Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 122 del 18/06/2019

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

122a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDÌ 18 GIUGNO 2019

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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI,

indi del vice presidente TAVERNA

e del vice presidente LA RUSSA

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,34).

Si dia lettura del processo verbale.

PUGLIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 12 giugno.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Sulla scomparsa di Franco Zeffirelli

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Signori senatori, come è tristemente noto, sabato scorso si è spento, all'età di novantasei anni, nella sua casa di Roma, Franco Zeffirelli, figura geniale del nostro panorama artistico, lirico, teatrale e cinematografico.

Nel corso della sua lunga carriera, Franco Zeffirelli ci ha regalato incredibili emozioni: le sue opere ci hanno fatto piangere, riflettere e sognare, distinguendosi per la loro non comune capacità di arrivare al cuore dello spettatore, con stile, eleganza e originalità. Il suo linguaggio era quello dell'arte; il suo linguaggio era quello della bellezza.

La sua sensibilità, il suo estro creativo, la sua instancabile passione lo hanno reso un gigante conosciuto e amato in tutto il mondo. Quella stessa passione genuina, sincera e profonda che caratterizzò anche il suo impegno politico come senatore della Repubblica nella XII e nella XIII legislatura. Ricordo, infatti, come in quella veste Franco Zeffirelli si batté sempre con forza e convinzione per sostenere una maggiore attenzione al nostro patrimonio culturale e per chiedere misure concrete, tese a valorizzare e proteggere tutte le sedi della grande cultura musicale italiana.

Solo poche settimane fa era tornato in quest'Aula per ricevere l'omaggio tributatogli dal Senato quale eccellenza italiana universalmente riconosciuta. È stato un momento di grandissima commozione per tutti, suggellato da un lungo e interminabile applauso spontaneo; un battito di mani assordante, che ne ha celebrato con affetto il percorso umano, il percorso professionale.

Il vuoto che lascia la sua scomparsa è colmato dalla ricchezza delle emozioni che ci ha donato. Il suo ricordo vivrà nelle opere e in quello che rappresentano e continueranno a rappresentare.

Vi invito ad osservare un minuto di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).

GASPARRI (FI-BP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP). Signor Presidente, le chiedo pochi attimi, perché credo sia doveroso da parte del Gruppo Forza Italia unire al suo ricordo le nostre parole.

Come lei ha ricordato, nella XII e nella XIII legislatura Franco Zeffirelli scese in campo, raccogliendo l'appello di Silvio Berlusconi quando fondò Forza Italia; fu candidato al Senato e per due legislature ha fatto parte del nostro Gruppo, rompendo anche un muro di conformismo che molte volte, in alcuni mondi, prevaleva e dando la possibilità a un centrodestra che nasceva di portare nel Senato della Repubblica una delle eccellenze italiane.

Non abbiamo bisogno di ricordare le cose che lei stessa ha ricordato; anzi, la vogliamo ringraziare perché, quasi avvertendo l'incedere inesorabile del tempo e della malattia, lei ha voluto promuovere, proprio recentemente, come ha ricordato poc'anzi, un momento di omaggio e riconoscimento a un grande italiano: Firenze, l'arte, la bellezza, la cultura e anche le opere che voleva compiere.

Giorni fa, ricordandolo, Pupi Avati ha detto che proprio nel suo nome vorrà realizzare un film dedicato a Dante Alighieri, visto che Zeffirelli non riuscì a realizzare quel film sull'Inferno che voleva portare a compimento.

Zeffirelli non solo ha fatto quello che ha fatto nel mondo della cultura, del teatro, del cinema, dell'arte in senso lato, ma anche la sua partecipazione alla vita democratica e delle istituzioni in Senato è un capitolo convinto della sua vita.

Voglio anche ricordare che in un giorno di amarezza per la nostra parte politica e per Silvio Berlusconi, un giorno di una vicenda giudiziaria negativa, già anziano e malato, era lì accanto a Berlusconi, a dimostrare una vicinanza umana che è stata ricordata recentemente anche dal presidente Berlusconi e che per noi si aggiunge al ricordo di un grande uomo di cultura e di sapere, ma anche di una persona che ha condiviso con molti di noi un tratto di percorso politico.

Questo è stato per tutti noi un grande onore e credo che per il Senato, che gli ha reso omaggio, sia stato un vanto avere avuto all'interno di quest'Aula un grande italiano. (Applausi).

MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTEVECCHI (M5S). Signor Presidente, anche il MoVimento 5 Stelle si associa all'omaggio a Franco Zeffirelli, come artista innanzitutto, perché la sua opera rimarrà eterna e in eredità alle generazioni future. Egli è stato scenografo, sceneggiatore e regista, cinematografico e teatrale. In particolare, si è distinto per i suoi allestimenti profondi e capaci di cogliere il senso e l'essenza pura delle opere di cui è stato regista e di cui ha curato gli allestimenti.

In un'intervista, Franco Zeffirelli si è riferito all'opera lirica con una bellissima metafora, dicendo: «Ho sempre pensato che l'opera sia un pianeta dove le muse lavorano assieme, battono le mani e celebrano tutte le arti». Lo vogliamo ricordare così, come un grande amante dell'opera e un grande regista, che, come tutti i grandi artisti capaci di raggiungere vette alte, ha avuto nella sua carriera di artista anche momenti in cui la critica non ne ha riconosciuto il genio ed è stato fortemente criticato: è una cosa di cui lui stesso si è lamentato. Lo vogliamo dunque ricordare con una sua frase, di buon augurio per noi e per tutte le generazioni, una frase che vale sempre e che ci ricorda che «Il mondo è sempre stato salvato da chi guardava avanti». (Applausi).

BITI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BITI (PD). Signor Presidente, è un onore e un'emozione grande per me, fiorentina, ricordare oggi, nel giorno dei funerali, la scomparsa del grande maestro Zeffirelli. Signor Presidente, la ringrazio personalmente e anche a nome della città, per essere stata ieri mattina a Palazzo Vecchio, nel Salone dei Cinquecento, a onorare la salma del maestro Zeffirelli. Alla nostra città ha fatto piacere che la seconda carica dello Stato sia venuta a porgere omaggio al maestro.

La nostra è una città che ha amato e ha odiato il maestro Zeffirelli: Firenze è così e il maestro rappresentava appieno la caratteristica dei fiorentini, perché era un personaggio sicuramente particolare, che sapeva odiare ed amare, che destava negli altri odio e amore, come i grandi fiorentini hanno sempre fatto nei secoli e come continuano a fare ancora oggi. La nostra città ha avuto l'onore di essere rappresentata nel mondo da un grandissimo artista e da un grandissimo uomo di cultura, che ha spaziato in tutti gli ambiti della cultura, dal teatro al cinema, senza dimenticare i meravigliosi bozzetti per tutte le opere liriche che il maestro ha disegnato. Invito tutti i colleghi, quando e se avrete voglia di passare da Firenze, a fermarsi alla Fondazione Franco Zeffirelli, aperta nel Complesso di San Firenze qualche anno fa, all'interno della quale sono contenuti i bellissimi bozzetti per le opere e le scenografie dei film, che il maestro ha avuto la bontà di lasciare alla nostra città. È un archivio prezioso e meraviglioso, che testimonia l'amore di questo grandissimo artista per la sua città, anche se poi, negli anni, ha vissuto tantissimo in questa città e si è seduto anche tra i banchi di questa Aula, che giustamente oggi lo ricorda.

A Firenze sono state giornate di tristezza, sicuramente, perché quando ci lascia un fiorentino così importante c'è sempre questo sentimento, ma anche di riconoscenza, stupore e meraviglia per tutto quello che il maestro Zeffirelli ha lasciato non solo a Firenze, la nostra meravigliosa città, ma al mondo della cultura. Egli, infatti, è stato tanto amato anche all'estero, anzi forse più all'estero: tutti i meravigliosi artisti dei tempi andati che hanno avuto l'occasione, la fortuna e l'onore di lavorare con lui sicuramente hanno testimoniato che è stato il mondo intero della cultura, del cinema, dell'arte e della lirica ad aver apprezzato e amato il maestro Franco Zeffirelli.

A nome di tutta la città di Firenze ringrazio tutti coloro che in queste ore hanno omaggiato il maestro e a chi non lo ha fatto e ha detto delle scempietà e delle stupidaggini (scusate se uso questo termine) anche sui social, voglio dire che credo il maestro si sia fatto una gran risata, perché era sicuramente un uomo di spirito, che forse manca a tantissimi in questo momento. Ringrazio tutti e ringrazio il maestro Zeffirelli. (Applausi).

DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, i senatori di Liberi e Uguali e di tutto il Gruppo Misto desiderano rendere omaggio al ricordo di un grande uomo di cultura, come è stato Zeffirelli; un uomo di cultura a tutto tondo per la passione che riversava non soltanto come regista cinematografico. Credo che ognuno di noi si sia addirittura approcciato e avvicinato alla lirica guardando molti dei suoi film; significativa è stata la ripresa dell'opera «Aida» del 2006, così come ritengo sia stata molto importante la sua rivisitazione di Shakespeare, ad esempio con il film «La bisbetica domata».

È stato un uomo di cultura a tutto tondo, come si è detto, che ovviamente come gli uomini del suo tempo, di quella generazione, ha avuto critiche, scontri, è stato apprezzato o meno. Certamente, però, la sua caratteristica fondamentale è stata quella di dare onore al nostro Paese e alla cultura.

Vorrei altresì ricordare la passione per le sue città: da giovane per Firenze e poi, più in là, col documentario con cui ha voluto omaggiare la città di Roma, dove ha vissuto per tanto tempo. Come per tutti i grandi che se ne vanno, rimane il rimpianto di capire quanto di quello che ha prodotto nella sua lunga vita e nella sua grande produzione artistica possa essere rielaborato e permanere nel mondo attuale.

Questo omaggio ci richiama tuttavia al fatto che forse sempre di più dovremmo investire nella cosa più bella che il nostro Paese ha e che lo rende famoso in tutto il mondo: il culto della bellezza, la sua cultura, la musica, la lirica. Signor Presidente, credo che su questo forse dovremmo avere la capacità, non solo quando omaggiamo e ricordiamo i grandi, ma nei momenti decisionali importanti, di fare un grande sforzo di investimento nella cultura, perché è ciò che darà un grande futuro al nostro Paese. (Applausi).

GARNERO SANTANCHE' (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARNERO SANTANCHE' (FdI). Signor Presidente, anche il Gruppo Fratelli d'Italia desidera rendere omaggio a un grande italiano, grazie al quale la nostra Nazione è diventata ancora più famosa del mondo; un uomo di cultura che ha attraversato molte generazioni e che ci ha regalato grandi emozioni e anche grandi riflessioni. Ricordo che il 21 giugno all'Arena di Verona sarà messa in scena «La Traviata» e potremo vedere il suo nuovo allestimento, perché Zeffirelli ha avuto una parola d'ordine nella sua vita, in tutte le espressioni della cultura e dell'arte, ed è stata la parola «innovazione». Egli ha cercato sempre di innovare, di essere un uomo del proprio tempo, non dimenticando mai quei valori che hanno ispirato tutta la sua carriera come uomo di cultura.

Io credo che la nostra Nazione abbia avuto moltissimo da Franco Zeffirelli e ritengo che ricordarlo oggi in quest'Assemblea ci dovrebbe rammentare quanto la cultura sia importante per noi, ma soprattutto per le nuove generazioni. Troppo spesso abbiamo sentito dire che di cultura non si campa e che con la cultura non si mangia. Io credo che, invece, proprio per la caratteristica della nostra nazione - e Zeffirelli l'ha fatto molto bene - la cultura dovrebbe essere dirimente e vedere tutti noi maggiormente impegnati.

Siamo pertanto contenti di rendergli questo omaggio, che non sarà l'ultimo, perché l'Italia e noi italiani non potremo mai dimenticare un uomo grande come Zeffirelli. (Applausi).

RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, anche il Gruppo Lega Nord si associa al ricordo commosso di un grande maestro che ci lascia un'eredità immensa. Quando la produzione è così grande e diffusa e il livello così alto, il ricordo diventa eterno.

«Romeo e Giulietta» è un film molto poetico e intriso di sentimento, perfettamente in linea con l'opera. Quale miglior espressione dell'opera shakespeariana c'è della realizzazione di Franco Zeffirelli? È veramente qualcosa che andrà oltre i secoli.

Desidero ricordare in questa sede Franco Zeffirelli anche per una parte della sua vita che ha dedicato a una zona speciale del nostro Paese: Positano e la costiera amalfitana, una perla, dove egli è stato tanti anni e ha saputo attrarre tantissimi artisti. È indimenticabile aver partecipato ad alcuni suoi concerti e all'organizzazione di eventi speciali, che, proprio perché svolti in un teatro naturale così unico e magnifico, hanno generato in me un amore per la bellezza in assoluto e per la cultura che si trasforma in emozioni che non si dimenticano più. È qualcosa di incredibilmente formativo e, anche grazie a lui, è vero ancora di più il detto secondo cui la bellezza salverà il mondo.

Io penso che dalla sua opera, che continuerà a essere ricordata, vista e tramandata, il mondo non potrà che trarre giovamento e che in questo momento, in particolare, ci sia bisogno di un grande messaggio culturale così immenso e di cotanta bellezza.

Piangiamo anche noi la morte di un grande maestro, sicuri però che la sua opera e le sue emozioni torneranno a percorrere le nostre vene e il nostro sangue e a commuoverci. (Applausi).

Discussione del disegno di legge:

(1315) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, recante misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 17,04)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1315, già approvato dalla Camera dei deputati.

La relatrice, senatrice Castellone, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.

CASTELLONE, relatrice. Signor Presidente, il capo I del provvedimento in esame introduce misure eccezionali e limitate nel tempo, volte a realizzare un regime speciale e straordinario per la gestione commissariale della Regione Calabria.

L'articolo 1 definisce l'ambito di applicazione del capo I, che reca disposizioni urgenti per la Regione Calabria, finalizzate al raggiungimento degli obiettivi previsti nel piano di rientro, nonché dei livelli essenziali di assistenza.

L'articolo 2 disciplina una verifica straordinaria sui direttori generali degli enti del servizio sanitario regionale, prevedendo la nomina di un commissario ad acta che effettui verifiche ogni sei mesi, anche al fine di accertare se le azioni poste in essere da ciascun direttore generale siano coerenti con gli obiettivi di attuazione del piano di rientro. In caso di valutazione negativa, il commissario ad acta può provvedere motivatamente a dichiararne l'immediata decadenza dall'incarico, nonché a risolverne il relativo contratto.

L'articolo 3 disciplina le misure da attivare in caso di valutazione negativa dei direttori generali, consentendo la nomina di commissari straordinari degli enti del servizio sanitario regionale. È prevista l'istituzione di una unità di crisi speciale per effettuare ispezioni straordinarie presso le ASL, le aziende ospedaliere e le aziende ospedaliere universitarie della Regione. In particolare, si prevede che, ai fini dell'adozione dell'atto aziendale, il Ministro della salute, con proprio decreto, istituisca un'unità di crisi speciale per la Regione composta da dirigenti del Ministero della salute e da un numero massimo di cinque esperti nelle discipline chirurgiche, mediche, anatomopatologiche e dei servizi diagnostici. L'unità di crisi trasmette al commissario straordinario e al commissario ad acta una relazione sullo stato dell'erogazione delle prestazioni cliniche, con particolare riferimento alla condizione dei servizi, delle dotazioni tecniche e tecnologiche e delle risorse umane, evidenziando gli eventuali scostamenti dagli standard necessari a garantire i livelli essenziali di assistenza (LEA) e gli interventi organizzativi necessari al loro ripristino.

L'articolo 4 disciplina la verifica periodica da parte del commissario straordinario o del direttore generale dell'attività svolta dai direttori amministrativi e sanitari e le procedure attraverso cui gli enti debbano acquisire le manifestazioni di interesse per il conferimento dell'incarico.

L'articolo 5 estende alle aziende sanitarie della Regione Calabria la disciplina, già prevista per gli enti locali, in tema di dissesto finanziario. In particolare, il commissario straordinario, anche avvalendosi dell'Agenas e della Guardia di finanza, effettua una verifica generale sulla gestione dell'ente cui è preposto.

Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,08)

(Segue CASTELLONE, relatrice). Laddove emergano gravi e reiterate irregolarità nella gestione dei bilanci, ovvero una manifesta e reiterata incapacità di gestione, il commissario straordinario propone al commissario ad acta di disporre la gestione straordinaria dell'ente, con bilancio separato rispetto a quello della gestione ordinaria e in riferimento a tutte le entrate di competenza e le obbligazioni assunte fino al 31 dicembre 2018. Alla gestione straordinaria provvede un commissario straordinario di liquidazione nominato dal commissario ad acta, d'intesa con il MEF e il cui compenso sarà definito con successivo decreto.

L'articolo 6 interviene in materia di appalti, servizi e forniture per gli enti del servizio sanitario della Regione Calabria, disponendo l'obbligatorietà di avvalersi, per gli affidamenti superiori alla soglie comunitarie, delle procedure centralizzate di acquisto della Consip o delle altre centrali di committenza regionali. Per quanto riguarda gli affidamenti sotto soglia comunitaria, il commissario ad acta dovrà stipulare un protocollo d'intesa con ANAC nell'ambito della cosiddetta vigilanza collaborativa già prevista dal vigente codice dei contratti pubblici. Il commissario ad acta dovrà, inoltre, predisporre un piano triennale straordinario di edilizia sanitaria e di adeguamento tecnologico della rete di emergenza, della rete ospedaliera e della rete territoriale della Regione, anche modificando le misure già programmate.

L'articolo 7, in riferimento alle misure straordinarie di gestione delle imprese esercenti attività sanitaria per conto del servizio sanitario regionale, nell'ambito della prevenzione della corruzione, attribuisce al commissario straordinario, sentito il presidente dell'ANAC, la possibilità di proporre al prefetto la straordinaria e temporanea gestione delle anzidette imprese.

L'articolo 8 disciplina il supporto tecnico e operativo al commissario ad acta e ai commissari straordinari da parte dell'Agenas. L'articolo 9 introduce ulteriori disposizioni in tema di collaborazione e supporto ai commissari, prevedendo che nell'esercizio delle proprie funzioni il commissario ad acta, i commissari straordinari e i commissari straordinari di liquidazione possono avvalersi del corpo della Guardia di finanza.

L'articolo 10 introduce disposizioni di coordinamento tra il regime speciale introdotto dal provvedimento in esame e il regime eccezionale relativo allo scioglimento delle aziende sanitarie per infiltrazioni mafiose. Il capo II reca misure urgenti su specifiche tematiche del settore sanitario su cui si è ritenuto necessario intervenire al fine di assicurare la continuità nell'erogazione delle prestazioni sanitarie incluse nei livelli essenziali di assistenza.

L'articolo 11, recante disposizioni in materia di personale e di nomine degli enti del Servizio sanitario nazionale, prevede che, a decorrere dal 2019, la spesa per il personale degli enti del Servizio sanitario nazionale delle Regioni non può superare il valore della spesa sostenuta nell'anno 2018. I predetti valori sono incrementati annualmente a livello regionale di un importo pari al 5 per cento dell'incremento del fondo sanitario regionale rispetto all'esercizio precedente. Si sopprime la norma che dispone il blocco automatico del turnover del personale del servizio sanitario regionale per le ipotesi di mancata adozione dei provvedimenti necessari per il ripianamento del disavanzo di gestione.

La seconda parte dell'articolo riguarda la dirigenza sanitaria del Servizio sanitario nazionale e degli istituti zooprofilattici sperimentali. Si prevede, nell'ambito dell'elenco nazionale dei direttori generali, l'istituzione di un'apposita sezione dedicata ai soggetti idonei alla nomina di direttore generale presso gli istituti zooprofilattici sperimentali con l'elenco di una serie di requisiti richiesti. Si modifica la disciplina sui criteri di nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie locali e ospedaliere e degli altri enti o aziende del servizio sanitario regionale. Si prevede, nelle more di una revisione a regime dei suddetti criteri, che per un periodo di tempo di diciotto mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto la rosa dei candidati sia proposta dalla competente commissione secondo una graduatoria di merito.

L'articolo 12 interviene in materia di formazione sanitaria di medici di medicina generale. In particolare, proroga al mese di luglio 2021 l'entrata in vigore del nuovo esame di abilitazione a medicina, al fine di consentire agli atenei una migliore organizzazione degli esami di Stato di abilitazione all'esercizio della professione di medico-chirurgo. Dispone che siano ammessi alle procedure concorsuali per l'accesso alla dirigenza del ruolo sanitario i medici in formazione specialistica, nonché i medici veterinari iscritti all'ultimo anno e, qualora abbia durata quinquennale, al penultimo anno del corso. L'assunzione a tempo indeterminato è comunque subordinata al conseguimento del titolo di specializzazione. Consente fino al 31 dicembre 2021 ai laureati in medicina e chirurgia abilitati all'esercizio professionale e già risultati idonei al concorso di ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale che hanno già maturato un'esperienza con incarichi convenzionali per almeno ventiquattro mesi anche non continuativi negli ultimi dieci anni di accedere, attraverso una graduatoria riservata, al corso di formazione specifica in medicina generale senza borsa. Dà la possibilità di prevedere, senza ulteriori nuovi oneri, un incremento del massimale degli assistiti a carico di ogni medico di medicina generale nell'ambito delle forme organizzative multiprofessionali.

L'articolo 13 interviene in tema di carenza di medicinali e di quota premiale in sede di riparto del Fondo sanitario nazionale. Il capo III reca le disposizioni finanziarie transitorie e finali. L'articolo 15 reca le disposizioni finali e dispone che le disposizioni di cui al capo I si applicano per diciotto mesi dall'entrata in vigore del presente decreto-legge. L'articolo 15-bis specifica che le disposizioni si applicano alle Regioni a Statuto speciale e alle Province autonome, compatibilmente con i rispettivi Statuti e con le relative norme di attuazione. L'articolo 16 dispone l'entrata in vigore del presente decreto-legge.

PRESIDENTE. La relatrice di minoranza, senatrice Boldrini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza.

BOLDRINI, relatrice di minoranza. Signor Presidente, dalla relazione della collega, senatrice Castellone, abbiamo sentito parlare di un decreto-legge che si occupa di tutte le problematiche sanitarie presenti nella Regione Calabria per quanto riguarda la formazione e il reclutamento di personale.

Fin qui sembra essere tutto a posto, certo, però noi dobbiamo porre la nostra attenzione su alcuni aspetti emersi sia alla Camera che al Senato, durante l'esame del decreto-legge.

Innanzitutto noi, come minoranza, vogliamo porre l'attenzione sul fatto che abbiamo presentato una pregiudiziale di incostituzionalità perché si mettono insieme due tematiche non omogenee: la salute dei cittadini della Calabria, cui teniamo tantissimo e siamo d'accordo sul fatto che sia necessario intervenire in materia, ma anche il capo II che potrebbe essere addirittura un secondo decreto-legge. Quindi, attenzione a mettere insieme argomenti disomogenei. Questo è il nostro primo appunto.

Poi, per quanto riguarda il cosiddetto decreto Calabria, c'è una sorta di provvisorietà, perché si prevede di mettere in ordine in diciotto mesi tutto ciò che non era stato rimesso insieme in tanti anni. Benissimo perché bisogna provarci, ma ci sembra che lo si stia facendo con un atteggiamento molto inquisitorio: il commissario ad acta, il commissario straordinario, la commissione di crisi, una pletora di persone che andrà ad esaminare i piani di rientro, perché stiamo parlando di un piano di rientro. Infatti, solo grazie agli emendamenti presentati in Commissione alla Camera dai nostri colleghi si è sentito parlare di un monitoraggio dei LEA, che sono la cosa più importante da tenere in considerazione quando si vanno a toccare, dal punto di vista economico, i servizi in questione. Questo aspetto non è mai stato tenuto in considerazione. Noi abbiamo presentato degli emendamenti che ovviamente, come ho detto anche in Commissione, sono stati tutti bocciati. Li ripresenteremo per discuterli anche in Aula, perché riteniamo che su certi punti e su certe tematiche sia necessario entrare nel merito delle questioni, cosa che, invece, non siamo riusciti a fare perché, lo ribadisco, gli emendamenti sono stati tutti bocciati.

Poi non abbiamo sentito parlare di riorganizzazione oltre che di reclutamento del personale. Tutte le persone in servizio nelle aziende sanitarie e territoriali della Calabria si sono date molto da fare, quindi, su questo punto, sicuramente c'è il nostro appoggio nei loro confronti, ma è necessario aggiungere un fondo in più per dette persone. Noi stiamo tentando di trovare finanziamenti aggiuntivi per la contrattazione, anche se sappiamo che questa proposta sarà bocciata. Si creerà quindi un problema di riorganizzazione dei servizi, senza tener conto che da più parti si cerca di recuperare personale in quiescenza. Nel frattempo si pensa a quota 100, e quindi a far andare in pensione persone che abbiano trentotto anni di anzianità e che vogliono uscire dal mondo del lavoro. Ieri è stato pubblicato un articolo secondo il quale determinati servizi si svuoteranno. Inoltre, si recuperano anche i commissari in quiescenza e non riusciamo a capire perché. C'è una logica duplice che ci lascia attoniti.

Non meno importante il fatto che si preveda la deroga di norme previste nella precedente legislatura, come, ad esempio, fare un elenco in cui andare ad individuare direttori generali e direttori sanitari, affinché la politica non debba intervenire in questo campo. È stata fatta la legge, sono stati presentati gli emendamenti; le norme e gli elenchi previsti ci sono. Ora sembra impossibile che da quegli elenchi non si possa individuare nessuno, per cui occorre derogare prevedendo rose di candidati diversificate per merito, senza peraltro stabilire criteri validi anche per tutte le altre Regioni. In questo provvedimento ci sono delle dicotomie importanti, secondo me, che davvero saltano all'occhio. Ovviamente noi, come minoranza, le abbiamo messe tutte in evidenza.

Un altro tema di fondamentale importanza è quello della formazione medica. È vero che abbiamo una carenza importante di medici in questo periodo, e mi riferisco ai medici di medicina generale, come anche ai medici che si stanno per specializzare e non hanno un luogo di lavoro, ma è anche vero che non si può raffazzonare e pasticciare come è stato fatto in questo decreto-legge, intervenendo in maniera tanto impropria. Non siamo solo noi a pensarla così: sono intervenuti su questo fatto, con mozioni, quindi non solo verbalmente, la CRUI, il MIUR e ovviamente tutte le altre sigle sindacali. Questo perché sarebbe stato più utile avere un provvedimento ad hoc, come sempre noi abbiamo auspicato, per poter programmare e organizzare un tavolo di lavoro con la presenza anche del MEF. Ricordiamoci infatti che spesso e volentieri è il MEF che stabilisce le condizioni per poter attivare nuove borse di studio ed avere più fondi per poter assumere un numero maggiore di medici.

Per non intervenire poi sul tema dell'incostituzionalità, questo sì, di assumere e far diventare dirigenti medici che ancora non hanno completato il corso di specializzazione; alla faccia di quelli che si sono già specializzati, che non hanno un posto di lavoro, coloro che invece stanno sognando ancora un corso di specializzazione possono ambire addirittura ad avere un lavoro a tempo indeterminato. È una diseguaglianza incredibile che poniamo all'attenzione. È un punto importante, come si diceva oggi in Commissione, soprattutto per quei medici che sono dovuti correre all'estero per poter avere un lavoro. Si tratta anche in questo caso di un aspetto incongruo; potevamo invece richiamare gli specialisti di cui abbiamo bisogno. Non si è fatto. Ciò vale non meno per i medici di medicina generale; abbiamo anche qui una forte carenza. Abbiamo presentato alcuni emendamenti affinché ci siano delle unità di programmazione per quanto riguarda la cosiddetta medicina di gruppo, con la presenza di varie figure specifiche. Si pensa invece di attribuire una responsabilità in più ad una persona che ancora non ha terminato il proprio corso di studi e non ha ancora acquisito la pratica necessaria nel rapporto tra il paziente e il medico, che è un aspetto importante. Ciò, anche dal punto di vista della legge sulla responsabilità professionale, è un altro punto interrogativo sul quale dobbiamo porre attenzione. Pertanto, anche in questo caso, pensiamo che ciò sia un po' azzardato.

Ho sentito poi che il Ministro ha fatto un incontro con la CRUI e il CUN, nel quale si è detto che pare ci sia un accordo con il ministro Bussetti e una circolare. Tuttavia, una circolare non ha gli stessi effetti di una legge e quindi, a dir la verità, conoscendo anche l'ambito universitario della formazione, sono un po' preoccupata. Se infatti è già disomogenea la formazione, perché le università hanno la loro piena autonomia e nessuno gliela toglie, aggiungendo ulteriori difformità dal punto di vista dell'attuale assetto normativo, con il provvedimento al nostro esame andiamo a rivoluzionare tutto fino al 2021; in tal modo non si capirà poi più nulla. Quelli che prima stavano facendo un corso di formazione, si trovano ora di fronte una strada che non sanno più se è quella giusta.

Ribadiamo pertanto che rispetto a quanto scritto nel provvedimento in esame si rilevano difformità, disomogeneità e diseguaglianze importanti. Per tali ragioni avevamo presentato degli emendamenti che potevano in qualche maniera correggere gli errori. Vediamo cosa ne dirà l'Assemblea e i colleghi che voteranno gli emendamenti. Mi spiace che il Governo sia rimasto silente e sordo a tutte le nostre indicazioni finalizzate a correggere gli errori. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Pisani Giuseppe. Ne ha facoltà.

PISANI Giuseppe (M5S). Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, signori rappresentanti del Governo, l'articolo 12 del decreto-legge oggi in discussione affronta, il grave problema della carenza di personale medico specialistico che sta mettendo in ginocchio la sanità ospedaliera del nostro Paese.

La formazione di medici specialisti in numero non corrispondente ai reali fabbisogni del sistema sanitario riduce sia la quantità che la qualità delle prestazioni, pregiudica lo svolgimento di una regolare continuità assistenziale e compromette l'efficacia di un servizio essenziale che deve essere garantito universalmente ed efficientemente.

L'attuale situazione emergenziale è stata causata da una politica miope, che non ha saputo programmare e guardare al futuro dei propri figli. In realtà, come riportato anche dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, oggi non vi è una reale carenza di laureati in medicina e chirurgia, bensì un numero insufficiente di laureati che possono acquisire il titolo di specializzazione.

Si tratta del cosiddetto imbuto formativo che si crea per il limitato accesso ai percorsi di formazione e specializzazione, determinato dalla insufficiente programmazione di un numero di borse di studio per la specializzazione, nettamente inferiore al numero di specialisti necessario e richiesto dalle strutture sanitarie. Si calcola che attualmente siano circa 8.000 i medici che non hanno accesso alla formazione specialistica. Un gran numero di questi ultimi staziona in cerca di occupazione - si tratta del cosiddetto fenomeno dei camici grigi - e molti di essi emigrano in cerca di una destinazione migliore dove mettere in campo le conoscenze acquisite: dobbiamo, quindi, puntare sui giovani, sull'inserimento degli stessi nel mondo del lavoro, nonché su un percorso formativo adeguato alle attuali contingenze.

Il dato è ancora più allarmante se si considera che, entro il 2025, cioè in sei anni, andranno in pensione dal Servizio sanitario nazionale ben 52.000 medici.

In alcune Regioni si sono adottate soluzioni varie per sopperire alla carenza di specialisti, come il ricorso a medici già pensionati, oppure a medici militari, ovvero, in ultimo, a medici prestati da altre Regioni. In Regioni come la Campania e la Puglia, è stato stimato che ci sarà bisogno, nei prossimi anni, di non meno di 1.400 specialisti in medicina d'urgenza solo per sopperire alle uscite pensionistiche previste.

Per questi motivi, come già accade in altri Paesi dell'Unione europea, il decreto-legge oggi in discussione prevede la possibilità di ammissione dei medici chirurghi e dei medici veterinari in formazione specialistica iscritti all'ultimo anno del relativo corso alle procedure concorsuali per l'accesso alla dirigenza del ruolo sanitario nella specifica disciplina bandita, i quali verranno inseriti, all'esito positivo delle medesime procedure, in una graduatoria separata. Coloro che saranno utilmente collocati in tale graduatoria potranno essere assunti a tempo determinato e parziale.

Il relativo contratto di lavoro non potrà avere durata superiore alla durata residua del corso di formazione specialistica e potrà essere prorogato una sola volta e per non più di dodici mesi.

I medici assunti saranno inquadrati con qualifica dirigenziale e trattamento economico proporzionato alla prestazione lavorativa e alle attività assistenziali, con applicazione del contratto collettivo nazionale corrispondente. Per la durata del contratto di lavoro, gli specializzandi svolgeranno la formazione a tempo parziale, le cui modalità saranno definite con specifici accordi tra Regioni e università.

A decorrere dalla data di conseguimento del titolo di formazione, coloro che saranno assunti con le modalità appena menzionate verranno inquadrati a tempo indeterminato nell'ambito dei ruoli della dirigenza del Servizio sanitario nazionale. Si precisa che tale assunzione sarà subordinata all'accertamento delle seguenti condizioni: adeguata programmazione dei fabbisogni di personale; indisponibilità di risorse umane interne; assenza di valide graduatorie regionali; rifiuto dell'assunzione da parte dei soggetti collocati nelle graduatorie.

Da una parte del mondo accademico sono state avanzate, nei confronti di questo disposto normativo, forti critiche, accettabili nel massimo rispetto, ma non condivisibili dal momento che non vengono sovvertiti i principi della formazione specialistica; anzi, tale modalità di formazione postlaurea consentirà agli specializzandi, su base volontaria, un percorso professionalizzante che risorse e disponibilità attuali delle cliniche universitarie non sempre riescono a garantire, anche per la mancata corrispondenza alle norme di accreditamento da parte di alcune strutture di specializzazione. Inoltre, i dubbi possono essere fugati dal fatto che non vi è disparità alcuna di trattamento tra specializzandi e specialisti, se si considera che le due qualifiche professionali verranno inserite in due distinte graduatorie e che quella degli specializzandi si attiverà solo dopo l'esaurimento della prima.

Per i suddetti motivi riteniamo che tutto l'impianto normativo del decreto Calabria permetterà di dare una soluzione alle diverse problematiche concernenti il personale del Servizio sanitario nazionale, innovando la materia di accesso dei medici alla medicina generale e degli specializzandi ai ruoli dirigenziali, mediante misure, emergenti e contingenti, volte ad affrontare le gravi carenze, contemperando le esigenze di regolare ed efficace funzionamento del nostro sistema sanitario con quelle di formazione e di stabilizzazione del personale medico. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Stabile. Ne ha facoltà.

STABILE (FI-BP). Signor Presidente, il decreto-legge Calabria è composto in sostanza da due parti.

La prima si propone di affrontare l'emergenza sanitaria della Regione Calabria, anche se, a nostro avviso, fallisce del tutto l'obiettivo e non contiene misure idonee a restituire ai calabresi la sanità dignitosa che meritano: questo però verrà illustrato sicuramente più a fondo dai colleghi che seguiranno.

Io vorrei invece richiamare l'attenzione sulla seconda parte del decreto-legge, quella contenente misure di carattere generale per affrontare i gravissimi disagi che in questo momento mettono in crisi il servizio sanitario pubblico, al punto da non garantire più quei valori di solidarietà e universalismo che gli sono propri.

Questa seconda parte, per quanto in modo incompleto e forse anche scarsamente efficace, per alcuni aspetti va però nel senso giusto.

Mi riferisco innanzitutto al fatto che rimuove il blocco delle assunzioni e quantomeno eleva il tetto di spesa per il personale della sanità, dando così una boccata di ossigeno alle situazioni di crisi che si trovano un po' in tutta Italia, soprattutto nel Meridione.

In particolare, poi, affronta il grave problema della carenza di medici, a cominciare da quelli di medicina generale, peraltro con misure che andrebbero sicuramente riviste perché scarsamente meritocratiche nella formazione delle graduatorie. Viene affrontato altresì il problema della carenza di medici che lavorano nel Servizio sanitario nazionale, quindi la questione delle corsie vuote e dei concorsi che vanno deserti.

Un intervento atto a far fronte a questa emergenza sarebbe quello di permettere agli specializzandi dell'ultimo anno di lavorare nel servizio sanitario pubblico. Questa misura è urgente e necessaria, perché altrimenti avremmo le corsie vuote.

Vorrei togliere di mezzo alcuni dubbi e polemiche sorti in questo periodo al riguardo, intanto perché gli specializzandi verrebbero assunti solo una volta falliti tutti i tentativi di assumere gli specialisti. Poi, per quanto concerne la formazione dei medici e la qualità dell'assistenza, chi come me ha lavorato per decenni quale medico ospedaliero sa benissimo che il neospecialista, il neoassunto è quasi sempre «un semilavorato» che deve completare la propria formazione all'interno del Servizio sanitario nazionale, perché il sapere teorico dell'università, che prepara bene gli specializzandi in questo senso, deve essere integrato con il sapere pratico dell'ospedaliero. Quindi sicuramente, come già avviene per gli specialisti, anche gli specializzandi potrebbero lavorare ognuno in base alle competenze fino a quel momento acquisite.

Anche la seconda parte del decreto-legge contiene però alcune importanti criticità che noi abbiamo tentato di correggere, almeno in parte, con le proposte emendative che in Commissione non sono state accolte. Mi auguro tuttavia che, di fronte a questi problemi, il Governo si impegni ad affrontare la situazione con successivi provvedimenti.

È vero che il tetto di spesa per il personale viene elevato, però si prende a riferimento il 2018, anno cui molte Regioni sono arrivate a seguito di ripetuti tagli alla sanità. Quindi, si fa riferimento ad una situazione probabilmente già di carenza e insufficienza di personale e questo potrebbe vanificare in parte il provvedimento.

Sui tetti di spesa c'è addirittura un paradosso per cui Regioni come la mia (Friuli-Venezia Giulia), che provvedono autonomamente al bilancio della sanità, non possono elevare il tetto di spesa. Quindi, paradossalmente, chi si trova a non gravare sul bilancio dello Stato per la sanità sarebbe costretto a mantenere l'attuale difficoltà per la posizione personale.

Sulla carenza dei medici, i posti nelle scuole di specializzazione - il problema dell'imbuto formativo - sicuramente sono stati aumentati e ci si augura che aumentino ancora. Però, teniamo presente che non è sufficiente: non basta avere un numero adeguato di specialisti, ma bisogna che gli specialisti scelgano di lavorare nel servizio sanitario pubblico e che optino anche per le discipline caratterizzate da maggiore disagio e che più raramente i giovani medici scelgono, quali per esempio la medicina d'emergenza-urgenza (chi lavora in pronto soccorso).

Un medico in prima assunzione riceve circa la metà dello stipendio dei colleghi dell'Europa occidentale e questo non incoraggia i giovani a lavorare nel servizio sanitario pubblico. I contratti sono fermi da anni ed è necessario rimuovere alcune norme che bloccano i fondi destinati agli stipendi dei medici, in modo da riuscire a rendere attrattivo il lavoro del servizio sanitario pubblico premiando il merito e compensando il disagio.

Se non si riuscirà a fare anche tutto questo, questi provvedimenti non saranno utili e non ci dovremo meravigliare se i nostri giovani medici continueranno, come già stanno facendo, a scegliere di lavorare nella medicina privata oppure a migrare all'estero. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà.

ABATE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'obiettivo del decreto-legge recante misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria, che oggi andiamo a convertire in legge, è quello di ripristinare il rispetto dei livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario, nonché di assicurare il raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario regionale secondo i relativi programmi operativi.

Tutti gli interventi proposti si configurano come provvedimenti normativi straordinari, assunti per un periodo temporale limitato a diciotto mesi, con i quali si intende accompagnare la sanità calabrese verso situazioni amministrative normali - e lo sottolineo ancora: normali - perché in Calabria, in primis nel settore sanitario, manca la normalità.

Oltre al pacchetto di misure che commissariano in toto la sanità calabrese, il decreto-legge prevede molte altre norme di interesse nazionale per la sanità, di cui gran parte interessa il personale, dalla spesa alla formazione. Ci sono poi norme per la nomina dei dirigenti di ASL e ospedali, prevedendo una inedita graduatoria di merito e altre misure sui farmaci. Prima ho parlato di normalità, ora di merito: concetti che al mondo d'oggi sanno sempre più di straordinario quando dovrebbero essere ovvi.

Potrei continuare con dati e numeri ma voglio portare qui la voce e il pensiero di tanti calabresi. Finalmente con questo decreto-legge sentiamo parlare di Calabria, ma non per continuare a spolparla o renderla l'ultima Regione dell'Europa, così come da quarant'anni a questa parte hanno fatto uomini e politici di centrodestra e - ahimè - anche di centrosinistra che si sono succeduti al governo della Regione. Testimonianza emblematica di quello che dico è proprio lo stato attuale della sanità nella mia Regione, e tutto ciò per una serie di devianze ed atti indefinibili posti in essere da uomini e politici senza scrupoli che operano ormai da anni in Calabria.

Qui io mi onoro di rappresentare la Calabria laboriosa ed onesta che alza la testa e dice basta. Rappresento la Calabria del cambiamento, del Governo del cambiamento, che ha finalmente portato la legalità nella sanità calabrese.

Ritengo che questo decreto-legge sia una vera e propria rivoluzione, e dal primo momento in tanti lo hanno definito coraggioso.

Il decreto-legge che stiamo per convertire dimostra che lo Stato c'è e deve esserci, e che non fa orecchie da mercante al grido disperato di tanti malati e delle loro famiglie. È uno Stato che si affianca alla Regione Calabria (e alle Regioni in genere) ed esercita una competenza concorrente per porre fine a un disastro senza precedenti, generato da Governi di centrodestra, prima, e di centrosinistra, dopo.

In Calabria, quotidianamente si chiudono reparti negli ospedali e vi sono gravi ritardi nella costruzione di nuovi. Fra tutti, quello della Sibaritide, che dovrebbe portare un po' di sollievo all'area jonica-cosentina, spogliata di tutti i servizi sanitari che hanno costretto i calabresi a una immigrazione per scopi sanitari e per questioni di salute, mentre la sanità calabrese continua a salire agli onori della cronaca per gli scandali che la investono ed è diventata un bancomat per il malaffare e i corrotti. Chi ne ha risentito sono, naturalmente, i cittadini che si sono visti chiudere ospedali e strutture perché non ci sono medici, infermieri e soldi per gli acquisti delle più semplici forniture.

Il decreto-legge al nostro esame ha dato fiducia e speranza a questa mia terra massacrata.

Orgogliosamente appartengo a quel Governo del cambiamento che, con un atto che resterà nella storia, ha deciso di scendere in Calabria con tutto il Consiglio dei ministri e ha dimostrato con i fatti che la Calabria esiste e va tutelata. Ha dimostrato che finalmente lo Stato è presente anche in Calabria.

Invito, allora, davvero tutte le forze politiche presenti in Senato a votare questo decreto-legge, che darà speranza a tanti che soffrono in Calabria per assenza di sanità.

La nomina del commissario ad acta, il generale Saverio Cotticelli, nel dicembre 2018 è stato il primo passo voluto dal Governo del cambiamento per riportare normalità e tanta competenza in Calabria.

Concludo, ringraziando il ministro Grillo e tutto il Governo del cambiamento a nome di tanti calabresi. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà.

COLLINA (PD). Signor Presidente, credo che la discussione generale possa servire utilmente non solo per affrontare nel merito alcuni aspetti, ma anche per ragionare dei principi ispiratori dei provvedimenti che discutiamo in quest'Aula.

Colleghi, spesso i decreti-legge che esaminiamo cercano di affrontare grandi problemi, complicati e urgenti nella necessità di essere affrontati e risolti. Dopodiché, vediamo con quale tipo di approccio vengono affrontati. Credo infatti che ci siano modi differenti che ci distinguono, che ci differenziano.

Cosa distingue, per esempio, l'azione di un populista dall'azione di un riformista in presenza di un tema come questo? Non voglio fare un trattato, però dico che il populista interviene di imperio; deve mostrare determinazione e risolutezza istantanea: adesso basta con il passato; adesso via tutti, ci pensiamo noi! Questo è il decreto-legge del populista.

Il riformista, invece, cerca di affrontare le emergenze agendo, cercando di agire immediatamente, ma con progettualità, individuando gli aspetti di sistema che vanno affrontati, che a monte devono essere affrontati per evitare che si generino delle storture a valle, laddove le correzioni prefigurano il modello futuro e nello stesso tempo si fa carico delle questioni negative che sono da riassorbire.

Questa, molto in sintesi, è la differenza dell'approccio tra i riformisti e i populisti.

È chiaro che questo è un decreto‑legge populista, perché non c'è niente di progettuale rispetto al futuro. Quando è venuto il ministro Grillo in Commissione a riferire sul federalismo fiscale ha detto di aver incontrato i rappresentanti delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna e di non aver riscontrato problemi rispetto alla questione della sanità. Ministro Grillo, ti piace vincere facile. Affronta il problema della sanità italiana nella prospettiva del regionalismo differenziato partendo, invece, dai posti in cui ci sono gli squilibri e dicci un po' quale nuovo equilibrio, quale nuova dimensione possiamo trovare per dare omogeneità al Servizio sanitario nazionale nelle gestioni regionali.

Posto che i problemi da gestire in Calabria riguardo la sanità sono grandi, questo provvedimento non ha né capo, né coda: non dà garanzie su nessun tipo di esito positivo. Infatti, mancando i requisiti che ricordavo prima, ossia la progettualità, la capacità di prefigurare un modello per il futuro, non offre garanzie su alcun tipo di esito positivo. Affronta le emergenze con scelte discutibili, soprattutto in mancanza di fondi che rappresentino strumenti credibili per fare interventi efficaci. Senza i fondi questa materia come si raddrizza?

Ci sono, è vero, anche altri fatti accaduti nel frattempo. La collega Boldrini citava quota 100, ma questo è un altro intervento populista, in cui non c'è alcun tipo di progettualità, di cui non avete saputo neanche immaginare gli esiti, in cui l'impatto di determinati interventi lo scopriamo vivendo ed è drammatico.

Poi c'è la seconda parte del decreto‑legge, che anche in questo caso interviene affrontando un'emergenza senza alcun tipo di visione, di disegno che metta in quadro non solo gli aspetti relativi all'emergenza della Calabria, ma anche tutto quello che pure esiste in forma, in dimensione e in intensità diverse nel resto del territorio nazionale.

Ci ho tenuto a utilizzare questo tempo in discussione generale perché spesso parliamo nel merito, ma sembra che in questa sede ci misuriamo su emendamenti che cercano di modificare la virgola o il periodo, aggiungere un «anche» anziché un «esclusivamente»; invece qui ci sono visioni diverse, a fronte di un approccio che, a mio avviso, sarebbe stato molto più positivo ‑ e insisto perché ci sono molto legato ‑ e molto più determinante e incisivo se la riforma costituzionale fosse passata, nella parte legata al Titolo V. Lì c'era la soluzione agli aspetti di sistema a monte; lì si ponevano le premesse costituzionali per poter agire a livello centrale rispetto ai dissesti che avvengono nelle Regioni, ad esempio riguardo la sanità.

Tutto ciò non è successo. Il decreto-legge in esame è incostituzionale in varie parti, sia nel rapporto tra Stato e Regioni per quanto riguarda la prima parte, sia nella seconda parte, quando si interviene sulle regole generali che riguardano le nuove norme di reclutamento del personale medico. Questi sono gli aspetti che approfondiremo in sede di dichiarazione di voto sugli emendamenti. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà.

GRANATO (M5S). Signor Presidente, parlo da cittadina calabrese, prima che da parlamentare. Per la prima volta nella storia tormentata della sanità regionale, lo Stato interviene direttamente a difesa del diritto alla cura, sancito dalla nostra Costituzione.

La Calabria subisce piani di rientro dal 2009 ed è commissariata, senza soluzione di continuità, dal 2010 ad oggi. Da quando la materia sanitaria è entrata nel regime di concorrenza Stato-Regione, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, la politica locale è entrata a gamba tesa nella sanità, declassando i cittadini calabresi al rango di sudditi di serie C, consentendo un punteggio sui livelli essenziali di assistenza (LEA) di appena 136, su un minimo di 160.

Il regime commissariale, finché non si è insediato l'attuale Governo, non ha prodotto risultati, anche perché le nomine dei direttori generali delle aziende sanitarie provinciali (ASP) sono rimaste sempre saldamente nelle mani del Governatore di turno e con esse il reclutamento del personale. Così si sono mantenuti aperti serbatoi di voti clientelari, canalizzati verso i vari patroni della politica locale, che ovviamente se ne sono sempre serviti per mantenere in piedi lo status quo, mentre le migliori competenze in campo medico sono dovute migrare altrove. Non è raro che noi calabresi, quando andiamo a curarci nei grossi centri specializzati fuori Regione, ci imbattiamo nel compaesano specialista, fuggito da una Regione la cui classe politica è nemica giurata del merito, perché nel merito c'è la libertà dallo stato di bisogno ed è proprio lo stato di bisogno ad essere indispensabile a quella classe politica corrotta e incapace, per mantenersi saldamente avvinghiata al potere con lo strumento del favore.

Ebbene sì, la politica regionale ha sempre fatto da padrona, nel vero senso della parola, sulla vita e sulla morte dei calabresi e sui soldi destinati alle loro cure, consentendo alla malavita organizzata di mettere le mani indisturbata sul flusso di beni e servizi legati alla sanità. Basti pensare al debito contratto dall'ASP di Reggio Calabria, ammontante almeno a 400 milioni di euro, con bilanci spariti per ben quattro anni di attività, doppie e triple fatture e strumenti obsoleti acquistati e lasciati nel cellophane nei magazzini degli ospedali. Mentre si realizzano ingessature di cartone e si muore in pronto soccorso, i dirigenti generali vengono confermati dal governatore di turno e sistematicamente premiati.

Il governatore Oliverio, nonostante fosse addirittura soggetto a una restrizione di domicilio, a seguito di un'indagine della magistratura che lo aveva visto coinvolto per abuso d'ufficio, ha inteso fino all'ultimo avvalersi della sua prerogativa di nomina dei direttori generali, rifiutandosi di coordinarsi con il commissario Cotticelli, mandato dal Governo. Da qui la giusta reazione della ministra Grillo e la decisione di staccare finalmente la spina. In tutta fretta, dopo la nomina, i direttori generali di Oliverio si erano già apprestati al colpo di coda finale, in vista delle imminenti elezioni regionali, aprendo procedure concorsuali finalizzate al posizionamento di nuovi primari e di altro personale medico, infermieristico, paramedico e amministrativo, certi che, come al solito, nessuno avrebbe osato mettere loro i bastoni tra le ruote.

La prassi della corruzione e del familismo amorale, ormai divenuta legge in Calabria, si accingeva a perfezionare per l'ennesima volta il suo iter, ma stavolta è arrivato l'alt del Governo del cambiamento: per la prima volta in quasi venti anni di autonomia regionale, un Governo ha dato una battuta di arresto decisiva a questo sistema consolidato, nell'incredulità di tutti questi personaggi, che già si facevano beffe di noi, facendo spallucce a chi li ammoniva, convinti che l'avrebbero fatta franca anche questa volta, come d'altronde era sempre avvenuto con tutti gli altri Governi. L'intervento del commissario Cotticelli, con cui è stato interdetto il reclutamento di figure apicali, ha suscitato reazioni di sbigottimento e di panico, del tipo: adesso chi glielo dice ad Oliverio? In quasi venti anni di autonomia regionale, la sanità in Calabria è stata azzerata. Allo svantaggio dovuto ai criteri di riparto del Fondo per la spesa sanitaria nazionale sfavorevoli, perché non tengono conto dei numerosi casi di comorbilità presenti nella Regione, che incidono sulla spesa sanitaria più dei casi di morbilità distinte, si è aggiunta questa gravissima mala gestio, che ha ridotto le prestazioni sanitarie pubbliche, ha consentito il proliferare di prassi come l'intramoenia, convenzioni con le strutture private con annessi contenziosi milionari e infine ha dato vita a una gigantesca migrazione sanitaria, per un ammontare di 320 milioni di euro all'anno, a decine di ospedali chiusi, a posti letto tagliati e ai ticket più alti d'Italia.

Tuttavia chi non può migrare, in Calabria muore di malasanità; pertanto ben vengano i controlli sistematici e ricorrenti sulle attività dei direttori generali e dei commissari straordinari; ben venga la possibilità di sostituire tali figure in tempi rapidissimi ad opera del commissario straordinario, come prevede il decreto-legge; soprattutto ben venga il progetto del MoVimento 5 Stelle di sottrarre definitivamente alla politica le nomine dei direttori generali. Che questa che stiamo inaugurando possa essere veramente una stagione di rinnovamento per la nostra Regione e una opportunità di recupero del gap che ci tiene in un limbo dal quale abbiamo un disperato ed urgente bisogno di uscire. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà.

BINETTI (FI-BP). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, il decreto-legge in esame è una sorta di provvedimento bicefalo, in cui una parte non ha niente a che vedere con l'altra. Il primo passaggio, quello che riguarda la Regione Calabria, mette assolutamente a nudo come in Italia ci sia già un regionalismo differenziato. Non c'è bisogno di invocare i provvedimenti sulle autonomie di alcune Regioni per poter toccare con mano come la Calabria si trovi in una situazione di oggettiva, reale, concreta, misurabile discriminazione. Consentitemi di dire che lo stato di disagio e di sofferenza in cui versa la sanità in Calabria è veramente sorprendente per un romano: in una città come Roma in cui le università "La Sapienza", "Tor Vergata" e "Cattolica" sono governate da calabresi (e sto parlando di strutture di eccellenza nella loro complessità organizzativa e gestionale), ci si chiede perché nella Calabria stessa non debba essere possibile organizzare e gestire le cose correttamente, lasciando la sanità in mano ai calabresi; mi chiedo perché occorra spostarsi dalla Calabria per dare prova dell'eccellenza calabrese e non sia possibile invece esprimere lì la qualità, la competenza e la capacità sotto il profilo scientifico, organizzativo e gestionale. Faccio riferimento al fatto che due rettori e un preside delle università sopra citate sono medici. Evidentemente ci deve essere qualcosa, un disagio profondo che attraversa questa Regione e che non permette ai talenti di brillare lì dove sono, di mostrare davvero di che cosa sono capaci.

Ma il decreto-legge oggi in discussione non aiuta i calabresi che restano in Calabria. Non li aiuta sotto il profilo della sanità e ne voglio dare una piccolissima conferma parlando di alcuni degli emendamenti che sono stati respinti e che in realtà avevano come unico obiettivo quello di tutelare la salute anche dei cittadini calabresi, mettendoli concretamente nelle condizioni di accedere ai livelli essenziali di assistenza, rendendo quindi operativo un loro diritto. Quello che accade è che i livelli essenziali di assistenza, i famosi LEA, sono un diritto di tutti i cittadini, anche dei calabresi, peccato però che in Calabria si tratti di diritti non esigibili: è come se un sottile maleficio impedisse alle persone di godere di ciò di cui hanno diritto.

Tuttavia il decreto-legge in esame, così intensamente voluto, nasce da una volontà - lasciatemelo dire - perversa di controllo, di andare a cercare ciò che non funziona per sanzionarlo e poi spostarlo in termini di responsabilità dalla gestione ordinaria a quella straordinaria. Questo perché la cultura del sospetto, una sorta di giustizialismo, fa sì che tutta la sanità calabrese venga letta in chiave di corruzione (una corruzione dei processi, delle strutture, delle persone) e quindi non si creda veramente che c'è una volontà profonda di emergere e di restituire ai propri concittadini ciò a cui hanno diritto.

Ma la seconda parte di questo decreto-legge non è meno grave. È stato già detto dai colleghi e denunciato da diversi di loro quello che io chiamo un vero e proprio scippo, o - se volete - una mano rampante in campo altrui. Sotto il nome di decreto Calabria ci sono tutta una serie di disposizioni (gli ultimi articoli) che caratterizzano una situazione di scippo gravissimo alla responsabilità delle università nei processi di formazione di quelle figure straordinarie rappresentate dai medici, che si tratti sia di medici specialisti in varie branche, sia di medici di medicina generale. Né gli uni, né gli altri sono trattati bene.

Sapete qual è la peggiore offesa che si fa a queste persone? Un soggetto viene legittimamente riconosciuto come non competente, in quanto non ha completato il proprio iter di specializzazione, e gli viene data quella responsabilità che è stata invece negata ai colleghi che, soltanto un anno prima, si sono specializzati o hanno conseguito il titolo di medico di medicina generale.

Noi abbiamo avuto un'emorragia, una migrazione di lusso. Sono andati all'estero, nelle più diverse università (Stati Uniti, Inghilterra, ma anche Paesi in via di sviluppo), giovani specialisti italiani brillantissimi, determinati, coraggiosi e con un forte senso anche dell'avventura e della capacità di assunzione del rischio. Se ne sono andati perché in Italia non trovavano lavoro. Nel nostro Paese veniva detto loro che, a causa del blocco del turnover, non potevano essere assunti e, se per caso trovavano lavoro, era al di sotto delle loro competenze. Un giovane specializzato già da qualche anno in chirurgia si trova a fare le cosiddette guardie, privato della possibilità di esprimere le proprie competenze a causa di ruoli e funzioni che, seppur necessari, certamente non richiedono quel livello di studio, sacrificio e competenza che egli ha.

A queste persone abbiamo chiuso la porta in faccia. Alcune sono rimaste sottooccupate, mentre altre, forse più avventurose, sono andate all'estero. A queste persone si dice: non vi abbiamo voluto, ma non vi preoccupate, noi scherzavamo. Adesso ai più giovani diamo la possibilità di concorrere ed essere stabilizzati prima ancora che abbiano finito il loro percorso formativo. Saranno a carico del Sistema sanitario nazionale, ma nulla si dice di quelle borse di studio che avremo risparmiato. Infatti, se il giovane deve fare ancora diciotto mesi di specializzazione e sarà pagato dal Sistema sanitario nazionale, dove andranno a finire questi diciotto mesi di borsa di studio? Nemmeno si ha la fantasia creativa di inventare nuove borse per loro.

Ci troveremo davanti a un grande tradimento per i pazienti. Il paziente oggi si chiederà: ma il medico che mi assiste ha terminato la sua specializzazione, o no? Fino a che punto è un medico credibile, a cui mi posso affidare? Avremo così contribuito a moltiplicare la cultura del sospetto.

Concludo, signor Presidente, ringraziando il Governo, nelle persone dei rappresentanti presenti in Aula, per aver accolto un ordine del giorno - ripeto, lo avete accolto voi - che sostanzialmente dice: signori, vogliamo più borse di studio per gli specializzandi, vogliamo assumere prima gli specializzati e vogliamo in ogni caso costruire una cultura per cui, durante gli anni della formazione specialistica, gli studenti possano raggiungere davvero il massimo livello possibile. Vi ringrazio - ripeto - per averlo accolto. Adesso spero che se ne faccia qualcosa e non rimanga solo un pezzo di carta. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Auddino. Ne ha facoltà.

AUDDINO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, il decreto-legge oggi all'esame di quest'Assemblea, in fase di conversione, è un provvedimento molto atteso, che reca delle misure emergenziali per il servizio sanitario della mia Regione, la mia amata Calabria.

È noto a tutti come la sanità calabrese sia allo sbando. In più occasioni ho avuto modo di visitare gli ospedali a me vicini - quelli di Locri e Polistena - e mi sono reso conto personalmente di quanto la situazione nei due presidi sia drammatica. Oltre alla strumentazione obsoleta e spesso inadeguata, è riscontrabile una significativa carenza di organico (personale medico e infermieristico e OSS). Nei reparti si lavora in condizione di stress psicofisico altissimo. Medici, infermieri e operatori sociosanitari sono mortificati nella loro professionalità e costretti a turni massacranti. Inoltre, l'esiguo numero di personale non consente a questo di prestare le giuste cure ai pazienti.

L'ospedale di Locri, peraltro famigerato in questo periodo, è anche interessato da gravi carenze infrastrutturali relative alla staticità della struttura, allo stato di manutenzione e al funzionamento degli ascensori. Pare che la regione Calabria, però, abbia messo a disposizione, per l'adeguamento di entrambi i presidi, ben 15 milioni di euro da più di dieci anni per l'uno e circa 10 milioni per l'altro. Tuttavia, i lavori di ristrutturazione e manutenzione strutturale non sono mai stati eseguiti. Mi chiedo, e vi chiedo, che fine abbiano fatto. Lo scopriremo, a breve.

La sanità calabrese è caratterizzata da gravissime mancanze strumentali, strutturali e di personale medico sanitario. A fronte di tutto ciò, però, vi è stata una spesa scriteriata di centinaia di milioni di euro all'anno di soldi pubblici. Il disavanzo sanitario della Regione Calabria ammonta a ben 170 milioni di euro, mentre il punteggio LEA si attesta a 136, ben al di sotto della soglia di sufficienza, che è pari a 160. Abbiamo il disavanzo delle casse pubbliche più alto d'Italia. A fronte di cosa? A fronte di livelli essenziali di assistenza più bassi della Nazione!

È evidente la grave inefficienza nell'utilizzo delle risorse economiche disponibili, che si ripercuote automaticamente sulla adeguatezza e sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini calabresi, in palese violazione dell'articolo 32 della Costituzione. In spregio ai diritti fondamentali dell'ordinamento italiano, un'intera classe dirigente che, con diverse Giunte regionali, si è alternata negli ultimi decenni nel mio territorio, ha utilizzato la sanità come strumento di clientela. Anni di utilizzo politico-elettorale dell'organizzazione dei servizi e della gestione del personale hanno determinato una situazione insostenibile, che ora richiede questo intervento straordinario del nostro Governo.

Il gravissimo disordine amministrativo e gestionale, con una sovrapposizione di interessi della criminalità organizzata, giustificano, senza ombra di dubbio, tale azione politica coraggiosa, ma assolutamente necessaria e urgente.

In merito ai dubbi di costituzionalità avanzati, nei confronti del decreto in esame, da molti dell'opposizione, se è vero che la tutela della salute rientra, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione, nelle materie di legislazione concorrente, per cui la potestà legislativa (lo ricordo a chi lo sa meglio di me) spetta alla Regione, è vero anche che l'articolo 120 della stessa Costituzione legittima l'intervento sostitutivo del Governo in casi straordinari e molto gravi come la «tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali». Ed è palese quanto straordinaria ed estremamente grave sia attualmente la situazione della sanità calabrese.

Il sistema sanitario regionale è stato sottoposto da tempo a un'azione di risanamento attraverso piani fallimentari di rientro e gestioni commissariali, con la nomina a commissario di Scopelliti nel 2010 e di Scura nel 2015.

Ricordo a tutti, anche a me stesso, che Scopelliti, allora governatore della Calabria ed ex sindaco di Reggio Calabria, è stato condannato l'anno scorso a quattro anni e sette mesi per fatti riconducibili a quando era sindaco della città dello Stretto. Cosa potevamo aspettarci, dopo aver consegnato in queste mani la sanità della mia Regione? Dopodiché, si passa all'epoca Scura, nominato dal Governo Renzi, con una Regione ancora oggi in mano al Partito Democratico. E anche oggi il governatore Oliverio si permette di criticare queste azioni. L'opposizione, in quest'Aula, ha fatto finta troppo spesso di dimenticare di aver governato la mia Regione negli ultimi decenni.

Quindi, il Consiglio dei ministri, tenutosi a Reggio Calabria il 18 aprile scorso, con il decreto-legge in esame, ha dimostrato ancora una volta che la Calabria, da troppo tempo dimenticata dagli Esecutivi che si sono succeduti negli anni addietro, è oggi ai primi posti nell'agenda di questo Governo! Finalmente, abbiamo un Governo in grado di valorizzare l'enorme potenziale che la mia amata e complicata Regione ha: potenziale, purtroppo, lasciato per troppi anni inespresso!

L'attenzione riposta sulla sanità calabrese dall'inizio del nostro mandato sta dando i suoi frutti; ed è necessario continuare su questa strada, al fine di raggiungere i primi risultati necessari a migliorare la qualità della vita dei calabresi. A marzo, l'ASP di Reggio Calabria è stata sciolta per infiltrazioni mafiose. Le ragioni che hanno portato alla decisione di scioglimento ed al conseguente commissariamento sono molteplici: presenza di parenti di personaggi di spicco della malavita, pregiudicati con incarichi nella stessa azienda, mancanza di procedimenti regolari nell'affidamento di appalti e lavori, mancata approvazione dei bilanci a decorrere dal 2013, mancata tenuta di scritture contabili. Un elenco lungo e dettagliato di ipotesi di reato che rivela una situazione molto compromessa e che richiede questo intervento urgente del Governo.

È notizia di dieci giorni fa la delibera dei commissari prefettizi con la quale essi hanno proposto di disporre la gestione straordinaria dell'ente. Gli approfondimenti fatti dai commissari hanno confermato la grave situazione di irregolarità e di squilibrio del bilancio aziendale: ritengono accertato un buco di 400 milioni di euro, che peraltro si aggiunge a pignoramenti mobiliari e presso terzi per altri 250 milioni circa, raggiungendo un totale di 650 milioni.

Dal decreto-legge Calabria si dovrà partire con un percorso di risanamento della sanità calabrese. Sono convinto che si tratta di un provvedimento valido, necessario e urgente che crea, per la prima volta, i presupposti di un controllo efficace e costante da parte dello Stato della gestione manageriale, arginando l'imperante potere politico sulla sanità nella Regione.

Il decreto Calabria contribuirà a mettere sui binari della legalità e della trasparenza il settore sanitario calabrese. Lo dico oggi a malincuore da calabrese, ma con grande interesse e grande fiducia in questo Governo.

È evidente che con il MoVimento 5 Stelle al Governo non sono più ammesse le logiche che in passato hanno caratterizzato la gestione sanitaria della mia Regione. È ora di restituire ai cittadini calabresi il diritto ad avere cure adeguate e un servizio sanitario degno di questo nome.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi di ricordare, a proposito di cambiamento (mi onoro di sostenere questo Governo del cambiamento), una frase che ho ritrovato nel cassetto della memoria poco fa. È una frase bellissima del cardinale Pappalardo di Palermo: chi crede che le cose vadano lasciate così come sono, perché crede che non possano essere cambiate, accetta di fatto che la politica sia scissa dall'etica o, peggio, fusa con il malaffare.

Quindi, viva il cambiamento e andiamo avanti in questa opera di reale cambiamento della qualità della vita dei cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà.

ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, sarei tentato di parlare molto sottovoce o, addirittura, senza microfono per evitare di svegliare i colleghi che vedono in questo provvedimento la panacea per tutti i problemi della Calabria. Continuate a pensare che questo decreto-legge sia una soluzione e io vi lascio stare. Vi lascio assaporare questa effimera convinzione.

Presidente, colleghi, il provvedimento si poteva titolare: Calabria Saudita. È come se si trattasse di un'altra Nazione. Voi ritenete che la Calabria non sia Italia; trattate la Calabria come Terzo mondo; commissariate il commissario del commissario. Aggiungete controlli ai controlli; inasprite questo clima di sospetto, che peraltro permane e permea tutta l'azione di questo Governo, pensando di risolvere non si capisce bene cosa a dieci anni dal primo commissariamento. Faccio notare che tutti i commissari non erano calabresi e, quindi, non si vede bene qual è la soluzione che prefigurate. I calabresi vengono derubati di oltre cinque anni di vita rispetto ai lombardi o ai veneti. Parliamo, dunque, di Calabria Saudita; ribattezziamo questo provvedimento.

Signor Presidente, ad ogni modo, sorprendendomi e lasciando che ognuno viva le proprie illusioni e veda i propri film di fantascienza, viene da chiedersi come si possa portare in Aula un provvedimento del genere con queste tempistiche e con queste modalità: abbiamo trattato un provvedimento che meritava di essere approfondito - Dio solo sa quanto - con dei tempi più ridotti che se fosse stata posta la fiducia, con delle modalità assolutamente sbrigative e senza la possibilità di discutere degli emendamenti, come ci è stato comunicato già in Commissione. In buona sostanza, l'unica parte di questo provvedimento che potremmo definire buona sono gli ordini del giorno, cioè una sorta di contentino dato ad un dibattito inesistente su temi di una drammaticità e urgenza assolutamente uniche.

Questo è un provvedimento, colleghi, che contiene quattro riforme importanti, oltre ai provvedimenti sulla Regione Calabria: una riforma della sanità e delle professioni mediche, una riforma dell'università, e - non so se vene siete accorti - una riforma dell'Aifa; da ultimo contiene anche una riformina della giustizia perché mette mano ad alcuni provvedimenti della Corte dei conti.

A proposito delle professioni mediche, è stato detto ampiamente da chi mi ha preceduto che c'è un problema drammatico che viene da lontano, che indubbiamente non riguarda questo Governo, ma che oggi è veramente urgente. A tale proposito voi agite non sui motivi, non sulle cause, ma sugli effetti, cioè voi non agite, per esempio, aumentando i posti delle scuole di specializzazione, stanziando risorse. Se non volete mettere denaro, date modo a qualcuno di pagare le borse di studio delle scuole di specializzazione. Abbiamo appaltato la ricerca alle aziende farmaceutiche, alle multinazionali del farmaco, perché non potremmo appaltare 20 posti di scuola di specializzazione? Personalmente preferirei appaltare 20 posti di scuola di specializzazione piuttosto che la ricerca alle multinazionali del farmaco. Quindi, non ci sono posti aggiuntivi nelle scuole di specializzazione e avete, invece, adottato la scorciatoia - e lo spirito del provvedimento è questo: una riforma a tradimento delle professioni mediche - per la quale chi non è specializzato può fare finta di esserlo. Attenzione: anche questo non l'avete fatto con il provvedimento al nostro esame. Era stata già emanata, nel marzo 2019, una circolare del MIUR secondo la quale gli specializzandi potevano operare anche in corso di scuola di specializzazione, quindi - ripeto - questo provvedimento non fa assolutamente niente, neanche per lo scopo per il quale si prefigge di agire.

Avete adottato una riforma dell'Aifa, affiancando due figure apicali al direttore generale e non si capisce bene con quale logica, con quale motivazione. Questa decisione emerge dal dibattito nell'altro ramo del Parlamento (loro, fortunati, hanno potuto almeno tentare di dibattere) e, attenzione, anche in questo caso c'è il mantra dell'invarianza di spesa e quindi come le paghiamo queste due figure apicali che commissariano il direttore generale? Peraltro noi potremmo anche condividere quest'ultima cosa. Una parola per tutte: triptorelina, non so se sapete cos'è. Non ve lo dico. Andate a guardare. Condivido, quindi, la necessità di commissariare e di cambiare il direttore generale dell'Aifa, ma fatelo con un provvedimento organico, non affiancandogli due figure - il direttore amministrativo e il direttore tecnico-scientifico - pagate con la soppressione di altre figure che stanno più in basso. Non avevo mai visto una cosa del genere. Io sono un senatore di campagna che cerca tutti i giorni di imparare qualcosa e di continuare a leggere per progredire, ma non avevo mai visto prevedere figure apicali previa soppressione di altre figure più basse che devono pagare con la loro morte il compenso delle figure apicali. Non so dove stia scritta una cosa del genere, ma andiamo avanti. Avete previsto una riforma dell'Aifa.

Torno ora all'argomento relativo alle professioni mediche. Scusate se vado un po' a strappi ma del resto un provvedimento che va a strappi prevede interventi di questa natura. Per esempio, come è stato detto dalla collega Binetti, noi per anni, con il blocco del turnover abbiamo regalato, letteralmente regalato importanti livelli professionali ai nostri competitor esteri, cioè agli atri Paesi. In altri termini, i nostri specializzandi, per anni, a causa del blocco del turnover, sono dovuti andare all'estero.

Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 18,20)

(Segue ZAFFINI). Non solo i medici specializzandi, ma anche gli ostetrici e le ostetriche, e gli altri esercenti professioni mediche ed infermieristiche. Perdonatemi: nel provvedimento al nostro esame mettete mano alla materia, riprendiamo allora gli italiani che sono andati a professionalizzarsi all'estero, adottiamo un provvedimento che agevola e facilita il rientro degli italiani che stanno all'estero perché dopo anni di blocco del turnover questa gente è dovuta correre, per guadagnarsi il famoso pezzo di pane, presso altri Paesi, magari della Comunità europea.

Tutto questo qui non c'è; è un provvedimento che agisce sulle professioni mediche e sulle facoltà di medicina, rendendo semplicemente legali le scorciatoie. È materia e sono atti che possono servire nell'immediato e nel breve periodo; è il cucchiaino di zucchero sciolto nell'acqua nel momento in cui hai un calo di pressione, ma non è la soluzione del problema. È vero che sono provvedimenti a diciotto mesi, ma comunque si tratta di un lasso di tempo ampiamente utile per adottare provvedimenti invece più organici, che entrano nella materia molto meglio di quanto non fa il provvedimento. Oserei dire che si tratta di un provvedimento leggiadro che, inconsapevolmente, anche a detta di alcuni colleghi calabresi, adotta misure che agiscono su temi drammaticamente gravi ed urgenti, con una inconsapevolezza e una leggerezza da fare veramente invidia, se non ci fosse da preoccuparsi per quelli che sono i cinque anni di deficit di vita che già gli abitanti della Calabria regalano agli altri italiani del Centro e del Nord d'Italia.

Abbiamo depositato nei giorni scorsi insieme al Gruppo Fratelli d'Italia la proposta di istituzione di una commissione d'inchiesta sulle Regioni commissariate, tutte del Meridione d'Italia; credo che sia particolarmente urgente adottare il provvedimento al fine di indagare seriamente su ciò che accade in questa mezza Italia, davvero disgraziata. (Applausi dal Gruppo FdI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mautone. Ne ha facoltà.

MAUTONE (M5S). Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, l'insufficienza generalizzata della sanità calabrese, il gravissimo disordine amministrativo e gestionale, rappresentano le motivazioni dell'intervento straordinario che andiamo ad approvare e segnano un'inversione del percorso e una decisa discontinuità, sia delle regole che dei soggetti espressione della governance sanitaria in Calabria, al fine di traghettare la sanità regionale verso situazioni di normalità amministrativa.

L'obiettivo del provvedimento è quello di far uscire il sistema sanitario calabrese dalla grave situazione di stallo, se non di peggioramento progressivo, che fin dal 2007 ha prodotto un abbassamento sempre maggiore degli indici di misurazione dei servizi erogati. A nulla è servito l'avvicendamento dei commissari straordinari fatti dai Governi precedenti; le connivenze politico mafiose, la gestione clientelare, l'incapacità gestionale hanno prodotto lo scempio che è sotto gli occhi di tutti.

Il provvedimento legislativo mira, nelle difficoltà, a rimettere ordine nell'organizzazione sanitaria regionale per ridare ai cittadini calabresi una loro dignità e per far loro rialzare la testa. Io che sono cittadino campano e medico pediatra comprendo perfettamente il loro disagio e le loro enormi difficoltà nel trovare una risposta alla domanda di salute che spetta loro di diritto. Nella mia Campania viviamo tutt'oggi una situazione di commissariamento della sanità regionale, dove l'assenza di programmazione e le scelte, a mio avviso, spesso sbagliate del governatore commissario, hanno prodotto una chiusura forzata di diversi nosocomi, sottraendo posti letto e lasciando diverse aree della Regione scoperte per quanto attiene l'assistenza ospedaliera. Il miglioramento tanto sbandierato della qualità delle prestazioni erogate e dei conti in ordine è ancora un miraggio. Ne è dimostrazione il fatto che già ad inizio anno, e in diversi periodi successivi, le strutture accreditate che forniscono prestazioni diagnostiche strumentali hanno sospeso in maniera unilaterale le stesse, con un danno economico enorme per i cittadini e per i malati che non possono permettersi le spese esose necessarie per usufruire di tali esami diagnostici. Questo è il frutto ed il risultato di una cattiva programmazione. Per non citare, infine, l'assenza ormai completa di attenzione dei vertici regionali alla prevenzione e alla riabilitazione. Lo dimostrano, ad esempio, le lunghissime liste di attesa dei centri di riabilitazione neuropsicomotoria e sensoriale per i bambini con spettro autistico.

Finalmente questo Governo del cambiamento va ad intervenire su una situazione critica ormai decennale per apportare dei cambiamenti radicali nella gestione e nella programmazione della sanità in Calabria. Questo sarà l'inizio di un percorso di trasparenza e legalità all'interno delle strutture sanitarie non solo calabresi, ma su tutto il territorio nazionale. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magorno. Ne ha facoltà.

MAGORNO (PD). Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, mi appassiona poco, in verità, tutto questo dibattito tecnico sulla questione della costituzionalità di questo decreto. Parafrasando quello che diceva Corrado Alvaro e che spesso io ripeto quando parlo della mia terra e dei calabresi, la gente di Calabria vuole essere curata piuttosto che decretata; tra l'altro con un decreto-legge che è, appunto, un provvedimento tecnico che non prevede un centesimo di euro di investimento per una questione gravissima - ha ragione il collega Auddino - come quella della sanità nella nostra Regione, che conta 404 Comuni, quando sono poco meno di 8.000 i Comuni in tutto il nostro Paese. Immaginate che l'"urlo" per essere curati da parte dei calabresi è un urlo che arriva da lontano, che riecheggia dalla notte dei tempi. Una parte dell'emigrazione calabrese è dovuta anche al fatto che la gente in Calabria non poteva curarsi. Tra villaggi e contrade, immaginate che cos'era la nostra Regione - lo ricordo ai colleghi che sono più giovani di me - negli anni Cinquanta e Sessanta? Questo urlo forte, questa richiesta legittima di essere curati che veniva dalle popolazioni calabresi è rimasta perlopiù disattesa, perché le classi politiche che hanno governato questo nostro Paese non hanno saputo dare risposte efficaci. C'è stato un Ministro della sanità calabrese - mi piace ricordarlo, perché anche io provengo da quella storia - che tirò fuori i vaccini per gli ammalati di poliomelite dagli scantinati del Ministero della salute e che risolse in quel momento la questione. È stato Ministro della sanità negli anni Sessanta ed era la prima volta che un socialista ricopriva la carica di Ministro della salute ed ha investito sulla Calabria. Forse quello è stato l'unico investimento, sono nati ospedali in tutta la nostra Regione: hanno tentato con gli investimenti. Io non sono uno che crede nei commissariamenti, non ci credevo nella passata legislatura e non ci credo nemmeno adesso. Sono nemico dei commissariamenti in generale, al di là se riguardino la Calabria piuttosto che la Toscana o il Piemonte: mai i commissariamenti nel Mezzogiorno d'Italia hanno prodotto cose positive nella storia di questo Paese.

Il punto vero, però, è che quella prima risposta è arrivata e ha bloccato un'emigrazione sanitaria che andava verso la Puglia (per la gente che abitava nell'area ionica), verso la Basilicata (per quella che abitava nell'area tirrenica calabrese) o anche l'emigrazione che dai borghi andava nelle piccole città calabresi (perché la Calabria, come sanno i miei colleghi, non ha grandi città), ma la classe politica che è venuta dopo - è vero quello che alcuni di voi hanno detto - non è stata però capace di trasformare quei presidi sanitari in presidi di eccellenza specializzati. Questo è il punto vero. I calabresi si devono trasferire ogni anno a migliaia e migliaia per andarsi a curare tumori o le malattie cardiovascolari fuori dalla nostra Regione, a Roma piuttosto che a Torino, Milano o Potenza: è una storia che è capitata ad ognuno di noi, a ciascuna delle famiglie calabresi.

Questa discussione non appassiona, perché è una questione di potere; è una discussione che vuole arrivare a sostituire un pezzo di potere centrale, lo Stato e il Governo che voi qui rappresentate, al potere della Regione. (Applausi dal Gruppo PD). Questo è il punto vero, e questa discussione non appassiona i calabresi e la gente che deve essere curata.

Ho ascoltato i discorsi che qui sono stati fatti, la vostra è una risposta di potere: si sottrae un potere gestito nella nostra Regione, un potere politico. Alcuni di voi dicevano che si vuole sottrarre alla politica la gestione delle nomine dei direttori generali: è un argomento che non mi appassiona, così come non mi appassionano gli ispettori e i contenziosi. Io vorrei discutere con un Governo al cui interno c'è un pezzo importante di politica del Mezzogiorno d'Italia e che ha avuto un grande consenso, anche su queste questioni, non sottraendo potere ma portando risorse su questo segmento importante della nostra Regione e nel Mezzogiorno d'Italia. (Applausi dal Gruppo PD). Se fosse questa la discussione, mi appassionerebbe sì.

Questo decreto-legge io non lo posso votare, non solo da senatore del Partito Democratico, ma nemmeno come uomo del Mezzogiorno, che appartiene a questa sfortunata, bella ma amara Regione del Mezzogiorno d'Italia. E vi chiedo di fermarvi e di cominciare a concertare per poter vedere come dare a questa emergenza della sanità, straordinariamente importante e mortificante per questo popolo che soffre, la risposta che si deve dare e che il popolo calabrese deve avere. Fermatevi ed insieme apriamo il ragionamento sulla sanità. Fermatevi ed apriamo tutti i ragionamenti che volete rispetto alla Calabria e al Mezzogiorno. Voi avete un grande dovere; avete avuto un grande consenso e avete il dovere - ne hanno diritto i cittadini del Mezzogiorno - di dare a questa nostra terra le risposte che i calabresi meritano.

Per queste ragioni, e per tante altre, non posso votare questo decreto-legge. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mangialavori. Ne ha facoltà.

MANGIALAVORI (FI-BP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, dispiace appuntare anche in quest'Aula l'assenza del ministro Grillo: dopo essere stata assente e richiamata nell'Aula della Camera dei deputati, ci saremmo aspettati un minimo di attenzione verso quest'Assemblea, che invece è mancata.

Come il collega di Fratelli d'Italia, da calabrese resto allibito dai discorsi fatti dai colleghi calabresi, perché dimostrano - oltre che di appartenere ai 5 Stelle - di vivere su un mondo parallelo, che invito loro ad abbandonare per tornare nel mondo reale. Da calabrese onestamente sono sconcertato. Avevo accolto di buon occhio l'avvento del decreto-legge Calabria, perché da calabrese mi auguravo che ci fosse un'azione incisiva - come deve essere un decreto-legge - volta a risolvere tutte le criticità, che certamente hanno portato tutti i Governi precedenti sia di destra che di sinistra. Eppure, da un Esecutivo che si definisce «Governo del cambiamento», «Governo dell'onestà» ci sarebbe aspettati un provvedimento che andasse a risolvere tutti i disagi che i calabresi giornalmente devono affrontare. Al contrario, è bastato poco per rendersi conto che tutto quanto ci si aspettava in un decreto-legge di questo tipo non era assolutamente presente.

Dirò di più. È stata fatta un'operazione scientifica di occupazione del potere non più da parte della Regione ma da parte del Governo. Quindi, parla bene il collega Magorno quando dice che nulla è cambiato; è semplicemente cambiato il datore di lavoro: dalla Regione lo avete fatto arrivare al Governo perché adesso il Governo è rappresentato da voi. Viene il dubbio che l'operazione derivi semplicemente dal fatto che, impossibilitati a gestire la Calabria dalla Regione e vogliosi di poterla gestire, avete varato un decreto-legge che basa il proprio asset semplicemente sulla possibilità per voi di gestire la Calabria da Roma.

Ci sono varie questioni che non vanno bene. Molte le affronterò domani, quando andremo a esaminare i tanti emendamenti che sbugiarderanno i due colleghi, Granato e Auddino, che, nei loro interventi di qualche minuto fa, hanno detto che con il Governo del cambiamento mai più la politica metterà le mani sulla sanità. Domani vi dimostreremo quanto siete bugiardi; questo decreto-legge dimostrerà all'Italia e ai calabresi quanto siete falsi, quanto li avete presi in giro. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Andiamo avanti. Il ministro Grillo l'altro giorno è stata fautrice di una sceneggiata: dopo i richiami dei colleghi alla sua presenza in Aula, è arrivata e ha fatto una sceneggiata; se l'è presa con tutti i partiti che nel corso degli anni hanno distrutto la sanità in Calabria dicendo che questo modo di agire non deve più appartenere alla politica. In effetti, il Ministro aveva ragione; ha ragione, come darle torto? Tuttavia, al di là di quella frase, subito dopo bisogna darle torto perché tutto quanto lei dice non andare bene lo sta attuando con il decreto-legge all'esame. In più, avete dimostrato quanto poco interesse ci sia da parte del Governo per la sanità perché, se non fosse stato per i colleghi di Forza Italia e delle altre forze di opposizione alla Camera, avreste impedito alla Regione Calabria di poter assumere personale in un momento di estrema gravità. Quindi, grazie ai colleghi della Camera che sono riusciti a ottenere quantomeno questo minimo vantaggio per la Regione.

Ma il mio appello deve essere rivolto per forza anche agli amici della Lega. Cari amici, è vero, questo è un provvedimento dei 5 Stelle, quindi la primogenitura è loro, ma non consentitegli di portare avanti e approvare questo scempio, perché sarete complici anche voi di questo disastro e di tutti i disastri che i colleghi del MoVimento 5 Stelle stanno portando avanti.

Il ministro Grillo ha detto che ama i calabresi. Ebbene, se questo è il modo con il quale il Ministro dimostra l'amore verso la mia terra, che rivolga il suo amore verso altre Regioni perché di questo tipo di amore non abbiamo assolutamente bisogno, né dobbiamo dire grazie a lei per un decreto-legge che nulla ha a che fare con i disagi della sanità calabrese!

Dobbiamo dire grazie soltanto alle centinaia di persone, medici, infermieri, ausiliari, che ogni giorno si sacrificano e corrono dei rischi pur di dare servizi alla sanità: sono i medici i veri eroi della Calabria, non il ministro Grillo! I medici calabresi dovrebbero, a mio avviso, essere insigniti di una medaglia al valore civile per tutto quello che ogni giorno fanno per noi cittadini. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Passando ad esaminare il provvedimento nel dettaglio, i colleghi, soprattutto calabresi, hanno giustamente fatto un elenco di tutto ciò che in Calabria non funziona. Potrei fare anch'io questo elenco; cosa non riesco a fare, invece? Non riesco a elencare una sola norma inserita in questo decreto-legge che possa risolvere il problema dei LEA, il problema della mancanza ormai cronica del personale, il problema del debito sanitario, il problema dell'emigrazione sanitaria: non c'è una sola norma che affronti questi problemi, non ce n'è una.

Lei sa, ministro Grillo - voi, colleghi, per l'intervento che avete fatto sicuramente non lo sapete - cos'è un referto di anatomia patologica? Ve lo spiego: un referto di anatomia patologica è il referto che un paziente aspetta dopo un intervento o dopo un esame in cui si preleva del materiale e serve per dare una risposta, cioè per far sapere a quel paziente se ha o no una patologia (spesso una patologia neoplastica). Dite al ministro Grillo che c'è una zona della Calabria, la zona centrale dell'ASL di Catanzaro, che consegna i referti istologici ai pazienti dopo tre mesi; quindi un paziente, per sapere se ha o no un tumore, deve aspettare tre mesi. È di questo si sarebbe dovuto occupare il ministro Grillo, non di nominare il direttore generale che piace a lei o alla deputata sua amica! E domani vi dimostrerò perché. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Commenti dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Dimostriamolo con tranquillità.

MANGIALAVORI (FI-BP). Si sarebbe dovuto occupare dei problemi della radioterapia. In Calabria, caro ministro Grillo, esistono solo quattro strumenti che possono eseguire la radioterapia ai pazienti oncologici. Sa cosa vuol dire? Vuol dire che un paziente oncologico può effettuare un trattamento di radioterapia (che per protocollo deve essere effettuato entro due mesi dall'intervento chirurgico, altrimenti è vano) solo dopo sei mesi. Di questo si sarebbe dovuto occupare il ministro Grillo. Si sarebbe dovuto occupare di non far chiudere i reparti di ortopedia per mancanza di personale medico. È notizia di oggi: sala parto, sicurezza non garantita; l'allarme lanciato dai direttori dei punti nascita della Calabria. Di questo si sarebbe dovuto occupare il ministro Grillo, non dei direttori generali.

Da qui il rammarico mio e di tantissimi calabresi, che si aspettavano da questo Governo un aiuto alla Calabria. Invece aiuti alla Calabria non ne avete dati; avete dato soltanto aiuti a una deputata della mia Provincia, per consentirle di nominare come direttore generale un suo collaboratore, che lei stessa ha definito non retribuito.

ROMAGNOLI (M5S). Sono quarant'anni che non vediamo un'azione. È vergognoso che si parli così dei malati oncologici, Presidente.

PRESIDENTE. Grazie, stiamo per concludere l'intervento, senza disturbi.

MANGIALAVORI (FI-BP). Di questo stiamo parlando nel decreto-legge Calabria. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. Credo che nessuno possa interloquire finché tutto avviene nel rispetto della normalità degli interventi.

È iscritto a parlare il senatore Endrizzi. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, ciò che può fare il Comune non deve farlo la Regione; ciò che può fare la Regione, non deve farlo lo Stato: questo è il principio del decentramento. È un principio di garanzia per i cittadini, perché garantisce di avere un'amministrazione più vicina ai problemi del territorio, ai suoi bisogni, con scelte più direttamente verificabili dai cittadini che lì vivono.

Ma per lo stesso principio, dove la Regione non fa o dove fa male, può e deve intervenire lo Stato. Quando un'azienda sanitaria provinciale come quella di Reggio Calabria presenta un buco di bilancio di 400 milioni di euro, più altri 250 milioni di euro tra decreti ingiuntivi e pignoramenti, non c'è solo un fallimento finanziario, ma viene compromesso il diritto alla salute, alla sicurezza, anche il diritto alla vita nei casi estremi. Una crisi di questa proporzione mina la coesione sociale e distrugge la percezione della presenza dello Stato in una Regione che ha già dato troppo in termini di sofferenza.

Lo Stato deve intervenire, perché in questo sfacelo le organizzazioni mafiose sono penetrate anche nella sanità. L'attuale Consiglio dei ministri, sulla base della relazione prefettizia, ha sciolto l'Azienda sanitaria provinciale (ASP) di Reggio Calabria per infiltrazioni della 'ndrangheta e numerosi altri fascicoli sono nelle mani dei procuratori di Reggio Calabria, Palmi e Locri. Se la Regione non sa gestire la sanità, se non sa trattenere gli interessi partitocratici e anche i propri interessi clientelari, né le trame mafiose, se causa dissesto, sprechi, corruzione e malasanità, il commissario ad acta non può essere il Presidente della Regione. Invece abbiamo visto questo, in Campania e in Calabria, fino al 28 novembre scorso, quando l'emendamento del MoVimento 5 Stelle ha cancellato questa assurdità.

Ora ne cancelliamo un'altra: in Commissione, il collega senatore Siclari ha sostenuto che il commissariamento non funziona, perché non c'è collaborazione tra il Presidente della Regione e il commissario. Stiamo scherzando? A questo punto lo chiedo a lei, signor Presidente, ma anche a tutti i cittadini: se la partitocrazia locale ha causato il disastro e se ancora oggi si mette di traverso, sabotando la soluzione, la soluzione può mai essere quella di rimettere tutto in mano ai soliti noti?

Il decreto-legge in esame interviene proprio dove la partitocrazia locale ha fallito. In primo luogo, esso prevede che il commissario ad acta per la Regione Calabria verifichi ogni sei mesi l'attività dei direttori generali delle ASP - i quali, ricordiamolo, sono nominati dalla politica regionale - e che, qualora non abbiano adottato azioni coerenti oppure se risultino responsabili di inerzia, questi vengono rimossi. Al loro posto verranno nominati commissari straordinari, scelti - udite udite! - tra persone di comprovata competenza ed esperienza di organizzazione sanitaria e gestione aziendale (una cosa mai avvenuta prima), che dovranno elaborare un piano aziendale, supportati da una unità di crisi che effettuerà visite ispettive utili proprio ad elaborare quel piano. (Applausi della senatrice Abate). Se questi commissari straordinari lavoreranno bene, riceveranno un compenso aggiuntivo, ma se le verifiche daranno esito negativo, saranno rimossi. (Applausi dal Gruppo M5S). Questo chiedono i cittadini, ovvero che chi ha potere sulle loro vite abbia una responsabilità: chi sbaglia paga e lo Stato deve essere garante verso tutti i cittadini. In secondo luogo, si affronta la gestione degli appalti e vengono sgombrate le ragnatele di interessi e malaffare. Sopra le soglie comunitarie, gli acquisti e gli approvvigionamenti di beni e servizi dovranno avvenire attraverso le procedure centralizzate della Consip o avvalendosi di strutture di altre Regioni. Anche sotto queste soglie, però, il commissario ad acta stipulerà una convenzione con l'Autorità anticorruzione.

«Reset»: questa è la parola chiave. Un reset è quello che si aspettano i cittadini e a chi teme che questo riordino miri solo agli aspetti di rientro finanziario ricordo che il decreto-legge prevede una serie di misure per una più attenta e costante verifica del rispetto del livello delle prestazioni erogate, perché questo intervento, prima e più che a tutelare le finanze pubbliche, punta a risolvere la drammatica situazione della sanità calabra e a ripristinare il diritto alle cure.

Qualche detrattore vede nel decreto-legge in esame una contraddizione con il percorso delle autonomie regionali. Penso invece che il principio del monitoraggio delle responsabilità e il regime sanzionatorio introdotto siano la migliore garanzia: proprio in presenza di uno Stato vigile e attento, che interviene tempestivamente e anche a livello preventivo contro la cattiva gestione, il regionalismo differenziato può non essere un azzardo.

Parlavo di prevenzione perché, cari colleghi, dopo lustri e consiliature di degrado e decomposizione del sistema sanitario calabrese, nel decreto-legge in esame viene disposta un'anticipazione sul disegno di legge riguardante le nomine di dirigenza sanitaria, che per la prima volta in Italia verranno sottratte agli interessi estranei della partitocrazia e finalmente basate sul merito. È una rivoluzione: l'Italia che diventa normale.

Spiace che alcuni siano schermati dietro il timore di incostituzionalità nell'emendamento votato alla Camera: hanno perso l'occasione di dimostrare coraggio. Lo stesso che abbiamo avuto nella soppressione dei vitalizi: anche in quel caso ci dicevano che era impossibile. Cambiamento significa fare qualcosa che altri ritenevano impossibile: avremo, dunque, dirigenti sanitari scelti da un apposito elenco, con competenze chiare e documentate, individuati da commissioni imparziali, dove sia abbattuto il rischio di manipolazioni ed accordi, come quelli che abbiamo visto emergere dalle intercettazioni che coinvolgono l'ex ministro Lotti, addirittura nel cuore dell'amministrazione della giustizia, per condizionare una nomina che riguardava le sue personali vicende giudiziarie. Questo ha colpito drammaticamente l'opinione pubblica, ha mostrato nudi i sistemi di potere che hanno governato fino a oggi. È un qualcosa che offende e mortifica moralmente, ma quando si parla di sanità fa letteralmente morire.

Comincia invece a prendere forma l'Italia che può essere. Davvero, signor Presidente, l'Italia può. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Comunico che, previ accordi con il Governo e con la Camera dei deputati, le comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 giugno avranno luogo domani a partire dalle ore 16,30.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

VONO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VONO (M5S). Signor Presidente, ieri il Consiglio regionale calabrese, dopo anni di silenzio sulla necessità di intervenire per la realizzazione delle infrastrutture viarie, ha sentito la necessità di polemizzare sui lavori del terzo megalotto della strada statale n. 106 Sibari-Roseto-Capo Spulico, con l'unica intenzione di continuare in una futile campagna denigratoria nei confronti del Governo.

Colleghi, il Consiglio regionale calabrese, tutto, per pura ipocrisia, assenza di lungimiranza politica e mancanza totale di rispetto per i calabresi e per gli italiani che hanno diritto di usufruire sempre e non solo in vista di prossime consultazioni elettorali di infrastrutture percorribili in sicurezza per uno sviluppo vantaggioso del territorio, invece di considerare l'interesse di questo Governo per la realizzazione di quest'unica grande opera per il Sud Italia (un obiettivo raggiunto), pensa a denigrare il costante impegno del ministro Toninelli, che già con nota del luglio 2018, anche in seguito al mio personale interessamento e consegna di documentazione proprio su questa infrastruttura, affermava che si sta operando allo scopo di arrivare alle soluzioni migliori, senza consentire che ciò comporti alcun ritardo nell'iter dei lavori sull'importante arteria stradale.

Per onestà intellettuale, il Presidente della regione Calabria avrebbe dovuto informare che l'impresa che possiede il 60 per cento delle partecipazioni del general contractor del megalotto è in crisi ed è prevista per il mese di luglio la decisione del tribunale di Roma in merito all'eventuale rilevazione da parte dell'altra impresa, detentrice del rimanente 40 per cento, dei lavori appaltati. Tuttavia oggi, grazie all'approvazione del decreto-legge sblocca cantieri, è possibile intervenire per gli interventi infrastrutturali prioritari e quindi in questo caso con la nomina di una figura ad acta con il potere di assumere ogni determinazione utile per il celere avvio dei lavori. Non si tratta quindi di una misura punitiva per umiliare la Calabria e il Sud e ritardare i lavori, come si vuole strumentalmente far credere, ma una misura necessaria per consentire la realizzazione di un'opera prioritaria per la viabilità stradale del Meridione.

Dico allora alle forze politiche di ostruzione e agli esponenti politici della Regione Calabria, che sembrano affannarsi con mezzucci che riducono la nobile arte della politica a livello di baratto primitivo tra promesse vane e mance di voti, di pensare a elevare il livello della loro azione politica, affinché valga a riscattare i territori martoriati, ma dignitosi malgrado tutto e malgrado loro. Ai cittadini calabresi rivolgo l'invito a credere alla politica, la forma più alta di carità. (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. La ringrazio, senatrice Vono, il suo intervento è stato piuttosto chiaro. Siamo abbastanza rigorosi sul rispetto dei tempi concessi per lo svolgimento degli interventi di fine seduta.

GRANATO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRANATO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi giorni sta circolando in rete un gioco macabro. In una stanza ci sono uno studente e un professore: l'utente può scegliere uno strumento di tortura e far partire un video in cui l'alunno picchia l'insegnante. Le opzioni disponibili sono dieci. Il ragazzo può infierire violentemente sull'insegnante con una sedia, accoltellarlo, scaraventarlo da una finestra, tagliargli la giugulare, strangolarlo, avvelenarlo o dargli fuoco.

Nel sito che pubblicizza il gioco, che si chiama «Don't whack your teacher», la presentazione è emblematica, sostenendo che questo macabro gioco on line consente di sfogare una forte rabbia contro una figura di autorità poco simpatica.

Non possiamo pensare di attribuire scarsa importanza a questa iniziativa falsamente goliardica. Purtroppo, la cronaca attuale riporta moltissimi episodi di violenza, spesso efferati, che riguardano gli insegnanti. Le aggressioni ai docenti da parte di genitori e alunni non costituiscono più fatti isolati, ma rappresentano un fenomeno crescente nella nostra società. Qualunque forma di aggressività e violenza, anche in modalità virtuale, non può essere considerata lecita in alcun modo, soprattutto se rivolta a istituzioni, ossia le scuole, che sono il luogo deputato alla formazione della coscienza individuale e all'educazione sociale e civile, oltre che alla formazione e alla trasmissione delle conoscenze. La scuola italiana sta attraversando una fase piuttosto complessa, anche in ragione della crisi di valori e dei modelli familiari che sta interessando, ormai da troppo tempo, la società civile italiana.

Il modello educativo costituzionale e repubblicano, imperniato sul binomio tra scuola e famiglia quali luoghi nei quali costruire le fondamenta per una crescita umana, culturale e valoriale delle giovani generazioni, è in crisi. La discrasia che si evidenzia nel rapporto tra il modello di formazione scolastica e le forme di socializzazione extrascolastica è evidente e allarmante e si riversa in modo sempre più evidente nel mancato rispetto delle regole e dei ruoli. Spesso gli insegnanti sono vittime della protervia, dell'arroganza e della violenza, anche verbale, dei genitori, che scaricano frustrazioni o insuccessi individuali contro le decisioni prese dai docenti nei confronti dei propri figli, senza comprendere le gravi conseguenze che derivano dagli atti e dai comportamenti di delegittimazione di un insegnante, oltre alle conseguenze lesive della dignità professionale.

Per questo, l'intera la società italiana ha il dovere di tutelare e valorizzare la professione e il ruolo dei docenti, chiamati a svolgere un lavoro ad ampio raggio, e i compiti fondamentali svolti dalle istituzioni scolastiche. (Applausi dal Gruppo M5S).

LANNUTTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (M5S). Signor Presidente, ieri mattina un cittadino di Pesaro, esasperato dalla malagiustizia, si è incatenato a una finestra del Consiglio superiore della magistratura a Roma per quattro ore, fino a quando - verso le ore 14 - grazie alla bravura di un colonnello dei Carabinieri e di un medico e alla disponibilità del procuratore generale della Repubblica presso la corte d'appello di Ancona, Sergio Sottani, che lo ha ricevuto stamane e che ringrazio, ha sciolto le sue catene senza provocare eventi traumatici. Stamane un altro cittadino ha replicato la protesta. Secondo dati ufficiali, i processi prolungati per vari motivi oltre i limiti della ragionevole durata (tre anni in primo grado, due in appello, uno in Cassazione) erano 968.000, dei quali 345.000 nel penale e 623.000 nel civile. La malagiustizia, fatta di migliaia di denunce causate dalla lunghezza dei processi e ritardi del deposito delle sentenze, quantificata da Bankitalia in 22 miliardi di euro l'anno e i risarcimenti di circa un miliardo l'anno imposti dalla legge Pinto per le vittime della giustizia malata, spesso ingiusta, è sempre rigorosamente applicata per poveri cristi e ladri di polli, benevolmente interpretata per potenti, banchieri e bancarottieri, sempre tutti a piede libero.

Il terremoto giudiziario che si è abbattuto sul CSM e su alcuni giudici che facevano mercimonio della loro funzione giudiziaria ipotizzando loro stessi una nuova P5, deve indurre Governo e Parlamento ad accelerare la riforma della giustizia e del CSM per restituire fiducia ai cittadini a volte "giustiziati" dalla malagiustizia.

«Ho parlato di Roma, di Lo Voi, di Creazzo (...): possono dire che io sono la P5, che sono quello che fa le nomine». Dalle intercettazioni su un potente magistrato, capo della corrente centrista di Unicost, indagato a Perugia su una presunta corruzione per alcuni viaggi e utilità che avrebbe ricevuto, emergono ricatti incrociati, minacce, veleni, dossieraggi, fughe di notizie, manovre per scegliere i capi delle Procure funzionali a politici indagati ed un uso strumentale dei mass media che potrebbero essere al limite dell'eversione.

Scrive, tra l'altro, Giacomo Amadori su «La Verità»: «Nell'inchiesta sul cosiddetto mercato delle toghe (...) piomba anche il fantasma dell'indagine Consip. E le nuove intercettazioni squadernate dai quotidiani potrebbero anticipare scenari sorprendenti. Ieri, in particolare, ci hanno colpito spezzoni di un dialogo tra l'ex sottosegretario Luca Lotti e Palamara, carpito nella notte del 9 maggio. In quelle conversazioni il pm tradisce livore nei confronti del suo vecchio capo Giuseppe Pignatone, il quale, sino al giorno della pensione, proprio il 9 maggio, era titolare del fascicolo Consip, insieme con l'aggiunto Paolo Ielo».

PRESIDENTE. Senatore Lannutti, la invito a concludere.

LANNUTTI (M5S). Signor Presidente, da questa indagine emerge uno spaccato di una giustizia ingiusta che bisogna colmare. Questo mercato della giustizia tradisce la fiducia dei cittadini! Per questo, mi auguro che venga fatta questa famosa riforma della giustizia e del CSM! (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Mi sembrava corretto farla concludere questo ragionamento, che era giusto fosse chiaro, senatore.

SAPONARA (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SAPONARA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, incapace di intendere e di volere e tenuto a scontare dieci anni in una struttura sanitaria, la REMS: questa la sentenza emessa dal giudice Mattia Fiorentini nei confronti di Guilin Fang, trentaseienne di origine cinese che, nel pomeriggio del 22 agosto 2018, ha ferocemente ucciso Filomena Cataldi, mamma e compagna di quarantaquattro anni, tolta all'affetto della sua famiglia e ora, dopo la sentenza dell'11 giugno scorso, vittima per la seconda volta.

In quel tardo pomeriggio estivo Filomena, aprendo la porta al suo vicino di casa, non immaginava certo che da lì a poco sarebbe stata picchiata e uccisa. Tutto è accaduto in pochi minuti, in quella palazzina di San Polo di Torrile, nella bassa Parmense, dove Filomena viveva col suo compagno e la figlia e dove il suo assassino abitava al piano di sopra con la moglie e i due figli.

Lui, l'assassino, si era convinto che Filomena e il suo compagno stessero tramando un piano per ucciderlo e, approfittando dell'assenza del compagno di Filomena, si era presentato alla sua porta e, dopo un alterco, l'avrebbe colpita e strangolata, infierendo poi sul suo corpo ormai senza vita con un oggetto contundente. Una tragedia, che forse si poteva evitare. Sì, perché dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti, era apparso subito chiaro che l'assassino non era nuovo a comportamenti violenti, segnalati dai vicini di casa, per le liti che avevano coinvolto spesso la moglie, oltre che buona parte del vicinato. Tanto che qualcuno, per questi motivi, stava seriamente pensando di trasferirsi altrove.

L'ossessione ingiustificata e malata di Fang ha posto fine alla vita di Filomena, alla sua quotidianità fatta di lavoro, affetti e famiglia. Tutto è cambiato da quel momento per i suoi familiari, che hanno dovuto arginare un'assenza incolmabile e un dolore incontenibile, nella speranza almeno di una sentenza equa per quel feroce assassinio, una sentenza che restituisse almeno un po' di giustizia alla memoria di Filomena.

Ora i familiari di Filomena non devono solo fare i conti con il dolore, ma anche con la rabbia di una sentenza che non rende giustizia e oltretutto li obbliga a portarsi addosso il peso di costi diretti e indiretti di questo tragico evento. Dal momento, infatti, che il cinese è stato dichiarato incapace di intendere e di volere e, quindi, non processabile, ne consegue che non si arriverà a sentenza definitiva e perciò resta impossibile proporre domanda di risarcimento.

Non posso e non voglio per tutto questo rimanere indifferente all'accorato appello che mi ha lanciato la sorella di Filomena, Rosangela, chiedendomi in quanto parlamentare di Parma di farmi portavoce in questo consesso, coinvolgendo anche le altre colleghe dei vari schieramenti, della urgenza e ormai inderogabile necessità di promuovere una campagna legislativa. (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Senatrice, si può dire che lei abbia portato la voce della signora.

Ci sono due richieste di intervento delle senatrici Gallone e Marin sull'uccisione di un carabiniere in provincia di Bergamo.

Prima di darvi la parola, mi corre l'obbligo di segnalare che, come Vice Presidente del Senato, ho inviato al comandante dell'Arma dei carabinieri Nistri le condoglianze, non solo mie, per questa ennesima vittima del dovere che ha dato la vita per la tutela dell'ordine pubblico e della nostra libertà. (Appalusi).

Ha facoltà di parlare la senatrice Gallone.

GALLONE (FI-BP). Signor Presidente, la ringrazio per l'importante gesto di vicinanza.

Ha intimato l'alt alla sua morte, ma lei non si è fermata e lo ha portato via. Lo ricordano così sulla pagina Facebook dell'Arma dei carabinieri i colleghi dell'appuntato scelto Emanuele Anzini, travolto e ucciso da un automobilista ubriaco fuggito al posto di blocco.

Emanuele Anzini oggi avrebbe festeggiato il suo quarantaduesimo compleanno. Era abruzzese di origine, di Sulmona, sposato e padre di Sara, una ragazza di diciannove anni. Figlio di carabiniere, si era arruolato nell'Arma nel 1997, prestando servizio dal 1998 al 2006 a Brembate, in provincia di Bergamo, e dal 2006 fino a domenica notte al nucleo operativo radiomobile della compagnia di Zogno. È caduto mentre era in servizio nell'adempimento del proprio dovere.

Sono le ore 3 a Terno d'Isola e la pattuglia è sulla strada per i normali controlli. Anzini e il collega sono fuori dalla macchina; il lampeggiante è acceso; indossano la pettorina rossa ed è impossibile non vederli. Poco prima era stata fermata una vettura e stavano consegnando i documenti al conducente. Fin lì sembra una notte come le altre, ma all'improvviso si verifica la tragedia: sopraggiunge un'auto a velocità sostenuta. Al volante c'è un giovane uomo che nel 2018 era stato già denunciato per omissione di soccorso perché dopo l'incidente era fuggito, e al quale tre mesi fa era stata ritirata la patente per un mese per eccesso di velocità. Quando l'auto arriva all'altezza del distributore, Anzini intima l'alt. Consapevole di aver bevuto troppo, il conducente (a cui è stato riscontrato un tasso alcolemico di 2,97 grammi per litro, sei volte sopra il consentito) invece di fermarsi accelera e investe l'appuntato. L'impatto è violentissimo: il parabrezza si sfonda e il corpo del carabiniere viene sbalzato a una cinquantina di metri. L'investitore scappa. Dopo una decina di minuti torna indietro e viene arrestato dalla polstrada. Pesanti sono le accuse nei suoi confronti, ma l'appuntato Anzini non si rialzerà. Molti i messaggi di cordoglio, a partire da quello del Presidente della Repubblica e del nostro Vice Presidente.

Sergio Mattarella ha inviato una lettera al comandante generale dell'Arma parlando di «profonda tristezza» e di «commossa partecipazione al dolore dei familiari». Oggi, l'appuntato Anzini avrebbe compiuto quarantadue anni. Oggi sarebbe stato il suo compleanno.

Ciò che quest'Assemblea può fare per Emanuele Anzini, appuntato caduto nell'adempimento del suo dovere, è garantire alla sua famiglia che giustizia sarà fatta e che lo Stato non li lascerà soli.

A nome della città e della provincia di Bergamo, di Sulmona, dell'Abruzzo e dell'Italia intera, esprimiamo alla famiglia e all'Arma dei carabinieri tutta la nostra profonda vicinanza. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Marin.

MARIN (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento è un atto di dolore. Ci sono persone che ogni giorno ed ogni notte scelgono di indossare una divisa, ben sapendo di mettere a rischio il dopo più prezioso: la vita. Così ha fatto Emanuele Anzini, appuntato scelto dell'Arma dei carabinieri, travolto ed ucciso a Bergamo mentre stava svolgendo il suo lavoro ad un posto di controllo. È stato ucciso da un automobilista ubriaco.

Emanuele proprio oggi, 18 giugno, avrebbe compiuto quarantadue anni. Buon compleanno Emanuele e che la terra ti sia lieve.

Signor Presidente, chiedo di utilizzare il tempo concesso per il mio intervento perché si osservi un minuto di silenzio.

PRESIDENTE. Avrei comunque invitato l'Assemblea a osservarlo, senatrice Marin. Lo faccio molto volentieri su sua richiesta. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 19 giugno 2019

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 19 giugno, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,12).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alderisi, Arrigoni, Bagnai, Barachini, Bogo Deledda, Bonfrisco, Borgonzoni, Bossi Umberto, Bressa, Candiani, Castaldi, Cattaneo, Cioffi, Cirinna', Conzatti, Crimi, D'Angelo, De Poli, Di Micco, Faggi, Grassi, Mantero, Merlo, Monti, Napolitano, Ronzulli, Santangelo, Sciascia, Solinas, Vaccaro e Zanda.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Aimi, Ferrara e Petrocelli, per attività della 3ª Commissione permanente; Donno, Rauti e Tesei, per attività della 4ª Commissione permanente; Ortis, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Nugnes, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati.

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), nella seduta del 6 giugno 2019, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sul sostegno alle attività produttive mediante l'impiego di sistemi di generazione, accumulo e autoconsumo di energia elettrica (Doc. XXIV, n. 6).

Il predetto documento è stato inviato al Ministro dello sviluppo economico.

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

In data 14 giugno 2019, è stata trasmessa alla Presidenza la risoluzione della 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), approvata nella seduta dell'11 giugno 2019, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sulla relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Spazio europeo della ricerca: far progredire insieme l'Europa della ricerca e dell'innovazione (COM(2019) 83 definitivo) (Doc. XVIII, n. 15).

Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati, nonché, ai sensi dell'articolo 144, comma 2-bis, del Regolamento, ai Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio dell'Unione europea e della Commissione europea.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro per la pubblica amministrazione

Ministro del lavoro e politiche sociali

Delega al Governo per la semplificazione e la codificazione in materia di lavoro (1338)

(presentato in data 13/06/2019);

senatori Conzatti Donatella, Caliendo Giacomo, Masini Barbara, Serafini Giancarlo, Minuto Anna Carmela, Damiani Dario, Testor Elena, Giro Francesco Maria, Floris Emilio, Fantetti Raffaele, Pichetto Fratin Gilberto, Tiraboschi Maria Virginia, Perosino Marco, Pagano Nazario, Modena Fiammetta, Mallegni Massimo

Disposizioni per il contrasto ai fenomeni del mobbing e dello straining (1339)

(presentato in data 12/06/2019).

Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte

E' stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori Zaffini e Ciriani. - "Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle cause dei disavanzi sanitari regionali e sulla inadeguata erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA)" (Doc. XXII, n. 19).

Governo, trasmissione di atti

Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettere in data 4 giugno 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 4 della legge 11 dicembre 1984, n. 839, gli atti internazionali firmati dall'Italia i cui testi originali sono pervenuti al predetto Ministero entro il 15 giugno 2018 (Atto n. 263), il 15 settembre 2018 (Atto n. 264) e il 15 dicembre 2018 (Atto n. 265).

I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente.

Con lettere in data 10 e 11 giugno 2019 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Corsico(Milano), Viadana (Mantova) E Belgirate (Verbano-Cusio-Ossola).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente documento dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

Comunicazione della Commissione Semestre europeo 2019: raccomandazioni specifiche per paese (COM(2019) 500 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 2a, 6a, 7a, 8a, 10a, 11a, 12a e 14a;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio Guidance on the Regulation on a framework for the free flow of non-personal data in the European Union (COM(2019) 250 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 10a e 14a;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni Valutazione ex post delle Capitali europee della Cultura 2017 (Paphos E Aarhus) (COM(2019) 266 definitivo), alla 7a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio relativa alla situazione della politica comune della pesca e alla consultazione sulle possibilità di pesca per il 2020 (COM(2019) 274 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a.

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento

La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 135 dell'8 maggio 2019, depositata il 31 maggio 2019, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 143, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante "Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia (Testo A)", nella parte in cui non prevede che siano anticipati dall'erario gli onorari e le spese spettanti al difensore d'ufficio di genitore irreperibile nei processi di cui alla legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia).

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. VII, n. 52).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento

Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 7 giugno 2019, ha inviato il Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica, approvato dalle Sezioni riunite in sede di controllo della Corte stessa il 22 maggio 2019.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Atto n. 266).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Saccone ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00903 del senatore Berardi.

La senatrice Giannuzzi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01734 del senatore Puglia ed altri.

Il senatore Santillo ha aggiunto la propria firma alle interrogazioni 4-01773 e 4-01774 del senatore Presutto ed altri.

I senatori Giannuzzi, Gaudiano, Riccardi e Presutto hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01792 del senatore Santillo ed altri.

Mozioni

GALLONE, DAMIANI, TOFFANIN, MALLEGNI, MASINI, BERUTTI, MINUTO, SERAFINI - Il Senato,

premesso che:

la Xylella fastidiosa è un patogeno da quarantena inserito nella lista A1 dell'Eppo (European and Mediterranean plant protection organization), la cui presenza era fino a qualche anno fa limitata al continente americano ed a ristrette aree in Asia (Taiwan);

il patogeno è stato segnalato per la prima volta in Europa nel 2013, in una zona circoscritta del Salento su piante secolari di olivo che presentavano marcati disseccamenti della chioma, e su piante di mandorlo ed oleandro;

successivamente, infezioni di Xylella fastidiosa e conclamati casi di disseccamenti di olivi sono stati segnalati nell'intera provincia di Lecce e parte di quelle di Brindisi e Taranto, a conferma dell'espansione dell'epidemia;

la malattia denominata "complesso del disseccamento rapido dell'olivo" si caratterizza per la comparsa di severi disseccamenti della chioma, dapprima a "macchia di leopardo", ma che rapidamente si estendono all'intera chioma;

non essendo tuttora disponibile un protocollo efficace di cura delle piante infette, le strategie di lotta al batterio si basano essenzialmente sulla prevenzione e la lotta al vettore al fine di ridurre la diffusione e l'espansione delle infezioni;

sono state nel tempo elaborate diverse strategie per il contenimento dell'epidemia, spesso contraddittorie tra loro e prive di qualsiasi obiettivo di risoluzione definitiva del problema;

il decreto-legge 29 marzo 2019, n. 27, recante "Disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi e di sostegno alle imprese agroalimentari colpite da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale e per l'emergenza nello stabilimento Stoppani, sito nel Comune di Cogoleto", approvato definitivamente dal Parlamento il 15 maggio e non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, reca una serie di norme per il contenimento della diffusione del batterio. In particolare, l'articolo 8-ter consente ai proprietari di procedere all'estirpazione di olivi situati in una zona infetta dalla Xylella fastidiosa; l'articolo 8-quater istituisce un fondo per la realizzazione di un piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia, con una dotazione pari a 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021;

sarebbe opportuno promuovere progetti, anche in accordo con le università specializzate, al fine di porre in essere soluzioni efficaci per mettere fine all'epidemia e studi scientifici per prevenire ulteriori epidemie dello stesso tipo;

sarebbe, altresì, necessario prevedere interventi di agricoltura innovativa, finalizzati a preservare la biodiversità, e interventi miranti alla corretta gestione delle risorse agro-ecologiche,

impegna il Governo ad istituire presso il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo un tavolo tecnico, a cui dovranno prendere parte rappresentanti del Ministero, della Regione Puglia, delle eventuali altre Regioni interessate, una rappresentanza dei sindaci dei territori colpiti e autorevoli rappresentanti del mondo accademico e della ricerca e delle associazioni di categoria più rappresentative del mondo agricolo, consentendo un pieno contributo anche dei parlamentari italiani ed europei interessati competenti in materia, con il compito di promuovere progetti con lo scopo di valutare le possibili azioni per addivenire a soluzioni condivise tra i vari attori coinvolti e sostenendo iniziative di prevenzione e di ricerca al fine di individuare immediate soluzioni, anche attraverso un confronto con la Commissione europea, per debellare l'agente patogeno.

(1-00140)

Interrogazioni

PARENTE, PATRIARCA, LAUS, NANNICINI, STEFANO, MALPEZZI, CIRINNA', VALENTE, ASTORRE, BELLANOVA, BITI, BOLDRINI, CUCCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FEDELI, FERRAZZI, GARAVINI, GINETTI, GRIMANI, IORI, MAGORNO, MANCA, MARGIOTTA, MARINO, MESSINA Assuntela, MISIANI, PITTELLA, RICHETTI, ROJC, SUDANO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

giovedì 6 giugno 2019 i sindacati presenti in Anpal servizi SpA, Fisac e Nidil Cgil, First e Felsa Cisl, Uilca Uil e Uiltemp, hanno indetto uno sciopero per l'intera giornata, con un presidio sotto la sede del Ministero dello sviluppo economico, per denunciare la situazione in cui si trovano i 654 lavoratori precari dell'Agenzia;

i sindacati hanno sottolineato come "solo negli ultimi mesi venti lavoratori di Anpal servizi S.p.A., con contratto a tempo determinato, hanno perso il lavoro e altri cinque lo perderanno entro giugno, nella completa indifferenza del Governo e dei vertici societari, il tutto mentre l'azienda si accinge a contrattualizzare 3.000 navigator per rendere pienamente operativo il 'reddito di cittadinanza'";

nel luglio 2017, la società, in coerenza con il quadro normativo e dando seguito ad apposito accordo quadro sindacale sottoscritto con le rappresentanze di Cgil, Cisl e Uil, ha proceduto alla stabilizzazione di 48 precari. Tale procedura è stata sottoposta al vaglio della Corte dei conti, che ne ha confermato la piena legittimità senza eccepire nulla in merito (determinazione e relazione della Corte sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria di Anpal servizi SpA 14 marzo 2019 n. 21, pag. 9). Il costo del personale, allora come oggi, è coperto dal Fondo sociale europeo, dal Fondo per l'immigrazione e dal Fondo di rotazione e non grava sul bilancio dello Stato, al contrario di quanto previsto dal decreto-legge n. 4 del 2019, recante "Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2019, che intende sanare solo un'esigua quota di personale a tempo determinato di Anpal servizi entro i limiti di spesa di un milione di euro annui a decorrere dall'anno 2019 mediante l'espletamento di ulteriori procedure concorsuali, mentre nulla viene detto sui rapporti di lavoro in collaborazione coordinata e continuativa;

considerato che:

la menzionata selezione dei cosiddetti navigator ha posto come criterio di accesso, in via esclusiva, il titolo di studio, mentre è risaputo che i 654 lavoratori contrattualizzati in Anpal servizi SpA abbiano dovuto dimostrare una pluriennale esperienza professionale, oltre a precisi titoli di studio, per accedere e superare negli anni diverse e numerose prove selettive;

per effetto del "decreto dignità" (decreto-legge n. 87 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2018), che punterebbe a limitare l'utilizzo dei contratti di lavoro a tempo determinato, favorendo i rapporti a tempo indeterminato, i rinnovi contrattuali di 134 lavoratori di Anpal servizi con contratti a termine, in scadenza entro settembre 2020, sono bloccati, a cui si aggiungono i 520 con contratti di collaborazione, che saranno portati a scadenza, senza la previsione di un piano di stabilizzazione;

nei 12 mesi dall'insediamento del Governo, la comunità professionale di Anpal servizi e il coordinamento dei precari hanno animato un'articolata mobilitazione, con scioperi e presidi sotto il Ministero e le sedi aziendali, senza però riuscire ad ottenere risultati concreti;

le sigle sindacali Fisac e Nidil Cgil, First e Felsa Cisl, Uilca Uil e Uiltemp hanno denunciato "una totale assenza di relazioni industriali in azienda, un contratto scaduto da più di 10 anni, un accordo sul welfare siglato tra le OOSS e l'azienda che giace nei cassetti senza nessuna attuazione, l'assenza di un piano industriale di medio lungo periodo con degli obiettivi chiari e condivisi, la totale mancanza di strategie aziendali rispetto alla nuova programmazione comunitaria";

le stesse sigle sindacali hanno inoltre evidenziato che "sono mesi che inviamo richieste di incontro al Ministero del Lavoro per individuare soluzioni condivise per tutte le problematiche aperte e soprattutto per il personale precario con contratto a tempo determinato e con contratti di collaborazione coordinata e continuativa. L'esito dei pochi incontri è stato assolutamente insoddisfacente: mai è stata avviata una discussione nel merito dei problemi, mai è stato intrapreso un negoziato, ma si è solo procrastinata sine die l'individuazione di possibili soluzioni";

tenuto conto che gli interroganti il 19 marzo hanno presentato un'interrogazione (3-00704), con la quale si chiedeva al Ministro del lavoro e delle politiche sociali quali iniziative urgenti intendesse adottare per stabilizzare il personale precario di Anpal servizi, senza però ricevere, al momento, alcuna risposta,

si chiede di sapere:

se, a fronte dell'ingresso in Anpal servizi SpA di 3.000 navigator, le cui selezioni sono previste per la prossima settimana, il Ministero del lavoro possa permettere la progressiva fuoriuscita e dismissione di quasi 700 lavoratori competenti, e se tale fuoriuscita non avvii di fatto un processo di depauperamento delle competenze professionali presenti in Anpal servizi e quindi nella rete nazionale per le politiche attive del lavoro, tra l'altro lasciando senza occupazione lavoratori che hanno supportato le azioni di sistema per l'attuazione delle politiche attive nazionali e regionali;

se il Ministro in indirizzo intenda convocare urgentemente un tavolo di crisi presso il Ministero per la definizione di un piano industriale, coerente con il ruolo e la mission di Anpal servizi, al fine di affrontare e risolvere il problema delle scadenze contrattuali e della stabilizzazione dei precari.

(3-00913)

BOLDRINI, PITTELLA, D'ARIENZO, PATRIARCA, STEFANO, BELLANOVA, CIRINNA', BITI, CUCCA, ASTORRE, LAUS, ROJC, MAGORNO, VALENTE, SBROLLINI, FERRAZZI, MESSINA Assuntela, IORI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

da recenti notizie di stampa si apprende che l'Istituto statale per sordi di Roma, la prima scuola pubblica per persone sorde in Italia (aperto nel 1786), versa in una situazione di grande difficoltà per ragioni di carattere burocratico e finanziario;

l'istituto è un'eccellenza riconosciuta a livello internazionale ed è l'ultimo ancora attivo nel nostro Paese dopo la chiusura di quelli di Milano e di Palermo;

si tratta di un centro specializzato di grande professionalità e prestigio in cui si insegna la Lis, la lingua italiana dei segni, e che ha una delle biblioteche più fornite d'Europa;

da anni è in una specie di limbo, in attesa di una soluzione che non arriva: l'istituto, infatti, attende da 20 anni l'emanazione del "regolamento di riordino" previsto dalla "legge Bassanini" (legge n. 127 del 1997) che lo trasformerebbe in ente nazionale di supporto all'integrazione delle persone sorde, dotato di personalità giuridica e di autonomia amministrativa, sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con la possibilità di una sua articolazione in centri regionali, interregionali o territoriali;

mancando tale regolamento, l'Issr permane in una situazione di gestione commissariale e, poiché è considerato privato pur essendo sotto il controllo del Ministero dell'istruzione, i fondi dello Stato non arrivano. Detti fondi potrebbero dare sollievo alla struttura per pagare gli stipendi di quanti ci lavorano: 21 operatori, 10 dei quali sordi;

da tempo sono state reiterate istanze al Ministero al fine di risolvere la questione della trasformazione dell'Issr in ente nazionale, in modo da ricevere adeguati finanziamenti ordinari per la sopravvivenza e le attività dell'istituto stesso,

si chiede di sapere di quali elementi disponga il Ministro in indirizzo in merito alla situazione e se non ritenga opportuno intervenire urgentemente per scongiurare la chiusura dell'Istituto statale per sordi di Roma.

(3-00914)

PATRIARCA, COMINCINI, GINETTI, BOLDRINI, BELLANOVA, ALFIERI, GARAVINI, BITI, MALPEZZI, SBROLLINI, STEFANO, IORI, MAGORNO, FEDELI, ASTORRE, CUCCA, CIRINNA', SUDANO, PITTELLA, FERRAZZI, MESSINA Assuntela, ROJC - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

il consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato il 18 aprile 2019, in via definitiva, le linee guida riguardanti l'attuazione dell'articolo 9 del "decreto dignità" (decreto-legge n. 87 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2018), che prevede il divieto di pubblicità e sponsorizzazioni del gioco d'azzardo;

nonostante nelle linee guida venga ribadita l'attenzione al contrasto del fenomeno della ludopatia, il rischio è che le modalità attuative del divieto di pubblicità, sponsorizzazioni e tutte le altre forme di comunicazioni a contenuto promozionale relative a giochi o scommesse con vincita in denaro, contenute nella delibera, possano rendere inefficacie tale divieto;

considerato che:

il "contratto per il Governo del cambiamento", siglato un anno fa da Lega-Salvini premier e Movimento5 Stelle, in tema di gioco d'azzardo impegnava le due forze politiche a prevedere "una serie di misure per contrastare il fenomeno della dipendenza che crea forti danni sia socio sanitari che all'economia, reale e produttiva, tra le quali: divieto assoluto di pubblicità e sponsorizzazioni; trasparenza finanziaria per le società dell'azzardo; strategia d'uscita dal machines gambling (slotmachines, videolottery) e forti limitazioni alle forme di azzardo con puntate ripetute; obbligo all'utilizzo di una tessera personale per prevenire l'azzardo minorile; imposizione di limiti di spesa; tracciatura di flussi di denaro per contrastare l'evasione fiscale e infiltrazioni mafiose. Analogamente, si rende necessaria una migliore regolazione del fenomeno, attraverso strumenti quali, ad esempio, l'autorizzazione all'installazione delle slot machine - VLT solo in luoghi definiti (no bar, distributori ecc), limitazione negli orario di gioco e l'aumento della distanza minima dai luoghi sensibili (scuole e centri di aggregazione giovanile)";

il Governo, a giudizio degli interroganti, deve dire con chiarezza da che parte sta: se dalla parte delle istanze della società civile, in parte acquisite nel contratto di governo, oppure se continui l'atteggiamento ambiguo che è segno evidente e oggettivo di contraddizione tra il Movimento 5 stelle e la Lega;

tenuto conto che:

la stessa Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella delibera n. 132/19/CONS del 18 aprile 2019 sottolinea come il fenomeno della ludopatia sia scientificamente ritenuto in progressiva crescita;

inoltre, più volte, realtà come la Consulta nazionale antiusura e il cartello "Insieme contro l'azzardo" hanno denunciato come dietro la ludopatia ci siano disastri non solo economici ma anche personali di troppe persone e famiglie che hanno perso tutto, la casa, la dignità, la salute e la serenità a causa di un familiare affetto da azzardopatia,

si chiede di sapere:

a che punto siano i lavori sul riordino della normativa in materia di gioco d'azzardo, considerato che il "contratto di governo" prevedeva una serie di misure finalizzate a ridurre il fenomeno della ludopatia;

quali iniziative il Governo intenda intraprendere al fine di bloccare quelle che gli interroganti considerano spinte delle "lobby" sui Consigli regionali per adottare una proroga all'entrata in vigore del "distanziometro" dai "luoghi sensibili", sulla cui misura si è pronunciata anche la Corte costituzionale.

(3-00915)

CIRINNA', PARRINI, STEFANO, BINI, VALENTE, ALFIERI, ASTORRE, BOLDRINI, COMINCINI, CUCCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FARAONE, FEDELI, FERRARI, FERRAZZI, GARAVINI, GIACOBBE, GINETTI, IORI, LAUS, MARGIOTTA, MARINO, MESSINA Assuntela, MISIANI, PARENTE, PATRIARCA, ROJC, ROSSOMANDO, TARICCO, VATTUONE, VERDUCCI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

nel corso della campagna elettorale appena conclusa si sono verificati numerosi episodi di violenza nei confronti di persone manifestanti in modo pacifico il dissenso, con particolare riguardo ai numerosi comizi che il Ministro in indirizzo ha tenuto, in diverse città italiane, nella sua veste di leader del partito Lega Salvini premier;

tra i più recenti episodi, merita ricordare i seguenti, che hanno avuto ampio risalto sugli organi di stampa anche mediante documentazione fotografica e filmata;

in data 3 giugno 2019, durante il comizio del Ministro a Porto Mantovano (Mantova), una donna disabile in sedia a rotelle è stata fatta oggetto di insulti e percosse da parte di un sostenitore della Lega, per essersi opposta alla rimozione di alcuni striscioni, stesi a terra, contenenti espressioni di dissenso non violento nei confronti del Ministro e della sua azione politica;

nella stessa data, durante il comizio a Cremona, un ragazzo di fede cattolica, impegnato nelle attività di un oratorio locale, è stato oggetto di percosse e insulti verbali da parte di sostenitori della Lega, per aver alzato in alto una sciarpa bianca con la scritta "Ama il prossimo tuo", che è stata poi sottratta da agenti della pubblica sicurezza e da agenti della Polizia municipale all'inasprirsi della violenza a suo danno; nella documentazione filmata si avverte chiaramente la voce del Ministro che, avvertito il tafferuglio, chiede ai suoi sostenitori di lasciare da solo "il poverino" e di fare "un applauso a un comunista", "perché se non c'è il comunista ai giardinetti noi non ci divertiamo";

ancora, in data 4 giugno 2019, durante un comizio del Ministro a Forlì, ad una ragazza è stato impedito l'accesso alla piazza in cui si svolgeva l'incontro in quanto la stessa indossava una borsetta di tela con le scritte "Te ne devi andare" e, sull'altro lato, "Fastidio". Si tratta di una borsetta liberamente acquistabile sul mercato, e il messaggio che reca è privo di qualunque significato politico. Tuttavia, alle rimostranze della ragazza, gli agenti di pubblica sicurezza presenti sul luogo obiettavano che il messaggio avrebbe potuto essere male interpretato e avrebbe potuto creare problemi all'ordine pubblico. Di fronte alle rassicurazioni della ragazza, che si impegnava a tenere nascosta la borsetta, gli agenti replicavano, secondo quanto testimoniato dall'interessata e riportato dagli organi di stampa, con le seguenti parole: "facciamo allora che lei mi dà il documento, se poi io la vedo o vedo dei filmati con la sua borsa girata la vengo a prendere";

solo in un caso fra i tre richiamati le forze di pubblica sicurezza si sono impegnate direttamente per garantire l'incolumità delle persone interessate e la loro libertà di manifestare il dissenso;

considerato che:

l'art. 21 della Costituzione garantisce la libertà di manifestazione del pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione;

l'art. 17 della Costituzione stabilisce che tutti i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi;

né la manifestazione del dissenso, né la reazione ad esso possono assumere forme violente, trattandosi di condotte che si pongono in palese violazione del principio, sancito dall'art. 49 della Costituzione in relazione all'attività dei partiti politici, del concorso con metodo democratico alla determinazione della politica nazionale;

pertanto, in presenza di pacifiche manifestazioni di dissenso, che non determinino un pericolo immediato ed attuale per la sicurezza e l'incolumità pubblica, non sono ammissibili forme di censura preventiva del pacifico dissenso da parte delle forze di pubblica sicurezza;

parimenti, non sono ammissibili condotte violente ai danni di chi presenzi, a qualunque titolo e con qualunque finalità (ivi compresa quella di manifestare in modo pacifico il proprio dissenso), a riunioni a carattere politico, e dette condotte violente devono pertanto essere immediatamente arginate perseguendone gli autori a termini di legge,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti avvenuti;

se esistano disposizioni date, in qualunque forma, alle forze di pubblica sicurezza, volte ad un inasprimento dei controlli, anche preventivi, nei confronti dei partecipanti a qualunque titolo a riunioni in luogo pubblico, ivi compresa l'identificazione e il segnalamento dei partecipanti in violazione o in deroga all'art. 4 del regio decreto n. 773 del 1931;

quali iniziative intenda intraprendere per assicurare il pacifico svolgimento delle riunioni a carattere politico, ivi compresa la libertà di manifestare il proprio dissenso senza correre rischi per l'incolumità personale.

(3-00916)

D'ARIENZO - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

nella provincia di Verona pochi giorni fa c'è stata l'ennesima vittima causata dal ribaltamento del trattore, da lui stesso guidato;

il verificarsi con frequenza preoccupante di incidenti che coinvolgono con conseguenze mortali o gravissime i conduttori di trattori agricoli ripropone la necessità di riconsiderare il livello di protezione delle attrezzature a difesa dal ribaltamento;

in tanti casi le macchine, anche se formalmente in regola con le disposizioni vigenti nazionali ed europee, sono prive di taluni dispositivi di sicurezza aggiuntivi oppure non sono aggiornate agli standard di sicurezza più recenti, in quanto acquisite in vigenza di normative nel frattempo superate e il cui adeguamento non era obbligatorio, o che non rispecchiano le più recenti evoluzioni delle tecnologie di prevenzione e protezione;

il sistema attualmente più efficace è costituito dall'abbinamento di una struttura a telaio e un sistema di ritenzione (cintura di sicurezza), entrambi ritenuti sufficienti in caso di ribaltamento della macchina agricola;

le circolari del Ministero del lavoro n. 11/2005, n. 3/2007 e n. 44/2010 hanno ben chiarito che: l'obbligo dell'adozione di appropriate misure di protezione (sistema ROPS e cinture di sicurezza) spetta ai fabbricanti nel momento in cui immettono sul mercato i mezzi di nuova produzione; l'obbligo di adeguare i mezzi di più datata fabbricazione spetta agli utilizzatori;

la drammaticità della situazione e la necessità di approntare interventi volti a contrastarla sono state evidenziate dalla relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno sugli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette «morti bianche» (XVI Legislatura - Doc. XXII-bis, n. 9);

nel documento viene chiaramente evidenziata l'esigenza di adottare iniziative urgenti per contrastare il grave fenomeno, in particolare nel settore agricolo, specificando che si può intervenire con adeguamenti normativi per rendere più rigorosi i requisiti di sicurezza e con agevolazioni a favore della sostituzione e la messa in sicurezza delle macchine e delle attrezzature di lavoro. I temi da affrontare sono di due ordini di motivi: la spesa da sostenere per adeguare i mezzi in servizio di costruzione datata e, pertanto, non dotati dei sistemi di sicurezza a tutela in caso di ribaltamento; la possibilità per gli utilizzatori di smontare il telaio ROPS in presenza di colture che non ne consentono l'impiego, pena danni alle medesime causati dalla presenza stessa del telaio;

per quanto concerne il primo punto, rileva il disposto della circolare del Ministero del lavoro n. 11/2007, nella parte in cui si obbliga i datori di lavoro esercenti i mezzi agricoli in questione ad adeguare i trattori in servizio da reperire presso il fabbricante;

in ordine al secondo punto appare difficile una soluzione, attesa la volontarietà dell'atto di smontaggio del telaio da parte dell'utilizzatore quasi obbligato dalle colture da curare,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano utile un percorso di defiscalizzazione della spesa dell'intervento da operare, atteso che i mezzi sui quali intervenire molto spesso sono già stati completamente ammortizzati, e come intendano operare in tal senso;

se non sia necessario istituire un gruppo di lavoro (come già avvenuto con la circolare n. 11/2005 per i sistemi di sicurezza) finalizzato a valutare l'installazione di appositi tubolari di acciaio a scomparsa nelle quattro estremità che circondano il guidatore utilizzatore del trattore che, indipendentemente dalla sua volontà, si azionano in caso di superamento di una certa inclinazione del mezzo agricolo guidato.

(3-00917)

NOCERINO, MATRISCIANO, BOTTO, AUDDINO, GUIDOLIN, ROMAGNOLI, LANNUTTI, PESCO, LEONE, FENU, ANGRISANI, GIANNUZZI, ORTIS, CORBETTA, ROMANO, DI MARZIO, VANIN, MININNO, PRESUTTO, TRENTACOSTE, DONNO, L'ABBATE, GARRUTI, LOREFICE, PARAGONE, MOLLAME, ACCOTO, DELL'OLIO, ANASTASI, MARINELLO, D'ANGELO - Al Ministro dello sviluppo economico. -

(3-00918)

(Già 4-01720)

NUGNES - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

l'associazione "Comitato per il centro sociale", ente gestore del progetto di accoglienza Sprar di Caserta, è in una crisi finanziaria senza precedenti a causa della mancata erogazione dei fondi da parte del Ministero dell'interno;

si tratta del progetto del Comune di Caserta più grande della Campania: accoglie 200 persone tra richiedenti asilo e rifugiati, per i quali prevede vitto, alloggio in 24 appartamenti in vari quartieri della città, assistenza sanitaria e legale, tirocini, percorsi di volontariato, scuola. Gli operatori impiegati sono 40. Molte le imprese locali, fornitrici del progetto: supermercati, negozi di abbigliamento, farmacie, piccoli produttori agricoli dell'alto casertano;

il progetto Sprar, che terminerà il 31 dicembre 2019, avrebbe dovuto ricevere, lo scorso 15 marzo, l'ultima tranche del saldo 2018, circa 660.000 euro;

dal mese di febbraio, il responsabile unico del procedimento del Comune di Caserta, attraverso richieste formali, ha tentato di avere spiegazioni relative al mancato trasferimento dei fondi a fronte di fondi già spesi, rendicontati, servizi già resi e certificati dai revisori dei conti. Si tratta dunque di fondi spesi per i quali vi è stato già un livello di controllo che secondo le modalità stabilite dal Ministero sono sufficienti al trasferimento dei fondi da un ente (il Ministero) ad altro (il Comune titolare di progetto);

di questa vicenda sono stati informati gli organi preposti (Comune, Prefettura, Ministero, Direzione centrale dello Sprar, Anci) e i partner progettuali, tra cui "Casa Rut" delle suore Orsoline che è l'altro ente gestore del progetto (si occupa nello specifico delle donne vittime di tratta) e la Caritas;

sulla vicenda è stata anche depositata, a firma del sen. Franco Mirabelli, un'interrogazione parlamentare a fine maggio (3-00851);

nonostante tale incomprensibile mancato trasferimento dei fondi, il progetto va avanti come previsto, con tutte le spese necessarie. Gli enti gestori hanno un'esposizione di migliaia di euro verso i fornitori locali. Ormai l'associazione non ha più soldi e il fido concesso dalla banca non potrà essere rinnovato fino al trasferimento del saldo 2018. L'associazione non può più far fronte alle spese vive (in particolare, affitto degli appartamenti, spesa alimentare e acquisto dei farmaci, utenze degli appartamenti, pocket money ai beneficiari) ed è stata costretta a rivolgersi al "Banco alimentare" per la fornitura del cibo e alle parrocchie per i farmaci;

in riferimento all'annualità del progetto Sprar 2018 si avvicina la scadenza (prevista per il 30 giugno 2019) entro la quale occorre rendicontare tutte le spese di competenza, ma per farlo è necessario che siano tutte quietanzate perché regolarmente pagate;

considerato che, per quanto risulta all'interrogante:

le rendicontazioni dell'associazione, congiuntamente alle suore Orsoline di Casa Rut, entrambi enti gestori del progetto di accoglienza integrata Sprar-Siproimi di Caserta, sono state sempre presentate in maniera corretta e nel rispetto dei tempi previsti;

in data 31 maggio 2019 è stata depositata rendicontazione per competenza a tutto il 31 dicembre 2018 con un importo di spesa pari a 2.245.130,48 euro, esclusi cofinanziamenti;

gli unici fondi trasferiti dall'ente locale all'ente attuatore sono stati pari a 1.422.782,43 euro a fronte di un totale trasferito dal Ministero al Comune pari a 1.592.512,89 euro;

tale taglio non è stato confermato dal servizio centrale che, con comunicazione del 7 giugno 2019, a mezzo e-mail, informava il responsabile unico del procedimento e gli enti gestori che il taglio apportato dai revisori sulla rendicontazione 2017 non era stato confermato e che la somma di 169.730,46 euro era stata ritenuta ammissibile. Tale somma è ancora trattenuta da parte del Ministero dell'interno;

ad oggi il Ministero non ha ancora provveduto a trasferire al Comune l'importo di 660.352,09 euro quale saldo finale del progetto per l'annualità 2018;

qualora il Ministero intendesse trattenere dal saldo 2018 l'economia certificata nel 2017, pari a 433.040,45 euro, all'associazione spetterebbe comunque un saldo pari a 219.577,14 euro;

gli altri Comuni dei progetti Sprar di tutta Italia hanno regolarmente ricevuto tale saldo finale in data 15 marzo 2019;

il Comune di Caserta è in attesa anche del trasferimento dell'acconto 2019. Vi sono state già delle denunce pubbliche in merito alla situazione che hanno coinvolto tutti i cittadini della comunità casertana in ben due manifestazioni;

gli arretrati degli affitti e delle utenze degli appartamenti stanno costringendo i proprietari a troncare i contratti in essere causando un contenzioso che a catena coinvolgerà l'associazione, il Comune e il Ministero dell'interno;

tutta la vicenda è amplificata dalla chiusura dell'ex canapificio, sede storica dell'associazione, sotto sequestro dal 12 marzo 2019 in attesa che la proprietà (Regione Campania) proceda ai lavori di messa in sicurezza,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione in cui versa lo Sprar di Caserta e tutte le donne e uomini la cui sopravvivenza gravita intorno al progetto Sprar, o di altri elementi a riguardo;

se intenda attivarsi affinché venga applicata la convenzione come da normativa e se intenda sollecitare il trasferimento della quota di saldo finale e dell'acconto 2019;

se voglia informare il responsabile unico del procedimento circa le ragioni per cui il trasferimento del saldo relativo all'anno 2018 non sia stato ancora effettuato e provvedere con urgenza al trasferimento di tale importo al Comune di Caserta;

se il Servizio centrale, quale organo di tutela dei progetti Sprar territoriali, voglia fornire ogni idonea assistenza volta a consentire la corretta prosecuzione del progetto;

se, per il tramite del prefetto quale organo di rappresentanza governativa sul territorio, anche a tutela della coesione sociale e col fine di evitare degenerazioni sociali, voglia adoperarsi per il buon esito delle legittime richieste dell'associazione "Comitato per il centro sociale".

(3-00920)

LANNUTTI, PESCO, PELLEGRINI Marco, ACCOTO, ANASTASI, BOTTO, NATURALE, PIRRO, GALLICCHIO, TURCO, LANZI, CASTALDI, PRESUTTO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

nella puntata di "Report", su Rai 3, del 10 giugno 2019 è andato in onda un servizio, dal titolo "Un fisco per l'estate", a firma del giornalista Manuele Bonaccorsi, in cui viene trattato il tema delle prenotazioni on line degli alberghi, una pratica ordinaria per moltissimi turisti, che in Italia, in particolare, si rivolgono principalmente a due portali: "Booking" ed "Expedia";

"Booking" ed "Expedia" sono due "On line travel agency" (OLTA), ovvero siti internet all'interno dei quali è possibile prenotare e confrontare prezzi e qualità di diverse strutture, le quali saranno presenti in questi portali grazie a un contratto che prevede il pagamento di commissioni per ogni camera venduta;

tramite il sito Booking si può accedere ad oltre 600.000 strutture in 200 Paesi e tramite il sito Expedia ad oltre 435.000 strutture in tutto il mondo, quindi entrambe queste OLTA hanno un giro d'affari miliardario;

considerato che:

già nel 2014 Federalberghi, l'associazione che riunisce gli albergatori, ha presentato ricorso all'Antitrust, l'Autorità Garante della concorrenza e del mercato, proprio contro presunte "clausole vessatorie" che le grandi piattaforme di prenotazione imporrebbero a catene e singoli alberghi, ovvero accordi e/o pratiche che possano pregiudicare il commercio tra gli Stati membri o che abbiano ad oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco da concorrenza all'interno del mercato nazionale, e per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, una delle questioni che più fa discutere, è proprio che le OLTA finiscono per sottrarre prenotazioni ai siti ufficiali degli hotel diminuendone così le vendite dirette;

dall'inchiesta di "Report" emerge che nelle pagine web dei due portali Booking ed Expedia passano circa 200 miliardi di dollari di prenotazioni alberghiere in tutto il mondo, mentre su 23 miliardi di fatturato alberghiero in Italia, circa 1 miliardo di euro finisce appunto nelle casse di Booking ed Expedia;

l'inchiesta di Report ha evidenziato, in particolare, due questioni: la prima, che le OLTA, oltre a imporre commissioni altissime agli albergatori (che si aggirano tra il 18 e il 30 per cento) intaccando così pesantemente i loro margini di guadagno. La seconda, che questi portali pagherebbero pochissime tasse in Italia;

nel servizio, infatti, si dà notizia che dietro questo traffico di prenotazioni web si nasconderebbe anche una grandissima evasione fiscale, che ha spinto le procure di Roma e Genova ad indagare su uno dei colossi del turismo on line, Booking, che in Italia incasserebbe commissioni nell'ordine degli 800 milioni di euro all'anno, ma pagherebbe appena 4,7 milioni di tasse, ovvero un ridicolo 0,6 per cento. Mentre, come viene ampiamente spiegato nella puntata di Report, Expedia accumulerebbe le sue provvigioni in una società svizzera, rigorosamente senza IVA;

dall'inchiesta di Bonaccorsi emerge quindi che i due grandi portati turistici incassano i soldi direttamente all'estero, in Olanda e in Svizzera. E da lì, i proventi finiscono in Deleware, il paradiso fiscale degli Stati Uniti;

nella XVII Legislatura alla Camera dei deputati venne approvato un emendamento alla legge di bilancio che permette di riconoscere come stabile organizzazione anche "una significativa e continuativa presenza economica nel territorio dello Stato costruita in modo tale da non fare risultare una sua consistenza fisica nel territorio stesso",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti, che sembrano violare la normativa sulla stabile organizzazione;

quali iniziative urgenti di sua competenza intenda intraprendere, affinché venga garantita la trasparenza e la correttezza dei comportamenti degli intermediari menzionati ed altre società operanti nel commercio elettronico, anche al fine di garantire nella giusta misura le imposte sul flusso di denaro prodotto nel nostro Paese;

se, alla luce del notevole impatto che le due aziende hanno nelle attività di prenotazione on line, di cui controllano una percentuale elevatissima del mercato, ritenga di esercitare le proprie competenze in materia di tutela della concorrenza, segnalando all'Autorità garante della concorrenza e del mercato la situazione di sostanziale monopolio nella gestione di servizi offerti dalle OLTA.

(3-00921)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

MALPEZZI, IORI, VERDUCCI, RAMPI, FEDELI, STEFANO, COLLINA, CIRINNA', ALFIERI, BITI, BELLANOVA, BOLDRINI, CUCCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FERRAZZI, GARAVINI, LAUS, MANCA, MESSINA Assuntela, MAGORNO, MARGIOTTA, MISIANI, PATRIARCA, ROJC, ROSSOMANDO, SBROLLINI, SUDANO, TARICCO - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e per la famiglia e le disabilità. - Premesso che:

come si apprende da notizie di stampa una studentessa iscritta al liceo classico "Bertrand Russell" di Roma, che soffre di "Amaurosi congenita di Leber", ha superato in modo agevole le difficoltà insite nell'affrontare alcune discipline per uno studente non vedente, in particolare greco e matematica, attraverso l'utilizzo di due software (uno scaricabile gratuitamente dal web e l'altro acquistato dalla scuola);

in particolare, il software usato per il greco, "Biblos", permette all'insegnante di produrre materiali che possono essere visualizzati e, quindi, utilizzati da tutti gli studenti, a condizione che abbiano installato il programma sul proprio personal computer;

dal punto di vista tecnico, "Biblos" si presenta come un comune editor di testo, ma, oltre alla tastiera italiana, offre la possibilità di scegliere tra le tastiere in diverse lingue, tra le quali il greco antico, compreso di tutti i segni diacritici che lo contraddistinguono. Questa caratteristica permette, ad esempio, di svolgere un compito in classe in autonomia, poiché si può scrivere, se necessario, in greco antico, e riportare una traduzione o commento in italiano, cambiando con un comando la tastiera su cui si scrive;

la lettura del testo greco viene effettuata mediante l'utilizzo di una barra braille, collegata al personal computer, che dispone di un sistema di riconoscimento per questa lingua, funzionante solo con Biblos;

in questo modo, lo studente non vedente è messo nelle condizioni di affrontare in modo adeguato il percorso di studi, senza dover ricorrere a dei supporti obsoleti e che portano uno svantaggio nella prestazione scolastica;

tuttavia, gli studenti non vedenti del primo biennio della scuola superiore, pur supportati nel loro percorso da tecnologia evoluta, incontrano notevoli difficoltà ad affrontare le prove Invalsi, passo importante per accedere al successivo triennio di studi. Infatti, sono costretti ad adattarsi agli strumenti obsoleti proposti dal Ministero che, da una parte, non sono adeguati e accessibili e, dall'altra, sono profondamente diversi da quelli utilizzati nel corso degli studi;

soprattutto per quanto riguarda la prova di matematica, dopo aver seguito l'intero programma al pari degli altri studenti, dopo aver svolto diversi compiti di alta difficoltà con i mezzi informatici più avanzati, viene richiesto agli studenti di adattarsi a mezzi desueti;

è del tutto evidente che strutturare le prove in questo modo fa perdere ai ragazzi tutta l'autonomia conquistata nel corso del loro percorso, costringendoli ad adattarsi a metodi di lavoro estranei e mai sperimentati;

la legislazione del nostro Paese sul tema dell'integrazione scolastica degli alunni con disabilità è tra le più evolute e moderne dell'Unione europea;

il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante le norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità, ha cercato di dare una risposta concreta, garantendo una scuola sempre più accogliente e inclusiva per gli alunni disabili, nel rispetto delle loro esigenze;

al Consiglio di ministri del 20 maggio 2019 è stata approvata la revisione di tale decreto con l'obiettivo dichiarato di "dare maggiore voce ai 200 mila studenti con disabilità e alle loro famiglie";

in particolare, le amministrazioni coinvolte hanno specificato che "è stato previsto che le ore di sostegno, così come le attività didattiche e gli strumenti materiali per la formazione, non siano più stabiliti da un ufficio distante dall'alunno che agisce per procedure standardizzate", e "l'obiettivo è definire interventi mirati che tengano conto delle potenzialità e del contesto del minore con disabilità";

nel corso della conferenza stampa di presentazione della revisione del decreto legislativo, il ministro Fontana ha dichiarato che: "Come anticipato illustrando le linee programmatiche, ogni nostra azione tiene conto di tutte le esigenze e le necessità delle persone con disabilità. Un nuovo approccio che abbiamo inaugurato in ogni ambito della disabilità";

il ministro Bussetti, invece, ha sostenuto che "L'inclusione scolastica è una priorità del governo. Questa iniziativa dimostra l'attenzione e l'impegno del Governo. Tutti i nostri giovani, nessuno escluso, devono essere protagonisti della loro crescita e messi in condizione di esprimere tutte le loro potenzialità",

si chiede di sapere:

quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano mettere in campo per dare corso agli impegni presi;

come intenda il Ministro dell'istruzione intervenire per fare in modo che gli studenti non vedenti iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado possano sostenere in modo ottimale le prove Invalsi e gli esami di Stato in totale autonomia, fornendo alla commissione una prova di esame totalmente equiparabile a quelle degli altri candidati.

(3-00919)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

BARBARO - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

all'interrogante viene segnalata un'allarmante questione sociale in Irpinia, territorio già tristemente protagonista di numerose vertenze negativamente conclusesi negli ultimi anni, e che ha visto perdere numerosi posti di lavoro;

in questo caso si tratta dalla vicenda che coinvolge il comparto dei semilavorati in legno nell'area industriale di Calitri (Avellino);

la "Iavarone Produzione", lamentando una contrazione del mercato e problematiche di approvvigionamento della materia prima, ha dal 2018 reso flessibili le proprie maestranze attraverso l'utilizzo di contratti a tempo determinato non rinnovati, poi ha iniziato a ritardare sui pagamenti delle buste paga, successivamente ha ridotto il numero di ore lavorate fino ad annunciare la prossima chiusura dello stabilimento, aperto già dal 1992;

i sindacati hanno provato inutilmente una mediazione e da più di un mese, davanti ai cancelli dell'azienda, vi è un presidio dei lavoratori, preoccupati per il loro avvenire;

Calitri può essere presa come esempio del mancato sviluppo delle aree interne della Campania: dal censimento generale della popolazione del 1951 ad oggi, gli abitanti si sono dimezzati, mentre hanno via via chiuso tante delle pur numerose attività artigiane, imprenditoriali ed industriali presenti già dai primi anni del Novecento, come quelle di laterizi e ceramiche, che esportavano materiali e prodotti di qualità, quelle del comparto tessile, dell'industria dolciaria e di trasformazione alimentare;

sembra che, 40 anni dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980, il piano per lo sviluppo dell'area industriale di Calitri sia, inesorabilmente, destinato ad un progressivo declino,

si chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda e se intenda prendere provvedimenti, al fine di scongiurare i licenziamenti e gli esuberi paventati;

quali iniziative di sua competenza intenda adottare, qualora dovesse verificarsi l'effettiva chiusura delle attività della lavarone Produzione, per supportare il processo di ricollocamento nel mercato del lavoro dei dipendenti licenziati.

(4-01799)

GUIDOLIN, VANIN, ENDRIZZI, DONNO, LEONE, CASTALDI, LANNUTTI, RICCARDI, TRENTACOSTE, CAMPAGNA, MATRISCIANO, ROMANO, NOCERINO, PRESUTTO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

i decreti legislativi n. 155 e 156 del 7 settembre 2012 per la riduzione degli uffici giudiziari di primo grado e per la ridefinizione dell'assetto territoriale degli uffici stessi hanno sancito la soppressione di numerosi tribunali, tra cui anche quello di Bassano del Grappa, la cui competenza territoriale è stata assorbita dal Tribunale di Vicenza, provocando un aumento dei già lunghi tempi processuali di quest'ultimo;

una sentenza di causa civile ordinaria presso il Tribunale di Bassano del Grappa si otteneva mediamente in 2,5 anni, con rinvii di udienze di circa 3-4 mesi, mentre per quello provinciale di riferimento, ovvero Vicenza, lo stesso tipo di sentenza richiedeva 6 anni con rinvii di circa 11-12 mesi (comune.bassano.vi.it, 18.07.2012);

ogni anno il Tribunale di Bassano del Grappa generava un gettito erariale che superava i 3 milioni di euro, con uno sbilanciamento positivo (al netto della spesa sostenuta dallo Stato) pari a 2.524.782 euro, collocandosi così tra i tribunali più virtuosi d'Italia (come si vede sul sito del Comune in una notizia del 18 luglio 2012);

il danno derivante dalla soppressione del Tribunale di Bassano del Grappa è stato estremamente pesante, oltre a quello economico provocato a tutte le attività commerciali e artigianali che gravitano attorno al centro storico di Bassano del Grappa a cui è stato sottratto un importante indotto economico, vi è quello provocato ai cittadini, alle imprese e ai professionisti che sono ora costretti a rivolgersi a un tribunale ove le lungaggini processuali sono all'ordine del giorno, non venendo così garantita la necessaria esigenza di celerità ed efficienza nella definizione dei rapporti economici e sociali. Senza trascurare il disagio per cittadini e aziende nel raggiungere una città vicina in termini chilometrici ma lontana a causa della difficile viabilità e della scarsa presenza di mezzi pubblici;

considerato che:

poco prima della legge di riforma della geografia giudiziaria che ha soppresso il tribunale, esso era stato oggetto di un investimento di circa 12 milioni di euro, che ha riguardato la costruzione di una nuova cittadella della giustizia, ad oggi completamente inutilizzata, nonché la ristrutturazione di edifici preesistenti;

il Ministero della giustizia, consapevole delle numerose criticità emerse a seguito della riforma della geografia giudiziaria, sta cercando di "compensare" i territori che hanno perso i tribunali e le sedi distaccate con gli "sportelli di prossimità";

nel mese di giugno 2015, il Tribunale di Vicenza apriva uno sportello di prossimità a Bassano del Grappa, presso l'azienda Ulss 3, volto a supportare, in particolare, le persone non più in grado di gestirsi in autonomia e che necessitano quindi di tutela o di amministrazione di sostegno (come si vede sullo stesso sito, in una notizia del 29 giugno 2015). Altresì, nell'ottobre 2016 veniva inaugurato lo sportello del cittadino e delle imprese, presso la sede dell'ex Tribunale di Bassano del Grappa, che si occupa di volontaria giurisdizione, famiglia, atti procura e servizi alle imprese;

ciononostante, ad oggi, il Tribunale di Vicenza presenta gravi criticità quali la cronica carenza di organico che riguarda non solo la magistratura ma anche il personale amministrativo, come dichiaravano il procuratore capo di Venezia, Bruno Cherchi, e la presidente della Corte d'appello, Ines Maria Luisa Marini, a palazzo Balbi nel giugno 2018: "Il Veneto versa in una situazione di abbandono da parte dello Stato. (...) siamo ad un passo dal blocco totale, siamo vicini alla paralisi", e continuavano asserendo come anche il Tribunale di Vicenza rientrasse tra le situazioni più gravi (come riportato sul "Corriere del Veneto" il 20 giugno 2018);

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se ritenga opportuno, anche alla luce della circostanza che nonostante l'apertura di alcuni sportelli rivolti ai cittadini, imprese e professionisti, presso il comune di Bassano del Grappa, la situazione in cui versa il Tribunale di Vicenza è comunque estremamente grave, assumere ogni iniziativa di competenza rivolta anche a valutare la riapertura del Tribunale di Bassano del Grappa o l'eventuale costituzione di un Tribunale della pedemontana (che comprenderebbe comuni delle provincie di Vicenza, Padova e Treviso), tenuto conto dell'alta produttività della zona, nonché dell'importanza di una giustizia efficace e celere nella definizione dei rapporti economici e sociali.

(4-01800)

BATTISTONI - Ai Ministri dello sviluppo economico e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. - Premesso che:

il regolamento (UE) 1169/2011, che disciplina la modalità per una corretta informazione da riportare in etichetta per gli alimenti, anche preimballati, all'articolo 9 annovera nell'elenco delle indicazioni obbligatorie la quantità netta dell'alimento;

tale regolamento non reca in modo esplicito il divieto di indicare sul prodotto ittico, in maniera volontaria, una doppia pesatura, ovvero anche quella al lordo della glassa;

l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari, con nota prot. n. 0000211 del 28 marzo 2019, ha specificato che un'eventuale doppia informazione sul peso potrebbe indurre in errore il consumatore sulla reale quantità acquistata consumabile;

è prassi consolidata da parte dei produttori indicare in etichetta la quantità al netto ed al lordo ed è prassi del consumatore trovare nell'etichettatura il peso sia lordo che netto;

la citata nota del 28 marzo 2019 prevede la possibilità di riportare a titolo informativo la doppia pesatura soltanto nel rapporto commerciale "B2B" tra aziende private, mentre lo vieta per la vendita al dettaglio;

i prodotti ittici sono acquistati dalle aziende italiane al lordo e poi dovrebbero essere vendute al netto,

si chiede di sapere:

quali iniziative i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, intendano adottare al fine di garantire la corretta informazione del peso del prodotto ittico al consumatore finale e risolvere la problematica di quelle aziende che al momento dell'acquisto di prodotti ittici si trovano nella condizione di non poter vendere i propri prodotti con l'etichetta della doppia pesatura ai soggetti che dovranno effettuare la vendita al dettaglio;

per quali motivi, essendo in vigore il decreto legislativo n. 231 del 2017, recante la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento (UE) 1169/2011, ad esprimersi sia stata un'autorità sanzionatoria come l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari e non l'apparato legislativo del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo.

(4-01801)

ZAFFINI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

Fincantieri, inserita nell'ambito delle partecipazioni statali in quanto appartenente al gruppo Cassa depositi e prestiti, è società leader nel settore della cantieristica navale, presente, da epoca recente, anche nelle realizzazioni di infrastrutture di trasporto (come il ponte Morandi);

tale società, dal 1° luglio dell'esercizio 2014 è stata quotata sul listino della borsa di Milano ed ha il proprio bilancio nel consolidato della capogruppo Cassa depositi e prestiti;

già con il riordino degli assetti societari, successivamente alla quotazione in borsa, con la nomina, in data 15 febbraio 2015, del consigliere di amministrazione Andrea Mangoni a direttore generale della società, iniziavano a verificarsi discrepanze sull'impostazione delle situazioni infrannuali e sul bilancio di Fincantieri; discrepanze che, ovviamente, si riverberavano anche in seno all'organo di gestione, in cui sedeva, tra gli altri, la dottoressa Anna Molinotti, dirigente di Cassa depositi e prestiti;

nel corso del medesimo esercizio 2015, Cassa depositi e prestiti trasferiva a Fintecna, di cui ha il diretto e totale controllo, il contratto di lavoro della dottoressa Anna Molinotti, operazione che si rendeva urgente e necessaria per il fatto che la dottoressa rivestiva la carica di Consigliere di amministrazione di Fintecna (componente di nomina Cassa depositi e prestiti) unitamente ad un altro dirigente della Cassa, dottor Leone Pattofatto (con il quale la prima si trovava nella società di appartenenza in palese "sovrapposizione di ruoli"), entrambi anche consiglieri di amministrazione di Fincantieri SpA;

Fintecna, all'epoca priva di alcuna specifica "mission" da parte del proprio socio unico Cassa depositi e prestiti, aveva come esclusivo scopo quello di liquidare il patrimonio sociale, dovendo provvedere, conseguentemente, alla riduzione del proprio personale di ogni ordine e grado, facendo ricorso agli ammortizzatori sociali a disposizione;

pertanto, l'acquisizione di una "nuova" risorsa di elevato livello avrebbe inevitabilmente creato un problema in quanto, in una fase di riduzione di costi, Fintecna avrebbe dovuto farsi carico del costo ulteriore della dottoressa Molinotti. Cassa depositi e prestiti, comunque, disponeva di procedere da 1° luglio 2015 con l'assunzione, quale dirigente di Fintecna, della stessa, che peraltro continuava a rivestire la carica di consigliere di amministrazione sia di Fintecna che della controllata Fincantieri;

proprio con riguardo a Fincantieri, in sede consiliare i rapporti divenivano particolarmente conflittuali già nell'ultimo trimestre dell'esercizio 2015, allorquando era in previsione venisse presentata la relazione degli amministratori relativa all'ultimo trimestre dell'esercizio;

emerse evidenti criticità rispetto a tale adempimento, si registrava (novembre 2015) la repentina risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dell'allora direttore generale, dottor Andrea Mangoni (anche consigliere di amministrazione della società), dopo appena otto mesi dall'aver assunto le funzioni, con incasso di una "buonuscita" di 3 milioni di euro;

sempre a cagione delle perplessità in ordine all'impostazione del progetto di bilancio della società, i rapporti in seno al consiglio di amministrazione di Fincantieri divenivano ancora più critici e, in particolare, la dottoressa Molinotti ne contestava la correttezza, anche in ordine ai risultati di bilancio attesi;

in ragione di ciò, la dottoressa Molinotti non veniva più considerata "risorsa strategica" per il gruppo, tanto che veniva avviato l'iter per la risoluzione del rapporto di lavoro con la dirigente mediante il suo accesso al fondo per il sostegno dei lavoratori ABI, ancorché fosse necessario, per il ricorso a tale ammortizzatore sociale cui era ammessa Fintecna, che fosse trascorso almeno un anno dalla data di assunzione in servizio nella società (data utile, quindi, 1° luglio 2016);

con sospetta ed inusuale accelerazione dei tempi, il 21 marzo 2016 veniva effettuata la procedura in sede ABI, nel corso della quale, per ovvia economia di tempi, a) veniva sottoscritta la scrittura privata di risoluzione tra Fintecna e la dirigente, b) veniva conclusa la conciliazione sempre in sede ABI, c) venivano, altresì, rassegnate dalla dirigente le dimissioni, con decorrenza dal 1° luglio 2016, da tutte le cariche di consigliere di amministrazione all'epoca rivestite nell'ambito delle società del gruppo Cassa depositi e prestiti, ad eccezione di quelle in Fincantieri e Fintecna, per le quali la decorrenza era immediata;

dopo l'allontanamento della dottoressa Molinotti e del dottor Mangoni, i quali risulta avessero fermamente esposto le loro contrarietà ai criteri utilizzati per redigere il bilancio 2015 di Fincantieri, il 22 marzo 2016 (il giorno successivo alla cessazione di ogni rapporto con la dottoressa Molinotti) veniva formalmente esaminato il citato progetto di bilancio, approvato il 31 marzo 2016;

il contesto esposto sembra rivelare come Cassa depositi e prestiti, al fine di far approvare un bilancio discutibile, e, comunque, non condiviso, di Fincantieri non abbia esitato a far allontanare due consiglieri di amministrazione che probabilmente non lo avrebbero votato,

si chiede di conoscere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti;

se tali eventi siano mai stati portati a conoscenza del vertice decisionale dell'epoca di Fincantieri, di cui il dottor Fabrizio Palermo era vice direttore generale (poi passato alla vice direzione generale di Cassa depositi e prestiti) ed il dottor Giuseppe Bono era amministratore delegato e capo dell'azienda;

se le funzioni attualmente ricoperte dai due alti dirigenti siano in qualche modo connesse alle iniziative a suo tempo adottate per l'approvazione del bilancio di Fincantieri senza contraddittorio, mentre la dottoressa Molinotti e il dottor Mangoni sono stati "costretti" a lasciare il gruppo.

(4-01802)

CIRIANI - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:

si susseguono sull'intero territorio nazionale segnalazioni, lamentele e denunce all'autorità giudiziaria, nonché a quelle di garanzia, in merito a comportamenti scorretti da parte degli operatori telefonici commerciali;

in particolare, tralasciando l'aspetto dell'eccessivo numero di chiamate ricevute mediamente ogni giorno dall'utenza dai più svariati operatori commerciali, nonché quello delle fasce orarie poco consone durante le quali le stesse telefonate vengono effettuate, è emerso che in molti casi gli operatori si rivelano offensivi, maleducati e persino minacciosi;

a tal proposito si consideri come anche di recente, come è stato rappresentato all'interrogante, il Garante per la protezione dei dati personali avrebbe avuto segnalazione di operatori giunti al punto di richiamare l'utente con tono intimidatorio, ricordando di avere a propria disposizione l'indirizzo di residenza dello stesso;

come è noto, a fronte di tali modalità commerciali scorrette così diffuse, gli strumenti di tutela a disposizione dei consumatori e utenti telefonici risultano pochi e comunque connotati da scarsa efficacia: si consideri, a titolo esemplificativo, che l'identificativo del chiamante degli operatori risulta sistematicamente inesistente, o comunque irreperibile, qualora si tenti di richiamare;

altro elemento che aggrava il livello di disagio per l'utenza, è legato al fatto che le centrali operative dei call center sono sovente delocalizzate e con sede all'estero, di frequente al di fuori del territorio dell'Unione europea, con l'impiego di personale straniero molto spesso privo della necessaria conoscenza del contesto economico di riferimento e, di conseguenza, dell'esperienza e delle competenze specifiche necessarie per favorire una corretta fruizione dei servizi nel mercato in cui operano;

infine, un'ulteriore problematica sulla quale si rende necessario un rapido intervento del legislatore è quella della riassegnazione a nuovi utenti di numerazioni telefoniche già assegnate ed utilizzate in passato ad altri clienti, con la conseguenza che il nuovo intestatario è spesso tempestato da telefonate e contatti riconducibili al precedente titolare: in tal caso, a poco valgono gli appelli e le richieste rivolte alle compagnie telefoniche per ottenere la rimozione della numerazione dagli elenchi di iscrizione attivati in passato,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi con la dovuta tempestività per individuare nuove forme di repressione e prevenzione dei fenomeni descritti, in particolare contemplando sanzioni nei confronti di quelle aziende i cui operatori di call center si macchino di condotte poco consone;

se non ritenga urgente e necessario intervenire per regolamentare l'assegnazione delle risorse di numerazione agli operatori di telefonia, in modo tale da evitare l'assegnazione a nuovi utenti di numerazioni già utilizzate in passato e riconducibili a precedente intestatario.

(4-01803)

BINETTI - Al Ministro della salute. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

Sandro Biviano è un uomo di 41 anni affetto, come i suoi tre fratelli, da distrofia muscolare progressiva di tipo facio-scapolo-omerale (FSO);

la sua condizione è sufficientemente grave, per cui il caso rientra nella classe delle persone con disabilità al 100 per cento;

Sandro Biviano è costretto da tempo in carrozzina e si muove coraggiosamente unicamente con tale mezzo. Ovviamente, ha bisogno di assistenza in modo continuativo da parte di una persona che gli sia sempre a fianco;

la sua vicenda divenne di pubblico dominio alcuni anni fa, in occasione del "caso Stamina", quando lui e suo fratello Marco piantarono, nel senso letterale del termine, una tenda in piazza Montecitorio per 20 mesi, per protestare sull'inadeguatezza del servizio sanitario nazionale nell'affrontare i problemi dei disabili gravi, denunciando sia le carenze nel campo della ricerca avanzata che, soprattutto, la scarsa qualità dell'assistenza sotto il profilo socio-sanitario;

dopo un periodo di oggettiva tensione con il Ministro della salute pro tempore, Beatrice Lorenzin, furono molte le manifestazioni di interesse nei suoi confronti e verso i suoi fratelli, sia da parte del Ministero della salute, che da parte della Regione Siciliana. Essendo i ragazzi residenti a Lipari, venne predisposto un protocollo sperimentale di teleassistenza, gestito dall'ospedale di Messina, con i mezzi innovativi della telemedicina; ma con l'aggravarsi della loro condizione, i fratelli Biviano decisero di trasferirsi a Roma per essere seguiti presso il policlinico "Gemelli", nell'area specificamente destinata alla diagnosi e cura di queste patologie, diretta dal professor Enzo Ricci;

pochi giorni fa, il 10 giugno 2019, si è però verificato un grave incidente, peraltro prevedibile, stanti le pessime condizioni delle strade e dei marciapiedi di Roma, per cui la sua carrozzina si è ribaltata. Sandro Biviano è scivolato a terra in preda a dolori lancinanti e ha immediatamente pensato che probabilmente si era creata qualche frattura;

l'autoambulanza, chiamata quasi istantaneamente, è arrivata dopo 50 minuti, cosa facilmente verificabile con i dati disponibili sul cellulare; è stato quindi condotto al pronto soccorso del Gemelli, dove è giunto alle ore 17.40 e dove la sua condizione è stata identificata come quella di un soggetto con trauma differibile, nonostante la sua patologia di base, il trauma cervico-dorsale subito e le evidenti difficoltà respiratorie, aggravate dalla posizione fisica nella barella in cui frattanto era stato trasferito. Finalmente alle ore 19.40 è stata posta la diagnosi di frattura, fortunatamente composta, delle due vertebre C2 e C3;

ciò nonostante non è stato possibile trovare un letto nell'intero policlinico Gemelli, per cui ha trascorso la notte in barella, cosa sommamente disagevole e perfino pericolosa nella sua difficile condizione;

inoltre, nessuna attenzione è stata prestata alla persona che lo accompagnava, di cui ha bisogno 24 ore su 24, alla quale non è stata fornita neppure una sedia;

il giorno dopo il paziente, alle ore 9.10 del mattino, è stato dimesso con un collare tecnologicamente sofisticato, tipo "Aspen" con vista e stabilizzatore toracico; tra le indicazioni ne figurava una di particolare interesse: evitare lunghi viaggi in auto, cosa che il paziente avrebbe fatto da lì a pochi minuti dopo, e contemporaneamente gli si chiedeva di tornare dopo due settimane con radiografie fatte in particolari proiezioni, ignorando la complessità con cui questo paziente è bloccato dalla sua patologia FSO e dalla stessa duplice frattura, che esige comunque una completa immobilizzazione;

il policlinico Gemelli è indubbiamente tra le migliori strutture romane per qualità di servizi offerti ai pazienti;

nel pronto soccorso del policlinico, però, non c'è un servizio o per lo meno un protocollo appositamente studiato per pazienti che presentino particolari complessità sul piano diagnostico-assistenziale, da riferire ad un doppio tipo di patologia: quella neurologico-degenerativa e quella traumatica;

la sera del 10 giugno, al Gemelli, non c'era un solo letto libero da destinare a Sandro Biviano, per cui la dimissione del giorno dopo è diventata urgente per non trascorrere un'altra giornata sulla barella del pronto soccorso,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e che cosa intenda fare per migliorare le condizioni dei pronto soccorso, tenendo conto delle circostanze specifiche dei malati rari, disabili e privi di assistenza a livello familiare.

(4-01804)

LAFORGIA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. -

(4-01805)

(Già 3-00575)

GIACOBBE - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che, a parere dell'interrogante:

il ruolo della scuola pubblica e della scuola statale come bene pubblico appartenente al Paese non deve essere oggetto di continue riforme non condivise e calate dall'alto;

la scuola italiana di Asmara è costituita da circa 1.250 alunni tra i vari ordini di scuola e da più di 100 anni garantisce le migliori opportunità di crescita, promuovendo vocazioni e aspirazioni condivise da docenti e studenti;

il susseguirsi di decreti, quali il decreto legislativo n. 64 del 2017, che ha introdotto modalità di assunzione privatistica a livello locale, abolendo di fatto l'istituto delle supplenze all'estero, unito al recente decreto ministeriale n. 2501 del 2018, che affida ai locali l'insegnamento di numerose materie, sta letteralmente distruggendo il carattere distintivo dell'offerta formativa della scuola italiana, pubblica e statale, come sancito dalla Costituzione;

il mandato in sede estera del personale nominato fino all'anno scolastico 2016/2017 è stato di 9 anni, e la sede di Asmara è l'unica al mondo ad imporre un mandato ridotto di 5 anni, e di conseguenza tale termine danneggia, altresì, coloro che sono stati nominati con il decreto legislativo n. 64 del 2017, che prevede un primo mandato di 6 anni;

si è a conoscenza del fatto che la parte eritrea ha manifestato ripetutamente la disponibilità ad estendere il servizio in Eritrea per tutta la durata del mandato riconosciuta dall'attuale normativa, chiedendo come contropartita l'attivazione di un ulteriore indirizzo di liceo linguistico. Malgrado ciò l'ufficio competente del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale non ha ancora offerto riscontro alla richiesta proveniente dall'amministrazione eritrea;

considerato che, a giudizio dell'interrogante:

il decreto ministeriale n. 2501 del 2018 affida agli insegnanti locali l'insegnamento di numerose materie, come lingua e letteratura inglese, matematica e fisica, scienze, arte, scienze motorie, tecnologia e musica, distruggendo il carattere distintivo dell'offerta formativa della scuola italiana, pubblica e statale, come sancito dalla Costituzione; smantella l'essenza e le finalità della tradizione della scuola italiana e del suo carattere pubblico, trasformando gli istituti all'estero in meri fornitori di corsi di lingua italiana. Inoltre prevede la riduzione, nell'arco dei prossimi anni, di circa 15 cattedre di contingente di ruolo nella scuola secondaria di primo e di secondo grado a vantaggio di contratti a personale locale;

ciò che si sta verificando è in evidente contrasto con la volontà espressa nel decreto legislativo n. 64 del 2017, che intende invece potenziare e rafforzare la presenza delle istituzioni scolastiche statali all'estero e la promozione della lingua e della cultura italiana;

molte sedi estere, come Parigi, Istanbul e Addis Abeba, hanno già evidenziato le difficoltà applicative in merito alla possibilità di sostituire il personale di contingente con contrattisti locali, come previsto dal decreto ministeriale. E nello specifico le criticità riguardano il fatto che il personale locale non dispone del titolo di studio prescritto per l'insegnamento, in quanto in Eritrea non esistono corsi di laurea equipollenti ai titoli rilasciati in Europa; il medesimo personale non è in possesso di certificazioni linguistiche di conoscenza della lingua italiana ad un livello avanzato, in quanto tali certificazioni richiederebbero la presenza in loco di un istituto di cultura con docenti certificatori inviati dall'Italia;

durante l'anno scolastico 2018/2019, presso la sede di Asmara non è stato possibile coprire la maggior parte delle cattedre rimaste scoperte; per di più, coloro i quali rispondono ai requisiti citati potrebbero comunque non essere assunti, in quanto privi di congedo ("release") dal servizio militare che, nel Paese, può avere durata semi-permanente; in aggiunta, preme sottolineare che, poiché gli stranieri possono ottenere la residenza in loco solo in presenza di un contratto di lavoro in essere, il requisito della residenza nel Paese da almeno un anno, richiesto dal decreto ministeriale, è inapplicabile,

si chiede di sapere:

quali azioni intendano mettere in campo i Ministri in indirizzo affinché la distorta applicazione del decreto legislativo n. 64 del 2017 non continui a snaturare il sistema scolastico italiano all'estero, corrodendone le fondamenta, e creando una serie di disfunzioni che compromettono il regolare svolgimento delle attività didattiche e la credibilità del sistema nel suo complesso;

nello specifico, quali azioni intendano intraprendere per evitare la chiusura della scuola italiana di Asmara.

(4-01806)

ALFIERI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

il Consiglio degli Stati della Confederazione elvetica ha deciso di non archiviare e di rimettere all'ordine del giorno dei propri lavori la mozione presentata dalla Lega dei Ticinesi, che chiede, per motivi di sicurezza, la chiusura totale notturna dei valichi non commerciali tra Italia e Svizzera;

la sperimentazione attuata per sei mesi nel 2017 sui valichi di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga non ha avuto seguito perché, secondo il Consiglio federale elvetico, ha avuto un impatto debole sulla criminalità transfrontaliera;

altri metodi oggi offrono maggiori garanzie dal punto di vista della sicurezza per entrambi i Paesi e permettono di presidiare meglio il territorio, come le nuove e avanzate tecnologie di videosorveglianza e le pattuglie miste di Polizia italiana e svizzera;

i valichi non commerciali sono una fondamentale arteria di circolazione per i lavoratori frontalieri e, visto il territorio sul quale insistono, spesso rappresentano indispensabili vie alternative per interventi urgenti di soccorso in caso di emergenze o calamità nelle aree di confine;

la proposta della Lega dei Ticinesi è inadeguata a garantire maggiore sicurezza alle comunità di confine ed è discriminatoria e strumentale nei confronti dell'Italia e delle sue forze di polizia;

sono grandi la contrarietà e la preoccupazione dei sindaci e delle comunità italiane di frontiera, che già si mobilitarono nel 2017 contro la chiusura sperimentale dei valichi,

si chiede di sapere:

quali misure urgenti il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale intenda adottare al fine di evitare la chiusura anche solo parziale dei valichi non commerciali tra Italia e Svizzera;

quali misure urgenti il Ministro dell'interno intenda adottare al fine di aumentare la collaborazione tra le forze di polizia italiane e quelle svizzere per coniugare la sicurezza con la libertà delle persone e delle vie di comunicazione tra Lombardia e Ticino.

(4-01807)

CIRIANI, RAUTI, URSO, FAZZOLARI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. -

(4-01808)

(Già 3-00203)

MANTOVANI, DONNO, RICCARDI, LANZI, PIRRO, VANIN, ANGRISANI, MOLLAME, MORRA, GALLICCHIO, TURCO, ANASTASI, DE LUCIA, ROMANO, ACCOTO, BOTTO, LANNUTTI, CORRADO, NATURALE, PRESUTTO, MATRISCIANO, CORBETTA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

nel corso degli anni in diverse parti d'Italia, sono stati numerosi i casi in cui il sindaco o il presidente di un Consiglio comunale non ha autorizzato, sulla base di motivi regolamentari, le registrazioni audio e video o le dirette streaming delle sedute dei Consigli o delle commissioni consiliari;

da ultimo, si cita il caso del Comune di Serramazzoni (Modena), dove, nonostante le richieste formali presentate dai consiglieri del Gruppo del Movimento 5 Stelle, il sindaco ha imposto il divieto alle riprese, fino a rivolgersi alle forze dell'ordine per disattivare le registrazioni realizzate dagli stessi consiglieri;

considerato che:

a parere degli interroganti, tale divieto rischia di ledere alcuni diritti fondamentali, in primis il diritto all'informazione di cui all'articolo 21 della Costituzione;

il Garante per la protezione dei dati personali si è espresso da tempo sulla possibilità delle riprese e della diffusione televisiva delle riunioni del Consiglio comunale, anche al di fuori dell'ambito locale e con le opinioni e i commenti del giornalista, purché i presenti siano stati debitamente informati dell'esistenza delle telecamere e della successiva diffusione delle immagini, avendo cura di prevenire l'indebita divulgazione di dati sensibili, nel rispetto delle norme già disposte dal decreto legislativo decreto legislativo n. 196 del 2003, recante "Codice in materia di protezione dei dati personali", e ora previste dal regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, regolamento generale per la protezione dei dati;

il nostro ordinamento normativo garantisce espressamente la pubblicità degli atti dell'amministrazione comunale e provinciale e delle sedute dell'organo consiliare comunale, demandando a uno specifico regolamento comunale l'introduzione di eventuali limiti (artt. 10 e 38 del decreto legislativo decreto legislativo n. 267 del 2000, testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali);

il decreto legislativo n. 82 del 2005, codice dell'amministrazione digitale, all'articolo 9, tutela la partecipazione democratica elettronica prevedendo che le pubbliche amministrazioni favoriscono ogni forma di uso delle nuove tecnologie per promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini, anche residenti all'estero, al processo democratico e per facilitare l'esercizio dei diritti politici e civili e migliorare la qualità dei propri atti;

l'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo n. 33 del 2013 garantisce la trasparenza, intesa come accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all'attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche;

per colmare l'assenza di una normativa specifica e puntuale nella materia delle riprese nei Consigli, è stato presentato il disegno di legge AS 953 che modifica il testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali prevedendo l'obbligo per Comuni e Province di effettuare la registrazione integrale audio e video delle sedute pubbliche del Consiglio, trasmettendola in diretta streaming sul proprio sito internet istituzionale e garantendone la visualizzazione e fruizione sul sito medesimo. Nel caso in cui ciò non sia possibile, colui che presiede dispone l'utilizzo dei sistemi tradizionali di resocontazione o di altri sistemi di registrazione, al fine di garantire sempre la fruizione da parte dei cittadini della seduta sul sito istituzionale dell'ente;

rilevato che:

le videoriprese dei lavori consiliari costituiscono ormai un patrimonio culturale e un'efficace modalità redazionale dei testi deliberativi e delle verbalizzazioni, nell'ambito di un processo di riforma che ha come fine quello di garantire la trasparenza amministrativa;

a parere degli interroganti limitare le videoriprese o le dirette streaming, anche in assenza di uno strumento di proprietà dell'amministrazione per tale scopo e in presenza di apparati tecnologici ormai diffusi, come smartphone o tablet, è incomprensibile e inadeguato nell'era della digitalizzazione e delle dirette sui social network "Facebook" o "Instagram", essendo l'identità digitale entrata nel patrimonio giuridico dell'ordinamento nazionale e comunitario;

attraverso le videoriprese o le dirette è possibile limitare il fenomeno delle "fake news", inteso come la creazione di notizie false che sembrano verosimili, e la disinformazione che disincentiva il corretto apprendimento e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica,

si chiede di sapere:

come il Ministro in indirizzo valuti i fatti descritti;

se non ritenga opportuno, mediante atti di propria competenza, tutelare in maniera piena ed effettiva alcuni diritti fondamentali presenti nel nostro ordinamento, che assicurano ai cittadini l'accesso agli atti e l'informazione, la partecipazione democratica elettronica e la trasparenza delle pubbliche amministrazioni, garantendo che i lavori dei Consigli comunali siano pubblicizzati anche mediante la registrazione audio e video o la diretta streaming.

(4-01809)

LONARDO, CARBONE - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e della salute. - Premesso che:

esiste a Capri, Ischia e Procida un problema quotidiano di emergenza sanitaria per l'impossibilità di trasferire dalle isole alla terraferma ammalati affetti da malattie gravi, molti con patologie che richiedono cure costanti;

le idroambulanze sono in avaria da mesi e le compagnie di navigazione negano costantemente il trasporto a bordo di ambulanze con pazienti affetti da difficoltà palesi, come i pazienti in chemioterapia;

molto spesso, anche alle associazioni di volontariato è fatto divieto di trasferire i malati in ambulanza a Napoli,

si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo vogliano porre in essere, d'intesa con la Regione Campania, per risolvere questo problema che crea disagio e indignazione tra i cittadini delle isole.

(4-01810)

BONINO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

ADG (iniziali del nome e iniziale del cognome) è nato a Pietra Ligure il 23 giugno 2013 e gli è stata immediatamente diagnosticata una leucomalacia a seguito di sofferenza perinatale;

nel 2014 gli viene riconosciuto dal centro medico legale dell'Inps di Torino lo stato di invalidità civile come "portatore di handicap in situazione di gravità ai sensi dell'art. 3, comma 3, della legge 104/94";

nel 2016 inizia a frequentare a tempo pieno la scuola per l'infanzia "Tesoriera" di Torino, presso la quale, malgrado le previsioni normative e le richieste dei genitori e del servizio di neuropsichiatria infantile della Asl competente, non gli sono mai state, fino ad oggi, riconosciute nell'ambito del piano educativo individualizzato più di 9 ore di sostegno settimanale, quando il numero di ore di sostegno per disabili gravi e gravissimi devono corrispondere alla totalità dell'orario scolastico di un insegnante di sostegno;

nella sostanza il piano educativo individualizzato, che nel caso di ADG non è mai stato elaborato nei termini previsti, cioè prima dell'avvio dell'anno scolastico, riduce arbitrariamente il numero di ore di sostegno giustificato dalle sue condizioni cliniche, equiparandole a quelle di un disabile non grave;

il servizio di neuropsichiatra infantile della Asl competente, appena appreso il numero di ore di sostegno riservato a ADG all'inizio del primo anno scolastico (2016), ha contattato immediatamente la responsabile pedagogica della scuola per l'infanzia richiedendo un'integrazione delle ore, ma ricevendone risposta negativa;

la minore erogazione di ore di sostegno ha conseguenze gravi sul piano biologico, relazionale e educativo; in questo caso, ha ridotto le possibilità di crescita cognitiva ed emotiva di ADG con grave danno per il prosieguo del suo percorso scolastico;

i genitori di ADG, per il tramite dei propri legali, hanno inoltrato nell'aprile 2019 una formale diffida alla scuola per l'infanzia, alla Divisione servizi educativi, nonché al sindaco e al presidente della circoscrizione 4 della città di Torino, per grave violazione del fondamentale diritto soggettivo, costituzionalmente tutelato, all'istruzione e all'integrazione scolastica, ma non hanno mai ricevuto riscontro, né risposta da nessuno dei destinatari,

si chiede di sapere se e in che termini sia possibile provvedere a che a ADG siano garantite un numero di ore di sostegno coerenti con la sua condizione e con i suoi bisogni educativi.

(4-01811)

Interrogazioni, già assegnate a Commissioni permanenti, da svolgere in Assemblea

L'interrogazione 3-00788, del senatore Dal Mas, precedentemente assegnata per lo svolgimento all'8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-00915 del senatore Patriarca ed altri, sulle iniziative di contrasto al gioco d'azzardo;

3-00921 del senatore Lannutti ed altri, sui servizi offerti da due grandi portali di prenotazione online di alberghi;

7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-00914 della senatrice Boldrini ed altri, sulla trasformazione dell'Istituto statale per sordi di Roma in ente nazionale;

9ª Commissione permanente(Agricoltura e produzione agroalimentare):

3-00917 del senatore D'Arienzo, sulla necessità di adeguamento dei sistemi di sicurezza dei mezzi agricoli;

11ª Commissione permanente(Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):

3-00913 della senatrice Parente ed altri, sulla stabilizzazione del personale precario di Anpal servizi SpA.

Mozioni, ritiro di firme

Il senatore De Bonis ha dichiarato di ritirare la propria firma dalla mozione 1-00116, del senatore Nencini ed altri.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 4-01791, del senatore Battistoni.