Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 101 del 21/03/2019

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

101a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 21 MARZO 2019

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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI,

indi del vice presidente TAVERNA

e del vice presidente CALDEROLI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).

Si dia lettura del processo verbale.

PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sul 6° anniversario della scomparsa di Pietro Mennea

DAMIANI (FI-BP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAMIANI (FI-BP). Signor Presidente, colleghi senatori, intervengo per pochi minuti onorandomi del privilegio di ricordare in quest'Aula un uomo, un atleta italiano, un ragazzo del Sud nato in Puglia nella mia città, Barletta, e conosciuto in tutto il mondo per le sue straordinarie imprese sportive. Sto parlando del compianto Pietro Mennea, scomparso prematuramente a soli sessant'anni proprio il 21 marzo di sei anni fa, nel 2013.

Pietro Mennea è una leggenda dello sport mondiale, un uomo prima che un atleta per tutti simbolo di forza di volontà e tenacia oltre ogni limite, oltre la fatica, oltre i limiti fisici, oltre la sofferenza. Non a caso amava ripetere sempre le parole: «soffri ma sogni» per esprimere la dimensione totalizzante del suo impegno, della sua determinazione a inseguire un obiettivo che per tutti poteva sembrare solo un sogno, ma che lui ha saputo tramutare in straordinaria realtà di vita.

Pietro Mennea negli anni Settanta e Ottanta è stato il simbolo dell'Italia e soprattutto di quel Sud che cerca di trovare riscatto attraverso l'impegno e la volontà di affermarsi con le proprie forze; un ragazzo non particolarmente dotato fisicamente che sfida i muscoli delle potenze mondiali, come Unione Sovietica e Stati Uniti, e vince sospinto dal vento del suo inarrestabile sogno. A soli vent'anni nel 1972 partecipa già alle prime Olimpiadi e si classifica terzo nei 200 metri, dopo Borzov e Larry Black, che erano dei giganti in quel momento. Il 1979 (e quest'anno ricorrono anche i quarant'anni del record del mondo) è l'anno d'oro di Pietro Mennea, che da studente universitario partecipa alle Universiadi di Città del Messico e in quella sede stabilisce il record del mondo di 19 secondi e 72 centesimi, che resterà imbattuto per diciassette anni e che ancora oggi è record europeo; e non c'è appassionato oggi di sport che non abbia in mente nella sua memoria proprio il ricordo di queste due cifre (19 e 72), che sono una pietra miliare dello sport italiano. Mennea confermerà poi la sua supremazia anche a Barletta con un tempo di 19 secondi e 96 centesimi; nel 1980 raggiunge anche l'apice perché vince la medaglia d'oro a Mosca e tutti nella nostra memoria ricordiamo quella gara, anche quella storica ed epica.

Oramai Mennea viene conosciuto in tutto il mondo come la "freccia del Sud", ma proprio all'apice del suo trionfo decide di smettere, di dedicarsi alla sua vita, cioè di studiare e di prendere quattro lauree, si dedica attivamente all'attività di commercialista, di avvocato e di docente universitario, ma soprattutto diventa anche parlamentare europeo dal 1999 al 2004 per il centrodestra e nel 2002 è anche candidato sindaco nella mia città, Barletta, proprio per il mio il mio partito.

È questo l'insegnamento che lui ci ha voluto lasciare proprio perché lui amava iniziare le gare in sordina e poi vincerle proprio negli ultimi metri. Vorremmo che fosse ricordato dalle nuove generazioni che non hanno avuto come noi la fortuna di seguire in diretta le sue imprese di quegli anni. Non importa quali siano le condizioni di partenza, ciò che conta è la grinta che si è capaci di tirare fuori nel percorso, che sia una pista d'atletica o la vita quotidiana.

Un male incurabile lo ha portato via il 21 marzo 2013 a soli sessant'anni, in fretta, troppo in fretta, di corsa. Ma d'altronde, come sempre nella sua vita.

La ringrazio, signor Presidente per avermi concesso questa possibilità e per il ricordo oggi del nostro compianto Pietro Mennea. (Applausi).

MESSINA Assuntela (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MESSINA Assuntela (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi onora in questa giornata e in questo luogo ricordare la memoria del grande atleta Pietro Mennea, campione e cittadino della città di Barletta. Mi piace ricordarlo, perché i valori dello sport sono comunque valori esistenziali che devono continuare a mantenere saldi i valori umani.

È importante ricordarlo in questo giorno per l'impegno, anche politico, esercitato da grande campione. Pietro Mennea continua ad essere un baluardo e soprattutto un paradigma di comportamento per le giovani generazioni e per tutti noi che ancora guardiamo con attenzione ai valori etici e morali della nostra pratica politica.

Ringrazio tutti i colleghi che in questo momento si sono senz'altro uniti a me in questo ricordo, perché esso possa essere comunque un elemento di prospettiva e, soprattutto, possa indicare una strada netta, tersa e compiuta di responsabilità in qualsiasi ambito e in qualsiasi luogo. Vi ringrazio per l'attenzione nel ricordo di Pietro Mennea, campione e cittadino della città di Barletta. (Applausi).

Discussione e reiezione delle mozioni di sfiducia individuale nn. 84 e 91 nei riguardi del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (ore 9,43)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni di sfiducia individuale 1-00084 e 1-00091 nei riguardi del ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Toninelli.

Ha facoltà di parlare il senatore Margiotta per illustrare la mozione n. 84.

MARGIOTTA (PD). Signor Presidente, sabato scorso a Roma c'è stata una grande manifestazione del settore dell'edilizia. Imprese, sindacati, operai, lavoratori del settore, professionisti: 15.000 persone in piazza per manifestare la difficoltà economica di un settore importante per l'economia italiana. Un settore che negli ultimi anni, dall'inizio della crisi, ha visto perdersi 600.000 posti di lavoro, 120.000 imprese chiudere e due delle tre principali imprese italiane per fatturato, importantissimi gruppi che hanno tenuto alto il nome dell'ingegneria italiana nel mondo, in gravissima crisi, a un passo dalla chiusura.

I dati dell'economia sono noti a tutti. È stata fatta una legge di bilancio bluffando sui numeri, non solo sopravvalutando il segno "più", ma negando che rischiamo di avere segni "meno" quanto a prodotto interno lordo. In questo quadro, un Governo serio, che sia sul pezzo, che voglia guardare allo sviluppo del Paese, investe nel settore delle costruzioni. Qualsiasi economista sa che è il settore che dà in più breve tempo la risposta più veloce: si dice, tipicamente, anticiclica.

Leggiamo sul giornale di oggi e nei giorni scorsi dello sblocca cantieri; lo leggeremo. Per ora vediamo soltanto una polemica, l'ennesima, tra due forze politiche che, fino alle elezioni europee di maggio, probabilmente non riusciranno a varare nessuna misura e troveranno gli accordi soltanto su vicende che poco hanno a che fare con la politica, come quella a cui abbiamo assistito ieri in Parlamento: un accordo netto tra MoVimento 5 Stelle e Lega, che probabilmente sarà ripetuto stamattina, e non vogliamo pensare che la quasi coincidenza di date abbia una motivazione maliziosa. Lo sblocca cantieri che cosa sarà? Vedremo. Adesso sembra che ci sia un braccio di ferro per capire se si possa o no infilare l'ennesimo condono più o meno mascherato.

Qualcuno pensa che le opere pubbliche riprendano perché cambiano le leggi, perché si fa diminuire la soglia di trasparenza, perché si rende più facile la corruzione velocizzando l'iter delle procedure? Non è così. Nell'ultima audizione che abbiamo avuto in Commissione, l'audizione di Invitalia (la più grande centrale di committenza), ci è stato detto che, a codice degli appalti vigente, quella centrale di committenza ha appaltato 272 opere con il contenzioso, e soltanto nel 7 per cento dei casi tali opere sono partite.

Il problema, quindi, non è il codice, ma avere pubbliche amministrazioni e stazioni appaltanti che sappiano fare il proprio lavoro e - ancora di più - soldi da investire. Tuttavia, se nella legge di bilancio i soldi vengono destinati non allo sviluppo, all'impresa e all'economia, ma ad altre misure come il reddito di cittadinanza e quota 100, si fa una scelta politica chiara e rispettabile, secondo me completamente contraria alle necessità del nostro Paese.

Veniamo al merito della mozione di sfiducia a prima firma del senatore Marcucci. Il PD è un partito serio e rigoroso e, per arrivare a presentare una mozione di sfiducia, ci devono essere - come ci sono in questo caso - motivazioni serie e profonde. Una mozione di sfiducia nei confronti di un Ministro non si presenta ogni "due per tre".

La mozione è sostanzialmente incentrata, ancora una volta, su un balletto - questa volta ancora più indecoroso - relativo alla TAV. Potrei svolgere sull'argomento tantissime considerazioni, perché l'intera procedura seguita fa acqua da tutte le parti.

Seguiamo un ordine cronologico inverso. Non posso definire in altro modo se non da Azzeccagarbugli la soluzione trovata un paio di settimane fa. Solito braccio di ferro: i bandi si bloccano o vanno avanti. Si inventa una strana procedura, o - meglio - una procedura ordinaria la si fa diventare straordinaria. Mi riferisco alla clausola di dissolvenza inserita nel bando, che poi, usando la terminologia francese, si chiama avviso preliminare. I componenti del MoVimento 5 Stelle si vantano di aver bloccato l'opera, mentre la Lega si vanta, invece, di averla mandata avanti. Ha più ragione la Lega, perché la clausola di dissolvenza c'è in qualsiasi gara di appalto. L'amministrazione può decidere di non fare l'opera in qualsiasi momento, prima e persino dopo l'aggiudicazione. (Applausi dal Gruppo PD). Quindi, l'ordinario (ossia una comune norma e prassi nelle gare d'appalto) diventa un grande risultato del MoVimento 5 Stelle.

D'altra parte, prima almeno la comunicazione la sapevano fare: la politica no e governare meno, ma la comunicazione la sapevano fare. (Applausi dal Gruppo PD). Riuscivano ad azzeccare qualche frase. Adesso - stando ai sondaggi - non riescono più neanche in quella, ma ne parleremo dopo il 26 maggio.

Questa è stata l'ultima clamorosa figuraccia che abbiamo fatto come Paese, perché poi le cose ce le diciamo qui, ma credo che di noi ridano un po' dappertutto nell'Unione europea per la soluzione individuata.

Se andiamo ab origine, la serie di perle inanellate nella costruzione di questa procedura da parte del ministro Toninelli è infinita. Si parla dell'analisi costi-benefici come se fosse un'invenzione e diventa un mantra. Tutti - o almeno gli operatori del settore - sanno che l'analisi costi-benefici è un'altra cosa ordinaria da almeno vent'anni, peraltro resa obbligatoria dalla tanto vituperata - magari erroneamente - legge obiettivo. Su quest'opera l'analisi costi-benefici è stata ripetuta più volte in maniera molto rigorosa. Sembra che questo Governo abbia scoperto l'analisi costi-benefici. Poi scopriamo - ma lo avevamo detto un anno fa - che non è altro che un espediente per prendere tempo e se avessero potuto prenderne altro due settimane fa, lo avrebbero fatto.

Qui, ripeto, le perle inanellate sono tantissime. Anche in questo caso, partiamo dall'ultima. Sembra una barzelletta, ma - purtroppo - non lo è. Anche questa non ci fa fare bella figura nel Paese. Il Presidente della commissione che ha redatto l'analisi costi-benefici, professor Ponti (in questo caso non nomen omen), si è detto convinto della contrarietà all'opera, però - poi - la sua società, insieme ad altre, ha firmato per l'Unione europea un documento in cui si dice che l'opera va bene. Quindi, con una mano in Italia dice che l'opera «non s'ha da fare» e con l'altra, invece, la propria società viene pagata in maniera sufficientemente vantaggiosa per dire che l'opera va bene. Siamo davvero all'Arlecchino servitore di due padroni e anche di questa figuraccia dobbiamo chiedere conto al Governo.

La commissione come è stata costituita? Si prendono "x-1" commissari, che già avevano scritto in tutto il mondo documenti contro la TAV, più un commissario che, invece, era neutrale all'inizio del lavoro e si costituisce una commissione incaricata di fare l'analisi costi-benefici. Insomma, come ho detto in un'altra circostanza, Totò direbbe che si è data la traccia: cari, prendete molto tempo, scrivete alla fine che l'analisi costi-benefici non funziona perché noi quest'opera la dobbiamo bloccare per prendere un po' di applausi da parte dei No TAV. L'inganno è venuto immediatamente fuori: l'ingegner Coppola non ha firmato l'analisi costi-benefici; un attimo dopo la consegna, lo stesso presidente del Consiglio Conte ha chiesto di rivederla perché c'era un errore marchiano. Ha detto che si trattava di un errore grossolano da correggere: "ballavano" un paio di miliardi di euro.

Questa analisi costi-benefici non sta in piedi; considera un beneficio ambientale come un costo: costruire la TAV significa far camminare meno macchine e tir lungo la strada e, quindi, consumare meno benzina - cosa che dovrebbe essere una scelta politica di ogni Governo, come lo è stata per il Partito Democratico, che sulla cura del ferro ha investito (Applausi dal Gruppo PD) - e, invece, diventa un maleficio perché diminuiscono le accise della benzina. I numeri sono sbagliati.

Per questo e per tanti altri motivi il Partito Democratico ha ritenuto giusto che il Senato votasse la sfiducia al ministro Toninelli per molta incompetenza, per grande incoerenza e per il fatto di danneggiare gravemente l'economia del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Gallone per illustrare la mozione n. 91.

GALLONE (FI-BP). Signor Presidente, ministro Toninelli, rappresentanti del Governo, cari colleghe e colleghi, vorrei spiegarvi perché un partito come Forza Italia ha presentato per la prima volta nella sua storia una mozione di sfiducia individuale. Vorrei spiegarvi perché Forza Italia nella sua venticinquennale storia parlamentare ha deciso di prendere una posizione così distante dal suo naturale sentire politico.

Ministro Toninelli, il suo caso è un unicum. Ministro Toninelli, noi non ce l'abbiamo con lei. Ministro Toninelli, non è colpa sua. Noi comprendiamo bene che essere Toninelli oggi è una condizione pesante (Applausi dal Gruppo FI-BP). Noi siamo assolutamente solidali con lei da questo punto di vista perché lei non ha bisogno di nemici o di detrattori perché lei è il miglior detrattore di se stesso ed è bravissimo a fare tutto da solo. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Ogni giorno un italiano si sveglia e sa che prima di sera arriverà una gaffe del ministro Toninelli. Ci sarebbe da sorridere se le sue fossero le battute comiche da cui è partito il MoVimento 5 Stelle e, invece, non sono battute e, quindi, non c'è proprio niente da ridere. Non si può scherzare sulla pelle degli italiani e dell'Italia e sulla perdita di migliaia di posti di lavoro. Non si può scherzare sulla reputazione di un Paese intero. Non si può scherzare sulla credibilità del nostro Governo all'estero e in Europa. Non si può scherzare sui soldi dei contribuenti; non si può scherzare sul futuro dei nostri figli. C'è da stare seri più che mai perché il problema è serio. Il problema forse è anche la leggerezza con cui lei ha accettato di ricoprire un ruolo così impegnativo e strategico per la vita di una Nazione come l'Italia senza forse comprenderne appieno le implicazioni e l'incredibile responsabilità.

Questo la dice lunga sulla sua capacità di consapevolezza. Partecipare al Governo di un Paese non è come partecipare al programma "la Corrida" di Corrado. Sarebbe come se a me, dilettante assoluta del tennis, mettessero la racchetta in mano per sfidare Federer in Coppa Davis per rappresentare l'Italia. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Sarebbe oltre la follia, come scrive lei in uno dei suoi ultimi post su Facebook - perché si parla attraverso i post di Facebook - con riferimento al fatto che dei matti la criticano perché promuove le auto elettriche e compra l'auto diesel.

Ora, il problema, ministro Toninelli, è dove ha intenzione di portare l'Italia e gli italiani con le sue non scelte dissennate, dove lei ha intenzione di portare l'Italia con il suo atteggiamento superficiale, con le sue esternazioni agghiaccianti e i comportamenti irrispettosi. Come quella volta quando il collega Biasotti, rievocando la tragedia del ponte Morandi di Genova con le lacrime agli occhi, si rivolgeva a lei, Ministro, che rimase per tutto il tempo con la testa bassa e gli occhi fissi sul cellulare e ai richiami dell'Assemblea rispondeva che si ascolta con le orecchie mentre una classe di studenti assisteva.

Noi lo sappiamo dove lei, ministro Toninelli, ha intenzione di portare l'Italia: lei ha intenzione di portare l'Italia dentro un tunnel in fondo al quale, però, è in arrivo un treno ad alta velocità e il Paese tutto ci va a sbattere. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Il problema, quindi, è serio, molto serio, e noi, contro ogni inclinazione che ci è naturale come forza politica liberale e garantista, come forza politica che fa del sì il suo slogan ricorrente, oggi le diciamo un grande, secco, sonoro, fortissimo no! No, perché il nostro dovere è prima di tutto quello di salvaguardare la nostra Nazione, di provare con tutte le nostre forze a reinnestare la marcia per farlo ripartire, per tirarlo fuori dalla palude finché ancora il naso è fuori e riesce a respirare, fuori dalla stagnazione prima che si trasformi in recessione irreversibile.

La decrescita felice non è la condizione naturale per l'Italia e per il suo popolo, per un Paese che ha una posizione strategica all'interno del Mediterraneo. Quello che ci atterrisce è la totale mancanza di visione strategica, di cosa vuol fare da grande questa Nazione. Quello che ci atterrisce è l'improvvisazione che, seguendo la sua vocazione naturale, Ministro, quella che dovrebbe seguire, le fa uscire naturali battute che in TV sono efficacissime, ma che per il Paese sono mazzate mortali. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Il problema, per esempio, è che non è che scegliendo di non completare la TAV, per citare il caso più eclatante, il resto dell'Europa si ferma. La TAV non è solo il pezzettino che passa per l'Italia, non è solo la parte di corridoio strategico di comunicazione che comunque ci renderebbe centrali in Europa. La TAV italiana è una piccola parte del corridoio 5 Lisbona - Kiev e senza la realizzazione del pezzettino che passa per l'Italia, tutto andrà avanti ugualmente con il semplice risultato di tagliarci fuori. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Lione ha già pronto l'accordo con Ginevra a un costo inferiore perché senza trafori. Il risultato è che diventeremo una boa. Avete presente una boa? Provate a immaginare l'Italia come la boa delle regate, ferma in mezzo al mare, galleggiante, paciosa, con tutte le barche che sfrecciano velocissime intorno a lei, in competizione per la vittoria, stando bene attenti a non toccarla, la boa, pena la squalifica.

No, ministro Toninelli, non è questo che il nostro Paese si merita: il Paese che con tre caravelle è andato a scoprire l'America, ora rischia di diventare una boa in mezzo al mar Mediterraneo. No! (Applausi dal Gruppo FI-BP).

La beffa della TAV sapete qual è? La beffa della TAV è che comunque la quota di fondi spettante all'Italia la dovremo pagare lo stesso. E quindi cosa dovremmo dirle, ministro Toninelli, per questo regalino che vorrebbe fare al Paese? (Applausi dal Gruppo FI-BP).

BERNINI (FI-BP). Ci ascolta per favore? Grazie!

GALLONE (FI-BP). Cosa le dovremmo dire per questo regalino che vorrebbe fare ad un Paese che ha già un debito pubblico esorbitante? Dovremmo dirle: «Grazie per volerci impoverire ancora di più»? Dovremmo dirle: «Grazie per le scelte che vorrebbe compiere nonostante noi e con i soldi degli italiani?». No, le diciamo «no, grazie», perché non vogliamo passare dal decreto sblocca cantieri, che è solo un titolo ad effetto, al blocco dell'Italia, come anche gli alleati della Lega temono. Oggi è scritto a chiare lettere sui giornali; il premier Conte nel corso del suo intervento sulla cosiddetta Via della Seta (altro nome evocativo e affascinante, che nasconde pericoli se non declinato e attuato con attenzione e competenza estrema se non vogliamo che accada quanto accaduto agli Stati Uniti) ha parlato di diversi corridoi strategici. Invece noi rischieremo anche di vederci passare i container che duplicheranno, dopo il raddoppio del Canale di Suez, sopra la testa, verso Rotterdam, verso l'Olanda. Visualizziamo sempre la boa. Ministro Toninelli, «Kirk a Enterprise»: come pensa che si muovano le merci nel mondo? Con il teletrasporto? (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Bloccate quindi 28 grandi opere, 600 opere minori, intraprendete una lotta contro i cantieri privati; non si può andare avanti così. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore D'Alfonso).

Ministro Toninelli, faccia la cosa giusta, quella che forse avrebbe dovuto fare dal primo momento, non accettando un Dicastero così impegnativo. Ministro Toninelli, solo alla morte non c'è rimedio. Noi oggi con la mozione di sfiducia nei suoi confronti dimostriamo di esserle amici, di volerle dare un assist importante. Tiri lei il calcio della vittoria; visualizzi la porta, si dimetta e faccia vincere il Paese. Ministro Toninelli, lo facciamo per lei. (Applausi dal Gruppo FI-BP). (I senatori del Gruppo FI-BP espongono cartelli recanti la scritta «Toninelli lo facciamo per te» e la bandiera di Forza Italia).

PRESIDENTE. Sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 10,02, è ripresa alle ore 10,04).

La seduta è ripresa.

Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà.

ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, voterò la mozione di sfiducia nei confronti del ministro Toninelli, anche se l'esito mi sembra del tutto scontato. Vorrei dire peraltro che sulla delegittimazione del Ministro si sono lette tante cose in queste ore e nelle settimane scorse. Non so e non sappiamo come sarà il decreto sblocca cantieri e se vi sarà un commissario unico. Certamente, Ministro, lei non rifletterà sul clima che le propongono le opposizioni, ma su quello che trova dentro la stessa maggioranza.

Detto questo, per me non c'è solo la questione relativa al TAV. Mi sono già espresso in modo chiaro dicendo che sono favorevole al TAV, anche al di là di come la si pensi al riguardo.

Il problema di come il Governo - e lei, oggettivamente, in quanto responsabile del Dicastero - sta gestendo questa vicenda è, per alcuni aspetti, veramente incredibile. Infatti, onde evitare di assumere una decisione si usano gli espedienti che, agli occhi di tutta l'Europa, risultano e risulteranno sempre più ridicoli. Questo per evitare di assumere quella responsabilità - in fondo, per me questo è il punto - che la Costituzione le assegna e assegna al Governo. Su questo dovreste avere il coraggio di decidere; non ce l'avete, aspettate il 26 maggio, ci sono le elezioni, ciascuno deve dire che ha vinto, che va avanti la propria tesi. È davvero una presa in giro per gli italiani. Il problema è che a pagarne il conto è l'Italia, un Paese in recessione, un Paese in grave difficoltà economica che, oggettivamente, vede la fine del 2019 e l'elaborazione della legge di bilancio per il 2020 come un ostacolo veramente altissimo.

Dunque, il livello di criticità, Ministro... Capisco che non le interessi, tuttavia, le chiedo attenzione da un punto di vista meramente formale.

Aggiungo un'ultima questione, Ministro. Ciò che più mi colpisce, oltre alla vicenda della linea TAV, è che è passato ormai un anno: non si comprende qual è la strategia, qual è la programmazione, che cosa si intenda fare. Non si capisce dove il Governo intenda agire - realmente, non con le dichiarazioni e la propaganda - per portare questo Paese ad un salto indispensabile dal punto di vista infrastrutturale.

Tutte le volte che si discute di un'opera, alla fine troviamo, nel territorio prima, e nel dibattito in seno al Governo poi, una dialettica che tiene bloccato tutto. Questo è un grandissimo problema.

Ministro, lei dovrebbe assumersi la responsabilità, a partire da questo dibattito, di dire cosa effettivamente intende fare e come intende farlo il Governo, a cominciare dal TAV. Purtroppo, però, non sarà in grado di farlo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà.

LAUS (PD). Signor Presidente, dopo aver ascoltato l'illustrazione del documento che il mio Gruppo pone oggi all'attenzione dell'Assemblea, emerge, con amara nitidezza, una considerazione che scavalca ogni discussione di merito e di cui anche i proponenti - dire compreso il sottoscritto - devono prendere coscienza.

Dobbiamo prendere coscienza che il ministro Toninelli è già sfiduciato nei fatti, e un voto contrario alla mozione del Partito Democratico nient'altro sarebbe che negare la verità storica di una parabola discendente che ha condotto il responsabile delle infrastrutture e dei trasporti a perdere qualsivoglia credibilità di fronte ai nostri concittadini, al tessuto produttivo e alla comunità internazionale rappresentata dalle istituzioni europee. Lo abbiamo sentito oggi nella disamina del collega Margiotta; lo abbiamo letto per mesi sui giornali e sul web; lo abbiamo ascoltato nelle parole di esperti, centri di ricerca e organismi imparziali.

Le vicende che hanno interessato la gestione del progetto Alta Velocità Torino-Lione dall'inizio della legislatura costituiscono, di per sé stesse, una sentenza di condanna dell'operato del ministro Toninelli e sono la rappresentazione plastica di come il Ministro stia affrontando tutto il tema delle infrastrutture del nostro Paese.

Per quanto riguarda la strategica infrastruttura Torino-Lione, eravamo partiti dalla nuova analisi del rapporto tra costi e benefici, una chimera cui nemmeno il Ministro ha mai creduto davvero e che, alla fine, si è rivelata un boomerang anche per chi nell'Esecutivo se ne è servito con l'intenzione di prendere tempo. Si andava cercando una pezza d'appoggio per giustificare un altrimenti scomodo disimpegno dell'Italia nella realizzazione dell'opera. Ma nemmeno i plurimi tentativi di manipolazione dei dati e di mistificazione della lettura hanno sortito l'effetto sperato dal Ministro, tanto che persino il premier Conte ha tentato di mettere in atto dei disperati aggiustamenti.

Così è cominciata la strategia suicida che ci ha condotto fin sulla soglia dell'ipotesi di un mini TAV, ipotesi che per il Nord Ovest e per il Piemonte significherebbe esattamente essere tagliati fuori dalla tratta ferroviaria e dalle sue positive ricadute in termini di sviluppo economico. Nel mentre, si è affacciato il rischio di dover rinunciare ai finanziamenti europei e, in assenza di certezze, politiche soprattutto, e di una guida salda, ha prevalso, di nuovo, la logica del temporeggiatore.

Ma con la clausola di dissolvenza a pagare l'incertezza saranno, innanzitutto, le imprese. La narrazione sulla clausola di dissolvenza, cioè questo straordinario espediente giuridico previsto dall'ordinamento francese, è servito a rassicurare solo gli elettori del MoVimento 5 Stelle. Caro Ministro, lei ha il dovere di spiegare agli italiani che anche nel nostro ordinamento è prevista la facoltà per le stazioni appaltanti di interrompere la procedura di gara in presenza di nuovi elementi ostativi. Con questa verità, però, non avrebbe potuto rassicurare gli elettori del MoVimento 5 Stelle.

Signor Ministro, a decidere dell'opera non sarà né lei né il suo Governo, ma solo ed esclusivamente il Parlamento. La sentenza di condanna dell'operato ministeriale, colleghe e colleghi, allora è già scritta e questa Assemblea ha il dovere di ratificarla, se non vuol fare la fine dell'ultimo giapponese. Certifichiamo il fallimento, che è già sotto gli occhi di tutti, e poniamo termine alla guerra delle contraddizioni e delle mistificazioni della realtà addomesticata, per poter almeno sperare ancora in un cambio di passo e per ridare al Paese la reputazione necessaria a trattare con gli interlocutori del progetto, pubblico e privato.

Perché il tema, lo dirò fino allo sfinimento, non è il destino di Toninelli e neppure del Governo, che, nell'incertezza, si è reso strategicamente complice. Il destino è dell'Italia, della sua economia nazionale e internazionale. L'unico destino di cui dovrebbe importarci. (Applausi dal Gruppo PD).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Beppe Fenoglio» di Bagnolo Piemonte, in provincia di Cuneo, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione delle mozioni nn. 84 e 91 (ore 10,16)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, in premessa vorrei rassicurare i colleghi, che hanno presentato le mozioni di sfiducia concentrate solo ed esclusivamente sulla vicenda TAV, che non si dovrebbero preoccupare. Non so perché vi state così preoccupando, perché ho l'impressione che, con tutta la sceneggiata che è stata messa in atto sulla vicenda dei bandi che partono e non partono e la clausola di dissolvenza, come tutti sappiamo, si cerca solo di prendere tempo. Alla fine sono abbastanza certa - ahimè - che la linea TAV, magari con qualche aggiustamento, si farà.

Vede, Ministro, questa è una delle questioni che mi sento di imputarle; esattamente il contrario dei contenuti che sono stati espressi in questa sede nell'illustrazione delle mozioni e che, come d'altronde è stato detto dal senatore Margiotta, rappresentano le manifestazioni di piazza: quella di venerdì degli edili e quella delle cosiddette madamin di Torino, tutte a favore del TAV.

Come lei ricorderà - non so se lei era presente in occasione della discussione delle mozioni sulla linea TAV - io sono stata prima firmataria di un ordine del giorno che le chiedeva di assumere una decisione chiara, precisa perché c'è l'analisi costi-benefici, ce n'erano state anche altre e la discussione sulla linea TAV va avanti da molto tempo.

Ebbene, io riaffermo in questa sede la mia posizione e quella di tanti altri. Sabato ci sarà a Roma la manifestazione della associazioni, dei comitati e di tutti coloro che si battono contro l'ideologia delle grandi opere e soprattutto contro le grandi opere inutili. La mia posizione e quella di molti altri è sempre stata chiara ed è stata rappresentata in quell'ordine del giorno, che certamente non ha ricevuto molta accoglienza in quest'Assemblea, che le chiedeva una cosa precisa: impegnava il Governo, senza indugio, a mettere una volta per tutte la parola "fine" alla vicenda della linea TAV, perché la consideriamo un'opera assolutamente inutile e dannosa. D'altronde, se per vent'anni non s'è fatta, qualcuno mi dovrà dare una spiegazione.

Per quanto mi riguarda, quindi, se dovessi concentrarmi sulla questione della sfiducia, le darei immediatamente la sfiducia proprio per il fatto che non ha assunto una decisione; ha continuato, in questo tentativo di mediazione con Salvini e con la Lega, a prendere tempo e, ancora una volta, non ha portato avanti quello per cui continuate a fare dichiarazioni, ossia che la linea TAV non si farà, mentre succederà esattamente il contrario.

Signor Ministro, nel frattempo, se avesse voluto davvero fare un'operazione chiara, che non fosse solo l'analisi costi-benefici, per mettere definitivamente i bastoni tra le ruote a quest'opera, compiendo e assumendo una scelta una decisione politica sulla vicenda del TAV, avrebbe dovuto fare quello che non ha fatto: penso al Piano generale dei trasporti e della logistica e a una programmazione chiara delle infrastrutture, stilando davvero un cronoprogramma e ricostruendo una gerarchia delle opere. Infatti, all'interno del CIPE, con quella orribile legge obiettivo che ha portato solo guai in questo Paese, vi è un elenco sterminato e indeterminato di opere, in cui non si capisce cosa si farà prima e cosa dopo.

Quindi il suo fallimento, signor Ministro, sta nel fatto che lei si è insediato sull'onda di un'opzione quella no TAV, ma avrebbe dovuto immediatamente rivedere l'elenco delle opere del CIPE e mettere mano al Piano generale dei trasporti e della logistica, che è lo strumento di programmazione per fare in modo che si facciano le scelte giuste per questo Paese. Anche su questo fronte, però, niente di niente - ed eccone il senso profondo, sul quale poi dirò anche altro - perché avrebbe dovuto agire non a chiacchiere, ma concretamente. Quando parliamo del piano verde degli investimenti o del piano delle piccole e medie opere che servono al Paese, non intendiamo declamazioni rilasciate ogni tanto, che magari servono soltanto quando si discute di TAV, ma un lavoro serio come Ministro.

Le dico poi un'altra cosa, signor Ministro: dopo quella benedetta direttiva di Salvini di tre giorni fa sulla politica migratoria (la n. 14100) e tutto quello che è accaduto, lei, che è stato ancora una volta bypassato ed esautorato, si sarebbe dovuto dimettere con chiarezza, altro che mozioni di sfiducia. Non è una questione di lesa maestà, perché anche sulla vicenda dei porti e della nave Diciotti, come sa perfettamente, lei aveva assunto un'altra decisione, ma è stato scavalcato: Salvini fa il Ministro delle infrastrutture, come vediamo adesso anche con le perenni discussioni sullo sblocca cantieri. Questo è il punto, e sulla questione dei contenuti e della dignità del proprio ruolo non si può scherzare: questo ci saremmo aspettati - con franchezza, devo dire - da lei.

Per quanto mi riguarda, non parteciperò alla sfilata sulla mozione di sfiducia, perché per me la tattica non può prescindere dai contenuti: lo dico con chiarezza, perché questo è sempre stato il mio modo di concepire la politica. Sono vent'anni che ritengo inutile la linea TAV, quindi non posso certamente dare a lei la sfiducia sulla vicenda, perché non l'ha fatta; gliela darò volentieri, però, quando finirà la sceneggiata (e qui temo che purtroppo, ahimè, il TAV si farà).

Ribadisco che si sarebbe dovuto dimettere, a seguito della suddetta direttiva di qualche giorno fa, che l'ha completamente esautorata, firmata da Salvini e indirizzata, bypassandola, al comandante: ma si rende conto di quello che è accaduto sulla vicenda dei porti?

Non starò qui a fare l'elenco delle sue gaffe, anche se potrei, perché è un problema con cui deve vedersela lei e che onestamente a me e a quest'Assemblea non interessa. Sto parlando invece della dignità del ruolo del Ministro delle infrastrutture, che non solo non può continuamente apparire, ma neppure essere concretamente e costantemente assoggettato - come lo è, ahimè, tutto il Governo - al premier Salvini. Di questo stiamo parlando, ecco il motivo vero.

Torno a ribadire l'auspicio che lei in questi giorni, sotto questo profilo, maturi e abbia anche un sussulto di dignità, che francamente, a seguito della direttiva dell'altro giorno e di tutto l'accaduto, mi sarei aspettata.

Adesso però c'è lo scambio: ieri avete votato contro l'autorizzazione a procedere contro il senatore Salvini e adesso la Lega vi renderà questo scambio di favore. Guardate però che così non solo non salvate la dignità, ma ormai è chiaro e accertato da tutti che non tenete più in conto la coerenza - anche se che magari qualcuno in politica può pensare non serva - e tutti gli impegni che avevate assunto. Evidentemente il contratto di Governo è solo e costantemente declinato sugli assi e i voleri della Lega stessa.

Confermo il fatto che non parteciperò al voto, perché trovo in queste mozioni di sfiducia la mancanza di tanti elementi che avrebbero dovuto esservi inclusi, in particolare la vicenda dei porti che abbiamo discusso ieri e quanto è accaduto, che era competenza specifica del ministro Toninelli, ma di cui non c'è assolutamente traccia.

Confermo quindi che, come molti altri, non parteciperemo al voto. (Applausi dei senatori De Falco e Martelli).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà.

ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, in linea di principio il nostro Gruppo e io personalmente siamo contrari alle mozioni di sfiducia individuali, perché riteniamo che la responsabilità delle azioni di Governo sia collettiva. Va detto in questo caso che certamente il ministro Toninelli è passato agli onori della cronaca più che per le azioni positive o anche negative del suo Dicastero, piuttosto per le sue parole e i suoi atteggiamenti e per il suo essere al centro del gossip giornalistico. Non so quanto sia per sua colpa, ma è così.

In più va detto, colleghi, che la delega che grava sulle spalle del ministro Toninelli non è meramente amministrativa, come per altri Dicasteri, ma potremmo definirla con altro nome, magari più fantasioso, la "delega del futuro": le infrastrutture di una Nazione attengono strettamente alla sua capacità di stare dentro il futuro e intercettare il progresso. Questo, Ministro, è l'aspetto più negativo - a mio avviso - di quanto accaduto in quasi un anno di gestione della delega.

Vorrei ricordare molto brevemente che, quando il Governo si insediò, aveva sul tavolo lavori per circa 23 miliardi di euro, che cerco brevemente di riepilogare: il Terzo valico dei Giovi lungo l'asse Genova-Milano, per un valore globale di 6,2 miliardi, bloccati dall'analisi costi-benefici della famosa commissione del professor Ponti; l'asse Brescia-Verona, approvata dal CIPE, per 2 miliardi di euro, con atto integrativo firmato da Rete ferroviaria italiana con il general contractor, bloccata anche questa dalla famosa commissione del professor Ponti; l'asse Verona-Bivio Vicenza, opera approvata dal CIPE per un importo di 2,7 miliardi, per cui è in corso la sottoscrizione dell'atto integrativo di Rete ferroviaria italiana e del general contractor, ma anche in questo caso l'opera è bloccata dalla commissione del professor Ponti. Vi è poi la Vicenza-Padova, progetto definitivo disponibile, compreso il nodo di Vicenza: non c'è bisogno di fare la gara, esiste apposita concessione al general contractor, ma anche in questo caso l'opera è bloccata dal mitico professor Ponti. Con riguardo all'asse Napoli-Bari, per la realizzazione dell'intervento è previsto apposito commissario straordinario, questa volta con pieni poteri: attualmente sono stati affidati due lotti per un importo globale di circa 700 milioni euro, la parte restante è di 3,4 miliardi di euro e il commissario, attualmente amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana, potrebbe affidare i vari lotti utilizzando modalità che trasferiscono ai vincitori delle gare anche la redazione dei progetti. Per l'asse Palermo-Catania l'importo dell'opera si attesta su un valore pari a 5 miliardi di euro e per la realizzazione degli interventi è previsto apposito commissario straordinario con pieni poteri; attualmente è escluso il primo lotto nella zona di Himera e non è stato affidato nulla. Anche in quest'ultimo caso il commissario è l'attuale amministratore di Rete ferroviaria italiana: potrebbe affidare i lotti utilizzando le modalità che trasferiscono, di cui sopra. Da questo elenco, se il Governo volesse, potrebbe sbloccare da subito opere per circa 23 miliardi di euro. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Rizzotti).

Qui, Ministro, mi viene legittimamente un dubbio: non è per caso che i danari citati non ci sono più? Non è per caso che quanto avete fatto con l'ultima finanziaria, e cioè il taglio a Rete ferroviaria italiana di 2,6 miliardi di euro che blocca praticamente ogni attività per tutto il 2019, analogamente l'avete fatto per tutte le opere che ho appena citato e che non erano - attenzione - dei precedenti Governi - né quello Gentiloni, né gli altri - ma erano residui della famigerata - come suggerisce la collega - legge obiettivo?

Era questo tutto ciò che lei aveva sul tavolo.

Ma allora, che cosa avete fatto di quelle risorse? Ce lo dice, Ministro?

Vede, rispetto alle parole per le quali lei è passato alla storia, noi registriamo anche la vicenda dello smontaggio della fusione tra Anas e Ferrovie dello Stato, quasi un fare le buche e riempirle alla prima occasione.

Ci spieghi, signor Ministro, perché, quando parla un Ministro, non parla un senatore, un libero cittadino o un portavoce del MoVimento 5 Stelle: parla lo Stato e, davanti alle parole dello Stato, la gente si fida, tende ancora a fidarsi, nonostante tutto; le aziende fanno i loro progetti e le amministrazioni locali decidono il loro piano di investimenti. Pertanto, aver montato la benedetta fusione tra Anas e Ferrovie dello Stato - e poi sappiamo anche a chi solo ha portato effettivamente benefici, perlomeno allo stato attuale - e decidere poi, dopo qualche mese, di smontarla, genera nell'ambito delle due aziende uno stato di incertezza e indeterminatezza e i decisori, i gestori e i consigli di amministrazione aspettano di capire che cosa succede.

Dobbiamo rismontare questa fusione? Ce lo dica, Ministro, perché non basta declamare, o meglio: prima di declamare bisognerebbe avere la certezza di poter fare, perché altrimenti tutto ciò provoca davvero danni irreparabili al suo Dicastero. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP).

Mi avvio a concludere, premettendo che i dieci minuti a disposizione purtroppo sono pochi, anche per descrivere il nulla.

Cito la vicenda del Centro Italia, del famoso e famigerato Quadrilatero, la vicenda della Astaldi e quanto sta accadendo con un numero enorme di imprese che stanno saltando come le castagne sul fuoco. Quelle imprese hanno lavorato, signor Ministro, e il lavoro deve essere pagato. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP). Il lavoro non può essere tritato all'interno di una procedura e dell'iperfinanziarizzazione di ogni appalto e progetto.

Avete detto che avreste messo mano al codice degli appalti, che avreste cancellato la famigerata pratica del general contractor: dove sta la riforma del codice degli appalti? (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP). È passato un anno dal suo insediamento, signor Ministro: in un anno si fanno tante cose, ma veramente tante.

Colleghi, ribadisco che, per quanto ci riguarda - ma lo dirà meglio di me la collega Santanchè intervenendo in dichiarazione di voto - non siamo affascinati più di tanto dalle mozioni di sfiducia individuale, anche perché credo che i numeri dell'Assemblea possano già farci prevedere quale sarà l'esito del voto sulle mozioni oggi in discussione. Approfittiamo però di questo passaggio - e questo è il senso del mio intervento - per farci spiegare dal Ministro, che immagino farà un intervento in replica e chiarirà alcuni passaggi, che cosa sta facendo, perché questo vorremmo capire. Vorremmo capire che cosa sta succedendo nel suo benedetto Ministero, come trascorrete la giornata, come riempite le otto, dieci o dodici ore lavorative. Questo ci dovete spiegare. (Applausi dai Gruppi FdI e della senatrice Rizzotti).

Un'intera Nazione sta aspettando; ci sono opere ferme, commissari ad acta, commissari straordinari. Che cosa sta succedendo all'interno dell'importantissima delega delle infrastrutture? L'infrastrutturazione dell'Italia sconta un gap drammatico che deve rapidamente essere colmato. Fate quello che volete, ma fate qualcosa. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Arienzo. Ne ha facoltà.

D'ARIENZO (PD). Signor Presidente, per giustificare la sfiducia nei confronti del ministro Toninelli basterebbe solo ricordare che è l'unico Ministro delle infrastrutture al mondo - credo - che, nell'anno in cui è stato in carica, più o meno, non solo non ha avviato alcuna opera fondamentale per il nostro Paese, ma addirittura sta facendo di tutto per bloccare tutte quelle che erano state previste nel passato. (Applausi dal Gruppo PD). In altre Nazioni credo che lo avrebbero già cacciato via.

In ogni caso ci sono almeno sei buone ragioni per la sfiducia al Ministro. La prima è che in tutti i Paesi, come anche in Italia, la velocità della ripresa economica e la competitività dipendono in buona parte dagli investimenti, dalle grandi opere infrastrutturali, cioè dalla capacità di guardare al futuro e dotare il Paese di infrastrutture per cogliere quelle opportunità. Al contrario, invece, in Italia la decisione che il Ministro ha assunto è bloccare quasi tutte le opere, addirittura quelle in corso di realizzazione, alcune delle quali già in parte finanziate. È un qualcosa di clamoroso che mette in difficoltà le imprese, i lavoratori, lo sviluppo del Paese e compromette gli accordi che l'Italia ha stipulato in sede europea.

Lei è responsabile, signor Ministro, della paralisi infrastrutturale che deriva dalla sua scelta infelice di nominare un gruppo di contrari a tutto in un incarico che ha a che vedere con lo sviluppo dell'Italia. Lei ha operato scientemente per impedirlo, addirittura intervenendo più volte per orientare in senso negativo le conclusioni di quel gruppo.

Inoltre, ha dimostrato palese inadeguatezza: i suoi annunci sui tempi delle conclusioni delle analisi costi-benefici sono sempre stati fasulli. Lei ha giocato sulla pelle dell'Italia; ha portato avanti la sua visione negativa dello sviluppo; è arrivato al punto di consentire l'inserimento tutto in quell'analisi: per capirci, mancava solo il costo dei rifiuti che i lavoratori produrranno durante la realizzazione delle opere per completare le assurdità contenute in quell'analisi. Lei ha sottratto ogni informazione al Parlamento: i dati li abbiamo conosciuti dalla stampa, mai dal suo Ministero e, peraltro, sono membro della Commissione competente. Abbiamo letto quei dati dalla stampa. Se non ricordo male, lei professava trasparenza in occasione dell'esame delle mozioni alla Camera, ma si è qualificato con un comportamento omertoso, che ha a che vedere con una visione proprietaria del bene pubblico. (Applausi dal Gruppo PD). Lei ha esposto il Paese a contraddizioni e contrasti con altri Paesi europei. Su molti degli accordi lei ha isolato l'Italia. Siamo isolati; la collega prima intervenuta parlava di boa e immagino intendesse anche questo.

Credo che lei sia l'unico Ministro delle infrastrutture e dei trasporti al mondo sul quale ci siano dubbi in merito alle conoscenze dei progetti e dello stato dei luoghi. Faccio riferimento ai tunnel esistenti - inesistente è quello del Brennero - o a quelli non esistenti e al contrario esistenti in parte sulla tratta Torino-Lione. (Applausi dal Gruppo PD). Dimostra pressappochismo e inadeguatezza rispetto al compito elevatissimo che dovrebbe svolgere.

Caro Ministro della decrescita felice (Applausi dal Gruppo PD), noi non vogliamo un Paese che torni al Medioevo; anzi, le abbiamo lasciato un'eredità importante, miliardi di euro e progetti (connettere l'Italia, la cura del ferro), ma lei sta facendo di tutto per destrutturare quello che ha ricevuto. Noi siamo convinti che la prospettiva dell'Italia sia nella crescita e nello sviluppo e che per perseguirla, e quindi per il bene dell'Italia, sia più che opportuno che lei lasci l'incarico, perché sta smantellando tutto. Io penso che nessun italiano si lamenterà della sua assenza se lei non è al Ministero. (Applausi dal Gruppo PD). Anzi no, mi scuso: probabilmente uno ci sarà, e cioè il bravissimo comico Maurizio Crozza, perché, se lei andasse via, mancherebbe una fonte di alimentazione della comicità italiana. Il Paese, però, se ne gioverebbe. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti del senatore Airola).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Falco. Ne ha facoltà.

DE FALCO (Misto). Signor Presidente, credo che non utilizzerò neanche due dei tre minuti che mi si concedono, perché a me basta semplicemente richiamare l'attenzione dell'Assemblea, e soprattutto dei presidenti Marcucci e Bernini, sulla inopportunità delle motivazioni addotte per chiedere la sfiducia al ministro Toninelli.

Il richiamo esclusivo al motivo TAV è oltremodo limitante e divisivo. In effetti, il ministro Toninelli ha ben altri motivi per dimettersi, molto più gravi. Il ministro Toninelli si dovrebbe dimettere - secondo me - perché è stato sostanzialmente assente dai suoi specifici compiti e ha lasciato la gestione della portualità e delle vicende connesse con i naufragi alla incompetenza del ministro Salvini.

Come diceva prima la collega De Petris, i Ministri giurano di adempiere al loro incarico con dignità e onore. Il Ministro si deve allora dimettere non per la linea TAV, non per questo o quel motivo, ma perché sono mancati proprio la dignità e l'onore. Si deve dimettere perché la vicenda Diciotti, come tutte le altre vicende, come tutte le sofferenze vissute, si è potuta creare per la totale assenza di intervento del soggetto posto a capo dell'Amministrazione responsabile anche dello sbarco.

Ieri ne abbiamo parlato: anche dello sbarco in porto è responsabile l'Amministrazione marittima. Viceversa, dell'immigrazione è responsabile l'altro Ministro; ma lo sbarco in porto, l'approdo di naufraghi è responsabilità dell'Amministrazione marittima, e il Ministro ha latitato. Sì, c'è una paralisi infrastrutturale, c'è una latitanza. Ecco il motivo per il quale io voterò comunque la sfiducia, nonostante le vostre proposte limitate e divisive. (Applausi dai Gruppi Misto e PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà.

MALLEGNI (FI-BP). Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, dico la verità: abbiamo esitato un po' quando abbiamo pensato di presentare la mozione di sfiducia, ma non per i termini che ricordava il collega De Falco. Francamente, sul piano politico, più lei rimane a fare il Ministro e più chance abbiamo noi di vincere le prossime elezioni europee. (Applausi dal Gruppo FI-BP). È evidente che l'interesse dei cittadini ha prevalso su questo interesse politico e, quindi, abbiamo pensato, avendo elementi più che sufficienti, di presentarla ugualmente.

Qualche cosa l'avevamo capita già dal suo insediamento. Io sono membro della Commissione trasporti, lavori pubblici e comunicazione del Senato e ringrazio la mia Presidente per avermi indicato quale Capogruppo in questa in quella Commissione. Ebbene, quando tutti i Ministri del vostro Governo si sono recati alle Commissioni parlamentari per l'indirizzo di mandato dopo pochi giorni dall'insediamento del Governo, lei se ne è ben guardato ed è arrivato non prima del 31 luglio, con due mesi di ritardo, tenendo di fatto in ostaggio la Commissione che non sapeva tecnicamente quello che lei aveva in mente di fare.

Mi permetta di dirle che sarebbe stato meglio se fosse venuto anche più tardi (Applausi dal Gruppo FI-BP), perché, dopo che è venuto, francamente, ci siamo sentiti ancora più in difficoltà. Ma quando poi si è presentato, il 31 luglio dello scorso anno (quindi con due mesi di ritardo), abbiamo scoperto - lo dico ai rappresentanti della maggioranza - quello che lei aveva in mente e il fatto che le opere pubbliche in generale fossero un problema per lei, che rappresenta appieno il MoVimento 5 Stelle. Io dico tante volte che il MoVimento 5 Stelle è coerente da questo punto di vista, perché sulle grandi, medie e piccole opere è stata davvero chiaro. E lei è stato chiarissimo fin dall'inizio, tanto che una decina delle circa 45 pagine dell'intervento che ha svolto in Commissione verte sulle ciclovie. Non so se ricorda la battuta che feci al presidente Schifani, che sedeva affianco a me in Commissione in quella occasione. Dissi che il problema è particolare per il presidente Schifani perché, venendo da Palermo, in bicicletta arriva al massimo a Messina e non riuscirà neanche a passare dall'altra parte dello Stretto. (Applausi dal Gruppo FI-BP). In ogni caso, quando riprenderà fiato durante l'attraversamento in traghetto, a Villa San Giovanni si arrenderà sicuramente, perché arrivare fino a Roma sarà un problema.

Quella che in quel momento era una battuta si è poi rivelata la tragica realtà, perché sono spariti gli investimenti. Oggi mi sono divertito a esaminare, dato per dato, tutti gli investimenti che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha messo in campo dal 2001 a oggi.

Ebbene, va anzitutto rilevato che le opere bloccate sono più di 28 e riguardano tutte le Regioni. Io vivo in Toscana e le ricordo la terza corsia tra Firenze e Pistoia, l'autostrada tirrenica e il sistema della tangenziale lucchese. Peraltro, sulla questione degli assi viari ancora non ci è dato sapere quello che lei ha nella testa e, se ce lo dice, ci fa una gentilezza, più che altro perché il prodotto interno lordo è legato ai collegamenti, come lei ha peraltro ricordato a pagina 2 del suo intervento. Lei ha infatti detto che il suo è il «Ministero del viaggio» e che «nulla più del viaggio può far crescere, progredire, migliorare e, in definitiva, può far sognare tante persone». Sognare sì: infatti continuiamo a sognare che in Italia ci saranno dei lavori pubblici che mai arriveranno.

Nel 2018 il Ministero ha stanziato complessivamente 15 miliardi di euro, nel 2019 la cifra è scesa a 12 miliardi, mentre nel 2021 addirittura a 10,8 miliardi. Ho allora verificato cosa accade direttamente nella logica infrastrutturale: se il 2018 prevedeva interventi per 5,7 miliardi, il 2019 ne prevede per 2,9 miliardi e il 2020 per 6,2. Ciò fa il paio con le salvaguardie dell'IVA. Voglio vedere come farete. Non riuscirete nemmeno a stanziare 50 euro. Nel 2021 la cifra crolla clamorosamente a 2,6 miliardi.

Signor Ministro, le do una notizia che la sorprenderà.

La senatrice Rizzotti mi fa notare che il Ministro è disattento, ma non è una novità per me. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Sono abituato a questo: lui non ascolta nemmeno quando parlano i senatori dei Gruppi di maggioranza. Non è un problema, basta che ascoltino gli italiani.

Come dicevo, do una notizia che la sorprenderà, signor Ministro. Nel 2001 è stata adottata quella che lei ha definito la legge obiettivo che ha stimolato la corruzione e si vergogni solo per averlo pensato. (Applausi dal Gruppo FI-BP). L'allora Governo di centrodestra, che ha governato dal 2001 al 2006, ha stanziato 125,8 miliardi per interventi a favore delle infrastrutture e, quindi, delle opere pubbliche. Nel 2005 erano già cantierati 51 miliardi di euro; nei cinque anni precedenti soltanto 7 miliardi e in quelli successivi ancora peggio. La legge obiettivo è stata uno strumento essenziale per lo sviluppo del territorio e non una vergogna, come lei ha dichiarato. Lei è un mentitore seriale. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

E siccome è un mentitore seriale, nel suo intervento in Commissione (pagina 10 del Resoconto) ha detto: «la legge obiettivo ha realizzato circa il 15 per cento del programma iniziale». Falso e bugiardo: questa è la realtà.

Se vogliamo passare alla voglia del "poltronismo" - il "poltronificio" ormai vi ha colpito e non c'è niente da fare - possiamo soffermarci su ANAS e Ferrovie dello Stato - i cui vertici avete defenestrato per piazzare persone vostre - o l'ENAV, su cui spenderei un minuto. Lei, Ministro, ha bloccato addirittura il piano industriale approvato nel 2018, altrimenti i controllori di volo avrebbero scioperato. Ma le ricordo che il 57 per cento della proprietà dell'ENAV è dello Stato e lei lo deve gestire, Ministro. Si faccia un appuntino: scriva ENAV da una parte. E meno male che vi hanno fermato su Fincantieri e affini, ma perché sono intervenuti i mercati internazionali, altrimenti nessuno avrebbe comprato e tenuto in cassa i titoli di quelle imprese. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Ma vogliamo andare al codice degli appalti? Qui c'è un film da girare.

Presidente, se i signori senatori evitassero di andare al banco del Governo per parlare con i Ministri mentre si svolgono gli interventi, non sarebbe male.

PRESIDENTE. Gli oratori si stanno rivolgendo al ministro Toninelli, pregherei quindi i senatori di tornare ai loro posti. (I senatori si allontanano dai banchi del Governo).

MALLEGNI (FI-BP). Sul codice degli appalti l'8a Commissione - ringrazio sempre il presidente Coltorti perché, con senso di responsabilità, conduce i lavori della Commissione; lo faccio in Commissione e lo posso fare anche in Aula e ovviamente gliene do atto - ha investito settimane e ancora stiamo facendo audizioni sulla questione del codice degli appalti. A un certo punto, una mattina - ho posto la questione ufficialmente in Commissione - scopriamo, tramite il nostro Ufficio studi, di aver ricevuto una velina della legge delega sul codice degli appalti con una definizione di dettaglio di quello che sarebbe stato il futuro della legge sul codice degli appalti. Il Parlamento sapete dove è? E cosa è? (Applausi dal Gruppo FI-BP). Il Parlamento avrà il diritto di decidere qualcosa sulla questione del codice degli appalti, oppure facciamo l'errore della precedente legislatura quando abbiamo delegato un magistrato e l'ANAC a fare un codice degli appalti che ha messo in ginocchio il nostro Paese? (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Mi sta lampeggiando il microfono e ciò significa che siamo arrivati alla fine dell'intervento. Ministro, voglio dirle un'ultima cosa. Evito di fare riferimenti alle sue gaffe. Lei è diventato un vero professionista e l'Arma dei carabinieri le è riconoscente, perché adesso non fanno più barzellette su di essa. Ovviamente lei è diventato uno dei principi del voler essere goliardici. Se l'incompetenza fosse reato, non la salverebbe nemmeno la Giunta presieduta dall'ottimo presidente Maurizio Gasparri. A quel punto lei sarebbe imputato a vita per questo tipo di reato.

Oggi mi divertirò a contare i voti che saranno espressi contro la mozione di sfiducia, visto che ieri la maggioranza ne ha espressi soltanto 153 per salvare il signor ministro dell'interno, senatore Salvini, e sono stati necessari i nostri voti per evitare che il ministro Salvini andasse sotto processo. Oggi voglio vedere se saranno più di 153 i voti che salveranno lei, perché il suo Gruppo ha fatto mancare l'appoggio a quella maggioranza che avrebbe mandato sotto processo un uomo che ha difeso l'interesse dello Stato. (Molti senatori del Gruppo FI-BP si levano in piedi. Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Ha chiesto di intervenire il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Toninelli. Ne ha facoltà.

TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Presidente, colleghi, voglio ringraziare coloro i quali con le mozioni in esame mi danno la possibilità di raccontare il lavoro fatto nei nove mesi di Governo.

La prima importante questione che ci siamo trovati ad affrontare in estate è stata l'ondata migratoria nel Mediterraneo. Lo abbiamo fatto nel rispetto dei diritti umani, ma finalmente anche applicando la fermezza necessaria per il ripristino della legalità e delle convenzioni internazionali. Grazie al lavoro del Governo il numero dei barconi della morte salpati dalla Libia è diminuito drasticamente nell'ultimo anno. Cito solo il dato significativo del primo scorcio del 2019: dal 1° gennaio al 20 marzo sono stati soccorsi 398 migranti contro i 6.161 dello stesso periodo del 2018, un calo del 94 per cento, con una Guardia costiera che ha continuato a salvare vite umane e un Governo che si è fatto rispettare a livello europeo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Di conseguenza, è crollato anche il numero di morti nel Mediterraneo. È una buona notizia che non basta, ovviamente, perché vogliamo azzerare del tutto questi numeri, ma i primi mesi di azione di questo Governo sono più che incoraggianti.

Per la prima volta, grazie al nostro operato, sono state realmente poste al centro del dibattito politico europeo la responsabilità e l'ipocrisia dei nostri partner che a parole hanno sempre professato l'accoglienza, negandola spesso nei fatti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Successivamente, siamo stati testimoni, come non avremmo mai voluto, dell'avverarsi tragico dei più gravi timori su cui avevamo posto l'accento del nostro programma: il crollo del ponte Morandi di Genova ha palesato all'Italia intera le nefaste conseguenze dell'abdicazione dello Stato - e sottolineo abdicazione - dal suo ruolo di regolatore e soprattutto di controllore, mettendo inoltre in luce tutte le criticità di un modello di concessioni autostradali promosso, o comunque avallato, dai Governi precedenti, vergognosamente sbilanciato in favore dell'interesse economico di pochi e non dell'interesse pubblico. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

MALAN (FI-BP). Non hai capito niente!

TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Abbiamo affrontato la questione con il massimo impegno, su più fronti. Innanzitutto abbiamo pubblicato per la prima volta - ebbene sì - tutti i piani finanziari dei contratti dei concessionari autostradali che contengono - signori miei - quei meccanismi che hanno permesso ai concessionari quegli immani extra profitti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

MALPEZZI (PD). Anche qui menti!

TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Una trasparenza in nome della correttezza del mercato e della consapevolezza dei cittadini che si attendeva da tanti anni e che non si era mai vista prima.

In seconda battuta, in risposta alla tragedia, abbiamo messo in campo soluzioni celeri e concrete, avviando la ricostruzione del ponte senza l'intervento del concessionario. Vi ricorderete che avevamo detto che colui che lo stava gestendo, e non lo aveva manutenuto come avrebbe dovuto, non l'avrebbe mai ricostruito, ma l'avrebbe pagato. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Questa promessa l'abbiamo mantenuta. Ho avuto la fortuna di incontrare tante delle famiglie degli sfollati di Genova e ho ricevuto degli abbracci all'ultimo incontro, quando abbiamo iniziato la demolizione, poche settimane fa, del ponte Morandi.

STEFANO (PD). Che tenerezza!

TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Ci ringraziavano perché hanno una casa nuova, hanno un'abitazione nuova. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Quando mai si è visto, in Italia, in così poco tempo, a seguito di una tragedia come quella o ad essa simile, un intervento così veloce, immediato ed efficace da parte dello Stato? Anche qui - ripeto - lo avevamo detto e l'abbiamo fatto.

Dall'analisi dei piani economici delle concessionarie, finalmente del tutto pubblici, abbiamo inoltre constatato che gli investimenti sostenuti, la manutenzione effettuata e i servizi erogati non erano in linea con le tariffe pagate dai cittadini che passavano al casello e all'inizio dell'anno, per la prima volta, abbiamo bloccato il 90 per cento degli aumenti dei pedaggi autostradali. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Anche questo non era mai accaduto. Nel frattempo, sempre nel decreto Genova, abbiamo inserito una norma che consentirà all'Autorità di regolazione dei trasporti (ART) di limitare in futuro gli aumenti delle tariffe che potranno addirittura scendere. Ebbene sì: abbiamo bloccato al primo gennaio il 90 per cento degli aumenti e in futuro, alla scadenza del piano economico-finanziario regolatore quinquennale, diminuiranno i pedaggi autostradali. È un fatto mai accaduto in passato. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az, e del senatore Buccarella).

Si trattava, a ben vedere, di misure che hanno effetti a lungo termine, niente affatto legate a un orizzonte politico di breve periodo. Ma, siccome con noi lo Stato torna a fare lo Stato, abbiamo ripreso dopo anni a inviare i tecnici del Ministero a fare i sopralluoghi, ad andare sui luoghi a controllare le infrastrutture per garantirne la tenuta in sicurezza (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az); controlli che, quando sono entrato al Ministero, erano fatti solo sulla carta. Ora ingegneri del Ministero andranno a fare i sopralluoghi.

Abbiamo istituito l'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali che ha esattamente lo scopo di curare la vigilanza e la manutenzione continua di arterie, ponti e viadotti, come da tempo non accadeva, e Genova ne dimostra tragicamente la necessità, perché programmare e prevenire è molto più conveniente che inseguire le emergenze. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Stiamo passando da una politica di intervento dello Stato post emergenziale a una politica di programmazione e di prevenzione. Lo abbiamo sempre detto: la più grande opera di cui il Paese ha bisogno è costituita da tante piccole opere diffuse su tutto il territorio nazionale. (Commenti del senatore Zaffini). Tuttavia, ci sono anche i grandi cantieri, fermi da anni o addirittura da decenni - ebbene sì, fermi da anni o addirittura da decenni - e noi stiamo lavorando per sbloccarli. Ne cito a titolo di esempio solo alcuni che abbiamo già sbloccato o stiamo sbloccando: autostrada Asti-Cuneo, Strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta, Strada statale 106 Jonica, Sassari-Alghero; cito questi solo per citarne qualcuno. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Oltre a questo, stiamo lavorando per migliorare il progetto del passante di Bologna - ieri ho incontrato le autorità locali insieme ai concessionari - rendendolo più economico e sostenibile sul fronte ambientale e più efficace sul piano trasportistico. (Commenti del senatore Collina). Abbiamo fatto un'analisi costi-benefici e oggi possiamo parlare di un progetto che fa risparmiare 120 milioni di euro, con un risultato migliore nell'analisi costi-benefici in termini di traffico, ambientali e di occupazione del suolo. Lo abbiamo fatto noi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Senza poi citare il Terzo valico dei Giovi.

Veniamo però al TAV. Nel contratto di Governo si legge testualmente che «con riguardo alla Linea ad alta velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia». Questo impegno è stato la stella polare della mia azione sul dossier negli ultimi mesi. Si tratta di un obiettivo che nessuno ragionevolmente potrebbe contestare se si uscisse dalla sterile polemica e si considerasse anche solo la sproporzione - sottolineo sproporzione - dell'impegno finanziario tra l'Italia e la Francia (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az), che è stato assunto dai Governi precedenti contro l'interesse nazionale. E mi fermo a questo punto senza andare nello specifico.

La ridiscussione è un dovere assunto dal Governo in Parlamento fin dalla sua nascita e ribadito testualmente attraverso due distinte mozioni; la prima appena un mese fa alla Camera dei deputati e la seconda solo due settimane fa al Senato della Repubblica. Ho agito totalmente in coerenza e trasparenza, come andrò brevemente a spiegare, evidenziando: in primo luogo che lo strumento individuato all'indomani dell'avvio dell'attività di Governo per la ridiscussione dell'opera, come da contratto di Governo, alla base del nostro impegno è stato quello di una nuova analisi costi-benefici che fosse svolta - finalmente, aggiungerei - da un soggetto diverso dal promotore dell'opera o da un soggetto da esso commissionato, a differenza quindi di quanto avvenuto in precedenza; in secondo luogo che la composizione del gruppo di lavoro facente parte della struttura tecnica di missione del MIT è stata resa nota fin dallo scorso settembre; in terzo luogo che gli esperti individuati in questo gruppo di lavoro sono riconosciuti a livello internazionale per le loro competenze nell'ambito dell'analisi costi-benefici e nell'ambito dell'economia e ingegneria dei trasporti.

Fin dall'avvio dell'analisi costi-benefici è stato affermato pubblicamente che il lavoro è funzionale non all'assunzione di una decisione, ma come contributo alla ridiscussione del progetto. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Per consentire il completamento del complesso lavoro di analisi nel rispetto degli accordi con la Francia, come previsto dall'impegno, ho interloquito con la mia omologa francese e ricordato più volte come, all'indomani dell'insediamento del nuovo Governo francese nel 2017, sia stata designata una commissione di esperti per la ridefinizione delle priorità del Paese in ambito di infrastrutture e trasporti.

Lo stesso Ministro francese dell'economia ha parlato del progetto in questione come di un investimento ingente, ritenendo del tutto legittimo che il Governo italiano abbia deciso di approfondire nuovamente se possa essere profittevole.

Nell'ambito dell'interlocuzione con il Ministro francese è stata condivisa la scelta di rinviare alcuni atti procedimentali relativi all'opera, in attesa delle risultanze dell'analisi costi-benefici, a condizione che queste fossero preventivamente condivise con la Francia e con la Commissione europea. Da lì scaturisce l'esigenza di un confronto preliminare con il nostro partner nel progetto e con Bruxelles.

Andando avanti sui punti specifici relativi al TAV, ho reso noti questi passaggi e ho proceduto nel senso indicato non appena l'analisi costi-benefici del gruppo di lavoro della Struttura di missione è stata completata. Proseguendo, gli stessi risultati sono stati successivamente e rapidamente inviati al Parlamento, pubblicati sul sito del Ministero e posti alla base della successiva ridiscussione del progetto in seno al Governo.

Da ultimo, è stata avviata un'ulteriore fase del procedimento, nel corso della quale il Governo italiano potrà ridiscutere il progetto con l'Esecutivo francese e in sede europea. La condizione per questa ulteriore fase è stata che essa non dovrà comportare ulteriori oneri per lo Stato italiano in caso di recesso.

Tutti i passaggi che ho elencato sono stati resi noti tanto al Parlamento quanto all'opinione pubblica, e rientrano evidentemente nell'impegno assunto con il contratto di Governo.

L'intento dell'attività svolta è stato quello di favorire la scelta più conforme all'interesse pubblico - e lo voglio sottolineare - senza alcun pregiudizio di sorta. Infatti, l'analisi costi-benefici prodotta dalla Struttura tecnica di missione ha configurato non uno, ma ben quattro scenari differenti.

In risposta a chi ci accusa di coltivare un atteggiamento pregiudiziale rispetto all'opera, sottolineo che uno degli scenari ha come base gli stessi, medesimi dati dell'Osservatorio sull'asse ferroviario Torino-Lione istituito dei precedenti Governi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Quelli sono i dati, che noi abbiamo messo in un elaboratore e che i tecnici dell'analisi costi-benefici hanno utilizzato.

Su questo scenario è stato persino ipotizzato nell'analisi il risparmio derivante dalla cosiddetta project review, la quale - lo ricordo - a differenza di quanto affermato dalle opposizioni, risulta essere stata solo oggetto di un'informativa del MIT al CIPE, che non ha comportato l'adozione di alcuna delibera. In ogni caso, gli esiti dell'analisi sono risultati pesantemente negativi per l'opera.

Il Governo del cambiamento, mentre correttamente sta riconsiderando questo singolo, ingente investimento nell'interesse dello Stato e dei cittadini, sta introducendo - con assoluta determinazione - alcune misure che velocizzano tantissimi cantieri, e al tempo stesso sta ponendo al centro della sua azione il cittadino che viaggia e l'imprenditore che si muove per lavoro.

Ho parlato delle tariffe autostradali. Molti di coloro che hanno depositato le mozioni probabilmente hanno già usufruito del blocco degli aumenti dei pedaggi autostradali che si è avuto all'inizio dell'anno. Ma è importante anche l'impegno per la riforma del codice della strada, che mette al centro la sicurezza e la sostenibilità ambientale, a partire dalla difesa di pedoni, ciclisti e utenti cosiddetti deboli, che, al contrario, vanno percepiti come un'opportunità, non un intralcio agli automobilisti: una leva di cambiamento per tutto il sistema della mobilità. (Commenti della senatrice Malpezzi).

Potrei ancora parlare del dossier di Gioia Tauro, a cui tengo particolarmente - avendo più volte incontrato le maestranze, i lavoratori di quel porto - che stiamo conducendo a buon fine tra mille difficoltà ereditate. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Potrei raccontare del nostro decreto ministeriale che finalmente obbligherà tutti i gestori delle strade a installare le barriere salva motociclisti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti della senatrice Malpezzi). Tuttavia, preferisco concludere dando la notizia di un'importantissima misura che a breve porterà un risparmio in termini di tempo e denaro per tutti i cittadini, ossia la portabilità della targa quando si cambia auto: un fatto normale - mi pare di sì - ma che non era mai stato prima fatto. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

MALPEZZI (PD). Vi siete bloccati sulla targa!

TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Si tratta di una di quelle innovazioni che avvicinano il mio Ministero alla vita di tutti e di cui vado fiero.

Gli attacchi che mi sono stati rivolti, tutti concentrati sulla mia persona, e casualmente partiti quando abbiamo messo in discussione il sistema di gestione delle concessioni autostradali... (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. I senatori del Gruppo M5S si levano in piedi. Commenti dal Gruppo PD).

BITI (PD). Da prima, Ministro.

PRESIDENTE. Per cortesia, fate concludere il Ministro.

TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Dicevo, gli attacchi rappresentano la migliore prova dell'inconsistenza degli argomenti usati contro il mio operato. C'è ancora tanto da fare per ridimensionare chi ha avidamente divorato il Paese e per rimettere al centro i cittadini.

MALPEZZI (PD). E allora sblocca le opere!

TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti. C'è tanto da fare, ma quella strada l'abbiamo intrapresa. E sono orgoglioso di quello che ho realizzato come Ministro e che abbiamo portato avanti come Governo.

MALPEZZI (PD). Cioè niente!

TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Io rifarei tutto senza esitazioni. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. I senatori del Gruppo M5S si levano in piedi. Congratulazioni).

PRESIDENTE.

Passiamo alla votazione delle mozioni.

GARNERO SANTANCHE' (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARNERO SANTANCHE' (FdI). Signor Presidente, gentili colleghi, come sapete, Fratelli d'Italia è sempre stato contrario alle mozioni di sfiducia, perché crediamo che le responsabilità siano dell'intero Governo. Il Governo è un organo collegiale per cui, anche questa volta, noi non abbiamo presentato la mozione di sfiducia, proprio per ciò che ho appena detto.

Tuttavia, le devo dire, ministro Toninelli, che in questi nove mesi lei ha dimostrato tutta la sua incapacità. E devo anche sottolineare che mi è dispiaciuto molto vedere un Ministro del MoVimento 5 Stelle che, per la replica, arriva in Aula con un discorso già scritto dagli uffici. Quindi, questo mi fa capire che ha poco rispetto per la democrazia, perché non ha ascoltato gli interventi dei colleghi nella discussione generale, ma ha semplicemente detto quanto gli hanno scritto. Quindi, alla faccia della democrazia. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Rizzotti).

Detto questo, ministro Toninelli, vorrei fare un paragone con il calcio che, magari, per lei è più facile comprendere. Quando un allenatore di una squadra di calcio gioca tutte le partite di un campionato e ogni domenica torna a casa con una sonora sconfitta, alla fine viene esonerato o, comunque, capisce che non è il proprio mestiere. Ecco, signor Ministro, le dobbiamo dire con franchezza che questo non è il suo mestiere. Il Ministero che lei ora guida non può essere da lei rappresentato: un Ministero così importante, quello delle infrastrutture e trasporti.

Purtroppo, devo anche ricordare che il fondatore del suo movimento politico, Beppe Grillo, molte volte ha detto che si tratta di ragazzi e bisogna avere pazienza. No, signor Ministro, sono gli italiani che non possono avere pazienza. Purtroppo, è un lusso che gli italiani non si possono permettere.

Vorrei poi tornare a un'altra parola, che è stata un mantra di tutto il MoVimento 5 Stelle, che è il merito. Voi avete sempre parlato di merito. Dovrebbe farci capire, allora, qual è il merito per il quale lei sta seduto su quella poltrona; qual è il suo curriculum; quale esperienze lei ha fatto prima di diventare Ministro delle infrastrutture; qual è il suo apprendistato. Vede, noi non crediamo che l'apprendistato si possa svolgere facendo i Vice Premier, i sindaci o il Ministro. L'apprendistato è una cosa seria; la formazione è una cosa assolutamente seria e questo, nel suo curriculum, onestamente non lo abbiamo visto, non c'è scritto.

Le devo poi dire che nella memoria degli italiani lei - sì - sarà ricordato, signor Ministro, ma ciò avverrà per molte delle sue gaffe che hanno fatto male alla nostra Nazione. Ricordo molto bene quando lei, dopo un colloquio con il Commissario europeo per i trasporti, forse per stupire, chiese quante merci e quante macchine passassero nel Tunnel del Brennero. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP). E lei fa il Ministro dei trasporti e delle infrastrutture! Non so se adesso ha capito che quel tunnel non è mai stato fatto e, se sarà fatto, sarà comunque solo ferroviario.

Nella memoria, gli italiani ricorderanno molto bene quando lei, in un'intervista al TG2 Motori, disse di avere il grande desiderio, il giorno in cui non sarà più Ministro, di lasciare l'Italia, la nostra Nazione, invasa da colonnine per l'alimentazione delle auto elettriche. Le devo dire che mi ha fatto anche un po' tenerezza quando, subito dopo, ha detto di aver appena comprato un SUV diesel proprio lei che fa parte di un Governo che ha messo l'ecotassa, un balzello, un'altra tassa per spremere gli italiani come dei limoni. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP). Ma qual è la sua coerenza, signor Ministro? Ma come può, in una maniera forse anche innocente, mettere prima l'ecotassa e poi comprare per la sua famiglia un SUV alimentato a diesel?

Nella memoria gli italiani ricorderanno, inoltre, la trasmissione di Bruno Vespa girata su un fatto così tragico come la caduta del ponte Morandi; ricorderanno i sorrisetti e le foto opportunity scattate vicino al plastico. E non solo: ricorderanno quando lei, con convinzione, disse che il ponte sarebbe stato ricostruito immediatamente, in maniera rapida, e che addirittura sarebbe stato un luogo di incontri, dove poter andare a mangiare e divertirsi. Ecco, il "ponte dei giochi": dobbiamo dire che Grillo non è riuscito a fare il lunapark al posto dell'ILVA, ma lei sicuramente riuscirà a fare il "ponte dei giochi". Complimenti! (Applausi della senatrice Rizzotti).

A tal proposito, leggendo dichiarazioni rilasciate ai giornali, le voglio fare una domanda molto seria, Ministro. Da fonti di stampa si apprende che quelli che lei definiva i sanguinari di Atlantia, quelli che dovevano essere perseguiti e cacciati, diventeranno suoi soci e soci di questo Governo in Alitalia. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Rizzotti). Lei su questo ci deve rispondere, signor Ministro, dicendoci se Atlantia sarà socia del suo Governo in Alitalia. Ricordo che lei li voleva cacciare dalla nostra Nazione perché sanguinari. Dovrà rispondere in questo Parlamento, in quest'Aula, se quelli di Atlantia saranno suoi soci e soci del Governo in Alitalia.

Signor Ministro - come le ho detto prima - noi non siamo propensi alle mozioni di sfiducia. Se fossimo egoisti e pensassimo al consenso elettorale per Fratelli d'Italia, noi oggi le dovremmo fare la ola, dovremmo fare il tifo per lei. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Rizzotti). Più lei parla e più rimane seduto su quella poltrona, più i nostri consensi aumentano e i vostri diminuiscono, signor Ministro. Ma noi siamo patrioti, vogliamo il bene della nostra Nazione, vogliamo il bene dell'Italia. Pertanto, crediamo che lei sia pagato per fare le infrastrutture e che gli italiani non la vogliano pagare per non farle. Noi vogliamo più TAV, più alta velocità, dalle Alpi alla Sicilia. Noi vogliamo financo il ponte sullo Stretto di Messina. Noi vogliamo un Ministro che non dica no al futuro e allo sviluppo di questa Nazione. (Applausi dal Gruppo FdI).

E allora, signor Ministro, credo che anche lei abbia una coscienza e un cuore. Oggi non avrebbe dovuto aspettare una mozione di sfiducia, che - glielo dico onestamente - è un metodo che forse la rafforzerà, perché oggi saranno tutti coesi intorno a lei, a votare naturalmente in senso contrario ad essa. Sono tecniche che la rinforzeranno, e questo non farà piacere agli italiani. Lei, però, signor Ministro, se ha un cuore, si metta una mano sulla coscienza e vada a casa, per il bene dell'Italia e degli italiani.

Per tutto questo, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore della mozione di sfiducia. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP. Congratulazioni).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Tisia d'Imera» di Termini Imerese, in provincia di Palermo, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione delle mozioni nn. 84 e 91 (ore 11,22)

MARCUCCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, signor Primo Ministro, ministro Toninelli, quello di oggi, dal nostro punto di vista, è un passaggio delicato e importante. Siamo arrivati a presentare una mozione di sfiducia ritenendola l'unico atto possibile per creare le condizioni affinché il Governo torni a lavorare nell'interesse del nostro Paese.

Abbiamo sostenuto le nostre tesi, provato a convincervi e - a nostro avviso - prodotto ragioni sufficienti per modificare il suo comportamento e le sue priorità, signor Ministro. Ma lei, con pervicacia e determinazione, è andato avanti sulla sua strada, che porta danno al nostro Paese e alla nostra comunità nazionale. (Applausi dal Gruppo PD).

Non ci permettiamo di impostare il ragionamento su questioni personali, come lei giustamente ha denunciato nel suo intervento, ma lo facciamo termini politici di medio e lungo termine: come forza politica responsabile, vogliamo capire, insieme al Governo e alle forze di maggioranza, i danni che lei, signor Ministro, sta provocando al nostro Paese.

La sua posizione, che porterà o vorrebbe portare l'Italia alla decrescita infelice - perché non ne esiste una felice (Applausi dal Gruppo PD) - è la scelta di voler bloccare il nostro Paese, impedendo gli investimenti e lasciando da parte inutilizzati quei fondi ingenti e importanti che i precedenti Governi hanno reperito e le hanno lasciato in eredità. Ribadisco che questo va a danno del Paese e noi, signor Ministro, non glielo possiamo permettere. (Applausi dal Gruppo PD).

Sono tante le decine di miliardi che aspettano di essere investite e appartengono non a lei, signor Ministro, ma al nostro Paese e alla nostra comunità nazionale: devono permettere al nostro Paese di ripartire e alla nostra economia di rilanciarsi, ma lei, signor Ministro, sta lavorando in modo che ciò non avvenga. (Applausi dal Gruppo PD).

Il suo intervento, se mi posso permettere, ha rafforzato la nostra convinzione sull'impossibilità che lei continui a svolgere l'importante funzione di Ministro dei trasporti e delle infrastrutture (Applausi dal Gruppo PD), e non per i tanti casi, evidenti e clamorosi, in cui ha dimostrato inadeguatezza - del resto, nessuno nasce Ministro e ci vuole anche il tempo per imparare, e lo comprendiamo - ma per le sue scelte strategiche contrarie al nostro Paese: questo è il punto.

Lei, con metodo e determinazione, ha convinto il Presidente del Consiglio e il Governo tutto a lavorare affinché il nostro Paese fosse bloccato e tante opere pubbliche, già avviate, fossero bloccate su tutto il territorio nazionale, andando contro il nostro futuro e la garanzia del futuro di modernizzare un'Italia che ha bisogno di essere modernizzata e avrebbe le condizioni per esserlo. Mi riferisco a tantissime opere pubbliche, a quelle infrastrutturali. Certo, la vicenda più clamorosa è quella del TAV. Ci sono territori interi che la chiedono con forza, ma voi del MoVimento 5 Stelle in campagna elettorale vi siete sempre posti dalla parte di quelli che volevano picchiare la polizia e continuate a farlo in Francia perché non avete più il coraggio e la possibilità di farlo in Italia. (Applausi dal Gruppo PD).

Oggi vivete quindi un momento di difficoltà. Qual è allora la sua soluzione signor Ministro? Lei cerca di bloccare tutto e lo fa per i suoi colleghi, in modo che il vice presidente del consiglio Di Maio - qui presente e per questo lo ringraziamo - possa annunciare al Paese che finalmente la TAV è bloccata e finché ci sarà il MoVimento 5 Stelle al Governo essa non andrà avanti. Lo stesso giorno, pochi minuti dopo, il vicepresidente Salvini - su questo tornerò - dichiara invece che finalmente i bandi sono sbloccati e la TAV andrà avanti. (Applausi dal Gruppo PD).

Lei, signor Ministro, permette che si creino queste condizioni. Lei, signor Ministro, sta gettando il nostro Paese nel discredito generale interno e verso l'Europa: questo è inammissibile. Questo tipo di comportamento non lo possiamo più accettare. Un Governo deve avere una voce, deve avere un programma, deve fare dei provvedimenti: non può continuare a prendere in giro un Paese intero e lei lo sta facendo insieme ai suoi colleghi. Non è accettabile.

Lei si è inventato una commissione, dandogli un mandato in maniera quasi formale, prima che fosse costituita, andando a verificare se le conclusioni sarebbero state quelle che lei stesso avrebbe auspicato. Lei ha sottoposto il Paese a una farsa continua, a un'incapacità di giudizio, di decisione e di futuro. (Applausi dal Gruppo PD).

Lei, signor Ministro, ha delegato le sue competenze. Lei ha usato come primo punto della sua relazione i risultati che avrebbe ottenuto sulla questione dell'immigrazione. L'unico risultato che ha ottenuto sulla questione dell'immigrazione è aver delegato al Ministro dell'interno le sue funzioni, e questo lo ha certificato ieri lei con il suo partito salvando il ministro Salvini da un processo che era legittimo, auspicabile e un segnale di trasparenza per il nostro Paese e per l'opinione pubblica. (Applausi dal Gruppo PD). Era una necessità di verità.

Vede, signor Ministro, purtroppo - lo dico per lei - non siamo soli a criticarla. Nei corridoi dei Palazzi dovrebbe sentire i suoi colleghi di maggioranza che non sono intervenuti in discussione generale: i Ministri della Lega che oggi non sono presenti a supportarla. (Applausi dal Gruppo PD).

Signor Ministro, prenda atto di questa situazione. Abbia il coraggio di avere coscienza della situazione nella quale ha portato il Governo e il Paese, bloccandoci e mettendoci sul fronte del ridicolo, impedendoci di fare legittime battaglie di cofinanziamenti europei per far ripartire il nostro Paese.

Signor Ministro, lei si ricorda come ha cominciato? Con l'intervista di un Sottosegretario in televisione che non sapeva chi era il suo Ministro. (Applausi dal Gruppo PD). Quel Sottosegretario che oggi non è al suo fianco oggi, come non c'è il ministro Salvini. I Ministri che sono al banco sono solo del MoVimento 5 Stelle. Sarà un dato casuale? Signor Ministro, se lo domandi. Riteniamo che ci voglia un gesto di responsabilità, per certi versi anche un gesto autorevole da parte sua e con forza, perché abbiamo capito che lei non cambierà la direzione: non lavorerà per il Passante di Firenze, non lavorerà per la TAV, non lavorerà per gli interventi sui porti, non lavorerà per migliorare la viabilità nel nostro territorio e non lavorerà per sbloccare 27 miliardi di euro che le abbiamo lasciato. (Applausi dal Gruppo PD). Non lavorerà per far ripartire la nostra economia, per mettersi in contatto e in rapporto con le amministrazioni locali e regionali per sviluppare un grande progetto di rilancio del sistema Paese. Lei è contro tutto questo e ce lo ha dimostrato.

Su Genova, poi, signor Ministro, lei ha una colpa che forse è la più grave di tutte: ha provato ad approfittare di una tremenda disgrazia che ha colpito il nostro Paese per raccogliere consensi elettorali. (Applausi dal Gruppo PD). Ha preso in giro i genovesi, presentandosi un giorno a Genova con un mazzetto di carte e dicendo che era stato approvato il decreto: quel decreto è arrivato un mese e mezzo dopo, signor Ministro. (Applausi dal Gruppo PD). Lei ha preso in giro tutti i genovesi. È sinceramente incomprensibile e inaccettabile per ognuno di noi.

Signor Ministro, lei deve fare una riflessione: sarebbe stato auspicabile un suo passo indietro, una presa d'atto, che però non c'è stata. Noi siamo obbligati...

PRESIDENTE. Concluda, senatore Marcucci.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, è da ieri che ci tortura. Ci permetta su questioni importanti per il Paese di concludere i nostri interventi. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Presidente Marcucci, lei ha come tutti dieci minuti.

MARCUCCI (PD). Come tutti no.

PRESIDENTE. Lei ha protestato per due minuti in più che io ho concesso a tutti ieri. (Proteste dal Gruppo PD). Lei protesta sempre quando gli altri sforano, ma non guarda quello che fa il suo Gruppo che sfora sempre ed io non interrompo mai. (Molti senatori dei Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az si levano in piedi. Vivissimi applausi dai Gruppi M5S, FI-BP e L-SP-PSd'Az. Proteste dal Gruppo PD).

BELLANOVA (PD). Lei interrompe sempre le opposizioni.

PRESIDENTE. Senatore Marcucci, lei ha già sforato per più di un minuto.

Lei indica sempre l'orologio: faccia lo stesso gesto anche per il suo Gruppo, va bene? (Vivissimi applausi dai Gruppi M5S, FI-BP, L-SP-PSd'Az e FdI. Proteste dal Gruppo PD).

Concluda, perché io non interrompo mai, a differenza di quanto avviene sempre: da quando sono al Senato, alla scadenza dei dieci minuti il mio microfono è rimasto sempre spento. Io non lo faccio, però richiamo al rispetto dei tempi e anche lei li deve osservare, come pretende che facciano tutti. (Proteste dal Gruppo PD. Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Concluda, dunque.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, innanzitutto le faccio notare che mi ha richiamato prima che scadessero i dieci minuti, perché ho il cronometro qui con me. (Applausi dal Gruppo PD. La senatrice Malpezzi mostra l'orologio).

PRESIDENTE. Sono esattamente undici minuti che parla. (Proteste dal Gruppo PD).

MARCUCCI (PD). Lei ha appena parlato per un minuto. (Applausi dal Gruppo PD). Mi faccia concludere.

PRESIDENTE. Aggiorni allora il suo orologio e la smetta. (Proteste dal Gruppo PD).

MARCUCCI (PD). Presidente, ma mi vuol far terminare?

PRESIDENTE. Quando allora passano i dieci minuti, chiederò di disattivare il microfono.

MARCUCCI (PD). Ribadisco che non erano ancora passati.

In ogni caso, signor Presidente, mi permetta di dire che il signor ministro Toninelli non ha bisogno del suo aiuto. Mi permetta: non ha bisogno del suo aiuto. (Applausi dal Gruppo PD. Proteste dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. L'ho già spiegato ieri e non c'è bisogno che lo ripeta.

MARCUCCI (PD). Mi faccia concludere, Presidente.

PRESIDENTE. Secondo il Regolamento, è mia facoltà aumentare il tempo per quello che ritengo. (Proteste dal Gruppo PD).

MARCUCCI (PD). Lei mi deve far concludere.

PRESIDENTE. Legga il Regolamento. Come Capogruppo ha il dovere di leggerlo e di rispettare le regole.

MIRABELLI (PD). Cosa dici?

PRESIDENTE. Termini il suo intervento, senatore. (Proteste dal Gruppo PD. Alcuni senatori del Gruppo PD si levano in piedi). State seduti, per cortesia. (Il senatore Laus si leva in piedi e si rivolge al Presidente). Stia seduto, non le ho dato la parola, stia seduto. (Proteste dal Gruppo PD).

Senatore Marcucci, concluda.

MARCUCCI (PD). La ringrazio, signor Presidente. Su questo tema...

PRESIDENTE. Le regole devono essere rispettate da tutti. Concluda.

MARCUCCI (PD). Ma mi faccia parlare.

Su questo tema torneremo volentieri in Conferenza dei Capigruppo, perché l'atteggiamento della Presidenza è francamente inaccettabile. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dei Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Comunque, signor Ministro, l'atteggiamento delle forze di maggioranza nei suoi confronti è evidente; lo si comprende anche visivamente. L'unico motivo per il quale la Lega voterà contro la nostra mozione di sfiducia è perché c'è stato lo scambio nella giornata di ieri, perché voi, rinnegando i vostri princìpi, avete voluto salvare Salvini da un legittimo processo. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dei Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az). Vergognati!

MARCUCCI (PD). Questi non li richiama, Presidente? Loro sono più bravi? (Applausi dal Gruppo PD).

Signor Presidente, concludo il mio intervento dicendo che il Gruppo Partito Democratico voterà entrambe le mozioni di sfiducia al ministro Toninelli e io desidero significare la nostra preoccupazione per il Paese consegnando al Ministro l'elenco delle 600 opere che lui ha bloccato, mettendo in ginocchio il nostro Paese, assumendosi lui e il Governo che rappresenta una grave responsabilità per oggi e per il domani dell'Italia. (Molti senatori del Gruppo PD si levano in piedi. Applausi dal Gruppo PD. Il senatore Marcucci si reca dal ministro Toninelli e gli consegna un documento. Commenti della senatrice Taverna e dal Gruppo PD).

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

LAUS (PD). Applausi preventivi!

PRESIDENTE. Senatore Laus, non le ho dato la parola.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Noi ci organizziamo bene!

Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, mi rivolgo a tutta l'Assemblea per dire che non starei troppo a litigare con le minoranze; anzi, il ministro Toninelli in primis, ma anche tutti i membri del Governo e noi della maggioranza, dovremmo ringraziare le minoranze, perché tra pochi minuti le mozioni di sfiducia che sono state presentate si trasformeranno in due mozioni di fiducia al ministro Toninelli e a tutto il Governo (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Potremmo quindi dire: «Come ci piacciono queste minoranze. State lavorando per noi, bravi!». (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Tutto ciò a che aiuta a compattare il Governo sarà sempre da noi benvenuto e benvoluto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Per tornare al tema della discussione, illustrato nelle due mozioni in esame, intanto ci preme ringraziare il Ministro perché, essendo il suo Dicastero (ovviamente lei con tutti i Sottosegretari) responsabile della navigazione fino all'attracco delle imbarcazioni al porto, è evidente che senza la collaborazione del suo Ministero con quello del ministro Salvini probabilmente non saremmo riusciti a raggiungere tutti quei risultati sul tema dell'immigrazione che lei prima ha messo in evidenza nel suo intervento: meno porti aperti, meno sbarchi, meno morti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Commenti del senatore Rampi).

VERDUCCI (PD). Sequestro di persone.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Di conseguenza, occorre usare fermezza sul tema dell'immigrazione clandestina, perché che se si vuole creare un clima di tolleranza e di convivenza pacifica nei confronti dell'immigrazione legale, bisogna essere altrettanto intransigenti nei confronti di quella illegale ed è quello che sia il ministro Salvini che lei invece avete portato avanti in seno al Governo dall'inizio di questa avventura. Comprendiamo che in politica la riconoscenza non ci sia, ma come ha detto Matteo Salvini ieri intervenendo in questa sede le cose si fanno in due, quindi ringrazio tutto il Governo e anche lei. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

COLLINA (PD). Comincia a parlare di TAV!

PRESIDENTE. Senatore Collina, lasci continuare.

AIROLA (M5S). Volevi fare il Ponte sullo Stretto. (Commenti dal Gruppo PD).

MARCUCCI (PD). Lei prima non li richiamava.

PRESIDENTE. Senatore Marcucci, io richiamo sempre tutti in maniera equanime. Lei è sempre attento a quello che fanno gli altri, ma poi non vuole farsi dire niente. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, chiederei ai colleghi del Gruppo della Lega di stare in silenzio, perché noi diamo sempre l'esempio come comportamento e come atteggiamento; poi se gli altri vogliono interrompere, noi non abbiamo alcuna paura a lasciarli parlare.

MIRABELLI (PD). Guarda i filmati.

COLLINA (PD). Basta che parli di TAV.

TAVERNA (M5S). Parlerà di quello che vuole.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). È evidente che le mozioni di sfiducia sono incentrate per la maggior parte sul tema delle infrastrutture; che è l'oggetto delle accuse mosse dalle minoranze al ministro Toninelli, come abbiamo capito leggendone i testi. Anche sul tema delle infrastrutture ricordiamo però, perché forse qualcuno lo ha dimenticato anche se il Ministro lo ha accennato prima, che all'indomani dell'immane tragedia del crollo del ponte Morandi il Ministro si è attivato subito insieme a tutto il Governo per far fronte a tutte le situazioni di sicurezza e a tutti gli interventi. È stato varato il decreto Genova che ha stanziato parecchie risorse per la ricostruzione e per aiutare la città e non solo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Così come anche nella manovra economica sono state introdotte delle misure di sostegno, perché quello era l'impegno principale che il Ministro doveva seguire; ed è stato seguito con tutto il Dicastero in maniera impeccabile, perché adesso è iniziata la demolizione e i tempi di ricostruzione saranno rispettati. Questa sarebbe già una grandissima novità e un grandissimo cambiamento nel panorama politico italiano in cui sui tempi di realizzazione delle opere siamo purtroppo - ahimè - un po' deficitari. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Ma non mi sottraggo alla famosa questione della TAV o di altre infrastrutture. Però, scusate, adesso lo dico perché le cose poi bisogna ricordarle tutte: che arrivi da una parte della minoranza questa volontà di fare a tutti i costi i campioni sul tema delle infrastrutture e delle opere pubbliche sinceramente a me crea qualche problema, ricordando quello che avete fatto in passato. Infatti sul tema della TAV i bandi potevano partire due anni e mezzo fa, quando al Governo c'eravate voi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Solo che avete avuto paura di perdere i voti su questo tema e allora li avete tenuti lì. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Oggi, improvvisamente, volete un'accelerata.

Ma lo dico anche ai colleghi di Forza Italia, che allora erano all'opposizione, almeno per un periodo perché del Nazareno non ci siamo comunque dimenticati. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Non mi sembra che abbiano a tutti i costi messo in evidenza la necessità, con delle manifestazioni o con dei cartelli, di voler partire su questo tema.

La stessa cosa, sempre sulle infrastrutture, la possiamo andare a recuperare con la finanziaria del 2017, e vi dico anche il numero del comma: il 466. Con tale comma, per evitare di fare deficit - perché il vostro atteggiamento, indubbiamente ossequioso nei confronti dei vincoli europei, non ve lo consentiva - avete bloccato 16 miliardi di risorse di cui gli enti locali disponevano e che potevano usare subito per fare gli investimenti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). E oggi venite qui a dare lezioni a noi sulle infrastrutture? Ma per favore, un minimo di dignità e di rispetto anche in merito a quello che avete fatto voi al Governo!

Invece noi - visto che poi la Consulta ha bocciato quel comma - le risorse le abbiamo sbloccate, tanto è vero che i tanti piccoli cantieri cominciano a partire sui territori. È bastata una circolare; sono bastati degli interventi nella manovra di bilancio; è bastato alzare il tetto di spesa per evitare i famosi bandi rispetto a quel codice degli appalti farraginoso che ha bloccato tante opere e che avete realizzato voi! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Come si fa a prendersela con il ministro Toninelli, me lo volete spiegare, quando la maggior parte delle opere oggi ferme sono responsabilità di una cattiva gestione fatta negli anni passati? Invece noi abbiamo sbloccato queste opere, le abbiamo avviate, anche perché abbiamo una strategia un po' diversa rispetto al passato. Sappiamo infatti che non sono importanti solo le grandi opere, che noi vogliamo realizzare, ma è importante fare quello che in Italia non si è mai fatto, anzi, ciò che togliendo le risorse degli enti locali avete impedito di fare, ossia la manutenzione di quello che c'è già. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Altrimenti dopo si viene in quest'Aula a piangere perché è caduto un ponte! Guardiamo le responsabilità. Se non facciamo la manutenzione, la responsabilità è tutta nostra, quindi è necessario fare queste opere ed è necessario fare ciò di cui il Paese ha bisogno; quindi sistemare quello che c'è.

Poi si faranno anche le grandi opere; certo, abbiamo chiesto di sbloccarle e così sarà. Però non possiamo pensare che la responsabilità di questo Governo sia quella di avere bloccato: non abbiamo bloccato nulla, anzi stiamo andando nella direzione giusta, visto che proprio ieri il Governo ha varato il famoso decreto-legge sblocca-cantieri, che darà un'ulteriore accelerata in questa direzione.

Alla luce di questo, il nostro voto non è un no alla mozione di sfiducia, ma un sì alla fiducia che oggi voteremo nei confronti del ministro Toninelli e di tutto il Governo. (Molti senatori dei Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S si levano in piedi. Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Molte congratulazioni).

BIASOTTI (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIASOTTI (FI-BP). Signor Presidente, l'intervento, sempre intelligente, del collega Romeo mi ha stimolato e mi ha fatto capire che la politica è proprio un'arte, perché se lui riesce a difendere Toninelli, vuol dire che è proprio un fuoriclasse. (Applausi dal Gruppo FI-BP). E lo ha ringraziato per la politica dei migranti: lo ha ringraziato perché il ministro Toninelli è stato di fatto destituito dal suo ruolo da Salvini. È per questo che l'ha ringraziato (Applausi dal Gruppo FI-BP): perché non ha fatto il Ministro dei trasporti e delle infrastrutture ma il "Ministro dei migranti", il secondo di Salvini.

Adesso le spiego, Presidente, perché noi chiediamo le dimissioni del ministro Toninelli. Vede, io sono in imbarazzo, perché quando un partito ti chiede di intervenire in dichiarazione di voto è un grande onore per ognuno di noi. Per me invece è motivo di imbarazzo in questo caso, per la storia del mio partito, signor Presidente. Infatti, il mio partito - ha detto bene la collega prima di me - non ha mai fatto una mozione di sfiducia; mai, perché noi siamo garantisti a prescindere. E sono imbarazzo per la mia storia personale - mi permetta - perché ho avuto l'onore e l'onere di fare il Presidente di una Regione, quindi può immaginare quante volte hanno chiesto le mie dimissioni.

Quindi c'è un grande imbarazzo. Noi chiediamo le dimissioni del ministro Toninelli non per svariati altri motivi, di cui abbiamo discusso qui (perché magari il parente o l'affine ha fatto un regalo o per alcune inchieste o per motivi politici). Noi per motivi politici avremmo tutto l'interesse che il ministro Toninelli continuasse a fare il Ministro, perché sono tutti voti che fa perdere al suo partito e a questo Governo (Applausi dal Gruppo FI-BP), e sono voti che fa prendere alla minoranza. Quindi, non c'è alcun motivo politico: noi chiediamo le dimissioni del ministro Toninelli per incapacità, incoerenza e ignoranza. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Ignoranza nel senso di ignorare i problemi.

Io non so - l'ho già detto in precedenti interventi - per quale misterioso motivo il ministro Toninelli sia stato nominato Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Non certo per la sua passata esperienza: ha fatto il carabiniere, l'assicuratore e ha fatto un buon lavoro - gliene do atto - nella passata legislatura in Commissione affari costituzionali. Questo era il suo ruolo, probabilmente, non certo quello di Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Ma l'inesperienza - noi abbiamo altri casi di personalità che sono lì sedute tra i Ministri - è normale: tutti abbiamo avuto inesperienza quando abbiamo ricoperto ruoli importanti. Ognuno di noi in quest'Aula parla di questioni di cui non ha mai avuto nozione nella sua vita. Come si supera, allora, l'inesperienza? Si studia (Applausi dal Gruppo FI-BP), si approfondisce, si legge, si domanda: si è umili. Così ha fatto Conte, così ha fatto Di Maio, così hanno fatto altri: studiano. Poi non siamo d'accordo, ma almeno studiano, approfondiscono i dossier. Lei, signor Ministro, assolutamente mai. C'è un elenco infinito di questioni che lei non ha approfondito.

Ad esempio, parlando di Genova, lei, signor Ministro - come ha detto bene il collega che è intervenuto prima - è venuto in questa città tre o quattro volte dicendo che il decreto-legge sarebbe stato pronto un mese dopo la disgrazia: sono passati altri sei mesi. Lei è venuto a Genova e ha visto il ponte Morandi, quindi le chiedo: come può lei pensare che il ponte poteva essere una struttura polifunzionale, vivibile, percorribile, transitabile? È un ponte alto cinquanta metri. Se lei avesse approfondito saprebbe, signor Ministro, che le autostrade da lei tanto vituperate hanno beneficiato di un aumento del pedaggio dal 1° luglio del 2018 per costruire la Gronda. Quindi in questo momento la società Autostrade si sta indebitamente arricchendo perché, per questo caso, prende i soldi derivanti dall'aumento dei pedaggi per la Gronda, che è il Passante di Genova. Lei, signor Ministro, parlava di quello di Bologna. Quello di Genova è il Passante più trafficato d'Italia, come dichiarato da vent'anni dall'ANAS, dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e da tutti. Lei ha dichiarato pochi giorni fa che non lo fa fare finché non revoca la concessione alla società Autostrade. Ciò vuol dire che non lo farà mai. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Perché continua a dire che revoca la concessione alla società Autostrade quando non c'è un suo solo atto - me ne dica uno - che vada in questo senso?

Lei si è vantato di aver bloccato gli aumenti dei pedaggi. Signor Ministro, io abito in Liguria e le dico che il pedaggio della Milano-Serravalle è aumentato del 2,62 per cento, quello della SALT dell'1,82 per cento, quello dell'Autostrada dei Fiori del 2,22 per cento, quella dell'Autocisa dell'1,86 per cento. I pedaggi bloccati di cui lei si vanta - mi riferisco all'86 per cento del ramo autostrade - saranno soggetti ad aumenti dal 1° luglio prossimo. Se lei dal 1° luglio sarà capace di bloccare questi aumenti io la ringrazierò, con tutta l'onestà che ci contraddistingue. Quindi non si vanti di cose su cui non ha alcun titolo e merito.

Torniamo alle nostre questioni. Lei ha parlato delle cose che ha fatto e ha parlato anzitutto dell'ondata migratoria. Ho ricordato prima che lei non ha fatto il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ma il succube di Salvini.

Lei si è vantato del TAV e ha detto che non avete alcun pregiudizio. Signor Ministro, lei e il suo collega Di Maio avete dichiarato sempre, comunque e ovunque che mai avreste fatto fare il TAV. La coerenza dovrebbe indurre a dire: «Sapete cosa vi dico? Chi se ne frega dei costi-ricavi, il TAV non si fa. Punto! Pensiamo ad altro». Questa sarebbe coerenza, non nominare quattro-cinque esperti tutti notoriamente contrari al TAV dal primo momento. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Se lei avesse fatto il Ministro serio, visto che abbiamo fantastiche università competenti nel settore delle infrastrutture avrebbe chiesto loro di nominare quattro-cinque esperti. Questo fa un Ministro serio. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Signor Ministro, non le chiedo di dimettersi per la risatina sul ponte, le foto o il fatto che ad agosto lei era in vacanza (ci sta): le chiedo di dimettersi per incapacità e perché lei non studia. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Signor Ministro, approfondisca, la prego, perché - per quanto mi riguarda - il suo Ministero è il più importante, perché il futuro dell'Italia potrà essere rappresentato dal turismo e dalle infrastrutture.

Signor Ministro, se lei avesse approfondito saprebbe che i porti italiani garantiscono allo Stato 10 miliardi di euro di accise. Ripeto, 10 miliardi. E sa quanto lo Stato dà ai porti, con il suo Ministero? 50 milioni di euro. 10 miliardi contro 50 milioni. Sa quanto ricevono i porti del Nord (penso, ad esempio, a quello di Marsiglia)? Ricevono il 50 per cento. Ergo, in Italia si tratterebbe di 3 miliardi di euro. Lei invece 50 milioni di euro.

Ma di cosa si vanta, signor Ministro? Lei è la negazione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Glielo dico con simpatia. Nessuno ce l'ha con lei. Guardi che i comici che la prendono in giro non ce l'hanno con lei: è lei che ce l'ha con noi. (Applausi dai Gruppi FI-BP e FdI).

GIRO (FI-BP). Bravo!

BIASOTTI (FI-BP). Non so se mi sono spiegato. Se la Confindustria dice che lei è una vergogna, se il direttore di un giornale come «La Stampa» dice che lei straparla, se Grillo dice di non sparare su Toninelli perché è come sparare sulla Croce Rossa, non sono io, non è Forza Italia, non è il PD. (Applausi dai Gruppi FI-BP e FdI).

A proposito, noi abbiamo fatto l'accordo del Nazareno, ma voi avete fatto l'accordo con il MoVimento 5 Stelle, ricordatevelo. (Applausi dai Gruppi FI-BP, PD e FdI. Commenti del senatore Romeo). È una vergogna! (Commenti dal Gruppo M5S).

Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. Noi abbiamo presentato la mozione di sfiducia prima dell'ultimo e clamoroso incidente (chiamiamolo così). A proposito, signor Ministro, vedo che lei gioca con il cellulare. (Commenti dal Gruppo M5S). Le sarei grato - ma lo chiedo a tutti i senatori del MoVimento 5 Stelle - se cercasse su Google la parola «Toninelli». Provate, poi vi dico fra qualche secondo cosa vuol dire. (Commenti dal Gruppo M5S).

Signor Presidente, non mi permetto di chiedere a lei di cercare su Google con il telefonino, ma ho visto che il Ministro gioca con il cellulare. Vediamo cosa esce.

AIROLA (M5S). Magari mettiamo bunga bunga! (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Senatore Airola, lei è ammonito.

Senatore Airola, lei è censurato. Non permetto a nessuno queste espressioni in Aula. È censurato. (Commenti dal Gruppo M5S).

BIASOTTI (FI-BP). Signor Presidente, colleghi, sbagli ne abbiamo fatto tutti. Per me lo sbaglio più grave è l'incompetenza e l'ignoranza. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Pinotti). Detto ciò, veniamo all'ultimo incidente.

Il signor Ministro ha accettato un'intervista su «Tg2 Motori». Quindi, non è stata un'intervista carpita di nascosto ma voluta, con una telecamera posta davanti alla sua auto e una dietro. Prima di andare a fare un'intervista anche io mi preparo come tutti, ma non è pensabile che il Ministro possa aver detto e fatto ciò che poi ha detto e fatto, cioè comprare una macchina diesel. Lui, insieme al MoVimento 5 Stelle, che è il propugnatore…

PRESIDENTE. Concluda. (Commenti dal Gruppo M5S).

Le regole valgono per tutti e anche per lei.

BIASOTTI (FI-BP). Il Ministro ha detto che non ha le risorse per comprarsi un'auto elettrica. Sono andato a vedere (mi intendo di queste cose): la Jeep Compass che ha comprato il Ministro costa circa, a seconda delle versioni, dai 25.000 ai 30.000 euro. Con gli stessi soldi, o con meno, avrebbe potuto comprare un'auto elettrica come, per esempio (non voglio fare pubblicità) la Smart ForFour, una Toyota oppure una Honda CR-V. Sono tutte ibride ed elettriche. Quindi, non venga a offendere la maggioranza degli italiani dicendo che non ha risorse.

Signor Presidente, concludo, il bonus malus è un dramma per il settore dell'automotive: chiuderanno decine e decine di concessionarie. Oggi è il 21 marzo. Questo decreto è entrato in vigore il 1° marzo. Il malus si paga dal 1° di marzo; il bonus invece non c'è ancora perché non ci si può collegare con il Ministero perché non dà risposte in quanto non sanno niente. Questo è quello che fa Toninelli. Il risultato della ricerca Google di cui parlano persone è «Toninelli gaffe». Toninelli gaffe è la prima occorrenza. Toninelli, si dimetta, per cortesia, per l'Italia. Abbia un sussulto di dignità.

PRESIDENTE. Per cortesia, concluda. Altrimenti devo interromperla.

BIASOTTI (FI-BP). Signor Presidente, a questo punto voteremo stranamente ma con sincera volontà la mozione di sfiducia del PD e logicamente anche la nostra. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD. Commenti dal Gruppo M5S).

PATUANELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, penso di aver dimostrato e si conosca benissimo il rispetto che ho per la carica del Presidente del Senato e per la sua persona, ho però difficoltà ad accettare che venga ammonito ufficialmente un collega per aver citato due parole presenti nel vocabolario Treccani come «bunga bunga». (Molti senatori del Gruppo M5S ed alcuni del Gruppo L-SP-PSd'Az si levano piedi. Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo FI-BP).

BERNINI (FI-BP). Vergogna!

PATUANELLI (M5S). Se si consente in questa Aula di dare dell'ignorante a un Ministro della Repubblica, non vedo perché si debba censurare un collega per aver usato un termine contenuto nel vocabolario Treccani. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

BERNINI (FI-BP). Vergogna!

PRESIDENTE. Senatore Patuanelli, lei sa benissimo che l'intervento che ha fatto il senatore Airola mentre il senatore Biasotti faceva la sua dichiarazione di voto è stato offensivo. È passato nell'emiciclo rivolgendosi al senatore Biasotti - l'ho visto da qui - pronunciando queste parole. Quindi permango nella mia idea che è censurato.

PATUANELLI (M5S). Lei ha tutto il diritto di rimanere della sua idea e io della mia.

PRESIDENTE. La prego di fare la sua dichiarazione di voto.

PATUANELLI (M5S). Certamente, nei tempi e nei termini che mi sono consentiti, anche in qualità di Presidente del Gruppo.

GIRO (FI-BP). Cometa di Halley! Cometa di Halley! (Vibrate proteste dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Faccia la sua dichiarazione di voto, senatore Patuanelli.

Senatore Giro, vada al suo posto!

GIRO (FI-BP). Cometa di Halley!

PATUANELLI (M5S). Non si ammonisce in questo caso? Va bene.

PRESIDENTE. Ho parlato io, non c'è bisogno che intervenga nessun altro! (Il senatore Giro dal proprio scranno fa il segno delle manette. Vivaci proteste dal Gruppo M5S).

Senatore Giro, è censurato! Il segno delle manette in quest'Aula non lo fa nessuno! (Applausi dal Gruppo PD).

CASTALDI (M5S). Caccialo.

VERDUCCI (PD). Vergognatevi! Cacciate Giarrusso dal Gruppo!

PRESIDENTE. Senatore Verducci, si sieda e la smetta.

VERDUCCI (PD). Lo dica a Giarrusso!

PRESIDENTE. Senatore Verducci, la smetta!

Senatore Patuanelli proceda con la dichiarazione di voto.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, potrei impiegare veramente poco tempo per fare la mia dichiarazione di voto perché il Ministro Toninelli ha esplicitato in modo chiaro qual è stata l'attività del Governo, del suo Ministero e dei Sottosegretari ed io, che ho la fortuna di lavorare molto spesso, essendo anche membro dell'8a Commissione, assieme al suo Ministero e al Ministro, guardo invece all'impegno e alla capacità di studiare e di approfondire i dossier, i tanti dossier aperti che abbiamo trovato in questo Paese e che oggi dobbiamo portare avanti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Mi sembra del tutto evidente che la discussione che si è svolta in quest'Aula rispetto alle due mozioni di sfiducia che segnano l'idillio che continua tra Forza Italia e il Partito Democratico, un matrimonio che ci continua a far felici... (Commenti dal Gruppo FI-BP. Proteste dal Gruppo PD).

In questa discussione si è parlato di grandi opere e di infrastrutture, in sostanza si è parlato di una concezione di sviluppo che è in realtà è una concezione sbagliata di sviluppo. Il fare opere tanto per farle è una concezione sbagliata. Ho sentito parlare di decrescita felice perché forse, questo sì per ignoranza, non si conosce il concetto di economia circolare, che è un'altra cosa. (Proteste dal Gruppi FI-BP e PD).

MALAN (FI-BP). Vai a piedi!

GALLONE (FI-BP). Studiate! Studiate!

PATUANELLI (M5S). Io credo che oggi non si possa contemporaneamente parlare di quelle grandi opere e poi applaudire Greta Thunberg quando fa le sue manifestazioni, perché o si rispetta l'ambiente o si parla di opere inutili. Le due cose assieme non si possono fare. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

RIZZOTTI (FI-BP). Onestà! Onestà!

PATUANELLI (M5S). La prima idea di questo Governo è di far spendere i soldi dei nostri cittadini con rispetto, analizzando gli effetti che una determinata spesa ha sul pubblico e su tutti gli investimenti che si fanno per cui fare analisi costi-benefici con enti terzi e non con i proponenti è un elemento essenziale per vedere come spendere i soldi degli italiani; altrimenti continuiamo a fare cose che non servono al Paese e continuiamo ad accrescere il debito pubblico. Questo è quello che è successo: abbiamo fatto opere inutili che poi non siamo nemmeno in grado di manutenere, come dimostra in modo evidente il sistema infrastrutturale del Paese che è in condizioni fatiscenti perché non è mai stato speso un centesimo per la giusta manutenzione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

BITI (PD). Andiamo tutti a piedi.

PATUANELLI (M5S). Quando si parla di sviluppo si parla sempre di infrastrutture materiali, invece è evidente che questo Governo sta facendo anche un passo molto importante verso l'infrastrutturazione immateriale del Paese, verso le nuove tecnologie, verso lo sviluppo sostenibile, verso tutte quelle cose che hanno obbligato questo Paese ad essere arretrato rispetto ad altri Paesi europei (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) e hanno limitato anche la capacità delle nostre imprese di fare un salto tecnologico, che è fondamentale. Noi abbiamo un tessuto imprenditoriale che non è fatto da grandi imprese, ma da un tessuto di piccole, medie e microimprese ed è nella direzione di quel sistema economico che dobbiamo quindi muovere le azioni di Governo. Ha poco senso parlare di opere da 10 miliardi di euro che hanno una ricaduta economica, perché le nostre imprese saranno poco chiamate a realizzare quelle opere. Abbiamo bisogno di fare, come diceva anche il senatore Romeo, tante piccole opere; l'abbiamo fatto con i 400 milioni di euro per i piccoli Comuni (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az), sbloccando gli avanzi di amministrazione dei Comuni virtuosi. Queste sono le opere che possono dare accesso al nostro sistema imprenditoriale. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Penso quindi che oltre a questo ragionamento, che dà un quadro complessivo sul sistema infrastrutturale, non posso esimermi dal parlare «del» TAV; rilevo che non si è neanche in grado di vedere che se un sostantivo è maschile - il treno - l'articolo non può essere femminile. Il TAV non è mai stato il collegamento tra Kiev e Lisbona, perché quell'opera non è stata prevista, né da una parte, né dall'altra; casomai unirà l'Ungheria alla Spagna. Anche su questo si dimostra l'ignoranza sul progetto. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

LAUS (PD). Modificate la legge!

PATUANELLI (M5S). L'impegno di questo Esecutivo contrattualizzato nel contratto di Governo, è quello di rivedere integralmente l'opera ed è ciò che il ministro Toninelli, assieme al Presidente del Consiglio, sta facendo giustamente e preliminarmente con la Francia e poi farà con i partner europei. Sono certo che la soluzione si troverà, perché mi sembra evidente che alla fine c'è un disegno narrativo che vuole dividere una maggioranza che invece è unita e sta governando molto bene questo Paese. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Detto ciò, Presidente, mi sembra evidente che il Gruppo che mi onoro di presiedere voterà convintamente a favore della fiducia al ministro Toninelli e all'operato del Governo. Ho sentito dire da una collega che essere Toninelli oggi, è difficile; io dico che essere Toninelli oggi, è avere la schiena dritta. (I senatori del Gruppo PD si levano in piedi. Vivi applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).

LA RUSSA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, mi asterrò dalla votazione delle mozioni, pur considerando corretto da parte del mio Gruppo, nell'attuale situazione, non far finta. L'astensione, infatti, se messa in atto da tutto il Gruppo, potrebbe significare una sorta di adesione al comportamento del Governo e del Ministro in particolare, e non è quello che intendo io. Mi asterrò invece per rafforzare un concetto: sarebbe troppo facile attribuire le responsabilità solo al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Io oggi nei banchi del Governo, se non mi sbaglio, vedo solo, a parte il Presidente del Consiglio... (Commenti dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Sì, c'è anche la Lega. Dicevo che vedo solo esponenti di grande rilievo del MoVimento 5 Stelle... (Commenti dal Gruppo M5S). Lasciatemi parlare. Quello che a me preme... È arrivato il Ministro dell'agricoltura. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. I ministri Centinaio e Bongiorno fanno un cenno all'oratore dai banchi del Governo). Il Ministro dell'agricoltura, che è sicuramente di grande rilievo, non c'era prima ed è arrivato adesso. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ciò che mi interessa non è la presenza in questa sede; mi preme rilevare che il Governo merita nel complesso la sfiducia. Infatti ieri, cari colleghi senatori, senza il voto di Fratelli d'Italia e di Forza Italia, il Governo sarebbe caduto non avendo raggiunto il numero prescritto di senatori per accogliere la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. È così, contate i numeri. I numeri sono numeri.

LANZI (M5S). Ma il dissenso dov'è, Presidente?

CASTALDI (M5S). Sappiamo bene che dai i numeri!

LA RUSSA (FdI). Non siete arrivati a 161. C'è poco da fare, Voi non avete più i numeri per governare. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP). Questa è la realtà. Questa è oggi la realtà di questa Assemblea.

Presidente, voglio intanto apprezzare il suo modo di presiedere, anche per aver stigmatizzato una frase che magari poteva essere battutistica. Ha fatto benissimo, perché è vero, caro collega, che l'espressione bunga bunga esiste nel vocabolario, ma allora esistono anche i termini stadio e manette: bisogna ricordarselo. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP).

Non basta che talune parole esistano nel vocabolario perché si possano pronunciare in ogni frangente e in ogni occasione. Questo è il dato fondamentale. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP).

LANZI (M5S). Dov'è il dissenso, Presidente?

LA RUSSA (FdI). Presidente, la ringrazio e mi auguro che presto l'Italia possa avere un Governo che non abbia bisogno di soccorsi tricolori per esistere. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP).

Votazione nominale con appello

PRESIDENTE. Indìco, ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione nominale con appello della mozione n. 84, presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori.

Ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.

I senatori favorevoli alla mozione di sfiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale.

(È estratto a sorte il nome del senatore Siri).

Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dal senatore Siri.

PISANI Giuseppe, segretario, fa l'appello.

(Nel corso delle operazioni di voto assumono la Presidenza il vice presidente TAVERNA - ore 12,15 -, indi il presidente ALBERTI CASELLATI- ore 12,59 -).

FAZZONE (FI-BP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FAZZONE (FI-BP). Signor Presidente, vorrei correggere il mio voto in favorevole, anziché contrario.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Invito i senatori Segretari ad annotare il voto corretto del senatore Fazzone.

TOTARO (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOTARO (FdI). Signor Presidente, vorrei correggere il mio voto da favorevole ad astenuto.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Invito i senatori Segretari ad annotare il voto corretto del senatore Totaro.

URSO (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URSO (FdI). Signor Presidente, intervengo per segnalare che purtroppo ho sbagliato a votare: il mio voto favorevole era in realtà un voto di astensione.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Rispondonoi senatori:

Alderisi, Alfieri, Astorre

Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Berardi, Bernini, Berutti, Biasotti, Binetti, Bini, Biti, Boldrini, Bonifazi, Bressa

Caliendo, Cangini, Carbone, Casini, Causin, Cesaro, Cirinnà, Collina, Comincini, Conzatti, Craxi, Cucca

D'Alfonso, D'Arienzo, Dal Mas, Damiani, De Falco, De Poli

Errani

Fantetti, Faraone, Fazzone, Fedeli, Ferrari, Ferrazzi, Floris

Galliani, Gallone, Garavini, Gasparri, Ghedini, Giammanco, Ginetti, Giro, Grimani

Laus, Lonardo

Magorno, Malan, Mallegni, Malpezzi, Manca, Mangialavori, Marcucci, Margiotta, Marino, Masini, Messina Alfredo, Messina Assuntela, Minuto, Mirabelli, Misiani, Modena

Nannicini

Pagano, Papatheu, Parente, Parrini, Patriarca, Perosino, Pichetto Fratin, Pinotti, Pittella

Rampi, Richetti, Rizzotti, Rojc, Rossi, Rossomando

Saccone, Sbrollini, Schifani, Sciascia, Serafini, Stabile, Stefano, Sudano

Taricco, Testor, Tiraboschi, Toffanin

Valente, Vattuone, Verducci,

Zanda

Rispondono no i senatori:

Abate, Accoto, Agostinelli, Airola, Anastasi, Angrisani, Auddino, Augussori

Bagnai, Barbaro, Bergesio, Bonfrisco, Bongiorno, Borghesi, Bossi Simone, Bottici, Botto, Briziarelli, Bruzzone, Buccarella

Calderoli, Campagna, Campari, Candiani, Candura, Cantù, Cario, Casolati, Castaldi, Castellone, Castiello, Catalfo, Centinaio, Ciampolillo, Cioffi, Coltorti, Corbetta, Corrado, Crimi, Croatti, Crucioli

De Lucia, De Vecchis, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Marzio, Di Micco, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Drago

Endrizzi, Evangelista

Faggi, Fattori, Fede, Fenu, Ferrara, Ferrero, Floridia, Fregolent, Fusco

Gallicchio, Garruti, Gaudiano, Giannuzzi, Giarrusso, Girotto, Granato, Grassi, Guidolin

Iwobi

L'Abbate, La Mura, Lannutti, Lanzi, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lorefice, Lucidi, Lupo

Maiorino, Mantero, Mantovani, Marilotti, Marin, Marinello, Marti, Matrisciano, Mautone, Merlo, Mininno, Mollame, Montani, Moronese, Morra

Naturale, Nisini, Nocerino, Nugnes

Ortis, Ortolani, Ostellari

Pacifico, Paragone, Patuanelli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pellegrini Marco, Pergreffi, Perilli, Pesco, Petrocelli, Pianasso, Piarulli, Pillon, Pirovano, Pirro, Pisani Giuseppe, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol, Presutto, Pucciarelli, Puglia

Quarto

Riccardi, Ricciardi, Ripamonti, Rivolta, Romagnoli, Romano, Romeo, Rufa, Russo

Santangelo, Santillo, Saponara, Saviane, Sbrana, Sileri, Siri, Solinas

Taverna, Tesei, Toninelli, Tosato, Trentacoste, Turco

Urraro

Vaccaro, Vallardi, Vanin, Vescovi, Vono

Zuliani

Si astengono i senatori:

Balboni, Bertacco

Calandrini, Ciriani

De Bertoldi, De Bonis, Durnwalder

Fazzolari

Garnero Santanchè

Iannone

La Pietra

Rauti, Ruspandini

Stancanelli, Steger

Totaro

Unterberger, Urso

Zaffini.

(I senatori De Petris e Martelli dichiarano di non partecipare al voto).

Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti.

(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).

Proclamo il risultato della votazione nominale con appello della mozione n. 84, di sfiducia individuale nei riguardi del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori:

Senatori presenti

283

Senatori votanti

280

Maggioranza

131

Favorevoli

102

Contrari

159

Astenuti

19

Il Senato non approva. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Votazione nominale con appello

PRESIDENTE. Indìco, ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione nominale con appello della mozione n. 91, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori.

Ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.

I senatori favorevoli alla mozione di sfiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale.

(È estratto a sorte il nome della senatrice Conzatti).

Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dalla senatrice Conzatti.

TOSATO, segretario, fa l'appello.

Rispondonoi senatori:

Alderisi, Alfieri, Astorre

Balboni, Barachini, Battistoni, Bellanova, Berardi, Bernini, Bertacco, Berutti, Biasotti, Binetti, Bini, Biti, Boldrini, Bonifazi, Bressa

Calandrini, Caliendo, Cangini, Carbone, Casini, Causin, Cesaro, Ciriani, Cirinnà, Collina, Comincini, Conzatti, Craxi, Cucca

D'Alfonso, D'Arienzo, Dal Mas, Damiani, de Bertoldi, De Falco, De Poli

Fantetti, Fazzolari, Fazzone, Ferrari, Ferrazzi, Floris

Galliani, Gallone, Garavini, Gasparri, Ghedini, Giammanco, Ginetti, Giro, Grimani

Iannone

La Pietra, Laus, Lonardo

Magorno, Malan, Mallegni, Malpezzi, Manca, Mangialavori, Marcucci, Margiotta, Marino, Masini, Messina Alfredo, Messina Assuntela, Minuto, Mirabelli, Misiani, Modena

Nannicini

Pagano, Papatheu, Parente, Parrini, Patriarca, Perosino, Pichetto Fratin, Pinotti

Rampi, Rauti, Richetti, Rizzotti, Rojc, Rossi, Rossomando, Ruspandini

Saccone, Sbrollini, Schifani, Sciascia, Serafini, Stabile, Stancanelli, Stefano, Sudano

Taricco, Testor, Tiraboschi, Toffanin, Totaro

Urso

Valente, Vattuone, Verducci

Zaffini.

Rispondono no i senatori:

Abate, Accoto, Agostinelli, Airola, Anastasi, Angrisani, Auddino, Augussori

Bagnai, Barbaro, Bergesio, Bonfrisco, Bongiorno, Borghesi, Bossi Simone, Bottici, Botto, Briziarelli, Bruzzone, Buccarella

Calderoli, Campagna, Campari, Candura, Cantù, Cario, Casolati, Castaldi, Castellone, Castiello, Catalfo, Centinaio, Ciampolillo, Cioffi, Coltorti, Corbetta, Corrado, Crimi, Croatti, Crucioli

De Lucia, De Vecchis, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Marzio, Di Micco, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Drago

Endrizzi, Evangelista

Faggi, Fattori, Fede, Fenu, Ferrara, Ferrero, Floridia, Fregolent, Fusco

Gallicchio, Garruti, Gaudiano, Giannuzzi, Giarrusso, Girotto, Granato, Grassi, Guidolin

Iwobi

L'Abbate, La Mura, Lannutti, Lanzi, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lorefice, Lucidi, Lupo

Maiorino, Mantero, Mantovani, Marilotti, Marin, Marinello, Marti, Matrisciano, Mautone, Merlo, Mininno, Mollame, Montani, Moronese, Morra

Naturale, Nisini, Nocerino, Nugnes

Ortis, Ortolani, Ostellari

Pacifico, Paragone, Patuanelli, Pellegrini Emanuele, Pellegrini Marco, Pergreffi, Perilli, Pesco, Petrocelli, Pianasso, Piarulli, Pillon, Pirovano, Pirro, Pisani Giuseppe, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol, Presutto, Pucciarelli, Puglia

Quarto

Riccardi, Ricciardi, Ripamonti, Rivolta, Romagnoli, Romano, Romeo, Rufa, Russo

Santangelo, Santillo, Saponara, Saviane, Sbrana, Sileri, Siri, Solinas

Taverna, Tesei, Toninelli, Tosato, Trentacoste, Turco

Urraro

Vaccaro, Vallardi, Vanin, Vescovi, Vono

Zuliani.

Si astengono i senatori:

De Bonis, Durnwalder

La Russa

Steger

Unterberger.

(I senatori De Petris e Martelli dichiarano di non partecipare al voto).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti.

(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).

Proclamo il risultato della votazione nominale con appello della mozione n. 91, di sfiducia individuale nei riguardi del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori:

Senatori presenti

275

Senatori votanti

272

Maggioranza

134

Favorevoli

110

Contrari

157

Astenuti

5

Il Senato non approva. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Sospendo la seduta fino alle ore 15.

(La seduta, sospesa alle ore 14,10, è ripresa alle ore 15).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.

Il senatore Briziarelli ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00719 sulla garanzia dei tempi di intervento nei soccorsi sanitari, per tre minuti.

BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, l'interrogazione riguarda la chiusura dell'ospedale e del primo soccorso, ad esso ovviamente collegato, di Città della Pieve in Umbria, ma ha un interesse nazionale poiché coinvolge, potenzialmente e indirettamente, tutta la rete ospedaliera dell'emergenza-urgenza, come è facile dedurre dai fatti.

L'assessore regionale della Regione Umbria dispone, in attuazione del decreto ministeriale n. 70 del 2015, dal primo marzo 2017, la chiusura di tutte le attività a carattere ospedaliero, compreso il primo soccorso, a Città della Pieve. Il 24 aprile 2017, il Comune di Montegabbione, i cui cittadini fruivano dei servizi soppressi in ragione della vicinanza territoriale, ricorreva al TAR dell'Umbria e contro l'azienda unità sanitaria locale Umbria n. 1 e contro la Regione Umbria (come controinteressato) per l'annullamento, previa sospensiva, della citata delibera.

Il 7 febbraio 2018 il TAR, con sentenza n. 98/2018, accoglieva il ricorso, in particolare relativamente alla contestata chiusura del pronto soccorso, riconoscendo il supremo interesse al diritto alla salute e ordinandone la riapertura.

La Regione ha successivamente fatto ricorso al Consiglio di Stato e, nella sentenza, il Consiglio di Stato entra nel merito della golden hour, quell'ora fondamentale, la cosiddetta ora d'oro che determina, in molti casi, la salvezza del paziente scongiurando, appunto, quelle che sono considerate le morti evitabili. Su questo, tutti ritengono che l'ora parta dal momento di intervento dell'ambulanza fino all'arrivo al presidio più vicino. La sentenza, contrariamente, tiene conto del tempo dal momento in cui l'ambulanza è già presente sul luogo dei fatti. Una eventuale interpretazione di questo tipo potrebbe costituire un precedente drammatico, soprattutto per tutte quelle aree di particolare disagio che sono, comunque, riconosciute dal decreto ministeriale n. 70, e per le quali sarebbe possibile intervenire in deroga alle disposizioni del decreto stesso.

Quindi, l'interrogazione è volta a conoscere la posizione del Ministro e a sapere se non sia il caso di intervenire sui tavoli ministeriali per dare una versione univoca ed effettiva di come debba essere calcolato il tempo di intervento, che è ovviamente uno degli aspetti fondamentali, non l'unico, ma sicuramente determinante, anche in rapporto ai servizi offerti dai presidi presso i quali il mezzo di emergenza-urgenza conduce il paziente.

PRESIDENTE. Il ministro della salute, onorevole Grillo, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

GRILLO, ministro della salute. Signor Presidente, ringrazio il senatore interrogante perché, partendo da un episodio specifico, mi consente di fare chiarezza su una questione più generale, quella relativa agli interventi di emergenza-urgenza, che costituisce davvero un tratto qualificante per misurare l'efficienza del Servizio sanitario nazionale.

In tale ambito, bisogna dire subito che i tempi di intervento costituiscono un indicatore fondamentale per il monitoraggio del sistema. La golden hour, tuttavia, non è l'unico parametro a cui è necessario riferirsi. Ricordo infatti che il concetto di golden hour è stato utilizzato, per la prima volta, nell'ambito dell'assistenza ai traumi, per i quali la tempestività dell'intervento sanitario influisce, senza alcun dubbio, sulle possibilità di sopravvivenza.

Occorre precisare che tale concetto, in ogni caso, non si riferisce esclusivamente all'intervallo temporale di sessanta minuti: esso, piuttosto, mira a garantire, più in generale, la migliore tempestività di intervento, che è individuata, con diverse declinazioni, nella definizione delle tre reti tempo-dipendenti previste dal decreto ministeriale n. 70 del 2015: la rete trauma, la rete infarto miocardico acuto (IMA) e la rete ictus.

Peraltro, l'obiettivo della tempestività non riguarda solo i tempi di percorrenza tra presidi sul territorio, ma va piuttosto parametrato sulla capacità di stabilire un primo contatto del paziente con operatori sanitari qualificati, se del caso anche in ambito preospedaliero.

L'organizzazione delle reti tempo-dipendenti, così come previsto dal decreto ministeriale n. 70 del 2015, tiene ovviamente bene in conto tali principi: essa, infatti, definisce il sistema organizzato per la gestione delle emergenze in modo che sia garantita l'integrazione dei sistemi di intervento di emergenza-urgenza con il territorio e con gli ospedali organizzati a diversa complessità assistenziale.

La stessa sentenza citata nell'interrogazione, peraltro, riafferma con chiarezza questo principio, in quanto precisa che i tempi di percorrenza debbono essere valutati non solo in relazione ai presidi sul territorio, ma anche in relazione alla dislocazione e alla funzionalità del servizio 118.

Fatte queste precisazioni, e ritenuto, dunque, che la sentenza del Consiglio di Stato non imponga la necessità di adottare ulteriori chiarimenti interpretativi, ne deriva che per assicurare davvero la tempestività dell'assistenza nel campo dell'emergenza-urgenza, il compito del Ministero della salute è ben più complesso di quello che deriva dalla mera analisi dei tempi di percorrenza tra presidi sul territorio.

Proprio sulla base di questa consapevolezza, intendo, allora, assicurare che il Ministero della salute, attraverso i tavoli di monitoraggio e verifica del citato decreto ministeriale n. 70, è in grado di sviluppare un'azione di controllo e di impulso ai fini del miglioramento di tali reti a livello regionale e dello sviluppo in tutto il territorio nazionale, nonché di analizzare ogni eventuale "fatto nuovo" - sia esso determinato da nuove evidenze scientifiche o da circostanze quali quella rappresentata dall'interrogante - in modo da predisporre ogni conseguente iniziativa che assicuri l'omogeneità dell'assistenza di emergenza-urgenza sul territorio nazionale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Briziarelli, per due minuti.

BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio il Ministro e mi dichiaro parzialmente soddisfatto.

Sono ovviamente soddisfatto per il riconoscimento della valenza nazionale del tema e per tre aspetti in particolare. Il primo: si riconosce la valenza scientifica della golden hour; addirittura si va oltre, dicendo che il tempo di intervento è fondamentale, ma non sufficiente. In secondo luogo, prendo atto dell'aspetto relativo alle dotazioni, che costituiscono una nota fondamentale in questo senso. Infine, in terzo luogo, mi fa piacere la disponibilità, attraverso i tavoli, a valutare il caso di specie e le eventuali novità.

In questo senso, vorrei sottolineare che, delle due, l'una: o c'è un'interpretazione, non voglio dire errata, ma parziale, che peraltro, nel fatto di specie, tiene conto di una documentazione da parte della ASL, che fornisce i tempi relativi - ripeto - alla presenza sul posto e non alla partenza, superando quindi anche i tempi di novanta minuti per il raggiungimento degli hub e non solo dei sessanta minuti della vicinanza per il primo intervento; oppure i criteri interpretativi sono da cambiare perché in contrasto, di fatto, con i principi costituzionali già riconosciuti dal TAR e che il Consiglio di Stato prende in considerazione, relativamente al diritto supremo alla salute per quanto riguarda l'emergenza-urgenza. Mi riservo, quindi, di fornire al Ministero tutta la documentazione affinché sia esaminata nei tavoli.

PRESIDENTE. La senatrice Boldrini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00715 sullo svolgimento dei tirocini professionalizzanti per i laureati in medicina, per tre minuti.

BOLDRINI (PD). Signor Presidente, signor Ministro, faccio una breve premessa: 16.700 medici specialisti in meno nel 2025. Questa è una comunicazione di ieri di ANAAO Assomed, che dimostra che ci sono pochi giovani rispetto ai pensionati e a coloro che chiederanno di andare in pensione anche con quota 100. Ciò creerà sicuramente disservizi nel Sistema sanitario nazionale, con grandi criticità soprattutto nelle Regioni Sicilia e Piemonte. Non basteranno quindi i neospecialisti a sostituire chi andrà in pensione e il saldo tra chi entra e chi esce dal 2018 al 2025 si tradurrà in queste enormi cifre.

Ora passiamo all'illustrazione di questa nostra interrogazione, che si aggancia palesemente a quanto vi ho appena anticipato. Parliamo dello svolgimento dei tirocini professionalizzanti per i laureati in medicina di cui alla circolare ministeriale n. 9498 del 18 marzo 2019, che è appena stata inviata alle università e indica i tempi per lo svolgimento e che darà la possibilità di fare gli esami di Stato necessari ad accedere alle scuole di specialità agli studenti iscritti all'anno accademico 2017-2018. Purtroppo non sanno ancora nulla, invece, gli studenti che si laureeranno nell'anno accademico 2018-2019, che andrà da giugno 2019 fino a marzo 2020.

Non vi è quindi alcuna certezza di quello che succederà, cosa che creerà inevitabilmente confusione, oltre al fatto che l'esame di ammissione alla scuola di specializzazione e, conseguentemente, il tirocinio, l'esame di Stato e la scuola di specializzazione sono tappe che si devono allineare. Non sappiamo quindi ancora nulla, perché tra l'altro l'esame di ammissione alla scuola di specializzazione è avvenuto con otto mesi di ritardo: solitamente era novembre, mentre quest'anno è andato a finire a luglio 2018, quindi l'anno scorso. Questo disallineamento provocherà sicuramente un rallentamento anche dell'ingresso nelle scuole di specialità e quindi creerà un imbuto formativo che purtroppo non farà altro che peggiorare la situazione.

Per l'anno accademico 2017-2018, a fronte di 16.046 candidati laureati e abilitati il numero totale di contratti di specializzazione messi a bando è stato pari a 6.934. Quindi esiste un problema non solo di fondi, che comunque credo sarà molto importante, ma addirittura di allineamento di tutte queste fasi di cui ho parlato.

Chiediamo quindi al Ministro di sapere quale indirizzo intenda adottare per trovare una soluzione a questo aggravamento della situazione soprattutto per il Sistema sanitario nazionale. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Il ministro della salute, onorevole Grillo, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

GRILLO, ministro della salute. Signor Presidente, rispondo naturalmente all'interrogazione, non alle premesse; poi l'interrogante, se lo vorrà, potrà presentarne una anche sulle premesse, così le risponderò bene, perché questo Governo è quello che ha messo più borse di specializzazione rispetto a quello precedente: avete avuto cinque anni per risolvere il problema delle scuole di specializzazione e non lo avete fatto.

Detto questo, rispondo all'interrogazione.

MALPEZZI (PD). Lei deve rispondere!

GRILLO, ministro della salute. Devo precisare subito che la questione posta con la presente interrogazione riguarda peraltro competenze esclusive del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca - e non della sottoscritta - con i cui elementi informativi mi accingo a rispondere.

Con la circolare del 18 marzo 2019 il MIUR ha inteso consentire ai soggetti laureati in medicina di svolgere e superare il tirocinio pratico valutativo in tempo utile ai fini dell'ammissione all'esame di Stato, la cui data di svolgimento sarà fissata prossimamente con apposita ordinanza di quel Ministero.

Il MIUR ha inoltre voluto precisare che a breve comunicherà a tutti gli studenti le modalità di svolgimento delle prossime prove d'esame e in particolare se i quesiti somministrati saranno estratti da un archivio informatico periodicamente aggiornato oppure predisposti da quel Ministero avvalendosi di apposita Commissione nazionale di esperti.

Il citato Dicastero, in ogni caso, ha dato ampia assicurazione che l'ordinanza ministeriale in questione verrà adottata in tempi congrui a consentire lo svolgimento della prossima sessione d'esame.

Devo però chiarire con decisione che le problematiche connesse alla tempistica dell'indizione della prossima sessione degli esami di Stato, che, come si è detto, è ferma intenzione del MIUR fissare al più presso, non condizioneranno l'accesso al concorso per le scuole di specializzazione di area sanitaria.

Ricordo infatti che costituisce requisito di accesso a tale concorso il possesso della laurea magistrale in medicina e chirurgia, mentre quello dell'abilitazione è richiesto solo al momento dell'inizio delle attività didattiche, solitamente previsto per i primi di novembre.

Per ciò che riguarda le competenze del Ministero della salute, intendo dare assicurazione che in merito alla problematica relativa alla carenze di medici specialisti, che, come noto, ha già formato oggetto di specifici interventi da parte del Governo, proprio in questi giorni sono in atto le opportune interlocuzioni con i competenti uffici del MIUR, che, ne sono certa, produrranno soluzioni condivise in grado di evitare l'imbuto formativo cui si è fatto riferimento nell'interrogazione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Malpezzi, per due minuti.

MALPEZZI (PD). Signor Ministro, lei ha perso un'occasione oggi, glielo dico di cuore, perché non è qui per farci un piacere, ma è interrogata ed è suo dovere venire a rispondere alle questioni che tutti le pongono. Non sono infatti questioni, Ministro, che le sta ponendo il Partito Democratico e i colleghi che sono qui oggi a farsene "portavoce" (visto che questo termine vi piace), ma sono proprio gli studenti delle facoltà di medicina. Il fatto che il Ministro della Salute non si interessi di questo possibile caos e magari di dialogare con il ministro Bussetti sul fatto che fino ad oggi non sono state date informazioni chiare rispetto alle scuole di specializzazione e soprattutto rispetto ai cosiddetti tirocini, con un ritardo netto che bloccherà la situazione, a me onestamente preoccupa.

Secondo punto, Ministro: gli Uffici hanno ritenuto che il quesito che abbiamo posto fosse un quesito adatto a lei, perché chiedevamo a lei in che modo intenda risolvere il problema. La risposta, Ministro, doveva essere: «aumentando le borse di studio e aumentando i posti». (Applausi dal Gruppo PD). Ma questa è una cosa che non volete fare, perché l'avete fatto solo in maniera estremamente parziale, ma ci sarà anche modo di mettere in evidenza i dati tra quello che ha fatto il Governo che vi ha preceduto e voi. Avrà modo di dimostrarlo. L'unica risposta che poteva dare era una e chiara: «aumenterò le borse di studio», ma qui non lo ha detto. Allora sa cosa le diciamo Ministro? Continuiamo a essere preoccupati per una ragione: proprio perché non siete stati attenti a far partire le questioni come Governo (in fondo vi assumete sempre le responsabilità come Governo, ce l'avete detto qui in Aula anche ieri; non è mai la responsabilità del singolo, ma sono sempre decisioni governative), i ragazzi che si troveranno a fare il tirocinio post lauream insieme agli studenti che si stanno ancora preparando per la laurea, quindi ante lauream, secondo quella che dovrebbe essere la nuova norma. Ecco qual è l'imbuto su cui lei non ha voluto assolutamente rispondere. (Applausi dal Gruppo PD).

Però ci dovrà dire prima o poi - e lo dovrà dire ai ragazzi - come intende limitare questo sovraffollamento, che significa meno qualità, meno sicurezza e minore possibilità di prepararsi, com'è loro diritto. Significa negare un'opportunità vera a tutti quei ragazzi cui lei in questa situazione non ha voluto dare risposta. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. La senatrice Castellone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00718 sull'adozione del Patto per la salute 2019-2021, per tre minuti.

CASTELLONE (M5S) Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, l'ultima legge di bilancio ha stabilito che per gli anni 2020-2021 l'accesso delle Regioni all'incremento del livello di finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale sia subordinato alla stipula, entro il 31 marzo 2019, del Patto per la salute 2019-2021 che includa misure di programmazione e miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati e di efficientamento dei costi.

Il 13 febbraio 2019 le Regioni hanno elaborato un documento programmatico sui temi principali che dovrebbero caratterizzare il Patto per la salute, chiedendo al Governo di: prevedere una revisione dei meccanismi di controllo dei processi e dei costi, individuando indicatori significativi di risultato sullo stato di salute dei singoli sistemi sanitari regionali, di affrontare il tema della governance del Sistema sanitario nazionale, dei ruoli e dei rapporti tra gli attori istituzionali coinvolti (quindi Governo, Regioni, AIFA, Agenas, Istituto superiore di sanità) e rimettere al centro dell'azione la formazione e la valorizzazione del capitale umano, prevedendo nuove metodologie di definizione dei fabbisogni organizzativi e formativi coerenti agli obiettivi della programmazione sanitaria nazionale e regionale.

Noi condividiamo in pieno, Ministro, la sua visione secondo cui il Sistema sanitario nazionale rappresenti una pietra miliare nello sviluppo e nella coesione sociale del Paese ed è quindi necessario che la sanità sia messa al centro delle azioni e dell'agenda di Governo, per fornire ai cittadini servizi sanitari efficaci, innovativi e qualitativamente adeguati da Nord a Sud, perseguendo la sostenibilità del sistema attraverso l'efficienza dei propri processi programmatori organizzativi e di produzione.

È un dato di fatto però che la sanità sia proprio il comparto del settore pubblico che ha visto costantemente scendere il suo livello di finanziamento in proporzione al PIL, scontando anche la volontà dei Governi precedenti di trasferire in capo alle Regioni le difficoltà di sostenere le politiche pubbliche in periodi di crisi finanziaria, nonostante numerosi studi abbiamo indicato, al contrario, come proprio nelle fasi critiche del ciclo economico l'investimento nel settore salute sia in grado di produrre effetti a breve termine e, quindi, contribuire significativamente alla ripresa economica.

Alla luce di queste osservazioni le chiediamo, Ministro, quali azioni intenda adottare per implementare il nuovo Patto per la salute 2019-2021, in vista della scadenza del 31 marzo, e come intenda intervenire nel Patto per la salute affinché sia garantito il principio di uguaglianza dei cittadini nell'accesso alle cure per ridurre le attuali disuguaglianze in tema di assistenza sanitaria tra Nord e Sud.

PRESIDENTE. Il ministro della salute, onorevole Grillo, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

GRILLO, ministro della salute. Signor Presidente, ringrazio davvero gli interroganti, perché mi permettono di illustrare, per quanto sinteticamente, i principi ispiratori dell'azione del Governo nel percorso che porterà - confido quanto prima - all'adozione del prossimo Patto per la salute.

Innanzitutto, va detto che le Regioni hanno fornito negli ultimi anni numerose prove di collaborazione istituzionale, giungendo al miglioramento di molti indicatori di efficienza e contribuendo lealmente alle manovre di finanza pubblica. Tuttavia, il Servizio sanitario nazionale, pur avendo garantito un sostanziale universalismo, sembra avere tradito alcune aspettative, prima fra tutte quella della riduzione delle disparità geografiche.

Sia il Governo che le Regioni sono ora ben consapevoli di dover affrontare le nuove sfide del Servizio sanitario nazionale con un approccio necessariamente innovativo. Confido, allora, che non mancherà l'accordo su alcuni punti qualificanti che brevemente elenco.

In primo luogo il Patto, nella logica della valorizzazione dei rispettivi ruoli e responsabilità, dovrà prevedere una revisione dei meccanismi di controllo analitico dei processi e dei costi dei fattori produttivi, nonché l'individuazione di pochi, sintetici e significativi indicatori di risultato sotto il profilo economico, al fine di valutare lo stato di salute di ogni sistema regionale.

Di converso, il mancato rispetto di tali indicatori comporterà la piena responsabilità della Regione e dei suoi organi di Governo. Alle Regioni in difficoltà, in ogni caso, dovranno essere assicurate nuove forme di affiancamento e supporto.

In un rinnovato quadro di reciproca responsabilità sono assolutamente consapevole che da parte del Governo dovrà essere assicurato finalmente un quadro di risorse finanziarie non modificabili unilateralmente per il prossimo triennio-quinquennio. La certezza delle risorse rappresenta infatti indubbiamente un elemento indispensabile per programmare correttamente gli interventi sui territori regionali.

Concludo con quello che, per molti versi, ritengo il principale fattore qualificante del Patto. In esso, infatti, dovrà tornare al centro la formazione, la qualificazione e la valorizzazione del capitale umano, prevedendo nuove metodologie di definizione dei fabbisogni organizzativi e formativi, nonché la semplificazione dell'accesso dei professionisti e degli operatori al Servizio sanitario nazionale per ottenere un efficace e tempestiva copertura degli stessi fabbisogni che, come sappiamo, risultano essere in grave sofferenza,

Su tali ultimi aspetti, peraltro, mi sia consentito di affermare con orgoglio che il Governo, prima e indipendentemente dal prossimo Patto per la salute, come il Parlamento ben sa, tanto ha già fatto e tanto ancora si è impegnato a fare.

A conferma di ciò consentitemi di citare, fra le cose già fatte, il piano per l'abbattimento delle liste di attesa, con la destinazione finalmente di considerevoli risorse economiche e soprattutto - la notizia è di oggi - il via libera delle Regioni ad un'ipotesi normativa che superi l'anacronistico vincolo delle assunzioni con il conseguente sblocco del turnover: due azioni che, voglio dirlo, sono state realizzate grazie alla piena e leale collaborazione fra Stato e Regioni. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Castellone, per due minuti.

CASTELLONE (M5S). Signor Ministro, sono pienamente soddisfatta della sua risposta.

Voglio anche sottolineare come il superamento del blocco delle assunzioni, che lei ha appena annunciato e di cui noi abbiamo letto proprio oggi, è per noi un segnale di grande speranza, soprattutto perché interesserà anche le Regioni in piano di rientro e noi sappiamo quanto siano proprio queste ad avere più bisogno di assumere personale per raggiungere finalmente i livelli essenziali di assistenza e permettere quindi l'accesso alle cure a tutti i cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Il senatore De Bertoldi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00717 sulle diverse modalità di attuazione di una flat tax, per tre minuti.

DE BERTOLDI (FdI). Signor Ministro, siamo soliti confrontarci anche in Commissione finanze sui temi fiscali e lei sa quanto al Gruppo Fratelli d'Italia stia a cuore la tematica fiscale in rapporto allo sviluppo e alla crescita del Paese.

La nostra interrogazione all'interno dell'odierno question time si incentra quindi proprio sulla flat tax, o meglio sulle flat tax, visto che di più flat tax dobbiamo e possiamo parlare alla luce di quanto è successo.

In particolare, siamo orgogliosi di essere stati il 31 luglio dello scorso anno i primi depositari nel Parlamento italiano di un disegno di legge sulla flat tax e siamo in attesa che venga al più presto discusso in Commissione.

Vede, signor Ministro, voi, la vostra maggioranza e il suo Governo avete venduto come flat tax realizzata quella per i lavoratori autonomi inserita nella scorsa legge di bilancio. Vorrei chiederle cosa pensa del fatto che su 4 milioni circa di partite IVA, solo 320.000, quindi poco meno dell'8 per cento, possono usufruire oggi della flat tax che voi dite essere stata realizzata per il lavoro autonomo.

Signor Ministro, rispetto alla proposta di flat tax per il 2020 per tutti i lavoratori dipendenti, di cui si parla in questi giorni, per tutti i lavoratori dipendenti, vorrei sapere se intendete rivolgervi alla stessa nicchia di contribuenti, come fatto per i lavoratori autonomi, o se magari volete applicarla a quel 45 per cento di contribuenti italiani che oggi pagano solamente il 2,8 per cento dell'IRPEF e che quindi probabilmente oggi pagano di meno di quel 15 per cento previsto dalla flat tax.

Le chiedo invece un riscontro preciso su cosa intenda dire a proposito del nostro disegno di legge, cioè di quella flat tax incrementale che di fatto oggi rappresenta l'unica misura attuabile in coerenza con gli obblighi di bilancio e con gli accordi europei sul rapporto deficit-PIL. La nostra flat tax al 15 per cento, signor Ministro, riguarda il reddito incrementale e consentirebbe di creare uno stimolo alla produttività dei lavoratori italiani, che avrebbero una tassazione sicuramente ridotta e quindi incentivante; essa, inoltre, farebbe emergere quel sommerso che è stimato da Banca d'Italia in un miliardo di euro. Vorrei quindi sapere cosa pensa di questi argomenti (Applausi dal Gruppo FdI).

PRESIDENTE. Il ministro dell'economia e delle finanze, professor Tria, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

TRIA, ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, con il documento in esame i senatori interroganti, nel richiamare una proposta della passata legislatura volta a introdurre l'applicazione di un'aliquota unica agevolata sugli aumenti retributivi e di reddito percepiti in misura maggiore rispetto all'anno precedente, chiedono di sapere quali siano gli intendimenti del Governo in ordine all'introduzione di una flat tax incrementale estesa all'intera platea dei contribuenti.

È opportuno ricordare che la legge di bilancio 2019 ha potenziato e migliorato il regime forfetario. Tutti i soggetti che esercitano attività di impresa, arti o professioni beneficiano di un regime fiscale caratterizzato da forfettizzazione della base imponibile, tassazione sostitutiva di Irpef e IRAP con aliquota del 15 per cento e sono esclusi dal campo di applicazione IVA e godono di significative semplificazioni contabili e in termini di adempimenti.

Alla luce delle novità introdotte dalla legge di bilancio 2019, dal 2020 circa 1,5 milioni di soggetti fruiranno dei suddetti regimi agevolati, ossia una platea di contribuenti che rappresentano circa il 40 per cento della totalità dei soggetti titolari di partita IVA. Si tratta ovviamente dell'avvio di un processo di riforma che è coerente con gli indirizzi contenuti all'interno del contratto di Governo e secondo una logica di attuazione progressiva delle riforme, rese in questo modo compatibili con i vincoli di finanza pubblica.

Ciò premesso, sarà in sede di predisposizione della prossima manovra di bilancio, così come avvenuto nella precedente, che potranno essere esplicitate le diverse ipotesi di riforma fiscale addizionali. In detta occasione saranno approfondite anche altre proposte, come certamente quella richiamata dai senatori interroganti.

In conclusione, in merito all'estensione della flat tax, vorrei in questa sede richiamare, come già ho affermato in altre circostanze, che al momento non è stata formulata alcuna stima ufficiale in merito a specifiche proposte di riforma. Presso il Ministero dell'economia e delle finanze, fin dal luglio scorso (non so prima) sono state condotte molte analisi concernenti varie ipotesi di riforma fiscale. Si tratta di un esercizio di valutazione ex ante delle policy, che, oltre a riferirsi al contenuto delle misure, riguarda anche gli aggiornamenti dei modelli di microsimulazione. Queste attività sono fondamentali per creare le condizioni e la base conoscitiva utile a stimare l'impatto delle misure di Governo, ma certamente non possono essere utilizzate mediaticamente per pensare che il Governo stia stimando concretamente una misura o l'altra.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Bertoldi, per due minuti.

DE BERTOLDI (FdI). Signor Ministro, apprezzo l'apertura che lei rivolge al nostro disegno di legge e l'intenzione del Governo di valutare al meglio una misura affinché possa essere realmente applicata a tutti i contribuenti e - ribadisco - possa davvero dare uno stimolo a chi vuole lavorare di più, a chi vuole produrre di più e quindi essere ricompensato con una più bassa tassazione sul reddito incrementale, e contemporaneamente rendere sconveniente, anche da un punto di vista monetario, il sommerso, quindi il nero.

Apprezzo questo suo intendimento e questa sua apertura. Noi siamo disponibili ed aperti a ogni collaborazione nei confronti della maggioranza, laddove ci si muova nell'ottica di stimolare davvero l'economia e di ridurre quindi una pressione fiscale oggi inaccettabile. Naturalmente, essendo alle porte il DEF, auspichiamo, come Fratelli d'Italia, che il Governo possa dirci già nel DEF qualcosa di più, entrando più nel merito dei progetti che saranno poi tradotti nelle leggi di bilancio per il 2020.

Quindi, signor Ministro, apprezzo la sua apertura, ma soprattutto auspico davvero che da parte della maggioranza e dell'intero Parlamento ci sia al più presto una condivisione di questi progetti per la crescita del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FdI).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Salutiamo studenti e docenti del Liceo scientifico «Enrico Fermi» di Massa, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata,
ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento
(ore 15,32)

PRESIDENTE. Il senatore Perosino ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00721 sull'entità e la modalità di finanziamento di un'aliquota fiscale unica, per tre minuti.

PEROSINO (FI-BP). Signor Ministro, ancora sulla flat tax. Lei sa che questo tema era nel programma elettorale di Forza Italia, ma era prevista al 23 per cento per tutti e la no tax area sotto i 12.000 euro, con deduzioni progressive, secondo i dettami della Costituzione.

Evidentemente la flat tax ha un costo, che era stimato in 50 miliardi di euro, da fronteggiare, soprattutto nel primo e nel secondo anno (a seconda delle proiezioni, dal terzo anno dovrebbe dare dei risultati positivi), con la riduzione degli sconti fiscali e maggior controllo della spesa (ci sta ancora). Attenzione poi al debito pubblico e soprattutto allo spread: io dico che sarebbe opportuno evitare dichiarazioni troppo facili che possono spostare di centinaia di milioni e anche di miliardi di euro il calcolo degli interessi. Inoltre, recupero evasione per emersione.

Dalla flat tax sarebbero venuti - lei ha riconosciuto - più investimenti e più consumi. Per ora si è iniziato con un numero limitato, come diceva il collega, con un'aliquota al 15 per cento. Il ministro Salvini ha detto che si farà per tutti al 15 per cento e - così mi pare di aver capito - al 20 per cento oltre gli 80.000 euro. Il ministro per il Sud Lezzi ha dichiarato a una radio che, siccome costa 60 miliardi di euro e non ci sono i fondi, non si può fare. Ieri il sottosegretario Siri ha dichiarato che si farebbe per nuclei familiari fino a 50.000 euro e che costa 12 miliardi di euro. C'è qualche disaccordo tra alleati? Ci sono delle diverse vedute? I numeri - lei lo sa, signor Ministro - sono testardi, sono neutri e prima o poi - è solo questione di tempo - presentano il conto.

Noi di Forza Italia siamo d'accordo, salvo intese (diciamo da ieri), sulla flat tax, che è una teoria un po' difficile e ancora da attuare e da sperimentare; andrebbe studiata a fondo perché è veramente rivoluzionaria, ma ci vuole uno shock sull'economia. Chiediamo pertanto con la nostra interrogazione se si intende adottarla, a quale costo e dove è prevedibile reperire i fondi. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. Il ministro dell'economia e delle finanze, professor Tria, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

TRIA, ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, con il documento in esame i senatori interroganti chiedono di conoscere quali siano gli intendimenti del Governo in ordine all'introduzione di una flat tax, a quanto ammonterebbero i costi e in che modo sarebbero reperite le risorse necessarie. Rispondo scusandomi fin dall'inizio di alcune inevitabili ripetizioni.

Innanzitutto voglio ricordare che la flat tax è da declinare al presente e non al futuro, perché con la legge di bilancio per il 2019 il Governo è intervenuto, in maniera graduale, per ridurre la pressione fiscale relativa al reddito delle persone fisiche e delle imprese. La misura prevede che gli esercenti attività d'impresa e di lavoro autonomo possano optare per un regime agevolato, con aliquota al 15 per cento, insieme ad altre semplificazioni fiscali. Perdonate la ripetizione: ricordo sempre che, alla luce di queste novità, circa il 40 per cento della totalità dei soggetti titolari di partita IVA fruirà dei suddetti regimi agevolati.

Queste misure fiscali già adottate sono parte dell'azione di riforma che il Governo intende proseguire durante tutto l'arco della legislatura. Tale azione si ispira ad una logica di progressiva attuazione del programma di Governo, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica. In sede di predisposizione della prossima manovra di bilancio, saranno valutate altre ipotesi di riforma fiscale, ispirate evidentemente all'idea di flat tax, che poi deve prendere forme concrete, con precise ipotesi e disegni di legge.

Colgo l'occasione, forse ormai inutile, per precisare che non è stata formulata alcuna stima circa l'impatto di una possibile estensione della flat tax, aproposito delle cifre che circolano sui media. Ribadisco che, a partire dallo scorso luglio, il Ministero dell'economia e delle finanze conduce analisi ed esercizi di simulazione di impatto della riforma fiscale, come tra l'altro è doveroso, per essere in grado di valutare ogni ipotesi concreta di riforma, nel momento in cui questa si pone concretamente all'attenzione del decisore politico. Quindi, utilizzare risultati ed esercizi per speculazioni mediatiche, evidentemente, è solo fuorviante. Ovviamente mi riferisco soltanto a ciò che circola sulla stampa, quando parlo di speculazioni mediatiche.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Perosino, per due minuti.

PEROSINO (FI-BP). Signor Ministro, auguro buona fortuna - perché sui numeri abbiamo bisogno di fortuna - a lei, al Governo e all'Italia. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

I numeri dicono che il deficit della manovra finanziaria e della legge di bilancio è pari al 2,04 per cento del PIL e dunque, calcolando questa aliquota su 1.750 miliardi di euro di PIL, abbiamo circa 35 miliardi di euro di maggior debito pubblico, più gli interessi. C'è però lo scenario che abbiamo davanti da ieri, visto che l'agenzia di rating Fitch ha detto che l'incremento del PIL sarà pari allo 0,1 per cento e quindi ci saranno minori entrate fiscali. Le clausole di salvaguardia ci "guardano", perché il tempo si avvicina e il reddito di cittadinanza è un costo da subito. Avrei adottato volentieri la teoria dell'helicopter money, che è tramontata subito, ma era simpatica: buttare soldi dall'elicottero, così chi li prende prima li può spendere e fa aumentare i consumi. Questi costi, compresa la cosiddetta quota 100, che era una misura più necessaria e sentita, sono tali sin da subito, mentre gli incassi del "condono-non condono" partiranno da novembre. C'è poi un irrigidimento del mercato del lavoro. Secondo me si sarebbero dovute allora consolidare le misure già adottate e far partire veramente gli investimenti. A tal proposito auguro buona fortuna al provvedimento sblocca-cantieri e non ripeto la battuta, perché l'ho già fatta.

Per ora a me pare che ci sia un ulteriore buco per tutti noi e ne ho paura. Non vorrei che la Troika fosse ferma dall'altra parte del traforo della TAV e che quindi non possa intervenire. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Spero comunque che non arrivi mai. Le risparmio infine un commento sul DEF: vedremo il prossimo 10 aprile. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. Il senatore De Bonis ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00720 sulla tutela del pecorino romano DOP, per tre minuti.

DE BONIS (Misto). Signor Presidente, signor Ministro, cari colleghi, uno dei prodotti italiani a denominazione tra i più famosi al mondo è il pecorino romano DOP, la cui zona di produzione comprende il territorio del Lazio e quello della Sardegna, con 15.000 aziende zootecniche su 50.000 complessive.

Conseguentemente alla sovrapproduzione e ad un calo dei consumi, in questi ultimi mesi si sono avuti risvolti sui prezzi di acquisto, applicati non solo dalle imprese, ma anche dalle cooperative di trasformazione degli stessi allevatori. Il prezzo del latte ovino, che a inizio 2018 era pari a 85 centesimi al litro, è sceso da ottobre 2018 a 60 centesimi al litro, una misura che, come ha certificato l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), non copre i costi di produzione e vede le nostre aziende agricole in sofferenza. Il prezzo del formaggio pecorino all'ingrosso è sceso, infatti, tra il 2017 e il 2018 da 7,7 euro al chilogrammo a 5,2 euro al chilogrammo, mentre i prezzi nella grande distribuzione organizzata sono sostanzialmente elevati (18,90 euro al chilo presso la Conad).

In un momento in cui pastori e allevatori fanno i salti mortali per sopravvivere, il pecorino romano viene addirittura importato dalla Romania e finanziato dal Governo italiano, per essere stagionato poi in Sardegna e diventare, secondo le assurde norme del codice doganale, prodotto italiano. Questo modus operandi causa il deprezzamento della materia prima e danneggia uno dei prodotti più famosi nel mondo come, appunto, il pecorino romano.

Tra le industrie più note vi è quella dei fratelli Pinna. Tale azienda ha avuto un contenzioso giudiziario nel 2010. L'associazione degli allevatori aveva diramato un comunicato contro i formaggi prodotti dall'azienda in Romania che, con nomi e bandiera italiana sulla confezione, potevano trarre in inganno i consumatori.

Chiedo, pertanto, al Ministro di sapere se l'assegnazione di risorse a caseifici che hanno provocato eccedenze sia compatibile sia con le regole della concorrenza dell'Unione europea, che con le norme sulla concorrenza previste dall'Italia e non configuri aiuti di Stato; se il Ministro voglia chiedere all'Antitrust di accertare se è vero che nel periodo intercorrente tra il mese di marzo e aprile 2016 i caseifici abbiano deciso un abbassamento del prezzo in maniera allineata comunicandolo agli allevatori e chiedo, inoltre, che venga modificato il codice doganale.

Chiedo, infine, di suggerire al commissario europeo Hogan di recepire nelle linee guida sulle pratiche sleali il divieto di vendita sottocosto che fu previsto dal ministro Catania.

PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, senatore Centinaio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

CENTINAIO, ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Signor Presidente, onorevoli senatori, come è noto, il Consiglio dei ministri il 7 marzo ultimo scorso ha approvato il cosiddetto decreto emergenza agricoltura recante disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi e di sostegno alle imprese agroalimentari. La finalità di tale provvedimento risiede nella necessità e urgenza di sviluppare, oltre che per il settore olivicolo, oleario e agrumicolo, anche per quello ovino-caprino un piano di interventi per il recupero della capacità produttiva e per sostenere concretamente le imprese agroalimentari.

Per quanto attiene nello specifico alle misure di sostegno del settore lattiero-caseario del comparto del latte ovino, il decreto istituisce un fondo dedicato con una dotazione iniziale di 10 milioni di euro per l'anno 2019 finalizzato a favorire la qualità e la competitività del latte ovino attraverso il sostegno ai contratti e agli accordi di filiera, l'adozione di misure temporanee di regolazione della produzione, compreso lo stoccaggio privato dei formaggi ovini a denominazione di origine protetta (le cosiddette DOP), nonché attraverso la ricerca e interventi infrastrutturali dedicati. Il contributo è concesso nel rispetto dell'ordinamento europeo con le regole dell'aiuto di Stato Italia SA.42821-contratti di filiera e di distretto, autorizzato dalla Commissione europea o, in alternativa, a ogni singolo produttore nel rispetto del regime de minimis. Allo scopo di assicurare un accurato monitoraggio delle produzioni lattiero-casearie realizzate sul territorio nazionale si introduce l'obbligo di registrazione della produzione di latte vaccino, ovino e caprino e dell'acquisto di latte e prodotti caseari a base di latte importati dai Paesi dell'Unione europea e da Paesi terzi.

Riguardo poi alla segnalata indagine da parte dell'Autorità garante della concorrenza in merito al comportamento tenuto dai caseifici aderenti al consorzio del pecorino romano DOP in relazione alla determinazione del prezzo del latte pagato agli agricoltori, segnalo che il Governo, in linea con il Parlamento, sta seguendo con attenzione l'iter già avviato dalla predetta autorità. In tale contesto mi preme evidenziare l'impegno assunto per valutare un accordo per l'adozione di disciplinari che prevedano sanzioni efficaci per il caso di mancato rispetto dei quantitativi di produzione del pecorino romano e di qualunque altro prodotto lattiero-caseario DOP che siano causa del deprezzamento della materia prima.

In ogni caso, il pecorino romano DOP beneficia di un piano per la regolazione dell'offerta predisposto dal consorzio per il triennio 2016-2018 e prorogato proprio pochi giorni fa fino a luglio 2019 dal sottoscritto, che prevede misure disincentivanti per i produttori di pecorino che non rispettino le quote di produzione loro assegnate.

Quanto poi alla norma del codice doganale che consente di ritenere originario di uno Stato membro un prodotto che ha avuto soltanto l'ultima fase di trasformazione eseguita in quello Stato, faccio presente che trattasi di disposizione a carattere orizzontale, non specifica per il pecorino romano. In ogni caso la sua eventuale modifica o soppressione non rientra nelle competenze del mio Ministero. Concordo, tuttavia, sull'opportunità di ulteriori approfondimenti tesi ad individuare eventuali condizioni che consentano di superare tali criticità. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Bonis, per due minuti.

DE BONIS (Misto). Signor Presidente, signor Ministro, il tema dell'ultima trasformazione utile è previsto dal codice doganale per tutti i prodotti. È sufficiente che il pecorino venga stagionato in Sardegna e anche se proviene da qualche altra parte dell'Europa diventa prodotto italiano.

CENTINAIO, ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Ma non è DOP.

DE BONIS (Misto). È così anche per i conigli che arrivavano dalla Francia a Cuneo e venivano spostati dalle cassette da sei a cassette da tre e diventavano prodotto nazionale.

È un tema che dovrebbe impegnare l'Unione europea a rivedere questa norma doganale assurda, così come è importante, come ha accennato il commissario Hogan a Milano, che tra le linee guida che saranno emanate sulle pratiche sleali venga assorbito il concetto di divieto delle vendite sottocosto, non solo per il latte ma per tutte le materie prime agricole.

PRESIDENTE. Saluto il ministro Centinaio e lo ringrazio, augurandomi di non vedere il pecorino rumeno DOP sul mio tavolo. (Ilarità).

Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

CASTALDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTALDI (M5S). Signor Presidente, vorrei sollecitare una risposta degna della connotazione di urgenza all'interrogazione 3-00722, indirizzata al Ministero della giustizia, al quale chiedo se si vuole scongiurare la soppressione del tribunale di Vasto e garantire alla collettività e ai territori interessati la permanenza di uffici a presidio di diritti e garanzie irrinunciabili.

Contestualmente approfitto per auspicare anche una risposta scritta all'interrogazione 4-00561, pubblicata il 19 settembre del 2018, in merito al suicidio di un soggetto che era stato fino a poco tempo prima trattenuto nel carcere di Vasto, non nella parte cosiddetta comune ma in quella di isolamento, nonostante fosse affetto da noti disturbi psichiatrici. Un caso in cui ho rilevato, tra le altre cose, il mancato trasferimento in una struttura idonea e nessuna decisione di cura in conseguenza ai colloqui individuali con educatori professionali (psicologi e psichiatri) che non potevano non sapere dei disagi del detenuto.

La ringrazio della sua eventuale intercessione in merito a questi solleciti. (Applausi dal Gruppo M5S).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 26 marzo 2019

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 26 marzo, alle ore 12, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 15,49).

Allegato A

MOZIONI

Mozioni di sfiducia individuale nei riguardi del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

(1-00084) (05 marzo 2019)

MARCUCCI, MALPEZZI, MIRABELLI, STEFANO, VALENTE, FERRARI, COLLINA, BINI, CIRINNA', ALFIERI, ASTORRE, BELLANOVA, BITI, BOLDRINI, BONIFAZI, COMINCINI, CUCCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FARAONE, FEDELI, FERRAZZI, GARAVINI, GIACOBBE, GINETTI, GRIMANI, IORI, LAUS, MAGORNO, MANCA, MARGIOTTA, MARINO, Assuntela MESSINA, MISIANI, NANNICINI, PARENTE, PARRINI, PATRIARCA, PINOTTI, PITTELLA, RAMPI, RENZI, RICHETTI, ROJC, ROSSOMANDO, SBROLLINI, SUDANO, TARICCO, VATTUONE, VERDUCCI. -

Respinta

            Il Senato,

                    premesso che:

            nel contratto di governo si legge testualmente che: "Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia";

            l'analisi del rapporto tra costi e benefici sulle grandi opere infrastrutturali, tra cui la Tav Torino-Lione, è stata annunciata dal Governo sin dalla scorsa estate. Il 24 luglio 2018, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ha dichiarato che qualsiasi azione volta alla prosecuzione dei cantieri si sarebbe configurata come un "atto ostile" nei confronti del Governo, fintanto che l'Esecutivo non avesse sciolto i dubbi e concluso la nuova analisi;

            la pubblicazione dei risultati dell'analisi erano stati annunciati dapprima entro l'estate, successivamente entro novembre, poi entro la fine dell'anno, poi ancora per il mese di gennaio fino ad arrivare al 12 febbraio 2019, quando è stata pubblicata sul sito del Ministero;

            il Ministro ha inoltrato i risultati, prima ancora della pubblicazione sul sito ministeriale, al Governo francese e alla Commissione europea, ignorando il Parlamento italiano che a più riprese aveva chiesto di essere tempestivamente informato sugli esiti;

            il Ministro ha altresì impedito alle competenti Commissioni parlamentari di procedere all'audizione del professor Ponti prima della pubblicazione dei risultati adducendo come motivazione il fatto che il Governo si era impegnato a condividere le conclusioni dell'analisi prima con gli interlocutori internazionali direttamente interessati;

                    considerato che:

            le denunce di accesso agli organi competenti da parte di parlamentari del Gruppo PD hanno fatto emergere il ritardo e le contestazioni della Corte dei conti sulle procedure di nomina della struttura di missione chiamata a predisporre l'analisi del rapporto tra costi e benefici. La stessa modalità di composizione della struttura tecnica di missione che ha redatto la suddetta analisi palesava sin dall'inizio non solo un evidente orientamento contrario nei confronti dell'opera ma anche conflitti di interesse;

            uno dei componenti, il professor Pierluigi Coppola, non ha firmato il documento conclusivo contestandone il metodo di lavoro e le conclusioni: una spaccatura che ha da subito messo in discussione la stessa terzietà delle conclusioni;

            il documento stabilisce che il "VANE" (valore attuale netto, saldo tra i costi dell'opera, lavori e gestione, i costi esterni, i minori benefici per utenti e operatori, e dall'altra parte i benefici economici diretti e indiretti) è pari a 6.995 milioni di euro nello scenario "realistico" di previsioni di traffico (25,2 milioni di tonnellate di merci nel 2059) e pari a 7.805 milioni nello scenario "ottimistico" (previsioni dell'osservatorio 2011, 51,8 milioni di tonnellate);

            uno dei principali paradossi dell'analisi è stata addirittura quella di annoverare tra le "negatività" dell'opera persino il mancato introito derivante dalle accise sul carburante usato dai tir a fronte di un miglioramento in termini ambientali;

            tali cifre sono state immediatamente contestate da numerosissimi esperti, centri di ricerche e organismi imparziali;

            dal documento redatto dal gruppo del professor Ponti emergono con forza le incongruenze circa le dichiarazioni che hanno accompagnato in questi mesi il lavoro del ministro Toninelli a partire dalla negazione che gli scavi del tunnel non fossero iniziati, salvo poi ammettere, come riporta lo stesso sito, che sono stati già scavati diversi chilometri del tunnel di base oltre ai 25 chilometri di gallerie di servizio;

            preso atto che:

            in data 1° marzo 2019, secondo quanto riportato da numerosi organi di stampa, il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha espresso un parere positivo sull'ipotesi di realizzazione della "mini Tav" proposta dalla Lega come soluzione alternativa al progetto originario della Tav Torino-Lione. In data 3 marzo il Vice Presidente del Consiglio dei ministri, Luigi Di Maio, ha nettamente respinto ogni ipotesi di realizzazione della "mini Tav", evidenziando una grave divergenza di opinioni all'interno della compagine di Governo;

            il Presidente del Consiglio dei ministri ha altresì evidenziato come l'analisi fosse veramente inaffidabile, al punto da portarlo a richiedere, in considerazione anche della necessità di restituire credibilità al Paese, un'integrazione del documento pubblicato il 12 febbraio. Tale integrazione ha portato ad una forte riduzione delle perdite previste nel documento originario, lasciando tuttavia ancora vivi dubbi e criticità sul metodo di analisi adottato;

            la proposta di realizzazione della "mini Tav" appare del tutto irrealistica, in quanto il progetto comporterebbe l'avvio di nuove procedure burocratiche, l'attuazione di interventi di ripristino di lavori già fatti, la perdita di ingenti finanziamenti, il pagamento di pesanti penali, la messa in crisi delle imprese coinvolte e la perdita di numerosi posti di lavoro. Essa si configura, quindi, soltanto come una maldestra exit strategy dalla situazione politica che si è venuta a creare nella maggioranza di Governo;

            rilevato che:

            i bandi di gara della Telt (società italo-francese che coordina la costruzione dell'opera) per l'avvio dei lavori della TAV Torino-Lione risultano essere bloccati dal mese di settembre 2018. Di fatto, sono stati persi ben sei mesi che avrebbero consentito al nostro Paese di proseguire i lavori di realizzazione dell'infrastruttura;

            in questi giorni, grazie all'utilizzo di escamotage lessicali, su vari organi di informazione sono state diffuse notizie confuse sulla gestione dei bandi di gara della Telt che in realtà nascondono un vero e proprio via libera del Governo ai medesimi per scongiurare il rischio della perdita di 300 milioni di euro di finanziamenti da parte dell'Unione europea;

            le risorse economiche stanziate per la realizzazione della Tav hanno una grandissima valenza anche in chiave occupazionale considerando che sono a rischio complessivamente 50.000 posti di lavoro;

            l'unica vera analisi del rapporto tra costi e benefici è stata già effettuata nella XVII Legislatura e riportata nell'ambito dell'allegato al DEF 2017 "Connettere l'Italia: fabbisogni e progetti di infrastrutture" e specificata nell'allegato al DEF 2018 "Connettere l'Italia: lo stato di attuazione dei programmi per le infrastrutture di trasporto e logistica";

            una delle più importanti azioni di project review ha interessato proprio la tratta in questione ed in particolare la prima fase della tratta italiana di adduzione al tunnel di base del collegamento che ha fatto registrare un risparmio pari a quasi 2 miliardi e mezzo di euro, passando da 4 miliardi e 393 milioni di euro a un miliardo e 910 milioni di euro. Tale revisione è stata recepita con delibera Cipe 22 dicembre 2017;

            osservato che:

            la vicenda della Tav Torino-Lione è indicativa di come il Ministro stia affrontando l'intera materia delle infrastrutture nel nostro Paese;

            nel corso dell'esame della legge di bilancio per il 2019 è stata posta in essere, con l'avallo del Ministro delle infrastrutture e trasporti, una serie di definanziamenti e tagli ai danni di Anas e Ferrovie che rischiano di compromettere numerosi investimenti nel Paese. Il fondo investimenti Anas, come denunciato anche dall'ANCE, è stato definanziato per un miliardo e 827 milioni. Ferrovie dello Stato ha subito un taglio di oltre un miliardo e 200 milioni di euro sulle disponibilità del prossimo triennio;

            dall'evoluzione della vicenda Tav Torino-Lione, emerge che il Ministro avrebbe mentito al Parlamento e al Paese nonché al Governo francese e all'Unione europea, sottoponendo all'attenzione di tutti un'analisi del rapporto tra costi e benefici palesemente infondata e ora oggetto di "aggiustamenti" da parte del Presidente del Consiglio dei ministri;

            il suddetto comportamento appare del tutto incompatibile con il ruolo ricoperto;

            visto l'articolo 94 della Costituzione;

            visto l'articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica,

            esprime la propria sfiducia al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, e lo impegna a rassegnare immediatamente le proprie dimissioni.

(1-00091) (05 marzo 2019)

BERNINI, MALAN, GALLIANI, GALLONE, GIAMMANCO, LONARDO, MALLEGNI, MANGIALAVORI, MOLES, RIZZOTTI, RONZULLI, PICHETTO FRATIN, VITALI, AIMI, ALDERISI, BARACHINI, BARBONI, BATTISTONI, BERARDI, BERUTTI, BIASOTTI, BINETTI, CALIENDO, CANGINI, CARBONE, CAUSIN, CESARO, CONZATTI, CRAXI, DAL MAS, DAMIANI, DE POLI, DE SIANO, FANTETTI, FAZZONE, FERRO, FLORIS, GASPARRI, GHEDINI, GIRO, MASINI, Alfredo MESSINA, MINUTO, MODENA, PAGANO, PAPATHEU, PAROLI, PEROSINO, ROMANI, ROSSI, SACCONE, SCHIFANI, SCIASCIA, SERAFINI, SICLARI, STABILE, TESTOR, TIRABOSCHI, TOFFANIN. -

Respinta

            Il Senato,

                    premesso che:

            negli ultimi mesi si sono susseguite, a mezzo stampa, dichiarazioni da parte del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, in relazione al futuro di infrastrutture e grandi opere, molte delle quali già avviate;

            l'eventuale ritrattazione degli accordi già assunti da parte del Governo su opere strategiche comporterebbero costi ulteriori a carico di cittadini e imprese;

            questa superficiale gestione da parte del Ministro, che si lega ad una convulsa attività di comunicazione per dimostrare l'operatività del suo dicastero, si scontra con la realtà dei fatti che dimostrano come a distanza di quasi dieci mesi dal suo insediamento, il Ministro si sia distinto solo per infortuni, dichiarazioni avventate e gaffe, tra le quali si ricordano quelle relative: al tunnel del Brennero; alle promesse di ricostruzione in pochi mesi del cosiddetto ponte Morandi; alla nomina e subito dopo alla revoca nonché alle dimissioni di alcuni componenti della commissione ispettiva sul crollo; ai numerosi post pubblicati sui social network anche a seguito di eventi drammatici, che denotano l'assoluta sfrontatezza e superficialità nello svolgimento delle prerogative istituzionali a lui attribuite;

            in riferimento all'alta velocità Torino-Lione, si è assistito in queste ultime settimane ad una gestione irresponsabile non solo dei rapporti diplomatici con la vicina Francia, in relazione al futuro di questa grande opera, ma anche ad una ritrattazione frequente delle analisi del rapporto tra costi e benefici, riscontrando da parte del Ministro più un "pregiudizio di parte" nella realizzazione dell'opera che la volontà di confrontarsi costruttivamente, con numeri alla mano, per sbloccare un'impasse che rischia di comportare gravi ripercussioni economiche al nostro Paese;

            mentre i tecnici erano impegnati nella stesura dell'analisi, il Ministro, in un'intervista, esprimeva la propria opinione sull'alta velocità Torino-Lione, affermando che "la Tav è un enorme spreco di denaro pubblico, non avallato da effettiva necessità";

            il Parlamento è in attesa della nuova analisi del rapporto tra costi e benefici (ACB), del gruppo di esperti presieduto dal professor Ponti, promossa dal Ministro (le cui linee seguono quelle della ACB iniziale) relativa all'ultimazione dell'opera, con un saldo completamente diverso e ora molto meno negativo, conseguente all'ipotesi di una "mini TAV". Tutto ciò farebbe pensare alla falsità della precedente ACB;

            tali comportamenti del Ministro stanno bloccando le grandi opere e riducendo la nostra credibilità;

            a giudizio dei firmatari del presente atto, è evidente, tra l'altro, come un'attenta analisi delle iniziative poste in essere fino ad oggi dal ministro Toninelli, non risultino in alcun modo in grado di incidere sulle criticità del nostro Paese contribuendo, al contrario, all'indebolimento delle opere infrastrutturali in un contesto di crisi devastante, che determina livelli di arretratezza totalmente insostenibili;

            lo stesso Ministro, che come gli altri dovrebbe rappresentare una figura chiave della compagine governativa ed è chiamato ad essere e ad apparire trasparente rispetto ai propri impegni ed ai propri comportamenti, è venuto meno, ad avviso dei proponenti, ai suoi doveri essenziali;

            si continua, inoltre, ad assistere ad una forte contrapposizione tra le due forze di maggioranza in relazione al futuro delle grandi opere che denota che la permanenza in carica dell'Esecutivo non consente di affrontare e risolvere alcuno dei gravi problemi del nostro Paese;

            prima di assumere le funzioni di Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il sen. Danino Toninelli, il 1° giugno 2018, ha prestato giuramento dinnanzi al Presidente della Repubblica, secondo la formula rituale indicata dall'art. 1, comma 3, della legge n. 400 del 1988: "Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione";

            il giuramento rappresenta l'espressione del dovere di fedeltà che incombe, in modo particolare, su coloro che svolgono funzioni pubbliche fondamentali, in base all'art. 54 della Costituzione, e pertanto, il Ministro ha assunto le proprie responsabilità sin dal giuramento;

            il programma presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri a nome del Governo prevede la ridiscussione della Tav, e comunque il suo completamento. Il presidente Conte nella sua illustrazione al Senato ha testualmente detto: "Con le nostre scelte politiche ci adopereremo per anticipare i processi - peraltro già in atto - di decarbonizzazione del nostro sistema produttivo" ed inoltre: "Ci impegniamo a governare questi processi aperti all'innovazione tecnologica nel segno dello sviluppo al servizio dell'uomo. Vogliamo rivendicare, anche in questo campo, un ruolo alto della politica, che sia capace di orientare e governare i cambiamenti della realtà sociale, economica e culturale. Non siamo disponibili a sacrificare l'ambiente e il progetto di una blue economy per scopi altri". Ed ha proseguito: "Dobbiamo ridare slancio agli appalti pubblici, che sono e possono diventare una leva fondamentale della politica economica del Paese" ed inoltre " Dobbiamo assicurare il rispetto rigoroso dei tempi di consegna delle opere, ma anche la qualità dei lavori e delle forniture e l'efficienza dei servizi";

            quindi le decisioni assunte, e soprattutto quelle non assunte, dal ministro Toninelli risultano in evidente contrasto con lo stesso programma di Governo presentato al Senato dal Presidente del Consiglio dei ministri Conte e soprattutto contro l'interesse della nazione, che sta segnando, anche a causa del blocco delle principali opere pubbliche, una recessione economica già registrata negli ultimi due trimestri del 2018;

            visto l'articolo 94 della Costituzione e visto l'articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica,

            esprime la propria sfiducia al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, e lo impegna a rassegnare immediatamente le proprie dimissioni.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO

Interrogazione sulla garanzia dei tempi di intervento nei soccorsi sanitari

(3-00719) (20 marzo 2019)

BRIZIARELLI. - Al Ministro della salute -

                    Premesso che:

            la "golden hour", secondo tutta la letteratura scientifica, è considerata un lasso di tempo fondamentale che condiziona in maniera determinante l'esito dell'intervento di soccorso dei mezzi impegnati nel servizio dell'emergenza-urgenza;

            nell'ambito della riorganizzazione della rete ospedaliera e dell'emergenza-urgenza in atto nella Regione Umbria, con delibera n. 227 del 22 febbraio 2017 del direttore generale dell'azienda sanitaria locale Umbria n. 1, mai notificata ai Comuni interessati, si disponeva, a partire dal 1° marzo 2017, la chiusura di tutte le attività a carattere ospedaliero (attività di ricovero di Medicina e chirurgia, "Stroke Unit", pronto soccorso) svolte presso il presidio di Città della Pieve, che fornisce un ampio bacino di utenza della regione in un'area peraltro disagiata;

            il 24 aprile 2017 il Comune di Montegabbione (Terni), i cui cittadini fruivano dei servizi soppressi in ragione della vicinanza territoriale, ricorreva al TAR Umbria (ricorso r.g. n. 199-2017), contro l'azienda unità sanitaria locale Umbria n. 1 (resistente) e contro la Regione Umbria (controinteressato), per l'annullamento, previa sospensiva, della citata delibera;

            il 7 febbraio 2018 il TAR, con sentenza n. 98/2018, accoglieva il ricorso, in particolare relativamente alla contestata chiusura del pronto soccorso, riconoscendo il supremo interesse al diritto alla salute, e ordinandone la riapertura;

            il 22 febbraio 2018 l'azienda sanitaria locale Umbria n. 1 ricorreva in appello presso il Consiglio di Stato (Sez. III, n. R.G. 1684/2018) per l'annullamento della sentenza del TAR Umbria n. 98/2018;

            il 15 marzo 2018 anche la Regione Umbria si univa al ricorso proposto dalla AUSL n. 1;

            il 19 settembre 2018 il Consiglio di Stato, con sentenza n. 05459/2018, accoglieva il ricorso di AUSL n. 1, sostenendo che il tempo di intervento delle ambulanze debba essere calcolato non dal momento della partenza del mezzo dal pronto soccorso, ma da quello di arrivo sul luogo dell'intervento richiesto;

            considerato che la sentenza del Consiglio di Stato potrebbe divenire un precedente tale da condizionare sull'intero territorio nazionale il calcolo della "golden hour" e quindi legittimare a livello nazionale un ulteriore taglio a strutture ospedaliere e a servizi di emergenza-urgenza,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno fornire un chiarimento interpretativo delle norme vigenti riguardo alla "golden hour", in modo da chiarire in via definitiva le modalità relative agli interventi di emergenza-urgenza del servizio del 118.

Interrogazione sullo svolgimento dei tirocini professionalizzanti per i laureati in medicina

(3-00715) (20 marzo 2019)

MALPEZZI, BOLDRINI, MARCUCCI, MIRABELLI, STEFANO, VALENTE, FERRARI, COLLINA, BINI, CIRINNA', IORI, RAMPI, VERDUCCI. - Al Ministro della salute -

            Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

            in data 18 marzo 2019 è stata inviata alle Università una circolare con cui il Ministero dell'istruzione, dell'Università e della ricerca dà il via, con le modalità tradizionali, ai tirocini professionalizzanti per i laureati in Medicina, necessari per poter essere ammessi all'esame di Stato per l'abilitazione alla professione medico-chirurgica. Le modalità di questo esame di Stato sono state riformate dal decreto ministeriale n. 58 del 2018, ma, come si legge nella circolare: "Si rammenta che, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del decreto ministeriale 9 maggio 2018, n. 58, in regime transitorio e per due anni dall'entrata in vigore del predetto decreto, si continuano ad applicare le modalità di svolgimento del tirocinio professionalizzante "fuori" dal corso di studio, così come previsto all'articolo 2 del decreto ministeriale 19 ottobre 2001, n. 445";

            "Di conseguenza, prosegue il Ministero, nelle more dell'adozione dell'ordinanza ministeriale con la quale saranno fissate le date di svolgimento delle prove dell'esame di Stato per l'anno 2019 ed indicate le modalità di svolgimento della prova stessa, si invitano codesti Atenei a porre in essere, con la massima urgenza, tutti gli adempimenti necessari a consentire l'avvio dei tirocini trimestrali obbligatori di cui all'articolo 2 del decreto ministeriale 19 ottobre 2001, n. 445";

            "La data di inizio dei predetti tirocini, si precisa, per la prima sessione utile, è fissata al 10 aprile 2019. La domanda di ammissione ai suddetti tirocini deve essere presentata entro e non oltre il 29 marzo 2019. Al tirocinio trimestrale organizzato dall'Ateneo potranno essere ammessi solo coloro i quali siano in possesso del titolo di studio conseguito presso il medesimo Ateneo";

            se tale circolare ha rassicurato i neo-laureati in Medicina dell'anno accademico 2017/18, e la cui ultima sessione di laurea è in corso di svolgimento, i quali erano finora nella totale incertezza sul futuro che li attendeva per poter sostenere l'esame di Stato (l'esito positivo è necessario anche per partecipare al concorso di ammissione alle scuole di specializzazione medica), ha invece lasciato nel dubbio gli studenti che si laureeranno nell'anno accademico 2018/19, cioè tra giugno 2019 e marzo 2020. Essi, infatti, non hanno ancora saputo se svolgeranno un tirocinio professionalizzante post-laurea dedicato, o saranno inseriti nello stesso percorso di tirocinio pre-laurea che sarà organizzato per gli studenti che frequenteranno l'ultimo anno di corso nel 2019/20;

            in questo caso, si creerà una situazione di sovraffollamento, di difficile valutazione dello studente/laureato e di vero e proprio imbuto formativo; inoltre, non è ancora stato chiarito se tali studenti svolgeranno l'esame di Stato in base alle modalità previgenti o quelle derivanti dal decreto ministeriale n. 58 del 2018 e ciò determina un ulteriore rischio di penalizzazione proprio degli studenti migliori che pianificano i loro tempi e metodi di studio;

            l'esame di ammissione alle scuole di specializzazione per l'anno accademico 2017/18 si è svolto nel mese di luglio 2018, quindi con più di otto mesi di ritardo rispetto all'inizio dell'anno accademico;

            non si conosce ancora la data di svolgimento di quello relativo all'anno accademico 2018/19, ma comunque, considerati i tempi del tirocinio professionalizzante appena stabiliti, il ritardo non potrà che rimanere uguale o aumentare ancora;

            l'"imbuto" formativo rischia di aggravare gli effetti del ritardo, incrementando il numero di giovani medici laureati e abilitati in attesa di entrare in una scuola di specializzazione, passo importante dal punto di vista formativo e assolutamente necessario per la maggior parte degli impieghi medici, sia nel settore pubblico, che in quello privato della sanità;

            questo numero è già adesso molto alto, perché si sono aumentati i posti nei corsi di laurea in Medicina, senza contestualmente aumentare di pari passo le borse per le scuole di specializzazione e rischia di crescere ancora;

            per l'anno 2017/18, a fronte di 16.046 candidati laureati e abilitati, il numero totale di contratti di specializzazione messi a bando è stato pari a 6.934 (6.200 statali, 640 regionali, 94 finanziati da enti pubblici e privati): ben 9.112 giovani medici non hanno potuto quindi proseguire il loro percorso formativo;

            non si tratta certamente, come è sembrato di capire da una dichiarazione del Ministro in indirizzo, di trasformare la formazione specialistica in formazione-lavoro, perché ciò è già realtà da molti anni e sugli specializzandi si basa molta dell'attività assistenziale svolta dagli ospedali pubblici, dove gravitano facoltà universitarie di Medicina, quanto piuttosto di investire di più incrementando il numero dei contratti disponibili per i posti di specializzazione e di recuperare i ritardi,

            si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, al fine di evitare un ulteriore aggravamento della situazione dovuto ai ritardi e agli "imbuti" formativi, facendo fronte al ben noto problema strutturale di allarmante carenza di medici specialisti.

Interrogazione sull'adozione del "Patto per la salute" 2019-2021

(3-00718) (20 marzo 2019)

CASTELLONE, Giuseppe PISANI, ROMAGNOLI, MAUTONE, MARINELLO, ENDRIZZI, DI MARZIO, SILERI. - Al Ministro della salute -

                    Premesso che:

            il comma 514 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), ha stabilito che per l'anno 2019, il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard, cui concorre lo Stato, è determinato in 114.439 milioni di euro. Tale livello è incrementato di 2.000 milioni di euro per l'anno 2020 e di ulteriori 1.500 milioni di euro per l'anno 2021;

            per gli anni 2020 e 2021, l'accesso delle Regioni all'incremento del livello del finanziamento rispetto al valore stabilito per l'anno 2019 è subordinato alla stipula, entro il 31 marzo 2019, di una specifica intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano per il Patto per la salute 2019-2021, che contempli misure di programmazione e di miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati e di efficientamento dei costi (articolo 1, comma 515);

                    considerato che:

            le Regioni hanno elaborato un documento programmatico sui temi principali che dovrebbero caratterizzare il futuro Patto per la salute 2019-2021. Tale testo, approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 13 febbraio 2019, impegna il Governo a definire gli obiettivi di salute da perseguire e le modalità attuative, a partire dalle misure previste al comma 516 dell'art. 1 della legge di bilancio per il 2019;

            in particolare, le Regioni chiedono in via preliminare che il Governo concordi sui seguenti punti:

            prevedere una revisione dei meccanismi di controllo dei processi e dei costi, individuando significativi e sintetici indicatori di risultato sullo stato di "salute" del singolo Servizio sanitario regionale, alla luce dell'evidenza che la garanzia dell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) sia irrinunciabile, ma che allo stato attuale questo trend non sia più sostenibile e ponga a rischio la sopravvivenza del Servizio sanitario nazionale stesso;

            affrontare il tema della governance del Servizio sanitario nazionale, dei ruoli e dei rapporti tra gli attori istituzionali coinvolti: il Governo centrale, le Regioni, le agenzie nazionali Aifa e Agenas, l'Istituto Superiore di Sanità;

            rimettere al centro dell'azione la formazione e la valorizzazione del "capitale umano", prevedendo nuove metodologie di definizione dei fabbisogni organizzativi e formativi coerenti agli obiettivi della programmazione sanitaria nazionale e regionale;

            considerato, inoltre, che:

            il Servizio sanitario nazionale rappresenta una pietra miliare nello sviluppo e nella coesione sociale del Paese ed è quindi necessario che la Sanità sia messa al centro delle azioni e dell'agenda del Governo per fornire ai cittadini servizi sanitari efficaci, innovativi e qualitativamente adeguati, perseguendo la sostenibilità del sistema attraverso l'efficienza dei propri processi programmatori, organizzativi e di produzione;

            la Sanità è il comparto del settore pubblico che ha visto costantemente scendere il suo livello di finanziamento in proporzione al PIL, scontando anche la volontà dei vari Governi di trasferire in capo alle Regioni le difficoltà di sostenere le politiche pubbliche in periodi di crisi finanziaria, nonostante numerosi studi abbiano indicato, al contrario, come, in fasi critiche del ciclo economico, l'investimento nel settore salute sia stato in grado di produrre effetti a breve termine e contribuire significativamente alla ripresa economica,

            si chiede di sapere:

            quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare, per implementare il nuovo Patto per la salute 2019 - 2021, in vista della scadenza del 31 marzo prevista dalla legge di bilancio per il 2019;

            come intenda intervenire anche nel nuovo Patto per la salute, affinché venga garantito il principio dell'uguaglianza dei cittadini nell'accesso alle cure e si riducano le diseguaglianze in tema di assistenza sanitaria tra il nord ed il sud del Paese.

Interrogazione sulle diverse modalità di attuazione di una "flat tax"

(3-00717) (20 marzo 2019)

CIRIANI, DE BERTOLDI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -

                    Premesso che:

            nelle ultime settimane si è riacceso il dibattito politico sulla riduzione delle tasse attraverso la "flat tax", la cosiddetta tassa piatta;

            secondo quanto risulta dal programma di Governo sottoscritto dai due partiti di maggioranza, all'inizio della XVIII Legislatura, era prevista l'introduzione di due aliquote fisse al 15 per cento e al 20 per cento per persone fisiche, partite IVA, imprese e famiglie;

            la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), ha introdotto, in forma limitata, l'estensione del regime forfettario della cosiddetta flat tax al 15 per cento, soltanto per i lavoratori autonomi con ricavi fino a 65.000 euro e, dal 2020 in maniera altrettanto forfettaria, un'imposta sostitutiva del 20 per cento sulla quota eccedente fino a 100.000 euro;

            tali misure interessano una platea di destinatari molto ridotta, considerato che coinvolgerebbero soltanto 320.000 partite IVA, su un totale complessivo di circa 4 milioni, escludendo il 92 per cento delle imprese;

            le recenti dichiarazioni del Governo e dei partiti di maggioranza sulle modalità relative alle prossime misure da introdurre, nell'ambito dell'estensione della flat tax anche ai lavoratori dipendenti e alle famiglie, appaiono a giudizio degli interroganti anche in questa occasione ondivaghe e contraddittorie, considerato che la Lega sembrerebbe intenzionata ad applicare l'aliquota unica dell'imposta sui redditi del 15 per cento soltanto ai nuclei familiari (con redditi complessivi fino a 50.000 euro), mentre il Movimento Cinque Stelle ha annunciato alla stampa un imprecisato progetto per l'abbassamento delle aliquote e il coefficiente familiare;

            diversi quotidiani hanno riportato dati e stime, attribuite al Ministro in indirizzo, sugli oneri necessari per introdurre tale misura fiscale, tuttavia in parte smentiti dallo stesso;

                    considerato che:

            Fratelli d'Italia ha presentato, fin dal 31 luglio 2018, una proposta legislativa (prima nel suo genere) volta all'introduzione di una flat tax ad aliquota unica al 15 per cento estesa all'intera platea dei contribuenti, sia lavoratori dipendenti che autonomi, da applicarsi soltanto sul reddito incrementale, ovvero sulla parte aggiuntiva di reddito prodotto rispetto all'anno precedente;

            la proposta di Fratelli d'Italia, riferendosi ai redditi incrementali, avrebbe bisogno di una modesta (e, a parere dei proponenti, neanche necessaria) copertura e consentirebbe l'emersione di una ingente base imponibile, stimolando al contempo la crescita della domanda interna e la produttività del sistema-Paese, scoraggiando pertanto ogni tentativo di evasione fiscale,

            si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sulla "flat tax" introdotta nella legge di bilancio per il 2019 e sulle proposte della Lega per il 2020 e se non ritenga che la proposta di Fratelli d'Italia, volta all'introduzione di un'aliquota unica da applicare ai redditi incrementali di tutti i contribuenti, possa invece rappresentare una misura fiscale efficace e concreta, in grado di far ripartire l'auspicata crescita e lo sviluppo dell'Italia.

Interrogazione sull'entità e la modalità di finanziamento di un'aliquota fiscale unica

(3-00721) (20 marzo 2019)

BERNINI, MALAN, PEROSINO, MALLEGNI, PICHETTO FRATIN, DAMIANI, FANTETTI, FERRO, SACCONE, SCIASCIA, CONZATTI, ROSSI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -

                    Premesso che:

            il programma di Forza Italia, presentato in occasione delle elezioni politiche del 2018, al primo punto reca l'introduzione della "flat tax", un'aliquota unica per tutti, famiglie e imprese, al 23 per cento, con conseguente innalzamento della no tax area a 12.000 euro;

            quando si parla di un sistema fiscale di tipo "flat", si intende un sistema che adotta un'aliquota unica, uguale per tutti, che riconosce tuttavia ai contribuenti una deduzione personale tale da rendere il sistema progressivo, secondo il dettato della Costituzione;

            un ambiente economico caratterizzato da un sistema fiscale "leggero" è foriero di crescita ed investimenti a lungo termine e, quindi, di maggiori risorse fiscali. L'elevata tassazione, soprattutto sugli scaglioni più elevati, comporta effetti distorsivi nelle scelte allocative del lavoro e del capitale (elusione ed evasione);

            tale misura restituirebbe potere d'acquisto alle famiglie, per cui aumenterebbero i consumi, e liquidità alle imprese, per cui aumenterebbero gli investimenti;

            Forza Italia ha stimato il costo, a regime, in 50 miliardi di euro, affermando più volte di coprire l'intero costo mediante la razionalizzazione, la semplificazione e l'alleggerimento di tutti gli "sconti fiscali", che ammontano complessivamente a oltre 175 miliardi di euro, oltre che mediante la riduzione della "cattiva" spesa pubblica e del debito pubblico, nonché con l'ampliamento della base imponibile e il recupero dell'evasione fiscale;

            da sempre, la flat tax è uno dei punti principali del programma del centrodestra che ha permesso a quest'ultimo di diventare la prima coalizione alle ultime elezioni politiche;

            su tale argomento, si sta assistendo in questi ultimi giorni ad uno scontro all'interno del Governo tra le due forze politiche di maggioranza. Il Ministro per il Sud, Barbara Lezzi, ospite del programma "24 Mattino - Morgana e Merlino" su "Radio 24", ha affermato che "La flat tax costa 60 miliardi di euro e il nostro Paese non se li può permettere, dunque è una promessa che non si può mantenere";

            non è ancora chiaro il sistema di flat tax che il Governo intende adottare e tanto meno il costo stimato. Si parla di una "fase 1", cioè di una flat tax al 15 per cento per i redditi fino a 50.000 euro lordi, con un sistema di detrazioni per familiari a carico fino ai 35.000 euro, e di una "fase 2", cioè l'applicazione di una flat tax al 15 per cento fino a 80.000 euro annui e del 20 per cento sopra tale soglia;

            secondo un documento attribuito al Ministero dell'economia e delle finanze, l'attuazione della misura ipotizzata dal partito del ministro Salvini necessiterebbe di una copertura pari a 60 miliardi di euro, sebbene tale dato sia stato smentito e criticato da quest'ultimo;

            sembrerebbe, a parere degli interroganti, che la strada per la realizzazione di questa importante misura sia tutta in salita, per due semplici motivi: il primo riguarda le continue tensioni e discordanze tra i due partiti di maggioranza; il secondo, più importante, è legato alla mancanza di risorse finanziarie, visto che nel 2020 il Governo dovrà reperire 23 miliardi di euro per neutralizzare le cosiddette clausole di salvaguardia sull'IVA, a fronte di una spesa di 16 miliardi stanziati per "quota 100" e reddito di cittadinanza oltre a dover compensare il calo del gettito fiscale dovuto ad un aumento del PIL assai inferiore rispetto a quello programmato;

            perché fosse realizzabile, l'introduzione della flat tax uguale per tutti, come immaginata dai partititi di centrodestra durante la campagna elettorale per le ultime elezioni politiche, avrebbe dovuto essere la prima misura economica di questo Governo, senza disperdere risorse per misure, come il reddito di cittadinanza, recessive e pericolose per la stabilità dei conti pubblici e senza scoraggiare le imprese con misure come la fattura elettronica o l'irrigidimento del mercato del lavoro a seguito del "decreto dignità" (di cui al decreto-legge n. 87 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2018) che gravano di ulteriori oneri, vincoli, rischio di contenziosi e conseguenze di carattere giudiziario,

            si chiede di sapere:

            se e in che termini il Governo intenda adottare la cosiddetta flat tax e a quanto ammonterebbe l'effettivo costo;

            come il Ministro in indirizzo intenda reperire le risorse in modo da conciliare parallelamente la necessità di "sterilizzare" l'aumento dell'Iva.

Interrogazione sulla tutela del pecorino romano DOP

(3-00720) (20 marzo 2019) (già 4-01323) (26 febbraio 2019)

DE BONIS. - Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo -

                    Premesso che:

            uno dei prodotti italiani a denominazione tra i più famosi nel mondo è il Pecorino romano Dop, la cui zona di produzione comprende il territorio del Lazio e quello della Sardegna;

            il comparto ovicaprino nazionale conta 50.000 aziende nel solo settore zootecnico e oltre 7 milioni di capi. Nella regione Sardegna esiste la maggiore concentrazione di attività, con oltre 15.000 aziende, un'occupazione tra diretta ed indotto superiore ai 40.000 addetti, un patrimonio di circa 3 milioni di capi e una produzione di circa 380.000 quintali di prodotti caseari, la gran parte utilizzati per la produzione del Pecorino romano Dop, il cui volume di affari è pari a 180 milioni di euro l'anno;

            secondo il piano di produzione del Consorzio di tutela del Pecorino romano Dop il limite di produzione è di 270.000 quintali di Pecorino Dop, mentre nel 2018 ne sono stati prodotti 341.000 quintali, parzialmente dovuti a vecchie giacenze, nonostante la quantità di latte prodotto in Sardegna sia sostanzialmente stabile negli ultimi anni e pari a 300 milioni di litri;

            conseguentemente alla sovra produzione, si sono avuti risvolti sui prezzi di acquisto, applicati non solo dalle imprese ma anche dalle cooperative di trasformazione degli stessi allevatori e il prezzo del latte ovino, che a inizio 2018 era pari ad 85 centesimi al litro è sceso dall'ottobre 2018 a 60 centesimi al litro, una misura che, come ha certificato l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), non copre i costi di produzione. Conseguentemente, il prezzo del formaggio Pecorino all'ingrosso è sceso tra il 2017 e il 2018 da 7,7 euro al chilogrammo a 5,2 euro al chilogrammo;

                    considerato che:

            l'Italia, nei primi 10 mesi del 2018, ha esportato in Nord America il 46 per cento in meno di Pecorino romano. Si è registrato un export in caduta anche verso l'Asia (meno 25 per cento) e una flessione in Europa (meno 5 per cento). Tuttavia, in questi mercati i consumi non sono diminuiti, ma sono cambiate le fonti di approvvigionamento, sono infatti contestualmente aumentate le esportazioni di prodotti similari del Pecorino da Paesi dell'est Europa, quali Romania e Bulgaria. Questa situazione va avanti già dal 2010, quando le associazioni nazionali degli agricoltori avevano denunciato la società rumena Lactitalia, addirittura partecipata dalla Simest, per aver posto sul mercato internazionale prodotti derivati da latte ovicaprino locale;

            il nostro Paese importa oltre un milione di tonnellate di latte straniero, che non potendo più finire sulle tavole grazie all'etichetta di origine, introdotta circa un anno fa, viene utilizzato nell'industria casearia;

            tra le industrie casearie più note vi è quella dei "Fratelli Pinna". Tale azienda ha avuto un contenzioso giudiziario nel 2010. L'associazione degli allevatori aveva diramato un comunicato contro i formaggi prodotti dall'azienda in Romania che, con nomi e bandiera italiana sulla confezione, potevano trarre in inganno i consumatori e danneggiare il mercato nazionale. Non solo, si denunciava che nella compagine di Lactitalia compariva anche la Simest, controllata dal Ministero dello sviluppo economico; uno Stato, insomma, che faceva concorrenza ai suoi produttori e pastori;

            in particolare, con sentenza n. 533/2013, in data 2 aprile 2013, il Tribunale di Sassari rigettava le domande proposte da F.lli Pinna Industria Casearia SpA e Roinvest Srl nei confronti di Confederazione Nazionale Coldiretti e di R.T.I. SpA e condannava le società attrici alla rifusione delle spese di lite;

            esponeva il Tribunale che dette società avevano agito, lamentando che la Coldiretti avesse diffuso in data 13 settembre 2010 un comunicato stampa con il quale la società di diritto romeno Lactitalia di proprietà per il 29,5 per cento della Simest (controllata dal Ministero dello sviluppo economico) e per il 70,5 per cento della Roinvest (riconducibile per il 70 per cento alla famiglia Pinna di Thiesi ed alla F.lli Pinna SpA) era falsamente accusata di commercializzare i suoi prodotti con marchi richiamanti il made in Italy e di «procedere, anche con soldi pubblici a fare concorrenza sleale alle produzioni italiane»;

            il Tribunale rigettava le domanda e argomentava osservando che i rilievi concernenti Lactitalia, la partecipazione ad essa del Ministero dello sviluppo economico, l'impiego di marchi fuorvianti come Toscanella, Dolce Vita e Pecorino erano veritieri; che del pari rispondente a verità era che «i marchi impiegati nella produzione rumena richiamino il made in Italy, essendo innegabile che detti prodotti integrino delle tipiche specialità italiane prodotte da una società che, pur essendo rumena, ha una denominazione che fortemente ricorda l'Italia e un logo che reca la bandiera italiana;

            avverso detta sentenza i F.lli Pinna Industria Casearia SpA e Roinvest Srl proponevano appello, rigettato "dovendosi in toto condividere le osservazioni e le argomentazioni del primo giudice in ordine all'assenza di ogni carattere diffamatorio";

            tutto questo accadeva tra il 2010 e il 2013, ma agli inizi di giugno 2016, la Polstrada di Pistoia intercettava 3.640 forme di formaggio prodotto con latte ovino che dalla Romania viaggiava verso la Sardegna, e più precisamente a Thiesi, verso lo stabilimento dei Fratelli Pinna. Insomma, in un momento in cui pastori e allevatori fanno i salti mortali per sopravvivere, a causa del prezzo molto basso del latte perché c'è sovrapproduzione, questo viene importato dalla Romania e stagionato in Sardegna per diventare, secondo le norme del codice doganale (Regolamento CEE n. 2913/92: Codice Doganale Comunitario, Regolamento CEE n. 2454/93: Disposizioni di Applicazione del Codice doganale comunitario), prodotto italiano;

            infatti, secondo il criterio definito dall'articolo 24 del Codice doganale comunitario, una merce lavorata o trasformata in più Paesi è da considerarsi originaria di quel Paese in cui ha subito: "l'ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata ed effettuata in un'impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo od abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione";

            tenuto conto che a quanto risulta all'interrogante:

            il 14 febbraio 2019 l'Antitrust ha aperto un'inchiesta sul prezzo del latte sardo di pecora destinato alla produzione di Pecorino romano Dop. Il procedimento è stato avviato nei confronti del Consorzio per la tutela del formaggio Pecorino romano e di 32 imprese di trasformazione che vi aderiscono, tutte con sede in Sardegna. L'obiettivo sarebbe verificare se tali soggetti abbiano imposto agli allevatori un prezzo di cessione del latte al di sotto dei costi medi di produzione;

            è di questi giorni la notizia che il Governo avrebbe offerto 44 milioni di euro per il ritiro di 67.000 quintali di formaggio in eccedenza sul mercato, ripartiti tra il Ministero dell'interno (14 milioni di euro), il Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo (10 milioni di euro), la Regione Sardegna (altri 10 milioni di euro) e i restanti 10 milioni arriverebbero dal Banco di Sardegna. L'aumento proposto del prezzo del latte sarebbe di 70 centesimi al litro, con l'auspicio che con il ritiro delle forme di Pecorino in eccedenza entro tre-quattro mesi si alzi a 1 euro. Ma la delegazione dei pastori sardi non sembra soddisfatta, anche perché i 44 milioni di euro arriverebbero con i tempi lunghi della burocrazia e, nel frattempo, l'industria non può pagare i pastori,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo non ritenga di:

            valutare se l'assegnazione di risorse a caseifici che hanno provocato delle eccedenze sia compatibile con le regole della concorrenza dell'Unione europea e non configuri aiuto di Stato;

            attivarsi presso l'Autorità garante della concorrenza e del mercato affinché accerti, nell'ambito dei propri poteri indipendenti, se sia vero che nel periodo intercorrente tra il mese di marzo e aprile 2016 tutti i caseifici abbiano deciso un abbassamento del prezzo in maniera allineata comunicandolo agli allevatori;

            valutare l'opportunità di apportare modifiche al codice doganale per evitare che la fase di stagionatura di un pecorino straniero completata in Italia consenta di attribuire l'italianità al formaggio;

            approvare i disciplinari sanzionatori previsti per coloro che violino le regole sulla produzione del Pecorino romano e di qualunque altro prodotto causando il deprezzamento della materia prima;

            attivarsi affinché la disposizione citata del Codice doganale comunitario venga soppressa .

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Aimi, Arrigoni, Barachini, Bogo Deledda, Bonino, Borgonzoni, Bossi Umberto, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Crimi, D'Angelo, De Poli, Faraone, Ferro, Iori, Maffoni, Marino, Merlo, Moles, Montevecchi, Monti, Napolitano, Nastri, Pepe, Quagliariello, Renzi, Ronzulli, Santangelo, Siclari, Siri e Vitali.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Rossomando, per attività di rappresentanza del Senato (fino alle ore 12.30); Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Giacobbe, per partecipare a un incontro internazionale.

Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Vescovi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Giacobbe, per partecipare a un incontro internazionale.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

4a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Santangelo, sostituito in quanto membro del Governo dal senatore Lucidi; entra a farne parte il senatore Di Micco;

14a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Di Micco; entra a farne parte il senatore Santangelo, sostituito in quanto membro del Governo dal senatore Di Micco.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro del lavoro e politiche sociali

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni (1018-B)

(presentato in data 21/03/2019)

S.1018 approvato dal Senato della Repubblica C.1637 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Rampi Roberto

Disposizioni per il rilancio del patrimonio artistico e culturale nei comuni italiani (1158)

(presentato in data 20/03/2019);

senatori Lonardo Alessandrina, Galliani Adriano, Bernini Anna Maria, Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta, Floris Emilio, Caliendo Giacomo, Conzatti Donatella

Disposizioni in materia di contrasto della violenza di genere (1159)

(presentato in data 21/03/2019);

senatori Lonardo Alessandrina, Galliani Adriano, Bernini Anna Maria, Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta, Floris Emilio, Caliendo Giacomo, Conzatti Donatella, Testor Elena, Masini Barbara

Modifica all'articolo 612-bis del codice penale in materia di atti persecutori (1160)

(presentato in data 21/03/2019);

senatori Testor Elena, Gallone Maria Alessandra, Barboni Antonio, Malan Lucio, Tiraboschi Maria Virginia, Rizzotti Maria, Floris Emilio, Serafini Giancarlo, Pichetto Fratin Gilberto, Giammanco Gabriella, Mallegni Massimo, Conzatti Donatella, Cesaro Luigi, Lonardo Alessandrina

Agevolazioni fiscali per promuovere l'insediamento di esercizi commerciali nelle zone montane marginali nonché interventi in favore del trasporto pubblico nelle medesime aree (1161)

(presentato in data 21/03/2019).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

Gov. Conte-I: Pres. Consiglio Conte, Ministro lavoro e politiche sociali Di Maio ed altri

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni (1018-B)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

S.1018 approvato dal Senato della Repubblica C.1637 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 21/03/2019).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti atti e documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni sullo stato di espansione della produzione delle pertinenti colture alimentari e foraggere nel mondo (COM(2019) 142 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare a nome dell'Unione europea nell'ambito della convenzione sulla futura cooperazione multilaterale per la pesca nell'Atlantico nord-orientale in relazione alla richiesta di adesione a tale convenzione presentata dal Regno Unito (COM(2019) 140 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a.

Governo, trasmissione di sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo. Deferimento

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 4 marzo 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 5, comma 3, lettera a-bis), della legge 23 agosto 1988, n. 400, le seguenti sentenze pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nei confronti dello Stato italiano, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia:

sentenza 28 giugno 2018, GIEM Srl e altri, n. 1828/06, n. 34163/07 e n. 19029/11, in materia di legalità dei reati e delle pene e di protezione della proprietà. Constata la violazione dell'articolo 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), in relazione a uno dei ricorsi, e la violazione dell'articolo 1 del Protocollo n. 1 della medesima Convenzione, in relazione a tutti i ricorsi, con riferimento ad alcuni profili di compatibilità con la Convenzione stessa della disciplina nazionale in materia di confisca urbanistica senza condanna, prevista dall'articolo 18 della legge 28 febbraio 1987, n. 45, e dell'articolo 30 del testo unico in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Doc. XX, n. 9) - alla 8a Commissione permanente;

sentenza 27 settembre 2018, Brazzi, n. 57278/11, in materia di diritto al rispetto della vita privata e familiare. Constata la violazione dell'articolo 8 della CE perquisizione domiciliare effettuata dalla polizia tributaria nell'ambito di un'indagine per evasione fiscale, ritenuta nel caso di specie ingiustificata in quanto il mandato di perquisizione emesso dal pubblico ministero non è stato assoggettato al controllo di legittimità di un giudice terzo (Doc. XX, n. 10) - alla 2a Commissione permanente;

sentenza 4 ottobre 2018, Therapic Center Srl e altri, n. 39186/11 e altri 9 ricorsi, in materia di diritto a un equo processo. Constata la violazione dell'articolo 6, paragrafo 1, della CEDU in relazione alla mancata esecuzione, da parte di un'azienda sanitaria locale, di decreti ingiuntivi emessi a favore dei ricorrenti (Doc. XX, n. 11) - alla 2a Commissione permanente;

sentenza 11 ottobre 2018, S.V., n. 55216/08, in materia di diritto al rispetto della vita privata e familiare. Constata la violazione dell'articolo 8 della CEDU in relazione al rifiuto delle autorità italiane di consentire il cambiamento del nome di una persona, registrata alla nascita come di sesso maschile ma che ha da sempre condotto una vita sociale come donna, prima dell'effettuazione dell'operazione chirurgica necessaria per armonizzare i caratteri sessuali primari con l'identità di genere femminile (Doc. XX, n. 12) - alla 2a Commissione permanente;

sentenza 25 ottobre 2018, Provenzano, n. 55080/13, in materia di proibizione della tortura. Constata la violazione dell'articolo 3 della CEDU in relazione all'applicazione del regime detentivo speciale di cui all'articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, senza che siano state motivate in modo adeguatamente particolareggiato e convincente le esigenze di tale regime, nei confronti di un detenuto le cui condizioni di salute fisica e mentale si erano gravemente deteriorate (Doc. XX, n. 13) - alla 2a Commissione permanente.

Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento

Con lettera in data 4 marzo 2019, è stata inviata, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta nel 2018 dal Garante del contribuente della Liguria.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Atto n. 208).

Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 8 marzo 2019, ha inviato il testo di otto risoluzioni approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 28 al 29 novembre 2018, deferite, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sotto indicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 14a Commissione permanente:

risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 168/2013 per quanto riguarda l'applicazione della norma Euro 5 per l'omologazione dei veicoli a motore a due o tre ruote e dei quadricicli, alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 215);

risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti (testo codificato), alla 2a e alla 10a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII, n. 216);

risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1008/2008 recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità, alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 217);

risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'adesione di Samoa all'accordo di partenariato interinale tra le Comunità europea, da una parte, e gli Stati del Pacifico, dall'altra, alla 3a Commissione permanente (Doc. XII, n. 218);

risoluzione sul progetto di decisione di esecuzione della Commissione riguardo alla concessione di un'autorizzazione per alcuni usi di dicromato di sodio a norma del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio (Ilario Ormezzano Sai S.R.L.), alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 219);

risoluzione sul ruolo dell'ente tedesco per la tutela dei minori (Jugendamt) nelle controversie familiari transfrontaliere, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. XII, n. 220);

risoluzione sull'OMC: "la via da seguire", alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 221);

risoluzione sulla relazione 2018 della Commissione sul Montenegro, alla 3a Commissione permanente (Doc. XII, n. 222).

Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Segretario Generale dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha trasmesso, in data 31 gennaio 2019, il testo di tre raccomandazioni e di quattordici risoluzioni, approvate dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa nel corso della I parte della Sessione ordinaria (Strasburgo, 21-25 gennaio 2019). Questi documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti nonché, per il parere, alla 3a Commissione permanente, se non già assegnati alla stessa in sede primaria:

raccomandazione n. 2144 - Internet e la governance dei diritti umani. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII-bis, n. 82);

raccomandazione n. 2145 - Ritirare la cittadinanza quale misura per combattere il terrorismo: un approccio compatibile con i diritti umani? Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 83);

raccomandazione n. 2146 - Migliorare i seguiti dati alle raccomandazioni CPT: un ruolo più incisivo per l'Assemblea Parlamentare ed i Parlamenti nazionali. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 84);

risoluzione n. 2251 - Aggiornamento delle linee guida per garantire referendum equi negli Stati membri del Consiglio d'Europa. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 85);

risoluzione n. 2252 - Sergei Magnitsky ed oltre -combattere l'impunità con sanzioni mirate. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 86);

risoluzione n. 2253 - Sharia, la Dichiarazione del Cairo e la Convenzione europea dei Diritti dell'uomo. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII-bis, n. 87);

risoluzione n. 2254 - La libertà dei media come premessa per elezioni democratiche. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 88);

risoluzione n. 2255 - I media del sevizio pubblico nel contesto della disinformazione e della propaganda. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 89);

risoluzione n. 2256 - Internet e la governance dei diritti umani. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII-bis, n. 90);

risoluzione n. 2257 - Discriminazione nell'accesso al lavoro. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 11a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 91);

risoluzione n. 2258 - Favorire l'inclusine dei disabili nel mondo del lavoro. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 11a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 92);

risoluzione n. 2259 - L'escalation di tensioni attorno al Mare di Azov e allo Stretto di Kerch e le minacce per la sicurezza europea. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 93);

risoluzione n. 2260 - Il peggioramento della situazione dei politici dell'opposizione in Turchia: cosa si può fare per proteggere i loro diritti fondamentali in uno Stato membro del Consiglio d'Europa. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 94);

risoluzione n. 2261 - L'evoluzione della procedura di monitoraggio dell'Assemblea (gennaio-dicembre 2018) e l'esame periodico del rispetto degli obblighi di Islanda e Itala. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 95);

risoluzione n. 2262 - Promuovere i diritti delle persone che appartengono alle minoranze nazionali. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 96);

risoluzione n. 2263 - Ritirare la cittadinanza quale misura per combattere il terrorismo: un approccio compatibile con i diritti umani. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII-bis, n. 97);

risoluzione n. 2264 - Migliorare i seguiti dati alle raccomandazioni CPT: un ruolo più incisivo per l'Assemblea Parlamentare ed i Parlamenti nazionali. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 98).

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 7 al 21 marzo 2019)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 24

BERUTTI: sui tecnici competenti in acustica (4-00906) (risp. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)

DE POLI: sul potenziamento dei collegamenti ferroviari di Padova e Venezia con Roma (4-01016) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

GALLONE: sull'emanazione del decreto ministeriale relativo ai dispositivi per prevenire l'abbandono dei bambini nei veicoli chiusi (4-01110) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

IANNONE: sulla presenza di amianto nei Quartieri spagnoli di Napoli (4-00565) (risp. GRILLO, ministro della salute)

sul concorso interno per l'assunzione di ispettori del Corpo di Polizia penitenziaria (4-00653) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia)

su un episodio di rifiuto di assistenza ospedaliera a San Marino (4-00774) (risp. GRILLO, ministro della salute)

LUCIDI ed altri: sul rinnovo della concessione dell'impianto di produzione di energia idroelettrica di Galleto (Terni) (4-01155) (risp. CRIPPA, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico)

MARSILIO, IANNONE: sulla cura dell'acufene (4-00371) (risp. GRILLO, ministro della salute)

MINUTO: sulla rimozione di guano di piccione nel comprensorio della Marina militare denominato Santa Rosa (4-00936) (risp. TRENTA, ministro della difesa)

MONTANI: sulla messa in sicurezza delle strade statali 34 e 37 sul lago Maggiore (4-00869) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

PERGREFFI: su un episodio di violenza in ospedale a Bergamo (4-00456) (risp. GRILLO, ministro della salute)

RIZZOTTI ed altri: sulla cura dell'acufene (4-00197) (risp. GRILLO, ministro della salute)

Interrogazioni

MIRABELLI, ALFIERI, COMINCINI, MALPEZZI - Ai Ministri dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

il 20 marzo 2019 è stata evitata per un soffio una terribile tragedia, grazie alla prontezza di alcuni bambini e al tempestivo intervento delle forze dell'ordine, quando l'autista di uno scuolabus ha minacciato di uccidere i 51 alunni che stava trasportando, dando alle fiamme il mezzo;

l'uomo, Ousseynou Sy, cittadino italiano di origine senegalese, autista della società di trasporto pubblico locale Autoguidovie, è stato arrestato con l'accusa di sequestro e strage con l'aggravante del terrorismo; il tentativo sventato dall'operazione dei Carabinieri era stato accompagnato da minacce deliranti di vendetta per le morti di migranti nel Mediterraneo;

alle prime verifiche effettuate è stato scoperto, senza che la società Autoguidovie ne fosse a conoscenza, che all'uomo arrestato era stata sospesa la patente per guida in stato di ebbrezza ed era stata comminata la condanna ad un anno, con sospensione della pena, per abusi sessuali ai danni di un minore;

considerato che:

per poter guidare uno scuolabus sono ovviamente necessari alcuni requisiti: l'età minima di 21 anni, il possesso della patente di categoria D, che abilita alla guida di mezzi pesanti, accompagnata dalla carta di qualificazione del conducente (CQC) per il trasporto di persone, che abilita all'autotrasporto professionale di persone. Deve essere, inoltre, verificata l'idoneità fisica e psicoattitudinale allo svolgimento del pubblico servizio di trasporto, e il personale deve essere sottoposto a visite mediche, cliniche e psicologiche per l'intera vita lavorativa, tese ad accertare il mantenimento dei requisiti richiesti;

la società Autoguidovie ha dichiarato di non essere a conoscenza, né dell'esistenza della condanna a carico dell'uomo, né della sospensione della sua patente. A norma di legge, ha domandato il certificato penale al momento dell'assunzione nel 2004, quando è subentrata al precedente gestore del servizio, ma non ha effettuato verifiche successive sul casellario giudiziario, che non erano richieste per legge. Allo stesso modo, non è venuto a conoscenza della sospensione della patente, né dall'uomo, com'è ovvio, né dalla Motorizzazione civile, che non era tenuta a comunicarlo;

in conseguenza di questi avvenimenti, quindi, è stata messa in piena luce una grave lacuna dell'ordinamento, che solo fortuitamente, e grazie alla rapidità di azione e alla competenza delle forze dell'ordine, non ha avuto le conseguenze drammatiche che poteva avere,

si chiede di sapere quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di colmare la lacuna legislativa risultante nella mancanza di norme adeguate che obblighino le imprese di autotrasporto a verificare che gli autisti alle proprie dipendenze abbiano e mantengano, per tutta la durata del loro impiego, tutti i requisiti necessari allo svolgimento delle delicate mansioni loro affidate.

(3-00729)

GARAVINI, ALFIERI, GIACOBBE - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

sono sempre più numerosi i cittadini italiani che decidono di trasferirsi in Spagna. Al 30 giugno 2018, i nostri connazionali iscritti all'Aire (Anagrafe italiani residenti all'estero) sul territorio spagnolo erano oltre 190.126;

questo dato, in ogni caso, va incrociato con quello che risulta alle autorità locali, dal momento che non tutti gli italiani residenti all'estero si iscrivono all'Aire. Secondo i numeri delle autorità spagnole, gli italiani residenti risulterebbero oltre 288.000. Sempre secondo le autorità spagnole, la comunità italiana è oggi la quarta più numerosa, dopo quelle marocchina, rumena e britannica, con un aumento del 4 per cento in un solo anno, dal giugno 2017 al giugno 2018;

solamente nel territorio delle isole Canarie risiedono 28.000 degli iscritti all'Aire, ossia circa un quarto del totale. Secondo le autorità spagnole, in realtà, le presenze italiane nelle Canarie sono oltre 50.000;

la competenza dell'ufficio consolare italiano di Madrid, anche dal punto di vista territoriale, è molto vasta: comprende 12 comunità autonome e vanta una soglia di iscritti superiore ai 100.000 connazionali che la rende la seconda al mondo dopo Montevideo. La comunità italiana cresce a una media di 10.000 iscrizioni all'anno;

a fronte di tutto questo, l'ufficio consolare di Madrid può contare solo su 19 dipendenti, di cui 14 a contratto e solo 5 di ruolo. La rete diplomatico-consolare italiana in Spagna si trova dunque impreparata dal punto di vista di un'efficiente erogazione dei servizi consolari, anche considerando che nel 2006 è stato chiuso il consolato generale a Madrid, nell'ambito della ristrutturazione della rete all'estero, ed i servizi consolari sono pertanto erogati dalla sola cancelleria consolare madrilena e da consoli onorari;

considerato che:

i tempi di attesa per l'ottenimento dei documenti di identità sono pari a circa 70 giorni, mentre servono almeno 50 giorni per la trasmissione delle richieste di iscrizione all'Aire e degli atti di stato civile;

sono anche aumentate le richieste di servizi da parte di cittadini italiani non iscritti all'Aire ma temporaneamente residenti o presenti in Spagna per turismo;

tale complesso di problemi potrebbe essere risolto qualora si optasse per l'apertura di un terzo ufficio consolare, fortemente consigliata dal flusso crescente e continuo di nuovi arrivi dall'Italia,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo stia valutando l'opportunità di prevedere l'apertura di un terzo ufficio consolare in Spagna, in grado di sgravare gli uffici attualmente attivi e trasmettere un maggiore senso di vicinanza delle istituzioni italiane ai nostri connazionali trasferitisi all'estero;

se non ritenga opportuno, in particolare, individuare la nuova sede proprio nelle isole Canarie, in considerazione del crescente numero di connazionali presenti su quel territorio.

(3-00730)

CORBETTA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

(3-00731)

(Già 2-00011)

MANTOVANI, CASTALDI, LANZI, ACCOTO, ANGRISANI, CORRADO, DONNO, FEDE, L'ABBATE, LANNUTTI, LEONE, ORTIS, ORTOLANI, PIRRO, RICCARDI, ROMANO, VANIN, CORBETTA - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:

dal 4 gennaio 2019 è on line la nuova versione del sito della DGS UNMIG - Direzione generale per la sicurezza anche ambientale delle attività minerarie ed energetiche del Ministero dello sviluppo economico, che, secondo la notizia riportata sullo stesso sito, è stato sottoposto ad una manutenzione programmata "con l'obiettivo di migliorare il servizio e allinearlo a standard più avanzati";

a quanto risulta all'interrogante, nella versione precedente del sito erano presenti i dati di tutte le attività minerarie ed energetiche, ciascuna delle quali corredata dai provvedimenti relativi all'iter di concessione, allo stato attuale dell'intervento e alle scadenze future. Tutti questi dati dettagliati risultano attualmente "oscurati";

a titolo di esempio, si cita la pagina sulla "Ricerca e coltivazione di idrocarburi", dove è attualmente presente solo l'elenco dei titoli minerari vigenti, ma non è possibile accedere ai relativi provvedimenti sui diversi permessi di ricerca e concessioni di coltivazione. Per quanto invece riguarda le istanze per il conferimento di nuovi titoli, non è possibile accedere ai documenti connessi all'iter dell'istanza stessa;

tale medesimo "oscuramento" riguarda i provvedimenti, i documenti o le procedure inerenti alle attività sullo stoccaggio del gas naturale e ai titoli minerari per la ricerca e coltivazione di risorse geotermiche;

considerato che:

a parere dell'interrogante, questo oscuramento dei dati non è giustificato dalla manutenzione del sito della Direzione generale o da altre motivazioni tecniche. Risulta infatti buona pratica costruire un nuovo sito web in un'area privata e contemporaneamente mantenere accessibili on line le informazioni nella modalità già in essere, specialmente se le informazioni fornite sono ancora attuali e di interesse per la consultazione, per giungere allo spegnimento del vecchio sito e alla messa on line del nuovo solo, quando questo sia in grado di fornire tutte le informazioni necessarie;

i due siti web, il vecchio e il nuovo, avendo due nomi a dominio diversi, potrebbero anche convivere contemporaneamente e il nuovo sito potrebbe temporaneamente rinviare al vecchio, quando l'utente richieda di visualizzare i dati dettagliati delle attività oggetto di interesse;

questo oscuramento si sta protraendo per un tempo eccessivamente lungo, essendo trascorsi oltre due mesi da quando le informazioni sono scomparse dal sito;

rilevato, infine, che a parere dell'interrogante:

tale oscuramento rischia di limitare fortemente il diritto di accesso da parte dei cittadini e degli addetti ai lavori ai dati e ai documenti gestiti dal Ministero dello sviluppo economico connessi alle attività descritte;

tutte le pubbliche amministrazioni devono attenersi al principio della trasparenza inteso, ai sensi del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, come accessibilità totale dei dati e documenti da loro detenuti, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all'attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche;

l'oscuramento di tali dati determina una errata o incompleta informazione nei confronti dei cittadini dei territori, dove sono presenti attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi, generando sospetti di mancanza di trasparenza da parte di una pubblica amministrazione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati;

quali siano le motivazioni che hanno determinato l'oscuramento dei documenti, dei provvedimenti e altri dati relativi alle attività minerarie ed energetiche riportate sul sito della DGS UNMIG, escludendo le cause dovute alla manutenzione del sito stesso e altre giustificazioni tecniche;

se sia intenzione ripristinare, in tempi urgenti, l'accesso a tali dati, in modo da permettere ai cittadini e agli addetti ai lavori una corretta informazione e conoscenza delle suddette attività, tutto ciò in coerenza con il principio della trasparenza, cui devono attenersi le pubbliche amministrazioni, secondo quanto stabilito dalla normativa vigente.

(3-00732)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

MODENA - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

nel sito del Ministero della giustizia è stato pubblicato il provvedimento 22 febbraio 2019, recante "Costituzione presso il Dipartimento per gli affari di giustizia, di un elenco informale di giuristi qualificati";

la necessità di tale elenco è stata fra l'altro motivata con "questo Dipartimento, con le sue articolazioni deputate alla cura degli affari di giustizia (Direzione della giustizia civile e Direzione della giustizia penale), svolge attività di carattere internazionale, soprattutto nel settore della cooperazione giudiziaria civile e penale; sovente, per le attività dell'ufficio, è richiesta una elevata specializzazione, in settori eterogenei, per cui si ricorre al supporto di esperti non appartenenti al Dicastero";

per quanto concerne tanto il settore civile che quello penale, la cooperazione di carattere internazionale è disciplinata da apposite convenzioni, trattati e/o accordi internazionali che esplicitamente in alcuni casi richiamano, nella consapevolezza delle limitate risorse dell'organo di ricezione, la possibilità di consultare terzi, considerati "esperti", al fine di confezionare atti di risposta conformi alle richieste del Trattato;

nelle motivazioni del provvedimento ben si giustificano le necessità di ricorrere a figure esterne per favorire la celerità di dette collaborazioni e cooperazioni internazionali costituendo anche "una misura di supporto per il cittadino italiano residente all'estero, per il caso in cui sia coinvolto in un procedimento nel quale debba essere applicata la normativa italiana da un giudice di altro Stato contraente; "e quindi si condivide la finalità e necessità di individuare tali figure esterne che possano collaborare con l'amministrazione;

desta perplessità che nell'individuazione di "esperti" e sub specie di "giuristi qualificati", il provvedimento recita che "debba essere in linea di principio privilegiata la designazione di magistrati togati o professori universitari, e ciò in conformità alle prassi già in corso in virtù delle quali l'attività di tali ultimi soggetti avviene a titolo gratuito e con metodologie che evitano spese vive (trasmissione telematica di richieste di contributi e correlati riscontri), fermo il rilascio, ove richiesto, di attestazioni che diano atto dell'attività svolta su richiesta di questo Ministero";

anche il Governo Conte ha reso dichiarazioni in Parlamento impegnandosi, per ora solo verbalmente, ad aumentare la dotazione organica dei magistrati, a riformare la giustizia permettendo una celere celebrazione dei processi, ampliando anche il numero delle assunzioni di personale amministrativo, in una parola a porre in essere strumenti che consentano all'Italia di non entrare più nei record negativi fra i Paesi europei come indicato per diverse fattispecie anche dal recente "The 2018 EU Justice Scoreboard", che, ad esempio, per quanto riguarda il tempo necessario per ottenere un giudizio di terzo grado in campo civile e commerciale, indica l'Italia all'ultima posizione in Europa con circa 1.400 giorni;

risulta quindi singolare limitare la partecipazione a detti elenchi di disponibilità ai soli professori universitari e ai magistrati togati, quando in realtà figure di consulenti ed esperti giuristi potrebbero essere individuate anche in avvocati e notai e nei casi più specifici del diritto commerciale o internazionale anche nei commercialisti;

l'estensione anche agli avvocati e ad altre figure professionali, oltre quelle dei professori e magistrati, muove anche dalla considerazione stessa che i compiti che andranno a svolgere sono quelli richiamati in precedenza ed anche, testualmente, "non solo per rendere un atto di risposta conforme alle richieste pervenute a mezzo degli strumenti pattizi in vigore ma, eventualmente, anche per fornire un supporto organizzativo agli altri richiamati compiti istituzionali degli uffici civili e penali, legati alla cooperazione giudiziaria internazionale e, più in generale, alle attività svolte da questo Dipartimento, tramite le sue direzioni, su temi giuridici di interesse transfrontaliero, contribuendo all'approfondimento di specifiche tematiche giuridiche", compiti che possono essere ben svolti da soggetti abituati a confrontarsi quotidianamente con le problematiche concrete di applicazione delle norme;

se, per prassi, il ricorso a professori e magistrati, può risultare privo di oneri diretti, per il Ministero e per i richiedenti le informazioni oggetto di ricerca e consulenza, lo svolgimento di attività ulteriori rispetto all'esercizio assegnato distoglie dal principale servizio che dovrebbero svolgere i magistrati in favore dei cittadini, soprattutto in considerazione alla situazione in cui versa lo stato della giustizia,

si chiede di sapere:

se non si intenda estendere, modificando il provvedimento, la possibilità di presentare la dichiarazione di disponibilità ad essere inseriti negli elenchi di giuristi qualificati in materia penale-civile, a tutti coloro che possono dichiararsi "esperti giuristi", anche in ragione della giusta considerazione prevista dal bando che "l'opportunità di ricorrere all'elenco degli esperti esterni sia, in ogni caso, rimessa al prudente apprezzamento della Direzione Generale competente" e quindi anche la puntuale individuazione e scelta degli stessi;

se, anche a seguito delle polemiche sollevatesi in riferimento al bando del Ministero dell'economia e delle finanze recante "MEF-DT: avviso pubblico di manifestazione di interesse per il conferimento di incarichi di consulenza a titolo gratuito sul diritto - nazionale ed europeo - societario, bancario, dei mercati e intermediari finanziari", la previsione di fatto della sostanziale gratuità della prestazione non possa ritenersi, ancor più in questo caso, come una pratica disdicevole, nonché in contrasto con i principi sull'equo compenso, con l'articolo 36 della Costituzione e per la quale il Ministero dovrebbe prevedere un minimo anche forfettario di compenso per la prestazione resa.

(3-00728)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

DE PETRIS - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

l'articolo 19, comma 4, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, ha fissato l'obbligo di fusione degli istituti comprensivi delle scuole dell'infanzia, elementari e medie con meno di 1.000 alunni, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche;

la sentenza n. 147 del 7 giugno 2012 della Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità della norma che impone la generalizzazione degli istituti comprensivi con almeno 1.000 alunni;

tale provvedimento, comunque, ha di fatto causato la cancellazione dell'autonomia di oltre 1.700 scuole e rappresenta forse più di ogni altra iniziativa legislativa, come le decisioni prese dall'alto poco si adattino a territori con caratteristiche morfologiche del tutto particolari;

considerato che:

la Regione Toscana, ha mantenuto fino al 2017/2018, nelle linee di indirizzo per la programmazione dell'offerta formativa e del dimensionamento della rete scolastica, nella parte che riguarda le dimensioni delle scuole autonome, la possibilità di mantenere istituzioni scolastiche con numero inferiore a 400 studenti in casi particolari, tra i quali "la specificità dei territori". Questa deroga non è confermata dall'anno scolastico 2018/2019;

la conferenza zonale del Mugello si è vista costretta, su pressione della Regione, a modificare il piano zonale di dimensionamento che prevedeva inizialmente il mantenimento delle scuole sottodimensionate di Marradi e Firenzuola, attivando invece l'accorpamento di Firenzuola con Scarperia in un unico istituto comprensivo, e creando un onnicomprensivo con l'istituto comprensivo di Marradi e il liceo "Giotto Ulivi" di Borgo S. Lorenzo e solo la forte protesta degli studenti, dei genitori e dei sindacati in rappresentanza dei lavoratori ha provocato la sospensione del piano;

ritenuto che:

la disposizione non solo contrasta con ogni criterio didattico-pedagogico comportando la creazione di istituti scolastici abnormi, di difficile gestione e governabilità, ma ha effetti ancora più negativi in un territorio come quello che non si identifica specificamente con un nucleo abitativo numeroso, costringendo a gravosi spostamenti intere famiglie e rappresentando un ulteriore deterrente alla prosecuzione del cammino scolastico degli studenti;

inoltre vi è un peggioramento complessivo prodotto dalle disposizioni degli ultimi anni che hanno alzato il rapporto numero di alunni per classe e hanno causato un affollamento delle classi, in alcuni casi ben oltre i limiti previsti dalla normativa sulla sicurezza,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non voglia rivedere la normativa in merito al dimensionamento scolastico, affinché le Regioni e gli enti locali possano avviare la programmazione territoriale dell'offerta formativa non solo su parametri numerici e definire la presenza o meno di istituzioni scolastiche autonome, tenendo presenti le caratteristiche del territorio e la domanda dell'utenza scolastica.

(4-01456)

GIRO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che, a quanto risulta dall'interrogante:

il Comune di Ponza (Latina) non ha un'organizzazione interna, né un affidamento esterno per la riscossione dei tributi (Imu, Tasi, Tari, Icp) dal febbraio 2017;

il 10 agosto 2018, il Comune aveva annunciato, con delibera del Consiglio comunale, che avrebbe indetto una gara pubblica per l'appalto della riscossione dei tributi;

alla data odierna, di tale gara non esiste traccia alcuna agli atti del Comune di Ponza e, soprattutto, agli atti della CUC (centrale unica di committenza) con capofila il Comune di Lenola (Latina);

sempre in materia di tributi, con delibera del Consiglio comunale n. 48 del 16 ottobre 2017, il Comune di Ponza ha affidato all'Agenzia delle entrate la gestione del "coattivo", ma limitatamente per le sanzioni al codice della strada e alle sanzioni amministrative, escludendo così tutti gli altri tributi da un'attività di controllo e di recupero dell'evasione;

il Comune presenta un disavanzo tecnico pari a 2.759.666, 44 euro, a fronte di un bilancio di circa 10 milioni di euro;

con delibera del Consiglio comunale n. 8 del 4 aprile 2018, il Comune di Ponza ha fatto ricorso, in sede di bilancio preventivo, al "trucco contabile" di prevedere una congrua entrata dalla vendita di un bene immobiliare (il cosiddetto Semaforo del Monte Guardia), pur essendo un bene vincolato dal Ministero per i beni e le attività culturali e quindi inalienabile;

il Comune è gravato da un'ingente mole di decreti ingiuntivi, nonché da obbligazioni non ancora liquidate nei confronti del Ministero dell'economia e delle finanze (600.000 euro);

il Comune è sottoposto a varie penali, essendo largamente deficitario in materia di rifiuti solidi urbani, poiché la percentuale della raccolta differenziata risulta pari a circa il 10 per cento;

con tutta evidenza il Comune di Ponza non potrà essere in grado di emettere i ruoli per il pagamento dei tributi entro il termine dell'approvazione del bilancio preventivo 2019;

a quanto risulta all'interrogante i controlli interni sarebbero di fatto inesistenti, poiché il responsabile dell'Anticorruzione è il segretario comunale, che tuttavia sarebbe altresì, in dispregio delle direttive ANAC, dirigente responsabile del Servizio finanziario del Comune, e quindi è nelle condizioni di controllore-controllato;

negli organismi comunali si registra la presenza di un assessore e di un consigliere comunale di maggioranza, che sarebbero tra i maggiori imputati nel processo per i fatti del settembre 2011 che hanno imposto lo scioglimento del Consiglio comunale;

l'ente comunale di Ponza per ben tre volte, negli ultimi trent'anni, è stato oggetto di provvedimenti di commissariamento (1987, 2003, 2011) a causa di numerose e conclamate illegalità,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa grave e pericolosa situazione di caos finanziario e istituzionale che permane nel Comune di Ponza;

quali iniziative intenda adottare per riportare nel Comune di Ponza una corretta gestione finanziaria e istituzionale;

se non ravvisi, nella situazione del Comune di Ponza, i presupposti e le motivazioni per procedere con urgenza allo scioglimento del Consiglio comunale, con conseguente ricorso a un commissario prefettizio, che ripristini legalità e correttezza nella gestione della splendida isola del Mediterraneo.

(4-01457)

LANNUTTI, CASTALDI, LEONE, PIRRO, LOMUTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia. - Premesso che la gestione di Ubi-Banca, denunciata nel 2012 dall'Adusbef e dai piccoli azionisti di Giorgio Jannone, dopo l'istruttoria del pubblico ministero Fabio Pelosi, ha generato il rinvio a giudizio di 30 indagati dal giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Bergamo, tra cui Ilaria Sanesi, tra cui Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi Banca, Andrea Moltrasio, presidente del consiglio di sorveglianza, con l'Ubi imputata in virtù della legge n. 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Secondo l'accusa, nell'istituto sarebbe stata creata una "cabina di regia" che decideva le nomine di Ubi Banca e delle sue partecipate e che influenzava l'assemblea "con atti simulati e fraudolenti". Tale regia era frutto di un'intesa, nascosta a Banca d'Italia e Commissione nazionale per le società e la borsa, tra l'anima bresciana della banca, legata a Banca Lombarda, e quella bergamasca, legata a Bpu, che hanno dato vita a Ubi Banca. A regolare l'intesa Emilio Zanetti e Bazoli, rinviati a giudizio con gli uomini dei due presunti "fronti": Moltrasio, Giuseppe Calvi, Italo Lucchini, Armando Santus Mario Cera, Mario Mazzoleni, Carlo Garavaglia, Franco Polotti, Francesca Bazoli (figlia di Giovanni), Enrico Minelli, Flavio Pizzini. Per l'illecita influenza sull'assemblea, saranno processati Zanetti, Bazoli, Italo Folonari, Massiah, Moltrasio, Ettore Medda, Marco Mandelli ed altri;

considerato che:

Gianni Barbacetto, su "il Fatto Quotidiano", sintetizza date salienti nello scandalo Ubi-Banca: «5 novembre 2012. Un esposto alla Procura di Bergamo dell'Adusbef (...) "prospettava l'esistenza di fatti integranti ipotesi di reato compiuti dal gruppo dirigente di Ubi". 30 dicembre 2012. Riunione tra Andrea Moltrasio, Armando Santus e Italo Lucchini, ai vertici di Ubi. (...) Moltrasio ha definito Bazoli "l'onnipotente" e ha aggiunto: "Non discute più, ma dà solo ordini". (...) 8 marzo 2013. La relazione ispettiva della Banca d'Italia su Ubi fa riferimento ad anomalie in materia di antiriciclaggio e a possibili conflitti di interesse. 13 marzo 2013. A casa del presidente Ubi Franco Polotti, a cui partecipa anche Bazoli. Tempo dopo Moltrasio, intercettato, dice a Polotti: "Queste riunioni fatte a casa tua con il presidente di Banca Intesa… Ma insomma, se lo venissero a sapere che figura ci facciamo?" (...) 20 aprile 2013. Assemblea degli azionisti Ubi: la Lista 1 vince con 7.340 voti, quasi 5 mila dei quali con deleghe rilasciate da assenti. Battuta la lista Jannone. Moltrasio venne eletto presidente, Massiah confermato amministratore delegato. Scatta l'indagine della Procura di Bergamo. (...) L'inchiesta si chiuderà nel novembre 2016. Il pm Pelosi ritiene di aver trovato prove di un patto occulto, (...) una "cabina di regia" formata dai bresciani di Bazoli e dai bergamaschi di Zanetti di nominare i vertici (...) ed escludere "dalla gestione soggetti estranei alle due associazioni". (...) 30 aprile 2014. La Consob notifica a Ubi l'avvio della procedura sanzionatoria. (...) 12 maggio 2014. L'ad Victor Massiah parla con il capo della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo [che] avrebbe manifestato sorpresa e preso le distanze dalla Consob: "Mi ha dato segnali di fiducia e solidarietà", dice Massiah a Cera. (...) Moltrasio incontra il presidente della Consob Giuseppe Vegas. Intercettato, riferisce: "Si ricorda, presidente, che mi aveva detto che in caso di accanimento dovevo rivolgermi a lei, eccomi qua!". 13 maggio 2014. Vegas riceve Moltrasio e Cera. La Gdf sintetizza: "Moltrasio riferisce che Mario Cera è rimasto particolarmente colpito dalla sollecitudine manifestata da Vegas". Vegas negherà: "Che mi sia dimostrato cortese con loro (...) non ha alcun significato rispetto all'esito della pratica". 14 maggio 2014. Mentre Giovanni Bazoli è a colloquio con il governatore Visco, scattano le perquisizioni nel suo ufficio e in quelli di altri dirigenti Ubi. Alla Consob tesa riunione tra Vegas e Bianchi. Riferisce il dg Gaetano Caputi: "Il presidente era seccato perché credeva che la perquisizione avesse origine dall'attività Consob". Racconta Bianchi: "Il segretario generale Stazi mi ha riferito che era molto arrabbiato perché aveva incontrato Cera che si sarebbe lamentato delle nostre contestazioni". 23 maggio 2014. Visco riceve (...) lo stato maggiore di Ubi (Massiah, Cera, Polotti, Moltrasio, indagati per ostacolo alla vigilanza). (...) 22 maggio 2017. Ubi licenzia Roberto Peroni, il whistleblower che nel 2014 ha denunciato le attività di riciclaggio protette dalla banca. (...) 30 maggio 2017. Il procuratore aggiunto di Brescia Sandro Raimondi ordina l'acquisizione di documenti presso l'Ubi per un'indagine su due alti dirigenti, Carlo Peroni, responsabile antiriciclaggio, e il suo capo Mauro Senati, responsabile del controllo rischi. Secondo il pm, dall'agosto 2012 al 31 dicembre 2016 "presso la struttura a cui sono demandati i compiti in materia di antiriciclaggio di Ubi banca si sono verificati sistematici episodi di omissione di segnalazioni per operazioni sospette", per (...) "soggetti legati a figure apicali (...) facenti parte della governance della banca". (...) 9 marzo 2018. Bazoli [fa] dichiarazioni spontanee al gup: "Nessuno potrà mai dimostrare l'indimostrabile: che io abbia agito per fini personali". 23 marzo 2018. Il pm Fabio Pelosi replica (...): "Siamo di fronte a un gruppo bancario di dimensione nazionale, le cui scelte strategiche (...) venivano assunte anche da chi non avrebbe potuto, come il prof. Bazoli", che ricopriva (...) "il ruolo di presidente del gruppo bancario Intesa Sanpaolo, società in concorrenza con il gruppo Ubi". E ancora: "Nessuno può considerarsi al di sopra della legge: qui ho sentito sviscerare curriculum vitae (...) ma anche asserzioni finalizzate a ritenere alcune persone assolutamente 'intoccabili', come se il solo sospetto non potesse che costituire già un crimine di lesa maestà". Infine (...) una citazione della filosofa Hannah Arendt: "Siamo ormai pienamente consapevoli delle conseguenze disastrose che discendono da una linea di pensiero che costringe ad ammettere che tutti i mezzi, purché siano efficaci, sono leciti e giustificati per conseguire qualcosa di definitivo come fine"»;

per alcune figure apicali di Ubi Banca sarebbe stata richiesta dalla Guardia di finanza l'applicazione di misure cautelari per i reati di associazione a delinquere, frode fiscale, truffa, riciclaggio, autoriciclaggio, falso ideologico, violazione della normativa sul conflitto d'interessi, influenza illecita sull'assemblea, utilizzo indebito di informazioni riservate (insider trading);

un articolo de "Il Sole-24 ore" del 16 marzo 2019 è intitolato: "Ubi Banca, il listone unitario propone Moratti-Nicastro-Massiah";

si legge: «Il sindacato azionisti Ubi Banca, che comprende la Fondazione Banca del Monte di Lombardia, il Patto dei Mille e la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo» (22,01 per cento del capitale della banca) «hanno sottoscritto la lista dei consiglieri che intendono proporre all'assemblea del prossimo 12 aprile per l'elezione del nuovo consiglio d'amministrazione, (...) composta da Letizia (...) Moratti (...) presidente, Roberto Nicastro», ex presidente delle banche in risoluzione, 3 delle quali regalate ad Ubi, candidato a vice presidente, Massiah, come amministratore delegato «"Abbiamo presentato una lista per il nuovo Cda di Ubi Banca che comprende personalità di altissimo profilo professionale e personale nel rigoroso rispetto dello Statuto e di tutte le normative europee, hanno dichiarato Franco Polotti (Presidente del Patto Sindacato Azionisti UBI Banca), Matteo Zanetti (Presidente del Patto dei Mille), Giandomenico Genta (Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo)»;

in data 19 marzo 2019 una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea sul caso Tercas ha dato ragione all'Italia, annullando la decisione della Commissione europea, che aveva considerato aiuto di Stato l'intervento del Fondo di tutela dei depositi per il salvataggio di banca Tercas, nel 2014, aprendo così la strada al risarcimento dei risparmiatori espropriati, che a causa delle disposizioni non corrette dell'Esecutivo comunitario hanno perso i risparmi di una vita nella risoluzione di Banca Etruria, Cassa di risparmio di Chieti, Banca Marche, Cariferrara, le prime 3 cedute ad Ubi banca ad un euro,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto descritto;

se la proposta di candidare Victor Massiah alla carica di amministratore delegato di Ubi Banca sia compatibile con la normativa europea sull'onorabilità dei candidati ai sensi dell'articolo 26 del testo unico bancario (di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993 e successive modificazioni e integrazioni), in tema di requisiti di onorabilità e professionalità degli esponenti aziendali delle banche;

se la sistematica violazione delle norme in materia di antiriciclaggio di Ubi Banca, acclarata dalla Direzione distrettuale antimafia di Brescia, con episodi di omissione di segnalazioni per operazioni sospette per soggetti legati a figure apicali facenti parte della governance della banca, continui a proseguire;

se la proposta di indicare Roberto Nicastro alla carica di vicepresidente non rappresenti una lesione dei principi di imparzialità ed indipendenza previsti dal testo unico bancario;

se non debbano proporre un aumento delle pene per i reati descritti, compresa la bancarotta, per prevenire truffe e abusi a danno di risparmiatori, utenti, soci minori e lavoratori del credito;

se non ritengano opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento.

(4-01458)

MODENA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

l'opera "nodo stradale di Perugia" fu inclusa nella delibera CIPE n. 121 del 2001 tra i sistemi stradali e autostradali e si articola in due tratti: Madonna del Piano-Corciano e Madonna del Piano-Collestrada. È un semi-anello di circonvallazione dell'area perugina e raccorda la E45, il raccordo Perugia-Bettolle, la Perugia-Ancona e la Perugia-Foligno-Flaminia, che, se realizzato, svolgerebbe l'importante e fondamentale compito di decongestionare l'area urbana di Perugia;

l'iter di approvazione è stato lungo e complesso e risale all'intesa quadro fra il Governo Berlusconi e la Regione Umbria del 24 ottobre 2002; nonostante abbia subito varie modifiche e diverse fasi di individuazione delle modalità di realizzazione, rimane l'impianto base approvato dal CIPE nel 2006 con due diverse delibere: n. 150, relativa al tratto Madonna del Piano-Corciano, che realizzerebbe una variante rispetto al raccordo Perugia-Bettolle prevedendo ben 3 svincoli, una strada urbana per collegarlo con l'ospedale di Perugia "Santa Maria della Misericordia", un'area industriale e una strada extraurbana di allaccio alla strada statale "Pievaiola"; e la delibera n. 156 che ha approvato il progetto di un secondo tratto in variante alla E45, che prevede la realizzazione di 2 svincoli, all'inizio e alla fine della variante, due viadotti, una galleria naturale e la realizzazione di un collegamento tra la località Ferriera e la zona industriale di Ponte San Giovanni con nuovo ponte sul fiume Tevere;

la realizzazione del nodo stradale di Perugia, negli anni, è stata legata anche all'ipotesi della trasformazione della E45 in autostrada con l'ingresso di capitali privati; l'opera è stata spesso inserita negli allegati infrastrutture al Documento di economia e finanza approvati in questi anni ma, come chiarì il Governo di centro-sinistra rispondendo ad atti di sindacato ispettivo, da ultimo nel luglio 2017, la realizzazione dei tratti Madonna del Piano-Corciano e Madonna del Piano-Collestrada non sono inseriti nell'attuale programmazione Anas. Ed invece nel piano di potenziamento e riqualificazione dell'itinerario E45-E55, tra gli interventi di efficientamento è stata inserita la previsione di circa 73 milioni di euro per il miglioramento della funzionalità del nodo di Collestrada, cioè della confluenza tra le correnti di traffico nord/sud della E45 e quelle provenienti dalle strade statali 75 e 318. Tale intervento persegue, sia pure in maniera parziale, le finalità dell'intervento complessivo del cosiddetto nodo di Perugia destinato al potenziamento e al miglioramento delle infrastrutture di collegamento alla rete nazionale, nonché a favorire un progressivo decongestionamento della struttura viaria esistente nella zona di Collestrada;

il Consiglio regionale dell'Umbria, in data 31 maggio 2017, approvò una mozione che impegnava la Giunta regionale, nelle more della sistemazione del nodo di Collestrada, ad intraprendere tutte le azioni necessarie presso il Governo nazionale per l'immediata realizzazione della viabilità di raccordo tra il nuovo svincolo di Madonna del Piano e l'area di Sant'Andrea delle Fratte-polo ospedaliero regionale quale primo stralcio del progetto generale, il cui importo è stimato in 300 milioni di euro circa rispetto al miliardo complessivo dell'intero tratto;

la Regione Umbria ha affermato nell'estate 2018, in più occasioni, di aver ripetutamente chiesto l'inserimento del nodo di Perugia all'interno dell'accordo di programma con Anas;

il Governo ha ribadito che nell'attuale programmazione Anas non sono inseriti i tratti del nodo, sebbene siano stati stanziati 73 milioni di euro per il miglioramento del nodo di Collestrada che, secondo l'Esecutivo, persegue in via parziale le finalità di quello di Perugia e il decongestionamento della struttura viaria dell'area;

il capo compartimento Anas, in diverse audizioni presso la Regione, ha spiegato che la parte del nodo relativa a Collestrada-Madonna del Piano è ritenuta fondamentale anche in considerazione dello sviluppo del polo commerciale di Collestrada, che lo stesso determinerà comunque ripercussioni sul traffico di quella zona, già ora gravemente congestionato, che pertanto occorre migliorare la viabilità e che per il progetto definitivo si è in attesa di ulteriori approfondimenti fra Comune, Anas e Regione;

è di tutta evidenza che l'opera di decongestionamento va comunque perseguita, come richiesto anche recentemente dal sindaco di Perugia,

si chiede di sapere quali siano le intenzioni del Ministro in indirizzo sia in ordine all'importante realizzazione di un primo stralcio tra il nuovo svincolo di Madonna del Piano e l'area di Sant'Andrea delle Fratte-polo ospedaliero regionale, sia in merito all'immediata realizzazione del "nodo di Collestrada" opera assolutamente strategica anche a seguito degli importanti interventi della "Quadrilatero" fra Umbria e Marche e il conseguente aumento dei volumi di traffico dalla Perugia-Ancona e dalla Foligno-Civitanova Marche che insiste in maniera importante proprio in quel tratto di strada già congestionato oltre misura.

(4-01459)

FERRO, MALLEGNI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

il decreto ministeriale 22 maggio 1990, n. 196, regolamento recante individuazione degli strumenti e delle procedure per l'accertamento dello stato di ebbrezza - prevede l'omologazione e la revisione degli etilometri da parte del centro superiore ricerche e prove autoveicoli e dispositivi (CSRPAD);

fino al 2016 erano operativi due centri, uno a Roma e uno a Milano;

attualmente è rimasta operativa unicamente la sede di Milano che non riesce a smaltire tutte le richieste da parte degli enti locali, prevedendo tempi lunghi per le revisioni obbligatorie annuali degli etilometri e mettendo in seria difficoltà i comandi di Polizia municipale;

ciò rappresenta un problema che riguarda il 90 per cento di chi possiede l'alcoltest omologato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l'unico utile per contestare a livello penale chi guida in stato di ebrezza;

solo a Verona, nel 2018, ci sono state settimane in cui il comando municipale è rimasto con solo un etilometro e gli altri 5 sono rimasti giacenti a Milano per revisioni, che superano anche gli 11 mesi di attesa;

episodi analoghi, anche denunciati da numerosi giornali, si sono verificati in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, coinvolgendo oltre 6.000 municipi in Italia;

sono passati tre anni dall'introduzione dell'omicidio stradale e ancora i dati sul numero dei decessi rimangono drammatici, specie quelli provocati da persone in stato di ebrezza o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti;

si rende necessario aumentare i controlli etilometrici preventivi e non solo successivi agli incidenti;

l'Associazione sostenitori ed amici della Polizia stradale ha più volte segnalato questa grave situazione che potrebbe causare anche denunce penali agli operatori delle forze dell'ordine che non dovessero sottoporre ad etilometri i conducenti coinvolti in sinistri stradali gravi e mortali;

il 4 aprile 2017, il Ministero ha pubblicato il bando per la fornitura e la manutenzione biennale di due banchi prova per etilometri;

come dichiarato dallo stesso Ministro nella sua risposta all'interrogazione 4-00492 il 16 gennaio 2019, si è proceduto ad attivare un'analisi tecnica su nuovi banchi di prova di un produttore diverso dall'attuale fornitore, finalizzata all'eventuale acquisto di nuovi dispositivi;

al fine di massimizzare l'efficacia della valutazione tecnica dei banchi di nuovo tipo il CSRPAD ha interpellato anche i costruttori degli etilometri omologati in Italia, i quali hanno espresso una valutazione tecnica di compatibilità degli strumenti di propria produzione con i banchi prova di cui si sta procedendo all'acquisto. Pertanto, lo stesso CSRPAD prevede di riattivare e rendere completamente efficiente il nuovo laboratorio di etilometria di Roma entro primi tre mesi del 2019;

contestualmente alla predisposizione del nuovo laboratorio e all'acquisto di nuovi banchi, i competenti uffici del Ministero hanno attivato apposita convenzione con la società in house denominata "Progettare sviluppo srl" del Ministero dell'economia e delle finanze per reperire 5 unità di personale tecnico che dal nuovo anno sarebbero state utilizzate per l'attività in questione ed eliminare, in breve tempo, completamente l'arretrato e la giacenza di etilometri;

ad oggi, non si è visto alcun effetto di tali risoluzioni,

si chiede di per sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per risolvere le criticità citate e per accelerare le tempistiche di riconsegna degli etilometri agli enti locali.

(4-01460)

NASTRI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

da informazioni in possesso dell'interrogante, nel settore delle agenzie di assicurazione in gestione libera, esiste un contratto collettivo di riferimento siglato da Anapa (Associazione nazionale agenti professionali di assicurazione) Rete ImpresAgenzia, associata a Confcommercio, e da Cgil, Cisl, Uil e Fna, sottoscritto il 15 gennaio 2018, che rinviene da altro analogo precedente scaduto (che rappresenta la continuità di tutti i precedenti contratti collettivi nazionali di lavoro dei dipendenti di agenzia di assicurazione in gestione libera) ed un altro contratto collettivo siglato da SNA (Sindacato nazionale agenti), non associata ad alcuna confederazione nazionale, e da Fesica e Fials, sindacati che rappresentano badanti e lavoratori stranieri, associati a Confsal;

diverse sentenze (da ultimo: Tribunale di Genova 1° febbraio 2019, n. 1064) hanno accertato che il contratto Anapa è il contratto collettivo di riferimento del settore merceologico di appartenenza, anche ai fini dell'applicazione dell'art. 1 del decreto-legge n. 338 del 1989, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 338 del 1989, che stabilisce come "la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi di previdenza e di assistenza sociale non può essere inferiore all'importo delle retribuzioni stabilito da leggi, regolamenti, contratti collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale, ovvero da accordi collettivi o contratti individuali, qualora ne derivi una retribuzione di importo superiore a quello previsto dal contratto collettivo";

l'interrogante evidenzia come sia in corso attualmente una campagna che ritiene denigratoria di SNA nei confronti di Anapa volta a screditarne la rappresentanza e rappresentatività nella categoria di riferimento, con la diffusione di dati non corrispondenti al vero (ad esempio quello per cui a SNA sarebbe associato il 95 per cento degli agenti di assicurazione in gestione libera, circostanza oggettivamente impossibile posto che delle circa 10.000 agenzie operanti attualmente nel territorio nazionale tramite propria organizzazione di dipendenti circa 2.600 risultano iscritti ad Anapa, che opera nell'ambito di Confcommercio con una corposa ed articolata struttura organizzativa su tutto il territorio nazionale ed aderisce al BIPAR, European federation of insurance intermediaries, con sede a Bruxelles; peraltro tali 2.600 iscritti danno lavoro a circa 10.000 dipendenti, oltre un terzo dell'intera forza lavoro del settore);

dalle indagini svolte dall'Ispettorato del lavoro risulta che i sindacati Fesica e Fials non hanno associati tra i dipendenti delle agenzie di assicurazione in libera gestione e che essi stessi siano sindacati assai "evanescenti" (dalla menzionata sentenza risultano le seguenti testimonianze rese dagli ispettori: "nel corso dell'accertamento non abbiamo trovato traccia dei due sindacati FESICA CONFSAL e CONFSAL FISALS; abbiamo reperito un indirizzo dove ci sarebbe dovuto essere un rappresentante e invece abbiamo trovato un Club del Genova, che ci è stato detto era sempre stato lì. Online erano reperibili gli statuti di questi due sindacati: uno limitava l'iscrivibilità ai soli extracomunitari (nelle agenzie visitate non abbiamo trovato alcun dipendente extra comunitario) e l'altro si limitava a indicare le fattispecie di cui si occupava tra le quali non erano previsti il settore del credito e quello assicurativo");

l'Ispettorato nazionale del lavoro già con circolare n. 3/2018 si è espresso nella valorizzazione dei contratti leader di settore onde evitare una proliferazione al ribasso dei contratti collettivi con effetti di dumping sociale, rilevando che la maggiore rappresentatività comparativa deve sussistere sia sul versante datoriale sia su quello sindacale per conferire al contratto collettivo la patente legale di contratto di riferimento categoriale;

anche il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con nota del 24 marzo 2015, si è analogamente espresso, rilevando che il minimale di retribuzione imponibile a fini contributivi deve ricercarsi nei minimali previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento, quello cioè siglato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative (Anapa e Cgil, Cisl e Uil);

ciononostante, l'interrogante evidenzia altresì come vi siano prassi interpretative difformi presso le diverse sedi degli Ispettorati territoriali del lavoro, che alimentano incertezze applicative nella gestione del personale degli agenti di assicurazione in gestione libera,

si chiede di sapere:

quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto;

se non ritenga opportuno intraprendere adeguate iniziative, anche attraverso l'emanazione di una circolare o una specifica nota interpretativa, al fine di orientare in maniera omogenea le prassi applicative dell'Ispettorato nazionale del lavoro, anche in sede decentrata.

(4-01461)

MORRA, LOMUTI, CORRADO, GRANATO - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della salute. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

con provvedimento n. 71 del 1° dicembre 2016 il CIPE deliberava, su proposta del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, il finanziamento per 9,7 milioni di euro del progetto, presentato dal Consiglio nazionale delle ricerche, denominato "Infrastruttura integrata di editoria televisiva specialista a supporto della Ricerca Scientifica", finalizzato alla realizzazione di una televisione scientifica denominata "HIGH Science TV.eu". Il Cnr rimodulava l'originario progetto, ottenendo definitiva approvazione dallo stesso Ministero con nota n. 9180 del 28 maggio 2018;

in data 7 giugno 2018, il presidente del Cnr, professor Massimo Inguscio, firmava una convenzione con la società consortile a responsabilità limitata denominata "Collezione nazionale di composti chimici e centro screening" (CNCCS), con sede a Pomezia (Roma), di durata biennale e per un importo di 9,7 milioni di euro (pari allo stanziamento disposto dal CIPE) per affidare, in assenza di procedura ad evidenza pubblica, la realizzazione del progetto;

la CNCCS, avente per oggetto principale "lo sviluppo e la gestione di una banca dati di molecole di origine sintetica e naturale e di sistemi cellulari per l'identificazione di nuovi lead compounds per applicazioni in diagnostica e farmaceutica", è una società consortile a prevalente capitale privato le cui quote sociali sono possedute per il 70 per cento dalla IRBM Science Park Spa (presieduta da Pietro Di Lorenzo, con sede coincidente nel domicilio della CNCCS), per il 20 per cento dal Cnr e per il 10 per cento dall'Istituto superiore di sanità. Il presidente della CNCCS è il professor Enrico Garaci, l'amministratore delegato è Pietro Di Lorenzo. Nel periodo 18 aprile-17 agosto 2016, il professor Inguscio ha ricoperto le cariche di consigliere e vice presidente;

il presidente del Cnr Inguscio, nel corso della riunione dell'11 settembre 2018, sottoponeva alla ratifica del consiglio di amministrazione del Cnr la suddetta convenzione, alla quale venivano mosse numerose censure, sia dal collegio dei revisori dei conti che dal consigliere di amministrazione Vito Mocella;

il collegio dei revisori eccepiva, tra l'altro, che "per quel che concerne l'individuazione del soggetto esecutore (...) suggerisce di chiedere un parere all'Autorità Nazionale anti Corruzione (ANAC) in ordine alla possibilità di affidare la realizzazione del progetto medesimo al di fuori delle procedure dell'evidenza pubblica contemplate dal D. lvo 50/2016 e ss.ii. ad un Consorzio di natura privatistica, ancorché partecipato nella misura del 20% dal CNR, e che, peraltro, non contempla espressamente il proprio oggetto sociale la gestione di attività audiovisive e di tele radiodiffusione". Il consigliere Mocella, invece, evidenziava numerose criticità legate a tale convenzione sostenendo che "se il Cnr è destinatario di una tale ingente somma, deve essere l'Ente stesso a gestire in prima persona gran parte del progetto, contrariamente a quanto avverrebbe nel caso in cui la convenzione proposta diventasse operativa, affidando alla società consortile la gran parte del progetto";

a seguito delle contestazioni mosse dai revisori dei conti e da Mocella, il consiglio di amministrazione del Cnr rinviava e dava mandato al direttore generale del Cnr, Gianbattista Brignone, di sottoporre la questione all'esame dell'Anac. Il 30 gennaio 2019, con delibera n. 58, l'Anac evidenziava che l'oggetto sociale della CNCCS non sarebbe coerente con le attività previste dalla convenzione e che il Cnr e lo stesso CNCCS "possano eseguire le attività inerenti il progetto de quo nei limiti delle capacità derivanti dall'oggetto sociale delle parti, con conseguente necessità per entrambe di acquisire da terzi beni e servizi strumentali all'attuazione dell'iniziativa nel rispetto del d. lgs. 50/2016". L'Anac evidenziava anche che "le modalità di costituzione della società consortile CNCCS non appaiono coerenti con le previsioni del combinato disposto dell'art. 5, comma 9, del d.lgs. 50/2016 con l'art. 7, comma 5, del d.lgs. 175/2016 e già dell'art. 1, comma 2, del d.lgs. 163/2006, nonché con l'avviso espresso dall'Autorità in materia";

nonostante l'Anac avesse sollevato dubbi in merito alla legittimità delle modalità di scelta del socio privato della CNCCS, risulta che lo scorso 12 marzo 2019 il consiglio di amministrazione del Cnr ha approvato la convenzione già stipulata con la CNCCS il 7 giugno 2018;

inoltre, risulta che alla stessa CNCCS, il Ministero dell'istruzione avrebbe assegnato dal 2011 al 2018 finanziamenti pari a 57,3 milioni di euro, con appositi decreti a valere sul fondo ordinario enti di ricerca (FOE), nell'ambito della sezione progetti di rilevanza internazionale. Mentre, risulterebbe anche dal bilancio di esercizio del 2017 che la CNCCS (che al 1° marzo 2018 aveva solo 6 unità di personale) avrebbe sostenuto costi per servizi pari a 9,2 milioni di euro, di cui 8,8 milioni per servizi forniti da terzi,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo ritengano opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento al fine di accertare ogni eventuale violazione di norme vigenti sia per il tentativo di affidamento diretto del progetto di 9,7 milioni di euro alla CNCCS, sia per la costituzione della stessa società il cui socio privato non sia stato individuato con procedura di evidenza pubblica, come previsto dalla legge, sia per accertare se il ricorso alle forniture di servizi, per diverse decine di milioni di euro di risorse pubbliche, commissionate dalla medesima CNCCS a terzi, sia avvenuto nel rispetto del ricorso alla gara pubblica;

se siano al corrente che la CNCCS (senza finalità di lucro), in data 4 maggio 2017, abbia costituito la società a responsabilità limitata (con finalità di lucro) "HIGH Science TV" (denominazione identica a quella del progetto finanziato dal CIPE), avente come oggetto sociale "lo svolgimento di tutto quanto inerente la gestione di canali televisivi satellitari e digitali" (medesime attività previste nel progetto finanziato dal CIPE);

se la costituzione di tale società di capitali, fino ad oggi rimasta inattiva, sia avvenuta per far sì che alla stessa fosse affidata dalla CNCCS, senza alcuna procedura di evidenza pubblica, la realizzazione della televisione scientifica denominata "HIGH Science TV.eu";

se risulti, infine, che il professor Inguscio in data 30 giugno 2016, come si evince dal sito web della CNCCS, nella duplice veste di presidente del Cnr e di vice presidente del CNCCS abbia firmato, in violazione delle norme sulle incompatibilità di cui all'art. 15 dello statuto del Cnr, il protocollo del progetto Pronat (finanziato dal CIPE con 6 milioni di euro) tra Cnr, CNCCS e università degli studi della Tuscia.

(4-01462)

MORRA, L'ABBATE, CASTELLONE - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute. - Premesso che:

l'accesso all'acqua potabile è indispensabile per la salute individuale e collettiva. Pertanto, è da annoverare fra i diritti umani come anche riconosciuto dall'ONU, dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dall'Unione europea;

con l'espressione acque destinate al consumo umano si intendono le acque trattate o non trattate, di uso potabile, per la preparazione di cibi e bevande o per altri usi domestici, a prescindere dalla loro origine, fornite tramite una rete di distribuzione oppure mediante cisterne, in bottiglie o in contenitori. Il principale riferimento normativo è il decreto legislativo n. 31 del 2001, e successive modifiche e integrazioni, che dà attuazione alla direttiva 98/83/CE, con la finalità di proteggere la salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque, garantendone la salubrità;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

l'Azienda sanitaria provinciale (ASP) Cosenza e l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Calabria, nell'esercizio delle proprie prerogative, hanno effettuato le attività di controllo sulle acque destinate al consumo umano presso il comune di Cosenza. Nel corso di questa attività, nell'anno 2018 sono state riscontrati diversi superamenti dei parametri normativamente stabiliti nell'allegato I al decreto legislativo n. 31 del 2001. In particolare, detti superamenti hanno riguardato l'escherichia coli e i coliformi. Conseguentemente, l'ASP inoltrava al Comune di Cosenza, mediante più comunicazioni, gli esiti delle analisi compiute, invitando il sindaco a disporre, nelle more dell'attivazione delle procedure di sanificazione, l'utilizzo, per soli scopi igienici, delle acque corrispondenti alle parti di rete. Dalla consultazione dell'albo pretorio, sul sito istituzionale del Comune, non risulta alcun provvedimento e o comunicazione in merito;

a riguardo, l'art. 10 del decreto legislativo n. 31 del 2001 sancisce: "nel caso in cui le acque destinate al consumo umano non corrispondono ai valori di parametro fissati a norma dell'allegato I, l'azienda unità sanitaria locale interessata, comunica al gestore l'avvenuto superamento e, effettuate le valutazioni del caso, propone al sindaco l'adozione degli eventuali provvedimenti cautelativi a tutela della salute pubblica, tenuto conto dell'entità del superamento del valore di parametro pertinente e dei potenziali rischi per la salute umana nonché dei rischi che potrebbero derivare da un'interruzione dell'approvvigionamento o da una limitazione di uso delle acque erogate. Il gestore, sentite l'azienda unità sanitaria locale e l'Autorità d'ambito, individuate tempestivamente le cause della non conformità, attua i correttivi gestionali di competenza necessari all'immediato ripristino della qualità delle acque erogate. La procedura di cui al comma precedente deve essere posta in atto anche in presenza di sostanze o agenti biologici in quantità tali che possono determinare un rischio per la salute umana. Il sindaco, l'azienda unità sanitaria locale, l'Autorità d'ambito ed il gestore informano i consumatori in ordine ai provvedimenti adottati, ciascuno per quanto di propria competenza",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e quali azioni di competenza intendano assumere al fine di tutelare la salute dei cittadini;

se non intendano inviare degli ispettori al fine di verificare l'operato delle autorità competenti relativamente gli obblighi previsti dalla normativa vigente, anche alla luce dei comportamenti omissivi descritti;

se non ritengano opportuno che gli ispettori conducano controlli sulla salubrità dell'acqua al fine di garantire gli standard qualitativi previsti per l'acqua potabile.

(4-01463)

MORRA, LOMUTI, GRASSI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

l'11 marzo 2019, in via Nazionale a Paola (Cosenza), ignoti davano alle fiamme l'automobile in uso al giornalista Guido Scarpino. L'auto, cosparsa di liquido infiammabile, come accertato da Vigili del fuoco e dalla Polizia, è andata distrutta;

precedentemente, ai danni dello stesso, nella notte a cavallo tra il 17 e il 18 giugno 2014, sempre nel comune di Paola, in corso Cristoforo Colombo, ignoti davano alle fiamme l'auto di proprietà del giornalista, in quel tempo dipendente del giornale nazionale "Il Garantista". Vicino all'auto veniva trovata una bottiglia sporca di liquido infiammabile. L'auto veniva completamente distrutta. Il giorno seguente i fatti venivano denunciati in Procura dal sostituto procuratore Sonia Nuzzo la quale, informata dai Carabinieri, convocava il giornalista per raccogliere la querela;

Guido Scarpino è un giornalista professionista che scrive di 'ndrangheta e cronaca nera. Gli eventi delittuosi succintamente esposti si sono verificati in concomitanza con la pubblicazione degli articoli relativi agli affari della cosca "Serpa" di Paola;

in particolare, per quanto riguarda l'episodio dell'11 marzo 2019, si evidenzia che: il 10 marzo sulla pagina 16 del "Quotidiano del Sud" veniva pubblicato in esclusiva un articolo a firma di Guido Scarpino dal titolo: "Tela del Ragno - Clan, Nella Serpa accusa il pentito" - Il presunto "reggente" contro il cugino Giuliano: ha ucciso mio fratello - Chiede di rilasciare spontanee dichiarazioni prima di incassare l'ergastolo". Il giorno precedente, a pagina 20 dello stesso giornale, veniva pubblicato un articolo a firma di Guido Scarpino dal titolo: "Tela del Ragno - Clan, confermati nove ergastoli";

per quanto attiene, invece, alle intimidazioni del 2014, tre giorni prima dell'incendio, Scarpino pubblicava sul periodico "Calabria Inchieste", di cui è direttore responsabile, un articolo contenente le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Giuliano e Ulisse Serpa, sull'omicidio del boss di San Lucido Marcello Calvano e sulle informazioni fornite da un "colletto bianco" di Paola ai Carabinieri;

Guido Scarpino è coniugato con la dottoressa Catia Gravina, cancelliere presso la Procura della Repubblica di Paola e vittima della criminalità organizzata. Suo padre, Luigi Gravina, commerciante e padre di cinque figli, è stato assassinato nel 1982 dalla cosca Serpa per essersi rifiutato di pagare la tangente, come dimostrato in tutti i gradi di giudizio. Dopo aver subito numerose intimidazioni, Luigi Gravina è caduto vittima di un agguato mafioso ed è morto sotto i colpi dei killer;

quanto sopra rappresenta solo una minima parte delle offese rivolte alle persone citate, comunque sintomatiche di un contesto generale ove compiere il proprio dovere è foriero di altissimi rischi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se intenda prendere gli opportuni provvedimenti;

se non ritenga grave la condizione in cui versano i cronisti calabresi in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata;

quali siano le determinazioni e le iniziative che intenda assumere in relazione a quanto descritto.

(4-01464)

DE PETRIS - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

da molti anni nell'ex caserma austriaca adiacente alla chiesa di San Tomaso Cantauriense a Verona si svolgono, a singhiozzo, lavori per adibirla a Museo archeologico nazionale;

il complesso è composto di tre corpi di fabbrica e consta di tre piani e di un sottotetto per un totale di 3.500 metri quadrati di superficie;

da molto tempo, come compare sull'apposito sito web, il Museo archeologico nazionale di Verona "ospita le ricchissime testimonianze provenienti dalle ricerche archeologiche effettuate nella città e nel territorio veronese". "Il percorso espositivo si articola in una serie di sottosezioni dedicate alle principali epoche della Preistoria e della Protostoria del territorio veronese, dal Paleolitico, passando attraverso il Neolitico e l'età di Roma fino all'età del Bronzo, con esposizione del materiale dei siti palafitticoli UNESCO del veronese a l'età del Ferro";

in sintesi, il percorso espositivo, "anche grazie a ricostruzioni fisiche e virtuali, video e altri mezzi di comunicazione multimediale, narra le principali componenti storiche del veronese";

sempre nel sito web è indicato che la direzione e lo staff sono composti esclusivamente da Federica Gonzato (funzionario del Polo museale Veneto a Venezia, direttrice del Museo di Este e per un paio di giorni la settimana direttrice di quello di Verona);

il Museo, pur già quasi del tutto allestito, non viene ancora inaugurato e resta ad oggi chiuso, in quanto occorre intervenire ancora sui dispositivi di sicurezza, sui bagni per persone con handicap, su altri dettagli importanti, nonché per totale mancanza di personale, non essendo ancora dotato di linea telefonica ed in attesa di ulteriori strumenti di comunicazione multimediale;

l'apertura del Museo offrirebbe un indubbio beneficio al quartiere di Veronetta, nel quale è situato, che da anni necessita di una riqualificazione complessiva,

si chiede di sapere quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo al fine di consentire un adeguato stanziamento finanziario per ultimare i lavori del Museo archeologico nazionale di Verona in breve tempo, dotandolo del necessario personale, al fine di una rapida apertura al pubblico, accrescendo così il patrimonio culturale e scientifico della città e la sua offerta turistica.

(4-01465)

MIRABELLI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

in data 3 aprile 2008 è stato indetto dall'amministrazione penitenziaria un concorso interno per 643 vice ispettori, che è giunto al termine solo nel marzo 2019, ovvero 11 anni dopo la sua pubblicazione;

il predetto concorso ha seguito, come di tutta evidenza, un iter a parere dell'interrogante irragionevolmente prolungato. Infatti, alla prima prova tenutasi nel marzo del 2010, la seconda è seguita solo nell'aprile del 2016; successivamente, con provvedimento del 16 gennaio 2017, è stato disposto l'innalzamento a 1.232 dei posti a disposizione, infine, le prove orali si sono svolte dal maggio 2017 al novembre 2017 e il corso di formazione iniziato a settembre 2018 si è concluso nel mese di marzo 2019;

con una nota dell'ufficio stampa del Ministero della giustizia del 12 marzo 2019 è stata dichiarata "chiusa la partita" e, secondo quanto risulta all'interrogante, non sono pervenute ulteriori comunicazioni interne da parte del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, né dal Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità;

il citato bando di concorso, all'articolo 14, disponeva i criteri di assegnazione dei vincitori di concorso a seguito del superamento dell'esame di fine corso, in particolare il comma 6 prevedeva che: "La nomina alla qualifica di vice ispettore è conferita secondo l'ordine di graduatoria risultante dagli esami di fine corso. A parità di punteggio ha la precedenza il concorrente con la qualifica più elevata ed a parità di qualifica il più anziano in ruolo." E al successivo comma 7 aggiungeva che: "il personale nominato vice ispettore del ruolo maschile e femminile del Corpo di polizia penitenziaria sarà confermato nella sede di appartenenza compatibilmente con la dotazione organica";

in realtà, i predetti criteri non sono stati rispettati, infatti, per la graduatoria di fine corso è stato utilizzato anche il voto preso al concorso e non solo quello finale del corso di formazione e per il personale, sia del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, secondo quanto risulta all'interrogante, sarebbe stato disposto il rientro nelle sedi di appartenenza senza tener conto delle piante organiche, in particolare diversamente dagli ispettori del DAP, assegnati anche qualora in sovrannumero alle sedi di appartenenza, gli ispettori del D.G.M.C. sono stati assegnati prevalentemente alle sedi vacanti, con evidente nocumento per quest'ultimi;

considerato che:

dei vincitori di concorso della giustizia minorile inizialmente 55, partecipanti al corso di formazione in 54, solo 7 vedranno riconfermata la propria sede, a causa delle carenze di organico nel ruolo di agenti assistenti della giustizia minorile. Conseguentemente, gli ispettori della giustizia minorile provengono per lo più dagli interpelli nazionali degli adulti e, pertanto, dopo aver lavorato vari anni agli adulti, devono essere nuovamente formati per lavorare ai minori; viceversa coloro scelti tramite un colloquio di idoneità e che hanno lavorato per più di 20 anni presso la giustizia minorile verranno mandati agli adulti, a fronte dell'arrivo di 24 neo agenti e 24 agenti/assistenti dalla graduatoria nazionale, finendo così con il dover nuovamente esser formati;

a quanto detto si aggiunga che, secondo quanto risulta all'interrogante, i neo-agenti sarebbero destinanti alle sedi del nord, dove a fronte della carenza di sovrintendenti o agenti anziani si troveranno a lavorare in situazione di difficoltà, mentre i 24 agenti provenienti dalla graduatoria dovrebbero andare, invece, al sud dove, verosimilmente, sceglieranno la sede non già in base alla peculiarità della stessa, ma in base al criterio della vicinanza con la città d'origine o di residenza,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali siano le sue valutazioni in merito;

se non ritenga opportuno adoperarsi al fine di garantire un aumento della pianta organica del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, nonché una rimodulazione della stessa in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale.

(4-01466)

DE POLI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

l'adunanza plenaria del Consiglio di Stato con sentenza n. 5/2019, a firma dello stesso estensore della precedente sentenza n. 11/2017, ha stabilito che il possesso del solo diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 non costituisce titolo sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo istituite dall'articolo 1, comma 605, lett. c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296;

a quanto risulta all'interrogante, sarebbero circa 50.000 i docenti con diploma magistrale cui è impedito l'accesso alle graduatorie;

a seguito di tali sentenze la loro immissione in ruolo potrà avvenire soltanto superando un concorso introdotto dal decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87 (cosiddetto decreto dignità), convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 96, e al quale si potrà accedere con "l'obbligo di avere svolto nel corso degli ultimi otto anni scolastici almeno due annualità di servizio specifico presso le istituzioni scolastiche statali valutabili come tali ai sensi dell'articolo 11, comma 14, della legge 3 maggio 1999, n. 124 e successive modificazioni";

i 24 mesi di servizio presso istituzioni scolastiche statali inseriti tra requisiti di accesso al concorso potrebbero portare all'esclusione i docenti abilitati inseriti con riserva nelle graduatorie ad esaurimento in seguito ai ricorsi e i docenti inseriti nella terza fascia delle graduatorie ed in possesso di diploma magistrale, mentre per i docenti che hanno svolto il servizio nelle scuole paritarie l'esclusione è certa;

considerato che l'art. 1, comma 1, della legge 10 marzo 2000, n. 62, stabilisce che sono istituzioni scolastiche tutte quelle che costituiscono il sistema nazionale di istruzione, ivi comprese le scuole paritarie che, pur rientrando nel comparto delle scuole non statali, assolvono un servizio di istruzione pubblica,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga assolutamente indispensabile intervenire nel più breve tempo al fine evitare che le sentenze del Consiglio di Stato abbiano una ricaduta occupazionale drammatica per migliaia di famiglie e se non intenda adoperarsi per consentire anche ai docenti delle scuole paritarie, considerate a pieno titolo parte dell'intero sistema scolastico nazionale, l'accesso al concorso indetto dal Ministero, al fine di non incorrere in comportamenti discriminatori nei confronti del comparto delle scuole paritarie.

(4-01467)

Interrogazioni, già assegnate a Commissioni permanenti, da svolgere in Assemblea

L'interrogazione 3-00635, della senatrice Granato ed altri, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione):

3-00730 della senatrice Garavini ed altri, sull'apertura di un terzo ufficio consolare in Spagna, in particolare nelle isole Canarie;

10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo):

3-00732 della senatrice Mantovani ed altri, su un temporaneo oscuramento dei dati sul sito web del Ministero;

13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):

3-00731 del senatore Corbetta, sulla gestione del consorzio dell'Adda.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 99a seduta pubblica del 19 marzo 2019, a pagina 217, tra la prima e la seconda riga del terzo e del quarto paragrafo, aggiungere le seguenti parole: "Ministro per gli affari europei".