata nella maggior parte dei casi contro le donne ei minori; quella violenza ambigua che molto spesso viene adombrata da quell'alone di tutela e di protezione delle vittime da parte dei colpevoli; quella violenza che non si riconosce subito, perché esercitata sulla psiche dei soggetti e che arriva a configurarsi come una schiavitù di azioni e di pensiero.
Con il disegno di legge in esame, che introduce diverse modifiche al codice penale e di procedura penale, si prevede una corsia preferenziale per le indagini che riguardano i reati di maltrattamenti, violenza sessuale, stalking e lesioni commesse in contesti familiari o nell'ambito di relazioni di convivenza.
Una delle prime novità introdotte dalla normativa è che la vittima che denuncia deve essere sentita dal pubblico ministero entro tre giorni dall'iscrizione dei fatti denunciati nel registro delle notizie di reato. Si tratta di una novità importante perché se anche è vero che la vittima ha bisogno di tempo per esprimere il proprio disagio, è altrettanto vero che il tempo non sempre cura le ferite in meglio, ma permette in questi casi alle ferite di rimarginarsi solo per poter affrontare ancora e in modo inerme dolori più forti e questo va tutto a favore dei colpevoli, che approfittano del tempo che passa per sottomettere sempre più le loro vittime.
La norma, tenendo conto che in alcuni casi la celerità potrebbe non produrre buoni risultati investigativi, ha introdotto la possibilità di deroga nei casi di imprescindibili esigenze di tutela dei minori o della riservatezza delle indagini a tutela della persona offesa. Tale deroga non deve e non può una regola, proprio per evitare che tutto resti come è stato finora, con indagini che si affievoliscono nella speranza che la questione si risolva da sé senza sfociare in un dramma.
Con il presente disegno di legge viene introdotto un canale prioritario nella fase successiva alla denuncia, fissando tempi stretti e determinati, senza possibilità di quell'ampia discrezionalità consentita agli operatori del settore (fino ad oggi nemmeno preparati a far fronte a determinati reati) di decidere a quale indagine, se e come dare priorità. Da questo momento nessuna indagine potrà chiudersi formalmente senza aver sentito la persona offesa e aver svolto un minimo di accertamenti e approfondimenti per acquisire le fonti di prova, per valutare in concreto il pericolo occorso alla vittima e per adottare le misure cautelari richieste dal pubblico ministero e disposte dal giudice delle indagini preliminari.
Nei casi di violenza disciplinati dal disegno di legge in discussione viene focalizzata l'attenzione sui provvedimenti che il giudice prenderà nell'immediato senza perdersi nelle lungaggini del processo. Si interviene con fermezza anche in materia di prevenzione, che è il punto cardine da cui partire per affrontare il fenomeno, disponendo corsi professionali di formazione per le Forze dell'ordine che esercitano funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria. Riguardo alla prevenzione di questo tipo di violenze la nuova disposizione introdotta all'articolo 165 del codice penale prevede che la sospensione condizionale della pena venga subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero per i soggetti condannati per i reati di violenza di genere, con oneri a loro carico.
Ancora, per i condannati per delitti sessuali in danno dei minori la possibilità di sottoporsi ad un trattamento psicologico con finalità di recupero e, infine, l'inserimento del delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi nell'elenco dei delitti che consentono l'applicazione di tali misure agli indiziati. La legge non può infatti solo punire, ma deve prevedere e mettere in campo tutti gli strumenti per la riabilitazione anche di chi ha commesso reati, soprattutto a tutela delle vittime che potrebbero continuare, senza un valido sistema di prevenzione e riabilitazione del colpevole, a subire violenze.
E qui mi piace sottolineare l'ampio sguardo con cui questo disegno di legge ha esaminato la questione della violenza domestica e di genere, senza soffermarsi solo sulla funzione punitiva, ma cercando di andare al cuore del problema vagliando più ipotesi di intervento in grado di influire efficacemente per un contrasto reale alle situazioni di violenza.
Non mi soffermo nei dettagli delle modifiche alla normativa penale, ma ritengo necessario evidenziare l'inserimento del reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento della persona violenta dalla casa familiare o del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, punito con la reclusione, che ha lo scopo di funzionare come deterrente per la persona pericolosa al fine di evitare incontri, che magari sembrano casuali, ma che producono tragedie annunciate; la procedibilità d'ufficio per il delitto di atti sessuali contro minori; l'obbligo di comunicazione alla vittima e al suo avvocato della scarcerazione dell'aggressore e l'introduzione necessaria del delitto specifico di sfregio al viso.
Su questo ultimo punto penso che non ci sia bisogno di aggiungere parole. Basta pensare ai volti delle donne abusate e violentate da questi mezzi di barbarie che sfregiano non solo il volto, ma l'identità fisica, sociale e psicologica di chi li subisce. Il viso, il nostro viso, è il contatto diretto tra il nostro io e il mondo. Sul volto di ognuno di noi si può leggere la propria identità, il proprio essere, la propria storia e perfino i cambiamenti vissuti durante il percorso della vita. Guardando i volti si incontrano le persone e si comunica. Ecco che allora sfregiare un volto significa non solo ledere uno dei diritti inviolabili tutelati dalla nostra Costituzione, ma distruggere l'individualità dell'essere persona.
Tutti gli atteggiamenti di violenza, su chiunque, che poi possono sfociare in atti deplorevoli ed estremi, agiti solo con la forza dell'odio, non possono essere tollerati oltre ed è giusto che anche noi legislatori ne prendiamo coscienza e interveniamo in maniera decisa, com'è stato fatto con questo disegno di legge, che, seppure di espressione governativa, traccia la strada ad una esplicita testimonianza di coraggio e verità e dei valori civili di libertà, democrazia e giustizia da parte di tutti noi. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà.
ALFIERI (PD). Signor Presidente, mi aggiungo alla voce delle mie colleghe che hanno già individuato i punti più delicati del provvedimento. Lo faccio per condividere alcune riflessioni su un disegno di legge che inevitabilmente compie dei passi in avanti rispetto alla legislazione vigente: lo fa sul revenge porn, lo fa sulle lesioni permanenti al viso, come danno a un tratto saliente della propria identità e personalità, e lo fa introducendo un reato per la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare o del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese. Lo fa anche, magari in maniera diversa da come lo avremmo fatto noi, sulle procedure che provano ad allineare causa civile e causa penale, fonte spesso di sofferenze quando il processo penale va in un certo modo e c'è una causa di separazione o di affido di minori da un'altra parte.
Le nostre critiche, però, sono su dei punti ben specifici: sono sulle risorse, perché non si può pensare di affrontare senza risorse adeguate dei temi innovativi come il corso di formazione per gli operatori, che in maniera trasversale a tutta la pubblica amministrazione e in tutte le istituzioni devono essere preparati e adeguati al compito delicato di trattare soggetti fragili e tematiche certamente delicate o per i corsi di recupero. Tutto questo, evidentemente, questa innovazione che è anche culturale, con la clausola di invarianza come ricordava bene la senatrice Valente nel suo intervento non lo si fa.
Abbiamo provato ad avere un confronto all'interno delle Commissioni di merito, in maniera molto concreta e pragmatica, portando le nostre proposte, non certo con l'approccio ideologico che anche con sprezzo del ridicolo e con un certo coraggio ha assunto il senatore Pillon, l'autore di un disegno di legge sull'affido che di aspetti ideologici ne conteneva in quantità. La lezioncina dal senatore Pillon su questo versante è difficile da accettare, anche perché ha una concezione della violenza di genere completamente sbagliata, lasciatemelo dire: come si può pensare che la violenza di genere sia violenza comune? (Applausi dal Gruppo PD). È una violenza che sta e si inserisce anche in un contesto dove le comunità spesso hanno avuto indifferenza, dove spesso ha prevalso il silenzio, anche negli ambiti familiari, dove quel silenzio è diventato omertà e da omertà è diventata connivenza. Pensare di paragonarla alla violenza comune e ciò che di più sbagliato ci può essere ed è quello che ci divide.
Da questo punto di vista, devo dire che si è interrotto, rispetto al passato e al lavoro fatto negli ultimi cinque anni, un approccio multidisciplinare. Pensare di affrontare questo tema solo con politiche securitarie è una scorciatoia che rischia di non portarci a destinazione: quando nel 2013, prima fra i Paesi europei, l'Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul, l'ha fatto perché da lì non solo partiva l'attuazione di una serie di norme innovative, ma perché c'era un disegno, c'era una visione su come si dovesse affrontare il tema della violenza di genere, c'era l'idea che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani, ed è il motivo per cui noi oggi riusciamo a parlare anche del tema dei matrimoni forzati e lo inseriamo in una legge, così come il tema delle mutilazioni genitali. Non solo questo, ma - l'ha ricordato bene la senatrice Monica Cirinnà nella sua relazione di minoranza - vivere liberi dalla violenza è un diritto e non una concessione e - vero punto della battaglia culturale - l'assenza della parità di genere è correlata alla violenza e quindi il rafforzamento delle prerogative e dei diritti delle donne in tutti i campi della nostra vita hanno a che fare col tema della violenza di genere. Da lì c'è stato un imponente lavoro legislativo, lo ricordava chi è intervenuto prima di me: sul femminicidio, sullo stalking, il piano di azione straordinario, il piano nazionale, le norme sulla tutela degli orfani di femminicidio e le norme sul lavoro - secondo l'idea dell'approccio multidisciplinare - per evitare che chi denuncia molestie sia demansionato o peggio, licenziato.
Certo tutto questo non basta, lo dico con la morte nel cuore, lo dico ripensando purtroppo con senso di impotenza all'ennesimo femminicidio a cui abbiamo assistito, quello di Debora a Savona da parte dell'ex marito, che peraltro aveva scontato la pena e aveva anche un divieto di dimora. Debora aveva denunciato l'ex marito diciannove volte, per diciannove volte aveva riposto la propria fiducia nella magistratura e nelle Forze dell'ordine, per diciannove volte aveva dovuto ripetere la propria esperienza davanti alle Forze dell'ordine e in alcuni casi davanti ai magistrati, motivo per cui noi pensiamo, anche per il fatto di dover ripetere più volte l'esperienza, che sui tre giorni forse si poteva riflettere maggiormente per coniugare l'esigenza di celerità e di accelerazione, di una corsia preferenziale, che ci deve essere, con l'esigenza di salvaguardia di un soggetto fragile, colpito nei suoi affetti più profondi, nella sua personalità.
Lo dico perché, accanto ai provvedimenti concreti, abbiamo bisogno di adottare misure che accompagnino una grande battaglia culturale che affondi le proprie origini nelle cause più profonde e che combatta il clima di odio e i messaggi sessisti.
Nella Convenzione di Istanbul - lo dico al ministro Bongiorno - c'è un articolo che più di altri ha bisogno di essere attuato: mi riferisco all'articolo 17, che tratta il tema dei media e dei social network. Noi avremmo bisogno di un'iniziativa legislativa importante - lo dicevo prima al sottosegretario Spadafora in audizione - per una piena attuazione di quell'articolo. Se non mettiamo in agenda il tema di come affrontare il clima di odio che c'è in quel frullatore di emozioni che sono i social (spesso terreno di coltura dell'odio nei confronti delle donne), rischiamo di non fare passi avanti. Dobbiamo dare l'esempio tutti, a partire dalla politica e dal Ministro dell'interno, che ha lasciato le foto di donne esposte sui propri social, con la bava alla bocca dei propri follower che non hanno rispetto del dolore delle persone. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Errani).
Dico questo perché la violenza verbale, promossa o tollerata, è spesso terreno di coltura di comportamenti devianti. Per questo motivo, serve una battaglia senza reticenze, per sradicare il clima di odio e i messaggi sessisti, perché altrimenti il rischio che corriamo è quello di consegnare le conquiste legislative, anche le più innovative, alla categoria delle occasioni mancate e questo non possiamo permettercelo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Errani).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà.
RIZZOTTI (FI-BP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, credo che quando si parla di violenza (ogni forma di violenza, anche psicologica, come quella che per anni assistenti sociali, con il benestare di giudici minorili, hanno compiuto su minori) sia necessario non soltanto intervenire sull'onda dell'emotività e assumere provvedimenti giusti, ma spesso intempestivi, ma - prima e anzitutto - affrontare la questione da un punto di vista culturale e di prevenzione.
Quando leggiamo le pagine di cronaca, scandalizzandoci per determinate violenze subite dalle vittime, arriviamo sempre troppo tardi, a violenza accaduta, per tamponare - se ci arriviamo - una situazione che si è già verificata, facendo vittime, creando sofferenze e squarciando intere vite.
Pertanto, non si può affrontare questo tema se prima non si investe in un'operazione volta alla prevenzione e all'educazione. Questa, purtroppo, è la prima mancanza del provvedimento in esame, che pure ci vede favorevoli. Noi, infatti, voteremo a favore, anche in ragione dei suggerimenti che, grazie al lavoro della Commissione, sono stati approvati alla Camera dei deputati. Spero che domani, durante la votazione degli emendamenti, ci sia una riflessione ulteriore su un tema serio che, in quanto tale, non può essere lasciato all'emotività del momento, né agli slogan.
Gli interventi che mi hanno preceduto hanno messo in luce ciò che manca affinché il disegno di legge a tutela delle vittime di violenza sia veramente operativo. È stata detta una cosa fondamentale: mi sembra che si sia invertito il paradigma, in quanto noi parliamo della donna, ma il problema è l'uomo maltrattante, che, come tale, dovrebbe essere anzitutto allontanato dalla casa. Non è la donna a dover lasciare la casa e spesso i propri figli (che magari rimangono nella stessa casa del maltrattante), per essere messa in un rifugio protetto.
I casi di femminicidio e di maltrattamenti familiari continuano ad essere all'ordine del giorno. Emerge dalle cronache che, nella maggioranza dei casi, un pronto intervento delle Forze dell'ordine, ma soprattutto della tutela giudiziaria - perché le Forze dell'ordine intervengono - potrebbe fare la differenza nella vita delle vittime.
Lo dico perché in Italia, soprattutto nei periodi più recenti, abbiamo assistito ad episodi che hanno sconvolto l'intera Nazione. I casi sono innumerevoli, ma voglio ricordare qui le vicende di Desirée Mariottini e di Pamela Mastropietro, le cui famiglie, ancora una volta, vogliamo abbracciare. In particolare, se per il terribile caso di Pamela Mastropietro è stato condannato all'ergastolo un nigeriano, sono stati praticamente assolti gli altri due imputati: non c'è stato un supplemento di indagini.
Vediamo come la violenza nei confronti delle donne può essere variegata: nonostante i numeri dicano che è una violenza che si realizza spesso in casa, appunto una violenza domestica, esiste anche una violenza fuori dalle mura domestiche, realizzata da persone che neppure dovevano stare sul nostro territorio.
Porto questo esempio perché, quando parliamo di violenza nei confronti delle donne, ci riferiamo al loro volto, ma sono donne che, ancora prima di essere ammazzate da uomini, sono state ammazzate dallo Stato, uno Stato che non ha dimostrato di esserci, uno Stato latitante, che non ha fatto il suo dovere, nonostante le norme ci fossero e questo ci pone di fronte al secondo problema.
Prima ho parlato della prevenzione, adesso affronto il tema dell'esecuzione.
L'incidenza degli stranieri arrestati per violenza sessuale, ad esempio, è di circa il 42 per cento e, se si vanno a vedere le sentenze, il dato non cambia; peraltro, nonostante nei confronti di molti di costoro fossero già stati adottati provvedimenti di allontanamento, sono rimasti comunque qui.
Il caso di cronaca che domenica tutti purtroppo abbiamo avuto modo di conoscere è il lapidario esempio di come ci sia qualcosa che non funziona. Come è già stato detto, Deborah Ballesio aveva paura del suo ex marito, che gli aveva incendiato il locale e l'abitazione. Aveva persino predetto ad un amico quale sarebbe stato il suo futuro: era una prigioniera che non poteva liberarsi dalla paura. Non sono bastate 19 denunce, ma nemmeno il carcere e la reiterazione del reato da parte del suo ex. Forse Deborah non sarebbe uccisa se, ad esempio, i giudici fossero tenuti ad avvertire le vittime quando il loro stalker o il soggetto violento e maltrattante esce dal carcere. Sarebbe molto importante per le vittime essere avvertite: sarebbe importante che, una volta uscite dal carcere, queste persone avessero il braccialetto elettronico e ci fossero dei controlli, dal momento che il divieto di avvicinamento non viene rispettato.
Noi pensiamo anche che sarebbe bene mettere qualche paletto ai giudici quando decidono, ad esempio, di dimezzare la pena nei confronti di un uomo accusato di femminicidio, motivando la riduzione con la tempesta emotiva determinata dalla gelosia del partner.
Sono ormai troppi i casi in cui la giustizia non riesce a tutelare adeguatamente le donne vittime di violenza. Forse sarebbe il momento di togliere la scorta a qualcuno che non ne ha bisogno e tutelare magari di più le donne su cui sia stata accertata la violenza.
Come Forza Italia ci battiamo da anni su questo tema, dal 2009. È stato detto quello che è stato fatto. La cosa che ci lascia molto dispiaciuti è che in Commissione giustizia qui in Senato, come riferito anche dalla senatrice Modena e dal senatore Caliendo, non ci sia stata la possibilità di migliorare il testo rispetto ad incongruenze formali, ma non solo, per cui in effetti cambierà molto poco nella tutela delle vittime.
È chiaro che il nostro codice penale deve essere aggiornato, visto che risale a quasi novanta anni fa: ad esempio, non era certo contemplato il crimine del revenge porn, che noi abbiamo fatto introdurre alla Camera, che tiene conto delle nuove armi di distruzione delle donne, armi subdole perché non lasciano impronte digitali, nascondono gli esecutori, incutono enormi sofferenze alla vittima e ai propri congiunti e spesso, come purtroppo è già successo, inducono al suicidio.
Il provvedimento, che giudichiamo giusto da un certo punto di vista, forse più mediatico per il fatto che ha molte riserve, non potrà aiutare di certo gli uomini maltrattanti. Io credo che se sia giusto dare una possibilità e un'assistenza all'uomo maltrattante la questione dipenda da caso a caso. Quanto alla tutela psichiatrica, prima di tutto faccio presente che l'uomo maltrattante può accettare o meno, mentre invece dovrebbe avere questo supporto. Dopodiché ci sono sicuramente dei casi - e qui toccherebbe al giudice pronunciarsi - nei quali occorre pensare se valga la pena sprecare dei soldi a tale scopo: penso all'uomo che ha ammazzato in quel modo una donna a Savona, ferendo anche altri presenti, perché in quel caso non so quante possano essere le possibilità di recupero e di ravvedimento.
Rispetto al ragionamento per il quale ogni provvedimento, al di là degli slogan, deve trovare un'attuazione concreta nelle aule di tribunale, vanno bene certamente il codice rosso e le misure contenute in questo disegno di legge, anche se i colleghi Modena e Caliendo in Commissione hanno provato a far capire che l'obbligo di sentire la persona offesa entro i tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato è certamente positivo, ma può anche succedere che il giudice dica di non avere sufficientemente tempo. È chiaro che dovrebbe avere una scala di priorità, ma per fare qualcosa di concreto occorre dotare le procure e gli uffici giudiziari di più personale. Non si può ignorare il problema del sottorganico e dire «arrangiatevi, ma in tre giorni ce la dovete fare» senza mettere un euro. Non si può fare una buona legge se non c'è un investimento. Senza oneri finanziari è difficile fare una buona legge.
Avrebbe potuto essere un grande segnale anche quello di mettere in contatto il tribunale civile con quello penale: è stato detto come la cosa che può fermare di più le donne che denunciano le violenze è la possibilità che il tribunale civile dia l'affido congiunto all'uomo maltrattante e, per questa ragione, spesso le denunce vengono ritirate. Non comprendiamo come si possano introdurre previsioni normative per i rappresentanti dello Stato che comportino obblighi di fare senza prevedere fondi.
Colleghi, mi auguro veramente che domani ci possano essere dei miglioramenti di buon senso, perché è inutile pensare di fare uno slogan quando poi non si mettono soldi. Abbiamo audito oggi presso la Commissione d'inchiesta sul fenomeno del femminicidio il sottosegretario Spadafora, il quale ha annunciato che presenterà il piano antiviolenza e ha dichiarato che lo finanzierà. Vedremo, ma ci devono essere - come è stato detto - implementazioni precautelari. Cerchiamo quindi di approvare emendamenti che possano veramente consegnare un testo utile a combattere la violenza. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. Poiché il termine dei lavori è previsto per le ore 19, mi corre l'obbligo di avvisarvi che rimangono diversi iscritti a parlare in discussione generale, che potranno intervenire domani mattina.
Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
PISANI Giuseppe (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PISANI Giuseppe (M5S). Signor Presidente, nel ragusano è accaduta l'ennesima tragedia che ha tolto la vita a due giovani anime innocenti. In questo caso si tratta di due bambini di dodici e undici anni che, seduti sul marciapiede della strada, davanti alla loro casa, sono stati colpiti da un'auto in corsa. Alessio è deceduto sul colpo, mentre Simone, dopo esser stato colpito ed avere subito l'amputazione delle gambe, ha lottato alcuni giorni, ma alla fine anche lui è volato in cielo ed ha raggiunto il cuginetto. Alessio e Simone sono figli e nipoti nostri.
Voglio esprimere il mio profondo cordoglio, da nonno e da padre, prima ancora che da componente di questo Senato della Repubblica, ai genitori e ai parenti delle due vittime.
L'assassino, Rosario Greco, che correva sul suo SUV nella notte in una stradina del centro storico di Vittoria, è risultato avere un tasso alcolemico quattro volte superiore al limite consentito ed avere assunto anche cocaina. Nella sua macchina sono stati trovati uno sfollagente ed una mazza da baseball. Tutti dobbiamo chiederci come sia possibile che un uomo in siffatto stato di alterazione, detenendo armi atte ad offendere, possa guidare all'impazzata il suo SUV nelle stradine di un centro abitato. Sono sicuro che la giustizia punirà il colpevole per quello che ha fatto.
Da uomo delle istituzioni devo notare che questa vicenda, come tante altre, racconta di una terra martoriata dall'illegalità, dove per troppo tempo lo Stato non ha garantito una sufficiente presenza e dove, pertanto, vige la legge del più forte. Questo non deve più accadere; lo Stato deve essere presente con uomini e con mezzi adeguati alle circostanze.
Domani parteciperò, insieme al vice premier Luigi Di Maio, ai funerali del piccolo Simone testimoniando la nostra vicinanza ai parenti delle vittime e la ferma condanna di questi criminali. Noi tutti lavoreremo per evitare altre immani tragedie come questa e affinché il padre di Alessio, come tutti gli altri abitanti di Vittoria, possano rimanere nella loro terra e nelle loro case. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È un fatto drammatico su cui ci uniamo tutti nel cordoglio.
DONNO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONNO (M5S). Signor Presidente, vengo a parlarvi di una vicenda che riguarda 1.874 uomini della Polizia di Stato che nel settembre 2013 hanno deciso di partecipare al concorso indetto con decreto del Ministero dell'interno per l'accesso al corso di formazione per la nomina alla qualifica di vice ispettore della Polizia di Stato.
Il bando di concorso e i riferimenti normativi in esso contenuti sono chiarissimi e indicano che i posti messi a concorso sono relativi a vacanze organiche maturate dal 2001 al 2004. Di conseguenza, coloro che avessero superato il nono corso di formazione avrebbero avuto il diritto di essere nominati vice ispettori della Polizia di Stato a tutti gli effetti dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello per le cui vacanze o carenze di organico è stato indetto il concorso e, quindi, dal 1° gennaio 2005. Purtroppo, il concorso dura circa quattro anni. Coloro che hanno fatto domanda vengono ammessi dal 12 settembre 2017 a frequentare il nono corso di formazione e al termine ottengono la nomina alla qualifica di vice ispettore con decorrenza a tutti gli effetti dal 12 marzo 2018 e, cioè, alla fine del corso e dopo aver sostenuto una prova finale.
Strano ma vero è il fatto che il bando di concorso non indicava espressamente - né lo hanno fatto le norme dedicate al ruolo degli ispettori - una precisa data da cui far decorrere gli effetti giuridici ed economici dell'ingresso nel ruolo dei vice ispettori stessi.
Ancora più strano e incomprensibile, ma altrettanto vero è il fatto che da tale manchevolezza l'amministrazione ha ricavato la decisione che l'immissione in ruolo, a seguito del superamento del corso, dovesse coincidere con la data della conclusione del corso di formazione. È evidente come i diritti fondamentali dei concorrenti siano stati lesi in maniera grave sia per la violazione del principio di uguaglianza, che per violazione del principio di buon andamento e di imparzialità dell'amministrazione per il ritardo con cui è stato emesso il bando nel 2013, nonostante le vacanze di organico risalissero al 2001, per la procedura concorsuale che si è protratta per ulteriori quattro anni.
Per questi motivi ho depositato l'interrogazione a risposta scritta 4-01900 indirizzata al Ministro dell'interno e al Ministro della pubblica amministrazione. Il mio auspicio e di tutti quegli uomini della Polizia di Stato è che si operi in modo da tutelare e consentire l'attuazione in maniera piena ed effettiva...
PRESIDENTE. La prego di concludere perché è chiaro che ha sollecitato una risposta a questa interrogazione.
DONNO (M5S). ...si operi per l'attuazione piena ed effettiva dei diritti fondamentali del nostro ordinamento giuridico e si adottino iniziative, anche di carattere normativo.
PRESIDENTE. È sufficiente, quando si vuole sollecitare un'interrogazione, darne gli estremi. Se la svolge per intero non è un sollecito, soprattutto se il tempo non lo consente.
RAMPI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAMPI (PD). Signor Presidente, intervengo anche io per sollecitare un'interrogazione che chiede al Ministero dello sviluppo economico di intervenire sulla vicenda di Mercatone Uno e di incontrare i lavoratori e le lavoratrici di questa azienda. È una crisi fondamentale; coinvolge 1.800 persone, 55 punti vendita; è in corso un'analisi per truffa. È una situazione veramente drammatica. Queste persone chiedono un incontro.
Credo che sarebbe del tutto normale che il Ministro del lavoro o il Ministro dello sviluppo economico o il Vice Presidente del Consiglio - scelga la veste che vuole - invece di annunciare l'abolizione della povertà, si occupasse di persone che vivono in condizioni di povertà perché c'è una crisi aziendale. (Applausi dal Gruppo PD).
Il Ministro, invece, in nessuna delle tre funzioni ha voluto incontrarli. Questa situazione non è assolutamente presidiata.
Sappiamo che il Ministero ha seguito tutte le situazioni precedenti con grande cautela. Intanto chiedo una risposta urgente - il nostro Gruppo ha già presentato più volte interrogazioni in questo senso - e soprattutto chiedo al Ministro, invece di fare proclami, di lavorare per risolvere i problemi dei cittadini e delle cittadine italiane. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Sono sicuro che la sua perorazione sarà valutata.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 17 luglio 2019
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 17 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,07).
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Barboni, Berardi, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Bressa, Candiani, Castaldi, Cattaneo, Ciampolillo, Cioffi, Crimi, De Poli, Faggi, Faraone, Fazzone, Ferrazzi, Galliani, Merlo, Monti, Napolitano, Pepe, Petrocelli, Ronzulli, Santangelo e Siri.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Presidente del Consiglio dei ministri
Ministro per la pubblica amministrazione
Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo
Delega al Governo in materia di turismo (1413)
(presentato in data 11/07/2019)
C.1698 approvato dalla Camera dei deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Presidente del Consiglio dei ministri
Conversione in legge del decreto-legge 11 luglio 2019, n. 64, recante modifiche al decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56 (1412)
(presentato in data 11/07/2019);
senatori Vallardi Gianpaolo, Romeo Massimiliano, Bergesio Giorgio Maria, Ripamonti Paolo, Sbrana Rosellina, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Papaevangeliu Kristalia Rachele, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Siri Armando, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano
Sviluppo di una piattaforma informatica multifunzionale blockchain e applicazione dei servizi di tracciabilità e rintracciabilità ai prodotti agroalimentari (1414)
(presentato in data 12/07/2019);
senatori Di Nicola Primo, Ricciardi Sabrina, Lannutti Elio, Pesco Daniele, Gaudiano Felicia, Morra Nicola, Auddino Giuseppe, Fenu Emiliano, Coltorti Mauro, Licheri Ettore Antonio, Sileri Pierpaolo, Leone Cinzia, Di Girolamo Gabriella, Donno Daniela, Lomuti Arnaldo, Taverna Paola, Paragone Gianluigi, Patuanelli Stefano, Evangelista Elvira Lucia
Modifiche alla legge 31 luglio 1997, n. 249, e al testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e altre disposizioni in materia di composizione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, di organizzazione della società concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo e di vigilanza sullo svolgimento del medesimo servizio (1415)
(presentato in data 15/07/2019).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Misiani Antonio ed altri
Disposizioni in materia di indennità di funzione per l'espletamento della carica di sindaco e di presidente di provincia (1043)
previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 16/07/2019);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Gallicchio Agnese, Sen. Grassi Ugo
Modifiche al codice di giustizia contabile, di cui al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174, in materia di sentenze di condanna della Corte dei conti (1070)
previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 16/07/2019);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Granato Bianca Laura
Disposizioni in materia di detenzione di animali domestici nei condomìni (943)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 16/07/2019);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. La Russa Ignazio
Decorrrenza dell'efficacia di disposizioni di cui all'articolo 1 della legge 9 gennaio 2019, n. 3, in materia di applicazione dei benefici penitenziari (1330)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 16/07/2019);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Marino Mauro Maria
Detrazioni per spese di ristrutturazione edilizia effettuate da contribuenti di età superiore a settantacinque e a ottanta anni (91)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali)
(assegnato in data 16/07/2019);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Fenu Emiliano ed altri
Modifiche all'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, in materia di note di variazione ai fini IVA in caso di mancato pagamento del debitore assoggettato a procedure esecutive concorsuali o individuali (1179)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 16/07/2019);
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
Sen. Rampi Roberto
Disposizioni per il rilancio del patrimonio artistico e culturale nei comuni italiani (1158)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 16/07/2019);
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
Sen. Pittoni Mario
Interventi in materia di università e ricerca (1265)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 16/07/2019);
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
CNEL
Modifica all'articolo 142 del testo unico di cui al regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, concernente la soppressione del divieto di iscrizione contemporanea a diverse università, a diverse facoltà o scuole della stessa università e a diversi corsi di laurea o diploma della stessa facoltà o scuola (1352)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)
(assegnato in data 16/07/2019);
10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo
Sen. Anastasi Cristiano
Modifica del capo VI del titolo X del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, per l'isitituzione dell'albo professionale degli esperti danni e valutazioni (1217)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 16/07/2019);
11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
CNEL
Modifiche all'articolo 46 del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, in materia di rapporto sulla situazione del personale (1353)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 16/07/2019);
12ª Commissione permanente Igiene e sanita'
Regione Friuli-Venezia Giulia
Disposizioni per il riconoscimento della fibromialgia, dell'encefalomielite mialgica benigna e della sensibilità chimica multipla quali malattie croniche e invalidanti (1313)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 16/07/2019);
13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali
Sen. De Petris Loredana
Modifica all'articolo 842 del codice civile in materia di interdizione dell'attività venatoria nei fondi delle aziende agrituristiche (1342)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare)
(assegnato in data 16/07/2019).
In sede referente
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Gov. Conte-I: Pres. Consiglio Conte ed altri
Conversione in legge del decreto-legge 11 luglio 2019, n. 64, recante modifiche al decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56 (1412)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 12/07/2019);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Petrocelli Vito Rosario
Modifiche alla legge 27 dicembre 2001, n. 459, in materia di esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero e delega al Governo per l'introduzione del voto elettronico per l'esercizio del diritto di voto all'estero (1323)
previ pareri delle Commissioni 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 15/07/2019);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo rafforzato di partenariato e di cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica del Kazakhstan, dall'altra, con allegati, fatto ad Astana il 21 dicembre 2015, e Protocollo sull'assistenza amministrativa reciproca nel settore doganale (1361)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
C.1648 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 15/07/2019);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Marino Mauro Maria
Delega al Governo per la revisione del catasto (47)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 15/07/2019);
10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo
Gov. Conte-I: Pres. Consiglio Conte, Ministro pubblica amministrazione Bongiorno ed altri
Delega al Governo in materia di turismo (1413)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
C.1698 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 15/07/2019);
13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali
Sen. Nencini Riccardo
Delega al Governo per l'introduzione del divieto dell'uso di articoli in materiale plastico monouso nella pubblica amministrazione e negli edifici pubblici (1296)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 15/07/2019);
13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali
Sen. Lannutti Elio
Misure per il recupero della plastica in mare e delega al Governo per l'adozione di incentivi finalizzati alla raccolta della plastica in mare (1310)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 15/07/2019);
Commissioni 9ª e 13ª riunite
Sen. Taverna Paola ed altri
Delega al Governo in materia di protezione degli insetti a livello nazionale (1254)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 15/07/2019);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Unterberger Julia
Disposizioni in materia di tutela degli animali (1344)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 16/07/2019);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Bruzzone Francesco ed altri
Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, nonché ad altre disposizioni in materia di tutela degli animali domestici e di affezione (1356)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 16/07/2019);
12ª Commissione permanente Igiene e sanita'
Sen. Pucciarelli Stefania ed altri
Delega al Governo in materia di tutela degli animali durante la macellazione o l'abbattimento (775)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 16/07/2019).
Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 12 luglio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 20, commi 5 e 6, della legge 7 agosto 2015, n. 124 - lo schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174, recante codice di giustizia contabile (n. 99).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 1a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 15 agosto 2019. Le Commissioni 2a, 5a, 6a e 11a potranno formulare le proprie osservazioni alla 1a Commissione entro il 5 agosto 2019.
Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 8 luglio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina del dottor Emanuele Mauri a Presidente del Consorzio dell'Adda (n. 25).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 13ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 5 agosto 2019.
Governo, trasmissione di atti
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, in data 10 luglio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, la relazione d'inchiesta relativa all'inconveniente grave occorso agli aeromobili B737-800 marche di identificazione EI-DPH e EI-EFN, presso l'aeroporto di Treviso Sant'Angelo, in data 7 maggio 2019 (Atto n. 286).
La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 9 e 11 maggio 2019, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi di livello dirigenziale generale:
alla dottoressa Valeria Vaccaro il conferimento dell'incarico di Capo del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al dottor Flavio Siniscalchi, dirigente di prima fascia del ruolo speciale della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, il conferimento dell'incarico di Capo Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale di detta Amministrazione;
al dottor Mario Fiorentino il conferimento di incarico ad interim di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dello sviluppo economico.
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento
Con lettera in data 12 luglio 2019, è stata inviata, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta dal Garante del contribuente per la Toscana, per l'anno 2018.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Atto n. 287).
Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, trasmissione di atti. Deferimento
Il Presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, con lettera in data 27 giugno 2019, ha inviato il Rapporto sulle visite ai locali in uso alle Forze di Polizia presso alcuni valichi di frontiera effettuate nel periodo gennaio-febbraio 2019.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Atto n. 288).
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 28 giugno, 2, 4 e 5 luglio 2019, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:
del Centro Internazionale Radio-Medico (C.I.R.M.), per gli esercizi dal 2016 al 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XV, n. 177);
delle Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 178);
di ANAS S.p.A., per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 179);
di Equitalia S.p.A. per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 180);
dell'Ente Nazionale Risi, per gli esercizi dal 2016 al 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XV, n. 181);
dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 182).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Alfieri, Bellanova, Comincini, D'Arienzo, Fedeli, Giacobbe e Ginetti hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00978 del senatore Patriarca.
Il senatore Stefano ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00780 della senatrice Malpezzi.
La senatrice Maiorino ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01900 della senatrice Donno ed altri.
Mozioni
PUGLIA, VACCARO, DONNO, ANGRISANI, ROMANO, LANZI, GIANNUZZI, TRENTACOSTE, CRUCIOLI, MAUTONE, CORRADO, PIRRO, ORTOLANI, LANNUTTI, VANIN, ORTIS, GAUDIANO, BOTTO, PIARULLI, RICCARDI, CROATTI, LOREFICE, LEONE, SILERI - Il Senato,
premesso che:
il tema dell'accessibilità pubblica alla battigia e al mare rappresenta un'annosa questione. Con il termine "battigia" si intende "quella parte di spiaggia contro cui le onde si infrangono al suolo, che si estende per circa 5 metri dal limitare del mare" (ma per le spiagge di ampiezza inferiore ai 20 metri, le Capitanerie di porto possono ridurre l'estensione della battigia fino a 3 metri). Ed invero, occorre risolvere il problema di come garantire l'esercizio del diritto da parte della collettività ad accedere al mare quando sulla stessa porzione di spiaggia insistano strutture balneari o di altro tipo, che derivino da concessioni o autorizzazioni amministrative;
al fine di inquadrare giuridicamente la questione bisogna prendere le mosse dall'articolo 822 del codice civile, il quale riconduce al demanio pubblico sia la spiaggia che il lido del mare. Si tratta di appartenenza demaniale naturale e necessaria che comporta, in base all'art. 823 del codice civile, l'inalienabilità e l'inusucapibilità di tali beni nonché l'impossibilità di formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano. Lo Stato, quindi, consente lo sfruttamento di tali aree demaniali per finalità turistiche e commerciali, purché non si comprometta la destinazione primaria ed intrinseca del bene pubblico. Lo strumento principe per incrementare e sviluppare le utilità ritraibili dalle spiagge è la concessione amministrativa che consente alla pubblica amministrazione di affidare a privati la gestione di determinate porzioni di lidi marittimi a fronte del pagamento di un determinato canone mensile, consentendo loro di lucrare sui servizi offerti agli utenti;
negli ultimi anni si è posto il problema di come coniugare l'esercizio delle attività gestite dagli imprenditori del settore balneare, titolari della concessione traslativa, ottenuta mediante procedura ad evidenza pubblica, con il diritto di ogni cittadino a sostare e passeggiare sulla spiaggia senza essere obbligato ad utilizzare i servizi o a dover pagare l'ingresso allo stabilimento per raggiungere la spiaggia. Tuttavia, la migliore scienza giuridica e la giurisprudenza prevalente sembrano concordare nel ritenere che il mare territoriale non costituisca un bene demaniale o patrimoniale dello Stato, ma sia una res communis omnium, che tutti possono utilizzare per i loro bisogni. E qui sorge il problema dell'accesso, che può essere impedito o fortemente ostacolato dall'uso di altri soggetti, in virtù di titoli concessori legittimamente conseguiti dalle amministrazioni, che altrettanto legittimamente li ha rilasciati sulla base del regime giuridico proprio dei beni di accesso, ossia la spiaggia e gli arenili;
competenti al rilascio delle concessioni sono le Regioni, che possono avvalersi delle Capitanerie di porto e degli uffici dipendenti;
considerato che:
nonostante il fitto tessuto normativo, il conflitto di interessi tra il semplice utente, il concessionario e chi utilizza a pagamento le strutture balneari non ha trovato soluzioni di continuità. Tanto che il legislatore è dovuto intervenire con la legge finanziaria n. 296 del 2006 che, all'articolo 1, comma 251, ha stabilito che è fatto obbligo per il titolare delle concessioni "di consentire il libero e gratuito accesso di transito, per il raggiungimento della battigia antistante l'area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione". Analoga previsione è rinvenibile al comma 254, dove si legge che: "Le regioni, nel predisporre i piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo, (...) sentiti i comuni interessati, devono (...) individuare le modalità e la collocazione dei varchi necessari al fine di consentire il libero e gratuito accesso di transito, per il raggiungimento della battigia antistante l'area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione";
tali norme hanno, sin da subito, posto una molteplicità di interrogativi riguardanti la compatibilità della legge con le concessioni balneari in corso, e in particolare il diritto di accesso e di transito all'interno degli stabilimenti balneari, e se fosse consentita la possibilità o meno di sostare all'interno degli stessi ai fini della balneazione. Altra questione controversa è stata quella riguardante il modo in cui contemperare il diritto dei bagnanti ad utilizzare la battigia "in libertà" con quello dei fruitori dei servizi offerti dagli stabilimenti balneari, senza subire ostacoli da parte dei bagnanti non paganti;
la mancanza di interpretazioni autentiche, o di circolari esplicative, ha prodotto vari orientamenti interpretativi che hanno dato luogo ad applicazioni divergenti. Peraltro è mancato anche il formarsi di una giurisprudenza consolidata. In una prima fase, alcune amministrazioni locali sono parse prudenti e in posizione di generale attesa, accogliendo un'interpretazione genericamente restrittiva ma costituzionalmente orientata. Secondo questa lettura, il diritto di accesso e transito sarebbe stato consentito soltanto quando il Comune (le competenze del Comune in materia di demanio marittimo sono stabilite all'art. 105 del decreto legislativo n. 112 del 1998) non avesse conservato alla collettività spiagge ad utilizzo libero, oppure non fosse stato possibile alcun accesso a tali spiagge se non attraverso l'ingresso negli stabilimenti balneari. Questa impostazione si fondava soprattutto sull'art. 1, comma 254, della legge finanziaria del 2006 e quindi sul concetto che la ratio perseguita dal legislatore fosse stata essenzialmente quella di assicurare ai cittadini "un corretto equilibrio tra aree concesse e arenili liberamente fruibili". Sempre secondo tale ricostruzione interpretativa, il diritto di accesso e transito andava inteso soltanto come possibilità per il privato di entrare all'interno degli stabilimenti e utilizzare l'area antistante allo stabilimento per raggiungere la spiaggia libera. Successivamente, si è affermata tuttavia una visione contraria che, nella prassi delle amministrazioni locali, ha considerato sempre azionabile il diritto di accesso e transito all'interno degli stabilimenti balneari, anche ai fini della balneazione. È stato questo l'orientamento che ha guidato, a mero titolo esemplificativo, la Regione Liguria e le ordinanze dei principali Comuni costieri liguri, come del resto la legislazione pugliese, emiliana e quella di numerosissimi altri centri costieri;
ed invero, la questione trova spesso soluzione nel contenuto delle ordinanze balneari, ossia quel particolare provvedimento con cui una Regione costiera può disciplinare l'uso del demanio marittimo, l'esercizio dell'attività balneare e alcuni aspetti relativi alla gestione delle strutture turistiche e ricreative. Ebbene, tali provvedimenti contengono, in genere, delle disposizioni che regolano la spinosa questione dell'accesso alla battigia. Tra le varie ordinanze balneari del 2018, ad esempio, quella della Regione Emilia-Romagna stabilisce espressamente che deve essere garantito il pubblico transito per raggiungere la battigia. Per inciso, il provvedimento precisa anche che l'ampiezza di quest'ultima si considera pari a 5 metri, prendendo come riferimento il livello medio del mare. Ed ancora, l'ordinanza della Regione Puglia, invece, impone ai concessionari di garantire il transito libero e gratuito al pubblico per l'accesso alla battigia, solo nel caso in cui non esistano accessi alternativi entro 150 metri, a sinistra o a destra rispetto all'ingresso dell'area in concessione;
considerato inoltre che:
anche il quadro giurisprudenziale è apparso significativamente mutato, segnato in particolare da numerose pronunce dei tribunali amministrativi regionali a cui sono seguite le importanti ordinanze della sesta sezione del Consiglio di Stato che hanno avuto il merito di chiarire per prime la questione. Il Consiglio di Stato ha, infatti, rigettato in due ordinanze distinte le istanze cautelari presentate da due operatori balneari di Ostia (Roma) che si erano appellati contro il provvedimento predisposto dal Campidoglio, il quale imponeva la rimozione dei cancelli che ostruiscono l'accesso libero alla spiaggia. Dopo la decisione del Tar, che solo un mese aveva definito la presenza dei varchi legittimi, il Consiglio di Stato ha avallato l'operato del Comune di Roma che era andato con le ruspe ad aprire i varchi. In particolare, l'ordinanza n. 2543/2015 del Consiglio di Stato, dirimendo la questione relativa all'accessibilità pubblica alla battigia e al mare, ha precisato che "il demanio marittimo è direttamente ed inscindibilmente connesso con il carattere pubblico della sua fruizione collettiva, cui è naturalmente destinato, rispetto alla quale l'esclusività che nasce dalla concessione costituisce eccezione" precisando inoltre che " di tale principio generale costituiscono applicazione, tra l'altro, l'art.1, comma 251 lettera e) della lLegge 27 dicembre 2006, n. 296, a norma del quale costituisce clausola necessaria del provvedimento concessorio l'obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l'aria ricompressa nella concessione, anche al fine di balneazione";
si tratta, a tutti gli effetti, della prima pronuncia del Consiglio di Stato sul tema, una decisione che afferma con forza il carattere pubblico della fruizione collettiva del demanio marittimo e che considera l'esclusività, sorta dalla concessione, come un'eccezione alla regola. Eccezione che, sempre secondo i giudici, in quanto tale deve comunque soggiacere ai principi generali dell'ordinamento e quindi naturalmente alla legge; in questo senso, va inteso il perentorio richiamo letterale all'art. 1, comma 251, lett. e), della legge n. 296 del 2006. Tuttavia, l'ordinanza è comunque andata oltre, chiarendo che il principio dell'accessibilità pubblica alla battigia e al mare è a tutti gli effetti "clausola necessaria del provvedimento concessorio", sgombrando in tal modo, quantomeno per ora, ogni dubbio interpretativo o residua resistenza all'applicazione letterale della norma;
considerato infine che è evidente come intorno al tema ruotino diversi istituti giuridici; la trattazione si inserisce nell'ampio dibattito sulla rivalutazione dei beni comuni e sul rapporto giuridico che i cittadini hanno con essi. Tuttavia, al contempo, non si può escludere il potere dell'amministrazione di consentire l'uso produttivo della spiaggia da parte del concessionario; ed è proprio qui che si innesta il problema se quest'uso debba necessariamente rispettare l'esistenza di un godimento generalizzato dei beni. Il punto più delicato, infatti, riguarda la possibilità di individuare in capo al cittadino un'azione specifica per difendere l'indicata possibilità di godimento. Dagli ultimi orientamenti giurisprudenziali emerge, nitidamente, come l'attenzione sia incentrata sulla nozione di bene comune e non di bene demaniale, ponendo al centro la funzione del bene in quanto strumentalmente collegato alla realizzazione degli interessi di tutti i cittadini. In sostanza, la destinazione all'uso pubblico, a prescindere dalla proprietà,
impegna il Governo:
1) a promuovere campagne di sensibilizzazione, in raccordo con gli enti locali, affinché i concessionari di stabilimenti e lidi marittimi concedano ai bagnanti l'accesso gratuito per raggiungere la battigia, almeno in mancanza di altri accessi vicini, seguendo l'esempio delle varie ordinanze balneari del 2018, quali quelle della Regione Emilia-Romagna e della Regione Puglia;
2) a promuovere azioni volte a favorire la composizione concreta da parte delle pubbliche amministrazioni dei diversi interessi in campo, tenendo conto del fatto che anche il singolo cittadino, alla luce del quadro giurisprudenziale richiamato, è divenuto titolare di una posizione soggettiva a protezione del suo diritto a godere del bene.
(1-00146)
Interpellanze
BONINO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
venerdì 12 luglio 2019 la Corte d'Assise di Palermo ha riconosciuto che Medhanie Tesfamariam Berhe, cittadino eritreo di 32 anni, in carcere in Sicilia da tre anni, non è il trafficante di essere umani Medhanie Yedhego Mered conosciuto e ricercato come il "Generale", ma è stato vittima di uno scambio di persona;
la Corte ha quindi previsto il rilascio dal carcere di Berhe, nonostante la condanna a cinque anni per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, in quanto ha già scontato il periodo massimo di detenzione previsto per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, e cioè tre anni;
da fonti di stampa si apprende invece che, subito dopo la sentenza della Corte, Behre non sia stato rilasciato, ma trasferito dal carcere "Pagliarelli" di Palermo, dove era detenuto al centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) di Caltanissetta, nonostante Berhe abbia fatto domanda d'asilo in Italia tramite il suo avvocato difensore;
lunedì 15 luglio è stata convalidata la richiesta di trattenimento al CPR;
considerato, inoltre, che non sarebbe possibile rimpatriare Berhe in Eritrea, Paese con cui non sussiste alcun accordo d'espulsione e da cui lo stesso Berhe sarebbe scappato, perché in pericolo di vita,
si chiede di sapere sulla base di quali elementi Medhanie Tesfamariam Berhe, richiedente asilo, avendo già trascorso tre anni in carcere vittima di un errore giudiziario, sia stato trasferito in un CPR, nonostante sia stato chiarito che non si tratti del trafficante di essere umani Mered e dunque non rappresenti una minaccia per la sicurezza del nostro Paese.
(2-00036)
Interrogazioni
SEGRE - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
talune forme di violenza razzista e antisemita hanno raggiunto livelli di diffusione sempre più preoccupanti;
in particolare i "discorsi d'odio", cioè forme di denigrazione verbale e morale dei diversi e dei più deboli, raggiungono ormai settori sempre più vasti di popolazione, favoriti anche dalla diffusione incontrollata dei social media;
anche il mondo dello sport, segnatamente le curve degli stadi di calcio, ma anche di altre discipline di massa, risulta infestato dalla penetrazione di linguaggi e comportamenti violenti, degradati e denigratori;
considerato che risulta dai mezzi di informazione che in Francia la locale Lega calcio, d'intesa con la Lega internazionale contro il razzismo e l'antisemitismo, abbia deciso dalla prossima stagione sportiva di dare la possibilità a vittime e testimoni di atti di discriminazione e razzismo all'interno degli stadi francesi di denunciare quanto visto e ascoltato tramite internet e comunque con la garanzia dell'anonimato;
considerato, inoltre, che pare opportuno implementare l'importante progetto "Sport e Integrazione", promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali d'intesa con il CONI, in un quadro peraltro di ampia condivisione europea, per la diffusione delle "buone pratiche" di tolleranza e integrazione,
si chiede di sapere se non si intenda intervenire presso le competenti autorità sportive italiane delle più varie discipline, perché ovunque siano possibili, in aggiunta alla vie ordinarie, anche modalità digitali e anonime, sia pur garantite e verificabili, di denuncia di episodi e situazioni, che altrimenti sfuggirebbero alla cognizione delle forze dell'ordine e della magistratura.
(3-01016)
STEFANO, MARGIOTTA, MAGORNO, MALPEZZI, FEDELI, ALFIERI, CUCCA, SBROLLINI, PITTELLA, TARICCO, GIACOBBE, D'ALFONSO, VALENTE, D'ARIENZO, SUDANO, FARAONE, ASTORRE, BELLANOVA, GARAVINI, ROJC, LAUS, CIRINNA', FERRAZZI, GINETTI, MESSINA Assuntela, MANCA, PATRIARCA, RICHETTI, MISIANI, IORI, MARINO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
il "credito di imposta per gli investimenti nel mezzogiorno" è stato istituito dall'articolo 1, commi da 98 a 108, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016), a favore delle imprese che effettuano l'acquisizione di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo, per gli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2019;
numerose sono ormai le aziende che, negli anni, hanno deciso di usufruire di questo importante strumento di leva economica;
da notizie raccolte risulta che dal 21 maggio 2019 gli uffici dell'Agenzia delle entrate competenti non inviino più le autorizzazioni, così come gli eventuali dinieghi, circa la fruizione del "bonus investimenti al Sud" alle richieste presentate dalle aziende, che insistono nelle regioni indicate della normativa;
considerato che:
sempre agli interroganti è stata portata all'attenzione il caso di una domanda già autorizzata a fruire del credito d'imposta per l'anno 2018 e che, dopo aver presentato istanza di sola variazione della data di ultimazione dell'investimento, non solo risulterebbe ancora inevasa, ma sarebbe stata addirittura preclusa l'utilizzazione anche del residuo credito d'imposta sugli investimenti già effettuati nel 2018;
ad oggi non risulta alcun comunicato da parte dell'Agenzia delle entrate di blocco delle domande o di esaurimento delle risorse relative al credito d'imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se non ritenga necessario attivare tutte le iniziative utili a ripristinare, nel più breve tempo possibile, il pieno funzionamento di una misura vitale per l'economia del Mezzogiorno del Paese.
(3-01017)
DE FALCO, D'ARIENZO, LAFORGIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
la funzione di vice presidente del Consiglio dei ministri non è prevista dalla Costituzione, la quale stabilisce, all'articolo 92, comma primo, che "Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri";
fino al 1988 sono, comunque, piuttosto frequenti nella storia dei Governi repubblicani le nomine di vice presidenti del Consiglio dei ministri;
trattandosi, infatti, nella maggioranza dei casi di Governi di coalizione la funzione veniva attribuita a importanti esponenti dei partiti che non avevano espresso il Presidente del Consiglio dei ministri;
la funzione è stata resa istituzionale, non certo obbligatoria, dalla legge n. 400 del 1988, la quale, all'articolo 8, comma 1, stabilisce che "Il Presidente del Consiglio dei Ministri può proporre al Consiglio dei Ministri l'attribuzione ad uno o più Ministri delle funzioni di vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Ricorrendo questa ipotesi, in caso di assenza o impedimento temporaneo del Presidente del Consiglio dei Ministri, la supplenza spetta al vicepresidente o, qualora siano nominati più vicepresidenti, al vicepresidente più anziano secondo l'età";
appare, dunque, evidente la funzione che la legge assegna al vice presidente: agire solo per assicurare la continuità dell'azione di Governo, qualora il Presidente del Consiglio dei ministri abbia un impedimento, temporaneo, ad esercitare le proprie funzioni in Consiglio dei ministri;
appare ancora evidente che l'autodefinizione che l'attuale vice presidente Salvini avrebbe dato di sé stesso, "vicario", per aver presieduto due volte il Consiglio dei ministri in assenza del Presidente, essendo il più anziano per età dei due vice, non comporta in alcun modo una preminenza dello stesso Salvini, il quale non sembra potersi arrogare competenze che spettano al solo Presidente del Consiglio dei ministri;
in qualità di vice presidente del Consiglio dei ministri, invece, il ministro Salvini avrebbe convocato, al Viminale e non a palazzo Chigi, le parti sociali per un informale scambio d'idee, in previsione del disegno di legge di bilancio per il 2020;
si tratta di un atto irrituale, di una chiara "sgrammaticatura istituzionale", come l'avrebbe definita, secondo fonti di stampa, lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri,
si chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri abbia delegato il vice presidente Salvini a seguire in sua vece specifiche e rilevanti questioni come quelle relative al disegno di legge di bilancio, e, in tal caso, in base a quali norme questa delega sia stata concessa, visto che il dettato della legge del 1988 non attribuisce alcuna funzione di quelle che si autoattribuisce il vice presidente Salvini, nella sua qualità, autopresunta, di "vice presidente vicario";
se, invece, qualora non esista, non potendo esistere, alcun atto scritto che conferisca al vice presidente Salvini i poteri che egli si attribuisce, quali iniziative di sua competenza intenda prendere per ripristinare i corretti rapporti istituzionali, compromessi, a parere degli interroganti, dall'ennesima "sgrammaticatura istituzionale" del ministro Salvini.
(3-01018)
NUGNES, DE PETRIS, BUCCARELLA, FATTORI, DE FALCO, MARTELLI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
il 18 marzo 1947 con decreto del Capo provvisorio dello Stato n. 281 è stato istituito l'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia (EIPLI);
a seguito del trasferimento alle Regioni delle materie "irrigazione e trasformazione fondiaria", con il decreto del Presidente della Repubblica n. 169 sono state assegnate alle Regioni Puglia, Basilicata e Campania beni e personale, mentre sono state ascritte all'ente le seguenti funzioni residue: progettazione ed esecuzione delle opere idrauliche di seconda categoria relative ai bacini interregionali; esercizio e manutenzione delle opere di propria competenza;
l'EIPLI assolve oggi principalmente compiti di gestione, esercizio e manutenzione ed agisce quale fornitore all'ingrosso di acqua non trattata, per usi potabili agli acquedotti Pugliese, Lucano ed al consorzio Jonio-Cosentino in Calabria; per usi irrigui a nove consorzi di bonifica nelle regioni Basilicata, Campania e Puglia, e per usi industriali all'ILVA di Taranto e ad altri utenti minori;
l'ente gestisce otto dighe, quattro traverse, le sorgenti del Tara e centinaia di chilometri di grandi reti di adduzione, con una capacità potenziale di accumulo, regolazione e di vettoriamento di circa un miliardo di metri cubi all'anno di acqua;
con decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, l'EIPLI è stato soppresso ed è entrato in fase liquidatoria. L'art. 21, commi 10 e 11, ha disposto misure di trasferimento in favore di "un soggetto costituito o individuato dalle Regioni interessate";
siffatto soggetto, con la legge n. 205 del 2017 (art. 1, commi 904 e seguenti), è stato identificato in una "società costituita dallo Stato e partecipata, ai sensi dell'articolo 9 del testo unico di cui al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, dal Ministero dell'economia e delle finanze, e sottoposta alla vigilanza del Dipartimento delegato all'Autorità politica per le politiche di coesione e per il Mezzogiorno e dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali";
al fine di completare il processo di liquidazione dell'EIPLI ed accelerare la creazione della società di cui all'art. 21, comma 11, del decreto-legge n. 201, nel testo del decreto-legge n. 34 del 2019, cosiddetto decreto crescita, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 58 del 2019, è stato previsto, attraverso all'art. 24, come modificato alla Camera dal cosiddetto emendamento Daga, che la costituenda società sia una società per azioni a totale capitale pubblico, formato da soli enti pubblici il cui statuto costitutivo dovrà prevedere "la possibilità per le altre regioni interessate ai trasferimenti idrici tra regioni del distretto idrografico dell'Appennino meridionale di partecipare alla società di cui al presente comma, nonché il divieto di cessione delle quote di capitale della medesima società, a qualunque titolo, a società di cui al titolo V del libro quinto del codice civile e ad altri soggetti di diritto privato comunque denominati";
sull'EIPLI graveranno tutte le passività maturate sino alla data di costituzione della società, comprese quelle di natura "contributiva, previdenziale e assistenziale", viceversa, tutti i diritti su beni demaniali, già attribuiti all'EIPLI in forza di provvedimenti concessori, saranno trasferiti ex lege alla società di nuova costituzione;
considerato che:
in forza di un'iniziativa civica promossa dal "Forum italiano dei movimenti per l'acqua", nel 2011, vennero proposti ai cittadini italiani, tra gli altri, due quesiti sui servizi pubblici locali a rilevanza economica e sulla determinazione della tariffa del servizio idrico che determinò la chiara volontà popolare di avere accesso ad un servizio pubblico dell'acqua, diritto umano universale, su cui non si può fare profitto;
il 23 marzo 2018 è stata presentata alla Camera la proposta di legge n. 52 in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque i cui presupposti sono, come si legge nella relazione, quelli di "Dotare il nostro Paese di una gestione e di infrastrutture che garantiscano a tutti l'accesso ad un servizio pubblico indispensabile, come l'acqua, è la base fondamentale per ricostruirne le fondamenta, distrutte da decenni di privatizzazioni e politiche sconsiderate. Questa grande opera utile e necessaria andrebbe riportata alla responsabilità del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il cui ruolo andrebbe potenziato su tutta la questione idrica eliminando strutture, sovrastrutture e autorità che nulla hanno a che fare con la gestione e la tutela di un diritto umano fondamentale. (...) Un testo in cui ribadiamo che sull'acqua non si devono fare profitti come chiesto da 27 milioni di cittadini con il referendum del 2011. (…) Un testo che vuole raccogliere gli strumenti necessari per avviare un processo di ritorno a una gestione pubblica e partecipativa del Servizio idrico integrato";
assodata la necessità di procedere alla liquidazione dell'EIPLI, definita in sede di decreto-legge n. 201 del 2011, rispetto alla natura giuridica del soggetto di diritto che sarebbe dovuto succedere all'ente da liquidare, è evidente che l'impostazione primigenia della disposizione, adottando una formulazione generica, lasciava ampia libertà circa la scelta del soggetto giuridico cui trasferire le funzioni dell'EIPLI, soggetto che addirittura poteva essere non da costituire ex novo, bensì da individuare tra quelli pubblici già esistenti,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo, considerando che la ratio ultima e complessiva dei quesiti referendari del 2011 era quella di evitare, per la gestione di servizi pubblici, il ricorso a formule privatistiche (e non soltanto l'apporto di capitali e logiche privatistiche), vogliano mettere in campo, nell'ambito delle proprie attribuzioni, tutte le iniziative possibili al fine di accelerare un provvedimento che possa definitivamente sancire la pubblicità dell'acqua;
se, considerando che è possibile che i soci della costituenda società per azioni che subentrerà all'EIPLI possano, nel corso della vita della stessa, adottare una modifica statutaria (ex art. 2365 del codice civile) che consenta l'alienazione di partecipazioni sociali anche in favore di soggetti privati nonché in ogni momento stabilire l'alienazione dei beni e delle utilitas della stessa, nelle more che in caso di fallimento i beni e le concessioni vengano aggrediti dal capitale e dall'interesse privato, vogliano inserire nel suddetto provvedimento un articolato che intervenga anche sulla questione EIPLI e, dunque, riportare la società nell'ambito di una società di diritto pubblico, così da garantire la pubblicità gestionale e distributiva, e da fugare anche le espresse o latenti preoccupazioni che risiedono in seno alla stragrande maggioranza degli italiani.
(3-01019)
MISIANI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'interno. - Premesso che:
l'addizionale comunale sui diritti di imbarco è stata istituita con l'articolo 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria per il 2004), per il riconoscimento di risorse commisurati ai costi sostenuti per molteplici servizi dai Comuni sui cui territori è presente sedime aeroportuale, proprio a causa dell'operatività aeroportuale;
più precisamente, l'articolo 2, comma 11 della legge finanziaria per il 2004 prevedeva che beneficiari delle somme fossero i "Comuni del sedime aeroportuale o con lo stesso confinanti secondo la media delle seguenti percentuali: percentuale di superficie del territorio comunale inglobata nel recinto aeroportuale sul totale del sedime; percentuale della superficie totale del comune nel limite massimo di 100 chilometri quadrati";
nel documento "Informazioni preliminari sul rapporto sui trasferimenti finanziari dello stato agli enti locali per gli anni 2003 - 2004 - Prime Informazioni sul rapporto per gli anni 2003-2004" veniva riportato che l'addizionale andava letta "come un segnale di attenzione al problema relativo alla sicurezza negli aeroporti", rappresentando anche "una misura di sostegno, seppure modesta, agli enti locali che sopportano la ricaduta della presenza di un aeroporto"; tuttavia, sin dalla sua istituzione, gran parte degli introiti dell'addizionale erano destinati all'ENAV ed al comparto sicurezza;
l'importo dell'addizionale comunale, nel corso degli anni, è cresciuta da 1 euro a 6,50 euro a passeggero. Non è cambiato, invece, il fatto che essa sia destinata solo secondariamente ai Comuni interessati; oggi infatti, la legge dispone che la ripartizione dei 6.50 euro sia la seguente: 5 euro vengono destinati all'INPS; 0,50 euro al servizio antincendio negli aeroporti; 1 euro viene ripartito tra ENAV per i costi sostenuti per garantire la sicurezza ai propri impianti e per garantire la sicurezza operativa (30 milioni di euro), il 60 per cento per cento della parte eccedente i 30 milioni destinati all'ENAV al "comparto sicurezza" per il finanziamento di misure volte alla prevenzione e al contrasto della criminalità e al potenziamento della sicurezza nelle strutture aeroportuali e nelle principali stazioni ferroviarie, il 40 per cento per cento della parte eccedente i 30 milioni destinati all'ENAV ai comuni di sedime;
da notare che, a fronte di un aumento di passeggeri del 5,8 per cento nel 2018, per il medesimo anno è stata erogato ai Comuni a titolo di addizionale comunale un importo pari a 6.489.908 euro, inferiore del 1,4 per cento rispetto a quanto erogato nell'anno 2017;
in ogni caso, dal 2005 sono stati erogati ai Comuni, a titolo di addizionale sui diritti di imbarco, importi sensibilmente inferiori rispetto a quelli che, ai sensi di legge, sarebbero stati di effettiva spettanza degli stessi, con un flusso di finanziamenti discontinuo e contrassegnato da mancate assegnazioni e non rispondenza degli importi dovuti con il totale dei passeggeri viaggianti;
la perdita di gettito per i Comuni aeroportuali è stata dunque molto consistente; il versamento parziale delle quote dell'addizionale è stato giustificato con quanto disposto dall'articolo 1, commi da 615 a 617, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), che prevede che le somme in entrata derivanti dall'addizionale comunale contribuiscano a ridurre l'indebitamento dello Stato; tuttavia, a quanto risulta all'ANCAI, l'Associazione nazionale comuni aeroportuali, cui aderiscono 37 Comuni, che ospitano un aeroporto sul proprio territorio, è stata decurtata esclusivamente la quota parte destinata ai Comuni;
per recuperare le somme non versate sono state avviate varie iniziative da parte dei Comuni interessati: nel 2015 un atto di diffida al Ministero dell'interno ed al Ministero dell'Economia; 19 Comuni ANCAI hanno poi deciso di procedere giudizialmente per il recupero dell'addizionale comunale sui diritti di imbarco aeroportuali non versata per il periodo 2005-2015; in collaborazione con ANCI la tematica è stata portata all'ordine del giorno di due sedute della Conferenza Stato-Città nel 2016; è stato, altresì, sollecitato un intervento dei Ministeri competenti volto ad assicurare la necessaria trasparenza alle procedure di acquisizione e di riparto del gettito e per la riassegnazione delle risorse non attribuite ai Comuni nel periodo 2007- 2015; in questo senso, e per favorire la soluzione di questo annoso problema, nel corso della XVII Legislatura, l'interrogante ha presentato alla Camera dei deputati l'atto di sindacato ispettivo 4-11592, a sua prima firma, nonché la proposta di legge A.C. 3546, in materia di ripartizione dell'addizionale comunale sui diritti di imbarco aeroportuali;
l'ANCAI ha stimato che le mancate risorse che avrebbero dovuto confluire nelle casse comunali abbiano oggi raggiunto la cifra di oltre 160 milioni di euro; tali risorse consentirebbero ai Comuni di intraprendere e realizzare tutte quelle azioni ed opere di mitigazione e di compensazione correlate all'attività aeroportuale, che sono fondamentali per contrastare e contenere i disagi generati dall'inquinamento acustico ed ambientale,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di propria competenza, intendano indicare a quanto ammontino le risorse dovute ai Comuni a titolo di addizionale comunale sui diritti d'imbarco di passeggeri sugli aeromobili, nel loro complesso e per ciascun comune;
se intendano individuare, ed in quale tempistica, soluzioni efficaci volte a garantire:
a) il ristoro delle somme dovute e non versate ai Comuni a titolo di addizionale aeroportuale;
b) la rimozione degli ostacoli di natura normativa o interpretativa, in particolare i commi 615, 616 e 617 della legge finanziaria per il 2008, che hanno condotto i Ministeri competenti a modificare i criteri di determinazione dell'ammontare complessivo spettante ai Comuni;
c) la verifica delle motivazioni degli scostamenti fra stime di traffico dei passeggeri ed il versamento di quote dell'addizionale da parte delle compagnie aeree, nonché il rafforzamento delle misure di vigilanza sul corretto versamento degli importi dovuti dalle compagnie medesime.
(3-01020)
RIZZOTTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
la tutela della salute e l'importanza della prevenzione primaria sono importanti per la donna, in particolare in un momento importante della vita quale la gravidanza e necessitano di un accesso omogeneo a screening e test diagnostici, il più possibili precoci, sicuri e di elevata qualità;
strumenti come gli screening prenatali non invasivi (NIPT), che ad oggi non rientrano nei LEA (livelli essenziali di assistenza), garantiscono una gravidanza più serena e sicura per la salute della donna e del feto;
in particolare, i NIPT riconoscono la presenza di aneuploide autosomiche fetali attraverso l'analisi di frammenti di DNA libero presenti nel sangue materno e si basano su un algoritmo in grado rilevare, alla luce anche dell'età della donna, il rischio di sviluppare le più comuni alterazioni cromosomiche, quali la trisomia 21, la trisomia 13 e la trisomia 18, riducendo il ricorso ad indagini diagnostiche invasive (come l'amniocentesi e la villocentesi) e abbattendo il numero degli aborti collegati alle tecniche di prelievo dei tessuti fetali, con un alto tasso di sicurezza e precocità;
ad oggi, in Italia, i NIPT vengono proposti in regime privatistico, in un contesto deregolamentato dal punto di vista dei requisiti di qualità, di performance e di numero di anomalie ricercate;
si stima che l'utenza di questo servizio interessi potenzialmente al momento, nel nostro Paese, circa 50.000 madri all'anno, con costi variabili tra i 350 e i 900 euro;
la possibilità dell'adozione dei NIPT come principale metodo di screening prenatale è stata oggetto di uno studio svolto dal Consiglio superiore di Sanità (CSS), e successivamente da un altro, condotto da parte di un gruppo di lavoro regionale istituito dalla Regione Emilia-Romagna;
in particolare le linee guida prodotte dal CSS giungono alla conclusione che "Nella prospettiva di offrire anche nel nostro Paese lo screening delle principali aneuploidie autosomiche mediante il NIPT, è indispensabile programmare la centralizzazione dei laboratori di screening in un numero limitato di strutture, con un'utenza sovraregionale. In questo modo sarebbe possibile contenere i costi dell'analisi che diventerebbero competitivi rispetto a quelli attualmente coperti dai programmi di diagnosi prenatale invasiva";
il Consiglio Superiore di Sanità nello stesso documento e per la parte di analisi dei costi ha affermato: "una volta completata tale fase, l'analisi di un numero elevato di campioni non crea complessità particolari. La sua precocità e la sua esecuzione programmata, inoltre, non comportano situazioni critiche ed emergenziali, peraltro frequenti nella diagnosi invasiva classica";
il gruppo di lavoro regionale dell'Emilia-Romagna, con votazione unanime ha "raccomandato l'offerta degli NIPT in sostituzione al Test Combinato nell'attuale percorso prenatale della Regione Emilia-Romagna per la popolazione generale di donne in gravidanza che desiderano sottoporsi a indagini prenatali per la diagnosi di aneuploidie cromosomiche fetali";
la fondazione Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere (ONDA) evidenzia che, pur essendo le possibilità diagnostiche oggi tante e senza dubbio una preziosa opportunità per le donne, l'utilizzo delle stesse non avviene ancora in maniera appropriato e soprattutto con le medesime possibilità di accesso,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, anche alla luce delle linee guida del CSS, assumere iniziative per inserire i test prenatali non invasivi nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza, garantendo così alle donne in gravidanza un accesso equo ed omogeneo su tutto il territorio nazionale alla prevenzione primaria in gravidanza;
se non si ritenga necessario predisporre le opportune raccomandazioni per garantire il rispetto degli standard qualitativi per l'utilizzo dei NIPT;
se non intenda adottare le iniziative idonee, di concerto con le Regioni, per programmare la centralizzazione dei laboratori dei NIPT, così come dallo studio del CSS.
(3-01021)
PARRINI, BITI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
il raccordo autostradale 3 (noto come RA3, "Autopalio"), tracciato stradale di 56 chilometri gestito dall'Anas che collega Firenze e Siena, rappresenta uno degli elementi strategici del sistema viario toscano e viene giornalmente percorso mediamente da 25.000 veicoli tra i quali un numero considerevole di mezzi pesanti;
la presenza anomala di cantieri sul raccordo autostradale, gran parte dei quali in forte ritardo rispetto alla tabella di marcia, provoca restringimenti di carreggiata che formano code rilevanti creando pesantissimi disagi agli utenti dell'arteria stradale, con una crescita insostenibile sia dei rischi che dei tempi di percorrenza;
considerato che:
non si ha certezza su tempi e modalità esecutive dei lavori di manutenzione straordinaria riguardanti il fondo stradale e le strutture di sostegno di almeno tre viadotti;
i sindaci del Chianti fiorentino e senese si sono mobilitati più volte mettendo per iscritto le loro preoccupazioni in lettere ad Anas, rimaste sostanzialmente prive di risposte convincenti,
si chiede di sapere se e come il Ministro in indirizzo intenda garantire la piena e tempestiva attuazione degli impegni assunti da Anas SpA in riferimento al raccordo autostradale e se e come intenda procedere nei confronti di Anas affinché i lavori necessari siano eseguiti il più celermente possibile, ponendo fine a una situazione che è di vera e propria emergenza e andando incontro a un bisogno di sicurezza e di collegamenti stradali efficienti di una delle aree più produttive e dinamiche della Toscana.
(3-01022)
MALPEZZI, FEDELI, VALENTE, D'ALFONSO, MARINO, CUCCA, SUDANO, GINETTI, STEFANO, ASTORRE, MESSINA Assuntela, MARGIOTTA, ROJC, IORI, SBROLLINI, BOLDRINI, GARAVINI, TARICCO, BITI, PITTELLA, COMINCINI, BELLANOVA, GIACOBBE, PATRIARCA, VATTUONE, FERRAZZI, NANNICINI, RAMPI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
entro il 31 agosto 2019 andranno in pensione, secondo le regole dalla "legge Fornero" (decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 211 del 2011) e di altre "finestre" pensionistiche, compresa "quota 100" (decreto-legge n. 4 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2019), circa 42.000 docenti;
in particolare, lasceranno il lavoro 19.853 docenti con i requisiti ordinari e 22.197 per effetto di "quota 100";
il sistema informatico del Ministero (Sidi) al 29 maggio scorso aveva censito 17.614 posti vuoti nell'organico di fatto, ma nessuno di questi sarà trasformato e offerto al personale precario. Infatti, non è prevista immissione in ruolo di chi già lavora attraverso le supplenze annuali;
come dichiarato dall'Inps, le domande per quota 100 verranno tutte certificate entro il 31 agosto e, dunque, i posti che si libereranno per effetto delle domande di pensionamento saranno destinati a nuove nomine a tempo determinato;
nell'anno appena concluso gli annunci del ministro Bussetti ("avremo ottantamila supplenti nelle nostre scuole") sono stati smentiti. Infatti, il numero di supplenti è stato, secondo un conteggio effettuato dalla Flcgil scuola, di 95.000 unità;
il fenomeno delle supplenze, dunque, si è incrementato, raggiungendo un nuovo record negativo e subirà un ulteriore aumento il prossimo anno scolastico, poiché, alle cessazioni ordinarie e di altri provvedimenti di legge, si aggiungeranno quelle effetto di "quota 100";
considerato che:
una conclusione emerge dai dati sui pensionamenti e da quanto avviene sul lato opposto, quello del reclutamento dei nuovi docenti: il prossimo anno le istituzioni scolastiche avranno enormi difficoltà a rimpiazzare i docenti in uscita e a dare stabilità alle cattedre che negli anni trascorsi erano occupate da personale supplente;
già oggi, in molte regioni, soprattutto al nord e al centro, e per molte materie, non si trovano insegnanti con la formazione e i titoli adeguati a occupare le cattedre di ruolo lasciate libere e vacanti;
a Torino, Milano e Roma sono ormai del tutto vuote le graduatorie provinciali di matematica per la scuola secondaria di primo e secondo grado; lo stesso accade per italiano, storia e geografia alle scuole secondaria di primo grado;
per l'anno scolastico 2018/2019 il Ministero dell'economia e delle finanze aveva autorizzato più di 57.000 assunzioni a tempo indeterminato, ma alla fine è stata effettuata meno della metà delle assunzioni: per tutte le altre non è stato possibile trovare il personale formato e neppure sarà possibile reperirlo per il prossimo anno, poiché non sono stati banditi concorsi per immettere in ruolo personale docente;
in assenza di docenti di ruolo, le scuole dovranno ricorrere ai precari delle graduatorie di istituto o, sempre più spesso, alla messa a disposizione di personale senza tutte le qualifiche necessarie;
si ipotizza, dunque, che il prossimo anno scolastico possa partire con 160-170.000 insegnanti precari in cattedra e contemporaneamente le graduatorie pre-ruolo sempre piene;
nella ultima legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018) è stato abolito il nuovo sistema di formazione iniziale e reclutamento previsto dal decreto legislativo n. 59 del 2017 nella scuola secondaria che è stato novellato prevedendo, per l'accesso al ruolo, il concorso seguito da un anno di formazione in servizio e prova per la conferma ed è stato, inoltre, abolito il concorso riservato ai docenti precari con 36 mesi di servizio;
tale situazione determinerà serie conseguenze in vista di un ordinato avvio dell'anno scolastico e avrà pesanti ricadute sulla qualità della didattica;
a giudizio degli interroganti sarebbe auspicabile che una parte dei posti liberati dall'accoglimento delle domande di pensionamento entro il 31 agosto possa essere utilizzata al 50 per cento per le immissioni in ruolo a tempo indeterminato e al 50 per cento per i trasferimenti;
il ministro Marco Bussetti, in più di una circostanza, ha dichiarato che i tagli della legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2017) e la carenza di risorse sono dipesi proprio alle due misure fortemente volute dal Governo che hanno drenato risorse pubbliche: il Reddito di cittadinanza e, appunto, Quota 100,
si chiede di sapere:
come il Ministro in indirizzo intenda garantire la copertura delle cattedre vacanti e disponibili, assicurando la continuità didattica;
se non intenda utilizzare parte dei posti liberati per le immissioni in ruolo e i trasferimenti, attribuendoli anche dopo il 31 agosto al personale precario inserito nelle Gae (graduatorie ad esaurimento) e nelle Gm (graduatorie di merito);
se non intenda procedere alla trasformazione dei posti di organico di fatto in organico di diritto.
(3-01024)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
ALFIERI, GIACOBBE, PINOTTI, MALPEZZI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
secondo quanto pubblicato in data 10 luglio 2019 dal quotidiano "La Stampa", grazie all'invio di droni da parte della Turchia, il Governo di Fayez al-Sarraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, avrebbe riconquistato la cittadina strategica di Gharian;
all'operazione il generale Khalifa Belqasim Haftar avrebbe risposto inviando, secondo quanto riportato dal quotidiano, "colonne impressionanti di blindati", che sarebbero stati forniti al generale dagli Emirati arabi;
Turchia ed Emirati arabi uniti, sebbene entrambe potenze sunnite, si trovano ad essere profondamente contrapposte; come noto, mentre il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, sostiene la "Fratellanza musulmana", Abu Dhabi, invece, ne è uno dei principali oppositori. Alle differenze politiche si accompagnano, inoltre, i contrapposti interessi di carattere geopolitico;
gli Emirati arabi, infatti, punterebbero ad espandere in Libia la già consistente rete di porti che va dall'oceano Indiano, all'isola di Socotra, Somalia, Gibuti ed Egitto. La Turchia, diversamente, vanta un'antica consuetudine nei rapporti commerciali con la Libia mai venuta meno, neanche a seguito del colpo di Stato del generale Mu'ammar el-Gheddafi. Le imprese turche, infatti, nel 2011, al momento dello scoppio della guerra in Libia, secondo diverse stime, avevano in piedi progetti per un ammontare di 18 miliardi di dollari e si sarebbero trovate costrette a rimpatriare circa 25.000 tecnici presenti nel territorio libico;
considerato che:
come riportato dal citato organo di stampa, il Governo turco avrebbe inviato in Libia a sostegno di al-Sarraj blindati e consiglieri militari per gestire i droni d'attacco "Bayraktar TB2"; Abu Dhabi avrebbe, invece, inviato a sostegno del generale Haftar i droni "Wing Loong II", fotografati dai satelliti nelle vicinanze di Bengasi: il tutto in aperta violazione dell'embargo sulle armi vendute alla Libia approvato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 14 giugno 2016;
pertanto, come evidenziato da tempo da diversi analisti politici e confermato dal quotidiano, il conflitto in Libia si è trasformato in un conflitto per procura tra diversi Stati; al-Sarraj, infatti, godrebbe dell'appoggio, oltre che della Turchia, anche del Qatar, mentre il generale Haftar verrebbe sostenuto, oltre che dagli Emirati arabi uniti, anche da Arabia saudita, Egitto e Russia;
di fronte a questa drammatica escalation, nonché al concreto rischio che il conflitto si estenda oltre i confini libici, il Governo italiano si trova a svolgere un ruolo di mero spettatore. Un immobilismo a giudizio degli interroganti davvero preoccupante a fronte dell'incredibile rilievo strategico che la Libia riveste per gli interessi del nostro Paese, sia dal punto di vista commerciale, che da quello della sicurezza interna,
si chiede di sapere:
quali iniziative necessarie e urgenti il Governo intenda adottare, anche attivandosi nelle opportune sedi europee e internazionali, al fine di gestire la drammatica crisi libica e scongiurare il concreto pericolo che il conflitto si espanda ulteriormente;
se non ritenga, altresì, necessario ed urgente adoperarsi affinché sia garantito il pieno rispetto dell'embargo Onu sulle armi alla Libia.
(3-01015)
BINETTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
la salute materno-infantile rappresenta un'area prioritaria della salute pubblica non solo perché la gravidanza, il parto ed il puerperio in Italia sono la prima causa di ricovero per le donne, ma anche perché gli eventi "intorno" alla nascita sono riconosciuti a livello internazionale come i più significativi per valutare la qualità di tutta l'assistenza sanitaria di un Paese;
la distribuzione dei parti per volume di attività dei punti nascita (numero di parti all'anno) indica una quota non trascurabile di nascite in strutture con meno di 500 parti all'anno (standard minimo per cure perinatali qualitativamente accettabili) ed un'ampia variabilità territoriale. L'accordo Stato-Regioni fissa, quindi, in almeno 1.000 nascite all'anno lo standard a cui tendere per il mantenimento o l'attivazione dei punti nascita e prevede la razionalizzazione o la riduzione progressiva dei punti nascita con numero di parti inferiore a 1.000 all'anno, prevedendo l'abbinamento per pari complessità di attività delle unità operative ostetrico-ginecologiche con quelle neonatologiche e pediatriche;
in Italia continua a registrarsi il record negativo delle nascite: per il quarto anno consecutivo l'Istat segnala che il numero dei nuovi nati è al minimo storico. Nel 2017 sono nati 458.000 bambini, con un calo percentuale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno del 3,8 per cento. La popolazione al 1° gennaio 2019 risulta pari a 60.391.000, oltre 90.000 in meno sull'anno precedente (1,5 per mille in meno). Il numero delle nascite del 2018 è sceso di 9.000 unità rispetto al 2017: nel corso dell'anno 2018 ci sono stati 449.000 nuovi nati totali;
si tratta di statistiche demografiche che non possono non avere un forte impatto anche sui punti nascita, nei quali evidentemente nascono sempre meno bambini; il Ministero della salute sta attualmente rivalutando i criteri che consentono di mantenere aperti i punti nascita, cercando di garantire la migliore sicurezza possibile per la madre e il bambino, ottimizzando al tempo stesso i criteri di tipo economico-organizzativo; tra i parametri presi in considerazione si presta particolare attenzione, tra gli altri elementi, al numero dei parti e al numero di cesarei;
la carenza di politiche demografiche efficaci e la radiografia della situazione attuale rivelano dei trend in decisa riduzione del numero di parti nei diversi punti nascita, con un aumento dei cesarei, che tenderebbe a garantire la maggiore sicurezza possibile a madre e figlio, anche in presenza di potenziali complicazioni; la combinazione di queste diverse circostanze pone costantemente in discussione la potenziale chiusura di alcuni punti nascita, come è accaduto recentemente anche in Puglia;
ma nonostante si sia risolto positivamente il quesito sul punto nascita di Bisceglie (Barletta-Andria-Trani), tra i pochissimi a garantire servizi qualificati aggiuntivi, come la terapia intensiva neonatale, lo stesso Ministero ha fatto presente che, sempre in Puglia, i punti nascita di Scorrano, Gallipoli e Galatina (Lecce) sono sotto lo standard rispetto al volume minimo dei 500 parti annui previsto;
contemporaneamente, i sindaci del basso Molise, in occasione di un loro incontro al Ministero in merito ai punti nascita, denunciavano la situazione dell'ospedale di Termoli (Campobasso) con l'obiettivo di garantire massima sicurezza alle partorienti e ai neonati all'ospedale "San Timoteo". In questa occasione i sindaci hanno esternato al Ministro la loro volontà di mantenere in vita il punto nascita del San Timoteo di Termoli,
si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda procedere in merito alla apertura-chiusura di punti nascita in un momento in cui la crisi demografica rende oggettivamente difficile garantire in molti piccoli ospedali, soprattutto in provincia, la quota dei 500 parti all'anno, considerato che chiudere però questi punti nascita significa rendere sempre più difficile alle donne godere della necessaria assistenza al parto in un contesto di normale habitat e quindi, in definitiva, potrebbe diventare un ulteriore fattore di ostacolo per una ripresa della natalità.
(3-01023)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
ROJC - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
secondo notizie di stampa, per l'anno scolastico 2019/2020 sarà impossibile formare una classe di prima media per i ragazzi di tre comuni della provincia di Pordenone: Morsano, Cordovado e Sesto al Reghena;
i sindaci di queste località hanno chiesto e ottenuto un immediato incontro con il prefetto di Pordenone, Maria Rosaria Maiorino, alla quale è stato fatto presente che senza la formazione della classe si andrebbe incontro all'interruzione di un intero ciclo scolastico;
i genitori, preoccupati per la situazione venutasi a creare, hanno manifestato l'intenzione di iscrivere i propri ragazzi alla scuola di San Vito al Tagliamento, dove però manca un collegamento autobus con i comuni interessati;
il sindaco di Morsano, Giuseppe Mascherin, ha dichiarato alla stampa locale che "la questione è stata gestita male e sono stati commessi, anche da parte dell'autorità scolastica, dei pasticci dai quali, almeno per il prossimo anno scolastico, sarà difficile tornare indietro",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire presso le autorità scolastiche provinciali, al fine di trovare una soluzione idonea ad impedire che si interrompa un ciclo di studi e consentire, pertanto, agli studenti residenti nei tre comuni citati di frequentare normalmente il prossimo anno scolastico.
(4-01947)
SAPONARA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
con il bando Inps del 15 aprile 2019 è stato indetto un concorso per medici esterni "mediante richiesta di disponibilità, per il reclutamento di un contingente complessivo di 1404 medici, cui conferire incarichi individuali con contratto di lavoro autonomo per lo svolgimento di prestazioni libero professionali per l'espletamento di adempimenti medico-legali";
nella stessa data viene bandito un concorso per operatori sociali ed esperti "mediante richiesta di disponibilità, per il reclutamento di un contingente complessivo di 407 operatori sociali/esperti 'ratione materia', cui conferire incarichi individuali con contratto di lavoro autonomo, per lo svolgimento di prestazioni libero professionali per l'espletamento di adempimenti sanitari di competenza istituzionale, in relazione agli obblighi di legge";
il termine utile per inviare la domanda di partecipazione alle selezioni del concorso viene fissato per il 2 maggio 2019, "termine perentorio entro il quale inoltrare il proprio curriculum ed esprimere le proprie preferenze";
la graduatoria sarebbe dovuta uscire il 20 giugno, con presa di servizio già prevista per il 1° luglio, ma sembra che la procedura on line il 18 giugno 2019 risultasse ancora riaperta, con un nuovo termine di presentazione della domanda per il 2 luglio 2019;
l'Inps è stata messa sotto i riflettori dal portale "Dagospia", per i sospetti circa l'esistenza di precise volontà dietro il presunto errore della riapertura dei termini;
secondo il sito, non è chiaro come sia possibile che un termine previsto in un bando pubblico possa essere riaperto, senza nessun avviso ufficiale o nota dell'Inps, specialmente dopo che i candidati hanno presentato la domanda di partecipazione;
la direzione generale dell'Inps, in un comunicato stampa, ha dichiarato che si sarebbe trattato di un "mero errore generato dal sistema informatico" e per questo motivo l'errore si ripete tanto nel concorso medici quanto in quello per operatori sociali,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda verificare se quanto esposto corrisponda al vero e quali spiegazioni intenda fornire l'Inps per replicare alle accuse contenute nell'articolo pubblicato sul sito web.
(4-01948)
FARAONE - Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
con il progetto di sviluppo "Cassiopea", si è previsto la coltivazione dei campi a gas di "Argo" e "Cassiopea", siti rientranti nella concessione "G.C1.AG" detenuta da Eni SpA 60 per cento (operatore) ed Edison al 40 per cento. I due giacimenti sono ubicati a circa 30 chilometri a sud della linea di costa siciliana, ad una profondità d'acqua che varia da 510 a 630 metri;
lo schema di sviluppo prevedeva originariamente il trattamento del gas su nuova piattaforma "Prezioso K", da realizzare in prossimità dell'esistente piattaforma "Prezioso". Il gas dei giacimenti Argo e Cassiopea, prodotto da quattro pozzi sottomarini, veniva raccolto subsea e inviato per essere trattato a bordo della nuova piattaforma fino a specifica di vendita. Il gas veniva quindi compresso e spedito a terra tramite nuova pipeline sottomarina, che in prossimità della costa si sarebbe collegata all'esistente connessione disponibile da 32 pollici per entrare nella linea di greenstream e quindi immettersi nella rete Snam;
nel 2014, cinque Comuni siciliani e alcune associazioni ambientaliste presentavano ricorso al TAR contro il rilascio dei decreti di compatibilità ambientale e concessione. I ricorsi, rigettati nel giugno 2015 dal TAR, venivano ripresentati al Consiglio di Stato per poi essere respinti definitivamente nell'agosto 2016;
nell'attesa della definizione dei giudizi intrapresi, ENI, in un'ottica di riduzione degli impatti ambientali e di supporto all'indotto locale, ha inteso valutare ulteriori ottimizzazioni al progetto, identificando uno schema di sviluppo che prevede la realizzazione dell'impianto di trattamento del gas a terra, anziché a mare, utilizzando aree disponibili all'interno del perimetro della raffineria di Gela. Nel febbraio 2018, ENI otteneva parere favorevole da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare circa la compatibilità ambientale del progetto ottimizzato, ed in data 12 luglio otteneva inoltre il decreto di variazione programma lavori da parte del Ministero dello sviluppo economico;
il decreto legislativo n. 152 del 2006 prevede, al comma 5 dell'art. 25, che: "l'efficacia temporale del provvedimento di VIA, comunque non inferiore a cinque anni, viene definita nel provvedimento stesso, tenuto conto dei tempi previsti per la realizzazione del progetto, dei procedimenti autorizzatori necessari, nonché dell'eventuale proposta formulata dal proponente e inserita nella documentazione a corredo dell'istanza di VIA. Decorsa l'efficacia temporale indicata nel provvedimento di VIA senza che il progetto sia stato realizzato, il procedimento di VIA deve essere reiterato, fatta salva la concessione, su istanza del proponente, di specifica proroga da parte dell'autorità competente";
in coerenza con la normativa vigente, veniva quindi sottoposta in data 13 marzo 2019 debita istanza di proroga. La commissione VIA, dopo l'esame del comitato di coordinamento e della sottocommissione VIA, esprimeva in data 26 giugno 2019, in seduta plenaria, parere conclusivo favorevole alla proroga della validità del decreto VIA del progetto, così come modificato dal progetto di ottimizzazione;
attualmente si è in attesa della conferma di parere positivo da parte della Soprintendenza ai beni culturali necessaria per la predisposizione del provvedimento da sottoporre ai Ministri dell'ambiente e per i beni e le attività culturali;
in attesa del rilascio della proroga, ci si trova nella condizione di "assenza di VIA" che il decreto legislativo 152, all'art. 29, sanziona, anche penalmente, per l'ipotesi di realizzazione di lavori in assenza o in difformità alla VIA medesima;
in ottemperanza a detta disposizione, ENI ha comunicato alle ditte già assegnatarie di lavori per il progetto Cassiopea di sospendere ogni attività di realizzazione, in attesa dell'ottenimento dei permessi necessari. Proseguono, quindi, relativamente al progetto solo attività di ingegneria e manifattura che non sono soggette all'articolo 29;
il lavoro della greenstream verrà ultimato entro fine luglio 2019 e, se non dovessero partire i lavori di Argo e Cassiopea, circa 1.000 lavoratori dell'indotto perderanno il lavoro;
appare necessario e urgente intraprendere politiche attive del lavoro tendenti ad avviare un piano di riqualificazione del personale dell'indotto, al fine di un riassorbimento all'interno dei nuovi insediamenti che dovrebbero essere avviati, parallelamente alla riconversione green da parte di ENI, da altri investitori privati tramite l'implementazione dell'accordo di programma,
si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di definire al più presto le procedure in corso e garantire ai lavoratori dell'indotto un percorso volto al mantenimento dei livelli occupazionali all'interno dei nuovi insediamenti che saranno attivati, anche attraverso politiche attive del lavoro tendenti ad avviare un piano di riqualificazione del personale, e dare piena attuazione all'accordo di programma citato.
(4-01949)
QUAGLIARIELLO - Ai Ministri della giustizia e per la famiglia e le disabilità. - Premesso che:
a seguito degli arresti effettuati nell'ambito dell'inchiesta "Angeli e demoni" sono emerse situazioni particolarmente delicate, riguardanti minori che sarebbero stati sottratti alle famiglie naturali e successivamente dati in adozione;
nel corso della trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?", in onda su "Rai 3", sarebbe stato denunciato il fatto che la psicologa Valeria Donati avrebbe contribuito, tramite la sua attività professionale a Reggio Emilia, ad allontanare due bambine dalla madre di origine marocchina di nome Mina, adottandone successivamente una delle due,
si chiede di sapere:
se corrisponda a verità che la psicologa Valeria Donati si sia interessata professionalmente del caso della signora Mina;
se corrisponda a verità quanto riportato dal programma televisivo, per ciò che concerne in particolare il fatto che una delle due bambine sottratte alla signora Mina sia successivamente stata data in affido o in adozione alla citata Valeria Donati;
se corrisponda a verità che la dottoressa Valeria Donati avrebbe fruito di un'adozione speciale, pur risultando nubile;
quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere a fronte di una situazione che sembra in contrasto non soltanto con le regole della deontologia professionale, ma anche con la normativa vigente in materia di affido e adozione dei minori sottratti alle famiglie.
(4-01950)
LAFORGIA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'interno. - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:
a Fossò, nella città metropolitana di Venezia, in una scuola elementare, al momento dell'iscrizione, viene richiesto di specificare l'etnia, indicando se "Sinti", "Rom" "Nomadi" o "Camminanti";
stando a quanto riportato dagli organi di informazione locali e nazionali, svariate famiglie avrebbero fatto scoppiare una polemica, rivolgendosi ad un'associazione che combatte le discriminazioni;
va segnalato che, nonostante la scuola sia nel veneziano, la protesta è nata nel padovano, poiché costoro hanno denunciato di essere i destinatari della suddetta specifica;
sul modulo è richiesta anche la cittadinanza, con una casella per "italiano" e uno spazio per specificare, se straniero, la nazionalità di origine, così come le vaccinazioni effettuate ed altri dati personali;
considerato che:
le democrazie costituzionali, che hanno a cuore la garanzia dei diritti dell'uomo e la tutela dello stesso senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, come recita l'articolo 3 della Costituzione italiana, entrano in contrasto con le forme di censimento di etnie;
l'Istat, ente pubblico preposto all'attività di ricerca della società italiana, svolge come una sorta di continuo censimento, ma incontra il limite della individuazione dei soggetti e dei gruppi, vale a dire che non può raccogliere e catalogare dati che siano mirati all'individuazione di categorie specifiche e pertanto anche la raccolta di informazioni deve avvenire in forma anonima e generica;
un censimento della popolazione rom in Italia fu tentato con un decreto del maggio 2008 dal Ministro dell'interno pro tempore Roberto Maroni, che tentò l'identificazione, la fotosegnalazione ed il rilievo delle impronte digitali e questa iniziativa suscitò le critiche dell'Unione europea e dell'Onu, pertanto decadde;
l'articolo 33 della Costituzione recita: "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi",
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati e come intendano tutelare la scuola, come luogo pubblico e libero dell'insegnamento;
come intendano tutelare il dettato costituzionale rimuovendo tutti quei vincoli che limitano le libertà.
(4-01951)
TOTARO - Al Ministro della salute. -
(4-01952)
(Già 3-00517)
DONNO, ANGRISANI, CASTALDI, DI GIROLAMO, GAUDIANO, LANZI, LA MURA, ORTIS, ROMANO, TURCO, ANASTASI, FEDE, PRESUTTO, TAVERNA, ROMAGNOLI, MININNO, MORONESE - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e della salute. - Premesso che:
nei territori dei comuni della provincia di Lecce, Lizzanello, Cavallino, San Donato e San Cesario, relative frazioni e territori limitrofi, i cittadini stanno pagando le conseguenze delle scelte politiche messe in atte dalle amministrazioni comunali, regionali e nazionali che hanno determinato la realizzazione nel Salento, a ridosso di Lecce, di un enorme polo di accentramento di impianti per raccolta e smaltimento di rifiuti, prima con l'inceneritore e poi con i maximpianti di discariche, di biostabilizzazione ed ora anche con un impianto di lavorazione e smaltimento di amianto;
nel comune di Cavallino, aree a confine con Lizzanello e San Donato, risultano concentrati i seguenti impianti: 1) inceneritore ex Saspi, che sorge sulla Lecce-Lizzanello all'altezza dello svincolo con la tangenziale est, fonte da anni di forte preoccupazione e conseguentemente oggetto di proteste, denunce ed esposti da parte di cittadini, movimenti ed associazioni, sempre rimaste inascoltate. In quest'area si registra un avvallamento occultato da uno strato di argilla tombata, a causa dello sversamento illegale, con conseguente grave degrado ambientale dovuto alla presenza di collinette di spazzatura e, in particolare, di una alta alcuni metri che potrebbe contenere tonnellate di materiali pericolosi, comprese ceneri di cui si ignora la composizione e la provenienza; 2) discarica, in località Le Mate, attiva in cui si conferiscono rifiuti indifferenziati da Lizzanello, Cavallino, San Donato e rispettive frazioni per un bacino di utenza di circa 40.000 abitanti. Tale discarica, ampliata nel 2016, in cui l'umido è conferito unitamente al secco, costituisce un serio pericolo per la salute dei cittadini in quanto i miasmi che da essa si irradiano rendono l'aria irrespirabile per le emissioni odorigene nauseabonde; 3) discarica in località massera Guarini, attiva in post gestione, con biostabilizzatori e impianti di produzione di combustibile derivato da rifiuti, in previsione di ampliamento. Il Consiglio di Stato ha confermato l'illegittimità del progetto per mancata osservanza della distanza minima dai centri abitati e dai siti sensibili. Ciò nonostante il medesimo progetto è stato riproposto dal commissario Grandaliano, con assenso da parte del Comune di Cavallino;
considerato che:
inoltre, l'anno scorso, quando il nuovo Governo ancora non si era formato, veniva dato il via libera dal Ministro pro tempore dello sviluppo economico Calenda alla costruzione di un impianto sperimentale di trasformazione dell'amianto nella zona industriale di Cavallino: la Direzione generale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sempre nel periodo del Governo Gentiloni, determinava l'esclusione dalla procedura di valutazione dell'impatto ambientale del progetto dell'impianto, pur essendo il sito a meno di 200 metri da un grande centro commerciale, frequentato da migliaia di cittadini ogni giorno, provenienti da tutta la provincia di Lecce;
all'impianto sono stati imposti i seguenti, a parere degli interroganti poco chiari, limiti alla sperimentazione: durata 24 mesi, 20 chilogrammi al giorno di trattamento dell'amianto per non più di 400 chilogrammi al mese;
la stessa autorizzazione parla di trattamento di rifiuto speciale pericoloso, attraverso la decomposizione con siero di latte esausto, ma manca l'indicazione del luogo o dei luoghi di provenienza dell'amianto (da Lecce e provincia, dalla regione Puglia o da tutta l'Italia);
le amministrazioni comunali di Lizzanello, San Donato, San Cesario e Lequile, paesi limitrofi all'impianto hanno fatto ricorso al TAR di Lecce contro il Comune di Cavallino e, in attesa della decisione la società appaltatrice, Pra Srl, ha presentato la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) presso lo stesso Comune,
si chiede di sapere quali provvedimenti, nell'ambito delle proprie competenze, i Ministri in indirizzo intendano adottare per segnare un preciso cambio di direzione anteponendo la tutela della salute e dell'ambiente agli interessi economici, anche al fine di sollecitare la Regione Puglia perché favorisca, consenta e garantisca la corretta gestione dei rifiuti nei comuni interessati.
(4-01953)
GALLICCHIO, GRASSI, L'ABBATE, MININNO, DONNO, ANASTASI, ORTIS, LUCIDI, CORRADO, ANGRISANI, CASTALDI, D'ANGELO, ROMANO, PRESUTTO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per la pubblica amministrazione. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:
l'articolo pubblicato su "La Nuova del Sud" del 24 giugno 2019 denuncia una situazione allarmante all'interno dell'Arpab, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Basilicata, cui compete l'attività di vigilanza e controllo in materia ambientale;
secondo l'articolo, la gestione confusionaria e la carenza di personale, dovuta al pensionamento anticipato di alcuni dipendenti, ne starebbero compromettendo il corretto funzionamento, tanto da pregiudicare lo svolgimento dei controlli ordinari e straordinari da parte dell'ente;
l'articolo pubblicato sul giornale "Le Cronache lucane" dell'11 luglio 2019 aggiunge un tassello alla situazione descritta, denunciando la precaria situazione finanziaria dell'Agenzia, che è in attesa di ricevere dalla Regione Basilicata il finanziamento di 10 milioni e 491.000 euro, necessario ad assicurare il pagamento delle fatture per le obbligazioni già assunte sul Masterplan, ossia il progetto straordinario di potenziamento delle attività dell'Agenzia finanziato dalla stessa Regione;
nell'articolo si evidenzia come l'Arpab, con lettera del 2 luglio 2019, abbia formalmente messo in mora la Regione, precisando che, in assenza del pagamento entro 10 giorni dal ricevimento della richiesta, sussisterebbe il "rischio di causare all'Arpab danni non solo gestionali, ma anche di natura operativa per le ricadute sull'espletamento di monitoraggi e controlli";
i problemi organizzativi e gestionali dell'ente sono cosa nota e risalente nel tempo: nel 2018 "il Fatto Quotidiano", in un articolo del 26 febbraio, denunciava l'impiego su larga scala di lavoratori interinali da parte dell'Arpab e l'inquadramento del personale con diverse forme contrattuali: non solamente con il contratto collettivo previsto per il comparto della sanità pubblica, ma anche con contratti di natura privatistica, come il contratto collettivo chimici e di somministrazione di lavoro;
considerato che:
l'articolo 36, comma 1, del decreto legislativo n. 165 del 2001 prevede che, per le esigenze connesse con il proprio fabbisogno ordinario, le pubbliche amministrazioni assumono esclusivamente con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato; il ricorso al lavoro flessibile (tempo determinato, somministrazione lavoro e lavoro accessorio) è previsto, a norma dello stesso articolo, esclusivamente per rispondere ad esigenze di carattere temporaneo o eccezionale;
in spregio a tale disposizione normativa, nel 2016 la Regione Basilicata ha indetto una gara del valore di 7,5 milioni di euro per la conclusione di un accordo quadro per l'affidamento triennale del servizio di somministrazione di lavoro temporaneo per l'Arpab, in forza del quale solo nel 2018 sono stati stipulati ben 66 contratti di somministrazione a fronte di 129 unità di personale assunto a tempo indeterminato;
al riguardo, l'art. 23, comma 1, del decreto legislativo n. 81 del 2015 prevede che "non possono essere assunti lavoratori a tempo determinato in misura superiore al 20 per cento del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell'anno di assunzione", mentre nel caso dell'Arpab tale limite è stato ampiamente superato, raggiungendo la soglia del 50 per cento;
a parere degli interroganti il ricorso al lavoro interinale non solo è avvenuto in violazione delle citate disposizioni normative, ma ha determinato altresì uno spreco di denaro pubblico, in quanto i costi per l'utilizzo di lavoratori somministrati sono superiori a quelli per l'assunzione diretta, dal momento che si deve sommare a questi anche il compenso dell'agenzia interinale, pari a 622.000 euro oltre Iva, e un prevedibile abbassamento del livello di professionalità dei suoi addetti;
sul punto, il citato articolo de "il Fatto Quotidiano" denunciava non solo una scarsa trasparenza in merito alle modalità di selezione del personale assunto con tale procedura (in quanto la graduatoria dei partecipanti non veniva resa conoscibile neanche ai diretti interessati e un vasto numero di candidati veniva escluso, nonostante fosse in possesso dei requisiti richiesti) ma soprattutto il fatto che l'Arpab stessa avesse modificato i requisiti minimi previsti per le varie figure professionali, abbassandoli rispetto a quanto stabilito inizialmente: infatti l'accordo quadro definito dalla stazione appaltante e fatto proprio dall'Arpab prevedeva per le varie posizioni la laurea magistrale o specialistica e l'iscrizione all'albo, mentre, in sede di accordo attuativo, si è previsto come requisito la sola laurea triennale;
tale circostanza assume particolare rilievo alla luce delle accuse rivolte negli anni all'Arpab, relative ai mancati controlli e ai tentativi di coprire veri e propri disastri ambientali. La Basilicata è una regione ad alto tasso di rischio ambientale per via dell'estrazione di idrocarburi da parte di multinazionali, quali Total ed Eni, per i problemi relativi al bacino del Pertusillo e per l'impianto di ritrattamento del combustibile nucleare di Rotondella, oltre che di svariate aree da bonificare, ragion per cui non si giustifica in alcun modo l'utilizzo di lavoratori precari e dotati di qualifiche minime;
si evidenzia peraltro come i lavoratori in regime di somministrazione di lavoro non potrebbero neppure essere utilizzati per le attività di ispezione e controllo, fondamentali per l'operato dell'ente, come chiarito anche dalla delibera n. 308 del 12 ottobre 2018 emanata dalla stessa Arpab,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative, per quanto di loro competenza, intendano assumere al fine di porre rimedio alle carenze organizzative denunciate e ripristinare la piena operatività dell'Arpab, nonché il corretto svolgimento delle funzioni di controllo ad essa demandate.
(4-01954)
DE BONIS - Ai Ministri per la pubblica amministrazione, dell'interno e dello sviluppo economico. - Premesso che:
nell'editoriale di Maurizio Bolognetti per "La Gazzetta del Mezzogiorno" (edizione Basilicata) del 9 luglio e nel servizio su Radio radicale "Good Morning Basilicata: la Provincia, l'Effluvio, la Convenzione di Aarhus" del 12 luglio 2019, l'interrogante ha appreso che, a fronte della richiesta "chiara ed inequivocabile" di informazioni aventi ad oggetto l'inquinamento delle matrici ambientali in contrada "La Rossa", nell'agro di Montemurro (Potenza), uno degli innumerevoli siti inquinati inseriti nell'anagrafe dei siti da bonificare, un dirigente della Provincia di Potenza avrebbe negato l'accesso a tali informazioni, di rilevante interesse pubblico, adducendo la motivazione di "richiesta vaga e generica";
la verità, a parere di Bolognetti, è che l'unica cosa "vaga" in questa vicenda sarebbe rappresentata dalle motivazioni che hanno indotto la Provincia ad archiviare le contravvenzioni comminate all'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, per un importo complessivo di oltre 800.000 euro;
secondo Bolognetti, giornalista, collaboratore di Radio Radicale, per la quale ha tra l'altro realizzato numerosi reportage su vicende di inquinamento ambientale, nonché autore di libri quali "Buchi per terra, ovvero, cinquanta sfumature di greggio", "Le mani nel petrolio. Basilicata coast to coast ovvero da Zanardelli a Papaleo passando per Sanremo e Tempa Rossa" e "La peste Italiana. Il Caso Basilicata. Dossier sui veleni industriali e politici che stanno uccidendo la Lucania", è assurdo quello che sta avvenendo tra lui e la Provincia di Potenza con la quale, da giugno, Bolognetti stesso sta intrattenendo un carteggio; il tutto, dice "testimonia l'ottusità di una burocrazia che, con le sue interpretazioni, tradisce la ratio legis che ispira le norme in materia di accesso alle informazioni ambientali";
infatti, si chiede Bolognetti, "chi governa la Provincia di Potenza, il Presidente Guarino o alcuni funzionari che ritengono di poter gestire informazioni ambientali come se si trattasse di dati top secret? Definire paradossale il carteggio intercorso con l'Ing. Santoro sulla vicenda dell'inquinamento delle matrici ambientali di contrada La Rossa sarebbe stato mero eufemismo";
nell'era dell'informatica e, nonostante quanto previsto dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (codice dell'amministrazione digitale), sembra che la Provincia di Potenza prenda decisioni secondo i propri desiderata, contravvenendo alla Convenzione di Aarhus, alle direttive comunitarie, al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195 (attuazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale), e finanche al contrario dell'Eni che ha scelto, invece, di non opporsi alle richieste di accesso agli atti, come pure aveva fatto in passato su altre vicende, trincerandosi dietro improbabili e improponibili segreti da tutelare;
inoltre, l'articolo 98 della Costituzione, al primo comma, recita: "I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione",
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano inopportuno il comportamento dei funzionari della Provincia di Potenza;
se non siano del parere che le risposte fornite dalla Provincia ad una richiesta di accesso agli atti, riguardante l'anagrafe regionale di uno dei siti da bonificare, non rappresentino una pubblica amministrazione ancora profondamente imperniata nella burocrazia, tanto da negare l'acquisizione di informazioni ambientali di rilevante interesse pubblico;
se e quali iniziative di competenza vogliano assumere perché i rappresentanti della pubblica amministrazione, in questa ed in altre circostanze, agiscano col buonsenso e nel rispetto delle leggi vigenti.
(4-01955)
MALAN, VITALI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
il sindacato degli agenti di Polizia penitenziaria OSAPP (Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria) ha annunciato che organizzerà il 19 luglio 2019 un sit-in davanti al Carcere di Torino "Lorusso e Cutugno" per protestare contro le condizioni di servizio, le offese e aggressioni subite, la penuria di organico, aggravata da un impiego non ottimale del personale, che riduce ulteriormente il numero degli addetti ai compiti istituzionali, carenze organizzative, il fatto che il personale sarebbe costretto ad acquistare per conto proprio gli indumenti da lavoro, la condizione delle mense di servizio, i mezzi di trasporto fatiscenti che con la calda stagione si traducono in veri e propri forni roventi;
l'OSAPP segnala, inoltre, uno stato di incuria degli alloggiamenti nelle caserme, l'inadeguatezza delle strutture e quello che definisce un crescente permissivismo nei confronti dei detenuti;
il segretario generale dell'OSAPP, Leo Beneduci, ha parlato di persistente dissesto del sistema penitenziario nelle regioni Piemonte, Liguria e Valle D'Aosta, di condizioni di costante disagio subito dal personale di Polizia penitenziaria, nonché di sostanziale indifferenza delle autorità dell'Amministrazione penitenziaria regionale;
il corpo della Polizia penitenziaria svolge una funzione delicata e molto importante nell'ambito della giustizia penale,
si chiede di sapere:
se al Ministro in indirizzo risultino le criticità descritte;
quale tipo di interlocuzione sia in corso con le organizzazioni sindacali del settore per chiarire le problematiche denunciate;
quali provvedimenti intenda prendere a tutela degli agenti della Polizia penitenziaria di Torino.
(4-01956)
FREGOLENT, SAVIANE, ZULIANI, VALLARDI, CANDURA, PIZZOL, TOSATO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
nelle scorse settimane, la compagnia aerea Alitalia ha aggiornato il suo piano voli con riguardo alla tratta Roma-Venezia (e viceversa), con una rimodulazione degli operativi (soprattutto antimeridiani);
la tratta Roma-Venezia (e viceversa), per effetto della citata rimodulazione, risulta ora effettuata da 4 voli giornalieri (che in alcuni giorni della settimana diventano 5), con orari non pienamente rispondenti alle necessità dell'utenza (ad esempio due voli di prima mattina a distanza di 10 minuti l'uno dall'altro);
Trenitalia ha analogamente soppresso il treno Frecciarossa "direttissimo" Venezia-Padova-Roma delle ore 6.06 con arrivo a Roma alle ore 9.30, sostituito con un Frecciargento delle ore 6.25 ed arrivo alla stazione Termini alle ore 10.10;
tanto Alitalia quanto Trenitalia hanno motivato le loro scelte sulla base di una scarsa convenienza economica a mantenere i collegamenti pre-esistenti, a causa del basso coefficiente di riempimento dei voli e dei treni, ancorché mai documentato;
considerato che:
alla luce della soppressione dei treni suddetti, un competitor privato dal settembre 2019 coprirà la tratta Roma-Venezia nella fascia oraria lasciata scoperta da Trenitalia;
le modifiche ai collegamenti ferroviari e aerei stanno creando notevoli disagi a quanti, soprattutto professionisti ed imprenditori, devono raggiungere la Capitale in orari flessibili e compatibili con i loro impegni lavorativi;
i collegamenti attualmente operativi risultano inidonei a soddisfare la domanda degli utenti, con delle potenziali ricadute particolarmente gravi per la città di Venezia ed in generale per tutta la Regione Veneto;
le tratte sono funzionali a mettere in collegamento la Capitale con tutto il Veneto;
l'aeroporto di Venezia è uno scalo internazionale, per di più individuato, ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 17 settembre 2015, n. 201, quale scalo di interesse nazionale e quale unico scalo del Nord-Est ritenuto di interesse strategico;
considerato, da ultimo, che nelle città di Milano e Cortina si terranno le Olimpiadi 2026, e che pertanto lo scalo di Venezia sarà snodo centrale per i collegamenti da e per il Veneto e le linee ferroviarie saranno fondamentali per garantire i collegamenti tra le varie località e Cortina,
si chiede di sapere:
se e come il Ministro in indirizzo possa adoperarsi in modo rapido ed incisivo, affinché siano ripristinati i pre-esistenti collegamenti aerei e ferroviari tra Roma e il Veneto, ponendo così fine ai disagi dei viaggiatori (abituali e occasionali);
se intenda promuovere dei tavoli strategici ed operativi al fine coordinare e concordare con gli Enti competenti e la Regione lo sviluppo dell'aeroporto di Venezia e delle linee ferroviarie, compresa l'elettrificazione per sostenere l'alta velocità nel tratto tra Bologna e Venezia, quali infrastrutture di interesse nazionale e strategico, non solo del Nord Est, ma di tutto il Paese anche, alla luce della recente assegnazione delle Olimpiadi Milano-Cortina del 2026
(4-01957)
AUGUSSORI, BOSSI Simone - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
è recentemente entrato in vigore il decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26;
il Capo I del provvedimento istituisce, a decorrere dal mese di aprile 2019, il reddito di cittadinanza quale misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale;
ai sensi dell'articolo 2, il reddito di cittadinanza è riconosciuto ai nuclei familiari in possesso cumulativamente di una serie di requisiti espressamente indicati (cittadinanza, residenza e soggiorno; reddito e patrimonio; godimento di beni durevoli);
considerato che:
l'articolo 2, comma 1, lettera a) del decreto-legge prevede che per presentare la richiesta occorre la residenza in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo;
il successivo articolo 5, comma 4, prevede altresì che, nelle more del completamento dell'Anagrafe nazionale della popolazione residente, la verifica dei requisiti di residenza e di soggiorno spetti ai comuni;
ritenuto che:
l'articolo 2, comma 1-bis, prevede che, ai fini dell'accoglimento della richiesta e con specifico riferimento alla sussistenza dei requisiti di carattere reddituale e patrimoniale, nonché per comprovare la composizione del nucleo familiare, i cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea devono produrre apposita certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, tradotta in lingua italiana e legalizzata dall'autorità consolare italiana;
le disposizioni del comma 1-bis non si applicano: a) nei confronti dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea aventi lo status di rifugiato politico; b) qualora convenzioni internazionali dispongano diversamente; c) nei confronti di cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea nei quali è oggettivamente impossibile acquisire le certificazioni richiamate;
per le finalità descritte, un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, adottato di concerto con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, definisce l'elenco dei Paesi nei quali non è possibile acquisire la documentazione necessaria per la compilazione della DSU ai fini ISEE;
il decreto deve essere emanato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, vale a dire entro tre mesi a decorrere dal 30 marzo 2019;
pur essendo decorso il termine prescritto, il decreto non è stato ancora emanato,
si chiede di sapere:
in che modo l'Inps possa accertare che i requisiti di residenza siano effettivamente in possesso di coloro che richiedono l'erogazione del reddito di cittadinanza;
qual sia lo stato di avanzamento dell'iter di adozione del decreto ministeriale richiamato in premessa.
(4-01958)
RAMPI, PATRIARCA, MALPEZZI, ALFIERI, MISIANI, COMINCINI, PARRINI, VALENTE, BELLANOVA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, IORI, FEDELI, PITTELLA, BOLDRINI, BITI, CIRINNA', PINOTTI, VATTUONE, TARICCO, FERRAZZI, MESSINA Assuntela, MANCA, GIACOBBE, ROJC, ASTORRE, RICHETTI, CUCCA - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che sono trascorsi più di 15 giorni dalla richiesta di incontro da parte delle organizzazioni sindacali al Ministero dello sviluppo economico (richiesta fatta in data 28 giugno 2019), per quanto riguarda la vicenda che sta coinvolgendo i lavoratori di "Mercatone Uno", ma al momento non ci sono state risposte;
considerato che:
il 2 luglio è stata richiesta una risposta urgente sull'esigenza imprescindibile di integrazione del reddito dei 1.824 lavoratori dell'azienda Mercatone Uno, stante la rivendicazione di retrocedere i contratti di lavoro alle condizioni precedenti il passaggio a Shernon Holding sotto la regia del Ministero, dove i lavoratori hanno rinunciato a ore di lavoro e condizioni economiche più vantaggiose del contratto collettivo nazionale a fronte delle promesse e del ricatto occupazionale, tramite una lettera indirizzata al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ai sottosegretari competenti e al presidente dell'INPS. La lettera ad oggi non ha avuto alcuna risposta;
venerdì 12 luglio è stata inviata una lettera unitaria delle sigle sindacali di categoria che sollecita una convocazione urgente del tavolo presso il Ministero del lavoro per sollecitare risposte sul reddito dei lavoratori; dopo un incontro della struttura del Ministero dello sviluppo economico con i creditori svoltosi il 3 luglio, sono usciti comunicati stampa che paventano cessioni dei beni aziendali e dei lavoratori, anche in modalità parziale, senza nessun coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori;
l'amministrazione straordinaria scade il 31 dicembre 2019 e la cassa integrazione straordinaria ha la medesima scadenza. L'assenza di prospettive è drammatica e preoccupante,
si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo stia mettendo in campo e quando ritenga di incontrare i lavoratori dell'azienda Mercatone Uno.
(4-01959)
LONARDO - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
il "Reddito di Cittadinanza" è una misura assistenziale, riservata a chi non supera determinate soglie di reddito e volta ad aiutare le famiglie o le persone singole che realmente si trovano in una situazione di disagio economico;
è uno strumento che dovrebbe contrastare la povertà, favorire i processi di formazione professionale e aiutare le persone a trovare un'occupazione, prevedendo in parallelo un percorso di ricollocamento nel mondo del lavoro;
il Governo aveva previsto che sarebbero state presentate 1 milione e 300.000 domande, cifra nettamente superiore al numero di richieste fino ad oggi pervenute;
per il momento il reddito di cittadinanza non ha riscosso successo. Ad aprile hanno ricevuto l'assegno 487.000 famiglie; in pratica lo stesso numero di famiglie già assegnatarie del reddito di inclusione, che nel 2018 erano 462.000;
la minore spesa equivale a una riserva più consistente di risparmi, che potrebbero essere destinati ad altre misure del Governo;
il Ministro in indirizzo, a quanto risulta, avrebbe coinvolto l'Inapp (Istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche) nel compito di valutare il reddito di inclusione;
l'Istituto vanta un presidente, consiglio di amministrazione, sindaci revisori, alti dirigenti a capo dei diversi settori di competenza e addirittura 44 consulenti: un costo complessivo per l'Erario pari a una cinquantina di milioni all'anno;
lo stesso Istituto, a fine luglio, individuerà 4 professionisti, accademici e non, al fine di costituire un comitato scientifico che dovrà valutare l'impatto del Rei (reddito di inclusione), validare le metodologie di rilevazione delle informazioni tramite un campione di beneficiari, calcolare le stime degli effetti prodotti e, non ultimo, stilare una valutazione complessiva per la quale avranno tempo addirittura fino a novembre 2020;
è in arrivo il modulo dell'Istituto di previdenza per la rinuncia al reddito e alla pensione di cittadinanza; la card verrà disattivata immediatamente compresi gli importi residui, mentre le somme già ricevute non dovranno essere restituite,
si chiede di sapere:
quali orientamenti il Ministro in indirizzo intenda esprimere in riferimento a quanto esposto e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere in merito alla questione del comitato scientifico;
per quali ragioni l'Inapp, Istituto che vanta tanti esperti e funzionari amministrativi, debba affidare l'indagine a specialisti esterni;
se sia al corrente del fatto che il comitato scientifico avrà un costo di circa 38.400 euro.
(4-01960)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
1ª Commissione permanente(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):
3-01016 della senatrice Segre, sulla diffusione di "buone pratiche" di tolleranza e integrazione in ambito sportivo;
5ª Commissione permanente(Programmazione economica, bilancio):
3-01020 del senatore Misiani, sull'addizionale comunale sui diritti d'imbarco;
7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-01024 della senatrice Malpezzi ed altri, sulla garanzia della copertura delle cattedre vacanti per l'anno scolastico 2019/2020;
8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):
3-01022 del senatore Parrini e della senatrice Biti, sulla realizzazione di lavori di manutenzione straordinaria sul raccordo autostradale Siena-Firenze;
12ª Commissione permanente (Igiene e sanità):
3-01021 della senatrice Rizzotti, sull'inserimento dei test prenatali non invasivi all'interno dei LEA.