Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 100 del 20/03/2019

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

100a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MERCOLEDÌ 20 MARZO 2019

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Presidenza del vice presidente CALDEROLI,

indi del presidente ALBERTI CASELLATI

e del vice presidente ROSSOMANDO

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 109 del 17 aprile 2019
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,02).

Si dia lettura del processo verbale.

TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 9,04)

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Seguito della discussione del documento:

(Doc. IV-bis, n. 1) Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di ministro dell'interno pro tempore (ore 9,06)

Approvazione delle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del documento IV-bis, n. 1, recante: «Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di ministro dell'interno pro tempore, per il reato di cui all'articolo 605, commi primo, secondo, numero 2, e terzo, del codice penale (sequestro di persona aggravato), trasmessa dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania il 23 gennaio 2019».

Ricordo che nella seduta di ieri i relatori hanno integrato la relazione scritta e ha avuto inizio la discussione.

È iscritta a parlare la senatrice Pinotti. Ne ha facoltà.

PINOTTI (PD). Signor Presidente, la questione che stiamo discutendo oggi è un precedente inquietante. Per la prima volta un tribunale dei Ministri chiede al Parlamento l'autorizzazione a processare un Ministro dell'interno che, abusando dei suoi poteri e con l'aggravante di essere un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni, ha privato della libertà 177 persone, alcune delle quali di minore età, e violato deliberatamente norme nazionali e convenzioni internazionali. Non era mai accaduto.

Un Ministro esercita le sue funzioni giurando sulla Costituzione, giurando di essere fedele alla Costituzione e alle sue leggi, non su un contratto di Governo e, nell'esercizio delle sue funzioni, non può fare quello che vuole. Non c'è licenza di andare oltre la legge.

Ritorniamo al caso Diciotti e a cosa è successo in quei giorni. C'è un salvataggio da parte della Guardia costiera. La nave Diciotti è una nave della Guardia costiera a tutti gli effetti, quindi una nave militare, che fa parte della Marina militare italiana attraverso il suo corpo specifico della Guardia costiera. È a tutti gli effetti su suolo italiano ed è una nave militare italiana. Ricordo che le navi della Guardia costiera, per quanto tecnologiche, non sono grandissime, quindi 177 persone sono un carico notevole. Dopo il salvataggio di queste persone, la nave è costretta per giorni e giorni a rimanere al largo, non potendo attraccare in porto.

Una nave della Guardia costiera capitanata da ufficiali della Marina militare della Guardia costiera in situazione di difficoltà, perché sono persone provate, che hanno paura perché comunque può essere difficile mantenere l'ordine pubblico, perché c'è una situazione anche sanitaria che può essere complicata. Tutto questo per giorni e giorni: dirette TV, grande copertura mediatica. Comincia un'umiliante ricerca tra i vari Paesi europei invitandoli a prendersi qualche decina di migranti. Finalmente la nave può rientrare in porto. Ma perché? Perché su questo caso, sul caso di ieri - che poi si è concluso - della nave Mare Jonio, sulla questione della Sea Watch c'è questo bisogno di tenere fuori dai porti decine di persone disperate? Questa copertura mediatica serve a far vedere che siamo robusti, che abbiamo i muscoli tesi e mostriamo la faccia cattiva rispetto a persone che in quel momento sono disperate. Stiamo parlando di alcune decine di persone, e questo serve perché si vuole dare la dimostrazione di avere risolto i problemi quando in realtà i problemi della gestione dell'immigrazione sono ancora tutti sul piatto. Ma andiamo avanti.

Dopo questa copertura mediatica, arriva l'avviso di garanzia al ministro Salvini; se non ricordo male, in una diretta Facebook il Ministro lo espone e dice di essere orgoglioso di quello che ha fatto e che quindi certamente non si sottrarrà perché il suo comportamento è motivo della sua azione e dell'amore verso l'Italia, dell'amore per il popolo italiano; è una risposta a tutti quelli che lo hanno votato. Cita la sicurezza nazionale.

Vedete, colleghi, la sicurezza nazionale è un tema importante. Quando si parla di sicurezza nazionale si tratta una questione di estrema importanza che riguarda certamente anche i compiti del Ministro dell'interno e riguarda molto le funzioni del Ministro della difesa. Ebbene, visto che ho ricoperto pro tempore l'incarico di Ministro della difesa, mi chiedo quale sicurezza nazionale fosse in gioco di fronte a 177 migranti salvati dalla Guardia costiera italiana.

Dopo la diretta Facebook, però, un'importante ministro di questo Governo, nonché eminente avvocato, l'avvocato Bongiorno, spiega al ministro Salvini che in realtà i capi di imputazione non sono così leggeri: si parla di sequestro di persona e quindi il processo può essere complicato. Ecco che allora, immediatamente, non ci sono più dirette Facebook; non si sventolano più gli avvisi di garanzia e c'è una chiamata a corresponsabilità degli altri esponenti di Governo: "Non sono solo io, ci sono il ministro Toninelli, il presidente Conte, il vicepremier Di Maio". Infatti, alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, alla quale è richiesta l'autorizzazione a procedere, arrivano non soltanto la memoria di Salvini ma anche le dichiarazioni del presidente Conte e del ministro Toninelli: non è un "arrestateci tutti" ma un "salvateci tutti". In nome di che cosa? Del diritto? Delle leggi? Della giurisprudenza? Di che cosa? No. Semplicemente del fatto che loro - dicono - agiscono nel nome di 60 milioni di italiani; questo viene ripetuto come un mantra (non si capisce bene perché tutti gli italiani debbano riconoscersi in questo Governo): l'agire in nome del popolo italiano. Ecco che assistiamo a una di quelle giravolte su questi temi che recentemente si stanno susseguendo da parte del MoVimento 5 Stelle.

Ricordiamo che il Movimento 5 Stelle nella scorsa legislatura, anche se arrivava un avviso di garanzia a chiunque avesse responsabilità politica - degli altri partiti - invocava immediatamente le dimissioni. Bastava l'avviso di garanzia. In questo caso, invece, che cosa si chiede? Inizialmente il MoVimento 5 Stelle, con Di Battista, con Di Maio, dice che sarebbe bene farsi processare: loro si farebbero processare. Poi cambia e, con non molta trasparenza, si fa la domanda sulla piattaforma Rousseau il cui esito è che si deve rispondere no, e a quel punto tutto il MoVimento 5 Stelle si schiera - pur con alcune persone che hanno qualche difficoltà a trovarsi in quella posizione - per votare no all'autorizzazione a procedere, dimostrando che il collante del Governo, o meglio della poltrona su cui si sta seduti quando si sta al Governo, diventa più forte di quella che era una bandiera quasi identitaria, giustizialista, che io non condivido ma che in precedenza era sempre stata agitata.

Ministro Salvini, lei ha citato anche l'articolo 52 della Costituzione: la difesa della Patria come sacro dovere del cittadino. Lei ha citato questo articolo così importante, che sta nel cuore non solo dei cittadini, ma di tutti i corpi dello Stato che devono difendere la Patria, per crearsi un salvacondotto rispetto al fatto che veniva richiesto di poter procedere nei suoi confronti per verificare la sua azione. E lo ha citato - ripeto - di fronte a 177 persone stremate che sarebbero state un pericolo per il nostro Paese.

Capisco, il suo messaggio voleva essere: dobbiamo sigillare le acque dell'Italia a chi arriva senza essere invitato, a chi arriva fuori dalle regole. Però, il fenomeno è talmente epocale e talmente complicato che una sceneggiata mediatica come quella che abbiamo visto con la Diciotti, ma anche con la Sea Watch e poi più recentemente, non serve a risolvere il problema, perché dall'altro lato ci sono dei fallimenti; ci sono migliaia di sbarchi fantasma, di cui lei non parla; ci sono i rimpatri che vanno con il contagocce; ci sono gli accordi con gli altri Paesi africani che non sono stati fatti.

PRESIDENTE.Senatrice Pinotti, concluda il suo intervento.

PINOTTI (PD). Ci sono, ad esempio, le riunioni a Bruxelles, dove si va a discutere del Trattato di Dublino, del controllo dei confini, del funzionamento della Guardia costiera. Riunioni a cui lei non va.

Concludo, come mi ha invitato a fare il Presidente. Questo precedente in realtà è un grave vulnus per la nostra democrazia. Io dico a tutti coloro che sono in quest'Aula, di qualsiasi parte politica siano, che qui non si tratta di condannare, perché non è nostro compito; si tratta di mettere i Ministri nelle condizioni di essere, come tutti, uguali davanti alla legge. Esistono norme, c'è un tribunale dei Ministri. Questa autorizzazione a procedere deve essere data. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP-PATT, UV)).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà.

ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, userò meno minuti dei dieci che mi sono concessi, perché a me sembra che la questione sia abbastanza semplice. Anche se in questa discussione forse non è ancora chiaro che oggi noi non discutiamo della politica sull'immigrazione del Governo: politica che io non condivido, ma che è pienamente legittima. Oggi non discutiamo della responsabilità collegiale del Governo, elemento che non ha alcun riferimento con la decisione che dobbiamo assumere. Nemmeno discutiamo del garantismo, elemento importante e fondamentale; ma non c'entra niente il garantismo. Noi dobbiamo rispondere a due quesiti sostanziali: l'interesse dello Stato costituzionalmente rilevante e l'interesse pubblico preminente.

Ieri, il senatore Pillon ha detto che l'interesse pubblico preminente era ed è rintracciabile in relazione alla legge sull'immigrazione, perché non tutti possono entrare indiscriminatamente nel nostro Paese. È un'argomentazione che non regge, perché tutti sanno che, nel momento in cui quelle 177 persone sono sulla nave Diciotti (nave militare dello Stato italiano), sono sul suolo italiano. Quindi quell'argomento non c'è.

Il tema è questo: noi dobbiamo rispondere se ci sono l'interesse dello Stato costituzionalmente rilevante e l'interesse pubblico preminente. La risposta è che non c'è. Vorrei evidenziare, rispetto alla relazione di maggioranza, un punto: ho trovato singolare il fatto che l'amministrazione non funzioni più per atti, ma che la si può far funzionare attraverso una telefonata o un'indicazione. Guardate che questo è un tema molto rilevante. Non ho trovato risposte sul perché il POS sia arrivato così in ritardo, eppure era una decisione che era stata assunta. Non si riesce a comprendere, in sostanza, quali sono le argomentazioni. C'era un problema per la sicurezza del nostro Paese? Credo che nessuno possa affermare questo. Si può affermare che politicamente si riteneva e si ritiene che gli sbarchi debbano essere fermati, ma questa è un'altra questione. Io vorrei che si ragionasse su un punto. Tralascio il fatto che il vice Presidente avesse dichiarato con molta forza - come dice sempre il vice Presidente, bisogna credere alle sue parole - che sarebbe stato contentissimo di sottoporsi al processo, ma lasciamo perdere. Il problema che a me interessa è sostanzialmente quello che in modo molto puntuale il senatore Grasso, nella relazione di minoranza, ha individuato: è il precedente che noi qui rischiamo di aprire. Vorrei che su questo si ragionasse. Io so bene qual è la ragione politica per la quale tutta la maggioranza, compreso il MoVimento 5 Stelle, al di là della questione della piattaforma, ha deciso come ha deciso. Vorrei però rivolgere un appello a tutti i colleghi, per ragionare ancora una volta su un punto. Questo voto apre un precedente sul quale vi invito a riflettere. Ho sentito parlare di primato della politica, del fatto che, in relazione a un programma elettorale, nel quale c'era scritto di bloccare i porti e di bloccare gli sbarchi, allora è giusto intervenire. No colleghi, attenzione, non è così, perché la democrazia è fatta di bilanciamenti: se si vogliono bloccare i porti e si decide di farlo, si viene nelle Aule, si cambiano le leggi e allora rispettando le leggi si sarà assunta la decisione che si riteneva opportuna, ma si cambia la legge. Noi stiamo dicendo sostanzialmente che una scelta politica prevale su diritti costituzionali fondamentali come la libertà delle persone. Stiamo facendo questo ragionamento. Attenzione, c'è oggi e c'è domani, io non vorrei che questo precedente aprisse una questione. Voglio essere molto chiaro su questo punto: per me - l'ho sempre pensato anche in altre occasioni e lo ribadisco oggi con forza - il confronto e lo scontro politico sono sempre legittimi.

Salvini è un dirigente politico, il Vice Presidente del Consiglio: per me va sconfitto politicamente e solo politicamente. Non ci può essere lo strumento della giustizia per una battaglia politica. Ma anche il contrario è valido: non ci può essere una ragione politica che prevale sulle leggi e sulla Costituzione. Questo è un problema molto serio, sul quale vi prego di riflettere.

Noi non stiamo giudicando se il vicepremier è colpevole o no. Spetta ai tribunali, spetta al giudice la risposta a questo, non a noi. Sarebbe tuttavia assolutamente utile, per evitare che si aprisse un precedente pericoloso, che, coerentemente con le cose dette, si arrivasse a questo processo.

Non voglio riprendere le affermazioni di principio fatte dai colleghi del MoVimento 5 Stelle nella loro storia di affermazione in questo Paese, ossia che tutti i cittadini sono uguali e hanno lo stesso diritto: non è questo quello che a me interessa in questo momento. Non vi pongo problemi di coerenza su ciò che è stato detto, su ciò che avete fatto, sui comportamenti che avete avuto rispetto ad altri che si sono trovati in vicende giudiziarie complesse. Io vi chiedo se ritenete davvero che, in nome di un'alleanza politica, si possa aprire quel precedente che riguarda tutti noi e che non riguarda voi.

Questa è la dimostrazione di una cosa che ho già avuto modo di sottolineare: «in nome del popolo» dice la Costituzione, ma il popolo attraverso le sue rappresentanze. Quando qualcuno parla in nome di tutto il popolo, di tutti i 60 milioni di italiani, per me, nell'esperienza della storia, è sempre un grandissimo problema, che attiene alla qualità della democrazia.

Infine, consentitemi un'ultima considerazione. Il senatore Pillon ha detto: noi contrastiamo i mercenari, i delinquenti che speculano sulla vita delle persone. Benissimo.

PRESIDENTE. Concluda, per cortesia.

ERRANI (Misto-LeU). Ho finito, signor Presidente. Ma la dignità di quelle persone e la loro qualità non sono certamente salvaguardate dalla vicenda drammatica che tutti gli osservatori del mondo ci mettono sotto gli occhi, che è la tragedia dei campi, pubblici e privati, in Libia: non le salvaguardiamo così. La dignità di quelle persone - almeno su questo saremo d'accordo - vale nei confronti dei trafficanti, così come nei confronti di quei campi in Libia. Teniamolo ben presente, perché la dignità delle persone non si scambia con nulla. (Applausi dai Gruppi Misto e PD).

PRESIDENTE. Non ho l'abitudine di spegnere il microfono, ma vi pregherei di attenervi ai tempi, perché alle ore 13 dobbiamo concludere e tutti stanno sforando.

È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà.

STEFANO (PD). Signor Presidente, non nascondo un certo imbarazzo nell'intervenire su una vicenda così delicata, dato anche il ruolo che ho avuto l'onore di rivestire nella scorsa legislatura, non solo da Presidente di Giunta, ma anche quale relatore. Abbiamo affrontato diversi rilevanti casi di richieste di autorizzazione a procedere per reati ministeriali; ricordo, in particolare, quelle del senatore Tremonti e del compianto senatore Matteoli. In ogni caso, proprio per questo per me è doveroso prendere la parola, anche se brevemente, lasciando ad altri del mio Gruppo, in particolare a quei membri di Giunta che hanno potuto consultare meglio gli atti trasmessi dalla magistratura, il compito di esporre con più diffuse argomentazioni.

Mi limiterò ad alcuni punti essenziali, pur sapendo bene che quello che dirò non cambierà la decisione della maggioranza, che ha il solo fine di mantenere in vita il Governo, e non aiuterà a far cambiare idea nemmeno a coloro che hanno propagandato a lungo il cambiamento e, con esso, l'idea suggestiva che non ci sarebbe più stata alcuna immunità, né più privilegi per alcuno, senatori e onorevoli compresi. In questo caso è infatti all'affermazione di un privilegio che si vuole approdare: un privilegio a cui, prima, il ministro Salvini ha dichiarato di volersi sottrarre, salvo poi ricredersi davanti alla necessità di conservare il potere, finendo così solo con il sottrarsi alla giustizia e al processo, attraverso il sostegno di un voto bugiardo della piattaforma Rousseau e, ancor peggio, dei più recenti richiami pubblici dei capi dei 5 Stelle - inaccettabili tanto nel tono quanto nel merito - con cui minaccia il deferimento ai probiviri per chi si azzarderà a votare contro l'oracolo o il responso della piattaforma della Casaleggio Associati.

Passo, come dicevo, ai punti essenziali: in primo luogo la legge costituzionale ha qualificato come «insindacabile» la valutazione della Camera competente circa la sussistenza di una delle due famose esimenti. Tuttavia, la stessa Corte costituzionale ha specificato che l'insindacabilità può sussistere solo se la decisione assunta sia «congruamente motivata». Certamente la relazione che il presidente Gasparri ha presentato a nome della maggioranza è ampia e abbondante, quanto alla lunghezza delle considerazioni, ma solo a quella. A mio avviso, infatti, si rinvengono delle contraddizioni e, appunto, delle incongruità, che ne inficiano la sostanza argomentativa. Non voglio fare il causidico, ma la Consulta non ha parlato di conclusioni «adeguatamente motivate e lunghe», ma «congruamente motivate» e quindi plausibili, coerenti logicamente, giuridicamente non abnormi. Gli aggettivi contano in questo caso - eccome! - e su questo potrebbe giocarsi, in futuro, anche la partita di un eventuale conflitto di attribuzione. Non si tratta di un'insindacabilità illimitata: lo ha già detto la Corte più volte.

In secondo luogo, nella relazione viene posta molta enfasi sulla tesi, forse un po' troppo creativa, circa il fatto che, in caso di irreversibili lesioni dei diritti fondamentali, nemmeno potrebbe essere ipotizzata la sussistenza di un reato ministeriale, potendosi trattare di un semplice reato ordinario. A dire il vero, tale principio non è mai stato affermato da nessuno in precedenza e non si può escludere, in linea generale ed astratta, che in particolari circostanze possa considerarsi ministeriale anche un reato che abbia prodotto tali conseguenze irreversibili. In ogni caso, condivisibile o no che sia questa tesi, però, allo stato, la Corte di cassazione ha più volte ribadito che gli elementi che caratterizzano la categoria dei reati ministeriali sono «la particolare qualificazione giuridica soggettiva dell'autore del reato nel momento in cui questo è commesso e il rapporto di connessione tra la condotta integratrice dell'illecito e le funzioni esercitate dal Ministro, che sussiste tutte le volte in cui l'atto o la condotta siano comunque riferibili alla competenza funzionale del soggetto» e non ha mai aggiunto altro. Lo ripeto: non lo ha mai fatto. Quindi, ravviso un primo sbandamento, che però rischia per la maggioranza stessa di essere un deragliamento vero e proprio. È evidente la strumentalità della tesi, che però va letta anche a contrario, nella sua terribile ammissione implicita. Intendo dire che nella relazione, in sostanza, si ammette che vi siano state lesioni di diritti fondamentali ancorché non irreversibili, altrimenti nemmeno si potrebbe ipotizzare il reato ministeriale. Ebbene, se la maggioranza ammette la lesione di diritti fondamentali, allora ne consegue - e non potrebbe essere diversamente - che il vaglio circa l'eventuale sussistenza di una delle due esimenti previste dalla legge deve essere particolarmente rigoroso, o, se si preferisce, che la preminenza dell'interesse pubblico perseguito deve essere particolarmente fondata e manifesta.

Questo però non è avvenuto. Nella relazione, infatti, si esclude la sussistenza di un interesse personale - come sarebbe nel caso della ricezione di denaro per un atto d'ufficio - ma anche di un interesse partitico, che, invece, rappresenta - non prendiamoci in giro - la vera finalità della condotta tenuta dal Ministro per essere al centro della scena politica e mediatica nella metà di agosto. La relazione è quasi apodittica e, comunque, carente nel motivare il preminente interesse pubblico perseguito.

Il contrasto all'immigrazione clandestina? Affrontiamo allora il tema, che è estremamente complesso e non può essere ridotto a slogan. In questo senso, potrei far presente che non tutto il Paese è convinto che questo sia un preminente interesse pubblico. Vi sono state manifestazioni popolari di segno contrario e opinioni, anche di economisti, circa l'apporto degli extracomunitari - non sarà un peccato se cito l'opinione del presidente dell'INPS Boeri sui contributi - per non voler citare i risultati non plebiscitari della piattaforma Rousseau e così via.

Ma voglio scendere su quel terreno. Quella condotta è stata funzionale a tutelare quel presunto preminente interesse pubblico? Sappiamo benissimo che, alla fine, soprattutto delle persone trasferite nel Lazio si sono perse le tracce. Pertanto, quella condotta iniziale non è stata nemmeno concretamente funzionale a perseguire quell'interesse.

Il cuore del problema è però forse un altro. La relazione ci gira intorno, ma tace su un punto decisivo. Non si dimostra, cioè, che «solo ed esclusivamente» con quella condotta - secondo la magistratura configura gli estremi del reato di sequestro di persona - fosse possibile tutelare quel preminente interesse pubblico, non potendosi adottare alcun altro comportamento non configurante una fattispecie di reato. «Solo» mantenendo centinaia di persone in condizioni disumane e imbarazzanti sulla nave Diciotti, non facendole scendere e non indicando l'hotspot si è potuto tutelare l'interesse pubblico?

E allora perché una condotta simile non era mai stata seguita dai precedenti Ministri? E allora perché l'uscente ministro Minniti, che pure ha conseguito indubbi risultati nel limitare l'arrivo di migranti nel nostro Paese, non ha avuto bisogno di ricorrere a questa modalità? Non si può arrivare all'assurda conclusione che solo con siffatte condotte possa esservi il contrasto all'immigrazione, con la conseguente conclusione che tutti i precedenti Governi, anche di centrodestra e pure con Ministri dell'interno della Lega, non avendole adottate, non hanno tutelato un preminente interesse pubblico.

Questi, evidentemente, sono dei paradossi, che vogliono però dimostrare come le conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari non siano «congruamente motivate», ma siano illogiche e anche carenti, nella parte in cui non viene dimostrata l'esclusività funzionale della condotta contestata ai fini del perseguimento di quel supposto preminente interesse pubblico, che, tra l'altro, dovrebbe essere manifesto ed evidente e non oggetto di forti contrasti presso l'opinione pubblica.

Ma, a ben guardare, nella relazione stessa si ha paura delle conclusioni affermate, laddove si specifica che non costituiranno un precedente vincolante, ma in futuro si dovrà sempre valutare caso per caso. E ci mancherebbe, dico io e direbbe anche monsieur de La Palice. Il problema sta nel metodo seguito, perché - questo sì - costituisce precedente, ovvero mascherare, a colpi di maggioranza, un interesse di partito - di maggioranza, appunto - alla cui preminente tutela era in realtà rivolta la condotta contestata al Ministro dell'interno.

Mi sia consentita un'ultima notazione, che forse fuoriesce dal thema decidendum. (Richiami del Presidente). Le chiedo un minuto, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ha meno tempo, per la verità.

STEFANO (PD). Nella richiesta della magistratura emergono testimonianze contraddittorie da parte dei dirigenti e, in particolare, del Ministero dell'interno. Sono state trasmesse lettere ex post del presidente Conte e dei ministri Di Maio e Toninelli, volte ad avallare la condivisione delle scelte operate dal ministro Salvini. Occorre però fare attenzione perché la ministerialità del reato non era in discussione. La condivisione non sta a indicare, di per sé, la sussistenza di un preminente interesse pubblico. In termini tecnici, si tratta semmai di confessioni di aver concorso nel reato.

Concludo davvero dicendo che questo non significa - intendo conservare il rispetto per la doverosa presunzione di non colpevolezza - che il ministro Salvini sia per me già responsabile del reato di sequestro di persona: non lo so e nessuno di noi al momento può saperlo e quindi affermarlo.

Restiamo garantisti, il che non significa però impunità, né sottrazione al processo. Intendo semplicemente ribadire che l'assenza di un'intuitiva evidenza nei termini indicati non può consentire l'attivazione di una guarentigia insopportabile, perché espressiva solo di una tutela politica dell'attuale assetto governativo. (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore, ma se lei ha a disposizione dieci minuti, sono dieci minuti e lei ha già parlato per dodici minuti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Ho pregato di terminare nei tempi stabiliti. Non ho mai tolto la parola, così come è stato sempre fatto, ma lei ha parlato per più di dodici minuti.

La prego di concludere.

STEFANO (PD). Voglio proprio guardarvi, colleghi, mentre lo fate. Voglio guardarvi tradire quel manifesto che, con presunzione, avete sempre affermato rendervi più onesti degli altri. Oggi dimostrate che quel manifesto era ed è bugiardo. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà.

Ricordo a tutti il rispetto dei tempi assegnati.

SACCONE (FI-BP). Signor Presidente, care colleghe e cari colleghi, oggi ci troviamo in un ruolo un po' atipico: dobbiamo essere giudici di noi stessi. E allora, per quanto ci riguarda, la nostra bussola è la relazione del presidente Gasparri, al quale va il nostro plauso, perché puntuale e precisa, soprattutto per quanto concerne un punto, quello relativo alla tutela di interesse pubblico di rilevanza costituzionale di un organo costituzionale dello Stato, ossia il Governo della Repubblica.

Vorrei partire dunque con delle domande retoriche, che magari possono poi essere utili per le conclusioni. Il Governo italiano ha tratto in salvo quei 177 migranti? Sì. Ha garantito loro la somministrazione di cibo e bevande? Sì. Ha garantito loro l'assistenza medica o sanitaria? Sì.

E allora, che cosa c'è stato? C'è stata l'esigenza di trattenerli. Perché? Innanzitutto - e non solamente - perché andavano identificati, che penso sia una procedura necessaria per garantire la sicurezza del Paese: dobbiamo sapere chi entra in Italia e non è un dogma, ma è un'esigenza del popolo italiano. Vogliamo sapere chi entra nel nostro Paese, chi varca i nostri confini.

C'è poi un tema di cui nessuno parla mai: è come quando si vuole prendere la polvere e la si vuole nascondere sotto il tappeto. Nessuno si preoccupa di dire dove andranno le persone una volta sbarcate. Ci si occupa solo di quando devono arrivare, di farle sbarcare e poi nessuno sa dove vanno, come campano e dove vivono e questo è un tema che non può essere ogni volta tralasciato, perché è fondamentale per la convivenza civile nel nostro Paese.

Noi siamo profondamente convinti che nel caso di cui stiamo discutendo non sia stata violata alcuna norma, non solo di natura costituzionale, ma neanche tra quelle contenute nella Dichiarazione universale dei diritti umani, in particolare all'articolo 5. Sono state attuate torture o è stato impedito il riconoscimento giuridico di protezione internazionale? Assolutamente no e, quindi, non vi è stata violazione di alcun diritto umano in quella circostanza. Vi è stata l'esigenza di condividere con altri Pesi europei un fenomeno di portata mondiale.

E allora voglio dire con molta franchezza che ha fatto bene il presidente Gasparri quando ha ritenuto opportuno coinvolgere altri membri del Governo, perché l'atto posto in essere dal ministro Salvini è stato condiviso dall'intero organo governativo, non essendovi stata una sola dichiarazione di segno contrario. Nessun Ministro ha detto di non riconoscersi in quell'atto e pertanto di opporsi. Bene, quindi, la collegialità del Governo. Mi si permetta, però, una nota rispetto all'operato di questa compagine governativa.

I problemi di siffatta natura non si risolvono a Lampedusa; non si risolvono nel Mediterraneo. Cari amici, questi problemi si risolvono a Bruxelles. Il problema è che, quando a Bruxelles si parla del fenomeno dell'emigrazione, un fenomeno storico mondiale, gli amici della Lega si astengono quando si tratta di modificare il Regolamento di Dublino e addirittura i 5 Stelle votano contro. E questo non è un dato che si può archiviare con tanta facilità. Poi quella deliberazione passa all'esame del Consiglio europeo, che - cari amici, sembra una sorpresa - è fatto da Governi: l'Unione europea non è un'entità astratta, ma è fatta dai Governi dei Paesi europei. Quell'emendamento che garantisce la distribuzione equa dei migranti viene quindi bocciato.

Dovete quindi chiedervi come pensate di affrontare un problema di tali dimensioni in modo isolato, dato che con i tedeschi non parlate; e per quanto riguarda i francesi, il vice presidente del Consiglio Di Maio va a Parigi, legittima i gilet gialli poi si rende conto di aver fatto una fesseria e torna indietro. L'isolamento in Europa, purtroppo, ci costringerà a vivere in solitudine il dramma delle migrazioni.

Vorrei essere molto breve, signor Presidente, nel dire che penso che abbiamo una sfida importante: saper coniugare il valore nobile della solidarietà, che nessuno qui vuole rigettare, con l'esigenza concreta di garantire - da un lato - la sicurezza - dall'altro - soprattutto di permettere ai nostri concittadini che vivono nelle periferie delle città e che tutti i giorni lottano per accedere ai servizi pubblici di non sentirsi discriminati. Questa è la vera sfida che abbiamo dinanzi a noi e non possiamo farlo con una visione manichea tra chi vuole e chi non vuole che entrino nel Paese gli immigrati. Il tema è questo e non il pregiudizio razziale, perché nessun italiano si sente superiore per razza rispetto agli extracomunitari. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Il problema che gli italiani vivono è sentirsi discriminati. Ieri abbiamo letto su un giornale che a Milano su 300 case popolari ben 215 sono state assegnate a degli extracomunitari. Queste vicende purtroppo generano una forma di sconcerto nei nostri concittadini e noi non possiamo far finta che questi problemi non esistano, magari perché molti benpensanti vivono negli attici dei centri storici. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Questo è il tema che noi dobbiamo porre al centro del dibattito.

Mi avvio alla conclusione, signor Presidente, per compensare chi ha preso più tempo rispetto al mio intervento. Ovviamente il Gruppo Forza Italia voterà convintamente conto l'autorizzazione al ministro Salvini, ma non perché appartiene alla classe politica; non perché è il leader di un partito alleato, ma semplicemente perché su temi sensibili quali sono la sicurezza e le politiche migratorie per noi deve vincere il primato della politica, conformemente alle leggi. Per questo noi siamo convintamente contrari all'autorizzazione a procedere. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cucca. Ne ha facoltà.

CUCCA (PD). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi senatori, colleghe senatrici, io non tratterò della vicenda sotto il profilo tecnico, perché già esaustivamente sono stati indicati, soprattutto nelle relazioni di minoranza, i limiti entro cui essa si svolge. È stato già detto che in questa sede dobbiamo limitarci a stabilire se all'epoca esistessero le condizioni per la tutela di quel particolare interesse dello Stato e, quindi, se tale interesse forse preminente rispetto ai diritti individuali che sono stati sacrificati nell'ambito della vicenda in esame, per sapere se esista e sussista l'esimente prevista dalla normativa vigente.

Credo però che sia necessario mettere in luce il susseguirsi degli accadimenti, perché servono a chiarire quali siano le varie responsabilità. Intanto un dato che balza evidente agli occhi è che l'intera vicenda è impregnata di quelli che nelle aule giudiziarie vengono solitamente chiamati aggiustamenti processuali, il più clamoroso dei quali sono le lettere arrivate in soccorso e pervenute alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari da parte del presidente del Consiglio Conte e dai ministri Di Maio e Toninelli. Solo a posteriori e molti mesi dopo gli accadimenti di cui stiamo trattando, quest'ultimi si sono ricordati che i provvedimenti assunti dal ministro Salvini, tra l'altro assunti in assoluta autonomia - come è stato confermato dalle persone sentite preventivamente e addirittura direi non solo in autonomia ma anche in solitudine - erano stati, secondo il contenuto di quelle lettere, concordati preventivamente dal Governo nella sua interezza.

Le due missive inviate - come ho già detto - a posteriori alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sono evidentemente tardive e peraltro sono anche un aggiustamento. Non è reperibile, infatti, in nessun luogo un atto del Governo dal quale risulti l'assunzione della decisione che ha originato l'intera vicenda, a meno che non dobbiamo credere che essa sia stata assunta nel corso di qualche chiacchierata. Ma questo per gli atti di Governo è assolutamente impossibile.

D'altro canto, giova anche rilevare che il presidente Conte, al di là di quanto anche ieri mattina ha dichiarato in quest'Aula, ha smentito se stesso, perché solo venti giorni prima aveva autorizzato lo sbarco - guarda caso - di immigrati dalla stessa nave Diciotti. Ripeto: solo venti giorni prima aveva, di autorità, ordinato lo sbarco, tra l'altro con il palese dissenso, reso pubblico, del ministro Salvini. Altrettanto deve dirsi per la lettera dei due ministri Di Maio e Toninelli, che corrono in soccorso per evitare che venga concessa l'autorizzazione e venga quindi messo in discussione l'intero impianto del Governo.

Non esiste alcun atto formale del Governo e, tra l'altro, essi non solo smentiscono se stessi, ma svillaneggiano l'intero Movimento cui appartengono, che ha sempre sostenuto che le autorizzazioni a procedere vanno comunque concesse. Questo la dice lunga sulla coerenza e sulla genuinità della linea politica del MoVimento 5 Stelle, che adotta le proprie decisioni a seconda di chi siano i destinatari e secondo la convenienza del momento. Non basta: è avvilente per quest'Assemblea aver letto e udito i messaggi che sono stati lanciati agli appartenenti al Gruppo, con cui sono state minacciate ritorsioni, nonché la segnalazione al collegio dei probiviri, ove non si attenessero alle indicazioni di voto della famosa piattaforma, che - com'è già stato detto ieri - viene indirizzata dai grandi manovratori a seconda della convenienza.

Un'altra tardiva linea difensiva, sfornita di fondamento, è data dal comportamento che avrebbero tenuto le autorità maltesi. Si è detto che in effetti la vicenda è nata perché le autorità maltesi avevano indirizzato la nave verso l'Italia, mentre in effetti era diretta verso Malta. Ebbene, a parte il fatto che questo attiene ad altro momento e ad altra vicenda, c'è da ricordare che, se ci fosse stata una violazione di norme internazionali da parte delle autorità maltesi, il Governo italiano avrebbe potuto adottare altre misure: avrebbe potuto aprire un incidente diplomatico o chiedere l'intervento dell'Europa per chiarire la vicenda, ma tanto non è stato fatto. Solo successivamente si è detto che il comportamento del Governo è stato determinato dal fatto che la nave in difficoltà era stata indirizzata verso i porti italiani.

Non si comprende, quindi, perché non sia stato fatto nulla in precedenza, ma evidentemente non era quello il motivo della scelta adottata dal ministro Salvini di non far sbarcare i naufraghi.

Qui ci occupiamo soltanto del periodo tra il 19 e il 24 agosto. Secondo le normative internazionali, una volta che i migranti sono stati raccolti, era necessario individuare il POS e questo è stato indicato nel porto di Catania. La nave è stata quindi fatta attraccare al porto di Catania, ma i naufraghi non sono stati fatti scendere. Giova ricordare che la nave italiana, a parte il fatto che batteva bandiera italiana, era anche un'imbarcazione militare ed era quindi già territorio italiano. Quindi, non c'è stata alcuna violazione dei confini, perché si trattava già di territorio dello Stato.

Si è detto anche che è stata assicurata l'assistenza sanitaria alle persone presenti e che erano stati riscontrati alcuni casi di scabbia. Ma anche questo è un clamoroso autogol che mortifica il diritto alla salute garantito dalla nostra Costituzione.

Infatti, al di là del fatto che la nave era talmente piccola ed era impossibile assicurare assistenza adeguata a 177 persone, tra l'altro meritevoli di protezione da parte dello Stato, se c'erano dei casi di scabbia credo che sarebbe stato doveroso far scendere immediatamente i malati, ricoverarli in ospedale e assicurarsi che avessero cure adeguate e soprattutto che il morbo non si diffondesse. Questo non è stato fatto.

Si è poi detto che vi era la possibilità - o la probabilità - che nel gruppo dei naufraghi vi fossero dei terroristi. Ma - vivaddio - se così era, non ci si può esimere dal complimentarsi con il Ministro dell'interno. Se fosse stato vero che esisteva un pericolo del genere, credo che un Ministro dell'interno adeguato avrebbe dovuto immediatamente, sull'imbarcazione stessa, procedere all'identificazione di tutti i naufraghi, ma questo non è stato fatto.

Al contrario, dopo quattro giorni e mezzo è stato concesso ai naufraghi il permesso di scendere, senza procedere ad alcun controllo. Tutti i soggetti che erano stati accolti in quella nave sono scappati via senza essere stati neanche identificati dall'autorità italiana. Questa operazione, quindi, ha fatto in modo che oggi circolino liberamente e impunemente sul nostro territorio 177 persone che potrebbero essere terroristi oppure untori, portatori di scabbia. Questa è la condizione nella quale il nostro Ministro, con suo provvedimento, ha messo l'Italia. È lecito quindi ipotizzare - come dicevo - che il suo comportamento non sia stato conforme alla normativa vigente.

Tra le altre cose, è clamoroso anche il dietrofront di taluni dei testimoni sentiti nell'immediatezza, a settembre, i quali inizialmente hanno inequivocabilmente detto che il provvedimento era stato assunto in totale autonomia dal Ministro che prendeva, lui solo, provvedimenti al riguardo. Successivamente sono tornati indietro e hanno ritrattato questa versione.

Non vi è alcun dubbio sul fatto che si debba consentire il giudizio alla magistratura. Il fatto è semplicissimo: sono state utilizzate 177 persone che avevano diritto alla protezione per far pressione sull'Europa in materia di immigrazione - è stato anche detto - privandole della libertà personale e impedendone la libera circolazione sul territorio dello Stato; persone che si trovavano già sul territorio dello Stato, alle quali è stato impedito di continuare a circolare liberamente, mettendo a repentaglio la loro salute e anche la sicurezza nazionale, se è vero che c'era il sospetto che ci fossero tra loro dei terroristi.

A questo punto è necessario concedere l'autorizzazione affinché il ministro Salvini si sottoponga al giudizio della magistratura che valuterà sull'esistenza o no delle responsabilità penali. Il Parlamento ne guadagnerebbe sicuramente in credibilità agli occhi del Paese, il sistema democratico ne trarrebbe giovamento e sicuramente ne uscirebbe anche rafforzato. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bressa. Ne ha facoltà.

BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, è un tema delicatissimo quello che affrontiamo oggi per le implicazioni sul piano del diritto internazionale e del rispetto della nostra Costituzione.

Sul piano del diritto internazionale mi limiterò alla sintesi assoluta fatta da Jürgen Habermas: una delle conseguenze del concetto di sovranità sviluppato dal diritto internazionale classico è il divieto di intromettersi in linea di principio negli affari interni di uno Stato internazionalmente riconosciuto. Nelle carte dell'ONU questo divieto viene confermato ma anche controbilanciato fin dall'inizio dallo sviluppo della tutela internazionale dei diritti dell'uomo. Prima conclusione: la sovranità non può mai, mai cancellare i diritti fondamentali dell'uomo.

La legge costituzionale n. 1 del 1989 ha modificato l'articolo 96 della Costituzione proprio per superare i limiti precedentemente riscontrati ed ha adombrato uno stato di necessità politico-costituzionale capace di giustificare l'azione criminale di un Ministro.

La riforma ha voluto sottrarre al Parlamento la qualificazione del fatto di reato e ha attribuito al Parlamento, in quanto organo politico rappresentativo, la funzione di poter inibire l'azione giudiziaria, a seguito del riscontro di interessi prioritari che emergono nel concreto dell'azione del Governo, i quali, in quanto permanentemente rilevanti per la collettività, potrebbero venire soddisfatti anche attraverso il compimento di attività illecite.

Ma questo è il nuovo articolo 96. Per questo, in dottrina, si dice che le Camere operano a difesa dei valori oggettivi della Costituzione. La normalità costituzionale: questo siamo chiamati a garantire.

Vediamo di riassumere i fatti. Cominciamo con l'esercizio della sovranità. Ma quale Paese può ipotizzare di usare una propria nave militare, il suo equipaggio e 177 naufraghi salvati come ostaggi per una trattativa internazionale? Possiamo ritenerlo davvero un gesto proporzionato al fatto? Certo che no. Questa è una pagina che aggiunge solo discredito, se non anche disprezzo.

La questione dirimente è, però, un'altra. Qual era lo stato di necessità che si era venuto a creare? Quale il pericolo per lo Stato? Gli interessi prioritari dello Stato permanentemente rilevanti, tali da consentire il compimento di attività illecite da parte di un Ministro? I 177 naufraghi? La nave Diciotti? Colleghe e colleghi, stiamo parlando della nave Diciotti e non del Bounty e dei suoi ammutinati. Una segnalazione di pericolo legato al terrorismo o alla sicurezza nazionale, all'ordine pubblico o a una possibile epidemia? Quale di questi elementi costituiva lo stato di necessità e il pericolo per lo Stato? Nessuno, perché al momento dello sbarco dei naufraghi e della liberazione dell'equipaggio della nave della Guardia costiera italiana nessun provvedimento amministrativo-giudiziario è stato emesso nei loro confronti. La realtà è che c'erano non fatti, ma solo atti politici; la volontà politica del Ministro di riaffermare la sua linea politica: i porti sono chiusi e non sbarca nessuno.

Il principio essenziale del costituzionalismo consiste nella limitazione del Governo per opera del diritto. Questo ha voluto garantire la legge costituzionale n. 1 del 1989, riformando l'articolo 96, tendendo - come da dottrina prevalentissima - a rimarcare una funzione di carattere vigilatorio del Parlamento sull'operato politico dei Ministri, sottolineando così il ruolo del Parlamento quale supremo interprete dell'interesse pubblico e di quelli costituzionalmente rilevanti dello Stato.

La convenienza politica del momento, l'ideologia politica del momento non possono calpestare la tutela della nostra Costituzione e cancellare i diritti fondamentali dell'uomo. Il principio democratico non è limitato al profilo della selezione democratica dei rappresentanti della sovranità popolare, ma ricomprende anche la garanzia dei valori fondamentali costituenti il contenuto dell'unità politica della Repubblica.

Il Ministro dell'interno vuole mettere in discussione questa unità politica repubblicana, sposando la logica schmittiana della contrapposizione amico nemico. Sbaglia, soprattutto se, per farlo, pensa di poterlo fare infrangendo la legge. Sia la magistratura a decidere dell'operato del ministro Matteo Salvini e noi consentiamo che questo avvenga. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Laniece).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, quello che noi siamo chiamati oggi a decidere può certamente segnare un momento, anche uno spartiacque nella nostra storia e, in qualche modo, nell'applicazione stessa della tante volte richiamata legge costituzionale n. 1 del 1989.

Parlo di uno spartiacque, signor Presidente - e lo dico anche ai colleghi - perché quello che noi decideremo - e purtroppo, già a vedere la decisione assunta dalla Giunta, la strada sembra segnata - può costituire esattamente un precedente pericoloso, pericolosissimo e devo dire che la discussione e l'eco di alcuni interventi mi preoccupano ancor di più in tal senso.

Ho sentito parlare - penso all'intervento di ieri sera della collega Modena, ma anche a quello che ha svolto poco fa il collega Saccone - del primato della politica. È questo il punto, al contrario di quanto siamo tenuti oggi ad osservare, stabilendo il perimetro esatto di quello che dobbiamo decidere, e cioè se l'azione compiuta dal ministro Salvini era un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o un interesse pubblico preminente. Questa è la questione esatta su cui noi dovremmo pronunciarci. È evidente allora che bisogna mettere a confronto il bene tutelato dalla Costituzione e l'azione che è stata messa in campo, stabilendo se il fine era preminente rispetto al mezzo. E ciò che mi preoccupa della discussione è che il fine in questo caso non può essere l'attuazione di un programma elettorale e di un contratto di Governo. Pensiamo bene a quello che stiamo decidendo. Non può esservi il primato della politica anche rispetto all'azione della magistratura, perché anche questo è stato ieri affermato. Noi siamo chiamati a decidere se l'aver dato verbalmente l'ordine alla Diciotti, una nave militare con equipaggio militare italiano, di non far sbarcare i 177 profughi che aveva a bordo era un un'azione che poteva essere giustificata dal fatto che si stava tutelando un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante.

Qual era l'interesse dello Stato? Stiamo parlando di reati che uno può compiere per conseguire l'attuazione di una propria linea politica o di una linea cosiddetta di Governo? C'è un interesse di Governo che a questo punto si sostituisce, come già in qualche modo indicato dai relatori di minoranza come pericolo, a quello dello Stato costituzionalmente rilevante? Questo è il punto, ed è la questione che a me e a tutti noi preoccupa perché questo sì che diventerebbe un precedente pericoloso.

Chiunque governa vuole ovviamente fare in modo di poter attuare il proprio programma, la propria linea politica o conseguire interessi elettorali, ma questo significa che diventa addirittura il fine a cui possono essere piegati tutti i mezzi? Questa è la differenza che noi stiamo rischiando di marcare nella fuoriuscita dallo Stato di diritto. La differenza tra lo Stato di diritto ed altro - non voglio usare parole forti, ma è evidente che lo scenario è quello - è se le azioni di Governo dei Ministri e del Presidente del Consiglio sono sciolte dalla legge, sono legibus solutae. È questo che stiamo affermando?

Ognuno di noi ha governato, ha avuto la sua esperienza. Io ho fatto l'assessore al Comune di Roma. Certamente per me era fondamentale realizzare alcuni programmi, perché ognuno ha interesse a volerlo fare rapidamente per un interesse generale, come realizzare un grande parco, sistemare un'area protetta, far funzionare i trasporti pubblici. Non si possono però bypassare le leggi per attuare i programmi.

Io non potevo - anziché procedere con l'esproprio regolare, secondo legge - occupare un'area e dire che da quel momento in poi, essendo l'assessore e preminente l'interesse pubblico, perché voglio realizzare il parco, posso farlo anche senza rispettare la legge. E nel caso specifico siamo addirittura al paradosso, perché si fa anche un'altra affermazione: il fine che giustifica i mezzi si può attuare senza neanche compiere atti. L'ordine è stato dato verbalmente, c'è il mistero - non si capisce - di come e in quale forma sarebbero stati chiusi i porti; l'azione non sarebbe stata decisa dal Governo ma è arrivata una sorta di solidarietà postuma. È come se, davanti a un processo, un debitore fa comunicati stampa in cui dichiara di aver pagato o di pagare e questo può valere e sostituire il fatto che formalmente abbia messo concretamente in atto il pagamento. È questo che si sta affermando e si sta avallando un altro elemento pericoloso: le funzioni pubbliche si possono esercitare sui social piuttosto che con i comunicati o con gli ordini verbali, e non attraverso atti. Questo è l'altro aspetto molto grave che mette in discussione un sistema di regole, di diritto, di rispetto delle stesse leggi.

Il punto è il seguente: il precedente che rischiamo con la decisione che stiamo per prendere in quest'Aula tra qualche ora è gravissimo. Addirittura si fa un ulteriore passo in avanti perché, Presidente, il dibattito che accompagnerà la decisione conterà, conterà anche il dibattito nel precedente.

Si piegano gli interessi politici - anche di alcuni che magari vogliono compiacere il ministro Salvini, sperando, magari, che un giorno possa ritornare nella coalizione di centrodestra - e si afferma che c'è un primato della politica e, quindi, le scelte in politica migratoria sono quelle e sostituiscono l'interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, diventando di per sé interesse pubblico preminente. Ecco la questione grave che si rischia di affermare. È questo il precedente che a noi preoccupa grandemente, ma che dovrebbe preoccupare tutti, perché può ripetersi. Con questo precedente si sta stabilendo che c'è un'immunità di fatto.

Il presidente Grasso ieri ha detto con chiarezza che si corre il rischio di stabilire una totale immunità e un'impunità. Francamente, noi non lo vogliamo e dovremmo tutti quanti riflettere.

Ho sentito poi fare affermazioni che non si possono ascoltare. In relazione alla libertà personale si è detto che i migranti non ne erano stati privati, perché gli veniva dato da mangiare e da bere e somministrate cure. Ebbene, anche ai sequestrati viene dato comunque da mangiare - anche in carcere viene dato da mangiare, da bere e si viene curati - ma ciò non significa che c'è una privazione della libertà. Ma di che cosa stiamo parlando? La libertà personale è costituzionalmente protetta e niente può giustificare la sua privazione senza elementi che siano chiari, evidenti e provati. (Applausi dai Gruppi Misto e PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà.

BALBONI (FdI). Signor Presidente, cari colleghi, Ministro, il PD e la sinistra vogliono processare il ministro Salvini per aver fatto il proprio dovere. Noi di Fratelli d'Italia pensiamo che dovrebbero essere processati molti dei suoi predecessori per non aver fatto il loro dovere. (Applausi dai Gruppi FdI, M5S, L-SP-PSd'Az e FI-BP).

Coloro che oggi vorrebbero Salvini sul banco degli imputati sono gli stessi che, con la loro inerzia, la loro complicità, il loro ipocrita buonismo, hanno provocato l'invasione da parte di centinaia di migliaia di finti profughi. Un esercito di disperati, diventati in gran parte preda dello sfruttamento, del lavoro nero, della prostituzione, del traffico d'organi, e in altra parte, certo non meno rilevante, sono diventati manovalanza della criminalità organizzata, dello spaccio di droga e di ogni altro genere di traffico illecito.

Solo chi si rifiuta di guardare in faccia la realtà può fingere di non vedere l'interesse pubblico nell'azione del Governo e del Ministro, volta a fermare il perverso intreccio tra scafisti e ONG, con queste ultime trasformate, consapevoli o no, in complici della tratta di esseri umani che, com'è noto, rende più del traffico di armi e di droga. C'è un dato che rende evidente l'interesse pubblico nell'azione del Ministro senza bisogno di tanti discorsi: gli stranieri in Italia rappresentano l'8 per cento della popolazione residente, ma commettono il 40 per cento di stupri, il 25 per cento di omicidi, il 42 per cento di furti.

Quale sarebbe la colpa commessa dal Ministro nel combattere questa drammatica emergenza ereditata dai Governi del Partito Democratico? La colpa sarebbe - pensate un po' - avere impedito per qualche giorno lo sbarco sul suolo italiano dei naufraghi soccorsi dalla nave Diciotti. Come se la nave Diciotti non fosse un luogo sicuro, come se i naufraghi non fossero stati rifocillati e curati con tutte le attenzioni del caso. Come se i naufraghi, una volta sbarcati, fossero stati liberi di andarsene dove pareva meglio loro e non «presi in carico e trasferiti in centri sorvegliati», come testualmente sancito del Consiglio europeo del 28 giugno, che tra l'altro ha raccomandato: «per smantellare il traffico di esseri umani ed evitare la tragica perdita di vittime umane è necessario eliminare ogni incentivo ad intraprendere viaggi pericolosi».

È qui, cari colleghi, che sta l'interesse pubblico. Chi arriva senza rispettare le regole, in Italia non deve essere considerato profugo fino a prova contraria: deve essere considerato clandestino fino a prova contraria. (Applausi dal Gruppo FdI) e quindi trattenuto fino al definitivo accertamento della sua reale condizione. E se non risulta avere diritto alla protezione (e questo lo dico anche al Ministro), deve essere espulso. Emigrare non è un diritto. Per fortuna, l'Italia non ha firmato il global compact, credo anche grazie all'opera svolta da Fratelli d'Italia in questo senso. (Applausi dal Gruppo FdI). Pertanto, se si dovesse muovere un rimprovero al Ministro sarebbe di non avere tenuto sotto controllo queste persone che sono sbarcate e averle lasciate scappare, come altre migliaia prima di loro.

Ma questo non è il tema di oggi, che è invece l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini. La sinistra ha ripetuto in quest'Aula, quasi come un ritornello, che Salvini deve difendersi nel processo, non deve difendersi dal processo. Cari colleghi del PD che avete ripetuto questo ritornello tutta la giornata di ieri, vi sfugge che il processo è già qui. Siamo noi, quest'Assemblea è il giudice. (Applausi dal Gruppo FdI). Stiamo esercitando una funzione giurisdizionale. A noi e solo a noi compete accertare se sussista o no l'esimente speciale del preminente interesse pubblico.

Non possiamo delegare questo compito alla magistratura, non è per legge sua competenza: o è una decisione che prendiamo noi, o è una decisione che nessun altro può prendere. Non si può dire di lasciare decidere il tribunale, occorre assumersi questa responsabilità e noi ce la assumiamo la responsabilità di affermare che l'interesse pubblico sussiste. Lo diciamo dopo aver studiato le carte e dopo aver letto la proposta del relatore, che condividiamo senza alcuna riserva. Lo diciamo senza nasconderci dietro un sondaggio come i colleghi del MoVimento 5 Stelle. Ma quale sondaggio? È come se il giudice, dopo aver ascoltato le conclusioni delle parti, nel dubbio se assolvere o condannare, sospendesse l'udienza e facesse una consultazione con il pubblico, con il personale della cancelleria e con chi passa lì per caso. No, bisogna assumersi la responsabilità, noi siamo i giudici e noi di Fratelli d'Italia diciamo che non soltanto sussiste il preminente interesse pubblico, ma in questo caso sussiste un vero e proprio interesse nazionale, che è concetto e principio ancora superiore. Noi di Fratelli d'Italia, quando è in gioco l'interesse nazionale, sappiamo bene da che parte ci dobbiamo schierare. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti della Scuola media statale «Giuseppe Toniolo» di Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione del documento IV-bis, n. 1 (ore 10,21)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà.

CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, la scelta di oggi richiede da parte nostra un'assunzione di responsabilità fuori da ogni vincolo di partito, fuori da ogni ordine di scuderia. Tutti noi membri del Parlamento siamo chiamati a fare questa scelta in libertà di coscienza, ben sapendo che ogni nostra valutazione è, prima di tutto, di carattere istituzionale, riguarda l'equilibrio tra diversi poteri dello Stato e i margini di libertà che spettano alla decisione politica in uno Stato di diritto. Nei regimi illiberali tutto è controllato dal Governo, a partire dal potere giudiziario. Nei regimi antidemocratici - ne abbiamo un esempio nel Venezuela di oggi - non ci si può contrapporre al Governo. Nei regimi cosiddetti giudiziari, la sovranità della decisione dei magistrati non può essere discussa.

Io rispetto, ovviamente, il parere di tutti, ma qualcuno ha erroneamente ipotizzato che la valutazione che il Senato dovrà compiere oggi sul caso Diciotti debba essere incentrata su questa semplice domanda: può il mandato governativo conferito a un Ministro prevedere o no la commissione di reati? In realtà, tutti noi capiamo che, se questo fosse l'oggetto della nostra valutazione, sarebbe del tutto inutile e superfluo, in quanto in nessun caso un mandato governativo dato a un Ministro potrebbe prevedere ex ante la commissione di reati. La questione, invece, che siamo chiamati a valutare in base alla legge costituzionale n. 1 del 1989, articolo 9, comma 3 riguarda la circostanza se il Ministro abbia agito per il perseguimento di un interesse pubblico governativo o viceversa se abbia agito per una finalità inerente a un suo interesse privato.

Questa, colleghi, non è la sede per esprimere valutazioni in ordine alla politica dell'immigrazione del ministro Salvini, perché questo giudizio noi lo abbiamo già espresso. Io personalmente l'ho espresso votando ripetutamente no ai voti di fiducia al Governo Conte. Nemmeno siamo chiamati ad esprimere un assenso o un dissenso sulla bontà dei provvedimenti adottati, ma solo sulla circostanza che queste decisioni siano state assunte per un interesse privato del ministro Salvini e non attuando scelte politiche concordate in sede di Governo e frutto di indirizzo politico.

Dunque, colleghi, non sprechiamo l'occasione di una riflessione alta sullo Stato di diritto, in un'ulteriore tappa dell'infinita resa dei conti tra di noi. (Richiami del Presidente).

Finisco, Presidente. Qui si tratta di difendere l'autonomia e la discrezionalità della politica e, così facendo, di difendere il principio che l'opposizione ai Governi è affidata al Parlamento e alle scelte dei cittadini, non al potere di supplenza accordato ai giudici.

Mi consentano i colleghi del MoVimento 5 Stelle: oggi voi rinnegate una concezione in base a una cinica salvaguardia del Governo, non in base a una riflessione autocritica. Io faccio esattamente l'opposto: mi oppongo a questo Governo, ma non rinnego la mia concezione liberale, che affida agli elettori cittadini e non ai giudici il destino della nostra democrazia.

Per questa ragione, voterò in conformità alla relazione Gasparri il no all'autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro dell'interno perché, in uno Stato di diritto, il suo destino viene affidato al voto degli italiani e non all'impropria supplenza esercitata dai giudici. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), FI-BP e L-SP-PSd'Az, delministro Salvini e del senatore Steger).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà.

MIRABELLI (PD). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, altri in questi giorni e in questa lunga discussione hanno meglio di me illustrato le ragioni giuridiche e regolamentari per cui voteremo a favore dell'autorizzazione a procedere. Mi limito a richiamare su questo l'intervento recente del presidente del Consiglio Conte, il quale ieri, sulla questione dell'immigrazione, ha detto due cose molto semplici, che condivido: la questione migratoria deve essere affrontata non considerandola un'emergenza e ponendosi l'obiettivo di governare il fenomeno delle migrazioni.

Devo dire che, se questa è la linea del Governo, sul caso Diciotti e su molte altre vicende, non ultima quella di ieri, si è fatto il contrario. Non può essere certo definita un'emergenza la presenza di una nave di organizzazioni non governative con a bordo 177 persone, 177 disperati, tra cui donne e minori. Non può essere certo considerato un atto di governo dell'immigrazione pensare che si possa affrontare questo tema prendendo in ostaggio migranti salvati da organizzazioni non governative, lasciandoli in mare per poter condizionare l'Europa.

Signor Ministro, so che non dovrei rivolgermi direttamente a lei, ma approfitto. Ho l'impressione che lei, più che governare l'immaginazione, la stia usando per ragioni politiche. Lei ha montato, in questi mesi, un vero e proprio Truman show, in cui lei assegna le parti. Ci sono le ONG, che improvvisamente, da organizzazioni che aiutano a evitare le morti in mare, sono diventate i nemici da combattere; improvvisamente i migranti e i disperati, 177 sulla Diciotti e 49 ieri, che vengono salvati in mare diventano il nemico per la sicurezza di questo Paese. Poi in questo Truman show lei assume diversi ruoli: il Ministro degli affari esteri, il Ministro dei trasporti, il procuratore della Repubblica e, come ho visto stamattina, anche il magistrato giudicante, perché ha già deciso che bisogna mettere in carcere gli esponenti delle ONG, che ieri hanno salvato 50 persone. È un grande Truman show, in cui inventa anche un po' i dati: tutte le organizzazioni dicono che dall'inizio dell'anno sono morte in mare 150 persone e lei, nei dati del Ministero, ne richiama una sola e poi ne nasconde altre, ma ora ci arrivo.

Il tutto perché lei, signor Ministro, vuole usare il tema politicamente, per fare propaganda e per presentarsi come l'uomo dei porti chiusi, capace di illudere gli italiani che sta cancellando un fenomeno epocale, come quello dell'immigrazione. Lo sta facendo mostrando la faccia feroce e la faccia cattiva, trattando male un po' di disperati per disincentivare gli sbarchi di persone, che attraversano deserti e si mettono in mare rischiando la vita. Se però mostriamo la faccia cattiva - così mi è stato spiegato, quando abbiamo discusso il decreto sicurezza - non partono più. Questo però non sta succedendo e lei, signor Ministro, sta illudendo i cittadini, perché nasconde la realtà, che invece dovrebbe affrontare, se vuol fare il Ministro dell'interno. Se vuole fare l'interesse preminente del Paese, deve affrontare la realtà.

È vero: non c'è alcuna emergenza dalla Libia. Non sono però le organizzazioni non governative il problema. Signor Ministro, lei deve occuparsi di quanto sta succedendo in Slovenia, da cui stanno entrando in Italia migliaia di immigrati irregolari e deve occuparsi di quanto sta accedendo in Tunisia. L'altro giorno, in Commissione parlamentare antimafia, il rappresentante della procura di Palermo ci ha detto che in un anno sono sbarcate, con piccole barchette a vela, governate da organizzazioni italiane e straniere, 7.000 persone, con 200 sbarchi, e questi sono solo i dati arrivati sul tavolo delle Procure. Signor Ministro, nei dati del Viminale non li conta, ma ci sono e sono più pericolosi degli altri, perché non si sa chi sono. Entrano di nascosto, gestiti da organizzazioni anche italiane, che li portano a destinazione. Quando il Ministro dell'interno comincerà a spiegare che questo è il problema? Quando il Ministro dell'interno, invece di prendersela con i poveracci della Diciotti o della barca di ieri o con le ONG, comincerà ad elevare un allarme e metterà in campo interventi? Parliamo infatti di migliaia di fantasmi e del traffico di uomini e forse non solo di uomini, ma non lo fa. Certamente è più difficile affrontare questa cosa, spettacolarizzarla e fare propaganda, ma non si può far finta di niente.

So che dire queste cose, signor Ministro, rischia di distruggere la sua immagine di uomo forte e coraggioso, che ha blindato le frontiere. È facile accanirsi su qualche disperato, ma è più difficile mettere in sicurezza il Paese, che ha 4.000 chilometri di coste, in cui si sbarca a Marsala, a Lampedusa o a Trapani. Cosa state facendo? Nulla. Nascondete questi dati: ho visto proprio ieri i dati del Ministero e c'è scritto che sono entrati in 6.000, ma 7.000 sono entrati solo con gli sbarchi fantasma e dunque non è così.

Signor Ministro, noi vogliamo provarci - e la batteremo politicamente - ma pensiamo che sia la magistratura a dover decidere su questa vicenda. Non si sottragga. Deve essere la magistratura a decidere, ministro Salvini, non si nasconda dietro il motto «Il popolo sta con me», perché io conosco un popolo che con lei non è d'accordo. Noi pensiamo che non possano essere le 200.000 persone che hanno manifestato a Milano a decidere se le sue azioni sono state legali o illegali, in quanto ciò spetta ai magistrati. Pertanto, non si sottragga, si faccia giudicare dai magistrati e verifichiamo se sono stati commessi o no reati in quella vicenda. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà.

CANGINI (FI-BP). Signor Presidente, illustri membri del Governo, colleghi senatori, partirò dai fatti, sapendo che in politica, come nella vita, i fatti si prestano a interpretazioni, vanno calati in un contesto e spesso danno origine a conseguenze che nulla hanno a che vedere con la loro natura.

Politicamente parlando, i fatti che riguardano la vicenda della nave Diciotti rappresentano un disastro politico da ogni punto di vista. È disastrosa l'immagine di un Governo che vieta a una nave della Marina militare di attraccare in un porto nazionale e disastrose sono le conseguenze politiche.

Tre furono le premesse fatte dal Ministro dell'interno: l'Europa dovrà farsi carico dell'accoglienza dei migranti trasportati dalla nave Diciotti; la nave non attraccherà in un porto italiano; nessun migrante toccherà il suolo italiano. L'Europa, come d'abitudine, non si è fatta carico dei migranti della nave Diciotti, così come non si è fatta mai carico dei migranti che attraversano il Mediterraneo per accedere in Europa attraverso la porta più vicina, che - disgraziatamente - è quella italiana. La nave «Diciotti» ha attraccato in un porto siciliano e tutti i migranti sono scesi su suolo italiano.

La vicenda è stata resa quanto mai urticante anche in ragione del fatto che lo stesso Viminale ha spiegato che il divieto di attracco per la Diciotti era giustificato con il sospetto che su quella nave potessero essere stati imbarcati dei terroristi. Se erano terroristi, li abbiamo liberati sul nostro territorio nazionale.

Questi sono i fatti, che però sono stati interpretati, legittimamente, in maniera opposta alla loro natura, perché si collocano in un contesto in cui lo Stato - non la persona fisica Matteo Salvini, ma la funzione che Matteo Salvini ricopre - cerca, come meglio può, di contrastare la pretesa di organizzazioni non governative di aprire di fatto un corridoio umanitario, spesso trasportando direttamente dalle coste libiche verso le coste italiane migliaia di migranti. Ciò avviene a fronte di un fenomeno che, con tutta evidenza, è epocale e incide su un Occidente che, proprio in questa fase storica, ha smarrito la propria identità a causa della globalizzazione, del cambiamento del contesto e del sistema di vita e di tanti altri fenomeni, non ultimo la sistematica desovranizzazione degli Stati nazionali, che è poi all'origine dei fenomeni politici cui stiamo assistendo non solo in Italia, ma in tutta Europa.

Mi rendo conto del fatto che la parola «identità» non dica molto alla sinistra, che è cresciuta con il mito, evidentemente fallito, del multiculturalismo. Mi rendo conto che dica poco anche alla sinistra rappresentata dal MoVimento 5 Stelle, che ha in Jean-Jacques Rousseau il proprio nume tutelare. Rousseau era un signore che diceva che tutti gli uomini nascono buoni e sono uguali e che - lo ha scritto ne «Il contratto sociale» - i frutti della terra appartengono a tutti.

Ritengo però che sia dovere per uno Stato - e non per una persona fisica - tutelare l'identità nazionale e cercare, come meglio possibile, di porre un argine al fenomeno enorme delle migrazioni, che intacca la convivenza civile. La politica - ci ha spiegato Max Weber - si deve attenere all'etica della responsabilità; sono la Chiesa e la religione che si possono permettere il lusso dell'etica dei princìpi, cioè a dire si fa quel che si ritiene giusto indipendentemente dalle conseguenze che le azioni presuppongono.

Ma persino un uomo di chiesa come Papa Francesco ha legato l'accoglienza dei migranti alla possibilità concreta di integrare i migranti nella società italiana, possibilità che con tutta evidenza lo Stato italiano non riesce ad assolvere, ammesso che siano poi tutti integrabili in egual misura.

Un paio di anni fa ho commissionato un sondaggio ad un autorevole sondaggista, Antonio Noto, poi pubblicato su «Quotidiano nazionale», per cercare di capire come effettivamente i musulmani residenti in Italia, quelli che si ritiene siano già integrati, ragionino, vivano e pensino il loro essere in Italia.

Ebbene, i dati sono stati piuttosto sconcertanti. Il 31 per cento dei musulmani residenti in Italia ritiene che le donne non abbiano gli stessi diritti degli uomini e debbano portare il velo; il 41 per cento ritiene che le donne non debbano studiare e non debbano emanciparsi attraverso lo studio; il 25 per cento ritiene che le donne non debbano neanche guidare l'automobile. Il 58 per cento si dichiara non integrato - e questo evidentemente è un fallimento dello Stato - ma il 31 per cento del totale dichiara di non volersi integrare e questo per lo Stato è un problema, un problema che ritengo che uno Stato e chi pro tempore ne rappresenta le funzioni ha il dovere di contenere.

Pertanto l'azione del Governo rispetto alla vicenda Diciotti, calata in questo contesto, è un'azione legittima, che legittimamente interpreta un interesse pubblico e questo non credo sia contestabile. Se oggi ne stiamo parlando con questa gravità, se si è sfiorata una crisi di Governo su questo è perché veniamo da venticinque anni di sistematica delegittimazione della politica e della funzione politica, nonché della differenza che il politico rappresenta rispetto al comune cittadino.

Abbiamo modificato articoli della Costituzione che prevedevano quello che oggi è di moda definire il primato della politica: dall'abolizione dell'immunità parlamentare all'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, alla legge Severino, fino alla discutibilissima legge sul traffico di influenze illecite, non abbiamo fatto altro che delegittimare in radice la politica, impedendo così alla politica di manifestarsi per quello che effettivamente è.

Da qui il trauma che stanno vivendo i colleghi del MoVimento 5 Stelle, che sono cresciuti con quella retorica, su quei presupposti, attorno a quei princìpi che nulla hanno a che vedere con l'etica delle responsabilità, tant'è che sistematicamente li stanno mettendo in discussone, contravvenendo alla loro identità, ma così passando dall'età adolescenziale all'età adulta. Credo che sia dunque un processo utile nel quadro della maturazione della democrazia rappresentativa.

Sorprende che a mettere in discussione questo principio sia stato lo stesso Matteo Salvini nel momento in cui, all'inizio della vicenda Diciotti, ha detto che si sarebbe fatto giudicare. E allora, se persino al ministro Salvini sfugge la differenza tra l'uomo e la funzione che l'uomo ricopre, tra il leader politico e lo Stato con le sue prerogative, a maggior ragione ritengo che ci sia il dovere da parte nostra e di quest'Assemblea di affermare il principio e quindi di difendere, non la persona fisica Matteo Salvini, ma le funzioni che quella persona ricopre, oserei dire indipendentemente e nonostante chi in quel momento la rappresenta. Grazie. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urraro. Ne ha facoltà.

URRARO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, l'Assemblea è oggi chiamata a pronunciarsi in merito alle conclusioni della Giunta, in relazione alla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini formulata dal tribunale dei Ministri.

In primis, vorrei soffermarmi sugli sviluppi dei lavori della Giunta. I componenti di quest'ultima hanno deliberato a maggioranza l'approvazione della proposta del Presidente, recante nel dispositivo il diniego dell'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini.

La ragione di tale decisione prende le mosse da quanto disposto dalla legge di attuazione dell'articolo 96 della Costituzione, la legge costituzionale n. 1 del 1989, che, all'articolo 9, comma 3, prevede che, nell'ambito dei procedimenti aperti nei confronti dei Ministri, l'Assemblea possa, a maggioranza assoluta dei componenti, negare l'autorizzazione a procedere ove reputi che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero al fine di perseguire un preminente interesse pubblico.

In via preliminare sarebbe necessario quindi effettuare un parallelismo tra le richieste di autorizzazione a procedere formulate in relazione all'articolo 68 e quelle che discendono dall'articolo 96, così come interpretato dalla legge costituzionale n. 1.

L'autorizzazione al procedimento penale contro i Ministri non verte intorno al cosiddetto fumus persecutionis, che, viceversa, costituisce l'oggetto della valutazione rimessa alla Camera competente ex articolo 68 della Costituzione. Ciò in linea con l'intento di riporre integralmente nelle mani dell'autorità giudiziaria ordinaria le valutazioni di carattere strettamente giuridico concernenti la notitia criminis, rimesse interamente al Tribunale dei ministri. Di converso, la verifica delle finalità rappresentate dalle scriminanti previste dall'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n. l del 1989, costituiscono l'oggetto di una scelta politica sottratta alla libera valutazione del giudice.

Un profilo ulteriore di evidente distanza tra i due dettati si sostanzia nella forma attraverso la quale si arriva all'eventuale pronuncia del diniego. Infatti, a differenza di quanto previsto dall'articolo 68 della Costituzione, vale a dire un procedimento a forma libera, l'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989 vincola il pronunciamento del diniego all'autorizzazione al riscontro di parametri espressamente individuati: l'aver agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo.

Se ne deduce che la Camera di appartenenza debba considerare un dovere imprescindibile votare a favore della concessione dell'autorizzazione a procedere nei casi in cui non vengano riconosciute alternativamente le scriminanti ivi previste ad un reato ministeriale. A contrario si potrebbe affermare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che nei casi in cui l'Assemblea ravveda nelle condotte poste in essere da un Ministro gli estremi di concessione di una delle scriminanti sopra esposte, questa sia obbligata a negare l'autorizzazione a procedere anche in quei casi in cui l'azione del Ministro possa aver sacrificato altri beni ordinariamente protetti dalle norme penali.

Ovviamente il tutto con le dovute limitazioni. Infatti, l'autonomia della funzione di Governo, in relazione alle condotte che hanno ingenerato il procedimento a carico della parte, dovrebbe muoversi nell'ambito della valutazione della precondizione inerente alla ministerialità del reato. In questa fase si collocano, sul piano sistematico e procedurale, le riflessioni circa la non configurabilità dei reati ministeriali in relazione a fattispecie criminose che ledano in modo irreversibile determinati diritti fondamentali. Infatti, un omicidio di Stato non sarebbe mai configurabile nel nostro ordinamento costituzionale, non superando il vaglio preliminare circa la ministerialità del reato e venendo quindi a ricadere nell'area dei cosiddetti reati comuni, sottratti in quanto tali sia alla competenza del tribunale dei Ministri sia al filtro dell'autorizzazione a procedere della Camera competente.

Ai fini della configurabilità della scriminante prevista dalla legge costituzionale n. 1 del 1989 occorrerebbe, invero, rendere edotta codesta Assemblea di come anche autorevole dottrina interpreti le due scriminanti ivi previste. Orbene, mentre la prima (l'interesse dello Stato costituzionalmente rilevante) fa riferimento a interessi che la stessa Costituzione considera come fondamentali per la vita dello Stato, la seconda (il preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo) si differenzia dalla prima perché legata non più all'interesse, bensì alla funzione. Nel caso che ci compete ci troviamo proprio dinanzi a quest'ultima prospettiva ed in questa ipotesi la riduzione dell'arbitrio insito nell'ammettere il sacrificio di beni protetti dalla norma penale, dinanzi all'esigenza di tutela dell'azione di Governo, richiede che l'area del politicamente preminente venga circoscritta, dal richiamo al costituzionalmente rilevante, sia pur indirettamente ed in modo meno evidente rispetto alla prima delle due ipotesi giustificative ora in esame.

Il nostro ordinamento ammette delle cautele affinché vi sia una opportuna valutazione dell'attività di Governo in relazione alla tutela dei valori essenziali per l'interesse generale. Tali accorgimenti fanno sì che la scriminante in esame non possa essere volta al conseguimento di meri interessi politici di parte, ovvero alla salvaguardia di un interesse personale del soggetto che se ne avvale. Queste cautele sono la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea, richiesta per avvalorare la decisione di esprimere il diniego all'autorizzazione, l'obbligo di motivazione della relazione della Giunta.

Fatta questa necessaria premessa, è il caso di esporre la fattispecie che ci compete. Il ministro Salvini è stato ad oggetto di una richiesta di autorizzazione a procedere per il delitto di sequestro di persona aggravato dalla qualifica di pubblico ufficiale, dall'abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per aver commesso il fatto anche in danno di soggetti minori di età, con riguardo alla nota vicenda giudiziaria circa la permanenza a bordo della nave della Guardia costiera Diciotti di 177 migranti.

Occorrono diverse precisazioni. La prima verte su una corretta qualificazione dell'azione del Ministro in relazione al preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo.

La seconda muove da un corretto bilanciamento tra la condotta posta in essere dal Ministro e gli interessi lesi dalla stessa.

Mettendo in evidenza l'agenda politica del periodo di riferimento, si evince in maniera chiara che l'azione del Ministro sia stata volta alla salvaguardia del preminente interesse pubblico in relazione all'azione di Governo. E questo in rapporto ai diversi impegni istituzionali, sia in ambito nazionale che europeo, al fine di rendere necessaria una comune assunzione di responsabilità del problema della gestione dei flussi migratori, sollecitando una più equa redistribuzione dei migranti in ambito europeo. Si può citare infatti quanto affermato dal Presidente del Consiglio, il quale in data 5 giugno 2018, in sede di dichiarazioni programmatiche, dinanzi all'Assemblea del Senato ha auspicato il superamento del Regolamento di Dublino al fine di ottenere l'effettivo rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità, di realizzazione di sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo, di riorganizzazione del sistema di accoglienza e di sottoscrizione di accordi bilaterali con Paesi terzi per la gestione dei flussi migratori.

In sede di comunicazioni in vista del Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno del 2018, il presidente Conte, nel corso della seduta del Senato svoltasi il 27 giugno, ha individuato una serie di obiettivi volti: ad un superamento del criterio di primo arrivo, per mezzo dell'affermazione del principio secondo il quale chi sbarca in Italia sbarca in Europa; ad un'assunzione di responsabilità comune europea nei confronti dei salvataggi in mare; alla creazione dei centri di accoglienza in più Paesi europei volti a un corretto bilanciamento tra i diritti di chi arriva, da una parte, e la salvaguardia dell'ordine pubblico dall'altra. Le comunicazioni del presidente Conte, in vista del Consiglio europeo del 18 ottobre 2018, hanno avuto ad oggetto la gestione condivisa multilivello dei flussi migratori, in modo tale da privilegiare un approccio strutturale rispetto ad uno emergenziale, chiedendo una risposta comune già nelle fasi di sbarco e, in seguito, di redistribuzione e rimpatrio senza oneri aggiuntivi per i Paesi di primo arrivo come l'Italia.

Infine, nel corso delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre 2018, svoltesi al Senato l'11 dicembre, il Presidente del Consiglio ha sottolineato la necessità di dare corpo a una regolazione e gestione dei flussi migratori di matrice autenticamente europea. Inoltre, l'indirizzo governativo sulla vicenda Diciotti è stato espresso nella seduta dell'Assemblea del 12 settembre 2018.

In ultimo, è utile ricordare che nel corso dell'esame della richiesta di autorizzazione a procedere in Giunta sono stati acquisiti, come allegati presentati dal Ministro dell'interno, atti che portano la firma del Presidente del Consiglio, del Vice Presidente Di Maio e del Ministro delle infrastrutture che muovono nella stessa direzione rispetto a quella prospettata dal ministro Salvini.

Chiarito che il perseguimento di un interesse pubblico governativo ha caratterizzato nelle sue finalità il comportamento del ministro Salvini, occorre procedere ad escludere che il diritto leso sia un diritto incomprimibile e, in subordine, a un corretto bilanciamento tra la condotta posta in essere, da una parte, ed i beni giuridici lesi dall'altra.

È indubbio che i migranti in questione siano dovuti rimanere a bordo della nave Diciotti cinque giorni in più a causa della mancata autorizzazione allo sbarco. Tuttavia, tale nave poteva considerarsi luogo sicuro, essendo ancorata in porto ed essendo costantemente assistita da medici e rifornita di generi di prima necessità. Va inoltre menzionato il fatto che i naufraghi in precarie condizioni fisiche e i minori non accompagnati erano già stati fatti sbarcare. Va altresì evidenziato che, una volta discesi a terra, i migranti in questione non sarebbero stati liberi di circolare sul territorio italiano, ma sarebbero stati accompagnati nei centri hot spot, a norma del decreto legislativo n. 142 del 18 agosto 2015, per le procedure di identificazione. In altre parole, il diritto compresso nel caso di specie non sembra essere quello della libertà personale tout court, bensì piuttosto quello della libera circolazione. In ogni caso il diritto degli stranieri ad accedere e circolare sul suolo italiano non è un diritto assoluto ed inviolabile potendo prevedere compressione a fronte del diritto-dovere dello Stato di identificare gli stranieri e disciplinarne e limitarne gli accessi.

Lo stesso articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, infatti, prevede la possibilità della compressione del diritto fondamentale della libertà personale per impedire gli accessi illegali nel territorio di uno Stato straniero. Se è vero che tale articolo prevede che dette detenzioni debbano essere regolari ed ove si ritenga che la "detenzione", verificatasi nel caso di specie, sarebbe avvenuta al di fuori di una disciplina legale prestabilita, cionondimeno la mancanza di norme che consentano il ritardo dello sbarco rileva al solo fine della verifica dell'eventuale illegalità della condotta del Ministro, ma non anche dell'indagine circa la natura del diritto compresso che il predetto articolo 5 non considera evidentemente come assoluto, prevedendone fisiologici casi di limitazione. Escluso dunque che i diritti compressi nel caso di specie possano annoverarsi tra i diritti fondamentali per così dire "incomprimibili", occorre infine effettuare il bilanciamento tra l'interesse perseguito e il sacrificio imposto ai predetti diritti dei singoli.

A tal fine, occorre rilevare come il tempo trascorso a bordo della nave non si sia protratto oltre il tempo strettamente necessario al Governo per affrontare la questione del ricollocamento dei migranti in Europa e in altri Paesi extra Unione europea. Non sono noti specifici danni subiti dai naufraghi a causa di tale attesa, considerata anche la costante assistenza loro riservata a bordo e l'intervenuta autorizzazione allo sbarco per minori non accompagnati e soggetti in precarie condizioni fisiche.

Il rinvio dello sbarco è stato peraltro correlato all'attesa del vertice europeo fissato per il 24 agosto, sicché è risultato proporzionato rispetto all'iniziativa comunitaria intrapresa. Con ciò non si vuol disconoscere l'eventuale disagio provocato ai migranti trattenuti a bordo della nave, molti dei quali sicuramente già provati da precedenti sofferenze, nonché dalla tragedia stessa della migrazione. Si ritiene tuttavia che vi sia stato, nel caso di specie, un adeguato bilanciamento tra tale disagio e gli importanti obiettivi perseguiti dal Governo. Prova ne sia che l'autorizzazione allo sbarco fu comunque concessa il 25 agosto senza ulteriori attese, nonostante l'esito non favorevole dell'incontro europeo del 24.

Vista l'insussistenza della compressione di diritti assoluti e l'assenza di accertati danni fisici e psichici conseguenti all'azione del Ministro, si ritiene dunque che gli interessi pubblici perseguiti nel caso di specie possano ritenersi preminenti rispetto al sacrificio costituito dal trattenimento a bordo di una nave, in cui i migranti non sono stati coartati a salire, ma in cui anzi hanno trovato salvezza rispetto al proprio naufragio, per un tempo limitato e comunque strettamente correlato alle iniziative internazionali necessarie al loro ricollocamento. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà.

SALVINI (L-SP-PSd'Az). (Il ministro Salvini si sposta sul suo scranno di senatore). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non avrei mai pensato di intervenire per sequestro di persona ma lo faccio assolutamente tranquillo e sereno. Amo il mio Paese e da nove mesi dedico ogni mia energia a difendere la sicurezza, i confini e la serenità degli italiani, quindi ritengo un mio privilegio raccontarvi cosa è successo. Con l'intervento in quest'Aula intendo sottoporvi alcuni elementi di valutazione che reputo essenziali per chiarire ogni aspetto della vicenda Diciotti, visto che ho ascoltato parecchie inesattezze.

La procura della Repubblica di Catania, in conformità con quanto disposto dal tribunale dei ministri, ha chiesto l'autorizzazione a procedere nei miei confronti, trasmettendo gli atti relativi. Sottolineo innanzitutto che non sono stato io a sollecitare la trasmissione degli atti. Qualcuno forse non ha capito che per andare a processo dovrei mentire a questo Senato e agli italiani e dovrei dire che non ho fatto l'interesse pubblico del mio Paese e a me dire le bugie viene poco e viene male, soprattutto in un'Aula come questa. È un mio limite, perdonatemelo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Commenti dal Gruppo PD).

Venuto a conoscenza dell'esistenza di indagini, ho atteso le valutazioni del tribunale, restando a disposizione dell'autorità giudiziaria, astenendomi dal depositare atti e memorie volti a ottenere il riconoscimento della natura ministeriale del reato che mi si contesta. Cinque diversi uffici giudiziari - cinque - hanno autonomamente ravvisato la natura ministeriale delle condotte attribuitemi e di tale circostanza non posso che prendere atto, evidentemente. Spetta ora al Senato valutare se il Ministro dell'interno abbia agito per la tutela di un interesse costituzionalmente rilevante dello Stato e per il perseguimento di un preminente interesse pubblico. La legge attribuisce, per fortuna, questa valutazione a voi.

Mi limiterò, da parte mia, a ricostruire in modo corretto ed esaustivo quanto avvenuto, perché è essenziale chiarire che la vicenda Diciotti non inizia con l'attracco della nave al porto di Catania, ma molto prima. Dalla ricostruzione dei fatti delle Forze dell'ordine, emerge che si è in presenza di un'iniziativa del Governo italiano coerente con la politica relativa ai flussi migratori.

Perdonatemi, io di solito non mi emoziono quando parlo, ma c'è di mezzo un reato. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Di solito, poi, vado a braccio, mentre stavolta me lo sono messo per iscritto perché quando si mette in dubbio che col mio lavoro io abbia fatto privatamente, abusando della mia carica, qualcosa che ho fatto, faccio e farò per difendere la sicurezza dei miei e dei vostri figli, perdonatemi un po' di emozione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Andiamo avanti. I numeri. I numeri dicono che, così facendo, abbiamo salvato migliaia di vite: 2015: immigrati sbarcati 153.000, vittime recuperate in mare 296; 2016: immigrati sbarcati in mare 181.000, vittime recuperate in mare 390; 2017: immigrati sbarcati 119.000, vittime recuperate in mare 210; 2018: immigrati sbarcati 23.370, vittime recuperate in mare 23; 2019, a ieri: immigrati sbarcati 348, vittime recuperati in mare una. Meno partenze, meno sbarchi, meno morti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD). Meno partenze, meno sbarchi, meno morti. Questi sono i dati. Più che dei porti aperti, qualcuno era sostenitore dei cimiteri aperti e non è la mia fattispecie: meno partenze, meno sbarchi, meno morti.

Come anticipavo, è essenziale la genesi della vicenda. Il centro coordinamento soccorso marittimo della Capitaneria di porto italiana veniva informato, il 14 agosto scorso, dell'avvistamento in acque libiche di un natante con numerose persone a bordo che faceva rotta verso Malta: verso Malta. Il 15 agosto il natante si trovava nella zona di competenza del centro coordinamento soccorsi di Malta, che assumeva il coordinamento dell'evento. Alle 10,35 Malta comunicava all'Italia che, al momento, si stava limitando a monitorare lo stato del natante. Successivamente, due imbarcazioni maltesi inducevano il natante a deviare la rotta in direzione Italia. Tali circostanze oggettive sono confermate, in atto, dalle dichiarazioni rilasciate, peraltro, anche da uno dei presenti sul barcone, che dichiara: i maltesi hanno espressamente detto che non ci avrebbero mai condotto a Malta. Ci hanno seguito e ci hanno abbandonato in direzione Italia, facendoci cambiare rotta. Ditemi voi se è un comportamento degno di un Paese membro dell'Unione europea, che poi fa le lezioni a qualcun altro. Di Europa, però, riparleremo il 26 maggio. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Sul punto, può essere chiarificatrice la testuale ricostruzione dei fatti del tribunale dei Ministri di Palermo. Il dirottamento (si parla addirittura di dirottamento) imposto dai maltesi, all'evidente fine di spingere il barcone in acque italiane, ha comportato un considerevole allungamento della traversata in quanto, invece di cinquanta miglia, ne hanno dovute percorrere cento. E la nave Mare Jonio, che ha fatto esattamente la stessa cosa tra Libia e Italia (mettendo a rischio la vita delle persone che pensano di aver salvato), è esattamente una fattispecie simile.

In questo documento c'è la ricostruzione, che giustamente deve essere agli atti, con orari, Capitaneria di porto, Guardia di finanza utile a comprendere come la nave Diciotti, il 18 e 19 agosto, arrivasse a Lampedusa. Questo perché noi soccorriamo tutti e perché io non sarò mai il Ministro, l'uomo o il membro del Governo che lascia morire senza muovere un dito una sola persona del mar Mediterraneo: mai una sola persona. Questo sia chiaro a tutti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e della senatrice Tiraboschi).

Abbiamo salvato. Abbiamo soccorso. Abbiamo curato. Abbiamo nutrito. Abbiamo aperto un contenzioso: acque di un altro Paese sovrano, impegni assunti in sede di Consiglio europeo. Si parte allora con telefonate, con verbali scritti, con note scritte della rappresentanza italiana, della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero degli affari esteri, del Ministero dell'interno, tanto che, alla fine della vicenda, eravamo riusciti a coinvolgere, proprio il giorno in cui mi arrivò la notizia del processo, l'Irlanda, l'Albania, la Conferenza episcopale italiana e altri Paesi europei. È chiaro ed evidente, infatti (ed è agli atti) che quei quattro giorni di permanenza in un porto italiano in attesa di sbarco, avendo fatto scendere tutti quelli che dovevano scendere, sono serviti, nell'interesse pubblico italiano e rispettando i dettami della Costituzione che parla di una sovranità del nostro Paese in caso di inadempienze da parte degli altri, a svegliare qualcuno che, evidentemente, stava dormendo. Quindi, quei quattro giorni sono stati risolutivi, ma non abbastanza per qualcuno, evidentemente.

Aderendo a una richiesta del 19 agosto (e c'è una nota verbale, non sono parole: è tutto per iscritto), il Direttore generale affari interni della Commissione europea ha convocato, per il 21 agosto successivo, una riunione (tenutasi tre giorni dopo, il 24 agosto) e in quelle ore si è risolto il problema, senza esporre ad alcun rischio gli ospiti della nave Diciotti. Volevamo coinvolgere la comunità internazionale che, fino a un mese prima, non muoveva un dito e ci siamo riusciti. E i numeri che vi ho portato a testimonianza prima mi sembra siano evidenti. Addirittura, la Capitaneria di porto, per iscritto, aveva parlato di una guerra con Malta.

Quindi, più interesse pubblico nazionale, più rispetto dei diritti previsti dalla Costituzione italiana in questa fattispecie non si potevano esercitare, dal mio punto di vista.

Ribadisco il fatto che la Diciotti ha attraccato a Catania; questo fatto non può sovvertire il principio giuridico della responsabilità e degli oneri di primaria accoglienza in capo ad altri, come abbiamo sempre fatto noi. Solo all'esito della riunione, alla fine convocata, la Capitaneria di porto ha avanzato formale richiesta di porto sicuro, sollecitamente rilasciato, e, nella notte tra il 25 e il 26, i migranti sono stati sbarcati per poi essere trasferiti via terra all'hotspot di Messina.

Nelle more della conclusione della trattativa, lo Stato italiano ha inoltre avviato contatti ad ampio raggio per coinvolgere altri Paesi nella redistribuzione degli immigrati, come previsto non sono nel contratto di Governo, ma anche nel programma di Governo e nel buon senso che è insito in ciascuno di noi.

L'intera ricostruzione è del tutto in linea con le osservazioni del procuratore della repubblica di Catania, che tengo a ringraziare perché proprio oggi, mentre noi siamo qua a discutere, grazie all'azione congiunta di Forze dell'ordine e magistratura, sono stati compiuti 14 arresti di membri di un clan mafioso per traffico di droga e di armi. I Ministri passano, le Forze dell'ordine e la magistratura sane, in Italia, restano, fortunatamente. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S, FI-BP e FdI). E quindi le ringrazio, perché fanno il loro lavoro.

Lo stesso procuratore della Repubblica di Catania sottolineò come nella vicenda che mi riguardava sia stato esercitato un potere nell'interesse pubblico nazionale, come tale insindacabile da parte di un giudice penale. Questo è agli atti.

Va poi osservato che gestione, monitoraggio e controlli dei flussi migratori appaiono ovviamente strettamente connessi all'interesse nazionale, sussistendo anche chiari profili attinenti all'ordine e alla sicurezza pubblica, nonché alla sicurezza della Repubblica, come del resto sottolineato dal direttore generale del Dipartimento informazioni per la sicurezza, che il 13 giugno 2018 sottolineò la centralità assoluta della minaccia jihadista nell'agenda di sicurezza di tutto il mondo. In questo contesto non deve neppure essere sottovalutata la possibilità che i flussi migratori possano rappresentare il veicolo per l'arrivo in Italia di soggetti infiltrati allo scopo di compiere azioni violente. Cito a titolo esemplificativo solo tre casi di specie che riguardano il cittadino bengalese Yasin Khan, sbarcato in Italia nell'ottobre 2016 dalla Libia, successivamente collocato in una struttura di accoglienza del bresciano, poi indagato per apologia del terrorismo e sottoposto a custodia cautelare in carcere; sottolineo il caso del cittadino gambiano Landin Touray, sbarcato nel nostro Paese nel 2017, residente in una struttura di accoglienza per richiedenti asilo nei pressi di Napoli, che ha prestato giuramento di fedeltà al Califfato, sospettato di appartenenza allo Stato islamico; da ultimo ricordo il caso del cittadino gambiano Sillah Osman, sbarcato dal Mediterraneo, richiedente protezione internazionale e arrestato per il reato di partecipazione all'organizzazione terroristica denominata Stato islamico.

È chiaro quindi che la questione dei flussi migratori e la gestione dei flussi migratori, in particolar modo quelli provenienti dalla Libia e dalla Tunisia, rivestono evidente attinenza con la sicurezza, l'ordine pubblico e la tutela dell'ordine pubblico nel nostro Paese, che sono competenze di spettanza di un Ministro dell'interno, non geniale, ma normale.

Desidero confermare a quest'Aula, in conclusione, che il Governo di cui mi onoro di essere vice presidente e ministro dell'interno ha sviluppato fin dal suo insediamento con chiara e unanime determinazione - e ringrazio per questo i colleghi del MoVimento 5 Stelle, perché le cose si fanno in due (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Applausi ironici del senatore Collina) - misure e azioni volte al contrasto dei flussi migratori irregolari e del business del traffico degli esseri umani del Mediterraneo che, secondo i servizi di intelligence, era arrivato a rendere più del traffico di droga e del traffico di armi. Quindi chi sta collaborando allo stroncare il traffico di esseri umani sta dando una mano anche a coloro che combattono il traffico di droga e di armi, perché il business dell'immigrazione clandestina proprio in armi e droga reinveste i suoi proventi e io e il Governo di cui mi onoro di far parte non saremo mai complici dei trafficanti di droga e dei trafficanti di armi. Questo sia chiaro ed evidente a tutti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az, M5S e FI-BP).

I risultati dell'azione politica decisa di questo Governo sono sotto gli occhi di tutti: basta saper leggere i numeri. Si tratta di una dinamica straordinariamente positiva, sintomatica di un'inversione strutturale di tendenza, favorita da scelte adottate sia sul versante interno che sul versante internazionale.

L'esecuzione del salvataggio da parte dell'Italia, come detto, in zona SAR maltese avrebbe comunque dovuto obbligare quello Stato - come in altre occasioni - ad assumere la responsabilità dell'evento e ad accogliere gli immigrati.

Osservo che lo Stato italiano, pur intervenendo in via sostitutiva per salvare gli immigrati da un naufragio certo e garantire loro ogni pieno livello di assistenza, ha portato finalmente all'attenzione dei partner europei le problematiche connesse alle operazioni di salvataggio e recupero e ai loro seguiti. Ciò nell'ambito di una controversia internazionale che doveva essere portata a immediata soluzione, nel legittimo esercizio della propria sovranità nazionale e spero che nessuno in quest'Aula - rappresentando ciascuno di noi 60 milioni di italiani (Commenti della senatrice Cirinnà) - abbia difficoltà a riconoscere i concetti di Patria e di sovranità nazionale. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S, FI-BP e FdI). Per questo gli italiani mi pagano lo stipendio: per difendere i confini e la sicurezza del mio Paese.

Come dicevo, una controversia che doveva essere portata a soluzione nel legittimo esercizio della propria sovranità e nel quadro della parità e del pieno rispetto dei princìpi di solidarietà insiti nei rapporti di cooperazione tra i Paesi membri dell'Unione europea.

Non posso, infine, sottacere che l'azione attuativa dell'indirizzo governativo in materia, sottolineata dal presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte nell'informativa del 12 settembre scorso a questa Assemblea del Senato, costituisce di per sé l'evidenza di un preminente interesse pubblico, rappresentato dalla salvaguardia dell'ordine e della sicurezza, che sarebbero stati messi a repentaglio - e saranno messi a repentaglio - in caso di un incontrollato accesso di immigrati nel territorio dello Stato italiano. Quindi, mi rivolgo con la massima serenità alla vostra valutazione che - sono certo - verrà presa nell'interesse dell'Italia, nel rispetto dello Stato e dei suoi poteri.

Ricordo bene le parole con le quali ho giurato nel momento in cui ha assunto l'incarico di Ministro: ho giurato di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione. È con questo spirito che ho agito sempre da Ministro dell'interno, nel rispetto dei miei doveri e della volontà del popolo sovrano.

Cari colleghi, io amo l'Italia, amo i miei figli, amo il mio lavoro; mi ritengo un ragazzo fortunato. Ringrazio il buon Dio e gli italiani per l'onore di potere... (Commenti dal Gruppo PD). Ringrazio il buon Dio e gli italiani per l'onore di potere difendere il mio Paese e i miei figli con il mio lavoro, che penso di svolgere con onestà, con buonsenso, con coraggio.

Comunque votiate, io vi ringrazio e siate certi che continuerò fare questo mio lavoro senza nessuna paura, altrimenti farei un altro mestiere. Per l'Italia. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FdI. Commenti dal Gruppo PD).

BITI (PD). Ma quale lavoro? Questo non è lavoro! Vai a lavorare!

MARCUCCI (PD). Presidente, il tempo è scaduto.

PRESIDENTE. Fate concludere il Ministro.

Senatore Marcucci, lei conosce meglio di me il Regolamento, quindi non protesti per l'orario. Lo conosce meglio di me: posso stabilire fino a trenta minuti l'orario che ritengo, d'accordo?

MARCUCCI (PD). Brava! Complimenti.

SALVINI (L-SP-PSd'Az). Si tranquillizzino gli amici di sinistra che hanno sforato il loro tempo. Io risparmierò a quest'Assemblea e agli italiani due minuti perché vorrei semplicemente concludere che, amando l'Italia, amando i miei figli, amando i figli degli italiani, dedico la mia vita a questo splendido Paese. Grazie di cuore. (I senatori del Gruppo L-SP-PSd'Az si levano in piedi. Vivi applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S, FI-BP e FdI. Moltissime congratulazioni. Commenti dal Gruppo PD). (Il senatore Salvini torna sui banchi del Governo).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. (Commenti dal Gruppo PD).

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Gasparri.

GASPARRI, relatore. Signor Presidente, aspettiamo che l'Aula si ricomponga, com'è normale in questi casi.

GRIMANI (PD). Bello scambio, bravi!

AIROLA (M5S). Ma se avete fatto il Governo insieme! (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Non potete parlare tra di voi. Smettetela. Dobbiamo continuare la discussione e non mi piace che ci sia un botta e risposta, tra l'altro fuori dai microfoni. Non avete la parola e disturbate l'Aula.

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Gasparri.

GASPARRI, relatore. Signor Presidente, penso che sia necessaria una replica per ribadire le motivazioni di natura anche giuridica e costituzionale che hanno portato il relatore, con un voto largamente prevalente della Giunta, a proporre all'Assemblea di negare l'autorizzazione a procedere.

Io ho ascoltato quasi tutti gli interventi dei colleghi e ho sentito motivazioni, per carità, interessanti, ma molte volte di natura politica. Mi sono anche reso conto - e non è colpa di nessuno - che non tutti hanno letto le sedici pagine di atto parlamentare della relazione che ho dovuto redigere, e ringrazio ancora una volta gli Uffici (Applausi della senatrice Bottici), che hanno accompagnato un percorso complesso sotto il profilo giuridico di valutazione approfondita. Ringrazio anche coloro che non voteranno la relazione (penso alla senatrice Malpezzi), che hanno apprezzato il metodo seguito. Poi, sul merito, le opinioni sono diverse.

In molti casi però ho visto che dei colleghi hanno fatto delle affermazioni di natura politica legittime. Io stesso ieri, quando si parlava della Cina, ho svolto una dichiarazione di voto per il mio Gruppo, molto polemico nei confronti del Governo. Poi, dopo pochi minuti, da relatore e Presidente della Giunta, ho svolto un intervento in base alla funzione che ho avuto l'onore di svolgere in questa legislatura e sulla base del diritto e delle leggi vigenti. Altri colleghi non condividono la politica di Governo? Hanno le interrogazioni, le interpellanze, le mozioni di sfiducia. Il Regolamento consente a ciascuno di noi di esercitare in altri ambiti la critica politica. Qui stiamo parlando di una vicenda che è stata incardinata secondo le regole.

Voglio dire, nella mia replica, che alcuni hanno fatto anche confusione, perché l'articolo 51 del codice penale qui non è in questione. Recita l'articolo 51 del codice penale: «L'esercizio di un diritto o l'adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità, esclude la punibilità». Qui non siamo in questo caso. Qui siamo - l'ha ricordato prima con precisione il presidente Casini - di fronte all'applicazione della legge costituzionale n. 1 del 1989, perché un referendum nel 1987 ha abolito la Commissione inquirente e i membri del Governo sono stati affidati alla magistratura ordinaria. La citata legge del 1989 regola questa procedura dando all'Assemblea di appartenenza - ed è questo il caso in cui ci troviamo - la possibilità di valutare se sussistano o no quei requisiti dell'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale del 1989, e che ci siano delle esimenti, cioè non si concede l'autorizzazione a procedere al processo se ci sia stata - rileggo letteralmente - una «tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante» o «il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo».

Io ho sentito affermare, nelle relazioni di minoranza e negli interventi, cose che non ritengo siano vere. Ieri, la senatrice Bonino - la cito per l'autorevolezza e per l'anzianità di mandato - ha detto che io non ho motivato nella relazione il preminente interesse pubblico. Le ho mandato una copia della relazione, che evidentemente non aveva letto, perché non solo io ho spiegato, in questo caso, dove si ravvisa il preminente interesse pubblico, ma ho anche spiegato che non c'è - colleghi che parlate di impunibilità totale - la possibilità, in base a questa legge, di dar luogo a una impunità assoluta per i membri del Governo. Ho fatto anche degli esempi: se un membro del Governo prende dei soldi perché autorizza un'opera pubblica, non ci può essere nessun preminente interesse pubblico; se ci sono lesioni irreversibili di diritti della persona o una persona dovesse morire, non c'è possibilità di tutelare un'azione di Governo, perché lesioni irreversibili meriterebbero un processo e il soddisfacimento di interessi privati non meriterebbe il rango di tutela dell'interesse pubblico. Leggete la relazione! Votate contro, ma non negate la verità dei fatti e le motivazioni che sono state scritte con precisione e dovizia di particolari. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Abbiamo fatto anche degli esempi a contrario, nella relazione: se non ci fosse stato un interesse pubblico nell'azione del ministro senatore Salvini, quale sarebbe stato l'interesse privato nel caso specifico? Ma se ci fosse stato un interesse politico-partitico, avrebbe agito per un interesse di parte: nella relazione, cari colleghi - lo dico a coloro che hanno svolto interventi critici - ho riportato interi brani dell'intervento che il presidente del Consiglio Conte ha svolto il 12 settembre in quest'Aula. A chi ha detto che non c'è la circolare condominiale, in cui il Governo ha scritto una lettera, ricordo che il Presidente del Consiglio è venuto a raccontare la sua condivisione dell'azione del Governo in quest'Aula. È un dato di fatto o no? Conterà qualcosa un intervento in sede parlamentare! Lo dico distinguendo i giudizi politici - anche i miei molto critici, come è noto - su alcune vicende di Governo, ma la valutazione è limitata a questa fattispecie. Qualcuno dice che si crea un precedente, per cui chiuderanno i ragazzi in una scuola e non li faranno uscire: noi diciamo che questo esercizio...(Brusìo). Presidente, può interrompere il brusìo alle mie spalle? Aspetto un attimo, poi recupererò i trenta secondi.

PRESIDENTE. Per favore, un attimo di attenzione, sta replicando il relatore.

GASPARRI, relatore. Grazie, almeno i colleghi del mio Gruppo.

Stavo dicendo che abbiamo fatto anche degli esempi, non c'è una impunibilità assoluta, l'ho detto prima. Per quanto riguarda poi le altre questioni dell'azione di Governo, il Presidente del Consiglio ha svolto un intervento, quindi l'interesse pubblico c'è: la trattativa con Malta, che non concedeva il POS, la trattativa con l'Unione europea, con le riunioni, gli ordini verbali ai rappresentanti che si sono recati il 24 agosto a Bruxelles, è tutto scritto nella relazione, quindi prescindo perfino dagli interventi dell'interessato e di altri, che pure hanno prodotto documenti che abbiamo letto. Abbiamo letto gli atti del Senato, in primo luogo, che ci hanno dato una traccia. Il Presidente del Consiglio, anche prima e dopo, era intervenuto sulle linee di politica dell'immigrazione del Governo e quindi l'interesse pubblico, come scrivo nella relazione, è anche stato rappresentato dal tentativo di dare una regolamentazione più rigorosa e corretta della gestione dei flussi migratori. È un interesse pubblico, si può politicamente condividerlo o no. Non c'è un'esimente assoluta per qualsiasi comportamento e abbiamo motivato la sussistenza delle esimenti.

Crediamo quindi che la relazione possa essere assolutamente approvata dall'intera Assemblea, perché anche a contrario non ci sono interessi personali, non ci sono interessi partitici, perché gli interventi del Presidente del Consiglio ci sono stati.

Quanto alle preoccupazioni per l'ordine e la sicurezza, nella relazione viene citato ciò che, anche in questo caso, nella memoria del ministro Salvini viene detto: il Comitato nazionale dell'ordine pubblico, quando si riunisce tradizionalmente, a Ferragosto, aveva evidenziato il pericolo di infiltrazioni all'interno dei viaggi organizzati dagli scafisti. Si potrebbe obiettare: e chi erano quelli pericolosi, su quella nave? Se non li si identifica e non si riconosce la gente, non lo si può sapere prima. Non vanno certo in giro con un cartellino con su scritto «Sono un terrorista e sto venendo in Italia». Non mi pare che funzioni così la questione. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Per quanto riguarda la limitazione dei diritti, noi abbiamo anche valutato il bilanciamento tra diritti compressi, non annullati, non azzerati in modo irreversibile, ed esigenze di sicurezza. Abbiamo ricordato anche atti internazionali, che consentono verifiche, controlli, trattenimenti degli stranieri, se entrano illegalmente in Italia. Quelli della Diciotti sono stati portati a Messina nell'hotspot e a Rocca di Papa: non avevano scelto loro dove andare, salendo su quel pullman.

Per quanto riguarda poi le preoccupazioni per l'ordine pubblico, cito «Il Fatto Quotidiano» - pensate un po' - del 3 marzo 2019, quindi di quest'anno: «Senza ONG meno rischi di importare illegalità». «Il Fatto Quotidiano» pubblica un articolo su una relazione al Parlamento dei Servizi segreti. Io non so se i Servizi segreti vaneggino, ma se fossi Ministro mi preoccuperei delle relazioni dei Servizi segreti rese al Governo e al Parlamento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Si potrebbero dire molte altre cose, ma non voglio sforare il tempo, caro Presidente. Dagli interventi non ho colto argomenti che abbiano indotto il relatore a cambiare idea o a cambiare relazione. Si è parlato di bilanciamento dei diritti, delle esigenze di preminente interesse pubblico. Mi dispiace che la senatrice Bonino non ci sia, starà leggendo la relazione che le ho dato ieri, perché ha detto che non avevo motivato: imparare a leggere è doveroso, perché si può non essere d'accordo, ma non negare l'evidenza.

Noi abbiamo fatto un lavoro in Giunta e voglio ringraziarne tutti i membri, comunque la pensino, perché abbiamo approfondito la questione. Non creiamo un precedente: ogni caso - e mi auguro che non ce ne saranno in futuro - viene valutato per quello che è. Quindi è inutile dire: «ma se poi succede», «ma se poi accade». Vedremo, se mai dovesse accadere, ora o in futuro, ma abbiamo riportato anche gli esempi a contrario: abbiamo scritto i casi in cui non si potrebbe mai concedere un'autorizzazione, perché sappiamo che il lavoro che il Senato sta facendo in queste settimane e che la Giunta ha fatto ha una sua rilevanza. Non ci sono precedenti recenti di così grave rilevanza, quindi abbiamo scritto e soppesato parole e atti affinché non dovessero creare equivoci e potessero essere utilmente impiegati in futuro, ove casi di questo genere si dovessero ripetere; questo, non per creare precedenti, perché se si ripetessero casi sarebbero comunque giudicati. Lo dico per rispondere al toto quiz del «se si verificasse questo» e « se chiudono gli studenti», eccetera.

Per il resto - e ho concluso, Presidente - mi rivolgo anche ai tanti giuristi che hanno fatto confusione, fuori dal Parlamento, tra l'articolo 51 del codice penale e la legge costituzionale n. 1 del 1989, e ai quali replicheremo in altra sede. Abbiamo, infatti, letto di tutto e di più, cose inventate, cose false. Noi siamo qui ad applicare una legge dello Stato, una legge costituzionale, l'articolo 96 della Costituzione, e il relatore ha offerto motivazioni a quest'Assemblea, che spero saranno condivise.

Auspico, quindi, che venga approvata la relazione che ho proposto, per negare l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro senatore Salvini. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico - classico «Giuseppe Stampacchia», di Tricase, in provincia di Lecce, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione del documento IV-bis, n. 1 (ore 11,22)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Grasso.

GRASSO, relatore di minoranza. Signor Presidente, colleghi, Governo, il senatore Salvini ha parlato alle mie spalle e adesso lo rivedo davanti, come Ministro, sui banchi del Governo, anche se è qui proprio per un reato ministeriale, quindi forse sarebbe stato meglio se fosse rimasto al suo posto, al Governo. (Applausi dal Gruppo PD). Comunque abbiamo apprezzato questa partecipazione ai lavori dell'Assemblea.

Non v'è dubbio che il ministro Salvini abbia deliberatamente operato la scelta di perseguire gli obiettivi del Governo in spregio dei diritti dei 177 naufraghi a bordo della Diciotti: più ministeriale di così! (Brusio). Presidente, posso auspicare un attimo di silenzio o, quantomeno, un abbassamento dei toni? (Richiami del Presidente).

Era necessario questo sacrificio in nome di un preminente, insopprimibile interesse pubblico? La risposta è no. Pur riconoscendo il più ampio grado di autonomia del Governo nella determinazione della propria azione e dei mezzi necessari per assolverla, è evidente che essa sia sempre e comunque subordinata al preminente interesse pubblico, che si sostanzia nel rispetto della Costituzione e dei suoi principi fondamentali. L'adesione concreta e quotidiana al dettato costituzionale rappresenta un obbligo giuridico, politico nonché morale di ogni cittadino e, in particolare, di chi serve le istituzioni. Nessuna delle tesi a difesa dell'operato del Ministro, a mio avviso, appare fondata.

Ci ha detto che c'è un solo morto nel 2019. Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel 2019 i morti sono 153: evidentemente al Ministero non arrivano questi dati. La percentuale di morti è passata dal 3,4 per cento del 2018, all'11,5 per cento del 2019. Insomma, la traversata non è mai stata così pericolosa come oggi e questi sono dati incontrovertibili.

Inoltre, si è parlato di controversia internazionale: mi sembra si dia un'enfasi eccessiva al problema con Malta. È vero che il comportamento di Malta è stato esecrabile sotto tutti i punti di vista e anche da un punto di vista morale, ma non si trattava di una controversia internazionale. Si trattava di far rispettare quello che il presidente Conte era riuscito a ottenere in una precedente riunione del Consiglio europeo, ovvero l'adesione volontaria nella redistribuzione dei migranti. Ciò emerge dagli atti, ma anche dalle ammissioni dello stesso ministro Salvini. L'ordine di non far sbarcare i naufraghi è stato emesso per esercitare una pressione nei confronti degli altri Stati dell'Unione europea, che avrebbero dovuto volontariamente assumersi la ripartizione dei migranti. È evidente quindi l'intento di strumentalizzare il caso Diciotti, ben prima dell'attracco a Catania, per ottenere in modo forzoso quella che doveva essere una volontaria adesione degli altri Paesi dell'Unione europea.

Il tentativo di superare il Regolamento di Dublino a favore di politiche che prevedono logiche diverse di distribuzione a livello europeo dei migranti è certamente condivisibile e legittimo, ne siamo perfettamente consapevoli e sposiamo integralmente questa politica a livello europeo. Fare pressione politica sull'Europa o, più correttamente, coazione morale, al fine di cambiare i regolamenti - perché è il Regolamento di Dublino che dovete cercare di cambiare a livello europeo - trattenendo esseri umani a bordo di una nave italiana, è invece del tutto illegittimo.

Altre tesi illustrate dal relatore non trovano la nostra condivisione. Non la trova certamente quella secondo cui l'imbarcazione possa essere considerata come luogo sicuro, perché sono stati sequestrati dei naufraghi oltre il tempo strettamente necessario per procedere allo sbarco sulla terraferma, dove deve completarsi la procedura di salvataggio in mare. Questa è un'evidente violazione delle convenzioni internazionali, che costituiscono norme di rango primario e di rilevante interesse costituzionale, in virtù degli articoli 2, 10, 11 e 117 della Costituzione.

È stato detto che essi venivano rifocillati, curati e assistiti. Dunque, signor Ministro, possiamo dire che la crociera è finita, così come la pacchia. Non è nemmeno accoglibile la tesi che vede nella libera circolazione, invece che nella libertà personale, il diritto compresso. La libertà personale è solennemente riconosciuta e protetta dall'articolo 13 della Costituzione; la libertà di circolazione è ugualmente prevista dall'articolo 16 della Costituzione e nessuna prova dei motivi di sanità e di sicurezza che l'avrebbero potuta limitare è stata prodotta. La nostra Costituzione prevede anche che «Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche» mentre è stato proprio il Ministro a motivare la sua azione con ragioni politiche, ponendosi quindi, di fatto, anche volendo assumere la tesi della compressione della libertà di circolazione, al di fuori dell'articolo 16 della Costituzione.

È dunque palese come anche nella ricostruzione del relatore vi sia una totale confusione tra il diritto all'immediato sbarco dei naufraghi e le obbligatorie procedure di identificazione, ovvero una fase successiva, concernente la gestione a terra dei migranti. Essi diventano migranti, ma prima sono naufraghi che devono sbarcare. Quelle del ministro Salvini appaiono anche giustificazioni deboli, al punto che, nemmeno nella prima parte della sua relazione, il relatore ha ritenuto di tenerne conto. Forse le conseguenze non erano chiare nemmeno al diretto interessato, come dimostra la differenza, per esempio, tra la baldanza con cui ha aperto le comunicazioni giudiziarie del tribunale, in diretta su Facebook, e la compostezza giuridica della lettera al «Corriere della sera», con cui, con una sorprendente giravolta, è passato dal «processatemi pure» al «chiedo al Senato di salvarmi dal processo».

Ulteriori giustificazioni riguardano la tutela dell'ordine pubblico e la difesa dei confini, ma basta ricordare che i naufraghi erano già in territorio italiano. Signor Ministro, l'articolo 4 del codice penale stabilisce che le navi italiane sono considerate come territorio dello Stato italiano. Ciò vale, incontrovertibilmente, per ogni imbarcazione battente bandiera italiana, figuriamoci per una nave militare come la Diciotti.

Inoltre, come potevano rappresentare un pericolo per l'ordine pubblico delle persone inermi, fortemente provate da giorni e giorni di navigazione, in fuga da guerre, stupri e violenze, sotto sorveglianza armata della nostra Marina militare e che non potevano scappare? Ricordo, infatti, che state poste le vedette intorno alla nave Diciotti e organizzata la vigilanza armata sulla nave.

Si è detto poi che c'erano infiltrazioni di tipo terroristico. Pur condividendo la preoccupazione in via generale, non si può non rilevare che nel caso specifico si trattava di 177 naufraghi in custodia delle autorità italiane, quasi totalmente provenienti dall'Eritrea, cioè da un Paese per il quale si prefigura l'accoglimento di eventuale richieste di protezione internazionale. Né l'autorità giudiziaria, né gli organi competenti antiterrorismo, né i servizi segreti che sono stati evocati hanno ravvisato un pericolo concreto di infiltrazione terroristica sulla Diciotti. Diciamo che le persone sono state tutte identificate già a bordo e i dati sono stati trasmessi dalla procura di Agrigento agli organi polizia e non è stato rilevato alcunché addirittura nella fase preliminare. Davvero si vuole giustificare il sequestro con questa motivazione? E allora perché i naufraghi, poco dopo lo sbarco, sono potuti fuggire? Abbiamo affidato a Paesi che si erano offerti per l'accoglienza dei probabili terroristi? Anche alla Conferenza episcopale italiana abbiamo dato dei terroristi?

PRESIDENTE. Per cortesia, concluda.

GRASSO, relatore di minoranza. Infine, le argomentazioni del relatore in merito alla valenza governativa del cosiddetto caso Diciotti sono in aperto contrasto con la memoria difensiva. Il presidente Gasparri ha spostato l'intera titolarità delle azioni e delle politiche del Governo sul presidente del Consiglio Conte, ma sappiamo che ogni Ministro è individualmente responsabile degli atti del proprio Dicastero.

Mi riprometto in sede di dichiarazione di voto di svolgere ulteriori argomentazioni. Tuttavia, il ministro Salvini non ha risposto a una domanda essenziale: quale preminente interesse pubblico non si sarebbe tutelato se i 177 naufraghi fossero sbarcati e avessero atteso, presso gli hotspot, la decisione degli altri Paesi dell'Unione europea circa la volontaria accoglienza dei migranti? Non abbiamo avuto risposta. Potevano stare a terra e non restare nella nave.

È poi curioso sostenere che si possa andare oltre ciò che il Parlamento ha stabilito...

PRESIDENTE. Presidente Grasso, la invito a concludere. Lei è stato inflessibile, come Presidente del Senato: toglieva sempre la parola. Io non lo faccio, però la pregherei di rispettare anche lei i tempi. (Applausi dai Gruppi M5S, FI-BP, L-SP-PSd'Az e dai banchi del Governo).

GRASSO, relatore di minoranza. Signor Presidente, posso rilevare che lei ha consentito ad altri di sforare i tempi in questo dibattito, anche con riferimento allo svolgimento della relazione di maggioranza.

PRESIDENTE. Prego, concluda.

GRASSO, relatore di minoranza. Diciamo che la legge 3 agosto 2007, n. 124, in tema di servizi segreti, ha stabilito che compiere azioni dirette a mettere in pericolo o a ledere la vita, l'integrità fisica e la libertà personale non è consentito nemmeno in nome del supremo interesse pubblico della sicurezza nazionale. Il crinale su cui ci si sta muovendo è dunque molto pericoloso.

Per questi motivi, il Ministro non si dovrebbe sottrarre al giudizio della magistratura (si badi bene: al giudizio, non alla condanna). (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e del senatore De Falco).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore De Falco.

DE FALCO, relatore di minoranza. Signor Presidente, la vicenda che oggi ci occupa, in realtà, com'è stato detto, sotto il profilo della strumentalizzazione politica comincia ben prima del giorno 20 agosto. Tuttavia, il tribunale dei Ministri ha rilevato che dal 20 al 25 agosto ci sarebbe stato un fatto configurabile come sequestro, ai sensi dell'articolo 605 del codice penale; ed è questo e solo questo che ci deve interessare qui, non altro. Qui dobbiamo occuparci di una domanda specifica che ci pone la magistratura: il tribunale dei Ministri di Catania; non dobbiamo occuparci di altro. Il perimetro del nostro discorso è molto importante, perché altrimenti la nostra espressione potrebbe essere sindacata da altre istituzioni. Il nostro è un giudizio insindacabile, sempre che sia coerente, non contraddittorio e pertinente.

Per questo è importante verificare che la decisione di bloccare la catena di comando che doveva condurre all'obbligatoria indicazione del POS è evidente responsabilità del ministro Salvini per sua stessa ammissione, così come - ancor più chiaramente - l'adozione del divieto di sbarco, il quale ha compresso in maniera chiara e illecita, secondo il tribunale, la libertà personale dei naufraghi, che sono stati trattenuti senza motivo sulla nave Diciotti, libertà che, come si è detto, è garantita espressamente dall'articolo 13 della Costituzione.

Faccio qui soltanto un inciso e mi rivolgo al Governo: è da stigmatizzare l'inutilità di questo comportamento, perché evidentemente non si ha la cognizione di ciò che si fa. Parlo di inutilità perché quelle persone, a bordo di una nave militare italiana, in acque interne italiane, erano in Italia. Che cosa sarebbe cambiato se a quelle persone, già fotosegnalate a bordo, fosse stato consentito di sbarcare? Non sarebbe cambiato assolutamente nulla; si sarebbe potuto procedere con ordine alla loro identificazione e a raccogliere le loro eventuali richieste e nulla di tutto quello di cui oggi stiamo discutendo sarebbe successo. È stata una violenza del tutto gratuita.

Per giustificare la scelta del Ministro e le sue conseguenze la relazione della maggioranza si avventura in teorizzazioni discutibili e ritiene impossibile che vi possa essere un reato ministeriale allorquando si sia di fronte ad una lesione irreversibile dei diritti fondamentali; sempre secondo la relazione, si sarebbe di fronte ad una lesione irreversibile dei diritti fondamentali allorquando l'ipotetica lesione dei diritti colpiti è così grave da alterare la natura stessa del reato. Che cosa fa quindi? Si crea una gerarchia di diritti fondamentali che non esiste; si crea una gerarchia dei diritti fondamentali tra la vita, la salute e la libertà personale, come se la libertà personale non fosse anche la libertà morale, non fosse anche una libertà comprensiva che pertiene alla vita. Questo ragionamento allora è fuorviante.

Ci sarebbero tante cose da dire. Mi limito a far notare che con questo modo di ragionare - forse è stato già accennato - non potremo punire alcuna ipotesi di sequestro che abbia per così dire il buon fine, magari dietro pagamento del riscatto. È semplicemente una sciocchezza. Il diritto alla vita non va infatti inteso come diritto alla vita biologica, ma come diritto alla libertà della persona in senso pieno. Non lo contempla nemmeno la legge n. 124 del 2007 sui servizi segreti, ora evocata dal presidente Grasso, che all'articolo 17 prevede una speciale causa di giustificazione laddove afferma che: «Non è punibile il personale dei servizi di informazione per la sicurezza che ponga essere condotte previste dalla legge come reato, legittimamente autorizzate di volta in volta in quanto indispensabili alle finalità istituzionali di tali servizi...». La legge prosegue inoltre affermando che tale speciale causa di giustificazione «non si applica se la condotta prevista dalla legge come reato configura delitti diretti a mettere in pericolo o a ledere la vita, l'integrità fisica, la personalità individuale, la libertà personale, la libertà morale, la salute o l'incolumità di una o più persone»; la libertà personale è dunque esclusa. Nemmeno per la legge n. 124 del 2007 può quindi sussistere una valida ragione; nemmeno la sicurezza nazionale è dunque ipotizzabile come valida ragione per derogare ai diritti inviolabili della persona.

È stato detto ieri dal senatore Pillon che il place of safety (POS) potrebbe essere costituito da un luogo, come la nave stessa, in cui i naufraghi sono stati tratti in salvo. Il senatore Pillon lo ha detto in inglese, leggendo una piccola parte della risoluzione (lui l'ha chiamata convenzione, ma è una risoluzione) MSC 167(78). Si tratta della risoluzione adottata dal Maritime safety committee che ha che vedere con l'interpretazione autentica delle convenzioni che, come abbiamo detto anche ieri, vincolano lo Stato e quindi anche il legislatore nazionale. La citata risoluzione ha come scopo il fatto di alleviare il comandante della nave dai propri obblighi corrispondentemente agli obblighi del Governo contraente di coordinamento e cooperazione nell'alleviare il comandante. La risoluzione stabilisce che: «The obligation of the master to render assistance should complement the corresponding obligation of IMO member governments...». La parte che viene citata, a sproposito, dal collega Pillon si trova al punto 6.14 di questa risoluzione. Il senatore Pillon ha ricordato che: «A place of safety may be on land, or it may be aboard a rescue unit...». È vero, c'è scritto così: il place of safety può essere a terra, ma può essere anche a bordo di una nave. La frase però si conclude dicendo così: «Until the survivors are disembarked to their next destination», fino a che i naufraghi siano sbarcati alla loro successiva destinazione.

È ancora più chiaro il precedente punto 6.13 della risoluzione MSC 167(78) (e queste sono le regole che noi dobbiamo rispettare, questo è il POS), che afferma che una nave in assistenza non dovrebbe essere considerata un place of safety. Anche se la nave è capace di logistica sicura e i naufraghi possono essere temporaneamente posti sulla nave: «...it should be relieved of this responsibility as soon as alternative arrangements can be made». Ciò significa che appena possibile devono essere portati a terra, come afferma esattamente la citata risoluzione nella sua parte iniziale.

Infine, non posso non fare un vero e proprio appello ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, non soltanto richiamandoli alla loro battaglia di principio per l'abolizione della prerogativa dell'immunità, ma perché in questo caso non si tratta di applicare una prerogativa funzionale: si tratta di un odioso privilegio svincolato da qualsiasi criterio obiettivo. Per questo spero che loro, come so possono fare, votino da donne e uomini liberi. (Brusio. Commenti della senatrice De Petris).

PRESIDENTE. Invito i senatori che si trovano in piedi al centro dell'emiciclo a recarsi a propri posti, per non disturbare il senatore che sta intervenendo.

DE FALCO, relatore di minoranza. Vorrei ricordare, tra l'altro, che si sta votando una relazione che nei criteri di giudizio non è per niente dissimile da quella del 13 febbraio scorso, nella quale si leggeva che non esisterebbe alcun criterio oggettivo, né sarebbe necessario farvi riferimento, per valutare il preminente interesse pubblico, essendo sufficiente che il Ministro se lo raffigurasse come tale.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

DE FALCO, relatore di minoranza. La prima relazione del presidente Gasparri, inoltre, si lanciava in una tesi che deve essere citata: «Si osserva a tal proposito che l'autonomia della funzione di governo presuppone anche un'autonomia nella scelta dei mezzi e non solo quindi dei fini da perseguire». In pratica, veniva evocato un machiavellismo pericoloso che avrebbe consentito l'uso di qualunque mezzo il Governo ritenesse utile per raggiungere un fine da esso stesso prefissato.

Concludo e spero anche di aver ottenuto un minimo d'ascolto da parte dei miei colleghi del MoVimento 5 Stelle. (Applausi dai Gruppo PD e Misto-LeU).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

GRASSO (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, come tutti i cittadini, anche i Ministri, se nell'esercizio delle loro funzioni commettono dei reati, devono risponderne davanti alla giustizia, quali che siano le motivazioni politiche a fondamento delle loro azioni. L'unico caso in cui è possibile evitare il processo è che il Parlamento, con giudizio insindacabile, ritenga di non concedere l'autorizzazione a procedere. Vale per tutti i Ministri di qualsiasi Governo, attuale e futuro: occorre tenerlo bene a mente.

In questo caso il diniego dell'autorizzazione a procedere aprirebbe a pericolose derive autoritarie, per evitare le quali i Costituenti hanno posto sin nei primi articoli della Carta costituzionale gli irrinunciabili princìpi di inviolabilità dei diritti umani. Se qualunque Ministro fosse autorizzato a violare impunemente la legge con atti di natura politica, senza che la magistratura potesse sottoporlo a giudizio, si darebbe luogo ad un pericoloso precedente: il rischio sarebbe quello di fornire, in futuro, una giustificazione a qualunque crimine in nome di un fine politico.

Il delicato compito del Senato attiene squisitamente a un giudizio sui mezzi usati e sui fini che si volevano perseguire; a un saggio e approfondito contemperamento tra i beni protetti dalle norme violate e i mezzi usati dal Ministro per attuare la politica del suo Governo.

Il ministro Salvini ha certamente posto in essere un comportamento in violazione delle norme internazionali e nazionali e ha, secondo il tribunale dei Ministri di Catania, abusato delle funzioni attribuite al Ministro dell'interno ponendo arbitrariamente il proprio veto all'indicazione del POS, determinando cosi la permanenza forzosa dei naufraghi a bordo della nave Diciotti, con conseguente illegittima privazione della loro libertà personale per un arco temporale giuridicamente apprezzabile e certamente al di fuori dei casi consentiti dalla legge.

Le ragioni che hanno determinato il sequestro esulano da valutazioni di tipo tecnico. L'ordine è stato infatti dato per ragioni connesse alle trattative in corso in sede europea: come già detto, quasi un sequestro a scopo di coazione, così come configurato dall'articolo 289-ter del codice penale, che prevede addirittura pene gravissime. Un grande Paese non usa come ostaggi per una trattativa internazionale una nave militare, il suo equipaggio e i naufraghi salvati.

Non c'è alcun dubbio che il comportamento di Malta sia stato esecrabile ma non risulta che l'Italia abbia sollevato, nelle sedi opportune, alcuna controversia internazionale. Non c'è alcun dubbio che la sicurezza del Paese debba essere una priorità, ma nel caso specifico non risulta alcuna minaccia all'ordine pubblico e alla sicurezza, come dimostra il fatto che nessun provvedimento amministrativo o giudiziario sia stato emesso nei confronti dei naufraghi, una volta scesi a terra.

Quale emergenza, quale catastrofe si sarebbe abbattuta sul nostro Paese? Quale preminente interesse pubblico non si sarebbe tutelato se i 177 naufraghi fossero sbarcati e avessero atteso presso gli hot spot le decisioni degli altri Paesi dell'Unione europea? Quale articolo della Costituzione autorizzava il ministro Salvini a impedire lo sbarco? Nessuno. La Costituzione, al contrario, agli articoli 2 e 10, difende i diritti fondamentali irrinunciabili così come quello della libertà personale.

Non vi è dubbio che il Ministro abbia agito al di fuori delle finalità proprie dell'esercizio del potere conferitogli dalla legge in quanto le scelte politiche non possono ridurre la portata degli obblighi degli Stati di garantire, nel modo più sollecito, il soccorso e lo sbarco dei naufraghi in un luogo sicuro, obblighi che derivano da convenzioni internazionali e costituiscono una precisa limitazione alla potestà legislativa dello Stato in base agli articoli 10, 11 e 117 della Costituzione. Anche le sentenze della Corte costituzionale hanno evidenziato come la discrezionalità politica nella gestione dei fenomeni migratori non possa mai entrare in contrasto con la Costituzione e con i trattati internazionali.

Ne consegue che la decisione del Ministro non trova alcuna giustificazione ma anzi contrasta apertamente con la tutela degli interessi costituzionalmente rilevanti. Ogni espressione di indirizzo politico e di governo non può, infatti, avere capacità lesiva di situazioni soggettive individuali, dovendo sottostare al principio supremo di legalità e avendo il suo contrappeso principe nella Costituzione e nei diritti inviolabili in essa indicati, tra cui spicca - lo ripeto ancora una volta - il diritto alla libertà personale.

Il preminente interesse pubblico è in qualche modo assimilabile al concetto di ragion di Stato, che trova però, giustamente, il suo limite nella garanzia dei diritti inviolabili della persona umana. Su questo aspetto, come ho già illustrato, è illuminante l'articolo 17 della legge n. 124 del 2007 sui servizi di informazione per la sicurezza della Repubblica. Secondo tale articolo non può essere autorizzata né giustificata la condotta prevista dalla legge come un reato diretto a mettere in pericolo la vita, l'integrità fisica e la libertà personale di una o più persone, neanche per la difesa della sicurezza nazionale.

Gli obiettivi del contrasto al traffico di esseri umani e della condivisione della responsabilità con gli altri Paesi europei sono legittimi ma non sfuggirà che ciò che rileva in questa sede è solo la modalità attraverso la quale il Ministro dell'interno abbia inteso realizzarli. Qualora egli avesse voluto sollevare il tema dell'equa ripartizione dei migranti in ciascun Paese europeo, avrebbe potuto e dovuto farlo nelle sedi opportune, dopo averli fatti sbarcare, così come prevedono le convenzioni internazionali. L'individuazione del POS è affidata al Ministero dell'interno e non al Governo. L'omissione di quell'atto è stata una precisa responsabilità personale del Ministro. A nulla, se non a giustificare all'esterno il voto di oggi, rilevano le successive prese di posizione del presidente Conte e dei ministri Di Maio e Toninelli.

In tribunale, i fatti e i comportamenti del ministro Salvini sono stati valutati da più magistrati (è stato detto anche dallo stesso ministro Salvini). Il tribunale dei ministri di Catania ha ritenuto di individuare un'ipotesi di reato e correttamente si è fermato, rivolgendosi al Senato. Sta a noi, dunque, decidere non se il Ministro sia colpevole o innocente ma se debba o no essere sottoposto al giudizio della magistratura.

Bisogna quindi concentrarsi su due profili: il primo è quello della rilevanza, il secondo quello della preminenza. Il legislatore costituzionale sembra, con questi aggettivi, suggerire che il bilanciamento dei valori in gioco, ai fini della concessione o del diniego dell'autorizzazione, debba risolversi a favore della tutela dei più alti valori del nostro Stato. E quali sono i più alti valori della nostra Carta costituzionale, se non il riconoscimento e la garanzia dei diritti inviolabili dell'uomo? Sovvertire l'ordine, dare priorità ad altri interessi rispetto ai diritti inviolabili, quali quello della vita e della libertà costituzionalmente protetti, significherebbe ammettere una nuova, ma pericolosa, concezione della ragion di Stato. I diritti fondamentali non devono mai essere compressi per esigenze politiche. Trattenere delle persone in un luogo senza un atto motivato dell'autorità giudiziaria configura un reato, che deve essere sottoposto al giudizio della magistratura.

Votando contro l'autorizzazione a procedere si crea un grave e pericoloso precedente, che mina nel profondo il senso stesso della nostra democrazia e il suo complesso ma equilibrato sistema di pesi e contrappesi, di tutela dei diritti inviolabili della persona. Piegando la Costituzione alle esigenze contingenti di questo Governo, noi ci apprestiamo a cancellare secoli di diritto e oltre settant'anni di storia repubblicana. Vale oggi per i naufraghi della Diciotti, ma domani potrà valere per chiunque. Con il diritto e coi diritti fondamentali non si scherza. Le convenienze politiche del momento, magari nascoste dietro il voto di una manciata di sostenitori attraverso una piattaforma web privata, non possono sottomettere la cultura giuridica e la tutela della Costituzione ad interessi di parte.

Nessuno si stupisca se, da cittadino, mi auguro che il Ministro dell'interno della Repubblica italiana sia ritenuto innocente rispetto al reato a lui contestato. Da senatore, però, ritengo di fondamentale importanza che a stabilirlo sia la magistratura e che l'Assemblea del Senato ribadisca il principio della separazione dei poteri. Pertanto, si propone la concessione dell'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione e dell'articolo 9, comma 4, della legge costituzionale n. 1 del 89. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e del senatore De Falco).

LA RUSSA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, avevo preparato mentalmente un intervento, ma l'intervento del ministro Salvini, preceduto dalla replica del Presidente della Giunta, rendono superfluo affrontare dal punto di vista tecnico, giuridico e anche umano la questione. Ho pensato allora di cambiare completamente il mio intervento e di cercare di fare quello che correttamente, e credo, intelligentemente, non ha fatto il ministro Salvini. Risponderò, cioè, alle obiezioni che una parte di quest'Assemblea, segnatamente il Partito Democratico e la sinistra, hanno svolto con una legittima sequenza di interventi che ci ha portato, anche a tarda notte (io presiedevo), ad ascoltare lo stesso argomento ripetuto; ciò è tipico di una vicenda strettamente politica, ma meno adatto a una vicenda in cui invece il Parlamento e, in particolare, il Senato è chiamato a svolgere una funzione giurisdizionale.

La prima e grande obiezione della sinistra è stata: «Caro Salvini, ti devi difendere nel processo, davanti ai giudici. Non ti devi difendere, qui, dal processo». Ma il processo è qui, cari colleghi: la legge attribuisce oggi al Senato un compito giurisdizionale. Ci attribuisce il compito di decidere se c'è o non c'è l'interesse pubblico preminente nell'esercizio dell'azione di Governo in ciò che ha commesso il ministro Salvini per conto di tutto il Governo, come si evince abbondantemente dalle parole del Presidente del Consiglio in quest'Aula - non le ripeterò - che costituiscono certamente linea di indirizzo governativo.

La prima obiezione mi pare allora superata; era inutile stare qui fino a mezzanotte, bastava questa risposta. Avete però anche detto che questo è uno scontro tra chi sostiene il Governo e chi non vuole il Governo: sbagliato. Noi non siamo maggioranza, noi non sosteniamo il Governo. Se dovessimo attenerci al cui prodest, ci servirebbe allora moltissimo creare zizzania, vedere mandato a giudizio Salvini e far saltare il Governo, che è uno degli obiettivi del nostro movimento politico; ma è un obiettivo politico che nulla ha a che vedere con quello che oggi facciamo in fase giurisdizionale. (Applausi dal Gruppo FdI). Voteremo allora secondo le indicazioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, diversamente dai nostri interessi di partito (ed ecco quindi venuta meno anche questa vostra obiezione).

Il senatore Grasso, pubblico ministero, poi giudice, procuratore antimafia, presidente del Senato e oggi relatore di minoranza, che io rispetto veramente (come lui sa), ha detto in maniera chiara che non si possono comprimere i diritti inviolabili, i diritti sanciti dalla Costituzione. Per la verità, questi diritti sono stati compressi troppo a lungo e non abbiamo visto processi nei confronti di chi ha consentito con la propria inerzia e con la propria azione politica che persone morissero nel mare (Applausi dal Gruppo FdI), che venissero sfruttate qui in Italia, che ne venissero favorite le tratte. Di quello mi sarei preoccupato.

Queste persone sono state mantenute per qualche giorno rifocillate e curate, facendo sbarcare donne, malati o finti minorenni (perché accanto a qualche vero minorenne è pacifico che abbiamo sbarcato gente che diceva di essere minorenne, fidandoci della loro dichiarazione). (Applausi dal Gruppo FdI). Li abbiamo sbarcati. Li hanno sbarcati. L'Italia li ha sbarcati. E allora dov'è questa violazione, se anche non ci fosse il preminente interesse? Dov'è? Una volta sbarcati voi avete la riserva mentale di sapere che sarebbero stati liberi, come lo sono stati, perché quelli sbarcati poi sono scappati immediatamente, caro senatore Grasso. Come si faceva a controllare? Dove si controllavano, se fossero tutti scappati? La verità è che giù dalla nave, secondo la legge, sarebbero comunque dovuti essere rinchiusi in un centro sorvegliato. E quale centro più sorvegliato della nave, dove avevano cibo, cure e quant'altro? Questa però forse è una valutazione politica che esula dal nostro compito giurisdizionale.

Ciò che mi ha stupito dell'atteggiamento di chi vuole votare contro la proposta della Giunta, accolta a maggioranza in tale sede, è la strenua difesa della posizione del tribunale dei Ministri; ha ragione la magistratura, ci dobbiamo inchinare alla magistratura. Che cosa è Zuccaro? Un esponente di Fratelli d'Italia? Zuccaro è un esponente della Lega? Un esponente del MoVimento 5 Stelle? Zuccaro è un pubblico ministero, un uomo probo, che ha liberamente valutato di archiviare per mancanza e insussistenza della notitia criminis questa vicenda. Eppure è un magistrato e ricordo che la sinistra ha sempre avuto un amore sviscerato per i pubblici ministeri e meno per i giudicanti. Se solo Zuccaro avesse detto il contrario e il tribunale dei Ministri avesse invece preso la sua posizione, oggi lo vedremmo innalzato al cielo e il tribunale dei Ministri nella polvere. Abbiate equilibrio in queste cose! (Applausi dal Gruppo FdI). Non si fa una valutazione solo politica in queste vicende.

Il Consiglio europeo del 28 giugno ha raccomandato - testualmente - che per smantellare il traffico di esseri umani ed evitare la tragica perdita di vite umane è necessario eliminare ogni incentivo a intraprendere viaggi pericolosi. Se dovessi svolgere un intervento solo politico, direi che questa è la critica che faccio al Governo: ci vuole il blocco navale, non dobbiamo proprio farli partire, così eliminiamo il problema dello sbarco o del mancato sbarco. Le parole del Consiglio europeo testimoniano esse stesse che vi è un interesse certo da parte dello Stato a controllare i flussi migratori. Non si tratta di un diritto inviolabile; non è un diritto inviolabile quello di poter entrare liberamente nel nostro Paese, nella nostra Patria, nella nostra casa. (Applausi dal Gruppo FdI). Non è un diritto sancito dalla Costituzione; al contrario, è vietato!

Un Governo che si preoccupa di controllare chi entra e chi non entra a casa nostra è un Governo che fa il suo dovere. Voi volete processare Salvini perché ha fatto il suo dovere. Questa è la verità. Certo, io capisco, ci sono due visioni culturali opposte: una è aperta a qualunque arrivo, all'assenza di controllo di ogni flusso migratorio perché dice che è inevitabile - ed è vero - avere a che fare con i flussi migratori. In realtà, è inevitabile fino a un certo punto: se, per esempio, la Francia smettesse di sfruttare i popoli africani già avremmo meno immigrati. (Applausi dal Gruppo FdI). Se l'Europa si accollasse il compito di aiutarci già ne avremmo di meno. Tuttavia, ammesso che sia inevitabile, ciò non vuol dire che da parte dei Governi sovrani non ci debba essere una pratica normativa, legislativa e di sicurezza tesa a controllare e a gestire questi flussi. Ecco il preminente interesse.

Concludo, e ringrazio il Presidente se mi dà qualche secondo ancora, con una notazione leggera: c'è un film che tutti forse abbiamo visto. È un film con Tom Hanks, «The Terminal» - ve lo ricordate? - in cui un cittadino di un Paese imprecisato rimane all'interno di un terminal aeroportuale; non può tornare indietro, come i nostri migranti, perché nel suo c'era la rivoluzione; non può sbarcare perché non ha le carte in regola. In quel film viene quindi lasciato per mesi nel terminal senza neanche assistenza, senza neanche cure sanitarie.

D'ARIENZO (PD). Ma era un film!

LA RUSSA (FdI). Vogliamo imputare il Governo americano - in un caso del genere - di violazione dei diritti umani? Non ci ha pensato nessuno. Voi ci avreste pensato. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e L-SP-PSd'Az).

ROSSOMANDO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSSOMANDO (PD). Signor Presidente, colleghi, ringrazio il Ministro per aver accolto l'invito a essere presente in Aula in un momento così importante per la storia repubblicana e per la storia della democrazia parlamentare.

Signor Ministro, oggi lei ci ha parlato d'altro, non della vicenda di cui dobbiamo discutere. Ci ha parlato del suo amor patrio - condividiamo e apprezziamo - così come dell'amore per la famiglia e per la sua religione. Tutto questo ovviamente ci rassicura, ma non ci ha parlato di ciò di cui oggi dobbiamo discutere. Non ci ha risposto sul numero degli aumenti degli sbarchi con altri mezzi che le ha proposto il collega Mirabelli.

Oggi noi discutiamo di una cosa molto precisa, inconfutabile. Non dobbiamo discutere se aveva ragione Malta o su come si è comportata Malta. Il punto del discrimine - attenzione - l'ha segnato il tribunale di Palermo, ossia il tribunale che voi spesso citate per evocare un'archiviazione che nel merito non c'è stata. Il tribunale di Palermo ha stabilito molto chiaramente quando inizia la condotta penalmente rilevante e ha stabilito la propria incompetenza. L'ha stabilito in modo talmente chiaro che ha delineato quali sono le condotte rilevanti a partire dalle quali è da considerare valida la richiesta di POS e l'inizio di una procedura; a partire dalle quali non ha assolutamente più rilevanza se Malta doveva farsi carico o no; a partire dalle quali è l'Italia, nel momento in cui soccorre, che ha l'onere e l'incarico di portare a compimento un'operazione di soccorso. Operazione che comprende non soltanto il prestare delle cure - e ci mancherebbe altro -, non soltanto sfamare - e ci mancherebbe altro - , ma comprende l'individuazione di un porto sicuro, lo sbarco e comprende - sicuramente non viene eluso o sostituito dalle operazioni a bordo - l'identificazione e il portare a termine tutti gli adempimenti.

Tutto questo incombe sullo Stato italiano, che è tale a partire dalla nave Diciotti. Quali confini? La nave Diciotti è già Stato italiano. Quale protezione per 177 persone, di cui ventisette minorenni e undici donne che avevano subito violenza sessuale? Di questo stiamo discutendo e questa è la dinamica temporale.

La verità è che sono state tenute in ostaggio per diversi giorni ben 177 persone e oggi, tra un amor patrio, una commozione familiare, lei, signor Ministro, ci ha ricordato che quei quattro giorni - leggasi privazione della libertà personale garantita con doppia riserva di legge della Costituzione, ossia riserva di provvedimento e ordine dell'autorità giudiziaria, per privare, ai sensi dell'articolo 13, un cittadino di qualsiasi nazionalità della libertà personale - sono serviti a svegliare qualcuno con cui si stava trattando. Questo è il paragone. Il reato ipotizzato, il sequestro di persona, è servito per svegliare qualcuno.

Per cortesia, non ci intratteniamo e non confondiamo le idee con minacce di terrorismo, minaccia jihadista o altro tipo di minaccia generica. Lei, signor Ministro, dovrebbe sapere molto bene che una minaccia terroristica anche per i Servizi segreti comporta l'obbligo, se circostanziata, di riferire immediatamente all'autorità giudiziaria; e deve essere immediata e circostanziata. Non ci venite a parlare di una generica minaccia terroristica, che peraltro, se fosse stata seria, avrebbe dovuto imporre una sorveglianza particolarmente attenta anche quando gli immigrati sono sbarcati. Viceversa, questo, come sappiamo, non è assolutamente successo. (Applausi dal Gruppo PD).

E allora di cosa stiamo discutendo? Guardate, la relazione del presidente Gasparri ha sgomberato il campo da ogni dubbio, è molto chiara e ci indica con grande chiarezza di cosa stiamo discutendo. Noi stiamo discutendo e decidendo se un mezzo scelto per esercitare una pressione sulle istituzioni europee al fine di indurle a concordare piani o solamente come pressione, possa essere non soltanto la violazione palese di una disposizione di legge, ma una sua grave violazione, ossia la violazione della libertà personale.

C'è un secondo passaggio molto rilevante. Noi stiamo decidendo se, non lo Stato, bensì il potere politico, la maggioranza di Governo tra un mezzo lecito e un mezzo illecito, può liberamente scegliere un mezzo illecito. Questo c'è scritto nella relazione del senatore Gasparri. Presidente Gasparri, lei ha ragione, sarà un caso molto importante; non so se farà giurisprudenza, ma certamente costituirà uno spartiacque, perché è la prima volta che noi non discutiamo se vi sia una questione privata o una questione pubblica, ma discutiamo per la prima volta in queste Aule se il potere politico possa dirsi al di sopra della legge. (Applausi dal Gruppo PD). Stiamo discutendo se possa violare la Carta costituzionale nei diritti fondamentali. È un salto che non c'è mai stato in quest'Aula. Io non so se sarà un precedente, ma certamente sarà un momento importante per la nostra democrazia. Il punto è che è stato sempre rivendicato con una diversa spavalderia e una diversa animosità da quella che oggi ci ha testimoniato il Ministro in Aula e non ha avuto il coraggio, signor Ministro, di essere così chiaro e diretto come è stato il presidente Gasparri quando ha rivendicato questo potere, questa concezione dello Stato.

Vorrei dire ancora alcune cose, alcune fake che dobbiamo affrontare. Della prima, la questione del terrorismo, ho già detto. La seconda è che non c'è stata alcuna necessità o attività di difesa dei confini: erano già sul territorio italiano e c'era un dovere stabilito per legge di portare a termine una procedura. Non c'è alcuna attività o decisione di Governo che possa esimere o far diventare un interesse pubblico qualcosa che non lo può essere. In primo luogo, non c'è stato alcun Consiglio dei Ministri, in secondo luogo, le cronache dell'epoca testimoniano che c'era una dialettica molto aspra all'interno del Governo. Il ministro Salvini ha minacciato di dimettersi e il Presidente del Consiglio Conte era impegnato in modo instancabile a dissuaderlo dal persistere in quella condotta. Giustificare posteriormente, con una politica sui flussi migratori, è assolutamente inconferente. E giustamente il Presidente del Consiglio, essendo anche un avvocato, si è guardato bene dal rivendicare la legittimità del mezzo, che è esattamente l'unica cosa di cui noi stiamo discutendo.

Vorrei anche sgomberare il campo dalla fake del coraggio e dell'eroico capitano a tutela di tutti noi (e arrivo alle conclusioni). Io mi sarei aspettata un coraggio e un'intraprendenza, ad esempio, nei confronti di Orbán, che noi saremmo andati da Orbán e gli avremmo detto che la pacchia è finita e che adesso bisogna ripartire le responsabilità, accollarsi qualche cosa e condividere le politiche migratorie. (Applausi dal Gruppo PD). No, è stata esibita forza e veemenza usando la sofferenza di 177 persone.

PRESIDENTE.Senatrice, concluda.

ROSSOMANDO (PD). Sto concludendo. Usando undici donne che avevano subìto violenza sessuale e alle quali era stato assegnato il codice rosa, forse oggi il codice rosso, ma forse no, perché forse allora il codice rosso non sarebbe stato applicato.

Voglio concludere, Presidente, ricordando che in quest'Aula - occasionalmente capita - il primo discorso della democrazia repubblicana di una donna in Parlamento sia stato fatto da Lina Merlin. Fu un discorso importante e toccante a difesa e per denunciare l'uccisione di un bracciante in uno sciopero nel Polesine. Fu un discorso a difesa della libertà, contro l'arbitro del potere. A questo ci richiamiamo e ci appelliamo. Perché qui, signor Presidente, non è in discussione un programma o non programma di Governo sulle politiche migratorie; temo che sia in discussione una parte non dichiarata del programma di Governo, cioè quella che ha a che vedere con il superamento delle democrazie liberali. (Commenti della senatrice Bonfrisco).

Da questo punto di vista, stiamo difendendo la libertà. (Richiami del Presidente). Concludo, signor Presidente.

PRESIDENTE.Concluda, perché il suo Gruppo ha sempre richiamato vistosamente il rispetto dei tempi, ma il suo Gruppo l'ha sempre abbondantemente superato. Concluda. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

ROSSOMANDO (PD). Signor Presidente, non stiamo discutendo di un emendamento, ma stiamo discutendo della libertà. (Applausi dal Gruppo PD e applausi ironici dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Stiamo discutendo della libertà e della democrazia, mi faccia terminare. (Commenti dal Gruppo PD. Richiami del Presidente).

Colleghi 5 Stelle...

PRESIDENTE. La smetta. Concluda davvero.

ROSSOMANDO (PD). Colleghi 5 Stelle, la legalità non è un tintinnio...

PRESIDENTE. La libertà non è un concetto estraneo a nessuno in quest'Assemblea. Concluda. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

MARCUCCI (PD). La lasci parlare.

ROSSOMANDO (PD). Concludo se mi fa concludere. La libertà e la legalità non sono un tintinnio di manette.

PRESIDENTE. Si rivolga a me, alla Presidenza.

ROSSOMANDO (PD). La legalità è il potere dei senza potere. Questa promessa, voi, colleghi del MoVimento 5 Stelle, l'avete tradita, se non votate per questa autorizzazione a procedere. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE.Chiuda. (Commenti dal Gruppo PD).

ROSSOMANDO (PD). Il Partito Democratico voterà contro...

CORI DAL GRUPPO L-SP-PSd'Az. Basta!

PRESIDENTE. Sono quindici minuti di dichiarazione di voto. Avanti! Avete parlato più di quattro ore. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Proteste dal Gruppo PD).

ROSSOMANDO (PD). Riesco a concludere se lei non sovrappone la sua voce alla mia.

PRESIDENTE.Concluda, senatrice. (Vivaci proteste dei senatori Bellanova, Laus e Stefano).

Smettetela, lasciatela concludere. (Commenti dal Gruppo PD).

MARCUCCI (PD). La lasci parlare!

PRESIDENTE. Concluda, altrimenti le disattivo il microfono.

ROSSOMANDO (PD). Se mi fa parlare.

Il Partito Democratico voterà contro la relazione del presidente Gasparri, a difesa della libertà di tutti i cittadini; quella libertà stabilita dalla Costituzione, che non può essere violata da nessuna maggioranza e nemmeno da un Ministro, benché animato d'amor patrio. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LeU. Congratulazioni).

TESEI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TESEI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, cercherò di essere breve ma di riportare il dibattito al tema. Ho ascoltato tutti gli interventi, sia in discussione generale che in dichiarazione di voto. Devo dire che le norme di legge che sottendono la questione di cui ci stiamo occupando sono state interpretate in modi molto, ma molto diversi dalla loro interpretazione autentica ed è ciò su cui oggi noi siamo chiamati a decidere.

Il tribunale di Catania, con la relazione del 7 dicembre 2018, ha chiesto al Senato il rilascio dell'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Matteo Salvini in ordine al reato di sequestro di persona aggravato, in conformità a quanto previsto dall'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989. La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari si è pronunciata per l'accoglimento della proposta formulata dal relatore, nel senso del diniego della richiesta di autorizzazione a procedere, attesa la sussistenza, nel caso di specie, dell'esimente del perseguimento del preminente interesse pubblico, nell'esercizio delle funzioni di Governo, di cui all'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n. 1 del 1989. Questo è il campo di azione su cui deve essere chiamato a pronunciarsi il Senato.

In base a questa norma, il Senato è chiamato a stabilire in particolare se il Ministro abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico, nell'esercizio della funzione di Governo. La Procura della Repubblica, peraltro, ha chiesto l'archiviazione del procedimento a carico del ministro Salvini (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Rizzotti), per infondatezza della notizia di reato. (Commenti del senatore Mirabelli). Questi sono gli atti ed è veramente difficile comprendere, per chi è abituato a frequentare le aule giudiziarie da un punto di vista professionale, come nessuno abbia fatto riferimento a questa circostanza, che non è né secondaria, né di poca importanza, perché attiene al merito della questione, quel merito di cui non dobbiamo certamente occuparci, ma che già il procuratore della Repubblica ha definito in termini di infondatezza della notizia di reato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Questo è scritto nella relazione del Tribunale di Catania-sezione reati ministeriali, a pagina 2, che ha escluso di dover valutare i risvolti politici che hanno determinato la decisione di impedire lo sbarco dei migranti e di dover verificare le motivazioni che hanno indotto il Ministro ad agire, nonché il rapporto che può sussistere tra il supposto reato e l'interesse pubblico della funzione esercitata. Ciò perché questi caratteri, secondo il tribunale dei ministri, non sarebbero comunque tali da giustificare obiettivamente il reato ministeriale nella sua consistenza giuridica, ma potrebbero solo eventualmente fondare il diniego di procedibilità. Questo è il tema che ci occupa.

Non intendo entrare nel merito di siffatta impostazione e della distinzione proposta, perché in questa sede ciò è del tutto irrilevante. Infatti il Senato può negare l'autorizzazione a procedere non solo quando dubita della configurabilità del reato (e questo ce l'ha detto chiaramente lo stesso procuratore della Repubblica), ma anche quando, più semplicemente, senza esprimersi sulla sussistenza dei suoi estremi, ritenga comunque che ricorra una delle ipotesi di cosiddetta giustificazione politica menzionata nell'articolo 9.

Quindi, per le stesse ragioni, neppure mi attardo ad osservare che dal punto di vista giuridico probabilmente il diritto di libertà personale, che secondo l'accusa sarebbe stato compresso illegittimamente con il trattenimento dei migranti sulla nave Diciotti, anche in caso di autorizzazione allo sbarco avrebbe subito condizionamenti e limiti, sulla base delle stesse leggi vigenti. Questa è una circostanza lapalissiana ed è riportata anche nella normativa di carattere internazionale ed europeo: i migranti, comunque, anche una volta sbarcati, come nel caso di specie, vengono poi trattenuti nei centri di identificazione (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) e questa non è una limitazione della libertà personale, ma addirittura è un dovere imposto dalle norme. (Commenti del senatore Mirabelli).

Conta qui, più semplicemente, stabilire se il fatto che viene contestato al ministro Salvini si inserisca in una precisa direttiva politica del Governo, peraltro condivisa da tutti i suoi membri. Capisco gli sforzi compiuti da più parti, parlando di assenza di una delibera del Consiglio dei Ministri e della mancanza di una presa di posizione precedente o contestuale ai fatti, ma qui non può negarsi un'evidenza assoluta della condivisione del Governo sull'azione, che ha riguardato la nave Diciotti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Lupo). Successivamente conta valutare se l'attuazione di questa direttiva politica condivisa vada considerata di interesse preminente rispetto all'eventuale tutela di diritti, che potrebbero essere stati temporaneamente compressi con il fatto oggetto di contestazione.

Il dibattito non coinvolge il merito di quella direttiva. Non dobbiamo neppure stabilire se quella direttiva politica sia giusta o sbagliata, corretta o inadeguata, poiché il diniego dell'autorizzazione a procedere non comprende l'approvazione e la conferma della direttiva.

Siamo chiamati esclusivamente a valutare se, per avventura, il collegamento logico tra il fatto contestato (trattenimento dei migranti all'interno della nave Diciotti per quattro giorni, perché questo è il termine della contestazione) e quella direttiva debba considerarsi pretestuoso, arbitrario e illogico, oppure se - al contrario - abbia un oggettivo, congruo e plausibile fondamento. Questo è il senso dell'interpello che ci è demandato, volto alla protezione delle scelte politiche del Governo, a fronte di possibili censure o sbarramenti da parte della magistratura. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). È questo il limite ed è questo l'oggetto su cui ci dobbiamo pronunciare.

La risposta al quesito mi sembra allora del tutto ovvia. Quali che siano le opinioni sul merito della direttiva politica, che sicuramente noi tutti condividiamo, nessuno può negare lo stretto collegamento logico e congruente tra quella direttiva e la decisione di non far sbarcare i migranti sul suolo italiano. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Il ministro Salvini si è limitato a mettere in atto esattamente ciò che tutto il Governo aveva stabilito sul piano della strategia di contrasto al fenomeno delle migrazioni irregolari.

Al riguardo, è sufficiente far riferimento all'informativa resa al Senato, in data 12 settembre 2018, dal presidente del Consiglio dei ministri Conte, che ha ricostruito dettagliatamente le fasi degli eventi in relazione ai rapporti sia con le autorità maltesi, che con l'Unione europea. La consapevolezza della grave inadempienza di Malta è ormai nota a tutti, rivendicata e ribadita dagli stessi magistrati che nei loro scritti e richieste parlano addirittura di dirottamento effettuato da Malta verso il territorio italiano. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Dunque, rimane il secondo passaggio. Quella direttiva esprime un preminente interesse pubblico rispetto al bene che sarebbe stato compromesso dal fatto contestato? Anche su questo punto non c'è dubbio che, come ha già detto il tribunale, non dobbiamo stabilire se ricorra una causa di giustificazione con riguardo al reato, che - come ribadito e come voglio ribadire anche io, visto che c'è stato un silenzio assordante sul punto - è stato ritenuto non sussistente dalla procura della Repubblica che ha indagato. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Il procuratore della Repubblica che è salito a bordo della Diciotti ha controllato lo stato in cui si trovavano i migranti ancora a bordo della nave e non ha ritenuto che si stesse perpetrando un reato, altrimenti avrebbe avuto l'obbligo di impedirlo e avrebbe dovuto immediatamente disporre lo sbarco. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

PRESIDENTE.Senatrice, la invito a concludere.

TESEI (L-SP-PSd'Az). Non solo ciò non è stato fatto dal pubblico ministero, ma vi sono poi state le visite di molti parlamentari.

Mi accingo a concludere. In proposito è importante tener conto che la legge qualifica come insindacabile la decisione che ci apprestiamo ad adottare. Ciò indica inequivocabilmente che la valutazione di preminenza non deve essere effettuata con parametri giuridici, dovendo invece attenere - ancora una volta - al profilo squisitamente politico, il quale, per definizione, non ha parametri giuridici di controllo, se non attraverso altre forme come quelle del sindacato ispettivo.

In conclusione, non occorre approfondire...

PRESIDENTE. Senatrice, concluda. (Commenti del senatore Astorre).

TESEI (L-SP-PSd'Az). Mi faccia concludere, visto che tutti hanno potuto farlo.

Il compito che ci è rimesso è estremamente agevole. La cosiddetta giustificazione politica alla base del diniego di autorizzazione a procedere non solo non richiede che si giustifichi l'eventuale reato, escludendone l'illiceità, ma neppure - dall'altro lato - che si condivida e si giustifichi la scelta politica.

In conclusione, la decisione di negare l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini discende, in definitiva, dalla considerazione tranciante che, se consentissimo ai giudici di giudicare sull'ipotesi di reato, essi finirebbero per giudicare la scelta politica del Governo e questo, secondo la Costituzione, non si può fare.

Per tutti questi motivi...

PRESIDENTE. La invito a concludere davvero, senatrice, altrimenti sarò costretta a toglierle la parola.

TESEI (L-SP-PSd'Az). Per questi motivi noi voteremo a favore della proposta del relatore e della decisione della Giunta e, quindi, contro il diniego all'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Moltissime congratulazioni).

Saluto al sindaco del Comune di Montecchia di Crosara

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea il sindaco di Montecchia di Crosara Edoardo Pallaro, accompagnato da alcuni rappresentanti dell'amministrazione comunale, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione del documento IV-bis, n. 1 (ore 12,41)

SCHIFANI (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCHIFANI (FI-BP). Signor Presidente, il Gruppo di Forza Italia voterà contro la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini.

Personalmente, signor Ministro, sono convinto che lei non abbia commesso il reato previsto dall'articolo 605 del codice penale, perché l'obiettivo della fattispecie di reato è quello di colpire la privazione volontaria e dolosa della libertà personale, mentre nel caso di cui stiamo trattando sono stati assicurati prima i diritti essenziali della sopravvivenza e della salute, coniugati con l'esigenza di tutelare un interesse superiore del Paese.

È evidente che in una situazione di questo tipo vanno realizzati degli equilibri tra la compressione e l'oppressione del diritto, ma secondo me, nel caso specifico, come lei stesso ha detto nel suo intervento, prevale l'esigenza di aprire un contenzioso concreto nei confronti dell'Europa.

La fotografia che sto mostrando, presidente Conte, ci aveva lasciato ben sperare. È una fotografia del 30 giugno 2018, in cui lei viene immortalato insieme al presidente Macron mentre si dilunga a Bruxelles per cercare di trovare un'intesa sulla politica dell'immigrazione. Quell'intesa poi è stata un buco nell'acqua, perché si è rinviato tutto alla volontarietà delle ricollocazioni e, quindi, alla buona volontà di un'Europa che è stata e continua ad essere cinica, ingenerosa e pregiudizialmente chiusa ad ogni forma di solidarietà.

Non vi è stato dunque reato ed è applicabile l'articolo 1 della legge n. 1 del 1989. Ministro Salvini, lei ha difeso l'interesse dello Stato, e glielo dico con estrema serenità, anche se probabilmente, data la nostra cultura e sensibilità, ci saremmo mossi in una dinamica politica diversa. Qui però siamo tenuti a valutare l'interesse superiore del Paese, che lei ha portato avanti e che ha assicurato.

Signor Presidente del Consiglio, signor Ministro, è evidente che noi non possiamo guardare altrove: il tema della mancanza dei diritti umani esiste in tutta l'area libica e subsahariana. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Esiste uno stato di terrore che non possiamo, né dobbiamo ignorare. Allora, signor Presidente del Consiglio, signor Ministro dell'interno, l'Italia faccia sentire la propria voce nel consesso internazionale per una verifica dell'esistenza o meno dei diritti umani in tutto quel territorio. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Non bastano soltanto i pattugliatori, non basta soltanto l'attenzione bilaterale: occorre alzare il tiro su quello che sta succedendo in quel territorio, dove tanti uomini e donne vengono massacrati e torturati e addirittura affidano a barconi, in mano ai trafficanti che voi giustamente contrastate, bambini e minori, nella speranza di un futuro migliore. Questa è una realtà che dobbiamo contrastare e credo che il Governo italiano abbia il dovere di portare nella sessione internazionale dell'ONU più vicina questo tema, una verifica e un'ispezione.

Devo dire che lo facciamo però, purtroppo, in un momento in cui il nostro Paese vive una crisi di credibilità internazionale. Non me se ne voglia, ma, al di là delle sue indiscusse competenze giuridiche, signor Presidente del Consiglio, in questo momento lei non rappresenta l'indirizzo politico del Paese perché è mediatore continuo tra due forze politiche che si pongono su direttrici completamente diverse in chiave di politica internazionale ed economica.

Lo abbiamo visto sulla vicenda Maduro, rispetto alla quale un partito sostiene il dittatore Maduro, l'altro partito di maggioranza lo contrasta; ma lo abbiamo visto anche sugli F-35, nonché sull'approccio nei confronti dell'apertura alla Cina: dobbiamo essere invasi dal mercato cinese o cercheremo di invadere il mercato cinese? Sono due posizioni dialetticamente contrapposte, dove non vi è chiarezza né questo Parlamento è stato messo in condizione di pronunciarsi su questi futuri patti. Per non parlare della TAV, su cui, signor Presidente del Consiglio, l'Italia sta veramente rischiando di perdere ogni forma di credibilità internazionale.

Io ho apprezzato la sua mirabolante capacità giuridica oltre che politica nel risolvere in quel fine settimana una crisi che era dietro le porte, ma il problema della credibilità e del mantenimento degli accordi internazionali, che è la pietra miliare della credibilità di un Paese, è aperto: cosa ne faremo della TAV? La realizzeremo? (Applausi dal Gruppo FI-BP). Non è, infatti, solo un problema di costi-benefici, ma di credibilità degli impegni assunti nel consesso internazionale. Lo sviluppo deve guardare al di là della ridicola asettica analisi costi-benefici della quale ci ha parlato il ministro Toninelli quando si è insediato in 8a Commissione dove ha esordito dicendo che non avrebbero realizzato grandi opere e le avrebbero sottoposte tutte all'analisi costi-benefici, bloccando gli investimenti pubblici pari al 30 per cento.

A proposito di crisi di credibilità internazionale, noi abbiamo un Vice Presidente del Consiglio che, durante la crisi post voto, minaccia il Presidente della Repubblica di impeachment e che incontra i leader dei gilet gialli che massacrano e mettono a fuoco la Francia, Parigi, per protesta nei confronti di una repubblica democraticamente esistente.

Dunque, il tema che vorrei sottoporre al Presidente del Consiglio più che al ministro Salvini è il pericolo di non essere credibili e di pagare il prezzo di scelte politiche di carattere economico sbagliate, perché lo stallo sta avvenendo anche nella mancata crescita del Paese dovuta al confliggersi di due politiche economiche: quella del MoVimento 5 Stelle, che guarda allo Stato come erogatore di contributi pubblici nei confronti dei disoccupati, di chi non ha lavoro e dei deboli, e un'altra politica che vede la soluzione di questo problema con la crescita, con la spesa produttiva, quella che ci chiede l'Europa e che non le abbiamo assicurato; l'Europa che ci ha imposto addirittura clausole di salvaguardia per 23 miliardi anziché 13 perché non si fida di noi.

Ci accingiamo a verificare, signor Presidente del Consiglio, dei dati devastanti: abbiamo una produzione industriale crollata del 12 per cento, lo spread è passato da 120 a 240, la pressione fiscale aumenterà dello 0,4 per cento, il debito pubblico è aumentato a 2.308 miliardi, raggiungendo il massimo storico; della clausola di salvaguardia abbiamo già parlato e il mancato rispetto della previsione di crescita dell'uno per cento indicata dalla manovra ci porterà a una manovra correttiva.

Il problema è se un tipo di alleanza del genere, che poggia le basi su due visioni di sviluppo di società diverse, possa durare a lungo.

Signor ministro Salvini, io ho vissuto l'esperienza del governo Prodi, che era legittimamente voluto dagli elettori e che aveva assemblato delle realtà partitiche diverse tra loro (si passava dal collega Turigliatto al collega Dini); quell'Esecutivo ha avuto vita breve, perché la politica ha fatto le sue scelte, cioè il sistema è andato in stallo e l'economia non cresceva. Io temo - e lo dico nell'interesse del Paese senza alcuna polemica personale - che questo Governo che poggia su un contratto e non su una coalizione, su un'alleanza omogenea, su una piattaforma di valori condivisi, possa rischiare di arrecare enormi danni al Paese. Lo dico in piena serenità, in piena coscienza, con piena responsabilità.

Signor Presidente, il centrodestra è un valore, non una formula di Palazzo. È un'aggregazione storica e spontanea di un popolo che si è riconosciuto in una grande alleanza liberale e riformista, che pone l'individuo e non lo Stato al centro della società. Questa è la filosofia liberale di Forza Italia che ci ha sempre trasmesso Silvio Berlusconi e che ci infonde quotidianamente con il suo impegno e con la futura discesa in campo. Noi siamo stati tolleranti quando siamo stati al Governo, ma siamo stati anche rigorosi, signor Ministro dell'interno. Vorrei infatti ricordarle che quando siamo stati al Governo nel 2002, con il ministro della giustizia Castelli, e nel 2008, con il ministro dell'interno Maroni, con la guida di Berlusconi abbiamo stabilizzato il carcere duro e approvato il sequestro per equivalente nel 2008, per il quale lei può vantarsi, come Ministro dell'interno, di aver inferto alla mafia in passato e oggi sequestri per centinaia di miliardi; tutto ciò grazie alla lotta alla mafia voluta da Silvio Berlusconi e a quelle leggi coraggiose su cui il presidente Berlusconi ha messo la faccia. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Eravamo assieme. I suoi Ministri lo hanno condiviso e ho fatto nomi e cognomi; ci abbiamo messo la faccia, perché siamo tolleranti, ma sappiamo essere rigorosi quando si deve contrastare la criminalità organizzata.

MIRABELLI (PD). È fuori tema.

SCHIFANI (FI-BP). Siamo liberali, riformisti e difensori di una giustizia giusta e veloce e abbiamo coniato l'articolo 111 della Costituzione con il nostro Marcello Pera responsabile della giustizia: quell'articolo 111, ministro Salvini e ministro per la pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, che rischia di essere messo in discussione con l'entrata in vigore dell'abolizione della prescrizione, ove lei non sarà in grado - e non sarà certo colpa sua - di riformare la giustizia in dieci mesi, riforma della quale non vi è traccia alcuna nei lavori parlamentari. Attenzione al rischio che si corre, perché qui rischia di saltare lo Stato di diritto.

MIRABELLI (PD). È un intervento su tutto.

MARCUCCI (PD). Un programma di Governo.

SCHIFANI (FI-BP). Per non parlare del fatto - e mi accingo a concludere - che la difesa di questi valori, intramontabili perché radicati nella nostra storia, ci porta oggi a esprimere un voto non di convenienza, come quello che sarà espresso a breve da qualche suo alleato, ma di coerenza della nostra storia. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Il nostro voto di coerenza è un voto che onora la nostra credibilità, passata, presente e futura. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni).

GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusio)

GIARRUSSO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo... (Commenti dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. Potrà esprimere il senatore Giarrusso la sua dichiarazione di voto? (Commenti del senatore Mirabelli).

VALENTE (PD). È quello delle manette!

GIARRUSSO (M5S). Credo che, a prescindere da come oggi voteremo e da quello che ciascuno di noi pensa, è a tutti chiaro che in quest'Aula oggi si stia svolgendo un dibattito di importanza straordinaria che ha pochi precedenti nella storia parlamentare di questo Paese. Un dibattito in cui abbiamo di fronte a noi senatori, che rappresentiamo la sovranità popolare e il potere legislativo, il Governo, che rappresenta il potere esecutivo di questo Paese e che è portato in quest'Aula da un altro potere, quello giudiziario, affinché tutti noi senatori possiamo valutare le sue azioni.

Oggi in quest'Aula nessuno può dubitare del fatto che stiamo affrontando il cuore della democrazia e che la democrazia si sta confrontando con se stessa e con i propri limiti: dobbiamo averlo chiaro. Qualcuno prima di me ha detto che il Governo non è al di sopra della legge. È verissimo: il Governo, il Parlamento e anche la magistratura in questo caso si stanno muovendo nella cornice della legalità repubblicana, secondo l'articolo 96 della Costituzione e secondo la legge costituzionale 16 gennaio 1989, n.1. Noi siamo all'interno del perimetro della legalità repubblicana. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

E che cosa richiedono la legge del 1989 e l'articolo 96 della Costituzione? Richiedono una valutazione da parte di quest'Assemblea che esercita il potere legislativo e che - come giustamente fa rilevare il tribunale dei ministri - non spetta al potere giudiziario: la valutazione se l'agire di un Ministro, in questo caso del Ministro dell'interno, sia stato a tutela di un preminente interesse pubblico o di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante. L'articolo 9, al comma 3, parla di preminente interesse pubblico perché (e qui siamo nel cuore del problema della democrazia) non qualsiasi azione di governo potrebbe essere legittima sempre, solo perché azione di governo.

MIRABELLI (PD). Bravo!

GIARRUSSO (M5S). Le azioni di governo vanno valutate secondo l'interesse costituzionale o il preminente interesse pubblico, cioè attraverso un bilanciamento che le norme rimettono a noi senatori, in questo caso. Tale bilanciamento è con il sacrificio imposto ai migranti, che è stato ricordato: sono stati trattenuti per quattro giorni e assistiti dalle nostre Forze dell'ordine, dalla Marina e da tutto l'apparato dello Stato dentro un porto della Repubblica, al sicuro finalmente, per quattro giorni, prima, durante e dopo i quali l'intero Governo, come ha ricordato il Presidente del Consiglio nel primo intervento in quest'Aula a settembre, si era impegnato per una cosa che per noi del MoVimento 5 Stelle è importante da quando siamo in Parlamento. È dal 2014, infatti, che contestiamo i folli Trattati sottoscritti prima del nostro arrivo in Parlamento e che facevano sì che chi sbarcava in uno Stato diventasse e rimanesse problema di quello Stato e non sbarcasse in Europa. Noi abbiamo sempre detto, dal 2014, che chi sbarca in Italia sbarca in Europa. Il Presidente Conte è andato a dire questo a giugno, prima che arrivasse la nave Diciotti in Europa, con l'autorevolezza di una fortissima legittimazione popolare. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

VERDUCCI (PD). Che c'entra?

GIARRUSSO (M5S). È questo che il Ministro dell'interno ha perseguito, impedendo per quattro giorni lo sbarco dei migranti nel porto di Catania, sbarco che avrebbe determinato l'immediata applicazione di quei Trattati che noi contestiamo da sempre. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

VOCI DAL GRUPPO FI-BP. Onestà! Onesta!

GIARRUSSO (M5S). Noi dobbiamo dire perché quella odierna è una questione che non ha precedenti. Di ministri imputati nella storia della Repubblica, purtroppo, ce ne sono stati diversi, ma erano questioni vergognose che sono ancora ferite aperte per la Repubblica. Dobbiamo ricordarlo: l'affare della Locride, le tangenti per l'acquisto di aerei militari. Quelle erano vergogne. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD).

VERDUCCI (PD). Lo sai cosa significa sequestro di persona?

MARCUCCI (PD). È accusato di sequestro!

GIARRUSSO (M5S). Questa è la prima volta che un Ministro e un Governo - si può condividere o no - possono legittimamente venire nell'Aula del Parlamento a rivendicare un'azione compiuta a nome del Governo. (Proteste dal Gruppo PD). Poi possiamo dividerci e possiamo considerarla o no idonea ma è e resta, com'è stato chiaramente indicato nelle memorie del Presidente del Consiglio, del vice Presidente Di Maio e del Ministro Toninelli, un'azione di Governo condivisa e portata avanti legittimamente. (Commenti della senatrice Malpezzi).

Non di immunità in questo caso si parla, dobbiamo essere chiari. Il MoVimento 5 Stelle non ha mai abdicato ai propri principi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Applausi ironici dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo FI-BP).

MALPEZZI (PD). Buffoni!

GIARRUSSO (M5S). Colleghi, voi sapete che io, personalmente, ho chiesto in quest'Aula ai miei colleghi di mandarmi a processo quando si trattava dell'articolo 68! (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

VOCI DAL GRUPPO PD. Vergogna!

GIARRUSSO (M5S). Io e i miei colleghi abbiamo votato perché andasse a processo la collega Paola Taverna, querelata, perché noi riteniamo che le immunità appartengano al passato e vadano superate. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

MALPEZZI (PD). Tranne per Salvini!

COLLINA (PD). Ma voi eravate contro!

GIARRUSSO (M5S). Però, colleghi, quella che oggi affrontiamo è un'altra questione, che attiene al cuore della democrazia, alla possibilità di un Governo di compiere delle scelte. Queste scelte devono avere una valutazione. E la legge dice che la valutazione deve essere fatta in queste Aule, quando si tratta di un atto di Governo.

MALPEZZI (PD). Ma se l'hai fatta fare sulla piattaforma Rousseau!

MARCUCCI (PD). Lo scambio!

MIRABELLI (PD). Vergogna!

GIARRUSSO (M5S). Questa è la rivendicazione che è nel DNA del Movimento, la restituzione della sovranità i cittadini, perché è in queste Aule che i cittadini esercitano la sovranità, attraverso i propri rappresentanti e i propri portavoce! (Proteste dal Gruppo PD. Commenti del senatore Romeo).

GIRO (FI-BP). Appunto! Ma vergognati! Ma cosa stai dicendo!

GIARRUSSO (M5S). Non sto qui a ripetere ciò che altri, meglio di me, hanno già ripetuto. Non vi è dubbio che siamo in presenza di un'azione di Governo. Non vi è dubbio che questo bilanciamento di interessi nel caso di specie vi sia stato perché, a fronte di un interesse preminente, perseguito da anni dal Movimento, come quello di riportare l'Europa alle proprie responsabilità per il problema dei migranti, vi sia stato un sacrificio minimo, tollerabile in democrazia. Solo di questo noi dobbiamo parlare oggi in questa sede! (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

MALPEZZI (PD). Ma dove?

MARCUCCI (PD). Siete il Governo dello scambio!

GIARRUSSO (M5S). Per questo motivo, annuncio, con orgoglio, che il MoVimento 5 Stelle, dopo avere condiviso con i cittadini e i propri iscritti questa decisione, voterà convintamente affinché il Governo non debba rispondere di un'azione che è stata compiuta nell'interesse dello Stato e dei cittadini. (I senatori dei Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az si levano in piedi. Molti applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Il ministro Salvini si reca dal senatore Giarrusso per esprimere le congratulazioni. Molte congratulazioni. Proteste dai Gruppi PD e FI-BP).

MALPEZZI (PD). Sei un incoerente!

NUGNES (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, i diritti umani rappresentano diritti inalienabili, che ogni essere umano possiede dalla nascita. Il riconoscimento della dignità specifica dei diritti uguali e inalienabili di tutti i membri della società umana è la base di libertà, giustizia e pace nel mondo. I diritti umani sono iscritti e formano la base del diritto. Rappresentano forma superiore ad ogni altra norma.

Detti diritti non possono essere compressi neanche un poco, salvo non siano un pericolo nel contingente di un bene giuridico costituzionale preminente dello Stato: dello Stato, che è di tutti, e non del Governo, che è di alcuni, come pericolosamente riportato nella relazione.

Ebbene, i diritti umani dei membri della Diciotti sono stati compressi, in modo certamente reversibile, ma sono stati compressi. Diritti, tra l'altro, di soggetti fragili, tra cui minori, e in condizioni psicofisiche critiche. Questi diritti compressi devono essere comparati all'azione del Ministro, valutando se detta sottrazione sia valsa a tutelare un bene giuridico costituzionale preminente dello Stato. A mio giudizio, no.

Aggiungo che è pericoloso, per ora e per il futuro, far passare il concetto che per far valere una finalità politica, un diritto, per quanto legittimo, verso altri, si possa far leva sui diritti di terzi, che nel caso specifico sono anche più deboli e in stato di disagio e fragilità. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori De Falco e Grasso).

FATTORI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

FATTORI (M5S). Signor Presidente, il 5 aprile 2011 il Parlamento italiano votò che Ruby era la nipote di Mubarak e io mi chiesi spesso come fosse possibile negare l'evidenza per salvare la poltrona di qualche amico e mi ero detta che col MoVimento 5 Stelle questo non sarebbe mai più accaduto. Il vice premier Salvini ha detto una frase che mi è piaciuta: «a me dire le bugie viene poco e viene male». Anche a me purtroppo dire le bugie viene poco e viene male, perché sono cresciuta nel MoVimento 5 Stelle con l'onestà come faro. Qui non c'era un interesse prevalente dello Stato, non c'era un interesse costituzionalmente rilevante a fermare 177 persone su una nave. C'era un interesse propagandistico; c'era un interesse politico con la «p» minuscola.

Ho dato fiducia al Governo perché risolvesse il problema dei migranti e sono sicura che lo può fare con politiche intelligenti, lungimiranti e a lungo termine, ma non facendo questi giochetti. Mi aspettavo anche che il ministro Salvini, da uomo forte quale è, avesse il coraggio e la schiena dritta di andare a processo (Applausi dal Gruppo PD e del senatore De Falco)per onorare proprio il rispetto verso quelle Forze dell'ordine che ha menzionato: le ragazze, i ragazzi, le mamme e i papà che ogni mattina mettono la divisa e scendono in strada a difendere la sicurezza nazionale, senza scorta e senza immunità. Lo posso dire con orgoglio perché il padre dei miei figli fa questo mestiere da venti anni. Tutti abbiamo la responsabilità delle nostre scelte.

Voglio ringraziare però i miei colleghi del Gruppo parlamentare e il capogruppo Patuanelli, che è sempre stato una persona aperta al dialogo, al confronto e alla trasparenza. Voglio ringraziare i miei colleghi con cui continuo ad avere un percorso insieme perché sono sicura che tutti loro in coscienza, qualunque cosa voteranno, lo faranno per tutelare il MoVimento 5 Stelle. E io, a differenza del ministro Salvini, affronterò un processo per questa mia scelta consapevole e coerente, perché sarò deferita ai probiviri, come giustamente vuole il codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle. Questo processo però io lo affronterò con la testa alta e la schiena dritta e avrei preferito affrontare un processo vero piuttosto che correre il pericolo di vedermi allontanata dalla magnifica comunità 5 Stelle. Solo una cosa posso dire che mi consola: le persone come me le 5 Stelle ce le hanno tatuate sul cuore (Applausi della senatrice Nugnes). Non ci sarà processo che riuscirà ad estirparle, anche se dovessi perdere questo processo a cui tengo molto. Ringrazio tutti e voterò in dissenso dal mio Gruppo. (Applausi dai Gruppi M5S e PD, e dei senatori De Falco e Grasso).

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione.

Ricordo che la proposta della Giunta, ai sensi dell'articolo 135-bis, comma 8, del Regolamento, si intenderà respinta qualora non consegua il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea, cioè 161 voti.

Ricordo altresì che il risultato non verrà proclamato immediatamente.

I senatori che non abbiano partecipato al voto potranno successivamente recarsi al banco della Presidenza e dichiarare il proprio voto palese ai senatori Segretari che ne terranno nota in appositi verbali custoditi. Tale facoltà potrà essere esercitata fino alla chiusura delle operazioni di voto prevista per le ore 19. Concluse le operazioni di voto, si procederà allo scrutinio e alla proclamazione del risultato.

Ai sensi dell'articolo 135-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, sulle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, volte a negare la concessione dell'autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di Ministro dell'interno pro tempore.

I senatori favorevoli alla proposta della Giunta di non concedere l'autorizzazione a procedere voteranno sì.

I senatori contrari alla proposta della Giunta voteranno no.

I senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione nominale con scrutinio simultaneo.

Sospendo quindi la seduta, che riprenderà alle ore 17,30 per il sindacato ispettivo.

Chiedo ai senatori Segretari di essere cortesemente presenti in Aula per raccogliere i voti fino alla ripresa della seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 13,11, è ripresa alle ore 17,32).

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO

Svolgimento di interrogazioni (ore 17,33)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-00571 sulla riorganizzazione dell'area medico-legale dell'INPS.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

GALLI, vice ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, in via preliminare all'illustrazione della risposta al presente atto di sindacato ispettivo vorrei innanzitutto evidenziare il lavoro svolto dall'Istituto nazionale della previdenza sociale che, nel rispetto della tempistica programmata, sta garantendo la ricezione di tutte le domande dirette all'erogazione delle misure principali di questo Governo: il reddito di cittadinanza e quota 100.

Il decreto-legge sul reddito di cittadinanza e quota 100 rappresenta, infatti, non solo un'importantissima misura di sostegno al reddito, che restituirà dignità a tutte quelle persone che oggi vivono intollerabili situazioni di povertà, ma anche quell'indispensabile investimento nelle politiche attive del lavoro, che nessuno dei precedenti Governi ha mai realizzato.

In questa prospettiva è chiaro a tutti che, per far fronte a queste nuove competenze, l'INPS ha avuto la necessità di adeguare il proprio assetto in modo da garantire lo svolgimento delle proprie attività istituzionali in modo rispondente a principi di efficienza ed efficacia che guidano l'azione pubblica.

Con riferimento all'interrogazione in oggetto, quindi, la riorganizzazione innovativa dell'area medico-legale dell'Istituto di previdenza appare finalizzata ad aumentare l'efficienza delle attività che ad esso fanno capo.

L'INPS ha reso noto che detta riorganizzazione è fondata su criteri oggettivi che tengono conto sia del dato della popolazione residente, sia delle peculiarità legate ai carichi lavorativi.

Il modello di presidio mira ad assicurare una copertura completa delle esigenze dell'intera platea di riferimento in campo previdenziale e assistenziale.

L'accentramento delle attività medico legali, operato da tale modello organizzativo consente allo stato attuale una migliore ripartizione dei carichi di lavoro attribuiti ai singoli medici, nonché una migliore gestione degli aspetti organizzativi. Favorisce, inoltre, una migliore omogeneità valutativa garantendo maggiore trasparenza ed equità, a garanzia anche della correttezza, della collegialità e della legalità dell'azione accertativa.

L'assetto descritto non esclude affatto, d'altra parte, la possibilità che per far fronte a specifiche necessità dei cittadini, vengano effettuati accessi domiciliari, ricorrendone i presupposti di legge e/o di opportunità.

È chiaro che questa logica di adeguamento dell'assetto periferico dell'Istituto non dovrà mai tradursi in un disservizio per il cittadino e, pertanto, dal canto suo, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali assicurerà la continua vigilanza sull'Istituto di previdenza, sia pure nel rispetto dell'autonomia e delle finalità dell'ente medesimo, affinché ad un aumento dell'efficienza dell'apparato organizzativo corrisponda sempre la puntuale erogazione dei servizi per il cittadino.

MARINELLO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINELLO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, ringrazio il Vice Ministro e mi ritengo soddisfatto della risposta.

Possiamo constatare, infatti, il fattivo impegno da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nel porre la massima attenzione per evitare disservizi alla cittadinanza, a fronte degli adeguamenti periferici dell'Istituto. Concordo, quindi, pienamente con la linea del Ministero quando afferma che, all'aumento dell'efficienza dell'apparato organizzativo, debba corrispondere sempre una puntuale erogazione del servizio ai cittadini.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00249 sull'incendio della macchia mediterranea occorso il 30 settembre 2018 in provincia di Lecce.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

GAVA, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, con riferimento alle questioni poste, occorre evidenziare, in via preliminare, che il Ministero dell'ambiente ha diretta competenza in materia di incendi per i piani antincendi boschivi delle aree protette statali, ossia i parchi nazionali e le riserve naturali statali, in attuazione dell'articolo 8, comma 2, della legge n. 353 del 2000, col supporto degli enti gestori di tali aree protette, che curano in modo particolare la previsione e la prevenzione degli incendi boschivi.

Spetta, invece, alle Regioni la diretta competenza sul resto del territorio per la programmazione e la pianificazione AIB e la lotta attiva anche all'interno delle suddette aree protette statali.

Proprio al fine di realizzare iniziative di prevenzione volte a dare attuazione alle disposizioni della legge poc'anzi richiamata, il 9 luglio 2018 il Ministero dell'ambiente, l'Arma dei carabinieri e il Corpo nazionale dei vigili del fuoco hanno siglato un apposito protocollo d'intesa volto a definire le attività antincendi boschivi nelle aree protette statali, per poter contrastare al meglio il problema degli incendi boschivi in tali ambiti territoriali.

Per quanto concerne, più nello specifico, le azioni antincendio nel territorio della Regione Puglia, la stessa ha fatto presente di aver adottato diverse iniziative finalizzate alla prevenzione e al contrasto degli incendi boschivi. Tra queste, ricoprono particolare rilevanza il decreto del Presidente della Giunta regionale n. 266 del 30 aprile 2018, recante «Dichiarazione periodo di grave pericolosità per gli incendi boschivi anno 2018», che integra le norme generali di comportamento per contrastare gli incendi boschivi al fine di tutelare l'incolumità pubblica e il patrimonio forestale sul territorio regionale; nonché il piano di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi 2018-2020, approvato con decreto della Giunta regionale n. 585 del 10 aprile 2018, che costituisce anche il presupposto per la elaborazione di ulteriori strumenti di programmazione degli interventi a tutela del patrimonio boschivo.

Per quanto attiene le misure poste a tutela della Riserva naturale statale Le Cesine, si segnala che l'ente gestore (WWF) ha provveduto a predisporre il piano pluriennale AIB (2017-2021). Il suddetto piano prevede interventi selvicolturali per ridurre il potenziale innesco e la vulnerabilità del bosco agli incendi, con il fine di strutturare un sistema forestale più resiliente e resistente agli incendi, interventi sulla viabilità forestale, approvvigionamento idrico, formazione ed informazione e sorveglianza. Il piano ha già superato l'istruttoria tecnica dei Ministero dell'ambiente, sono stati acquisiti i pareri dei Carabinieri forestali e dei Vigili del fuoco ed è stata richiesta l'intesa alla Regione Puglia per l'inserimento del predetto piano AIB dell'area protetta nel piano AIB regionale.

A ciò si aggiungano le iniziative già adottate dalla Regione Puglia per mitigare il rischio incendio nella suddetta Riserva, tra cui rientrano interventi di prevenzione attraverso l'istallazione di sensori per il superamento dei valori di ozono e anidride carbonica, finalizzali all'allertamento degli incendi mediante un progetto europeo, finanziato tramite la programmazione interregionale 2007-2013 e presentato dall'università di Lecce, con il coinvolgimento della sezione della Protezione civile regionale come stakeholder.

La Regione ha rappresentato, inoltre, di avere in programma la realizzazione di un sistema di avvistamento a tutela della riserva.

Sempre sulla base di quanto riferito dall'amministrazione regionale, con particolare riguardo alla lotta attiva agli incendi boschivi, la stessa ha provveduto a potenziare la capacità di contrasto sul territorio della provincia di Lecce, anche mediante la realizzazione di un campo operativo AIB di volontariato, gemellato con altre Regioni, presso il Comune di Campi Salentina. Inoltre, per sensibilizzare e informare la popolazione sul rischio incendi boschivi, ha programmato alcune giornate informative nei mesi di maggio e giugno 2018 e ha coinvolto le prefetture, le Forze dell'ordine, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, le Capitanerie di porto, i Comuni, gli enti gestori di servizi essenziali, gli enti gestori delle aree protette statali e regionali, le sezioni regionali competenti sulla materia e i coordinamenti provinciali del volontariato regionale di protezione civile. I sindaci coinvolti hanno provveduto a emanare apposite ordinanze, al fine di informare la cittadinanza. Nell'ambito delle predette attività di informazione, la Regione Puglia pubblica giornalmente sul proprio sito istituzionale il bollettino nazionale e regionale di previsione incendi.

Per quanto concerne, infine, gli aspetti relativi alla qualità dell'aria in seguito all'incendio verificatosi nella riserva lo scorso mese di settembre, secondo quanto riferito dall'ARPA, i dati derivanti dalle attività ordinarie di monitoraggio non hanno mostrato superamenti dei limiti ambientali previsti dalla normativa di riferimento, né alcun incremento significativo delle concentrazioni degli inquinanti rilevati. L'ARPA ha comunque precisato che nelle immediate vicinanze dell'area dell'incendio non sono presenti stazioni fisse di monitoraggio della qualità dell'aria. Ad ogni modo, si aggiunga che l'Agenzia svolge il monitoraggio periodico delle acque, dei sedimenti e degli elementi di qualità biologici nell'area palustre che si trova all'interno dell'area interessata all'incendio.

Alla luce delle informazioni esposte, si rassicura comunque che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha provveduto e provvederà per il futuro alle attività e alle valutazioni di competenza in materia con il massimo grado di attenzione e continuerà a monitorare l'impatto regolatorio delle normative di settore, anche al fine di valutare possibili revisioni della disciplina.

VITALI (FI-BP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VITALI (FI-BP). Signor Presidente, se non ci fosse stato l'ultimo inciso dell'onorevole Sottosegretario, mi sarei dichiarato assolutamente insoddisfatto della risposta, perché ha fatto un'elencazione puntuale delle previsioni normative e degli organismi in capo ai quali incombono determinate attività di controllo e di verifica, tralasciando che vi è una responsabilità quantomeno di coordinamento del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Alla fine, però, ha detto che ci sarà il massimo impegno da parte del Ministero per verificare che tutte le istituzioni e tutti gli organismi competenti al controllo, alla verifica e alla prevenzione degli incendi operino secondo le indicazioni della legge. Questo fa sì che mi dichiari parzialmente soddisfatto della risposta e non insoddisfatto.

Signor Sottosegretario, il Ministro avrebbe già dovuto compiere questa attività. È vero che la legge n. 353 del 2000 individua nelle Regioni gli organismi territorialmente competenti a verificare, controllare e programmare tutte queste attività, ma c'è quanto disposto dal decreto legislativo n. 112 del 1998 che credo imponga al Ministero un' attività di coordinamento. Non ha una responsabilità diretta nella prevenzione e nell'attività necessaria alla prevenzione, ma sicuramente una responsabilità di coordinamento, di controllo e di stimolo degli organismi preposti. È evidente che se le Regioni non ottemperano a quanto la legge prevede, il Ministero può e deve intervenire per sollecitarle. Questo è il primo appunto che ritengo di dover rappresentare all'esponente del Governo.

Poi vi è un'altro aspetto. Non basta l'elencazione di tutte quelle attività di informazione, sensibilizzazione ed educazione alla prevenzione degli incendi che sono previste dalla legge e che, quindi, devono essere fatte; noi ci aspettavamo dal Governo una risposta sull'effettiva attuazione e sul risultato raggiunto, perché molte volte l'attività di sensibilizzazione è un atto burocratico. Volevamo sapere se questo atto burocratico poi si fosse trasformato in una reale attività di sensibilizzazione e quali risultati si fossero raggiunti.

Prendiamo atto con soddisfazione che, evidentemente, ci voleva questo incendio, che ha distrutto 50 ettari di macchia mediterranea, perché la Regione Puglia si dotasse dei sensori necessari al controllo di un territorio così vasto, un contratto che non può essere millimetrico, ma che, svolto con attività tecnologiche adeguate, potrà essere sicuramente utile a prevenire, o quanto meno limitare, ove si dovessero verificare nuovamente atti di questo tipo, i danni.

In conclusione, mi ritengo parzialmente soddisfatto della risposta del rappresentante del Governo e mi auguro che l'impegno che egli ha assunto oggi in quest'Aula sia concreto e della cui effettiva attuazione venga dato conto. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00406 sulla realizzazione di una piattaforma integrata di gestione e valorizzazione dei rifiuti a Centuripe, in provincia di Enna.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

GAVA, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, onorevoli senatori, con riferimento alle questioni poste, si ritiene opportuno evidenziare, in via preliminare, che il rilascio delle autorizzazioni agli impianti e la pronuncia dei pareri in merito a istanze presentate per la loro realizzazione sono di esclusiva competenza regionale e degli enti locali preposti alla verifica di conformità delle opere alla normativa vigente, anche per quanto attiene agli aspetti urbanistici.

La Regione, nel rilasciare le autorizzazioni agli impianti di trattamento dei rifiuti, tiene conto dei fabbisogni impiantistici e degli obiettivi contenuti nel Piano regionale di gestione dei rifiuti. A tal proposito, si precisa che, nel caso di specie, la Regione Sicilia è impegnata nell'adozione di un nuovo Piano di gestione dei rifiuti conforme al diritto europeo, che le permetta di raggiungere gli obiettivi nazionali di raccolta differenziata e di privilegiare le operazioni di gestione dei rifiuti poste ai livelli più alti della gerarchia. Il Piano è stato apprezzato dalla Giunta regionale nel mese di dicembre scorso ed è in corso la procedura di VAS regionale propedeutica alla sua approvazione definitiva.

Per quanto attiene, più nello specifico, alla realizzazione della piattaforma in argomento, il Comune di Centuripe ha fatto presente che la proposta presentata dalla Oikos SpA è stata inoltrata lo scorso settembre 2018, per il parere di competenza, agli enti preposti della Provincia di Enna, ossia l'azienda sanitaria provinciale (ASP), l'ufficio del genio civile e la Soprintendenza per i beni culturali e ambientali.

Con nota del 15 ottobre 2018 l'Azienda sanitaria provinciale ha ritenuto che si dovesse preliminarmente acquisire il giudizio di compatibilità ambientale (VIA) da parte dell'ARTA, nonché il giudizio preliminare da parte del Dipartimento regionale dell'acqua e dei rifiuti. Inoltre, sempre secondo l'ASP, la complessità progettuale dell'opera imponeva una valutazione in sede di Conferenza dei servizi.

Il competente ufficio del genio civile di Enna ha richiesto, da parte sua, una modifica o integrazione della documentazione allegata alla proposta, al fine di poter esprimere il proprio parere a seguito di un compiuto esame.

L'amministrazione comunale ha segnalato, inoltre, che è stata effettuata e trasmessa, previa richiesta della soprintendenza, la relazione di verifica preventiva dell'interesse archeologico. All'esito dell'attività istruttoria finalizzata alla predetta verifica, la competente soprintendenza ai beni culturali e ambientali, con nota del 14 febbraio scorso, ha espresso il proprio parere negativo. Più in particolare, la predetta soprintendenza, considerato che l'area interessata dalla variante allo strumento urbanistico per la realizzazione del progetto comprende un'estesa porzione di territorio censita al catasto terreni del Comune di Centuripe e ricade in contrada Muglia, ha evidenziato che l'area è immediatamente contigua al sito d'interesse archeologico denominato Monte Pietraperciata, classificato con tipologia A1 per la presenza di un insediamento e necropoli con tombe a forno di età preistorica ed esaminato lo Studio preventivo dell'interesse archeologico, ha rilevato che, dall'esame incrociato dei dati, l'area oggetto della progettazione risulta ad alto rischio archeologico per alcune unità territoriali e a rischio archeologico medio-alto per altre. Per queste ultime, ha precisato che il rinvenimento di reperti in dispersione sulla superficie delle stesse non esclude il rischio della presenza di reperti mobili o strutture nel sottosuolo. Il rischio archeologico basso è stato riconosciuto per una sola unità territoriale.

Sempre secondo quanto evidenziato dalla soprintendenza nel proprio parere, l'esito positivo della verifica archeologica preliminare va confrontato con l'impatto che la realizzazione dell'impianto ha con il sottosuolo dell'area, dal momento che le opere previste comporteranno scavi, sbancamenti e un sostanziale sconvolgimento dell'attuale assetto pedologico e geomorfologico della porzione di territorio in oggetto. A tal proposito, la soprintendenza ha evidenziato, inoltre, che i terreni individuati per la costruzione della piattaforma per il trattamento dei rifiuti sono compresi in una delle aree più dense di rinvenimenti archeologici della Sicilia centro-orientale, oltre che in uno dei comprensori paesaggistici isolani più integri e incontaminati dal punto di vista naturalistico.

La soprintendenza ha concluso, quindi, ritenendo che la variante urbanistica proposta determinerebbe il cambiamento della destinazione rurale a cui l'area è vocata fin dall'antichità e che, stante il forte impatto ambientale delle opere in questione con le componenti naturali del sito, si finirebbe con l'arrecare grave pregiudizio alle valenze paesaggistiche dell'area soggetta a tutela. Sulla base di tali considerazioni, la soprintendenza ha pertanto espresso il proprio diniego alla proposta di variante allo strumento urbanistico avanzata dal Comune in ordine alla proposta di realizzazione della piattaforma.

Alla luce delle informazioni esposte, si rappresenta che il Ministero continuerà comunque a monitorare la situazione e a tenersi informato mediante i soggetti territoriali competenti, senza ridurre in alcun modo il livello di attenzione sulla vicenda.

TRENTACOSTE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TRENTACOSTE (M5S). Signor Presidente, nel ringraziare il sottosegretario Gava per la puntuale e positiva, a mio parere, risposta resa, vorrei esprimere in questa sede l'auspicio che tutti i soggetti coinvolti in questa fase del procedimento autorizzativo rilascino, come ha fatto la soprintendenza di Enna, pareri preliminari che tengano conto delle caratteristiche e delle vocazioni proprie di quella porzione di territorio della Provincia di Enna di cui stiamo trattando.

La cosiddetta piattaforma integrata di gestione e valorizzazione dei rifiuti che si intende realizzare in agro di Centuripe, a ridosso dell'abitato di Catenanuova, infatti, si configura come la più grande discarica mai realizzata in Sicilia. Si tratta di un impianto per la cui realizzazione sono già stati acquistati dalla società proponente circa 300 ettari di terra a vocazione fortemente agricola in un'area la cui produzione agroalimentare vedrebbe, inevitabilmente, compromessa la propria reputazione.

Immaginate l'impatto che la presenza di una discarica di tali proporzioni avrebbe sulla salute della popolazione locale, che già adesso teme la prospettiva di vedere concentrati dietro casa un quarto di tutti i rifiuti solidi urbani prodotti in Sicilia.

Nei mesi scorsi migliaia di liberi cittadini, supportati da associazioni ambientaliste e culturali, hanno più volte manifestato in piazza per dire no alla realizzazione di quella discarica, spaventati dalla prospettiva certa di degrado del loro territorio, con grave danno per l'economia locale.

Non riuscirò mai a comprendere l'atteggiamento di alcuni politici locali che affermano, con enfasi, di amare il proprio paese, ma anziché rilanciarlo attraverso la valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale, agroalimentare del territorio, cedono volontariamente alla proposta di realizzazione di una megadiscarica in grado di ricevere 1.000 tonnellate di rifiuti al giorno.

Pochi giorni fa, ha avuto apparente conclusione la triste proposta di realizzazione di un'altra discarica, in questo caso per rifiuti speciali e pericolosi, da realizzarsi nei pressi di Agira, antico e orgoglioso centro nell'ennese, in un contesto ambientale e agricolo di comprovato pregio. Mi auguro che tale diniego sia definitivo e che in futuro non vengano concesse ulteriori autorizzazioni, anche quando limitate, ad esempio, ai soli manufatti in cemento-amianto: contrastare il multiforme ingegno di chi attenta all'ambiente con la malcelata connivenza di certi politici richiede, infatti, la massima attenzione.

Considerato che la Regione Sicilia sta elaborando, come detto, un nuovo piano di gestione dei rifiuti, invito il Governo regionale siciliano ad affrontare il tema della gestione dei rifiuti in modo responsabile, senza permettere il saccheggio di un territorio ancora integro.

È necessario - e mi piace ribadirlo in questa sede - puntare alla drastica riduzione dei rifiuti con politiche basate su prevenzione della produzione degli stessi, riutilizzo degli oggetti e riciclo dei materiali. Per far questo, bisogna realizzare impianti che consentano di chiudere il ciclo dei rifiuti, anche organici, differenziandoli in maniera sana ed efficiente, dando piena attuazione al principio dell'economia circolare. La Sicilia ha bisogno di tali impianti per archiviare la stagione delle discariche di vecchia concezione.

Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, colleghi, come detto, siamo nelle fasi preliminare di quello che ritengo un vero e proprio scempio, privo di senso, a danno di un territorio e della salute dei suoi abitanti: da rappresentante di quello stesso territorio mi opporrò con tutte le mie forze e nei limiti delle mie capacità, confortato anche dagli elementi acquisiti oggi, in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00384 sulla carenza di funzionari giuridico-pedagogici nelle case circondariali.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, con l'atto di sindacato ispettivo in argomento gli onorevoli interroganti fanno riferimento alla carenza degli organici dei funzionari giuridico-pedagogici ed alle ricadute negative che ne derivano sull'attuazione organica degli interventi atti ad attribuire alla pena il suo valore rieducativo, costituzionalmente garantito dall'articolo 27 della Costituzione. Si richiama, in particolare, la situazione della casa circondariale Gazzi di Messina, in cui per 272 detenuti vi sarebbero solo due funzionari giuridico-pedagogici, uno dei quali in congedo parentale saltuario, nonché la situazione della casa circondariale Sant'Anna di Modena dove, a fronte dei 484 detenuti, vi sarebbero solo cinque funzionari giuridico-pedagogici, due dei quali in distacco temporaneo ad altre strutture. Gli interroganti chiedono quindi di sapere se il Ministro interrogato non intenda avvalersi di ulteriori risorse nell'ambito giuridico-pedagogico, affinché si ponga rimedio alla problematica descritta.

Va considerato in premessa che le dotazioni organiche complessive dell'amministrazione penitenziaria hanno subito un notevole ridimensionamento per effetto degli interventi di riduzione sugli assetti organizzativi previsti dalle vigenti norme di contenimento della spesa pubblica. Infatti, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 giugno 2015, n. 84, la previsione del contingente organico appartenente alle aree funzionali è stata ridotta a 4.689 unità rispetto al dato tabellare iniziale, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 ottobre 2000, pari a complessive 9.640 unità. Tale contingente è stato ripartito nei vari profili professionali con il decreto ministeriale 19 settembre 2016. In tale contesto è stata prevista, per la professionalità giuridico-pedagogica, una dotazione organica complessiva di 999 unità. Allo stato attuale risultano presenti 918 unità, con una scopertura organica pari all'8,11 per cento. Correlando il suddetto tasso di scopertura alle due strutture detentive richiamate nell'interrogazione, invero, non vengono in rilievo profili di particolare criticità, atteso che presso la casa circondariale di Messina risultano effettivamente presenti un totale di tre unità di funzionari giuridico-pedagogici sulle quattro unità previste, mentre presso la casa circondariale di Modena non si evidenzia alcuna carenza al riguardo.

Va altresì debitamente rimarcato che, a livello nazionale, il richiamato tasso di scopertura è destinato ad essere pressoché dimezzato in tempi brevi, in quanto è in fase di definizione la procedura finalizzata all'immediata assunzione di 37 unità per il profilo di funzionario pedagogico, dopo che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 novembre 2018, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 dicembre 2018, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria è stato autorizzato all'assunzione di personale appartenente al comparto funzioni centrali in relazione alla richiesta di accesso al turnover 2018 (cessati 1° gennaio-31 dicembre 2017).

Per quanto più specificatamente attiene agli istituti oggetto dell'atto di sindacato ispettivo, occorre sottolineare che lo scorso 6 dicembre è stato indetto interpello straordinario per il trasferimento a domanda del personale dell'amministrazione penitenziaria inquadrato nel profilo professionale di funzionario giuridico-pedagogico, area terza, per la copertura di 39 posti complessivi, e che tra le sedi messe a concorso figurano proprio la casa circondariale di Modena e quella di Messina, entrambe per la copertura di un posto. Per completezza informativa, si evidenzia che con successivo provvedimento dello scorso mese di febbraio, si sono riaperti i termini del suddetto interpello essendo stati messi a concorso altri tre posti in altre sedi.

È dunque di tutta evidenza come tra le priorità di questo Dicastero rientri il potenziamento complessivo del personale dell'amministrazione penitenziaria, anche nel settore tecnico ed amministrativo; in tale direzione, d'altro canto, si iscrive la legge di bilancio per il 2019 con cui è stata pianificata l'assunzione a tempo indeterminato di 260 unità di personale tecnico e amministrativo della III e della II area del ruoli del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, attraverso uno stanziamento di maggiori risorse per 25,9 milioni di euro nel triennio 2019-2021.

RICCARDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RICCARDI (M5S). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario per la risposta puntuale di cui mi dichiaro soddisfatta.

Prendo atto che il Ministero della giustizia si stia adoperando al fine di potenziare l'operato dei funzionari giuridico-pedagogici, aumentando la loro presenza all'interno degli istituti di pena. Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, il ruolo fondamentale rieducativo che la nostra Costituzione attribuisce alla pena detentiva: il detenuto deve essere messo nella condizione di poter formare e consolidare le proprie attitudini sociali e civili attraverso un percorso complesso, che non può e non deve prescindere dall'impegno e dalla competenza di personale qualificato. Competenza che nel nostro sistema penitenziario è rappresentata anche dai funzionari giuridico-pedagogici.

È nell'ottica di quanto sopra esposto che apprendo con soddisfazione l'intenzione del Ministero della giustizia di dimezzare in tempi brevi il deficit di personale afferente all'area trattamentale mediante l'assunzione di nuovo personale. Nel caso specifico, gli interventi di ampliamento dell'organico previsto per le case circondariali Gazzi di Messina e Sant'Anna di Modena costituiscono un primo passo tangibile verso l'implementazione di una gestione virtuosa degli istituti di pena che nel nostro Paese è da sempre oggetto di gravi criticità.

L'apprendere che le difficoltà del sistema carcerario italiano costituiscono una delle priorità del Ministero della giustizia ci permette di guardare con maggior fiducia al futuro di questo importante e delicato aspetto della sfera sociale del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo M5S).

Saluto a rappresentanze di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico economico «Giudo Piovene» di Venezia, del Liceo classico «Giosuè Carducci» di Nola, in provincia di Napoli, e infine dell'Istituto tecnico-enologico «G.B. Cerletti» di Conegliano, in provincia di Treviso, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa dello svolgimento di interrogazioni

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00471 su alcuni episodi di violenza ai danni di agenti di Polizia penitenziaria nel carcere di Asti.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, con l'atto di sindacato ispettivo in epigrafe, l'onorevole interrogante ha richiamato un atto di aggressione consumatosi ai danni di un operatore di Polizia penitenziaria lo scorso 15 novembre presso la casa di reclusione di Asti per mano di un detenuto ed una precedente iniziativa di protesta collettiva messa in atto da 40 detenuti. Nel far rilevare le scoperture di organico ed il tasso di sovraffollamento della popolazione carceraria della struttura in argomento, chiede di sapere se ed in che modo il Ministro della giustizia intenda intervenire a sostegno del personale di Polizia penitenziaria in servizio presso la casa di reclusione di Asti, al fine di aumentare la sicurezza degli agenti e se sia previsto un incremento dell'organico presso la medesima struttura volto al raggiungimento del numero di agenti previsto.

Con riferimento agli episodi menzionati nell'interrogazione parlamentare, va detto che nello stesso pomeriggio del 15 novembre, ai sensi dell'articolo 78, comma 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, veniva disposto, dietro nulla osta del dirigente medico, l'isolamento cautelare presso il locale reparto infermeria del detenuto resosi responsabile dell'aggressione.

Il 16 novembre 2018, il consiglio di disciplina provvedeva a irrogare la sanzione dell'esclusione dalle attività in comune per giorni quindici, sempre da eseguirsi con il nulla osta del sanitario, presso il reparto infermeria e con provvedimento di grande sorveglianza.

Nella mattinata del 17 novembre 2018, veniva disposto il trasferimento del detenuto presso la casa circondariale di Torino, dotata di annesso reparto di osservazione psichiatrica. Il detenuto veniva altresì deferito all'autorità giudiziaria per violazione degli articoli 582 e 340 del codice penale.

Anche a seguito della manifestazione di protesta collettiva messa in atto il precedente 13 novembre da un gruppo di detenuti, venivano prontamente adottate idonee misure consistite nel trasferimento di coloro che si erano resi promotori della protesta.

Tanto premesso in punto di fatto, va precisato che le presenze detentive presso la struttura di Asti non presentano particolari profili di criticità, in quanto risultano attualmente presenti presso la struttura 216 detenuti rispetto a una capienza regolamentare pari a 205 posti disponibili, con un indice di affollamento pari al 105,37 per cento, come tale inferiore sia rispetto alla media nazionale, che si attesta sul 124,14 per cento, sia rispetto alla media regionale che si attesta sul 125,15 per cento.

Per quel che attiene alla dotazione organica, occorre prendere le mosse dalla premessa di fondo per cui la riduzione complessiva degli organici operata dalla legge 7 agosto 2015, n. 124, la cosiddetta legge Madia, e rivista dal decreto legislativo n. 95 del 2017, ha rimodulato la dotazione organica complessiva del Corpo, passata da 44.610 a 41.202 unità. La dotazione complessiva su base nazionale, alla data del 6 dicembre 2018, è rappresentata da 36.688 unità, con un tasso di scopertura dell'11 per cento.

Presso la casa di reclusione di Asti risultano effettivamente presenti un totale di 168 unità rispetto ad una previsione organica pari a 186 unità, rilevandosi una percentuale di scopertura complessiva pari al 9,7 per cento, inferiore alla media nazionale.

Nel ruolo degli agenti/assistenti presso l'istituto in esame non si registra alcuna carenza, bensì un esubero del 23 per cento rispetto alle previsioni organiche, mentre le carenze si registrano nel ruolo degli ispettori e dei sovrintendenti, pari rispettivamente all'83,3 per cento e all'89,7 per cento.

Il rafforzamento degli organici di polizia penitenziaria rientra tra le priorità di questo Dicastero. A tal proposito, preme innanzitutto evidenziare che la casa di reclusione di Asti, tramite mobilità ordinaria dell'anno 2018, definita nel mese di settembre, è stata oggetto di un incremento di quattro unità maschili appartenenti alla qualifica degli agenti/assistenti. Inoltre, è prevista l'immissione in ruolo di 976 allievi vice ispettori che hanno frequentato il corso di formazione appena concluso. Quanto, invece, al ruolo dei sovrintendenti, sono tuttora in corso le procedure per il concorso interno a complessivi 2.851 posti per la nomina alla qualifica di vice sovrintendente del ruolo maschile e femminile del Corpo.

Con la legge di bilancio per l'anno 2019 e per il triennio 2019/2012 è stata pianificata l'assunzione di 1.300 unità del Corpo di polizia penitenziaria nell'anno 2019 e di 577 unità nel periodo 2020/2023 al precipuo fine di incrementare l'efficienza degli istituti penitenziari, anche tenuto conto delle indifferibili necessità di prevenzione e contrasto della diffusione dell'ideologia di matrice terroristica in ambito carcerario; a tale scopo sono state stanziate maggiori risorse per 71,5 milioni di euro.

Tra le più recenti iniziative adottate per garantire maggiori livelli di sicurezza all'interno degli istituti del territorio va ricordata, da ultimo, la lettera circolare 9 ottobre 2018 del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria indirizzata a tutte le articolazioni centrali (direzioni generali) e territoriali (provveditorati regionali e istituti penitenziari), con l'intento di valorizzare l'applicazione degli strumenti normativi, previsti sia dalla legge n. 354 del 1975 che dal decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, diretti proprio a tutelare la sicurezza degli istituti.

Nello specifico, è stata dettagliata una mirata applicazione della normativa stabilita dall'articolo 42 della legge n. 354 del 1975, nella parte relativa ai trasferimenti per gravi motivi di sicurezza. Parimenti funzionale allo scopo è apparso il richiamo all'articolo 32 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, nella parte in cui è prevista l'assegnazione, in via cautelare, a particolari istituti e sezioni, di quei detenuti che, se anche ancora non abbiano commesso alcun episodio di violenza o di altro genere, per il loro comportamento siano da considerarsi pericolosi per la sicurezza.

Sulla base di quanto appena rappresentato, si è disposto, dunque, il trasferimento ad altri istituti di quei soggetti che si siano resi responsabili di: aggressioni consumate o tentate nei confronti del personale dell'amministrazione penitenziaria, del personale medico e infermieristico o, ancora, di quello appartenente al volontariato; aggressioni consumate o tentate nei confronti di altri detenuti; danneggiamento dei beni dell'amministrazione; qualsiasi altro evento di violenza.

BERUTTI (FI-BP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERUTTI (FI-BP). Signor Presidente, devo dire che, a questa velocità, è naturalmente difficile cogliere la miriade di dati in un quadro complessivo. Quello che si coglie, relativamente al carcere di Asti, è il fatto che qualche piccolo sforzo è stato fatto e che, mi sembra, quattro unità siano state inserite, con lo spostamento di quelli che erano i soggetti che avevano creato le criticità.

Io ho avuto modo di visitare qualche altro carcere e, sostanzialmente, quella che emerge è una criticità collettiva sia in termini di esuberi di soggetti all'interno, dal punto di vista della detenzione, che in termini di una carenza complessiva. Mi rendo conto che, in questo momento, c'è la volontà di implementare l'organo, come è stato detto dal Sottosegretario, ma a mio avviso la criticità rimane.

Ho sentito proclami anche in merito alla volontà di costruire nuovi carceri o, quantomeno, ho ascoltato degli spot dal punto di vista carcerario: grandi proclami ma anche in questo caso, sostanzialmente, sono solo ed esclusivamente slogan.

Quindi, più che dichiararmi soddisfatto o meno - e ribadisco che bisognerebbe mettersi a confrontare realmente tutti i dettagli evidenziati - sottolineo che il sistema nazionale è comunque in grande deficit e non credo che solo una iniezione di polizia penitenziaria, pur sempre lodevole e ben accetta, possa sopperire a una carenza.

Ciò che si evidenzia, quindi, è la necessità di un piano strategico che, sostanzialmente, mi spiace dirlo, è quello che manca nelle proposte di questo Governo. Questo è l'elemento che va evidenziato. Pertanto, mi ritengo solo parzialmente soddisfatto. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00461 sul riordino della normativa concernente i servizi pubblici e gli adempimenti amministrativi di Province e Città metropolitane.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

CANDIANI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, signori senatori, il tavolo tecnico-politico previsto dal decreto legge n. 91 del 25 luglio 2018, si è insediato nella seduta della Conferenza Stato-Città del 20 dicembre scorso.

I relativi lavori stanno proseguendo con continuità e fattività, in un clima di collaborazione e di proficuo confronto tra la componente governativa e quella delle autonomie locali, rappresentate da ANCI e da UPI, e sono finalizzati - com'è noto - alla redazione di linee guida in vista,di una necessaria revisione e sistematizzazione della normativa sull'organizzazione e il funzionamento degli enti locali, spesso oggetto, negli ultimi anni, di diversi interventi disarmonici e anche di dubbia efficacia.

In particolare, con le linee guida si intende tracciare un percorso finalizzato alla revisione organica della disciplina in materia di ordinamento delle Province e delle Città metropolitane, al superamento dell'obbligo di gestione associata delle funzioni, alla semplificazione degli oneri amministrativi e contabili in capo ai Comuni, soprattutto a quelli di piccole dimensioni.

Dopo l'insediamento del tavolo si sono svolte diverse riunioni, nel corso delle quali sono stati esaminati ed approfonditi i contributi e le proposte avanzate dai rappresentanti delle amministrazioni centrali e dagli enti territoriali.

In prima battuta i lavori si sono focalizzati sulle modalità di realizzazione dell'associazionismo volontario dei Comuni in vista di un possibile e - aggiungo - necessario superamento dell'obbligo dell'esercizio associato delle funzioni fondamentali, in un'ottica di valorizzazione della loro autonomia, cosa ancor più cogente alla luce anche della recente sentenza della Corte costituzionale.

Va considerato che l'esigenza di una riforma di tale ambito è legata principalmente al fatto che l'obbligo di gestione associata delle funzioni fondamentali, imposto per legge ai piccoli Comuni, non ha prodotto i risultati attesi, dando vita sul territorio ad un associazionismo a macchia di leopardo, frutto anche dell'assenza di un'adeguata progettualità in materia, nonché di difficoltà di carattere procedurale.

L'altro tema di cui il tavolo si è occupato e su cui ha focalizzato l'attenzione, che è in fase di avanzata definizione, è relativo alla semplificazione degli oneri amministrativi e contabili a carico dei Comuni, con specifico riferimento agli oneri a carico dei piccoli Comuni. In tale settore, occorre evidenziare come negli anni si siano moltiplicati, spesso in maniera incoerente con la capacità degli enti locali, adempimenti contabili e procedurali in misura tale da risultare particolarmente gravosi, rendendo sostanzialmente i Comuni stessi incapaci di assolvere ai medesimi. È emersa dunque la necessità di procedere ad un'opera di semplificazione degli adempimenti, in modo da consentire agli enti di governo del territorio di concentrarsi maggiormente sul versante dell'amministrazione attiva e della concreta cura degli interessi pubblici di riferimento. Aggiungo che nel corso dell'ultimo tavolo, svoltosi la scorsa settimana al Ministero dell'interno, abbiamo confezionato anche le linee guida sulla semplificazione degli oneri burocratici e amministrativi, addivenendo alla certezza su un principio chiaro ed evidente: non si può trattare nella stessa maniera soggetti oggettivamente differenti. I piccoli Comuni non possono avere le stesse regole dei grandi Comuni.

Contestualmente, il tavolo tecnico-politico sta proseguendo il confronto sulle linee guida aventi ad oggetto la riforma delle Province e delle Città metropolitane. Il confronto sulle possibili modifiche ordinamentali e organizzative degli enti di governo di Area vasta è tuttora in corso e sono convinto che nelle prossime settimane le proposte avanzate dalle diverse parti potranno trovare un'utile sintesi. La funzione del tavolo è quella di indicare delle linee guida al Parlamento e al Governo. Le linee guida saranno identificate anche eventualmente fotografando la divergenza di opinioni, ma certamente superando un'impasse legata ad una operatività che gli enti locali hanno sostanzialmente perso.

In conclusione, il lavoro che stiamo portando avanti con il massimo impegno e con buoni risultati di confronto, nel rispetto della stringente tempistica, potrà costituire un'utile piattaforma per le successive iniziative legislative che, sono sicuro, riusciranno a recuperare a migliore utilità il ruolo delle Province, restituire centralità ai Comuni e a fare - ci si augura - finalmente decollare le funzioni delle Città metropolitane in definitiva a rispondere con maggiore efficienza ed efficacia ai bisogni e alle esigenze delle comunità locali.

Dobbiamo ricordarci che anche dall'attività delle Autonomie locali deriva una gran parte dell'operatività degli investimenti. I nostri Comuni sono a loro volta sempre impegnati nella progettazione, ma troppo spesso ci sono difficoltà operative: il codice degli appalti ha la sua funzione, ma anche l'organizzazione stessa dei rapporti tra gli enti. Penso agli enti di area vasta, ovvero le Province, che hanno sostanzialmente perso una capacità operativa nel corso degli ultimi anni, dopo la cosiddetta riforma Delrio, fino ad arrivare alla moltiplicazione e alla nascita di una pletora impressionante di ambiti ottimali. Penso agli ambiti per la metanizzazione e ad altre strutture organizzative che sono sorte alternativamente alle Province, che, in effetti, danno luogo ad una non operatività. Basti pensare che nel corso degli ultimi due anni non è stato fatto un solo bando per la metanizzazione: ciò corrisponde anche ad ingenti investimenti che non vengono più realizzati sul territorio, perdendo non solo in termini di efficienza ed efficacia, ma anche in termini di urbanizzazione e di qualificazione dei servizi al territorio. Su questo stiamo lavorando; l'obiettivo è quello di giungere, nelle prossime settimane, come già accennavo, a una sintesi. Dopodiché, dovremmo metterci a riscrivere il testo unico degli enti locali, in accordo con il Parlamento, e certamente relazionandoci con tutti gli enti territoriali di rappresentanza: Comuni, Province e autonomie locali. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Bernini).

BERUTTI (FI-BP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERUTTI (FI-BP). Signor Sottosegretario, mi sembra che si sia iniziato e stia proseguendo un buon lavoro. Prendo atto del fatto che, finalmente, si vorrebbe mettere fine a una delle riforme obiettivamente - lo abbiamo detto tutti - più anomale (per non usare altri termini) della storia della Repubblica. Se c'era una situazione già precaria rispetto alle criticità che tutti gli enti locali avevano, creare uno stallo in un sistema intermedio probabilmente è stata una vera follia.

Credo sia molto importante - semplicemente perché lo si recepisce dal punto di vista dell'interlocuzione locale - l'elemento temporale. Questo è fondamentale, prima di tutto perché molte Province sono in difficoltà anche dal punto di vista dei bilanci, sul fronte finanziario ed economico; quindi, obiettivamente, la situazione è critica (mi riferisco quantomeno alle situazioni che più o meno vivo sistematicamente). D'altra parte, gli stessi Comuni sono in grandissima difficoltà. Mi rendo conto che gli aspetti finanziari non siano semplici sul fronte dei trasferimenti, però credo sia molto importante ripristinare - giustamente lei ha sottolineato la questione dei piccoli Comuni - anche la parametrizzazione legata ai trasferimenti. Questo è un altro elemento che viene dall'ANCI, ma anche dalle singole realtà e nasce proprio dalla necessità di una riforma del testo unico degli enti locali.

Se la discussione arriverà anche su questi banchi e nelle Commissioni credo ci sarà modo di poter approfondire perché poi - mi allineo - dalla base, dal sistema di funzionamento degli enti locali ci sono tutta una serie di situazioni e di azioni che naturalmente possono essere utili allo sviluppo, al funzionamento, alla prevenzione e a tutto quello che è il sistema. La creazione di sottogoverni e di situazioni intermedie creano invece solo grande caos: gli enti ci sono, si tratta solo di farli funzionare e naturalmente di creare condizioni organiche e strutturali che non siano, come diceva prima, signor Sottosegretario, a macchia di leopardo, poiché obiettivamente non porterebbero a nulla.

Aggiungo il fatto che forse bisognerebbe cominciare a guardare alle macroregioni. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00110 sulle nuove norme per l'incentivazione delle produzioni energetiche rinnovabili.

GALLI, vice ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, in relazione all'atto in esame rappresento quanto segue.

L'attuale Governo ha subito riavviato i lavori per la rielaborazione dello schema di decreto FER finalizzato a incentivare le fonti rinnovabili, in conformità ai propri orientamenti politici in materia, segno della volontà di proseguire e rafforzare il sostegno al settore. Il citato schema è stato, dunque, concertato con il Ministero dell'ambiente e sono stati acquisiti i pareri dell'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA) e della Conferenza unificata.

A fine gennaio 2019 il testo è stato infine notificato alla Commissione europea per la verifica della sua conformità alle norme comunitarie e, segnatamente, alla disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell'ambiente e dell'energia 2014-2020 (di cui alla comunicazione della Commissione europea n. 2014/C 200/01). È già iniziata, di conseguenza, l'interlocuzione con i servizi della Commissione europea che ha formulato dei chiarimenti cui i Ministeri interessati hanno lavorato, presentando le relative risposte in occasione della videoconferenza tenutasi il 14 marzo scorso. In quella sede, la Commissione ha anche chiesto di motivare in modo più articolato alcune scelte inserite nel decreto. Si conta di riscontrare al più presto tali istanze in modo da pervenire all'approvazione del regime in tempi rapidi, tenendo conto della circostanza che la Commissione ha sessanta giorni di tempo dalla notifica per dare il via libera allo schema di decreto, termine che tuttavia potrebbe iniziare a scorrere di nuovo nel caso di ulteriori richieste istruttorie, anche se per tali motivi il timing delle procedure per l'assegnazione degli incentivi inizierà nel 2019.

Vorrei al riguardo far presente che il budget e i contingenti di potenza incentivati saranno sensibilmente aumentati rispetto all'originaria previsione. Le tecnologie oggetto del decreto notificato sono quelle più mature, con costi prevalentemente fissi, bassi o comunque suscettibili di sensibile riduzione (eolica onshore, solare fotovoltaica, idroelettrica e gas residuati dei processi di depurazione), mentre le fonti e tecnologie che presentano significativi elementi di innovatività nel contesto nazionale, con costi fissi ancora elevati o tempi maggiori di sviluppo, ovvero che hanno costi elevati di esercizio (eolica offshore, energia oceanica, biomasse, biogas e solare termodinamico, geotermia, ivi inclusa la geotermia convenzionale) sono inserite in un altro decreto in corso di preparazione.

A margine va ricordato che il Governo italiano, il 28 dicembre scorso, ha trasmesso alla Commissione europea la proposta di Piano integrato per il clima e l'energia che definisce il quadro di riferimento in relazione ai nuovi obiettivi al 2030. Con tale Piano si punta ad una vasta diffusione delle rinnovabili e dell'efficienza energetica connesse alla riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti, al miglioramento della sicurezza energetica e alle opportunità economiche ed occupazionali per le famiglie e il sistema produttivo. Una delle novità contenute nel citato Piano, anche alla luce della direttiva RED II UE/2018/2001, è rappresentata dal maggior coinvolgimento del cittadino (che assumerà un ruolo centrale anche nella veste di prosumer) e delle imprese, in particolare di quelle medie e piccole.

Vorrei infine evidenziare che il decreto che si è notificato, sebbene sia da collocare tra le misure per il raggiungimento degli obiettivi al 2020, rappresenta in ogni caso l'occasione per sperimentare alcuni strumenti di sostegno innovativi, quali ad esempio la promozione dell'autoconsumo, l'utilizzo del fotovoltaico in sostituzione di coperture in amianto e i PPA (power purchase agreement o contratti a lungo termine), che potranno essere implementati anche in vista degli obiettivi al 2030, quale integrazione o alternativa ai regimi di sostegno tradizionali.

DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, nel ringraziare il signor Vice Ministro per l'esaustiva risposta, auspichiamo una celere emanazione del provvedimento, visto che i settori interessati sono da tempo in attesa e ci auguriamo che le richieste della Conferenza unificata tra Stato, Regioni e Comuni e della Commissione europea sull'incentivazione del geotermoelettrico e del mini e medio idroelettrico siano recepite nel testo finale.

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.

Come precedentemente comunicato, sospendo la seduta fino alle ore 19.

(La seduta, sospesa alle ore 18,28, è ripresa alle ore 19,03).

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

Ripresa della discussione del documento IV-bis, n. 1

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione nominale sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, nei confronti del senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di ministro dell'interno pro tempore.

Invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti.

Sospendo pertanto la seduta fino alla conclusione dello scrutinio.

(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).

(La seduta, sospesa alle ore 19,03, è ripresa alle ore 19,07).

Proclamo il risultato della votazione nominale sulle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari volte a negare l'autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione nei confronti del senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di ministro dell'interno pro tempore (Doc. IV-bis, n. 1):

Senatori presenti

299

Senatori votanti

298

Maggioranza assoluta dei componenti del Senato

161

Favorevoli

237

Contrari

61

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S, FI-BP, L-SP-PSd'Az, FdI e dai banchi del Governo).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

ORTIS (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ORTIS (M5S). Signor Presidente, gentili senatrici e gentili senatori, intervengo perché il 1° marzo 2019 mi sono recato in visita presso il Comando militare esercito (CME) Molise, dove ho avuto modo di conoscere sia il livello d'integrazione sul territorio del Comando molisano, unico ente dell'Esercito presente in Regione, sia la professionalità e la determinazione di tutto il personale, che da sempre rappresenta un sicuro punto di riferimento per l'intera comunità molisana.

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 19,09)

(Segue ORTIS). La conoscenza derivatami a seguito della visita mi ha fornito la matura consapevolezza nell'affermare che il previsto provvedimento di soppressione del CME Molise, derivante dal decreto legislativo n. 7 del 28 gennaio 2014, non potrà e non dovrà essere eseguito.

Il decreto legislativo n. 7 menzionato prende ispirazione da una logica di natura aziendale, per cui un provvedimento di soppressione di un ente dovrebbe dipendere dalla scarsa produttività o dagli eccessivi costi di esercizio. Proprio questi due indicatori non trovano correlazione e applicazione al Comando molisano, perché, per quanto riguarda l'indice di produttività, l'ente è al di sopra di molti reparti insistenti in Regioni ben più popolose. Per quanto riguarda, invece, i costi di gestione, che ammontano a circa 60.000 euro l'anno, l'eventuale chiusura paradossalmente graverebbe sul bilancio dello Stato per diverse centinaia di migliaia di euro, in virtù della legge 29 marzo 2001, n. 86, che disciplina il trasferimento del personale militare.

Tuttavia, la ragione fondamentale per la quale la paventata chiusura del Comando militare esercito Molise non potrà essere eseguita è perché, per la prima volta nella storia unitaria italiana, una Regione non avrebbe più alcun presidio militare sul territorio (precedente, questo, unico e inaccettabile). Da ultimo, ma non meno importante, la sciagurata ipotesi di una soppressione aprirebbe la questione delle emergenze. A tal proposito, mi preme ricordare che il territorio molisano è considerato, così come la storia ci ha più volte insegnato, tra le zone a più alto rischio sismico d'Europa.

Per tali ragioni, credo che i cittadini molisani non debbano ulteriormente veder depauperata la presenza di presidi dello Stato sul territorio.

In conclusione, chiedo che il Ministero della difesa si adoperi per garantire il mantenimento del presidio sul territorio, auspicando anche, ove possibile, un ampliamento delle sue funzioni. (Applausi dal Gruppo M5S).

BINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BINI (PD). Signor Presidente, colleghi, ho chiesto di intervenire in Aula per richiamare un fatto molto grave, ossia la manifestazione prevista per sabato prossimo, indetta da Forza Nuova per celebrare il centenario della nascita dei fasci italiani di combattimento, autorizzata questa mattina nella città di Prato.

Ci sarà tempo per capire le responsabilità dei vari livelli istituzionali in questa vicenda, ma voglio fare un ultimo appello al Governo, tramite la Presidenza del Senato, perché impedisca questa manifestazione. Ricordo che in Italia l'apologia del fascismo è reato, introdotto nel 1952 dalla cosiddetta legge Scelba allo scopo di attuare la XII disposizione transitoria della Costituzione che recita: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». La legge non punisce soltanto la riorganizzazione, ma anche tutti quei comportamenti che esaltano il fascismo. La norma sanziona chiunque pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche.

Dopo diversi anni è intervenuta la cosiddetta legge Mancino a specificare ulteriormente quanto previsto dalla legge Scelba. La legge, approvata nel 1993, punisce la propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico e l'esaltazione di esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche.

Consentire un raduno di fascisti in una città come Prato, decorata con la medaglia d'argento al valor militare per la guerra di liberazione, in un contesto politico come quello attuale, che vede il clima sempre più surriscaldarsi, è una responsabilità grave di cui il Governo deve essere consapevole.

Oltre 16.000 cittadini hanno firmato negli scorsi giorni un appello perché la manifestazione non si tenga. Il sindaco ha chiesto che venisse negata l'autorizzazione e così hanno fatto la Curia e molte associazioni libere e pacifiche che si ritroveranno a Prato per un presidio pacifista e antifascista, in contemporanea alla manifestazione di Forza Nuova.

Ieri mattina la città di Prato si è svegliata con svastiche sui muri delle sedi dell'ANPI e del Partito Democratico, corredate dalla scritta: «Arriviamo». Cosa ancora deve succedere perché si capisca che questa manifestazione va fermata? Non lo so, ma è giusto che ognuno si assuma le responsabilità che gli competono. Per questo motivo ci tengo a lasciare agli atti questa mia dichiarazione nell'Aula del Senato, affinché dopo non si dica che nessuno l'aveva detto.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto e do il benvenuto a nome dell'Assemblea agli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Paolo Sarpi», di San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

CASTALDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTALDI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo brevemente la parola in quest'Aula per portare all'attenzione una problematica sentita da me e da molti e alla quale credo sia arrivato il momento di dare una risposta fattiva e concreta.

Mi riferisco ai continui episodi di violenza nei confronti dei direttori di competizioni sportive. La situazione è grave e merita, a mio avviso, un intervento del legislatore volto a contrastare la spirale di violenza che tanto si allontana dai valori fondanti dello sport, quello sano da intendersi come palestra di vita per le giovani generazioni. Sono valori che abbiamo il dovere di tutelare e difendere.

Tra le ultime vicende in ordine di tempo c'è l'aggressione a Tiziano - dico solo il nome - con calci e pugni al termine di uno spareggio di un campionato under 17. Ben vengano le sanzioni irrogate in questo caso dal giudice sportivo, le multe e le squalifiche, ma credo occorra fare molto di più.

Signor Presidente, in tal senso sollecito l'incardinamento in Commissione giustizia dell'Atto Senato 978, che ha l'obiettivo di assegnare la competenza al tribunale ordinario in composizione monocratica del delitto di lesioni personali lievi e lievissime, di cui all'articolo 582 del codice penale, commesso in occasione di manifestazioni di carattere sportivo.

Sulle finalità del provvedimento ho riscontrato un'ampia condivisione da parte delle forze politiche di maggioranza e di opposizione. Presidente, si entra nel campo con la paura che un proprio errore di valutazione, una semplice distrazione o semplicemente che una decisione non condivisa possano tradursi poi in violenza. A questo si è arrivati a causa di una sciagurata e deforme interpretazione dello spirito sportivo da parte di alcuni (fortunatamente si tratta ancora solo di alcuni). Credo sia arrivato il momento di dire basta e di porre rimedio a una situazione che ormai è insostenibile per la classe arbitrale e per quanti hanno voglia di continuare a credere nei valori che poc'anzi richiamavo e di cui lo sport è portatore essenziale e primario. (Applausi dal Gruppo M5S).

LANNUTTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (M5S). Signor Presidente, colleghi, oggi c'è una notizia importante che riguarda una decisione della Commissione europea. Leggo uno dei titoli: «Persi cinque anni - Il no di Bruxelles al salvataggio con il fondo interbancario spinse il Governo Renzi al disastro Etruria. Adesso la Corte di giustizia lo annulla». Volevo, quindi, richiamare l'attenzione dell'Assemblea e del Governo su uno dei più gravi scandali riguardanti il risparmio degli italiani, tutelato dell'articolo 47 della Costituzione. Decine di migliaia di cittadini hanno visto azzerati i loro risparmi da decisioni sciagurate e arbitrarie della Commissione europea con la direttiva BRRD, meglio conosciuta come bail in, un vero e proprio esproprio criminale del risparmio avallato dall'allora Governo, sulla cui paternità e approvazione ho visto scorrere in questi ultimi mesi abbondanti quanto beffarde lacrime di coccodrillo.

Mi riferisco, in particolare, alla decisione della commissaria europea per la concorrenza Vestager, pochi giorni fa addirittura osannata pubblicamente nel corso di un'audizione in Senato, che bollò come aiuti di Stato il legittimo intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi, che nel 2015 effettuò il versamento di 265 milioni di euro alla Banca popolare di Bari a copertura delle perdite per l'acquisizione della Tercas imposta dalla Banca d'Italia. Quella decisione illegittima, contraria all'intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi, all'origine della risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti, annullata dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, oltre ad aver bruciato i risparmi di 130.000 famiglie con l'anticipo del bail in, costò oltre 5 miliardi di euro solo per ripulire le quattro banche e comportò una valutazione delle sofferenze al 17,6 per cento del valore di riferimento, svilito per tutta la partita dei non performing loan (NPL). Si tratta di decine di miliardi di euro diventati, per taluni banchieri e fondi avvoltoio, l'affare del secolo. Quella decisione scatenò un'altra catena di eventi sulle modalità dei successivi salvataggi bancari, sia per MPS che per altre banche. Ci furono danni tangibili e quantificati dal presidente della Banca popolare di Bari, Marco Jacobini, in un miliardo di euro perso per la raccolta e danni reputazionali per i risparmiatori.

Concludo dicendo che è sconvolgente lo scaricabarile della commissaria Vestager, che cerca di addossare la responsabilità su Bankitalia. Noi che non abbiamo mai fatto sconti a Bankitalia, auspicando che chiarisca e reagisca, cercheremo di presentare una mozione per chiedere al Governo di intervenire con la sacrosanta richiesta dei danni ad una Commissione europea che ha deliberatamente provocato la crisi bancaria in Italia, mettendo sul lastrico 300.000 famiglie. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).

BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, io non mi sono preparato un intervento, perché farò riferimento a un fatto accaduto poco tempo fa.

Spesso in Aula ci alziamo per salutare e ringraziare i ragazzi che, come poco fa, sono venuti a trovarci, ma poi non controlliamo ciò che realmente succede nella vita reale. Oggi, dalle mie parti, un senegalese con precedenti penali alla guida di un bus ha sequestrato 51 ragazzi, legandoli, portando via i loro telefoni e urlando: «Vado a Linate a fare una strage, le morti in mare devono finire!». Se non fosse stato per l'intervento e per la fortuna che un ragazzo prendesse in mano un telefonino caduto per terra e chiamasse subito i carabinieri, oggi saremmo qui a piangere una strage di 51 ragazzi. Il senegalese infatti non si è limitato a legarli e a imbavagliarli; ha cosparso di benzina il pullman e ha cercato di dargli fuoco, un gesto ignobile nei confronti di poveri ragazzi che stavano andando a scuola per svolgere le ore di ginnastica. Quei ragazzi potevano essere i nostri figli, i miei figli! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Io ringrazio i carabinieri che sono intervenuti tempestivamente rompendo il vetro e portando in salvo tutti i ragazzi, aprendo subito le portiere. Da quello che si apprende ci sono stati solo due feriti lievi; però la domanda che faccio e la riflessione che voglio condividere con voi è: come è possibile che nel 2019 una persona con precedenti penali possa guidare un bus pieno di bambini? Questo non riesco proprio a concepirlo (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Concludo il mio intervento ringraziando i carabinieri di San Donato Milanese e di Segrate per l'ottimo intervento e per aver portato in salvo tutti i bambini. Ringrazio le nostre Forze dell'ordine sempre presenti e sempre a disposizione dei cittadini. Spero che il Governo continui ad investire sulle Forze dell'ordine, proprio per evitare che fatti del genere continuino ad accadere. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 21 marzo 2019

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 21 marzo, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,25).

Allegato A

INTERROGAZIONI

Interrogazione sulla riorganizzazione dell'area medico-legale dell'INPS

(3-00571) (30 gennaio 2019)

MARINELLO, MATRISCIANO, ROMAGNOLI, CAMPAGNA, NOCERINO, CASTELLONE, MAUTONE, TRENTACOSTE, BOTTICI, DONNO, RICCARDI, LUCIDI, DI PIAZZA, ANGRISANI. - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute -

            Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

            l'amministrazione centrale dell'Inps, mediante deliberazione presidenziale n. 150 del 30 novembre 2018, ha recentemente confermato la volontà di portare a termine la riorganizzazione unilaterale dell'area medico-legale facente capo all'ente, avviata nel 2016, in base a quanto previsto dall'ordinamento delle funzioni centrali e territoriali dell'Istituto, così come modificato dalla determinazione presidenziale n. 125 del 26 luglio 2017, disponendo, in particolare, la soppressione di tutte le strutture medico-legali territoriali che non si trovino nei capoluoghi di provincia, al fine di realizzare una nuova articolazione territoriale, con accentramento a livello provinciale, che garantisca una maggiore qualità dei servizi e accresca l'efficienza nell'impiego delle risorse disponibili;

            risulta che numerose sarebbero state le perplessità e le preoccupazioni sollevate dagli amministratori locali delle zone interessate, per quanto disposto. In particolare, il sindaco pro tempore di Sciacca (Agrigento), Fabrizio Di Paola, che, già nel 2017, venuto a conoscenza della questione Inps, aveva promosso un'iniziativa per contrastare il progetto di soppressione dei centri medico-legali presenti nel suo territorio, mediante l'elaborazione di un documento sottoscritto dai sindaci dei comuni che gravitano attorno alla locale agenzia complessa dell'Inps, quali Alessandria della Rocca, Bivona, Burgio, Calamonaci, Caltabellotta, Cianciana, Lucca Sicula, Menfi, Montevago, Ribera, Sambuca di Sicilia, San Biagio Platani, Santa Margherita di Belice, Santo Stefano di Quisquina, Sciacca e Villafranca Sicula. Nel documento, inviato al presidente nazionale dell'Inps e ai responsabili di altri settori dello stesso Istituto, venivano evidenziati gli enormi disagi che tale progetto avrebbe provocato ai numerosi utenti, costretti a raggiungere, con una viabilità disagevole, una sede distante qual è Agrigento. Infatti, il provvedimento, così come strutturato, non tiene conto della realtà geografica del territorio, né dei bisogni della popolazione, in quanto nel caso della sede Inps di Sciacca e del Tribunale, queste si trovano al centro di una vasta area dove insistono 16 comuni agrigentini e 5 comuni del trapanese con una popolazione che ammonta a più di 147.000 abitanti;

            l'accentramento dell'area medica su Agrigento, come fanno rilevare i sindaci nel documento, non comporterebbe alcun risparmio per l'Istituto, che vedrebbe soltanto un notevole incremento delle visite domiciliari con un vertiginoso aumento dei rimborsi per l'indennità chilometrica, oltre al sicuro notevole allungamento dei tempi di visita, di definizione delle pratiche e di netta riduzione della partecipazione dei medici dell'Istituto, in veste di consulenti tecnici di parte, alle consulenze tecniche, ma al contrario provocherebbe un cospicuo aggravio in termini di spesa e di disagio per tutti quei cittadini colpiti da disabilità o che comunque vertono in condizioni di "fragilità", al fine di ottenere le dovute prestazioni assistenziali,

            si chiede di sapere:

            se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto in premessa;

            quali iniziative di propria competenza intendano intraprendere al fine di scongiurare l'imminente chiusura delle agenzie interessate;

            se non ritengano opportuno adoperarsi per evitare la soppressione o il depotenziamento delle sedi citate, prevedendo, in accordo con gli enti preposti, soluzioni alternative all'attuale modello di riorganizzazione annunciato per l'area medico-legale Inps, in considerazione, sia delle specificità a livello territoriale, sia delle realtà strategiche per l'utenza, come quella di Sciacca.

Interrogazione sull'incendio della macchia mediterranea occorso il 30 settembre 2018 in provincia di Lecce

(3-00249) (03 ottobre 2018)

VITALI, RONZULLI, GALLONE, DAMIANI, MINUTO, GALLIANI. - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute -

                    Premesso che:

            domenica 30 settembre 2018, un vasto incendio si è sviluppato sulla costa adriatica del Salento, nei pressi dell'oasi Wwf di "Le Cesine", nel comune di Vernole (Lecce);

            le fiamme hanno lambito lidi, case e strutture ricettive, toccando la pineta del parco Manà e le campagne di Acquarica di Lecce;

            l'emergenza è stata gestita grazie all'encomiabile impegno di 13 squadre dei vigili del fuoco, della protezione civile, dei Carabinieri forestali e da personale dell'Arif Puglia, coadiuvati dalla flotta aerea dei Canadair e di due fire boss;

            il rogo ha danneggiato circa 50 ettari di vegetazione mediterranea, con grave nocumento per il patrimonio naturalistico di inestimabile valore del territorio pugliese, comportando un ingente impegno economico e seri rischi per la salute dei cittadini;

            la legge 21 novembre 2000, n. 353, "Legge-quadro in materia di incendi boschivi", sulla cui base le Regioni hanno l'obbligo di adeguare le norme di riferimento ed il contestuale piano per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, è finalizzata alla conservazione e alla difesa dagli incendi del patrimonio boschivo nazionale quale bene insostituibile per la qualità della vita;

            come stabilito dall'articolo 1, per il perseguimento delle finalità di conservazione e difesa dagli incendi, gli enti competenti svolgono in modo coordinato attività di previsione, di prevenzione e di lotta attiva contro gli incendi boschivi con mezzi da terra e aerei, nel rispetto delle competenze previste dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonché attività di formazione, informazione ed educazione ambientale,

            si chiede di sapere:

            in attesa che la magistratura accerti eventuali responsabilità di quanto è accaduto, quali iniziative urgenti i Ministri in indirizzo abbiano adottato o intendano adottare per quanto concerne l'attività di prevenzione e se siano state svolte puntuali verifiche dello stato di attuazione della legge n. 353 del 2000, in tema di lotta e prevenzione degli incendi;

            se e quali controlli saranno attivati per verificare i danni all'ambiente;

            se il Ministro della salute intenda predisporre accertamenti sanitari per stabilire se e quali rischi concreti l'incendio abbia provocato alla popolazione della zona a seguito del danno ambientale occorso.

Interrogazione sulla realizzazione di una piattaforma integrata di gestione e valorizzazione dei rifiuti a Centuripe (Enna)

(3-00406) (21 novembre 2018)

TRENTACOSTE, CORRADO, RICCARDI, BOTTO, DONNO, LA MURA, LANNUTTI, GALLICCHIO, MATRISCIANO, GIANNUZZI, CAMPAGNA, ABATE, GIARRUSSO, PUGLIA, GRANATO, MARINELLO, NUGNES, Giuseppe PISANI, AUDDINO, LUCIDI, FEDE, NOCERINO, LEONE. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare -

            Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

            in data 25 ottobre 2018 la ditta OIKOS SpA, a firma del suo amministratore delegato, avvocato Luciano Taurino, ha presentato al Comune di Centuripe (Enna) una proposta per la realizzazione di una piattaforma integrata di gestione e valorizzazione dei rifiuti da realizzarsi nel comune stesso, in contrada Muglia, in variante allo strumento urbanistico vigente;

            ugualmente la ditta OIKOS ha presentato istanze per l'ottenimento dei nulla osta a procedere a tutti gli organi competenti per le diverse materie;

            immediatamente dopo la notizia della presentazione dell'istanza, le cittadinanze dei comuni viciniori all'area nella quale dovrebbe sorgere l'impianto (Centuripe e Catenanuova nell'ennese, ma anche Paternò, Biancavilla e Ramacca nel catanese) hanno manifestato particolari preoccupazioni per i possibili impatti negativi sull'area;

            da un'analisi dell'istanza presentata al Comune, il progetto appare sostanzialmente un trasferimento della grande discarica che la stessa ditta gestisce da anni in contrada Tirirì tra i comuni di Motta Sant'Anastasia e Misterbianco (Catania);

            l'area, sebbene non direttamente vincolata, è interessata dalla presenza di diversi beni isolati già catalogati dal piano paesistico regionale e tra questi le due masserie Spitaleri, i ruderi di contrada Torre, nonché i resti preistorici con pitture e graffiti della contrada Pietralunga. Inoltre tale area ricade in parte all'interno di un'area vincolata idrogeologicamente, in quanto parte di un'asta fluvio-torrentizia che, peraltro, si pone in zona immediatamente a monte della fertile piana di Catania e diviene corpo idrico fondamentale all'approvvigionamento delle coltivazioni agrumicole della stessa piana;

                    considerato che:

            l'area, detta di Muglia, è interessata da una presenza geotermale, che si manifesta con periodi di emissione e lunghi periodi di stanca, rappresentando un ulteriore momento di complicazione del quadro gestionale di un simile impianto;

            l'impianto prevede un approvvigionamento mediante conferimento da parte di soggetti pubblici di rifiuti solidi urbani ed assimilabili non differenziati o mal differenziati per la successiva produzione di combustibile solido secondario (CSS), anche mediante impianto di trattamento meccanico-biologico (TMB);

            simili cicli sono stati superati dal dettato della direttiva (UE) 2018/850, che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti. Direttiva che obbliga gli Stati membri ad attuare politiche di drastica riduzione del conferimento in discarica e di "valorizzazione";

            con ogni possibile previsione, la produzione di CSS rappresenta un presupposto alla "naturale" creazione di sistemi di incenerimento (termovalorizzazione) che non fanno parte del sistema ipotizzato dalla Regione Siciliana e, tantomeno, di un sistema teso a garantire la circolarità dell'intero ciclo, confliggendo in tal modo con quanto previsto dalla direttiva (UE) 2018/851, che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti;

            considerato inoltre che le previsioni fatte dall'azienda proponente vedrebbero il conferimento da parte del territorio "naturale" sotteso alla discarica come estremamente "minimale" rispetto a quello previsto da territori ben più lontani, con un business plan che si basa essenzialmente sulla convinzione che lo stato di crisi in cui versa il sistema siciliano abbia a continuare sine die;

            considerato infine che, a parere degli interroganti:

            la logica alla quale si ispira il progetto è quella del pubblico che, non riuscendo a creare i presupposti per una gestione complessa e completa del ciclo, finisce per rendere al privato non solo le materie prime seconde ma anche il costo altissimo di conferimento;

            la forchetta di indebitamento dei cittadini dell'area dell'ex ATO Enna 1 è stimabile tra i 160 ed i 200 milioni di euro per circa 160.000 abitanti (quindi nella migliore delle ipotesi posta intorno ai 1.000 euro pro capite),

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se, nell'ambito delle proprie competenze e fatte salve le specifiche attribuzioni regionali, non ritenga di assumere le opportune iniziative, affinché il Comune interessato esprima il diniego alla richiesta di variante allo strumento urbanistico vigente e, quindi, alla realizzazione dell'impianto.

Interrogazione sulla carenza di funzionari giuridico-pedagogici nelle case circondariali

(3-00384) (15 novembre 2018)

D'ANGELO, RICCARDI, TRENTACOSTE, EVANGELISTA, DE LUCIA, FLORIDIA, VANIN, LANZI, GALLICCHIO, DONNO, NOCERINO, LOMUTI, DI GIROLAMO, ROMANO, LEONE, LANNUTTI, AUDDINO, PIARULLI, CRUCIOLI, URRARO, MANTOVANI, ANGRISANI. - Al Ministro della giustizia -

                    Premesso che:

            secondo la Costituzione (articolo 27) la pena detentiva deve tendere alla rieducazione del condannato;

            gli istituti penitenziari hanno il compito di assolvere, sia alla reclusione dei detenuti, implementata attraverso l'utilizzo del corpo di custodia, sia alla rieducazione, effettuata attraverso il servizio degli addetti all'Area trattamentale;

            le attività svolte all'interno dell'Area trattamentale sono coordinate dai funzionari giuridico-pedagogici e sono finalizzate a formare e a consolidare nell'individuo le attitudini sociali e civili, che si suppone egli non possegga o abbia perduto. Tali attività puntano ad integrare la formazione personale del detenuto, attraverso corsi professionali e competenze che egli potrà sfruttare a suo favore al momento della riammissione a pieno titolo nella società, e cercando di stimolare, attraverso l'attività scolastica e lavorativa, le attitudini a rispettare le norme civili di convivenza;

            considerato che a quanto risulta agli interroganti:

            tutte le case circondariali presenti sul territorio nazionale soffrono la carenza di funzionari giuridico-pedagogici;

            i funzionari giuridico-pedagogici costituiscono poco più del 2 per cento per cento del personale impiegato negli istituti di pena, già assai carente, e il divario tra i funzionari giuridico-pedagogici previsti e quelli presenti si attesta su una media nazionale del 35 per cento per cento;

            questa carenza non permette l'attuazione organica degli interventi atti ad attribuire alla pena il valore educativo previsto della Costituzione, né la valorizzazione del lavoro in carcere come forma di rieducazione e reinserimento sociale della persona condannata prevista dal Contratto di Governo;

            in particolare, la Casa circondariale di Messina "Gazzi" è da molto tempo in carenza di funzionari di area giuridico-pedagogica. Allo stato attuale, per 272 detenuti, vi sono solo due funzionari giuridico-pedagogici, uno dei quali in congedo parentale saltuario;

            nella stessa situazione si trova la Casa circondariale Modena "Sant'Anna", dove, a fronte di 484 detenuti, ci sono 5 funzionari giuridico-pedagogici, due dei quali in distacco temporaneo da altre strutture;

            l'esiguo numero di funzionari giuridico-pedagogici presenti negli istituti penitenziari italiani, a fronte dell'elevato numero di detenuti, non permette l'attuazione dei servizi fondamentali previsti dall'Area trattamentale,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda avvalersi di ulteriori risorse nell'ambito giuridico-pedagogico, affinché si ponga rimedio alla problematica descritta.

Interrogazione su alcuni episodi di violenza ai danni di agenti di Polizia penitenziaria nel carcere di Asti

(3-00471) (18 dicembre 2018)

BERUTTI. - Al Ministro della giustizia -

            Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:

            il 15 novembre 2018, all'interno della casa di reclusione di Asti, un agente di Polizia penitenziaria è stato violentemente aggredito da un detenuto con calci e pugni in testa e allo stomaco;

            l'agente ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso di Asti ed è stato ricoverato in ospedale;

            l'episodio segue altri casi di violenza da parte dei detenuti subiti dagli agenti della Polizia penitenziaria del carcere di Asti;

            alcuni giorni prima della grave aggressione del 15 novembre, nel medesimo carcere si era registrata una protesta da parte di 40 detenuti, che per diverse ore si erano rifiutati di rientrare nelle rispettive celle;

            la pianta organica della casa di reclusione vede attualmente impiegati 186 agenti di Polizia penitenziaria a fronte dei 217 previsti;

            il numero di detenuti presenti nel carcere risulta essere di 239 a fronte dei 207 posti regolamentari;

            da diverso tempo i sindacati di categoria chiedono maggiore sicurezza per gli agenti di Polizia penitenziaria;

            gli stessi sindacati hanno da ultimo segnalato a mezzo stampa, in data 6 dicembre 2018, che «i procedimenti disciplinari instaurati nei confronti dei reclusi a causa di comportamenti pesantemente contrari alle regole di civile convivenza interna sono stati lasciati decadere»,

            si chiede di sapere:

            se e in che modo il Ministro in indirizzo intenda intervenire a sostegno del personale di Polizia penitenziaria in forza alla casa di reclusione di Asti, al fine di aumentare la sicurezza degli agenti;

            se sia previsto un incremento dell'organico presso la medesima struttura volto al raggiungimento del numero di agenti previsto.

Interrogazione sul riordino della normativa concernente i servizi pubblici e gli adempimenti amministrativi di Province e Città metropolitane

(3-00461) (06 dicembre 2018)

BERUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri -

                    Premesso che:

            l'articolo 1, comma 2-ter, del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, recante "Proroga di termini previsti da disposizioni legislative", convertito, con modificazioni, dalla legge 21 settembre 2018, n. 108, dispone che "Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto è istituito, presso la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, un tavolo tecnico-politico per la redazione di linee guida finalizzate all'avvio di un percorso di revisione organica della disciplina in materia di ordinamento delle province e delle città metropolitane, al superamento dell'obbligo di gestione associata delle funzioni e alla semplificazione degli oneri amministrativi e contabili a carico dei comuni, soprattutto di piccole dimensioni";

            il tavolo tecnico-politico avrebbe dovuto essere avviato entro il 21 novembre 2018;

            per quanto risulta all'interrogante, nel documento depositato dall'Unione delle Province d'Italia (UPI) in sede di audizione alla Camera dei deputati sulla "Legge di bilancio 2019-2021" il 12 novembre 2018, si trova riportato che il tavolo tecnico-politico "nei giorni scorsi si è ufficialmente insediato ed ha iniziato i suoi lavoro, con l'obiettivo di produrre, entro un tempo massimo di sei masi, proposte normative da sottoporre all'attenzione del Governo e del Parlamento";

            sempre per quanto risulta, ad oggi non è rinvenibile sul sito internet della Conferenza Stato-città ed autonomie locali alcuna informazione sul tavolo tecnico-politico previsto ex articolo 1, comma 2-ter,

            si chiede di sapere:

            quale sia lo stato dell'arte in merito al tavolo tecnico-politico;

            quali siano le intenzioni del Governo circa il necessario riordino delle Province e Città metropolitane.

Interrogazione sulle nuove norme per l'incentivazione delle produzioni energetiche rinnovabili

(3-00110) (19 luglio 2018)

DURNWALDER, UNTERBERGER, LANIECE, STEGER. - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare -

                    Premesso che:

            tra gli obiettivi della strategia energetica nazionale (SEN), approvata con decreto ministeriale 10 novembre 2017, vi è quello di "tracciare un percorso di crescita sostenibile delle fonti rinnovabili, garantendo sicurezza e stabilità agli investitori, assicurando la loro piena integrazione nel sistema, valorizzando le infrastrutture e gli asset esistenti e puntando sull'innovazione tecnologica, di processo e di governance" e che quindi " Le attuali forme di sostegno/incentivazione dovranno essere riviste e gradualmente trasformate in meccanismi abilitanti dell'integrazione delle rinnovabili nel mercato, in modo che queste acquisiscano indipendenza nel contribuire agli obiettivi ambientali";

            nella XVII Legislatura, visti gli orientamenti formulati nella SEN, era stata predisposta una bozza di decreto dal Ministro dello sviluppo economico pro tempore di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare allora in carica, al fine di sostenere, per il periodo 2018-2020, la produzione di energia elettrica dagli impianti alimentati a fonti rinnovabili;

            considerato che l'iter di approvazione dello schema di decreto non si è concluso a causa della fine della Legislatura,

            si chiede di sapere se sia nell'intenzione dei Ministri in indirizzo promuovere nuovamente l'iter dello schema di decreto citato e quale sia la tempistica necessaria alla sua emanazione .

Allegato B

Integrazione all'intervento del senatore Salvini nella discussione del Doc. IV-bis, n. 1

Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il mio intervento in quest'Aula intendo sottoporvi alcuni elementi di valutazione che reputo essenziali per chiarire ogni aspetto della vicenda Diciotti. La procura della Repubblica di Catania, in conformità con quanto disposto dal tribunale dei Ministri, ha chiesto l'autorizzazione a procedere nei miei confronti, trasmettendo gli atti relativi.

Sottolineo, preliminarmente, che non sono stato io a sollecitare la trasmissione degli atti. Venuto a conoscenza della esistenza d'indagini, ho atteso le valutazioni del tribunale restando a disposizione dell'autorità giudiziaria e astenendomi anche dal depositare atti e memorie volti ad ottenere il riconoscimento della natura ministeriale del reato che mi si contesta.

Cinque diversi uffici giudiziari hanno autonomamente ravvisato la natura ministeriale delle condotte attribuitemi, e di tale circostanza non posso che prendere atto.

Spetta ora al Senato valutare se il Ministro dell'interno abbia agito per la tutela di un interesse costituzionalmente rilevante dello Stato ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo. La legge attribuisce questa valutazione, insindacabile, alla Camera competente e quindi, a voi, oggi.

Mi limiterò, per parte mia, a ricostruire in modo corretto ed esaustivo quanto avvenuto, perché è essenziale chiarire che la vicenda Diciotti non inizia con l'attracco della nave al porto di Catania, ma molto prima.

Dalla ricostruzione dei fatti emerge che si è in presenza di una iniziativa del Governo italiano, coerente con la politica relativa ai flussi migratori, definita anche nel contratto di Governo, che non può essere svilita come mera posizione politica avulsa dalla complessiva strategia dell'Esecutivo.

Tengo a sottolineare che questa strategia ha, tra l'altro, conseguito un risultato che ritengo di straordinario valore, cioè la drastica diminuzione delle vittime, recuperate in mare, nel Mediterraneo centrale. Cito solamente alcuni numeri: 2015, migranti sbarcati 153.842, vittime recuperate in mare 296; 2016, migranti sbarcati 181.436, vittime recuperate in mare 390; 2017, migranti sbarcati 119.369, vittime recuperate in mare 210; 2018, migranti sbarcati 23.370, vittime recuperate in mare 23; 2019, fino al 18 marzo, migranti sbarcati 348, vittime recuperate in mare 1.

Come anticipavo, è essenziale la genesi della vicenda.

Il Centro coordinamento soccorso marittimo della Capitaneria di Porto italiana (IMRCC) veniva informato il 14 agosto scorso dell'avvistamento in acque libiche di un natante con numerose persone a bordo in rotta, fin dall'inizio della traversata, verso l'isola di Malta, come espressamente risulta anche dal decreto del tribunale dei Ministri di Palermo.

Il natante, il 15 agosto, si trovava nella zona di competenza del Centro di coordinamento soccorsi (RCC) di Malta, che assumeva il coordinamento dell'evento come da comunicazione delle 08:53 del medesimo giorno agli omologhi centri di coordinamento italiano e libico.

Alle ore 10:35, Malta comunicava a IMRCC Italia ed alla Missione EUNAVFORMED che al momento si stava limitando a monitorare lo stato del natante.

Successivamente, due imbarcazioni maltesi inducevano il natante a deviare la rotta in direzione di Lampedusa, pur essendo lo stesso ad una distanza di 50 miglia da Malta e di 100 miglia da Lampedusa.

Tali circostanze oggettive sono confermate in atti dalle dichiarazioni rilasciate in sede di sommarie informazioni testimoniali da uno dei presenti sul barcone, Fiseha Epher, il quale ha dichiarato «I maltesi hanno espressamente detto che non ci avrebbero condotto a Malta (...) Hanno inoltre aggiunto che noi avevamo sbagliato posto dove andare, e che ci avrebbero fatto vedere la direzione in cui procedere per andare in Italia (...). A questo punto, visto che la nave maltese ha saputo che eravamo senza strumenti di navigazione, ci ha detto di seguirla perché ci avrebbe condotto verso l'Italia. Infatti noi abbiamo navigato seguendo la nave maltese per 24 ore (...) che ci faceva strada per tutta quella notte, per il giorno successivo, al termine del quale - di notte - siamo stati abbandonati dalla nave maltese».

In effetti, il barcone deviava la rotta da 340 gradi (quindi verso Malta) a 290 gradi (direzione Lampedusa).

Sul punto, può essere definitivamente chiarificatrice la testuale ricostruzione dei fatti del tribunale dei Ministri di Palermo: «Il dirottamento, imposto dai maltesi all'evidente fine di spingere il barcone in acque italiane, ha comportato un considerevole allungamento della traversata in quanto, al momento della deviazione, questo si trovava ad appena 50 miglia da Malta ed avrebbe presto raggiunto il sito naturale di destinazione (Malta) in condizioni di sicurezza e di navigazione regolari, se non fosse stato costretto a puntare su Lampedusa che distava ben 100 miglia (doppio della distanza), finendo così per imbattersi in condizioni meteo in netto peggioramento e in quel moto ondoso crescente che ne avrebbe impedito la navigazione».

Nella memoria depositata in Giunta ho fornito il dettaglio delle date e degli orari delle richieste di POS (place of safety), che qui non ripeto; ricordo solamente che il 16 agosto, alle ore 02:55, la Capitaneria di Porto (IMRCC) «invitava Malta ad adottare le iniziative necessarie».

Poco dopo, alle ore 03:07, un SOS lanciato dall'imbarcazione segnalava che il natante aveva iniziato ad imbarcare acqua: di conseguenza, la Capitaneria di Porto (IMRCC), mentre provvedeva ad inviare proprie motovedette, confermava a Malta, al fine di salvare le vite umane, il concreto e già rilevato pericolo di affondamento del barcone. Nella stessa data, alle ore 05:36, la Capitaneria di Porto (IMRCC) «chiedeva ancora una volta a RCC Malta la indicazione di un POS».

Emerge, quindi, che l'ingiustificabile posizione di Malta generava un palese conflitto tra i due Centri coordinamento soccorsi e, quindi, tra i due Paesi.

Venutosi a configurare un concreto ed imminente pericolo di vita per i migranti contestualmente al peggioramento delle condizioni meteo marine, due motovedette della Capitaneria di Porto procedevano alle operazioni di salvataggio, cui seguiva il trasbordo sulla nave Diciotti, che riparava verso Lampedusa.

In attesa delle determinazioni di Malta, la nave Diciotti nei giorni 18 e 19 agosto stazionava presso Lampedusa «al fine di condurre eventualmente i migranti a Malta».

Il 19 agosto la Diciotti dirigeva verso Pozzallo e il 20 agosto la Capitaneria di Porto (IMRCC), su disposizione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la indirizzava a Catania - base logistica naturale di attracco fisso di quella unità - per un mero scalo tecnico, al fine di rifornire la nave di cibo, acqua ed altro, come confermato dalle dichiarazioni rese dal capitano D'Agostino e dall'ammiraglio Liardo.

Credo sia particolarmente significativo quanto affermato dal tribunale dei Ministri di Palermo, a proposito delle autorità maltesi. Riporto testualmente: «Dopo aver violato il dovere di soccorso imposto dalle convenzioni internazionali, dal diritto marittimo, e - prima ancora - dalle regole di coscienza, le autorità maltesi si sono ostinatamente rifiutate di indicare il POS più volte richiesto da IMRCC, così ulteriormente violando la normativa internazionale che impone al Governo responsabile dell'area di salvataggio di esercitare la primaria responsabilità e di consentire che la nave che ha prestato assistenza possa condurre i superstiti in un luogo sicuro, con la minima deviazione possibile rispetto alla rotta».

Le Autorità di Malta, come è a questo punto evidente, pur essendo tenute in tal senso, non hanno mai indicato il POS.

A questo punto, mi corre l'obbligo di sottolineare che la soluzione delle controversie internazionali rientra in via esclusiva nella intangibile competenza sottesa alle scelte dello Stato italiano di esercitare le proprie prerogative - paritariamente a quelle degli altri Stati - nell'ambito dei principi ispiratori della Carta costituzionale.

Infatti, l'articolo 11 dispone, tra l'altro, che l'Italia consente alle limitazioni della sovranità necessarie, a condizioni di parità con gli altri Stati, nei limiti in cui anche l'altrui sovranità nazionale rispetti le medesime condizioni. L'articolo 117 della Costituzione, per altro verso, attribuisce rilevanza costituzionale alla corretta attuazione degli obblighi derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea.

In tale quadro, il Governo ha attivato tutti gli strumenti per la soluzione della controversia, attraverso il concreto coinvolgimento delle istituzioni europee per il tramite dei competenti uffici del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

È documentato che tali uffici hanno posto in essere tutti i passi necessari con le istituzioni comunitarie per una soluzione del problema.

Devo ricordare che già il 14 luglio del 2018, il Governo italiano aveva indirizzato una missiva, a firma del Presidente del Consiglio dei ministri, ai vertici dell'Unione europea, richiamando gli esiti del Consiglio europeo del 28 giugno 2018, circa la necessità di definire le modalità di redistribuzione dei migranti. In tale occasione era stata manifestata la volontà del Governo di richiedere l'adeguamento immediato del piano EUNAVFORMED-Sofia, in relazione ai porti di sbarco, che non avrebbero dovuto essere solo italiani. Assume un rilievo centrale nella vicenda anche la nota verbale della Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione europea del 19 agosto 2018. La cito testualmente: «In precedenti occasioni è stato possibile realizzare una ripartizione tra Paesi dell'Unione europea dell'accoglienza delle persone soccorse in mare. (...) L'Italia è convinta che l'attuale emergenza della nave Diciotti debba necessariamente essere affrontata con il medesimo approccio, in linea con i principi di solidarietà e di condivisione tra i Paesi dell' Unione europea concordati all'ultimo Consiglio europeo in materia di gestione dei flussi migratori. Al fine di dare concreta attuazione a tale approccio e alle conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo il Governo italiano ritiene indispensabile che la Commissione europea assuma l'iniziativa per individuare un gruppo di partner europei disponibili ad accogliere le persone salvate dalla nave della Guardia costiera italiana. Soltanto una azione decisa da parte delle istituzioni europee, che l'Italia è naturalmente pronta a sostenere, potrà consentire di superare le attuali difficoltà che impediscono l'individuazione di un porto di sbarco delle persone soccorse dalla nave Diciotti».

Aderendo alla richiesta contenuta nella nota verbale del 19 agosto, il Direttore generale affari interni della Commissione europea ha convocato, il 21 successivo, una riunione, tenutasi dopo tre giorni, il 24 agosto. È chiaro quale fosse lo scopo della richiesta italiana: risolvere in ambito europeo le problematiche dei flussi incontrollati di migranti, fino ad allora rimessi alla sola responsabilità dello Stato italiano. L'evento Diciotti confermava, a maggior ragione, la necessità di introdurre regole chiare, idonee a riequilibrare il peso dei flussi migratori in una chiave di equità e solidarietà tra tutti i Paesi facenti parte dell'Unione europea. Nel concreto, la stessa nota verbale era finalizzata anche a risolvere il problema Diciotti, laddove, giova ribadire, l'Italia ha ritenuto di intervenire rispetto a persone che Malta avrebbe dovuto soccorrere. Ed è il Governo italiano che nella nota verbale pone una questione strategica, sottolineando le difficoltà che impediscono l'individuazione di un porto di sbarco, nonché la circostanza che non possa ricadere sullo Stato italiano l'onere di indicarlo, se di competenza di un altro Stato, oltre all'impossibilità di determinare i tempi tecnici per la soluzione della questione in ambito sovranazionale.

L'iniziativa governativa è stata, quindi, adottata proprio in ragione della violazione degli obblighi da parte di Malta, per porre in sede europea la soluzione dei problemi nascenti da tali violazioni, sulla scorta di una consuetudine consolidatasi in precedenti situazioni di criticità per la ridistribuzione di migranti.

In sintesi, a fronte della palese violazione di un obbligo da parte di uno Stato membro dell'Unione, i rimedi necessari alla soluzione della controversia (la Capitaneria aveva parlato di «una guerra con Malta») rientrano nell'ambito del perseguimento di un interesse costituzionalmente rilevante dello Stato - mi riferisco alla concreta attuazione degli obblighi internazionali da parte di tutti i membri dell'Unione europea e all'applicazione del regime consuetudinario di soluzione delle controversie - nonché del preminente interesse pubblico a un corretto controllo e a una corretta gestione dei flussi migratori, ed infine, ad una piena tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, tutti rimessi direttamente al Governo ed ai Ministri responsabili.

È evidente quindi che il Governo ha unicamente agito, collegialmente, per la tutela di entrambi gli interessi ora ricordati. Richiamo, al riguardo, quanto dichiarato sulla medesima vicenda, avanti al Senato, dal Presidente del Consiglio dei ministri nella informativa del 12 settembre scorso.

Per completezza, aggiungo che il punto 13 del contratto di Governo, intitolato «Immigrazione: rimpatri e stop al business», richiama espressamente il superamento del Regolamento di Dublino; il rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità attraverso il ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra gli Stati membri della UE, anche perseguendo il bilanciamento con gli interessi di sicurezza e ordine pubblico al fine «imprescindibile [di] scardinare il business degli scafìsti e smantellare le organizzazioni criminali internazionali per la tratta degli esseri umani».

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Aimi, Barachini, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Crimi, D'Angelo, De Poli, Giacobbe, Iori, Maffoni, Mallegni, Mantero, Merlo, Moles, Monti, Napolitano, Renzi, Ronzulli, Santangelo e Siri.

Sonoassenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Taverna, per attività di rappresentanza del Senato; Taricco, per attività della 9a Commissione permanente; Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Di Micco, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; La Russa, per partecipare a un incontro internazionale.

Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Taverna, per attività di rappresentanza del Senato; Di Micco, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; La Russa, per partecipare a un incontro internazionale.

Gruppi parlamentari, composizione

Il senatore Nicola Calandrini ha comunicato di aderire al Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia.

Il Presidente del Gruppo stesso ha accettato tale adesione.

Procedimenti relativi ai reati previsti dall'articolo 96 della Costituzione, trasmissione di decreti di archiviazione

Con lettera in data 19 marzo 2019, il Procuratore Distrettuale della Repubblica di Catania ha comunicato, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, che il Collegio per i reati ministeriali, costituito presso il Tribunale di Catania, ha disposto, con decreto in data 18 marzo 2019, l'archiviazione degli atti relativi ad ipotesi di responsabilità penale nei confronti del professor Giuseppe Conte, di Luigi Di Maio e del dottor Danilo Toninelli.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatrice Fedeli Valeria

Misure a sostegno della condivisione della responsabilità genitoriale nonché del congedo obbligatorio di paternità (1153)

(presentato in data 19/03/2019);

senatori Damiani Dario, Ronzulli Licia, Gallone Maria Alessandra, Barachini Alberto, Pichetto Fratin Gilberto, Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo, Toffanin Roberta, Modena Fiammetta, Lonardo Alessandrina, Mallegni Massimo, Aimi Enrico, Giammanco Gabriella, Rizzotti Maria, Ferro Massimo, Papatheu Urania Giulia Rosina, Berardi Roberto, Binetti Paola, Perosino Marco, Malan Lucio, Testor Elena, Craxi Stefania Gabriella Anastasia, Conzatti Donatella, Fantetti Raffaele, Saccone Antonio

Disposizioni per l'introduzione dell'insegnamento di educazione finanziaria nelle scuole primarie e secondarie (1154)

(presentato in data 19/03/2019);

senatori Ciriani Luca, Rauti Isabella, Bertacco Stefano, Calandrini Nicola, de Bertoldi Andrea, La Pietra Patrizio Giacomo, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, Maffoni Gianpietro, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco, Balboni Alberto

Modifiche al decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, in materia di equiparazione ai partiti ed ai movimenti politici delle fondazioni, associazioni e comitati (1155)

(presentato in data 19/03/2019);

senatori Conzatti Donatella, Sciascia Salvatore, Pichetto Fratin Gilberto, Damiani Dario, Floris Emilio, Caliendo Giacomo, Masini Barbara, Serafini Giancarlo, Testor Elena, Lonardo Alessandrina, Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo

Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, in materia di conservazione delle fatture, dei registri e di altri documenti fiscalmente rilevanti informa digitale e su piattaforme web in cloud (1156)

(presentato in data 20/03/2019);

senatori Testor Elena, Malan Lucio, Bernini Anna Maria, Pichetto Fratin Gilberto, Floris Emilio, Caliendo Giacomo, Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo, Papatheu Urania Giulia Rosina, Stabile Laura, Serafini Giancarlo, Rizzotti Maria, Masini Barbara, Conzatti Donatella, Barboni Antonio, Cangini Andrea

Disposizioni a tutela delle minoranze linguistiche a rischio di scomparsa (1157)

(presentato in data 20/03/2019).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

Gov. Conte-I: Ministro pubblica amministrazione Bongiorno

Deleghe al Governo per il miglioramento della pubblica amministrazione (1122)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 20/03/2019).

Governo, trasmissione di atti

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettere in data 13 marzo 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, le seguenti procedure di informazione, attivate presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, in ordine:

alla comunicazione della Commissione - TRIS/(2019) 00601 concernente la notifica 2019/0092/I relativa al "Decreto interministeriale recante disposizioni in materia di tassazione e incentivazione fiscale per promuovere l'acquisto e immatricolazione in Italia di veicoli a basse emissioni di biossido di carbonio ed incrementare la rottamazione dei veicoli più inquinanti". La predetta documentazione è deferita alla 6a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 205);

alla comunicazione della Commissione - TRIS/(2019) 00576 concernente la notifica 2019/0089/I relativa al "Misure attuative in materia di vendita o qualsiasi altra forma di collocamento di titoli di accesso, ai sensi dell'articolo 1, commi 545-bis, e seguenti, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, introdotti dall'articolo 1, comma 1100, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e del Decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 12 marzo 2018, nonché modifiche alla disciplina relativa ai sistemi di biglietterie automatizzate". La predetta documentazione è deferita alla 8a e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 206).

Mozioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Cerno ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00094 della senatrice Cirinnà ed altri.

L'ordine delle firme deve intendersi il seguente: Cirinnà, Marcucci, D'Arienzo, Bonino, De Petris, Grasso, Errani, Bressa, Nencini, Nugnes, Malpezzi, Mirabelli, Valente, Stefano, Ferrari, Collina, Bini, Rossomando, Alfieri, Astorre, Bellanova, Biti, Boldrini, Bonifazi, Cerno, Comincini, Cucca, D'Alfonso, Faraone, Fedeli, Ferrazzi, Garavini, Giacobbe, Ginetti, Grimani, Iori, Laus, Magorno, Manca, Margiotta, Marino, Messina Assuntela, Misiani, Nannicini, Parente, Parrini, Patriarca, Pinotti, Pittella, Rampi, Richetti, Rojc, Sbrollini, Sudano, Taricco, Vattuone, Verducci, Zanda e Unterberger.

Mozioni

FERRAZZI, ALFIERI, ASTORRE, BELLANOVA, BOLDRINI, CIRINNA', COLLINA, COMINCINI, CUCCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FEDELI, GARAVINI, GIACOBBE, GINETTI, IORI, LAUS, MAGORNO, MALPEZZI, MANCA, MARGIOTTA, MARINO, MESSINA Assuntela, PARRINI, PATRIARCA, PINOTTI, PITTELLA, RAMPI, ROJC, SBROLLINI, STEFANO, SUDANO, TARICCO, VALENTE, VATTUONE, VERDUCCI - Il Senato,

premesso che:

la legge 9 gennaio 2019, n. 3, recante "Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici" (legge "spazza corrotti") ha modificato il comma 4 dell'articolo 5 del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, in materia di norme per la trasparenza e la semplificazione, ampliando notevolmente l'ambito di applicazione della normativa previgente sugli obblighi di trasparenza e di rendicontazione a carico di fondazioni, associazioni e comitati;

in particolare, la legge stabilisce che sono equiparate ai partiti e movimenti politici, per l'applicazione delle prescrizioni in materia di trasparenza, le fondazioni, le associazioni e i comitati (questi ultimi prima non ricompresi tra i soggetti obbligati) la cui composizione degli organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici (disposizione già prevista dalla normativa previgente) e i cui organi direttivi siano composti in tutto o in parte: a) da membri di organi di partiti o movimenti politici; b) da persone che nei dieci anni precedenti sono stati membri di assemblee elettive e, in particolare, del Parlamento nazionale o del Parlamento europeo o di assemblee elettive regionali o locali; c) da coloro che ricoprono o che abbiano ricoperto, nei dieci anni precedenti, incarichi di governo a livello nazionale, regionale o locale ovvero incarichi istituzionali nelle fondazioni, associazioni o comitati per esservi stati eletti o nominati in virtù della loro appartenenza a partiti o movimenti politici;

sono altresì equiparate ai partiti e movimenti politici le fondazioni e le associazioni che erogano somme a titolo di liberalità o contribuiscono in misura pari o superiore a 5.000 euro annui al finanziamento di iniziative o servizi a titolo gratuito in favore di partiti, movimenti politici o loro articolazioni interne, di membri di organi di partiti o movimenti politici o di persone che ricoprono incarichi istituzionali;

la legge n. 3 del 2019 prevede una platea di soggetti interessati agli obblighi di trasparenza e rendicontazione molto più ampia e, purtroppo, generica e vaga, di quella prevista dalla normativa previgente che riguardava solo le fondazioni e le associazioni direttamente collegate ai partiti e movimenti politici;

le fondazioni, le associazioni e i comitati dovranno sobbarcarsi gli oneri relativi agli obblighi connessi alla trasparenza e, quindi, all'acceso al proprio statuto, funzionamento interno, bilanci, compresi i rendiconti, solo perché componenti dei loro organi direttivi sono persone che hanno la "grave colpa" di essere stati membri di assemblee elettive o di aver ricoperto incarichi di governo, a qualsiasi livello;

ciò significa che è sufficiente che un componente di fondazioni, associazioni e comitati sia stato consigliere comunale, anche di un piccolissimo paese, o consigliere municipale per far sorgere in capo ai soggetti dei cui organi direttivi entrano a far parte gravosi obblighi che prima dell'entrata in vigore della legge non avevano;

è praticamente impossibile il controllo di tutte le "persone che nei dieci anni precedenti" siano stati membri di assemblee elettive anche a "livello locale";

la logica punitiva sottesa alle disposizioni rende la misura del discredito che ha colpito il mondo della politica in questi ultimi anni, amplificato in modo improvvido e non lungimirante, e finisce per colpire realtà la cui finalità è esclusivamente non lucrativa e di utilità sociale;

queste disposizioni, oltre a colpire fondazioni, associazioni e comitati con le evidenti conseguenze a scapito delle finalità perseguite da questi soggetti, appaiono anche di difficile, se non impossibile, attuazione;

oltre a quanto detto, infatti, il controllo su quanto previsto dalla legge n. 3 del 2019 per le fondazioni, le associazioni e i comitati è affidato, come accade per i partiti, alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici che, nella relazione resa alla Camera dei deputati il 27 aprile 2018, riferiva l'esistenza di numerose difficoltà applicative dovute al contesto normativo di riferimento;

secondo alcuni costituzionalisti, le disposizioni in esame potrebbero essere incostituzionali, perché estendono in modo irragionevole a soggetti che svolgono attività completamente diverse da quelle dei partiti e movimenti politici, gli obblighi previsti per questi ultimi, partendo dall'assurda convinzione che chi abbia svolto l'attività di amministratore o di membro di un'assemblea elettiva debba necessariamente perseguire finalità non lecite nell'ambito degli organi direttivi di fondazioni, associazioni e comitati di cui entra a far parte;

le disposizioni in esame sono gravemente lesive della possibilità per le fondazioni, le associazioni e i comitati di continuare a svolgere le loro funzioni, a scapito del fondamentale ruolo svolto nel nostro Paese dal mondo del volontariato e del terzo settore;

inoltre, non si comprende l'applicazione di queste disposizioni nei confronti di soggetti che perseguono scopi di utilità sociale, quali sono gli scopi assistenziali, culturali, medici, ricreativi, sociali, professionali, sindacali, religiosi e molti altri ancora;

la volontà di controllare l'attività di chiunque abbia avuto a che fare con la politica o con le istituzioni, nella triste convinzione che queste attività siano sempre connesse con la corruzione e il malaffare, hanno spinto il legislatore ad approvare una norma a parere dei proponenti palesemente sbagliata,

impegna il Governo ad adottare le iniziative urgenti e necessarie a chiarire in modo univoco che le disposizioni citate in premessa, in materia di equiparazione di fondazioni, associazioni e comitati ai partiti e movimenti politici per l'applicazione delle prescrizioni in materia di trasparenza e rendicontazione, si applicano esclusivamente a quelle fondazioni, associazioni e comitati che svolgono attività o perseguono scopi collegati, in qualsiasi modo, a partiti o movimenti politici.

(1-00099)

Interpellanze

MISIANI, COMINCINI, CUCCA, FEDELI, GARAVINI, IORI, NANNICINI, ROJC, SBROLLINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

nel mese di gennaio 2019, secondo quanto riportato nel supplemento al bollettino statistico "Finanza pubblica, fabbisogno e debito" della Banca d'Italia, il debito pubblico del nostro Paese ha registrato un nuovo record. Rispetto al mese di dicembre 2018, il debito pubblico è aumentato di 41,3 miliardi di euro, raggiungendo la preoccupante soglia di 2.358 miliardi di euro. Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 41,8 miliardi, quello degli enti di previdenza di 100 milioni, il debito delle amministrazioni locali si è invece ridotto di 600 milioni;

l'incremento del volume del debito pubblico, combinato con il deciso rallentamento del Pil, ha riportato il rapporto tra debito e Pil verso un percorso di crescita, al di sopra della soglia del 132 per cento, invertendo il percorso virtuoso che faticosamente era stato avviato negli scorsi anni;

il quadro di finanza pubblica evidenzia, nel suo complesso, dati decisamente preoccupanti e i rischi per il Paese aumentano anche in ragione del fatto che la BCE ha deciso di interrompere gli acquisti dei titoli di Stato: politica che negli scorsi anni è stata determinante per la stabilità dell'intera area UE e, in particolare, per il nostro Paese;

l'aumento dei rischi è evidenziato dal comportamento degli investitori esteri. A dicembre il valore dei titoli di Stato italiani in mano a soggetti esteri è calato nuovamente a 634,393 miliardi dai 646,883 miliardi di euro di novembre, nuovo minimo da dicembre 2013 (618,8 miliardi). Conseguentemente, a dicembre la quota dei titoli in mano ai non residenti sul totale di quelli in circolazione è scesa al 32,3 per cento rispetto al 32,4 per cento registrato a novembre. Tali dati includono i titoli di Stato detenuti da investitori domestici attraverso soggetti non residenti (come gestioni patrimoniali e fondi) e quelli detenuti dall'eurosistema direttamente (e non attraverso Banca d'Italia) e da banche centrali di altri Paesi. Secondo le stime della Banca d'Italia, al netto di queste voci la quota in mano agli investitori esteri è calata al 24 per cento del totale nel corso del secondo trimestre dell'anno, con una flessione di circa 3 punti percentuali, la più ampia dal secondo trimestre del 2012;

considerato che:

la Commissione europea, il 21 novembre 2018, ha adottato una relazione in cui indicava il mancato rispetto della regola del debito da parte dell'Italia e in cui si paventava l'avvio di una procedura per disavanzo eccessivo, prevista dall'articolo 126 del TFUE, in caso di mancate correzioni alla struttura della legge di bilancio. L'avvio di tale procedura è stato temporaneamente scongiurato a seguito delle significative modifiche introdotte dal Governo nella legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018);

la Commissione europea ha pubblicato, lo scorso 27 febbraio 2019, il winter package del semestre europeo, concernente l'analisi della situazione economica e sociale negli Stati membri. Esso comprende la comunicazione introduttiva sui principali risultati delle 28 relazioni per Paese, integrate dagli esami approfonditi per gli Stati membri individuati nella relazione sul meccanismo di allerta dello scorso novembre. Quanto all'Italia, il Country Report 2019 ha espresso forti preoccupazioni sulla situazione. Per l'Esecutivo UE, l'Italia presenta squilibri economici "eccessivi" che, unitamente al debito alto e alla protratta scarsa produttività, implicano rischi con rilevanza transnazionale e un rischio contagio per tutta l'Unione europea. La manovra di bilancio per il 2019, nonostante le modifiche introdotte nella fase finale d'esame del provvedimento, presenta misure che impattano negativamente su deficit, debito pubblico e potenziale di crescita economica del Paese, e che inevitabilmente dovrà essere oggetto a breve di un intervento correttivo;

alla luce della situazione in atto, l'apertura della procedura di infrazione paventata in più occasioni a margine di riunioni informali in sede europea sarà inevitabile e farà il suo corso lentamente, ma sistematicamente, posto che in questo quadro non si intravedono cambi di rotta significativi da parte del Governo, sia sul lato della riduzione del debito pubblico, che sulla diminuzione del rapporto tra deficit e Pil;

attualmente, molti osservatori vedono l'Italia come l'anello debole dell'area euro e lasciare ogni decisione in sospeso, rinviando l'adozione degli interventi correttivi a dopo le elezioni europee di maggio 2019, rischia di far ricadere sulle imprese e sui cittadini un pesante fardello di maggiori oneri,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti intenda adottare il Governo per ridurre strutturalmente e in modo sostenibile il livello del debito pubblico italiano;

quali misure di politica economica intenda predisporre con urgenza al fine di riattivare un circolo virtuoso di crescita interrotto nel corso degli ultimi mesi e se tali politiche saranno affiancate da interventi volti a garantire maggiori introiti per le finanze pubbliche derivanti da piani di valorizzazione del patrimonio pubblico;

se fra le suddette misure di politica economica rientrino quelle orientate a convertire le maggiori spese di parte corrente previste nella legge di bilancio per il 2019 verso strumenti che agevolino gli investimenti delle imprese e dei privati, che creino nuova occupazione, innescando un effetto virtuoso sulla crescita del Pil, aumentando il denominatore e quindi riducendo il rapporto tra debito e Pil;

se il Governo intenda adottare criteri di revisione della spesa pubblica di tipo selettivo, che incidano sugli sprechi e non sulla corretta erogazione dei servizi essenziali alla persona e risulti orientata verso una maggiore efficienza nella gestione delle risorse pubbliche, ad una maggiore qualità dei servizi resi e una più penetrante misurazione dei risultati raggiunti dai diversi programmi;

quali iniziative urgenti intenda adottare per tutelare i risparmi degli italiani, per garantire l'accesso al credito da parte di famiglie e imprese e le prospettive di sviluppo del nostro sistema economico, a fronte della crescita esponenziale dello spread e dell'aumento dei tassi di interesse, che si stanno ripercuotendo negativamente sui conti pubblici e sui coefficienti patrimoniali delle banche, e che rischia di tradursi in una stretta monetaria di proporzioni non sostenibili per il Paese;

se, fra gli interventi finalizzati ad evitare le problematiche connesse all'aumento del rapporto tra Pil e debito pubblico e del deficit, intenda ricomprendere l'introduzione di forme di prelievo straordinario forzoso sui patrimoni immobiliari e mobiliari delle famiglie;

quali iniziative intenda adottare in sede UE, al fine di evitare che nei prossimi mesi si inneschi la procedura per disavanzo eccessivo e per ottenere adeguati margini di flessibilità in ragione dell'adozione degli interventi per la crescita economica e la revisione della spesa, e della previsione di adeguate riforme strutturali.

(2-00029)

Interrogazioni

D'ALFONSO, MISIANI, MARINO, COMINCINI, BONIFAZI, GRIMANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

nel 2013, la Banca Popolare di Bari (BPB) ha manifestato il suo interesse a sottoscrivere un aumento di capitale della Banca Tercas (Tercas), sottoposta dal 2012 al regime dell'amministrazione straordinaria, a seguito d'irregolarità constatate dalla Banca d'Italia;

tra le condizioni poste dalla BPB per tale operazione vi era la copertura da parte del Fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD) del deficit patrimoniale della Tercas, nonché la realizzazione di una revisione dei conti della Tercas;

nel 2014, dopo aver verificato la convenienza economica dell'intervento a favore di Tercas rispetto al rimborso dei depositanti di tale banca, il FITD ha deciso di coprire il deficit patrimoniale di Tercas e di concedergli determinate garanzie. Tali misure sono state approvate dalla Banca d'Italia;

la Commissione europea ha aperto un'indagine approfondita su tali misure in ragione dei dubbi quanto alla loro compatibilità con le norme dell'Unione in materia di aiuti di Stato. Con decisione del 23 dicembre 2015, la Commissione europea è giunta alla conclusione che le predette misure costituivano un aiuto di Stato;

a seguito di tale decisione, l'Italia tramite la causa T-98/16, la BPB con la causa T-196/16) e il FITD, sostenuto dalla Banca d'Italia, con la causa T-198/16, hanno chiesto al Tribunale dell'Unione europea di annullare la decisione della Commissione;

con la sentenza del 19 marzo 2019, il Tribunale dell'Unione europea ha annullato la decisione della Commissione europea, in quanto quest'ultima ha erroneamente ritenuto che le misure a favore di Tercas presupponessero l'uso di risorse statali e fossero imputabili allo Stato. Inoltre, per quanto riguarda la nozione di "aiuto concesso da uno Stato", ai sensi dell'articolo 107, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il Tribunale ha sottolineato che esso deve presentare due condizioni distinte e cumulative: essere imputabile allo Stato ed essere concesso mediante risorse statali;

con riferimento alla condizione d'imputabilità dell'aiuto allo Stato, il Tribunale ha osservato che, in una situazione in cui l'intervento in favore di Tercas è stato concesso da un ente privato, ossia il FITD, spettava alla Commissione disporre d'indizi sufficienti per affermare che tale intervento è stato adottato sotto l'influenza o il controllo effettivo delle autorità pubbliche e che, di conseguenza, esso era, in realtà, imputabile allo Stato. Nel caso di specie, la Commissione non disponeva d'indizi sufficienti per una siffatta affermazione. Al contrario, esistono nel fascicolo numerosi elementi che indicano che il FITD abbia agito in modo autonomo, al momento dell'adozione dell'intervento a favore di Tercas;

a tal riguardo, il Tribunale dell'Unione europea ha evidenziato che il mandato conferito al FITD dalla legge italiana consista unicamente nel rimborsare i depositanti entro il limite di 100.000 euro per depositante, quando una banca membro di tale consorzio è oggetto di una liquidazione coatta amministrativa. Al di fuori di tale ambito, il FITD non agisce in esecuzione di un mandato pubblico imposto dalla normativa italiana. Gli interventi di sostegno a favore di Tercas hanno quindi una finalità diversa da quella derivante da detto sistema di garanzia dei depositi, in caso di liquidazione coatta amministrativa e non costituiscono l'esecuzione di un mandato pubblico;

il Tribunale osserva, poi, che la Commissione non ha dimostrato il coinvolgimento delle autorità pubbliche italiane nell'adozione della misura in questione. A tal riguardo, il Tribunale rileva che il FITD è un consorzio di diritto privato che agisce, in forza del suo statuto, "per conto e nell'interesse delle consorziate";

il Tribunale sottolinea che l'autorizzazione, da parte della Banca d'Italia, dell'intervento del FITD a favore di Tercas non costituisce un indizio che consenta d'imputare la misura allo Stato italiano. Quando la Banca d'Italia ha autorizzato tali aiuti, essa si è limitata a un controllo della loro conformità con il quadro normativo a fini di vigilanza prudenziale e non ha affatto imposto al FITD d'intervenire a sostegno di Tercas. Per di più, i delegati della Banca d'Italia che assistevano alle riunioni degli organi direttivi del FITD hanno avuto un ruolo puramente passivo di meri osservatori. Inoltre, l'intervento della Banca d'Italia nei negoziati tra il FITD, la BPB e il commissario straordinario di Tercas, è espressione di un dialogo legittimo e regolare con l'autorità di vigilanza, senza che quest'ultimo abbia avuto un impatto sulla decisione del FITD d'intervenire a favore di Tercas;

con riferimento alla condizione riguardante il finanziamento dell'intervento mediante risorse statali, il Tribunale dell'Unione europea conclude che la Commissione europea non ha dimostrato che i fondi concessi a Tercas a titolo dell'intervento di sostegno del FITD fossero controllati dalle autorità pubbliche italiane. L'intervento del FITD a favore di Tercas trae origine da una proposta presentata inizialmente dalla BPB e ripresa successivamente da Tercas, conformemente allo statuto del FITD, utilizzando fondi forniti dalle banche membri del FITD, e nell'interesse dei membri del FITD, poiché l'aiuto a Tercas era meno oneroso rispetto all'attuazione della garanzia legale a favore dei depositanti di Tercas, in caso di liquidazione coatta amministrativa di quest'ultima;

la sentenza del Tribunale dell'Unione europea è stata accolta con favore dai soggetti a vario titolo coinvolti nella vicenda;

l'accoglimento dei tre ricorsi depositati contro la decisione della Commissione europea di considerare "aiuto di Stato" l'intervento del FITD per il salvataggio di Tercas, evidenzia che quegli interventi erano totalmente legittimi, così come erano legittimi anche gli interventi pensati dal FITD per le "quattro banche", predisposti innanzitutto per la Cassa di Risparmio di Ferrara, ma bloccati dalla Commissione europea in modo illegittimo, come ora evidenziato dal Tribunale dell'Unione europea,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Governo sui fatti descritti;

quali iniziative intenda adottare, conseguenti alla sentenza del Tribunale dell'Unione europea nelle cause riunite T-98/16, T-196/16 e T-198/16, a tutela dei risparmiatori e delle banche danneggiate;

se intenda concordare con la Commissione europea, alla luce della suddetta sentenza del Tribunale dell'Unione europea, i tempi e le modalità per il totale rimborso dei risparmiatori danneggiati e delle banche concorrenti, danneggiati dalle decisioni assunte dalla Commissione, che hanno imposto nel 2015 la risoluzione delle "quattro banche", nonché reso notevolmente più onerosi i successivi interventi di salvataggio bancario;

se non ritenga che, a seguito della sentenza del Tribunale dell'Unione europea, il Fondo interbancario per la tutela abbia recuperato la piena legittimità operativa e riacquistato in pieno le proprie funzioni statutarie.

(3-00713)

GARAVINI, D'ALFONSO, FEDELI, GRIMANI, COMINCINI, GIACOBBE, MALPEZZI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

con l'obiettivo di sostenere lo sviluppo economico, scientifico e culturale del Paese, da circa 10 anni i Governi italiani, che si sono succeduti, hanno introdotto e concesso numerose agevolazioni fiscali a favore dei soggetti espatriati che trasferiscono la residenza in Italia per svolgervi un'attività di lavoro;

in particolare, l'articolo 44 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha disposto che ai fini delle imposte sui redditi è escluso dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo il 90 per cento degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato e non occasionalmente residenti all'estero, abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all'estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno 2 anni continuativi e che vengono a svolgere la loro attività in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato;

la misura ha effettivamente attratto migliaia di lavoratori, i quali sono rientrati in Italia anche in ragione del consistente sconto fiscale, che spesso li ha convinti a lasciare attività e lavori gratificanti all'estero; sono migliaia infatti i ricercatori e docenti italiani emigrati all'estero per lavorare che nel corso degli anni hanno usufruito di questa agevolazione fiscale, dopo essere rientrati in Italia;

è di questi giorni la notizia diffusa da alcuni quotidiani nazionali italiani, che l'Agenzia delle entrate sta richiedendo a molti di questi ricercatori e docenti rientrati in Italia, in virtù appunto delle agevolazioni fiscali previste dal decreto-legge n. 78 del 2010, di rimborsare tali agevolazioni, perché, sebbene abbiano risieduto e lavorato all'estero, non hanno provveduto ad iscriversi all'AIRE, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero;

l'importo dei rimborsi richiesti arriva, in taluni casi, a svariate decine di migliaia di euro con conseguenze immaginabili per i diretti interessati;

il problema origina da interpretazioni tardive e retroattive, fatte dall'Agenzia delle entrate nel 2017, della legge sul rientro dei ricercatori e dei docenti che invece risale al 2010. Tali interpretazioni si trovano nella risoluzione n. 146 del 2017 e nella circolare n. 17 del 2017;

ai ricercatori e ai docenti che hanno lavorato all'estero, ma non si sono iscritti all'AIRE, viene quindi retroattivamente negato il diritto alle agevolazioni fiscali per il rientro in Italia, perché non avrebbero soddisfatto il requisito del trasferimento della residenza fiscale in Italia,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti descritti;

se non ritenga che l'interpretazione tardiva dell'articolo 44 del decreto-legge n. 78 del 2010 da parte dell'Agenzia delle entrate, con effetti retroattivi, non sia rispondente alle reali volontà del legislatore dell'epoca e delle istanze della comunità scientifica, che ha intrapreso il percorso di rientro in Italia, rinunciando a importanti posizioni lavorative all'estero;

se non ritenga opportuno considerare sufficiente al fine del requisito della non occasionalità della residenza all'estero la documentazione a disposizione dei docenti e ricercatori i quali, tra l'altro, hanno anche pagato le tasse nei Paesi di lavoro;

se non auspichi una soluzione positiva di questa vicenda a favore dei soggetti di cui in premessa, che con il loro rientro in Italia hanno contribuito al raggiungimento degli obiettivi generali della politica scientifica italiana volta, anche attraverso queste agevolazioni fiscali, ad attrarre un capitale umano di eccellenza per incrementare la competitività del Paese.

(3-00714)

MALPEZZI, BOLDRINI, MARCUCCI, MIRABELLI, STEFANO, VALENTE, FERRARI, COLLINA, BINI, CIRINNA', IORI, RAMPI, VERDUCCI - Al Ministro della salute. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

in data 18 marzo 2019 è stata inviata alle Università una circolare con cui il Ministero dell'istruzione, dell'Università e della ricerca dà il via, con le modalità tradizionali, ai tirocini professionalizzanti per i laureati in Medicina, necessari per poter essere ammessi all'esame di Stato per l'abilitazione alla professione medico-chirurgica. Le modalità di questo esame di Stato sono state riformate dal decreto ministeriale n. 58 del 2018, ma, come si legge nella circolare: "Si rammenta che, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del decreto ministeriale 9 maggio 2018, n. 58, in regime transitorio e per due anni dall'entrata in vigore del predetto decreto, si continuano ad applicare le modalità di svolgimento del tirocinio professionalizzante "fuori" dal corso di studio, così come previsto all'articolo 2 del decreto ministeriale 19 ottobre 2001, n. 445";

"Di conseguenza, prosegue il Ministero, nelle more dell'adozione dell'ordinanza ministeriale con la quale saranno fissate le date di svolgimento delle prove dell'esame di Stato per l'anno 2019 ed indicate le modalità di svolgimento della prova stessa, si invitano codesti Atenei a porre in essere, con la massima urgenza, tutti gli adempimenti necessari a consentire l'avvio dei tirocini trimestrali obbligatori di cui all'articolo 2 del decreto ministeriale 19 ottobre 2001, n. 445";

"La data di inizio dei predetti tirocini, si precisa, per la prima sessione utile, è fissata al 10 aprile 2019. La domanda di ammissione ai suddetti tirocini deve essere presentata entro e non oltre il 29 marzo 2019. Al tirocinio trimestrale organizzato dall'Ateneo potranno essere ammessi solo coloro i quali siano in possesso del titolo di studio conseguito presso il medesimo Ateneo";

se tale circolare ha rassicurato i neo-laureati in Medicina dell'anno accademico 2017/18, e la cui ultima sessione di laurea è in corso di svolgimento, i quali erano finora nella totale incertezza sul futuro che li attendeva per poter sostenere l'esame di Stato (l'esito positivo è necessario anche per partecipare al concorso di ammissione alle scuole di specializzazione medica), ha invece lasciato nel dubbio gli studenti che si laureeranno nell'anno accademico 2018/19, cioè tra giugno 2019 e marzo 2020. Essi, infatti, non hanno ancora saputo se svolgeranno un tirocinio professionalizzante post-laurea dedicato, o saranno inseriti nello stesso percorso di tirocinio pre-laurea che sarà organizzato per gli studenti che frequenteranno l'ultimo anno di corso nel 2019/20;

in questo caso, si creerà una situazione di sovraffollamento, di difficile valutazione dello studente/laureato e di vero e proprio imbuto formativo; inoltre, non è ancora stato chiarito se tali studenti svolgeranno l'esame di Stato in base alle modalità previgenti o quelle derivanti dal decreto ministeriale n. 58 del 2018 e ciò determina un ulteriore rischio di penalizzazione proprio degli studenti migliori che pianificano i loro tempi e metodi di studio;

l'esame di ammissione alle scuole di specializzazione per l'anno accademico 2017/18 si è svolto nel mese di luglio 2018, quindi con più di otto mesi di ritardo rispetto all'inizio dell'anno accademico;

non si conosce ancora la data di svolgimento di quello relativo all'anno accademico 2018/19, ma comunque, considerati i tempi del tirocinio professionalizzante appena stabiliti, il ritardo non potrà che rimanere uguale o aumentare ancora;

l'"imbuto" formativo rischia di aggravare gli effetti del ritardo, incrementando il numero di giovani medici laureati e abilitati in attesa di entrare in una scuola di specializzazione, passo importante dal punto di vista formativo e assolutamente necessario per la maggior parte degli impieghi medici, sia nel settore pubblico, che in quello privato della sanità;

questo numero è già adesso molto alto, perché si sono aumentati i posti nei corsi di laurea in Medicina, senza contestualmente aumentare di pari passo le borse per le scuole di specializzazione e rischia di crescere ancora;

per l'anno 2017/18, a fronte di 16.046 candidati laureati e abilitati, il numero totale di contratti di specializzazione messi a bando è stato pari a 6.934 (6.200 statali, 640 regionali, 94 finanziati da enti pubblici e privati): ben 9.112 giovani medici non hanno potuto quindi proseguire il loro percorso formativo;

non si tratta certamente, come è sembrato di capire da una dichiarazione del Ministro in indirizzo, di trasformare la formazione specialistica in formazione-lavoro, perché ciò è già realtà da molti anni e sugli specializzandi si basa molta dell'attività assistenziale svolta dagli ospedali pubblici, dove gravitano facoltà universitarie di Medicina, quanto piuttosto di investire di più incrementando il numero dei contratti disponibili per i posti di specializzazione e di recuperare i ritardi,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, al fine di evitare un ulteriore aggravamento della situazione dovuto ai ritardi e agli "imbuti" formativi, facendo fronte al ben noto problema strutturale di allarmante carenza di medici specialisti.

(3-00715)

COMINCINI, MALPEZZI, ALFIERI, BELLANOVA, BITI, BOLDRINI, CIRINNA', CUCCA, D'ARIENZO, GARAVINI, GINETTI, MARINO, NANNICINI, PARRINI, PATRIARCA, RAMPI, RICHETTI, STEFANO, SUDANO, VATTUONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il 12 marzo il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, in un'intervista al magazine mensile "Vita" ha dichiarato che: "dall'inizio dell'anno vi sono stati sette sbarchi, gli ultimi due la settimana scorsa, il 7 e l'8 marzo, quando ad arrivare sull'isola in due differenti sbarchi sono stati 46 migranti, tra cui sei donne e due bambine di tre anni, tutti provenienti dall'Africa subsahariana". Ai sette sbarchi del 2019 più altri due trasferimenti, si aggiungono quelli del 2018, oltre 300, per un totale di oltre 3.500 persone arrivate sull'isola;

come sottolineato dal sindaco: "È evidente che tutto ciò che viene detto agli italiani non tiene conto di quanto accade a Lampedusa, che è stata cancellata moralmente e geograficamente da questo Governo. Eppure negli anni abbiamo svolto un'azione non indifferente per l'Italia e per l'Europa";

il 19 marzo il sindaco ha ribadito in un'intervista al "Corriera della Sera" che a Lampedusa gli sbarchi sono continuati, precisando che nel 2018 sull'isola si sono contati "300 sbarchi, con oltre 3.500 persone" e affermando che "non è vero che i porti non sono aperti" e che "gli sbarchi non sono più nei calcoli del Viminale";

da oltre un anno il primo cittadino di Lampedusa non riceve più comunicazioni istituzionali in merito agli sbarchi di migranti che avvengono nel porto dell'isola che amministra, nessuna comunicazione né dalla Capitaneria di porto né dal Ministero dell'interno. Gli sbarchi, infatti, secondo quanto denunciato al magazine "Vita", sono comunicati dagli stessi cittadini una volta avvistati. In merito a tale evidente anomalia il sindaco Martello afferma che: "Siamo mortificati dalle istituzioni, non veniamo presi in considerazione, se accogliamo o meno non importa a nessuno";

considerato che, dal cruscotto statistico "Sbarchi e accoglienza dei migranti: tutti i dati" settimanalmente pubblicato sul sito del Ministero, viene evidenziato come gli sbarchi siano diminuiti del 94,36 per cento rispetto al 2018; tuttavia non compaiono più i porti interessati dagli sbarchi. Il report statistico non riporta (né per il 2018, né per l'anno in corso) i dati relativi al numero di migranti giunti sull'isola di Lampedusa, così come negli altri porti,

si chiede di sapere:

se sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le sue valutazioni in merito;

se non intenda, altresì, adoperarsi al fine di concedere, per ragioni di trasparenza ma anche di ordine pubblico, a tutti i sindaci e a tutte le istituzioni locali interessati la possibilità di conoscere tempi, modalità e numeri degli sbarchi che avvengono nei porti italiani;

se intenda ripristinare il precedente sistema utilizzato nel cruscotto statistico "Sbarchi e accoglienza dei migranti: tutti i dati" che riportava in maniera precisa e puntuale la tabella con i dati riferiti ai "porti maggiormente interessati dagli sbarchi", costituendo un trasparente e valido strumento di monitoraggio per i sindaci e le istituzioni locali e nazionali; anche perché la declaratoria "tutti i dati", che accompagna la presentazione al link sul sito del Ministero, di fatto non risulta veritiera mancando importanti dati specifici, in precedenza evidenziati.

(3-00716)

CIRIANI, DE BERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

nelle ultime settimane si è riacceso il dibattito politico sulla riduzione delle tasse attraverso la "flat tax", la cosiddetta tassa piatta;

secondo quanto risulta dal programma di Governo sottoscritto dai due partiti di maggioranza, all'inizio della XVIII Legislatura, era prevista l'introduzione di due aliquote fisse al 15 per cento e al 20 per cento per persone fisiche, partite IVA, imprese e famiglie;

la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), ha introdotto, in forma limitata, l'estensione del regime forfettario della cosiddetta flat tax al 15 per cento, soltanto per i lavoratori autonomi con ricavi fino a 65.000 euro e, dal 2020 in maniera altrettanto forfettaria, un'imposta sostitutiva del 20 per cento sulla quota eccedente fino a 100.000 euro;

tali misure interessano una platea di destinatari molto ridotta, considerato che coinvolgerebbero soltanto 320.000 partite IVA, su un totale complessivo di circa 4 milioni, escludendo il 92 per cento delle imprese;

le recenti dichiarazioni del Governo e dei partiti di maggioranza sulle modalità relative alle prossime misure da introdurre, nell'ambito dell'estensione della flat tax anche ai lavoratori dipendenti e alle famiglie, appaiono a giudizio degli interroganti anche in questa occasione ondivaghe e contraddittorie, considerato che la Lega sembrerebbe intenzionata ad applicare l'aliquota unica dell'imposta sui redditi del 15 per cento soltanto ai nuclei familiari (con redditi complessivi fino a 50.000 euro), mentre il Movimento Cinque Stelle ha annunciato alla stampa un imprecisato progetto per l'abbassamento delle aliquote e il coefficiente familiare;

diversi quotidiani hanno riportato dati e stime, attribuite al Ministro in indirizzo, sugli oneri necessari per introdurre tale misura fiscale, tuttavia in parte smentiti dallo stesso;

considerato che:

Fratelli d'Italia ha presentato, fin dal 31 luglio 2018, una proposta legislativa (prima nel suo genere) volta all'introduzione di una flat tax ad aliquota unica al 15 per cento estesa all'intera platea dei contribuenti, sia lavoratori dipendenti che autonomi, da applicarsi soltanto sul reddito incrementale, ovvero sulla parte aggiuntiva di reddito prodotto rispetto all'anno precedente;

la proposta di Fratelli d'Italia, riferendosi ai redditi incrementali, avrebbe bisogno di una modesta (e, a parere dei proponenti, neanche necessaria) copertura e consentirebbe l'emersione di una ingente base imponibile, stimolando al contempo la crescita della domanda interna e la produttività del sistema-Paese, scoraggiando pertanto ogni tentativo di evasione fiscale,

si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sulla "flat tax" introdotta nella legge di bilancio per il 2019 e sulle proposte della Lega per il 2020 e se non ritenga che la proposta di Fratelli d'Italia, volta all'introduzione di un'aliquota unica da applicare ai redditi incrementali di tutti i contribuenti, possa invece rappresentare una misura fiscale efficace e concreta, in grado di far ripartire l'auspicata crescita e lo sviluppo dell'Italia.

(3-00717)

CASTELLONE, PISANI Giuseppe, ROMAGNOLI, MAUTONE, MARINELLO, ENDRIZZI, DI MARZIO, SILERI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

il comma 514 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), ha stabilito che per l'anno 2019, il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard, cui concorre lo Stato, è determinato in 114.439 milioni di euro. Tale livello è incrementato di 2.000 milioni di euro per l'anno 2020 e di ulteriori 1.500 milioni di euro per l'anno 2021;

per gli anni 2020 e 2021, l'accesso delle Regioni all'incremento del livello del finanziamento rispetto al valore stabilito per l'anno 2019 è subordinato alla stipula, entro il 31 marzo 2019, di una specifica intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano per il Patto per la salute 2019-2021, che contempli misure di programmazione e di miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati e di efficientamento dei costi (articolo 1, comma 515);

considerato che:

le Regioni hanno elaborato un documento programmatico sui temi principali che dovrebbero caratterizzare il futuro Patto per la salute 2019-2021. Tale testo, approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 13 febbraio 2019, impegna il Governo a definire gli obiettivi di salute da perseguire e le modalità attuative, a partire dalle misure previste al comma 516 dell'art. 1 della legge di bilancio per il 2019;

in particolare, le Regioni chiedono in via preliminare che il Governo concordi sui seguenti punti:

prevedere una revisione dei meccanismi di controllo dei processi e dei costi, individuando significativi e sintetici indicatori di risultato sullo stato di "salute" del singolo Servizio sanitario regionale, alla luce dell'evidenza che la garanzia dell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) sia irrinunciabile, ma che allo stato attuale questo trend non sia più sostenibile e ponga a rischio la sopravvivenza del Servizio sanitario nazionale stesso;

affrontare il tema della governance del Servizio sanitario nazionale, dei ruoli e dei rapporti tra gli attori istituzionali coinvolti: il Governo centrale, le Regioni, le agenzie nazionali Aifa e Agenas, l'Istituto Superiore di Sanità;

rimettere al centro dell'azione la formazione e la valorizzazione del "capitale umano", prevedendo nuove metodologie di definizione dei fabbisogni organizzativi e formativi coerenti agli obiettivi della programmazione sanitaria nazionale e regionale;

considerato, inoltre, che:

il Servizio sanitario nazionale rappresenta una pietra miliare nello sviluppo e nella coesione sociale del Paese ed e? quindi necessario che la Sanità sia messa al centro delle azioni e dell'agenda del Governo per fornire ai cittadini servizi sanitari efficaci, innovativi e qualitativamente adeguati, perseguendo la sostenibilità del sistema attraverso l'efficienza dei propri processi programmatori, organizzativi e di produzione;

la Sanità è il comparto del settore pubblico che ha visto costantemente scendere il suo livello di finanziamento in proporzione al PIL, scontando anche la volontà dei vari Governi di trasferire in capo alle Regioni le difficoltà di sostenere le politiche pubbliche in periodi di crisi finanziaria, nonostante numerosi studi abbiano indicato, al contrario, come, in fasi critiche del ciclo economico, l'investimento nel settore salute sia stato in grado di produrre effetti a breve termine e contribuire significativamente alla ripresa economica,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare, per implementare il nuovo Patto per la salute 2019 - 2021, in vista della scadenza del 31 marzo prevista dalla legge di bilancio per il 2019;

come intenda intervenire anche nel nuovo Patto per la salute, affinché venga garantito il principio dell'uguaglianza dei cittadini nell'accesso alle cure e si riducano le diseguaglianze in tema di assistenza sanitaria tra il nord ed il sud del Paese.

(3-00718)

BRIZIARELLI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

la "golden hour", secondo tutta la letteratura scientifica, è considerata un lasso di tempo fondamentale che condiziona in maniera determinante l'esito dell'intervento di soccorso dei mezzi impegnati nel servizio dell'emergenza-urgenza;

nell'ambito della riorganizzazione della rete ospedaliera e dell'emergenza-urgenza in atto nella Regione Umbria, con delibera n. 227 del 22 febbraio 2017 del direttore generale dell'azienda sanitaria locale Umbria n. 1, mai notificata ai Comuni interessati, si disponeva, a partire dal 1° marzo 2017, la chiusura di tutte le attività a carattere ospedaliero (attività di ricovero di Medicina e chirurgia, "Stroke Unit", pronto soccorso) svolte presso il presidio di Città della Pieve, che fornisce un ampio bacino di utenza della regione in un'area peraltro disagiata;

il 24 aprile 2017 il Comune di Montegabbione (Terni), i cui cittadini fruivano dei servizi soppressi in ragione della vicinanza territoriale, ricorreva al TAR Umbria (ricorso r.g. n. 199-2017), contro l'azienda unità sanitaria locale Umbria n. 1 (resistente) e contro la Regione Umbria (controinteressato), per l'annullamento, previa sospensiva, della citata delibera;

il 7 febbraio 2018 il TAR, con sentenza n. 98/2018, accoglieva il ricorso, in particolare relativamente alla contestata chiusura del pronto soccorso, riconoscendo il supremo interesse al diritto alla salute, e ordinandone la riapertura;

il 22 febbraio 2018 l'azienda sanitaria locale Umbria n. 1 ricorreva in appello presso il Consiglio di Stato (Sez. III, n. R.G. 1684/2018) per l'annullamento della sentenza del TAR Umbria n. 98/2018;

il 15 marzo 2018 anche la Regione Umbria si univa al ricorso proposto dalla AUSL n. 1;

il 19 settembre 2018 il Consiglio di Stato, con sentenza n. 05459/2018, accoglieva il ricorso di AUSL n. 1, sostenendo che il tempo di intervento delle ambulanze debba essere calcolato non dal momento della partenza del mezzo dal pronto soccorso, ma da quello di arrivo sul luogo dell'intervento richiesto;

considerato che la sentenza del Consiglio di Stato potrebbe divenire un precedente tale da condizionare sull'intero territorio nazionale il calcolo della "golden hour" e quindi legittimare a livello nazionale un ulteriore taglio a strutture ospedaliere e a servizi di emergenza-urgenza,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno fornire un chiarimento interpretativo delle norme vigenti riguardo alla "golden hour", in modo da chiarire in via definitiva le modalità relative agli interventi di emergenza-urgenza del servizio del 118.

(3-00719)

DE BONIS - Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. -

(3-00720)

(Già 4-01323)

BERNINI, MALAN, PEROSINO, MALLEGNI, PICHETTO FRATIN, DAMIANI, FANTETTI, FERRO, SACCONE, SCIASCIA, CONZATTI, ROSSI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il programma di Forza Italia, presentato in occasione delle elezioni politiche del 2018, al primo punto reca l'introduzione della "flat tax", un'aliquota unica per tutti, famiglie e imprese, al 23 per cento, con conseguente innalzamento della no tax area a 12.000 euro;

quando si parla di un sistema fiscale di tipo "flat", si intende un sistema che adotta un'aliquota unica, uguale per tutti, che riconosce tuttavia ai contribuenti una deduzione personale tale da rendere il sistema progressivo, secondo il dettato della Costituzione;

un ambiente economico caratterizzato da un sistema fiscale "leggero" è foriero di crescita ed investimenti a lungo termine e, quindi, di maggiori risorse fiscali. L'elevata tassazione, soprattutto sugli scaglioni più elevati, comporta effetti distorsivi nelle scelte allocative del lavoro e del capitale (elusione ed evasione);

tale misura restituirebbe potere d'acquisto alle famiglie, per cui aumenterebbero i consumi, e liquidità alle imprese, per cui aumenterebbero gli investimenti;

Forza Italia ha stimato il costo, a regime, in 50 miliardi di euro, affermando più volte di coprire l'intero costo mediante la razionalizzazione, la semplificazione e l'alleggerimento di tutti gli "sconti fiscali", che ammontano complessivamente a oltre 175 miliardi di euro, oltre che mediante la riduzione della "cattiva" spesa pubblica e del debito pubblico, nonché con l'ampliamento della base imponibile e il recupero dell'evasione fiscale;

da sempre, la flat tax è uno dei punti principali del programma del centrodestra che ha permesso a quest'ultimo di diventare la prima coalizione alle ultime elezioni politiche;

su tale argomento, si sta assistendo in questi ultimi giorni ad uno scontro all'interno del Governo tra le due forze politiche di maggioranza. Il Ministro per il Sud, Barbara Lezzi, ospite del programma "24 Mattino - Morgana e Merlino" su "Radio 24", ha affermato che "La flat tax costa 60 miliardi di euro e il nostro Paese non se li può permettere, dunque è una promessa che non si può mantenere";

non è ancora chiaro il sistema di flat tax che il Governo intende adottare e tanto meno il costo stimato. Si parla di una "fase 1", cioè di una flat tax al 15 per cento per i redditi fino a 50.000 euro lordi, con un sistema di detrazioni per familiari a carico fino ai 35.000 euro, e di una "fase 2", cioè l'applicazione di una flat tax al 15 per cento fino a 80.000 euro annui e del 20 per cento sopra tale soglia;

secondo un documento attribuito al Ministero dell'economia e delle finanze, l'attuazione della misura ipotizzata dal partito del ministro Salvini necessiterebbe di una copertura pari a 60 miliardi di euro, sebbene tale dato sia stato smentito e criticato da quest'ultimo;

sembrerebbe, a parere degli interroganti, che la strada per la realizzazione di questa importante misura sia tutta in salita, per due semplici motivi: il primo riguarda le continue tensioni e discordanze tra i due partiti di maggioranza; il secondo, più importante, è legato alla mancanza di risorse finanziarie, visto che nel 2020 il Governo dovrà reperire 23 miliardi di euro per neutralizzare le cosiddette clausole di salvaguardia sull'IVA, a fronte di una spesa di 16 miliardi stanziati per "quota 100" e reddito di cittadinanza oltre a dover compensare il calo del gettito fiscale dovuto ad un aumento del PIL assai inferiore rispetto a quello programmato;

perché fosse realizzabile, l'introduzione della flat tax uguale per tutti, come immaginata dai partititi di centrodestra durante la campagna elettorale per le ultime elezioni politiche, avrebbe dovuto essere la prima misura economica di questo Governo, senza disperdere risorse per misure, come il reddito di cittadinanza, recessive e pericolose per la stabilità dei conti pubblici e senza scoraggiare le imprese con misure come la fattura elettronica o l'irrigidimento del mercato del lavoro a seguito del "decreto dignità" (di cui al decreto-legge n. 87 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2018) che gravano di ulteriori oneri, vincoli, rischio di contenziosi e conseguenze di carattere giudiziario,

si chiede di sapere:

se e in che termini il Governo intenda adottare la cosiddetta flat tax e a quanto ammonterebbe l'effettivo costo;

come il Ministro in indirizzo intenda reperire le risorse in modo da conciliare parallelamente la necessità di "sterilizzare" l'aumento dell'Iva.

(3-00721)

GAUDIANO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

la città di Salerno è la seconda città della Campania per numero di abitanti e per importanza strategica, commerciale e turistica;

Salerno rappresenta la porta d'ingresso da un lato della costiera Amalfitana, perla di inimitabile e incommensurabile bellezza, dall'altro della costiera Cilentana non meno bella e certamente custode di un patrimonio artistico culturale di interesse mondiale; basti fare riferimento alle vestigia di Paestum e Novi Velia, solo per citare i luoghi maggiormente conosciuti e frequentati;

nonostante la stazione ferroviaria di Salerno sia frequentata da un numero di viaggiatori considerevole e sempre in continuo aumento, in quanto interessata da un notevole flusso di passeggeri dell'alta velocità, alcuni servizi essenziali e qualificanti per uno snodo ferroviario di tale portata e rilevanza sono tuttora assenti;

al riguardo sono giunte all'interrogante numerose segnalazioni e lamentele da parte degli utenti circa i continui disservizi che si registrano quotidianamente;

l'accesso ai binari è consentito solo attraverso rampe e passaggi pedonali privi di ascensori o scale mobili, tranne il binario 1, che è dotato di un solo ascensore;

in particolare il binario 6, da dove parte e arriva il treno ad alta velocità "Italo", si trova sul lato opposto dell'ingresso della stazione, privo sia di ascensore che di scala mobile. Tale binario che dovrebbe essere facilmente fruibile è, invece, praticamente irraggiungibile per chi ha difficoltà motorie o presenta diverse abilità;

tutto questo comporta difficoltà non solo per i disabili, ma anche per le mamme con i passeggini nonché per gli anziani e i loro accompagnatori, costretti a utilizzare una lunga rampa di scale con valigie e borse pesanti;

molti utenti si servono del treno non solo per viaggi di piacere, ma anche per motivi di salute, a causa dei quali sono costretti a recarsi al Nord o addirittura all'estero;

considerato inoltre che, a parere dell'interrogante:

tali disservizi non dovrebbero verificarsi in una città come Salerno con flussi turistici sempre in crescita e con l'aspirazione di diventare una realtà di respiro europeo;

è arduo prendere atto che l'uso di un mezzo pubblico e storico come il treno debba essere, ancora oggi, costellato di impedimenti e disagi di varia natura,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se intenda assumere le opportune iniziative affinché le criticità possano essere al più presto superate garantendo una migliore accessibilità della stazione ferroviaria nonché offrendo a viaggiatori e frequentatori migliori servizi ed elevati standard qualitativi.

(3-00724)

AGOSTINELLI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

in Italia gli istituti penitenziari dedicati alle sole donne sono appena 5 (Empoli, Pozzuoli, Roma "Rebibbia", Trani e Venezia "Giudecca"), mentre sono 52 i reparti femminili all'interno di carceri maschili;

secondo gli ultimi dati della sezione statistica del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, aggiornati al 31 agosto 2018, sono presenti nelle carceri italiane in tutto 52 madri con 62 bambini, quasi equamente distribuite tra italiane (27 con 33 figli al seguito) e straniere (25 con 29 figli). Il record è detenuto dal carcere di Rebibbia, dove sono presenti 13 donne con 16 figli;

al 31 maggio 2018 i bambini sotto i 3 anni all'interno di penitenziari (in aree denominate "sezioni nido") erano 8 (con 7 mamme). Qui i bambini possono restare con le loro madri fino all'età di 3 anni;

considerato che:

la legge 26 luglio 1975, n. 354, sull'ordinamento penitenziario, consente alle detenute di tenere con sé i bambini fino all'età di 3 anni; la stessa legge, allo scopo di tutelare la salute psicofisica dei bambini e delle loro madri, prevede l'inserimento di specialisti (ostetriche, ginecologi e pediatri) e l'istituzione di appositi asili nido nelle strutture penitenziarie;

la legge 21 aprile 2011, n. 62, ha riconosciuto gli istituti a custodia attenuata per detenute madri (Icam), più vicini ad un asilo che ad una prigione, proprio per dare ai bambini un'"atmosfera di casa", evitando i traumi della detenzione, innalzando da 3 a 6 anni il limite di età entro il quale ai bambini è consentito rimanere nella struttura penitenziaria con le madri;

nati in via sperimentale, dal 2007 ad oggi sono stati realizzati in Italia 5 Icam: oltre all'Icam di Milano, sono già attivi quello di Venezia, Senorbì (in provincia di Cagliari), Lauro (Avellino) e Torino;

in altri istituti, come "Rebibbia" a Roma, sono previsti solamente asili nido all'interno delle sezioni femminili;

al 31 maggio 2018, i bambini presenti nei 5 Icam erano 18 e le rispettive mamme 15;

la legge n. 62 del 2011 consente, salvo i casi di eccezionali esigenze cautelari dovute a gravi reati, la possibilità di scontare la pena in una casa famiglia protetta: veri e propri appartamenti dove le donne possono trascorrere la detenzione domiciliare portando con sé i bambini fino a 10 anni;

la legge, però, non prevede che lo Stato stanzi i fondi per realizzare queste strutture, rimettendo l'impegno di spesa agli enti locali. Stando alle dichiarazioni di Susanna Marietti dell'associazione Antigone "gli enti locali, però, ci hanno pensato pochissimo";

a 7 anni dall'entrata in vigore della legge n. 62 del 2011 esiste solo una struttura di questo tipo in Italia: la "Casa di Leda", nata nel 2017 a Roma,

si chiede di sapere quali misure intenda adottare il Ministro in indirizzo per potenziare gli Icam e le case famiglia protette, nonché tutelare al meglio i diritti delle madri e dei bambini nelle strutture penitenziarie.

(3-00726)

CIRINNA' - Al Ministro della salute. - Premesso che:

in data 18 marzo 2019 è stata pubblicata su "L'Espresso" a firma di Simone Alliva un'inchiesta dalla quale risulta che, nelle ultime settimane, nelle farmacie si registra una grave carenza di farmaci a base di testosterone (Testoviron e simili), essenziali nel trattamento delle transizioni di genere FtM (female to male);

dalla stessa inchiesta risulta che l'AIFA ha inserito tali farmaci nelle liste dei farmaci temporaneamente carenti o indisponibili e che ha conseguentemente autorizzato le ASL ad importarli direttamente dall'estero;

tuttavia, numerose testimonianze di uomini trans attestano che, fatto salvo il caso delle ASL site nelle più grandi città (ed in particolare a Roma), resta comunque molto difficoltoso procurarsi tale farmaco, anche a causa della necessità di prescrizione da parte di un endocrinologo specializzato nel trattamento delle disforie di genere;

allo stesso modo, si registra presso le ASL, salvo eccezioni, la carenza di personale adeguatamente formato al trattamento delle persone trans, anche solo sul piano della corretta gestione delle relazioni con il pubblico (ad esempio, per quel che riguarda l'uso della giusta declinazione di genere nel rivolgersi loro);

considerato che:

la somministrazione e l'assunzione regolare di farmaci a base di testosterone è fondamentale nel trattamento delle transizioni dal genere femminile a quello maschile;

la sospensione dell'assunzione determina gravi sofferenze fisiche e psicologiche negli uomini trans, improvvisamente alterando i livelli ormonali con conseguente progressiva ricomparsa dei caratteri secondari del genere di provenienza, cui si accompagna un forte disagio a livello psicologico;

la carenza di personale adeguatamente formato, unita alla difficoltà di reperire il farmaco, determina per gli uomini trans non solo una violazione del diritto alla salute, ma anche una lesione della dignità, sotto il profilo del rispetto dell'identità personale e di genere;

l'identità di genere è protetta, come elemento essenziale dell'identità personale, anche in relazione all'accompagnamento nel percorso di transizione fino alla rettificazione di attribuzione legale del sesso, dagli artt. 2, 3, 13 e 32 della Costituzione nonché dall'art. 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dalla costante giurisprudenza della Corte di Strasburgo (a partire dal caso Goodwin c. Regno Unito, 11 luglio 2002, ric. n. 28957/95),

si chiede di sapere:

quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo per fare fronte alla situazione di grave emergenza che si è venuta a creare in ragione dell'improvvisa carenza di farmaci a base di testosterone;

quali iniziative intenda adottare per adeguare l'effettiva garanzia del diritto di intraprendere e proseguire percorsi di transizione di genere, anche assicurando la presenza presso le ASL di personale adeguatamente formato al trattamento delle persone trans e delle loro specifiche esigenze sanitarie, psicologiche e umane.

(3-00727)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

MODENA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

nel sito del Ministero dell'economia e delle finanze, in data 27 febbraio 2019, è stato pubblicato un avviso pubblico "MEF-DT: avviso pubblico di manifestazione di interesse per il conferimento di incarichi di consulenza a titolo gratuito sul diritto - nazionale ed europeo - societario, bancario, dei mercati e intermediari finanziari";

oggetto della consulenza è "la trattazione di tematiche complesse attinenti al diritto - nazionale ed europeo - societario, bancario e/o dei mercati e intermediari finanziari in vista anche dell'adozione e/o integrazione di normative primarie e secondarie ai fini, tra l'altro, dell'adeguamento dell'ordinamento interno alle direttive/regolamenti comunitari";

nell'avviso pubblico in formato "pdf" si specifica che si stipuleranno dei conferimenti di incarico individuale mediante "accordo contrattuale con indicazione dell'oggetto e dei termini di svolgimento dell'incarico" preposto e che entrambe le parti sono libere in ogni momento di manifestare la volontà di porre fine all'incarico fermo restando il fatto che "il consulente ha l'obbligo di concludere la propria attività su eventuali questioni in corso";

la previsione della gratuità ha determinato l'insorgere di polemiche provenienti da diverse associazioni di professionisti, ad iniziare dal comitato unitario della professioni e la rete delle professioni tecniche, che muovono proprio dal recepimento dell'equo compenso contenuto nella legge di stabilità per il 2018 (legge n. 205 del 2017) e che riafferma il principio dell'articolo 36 della Costituzione, e in Parlamento giacciono disegni di legge che tendono ad estendere quanto previsto per i "clienti forti" (banche, assicurazioni, pubblica amministrazione) nella legge di stabilità per il 2018 anche ad altri committenti privati nei confronti dei liberi professionisti;

il Ministero dell'economia ha risposto a queste polemiche con il comunicato stampa n. 48 dell'8 marzo, con il quale si spiegava che comunque non si trattava di "opportunità lavorativa" e che quindi esulava dal contesto applicativo dell'equo compenso, anche se alcuni aspetti dell'avviso, ad iniziare dall'obbligo per il consulente, sembrano contrastare con la tesi del comunicato del Ministero;

il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, come riportano numerose agenzie, nel medesimo giorno del comunicato del Ministero dell'economia, affermava "Tutti devono essere pagati. Quindi credo che questo [bando] dovrebbe essere ritirato, lo dico come ministro del Lavoro, al di là del reddito di cittadinanza. Manderò una lettera a quel dirigente e chiederò di ritirarlo", ma in realtà il bando è ancor oggi pubblicato nel sito del Ministero;

in data 6 marzo, in un articolo di Michele Damiani su "Italia Oggi" dal titolo "Consulenze al MEF gratuite per sempre", si sosteneva con qualche fondatezza che una delle ragioni del ricorso a consulenze a titolo gratuito possa essere individuata nell'articolo 6, comma 7, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, che recita "Al fine di valorizzare le professionalità interne alle amministrazioni, a decorrere dall'anno 2011 la spesa annua per studi ed incarichi di consulenza, inclusa quella relativa a studi ed incarichi di consulenza conferiti a pubblici dipendenti, sostenuta dalle pubbliche amministrazioni (...) non può essere superiore al 20 per cento di quella sostenuta nell'anno 2009. L'affidamento di incarichi in assenza dei presupposti di cui al presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale" e rilevava che nel 2009 il Ministero dell'economia per quella voce aveva speso "zero" euro;

sarebbe opportuno che anche in avvisi di questa tipologia per ogni Ministero si facesse, comunque, riferimento a criteri di "rotazione" degli incarichi e di equa distribuzione degli affidamenti, anche in via molto temperata, come ad esempio è stato indicato nelle linee guida dell'Anac in merito all'affidamento dei servizi legali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo si sia attivato presso il Ministero affinché ritiri il bando, come aveva annunciato pubblicamente;

se ad avviso del Ministro, che è anche un fautore e grande sostenitore della necessità di introdurre una legge sul "salario minimo", sia accettabile che la pubblica amministrazione, a livello di Ministeri centrali, possa procedere ad avvisi riferiti a professionisti, in cui si richiama la gratuità delle prestazioni, anche ponendo in capo a loro alcuni obblighi puntuali cui adempiere;

se non ritenga ragionevole, anche per facilitare la piena attuazione del concetto di "equo compenso" in favore dei professionisti, promuovere una iniziativa all'attenzione del Parlamento, volta a modificare la normativa di cui all'articolo 6, comma 7, del decreto-legge n. 78 del 2010;

se, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione, non ritenga opportuno ed eventualmente con quali strumenti, codificare ancor meglio l'applicazione dei criteri di rotazione e equa distribuzione degli incarichi.

(3-00712)

CASTALDI, ANGRISANI, LANNUTTI, ROMANO, FEDE, DONNO, CORRADO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

la riforma della geografia giudiziaria introdotta dal decreto legislativo n. 155 del 2012 ha previsto, nella Corte d'appello de L'Aquila, il mantenimento dei soli Tribunali di Chieti, L'Aquila, Pescara e Teramo;

anche in Abruzzo, come già accaduto nel resto del Paese, la riforma della geografia giudiziaria ha quindi previsto la soppressione di tutte le sezioni distaccate di tribunale;

secondo tale progetto, a parere degli interroganti poco accorto e ancor meno lungimirante, dovranno essere soppressi, e ricompresi nel circondario del Tribunale de L'Aquila, i Tribunali di Avezzano e di Sulmona; analogamente, dovranno essere soppressi, e ricompresi nel circondario del Tribunale di Chieti, i Tribunali di Lanciano e di Vasto;

già in sede di entrata in vigore della riforma della geografia giudiziaria, l'art. 11, comma 3, del decreto legislativo aveva previsto, in considerazione delle condizioni di inagibilità in cui versavano gli edifici che ospitano i Tribunali de L'Aquila e Chieti, gravemente danneggiati dal terremoto del 2009, che per tali tribunali la riforma della geografia giudiziaria acquistasse efficacia a partire dal 13 settembre 2015;

successivamente è intervenuto l'art. 3-bis del decreto-legge n. 150 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 15 del 2014, che, per il distretto di Corte d'appello de L'Aquila, ha posticipato l'efficacia della riforma al 13 settembre 2018. Tale termine è stato ulteriormente differito al 13 settembre 2020 dal decreto-legge n. 8 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 45 del 2017. È bene sottolineare che le motivazioni di tale ultima proroga hanno fatto riferimento non più al terremoto del 2009 bensì alle "esigenze di funzionalità delle sedi dei tribunali de L'Aquila e di Chieti, connesse agli eventi sismici del 2016 e 2017";

da ultimo l'art. 1, comma 1139, lett. d), della legge n. 145 del 2018 ha differito al 14 settembre 2021 l'entrata in vigore della riforma della geografia giudiziaria, in relazione alle modifiche delle circoscrizioni giudiziarie de L'Aquila e Chieti e alla soppressione delle relative sedi distaccate;

considerato che:

ad avviso degli interroganti la riorganizzazione degli uffici prospettata dalla riforma messa a punto dal precedente Esecutivo priva di fatto i territori e i cittadini del basso Abruzzo di fondamentali presidi di legalità;

la piena operatività degli uffici è stata messa in seria difficoltà dalla scelta del Ministro della giustizia pro tempore, in contraddizione con quella del Consiglio superiore della magistratura che provvede tempestivamente a nomine e trasferimenti di magistrati, di azzerare sin dal 2013 le piante organiche del personale amministrativo;

la relazione svolta dal presidente della Corte d'appello de L'Aquila in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2019, oltre ad avere segnalato e ribadito le numerose criticità derivanti dall'applicazione della riforma, ha esplicitato in maniera chiara che "l'ulteriore recente proroga nell'applicazione della legge che l'ha previsto, ormai molti anni addietro, e che ha ad oggetto anche i Tribunali di Lanciano e Vasto, da accorpare al Tribunale di Chieti, sia l'occasione per un definitivo e meditato ripensamento delle problematiche da più parti evidenziate, altrimenti sarà solo un passo per stabilizzare temporaneamente la precarietà, ossimoro che ancora per diverso tempo impedirà agli uffici di pianificare il lavoro dei prossimi anni";

evidenziato che:

il Tribunale di Vasto, ad esempio, a fronte del calo complessivo (pari al 5,3 per cento) delle controversie di lavoro e previdenza nei Tribunali del distretto, con riferimento al periodo 1° luglio 2017-30 giugno 2018, è stato caratterizzato da un incremento percentuale della pendenza (pari al 31,21 per cento) e, unito a quello del Tribunale di Lanciano, rappresenta il 14,22 per cento di tutti i Tribunali del distretto;

per i flussi in entrata, nell'anno giudiziario 2017-2018 si è registrato un aumento generalizzato dei flussi in entrata nei singoli Tribunali, ivi compreso il Tribunale di Vasto;

rispetto alle caratteristiche tipologiche della giustizia penale nel distretto, la citata relazione segnala "la preoccupazione espressa dal Procuratore della Repubblica di Vasto per il concreto pericolo di infiltrazioni criminali dovuto alla vicinanza ad aree ad altra concentrazione malavitosa e per l'insediamento di soggetti appartenenti alla criminalità organizzata";

dinanzi al Tribunale di Vasto si è celebrato, tra gli altri, un complesso e articolato processo per il delitto di cui all'art. 416-bis del codice penale e altri gravi delitti, relativo a fatti intimidatori in danno di imprenditori della zona;

il procuratore della Repubblica di Vasto ha segnalato, come evidenziato nella relazione, "la carenza di specializzazione delle forze di polizia del territorio, nonostante il fatto che la presenza nel circondario di un importante polo industriale, di diverse discariche e del più importante sito italiano di metano sollecitino un più solerte interesse investigativo";

evidenziato ulteriormente che nella relazione, rispetto al personale, viene certificato il gravare sul distretto della Corte d'appello de L'Aquila della permanente indisponibilità di posti derivata "dall'interpello distrettuale del 2012, posti che non possono essere coperti in quanto riservati ai 'perdenti posto', a seguito della revisione della geografia giudiziaria (prevista soppressione dei Tribunali di Lanciano, Vasto, Sulmona e Avezzano). La procedura avrebbe dovuto avere una durata limitata, ma com'è noto, dati i ripetuti rinvii, da ultimo fino al settembre 2021, i quattro Tribunali continuano ad operare",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se e quali interventi urgenti intenda adottare al fine di scongiurare la soppressione del Tribunale di Vasto e garantire alla collettività e ai territori interessati la permanenza di tali uffici, a presidio di diritti e garanzie irrinunciabili;

se intenda prendere in considerazione, rispetto alle previsioni attese dalla riforma della geografia giudiziaria, l'ipotesi di un accorpamento funzionale dei Tribunali di Vasto e di Lanciano al fine di mantenere in questa parte di territorio abruzzese un riconoscibile presidio di legalità;

se intenda operare per trovare soluzioni all'acclarato fabbisogno di personale, anche con provvedimenti d'urgenza, superando i vincoli di destinazione del personale previsti dalle regolamentazioni presenti nei contratti dei pubblici dipendenti.

(3-00722)

ERRANI, DE PETRIS - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico. - Premesso che:

lo stoccaggio del gas naturale è un processo industriale che consiste nell'iniettare gas in un sistema roccioso sotterraneo per accumularlo e successivamente erogarlo, in modo da sopperire a richieste straordinarie o a fasi di riduzione delle fonti di approvvigionamento;

gli impianti di stoccaggio sono soggetti a rischi legati alle caratteristiche del gas stoccato. Inoltre la specificità di questi stabilimenti è di realizzare lo stoccaggio del gas in sottosuolo all'interno di strutture geologiche complesse, per le quali le usuali tecniche di analisi di rischio risultano difficilmente applicabili. La sicurezza dello stoccaggio sotterraneo è quindi assicurata dalla stessa storia produttiva del giacimento ed è inoltre gestita realizzando modelli geomeccanici specifici e adottando particolari tecniche, la cui valutazione richiede competenze altamente specialistiche;

considerato che:

in località San Potito-Cotignola (Ravenna) è presente una concessione di stoccaggio gas in capo a Edison per la quale era stato avviato un procedimento di valutazione ambientale per il rilascio della concessione di stoccaggio nel 2007 (decreto di VIA n. 773/2007);

nel 2011, a seguito di una perforazione, è emerso che il giacimento ha una capacità di stoccaggio sensibilmente inferiore rispetto a quella prevista a livello progettuale nella procedura di VIA citata;

Edison a seguito di questi nuovi elementi nell'aprile 2018 ha presentato una nuova documentazione con la proposta di utilizzare il deposito di stoccaggio in condizioni di sovrapressione: per la precisione un più 20 per cento rispetto alla pressione originaria del deposito, un dato squisitamente legato a questioni tecniche ed economiche di funzionamento dell'impianto, anziché a valutazioni sulla sostenibilità ambientale e territoriale dell'intervento;

l'Unione dei Comuni della Bassa Romagna, in data 3 maggio 2018, ha presentato una richiesta (prot. 2018/25409) al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per conoscenza al Ministero dello sviluppo economico avente ad oggetto "Procedura di Verifica di assoggettabilità a VIA ministeriale relativa all'esecuzione di prove di iniezione nel giacimento BB1 San Potito finalizzate all'ampliamento della capacità di stoccaggio per la Concessione San Potito-Cotignola", nella quale si faceva richiesta di assoggettare alla procedura di VIA anche il progetto di esecuzione di prove di iniezione;

la Regione Emilia-Romagna ha presentato analoga richiesta (PG/2018/0322859 del 7 maggio 2018), con la quale, sulla base "delle incertezze circa i potenziali impatti ambientali significativi che non si ritiene possano essere esclusi e risolti allo stato attuale" si fa richiesta di "assoggettare alla procedura di VIA il progetto di esecuzione di prove di iniezione nel giacimento BB1 San Potito al fine di esaminare il progetto e il SIA nella sua completezza con il dettaglio conoscitivo, programmatico, progettuale e ambientale appropriato al fine di poter valutare compiutamente le proposte progettuali con dati più attendibili, e quindi, in ultima analisi, più cautelativi e a favore di sicurezza";

a seguito delle perplessità sollevate da Regione Emilia-Romagna, enti locali e ARPAE, Edison ha proposto di procedere alla sovrapressurizzazione attraverso due prove di iniezione, una prima al 7 per cento per un anno, e qualora desse esito positivo, procedere nella seconda annualità alla sovrapressurizzazione al 20 per cento,

si chiede di sapere:

se, a seguito dell'approvazione del decreto "semplificazioni" (di cui al decreto-legge n. 135 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 12 del 2019), il Ministro dello sviluppo economico abbia dato il via libera allo screening e alle prove di iniezione da parte di Edison per l'impianto di San Potito-Cotignola (Ravenna);

se il Ministro dell'ambiente non ritenga opportuno dare seguito alle richieste dell'Unione dei Comuni della Bassa Romagna e della Regione Emilia-Romagna, affinché il processo per arrivare alle prove di iniezione al 20 per cento per l'area di stoccaggio sia sottoposta ad una cautelativa procedura di VIA.

(3-00723)

PATRIARCA, CIRINNA', MESSINA Assuntela, BINI, LAUS, VERDUCCI, BOLDRINI, CUCCA, ALFIERI, NANNICINI, COMINCINI, PITTELLA, BELLANOVA, BITI, FEDELI, D'ARIENZO, ASTORRE, ROSSOMANDO, GINETTI, MISIANI, MANCA, COLLINA, SUDANO, MARINO, TARICCO, IORI, FERRAZZI, SBROLLINI, ROJC, MAGORNO, VATTUONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il 5 ottobre 2018 è entrato in vigore il decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante "Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata", il cosiddetto decreto-legge sicurezza, poi convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132;

l'articolo 1 abolisce il permesso di soggiorno per motivi umanitari;

l'eliminazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari ha privato l'ordinamento italiano di un essenziale strumento di attuazione agli articoli 2 e 10 della Costituzione;

come ha affermato a più riprese la Corte di cassazione, infatti, la protezione umanitaria costituisce una delle forme di attuazione dell'asilo, indispensabile per dare piena attuazione all'articolo 10, terzo comma, della Costituzione, perché essa si caratterizza per il carattere aperto e non integralmente tipizzabile delle condizioni per il suo riconoscimento, coerentemente con la configurazione del diritto d'asilo contenuto nella norma costituzionale;

il venir meno di questo fondamentale strumento di integrazione sta causando e continuerà a causare marginalità e clandestinità, con un aumento della propensione a delinquere e delle presenze illegali, condannerà all'irregolarità migliaia di persone pregiudicando in modo irrimediabile il percorso di integrazione finora intrapreso;

premesso inoltre che:

la Corte di cassazione, sez. I civile, con la sentenza del 19 febbraio 2019, n. 4890, ha stabilito che "la normativa introdotta con il d.l. n. 113 del 2018, convertito nella l. n. 132 del 2018, nella parte in cui ha modificato la preesistente disciplina del permesso di soggiorno per motivi umanitari dettata dall'art. 5, c. 6, del decreto legislativo n. 286 del 1998 e dalle disposizioni consequenziali, sostituendola con la previsione di casi speciali di permessi di soggiorno, non trova applicazione in relazione alle domande di riconoscimento di un permesso di soggiorno per motivi umanitari proposte prima della entrata in vigore (5 ottobre 2018), della nuova legge, le quali saranno pertanto scrutinate sulla base della normativa esistente al momento della loro presentazione. Tuttavia in tale ipotesi, all'accertamento della sussistenza dei presupposti esistenti prime dell'entrata in vigore del d.l. n. 113 del 2018, convertito nella l. n. 132 del 2018, farà seguito il rilascio da parte del Questore di un permesso di soggiorno contrassegnato dalla dicitura 'casi speciali' e soggetto alla disciplina e all'efficacia temporale prevista dall'art. 1, c. 9 di detto decreto-legge";

ricorda anche come la situazione giuridica soggettiva abbia "la qualificazione giuridica di diritto soggettivo perfetto appartenente al catalogo dei diritti umani, di diretta derivazione costituzionale e convenzionale" richiamando il costante orientamento per cui "il diritto d'asilo costituzionale è integralmente compiuto attraverso il nostro sistema pluralistico della protezione internazionale, anche perché non limitato alle protezioni maggiori ma esteso alle ragioni di carattere umanitario, aventi carattere residuale e non predeterminato, secondo il paradigma normativo aperto dell'art. 5, c. 6 d.lgs. n. 286/1998";

alla luce di questa sentenza, le commissioni territoriali, in presenza di una domanda di asilo presentata prima del 5 ottobre 2018, devono poter riconoscere anche la protezione umanitaria, non potendo l'organo amministrativo sollevare eccezioni che potrebbero incidere sull'attuazione del diritto già riconosciuto;

considerato che:

secondo quanto riportato dal "Dossier Viminale", relativo al periodo 1° agosto 2017-31 luglio 2018, le domande di protezione internazionale cui è seguito il riconoscimento della protezione per motivi umanitari sono il 26,9 per cento, a fronte del 28 per cento, del periodo precedente;

secondo quanto riportato dal quotidiano "la Repubblica" del 14 marzo 2019, a seguito della pubblicazione nello stesso quotidiano del giorno precedente dei dati pubblicati on line dal Ministero dell'interno sul numero di permessi umanitari riconosciuti (ben 1.821), "dal ministero dell'interno correggono il dato e denunciano un proprio errore di caricamento: le nuove concessioni stando al nuovo dato sarebbero invece ferme a quota 112";

è auspicabile che il Ministero dell'interno non pensi di poter risolvere questo problema disconoscendo dati, peraltro messi on line da parte della stessa amministrazione, relativi al riconoscimento dei permessi umanitari,

si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare, a seguito della sentenza della Corte di cassazione, affinché le commissioni territoriali, in presenza di una domanda di asilo presentata prima del 5 ottobre 2018, possano riconoscere anche la protezione umanitaria.

(3-00725)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

BINETTI, FLORIS, RIZZOTTI, SACCONE, DE POLI, SICLARI, MANGIALAVORI, BATTISTONI, GIAMMANCO, ALDERISI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica, sistemica ed invalidante, ad eziologia multifattoriale, verosimilmente di origine autoimmune; si riconosce una predisposizione genetica e un possibile ruolo giocato da alcune infezioni virali nell'insorgenza e nell'evoluzione della patologia;

i sintomi comunemente associati all'artrite reumatoide interessano le sedi articolari e comprendono gonfiore, sensazione di calore, dolore alla palpazione e limitazione nei movimenti; è da due a tre volte più frequente nelle donne rispetto agli uomini e, in generale, insorge a un'età compresa tra i 40 ed i 60 anni; con una frequenza che va dall'1 al 2 per cento della popolazione e con livelli di gravità che possono anche essere fortemente invalidanti;

allo stato attuale, non esiste una cura universale e definitiva in grado di debellare l'artrite reumatoide; è comunque possibile mantenere una buona qualità di vita con un trattamento appropriato, mirato alla riduzione del dolore e alla prevenzione delle lesioni articolari;

le scelte terapeutiche per una malattia cronica e autoimmune come l'artrite reumatoide mirano a bloccare la condizione di peggioramento e il dolore alle articolazioni. I farmaci comunemente usati sono antinfiammatori (FANS, COXIB), cortisoni e, più recentemente, farmaci biologici (anticorpi). Esiste anche una categoria di farmaci, ad azione immunomodulante e immunosoppressiva (ad esempio ciclosporina), o interferente la sintesi del DNA e delle proteine; tra i farmaci di comprovata efficacia, approvati recentemente dall'AIFA, ci sono gli anticorpi monoclonali completamente umani, come il "sarilumab";

il problema infatti riguarda in particolare il "sarilumab", anticorpo monoclonale completamente umano, diretto contro il recettore dell'interleuchina 6 (IL-6), studiato per il trattamento di pazienti adulti con artrite reumatoide in fase attiva, da moderata a severa, posto in commercio con il marchio Kevzara; il parere degli esperti è il seguente: "sarilumab in combinazione con metotrexate (MTX) è indicato per il trattamento dell'artrite reumatoide da moderatamente a gravemente attiva in pazienti adulti che hanno risposto in modo inadeguato o siano intolleranti ad altri farmaci. Sarilumab può essere somministrato come monoterapia in caso di intolleranza a MTX o quando il trattamento con MTX sia inappropriato";

si tratta di un farmaco a cui rispondono con particolare efficacia pazienti che non hanno tollerato altri trattamenti o che non hanno tratto dagli altri farmaci i benefici sperati; questi farmaci sono, pertanto, indispensabili per moltissimi malati sardi, ma in Sardegna sono introvabili da diverse settimane, fatto documentato anche da una serie di articoli usciti nella stampa locale,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga discriminante per i pazienti sardi, affetti da artrite reumatoide in forma severa, in contrasto con l'articolo 32 della Costituzione, il non poter disporre del farmaco Kevzara, approvato da tempo dall'AIFA e come intenda intervenire per garantire loro le cure necessarie, tenendo conto che sono pazienti affetti da forme severe e altamente invalidanti, che riducono la loro qualità di vita, fino a rendere difficile la loro stessa autonomia.

(4-01448)

PESCO, LANNUTTI, DI NICOLA, GALLICCHIO, TRENTACOSTE, FERRARA, ROMANO, CORRADO, L'ABBATE, DONNO, LEONE, PARAGONE, BOTTICI, ACCOTO, PIRRO, ORTIS, COLTORTI, DELL'OLIO, PELLEGRINI Marco - Ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

il crac di Banca Etruria, messo in luce dal commissariamento di Banca d'Italia il 12 febbraio 2015 e dalla famosa risoluzione delle 4 banche del 22 novembre 2015, era da tempo scritto nei bilanci: i crediti deteriorati netti passarono da un miliardo di euro del 2011 a 1,4 miliardi del 2012 per aumentare a 1,6 miliardi già nel 2013, mentre i crediti lordi nel 2013 arrivarono a pesare per oltre 2,5 miliardi di euro, rispetto ad una banca che ha impieghi totali per 6,8 miliardi. Oltre il 30 per cento del portafoglio è in condizioni di pessima salute, registrando forti perdite dopo un ammanco da 200 milioni di euro del 2012. Per dissimulare le perdite derivanti da una gestione disastrosa, i dirigenti apicali di Banca Etruria ricorsero all'espediente di massicci acquisti di Btp, oltre 7 miliardi di euro iscritti a libro nel bilancio 2013, per sostenere i ricavi erosi dalle svalutazioni degli ingenti prestiti ammalorati, che fruttarono 130 milioni di ricavi, un terzo di quelli complessivi;

nel periodo 2013-2014, vengono spesi in consulenze ben 15 milioni di euro, spesso forniti sulla stessa materia a diversi professionisti, mentre consiglieri e sindaci percepiscono oltre 14 milioni di euro in 5 anni, con la banca che accumula perdite per circa 300 milioni, prima dell'epilogo finale, cui si sommano altri 500 milioni. Per sopperire alla disintermediazione della raccolta obbligazionaria della clientela istituzionale, in grado di valutare la pericolosità dell'investimento dai bilanci deteriorati, si ricorre alla vendita di bond subordinati alla clientela privata, cioè ai clienti soci indotti a fidarsi dai cattivi consigli degli addetti titoli agli sportelli;

nel bilancio del 2013 la banca scrive che "non ha rinnovato bond istituzionali in scadenza nel 2013 per 125 milioni e ha anticipato per altri 161 milioni il riacquisto di bond dalla clientela istituzionale che scadranno in futuro". La crisi è già palese, il patrimonio scricchiola, ed allora vengono proposti i bond subordinati disseminati a pioggia di piccoli importi sui clienti, denominati nel bilancio come "granularizzazione della raccolta", senza che le autorità di vigilanza riuscissero a prevenire vendite fraudolente di titoli, che portarono al suicidio di Luigino D'Angelo, il 28 novembre 2015;

considerato che, secondo quanto risulta agli interroganti:

presso il Tribunale penale di Arezzo si sta svolgendo il procedimento nei confronti degli ex amministratori, dirigenti e vertici di Banca Etruria, che hanno contribuito a causare il crac della banca ed a cui sono contestati i reati di bancarotta fraudolenta e bancarotta colposa e dolosa; il 2 aprile 2019 si terrà la prima udienza dibattimentale, che è anche il termine ultimo per presentare la costituzione di parte civile da parte dei risparmiatori coinvolti, a pochi giorni dalle battute finali del processo per truffa, che vede sul banco degli imputati alcuni funzionari e direttori di filiale dell'ex Banca Etruria; su decisione della presidente del Tribunale di Arezzo, Clelia Galantino, il presidente del collegio giudicante del procedimento, Angela Avila sarebbe stata temporaneamente assegnata alla sezione Gip-Gup, incarico che dovrebbe protrarsi per sei mesi. I tempi andranno perciò a sovrapporsi a quelli del delicato procedimento che il prossimo 21 marzo sarebbe potuto arrivare a sentenza. Stando ad alcune indiscrezioni, il giudice non sarà sostituito, pertanto il processo per truffa inerente alla responsabilità di 13 manager nel dissesto di Banca Etruria potrebbe subire una battuta d'arresto ed essere rinviato alla fine dell'estate, causando un gravissimo nocumento ai risparmiatori, molti dei quali ultraottantenni, che confidavano in un esito positivo delle loro controversie giudiziarie;

lo spostamento del giudice potrebbe pregiudicare la pronuncia delle sentenza nei tempi previsti, la cui decisione era stata fissata per il 21 marzo, oltre a far avvicinare i termini di prescrizione sui reati contestati, tra cui spicca la truffa,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero che non vi siano altri magistrati, nel distretto del Tribunale di Arezzo, ad avere analoghe competenze e requisiti per svolgere l'incarico alla sezione Gip-Gup;

se, oltre al danno di aver subito acquisti di bond subordinati e rischiosi ed i tardivi interventi dei regolatori e della vigilanza del mercato, i risparmiatori debbano subire la beffa dei ritardi nell'emissione della sentenza;

se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dalla legge tra le proprie competenze.

(4-01449)

BINETTI, GALLONE, PAPATHEU, ROSSI, BERARDI, LONARDO, VITALI, STABILE, DAL MAS - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

gli insegnanti con diploma magistrale stanno vivendo un periodo di cambiamenti, in cui il loro titolo deve trovare conferma con il superamento di un concorso appositamente indetto dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;

appare, comunque, agli interroganti discutibile sottoporre a concorso, peraltro con preavviso brevissimo, docenti che hanno alle spalle 10-20 anni di esperienza, dal momento che è improbabile che un concorso, inevitabilmente strutturato su prove scritte, possa decretare la professionalità, l'idoneità e la preparazione di un insegnante, valutando competenze maturate nell'arco di una prolungata esperienza, a contatto con i giovani studenti della scuola elementare;

il concorso straordinario preannunciato nel giro di brevissimo tempo, senza tener conto delle peculiarità della categoria, aggiunge un ulteriore elemento di discriminazione e di preoccupazione tra coloro che sono in possesso di diploma magistrale, dal momento che esclude coloro che insegnano nella scuola paritaria;

il concorso straordinario, infatti, è riservato a coloro che hanno almeno 2 anni di servizio negli ultimi 8 anni, senza precisare perché si sia scelto un intervallo di tempo di 8 anni e non di cinque o di dieci presso le scuole statali, ma non ai docenti che a parità di condizioni hanno prestato servizio presso le scuole paritarie;

in questo modo si contraddice quanto chiaramente affermato fin dall'articolo 1 della legge n. 62 del 2000 sul riconoscimento della parità scolastica;

gli insegnanti con diploma magistrale, inseriti sia nella scuola statale che nella scuola paritaria, avevano come obiettivo comune quello di maturare il punteggio necessario per entrare nelle graduatorie ad esaurimento utilizzate da sempre dagli stessi come doppio canale per la chiamata in ruolo;

con la soppressione da parte del Governo della norma approvata dal Senato durante l'esame del decreto-legge n. 91 del 2018 (cosiddetto decreto mille proroghe), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 108 del 2018, che permetteva l'ingresso di quanti erano in possesso di abilitazione nelle graduatorie provinciali, inclusi i diplomati magistrali e gli insegnanti teorico-pratici, si è creata un'ulteriore disparità tra quanti erano stati inseriti precedentemente, sia pure con riserva, e avevano esercitato la professione di insegnante, rilasciando promozioni e titoli;

attualmente, i docenti con diploma magistrale in ruolo con riserva, che comunque hanno superato l'anno di prova (certificato rilasciato dal Ministero attraverso un esame finale alla presenza del dirigente scolastico, del tutor e del comitato di valutazione), sono a rischio di licenziamento dopo diversi anni di servizio, anche in pre ruolo, non sono più ritenuti idonei ad insegnare in ruolo, ma solo a fare supplenze, e si vedono retrocessi nelle graduatorie di istituto;

dal rischio di licenziamento che correvano questi docenti, sia nella scuola statale che nella scuola paritaria, è nata l'urgenza del concorso straordinario, rivolto comunque a insegnanti che hanno alle spalle molti anni di esperienza e si sono guadagnati il loro punteggio in graduatoria, frequentando corsi d'aggiornamento e maturando esperienza e professionalità;

l'articolo 1, comma 1, della citata legge n. 62 del 2000 afferma chiaramente: "Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall'articolo 33, secondo comma, della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. La Repubblica individua come obiettivo prioritario l'espansione dell'offerta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda di istruzione dall'infanzia lungo tutto l'arco della vita",

si chiede di sapere quali siano le ragioni per cui sono stati esclusi dal concorso straordinario docenti con diploma magistrale, che hanno maturato nelle scuole paritarie gli stessi anni di insegnamento richiesti ai colleghi delle scuole statali.

(4-01450)

DE PETRIS - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il movimento delle "Agende Rosse" ha organizzato per il 21 marzo 2019, a Monfalcone (Gorizia), una giornata in ricordo delle vittime di mafia;

a quanto risulta all'interrogante, da uno scambio di mail tra esponenti del movimento della Agende Rosse, il prefetto di Gorizia e il Comune di Monfalcone che si erano offerti di collaborare nell'organizzazione dell'evento, sembrerebbe che il prefetto abbia indicato come persona non gradita all'evento una delle relatrici indicata dagli organizzatori;

la relatrice in questione è l'ex deputata friulana Serena Pellegrino, ex vicepresidente della VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati durante la XVII Legislatura ed esperta in ecomafie, invitata dal movimento delle Agende Rosse proprio per tale competenza, essendo il tema delle ecomafie uno degli argomenti da trattare durante l'iniziativa del 21 marzo;

a parere dell'interrogante le motivazioni addotte dal prefetto affinché l'ex deputata Pellegrino non sia tra i relatori dell'evento pubblico sono gravi e incomprensibili;

il prefetto di Gorizia, infatti, avrebbe sostenuto che l'ex deputata non sarebbe gradita, perché avrebbe fatto "valutazioni politiche" in merito alla "struttura governativa anche di Gradisca" che, per inciso, nulla ha a che vedere con l'oggetto del convegno del 21 marzo e quindi non se ne comprende il collegamento;

in democrazia, le valutazioni politiche espresse nei limiti, nei modi e nelle forme previste dalla Costituzione sono ancora legittime e permesse ad ogni cittadino e non possono in alcun modo diventare motivo di discriminazione, specialmente da parte di chi, in un territorio, rappresenta lo Stato e dirige un organo periferico del Governo;

se tale affermazione rispondesse al vero, il prefetto di Gorizia, facendosi lui stesso promotore del profilo che devono avere gli ospiti di un'iniziativa organizzata da un'associazione, avrebbe sicuramente travalicato, a parere dell'interrogante, il proprio ruolo e probabilmente abusato dei suoi poteri;

inoltre, sottolineando il carattere "apolitico" dell'iniziativa e poi proponendo di invitare degli amministratori, che per definizione sono dei politici, il prefetto sembra contraddire sé stesso;

si sottolinea, inoltre, che le "valutazioni politiche" contestate all'ex deputata Pellegrino sono state espresse durante il suo mandato parlamentare, e quindi l'interessata non solo aveva il diritto, ma anche il dovere di esprimere quelle "valutazioni", proprio perché rientranti nel pieno espletamento delle sue funzioni da deputata della Repubblica;

alla luce dei fatti esposti, se confermati, secondo l'interrogante ci si troverebbe di fronte ad una pesante ingerenza da parte di un organo di Governo, che limiterebbe la democrazia con motivazioni assolutamente non chiare e attraverso un atto che appare di "arroganza istituzionale",

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda accertare se i fatti esposti corrispondano al vero e quali iniziative di competenza intenda intraprendere in relazione al comportamento del prefetto di Gorizia, dal momento che invitare di fatto il movimento delle "Agende Rosse" ad escludere l'ex deputata Serena Pellegrino dai relatori invitati alla giornata della legalità del 21 marzo 2019 a Monfalcone rappresenterebbe, a parere dell'interrogante, una grave limitazione della democrazia.

(4-01451)

GASPARRI, DAMIANI, MODENA, VITALI, GALLONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

sono state già portate all'attenzione del Ministro in indirizzo discriminazioni aventi ad oggetto il bando di concorso per l'assunzione di 1.148 allievi agenti della Polizia di Stato;

il 27 ottobre 2017, sono state approvate dal capo della Polizia e pubblicate sul sito della Polizia di Stato le 3 graduatorie dei quiz, relative alle lettere a), b) e c) del bando. Allo svolgimento delle successive prove venivano convocati per la categoria a) del concorso i primi 3.443 candidati della relativa graduatoria della prova scritta. Ultimati gli accertamenti fisici, psichici e attitudinali, circa il 50 per cento dei candidati risultavano "idonei";

durante la seconda fase, relativa agli idonei, i candidati potevano sulla base degli accertamenti fisici, psichici ed attitudinali, esclusivamente essere dichiarati "idonei" a svolgere il corso di formazione per allievo agente della Polizia di Stato, o altrimenti "non idonei". Giova evidenziare che nessun candidato idoneo con un punteggio inferiore in graduatoria avrebbe potuto scavalcare un altro candidato idoneo con punteggio maggiore, e cioè con una posizione in graduatoria più alta;

il 27 ottobre 2017, con decreto del capo della Polizia, direttore generale della pubblica sicurezza n. 333-A/9802.A.2 del 23 ottobre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 4ª serie speciale, "Concorsi ed esami", è stato disposto l'ampliamento dei posti per i concorsi pubblici per l'assunzione di complessivi 1.148 allievi agenti della Polizia di Stato, e nello specifico i posti a concorso sono stati incrementati per la categoria a) di 289, e quindi da a 893 a 1.182. Dei dichiarati "idonei", quindi, 1.182 hanno iniziato la fase di formazione presso gli istituti della Polizia di Stato a partire dal mese di maggio 2018;

il 9 novembre 2018, sulla Gazzetta Ufficiale, 4ª serie speciale, "Concorsi ed esami", è stato pubblicato il decreto n. 333-A/9802.A.2, del 29 ottobre 2018, tramite il quale è stata assorbita ed avviata ai corsi di formazione la restante parte di "idonei", 459 per l'esattezza;

nel corso dell'iter del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135 ("decreto semplificazioni"), poi convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2013, n. 12, il Gruppo Lega ha proposto un testo emendativo (11.17, testo 4, a firma dei senatori Augussori, Saponara, Campari, Faggi, Pepe, Pergreffi), indicante lo scorrimento della graduatoria a) della prova scritta. Tale scorrimento, così come formulato e approvato, ha modificato radicalmente il bando del concorso escludendo chi, anche se in graduatoria, avesse compiuto 26 anni prima del 1° gennaio 2019 e chi non avesse come titolo di studio, sempre entro tale data, il diploma di scuola superiore;

il 13 marzo 2019, è stato emesso dal capo della Polizia Gabrielli il decreto che individua i soggetti tra coloro che siano in possesso dei nuovi requisiti attinenti all'età e al titolo di studio;

si determina, pertanto, uno scorrimento della graduatoria del concorso con i nuovi limiti, e vengono pubblicate 3 distinte tabelle (tabella "a" ammessi, tabella "b" esclusi e tabella "c" da accertare per l'ammissione);

l'articolo 3 del suddetto decreto, in applicazione della recente normativa: opera la denunciata discriminazione nei confronti dei soggetti privi dei requisiti di età e titolo di studio; si presta a dubbi ulteriori con riferimento alla lettera c) del comma 3, che permetterebbe una sorta di procedura di verifica non ben identificata; non risolve la questione degli idonei non vincitori che hanno partecipato per l'aliquota ex militare. In merito sono state assorbite 490 persone risultate idonee non vincitrici del concorso per l'aliquota civile, mentre i militari ed ex militari con lo stesso status da "INV" dello stesso concorso non sono stati considerati,

si chiede di sapere:

se tali discriminazioni siano dovute al "paletto", come definito dal Ministro in indirizzo, dei 26 anni per abbassare l'età media;

come intenda risolvere la discriminazione in atto;

che cosa si intenda per "apposita procedura di verifica" di cui all'articolo 3, comma 3, lettera c), del decreto del Dipartimento della pubblica sicurezza del 13 marzo 2019.

(4-01452)

PRESUTTO, ORTOLANI, ACCOTO, PIRRO, RICCIARDI, PUGLIA, GALLICCHIO, GARRUTI, PELLEGRINI Marco, DELL'OLIO, VACCARO, ANASTASI, QUARTO, GIANNUZZI, ANGRISANI, LUCIDI, NATURALE, LANNUTTI, DI GIROLAMO, GAUDIANO - Ai Ministri dell'interno, dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

da oltre 30 anni un rilevante numero di persone organizzate in cooperative, lavora per conto del Comune di Napoli, svolgendo attività di manutenzione ordinaria e straordinaria;

una di queste cooperative è la cooperativa 25 Giugno a r.l., convenzionata con il Comune di Napoli. La cooperativa 25 Giugno, in gestione commissariale ai sensi della legge di conversione n. 452 del 1987, nasce dalla fusione di 12 cooperative, che da sempre hanno lavorato in regime di convezione con il Comune di Napoli. La platea sociale è costituita da soci provenienti da diversi gruppi storici di disoccupati organizzati (ANCIFAP - Restauri e Movimenti) che grazie a un finanziamento statale hanno avuto possibilità di inserimento sociale sin dal lontano 1984. La cooperativa opera nel campo del decoro urbano, pulizia arenili, contrasto inquinamento ambientale, contrasto disagio minorile, cura del patrimonio, pronto intervento, pulizia aree esterne e a verde degli istituti scolastici, piccola manutenzione delle sedi delle municipalità, tutela impianti sportivi e parchi del Comune di Napoli. È fatto divieto alla cooperativa l'assunzione e lo svolgimento di attività diverse da quelle ad essa affidate dal Comune sulla base di apposita convenzione;

negli ultimi anni le unità di personale di questa cooperativa sono state impiegate anche per attività amministrative, per far fronte agli ingenti vuoti di organico che si sono accumulati nel corso degli ultimi 7 anni nell'amministrazione comunale di Napoli, dichiarata formalmente in condizione di predissesto finanziario;

tali unità di personale non sono mai state inquadrate nei ruoli del Comune di Napoli e non è stato possibile riconoscere loro il trattamento economico riservato al personale dipendente dell'ente, con retribuzione garantita direttamente con fondi propri del bilancio del Comune. Per i lavoratori della cooperativa, invece, è previsto un rapporto di fornitura di servizi in convenzione, secondo il quale le loro prestazioni professionali vengono retribuite attraverso fondi statali, alimentati dal Ministero dell'interno d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze;

i fondi statali utilizzati per garantire alla cooperativa 25 Giugno la copertura economica per le prestazioni erogate sono corrisposti direttamente al Comune di Napoli, con modalità che possono variare dal versamento in un'unica soluzione a quella in due rate semestrali, in base alle disponibilità di cassa dello Stato e alle disposizioni delle diverse leggi di bilancio approvate di anno in anno. Nell'ultima legge di bilancio per il 2019, legge 30 dicembre 2018, n. 145, viene previsto all'art. 1, comma 850, che le anticipazioni di liquidità da destinare al pagamento di debiti, certi, liquidi ed esigibili, maturati alla data del 31 dicembre 2018, relativi a somministrazioni, forniture, appalti e a obbligazioni per prestazioni professionali sono concesse, per gli enti locali, entro il limite massimo dei tre dodicesimi delle entrate accertate nell'anno 2017;

fino all'anno 2018, il Comune di Napoli, già con una certa difficoltà finanziaria, è riuscito a fare fronte ai periodi di attesa dei versamenti statali, che comunque avvengono a ridosso del periodo estivo, per erogare i compensi alla cooperativa, utili anche al pagamento delle retribuzioni dei più dei 400 lavoratori attualmente, attingendo direttamente dai propri fondi, reintegrando poi i capitoli di spesa con i finanziamenti pubblici una volta ottenuti;

ai sensi della citata legge di bilancio, attualmente il Comune di Napoli (in condizione di predissesto dichiarato e oggetto di continui rilievi da parte della Corte dei conti per il mancato conseguimento degli obiettivi del piano di rientro) non risulta in grado, sul piano finanziario, di anticipare i fondi necessari per il pagamento delle prestazioni alla cooperativa 25 Giugno, impedendo in tal modo la corresponsione delle retribuzioni ai lavoratori a partire dal mese di gennaio 2019, obbligandoli ad attendere il trasferimento dei fondi statali al Comune che richiedono diversi mesi, durante i quali continuerebbero a prestare servizio senza alcuna retribuzione;

risulta all'interrogante che ai lavoratori sono affidati interventi e attività sul territorio cittadino e negli uffici pubblici del Comune di Napoli e si troverebbero, per diversi mesi dell'anno in corso, nella condizione incresciosa e preoccupante di non percepire stipendi fino a quando non verranno stanziati dai Ministeri interessati i finanziamenti all'uopo previsti,

si chiede di sapere:

quali misure di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare per fronteggiare la preoccupante situazione di disagio economico, in cui sono venuti a trovarsi gli oltre 400 lavoratori della cooperativa 25 Giugno che da oltre 30 anni lavorano per conto del Comune di Napoli;

quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni e tenendo conto della problematica, intendano adottare per far sì che, a fronte della grave situazione di predissesto economico e finanziario che interessa il Comune di Napoli (aggravata dai continui rilievi della Corte dei conti rispetto ai piani di rientro e alla preoccupante situazione finanziaria comunale) e che sta compromettendo sempre di più l'attività ordinaria, siano valutate le soluzioni più adatte a garantire ai cittadini napoletani un migliore e adeguato funzionamento della macchina comunale e una corretta erogazione e fruizione dei servizi pubblici essenziali, anche attraverso le imprese partecipate dall'ente.

(4-01453)

CASTALDI, ANGRISANI, LANNUTTI, ROMANO, FEDE, DONNO, CORRADO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

in un articolo pubblicato in data 11 marzo 2019 su "il Fatto Quotidiano", a firma Lilli Mandara, viene data notizia di "un'opera faraonica e forse inutile, centinaia di migliaia di tonnellate di cemento alla foce del fiume: nasce così, pezzo dopo pezzo e sotto falso nome, il nuovo porto di Pescara. Nasce parecchio tempo fa e grazie a una serie di piroette riesce ad evitare la Valutazione di impatto ambientale (Via): a decidere è sempre la Regione, che fa solo uno screening preliminare mentre il ministero dell'Ambiente resta fuori, grazie alla tecnica dei progetti a singhiozzo. Che di volta in volta vengono chiamati 'interventi per il miglioramento delle acque' o progetti per la difesa della costa. La parola 'porto' è bandita, proprio per aggirare la Via";

si legge ancora che "a Settembre 2018 viene presentato il secondo lotto di lavori per 15 milioni di euro, finanziato col Masterplan, che viene presentato come la realizzazione del nuovo molo nord (...). Anche il secondo lotto bypassa la Via nazionale ma trova la sorpresa: la procedura viene approvata col no dell'Agenzia ambientale secondo la quale queste opere aumentano l'erosione, quindi devono andare dritte alla Via";

nel 2016 il Consiglio della Regione Abruzzo ha approvato il nuovo piano regolatore del porto di Pescara, in gestazione dal 2008: piano regolatore che, tra gli altri scopi, avrebbe dovuto risolvere i problemi di interrimento causati dalla realizzazione di una diga foranea, realizzata a metà degli anni '90 senza alcuna procedura di Via;

considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

nel 2011 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con nota DVA 2011-0025176 chiarì, in merito a quali procedure di valutazione ambientale sottoporre il redigendo piano regolatore portuale, che la Regione Abruzzo poteva scegliere se fare un'unica procedura coordinata Via-Vas (valutazione ambientale strategica) oppure se condurre prima la sola Vas, assoggettando successivamente ogni singola opera portuale a Via nazionale: la Regione Abruzzo optò per la prima soluzione assoggettando alla sola Vas il piano;

a partire dal 2015, ancor prima dell'approvazione del piano regolatore portuale, il Provveditorato alle opere pubbliche del Lazio, Abruzzo e Molise appaltò due progetti per il taglio della diga foranea e la realizzazione di una scogliera sommersa che ricalcava il tracciato del futuro molo nord del porto secondo la configurazione prevista dal nuovo piano;

le procedure dei due appalti, compresa l'aggiudicazione, sono stati avviati ancor prima di completare le procedure valutative ambientali che sono rimaste a livello regionale, in considerazione del fatto che non sono state considerate opere ricadenti nell'allegato II, punto 11, della parte seconda del decreto legislativo n. 152 del 2006, cioè porti e modifiche di porti esistenti, di competenza nazionale ma esclusivamente opere per la difesa della costa e del mare (allegato IV, punto 7, lettera n), della parte seconda);

osservato che:

in forza di quanto sopra, è stata svolta la semplice verifica di assoggettabilità a Via regionale e non a Via diretta nazionale, nonostante fosse evidente che la connotazione del nuovo porto fosse inequivocabilmente dettata da questi lavori di fatto già attuativi del piano regolatore portuale;

nel 2018 l'Arap (Azienda regionale per le attività produttive), utilizzando 15 milioni di euro del masterplan della Regione Abruzzo, ha depositato un ulteriore progetto per realizzare il molo nord e un "pennello" esterno all'apertura della diga foranea;

il comitato Via della Regione Abruzzo, con il voto contrario dell'Arta (Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente), ha inteso classificare questo intervento, di nuovo, esclusivamente sotto la lettera n), punto 7, dell'Allegato IV della parte seconda del decreto legislativo n. 152 del 2006, non ricomprendendolo tra i porti, escludendone, quindi, la valutazione;

rilevato che:

la conseguenza di questa artata applicazione è che invece della Via diretta di competenza statale anche in questo caso si sta conducendo una semplice Via regionale: situazione rilevata anche dalle osservazioni formulate dal pubblico come vere e proprie manovre e decisioni devianti, al solo fine di non rispettare le norme che assegnano la competenza al Ministero con Via diretta (come fanno tutti gli altri porti e modifiche di porti in Italia);

nelle stesse osservazioni viene evidenziato come gli eventuali effetti sulla qualità delle acque e sulla sedimentazione fossero secondari rispetto al fatto che comunque si stava realizzando una modifica sostanziale di un porto, intervento ricadente inequivocabilmente sotto i progetti di competenza statale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei fatti esposti;

se, attraverso adeguati atti e iniziative, non intenda rivendicare la propria competenza esclusiva in materia di Via relativa a nuovi porti e modifiche di porti esistenti, avocando a sé la procedura per svolgere la valutazione di impatto ambientale;

se non ritenga utile e necessario, in questo tipo di valutazione ambientale, considerare anche gli effetti dei cambiamenti climatici su opere che hanno una vita utile di 50-100 anni.

(4-01454)

BALBONI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

la Corte di giustizia dell'Unione europea, decidendo su ricorso dell'Italia (causa T-98/16) della Banca Popolare di Bari (causa T-196/16) e FITD, sostenuto dalla Banca d'Italia (causa T-198/16) avverso la decisione del 23 dicembre 2015 dell'Antitrust europeo, ha statuito che l'intervento del Fondo interbancario a sostegno delle banche in difficoltà non è aiuto di Stato;

risulta pertanto dimostrato che la UE non aveva alcun diritto di opporsi all'intervento programmato dal FITD per contribuire a superare la crisi di Carife SpA e che la decisione del Governo pro tempore Renzi di procedere alla risoluzione della banca era fondata su presupposti privi di fondamento,

si chiede di sapere:

quale giudizio il Ministro in indirizzo dia di questa importantissima sentenza e se non ritenga, alla luce di quanto in essa statuito, di procedere senza ulteriori indugi ad emanare i decreti attuativi necessari a rimborsare i risparmiatori danneggiati dall'ingiustificata risoluzione di Carife e delle altre banche interessate dal medesimo provvedimento;

quali iniziative intenda assumere per ottenere dalla UE il risarcimento dei gravissimi danni provocati ai risparmiatori, ai dipendenti degli istituti di credito interessati dal provvedimento di risoluzione e all'economia di intere comunità locali.

(4-01455)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

2ª Commissione permanente (Giustizia):

3-00726 della senatrice Agostinelli, sulla tutela dei diritti delle madri nelle strutture penitenziarie;

3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione):

3-00695 della senatrice Garavini ed altri, sul finanziamento dei Comitati per gli italiani all'estero;

6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-00714 della senatrice Garavini ed altri, sulle agevolazioni fiscali per il rientro in Italia di ricercatori residenti all'estero.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 99a seduta pubblica del 19 marzo 2019:

a pagina 218, alla decima riga del penultimo paragrafo, sostituire le parole: "Pisani Giuseppe" con le seguenti: "Pisani Pietro".

a pagina 219, al nono rigo, sostituire le parole: "Pisani Giuseppe" con le seguenti: "Pisani Pietro";

a pagina 348, alla prima riga del terzo capoverso, sostituire le parole: "e Fantetti" con le seguenti: "ed altri".