Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 107 del 04/04/2019
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
107a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 4 APRILE 2019
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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10).
Si dia lettura del processo verbale.
NISINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sul 10° anniversario del terremoto che ha colpito l'Abruzzo
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Senatori, il 6 aprile 2009, alle ore 3,32 della notte, una terribile scossa di terremoto sconvolse la città dell'Aquila, l'Abruzzo e tutto il Centro Italia. Sotto le macerie rimasero bambini, ragazze e ragazzi, intere famiglie, anziani, soccorritori. Il bilancio finale fu drammatico: persero la vita oltre 300 persone, con più di 1.500 feriti e decine di migliaia di sfollati.
Tra le vittime permettetemi di ricordare Giovanna Berardini, giovane mamma, che il giorno dopo avrebbe dovuto partorire la sua seconda figlia, Giorgia. Il terremoto portò, invece, via l'intera famiglia, compreso il figlioletto Francesco di due anni. E poi case, scuole, chiese, edifici pubblici; il centro storico e le zone più colpite furono distrutte in pochi secondi, cancellando per sempre storie, ricordi, affetti, volti.
La macchina dei soccorsi restituì al Paese quella dignità e quell'orgoglio che la tragedia aveva messo a dura prova. Da tutta l'Italia ci si mobilitò per aiutare, sostenere, confortare quei connazionali che avevano perso tutto; una gara di solidarietà, alla quale parteciparono anche Stati esteri, fondazioni, organizzazioni internazionali.
A distanza di dieci anni abbiamo il dovere morale di ricordare e abbiamo l'obbligo di ispirare ogni giorno le politiche pubbliche ai princìpi di sicurezza del territorio e dell'ambiente.
In ricordo delle vittime, vi invito ad un minuto di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).
Svolgimento di interrogazioni (ore 10,08)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-00634 sull'immobile da destinare a nuova sede della questura di Pesaro.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, signori senatori, gli uffici della questura di Pesaro e Urbino sono ubicati in differenti immobili, detenuti in regime di occupazione extracontrattuale, con sede centrale in via Giordano Bruno e una seconda sede, ubicata in via Flacco, adibita a sede degli uffici immigrazione e personale. Con riferimento a questo secondo immobile, di proprietà di una società interamente partecipata dalla Provincia di Pesaro e Urbino, è stata anche attivata una procedura di sfratto per finita locazione con rilascio previsto, dopo due intervenute proroghe, alla fine del 2019.
Al fine di individuare soluzioni alternative idonee a sistemare gli uffici attualmente dislocati nell'immobile di via Giordano Bruno, la prefettura, in stretto raccordo con la questura e l'Agenzia del demanio, ha avviato, fin dal 2015, le procedure per rendere possibile il recupero, con oneri a carico dell'Agenzia del demanio, di un immobile demaniale, adiacente alla sede della prefettura, un tempo sede dell'Intendenza di finanza e del Comando provinciale della Guardia di finanza, da anni inutilizzato.
Nel nuovo stabile saranno allocati parte degli uffici attualmente situati nella sede principale di Via Giordano Bruno e sarà ricavata un'area interna per lo stazionamento delle autovetture di servizio. Gli uffici di Via Flacco, invece, saranno trasferiti nell'attuale edificio principale della questura, che si trova nella medesima piazza in posizione frontale ed a poche decine di metri dal nuovo edificio.
Tale ipotesi di risistemazione logistica si è concretizzata in un protocollo d'intesa, sottoscritto in data 17 giugno 2016, tra il Ministero dell'interno, l'Agenzia del demanio ed il Comune di Pesaro. In particolare, la citata Agenzia si è impegnata a progettare ed attuare l'intervento di adeguamento e ristrutturazione edilizia, per una spesa complessiva di 6,2 milioni di euro, ed ha elaborato un progetto definitivo degli interventi, che include anche opere di riduzione del rischio sismico. Ai fini della stesura della progettazione esecutiva è stato elaborato un apposito programma, approvato dalla Soprintendenza ai beni artistici e culturali, per il posizionamento di alcuni container, strumentali alla temporanea collocazione dei negozi sulla piazza antistante l'edificio nel periodo necessario alla esecuzione dei lavori.
Proprio con riferimento alla presenza degli esercizi commerciali posti al piano terra dello stabile va evidenziato che la situazione era nota all'atto della stipula del protocollo d'intesa nel 2016 a tutti gli uffici locali, interregionali e centrali interessati, che hanno valutato positivamente l'intervento sotto il profilo della funzionalità, ritenuta in linea con le regole tecniche e amministrative dettate per gli interventi del tipo innanzi prospettato. Si evidenzia, inoltre, che i suddetti esercizi commerciali non sono comunque situati a ridosso degli ingressi principali, né della prefettura né dello stabile individuato per il trasferimento degli uffici della questura.
L'attuazione dell'iniziativa in parola viene, peraltro, costantemente monitorata da un apposito gruppo di lavoro composto, come indicato dal citato protocollo d'intesa, da rappresentanti delle parti sottoscrittrici, nonché da un referente locale del
Dipartimento della pubblica sicurezza territorialmente competente, che garantirà il necessario supporto tecnico all'Agenzia del demanio affinché il relativo progetto di adeguamento sia conforme alle esigenze degli uffici di Polizia.
L'iniziativa in questione, il cui termine presumibile di ultimazione dei lavori è previsto per la fine del 2021 o l'inizio del 2022, si presenta economicamente vantaggiosa per l'amministrazione, in quanto, essendo l'immobile demaniale, non dovranno essere corrisposti canoni e le opere di adeguamento alle esigenze di Polizia saranno realizzate e finanziate dall'Agenzia del demanio.
Si fa presente, da ultimo, che non risultano finora pervenute proposte in merito alla realizzazione di una nuova struttura sull'area edificabile di proprietà del Comune, adiacente il parco Miralfiore, soluzione che comunque non sarebbe economicamente più vantaggiosa, dovendo il Ministero dell'interno in tale ipotesi corrispondere un canone di locazione per l'utilizzo dell'immobile che il Comune di Pesaro andrebbe a realizzare.
La prefettura di Pesaro e Urbino ha peraltro fatto sapere che in una delle ultime riunioni del Consiglio comunale di Pesaro è stato respinto a maggioranza un ordine dei giorno presentato da un consigliere di minoranza con il quale si impegnava l'amministrazione comunale a trovare altre soluzioni per l'allocazione della questura.
CANGINI (FI-BP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANGINI (FI-BP). Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Molteni per la gentilezza che mi ha usato nel venire oggi in Aula a rispondere a un'interrogazione che nasce dal doveroso rapporto tra parlamentari e territorio che li ha espressi. Mi sono fatto carico dei dubbi manifestati da un sindacato di Polizia, dubbi che hanno animato un dibattito sui giornali cittadini, a seguito del quale diversi cittadini mi hanno scritto aderendo a questi dubbi e sollecitandomi a prendere una posizione.
Prendo atto della cronologica ricostruzione dei fatti svolta dal sottosegretario Molteni, che mi pare non aggiunga valutazioni di merito alla scelta fatta dal sindaco di Pesaro Matteo Ricci. Tale scelta è, a mio avviso, discutibile per tante ragioni: in primo luogo per questioni di sicurezza. Ne ha fatto cenno il Sottosegretario: i negozi che si trovano al piano strada espongono al rischio e favoriscono l'intenzione di eventuali malintenzionati che volessero fare un attentato alla questura. La nuova questura si troverebbe poi collocata nel pieno del centro storico cittadino, zona a traffico limitato, a ridosso di Piazza del Popolo, frequentatissima dai pesaresi, i quali ritengono giustamente un loro diritto passeggiare in serenità. E questo ritengo che mal si concilierebbe con il viavai di volanti di Polizia che fanno il loro mestiere, ma metterebbero anche a rischio la sicurezza dei cittadini che lì passeggiano.
La struttura individuata, inoltre, proprio per la sua morfologia, non pare adeguata alla funzione che andrebbe a ricoprire. Non si libererebbe automaticamente la vecchia questura e quindi ci sarebbe una coabitazione di uffici in edifici diversi, cosa che immagino non possa favorire la funzionalità del lavoro di chi dovesse operare all'interno della nuova questura. Non ci sono poi parcheggi, e questo penalizza i dipendenti della questura, così come i cittadini chiamati a frequentarla.
Meglio sarebbe stato, a mio avviso, utilizzare il terreno di proprietà del Comune cui lei ha fatto riferimento - 20.000 metri quadri edificabili - per costruire una nuova questura con tutti i crismi e, dopo un accordo con il demanio, restituire alla città l'edificio dell'ex Intendenza di finanza perché, come sappiamo, Pesaro è una città ricca di fermento culturale e associativo ma povera di luoghi dove tale fermento possa realizzarsi, svolgersi, aprirsi effettivamente alla cittadinanza. Quindi, dal mio punto di vista, meglio sarebbe stato, per la collocazione di quell'edificio (l'ex Intendenza di finanza) e per la sua struttura, aprirlo e restituirlo effettivamente alla cittadinanza piuttosto che trasformarlo in una questura, o meglio in una mezza questura, dal momento che una parte della vecchia questura resterebbe in funzione.
Comunque, ubi maior, prendo atto della posizione del Governo e dell'amministrazione comunale di Pesaro e speriamo che si riveli la scelta giusta.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00276 sull'istituzione dell'archivio di Stato della Provincia di Barletta-Andria-Trani.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, il senatore Quarto chiede notizie relative all'istituzione di un Archivio di Stato nella provincia di Barletta-Andria-Trani. Vorrei premettere che, come correttamente ricordato dal senatore interrogante, il decreto del Presidente della Repubblica n. 1409 del 1963, che detta norme relative all'ordinamento del personale degli archivi di Stato, prevedeva un Archivio di Stato in ogni provincia, con sede nel capoluogo.
La competente Direzione generale del Ministero per i beni e le attività culturali, già nel marzo del 2008, aveva espresso la propria disponibilità ad attivarne uno nella provincia in parola, purché gli enti locali si fossero fatti carico dei problemi connessi all'adeguamento strutturale e funzionale delle sedi, tenuto conto delle difficoltà di bilancio evidenziate anche dagli altri uffici del Ministero presenti sul territorio.
La stessa Direzione archivi, su impulso del segretario generale che si era fatto interprete della richiesta avanzata in tal senso dal commissario governativo per la Provincia di Barletta-Andria-Trani, provvide a quantificare gli oneri necessari per l'attivazione e il successivo funzionamento dell'Archivio di Stato di Trani, addivenendo alla conclusione che non sarebbe stato possibile farvi fronte con le risorse ordinarie.
Si conviene con il senatore interrogante circa il fatto che la presenza di personale d'archivio già addetto al servizio presso le sezioni distaccate non comporta, per tali voci di spesa, oneri aggiuntivi e tuttavia la funzionalità di una serie di archivi esige una più complessa organizzazione anche strutturale.
Nell'ampio confronto che ha riguardato la valutazione delle ragioni culturali dell'iniziativa, ma anche le sue implicazioni finanziarie, organizzative e logistiche, si è ritenuto di mantenere per ora l'assetto esistente, con gli uffici di Barletta e Trani come sezioni dell'Archivio di Stato di Bari. Nel 2016 sono stati assegnati, per l'adeguamento strutturale e funzionale della ex caserma Stennio di Barletta 974.500 euro complessivi di cui 706.500 euro imputabili alla programmazione ordinaria dei lavori pubblici e 268.000 euro stanziati con legge 23 dicembre 2014, n. 190. Tale somma non è tuttavia sufficiente per ultimare i lavori necessari. Vorrei infatti rammentare che già nel 2008 l'ufficio tecnico della competente Direzione generale archivi aveva stimato l'importo necessario all'adeguamento strutturale in 2,5-3 milioni di euro. È stato quindi previsto di realizzare in via prioritaria gli interventi comunque necessari per avviare la procedura di messa in esercizio dell'attività nel rispetto delle normative vigenti (agibilità, certificato prevenzione incendi eccetera). Peraltro, la Direzione segnala una controversia sulla proprietà del complesso, insorta tra il demanio e il Comune di Barletta.
Per completezza, la stessa Direzione ricorda che è in corso un serrato confronto fra le città di Barletta e di Trani circa l'ubicazione della sede principale dell'istituendo Archivio di Stato.
Vorrei tuttavia rassicurare il senatore interrogante che il Ministero per i beni e le attività culturali, che, tra le altre, svolge le funzioni statali relative alla tutela del patrimonio archivistico italiano e ne promuove la conservazione, la conoscenza e lo studio, è ben consapevole dell'importanza degli Archivi, che sono un bene prezioso e delicato dove lavorano professionisti che conservano il passato e organizzano il presente, permettendo a tutti di usufruire di inestimabili documenti che essi stessi salvaguardano per il futuro, e persevera nella ricerca di ogni possibile soluzione per realizzare quanto richiesto; una soluzione che contemperi e soddisfi il piano culturale e quello finanziario nel quadro di un piano di riorganizzazione del Ministero.
QUARTO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUARTO (M5S). Signor Presidente, esprimo la mia soddisfazione per questa circostanziata e completa risposta del Governo. Finalmente, dopo quindici anni dalla nascita della Provincia di Barletta-Andria-Trani, si prende seriamente in considerazione l'istituzione della sede provinciale dell'Archivio di Stato, così come prevede la legge dello Stato. Raccogliere, conservare e sorvegliare il patrimonio archivistico e documentario di proprietà statale e renderlo fruibile ai cittadini: è questo l'importante compito degli Archivi di Stato. Preziosa risulta l'assistenza ai ricercatori in sala studio e le ricerche per corrispondenza, l'acquisizione della documentazione storica degli uffici statali, l'attività promozionale e didattica, le iniziative di ricerca scientifica e di valorizzazione dei documenti, anche in collaborazione con altri istituti culturali. Tutto ciò è sicuramente più efficiente se nel territorio esiste una sede provinciale.
Per troppo tempo i Governi precedenti hanno ignorato questa legittima istanza che - sia chiaro - non comporterebbe oneri aggiuntivi. Sono infatti già operative sul territorio, come sezioni dell'Archivio di Stato di Bari, le sedi di Barletta e Trani, dotate nel complesso di circa 100.000 documenti di interesse archivistico, atti di carattere amministrativo, finanziario, giudiziario e militare, in alcuni casi risalenti al XVI secolo.
Sul piano delle risorse umane poi queste due sezioni hanno già una qualificata e completa dotazione tra funzionari archivisti e addetti ai servizi e possono usufruire di due splendidi edifici, ricordati anche dal Sottosegretario: l'ex caserma Stennio di Barletta, un tempo convento dei Celestini, le cui prime notizie riguardanti la chiesa con l'annesso monastero e ospedale risalgono al 1185, e lo storico palazzo Valenzano di Trani, risalente al 1762, già sede dell'archivio notarile distrettuale.
Ho fatto presente nell'interrogazione che la provincia di Fermo, nata anch'essa nel 2004, ha ottenuto la trasformazione da sezione di Archivio di Stato in Archivio di Stato di Fermo già nel 2007. Credo sia giunto il momento di procedere anche nella sesta provincia pugliese. Il Ministero per i beni e le attività culturali potrà quindi indicare come sede Barletta o Trani.
Approfitto dell'occasione per sollecitare tutti gli enti coinvolti ad accelerare le procedure per completare i lavori di adeguamento e di messa in sicurezza delle strutture che ospitano o ospiteranno a breve i documenti archivistici. Il Governo, dal canto suo, deve impegnarsi ad agire tempestivamente appena il territorio sarà pronto con una sede ad accogliere l'Archivio di Stato. (Applausi dal Gruppo M5S).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Vorrei salutare i rappresentanti delle Consulte degli studenti del Friuli-Venezia Giulia. (Applausi).
Ripresa dello svolgimento di interrogazioni (ore 10,23)
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00217 sulla situazione degli uffici della Motorizzazione civile di Firenze e Prato.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
DELL'ORCO, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, l'ufficio della motorizzazione civile (UMC) di Prato, nel dicembre 2012, è stato chiuso anche a seguito delle misure contenute nel decreto-legge n. 95 del 2012, con conseguente accorpamento all'UMC di Firenze. I pensionamenti, il blocco del turnover e la rotazione di personale hanno determinato criticità nell'erogazione del servizio.
Con riferimento al periodo di validità del foglio rosa, la circolare ministeriale del 2 marzo 2016 ha fornito disposizioni in relazione alla possibilità di proroga. Evidenzio, inoltre, che un'apposita commissione ispettiva del MIT, nominata nel 2018 per verificare le effettive situazioni di criticità lamentate dalle autoscuole, ha riscontrato che la cosiddetta vita media del foglio rosa di Firenze è di circa cento giorni, cioè in linea con la media nazionale.
Al riguardo, informo che a febbraio 2018 è stato assunto un funzionario ingegnere nell'ufficio di Firenze, mentre per le future assunzioni di personale a tempo indeterminato presso il MIT, una parte considerevole delle stesse sarà effettuata tramite apposito concorso a 148 posti di funzionario ingegnere architetto - di cui cinque per la Motorizzazione di Firenze e le relative sezioni - le cui prove scritte si sono già svolte; al riguardo, si è già richiesto al Ministero dell'economia e delle finanze la possibilità di prevedere, con il primo strumento normativo utile, un incremento dei posti già messi a concorso. Aggiungo anche che, sempre per la carenza del personale della Motorizzazione, in manovra è stato inserito un fondo da 16 milioni di euro, ovviamente spalmato su vari anni, per ulteriori cinquanta assunzioni per venire incontro a questa carenza evidente che abbiamo ereditato.
Proprio per far fronte alle richieste dell'utenza si sta intervenendo attraverso miglioramenti organizzativi. L'attività operativa viene anche soddisfatta grazie ad una maggiore presenza, in regime di straordinario, da parte del personale dell'ufficio. È comunque allo studio, tra le misure da inserire nelle proposte di legge di modifica al codice della strada, quella della proroga del foglio rosa, quando al candidato non è dato di sostenere le due prove di esame di guida in costanza di validità della certificazione, misura che, quindi, permetterà di abbattere i costi del rinnovo del foglio rosa.
Alla luce di quanto esposto, rassicuro che la competente Direzione generale territoriale svolge e continuerà a svolgere la propria attività di monitoraggio sulle criticità lamentate e cercherà di assumere tutti i necessari provvedimenti.
Infine, informo che in ogni sede periferica sono in fase di attivazione corsi di abilitazione per l'espletamento dell'attività di esaminatore, di modo da contribuire all'incremento del personale abilitato allo svolgimento degli esami in modo da diminuire i disagi all'utenza.
PARRINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARRINI (PD). Signor Sottosegretario, la ringrazio per le informazioni e i chiarimenti che ci ha dato.
Anche considerato il fatto che l'interrogazione risale a molti mesi fa, ho potuto fare nuove verifiche con gli operatori e con i cittadini che avevano sollevato la questione e denunciato l'esistenza di un problema grave. Da queste verifiche è emerso che il quadro che attualmente abbiamo per quanto riguarda la Motorizzazione di Firenze e Prato è molto meno roseo di quello che ci viene descritto e che le prospettive non sono affatto favorevoli come quelle che lei ci ha prospettato.
Sappiamo bene che c'è stata una svolta in questa vicenda che si è verificata nel mese di aprile del 2018, quando è stato rimesso in discussione un accordo precedente; ciò ha determinato una grave ricaduta sul servizio. Sappiamo che per molto tempo si è andati avanti con un grande sacrificio dei cittadini e degli operatori professionali, che hanno cercato di supplire con la loro buona volontà agli effetti gravi delle carenze di organico. Sappiamo anche che i rimedi strutturali che occorrono per poter avviare veramente a soluzione questo problema sono di dimensioni assai più ampie rispetto a quelle dei rimedi che lei ha accennato.
Comunque, apprezzo il tentativo di mettere in campo una soluzione. Registro il suo ottimismo sull'effetto che avranno le iniziative in corso. Le ricordo soltanto che le assunzioni programmate sono, a mio parere, davvero insufficienti a mutare la situazione nella Motorizzazione civile di Firenze e Prato. L'esistenza di disagi così gravi come quelli che nella mia interrogazione sono riportati non è affatto attenuata dal constatare che la durata del foglio rosa in questa circoscrizione è la stessa che esiste, in media, nelle altre circoscrizioni, perché in questi casi mal comune mezzo gaudio non è un principio che vale. Mal comune è mal comune e non c'è altro da dire.
Le dico anche che sarebbe bene che il Governo, come già avvenuto per ciò che concerne gli organici delle forze di polizia, desse un'informazione corretta sull'effetto, come saldo netto, dei concorsi che sono in programma.
Infatti se, come da molte voci allarmate mi viene fatto sapere, ci sarà - all'interno di queste strutture - un ricorso massiccio alle nuove disposizioni sull'anticipo pensionistico, corriamo il rischio che l'immissione in ruolo di unità in più che lei ha ricordato alla fine porti a un saldo netto di personale in calo per l'effetto di un'altra misura che ha operato lo stesso Governo del quale lei è esponente e al quale appartiene. Anche in questo caso bisogna che la mano destra sappia quello che fa la mano sinistra, altrimenti non si riesce ad avere un servizio adeguato per i cittadini.
La ringrazio e certamente torneremo sull'argomento perché ho l'impressione che la soluzione sia molto di là da venire. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Seguono le interrogazioni 3-00690 e 3-00707 sulla condanna dell'avvocato iraniano Nasrin Sotoudeh.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.
PICCHI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Signor Presidente, il Governo italiano segue con grande attenzione la vicenda dell'avvocatessa iraniana Nasrin Sotoudeh e del marito Reza Khandan, sia direttamente che in coordinamento con i partner europei.
Sul piano bilaterale, il ministro degli affari esteri Moavero Milanesi ha effettuato un passo formale con il proprio omologo iraniano, cui è stato anche confermato l'elevato interesse dell'opinione pubblica e delle associazioni professionali forensi italiane al caso, e con l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea Mogherini, affinché alla vicenda dell'avvocatessa Nasrin Sotoudeh sia dedicata la massima attenzione.
Ancor prima della recente condanna, abbiamo preso parte attiva alle principali occasioni di discussione della situazione dei diritti umani in Iran nei competenti fora multilaterali. Da ultimo, nell'ambito dei lavori del Consiglio per i diritti umani dell'ONU a Ginevra, di cui l'Italia è parte, in occasione del dialogo interattivo con il relatore speciale ONU sulla situazione dei diritti umani in Iran (11 marzo 2019), l'Unione europea ha attirato l'attenzione, tra l'altro, sul forte impegno per la protezione e promozione della libertà di opinione, espressione, associazione e riunione. Allo stesso tempo, ha espresso forte preoccupazione per i continui arresti e detenzioni di persone che esercitano questi diritti, inclusi giornalisti, attivisti, avvocati e difensori dei diritti umani, così come di avvocati che difendono queste persone, sollecitando il Governo iraniano a rivedere le proprie politiche, azioni e leggi per assicurare la protezione di tali diritti. L'Unione europea ha inoltre sollecitato il Governo iraniano ad adottare ulteriori misure per garantire il pieno godimento dei diritti umani di donne e ragazze.
A seguito dell'annuncio della recente condanna di Nasrin Sotoudeh, alla nostra ambasciata a Teheran è stato chiesto di coordinarsi con le altre rappresentanze dell'Unione europea accreditate nel Paese anche per chiarire i termini della pena inflitta, sui quali vi è divergenza tra quanto dichiarano ufficialmente le autorità iraniane (sette anni) e quanto dichiarato dalla famiglia (38 anni e 148 frustate). Si tratta di un accertamento non semplice, alla luce di alcune rigidità che sussistono nel contesto iraniano.
Continueremo a sostenere le iniziative pianificate dall'Unione europea, che - ricordo - si è immediatamente attivata con una dichiarazione (il 12 marzo) nella quale si esprime preoccupazione per la condanna dell'avvocatessa. Allo stesso tempo, si richiama l'attenzione delle autorità iraniane sulle violazioni al diritto a un giusto processo subite dall'avvocatessa e sul fatto che il diritto di protestare ed esprimere pacificamente le proprie idee è sancito dal Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, di cui anche l'Iran è parte, e si chiede con fermezza l'immediata revisione della sentenza relativa all'avvocatessa e di quella del marito, oltre al rispetto del loro diritto di appellarsi contro le sentenze.
Monitoreremo gli sviluppi futuri del caso, evocandolo con preoccupazione nei prossimi contatti bilaterali con Teheran e assicurando che esso sia approfondito dai competenti organismi multilaterali. Il binario multilaterale appare infatti la cornice più adeguata nella quale poter iscrivere, in coordinamento con i partner dell'Unione europea, azioni di pressione sulle autorità iraniane sia relative al caso specifico sia - più in generale - per stimolare risposte costruttive in tema di rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, inclusi quelli delle donne, da parte del Governo iraniano.
CIRINNA' (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIRINNA' (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, la questione oggetto dell'interrogazione che ho presentato va guardata in un'ottica più ampia, sulla quale vorrei che anche la Commissione diritti umani del Senato potesse lavorare. Non è un caso che nel mondo, ogni qualvolta le donne si fanno interpreti e portatrici di richieste non solo di rivendicazione di diritti umani, ma anche di libertà personali, nel momento in cui diventano visibili e importanti vengono colpite con estrema durezza.
Una delle battaglie principali che le donne di Paesi come l'Iran conducono è il diniego all'obbligo di indossare il velo. Abbiamo visto anche le donne in Arabia Saudita che hanno sfidato il regno e il re mettendosi alla guida della loro automobile; c'è una fortissima richiesta di scolarizzazione, attraverso la quale molte donne cercano di ottenere diritti per sé e per le loro figlie. Ciò che mi domando, utilizzando lo strumento dell'interrogazione, non è solo cosa stia facendo l'Italia perché Nasrin venga liberata, ma cosa stia facendo perché non subisca la violazione della sua integrità fisica con la pena delle frustate (ormai pessima, anacronistica, fuori dalla storia e dai diritti umani) e, soprattutto, cosa stia facendo il nostro Paese per ottenere un giusto processo per questa donna.
Sappiamo che a lei è stato applicato il massimo della pena su sette reati, che sono tutti discutibili perché bisognerebbe capire se realmente la condotta e, cioè, il fatto oggetto del reato, sia stata commessa da Nasrin. Soprattutto, è stato utilizzato un articolo del codice penale che, prevedendo il cumulo delle pene, prescrive l'applicazione di una norma aggravante che aumenta ulteriormente la pena.
È ridicolo sostenere che non si possa accertare realmente il contenuto della sentenza: il Governo dice che è stata condannata a sette anni, ma sappiamo che è stata condannata a trentatré anni. La certezza della pena dovrebbe essere uno dei fondamenti di uno stato di diritto. Sappiamo che, di fatto, abbiamo a che fare con un Paese dove lo stato di diritto è messo continuamente in discussione.
La mia domanda era anche finalizzata a capire se tutte le iniziative di cooperazione internazionale che vengono comunque sostenute rispetto a quel Paese devono, possono, saranno - me lo chiedo e lo chiedo al Governo - sottoposte a uno screening di carattere etico; inoltre vorrei sapere se si potrà valutare una risposta alternativa rispetto a tutte le iniziative di cooperazione internazionale nel caso non siano rispettati i diritti umani, la democrazia e il pluralismo all'interno delle forze politiche. Forse alcuni Paesi, che danno e fanno tanto in questo campo, possono condizionare la loro presenza e il loro aiuto e sostegno chiedendo al Governo in cambio che vengano rispettati questi punti.
Rispetto alla sua risposta, signor Sottosegretario, della quale la ringrazio, vedo delle lacune e, soprattutto, una mancanza di iniziativa politica molto forte. Abbiamo Ministri visibili che continuamente, anche con frasi fatte e slogan, lanciano sfide europee e internazionali, ma non vedo la stessa veemenza, la stessa presenza e lo stesso uso di un linguaggio forte e chiaro quando si tratta di difendere una donna, i diritti umani di una donna e, soprattutto, un'ingiustizia che ormai è sotto gli occhi del mondo. (Applausi dal Gruppo PD).
VESCOVI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VESCOVI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, ringrazio per la risposta e faccio solo una precisazione: 120 milioni di euro li ha dati il Governo Renzi all'Iran. (Commenti della senatrice Cirinnà).
Parlando di diritti ed entrando nel merito della questione, importante, c'è questa donna, avvocato, Nasrin, che rappresenta non solo un caso specifico, ma un simbolo, un modo di vivere e una cultura. Lei è un caso, ma ce ne sono tanti. L'altro giorno il «Corriere della Sera» riportava la fotografia di una donna con il burqa messa in ginocchio e frustata. Già mettere una donna in ginocchio e frustarla è un'immagine che, per la nostra cultura, ci fa veramente ribrezzo e non si può più assolutamente tollerare. Si dice che c'è la sentenza del giudice (per inciso, il giudice che ha adottato questa sentenza è stato promosso all'ONU per occuparsi delle questioni femminili!). (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Mallegni).
La nostra cultura e la loro sono completamente diverse. Io sono orgoglioso della nostra e ricordo che nella Dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo - a differenza della nostra Dichiarazione universale dei diritti umani - è scritto che l'uomo, da intendersi nell'accezione maschile, ha diritto di supremazia sulla donna. Si tratta di una questione di cultura e di civiltà e la battaglia che si deve portare avanti non rappresenta solo una donna, ma un'intera civiltà e due mondi completamente diversi.
Ogni tanto sento parlare di integrazione, ma la loro cultura come può integrarsi con la nostra, che è profondamente diversa? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S, e dei senatori De Falco e Mallegni).
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.
Sul 10° anniversario del terremoto che ha colpito l'Abruzzo
D'ALFONSO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALFONSO (PD). Signor Presidente, la ringrazio per l'opportunità che mi viene fornita di lasciare agli atti un contributo e un pensiero per partecipare a questa giusta e necessaria occasione di memoria del terremoto che ha colpito l'Abruzzo. È giusto che ci sia un contributo anche di chi lo ha conosciuto e vissuto.
In quei giorni non avevo responsabilità, ma - naturalmente - ho avuto consapevolezza della gravità accaduta. Una comunità è fatta di leggi, reddito e ambizioni, ma anche di memoria collettiva. La memoria collettiva consente resistenza e resilienza quando si presentano difficoltà, situazioni di dolore e anche incertezze nella condotta, perché è più grande la difficoltà da gestire.
L'Aquila ha conosciuto un terremoto di proporzioni anche scientificamente mai avvertite in quella parte di territorio del centro dell'Italia, se non si torna indietro al 1703. Come lei ha detto, signor Presidente, vite umane sono state colpite da un terremoto contro L'Aquila e non della città dell'Aquila. Il terremoto lascerà il ricordo del dolore per decenni, esattamente come accaduto nel 1703, quando ci fu un'identica scossa che distrusse il suolo e il sottosuolo, ma anche il cielo, a livello delle ambizioni.
A che serve ricordare, in un momento come questo? Serve a prendere le misure circa le cose fatte, ma - soprattutto - a stabilire un livello collettivo di maturità, anche all'interno dell'ordinamento. Noi dobbiamo produrre una norma quadro riguardante i disastri, che non determini ogni volta il tiro alla fune per avere risorse finanziarie, umane, di flessibilità e azzeramento delle procedure per poter ripartire.
Concludo con un pensiero, signor Presidente. All'Aquila stiamo rivedendo le mura; stanno tornando le mura, anche più belle di quelle che c'erano in passato. Il problema è che quelle mura non raccontano vita, né ambizione e c'è bisogno di far sì che tornino anche la vitalità economica, culturale, solidale e la fiducia.
Come avrebbe detto Pannella, che è stato e rimane un grande abruzzese, c'è bisogno di pertinacia - la tenacia pertinente, la pertinenza nella tenacia - di tutti coloro i quali hanno dovere. Ricostruire anziché agire in anticipo e prevenire costa sei volte di più. Come ci ha insegnato anche il senatore a vita e maestro Renzo Piano, c'è bisogno di rammentare e rammendare, ma in anticipo, prima che i disastri accadano.
In quest'Aula un grande senatore, Gianfranco Miglio, ci ha spiegato che lo Stato si fa riconoscere se sa reagire ai disastri. Per queste ragioni ricordare torna utile, perché è una premessa per la nostra pertinacia.
Grazie, signor Presidente. (Applausi dal Gruppo PD).
DI GIROLAMO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIROLAMO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, il 6 aprile ricorre il decennale di un evento tragico, tanto tragico e tanto lontano nel tempo eppure ancora così attuale.
Nella notte tra il 5 e 6 aprile di dieci anni fa, alle ore 3,32, un boato avvolse la città dell'Aquila, un boato che riecheggia ancora in alcune di quelle strade che ancora oggi appaiono così come il terremoto le ha lasciate e ridotte: un cumulo di macerie.
Bastarono pochi secondi, pochi interminabili secondi per stravolgere la vita di tante famiglie e far crollare i loro sogni, le loro certezze e le loro vite.
80.000 gli sfollati, 1.600 i feriti e 309 le vittime: questo è il rapporto del tragico evento. Sono passati dieci anni e a all'Aquila ci sono ancora 4.200 nuclei familiari in attesa di rientrare nelle proprie case; infatti, la ricostruzione risulta ancora distante dalla sua frase conclusiva, mancando all'appello ancora il 25 per cento di abitazioni nel centro, il 45 in periferia e ben il 78 per cento nelle frazioni.
Dieci anni di attesa sono troppi ed è nostro compito oggi cercare di alleviare il dolore di tutti i cittadini aquilani e di tutti quelli che vivono la medesima situazione. Siamo tenuti a farli tornare a vivere nei propri quartieri, con le proprie abitudini e con le proprie comunità, a ridare loro una vita normale.
Le stesse immagini di quel tragico 6 aprile si sono ripetute poi nel maggio del 2012 in Emilia-Romagna e, ancora, nel 2016 ad Amatrice. Per una Nazione che si rispetti frasi del tipo: «Si poteva evitare» oppure: «Si doveva intervenire prima» hanno il suono di una sconfitta, di un'incapacità dello Stato a fare lo Stato.
Ogni vittima del terremoto è una parte di Stato che muore. È vero, l'Italia è una Nazione che ha sempre tremato e continuerà a farlo e, purtroppo, i terremoti non sono prevedibili, ma è altrettanto vero che abbiamo oggi le conoscenze sufficienti a capire se un edificio e un'infrastruttura possano resistere o no a una certa tipologia di scossa e abbiamo tutti gli strumenti per garantire la sicurezza alle persone, anche in occasione di eventi sismici.
Il Governo del cambiamento alla parola «prevenzione» deve sostituire per sempre la parola «emergenza». (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Sospendo la seduta fino alle ore 15.
(La seduta, sospesa alle ore 10,48 è ripresa alle ore 15,02).
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15,02)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderà il Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.
Il senatore Pianasso ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00753 sulle prospettive degli stabilimenti italiani del gruppo Mahle, per tre minuti.
PIANASSO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, colleghi, Mahle è un'azienda produttrice di componenti automobilistici con sede a Stoccarda, in Germania. La Mahle Componenti Motori Italia SpA è presente in Italia fin dal 1987, anno in cui ha acquisito il controllo della precedente società Mondial Piston SpA, attiva fin dal 1946.
In Italia sono presenti due stabilimenti di produzione, uno a La Loggia (Torino) e uno a Saluzzo (Cuneo), per un totale di circa 500 dipendenti. Lo stabilimento di Saluzzo comprende il processo produttivo di fusione della lega d'alluminio, nonché prelavorazioni meccaniche di formatura del pistone, nel quale sono impiegati 200 operai e altri 40 lavoratori tra impiegati, quadri e dirigenti. Nello stabilimento di Saluzzo, nel 2018, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria ha coinvolto un numero compreso tra i 50 ed i 200 operai sui 200 totali; come riferito dalle associazioni sindacali coinvolte, il piano industriale presentato dall'azienda tedesca non prevede adeguati investimenti in Italia, comportando un depotenziamento per i siti produttivi presenti sul territorio italiano.
Nello stabilimento di Saluzzo, inoltre, vengono prodotti i componenti per motori diesel e tale settore risulta in contrazione, causando preoccupazione per il futuro dello stabilimento alla luce dei mancati investimenti su nuove produzioni.
In generale, il mercato automobilistico europeo presenta forti contrazioni che rischiano di causare gravi conseguenze nel comparto industriale italiano e dell'Unione europea. In un incontro tra i rappresentanti sindacali della Mahle e i vertici della stessa, svolto il 7 dicembre 2018 presso l'assessorato al lavoro della Regione Piemonte, i dirigenti Mahle hanno illustrato la situazione economica nei vari stabilimenti europei dell'azienda, hanno ribadito la volontà di mantenere la presenza in Italia, ma non hanno fornito indicazioni sulla possibile diversificazione produttiva e sugli sviluppi futuri. Secondo quanto risulta all'interrogante, ci sarebbe il rischio di una completa riorganizzazione aziendale che comporterebbe una drastica riduzione produttiva negli stabilimenti italiani di La Loggia e di Saluzzo, con conseguente crisi occupazionale.
Si chiede di sapere se il Ministro sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se intenda convocare un tavolo presso il Ministero, affinché si possa avere chiarezza sui futuri piani industriali dell'azienda in questione, al fine di tutelare i livelli occupazionali attuali. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Di Maio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
DI MAIO, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, ringrazio il senatore interrogante. Riguardo alle problematiche evidenziate relativamente alla società Mahle, ricordo che l'azienda, con sedi in Germania a Stoccarda e in Italia a La Loggia (Torino) e a Saluzzo (Cuneo), è leader a livello mondiale nella produzione di componenti per motore e la sua clientela è costituita da gruppi automobilistici internazionali.
In passato, l'azienda, aveva già fatto richiesta del trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per lo stabilimento di La Loggia (Torino) e per una sede di Trento, con la contestuale stipula di un contratto di solidarietà, che ha stabilito per dodici mesi la riduzione massima dell'orario di lavoro settimanale, come previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore dell'industria metalmeccanica, per 182 lavoratori (su un organico complessivo di 799). Ad oggi, non risulta esservi alcuna richiesta di trattamento CIGS per la sede di Saluzzo (Cuneo), fermo restando - posto che l'azienda coinvolta opera specificamente in Piemonte - che la procedura potrebbe essere gestita anche a livello regionale.
Tuttavia, alla luce di quanto esposto, dichiaro la totale disponibilità del Ministero dello sviluppo economico ad avviare un tavolo di confronto con le parti interessate, ovviamente con richiesta da parte dei soggetti coinvolti.
Sotto il profilo degli interventi a sostegno delle imprese in Piemonte, colgo l'occasione per ricordare che il Ministero dello sviluppo economico, la Regione Piemonte e Invitalia SpA hanno sottoscritto, a luglio scorso, un accordo di programma per sostenere programmi di investimento nelle aree di crisi industriale non complessa del Piemonte ed è in corso la conclusione dell'iter per il riconoscimento dell'area di crisi industriale complessa per il territorio di Torino, in cui è localizzata la maggior parte degli stabilimenti produttivi, per rilevanza e dimensione, della Regione, tra cui anche FCA. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Pianasso, per due minuti.
PIANASSO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, sono soddisfatto della risposta del Ministro.
Come Gruppo riteniamo che questo caso sia importante per diverse questioni, la prima delle quali riguarda l'attenzione che come maggioranza dobbiamo mantenere nei confronti di tutte le aziende straniere che controllano importanti asset produttivi italiani. È fondamentale che chi decide di fare investimenti nel nostro Paese garantisca l'adeguato impegno economico e la tutela dell'occupazione.
Questo caso sottolinea inoltre la delicata situazione industriale nella Regione Piemonte, dove sono diversi i dossier di crisi aziendale aperti. Non a caso il Piemonte, secondo gli ultimi dati presentati dal MISE, è la quarta Regione italiana per domande di reddito di cittadinanza; si tratta, dunque, di una particolare e delicata situazione che merita la giusta attenzione da parte del Governo.
Vorrei poi fare una mia osservazione personale per quanto riguarda il reddito di cittadinanza. Signor Ministro, se il reddito di cittadinanza funziona andiamo avanti su questa strada; siamo agli inizi e dobbiamo ancora vedere se è una misura che porta dei frutti, come spero e penso. Altrimenti, però, non dobbiamo comportarci come hanno fatto Forza Italia o il PD, che ritenevano di fare tutto giusto: a volte tornare sui propri passi è importante. Se il reddito di cittadinanza è l'impegno per ritrovare un lavoro, bene; se è solo un sussidio, cerchiamo di realizzare delle politiche attive del lavoro, anche perché la gente non ci chiede un sussidio, ma dignità e il lavoro dà dignità.
Dai banchi di questo consesso ho sentito diverse volte criticarla perché vendeva le bibite allo stadio San Paolo o perché faceva lo steward; io le dico: Di Maio, sia orgoglioso di quello che ha fatto, perché qualunque lavoro dà dignità, anche pulire i bagni. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).
PRESIDENTE. Il senatore Romagnoli ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00752 sulla tutela delle aziende storiche italiane e dei loro marchi, per tre minuti.
ROMAGNOLI (M5S). Signor Presidente, Ministro, colleghi, premetto che l'Italia, per la sua tradizione industriale, possiede numerose storiche aziende che rappresentano l'eccellenza del made in Italy nel mondo e che tali aziende, grazie alla straordinaria qualità della loro produzione, sono riconosciute in tutto il mondo e il cosiddetto marchio associato, in molti casi, è divenuto patrimonio industriale mondiale.
Nel corso degli ultimi anni importanti marchi storici sono stati oggetto di operazioni di acquisizione da parte di multinazionali con sede e produzione all'estero e tali operazioni, in numerosi casi, hanno provocato il trasferimento della produzione all'estero, con conseguente chiusura degli stabilimenti storici, il licenziamento, nel corso degli anni, di decine di migliaia di lavoratori e la perdita di quel know how industriale che era frutto di un costante lavoro imprenditoriale e di ricerca tecnologica.
Si consideri, inoltre, che, oltre ad un impoverimento del tessuto industriale, queste chiusure hanno provocato e provocano un impoverimento del tessuto sociale e culturale nelle zone su cui insistono tali stabilimenti e che le operazioni di acquisizione di importanti marchi storici italiani continuano anche in questi anni, come nel caso dell'azienda dolciaria Pernigotti di Novi Ligure (Alessandria), per affrontare la quale è stato peraltro attivato, presso il Ministero dello sviluppo economico, un apposito tavolo di monitoraggio per la salvaguardia dei livelli occupazionali.
Alla luce di questi fenomeni industriali appare sempre più necessario un intervento a tutela dell'occupazione, dell'integrità dei marchi storici, della qualità della produzione e della salvaguardia del tessuto sociale, economico e culturale delle aree su cui insiste l'azienda. Si chiede pertanto di sapere quali misure il Ministro intenda adottare per la salvaguardia dei cosiddetti marchi storici italiani, prevedendo specifici strumenti normativi, e quali iniziative il Ministro intenda intraprendere per tutelare i livelli occupazionali dei lavoratori impiegati nelle storiche aziende italiane, oggetto di operazioni industriali che prevedono il trasferimento della produzione all'estero o in aree diverse dalle zone di origine dell'azienda. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Di Maio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
DI MAIO, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, le cosiddette delocalizzazioni selvagge, che hanno distrutto parte del tessuto imprenditoriale del nostro Paese negli ultimi anni, sono state combattute da questo Governo con dei provvedimenti all'interno del decreto dignità, per salvaguardare i livelli produttivi e la sopravvivenza stessa delle imprese italiane e per tutelare i lavoratori.
Il decreto dignità, che ha il merito di aver dato un impulso positivo ai contratti di lavoro a tempo indeterminato, ha posto un freno alle delocalizzazioni delle imprese che abbiano ottenuto aiuti di Stato per effettuare investimenti. Abbiamo infatti introdotto l'obbligo di non trasferire per cinque anni in Stati fuori dall'Unione europea l'attività economica che ha beneficiato del sostegno pubblico, pena la decadenza dal beneficio e l'irrogazione di una specifica sanzione amministrativa. Lo stesso vale per imprese che vanno fuori dal territorio italiano, ma in quel caso c'è solo la decadenza dal beneficio, con interessi, e non l'irrogazione di una specifica sanzione.
Con una misura contenuta nel decreto crescita, in discussione in Consiglio dei ministri tra poche ore, si introdurrà nell'ordinamento la definizione di marchio storico di interesse nazionale e sarà fatto un apposito logo per valorizzare le imprese titolari di questo marchio, sia per consentire la certificazione di azienda storica del made in Italy, sia per tutelarne i livelli occupazionali e la sua produzione. Il Ministero dello sviluppo economico avrà la possibilità di poter procedere d'ufficio all'iscrizione di un marchio nel registro speciale, nel caso in cui vi sia stata notizia che l'impresa intenda chiudere il sito produttivo di origine o comunque quello principale, qualora risulti che il titolare non abbia iscritto questo marchio nell'apposito elenco.
Per salvaguardare i livelli occupazionali e per garantire la prosecuzione dell'attività produttiva sul territorio nazionale è stata anche prevista l'istituzione, presso il Ministero dello sviluppo economico, del Fondo per la tutela dei marchi storici di interesse nazionale (per accedere al quale occorrerà seguire un'apposita procedura). Per accedere al Fondo, previa iscrizione del marchio all'interno del registro, l'impresa dovrà notificare senza ritardo al Ministero dello sviluppo economico le informazioni relative ad un progetto di chiusura o delocalizzazione dello stabilimento, e dovrà individuare i potenziali acquirenti, informando periodicamente il Ministero dello sviluppo economico delle proposte di acquisto ricevute e fornendo una relazione per ciascuna di esse.
Inoltre, potrà essere istituito un apposito logo dei «marchi storici di interesse nazionale», che le imprese iscritte nel registro potranno utilizzare per le finalità commerciali e promozionali.
Questa è solo una delle iniziative di questo Governo per frenare le delocalizzazioni delle imprese italiane e tutelare i livelli occupazionali. In tale direzione, il mio impegno come Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali sarà sempre massimo, perché quando un'azienda delocalizza, porta fuori dall'Italia non solo gli impianti ed il proprio mercato, ma anche il proprio know-how, ossia quel bagaglio di esperienze e conoscenze accumulato negli anni con il concorso delle insostituibili maestranze italiane. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
Questa norma la dedichiamo ai lavoratori della Pernigotti, che sebbene non potranno godere dei vantaggi di questa norma perché non può essere retroattiva, l'hanno ispirata e non consentirà mai più altri casi Pernigotti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Matrisciano, per due minuti.
MATRISCIANO (M5S). Signor Ministro, siamo soddisfatti di questa risposta e ci rende felici apprendere che la salvaguardia del made in Italy, uno dei punti di forza del nostro Paese e della sua immagine nel mondo, sia all'attenzione di questo Governo. Lei stesso, signor Ministro, il 5 gennaio, in occasione della sua visita presso lo stabilimento della Pernigotti, aveva annunciato che il Ministero dello sviluppo economico stava lavorando a questo tema. Noi diciamo grazie a questo Governo che è al lavoro da meno di un anno e si sta impegnando in provvedimenti seri, per i quali non servono delle proposte di legge dagli iter veloci soltanto per piantare delle bandierine, ma servono provvedimenti di qualità che risolvano i problemi alla radice, sia dei lavoratori quanto delle imprese.
Ci auguriamo, con questa procedura e con i provvedimenti che verranno fatti in futuro, che casi come quello della Pernigotti e dei suoi lavoratori non si verifichino più. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. La senatrice Bellanova ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00754 sulla soluzione delle attuali crisi occupazionali e sul sostegno alla riconversione industriale, per tre minuti.
BELLANOVA (PD). Signor Ministro, l'Istat, l'OCSE, Confindustria (attraverso il suo ufficio studi) e tanti altri ancora certificano che in Italia la crescita è negativa. Praticamente, siamo in recessione: il fatturato industriale è a -7,3 per cento, gli ordinativi a -5,3 per cento; aumenta la cassa integrazione e diminuisce la possibilità per le persone di avere un reddito pieno.
A fine maggio, quando lei si è insediato al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero del lavoro (in sostanza quando siete andati al Governo), in Italia gli occupati erano 23.327.000; a febbraio 2019, gli occupati in Italia erano 23.211.000, cioè 116.000 lavoratori e lavoratrici in meno.
Signor Ministro, la situazione è molto grave. È chiaro che la vostra ricetta non funziona. Ma c'è una situazione ancora più grave che è quella delle aree di crisi complessa. Sono 18 in Italia, distribuite su tutto il territorio, da Portovesme a Taranto, a Savona, a Trieste, a Gela, e così via dicendo, territori che hanno subito crisi devastanti nel corso dell'ultimo decennio: 60.000 lavoratori dislocati in queste 18 aree di crisi, da gennaio sono senza stipendio perché lei, il suo collega dell'economia, il suo Governo non avete avuto il tempo di fare un decreto. (Applausi dal Gruppo PD). E non ci dica che ha firmato due giorni fa. Quello era un atto dovuto, ma il decreto non è ancora applicabile perché non porta la firma dell'Economia e la registrazione alla Corte dei conti.
Allora, Ministro, sulla cassa integrazione state umiliando le persone; sulle aree di crisi avete una dote di 721 milioni di euro in gran parte della scorsa legislatura: perché non investite quelle risorse per dare continuità produttiva e creare lavoro? Dai territori ci arrivano forti lamentele per i forti ritardi nella realizzazione dei progetti di riconversione. Pensi che la Commissione industria del Senato ha avviato un'indagine sulle 18 aree di crisi: la settimana scorsa abbiamo completato l'area di Savona e la settimana prossima discuteremo per quella di Taranto.
La domanda, Ministro, è semplice: a che punto è l'attuazione dei progetti di riconversione e riqualificazione produttiva delle aree di crisi complessa? Perché lei, ancora in questi giorni, non è in grado di dire come si realizzano questi progetti e come effettivamente si costruiscono le condizioni perché le persone possano rientrare nel posto di lavoro, magari con progetti anche innovativi? (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Di Maio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
DI MAIO, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, ci sono tre legittime interrogazioni sull'argomento che muovono dalle stime OCSE e quindi avremo modo di spiegare da tre punti di vista diversi i tipi di intervento che stiamo portando avanti.
Prima di tutto ricordo che l'OCSE, a settembre 2018, ci chiedeva di non cancellare la cosiddetta legge Fornero. Adesso, in un nuovo report di questi giorni, scrive che bisogna abrogare quota 100, mostrando coerenza con ciò che ha sempre sostenuto ma non tenendo conto che quota 100 era un impegno preso sia dal MoVimento 5 Stelle che dalla Lega con gli italiani e noi abbiamo deciso di mantenere la parola data. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
Inoltre, credo sia sbagliato chiedere già di abrogare una misura che sta avendo grande successo e che avrà presto impatto sulla qualità della vita di tanti italiani. Inoltre, dal rapporto dell'OCSE emergono stime che evidentemente non possono considerare in modo adeguato le misure del Governo che si stanno mettendo in atto proprio in questi giorni, tra cui il decreto crescita e il decreto sblocca cantieri, che servono proprio a rispondere al momento di congiuntura economica difficile che sta attraversando l'Europa, che non era prevedibile e che risente degli scontri internazionali sul piano del commercio e dell'effetto della Brexit.
Per rispondere puntualmente ai quesiti della senatrice interrogante parto dal fatto che presso il MISE ogni giorno parliamo con le imprese in crisi per garantire una rapida e positiva soluzione delle varie problematiche, la continuità produttiva e la salvaguardia dei lavoratori.
Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, al Ministero di mia competenza abbiamo firmato il decreto con cui sono stati assegnati alle Regioni 117 milioni di euro per il 2019 per le aree di crisi complessa e spero che il Ministero dell'economia e delle finanze firmi questo decreto il prima possibile insieme a quello sulle banche, che stiamo aspettando. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
Miriamo ad incrementare ulteriormente il fondo nei prossimi mesi. Per quanto riguarda le ragioni dei ritardi nella realizzazione dei progetti per accedere al beneficio, ci sono vari aspetti: l'effettivo reperimento a cura dell'impresa delle risorse finanziarie complementari al contributo di legge, le variazioni del programma e dell'assetto organizzativo delle imprese e la necessità delle imprese di realizzare i progetti in tempi più lunghi rispetto a quelli inizialmente preventivati, cioè alcune imprese stanno cambiando il cronoprogramma dei progetti che ci avevano presentato.
In merito alle risorse stanziate per la copertura di tutti gli interventi programmati o in via di programmazione, tenuto conto dei progetti di conversione e riqualificazione industriale che riguardano aree di crisi industriale complessa, a questi interventi sono destinati complessivamente 283 milioni di euro. A queste risorse dovrà aggiungersi parte dello stanziamento previsto in legge di bilancio, per il biennio 2019-2020, per il finanziamento degli interventi ai sensi della legge n. 181 del 1989, destinati alla riconversione e alla riqualificazione produttiva delle aree industriali. Stiamo parlando di ulteriori 150 milioni di euro.
Quanto alle istanze pervenute nel corso degli ultimi mesi, come richiesto nell'interrogazione, se per istanze si intendono le domande di agevolazioni trasmesse, si evidenzia che da dicembre sono pervenute 112 domande.
Per quanto riguarda le richieste di avvio delle procedure di riconoscimento di aree industriali di crisi sono pervenute due istanze per il riconoscimento dell'area di crisi industriale complessa di Torino e di Massa-Carrara. Alla Commissione di competenza riconosco il lavoro meritorio sull'indagine conoscitiva che state portando avanti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Bellanova, per due minuti.
BELLANOVA (PD). Signor Presidente, la risposta del Ministro è superficiale, insufficiente e parziale. (Commenti della senatrice Taverna). Emerge desolatamente quello che noi evidenziamo da mesi: la totale assenza di un'idea, una visione del sistema Paese. Ministro, in Italia la disoccupazione giovanile durante il vostro Governo è passata dal 32 al 32,8 per cento. I dati ci dicono che non avete abrogato la povertà, ma la dignità del lavoro sì. (Applausi dal Gruppo PD). Avete abrogato le politiche industriali, avete perso un anno prezioso, cianciando di condoni e decrescita felice. (Commenti del senatore Castaldi).
Non avete idea di rilanciare le misure del precedente Governo che avete accantonato. Allora vi diamo un consiglio non richiesto. (Commenti dei senatori Taverna e Castaldi). Bonus ricerca, Industria 4.0, credito d'imposta (Commenti della senatrice Malpezzi) per chi investe in beni strumentali, potenziare le misure per innovazione e formazione e la tutela del made in Italy: questo è il sistema che crea lavoro.
Invece di organizzare tour vacanza, Ministro, (Applausi dal Gruppo PD)dai gilet gialli, che predicano violenza e odio, vada nelle aree di crisi industriale complesse, vada a Taranto, dove l'aspettano dalle elezioni. (Applausi dal Gruppo PD). Vada dai lavoratori dell'Alcoa, non li costringa a venire sotto al Ministero per pietire il pagamento della cassa integrazione.
PRESIDENTE. Concluda.
MALPEZZI (PD). Ancora trenta secondi, Presidente.
BELLANOVA (PD). Dica come sostiene e con quali risorse aggiuntive la reindustrializzazione.
Ministro, lei festeggia il memorandum con la Cina; abbia a mente, durante questi festeggiamenti, che mentre lei cerca di raccattare qualche carretto per esportare arance nel terzo Paese produttore di arance nel mondo, la Francia vende 300 Airbus. (Applausi dal Gruppo PD).
Ministro, un consiglio da una persona di una certa età.
CASTALDI (M5S). Ancora?
LUPO (M5S). Tempo!
BELLANOVA (PD). Noi vogliamo bene all'Italia. Ministro, studi e poi ci dica con quali politiche industriali voi volete affrontare i problemi del Paese. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Il senatore Urso ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00755 sulle misure idonee a sostenere la crescita economica, per tre minuti.
URSO (FdI). Signor Vice Presidente del Consiglio dei ministri, ormai è tempo di un primo bilancio. Sono passati oltre dieci mesi dalla data in cui lei ha giurato come VicePremier, Ministro dello sviluppo economico e Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Le previsioni che voi, non l'OCSE, avete fatto dieci mesi fa nei documenti di bilancio sono clamorosamente fallite, rivelandosi sbagliate. Avevate previsto inizialmente una crescita dell'1,5 per cento, poi ridotta, su pressione dell'Unione europea, all'1,1 per cento; siamo invece in piena recessione economica. Siamo in recessione economica da nove mesi ed essa si aggrava al punto tale che le ultime previsioni parlano per l'Italia, se va bene, di una crescita zero per quest'anno.
Siamo l'unico Paese dell'Unione europea in recessione economica, con gli indici di caduta industriale a febbraio pari a -0,5 per cento. L'Istat, non l'OCSE, ci dice oggi che si sono ridotti i consumi, si sono ridotte le capacità di spesa e di risparmio delle famiglie, si è contratta l'occupazione. Tutti dati negativi che sono emersi anche in questo dibattito. Il collega della Lega ha parlato di un'industria importante di Saluzzo e lei ha risposto che aprirete un tavolo di crisi regionale. Sa quanti tavoli di crisi nazionali vi sono al suo Ministero? 153.
Lei aveva promesso ai lavoratori della Pernigotti che avrebbe salvato l'azienda. Non le cito le dichiarazioni fatte dai lavoratori della Pernigotti, che sono irriferibili in quest'Aula. «Di Maio, tante promesse, ma ci ha snobbati scappando come un (...)» e le lascio immaginare. (Commenti della senatrice Lupo).
La Pernigotti ha chiuso e, accanto a quella della Pernigotti, vi sono crisi industriali pesanti: da quella dell'Alitalia, per la quale avevate promesso una soluzione industriale e, invece, chiederete un nuovo rinvio, alla Piaggio, per cui lei dà soltanto la cassa integrazione ma non trova una soluzione industriale, a Termini Imerese, dove ormai è chiara quella che è stata una grande truffa, ma dove ancora lei non dà una soluzione industriale.
Le chiedo perché le sue previsioni fossero clamorosamente sbagliate; perché l'11 gennaio di quest'anno è stato annunciato un miracolo economico e siamo, invece, in piena recessione economica, industriale e sociale, del lavoro e dell'occupazione? Perché i vostri provvedimenti, secondo tutti gli osservatori, nazionali e internazionali, hanno effetti negativi sul tessuto industriale e sociale del Paese?
La domanda finale, e mi collego con la Lega, è: quanto aspettate a cambiare politica economica in maniera drastica? Perché i cittadini italiani non hanno bisogno di diventare disoccupati per poter essere assistiti dai sussidi del reddito di cittadinanza. Hanno bisogno di un Ministero che sia davvero il Ministero dello sviluppo economico e non il Ministero della recessione economica. (Applausi dal Gruppo FdI).
PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Di Maio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
DI MAIO, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, ringrazio il senatore Urso per l'interrogazione.
Ci tengo, prima di tutto, a dirle, senatore Urso, che sul tema Pernigotti il Ministero è al lavoro con l'advisor proprio per trovare una soluzione per quei lavoratori e per fare in modo che questo non si verifichi più.
Ma il problema della Pernigotti non è di delocalizzazione. Il problema è che vi è un soggetto straniero che ha comprato il marchio e lo stabilimento con i lavoratori. Ora, si vuole liberare dello stabilimento e dei lavoratori e tenersi il marchio. E noi invece vogliamo che quello stabilimento continui a produrre e che i marchi storici italiani non finiscano più nelle mani straniere proprio per questi comportamenti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
Detto questo, la sua interrogazione, che riguarda prettamente le politiche industriali, mi permette di rispondere anche all'interrogativo finale della precedente senatrice interrogante che, invece, mi aveva posto domande sugli ammortizzatori sociali. Il tema vero è che lei dice, giustamente, che c'è un problema di crescita economica da nove mesi. Ma questo dimostra che è impossibile che, sin dal giorno in cui siamo entrati al Ministero, noi abbiamo causato un problema di crescita economica per questo Paese. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Anche volendo riuscirci, è veramente complicato. Se poi si vuole dare la colpa della crisi economica europea al Governo italiano, si faccia pure, tanto, c'è un lungo elenco di colpe che si attribuiscono a questo Governo da parte di tutto il mondo.
Noi stiamo varando un decreto crescita proprio per affrontare questo momento di congiuntura economica difficile a livello europeo e internazionale, dovuto alla guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina e al tema della Brexit, che sta sfiduciando i mercati. Questo ha bloccato le esportazioni e, per questo, abbiamo firmato gli accordi con la Cina, che valgono fino a venti miliardi di euro per le nostre imprese che andando in quel mercato potranno esportare, sì, le arance, ma anche tanta altra eccellenza del made in Italy in un Paese ad alta domanda interna. (Commenti del Gruppo PD).
Poi, visto che la senatrice Bellanova citava precedentemente dei temi importantissimi, che io condivido, voglio dare qualche dettaglio del decreto crescita che stiamo per votare in Consiglio dei ministri, appena finirà il question time. Misure fiscali volte a favorire le imprese e i professionisti. Tra queste: il superammortamento, l'ulteriore deducibilità dell'IMU sui capannoni industriali, che va oltre il 60 per cento sui beni strumentali, interventi per la riduzione dell'Ires, il sisma bonus, ossia l'estensione di agevolazioni per le zone classificate a rischio sismico 2 e 3. (Commenti della senatrice Malpezzi).
Mi lascia parlare?
MALPEZZI (PD). No!
DI MAIO, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali. No? Ne prendo atto.
PRESIDENTE. Senatrice Malpezzi, non interrompa. Il suo Gruppo ha già parlato e non siete stati interrotti. Non interrompa il Ministro. Non disturbi!
MALPEZZI (PD). Ma non sta rispondendo!
PRESIDENTE. Questo non è possibile, senatrice Malpezzi. Non vi è interlocuzione fra lei e il Ministro. E non le ho dato la parola. Faccia terminare il Ministro. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti delle senatrici Bellanova e Biti).
Prego, signor Ministro, continui pure.
DI MAIO, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, con estrema difficoltà sto cercando di illustrare i punti salienti di un decreto-legge che si chiama crescita e vuole agire sulla crescita economica del Paese, che è una preoccupazione di tutte le forze politiche presenti in quest'Aula, immagino, sia di maggioranza che di opposizione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). La misura per incrementare gli investimenti delle casse previdenziali nell'economia reale, un piano di grandi investimenti nelle ZES. Ci sono misure per il rilancio degli investimenti privati, come la riorganizzazione efficace del fondo di garanzia per le PMI per sostenere le misure di accesso al credito delle imprese, che hanno enormi difficoltà; la possibilità di intervento di questo fondo anche a garanzia di obbligazioni emesse dalle piccole e medie imprese (i cosiddetti minibond), le misure di sostegno e incentivazione alla capitalizzazione delle imprese, consistenti interventi a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo per la riconversione dei processi produttivi nell'ambito dell'economia circolare, misure per accelerare il completamento degli interventi previsti nei patti territoriali e nei contratti d'area. Ci sono le misure per la tutela del made in Italy, che sono quelle che ho indicato prima sui marchi storici, ma c'è anche il programma da 140 milioni di euro per l'export del made in Italy nel mondo, che è la più alta cifra mai stanziata negli ultimi dieci anni per il sostegno al made in Italy sul mercato e ci sono misure nel settore energetico, che avranno un impatto sull'economia. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
Io credo che in questa fase in cui l'Europa - e in primis la produzione industriale della Germania - sta risentendo di questo momento di crisi, questo provvedimento, il decreto crescita, insieme al decreto sblocca cantieri, siano due provvedimenti che interpretano le preoccupazioni di quest'Assemblea e mettono mano a una serie di interventi per rilanciare l'economia italiana. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti della senatrice Malpezzi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Urso, per due minuti.
URSO (FdI). Ovviamente, interpretando quello che i telespettatori hanno ascoltato, non posso che dichiararmi profondamente insoddisfatto perché il Ministro non ha risposto alle domande. (Applausi dal Gruppo PD).
MALPEZZI (PD). Bravo!
URSO (FdI). Ha fatto nuove promesse, ma non ha risposto alla domanda perché dopo dieci mesi siamo in profonda recessione economica, non come gli altri Paesi europei, perché nessun altro Paese tra i 28 Paesi dell'Unione è in recessione economica.
MALPEZZI (PD). Bravo!
URSO (FdI). Hanno tutti una crescita superiore all'1, 2, 3, 4 per cento nelle stime. (Commenti dal Gruppo M5S). Aggiungo di più, caro Ministro: l'Italia era già l'ultimo vagone nella crescita, ebbene questo ultimo vagone si allontana dagli altri, perché aumenta il divario con il resto dell'Unione europea. Lei, quindi, non risponde sui motivi per cui avete fallito e pretende di dare altre ricette per il futuro. Prima dica perché hanno fallito i suoi provvedimenti, perché non c'è stato affatto il miracolo economico, non c'è stato affatto l'aumento della produzione industriale, non c'è stato affatto l'aumento dell'occupazione. Ciò non è determinato soltanto dal fattore internazionale, che era prevedibile, perché ve l'avevamo detto che c'era una condizione internazionale negativa, tanto è vero che secondo l'Istat e le associazioni imprenditoriali, per tre quarti la crisi italiana è italiana e i consumi interni sono diminuiti colpiti anche dal calo del reddito delle famiglie. La riduzione degli investimenti pubblici e privati italiani e la riduzione dei consumi, e quindi delle aspettative delle famiglie, sono i due fattori che hanno determinato in gran parte la recessione economica. In gran misura, quindi, la recessione è dovuta a questi effetti, perché l'export lo scorso anno ha continuato a crescere, seppure meno rispetto agli anni precedenti. Si tratta quindi di un fattore interno che si somma ovviamente a difficoltà internazionali che non avevate previsto.
Per quanto riguarda gli accordi sulla Cina, i due miliardi - perché di due miliardi si parla negli accordi, a parte le aspettative - non sono nulla rispetto ai 30 miliardi firmati con un solo contratto dalla Francia che ha venduto gli Airbus e in Cina le nostre arance ci vanno da tempo, ci vanno via nave, perché andarci via aereo è del tutto improduttivo, perché costano troppo i voli aerei.
Ministro, per favore, non siamo in campagna elettorale, almeno non lo siamo in quest'Aula. Lei ci deve dire se vuole cambiare politica economica e i provvedimenti da lei annunciati ora sono pannicelli caldi che anche la sinistra aveva cercato di attuare, lei li ripesca tentando di scambiarli per una nuova politica economica. L'unica politica economica di cui ha bisogno questo Paese è la riduzione delle tasse su chi lavora e su chi produce.
L'unica politica economica di cui ha bisogno questo Paese è una politica industriale che lei non disegna nemmeno in quest'Aula perché non ce l'ha, perché il suo non è il Ministero dello sviluppo economico, è il Ministero della recessione economica, il suo non è il Ministero del lavoro, è il Ministero del sussidio. (Commenti dal Gruppo M5S). L'Italia ha bisogno di lavoro e produzione, non di sussidi pubblici statali. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e PD).
PRESIDENTE. Il senatore Pichetto Fratin ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00756 sulle misure di agevolazione allo sviluppo e di sostegno alle famiglie, per tre minuti.
PICHETTO FRATIN (FI-BP). Signor Presidente, onorevole Ministro, i dati di tutti gli osservatori nazionali e internazionali indicano per l'Italia una situazione difficile, anzi, disastrosa: aumentano la disoccupazione e il debito pubblico con uno spread che ci rende costosissimo l'interesse sul debito pubblico; le aziende segnalano una flessione degli ordini; gli enti locali prevedono di aumentare le tasse e le tariffe a livello locale.
Le previsioni che il Governo aveva rappresentato sulla nota di variazione al Documento di economia finanza nell'autunno sono completamente saltate. L'Italia è in decrescita, tutt'altro che felice. Vi preparate ad aumentare l'IVA fino al 25 per cento e le famiglie dovranno pagare. Il Governo sembra in uno stato confusionale: continuate ad attaccarvi l'uno con l'altro e a produrre norme di spesa disordinate; continuate a produrre debito che gli italiani dovranno pagare. Ogni giorno c'è una novità, alcune anche condivisibili e una parte le ha elencate prima. Richiamo la riduzione dell'Irpef, i superammortamenti e l'intervento sulla ricerca. Nel contempo, però, il vostro impegno è concentrato sul creare disoccupati, con le chiusure domenicali, con la negazione dei voucher, con l'irrigidimento del Paese sempre più burocratizzato.
Il vostro contratto prevedeva la flat tax con una revisione complessiva del sistema fiscale, che permettesse finalmente al Paese di liberare le capacità e la voglia di lavorare del popolo italiano. Fatto sporadicamente e in parte ha creato uno squilibrio nell'intero sistema.
Onorevole Ministro, considerato l'attuale fallimento dei vari provvedimenti (dignità, concretezza e reddito di cittadinanza), quale sarà l'azione che finalmente farà d'accompagnamento a una crescita del nostro Paese con un vero equilibrio fiscale e, quindi, il riordino complessivo con la flat tax (che era programma del centrodestra e, quindi, della Lega) e con una politica della famiglia seria con il quoziente familiare come annunciato solamente in conferenza stampa? Queste sono le azioni sulle quali chiediamo che il Governo investa. Glielo chiediamo dall'opposizione, prima da cittadini e poi da parlamentari. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Di Maio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata.
DI MAIO, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, come si diceva anche nella precedente interrogazione, sono assolutamente d'accordo sul fatto che investire sulle imprese in Italia sia fondamentale per favorire la crescita economica e il miglior modo per investire è abbassare le tasse. Ovviamente questi temi specifici sulla tassazione non sono nelle domande delle interrogazioni che mi sono state rivolte precedentemente perché, evidentemente, per essere ammissibili, dovrebbero vedere presente il Ministro dell'economia. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
Voi mi avete chiesto cose di mia competenza come Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali e ciò mi porta a essere puntuale nelle risposte, però posso rassicurare il senatore interrogante che il tema della flat tax è all'interno del contratto di Governo e si deve fare. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Noi lavoreremo affinché nella nostra azione di Governo si porti a casa anche questo risultato. Siamo al Governo da circa nove mesi e ci perdonerete se non siamo riusciti ancora a realizzare tutto il contratto di Governo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
Detto questo, sono contento che in questo dibattito si citi spesso il fatto che la Francia abbia firmato degli accordi importanti con la Cina ed è per questo che ci siamo anticipati e li abbiamo firmati anche noi per evitare di farci battere, ancora una volta, da un partner europeo che ci bacchettava sulla via della seta, ma poi andava a firmare accordi legittimi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Allo stesso modo, dico che le due ragioni principali di rallentamento del PIL in Italia sono l'export e l'automotive. Questi due problemi si risolvono aumentando le relazioni commerciali verso l'Est del mondo per esportare di più e promuovendo l'accordo tra l'Unione europea e gli Stati Uniti sui dazi, in modo tale da permettere di nuovo le esportazioni di automobili europee verso quell'economia perché alcune volte, anche nelle automobili tedesche, quasi il 70 per cento è fatto di componenti italiani e, quindi, riguardano anche il nostro settore industriale. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
Detto questo, il senatore mi ha chiesto anche in merito alle politiche sulla famiglia. Noi porteremo all'interno del DEF le politiche per aiutare le famiglie che fanno figli, al fine di mettere in sicurezza il ceto medio, proprio perché a livello europeo abbiamo un problema di congiuntura economica negativa. Mettere in sicurezza il ceto medio significa aiutare le coppie giovani - ma anche quelle meno giovani - che fanno figli, agendo con un modello simile a quello francese, che inizieremo a introdurre gradualmente, che si fonda su interventi concreti: sconti su pannolini, baby-sitter e rette degli asili nidi. Interverremo con misure per permettere di fare figli a quelle famiglie che oggi non li fanno perché non c'è possibilità economica e non certo perché in Italia non vi siano l'amore e la voglia di mettere al mondo figli. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Pichetto Fratin, per due minuti.
PICHETTO FRATIN (FI-BP). Onorevole Ministro, lei è il Ministro dello sviluppo economico e, quindi, il sistema delle imprese e delle famiglie gravate dall'attuale organizzazione della tassazione è di sua competenza. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Credo che lei abbia partecipato a individuare quella parte di imprese che devono godere della flat tax al 15 cento. Solo un attimo fa ha citato l'Ires come intervento del decreto-legge che, nella giornata di oggi, il Governo adotterà.
È chiaro che non posso dichiararmi soddisfatto della sua risposta, anche perché si è trattato dell'ennesimo annuncio sul futuro. Questo Governo confida nell'effetto dell'aumento dei consumi nella parte interna per effetto del reddito di cittadinanza. (Commenti dal Gruppo M5S). Tuttavia, lei sa bene che tutti i dati ci dicono che il reddito di cittadinanza non avrà un moltiplicatore tale da generare un aumento dei consumi. Anzi, occorre stare molto attenti perché il meccanismo instaurato - è qui la confusione - può creare spinte al lavoro nero e indurre automaticamente le persone verso l'assistenzialismo.
Voi annunciate ogni giorno investimenti, ma non li fate (l'esempio è la realizzazione della tratta ferroviaria Torino-Lione). Voi annunciate aiuti alle famiglie, ma - l'ho già detto prima - sarà l'aumento dell'IVA l'unica comunicazione alle famiglie. Voi parlate di pensioni, ma non toccate quelle minime e a giugno prossimo, dopo le elezioni, quelle massime pensate di tagliarle o saranno tagliate automaticamente.
Il PIL cala (è a zero, se non in negativo), la pressione fiscale è pari a oltre il 48 per cento (mi riferisco a dati Istat), il debito pubblico è pari a oltre il 132 del PIL, mentre gli occupati in questo Paese sono 200.000 in meno. È questo scenario che il Governo deve affrontare e lo deve fare in fretta. Mi auguro che riesca a farlo - anzitutto per il cittadino italiano e per il bene dell'Italia - e che questo Governo non venga ricordato solo per l'acquisto di 1.800 auto blu. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
DE LUCIA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCIA (M5S). Signor Presidente, sono contenta di fare quest'intervento oggi, visto che abbiamo parlato molto di made in Italy.
«Il vino è uno dei comparti che può esportare molto nel mondo. È una delle nostre eccellenze e possiamo battere altri Paesi europei, anche nel mercato cinese»: così Luigi Di Maio alla vigilia del Vinitaly di Verona, nel confermare la sua presenza alla manifestazione del prossimo weekend.
Ebbene, proprio di vino voglio parlare in questo mio intervento, per rendere edotti i colleghi di un'eccezionale occasione che il nostro Paese è chiamato a vivere in questo 2019. Mi riferisco al riconoscimento di «città europea del vino», che quest'anno è stato assegnato all'Italia e - precisamente - al Sannio, insignito del prestigioso riconoscimento dalla rete delle 800 città del vino presenti in 11 Paesi europei. La rete, formata dalle associazioni nazionali presenti negli 11 Paesi membri (Germania, Austria, Bulgaria, Slovenia, Spagna, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Portogallo e Serbia) copre un totale di quasi 800 città di tutta Europa.
A partire dal 2012, inoltre, assegna annualmente il ruolo di capitale della cultura enologica del vecchio continente a un Paese dell'Unione, ponendolo al centro dell'attenzione e promuovendo in tale maniera l'attività culturale, l'identità, i paesaggi e i territori del luogo prescelto perché, come diceva il maestro Luigi Veronelli: «Il vino è il canto della terra verso il cielo».
Il 2019 ha visto assegnare questo importante premio all'Italia e, tra le realtà che hanno proposto la propria candidatura, ha prevalso il territorio Sannio Falanghina, in particolare i Comuni di Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant'Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso, tutti della provincia di Benevento.
Per me, quindi, è un reale piacere condividere con voi questo risultato che la mia terra ha conquistato meritatamente e mi preme ricordare che ad oggi il Sannio tutto, e non solo i Comuni che hanno fatto cartello sotto il nome Sannio Falanghina, è all'apice dell'Europa nel settore vinicolo, ottenendo riconoscimenti continui.
Per questo mi auguro vivamente che in tanti decidano di visitare questi luoghi, di assaggiare i frutti della terra e, per quanto mi riguarda, mi fa piacere farmi portavoce di questo straordinario riconoscimento.
Fatto dunque il mio invito, ci tengo anche a ricordare che lo scorso marzo la capitale europea del vino ha incontrato la capitale europea della cultura; infatti, a Matera, è stato presentato il progetto Biowine, che riguarda il trasferimento di buone pratiche per la tutela dell'ambiente in viticoltura e che coinvolge alcune importanti realtà del Veneto, della Campania e della Basilicata.
Partendo da qui, dunque, il Comune di Matera ha proposto di impiantare filari di falanghina nei giardini del territorio per celebrare l'anno della doppia capitale europea e rafforzare il radicamento del binomio vino-cultura.
Intanto, e chiudo, proprio al Vinitaly sarà presentato il programma dettagliato delle iniziative che si svilupperanno in tutto il 2019 per celebrare la capitale europea del vino che, con orgoglio, ribadisco essere il territorio della mia Benevento. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Bonfrisco).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 16 aprile 2019
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 16 aprile, alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 15,53).
Allegato A
INTERROGAZIONI
Interrogazione sull'immobile da destinare a nuova sede della questura di Pesaro
(3-00634) (25 febbraio 2019)
CANGINI. - Al Ministro dell'interno -
Premesso che:
nella prospettiva di una generale ottimizzazione, razionalizzazione, valorizzazione ed adeguamento logistico dei suoi presidi, oltre che di incremento della sicurezza e riqualificazione del territorio, l'Amministrazione della pubblica sicurezza persegue una politica di potenziamento e ammodernamento delle infrastrutture della Polizia di Stato;
le strutture da adibire alle forze dell'ordine devono soddisfare alcuni requisiti, e tra essi: la possibilità di garantire efficacemente all'immobile, in termini di personale, la necessaria sicurezza; la disponibilità di una volumetria e di spazi interni adeguati alle esigenze istituzionali; il corpo di guardia deve poter essere collocato in posizione strategica in modo da permettere il controllo, anche con mezzi ausiliari, quali telecamere di sorveglianza, degli accessi sia carrabili sia pedonali del lotto e dell'edificio, oltre che delle sale d'attesa del pubblico; la disponibilità di locali destinati ad armeria, con speciali caratteristiche di sicurezza, per il deposito e la custodia delle armi individuali del personale, nonché delle armi di reparto in dotazione; disporre di parcheggi, preferibilmente interni per ragioni di sicurezza, per le auto di servizio; l'essere facilmente raggiungibile e di essere collegata con la rete di trasporto pubblico;
annosa è la questione di una sede adeguata per la Questura di Pesaro;
ricordato che a maggio 2016 il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, aveva annunciato in Consiglio comunale il raggiungimento di un accordo per realizzare la nuova Questura nell'immobile "ex Intendenza di Finanza", sita nel centro storico di Pesaro, in via Zongo, di proprietà dell'Agenzia del Demanio;
evidenziato che a quanto risulta all'interrogante:
non tutti gli uffici della Questura, e quindi il personale, possono trovare collocazione nell'immobile "ex Intendenza di Finanza";
nell'immobile "ex Intendenza di Finanza" insistono alcuni negozi che ne pregiudicano la sicurezza;
il Comune è proprietario di un'area edificabile di 20.000 metri adiacente al parco Miralfiore, dove, con adeguate risorse finanziarie, potrebbe essere realizzata una sede appropriata per la Questura di Pesaro,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi opportuno verificare se l'immobile "ex Intendenza di Finanza" sia adatto in termini di luogo, di volumetria e di spazi ad essere sede della Questura di Pesaro, cioè se sia in grado di soddisfare tutte le esigenze degli uffici, di accogliere tutto il personale e di garantire il livello di sicurezza necessario per i compiti istituzionali suoi propri.
Interrogazione sull'istituzione dell'archivio di Stato della Provincia di Barletta-Andria-Trani
(3-00276) (16 ottobre 2018)
QUARTO. - Al Ministro per i beni e le attività culturali -
Premesso che:
gli archivi di Stato, le cui competenze consistono nella conservazione e nella sorveglianza del patrimonio archivistico e documentario di proprietà dello Stato, sono presenti nei capoluoghi di provincia come stabilito dall'art. 3, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica n. 1409 del 1963;
la legge n. 148 del 2004 ha istituito, nell'ambito della Regione Puglia, la Provincia di Barletta-Andria-Trani ed ha stabilito che la dislocazione degli uffici periferici dello Stato debba avvenire entro i limiti delle risorse disponibili e tenendo conto delle vocazioni territoriali;
considerato che:
con decreto ministeriale 27 dicembre 1973, a Barletta fu istituita una sezione di archivio di Stato;
la sezione di Barletta conserva circa 40.000 documenti di interesse archivistico comprendenti atti preunitari e postunitari di carattere amministrativo (1568-1980), finanziario (1820-1977), militare (1847-1934), nonché giudiziario (1815-1957);
ha come sua sede di proprietà l'ex convento dei Celestini, le cui prime notizie riguardanti la chiesa, con l'annesso monastero e ospedale, risalgono al 1185, ideale sede per un istituto culturale;
con decreto ministeriale 22 marzo 1965, a Trani fu istituita una sezione di archivio di Stato;
la sezione di Trani conserva circa 60.000 documenti di interesse archivistico comprendenti atti preunitari e postunitari di carattere amministrativo (1744-1969), finanziario (1975-1996) e soprattutto giudiziario (1808-1991);
la sezione di Trani è sita nello storico edificio "palazzo Valenzano" risalente al 1762, già sede dell'archivio notarile distrettuale;
le sezioni di Barletta e Trani, sul piano delle risorse umane, hanno una qualificata e completa dotazione che va dai funzionari archivisti agli addetti ai servizi;
l'istituzione dell'archivio di Stato nella città di Barletta o Trani non comporterebbe oneri aggiuntivi in quanto de facto già operanti sul territorio come sezioni di archivio di Stato;
rilevato che:
nella città di Fermo era presente una sezione di archivio di Stato istituita con decreto ministeriale 10 luglio 1965;
la legge n. 147 del 2004 ha istituito, nell'ambito della Regione Marche, la Provincia di Fermo;
con decreto ministeriale 28 dicembre 2007, il Ministero per i beni e le attività culturali ha istituito l'archivio di Stato di Fermo,
si chiede di sapere:
quali siano i motivi per i quali non si sia provveduto all'istituzione dell'archivio di Stato nella provincia di Barletta-Andria-Trani;
se il Ministro in indirizzo intenda intervenire con urgenza al fine di adottare i provvedimenti necessari all'istituzione dell'archivio di Stato nella provincia Barletta-Andria-Trani nella città di Barletta o nella città di Trani, già sedi di sezioni di archivio di Stato.
Interrogazione sulla situazione degli uffici della Motorizzazione civile di Firenze e Prato
(3-00217) (20 settembre 2018)
PARRINI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
Premesso che:
per effetto del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, l'ufficio della Motorizzazione civile di Prato è stato accorpato, a partire dal 31 dicembre 2012, a quello di Firenze;
tale decisione nel corso degli anni ha portato ad una razionalizzazione dei servizi e della spesa ma nell'ultimo periodo risulta che gli uffici della Motorizzazione di Firenze non garantiscono più tutti i servizi richiesti;
ad oggi i maggiori disagi si registrano per le procedure operative front office per l'utenza professionale e nell'assicurare un congruo numero di sedute di esami pratici di guida per rispondere alle necessità delle autoscuole e dei cittadini richiedenti;
fino al mese di marzo 2018, anche grazie ad un accordo siglato tra le associazioni sindacali di categoria e la Direzione generale territoriale di Roma, i servizi sono stati sostanzialmente svolti e i disagi sono stati limitati, anche grazie alle autoscuole del territorio, che si sono fatte carico di sostenere tutte le spese di missione esterna (indennità professionali, vitto e alloggio) del personale esaminatore proveniente da altre Motorizzazioni;
tale soluzione, pur economicamente gravosa per le stesse autoscuole, ha permesso di soddisfare fino all'80 per cento delle richieste d'esame;
la Direzione generale territoriale di Roma nel mese di aprile 2018 ha rimesso in discussione l'accordo causando una grave restrizione circa la copertura delle sedute d'esame, tanto che risulta essere evaso meno del 20 per cento delle richieste;
ad oggi 7.460 persone aspettano di essere convocate per gli esami di guida e di queste solo 1.371 svolgeranno l'esame nel mese di settembre 2018;
la situazione attuale, perciò, anche secondo le associazioni di categoria, sta costringendo alcuni allievi ad allungare sensibilmente la tempistica per sostenere gli esami. Alcuni di loro sono costretti a non effettuare, in caso di bocciatura, un secondo esame all'interno dello stesso protocollo "foglio rosa", così come invece dispone la legge vigente, con il conseguente aggravio economico;
questa situazione causa agli operatori professionali delle autoscuole file interminabili all'unico sportello di front office attualmente disponibile alla Motorizzazione di Firenze ed è evidente che queste criticità, aggravate nella stagione estiva 2018, in assenza di provvedimenti potranno solo aumentare, accumulando ritardi su ritardi,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e quali iniziative urgenti intenda intraprendere per risolvere le problematiche che coinvolgono l'utenza civile e professionale della Motorizzazione civile delle province di Firenze e Prato, anche e soprattutto al fine di tutelare i diritti delle persone che devono sostenere gli esami per la patente di guida, le esigenze lavorative ed i livelli occupazionali delle autoscuole.
Interrogazioni sulla condanna dell'avvocato iraniano Nasrin Sotoudeh
(3-00690) (19 marzo 2019)
CIRINNA', ALFIERI, VALENTE, BONINO, FEDELI, PINOTTI, IORI, Assuntela MESSINA, BINETTI, MASINI, GIACOBBE, MALPEZZI, MIRABELLI, CUCCA. - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale -
Premesso che:
il 12 marzo 2019, gli organi di stampa hanno dato ampio risalto alla notizia della condanna a 38 anni di carcere e a 148 frustate, in Iran, di Nasrin Sotoudeh, avvocato impegnato nella difesa dei diritti umani;
Nasrin Sotoudeh è stata arrestata nella sua abitazione il 13 giugno 2018. All'inizio di questa settimana è stata informata dall'ufficio per l'esecuzione delle pene di Evin, la prigione di Teheran dov'è attualmente detenuta, di essere stata giudicata colpevole di sette reati e condannata, pertanto, a 33 anni e 148 frustate;
in particolare, come riferito dall'Irna, l'agenzia di stampa della Repubblica iraniana, Sotoudeh è accusata di propaganda contro lo Stato, interruzione dell'ordine pubblico, commissione di un atto peccaminoso essendo apparsa in pubblico senza hijab e avendo incitato le donne a togliersi il velo, nonché incitamento alla corruzione e alla prostituzione e ad azioni immorali;
la condanna è determinata dall'applicazione dell'articolo 134 del codice penale iraniano che autorizza a emettere una sentenza più alta di quella massima prevista nei casi in cui l'imputato abbia più di tre imputazioni a carico. Nel caso di Nasrin Sotoudeh, il giudice Mohammad Moghiseh ha applicato il massimo della pena per ognuno dei sette capi d'accusa, 29 anni in tutto, aggiungendovi altri quattro anni e portando così la condanna a 33 anni;
Nasrin Sotoudeh, legata da una lunga militanza in difesa dei diritti umani con la premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, è anche vincitrice del premio Sakharov del Parlamento europeo nel 2012;
Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e sull'Africa del Nord di Amnesty International, ha duramente stigmatizzato la notizia della condanna, in particolare ha sottolineato come: "I governi che hanno influenza sull'Iran dovrebbero chiedere il rilascio di Nasrin Sotoudeh. La comunità internazionale, in particolare l'Unione europea, dovrebbe prendere pubblicamente una posizione forte contro questa vergognosa condanna e intervenire urgentemente per assicurare il rilascio immediato e incondizionato della detenuta";
considerato che:
dal combinato disposto di cui agli articoli 2, 3, 10 e 11 della Costituzione discende la necessità che la politica estera del Paese sia ispirata ad esigenze di protezione dei diritti umani e orientata a promuoverne il rispetto nei Paesi con i quali sussistano relazioni diplomatiche e rapporti di cooperazione;
analoghi principi ispirano l'azione esterna dell'Unione europea;
le ragioni della condanna dell'avvocato Sotoudeh e le concrete caratteristiche delle pene irrogate appaiono in netto contrasto con il rispetto della dignità umana e con il divieto di trattamenti inumani e degradanti, desumibili dalla Costituzione, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,
si chiede di sapere:
quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, anche attivandosi presso l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea e i Ministri degli esteri degli altri Stati membri dell'Unione, per far fronte alla drammatica condizione dell'avvocato Sotoudeh;
se non ritenga, altresì, doveroso e urgente intraprendere le necessarie azioni per sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale in relazione alla situazione della protezione dei diritti umani in Iran, anche promuovendo, in sede europea, opportuni strumenti di condizionalità delle azioni di cooperazione attualmente in essere all'effettivo rispetto dei diritti umani, della democrazia e del pluralismo politico.
(3-00707) (19 marzo 2019)
VESCOVI, PUCCIARELLI, PIANASSO, DE VECCHIS, CASOLATI, Emanuele PELLEGRINI, IWOBI, CANDURA. - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale -
Premesso che:
Nasrin Sotoudeh è un avvocato e attivista per i diritti umani iraniana, vincitrice nel 2012 del premio Sakharov per la libertà di pensiero, consegnato dal Parlamento europeo;
nel 2010 è stata arrestata e condannata a 11 anni di reclusione, in seguito ridotti a 7, dopo aver difeso alcuni prigionieri politici a seguito delle manifestazioni scaturite dai presunti brogli durante le elezioni presidenziali del giugno 2009;
nel 2013 è stata scarcerata anticipatamente insieme a un gruppo di prigionieri politici, a ridosso del discorso alle Nazioni Unite del presidente iraniano Rouhani;
nel giugno 2018 è stata nuovamente incarcerata presso il centro di detenzione di Evin, dopo essere stata arrestata per scontare 5 anni in seguito a una condanna ricevuta in contumacia nel 2016;
il giorno 11 marzo 2018, l'agenzia iraniana Irna ha riportato la condanna a 7 anni per Sotoudeh, suddivisa in 5 anni per "associazione e collusione per compiere reati contro la sicurezza nazionale" e 2 anni per "offesa alla Guida suprema";
nello stesso giorno, il marito di Nasrin Sotoudeh ha pubblicato su "Facebook" uno stato in cui comunicava che la condanna della moglie sarebbe stata in realtà di 38 anni e 143 frustrate;
tra i diversi capi d'accusa risultano "incitamento alla corruzione e alla prostituzione", "commissione di un atto peccaminoso" e "interruzione dell'ordine pubblico";
il giudice avrebbe applicato un articolo del codice penale iraniano, il 134, che autorizza ad emettere una sentenza più alta di quella massima prevista se l'imputato ha più di tre imputazioni a carico. Nel caso specifico, il giudice ha condannato Sotoudeh a 33 anni, dopo aver cumulato gli anni per 7 diversi capi d'accusa, ai quali vanno sommati i 5 anni della condanna del 2016;
come riporta Amnesty International, questo atto risulta essere la più dura condanna nei confronti di un difensore dei diritti umani in Iran;
Nasrin Sotoudeh si trova nel carcere di Evin, principale centro di detenzione per i prigionieri politici iraniani, accusato più volte dalla comunità internazionale per violazione di diritti umani, tanto da essere colpito da sanzioni degli Stati Uniti dopo esser stato inserito dall'Office of foreign assets control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro americano nella Specially designated national list,
si chiede di sapere:
quali iniziative di sua competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere nelle opportune sedi;
se stia valutando una soluzione di comune accordo con i ministri degli esteri degli Stati membri dell'Unione e con l'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al fine di tutelare la sicurezza di Nasrin Sotoudeh.
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO
Interrogazione sulle prospettive degli stabilimenti italiani del gruppo Mahle
(3-00753) (03 aprile 2019)
PIANASSO, BERGESIO, CASOLATI, FERRERO, MONTANI. - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali -
Premesso che:
"Mahle GmbH" è un'azienda produttrice di componenti automobilistici con sede a Stoccarda, in Germania;
la Mahle Componenti motori Italia SpA è presente nel nostro Paese fin dal 1987, anno in cui ha acquisito il controllo della precedente società "Mondial Piston SpA", attiva fin dal 1946;
in Italia sono presenti due stabilimenti di produzione, uno a La Loggia (Torino) e uno a Saluzzo (Cuneo), per un totale di circa 500 dipendenti;
lo stabilimento di Saluzzo comprende il processo produttivo di fusione della lega d'alluminio, nonché pre-lavorazioni meccaniche di formatura del pistone, nel quale sono impiegati 200 operai e altri 40 lavoratori tra impiegati e quadri e dirigenti;
nello stabilimento di Saluzzo, nel 2018, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria ha coinvolto un numero compreso tra i 50 ed i 200 operai, sui 200 totali;
come riferito dalle associazioni sindacali, il piano industriale presentato dall'azienda tedesca non prevede adeguati investimenti in Italia, comportando un depotenziamento per i siti produttivi presenti sul territorio;
nello stabilimento di Saluzzo, inoltre, vengono prodotti componenti per motori diesel, settore che risulta in contrazione, causando preoccupazione per il futuro dello stabilimento alla luce dei mancati investimenti su nuove produzioni;
in generale, il mercato automobilistico europeo presenta forti contrazioni, che rischiano di causare gravi conseguenze nel comparto industriale italiano e dell'Unione europea;
in un incontro tra i rappresentanti sindacali della Mahle e i vertici del gruppo, svoltosi il 7 dicembre 2018 presso l'Assessorato per il lavoro della Regione Piemonte, i dirigenti Mahle hanno illustrato la situazione economica nei vari stabilimenti europei dell'azienda, hanno ribadito la volontà di mantenere la presenza in Italia, ma non hanno fornito indicazioni sulla possibile diversificazione produttiva e sugli sviluppi futuri;
secondo quanto risulta agli interroganti, ci sarebbe il rischio di una completa riorganizzazione aziendale che comporterebbe una drastica riduzione produttiva negli stabilimenti italiani di La Loggia e di Saluzzo, con conseguente crisi occupazionale,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto, e se intenda convocare un tavolo presso il Ministero dello sviluppo economico affinché si possa avere chiarezza sui futuri piani industriali dell'azienda, al fine di tutelare i livelli occupazionali attuali.
Interrogazione sulla tutela delle aziende storiche italiane e dei loro marchi
(3-00752) (03 aprile 2019)
ROMAGNOLI, MATRISCIANO, CATALFO, AUDDINO, BOTTO, CAMPAGNA, GUIDOLIN, NOCERINO, ANASTASI, CASTALDI, CROATTI, VACCARO. - Al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
l'Italia, per la sua tradizione storica nel settore industriale, possiede numerose storiche aziende che rappresentano l'eccellenza del made in Italy nel mondo;
tali aziende grazie alla straordinaria qualità della loro produzione sono riconosciute in tutto il mondo e il "marchio" associato, in molti casi, è divenuto patrimonio industriale mondiale;
considerato che:
nel corso degli ultimi anni importanti "marchi storici" italiani sono stati oggetto di operazioni di acquisizione da parte di multinazionali con sede e produzione all'estero;
tali operazioni, in numerosi casi, hanno provocato il trasferimento della produzione all'estero, con conseguente chiusura degli stabilimenti storici, il licenziamento, nel corso degli anni, di decine di migliaia di lavoratori e la perdita di quel know how industriale che era frutto di un costante lavoro imprenditoriale e di ricerca tecnologica;
inoltre, oltre ad un impoverimento del tessuto industriale, queste chiusure hanno provocato e provocano un impoverimento anche del tessuto sociale e culturale nelle zone su cui insistono gli stabilimenti;
le operazioni di acquisizione di importanti marchi storici italiani continuano anche in questi ultimi anni, come nel caso dell'azienda dolciaria Pernigotti di Novi Ligure (Alessandria), per affrontare la quale è stato peraltro attivato, presso il Ministero dello sviluppo economico, un apposito tavolo di monitoraggio per la salvaguardia dei livelli occupazionali;
alla luce di questi fenomeni industriali appare sempre più necessario un intervento a tutela dell'occupazione, dell'integrità dei marchi storici, della qualità della produzione e della salvaguardia del tessuto sociale, economico, culturale delle aree su cui insiste l'azienda,
si chiede di sapere:
quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per la salvaguardia dei "marchi storici" italiani, prevedendo specifici strumenti normativi;
quali iniziative intenda intraprendere per tutelare i livelli occupazionali dei lavoratori impiegati nelle storiche aziende italiane, oggetto di operazioni industriali che prevedono il trasferimento della produzione all'estero o in aree diverse dalle zone di origine dell'azienda.
Interrogazione sulla soluzione delle attuali crisi occupazionali e sul sostegno alla riconversione industriale
(3-00754) (03 aprile 2019)
BELLANOVA, MARCUCCI, MALPEZZI, MIRABELLI, STEFANO, VALENTE, COLLINA, FERRARI, BINI, CIRINNA', RICHETTI, ROSSOMANDO. - Al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
secondo le ultime previsioni OCSE, contenute nel "Rapporto economico Italia" del 1° aprile 2019, il PIL dovrebbe registrare una preoccupante contrazione dello 0,2 per cento nel 2019 e un aumento dello 0,5 per cento nel 2020. Tali dati confermano un andamento negativo della crescita per il nostro Paese iniziato successivamente all'insediamento del Governo in carica. Il terzo trimestre del 2018, interrompendo una fase di 16 trimestri consecutivi di crescita, ha registrato una prima contrazione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il quarto trimestre del 2018 ha registrato una seconda contrazione, pari a 0,1 punti percentuali. L'OCSE, nel proprio rapporto, ha sottolineato che il PIL reale pro capite del nostro Paese è praticamente tornato al livello del 2000 e ad un livello nettamente inferiore al picco precedente alla crisi;
i recenti dati diffusi dall'Istat hanno evidenziato forti difficoltà sul fronte della produzione, del fatturato e degli ordinativi industriali. Nella comunicazione del 19 febbraio 2019, l'Istat ha reso nota una drastica riduzione per il 2018 del fatturato dell'industria pari al 7,3 per cento su base annua e degli ordinativi, pari al 5,3 per cento su base annua. Si tratta di una marcata diminuzione, sia in termini congiunturali sia su base annua, che ha riguardato in maniera diffusa tutti i settori;
dalla comunicazione Istat del 1° aprile 2019 si apprende che nel mese di febbraio l'occupazione ha registrato una preoccupante flessione, pari a 14.000 unità in meno. Tale andamento è stato determinato dalla diminuzione di 44.000 dipendenti, sia permanenti sia a termine, parzialmente compensato dall'aumento dei lavoratori indipendenti. Gli occupati a fine maggio 2018, prima dell'insediamento del Governo in carica, erano pari a 23.327.000 unità mentre a febbraio 2019 gli occupati erano 23.211.000;
considerato che:
la situazione di grave difficoltà della nostra economia si sta pesantemente ripercuotendo sulle imprese e sull'occupazione, tanto che attualmente presso il Ministero dello sviluppo economico risultano aperti oltre 130 tavoli di crisi con il coinvolgimento di migliaia di lavoratori. Le vertenze in atto interessano settori tra loro molto diversi, che richiedono azioni e strategie calibrate ognuna sulle proprie specificità: si va dal settore siderurgico, all'agroalimentare, passando per i trasporti e alla grande distribuzione organizzata. Nei prossimi mesi, anche in ragione della grave situazione economica del Paese, diverse altre aree industriali saranno costrette a ricorrere agli interventi previsti dalla legge n. 181 del 1989. Un'adeguata gestione di tali vertenze richiede interventi tempestivi da parte del Ministero e lo stanziamento di risorse finanziarie sufficienti allo scopo;
per quanto concerne gli interventi di cui alla legge n. 181 del 1989 nelle aree di crisi industriale complessa e non complessa, le risorse destinate all'attuazione degli interventi, in gran parte stanziate nella XVII Legislatura, ammontano a 721,87 milioni di euro, di cui 283 milioni per gli interventi nelle aree di crisi industriale complessa, 375,87 milioni per gli interventi nelle aree di crisi industriale non complessa, 40 milioni per le aree del terremoto del Centro Italia del 2016 e 15 milioni di euro per il programma "Restart Abruzzo". Tali risorse risultano in gran parte impegnate per le istruttorie in corso, fatta salva l'assegnazione per i successivi utilizzi disposta dalla legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018) che ha previsto, per il finanziamento degli interventi destinati alla riconversione e alla riqualificazione produttiva delle aree di crisi industriale, un incremento di soli 100 milioni di euro per l'anno 2019 e di 50 milioni di euro per l'anno 2020 del "Fondo per la crescita sostenibile", ovvero per un ammontare che appare del tutto inadeguato alle necessità dei prossimi mesi;
forti ritardi, secondo quanto emerge dai territori interessati, si registrano sia sul fronte dell'erogazione degli ammortizzatori sociali per i 60.000 lavoratori delle 18 aree di crisi industriale complessa presenti in 13 regioni, da tre mesi ormai senza salario, sia nella realizzazione dei progetti di riconversione e riqualificazione industriale (PRRI) di tali aree a seguito della stipula di specifici accordi di programma,
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti intenda adottare il Ministro in indirizzo al fine di garantire una rapida e positiva soluzione ai 130 tavoli di crisi industriale complessa e non complessa aperti presso il Ministero dello sviluppo economico che coinvolgono migliaia di lavoratori ancora in attesa di adeguate risposte;
quali iniziative intenda adottare al fine di garantire l'immediata erogazione degli ammortizzatori sociali in favore dei 60.000 lavoratori delle imprese delle 18 aree di crisi industriale complessa dislocate in 13 regioni;
quali siano le ragioni dei ritardi accumulati nella realizzazione dei progetti di riconversione e riqualificazione industriale delle aree industriali di crisi complessa, che impediscono la ripresa economica di interi territori e delle comunità;
se le risorse finora stanziate per il finanziamento dei progetti di riconversione e riqualificazione produttiva delle aree di crisi industriale siano sufficienti per la copertura di tutti gli interventi programmati o in via di programmazione;
quante siano le istanze pervenute al Ministero nel corso degli ultimi mesi con richiesta di avvio delle procedure di riconoscimento di area industriale di crisi e quanti siano i lavoratori potenzialmente coinvolti da tali richieste.
Interrogazione sulle misure idonee a sostenere la crescita economica
(3-00755) (03 aprile 2019)
URSO, CIRIANI. - Al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
confermando le numerose revisioni al ribasso effettuate in questi anni da organismi nazionali e internazionali e centri di ricerca autorevoli, l'Italia si trova oramai in fase di recessione, unico tra i 28 Paesi dell'Unione europea, ampliando, peraltro, la distanza con gli altri 27;
rispetto alle previsioni di ottobre 2018, la crescita per il 2019 è, infatti, rivista al ribasso di 0,9 punti percentuali; nel quadro programmatico presentato nella nota di aggiornamento dello scorso anno, si evidenziava che le misure di politica economica, industriale e sociale che il nuovo Governo avrebbe messo in campo avrebbero determinato, invece, una rilevante crescita del Pil nel triennio successivo;
già allora le stime di crescita si palesavano del tutto inverosimili, considerato che anche i principali istituti internazionali (OCSE, Fondo monetario internazionale, Commissione europea) esprimevano più realistiche previsioni al ribasso, con un rallentamento della crescita che, nella stima più ottimistica, si attestava all'1,1 per cento in più per il 2019;
secondo gli ultimi dati ISTAT, nel 2018 la crescita dell'economia italiana è significativamente rallentata (0,9 per cento in più dall'1,6 per cento in più del 2017) e il divario nei confronti dell'area euro, cresciuta in media dell'1,8 per cento, è tornato ad ampliarsi dopo essersi sensibilmente ridotto nel biennio precedente;
il taglio drastico delle stime di crescita è dovuto in larga parte alla minore domanda interna (circa tre quarti a fronte di un quarto derivante dalla contrazione di quella estera), con la forte contrazione dei consumi e degli investimenti pubblici e privati: il contributo alla crescita dei consumi finali si è sostanzialmente dimezzato da 0,9 a 0,4 punti percentuali tra il 2017 e il 2018;
tale tendenza, come emerge anche dai dati allarmanti diffusi nei giorni scorsi dal centro studi di Confindustria, è confermata nel primo trimestre 2019, con una produzione industriale sostanzialmente ferma (calo dello 0,1 per cento, dopo il forte arretramento di fine 2018, pari all'1 per cento), una domanda interna (specie degli investimenti) ancora molto debole e un calo significativo dei prezzi alla produzione (pari allo 0,1 per cento);
la debolezza della crescita italiana, pur inserendosi in un contesto complessivo di indebolimento del ciclo internazionale condiviso da tutte le principali economie europee, fa registrare una flessione decisamente più accentuata che altrove, ampliando così nuovamente il divario di crescita rispetto all'area dell'euro, con un netto calo di fiducia delle famiglie e delle imprese e, conseguentemente, anche dei potenziali investitori;
nei giorni scorsi anche l'OCSE ha ribadito che il rischio concreto per l'Italia è quello di chiudere l'anno in piena recessione, con un calo dello 0,2 per cento nel 2019, unica economia europea a segnare un risultato nettamente negativo;
i provvedimenti inerenti allo sviluppo economico e sociale del Paese, con particolare riferimento alla politica industriale e alle attività produttive, messi in atto finora dal Governo, non hanno neanche lontanamente raggiunto gli obiettivi prefissati e, anzi, hanno generato effetti negativi e recessivi, nonostante i clamorosi annunci del Ministro in indirizzo che, ancora a gennaio 2019, intervenendo agli stati generali dei consulenti del lavoro, vedeva addirittura, a "recessione tecnica" già certificata, nel futuro del Paese un nuovo boom economico come negli anni '60;
invece che in un "miracolo produttivo" gli italiani si ritrovano oggi in una fase di piena stagnazione della produzione industriale, con enorme pregiudizio per le famiglie e le imprese,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni per cui le previsioni del Governo siano state clamorosamente smentite dall'attuale fase di recessione, produttiva e sociale, e perché le misure di politica industriale adottate finora non abbiano avuto gli effetti auspicati, determinando anzi un sostanziale peggioramento delle condizioni complessive del Paese e dei suoi principali assetti produttivi;
pertanto, se il Governo non ritenga necessario cambiare radicalmente rotta già nel prossimo DEF avviando una diversa e più incisiva politica per lo sviluppo economico e sociale del Paese.
Interrogazione sulle misure di agevolazione allo sviluppo e di sostegno alle famiglie
(3-00756) (03 aprile 2019)
BERNINI, MALAN, MALLEGNI, GALLIANI, GALLONE, GIAMMANCO, LONARDO, MANGIALAVORI, MOLES, RIZZOTTI, RONZULLI, PICHETTO FRATIN, VITALI, AIMI, ALDERISI, BARACHINI, BARBONI, BATTISTONI, BERARDI, BERUTTI, BIASOTTI, BINETTI, CALIENDO, CANGINI, CARBONE, CAUSIN, CESARO, CONZATTI, CRAXI, DAL MAS, DAMIANI, DE POLI, DE SIANO, FANTETTI, FAZZONE, FERRO, FLORIS, GASPARRI, GHEDINI, GIRO, MASINI, Alfredo MESSINA, MINUTO, MODENA, PAGANO, PAPATHEU, PAROLI, PEROSINO, QUAGLIARIELLO, ROMANI, ROSSI, SACCONE, SCHIFANI, SCIASCIA, SERAFINI, SICLARI, STABILE, TESTOR, TIRABOSCHI, TOFFANIN. - Al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
l'attuale situazione economica dell'Italia, anche in base agli ultimi dati sull'occupazione forniti dall'OCSE, fotografa un tasso di disoccupazione che dal 10,6 per cento del 2018 crescerà al 12 per cento nel 2019 e al 12,1 per cento nel 2020;
ad aggravare la situazione è sicuramente lo stato dei conti pubblici italiani che, secondo la prestigiosa organizzazione internazionale, vedrà crescere il rapporto tra debito e PIL del nostro Paese al 134 per cento del Pil nel 2019 e al 135 per cento nel 2020;
si tratta di una bocciatura su diversi fronti, che trova ragione nelle riforme attuate dal Governo Conte; in questo quadro, anche la riforma per il reddito di cittadinanza comporterà scarsissimi effetti sulla crescita ed i consumi, incoraggiando al contrario il lavoro nero e rischiando di creare ulteriori diseguaglianze sociali;
secondo un recente focus pubblicato su "Il Sole-24 ore", in molti enti locali, per garantire i servizi essenziali alla persona, ci sarà un rincaro dell'imposta municipale unica, della Tasi (prelievo che ha la stessa base imponibile), delle addizionali Irpef e della tassa di soggiorno (con evidenti riflessi anche sulle tariffe di alberghi e bed&breakfast); questi aumenti aggraveranno le già precarie situazioni economiche di molti cittadini e non consentiranno loro di impiegare risorse per i consumi e la crescita; inoltre gli enti locali, ancora oggi, non possono fare né mutui, né spendere gli avanzi di amministrazione, se non in casi molto limitati;
a rallentare ulteriormente la fiducia dei consumatori risulta essere lo spettro di un aumento dell'IVA almeno al 23 per cento, già a partire dal luglio 2019, e almeno al 23,6 per cento dal 2021, pari a oltre 23 miliardi di euro per il 2020 e oltre 28 miliardi per il 2021, qualora non verranno trovate le adeguate risorse, cosa che impedirebbe il rilancio dei consumi interni tanto evocato dal Governo;
a parere degli interroganti, l'unico modo per restituire potere d'acquisto alle famiglie e liquidità alle imprese, favorendo di conseguenza l'aumento dei consumi e degli investimenti, è varare il prima possibile la riforma della cosiddetta flat tax;
nonostante Forza Italia abbia proposto già da lungo tempo un proprio modello realmente applicabile con una no tax area elevata a 12.000 euro ed un'aliquota "piatta" al 23 per cento, nel "contratto di governo" la misura è stata posta tra i primi punti del programma di Governo e garantita nella sua adottabilità da esponenti dello stesso;
a quasi un anno dall'avvio dell'attività governativa, tale misura, salvo un piccolo intervento sulle partite IVA con un fatturato inferiore ai 65.000 euro annui, del quale peraltro le prime bozze circolate del "decreto crescita" paventano una revisione, risulta ad oggi essere lettera morta;
su tale argomento si sta assistendo in questi ultimi giorni ad uno scontro all'interno della compagine governativa tra le due forze politiche di maggioranza;
il Ministro dell'interno, Matteo Salvini, maggiore sostenitore di tale misura, ha recentemente affermato che: "sulla flat tax noi non abbiamo mai smesso di lavorare", mentre il Ministro per il Sud, Barbara Lezzi, ha affermato che "La flat tax costa 60 miliardi di euro e il nostro Paese non se li può permettere, dunque è una promessa che non si può mantenere";
in altra occasione, il Ministro dello sviluppo economico ha risposto di "non fare promesse alla Berlusconi" denotando, oltre alla scarsa responsabilità istituzionale, a giudizio degli interroganti anche un irrispettoso attacco all'unico Presidente del Consiglio dei ministri che, oltre ad essere l'ultimo scelto direttamente dal voto degli italiani, ha ridotto le tasse ai cittadini e alle imprese;
vi è poi una palese discrasia tra le posizioni dei due azionisti del Governo in merito alle politiche per le famiglie, a favore delle quali non è stata varata alcuna misura, nonostante l'annunciata adozione del "modello francese",
si chiede di sapere:
se la flat tax sarà presente tra i punti programmatici del Governo del prossimo Documento di economia e finanza e, in caso affermativo, quale sarà la sua aliquota e la soglia di esenzione per le famiglie povere, e come si pensi di reperire le risorse necessarie;
quali siano le misure di aiuto alle famiglie "sul modello francese", annunciato alla stampa dal Ministro in indirizzo;
considerato il basso impatto sulla crescita economica e sulla creazione di nuovi posti di lavoro di alcune misure come il "decreto dignità" (decreto-legge n. 87 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2018), il "decreto "concretezza" (disegno di legge AS 920, in discussione presso la Camera dei deputati come AC 1433) e non ultimo il decreto sul reddito di cittadinanza (decreto-legge n. 4 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2019), quali misure di incentivo intenda proporre a favore delle imprese che producono e creano occupazione .
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Bertacco, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Calderoli, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Crimi, D'Angelo, De Poli, Ginetti, Merlo, Monti, Napolitano, Richetti, Ronzulli, Santangelo, Sbrollini, Siri, Solinas e Zanda.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Rossomando, per attività di rappresentanza del Senato (dalle ore 11 alle ore 12,30); Endrizzi, Garavini, Mirabelli, Morra e Vitali, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Regione Umbria
Disposizioni in materia di lavoro mediante piattaforme digitali (1198)
(presentato in data 26/03/2019).
Governo, trasmissione di documenti
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 1°aprile 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3-bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, la relazione concernente l'attività svolta sulla base dei poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, relativa al periodo 1° luglio 2016 - 31 dicembre 2018.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 4a, alla 5a, alla 6a, all'8a e alla 10a Commissione permanente (Doc. LXV, n. 1).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti atti e documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
Relazione della Commissione al Consiglio sullo stato di avanzamento della procedura di adesione degli Stati membri alla convenzione internazionale dell'Organizzazione marittima internazionale sulle norme relative alla formazione degli equipaggi dei pescherecci, al rilascio dei brevetti ed alla guardia ai sensi dell'articolo 2 della decisione (UE) 2015/799 del Consiglio (COM(2019) 157 definitivo), alla 3a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Trentasettesima relazione annuale della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulle attività antidumping, antisovvenzioni e di salvaguardia e sull'utilizzo degli strumenti di difesa commerciale da parte di paesi terzi nei confronti dell'Unione europea nel 2018 (COM(2019) 158 definitivo), alla 6a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulla qualità dei dati finanziari notificati dagli Stati membri nel 2018 (COM(2019) 155 definitivo), alla 6a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a.
Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, trasmissione di atti. Deferimento
Il Presidente dell'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, con lettera in data 12 marzo 2019, ha inviato una segnalazione in merito ai possibili effetti derivanti dall'attuazione dell'articolo 177 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recante "Codice dei contratti pubblici".
La predetta segnalazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 228).
Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento
Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 19 marzo 2019, ha inviato il testo di quattordici risoluzioni approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 30 al 31 gennaio 2019, deferite, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sotto indicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 14a Commissione permanente:
risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) n. 952/2013 che istituisce il codice doganale dell'Unione, alla 6a Commissione permanente (Doc. XII, n. 269);
risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) n. 1305/2013 e (UE) n. 1307/2013 per quanto riguarda alcune norme sui pagamenti diretti e sul sostegno allo sviluppo rurale per gli anni 2019 e 2020, alla 5a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 270);
risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all'associazione dei paesi e territori d'oltremare all'Unione europea, comprese le relazioni tra l'Unione europea, da un lato, e la Groenlandia e il Regno di Danimarca, dall'altro ("Decisione sull'associazione d'oltremare"), alla 3a Commissione permanente (Doc. XII, n. 271);
risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla messa in opera e al funzionamento del nome di dominio di primo livello .eu e che abroga il regolamento (CE) n. 733/2002 e il regolamento (CE) n. 874/2004 della Commissione, alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 272);
risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'armonizzazione del reddito nazionale lordo ai prezzi di mercato ("regolamento RNL") che abroga la direttiva 89/130/CEE, Euratom del Consiglio e il regolamento (CE, Euratom) n. 1287/2003 del Consiglio, alla 5a Commissione permanente (Doc. XII, n. 273);
risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che autorizza l'Austria, Cipro, la Croazia, il Lussemburgo, il Portogallo, la Romania e il Regno Unito ad accettare, nell'interesse dell'Unione europea, l'adesione della Repubblica Dominicana alla convenzione del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, alla 1a, alla 2a e alla 3a Commissione permanente (Doc. XII, n. 274);
risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che autorizza l'Austria ad accettare, nell'interesse dell'Unione europea, l'adesione dell'Ecuador e dell'Ucraina alla convenzione dell'Aia del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, alla 1a, alla 2a e alla 3a Commissione permanente (Doc. XII, n. 275);
risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che autorizza l'Austria e la Romania ad accettare, nell'interesse dell'Unione europea, l'adesione dell'Honduras alla convenzione del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, alla 1a, alla 2a e alla 3a Commissione permanente (Doc. XII, n. 276);
risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che autorizza l'Austria, il Lussemburgo e la Romania ad accettare, nell'interesse dell'Unione europea, l'adesione della Bielorussia e dell'Uzbekistan alla convenzione del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, alla 1a, alla 2a e alla 3a Commissione permanente (Doc. XII, n. 277);
risoluzione sulla proposta di decisione di esecuzione della Commissione che modifica la decisione di esecuzione 2013/327/UE per quanto riguarda il rinnovo dell'autorizzazione all'immissione in commercio di mangimi contenenti o costituiti da colza geneticamente modificata Ms8, Rf3 e Ms8 x Rf3, a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 278);
risoluzione sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato 5307 (SYN-05307-1) a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 279);
risoluzione sul progetto di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da granturco geneticamente modificato MON 87403 (MON-87403-1), a norma del regolamento (CE) n. 1829-2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 280);
risoluzione sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione che autorizza l'immissione in commercio di prodotti contenenti, costituiti od ottenuti a partire da cotone geneticamente modificato GHB614 x LLCotton25 x MON 15985 a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 281);
risoluzione sulla relazione annuale concernente la politica di concorrenza, alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 282).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Mautone, Danila De Lucia, Simona Nocerino e Santillo hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01533 della senatrice Giannuzzi ed altri.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 29 marzo al 4 aprile 2019)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 26
CASTALDI, PIARULLI: sul suicidio in un convento di Isernia di un soggetto con disturbi psichici (4-00561) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia)
CASTIELLO: sulla messa in sicurezza dell'ex strada provinciale Cilentana (4-01163) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)
CIRIANI: sui turni di guardiania alle tre dighe della società Edison SpA (4-00370) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)
sulla detenzione in Sri Lanka del connazionale Antonio Consalvo (4-01280) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
DE PETRIS: sul "pontile petroli" ENI presente al centro di Gaeta (Latina) (4-00597) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)
GASPARRI: sulla regolarità dell'assunzione di un dirigente del consiglio nazionale degli architetti (4-01122) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia)
IANNONE: sulla situazione del tribunale di Nocera Inferiore (4-00977) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia)
LANIECE: sull'ultimazione della variante alla strada statale 27 del Gran San Bernardo (4-00885) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)
LONARDO: sul disastro aereo del Boeing 737 Max 8 in Etiopia (4-01407) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)
NENCINI: sulla viabilità della E78 in corrispondenza con la galleria della Guinza (4-00940) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)
PRESUTTO ed altri: sull'esecuzione di lavori strutturali nella darsena di levante del porto di Napoli (4-00818) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)
RAMPI: sulla carenza di organico sia di magistrati, che di personale amministrativo presso il Tribunale di sorveglianza di Milano (4-01307) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia)
RICCIARDI ed altri: sul risarcimento delle vittime dell'incidente sulla A14 in cui esplose un'autocisterna (4-00863) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)
SACCONE: sulla possibile chiusura del punto di ristoro presso il consolato generale di Stoccarda (4-01254) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
VALENTE: sull'andamento dei prezzi del carburante nell'isola di Ischia (Napoli) (4-00229) (risp. GALLI, vice ministro dello sviluppo economico)
Interpellanze
LANNUTTI, PESCO, DI NICOLA, LEONE, CORRADO, CORBETTA, PUGLIA, ORTIS, LOMUTI, GARRUTI, FENU, PARAGONE, ACCOTO, GIARRUSSO, DELL'OLIO, PRESUTTO, PIRRO, LANZI, DI PIAZZA, FLORIDIA, CASTALDI, DESSI', DONNO, FEDE, DRAGO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che, per quanto risulta agli interpellanti, tra il 2008 e il 2014 Iwbank, la banca online del gruppo Ubi Banca (sotto processo dalla Procura di Bergamo per gravi reati dopo 6 anni di accurate indagini del pubblico ministero Fabio Pelosi) avrebbe effettuato transazioni per 1.000 miliardi di euro prive di verifiche adeguate sulla titolarità effettiva delle somme movimentate, su 104.000 dei 140.000 conti e con esami incompleti sugli altri 36.000 rapporti. Il "buco" negli accertamenti obbligatori avrebbe riguardato 49 milioni di operazioni su titoli e strumenti finanziari. Pochi giorni fa, nel processo con rito abbreviato davanti al giudice per l'udienza preliminare Cristina Mannocci, il pubblico ministero di Milano Elio Ramondini ha chiesto la condanna a un anno e 2 mesi di carcere per ciascuno dei 14 imputati e 600.000 euro di sanzione per Iwbank, in base al decreto legislativo n. 231 del 2001 sugli enti. Gli imputati, fra i quali l'ex amministratore delegato Alessandro Prampolini e l'ex presidente Mario Cera, vicepresidente Ubi, devono rispondere di ostacolo agli organi di vigilanza, ignari che Iwbank avrebbe operato senza rispettare le norme antiriciclaggio. Secondo Ramondini, la Banca d'Italia avrebbe potuto bloccare l'accensione di nuovi conti correnti come ha fatto a metà marzo con Ing Bank. Le entità offshore collegate a Iwbank avrebbero portato i finanzieri a perquisire nel 2015 le sedi di Milano, Brescia e Varese, su operazioni per 15-16 milioni di euro con soggetti che triangolavano denaro tramite conti online tra Svizzera, Irlanda, Bahamas e Cayman;
considerato che, per quanto risulta:
in data 1° aprile 2019, un'approfondita inchiesta di "Report" in onda su Raitre, come riportato da un articolo di "Bergamonews" del giorno successivo, ha scoperchiato un sistema consolidato di irregolarità su Ubi e la sua gestione dopo la nascita della terza banca italiana attraverso la fusione degli istituti di Bergamo e Brescia. Fusione che, secondo Giuseppe Masnaga, ex direttore della Popolare di Bergamo, "non è stata utile per Bergamo in quanto la banca bresciana aveva centinaia di milioni di perdite che poi si è addossata la neonata Ubi";
si legge: «"Mancanza di controlli sull'antiriciclaggio, paradisi fiscali, compravendita di armi e per concludere un collegamento con il Banco Ambrosiano e le vicende di Roberto Calvi e Michele Sindona". (...) Ubi, "la sacra banca", come titola il lungo servizio che mostra alcuni soci, come la Curia di Bergamo con l'ex economo, monsignor Lucio Carminati che nega decisamente di sapere degli affari legati alle armi. La sacra banca gestita (...) da un "onnipotente" attraverso quello che il tribunale di Bergamo ha messo sotto accusa come "patto occulto" che ne ha governato la fusione: a Giovanni Bazoli, presidente di Banca Intesa San Paolo, in prima persona o attraverso la figlia Francesca, i nipoti, il genero, fanno capo alcune operazioni. La prima riguarda la cessione di crediti per 14 miliardi attraverso delle cartolarizzazioni tramite fondazioni di diritto olandese Stichting Brixia e Romullus ritenute un marchingegno giuridico per agevolare la trasformazione dei crediti in titoli. A compiere queste operazioni l'ex genero di Bazoli, Gregorio Gitti che ai microfoni di Report insiste col ripetere che si tratta di auto-cartolarizzazione e che è tutto regolare. (...) l'inchiesta del giornalista Giorgio Mottola racconta di 54 società offshore collegate a Ubi Banca International, l'istituto lussemburghese ceduto a novembre 2017 (...) [con] richiami dallo studio Mossack Fonseca (quello che aveva creato e gestito per anni la rete dei Panama Papers) a Ubi Banca International con la richiesta di documenti mancanti necessari per le verifiche antiriciclaggio. A questo proposito il dirigente interno dell'antiriciclaggio -intervistato da Report-, che aveva iniziato a fare segnalazioni, racconta di come sia stato trasferito e demansionato. Ed è ancora Ubi International al centro dello scoop di Report circa il filo nero tra Ubi e l'Ambrosiano di Roberto Calvi. Giovanni Bazoli dopo la morte di Calvi (impiccato al ponte dei Frati neri a Londra nel 1982) ha preso le redini del Banco Ambrosiano e l'ha trasformato in Banca Intesa San Paolo, di cui è presidente emerito. Tra il Lussemburgo e le Bahamas sono state gestite, ha spiegato Carlo Calvi, figlio di Roberto, due delle tre liquidazioni del Banco Ambrosiano. In particolare Carlo Calvi, che custodisce gli archivi dell'Ambrosiano, ha raccontato della società Canopus, cassaforte dei conti segreti di Michele Sindona (il banchiere della mafia e della P2) e dello Ior, amministrata da Guy Harles, finanziere lussemburghese che, questa la scoperta del programma di RaiTre, avrà un ruolo nel board di Ubi International: soldi e clienti tutt'altro che trasparenti, di cui non si è (...) mai parlato. Bazoli (...) ha scritto a Report di non aver mai conosciuto Harles»;
come emerge dalla stampa, ad esempio da un articolo su "citywire" del 27 marzo 2019, sarebbero «quattro le società localizzate alle Bahamas e alle Cayman su cui si sono appuntate le attenzioni della gdf: Cristallina Investment Fund, Cristallina Strategy Iceberg, Frontwave Capital e Alphabet Global Fund», presente nei Bahamas Leaks. «La Securities Commission delle Bahamas (Scb) il 26 luglio 2011 ha registrato due società: Orhus Fund Limited e Cristallina Investment Fund, entrambe autorizzate su iniziativa della Finter Bank & Trust, oggi Ansbacher Bank. La Finter Bank & Trust fino al 2012 era controllata dalla Finter Bank di Zurigo, dal 2006 di proprietà di Italmobiliare (holding del gruppo Pesenti) poi ceduta a settembre 2015 a Vontobel. Giampiero Pesenti, presidente di Italcementi e Italmobiliare, è stato consigliere di Finter Bank Zürich». Italmobiliare avrebbe ribattuto agli articoli di Stefano Elli su "Il Sole-24 ore", affermando di non sapere nulla di Cristallina Investment Fund e che FinterBank di Nassau è stata banca depositaria di fondi gestiti da terzi senza che Italmobiliare fosse coinvolta nella loro gestione. Ansbacher Bank (ex Finter Bank and Trust) è oggi controllata dalla Qatar National Bank, a sua volta controllata al 50% dalla Qatar Investment Authority, il fondo sovrano primo azionista di Coima Res, società immobiliare italiana di cui è presidente Massimo Capuano, ex ad di Borsa italiana e Centrobanca, la corporate & investment bank del gruppo Ubi dal febbraio 2011 fino alla sua integrazione in Ubi Banca nel giugno 2013, è presidente di IWBank dal 3 giugno 2013. In Coima Res come consigliere indipendente sedeva sino al 2018 anche Laura Zanetti, figlia di Emilio, ex presidente Popolare Bergamo (gruppo Ubi)»;
da quanto emerge da un articolo del 27 marzo pubblicato su "Bergamonews", secondo l'accusa, gli imputati «"omettevano di evidenziare a Bankitalia le irregolarità in tema di adeguata verifica e registrazione nell'AUI (archivio unico informatico) della banca". Le carenze [nelle procedure antiriciclaggio] andavano dalla "non corretta registrazione nell'AUI" alla "mancata registrazione di operazioni disposte da intermediari residenti in Paesi non equivalenti"», quindi a rischio, al «"mancato inserimento del titolare del conto" fino alla "mancata qualificazione dei clienti secondo il profilo di rischio" riciclaggio], al "mancato censimento delle carte di credito e prepagate intestate a terzi", e all'assenza "di personale con competenze (...) in materia di antiriciclaggio"»;
dal blog di Gianni Barbacetto emerge che il 30 maggio 2017 l'allora procuratore aggiunto di Brescia, Sandro Raimondi (oggi Procuratore capo a Trento), ordinò l'acquisizione di documenti Ubi per un'indagine della Direzione antimafia (DIA) che coinvolge il responsabile antiriciclaggio Carlo Peroni e Mauro Senati, responsabile controllo rischi. Secondo il pubblico ministero, da agosto 2012 al 31 dicembre 2016 "presso la struttura a cui sono demandati i compiti in materia di antiriciclaggio di Ubi banca si sono verificati sistematici episodi di omissione di segnalazioni per operazioni sospette" per una selezionata platea di "soggetti legati a figure apicali in seno al gruppo bancario ovvero facenti parte della governance della banca";
dalla stampa si apprende che nei giorni scorsi la Banca d'Italia ha comminato 1,2 milioni di euro di sanzione ai vertici Ubi, per violazione norme antiriciclaggio,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti che minano la reputazione del sistema bancario e dell'Italia e se intenda attivare misure per accertare le eventuali responsabilità delle falle nelle verifiche, che abbiano favorito l'esportazione di capitali illeciti all'estero, evitando che possano ripetersi;
se non ritenga che la carenza di controlli antiriciclaggio, su paradisi fiscali, sulla compravendita di armi, sul collegamento con il Banco Ambrosiano e sulle vicende di Roberto Calvi e Michele Sindona siano da approfondire;
se non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento.
(2-00032)
BELLANOVA, RENZI, PATRIARCA, PARENTE, LAUS, NANNICINI, ALFIERI, ASTORRE, BINI, BITI, BOLDRINI, COLLINA, COMINCINI, CUCCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FARAONE, FEDELI, FERRAZZI, GARAVINI, GIACOBBE, GINETTI, IORI, MAGORNO, MALPEZZI, MANCA, MARGIOTTA, MARINO, MESSINA Assuntela, MISIANI, PARRINI, PINOTTI, PITTELLA, RAMPI, ROJC, ROSSOMANDO, SBROLLINI, STEFANO, SUDANO, TARICCO, VALENTE, VATTUONE, VERDUCCI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all'INAIL nel 2018 sono state 1.133, 104 in più rispetto alle 1.029 denunciate nel 2017, con una crescita annua del 10,1 per cento. Si tratta di più di 3 morti al giorno;
le denunce di infortunio sul lavoro, nel loro complesso, presentate all'INAIL nel 2018 sono state 641.261, in aumento dello 0,9 per cento (quasi 6.000 casi in più) rispetto alle 635.433 del 2017;
dai dati diffusi dall'INAIL, i settori dove si è verificato il maggior aumento di infortuni sul lavoro sono quelli legati alle attività industriali, più sensibili ai segnali di una pur modesta ripresa produttiva, come i settori delle costruzioni (con un aumento del 21 per cento), dei trasporti (18 per cento in più), dei servizi alle imprese (26 per cento in più) e dell'industria manifatturiera in generale (con un aumento del 3 per cento); per contro, tra i settori dove si è verificato la maggiore riduzione di infortuni sul lavoro c'è quello dell'agricoltura, che prosegue nella sua tendenza storica al ribasso (pari al 10 per cento di decessi in meno);
le denunce di malattia professionale protocollate dall'INAIL nel 2018, dopo una diminuzione registrata nel 2017, sono tornate ad aumentare. Al 31 dicembre 2018 l'incremento si è attestato al 2,5 per cento, pari a quasi 1.500 casi in più rispetto all'anno precedente (da 58.129 a 59.585 casi denunciati);
premesso inoltre che:
il comma 1121 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019) ha apportato tagli al bilancio dell'INAIL pari a per 1.535 milioni di euro nel prossimo triennio;
infatti, prevede la revisione dei premi e contributi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, ottenuta considerando minori entrate per 410 milioni di euro per l'anno 2019, 525 milioni per l'anno 2020 e 600 milioni per l'anno 2021;
alle minori entrate derivanti dalla riduzione delle tariffe si provvede anche mediante la riduzione delle risorse strutturali destinate dall'INAIL per il finanziamento dei progetti di investimento e formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro e l'abolizione delle agevolazioni per le imprese virtuose;
il comma 1126 prevede, con decorrenza dal 2019, alcune modifiche alla disciplina sulla tutela assicurativa contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, nonché, con riferimento ad alcuni settori, modifiche relative al livello dei premi INAIL. La norma, adottando il "metodo di calcolo per sommatoria del danno differenziale", penalizza fortemente i diritti dei lavoratori vittime di infortuni;
al danno provocato per aver ridotto di un miliardo e mezzo di euro in tre anni le risorse per la prevenzione seguirà anche la beffa, poiché le vittime di incidenti sul lavoro e i parenti di quanti perdono la vita sul lavoro ogni anno rischiano di avere risarcimenti più bassi;
in risposta all'interrogazione 3-00455 con risposta immediata alla Camera dei deputati il 23 gennaio 2019, il ministro Di Maio ha affermato: "io sono orgoglioso di poter firmare il decreto ministeriale per abbassare i premi INAIL alle imprese italiane, perché quei premi erano calcolati sulle morti sul lavoro del 1995 e non erano mai stati aggiornati";
la Corte di cassazione con sentenza 27 marzo 2019, n. 8580, afferma che la legge 30 dicembre 2018, n. 145, "nel mutare i criteri di calcolo del danno differenziale rendendo indistinte le singole poste (di danno biologico e patrimoniale) oggetto specularmente di risarcimento civilistico e di tutela indennitaria INAIL, ha direttamente inciso sul contenuto di danno differenziale, cioè sulle componenti dello stesso, con inevitabili ripercussioni sulla integralità del risarcimento del danno alla persona, principio costantemente ribadito dalla giurisprudenza di legittimità";
inoltre, "l'applicazione del citato articolo 1, comma 1126, nei giudizi in corso determinerebbe, in base a quanto detto, il disconoscimento di effetti, riconducibili agli infortuni verificatisi e alle malattie denunciate prima dell'1.1.19, già prodotti dai suddetti fatti generatori e si porrebbe, quindi, in violazione del divieto di retroattività di cui all'art. 11 delle preleggi.". Pertanto "le modifiche dell'art. 10 del D.P.R. n. 1124 del 1965, introdotte dall'art. 1, comma 1126, della legge n. 145 del 2018, non possono trovare applicazione in riferimento agli infortuni sul lavoro verificatisi e alle malattie professionali denunciate prima dell'l. 1.2019, data di entrata in vigore della citata legge finanziaria";
il ministro Di Maio, il 2 aprile 2019, su "Twitter" ha scritto: "Buongiorno a tutti, ma soprattutto alle aziende e agli imprenditori italiani. Da oggi entrano in vigore le nuove tariffe INAIL, più basse del 30 per cento. Per la prima volta dare lavoro in Italia costerà meno! Meno grida, più azioni concrete!";
in realtà il costo del lavoro con queste norme sarà ridotto a scapito della prevenzione in materia infortunistica e dei risarcimenti delle vittime,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga, contrariamente a quanto dichiarato, che lungi dal ridurre il costo del lavoro le norme citate incideranno pesantemente sui risarcimenti dovuti per infortuni sul lavoro e sulla fondamentale attività di prevenzione che sarà inesorabilmente penalizzata dalle ingenti riduzioni delle risorse a tal fine previste;
se, pertanto, alla luce anche di quanto dichiarato dalla Corte di cassazione, non ritenga opportuno e doveroso adottare le iniziative necessarie per rivedere le suddette norme, nel rispetto dei lavoratori vittime di infortuni sul lavoro e delle loro famiglie, nella consapevolezza che la sicurezza sul lavoro è in primis un impegno di civiltà;
quali iniziative intenda altresì adottare al fine di garantire l'efficacia delle tutele in tutti gli ambiti lavorativi, nel rispetto delle loro specificità, in una prospettiva di sicurezza omogenea e di superamento di una costante emergenza.
(2-00033p. a.)
RAMPI - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Premesso che:
sono ormai ridotti all'osso i corpi di ballo delle fondazioni lirico sinfoniche;
solo la Scala di Milano, il San Carlo di Napoli, il Massimo di Palermo e l'Opera di Roma hanno ancora il proprio corpo di ballo;
nessun ballerino è più presente, invece, negli organici della Fenice Venezia, del Regio Torino e del Lirico di Cagliari, tutti importanti teatri che, poiché in condizioni finanziarie migliori, non sono stati costretti a ricorrere al fondo rotativo per ristrutturare il debito;
considerato che:
la categoria dei ballerini è stata la prima ad essere spazzata via, quasi completamente, dalla crisi che negli ultimi anni ha travolto le fondazioni. È stato così per l'Arena di Verona e il maggio Fiorentino, che, costretti dai propri bilanci a ricorrere al fondo, hanno deciso di chiudere il corpo di ballo per abbassare il costo del lavoro;
di conseguenza, è aumentato a dismisura il lavoro precario nelle fondazioni e, in particolare, la precarietà ha colpito, e affondato, i corpi di ballo dell'Opera, del Massimo e del San Carlo;
tale soluzione è stata praticata per le fondazioni lirico sinfoniche, perché la normativa italiana prevede una deroga a tutti i vincoli stabiliti per il lavoro a termine;
tenuto conto che:
le fondazioni lirico sinfoniche ricevono finanziamenti pubblici anche per mantenere in vita la tradizione della danza italiana, classica e moderna;
la Corte di giustizia dell'Unione europea, proprio in risposta ad un ricorso presentato da una ballerina, si è espressa di recente contro la deroga alla normativa sul contratto a termine applicato nei nostri teatri più prestigiosi, più conosciuti nel mondo e maggiormente finanziati,
si chiede di sapere:
se tra le misure in preparazione di riduzione del precariato e del contenzioso in atto vi siano anche misure riguardanti gli artisti dei corpi di ballo;
se il Ministro in indirizzo intenda stanziare misure economiche volte, specificamente, alla riduzione del precariato in questi teatri, condizione che riguarda anche numerosi lavoratori amministrativi, che lavorano con contratti a termine da anni, nonostante per loro non fossero previste specifiche deroghe.
(2-00034)
Interrogazioni
NANNICINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
con decreto ministeriale 20 novembre 2018 il Ministero dell'interno ha approvato il nuovo schema di capitolato di appalto per la fornitura di beni e servizi relativi alla gestione e al funzionamento dei centri di prima accoglienza previsti dal decreto-legge 30 ottobre 1995, n. 451, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 1995, n. 563, dagli artt. 9 e 11 del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, nonché dei centri di cui agli artt. 10-ter e 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modifiche e integrazioni;
diverse prefetture hanno invitato gli enti gestori a rivedere le condizioni dello svolgimento del servizio di accoglienza, nonostante l'appalto fosse in corso, con le condizioni del nuovo capitolato d'appalto;
con il nuovo capitolato vengono esclusi i corsi di italiano, la formazione professionale, l'assistenza di psicologi, e viene ridotta al minimo la presenza di assistenti sociali, mediatori culturali, assistenti sanitari, operatori diurni e notturni;
il nuovo capitolato prevede un cambiamento nel compenso economico: da una media di 35 euro a persona, il costo giornaliero di un migrante scende a 19 euro per i centri diffusi (appartamenti), 26 euro per le strutture collettive fino a 50 persone e 25 euro per i centri collettivi oltre 50 persone;
il cambio in corsa degli appalti di gara europei, già aggiudicati e operativi, ha comportato un cambio di richieste da parte delle prefetture ovvero la diminuzione degli addetti per ogni progetto: nei capitolati precedenti la prefettura chiedeva una serie di figure professionali che da un giorno all'altro non servono più, inducendo così gli enti gestori a licenziare gli addetti con tutti i costi previsti dalla normativa vigente;
con il nuovo capitolato viene eliminata la presenza dello psicologo, figura fondamentale in contesti in cui vivono persone che hanno vissuto guerre e subito violenze, e vengono ridotte le ore minime settimanali di assistenza sociale: in strutture che ospitano fino a 50 persone viene chiesta la presenza dell'assistente sociale per sole 6 ore a settimana, mentre l'obbligo di avere in sede un mediatore culturale passa da 36 a 10 ore settimanali;
crollano anche le prestazioni sanitarie minime che la nostra Costituzione garantisce universalmente;
si riduce la presenza di operatori notturni nei centri di accoglienza fino a 50 persone, creando un problema di sicurezza;
anche la presenza di operatori sociali si riduce da uno ogni 10-15 persone a uno ogni 50 persone, creando una perdita di posti di lavoro, soprattutto tra giovani;
secondo i dati dell'associazione "In migrazione" gli addetti nell'accoglienza erano circa 36.000, se il taglio del personale richiesto per la gestione dei centri di accoglienza è di almeno i due terzi, è evidente che sono stati cancellati 24.000 posti di lavoro;
nella sola Lombardia, secondo stime della CGIL regionale, avverranno circa 1.000 licenziamenti da parte di onlus per far fronte alla riduzione delle risorse generata dal nuovo capitolato;
con il decreto-legge "dignità" (decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 agosto 2018, n. 96), infine, gli enti gestori che lavorano con progettualità semestrali, annuali, o anche proroghe di alcuni mesi, non avendo la possibilità di programmazione, si sono trovati in molti casi impossibilitati al rinnovo di contratti a tempo determinato, creando ulteriori disoccupati,
si chiede di sapere:
se il Ministro dell'interno ritenga corretto attuare il nuovo capitolato anche agli appalti in corso d'opera, creando seri problemi agli enti gestori che in alcuni casi devono chiudere per difficoltà economiche;
se non ritenga opportuno rivedere i servizi previsti per i capitolati, reinserendo tutte le azioni volte all'integrazione;
se abbia considerato che con queste condizioni le persone in accoglienza rischiano di diventare manovalanza della criminalità organizzata o avere delle difficoltà di inserimento nella società, cosa che potrebbe portare anche a un problema di sicurezza;
quali azioni il Ministro del lavoro e delle politiche sociali intenda intraprendere affinché le persone che perdono il lavoro a causa dei provvedimenti citati abbiano tutte le tutele e se non ritenga opportuno aprire un tavolo di crisi con gli enti gestori e i rappresentanti dei lavoratori.
(3-00761)
MANTOVANI, ORTIS, GARRUTI, VONO, DI MARZIO, PIRRO, CORRADO, ROMANO, ANGRISANI, GALLICCHIO, DONNO, LANZI, PARAGONE, LANNUTTI, L'ABBATE, ACCOTO, ANASTASI, GUIDOLIN - Ai Ministri della giustizia e dell'interno. - Premesso che:
da notizie a mezzo stampa si apprende che è in corso un'indagine da parte della Procura di Napoli, che ha delegato gli accertamenti alla Polizia postale, al Gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) della Guardia di finanza e ai Carabinieri del Ros, in merito ad un'acquisizione illecita dei dati sensibili e comunicazioni testuali e vocali di diversi cittadini e utenti italiani, come si legge online su "Il sole-24 ore" del 30 marzo 2019;
l'acquisizione illecita di dati sarebbe avvenuta attraverso "Exodus", una piattaforma sviluppata dalla società italiana "eSurv", che opera nel settore della videosorveglianza e avrebbe collaborato con importanti Procure italiane fornendo supporto tecnico per le intercettazioni telematiche;
"Exodus" è uno spyware del tipo command and control che si connette a dispositivi come telefoni mobili o PC, tramite internet, sfruttando le funzionalità di apposite applicazioni mobili (app). Exodus potrebbe essere stato realizzato per operare come captatore informatico per eseguire intercettazioni legali, autorizzate da un giudice, di una persona indagata per diversi crimini. Attraverso l'app installata, chi controlla il software può gestire a distanza il cellulare dell'utente ottenendo, via internet, le registrazioni delle chiamate, le chat, gli indirizzi web visitati, la rubrica dei contatti, le foto, gli appuntamenti sull'agenda del cellulare, la posizione fisica del momento (registrata dal GPS e dalle antenne degli operatori). Recuperando la password del wi-fi, consentirebbe inoltre a terzi di entrare nella rete domestica dell'utente e raccogliere altri dati;
secondo il blog "Security without borders", che per primo ha segnalato la situazione in un'inchiesta sulla rivista "Motherboard", tale software sarebbe stato inserito, già da due anni, anche in alcune app, reperibili sul negozio ufficiale di "Google" per cellulari (Play store), come strumenti per migliorare le prestazioni del cellulare e per ricevere fittizie promozioni dell'operatore telefonico;
Google avrebbe confermato l'esistenza di 25 varianti di questo spyware presenti su Google Play Store che sono state successivamente disabilitate. Ogni app sarebbe stata installata su diversi dispositivi e le infezioni ammonterebbero a diverse centinaia, forse più di un migliaio;
oltre a propri fini commerciali, come rivendere le informazioni ad aziende, società finanziarie o altri soggetti interessati ad individuare potenziali clienti per vendere determinati prodotti, si sospetta che la eSurv possa aver agito in contatto con ambienti paralleli ad apparati di sicurezza dello Stato oppure per trasferire i dati ad agenzie non ufficiali interessate ad acquisire informazioni a fini dossieristici;
secondo quanto riportato dalla Direzione centrale per i servizi di ragioneria della Polizia di Stato, eSurv risulta anche tra i beneficiari di una somma pari a 307.439,90 euro, pagata nel 6 novembre 2017 per la categoria "acquisto di beni e servizi" e avente come natura della spesa stessa la denominazione "sistema di intercettazione attiva e passiva";
considerato che:
l'Autorità garante per la protezione dei dati personali ha evidenziato la gravità di tale vicenda, dichiarando che saranno effettuati "i dovuti approfondimenti per quanto concerne le nostre competenze, poiché la vicenda presenta contorni ancora assai incerti ed è indispensabile chiarire l'esatta dinamica";
l'Autorità ha più volte espresso la necessità di adeguare la recente normativa in materia. Allo stato vigente, il decreto legislativo n. 216 del 2017 prevede l'immissione di captatori informatici in dispositivi elettronici portatili per le intercettazioni telematiche. La norma ha il fine di regolamentare l'utilizzo dei captatori informatici, adeguando il modello alle esigenze processuali, dotando le indagini di strumenti al passo con i tempi e fornendo gli stessi di un opportuno riconoscimento in ambito legislativo;
secondo il Garante sarebbe necessario definire in maniera più puntuale le regole per tali intercettazioni telematiche e garantire misure di sicurezza più efficaci a tutela dei cittadini utenti,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno, sulla base delle loro competenze, chiarire tutti gli aspetti della vicenda, in particolare quale sia il soggetto pubblico che ha commissionato lo sviluppo di "Exodus" e se il pagamento sopra indicato, effettuato dalla Direzione centrale per i servizi di ragioneria della Polizia di Stato, corrisponda a tale opera o ad altro servizio;
quali siano le Procure coinvolte nella vicenda e le procedure adottate per l'affidamento a tale società del supporto tecnico per le intercettazioni telematiche delle persone indagate e se siano state fornite da tale società sufficienti garanzie per evitare l'abuso dello strumento per fini commerciali o comunque lesivi della riservatezza dei cittadini ed utenti non sottoposti ad indagini;
se non ritengano opportuno, secondo quanto indicato dal Garante della privacy, promuovere l'adeguamento della normativa in materia di captatori informatici e intercettazioni telematiche, in modo da assicurare che vengano adottate misure di sicurezza più stringenti e una definizione più puntuale delle regole, tutelando i diversi interessi coinvolti ovvero, da una parte, il diritto alla riservatezza di cittadini e utenti e, dall'altro, le esigenze di verità e giustizia.
(3-00762)
PISANI Giuseppe, CASTELLONE, SILERI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il "bisfenolo A" è un composto di sintesi utilizzato nella produzione della plastica, in grado di alterare lo sviluppo e l'equilibrio del sistema ormonale incidendo sulla fertilità. Può produrre anomalie riproduttive, cancro al seno e alla prostata, diabete e malattie cardiache;
si apprende, tramite un'inchiesta realizzata dalla rivista "Il Salvagente", che tale composto è presente non solo nei contenitori per alimenti in plastica ma anche in quelli in cartone e in quantità ben superiori rispetto ai limiti consentiti per quanto riguarda i primi;
alcune ricerche e studi internazionali hanno rilevato la presenza della sostanza in percentuali nocive in numerosi oggetti di consumo quotidiano;
tanto è vero che la stessa è stata bandita nel 2011 dai biberon per neonati, ma soltanto in questi ultimi;
il problema consiste nel fatto che la normativa vigente si è occupata di normare solo la quantità massima di bisfenolo A presente nei contenitori in plastica, dove presumibilmente era presente, e non in altri tipi di contenitori;
il dato ancor più allarmante risiede nella circostanza che il bisfenolo A, ove presente nel contenitore, trasmigra anche nel cibo ivi contenuto;
tra le aziende sotto indagine vi sono la "Liner Italia", la spagnola "Garcia De Pou", e la tedesca "Izmir", tutte leader nella produzione, commercio ed esportazione di contenitori alimentari;
nei cartoni per pizza prodotti da Garcia De Pou e Izmir, è stata riscontrata la migrazione di bisfenolo A rispettivamente di 179 parti per miliardo e 331 parti per miliardo;
considerato che:
il Parlamento europeo e la Commissione europea non hanno ancora votato per la messa a bando del bisfenolo A;
la Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (Envi) del Parlamento europeo, in data 14 gennaio 2018, ha votato per l'abbassamento della sostanza dai contenitori per alimenti (da 600 a 50 parti per miliardo) mentre ne ha vietato l'uso per i contenitori destinati ad alimenti per bambini e neonati;
l'Agenzia europea delle sostanze chimiche (Echa) ha inserito il bisfenolo A nella lista nera e ne prevede l'eliminazione dal mercato,
si chiede di sapere:
quali iniziative, di competenza, il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di verificare la nocività del bisfenolo A presente nei contenitori per alimenti in commercio, sia in plastica che in cartone;
quali iniziative intenda adottare al fine di salvaguardare la salute dei consumatori.
(3-00763)
MALAN - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
alla fine degli anni '80 i principali soggetti politici e sociali concordarono che l'autostrada Asti-Cuneo era prioritaria per il Paese; da allora taluni soggetti hanno tratto enormi vantaggi, a spese degli utenti delle autostrade, senza che l'infrastruttura sia stata realizzata;
nel 1990, la costruzione fu affidata senza procedura competitiva alla società SATAP, che si ritenne di premiare con una proroga fino al 2005 della sua concessione dell'autostrada A21;
dal 1994 l'ANAS riferiva al Ministero dei lavori pubblici di scorretti comportamenti della SATAP sulla Asti-Cuneo, contrastanti sia con la legge base sulle concessioni, sia con la convenzione; fra questi, l'acquisizione di partecipazioni in società aventi fini estranei alla costruzione e alla gestione di autostrade; analoghi rilievi vennero espressi dal Consiglio di Stato con parere del 13 giugno 1998, e dal magistrato della Corte dei conti delegato al controllo ANAS, che nel 1999 sollevò anche dubbi di legittimità in merito alla stessa;
dopo altri analoghi rilievi, nel 2000 il Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore Amato firmò un protocollo d'intesa per la risoluzione della concessione con la SATAP, che rinunciava a ricorsi e si impegnava alla progettazione di tutta l'opera, remunerata con decine di miliardi di lire, e otteneva una nuova proroga della concessione sulla A21 fino al 2017;
a causa dell'inspiegabile ritardo della pubblicazione della relazione sulle concessioni autostradali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, non sono disponibili né i dati del 2018, né quelli del 2017, ma nel 2016 il margine operativo lordo della Torino-Piacenza è stato di 117.149.000 euro; il beneficio complessivamente ricevuto dalla SATAP con le proroghe su questa tratta in relazione all'Asti-Cuneo è valutabile in ben oltre 3 miliardi, mentre per andare da Asti a Cuneo la strada più veloce ad oggi è al 70 per cento costituita da infrastrutture preesistenti;
nel maggio 2003, a quasi tre anni dall'incarico ricevuto, l'ANAS annunciava che avrebbe bandito una gara europea per la ricerca di soci privati per costituire una SpA, che finanziasse il 65 per cento del costo delle opere, con il compito di completare la realizzazione e la gestione dell'autostrada a pedaggio Asti-Cuneo; il bando veniva pubblicato il 5 luglio successivo;
nonostante gli incresciosi precedenti fu consentito alla SATAP di partecipare a tale gara, che vinse poiché le altre società prequalificate, ritenendo il piano proposto non remunerativo, o si astennero dal presentare proposte o proposero condizioni assai più onerose per lo Stato;
solo il 29 settembre 2005, l'ANAS aggiudicava definitivamente il procedimento concorsuale; il 1° marzo 2006 si costituiva la società di "Progetto Autostrada Asti- Cuneo"; ma la convenzione unica tra Anas e la suddetta società, intervenuta solo il 1° agosto 2007, cita un ritardo di circa un anno rispetto a quanto previsto in sede di gara, nonché il fatto che il bando di gara prevedeva la costituzione di una società di progetto con un capitale di 200 milioni di euro, di cui 70 da sottoscrivere da parte dell'Anas e il resto da parte del socio privato, oltre a ulteriori duecento milioni di contributo pubblico;
il 9 marzo 2016, nel corso dalla sua audizione al Senato, l'ingegner Tosoni, amministratore delegato della società Asti-Cuneo, riferiva che il progetto iniziò nel 1995, benché richiesto fin dal 27 settembre 1990, che nonostante l'aggiudicazione della gara indetta nel 2003 sia avvenuta nel settembre 2005, la convenzione è stata resa efficace solo nel febbraio 2008, che vi sono stati aumenti di costi di circa 800 milioni, cioè l'81 per cento più di quanto previsto nella gara;
dei lavori previsti ne sono stati completati meno di un quarto, corrispondenti a meno della sola cifra conferita dallo Stato attraverso l'Anas;
l'amministratore delegato della società, nella sua audizione al Senato, attribuì gli abnormi aumenti di costo all'entrata in vigore di nuove norme, che però hanno interessato anche tutte le altre analoghe infrastrutture in costruzione dando luogo ad adeguamenti mai superiori al 10 per cento;
nel 2018 il Ministro pro tempore Graziano Delrio, aveva proposto, per arrivare al completamento dell'opera, una ennesima proroga a favore del gruppo Gavio, questa volta non sulla solita Torino-Piacenza, bensì sulla Torino-Milano, per quattro anni, un beneficio quantificabile in circa 700 milioni; contemporaneamente era prevista una riduzione di cinque anni della concessione Asti-Cuneo, con un danno allo stesso modo calcolabile in 40 milioni; l'intesa, sottoposta anche alla Commissione europea, era che questo denaro fosse utilizzato per il completamento dell'Asti-Cuneo, di cui si accettava un percorso molto meno costoso, senza la galleria di Verduno, e che il valore di subentro della Torino-Milano fosse contenuto entro 1,4 volte l'EBITDA delle due tratte, cioè, sempre sulla base dei dati resi disponibili dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, non oltre 388 milioni di euro, per evitare distorsioni alla concorrenza;
senza che il Parlamento sia stato minimamente informato, risulta che il Ministro in indirizzo abbia concordato un piano che dà a quest'ultimo benefici ancora maggiori rispetto a quelli garantiti dal suo predecessore, in quanto, oltre a mantenere la riduzione dei costi eliminando la galleria di Verduno e non addebitargli in nessun modo il ritardo di sei anni senza completare l'opera, anziché prevedere una proroga sulla Torino-Milano (con riduzione di quella dell'Asti-Cuneo), accorda al suo concessionario un valore di subentro superiore agli 800 milioni, per completare l'Asti-Cuneo; il beneficio economico per il concessionario è dunque appena inferiore rispetto a quello proposto dal ministro Delrio, non meno di 500 milioni di maggiori fondi e riduzione dei lavori per almeno 200 milioni, anticipato però di quattro anni, ma soprattutto si vede offrire un enorme vantaggio concorrenziale rispetto alla gara, che si dovrà svolgere per la Torino-Milano, con incassi di 250 milioni l'anno, dove partirà avvantaggiato di 800 milioni rispetto ai concorrenti, naturalmente a spese degli utenti, o dello Stato nel caso in cui nessuno, anche per tale distorsione, partecipasse alla gara stessa,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo abbia tenuto conto delle responsabilità del concessionario nel decidere i nuovi enormi benefici a suo favore, a spese degli italiani e del sistema Italia;
se non ritenga che i provvedimenti ai quali si accinge compromettano totalmente la regolarità della gara del 2003 sull'Asti-Cuneo, in quanto mutano radicalmente le condizioni proposte all'epoca, azzerando ogni rischio assunto dalla società vincitrice;
perché non abbia fatto ricorso alla normale soluzione per l'Asti-Cuneo, la revoca della concessione per inadempienza o quanto meno per totale cambiamento delle condizioni rispetto alla gara del 2003, unica legittimazione dell'attuale concessionario, seguita da una gara per il completamento dell'autostrada, nel rispetto delle norme italiane e europee;
se il Ministro ritenga che non ci saranno ricorsi su questa decisione, esplicitamente contraria, tra l'altro, alle indicazioni della Commissione europea, che ha indicato un limite al valore di subentro pari a circa un terzo di quello che sta per concedere al concessionario;
come questi ulteriori benefici concessi, senza concorrenza e senza alcuna trasparenza preventiva a uno dei due principali concessionari autostradali, si concilino con i propositi ufficialmente manifestati di ridurre i privilegi di questa categoria.
(3-00764)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
ALFIERI, GARAVINI, GIACOBBE, PINOTTI, RENZI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
nella notte del 2 aprile 2019 all'aeroporto di Caracas è stata fermata e detenuta per qualche ora Mariela Magallanes, deputata venezuelana oppositrice del regime di Maduro, in possesso anche della cittadinanza italiana;
contestualmente, nella stessa giornata l'Assemblea nazionale costituente, a maggioranza governativa, ha approvato un decreto con cui si autorizza l'incriminazione e la revoca dell'immunità di Juan Guaidò, capo del Parlamento oppositore autoproclamatosi presidente ad interim del Paese;
l'elezione dell'Assemblea nazionale costituente, nel luglio 2018, con l'intento di esautorare il Parlamento, unica istituzione non controllata dall'Esecutivo, segue le presidenziali nel maggio 2018, non riconosciute dai Paesi vicini, dagli Usa e dai membri dell'Unione europea, le quali avevano confermato Maduro capo di Stato fino al 2025. Queste stesse elezioni, invece, erano state riconosciute da Russia e Cina che insieme all'Iran sono stati negli ultimi anni i principali alleati del regime di Maduro;
il 28 marzo 2019, Elvis Amoroso, controllore generale del Venezuela, con funzioni equivalenti a quelle della Corte dei conti, nominato dall'Assemblea nazionale costituente, aveva annunciato l'ineleggibilità di Guaidò a ogni carica pubblica per 15 anni;
a fronte di un ulteriore inasprimento della repressione del regime di Maduro nei confronti dei suoi oppositori, si è riunito a Quito, per la seconda volta dopo un primo incontro in febbraio a Montevideo, il "Gruppo internazionale di contatto" promosso dall'Unione europea per trovare una soluzione politica alla crisi venezuelana. L'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la sicurezza Federica Mogherini ha dichiarato che il Gruppo "condanna la recente decisione del Controllore Generale del Venezuela di interdire Juan Guaidó dalle cariche pubbliche per 15 anni. Una tale decisione politica senza riguardo per il giusto processo è l'ennesima dimostrazione della natura arbitraria delle procedure giudiziarie nel Paese";
in data 28 marzo 2019 il Parlamento europeo ha approvato la seconda risoluzione dall'inizio del 2019 sul Venezuela, chiedendo libere, trasparenti e credibili elezioni presidenziali in Venezuela, la fine della repressione di Maduro e la conferma del riconoscimento di Juan Guaidò, invitando gli Stati membri UE che non hanno ancora provveduto a riconoscerlo con urgenza. Nel voto della risoluzione la maggioranza di Governo si è ancora una volta divisa, con il voto favorevole degli europarlamentari della Lega e contrario di quelli del Movimento 5 Stelle, confermando così l'ambiguità dell'Italia di fronte alla drammatica crisi venezuelana;
considerato inoltre che come già evidenziato nella mozione 1-00071 pubblicata il 5 febbraio 2019, presentata dal Gruppo parlamentare del Partito democratico, "alla situazione drammatica di questi anni non è sfuggita la comunità italo-venezuelana. Per molti di loro le pensioni, per effetto della forte inflazione, erano precipitate ad appena 8 dollari americani al mese e solo grazie a un intervento dell'ambasciata italiana sono state integrate a una cifra al limite della sopravvivenza",
si chiede di sapere:
quali iniziative necessarie e urgenti il Governo intenda intraprendere nelle dovute sedi internazionali al fine di contrastare le dure repressioni messe in atto dal regime di Maduro;
quali ulteriori iniziative necessarie e urgenti intenda intraprendere al fine di tutelare l'incolumità dei cittadini appartenenti alla comunità italo-venezuelana, anche alla luce delle continue richieste d'aiuto rivolte al nostro Paese da autorevoli esponenti della comunità;
se non ritenga necessario e urgente provvedere al riconoscimento di Guaidò quale presidente ad interim del Venezuela in attesa di libere elezioni, in ottemperanza alle richieste avanzate più volte dalla comunità internazionale e dalla UE.
(3-00760)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
PICHETTO FRATIN - Al Ministro della salute. - Premesso che:
la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), ha innovato la disciplina della pubblicità sanitaria laddove, con il comma 525 dell'articolo 1, ha previsto che "Le comunicazioni informative da parte delle strutture sanitarie private di cura e degli iscritti agli albi degli Ordini delle professioni sanitarie di cui al capo II della legge 11 gennaio 2018, n. 3, in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attività, comprese le società di cui all'articolo 1, comma 153, della legge 4 agosto 2017, n. 124, possono contenere unicamente le informazioni di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, funzionali a garantire la sicurezza dei trattamenti sanitari, escluso qualsiasi elemento di carattere promozionale o suggestivo, nel rispetto della libera e consapevole determinazione del paziente, a tutela della salute pubblica, della dignità della persona e del suo diritto a una corretta informazione sanitaria";
al comma 536 ha inoltre disposto che "In caso di violazione delle disposizioni sulle comunicazioni informative sanitarie di cui al comma 525, gli ordini professionali sanitari territoriali, anche su segnalazione delle rispettive Federazioni, procedono in via disciplinare nei confronti dei professionisti o delle società iscritti e segnalano tali violazioni all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ai fini dell'eventuale adozione dei provvedimenti sanzionatori di competenza. Tutte le strutture sanitarie private di cura sono tenute a dotarsi di un direttore sanitario iscritto all'albo dell'ordine territoriale competente per il luogo nel quale hanno la loro sede operativa entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge";
l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), nel bollettino n. 49 del 31 dicembre 2018, ha analizzato le nuove disposizioni affermando, tra l'altro, che la nuova normativa "solleva criticità in relazione ai limiti posti al contenuto della pubblicità sanitaria, alla ripartizione delle competenze in materia di vigilanza sulla pubblicità, nonché all'introduzione di restrizioni all'esercizio dell'attività di direttore sanitario";
l'AGCM ritiene che la nuova disciplina reintroduca "ingiustificate limitazioni all'utilizzo della pubblicità nel settore delle professioni sanitarie, rimosse dai richiamati interventi di liberalizzazione", sottolineando in particolare come la nuova normativa richiami l'art. 2 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante "Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale", per "escludere qualsiasi elemento di carattere promozionale o suggestivo" che invece la disposizione di liberalizzazione aveva proprio inteso legittimare, al punto da richiedere che i codici deontologici fossero modificati in tal senso;
circoscrivere il contenuto legittimo di una "comunicazione informativa" all'unico fine di "garantire la sicurezza dei trattamenti sanitari" come previsto dal comma 525 citato, rende inefficace e inutile lo strumento pubblicitario;
l'Autorità inoltre rileva che "non è la pubblicità che garantisce la sicurezza dei trattamenti sanitari, quanto piuttosto le misure in tal senso concretamente adottate dai professionisti nell'esercizio della propria attività", misure peraltro imposte dalla disciplina di settore e dalla dovuta diligenza professionale;
l'AGCM sostiene che la nuova normativa "svuota di efficacia" lo strumento promozionale e ne disincentiva l'utilizzo da parte dei professionisti;
considerare illegittime le "comunicazioni informative" che presentino "qualsiasi elemento di carattere promozionale o suggestivo" implica, di fatto, vietare ogni forma di pubblicità delle professioni sanitarie, andando ben oltre i parametri di cui all'art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 7 agosto 2012, n. 137, recante "Regolamento di riforma degli ordinamenti professionali";
ad avviso dell'Autorità, quindi, la nuova regolamentazione "determina una ingiustificata inversione di tendenza rispetto all'importante e impegnativo processo di liberalizzazione delle professioni sopra descritto, e non risulta motivato, né proporzionato all'interesse generale di tutelare la sicurezza del consumatore";
l'AGCM rileva come la legge n. 145 richieda "che il direttore sanitario delle strutture sanitarie private di cura sia iscritto all'Ordine territoriale nel cui ambito ha sede la struttura in cui opera". A questo proposito l'Autorità sottolinea come "anche tale previsione costituisce una ingiustificata restrizione della concorrenza nell'offerta dei servizi professionali in ambito sanitario non supportata da obiettive esigenze di interesse generale. La previsione, infatti, non appare volta a garantire, ad esempio, prestazioni sanitarie più sicure a tutela dei consumatori. Al riguardo, è sufficiente rilevare che l'accesso alla professione sanitaria (ad esempio di odontoiatra o di medico chirurgo) avviene a seguito di un percorso e con l'acquisizione di un titolo di studio, nonché di un'abilitazione riconosciuti a livello nazionale, aperti anche ai cittadini degli altri Stati Membri in regime di libera prestazione di servizi. Il professionista, infatti, una volta iscritto all'Albo può esercitare l'attività sanitaria (ad esempio di odontoiatra o di medico chirurgo) su tutto il territorio nazionale, nel rispetto delle normative di settore vigenti in tutto il territorio. (…) Pertanto, l'Autorità ritiene che la nuova previsione, facendo coincidere l'ambito geografico di iscrizione all'Albo con quello di esercizio dell'attività di direttore sanitario, finisce per segmentare il mercato e si traduce in un'ingiustificata barriera all'accesso e all'esercizio della stessa";
conseguentemente alle nuove disposizioni introdotte dalla legge di bilancio per il 2019, i direttori sanitari delle strutture sanitarie private hanno dunque tempo fino al 1° maggio 2019 per modificare il proprio ordine territoriale di iscrizione e, qualora ciò non avvenisse, le strutture da loro dirette si troverebbero nell'impossibilità di operare e di erogare i servizi sanitari ai cittadini e che, in molti casi, hanno trattamenti già in corso o pianificati;
risulta all'interrogante che, in numerosi casi, questi medici stiano incontrando difficoltà nell'effettuare il trasferimento richiesto per legge a causa di ostacoli di tipo procedurale e amministrativo ai medici che si rivolgono loro;
alcuni medici, inoltre, esprimono preoccupazione rispetto al fatto di essere considerati responsabili, per legge, della pubblicità sanitaria dei centri in cui lavorano invece, ed ovviamente, dei trattamenti sanitari,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto nonché delle criticità riscontrate dai medici che svolgono la funzione di direttori sanitari delle strutture sanitarie private di cura, e quali misure intenda intraprendere per tutelarli.
(4-01537)
CIRIANI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
al momento della ricezione di denunce e querele, gli sportelli delle Procure della Repubblica richiedono all'esponente una marca da bollo pari a 3,87 euro per il rilascio dell'attestazione di avvenuto deposito;
ciò non avviene se lo stesso atto introduttivo viene presentato ad un qualche presidio territoriale di polizia giudiziaria, i cui operatori provvedono a redigere e a consegnare gratuitamente un verbale di ricezione;
il codice di rito sembra convalidare quest'ultima condotta anziché quella praticata dalle Procure, atteso che l'art. 337 del codice di procedura penale in merito alle formalità della querela prevede espressamente un verbale da far sottoscrivere alla persona (comma secondo), nonché l'indicazione da parte dell'agente che riceve l'atto di data, luogo e generalità del presentante (comma quarto);
nel sito ufficiale del Ministero della giustizia, poi, la fonte normativa della richiesta della marca da bollo viene fatta risalire all'art. 116 del codice di procedura penale ma quest'ultimo si riferisce espressamente al corso del procedimento ("durante") e alla fase successiva alla sua conclusione, non al suo atto introduttivo;
i due diversi orientamenti creano, evidentemente, delle disparità di trattamento di una medesima situazione di fatto e di diritto,
si chiede di sapere:
se sia corretto richiedere una marca da bollo da 3,87 euro per dimostrare l'avvenuto deposito di una denuncia o querela;
in caso di risposta negativa, quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, anche mediante l'emissione di apposita circolare esplicativa, per porre termine alla prassi.
(4-01538)
IANNONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
lunedì 1° aprile 2019 un nigeriano è entrato all'interno del centro polisportivo "Donato Vestuti", in pieno centro a Salerno, pretendendo il pagamento di 2 euro da un allenatore di pugilato che stava facendo lezione ad un gruppo di sportivi (adulti e bambini);
ottenuto un rifiuto, il nigeriano Henry Hogo avrebbe persino pronunciato minacce di morte, infastidendo anche le persone che erano presenti nel centro polisportivo;
il nigeriano prima ha riformulato la richiesta di denaro e poi quando l'istruttore Davide Forte ha minacciato di chiedere l'intervento della Polizia, non ha lesinato di lanciargli contro un mattone;
stessa sorte è toccata anche ai due carabinieri che erano intervenuti dopo la chiamata al 112 da parte dei presenti nella palestra;
l'uomo ha colpito i militari al fine di sottrarsi all'arresto e guadagnare la via di fuga, tentativo che non ha dato gli esiti sperati;
il 22enne è stato ammanettato e trasferito presso la casa circondariale di Fuorni,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del grave accaduto, che è solo l'ennesimo fatto di violenza operato da un immigrato a Salerno;
se intenda adoperarsi affinché il territorio venga liberato dalla presenza di questi immigrati che imperversano minacciando i cittadini onesti, attesa anche l'incapacità delle istituzioni locali di garantire sicurezza.
(4-01539)
IANNONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
il lavoro svolto negli ultimi tempi dalle forze dell'ordine nell'area cosiddetta del Vasto nella città di Napoli è stato proficuo e molto apprezzato dalla cittadinanza;
è stata pressoché debellata l'occupazione delle aree pubbliche da parte di venditori di mercanzie varie, soprattutto da parte di persone di etnia rom, abituate a commerciare quanto ricavato dai contenitori della spazzatura;
da qualche settimana, però, si assiste ad un fenomeno molto più consistente per presenze e "volumi di affari" che si svolge di domenica nelle ore di pranzo, nei pressi di porta Nolana e precisamente nelle vie Diomede Marvasi, Marco di Lorenzo e Cesare Carmignano e, nel medesimo orario, anche in piazza principe Umberto e tratto iniziale di via Cesare Rosaroll;
centinaia tra rom ed extracomunitari di varie nazionalità vendono di tutto, ed insieme agli stracci, scarpe eccetera che provengono dai contenitori dei rifiuti e quelli degli abiti usati installati da ditte autorizzate, si notano, anche se ben mimetizzati, articoli nuovi come telefonini, piccoli elettrodomestici, utensili eccetera, di dubbia provenienza;
diverse sono state le segnalazioni di commercianti, che lamentavano furti nei negozi e che hanno assistito a borseggi quotidiani;
la domenica queste aree vengono prese d'assalto da centinaia di individui che occupano ogni spazio e lasciano un sudiciume indescrivibile, impedendo a residenti, turisti ed avventori di muoversi liberamente, approfittando soprattutto degli orari di cambio turno che consentono loro alcune ore di "tranquillità" per il commercio;
alcuni cittadini, esponenti politici e consiglieri comunali e municipali che hanno provato a protestare sono stati minacciati domenica 31 marzo 2019, e solo l'intervento della Polizia municipale e dei Carabinieri ha evitato il peggio. Ma le poche unità hanno potuto solo contenere l'aggressività e con molta fatica farli sgomberare;
i medesimi, oggetto del tentativo minaccioso di aggressione, per il tramite del consigliere comunale di Napoli, del gruppo di Fratelli d'Italia, dottor Andrea Santoro, hanno invitato una nota dettagliata dei fatti a prefetto, questore, comandante provinciale dei Carabinieri e comandante della Polizia municipale;
purtroppo, come ribadito da tempo, senza una vigilanza fissa anche di domenica e senza il sequestro della mercanzia, non si riuscirà mai a cambiare definitivamente la situazione;
nelle ultime settimane addirittura è stato rimosso, a giudizio dell'interrogante troppo frettolosamente, il presidio fisso delle forze dell'ordine disposto da Prefettura e Questura di Napoli, che coadiuvava la Polizia municipale in quella zona;
occorre l'ultimo sforzo congiunto per assicurare definitivamente decoro e sicurezza nelle aree,
si chiede per sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei motivi per cui è stato rimosso il presidio fisso da piazza Principe Umberto, che, anche sul piano della percezione dell'interesse alla sicurezza da parte della pubblica autorità, infondeva fiducia nei residenti e commercianti;
se sia a conoscenza dei motivi per cui non si procede al sequestro delle merci esposte nelle aree pubbliche, la cui provenienza è sicuramente illecita;
quali provvedimenti intenda assumere per debellare definitivamente il fenomeno che crea grave allarme sociale tra la popolazione residente.
(4-01540)
SANTILLO, PUGLIA, CASTELLONE - Ai Ministri per la famiglia e le disabilità e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
l'approvazione della legge 8 novembre 2000, n. 328, recante "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali", ha introdotto una serie di novità, sanando definitivamente un vuoto normativo importante e definendo in modo strutturale le linee della politica sociale italiana. Tale legge, infatti, ha segnato il passaggio da una concezione classica di assistenza fatta di interventi specialistici ad una più moderna concezione di interventi di protezione sociale volti alla rimozione delle cause di disagio, alla prevenzione e promozione dell'inserimento della persona nella vita sociale valorizzandone le capacità;
in applicazione della legge, le Regioni, nell'ambito delle loro competenze, in concorso con gli enti territoriali, hanno adottato provvedimenti per la ridefinizione degli ambiti territoriali sanitari per la gestione unitaria dei servizi attraverso l'incentivazione dei servizi associati, costituendo di fatto una rete di comuni;
la Regione Campania, a seguito dell'emanazione della legge regionale n. 11 del 23 ottobre 2007, recante "Legge regionale per la dignità e la cittadinanza sociale. Attuazione della legge 8 novembre 2000, n. 328", e del relativo regolamento di attuazione, ha iniziato il ridisegno delle politiche sociali regionali ridefinendo gli ambiti territoriali con decreto del presidente della Regione n. 77 del 9 luglio 2012, avente ad oggetto "Recepimento DGRC n. 320 del 03/07/2012 concernente modifica degli ambiti territoriali sociali e dei distretti sanitari -provvedimenti a seguito della deliberazione di Giunta regionale n. 40 del 14/02/2011";
in particolare, è stato ridefinito l'ambito territoriale C05 a cui appartengono i comuni di Capodrise, Macerata Campania, Portico di Caserta, Recale, San Marco Evangelista e Marcianise, quest'ultimo comune capofila;
considerato che:
da notizie in possesso degli interroganti, nell'ambito territoriale C05 nel comune di Macerata Campania esiste da alcuni mesi un centro polifunzionale diurno per disabili, unico per tutto l'ambito, già accreditato presso la ASL territorialmente competente, ma che attualmente può offrire solo servizio di assistenza per disabili lievi e solo in forma privata;
sembra che anche il servizio per disabili sia stato inserito nel piano di zona triennale varato dall'amministrazione competente, ma che ancora non siano stato definiti i provvedimenti e le procedure che abilitino l'esercizio del servizio stesso;
i residenti nell'ambito territoriale vivono già una situazione critica per quanto riguarda in generale l'assistenza ai disabili a cui si aggiunge, oltre alla carenza di strutture e ad un'alta domanda del servizio, anche l'annosa problematica legata alla crisi occupazionale che colpisce la regione;
è parere degli interroganti che procedere all'attivazione del servizio presso il centro di Macerata Campania, già pronto e funzionante, darebbe sollievo sia all'utenza che agli operatori del settore che vi potrebbero trovare occupazione,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;
se intendano adottare le opportune iniziative al fine di predisporre una verifica del motivo del ritardo nell'inizio dell'attività di assistenza pubblica nel centro;
quali iniziative di competenza intendano eventualmente assumere affinché l'amministrazione competente si adoperi al fine di garantire il livello minimo di assistenza garantito per legge.
(4-01541)
LANNUTTI, GRASSI, L'ABBATE, DI NICOLA, ANASTASI, LEONE, DONNO, FENU, ANGRISANI, CROATTI, DE LUCIA, CORRADO, LOMUTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno. - Premesso che secondo quanto risulta agli interroganti:
nella Valle del Sabato è collocato in un unico sito uno stabilimento del gruppo Fantoni, la Novolegno SpA, ove sono installate due linee produttive denominate Novolegno e Novoxil. Lo stabilimento è ubicato alla via Provinciale n. 207 in Montefredane, frazione di Arcella (Avellino). Le linee industriali producono prevalentemente pannelli in fibra di legno di tipo MDF, per la cui produzione dovrebbe essere utilizzata la fibra di legno additivata con diversi collanti e resine epossidiche, e i vapori di risulta della produzione dovrebbero essere opportunamente filtrati e abbattuti altrimenti sono cancerogeni;
già da tempo la linea produttiva Novolegno è stata fermata, lasciando in funzione solo l'altro impianto; a febbraio 2019 la proprietà ha comunicato la chiusura definitiva dello stabilimento, con conseguente messa in mobilità dei dipendenti;
le iniziative politiche devono perseguire la conservazione dei posti di lavoro, ma devono altresì salvaguardare la salubrità dell'ambiente;
la Valle del Sabato ha un modesto ricambio di aria; ne deriva che qualunque sostanza inquinante immessa in atmosfera (anche in modesta quantità) tende ad accumularsi con gravissimo nocumento per la salute umana; le iniziative volte al recupero dello stabilimento devono procedere da un'adeguata conoscenza dei fatti anteriori alla chiusura;
considerato, altresì, che:
nello stabilimento è presente una Caldaia I.T.I che funziona a biomassa, ma dove possono essere conferiti anche scarti di produzione, che serve sia per il riscaldamento delle presse usate per produrre i pannelli di legno, sia come generatore di energia elettrica necessaria all'azienda;
tale impianto è aperto a conferimenti esterni per la distruzione (o macero) di materiali vari, non ultimi stock di stupefacenti frutto di sequestro e confisca in attività di Polizia giudiziaria;
considerato che, da quel che risulta agli interroganti:
l'abbattitore dei fumi sarebbe sottodimensionato rispetto alle capacità produttive dell'impianto e, pertanto, abbatterebbe solo un terzo o poco più delle sostanze tossiche presenti nei fumi di risulta, mentre i restanti due terzi finirebbero direttamente in atmosfera;
nella caldaia sarebbero state bruciate ingenti quantità di rottami di ogni genere, anche batterie esauste di apparati elettronici e telefonia mobile, oltre a mobili con parti in formica e superfici verniciate;
sovente verrebbero conferiti in caldaia anche i fanghi provenienti dalle vasche di decantazione in cui vengono raccolte le acque meteoriche del piazzale parco legno e le acque del lavaggio legno;
l'azienda non si limiterebbe a essiccare ad alta temperatura la fibra di legno, ma tratterebbe anche il cosiddetto "cippato" (frammenti di legno) proveniente da scarti di mobili d'arredamento, europallets, nonché scarti di produzione di pannelli MDF già intrisi di collanti, e frantumi di formiche e vernici, per cui, nel trattamento di essiccatura ad alta temperatura, oltre al vapore acqueo, fuoriuscirebbero anche vapori di formaldeide, isocianati ed idrocarburi aromatici, gravemente nocivi per la salute;
ad inizio 2016 uno dei 5 silos di stoccaggio collanti, ubicati in prossimità del piazzale parco legno e al servizio della linea di produzione Novolegno, si sarebbe danneggiato, causando ingenti perdite di sostanza e, dopo aver provveduto a mettere la zona in sicurezza, detto silos, anziché essere portato in discarica per lo smaltimento a norma di legge, sarebbe stato abbattuto con un escavatore dell'azienda e bruciato direttamente nella caldaia, benché in plastica e intriso di residui di collante;
in occasione di controlli di enti preposti o in concomitanza di rilievi ambientali con centraline mobili in prossimità dell'azienda installate dall'ARPAC, il personale ha avuto ordine categorico di spegnere la caldaia I.T.I. e avviare un generatore a metano presente in azienda, usato quando la caldaia non è attiva, poiché l'operazione permette il quasi istantaneo abbattimento delle emissioni inquinanti in atmosfera;
in passato, le acque meteoriche del piazzale parco legno, le acque del lavaggio legno e le acque del lavaggio macchine della Xilopack (azienda consociata adiacente, inattiva) sarebbero confluite in una condotta fognaria abusiva sotterranea che attraversava l'azienda, tagliava la strada provinciale, per proseguire nel sottosuolo della Xilopack, e poi sbucare in zona del muro del piazzale della Xilopack, celata tra la vegetazione, scaricando le acque direttamente sull'argine sinistro del fiume Sabato;
in passato, la condotta fognaria è stata veicolo di ingenti sversamenti di "acque rosse" nel fiume Sabato, fenomeno ampiamente trattato dalla stampa locale, ma di cui non si è mai accertata l'esatta natura e provenienza da parte degli organi di controllo;
le fasi del ciclo produttivo, nonché quelle della caldaia I.T.I., avverrebbero solo nelle ore notturne per ordine della catena di comando aziendale: il personale è stato informato che tale necessità è correlata a eludere i controlli su delega dell'Autorità giudiziaria, e quelli ad opera dell'ARPAC o di altri enti preposti, poiché di notte tali organi sono impossibilitati ad espletare verifiche;
pertanto, la scelta di concentrare il grosso della produzione nelle ore notturne, è evidente frutto di un mero calcolo statistico connesso alla scarsa probabilità di subire controlli;
considerato, inoltre, che, da quanto risulta agli interroganti:
le aziende Novoxil e Novolegno finora sarebbero uscite pressoché indenni (od avrebbero limitato i danni) dai controlli degli organi preposti, in quanto la dirigenza delle aziende citate (direttore ed altri quadri) sarebbe stata a conoscenza dei controlli stessi;
ad oggi, c'è la volontà della proprietà di dismettere l'azienda, questo determina alcuni gravi problemi: 1) la bonifica del sito con la necessaria rimozione e smaltimento di centinaia di migliaia di metri cubi di rifiuti, costituiti da rottami di mobili, nonché dei fanghi di risulta della depurazione delle acque di lavaggio, oltre ai macchinari e le attrezzature ormai obsoleti e non più appetibili per la cessione a terzi; 2) il rischio concreto che la vertenza sindacale in corso a tutela dei dipendenti possa aprire le porte a qualche imprenditore che preferisce seguire la via più comoda e ripristinare le attività descritte, in virtù delle autorizzazioni AIA del 2016, che permetterebbero anche lo smaltimento di rifiuti di varia natura;
la Novolegno del gruppo Fantoni, nel peculiare contesto ambientale della Valle del Sabato, già gravato dal più elevato livello di polveri sottili riscontrato sul territorio nazionale (dati ARPAC 2018), è uno stabilimento impattante per le sue emissioni in atmosfera. Inoltre dispone di tecnologie obsolete ed è destinato alla produzione di merce a modesto valore tecnologico;
lo stabilimento andrebbe dunque recuperato o mediante una riconversione, oppure indirizzandolo verso la produzione di pannelli di legno composito di tipo "green" o "bio", cioè realizzati senza l'ausilio di solventi o altre sostanze più o meno pericolose per la salute umana,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza che per l'autorizzazione integrata ambientale (AIA) rilasciata alla Novolegno SpA nel 2016, in Conferenza dei servizi veniva espresso parere favorevole con riserva, nonostante le tante criticità evidenziata in prima seduta dal professor Dino Musmarra della Seconda Università degli studi di Napoli, in qualità di consulente per gli uffici ambiente della Regione Campania;
se siano a conoscenza di quanto sarebbe accaduto negli anni nella zona, dove operano le suddette aziende, collocate nella Valle del Sabato, che da anni è interessata da un preoccupante inquinamento ambientale, tanto che in un'indagine commissionata dalla provincia di Avellino, già nel 2005 l'ARPAC riscontrava nei suoli della Valle valori di pcb (policlorobifenili, composti organici con tossicità simile a quella della diossina) fino a 0,0048 mg/kg, quasi 5 volte oltre i limiti consentiti;
se e quali iniziative intendano intraprendere per accertare la pericolosità per la salute pubblica e per i danni potenzialmente irreversibili che le due aziende hanno arrecato all'ambiente circostante;
se e quali iniziative intendano intraprendere per verificare l'esistenza nell'area della Valle del Sabato, di un legame tra le cause di morti per tumore e le attività citate.
(4-01542)
ROMEO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
con disposizione di servizio n. 454 del 28 marzo 2019, il comandante provinciale dei Vigili del fuoco di Milano ha disposto in ordine alla dislocazione e alla priorità operativa dei mezzi di soccorso di elevazione, sostituendo la precedente disposizione n. 119 del 25 gennaio 2019, e riformulando l'ordine delle priorità sia per le autoscale sia per le piattaforme aeree;
per quanto concerne le autoscale, l'ordine delle priorità delle sedi operative è ora il seguente: Cuoco, Sesto San Giovanni, Legnano, Monza, Gorgonzola, Sardegna, Centrale, Rho, Desio;
la disposizione di servizio prevede inoltre che, al fine di evitare continui spostamenti di autoscale tra le varie sedi con conseguenti disservizi, nei casi di fermo macchina temporaneo, la copertura dei mezzi di soccorso di elevazione può essere garantita dalle sedi geograficamente più vicine;
prevede altresì che, a prescindere dall'ordine delle priorità, nel caso di fermi macchina temporanei nella città di Milano devono comunque essere garantite due autoscale, mentre nei distaccamenti di Legnano e Rho e di Sesto San Giovanni e Gorgonzola deve essere garantita la presenza di un'autoscala;
nessuna disposizione analoga è stata prevista per i distaccamenti della Brianza, Monza e Desio;
alla luce delle disposizioni e considerato il continuo fermo macchine, è molto probabile che nei distaccamenti della Brianza si registri sovente la mancanza di autoscale, come peraltro è già accaduto nel recente passato;
considerato che:
la presenza di autoscale è indispensabile per consentire alle squadre dei Vigili del fuoco di raggiungere agevolmente ed in breve tempo i piani alti delle abitazioni e, più in generale, di intervenire in tutte le situazioni in cui è necessario raggiungere posti collocati in alto;
le disposizioni espongono i distaccamenti brianzoli al rischio, molto concreto, di permanere per diversi giorni sprovvisti di autoscale,
si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo stia valutando di adottare al fine di consentire che i distaccamenti brianzoli del comando provinciale dei Vigili del fuoco di Milano non si ritrovino sprovvisti delle autoscale e permettere alle squadre che operano nella provincia di intervenire tempestivamente nei casi di emergenza.
(4-01543)
GRIMANI, GINETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
la deliberazione del Consiglio regionale umbro n. 351 del 2 settembre 2014 ha avviato Il percorso per il riconoscimento dei territori ricompresi nel Sistema locale del lavoro di Terni tra le aree industriali di crisi complessa, riconoscendo la necessità di un intervento organico, utile per riqualificare e innovare il sistema produttivo e manifatturiero dei territori di Terni e Narni, quale condizione fondamentale per riaprire una prospettiva espansiva all'apparato industriale dell'Umbria;
il 7 ottobre 2016 il ministro pro tempore Calenda ha firmato il decreto di riconoscimento di area di crisi complessa per Terni Narni;
il decreto ministeriale 8 febbraio 2017 ha disposto la nomina del Gruppo di coordinamento e controllo (GdCC) composto da: un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico (Direzione generale per la politica industriale, la competitività e le piccole e medie imprese) con funzioni di presidente; un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico (Direzione generale per l'incentivazione delle attività imprenditoriali); un rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali; un rappresentante del Ministero dell'ambiente; un rappresentante del Ministero delle infrastrutture e trasporti; un rappresentante della Regione Umbria; un rappresentante dei Comuni di Terni e Narni;
il 30 marzo 2018 è stato sottoscritto l'Accordo di programma, che definisce le risorse, disciplina gli interventi agevolativi, l'attività integrata e coordinata delle amministrazioni centrali, della Regione, degli enti locali e dei soggetti pubblici e privati, le modalità di esecuzione degli interventi e adotta il progetto di riconversione e riqualificazione industriale e dà attuazione dei progetti di riconversione e riqualificazione industriale;
le risorse destinate complessivamente con l'Accordo di programma sono oltre 58 milioni di euro, di cui 20 milioni di risorse nazionali a valere sulla legge n. 181 del 1989 e 38,25 milioni di euro di risorse regionali. A queste vanno aggiunte le risorse destinate agli investimenti di cui agli accordi di sviluppo, contratti di sviluppo ed agli accordi di innovazione;
l'Accordo di programma sottoscritto ha lasciato aperte tre questioni relative all'Università, alle vicende ambientali e alle infrastrutture, utili al rafforzamento dei fattori competitivi dell'area e sulle quali è necessario continuare l'interlocuzione con i Ministeri di riferimento, in sede di gruppo di coordinamento e controllo, per porre in essere le azioni già individuate dalla Regione in sede di presentazione dell'istanza per il riconoscimento di area di crisi complessa;
in particolare: con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti vanno definiti i possibili percorsi attuativi relativamente alle opere di miglioramento dei collegamenti della Bretella di variante Staino - Pentima - Via Breda -Innesto Terni-Rieti, al completamento della bretella di ex Terni-Rieti Strada dei Confini - Flaminia - Salaria e al collegamento ferroviario e stradale della Piastra Logistica Terni-Narni; con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, i possibili percorsi attuativi degli interventi di risanamento ambientale sull'Area SIN Terni-Papigno; con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca il potenziamento del centro formativo e di ricerca a Pentima, Terni, per incentivare la ricerca scientifica e il consolidamento della produzione industriale in settori quali la chimica verde, la metallurgia, l'energia e lo sviluppo sostenibile;
il 18 dicembre 2017 si è tenuta l'ultima riunione del gruppo di coordinamento e controllo. In quella occasione i Ministeri di riferimento hanno evidenziato la necessità di approfondimenti di merito;
ad ormai più di un anno di distanza non vi sono stati ulteriori incontri nonostante le richieste inviate dalla Regione Umbria il 3 dicembre 2018 e il 24 gennaio 2019,
si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri, in considerazione dei vari Dicasteri coinvolti e rappresentati nel Gruppo di coordinamento e controllo (GdCC), non intenda sollecitare i Ministri coinvolti, affinché venga al più presto convocato un nuovo incontro al fine di procedere speditamente all'avvio delle azioni già individuate e necessarie alla riqualificazione dell'area.
(4-01544)
MODENA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
dal 1° ottobre 2018 sono tornate sotto la gestione di Anas ben 243 chilometri di strade umbre. Si tratta di strade regionali e provinciali (ex statali) e contestualmente, sono stati trasferiti alla Regione i tratti delle strade statali 77 "della Val di Chienti" e 318 "di Valfabbrica" ormai sottesi dalle nuove direttrici realizzate da Quadrilatero per 45 chilometri complessivi;
tale passaggio si è realizzato a conclusione dell'iter di rientro avviato nell'agosto 2017 con l'intesa sancita dalla Conferenza unificata Stato-Regioni per la revisione delle reti di 11 regioni, per circa 3.500 chilometri di strade, e proseguito con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 febbraio 2018, recante "Revisione delle reti stradali di interesse nazionale e regionale ricadenti nelle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Toscana e Umbria";
lo scopo principale e condivisibile di questa operazione è quello di garantire la continuità territoriale degli itinerari di valenza nazionale che attraversano le varie regioni, evitando la frammentazione delle competenze nella gestione delle strade e dei trasporti;
in particolare dal 1° ottobre sono passate dalla Regione Umbria ad Anas le seguenti ex strade statali: 3 "Flaminia" per 21,3 chilometri tra Fossato di Vico e il confine marchigiano; 71 "Umbro Casentinese" per 96 chilometri dal confine con la provincia di Viterbo al confine con la provincia di Arezzo; 74 "Maremmana" per 10,5 chilometri dal confine con la provincia di Viterbo all'innesto della ex strada statale 71; 146 "di Chianciano" per 670 metri nei pressi del confine toscano verso Chiusi; 209 "Valnerina" per 29,2 chilometri da Terni a Sant'Anatolia di Narco; 320 "di Cascia" per 12,2 chilometri da Cascia all'innesto sulla strada statale 685; 361 "Septempedana" per 10,5 chilometri da Nocera Umbra all'innesto della strada statale 3; 418 "Spoletina" per 16,4 chilometri tra Acquasparta e San Giovanni di Baiano; 452 "della Contessa" per 9,5 chilometri da Gubbio al confine marchigiano; 471 "di Leonessa" per 15,7 chilometri dal confine con la provincia di Rieti all'innesto della strada statale 685;
sempre dal 1° ottobre 2018 sono passate dalla Provincia di Perugia ad Anas i tratti delle strade provinciali 169, 170 e 172 che compongono il percorso Pierantonio (innesto E45) - San Giovanni del Pantano - Mantignana (innesto raccordo Perugia-Bettolle), per complessivi 20,6 chilometri;
gli assessori regionali e provinciali dell'Umbria, competenti per materia, in una nota stampa del 21 settembre 2018, salutarono la firma del verbale di passaggio delle strade all'Anas con parole come "svolta per la migliore gestione e valorizzazione delle strade umbre" e come atto la cui conseguenza sarebbe stata lo sblocco di molte importanti risorse per intervenire a livello locale sulla manutenzione di altre strade la cui gestione è rimasta in capo a Regione e Provincia;
l'amministratore delegato di Anas Massimo Simonini nell'audizione informale in Commissione (Ambiente) della Camera dei deputati del 12 marzo 2019 ha affermato, come riportano le agenzie stampa, che "Sulle strade già rientrate sotto la gestione Anas, nel 2019 l'azienda investirà circa 1,1 miliardi per interventi di manutenzione finalizzati alla messa in sicurezza e alla riqualificazione della rete. L'obiettivo è di garantire una manutenzione e interventi più omogenei a vantaggio della viabilità che potrà così beneficiare di standard di sicurezza in linea con la rete Anas";
ha riferito anche che "nell'ottica di maggiori investimenti, si muove la rimodulazione del Contratto di Programma 2016-2020 che Anas ha portato al Mit. La proposta prevede l'aumento degli investimenti da 23,4 a 29,9 miliardi di euro, suddivisi in 15,9 miliardi (in aumento del 44%) per la manutenzione, l'adeguamento e la messa in sicurezza e 14 miliardi per le nuove opere",
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo condivide la proposta di rimodulazione del contratto di programma 2016-2020 avanzata da Anas ed in particolare quale sarà la somma destinata agli investimenti per la manutenzione e il miglioramento dei tratti stradali umbri tornati sotto dal gestione Anas dal 1° ottobre (circa 243 chilometri) rispetto al totale di 1,1 miliardi di euro che Anas si accinge ad investire per i 3.500 chilometri complessivi di strade acquisite nel 2018;
quali strade e quali tratti chilometrici saranno sottoposti ad interventi di manutenzione e miglioramento e di quali somme l'Umbria beneficerà per le altre strade sempre sotto la gestione Anas oggetto di investimenti complessivi per 15,9 miliardi di euro per la manutenzione.
(4-01545)
TESTOR, DURNWALDER, SERAFINI, BERUTTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. - Premesso che:
il lupo è sempre stato considerato dall'uomo come un grande nemico e perciò oggetto di uno sterminio con fucili, bocconi avvelenati e trappole. L'aumento del numero di cani randagi rinselvatichiti ha poi contribuito enormemente a creare la confusione lupo/cane e l'attribuzione dei danni da questi provocati;
in Italia, alla fine degli anni '60, il lupo era ancora considerato una specie cacciabile ed era inserita nella lista degli "animali nocivi". Le prime politiche di conservazione della specie si ebbero a partire dagli anni '70: nel 1971 venne emanato il primo divieto temporaneo di caccia al lupo, nel 1973 venne disposto il divieto di caccia per altri tre anni e nel 1976 il divieto divenne definitivo;
la legge 27 dicembre 1977, n. 968 e la successiva dell'11 febbraio 1992, n. 157 hanno quindi definitivamente dichiarato il lupo specie pienamente e particolarmente protetta. Inoltre il decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, recependo la direttiva 92/43/CEE cosiddetta "Habitat" ha inserito il lupo nell'allegato D (specie d'interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa);
a livello comunitario, nel 1979, la specie venne inclusa nell'appendice II della Convenzione di Berna come specie particolarmente protetta. Nel 1992 la citata direttiva 92/43/CEE ha incluso il lupo tra le specie animali di interesse comunitario, che necessitano di misure urgenti di protezione;
il decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997 riconosce l'importanza della specie a livello comunitario e oltre a prevedere azioni mirate alla ricerca e al monitoraggio, ne vieta la cattura, l'uccisione, lo scambio e la commercializzazione;
a livello internazionale attualmente il lupo è incluso nella Lista rossa delle specie minacciate dell'Unione internazionale per la conservazione della natura e delle risorse naturali, come specie "Vulnerabile". Inoltre la CITES (Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione) include il lupo nell'allegato II;
l'Italia si è dotata nel 2002 di un Piano d'azione per la conservazione e gestione del lupo, che esclude la possibilità di attivare deroghe ai divieti di abbattimento della specie. È dunque attualmente vietata l'uccisione di esemplari della specie;
il Ministero dell'ambiente ha elaborato il nuovo Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia, che sostituisce quello del 2002, dopo un processo di consultazione di Regioni, Province autonome, ISPRA e portatori di interesse. Il Piano prevede 22 azioni che mirano alla conservazione ed alla risoluzione sostenibile dei conflitti con le attività antropiche;
da un'attenta valutazione del Piano non si evincono misure sufficientemente idonee a garantire una risolutiva gestione del fenomeno, considerato che il Piano, a seguito di una continua evoluzione del quadro faunistico, necessita di un continuo aggiornamento delle sue linee;
negli ultimi anni la popolazione del lupo ha visto un incremento in molte parti d'Italia, specialmente nell'arco alpino;
le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano e l'Ispra, monitorano costantemente il numero e il movimento dei lupi e molti scienziati ne stanno studiando la proliferazione;
si sono moltiplicate le richieste di indennizzi da parte degli agricoltori per i danni subiti e contemporaneamente gli aiuti erogati per le varie misure di prevenzione;
la presenza di branchi di lupi sta scoraggiando, in molte aree, l'attività di allevamento con la negativa conseguenza, in termini economici ed ambientali, dell'abbandono del presidio di aree naturalisticamente importanti, mettendo a rischio anche il tradizionale trasferimento degli animali in alpeggio che, oltre a essere una risorsa fondamentale per l'economia montana, rappresenta anche uno strumento di valorizzazione del territorio e delle tradizioni culturali che lo caratterizzano;
i lupi, che per anni sono stati quasi creature leggendarie e difficilissime da incontrare, sono sempre più spesso al centro delle cronache, e non solo per gli avvistamenti. Ci sono predazioni su greggi e allevamenti e nelle aziende faunistiche caprioli e cinghiali vengono sbranati. Altra cosa che preoccupa i residenti che vivono fianco a fianco con i branchi sono i comportamenti anomali per la specie, come gli attacchi subiti dai cani durante le battute di caccia e non solo, e ancora di più i casi di lupi che si sono avvicinati alle abitazioni;
un'eccessiva e non gestita presenza di lupi rende impossibile, infatti, l'allevamento allo stato brado, che rappresenta un'attività agricola fortemente orientata alla valorizzazione ed alla tutela della biodiversità. I sistemi di prevenzione normalmente adottati, ad esempio con recinti o cani addestrati, per evitare i danni agli armenti si rivelano, se pur costosi e con molte controindicazioni, spesso inefficaci, specie per le ampie aree destinate al pascolo brado estivo,
si chiede di sapere:
quali iniziative si intendano adottare ai fini della tutela degli allevamenti;
quali iniziative si intendano adottare per la protezione del bestiame e per la dissuasione dei predatori;
quali iniziative si intendano adottare per prevenire situazioni di pericolo per l'incolumità delle persone in prossimità dei centri abitati;
se non si ritenga opportuno che la gestione dei grandi carnivori venga affidata ai territori attraverso lo stanziamento di risorse e di maggiori deleghe per il controllo del territorio.
(4-01546)
NENCINI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
nella Gazzetta Ufficiale n. 13 del 16 gennaio 2019 è stata pubblicata la legge 9 gennaio 2019, n. 3, recante "Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici". Si tratta della "legge anticorruzione" la cui denominazione definisce plasticamente l'intenzione governativa e dell'attuale maggioranza che all'interrogante pare quella di screditare, a priori, i partiti politici, le associazioni e chi vuol fare politica, inserendoli in un testo che persegue penalmente i corrotti ed equiparando le fondazioni, le associazioni ed i comitati di gestione agli stessi partiti e movimenti politici;
dagli articoli che vanno dall'11 al 28 traspare prepotentemente, secondo l'interrogante, il livore antipartitico e reazionario che emana da buona parte dell'attuale maggioranza, in stridente contrasto con lo spirito e la lettera della nostra Costituzione, che vede nei partiti un pilastro portante della nostra democrazia parlamentare e il fondamento del valore della rappresentanza così come si è storicamente determinata dal dopoguerra ad oggi;
è evidente che con tale provvedimento si tende ad imporre l'idea che far politica non è più da considerare un impegno civico, un servizio a favore della comunità, bensì una contaminazione di interessi, al punto che un individuo eletto dai cittadini non potrà far parte di alcuna associazione o circolo, basti pensare all'impatto che avrà su tutte le iniziative politiche che vengono organizzate per i Consigli comunali al fine di coinvolgere i giovani e promuoverne il senso civico fin dalla tenera età. I politici possono essere, invece, un valore aggiunto nelle associazioni, considerando quanto esperienza e conoscenza del territorio siano fondamentali;
è sempre più difficile trovare persone dedite al volontariato e, visti i limiti che impone la nuova legge, non si troverà più nessuno che si prenda la briga di gestire qualsiasi tipo di associazione o fondazione. Emblematico a tal proposito il disposto che prevede di far certificare il bilancio da una società di revisione esterna per poi depositarlo al Parlamento. Un'incombenza che impone costi e molta fatica alle piccole associazioni, sostenute dagli iscritti e presenti in modo diffuso su tutto il territorio nazionale,
si chiede di sapere, stanti le accresciute difficoltà che la legge carica sulle spalle di soggetti senza scopo di lucro che operano nel rispetto della Costituzione della Repubblica e al fine di realizzarne pienamente i fini e i principi, se sia nelle intenzioni del Ministro in indirizzo porre rimedio ai guasti procurati dall'approvazione della legge 9 gennaio 2019, n. 3, promuovendo delle modifiche al fine di evitare il rischio di estromettere dalla vita pubblica sia il mondo del volontariato sia tutte le persone che hanno fatto in precedenza gli amministratori pubblici.
(4-01547)
CALANDRINI, IANNONE, RAUTI, RUSPANDINI, URSO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
la legge n. 158 del 2017, recante "Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni", è il provvedimento approvato nel corso della XVII Legislatura con la finalità, dichiarata all'articolo 1, di "promuovere e favorire lo sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale dei piccoli comuni", nonché "l'equilibrio demografico, la tutela e valorizzazione del patrimonio naturale, rurale, storico-culturale e architettonico al fine di contrastarne lo spopolamento ed incentivarne l'afflusso turistico";
si tratta di un provvedimento largamente condiviso dalle forze politiche e parlamentari, come dimostrato dall'approvazione pressoché unanime in ambedue i rami del Parlamento, e a lungo atteso dalla vasta platea dei soggetti destinatari delle norme, cioè i piccoli Comuni che versano ormai da troppo tempo in condizioni di svantaggio, sia sul piano ambientale che su quello socio-economico, demografico e dell'erogazione dei servizi essenziali;
la medesima legge, oltre a fissare le finalità e gli obiettivi perseguiti, ha disegnato con precisione il proprio meccanismo di attuazione, mediante una pluralità di decreti attuativi; si tratta di un meccanismo caratterizzato da un elevato livello di cooperazione e concertazione interistituzionale, che prevede la partecipazione e il coinvolgimento di una pluralità di ministeri competenti per le materie interessate dalla norma, dettando anche un preciso cronoprogramma di attuazione: cronoprogramma che ad oggi risulta disatteso;
più precisamente, la norma avrebbe richiesto, tra gli adempimenti necessari, l'adozione di una serie di provvedimenti tra loro collegati e posti in ordine di propedeuticità e consequenzialità, che avrebbero dovuto determinare un'attuazione ordinata e organica delle finalità previste dalla legge, richiedendo in particolare l'adozione: a) entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, di un decreto del Ministro dell'interno (di concerto con gli altri ministeri indicati) per la definizione dei parametri occorrenti per la determinazione delle tipologie di piccoli Comuni beneficiari dei provvedimenti (art. 1, comma 4); b) entro 60 giorni dall'adozione del decreto di cui sopra, di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (su proposta del Ministro dell'interno e di concerto con gli altri ministeri indicati) dell'elenco dei piccoli Comuni che rientrano nelle tipologie di soggetti beneficiari dei provvedimenti (articolo 1, comma 5); c) entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti), per la predisposizione di un piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli Comuni (articolo 3, comma 2) e, sulla base di questo decreto, di successivi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che individuino, sulla base del piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli comuni, i progetti da finanziare (articolo 3, comma 6);
è evidente che si tratta di un meccanismo attuativo composito che, proprio in ragione della propria complessità, richiede un forte e convinto impulso da parte del Governo, sia in termini di supervisione che di monitoraggio dello stato di attuazione: un impegno costante che sia in grado di coordinare l'attuazione di questo passaggio tanto delicato quanto necessario e ineludibile, considerate le esigenze manifestate reiteratamente negli anni dagli enti territoriali destinatari della norma e dalle comunità civili e dei cittadini che risiedono in aree che risentono degli effetti deleteri del forte spopolamento in atto, e che richiedono interventi coraggiosi in grado di favorire la residenza ed incentivare l'attrattività, specie in chiave turistica.
ad oggi tuttavia tale meccanismo attuativo non risulta neppure avviato, sebbene i termini di legge previsti siano ormai ampliamente decorsi;
oltre ad evidenziare la necessità ed urgenza di intervenire sul piano materiale, per rispondere concretamente alla necessità degli enti territoriali di fruire delle risorse stanziate, si rileva come il completamento e perfezionamento del processo esecutivo rivesta un'importanza straordinaria anche sul piano della qualità della relazione politica tra cittadini e apparato amministrativo e di governo, e quindi dei livelli di fiducia nella capacità della politica di realizzare gli interventi e onorare gli impegni assunti con legge dello Stato,
si chiede di sapere quali siano i motivi del ritardo nel dare adempimento all'attuazione della legge n. 158 del 2017, e se il Governo non ritenga di procedere con la massima urgenza all'emanazione dei decreti attuativi fortemente attesi dai territori interessati e destinatari delle misure.
(4-01548)
FARAONE - Al Ministro della salute. - Premesso che:
la febbre catarrale degli ovini, più comunemente nota come Blue tongue, è una malattia virale infettiva non contagiosa dei ruminanti, sia domestici che selvatici, trasmessa da insetti vettori ematofagi Culicoides, che si manifesta principalmente nel periodo primaverile-estivo, ovvero, quando sono attivi gli insetti vettori, colpendo in forma grave negli ovini;
dal mese di agosto del 2000, anno in cui è stata per la prima volta confermata la presenza di sierotipi del tipo BTV2 in Sardegna, l'Italia è stata palcoscenico di numerose incursioni, che hanno implicato diversi sierotipi del virus della Blue tongue;
per fare fronte all'epidemia del 2000 che ha colpito l'Italia, il Ministero della salute ha predisposto un Piano nazionale di sorveglianza e controllo della Blue tongue, che ha lo scopo di rilevare, escludere, ridurre la circolazione del virus della Blue tongue sul territorio nazionale, impedendo nel contempo la diffusione della stessa alla parte del territorio non interessata dall'infezione;
con dispositivo dirigenziale n. 6478 del 10 marzo 2017 della Direzione generale della sanità animale e dei farmaci del Ministero della salute, recante "Febbre catarrale degli ovini (Blue tongue) - Misure di controllo ed eradicazione per contenere la diffusione del virus della Blue tongue sul territorio nazionale", sono state disposte misure di polizia veterinaria di lotta e controllo della febbre catarrale degli ovini (Blue tongue) sul territorio nazionale;
con detto dispositivo dirigenziale, tra le altre cose, si prevede la delimitazione, attorno a ciascun focolaio di Blue tongue, di una zona infetta del raggio di 20 chilometri, dalla quale gli animali possono essere movimentati, solo se vaccinati per i sierotipi circolanti e la delimitazione di una zona di protezione del raggio di 100 chilometri e di una zona di sorveglianza del raggio ulteriore di 50 chilometri dalle quali gli animali possono essere movimentati se vaccinati o in presenza di determinate precauzioni;
nel mese di marzo, nuovi focolai di Blue tongue sono stati riscontrati nelle province di Ragusa, Catania, Enna, Messina, e Siracusa, facendo intravedere una possibile e concreta propagazione del virus, che potrebbe presto espandersi interessando l'intero territorio siciliano;
con l'approssimarsi della stagione estiva i focolai della Blue tongue (trattandosi di malattia trasmessa da insetti vettori) sono destinati ad aumentare e con essi è destinata ad aumentare la popolazione animale sottoposta al divieto di movimentazione;
la disposizione dirigenziale del marzo 2017, in alcuni punti particolarmente restrittiva, limita enormemente il commercio dei bovini e ovicaprini con innegabili danni economici agli allevatori, che si vedono bloccare nelle loro stalle gli animali destinati alla vendita, di fatto impedendone la movimentazione e la commercializzazione,
si chiede di sapere quali interventi il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, intenda promuovere, al fine di non compromettere la sopravvivenza stessa delle aziende zootecniche coinvolte nella malattia infettiva Blue tongue, rivedendo, nel rispetto delle esigenze di sicurezza necessarie, le attuali misure contenute nel dispositivo dirigenziale n. 6478 del 10 marzo 2017 della Direzione generale della sanità animale e dei farmaci del Ministero, ridimensionando i vincoli imposti alla commercializzazione degli animali, e soprattutto quelli relativi alle movimentazioni dalle zone infette.
(4-01549)
FARAONE - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
la legge 12 marzo 1999, n. 68 ha come finalità la promozione dell'inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato;
con le successive modifiche ed integrazioni alla citata legge, si è inteso rendere più efficace l'intervento normativo in favore dell'avviamento al lavoro delle persone con disabilità, con la previsione di un impianto sanzionatorio tendente a scoraggiare eventuali comportamenti opportunistici dei datori di lavoro, e riducendo notevolmente i tempi che il datore di lavoro, con almeno 15 dipendenti, è tenuto a rispettare per mettersi in regola. Sono passati da dodici a due i mesi necessari per la presa in organico di un lavoratore con disabilità, in ottemperanza all'obbligo di legge di coprire posizioni riservate a persone con disabilità, in base alle dimensioni dell'azienda;
le modifiche e le integrazioni apportate alla legge 12 marzo 1999, n. 68 rappresentano per migliaia di portatori di handicap una legittima speranza per realizzare il loro diritto al lavoro;
ad un anno dall'entrata in vigore delle nuove regole sull'assunzione obbligatoria, pochissime aziende, tra quelle con più di 14 dipendenti, quindi obbligate a rispettare il vincolo di assunzione per i disabili, risultano in regola;
al momento risulta molto carente il sistema dei controlli, con poche ispezioni e conseguentemente anche poche sanzioni per quei datori di lavoro, che non ottemperano all'obbligo di assunzione di lavoratori disabili, qualora obbligati per numero di dipendenti;
la situazione determinatasi è assai grave e necessita di essere affrontata con massima urgenza,
si chiede di sapere quali interventi il Ministro in indirizzo intenda promuovere, al fine di rendere più efficace il sistema dei controlli relativi agli obblighi derivanti dalla legge 12 marzo 1999, n. 68 e successive modifiche ed integrazioni, per consentire così ai tanti disabili aventi diritto, l'inserimento nel mondo del lavoro.
(4-01550)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
8ª Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):
3-00764 del senatore Malan, sulla realizzazione dell'autostrada Asti-Cuneo.