Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 099 del 19/03/2019

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

99a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 19 MARZO 2019

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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI,

indi del vice presidente CALDEROLI,

del vice presidente ROSSOMANDO

e del vice presidente LA RUSSA

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(*) Include gli ERRATA CORRIGE pubblicati nei Resoconti delle sedute nn. 100, 101 e 109 del 20 e 21 marzo e del 17 aprile 2019
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 15,36).

Si dia lettura del processo verbale.

PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 7 marzo.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

In ricordo di Marco Biagi

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Onorevoli senatori, il 19 marzo di diciassette anni fa un vile agguato di matrice brigatista colpì uno straordinario servitore dello Stato: Marco Biagi. Un uomo mite, un uomo colto e un uomo per bene, che stava tornando a casa in bicicletta dopo aver speso un'altra giornata lavorativa per il suo Paese, perché in realtà è questo che Marco Biagi faceva incessantemente, da quando giovanissimo aveva terminato gli studi e intrapreso il percorso accademico e professionale.

Fu ascoltato consigliere di vari Ministri, oltre che un prezioso consulente per gli enti locali e per le istituzioni europee. I suoi studi nell'ambito giuslavoristico furono sempre ispirati alla possibilità di favorire l'adozione di politiche attive in grado di conciliare sviluppo economico e sviluppo sociale, competitività e sicurezza, flessibilità e benessere. Nel suo ricordo continua una fruttuosa e qualificata attività di approfondimento scientifico, portata avanti dalle università di Modena e dalle associazioni e i centri di studi che si ispirano alla cultura riformista di Marco Biagi, con un impegno significativo nella formazione delle nuove generazioni di ricercatori sociali.

Alla famiglia di Marco Biagi e a tutti i suoi studenti di ieri e di oggi vorrei rinnovare la nostra gratitudine, la nostra vicinanza e il nostro cordoglio. Vi invito ad un minuto di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).

Governo, composizione

PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha inviato la seguente lettera:

«Roma, 8 marzo 2019

Onorevole Presidente,

informo la S. V. che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, ha accettato le dimissioni rassegnate dal professor Paolo SAVONA dalla carica di Ministro senza portafoglio.

f.to Giuseppe CONTE».

Dimissioni del senatore Marco Marsilio

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che il 12 marzo scorso è pervenuta alla Presidenza una lettera con la quale il senatore Marco Marsilio ha comunicato le dimissioni dal Senato a seguito dell'elezione a Presidente della Giunta regionale dell'Abruzzo. Trattandosi di dimissioni motivate da incompatibilità, ai sensi dell'articolo 122 della Costituzione, l'Assemblea non può che prenderne atto.

La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è autorizzata a convocarsi per l'individuazione del senatore subentrante.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi questa mattina, ha stabilito su richiesta di alcuni Gruppi che, nell'ambito delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo, all'ordine del giorno della seduta odierna, il Presidente del Consiglio dei ministri riferisca altresì sul memorandum d'intesa tra il Governo italiano e il Governo cinese nell'ambito del progetto economico Via della Seta.

Il Presidente del Consiglio svolgerà un unico intervento introduttivo cui seguiranno fasi uniche per la discussione e per le dichiarazioni di voto, con possibilità di presentare risoluzioni distinte per entrambi i temi in discussione.

Dopo le comunicazioni del Presidente del Consiglio la seduta proseguirà con le relazioni e l'avvio della discussione generale del documento della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari concernente l'autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro dell'interno.

La discussione generale proseguirà nella seduta di domani; seguiranno le repliche e le dichiarazioni di voto, al fine di pervenire al voto nominale con scrutinio elettronico alle ore 13. I senatori che non abbiano partecipato alla votazione potranno comunicare il proprio voto palese ai senatori Segretari fino alle ore 19. Successivamente sarà proclamato il risultato.

Il pomeriggio di domani sarà dedicato al sindacato ispettivo.

Restano confermate, per giovedì 21 marzo, le mozioni di sfiducia individuale nei riguardi del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: per le votazioni saranno indette due chiame. Alle ore 15 si svolgerà il question time, con la presenza dei Ministri dell'economia, delle politiche agricole e della salute.

Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni

Martedì

19

marzo

h. 15,30

- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo 2019 e sul memorandum d'intesa tra il Governo italiano e il Governo cinese nell'ambito del progetto economico "Via della Seta"

- Doc. IV-bis, n. 1 - Proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di non concedere l'autorizzazione a procedere per reati ministeriali nei confronti del ministro Salvini (votazione a maggioranza assoluta con procedimento elettronico e urne aperte) (*)

- Sindacato ispettivo

- Mozioni di sfiducia individuale nei riguardi del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (giovedì 21, ore 9,30)

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 21, ore 15)

Mercoledì

20

"

h. 9-20

Giovedì

21

"

h. 9,30

(*) La votazione avrà luogo alle ore 13 di mercoledì 20 marzo con scrutinio nominale simultaneo, senza proclamazione immediata del risultato. I senatori che non abbiano partecipato alla votazione potranno comunicare il proprio voto palese ai senatori Segretari, che ne terranno nota in appositi verbali fino alla chiusura delle operazioni di voto, alle ore 19.

Martedì

26

marzo

h. 12-20

- Disegno di legge n. 1018-B - Decreto-legge n. 4, Reddito di cittadinanza e pensioni (approvato dal Senato) (ove modificato dalla Camera dei deputati) (scade il 29 marzo 2019)

- Disegno di legge n. 5-199-234-253-392-412-563-652-B - Legittima difesa (approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)

- Mozioni su:

- autismo

- riserve auree della Banca d'Italia

Mercoledì

27

"

h. 9,30-20

Giovedì

28

"

h. 9,30

Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 1018-B (Reddito di cittadinanza e pensioni) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.

Gli emendamenti al disegno di legge n. 5-199-234-253-392-412-563-652-B (Legittima difesa) dovranno essere presentanti entro le ore 12 di venerdì 22 marzo.

Ripartizione dei tempi per le Comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo 2019
(2 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto)

Governo

30'

Gruppi 2 ore, di cui:

M5S

29'

FI-BP

20'

L-SP-PSd'Az

20'

PD

18'

FdI

12'

Misto

11'

Aut (SVP-PATT, UV)

10'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1018-B
(Decreto-legge n. 4, Reddito di cittadinanza e pensioni)

(5 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori di maggioranza

30'

Relatori di minoranza

30'

Governo

30'

Votazioni

30'

Gruppi 3 ore, di cui:

M5S

43'

FI-BP

30'

L-SP-PSd'Az

29'

PD

28'

FdI

18'

Misto

17'

Aut (SVP-PATT, UV)

15'

Dissenzienti

5'

Sulla vicenda della nave Mare Jonio

PINOTTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PINOTTI (PD). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori.

Prima del suo intervento, presidente Conte, che ascolteremo con attenzione, nel quale lei ci dirà cosa andrà a dire in Europa, vorrei dirle che l'Europa si chiede anche se l'Italia, con questo Governo, stia perdendo quei valori che l'hanno contraddistinta nella sua storia millenaria. Lei oggi non può non dire nulla, per l'ennesima volta, su quanto sta accadendo sulla nave Ionio al largo delle coste di Lampedusa. Non è la strumentalizzazione di un singolo caso, Presidente. (Proteste dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Lei non ha detto nulla sulla Sea Watch, non ha detto nulla sulla nave Diciotti (Applausi dal Gruppo PD), una nave che non è di una ONG, ma è una nave della Guardia costiera italiana, dove persone...

PRESIDENTE.Senatrice Pinotti, lei non deve rispondere direttamente, risponda a me e basta. Continui.

PINOTTI (PD). Una nave dove persone in uniforme - quelle uniformi che il Ministro dell'interno si mette continuamente, ma il rispetto delle persone in uniforme si dimostra diversamente (Proteste dal Gruppo L-SP-PSd'Az) - sono state costrette a rimanere al largo con le persone imbarcate sulla nave non avendo indicazione su cosa fare.

I porti non dipendono dal Ministro dell'interno, ministro Toninelli: lei è qui e come Ministro delle infrastrutture i porti dipendono da lei.

Presidente Conte, la questione dipende anche da lei, perché ho sentito l'intervista del ministro Salvini sulla nave della ONG (definita la nave dei centri sociali). Ebbene, se ci sono responsabilità verranno perseguite, sarà la magistratura a farlo, non lo può fare il ministro Salvini, ma lei oggi non può consentire che delle persone ancora una volta vengano tenute in ostaggio per fare la faccia feroce a fronte, in realtà, di politiche sull'immigrazione che sono deficitarie per quello che riguarda i rimpatri. (Applausi dal Gruppo PD). Faccia scendere quelle persone dalla nave, signor Presidente, le faccia scendere per la dignità del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZAFFINI (FdI). Ancora?

DE PETRIS (Misto-LeU). Sì, ancora. Ho tutto il diritto di parlare in quest'Aula e di chiedere, visto che oggi abbiamo il Presidente del Consiglio, un'assunzione di responsabilità, finalmente, su questa vicenda. Per l'ennesima volta, ci troviamo di fronte a un conflitto, che viene in qualche modo ratificato, tra il salvare le persone, e quindi tra il primato - Presidente, mi rivolgo a lei - della salvezza delle vite umane e le regole e controregole (potremmo discutere a lungo sulla direttiva da poco emanata). Vogliamo ancora una volta, Presidente del Consiglio, una parola che non rimandi solo all'Europa, ma alla nostra responsabilità. Avete intrapreso una guerra contro tutte le ONG. Noi ci troviamo di fronte adesso alla nave Mare Jonio, una nave italiana, che ha fatto il suo dovere, ossia raccogliere 49 persone che si trovavano in una situazione molto grave, da quattordici ore in balia del mare. Questo è il punto.

La preghiamo, quindi, ancora una volta, Presidente, ora che ci saranno le comunicazioni sul Consiglio europeo, di non raccontarci solo quanto andrà a dire in Europa, ma di assumersi le sue responsabilità. L'assunzione di una responsabilità, presidente Conte, che in questo momento è quella di far entrare la nave, che è territorio italiano.

Poi, una volta per tutte, su questa storia della chiusura dei porti, noi non abbiamo mai visto traccia di provvedimenti, nonostante poi facciate le coperture al Ministro dell'interno. C'è Toninelli: ogni tanto qualcuno ci venga a spiegare e ci faccia vedere il provvedimento sulla chiusura delle acque territoriali. Avete dichiarato guerra a qualcuno? C'è una guerra in corso? C'è un problema di epidemia in corso? Questa storia continua ad andare avanti, ma il problema è soltanto uno: per puri scopi di ricatto, come è stato per la nave Diciotti di cui discuteremo tra poco, oppure per scopi mediatici, voi continuate a perseguire una politica che ha solo l'interesse della propaganda e, ancora una volta, calpesta il diritto del mare e tutte le leggi internazionali e soprattutto, cosa che a noi preme, non tiene in nessun conto il valore primario dell'appartenenza alla specie umana. Parleremo poi anche dei cambiamenti climatici, ma appartenere alla specie umana implica la solidarietà umana, che è innanzitutto il dovere, l'istinto, che dovrebbe essere naturale, di salvare le vite umane. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU).

CIRIANI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). A che titolo?

CIRIANI (FdI). Signor Presidente, intervengo per capire cosa sta succedendo in Assemblea, perché non ho ben capito se abbiamo aperto un dibattito sulla politica italiana in tema di immigrazione, di ONG, di contrasto all'immigrazione clandestina. In questo caso, chiediamo di rivedere i tempi di discussione e allungare il tempo a disposizione dei Gruppi, perché avremmo molte cose da dire su questo argomento e sulla vicenda della nave Mare Jonio, su chi la capitana, sui personaggi dei centri sociali resisi protagonisti, in un passato non troppo lontano, di episodi di violenza gratuita ai danni degli avversari politici. (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP-PSd'Az).

Adesso sono diventati i nuovi paladini dell'immigrazione, dell'accoglienza, delle politiche umanitarie, che però non hanno praticato quando facevano politica attiva a Padova, in Veneto e in altre parti d'Italia, Presidente. (Applausi dal Gruppo FdI).

Se dobbiamo discutere di questo, noi discutiamo molto volentieri, però vogliamo avere il tempo sufficiente per farlo, per argomentare, per parlare di blocco navale e di mille altre cose. Altrimenti chiedo che la discussione si limiti a quanto previsto dalla Conferenza dei Capigruppo: Consiglio europeo, politiche commerciali con i cinesi e accordo Via della Seta. (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP-PSd'Az).

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo 2019 e sul memorandum d'intesa tra il Governo italiano e il Governo cinese nell'ambito del progetto economico "Via della Seta" e conseguente discussione (ore 15,54)

Approvazione delle proposte di risoluzione nn. 1 e 3. Reiezione delle proposte di risoluzione nn. 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2018 e sul memorandum d'intesa tra il Governo italiano e il Governo cinese nell'ambito del progetto economico "Via della Seta" e conseguente discussione».

Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, dopo l'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri, seguiranno fasi uniche per la discussione e per le dichiarazioni di voto. I tempi del dibattito sono stati ripartiti tra i Gruppi per complessive due ore.

Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte.

CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, gentili senatrici e senatori, sono qui, come da programma, per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo prossimi.

Non posso però esimermi dal fare qualche osservazione. Sono stato sollecitato, come responsabile del Governo, a intervenire su quest'ultimo caso emergenziale. A questo riguardo, vorrei dire che si è parlato di assunzione di responsabilità. Chi vi parla, a nome del Governo, si è sempre assunto dall'inizio la responsabilità che compete al Governo e continuerà a farlo.

Domani quest'Assemblea sarà chiamata a pronunciarsi sulla vicenda che riguarda il vice presidente Salvini e il Presidente del Consiglio dei ministri, che oggi vi parla, domani tornerà, perché su questa vicenda - come ho già detto - c'è una chiara linea politica in tema di migrazione che questo Governo sottoscrive e il responsabile dell'Esecutivo sottoscrive per primo.

Si tratta di una politica che può piacere, può essere opinabile. Diversi indirizzi politici sono stati espressi in passato e non tocca a me, oggi, valutarne gli esiti. Da parte nostra, noi li abbiamo giudicati insoddisfacenti, partendo da un presupposto concettuale e pratico fattivo: il concetto di accoglienza è diverso da quello di sbarco. Consentire sbarchi indiscriminati senza limiti non equivale a offrire accoglienza. (Applausi dai Gruppi M5S, L-SP-PSd'Az e FdI. Commenti dal Gruppo PD).

Dico questo senza nulla togliere a chi l'ha pensata diversamente e ha fatto valutazioni diverse. Abbiamo ritenuto che occorresse un diverso approccio per quello che a me piace chiamare non il fenomeno della migrazione, ma il problema politico, giuridico, economico e sociale della regolazione e della gestione dei flussi migratori. Il presupposto è che questo problema complessivo vada affrontato con un approccio strutturale e in modo da non rimanere schiacciati dal caso emergenziale.

Ovviamente non posso dedicare le mie comunicazioni odierne a sviscerare il caso emergenziale, in quanto ce ne stiamo occupando con gli uffici e i Ministeri competenti. Per rassicurarvi - perché comprendo le premure e sono stati evocati anche interessi fondamentali della persona - vorrei ricordare che, in tutti i casi emergenziali (anche quelli più drammatici, che hanno avuto gli onori delle cronache nei mass media per vari giorni), noi abbiamo sempre tutelato i diritti fondamentali delle persone e siamo sempre tempestivamente intervenuti per assicurare assistenza sanitaria ai bisognosi. Anzi, visto che si sta parlando di questo caso emergenziale, vi preciso che è stato prestato un soccorso sanitario (che si è poi rivelato superfluo, perché non sono state accertate patologie) anche a uno dei migranti della nave Mare Jonio. E così continueremo a fare anche perché - attenzione - riteniamo che disincentivare gli sbarchi non solo contrasta più efficacemente il traffico di esseri umani (che è una cosa indegna per qualsiasi Paese civile), ma - ovviamente - evita anche il pericolo. Infatti, a parte che, quando questi percorsi iniziano, i pericoli hanno inizio dal Paese di origine, il pericolo maggiore - ahimè - come negli anni scorsi è stato dimostrato, è proprio quando le persone attraversano il Mediterraneo.

Venendo a noi, mi soffermo sul prossimo Consiglio europeo, che è il quarto a cui prenderò parte da quando ho l'onore di presiedere il Governo italiano e il quinto se consideriamo anche il Consiglio straordinario che si è tenuto lo scorso 25 novembre, nel corso del quale abbiamo approvato l'accordo di recesso con il Regno Unito e la dichiarazione politica. Questo quarto Consiglio europeo assume una valenza politica peculiare perché si svolge due mesi prima delle elezioni per il nuovo Parlamento europeo e deve al contempo confrontarsi con sfide cruciali per l'Europa di oggi e domani.

C'è un trait d'union tra i principali temi in agenda al Consiglio europeo. Mi riferisco alla capacità dell'Unione europea di affrontare unita, da leader globale, temi che sono in agenda: l'epilogo della Brexit, il rapporto dell'Unione europea con la Cina, la priorità della crescita, del lavoro, dello sviluppo industriale e dell'innovazione, a fronte del rallentamento internazionale dell'economia e, infine, il cambiamento climatico. Se non saprà rimanere unita, l'Unione europea non potrà essere né forte, né competitiva, prima di tutto sul piano politico, nel definire e perseguire la propria posizione in ordine alle priorità appena menzionate, rispetto alle quali è evidente che nessuno Stato nazionale, muovendosi isolatamente, potrà mai assicurare e garantire una compiuta ed efficace tutela dei propri interessi nazionali.

In questo senso l'Italia si riconosce pienamente in un approccio europeo, come l'unico foriero di un futuro migliore per i nostri cittadini e per i cittadini dell'intero continente. L'esigenza di un'Europa unita al suo interno e forte nel mondo va tenuta a maggior ragione presente nell'attuale fase di fine legislatura europea. In vista dell'avvicendamento del Parlamento europeo e della Commissione europea viene ancora più in rilievo - se mi permettete - il ruolo del Consiglio europeo e quindi dei Governi. Occorre dunque che questo organo primario dell'Unione abbia discussioni e prenda decisioni con vero spirito europeo, capace di mantenere coesa l'Unione, che adesso si è dilatata - siamo arrivati a 28 Stati membri - e che necessita, ora più che mai, di unità di intenti e di spirito solidale al suo interno. Per essere forte nel mondo - tornerò su questo punto quando ragionerò di rapporti con la Cina e con il Regno Unito - l'Europa deve essere un attore di respiro globale già al suo interno, elaborando adeguate strategie in materia di crescita, lavoro, sviluppo industriale e innovazione.

Vedo purtroppo confermarsi - questo mi preoccupa molto - un approccio europeo prociclico e procedurale, che negli ultimi si è mostrato evidentemente inadeguato rispetto alla sfida della crescita e all'esigenza di equilibrio tra la riduzione e la condivisione dei rischi. Il rallentamento economico globale sta avendo un impatto sulla congiuntura economica in Europa e necessita di una risposta europea, con un rafforzamento della domanda interna e con un impulso alla crescita attraverso maggiori investimenti e più coraggiose riforme. In particolare, l'esigenza di un rilancio della domanda interna è supportata da nuove evidenze empiriche, autorevolmente prodotte e argomentate, che in questo rilancio individuano la giusta risposta alla necessità che la crescita economica europea non sia eccessivamente dipendente dalla domanda esterna, vale a dire dall'export, e al rischio di una possibile tendenza strutturale dell'economia mondiale alla stagnazione. In questa prospettiva, soprattutto gli Stati membri che hanno spazio fiscale o surplus commerciali dovrebbero usarli a sostegno della domanda e degli investimenti pubblici, in modo da permettere all'Europa di crescere a pieno potenziale e di reagire alle tensioni provocate dagli altri, rafforzando e rendendo più resiliente la propria economia.

La continua sollecitazione alla crescita e alla competitività è da accogliere se è finalizzata ad accrescere gli standard di vita dei cittadini europei, ma è da respingere se nasconde un mero spirito mercantilista: lo vietano le regole europee, che non possono essere invocate solo quando ritenute convenienti. Per essere più espliciti, crediamo che la crescita della produttività del lavoro debba alimentare la crescita dei salari dei lavoratori (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az), piuttosto che favorire l'accumulo dei surplus commerciali, che peraltro, oltre una certa misura, sono vietati dalle stesse regole europee.

Questi aspetti devono essere al centro della discussione di un Consiglio europeo che guardi alla realtà di un continente che soffre tuttora di troppe asimmetrie sul lavoro (lo dico soprattutto con riguardo ai giovani) e sulla crescita e deve ancora completare quel pilastro sociale adottato a novembre 2017 al vertice informale di Göteborg.

È in chiave di impulso europeo alla crescita, al lavoro, alla sicurezza sociale che auspico sia orientata la discussione che il Consiglio europeo avrà sul mercato, rispetto al quale occorre promuovere la rimozione delle barriere ingiustificate, in particolare nel settore dei servizi, con sollecitazioni per la Commissione a prospettare e realizzare una visione di lungo periodo per il futuro industriale dell'Europa; maggiori investimenti nella ricerca e nell'innovazione; una più equa competizione al suo interno e a livello globale, con una politica commerciale ambiziosa e che protegga l'Unione europea contro le pratiche scorrette.

L'Unione europea, anche nella prospettiva della nuova legislatura dopo le elezioni per il Parlamento europeo, deve lavorare a una vera strategia industriale europea, capace di creare crescita e occupazione attraverso il sostegno, con adeguate risorse, alle nuove tecnologie, alla ricerca e all'innovazione e capace di tutelare imprese e mercati europei da strategie aggressive di Paesi terzi.

Questi impegni e l'obiettivo primario di sostenere crescita, lavoro e inclusione sociale sono al centro dell'azione del Governo italiano, ma la sfida di un'economia che cresca e crei posti di lavoro richiede uno sforzo europeo, come dimostra la recente polemica in materia di tecnologia delle comunicazioni. Dovremmo domandarci come mai uno spazio economico affollato da mezzo miliardo di persone, con livelli di istruzione tra i più elevati, con standard di vita tra i più alti al mondo, non sia stato capace di sviluppare sul tema delle telecomunicazioni un'infrastruttura alla frontiera della tecnologia, capace di soddisfare a pieno tutte le proprie e nuove esigenze. Non credo francamente che sia dipeso da carenze di intelligenze o di risorse destinate alla ricerca; credo piuttosto che questa inefficienza riveli un'altra manifestazione della mancanza di visione di lungo periodo dell'Europa a cui l'Italia può porre rimedio rilanciando l'idea di un'Europa protagonista nel mondo.

Si tratta di un percorso in cui l'Italia, Paese fondatore e potenza industriale europea e globale, intende fare la sua parte e adoperarsi affinché la politica industriale, anche nel sostegno alle piccole e medie imprese e nella regolazione degli aiuti di Stato alle imprese europee, sia accompagnata da un approccio equilibrato e da politiche di convergenza, senza le quali solo alcuni Stati membri potranno sostenere i costi della citata politica industriale.

Quanto alla politica commerciale, è fondamentale preservare la coesione dell'Unione europea nei confronti degli altri attori globali, dagli Stati Uniti (con cui l'Unione deve proseguire il dialogo e l'agenda commerciale positiva che è stata definita tra il presidente Juncker e il presidente Trump lo scorso 25 luglio) alla Cina, su cui ovviamente mi soffermerò tra breve.

Prima di farlo, considero doveroso richiamare il sostegno italiano a un approccio ambizioso dell'Unione europea ai cambiamenti climatici, che considero componente essenziale di un'economia europea moderna e che saranno oggetto di un breve paragrafo delle conclusioni del Consiglio europeo, volto a consolidare un linguaggio unitario rispetto a un'intensa agenda del Consiglio ambiente dell'Unione. Alla sfida dei cambiamenti climatici l'Unione europea deve dedicare il meglio della sua capacità di adattamento ai mutamenti globali. Anche in questo caso gli sforzi nazionali da soli non bastano per garantire un futuro migliore.

Il tema della sostenibilità è centrale anche ai fini della crescita del continente. Il potenziale di crescita dell'Europa - e questo spesso viene trascurato - potrebbe tornare ai livelli sperimentati nel passato, se solo decidessimo di accelerare la transizione verso un'Europa decarbonizzata. Un grande piano di investimenti pubblici, finalizzati a questo scopo, darebbe un grande impulso anche a quelli privati, garantendo una robusta crescita ecocompatibile all'intero continente. Questa visione è coerente con il recente richiamo autorevolmente effettuato dal presidente Mattarella il 12 marzo scorso a Belluno, in occasione della cerimonia commemorativa dell'alluvione che ha afflitto la Regione Veneto lo scorso ottobre.

La sessione economica del Consiglio europeo non avrà, a differenza del Consiglio europeo di dicembre scorso, un corrispettivo in forma di Eurosummit; rimane non di meno oggetto della nostra attenzione il percorso verso l'Eurosummit di giugno che, con una legittimazione in parte attenuata, a seguito delle elezioni per il Parlamento europeo di fine maggio, dovrà attuare, preparate dall'Eurogruppo, le decisioni dell'Eurosummit dello scorso dicembre.

Sono in gioco, tuttavia - e conviene su questo soffermarsi un attimo - argomenti di fondamentale importanza per il futuro assetto economico e finanziario dell'Unione europea. Mi limito a richiamare, tra gli altri, i temi del budget dell'Eurozona, dello schema europeo di garanzia dei depositi (il cosiddetto EDIS) e degli emendamenti al Trattato sul meccanismo europeo di stabilità.

In particolare, è attualmente aperta in seno all'Eurogruppo la discussione sulla definizione di uno strumento di bilancio per la competitività e la convergenza, appunto il budget dell'Eurozona, nell'ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale. La questione è molto delicata per i nostri interessi nazionali: come sempre, ogni nuovo strumento può tornare utile ed efficace per rafforzare il nostro sistema economico-finanziario, ma, al contrario, può rivelarsi anche molto insidioso, a seconda di come venga concepito e concretamente strutturato.

Per l'Italia - lo voglio chiarire subito - è prioritario che tale strumento sia di dimensioni adeguate, prevedendo anche una sua capacità di prendere a prestito sui mercati finanziari, che offra un vero supporto a investimenti e riforme, che abbia funzioni anticicliche e di stabilizzazione e, soprattutto, che non sia sottoposto a condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti.

La discussione sulle relazioni esterne, prevista alla cena di lavoro del Consiglio europeo di giovedì 21, riguarderà i rapporti tra l'Unione europea e la Cina, in vista del vertice Unione europea-Cina, previsto come sapete per il 9 aprile, che potrebbe seguire di pochi giorni - e l'argomento, comprendete bene, non è da trascurare - la conclusione del negoziato economico-commerciale in corso tra Washington e Pechino. Il vertice Unione europea-Cina a Bruxelles avverrà, inoltre, a poco più di due settimane dalla conclusione della visita di Stato del presidente Xi Jinping in Italia. Agli omologhi europei, giovedì, potrò quindi ribadire la piena coincidenza tra la visione italiana del rapporto con la Cina e la strategia seguita dall'Unione europea, che sarà persino rafforzata dall'approccio italiano.

Confido che il 9 aprile il nostro memorandum con Pechino sull'iniziativa Belt and Road - una delle tante intese che verranno firmate, voglio precisare - non desterà più grande attenzione. In questi giorni, però, è alta l'attenzione dell'opinione pubblica ed evidentemente anche vostra verso i contenuti e le finalità di questo documento.

Ho avuto già modo di evidenziare e dichiarare pubblicamente: non è un accordo internazionale. Non crea vincoli giuridici. Se proprio volessimo definirlo da un punto di vista tecnico, potremmo, più correttamente, ragionare di una mera intesa programmatica che, ribadisco, pur non dando luogo a impegni giuridicamente vincolanti, delinea obiettivi, principi, modalità di collaborazione nell'ambito dell'iniziativa Belt and Road, che è un grande progetto di connettività euroasiatica e che, sin dal suo lancio, nel 2013 (quindi, non ieri e neppure l'altro ieri), ha attirato l'interesse dell'Italia e dei suoi Governi.

La nostra attenzione economico-commerciale nei confronti di queste infrastrutture e della Cina stessa è pienamente legittima ed è giustificata proprio alla luce dei nostri interessi nazionali. Per questa via - attenzione - potremo potenziare il nostro export verso un mercato di enormi dimensioni. Le nostre imprese avranno la chance di poter direttamente partecipare alla realizzazione di nuovi e importanti investimenti infrastrutturali. La nostra penisola, e segnatamente i nostri porti, i nostri scali commerciali, non saranno così bypassati dai nuovi traffici, ma potranno anch'essi godere a pieno titolo dei vantaggi economici e valorizzare la loro posizione geografica di terminali naturali di questa nuova Via della Seta.

Attenzione: il perimetro del memorandum sulla Belt and Road è squisitamente economico-commerciale. Esso non mette minimamente in discussione la nostra collocazione euroatlantica. Il suo contenuto, che è stato negoziato per lunghi mesi con Pechino, coinvolgendo tutte le amministrazioni interessate, non presenta alcun rischio per i nostri interessi nazionali ed è pienamente in linea con la strategia dell'Unione europea, promuovendola, anzi, come nessun Paese membro ha fatto sinora nel suo dialogo con Pechino.

Il memorandum, infatti, imposta con estrema chiarezza la collaborazione sulla Belt and Road, in raccordo con i principi espressamente richiamati dall'Agenda 2030, dall'Agenda 2020 di Cooperazione Unione europea-Cina e dalla strategia dell'Unione europea per la connettività euroasiatica, capisaldi dell'approccio dell'Unione europea verso la Cina. Esso promuove, inoltre, con forza, i principi, condivisi in ambito europeo, di mutuo vantaggio, reciprocità, trasparenza, sostenibilità, tutela della proprietà intellettuale e prevede la creazione di un vero level playing field. Posso rivendicare, quindi, a buon titolo, e a ragione, che il nostro approccio alla Belt and Road è tra i più lungimiranti ed efficaci che siano mai stati applicati in ambito europeo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Vorrei poi anche rimarcare, perché la questione non è trascurabile e, quindi, la offro anche al dibattito pubblico, che altri Stati membri, pur non avendo stipulato analoghe intese con Pechino, già collaborano, molto più di noi, su questa iniziativa. La verità è che l'Italia ha scelto un approccio trasparente, formalizzando la collaborazione con la Cina in una cornice ben definita, preferendo così esplicitare con chiarezza i pilastri fondamentali di matrice europea da cui ci lasciamo ispirare.

Rispetto al memorandum of understanding firmato da altri Paesi, fuori e dentro l'Unione europea, il nostro stabilisce un raccordo molto più esplicito con le linee e le norme dell'Unione europea e promuove con più forza i valori e gli interessi dell'Italia. E, se mi permettete, questo è un gran vantaggio per l'Europa stessa. Su quest'ultimo aspetto vorrei precisare che l'attenzione del Governo non si è esaurita con il negoziato sul memorandum. Come nelle collaborazioni con altri Paesi, il Governo italiano opererà, nell'ambito della Belt and Road, un attento monitoraggio delle singole iniziative di collaborazione che saranno avviate a valle del memorandum per garantire che anch'esse siano promosse con attenzione alla difesa degli interessi nazionali, alla protezione delle infrastrutture strategiche, anche quelle nel campo digitale, e prevenendo il trasferimento di tecnologie in settori sensibili.

Alla discussione al Consiglio europeo, al vertice Unione europea-Cina del 9 aprile, seguirà poi la mia partecipazione (ho già anticipato la mia adesione) alla seconda edizione del forum Belt and Road in programma a Pechino il 26 e il 27 aprile. Il Forum, che riunirà un numero elevato di Paesi, mi offrirà un'ulteriore occasione per promuovere, in uno spirito di collaborazione con Pechino, quella che deve essere la visione italiana ed europea sull'iniziativa Belt and Road.

Alla discussione sui rapporti con la Cina, il Consiglio europeo arriverà dopo una sessione - quella di apertura, giovedì 21 pomeriggio - in cui, in formato 27 (senza il Regno Unito evidentemente), si discuteranno gli ultimi sviluppi relativi alla Brexit.

Nonostante gli sforzi negoziali aggiuntivi sulla questione irlandese e l'intesa raggiunta da May e Juncker l'11 marzo scorso, la settimana scorsa - lo sapete - c'è stato un secondo voto negativo del Parlamento britannico sulla ratifica dell'accordo di recesso. Questa decisione è avvenuta a pochi giorni dalla data stabilita per l'uscita dall'Unione europea che, lo ricordo, è il 29 marzo 2019. Nonostante il poco tempo a disposizione, dobbiamo cogliere i messaggi positivi emersi dai voti successivi a quello sulla ratifica, con cui il Parlamento britannico ha espresso la volontà di evitare una Brexit senza accordo, e dobbiamo lavorare insieme ai partner europei per garantire un'uscita in termini chiari e amichevoli, chiedendo un differimento dei tempi di uscita dall'Unione europea.

È molto probabile, quindi, che i 27 Capi di Stato e di Governo al Consiglio europeo saranno chiamati a discutere una possibilità di proroga della data di uscita. Come anticipato dallo stesso Governo britannico, non si tratterà, però, di una proroga in bianco ma, se del caso, di un differimento funzionale all'obiettivo di garantire un recesso ordinato.

Come abbiamo sempre fatto durante questo faticoso - permettetemi di dirlo - negoziato, dalle dinamiche molto complesse, continueremo a lavorare per una Brexit ordinata, nel pieno rispetto della volontà del popolo britannico e delle decisioni del Parlamento di Londra, ma anche ribadendo la necessità di maggiore responsabilità e di maggiore chiarezza nell'interesse dei nostri cittadini e delle nostre imprese. L'auspicio è che le decisioni di questi giorni a Londra garantiscano un'uscita del Regno Unito dall'Unione europea senza strappi, in maniera ordinata, in modo da poter costruire una relazione futura tra Unione europea e Regno Unito che sia all'altezza dei profondi, speciali rapporti che abbiamo costruito con i britannici in oltre quattro decenni di comune partecipazione al processo di integrazione europea.

In un contesto che mantiene ancora forti elementi di incertezza, il Governo italiano continuerà a lavorare per garantire la tutela dei diritti dei cittadini, delle nostre imprese e della stabilità finanziaria, anche nell'ipotesi, che davvero è poco auspicabile, di un'uscita senza accordo (il famoso no deal) per il 29 marzo 2019.

Ai temi sinora citati, si aggiunge anche un breve paragrafo, nelle conclusioni, riservato ad uno stato dell'arte sulle azioni poste in essere a contrasto della disinformazione, con un invito alle piattaforme on line e ai social network ad assicurare elevati standard di responsabilità e di trasparenza.

A giugno il Consiglio europeo riceverà un rapporto sulle elezioni apprese, che verrà predisposto dalla Presidenza con la Commissione e con l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Mogherini. Per l'Italia, uno sforzo europeo coordinato su un fenomeno ormai percepito in molti Paesi europei come una minaccia alla democrazia è necessario, proprio in virtù della natura complessa e plurale del problema e delle relative insidie. La disinformazione, venendo da una molteplicità di soggetti statuali e non, richiede un approccio strategico multidimensionale e di ampio respiro, che accanto ad una rafforzata cooperazione internazionale preveda anche un investimento di lungo periodo nella formazione dei giovani e non trascuri, naturalmente, i delicati profili di necessaria garanzia della libertà d'informazione, fondamento essenziale delle nostre democrazie.

È proprio la piena tutela della democrazia, anche sul piano del diritto al lavoro, alla sicurezza e al benessere, che rende necessari nei leader europei una visione strategica e un impulso a politiche europee di più ampio respiro. Con questo spirito, il Consiglio europeo potrà affrontare la transizione verso la fase successiva alle elezioni del Parlamento europeo, ponendosi in sintonia con una domanda di cambiamento che - attenzione - attraversa l'intero continente e merita risposte urgenti, che possano realizzare le premesse per un futuro migliore per i nostri cittadini.

Vi sono davvero grato per l'attenzione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Eventuali proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Prima di dare inizio alla discussione, vorrei salutare a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto statale d'istruzione superiore «Caduti della Direttissima», di Castiglione dei Pepoli, in provincia di Bologna, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 16,28)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà.

CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente del Consiglio, francamente a me non piace la polemica per la polemica e lei ha fatto una riflessione che, in gran parte del suo discorso, si fa fatica a non condividere. Quando dice, testualmente, che nessuno Stato nazionale, muovendosi in modo isolato, potrà mai assicurarsi una compiuta ed efficace tutela dei propri interessi nazionali, e che in questo senso l'Italia si riconosce pienamente in un approccio europeo come unico foriero di un futuro migliore per i nostri cittadini e per quello dell'intero continente, signor Presidente, il Gruppo per le autonomie, che qui ho l'onore di rappresentare sicuramente sottoscrive in pieno tali dichiarazioni. Ne potrei citare altre, ad esempio lei lamenta, naturalmente, una mancata visione prospettica dell'Europa su alcuni temi: penso che anche questo sia difficilmente non condivisibile.

Il punto vero, però, è uno e su questo, se possibile, la vorrei far riflettere: lei dice cose largamente condivisibili, ma la percezione che c'è in Europa e in generale dell'approccio europeo del nostro Governo è totalmente diversa. I casi allora sono due: o lei - legittimamente, come persona ragionevole - si presta in qualche modo a fare una plastica facciale della politica vera del Governo o - seconda ipotesi - è in atto una revisione, che personalmente mi sentirei di auspicare, della politica europea del Governo. In questo periodo, il Governo, con tutti i suoi Ministri, ha mostrato verso l'Europa una faccia feroce a giorni alterni, ma forse oggi gran parte degli stessi Ministri comincia a capire che quest'approccio è sbagliato.

Faccio un esempio: sappiamo che Francia e Germania hanno sottoscritto il trattato di cooperazione bilaterale di Aquisgrana. La Francia e la Germania sono sempre state, nel bene e nel male, il motore dell'Europa. Ma il posto dell'Italia dov'è? Il posto dell'Italia è nella critica a questi Paesi o nella condivisione, nella complicità e nella collaborazione con questi Paesi per dare nuovo smalto a un'Europa che certamente ha problemi che non riesce a risolvere?

Signor Presidente, noi riteniamo con molta sincerità e speriamo che ci sia una revisione critica della politica del Governo e che l'Italia riprenda il posto che ha sempre avuto.

Lei ha detto in gran parte cose condivisibili e, peraltro, noi non abbiamo gli elementi sulla Brexit non perché non ce li fornisca lei o non ce li abbiamo noi, ma perché non li forniscono gli inglesi, perché hanno una situazione molto difficile. Tuttavia, lei ha evidenziato la polemica su One Belt One Road e tutta la polemica che c'è stata sulla Via della Seta, ma, signor Presidente del Consiglio, la polemica che c'è stata è una congiura contro l'Italia o è il frutto di qualcosa di diverso? Mi permetto di dire che nella politica internazionale gli atti, le parole e le polemiche hanno delle conseguenze.

Gli Stati Uniti d'America stanno facendo una guerra commerciale, in particolare alla Cina, e vogliono creare una situazione di contrasto proprio per la paura di penetrazioni commerciali, ma il problema vero oggi qual è? È che se si rimette in dubbio la collocazione atlantica dell'Italia - e lei ha fatto benissimo a spiegare che questa collocazione non è in discussione - questo avviene perché ci sono degli antefatti. Noi abbiamo avuto un Ministro della difesa che dal mattino alla sera, senza aver interpellato su questo il Ministro degli esteri che si era dichiarato del tutto ignaro, ha spiegato che l'Italia si ritirava dall'Afganistan; poi abbiamo una polemica altalenante sul tema degli F-35, che è non solo un insieme di commesse negoziate, ma anche un insieme di impegni presi a livello internazionale. Andiamo avanti: sul Venezuela la comunità europea ha preso una posizione assieme agli Stati Uniti e noi, anche in questo caso, ci siamo distinti. Allora, ci sono delle motivazioni che stanno alla base di una diffidenza che sta crescendo nei confronti dell'Italia da parte della comunità internazionale.

Lei stesso ha parlato della necessità di un'Europa più unita sotto il profilo dei commerci. Sappiamo che questa è la competenza specifica dell'Unione europea, ma noi auspichiamo che la concertazione che il suo Governo porti al tavolo dei partner europei è di lavorare assieme sul tema della Via della Seta. Non servono fughe in avanti, anche se evidentemente il Governo, in queste ore, ha lavorato per limare i trattati e lei ci può giustamente venire a dire che questo memorandum di intesa non ha impegni giuridicamente vincolanti. Sappiamo bene che gli altri Paesi europei hanno una penetrazione commerciale e rapporti con la Cina più forte di noi. Siamo amici della Cina e crediamo che il Governo faccia benissimo a lavorare per accordi commerciali nella direzione corretta, ma vi chiediamo di essere parte di un disegno europeo perché le fughe in avanti - detto sinceramente - non siamo neanche in grado di farle, perché gli altri, se vogliono, le fanno meglio di noi.

Noi siamo il Paese d'Europa più interessato a un'Europa che decolli.

Se le sue parole oggi in quest'Aula sono il segno che c'è una revisione rispetto alle scellerate polemiche di questo primo anno contro l'Europa a giorni alterni da parte dei Ministri del suo Governo, non guardiamo al passato. Tra il bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno tengo il bicchiere mezzo pieno perché sono un patriota e perché sono interessato a che l'Italia vada nella direzione giusta, indipendentemente da chi governa. I Governi passano, ma l'Italia rimane. Il punto vero è che mi auguro fortemente che la direzione si corregga finalmente e che con questa sua relazione si segni una discontinuità tra una prima parte del suo Governo e una seconda parte. Sappiamo che c'è la campagna elettorale, ci sono le elezioni europee, ci saranno mille polemiche: speriamo che non inquinino e non avvelenino più di tanto i pozzi della politica.

Abbiamo bisogno di trovare una congiunzione di intenti e di destino comune con gli altri Paesi europei, perché siamo del tutto irrilevanti; a dire il vero, questo vale anche per la Francia e la Germania. Quando pensiamo che nell'anno in cui sono nato, il 1955, l'Unione europea rappresentava il 45 per cento del PIL mondiale mentre oggi ha il 20 per cento, ci rendiamo conto di come non possiamo permetterci di procedere in ordine sparso, perché diventiamo irrilevanti tutti. Ma il nostro Governo deve recuperare quello spirito europeo che noi non abbiamo visto in questi mesi.

Altre considerazioni le faranno i colleghi. Io voglio solo dirle che mi auguro che questo Consiglio europeo possa essere produttivo e foriero di risultati positivi.

Voglio esprimere un auspicio anche rispetto al Regno Unito: noi abbiamo un destino comune con il Regno Unito; credo personalmente che sia stato un errore enorme il voto sulla Brexit, a dimostrazione che non ci sono vie di fuga solitarie, e questo lo dico a tutti i sovranisti. Noi dovremmo sì essere sovranisti, ma essere sovranisti europei. Per noi, il nostro vero sovranismo è tornare a identificarci in un destino comune con i nostri partner europei: questo è il sovranismo positivo che io voglio evocare. E mi auguro che il Regno Unito possa recuperare, con queste trattative in zona Cesarini, un senso di un destino comune che inevitabilmente ha con il resto d'Europa.

Le auguro buon lavoro e speriamo che il vertice europeo possa essere positivo per tutti i cittadini del nostro continente. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lucidi. Ne ha facoltà.

LUCIDI (M5S). Signor Presidente, membri del Governo, colleghe e colleghi, ringrazio il signor Presidente del Consiglio per la sua relazione. I temi che verranno trattati nel prossimo Consiglio europeo sono la sintesi delle problematiche su cui i nostri partner europei discutono già da molto tempo. La questione del rilancio economico, la questione ambientale, la questione dei rapporti della UE in questo caso sono su uno scenario internazionale multipolare; lo stesso dicasi per la questione della disinformazione.

Mi concentrerò, lasciando qualche elemento di discussione, soltanto su alcuni di questi fronti, in particolare quello economico e quello ambientale, a me molto caro. È anzitutto fondamentale, signor Presidente, agire sul fronte del cambiamento economico. Come sappiamo, le regole imposte dall'Unione europea sui bilanci degli Stati hanno inibito l'espansione economica e, con le riforme del lavoro approvate negli ultimi anni, hanno anche aumentato precarietà e disoccupazione. Per questo è necessario compiere quello che lei, signor Presidente del Consiglio, ha definito uno sforzo di responsabilità collettiva, e affrontare la questione del lavoro e della disoccupazione giovanile perseguendo un'efficace tutela della dignità della persona, che protegga sia il salario dei cittadini, sia i disoccupati, prevedendo ad esempio un'assicurazione europea contro la disoccupazione, come pure l'introduzione di un salario minimo europeo.

Il Governo del cambiamento ha già dimostrato che è una strada percorribile con l'introduzione del reddito di cittadinanza e le riforme collegate, come ad esempio quota 100. Sono misure che - lo ricordo - oltre a sostenere le fasce più deboli della popolazione, permettono anche di introdurre nuova liquidità nel mercato interno e di conseguenza aumentare l'occupazione. Ma occorre per questo superare il dogma del pareggio di bilancio, che stride con l'esigenza di rilanciare un ruolo pubblico dell'economia con investimenti e opere infrastrutturali. Per questo è il momento di uscire dal dilemma crescita-stabilità.

Questo non esime l'Italia e i partner europei ad attuare riforme coraggiose anche dei meccanismi di funzionamento politico dell'Unione, a partire dalla centralità del Parlamento europeo, che oggi, come sappiamo, incide relativamente nei processi decisionali interni dell'Unione europea.

Non basta. L'Unione europea deve avere una strategia industriale di sostegno alla ricerca e all'innovazione comune, seppur nel rispetto delle peculiarità delle singole realtà. Un esempio su tutti è la tecnologia 5G, sulla quale l'Unione europea non è in grado in questo momento di produrre una risposta sotto il profilo tecnico-economico.

Vorrei terminare con alcune considerazioni che riguardano i cambiamenti climatici, altro tema molto importante del quale andremo a discutere. Sul tema dei cambiamenti climatici è necessario infatti andare oltre i limiti evidenti del cosiddetto sviluppo sostenibile ed anche qui è necessaria una linea comune, che faccia dell'Unione europea un attore globale nella promozione della decarbonizzazione e delle fonti rinnovabili.

Vorrei ora lasciare un'altra considerazione agli atti, ma lo faccio in maniera più libera, perché è un argomento sul quale ho riflettuto nei giorni scorsi. Cari colleghi, avrete sicuramente notato, perché siamo tutti molto attenti, che la scorsa settimana è stata caratterizzata da un fatto e cioè la grande mobilitazione da parte di un'importante fascia della popolazione, in particolare quella giovanile, a sostegno della lotta ai cambiamenti climatici e per richiedere un maggiore sforzo da parte dei Governi. C'è un personaggio che ha catalizzato l'attenzione pubblica ed è la giovane ragazza svedese, Greta, che è diventata la capofila di questo movimento. Ebbene, c'è stata anche una polemica rispetto a una foto pubblicata da questa ragazza mentre era su un treno, ma è stata una polemica strumentale sulla quale non voglio aggiungere altro. C'è però un elemento importante, che è stata la sua risposta, nella quale in parte si legge la chiave e una possibile soluzione al problema. La ragazza giustamente ha affermato, in risposta alla polemica inutile e strumentale sul suo utilizzo di alcune confezioni di plastica, che doveva fare un lungo viaggio e per affrontare un lungo viaggio quello era il suo unico modo per approvvigionarsi del cibo. Risponde che non poteva fare altrimenti: questo secondo me è un elemento molto importante sul quale i nostri cittadini si confrontano probabilmente tutti i giorni. Nessuno dei nostri cittadini è messo nelle condizioni opportune per acquistare e muoversi in maniera sostenibile all'interno di un mercato del lavoro, ma anche di un mercato dei beni e dei consumi, che troppo spesso ci costringono a non seguire pratiche sostenibili.

Credo che sia questa la direzione verso cui andare ed è questo l'intento che ho ritrovato nelle sue parole, sia nel discorso di stamattina alla Camera che in quello di oggi pomeriggio al Senato. Grazie Presidente, buon lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Bagnai).

Senato, composizione

PRESIDENTE. Informo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha comunicato che, occorrendo provvedere, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, all'attribuzione del seggio resosi vacante nella Regione Lazio a seguito delle dimissioni del senatore Marco Marsilio, ha riscontrato, nella seduta odierna, che il candidato che segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo della lista alla quale apparteneva il predetto senatore è Nicola Calandrini.

Do atto alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di questa sua comunicazione e proclamo senatore Nicola Calandrini. (Applausi).

Avverto che da oggi decorre nei confronti del nuovo proclamato il termine di venti giorni per la presentazione di eventuali reclami.

Un benvenuto al senatore Nicola Calandrini.

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 16,45)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 16,45)

MONTI (Misto). Signor Presidente del Consiglio, ascoltarla sulla politica europea dell'Italia è un piacere crescente di volta in volta, perché lei acquisisce dimestichezza sempre maggiore, e soprattutto è un sollievo, dopo le picconate che i suoi Ministri danno a quella politica tra un Consiglio europeo e l'altro.

Questo è penoso per lei e per il Paese, perché è uno schema che ormai conosciamo bene, secondo il quale suoi Ministri "rompono ma non pagano", anzi lucrano o pensano di lucrare in termini di consenso, mandando in frammenti una politica europea dell'Italia costruita nel tempo e i "cocci" non sono loro ma sono suoi, e nostri come cittadini italiani, perché malgrado i suoi sforzi - lo dico sinceramente - molto lodevoli, mai è stata così in basso e così incompresa la politica estera del nostro Paese, in particolare in Europa.

Mi trovavo a Berlino la scorsa settimana, invitato a un'audizione al Bundestag su un documento che avevo preparato per incarico delle tre istituzioni europee sul bilancio settennale dell'Unione e ho visto poi varie personalità che conoscevo da tempo e anche nuove, come la nuova Presidente della CDU, e inevitabilmente la conversazione andava anche sull'Italia, anche se io davo considerevoli colpi di freno, perché non era quello l'obiettivo della mia missione a Berlino. Ho però proprio constatato il loro totale sconcerto, che probabilmente quando si incontrano con lei, essendo, come lei, uomini e donne di mondo, riescono abbastanza a mascherare. C'è una situazione veramente molto delicata, che mal si concilia con le presentazioni che lei ci fa e che, come ha detto il presidente Casini, sono coerenti - non diciamo convenzionali - ed in linea con l'europeismo dell'Italia.

Vorrei concludere chiedendomi come potremmo noi aiutarla a trasformarsi in architetto progettista della politica estera europea dell'Italia da quel restauratore ex post della politica europea dell'Italia che è costretto ad essere oggi. Ebbene, forse non è impossibile. Io già mi ero permesso qui, in una recente occasione, Presidente, di ricordarle l'articolo 95 della nostra Costituzione, che lei conosce benissimo: guardando agli ultimi sei-otto mesi - e siamo ancora prima dell'infuocarsi dei dibattiti per le elezioni europee - la politica estera dell'Italia e quella europea sono state teatro del trionfo dell'incompetenza. La linea è stata fissata da estemporanee uscite verbali - o digitali - di questo o quel membro del Governo, meglio se impreparato nel merito e incompetente nel ruolo. Lei e il Ministro degli esteri, in più occasioni, siete stati smentiti da questo o quel Vice Presidente del Consiglio, in altre occasioni avete abbozzato e rammendato, ma sono gli interessi e la considerazione dell'Italia ad andarci di mezzo.

Ora che a mio giudizio - e credo a giudizio di molti - il Presidente del Consiglio appare rafforzato e apprezzato - le faccio una proposta innocente che le sembrerà burocratica - forse potrebbe diramare ai media nazionali ed esteri un breve comunicato del seguente tenore: «Il Presidente del Consiglio ricorda che ogni dichiarazione di membri del Governo, inclusi i Vice Presidenti del Consiglio, che non riguardi le materie di loro rispettiva competenza, non rappresenta la posizione del Governo italiano. Se tali dichiarazioni vengono rilasciate da esponenti di partiti, questi dovranno indicare che la dichiarazione viene rilasciata a tale titolo. Si invitano in particolare le sedi diplomatiche a non considerare le dichiarazioni di cui sopra come espressione di posizioni della Repubblica italiana». Di fronte a una tale innocenza cristallina voglio vedere chi potrebbe divergere da lei nel Governo che lei presiede. Questo è scolastico e velleitario, ma scusi, Presidente, perché noi italiani dovremmo accettare che il nostro Paese e la nostra bandiera vengano imbrattati e spesso coperti di ridicolo proprio da politici che ogni giorno richiamano noi ai valori della Nazione, della patria, della sovranità?

Lei, a mio avviso, è sulla buona strada per mettere fine a questa fiera della incoerenza e del disprezzo degli italiani - si invoca «prima gli italiani», ma prima gli italiani nel senso del ridicolo, spesso - per dare dignità, coerenza e di nuovo rispetto alla politica estera ed europea dell'Italia. Anche in questo lavoro, signor Presidente, buona missione a Bruxelles e, poi, a Pechino. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà.

ABATE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in queste settimane si discute molto di clima e aumento delle temperature e dei risvolti negativi, ambientali e sociali del problema.

Una relazione speciale dell'IPCC, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, ha mostrato come una delle conseguenze negative del riscaldamento globale sarà il calo della produzione di cibo nel mondo a fronte di un aumento della popolazione. Il documento riporta chiaramente dei possibili rischi legati proprio alla scarsità di cibo e alla possibilità che si verifichino conflitti dovuti a un aumento delle persone che soffrono la fame e la sete. Le aree più colpite saranno quelle dove già insistono ed esistono problemi di sicurezza alimentare.

Da diverse analisi è emerso come il Mediterraneo sia un hot spot del cambiamento climatico, dove saranno più evidenti le variazioni di temperature e regime idrico.

Per quanto riguarda l'agricoltura, i dati dimostrano che ci saranno problemi di approvvigionamento: per ogni grado di riscaldamento il raccolto dei cereali (riso, mais, grano) calerà dal 3 al 10 per cento. Ne deriverà una riduzione del quantitativo di mangimi per gli allevamenti con riduzione di carne, uova e latte. Ci sarà, inoltre, un incremento di malattie e parassiti e il pescato calerà del 10 per cento.

Considerato ciò, il percorso verso un'agricoltura a misura d'uomo è la chiave necessaria per affacciarsi su un futuro nel quale la tutela di ambiente e salute e il rispetto dei diritti primari delle comunità devono tornare ad avere la priorità che spetta loro nella nostra scala di valori. È ormai inderogabile la scelta di soluzioni sostenibili, che riportino al primo posto i reali bisogni delle comunità e la tutela dell'ambiente, scalzando gli interessi di forme imprenditoriali sempre più aggressive.

È dunque urgente tornare a pratiche agricole che non debbano essere sostenute dall'uso di pesticidi, privilegiando colture a destinazione alimentare, produzioni commisurate a reali fabbisogni delle comunità, fertilizzanti organici derivati da compostaggio aerobico, tecniche agronomiche che incrementino la fertilità dei suoli, incentivino la biodiversità e preservino la qualità delle acque e degli alimenti; soprattutto interventi che vadano verso la riduzione del consumo dei suoli destinati alla produzione di cibo, provvedimento al quale stiamo già lavorando a livello nazionale nelle Commissioni competenti.

Ma ciò non basta: le scelte devono essere fatte a livello mondiale per rimanere al di sotto della soglia di 1,5 gradi centigradi di aumento della temperatura. Per questo bisogna intervenire in modo forte e deciso. I cambiamenti climatici attuali, infatti, per rapidità e caratterizzazione, sono solo ed esclusivamente collegati agli interventi antropici e questa posizione è stata riconosciuta dalle maggiori agenzie scientifiche internazionali. Gli Stati e le organizzazioni sovranazionali devono sanare, in primis, la grande frattura che esiste tra le risultanze scientifiche e il mondo politico e proprio dalla scienza farsi guidare per trovare dei rimedi ai gravi ed irreparabili danni che stiamo arrecando al pianeta e al genere umano.

Chiediamo che anche in agricoltura si proceda nella direzione di arrivare alla modifica di tutte quelle pratiche che attualmente favoriscono, determinano e accelerano in modo irreversibile le variazioni climatiche. Bisogna procedere su questa strada, altrimenti si arriverà alla scomparsa del genere umano e alla fine del pianeta.

In questo scenario l'Italia può e deve essere parte attiva di tutte queste politiche di protezione del clima e dell'ambiente. Il sistema europeo inizialmente vedeva come unica soluzione alla questione dei cambiamenti climatici quella di ridurre le emissioni di gas serra, di cui anche l'agricoltura è responsabile, in misura pari al 15 per cento.

Negli ultimi anni ci siamo resi conto che a queste strategie di mitigazione si devono associare tutta una serie di strategie di adattamento. Bisogna fare in modo che l'agricoltura si possa adattare a queste variazioni climatiche. Ecco perché chiediamo espressamente che nei nuovi Programmi di sviluppo rurale sempre più misure siano legate alla possibilità per gli agricoltori di adattarsi nel breve periodo a queste nuove condizioni climatiche. Contestualmente, però, occorre promuovere una serie di politiche atte a ridurre la percentuale di emissioni di gas serra nell'atmosfera di cui l'agricoltura è responsabile.

Presidente Conte, la ringrazio per la sua precisa, puntuale e chiara relazione. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà.

ALFIERI (PD). Signor Presidente del Consiglio, nella missione che lei si appresta a compiere giovedì e venerdì prossimi i temi sono certamente di grande rilevanza.

Desidero trasmetterle tre messaggi. Il primo ha a che fare con quello che ha detto prima il presidente Monti. Lei, presidente Conte, ha misurato, anche recentemente, nelle sedi europee la diffidenza nei confronti dell'Italia, a volte marcata anche da stereotipi. Non voglio alimentare un dibattito che rischia di essere esagerato, ma quella diffidenza va dissipata, perché attraverso l'Europa passano le sfide principali. Pertanto, il primo invito che vogliamo farle, presidente Conte, è quello di provare faticosamente a ricucire lo strappo che è avvenuto con alcuni Paesi storicamente alleati con noi nelle sfide principali. Se ci sarà un fuori sacco sul Venezuela o si parlerà di Russia, è importante mantenere il consenso europeo, essere compatti e dare l'idea che noi investiamo sulla dimensione comunitaria. È importante perché, se lo facciamo su quei dossier, è più facile affrontare anche il tema della gestione dei flussi migratori.

Presidente Conte, l'ho ascoltata con grande attenzione quando ha detto che il problema non è permettere sbarchi senza limiti. Qui nessuno vuole permettere sbarchi senza limiti; qui siamo tutti convinti che in Europa vada trovata una soluzione strutturale. Mi deve però dare una risposta. Il 7 e 8 marzo scorsi, quando a Bruxelles si è discusso di temi importanti quali la riforma del Regolamento di Dublino, il resettlement e la redistribuzione dei rifugiati (laddove in passato noi avevamo ottenuto la redistribuzione obbligatoria, oggi è su base volontaria), dov'era il nostro Ministro dell'interno in questo passaggio fondamentale e importante? Era a fare un comizio a Potenza. (Applausi dal Gruppo PD). È invece lì che deve andare. Capisco la sua ambizione e questa voglia - legittima - di fare il poliziotto, nell'abbigliamento, nel vestiario e anche nel chiedere di arrestare persone, ma il suo lavoro è un altro: è quello di partecipare ai vertici internazionali. Su sei riunioni del Consiglio giustizia e affari interni, egli ha partecipato solo a uno.

Penso che, come Presidente del Consiglio dei ministri, debba essere suo interesse che il Ministro dell'interno partecipi ai consessi dove si discute e si decide in merito a quell'approccio, che noi condividiamo e che lei ha detto prima dover essere strutturale. (Applausi dal Gruppo PD). Infatti, non può esserci sempre un'emergenza e non è con le prove muscolari che si risolve il problema.

Il secondo tema è quello della Brexit. Sono d'accordo con lei: no proroga in bianco, no proroga al buio. Siamo d'accordo. Tuttavia, oltre a dire questo, noi vogliamo sapere in tempi rapidi e chiediamo che il Governo venga a riferire, dopo il Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimi (che affronterà il tema dell'estensione dei termini previsti dall'articolo 50 del Trattato sull'Unione europea), in merito ai possibili piani di emergenza nel caso - che nessuno auspica - in cui la Gran Bretagna decida di uscire senza un accordo. Stiamo parlando di 23 miliardi di export, più del doppio di quanto importiamo dalla Gran Bretagna. Rischiano di scattare le clausole MAC e non ce lo possiamo permettere. Vorremmo capire - so che ci state lavorando - quali sono i piani di emergenza in caso di no deal. Questo è un punto per noi fondamentale.

L'altro punto riguarda un monito per i sovranisti e gli euroscettici. Attenzione, quando si urla con gli slogan «prima i nostri», e si fa campagna elettorale bisogna stare attenti, perché il caso del Regno Unito dimostra che - poi - a pagare sono proprio i nostri (Applausi dal Gruppo PD). Rischierebbero di pagare gli operatori economici e i cittadini che lavorano all'interno del Regno Unito.

C'è poi il tema della Cina. Ho sentito le sue parole, presidente Conte. Lei ha addirittura parlato di operazione più lungimirante fatta dal Governo italiano. Le ricordo che negli ultimi anni, proprio grazie ai Governi Renzi e Gentiloni Silveri, si è costituito il business forum Italia-Cina e si è accorciato il deficit commerciale, portandolo sotto i 15 miliardi di euro. Quindi, bene le intese settoriali: aumentiamole e permettiamo al nostro sistema Paese di essere competitivo e presente con le piccole e medie imprese, perché quelle più grandi ce la fanno anche da sole. Ma sa di cosa siamo preoccupati? Siamo preoccupati per un'adesione ad un progetto globale senza un'interlocuzione approfondita con i nostri partner storici all'interno dell'Alleanza atlantica e all'interno della dimensione europea, perché questo non è solo un progetto economico-commerciale, ma è una visione alternativa nella geopolitica e nella costruzione di un nuovo ordine internazionale, in cui la Cina, legittimamente, aspira ad essere punto di riferimento dei Paesi in via di sviluppo e dei Paesi non allineati. Dunque, attenzione: possiamo stare dentro questo progetto, ma prima occorre definire la cornice europea. C'è un vertice, il 9 aprile, tra Unione europea e Asia: definiamo la cornice europea, parliamo con i nostri partner storici dentro l'Alleanza atlantica e poi andiamo avanti su questo percorso. Lo dico perché la Cina ha costruito in quella via marittima una serie di punti strategici che contrastano con il principale alleato che abbiamo dentro il Patto atlantico. Vediamo gli investimenti sugli Stretti principali, a Malacca, nel nuovo porto di Gwadar, in Pakistan (con 60 miliardi di dollari di investimento), nello Sri Lanka e a Gibuti (in cui ha costruito in poco tempo un'enorme base, proprio accanto alla base storica degli Stati Uniti, per presidiare lo stretto di Bab el-Mandeb). C'è dunque la costruzione di una nuova visione geopolitica, che contrasta con il riferimento principe del Patto euro-atlantico. Questo è allora un punto fondamentale: lo abbiamo discusso con i nostri partner storici? Questa è la domanda fondamentale e via via, con le dichiarazioni più ancora che con i fatti concreti, si dà la sensazione che con l'attuale Governo ci si stia allontanando dai riferimenti storici e cioè dall'atlantismo e dall'europeismo. Noi, dall'opposizione, non lo permetteremo. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico-commerciale «Francesco Viganò», di Merate, in provincia di Lecco, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 17,03)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà.

BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio: « Dio è morto, Marx è morto, e anch'io non mi sento molto bene», con queste parole Ionesco constatava, e in qualche modo sdrammatizzava la morte delle ideologie, salutata da molti come l'apertura di spazi di libertà e di azione politica svincolati da schemi concettuali preordinati.

In Europa la morte delle ideologie si è tradotta nel considerare ammissibile un'unica ideologia: l'europeismo. La morte delle ideologie sta diventando l'assassinio del pluralismo e l'arma di questo assassinio è la criminalizzazione della propaganda. Di quale propaganda? Ovviamente di quella degli altri, di chi non aderisce all'europeismo liturgico, di maniera, che qui spesso viene celebrato. Questa evidenza si impone alla lettura della JOIN(2018) 36, uno dei documenti in esame al quarto punto dell'ordine del giorno del Consiglio. Lo scopo dichiarato è apparentemente nobile: la lotta alla disinformazione. Chi vorrebbe più disinformazione, così come chi vorrebbe, ad esempio, più inquinamento? Nessuno, naturalmente. Il diavolo però è nei dettagli e mi permetto, Presidente, di attirare l'attenzione sua e dell'Assemblea su alcuni di essi, nonostante vi siano, in questo ordine del giorno, anche ben altre priorità. Ne evidenzio tre: il documento si propone esplicitamente di combattere i cosiddetti contenuti legali di disinformazione, sottovaluta il ruolo dei media tradizionali ed è totalmente opaco sul reclutamento e la valutazione dei cosiddetti fact checker indipendenti, gli alacri funzionari del ministero della verità europeo.

Andiamo al primo punto: perché mai si dovrebbero combattere contenuti legali? Nel mondo in cui io e lei siamo cresciuti, i comunisti facevano propaganda per il comunismo, i socialisti per il socialismo e i liberisti per il liberismo, a meno di errori. Un socialista può legittimamente trovare discutibile l'idea che i mercati sanino ogni male del mondo, ma non per questo vorrà considerarla disinformazione: la considererà o una sciocchezza o propaganda. Personalmente sono lieto di essere vissuto in un mondo in cui a nessuno era ancora venuto in mente di criminalizzare la propaganda, che è legittima in un contesto di dialettica politica. Criminalizzare la propaganda per assicurare elezioni democratiche è una contraddizione in termini, una delle tante cui ci ha abituato l'europeismo liturgico.

Quanto al ruolo dei media tradizionali non si contano le informazioni fattualmente false propalate dai media tradizionali, cioè giornali e televisioni. Faccio tre esempi: il 13 marzo scorso Massimo Nava, giornalista in un prestigioso giornale, ci diceva che l'Italia è un percettore netto di fondi dell'Unione europea; è un falso, ma sono stati tutti zitti. Il 27 gennaio 2015, durante «Ballarò» un altro giornalista, Massimo Giannini, diceva che il debito pubblico della Grecia era al 125 per cento, poi è salito al 300 per cento, ma con la cura della Troika è sceso al 175 per cento. Peccato che al 300 per cento non ci sia mai arrivato e che quella cura abbia effettivamente portato il debito dal 125 al 175 per cento. Era una fake news sui media tradizionali. Andando ancora indietro, il «Corriere della Sera» del 2 aprile 2014 scriveva che c'erano tanti disoccupati come nel 1977; peccato che nel 1977 i disoccupati erano la metà.

La propaganda sui media tradizionali è più e non meno insidiosa di quella condotta sui social per due precisi motivi: intanto perché si ammanta di un'aura di posticcia credibilità (normalmente chi disinforma sui media tradizionali è iscritto a un albo o a qualcosa del genere) e poi perché è indirizzata a fasce di popolazione che sono intrinsecamente più fragili, come ad esempio gli anziani, proprio perché la distanza dal web non consente loro di accedere alle fonti primarie.

Passando al punto successivo dobbiamo chiederci chi sono i fact checker. Se il buongiorno si vede dal mattino c'è da rabbrividire. Basta pensare a chi c'è nel comitato di alto livello dell'Unione europea per la lotta alla disinformazione: Gianni Riotta e Federico Fubini, due giornalisti che hanno attivamente promosso una propaganda politica ostile a questa maggioranza, anche con delle cadute nella fake news. Basta pensare a quando Gianni Riotta negava che il secondo comma del primo articolo della Costituzione menzionasse la sovranità popolare, una fake news con l'aggravante dell'odio ideologico.

La sollecito quindi, presidente Conte, ad analizzare il tema del contrasto alla disinformazione partendo dalla serena constatazione del fatto che questo compito, il contrasto, viene affidato a persone che hanno attivamente fatto propaganda contro il suo Governo e questo dovrebbe suscitare in lei e in tutto l'Esecutivo una qualche attenzione. Da cittadino italiano rifiuto con sdegno l'idea che il nostro Paese abbia bisogno di tutele esterne per vivere una democrazia compiuta. Lei che si è dichiarato nostro avvocato difensore saprà difendere non solo l'interesse, ma anche la dignità del popolo italiano da chi implicitamente lo assimila a una massa di decerebrati influenzabili da algoritmi sul web (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Craxi. Ne ha facoltà.

CRAXI (FI-BP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, giungiamo a questo nuovo Consiglio europeo con il consueto spread tra dichiarazioni, fatti e risultati che contraddistingue ormai l'agire di questo Governo e dei suoi azionisti. L'Italia si presenta a questo appuntamento ancora una volta sotto veste di osservata speciale, tanto dal punto di vista economico che per le sue determinazioni sul piano internazionale che costruiscono una sorta di Torre di Babele che getta una luce inquietante sul Paese.

Si dice che la diversità è un valore. È vero, ma quando essa diventa confusione, quando essa assume contorni dell'incoerenza, dell'avventura e dell'improvvisazione, tanto più in un campo delicato quale quello della politica estera, un Paese perde di credibilità, mette a rischio le proprie alleanze, che sono di ordine culturale prima ancora che politico, e pregiudica il suo ruolo internazionale. Purtroppo è quello che sta avvenendo con una certa e preoccupante costanza. Non c'è una strategia, ma non si naviga neanche a vista. Continuate a parlare di un'Unione europea più forte e competitiva, che non ha bisogno di sostenitori fideistici. È una cosa giusta e sacrosanta che sottoscriviamo, ma non si capisce qual è il contributo che il Governo italiano intende dare in questa direzione. Ci sono solo generiche dichiarazioni di cambiamento che equivalgono, come nella miglior letteratura, a non cambiare nulla. E di cambiamento, anche sul tema dell'immigrazione e del necessario approccio europeo, francamente si è visto ben poco. Eppure si ripete che tutto è cambiato.

Il Consiglio affronterà, tra le tante questioni - dalla Brexit al tema dei cambiamenti climatici - il nodo dell'economia. Per noi non è proprio un capitolo delle gioie. Dovrà infatti approvare, o meno, le priorità politiche strategiche dell'analisi annuale sulla crescita che gli Stati membri dovranno inserire nei propri programmi. Mi chiedo, e chiedo al Governo, con quale forza e credibilità l'Italia siederà a quel tavolo e dirà la sua su questo e su altri temi. Ma soprattutto, visto che il Governo critica le ricette comunitarie in materia economica - aggiungo non senza ragione - avrà la coerenza di votare contro questo dossier, o magari di cambiarne i contenuti previsti? Temo che, come nei precedenti casi, seguirà la corrente, salvo poi dichiarare a favor di telecamera l'esatto opposto. Ma, così facendo, non si fa il bene dell'Italia, né dell'Europa, tantomeno si diventa attori credibili.

L'unica cosa che realmente è cambiata in questo lasso di tempo, ma in peggio, sono le previsioni economiche, che annunciano per l'Italia tempi bui e questo grazie anche ad un Governo - il vostro - che ha varato una manovra tutta a debito, priva di investimenti e di sviluppo.

Non è un caso che il country report dello scorso febbraio, base per la discussione in materia economica che affronterà il Consiglio europeo, annoveri l'Italia, insieme alla Grecia e a Cipro, tra i Paesi che presentano «squilibri macroeconomici eccessivi». Grazie a voi nel Consiglio si parlerà della nostra Italia come un Paese "untore", che rischia con le sue politiche economiche balorde di travolgere l'intera Unione europea, che pure sui temi della crescita non è esente da gravi responsabilità.

Di tutte le raccomandazioni al vaglio del vertice, il Governo italiano nella sua azione non ne ha recepita nemmeno una: non fa niente sul debito, niente per sostenere la produttività e non fa niente per far fronte a quelle che nel dossier europeo vengono chiamate le «sfide specifiche».

In questo contesto il tema del memorandum con la Cina rappresenta la ciliegina sulla torta. Abbiamo assistito - in questo caso sì - ad un cambio di rotta silente, ma epocale, per la nostra politica estera, un cambio che finirà per scontentare tanto i nostri alleati storici (Europa ed USA, cui non ci lega solo un rapporto economico-commerciale, ma anzitutto di civiltà e di valori), tanto i nuovi "compagni" di avventura. Anche rispetto a questo mi chiedo con quale credibilità il Governo parlerà nel prossimo Consiglio europeo, che dovrebbe pronunciarsi a favore di ulteriori passi sul tema digitale, quando volete consegnare le nostre infrastrutture, anche quelle digitali, in mano ad una potenza straniera. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Ma sapete che cos'è l'interesse nazionale? Non è un tema per dichiarazioni, ma è la libertà di un popolo e di un Paese.

Francamente, non so se attribuire le vostre affermazioni sulla firma del memorandum a dolo o ad incompetenza: in entrambi i casi è grave e dimostra improvvisazione e inadeguatezza.

Non aver ben chiaro l'orizzonte è preoccupante, poiché è un presupposto necessario per sedersi con consapevolezza al tavolo delle discussioni, avendo chiari obiettivi, rischi e strategie da adottare.

Dunque, cari amici del Governo - e concludo - più serietà, più coerenza, meno dichiarazioni e meno avventure. Siamo alla vigilia di una fase economica e geopolitica delicata e, per dirla con le parole di Dante, con un Governo di tal fatta siamo sempre più «nave senza nocchiere in gran tempesta». (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Monti).

Saluto ad una rappresentanza di studenti
e ad una delegazione del Lions Clubs International

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico «Federico II di Svevia» di Altamura, in provincia di Bari, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Saluto poi, a nome dell'Assemblea, una delegazione del Lions Clubs International di Bressanone, in provincia di Bolzano, che sta seguendo i nostri lavori. (Applausi). Sono frequentatissime oggi le nostre tribune.

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 17,15)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia. Ne ha facoltà.

FLORIDIA (M5S). Presidente Conte, la sua presenza al Consiglio europeo come rappresentante dell'Italia è per questo Parlamento un valore aggiunto, che scaturisce evidentemente dalla sua personale credibilità, fermezza, nonché lungimiranza ed equilibrio, attitudini da lei dimostrate in diverse occasioni, come oggi. Queste doti le permetteranno, al Consiglio europeo, di manifestare, senza remore, il profondo convincimento di questa maggioranza dell'urgenza di un cambiamento di visione e di direzione politica, non solo per l'Italia, ma anche per l'Europa.

Dato che il dibattito verterà, tra gli altri temi, anche sul futuro del mercato unico e del mercato dei capitali, sono certa che ella riterrà utile ricordare che l'origine della parola «mercato» viene dal latino, dal verbo mercari, che significa «comprare», «acquistare». E la lingua latina non è solo il substrato della lingua italiana, ma anche di molte lingue europee. Ecco, mercari: comprare, acquistare; io le chiedo di ricordare, in Europa, che il comprare non può essere al centro, come unico tema, perché non tutto è in vendita.

Signor Presidente del Consiglio, per quel poco che valga, al Consiglio europeo dica che non tutto ha un prezzo, ma che molte sono le cose che, invece, hanno un valore. Dica, per esempio, che non è più in vendita la dignità dei lavoratori, né è più negoziabile il prezzo che il pianeta deve pagare a vantaggio del profitto di un'economia non lungimirante. (Applausi dal Gruppo M5S).

Questo vale anche per la programmazione della politica digitale, per la quale sarà necessario prevedere misure urgenti per la tutela e la difesa dei diritti della nuova cittadinanza digitale, per permettere alle persone di restare tali anche nel mondo digitale e di non diventare, cosa che in parte stanno già diventando, dato prodotto da svendere. Che non si applichi più il paradigma, già applicato (e fallimentare, tra l'altro) nel passato, di una politica industriale rivolta a misure esclusivamente a favore del profitto.

Non è retorica, non è argomento mainstream parlare di sostenibilità ambientale e di diritti delle persone: e per noi profondo convincimento, che viene da lontano, dall'inizio della nostra azione politica. Siamo certi, presidente Conte, che ella saprà indicare la nuova strada, che l'Italia ha già cominciato a percorrere grazie a questo Governo, non perché sia la strada più facile da percorrere o che porta consenso, ma perché è la strada giusta e urgente, l'unica che possa, nonostante la volontà di crescita di cui abbiamo bisogno, ridimensionare i danni irreversibili che ha prodotto l'azione degli uomini che fino ad oggi hanno governato.

Noi siamo consapevoli che alcune azioni e alcuni provvedimenti non hanno portato consenso mediatico: come fermare le trivellazioni nel mare, come fermare gli inceneritori, come aver imposto l'ecotassa sulle auto, come la decisione di investire 11 miliardi di euro per prevenire disastri idrogeologici. Questi provvedimenti, però, che non hanno portato consenso, li abbiamo fatti lo stesso, e prima che la sostenibilità ambientale diventasse argomento mainstream.

Spesso in quest'Aula ci hanno accostato alla decrescita felice, citando, a mio avviso a sproposito, Latouche: il Movimento non è mai stato per una decrescita felice, ma per una crescita felice, equilibrata e in rapporto e in relazione ai diritti degli uomini e dell'ambiente. (Applausi dal Gruppo M5S).

Una citazione, si sa, non si nega a nessuno e, quindi, abbiamo lasciato che dicessero «decrescita felice» più volte. A questo punto, mi prendo il tempo di una citazione anch'io, perché sono certa che lei porterà in Europa questa riflessione dentro di sé. Il re Mida, citato nelle «Metamorfosi» di Ovidio, voleva che ogni cosa diventasse oro cioè profitto per capirci. Voleva oro a tutti i costi e gli dei, che, spesso, per punirci ci accontentano, attraverso Dioniso fecero in modo che, effettivamente, tutto ciò che re Mida toccava diventasse oro. Ahimè: anche il cibo, che lui voleva accostare alla bocca per mangiare, diventava oro.

In questo momento in cui spesso si parla di tramonto dell'Occidente - molti intellettuali ne parlano facendo riferimento anche all'Europa - sono certa che lei, il 21 marzo (siamo praticamente in primavera), porterà una nuova primavera europea, voluta dall'Italia per un'Europa unita e più forte. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Casolati. Ne ha facoltà.

CASOLATI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, presidente Conte, il Consiglio europeo rappresenta un'occasione per portare le istanze del nostro Paese in sede europea. Siamo stati abituati per troppi anni a vedere gli interessi italiani messi da parte dai nostri governanti in nome di un europeismo che altro non era che puro assoggettamento nei confronti di Bruxelles. Con questo Governo l'aria è cambiata: il rapporto con l'Europa è tornato ad essere un rapporto alla pari e la voce del nostro Paese non rimane inascoltata come succedeva in passato.

Nel prossimo Consiglio si tratterà di temi fondamentali per il futuro dell'Unione: crescita dell'occupazione, la grande tematica relativa ai cambiamenti climatici e le relazioni esterne dell'Unione europea. Sul tema della crescita economica e dell'occupazione ribadiamo con forza l'impegno del Governo italiano nel superamento delle politiche di austerità europee, causa delle ricette economiche fallimentari adottate dai precedenti esecutivi. L'impegno dell'Italia in Europa deve perseguire il superamento del modello di promozione della competitività basato sulla deflazione salariale e puntare con decisione a politiche in grado di stimolare la domanda interna.

Va prestata, inoltre, particolare attenzione ad una delle principali sfide che si apriranno nel breve termine: la sfida della digitalizzazione del mercato delle imprese, in grado di dare il via ad una vera e propria nuova era industriale, elemento essenziale che permetterà alle imprese italiane ed europee di stabilizzarsi come attori primari sul mercato internazionale.

Sempre riguardo alla crescita economica e la tutela dell'occupazione italiana, va portato in Europa il tema della lotta alla contraffazione, un fenomeno che arreca decine di miliardi di danni al nostro sistema economico. La tutela del made in Italy, garanzia di qualità e di riconoscibilità per le nostre imprese operanti nel mercato europeo ed internazionale, deve rappresentare un obiettivo primario dell'impegno italiano in sede europea.

Un secondo punto che verrà attenzionato dal Consiglio europeo è quello riguardante il clima: è importante ribadire la centralità dell'Accordo di Parigi che deve rappresentare la cornice all'interno della quale operare per il raggiungimento di obiettivi concreti, ben consapevoli della portata globale della lotta al cambiamento climatico. Bisogna agire promuovendo misure a sostegno di alternative tecnologiche innovative che permettano non solo un reale apporto alla tematica ambientalista ma che rappresentano anche uno strumento di rilancio economico e un'opportunità per le aziende italiane ed europee.

Sulle relazioni esterne, il focus del Consiglio verterà sui rapporti dell'Unione europea con la Cina e sulla situazione Brexit. Entrambi gli argomenti sono certamente rilevanti ma non dobbiamo dimenticare, soprattutto in sede europea, l'importanza della situazione del Nord Africa, area geografica di importanza fondamentale per gli interessi italiani in merito a sicurezza, immigrazione e approvvigionamento energetico. È nostro dovere, presidente Conte, rimarcare l'importanza della promozione di un processo di pace di carattere inclusivo in Libia al fine di raggiungere i requisiti essenziali per l'indizione di nuove elezioni e per terminare così il difficoltoso processo di transizione politica. L'obiettivo è quello di evitare l'acuirsi di una nuova escalation di violenza nel Paese che risulterebbe deleteria in termini di interessi energetici e di sicurezza. Il livello di attenzione deve rimanere alto e deve essere allargato anche al monitoraggio della crisi politica in atto in Algeria. Bisogna ricordare che il Paese nordafricano rappresenta il secondo fornitore di gas dell'Unione europea e che condivide 2.500 chilometri di confini con il Niger e il Mali, stati nei quali transitano alcune tra le principali rotte migratorie africane.

L'Unione europea deve rimanere vigile sul tema della stabilità del Nord Africa, per non rischiare l'acuirsi delle ondate migratorie cui abbiamo assistito negli ultimi otto anni.

Proprio sul fenomeno della migrazione vorrei sottolineare che questo Governo ha smentito tutte le falsità che abbiamo sentito a inizio legislatura. Ci veniva detto che i flussi migratori erano incontrollabili, mentre gli ultimi dati che ci giungono dal Dipartimento della pubblica sicurezza evidenziano un risultato straordinario: nel periodo compreso tra il 1º gennaio e il 18 marzo 2019 sono sbarcate 348 persone a confronto con le 6.000 dello stesso periodo del 2018 e - attenzione - le 16.000 del 2017. Si tratta di una diminuzione del 95 per cento, a beneficiare della quale non è la sola Italia, ma l'Unione europea intera.

Per concludere, la strada da fare è ancora molta, ma la rotta è quella giusta. Il cambiamento in atto in Italia rappresenta anche la speranza che ne avvenga uno in Europa, perché i nostri obiettivi sono gli stessi, in Italia come in Europa: far sì che le azioni e le decisioni politiche siano realmente a beneficio dei cittadini e a tutela dei loro interessi e della loro sicurezza. Un Governo vicino ai bisogni dei cittadini che fa sentire la propria voce in Europa è la migliore garanzia di un reale cambiamento delle istituzioni comunitarie. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà.

ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente del Consiglio, ancora una volta discutiamo dei temi del Consiglio europeo a ridosso dello stesso: e allora, ancora una volta, le riproponiamo la necessità che queste discussioni, se vogliamo che il Parlamento svolga effettivamente la propria funzione d'indirizzo, abbiano luogo in tempi utili affinché il lavoro del Governo sia in grado di interloquire sulla costruzione del Consiglio europeo; diversamente, questo diventa un rito, anche abbastanza formale, che non consente al Parlamento di svolgere fino in fondo la propria funzione.

I tempi a mia disposizione, richiamando la proposta di risoluzione che abbiamo presentato, non mi consentono di affrontare tutti i temi. Stiamo comunque discutendo di questioni rilevantissime per il nostro Paese e per ora, signor Presidente, non siamo in un anno bellissimo per l'Italia, ma siamo invece perlomeno in recessione tecnica. Nel suo intervento ha detto che c'è un rallentamento nella crescita: è verissimo, ma l'Italia, rispetto a tutti gli altri Paesi europei, è sostanzialmente molto indietro sotto il profilo economico e versa in grave difficoltà per quanto riguarda anche la disoccupazione; ci preoccupa che la dinamica delle nuove assunzioni sia legata a un dato di precarietà, dato che la media delle assunzioni è sotto i dodici mesi.

Sarà il Governo del cambiamento, si saranno realizzate e starete realizzando grandissime cose: tuttavia, i dati concreti del Paese - non i nostri né la nostra propaganda - vanno in tutt'altra direzione.

Qui c'è il punto che più di ogni altro le vorrei proporre: come saprà, dato che lo abbiamo già detto più volte nelle discussione precedenti, siamo convintissimi della necessità di un cambiamento profondo delle politiche europee. L'austerità, le politiche sul credito e quelle bancarie hanno prodotto danni e non risolto problemi per il nostro Paese. Tuttavia, la domanda che già le hanno rivolto altri colleghi è anche la mia: per attuare il cambiamento nelle politiche europee, come intendete rapportarvi agli altri Paesi europei? Qual è la vostra politica di relazioni? Come intendete rilanciare un diverso europeismo? Ogni giorno, non ci facciamo mancare la dichiarazione di un rappresentante del Governo o di un Vice Presidente del Consiglio che mette in discussione quanto lei ha detto in questa sede, dai gilet gialli fino al fatto che il Ministro degli esteri del nostro Paese ha appreso dalla stampa il ritiro delle truppe dall'Afghanistan.

Presidente, si deve porre questo problema in nome di tutti noi italiani. Deve risolvere questo problema; diversamente le nostre azioni per tentare di cambiare la politica europea - ripeto che è indispensabile - cadranno nel vuoto come è accaduto fino ad oggi. Quando lei uscì dalla riunione di un Consiglio e dichiarò che c'era stato un cambio della politica sull'immigrazione, ci trovammo qualche ora dopo di fronte a un cambiamento peggiorativo per le questioni dell'Italia.

Presidente, da questo punto di vista lei si deve porre davvero il problema. Utilizzi il Parlamento perché qui ci potrebbe essere un impegno comune a lavorare per cambiare quella politica europea. Lo utilizzi; chieda più coerenza al suo Governo; sia coerente.

Visto che ho finito il tempo a mia disposizione - Presidente, la ringrazio per non avermi ancora richiamato, ma mi richiamo da solo - voglio solo porre due problemi a questo punto. Mi riferisco, innanzitutto, alle politiche sul clima. Ci sono state - sono state evocate da altri colleghi - grandi manifestazioni. Bisogna dare una risposta. Prenderete una posizione per dire che la programmazione sulla riduzione dei gas della Commissione è troppo timida? Chiederete che si riesca ad arrivare - come è indispensabile - per il 2030 al dimezzamento? Diversamente nel 2050 non arriveremo mai all'azzeramento. Presidente, farete anche un piano energetico in Italia che ci consentirà di gestire questa politica?

Infine, sulla Cina siamo favorevoli al memorandum - lo dico senza infingimenti - certamente dentro il quadro delle alleanze e delle politiche europee, chiarendo che ci sono aspetti tuttavia che non riguardano le politiche commerciali europee. I porti, infatti, in Europa si fanno concorrenza e noi abbiamo diritto di tutelare gli interessi italiani e a fare in modo che la Via della Seta trovi un interlocutore importante, fondamentale e strategico nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà.

URSO (FdI). Signor Presidente, stamattina alle ore 9,30 è stato inserito all'ordine del giorno l'esame dell'argomento del Trattato - memorandum of understanding (MOU) - che, insieme a cinquanta accordi strategici, stanno per firmare l'Italia e la Cina. Ed è stato inserito non a caso accanto alle comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo.

Presidente, lei non ne ha parlato ma al Consiglio europeo argomenti centrali sono proprio il posizionamento dell'Europa nei confronti della Cina e una serie di misure - io ne ho elencate almeno dieci - che riguardano la nuova politica dell'Unione europea per tutelare le imprese e la sicurezza del Continente europeo rispetto alla nuova Cina.

Signor Presidente, sono stato in Cina decine di volte quand'ero delegato al commercio, nei primi anni del 2000; ero anche a Doha al WTO quando fu accolta la Cina. Ma quella Cina non era questa Cina. Da quando Xi è stato nominato presidente del Partito Comunista Cinese - l'amico Errani ora non è presente in Aula, ma capisco e condivido quello che ha detto dalla sua posizione - la Via della Seta, che lei ha derubricato a un fatto economico-commerciale, non ha invece più nulla di commerciale. Infatti - come lei sa bene - la politica commerciale è esclusiva competenza dell'Unione europea. Non c'è alcuno di questi accordi che sia commerciale; invece, sono ben altro.

Nel MOU sono citati diversi settori strategici. Le infrastrutture, l'energia, le telecomunicazioni sono citate nel MOU perché riguardano questa materia, che non potrà magari non avere valore legale per noi, come non ce l'hanno nemmeno i bandi della TAV, per dissolvenza giuridica, e come non ce l'ha il contratto di Governo tra voi; ripeto che non ha valore legale giuridico, ma per la Cina ha un valore strategico fondamentale.

Nel 2017 Xi ha imposto una riforma dello statuto del Partito Comunista Cinese che ha posto la Via della Seta come obiettivo strategico del suddetto Partito per cambiare le sorti del mondo. Nel 2018 il presidente Xi, che in second'ordine, come secondo gradino, è anche il Presidente dello Stato, ha imposto nella riforma della Costituzione cinese, nel preambolo, non certo i concetti del leninismo, ma la Via della Seta come strumento strategico per imporre il dominio della Cina, ribaltare il quadro delle alleanze e far soccombere l'Occidente. Subito dopo, non a caso, la Via della Seta è diventata pertinenza del Ministero per la sicurezza nazionale.

Nel contempo, dal 2015 in poi, con quattro revisioni legislative è stato imposto che qualunque cittadino e qualunque azienda cinese nel mondo hanno l'obbligo - non la facoltà, ma l'obbligo - di rispondere ai Servizi di sicurezza e militari, fornire loro informazioni e assistenza.

Quindi, lei si sta confrontando con una potenza di questo tipo che ha il monopolio dei trasporti tra l'Asia, l'Africa e l'Europa, e avrà le chiavi dei trasporti. E se qualcuno si sottrae, basta far ritardare di un giorno le sue merci, e soccombe. E questo il Governo lo fa già dopo sette mesi: è da sette mesi che andate in Cina; ci è andato due volte il Vice Primo Ministro. Il Sottosegretario al commercio ha vissuto più in Cina - non negli ultimi dieci anni, che ha vissuto sempre in Cina, ma negli ultimi otto mesi - che in Italia. E ci portate qui il documento, dopo tutte le trattative segrete, e direi anche oscure, al punto tale che, signor Primo Ministro, la stessa maggioranza le presenta un documento anomalo.

Nel documento della maggioranza c'è scritto che il Governo si impegna «a confermare che sono state effettuate le necessarie verifiche». Oggi? Deve confermare che sono state effettuate le necessarie verifiche: quindi non l'avete comunicato né ai Ministeri né alla maggioranza? Il Governo si impegna «ad assicurare che gli accordi ad esso collegati non interessino aspetti economico-commerciali di valenza strategica». La maggioranza chiede al Governo di impegnarsi in questo senso? Quindi, voi per primi ben sapete e siete consapevoli che riguarda gli assetti di politica strategica del nostro Paese! Nello stesso documento di maggioranza c'è scritto che bisogna «garantire che ognuno degli strumenti bilaterali in via di sottoscrizione sia compatibile col mantenimento delle tradizionali relazioni transatlantiche». Garantirlo oggi? Non li avete esaminati in questi sette mesi? E poi c'è l'ultimo impegno che riguarda i nuovi rapporti.

Bene, signor Presidente, nel documento in Consiglio europeo ci sono dieci punti, il primo dei quali era stato portato all'attenzione di questo Parlamento dal rapporto dei Servizi di sicurezza che lei stesso ha firmato poche settimane fa. Lì c'è scritto che una delle azioni fondamentali per tutelare gli interessi nazionali è il regolamento - lo ha firmato lei il rapporto - sullo screening degli investimenti esteri in Europa. Mi chiedo allora: perché il suo Governo si è opposto decisamente al regolamento che la stessa relazione al Parlamento dei Servizi di sicurezza ritiene fondamentale? Ha già una postura filocinese che contraddice i suoi stessi documenti e i rapporti sulla sicurezza nazionale al Parlamento?

Perché il Governo si è posto in una posizione insieme alla Grecia, di fatto filocinese, sul Venezuela? Perché il Governo si è opposto, a differenza di quello che dice - perché questo a me risulta - che siano riprese le relazioni transatlantiche, a cominciare dall'abbattimento delle tariffe industriali di prioritario interesse del nostro Governo? Perché il Governo non sa quello che fanno i suoi rappresentanti in Europa?

Aggiungo che nell'elenco del Consiglio europeo si parla di argomenti fondamentali: si parla di economia digitale, di tassazione dell'economia digitale, di nuove regole sulla cibernetica, sulla sicurezza nazionale e sulle imprese straniere che investono in Europa e che devono rispettare la legge sugli aiuti di Stato; si parla di nuove regole per quanto riguarda l'intelligenza artificiale con un piano dell'Europa per diventare finalmente la prima potenza globale sull'intelligenza artificiale. Si parla anche del Fondo sovrano per tutelare le industrie europee dalla Cina.

Di tutto questo lei non ci dice nulla. Noi vorremmo sapere come si comporterà l'Italia in Europa in tale contesto e su queste argomentazioni vitali per la sicurezza nazionale e per la tutela del nostro sistema industriale. Nei due ultimi rapporti dei Servizi di sicurezza al Parlamento, sia quello firmato da Gentiloni Silveri, sia quello firmato e condiviso da lei, si parla di due minacce per la sicurezza del Paese: la prima minaccia è quella cibernetica - e lei non ci dice nulla su questo e abbiamo alla porta il bando dei 5G che viene invece tutelato in sede europea - e la seconda è l'azione predatoria di alcuni Paesi che stanno comprando gli assetti strategici del nostro Paese. Se leggiamo quei rapporti - ovviamente non c'è il nome, ma sono due - si tratta di un nostro vicino presunto alleato e di un nostro antagonista mondiale, cioè la Cina.

Ebbene, a fronte di tutto questo noi firmiamo un accordo insieme ad altri cinquanta...

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Urso.

URSO (FdI). ...ma è la stessa sua maggioranza a chiedervi: avete verificato se a ciò corrisponda la sicurezza nazionale? Avete verificato che vengano tutelati gli interessi strategici del Paese? Non avete verificato, oppure, se lo avete fatto, è perché condividete la strategia imperiale e predatoria della Cina in Europa. (Applausi dai Gruppo FdI e FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà.

FERRAZZI (PD). Signor Presidente, per la prima volta leggerò un intervento scritto; non l'ho mai fatto prima, ma ritengo che il tema dei cambiamenti climatici che stiamo affrontando oggi sia talmente importante da voler lasciare, a conclusione del mio intervento, il testo dello stesso al Presidente del Consiglio.

Signor Presidente del Consiglio, al secondo punto all'ordine del giorno della riunione del Consiglio europeo vi è la questione dei cambiamenti climatici. Il Consiglio dovrà fornire gli orientamenti sulla direzione generale e sulle priorità politiche che serviranno a definire, entro il 2020, la strategia di lungo termine che l'Unione europea dovrà perseguire per restare in linea con i parametri previsti dall'Accordo di Parigi.

L'Italia arriva a questo appuntamento a dir poco con una posizione non chiara. Anzi, possiamo senz'altro dire che su moltissimi aspetti è una posizione assolutamente contraddittoria. D'altronde, le premesse erano inequivocabili e non lasciavano alcuna speranza per una inversione di tendenza.

La Lega a guida di Matteo Salvini ha votato, non più tardi di due anni e mezzo fa, contro l'Accordo di Parigi che è il presupposto del Consiglio europeo dei prossimi giorni, e ha respinto da par suo il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sottoscritto da 195 Paesi.

In Parlamento europeo, signor Presidente, la legge, che è il suo partner fondamentale di Governo, ha votato contro anche sulla direttiva per le energie rinnovabili, sui provvedimenti per l'efficienza energetica, sulle emissioni di CO2 delle automobili, sul regolamento per la contabilizzazione dei gas effetto serra per gli obiettivi climatici 2030, nonché sulla direttiva per la riduzione della plastica monouso.

Non finisce qui: il 14 marzo scorso il Parlamento europeo si è già espresso nei contenuti del prossimo Consiglio europeo e sulla questione dei cambiamenti climatici ha approvato - come immagino sappia - a larga maggioranza, con esplicito riferimento alla mobilitazione Fridays for future, le risoluzioni sul clima e sull'aria pulita.

Ebbene, Presidente, anche in quel caso, in particolare sulla risoluzione più importante, che è quella sul clima, la Lega ha votato ancora una volta contro quello che nel testo descritto va ad individuare un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra in conformità dell'Accordo di Parigi. La Lega e il suo Governo, in questo modo, si sono posti oggettivamente in una situazione paralizzante nel contesto internazionale e - possiamo e dobbiamo dirlo con chiarezza - fuori dalla storia. Il risultato, Presidente, è che abbiamo fatto zero con l'operazione del Parlamento europeo e rischiamo di fare lo stesso il 21 e il 22 marzo su punti imprescindibili che erano presenti in quella risoluzione. Mi riferisco - per esempio -tra i tanti punti, alle politiche energetiche, alle politiche industriali e alle politiche di ricerca e innovazione. Zero non è soltanto un riferimento algebrico per significare la nullità delle scelte e delle azioni intraprese per fronteggiare il contesto globale e dunque il mutamento climatico; ma zero, Presidente, è il voto che si meritano questo Governo e questa maggioranza per l'assenza in tematiche così importanti e decisive per il nostro Paese.

Signor Presidente, la sua maggioranza dice un giorno sì e l'altro pure che vuole incentrare tutte le politiche sulla giustizia sociale. Ebbene, Presidente, c'è un nesso fondamentale tra la questione dell'ambiente e la questione della giustizia sociale: la maggior parte dei migranti che premono alle nostre porte è rappresentata da esuli ambientali che fuggono dalla siccità, dalle terre aride, dai cataclismi. (Applausi dal Gruppo PD). Sono 24 milioni gli esuli ambientali nel 2016, a fronte dei sette milioni causati dalle guerre, più di tre volte tanto. Se lo faccia spiegare dal ministro Costa, se avrà la grazia di venire a rispondere a qualche interrogazione in quest'Aula o almeno in Commissione. Questi dati sono stati forniti da centinaia di studiosi raccolti in questi giorni, fino al 15 marzo scorso, nel rapporto sottoscritto e presentato all'Assemblea dell'ONU di Nairobi.

Ora, Presidente, se non volete ascoltare gli scienziati, ascoltate almeno il Presidente della Repubblica che lei ha citato. Io ho avuto la fortuna di essere presente e accogliere il Presidente martedì scorso a Belluno. Ha portato la testimonianza sulla tempesta Vaia, che non si era mai vista in Veneto. Guardi, Presidente, il 7 dicembre, nel cuore delle Dolomiti, a Pieve di Cadore, si sono ritrovati relatori, studiosi e amministratori e tutti hanno concordato che quel fenomeno cataclismatico dipende fondamentalmente dal cambiamento climatico; eppure, ci sono ancora i negazionisti. L'assessore all'ambiente della Lega della Regione Veneto, in un dibattito con il sottoscritto, ha detto qualche giorno dopo quel cataclisma che non c'è alcuna evidenza scientifica che leghi il mutamento climatico con l'azione antropica. Di questo stiamo parlando. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Concluda, senatore.

FERRAZZI (PD). Presidente, io da sempre sono molto attento al rispetto dell'ambiente, dell'ecosistema, della casa comune che ci ospita. Dite di esserlo anche voi, soprattutto i colleghi del MoVimento 5 Stelle, ma non è con gli slogan, con le bugie e con gli equilibrismi che lo si dimostra, ma con i fatti. Signor Presidente, il piano energia e clima è assolutamente inadeguato per 10.000 motivi e, quando avremo la grazia di discuterne qui o almeno in Commissione, vi spiegheremo perché. C'è bisogno di azione, signor Presidente; c'è bisogno di capire che non basta venire qui a parlare bene di Europa e di clima in quei pochissimi secondi - tra l'altro - in cui lei ne ha parlato.

PRESIDENTE. Concluda, senatore, siamo già tre minuti in più.

FERRAZZI (PD). Ho quasi concluso, Presidente. Occorre rivedere gli incentivi ai combustibili fossili; occorre ridurre il consumo della benzina e del gasolio; occorre lavorare per il riuso; occorre lavorare sulle rinnovabili, sulla rigenerazione urbana, contro il consumo del suolo.

La scorsa settimana milioni di giovani in tutto il mondo hanno dato vita a una straordinaria manifestazione. Li ha uniti il coraggio, l'esempio, la determinazione di Greta Thunberg, una giovane ragazza di sedici anni. Signor Presidente, dica al senatore Bagnai che non è Greta a essere uscita dal film dell'orrore, ma è la sua politica miope, pericolosa, che ci sta portando esattamente... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. La ringrazio e l'autorizzo a consegnare il testo scritto del suo intervento.

È iscritto a parlare il senatore Bossi Simone. Ne ha facoltà.

BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, presidente Conte, la questione della firma del memorandum d'intesa con la Cina, detta anche Via della Seta, ha tenuto banco nelle ultime settimane e ha coinvolto tutti gli attori della politica italiana in un sano dibattito sul futuro delle relazioni internazionali del nostro Paese, sul ruolo dell'Italia e all'interno dell'Alleanza atlantica.

Per noi e per il nostro Gruppo la firma del memorandum d'intesa rappresenta un'importante opportunità di sviluppo commerciale del nostro Paese. La Cina sta effettuando un percorso di trasformazione economica e sociale interna, che sta portando l'emersione di una classe media corposa e un aumento della domanda dei prodotti europei. È nostro dovere, Presidente, per il bene del nostro Paese, intercettare questa domanda e aumentare la quota di esportazione italiana verso il mercato cinese.

Ci tengo particolarmente a sottolineare, signor Presidente, che l'Italia esporta in Cina prodotti e beni per 13 miliardi di euro l'anno; una quota di esportazione irrisoria, se confrontata con l'interscambio commerciale che gli altri Paesi europei hanno con il Paese asiatico. Faccio due esempi: la Francia ha esportazioni in Cina per un valore di 20 miliardi l'anno, la Germania esporta beni e prodotti per ben 87 miliardi annui.

Ci chiediamo, allora, se l'Unione europea e gli Stati membri che stanno criticando il memorandum non temano, in realtà, una sana competizione con il nostro Paese; sana competizione che vede nel made in Italy, nel mercato agroalimentare e in quello del lusso dei beni fortemente richiesti dalla crescente domanda proveniente dalla Cina.

L'obiettivo del Governo - e l'intesa sul memorandum ne è la riprova - è di attirare investimenti sicuri per il nostro Paese. Anche in questo caso sono i numeri che ci dimostrano un enorme squilibrio all'interno degli Stati europei. Nel 2018, dei circa 50 miliardi di dollari che la Cina ha investito in Europa, la Gran Bretagna ne ha assorbiti la metà, mentre la Germania si è aggiudicata una quota pari al 22 per cento, molto superiore a quella dell'Italia, stimata intorno a 15 punti percentuali. È un trend, questo, che il Governo si impegna a cambiare e che dimostra come sulle politiche commerciali l'Unione europea sia ben lontana dall'avere un approccio sistemico.

Ci fanno sorridere, signor Presidente, i timori che arrivano da Bruxelles e che riguardano la possibile comparazione tra la situazione dei nostri porti di Trieste e di Genova e quella del Pireo in Grecia. Voglio ricordare che la Grecia è stata costretta a svendere il proprio patrimonio pubblico proprio perché lasciata sola da quell'Europa che, con le folli politiche di austerità, ha devastato il tessuto industriale della Grecia stessa. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

L'Italia e questo Governo - come ribadito più volte nelle ultime settimane - non hanno alcuna intenzione di svendere il patrimonio pubblico e le nostre infrastrutture strategiche. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Ci tengo a ribadirlo a nome di tutto il Gruppo, affinché sia chiaro. L'Italia non svenderà mai nessun asset strategico.

Per concludere, rispondo alla critica che si è sentita negli ultimi giorni e lo faccio ribadendo con forza il concetto già espresso nel corso di queste settimane. È confermato da tutte le azioni che questo Governo ha effettuato: l'Italia rimane saldamente ancorata all'Alleanza atlantica, che rappresenta la cornice naturale del sistema delle alleanze del nostro Paese; è uno strumento di assoluta importanza in termini non solo di sicurezza, ma anche di integrazione e cooperazione militare europea.

Questo Governo si è dimostrato uno dei principali alleati degli Stati Uniti e non sarà questo accordo commerciale, che rientra nel perimetro dei principi di cooperazione economico-commerciali presenti in tutti i documenti europei, a modificare la naturale alleanza con Washington e ad allontanare l'Italia dal blocco occidentale e dall'Alleanza atlantica.

Concludo, signor Presidente, confermando quanto detto nel mio intervento. L'obiettivo principale del nostro Gruppo in merito all'accordo in questione è investire sul rilancio del made in Italy e conquistare maggiori quote di un mercato - quello cinese - che rappresenta già uno sbocco importante per le esportazioni di altri Stati membri. L'Italia non fa altro che competere lealmente per sviluppare le proprie relazioni commerciali. Siamo sicuri che questo sia un bene per il nostro Paese. Allo stesso tempo, manterremo alta l'attenzione sugli investimenti e sulla difesa delle nostre infrastrutture.

Il nostro Continente, che si trova proprio in mezzo a due giganti, è stato e sarà la culla della democrazia, del commercio e del turismo, ma oggi si riprende l'opportunità di non subire finalmente le scelte altrui. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà.

TESTOR (FI-BP). Signor Presidente, presidente Conte, il mercato unico europeo e, più in generale, l'Unione europea rappresentano certamente una delle più grandi conquiste della storia del nostro Continente. Lo spazio europeo è, a oggi, una delle aree del pianeta migliori in cui vivere in termini di benessere sia sociale, che economico.

Ovviamente non è tutto rose e fiori. Anzi, le sfide che il resto del mondo ci ha lanciato sono molteplici e di difficile risoluzione. Penso alla crisi economica, all'immigrazione, alle tematiche ambientali e al terrorismo. A tali sfide l'Europa di oggi non sembra in grado di dare tempestivamente le giuste risposte e ciò sta causando un significativo aumento di sentimenti di scetticismo nei confronti dell'istituzione in tutti i popoli che ne fanno parte: scetticismi, paure o difficoltà oggettive che, se non adeguatamente governati, portano a scelte scellerate e potenzialmente disastrose.

Penso allo spettacolo indecoroso a cui stiamo assistendo nel Regno Unito, prigioniero della Brexit, che sarà oggetto del vostro incontro, signor Presidente, e che dovrebbe rappresentare un monito per noi che abbiamo l'onore e l'onere di rappresentare i nostri cittadini. Non si va da nessuna parte se si cavalcano solo le paure e non si affrontano in maniera seria e competente i problemi che pur ci sono.

Venendo ai punti salienti dell'incontro a cui lei parteciperà, rappresentando gli interessi di tutti gli italiani, un ruolo preminente sarà rivestito dai temi economici, come è giusto che sia data la situazione. Signor Primo Ministro, proprio su temi economici nessuno che abbia un minimo di cognizione di causa può pensare che l'Italia, da sola, possa ottenere dei risultati veri e concreti per i nostri concittadini.

Abbiamo ancora tutti negli occhi il ridicolo braccio di ferro che avete fatto e perso con la Commissione per la vostra manovra economica e pertanto auspichiamo, sin da questo Consiglio europeo, una nuova fase di dialogo e confronto con i nostri partner, che vuol dire non accettare supinamente i Diktat - come avete fatto - ma confrontarsi su provvedimenti seri e concertati. Per farlo bisogna, però, dire cose credibili e - soprattutto - porle in essere.

Come ho avuto modo di chiedere recentemente alla commissaria europea Vestager, il tema della concorrenza deve essere al centro del dibattito. Non è possibile che in Europa persista il fenomeno del dumping fiscale, ovvero di Paesi europei che fanno concorrenza sleale a colpi di ribassi sulle tasse, che tanto danneggia le nostre imprese. Cosa intendete fare per questo?

Glielo chiedo, signor Primo Ministro, perché la vostra ultima impresa è - a quanto pare - consegnare il Paese in mano ai cinesi. Ma come, non siete orgogliosamente sovranisti? Sovranisti cinesi, forse? Dovete specificarlo, e qui mi rivolgo agli amici della Lega.

Come potranno le nostre imprese, i nostri lavoratori e i nostri artigiani competere contro il gigante asiatico che non rispetta le nostre regole e che, quindi, riesce a offrire prodotti di scarsa qualità a basso prezzo? È maggiore l'import dell'export. Quindi, bene aprirsi agli investimenti cinesi, ma che ciò venga fatto con trasparenza. A proposito, se avrete la compiacenza di dirci qualcosa di più su questo accordo, non sarebbe male. Mi sembra che ci siano degli accordi bilaterali che lei oggi non ha citato (mi riferisco ai porti di Trieste e Genova). Occorre tutelare i nostri asset strategici, soprattutto nel rispetto dei nostri partner europei e delle nostre storiche alleanze.

Veniamo ai temi ambientali, che finalmente sono al centro del dibattito. Voglio citare Sant'Ignazio di Antiochia, che ci dice: «Si educa molto con quello che si dice, ancor più con quel che si fa, ma molto di più con quel che si è». Vede, Presidente, noi rappresentanti delle istituzioni dovremo essere di esempio per i nostri concittadini. Ma, se poi un Ministro della Repubblica va in televisione a dire che ha comprato un SUV a diesel, come potete pretendere che gli italiani vi credano quando parlate di tematiche ambientali e chiedete loro di fare sacrifici in questo senso? L'alternativa al diesel c'è e si chiama trasporto ferroviario, di cui però non si parla in nessuna delle 227 pagine della relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, che ha redatto il precedente Ministro degli affari europei. A proposito, signor Presidente del Consiglio, le deleghe agli affari europei le manterrà lei? Per quanto tempo? Glielo chiedo, perché avremmo parecchie questioni da affrontare, specialmente per quanto riguarda la nuova programmazione dei fondi comunitari e le relative trattative in corso, che si stanno svolgendo a Bruxelles.

Ho parlato di trasporto ferroviario, che tutto il mondo, tranne i consulenti del ministro Toninelli, sa essere il mezzo più ecologico ed efficiente. Quindi parliamo di TAV che, in termini di competitività, creazione di posti di lavoro e miglioramento delle condizioni ambientali, è un'opportunità straordinaria che state boicottando. Come intendete rafforzare le relazioni europee se venite meno ad accordi presi? Parliamo di fatti: nell'era della globalizzazione e delle sfide ad essa legate, l'Italia da sola purtroppo non ha alcuna possibilità, mentre ora, a causa vostra, è isolata nel contesto europeo. L'apparente improvvisazione con cui avete messo in campo recenti iniziative commerciali rischia di compromettere la nostra fondamentale alleanza con gli Stati Uniti.

Mi avvio alla conclusione, rivolgendovi l'invito, signori del Governo, di uscire dal bunker in cui vi siete rinchiusi, di smetterla di ascoltare cattivi consiglieri e di far riprendere all'Italia il suo ruolo di misura ed equilibrio nello scenario internazionale. Ripartiamo dall'Europa, che è la nostra casa, il nostro presente e, se saremo in grado di coglierne le opportunità, il nostro futuro. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gaudiano. Ne ha facoltà.

GAUDIANO (M5S). Signor Presidente, oggi è la festa del papà: approfitto per fare i miei migliori auguri a tutti i papà presenti in Aula (Applausi) e colgo l'occasione per fare gli auguri al nostro presidente, Giuseppe Conte, per il suo onomastico. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Signor Presidente, colleghi senatori, signor Presidente del Consiglio, desidero incentrare il mio intervento sul problema del lavoro e dell'occupazione, visto che tra i temi che i leader europei affronteranno c'è proprio quello dell'occupazione, della crescita e della competitività. Le politiche di austerità hanno creato barriere sociali tra le economie più deboli del Mediterraneo, in cui lo Stato sociale è stato poco a poco smantellato, e le economie dell'Europa settentrionale, in cui i sistemi di protezione sociale hanno invece tenuto. Per il raggiungimento della convergenza economica non si sono messi in campo meccanismi e strumenti di solidarietà a livello europeo, determinando l'esplosione del fenomeno del dumping sociale, con un flusso migratorio intracomunitario di lavoratori verso Paesi con sistemi di welfare più generosi.

Uno dei principi fondatori dell'Unione europea è la solidarietà: per questo è necessario creare sistemi di garanzia sociale armonizzati in tutti gli Stati membri dell'Unione europea; strumenti di sostegno al reddito, politiche occupazionali inclusive, servizi universali di assistenza e lotta alla povertà, al fine di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini europei, in controtendenza rispetto alle fallimentari politiche neoliberiste e di austerità, che difficilmente potranno rilanciare l'economia nazionale. Il rilancio e la crescita europea non possono prescindere dalla tutela del lavoro nella sua accezione più ampia. La tutela del lavoro implica tanti fattori interconnessi, che vanno dalla domanda all'offerta, alla produzione industriale, alle politiche economiche, alle condizioni ambientali, alla tutela dei diritti dei lavoratori in ogni latitudine, alla conservazione dello Stato sociale.

Il rilancio della crescita europea non può non porre attenzione alla protezione del lavoro e in particolare alla deflazione salariale, che agisce negativamente sulla domanda interna del Paese. Un modello di sviluppo delle relazioni industriali che vede il taglio dei salari dà solo apparentemente maggiore competitività alle aziende, ma diminuisce i diritti dei lavoratori che vengono di fatto sottopagati.

Pertanto, signor Presidente, noi chiediamo che l'Europa tutta, le sue istituzioni e gli Stati membri, lavorino in sinergia con l'obiettivo dell'inclusione sociale per una crescita equa, condivisa e sostenibile, con più occupazione, lotta alla povertà, rilancio dell'economia nazionale, attraverso investimenti finalizzati alla ricerca ed allo sviluppo del tessuto economico. Particolare attenzione, signor Presidente, deve essere rivolta alle piccole e medie imprese, che sono e rappresentano il vero tessuto connettivo ed il volano della produzione interna ed europea.

Noi apprezziamo e condividiamo in toto il lavoro che lei con tanto impegno ed abnegazione ha svolto e sta svolgendo e ci auguriamo da italiani ed appartenenti all'Unione europea che a breve si possano realizzare e concretizzare le condizioni di felicità e di pace sociale, con l'auspicio che - come dicevano i Romani - ne cives ad arma veniant. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

Comunico all'Assemblea che, sulle comunicazioni relative al Consiglio europeo, sono state presentate le proposte di risoluzione n. 3, dalla senatrice Pucciarelli e da altri senatori, n. 4, dal senatore Marcucci e da altri senatori, n. 5, dalla senatrice De Petris e da altri senatori, n. 7, dalla senatrice Bernini e da altri senatori, e n. 9, dal senatore Ciriani e da altri senatori.

Sulle comunicazioni relative al memorandum con la Cina sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Patuanelli e Romeo, n. 2, dal senatore Marcucci e da altri senatori, n. 6, dalla senatrice De Petris e da altri senatori, n. 8, dal senatore Gasparri e da altri senatori, e n. 10, dal senatore Ciriani e da altri senatori.

Ha facoltà di intervenire il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte.

CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, ovviamente non intervengo sul dibattito, anche perché c'è varietà di opinioni ed è comprensibile; a me preme semplicemente riassumere, anche per doverosa trasparenza nei confronti del Parlamento, la posizione del Governo.

Vorrei fare solo una precisazione. Non vorrei ricordare male, ma il senatore Alfieri chiedeva informazioni sul piano dell'Italia per la prospettiva no deal. Vorrei precisare a questo riguardo che ci siamo premurati di questa prospettiva: sui siti web sia della Presidenza del Consiglio dei ministri, sia del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, troverete una dettagliata raccolta di informazioni, con dovizia di particolari per tutti i cittadini e le imprese che potrebbero essere interessate. Poiché allo stato non sappiamo se ci avviamo a una prospettiva no deal, cioè a un'uscita del Regno Unito dall'Unione europea senza accordo, ci siamo anche premurati con uno strumento normativo: abbiamo uno schema di decreto-legge che porteremo già domani all'esame del Consiglio dei ministri e, ove necessario, abbiamo predisposto le necessarie misure per l'ipotesi in cui non si dovesse neppure arrivare a un differimento del termine del 29 marzo e quindi ci siamo preparati anche a informare tutti i cittadini (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Chiedo al sottosegretario Geraci di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione pervenute.

GERACI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulle proposte di risoluzione nn. 1 e 3 e parere contrario su tutte le altre. (Applausi ironici del senatore Malan).

PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, dico subito che voteremo ovviamente a favore delle nostre risoluzioni, la n. 5 e la n. 6, mentre ci asterremo sulle risoluzioni n. 2 e n. 4, entrambe a prima firma del collega Marcucci.

Nel brevissimo tempo a disposizione per la dichiarazione di voto mi concentrerò su una questione che ci sta particolarmente a cuore, alla quale mi dispiace che lei, presidente Conte, abbia dedicato ahimé pochissimo spazio. Mi riferisco alla questione dei cambiamenti climatici.

Penso che non possiamo assolutamente permetterci - lo dico ai rappresentanti del Governo, ma anche a tutta l'Assemblea - di deludere ancora una volta i ragazzi che sono scesi in piazza e che chiedono per il futuro una protezione della specie umana.

Questo significa alcune cose specifiche e non parlo solo dell'ecocompatibilità delle scelte. Visto che siamo in vena di citazioni, ecologia ed economia, come lei sa, presidente Conte, hanno la stessa radice, che significa prendersi cura: ciò vuol dire che è possibile nella riconversione dare sostegno e forza anche ad una nuova economia, a una nuova occasione.

Gli impegni precisi, presidente Conte, sono molto chiari. Lei sa - lo ricordava prima il collega del Partito Democratico - che rispetto agli obiettivi che l'Unione europea si era data per il 2030 vi è stato un passo in avanti compiuto dal Parlamento europeo per andare oltre quegli obiettivi verso traguardi più ambiziosi, anche se una parte del suo Governo, lì rappresentata dalla Lega, ha votato contro. Noi le chiediamo una cosa molto semplice: fare in modo che l'Italia, in sede di Consiglio europeo, formalizzi la su proposta, con la richiesta di una forte accelerazione, in modo tale da arrivare entro il 2030 al dimezzamento di tutte le emissioni climalteranti. Chiediamo altresì di assumere ogni iniziativa per fare in modo che anche nella prossima COP25 a New York finalmente l'Unione europea - ed è interesse del nostro Paese e dell'Unione europea in generale - ritorni ad assumere un ruolo di guida rispetto anche al fallimento della Conferenza in Polonia.

La questione ci riguarda per la verità ancor più da vicino. Si sono registrati infatti dei dati anomali nel Mediterraneo, anche rispetto all'aumento della temperatura. Il Mediterraneo è dunque al centro del caos climatico, con tutte le conseguenze, dai profughi ambientali alle questioni che impattano direttamente sul nostro Paese.

Questa, per quanto ci riguarda, è una questione prioritaria, ma non abbiamo sentito, ahimè, parole chiare.

Quindi, dopo aver indicato le risoluzioni su cui noi voteremo a favore e quelle su cui ci asterremo, mi dispiace dire che su tutte le altre voteremo contro. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU).

FAZZOLARI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FAZZOLARI (FdI). Signor Presidente, purtroppo abbiamo argomenti molto importanti da esporre, ma pochi minuti per farlo. Il nostro Gruppo, come gli altri più piccoli, è fortemente penalizzato nel minutaggio, per cui chiedo un briciolo di comprensione al Presidente, anche se tenterò di essere telegrafico.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno del Consiglio europeo, i punti sono diversi. Il primo concerne l'occupazione, la crescita e la competitività.

Presidente Conte, noi le chiediamo di andare in Europa e far notare all'Unione europea che, mentre negli Stati Uniti nel 2018 c'è stata una crescita del PIL del 3 per cento, nell'Eurozona la crescita è stata dell'1,2 per cento.

Con un po' di umiltà l'Unione europea dovrebbe pensare che le politiche di austerità tenute finora sono sbagliate e che la ricetta di Trump, invece, ha funzionato. La ricetta è molto semplice: investimenti pubblici, riduzione delle tasse, semplificazione e lotta alla burocrazia. Questa è la ricetta che Fratelli d'Italia chiede all'Italia e all'Unione europea.

Per quanto riguarda gli investimenti pubblici, dal primo giorno chiediamo che l'Italia ponga in Europa la questione dello scorporo delle spese di investimento nel computo dei parametri deficit-PIL, in modo che l'Italia e l'Unione europea possano fare investimenti massicci senza avere il problema dei vincoli di bilancio e senza andare in deficit per finanziare iniziative magari poco utili alla crescita.

La riduzione delle tasse non è di competenza dell'Unione europea, ma dei singoli Stati. Come, però, qualcuno ha detto prima di me, si può, in sede europea, porre almeno il problema della concorrenza sleale intraeuropea di Paesi che utilizzano un dumping fiscale per una concorrenza europea interna che non giova all'Italia. Su semplificazione e burocrazia, noi tentiamo di fare la nostra parte in Italia, ma l'Europa non ci aiuta, avendo creato, in questi anni, burocrazia su burocrazia.

Altra ricetta della strategia Trump è la guerra alla concorrenza sleale dei Paesi terzi. Sotto questo aspetto, uno dei punti del Consiglio europeo sarà proprio quello delle relazioni esterne con la Cina. Sarà l'occasione per porre il problema del dumping salariale e sociale che l'Europa subisce da Paesi terzi: certo, non solo dalla Cina, ma anche dalla Cina.

Questo comporta che, senza quelli che Fratelli d'Italia chiama dazi di civiltà, le imprese europee avranno solamente due scelte: adeguare al ribasso la politica salariale e la politica sociale riducendo anche le spese per la tutela dell'ambiente, per reggere la concorrenza dei prodotti cinesi e del resto del mondo, oppure chiudere, come molte nostre imprese stanno facendo.

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,17)

(Segue FAZZOLARI). Noi non vogliamo né l'una né l'altra ipotesi e, pertanto, chiediamo che in sede europea l'Italia ponga il problema di affrontare in modo serio il problema del dumping salariale, sociale e ambientale che viene posto in questa fase all'Occidente.

Passo ora, velocemente, alla questione Cina. Abbiamo sentito in questi giorni un po' di tutto, come il pericolo della penetrazione commerciale cinese in Occidente.

Segnalo a tutti che, nel 1816, un tal Napoleone aveva detto: quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà. Era, però, due secoli fa. Adesso, nel 2019, prima di parlare del pericolo cinese, magari uno dovrebbe andare a leggere alcuni dati.

Stati Uniti e Cina hanno un interscambio di 600 miliardi di dollari l'anno; la Cina detiene mille miliardi di debito pubblico americano. La Cina è diventato il primo partner commerciale della Germania. Germania e Cina hanno stretto tra loro duecentoventicinque accordi. La Germania si è proposta come hub ferroviario della Via della Seta. La Cina ha già chiuso tredici accordi con tredici Stati europei. Possiede quote percentuali importanti di dei porti europei: il 35 per cento del porto di Rotterdam; il 49 per cento del porto di Marsiglia; il 100 cento del Pireo. È così in tutta Europa.

Se avevamo, dunque, un problema di penetrazione cinese in Occidente, siamo arrivati tardi. Il problema, ovviamente, non è quello. Il problema è come l'Italia ha posto questa trattativa con la Cina. Fratelli d'Italia reputa che sia stata un'occasione persa non porre sul tavolo questioni molto specifiche che invece andavano poste.

La prima riguarda le infrastrutture strategiche. Il ministro Salvini ha detto: le chiavi di casa le teniamo noi. Giustissimo. Segnalo, però, che questo Parlamento ha bocciato sistematicamente le proposte di Fratelli d'Italia che chiedevano il possesso pubblico delle infrastrutture strategiche italiane. È una clausola di salvaguardia dell'interesse nazionale su tutte le infrastrutture strategiche, sia in mano, domani, ai cinesi, che in mano, oggi, in gran parte, ai francesi.

Abbiamo chiesto una visione complessiva. Anche qui, chiedo a lei, premier Conte: come possiamo parlare di Italia hub della Via della Seta e poi fare problemi sull'Alta velocità Torino-Lione? L'aspetto più importante, che avremmo voluto che in questa fase fosse posto, è approfittare di questa opportunità per porre il problema della concorrenza sleale cinese a casa nostra.

Le imprese cinesi a casa nostra, in gran parte del territorio, compiono atti di palese illegalità e di elusione ed evasione fiscale che la Guardia di finanza stima in un miliardo di euro nella sola zona di Prato. Questa era l'occasione per porre anche questi problemi.

Per tali ragioni Fratelli d'Italia voterà contro la risoluzione della maggioranza, non perché non capiamo l'utilità del dialogo con la Cina, ma perché reputiamo che questa sia stata un'occasione persa per porre sul tavolo, in sede europea e in sede nazionale, questi problemi. (Applausi dal Gruppo FdI).

PITTELLA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PITTELLA (PD). Signor Presidente, qualcuno ha la memoria cortissima o fa finta di non ricordare cosa fu la campagna referendaria sulla Brexit, anche qui da noi. Infatti anche in Italia ci fu una campagna sulla Brexit e a favore della Brexit. Quante bugie. Ricordo bene le bugie sui presunti costi dell'Unione europea, le bugie sull'invasione di immigrati nel Regno Unito, le bugie sull'ingresso della Turchia nell'Unione europea. Così come ricordo benissimo le promesse: la Brexit - diceva un mio collega del Parlamento europeo dell'UKIP - porterà 350 milioni di sterline a settimana al sistema sanitario inglese; rimarremo nel mercato unico europeo e sarà un gioco da ragazzi firmare nuovi accordi commerciali con tutti i partner del mondo. Falso, tutto falso - ahinoi - e alimentato anche dalle forze politiche che oggi rappresentano il Governo italiano, qui in Italia. (Applausi dal Gruppo PD).

Cito il vice presidente Salvini che così commentò l'esito del referendum: «Evviva il coraggio dei liberi cittadini di Gran Bretagna!!! Il cuore, la testa e l'orgoglio hanno battuto le bugie, le minacce e i ricatti. Grazie UK, ora finalmente cambierà l'Europa, ora tocca a noi». È stato un disastro. La Brexit è stata un disastro, vice presidente Salvini! (Applausi dal Gruppo PD). Sarebbe bello se lei lo ammettesse perché in politica si può sbagliare ma quando si sbaglia si deve avere l'onestà di ammetterlo.

Ora siamo in un cul-de-sac. Alcuni media internazionali ci attribuiscono anche il ruolo di Stato membro che si opporrebbe ad una soluzione che consenta un rinvio nel Consiglio europeo. Io sono convinto che non sia così: lo dica chiaramente, presidente Conte. Il Governo italiano lavori insieme agli altri Paesi europei affinché, se ci sono le condizioni, ci sia il rinvio, se non si può completare entro il 29 marzo la Brexit. Sarebbe una follia: un'uscita non concordata del Regno Unito potrebbe mettere a rischio migliaia di posti di lavoro. Lo hanno detto i miei colleghi di Gruppo e lo sottolineo nuovamente: metterebbe a rischio le aziende italiane che fanno affari nel Regno Unito e le 700.000 persone italiane e gli altri europei che risiedono nel Regno Unito e che si vedrebbero, da sera a mattina, senza diritti. Stiamo parlando di una cosa esplosiva, non di un gioco da affrontare con sufficienza.

Presidente, gli altri due temi sono stati trattati efficacemente dai colleghi Ferrazzi e Alfieri. Mi spiace osservare che lo spazio da lei dedicato nel suo intervento introduttivo al tema dell'ambiente e della transizione ecologica ed energetica non sia andato oltre i dieci - quindici secondi.

Concludo parlando di economia: questo è il primo Consiglio europeo, lei ha detto quarto o quinto ma in realtà è il primo, con l'Italia - ahinoi - in recessione. Vi è un punto nel Consiglio europeo che riguarda la crescita. È giusto spingere l'Europa a fare sul versante della crescita, ma il Governo italiano deve fare la propria parte. Come si può pensare di produrre crescita se si fa una legge di bilancio senza un euro per gli investimenti? (Applausi dal Gruppo PD). Come si fa a pensare di stimolare la crescita senza un'attenzione particolare al Mezzogiorno, che è stato derubricato dall'agenda politica di questo Governo, che è stato lasciato senza investimenti e dal quale sono scomparse le zone economiche speciali introdotte dall'ottimo ministro De Vincenti? (Applausi dal Gruppo PD). Che fine hanno fatto? Qual è la risposta del Governo sulle zone economiche speciali? Poi viene Salvini nella mia Regione e dice: «Ma quanto è difficile arrivare in Basilicata!»; certo, se tu col tuo Governo non stanzi 450 milioni per l'elettrificazione della tratta tra Salerno, Metaponto e Potenza, chi la fa l'Alta velocità, il Padre eterno? La fa il Governo, su richiesta della Regione, richiesta che c'è stata. (Applausi dal Gruppo PD).

Pertanto, signor Presidente, anche da parte nostra giungono a lei i nostri auguri sinceri per il suo onomastico, per il suo lavoro e anche perché è padre, dato che siamo affezionati al nostro Paese, come lo è lei, e vogliamo che il suo lavoro porti risultati positivi all'Italia e all'Europa, ma attraverso una posizione chiara e con una doppia consapevolezza.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,27)

(Segue PITTELLA). La prima è che la tragicommedia della Brexit dimostra che stare nell'Unione europea è meglio che provare ad uscirne; la seconda è che bisogna starci per rafforzare l'Unione europea e la sua capacità di investimenti e di crescita sostenibile: e noi, come Italia, dobbiamo essere i primi ad agire in tale direzione. (Applausi dal Gruppo PD).

BONFRISCO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, illustri rappresentanti del Governo, come ha detto lei, signor Presidente del Consiglio, si tratta del quarto Consiglio europeo di questo Governo e io aggiungo che forse è l'ultimo, dato che manca poco al rinnovo delle istituzioni europee.

Lei invoca un autentico spirito europeo anche in questo Consiglio e siamo d'accordo con lei, perché i temi da affrontare sono certamente rilevanti, come ha appena detto il collega Pittella. Vi è il doloroso distacco della Brexit, innanzitutto, con la tutela dei nostri connazionali e dei nostri interessi in quella terra e anche con uno sguardo agli effetti che essa comunque produrrà, alcuni dei quali sono stati descritti. Non sono così pessimista, però: penso che comunque il Regno Unito, un Paese di solidissime tradizioni democratiche, commerciali e culturali saprà trovare il modo per diventare un importante competitor, perché riuscirà a muoversi su altri terreni e accordi commerciali e internazionali che non vorrei rendessero vane tutte le nostre preoccupazioni in ordine alla Brexit.

Il libero commercio è al centro di questo Consiglio europeo anche per l'azione coincidente del nostro Paese e del nostro Governo sulla relazione con la Cina, tema europeo che oggi è anche italiano. Al di là delle polemiche, vorrei ricordare un antico, antichissimo legame tra noi e la Cina: è dai tempi di Matteo Ricci che il dialogo e la relazione con la Cina hanno prodotto a fasi alterne collaborazioni proficue, però erano altri tempi, come lo erano quelli di Napoleone, che pure sono stati citati.

Il tempo che viviamo oggi è particolarmente difficile e delicato, perché attraversiamo una profonda evoluzione, se vogliamo definirla così, del nostro modo di vivere, lavorare, pensare e organizzare, che va sotto il nome di intelligenza artificiale, di economia digitale e di un cambio di paradigma totale delle nostre vite e quindi della nostra economia.

Non sono dunque così convinta che quel tempo della collaborazione con la Cina, che anche in anni e decenni recenti ci ha visti protagonisti, oggi sia così proficuo per il nostro Paese. I numeri li ha detti prima il collega Bossi. Ci sono Paesi europei ben più avanti di noi europei che hanno impedito che si potesse concludere il grande accordo commerciale con gli Stati Uniti. Ricordo che quel grande accordo commerciale prevedeva, quindi, un dialogo con quello che poi sarebbe diventato il nuovo accordo commerciale dell'area degli Stati Uniti, del Canada e del Mexico, quello che un tempo chiamavamo il sistema commerciale più importante del mondo. Quel sistema commerciale, quel libero scambio e quella vendita di cose, prodotti e servizi stanno alla base del mercato. Quell'accordo commerciale vigeva proprio in un'area del mondo dove, fino a qualche tempo fa, l'Europa invocava una supremazia culturale, filosofica e politica dei diritti, della giustizia sociale e delle conquiste sociali, ma invece non è in Europa e non è certo nemmeno in Cina che si è cambiata la denominazione di accordo di libero scambio. Ci è voluto Trump per definire per la prima volta - è già stato ricordato in quest'Aula - che uno scambio di libero commercio, prima di essere libero, deve essere giusto. Per giusto si intende che quel capitale umano alla base di ogni relazione economica non può essere pagato uno o due dollari. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Giusto vuol dire che quel capitale umano deve avere il giusto riconoscimento del proprio lavoro. Pertanto, nell'epoca di quell'economia così rinnovata, che somiglia tanto e forse di più a una rivoluzione industriale (che ci fa passare rapidamente dal soft power degli accordi internazionali allo sharp power, cui prima ha accennato il collega Bagnai con approfondite valutazioni), alcune guerre non si giocano più con gli strumenti tradizionali; oggi si giocano attraverso l'utilizzo anche dell'informazione di strumenti legati all'economia digitale. Questo cambia e cambierà il valore dei nostri accordi internazionali.

Io so bene, come lei, signor Presidente del Consiglio, che questo accordo è solo un semplice accordo e non di più deve essere. Diversamente, gli interessi del nostro Paese entrerebbero in rotta di collisione con quell'alleanza storica che ha fatto non solo del nostro Paese ma dell'intera Europa un continente liberato dal nazismo e dal fascismo. Ci sono volute migliaia e migliaia di vite umane di giovani americani venuti su queste terre a morire anche per noi. Questo va annoverato nel conto economico - mi permetta di dirlo - di quell'accordo internazionale che ci vede cedere alla Cina importanti aziende o, come speriamo noi tutti e come spera lei, conquistare noi mercati importanti.

Signor Presidente, per tornare al Consiglio e concludere rapidamente, leggendo tutte le pagine di questo Consiglio europeo salta agli occhi l'ennesima contraddizione. Prima il professor Monti ha usato parole molto forti nella difesa della nostra bandiera. Bene, anche in questo Consiglio europeo ci sono ben due pagine di normative che entro la metà del 2019 devono diventare effettive. Sono due pagine che riguardano tutta la finanza. Ci sono solo due piccoli capitoletti che riguardano, invece, la crescita, lo sviluppo e l'occupazione. Professor Monti, questa è la priorità dell'Unione europea, e la nostra bandiera - che evidentemente lei e chi prima di lei e insieme a lei non ha saputo difendere per il nostro Paese - ha perso in queste due pagine di raccomandazioni, direttive e regolamenti decine di miliardi di capitalizzazione del proprio sistema bancario. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Certo, perché le banche andavano annullate, indebolite, rese innocue, così come ci ha ricordato molto bene il Governo Renzi col suo decreto-legge sulle banche popolari, perché lì si doveva arrivare: far sì che il sistema del credito non fosse più dei territori, non fosse più del nostro sistema economico e sociale, ma fosse invece di questa grande finanza, di questo mercato unico della finanza che poi vede nella Cina, e forse anche in altri, il suo più pericoloso nemico.

Per questo noi, votando convintamente la proposta di risoluzione di cui è prima firmataria la collega Pucciarelli, le auguriamo, signor Presidente del Consiglio, il miglior lavoro possibile per la difesa di quella bandiera - professor Monti - che noi abbiamo nel cuore e stampata sulla carne. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni).

*GASPARRI (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP). Signor Presidente, il nostro Gruppo ovviamente sosterrà le nostre proposte di risoluzione, benché il parere del Governo sia purtroppo negativo. Prima di entrare nel tema principale di questo intervento e di questa sessione - noi abbiamo chiesto con insistenza che si parlasse anche e soprattutto della Cina, che prima non era stato nemmeno prevista - devo dire che anche il nostro Gruppo invita tutti a meditare sugli esiti problematici e fallimentari della Brexit, perché quello che sta accadendo nel Regno Unito non ha precedenti: non sono riusciti né a uscire né a rientrare; rinvii, bocciature, un Governo che sopravvive a esiti parlamentari disastrosi; nemmeno la presenza di un'autorevole, tradizionale e storica monarchia è riuscita a risolvere sin qui il problema.

Questo lo diciamo per una meditazione. Questa Europa può non piacere, può essere da criticare, ma uscirne diventa difficile, se non impossibile, oltre che dannoso e pericoloso. Voglio dire anche al Governo, su altri temi, che ci sembra singolare il fatto che giorni fa un esponente della Lega abbia preso un'iniziativa anche simpatica e condivisibile: ha detto che bisogna riservare una certa quantità di spazio alla musica italiana. Io ascolto solo musica italiana (tra l'altro basta sintonizzarsi su una di quelle radio che fanno solo musica italiana e il problema è già risolto alla radice), ma qui si oscilla tra la difesa di una cultura popolare italiana - anche la SIAE e Mogol condividono questa battaglia - alla resa sul copyright che state facendo nel Parlamento europeo. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Quello che non tutela il diritto d'autore è il vostro Governo, uno dei pochi. Il collega Morelli fa parte della Camera e non del Senato, ma occorrerebbe una via di mezzo. Se volete l'autarchia musicale, potremmo trasmettere solo Al Bano e Toto Cutugno, in senso di solidarietà per l'aggressione che hanno subito sul piano internazionale. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Invece dico al Governo: difendiamo il copyright, il diritto d'autore, che vuol dire proprietà intellettuale, vuol dire cultura e vuol dire anche combattere le fake news e tutelare anche l'informazione corretta, quella che voi state sterminando con interventi sull'editoria liberticidi. Volete soltanto la Rete degli insulti, delle minacce e delle bugie, salvo poi lamentarvi quando vi si ritorce contro in maniera anche inaccettabile (e lo abbiamo visto).

Dopodiché, c'è la questione del sovranismo. Io non ho capito e nessuno di noi l'ha capito; l'ha detto anche prima la collega Testor: siete sovranisti a giorni alterni, perché un giorno volete il sovranismo italiano ed europeo, e un altro giorno la subalternità. Noi abbiamo chiesto che si discutesse anche della questione cinese, e lo dico perché il Presidente del Consiglio, giorni fa, con un atteggiamento di arroganza in una intervista sul «Corriere della Sera» aveva detto che questa del memorandum con la Cina è un'intesa programmatica che ha degli obiettivi, delle modalità e dei principi. Lo ho ripetuto anche oggi: non ci sono rischi da questo negoziato. E ha aggiunto sul «Corriere della Sera»: «Non è stato fatto un passaggio in Parlamento per il semplice motivo che si tratta di un testo che non costituisce un accordo internazionale e che non crea obblighi giuridici». Quindi non si sa che cosa sia. Crea obblighi o non ne crea? È un negoziato o non lo è? È un memorandum, ma cosa contiene? (Applausi dal Gruppo FI-BP). C'è la rete telefonica o non c'è? Un mistero assoluto. Ma dico per interposta persona al presidente Conte che impari a rispettare il Parlamento: sono state le opposizioni a imporre la discussione anche su questa materia. (Applausi dal Gruppo FI-BP). entre lui l'aveva scartata.

Devo dire che poche settimane fa, sul blog di Grillo, un tale Corrao - credo sia un deputato europeo - aveva scritto che questo con la Cina «è un sinistro progetto per creare un nuovo ordine mondiale in cui la Cina sarà l'attore dominante». «Stiamo parlando» - diceva il blog di Grillo - «di una strategia silenziosa e lungimirante di egemonia culturale, economica, commerciale e geopolitica, che quando giungerà a maturazione sarà tanto invasiva quanto irreversibile». Questo sul blog di Grillo. Poi all'improvviso va tutto bene. Di Maio fa un paio di viaggi in Cina, c'è anche, ahimè, un Sottosegretario, credo che sia della Lega, Geraci, che non ho capito se è Sottosegretario del Governo italiano o del Governo cinese in rappresentanza in Italia, perché questo mi sembra che abbia fatto. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Andrebbe forse esortato a dire - come fa qualcun altro - «prima l'Italia» o «prima la Padania» al limite, va bene anche quello, piuttosto che la Cina.

Noi riteniamo che ci sia qualcosa di pericoloso e di arrogante in questo atteggiamento e siccome alcuni dei 5 Stelle sono stati alla Link University a Roma, di cui l'ex parlamentare e ministro Scotti è presidente, ricordo loro che oggi Scotti ha scritto un bell'articolo su «La Stampa» (andatevelo a leggere), in cui dice che ci vuole prima un'intesa tra l'Unione europea e gli Stati uniti sulla sicurezza digitale, un'iniziativa europea non equivoca e non frammentata in tanti piccoli accordi nazionali. Scotti è un uomo di esperienza e alcuni l'hanno anche considerato una sorta di ispiratore; purtroppo non è così, perché se Scotti avesse ispirato alcuni Ministri, avrebbero sicuramente fatto meglio, perché Scotti un po' di esperienza ce l'ha. (Applausi della senatrice Rizzotti).

Invece noi abbiamo avuto l'atteggiamento del Presidente del Consiglio che non voleva discutere in Parlamento. Abbiamo gli Stati Uniti che reagiscono. Giorni fa hanno ipotizzato che informazioni riservate potrebbero non essere più comunicate ai nostri Servizi segreti. Con il terrorismo fondamentalista in giro, isolarsi dal sistema di sicurezza internazionale credo sia una scelta sciagurata. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Il senatore Solinas entra in Aula. Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). Facciamo anche noi gli auguri al senatore Solinas, perché alleato con il centrodestra ha vinto, mentre alleati con i grillini svendono l'Italia alla Cina. Meglio l'unione del centrodestra. Bravo Solinas. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az).

Tornando all'Italia, dopo la Cina e la Sardegna, credo che escludersi da un circuito di informazioni internazionali di sicurezza sia molto pericoloso. Vi invitiamo anche a leggere qualche libro come «Governare la Cina» di Xi Jinping (si chiama così, Di Maio). Tra l'altro di Maio è stato a Matera, perché ci sono le elezioni in Basilicata, e ha scoperto che Matera è in Basilicata e non in Puglia. Complimenti anche a Di Maio perché nel tempo si imparano tante cose. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Ebbene, Xi Jiping ha scritto il saggio «Governare la Cina». Siccome lo riceverete, vi consiglio di leggere il saggio: è un po' noioso e lungo, ma bisogna studiarselo. Costui ha detto che il valore è l'armonia, non la democrazia. Ora non so se questo sia un principio giusto. Deng Xiaoping disse molti anni fa che la democrazia è una cosa troppo complicata per applicarla in Cina e che cinesi erano troppi per poter utilizzare la democrazia ma noi siamo di un altro avviso. Noi difendiamo la democrazia e vogliamo una reciprocità di diritti con un Paese che nega diritti essenziali ai propri lavoratori e che inquina l'ambiente. Questo a noi preoccupa di questa intesa, di questo negoziato e di questo misterioso dato di fatto.

Vi ricordiamo che oggi abbiamo una bilancia commerciale che vede importazioni in Italia dalla Cina per 31 miliardi ed esportazioni per 13 miliardi. Siamo certi che il memorandum migliorerà un dato che vede la nostra bilancia commerciale in forte passivo o arriveranno qui altri prodotti dalla Cina? Poi questa Via della Seta (la chiamo in italiano) è una strada di collegamento (chiamiamola strada); voi siete favorevoli come Governo a collegare l'Estremo Oriente con il cuore dell'Occidente e poi non volete fare qualche chilometro di ferrovia che colleghi l'Italia alla Francia. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Ma qual è la coerenza? Qual è la lungimiranza? La Via della Seta va bene, un bel treno da Pechino fino a non so dove va bene, ma le merci che arrivano a Genova o che arrivano a Trieste come viaggiano verso l'Europa? Arrivati a Chiomonte ci si ferma perché c'è la pausa di riflessione: è un'assurdità. Volete le connessioni a nostro svantaggio per farci colonizzare e non volete invece le connessioni a nostro vantaggio nel cuore dell'Europa. Altra bella coerenza. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Vi piace il giallo della Cina, vi piace il giallo dei gilet: avete una forma di itterizia politica probabilmente. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Voglio ricordare agli ambientalisti che se Greta andasse in Cina la arresterebbero, visto il livello di inquinamento e di inerzia sul piano ambientale. Abbiamo adesso in Europa il fenomeno di discussione dell'ecologismo precoce che va bene. Allora vediamo che succederebbe se andasse in Cina.

Noi abbiamo il dramma di Taranto, dove il lavoro si scontra con la salute, dove nel quartiere Tamburi le stesse famiglie hanno paura della chiusura della fabbrica siderurgica, che potrebbe cancellare il lavoro dei propri familiari, ma hanno anche paura del tumore, dei fumi e dei residui. Allora noi la Cina la vogliamo richiamare al rispetto dei protocolli ambientali internazionali, che non rispetta, portando qui acciaio che costa la metà del nostro perché prodotto inquinando e sfruttando senza nessun diritto il lavoro dei cinesi? (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Mi avvio a concludere, Presidente, perché abbiamo anche altri impegni nella serata. Noi non abbiamo né la cinofobia, perché bisogna confrontarsi con la Cina (lo si fa da qualche millennio), ma neanche la cinofollia, che mi sembra vi abbia colpito.

Noi siamo preoccupati - e per questo difendiamo le nostre risoluzioni - dalla scarsa credibilità della vostra oscillante politica internazionale. Lo dico anche agli amici della Lega, che condividono con noi tradizionalmente posizioni più serie. Noi stiamo facendo caos sugli F-35. Costano molto, sì, ma non avere più una difesa aerea nel futuro per un Paese che nel Mediterraneo è esposto alle minacce del terrorismo fondamentalista, è una scelta lungimirante secondo voi? È una scelta occidentalista? (Applausi dal Gruppo FI-BP). Abbiamo un Governo che non ha ancora riconosciuto in Venezuela il legittimo Governo perché siete amici di Maduro, gli ultimi castristi del mondo seduti su quei banchi. Che vergogna! (Applausi dal Gruppo FI-BP).

C'è quindi un riposizionamento che ci porta lontani dall'Occidente, un giorno a fare i camerieri dei cinesi, un giorno a fare gli apologeti di Maduro, un giorno a negare le appartenenze alla NATO e alle alleanze occidentali. Noi siamo per il sovranismo vero, quello dell'Italia e quello dell'Europa, non subalterno a nessuno. Qualcuno pensa di avere una corona in testa dai cinesi? Avrà un collare per essere trascinato al guinzaglio e noi a questo diremo sempre no. (Applausi dai Gruppi FI-BP e FdI).

DI NICOLA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 18,48)

DI NICOLA (M5S). Signor Presidente del Consiglio, condividiamo pienamente la sua visione sull'agenda dei problemi all'esame del Consiglio europeo, soprattutto apprezziamo che lei abbia illustrato la necessità, per l'Unione europea, di farsi guida dei processi di cambiamento in atto non solo sul continente, ma anche su scacchieri internazionali più complessi e globali. Dai cambiamenti climatici ai temi posti dalle pratiche di disinformazione, che vedono protagonisti non solo singoli individui, ma anche Stati di primaria importanza, ma soprattutto sul fronte dell'economia e della competitività, che con il fallimento delle ricette economiche neoliberiste, piegate all'austerità, pone all'ordine del giorno l'urgenza di un cambio di approccio e visione sugli andamenti dell'economia mai come oggi bisognosa di politiche espansive fondate sul sostegno della domanda, sul rilancio degli investimenti e sul contrasto alla disoccupazione e alle povertà. Un cambio di passo tanto più necessario alla luce dei mutati scenari internazionali, che negli ultimi mesi hanno visto la ricomparsa di vere e proprie guerre commerciali tra Paesi che, a causa della globalizzazione dei mercati, hanno velocemente minato la stabilità economica internazionale. Scenari sempre più multilaterali che impongono la necessità di governare gli inevitabili processi di apertura ai nuovi mercati, come quello cinese, che rappresenta un'occasione imperdibile per le nostre aziende e le nostre economie.

Plaudiamo perciò alla decisione del nostro Governo di voler regolamentare e guidare queste ineludibile cooperazione avendo come obiettivo la salvaguardia del nostro interesse nazionale e dei valori e principi su cui si fondano le nostre economie e la nostra società. Un'iniziativa necessaria, come si vede, che ha tuttavia suscitato critiche da parte europea, americana e da parte delle opposizioni. Critiche incomprensibili e infondate, a ben vedere. Vediamo perché.

Quanto alle critiche in ambito europeo, l'approccio italiano, lungi dall'essere una fuga in avanti al di fuori dell'approccio comune europeo, getta le basi per una migliore cooperazione Europa-Cina, formalizzando, anche a livello bilaterale, la cornice legale multilaterale europea di tutti i futuri accordi economici e commerciali. Nessuno ha protestato quando altri 14 membri dell'Unione europea hanno stipulato analoghe intese con la Cina. Si pensi solo a quella greca sul porto del Pireo o quando la Germania - pensate, la Germania - ha fornito alla Cina il terminal ferroviario europeo della nuova Via della Seta. Forse a qualcuno disturba l'idea che l'Italia accresca l'export verso la Cina, erodendo fette importanti di mercati altrui.

Quanto alle critiche sul fronte americano, il memorandum in questione non è un accordo politico internazionale, ma un'intesa economica e commerciale che non mette assolutamente in discussione la fedeltà atlantica del nostro Paese, né favorisce in alcun modo le strategie di espansionismo geopolitico di Pechino. Questo non solo perché non c'è alcun risvolto geopolitico militare, ma nemmeno alcun rischio per la sicurezza italiana e alleata. Ma forse la cooperazione con la Cina in ambito delle telecomunicazioni rappresenta un problema per gli interessi commerciali delle grandi aziende americane (telecomunicazioni peraltro escluse da questo memorandum).

Sulle critiche delle opposizioni, lungi dallo spalancare le porte a invasioni, colonizzazioni e svendite, noi stiamo mettendo regole e paletti a una penetrazione economica cinese in Italia che è stata avviata dagli ex presidenti Renzi, Gentiloni Silveri e Berlusconi, anche in settori strategici. Pensiamo al porto di Vado Ligure, alle partecipazioni cinesi in Ansaldo Energia e Autostrade, tralasciando le partecipazioni nella moda e nel calcio.

Infine, il memorandum garantisce esplicitamente cooperazione economica e commerciale con la Cina per le imprese italiane; per il made in Italy rappresenta un'occasione imperdibile di aumento dell'export verso un mercato in crescita come quello cinese, dal quale - sia detto senza infingimenti - ci aspettiamo, in un tempo congruo, la capacità di mettersi in linea con i migliori standard europei in tema di equa concorrenza e garanzie sul lavoro.

Dei tanti altri, fondamentali temi oggetto del Consiglio europeo, vorrei soffermarmi, nel breve tempo rimasto, sull'equità economica e sociale; tema fondamentale per il MoVimento 5 Stelle e per l'azione del Governo del cambiamento da lei guidato. Riformare, ridistribuire in forme più eque il reddito: ecco le parole d'ordine che possiamo e dobbiamo portare al centro del dibattito europeo. La riunione del Consiglio che tra un paio di giorni la vedrà impegnato è sicuramente l'occasione giusta per allargare e rafforzare questo nuovo corso. Sì, un nuovo corso per l'Europa. Dobbiamo avere il coraggio, l'orgoglio di dirlo e invocarlo; un nuovo corso in cui l'Italia può farsi levatrice e tutrice, consentendo a chi all'Europa vuole continuare a mantenere davvero fede, di tornare a credere allo spirito delle origini, agli ideali e ai capisaldi del Manifesto di Ventotene, per rinnovare l'impegno di pace e giustizia sociale tra i popoli, liberati dagli equivoci della peste mercatista che ha visto idolatrate le merci e i capitali e la loro libera circolazione e sempre più sacrificati e calpestati i diritti sociali di cittadinanza, nonché i livelli di vita e la capacità di reddito di milioni e milioni di cittadini.

Nel nome della concorrenza senza regole, signor Presidente, del mito del profitto sfrenato, per aziende e imprese che stanno perdendo sempre più di vista la loro funzione sociale, vediamo come stanno andando le cose nel nostro Paese (anzi, come sono andate sino a questo momento), dove questa competizione sleale, che abbisogna sempre più di abbattimenti di costi, si è scaricata infine soprattutto sulla parte debole delle sue componenti economiche, quella del lavoro e del suo valore; una componente che, complici cedimenti sindacali e la mancanza di rappresentanza politica, continua a pagare i prezzi più alti. Una situazione aggravata certo dall'introduzione dell'euro, causa gli accordi di assoluto svantaggio contrattati dagli allora nostri rappresentanti di Governo, con quegli effetti finali drammatici sulle retribuzioni citati dal Presidente del Consiglio, come ha chiarito qualche giorno fa un rapporto della Fondazione Giuseppe Di Vittorio, che ha messo a confronto le attuali retribuzioni medie dei lavoratori dipendenti italiani con quelle del passato, paragonandole anche alle altre dei grandi Paesi europei. Morale: in Italia, nel periodo compreso tra il 2010 e il 2017, le retribuzioni annuali hanno subito una perdita di 1.059 euro, mentre quella del lavoratore dipendente tedesco è salita - al contrario - di ben 3.825 euro l'anno.

Stando così le cose, signor Presidente, ci chiediamo per quanto tempo ancora potremo reggere il quadro squilibrato delle competizioni globali di un sistema di regole che ai Paesi dell'Unione impedisce di utilizzare gli strumenti tradizionali per rilanciare l'economia in crisi. Per colpa degli assurdi vincoli di bilancio derivanti dal fiscal compact non c'è più la possibilità di rilanciare l'economia in deficit, tanto più nel nostro Paese, dove il nodo scorsoio del debito pubblico rischia di ipotecare persino il destino delle prossime generazioni.

È per queste ragioni, signor Presidente del Consiglio, che dall'Europa ci aspettiamo un colpo d'ala, quel famoso nuovo corso di cui parlavo in precedenza. Con gli impegni da lei presi oggi in quest'Aula, siamo sicuri lei saprà portare avanti con determinazione le nostre istanze sia nel vertice bilaterale, sia in quello previsto dall'agenda europea per il prossimo 9 aprile con gli esponenti del Governo cinese, i cui contenuti saranno anch'essi oggetto del prossimo Consiglio europeo.

Per tutto questo, signor Presidente del Consiglio, annuncio il sostegno del MoVimento 5 Stelle alle proposte di risoluzione della maggioranza. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Sulla scomparsa di Giovanni Stefani

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Colleghi, nella giornata di oggi, a causa di un incidente durante una competizione motociclistica in corso di svolgimento in Algeria, è venuto a mancare Giovanni Stefani, padre della senatrice e ministro Erika. Si tratta quindi di una notizia del tutto inaspettata, rispetto alla quale vorrei esprimere il cordoglio e la vicinanza di quest'Assemblea alla senatrice Stefani e a tutti i suoi familiari.

Nella certezza che la senatrice saprà superare questa difficile prova con lo spirito che l'ha sempre contraddistinta, invito l'Assemblea a osservare un minuto di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 18,59)

PRESIDENTE. Prima di passare alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione per ciascuno dei due argomenti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 3, presentata dalla senatrice Pucciarelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 5, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 7, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 9, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Patuanelli e Romeo.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 6, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 8, presentata dal senatore Gasparri e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 10, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Discussione del documento:

(Doc. IV-bis, n. 1) Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di ministro dell'interno pro tempore (ore 19,03)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento IV-bis, n. 1, recante: «Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di ministro dell'interno pro tempore, per il reato di cui all'articolo 605, commi primo, secondo, numero 2, e terzo, del codice penale (sequestro di persona aggravato) trasmessa dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania il 23 gennaio 2019».

La relazione è stata stampata e distribuita.

La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato, a maggioranza, di proporre all'Assemblea il diniego della richiesta di autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di Ministro dell'interno pro tempore, attesa la sussistenza nel caso di specie dell'esimente del perseguimento del preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo di cui all'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n. 1 del 1989.

Informo che sono state presentate due relazioni di minoranza, da parte del senatore Grasso e del senatore De Falco.

Chiedo al relatore, senatore Gasparri, se intende integrare la relazione scritta.

*GASPARRI, relatore. Sì, signor Presidente, la ringrazio.

La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari propone all'Assemblea del Senato il diniego dell'autorizzazione a procedere nei confronti del senatore e ministro Matteo Salvini, perché, come illustra e motiva la mia relazione, riteniamo che ci sia stato il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo, come dice una legge costituzionale del 1989, alla quale la Giunta ovviamente ha fatto riferimento.

Come illustreremo, ci sono molte motivazioni che hanno portato a questa scelta, che la Giunta ha preso con un'ampia maggioranza. Ovviamente l'ultima parola su questo caso spetterà all'Assemblea del Senato, ma come relatore confido in una conferma anche da parte dell'Assemblea del giudizio favorevole sulla proposta che ho avanzato in sede di Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

Per ragioni di tempo non illustrerò tutto l'andamento dei fatti di cui ci stiamo occupando: l'arrivo nel porto di Catania della nave Diciotti della Guardia costiera con degli immigrati a bordo. La relazione, che è alla vostra attenzione, descrive puntualmente tutte le vicende, i tempi e tutto quanto è avvenuto.

In questa sede vorrei anche sottolineare, non perché il Senato non ne sia consapevole, ma per chi dovesse seguirci, che questi lavori hanno una certa importanza, perché in epoche recenti non abbiamo precedenti di questa rilevanza e la discussione è sicuramente importante anche per il futuro.

Vorrei ricordare che fino al 1989 esisteva la Commissione inquirente, che in Parlamento si occupava delle vicende che investivano in termini giudiziari i membri del Governo; ci fu un referendum nell'autunno del 1987 che abolì la Commissione inquirente. A seguito di quell'evento è stata approvata la legge n. 1 del 1989 che, per dirla con un linguaggio contemporaneo, ha ridotto la tutela della casta, non l'ha ampliata, poi successivamente sono state abolite anche altre forme di immunità; sono rimaste quelle previste dall'articolo 68 della Costituzione, che non vanno confuse con quelle di cui stiamo discutendo e che riguardano le opinioni che noi parlamentari esprimiamo nell'esercizio della nostra attività. Questa vicenda rientra invece nelle previsioni di cui all'articolo 96 della Costituzione, un altro capitolo. Abolendo la Commissione inquirente, una sorta di giustizia speciale - chiamiamola così per semplicità - per i membri del Governo, questi sono stati affidati al giudizio della magistratura ordinaria, proprio per un senso di maggiore equilibrio nel rapporto tra le istituzioni. Tuttavia, per riequilibrare questo affidamento alla magistratura ordinaria ed evitare che denunce pretestuose o iniziative non fondate ostacolassero l'azione di un Governo, si è introdotto un filtro che è costituito dal tribunale dei Ministri, composto da alcuni magistrati estratti a sorte nelle varie realtà territoriali, tra coloro che hanno cinque anni di esperienza nei tribunali, ai quali viene affidata una valutazione.

Nel caso di specie, questo tribunale dei Ministri ha ritenuto di delegare alla Camera di appartenenza, cioè al Senato, la valutazione del comportamento del senatore ministro Salvini.

Devo dire che la procura della Repubblica di Catania, come è noto, aveva chiesto l'archiviazione di questa vicenda, non ritenendo che ci fossero né reati ordinari né reati ministeriali, tuttavia il tribunale dei Ministri, come era suo potere, ha avuto un'opinione diversa ed è per questo che si è aperta questa discussione.

Prima la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e poi l'Assemblea non devono fare un processo anticipato; il compito del Parlamento è verificare se sussistano dei requisiti indicati con precisione dalla legge n. 1 del 1989, una legge costituzionale che ha introdotto questa procedura. Mi accingo ora a leggere la parte di questa legge che, all'articolo 9, comma 3, stabilisce che l'Assemblea, in questo caso del Senato «può, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, negare l'autorizzazione a procedere ove reputi, con valutazione insindacabile, che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo».

Faccio questa premessa per chiarire anche all'opinione pubblica che non siamo di fronte al privilegio di un'immunità assoluta e che non facciamo una votazione solo politica, in base ad appartenenze; c'è una valutazione anche di ordine giuridico, come la relazione motiva ovviamente in maniera molto più ampia di quanto potrò fare nel mio intervento; invito quindi i colleghi, essendo un atto importante di questa legislatura, a leggere il testo di 16 pagine di atto parlamentare (era necessario argomentare e motivare). Noi dobbiamo quindi trovare queste motivazioni per cui la Giunta ha ritenuto ci fossero un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante oppure il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo.

La prima decisione che ha dovuto prendere la Giunta è stata quella di dire se si è trattato di un reato ministeriale oppure no. Certamente è un reato ministeriale, perché connesso alle funzioni di Ministro dell'interno; dopodiché non è che qualsiasi reato ministeriale può essere affidato a questa procedura. Nella relazione ci sono degli esempi: se un Ministro prende dei soldi per autorizzare un'opera pubblica, è un reato ministeriale, perché è la qualifica di Ministro che gli ha consentito di svolgere quell'azione illegale ma non potrebbe mai eccepire un preminente interesse pubblico, che non potrebbe mai esistere di fronte all'appropriarsi di soldi per interessi illeciti privati.

Ci sono anche dei limiti invalicabili che abbiamo individuato e su questo la Giunta ha molto discusso, chiedendosi, in particolare, se la compressione dei diritti - come noi riteniamo che in questo caso sia avvenuto - sia un valore che possa prevalere su altri aspetti, mentre una lesione irreversibile dei diritti (la morte di una persona o altri effetti non più recuperabili) non avrebbe potuto consentire di applicare l'esimente.

Noi abbiamo quindi ritenuto che certamente ci fosse una ministerialità del reato e questo credo che sia abbastanza ovvio; abbiamo ritenuto, però, che sussistessero poi le condizioni per le esimenti.

Abbiamo discusso anche in Giunta sul fatto che, ripeto, non tutto può essere coperto dalle motivazioni esimenti previste dalla legge del 1989: ci deve essere un bilanciamento dei fatti.

Richiamo l'attenzione - lo ripeto per la seconda volta a chi dall'esterno dicesse che il Parlamento vuole autoassolversi - sul fatto che il procuratore della repubblica di Catania Zuccaro aveva chiesto l'archiviazione, non ritenendo che ci fossero, né reati comuni, né ministeriali. Il tribunale dei Ministri ha pensato diversamente, ma rispetto a quella che sarà l'opinione del Senato, che sarà decisa con il voto di domani nell'uno o nell'altro senso, voglio dire che non dobbiamo avere il complesso dell'illegittimità delle nostre scelte, perché anche la magistratura ha discusso al suo interno con orientamenti diversi. La procura di Palermo si era spogliata della vicenda, ritenendo territorialmente competente quella di Catania, ma configurando comunque l'eventuale reato come ministeriale.

Ci sarebbero molte cose da dire, sulle quali magari interverrò in replica, in risposta a quanto verrà detto nel dibattito.

Noi riteniamo che, nel caso di specie, nessuna lesione irreversibile possa configurarsi rispetto a diritti fondamentali. È indubbio che, a causa della mancata autorizzazione allo sbarco, gli immigrati in questione siano dovuti rimanere per cinque giorni a bordo della nave Diciotti. Tuttavia, tale nave poteva considerarsi un luogo sicuro, essendo ancorata in porto ed essendo costantemente assistita da medici e rifornita dei generi di prima necessità occorrenti, quindi con le tutele necessarie. Va inoltre menzionato che alcuni immigrati che erano in precarie condizioni fisiche o minori non accompagnati sono stati fatti sbarcare durante quella fase.

In altri termini, non sono noti danni irreversibili che siano stati subiti. Dopodiché bisogna anche dire che l'immigrato che arriva in Italia con queste modalità non ha una totale libertà di circolazione: deve andare negli hotspot, deve essere identificato, per cui anche il concetto di libera circolazione ha delle limitazioni che le stesse convenzioni internazionali hanno tranquillamente ritenuto praticabile (penso all'articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo). Non c'erano quindi diritti irreversibilmente lesi.

Per quanto riguarda le altre questioni si è anche detto che, ad esempio, non c'era un atto collegiale del Governo. Il Governo non avrebbe preso una decisione e non ci sarebbe un pezzo di carta che registra questo. A parte il fatto che tutti abbiamo seguito in quei giorni la cronaca delle vicende, le riunioni che si succedevano, i rappresentanti (tecnici o esponenti politici) mandati dal Governo a Bruxelles alle varie riunioni per tentare in quei quattro o cinque giorni di suddividere l'accoglienza degli immigrati, con un risultato negativo che poi, quando non ci fu la condivisione, portò allo sbarco degli stessi immigrati, che furono condotti contro la loro volontà vicino Roma, a Rocca di Papa, in un luogo scelto dal Governo e concordato. Poi, da lì, non essendo trattenuti, hanno preso le mille strade che hanno scelto. Ma anche il trasferimento dall'hot spot di Messina a Rocca di Papa non avvenne per loro scelta. Furono messi su dei pullman e portati lì.

A chi contesta la collegialità delle decisioni del Governo, però, la relazione ricorda che il presidente del Consiglio Conte è intervenuto in quest'Aula sul caso Diciotti il 12 settembre 2018. E non cito, per economia di tempo, le frasi di totale condivisione della politica del Governo in materia di immigrazione in riferimento al caso Diciotti. Quelli che dicono che non ci sono gli atti di collegialità, dicono una castroneria, perché c'è più di un intervento pubblico in Parlamento del Presidente del Consiglio: intervento registrato, trasmesso, verificabile e che chiunque può, da qui all'eternità, rintracciare nei Resoconti parlamentari, in forme scritte, audio e video. Quindi, c'è un intervento del Presidente del Consiglio, molto chiaro, di piena e totale condivisione collegiale del Governo. Lo sottolineo perché è importante, ai fini della motivazione che la legge costituzionale n. 1 del 1989 richiede.

Le frasi del presidente Conte le trovate nella relazione, ma voglio anche ricordare che il Presidente del Consiglio è più volte intervenuto sul tema dell'immigrazione nelle politiche del Governo, e ne ha parlato anche oggi, in verità. Era intervenuto il 5 giugno 2018, quando si è insediato, qui nell'Aula del Senato; il 27 giugno, in vista di un Consiglio europeo; il 16 ottobre, sempre del 2018 e l'11 dicembre 2018. Egli è intervenuto molte volte sulle politiche di immigrazione, ribadendo indirizzi più severi rispetto a quelli dei Governi precedenti.

Sul caso Diciotti è intervenuto il 12 settembre, e non prima, perché l'Aula del Senato non ha tenuto sedute nell'ultima parte del mese di agosto. Altrimenti, le comunicazioni avrebbero potuto svolgersi anche prima; si sono, però, comunque svolte nel giro dei quindici giorni successivi agli eventi.

Avviandomi alla conclusione e dovendo necessariamente rinviare alle considerazioni scritte, rilevo che la memoria del ministro Salvini contiene considerazioni importanti, incluse le preoccupazioni che dal Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza (nel mese di agosto, a Ferragosto, se ne tiene una tradizionale riunione) erano emerse circa il rischio di infiltrazioni di persone, non tutte bene intenzionate, nelle varie spedizioni di immigrati clandestini. Una preoccupazione generica e generale, ma che era stata espressa tempestivamente. Ricordate tutti la discussione che si è fatta sul ruolo delle ONG, anche nella precedente legislatura.

Quindi, noi riteniamo che tutto ciò (gli interventi del Presidente del Consiglio, la memoria del ministro Salvini, l'esame dei fatti, le circostanze che la legge ci invita a guardare) sia chiarissimo.

Nelle memorie e nei documenti che la Giunta ha esaminato c'è anche il mandato, dato a quelli che ci hanno rappresentato nelle riunioni a Bruxelles, dove si dovevano suddividere gli immigrati e dove non sono state raggiunte intese e quindi, alla fine, è avvenuto lo sbarco.

In conclusione, signor Presidente, cercheremo di aggiungere altri argomenti in sede di replica, rispondendo ai dubbi, ma noi riteniamo che il principio di bilanciamento e di compressione dei diritti rispetto alle altre preminenti esigenze sia stato pienamente rispettato.

In alcune altre relazioni vedo citate sentenze della Corte costituzionale che riguardano l'articolo 68 della Costituzione. Ho visto giuristi illustrissimi confondere sui giornali l'articolo 51 del codice penale, che qui non c'entra, con l'articolo 96 della Costituzione. Ma di questo avremo tempo di scrivere e di parlare. Abbiamo raccolto una serie di gemme giuridiche veramente fenomenali, che dimostrano come non si sia valutata la questione specifica. Ma questo lo scriveremo in letteratura, quando sarà tempo. Ora, però, dobbiamo giudicare la sussistenza di questi requisiti, come la legge ci impone.

Quindi, questa non una è decisione puramente politica, come qualcuno ha detto e scritto, ma una valutazione che deve fondarsi sul rispetto di quell'area grigia, dove potrebbe esserci un reato, se non ci fosse, però, un principio di interesse preminente che va a bilanciare dei comportamenti finalizzati ad attuare una politica di sicurezza.

Inutile fare degli esempi sul futuro. Ho letto di tutto: ad esempio, "se chiudessero tutti i giovani in una scuola…". Ma noi giudichiamo casi concreti, non facciamo fantascienza. Quindi, la Giunta ha giudicato questa vicenda per come si è prospettata, per la sua casistica dettagliata, con lunghe riunioni dove ciascuno ha potuto prendere la parola più volte affinché, poi, l'attività istruttoria arrivasse in Aula svolta con grande serietà e precisione. Io mi auguro che non ci siano casi futuri, ma anche quelli saranno giudicati con il rigore che ogni caso deve avere.

Signor Presidente, ho concluso e la ringrazio per la pazienza, ma il caso ha una sua rilevanza. Noi abbiamo scritto questa relazione, per la quale ringrazio molto gli Uffici che hanno dato una grande collaborazione in termini di competenza e di sapienza giuridica. Voglio dire anche a lei, signor Presidente, a orgoglio del Senato, che, oltre a noi senatori, che facciamo la nostra parte, gli Uffici, che fanno ricerche giuridiche e approfondimenti, sono preziosi. Noi riteniamo di aver scritto una relazione che anche ai fini futuri dell'attenzione con cui si guarderà questa vicenda, potrà rendere orgoglioso il Senato del suo lavoro e delle sue valutazioni.

Confido, quindi, nei colleghi per l'approvazione della proposta della Giunta, che come relatore vi ho illustrato, di negare l'autorizzazione a procedere nei confronti del senatore e ministro Matteo Salvini. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Chiedo al relatore di minoranza, senatore Grasso, se intende integrare la relazione scritta.

GRASSO, relatore di minoranza. Signor Presidente, intendo integrarla e spero di avere lo stesso tempo concesso al relatore di maggioranza ai fini dell'illustrazione.

Onorevoli colleghi, il tribunale dei Ministri di Catania ha ravvisato nei fatti del caso Diciotti un'ipotesi di reato e su quella chiede a quest'Assemblea se autorizzare o meno il procedimento penale nei confronti del ministro Salvini.

Le conclusioni della relazione di maggioranza presentano, a mio avviso, errori di valutazione e costituiscono un precedente che, a vantaggio di tutti, è bene che non si crei. Il delitto contestato è il sequestro di persona aggravato, l'articolo 605 del codice penale che protegge, ai sensi degli articoli 2 e 13 della Costituzione, come diritto inviolabile della persona, la libertà personale, che non può sopportare alcuna restrizione «se non per atto motivato dall'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge».

In particolare, i giudici ritengono che il ministro Salvini abbia commesso un sequestro di persona ai danni dei naufraghi della nave Diciotti con l'ordine impartito verbalmente di non farli sbarcare, violando le normative internazionali e nazionali in materia di salvataggio in mare, più ampiamente citate nella mia relazione scritta.

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 19,23)

(Segue GRASSO, relatore di minoranza). Da tale quadro normativo, emerge chiaramente l'obbligo dello Stato italiano di soccorrere le persone in pericolo in mare e di completare il coordinamento dell'evento con l'indicazione di un luogo sicuro o di una località sulla terraferma dove le operazioni di soccorso si considerino concluse.

Nella sua relazione, il presidente Gasparri ha svolto, a sostegno del diniego di autorizzazione, argomentazioni, con tutto il rispetto, a mio avviso infondate, per giustificare il perseguimento di un preminente interesse pubblico rispetto alla privazione della libertà personale. Non vi erano, nel caso Diciotti, i presupposti di alcuna controversia internazionale che giustifichi il blocco dello sbarco e comunque un eventuale contenzioso fra l'Italia e Malta avrebbe dovuto essere trattato secondo le norme e le consuetudini, ad esempio attraverso un arbitrato o il ricorso alla Corte internazionale di giustizia. Ebbene, non risulta che l'Italia abbia intrapreso alcuna di queste iniziative.

In realtà, le Autorità italiane chiedono ai Paesi membri dell'Unione europea di attuare una redistribuzione dei migranti a bordo della Diciotti e la relazione del presidente Gasparri individua proprio questo come l'obiettivo perseguito dal Governo, cioè il tentativo di superare il Regolamento di Dublino a favore di politiche che prevedano logiche diverse di distribuzione a livello europeo dei migranti. Questo è condivisibile e legittimo, ma trattenere esseri umani a bordo di una nave italiana per fare pressione politica sull'Europa al fine di cambiare i regolamenti, ebbene, è del tutto illegittimo.

La prova dell'intento di strumentalizzare il caso Diciotti è data dal fatto che i contatti, a livello europeo, iniziarono ancor prima che la nave fosse ormeggiata a Catania, sin dal 16 agosto, come risulta dagli atti, per ottenere in modo forzoso la «volontaria redistribuzione», senza peraltro riuscirci. Solo il 25 agosto, quando si acquisisce la disponibilità dell'Albania, dell'Irlanda e della CEI, veniva data l'autorizzazione allo sbarco.

Risulta quindi dagli atti in maniera incontrovertibile che l'ordine di non far sbarcare i naufraghi sia stato emesso per esercitare una pressione nei confronti degli altri Stati dell'Unione europea. Una forma di coazione morale che potrebbe arrivare a configurare il reato di sequestro di persona a scopo di coazione previsto dall'articolo 289-ter del codice penale.

Diversamente dal presidente Gasparri, che la qualifica come preminente interesse pubblico, il ministro Salvini utilizza nella sua memoria difensiva proprio la tesi, già smentita, della controversia internazionale, ma per giustificare la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante. Come può farlo, quando, proprio attraverso il comportamento del Ministro, si sono violati gli obblighi internazionali del salvataggio in mare, che assumono un rango gerarchico superiore rispetto alla disciplina interna, proprio ai sensi degli articoli 2, 10, 11 e 117 della Carta costituzionale? Anche ammettendo la tesi della controversia, rimane il fatto che l'Italia era la titolare dell'evento SAR (search and rescue), ossia del salvataggio mare, e doveva portare a compimento le operazioni proprio con l'indicazione del posto sicuro e il conseguente sbarco.

Il diniego del rilascio del POS (il place of safety, così si chiama) e il conseguente divieto di sbarco non si possono configurare pertanto come atto politico in senso stretto, ma piuttosto come omissione che interrompe una procedura amministrativa, posta in essere dal ministro Salvini soltanto sulla scorta di valutazioni e finalità politiche.

Il Ministro non avrebbe pertanto dovuto né potuto interferire nelle determinazioni del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, se non per gravi motivi di ordine e sicurezza pubblica, rientranti - questi sì - nelle sue funzioni. Eppure lo fece, senza alcun atto scritto né alcuna palese motivazione, in assenza di qualsiasi emergenza di sicurezza nazionale o di infiltrazione terroristica.

Perché l'ha fatto? Cosa l'ha spinto ad autorizzare lo sbarco solo il 25 agosto, dopo ben dieci giorni dal salvataggio? L'obiettivo, fallito miseramente, era sin dal principio quello di mostrare i muscoli in Europa, di tenere come ostaggi i naufraghi per affermare la svolta politica in materia di gestione dei flussi migratori. I diritti fondamentali delle persone riconosciuti dall'ordinamento possono essere limitati, ma solo se lo impongono esigenze insopprimibili di rango costituzionale e non una qualsiasi forma di strategia politica, per di più di medio e lungo termine.

Sulla natura ministeriale del reato il relatore Gasparri propone una tesi bizzarra e priva di precedenti giurisprudenziali, che contrasta frontalmente con l'intero corpus normativo. Perché un reato possa qualificarsi come ministeriale devono verificarsi due circostanze: l'autore del reato nel momento in cui questo è commesso dev'essere un membro del Governo o il Presidente del Consiglio e deve sussistere un rapporto di connessione tra la condotta che configura l'illecito e le funzioni esercitate dal Ministro. È quindi paradossale sostenere che la configurazione di ministerialità di un reato si arresti sulla soglia della lesione dei diritti fondamentali, quando il bene protetto dalla norma che si assume violata è proprio uno di quei diritti come la libertà personale. Non si può giustificare che per un fine politico un membro del Governo possa privare qualcuno della propria libertà personale o della libertà di circolazione per un tempo apprezzabile, anche se non in maniera irreversibile, senza poi affrontare un processo.

La tesi del relatore sembra motivata più da opportunismo dialettico-politico che da motivazioni giuridiche, alle quali il Senato deve invece rigorosamente attenersi. Spetta all'Assemblea, in difesa del principio della separazione dei poteri, valutare se la condotta del Ministro che in astratto configura reato (se lo sia in concreto poi è prerogativa del potere giudiziario deciderlo) sia giustificata da un interesse pubblico di rango costituzionale preminente, vale a dire prevalente su quello violato dalla condotta. Questo non è assolutamente il caso perché si è dimostrato ampiamente che l'interesse alla sicurezza delle frontiere che si è inteso tutelare non entra affatto in gioco quando la scelta è se fare sbarcare da una nave militare italiana - territorio dello Stato - 177 disperati e non invece cannoneggiare un invasore che stia sbarcando sulle nostre coste con carri armati e artiglierie.

I rischi connessi a un'erronea valutazione da parte del Senato sono altissimi. Si sarebbero fatte le stesse valutazioni se il caso di specie non fosse relativo ad alcuni cittadini stranieri su una nave, ma a una scuola piena di studenti? Sono ipotesi che ci dobbiamo porre. Sottrarre il ministro Salvini al giudizio della magistratura - badate bene, al giudizio, non alla condanna - rischia di trasformarsi in un precedente, a mio avviso, pericolosissimo. Non sappiamo, non possiamo sapere chi e per quali finalità in futuro utilizzerà questo precedente, che genera una sostanziale immunità per giustificare azioni simili o addirittura peggiori. La libertà personale - lo ribadisco - è un diritto inviolabile e come tale preminente rispetto a qualsiasi fine politico.

Per questi motivi - qui solo accennati, ma trattati più ampiamente nella relazione depositata - propongo ai colleghi senatori di concedere l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD).

PRESIDENTE. Chiedo al relatore di minoranza, senatore De Falco, se intende integrare la relazione scritta.

DE FALCO, relatore di minoranza. Presidente, intendo integrare e illustrare brevemente la relazione che ho depositato.

Presidente e colleghi, la discussione e la votazione sulla richiesta di autorizzazione a procedere sono un momento cruciale della vita istituzionale e politica di questo Paese, non tanto e non solo per quel che riguarda la ipotizzata responsabilità giuridica del ministro Salvini, come in conclusione diceva il relatore che mi ha preceduto, che non spetta al Senato dichiarare, ma per i principi e fondamenti stessi dello Stato che questo caso mette in discussione.

La legge costituzionale n. 1 del 1989 - cui ha fatto riferimento anche il senatore Gasparri - ha profondamente modificato il sistema previgente della cosiddetta Commissione inquirente con una procedura che escludeva totalmente l'intervento della magistratura ordinaria. Con la modifica il Parlamento assume oggi un ruolo di difesa della funzione ministeriale. Il Senato è chiamato oggi a decidere solo se il comportamento di cui è accusato il Ministro sia coperto dalle scriminanti previste dall'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n.1 del 1989, se abbia cioè agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo. Per riconoscere l'esistenza dell'esimente si deve effettuare una comparazione, come è stato detto, tra il sacrificio dei diritti compressi ed usati come mezzi rispetto al fine perseguito, verificando in concreto la prevalenza (se c'è) di quest'ultimo. Soltanto in questo caso la sottrazione al giudice naturale costituisce una deroga compatibile con i principi fondamentali dello Stato democratico di diritto. La comparazione deve essere effettuata secondo criteri di ragionevolezza, razionalità e proporzionalità e per una durata temporale limitata allo stretto indispensabile.

Si tratta di effettuare un'operazione, per così dire, di pesatura obiettiva degli interessi in gioco, che però nella relazione di maggioranza, di fatto, non esiste assolutamente. La relazione lascia intendere che la semplice azione di Governo sia di per sé interesse pubblico preminente; ed era ancora più chiara in questo senso la prima versione (ma il nascondimento è molto modesto). Siamo di fronte a una concezione del potere che tenderebbe a essere svincolata da ogni criterio obiettivo e quindi da ogni controllo di legge, non sottoposta al principio di responsabilità. Tale principio è il cardine di ogni Stato di diritto, nel quale le regole contano più dei voti. Nessuno, neppure il Governo, neppure la maggioranza parlamentare pro tempore che lo sostiene, è al di sopra delle leggi.

La scriminante politica è volta a difendere la funzione ministeriale in relazione a un interesse pubblico concreto, specifico, sempre che si verifichi anche che questo interesse sia preminente. Per la relazione di maggioranza, invece, qualunque azione posta in essere dal Governo concretizzerebbe un interesse pubblico, addirittura sempre preminente, con l'effetto paradossale - uno dei tanti paradossi della relazione di maggioranza - di far incarnare nel Governo, che è il vertice dello Stato-apparato, l'interesse generale dello Stato-comunità, con una evidente torsione di senso che non sembra di poter reggere a un esame appena attento della lettera e dello spirito della legge costituzionale n.1 del 1989. Di fatto, si introdurrebbe un nuovo concetto, quello di interesse governativo, del tutto disancorato da qualunque confronto e paragone che possa consentire di stabilire se vi sia o no la necessaria preminenza. La voluta confusione concettuale e terminologica giunge alle estreme conseguenze, di fatto dissolvendo non solo il concetto di «preminente», ma anche quello stesso dell'interesse pubblico, che viene assimilato senza alcun sostegno giuridico né logico a un interesse governativo, ovvero un interesse di parte, con la capacità di comprimere anche diritti essenziali, senza fare alcun bilanciamento tra diritti compressi e interesse, per così dire, governativo (loro lo intendono in questo senso), pubblico e preminente perseguito, in violazione sostanziale della legge costituzionale n. 1 del 1989.

La relazione di maggioranza, se approvata, consentirebbe in sostanza a un Ministro nell'attività di Governo di non dover tenere conto delle leggi e di agire secondo il proprio arbitrio anche sequestrando forse fino a 177 persone, costrette a rimanere per giorni sotto il sole nel periodo più caldo dell'anno su una nave militare non attrezzata a ospitare tante persone per un periodo così lungo qual è la nave Diciotti. Questo nonostante il meritorio interesse, tra l'altro, del comando di bordo, che ha cercato in tutti i modi possibili di alleviare le sofferenze dei naufraghi.

Relativamente alla questione della responsabilità collegiale del Governo nella vicenda della nave Diciotti, affermata dal presidente del consiglio Conte, dal vice presidente Di Maio e dal ministro Toninelli, osservo che la Costituzione ritiene responsabili collegialmente il Presidente del Consiglio e i Ministri nel Consiglio dei ministri. Infatti i Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri e individualmente degli atti dei loro Dicasteri. Non vi è stato alcun Consiglio dei ministri nei giorni della vicenda Diciotti.

Il senatore Gasparri ritiene di poter sostenere la tesi - a me pare piuttosto avventurosa - secondo la quale non sarebbe necessario un formale Consiglio dei ministri per affermare che vi sia una responsabilità collegiale del Governo, ma va tenuto conto del fatto che, comunque, l'eventuale responsabilità politica del Governo non rileverebbe dal punto di vista penale, e l'eventuale responsabilità politica può essere anche del solo Ministro dell'interno, qualora si tratti di atti del suo Dicastero.

Insomma, non si tratta di censurare un atto politico del Governo, ma un uso illegittimo di una potestà amministrativa tecnica, delegata peraltro dalla struttura competente del Ministero delle infrastrutture (Italian maritime rescue coordination centre) al Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno in ordine a una decisione, non libera ma obbligata, di indicare il place of safety (POS) per poi effettuare lo sbarco dei naufraghi. Si tratta quindi di un atto interno a un procedimento amministrativo che, come mostrano tutte le testimonianze, il ministro Salvini ha bloccato per avere egli dapprima negato l'autorizzazione a indicare il POS già deciso, e poi, in seguito all'ingresso della nave in porto a Catania (dove c'erano cinquanta uomini della polizia, trenta per l'accoglienza e venti per l'ordine pubblico ad attendere per lo sbarco da quella nave), per aver disposto il divieto di sbarco in modo sempre e soltanto informale.

L'intervento del Presidente del Consiglio rende chiaro che si tratta di una richiesta di fiducia mascherata. Il Presidente del Consiglio, ma soprattutto il capo politico del Movimento, anche attraverso il Presidente del Gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle del Senato, stanno minacciosamente avvertendo i senatori che dovessero ritenere di votare a favore dell'autorizzazione a procedere, facendoli indebitamente sentire responsabili della tenuta del Governo. Questo è grave, molto grave. (Applausi dal Gruppo PD).

Questa minaccia politica è un'arma impropria, al contrario di quello che fa pensare la relazione di maggioranza. Infatti, noi non stiamo giudicando il Governo, men che meno la sua politica dell'immigrazione o i suoi rapporti con l'Unione europea. Non stiamo nemmeno giudicando il Ministro. Dobbiamo verificare soltanto se debba essere riconosciuta al Ministro l'immunità, in quanto si sia però in presenza delle scriminanti che abbiamo legittimato la compressione del diritto di libertà di 177 persone, uomini, donne e bambini, detenuti a bordo tra il 20 e il 25 agosto del 2018. Spostare il quesito da questa amara concretezza relativa all'inutile violenza subita da 177 persone («persone» è una parola che quasi mai sembra essere presente; non è stata usata né nella relazione del senatore Gasparri, né nei fatti precedenti) a una questione invece astratta e generale è del tutto improprio ed evidenzia come sia impossibile non autorizzare la magistratura a procedere se ci si attiene semplicemente, come si dovrebbe, ad esaminare i dati di fatto rilevanti: non a condannare, ma a valutare e a giudicare.

Rimando alla relazione scritta per la disamina puntuale delle convenzioni che regolano i soccorsi in mare ricordando che l'obbligo di salvare vite umane in mare è un preciso dovere che grava su tutti gli Stati. L'ha già detto il senatore Grasso: prevale su qualsiasi altra norma, avendo l'Italia aderito alle convenzioni internazionali che regolano la materia e che, peraltro, conseguono a prassi consuetudinarie. Quindi, sono già, al di là della convenzione, diritto pubblico consuetudinario, quindi ineludibile. Neppure il legislatore ordinario, quali noi siamo, può eventualmente derogare a quegli obblighi. Nessuno può derogare a quegli obblighi. L'operazione di soccorso, che comprende il salvataggio, deve essere portata all'ulteriore e ultima conseguenza dello sbarco in un luogo sicuro, il che significa sbarco in un luogo dal quale le persone possono essere portate poi alle successive destinazioni. La nave non è un luogo sicuro: lo escludono espressamente le convenzioni internazionali. Non è vero quello che dice la relazione di maggioranza al riguardo. Semplicemente non è vero.

Qui mi voglio limitare a ricordare il punto nodale della vicenda, ossia la mancata concessione del POS e la successiva imposizione del divieto di sbarco. Inizialmente il POS doveva, a ragione, essere individuato da Malta nel proprio territorio, essendo un luogo sicuro più vicino all'area in cui erano iniziate le operazioni di soccorso, come previsto dal regolamento dell'Unione europea n. 656 del 2014. Tuttavia, le autorità maltesi non hanno in alcun modo inteso accogliere la richiesta italiana. Poiché l'IMRCC, il Comando generale delle Capitanerie di porto, aveva ricevuto la notizia e coordinato i soccorsi, era comunque tenuto a individuare un POS nel territorio nazionale in ossequio al principio della necessaria integrità dei servizi SAR. Non ci può essere una zona vuota.

Il 15 agosto e successivo 17 agosto sono state reiteratamente effettuate richieste di POS dal Comando generale delle Capitanerie verso il Dipartimento del Ministero dell'interno. Nell'inerzia di questo Dipartimento, che è un ente tecnico delegato, lo stesso IMRCC - sembra su disposizione del ministro Toninelli - ha disposto che la nave Diciotti attraccasse a Catania, in adempimento, di fatto, degli obblighi posti dalla risoluzione MSC 167(78). A tale decisione rispose il ministro Salvini con uno dei tanti provvedimenti social, imponendo il divieto di sbarco dalla Diciotti. La Diciotti, come ha detto già il senatore Grasso ed è importante ripeterlo, è nave militare, è territorio italiano, a maggior ragione nelle acque interne di un porto come Catania. Quella gente era già in Italia, vietare lo sbarco non aveva alcun senso.

Sbaglia ancora una volta la relazione di maggioranza quando afferma che il salvataggio dal mare si concluda quando il naufrago è a bordo. Non è così, lo abbiamo detto e lo voglio ripetere. I naufraghi sono stati usati come impropria merce di scambio in un doppio scontro con Malta e l'Unione europea, scontro che tra l'altro ci ha visti perdenti in entrambi i casi, non ottenendo né che Malta indicasse un POS, né che vi fosse una redistribuzione dei naufraghi. Il ministro Salvini aveva anche inizialmente sostenuto la tesi che sulla nave italiana vi fossero fra in naufraghi presi a bordo possibili criminali o terroristi. Questa tesi presto è stata abbandonata dal Ministro, ma fu ripresa brevemente da anonimi funzionari del Ministero il 29 gennaio scorso, funzionari che avevano addirittura sostenuto, in un comunicato stampa alla Adnkronos, che i magistrati inquirenti non avrebbero tenuto conto delle dichiarazioni da loro rese in tal senso. Lo stesso ministro Salvini successivamente, il giorno 31 dello stesso mese, rispondendo alle domande più volte reiterate da un giornalista, non poté sostenere che vi fossero specifici elementi relativi alla Diciotti e si dovette limitare a parlare in questi termini: «Sui barconi c'è di ogni…».

Secondo l'ordinamento costituzionale la sottrazione alla giurisdizione ordinaria costituisce una deroga compatibile con i principi fondamentali dello Stato solo se in concreto il comportamento che integra la fattispecie di reato sia volto a tutelare un bene giuridico costituzionale preminente rispetto a quello compresso, sulla base di una comparazione effettuata secondo criteri di ragionevolezza, razionalità e proporzionalità. Non è possibile, in assenza di questi criteri della valutazione e della comparazione, sottrarre il ministro Salvini all'accertamento dell'autorità giudiziaria. Inoltre, la relazione del presidente Gasparri, con la sua fluidità ed incertezza, appare certamente idonea a creare un precedente veramente molto pericoloso dato che la compressione dei diritti che essa sostiene potrebbe ovviamente non limitarsi solo al caso di specie o all'azione spregiudicata di un Ministro pro tempore ma essere invocata in futuro, in situazioni diverse ma analoghe, da altri Ministri che abbiano la volontà di giustificare decisioni, non obbligatoriamente relative a naufraghi o a migranti (anche se migranti e naufraghi, bisogna ricordarlo comunque, sono persone e anche loro hanno pieni diritti e dignità), che comportino temporanee limitazione della libertà personale.

È quindi auspicabile che il Senato della Repubblica riaffermi che l'Italia è ancora uno Stato di diritto e conceda l'autorizzazione a procedere, permettendo al ministro Salvini di difendersi nel processo e non dal processo, dinanzi al giudice precostituito per legge, circostanza che, come aveva egli stesso chiarito, non lo spaventa. Andiamo avanti dunque. (Applausi dai Gruppi Misto e PD).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Marcucci. Ne ha facoltà.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, anzitutto le domando se ci sono notizie del vice presidente Salvini. Credo sarebbe stato rispettoso nei confronti dell'Assemblea del Senato se fosse stato qua ad ascoltare la relazione di maggioranza del presidente Gasparri e le due interessanti relazioni di minoranza. (Applausi dal Gruppo PD). Non so, forse ci sono notizie, forse c'è un impedimento, un ritardo o una richiesta di rinviare i lavori a domani mattina. Lo chiedo a lei, signor Presidente, perché ritengo importante per il ministro Salvini, ma anche per noi tutti e anche per l'autorevolezza dell'istituzione che rappresentiamo, che egli sia presente. Le chiedo, quindi, se è possibile sospendere i lavori in attesa che il ministro Salvini ci possa raggiungere o quantomeno che la Presidenza del Senato si possa attivare. (Applausi dal Gruppo PD). Oppure chiederei al rappresentante del Governo, rispetto a questo punto, di dirci quali sono gli impegni che hanno impedito questa sera al ministro Salvini di essere presente con noi.

PRESIDENTE. La Presidenza sicuramente si farà latrice delle sue richieste. Intanto le chiedo di proseguire nel suo intervento.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, io farò il mio intervento, però ribadisco: credo che sia interesse innanzitutto della Presidenza del Senato, ma anche del Governo tutto, fare in modo che il vice presidente Salvini possa ascoltare gli interventi su un tema così delicato, in termini politici, in termini di diritti costituzionali, in termini di funzione delle istituzioni: del Governo, che fa e porta avanti la linea politica, ma anche del Parlamento, che esprime i voti rispetto a questa vicenda. (Applausi dal Gruppo PD). Signor Presidente, continuo il mio intervento, però le chiedo, gentilmente, ma in termini rigorosi e istituzionali, di prendere contatto con il ministro Salvini e di fare un appello accorato affinché sia presente durante il dibattito su tale questione così rilevante per il nostro Paese, per il nostro Governo, per il nostro Parlamento. (Applausi dal Gruppo PD).

Questa non è l'unica nota di preoccupazione su questa vicenda, signor Presidente e rappresentante del Governo. È una vicenda molto grave, che riguarda noi tutti: non tutti noi parlamentari, credo che riguardi tutti noi italiani. Io ho ascoltato con attenzione tutte le relazioni: le due di minoranza mi sono apparse molto più convincenti di quella di maggioranza. Così come mi sembra che il dibattito all'interno della Giunta abbia avuto i giusti toni e i giusti approfondimenti, ma che le conclusioni del presidente Gasparri non ne tengano conto. Il diritto, ma anche la logica politica e il rispetto istituzionale avrebbero dovuto portare il relatore di maggioranza a conclusioni molto diverse, rispettando, peraltro, l'iniziale volontà del vice presidente Salvini, che aveva, nell'immediatezza della vicenda, dichiarato la propria disponibilità - giustamente, dico io - a sottoporsi al giudizio che veniva richiesto.

Siamo preoccupati perché la vicenda rientra in una fase politica complessa. Alcuni hanno parlato di un voto di scambio, della vicinanza tra il voto su questa questione così delicata e la richiesta di sfiducia individuale al ministro Toninelli. Sarà un caso, signor Presidente, rappresentanti del Governo, ma questa contiguità ci fa un po' preoccupare. (Applausi dal Gruppo PD). Ne prendiamo atto, ma non è certo la nostra preoccupazione principale, perché - ahimè - siamo abituati ormai da questa maggioranza a meccanismi di do ut des, cioè di scambio di nomine, poltrone e scelte politiche, tra la Lega e il MoVimento 5 Stelle, anche se prendo atto che oggi la maggioranza, su una questione così politicamente rilevante, di fatto si è allargata.

La preoccupazione principale, ad esempio, è il rispetto della nostra Carta costituzionale, signor Presidente. La Carta costituzionale su questa vicenda è stata sconvolta e io direi offesa più di una volta; lo è stata, ad esempio, sull'articolo 67. Protagonisti di questa offesa sono stati tutti i parlamentari del MoVimento 5 Stelle, perché hanno aderito a una scelta che va chiaramente contro il dettame costituzionale. «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Si è voluto reintrodurre il vincolo di mandato e lo si è fatto senza nemmeno affidarlo alle scelte un di partito politico con meccanismi democratici ma a un meccanismo legato a una piattaforma web che nessuno ha validato, controlla e conosce in profondità. (Applausi dal Gruppo PD). Siccome il MoVimento 5 Stelle aveva delle difficoltà politiche a votare su tale questione ha deciso di seguire questa strada per imporre ai singoli parlamentari una scelta sofferta, difficile e contro la natura fondante del movimento stesso, che ha sempre dichiarato in numerosissime occasioni la propria contrarietà ai meccanismi legati all'autorizzazione a procedere. (Applausi dal Gruppo PD).

Mi sembra che di questi tempi gli slogan come «uno vale uno» non siano più adeguati: oggi decide Casaleggio con la piattaforma Rousseau e tutti i parlamentari del MoVimento 5 Stelle hanno l'obbligo di rispondere puntualmente a quell'ordine. (Applausi dal Gruppo PD).

Non solo, il mio collega Capogruppo, giusto perché sono passati troppi giorni da quella consultazione, a poche ore dalla votazione ha voluto ricordare che qualora qualcuno dovesse decidere di votare, come prevede la Costituzione, secondo scienza e coscienza, rispettando le carte che sono state presentate alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ne dovrebbe pagare le conseguenze politiche. Signor Presidente, ciò è inaccettabile. Dobbiamo tutti insieme fare un ragionamento su tali questioni e difendere la Costituzione, il Senato della Repubblica e il nostro ruolo, a tutela della democrazia. Purtroppo, così non è.

Del resto, le offese al Senato e al Parlamento sono state fatte in più occasioni, negli ultimi mesi di Governo, da parte di questa maggioranza. Non voglio ritornare sulla tristissima vicenda dei brogli legati all'elezione del Presidente della Rai. Non voglio neanche ritornare sulla vicenda legata all'esame dell'ultima legge di bilancio, che è stata votata senza che i parlamentari ne conoscessero il contenuto. Si è trattato di violenze contro il Parlamento, la Costituzione e la democrazia.

Sulla nave Diciotti c'è stato di peggio: si è costruito - ex post - un percorso per dar credito a una linea di difesa che semplicemente non c'era. Il reato di cui parliamo, il sequestro di persona (di persone in questo caso) è gravissimo e lede la disponibilità del patrimonio del bene più prezioso che ogni individuo ha, ossia la propria libertà individuale. Si è trattato di una vicenda che non ha precedenti in un Paese democratico.

L'articolo 13 della Costituzione recita: «Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge». Questi casi e modi previsti nella legge qua non ci sono. (Applausi dal Gruppo PD). In quei cinque giorni il ministro Salvini ha deciso di non rispettare la legge del nostro Paese e ridurre a detenuti un numero consistente di persone, e aggiungo: oltre alle persone ospiti di quella nave, anche l'equipaggio della stessa, che è stato sequestrato in un modo e con un atteggiamento di una violenza inaudita.

Signor Presidente, le politiche sull'immigrazione del Governo non sono oggi in discussione. Oggi è in discussione una cosa diversa: se il ministro Salvini debba essere processato o no, se la magistratura abbia o no il diritto di giudicarlo, se egli abbia il dovere di affrontare un processo trasparente, chiaro e limpido di fronte agli italiani, se gli italiani abbiano o no il dovere di sapere cosa è successo in quelle ore, se la verità del Gabinetto del Ministro sia nella prima o nella seconda versione (che gli è stata fatta cambiare) se le posizioni prese dal Presidente del Consiglio e dal ministro Toninelli siano state o no frutto di forzature politiche successive. Queste sono le cose delle quali il ministro Salvini dovrebbe rispondere di fronte a un tribunale. Ha deciso di non farlo, ha deciso di ricattare la maggioranza e ha deciso di coinvolgere Forza Italia su un passaggio delicato come questo, formando - ahimè - una nuova maggioranza in Parlamento. Il Partito Democratico stasera interverrà con tutti i suoi parlamentari per dimostrare che ci vuole fermezza, trasparenza e chiarezza nei confronti del Paese. Il Governo ha il diritto e anche il dovere di portare avanti le proprie politiche, anche sull'immigrazione. Sono politiche che il Partito Democratico non condivide, ma questo diritto il Governo ce l'ha. Ce l'ha, ma dovendo rispettare la legge italiana, la Costituzione e la nostra democrazia. (Applausi dal Gruppo PD)

Si sta dipingendo una pagina oscura del nostro Parlamento e faccio un appello a tutti i colleghi, alla loro sensibilità e al loro attaccamento all'Istituzione che rappresentano. C'è tempo: ognuno guardi dentro se stesso, si prenda il tempo di guardare le carte e saprà quale decisione prendere. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore De Falco).

PRESIDENTE. Senatore Marcucci, a proposito della sua richiesta, come le è noto il Ministro ha facoltà di non essere presente. La Presidenza si fa comunque doverosamente carico di rappresentare la sua richiesta, politicamente motivata, della presenza in Aula del Ministro. Peraltro egli può seguire i lavori e conoscerli attraverso le forme di pubblicità previste dal Regolamento: ovviamente, però, il punto che lei ha rappresentato era diverso.

È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà.

BONINO (Misto-PEcEB). Signor Presidente, colleghi, vorrei fare solo una domanda al relatore di maggioranza. È ben vero, senatore Gasparri, come lei ha letto, che il citato articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989 prevede che il Senato debba valutare se il Ministro abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico. Posso però chiederle quali sono tali interessi? Nella sua vaghissima - in questo senso - relazione non ho infatti trovato nessuna motivazione dell'interesse costituzionalmente rilevante e meno ancora del preminente interesse pubblico. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore De Falco).

Veda, signor relatore, se pure si volesse individuare nella difesa dello Stato e nella difesa della Patria, a norma dell'articolo 52 della Costituzione, l'interesse costituzionalmente rilevante e preminente rispetto ai diritti costituzionali dei migranti e dei funzionari italiani trattenuti a bordo della Diciotti, è però chiarissimo che essi non costituivano in nessun caso una minaccia per la sicurezza dello Stato e dei cittadini italiani e dunque che il loro sequestro a bordo della nave militare italiana non era affatto funzionale ad ottenere questo obiettivo. Risibile poi è la controprova rappresentata dalla fuga di alcuni di loro dopo lo sbarco. Quel comportamento non è certo la prova della minaccia incombente di alcuni - forse decine? - di migranti, ma solo l'evidenza, forse, di un'inefficienza degli apparati di sicurezza che non erano stati apprestati.

Vede, non sono una marziana e quindi mi è ben chiaro il contesto in cui si svolge questo dibattito e quali siano gli interessi che hanno circondato e circondano questa vicenda, e che forse circonderanno anche quella in corso, di cui parlano le cronache in queste ore, della nave in vista del porto di Lampedusa che non è stata autorizzata ad attraccare, con dentro cinquanta - dico cinquanta - tra uomini, donne e bambini. Anche loro attentano all'interesse dello Stato? Siamo sicuri che non siamo ridicoli, che non stiamo diventando ridicoli anche senza volerlo? (Applausi dal Gruppo PD e del senatore De Falco). È in gioco il preminente interesse nazionale? No, era ed è in gioco un braccio di ferro politico-diplomatico con altri Stati membri dell'Unione europea. E si è voluto semplicemente usare quelle persone e quelle di oggi come leva o capro espiatorio o scudo umano - o come lo volete chiamare - per questo fine che quindi non è, signor relatore, un interesse costituzionalmente rilevante. È semplicemente in opera una ragion di Governo, che non è neppure la già discutibilissima ragion di Stato. In questo caso è proprio una semplice ragione di Governo, per cui di fatto si sacrifica tutto, anche la libertà personale, non solo dei rifugiati ma anche dei funzionari della Marina militare, tenuti in ostaggio per un fine che, peraltro, non è neanche stato raggiunto. (Applausi dal Gruppo PD). Stiamo ricominciando oggi con la nave in vista del porto di Lampedusa?

Tutto questo mi porta a dire al signor Ministro - credo anche per buona educazione e per la dignità del Senato stesso - che almeno da quanto ricordo io - e ne ho vissuti molti di dibattiti sull'immunità parlamentare - c'erano perlomeno il decoro e la decenza di assistere a discussioni di questo genere. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori De Falco e Monti). Parlo di decoro e di decenza istituzionale.

Questo groviglio d'interessi mi è ben chiaro e in esso vi è un'unica possibilità di salvarsi: seguire la legge. Posto che il Ministro non c'è, auspico che lei, signor Presidente, gli possa riferire che non è proprio conforme alla legge l'appello ad arrestarli, fatto oggi dal ministro Salvini. Non sta al Ministro di polizia decidere gli arresti di chicchessia. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Unterberger). Questo è un potere della magistratura. Oggi non dobbiamo subire una tale interferenza in modo così pesante, perché magari domani ci troveremo a sentirlo pronunciare parole come: non solo li dovete arrestare, ma li voglio vedere marcire in carcere. Qualcuno ricordi al signor Ministro che nelle carceri italiane non si deve marcire. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Unterberger). Non si deve marcire, perché il carcere è la privazione della libertà, e non della dignità.

Noi ci troviamo oggi di fronte a una situazione - secondo me - molto rilevante come precedente e da questo punto di vista molto pericolosa. Signor Ministro - qualcuno glielo dirà - a prescindere dallo stentoreo proclama di qualche giorno fa - mi processino pure - che si è tramutato velocemente in «non mi faccio processare» cambiare opinione è diventato non solo segno di saggezza, ma anche un segno abbastanza stravagante - penso che lei avrà tutti i diritti e le possibilità di difendersi nel processo, ma penso anche che non c'è alcun motivo per cui venga utilizzato questo privilegio, questo scudo che esime un cittadino italiano in funzione governativa dalla strada processuale che milioni di italiani, magari anche per reati minori, affrontano tutti i giorni e forse per tanti anni.

Io penso che era in gioco - come lo sarà in questi giorni - un braccio di ferro con l'Unione europea che, per il momento, avete perso, perché è partito da un punto di vista inaccettabile. (Applausi dal Gruppo PD).

Il Vice Presidente del Consiglio, quello che in tutta la campagna elettorale ci ha raccontato che avrebbe cacciato tutti i 500.000 irregolari, tra una fiera e un esercizio è passato anche al Viminale e qualcuno deve avergli detto che non è possibile procedere perché non ci sono i trattati di rimpatrio, tant'è vero che egli stesso ha dovuto ammettere che ci si metteranno ottanta anni. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Unterberger). E in questi ottanta anni vogliamo andare avanti con quelle saghe che se, ovviamente, fanno davvero onore alla Guardia costiera, non fanno certamente onore al nostro Paese?

Vede, signor rappresentante del Governo, 500.000 sono gli irregolari e li stiamo aumentando, perché è una banalità che sono finiti gli sbarchi: in effetti, forse sono diminuiti da noi, ma la medaglia è che sono aumentati i detenuti rifugiati nelle carceri libiche, sia private che pubbliche, tutte persone sottoposte a stupri e torture e lo sapete benissimo come me. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LeU). Non mi dite che gli avete salvato la vita: li avete solo consegnati a dei torturatori, cosa di cui siete coscienti e consapevoli.

Quindi, signori del Governo, se vogliamo evitare un'altra saga francamente poco dignitosa per i cittadini di questo Paese - spero bene che non si ripeta - fate scendere quei cinquanta migranti e non teniamoli altri cinque o sei giorni in balia delle onde.

SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Sono scesi.

BONINO (Misto-PEcEB). Sono scesi? Fantastico, fantastico, ci voleva questa prova di forza. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Errani).

Ma non aveva detto di arrestarli tutti? Anzi, proprio il Vice Presidente del Consiglio aveva detto: «Se lo scordino, sul territorio italiano non scenderanno mai». È un «mai» un po' relativo, visto che fortunatamente è caduto dopo ventiquattro ore.

Facciamo quindi una politica un po' più seria, un po' più ragionata, di integrazione degli irregolari che abbiamo. Smettiamola di foraggiare dittatori di tutte le stampe e risme.

E lei, signor Vice Presidente del Consiglio, vada a difendersi nel processo come succede a milioni di cittadini italiani; non usi il privilegio di esserne esentato, perché questo è solo davvero un privilegio e parla qualcuno che, nella difesa dello Stato di diritto, non ha mai ceduto da nessuna parte ad alcun tipo di giustizialismo, ed è garantista per storia, cultura, per vita, per lotte, dal caso Tortora in poi.

Non c'è niente di tutto questo nelle mie parole: c'è solamente il rispetto della legge e, se possibile, anche del buon senso. Grazie. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori De Falco e Grasso).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà.

CIRINNA' (PD). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il voto che siamo chiamati a esprimere non riguarda solo la sorte del ministro Salvini e non è neanche un semplice scambio di favori e di poltrone tra Lega e MoVimento 5 Stelle: riguarda in modo molto serio e molto drammatico la tenuta delle garanzie democratiche previste dalla nostra Carta costituzionale.

Non siamo infatti chiamati soltanto a decidere se negare o meno l'autorizzazione a procedere nei confronti di un Ministro. Siamo piuttosto chiamati con il nostro voto a chiarire quali siano i confini tra l'indirizzo politico e la Costituzione. La posta in gioco, dunque, è molto più alta della sorte di un singolo uomo ed è molto più alta - mi permetto di ricordarlo ai senatori del MoVimento 5 Stelle - della salvaguardia degli equilibri politici all'interno dell'attuale maggioranza o forse dovrei dire alla prosecuzione del sequestro politico dei 5 Stelle da parte della Lega. (Applausi dal Gruppo PD).

Sì, cari colleghi, quello della Diciotti non è l'unico sequestro che aleggia in quest'Aula. Stiamo assistendo ancora una volta, infatti, all'inquietante metamorfosi di una forza politica che era entrata in Parlamento al grido di onestà e che ci appare, oggi, prigioniera di convenienze politiche che la spingono a rinnegare tutto ciò per cui era nata.

Ma le italiane e gli italiani, cari colleghi del MoVimento 5 Stelle, vi hanno eletto in Senato illusi dalla vostra falsa promessa di cambiamento e non per scardinare la democrazia costituzionale. I cittadini vedono quello che sta accadendo e sono certa che se ne ricorderanno.

Il voto di oggi rappresenta un precedente pericoloso. Il rischio è dimostrare che la politica può tutto, che non esistono limiti al potere della maggioranza, che il Governo può infrangere a suo piacimento valori e principi costituzionali, perfino ponendo in essere condotte di rilevanza penale, come è avvenuto di fronte al porto di Catania; questioni di rilevanza penale, dove fatto vuol dire condotta. E le condotte del ministro Salvini sono state deplorevoli, penalmente rilevanti, in particolare una condotta che ha come elemento soggettivo del reato il voluto ritardo della comunicazione alla Diciotti del porto sicuro attrezzato per lo sbarco e l'accoglienza, come prevedono le convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro Paese.

Sta riaccadendo. Sta accadendo, in questi minuti, in queste ore, un fatto analogo, a Lampedusa. Abbiamo assistito al consueto spettacolo, deprimente per un Governo, di direttive impartite via tweet, di rimpalli di responsabilità e, addirittura, la minaccia di far arrestare chi ha rispettato solo la legge del mare, che impone di accogliere a bordo passeggeri di imbarcazioni in difficoltà, trasbordandoli nel più vicino porto sicuro.

La posta in gioco in questo nostro voto, colleghi, è l'individuazione dei confini dell'azione di Governo, del punto fino a dove la politica può spingersi per perseguire i propri fini. Questi confini devono essere dettati dai parametri di ragionevolezza e congruità dell'atto e dalla reale difesa della sicurezza nazionale; elementi tutti mancanti nella condotta del Ministro dell'interno; una condotta dettata solo da motivazione e conseguente vantaggio politico: una condotta illecita, perpetrata da un Ministro in perenne campagna elettorale e ripeto in perenne campagna elettorale! (Applausi dal Gruppo PD).

L'articolo 96 della Costituzione e la legge costituzionale n. 1 del 1989 sono molto chiari su questo: la deroga alla giurisdizione è eccezionale e l'immunità del Ministro è guardata con disfavore. Tant'è che il voto parlamentare può solo intervenire per ostacolare il normale iter di giudizio sulla condotta del Ministro da parte del giudice. Come sottolineato da Leopoldo Elia - voglio citare il grande professore Elia - proprio in quest'Aula il 27 gennaio del 1988, quella riforma fu il frutto di una spinta egualitaria, che Elia stesso fece risalire addirittura al grande Tocqueville.

Come ogni altro cittadino, il Ministro è soggetto alla giurisdizione e solo in casi eccezionali l'autorizzazione a proseguire il procedimento penale può essere negata; casi eccezionali, che nulla hanno a che vedere con il rapporto fiduciario tra Parlamento e Governo. Come disse sempre Leopoldo Elia, quella delle Camere è una valutazione non sull'operato del Ministro, ma sulla sussistenza degli straordinari presupposti che escludono l'ordinaria competenza della magistratura.

Su questo vi voglio sentire: voglio sentire gli interventi dei colleghi del MoVimento 5 Stelle e della Lega su questo rapporto tra ordinario e straordinario.

Questi presupposti - noi lo sappiamo - sono la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante e il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo: non l'interesse elettorale della Lega e del suo capo Salvini. In entrambi i casi è la Costituzione, non la politica, che deve guidare la nostra valutazione. L'interesse dello Stato deve essere costituzionalmente rilevante e il perseguimento dell'interesse pubblico deve avvenire nell'esercizio di una funzione di Governo, funzione di Governo che è ab origine contenuta nei limiti che la stessa Costituzione ci pone.

Diceva bene, di nuovo, Leopoldo Elia: a guidare la valutazione delle Camere deve essere non la ragion di Stato, ma la ragion di Costituzione e in questo caso non è così. In questo caso non è così. Dobbiamo guardarci, colleghe e colleghi, dalla tentazione di interpretare da un punto di vista di partito interessi che invece sono collettivi, che sono dello Stato, che questo Parlamento dovrebbe rappresentare, perché con il nostro voto rischiamo di mettere in discussione i fondamenti etici della democrazia; ragion di Costituzione, quindi, e non realizzazione di promesse elettorali, come invece il ministro Salvini addirittura ha rivendicato, cercando di giustificare l'opacità e la gravità del suo operato; ragion di Costituzione che - come ribadì alla Camera un altro grande del nostro diritto costituzionale, Gianni Ferrara - si identifica anche - e io dico soprattutto - con la protezione della dignità umana e dei diritti fondamentali. Quella dignità e quei diritti sono stati negati da Salvini non solo all'equipaggio della Diciotti - tutti militari e marinai italiani - ma anche a quelle 177 persone disperate, fiaccate da giorni e giorni in mare, trattate come rifiuti da respingere, da un comportamento politico indegno di un Ministro della Repubblica e mi spingo a dire - con grande rispetto, non equivocate come al solito - indegno di un uomo politico credente, che addirittura ha più volte sventolato nei suoi comizi il Vangelo e il Rosario. Ma forse, per i nostri sovranisti, la solidarietà è solo a senso unico, vale solo tra di loro, bianchi, cattolici, meglio se sposati e certamente eterosessuali. (Applausi dal Gruppo PD).

RIZZOTTI (FI-BP). Ma stati zitta!

CIRINNA' (PD). Oggi siamo tutti chiamati - o forse voi siete chiamati perché noi non abbiamo mai avuto dubbi dal primo giorno - a scegliere tra politica e Costituzione, tra gli interessi di una maggioranza politica e la tutela dei diritti fondamentali garantiti dalla nostra Carta. Un precedente di questo genere domani legittimerebbe, infatti, violazioni sempre più gravi dei diritti e della dignità delle persone, perché sarebbe infinitamente più semplice giustificarli di nuovo.

Affermare che l'esercizio della funzione di Governo può spingersi fino ad infrangere impunemente - perché voi lo salverete dal processo - la legalità penale significa rinnegare secoli di costituzionalismo; significa colpire a morte la nostra Carta repubblicana.

Non stupisce che un atto così grave provenga da una maggioranza che si autodefinisce populista e sovranista. Fin dal primo giorno del suo mandato, il Governo ha dato larga dimostrazione di non possedere una cultura delle garanzie costituzionali. Come dimenticare che il presidente Conte ha avuto il coraggio di dire di fronte all'Assemblea generale delle Nazioni Unite che la nostra Costituzione è sovranista e populista, perché l'articolo 1 afferma che: «La sovranità appartiene al popolo». (Applausi dal Gruppo PD).

Ci sarebbe da ridere, ma a me viene da piangere. Come dimenticare tutte le volte in cui abbiamo ascoltato da Salvini e da altri esponenti del Governo che tutto è concesso a chi ha dalla sua parte 60 milioni di italiani. Non è così, non è così. Lo dico al presidente Conte, perché l'articolo 1 non finisce a quella frase, e lui da giurista lo dovrebbe sapere. L'articolo 1 dice che la sovranità appartiene al popolo, ed è vero, ma anche che il popolo: «la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione», quei limiti che voi violerete con questo voto. (Applausi dal Gruppo PD).

Non è così. Lo dico all'assente, al latitante, all'impaurito e fugace ministro Salvini: non avete e non avrete mai il consenso del 99 per cento degli italiani e, se anche fosse, non sareste comunque una maggioranza onnipotente. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ridete, ridete: vi ricordo che la democrazia non è arbitrio della maggioranza, ma è governo della maggioranza nei limiti della Costituzione, che limita l'esercizio del potere per garantire i soggetti più deboli e le minoranze politiche rispetto all'arbitrio. Per questo esistono la garanzia dei diritti fondamentali, la separazione dei poteri, la certezza del diritto e il principio di uguaglianza di fronte alla legge, che gli italiani fuori da qui conoscono bene. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Unterberger. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Che succede, colleghi? Siamo solo all'inizio della serata, quindi, frenate gli entusiasmi e i commenti in quella parte dell'Emiciclo, anche perché l'argomento è molto serio.

È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà.

PEROSINO (FI-BP). Signor Presidente, esprimo la mia solidarietà al sottosegretario Candiani e alla mamma per quanto è successo nella giornata di domenica, con profonda commozione personale e, credo, anche a nome del mio Gruppo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e dei senatori Puglia e Rizzotti).

La proposta del relatore Gasparri, dal punto di vista giuridico, è a mio avviso ineccepibile e possiamo riassumerla come segue. Il delitto di cui è stato accusato il Ministro dell'interno è grave (sequestro di persona aggravata, ex articolo 605 del codice penale). Ma la relazione del senatore Gasparri, approvata dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, sostiene trattarsi di un reato ministeriale e che l'indirizzo governativo - lo spiega bene, richiamando i fatti - più volte espresso in Senato dal presidente Conte e anche nei contatti con l'Europa, è stato chiaro: il Governo ha previsto una diversa regolamentazione e gestione dei flussi migratori; la responsabilità è comune con l'Europa, per cui chi sbarca in Italia sbarca in Europa; vi è una redistribuzione dei costi e dei migranti. Pertanto, peraltro e comunque, si è trattato dell'atto di tutto un Governo e, quindi, il movente è governativo e l'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n. 1 del 1989 esclude la responsabilità del Ministro.

Credo tuttavia - e tornerò tra poco sui motivi strettamente giuridici - che, sotto sotto, questo dibattito riguardi altri aspetti, secondo quanto ho sentito dagli interventi dei colleghi. In realtà, si torna a parlare del tema dell'immigrazione, che abbiamo trattato diverse volte in quest'Aula, evidentemente con visioni politiche molto diverse, che corrispondono a visioni storiche, intellettuali e anche religiose in senso lato, in un periodo contingente molto delicato sul tema, dato che l'allarme terrorismo è sempre in atto e l'immigrazione è stata seguita e gestita dai Governi precedenti in maniera troppo lassista. (Applausi della senatrice Rizzotti).

Non posso negare inoltre che in questi concetti c'è un richiamo ai programmi elettorali dei partiti e delle coalizioni, in particolare di quella di centrodestra. Il tema dell'immigrazione, come altri temi caldi al momento, genera normalmente discussioni e divisioni molto profonde e dibattiti in cui sono presenti anche dosi di cattiveria, cinismo e violenza verbale esagerata. Su questo tema, come su altri - e mi riferisco al Congresso della famiglia dei prossimi giorni a Verona - abbiamo sentito dichiarazioni non richieste, come contromarce organizzate in loco da altri partiti. Penso, però, che ognuno abbia diritto di fare i propri congressi e quel popolo farà il suo, perché là si discute di gender, di utero in affitto e di altre cose molto gravi che avranno conseguenze future deleterie, perché sono contro natura. (Applausi della senatrice Rizzotti e del Gruppo L-SP-PSd'Az). A mio avviso, «Dio, patria e famiglia» è un motto di vita per la maggioranza degli italiani e non quell'altra cosa che abbiamo visto scritta su cartelli che sono circolati. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az).

Tutto ciò avviene per colpa del relativismo e del nichilismo imperante. Io sono un ammiratore della lectio magistralis di Ratisbona di Benedetto XVI. Con il relativismo e, sopratutto, con il nichilismo tutto può essere vero e ognuno può fare ciò che vuole e ciò distrugge la possibilità delle Nazioni occidentali di sopravvivere come comunità e civiltà negandone le regole, la storia e la verità.

Per quanto riguarda i fatti della Diciotti, 177 migranti sarebbero rimasti cinque giorni in più ancorati nel porto di Catania, ma sulla nave c'erano anche l'equipaggio, i viveri e i medicinali. È possibile che le donne e i bambini che arrivano siano sempre tutti malati? Gli uomini no? C'erano i servizi a bordo? Erano in numero esatto? Quelle persone a casa loro avevano i servizi? Prima di venire a esprimere un tale parere, nei giorni scorsi peregrinando nel mio collegio di Cuneo, nella città di Alba, che frequento di più, e nel mio paese che si chiama Priocca, ho chiesto alle persone che ho incontrato cosa devo votare e come devo comportarmi. Sono paesi dove ci sono una tradizione cristiana, il senso del dovere e l'amore per il lavoro. Faccio una sintesi, traducendo dal dialetto piemontese quanto ho sentito affermare perché, se dicessi tutto, verrebbe giù il soffitto di questa Aula. Era ed è ora di cambiare; la politica lo deve capire e deve decidere a tutela dei cittadini più deboli, che pagano di più la diminuzione dei fondi e del sistema dello Stato sociale e condividono con masse più numerose sempre lo stesso tesoretto; devono dividere gli spazi, il lavoro, anche in nero, con mucchi di persone che arrivano qui, sostano in posti non congrui e si comportano in modo non corretto. Non sono tutti, ma la percentuale è molto alta. Non abitano in centro gli italiani deboli, non hanno delle professioni intellettuali e qualcuno li deve difendere e stranamente la difesa viene dal centrodestra.

L'operazione Sophia fu accettata dal Governo delle epoche precedenti e con essa si stabilì che i porti di sbarco fossero sempre quelli italiani. Credo che questa decisione sia stata presa in cambio di qualcosa, come per esempio uno sforamento finanziario maggiore. Ma questa è tutela dei nostri interessi? Se agiamo così, secondo il piano Sophia si devono accomodare tutti: i migranti perseguiti, quelli economici, i terroristi per dare possibilità di lavoro e lucro alle ONG, alle cooperative, agli imprenditori italiani senza scrupoli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Rizzotti). Questa è la verità che ho il coraggio di dire. Ma questo è lavoro? Qualcuno dice che lo è. È un business sporco, inutile e dannoso a carico dei contribuenti e per gli interessi di pochi e per futuri eventuali voti.

Nel 2019, e in parte del 2018, applicando una politica del Governo - noi siamo all'opposizione, ma dove si può si devono raccontare le cose come stanno - ci sono stati meno sbarchi - un calo drastico impressionante del 90 per cento - e, quindi, meno morti. Sono iniziate le espulsioni in numero significativo. Sono stati sgomberati dei campi che sono strutture di violenza e di sporcizia di ogni genere.

Tornando alle motivazioni giuridiche, per decidere su questa problematica bisogna parlare della divisione dei poteri. La magistratura è un ordine che esercita un potere giudiziario autonomo e indipendente ai sensi degli articoli 106 e 107 della Costituzione - la citiamo anche noi - garantito dalle nomine per concorso e dalla inamovibilità. Questa è la tutela della magistratura, ma il potere esecutivo come opera? Opera secondo discrezionalità. Allora è l'interpretazione della discrezionalità che fa la differenza. Cos'è la discrezionalità dell'azione politica? Prima di decidere il Governo deve chiedere alla magistratura? Quali sono gli interessi superiori che devono tutelare gli italiani?

Sennonché è successo questo: la politica negli ultimi anni - lo riconoscono studiosi seri - da Mani pulite e successivamente in maniera accelerata, ha ceduto al diritto - qualcuno dice anche al mercato - per colpa propria, per propria debolezza in larga parte. Ha deciso di non decidere; ha ristretto i suoi confini a favore degli altri poteri o ordini (magistratura, burocrazia, tecnocrazia) che, per un principio fisico, hanno occupato quegli spazi.

Oggi l'opinione pubblica vuole una politica che decida, che governi, che non deleghi, e la giudicano in tempo reale su questi aspetti. Se la politica non è in grado di fare questo, non vuole, non è capace, chi difende gli interessi nazionali? Ma allora qualcuno dice: tanto vale abolire la politica; decidano le corti nazionali e internazionali. Poiché non è così, riprenda la politica - in questo caso attraverso il voto del Senato - le proprie prerogative a favore di un modo di operare che tuteli i cittadini, tuteli gli italiani.

Forza Italia è garantista sempre e si comporterà di conseguenza, con queste ed altre motivazioni che saranno espresse dai miei colleghi. Avrei detto: ministro Salvini, tenga duro sulla nave Mare Jonio, ma forse è andata diversamente; non ne conosco le ragioni, doveva andare così. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà.

BOLDRINI (PD). Signor Presidente, onorevoli senatori, membri del Governo, oggi siamo a decidere su una questione - lo voglio ricordare - che non ha precedenti. Per la prima volta un tribunale dei Ministri ha chiesto al Parlamento l'autorizzazione a processare un Ministro dell'interno che, per abuso di potere, con l'aggravante di essere un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni, ha privato della libertà 177 persone, alcuni minori tra l'altro, e violato deliberatamente le norme nazionali e convenzioni internazionali.

Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un Ministro dell'interno e la sua maggioranza che lo sostiene chiedessero di negare l'autorizzazione a procedere in nome di un supposto e preminente interesse pubblico, negandosi così a un principio di responsabilità e al principio di legalità, principi cardine dello Stato costituzionale di diritto.

Il voto di oggi ha dunque solo per oggetto una vicenda giudiziaria, che è anche rilevante, ma anche una visione dello Stato, del nostro Paese, dell'Italia. L'obbligo di salvare una vita umana in mare - lo ricordo - è un preciso dovere che grava su ogni Stato e su qualsiasi altra norma. L'Italia ha aderito alle convenzioni internazionali che regolano la materia, le quali, oltre a discendere dal diritto pubblico internazionale consuetudinario, costituiscono un limite insormontabile per il legislatore statale che, nel rispetto degli articoli 10, 11 e 117 della Costituzione, non può derogarvi poiché esse entrano nell'ordinamento attraverso norme costituzionali, e assumono quindi rango gerarchico superiore alla legge ordinaria. Questo è successo.

La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, poi, stabilisce che ogni Stato aderente deve esigere che il comandante di una nave autorizzata a battere la sua bandiera, sia essa dello Stato o privata, presti soccorso a chiunque in mare sia in pericolo. Ebbene, oggi, in nome di una supposta superiorità dell'interesse pubblico, tutto questo è venuto meno; è venuto meno tutto quanto è stato costruito in tutti questi anni per la credibilità del nostro Paese. Tutti ci riconoscono quanto noi diamo aiuto anche nelle missioni internazionali. Eppure, oggi è venuto meno tutto questo, e per salvare che cosa? Per salvare il Ministro - e mi rivolgo nella maggioranza a quei deputati del MoVimento 5 Stelle che negano perfino l'evidenza delle cose - pur di rimanere al Governo con la Lega.

Erano loro che gridavano all'onestà, e dicevano che tutti dovevano sottoporsi alla giustizia. Dicevano «Siete tutti indagati»: lo abbiamo sentito per i cinque anni continuamente nelle orecchie, non ne potevamo più. E adesso? Silenzio, nulla, si accetta tutto.

Se si volevano cambiare le regole dell'immigrazione, lo si doveva fare là dove era giusto farlo e dove era giusto intervenire. Negli organismi europei c'era la Commissione per cambiare il Regolamento di Dublino; peccato che non c'era mai l'attuale Ministro dell'interno, che era sempre in giro a fare politica. (Applausi dal Gruppo PD). È stato il più assenteista. Ci sono state venti Commissioni per disciplinare il Regolamento di Dublino, ma non era mai presente qualcuno della Lega: lo hanno detto i nostri europarlamentari. È lì che si dovevano di fatto regolare le cose, non come si sta facendo adesso. È successo che il nostro Paese sta rimanendo isolato da tutto. Non siamo stati nei luoghi dove doveva esservi la rappresentanza dell'Italia.

Oggi per fortuna si è risolto il problema della nave Mare Jonio, dove rischiavamo che si verificassero le stesse condizioni. Non c'era alcuna ragione per impedire a quei poveri esseri umani di restare in balia del mare forza 7. Non c'è davvero alcun tipo di criterio e non ho capito perché mostriate una disumanità di questo genere, con i «me ne frego» e con la voglia di andare avanti, tanto non ve ne importa niente. Non si pensa che la vita è il valore più prezioso per ogni persona; persona: anch'io lo voglio dire, perché davvero le persone hanno la loro importanza, qualsiasi colore abbiano. Il Ministro doveva avere coraggio, ma il coraggio che ha avuto nel portare il Vangelo e giurarvi sopra non significa rispettarlo. Non lo sta rispettando assolutamente con le sue azioni. Ma quale carità cristiana? Qui si stanno compiendo davvero atti di disumanità. L'Italia è sempre stata rispettata, ma stiamo perdendo tutti i valori che da sempre ci hanno contraddistinto.

Non è individuando tutti i giorni un nemico che si possono vincere le elezioni. Prima o poi verrete anche voi alla resa dei conti. Non è così che si fa e comunque le proteste degli ultimi giorni - lo ricordo - come la grande manifestazione del 2 marzo a Milano sono state una grande risposta a tutto quello che sta succedendo e a tutte le azioni che sta facendo il Governo giallo-verde: un Governo insensibile, che nega addirittura la salvaguardia dei diritti umani, fregandosene e calpestandoli.

Purtroppo per la sopravvivenza di questo Governo, il Ministro, se aveva coraggio, doveva difendersi nel processo e non dal processo. Il nostro è ancora uno Stato di diritto, come hanno ben detto prima i miei colleghi. Come tutti i cittadini, si sarebbe dovuto sottoporre alla giustizia e difendersi, come era giusto che facesse se pensava di avere ragione.

Queste sono le ragioni per cui noi voteremo a favore dell'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà.

PILLON (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio preliminarmente i senatori Augussori ed Emanuele Pellegrini che, insieme a me e alla senatrice Tesei, in Giunta hanno approfondito la vicenda, studiando nel dettaglio le carte che vengono portate oggi in Aula.

Non dobbiamo e non vogliamo entrare nel merito della vicenda, perché non spetta a noi farlo. Non spetta a quest'Assemblea giudicare nessuno. Noi ci dobbiamo limitare ad alcune valutazioni di carattere strettamente giuridico previste dall'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989. Sostanzialmente dobbiamo dare risposta a tre domande molto semplici. La prima: il ministro Salvini era o non era nell'esercizio delle sue funzioni di Governo quando ha portato le condotte oggi sotto l'esame di quest'Assemblea? La risposta è pacifica: certamente sì, stava comportandosi da Ministro, stava nell'esercizio delle sue funzioni di Ministro e addirittura era nell'ambito di una decisione assunta da parte dell'intero Governo, come ci è stato confermato più e più volte dalle dichiarazioni del presidente Conte in questa stessa Aula, anche prima che uscisse la notizia che il ministro Salvini era indagato. Quindi, siamo pacificamente nell'alveo di una condotta ministeriale.

Dobbiamo rispondere poi ad altre due domande, se cioè il ministro Salvini, nelle sue condotte, abbia tutelato o meno l'interesse dello Stato costituzionalmente garantito ovvero se abbia tutelato un interesse pubblico. Queste sono le domande alle quali dobbiamo dare risposta.

Quanto alla seconda e alla terza domanda, dobbiamo forse, per dare una risposta compiuta, fare una valutazione che sia di merito limitatamente, come ho detto, a queste domande, e poi di metodo. La prima valutazione di merito: esiste - ed è un'affermazione la mia - una normativa di rango costituzionale (articolo 52 della nostra Costituzione) e esiste anche una normativa legata alla legge ordinaria all'articolo 4, comma 3 del testo unico sull'immigrazione, che regolamenta l'ingresso nel nostro Paese di cittadini di altri Stati. Non è infatti possibile per uno Stato di diritto consentire l'accesso indiscriminato nel proprio territorio di cittadini che provengono da altri Stati. Questo è pacifico ed è dunque pacifico che chiunque, a partire dal Ministro dell'interno fino all'ultimo dei pubblici ufficiali in servizio nel nostro Paese, abbia un preciso non solo diritto, ma direi dovere di applicare la legge e di pretendere il rispetto delle disposizioni normative che prevedono che l'ingresso nel nostro Paese debba avvenire in determinate circostanze e secondo determinati presupposti. Nel merito, quindi, c'era sicuramente un interesse, che è da valutarsi come pubblico, anzi vorrei dire un dovere che il Ministro aveva di escludere dall'accesso nel nostro Paese cittadini stranieri che non avevano il diritto di entrarvi.

Nel metodo, dobbiamo però anche valutare se questa esclusione sia stata bilanciata dalle circostanze e questo mi porta a denunciare un equivoco che per anni è stato artatamente diffuso, perché amici e colleghi, è giuridicamente molto diverso il concetto di salvataggio in mare da quello di asilo perenne nel nostro Paese, perpetuo e indiscriminato. Se io incontro un ferito per strada, ho l'obbligo giuridico di soccorrerlo, non di adottarlo. Su questa confusione di concetti si è inserita l'opera dei trafficanti di esseri umani, che hanno negli anni costruito un sistema ben collaudato che costringeva il nostro Paese a equivocare tra questi due concetti e quindi ad accogliere indiscriminatamente persone. Qual era questo sistema? Mi piacerebbe che ciascuno di voi avesse avuto l'opportunità di leggere quei quattro faldoni di carte, perché da quei quattro faldoni emerge con chiarezza questo sistema collaudato, che ora finalmente è stato disarticolato, per cui queste persone venivano caricate su barconi malsicuri che nessuna autorità preposta al controllo della navigazione mai autorizzerebbe all'uso in mare, venivano portate in mezzo al Mediterraneo con una rotta precisa su Malta, venivano accolte davanti alle acque maltesi da due motovedette e un aereo della Guardia costiera, che si premurava di dare loro la nuova rotta verso Lampedusa (era una rotta precisa al millimetro, al grado nautico) e quando si arrivava in prossimità delle acque territoriali, questi barconi immediatamente toglievano il tappo e dichiaravano l'emergenza così da poter essere soccorsi. Con l'emergenza, poi, venivano fatti sbarcare e non appena fatti sbarcare ovviamente queste persone si dileguavano. Questo tipo di operazione costringeva lo Stato italiano ad essere con le spalle al muro, cioè a scegliere tra il naufragio e la perdita di vite umane in mare e l'accesso indiscriminato nel nostro Paese. Questo sistema è stato disarticolato da una precisa politica che, senza fare un solo morto, anzi salvando vite umane - sto parlando della decisione che è stata assunta dal Ministro - ha permesso di distinguere le due fasi e questo non perché ci sia una volontà politica di chissà quale caratura, ma semplicemente perché sono le stesse Convenzioni internazionali che ho sentito citare in quest'Aula a sostegno della tesi di chi vorrebbe il ministro Salvini a processo, che dichiarano espressamente quando le Convenzioni SAR e SOLAS non si applicano. Leggo il testo perché dobbiamo rimanere in un ambito strettamente giuridico: «Le questioni diverse dal salvataggio relative a richiedenti asilo, a rifugiati e allo stato di migranti sono oltre il mandato delle Convenzioni internazionali e oltre le finalità delle Convenzioni SOLAS e SAR».

In altre parole, qual è l'obbligo del Ministro dell'interno? Salvare le vite umane ed è stato fatto, perché il place of safety non significa posto sicuro, come qualcuno ha affermato; non significa neppure porto sicuro; significa posto in cui le persone sono in sicurezza. Sempre le stesse convenzioni che si assume siano state violate dal Ministro (risoluzione MSC 167(78), punto 6.14) dicono testualmente che il place of safety può essere o la terra o anche a bordo di una unità di salvataggio, quale era esattamente la nave Diciotti. Leggo: may be aboard a rescue unit.

I migranti che, loro malgrado, si trovavano a bordo della nave Diciotti già si trovavano al sicuro e la loro vita è stata soccorsa, è stata messa in sicurezza, sono state garantite loro cure mediche, assistenza psicologica, c'erano a bordo mediatori culturali e sono stati rifocillati e seguiti in tutto.

Quindi, da una parte abbiamo l'interesse giuridico che lo Stato italiano ha di permettere che nel Paese entrino solo persone che lo possono fare, e questo, perdonatemi, ma credo che tutti noi dobbiamo convenire che è certamente un interesse pubblico; dall'altra parte, non possiamo permetterci di perdere vite in mare. Ma la domanda è: si perdono più vite in mare autorizzando e chiudendo gli occhi su queste modalità antiumane, utilizzate per anni dai trafficanti di esseri umani che, contando sull'emergenza, cercavano in quel modo di far sbarcare il loro carico pagante, anche a prezzo di persone che sono affondate nel Mediterraneo, oppure paga di più, proprio in termini di salvaguardia della dignità della persona e delle vite umane, il fatto di mettere in chiaro fin da subito che noi soccorreremo chiunque (a differenza di quello che fa Malta) e non accompagneremo nessuno in acque territoriali di chicchessia senza avere prima garantito la vita e la sicurezza? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Ma poi garantiremo anche che le leggi del nostro Stato siano rispettate.

Signori colleghi, il fascicolo è disseminato di atti formali del nostro Governo, che hanno cercato - affannosamente, direi - di affrontare la crisi. C'è una lettera del presidente del consiglio Conte datata 14 luglio, che mette in allarme l'Europa sostenendo l'impossibilità per l'Italia di continuare ad accettare questo traffico di migranti; c'è una nota a verbale del 19 agosto che, proprio in relazione alla nave Diciotti, chiede che l'Europa sia coinvolta nella vicenda e che si dia luogo alla redistribuzione dei migranti; c'è una lettera del Ministero degli esteri del 21 agosto, che chiede nuovamente una riunione; c'è una riunione preparatoria del 23 agosto, sempre del Ministero degli esteri; c'è una riunione per il ricollocamento del 24 agosto, il giorno prima dello sbarco. Tutto questo nel più totale naufragio - questo sì - di un'Europa che è scomparsa dall'orizzonte, lasciando sola l'Italia, salvo poi - le chiedo ancora un minuto, Presidente, perché sono l'unico a intervenire oggi per il nostro partito - riapparire improvvisamente il 6 settembre, con una nota che io pongo all'attenzione dell'Assemblea. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Leggo: «Siamo stati molto chiari nei mesi scorsi nel sottolineare che naturalmente, quando serve, la detenzione può essere utilizzata per facilitare l'identificazione dei migranti e per impedire che svaniscano anche durante le procedure di asilo. Abbiamo chiesto a tutti gli Stati membri, inclusa l'Italia, di fornire allo scopo centri di accoglienza adeguati, che comprendano la detenzione». Così Tove Ernst, portavoce della Commissione europea per le migrazioni.

ERRANI (Misto-LeU). Ma cosa c'entra?

PILLON (L-SP-PSd'Az). Ma come? Cornuti e mazziati: prima spariscono, quando sono da ricollocare i migranti; quando poi li prendiamo in carico noi, si lamentano perché non li abbiamo trattenuti e questi ovviamente se ne sono andati in Europa. Questa è la situazione davanti alla quale il ministro Salvini si è trovato ad agire. Io sono persuaso - e credo di averlo ampiamente dimostrato - che il compito del Ministro fosse esattamente quello che è stato portato avanti: nel preminente interesse pubblico e nell'esercizio delle funzioni di Governo, garantire il rispetto dell'articolo 4, comma 3, del testo unico dell'immigrazione e garantire il rispetto di una linea politica concordata col Governo, decisa con gli italiani, votata dagli italiani, stabilita dagli italiani come linea per affrontare le questioni della immigrazione.

Resta sullo sfondo - ho concluso, signor Presidente, e la ringrazio per il tempo supplementare che mi ha concesso - una domanda. Oggi siamo qui con un Ministro - anzi, un intero Governo - sul banco degli imputati, sotto processo per aver applicato la normativa italiana. Viene da chiedersi come mai non siano qua altri Ministri di Governi precedenti che, viceversa, hanno di fatto disapplicato il testo unico sull'immigrazione e consentito quella deportazione di massa che forse poteva essere evitata già qualche anno fa, come abbiamo dimostrato essere possibile oggi. Forse, sotto processo dovrebbero andarci loro. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà.

GARAVINI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, può qualcuno oggi in Italia porsi sopra la legge?

Questa è la domanda cui siamo chiamati a dare risposta in quest'Assemblea con il voto di domani: un voto che non riguarda solo il destino giudiziario del singolo Ministro, ma che attiene allo stesso ordinamento giuridico del Paese. Infatti, votare contro l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini significa di fatto affermare: sì, in Italia oggi esiste qualcuno che può infischiarsene della legge e questo qualcuno siede tra le fila del Governo. (Applausi dal Gruppo PD).

Quello di domani sarà un voto spartiacque, che rischia di segnare il passaggio tra l'essere uno Stato di diritto, nel quale tutti (Governo compreso) sono chiamati a rispettare la legge e diventare un Paese nel quale qualcuno può sentirsi autorizzato...(Brusìo).

PRESIDENTE. Senatrice Garavini, mi scusi se la interrompo, ma c'è brusio.

Colleghi la discussione sta proseguendo. Chi vuole lasciare l'Aula lo faccia, per cortesia, in silenzio. Prego anche i colleghi di allontanarsi dal banco del Governo, anche se tutti noi esprimiamo solidarietà al sottosegretario Candiani.

Prego, senatrice Garavini.

GARAVINI (PD). La ringrazio, signor Presidente.

Stavo dicendo che questo è un voto spartiacque con il quale arriviamo a decidere se restiamo uno Stato di diritto nel quale tutti siamo chiamati a rispettare la legge, o se invece vogliamo diventare un Paese nel quale qualcuno si ritiene autorizzato a violare le leggi, magari adducendo il fatto di essere legittimato dal voto popolare.

Per questo motivo, signor Presidente, mi unisco ai colleghi del mio Gruppo che mi hanno preceduto e ai relatori di minoranza per chiedere in modo chiaro e netto che il ministro Salvini non si faccia inopportunamente scudo con l'immunità parlamentare e si sottoponga al processo. Questo, signor Presidente, non è un processo qualsiasi: il ministro Salvini viene chiamato in causa dal tribunale dei Ministri di Catania, che è l'organo costituzionalmente preposto a vigilare su eventuali reati commessi dal Governo. La richiesta che abbiamo ricevuto è espressione di quel sistema di pesi e contrappesi di cui il nostro Paese si è dotato costituzionalmente, proprio a garanzia dell'esercizio democratico dei poteri, perché nessuno è tenuto ad abusare del proprio ruolo, neppure il Governo e men che meno un singolo Ministro. Dunque, non si tratta di un cruccio o uno schiribizzo dell'uno o dell'altro magistrato.

Il tribunale di Catania non sta facendo altro che il proprio dovere: verificare in sede di processo, così come previsto dalla Costituzione del nostro Paese, se il Ministro dell'interno abbia abusato o no del proprio ruolo nell'esercizio delle funzioni.

Infatti, il ministro Salvini ha anzitutto impedito a una nave militare italiana - ha fatto bene il relatore De Falco a rilevare di che tipo di nave si tratta - di approdare in un porto italiano. Tra l'altro, ciò non sarebbe stato neppure di sua competenza, spettando al Ministro della difesa o al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Oltre a questo - l'hanno detto bene i colleghi che mi hanno preceduto - il ministro Salvini, nella misura in cui costringeva la nave a restare al largo di Lampedusa, si è spinto a trattenere a bordo 177 persone, realizzando un vero e proprio sequestro di persona.

Ciò non perché queste persone stessero mettendo a rischio la sicurezza del Paese, ma perché il Ministro, come egli stesso ha dichiarato in quei giorni in tutta una serie di interventi sui mezzi di informazione e sui social network, lo faceva per fare leva politica e sostanzialmente per minacciare e mettere sotto pressione gli altri Paesi comunitari, per costringerli o indurli a farsi carico di questi 177 migranti.

È chiaro che non è nostro compito sostituirci ai giudici e avventurarci a emettere sentenze: questa è competenza della magistratura. È però nostro dovere, onorevoli colleghi, fare sì che questo processo si tenga. È esattamente dovere dell'Assemblea fare sì che se il ministro Salvini sia innocente o meno venga stabilito nella sede opportuna, che è quella del processo. Tra l'altro, l'autorizzazione a procedere da parte del Parlamento potrebbe essere eventualmente negata soltanto nel caso in cui il Ministro avesse agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, oppure per il perseguimento di un preminente interesse pubblico, cosa che il Ministro, all'interno della memoria difensiva presentata, sostiene di avere fatto. I giudici che ci hanno inviato la loro richiesta, però, fanno opportunamente notare che nella fattispecie il ministro Salvini non può invocare la difesa della sicurezza dello Stato, proprio perché sulla nave Diciotti non vi erano soggetti che rappresentassero un pericolo per lo Stato, ma normalissimi profughi, la maggior parte dei quali avente diritto alla protezione internazionale, perché proveniente dall'Eritrea.

Si faccia questo benedetto processo: che paura c'è? Se la maggioranza è convinta - come immagino e come attestano anche gli interventi dei colleghi della maggioranza che mi hanno preceduto - che il ministro Salvini sia innocente, si proceda nel processo, senza impedire che ciò avvenga. Signor Presidente, la preoccupazione è evidentemente un'altra. Qui c'è la consapevolezza nei colleghi di maggioranza e purtroppo anche in quelli di Forza Italia e di altre forze politiche, che si affiancano alla Lega e al MoVimento 5 Stelle, che se il ministro Salvini effettivamente andasse a processo, ci sarebbe una colpevolizzazione, il cui effetto automatico sarebbe la caduta del Governo. Per farla breve, se ci fosse il processo, i colleghi che adesso sostengono di non voler concedere l'autorizzazione a procedere andrebbero semplicemente a casa, ci sarebbe la caduta del Governo e la legislatura sarebbe finita. Questo è il motivo vero per il quale non si vuole dare l'autorizzazione a procedere.

Signor Presidente, la cosa disdicevole è che chi si nasconde dietro l'immunità parlamentare sono le stesse forze politiche che per anni hanno demonizzato l'immunità parlamentare, ne hanno teorizzato addirittura l'eliminazione e soprattutto si sono permessi di ingiuriare e infangare chi, come ad esempio il Partito Democratico, con scelte oculate a volte ha votato per negare l'autorizzazione a procedere. Lo abbiamo però fatto sempre a ragion veduta, perché riteniamo l'immunità parlamentare uno strumento importante nella tutela della democrazia. Allo stesso modo, in questo caso diciamo che è assolutamente importante che questo processo si tenga. All'improvviso, quelle stesse forze politiche che per anni hanno negato e demonizzato l'immunità parlamentare, adesso smentiscono in toto quelle loro dichiarazioni. Questo perché, come dicevo prima, è lapalissiano che rispetto ad una condanna il Governo cadrebbe.

La cosa è ancora più imbarazzante per i colleghi dei 5 Stelle, signor Presidente, perché non hanno neanche il coraggio di metterci la faccia. Praticamente si sono inventati un escamotage per ammettere di aver cambiato idea: non lo vogliono neanche ammettere, quindi si sono inventati questa consultazione del tutto nebulosa su una piattaforma non trasparente, una vera e propria messa in scena costruita ad arte per creare un capro espiatorio a cui attribuire la responsabilità di essere dei voltagabbana; il tutto per far finta di non rinnegare ciò di cui si sono sempre riempiti la bocca (Applausi dal Gruppo PD). Infatti, come il presidente Gasparri sa bene perché era già Capogruppo nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari nella precedente legislatura ed è autorevole componente della Giunta anche in questa, in tutti i voti nelle varie decisioni della Giunta tanti di questi colleghi hanno sempre recitato la parte dei forcaioli, di quelli che invocavano le manette e addirittura la forca per alcuni parlamentari di turno. Proprio loro che urlavano sempre: «Onestà, onestà!», adesso hanno perso la parola, perché nel frattempo, per mero interesse, si piegano a qualsiasi disonestà; inoltre, proprio quelli che dicevano di voler aprire il Parlamento come se fosse una scatoletta di tonno, adesso si sono piegati e stanno diventando i lustrascarpe dei loro alleati di Governo (Applausi dal Gruppo PD).

Onorevoli colleghi, noi oggi votiamo per decidere quale Paese vogliamo essere e anche quale Paese non vogliamo diventare. Quanto è avvenuto con il caso Diciotti ha offerto uno spettacolo indegno del nostro Paese agli occhi del mondo. Mi sembra di capire che la maggioranza non vuole ritornare sulla propria scelta, ma vuole evidentemente difendere il ministro Salvini dal processo e non nel processo e si spinge addirittura alle minacce. Ci sono forze politiche che si spingono a minacciare i loro componenti se non si atterranno a questo pseudovoto espresso appunto dalla piattaforma Rousseau. Questo è molto grave. Come diceva il relatore De Falco, è grave quanto viene fatto nei confronti dei colleghi. Io mi auguro che ci si possa ancora ripensare e faccio anch'io appello, come il nostro presidente Marcucci, affinché alcuni colleghi riconsiderino la loro decisione.

Signor Presidente, probabilmente noi non sapremo se i giudici avrebbero deciso di assolvere o condannare il ministro Salvini, ma è certo che se domani quest'Assemblea pretenderà di trincerarlo dietro l'immunità parlamentare, vorrà dire avallare il principio secondo cui il potente di turno riterrà di poter fare quello che vuole e questa è una grave lesione per il nostro Paese e per la democrazia. Io mi auguro che questo non succeda, ma se così dovesse accadere sarebbe davvero molto grave. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Grasso e De Falco. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà.

NENCINI (Misto-PSI). Signor Presidente, io rientrerò abbondantemente nei dieci minuti che mi sono stati assegnati e proverò allo stesso tempo a seguire la traccia che il presidente Gasparri e prima di lui la Corte costituzionale dal 2012 a qualche mese fa hanno suggerito: stare pedissequamente sul tema, non divagare sulla politica dei migranti, Salvini qui, il Ministro di là, il presidente Conte da un'altra parte ancora.

Il tema è stato sviscerato da più parti, ma la domanda segue soprattutto una risposta al contenuto della legge costituzionale n. 1 del 1989. È lì il punto e lì casca l'asino. È già stata rappresentata doppiamente una visione naturalmente antitetica, tanto che abbiamo due relazioni di minoranza ed una relazione di maggioranza, circa la valutazione sull'interesse pubblico preminente e naturalmente l'atto costituzionalmente rilevante. Se stiamo a quanto abbiamo letto, la mia opinione naturalmente è che vi siano fondatissimi elementi per ritenere le due relazioni di minoranza assolutamente ottime nel supportare la tesi che l'autorizzazione a procedere che riguarda il Vice Presidente del Consiglio possa essere legittimamente e coerentemente conferita e concessa.

Il punto debole della difesa del ministro Salvini, che in maniera precisa ha ripetuto più volte nel tempo, è il seguente: Salvini sostiene che la scelta fatta in attuazione dell'indirizzo politico costituisca di per sé espressione di un interesse pubblico a tutela della sicurezza nazionale. Non esiste memoria di una considerazione di questa natura: non soltanto non esiste memoria, com'è evidente, nelle relazioni di minoranza, ma trovo molto debole anche la memoria in opposto presente all'interno della relazione del presidente Gasparri e questo perché non sta scritto da nessuna parte che la motivazione politica assuma un rilievo nella legge costituzionale n. 1 del 1989.

Quel che è certo, invece, ed è assolutamente inequivocabile, è che le garanzie costituzionali proteggono le libertà e l'incolumità delle persone contro gli abusi dei Governi. La volontà politica, né in questo momento, né in altro, può entrare in contrasto con la Carta e con i trattati internazionali e l'indirizzo politico - è evidente - deve sottostare al principio di legalità, avendo nella Carta e nel rispetto dei diritti inviolabili il suo naturale contrappeso.

Chi ha citato l'habeas corpus lo ha fatto legittimamente, richiamando la madre di una storia del diritto che nel tempo, nei secoli, noi abbiamo fatto vostra, a partire dagli Statuti comunali di molte città italiane nel periodo medievale.

C'è però un punto politico che supporta, anzi, doveva necessariamente supportare la tesi prevista nella relazione di maggioranza ed è la giustificazione del comportamento di una parte della maggioranza, quella che fa capo al MoVimento 5 Stelle, che ruotava completamente non rispetto alla posizione tenuta nella legislatura precedente, ma a quella prevista nell'atto fondativo del MoVimento 5 Stelle. Non che io lo condivida, ma non c'è dubbio che nell'atto fondativo stia l'anima del MoVimento 5 Stelle, obbligato a ruotare per difendere il Vice Presidente del Consiglio.

Per questo c'era bisogno, citando e organizzando una certa interpretazione del diritto, di argomenti plausibili, a cominciare dall'invenzione letterale della responsabilità collegiale.

Ho ascoltato la serie di riunioni citate dal senatore Pillon, se non ricordo male sette: purtroppo, però, a nessuna delle riunioni citate è seguito un provvedimento da parte del Consiglio dei ministri. Sarebbe stato meglio fare un'unica riunione, magari del Consiglio dei ministri, in cui sostenere la tesi fatta valere da un unico Ministro, che è anche il Vice Presidente del Consiglio. (Applausi dal Gruppo PD).

Ricordo anche alcuni cinguettii sulla rete - ma neppure questi appartengono all'atto amministrativo su cui il Consiglio dei ministri si muove - che sono in netta contraddizione rispetto alla posizione assunta dal vice presidente del Consiglio Matteo Salvini.

Quindi non capisco la differenza tra il cinguettio del ministro Toninelli o del vice presidente Di Maio, che ho mandato a memoria, e riunioni su riunioni o esternazioni su esternazioni, con nessuna delle due posizioni supportata, però, da un atto amministrativo, da un provvedimento collegiale tale da far ritenere l'atto sconsiderato di un Ministro come l'atto di un intero Governo. Quell'atto non esiste; se c'è, bisogna che venga tirato fuori.

Che la vicenda Diciotti abbia assunto un rilievo preminentemente politico è un fatto, e come tale lo consideriamo. È un fatto che siano state rovesciate due posizioni: quella del ministro Salvini, prima propenso a farsi giudicare e, successivamente, con evidente esempio di camaleontismo, propenso, invece, a farsi proteggere dall'Assemblea.

Il punto vero, però, è l'aver rinnegato, da parte del MoVimento 5 Stelle, una parte consistente della loro anima circa il giudizio sulle immunità. Ho anche io una sfilza di citazione possibili e, se mi vengono richieste, le consegno agli atti per ragioni di tempo.

Opporsi all'autorizzazione a procedere è un ribaltamento secco della posizione da voi tenuta nel corso degli anni. È stato detto, lo ha fatto anche il presidente Conte, in questo caso in veste di giurista, e ne sono preoccupato, che «chi tira in ballo le immunità non sa di cosa parla». Ma sapeva di cosa parlava un suo maestro. E poiché la generazione mia e del presidente Conte è la stessa, noi ci siamo formati, pure se in facoltà diverse, sullo stesso testo, che è quello di Costantino Mortati.

Costantino Mortati inseriva nell'articolo 96 della Carta tutto ciò che attiene alla giustizia politica. Ed è l'articolo 96 della Costituzione l'articolo che fa da pendant alla discussione nella quale oggi siamo infissi. Il caso che esaminiamo oggi, signor Presidente, è un modello classico studiato dalla scienza della politica. È il problema che si pone ai movimenti populisti quando vanno al Governo. Infatti, una cosa è promuovere campagne elettorali permanenti sulla base di slogan ad effetto, altra cosa è assumere responsabilità istituzionali e, per farlo, muoversi dentro la cornice costituzionale.

Può accadere, come in questo caso, che si sia travolti anche da un corto circuito; che comportamenti di quando si è all'opposizione vengano rinnegati una volta al Governo; che l'onorevole Di Maio debba esibirsi in acrobazie da funambolo. Certo che può accadere. Tuttavia, se si rinuncia ai principi fondanti della propria storia, se si contravviene a uno degli ideali bandiera, la storia si vendica sempre. E, prima della storia, si vendicano, decisamente, gli elettori.

Oggi dobbiamo registrare, comunque, un fatto nuovo. In questo Parlamento seggono due tipi di maggioranza diversa: una maggioranza larga, fondata sull'articolo 96 della Costituzione, ed una maggioranza, invece, fondata sull'articolo 94 della Costituzione.

Ho concluso. Ho letto più volte le carte, per chiedermi se il mio garantismo entrasse in conflitto con il voto a favore sulla concessione dell'autorizzazione a procedere. La risposta è stata non facile, ma è stata che non c'è conflitto. E non c'è conflitto perché le libertà individuali, l'incolumità delle persone, i diritti fondamentali prevengono, cioè vengono prima.

Inoltre, poiché questo è un tempo dove dilaga il diciannovismo, noi non possiamo, quando dilaga il diciannovismo, fare dei diritti civili carne di porco. Non si può tentennare. Anzi, sono sorpreso che l'anima liberale di Forza Italia non si sia ribellata.

Mi rivolgo al senatore Perosino, che ha citato il Papa Ratzinger di Ratisbona e il dialogo tra Manuele II Paleologo e il dotto persiano. Suggerisco, invece, al senatore Perosino di leggere Papa Wojtyla che accettò, come evoluzione della scienza e dei diritti, tale Darwin e il darwinismo, che Papa Ratzinger, naturalmente, a Ratisbona smentì e dimenticò. (Applausi dai Gruppi Misto e PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bellanova. Ne ha facoltà.

BELLANOVA (PD). Signor Presidente, il Ministro, che non c'è, il 16 marzo in Basilicata, disse: «Per l'ennesima volta, sulla Diciotti andrò a testa alta in Senato. Facciano come credono. Se mi processano, sarò orgoglioso».

La stessa ostentazione di forza è stata replicata più e più volte in questi mesi, accortamente orchestrata da un gruppo di comunicazione che il Ministro, orgogliosamente, definisce la bestia.

Il quesito della procura di Catania - di questo oggi discutiamo - è semplice: su quanto avvenuto nell'agosto scorso al largo delle nostre coste, ci sono o no gli estremi per un reato che nulla ha a che fare con la sicurezza nazionale, compiuto con totale spregio di qualsiasi prassi istituzionale e senza alcuna collegialità, come dimostrano i documenti analizzati dalla Giunta per l'autorizzazione a procedere?

Ministro - che non c'è - lei ha deciso sì o no di tenere in ostaggio 177 persone, immigrati, sì, persone? (Applausi dal Gruppo PD). E ciò per un calcolo che non riguarda per niente la sicurezza nazionale ma le sue fortune politiche. È una modalità da allora divenuta prassi, dovrei dire aberrante, di questo Governo: orchestrare ad arte su qualsiasi questione seria solo dei can-can mediatici, sottraendo alla politica e alle aule parlamentari il proprio ruolo, facendo divenire qualsiasi tema esclusivo oggetto di contrattazione e compravendita ad uso e consumo dei due contraenti di Governo. Il volgare scambio è: no processo a Salvini, no sfiducia a Toninelli. (Applausi dal Gruppo PD).

Caro Ministro che non c'è, lei probabilmente a processo non ci andrà e non perché quello che ha fatto coincida con l'interesse supremo nazionale. Lei non ci andrà perché ha fatto di tutto per non andarci, perché i suoi alleati di Governo, un tempo campioni di giustizialismo, sono divenuti felicemente suoi complici. (Applausi dal Gruppo PD). Mentre ancora fingono, da anime belle, di essere diversi in un vergognoso gioco delle parti, non possono smentirla se non smentendo se stessi e questo Governo. La salveranno dal processo ma non dal giudizio politico, un giudizio per noi indiscutibile.

Dobbiamo ricordarle quanto affermato in diretta Facebook il 24 gennaio commentando la richiesta dei giudici; quello che ripeteva il 27 gennaio il ministro Luigi Di Maio quando diceva: «voteremo sì all'autorizzazione a procedere per Salvini, lo vuole anche lui». E ancora: «Salvini ha detto "io mi voglio far processare", quindi il MoVimento 5 Stelle non gli farà un dispetto e voterà sì alla richiesta di autorizzazione a procedere. E al processo sarò il primo a dire che fu una decisione di Governo». A quanto pare di tanto coraggio non ci sarà alcun bisogno, rilassatevi.

Dunque, il Ministro si salverà dal processo, come già anticipato dalla decisione della Giunta per le autorizzazioni a procedere. La salveranno i suoi alleati di Governo che a loro volta, per salvarsi la faccia, hanno esibito la commedia di una finta consultazione on line e ascolteremo dalla voce di volenterosi parlamentari, forse perché l'Aula è vuota, del tutto piegati a esclusive logiche di potere, le giustificazioni conseguenti. Esattamente quello che sulle memorie ha scritto il Presidente, avvocato Conte, e che abbiamo ascoltato da ministri come Toninelli, Bonafede e Di Maio, ovvero che una decisione presa in totale autoreferenzialità e abusando del suo ruolo, contravvenendo a precise norme nazionali e internazionali, assunta in nome e per conto di uno Stato che lei ritiene a immagine e somiglianza di un movimento politico che sul rancore e la paura del diverso ha fatto la sua fortuna elettorale, è stata presa collegialmente o meglio è collegiale in quanto risponde ad una linea politica indicata nel contratto e dunque lei non è perseguibile perché ha difeso il superiore interesse nazionale.

Il collega Bonifazi ha già chiarito con precisione e puntualità nella Giunta le ragioni per cui il Partito Democratico ha votato per il sì all'autorizzazione a procedere: noi non abbiamo cambiato idea per due ragioni. Rifiutiamo di pensare che l'interesse nazionale potesse risiedere - allora, come ora - nel tenere segregate in mare per cinque giorni 177 persone, che avevano attraversato il deserto per mesi e mesi e sostato nelle carceri libiche, tra cui 29 minori non accompagnati, cinque uomini affetti da scabbia, altri malati di tubercolosi o polmonite e 11 donne stuprate - sì, stuprate - nei lager libici, mentre il Ministro degli esteri del Governo di accordo nazionale libico affermava che la Libia non avrebbe accettato in alcun modo il rimpatrio di migranti illegali verso i Paesi del Nord Africa da cui erano venuti.

Colleghi, l'interesse nazionale di quest'Assemblea e questa maggioranza di Governo coincideranno con il reato di umanità? Fatevi questa domanda, domani, quando voterete. In quei giorni, il Ministro ha instaurato una prassi di comando e controllo completamente informale, che esorbita da quello che si può e non si può fare, affermare e decidere. Il divieto di sbarcare non si è tradotto in atti ufficiali, ma in una pericolosissima sospensione del diritto nel rispetto di leggi nazionali e internazionali, mentre il Ministro ha tenuto in ostaggio 177 disgraziati, il diritto, le norme, le convenzioni internazionali, il codice della navigazione, il Governo e il Parlamento italiano, nonché la politica.

Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 21,27)

(Segue BELLANOVA). Ha sospeso il diritto e l'umanità, riducendo quello che dovrebbe essere la politica per l'immigrazione di un Governo a un miserabile gioco di rapporti di forza, e questo sulla pelle di uomini, donne e bambini che potevano solo aspettare e pregare di riuscire a sopravvivere e non morire. (Applausi dal Gruppo PD).

E vengo alla seconda considerazione: in un sistema costituzionale e democratico ci dev'essere o no un limite all'agire politico, a garanzia stessa della democrazia e dell'inviolabilità dei diritti fondamentali? L'essere stato votato dal popolo, come dice, la mette al di sopra della legge e le consente di giocare con la vita umana? (Applausi dal Gruppo PD). Per giustificarsi, lei ha automaticamente assimilato a terroristi la vita di persone profughe: un'altra bugia, ma quella vita non poteva e non doveva essere sequestrata e messa a rischio. Lei ha detto più volte che era finita la pacchia, riferendosi a persone per cui la pacchia non è mai cominciata; così dicendo, ha legittimato comportamenti aberranti, la cui gravità è sotto gli occhi di tutti ed è alimentata dalla sua bestia. È una responsabilità, la sua, inemendabile e imperdonabile.

L'immigrazione - che non governeremo, finché non ne assumeremo per intero tutte le implicazioni e non saremo capaci di ridiscutere i rapporti di scambio - non è una questione di ordine pubblico (quello stesso ordine pubblico che lei ha già messo seriamente in crisi chiudendo gli SPRAR); è una grande questione politica e, come tale, dobbiamo essere capaci di affrontarla, discuterla e governarla. (Richiami del Presidente). Le chiedo due secondi ancora, signor Presidente.

E se è evidente che non possiamo accoglierli tutti, lo è altrettanto come tutti debbano poter trovare accoglienza in Italia e in Europa, affrontando noi qui, con altrettanta serietà e responsabilità politica e umana, la scarsa efficacia, se non il fallimento, di una lettura delle cose che individua la soluzione cardine nella frontiera esterna e nei respingimenti.

PRESIDENTE. Concluda, senatrice Bellanova.

BELLANOVA (PD). Un attimo, signor Presidente. Lo voglio dire a quest'Aula semivuota: io, senatrice Bellanova, non mi sento meno colpevole se le persone muoiono a due metri da Lampedusa o nei lager libici. (Applausi dal Gruppo PD). E di certo mi sento più colpevole pensando che stiamo pagando i carcerieri libici… (Il microfono si disattiva automaticamente. Proteste della senatrice Bellanova).

PRESIDENTE. Ho capito, senatrice Bellanova, ma l'avevo già richiamata varie volte: le daremo qualche altro secondo, poi, finito il suo intervento, ci metteremo d'accordo.

BELLANOVA (PD). Ministro, noi non la assolviamo e non le daremo in quest'Aula il salvacondotto perché lei si sottragga a un processo giusto e doveroso. Lei, Ministro, va in giro indossando impropriamente la divisa di uomini e donne coraggiosi, servitori dello Stato. La metta via. Di fronte alla responsabilità lei si fa curato di campagna e dimostra il coraggio di don Abbondio. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Ricordo, soprattutto a chi ha testi scritti, che si possono consegnare tranquillamente. Capisco chi deve fare un intervento orale, ma per chi ha i testi scritti il nostro Regolamento consente di consegnarli interamente. Lo dico dopo aver avvisato anche il Capogruppo del PD. Non c'è niente di male.

È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà.

MODENA (FI-BP). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, ho avuto l'onore di far parte della Giunta e, quindi, ho assistito a tutti i lavori e vorrei rivolgere un ringraziamento, che non è formale, al Presidente della Giunta, nonché relatore, perché ho scoperto con immenso piacere che Maurizio Gasparri è una persona che ha il senso profondo delle istituzioni. Si può condividere o meno quello che dice o quello che pensa, però ha condotto i lavori con un grande equilibrio che credo gli vada riconosciuto. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az). Tra l'altro, vorrei anche esprimergli la mia solidarietà, come abbiamo già fatto per il senatore Candiani, perché oggi ha ricevuto anche delle minacce e degli insulti via web e quindi credo sia doveroso. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az).

Non mi intratterrò a lungo, perché credo che il cuore ce l'abbia dato il tribunale quando ha presentato la richiesta per l'autorizzazione a procedere. In che senso? Nel senso che, con molta semplicità - noi siamo abituati a vedere le conclusioni per capire dove si vuole andare a parare - il tribunale dei Ministri, quando ha fatto la richiesta, ha detto chiaramente a pagina 48 (andatevelo a vedere) che lasciava la valutazione delle ragioni politiche della condotta di Salvini alla Camera di appartenenza e, quindi, anche la valutazione della sussistenza di un preminente interesse pubblico. Cosa significa questo? Che io mi interrogo e che non faccio un ragionamento al contrario, cioè non mi interrogo su se c'è il sequestro o meno o se c'è un reato o meno; mi chiedo se ci sono le ragioni politiche o no. Tecnicamente, dico che ci sono, perché c'è una lettera del premier Conte e un'altra lettera - su cui tornerò - di Toninelli e Di Maio, ma la ragione politica vera sta nel programma elettorale. Il ministro Salvini è stato eletto in una coalizione, per collegi uninominali e quota proporzionale, il cui programma elettorale, votato democraticamente dal Paese a maggioranza, perché la maggioranza questo esprimeva, era chiarissimo riguardo al blocco degli sbarchi e al fatto che si doveva cominciare un'espulsione. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az). Quindi ci sono ragioni politiche che non possiamo lasciare in mano alla magistratura le ragioni politiche. È assurdo dire che un Ministro deve difendere le ragioni politiche nel processo: questo è pericoloso, perché le ragioni politiche le giudicano a maggioranza gli eletti democraticamente della Camera di appartenenza.

C'è un'altra ragione politica, che è la storia. L'ho ricordata brevemente durante i lavori della Giunta e la vorrei ricordare anche qui. Perché ha fatto bene Salvini, da un punto di vista politico, a fare quello che ha fatto? Perché non era la prima volta che il centrodestra si trovava di fronte alla questione relativa al blocco degli sbarchi. Il ministro Salvini, attenzione, non rappresenta l'unico precedente. Questo lo contesto, perché è dal 2006 che abbiamo Ministri di centrodestra indagati per la questione degli sbarchi. Il ministro Pisanu, Ministro dell'interno di un Governo di centrodestra, nel 2006 venne indagato per abuso e omissione in atti d'ufficio, perché alcuni deputati di centrosinistra, in modo particolare di Rifondazione, avevano depositato una serie di denunce per il problema della privazione della libertà personale. La questione venne archiviata, ma c'è una differenza fondamentale: quando accadde quell'episodio a Pisanu, il Governo reagì in modo corale e non vi fu bisogno di una verifica on line di quello che pensavano gli iscritti della piattaforma Rousseau. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Il Governo di centrodestra a cominciare da Frattini, addirittura Bianco, insorse a difesa dell'allora ministro dell'interno Pisanu. L'altro esempio è quello di Maroni. Lo sappiamo benissimo, abbiamo avuto anche la Corte europea dei diritti dell'uomo che ci ha condannato per i respingimenti: ma Maroni fu chiaro nella sua difesa e disse che erano misure di contrasto all'immigrazione, per le quali era stato votato, anche allora, un Governo di centrodestra.

Allora, per rispondere al tribunale dei Ministri, vi dico che queste ragioni politiche ci sono e le trovo a maggiore ragione perché, se andate a vedere gli atti, che sono presso la Giunta, vi viene qualche sospetto a vedere degli esposti un po' pelosi. Se andate a vedere gli atti, troverete degli esposti di strane associazioni, che già a novembre e dicembre sollecitavano la procura a intervenire; addirittura una ONLUS - una cosa che a me ha dato veramente fastidio - si precostituiva la possibilità di essere parte offesa nel processo contro Salvini. In più, sempre a novembre e dicembre, quindi in precedenza, considerando che la richiesta di autorizzazione a procedere era di gennaio, trovate pure una trentina di nomi, assistiti da uno studio legale, che chiedevano l'accesso agli atti, sempre perché volevano avere in mano degli elementi per poter aggredire il Ministro. Allora, mi dovete dire chi ha indirizzato una ONLUS di Napoli contro le discriminazioni per chiedere questi atti, chi ha indirizzato questi trenta degnissimi cittadini eritrei per organizzarsi e fare un'operazione di questo genere. Capite quindi che la difesa di una politica in sede di processo la guardo quanto meno con sospetto. Soprattutto, la considero non idonea, perché un Ministro che agisce nell'esercizio delle sue funzioni - e lo fa per ragioni di carattere politico - è giusto che venga giudicato politicamente dall'Assemblea della Camera di appartenenza.

Aggiungo anche: attenzione a dire sempre che è opportuno che la magistratura giudichi l'operato di un Ministro. La differenza fondamentale tra un magistrato e il Ministro è che quest'ultimo - e è per questo, ad esempio, che non mi sento parte di una casta - va a casa, perché è soggetto, come ogni persona che fa attività politica, al giudizio elettorale. Non è inamovibile, non ha una carriera garantita per quarant'anni dopo un concorso. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Io mi ribello quando penso a questo concetto della casta: noi possiamo andare a casa domani mattina, mentre quei magistrati che giudicherebbero ipoteticamente Salvini rimangono lì per i prossimi anni.

Detto questo vado a concludere, perché ho terminato il tempo a mia disposizione, volendo fare, pur non condividendo nulla, i miei complimenti politici alla relazione di minoranza del senatore De Falco, che è stato coerente con le sue opinioni. Anche se non ne condivido l'impostazione, sicuramente comprendo il suo voler svolgere una relazione di minoranza. Naturalmente, capisco anche la posizione del presidente Grasso, pur essendo una posizione tipicamente - me lo permetta - da pubblico ministero. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà.

COMINCINI (PD). Signor Presidente, era il 27 agosto quando il Ministro dell'interno, Matteo Salvini, sosteneva che era pronto a essere processato sul caso della nave Diciotti: «Se il tribunale dirà che devo essere processato andrò davanti ai magistrati a spiegare che non sono un sequestratore. Voglio proprio vedere come va a finire», diceva allora il Vice Presidente del Consiglio.

Quando poi il tribunale dei Ministri ha chiesto al Senato l'autorizzazione a procedere, Salvini ha in breve cambiato idea e nella lettera che ha inviato al «Corriere della Sera» il 29 gennaio scorso, lo stesso Ministro dell'interno ha dichiarato: «Dopo aver riflettuto a lungo su tutta la vicenda, ritengo che l'autorizzazione a procedere debba essere negata», spiegando che «in questo non c'entra la mia persona» (ci mancherebbe). «Innanzitutto il contrasto all'immigrazione clandestina corrisponde a un preminente interesse pubblico», confondendo contenuti normativi e obiettivi politici, che sono due questioni profondamente diverse, tant'è che il ministro Salvini, nel giustificare il suo cambio di posizione spiega che «la vicenda giudiziaria è strettamente legata all'attività di Ministro dell'interno e alla ferma volontà di mantenere gli impegni della campagna elettorale», che però non possono essere distanti o divergenti da quello che le norme di legge dicono.

Il Vice Premier si giustifica affermando che il tribunale dei Ministri di Catania lo accusa per un comportamento che non avrebbe certo potuto commettere da privato cittadino o da leader di partito, e che i giudici infatti lo accusano di aver violato la legge imponendo lo stop allo sbarco in virtù del suo ruolo di Ministro dell'interno. E il ministro Salvini, autoassolvendosi, afferma che si tratta di una decisione che non sarebbe mai stata possibile se non avesse rivestito il ruolo di responsabile del Viminale. Ma essere al Governo non significa essere al di sopra della legge. Lo Stato di diritto esiste per limitare la tirannia di chi governa: dove starebbe altrimenti la differenza fra lo Stato di diritto e lo Stato assoluto? (Applausi dal Gruppo PD).

Quindi, il ministro Salvini voleva farsi processare e raccontare ai giudici la sua verità; inizialmente, con dispiego di proclami video sui social, il Vice Premier era convinto di non dover chiedere che il Senato respingesse l'eventuale autorizzazione a procedere sul caso Diciotti. Così all'inizio diceva di voler fare Matteo Salvini e i suoi compagni di viaggio, del MoVimento 5 Stelle, gli sono andati dietro, ben contenti di sentirgli pronunciare queste parole. La senatrice Fattori: «Dobbiamo dire sì all'autorizzazione per essere coerenti con i nostri principi» (e forse sarà l'unica del MoVimento 5 Stelle che alla fine la voterà); il presidente della Commissione cultura della Camera Luigi Gallo: «Salvini deve essere processato perché la legge è uguale per tutti»; la ex presidente della Commissione giustizia della Camera Giulia Sarti: «La nostra posizione sulle autorizzazioni a procedere credo che sia risaputa»; il ministro Lezzi: «Ok a processo Salvini, lui stesso lo vuole»; il vice premier Di Maio: «Salvini ha detto "io mi voglio far processare" e quindi il MoVimento 5 Stelle non gli farà un dispetto e voterà sì alla richiesta di autorizzazione a procedere»; e infine il giramondo Di Battista: «Salvini rinunci all'immunità». Sono tutte dichiarazioni del 27 e 28 gennaio scorso. Poi, fatto quanto normalmente non fa mai e cioè approfondire le carte, Salvini scopre che probabilmente se andasse davanti ai giudici qualcosa rischierebbe davvero e così cambia avviso e mette nero su bianco che pretende il pieno sostegno di tutta la maggioranza per non essere processato.

Ai sensi dell'articolo 9, comma terzo, della legge costituzionale n. 1 del 1989, come è già stato più volte detto, il Senato nega l'autorizzazione «ove reputi, con valutazione insindacabile, che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo». La valutazione del Senato che noi siamo chiamati a fare è pertanto vincolata all'accertamento di due requisiti (ciascuno dei quali di per sé sufficiente a negare l'autorizzazione): la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante e il perseguimento di un preminente interesse pubblico.

La Giunta prima, e l'Aula oggi, sono chiamati a giudicare le azioni di un Ministro, che, come già detto, non può essere sopra la legge. E se oggi siamo chiamati a verificare la sussistenza di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o di un preminente interesse pubblico, l'interrogativo non può che trovare risposta nelle carte che il tribunale dei Ministri ha trasmesso al Senato e nella relazione che il tribunale dei Ministri di Catania ha inviato al Senato sul caso Diciotti si legge: «Nessuno dei soggetti ascoltati da questo tribunale ha riferito (come avvenuto invece per altri sbarchi) di informazioni sulla possibile presenza, tra i soggetti soccorsi, di persone pericolose per la sicurezza e l'ordine pubblico nazionale». In quel passaggio il tribunale argomenta così la tesi che lo sbarco dei 177 migranti a bordo «non potesse costituire un problema cogente di ordine pubblico». Lo scrive il tribunale, nelle carte che ci ha inviato e che abbiamo letto.

Dove è dunque l'interesse pubblico che lo stesso Salvini, nella sua lettera al «Corriere della Sera», richiama come elemento sufficiente per non concedere il via libera al processo, autoassolvendosi dopo aver per mesi sbandierato la tesi opposta? Diciamoci la verità: tutta l'azione del Ministro si muove per propaganda. La stessa propaganda che lo sta portando a nascondere gli sbarchi non solo ai cittadini e ai giornalisti, ma anche ai sindaci, che sono ormai quasi inconsapevoli degli sbarchi che avvengono sulle loro coste, che continuano ad avvenire sulle loro coste. Lui continua a fare l'uomo forte.

Allora, Ministro che non c'è, continui a fare il forte anche di fronte alla legge. Si sottoponga al giudizio dei magistrati. Vediamo se è realmente più forte anche della legge, la stessa che dovrebbe tutelare le decisioni dei sindaci che quotidianamente si trovano a dover gestire il fenomeno degli sbarchi sulle proprie coste senza gli strumenti giusti. E questo solo perché, per l'interesse propagandistico di quello che vuole apparire come un uomo forte, si stanno sacrificando principi costituzionali sacri per il nostro ordinamento. Il ministro Salvini dimostri all'Aula la sua vera forza. Ne ha la possibilità: mostri al Paese intero il suo coraggio e la sua buona fede. È troppo facile fare il bullo con la divisa delle Forze dell'ordine e poi fuggire di fronte a quella stessa legge che tutti i giorni, combattendo e rischiando la vita, quelle donne e quegli uomini in divisa tentano di far rispettare. (Applausi dal Gruppo PD). Un Ministro che scappa di fronte ai processi non è degno di indossare una divisa. Un Ministro che è convinto di poter autogiudicare il proprio operato, andando anche oltre il giudizio della magistratura, non è degno di servire questo Stato. Non è degno di sedere su questi banchi e infatti oggi non è qui ad ascoltare questo dibattito che lo riguarda. (Applausi dal Gruppo PD).

Il ministro Salvini ha oggi una grande opportunità. Dimostri la sua forza, così come tutti i giorni le migliaia di operatori, che sono costretti a districarsi nelle assurde norme che questa maggioranza ha scritto. Donne, uomini, volontari, sindaci, Presidenti di Regione, amministratori locali: per tutti loro non c'è alcuna immunità, ma dimostrano giorno dopo giorno, nonostante Salvini, nonostante questo Governo, di essere più forti di qualsiasi cosa. Ma, ahinoi, non mi aspetto e non ci aspettiamo nessun segnale positivo in questa direzione. C'è solo incoerenza, dimostrata dall'assenza fisica di questa sera. E l'incoerenza di fondo del ministro Salvini e del MoVimento 5 Stelle in questa vicenda è mossa esclusivamente dalla paura: la paura di essere processato e di essere condannato e, per effetto della legge Severino, decadere dalla carica e la paura di vedere dissolvere il Governo e la maggioranza e dover tornare a casa. Ma la paura non è mai buona consigliera.

Napoleone Bonaparte sosteneva che ci sono due modi per far muovere gli uomini: l'interesse e la paura. In questa vicenda pare che sia Salvini, sia il MoVimento 5 Stelle si siano ispirati a questa massima. Ma Paolo Borsellino ci ha insegnato anche che la paura è umana e che la si combatte con il coraggio, quello che oggi manca sia al Ministro per farsi processare, sia al MoVimento 5 Stelle per essere coerenti con i loro principi. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà.

D'ALFONSO (PD). Signor Presidente grazie, grazie anche al Presidente della Giunta, che è presente, e ai relatori di minoranza. Io parlo, convinto che da qualche parte ci sia il Ministro; sono convinto che c'è anche in ragione della vicinanza, che è stata garantita durante i lavori della Giunta, la vicinanza dei colleghi che, ho capito, voteranno in un certo modo e in una certa direzione. Credo che questo accadrà perché c'è la presenza del Ministro, anche se noi non la vediamo.

Di cosa tratta la convocazione odierna su questo punto? Lo hanno spiegato con pienezza di argomenti e di ragionamenti i miei colleghi che mi hanno preceduto. Il ministro Salvini è sottoposto ad accertamento giuspenalistico relativamente alla condotta tenuta nella sua qualità di Ministro dell'interno, riguardo alla trasformazione di una nave che ha una denominazione non casuale. Riflettiamo su questo: la nave Diciotti, dedicata a Ubaldo Diciotti, non è una nave qualsiasi e non ha una denominazione qualsiasi. È la dedica a una personalità del servizio pubblico italiano, appunto il generale Diciotti, che si è distinto nel 1941 per operazioni di soccorso in mare; anche questo deve contribuire a far capire qual è il giudizio che tocca a quest'Assemblea quando ci occupiamo dell'argomento di cui ci stiamo occupando.

C'è un Ministro della Repubblica che ha messo in campo una straordinaria operazione di comunicazione politica, però troppo costosa; costosa non solo dal punto di vista della fatica che c'è, che si tocca con mano, nel rendere accettabile il giudizio che avete prefabbricato, ma anche dal punto di vista dei diritti che si stanno sospendendo sul piano della cultura dei diritti, della cultura delle regole e della legalità. Ho sentito fare ragionamenti impegnativi da parte di colleghi, i quali non credevano nel ragionamento che facevano, argomentando, ad esempio, su quella elevatissima categoria che è l'interesse pubblico prevalente: l'ordinamento si piega per rendere prevalente un interesse costituito.

Su questo aspetto non c'è soltanto il diritto, che ci fa leggere, ma c'è anche la scienza della politica, la dottrina dello Stato, le dottrine politiche, tutto quello che ha scritto sulla paura Guglielmo Ferrero, che è il più grande studioso di paura dentro e contro le democrazie. Qual è stata l'operazione messa in campo qui? Un'operazione di comunicazione politica, che si nutre delle cartellette scritte del programma di Governo e che, però, per la pienezza della sua riuscita, aveva bisogno di una operazione - consentitemi, c'è un solo aggettivo - scandalistica, che determinasse una rottura, anche nel linguaggio della comunicazione, nella proceduralizzazione. E ci si è riusciti, tant'è che anche un organismo straordinario, quale è la Giunta che presiede Gasparri, ha dovuto trovare, con fatica, un punto di equilibrio. Tra quali elementi? Quel programma di Governo, quella condotta e il sacrificio di interessi davvero rilevanti, quali sono quelli riferiti alla libertà delle persone. Non si può immaginare che si sospenda, anche solo per un giorno, la libertà delle persone di poter procedere, di spostarsi, per dare luogo alla realizzazione di quattro righe di un programma di Governo. La proporzionalità della condotta del Ministro dov'è? Dov'è la proporzionalità? Dove sono l'equilibrio e la composizione tra una cosa e l'altra?

Quando si ragiona di diritto vale molto l'esempio, come sanno i magistrati presenti (ce n'è uno che ha cultura della legge e delle istituzioni, che non vedo presente) e i molti avvocati stimati nelle loro libere professioni. Voglio fare l'esempio di un Ministro che ha leso una regola del gioco istituzionale, in quel caso - sì - per far valere un interesse superiore. Mi riferisco all'allora Ministro della protezione civile che, quando determinò la tracimazione controllata per evitare il rischio che le acque abbondanti potessero distruggere Sondrio, occupò un appezzamento di terreno di diverse proprietà private senza attivare le procedure. Lì ci fu la violazione di una regola, una norma, un bene custodito, qual è la proprietà privata, per evitare un rischio superiore contro la vita delle persone. Lì c'era la proporzionalità tra un bene sacrificato e la tutela di un bene superiore. Qui di cosa si tratta, se non della voglia di sopraffare e prevalere sul piano della comunicazione politica?

Cari colleghi senatori, dobbiamo sapere che non cominciamo oggi la vita politica, giuridica e giurisprudenziale. La giurisprudenza non è giusfollia: ci sono casi, precedenti e condotte. Possiamo andare avanti, muoverci in termini laterali e andare indietro. E siccome qui la cultura abbonda, nel senso degli studi, anche formali, soprattutto da parte vostra, guardate che anche il dibattito tra Creonte e Antigone ci può aiutare: la legge dell'uomo stabilisce che tu non devi seppellire tuo padre, ma Antigone disse: c'è una legge dell'umanità che prevale e che mi fa seppellire mio padre. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore De Falco). C'è una legge dell'umanità, al di là dello scritto, che fa sì che i cittadini e le persone che chiedono soccorso devono essere soccorsi e aiutati. Ci sono i trattati internazionali, ma arrivano - starei per dire - appena dopo, perché i diritti delle persone sono preesistenti. In quest'Aula i Padri costituenti questo ci hanno insegnato: la preesistenza dei diritti fondamentali delle persone, anche davanti alla ragion di Stato.

Noi abbiamo avuto molti toscani qui, anche in passato. La Toscana a me ricorda Machiavelli e la ragion di Stato, che all'inizio era - prima di tutto - la ragione del principe e non quella dell'ordinamento. Attenzione, cari colleghi, perché c'è un costo che noi paghiamo: la lesione rimane. Che accade dopo? Perché si sta attenti a non rompere l'assetto istituzionale? Per ciò che può accadere dopo, per l'irrimediabilità. Ecco perché dobbiamo usare attenzione, approfondimento e discernimento.

Accade in un mare che non è neutro, freddo e ghiacciato. Il Mediterraneo è il mare della prossimità - ce lo ricordano Braudel e anche Matvejevic - che mette insieme, non è il mare che crea il conflitto, ma la composizione. Noi stiamo disperdendo tutto questo.

Per questo motivo, colleghi, vi invito a tenere da conto il costo di quest'operazione, che vi serve, ma distrugge. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore De Falco).

PRESIDENTE. Quando gli interventi non sono scritti possono terminare in tempo utile. Ripeto che chi invece ha un intervento scritto che necessita di più tempo di quello concesso, può consegnarlo affinché venga allegato al Resoconto.

È iscritto a parlare il senatore D'Arienzo. Ne ha facoltà.

D'ARIENZO (PD). Signor Presidente, mi permetto di rilevare che, nonostante la discussione sia iniziata da quasi due ore e malgrado la richiesta accorata del nostro capogruppo, senatore Marcucci, il ministro Salvini ancora non si vede. Non credo abbia paura del dibattito. Le chiedo pertanto la cortesia di richiamare l'attenzione del Ministro, perché sarebbe opportuno parlare in sua presenza, visto che è il diretto interessato. (Applausi dal Gruppo PD).

Mi permetto alcune premesse. In primo luogo, se è vero che il Senato non è chiamato a decidere sull'innocenza o sulla colpevolezza del Ministro, è altrettanto vero che, per come è stato svolto il dibattito e tutte le argomentazioni ultronee che sono state usate in quest'Aula, il tema si traduce sostanzialmente come segue: è giusto o meno che sia il giudice naturale a determinare l'innocenza o la colpevolezza, in questo caso, dell'inquisito? Questa scelta non è giuridica, ma è valoriale e culturale in una qualsiasi democrazia matura.

La seconda premessa è invece una domanda: in uno Stato di diritto esistono azioni politiche sempre e comunque lecite, che sono legittimate dai voti presi o dai programmi elettorali, come abbiamo ascoltato poco fa, e che quindi possono essere sottratte al giudizio della magistratura?

Ho iniziato il mio intervento con una premessa e una domanda per chiarire bene qual è il delicato contesto nel quale si muove questo dibattito, che non è quello relativo alla legge costituzionale del 1989: magari lo fosse, ma non è così. E proprio in ragione delle storture che sono state inserite in questo dibattito, in questi giorni e in questa sede, mi preme evidenziare quali sono i rischi che la Repubblica italiana e la democrazia corrono, nel caso in cui il Senato dovesse decidere di non procedere nei confronti del ministro Salvini. Vediamo quali sono (lo dico in tutta onestà: ho preso spunto dalle varie dichiarazioni che ho letto sui giornali e ho ascoltato dalla televisione e vi ho riflettuto).

In primo luogo, la decisione investe due piani distinti: quello della libera determinazione dell'indirizzo politico dei Governi e quello dello Stato di diritto, democratico e costituzionale. I Costituenti avevano chiarito bene questo punto, in maniera inequivocabile: basta leggere l'articolo 96 della Costituzione, nella parte in cui espressamente prevede che i reati commessi nell'esercizio delle funzioni del Presidente del Consiglio dei ministri devono essere sottoposti alla giustizia ordinaria. Se questo è vero, come è vero, può chiunque affermare che l'azione politica è esente dal giudizio? Penso in maniera convinta di no, così come per tutti gli italiani, per i quali, nel caso dovessero commettere degli illeciti, c'è il giudice naturale. Perché per un Ministro non dovrebbe essere così?

È noto a tutti che il diniego allo sbarco è stato impartito fuori dal Consiglio dei ministri, che non è stato formalizzato e che è stato compiuto con un comunicato, se non ricordo male a margine di un vertice europeo. Subito dopo si sono precipitati il presidente Conte e altri Ministri, con lettere ed e-mail, in malo modo, tentando di avallare una decisione che comunque non avevano mai preso. L'articolo 95 della Costituzione prevede per i singoli Ministri una responsabilità collegiale solo per gli atti decisi nel Consiglio dei ministri e una individuale per quelli dei singoli Dicasteri. Se questo è vero, come è vero, può chiunque affermare che basti un qualsiasi avallo successivo ai fatti - ho sentito addirittura una collega che parlava di una letterina arrivata successivamente - per cambiare lo stato delle cose? Penso di no e in maniera molto convinta.

È bizzarra la giustificazione del ministro Salvini, che giustifica il suo diniego richiamando la norma che punisce il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato. È forse questo il caso? A me risulta che quelle 177 persone erano tutte controllate e tutte identificabili e sarebbero state - come poi sono state - inserite nel programma di accoglienza o addirittura portate in altri Paesi europei, quindi facendo venire meno il reato stesso al quale Salvini si appiglia. Pertanto, sebbene sia un obbligo costituzionalmente rilevante proteggere gli interessi dello Stato, quale evento catastrofico e imminente stava per accadere o sarebbe accaduto nel momento in cui quelle persone, tutte identificate, fossero sbarcate subito? Nessuno.

Suggestiva è poi la tesi secondo la quale la politica, in questo caso dell'immigrazione, come è stato ripetuto anche poco fa in Aula, deve essere decisa dalla politica stessa, dal Parlamento, dai Ministri, dal Governo e non dai magistrati. Ritengo che sia troppo facile e banale dire che ciò è vero, ma detto in un contesto di questa natura, di carattere esclusivamente ed eminentemente giustificatorio, non è altro che la promulgazione perenne di un modello istituzionale, che ha eguali solo nelle dittature e in quei luoghi in cui l'immunità delle decisioni è sacrosanta e inviolabile. Noi siamo in un altro contesto, assolutamente diverso.

Vado avanti sempre riflettendo sulle dichiarazioni che ho avuto modo di leggere sui giornali. Persuasiva è la giustificazione secondo la quale l'interesse pubblico appare evidente alla luce degli atti successivamente esperiti in sede europea. È una giustificazione del Presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Tuttavia la domanda è se il divieto allo sbarco, che con questa tesi si ammette (perché si dice che è servito per convincere l'Europa in una certa direzione), diventa lecito se altri Paesi, peraltro non assoggettati ad alcun obbligo internazionale in questa vicenda, non concordano con l'indirizzo politico del Governo. Non credo proprio e lo dico in maniera molto convinta.

Una riflessione va fatta anche sul messaggio collegato a questo tipo di scelta, ovvero alla possibile decisione negativa sull'autorizzazione a procedere. È palese che la scelta del Governo in versione diversa avrebbe avuto una ripercussione grave sul Governo del Paese; dunque, se il ministro Salvini dovesse sfuggire al processo, quale messaggio verrebbe lanciato agli italiani? Quello che per il potere, per mantenere le poltrone per capirci, i politici in carica sono pronti a superare ogni cosa, finanche le leggi che loro stessi votano e che a questo punto valgono per gli altri e non per loro. Secondo me non ne vale assolutamente la pena. Io affermo una visione diversa, alternativa, di rispetto istituzionale, a testimonianza che in questo Paese quelli che fanno politica non sono tutti uguali e non tutti si comportano allo stesso modo.

Questo voto produrrà danni; in particolare, in quella fascia dell'abbandono confermerà che i politici possono fare quello che vogliono. Questo è il messaggio peggiore che una classe dirigente potrebbe favorire. In caso di diniego all'autorizzazione il Senato si assumerà un'importante responsabilità nei confronti dello Stato di diritto, proprio perché in questo caso a differenza di quelli passati ci si interroga sui limiti dell'agire politico ed in particolare ci si chiede se il preminente interesse dello Stato costituzionale possa comportare la violazione degli obblighi fondamentali, quali quelli sul diritto di asilo e sulla libertà personale degli stranieri.

Concludendo, signor Presidente, io credo che dopo questa decisione ci sia un prima e un dopo. Il dopo è il superamento non sanabile di un cardine democratico che aprirebbe le porte a percorsi inesplorati, con una buona dose di pericolosità sociale prima ancora che politica. Mi chiedo perché smantellare la nostra democrazia, la Repubblica italiana, insinuando criteri che nella democrazia non esistono.

Pertanto, per le ragioni che ho appena detto, auspico che il Senato conceda l'autorizzazione a procedere affinché il Ministro in questione sia giudicato nelle aule giuste, che non sono questa. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà.

FEDELI (PD). Signor Presidente, colleghe e colleghi, credo sia giusto prestare davvero tanta attenzione alla scelta che noi dobbiamo compiere. L'accusa che il tribunale dei Ministri ha rivolto al ministro Salvini sul caso Diciotti è veramente seria e grave; non è quindi possibile archiviarla né tenerla solo sul piano delle diverse o opposte opinioni politiche.

Sequestrare donne, uomini, minori, limitare la libertà personale è una forma di violenza sulla persona che non può in nessuna occasione essere giustificata o considerata come effetto indesiderato delle scelte politiche di un Governo. Questo non è ammissibile.

Desidero dire subito che non mi appartiene la posizione politica che identifica il ministro Salvini, o qualunque altro esponente del Governo della Repubblica italiana, come un nemico da abbattere e su cui fare cannibalismo becero, con linguaggi che alimentano odio o delegittimazione. Certo, considero le politiche di questo Governo e del ministro Salvini, leader della Lega, contrarie ai miei principi, a ciò che penso sia utile per l'Italia, per la sua crescita, per il suo benessere, per la convivenza civile e democratica. Ma proprio per questo non considero Salvini, lo ripeto, un nemico da abbattere, ma un avversario politico sì, da sconfiggere politicamente ma, innanzitutto, nel Paese. Io voglio sgombrare questa discussione dai toni del confronto partitico politico che a volte ha assunto. Non ho, quindi, accanimento verso di lui e, dal mio punto di vista, se sceglierà di andare a processo (cosa che, temo, non stia scegliendo e che, purtroppo, non sceglierà), spero possa uscire senza addebiti giudiziari da questa vicenda, perché lo riterrei un elemento qualificante della reputazione democratica del nostro Paese.

È importante, però, che il Ministro accetti di essere giudicato come accadrebbe a qualsiasi altro italiano accusato di sequestro, come lui stesso aveva inizialmente affermato. Il comportamento corretto, cioè, è quello di chi si difende nel processo e non dal processo. Ma perché, ministro Salvini, lei ha cambiato idea? Lei e tutta la sua maggioranza di Governo avete preferito, con il voto di quest'Aula, il rifiuto, il diniego, di andare a processo e, quindi, di farsi giudicare nelle sedi proprie.

Avete così tanta paura del merito dell'accusa che vi viene rivolta? Oppure, insieme a questo, volete un salvacondotto per proseguire, come stava avvenendo in queste ore con i quarantanove migranti a bordo della nave italiana Mare Jonio, in brutali attacchi alla dignità e libertà della persona? O, magari, ancora più in generale, per attaccare le libertà e le norme costituzionalmente garantite, che è, secondo me, il tema di merito su cui discutere?

Non sta a me, e non sta a quest'Assemblea, valutare se effettivamente il ministro Salvini abbia violato la legge. Il giudizio politico che, come Partito Democratico, abbiamo dato e diamo è durissimo, chiarissimo. Credo che il Ministro abbia agito senza umanità, giocando con le vite delle persone, soffiando sulla paura dell'immigrazione e del diverso, come purtroppo fa troppo spesso. E per che cosa? Per qualche punto percentuale di consenso in più? Guardate che questo è davvero drammatico.

Non saremo mai d'accordo con Salvini su questo. Mai la vita umana, in un sistema democratico, può essere sacrificata sull'altare di scelte politiche, quali che siano. E mai le scelte politiche di un Governo possono violare le leggi. Allora, il punto è proprio questo: distinguere politica e giustizia. Mi permetto di ricordarlo alla collega Modena, che invece ha detto che stiamo parlando di politica e che la politica non può essere affidata ai tribunali. Il punto, allora, è proprio questo: distinguere politica e giustizia, rispettando, però, gli spazi di ciascuna.

Occorre distinguere il conflitto politico su una scelta, che, dal suo punto di vista, Salvini continua a difendere e che noi continuiamo a contrastare, dal giudizio penale su di essa. E solo un tribunale può decidere questo: se la decisione di non fare attraccare la Diciotti, una nave della Repubblica italiana, sia stata presa in violazione delle leggi e se, effettivamente, sia stato un sequestro. Non può giudicare il Senato su questo, non i media, non l'opinione pubblica, non una maggioranza parlamentare.

Colleghe e colleghi, il voto cui siamo chiamati domani è questo: lasciare che le cose vadano secondo quanto è più giusto, facendo svolgere al tribunale dei Ministri il proprio lavoro, o piegare regole nazionali, costituzionali e internazionali e valori condivisi al puro interesse alla sopravvivenza di questo Governo e di questa maggioranza. Perché è di questo che si tratta, e lo sapete bene, cari colleghi della Lega, del MoVimento 5 Stelle, di Forza Italia e tutti coloro che pensano di votare no domani.

Gli italiani ci guarderanno votare. Non alimentiamo l'idea di una politica che ha più diritti delle persone comuni. Non usiamo due pesi e due misure. Non facciamo passare il messaggio che basta essere un esponente del Governo per non essere sottoposti al giudizio della magistratura. Guardate che questo è un precedente gravissimo.

Ministro Salvini, glielo chiedo nelle sue funzioni di giovane leader populista, di Ministro e di padre. Ma perché non dà un buon esempio? Si faccia processare. Rispetti il tribunale e accetti di essere giudicato come una persona sicura del suo operato, sicura di non aver infranto la legge. Semplicemente questo.

Continuerò ad oppormi, con determinazione e costanza, alle sue scelte politiche, ad impegnarmi con tutte le mie forze per costruire un'alternativa al suo Governo nel Paese e poi nelle elezioni perché reputo il suo Governo dannoso per il Paese, ma guardi, Ministro, sarei la prima a congratularmi con lei se fosse assolto avendo scelto di farsi giudicare negli unici luoghi deputati al giudizio di merito, i tribunali, così come prevedono la nostra Costituzione, le nostre regole, le nostre leggi. Questa è la responsabilità che spetta a lei, ministro Salvini, a tutto il Governo e alle senatrici e ai senatori che siedono in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Richetti. Ne ha facoltà.

RICHETTI (PD). Signor Presidente, a differenza dei colleghi, di cui riconosco e condivido le ragioni politiche quando si rivolgono al Ministro che non c'è, vorrei rivolgermi esclusivamente a lei e a quest'Assemblea perché credo che alla base di questa discussione vi sia un grande fraintendimento. Si è creata una faglia tra chi sostiene l'operato del Ministro e chi lo contrasta, ma il punto non è questo. La discussione non riguarda il sostegno alle politiche del Governo e del ministro Salvini. Il punto è se quest'Assemblea, se il Senato della Repubblica ha deciso di spogliarsi di una prerogativa che la Costituzione gli consegna oppure no.

La discussione che stiamo facendo circa l'interesse pubblico preminente l'ha risolta oggi il Presidente del Consiglio perché non è venuto a dire che domani sarà presente per difendere un interesse pubblico che abbiamo tutelato fino alla fine. No. È venuto a dire che domani sarà qui a metterci la faccia perché quella è la linea politica del Governo. Stiamo quindi affermando che l'attuazione del programma di Governo coincide con l'interesse della Repubblica. Vi rendete conto del principio che stiamo affermando in quest'Aula?

Stiamo parlando del contenuto di un'azione di Governo che l'Autorità giudiziaria - e me ne dispiace - ha portato in prossimità dell'illecito ed è da chiarire se l'operato di questo Governo sia in prossimità dell'illecito o sia dentro alle prerogative della legge e della Costituzione e non lo può chiarire quest'Assemblea. Quest'Assemblea deve solo decidere dove sta l'interesse pubblico preminente. Io sono in totale disaccordo con ciò che ho sentito dire dalla collega Modena: non coincide affatto con la linea politica e con l'azione di Governo perché altrimenti domani, se la giustificazione è l'attuazione della linea di Governo, non c'è più nessun reato perseguibile.

Il senatore Pillon ci ha spiegato che poiché Salvini è a favore dei respingimenti e della riduzione degli sbarchi, ha fatto bene a non far scendere i profughi dalla Diciotti. Quindi, siccome lui è contrario agli attracchi e favorevole ai respingimenti, poteva persino abbatterli. Domani, se Salvini o chiunque del Governo ritenesse che vi sia un'informazione sensibile per la sicurezza nazionale, potrebbe utilizzare lo strumento della tortura per raccogliere quella informazione perché è in ballo l'interesse nazionale. Ma ci rendiamo conto, Presidente, di che cosa sta consentendo quest'Assemblea?

Io penso che non sia affatto vero che la relazione del presidente Grasso sia da pubblico ministero, perché ci fornisce una griglia di lavoro fatta di questioni puntuali. Cito: «In altri termini, affinché il Senato possa legittimamente rigettare la richiesta di autorizzazione a procedere, si deve ritenere che l'interesse pubblico che il Ministro intende difendere sussista effettivamente in concreto e sia preminente rispetto al bene protetto dalla norma» e nessuno in quest'Aula ha saputo descrivere dove sta l'interesse pubblico. Si è detto solo che noi siamo contrari ai clandestini oppure che si sta attuando il contratto di Governo. Nessuno dei due punti appartiene all'interesse pubblico. E se qualcuno in quest'Aula ha un dubbio - perché non è mica detto che le parole del senatore Richetti corrispondano a verità: è vero, signor Presidente, che può succedere? - può alzare lo sguardo e leggere, dietro allo scranno del Presidente, perché è stata proclamata la Repubblica: non a difesa delle coste, ma a presidio di pubbliche libertà. A questo un Governo guarda: al presidio delle pubbliche libertà, che sono viceversa calpestate. Nessuna maggioranza politica di nessun colore, né oggi né domani, per attuazione del programma di Governo può restringere la libertà personale di qualunque individuo: di questo stiamo parlando, non delle felpe né delle giacche né dei migranti, ma del fatto che un Governo possa venire prima della libertà costituzionalmente sancita di ogni individuo; questo è il punto.

Sempre la relazione del presidente Grasso pone un punto e una domanda, che non è da pubblico ministero, ma da collega che ha indagato la questione: che tipo di discrezionalità ha il Parlamento? C'è il rischio infatti che «poiché la valutazione cui è chiamato il Parlamento è una valutazione "politica", essa possa diventare una scusa per fare rientrare in tale concetto tutto ciò che si vuole». Ma è evidente che se ciò è ad attuazione del programma di Governo, cioè di maggioranza, di fatto stiamo scudando l'Esecutivo di un Paese, che, in quanto maggioranza e attuatore del programma di Governo, da domani è al di sopra della legge.

Allora non mi rivolgo al MoVimento 5 Stelle e agli amici e colleghi della Lega, in relazione alle loro dichiarazioni e a ciò che hanno sempre detto di intendere, di volere e di pensare: no, quello lo fanno i giornali e la polemica politica. Non è il merito, anzi, è una cosa che risale a molto prima: ho fatto una legislatura intera e - ha ragione ancora il collega Nencini - non c'entrano nulla le autorizzazioni a procedere, perché ricordo che, quando eravamo colleghi alla Camera, l'onorevole Grillo - che oggi ha fatto carriera, per cui da Ministro si occupa di sanità - fece un intervento accoratissimo - del quale vi risparmierò la lettura - nel quale disse: con noi mai più nessun politico sopra alla legge.

Ecco, non credo che la questione sia questa, ma che sia giusto che gli organismi di questo Senato e della Costituzione e la Repubblica vedano le garanzie e le prerogative costituzionali garantite a tutti, compresi i parlamentari e i senatori. Qui però c'è una domanda evidente, alla quale non vogliamo rispondere, e cioè il fatto che quest'ipotesi di reato, commesso da un Ministro, lede in maniera evidente un principio costituzionale: l'autorità giudiziaria deve andare a verificare se tale reato è stato commesso o meno, perché oggi è solo un'ipotesi.

Domani allora il problema non sarà votare senza vincolo di mandato, come del resto ci dice la Costituzione, ma alzare lo sguardo e capire cosa ci sta a fare ciascuno di noi nel Senato della Repubblica e le ragioni fondanti di questa Repubblica. (Applausi dai Gruppi PD e Misto).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà.

MALPEZZI (PD). Signor Presidente, la collega Fedeli ha detto prima una cosa che condivido molto: apparteniamo a quella cultura politica per la quale l'avversario si combatte con la politica, non con altri strumenti; ci piacerebbe quindi combattere il ministro Salvini per le idee che porta con il valore e la forza delle nostre.

Con lo stesso stile, apparteniamo a quella cultura politica che ha grande rispetto per le istituzioni, che comprendono anche la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e lo svolgimento dei suoi lavori.

Presidente Gasparri, penso che i lavori della Giunta, da lei presieduta in maniera corretta e approfondita, siano stati offesi. Mentre lei ha fatto una relazione, che non condivido, ma che è frutto di studio, di approfondimento di documenti e di valutazioni fatte sulla base di quando era stato offerto ai suoi membri per poter trarre in maniera seria e approfondita le proprie conclusioni (motivo per il quale ne fanno parte), i colleghi del MoVimento 5 Stelle hanno deciso di non partecipare a quel lavoro. A nulla sono valse le sedute che lei ha convocato e presieduto. Si sono affidati non a quello che era presente nella documentazione, che voi tutti eravate tenuti a tener presente per il ruolo che svolgete e per l'incarico che avete perché siete degli eletti deputati a svolgere quel lavoro, ma alla valutazione espressa da cittadini che, tramite una piattaforma gestita da chissà chi, hanno detto che questa autorizzazione non ci doveva essere. Non c'è stata una valutazione di documenti - ripeto che la sua relazione mi trova in profondo disaccordo, ma è frutto sicuramente di un lavoro serio che voglio riconoscerle - ma una valutazione del web, nata per una scelta politica e per un valore politico. La Giunta, quindi, - mi dispiace dirlo - non è stata messa nella condizione di fare il proprio lavoro seriamente o, meglio, questi membri hanno deciso di non farlo; hanno deciso di offendere le istituzioni. Hanno preferito rinunciare a un ruolo che gli veniva dato dai cittadini e, quindi, hanno offeso anche il Senato; hanno invalidato un lavoro serio, ma noi proviamo a continuare a essere persone serie e vogliamo provare a spiegare invece il perché delle nostre motivazioni.

La Giunta prima e l'Assemblea poi sono chiamate a verificare se sussista una delle due ragioni extra ordinem, che qui sono state descritte bene, previste dal comma 3 dell'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989, ossia - è stato ripetuto più volte ed è giusto ripeterlo - se l'interessato «abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo».

Lo preciso nuovamente in quest'Aula: la riflessione che siamo chiamati a fare non è se il Ministro abbia compiuto un reato, ma se l'ipotetico e allo stato non ancora dimostrato reato sia giustificabile alla luce di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero di un preminente interesse pubblico. Non siamo giudici qui e nessuno di noi vuole emettere sentenze perché noi, a differenza di quelli che da quella Giunta sono usciti facendoci il segno delle manette, non siamo giustizialisti. (Applausi dal Gruppo PD).

Presidente Gasparri, la sua relazione parte da premesse condivise. Lei ha affermato che la Giunta non è chiamata a disquisire sulla natura politica o amministrativa di un atto, salvo poi però arrivare a conclusioni che non possiamo accettare. Il primo punto debole che vogliamo evidenziare è il fatto che la relazione si fissa nell'affermazione dell'esistenza del perseguimento di un interesse pubblico governativo. La legge di riferimento, però, come abbiamo provato a ricordare e come provo a ripetere come un mantra, utilizza altre parole e altri aggettivi, proprio perché la rinuncia alla verifica giurisdizionale può essere attuata solo in nome di interessi tali da compensare questo agire extra ordinem. Non basta. Nella relazione del presidente Gasparri, dopo aver escluso la sussistenza di un interesse personale (per esempio, qualora ci fosse la ricezione di denaro per un atto d'ufficio), si estende questa esclusione anche all'interesse partitico, come se la Lega non avesse interesse partitico nella lotta contro l'immigrazione. È il suo cardine: non vuole risolvere il problema perché senza quel problema non ha consenso perché ha costruito tutto il suo consenso sul caos creato proprio dal problema dell'immigrazione. È su questa esclusione che la relazione incorre in quello che io ritengo una sorta di inciampo logico: nell'intento di coprire e superare la falla di questo impianto, restituisce però la vera finalità della condotta del Ministro.

Cosa dobbiamo seguire in questa richiesta? Una semplice domanda: il contrasto all'immigrazione è un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero un preminente interesse pubblico? La risposta è confusa anche da parte della maggioranza. Lo ha detto la piattaforma Rousseau che, posta di fronte a questa domanda, non ha dato percentuali bulgare, ma alquanto mescolate tra di loro. E sappiamo benissimo che il parere per la non autorizzazione è avvenuto non sicuramente per una quantità di voti così notevole.

Se però ci addentriamo ancora di più in questo percorso, c'è un ulteriore passaggio da seguire.

PRESIDENTE. Si addentri nei tempi stabiliti.

MALPEZZI (PD). La stupirò perché ho quasi finito.

La condotta posta in essere dal ministro Salvini è stata funzionale a tutelare quel presunto interesse pubblico? Solo ed esclusivamente con quella condotta era possibile tutelare quel preminente interesse pubblico non potendosi adottare nessun altro comportamento? Va da sé che la conclusione è palese e sotto gli occhi di tutti, perché con questa condotta non si è contrastata l'immigrazione, e lo si è visto anche oggi. Esistono ancora navi che sbarcano; esistono ancora navi in mezzo al mare, quindi quella condotta non ha contrastato il fenomeno.

Sono paradossi, lo so, ma questi paradossi servono a dimostrare come le conclusioni presentate dal presidente Gasparri non siano congruamente motivate, perché non portano a compimento il tentativo di quella sorta di maquillage di quell'evidente interesse del partito di Salvini che è il preminente interesse pubblico. Questa similitudine non c'è, le due cose non coincidono.

Questo, sia chiaro, non significa che il Ministro sia responsabile di sequestro di persona. Questo - e lo ribadisco - non significa che il Ministro sia responsabile del reato di sequestro di persona. Nessuno di noi è tenuto qui a dirlo, ad accusare e a saperlo. Intendo però ribadire che l'assenza di questa evidenza nei termini indicati dalla legge di riferimento non può in alcun modo consentire l'attivazione di una garanzia che non è ragionevole. (Applausi dai Gruppi PD e Misto).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà.

GINETTI (PD). Signor Presidente, l'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989, è stato detto, attribuisce oggi a questa Assemblea e al Senato una grande responsabilità, perché è proprio l'articolo 9 a concedere un potere a questa Assemblea nel negare l'autorizzazione a procedere al ministro Salvini, per quello che è stato un reato ministeriale. Ma l'articolo 9, nel definire le esimenti, le scusanti, come è già stato rappresentato, che creano indubbiamente quegli spazi di discrezionalità politica che altri colleghi hanno richiamato, incontra dei limiti nei principi della cultura giuridica nazionale, posta sia dall'ordinamento interno che dalle norme delle convenzioni internazionali. Sono proprio questi principi che delimitano il confine del giudizio a cui quest'Aula dovrà attenersi.

Il giudizio e questi principi sono posti a tutela di un sistema valoriale in grado di creare fortunatamente una gerarchia di tutele e di garanzie delle libertà fondamentali delle persone. Spetta a noi oggi e domani, dunque, tracciare il confine di tali valutazioni; un giudizio, attenzione, a cui siamo chiamati che è sì discrezionale ma è insindacabile. Ricordiamocelo, il nostro giudizio domani sarà non più appellabile da altri poteri e da altri soggetti. Quindi abbiamo una grande responsabilità.

Nel caso di specie, l'interesse pubblico indicato dal ministro Salvini a giustificazione della sua condotta avrebbe dovuto configurarsi, ai sensi dell'articolo 9, come un interesse costituzionalmente rilevante o preminente, come è già stato osservato. Ma rispetto a che cosa? Rispetto ad una minaccia, ad un rischio concreto in riferimento allo specifico della privazione della libertà personale di 177 persone trattenute illegittimamente per sei giorni a bordo di una nave della Marina militare italiana nel porto di Catania. Il Ministro doveva cioè dimostrare che quell'interesse preminente non poteva essere perseguito in altro modo; e si doveva dimostrare che la condotta stessa non avesse ecceduto quanto strettamente necessario per realizzare quello stesso interesse pubblico.

In questo quadro non mi appare nemmeno condivisibile la tesi espressa dal presidente Gasparri nella sua proposta, secondo la quale in teoria non potrebbe mai configurarsi un reato ministeriale in relazione a fattispecie criminose che ledano in modo irreversibile diritti fondamentali. Paradossalmente non è la reversibilità del reato, infatti, a qualificarlo come ministeriale, perché in teoria si potrebbe arrivare anche al compimento di un reato grave, quindi a ledere in modo irreversibile dei diritti, qualora vi fosse una concreta e attuale minaccia di un interesse supremo dello Stato quale la sicurezza pubblica o la salute, per esempio, di una comunità. Vi doveva essere quindi una situazione di reale pericolo dell'integrità dello Stato, una minaccia concreta dei diritti costituzionali dei cittadini che il Ministro non ha saputo argomentare.

In tale quadro quello che ci pare indiscutibile, al contrario, è che non può essere adottata in alcun modo la finalità di un obiettivo politico di governo e di attuazione di impegni del contratto di maggioranza, quali le politiche migratorie ridotte a mero strumento di propaganda, come scriminante generale in sede penale, in quanto tale tesi - è stato sottolineato anche dai miei colleghi - porterebbe la ragion di governo ad autorizzare sempre violazioni di diritti garantiti dall'ordinamento nazionale e internazionale. La ragion di governo costituirebbe in tal solco una vera minaccia allo stato di diritto e alla nostra democrazia.

Signor Presidente, nella memoria depositata dal Ministro dell'interno, non emerge alcun pericolo o minaccia tale da giustificare la compressione di diritti fondamentali, tantomeno una minaccia paventata alla sicurezza pubblica, considerato che nessun protocollo di protezione della sicurezza o ordine pubblico è stato mai attivato. Senza dubbio, pertanto, la limitazione della libertà personale con un atto amministrativo compiuta dal Ministro rappresenta una scelta gravissima che si colloca su una linea di frattura rispetto al principio generale posto dall'articolo 13 della Costituzione, per il quale la libertà personale è inviolabile, quindi anche la libertà personale di migranti e richiedenti asilo, e può essere limitata solo con provvedimento dell'autorità giudiziaria.

Riteniamo pertanto che la limitazione della libertà di 177 persone rappresenta un precedente del tutto inaccettabile per i principi del nostro ordinamento giuridico democratico fondato sul diritto. Riteniamo che l'autorizzazione debba essere concessa e che il Ministro abbia il diritto di difendersi nel processo, ma non dal processo, anche se il Ministro non sembra averne il coraggio.

Presidente, oggi noi abbiamo una grande responsabilità che può costituire un precedente. Non concedere l'autorizzazione in nome della ragion di governo significa trasformare l'immunità ministeriale da strumento di tutela di funzioni proprie istituzionali a un privilegio. Voi della cittadinanza, dove uno vale uno, state solcando una pericolosa frattura, un'ulteriore distanza tra chi governa e il popolo governato. Voi oggi, per un mero scambio tra controparti di governo, voi che dicevate di demolire la casta, ne state rafforzando la difesa e l'inviolabilità: siatene consapevoli. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grimani. Ne ha facoltà.

GRIMANI (PD). Signor Presidente, ci troviamo oggi a trattare un tema che è un fatto unico per la storia repubblicana: il tribunale dei Ministri ha chiesto l'autorizzazione a procedere per il ministro Salvini in virtù di una valutazione che riguarda l'aspetto che contraddistingue la sua attività di Ministro, quindi relativamente all'abuso dei poteri soprattutto nella funzione di pubblico ufficiale. Oggetto dell'abuso sono le 177 persone private della libertà. Il tema di fondo però è di ordine giuridico, come è stato trattato in maniera esaustiva in tutti gli interventi e direi con dovizia nelle relazioni di minoranza presentate dai senatori Grasso e De Falco. Credo che la valutazione vada fatta innanzitutto sul tema del limite che riguarda l'attività di un pubblico ufficiale, di un Ministro in questo caso. Noi dobbiamo pensare che anche le garanzie funzionali ai servizi di sicurezza incontrano dei limiti, il limite assoluto del divieto di reati contro la persona nello specifico e quindi, se anche in quel caso ci sono dei limiti, noi dobbiamo ragionare sul fatto che perfino le attività di un Governo e di un Ministro nella gestione dei flussi migratori non può portare alla violazione dei diritti di libertà costituzionalmente garantiti. Va fatta infatti una comparazione, come è stato ben spiegato in molti interventi, tra il fine pubblico perseguito e il sacrificio dei mezzi. Il Ministro, nello specifico, si sottrae alla giurisdizione solo se il comportamento dello stesso sia volto a tutelare un bene giuridico costituzionalmente preminente rispetto a quello compresso. La valutazione di questi due pesi, questa comparazione è del tutto assente nelle valutazioni che anche il Presidente della Giunta ha fatto nella sua relazione di maggioranza. Nessun atto politico può ledere la sfera giuridica soggettiva dell'individuo, l'inviolabile diritto alla libertà personale. L'articolo 13 della Costituzione spiega chiaramente che la libertà personale è inviolabile e che non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale se non per atto motivato dall'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

Non può essere condivisibile il fatto che un Ministro possa avanzare il supposto perseguimento di un preminente interesse pubblico per sottrarsi al principio di responsabilità e al principio di legalità, che sono principi cardini dello Stato di diritto e non vi sono soggetti che possono derogare ai limiti posti dall'ordinamento costituzionale. Tra l'altro, in questa vicenda è paradossale, come veniva detto prima anche da alcuni miei colleghi, che il preminente interesse pubblico, che è un valore concettualmente rilevante ed importante, venga di fatto a coincidere con l'interesse della coalizione di maggioranza, con l'interesse rappresentato dal contratto di Governo ed è incredibile che non si faccia una valutazione accurata su questo aspetto. Infatti interpretare così il concetto di preminente interesse pubblico, e cioè pensare che l'azione di Governo, proprio perché persegue un interesse pubblico preminente, possa derogare ad alcuni principi e ad alcune norme di legge, ci porta ad una visione dello Stato che credo sia da contrastare; mi riferisco allo Stato assoluto, allo Stato come fine, allo Stato sovrano, allo Stato che è sottratto alla legge: questa è la visione che in qualche modo viene portata alla nostra attenzione. Lo Stato a cui noi pensiamo è lo Stato di diritto, lo Stato in cui prevale la tutela della persona e dei suoi diritti fondamentali. Secondo me, quindi, quello che siamo chiamati ad esprimere è un voto che riguarda anche la visione che abbiamo dello Stato e se questo aspetto non viene sottolineato opportunamente sarà ancor più grave il voto che ci accingiamo ad esercitare domani.

In quei giorni si sono concretizzati una serie di errori e di omissioni notevoli e si è perso il senso dello Stato di diritto: 177 persone private dei diritti civili e politici sanciti dalle convenzioni internazionali sull'asilo, sulla vita delle persone. In quei giorni si è giocata una contrattazione politica molto cinica tra Governo italiano e Unione europea, senza spazio per le mediazioni diplomatiche che avrebbero potuto produrre molto di più e molto meglio e, soprattutto, si è voluta in quel modo esercitare una pressione sull'Unione europea sul tema delle politiche dell'immigrazione, quando invece sappiamo bene che l'unica soluzione per la gestione condivisa dei flussi migratori è la riforma del Regolamento di Dublino e non delle attività scenografiche utili solo per la propaganda e per il soddisfacimento dei follower e di coloro che poi sui social sono pronti a mettere un «mi piace» che non costa nulla. Appare evidente, quindi, che queste riflessioni sono rimaste sicuramente a margine delle decisioni della maggioranza; è prevalsa una subalterna fedeltà a uno scellerato contratto di Governo piuttosto che ai principi costituzionali che preordinano anche il nostro ruolo di rappresentanti delle istituzioni.

Ammettetelo senza reticenze: procedere alla negazione dell'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini non è altro che uno scambio sul piano della sopravvivenza del Governo. Nei miei appunti avevo scritto che vi era uno scambio tra il no al processo a Salvini e il "ni" alla TAV, perché di quello si è trattato. Andate avanti così, per accordi momentanei su questioni che riguardano l'attività di Governo e lo fate a danno dell'Italia. Un Paese dovrebbe essere governato con decisioni chiare e non con uno scambio continuo, che avviene tra voi che esercitate alternativamente la funzione di minoranza e maggioranza: un giorno viene sostenuto un provvedimento che è più favorevole alla Lega, e magari c'è il finto contrasto del MoVimento 5 Stelle, la volta dopo il MoVimento 5 Stelle ha un provvedimento da sbandierare e la Lega fa una finta opposizione interna. Facendo così svilite il ruolo delle istituzioni, anteponendo l'accordo di Governo al rispetto dei principi di legalità e libertà costituzionalmente garantiti.

Mi rivolgo soprattutto al MoVimento 5 stelle, del quale non conosciamo il pensiero in merito a questo tema, perché non ho ascoltato nessun loro intervento in merito. Capisco l'imbarazzo, ma ci vuole rispetto per il Parlamento e credo sia giusto fornire il vostro punto di vista. Come potete guardare alla vostra storia senza avere un po' di imbarazzo? Nel 2014 Di Maio diceva che in Italia l'immunità è sempre stata uno scudo per la politica e mai una garanzia. (Applausi dal Gruppo PD). Beppe Grillo parlava di Parlamento pulito come punto d'arrivo di ogni impegno politico nel nostro Paese. Con un voto voi butterete a mare tutto il vostro incessante richiamo alla onestà e alla legalità. Faccio appello alle coscienze dei parlamentari affinché si superi l'appartenenza acritica a un accordo di Governo, in ragione della suprema funzione istituzionale che ci deve spingere al rispetto delle leggi e alla tutela delle libertà individuali da queste previste. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Messina Assuntela. Ne ha facoltà.

MESSINA Assuntela (PD). Signor Presidente, onorevoli senatori, ciò che è accaduto lo scorso agosto e ciò che stava accadendo in queste ore apre una ferita profonda nel cuore dei sacri e altissimi valori posti a fondamento del nostro Paese e della nostra comunità. Ancor prima della violazione delle leggi e delle convenzioni internazionali suscita sgomento la grave profanazione di quei principi universali che affermano, al di sopra di ogni ragione di Stato, la difesa dei fondamentali diritti di tutti gli esseri umani. Un oltraggio dinanzi al quale non si può restare silenti. («per amore del mio popolo non tacerò», per amore del nostro popolo non taceremo, ci incalzano le parole di Isaia; del popolo che mette al centro la dignità e la libertà delle persone). Un tradimento del principio di eguaglianza e di pari dignità di tutti gli uomini, del rispetto e dell'amore per il prossimo, della pratica della solidarietà: valori cui la nostra Costituzione si ispira e che devono sempre illuminare l'agire delle istituzioni del nostro Paese.

Il caso della nave Diciotti rimarca un grande dilemma etico e morale che attiene alla coscienza di ognuno: impedire lo sbarco di 177 esseri umani, tra cui 29 bambine e bambini, e lasciarli in mare per giorni e giorni per usarli come leva nelle negoziazioni con gli altri Paesi europei è un atto che travalica ogni ragionamento giuridico, politico e di pura umanità, che non ci rappresenta e che rinnega la storia, lo spirito e il decoro del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD).

Quelle drammatiche giornate sono state l'emblema di un uso rovesciato della forza, esercitata solo nei confronti dei più deboli e mai nelle sedi opportune; di chi realizza il proprio potere per violare senza alcuna giustificazione le leggi dello Stato e le libertà fondamentali che la nostra Costituzione riconosce a tutti indistintamente; di chi si rifugia dietro il pretesto dell'ordine pubblico per alimentare la macchina della propaganda.

Signor Presidente, ho l'onore e l'onere di sedere nella Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e, alla luce di queste vicende, mi chiedo: quale credibilità istituzionale può avere questa Commissione se un membro del Governo tratta i diritti umani come merce di scambio? Qual è il valore del ruolo mio e delle onorevoli senatrici e senatori, che dedicano parte della loro esperienza e delle loro energie a questioni così delicate e urgenti per entrare nel merito delle stesse al fine di costruire e rimarcare la linea della responsabilità comune traducendole in scelte politiche conseguenti, se poi l'Esecutivo, con i suoi atti, si dimostra difforme e arbitrario nelle decisioni, svuotando in questo modo il principio della reciprocità politica e dilatando i confini dell'azione di Governo ben oltre le coordinate istituzionali?

La vicenda Diciotti sarà a lungo ricordata come uno dei momenti più bui della storia del nostro Paese, un episodio che ci auguriamo resti isolato. In quest'Assemblea potrebbe andare in scena il secondo atto di questo dramma. A voi tutti - perché a noi è già chiaro - il compito di decidere se a un membro del Governo può o no essere concesso di agire elevandosi al di sopra della legge, smarcandosi dal dovere di realizzare, nel concreto di ogni specifica circostanza, il peso fecondo dei principi morali. Si tratterebbe di un pericoloso precedente di compressione dei diritti, che potrebbe essere invocato in situazioni diverse, ma analoghe. Costituirebbe una grave ferita allo Stato di diritto della nostra democrazia affermare in maniera esplicita la facoltà, in capo a un Ministro, di derogare alle leggi nazionali e internazionali cui tutti siamo sottoposti, perché ciò vorrebbe dire arrendersi al fatto che, ancora oggi, le più elementari tutele riconosciute agli esseri umani in quanto tali e in quanto persone possono essere calpestate, travolgendo la libertà e la dignità degli individui.

E qualcuno deve ancora spiegarci come 177 esseri umani possano rappresentare un pericolo per l'incolumità pubblica se è vero che abbiamo fatto nostra - e non deve restare solo una dichiarazione di intenti - quella linea d'orizzonte che vede nell'altro e nel bene della persona la destinazione del nostro impegno: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito». Deve spiegarci come mai questo trattamento sia stato riservato alle persone a bordo della nave Diciotti, mentre nell'agosto del 2018 sbarcavano altre persone nell'assoluto silenzio mediatico e in totale sicurezza. E a cosa è dovuto il cambiamento di postura politica rispetto alla prospettiva del giudizio, probabilmente frutto di forzature politiche successive, ammantate da una presunta ragion di Stato, ma - piuttosto - aventi al fondo la ragione di Governo e la salvaguardia di equilibri politici?

Un Ministro della Repubblica non può perseguire interessi di parte, travalicando precisi limiti di ordine costituzionale e sovranazionale, sconfinando nella gestione arbitraria e nella sovversione dei valori fondamentali del nostro ordinamento costituzionale. È uno scenario intollerabile per una democrazia liberale e per uno Stato civile come il nostro. Anche in questa sede, nel luogo autorevolissimo del confronto, delle decisioni e delle scelte, non dobbiamo dire le parole che vincono, ma le parole che salvano. Qui devono definirsi con chiarezza condotte politiche che abbiano dentro la forza e la bellezza faticosa e tenace di questa responsabilità: una responsabilità da viversi in nome dell'umanità tutta. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Misiani. Ne ha facoltà.

MISIANI (PD). Signor Presidente, siamo chiamati ad assumere una decisione di grande rilevanza, che non ha precedenti nella storia del Parlamento italiano e che assumerà una valenza generale dal punto di vista giuridico e istituzionale, prima ancora che politico. Signor Presidente, l'autorizzazione a procedere di cui si chiede la concessione è in ordine ad un reato estremamente grave, come hanno ricordato tanti colleghi: sequestro di persona aggravato, previsto e punito dall'articolo 605 del codice penale. Il tribunale di Catania, chiede al Parlamento, a questa Assemblea, l'autorizzazione a processare il Ministro dell'interno, che è stato accusato di avere privato della libertà personale, per sei giorni, 177 persone, tra cui alcuni minori, in deliberata violazione di norme nazionali e convenzioni internazionali, abusando dei suoi poteri e con l'aggravante di essere un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni. È un fatto senza precedenti.

Nello Stato democratico e di diritto tutti sono soggetti alla legge e nessuno può derogare i limiti posti dall'ordinamento costituzionale: è un principio fondante delle democrazie, compresa la nostra. Secondo il principio di responsabilità, il soggetto che ricopre un ruolo politico risponde delle funzioni pubbliche che esercita sia in sede politica, che in sede giudiziaria e questo principio di responsabilità è connesso e deriva dai principi di uguaglianza e di legalità.

L'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n.1 del 1989, più volte richiamata in quest'Aula, prevede che la Camera competente possa negare l'autorizzazione a procedere richiesta per un reato ministeriale, ma solo a precise condizioni e in particolare se reputa che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo. Sono chiare la ratio e la finalità di questa norma: la salvaguardia dell'operato del Ministro da interventi della magistratura penale quando l'operato del Ministro sia stato determinato da esigenze eccezionali.

Secondo la giurisprudenza costituzionale, secondo le pronunce della Corte costituzionale che più volte è intervenuta sul tema, questa deroga eccezionale è soggetta ad una stretta interpretazione ed è limitata dal diritto positivo, dai principi di cultura giuridica alla base del nostro ordinamento. In assenza di quei requisiti, la deroga eccezionale prevista dall'ordinamento diventa un privilegio incompatibile con i principi del nostro ordinamento costituzionale (Applausi dal Gruppo PD), a partire dal principio di pari trattamento nell'esercizio della giurisdizione di tutti i cittadini, Ministri compresi.

Signor Presidente, le forze della maggioranza intendono negare l'autorizzazione a procedere con argomentazioni vaghe e inconsistenti, senza le congrue motivazioni che devono essere alla base di questa negazione. Non abbiamo infatti ravvisato motivazioni solide nella relazione di maggioranza che abbiamo ascoltato questa sera. Assumere questo tipo di scelta e negare l'autorizzazione a procedere in assenza di motivazioni circostanziate equivale a sottrarre il ministro Salvini ai principi di responsabilità e di uguaglianza, che sono due principi cardine dello Stato di diritto. Signor Presidente, oggi non stiamo votando solo su una specifica vicenda giudiziaria, pur molto rilevante. perché chiama in causa il Ministro dell'interno, Vice Premier e leader di una grande forza politica. Quella oggi in discussione è una visione dello Stato, della democrazia repubblicana. (Applausi dal Gruppo PD). Negli Stati assoluti, lo Stato è il fine e il sovrano è legibus solutus, è al di sopra della legge; invece, negli Stati costituzionali di diritto come il nostro, lo Stato non è un valore in sé, ma uno strumento finalizzato alla tutela della persona umana e dei diritti fondamentali delle persone; inoltre, la ragion di Stato, che pure è ammessa, non può prescindere dal rispetto dei principi dello Stato costituzionale di diritto. Questa è la posta in gioco.

Inoltre, il sottrarsi alla giurisdizione ordinaria è compatibile con i principi dello Stato di diritto solo se il comportamento che integra la fattispecie di reato sia volta a tutelare un bene giuridico preminente rispetto a quello compresso, ma questa valutazione deve essere ispirata a criteri di ragionevolezza, razionalità e proporzionalità e per un tempo strettamente limitato: la deroga è ammessa, ma a precise condizioni e secondo precisi criteri. Sostenere, come abbiamo ascoltato in quest'Aula, che ogni interesse di natura pubblica, ogni atto politico sia di per sé preminente, equivale ad ammettere l'uso di qualsiasi mezzo per conseguire qualunque finalità governativa, senza proporzionalità e senza controllo: non è più Stato costituzionale di diritto, ma Stato assoluto; si legittima un potere assoluto e si contraddice l'essenza stessa del nostro Stato di diritto così come è scritto nella Costituzione. È questo il punto politico più rilevante della discussione odierna e della decisione che dobbiamo assumere, perché il Senato e quest'Assemblea sono chiamati a riaffermare che l'Italia è uno Stato di diritto in cui sono in vigore i principi di responsabilità e uguaglianza. Questo è il punto, signor Presidente.

La maggioranza, negando l'autorizzazione a procedere, di fatto fa coincidere il preminente interesse pubblico con una ragione di Stato assoluta e fine a sé stessa. Questo è il punto, perché nella relazione di maggioranza non c'è comparazione tra i beni pubblici essenziali per individuare l'interesse pubblico preminente cui sacrificare il diritto della persona: si sacrifica un diritto di libertà senza un reale interesse pubblico preminente.

Signor Presidente, avviandomi a concludere, per noi l'obbligo di salvare le vite umane in mare è un dovere che prevale e l'Italia ha aderito a convenzioni internazionali che regolano la materia. Il legislatore statale non può derogare a queste convenzioni internazionali, tantomeno un Ministro nell'esercizio delle sue funzioni può prescindere da queste norme. Inoltre, la pretesa del ministro Salvini di aver agito per difendere i confini italiani, come abbiamo letto, non ha alcun fondamento, perché questi 177 naufraghi che sono stati tenuti in ostaggio per sei giorni erano a bordo di una nave militare italiana, erano già dentro i confini della Patria, dentro i confini nazionali e non c'era alcun confine da difendere in questa fattispecie.

Il principio costituzionale preminente nella vicenda della nave Diciotti è l'habeas corpus, la tutela della libertà personale sancita dalla nostra Costituzione, e la libertà personale di quelle 177 persone è stata compressa senza alcuna ragionevolezza, senza alcuna razionalità e senza alcuna proporzionalità.

È sulla base di questi fatti che noi riteniamo che nell'azione del ministro Salvini non si possa ravvisare, né la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, né il perseguimento di un preminente interesse pubblico. Nella vicenda della nave Diciotti le fattispecie e i presupposti della legge n. 1 del 1989 non sono ravvisabili nell'azione, nel comportamento e nelle decisioni assunte dal ministro Salvini; non ci sono quindi i presupposti per accordare al ministro l'immunità funzionale garantita dalla legge costituzionale. Sono questi i motivi per cui noi voteremo per concedere l'autorizzazione a procedere, consentendo al ministro Salvini di fare quello di cui, almeno a parole, non ha paura: difendersi nel processo, davanti ai giudici legittimati dalla legge italiana. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà.

PARRINI (PD). Signor Presidente, penso che ci troviamo di fronte ad una vicenda grave, per ragioni sia specifiche che generali. Per ragioni specifiche, perché questa vicenda nasce dalla decisione - a nostro avviso sciagurata - di giocare con i diritti umani di 177 persone indifese. Per ragioni generali, perché, agendo nel modo in cui ha agito il ministro dell'interno Salvini e in cui ha agito il Governo, si è arrecata una grande ferita ad alcuni principi ai quali non si dovrebbe mai derogare in una democrazia ben ordinata, ben funzionante e degna del proprio nome. Si è arrecata una ferita allo Stato di diritto, e questo non lo si dice mai abbastanza.

Noi sentiamo la necessità, come Gruppo Partito Democratico, anche dando vita a una lunga serie di interventi come abbiamo fatto questa sera, di riaffermare con solennità il seguente principio: il perseguimento di un impegno elettorale non autorizza... (Brusio).

PRESIDENTE. Senatore Castaldi e senatore Lorefice, capisco che a quest'ora non riteniate importantissimo ascoltare, ma se state in Aula siete costretti a farlo.

Prego, senatore Parrini, prosegua pure.

PARRINI (PD). Dicevo che per noi diventa essenziale riaffermare il principio che il perseguimento di un impegno elettorale non autorizza nessuno, qualsiasi sia la carica che egli ricopre, a porsi al di sopra della legge. Intendiamo riaffermare il principio che chi vince le elezioni non acquista il diritto di violare le norme penali; chi vince le elezioni non acquista il diritto di dettarsi da solo le regole e non acquista il diritto di strafare. (Applausi dal Gruppo PD).

È quasi umiliante per noi dover ripetere nell'Aula del Senato queste cose, ma vediamo che c'è, da parte delle forze della maggioranza e da parte del Governo, un modo di procedere che sembra dimentico, ignaro, di una delle massime fondative della civiltà democratica occidentale. Diceva Immanuel Kant che il diritto non deve mai adeguarsi alla politica e che è la politica che, in ogni tempo, deve adeguarsi al diritto. Questo principio è finito nel dimenticatoio per una parte rilevante di quest'Assemblea, e non soltanto per la maggioranza e questo sentiamo la necessità di sottolinearlo con forza.

Vediamo poi che non ci sono gli elementi per dire che sono rispettate la lettera e la sostanza della legge costituzionale n. 1 del 1989, che disciplina la figura giuridica del reato ministeriale. Dov'è l'interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, che la condotta del ministro Salvini e del Governo avrebbero protetto? Dov'è l'interesse pubblico preminente? Non si vede. E non si vede, non perché è nascosto, ma perché non c'è. (Applausi dal Gruppo PD).

Credo che noi dobbiamo seriamente interrogarci su quello che è avvenuto e anche sul modo con cui si è cercato di giustificare l'operato del Ministro e del Governo. La legge n. 1 del 1989 prevede che si possa derogare a una norma dello Stato se, appunto, si persegue un interesse pubblico preminente o un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ma prevede che si dimostri l'esistenza di interessi del genere, non che si proceda per autocertificazione.

La cosa grave, e anche un po' ridicola, della discussione alla quale pezzi di maggioranza hanno dato vita è questa: si è affermato che questo tipo di interessi si possono autocertificare. Ma non esiste l'autocertificazione in questo ambito. Non c'è nessun motivo che porti a pensare che la volontà del ministro Salvini di attivare una rincorsa al consenso, tenendo in vita nel Paese una strategia della tensione che si basa sulla volontà di tenere sempre alto il livello della paura (perché la paura porta voti e giustifica ogni esagerazione), renda giustificabile il fare a pezzi principi e norme che sono poste a fondamento della nostra convivenza democratica.

Anche l'assenza del Ministro stasera non è cosa alla quale noi ci rassegniamo con facilità. È un atto, politicamente parlando, sia di pavidità che di furbizia ma non di pavidità e non di furbizia abbiamo bisogno in queste Aule: avremmo bisogno di verità, di coraggio, di dibattito franco. Il Ministro, rendendosi irreperibile ai fini del nostro dibattito, viene meno anche a questo dovere e viola questo dovere, come ne ha violati molti altri.

Mi sento poi in dovere di mettere in evidenza che l'episodio di cui stasera stiamo discutendo si aggiunge ad altri episodi e, tutti insieme, questi fatti configurano una visione della democrazia parlamentare presso le forze di maggioranza che ci allarma sempre di più. Io vedo infatti un filo rosso collegare i fatti di cui stasera dibattiamo con gli attacchi alla magistratura, con gli attacchi alle autorità indipendenti, con gli attacchi agli organi di garanzia, con il dileggio del Parlamento, con la patente violazione delle prerogative del Parlamento che abbiamo visto fare in occasione dell'ultima legge di bilancio e non soltanto. (Applausi dal Gruppo PD). Tutto si tiene e l'insieme non è un granché. Lasciate che lo dica. Tutto ciò che vediamo non fa che incrementare la nostra preoccupazione.

Vorrei concludere dicendo anzitutto che non sentivamo la necessità di veder costruire il passaggio dallo Stato di diritto allo Stato di arbitrio e invece questo vediamo avvenire: il passaggio dallo Stato di diritto allo Stato di arbitrio.

Attraverso la Presidenza mi pare inoltre sia necessario concludere questo intervento - uno dei tanti che il Partito Democratico stasera ha svolto in quest'Aula - con alcune domande che vorrei porre, soprattutto ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, conoscendone la storia, e le affermazioni passate. La prima cosa che vorrei chiedere loro è: ma che cosa siete diventati? Eravate il partito del no ad ogni immunità e passerete alla storia come il partito che ha favorito l'immunità più scandalosa di tutte. (Applausi dal Gruppo PD). Eravate il partito dell'onestà e passerete alla storia come il partito della complicità. Salvando Salvini perderete ogni credibilità: perché lo farete contro la legge per le ragioni che ho detto, perché lo farete contro l'evidenza dei fatti, perché lo farete - ne sono sicuro - in molti casi anche contro la vostra coscienza, perché lo farete per salvaguardare un patto di potere e una spartizione di potere che non ha niente di nobile e che ha molto di immorale. Fermatevi perché siete ancora in tempo a fare la cosa giusta.

Termino il mio intervento augurandomi che domani, cari colleghi del MoVimento 5 Stelle (lo dico sempre tramite lei, Presidente) quando voterete, mi auguro che lo farete obbedendo alla vostra coscienza, lo farete in libertà, lo farete ricordandovi tutto quello che avete detto e che rischia di venir cancellato da una semplice azione come quella di premere dei pulsanti in un modo o in un altro. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rampi. Ne ha facoltà.

RAMPI (PD). Signor Presidente, signore colleghe e signori colleghi, in questo lungo dibattito abbiamo ascoltato innanzi tutto le relazioni di due colleghi, molto politiche, ma anche figlie delle loro esperienze di vita. Il collega Grasso e il collega De Falco sono due persone esperte in materia sia giuridica che di salvataggio in mare per cui hanno molto da insegnarci. Credo che chi li ha ascoltati con spirito critico, lucidità e onestà intellettuale non possa che arrivare ad una conclusione, qualora l'argomento di questa discussione sia cosa decidere di fare con la serenità con cui lo può decidere un Senato della Repubblica: valutare che non c'è alcuna ragione per un trattamento speciale verso un cittadino italiano, che peraltro ha rivendicato con totale convinzione le proprie azioni, che probabilmente - ma questo lo valuterà la magistratura - sono criminose rispetto all'attuale normativa italiana.

Da garantista, sono convinto che chiunque sia innocente fino a condanna definitiva e ritengo giusto dare a questo cittadino italiano la possibilità di dimostrare la propria innocenza oppure, più probabilmente - come egli stesso ha chiesto - la sua volontà palese di violare la normativa perché le proprie convinzioni politiche lo portano a dire che è sbagliata. Certo, pensiamo che chi dispone di una maggioranza di Governo e ritiene che una normativa sia sbagliata farebbe meglio a modificarla e comportarsi nel rispetto della legge, però è una rivendicazione che egli ha fatto. Non capisco quindi perché quest'Assemblea debba creare uno scudo.

Che non ci fosse un interesse prevalente è stato argomentato in maniera molto significativa, non solo nelle relazioni, ma nei numerosi interventi dei miei colleghi. Si tratta di un tema molto delicato: lo dico qua dentro, ma anche fuori, perché vorrei che la riflessione del Paese fosse su questo e prescindesse per un momento dal caso specifico. Rischiamo che da domani passi l'idea che questo Paese è nelle mani dell'arbitrio, non del libero arbitrio, ma di quello del potere. Tutta la civiltà giuridica che abbiamo costruito è nata, facendoci uscire dal periodo feudale e poi da quello delle monarchie assolute, sulla base dello Stato di diritto come elemento che tutela il cittadino dal potere. Il potere infatti è utile e importante se consiste nella possibilità di realizzare qualcosa per conto dei cittadini, ma diventa una minaccia per il cittadino stesso se non ha un limite invalicabile. Quello che stiamo valicando in queste ore è un limite, per cui domani mattina qualcuno potrebbe svegliarsi e dire che nell'interesse prevalente del Paese è possibile portare via la casa a un altro, che non potrà dire niente, perché è nell'interesse prevalente del Paese. Ognuno di noi è a rischio, se non c'è un confine invalicabile da parte del potere.

Voi avete deciso di valicarlo e - attenzione - avete deciso di farlo per due ragioni, entrambe altrettanto pericolose. La prima è che, a fronte di un contratto tra due persone, cioè un patto tra capi, gli uomini e le donne del capo decidono, per rispettare tale patto, che egli non può essere toccato dalla norma: questo è di una gravità assoluta. La seconda ragione, a mio avviso altrettanto grave, è l'idea che in quest'Assemblea possa passare la cultura nuova che l'interesse prevalente del Paese è la demagogia.

Ho riflettuto molto sul punto: c'è un unico argomento prevalente, perché, com'è stato detto, non c'erano né ragione né interesse di difendere i confini nazionali né un interesse preminente di ordine pubblico. Si era ormai in un porto, sul territorio nazionale, e c'era il presidio della forza pubblica: quale era il problema? Il problema c'era ed è dovuto alla trasformazione che sta avendo la nostra democrazia, purtroppo insieme a molte altre: noi stiamo passando dalla democrazia alla demagogia e in questa contano di più i simboli, o meglio le urla, o meglio le dichiarazioni fascinose, affascinanti e coinvolgenti che toccano l'emotività delle persone rispetto alle azioni concrete e ai fatti. Per cui, se un Ministro dell'interno vuole mettere in campo delle azioni utili a governare il fenomeno dell'immigrazione non ha bisogno di fare ciò che fa il nostro attuale Ministro dell'interno; se, invece, siamo nell'era della demagogia, allora abbiamo bisogno di alzare i toni, di inventare nemici, di costruire criminali e di dimostrarci eroi che combattono contro il drago che non c'è, inventandosene uno per darlo in pasto ai cittadini e diventare eroi. Nel tempo della demagogia l'interesse prevalente che voi state provando a tutelare è il diritto alla propaganda e alla demagogia e, quindi, la possibilità di intervenire contra legem, contro le leggi, scavalcando le leggi per poter fare ciò che si vuole in termini demagogici.

C'è un elemento molto pericoloso perché in tutto questo il Ministro prova a coinvolgere e sta coinvolgendo ogni giorno e ogni ora i servitori dello Stato, che invece di essere protetti come lo dovrebbe essere ognuno di noi - io ho avuto la fortuna di fare l'amministratore locale - da parte di chi si occupa di politica, riconosce il loro lavoro e si fa carico anche delle loro responsabilità, rischiano di essere messi nella condizione di avere indicazioni politiche che vanno contro il loro dovere di pubblici ufficiali e il loro dovere nei confronti delle leggi. Il paradosso è che poi, se si ipotizza che questa persona sia un possibile portatore di una violazione della norma, a lui non costa niente mettere gli altri contro la norma perché per lui viene alzato dalle persone che sono contrattualmente vincolate a quel patto tra due capi uno scudo che li difende.

Tutte queste questioni davvero meriterebbero una riflessione individuale di ogni singolo senatore e di ogni singola senatrice perché non si tornerà indietro da quanto sta per capitare nelle prossime ore in questa Aula e sarà una richiesta che ogni volta il capo di turno potrà fare.

Abbiamo alcune ore di riflessione e una pausa. Qualcuno dice che la notte porta consiglio. Io vorrei che domani avvenisse un fatto sorprendente: che ci svegliassimo con un Senato che ritrova il suo coraggio, la sua libertà, la sua dignità e in cui ogni senatore e senatrice porti il proprio valore dentro questa Aula - come fa ogni giorno - e che questo Senato si sentisse liberato e senza nessuna minaccia. Non succederà niente al Governo; non succederà niente alla maggioranza e non succederà niente neanche al cittadino cui permetteremo di fare ciò che ci ha chiesto di fare: sfidare il drago; andare di fronte ai giudici e dimostrare la sua innocenza o la sua volontaria colpevolezza. Diamogli questa possibilità. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore De Falco).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà.

ROJC (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro presente-assente, è doveroso eliminare ogni equivoco da questo dibattito, ogni pretesto che possa essere usato per alimentare uno scontro nel merito dei fatti avvenuti a bordo della nave Diciotti.

Il Senato non deciderà se il ministro Salvini ha commesso un reato abusando dei suoi poteri, trattenendo indebitamente a lungo profughi e marinai del pattugliatore della Guardia costiera; il Senato deciderà invece se il ministro Salvini avrà la libertà di difendersi dalle accuse che gli ha mosso il tribunale di Agrigento motivando le ragioni per cui ha ritenuto di non archiviare ma, anzi, rinviare gli atti al Parlamento per la sua valutazione. Il Senato deciderà anche se le ragioni della politica, dei partiti e della tenuta del Governo sono più forti della legge e del diritto che ogni uomo ha di difendersi nel processo. Lo stesso ministro Salvini si era fatto forte di quel diritto quando, appena ricevuto l'avviso di garanzia, aveva detto di essere pronto ad andare dai magistrati addirittura il giorno dopo: «Mi costituisco», aveva detto a caldo il Ministro. Ma qualcosa è rapidamente cambiato e Salvini ha deciso che bisognava difendersi dal processo, dai magistrati che non sono stati eletti da nessuno. Non credevo che avremmo assistito a una replica sbiadita di quello scontro tra politica e magistratura che ha segnato una stagione certamente poco edificante della nostra storia recente.

Per noi, nemmeno un Ministro è al di sopra della legge. Per noi, che pure crediamo sia stata compiuta una violazione grave, un abuso di potere, tocca alla magistratura ordinaria vagliare la legittimità delle decisioni del Ministro dell'interno. Non tocca a noi sostituirci alla magistratura e dichiarare prosciolto Salvini. Pensavamo che questa fosse anche la convinzione che animava quel Movimento portato in quest'Aula da un'onda popolare che gli chiedeva di farsi portavoce di istanze di giustizia e pulizia nelle istituzioni. Ci ingannavamo, al pari di milioni di cittadini che mai avrebbero creduto di vedere il partito fondato da Beppe Grillo ricorrere ai metodi del tanto vituperato Berlusconi.

È tardi, ma è bene ricordare ancora ciò che è successo. Nella notte tra il 14 e il 15 agosto 2018, la nave della Guardia costiera italiana Diciotti salvò 190 migranti nella SAR maltese. Per cinque giorni la nave rimase al largo di Lampedusa, mentre il ministro Salvini polemizzava con Malta e altri Paesi europei circa la distribuzione dei naufraghi e minacciava un respingimento verso la Libia. Da lì a poco vennero sbarcati d'urgenza solo 13 migranti in gravi condizioni di salute. Il 20 agosto - ed erano passati già cinque giorni - il ministro Toninelli indicò Catania quale porto d'attracco, ma Salvini negò l'autorizzazione allo sbarco, continuando a polemizzare con gli altri Paesi affinché si facessero carico dell'accoglienza dei migranti salvati.

La nave Diciotti rimase quindi ancora nel porto di Catania con 177 persone a bordo. Il 22 agosto sbarcarono 29 minorenni non accompagnati. Gli altri furono fatti sbarcare nella notte tra il 25 e 26 agosto: undici giorni dopo. Per undici giorni un numeroso gruppo di migranti fu trattenuto a bordo; fu negata loro qualsiasi assistenza sanitaria e sociale, impedito di presentare domande per l'accoglienza. Per tutto questo la procura di Agrigento ha ritenuto di indagare il ministro Salvini per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio.

Ora, come prevede la Costituzione, questa Camera può negare l'autorizzazione, con delibera a maggioranza assoluta, «ove» - voglio citarlo ancora - «l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante». Il presidente emerito della Corte costituzionale, Valerio Onida, ha scritto come, nel nostro caso, venga affidata esclusivamente all'Assemblea parlamentare una valutazione per cui, anche se il fatto in sé costituisce reato, essa ritenga «l'agire del Ministro giustificato dalla prevalenza dell'interesse pubblico e quindi lo sottragga alle normali conseguenze processuali e sanzionatorie».

Noi tutti siamo dunque chiamati a concedere all'autorità giudiziaria competente l'autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro, ma la legge costituzionale del 1989 prevede pure che, a maggioranza assoluta, la Camera di appartenenza possa anche negarla, ove ritenga che l'inquisito abbia agito nel rispetto della citata norma costituzionale.

L'ho ricordato: il ministro Salvini, sin da subito, dichiarava di voler affrontare a viso aperto e senza escamotage il processo. Oggi però il Ministro, che non ha paura di nessuno, vuole farsi scudo della norma costituzionale e invoca a sua difesa lo schieramento incondizionato di tutti i senatori della Lega e di quelli del MoVimento 5 Stelle. Quali siano gli equilibri interni alla maggioranza non è dato e neanche ci interessa sapere. Del resto, lo si è letto nelle agenzie quale sia stato l'ordine dato ai senatori del MoVimento 5 Stelle, che siedono qui privati della libertà di votare secondo la propria coscienza.

La nostra è una posizione diversa, perciò facciamo un appello al ministro Salvini affinché si sottoponga, come ogni cittadino che si rispetti, al giudizio della magistratura ordinaria. Se verrà condannato in via definitiva, vorrà dire che non avrà impedito lo sbarco per ragioni di sicurezza, comprimendo le libertà fondamentali dei migranti non per un motivo lecito, ma per ragioni politiche. Non dobbiamo però essere noi a stabilire questo, ma chiediamo che lo stabilisca un tribunale dello Stato. Noi vorremmo che fosse qui ribadito senza esitazione che la legge vale per tutti, Salvini compreso.

Mi sia permesso aggiungere un pensiero che spero potrà essere condiviso o almeno preso in considerazione al di là dei nostri schieramenti: ci troviamo in quest'Aula, che costituisce uno dei luoghi sacri della nostra democrazia, dove ogni cosa ci ricorda i nostri doveri, a riflettere su una questione che prescinde nella sua essenza da ogni valenza politica e andrebbe intesa in primis come tema etico, perché quando chiunque di noi, membro eletto di quest'Aula o semplice cittadino, non considera più quale bene supremo il rispetto dell'uomo e la vita dei suoi simili, in quel momento dobbiamo fermarci. Se tutto ciò non riesce più a scuotere le nostre coscienze, significa non soltanto che abbiamo abiurato a quell'imperativo categorico che determina la nostra umanità, ma che ci siamo anche lasciati alle spalle secoli di progresso sulla strada dei diritti e anche quella Carta costituzionale che dovrebbe esserci sempre guida nel nostro lavoro di parlamentari. «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo»: è l'articolo 2 della Costituzione. (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE.Conosciamo l'articolo 2.

È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà.

SBROLLINI (PD). Signor Presidente, oggi il Senato è chiamato a esprimersi su una vicenda che non ha precedenti nella storia repubblicana. Al cosiddetto festival dello scambio all'interno della maggioranza domani si salva il ministro Salvini e giovedì si fa lo scambio salvando magari il ministro Toninelli. Noi a questo balletto non ci stiamo.

Mi rivolgo al ministro Salvini, che non è presente in Aula fin dal primo momento, e a tutto il Governo che è responsabile di aver privato 177 persone della loro libertà e dignità, violando la nostra Costituzione e le convenzioni internazionali: vi chiediamo di farvi un esame di coscienza e di guardare al clima di odio e di paura che avete creato nel Paese. Purtroppo lo vediamo drammaticamente nella cronaca quotidiana.

Noi vogliamo ripristinare la vigenza del diritto e dell'umanità, la legalità costituzionale e i diritti umani che il Governo ogni giorno sta violando. Per la prima volta nella storia repubblicana l'interesse della coalizione di maggioranza all'attuazione di una linea politica viene fatta coincidere con il preminente interesse pubblico, cioè con una ragione di Stato o di Governo che nello Stato democratico di diritto non può essere fine a se stessa. Il voto di oggi ha dunque per oggetto non una vicenda giudiziaria, che pure è rilevante, ma una visione stessa dello Stato perché questo è un atto politico vero e proprio, un atto di Governo, di maggioranza che in quanto tale dovrebbe prevalere - secondo voi - sull'interesse pubblico. Questa nozione di atto pubblico è stata però - come abbiamo visto già in altre occasioni, e pensiamo alle leggi razziali - esclusa dal Consiglio di Stato.

Allora ci chiediamo: per poter giustificare un'azione simile, come dice il nostro patrimonio giuridico comune nello Stato di diritto - e ancora fortunatamente lo siamo - ci devono essere gravi motivi di sicurezza nazionale, di pericolo reale per l'integrità dello Stato, per la vita e l'incolumità delle persone e per i diritti costituzionali fondamentali dei cittadini. Ma, come sappiamo dagli atti fin qui depositati, si fa riferimento, oltre che alla domanda di autorizzazione del tribunale di Catania, alla memoria presentata dal Ministro dell'interno alla Giunta delle elezioni e condivisa dal Presidente del Consiglio e dal Governo, da cui emerge, però, che non c'è alcun pericolo del genere. Il tribunale di Catania scrive che non si comprende quale potrebbe essere l'interesse pubblico qualificato, cioè riconosciuto e tutelato come tale da norme di legge. La relazione mette in evidenza che non sussistono pericoli per il nostro Paese, dato che è stato accertato che a bordo della nave Diciotti non vi erano soggetti sospettati di costituire un pericolo per tali fondamentali valori, gli unici che avrebbero potuto consentire l'invocazione all'articolo 52 della Costituzione, e cioè la difesa della Patria, mentre sì la libertà personale e la dignità dei migranti costituiscono diritti fondamentali della persona, riconosciuti come valori inviolabili della nostra Costituzione, rispetto sia ai cittadini italiani che a ogni altra persona di qualsiasi nazionalità. Sono inoltre riconosciuti come valori inderogabili da principi e regole internazionali che il nostro Paese ha sempre condiviso.

Per tutte queste ragioni, la decisione che domani prenderete qui al Senato avrà un rilievo istituzionale e non semplicemente politico e avrà cioè delle conseguenze, oltre a creare un precedente, che andrà a limitare di fatto la libertà personale e, quindi, i diritti inviolabili di ogni cittadino. Chiedetevi allora cosa state facendo - avete questa notte per pensarci - quale precedente si verrà a creare dopo questo voto assurdo che domani quest'Aula forse esprimerà. Pensiamo a cosa vuol dire Mediterraneo; pensiamo a cosa vuol dire parlare di una civiltà millenaria come la nostra, fatta di accoglienza, ospitalità, umanità, solidarietà. Sono parole sconosciute a questo Governo, che già parecchie volte si è venduto in uno scambio di favori reciproci. Noi non ci stiamo. Noi difendiamo i diritti e la libertà individuale, difendiamo ogni essere umano perché questo è uno Stato di diritto. Questo è uno Stato repubblicano. Questo è un Paese democratico. Viva la Costituzione! (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà.

*VALENTE (PD). Signor Presidente, spiace anche a quest'ora dover iniziare l'ennesimo intervento nella perdurante assenza...

PRESIDENTE. Ma non è obbligata. (Ilarità. Applausi).

VALENTE (PD). Lo faccio volentieri, ma lo avrei fatto più volentieri...

PRESIDENTE. Lo dicevo perché ha detto che le spiaceva.

VALENTE (PD). Se mi avesse fatto finire, avrebbe anche compreso il senso della mia frase.

PRESIDENTE. Sì, ma scherzavo, allentavo la tensione.

VALENTE (PD). Ma non c'è tensione in questo senso, signor Presidente.

Le volevo dire che spiace iniziare l'intervento nella perdurante assenza del ministro Salvini che, pure se preso probabilmente da qualche sua presenza televisiva, ci auguravamo che a un certo punto si rendesse conto non di dovere venire qui per ascoltare quello che avevano da dirgli le opposizioni, ma semplicemente...

PRESIDENTE. Lo dico prima che si chiudano i lavori e lo ha ribadito prima di me la collega Vice Presidente, che peraltro è del Gruppo PD: sapete benissimo che non vi è alcun obbligo da parte... (Commenti dal Gruppo PD).

VALENTE (PD). Ma io infatti le stavo semplicemente comunicando la valutazione politica. (Commenti della senatrice Bellanova).

PRESIDENTE. Ma perché vi arrabbiate? Io ribadivo quello che ha detto prima la collega.

VALENTE (PD). Perché non c'è bisogno di ripeterlo, Presidente.

PRESIDENTE. Chi è che urla?

BELLANOVA (PD). Io, urlo perché lei interrompe.

PRESIDENTE. È lei, collega? Non lo avevo capito. Prego, prosegua, senatrice Valente.

VALENTE (PD). Me li ridà i due minuti persi, Presidente?

Come dicevo, non è un'offesa al Partito Democratico. Non è ostentare arroganza e presunzione nei confronti del Partito Democratico. È ostentare un'arroganza e una mancanza di rispetto nei confronti di quel Parlamento in nome del quale e grazie alla fiducia del quale siede nei banchi del Governo.

Vorrei partire da questo. Nella valutazione che il Senato è chiamato a esprimere oggi si incrociano ragioni e profili diversi, alcuni di carattere giuridico in senso stretto, altri invece di carattere più propriamente politico. C'è una cosa, però, che senza alcun dubbio a quest'Aula non compete, come hanno detto tanti colleghi prima di me: la valutazione sulla colpevolezza o l'innocenza di un cittadino italiano, che resta - ricorderei - per fortuna nelle mani di una magistratura indipendente e autonoma, anche se il cittadino in questione è il Ministro dell'interno in carica e leader di questo Governo e della maggioranza. Non è nostro compito entrare nel merito dell'accusa. Non spetta a noi giudicare la sua fondatezza o meno; tanto meno stiamo qui oggi valutando se quell'accusa sia stata sollevata in maniera artificiosa, se sia riscontrabile, cioè, un fumus persecutionis.

C'entra poco anche l'immunità parlamentare da qualcuno evocata. Non c'entra, perché oggi dobbiamo valutare, anche qualora il fatto costituisca reato, se l'agire del Ministro sia stato giustificato dal prevalere di un interesse pubblico. Non siamo di fronte a una valutazione schiettamente politica; dobbiamo basarci su principi giuridici, che in un sistema costituzionale e democratico non sono mai nella piena discrezione esclusivamente della politica. Ecco perché non ci può bastare oggi il profilo soggettivo, cioè il fatto che il ministro Salvini, da parte sua, abbia dichiarato che, nel negare lo sbarco, vi fosse un preminente interesse pubblico.

Tutti abbiamo letto con attenzione le parole che il ministro Salvini ha inviato, il 29 gennaio, al «Corriere della Sera», scrivendo che egli ha agito al fine di verificare la possibilità di un'equa ripartizione tra i Paesi dell'Unione europea degli immigrati a bordo della nave Diciotti. Con quelle parole, però, il ministro Salvini ammette più di quello che dice: rivela di considerare il contenuto di una sua promessa elettorale ben al di sopra e ben più importante di ciò che è consentito dalla legge, dal diritto del mare e dal diritto internazionale.

Noi siamo in presenza di un Ministro dell'interno che sostanzialmente considera - come pure è stato già detto - la sua funzione di Ministro come un mandato del popolo, che lo pone al di sopra della legge e gli permetterebbe di piegare a proprio esclusivo piacimento interessi che hanno di per sé un valore superiore - quelli sì - a partire dal rispetto dei diritti umani fondamentali, tra cui appunto quello alla libertà personale, che non possono mai - dico, mai - essere nella libera e assoluta disponibilità del potere politico.

Tutto questo non solo è inaccettabile per chi ha un minimo di cura per la difesa del nostro Stato di diritto e dei suoi principi democratici e di garanzia; tutto questo è anche lontanissimo dal rendere il comportamento tenuto dal Ministro un atteggiamento accettabile alla luce del più volte richiamato interesse pubblico preminente.

Volete poi farci credere che la politica del Governo sull'immigrazione sia stata una politica univoca, lineare; ma noi vi abbiamo dimostrato che non è così. Soltanto un mese prima, nel luglio 2018, tutti ricordiamo che un caso simile a quello della Diciotti terminò soltanto quando il Presidente del Consiglio ordinò lo sbarco. In quel frangente il Ministro dell'interno dichiarò esplicitamente che non condivideva le decisioni adottate dal Presidente del Consiglio; situazione che si è ripetuta con il caso Diciotti, quando il Ministro dell'interno ha minacciato una crisi di Governo, nel caso in cui la sua linea politica fosse stata sconfessata dal Presidente del Consiglio. Iniziamo a dire, quindi, che in quei giorni ci sono state iniziative assunte singolarmente dal Ministro dell'interno, in dissenso da altri membri del Governo. Altro che indirizzo governativo condiviso e coordinato!

Il punto vero è che, quando è in gioco un interesse pubblico, anche l'indirizzo governativo che lo persegue dovrebbe essere improntato alla serietà, alla coerenza e alla responsabilità. Invece questi sono tutti elementi che sono mancati nelle politiche degli ultimi mesi, in modo particolare in quelle sull'immigrazione, e lo sono stati in modo palese nel caso della nave Diciotti. In quell'occasione è mancata un'iniziativa politica seria, che utilizzasse gli strumenti della concertazione e non quelli della minaccia. È mancata la diplomazia, che sarebbe stato necessario avviare, se vi fosse stata realmente una controversia internazionale tra l'Italia e lo Stato maltese. È mancata, infine, soprattutto la credibilità presso gli altri Paesi europei, che questo Governo ha iniziato a perdere quando il Gruppo di Visegrád, amatissimo dal nostro Governo, ci ha messo nell'angolo proprio sul tema dell'immigrazione. Quando si è trattato di modificare, su proposta del Parlamento europeo, la regola del primo ingresso, sostituendola con un meccanismo obbligatorio di ripartizione dei richiedenti asilo, le forze che reggono questo Governo sono scomparse o si sono astenute o addirittura hanno votato contro.

È paradossale, a proposito di indirizzo del Governo, perché, così facendo, in pratica hanno votato contro quello che loro stessi avevano scritto nel famigerato contratto di Governo. Fatemi dire che è inevitabile che vada così, perché quando usi una logica nazionalista è chiaro che, poi, alla fine, ti scontri con interessi inconciliabili, confine contro confine, e anziché suonarle agli altri - come dice di fare il nostro Governo - finisci per essere suonato tu.

Allora, quando non sei più credibile con i tuoi partner, ti rimane soltanto l'appiglio della propaganda e degli annunci vuoti, in cui il ministro Salvini ha dimostrato eccellere in questi mesi. (Applausi dal Gruppo PD). Ciò a cominciare dal tentativo di confondere la lotta contro l'immigrazione clandestina con il salvataggio in mare di naufraghi, che ha regole e obblighi ben precisi, a partire da quello di identificare, appunto, il porto di sbarco.

Mentre discutiamo, un'altra nave - la Mare Jonio - è rimasta bloccata dall'Italia fuori dal porto di Lampedusa con 49 migranti a bordo. Si tratta di persone che, dopo aver subito torture e ricevuto botte, stanno scappando dalle prigioni libiche, mettendo in pericolo la vita pur di non tornare in quell'inferno. E il Ministro dell'interno italiano ha avuto la faccia tosta di invitarle a sbarcare nei porti libici, che - secondo lui - sono adeguati a offrire assistenza logistica e sanitaria. Cari colleghi, se non fosse drammatica, questa situazione sembrerebbe perfino poco credibile.

Gli atti compiuti nell'agosto scorso dal ministro Salvini non lasciano dubbi. L'ordine di non far sbarcare i naufraghi è stato emesso per fare pressione sugli Stati dell'Unione europea. Un Governo serio si sarebbe attivato per cambiare le regole comuni con mezzi leciti. Il nostro Ministro ha invece preferito il ricatto verso i Paesi membri, trasgredendo regole e obblighi del diritto internazionale e interno e il Governo tutto gli è andato dietro, perché non ha trovato la forza politica per fermarlo.

Quanto accaduto nell'agosto del 2018 sta lì a dimostrare una cosa semplice: il sovranismo a giorni alterni di questo Governo, che un giorno rivendica prerogative nazionali e l'altro chiede aiuti sovranazionali, può tutt'al più produrre prove di forza usate come arma di ricatto, ma non può produrre un indirizzo politico di Governo coerente e capace di perseguire un obiettivo. Altro che interesse pubblico: quello andato in scena nell'agosto scorso è solo una vergognosa azione di propaganda irresponsabile che il nostro Ministro dell'interno ha fatto pagare a uomini, donne e minori, che, per vedere migliorata la propria vita, avevano corso il rischio di poterla perdere e che, invece, si sono visti limitare, senza alcuna giustificazione, i propri diritti. Su quella nave non c'erano terroristi, né persone che avrebbero potuto mettere in pericolo l'incolumità pubblica; c'erano 177 persone disperate, tra cui minori non accompagnati e donne che fino a pochi giorni prima avevano subito violenza. Si tratta di persone che sono state strumentalizzate in maniera vergognosa.

È per questo motivo che il ministro Salvini non può oggi opporre lo scudo che gli viene dalla sua attività di Ministro e deve poter essere giudicato da una magistratura competente e autonoma che, in piena e assoluta libertà, in ogni Stato democratico e giusto sarebbe chiamata a valutare il suo operato. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà.

VERDUCCI (PD). Signor Presidente, le vicende da cui scaturiscono le accuse pesantissime al ministro Salvini sono state impresse nella nostra memoria collettiva innumerevoli volte, troppe volte - voglio dire insopportabilmente troppe volte - per l'Italia, l'Europa e le nostre democrazie.

La vicenda si riferisce a 190 esseri umani - bambini, donne e uomini - a rischio della vita e in balia del mare, che avevano il diritto, sancito dalle leggi del mare, dalle convenzioni internazionali, dalla Costituzione e dalle leggi italiane, di essere tratti in salvo e condotti in un porto sicuro. Questo, invece, non è avvenuto in quei cinque lunghissimi giorni, tra il 20 e il 25 agosto dell'anno scorso, in cui è stato impedito lo sbarco e il nostro Stato di diritto è stato sospeso, come dice il tribunale di Catania. Ciò è avvenuto per le 190 persone della nave Diciotti, le 47 della Sea Watch e, oggi, le 49 della Mare Jonio.

Ogni volta ci chiediamo sempre quanti ne arrivano, ma - colleghi - dovremmo chiederci da dove stanno scappando. Non ce lo chiediamo mai e questo è un errore, un torto. Dobbiamo dire a voce alta, per onestà intellettuale e politica, che scappano da guerre e persecuzioni, come siamo scappati noi decenni addietro. Scappano da violenze indicibili, come quelle dei campi libici, che anzi dovremmo chiamare lager, dove c'è un'immane barbarie che si sta consumando e non possiamo far finta di nulla. Vanno stracciati gli accordi con la Libia. Va messa in piedi invece una missione di pace internazionale, che intervenga. Va ripresa l'attività di salvataggio nel Mediterraneo: l'indifferenza del Governo italiano è una voragine morale e politica. Il fatto che si agiti ossessivamente il tema dell'invasione è qualcosa di falso, una grande arma di distrazione di massa, così come il fatto che un Ministro e un Governo impediscano di sbarcare in un porto italiano a 177 persone, di cui 29 minori, per i quali la legge italiana prescrive assoluto divieto di respingimento - persone ospiti su una nave italiana e quindi su suolo italiano - per fare in modo che per giorni, ossessivamente, si continui a parlare di immigrazione, per nascondere il vuoto pneumatico sul lavoro e sull'economia, la disoccupazione che cresce e la recessione che dissangua il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD).

L'Italia è un grande Paese, non merita questa vergogna e che si tengano in ostaggio persone inermi, per essere utilizzate a un tavolo di contrattazione europea. In Europa si conta per l'autorevolezza e quale autorevolezza può avere un Paese il cui vice Presidente è accusato di sequestro di persona, di abuso di ufficio e di omissione di soccorso? (Applausi della senatrice Sbrollini). Sono accuse enormi, che in altri ordinamenti porterebbero all'alto tradimento e all'impeachment.

Per noi la vita umana e il rispetto della persona vengono prima di ogni calcolo elettorale, perché qui vive o muore la nostra democrazia. Dunque, non può esserci alcuna scelta politica che violi le leggi e, in questo caso, la libertà personale, che è garantita dalla Costituzione. Può questa Assemblea, signor Presidente, avallare la violazione massiccia dei diritti umani? Signor Presidente, colleghi, non possiamo, perché la nostra Costituzione è figlia della Resistenza e i nostri Padri costituenti allora giurarono che non ci sarebbe stata mai più violazione dei diritti e mai più sospensione dello Stato di diritto, come era avvenuto durante il fascismo. «Difendere i diritti dei migranti significa anzitutto difendere tutti noi», ha scritto Luigi Ferrajoli ed è vero. Aggiungo che ciò significa non far arretrare i diritti degli italiani, soprattutto quelli dei più deboli tra noi. Invece, colleghi, impedendo alla magistratura di andare avanti e negando l'autorizzazione a procedere, date un colpo allo Stato di diritto e affermate che quello della politica è un potere assoluto, arbitrario e sopra la legge. Allora chiedo: se domani, anziché contro i migranti, questo potere venisse usato contro la libertà di stampa, che peraltro mai come adesso è minacciata dai vostri tagli e dalle vostre politiche, o contro le minoranze? Vi ricorda qualcosa tutto questo?

Il voto su Salvini è un punto di non ritorno; uno sfregio all'equilibrio dei poteri; una minaccia a quella libertà di ogni cittadino, che è inviolabile, come quella dei 177 della nave Diciotti.

Signor Presidente c'è però in questa Assemblea un senatore - il senatore Giarrusso del MoVimento 5 Stelle - che tempo fa, rivolgendosi al presidente Renzi, disse: «sarebbe da impiccare», offendendo milioni di italiani, questa istituzione e la nostra Repubblica. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Malan). È lo stesso senatore che giorni fa, riferito ai parlamentari di opposizione, fece il gesto delle manette: un gesto abietto. Egli, intervistato dal «Corriere della Sera», a proposito del salvataggio di Salvini, ha detto che il Ministro dell'interno «deve essere libero di agire in nome e per conto dello Stato». C'è qualcosa di più inquietante e pericoloso di una frase del genere? Nessun Ministro o Capo di Governo può essere libero di agire per conto dello Stato, perché abbiamo una Costituzione e delle leggi, a garanzia dei diritti democratici di tutti, che tutti devono rispettare. I rappresentanti del Governo per primi hanno l'obbligo di farlo e anche Salvini ha quest'obbligo; quel Salvini che, qualche tempo fa, all'inizio di questa vicenda diceva: «Fatemi processare!» Lo diceva nei comizi, urlando. Quando invece poi la richiesta è arrivata, forte e motivata, è scappato dal processo. Tuttavia, chi scappa lo fa per paura, signor Presidente, e allora il ministro Salvini ha deciso di essere salvato dal processo a ogni costo e i 5 Stelle hanno deciso di salvare Salvini.

Pur di restare al potere non hanno problemi - lo stanno dimostrando - a vendersi l'anima. (Applausi dal Gruppo PD). Hanno urlato per anni nessuna immunità per nessuno, ma era propaganda, era presa in giro. Per un briciolo di potere, per qualche ufficio ministeriale, la prospettiva può cambiare e allora possono votare a favore delle immunità perché, se cade Salvini, vanno tutti a casa e quindi dicono sì all'immunità e no ai giudici. Allora si mette in piedi la pantomima della consultazione on line per giustificare il tradimento delle loro posizioni; una consultazione gestita da Casaleggio, sulla piattaforma on line di Casaleggio, con i risultati certificati da Casaleggio: insomma, un voto trasparente, libero, con i parlamentari 5 Stelle che, se non si adegueranno, verranno cacciati (Applausi dal Gruppo PD). Come è stato ripetuto ancora ieri, altro che democrazia diretta! È il modello più totalitario che esiste, dove tramite Internet uno decide per tutti, a seconda delle convenienze, cosa fare. È però un calcolo sbagliato, signor Presidente, perché questo voto sancisce la fine dei 5 Stelle, che diventano tutt'uno con Salvini, anzi diventano Salvini. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo M5S). Si saldano definitivamente nella chiamata a correo, come due facce della stessa pessima moneta. Gridavate contro il potere; oggi insabbiate le accuse di abuso di potere e sequestro di persona rivolte a voi, appellandovi a un privilegio di casta, perché di questo si tratta.

Ma noi no. Noi, nel rispetto delle leggi e dello Stato di diritto, voteremo per l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini, perché non c'è alcuna difesa degli interessi dello Stato nel tenere in ostaggio persone inermi, violando il principio di legalità, che è il cuore degli Stati democratici, solo per ragioni politiche, propagandistiche, elettoralistiche.

Quella odierna è una pagina nera. Domani non potrete dire di non sapere. Noi non saremo complici; continueremo a parlare e a denunciare a voce alta; risveglieremo quelle coscienze che da troppo tempo state ingannando, ma che non potrete ingannare ancora. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione del documento in titolo ad altra seduta.

Vorrei far presente che quella di domani sarà la centesima seduta pubblica. Quindi, la regola dei cento evidentemente funziona anche qua.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 20 marzo 2019

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 20 marzo, alle ore 9, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 23,59).

Allegato A

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DEL CONSIGLIO EUROPEO DEL 21 E 22 MARZO 2019 E SUL MEMORANDUM D'INTESA TRA IL GOVERNO ITALIANO E IL GOVERNO CINESE NELL'AMBITO DEL PROGETTO ECONOMICO "VIA DELLA SETA"

PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 E 10

(6-00050) n. 1 (19 marzo 2019)

PATUANELLI, ROMEO.

Approvata

Il Senato,

            udite le comunicazioni del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, in merito all'imminente visita del Presidente della Repubblica popolare cinese ed apprezzata la prudenza dimostrata dal Governo nel lungo e complesso negoziato intavolato con le autorità cinesi al fine di stipulare accordi utili ad incrementare la cooperazione economica bilaterale, preservando comunque l'ancoraggio dell'Italia all'Occidente ed evitando di coniugare l'apertura economica alla Cina con la condivisione delle ambizioni geopolitiche di Pechino,

        premesso che:

            è fondamentale aiutare le aziende italiane a crescere ed esportare all'estero, evitando situazioni che possano generare insicurezza nel mondo imprenditoriale e incertezza geopolitica;

            l'Italia non deve rinunciare alla tutela dei propri interessi nazionali, economici e politici, ma è necessario che questi siano in linea con l'appartenenza del nostro Paese all'Alleanza Atlantica e alla condivisione dei valori occidentali;

            tenendo conto delle perplessità affiorate anche in ambito europeo in merito alla sottoscrizione di dichiarazioni di intenti di ampia portata con la Cina, considerata anche dall'UE un competitore sistemico da assoggettare in eventuali rapporti bilaterali al rispetto dei diritti fondamentali e della 'rule of law' e della reciprocità nel commercio e negli investimenti, esigendo la maggiore apertura possibile del mercato interno cinese, il pieno accesso agli appalti pubblici nella Repubblica popolare, un 'level playing field' che riduca gli effetti distorsivi dei sussidi alle imprese pubbliche cinesi e assicuri alle imprese europee eque condizioni di concorrenza e massima vigilanza sulla sicurezza delle reti di telecomunicazioni di nuova generazione;

            evidenziando come la cooperazione fra intelligence e attività diplomatica connoti l'azione politica di ogni maggiore potenza mondiale, dalla Russia, agli Stati Uniti, fino alla Cina, in cui il servizio di intelligence supera ormai il milione di addetti; sottolineando come la Relazione sulla politica dell'informazione sulla sicurezza 2018, presentata al Parlamento a febbraio 2019, abbia definito strategici ai fini della garanzia della fornitura alla collettività nazionale dei servizi vitali i seguenti comparti di attività economica: "telecomunicazioni e relative reti, terrestri e mobili, anche con l'obiettivo di preservare l'integrità e la sovranità dei dati; trasporti, specie per quel che attiene alle dinamiche proprietarie dei vettori e degli operatori infrastrutturali; energia, con riferimento sia alle implicazioni sul piano industriale delle operazioni di merger and acquisition, sia alla salvaguardia delle infrastrutture";

            osservando altresì come la legge n. 172 del 2017 abbia incluso nel perimetro di tutela anche le infrastrutture di immagazzinamento e gestione dati, quelle finanziarie, l'intelligenza artificiale, la robotica, i semiconduttori, la sicurezza in rete, in coerenza con gli avanzamenti e con il peso crescente della tecnologia nello sviluppo economico ed in analogia con i meccanismi di tutela adottati da alcuni importanti partner occidentali;

            l'acquisizione d'informazioni da parte delle competenti agenzie del nostro Paese ha effettuato approfondimenti specifici sui soggetti espressione di un controllo pubblico, diretto o indiretto, che per loro stessa natura veicolano finalità spesso extraeconomiche;

            ulteriori indagini sono state condotte dalle medesime agenzie anche nel campo della tutela delle infrastrutture strategiche del Paese appartenenti alla filiera marittimo-logistica nonché sui suoi nodi critici - rappresentati da porti, aree retroportuali e punti intermodali che connettono economie locali e sistemi produttivi - in un'ottica intesa a rilevare vulnerabilità di sicurezza;

            la Cina ha finora sottoscritto Memorandum of Understanding (MoU) con 14 Paesi membri dell'UE finalizzati alla collaborazione nel solco delle "vie della seta" o Belt and Road Initiative, nessuno dei quali appartenenti al G7, ed è altresì operativo un Forum informale, noto come il '16+1', nel cui contesto la Cina dialoga con 16 Paesi dell'Europa Centro-Orientale e dei Balcani Occidentali;

            oltre al MoU per l'inquadramento della collaborazione strategica dell'Italia nell'ambito della Belt and Road Initiative, sono in procinto di essere esaminati e firmati dalle autorità cinesi ed italiane numerosi altri accordi, di natura sia istituzionale che strettamente commerciale;

            tra le finalità perseguite dalle intese che si stanno profilando sono elencate: il miglioramento dei trasporti, affinché siano accessibili, sicuri, inclusivi e sostenibili; lo sviluppo della connettività delle infrastrutture; investimenti, logistica e inter-operatività nelle aree di interesse reciproco, come strade, ferrovie, ponti, aviazione civile, porti, energia - tra cui fonti rinnovabili e gas naturale - e telecomunicazioni;

            sarebbero oggetto delle intese in via di perfezionamento anche forme significative di cooperazione bilaterale, investimenti congiunti in Paesi terzi interessati dalle vie della seta, il sostegno agli investimenti cinesi in Italia, oltre a misure di sostegno all'export italiano verso la Cina;

            alcune intese hanno suscitato preoccupazione e viva apprensione non soltanto negli Stati Uniti, ma anche nell'ambito dell'Unione europea, dove peraltro non mancano i Paesi che intrattengono intense relazioni economico-commerciali con la Repubblica popolare cinese, senza peraltro spingersi per il momento fino al punto di sottoscrivere Memoranda politici di adesione alla Belt and Road Initiative, accettati da un certo numero di repubbliche balcaniche e danubiane dell'UE, dal Portogallo, dalla Grecia oltre che dagli Stati Baltici, nessuna delle quali è parte del G7;

            fonti di stampa riportano analisi che paventerebbero misure contro il sistema economico del nostro Paese da parte degli Stati Uniti,

        impegna il Governo:

            a confermare che siano state effettuate le necessarie verifiche e completate le valutazioni necessarie per procedere a sottoscrivere il Memorandum Belt and Road Initiative e ad assicurare che gli accordi ad esso collegati non interessino aspetti economico-commerciali di valenza strategica;

            a garantire che ognuno degli strumenti bilaterali in via di sottoscrizione sia compatibile con il mantenimento delle tradizionali relazioni transatlantiche;

            ad assumere passi tesi ad evitare che i nuovi rapporti bilaterali che verranno stretti con la Repubblica popolare cinese possano ragionevolmente essere interpretati all'estero come un principio di distacco dell'Italia dall'Alleanza Atlantica.

(6-00051) n. 2 (19 marzo 2019)

MARCUCCI, ALFIERI, PITTELLA, GIACOBBE, PINOTTI, RENZI, FEDELI, GINETTI, MALPEZZI, MIRABELLI, STEFANO, VALENTE, COLLINA, FERRARI, BINI, CIRINNA', ASTORRE, BELLANOVA, BITI, BOLDRINI, BONIFAZI, CERNO, COMINCINI, CUCCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FARAONE, FERRAZZI, GARAVINI, GRIMANI, IORI, LAUS, MAGORNO, MANCA, MARGIOTTA, MARINO, Assuntela MESSINA, MISIANI, NANNICINI, PARENTE, PARRINI, PATRIARCA, RAMPI, RICHETTI, ROJC, ROSSOMANDO, SBROLLINI, SUDANO, TARICCO, VATTUONE, VERDUCCI, ZANDA.

Respinta

Il Senato,

        premesso che:

            alla fine del 2013 il Governo cinese ha lanciato la 'Belt and Road Initiative' (BRI), un programma di investimenti infrastrutturali che punta a sviluppare la connettività e la collaborazione tra la Cina e almeno altri 70 Paesi localizzati in un'area che rappresenta un terzo del PIL mondiale, racchiudendo almeno il 70 per cento della popolazione e con oltre il 75 per cento delle riserve energetiche globali;

            l'obiettivo principale della BRI è quello di creare un grande spazio economico eurasiatico integrato, mediante l'apertura di due corridoi infrastrutturali fra Estremo Oriente e continente europeo, uno terrestre, Silk Road Economic Belt, e uno marittimo, Maritime Silk Road. In aggiunta alle due vie, marittima e terrestre, il Governo cinese a gennaio 2018 ha annunciato l'intenzione di realizzare una Via della Seta Polare, che si dovrebbe sviluppare lungo tre rotte attraverso l'Artico: un passaggio a Nord-Est in Russia, uno centrale e uno a Nord-Ovest in Canada;

            secondo diversi analisti, la BRI è un progetto attraverso il quale la Cina sta provando ad assicurarsi influenza sull'economia mondiale per i prossimi decenni, legando a sé moltissimi Paesi tramite prestiti, finanziamenti e il controllo diretto di grosse infrastrutture commerciali. In tal senso, si pensi all'acquisto da parte dell'impresa cinese Cosco del Pireo nel 2016, che con 368,5 milioni di euro ha acquisito il 51 per cento del capitale della Piraeus Port Authority, nonché all'acquisto di diversi asset sovrani come quelli del Venezuela, Sri Lanka, Kenya e Pakistan;

            il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha dichiarato che l'Italia potrebbe sottoscrivere un Memorandum di intesa - Memorandum of Understanding (MoU) - per sostenere la Belt and Road Initiative, in occasione della visita del presidente Xi Jinping in Italia il prossimo 21 marzo;

            il sostegno all'iniziativa italiana, in linea di principio, appare condivisibile: nel maggio 2017, l'allora presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, aveva partecipato alla prima Belt & Road Initiative Forum tenutasi a Pechino; tuttavia, l'attuale Governo ha impresso al negoziato un' ingiustificata accelerazione, che pone il nostro Paese per l'ennesima volta, nei contesti internazionali, in una posizione di "isolamento" rispetto ai nostri naturali e storici alleati. Il MoU, infatti, è un accordo che non ha valore legale vincolante, ma che, ha innegabilmente una rilevante valenza geopolitica sull'assetto delle alleanze strategiche del nostro Paese;

            nell'elenco dei Paesi membri dell'Unione europea che sono entrati a far parte ufficiale della BRI, attraverso la firma di un apposito MoU, non compaiono, infatti, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio ed altri Paesi membri dell'Europa occidentale e settentrionale, né tantomeno il Regno Unito, che come noto sta uscendo dall'Unione europea. A quanto detto, si aggiunga che, come riportato da diversi organi di stampa, la scelta del Governo italiano di aderire alla BRI desterebbe notevole preoccupazione presso gli Stati Uniti; secondo quanto fatto trapelare dall'amministrazione statunitense tale scelta minerebbe la collaborazione tra le aziende americane e italiane, nonché l'interoperatività della NATO, mettendo in sostanza a rischio la nostra funzionalità nell'Alleanza Atlantica;

            diversamente, hanno firmato il predetto protocollo d'intesa Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Slovenia, l'Italia, segnerebbe, così, l'ennesimo passo in direzione antieuropeista e a favore del cosiddetto "Blocco di Visegrad", essendo, inoltre, il primo dei Paesi del G7 a firmare un accordo del genere con la Cina;

            la Commissione europea ha consegnato al Consiglio europeo e al Parlamento europeo, anche in vista del vertice Europa-Cina che si terrà il 9 aprile, una Comunicazione, nella quale esprime forti perplessità e preoccupazioni sul modus operandi delle pratiche commerciali cinesi. Secondo la Commissione, la crescita del potere cinese, la pervasività della sua penetrazione in alcune economie, comprese quelle europee, il mancato rispetto di norme base del diritto internazionale, «mettono a rischio» non solo il mercato unico della UE, ma «gli stessi valori, economici e sociali, dell'Unione», Inoltre, richiede al Consiglio europeo di adottare dieci azioni concrete e un'analisi dettagliata dei problemi che esistono fra Governo cinese e UE, anche in ragione dei diversi modelli di governance;

            nonostante la Cina abbia sempre sostenuto di non esercitare alcuna ingerenza negli affari interni dei Paesi partner, tuttavia, come sottolineato dalla Commissione europea, la Grecia, ove l'impresa cinese Cosco nel 2016 ha acquistato il porto del Pireo, ha bloccato una risoluzione europea alle Nazioni Unite critica nei confronti dei diritti umani in Cina. Lo scorso 19 settembre 2018, inoltre, l'Alto rappresentante degli affari esteri europeo, Federica Mogherini, presentando la EU-Asia connectivity strategy, il progetto dell'Unione europea per migliorare la connettività infrastrutturale, digitale, energetica e culturale fra i due continenti, ha riaffermato i principi di trasparenza, libero scambio, sostenibilità e protezione dei diritti alla base delle democrazie occidentali, quali premesse essenziali per la realizzazione di progetti infrastrutturali internazionali;

            sebbene il MoU non sia tecnicamente un trattato internazionale, ha per le ragioni evidenziate implicazioni tali che meriterebbero la discussione e l'espressione del Parlamento in merito;

        considerando che:

            venendo agli aspetti tecnici del citato MoU, fermo restando la sua natura giuridica non vincolante la bozza di Memorandum, i cui contenuti non sono noti nel dettaglio, spazierebbe da "Dialogo sulle politiche, Trasporti, logistica e infrastrutture, Rimuovere ogni ostacolo al commercio e agli investimenti, Collaborazione finanziaria, Connettività tra persone e Cooperazione allo sviluppo nel rispetto dell'ambiente", senza entrare mai nel merito di quali saranno gli "obblighi e i doveri" delle due parti;

            a tal proposito, appare opportuno ricordare che nell'aprile 2018 gli ambasciatori di tutti i Paesi UE, ad eccezione dell'Ungheria, hanno firmato un report critico del progetto di Pechino, sottolineandone la mancanza di trasparenza e il fatto che l'iniziativa, al momento, promuova esclusivamente gli interessi commerciali delle aziende cinesi;

            secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, sembrerebbe che siano in tutto 50 gli accordi in fase di negoziazione in queste ore fra Italia e Cina. Ventinove accordi, fra enti pubblici e ministeri italiani e le controparti cinesi, coinvolgerebbero quasi tutti i possibili campi di collaborazione: accordi fra le due dogane, reciproco riconoscimento delle patenti di guida, scambi universitari e accordi fra Fondazioni, intese su ricerca spaziale, televisione - sarebbe coinvolta anche la Rai - e informazione. Ventuno, invece, le intese al momento in fase di contrattazione con le imprese private o partecipate dell'Italia e quelle cinesi; tali intese coinvolgerebbero la Cdp, la Snam, Sace, Enel, Terna, Fincantieri, i due maggiori gruppi bancari italiani, Unicredit e Intesa Sanpaolo, Danieli, l'Eni che dovrebbe siglare con Bank of China un accordo di cooperazione finanziaria per attività esplorative sul territorio cinese, Italgas, le autorità portuali di Genova e Trieste, le Ferrovie dello Stato che si candidano a trasportare le merci che escono dal Pireo sino al cuore dell'Europa. La portata dei predetti accordi è tale da far apparire fondata la preoccupazione che l'Italia non sarà più in grado di recedere dalla firma del MoU e dai pesantissimi effetti geopolitici che ne deriveranno, per non compromettere gli accordi commerciali favorevoli alle nostre imprese;

            mentre dal punto di vista degli investimenti sulle infrastrutture interne, quali in ultimo la TAV, l'attuale maggioranza di governo ha mostrato segni di contraddittorietà chiedendo di avvalersi di innumerevoli studi costi/benefici, relativamente al predetto Memorandum si muove, invece, senza l'indispensabile lavoro di approfondimento. Al riguardo, occorre evidenziare come la mancata realizzazione della TAV implichi pesanti ricadute negative sull'interoperabilità dei sistemi ferroviari europei e degli scambi commerciali fra i Paesi membri della UE con conseguente beneficio degli interessi del Governo cinese;

            in una nota del Ministero dello sviluppo economico si afferma che il MoU "non comprende alcun accordo inerente la tecnologia del 5G", tuttavia, permane la preoccupazione che anche questo settore possa essere a breve oggetto d'intesa, soprattutto alla luce delle implicazioni che comporterebbe in materia di sicurezza e intelligence;

            analogamente, occorrerà prestare la dovuta attenzione qualora si verifichino investimenti sulle infrastrutture strategiche per il nostro Paese quali porti e aeroporti,

        impegna il Governo:

                - a proseguire nello sforzo cominciato con i governi Renzi e Gentiloni per lo sviluppo delle relazioni commerciali con la Cina, anche nell'ambito della Belt and Road Initiative, sospendendo tuttavia la firma del Memorandum of Understanding prevista nel corso dell'imminente visita di Stato del presidente Xi Jinping;

                - a valutare approfonditamente tutte le implicazioni e le conseguenze di una firma in un momento successivo - in particolare per ciò che riguarda il sistema delle nostre alleanze internazionali, della tutela del nostro sistema produttivo, dei nostri asset strategici e del know-how - e di non procedere in tal senso senza una specifica e preventiva deliberazione parlamentare.

(6-00052) n. 3 (19 marzo 2019)

PUCCIARELLI, LOREFICE, BONFRISCO, Simone BOSSI, CASOLATI, ANGRISANI, DI MICCO, GAUDIANO, GIANNUZZI, LICHERI, RICCIARDI.

Approvata

Il Senato,

        premesso che:

            la riunione del 21 e 22 marzo prossimi venturi del Consiglio europeo prevede di affrontare, all'ordine del giorno, quattro temi cruciali per il futuro dell'Unione europea: occupazione, crescita e competitività; cambiamenti climatici; relazioni esterne; ed altri punti tra cui i progressi compiuti dagli Stati membri dell'UE nella lotta alla disinformazione;

          in tema di occupazione, crescita e competitività:

            nel corso del Consiglio europeo di primavera è prevista, in particolare, un'analisi delle priorità per il semestre europeo 2019, con l'approvazione della raccomandazione sulla politica economica della zona euro, e una discussione approfondita sul futuro sviluppo del mercato unico e sulla politica digitale europea, in preparazione della prossima agenda strategica;

            nel 2018 si è celebrato il venticinquesimo anniversario del mercato unico, che aveva come obiettivo generale quello di rimuovere gli ostacoli economici ancora sussistenti, attraverso la creazione di nuove opportunità per i consumatori e per le imprese, incoraggiando l'ammodernamento e l'innovazione, e conseguendo risultati pratici a beneficio dei cittadini nella loro vita quotidiana;

            il mercato unico, che rappresenta un quinto dell'economia mondiale, costituisce la principale risorsa dell'Unione europea per il benessere dei cittadini, la crescita inclusiva e la creazione di posti di lavoro, nonché un elemento propulsivo essenziale per gli investimenti e la competitività globale;

            a fronte del raggiungimento di risultati positivi che potrebbero ancora essere ottimizzati, risulta necessario migliorare le azioni volte a riequilibrare il mercato con politiche sociali e di welfare che siano realmente attente e foriere di benefici per tutti i cittadini e le imprese, contrastando il depauperamento del tessuto produttivo degli Stati membri, che va invece sostenuto e diversificato;

            in questo senso, appare necessario rendere effettivo il principio della Dichiarazione di Roma, siglata in occasione del 60° del Trattati, nel quale viene ribadito come il mercato unico e l'integrazione economica debbano avere come complemento un'Europa sociale che promuova la coesione e la convergenza, combatta la disoccupazione, la marginalizzazione, assicuri diritti e pari opportunità e faccia fronte al fenomeno della deflazione salariale, che agisce negativamente sulla domanda interna del Paese. Un modello di promozione della competitività basato sulla deflazione salariale, favorita attraverso la riduzione delle tutele dei lavoratori, fornisce un sostegno illusorio alle aziende, in particolare alle piccole e medie imprese, e frustra lo scopo del mercato unico, poiché determina inevitabilmente una flessione della domanda interna aggregata, oltre a causare scontento ed esclusione sociale;

            il tema del lavoro deve tornare al centro dell'agenda politica dell'Unione europea, con l'assunzione di un rinnovato impegno sui diritti e le tutele sociali: le tre macro aree appartenenti al Pilastro europeo sui diritti sociali - pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, eque condizioni di lavoro, protezione sociale adeguata e sostenibile - richiedono azioni concrete di promozione e implementazione, sia per affrontare le conseguenze della crisi economica che ha attraversato tutta Europa e le nuove sfide (tecnologiche, demografiche eccetera) che incombono sul mercato del lavoro e sulla protezione sociale, sia per rilanciare il ruolo centrale del lavoro in modo da creare strutture economiche più resistenti alle crisi;

            le politiche di austerità, attuate per far fronte alla crisi, hanno ulteriormente segmentato i sistemi di sicurezza sociale europei, creando barriere sociali tra le economie più deboli del Mediterraneo, dove lo stato sociale è stato poco a poco smantellato, e le economie dell'Europa settentrionale dove i sistemi di protezione sociale hanno invece tenuto. Per il raggiungimento della convergenza economica non si sono messi in campo meccanismi e strumenti di solidarietà a livello europeo, determinando l'esplosione del fenomeno del dumping sociale con un flusso migratorio intracomunitario di lavoratori, verso Paesi con sistemi di welfare più generosi;

            con l'avvento della nuova era industriale risulta, quindi, fondamentale per la crescita dell'Europa la visione di un mercato unico digitale per stimolare la competitività, l'innovazione e la sostenibilità dell'economia digitale e di quella europea, garantendo il massimo vantaggio della nuova era digitale;

            in particolare, l'impiego della tecnologia al servizio dell'industria ha conosciuto negli ultimi anni un rapido sviluppo, tanto da mutare in maniera significativa i modelli produttivi ed organizzativi delle imprese italiane ed europee, ponendo così le basi per la nascita di una nuova era industriale;

            la strategia per la creazione e lo sviluppo di un mercato unico digitale dovrebbe vedere l'Europa maggiormente coinvolta nella nascita di una vera e propria filiera interamente interconnessa e digitalizzata;

            in questo quadro, il perseguimento della Strategia per il mercato unico digitale risulta cruciale per stimolare la competitività, l'innovazione e la sostenibilità dell'economia nazionale e di quella europea, garantendo il massimo vantaggio dalla nuova era digitale: secondo la Commissione europea, un mercato digitale pienamente funzionante potrebbe infatti apportare fino a 415 miliardi di euro annui all'economia dell'UE e permettere, altresì, all'UE di diventare un leader digitale a livello globale;

            la realizzazione a livello europeo di politiche di contrasto alla delocalizzazione fiscale delle imprese nei Paesi extra UE, soprattutto con riferimento alle grandi società multinazionali che operano nel mercato digitale, appare oggi più che mai necessaria per ottenere una redistribuzione degli ingenti profitti - solo marginalmente colpiti dalla vigente fiscalità degli Stati membri - realizzati da queste realtà internazionali e un contestuale rafforzamento della domanda aggregata;

            è inoltre necessario favorire la transizione verso un'economia circolare che sostenga l'innovazione, i posti di lavoro e la crescita, dando alle imprese europee un vantaggio tecnologico rispetto ai loro concorrenti mondiali, promuovendo così una crescita sostenibile;

          in tema di cambiamenti climatici:

            in sede di Consiglio europeo saranno forniti inoltre orientamenti sulle priorità politiche in ordine alla strategia di lungo periodo dell'Unione sul cambiamento climatico, da sviluppare nei prossimi mesi in linea con gli Accordi di Parigi;

            l'Unione europea si è posta alla guida della lotta mondiale contro i cambiamenti climatici con una legislazione che mira a ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40 per cento entro il 2030 nel rispetto dell'Accordo di Parigi;

            gli interventi volti ad affrontare i cambiamenti climatici e a ridurre le emissioni di gas a effetto serra hanno rappresentato infatti una priorità a livello europeo: in particolare, i leader degli Stati membri dell'UE si sono impegnati a trasformare l'Europa in un'economia con un'efficienza energetica elevata e a basse emissioni di carbonio, con l'obiettivo di ridurre entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra dell'80-95 per cento rispetto ai livelli del 1990;

            il quadro all'orizzonte 2030, contenuto nella comunicazione della Commissione europea COM(2014) 0015, propone nuovi obiettivi e misure per rendere l'economia e il sistema energetico dell'UE più competitivi, sicuri e sostenibili, tra cui la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e l'aumento dell'utilizzo delle energie rinnovabili, oltre a un nuovo sistema di governance e di indicatori di rendimento;

            l'Unione europea sta compiendo importanti passi in avanti nella realizzazione di tali obiettivi, ma per fornire un maggiore impulso e rafforzate certezze agli investitori appare necessaria la presentazione di una strategia a lungo termine che definisca una serie di obiettivi chiave e misure di intervento per rendere l'economia e il sistema energetico dell'UE più competitivi, sicuri e sostenibili;

            l'Accordo di Parigi è uno strumento di riferimento per la lotta ai cambiamenti climatici e la proposta della Commissione per una Strategia a lungo termine per "un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra" al 2050, risulta in linea con tale accordo;

            è consolidata la consapevolezza della natura globale della problematica dei cambiamenti climatici e, pertanto, globali sono anche le responsabilità;

            la causa dei cambiamenti climatici non è ascrivibile ad un unico responsabile, ma è frutto di una serie di fattori interconnessi tra loro e, pertanto, il raggiungimento degli obiettivi è vincolato al coinvolgimento attivo di diversi settori;

            è necessario non focalizzare gli sforzi nel trovare i responsabili del cambiamento, ma incrementare gli impegni per trovare soluzioni realistiche e concrete a tutti i livelli, dal nazionale, al regionale al globale;

            la Commissione europea ha avviato un percorso virtuoso di condivisione che ha previsto una discussione intersettoriale, in particolare presso il Consiglio ambiente, il Consiglio energia e il Consiglio competitività;

            molte sono le evidenze scientifiche autorevoli e aggiornate disponibili, così come sono ormai una realtà concreta e dinamica le opzioni tecnologiche avanzate e all'avanguardia per una transizione ecologica ambiziosa, in Europa come in Italia;

            i benefici ambientali, sociali ed economici sono strettamente interconnessi con l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas clima alteranti;

            i trasporti hanno un impatto significativo sull'ambiente, in quanto rappresentano una delle cause principali di immissione di sostanze clima alteranti, e un sistema di trasporto efficiente e sicuro ha bisogno di una rete infrastrutturale solida ed affidabile;

            i consumatori hanno un ruolo rilevante nel mercato e, pertanto, risulta prioritario un loro ruolo attivo e consapevole;

          nell'ambito delle relazioni esterne dell'UE:

            il Consiglio europeo discuterà, tra gli altri temi, dei preparativi in vista del prossimo vertice tra l'Unione europea e la Cina, il XXI in ordine di tempo, che si terrà il prossimo 9 aprile;

            in particolare, in considerazione del potere economico e dell'influenza politica sempre maggiori della Cina, i Capi di Stato e di Governo dell'UE saranno chiamati a discutere e ad approvare 10 azioni concrete, presentate dalla Commissione europea, per migliorare l'approccio europeo rendendolo più realistico, assertivo e pluridimensionale;

            le relazioni commerciali tra le due parti si sono rapidamente intensificate, parallelamente all'accelerazione delle riforme economiche nella Repubblica popolare cinese: basti pensare che, dall'inizio del 1995 la Cina è diventata il quarto mercato per le esportazioni europee ed il quarto principale esportatore nell'Unione europea (dopo gli Stati Uniti, il Giappone e la Svizzera);

            in occasione del precedente vertice, le due parti hanno convenuto di sviluppare ulteriormente il partenariato strategico UE-Cina, uno dei partenariati più importanti dell'UE - esprimendo il loro sostegno comune a un commercio fondato sulle regole e ribadendo il loro impegno condiviso a favore della riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio;

            nella medesima circostanza, i leader hanno inoltre ribadito il loro impegno a favore dell'approfondimento del partenariato per la pace, la crescita, le riforme e la civiltà, sulla base dei principi di rispetto reciproco, fiducia, uguaglianza e vantaggi reciproci, dando un'attuazione esaustiva all'agenda strategica 2020 per la cooperazione UE-Cina;

            tale partenariato ha notevolmente migliorato il livello delle relazioni tra l'UE e la Cina, con il raggiungimento di risultati positivi a livello politico, economico, commerciale, culturale e degli scambi interpersonali, nonché in altri settori;

            in particolare, in occasione dell'ultimo vertice UE-Cina del 16 luglio 2018, è stato deciso di lanciare un meccanismo di dialogo annuale sul contrasto alla droga e ai relativi traffici, che andrà a incorporare un precedente meccanismo di consultazione sui precursori di droghe, attivato già dal 2009;

            all'ordine del giorno della riunione del 21 marzo dei leader dell'UE a 27 c'è anche la questione Brexit: il prossimo tavolo europeo sarà chiamato a occuparsi della richiesta di proroga del termine per il recesso che il Regno Unito potrebbe avanzare, in base agli ultimi sviluppi, a seguito della notifica di recesso, a norma dell'articolo 50 del TUE;

            alla vigilia del Consiglio europeo che deve esaminare la richiesta di proroga presentata dal Regno Unito ed approvarla all'unanimità, il Parlamento inglese si è espresso per una limitata estensione del periodo previsto dall'articolo 50 del TUE per un periodo che va dai 3 ai 9 mesi;

            in caso non si raggiunga, in sede di negoziato con l'Unione europea, un accordo sulla proroga, potrebbe presentarsi l'ipotesi realistica della richiesta inglese di una estensione molto più lunga, e ciò comporterebbe anche l'eventualità di una partecipazione del Regno Unito alle prossime elezioni europee di fine maggio;

            come noto, la prospettiva di un "no deal" rischia di avere un impatto molto significativo sull'Italia, sia dal punto di vista commerciale - il Regno Unito si posiziona al quarto posto tra i mercati di destinazione del nostro export, con un valore complessivo dei beni esportati pari a circa 23 miliardi di euro, ed un avanzo commerciale di circa 11 miliardi - sia per la comunità dei connazionali residente nel Regno Unito, la più numerosa, calcolata in circa 700.000 persone, in raffronto con gli altri Paesi europei;

          in tema di disinformazione:

            al fine di tutelare i propri sistemi democratici e i dibattici pubblici e in previsione delle elezioni europee del 2019, la Commissione ha presentato, alla fine del 2018, congiuntamente all'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, un Piano d'azione congiunto contro la disinformazione (JOIN(2018)36, per contrastarne la diffusione pervasiva in Europa: si tratta di una questione di particolare rilevanza, considerata la natura complessa e plurale del problema, da affrontare anche in vista delle prossime elezioni del Parlamento europeo;

            in particolare, il documento della Commissione si concentra su quattro settori chiave, che dovrebbero potenziare le capacità dell'UE e rafforzare la cooperazione con gli Stati membri: un'individuazione più efficace, anche attraverso il ricorso a personale specializzato; una risposta coordinata, attraverso l'istituzione di un apposito sistema di allarme rapido; piattaforme online e industria, chiamate all'attuazione degli impegni assunti nel codice di autoregolamentazione, concentrandosi sulle azioni urgenti in vista delle elezioni europee del 2019; sensibilizzazione e responsabilizzazione dei cittadini, anche attraverso campagne di alfabetizzazione mediatica;

            in proposito va osservato come la strategia proposta si concentri essenzialmente sui social media e quindi sulle piattaforme web, facendo solo una breve menzione alla disinformazione praticata sui media tradizionali, nonostante questi ultimi siano ancora la fonte di informazione prevalente per una fascia importante della popolazione;

            la diffusione della disinformazione intenzionale, sistematica e su larga scala, rappresenta, in conclusione, una grave sfida strategica per i sistemi democratici degli Stati membri dell'UE e richiede una risposta urgente e coordinata, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali,

        impegna il Governo:

                1) nell'ambito dell'occupazione, della crescita e della competitività, ad assumere iniziative volte:

                    a) a seguire con attenzione, tenendo conto dell'attuale fase politica e delle imminenti elezioni europee, l'iter negoziale delle proposte relative al completamento del mercato unico, al mercato unico digitale e all'Unione dei mercati dei capitali, con l'obiettivo di realizzare un mercato unico più equo, in grado di incrementare i benefici concreti per i cittadini europei e sostenere lo sviluppo delle imprese strategiche, anche in base alle specificità produttive dei singoli Stati membri;

                    b) a promuovere le opportune iniziative volte a rendere il mercato interno compiutamente realizzato nei suoi contenuti competitivi, anche attraverso lo sviluppo di strategie e politiche di sostegno finalizzate a rafforzare le dinamiche della domanda, coerentemente con l'obiettivo di inclusione sociale da raggiungere con una crescita equa, condivisa e sostenibile e con il contrasto alla deflazione salariale;

                    c) a promuovere la rapida adozione di misure comuni per contrastare, a livello europeo, la delocalizzazione fiscale delle imprese ed in particolare dell'industria digitale e del commercio elettronico, anche attraverso la previsione di misure disincentivanti;

                    d) ad assumere tutte le opportune iniziative utili a contrastare il fenomeno della disoccupazione, in specie quella giovanile, reperendo e garantendo le dovute risorse per le politiche attive di impiego;

                    e) a promuovere sistemi di garanzia sociale armonizzati in tutti gli Stati membri dell'Unione europea, strumenti di sostegno al reddito, politiche occupazionali inclusive, servizi universali di assistenza e lotta alla povertà, al fine di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini europei, in controtendenza alle fallimentari politiche neoliberiste e di austerità che difficilmente potranno rilanciare l'economia nazionale e al contempo definire politiche per gli investimenti che sostengano la ricerca, lo sviluppo e sostengano le PMI che rappresentano il reale e principale motore del tessuto produttivo italiano ed europeo;

                    f) a porre in essere adeguate politiche economiche in cui venga coniugata da un lato la flessibilità economica per il rilancio degli investimenti infrastrutturali e dall'altro la diminuzione strutturale delle tasse sul lavoro, necessarie per la ripresa della produttività e dell'occupazione;

                    g) nell'ambito della politica industriale, a garantire l'adeguatezza degli strumenti di intervento a sostegno della trasformazione digitale dell'industria, valorizzando il suo contributo alla decarbonizzazione e all'utilizzo di modelli di produzione sempre più circolari, con particolare riguardo alle PMI;

                    h) a sostenere, in questa fase di transizione verso un'economia altamente innovativa e digitalizzata, le micro e piccole imprese nel rinnovamento dei loro processi produttivi, con particolare riguardo alla tipicità del tessuto economico produttivo italiano, integrandole con quella parte del sistema industriale già interconnessa, quale presupposto per la nascita di filiere produttive altamente tecnologiche e digitalizzate;

                    i) in tema di strategia per la politica digitale europea, a proseguire nel lavoro avviato dalla Commissione europea, anche attraverso la predisposizione di una serie di misure per una fiscalità omogenea dell'economia digitale e dell'e-commerce, al fine di creare un sistema normativo idoneo a garantire la tassazione dei profitti realizzati dalle multinazionali in questo settore produttivo, sempre più strategico anche per l'economia del nostro Paese, al fine di evitare il dumping fiscale tra Stati membri;

                    j) a valutare con attenzione e cautela, alla luce della futura evoluzione del quadro politico, e in un clima di dibattito costruttivo e propositivo con le istituzioni e i partner europei, gli impegni contenuti nella Raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro, considerando con attenzione gli impatti di medio-lungo termine delle modifiche istituzionali ivi proposte;

                2) nell'ambito dei cambiamenti climatici:

                    a) a promuovere un orientamento politico europeo sempre più in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, rafforzando le sinergie tra istituzioni europee e Stati membri e, in considerazione della dimensione globale del cambiamento climatico, ad intervenire nelle opportune sedi internazionali per il conseguimento dei medesimi obiettivi;

                    b) ad avanzare nel processo di definizione delle regole finalizzate a consentire la piena operatività all'Accordo di Parigi e a promuovere la strategia a lungo termine dell'UE per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, attraverso soluzioni realistiche e concrete a tutti i livelli, dal nazionale, al regionale al globale;

                    c) a dare la giusta attenzione alle opportunità economiche connesse all'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra, in termini di occupazione e competitività, in grado di supportare le aziende che hanno già messo in atto una transizione green, o a sostenere quelle aziende che manifestano l'intenzione di effettuare una transizione in tal senso, anche promuovendo lo scambio di buone pratiche;

                    d) a garantire una programmazione a lungo termine certa e con obiettivi stabili alle imprese europee, volta ad accelerare una transizione green, in grado di rendere fattibile l'adozione delle nuove opzioni tecnologiche che offre il mercato e permetterne la pianificazione nel tempo degli sforzi economici e del costo di lavoro a carico dell'impresa;

                    e) a sollecitare tutti gli altri Stati membri affinché l'Unione europea si ponga obiettivi sempre più ambiziosi nel contrasto ai cambiamenti climatici, con impegni chiari e puntuali per la riduzione delle emissioni inquinanti e per l'avvio di una nuova politica industriale che punti alla decarbonizzazione e alla defossilizzazione;

                    f) a prestare massima attenzione ai benefici ambientali, sociali ed economici connessi all'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas clima alteranti e a rafforzare il percorso di coerenza tra la trasposizione interna dell'Agenda 2030 e gli altri strumenti di programmazione, in particolare quelli strategici, finanziari e del Semestre europeo per il post-2020, tenuto conto del contributo fornito dall'Italia per il tramite della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile;

                    g) a promuovere l'adozione di misure comuni finalizzate all'aumento della resilienza urbana, attraverso linee guida e buone pratiche per accrescere la capacità di ciascuno Stato membro di affrontare e prevenire l'impatto del cambiamento climatico;

                    h) a mettere in atto sistemi di mobilità sostenibile a livello urbano ed extraurbano, promuovendo e incentivando soluzioni efficienti dal punto di vista energetico e sostenibili dal punto di vista economico e ambientale per il trasporto efficace e sicuro di beni e persone, sia a breve che a lunga distanza, e a promuovere la creazione di una rete infrastrutturale moderna e affidabile;

                    i) ad adottare iniziative utili a salvaguardare le foreste naturali e ad assumere interventi in favore della forestazione;

                    j) a favorire un cambio di paradigma del sistema economico, facilitando una trasformazione economica radicale e sbloccando azioni a sostegno di alternative tecnologiche innovative, in un quadro di circular economy, che possa rilanciare la competitività dell'Unione europea e dei suoi Stati membri nel mercato internazionale; in tale contesto, ad assumere iniziative per accrescere la cultura del riuso e del riciclo, finalizzata alla progressiva riduzione del rifiuto, nel perseguimento di un modello di economia circolare;

                    k) a garantire la coerenza degli obiettivi di riduzione delle emissioni con strategie della politica industriale, tutelando la sicurezza degli investimenti per sostenere e sfruttare il grande potenziale di ricerca e innovazione;

                    l) a incentivare un ruolo attivo e consapevole dei consumatori e a promuovere una educazione mirata e moderna dei giovani verso una coscienza green e sostenibile;

                    m) a promuovere nelle sedi europee un dibattito sull'adozione di una "green rule" che consenta di scorporare dai saldi calcolati ai fini del rispetto delle regole fiscali gli investimenti pubblici e le altre forme di sostegno pubblico indirizzati al perseguimento della sostenibilità climatica e ambientale;

                3) nell'ambito delle relazioni esterne:

                    a) nel contesto delle relazioni con la Repubblica popolare cinese, ad assumere ogni utile iniziativa volta a promuovere le opportunità di dialogo e di cooperazione costruttivi nell'arena internazionale sui temi di interesse comune - come la sicurezza, la lotta al terrorismo e la sicurezza informatica, la cooperazione per la pace, i cambiamenti climatici con un'auspicabile progressiva diminuzione da parte della Cina delle proprie emissioni entro il 2030 in linea con gli accordi di Parigi e un rafforzamento degli investimenti nelle energie rinnovabili e di riconversione industriale eco-sostenibile, l'energia, gli oceani e l'efficienza delle risorse, incluso il tema della lotta agli stupefacenti - nel rispetto del diritto internazionale, della democrazia, dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori e delle libertà fondamentali, conformemente alla Carta delle Nazioni Unite e alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nonché ad altri strumenti internazionali firmati o ratificati da entrambe le parti;

                    b) l'Italia si faccia promotrice, presso le istituzioni competenti dell'Unione, nell'ambito del partenariato tra la Cina e la UE, della tutela degli interessi strategici e dei propri cittadini;

                    c) a difendere altresì nelle opportune sedi istituzionali gli interessi economici e politici dell'Italia e dell'Unione, promuovendo la tutela del made in Italy e al contempo il multilateralismo e una governance globale basata sul rispetto del diritto internazionale;

                    d) alla luce dei recenti sviluppi sulla Brexit, in particolare alla richiesta da parte del Regno Unito di estensione dei tempi di recesso dall'Unione, ad intervenire in sede di Consiglio europeo affinché si assicuri anche nell'ipotesi di un "no deal", la salvaguardia dei diritti acquisiti, a tutela di tutti i cittadini europei e a garanzia delle relazioni commerciali e finanziarie;

                    e) ad adoperarsi per garantire la piena tutela dei diritti acquisiti anche in caso di no deal sulla Brexit, a tutela di tutti i cittadini, sia britannici in Italia, sia italiani in Gran Bretagna, nonché a garanzia della stabilità finanziaria, e della continuità operativa dei mercati e del settore bancario e finanziario;

                    f) a intensificare i lavori, a tutti i livelli, per prepararsi alle conseguenze di un recesso del Regno Unito senza accordo, prendendo in considerazione tutti gli esiti possibili, compresa la possibilità di dover ricorrere ad accordi bilaterali nell'ipotesi di un "no deal";

                4) nell'ambito della lotta alla disinformazione:

                    a) a porre in essere le opportune iniziative per promuovere un approccio strategico, multidimensionale e di ampio respiro nei confronti del fenomeno della lotta alla disinformazione, che affronti la dimensione interna e quella esterna, prestando uguale attenzione a tutti i media, compresi quelli tradizionali, e che non trascuri i delicati profili di necessaria garanzia della libertà di informazione e più in generale di espressione del pensiero, fondamento essenziale delle democrazie europee;

                    b) a valutare con attenzione, tenendo costantemente informato il Parlamento, il piano d'azione congiunto contro la disinformazione presentato dalla Commissione europea, in particolare per quanto attiene alla selezione del personale indipendente specializzato nella verifica delle informazioni (independent fact checkers), e alla valutazione trasparente e democratica del suo operato, allo scopo di scongiurare distorsioni ideologiche e il soffocamento del pluralismo, così da potenziare ulteriormente le capacità dell'UE e le risposte coordinate e congiunte tra l'Unione e gli Stati membri, per intensificare gli sforzi volti a contrastare la disinformazione in Europa e al di là dei suoi confini.

(6-00053) n. 4 (19 marzo 2019)

MARCUCCI, PITTELLA, ALFIERI, FEDELI, GINETTI, GIACOBBE, PINOTTI, RENZI, MALPEZZI, MIRABELLI, STEFANO, VALENTE, COLLINA, FERRARI, BINI, CIRINNA', ASTORRE, BELLANOVA, BITI, BOLDRINI, BONIFAZI, CERNO, COMINCINI, CUCCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FARAONE, FERRAZZI, GARAVINI, GRIMANI, IORI, LAUS, MAGORNO, MANCA, MARGIOTTA, MARINO, Assuntela MESSINA, MISIANI, NANNICINI, PARENTE, PARRINI, PATRIARCA, RAMPI, RICHETTI, ROJC, ROSSOMANDO, SBROLLINI, SUDANO, TARICCO, VATTUONE, VERDUCCI, ZANDA.

Respinta

Il Senato,

        premesso che:

            nel prossimo Consiglio europeo del 21 e 22 marzo, i Capi di Stato e di Governo esamineranno alcune questioni economiche inerenti l'occupazione, la crescita e la competitività, le questioni relative ai cambiamenti climatici e alle relazioni esterne dell'Unione, nonché altri punti tra cui la lotta alla disinformazione e la protezione dell'integrità democratica delle elezioni europee e nazionali in tutta l'UE;

            il Governo italiano in Europa, al di là delle dichiarazioni formali, si è progressivamente andato isolando: il duro confronto sulla legge di bilancio, lo scontro sul tema dei migranti portato avanti dal ministro dell'interno Salvini, iniziato la scorsa estate, le posizioni espresse sul Venezuela, in dissenso con la maggioranza dei Paesi europei, il contrasto con la Francia che ha portato il Governo di Parigi a richiamare il proprio ambasciatore a causa delle dichiarazioni del vice premier Di Maio in occasione dell'incontro con la rappresentanza dei gilet gialli, sono solo alcuni esempi che testimoniano il progressivo isolamento del Governo;

            anche l'accoglienza riservata al nostro Presidente del Consiglio in occasione del suo intervento nell'aula del Parlamento europeo di Strasburgo, il 12 febbraio scorso, con il duro intervento del Presidente del Gruppo ALDE, il liberale Verhofstatd, al quale si sono uniti, in un coro di critiche, i Presidenti dei Gruppi S&D, Verdi e Popolari, la dice lunga sullo stato delle relazioni del nostro Governo a livello europeo;

            si approfondisce la collocazione dell'Esecutivo a fianco dei Paesi del cosiddetto Gruppo di Visegrad, formato dai Governi che si collocano più a destra dell'intera Unione europea, come le continue e recenti visite del ministro dell'interno Salvini testimoniano;

            a peggiorare la situazione, le recenti "dimissioni" del ministro Savona e l'interim assunto dal Presidente del Consiglio confermano l'assoluta assenza di prospettiva ed un'attenzione inadeguata al ruolo del nostro Paese all'interno dell'Unione europea;

            per quanto riguarda il futuro dell'Europa, il 6 marzo scorso a Bruxelles si è riunito Weuco, Women's European Council, che ha riunito deputate del Parlamento europeo, rappresentanti della Presidenza del Consiglio europeo, parlamentari provenienti da diversi Parlamenti dell'Unione. In quella occasione si è avuto modo di esaminare i punti all'ordine del giorno del Consiglio europeo del 21 marzo in una prospettiva di genere, formulando al riguardo una serie di proposte tenuto conto che le donne sono ancora sotto rappresentate in ambito europeo, sia nelle istituzioni che nel mercato del lavoro. Le elezioni del prossimo maggio costituiscono un'opportunità per rilanciare il progetto europeo, per far sì che le cittadine ed i cittadini se ne riapproprino partecipandovi attivamente. In questo senso appare fondamentale che i partiti politici europei assicurino un'adeguata rappresentanza di genere nella formazione delle liste elettorali;

            nei prossimi mesi deve essere posta al centro delle politiche europee la necessità di una riforma del mercato del lavoro in grado di colmare il divario non solo in termini di occupazione delle donne, ma anche di divario salariale. L'investimento nel capitale umano è essenziale per migliorare la qualità e la quantità dell'occupazione femminile. A partire dalla scuola dell'obbligo e durante tutta la vita professionale è necessario offrire un sistema di formazione volto a migliorare e aggiornare la qualificazione professionale delle donne e ad accompagnare la transizione in un mondo che cambia. L'alfabetizzazione finanziaria e la formazione nelle materie STEM è fondamentale a tale scopo;

        considerato che:

            lo scenario economico nel quale si svolge il Consiglio risulta condizionato da nuove incertezze e rischi. Lo slancio espansivo dell'economia mondiale ha di recente subito un rallentamento, anche in ragione di nuove tensioni di natura geopolitica e della vulnerabilità nei mercati emergenti. Il commercio mondiale ha subito una decelerazione verso la fine del 2018 a causa di tensioni commerciali irrisolte e di un rallentamento della crescita nelle economie emergenti. Sebbene le condizioni finanziarie siano nel complesso favorevoli, l'indebolimento dello slancio espansivo ha alimentato la volatilità dei mercati azionari;

            nell'area euro, nel terzo e nel quarto trimestre del 2018 il PIL in termini reali dell'area dell'euro è aumentato dello 0,2 per cento sul periodo precedente, dopo una crescita dello 0,4 per cento nei primi due trimestri. I dati più recenti seguitano a indicare un'evoluzione più debole rispetto alle attese per via del rallentamento della domanda estera, a cui si sono aggiunti alcuni fattori specifici a livello di Paese e di settore. Sebbene ci si attenda miglioramenti, la dinamica espansiva di breve periodo dovrebbe risultare più debole di quanto previsto in precedenza. In prospettiva, la crescita dell'area dell'euro continuerà a essere sostenuta da condizioni di finanziamento favorevoli, da ulteriori incrementi dell'occupazione e aumenti delle retribuzioni, da prezzi più contenuti dei beni energetici, nonché dal perdurare dell'espansione dell'attività mondiale, seppure a un ritmo lievemente inferiore;

            nel complesso, le prospettive di crescita nell'area dell'euro si sono orientate al ribasso per via delle persistenti incertezze connesse all'esito della Brexit, ai fattori geopolitici, alla minaccia del protezionismo, alle vulnerabilità nei mercati emergenti e alla volatilità nei mercati finanziari. Tale situazione conferma che è ancora necessario un ampio grado di accomodamento monetario. Il Consiglio direttivo della BCE ha recentemente deciso, infatti, di lasciare invariati i tassi di interesse di riferimento della BCE almeno fino all'estate del 2019 e in ogni caso finché necessario per assicurare stabilità nell'area euro;

            in questo quadro, il nostro Paese si trova ad affrontare un clima di crescente instabilità i cui riflessi sono evidenziati dall'andamento del PIL, diminuito dello 0,2 per cento nel terzo trimestre e dello 0,1 per cento nel quarto trimestre del 2018, dal peggioramento dei principali indicatori di finanza pubblica, a partire dal debito pubblico che è tornato a crescere superando nuovamente la soglia del 132 per cento, nonché dall'andamento dello spread, stabilmente al di sopra dei 250 punti base, e della spesa per interessi sui titoli del debito pubblico. Forte preoccupazione destano, poi, i dati sulla produzione industriale e sul fatturato, che nel 2018 ha registrato un forte ed inatteso decremento rispetto all'anno precedente. Ad aggravare il quadro, si aggiungono le forti tensioni che hanno caratterizzato in questi mesi i rapporti tra l'Esecutivo in carica e le istituzioni europee. Da molti osservatori, l'Italia è vista attualmente come l'anello debole dell'area euro;

            per quanto attiene in particolare ai temi dell'economia, il prossimo Consiglio europeo discuterà del futuro sviluppo del mercato unico, dell'Unione dei mercati dei capitali e della politica industriale nonché della politica digitale europea in preparazione della prossima agenda strategica;

            nel corso dell'ultimo decennio l'Unione europea ha intrapreso una profonda azione di regolamentazione della sua governance economica che non ha tuttavia raggiunto l'equilibrio migliore tra crescita e stabilità, nonché tra le specificità dei diversi sistemi economici e finanziari nazionali;

            fra limiti e azioni incompiute, l'Unione ha comunque mostrato capacità di reazione di fronte a crisi profonde e straordinarie, ma ad oggi è urgente completare e correggere l'agenda strategica comune per promuovere una crescita maggiore e più equa;

            in questa direzione il rafforzamento del mercato unico, anche attraverso un maggiore coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri, resta la via prioritaria per garantire uno sviluppo economico come motore della crescita, per l'aumento dell'occupazione, la tutela dei lavoratori, in un contesto globale caratterizzato da interazioni tra sistemi di dimensione continentale che fa emergere sfide concorrenziali inedite;

            il mercato unico è uno dei grandi successi dell'Unione europea che ha apportato considerevoli vantaggi ai cittadini europei. Esso costituisce la principale risorsa per garantire il benessere dei cittadini, una crescita inclusiva e la creazione di posti di lavoro, oltre ad essere un elemento propulsivo essenziale per gli investimenti e la competitività globale;

            venticinque anni dopo la sua costituzione occorre portare avanti l'agenda per il mercato unico in tutte le sue dimensioni e sviluppare un approccio lungimirante. A tal fine, appare fondamentale, in primo luogo, portare a conclusione, prima della fine dell'attuale legislatura, il maggior numero possibile di proposte in discussione nelle sedi istituzionali riguardanti il mercato unico dei beni e servizi, il mercato unico digitale e l'unione dei mercati dei capitali, rimuovendo gli ostacoli ingiustificati rimanenti, soprattutto nel settore dei servizi, nonché prevenendo eventuali nuovi ostacoli e qualsivoglia rischio di frammentazione;

            in prospettiva, la discussione sulla prossima agenda strategica dovrà essere incentrata sulla realizzazione di un mercato unico più profondo ed equo, in grado di mettere al centro lo sviluppo di una legislazione adeguata, efficace e moderna, capace di produrre norme puntuali dal punto di vista della difesa dei consumatori e della concorrenza, dello sviluppo economico, industriale e degli investimenti, dell'occupazione e della salvaguardia dei diritti dei lavoratori, della tutela dell'ambiente. È tempo, inoltre, di iniziare a pensare ad un mercato unico in una visione integrata, in cui il mercato dei beni e servizi ed il mercato digitale siano considerati come un'unica entità, che deve essere ulteriormente sviluppata, dotata di norme moderne e considerata parte integrante e fondamentale dello sviluppo economico dell'area europea;

            relativamente alla politica digitale, l'Unione europea sta affrontando una rivoluzione digitale che sta avendo un grande impatto sulla vita dei cittadini, a livello politico, sociale, economico e culturale. Appare fondamentale portare a compimento le proposte legislative rimaste in sospeso finalizzate al completamento del mercato unico digitale che comprendono tra le altre, il pacchetto sul diritto d'autore, le proposte sulla cybersicurezza, la proposta sull'e-privacy, la proposta sulla piattaforma online, la proposta sulla vendita online di contenuti digitali e sulla vendita di beni materiali;

            nei prossimi mesi, l'Europa dovrà essere capace di dotarsi di una politica digitale che garantisca il rispetto dei suoi valori chiave, ma che garantisca anche che le nuove opportunità digitali siano accessibili a tutti e non solo ai più potenti o più agiati. I vantaggi dell'economia digitale devono essere a beneficio di tutte le nostre comunità, in Europa e a livello globale, sostenendo i cittadini svantaggiati e meno alfabetizzati, aumentando l'accesso ai servizi pubblici digitali, anche in località remote, per assicurare che i cittadini che non hanno accesso a internet non siano lasciati indietro;

            la Commissione europea ha pubblicato, lo scorso 27 febbraio 2019, il winter package del semestre europeo concernente l'analisi della situazione economica e sociale negli Stati membri. Esso comprende la Comunicazione introduttiva sui principali risultati delle 28 relazioni per Paese - integrate dagli esami approfonditi per gli Stati membri individuati nella Relazione sul meccanismo di allerta dello scorso novembre. Quanto all'Italia, il Country Report 2019 ha espresso forti preoccupazioni sulla situazione dell'Italia. Per l'Esecutivo UE l'Italia presenta squilibri economici "eccessivi" che, unitamente al debito alto e alla protratta scarsa produttività, implicano rischi con rilevanza transnazionale e un rischio contagio per tutta l'Unione europea. La manovra di bilancio per il 2019, nonostante le modifiche introdotte nella fase finale d'esame del provvedimento, presenta misure che impattano negativamente su deficit, debito pubblico e potenziale di crescita economica del Paese, e che inevitabilmente dovrà essere oggetto a breve di una manovra correttiva;

            negli ultimi anni, l'Italia è stata in prima fila nel dibattito istituzionale per la democratizzazione della governance e delle procedure dell'UE e per la modifica sostanziale delle politiche di austerità, riuscendo ad ottenere una significativa flessibilità in favore degli investimenti. Una politica che ha consentito alla nostra economia di invertire, dopo diversi anni, il ciclo economico recessivo e di acquisire credibilità internazionale ed europea. Alla luce di quanto accaduto con l'Esecutivo in carica a partire da giugno 2018, il patrimonio di credibilità è stato compromesso da iniziative scoordinate che, anziché rafforzare il ruolo del Paese nel contesto internazionale, lo hanno portato all'isolamento;

            parallelamente, una discussione sul completamento dell'Unione dei mercati dei capitali non può prescindere dalle valutazioni in materia di incompletezza dell'Unione bancaria, dal momento che l'integrazione finanziaria, da accompagnare alla tutela della diversità, del radicamento territoriale e del risparmio in senso ampio, è fondamentale per massimizzare l'efficienza del mercato dei capitali e dello stesso sistema bancario;

            se, da un lato, il rafforzamento del ruolo dell'equity e del mercato dei capitali nell'allocazione del risparmio nazionale e nel finanziamento delle imprese è indispensabile e va maggiormente promosso, dall'altro è necessario continuare a sostenere il sistema bancario poiché è importante sia che mantenga una funzione centrale nell'erogazione del credito, in particolare in Italia per la presenza di un forte nucleo di piccole imprese per cui questo tipo di canale resta essenziale, sia che si dimostri in grado di accompagnare le medesime imprese proprio sul mercato dei capitali in espansione;

            sono prossime in ambito comunitario le revisioni della BRRD e di Solvency II e l'introduzione nel quadro legislativo europeo del completamento di Basilea III: in questa cornice, è fondamentale che il nostro Paese mantenga salda la rotta europeista dal momento che l'interesse dell'Italia può essere perseguito solo nel quadro di un più generale interesse europeo e ricoprendo un ruolo forte e credibile nell'ambito del processo di discussione e di decisione ad ogni livello;

            condizione necessaria per orientare le decisioni all'equilibrio fra riduzione e condivisione dei rischi, soprattutto in ambito finanziario, è scongiurare le conseguenze di una sterile contrapposizione tra Roma e Bruxelles, e definire una combinazione reciprocamente virtuosa tra obiettivi nazionali e comuni tanto sul mercato unico, che va rafforzato al fine di potenziare l'integrazione di filiere e catene di valore ad oggi esistenti e di far fronte alle possibili conseguenze, in particolare sui lavoratori europei, del recesso del Regno Unito dall'UE, quanto in materia di unione dei mercati dei capitali e di unione bancaria;

            contestualmente, implementare una politica industriale comune in grado di definire una dimensione europea che resti competitiva a livello globale anche nel lungo periodo è quanto mai urgente e da attuare promuovendo le tecnologie strategiche attraverso ingenti investimenti, pubblici e privati, e la ricerca pura e applicata, mediante una maggiore sinergia tra imprese e università da realizzare attraverso commesse e progetti comuni, e sostenendo una più forte crescita del mercato unico europeo anche in settori nei quali per il momento risultiamo svantaggiati, attraverso la collaborazione fra i Paesi dell'Unione, che sia inoltre in grado di fornire efficaci risposte alle ritorsioni sul piano degli scambi economici del riemergere di politiche di chiusura commerciale a livello globale;

          per quanto attiene al tema dei cambiamenti climatici:

            solo qualche giorno fa, il 15 marzo 2019, centinaia di migliaia di studenti e giovani di oltre 98 Stati in ogni parte del pianeta - in Europa, negli Stati Uniti, in Sud America, ma anche in Russia, India, Cina - si sono riuniti in uno sciopero internazionale per chiedere con forza ai Governi dei Paesi di tutto il mondo azioni concrete contro i cambiamenti climatici;

            gli interventi volti ad affrontare i cambiamenti climatici e a ridurre le emissioni di gas a effetto serra sono da sempre una priorità dell'Unione europea, tesa a garantire la transizione del continente verso un'economia ad alta efficienza energetica e a basse emissioni di carbonio; la UE e i suoi Stati membri sono stati in effetti in prima fila negli accordi internazionali per il clima: dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), al Protocollo di Kyoto, al nuovo Accordo di Parigi del 2015;

            il primo pacchetto di misure dell'UE è stato adottato nel 2008, fissando gli "obiettivi 20-20-20", per poi avanzare su impegni integrati a più lungo termine, giungendo all'approvazione del Quadro per il clima e l'energia 2030, che individua una serie di obiettivi di medio e misure di intervento per il periodo 2020-2030 in vista del raggiungimento dell'obiettivo di ridurre entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra dell'80-95 per cento rispetto ai livelli del 1990;

            in questo quadro, il Consiglio europeo del dicembre 2018, seguito alla presentazione a fine novembre della comunicazione della Commissione europea "Un pianeta pulito per tutti"(COM2018(773)), e alla Conferenza sul clima di Katowice (COP24) tenutasi a inizio dicembre, si è impegnato a fornire nel primo semestre del 2019 orientamenti sulla direzione generale e sulle priorità politiche in materia di cambiamenti climatici, così da consentire all'Unione di presentare una strategia a lungo termine entro il 2020 che fosse perfettamente in linea con l'Accordo di Parigi di mantenere l'aumento medio della temperatura mondiale al di sotto dei 2 °C, proseguendo gli sforzi di limitarlo a 1,5 °C;

            la citata comunicazione della Commissione "Un pianeta pulito per tutti" nasceva dall'ambizione di rendere l'Unione guida nell'azione internazionale per il clima, e di individuare gli elementi imprescindibili della transizione verso una economia a zero emissioni entro il 2050, equa sul piano sociale ed efficiente dal punto di vista dei costi, delineando quindi l'insieme delle trasformazioni economiche e sociali che dovrebbero essere intraprese per realizzare l'azzeramento delle emissioni entro il 2050; sette sono gli ambiti strategici individuati: efficienza energetica; diffusione delle energie rinnovabili; mobilità pulita, sicura e connessa; competitività industriale ed economia circolare; infrastrutture e interconnessioni; bioeconomia e pozzi naturali di assorbimento del carbonio; cattura e stoccaggio del carbonio per ridurre le emissioni permanenti;

            nella COP24 di Katowice di dicembre, nella quale pure non si è potuto segnare il raggiungimento di impegni vincolanti sull'adozione di un quadro normativo condiviso per l'attuazione dell'Accordo di Parigi, si è quanto meno addivenuti ad adottare, come nelle intenzioni delle istituzioni europee, un corpo di regole per l'implementazione dell'Accordo di Parigi, che tocca gli aspetti della trasparenza, dei finanziamenti, della mitigazione e dell'adattamento;

            in questo quadro di azione, dunque, un passaggio fondamentale è la presentazione da parte degli Stati membri dei progetti di Piani nazionali integrati per l'energia e il clima (PNEC), fondamentali per conseguire gli obiettivi al 2030 in questi settori, che poi dovranno essere definitivamente approvati entro il dicembre 2019, fissando i nuovi obiettivi vincolanti a livello europeo;

            il nostro Paese avrebbe dunque in questo campo un ruolo rilevante da svolgere, se - a differenza di quanto sembra purtroppo oggi avvenire - sapesse proseguire quel percorso di sviluppo sostenibile inaugurato dai Governi della scorsa Legislatura, che grazie anche ad ingenti investimenti di risorse avevano saputo raggiungere importanti realizzazioni in campo ambientale con azioni concrete di ampio respiro a favore dello sviluppo della green economy; sul piano interno, invece, i segnali che vengono oggi dall'azione di Governo non lasciano ben sperare, stanti anche gli importanti tagli a quelle risorse che consentirebbero la transizione ecologica per realizzare un modello di sviluppo sostenibile;

            è necessario portare avanti, a livello europeo e internazionale, una strategia che indichi la centralità della crisi climatica ed ecologica quale occasione per la trasformazione dei processi produttivi basata sulla green economy, passando da modelli di produzione e consumo lineari al modello circolare che veda coinvolti il sistema dei trasporti, la rigenerazione delle città, la produzione alimentare, la qualità dei prodotti e dei processi industriali, e realizzando innovazione ecologica in tutti i settori industriali, nei servizi, nell'agricoltura, con l'uso efficiente dell'energia e delle materie prime, e una corretta gestione del ciclo dei rifiuti;

            per quanto attiene alla Brexit, l'evoluzione attuale della situazione conferma un quadro confuso e problematico con cui anche il Governo italiano dovrebbe confrontarsi lucidamente, con proposte adeguate;

            non sono ancora chiari gli sviluppi delle future relazioni tra l'UE e la Gran Bretagna, stante anche l'indisponibilità delle istituzioni europee a rinegoziare i termini di un accordo che, nel frattempo, sono stati respinti dal Parlamento britannico;

            nell'ultima settimana, la situazione si è fatta se possibile ancora più confusa. A pochi giorni dalla data del 29 marzo, al momento in cui si scrive ancora ipotizzata come data di inizio del processo di fuoriuscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, il Parlamento britannico ha votato no all'ipotesi di un "no deal" vale a dire l'uscita dall'Unione senza alcun accordo;

            la House of Commons, infatti, il 13 marzo 2019, ha approvato con 321 voti a favore e 278 contrari la mozione del Governo, come emendata a seguito dell'approvazione dell'emendamento presentato dalla deputata conservatrice Caroline Spelman, con cui si respinge la possibilità di recedere dall'UE senza un accordo in ogni tempo e circostanza;

            anche la possibilità di un secondo referendum sulla Brexit, intanto, è stata bocciata dal Parlamento britannico che, in un susseguirsi di votazioni, il 14 marzo ha approvato la mozione del Governo per chiedere a Bruxelles un'estensione dei tempi di uscita dai 3 ai 9 mesi. Spetterà dunque al Consiglio europeo del 21 e 22 marzo decidere all'unanimità su tale richiesta;

            la confusione regna comunque sovrana non solo a Londra, ma anche a Roma, dove il ministro degli esteri Moavero Milanesi, nel corso di una audizione di fronte alle Commissioni esteri e politiche europee della Camera, ha dichiarato essere favorevole ad eventuale proroga termini per accordo, che vada oltre il 29 marzo, mentre il suo sottosegretario Picchi ritiene che no deal o rinvio siano più o meno la stessa cosa, e da ultimo il vice premier Salvini ha annunciato che Lega non ha ancora posizione al riguardo;

            intanto, nessuna concreta iniziativa è delineata in difesa delle priorità dell'Italia nelle negoziazioni sulla Brexit, stante il gran numero di cittadini italiani residenti nel Regno Unito, al fine di assicurare ai nostri connazionali garanzie sociali, lavorative, sanitarie e di libera circolazione già previste dal diritto comunitario. Il Regno Unito rappresenta un importante mercato di sbocco per l'Italia. Nel 2017 l'export made in Italy verso il mercato britannico ammontava a 23,1 miliardi di euro. L'esito del voto del Parlamento britannico comporta, pertanto, un'indubbia serie di ricadute negative per le imprese esportatrici italiane, che potrebbero trovarsi a dover utilizzare le regole tariffarie del WTO. Il comparto "Bevande, vini e bevande spiritose" e il comparto "Agrifood", sono certamente tra quelli più esposti con esportazioni per un valore rispettivamente pari a 1,1 miliardi di dollari e 2,6 miliardi di dollari solo nel 2017. Accanto ai predetti comparti, pesanti ricadute verrebbero a verificarsi anche per il comparto "Legno e arredi" e per tutto il settore automobilistico. Inoltre, altre importanti attività che si troverebbero esposte sono tutte le attività finanziarie e di intermediazione che necessiterebbero di apposite autorizzazioni, nonché il comparto relativo alle imprese e ai materiali di difesa italiane, che da sempre intrattengono stretti rapporti commerciali con il Regno Unito;

            nulla, infine, riguardo al responsabile del coordinamento tecnico interministeriale per l'addio di Londra, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, incarico vacante da mesi in una situazione di così grave instabilità;

            per quanto attiene alla politica estera con particolare riferimento alla situazione del Venezuela, il 23 gennaio 2019 il leader dell'opposizione e capo dell'Assemblea nazionale Juan Guaidò è stato proclamato "Presidente ad interim" - in base all'articolo 233 della Costituzione venezuelana che dà questa facoltà al presidente dell'Assemblea nel caso in cui il Presidente in carica non abbia adempiuto ai basilari compiti del suo ufficio- sfidando apertamente il capo di Stato Nicolas Maduro;

            sin dal primo momento, la comunità internazionale si è attivata per risolvere la crisi: gli Stati Uniti e l'Unione europea hanno supportato Guaidò e con loro il Gruppo di Lima (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Paraguay e Perù), Ecuador, l'Organizzazione degli Stati Americani (Osa). Cuba, Nicaragua e Bolivia in America Latina; Russia, Cina, Iran, Siria e Turchia a livello mondiale, invece, si sono schierati a fianco di Maduro;

            sono finora 21 i Paesi europei, tra cui Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania, che legittimano le rivendicazioni del Presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana e lo hanno riconosciuto come Presidente del Venezuela;

            il 31 gennaio il Parlamento europeo ha riconosciuto Juan Guaidò come legittimo Presidente ad interim del Venezuela;

            mentre gli eurodeputati di Lega e Movimento 5 stelle si sono astenuti dal voto della risoluzione al Parlamento europeo, il Governo italiano ha messo il veto sul tentativo europeo di arrivare a una dichiarazione comune dei 28. L'intesa era stata promossa dalla Svezia. La Grecia, che si era schierata a favore di Maduro, non si è esplicitamente opposta;

            da quel momento le dichiarazioni dei leader di maggioranza sono state una in contraddizione con l'altra: il vicepremier Salvini ha incontrato una delegazione di rappresentanti di Guaidò, al contrario del vicepremier Di Maio che, invece, si è rifiutato, mentre il ministro degli esteri Moavero rilasciava dichiarazioni circa un ruolo di mediazione dell'Italia;

            relativamente al tema della disinformazione, nel mese di dicembre 2018, è stato presentato, congiuntamente dalla Commissione e dall'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, un piano d'azione contro la disinformazione che si concentra su quattro settori chiave, che dovrebbero potenziare le capacità dell'UE e rafforzare la cooperazione con gli Stati membri: 1) un'individuazione più efficace, anche attraverso il ricorso a personale specializzato; 2) una risposta coordinata, attraverso l'istituzione di un apposito sistema di allarme rapido; 3) piattaforme online e industria, chiamate all'attuazione degli impegni assunti nel codice di autoregolamentazione, concentrandosi sulle azioni urgenti in vista delle elezioni europee del 2019; 4) sensibilizzazione e responsabilizzazione dei cittadini, anche attraverso campagne di alfabetizzazione mediatica;

            in questa occasione l'Alta rappresentante-vicepresidente Federica Mogherini ha dichiarato: "Una democrazia sana si fonda su un dibattito pubblico aperto, libero ed equo. È nostro dovere proteggere questo spazio e non permettere a nessuno di diffondere notizie false che alimentano l'odio, le divisioni e la sfiducia nella democrazia. Abbiamo deciso di agire insieme, come Unione europea, e di rafforzare la nostra risposta, promuovere i nostri principi, sostenere la resilienza delle nostre società all'interno delle nostre frontiere e nel vicinato. Questo è il modo europeo di rispondere a una delle principali sfide dei nostri tempi.";

            il recente scandalo Facebook-Cambridge Analytica ha dimostrato la facilità con la quale è possibile manipolare le opinioni dei cittadini, tracciando il loro profilo politico dai dati personali degli utenti e quanto sia altrettanto facile farne un cattivo uso per influenzare poi le scelte politiche;

            il 14 novembre il Parlamento europeo in seduta plenaria ha svolto un intenso dibattito sul tema dell'influenza degli attori stranieri per la prossima campagna elettorale per il Parlamento europeo, nel corso del quale è emersa la necessità di adottare misure urgenti per garantire che le difese contro le interferenze straniere siano efficaci;

            è ormai evidente che assicurare un alto livello di sicurezza ai cittadini europei significa andare oltre il controllo delle frontiere fisiche e dello spazio. I cyberattacchi, il cybercrimine non conoscono infatti frontiere fisiche. Il loro impatto sul mondo reale ha ormai superato una soglia limite, cosicché ogni minaccia di carattere cibernetico e ibrido pone un chiaro e crescente rischio per la società e l'economia. La risposta europea a tali minacce è stata a lungo troppo lenta, e per prima cosa è necessario monitorarle e controllarle in maniera più continuativa e più solida. In tal senso, sono state avanzate dalla Commissione europea alcune proposte relative alla rapida rimozione dei contenuti online di stampo terroristico, sulla cybersicurezza europea, sulle modalità per assicurare elezioni libere e trasparenti, specialmente nel contesto delle prossime elezioni per il Parlamento europeo, contro le campagne di disinformazione e l'utilizzo illegale di dati personali;

            l'adozione delle suddette misure di sicurezza e di lotta alla disinformazione appaiono tanto più urgenti in vista della prossimità delle elezioni europee e nazionali in tutta l'Unione europea previste nel mese di maggio 2019, e devono vedere il nostro Paese in prima linea nell'attuazione di efficaci interventi contro le attività di disinformazione dei cittadini elettori e le possibili interferenze straniere sul voto;

        tutto ciò premesso,

        impegna il Governo:

            a proseguire nel sostenere il rafforzamento del mercato unico e il completamento dell'Unione dei mercati dei capitali, orientando le discussioni e le decisioni all'equilibrio tra stabilità e crescita, tra rischi di mercato e rischi di credito e tra mutualizzazione e riduzione dei rischi nei mercati finanziari, in particolare per accelerare il contestuale completamento dell'Unione bancaria, condizione imprescindibile per il rafforzamento dell'UEM;

            al fine di tutelare il risparmio e la stabilità finanziaria, a rilanciare il negoziato per il sistema europeo di garanzia dei depositi, che può essere introdotto con la necessaria gradualità, ma che va incardinato e deve svilupparsi sia sul piano del sostegno alla liquidità sia su quello dell'assorbimento delle perdite e a migliorare la proposta della Commissione europea che introduce una funzione di stabilizzazione macroeconomica per l'area euro;

            ad adoperarsi affinché si prosegua nel lavoro per la costruzione di un mercato unico europeo pienamente efficiente, anche in considerazione delle conseguenze del recesso del Regno Unito dall'UE, rafforzando la cooperazione tra gli Stati membri, procedendo sulla strada della costruzione di norme omogenee superando l'attuale frammentazione normativa nel mercato dei beni e servizi; a sostenere l'adozione di norme moderne ed efficaci capaci di considerare il mercato unico in tutte le sue forme, ricomprendendo anche quelle sviluppate sulle piattaforme digitali, ferma restando la difesa dei diritti dei lavoratori e dei consumatori;

            relativamente alle politiche digitali, ad adoperarsi per il completamento del mercato unico digitale e per rafforzare in prospettiva le iniziative in tema di innovazione tecnologica e sviluppo dell'economia digitale allo scopo di favorire lo sviluppo di commercio elettronico, della ricerca e innovazione, dell'intelligenza artificiale, delle innovazioni pionieristiche, della fiscalità nell'ambito dell'economia digitale adeguando i sistemi di tassazione tenendo conto della crescente economia digitale, su nuove soluzioni per combattere l'evasione e l'elusione fiscali e sui modi per garantire al meglio le sinergie a livello UE e internazionale;

            a rafforzare le esistenti misure di sostegno delle attività commerciali maggiormente meritevoli di tutela, estendendo in particolare lo SME supporting factor, strumento essenziale per contrastare la tendenza ad un restringimento dei canali di finanziamento per le piccole e medie imprese per effetto del quadro prudenziale esigente, aprendo un percorso per riconoscere la specificità e il valore del sostegno all'economia sociale e a quella green;

            a sostenere l'implementazione di una politica industriale comune orientata alla crescita e allo sviluppo del mercato unico europeo in particolare nei settori in cui si rilevano degli svantaggi competitivi, favorendo le sinergie fra gli apparati industriali dei Paesi dell'Unione al fine di potenziare l'integrazione di filiere e catene di valore, nell'ambito delle sfide industriali, energetiche, ambientali che hanno un impatto non solo sulle imprese, ma anche sulla vita dei cittadini, e tutelando l'interesse nazionale in un'ottica costruttiva e di collaborazione attiva fra gli Stati membri;

          relativamente ai cambiamenti climatici:

            ad agire in sede di Consiglio al fine di garantire nei prossimi mesi la fissazione di orientamenti sulla direzione generale e sulle priorità politiche in materia di cambiamenti climatici, per permettere la compiuta realizzazione entro il 2020 di quella strategia politica in materia di cambiamenti climatici a lungo termine, equa sul piano sociale ed efficiente dal punto di vista dei costi, che sia perfettamente in linea con l'Accordo di Parigi di mantenere l'aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto dei 2 °C, proseguendo gli sforzi di limitarlo a 1,5 °C;

            ad adoperarsi affinché gli obiettivi fissati a livello europeo in materia di politiche per il contrasto dei cambiamenti climatici siano poi concretamente e puntualmente portati avanti da ciascuno Stato membro e nelle relazioni commerciali dell'Unione, favorendo, da un lato, l'incremento delle risorse del bilancio europeo per clima e ambiente che, pur registrando un significativo aumento del 70,3 per cento rispetto al precedente QFP, con 5,4 miliardi di euro, non raggiungeranno nemmeno lo 0,5 per cento del bilancio UE, dall'altro prevedendo meccanismi che impegnino, salvo l'eventuale applicazione di misure sanzionatorie, gli Stati membri all'immediato abbandono dei combustibili fossili più inquinanti;

            a favorire il raggiungimento, con ogni azione a livello europeo ed internazionale, da parte dell'Unione, di un ruolo di leadership a livello globale affinché, nelle prossime riunioni internazionali in materia di cambiamenti climatici, sia raggiunto il traguardo dell'adozione di un quadro normativo vincolante e condiviso per l'attuazione dell'Accordo di Parigi;

            a favorire nuovi impegni a livello europeo per il sostegno di politiche virtuose nei settori dell'energia, dell'ambiente, della neutralità carbonica, venendo incontro a quella domanda di azioni concrete da parte dei Governi mondiali che in questi giorni proviene con forza dai giovani di ogni parte del pianeta riuniti nel Global Climate Strike for future;

          per quanto attiene alla questione della Brexit:

            a condividere in tempi rapidi una posizione il più possibile unitaria con i Paesi europei, capace di esprimere un voto condiviso in seno al Consiglio, qualora questi si esprimano a favore di una proroga del termine del 29 marzo al fine di scongiurare l'ipotesi di un "no deal" vale a dire l'uscita del Regno Unito dall'Unione senza alcun accordo;

            a difendere le priorità dell'Italia nelle negoziazioni sulla Brexit, stante il gran numero di cittadini italiani residenti nel Regno Unito, al fine di assicurare ai nostri connazionali garanzie sociali, lavorative, sanitarie e di libera circolazione già previste dal diritto comunitario vigente, nonché ad adottare le iniziative necessarie ed urgenti al fine di tutelare le imprese italiane che si troverebbero esposte a pesanti ricadute economiche;

            a mettere in atto misure di emergenza in caso di mancato accordo tra UE e Regno Unito con il fine di proteggere i diritti dei cittadini italiani che rientreranno in Italia, salvaguardare i diritti dei cittadini britannici in Italia, assicurare la circolazione di merci e persone e soprattutto chiedere al Governo britannico reciprocità delle misure quali la salvaguardia dei diritti acquisiti degli oltre 600.000 cittadini italiani residenti nel Regno Unito;

            a nominare il responsabile del coordinamento tecnico interministeriale per l'addio a Londra a Palazzo Chigi, incarico vacante da mesi, in un momento estremamente delicato per il futuro dei nostri connazionali nel Regno Unito;

            in tema di politica estera e la situazione del Venezuela, ad adottare la posizione assunta dalla maggioranza dei Paesi europei, ovvero il riconoscimento di Juan Guardò come Presidente ad interim del Venezuela fino all'indizione di nuove elezioni presidenziali, da svolgersi al più presto alla presenza di osservatori internazionali e a sostenere, in tutte le sedi, ulteriori iniziative che l'Alto rappresentante dell'Unione europea riterrà opportuno intraprendere per garantire al più presto il ripristino della democrazia e dello stato di diritto;

            in materia di disinformazione, a sostenere l'adozione di norme comuni, in sintonia con quanto stabilito dal Piano d'azione della Commissione europea, al fine di favore della libera informazione e della difesa del diritto dei cittadini a disporre di notizie certe e non inquinate da ingerenze esterne, capaci di manipolare l'orientamento dell'opinione pubblica e lo stesso regolare svolgimento delle prossime consultazioni elettorali. In particolare, ad assicurare l'appoggio ad ogni opportuna misura di carattere europeo relativa alla resistenza dei sistemi democratici dell'Unione contro gli attacchi informatici e le attività illegali nel cyberspazio in occasione delle prossime elezioni europee, garantendo, anche attraverso la sua azione in sede europea, che sia raggiunto il giusto equilibrio tra una efficace azione di contrasto alla disinformazione e alle attività illegali nel cyberspazio e la tutela dei diritti fondamentali quali la libertà di espressione, il rispetto della vita privata dei cittadini e la tutela dei dati personali, con una attenzione particolare a social network e piattaforme digitali;

          in quanto alla parità di genere:

            ad indicare un candidato donna ed un candidato uomo per ogni posto da Commissario, affinché la composizione della prossima Commissione europea assicuri l'equa rappresentanza di genere;

            a garantire l'equilibrio di genere nel processo di rinnovo delle cariche istituzionali, al fine di assicurare la rappresentanza delle donne ai vertici delle istituzioni dell'Unione europea;

            a contribuire alla istituzione di un Consiglio dei ministri per l'eguaglianza di genere la cui missione sia quella di garantire i diritti delle donne e le pari opportunità tra donne e uomini in Europa; nonché quella di assicurare l'applicazione dell'approccio gender mainstream a tutte le politiche dell'UE, fornendo indicatori intersezionali e valutazioni d'impatto ex-ante ed ex-post.

(6-00054) n. 5 (19 marzo 2019)

DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA.

Respinta

Il Senato,

            sentite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo;

        premesso che:

            all'ordine del giorno del Consiglio europeo sono previsti i seguenti argomenti:

                • occupazione, crescita e competitività;

                • cambiamenti climatici;

                • relazioni esterne;

            i leader dell'UE riesamineranno inoltre i progressi compiuti nella lotta alla disinformazione e la necessità di proteggere l'integrità democratica delle elezioni europee e nazionali in tutta l'UE;

        osservato che:

            risulta evidente che la riunione del Consiglio europeo è il momento finale di un processo politico nel quale pochi margini avanzano per discutere o rimettere in discussione quanto è stato già deciso oppure non accettato;

            non ha un'utilità concreta, quindi, affidare indirizzi su specifici argomenti a risoluzioni approvate dal Parlamento nell'imminenza del Consiglio europeo. Tali indirizzi e orientamenti del Parlamento andrebbero manifestati e approvati in un momento precedente, quando ancora sia possibile vincolare o indirizzare le scelte del Governo in ambito europeo;

        considerato che:

            il Consiglio europeo affronterà le priorità per il semestre europeo 2019 e sarà invitato ad approvare la raccomandazione sulla politica economica della zona euro;

            la Commissione europea ha presentato il 6 dicembre 2017 una proposta di direttiva con le seguenti proposte:

                • trasformare il Meccanismo europeo di stabilità (ESM) in un Fondo monetario europeo diventando un organismo comunitario con il compito di intervenire sia a sostegno dei Paesi in difficoltà finanziarie sia degli istituti di credito, ma non per tutelare i depositanti;

                • inglobare il Fiscal compact (attualmente trattato intergovernativo) nella legislazione comunitaria, rendendo giuridicamente più stringenti gli impegni per deficit strutturale e debito;

                • istituire un Ministro delle finanze e dell'economia europeo trasformando il Presidente dell'Eurogruppo in Vice Presidente dell'Esecutivo comunitario, con nessun compito di rilancio dell'economia e degli investimenti ma come controllore delle politiche di bilancio dell'eurozona;

                • inserire all'interno del bilancio comunitario una linea di bilancio dedicata alla zona euro, senza che sia previsto nessun aumento delle risorse;

            tali proposte sono state discusse presso le Aule parlamentari nel momento di transizione tra le due legislature, ed andrebbero dunque riviste con maggiore attenzione data la portata del tema;

            inoltre hanno trascurato un ripensamento dell'attuale funzionamento dell'Unione economica e monetaria, che ha determinato diseguaglianze importanti, a livello territoriale, sia sul piano economico che sociale;

        considerato, inoltre, che:

            la Commissione europea ha pubblicato il 27 febbraio 2019 il winter package (pacchetto d'inverno) del semestre europeo concernente l'analisi della situazione economica e sociale negli Stati membri. Quanto ai principali contenuti, le Relazioni evidenziano che l'Italia rientra tra i Paesi che presentano "squilibri eccessivi" (insieme a Cipro e alla Grecia). L'attuale fase di prospettico deterioramento del quadro macroeconomico internazionale e la strutturale debolezza dell'economia italiana richiederebbero l'implementazione di rigorose politiche atte a contrastare la fase depressiva del ciclo e, contestualmente, a sostenere la produttività e la crescita potenziale. I tassi di disoccupazione rimangono superiori alla media UE, e desta preoccupazione la dinamica delle assunzioni guidate principalmente da contratti a tempo determinato con una durata mediana inferiore a 12 mesi;

            il Consiglio europeo ha invitato a intensificare gli sforzi per realizzare progressi in una serie di settori, tra cui il mercato unico digitale. I leader dell'UE hanno inoltre richiesto una valutazione degli ostacoli rimanenti e delle opportunità per la realizzazione di un mercato unico pienamente funzionante; ciò stimolerebbe la competitività, l'innovazione e la sostenibilità;

            nel 2017, nella fascia d'età 30-34 anni la quota di laureati è del 27,9 per cento: dato che vede l'Italia al penultimo posto tra i 34 Paesi OCSE, davanti solo alla Turchia (27,3 per cento). La media UE è del 40,6 per cento. Tale andamento richiederebbe di essere invertito attraverso politiche energiche, la cui assenza compromette occupazione, crescita e competitività. Tra i Paesi membri dell'Unione europea l'Italia si colloca al terzultimo nella classifica della spesa destinata all'istruzione: il 4 per cento del Pil, sotto di quasi un punto percentuale rispetto alla media della UE (4,9 per cento) e poco più della metà di quanto investito da Danimarca (7 per cento), Svezia (6,5 per cento) e Belgio (6,4 per cento). Peggio dell'Italia fanno solo la Romania (3,1 per cento) e l'Irlanda (3,7 per cento);

        osservato che:

            l'evidenza crescente dei cambiamenti climatici pone minacce senza precedenti per la biosfera, la disponibilità e l'approvvigionamento di alimenti e di acqua, le condizioni di vita e lo sviluppo economico. Le conseguenze a breve termine possono destabilizzare la comunità internazionale e costituire il movente per la crescita esponenziale dei flussi migratori, nonché contribuire ad alimentare tensioni o conflitti che già si manifestano con evidenza sullo scenario internazionale;

            oltre all'aumento medio globale della temperatura dell'atmosfera desta particolare preoccupazione per il nostro Paese il trend osservato nell'area mediterranea, con un incremento superiore a quello globale, ed un'anomalia registrata nel 2018 dal Consiglio nazionale delle ricerche pari a 1,58 gradi centigradi al di sopra della media storica, un evidente incremento dei fenomeni metereologici estremi, dei fenomeni di desertificazione e dei disastri naturali, con costi crescenti per la comunità nazionale;

            l'Accordo di Parigi sul clima, raggiunto il 12 dicembre 2015 da 195 Paesi nell'ambito della Cop 21 ed entrato in vigore il 4 novembre 2016, definisce l'obiettivo da raggiungere nel contenere l'aumento della temperatura media globale entro un grado e mezzo rispetto al livello precedente alla rivoluzione industriale, nonché garantire un processo di monitoraggio e revisione periodica degli obiettivi necessario a indirizzare i singoli contributi nazionali verso l'obiettivo condiviso;

            il procedimento attuativo dell'Accordo di Parigi ha evidenziato ritardi ed esplicite resistenze di alcuni dei principali Paesi responsabili delle emissioni climalteranti e la più recente Conferenza sul clima (COP24) tenutasi a Katowice nel dicembre 2018 ha purtroppo confermato la scarsa efficacia ad oggi degli impegni assunti, in un contesto normativo non sufficiente vincolante rispetto alla gravità dell'evoluzione climatica in corso;

            attraverso il suo quadro 2030 per il clima e l'energia, l'Unione europea si è impegnata a conseguire entro il 2030 l'obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra almeno del 40 per cento al di sotto dei livelli del 1990, migliorare l'efficienza energetica del 27 per cento (obiettivo indicativo da rivedere nel 2020), e aumentare la quota di consumo finale di energia proveniente da fonti rinnovabili del 27 per cento;

            il Parlamento europeo, con una specifica risoluzione legislativa, ha indicato in proposito obiettivi per il 2030 più ambiziosi, con una quota di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale di energia pari al 30 per cento e un aumento del 40 per cento dell'efficienza energetica;

            l'Italia deve rendersi protagonista di una efficace iniziativa in sede europea finalizzata ad accelerare la transizione energetica e il graduale superamento dei combustibili fossili, con l'obiettivo di adeguare la risposta della comunità internazionale al drammatico livello di rischio che la comunità scientifica, ormai in maniera unanime, ha evidenziato nella progressione del riscaldamento climatico con i ritmi attuali. Sinora, nonostante negli scorsi anni una parte della maggioranza di Governo abbia richiesto a gran voce un cambiamento incisivo nelle politiche ambientali del nostro Paese, l'atteggiamento di massima è risultato piuttosto timido, contraddittorio e, in alcuni casi, del tutto insoddisfacente;

            come ha recentemente ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non è più tempo di proclami o incertezze: sono necessari, invece, "attenta regia e di solidarietà internazionali, per affrontare quei comportamenti che contribuiscono a cambiamenti climatici dalle gravi conseguenze". Nella medesima occasione, il presidente Mattarella ha altresì riconosciuto come "Gli sforzi compiuti nelle diverse conferenze internazionali, che si sono succedute, hanno, sin qui, conseguito risultati significativi ma parziali e ancora insufficienti. In secondo luogo, sul terreno delle concrete pratiche da parte delle istituzioni locali e nazionali, vanno respinte decisamente tentazioni dirette a riproporre soluzioni già ampiamente sperimentate in passato con esito negativo, talvolta premessa per futuri disastri";

        rilevato che:

            sulla Brexit, tra il 14 e il 22 novembre 2018 i negoziatori britannici ed europeo Barnier hanno concluso l'intesa - approvata nella riunione del 26 novembre 2018 dal Consiglio dell'UE - che reca un accordo di recesso e una dichiarazione politica per le future relazioni;

            successivamente, il voto sulla nuova mozione governativa (il cosiddetto Plan B), che impegna l'Esecutivo a ricercare con l'Unione europea un accordo di recesso e una dichiarazione politica sulle future relazioni, con la modifica di talune delle condizioni precedentemente pattuite (con particolare riferimento al cosiddetto backstop irlandese), è stato programmato per il 29 gennaio 2019;

            nel pomeriggio del 30 gennaio 2019, tuttavia, in esito alla riunione della Commissione europea, il presidente Junker ha fatto sapere che non vi sono margini per un nuovo negoziato e che anzi la Commissione ha adottato le "contingency proposals" (misure contingenti) per l'eventualità del no deal, ritenuto ormai assai probabile. Tra le misure indicate, v'è l'assistenza agli Stati membri per affrontare le tematiche amministrative dei loro cittadini nel Regno Unito;

            alla vigilia del voto del 12 marzo si è avuto un nuovo incontro tra Theresa May - da un lato - e - dall'altro - Michel Barnier e Jean-Claude Junker che, all'esito, ha rilasciato una dichiarazione che riferisce che all'accordo del 26 novembre viene allegato uno "strumento interpretativo";

            la giornata del 12 marzo si è conclusa con il voto, che ha visto soccombere la mozione avanzata dal gabinetto May per 391 voti contrari a 242 (con un leggero incremento in favore del Governo rispetto al 15 gennaio ma pur sempre con il considerevole scarto di 149 voti). Theresa May ha fatto sapere in serata che non intendeva dimettersi e che i voti sarebbero ripresi il 13 marzo con l'opzione del no deal;

            nella serata del 13 marzo Westminster ha approvato una mozione (con 312 deputati contro 308) non vincolante che chiede al Governo di escludere in ogni circostanza e in qualsiasi momento l'ipotesi del no deal;

            il Governo di Theresa May ha visto, in data 14 marzo, un parziale successo alla Camera dei Comuni col via libera - 412 i sì, 202 i no - a una mozione che gli consentirà di chiedere all'UE un rinvio "breve" della Brexit, dal 29 marzo al 30 giugno;

        rilevato, inoltre, che:

            in tema di relazioni esterne, il Consiglio europeo preparerà il vertice UE-Cina, che si terrà il 9 aprile, su cui Bruxelles punta per ottenere da Pechino l'attuazione degli impegni più volte presi in passato ma mai messi in pratica, dallo stop ai trasferimenti forzati di tecnologia all'apertura del mercato cinese alle imprese europee sino alla fine di sussidi a settori industriali strategici come la siderurgia;

            il nodo degli accordi bilaterali con la Cina sulla Nuova Via della Seta va sviluppato dentro le regolamentazioni definite dalle conclusioni UE del luglio 2016 in cui si sottolinea che "accordi di cooperazione bilaterali o regionali devono essere pienamente compatibili con il diritto UE";

            l'iniziativa della Nuova Via della Seta può rappresentare una importante opportunità di sviluppo e di occupazione all'interno del piano di azione per il rafforzamento della collaborazione economica, commerciale, culturale e scientifica tra l'Italia e la Cina 2017-2020, stipulato a Pechino nel maggio 2017, per sviluppare le vie di comunicazione per via di terra e di mare, ma vi sono risvolti di politica estera che non possono essere tenuti nascosti dal Governo;

            negli ultimi mesi il presidente degli Statui Uniti Donald Trump si è più volte reso protagonista di azioni unilaterali in materia di politiche commerciali, attraverso l'imposizione di dazi su numerosi prodotti di diversa provenienza, fino al recente annuncio circa nuove imposte doganali per 400 miliardi di dollari, che innescheranno a loro volte decise contromisure da parte della Cina;

            l'Unione europea, che in primo momento sembrava essere stata esentata dall'atteggiamento aggressivo del Presidente USA, da giugno è sottoposta a dazi del 25 per cento sull'acciaio e del 10 per cento sull'alluminio, che colpiscono quasi 5 milioni di tonnellate di prodotti, di cui 3,4 milioni finiti e 1,5 milioni semi-finiti. Il nostro Paese è attualmente il quinto esportatore verso il mercato statunitense in tal senso, con 212.000 tonnellate di prodotti finiti lo scorso anno;

            la reazione dell'UE non si è fatta attendere, attraverso contromisure volte a imporre dazi per 2,8 miliardi su prodotti americani, anche simbolici, come l'Harley Davidson, il bourbon, il whisky e molti prodotti del tabacco: una vera e propria guerra commerciale, che rischia di colpire il nostro Paese e la filiera del made in Italy. Tra l'altro, si segnala che il rapporto commerciale tra USA e Cina potrebbe spostare enormi flussi di merci a basso costo in Europa;

            è necessario in questo contesto riconoscere come le scelte dell'amministrazione americana siano strettamente connesse alle politiche mercantiliste della Germania, che hanno provocato negli ultimi anni un surplus commerciale di circa il 9 per cento, a sua volta dipendente da una eccessiva contrazione del proprio mercato interno: un elemento da porre con forza nelle relazioni con gli Stati membri dell'UE, poiché colpisce fortemente il nostro Paese;

            se dunque da un lato il protezionismo di Trump non appare condivisibile, è necessario rispondere con altrettanta forza ai rischi provenienti dai trattati di libero scambio, che mettono in pericolo le tutele europee - e nazionali - verso i prodotti, la salute e l'ambiente,

        impegna il Governo:

            1) sul rapporto tra Presidenza del Consiglio dei ministri e il Parlamento in merito alle riunioni del Consiglio europeo:

                a svolgere le comunicazioni del Presidente del Consiglio in Parlamento almeno due o tre settimane prima della data di convocazione di ogni Consiglio europeo;

            2) in materia di occupazione, crescita e competitività:

                a velocizzare, innanzitutto, la definizione di un piano di contrasto alla delocalizzazione in ambito UE per ragioni di competizione sleale su tassazione, welfare e costo del lavoro;

                a sostenere con forza l'adozione di nuove forme di tassazione dell'industria digitale a livello europeo che comporti anche un ripensamento dei fondamenti dell'imposizione tradizionale e ad attivarsi concretamente affinché, in caso di assenza del consenso generale a livello europeo, i Paesi favorevoli operino comunque in coordinamento tra loro anche con cooperazioni rafforzate;

            3) in materia di innovazione e digitale:

                con riguardo al mercato unico digitale, a garantire che anche le piccole e medie imprese possano beneficiare appieno della trasformazione digitale che è presa in considerazione in tutte le proposte, dai trasporti all'energia, dall'agricoltura all'assistenza sanitaria e alla cultura;

                con riferimento ai maggiori investimenti nell'intelligenza artificiale, individuata dai leader dell'UE tra i settori essenziali per la competitività futura dell'UE per sviluppare e rafforzare le capacità digitali strategiche dell'Europa, garantire al contempo che queste tecnologie siano ampiamente accessibili e usate in tutti i settori dell'economia e della società da parte delle imprese e avere attenzione e sostenere queste ultime in tale processo, ma garantire altresì che tali misure abbiano un impatto sul lavoro e sull'occupazione;

            4) in materia di regole di bilancio europee:

                a) a sostenere con forza l'aggiornamento delle regole che disciplinano l'Unione economica e monetaria (UEM) per rafforzare l'efficacia e la capacità di perseguire obiettivi comuni a partire dell'incremento dell'occupazione, al fine di superare le notevoli diseguaglianze territoriali economiche e sociali, determinate dalla, sin qui, colpevole trascuratezza del necessario ripensamento del funzionamento dell'UEM;

                b) a sostenere in sede europea l'opposizione all'incorporazione definitiva del Fiscal compact nell'ordinamento giuridico europeo ed il contestuale avvio di un suo superamento ad iniziare dall'introduzione di una golden rule ovvero la possibilità di ricorrere all'indebitamento per finanziare spese di investimento nazionali, spese per ricerca, sviluppo e innovazione, ad esclusione di quelle militari;

                c) ad adottare iniziative per soprassedere in questa fase all'istituzione di un Ministero del tesoro unico dell'eurozona nei termini proposti dalla Commissione e rifiutare la trasformazione del meccanismo europeo di stabilità in Fondo monetario europeo dotato dei poteri di sorveglianza dei bilanci nazionali e dei connessi automatismi per la ristrutturazione dei debiti sovrani;

                d) ad adottare iniziative volte all'introduzione tra gli indicatori utilizzati, ai fini della verifica del rispetto delle regole europee, anche del criterio del saldo commerciale, puntando alla riduzione almeno al 3 per cento del limite massimo per il saldo positivo e negativo di bilancia commerciale di ciascun Paese membro e la contestuale predisposizione di un apparato sanzionatorio analogo a quello già previsto in caso di mancato rispetto per i deficit di bilancio eccessivi e dei vigenti parametri di natura fiscale;

                e) a proporre la ridefinizione del ruolo della Banca centrale europea come prestatrice di ultima istanza;

                f) a proporre una soluzione condivisa per la gestione dei titoli di Stato comprati dalle banche centrali nazionali nell'ambito del QE in una prospettiva di stabilizzazione dei debiti pubblici;

                g) a proporre l'emissione di titoli di debito europei garantiti mutualmente da tutti gli Stati membri ovvero l'introduzione di nuovi strumenti finanziari per l'emissione di titoli garantiti da obbligazioni sovrane (sovereign bond-backed securities);

                h) a promuovere l'adozione di nuove direttive per il raccordo delle normative fiscali nazionali, soprattutto per quanto riguarda l'IVA, al fine di recuperare il gap di evasione attuale, altissimo per l'Italia, pari a oltre 35 miliardi e per scongiurare i meccanismi di elusione;

                i) a sostenere l'armonizzazione delle regole fiscali tra i vari Paesi UE, in particolare per quanto concerne la tassazione delle società, e l'abolizione dei paradisi fiscali UE, tra i quali l'Olanda, Lussemburgo, Irlanda, Malta e Cipro, che hanno stretto accordi riservati con le multinazionali, facendo perdere a Italia, Francia, Spagna e Germania, secondo i calcoli di Oxfam, un gettito fiscale pari nel 2015 a 35 miliardi di euro;

                l) a proporre che l'eurozona si doti di un piano di investimenti pubblici destinato a interventi medio-piccoli, attivabili rapidamente e modulabili in modo coerente con le esigenze del ciclo economico, come progetti di riqualificazione e ripristino del territorio, delle periferie urbane, della sostituzione di edifici sismicamente insicuri ed energivori con edifici sicuri e «verdi»;

                m) a proseguire con forza, in sede europea, l'azione in corsa per l'adozione di nuove forme di tassazione dell'industria digitale a livello europeo e a sostenere l'introduzione di una vera ed incisiva «Tobin tax» che assicuri un gettito rilevante e limiti in modo drastico le speculazioni finanziarie, di una Web tax, anche dopo la bocciatura della proposta avanzata dalla Commissione in seno all'Ecofin, e di un'imposta unica a livello europeo sul reddito delle imprese, in modo da evitare che alcuni Paesi si comportino come paradisi fiscali interni alla Unione europea e, tramite una parte del gettito derivante delle imposte sopra citate, ad adottare iniziative per finanziare l'introduzione di un'indennità europea di disoccupazione;

                n) a rifiutare le proposte di ulteriori vincoli al possesso di titoli di Stato nei bilanci degli istituti di credito e della previsione di ulteriori incrementi dei requisiti minimi di capitale delle banche per la gestione degli NPL, nonché di procedure per il cosiddetto «default ordinato» dei titoli pubblici;

                o) a promuovere il completamento accelerato dell'Unione bancaria europea tramite, in particolare, una garanzia comune europea dei depositi bancari e l'attivazione della garanzia fiscale per il fondo di risoluzione delle banche;

                p) a sostenere l'adozione di un salario minimo europeo come richiesto da diversi leader europei;

            5) in materia di mercato unico:

                a) a promuovere iniziative, affinché non sia solo un mercato di capitali, ma abbia come obiettivo la riduzione del livello di diseguaglianza in modo che i cittadini possano beneficiare appieno della trasformazione digitale, dai trasporti all'energia, dall'agricoltura all'assistenza sanitaria e alla cultura e, con riferimento ai maggiori investimenti nell'intelligenza artificiale, garantire al contempo che queste tecnologie siano ampiamente accessibili e usate in tutti i settori dell'economia e della società da parte delle imprese e sostenere queste ultime in tale processo;

                b) a garantire che tali misure abbiano un impatto sul lavoro e sull'occupazione in modo che l'economia collaborativa non possa andare a discapito dei lavoratori;

            6) in materia di politiche educative, formative e di ricerca:

                a ribadire chiaramente la centralità della scuola pubblica gratuita per consentire a tutti e a tutte le stesse opportunità e il successo formative, riaffermare la necessità di dare a tutti le conoscenze e le competenze chiavi per i diritti di cittadinanza, superare il sistema di canalizzazione precoce delle scelte, presente in alcuni Paesi della UE, attraverso una scuola comprensiva e obbligatoria fino ai diciotto anni. Impegnare adeguate risorse per assicurare il diritto all'educazione alle bambine e ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi che ancora in Europa non hanno accesso all'istruzione, anche al fine di migliorare le condizioni di vita;

            7) in materia di cambiamenti climatici:

                a formalizzare al Consiglio europeo la richiesta di una forte accelerazione degli obiettivi concernenti la riduzione delle emissioni di gas ad affetto serra, l'incremento delle energie rinnovabili e l'aumento dell'efficienza energetica, con l'obiettivo di dimezzare le emissioni climalteranti entro il 2030 ed azzerarle entro il 2050, promuovendo un conseguente investimento crescente delle politiche europee verso un Green New Deal che deve tradursi in obiettivi coerenti di sviluppo costante dell'economia circolare;

                ad assumere ogni idonea iniziativa finalizzata all'introduzione in sede europea di una più efficace e stringente regolamentazione delle emissioni derivanti dall'intero parco degli autoveicoli e dal trasporto aereo, nonché procedere quanto prima all'introduzione di una normativa comune finalizzata alla totale eliminazione dei gas fluorurati (gas F) dannosi per il clima;

                a procedere congiuntamente con l'obiettivo di eliminare dal quadro normativo dei Paesi membri tutte le attuali sovvenzioni ai combustibili fossili, introducendo contestualmente forme di tariffazione del carbonio finalizzate all'introduzione graduale su scala europea di una carbon tax, unitamente ad una più stringente regolamentazione del sistema di scambio di quote (ETS);

                a farsi promotore di una iniziativa comune dei Paesi membri affinché l'Unione europea si appresti ad esercitare un ruolo trainante nell'ambito della Conferenza sul clima (COP25) convocata a New York per il prossimo settembre, ponendo la questione dei cambiamenti climatici come priorità e filo conduttore dei rapporti bilaterali e multilaterali dell'Unione;

            8) sulla Brexit:

                a sostenere il proseguimento dei negoziati sulla base delle risoluzioni approvate dalla Camera dei deputati il 27 aprile 2017, tra cui l'integrazione delle linee guida del Consiglio europeo con gli orientamenti votati dal Parlamento europeo per i negoziati con il Regno Unito;

                ad assicurare la tutela dei diritti delle centinaia di migliaia di cittadini italiani residenti nel Regno Unito (circa 600.000) e dei circa tre milioni di cittadini dei Paesi europei, garantendo la reciprocità per i cittadini britannici residenti negli Stati membri dell'Unione europea;

                a garantire altresì i diritti acquisiti fino ad oggi dai cittadini italiani ed europei residenti nel Regno Unito (diritti sociali e previdenziali, salvaguardia delle famiglie composte da membri di diversa nazionalità, mantenimento delle stesse rette scolastiche e tasse universitarie, libero accesso alle borse di studio e ai sussidi attualmente concessi ai ricercatori italiani ed europei in Gran Bretagna, riconoscimento dei titoli di studio e delle certificazioni professionali validi all'interno dell'Unione europea, diritto di voto attivo e passivo per le elezioni di carattere locale), scongiurando le derive burocratiche e discriminatorie di cui già si registrano molteplici casi.

(6-00055) n. 6 (19 marzo 2019)

DE PETRIS, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA.

Respinta

Il Senato,

            sentite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla firma del documento di intesa tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese sulla collaborazione all'interno del progetto economico "Nuova Via della Seta" (Belt and Road Initiative - BRI) e dell'iniziativa per le vie marittime del XXI secolo il progetto strategico con il quale il Governo cinese si propone di realizzare una grande via di comunicazione terrestre e marittima in grado di collegare la Cina all'Asia Centrale e all'Europa;

        considerato che:

            il Memorandum promuove una collaborazione bilaterale, accogliendo positivamente le conclusioni del Forum sulla cooperazione internazionale della Nuova Via della Seta, tenutosi a Pechino nel maggio 2017, e ricordando il piano di azione per il rafforzamento della collaborazione economica, commerciale, culturale e scientifica tra l'Italia e la Cina 2017-2020, stipulato a Pechino nel maggio 2017 e il comunicato congiunto emanato dal 9° Comitato intergovernativo Italia-Cina, tenutosi a Roma il 25 gennaio 2019, e l'impegno espresso in quella sede per promuovere il partenariato bilaterale in uno spirito di rispetto reciproco, uguaglianza e giustizia, nella prospettiva di una solidarietà globale;

            il Memorandum richiama il ruolo storico dell'Italia nei rapporti con la Cina, la nostra collocazione nell'ambito delle relazioni e dei traffici commerciali dalla Cina all'Europa e l'impegno reciproco a onorare la Carta delle Nazioni Unite per promuovere la crescita inclusiva e lo sviluppo sostenibile, in linea con l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e gli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici;

            il Memorandum si richiama agli obiettivi fissati dall'Agenda strategica per la collaborazione Unione europea-Cina 2020 e i principi guida della strategia dell'Unione europea e Asia adottata nell'ottobre 2018;

            il Memorandum, pure circoscritto al tema della partecipazione italiana alla Nuova Via della Seta, e comunque privo di effetti giuridicamente vincolanti, è un documento rilevante e ambizioso che delinea una sorta di partenariato strategico di ampio respiro che copre un numero diverso di settori: commercio, investimenti, finanza, trasporti, logistica, infrastrutture, connettività tra persone, sviluppo sostenibile e ambiente, fino alla cooperazione in Paesi terzi;

            l'Italia ha nella Repubblica popolare cinese un rilevante partner commerciale. Il dato complessivo dell'interscambio tra Italia-Cina è stato nel 2017 di 42 miliardi di euro, in crescita del 9,2 per cento rispetto al 2016. Il deficit commerciale italiano continua a ridursi, registrando un valore di 14,9 miliardi (-1,37 miliardi). Le nostre esportazioni superano i 13,5 miliardi (in crescita del 22,2 per cento), mentre le importazioni ammontano a 28,4 miliardi (+4 per cento). L'Italia si colloca, in ambito europeo, al quarto posto, sia tra i Paesi esportatori che tra quelli importatori dalla Cina;

            l'intensificarsi e lo svilupparsi dei rapporti economici e commerciali tra Italia e Cina rappresentano una rilevante occasione di sviluppo economico per il nostro Paese e per mantenere un ruolo rilevante nelle relazioni internazionali, teso alla promozione della giusta ed equilibrata crescita economica, alla realizzazione degli obiettivi internazionali sulla tutela dell'ambiente e a contribuire alla promozione di pacifiche relazioni internazionali, sempre nel quadro della nostra adesione all'unione europea e nell'ambito delle nostre alleanze internazionali;

            il Consiglio europeo del prossimo 20 e 21 marzo preparerà il vertice Unione europea-Cina che si terrà il 9 aprile 2019, attraverso uno scambio di opinioni sulle relazioni generali con la Cina nel contesto globale e tenendo conto che il Memorandum Italia-Cina sarà all'attenzione dei partner europei, pur essendo meno stringente di altri accordi stipulati da ben 13 Paesi dell'Unione con la Cina e dalle forti relazioni commerciali che alcuni di essi hanno con il Paese asiatico, basti pensare che la Repubblica popolare cinese è diventata, dal 2016, il primo partner commerciale della Germania;

            la Commissione europea e l'Alta rappresentante invitano il Consiglio europeo ad approvare dieci azioni nei rapporti con la Repubblica popolare cinese, tra i quali: intensificare la cooperazione; adempiere alle responsabilità comuni relative ai tre pilastri delle Nazioni Unite: diritti umani, pace, sicurezza e sviluppo; lottare in modo più efficace contro i cambiamenti climatici, in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi; approfondire il dialogo in materia di pace e sicurezza; instaurare relazioni economiche più equilibrate e reciproche; garantire che si tenga conto non solo del prezzo, ma anche di standard elevati in materia di lavoro e di ambiente, la Commissione pubblicherà entro la metà del 2019 linee guida sulla partecipazione di beni e offerenti stranieri al mercato UE degli appalti. Entro la fine del 2019 la Commissione esaminerà inoltre, insieme agli Stati membri, l'applicazione del quadro attuale per individuarne le lacune. La Commissione e l'Alta rappresentante, inoltre, hanno raccomandato al Consiglio di attivare le azioni necessarie per individuare i rischi che gli investimenti esteri nei beni, nelle tecnologie e nelle infrastrutture possano avere nei confronti dei Paesi dell'Unione e di attivare le iniziative necessarie a riguardo;

            il presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping sarà in Italia dal 21 al 24 marzo per la sua prima visita di Stato, dove incontrerà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte,

        impegna il Governo:

            a proseguire nella costruzione di positive relazioni con la Repubblica popolare cinese, anche con la firma del Memorandum di intesa tra l'Italia e la Cina all'interno del progetto economico "Nuova Via della Seta", e con iniziative atte a intensificare e sviluppare i rapporti politici, commerciali e culturali, al fine di trarre vantaggio per il nostro sistema economico e produttivo, attivando tutte le azioni necessarie, anche in sede europea e internazionale, affinché si superino tutte le sperequazioni esistenti nei rapporti commerciali con la Cina, con una particolare attenzione ai diritti dei lavoratori, alla sicurezza dei prodotti e a tutti quei possibili fenomeni di "dumping" sociale, ambientale e commerciale che potrebbero verificarsi;

            a svolgere, in sede di Unione europea, un ruolo attivo affinché l'Unione affronti i rapporti con la Repubblica popolare cinese con politiche comuni, anche tenendo conto degli interessi dei singoli Stati membri;

            a proseguire le relazioni con la Repubblica popolare cinese in un quadro di promozione delle pacifiche relazioni internazionali, delle iniziative per la tutela dell'ambiente e contro i cambiamenti climatici, nella promozione dei diritti umani, sempre nell'ambito della nostra collocazione nell'Unione europea e delle nostre tradizionali alleanze internazionali.

(6-00056) n. 7 (19 marzo 2019)

BERNINI, MALAN, GALLIANI, GALLONE, GIAMMANCO, LONARDO, MALLEGNI, MANGIALAVORI, MOLES, RIZZOTTI, RONZULLI, VITALI, PICHETTO FRATIN, AIMI, ALDERISI, BARACHINI, BARBONI, BATTISTONI, BERARDI, BERUTTI, BIASOTTI, BINETTI, CALIENDO, CANGINI, CARBONE, CAUSIN, CESARO, CONZATTI, CRAXI, DAL MAS, DAMIANI, DE POLI, DE SIANO, FANTETTI, FAZZONE, FERRO, FLORIS, GASPARRI, GHEDINI, GIRO, MASINI, Alfredo MESSINA, MINUTO, MODENA, PAGANO, PAPATHEU, PAROLI, PEROSINO, QUAGLIARIELLO, ROMANI, ROSSI, SACCONE, SCHIFANI, SCIASCIA, SERAFINI, SICLARI, STABILE, TESTOR, TIRABOSCHI, TOFFANIN.

Respinta

Il Senato,

            udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri,

          premesso che:

            il 21 e 22 marzo 2019, nella riunione del Consiglio europeo si affronteranno i seguenti temi: occupazione, crescita e competitività, cambiamenti climatici, relazioni esterne, lotta alla disinformazione e difesa dell'integrità democratica delle elezioni europee e nazionali in tutta l'UE;

               con riferimento ai temi dell'occupazione, crescita e competitività:

            il Consiglio europeo discuterà del futuro sviluppo del mercato unico, dell'Unione dei mercati dei capitali, della politica industriale e della politica digitale europea in preparazione della prossima agenda strategica;

            il mercato unico rappresenta il principale motore per la crescita e la creazione di posti di lavoro in Europa ed è fondamentale per gli investimenti e il rafforzamento della competitività europea;

            il consolidamento e l'approfondimento del mercato unico richiedono azioni urgenti e ambiziose, sia a livello nazionale che di Unione, per conseguire risultati concreti e pragmatici a diretto vantaggio dei consumatori e delle imprese, in particolare le PMI;

            in questo quadro, pur rappresentando uno dei principali risultati ottenuti dall'integrazione europea, il mercato unico deve ancora raggiungere il suo pieno potenziale;

            i persistenti ostacoli alla libera circolazione dei beni e dei servizi sono tutti fattori che limitano le opportunità per le imprese e i cittadini, il che comporta meno posti di lavoro e prezzi più elevati;

            attualmente i servizi contribuiscono a più del 65 per cento del prodotto interno lordo (PIL) dell'UE e al 70 per cento dell'occupazione totale;

            tali ostacoli hanno un impatto negativo sui risultati dei settori manifatturieri che si servono di tali servizi e ne riducono la produttività;

            l'eliminazione delle restrizioni superflue può generare incrementi sostanziali per l'economia reale, in particolare nei settori del manifatturiero e del commercio al dettaglio;

            l'approfondimento del mercato unico, soprattutto nei settori dei servizi e del digitale, deve rappresentare una priorità assoluta dell'Unione europea anche in vista della prossima agenda strategica e deve mirare preminentemente: a fornire ai consumatori e alle imprese un migliore accesso ai beni e servizi digitali in tutta Europa, a creare le condizioni ideali che consentano alle reti e servizi digitali di prosperare e a massimizzare il potenziale di crescita dell'economia reale;

            si ritiene urgente, inoltre, la necessità di adottare una strategia a lungo termine per l'industria europea al fine di potenziare la competitività, la crescita e l'innovazione in Europa;

            con riferimento al mercato integrato dei capitali, esso costituisce una delle dieci priorità indicate dal presidente della Commissione, Jean Claude Juncker, nel corso del suo discorso di insediamento;

            la costruzione della Capital Markets Union (CMU) dovrebbe costituire, secondo le intenzioni della Commissione europea, uno degli strumenti per rilanciare crescita ed occupazione all'interno dell'Unione e dovrebbe completare l'azione del Fondo europeo per gli investimenti strategici le cui regole e funzionamento sono al momento oggetto di dibattito a livello UE;

            il progetto di costruzione della CMU risponde all'esigenza di trovare nuove e più efficienti modalità di collegamento tra soggetti in possesso di risorse da investire ed imprese che necessitano di capitali per dispiegare il proprio potenziale di crescita. La creazione di un miglior collegamento tra investitori ed opportunità di investimento deve però necessariamente far seguito all'analisi delle barriere che ad oggi impediscono al capitale di essere impiegato in modo produttivo;

            nel corso degli ultimi anni il mercato dei capitali europei ha subito radicali trasformazioni. Tali cambiamenti sono da ricondurre ad un incredibile sviluppo delle nuove tecnologie, all'introduzione dell'euro ed all'avvento di strumenti finanziari nuovi e maggiormente complessi;

            tuttavia in Europa sia motivi storici che fattori culturali hanno da sempre condotto le banche a giocare un ruolo di primo piano nel finanziamento delle imprese (PMI in particolare), creando così un'eccessiva dipendenza dall'intermediazione bancaria che ha prodotto conseguenze particolarmente negative nel momento in cui le banche, in virtù della congiuntura economica negativa, hanno ridotto la quantità di denaro prestato all'economia reale;

            malgrado la libera circolazione dei capitali fosse uno dei principi posti alla base del processo di integrazione europeo, i mercati dei capitali sono ad oggi ancora particolarmente frammentati;

            emerge dunque la necessità di fornire alle imprese nuove e più ampie possibilità di raccolta fondi, così da ridurre gli effetti negativi derivanti dalle eventuali strette creditizie. A tal proposito la costruzione di mercati dei capitali fortemente integrati avrebbe come impatto immediato quello di permettere una maggiore diversificazione delle fonti di finanziamento delle imprese e di rendere l'intero sistema economico maggiormente flessibile qualora si presentassero congiunture economiche negative;

            in questo quadro risulta prioritario l'abbattimento dei costi necessari per la costituzione di fondi di investimento;

            il Consiglio europeo sarà anche invitato ad approvare il progetto di raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea sulla politica economica della zona euro per il 2019;

            a tal riguardo, un decisivo miglioramento della composizione e della gestione dei bilanci nazionali, soprattutto per quanto riguarda la spesa in conto capitale, anche con il trasferimento di risorse verso investimenti materiali strategici come il TAV e le grandi reti di collegamento internazionale, aumenterebbe l'impatto dei bilanci pubblici sulla crescita e incrementerebbe la produttività a lungo termine. I miglioramenti del funzionamento dei quadri di bilancio nazionali e la buona gestione della revisione della spesa contribuirebbero a perseguire politiche di bilancio credibili e favorevoli alla crescita;

            le riforme dei mercati intese a rafforzare la concorrenza e a favorire le innovazioni volte al miglioramento del contesto imprenditoriale e della qualità delle istituzioni promuoverebbero un ambiente favorevole allo sviluppo economico;

            sul piano interno, l'Italia avrebbe assoluta necessità di rivedere il sistema giudiziario in modo che si faciliti l'esecuzione dei contratti nonché di prevedere una revisione del codice degli appalti al fine di ridare impulso ad un settore come l'edilizia strategico per la nostra economia;

            sul piano europeo invece, il nostro Paese dovrebbe farsi carico di guidare processi volti a trovare il giusto equilibrio tra la necessità di garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche nazionali, in particolare laddove il rapporto debito-PIL è elevato, come nel nostro caso, e quella di supportare l'economia con interventi che puntino al sostegno degli investimenti e alla creazione di ambienti economici favorevoli alla crescita anche attraverso l'adozione di misure fiscali più convenienti per le imprese;

          con riferimento ai cambiamenti climatici:

            l'Accordo di Parigi, approvato il 12 dicembre 2015 nella XXI sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione sul clima, è stato un importante passo in avanti in un percorso ancora molto lungo e accidentato per contrastare il surriscaldamento globale;

            nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Convenzione sul clima, UNFCCC), l'Accordo ha compreso elementi per una riduzione progressiva delle emissioni globali di gas serra e si è basato, per la prima volta, su principi comuni validi per tutti i Paesi senza distinzione tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo;

            uno degli obiettivi principali è stato quello di orientare i flussi finanziari privati e statali verso uno sviluppo a basse emissioni di gas serra e a migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici;

            in particolare, sono stati decisi i criteri con cui misurare le emissioni di anidride carbonica (CO2) e valutare le misure per contrastare il cambiamento climatico dei singoli Paesi;

            i cambiamenti climatici, quale causa e moltiplicatore di altri rischi, rappresentano una sfida importante per l'umanità e tutti i Paesi e gli attori a livello mondiale devono fare del loro meglio per contrastarli mediante azioni individuali incisive;

            una tempestiva cooperazione internazionale, la solidarietà e un coerente e costante impegno a favore di un'azione comune rappresentano l'unica soluzione per onorare la responsabilità collettiva di preservare l'intero pianeta e la sua biodiversità per le generazioni presenti e future;

            l'8 gennaio 2019, è stata resa nota la proposta di Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) inviata a Bruxelles dal Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell'ambiente e con il Ministero dei trasporti e delle infrastrutture;

            come previsto dal Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio 2018/1999/UE, il documento sarà oggetto di discussione in sede europea nei prossimi mesi, per arrivare a una versione definitiva entro la fine del 2019;

            il Piano, strutturato secondo 5 dimensioni: decarbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, mercato interno dell'energia, ricerca, innovazione e competitività, può rappresentare per il nostro Paese un importante passaggio per la lotta al cambiamento climatico globale;

            il PNIEC contiene gli obiettivi per l'energia e il clima che gli Stati membri si impegnano a raggiungere entro il 2030. Il documento dovrebbe anche indicare gli strumenti - le politiche, le misure e le relative coperture economiche - attraverso i quali, credibilmente, si intendono raggiungere tali obiettivi;

            in questa prospettiva, l'Italia può svolgere una funzione trainante a livello europeo nella direzione di una accelerazione della transizione energetica verso l'utilizzo di fonti rinnovabili e l'efficientamento energetico dei processi produttivi;

            cogliere questa possibilità non significa rallentare il processo infrastrutturale e tecnologico - come molti vorrebbero - quanto piuttosto un impegno dinamico finalizzato a concepire gli investimenti in grandi opere - come il TAV e l'ammodernamento della rete ferroviaria - più concorrenziali e più convenienti, sotto il profilo dell'impatto ambientale, del trasporto su gomma, soprattutto per quanto riguarda le merci;

            un Paese responsabile che guarda al progresso ed alla crescita economica deve prevedere tra i suoi piani di investimento azioni che riguardino la rigenerazione delle grandi città in un'ottica di efficientamento energetico e della rete metro-ferro-tranviaria, un coerente programma di gestione del ciclo dei rifiuti e la non trascurabile prospettiva di una sinergia tra lo Stato ed i privati;

          con riferimento alle relazioni esterne:

            il Consiglio europeo preparerà il vertice UE-Cina, che si terrà il 9 aprile 2019;

            il collegio dei commissari UE riunito a Strasburgo il 12 marzo ultimo scorso ha varato la sua comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio d'Europa sulla nuova "visione strategica" nei rapporti UE-Cina. Il testo presenta dieci raccomandazioni agli Stati e sottolinea che se da un lato l'UE deve "approfondire il suo impegno con la Cina per promuovere interessi comuni", è dall'altro necessario che gli Stati europei si muovano in "piena unità";

            nel testo non si fa menzione diretta del progetto cinese Belt and Road Initiative (BRI) - meglio noto come la "Nuova Via della Seta"- ma la questione è presente ai commissari europei ed in particolare al vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen che nei giorni scorsi ha ricordato come " gli Stati membri che si stanno impegnando in accordi bilaterali con la Cina devono ricordarsi che l'Europa ha le sue regole sulla trasparenza e la concorrenza";

            nei giorni scorsi, l'Unione europea e gli Stati Uniti hanno manifestato forte preoccupazione e una severa reazione riguardo alla prospettiva dell'intesa italo-cinese che esponenti del Governo vorrebbero sottoscrivere a fine marzo;

            nel documento strategico sui rapporti tra Unione europea e Cina che la Commissione europea a Strasburgo dovrebbe approvare entro il mese di marzo, anche in vista del vertice Europa-Cina che si svolgerà il 9 aprile prossimo venturo, viene ribadito che né l'UE, né alcuno Stato membro può raggiungere i suoi obiettivi con la Cina senza piena unità e che "il mancato rispetto di norme base del diritto internazionale, mette a rischio non solo il mercato unico dell'UE, ma gli stessi valori economici e sociali dell'Unione";

            secondo autorevoli fonti di stampa in fase di negoziazione ci sarebbero 29 intese fra enti pubblici e ministeri e 21 accordi fra imprese private o partecipate dallo Stato;

            in caso di sottoscrizione del Memorandum d'intesa con la Cina, sarà fondamentale e imprescindibile che i contratti siano in linea con le politiche europee e che siano chiari i reali interessi politici alla base degli investimenti cinesi;

            l'Unione europea e la Cina si sono impegnate a costruire un partenariato strategico globale, ma in Europa è sempre più diffusa la sensazione che l'equilibrio tra le sfide e le opportunità associate alla Cina si sia modificato, sbilanciando gli interessi a favore della grande potenza orientale;

            basandosi su principi chiaramente definiti, l'UE dovrebbe approfondire il dialogo con la Cina per promuovere gli interessi comuni a livello mondiale senza arretrare politicamente su questioni ritenute "imprescindibili" per le moderne democrazie liberali come il rispetto dei diritti dei lavoratori, sindacali e più in generale di quei diritti umani che sono alla base per un dialogo costruttivo e utile ai fini di una più collaborativa politica commerciale ed industriale;

            l'UE dovrebbe promuovere attivamente condizioni più equilibrate e reciproche che disciplinino settori fondamentali come quello dell'ambiente per lottare in modo più efficace contro i cambiamenti climatici, invitando la Cina ad iniziare a ridurre le sue emissioni entro il 2030, in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi (COP21);

            desta preoccupazione, inoltre, nello scenario politico mondiale la guerra commerciale tra gli Stati Uniti d'America e la Repubblica popolare cinese che sta devastando le filiere internazionali di fornitori su cui, oggi, si fonda il 70 per cento del commercio mondiale;

            la Conferenza delle Nazioni unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad) ha recentemente calcolato come il fatturato di queste "catene di valore" sia destinato a restringersi di 160 miliardi di dollari nei prossimi 3 anni, tagliando di un quarto la crescita annuale globale dei traffici;

            gli effetti di questa guerra doganale rischiano di farsi sentire già oggi sulle decisioni di investimento delle grandi aziende, soprattutto se un mondo all'ombra delle tariffe verrà vissuto come permanente;

            l'Italia, nell'ottica di un consolidato e rinnovato "patto atlantico", dovrebbe farsi carico in sede europea di far assumere ai Paesi membri una posizione unitaria affinché gli USA non adottino politiche protezionistiche tali da costringere l'Europa a rivolgersi altrove per i propri scambi commerciali;

            il Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre ultimo scorso ha riconfermato le sue precedenti conclusioni, nelle quali ha approvato l'accordo di recesso e la dichiarazione politica di sostegno a tale accordo, intendendo procedere alla sua ratifica, essendo l'accordo non rinegoziabile, ma avendo allo stesso tempo riaffermato il desiderio di avere un partenariato quanto più stretto possibile con il Regno Unito in futuro;

            l'Unione europea è pronta subito dopo la firma dell'accordo di recesso a garantire l'avvio degli ulteriori negoziati;

            la soluzione "di salvaguardia" (backstop) è intesa quale polizza d'assicurazione volta a evitare una frontiera fisica sull'isola d'Irlanda, in via temporanea, salvo e fintanto che non sia sostituita da un accordo successivo che garantisca che la frontiera fisica sia evitata, e a garantire l'integrità del mercato unico. L'Unione è fermamente determinata a lavorare ad un accordo successivo che stabilisca, entro il 31 dicembre 2020, modalità alternative per evitare di dover ricorrere ancora alla soluzione "di salvaguardia". In tale eventualità l'Unione si adopererebbe per negoziare con il Regno Unito e concludere un accordo successivo che sostituisca la soluzione "di salvaguardia";

            questione irrisolta, ma necessaria per un più sereno proseguimento dei rapporti di vicinato, è sicuramente il rapporto con la Federazione Russa, che deve essere rivisto al fine di evitare nuove divisioni in Europa e tenendo nel debito conto il peso economico e politico di entrambe le parti, sottolineando e promuovendo al contempo il rispetto della democrazia e dei diritti umani;

            approfondire i rapporti con la Russia è estremamente importante in vista del ruolo strategico che questo Paese svolge sulla scena mondiale. La Russia, dopo l'adesione della Finlandia, è diventata il Paese immediatamente confinante con l'Unione europea e svolge un ruolo essenziale nel garantire la stabilità sul nostro continente oltre a rappresentare un partner economico, commerciale e scientifico di notevole portata;

            l'Italia, dopo la Germania, è il primo partner commerciale della Federazione Russa e le limitazioni sul commercio con la Russia stanno creando un grave danno a diversi settori produttivi italiani;

            appare oltremodo anacronistico il permanere di sanzioni in conseguenza di una questione - come i rapporti Ucraina-Federazione Russa e del rispetto agli accordi di Minsk del 2014 e 2015 - per la quale è impossibile effettuare delle valutazioni di merito oggettive e condivise, sulla quale non si sono potuti valutare progressi apprezzabili;

            il superamento delle sanzioni, che comunque vengono largamente aggirate, attraverso ulteriori passaggi, costituendo però dei maggiori oneri per le nostre imprese, consentirebbe di allargare la coalizione dei Paesi contro il terrorismo e di favorire processi distensivi in tutto il mondo, oltre che nei Paesi del Mediterraneo;

            va, altresì, evidenziato che le sanzioni che inizialmente hanno penalizzato solo la Russia, attualmente stanno avendo conseguenze negative solo nei confronti dell'Italia e dell'Europa;

          con riferimento alla lotta alla disinformazione e la necessità di proteggere l'integrità democratica delle elezioni europee e nazionali in tutta l'UE:

            la lotta alla disinformazione e alla circolazione delle fake news deve necessariamente passare attraverso una collaborazione attiva da parte delle realtà che si occupano di raccogliere, gestire e veicolare le informazioni stesse;

            la Commissione europea ha avanzato la proposta di sottoscrizione volontaria di un codice di condotta da parte di gruppi attivi nel campo dell'online e dell'advertising;

            questa iniziativa è stata raccolta da importanti network come Facebook, Google, Twitter e Mozilla oltre ad altri membri dell'organizzazione EDiMA (European Digital Media Association);

            la Commissione ha sottolineato come l'impegno debba essere intensificato in tempi stretti soprattutto in vista della scadenza relativa alle elezioni che a fine maggio andranno a rinnovare la composizione del Parlamento europeo;

            in questo quadro si rende necessario un approccio unificato, di sistema, che possa facilitare le operazioni di monitoraggio e valutazione, così da far emergere in modo rapido eventuali criticità e intervenire con prontezza quando necessario oltre ovviamente a garantire ai cittadini la possibilità di accedere a informazioni su candidati e programmi non alterate o compromesse;

            secondo un'indagine Eurobarometro, l'83 per cento degli intervistati ha dichiarato che le notizie false costituiscono un pericolo per la democrazia. L'indagine ha anche evidenziato l'importanza di disporre di mezzi di comunicazione di qualità: le persone intervistate ritengono che le fonti di informazione più affidabili siano i mezzi di comunicazione tradizionali (radio 70 per cento, TV 66 per cento, stampa 63 per cento), mentre ci si fida di meno delle fonti di notizie online e dei siti web che pubblicano video, con tassi di fiducia rispettivamente del 26 per cento e del 27 per cento;

            per dare risposta a questi problemi e affrontare queste tendenze, è necessario proporre una serie di misure volte a contrastare la disinformazione online, fra le quali sicuramente risulta essere fondamentale una maggiore alfabetizzazione mediatica che aiuti a riconoscere la disinformazione online e ad accostarsi con occhio critico ai contenuti online;

            non meno importante risulta essere il sostegno agli Stati membri nel garantire processi elettorali solidi contro minacce informatiche sempre più complesse, fra cui la disinformazione online e gli attacchi informatici;

            si ritiene inoltre opportuno aumentare il sostegno al giornalismo di qualità, per un ambiente mediatico pluralistico, vario e sostenibile,

           impegna il Presidente del Consiglio dei ministri a sostenere nel prossimo Consiglio europeo:

              con riferimento al mercato unico, a prevedere:

                a) il miglioramento dei criteri per la libera circolazione dei beni e dei servizi creando le basi per aumentare opportunità di sviluppo economico per le imprese e i cittadini;

                b) la diminuzione delle incombenze burocratiche derivanti dal recepimento di normative europee per generare miglioramenti sostanziali dell'economia reale;

                c) l'adozione di una strategia a lungo termine per l'industria europea al fine di potenziare la competitività, la crescita, l'innovazione e l'export in Europa;

                d) l'elaborazione di strategie per diminuire i costi necessari per la costituzione e la gestione di fondi di investimento, con conseguenze positive sui costi di partecipazione dei risparmiatori agli strumenti di risparmio proposte dai fondi;

                e) la volontà dell'Italia di farsi carico di guidare processi volti a trovare il giusto equilibrio tra la necessità di garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche nazionali e quella di supportare l'economia con interventi che puntino al sostegno degli investimenti e alla creazione di ambienti economici favorevoli alla crescita, anche attraverso l'adozione di misure fiscali più convenienti per i cittadini e le imprese;

          con riferimento ai cambiamenti climatici, ad immaginare:

                a) la previsione di piani di investimento che riguardino la rigenerazione delle grandi città in un'ottica di efficientamento energetico e della rete metro-ferro-tranviaria, un coerente programma di gestione del ciclo dei rifiuti e, in tale ambito, la non trascurabile prospettiva di una sinergia tra lo Stato ed i privati;

                b) l'aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo al fine di dotare imprese ed enti pubblici di strumenti che riducano la quantità di CO2 immessa nell'atmosfera;

                c) la necessità di promuovere attivamente condizioni più equilibrate e reciproche tra UE e Cina che disciplinino settori fondamentali come quello dell'ambiente per lottare in modo più efficace contro i cambiamenti climatici, invitando lo Stato asiatico ad iniziare a ridurre le sue emissioni entro il 2030, in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi (COP21);

          con riferimento alle relazioni esterne:

                a) la necessità di promuovere un approccio responsabile dell'Unione europea riguardo alle politiche economiche e di investimento che la Repubblica popolare cinese intende attuare nei Paesi europei, attraverso un'attenta tutela degli asset strategici, considerando tali tutti gli investimenti che, non solo in ragione dello specifico settore a cui sono diretti, ma anche in funzione della loro entità - sia considerati isolatamente, sia nel contesto della pluralità degli stessi - possano essere valutati come passibili di poter indurre mutamenti di rilievo nella struttura produttiva ed occupazionale comunitaria;

                b) la volontà di profondere ogni sforzo affinché la Cina porti avanti gli impegni di investimenti globali in linea con gli standard internazionali accettati e le migliori pratiche;

                c) l'esigenza di adottare un dialogo politico volto, all'interno del Paese asiatico, a riconoscere maggiori diritti ai lavoratori ed alle loro organizzazioni sindacali e più in generale di quei diritti umani che sono alla base per un dialogo costruttivo e utile ai fini di una più collaborativa politica commerciale ed industriale;

                d) nell'ambito di una cooperazione atlantica, la necessità di assumere una posizione unitaria affinché gli USA non adottino politiche protezionistiche tali da costringere l'Europa a rivolgersi altrove per i propri scambi commerciali;

                e) la necessità di intensificare i lavori, a tutti i livelli europei, per prepararsi alle conseguenze del recesso del Regno Unito, prendendo in considerazione ogni esito possibile;

                f) l'esigenza di tutelare rigorosamente tutti i diritti maturati dai cittadini europei nel Regno Unito in ogni fase del processo di attuazione della Brexit;

                g) la necessità di eliminare le sanzioni economiche nei confronti della Russia, promuovendo un nuovo accordo soddisfacente per la Federazione Russa e per l'Ucraina, ma anche per l'Unione europea, che porti alla normalizzazione dei rapporti amichevoli con un partner importante quale la Federazione Russa;

          con riferimento alla lotta alla disinformazione e la necessità di proteggere l'integrità democratica delle elezioni europee e nazionali in tutta l'UE:

                a) la volontà di proporre l'adozione di una serie di misure volte a contrastare la disinformazione online, fra le quali sicuramente risulta essere fondamentale una maggiore alfabetizzazione mediatica, che aiuti a riconoscere la disinformazione e ad accostarsi con occhio critico ai contenuti sul web;

                b) l'esigenza di assicurare il sostegno agli Stati membri nel garantire processi elettorali solidi contro minacce informatiche sempre più complesse e pericolose;

                c) la necessità di prevedere un sostegno al giornalismo di qualità, volto a promuovere e formare un ambiente mediatico pluralistico, vario e sostenibile.

(6-00057) n. 8 (19 marzo 2019)

GASPARRI, FERRO, AIMI, CRAXI, MALAN, MALLEGNI, VITALI, GALLONE, QUAGLIARIELLO, DAL MAS.

Respinta

Il Senato,

            udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri,

        premesso che:

            il 21 e 22 marzo 2019, nella riunione del Consiglio europeo si affronteranno i seguenti temi: occupazione, crescita e competitività, cambiamenti climatici, relazioni esterne, lotta alla disinformazione e difesa dell'integrità democratica delle elezioni europee e nazionali in tutta l'UE;

            il Consiglio europeo preparerà il vertice UE-Cina, che si terrà il 9 aprile 2019;

            la Belt and Road Iniziative - BRI -, meglio nota come la "Nuova Via della Seta", è un programma strategico infrastrutturale che comprende strade, ferrovie, ponti, aviazione civile, porti, energia e telecomunicazioni, promosso dalla Cina e finalizzato, secondo il presidente cinese Xi Jinping, a migliorare i collegamenti, le comunicazioni e gli scambi commerciali tra gli Stati della zona euroasiatica. Ad oggi, tra i Paesi dell'Unione europea hanno aderito Grecia, Ungheria e Portogallo;

            venerdì 8 marzo ultimo scorso, il sito d'informazione europeo Euractiv ha pubblicato una versione confidenziale del MoU - Memorandum d'intesa - che, come confermato dal presidente del Consiglio Conte, il Governo italiano e il Governo cinese dovrebbero firmare a Roma il 21-23 marzo prossimo venturo, in occasione della visita in Italia del presidente Xi Jinping;

            l'intesa tra l'Italia e la Cina prevedrebbe una struttura per "specifici accordi minori commerciali e di cooperazione", tra cui nuovi investimenti nei porti di Genova, Venezia e Trieste, e tra gli accordi in itinere ve ne sarebbe uno finalizzato ad aumentare la cooperazione tra il colosso dell'energia elettrica cinese, State Grid Corporation of China, e il gruppo italiano Terna S.p.A.;

            da articoli di stampa dell'11 marzo ultimo scorso, emerge che il presidente dell'Autorità portuale di Genova, Paolo Emilio Signorini, - il primo sistema di scalo merci per il Nordovest del Paese e per i collegamenti ferroviari con la Francia, la Spagna, la Germania e il Nord Europa - il prossimo 23 marzo dovrebbe firmare un Memorandum per la costituzione di una società con il più grande gruppo di costruzioni cinese - CCCC - Chinese Communications Construction Company - per la realizzazione di alcune grandi opere necessarie al sistema logistico ligure;

            le imprese cinesi sono entrate in settori fondamentali del made in Italy, quali la chimica, il fashion, le infrastrutture, la telefonia, le banche e le principali "blue chip", con partecipazioni rilevanti, tale da poterne indirizzare gli obiettivi;

            il valore in euro delle esportazioni italiane in Cina è di 13,2 miliardi nel 2018, con un calo del 2,4 per cento rispetto al 2017, il valore delle importazioni di merci cinesi in Italia nel 2018 ammonta a 30,8 miliardi - + 8,2 per cento rispetto al 2017 - e il passivo della bilancia commerciale italiana con la Cina è pari a -17,6 miliardi;

            da qualcuno si preconizza la possibilità di investimenti cinesi in titoli di Stato italiani, per tal via costruendo un'interessante operazione di "window-dressing" dei nostri conti pubblici, ma contemporaneamente rischiando di assoggettarci a creditori che, come dimostra l'esempio statunitense, avrebbero tutte le credenziali per ingerirsi nelle nostre decisioni di politica economica;

            l'Italia fa parte di un preciso quadro di alleanze internazionali;

        considerato che:

            a parere degli scriventi, la BRI ha il malcelato obiettivo di rafforzare l'egemonia della Cina sull'area asiatica e di ampliarne il potere sull'Africa e sull'Europa, considerato che si tratta di una potenza alla quale la politica commerciale sleale e aggressiva e il modello di controllo dello Stato su tutti gli aspetti economici, al quale si ispira, hanno impedito di essere riconosciuta come "economia di mercato" nell'ambito degli accordi dell'Organizzazione mondiale del commercio;

            negli anni, la Belt and Road Iniziative si è dimostrata uno strumento di espansione della presa economica e degli interessi politici della Cina e, talvolta, di autentiche manovre predatorie;

            nei giorni scorsi, l'Unione europea e gli Stati Uniti hanno manifestato forte preoccupazione e una severa reazione riguardo alla prospettiva dell'intesa italo-cinese che esponenti del Governo - come riportato dal Financial Times - vorrebbero sottoscrivere a fine marzo;

            Garret Marquis, portavoce del National Security Council della Casa Bianca, ha evidenziato come il sostegno del Governo italiano difficilmente "porterà benefici sostanziali" al Paese e "potrebbe finire per danneggiare la reputazione globale dell'Italia sul lungo periodo" posto che "l'Italia è un Paese del G7, uno degli alleati più stretti e di lunga data degli USA. È un grande player economico e un brand globale. Firmando la BRI, darebbe sostegno ufficiale a un approccio che sta avendo un impatto negativo sulla governance economica globale";

            le preoccupazioni manifestate dagli Stati Uniti riguardano, in particolare, i rischi legati: all'entrata della Cina in aziende di interesse strategico che hanno un ruolo nella difesa e nelle reti informatiche, ad una "penetrazione in Europa" che alimenterebbe il debito con i suoi finanziamenti in un momento di difficoltà dell'eurozona e al possibile "downgrade" dei rapporti bilaterali Italia-USA;

            un portavoce della Commissione europea ha rimarcato che "nè l'UE, nè alcuno Stato membro può ottenere efficacemente i suoi obiettivi con la Cina senza piena unità. Tutti gli Stati membri individualmente, e nell'ambito della cooperazione sub-regionale come il formato 16+1, hanno la responsabilità di assicurare coerenza con le leggi e le politiche UE e di rispettare l'unità dell'UE nell'attuare tali politiche";

            nelle scorse settimane, il presidente Silvio Berlusconi ha denunciato con chiarezza e con forza il rischio di un'egemonia cinese su molti mercati europei, a cominciare da quello italiano. L'intesa che il governo Conte vorrebbe firmare è dai contenuti ignoti e potrebbe vincolare l'Italia a lungo;

            come rilevato dal presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, "Si dovrebbe essere sovranisti - come sostiene il Governo -, ma si finisce per essere sempre più succubi di altre potenze internazionali, senza tutelare l'interesse nazionale";

            la firma dell'intesa con la Cina ha provocato malumori anche all'interno dello stesso Governo italiano tanto che il sottosegretario agli esteri, Guglielmo Picchi, ha manifestato dubbi sull'opportunità di firmare il Memorandum, chiedendo un'ulteriore riflessione interna all'Esecutivo;

            tutte le manifestazioni dell'Esecutivo sembrano, tuttavia, improntate al solo fine di far fronte, con gli investimenti esteri, all'incapacità di governare la finanza pubblica;

            il porto di Trieste potrebbe essere una prima pedina per un sostanziale controllo cinese di realtà italiane di rilievo strategico;

        rilevato che:

            nel documento strategico sui rapporti tra Unione europea e Cina che la Commissione europea a Strasburgo dovrebbe approvare entro il mese di marzo, anche in vista del vertice Europea-Cina che si svolgerà il 9 aprile prossimo venturo, viene ribadito che né l'UE, né alcuno Stato membro può raggiungere i suoi obiettivi con la Cina senza piena unità e che "il mancato rispetto di norme base del diritto internazionale, mette a rischio non solo il mercato unico dell'UE, ma gli stessi valori economici e sociali dell'Unione";

            sarebbe opportuno e auspicabile che ogni decisione in materia e la firma di accordi impegnativi con la Cina, siano precedute da un confronto parlamentare affinché le Camere vengano preventivamente e puntualmente informate sulla portata delle intese, nella convinzione che sebbene queste possano produrre vantaggi commerciali, restano alti i rischi di una vera e propria colonizzazione economica;

            a parere degli scriventi, in caso di sottoscrizione del Memorandum d'intesa con la Cina, sarà fondamentale e imprescindibile che i contratti siano in linea con le politiche europee e che siano chiari i reali interessi politici alla base degli investimenti cinesi,

         impegna il Presidente del Consiglio dei ministri a porre all'attenzione del Consiglio europeo:

            a) l'esigenza di valutare attentamente il percorso della Belt and Road Iniziative e, in ogni caso, ad evitare la firma di qualsiasi accordo bilaterale tra i Paesi membri con la Cina senza un previo confronto democratico sul piano internazionale e nell'ambito dei rispettivi Parlamenti;

            b) la necessità di promuovere sempre e comunque un approccio responsabile dell'Unione europea riguardo alle politiche economiche e infrastrutturali che la Repubblica cinese intende attuare;

            c) la necessità di profondere ogni sforzo affinché la Cina porti avanti gli impegni di investimenti globali in linea con gli standard internazionali accettati e le migliori pratiche;

            d) la necessità di prevedere misure per definire condizioni di reciprocità nella regolamentazione degli investimenti cinesi nei Paesi membri rispetto a quella degli investimenti dei Paesi membri in Cina.

(6-00058) n. 9 (19 marzo 2019)

CIRIANI, RAUTI, BALBONI, BERTACCO, CALANDRINI, DE BERTOLDI, FAZZOLARI, GARNERO SANTANCHE', IANNONE, LA PIETRA, LA RUSSA, MAFFONI, NASTRI, RUSPANDINI, STANCANELLI, TOTARO, URSO, ZAFFINI.

Respinta

Il Senato,

            udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla riunione del Consiglio europeo dei prossimi 21 e 22 marzo,

        premesso che:

            l'ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio europeo affronterà i temi relativi a occupazione, crescita e competitività, ai cambiamenti climatici, e alle relazioni esterne, con particolare riferimento al prossimo vertice tra Unione europea e la Cina;

            nell'«Analisi annuale della crescita 2019» elaborata dalla Commissione europea nel novembre 2018 nel confermare che l'economia europea è entrata nel sesto anno di crescita ininterrotta, si ribadisce che «in diversi Stati membri il flebile impulso delle riforme, la bassa crescita della produttività e gli elevati livelli di debito gravano sul potenziale di crescita dell'economia», che vi sono notevoli differenze di produttività tra imprese, settori e regioni dell'UE e che proprio le ampie disparità regionali e territoriali «rimangono un'importante fonte di preoccupazione»;

            nell'analisi si afferma, inoltre, che nonostante i progressi compiuti, «le sfide e i rischi esterni sono in aumento», tra i quali in primo luogo figurano l'ascesa economica della Cina e il crescente protezionismo commerciale praticato dagli Stati Uniti;

            in particolare, il documento cita tra le «vulnerabilità persistenti» la bassa crescita della produttività, le persistenti disuguaglianze di reddito e lenta diminuzione della povertà, le disparità regionali e territoriali, l'elevato debito pubblico e privato e altri squilibri macroeconomici persistenti all'interno della zona euro;

            tra le «sfide a breve termine» figurano, tra le altre, l'aumento del protezionismo e tensioni geopolitiche che incidono sulle relazioni commerciali, instabilità sui mercati emergenti, e il graduale ritiro dello stimolo della Banca centrale, mentre tra le «sfide a medio/lungo termine» sono annoverati anche l'impatto dei cambiamenti demografici e il ruolo delle migrazioni;

            l'azione protezionistica avviata dagli Stati Uniti con la introduzione dei dazi su siderurgia e acciaio come reazione al surplus commerciale tedesco rischia di scatenare una guerra commerciale dagli esiti drammatici per le nostre aziende, oltre ad acuire la crisi di alcune economie emergenti che rappresentano per l'Italia importanti partner commerciali e mercati per le esportazioni;

            le imprese italiane sono già gravemente penalizzate a causa delle sanzioni commerciali imposte alla Russia e che negli anni in cui sono state in vigore hanno inflitto perdite al mercato delle esportazioni italiane per tre miliardi di euro ogni anno, colpendo in particolar modo le imprese agroalimentari e il mercato delle tecnologie;

            l'Italia rimane al di sotto della media UE anche per quanto riguarda la percentuale di occupati e il tasso fissato come obiettivo nell'ambito della Strategia «Europa 2020», che consiste nell'elevamento almeno al 67 per cento per i soggetti della fascia d'età compresa tra i 20 ed i 64 anni, appare lontano dall'essere raggiunto;

            sull'occupazione stabile continua a pesare in modo drammatico il costo del lavoro, che in Italia è del dieci per cento superiore a quello che si registra mediamente nel resto d'Europa, prelevando il 49 per cento «a titolo di contributi e di imposte»;

            ancora peggiore, se possibile, è la situazione delle piccole e medie imprese: il total tax rate stimato per una media impresa equivale a un carico fiscale complessivo superiore di quasi venticinque punti rispetto a quello pagato dalla media delle imprese in Europa, sfiorando il 65 per cento;

            questi due oramai cronici fattori di crisi per l'Italia, cui si aggiunge il basso reddito pro capite, non sembrano aver trovato soluzione nelle politiche economiche e fiscali varate sin qui da questo Governo, che più che puntare al rilancio della produttività si concentra sul versante assistenzialistico;

            anche la ripresa degli investimenti pubblici, alla quale l'ultimo DEF aveva riconosciuto un ruolo chiave per sostenere imprese e occupazione, non sembra ancora trovare attuazione e, anzi, si sta assistendo all'abbandono di progetti deliberati da tempo quali la realizzazione della TAV, con enormi danni a imprese e lavoratori coinvolti;

            la doverosa riduzione del debito pubblico non può essere realizzata con le cieche politiche di austerità che derivano dall'applicazione di tali regole, che hanno prodotto effetti devastanti sulla mancata ripresa economica, sull'impoverimento dei cittadini, sull'acuirsi delle disuguaglianze sociali, e hanno agito nel senso di una sistematica disintegrazione del sistema di protezione sociale;

            non è sostenibile imporre le medesime regole finanziarie a Stati diversi per tessuto produttivo, imprenditoriale ed industriale, con differenti capacità economiche e sistemi fiscali assolutamente disomogenei, e con tradizioni, storie e culture diverse, senza tenere conto delle peculiarità di ciascuno di essi;

            inoltre, in ambito regionale e locale i limiti imposti dal patto di stabilità interno stanno penalizzando l'operatività di tali enti anche al di là dei reali disavanzi;

            di converso l'Italia continua a mostrare grandi limiti nella fruizione dei fondi europei, posto che anche nel bilancio annuale dei 76 miliardi messi a disposizione dalla UE nel mese di maggio appena il 32 per cento risulta impegnato e solo il sei per cento rendicontato;

            nel corso del 2018 l'Unione europea ha messo a punto la Strategia per il mercato unico dei beni e servizi, il cui obiettivo principale è quello di rimuovere dal mercato unico gli ostacoli economici che ancora sussistono, al fine di «creare nuove opportunità per i consumatori e per le imprese, incoraggiare l'ammodernamento e l'innovazione, e conseguire risultati pratici a beneficio dei cittadini nella loro vita quotidiana»;

            a fronte di tali ambiziosi propositi il mercato unico è invece spesso caratterizzato da fenomeni di concorrenza sleale tra Stati, praticata attraverso l'applicazione di politiche fiscali disomogenee volte ad attirare le imprese ad operare in uno Stato abbandonandone un altro;

            in questo tipo di pratiche risiede la ragione dei molti fenomeni di delocalizzazione che stanno interessando alcuni Stati membri e in particolar modo l'Italia con la conseguente perdita di posti di lavoro;

            in occasione del Consiglio dell'Unione europea dello scorso 12 marzo dedicato al tema della competitività è stato ribadito che «per affrontare le sfide e cogliere le opportunità emergenti, l'industria abbia bisogno di un ambiente normativo chiaro, prevedibile e non discriminatorio, che favorisca investimenti orientati al futuro»;

            le proposte della Commissione per il prossimo quadro finanziario pluriennale dell'Unione sostengono appieno l'erogazione di maggiori e migliori investimenti da parte delle autorità nazionali e del settore privato;

            il prossimo Consiglio europeo tratterà in termini prioritari il tema dei cambiamenti climatici, con l'obiettivo di affrontarlo in modo strutturato attraverso una strategia di lungo periodo in linea con l'Accordo di Parigi del 2015, che prevede un piano d'azione globale per evitare cambiamenti climatici pericolosi;

            l'Accordo di Parigi, in particolare, punta a limitare l'aumento del riscaldamento a 1,5 °C, a fare in modo che le emissioni globali raggiungano il livello massimo al più presto possibile e a procedere successivamente a rapide riduzioni, in conformità con le soluzioni scientifiche più avanzate disponibili;

            è evidente che per l'UE costituisca una priorità trasformare l'Europa in un'economia con un'efficienza energetica elevata e a basse emissioni di carbonio;

            l'Unione si è, inoltre, posta l'obiettivo di ridurre entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra dell'80-95 per cento rispetto ai livelli del 1990;

            la crisi economica ha portato a un calo della domanda di scambio di quote di emissione dell'UE (EU ETS), istituito per promuovere la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra in modo efficace in termini di costi ed economicamente efficiente, determinando un'ingente eccedenza di mercato;

            il Consiglio e il Parlamento europeo hanno cercato di arginare il problema adottando una decisione volta a creare una riserva stabilizzatrice del mercato per l'EU ETS, finalizzata a rendere il sistema più resiliente agli squilibri tra offerta e domanda di quote di emissione, che sarebbe dovuta partire dal 1º gennaio 2019;

            la programmazione 2014-2020 dedica tre degli undici obiettivi tematici della politica regionale europea alle "azioni per il clima" e comprendono il sostegno della transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, misure per la governance dei rischi e del cambiamento climatico nonché la promozione dell'utilizzo efficiente delle risorse e della tutela ambientale;

            a queste priorità di investimento sono destinati, a livello europeo, 162 miliardi di euro, quasi 19 dei quali sono a disposizione dell'Italia che è lo Stato membro che in valore assoluto deve ancora spendere di più degli altri, avendone sinora utilizzati poco più di cinque;

            il Consiglio europeo preparerà il vertice UE-Cina previsto per il prossimo 19 aprile, rispetto al quale appare opportuno ribadire la necessità di proteggere il mercato comunitario da beni e servizi provenienti da Stati terzi che, non rispettando standard minimi di livello salariale, di tutela del lavoratore e sicurezza sul lavoro, nonché norme di tutela ambientale, riescono a produrre a costi inferiori rispetto alle imprese europee creando una concorrenza sleale che mette in crisi la produzione europea e spinge verso il basso il livello complessivo dei salari e di protezione sociale;

            la Cina, inoltre, continua ad essere il primo Paese al mondo per il consumo di carbone, e a produrre più di un quarto delle emissioni di gas serra a livello globale, quasi quanto Stati Uniti ed Europa messi insieme, e dalla Cina, unitamente a Indonesia, Filippine, Tailandia e Vietnam, arrivano ogni anno nei mari del pianeta oltre quattro milioni di tonnellate di plastica;

            i leader dell'UE a 27 si riuniranno il 21 marzo 2019 per discutere degli ultimi sviluppi rispetto all'uscita dall'Unione della Gran Bretagna, in esito al voto con cui lo scorso 14 marzo la Camera dei Comuni ha approvato un emendamento che prevede un rinvio della data di uscita del Regno Unito dall'Unione oltre il 29 marzo per avere più tempo di prepararsi all'uscita, una volta che sia stato approvato un accordo con l'Unione, dopo che il 12 marzo era stato nuovamente respinto, dal medesimo organo, l'accordo già negoziato,

        impegna il Governo:

          con riferimento ai temi di occupazione, crescita e competitività,

            a sostenere in sede europea la necessità di scorporare dal calcolo del deficit le spese per investimenti, per la prevenzione dei rischi idrogeologici e sismici, e quelle per la sicurezza, e ad introdurre una maggiore flessibilità nella individuazione delle circostanze eccezionali di cui all'articolo 81 della Costituzione;

            ad assumere iniziative urgenti per l'adozione di politiche volte a contrastare la concorrenza fiscale sleale tra Stati membri al fine di contrastare il fenomeno delle delocalizzazioni intracomunitarie;

            a realizzare una politica economica basata sulla difesa del lavoro, dell'industria e dell'agricoltura italiani da concorrenza sleale e direttive UE penalizzanti, e volta a sostenere la produzione industriale e agricola riconoscibile come marchio Italia e la graduale riconversione della produzione esposta alla concorrenza indiscriminata;

            ad adottare politiche industriali efficienti volte a fronteggiare la minaccia all'economia e alla sicurezza del Paese attraverso la tutela delle aziende italiane di rilevanza strategica o ad elevato contenuto tecnologico, spesso permeabili a manovre esterne indirizzate ad assumerne il controllo;

            a promuovere l'adozione di iniziative, in ottemperanza alle previsioni di cui all'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, volte a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, quali le regioni insulari;

            ad avviare negoziati in ambito europeo per rivedere l'impostazione del complesso dei vincoli derivanti dal Fiscal compact, al fine di avviare una politica di crescita sostenibile e di ripresa economica e produttiva, con l'impegno da parte italiana a utilizzare la maggiore flessibilità unicamente in investimenti pubblici e sicurezza;

            ad elaborare un piano di monitoraggio delle risorse destinate dallo Stato e dall'Unione europea al contrasto della disoccupazione e agli altri programmi di sviluppo in favore delle regioni dell'obiettivo convergenza, al fine di verificare che esse siano effettivamente impiegate per i fini previsti e non siano disperse, e al fine di contrastare la lentezza nelle procedure di spesa,

            a promuovere l'adozione di un piano nazionale di interventi, anche di natura fiscale, finalizzato a contrastare la crisi demografica in atto e incentivare la natalità, con provvedimenti strutturali e permanenti;

            a porre con forza la questione del surplus commerciale della Germania che rappresenta una grave distorsione del funzionamento del mercato interno europeo ed è concausa della reazione protezionistica degli Stati Uniti nei confronti dell'Unione europea;

          con riferimento alla Raccomandazione sulla politica economica della zona euro,

            a non dare seguito in alcun modo ad impegni che portino ad ulteriori cessioni di sovranità in ambito monetario e bancario, segnatamente ad esplicitare la contrarietà dell'Italia a qualsiasi ipotesi di creazione di un Fondo monetario europeo;

          con riferimento al tema dei cambiamenti climatici,

            a garantire un utilizzo efficiente delle risorse stanziate a livello europeo e destinate agli interventi a supporto del contrasto ai cambiamenti climatici, monitorando che gli investimenti vengano effettuati in infrastrutture a beneficio diretto della salute dei cittadini e della tutela ambientale;

            a promuovere in sede europea una immediata revisione delle modifiche al Regolamento 715/2007 sulla riduzione delle emissioni di CO2 nel settore dei trasporti, con l'obiettivo di giungere ad una transizione ecologica più morbida, realistica e compatibile con le prospettive di evoluzione tecnologica dell'industria nazionale automobilistica;

            ad attuare in sede nazionale tutte le politiche necessarie al trasferimento modale, prima tra tutte la realizzazione delle tratte ferroviarie ad alta velocità e alta capacità per il trasporto merci, con particolare riferimento a quelle transnazionali già finanziate dall'Unione europea e facenti parte del TEN-T Core Network (es. TAV Torino-Lione);

          con riguardo alle relazioni esterne:

            rispetto al vertice con la Cina in programma il prossimo 9 aprile, a porre come condizione per la stipula di accordi commerciali il rispetto delle politiche ambientali da parte delle aziende cinesi, il cui mancato rispetto ha sin qui determinato un minor costo del lavoro che si ripercuote come un fattore di concorrenza sleale rispetto ai beni di produzione europea;

            a procedere con la massima sollecitudine all'attuazione del Regolamento che introduce nuove norme per esercitare un miglior controllo sugli investimenti diretti provenienti da Paesi terzi per motivi di sicurezza o di ordine pubblico, approvato in via definitiva lo scorso 5 marzo dal Consiglio UE al fine di garantire maggiore tutela agli asset strategici nazionali;

            ad esplicitare fin d'ora la contrarietà dell'Italia alla proroga del regime sanzionatorio nei confronti della Russia, proseguendo sul piano diplomatico l'azione per il rispetto degli accordi di Minsk senza reiterare misure che hanno danneggiato fortemente le imprese italiane;

            al fine di tutelare la produzione e il mercato interno dell'Unione europea da pratiche sleali di concorrenza messe in atto da alcuni Stati non appartenenti all'UE, e in particolare la Cina, si chiede al Governo di attivarsi in sede europea perché sia data piena applicazione alle misure di difesa commerciale previste dalla normativa comunitaria:

                • misure anti-dumping, di cui al Regolamento (UE) 1036 del 2016, applicate principalmente nei confronti di importazioni effettuate sul mercato comunitario da parte di imprese di Paesi terzi che vendono sul mercato europeo prodotti a prezzi inferiori al prezzo di vendita sul mercato d'origine della merce;

                • misure anti-sovvenzione, di cui al Regolamento (UE) 1037 del 2016, applicate nei confronti di importazioni che godono di aiuti e sovvenzioni statali concessi dai Governi alle proprie imprese;

                • misure di salvaguardia, di cui ai Regolamenti (UE) 478 del 2015 e 755 del 2015, destinate a tutelare il mercato e le imprese comunitarie da sensibili alterazioni dei flussi commerciali che minacciano e danneggiano il sistema produttivo dell'UE;

            in particolare, in riferimento alle misure anti-dumping e anti-sovvenzioni, impegna il Governo ad attivarsi in sede europea affinché abbiano piena applicazione le modifiche apportate ai relativi Regolamenti dal Regolamento (UE) 825 del 2018, che introduce le fattispecie di dumping sociale e dumping ambientale, e ad avviare un dibattito per valutare l'eventuale necessità di rendere più rigorosa la normativa;

          con riferimento ai negoziati per l'uscita dall'Unione del Regno Unito,

            a condizionare l'assenso dell'Italia su un eventuale nuovo accordo di recesso ad una dichiarazione esplicita che consenta la reale salvaguardia solida, operativa e giuridicamente vincolante delle indicazioni geografiche, stante la rilevanza che esse rivestono per il sistema produttivo del nostro Paese, essendo peraltro inaccettabile che tale questione venga semplicemente rinviata - senza adeguate garanzie per l'Italia - ad un successivo accordo commerciale, quando la stessa UE non avrà più sufficiente potere contrattuale una volta approvato il documento di recesso;

            in caso di no deal, ad attivare immediati contatti con le autorità britanniche volte a garantire la salvaguardia dei diritti dei cittadini italiani che vivono e lavorano nel Regno Unito, consentendo loro l'immediato rilascio di permessi di lavoro che possano garantire la loro permanenza in territorio britannico senza disagi né discriminazioni;

            a sostenere la necessità di un accordo che non riproponga "frontiere dure" tra il Regno Unito e la Repubblica d'Irlanda, al fine di scongiurare il riacuirsi di tensioni mai definitivamente sopite.

(6-00059) n. 10 (19 marzo 2019)

CIRIANI, RAUTI, BALBONI, BERTACCO, CALANDRINI, DE BERTOLDI, FAZZOLARI, GARNERO SANTANCHE', IANNONE, LA PIETRA, LA RUSSA, MAFFONI, NASTRI, RUSPANDINI, STANCANELLI, TOTARO, URSO, ZAFFINI.

Respinta

Il Senato,

            udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in relazione al documento di intesa tra il Governo della Repubblica popolare cinese sulla collaborazione all'interno del progetto economico "Via della Seta";

        premesso che:

            il Governo intende sottoscrivere il Memorandum d'intesa con la Cina in occasione della visita in Italia del presidente cinese Xi Jinping;

            il testo dell'accordo, nonostante la svolta epocale che sottende in termini commerciali ed industriali, è stato tardivamente reso pubblico con grave compromissione della possibilità di una seria ed articolata discussione politica;

            il Memorandum, noto come "Memorandum of understanding" (MoU) è un accordo che prevede sei settori di cooperazione fra Italia e Cina, supportati dalla Aiib, la Banca per gli investimenti asiatica:

                - trasporti e infrastrutture, sfocianti in progetti comuni come "strade, ferrovie, ponti, aviazione civile, porti, energia - tra cui fonti rinnovabili e gas naturale - e telecomunicazioni";

                - commercio ed investimenti, al fine di accrescere investimenti e flussi di commercio in entrambe le direzioni, così come la collaborazione industriale bilaterale, ribadendo la comune volontà di favorire un sistema commerciale e di investimenti libero ed aperto e di contrastare il protezionismo;

                - collaborazione finanziaria, favorendo sinergie fra le istituzioni dei due Paesi o finanziando congiuntamente progetti in Italia e all'estero;

                - collaborazione culturale, universitaria e in ambito Unesco, ipotizzando gemellaggi fra i siti Unesco dei rispettivi Paesi;

                - cooperazione allo sviluppo ecosostenibile, con politiche congiunte o comuni nel settore della protezione ambientale e dei cambiamenti climatici;

            il testo dell'accordo è frutto di una serie di incontri a partire dallo scorso anno che hanno coinvolto il Ministro dello sviluppo economico, il sottosegretario allo sviluppo economico Geraci e il Presidente del Consiglio;

            il testo è stato oggetto di frizioni in seno alla maggioranza e solo in dirittura di arrivo il ministro Salvini ha assicurato l'appoggio di Lega, avendo in precedenza criticato il Memorandum sino a giungere a paventare scenari da "colonia" per l'Italia;

            il dossier internazionale per la stesura del testo è stato particolarmente seguito dal sottosegretario Michele Geraci che da sempre sostiene la necessità di una maggiore interazione commerciale, industriale e finanziaria con la Cina;

            il sottosegretario Geraci conosce profondamente la Cina per aver lavorato come docente in alcune Università cinesi, per aver costituito la cosiddetto "Task Force Cina" e per aver assunto Lingjia Chen, 26 anni, nel suo staff personale di stanza a Shangai presso l'ICE;

            il sottosegretario Geraci ha dunque intessuto i rapporti che hanno condotto al presente Memorandum, accompagnando i passi delle strategiche scelte italiane prodromiche alla firma;

            si ricorda in particolare che, nel corso dello scorso anno, il Governo italiano aveva già attivato intese interlocuzioni con il Governo cinese e lo scorso agosto lo stesso ministro dell'economia e delle finanze Tria si era recato in Cina, non solo per affrontare i temi di investimenti che sono oggi oggetto del Memorandum, ma anche per verificare l'interesse cinese per i titoli di stato italiani;

            il 9 novembre 2018 sempre il sottosegretario Geraci, in sede europea, ha dato atto del cambio di rotta del Governo italiano in ordine al provvedimento di screening sugli investimenti esteri che prevedeva l'obbligo per ogni Stato membro che riceveva un'offerta di acquisto per gli asset strategici da parte di un'impresa di Stato o azienda privata con sede in Stati non appartenenti alla UE, di informare la Commissione europea, con il chiaro fine di contrastare lo shopping industriale negli asset da strategici da parte di potenze extraeuropee;

            il 5 marzo 2019 il Consiglio europeo ha dunque approvato il regolamento sullo screening europeo con l'astensione dell'Italia;

            il Memorandum è stato dunque a lungo preparato dal Governo italiano, pur non essendo mancate notevoli frizioni in seno alla maggioranza, come già sopra ricordato;

            nonostante la lunga e articolata preparazione, le fitte interlocuzioni in diversi ambiti e coinvolgenti diversi Ministeri, le prodromiche posizioni assunte in sede europea al fine di pervenire alla firma del Memorandum, il contenuto dello stesso è stato mantenuto ad un livello di riservatezza che ha reso impossibile un approfondito dibattito sul suo contenuto che potrebbe profilarsi come epocale nei rapporti fra Cina e Italia;

            i livelli di cooperazione coinvolgono settori ed asset strategici quali le infrastrutture e delicati, anche per la sicurezza nazionale, quali le telecomunicazioni;

            i livelli di cooperazione coinvolgono anche gli scambi commerciali ed industriali;

            in particolare le infrastrutture strategiche, quali i porti, sono a pieno titolo inserite nel presente Memorandum;

            nondimeno il tema delle telecomunicazioni, con tutto ciò che comporta la tecnologia 5G in termini di sicurezza nazionale, è oggetto del presente Memorandum;

            in particolare questo ultimo aspetto delle telecomunicazioni in relazione alle nuove tecnologie 5G è stato oggetto di attenzione di diversi Stati nazionali che hanno assunto un atteggiamento opportunamente improntato a precauzione e cautela nei bandi per le infrastrutture 5G;

            il Memorandum interviene anche sugli scambi commerciali e sugli scambi industriali;

            è pur vero che i rapporti commerciali tra Cina e Occidente sono consolidati da tempo e coinvolgono negli scambi commerciali gli Stati Uniti con un interscambio di oltre 600 miliardi di dollari e la Germania con interscambi di circa 2.000 miliardi di dollari;

            allo stesso modo non può essere sottaciuto che 13 Stati europei hanno già firmato Memorandum di intesa con la Cina;

            per quanto quindi il Memorandum Italia-Cina non rappresenti una anomalia nel panorama europeo e occidentale, Fratelli d'Italia ritiene necessario stabilire chiare garanzie a tutela della sicurezza, della produzione e dell'interesse nazionale,

        impegna il Governo:

            1) a tutelare, nell'ambito del cosiddetto MoU, la produzione e il mercato interno da eventuali pratiche sleali di concorrenza, attivandosi, sin d'ora, perché sia data piena applicazione, nell'ambito dei rapporti scaturenti dalla firma del Memorandum, alle misure di difesa commerciale previste dalla normativa comunitaria:

                • misure anti-dumping, di cui al Regolamento (UE) 1036 del 2016, applicate principalmente nei confronti di importazioni effettuate sul mercato comunitario da parte di imprese di Paesi terzi che vendono sul mercato europeo prodotti a prezzi inferiori al prezzo di vendita sul mercato d'origine della merce;

                • misure anti-sovvenzione, di cui al Regolamento (UE) 1037 del 2016, applicate nei confronti di importazioni che godono di aiuti e sovvenzioni statali concessi dai Governi alle proprie imprese;

                • misure di salvaguardia, di cui ai Regolamenti (UE) 478 del 2015 e 755 del 2015, destinate a tutelare il mercato e le imprese comunitarie da sensibili alterazioni dei flussi commerciali che minacciano e danneggiano il sistema produttivo dell'UE.

            2) ad attivarsi in ogni caso per proteggere, nell'ambito degli scambi scaturenti dal Memorandum, il mercato interno dalla introduzione di beni e servizi che, non rispettando standard minimi di livello salariale, di tutela del lavoratore e sicurezza sul lavoro, nonché norme di tutela ambientale, potrebbero configurare una concorrenza sleale e conseguenzialmente mettere in crisi la produzione nazionale, spingendo verso il basso il livello complessivo dei salari e di protezione sociale;

            3) a rivedere la posizione sul provvedimento relativo allo screening degli investimenti esteri in Europa ed in Italia, in particolare in relazione alle infrastrutture strategiche, sottoscrivendolo immediatamente ed in ogni caso attivando un meccanismo italiano, altrettanto stringente, di screening su eventuali investimenti cinesi sulle infrastrutture strategiche in relazione al MoU;

            4) a tutelare le infrastrutture strategiche, escludendo espressamente la vendita della proprietà delle stesse e introducendo apposita "clausola di salvaguardia dell'interesse nazionale" in qualsivoglia concessione delle stesse;

            5) a introdurre in ogni caso di concessione della gestione delle infrastrutture scaturenti eventualmente dal Memorandum in esame la clausola della golden share in forza del quale uno Stato, durante o a seguito di un processo di privatizzazione, totale o parziale, di un'azienda pubblica, si riserva dei poteri speciali, indipendentemente dall'effettivo numero di azioni da esso possedute;

            6) ad escludere dal Memorandum la possibilità di cessione della proprietà o anche solo della gestione di società operanti in ambiti di attività definiti di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni e delle telecomunicazioni;

            7) a ridefinire ed allargare l'insieme delle aziende ritenute strategiche, non ricomprendendo solo quelle appartenenti a settori strategici, ma allargandolo alle aziende con determinati livelli di fatturato che, una volta acquisite da entità non italiane, potrebbero essere delocalizzate in altre nazioni arrecando grave danno all'economia ed all'occupazione italiana;

            8) ad inserire nell'attuale normativa un obbligo di assenso preventivo da parte dello Stato italiano, da rilasciarsi con tempistiche massime di 30 giorni, all'avvio di trattative riguardanti le cessioni in toto od in parte, di aziende dei settori ritenuti strategici, nell'ambito degli scambi commerciali ed industriali previsti dal MoU;

            9) a prevedere che AIIB, la Banca per gli investimenti asiatica ed il sistema bancario italiano segnalino preventivamente al Governo le criticità finanziarie, anche in prospettiva, riguardanti le aziende appartenenti a settori strategici coinvolte negli accordi di cooperazione commerciale ed industriale del MoU;

            10) a prevedere strumenti economici e giuridici volti a rafforzare il contrasto nei confronti di investimenti stranieri coinvolti nel MoU e volti eventualmente a depauperare il nostro patrimonio aziendale ancor più se considerato strategico;

            11) a prevedere, negli accordi scaturenti dal MoU, iniziative volte a scongiurare eventuali "scalate" a danno dei nostri principali asset strategici, per il tramite della acquisizione della proprietà delle stesse o anche della esclusiva gestione delle stesse;

            12) ad attivare, nell'ambito del MoU e degli eventuali successivi accordi e iniziative ad esso riconducibili, strumenti economici, giuridici, scambi di informazioni, diffusione e valorizzazione di prassi commerciali ed industriali volte al contrasto dell'evasione, della contraffazione e dell'illegalità commerciale di qualsivoglia azienda con sede in Italia e a gestione cinese;

            13) ad escludere tassativamente dal Memorandum il settore strategico delle telecomunicazioni in relazione alla tecnologia 5G sino a completa ed esaustiva istruttoria dei nostri servizi segreti che possa escludere qualsivoglia rischio per la sicurezza nazionale e per lo spionaggio politico ed industriale .

Allegato B

Integrazione all'intervento del senatore Ferrazzi nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri

Signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, al secondo punto all'ordine del giorno della riunione del Consiglio europeo vi è la questione dei cambiamenti climatici. Il Consiglio dovrà fornire gli orientamenti sulla direzione generale e sulle priorità politiche che serviranno a definire, entro il 2020, la strategia di lungo termine che l'Unione europea dovrà perseguire per restare in linea con i parametri previsti dall'Accordo di Parigi.

L'Italia arriva a questo appuntamento con una posizione poco chiara. Su moltissimi aspetti assolutamente contraddittoria.

D'altronde le premesse erano inequivocabili e non lasciavano alcuna speranza per una inversione di tendenza.

La Lega a guida Matteo Salvini ha votato contro l'Accordo di Parigi ovvero ha ritenuto, irresponsabilmente, di respingere il primo accordo universale e giuridicamente vincolante, sottoscritto da 195 Paesi, sul clima che ha assunto quale priorità la necessità di mantenere l'aumento medio della temperatura ben al di sotto di 2° C.

In Parlamento europeo la Lega ha votato contro anche sulla direttiva per le energie rinnovabili, sui provvedimenti per l'efficienza energetica, sulle emissioni di CO2 delle automobili, sul regolamento per la contabilizzazione dei gas effetto serra per gli obiettivi climatici 2030 nonché sulla direttiva per la riduzione della plastica monouso.

Il 14 marzo scorso il Parlamento europeo si è già espresso sulla questione dei cambiamenti climatici ed ha approvato a larga maggioranza, con esplicito riferimento alla mobilitazione "Fridays for Future", le risoluzioni sul clima e sull'aria pulita.

Nella prima, in particolare, si indica la necessità di innalzare gli obiettivi su energia e clima, azzerando le emissioni nette di CO2 entro il 2050, e sono stati innalzati gli obiettivi delle riduzioni delle emissioni di CO2 al 55 per cento entro il 2030.

Ci troviamo dunque di fronte ad un passaggio d'epoca nel quale l'Unione europea definisce una strategia di lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra in conformità dell'Accordo di Parigi.

La Lega del vicepresidente Salvini avversa tutto questo ed impone, come sempre al Governo italiano, in quanto primo azionista, una situazione paralizzante, fuori dal corso della storia.

Il risultato? Zero percorsi per una strategia europea di azzeramento delle emissioni entro la metà del secolo; zero aspetti sociali che accompagnino questa transizione; zero obiettivi intermedi; zero contributi settoriali; zero politica energetica; zero politica industriale; zero ricerca e innovazione; zero finanziamenti; zero azione globale per il clima.

Zero non è solo un riferimento algebrico per significare la nullità delle scelte e delle azioni intraprese per fronteggiare, in un contesto globale, i mutamenti climatici.

Zero è il voto che si merita questo Governo e questa maggioranza per l'assenza di tematiche così importanti e decisive per il futuro del pianeta.

Quindi non solo in Italia, ma anche in Europa i parlamentari europei dei Gruppi dei 5 stelle e della Lega si sono mostrati divisi, con la Lega che ha votato contro la proposta infine adottata dal Parlamento la scorsa settimana.

Signor Presidente quando parliamo di ambiente non possiamo considerare marginale la necessità di affrontare il nesso che c'è tra questione ambientale e giustizia sociale.

La maggior parte dei migranti che premono alle nostre porte sono "esuli ambientali". Sono migranti in fuga dalla siccità, dalle terre rese aride, dai cataclismi, dalla povertà che genera tali drammatiche situazioni.

Sono 24 milioni gli esuli ambientali nel 2016, più del triplo degli esuli da guerra (7 milioni): lo dice il rapporto sottoscritto e presentato da centinaia di scienziati all'Assemblea Onu di Nairobi.

Riuscirà questo Governo ad uscire dal feticcio propagandistico sui clandestini, riuscirà ad uscire dalla spirale dell'odio e della paura, riuscirà a misurarsi seriamente sul tema più generale della crisi ambientale?

Per farlo occorre presidiare di più i Ministeri, fare qualche selfie in meno e ostentare meno supponenza. Per farlo occorre sapere ascoltare e lavorare seriamente, sporcandosi le mani.

Signor Presidente, se proprio non volete ascoltare gli scienziati, ascoltate almeno il monito che il presidente Mattarella ha rivolto alla politica e alle istituzioni affinché si adottino misure concrete per evitare che non si ripetono più sciagure come quella prodotta dalla tempesta Vaia in Veneto, tanto per citare l'ultimo evento catastrofico in ordine di tempo.

Il 7 dicembre a Pieve di Cadore, in provincia di Belluno, si sono ritrovati moltissimi relatori, studiosi, amministratori. Erano più di 250 i presenti e tra questi i sindaci del Cadore. All'unisono è stato ribadito che il fattore principale che ha scatenato il fenomeno è stato il mutamento climatico. Da tempo, infatti, sull'arco alpino si assiste a fenomeni "anormali" sempre più intensi e frequenti.

Signor Presidente, i miei toni possono sembrare aspri e le mie parole oltremodo dure, ma non posso deflettere su questi argomenti.

Da sempre sono attento all'ambiente, al rispetto dell'ecosistema, alla casa comune che ci ospita.

Non è con gli slogan, con le bugie, con gli equilibrismi e con la propaganda permanente che si difende l'ambiente e si può guardare al futuro con fiducia e occhi diversi.

Non è nemmeno con la politica che cerca costantemente i nemici per sfuggire alle proprie responsabilità.

Signor Presidente, il Piano energia e clima, inviato a Bruxelles dal Governo italiano, non risponde agli obiettivi fissati dal Pacchetto energia e clima dell'Unione europea, sia per quanto riguarda le emissioni, sia per le misure riguardanti l'efficienza energetica e sia la promozione delle rinnovabili. Non sono chiari gli obiettivi e il Piano non dà garanzie sull'effettiva adeguatezza degli strumenti attivati.

È con le scelte, con le strategie di lungo periodo, con le conseguenti politiche che si costruisce un futuro diverso.

Nel ciclo dei rifiuti non basta dire no ai termovalorizzatori ma servono gli impianti capaci di abbattere il conferimento in discarica.

Occorre scegliere sull'end of waste e uscire dall'increscioso balletto al quale abbiamo assistito durante la fase della manovra finanziaria e durante la discussione sul decreto semplificazioni. A rimetterci per questa mancata decisione saranno le imprese con conseguente perdita di posti di lavoro e con la possibilità che siano esportate all'estero economie ed innovazione.

Occorre saper scegliere tra legalità, buon governo del territorio e condoni.

Non si può permettere che siano devastate ampie aree del nostro straordinario Paese.

Il cattivo esempio viene da voi che, utilizzando una norma necessaria per affrontare con urgenza il dramma di Genova, avete previsto un condono tombale per Ischia, territorio già saccheggiato e a rischio idrogeologico.

Ed ora vi state preparando a inserire un nuovo condono edilizio nel decreto sblocca cantieri.

Come dire, largo ai furbi e alla corruzione anche per altre norme inserite nel provvedimento.

Signor Presidente, occorre rivedere gli incentivi ai combustibili fossili e i sussidi per attività non sostenibili economicamente e ambientalmente.

Occorre favorire la riduzione dei consumi di benzina e gasolio attraverso soluzioni alternative di trasporto pubblico e privato.

Occorre promuovere il riuso, il ripristino e la messa in sicurezza delle infrastrutture e dei territori.

Occorre sostenere un forte rilancio delle energie rinnovabili e significativi interventi per il risparmio e l'efficienza energetica.

Occorre favorire la rigenerazione urbana ed energetica degli edifici e che contrastino il consumo di suolo.

Occorre una cura del ferro nel nostro Paese: altro che bloccare i progetti già visti, rivisti e finanziati!

Signor Presidente, la scorsa settimana milioni di giovani in tutto il mondo hanno dato vita al Friday For Future. Li ha uniti il coraggio, l'esempio e la determinazione di Greta Thunberg, una giovane ragazza svedese.

Signor Presidente, dica al senatore Bagnai che non è Greta ad essere uscita da un film dell'orrore, ma è la sua politica miope e pericolosa che lì ci sta portando; la politica della Lega di Salvini, di Trump, di Putin, di Bolsonaro.

Se ci riuscite, fate un sussulto di dignità e di responsabilità. Se non ci riuscite, prendetene atto e fate un passo indietro.

L'Italia merita ben altro e ha conquistato ruolo e prestigio in Europa e nel mondo quando "l'Italia ha fatto l'Italia".

Così ci portate in un vicolo cieco e pericoloso. Non ce lo possiamo permettere.

Mi vengono in soccorso le parole di Greta: "Non siete abbastanza maturi da dire le cose come stanno. Lasciate persino questo fardello a noi bambini". È tempo di prenderlo noi questo fardello, per noi e per i nostri figli.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo 2019 e sul memorandum d'intesa tra il Governo italiano e il Governo cinese nell'ambito del progetto economico "Via della Seta":

sulla proposta di risoluzione n. 3, il senatore Errani avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sulla proposta di risoluzione n. 5, il senatore Marcucci avrebbe voluto esprimere un voto di astensione.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori:Aimi, Barachini, Barboni, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Candiani, Cangini, Cattaneo, Cioffi, Crimi, D'Angelo, De Poli, Di Piazza, Faraone, Fattori, Giacobbe, Iori, L'Abbate, Maffoni, Mallegni, Mantero, Merlo, Messina Alfredo, Moles, Monti, Napolitano, Pagano, Pepe, Ronzulli, Santangelo e Siri.

Sonoassenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Taverna, per attività di rappresentanza del Senato; Taricco, per attività della 9a Commissione permanente; Di Micco, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Casini, Malan, Montevecchi, Rufa e Verducci, per attività dell'Assemblea dell'Unione Interparlamentare.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

La Presidente del Gruppo parlamentare Forza Italia - Berlusconi Presidente, con lettera in data 13 marzo 2019, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

9a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Mangialavori, cessa di farne parte il senatore Berutti;

10a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Tiraboschi, cessa di farne parte il senatore Mangialavori;

13a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Berutti, cessa di farne parte la senatrice Tiraboschi.

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

In data 18 marzo 2019, è stata trasmessa alla Presidenza la risoluzione della 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), approvata nella seduta del 12 marzo 2019, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni per il proseguimento delle attività di mobilità in corso ai fini dell'apprendimento a titolo del programma Erasmus+ nel quadro del recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord ("Regno Unito") dall'Unione europea (COM(2019) 65 definitivo) (Doc. XVIII, n. 12).

Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati, nonché, ai sensi dell'articolo 144, comma 2-bis, del Regolamento, ai Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio dell'Unione europea e della Commissione europea.

Commissione parlamentare per la semplificazione, variazioni nella composizione

Il Presidente della Camera dei deputati, in data 13 marzo 2019, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per la semplificazione il deputato Maurizio Carrara in sostituzione del deputato Galeazzo Bignami, dimissionario.

Procedimenti relativi ai reati previsti dall'articolo 96 della Costituzione, trasmissione di decreti di archiviazione

Con lettera in data 5 marzo 2019, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha comunicato, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, che il Collegio per i reati ministeriali, costituito presso il suddetto tribunale, ha disposto, con decreto in data 22 febbraio 2019, l'archiviazione degli atti relativi ad ipotesi di responsabilità penale nei confronti del professor Ferruccio Fazio.

Domande di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, presentazione di relazioni

In data 14 marzo 2019, il senatore Grasso ha presentato la relazione di minoranza della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di Ministro dell'interno pro tempore (Doc. IV-bis, n. 1-A/bis).

In data 18 marzo 2019, il senatore De Falco ha presentato la relazione di minoranza della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di Ministro dell'interno pro tempore (Doc. IV-bis, n. 1-A/ter).

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Senatori Giarrusso Mario Michele, Pisani Giuseppe, Marinello Gaspare Antonio, Mollame Francesco, Montevecchi Michela, Lupo Giulia, Ferrara Gianluca, Lanzi Gabriele, Auddino Giuseppe, Di Girolamo Gabriella, Santillo Agostino, Pellegrini Marco, Dessi' Emanuele, Corbetta Gianmarco, Guidolin Barbara, Castellone Maria Domenica, Croatti Marco, Mininno Cataldo, Corrado Margherita, Piarulli Angela Anna Bruna, Romagnoli Sergio, Accoto Rossella, Vanin Orietta, Di Micco Fabio, Di Nicola Primo, Girotto Gianni Pietro, Vaccaro Sergio, Puglia Sergio, Coltorti Mauro, Lannutti Elio, Ricciardi Sabrina, Evangelista Elvira Lucia, Trentacoste Fabrizio, Riccardi Alessandra, Vono Gelsomina, Pacifico Marinella, Russo Loredana, Romano Iunio Valerio, Campagna Antonella, Castiello Francesco, Moronese Vilma, Leone Cinzia, Giannuzzi Silvana, Patuanelli Stefano, Romeo Massimiliano, Pillon Simone

Modifica dell'articolo 416-ter del codice penale in materia di voto di scambio politico-mafioso (510-B)

(presentato in data 08/03/2019)

S.510 approvato dal Senato della Repubblica C.1302 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati (assorbe C.766);

Ministro per gli affari europei

Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2018 (822-B)

(presentato in data 13/03/2019)

S.822 approvato dal Senato della Repubblica C.1432 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati;

Onn. Iezzi Igor Giancarlo, Sarti Giulia, Molinari Riccardo, D'Uva Francesco, Bordonali Simona, Brescia Giuseppe, De Angelis Sara, Macina Anna, Giglio Vigna Alessandro, Alaimo Roberta, Invernizzi Cristian, Baldino Vittoria, Maturi Filippo, Berti Francesco, Stefani Alberto, Bilotti Anna, Tonelli Gianni, Corneli Valentina, Vinci Gianluca, Dadone Fabiana, D'Ambrosio Giuseppe, Dieni Federica, Silvestri Francesco, Tripodi Elisa, Frassini Rebecca

Distacco dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e loro aggregazione alla regione Emilia-Romagna, nell'ambito della provincia di Rimini, ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione (1144)

(presentato in data 13/03/2019)

C.1171 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.1019);

Onn. Gallo Luigi, Lattanzio Paolo, Acunzo Nicola, Azzolina Lucia, Bella Marco, Belotti Daniele, Carbonaro Alessandra, Casa Vittoria, Colmellere Angela, Fogliani Ketty, Furgiuele Domenico, Latini Giorgia, Mariani Felice, Marzana Maria, Melicchio Alessandro, Nitti Michele, Patelli Cristina, Racchella Germano, Sasso Rossano, Testamento Rosa Alba, Torto Daniela, Tuzi Manuel, Villani Virginia

Modifiche all'articolo 4 del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112, nonché introduzione dell'articolo 42-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di accesso aperto all'informazione scientifica (1146)

(presentato in data 15/03/2019)

C.395 approvato dalla Camera dei deputati.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Rufa Gianfranco, Romeo Massimiliano, Cantu' Maria Cristina, Fregolent Sonia, Marin Raffaella Fiormaria, Ripamonti Paolo, Marti Roberto, Pianasso Cesare, Pisani Pietro, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Rivolta Erica, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano

Attività di competenza della professione regolamentata di Tecnologo Alimentare, finalizzata all'agevolazione del riconoscimento autorizzativo per il sostegno alle produzioni alimentari (1130)

(presentato in data 08/03/2019);

senatore Ferrazzi Andrea

Misure per la rigenerazione urbana (1131)

(presentato in data 11/03/2019);

senatore Nannicini Tommaso

Norme in materia di giusta retribuzione, rappresentanza sindacale, efficacia della contrattazione collettiva e partecipazione dei lavoratori (1132)

(presentato in data 11/03/2019);

senatrice L'Abbate Patty

Disposizioni per prevenire e ridurre i rifiuti in plastica per la tutela degli ecosistemi terrestri e marini (1133)

(presentato in data 11/03/2019);

senatori Aimi Enrico, Mallegni Massimo, Ferro Massimo, Floris Emilio, Toffanin Roberta, Cangini Andrea, Masini Barbara, Galliani Adriano, Gallone Maria Alessandra, Conzatti Donatella

Introduzione dell'articolo 612-ter del codice penale, concernente il reato di diffusione illecita di immagini di carattere sessuale (1134)

(presentato in data 12/03/2019);

senatore Nencini Riccardo

Interventi per la salvaguardia del carattere storico, monumentale e artistico di Siena e per la tutela delle sue storiche contrade e delle associazioni di contradaioli della città (1135)

(presentato in data 12/03/2019);

Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale

Ministro per gli affari europei

Ratifica ed esecuzione dell'accordo quadro tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e l'Australia, dall'altra, fatto a Manila il 7 agosto 2017 (1136)

(presentato in data 13/03/2019);

Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale

Ministro per gli affari europei

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo che istituisce la Fondazione internazionale tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, ed i Paesi dell'America latina e dei Caraibi, dall'altra, fatto a Santo Domingo il 25 ottobre 2016 (1137)

(presentato in data 13/03/2019);

Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di Cooperazione culturale e scientifica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dominicana, fatto a Santo Domingo il 5 dicembre 2006 (1138)

(presentato in data 13/03/2019);

Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana ed il Governo della Repubblica Democratica Socialista dello Sri Lanka sulla cooperazione nei campi della cultura, dell'istruzione, della scienza e della tecnologia, fatto a Roma il 16 aprile 2007 (1139)

(presentato in data 13/03/2019);

Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Mozambico, fatto a Maputo l'11 luglio 2007 (1140)

(presentato in data 13/03/2019);

Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale

Ministro per gli affari europei

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione sul partenariato e sullo sviluppo tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica islamica di Afghanistan, dall'altra, fatto a Monaco il 18 febbraio 2017 (1141)

(presentato in data 13/03/2019);

Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana ed il Governo della Repubblica Kirghisa sulla cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, fatto a Bishkek il 14 febbraio 2013 (1142)

(presentato in data 13/03/2019);

Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale

Ratifica ed esecuzione della Carta istitutiva del Forum internazionale dell'Energia (IEF), con Allegato, fatta a Riad il 22 febbraio 2011 (1143)

(presentato in data 13/03/2019);

senatore Sileri Pierpaolo

Istituzione della giornata nazionale della salute dell'uomo (1145)

(presentato in data 13/03/2019);

senatore De Bonis Saverio

Modifiche all'articolo 6-bis del decreto-legge 5 maggio 2015, n. 51, convertito, con modificazioni dalla legge 2 luglio 2015, n. 91, in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi, di sostegno alle imprese agricole colpite da eventi di carattere eccezionale e di razionalizzazione delle strutture ministeriali (1147)

(presentato in data 13/03/2019);

senatori Romeo Massimiliano, Barbaro Claudio, Pellegrini Emanuele, Nisini Tiziana, Pittoni Mario, Rufa Gianfranco, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano

Interventi per sostenere la candidatura di Milano-Cortina d'Ampezzo ai Giochi olimpici invernali del 2026 (1148)

(presentato in data 14/03/2019);

senatori Bottici Laura, Vanin Orietta, Lannutti Elio, Castaldi Gianluca, Guidolin Barbara, Gallicchio Agnese, Donno Daniela, Leone Cinzia, Ferrara Gianluca, Maiorino Alessandra, Pellegrini Marco

Norme riguardanti il trasferimento al patrimonio disponibile e la successiva cessione a privati di aree demaniali nel Comune di Chioggia (1149)

(presentato in data 14/03/2019);

senatori Romeo Massimiliano, Pellegrini Emanuele, Campari Maurizio, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano

Norme riguardanti l'organizzazione e gestione dell'Autodromo nazionale di Monza per lo svolgimento del Gran Premio d'Italia di Formula 1 (1150)

(presentato in data 14/03/2019);

Presidente del Consiglio dei ministri

Delega al Governo per la revisione del codice civile (1151)

(presentato in data 19/03/2019);

Ministro della difesa

Ministro per la pubblica amministrazione

Delega al Governo per la semplificazione e la razionalizzazione della normativa in materia di ordinamento militare (1152)

(presentato in data 19/03/2019).

Disegni di legge, assegnazione

In sede deliberante

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Patuanelli Stefano ed altri

Definizione del piano triennale di interventi per l'adeguamento alla normativa antincendio degli edifici adibiti ad uso scolastico (1100)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 18/03/2019).

In sede redigente

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Conzatti Donatella ed altri

Modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, per l'equilibrio tra i generi negli organi delle società quotate (1095)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia)

(assegnato in data 11/03/2019);

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

Sen. Romeo Massimiliano ed altri

Modifiche all'articolo 5 della legge 8 agosto 1985, n. 443, in materia di misure a tutela dell'artigianato (1069)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 12/03/2019);

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Sen. L'Abbate Patty

Disposizioni in materia di trattamento dei rifiuti organici domestici (1042)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 12/03/2019);

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Aimi Enrico ed altri

Introduzione dell'articolo 612-ter del codice penale, concernente il reato di diffusione illecita di immagini di carattere sessuale (1134)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni)

(assegnato in data 14/03/2019);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Totaro Achille

Nuove disposizioni in favore degli orfani per crimini domestici (942)

previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio)

(assegnato in data 19/03/2019);

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Valente Valeria ed altri

Disposizioni volte alla prevenzione dei suicidi in carcere (1046)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)

(assegnato in data 19/03/2019);

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Damiani Dario ed altri

Modifica dell'articolo 415-bis del codice di procedura penale, in materia di avviso della conclusione delle indagini preliminari (1080)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)

(assegnato in data 19/03/2019);

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Ciriani Luca

Modifica al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, in materia di esenzione dall'imposta di registro degli atti giudiziari nonché di prescrizione del diritto all'esazione e di decadenza al rimborso (1033)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio)

(assegnato in data 19/03/2019);

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Pittoni Mario ed altri

Disposizioni concernenti la concessione dell'opzione di acquisto di beni del demanio e del patrimonio pubblico dello Stato in favore dei titolari di beni, diritti ed interessi abbandonati nei territori italiani ceduti alla ex Repubblica socialista federativa di Jugoslavia (1054)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni)

(assegnato in data 19/03/2019);

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Casolati Marzia ed altri

Modifiche al testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, in materia di adozione e sostituzione dei libri di testo e loro integrazione con libri e materiali informatici disponibili via internet (923)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 19/03/2019);

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Dep. Gallo Luigi

Modifiche all'articolo 4 del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112, nonché introduzione dell'articolo 42-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di accesso aperto all'informazione scientifica (1146)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea)

C.395 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 19/03/2019);

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Sen. Binetti Paola ed altri

Disposizioni in materia di prevenzione, cura, riabilitazione e integrazione sociale dei pazienti stomizzati e incontinenti (1040)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 19/03/2019);

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Sen. Santillo Agostino, Sen. Fede Giorgio

Disposizioni in materia di semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche (1032)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 19/03/2019).

In sede referente

2ª Commissione permanente Giustizia

Iniziativa Popolare

Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa (5-199-234-253-392-412-563-652-B)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)

S.5 approvato in testo unificato dal Senato della Repubblica (T.U. con S.199, S.234, S.253, S.392, S.412, S.563, S.652) C.1309 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati (assorbe C.274, C.580, C.607, C.1303)

(assegnato in data 08/03/2019);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Cerno Tommaso

Modifiche all'articolo 58 della Costituzione in materia di elettorato attivo per l'elezione del Senato della Repubblica (1022)

(assegnato in data 12/03/2019);

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Giarrusso Mario Michele

Modifica dell'articolo 416-ter del codice penale in materia di voto di scambio politico-mafioso (510-B)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali)

S.510 approvato dal Senato della Repubblica C.1302 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati (assorbe C.766)

(assegnato in data 12/03/2019);

14ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea

Gov. Conte-I: Ministro affari europei Savona ed altri

Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2018 (822-B)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali)

S.822 approvato dal Senato della Repubblica C.1432 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 15/03/2019);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Perilli Gianluca ed altri

Modifica all'articolo 84 della Costituzione, concernente il requisito di età per l'elezione a Presidente della Repubblica (1114)

(assegnato in data 19/03/2019);

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Kenya relativo al Centro spaziale Luigi Broglio - Malindi, Kenya, con Allegato e Protocolli attuativi, fatto a Trento il 24 ottobre 2016 (1088)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 19/03/2019);

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

Sen. Santillo Agostino ed altri

Delega al Governo in materia di dispositivi di controllo e regolazione del traffico, nonché di quelli atti all'accertamento e al rilevamento automatico delle violazioni alle norme di circolazione (1021)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 19/03/2019).

Disegni di legge, rimessione all'Assemblea

Su richiesta di un quinto dei componenti la 2ª Commissione permanente - a norma dell'articolo 36, terzo comma, del Regolamento - il disegno di legge Caliendo ed altri. - "Istituzione e funzionamento delle camere arbitrali dell'avvocatura" (311), già assegnato alla medesima Commissione in sede redigente, è stato rimesso alla discussione e alla votazione dell'Assemblea il 12 marzo 2019.

Affari assegnati

È stato deferito alla 12a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare relativo all'uso del medicinale triptorelina (Atto n. 207).

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale, con lettera in data 12 marzo 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 23-bis, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18 - lo schema di decreto ministeriale di individuazione, per l'anno 2019, delle priorità tematiche per l'attribuzione di contributi a progetti di ricerca proposti dagli enti internazionalistici (n. 75).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 3ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'8 aprile 2019.

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 25 febbraio e 4, 5, 8 marzo 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi:

ai dottori Paolo Castaldi, Fabrizio Corbo e Maria Teresa Mazzitelli, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia delle finanze;

al dottor Giuseppe Marra, magistrato ordinario collocato fuori ruolo organico della magistratura, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della giustizia;

al dottor Federico Filiani, dirigente di prima fascia, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;

alle dottoresse Marina Giuseppone e Alfonsina Russo (incarico ad interim), il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero per i beni e le attività culturali;

al dottor Marco Ugo Filisetti, dirigente di seconda fascia, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'istruzione;

alla dottoressa Anna Maria Carfora, dirigente di seconda fascia, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze.

Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 6 marzo 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge 18 giugno 1998, n. 194, la relazione sull'andamento del processo di liberalizzazione e di privatizzazione del trasporto aereo, relativa al primo semestre 2018.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Doc. LXXI, n. 2).

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 8 marzo 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 14 luglio 1993, n. 238, la relazione sullo stato di attuazione dei contratti di programma tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Rete ferroviaria italiana SpA, aggiornata al 31 dicembre 2017.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, all'8a Commissione permanente (Doc. CXCIX, n. 1).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti atti e documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni sull'attuazione del piano d'azione per l'economia circolare (COM(2019) 190 definitivo), alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare, a nome dell'Unione europea, nell'ambito della riunione delle parti dell'accordo di pesca per l'Oceano Indiano meridionale (SIOFA) e che abroga la decisione 9767/17 (COM(2019) 96 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare, a nome dell'Unione europea, nell'ambito dell'Organizzazione regionale di gestione della pesca per il Pacifico meridionale e che abroga la decisione 9784/17 (COM(2019) 97 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione che dovrà essere assunta dall'Unione europea in seno al consiglio bilaterale di vigilanza nell'ambito dell'accordo tra gli Stati Uniti d'America e la Comunità europea sulla cooperazione in materia di regolamentazione della sicurezza dell'aviazione civile in merito all'aggiunta di un allegato 3 all'accordo(COM(2019) 121 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione che dovrà essere assunta dall'Unione europea in seno al consiglio bilaterale di vigilanza nell'ambito dell'accordo tra gli Stati Uniti d'America e la Comunità europea sulla cooperazione in materia di regolamentazione della sicurezza dell'aviazione civile in merito all'aggiunta di un allegato 4 all'accordo (COM(2019) 122 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Proposta di Decisione del Consiglio sulla posizione da adottare a nome dell'Unione europea nell'ambito dell'Organizzazione mondiale delle dogane in relazione al sistema armonizzato (COM(2019) 124 definitivo), alla 6a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare, a nome dell'Unione europea, nell'ambito dell'Organizzazione per la pesca nell'Atlantico sud-orientale e che abroga la decisione 10127/14 (COM(2019) 99 definitivo), alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 9a e 14a;

Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare, a nome dell'Unione europea, nell'ambito della conferenza annuale delle parti della convenzione per la conservazione e la gestione del merluzzo giallo nella zona centrale del Mare di Bering e che abroga la decisione 9782/17 (COM(2019) 108 definitivo), alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 9a e 14a;

Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare, a nome dell'Unione europea, nell'ambito della Commissione per la conservazione delle risorse biologiche dell'Antartico e che abroga la decisione 10840/14 (COM(2019) 109 definitivo), alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 9a e 14a;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione del regolamento (CE) n. 450/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'indice del costo del lavoro(COM(2019) 113 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 11a e 14a;

Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare, a nome dell'Unione europea, nell'ambito della commissione allargata della convenzione per la conservazione del tonno rosso del sud (CCSBT) e che abroga la decisione 10125/14 (COM(2019) 114 definitivo), alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 9a e 14a;

Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare, a nome dell'Unione europea, nell'ambito della Commissione interamericana per il tonno tropicale e della riunione delle parti dell'accordo sul programma internazionale per la conservazione dei delfini e che abroga la decisione 10126/14 (COM(2019) 115 definitivo), alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 9a e 14a;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio Relazione sullo stato di attuazione dell'agenda europea sulla migrazione (COM(2019) 126 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione che deve essere adottata, a nome dell'Unione europea, in sede di comitato amministrativo della convenzione TIR, con riguardo alla proposta di emendamento alla convenzione doganale relativa al trasporto internazionale di merci accompagnate da carnet TIR (COM(2019) 131 definitivo), alla 6a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 8a e 14a;

Relazione della Commissione al Consiglio concernente la valutazione del regolamento (UE) 2016/369 sulla fornitura di sostegno di emergenza all'interno dell'Unione (COM(2019) 133 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Relazione della Commissione al Consiglio Relazione sui progressi compiuti in materia di attuazione della raccomandazione del Consiglio del 20 settembre 2016 sull'istituzione di comitati nazionali per la produttività (COM(2019) 152 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a.

Governo, trasmissione di sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea. Deferimento

Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 8 marzo 2019, ha trasmesso le seguenti decisioni della Corte di giustizia dell'Unione europea, relative a cause in cui la Repubblica italiana è parte o adottate a seguito di domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da un'autorità giurisdizionale italiana, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 144-ter del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 14a Commissione permanente:

sentenza della Corte (Nona sezione) del 14 febbraio 2019, causa C-710/17, CCC - Consorzio Cooperative Costruzioni Società cooperativa contro Comune di Treviso nei confronti di Incos Srl e altri, domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato. La Corte ha dichiarato che la domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dal Consiglio di Stato con ordinanza del 28 settembre 2017, in ordine alla compatibilità con l'articolo 48 della direttiva 2004/18/CE dell'articolo 53, comma 3, del codice dei contratti pubblici - che ammette alla partecipazione un'impresa con un progettista "indicato" il quale ultimo, a sua volta, non essendo concorrente, non può ricorrere all'istituto dell'avvalimento - è irricevibile, in quanto tale domanda non menziona e non giustifica, neppure in via subordinata, l'esistenza di un interesse transfrontaliero certo (Doc. XIX, n. 31) - alla 8a Commissione;

ordinanza della Corte (Quarta sezione) del 14 febbraio 2019, causa C-54/18, Cooperativa Animazione Valdocco Società cooperativa sociale Impresa sociale ONLUS contro Consorzio intercomunale servizi sociali di Pinerolo e Azienda sanitaria locale To3 di Collegno e Pinerolo nei confronti di Ati Cite Società cooperativa sociale e altri, domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal tribunale amministrativo regionale per il Piemonte. La Corte ha dichiarato che la direttiva 89/665/CEE, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all'applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori, e in particolare i suoi articoli 1 e 2-quater, letti alla luce dell'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, non osta a una normativa nazionale che prevede che i ricorsi avverso i provvedimenti delle amministrazioni aggiudicatrici recanti ammissione o esclusione dalla partecipazione alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici debbano essere proposti, a pena di decadenza, entro un termine di trenta giorni a decorrere dalla loro comunicazione agli interessati, a condizione che i provvedimenti in tal modo comunicati siano accompagnati da una relazione sui motivi pertinenti tale da garantire che gli interessati siano venuti o potessero venire a conoscenza della violazione del diritto dell'Unione dagli stessi lamentata. La Corte ha, altresì, dichiarato che la direttiva non osta a una normativa nazionale che prevede che, in mancanza di ricorso contro i provvedimenti delle amministrazioni aggiudicatrici recanti ammissione degli offerenti alla partecipazione alle procedure di appalto pubblico entro un termine di decadenza di trenta giorni dalla loro comunicazione, agli interessati sia preclusa la facoltà di eccepire l'illegittimità di tali provvedimenti nell'ambito di ricorsi diretti contro gli atti successivi, in particolare avverso le decisioni di aggiudicazione, purché tale decadenza sia opponibile agli interessati solo a condizione che essi siano venuti o potessero venire a conoscenza, tramite detta comunicazione, dell'illegittimità dagli stessi lamentata (Doc. XIX, n. 32) - alla 8a Commissione.

Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento

Con lettere in data 4 e 6 marzo 2019, sono state inviate, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, le relazioni sull'attività svolta dal Garante del Contribuente:

della Regione Sardegna, nel 2018 (Atto n. 203);

della Regione Lazio, nel 2018 (Atto n. 204).

I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente.

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento

La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, le seguenti sentenze, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 1a Commissione permanente:

sentenza n. 24 del 24 gennaio 2019, depositata il 27 febbraio 2019. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale:

dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità), nel testo vigente sino all'entrata in vigore del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136), nella parte in cui consente l'applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con o senza obbligo o divieto di soggiorno, anche ai soggetti indicati nel numero 1);

dell'articolo 19 della legge 22 maggio 1975, n. 152 (Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico), nel testo vigente sino all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 159 del 2011, nella parte in cui stabilisce che il sequestro e la confisca previsti dall'articolo 2-ter della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere) si applicano anche alle persone indicate nell'articolo 1, numero 1), della legge n. 1423 del 1956;

dell'articolo 4, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 159 del 2011, nella parte in cui stabilisce che i provvedimenti previsti dal capo II si applichino anche ai soggetti indicati nell'articolo 1, lettera a);

dell'articolo 16 del decreto legislativo n. 159 del 2011, nella parte in cui stabilisce che le misure di prevenzione del sequestro e della confisca, disciplinate dagli articoli 20 e 24, si applichino anche ai soggetti indicati nell'articolo 1, comma 1, lettera a) (Doc. VII, n. 34) - alla 2a Commissione permanente;

sentenza n. 25 del 24 gennaio 2019, depositata il 27 febbraio 2019. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale:

dell'articolo 75, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136), nella parte in cui prevede come delitto la violazione degli obblighi e delle prescrizioni inerenti la misura della sorveglianza speciale con obbligo o divieto di soggiorno ove consistente nell'inosservanza delle prescrizioni di "vivere onestamente" e di "rispettare le leggi";

in via consequenziale, ai sensi dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), dell'articolo 75, comma 1, codice antimafia, nella parte in cui prevede come reato contravvenzionale la violazione degli obblighi inerenti la misura della sorveglianza speciale senza obbligo o divieto di soggiorno ove consistente nell'inosservanza delle prescrizioni di "vivere onestamente" e di "rispettare le leggi" (Doc. VII, n. 35) - alla 2a Commissione permanente;

sentenza n. 26 del 5 dicembre 2018, depositata il 27 febbraio 2019. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 198, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2013)", limitatamente alle parole "muniti di ipoteca iscritta sui beni di cui al comma 194 anteriormente alla trascrizione del sequestro di prevenzione," e "Allo stesso modo sono soddisfatti i creditori che: a) prima della trascrizione del sequestro di prevenzione hanno trascritto un pignoramento sul bene; b) alla data di entrata in vigore della presente legge sono intervenuti nell'esecuzione iniziata con il pignoramento di cui alla lettera a)." (Doc. VII, n. 36) - alla 2a Commissione permanente.

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 28 febbraio, 1° e 7 marzo 2019, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 120);

dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 121);

della Fondazione Ente Ville Vesuviane, per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 122);

dell'Istituto Nazionale di Studi Verdiani (INSV), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 123).

Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 28 febbraio 2019, ha inviato il testo di quindici risoluzioni approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 12 al 15 novembre 2018, deferite, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sotto indicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 14a Commissione permanente:

risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica, alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 200);

risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla governance dell'Unione dell'energia che modifica la direttiva 94/22/CE, la direttiva 98/70/CE, la direttiva 2009/31/CE, il regolamento (CE) n. 663/2009 e il regolamento (CE) n. 715/2009, la direttiva 2009/73/CE, la direttiva 2009/119/CE del Consiglio, la direttiva 2010/31/UE, la direttiva 2012/27/UE, la direttiva 2013/30/UE e la direttiva (UE) 2015/652 del Consiglio, e che abroga il regolamento (UE) n. 525/2013, alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 201);

risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili (rifusione), alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 202);

risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un piano pluriennale per gli stock di piccoli pelagici nel Mare Adriatico e per le attività di pesca che sfruttano tali stock, alla 9a Commissione permanente (Doc. XII, n. 203);

risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che conferisce alle autorità garanti della concorrenza degli Stati membri poteri di applicazione più efficace e assicura il corretto funzionamento del mercato interno, alla 10a Commissione permanente (Doc. XII, n. 204);

risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il codice europeo delle comunicazioni elettroniche (rifusione), alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 205);

risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche, alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 206);

risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario (rifusione), alla 8a Commissione permanente (Doc. XII, n. 207);

risoluzione sull'assistenza UE allo sviluppo nel settore dell'istruzione, alla 7a Commissione permanente (Doc. XII, n. 208);

risoluzione sullo stato di diritto in Romania, alla 1a Commissione permanente (Doc. XII, n. 209);

risoluzione su norme minime per le minoranze nell'UE, alla 1a Commissione permanente (Doc. XII, n. 210);

risoluzione sulle esportazioni di armi: applicazione della posizione comune 2008/944/PESC, alla 1a e alla 3a Commissione permanente (Doc. XII, n. 211);

risoluzione sulla necessità di un meccanismo globale dell'UE per la protezione della democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, alla 1a, alla 3a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII, n. 212);

risoluzione sull'applicazione dell'accordo di associazione tra l'UE e la Georgia, alla 3a Commissione permanente (Doc. XII, n. 213);

risoluzione sulla situazione dei diritti umani a Cuba, alla 3a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII, n. 214).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, in data 8 marzo 2019, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 1313/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio su un meccanismo unionale di protezione civile (COM(2019) 125 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 3 maggio 2019. L'atto è stato altresì deferito, in pari data, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente, con il parere della Commissione 14a.

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia.

Il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede:

l'accorpamento del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con il Ministero delle infrastrutture e trasporti (Petizione n. 332, assegnata alla 1a Commissione permanente);

disposizioni in materia di tracciabilità dei prodotti agricoli provenienti dall'estero (Petizione n. 333, assegnata alla 9a Commissione permanente);

disposizioni limitative della guida di autoveicoli da parte di persone con problemi di dipendenza da alcool e sostanze stupefacenti (Petizione n. 334, assegnata alla 8a Commissione permanente);

misure a tutela dell'agricoltura italiana (Petizione n. 335, assegnata alla 9a Commissione permanente);

misure a tutela dell'apicoltura (Petizione n. 336, assegnata alla 9a Commissione permanente);

misure contro lo sfruttamento dell'immigrazione, con particolare riguardo alla tutela delle donne (Petizione n. 337, assegnata alla 2a Commissione permanente);

l'installazione di barriere acustiche lungo i binari ferroviari che attraversano centri urbani (Petizione n. 338, assegnata alla 8a Commissione permanente);

una regolamentazione stringente sull'utilizzo di pesticidi (Petizione n. 339, assegnata alla 13a Commissione permanente);

l'abolizione del reato di abusivismo edilizio per opere realizzate nell'ambito della proprietà privata (Petizione n. 340, assegnata alla 2a Commissione permanente);

il signor Alessio Sundas da La Spezia chiede modifiche alla disciplina per l'accesso alla professione di agente CONI (Petizione n. 341, assegnata alla 7a Commissione permanente);

i signori Marco Palma, Zuolo Giannantonio e Ulise Cecchin da Mestre (Venezia) a nome dell'Associazione Antares, chiedono:

la predisposizione di un disciplinare che dia seguito a quanto previsto dall'art. 45, comma 6, del Codice della Strada, relativamente all'omologazione delle apparecchiature e degli altri mezzi tecnici di controllo e regolazione del traffico, nonché di quelli atti all'accertamento e al rilevamento automatico delle violazioni alle norme di circolazione;

che venga verificata la compatibilità con la Costituzione della misurazione frontale della velocità con gli autovelox;

che in materia di veicoli elettrici, elettrificati o ibridi, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti adotti provvedimenti che incentivino l'adozione da parte di tutte le case costruttrici di contenitori delle batterie amovibili o ricambiabili standard, nonché l'uniformazione degli spinotti per il collegamento alla rete elettrica;

la previsione di una formazione periodica per i conducenti, nonché di corsi permanenti di educazione civica stradale per gli studenti delle scuole dell'obbligo;

la ridenominazione della professione di istruttore di scuola guida in "tecnico della formazione sulla sicurezza stradale (Petizione n. 342, assegnata alla 8a Commissione permanente);

il signor Ettore Maria Bartolucci da Urbino chiede una modifica delle disposizioni del Codice della Strada volta alla semplificazione delle procedure previste per il ricorso al prefetto (Petizione n. 343, assegnata alla 8a Commissione permanente).

Mozioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Binetti ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00087 della senatrice Lonardo.

Il senatore Lorefice, il senatore Ciampolillo e la senatrice La Mura hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00093 del senatore De Bonis ed altri.

La senatrice Unterberger ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00094 della senatrice Cirinnà ed altri.

Mozioni, nuovo testo

La mozione 1-00085, del senatore Ferrazzi ed altri, pubblicata il 5 marzo 2019, deve intendersi riformulata come segue:

FERRAZZI, FEDELI, MARCUCCI, BONINO, UNTERBERGER, MESSINA Assuntela, MIRABELLI, SUDANO, IORI, MALPEZZI, RAMPI, VERDUCCI, STEFANO, VALENTE, FERRARI, COLLINA, BINI, CIRINNA', ALFIERI, ASTORRE, BELLANOVA, BITI, BOLDRINI, BONIFAZI, CERNO, COMINCINI, CUCCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FARAONE, GARAVINI, GIACOBBE, GINETTI, GRIMANI, LAUS, MAGORNO, MANCA, MARGIOTTA, MARINO, MISIANI, NANNICINI, PARENTE, PARRINI, PATRIARCA, PINOTTI, PITTELLA, RENZI, RICHETTI, ROJC, ROSSOMANDO, SBROLLINI, TARICCO, VATTUONE, ZANDA, LANIECE, BRESSA - Il Senato,

premesso che:

il 15 marzo 2019, i giovani e gli studenti di tutto il mondo faranno sentire la loro voce per chiedere ai rispettivi capi di Stato un impegno più forte contro i cambiamenti climatici. Punto di riferimento dell'iniziativa sono le parole espresse, in più occasioni, dalla giovane studentessa svedese Greta Thunberg;

il pianeta si trova di fronte a profondi mutamenti climatici e in assenza di azioni concrete per invertire tale percorso entro pochi anni ci si potrebbe trovare di fronte ad un punto di non ritorno. Il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) ha ripetutamente illustrato la situazione e lanciato l'allarme sugli effetti irreversibili dei cambiamenti climatici, invitando gli Stati ad assumere decisioni urgenti;

secondo l'IPCC vi è una stretta relazione tra l'attività umana e il cambiamento climatico. Con il ritmo attuale, entro il 2030 la temperatura media globale rischia di aumentare di 1,5 gradi centigradi. Tale incremento della temperatura globale produrrebbe lo scioglimento del permafrost, l'innalzamento dei mari con la scomparsa di vaste zone costiere, la propagazione di malattie infettive, l'insorgere di nuove patologie, nonché danni ecosistemici per foreste e zone umide, l'aumento della desertificazione e la riduzione dell'acqua potabile a disposizione. La risposta deve essere immediata e non può transigere dalla necessità di ridurre progressivamente le emissioni di gas serra;

considerato che:

alla conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015, 195 Paesi hanno adottato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale. L'accordo ha definito un piano d'azione globale per non superare l'aumento medio della temperatura di 1,5 gradi centigradi e ha fissato l'obiettivo di contenere l'aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi;

la conferenza sul clima di Katowice (COP24) del dicembre 2018 ha segnato risultati non del tutto positivi. Da una parte, fra gli esiti positivi, si segnala l'adozione del Rulebook. Di contro non sono stati concordati impegni sull'adozione di un quadro normativo condiviso in grado di dare piena attuazione all'accordo di Parigi. La prossima conferenza sul clima convocata dall'Onu si svolgerà a New York il prossimo settembre 2019;

un passaggio importante per la lotta al cambiamento climatico globale sarà, in ambito UE, l'approvazione, nella versione definitiva, entro dicembre 2019 del piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNEC). Il piano introduce, tra le tante misure, nuovi obiettivi vincolanti a livello UE, tra cui il miglioramento del 35 per cento dell'efficienza energetica, la previsione di una quota minima pari almeno al 35 per cento di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia e una quota del 12 per cento di energia da fonti rinnovabili nei trasporti entro il 2030. Sono altresì previste clausole di revisione al rialzo entro il 2023 tali da prefigurare la possibilità di ripristinare le percentuali 35-35-12 approvate a gennaio 2018 dal Parlamento europeo prima della concertazione successiva;

in una risoluzione legislativa separata il Parlamento europeo ha disposto che nel 2030 la quota di energie rinnovabili deve essere pari al 35 per cento del consumo energetico dell'Unione europea. Il documento, come prevede il regolamento 2018/1999/UE sulla governance dell'unione dell'energia, sarà oggetto in questi mesi di una larga discussione a Bruxelles a fronte delle proposte di piano inviate dagli Stati membri. L'Italia in quell'occasione avrà la possibilità di aggiornare e perfezionare target ed obiettivi per renderli uniformi a quelli previsti dal piano approvato dal Parlamento europeo;

l'Italia può assumere, per quanto di competenza sul proprio territorio e a livello europeo, un significativo ruolo di stimolo e di guida;

l'approdo delle varie iniziative in campo è quello di dimezzare le emissioni globali di anidride carbonica entro il 2030 e di azzerarle al 2050. Accanto a questo, prevedere il raggiungimento della neutralità carbonica in forma graduale ma incalzante. Le misure per mitigare la crisi climatica, benché drastiche e impegnative, sono tecnicamente fattibili ed economicamente gestibili;

rilevato che:

per quanto riguarda il nostro Paese, cogliere la centralità della crisi climatica significa innanzitutto accelerare la transizione energetica verso l'utilizzo di fonti rinnovabili e l'efficienza energetica con un graduale superamento dei combustibili fossili. Occorre con slancio proseguire il processo di decarbonizzazione che richiede interventi impegnativi, sostenuti con misure di carbon tax progressiva da coniugare a meccanismi di compensazione e tutela sia della competitività (la border tax) che della sostenibilità sociale, e con una graduale riallocazione dei "sussidi" esistenti dannosi per l'ambiente e per i territori;

al contempo, appare necessario ed urgente avviare un piano di adattamento al cambiamento climatico che rivisiti e renda più incisive le politiche di prevenzione e mitigazione dei rischi e dei danni prodotti dalle frane e dalle alluvioni. Il dissesto idrogeologico va affrontato con una gestione del territorio che tenga conto del nuovo contesto, climatico in modo tale che rischi e danni possano essere prevenuti e mitigati. In questo contesto, particolare attenzione deve essere riservata ai temi della rigenerazione urbana e a norme più incisive sul consumo del suolo nonché a tutti gli interventi, in una logica infrastrutturale, di ripristino degli habitat e delle reti idrografiche;

la gestione dell'acqua, in ragione delle sempre più frequenti precipitazioni alluvionali e delle perduranti fasi di siccità, deve poter contare su una legislazione puntuale che, riaffermando la natura pubblica del bene idrico, consenta economie di scala, assicuri qualità omogenea e garantisca sicurezza degli approvvigionamenti. Le tariffe dovranno essere modulate come corrispettivo del servizio e dovranno prevedere una tariffa sociale per dare agevolazioni a determinate fasce di reddito e a nuclei familiari numerosi, e una tariffa che incentivi il risparmio idrico. Una grande opera pubblica sarà quella di riparare e rinnovare le reti idriche;

tenuto conto che:

la green economy è la leva per promuovere questo cambiamento. La green economy non è un settore dell'economia: significa innovazione ecologica in tutti i settori industriali, nei servizi, nell'agricoltura. È l'uso efficiente non solo dell'energia ma anche della materia. È l'idea di uno sviluppo a misura d'uomo. È l'Italia che dà il meglio di sé quando intreccia l'economia con l'ambiente, l'innovazione con la tradizione. Deve crescere la riqualificazione edilizia, e ridursi il consumo di suolo. Devono crescere le energie rinnovabili, e ridursi l'utilizzo dei combustibili fossili. Deve crescere il trasporto sui mezzi pubblici, e ridursi la congestione delle città;

l'economia circolare è un pilastro fondamentale della green economy. Serve una strategia nazionale e un piano di azione che, anche attraverso adeguate politiche industriali e fiscali, acceleri la transizione verso un modello di economia circolare basato sul risparmio e sull'uso efficiente delle materie prime e dell'energia, oltre che su una corretta gestione del ciclo dei rifiuti,

impegna il Governo:

1) ad adottare, con urgenza, interventi che consentano concretamente al nostro Paese la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera in linea con gli obiettivi fissati e sottoscritti a livello internazionale;

2) ad adottare, in particolare, misure:

a) che sostengano un forte rilancio delle politiche energetico-ambientali, dando priorità a quelle per l'efficienza energetica, come previsto dal principio "efficiency first" che sta alla base del clean energy package della UE;

b) che attribuiscano un ruolo importante alla promozione delle energie rinnovabili con priorità su quelle che incidono su consumi termici e trasporti;

c) che favoriscano la rigenerazione urbana ed energetica degli edifici e che contrastino il consumo di suolo;

d) che riducano sensibilmente, fino ad azzerarli, gli incentivi ai combustibili fossili e i sussidi per attività non sostenibili economicamente e dal punto di vista ambientale;

e) che promuovano il riuso, il ripristino e la messa in sicurezza delle infrastrutture e dei territori;

f) che favoriscano la riduzione dei consumi di benzina e gasolio attraverso soluzioni alternative di trasporto pubblico e privato;

3) a promuovere e rafforzare con adeguate e coerenti azioni e misure le strategie per la green economy e la transizione verso un'economia circolare.

(1-00085) (Testo 2)

Mozioni

BERARDI, GALLONE, MALLEGNI, LONARDO, CANGINI, GIRO, MOLES, TOFFANIN, DAMIANI, MASINI - Il Senato,

premesso che:

fino a quasi 20 anni fa, l'ordinamento scolastico prevedeva che l'abilitazione necessaria per l'accesso ai concorsi per il ruolo della scuola elementare (oggi scuola primaria), si ottenesse con il conseguimento del diploma abilitante alla fine del percorso di studi degli istituti magistrali;

la riforma della scuola, di cui alla legge n. 341 del 1990, ha previsto livelli di qualificazione differenziata per l'abilitazione all'insegnamento nella scuola primaria e nella scuola secondaria, ritenendo, con riferimento agli insegnanti della scuola materna ed elementare, di non poter prescindere da una formazione universitaria; con il decreto del Presidente della Repubblica n. 471 del 1996 sono stati istituiti i due corsi di laurea per l'insegnamento nella scuola dell'infanzia e primaria, attivati con il decreto ministeriale 26 maggio 1998 per l'anno scolastico 1999/2000;

il decreto ministeriale 10 marzo 1997, recante "Norme transitorie per il passaggio al sistema di formazione universitaria degli insegnanti della scuola materna ed elementare, previste dall'articolo 3, comma 8, della legge 19 novembre 1990, n. 341", ha previsto un apposito regime transitorio per il passaggio al sistema di formazione universitaria degli insegnanti della scuola materna ed elementare;

il predetto regime transitorio prevedeva, tuttavia, la salvaguardia dei titoli di studio acquisiti, disponendo all'articolo 2: "I titoli di studio conseguiti al termine dei corsi triennali e quinquennali sperimentali di scuola magistrale e dei corsi quadriennali e quinquennali sperimentali dell'istituto magistrale, iniziati entro l'anno scolastico 1997-1998, o comunque conseguiti entro l'anno scolastico 2001-2002, conservano in via permanente l'attuale valore legale e consentono di partecipare alle sessioni di abilitazione all'insegnamento nella scuola materna, previste dall'art. 9, comma 2, della citata legge n. 444 del 1968, nonché ai concorsi ordinari per titoli e per esami a posti di insegnante nella scuola materna e nella scuola elementare, secondo quanto previsto dagli articoli n. 399 e seguenti del citato decreto legislativo n. 297 del 1994";

successivamente all'emanazione del citato decreto ministeriale e a seguito dei numerosi ricorsi presentati, molti insegnanti hanno ottenuto il riconoscimento del diritto ad essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, utili per le immissioni in ruolo;

con la sentenza n. 11, depositata in data 20 dicembre 2017, l'adunanza plenaria del Consiglio di Stato, ribaltando i precedenti orientamenti giurisdizionali, ha stabilito che le assunzioni a tempo indeterminato di docenti diplomati con il titolo di diploma di istituto magistrale prima del 2001/2002 non sono valide, evidenziando che il possesso del solo diploma magistrale non costituisce titolo sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo istituite dall'articolo 1, comma 605, lett. c), della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007);

il ribaltamento della giurisprudenza consolidata da parte della sentenza comporta il rischio che migliaia di precari della scuola, che hanno conseguito il diploma magistrale prima del 2001-2002, vengano esclusi;

il numero dei docenti coinvolti dalla sentenza in tutto il territorio nazionale ammonterebbe a 55.000, mentre i docenti che, nel frattempo, ambivano a divenire di ruolo, hanno potuto proseguire la professione solo grazie ad una serie di ricorsi vinti e di sentenze che hanno consentito loro di rimanere nella scuola anche senza il nuovo titolo richiesto;

ad oggi, i docenti assunti a tempo indeterminato con clausola risolutiva sono 6.669 a livello nazionale, mentre gli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento con riserva a seguito di una sentenza cautelare ammontano a 43.534. Le supplenze che coinvolgono docenti inseriti nelle GAE con riserva sono: 23.356 incarichi al 30 giugno o 31 agosto e 20.110 supplenze brevi. Vi sono, inoltre, precari che hanno ottenuto l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento e, in alcuni casi, anche l'inserimento in ruolo con contratti a tempo indeterminato;

le modifiche introdotte dall'articolo 1, comma 792, della legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio per il 2019) relative al nuovo concorso a cattedra e all'abbandono della formazione iniziale universitaria, unite al venire meno delle risorse per il risarcimento relativo all'abuso dei contratti a termine di cui all'articolo 1, comma 132 della legge n. 107 del 2015, recante "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti" e del limite ai contratti a termine di cui all'articolo 4-bis del decreto-legge n. 87 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2018, recante "Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese", richiedono una semplificazione urgente delle procedure di reclutamento del personale docente in possesso di abilitazione con l'utilizzo appieno del doppio canale di reclutamento, attraverso l'inserimento di suddetto personale nelle graduatorie ad esaurimento;

la frammentazione delle graduatorie in: graduatorie ad esaurimento, graduatorie di merito, graduatorie d'istituto (I, II, III fascia), graduatorie docenti infanzia, graduatorie personale ATA d'istituto (I, II, III fascia), graduatorie ATA provinciali permanenti ed elenchi provinciali ad esaurimento, rischia con tutta evidenza di generare confusione e conflitti tra gli stessi insegnanti;

i diplomati del conservatorio (Afam) che hanno conseguito il titolo conclusivo degli studi secondo l'ordinamento previgente alla legge n. 508 del 1999, sono stati collocati nelle graduatorie di istituto di terza fascia, anziché in quelle di seconda. I giudici di merito hanno considerato discriminatorio e illegittimo l'operato del Ministero dell'istruzione e hanno pertanto riconosciuto valore abilitante al diploma di conservatorio di vecchio ordinamento;

diplomati, abilitati all'insegnamento, un tempo considerati a tutti gli effetti maestre e maestri, dall'anno prossimo, se non supereranno il "concorsone" oppure non avranno la possibilità di partecipare al concorso riservato, appositamente indetto per loro dal Ministero dell'istruzione, dovranno rinunciare alla loro carriera e ad anni di precariato;

il sistema delle graduatorie così come frammentato all'interno del mondo scolastico ha comportato soprattutto negli ultimi anni una mole di "precariato", che potrebbe essere superata soltanto con la semplificazione del sistema di esaurimento delle graduatorie attraverso un programma di assunzioni, attraverso una fase transitoria aperta a tutti i docenti in possesso del requisito di abilitazione;

si ritiene, inoltre, urgente prevedere l'adozione di un grande piano nazionale di investimenti attraverso l'adeguamento infrastrutturale per la sicurezza degli edifici scolastici;

il principio di uguaglianza di fronte alla legge è il fondamento di tutte le democrazie costituzionali e quindi tutti coloro che possiedono lo stesso titolo di studio devono avere le medesime opportunità lavorative e la medesima valutazione giuridica,

impegna il Governo:

1) a valutare la possibilità di prevedere, anche attraverso un intervento normativo, una semplificazione del sistema di esaurimento delle graduatorie;

2) a prevedere nella prossima legge di bilancio un piano nazionale di investimenti da almeno 2 miliardi di euro all'anno per dieci anni, che preveda l'adeguamento infrastrutturale per la sicurezza degli edifici e l'aggiornamento formativo.

(1-00096)

GALLONE, BERUTTI, TIRABOSCHI, PAPATHEU, MESSINA Alfredo, MOLES, MALLEGNI, VITALI, PICHETTO FRATIN, DAMIANI, BATTISTONI, TOFFANIN, FLORIS, RIZZOTTI, BINETTI, SICLARI, STABILE - Il Senato,

premesso che:

l'accordo di Parigi, approvato il 12 dicembre 2015 nella XXI sessione della conferenza delle parti della convenzione sul clima (COP21), è stato un importante passo avanti di un percorso ancora molto lungo e accidentato per contrastare il surriscaldamento globale;

nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (convenzione sul clima, UNFCCC), l'accordo ha compreso elementi per una riduzione progressiva delle emissioni globali di gas serra e si è basato, per la prima volta, su principi comuni validi per tutti i Paesi senza distinzione tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo;

uno degli obiettivi principali è stato quello di orientare i flussi finanziari privati e statali verso uno sviluppo a basse emissioni di gas serra e a migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici;

successivamente a quest'importante tappa, si sono svolti in ordine: la conferenza di Marrakech nel 2016 (COP22), la conferenza di Bonn nel 2017 (COP23) e per ultima, nel dicembre 2018, la conferenza di Katowice (COP24), nella quale sono state stabilite delle regole per mettere in pratica entro il 2020 quanto deciso durante la COP21, la conferenza sul clima di Parigi del 2015;

in particolare, sono stati decisi i criteri con cui misurare le emissioni di anidride carbonica e valutare le misure per contrastare il cambiamento climatico delle singole nazioni. Alla conferenza hanno partecipato i rappresentanti di 196 Paesi, compresi gli Stati Uniti, nonostante il presidente Donald Trump abbia ritirato gli Stati Uniti d'America dall'accordo di Parigi;

il principale contrasto emerso durante la conferenza ha riguardato l'ultimo rapporto dell'Intergovernmental panel on climate change (IPCC) delle Nazioni Unite, che si occupa di analizzare scientificamente l'andamento del clima e di produrre modelli sulla sua evoluzione. Nel rapporto, l'IPCC ha confermato che un aumento medio della temperatura globale di almeno 1,5 gradi centigradi sui livelli preindustriali è ormai inevitabile (avverrà nei prossimi 12 anni) e che per tenersi entro i 3 gradi centigradi di aumento complessivo sarà necessario tagliare le emissioni di anidride carbonica del 45 per cento entro il 2020. In mancanza di azioni radicali, la temperatura media aumenterà oltre i 2 gradi centigradi portando a eventi climatici più estremi e cambiando il clima di intere aree geografiche, con conseguenze per milioni di persone;

nonostante il rapporto dell'IPCC fosse stato commissionato dalla COP21, diversi delegati alla conferenza, tra cui Russia e Stati Uniti, si sono opposti all'adozione delle sue conclusioni da parte della COP24;

sebbene due tra i maggiori Paesi al mondo (Usa e Russia) abbiano espresso notevoli perplessità sulle scelte da assumere in relazione al futuro del pianeta, sono state adottate delle decisioni tecniche sul modo in cui i diversi Paesi, a seconda del proprio livello di sviluppo, dovranno ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica, su come i Paesi più ricchi dovranno aiutare quelli più poveri a rispettare i propri obiettivi e sui sistemi con cui monitorare il rispetto degli impegni assunti da parte di diversi Paesi. I Paesi in via di sviluppo hanno ottenuto, inoltre, una maggiore flessibilità nella messa in pratica delle regole in modo da poterle rispettare più facilmente;

i cambiamenti climatici, quale causa e moltiplicatore di altri rischi, rappresentano una sfida importante per l'umanità e tutti i Paesi e gli attori a livello mondiale devono fare del loro meglio per contrastarli mediante azioni individuali incisive;

una tempestiva cooperazione internazionale, la solidarietà e un coerente e costante impegno a favore di un'azione comune rappresentano l'unica soluzione per onorare la responsabilità collettiva di preservare l'intero pianeta e la sua biodiversità per le generazioni presenti e future;

in questo quadro, gli impegni assunti dall'Italia in occasione degli importanti appuntamenti internazionali sono sempre stati chiari e netti nella volontà di contribuire ad un miglioramento delle condizioni climatiche ed ambientali;

tuttavia, nonostante i buoni proclami dei passati Governi, il nostro Paese risulta essere ancora molto carente sul fronte della riduzione delle emissioni di anidride carbonica da combustibili fossili e sull'emissione di biossido di azoto;

è recente, infatti, la notizia che la Commissione europea ha deferito il nostro Paese alla Corte di giustizia dell'Unione europea per la ripetuta violazione dei limiti annuali di biossido di azoto nell'aria delle città e per il mancato adeguamento alle norme UE dei sistemi di trattamento delle acque di scarico di oltre 700 agglomerati e 30 aree sensibili dal punto di vista ambientale;

in quest'ottica, bisogna avere ben presente che senza modificare profondamente l'attuale sistema produttivo non sarà possibile mitigare il riscaldamento globale. E va da sé che il sistema produttivo si modifica solo con interventi a monte, in primo luogo con una nuova politica energetica che favorisca l'utilizzo di tecnologie e fonti energetiche a basse emissioni di carbonio e definisca una vera e propria road map di decarbonizzazione che riguardi tutti i settori, attraverso investimenti pubblici, incentivi fiscali e semplificazione;

un ambiente economico caratterizzato da un sistema fiscale "leggero" è foriero di crescita ed investimenti a lungo termine e, quindi, di maggiori risorse fiscali;

risulta evidente che oggi le fonti fossili costituiscono un problema e tra alcuni decenni bisogna arrivare al loro superamento, rispetto alla semplice riduzione di oggi, per rispettare i livelli di emissioni che sono stati decisi a Parigi;

il contributo alla mitigazione dei cambiamenti climatici non passa attraverso azioni isolate o solo dagli accordi decisivi e importanti che si sono sottoscritti a Parigi e nelle altre conferenze internazionali, ma ha senso in un'ottica di sistema in cui ognuno svolge il proprio ruolo specifico e coordinato: gli enti locali, i cittadini e le loro forme organizzate, le Regioni, lo Stato, l'Unione europea, le università e gli enti di formazione e soprattutto il Governo centrale e il legislatore;

queste sono scelte di programmazione del territorio volte a favorire uno sviluppo economico in chiave di sostenibilità, in alternativa ad un modello basato sui combustibili fossili e su cui l'attuale Governo ha il dovere di dare segnali chiari e coerenti;

rilevato che:

un altro grande tema sul quale è importante porre attenzione è una nuova fiscalità ambientale quale imperativo delle prossime politiche economiche. Solo così l'Italia può collocarsi pienamente dentro al processo europeo disegnato con la nuova direttiva sull'economia circolare, spostando la tassazione dal lavoro all'inquinamento dei processi produttivi e dei prodotti dopo e durante il loro uso;

la reindustrializzazione europea si può basare unicamente su imprese innovative ed efficienti sotto il profilo delle risorse. Il cambiamento deve iniziare con urgenza ed incentivare sistemi fiscali che avvantaggino l'uso di risorse ambientali rinnovabili e sostenibili per l'ambiente;

un capitolo fondamentale riguarda, inoltre, la fiscalità ambientale in materia di beni e prodotti. In questo ambito, la direzione è quella di una revisione dell'imposta sul valore aggiunto con l'obiettivo di orientare il mercato verso modi di produzione e consumo sostenibili, prevedendo, ad esempio, un regime dell'imposta agevolato per i manufatti realizzati con una percentuale di materiale riciclato, spostando cioè la tassazione dal lavoro all'inquinamento;

considerato che:

l'8 gennaio 2019, è stata resa nota la proposta di piano nazionale integrato per l'energia e il clima inviata a Bruxelles dal Ministero dello sviluppo economico in concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

come previsto dal regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio (UE) 2018/1999, il documento sarà oggetto di discussione in sede europea nei prossimi mesi, per arrivare a una versione definitiva entro la fine del 2019;

il piano, strutturato secondo 5 dimensioni (decarbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, mercato interno dell'energia, ricerca, innovazione e competitività), può rappresentare per il nostro Paese un importante passaggio per la lotta al cambiamento climatico globale;

il piano contiene gli obiettivi per l'energia e il clima che gli Stati membri si impegnano a raggiungere entro il 2030. Il documento dovrebbe anche indicare gli strumenti (le politiche, le misure e le relative coperture economiche) attraverso i quali, credibilmente, si intende raggiungere tali obiettivi;

in questa prospettiva, l'Italia può svolgere una funzione trainante a livello europeo nella direzione di un'accelerazione della transizione energetica verso l'utilizzo di fonti rinnovabili e l'efficientamento energetico dei processi produttivi;

cogliere questa possibilità non significa rallentare il processo infrastrutturale e tecnologico, come molti vorrebbero, quanto piuttosto un impegno dinamico finalizzato a concepire gli investimenti in grandi opere, come il treno ad alta velocità e l'ammodernamento della rete ferroviaria, più concorrenziali e più convenienti, sotto il profilo dell'impatto ambientale, del trasporto su gomma, soprattutto per quanto riguarda le merci;

un Paese responsabile che guarda al progresso ed alla crescita economica deve prevedere tra i suoi piani di investimento azioni che riguardino la rigenerazione delle grandi città in un'ottica di efficientamento energetico e della rete metro-ferro-tranviaria, un coerente programma di gestione del ciclo dei rifiuti e la non trascurabile prospettiva di una sinergia tra lo Stato ed i privati;

l'obiettivo deve essere quello di realizzare: un'energia sicura, economica, efficiente e sostenibile; un'economia in espansione e, allo stesso tempo, sempre più decarbonizzata; un approccio neutrale nei confronti di tutte le fonti energetiche, che parta da un'analisi dell'intero ciclo di vita e che premi le fonti effettivamente in grado di assicurare i maggiori vantaggi per l'ambiente, per la salute dei nostri cittadini e per l'economia del nostro Paese;

durante la COP24, un gruppo di 415 investitori che gestiscono risorse per oltre 30 miliardi di dollari ha rilasciato una dichiarazione che esorta i Governi ad affrontare il divario tra ciò che dovrebbe essere fatto e le misure attuali. "È fondamentale per la pianificazione a lungo termine e le decisioni di asset allocation che i governi lavorino a stretto contatto con gli investitori per incorporare gli scenari climatici con gli obiettivi di Parigi nelle decisioni politiche e nelle strategie di transizione energetiche";

sono oltre 345.000 le imprese italiane dell'industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2014-2017, o prevedevano di farlo entro la fine del 2018 (nell'arco, dunque, complessivamente di un quinquennio), in prodotti e tecnologie green. In pratica una su quattro, il 24,9 per cento dell'intera imprenditoria extra-agricola;

per ogni chilogrammo di risorsa consumata il nostro Paese genera (a parità di potere d'acquisto) 4 euro di Pil, contro una media europea di 2,2 e valori tra 2,3 e 3,6 di tutte le altre grandi economie continentali, come stima l'Istituto di ricerche Ambiente Italia. L'Italia è il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti (urbani, industriali eccetera, inclusi quelli minerari) e questo anche grazie a modalità innovative di gestione dei rifiuti e sistemi avanzati per il loro recupero;

tenuto conto che:

la normativa italiana in materia di ambiente, che trova riferimento nel decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, all'art. 184-ter, prevede la definizione di "cessazione della qualifica di rifiuto";

la norma stabilisce che "L'operazione di recupero può consistere semplicemente nel controllare i rifiuti per verificare se soddisfano i criteri elaborati conformemente alle predette condizioni", conformandosi a quanto già suggerito dal Legislatore comunitario attraverso la direttiva 2008/98/CE del 19 novembre 2008;

questo comporta che il controllo effettuato su un materiale qualificato come rifiuto che sia volto a verificarne le caratteristiche affinché esso possa cessare di essere tale è un'operazione di recupero a tutti gli effetti e necessita di essere autorizzata secondo le procedure previste dal decreto legislativo;

diverse sentenze giurisprudenziali, ultima delle quali la sentenza del Consiglio di Stato n. 1229/2018, hanno fornito un'interpretazione molto restrittiva in relazione alla possibilità per l'autorità competente (Regione o Provincia da questa delegata) di valutare "caso per caso" la sussistenza delle condizioni previste dalla norma;

arrestare questo processo virtuoso anche attraverso la mancata possibilità di consentire alle Regioni di definire i criteri per la cessazione di qualifica di rifiuto "caso per caso" getta un'ombra di incertezza sulle numerose autorizzazioni ordinarie integrate che oggi abilitano il recupero di rifiuti non disciplinati a livello comunitario e ministeriale,

impegna il Governo:

1) a farsi carico tra i Paesi partecipanti alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima dell'adozione di un codice che esiga un livello elevato di trasparenza, con solide norme vincolanti per tutte le parti al fine di misurare accuratamente i progressi e consolidare la fiducia tra le parti che partecipano al processo internazionale;

2) ad adottare con urgenza interventi per favorire la riduzione dei limiti di biossido di azoto, anche per non incorrere in procedure di infrazione da parte dell'Unione europea;

3) a proporre, con la massima urgenza una norma transitoria nelle more dell'applicazione della direttiva 2008/98/CE, che consenta agli impianti al momento costruiti ma fermi di funzionare regolarmente onde evitare di destinare ingenti quantità di rifiuti alle discariche;

4) a garantire un'autonomia finanziaria degli enti locali che impegnano le risorse derivanti dalla tassazione alle imprese in investimenti nel settore energetico-ambientale per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell'aria e per il miglioramento del trattamento della gestione del ciclo dei rifiuti e delle acque di scarico;

5) a prevedere un piano di investimenti pubblici finalizzato a:

a) promuovere un nuovo modello energetico-ambientale fondato sulle seguenti priorità: efficienza dei consumi energetici nell'edilizia, nell'industria e nei trasporti, attraverso la digitalizzazione delle reti, la diffusione della mobilità elettrica, lo sviluppo di tecnologie elettro-efficienti in ambito residenziale; impulso per le fonti rinnovabili e realizzazione di un programma nazionale per la mobilità urbana ecosostenibile, attraverso l'introduzione di incentivi fiscali per cittadini e imprese e di misure di semplificazione; riciclo e trasformazione in risorse dei rifiuti (circular economy);

b) dotare gli edifici pubblici, a partire dalle scuole, di impianti fotovoltaici e di efficienza energetica, d'intesa con le Regioni, le Province e i Comuni;

c) garantire il completamento del capacity market, finalizzato ad una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento ed il sostegno alla fonte idroelettrica rinnovabile e programmabile al tempo stesso.

(1-00097)

BINETTI, SACCONE, FAZZONE, FERRO, TESTOR, MASINI, CONZATTI, GALLONE, SICLARI, RIZZOTTI - Il Senato,

premesso che:

il disturbo dello spettro autistico è un insieme eterogeneo di disturbi del neuro-sviluppo, con esordio precoce, già nei primi tre anni di vita; la vita del soggetto è caratterizzata da difficoltà nell'interazione reciproca e nella comunicazione sociale, associata a comportamenti di tipo ripetitivo (stereotipie) e ad interessi ristretti in ambiti specifici (definizione dai manuali "DSM-5" e "ICD-11"). Tutto ciò comporta una disabilità permanente con manifestazioni diverse, che possono variare da persona a persona, e tende ad accompagnare il soggetto che ne è affetto per tutta la durata della vita;

la scienza ritiene che i fattori eziopatogenetici siano di tipo sia genetico che ambientale, ma esclude ipotesi legate a vaccini di vario tipo; il fatto stesso che le cause siano così numerose e sostanzialmente diverse tra di loro, comporta che si creino, anche sul piano delle manifestazioni del disturbo dello spettro autistico, situazioni molto diversificate che richiedono approcci altrettanto diversi tra di loro sul piano delle terapie specifiche. Pertanto, è fondamentale prevedere un costante richiamo alla singolarità e all'unicità della persona, evitando l'omologazione di trattamenti, che nella loro generalizzazione non tengano conto della diversità delle cause, della diversità delle manifestazioni e della diversa intensità della sintomatologia, che ogni soggetto presenta nella specificità del contesto in cui vive;

in Italia si stima che il disturbo dello spettro autistico abbia una prevalenza di almeno uno su 100, con una frequenza 4 volte più alta fra i maschi; si ritiene pertanto che il problema possa riguardare all'incirca 500.000 famiglie; i disturbi dello spettro autistico da soli rappresentano attualmente una delle prime 20 cause di disabilità infantile nel mondo;

gli studi epidemiologici internazionali hanno riportato un incremento generalizzato della prevalenza di disturbi dello spettro autistico, anche in considerazione della migliore capacità di diagnosi da parte degli specialisti, dell'allargamento dei criteri diagnostici, dell'abbassamento dell'età alla diagnosi, della maggiore sensibilità e attenzione ai disturbi dello spettro autistico; a livello europeo, vengono indicati come una condizione ad elevato costo sanitario e impatto sociale, in riferimento a tutte le fasi di vita e a tutti gli ambiti d'intervento;

il 12 settembre 2015 è entrata in vigore la prima legge nazionale sull'autismo, legge n. 134 del 2015, approvata in via definitiva il 5 agosto 2015. La legge prevede l'inserimento dei trattamenti per l'autismo nei livelli essenziali di assistenza (LEA), l'aggiornamento delle linee guida per prevenzione, diagnosi e cura e ribadisce la necessità di un efficace coordinamento tra le diverse strutture che hanno in carico soggetti la cui diagnosi rientra nell'ambito delle patologie del neuro-sviluppo. Inoltre, riconosce la necessità di potenziare la ricerca in questo campo specifico affrontando la complessità dei problemi correlati: dall'eziopatogenesi, ai trattamenti socio-riabilitativi, dalla relazione con la famiglia a quella con la scuola;

il 12 gennaio 2017 è stato pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante "Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza", (Gazzetta Ufficiale n. 65 del 18 marzo 2017), che al comma 1 dell'articolo 60 recita: "Ai sensi della legge 18 agosto 2015, n. 134, il Servizio Sanitario Nazionale, alle persone con disturbi dello spettro autistico, garantisce le prestazioni della diagnosi precoce, della cura e del trattamento individualizzato, mediante l'impiego di metodi e strumenti basati sulle più avanzate evidenze scientifich";

il 10 maggio 2018, la Conferenza unificata Stato-Regioni, con le Province di Trento e Bolzano, ha approvato il documento sull'aggiornamento delle linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nei disturbi dello spettro autistico; l'atto di intesa però inserisce una clausola che afferma: "All'attuazione della presente intesa si provvede nei limiti delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica". Per cui i livelli essenziali di assistenza per le persone con disturbi dello spettro autistico sono assicurati dalle aziende sanitarie locali solo in relazione alle risorse finanziare disponibili e senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica, rendendo di fatto difficile la loro piena attuazione; si tratta infatti di risorse molto limitate, che negli ultimi anni, invece di essere incrementate, sono state sottoposte ad ulteriori tagli;

la famiglia, pertanto, continua ad essere la vera ed unica forma di welfare su cui grava il maggiore peso materiale e psicologico della difficile fragilità che si trova a dover affrontare quando ci siano persone con disturbi dello spettro autistico: bambini, adolescenti e adulti; la famiglia si trova sempre più spesso a gestire in solitudine, con rilevanti oneri psicologici ed economici, il familiare con disturbo dello spettro autistico; le risorse economiche sono comunque insufficienti perché gli assegni di invalidità sono esigui e comunque non sufficienti anche per promuovere progetti di vita indipendente o autodeterminata;

la vera novità della legge n. 134 del 2015 è che considera in modo unitario l'intero progetto di vita del soggetto autistico e include perciò un'attenzione controllata e selettiva anche ai giovani adulti, che in precedenza, con il compimento della maggiore età, entravano in una sorta di tunnel, che li assimilava alle più note patologie di tipo psichiatrico, mentre si perdeva la loro specificità;

nonostante con la legge n. 112 del 2016, cosiddetta sul "Dopo di Noi", siano stati previsti alcuni interventi per le persone con grave disabilità prive del sostegno familiare, tra cui l'istituzione di un fondo ad hoc, le risorse economiche assegnate risultano del tutto insufficienti, anche perché con il tempo si sono progressivamente ridotte;

peraltro, con l'approvazione dell'attuale decreto sul reddito di cittadinanza e sulle pensioni di cittadinanza, si è creata un'ennesima discriminazione, in quanto gli "assegni di invalidità civile" continuano ad essere di 280 euro mensili, a fronte della destinazione di 780 euro previsti dal reddito di cittadinanza per disoccupati e pensionati;

consapevoli della complessità del fenomeno, dell'impatto sulla qualità di vita delle persone, sulla tenuta del contesto familiare e delle ricadute di ordine sociale, è fondamentale garantire, soprattutto ai giovani adulti che hanno ricevuto, fin dall'infanzia, la diagnosi di sindrome dello spettro autistico, di poter svolgere una vita il più possibile autonoma, affinché possano superare quei processi che portano a varie forme di esclusione sociale, da cui conseguono isolamento e discriminazione;

attualmente però, nonostante siano passati oltre 4 anni dall'approvazione della legge, non sono state ancora pubblicate le nuove linee guida, su cui l'Istituto superiore di sanità sta lavorando da tempo, con un'ampia consultazione di esperti; i due punti centrali delle linee guida riguardano la diagnosi e i trattamenti a cui il soggetto ha diritto, in rapporto alla famiglia, alla scuola e al mondo del lavoro; trattamenti che devono sempre e comunque attenersi alle migliori pratiche basate su prove di evidenza scientifica. La diagnosi, come è noto, dopo una prima ipotesi, richiede il coinvolgimento di un team di professionisti e prevede, oltre ad un adeguato tempo di osservazione, anche la somministrazione di diversi test strutturati e validati e altri esami diagnostici di laboratorio, codificati nelle linee guida;

gli interventi rivolti ai soggetti con disturbi dello spettro autistico, come da recente definizione del "DSM 5", hanno un carattere composito, per cui si tratta di progetti fortemente personalizzati, che tengono conto degli sviluppi della psicologia dell'età evolutiva e delle nuove forme di didattica specializzata proprio in questo campo, con l'obiettivo di stimolare in ogni bambino l'apprendimento di conoscenze e di competenze, anche sotto il profilo motivazionale e relazionale; si tratta di mettere in moto un vero e proprio processo di maturazione in questi bambini, analogamente a quanto accade con i loro coetanei, in forma appositamente specializzata. Accanto a questa presa in carico, ad elevato grado di personalizzazione, in un certo senso tagliata su misura per ogni soggetto, servono anche misure di tipo riabilitativo che facciano riferimento alle migliori pratiche, presenti nella letteratura del settore e confermate da documentate evidenze scientifiche. Ovviamente tutto ciò richiede un profondo coinvolgimento familiare e sociale; una forte integrazione con la scuola; interlocutori ad alta competenza specifica sul piano neuro-psicologico, sul piano didattico-pedagogico e su quello psico-relazionale, per privilegiare in ogni soggetto le competenze indispensabili sul piano della comunicazione e della relazione; un piano di sviluppo flessibile, modulare, in grado di adattarsi ai successivi step di maturazione raggiunti dal soggetto;

la continuità del progetto di cura, di abilitazione e di sviluppo di competenze deve accompagnare il soggetto dal momento della diagnosi fino al termine della sua vita, passando per la fase, fin qui trascurata, del giovane adulto con le sue esigenze, le sue pulsioni e le sue difficoltà; per questo è necessario che nei centri specializzati previsti dalla legge n. 134 del 2015 l'équipe sia sufficientemente stabile e interdisciplinare per rispondere alle diverse esigenze del soggetto e modellarsi sugli sviluppi della sua storia personale, considerata come un unicum, che non può essere omologato a storie simili, ma sostanzialmente diverse;

nel dicembre 2014, in occasione della conferenza internazionale «Strategic agenda for Autism spectrum disorders: a public health and policy perspective», è emersa la necessità di creare un database globale sui disturbi dello spettro autistico, attraverso l'istituzione di una rete scientifica ed epidemiologica europea, con registri nazionali in Italia e negli altri Paesi. Si è evidenziata la necessità di istituire un protocollo multi-osservazionale, accompagnato da programmi di formazione specifici per intercettare precocemente l'emergere di anomalie comportamentali nei bambini, per fornire una diagnosi provvisoria a 18 mesi e una diagnosi stabile a 24 mesi di età. Tali azioni consentirebbero di predisporre interventi precoci che possano modificare la storia naturale dei soggetti con disturbo dello spettro autistico; parte integrante di questo database dovrebbero essere anche le misure abilitative riabilitative che con il tempo si confermassero come particolarmente efficaci,

impegna il Governo:

1) a promuovere la ricerca nel campo delle patologie del neuro-sviluppo, con particolare attenzione all'autismo, alle sue cause, alla sua diagnosi e alle diverse misure di tipo abilitativo-riabilitativo, didattico e terapeutico;

2) a garantire la diffusione di campagne nazionali d'informazione e sensibilizzazione circa la promozione del benessere del bambino, con particolare riguardo al neuro-sviluppo, e a favorire la conoscenza dei disturbi dello spettro autistico, dei sintomi precoci che lo caratterizzano e delle nuove opportunità che ci sono per questi soggetti, dall'infanzia all'età adulta;

3) a garantire la piena attuazione della legge n. 134 del 2015 in materia di prevenzione, cura e riabilitazione delle persone con disturbo dello spettro autistico, di assistenza alle loro famiglie, garantendo in tutte le Regioni i LEA, come definiti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, mediante la destinazione delle risorse economiche necessarie per la sua attuazione;

4) ad assumere iniziative per incrementare il fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico, istituito presso il Ministero della salute, e ad assumere iniziative per implementare il fondo per l'assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, istituito con la legge n. 112 del 2016; a favorire la sperimentazione di progetti di vita indipendente, così da dare piena attuazione all'articolo 14 della legge n. 328 del 2000;

5) ad assumere iniziative, per quanto di competenza, per favorire un potenziamento in termini di risorse umane dei servizi di neuropsichiatria infantile e dei dipartimenti di salute mentale, al fine di definire adeguate équipe multidisciplinari, come previsto dalla legge n. 134 del 2015, e garantire non solo una corretta diagnosi ma anche un trattamento precoce e tempestivo, per migliorare la prognosi;

6) a supportare il mondo associativo e del volontariato, organizzato dai familiari delle persone autistiche, con il loro pieno coinvolgimento, per realizzare progetti di vita indipendenti, assumendo iniziative per la semplificazione delle procedure per l'assegnazione di beni confiscati alla mafia o di proprietà degli enti locali, quali immobili o terreni, che favoriscano la realizzazione di attività socio-educative e sportive, come sono le fattorie sociali, ma anche laboratori artistici, musicali, eccetera;

7) a promuovere progetti finalizzati all'inserimento lavorativo di soggetti adulti con disturbi dello spettro autistico, al fine di valorizzarne le capacità a supporto dell'autonomia della persona. Per questo occorre sostenere, anche sul piano economico, progetti terapeutici-riabilitativi e socio-educativi in collaborazione con enti del terzo settore, finalizzati alla ricollocazione sociale, ambientale e lavorativa del paziente autistico, nell'ambito di progetti di vita indipendente.

(1-00098)

Interpellanze

MISIANI, MANCA, MARINO, STEFANO, ALFIERI, ASTORRE, BELLANOVA, BOLDRINI, CIRINNA', COLLINA, COMINCINI, CUCCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FEDELI, FERRAZZI, GARAVINI, GIACOBBE, GINETTI, IORI, LAUS, MALPEZZI, MARGIOTTA, MESSINA Assuntela, NANNICINI, PATRIARCA, PINOTTI, PITTELLA, ROJC, ROSSOMANDO, SBROLLINI, TARICCO, VATTUONE, VERDUCCI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il Documento di economia e finanza è lo strumento centrale del ciclo di programmazione economica e finanziaria e di bilancio, con il quale si descrive l'andamento dell'economia e delle finanze pubbliche registrato negli esercizi precedenti e si predispongono, in chiave programmatica, le politiche economiche e di bilancio per quelli successivi. La presentazione del Documento di economia e finanza è un obbligo previsto dall'art. 7 della legge n. 196 del 2009, che il Governo è tenuto ad assolvere per rispettare le scadenze del "semestre europeo". Il DEF, nel rispetto delle regole comunitarie, si inquadra al centro del nuovo processo di coordinamento ex ante delle politiche economiche degli Stati membri della UE ed è presentato al fine di consentire alle Camere di esprimersi con proprie deliberazioni sugli obiettivi programmatici di politica economica in tempo utile per l'invio al Consiglio della UE e alla Commissione europea del programma di stabilità (PS) e del programma nazionale di riforma (PNR). Il prossimo DEF dovrà essere depositato alle Camere entro il 10 aprile 2019;

l'articolo 10 della legge n. 196 del 2009 stabilisce che il DEF si compone di tre sezioni. La prima sezione reca il programma di stabilità, ovvero gli elementi e le informazioni richieste dai regolamenti della UE vigenti con specifico riferimento agli obiettivi programmatici macroeconomici e di finanza pubblica da conseguire e per accelerare la riduzione del debito pubblico. La seconda sezione contiene l'analisi e le tendenze della finanza pubblica. La terza sezione reca lo schema del programma nazionale di riforma, ovvero gli elementi e le informazioni previsti dai regolamenti dell'Unione europea, lo stato di avanzamento delle riforme avviate e le politiche macroeconomiche e settoriali da attuare in risposta alle raccomandazioni comunitarie e il loro stato di avanzamento. La definizione del nuovo quadro programmatico macroeconomico e di finanza pubblica rappresenta il punto centrale del DEF. I dati del nuovo quadro programmatico evidenziano, in una prospettiva di medio-lungo termine, gli effetti delle politiche economiche che si intende adottare per favorire la crescita economica e gli impegni che il Governo intende perseguire sul piano del consolidamento strutturale dei conti pubblici;

l'attuale scenario economico internazionale risulta condizionato da nuove incertezze e rischi. Lo slancio espansivo dell'economia mondiale ha di recente subito un rallentamento, in un contesto di incertezze di natura geopolitica e di vulnerabilità nei mercati emergenti. Il commercio mondiale ha subito una decelerazione a fine 2018 a seguito di rilevanti rischi connessi a tensioni commerciali irrisolte e di un rallentamento della crescita nelle economie emergenti. Nell'area euro, i dati più recenti indicano un'evoluzione più debole rispetto alle attese per via del rallentamento della domanda estera, a cui si sono aggiunti altri fattori specifici. Nel complesso, la prospettiva di crescita nell'area euro è orientata al ribasso per via delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici, alla Brexit e alla minaccia del protezionismo, alle vulnerabilità nei mercati emergenti e alla volatilità nei mercati finanziari. In questo quadro, il nostro Paese si trova ad affrontare un clima di crescente instabilità i cui riflessi sono evidenziati dall'andamento del PIL, diminuito dello 0,2 per cento nel terzo trimestre e dello 0,1 per cento nel quarto trimestre 2018, dall'andamento dei principali indicatori di finanza pubblica, a partire dal debito pubblico che è tornato a crescere superando nuovamente la soglia del 132 per cento, nonché dall'andamento dello spread e della spesa per interessi. Forte preoccupazione destano, poi, i dati sulla produzione industriale e sul fatturato, che registrano un forte decremento rispetto all'anno precedente;

da molti osservatori, l'Italia è vista attualmente come l'anello debole dell'area euro. La Commissione europea, attraverso il "Country Report 2019", pubblicato il 27 febbraio, ha espresso forti preoccupazioni sulla situazione dell'Italia. Per l'Esecutivo UE l'Italia presenta squilibri economici "eccessivi" che, unitamente al debito alto e alla protratta scarsa produttività, implicano rischi con rilevanza transnazionale e un rischio contagio per tutta la UE. La manovra di bilancio per il 2019, nonostante le modifiche introdotte nella fase finale d'esame del provvedimento, secondo la Commissione europea presenta misure negative su deficit, debito pubblico e potenziale di crescita economica del Paese, che inevitabilmente dovranno essere oggetto di interventi correttivi. Ad aggravare la situazione, le più recenti previsioni formulate dall'Istat, dalla Commissione europea e dai principali organismi internazionali stimano una forte riduzione della crescita del PIL del nostro Paese per l'anno in corso. Rispetto alle previsioni formulate dal Governo durante l'ultima legge di bilancio, che stimavano una crescita dell'1 per cento per l'anno 2019, l'Ufficio parlamentare di bilancio prevede una crescita dello 0,4 per cento, mentre la Commissione europea prevede una crescita dello 0,2 per cento. Tali dati, qualora confermati nei prossimi mesi, avranno ricadute pesanti e peggiorative su una serie di altri indicatori macroeconomici e di finanza pubblica, sul livello del debito pubblico e conseguentemente sulla spesa per interessi, confermando per tale via la situazione di grave "squilibrio" economico e di finanza pubblica preannunciata dalle istituzioni europee;

sulla prossima legge di bilancio grava, pertanto, una serie di fattori che la renderanno una delle manovre più difficili e di importo più elevato degli ultimi anni. Il dato di partenza della prossima manovra di bilancio è rappresentato dalle clausole di salvaguardia su Iva e accise che ammonta a 23,5 miliardi di euro per l'anno 2020 e di oltre 28 miliardi di euro a decorrere dall'anno 2020, a cui dovranno essere aggiunti ulteriori oneri. Il Governo ha più volte smentito che vi sia la necessità e l'urgenza di adottare misure correttive per rimettere in ordine i conti pubblici per l'anno 2019;

diversi organi di informazione hanno recentemente annunciato che il Governo si appresterebbe a depositare alla scadenza prevista del 10 aprile un DEF con un piano di stabilità privo del quadro programmatico macroeconomico e del quadro programmatico di finanza pubblica. Il DEF per il 2019 si limiterebbe a descrivere l'aggiornamento del quadro tendenziale alla luce degli effetti della legge di bilancio per il 2019, includendo nei dati anche gli effetti dell'aumento dell'Iva e delle accise previsti a legislazione vigente. La definizione del nuovo quadro programmatico, la predisposizione degli indirizzi di politica economica, ivi compresa la disattivazione delle clausole di salvaguardia, e l'indicazione delle riforme strutturali verrebbero assolte dal Governo successivamente allo svolgimento delle elezioni europee,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda depositare il Documento di economia e finanza per l'anno 2019 nel rispetto della scadenza prevista dall'articolo 7 della legge n. 196 del 2009;

se sia intenzionato a depositare, alla scadenza prevista, il DEF 2019 con un programma di stabilità privo del quadro programmatico macroeconomico e di finanza pubblica, e quindi limitato alla sola descrizione del quadro tendenziale alla luce degli effetti della legge di bilancio per il 2019, e se sia intenzionato a definire il nuovo quadro macroeconomico programmatico, la predisposizione degli indirizzi di politica economica, ivi compresa la disattivazione delle clausole di salvaguardia, e l'indicazione delle riforme strutturali, all'interno di un documento di aggiornamento del DEF 2019 da depositare alle Camere successivamente alle elezioni europee di maggio 2019;

se intenda preventivamente informare il Parlamento e le istituzioni europee in merito ad ogni iniziativa contrastante con quanto previsto dagli articoli 7 e 10 della legge n. 196 del 2009 e con quanto previsto dalle procedure del "semestre europeo";

se sia intenzionato a predisporre una manovra correttiva dei conti pubblici da presentare al Parlamento successivamente alle elezioni europee di maggio 2019 e se intenda chiarirne la dimensione.

(2-00027p. a.)

FERRAZZI, ALFIERI, ASTORRE, BELLANOVA, BOLDRINI, COLLINA, COMINCINI, CUCCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FEDELI, GARAVINI, GIACOBBE, GINETTI, IORI, LAUS, MAGORNO, MALPEZZI, MANCA, MARGIOTTA, MARINO, MESSINA Assuntela, PARENTE, PATRIARCA, PINOTTI, RAMPI, ROJC, ROSSOMANDO, SBROLLINI, STEFANO, SUDANO, TARICCO, VALENTE, VATTUONE, VERDUCCI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

la legge 9 gennaio 2019, n. 3, recante "Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici" (cosiddetta legge "spazza corrotti") ha modificato il comma 4 dell'articolo 5 del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, in materia di norme per la trasparenza e la semplificazione dei partiti, ampliando notevolmente l'ambito di applicazione della normativa previgente in materia di obblighi a carico di fondazioni, associazioni e comitati;

in particolare, la legge stabilisce che sono equiparate ai partiti e ai movimenti politici per l'applicazione delle prescrizioni in materia di trasparenza delle erogazioni effettuate, le fondazioni, le associazioni e i comitati (prima non ricompresi), la cui composizione degli organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici (disposizione già prevista) e i cui organi direttivi siano composti in tutto o in parte: a) da membri di organi di partiti o movimenti politici; b) da persone che nei dieci anni precedenti sono stati membri di assemblee elettive e, in particolare, del Parlamento nazionale o del Parlamento europeo o di assemblee elettive regionali o locali; c) da coloro che ricoprono o che abbiano ricoperto, nei dieci anni precedenti, incarichi di governo a livello nazionale, regionale o locale ovvero incarichi istituzionali nelle fondazioni, associazioni o comitati per esservi stati eletti o nominati in virtù della loro appartenenza a partiti o movimenti politici;

sono altresì equiparate ai partiti e ai movimenti politici le fondazioni e le associazioni che erogano somme a titolo di liberalità o contribuiscono in misura pari o superiore a 5.000 euro annui al finanziamento di iniziative o servizi a titolo gratuito in favore di partiti, movimenti politici o loro articolazioni interne, di membri di organi di partiti o movimenti politici o di persone che ricoprono incarichi istituzionali;

da un ambito iniziale previsto dalla normativa previgente che riguardava solo le realtà direttamente collegate ai partiti, la legge disegna una platea di soggetti interessati molto più ampia e, purtroppo, generica e vaga;

le fondazioni, le associazioni e i comitati dovranno sobbarcarsi gli oneri relativi alla trasparenza e all'acceso del proprio statuto, funzionamento interno, bilanci, compresi i rendiconti, solo perché componenti dei loro organi direttivi sono persone che hanno la "grave colpa" di essere stati membri di assemblee elettive o di aver ricoperto incarichi di governo, a qualsiasi livello;

ciò significa che è sufficiente che una persona sia stata consigliere comunale, anche di un piccolissimo paese, o consigliere municipale per far sorgere in capo ad una fondazione o ad un'associazione o a un comitato gravosi obblighi che prima dell'entrata in vigore della legge non avevano;

il riferimento alle "persone che nei dieci anni precedenti sono stati membri di assemblee elettive" anche a "livello locale" rende praticamente impossibile il controllo di tutti i soggetti interessati;

la logica punitiva sottesa alle disposizioni in esame rende la misura del discredito che ha colpito il mondo della politica in questi ultimi anni, amplificato in modo improvvido e non lungimirante, e finisce per colpire realtà la cui finalità è esclusivamente non lucrativa e di utilità sociale;

queste disposizioni, oltre a colpire fondazioni, associazioni e comitati con le evidenti conseguenze a scapito delle finalità perseguite da questi soggetti, appaiono anche di difficile, se non impossibile, attuazione;

oltre a quanto detto, infatti, il controllo su quanto previsto dalla legge n. 3 per le fondazioni, le associazioni e i comitati è affidato, come accade per i partiti, alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici che, nella relazione resa alla Camera dei deputati il 27 aprile 2018, riferiva l'esistenza di numerose difficoltà applicative dovute al contesto normativo di riferimento;

secondo alcuni costituzionalisti la disposizione in esame potrebbe essere incostituzionale, perché estende in modo irragionevole a soggetti che svolgono attività completamente diverse da quelle dei partiti politici gli obblighi previsti per questi ultimi, partendo dall'assurda convinzione che chi abbia svolto l'attività di amministratore o di membro di un'assemblea elettiva, debba necessariamente perseguire finalità non lecite nell'ambito degli organi direttivi di fondazioni, associazioni e comitati,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che le disposizioni descritte in premessa siano gravemente lesive della possibilità per le fondazioni, le associazioni e i comitati di continuare a svolgere le loro funzioni, a scapito del fondamentale ruolo svolto nel nostro Paese dal mondo del volontariato e del terzo settore;

quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di stabilire quali siano gli esatti obblighi di trasparenza cui dovranno attenersi fondazioni, associazioni e comitati, chiarendo se questi obblighi includano anche la pubblicazione dell'elenco dei donatori;

quali siano le sue valutazioni in merito alle possibilità per la Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici di monitorare una platea molto più vasta di quanto previsto dalla normativa previgente e se esista un'anagrafe di tutte le fondazioni, le associazioni e i comitati in modo da verificare se effettivamente nei loro organi direttivi ci siano persone che sono state membri di assemblee elettive o che abbiano ricoperto incarichi di governo, a qualsiasi livello.

(2-00028p. a.)

Interrogazioni

GARAVINI - Al Ministro della difesa. - Premesso che:

dal 2008 è stata varata l'operazione "Strade sicure" che prevede l'impiego di un contingente delle forze armate nella vigilanza ai siti sensibili e in servizi di perlustrazione e pattuglia in concorso con le forze di polizia, secondo un piano di utilizzo adottato dal Ministro dell'interno di concerto con il Ministro della difesa;

dall'inizio dell'operazione, tale contingente ha contribuito alla prevenzione di episodi di criminalità, garantendo la sicurezza della popolazione con circa 15.500 arresti, l'identificazione e controllo di quasi 3.300.000 individui, 1.200 armi e circa 2.300 chili di sostanze stupefacenti sequestrati e 13.000 veicoli controllati;

nel corso degli anni, a fronte degli importanti risultati raggiunti, l'impiego dei militari nell'operazione è stato progressivamente incrementato, arrivando oggi a circa 7.200 unità;

a fronte di un indubbio successo dell'operazione, non solo in termini di ordine pubblico, ma anche in ambito di sicurezza internazionale (basti pensare che l'Italia è sostanzialmente l'unico tra i principali paesi europei a non essere stato oggetto di attentati terroristici), si rilevano però alcune criticità con riferimento alle condizioni logistiche e retributive del personale dell'Esercito italiano impegnato nell'operazione;

i turni di servizio, inizialmente di 120 giorni, sono oggi di 180 giorni, con evidenti ripercussioni per quanto riguarda il recupero delle energie psicofisiche e la fruizione di adeguati turni di riposo;

il trattamento economico dei militari impiegati in "Strade sicure" prevede, in base alla dislocazione sul territorio nazionale (se in o fuori sede), un'indennità lorda pari a 13 euro o a 26 euro e il pagamento di sole 14,5 ore a titolo di straordinario a fronte di un totale di ore di straordinario molto superiore;

le indennità retributive previste per la partecipazione all'operazione vengono corrisposte con un inaccettabile ritardo;

con il "decreto sicurezza" (decreto-legge n. 113 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 132 del 2018) sono state stanziate risorse per i compensi per le prestazioni di lavoro straordinario svolte solo dagli appartenenti alla Polizia di Stato, escludendo il personale delle forze armate;

lo sforzo profuso dai militari dell'Esercito italiano nell'operazione dal suo avvio ad oggi e gli importanti risultati acquisiti meritano il rispetto di corrette condizioni di lavoro,

si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda affrontare la problematica descritta in premessa.

(3-00684)

IORI, FEDELI, MALPEZZI, VERDUCCI, ALFIERI, FERRAZZI, VALENTE, LAUS, BOLDRINI, PATRIARCA, PARRINI, CUCCA, MESSINA Assuntela, GIACOBBE, GINETTI, GARAVINI, NANNICINI, CIRINNA' - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

si apprende da fonti stampa e dai social media che in un esercizio di grammatica italiana contenuto in un libro destinato alle scuole primarie ("Nuvola, Libro dei Percorsi", edizioni "La Spiga" del 2017) sarebbero presenti evidenti stereotipi di genere;

nell'esercizio gli alunni devono individuare il verbo che non si adatta al soggetto: più specificamente, tra i verbi relativi alle attività della "mamma" l'alunno deve scegliere tra "cucina", "stira" e tramonta" mentre per il "papà" le opzioni sono "lavora", "legge" e "gracida". Non considerato che per entrambi i genitori il terzo verbo è palesemente errato, appare evidente come le altre due scelte connotino fortemente due stereotipi di genere che svalutano le attività femminili, riducendole unicamente a quelle domestiche e riservando invece il termine "lavoro" alle attività maschili;

questa impostazione didattica, al di là del fatto che l'ambito domestico può rappresentare una scelta libera ed autonoma a cui deve essere riconosciuta piena dignità, può veicolare negli alunni pregiudizi di genere discriminanti soprattutto in ambito lavorativo, proponendo cliché che riducono i ruoli maschili e femminili rispettivamente al lavoro esterno ed interno alla famiglia e svalutano il lavoro domestico poiché solo quello maschile viene indicato come "lavoro";

da un lato questi preconcetti relegano la donna alla casa , dall'altro svalutano le attività domestiche poiché solo l'uomo "lavora" e quindi vengono proposti ai bambini e alle bambine, in un testo scolastico. modelli che alimentano i pregiudizi di genere, anziché attenuarli, considerando un "non lavoro" quello femminile;

secondo recenti indagini la metà della popolazione è ancora d'accordo nel ritenere che "gli uomini siano meno adatti ad occuparsi delle faccende domestiche" e questo tipo di materiale formativo rischierebbe di rafforzare questi preconcetti anacronistici;

da quanto si apprende la casa editrice ha annunciato che eliminerà le pagine suddette ma ciò non è sufficiente per scongiurare il rischio che anche altri volumi didattici in dotazione alle scuole possano contenere esempi di questo tipo;

il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha fissato alcune caratteristiche a cui devono conformarsi i libri di testo, in particolare per quanto riguarda gli aspetti pedagogici;

l'adozione dei libri di testo va poi deliberata dal collegio docenti di ogni istituto nella seconda decade del mese di maggio, per tutti gli ordini e gradi scuola;

ai rispettivi dirigenti scolastici spetta il compito di vigilare, affinché le adozioni siano deliberate nel rispetto della normativa vigente, e di assicurare che le scelte siano espressione della libertà di insegnamento e dell'autonomia professionale dei docenti;

considerato che:

la parità fra uomo e donna è tutelata, in ogni aspetto ed in ogni contesto, dalla Costituzione italiana e dalla normativa dell'Unione europea;

l'Unione europea, nel corso degli anni, ha infatti rafforzato questi indirizzi, in particolare con il Trattato di Amsterdam del 1997 e con la Carta delle donne del 2012;

il Consiglio d'Europa ha poi adottato nel novembre 2013, una "Strategia sulla parità di genere 2014-2017", con l'obiettivo di conseguire il progresso e l'emancipazione delle donne e quindi l'effettiva realizzazione dell'uguaglianza di genere nei propri Stati membri;

la risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2017 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea ha ribadito la necessità di perseguire politiche anche nazionali per ottenere una reale ed efficace parità di genere;

con la legge n. 77 del 2013, l'Italia ha ratificato la Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica "Convenzione di Istanbul" che ha introdotto un nuovo paradigma nel definire la violenza contro le donne e ha dato impulso a politiche pubbliche di contrasto. In particolare ha fatto emergere la correlazione tra l'assenza della parità di genere e il fenomeno della violenza e la necessità di politiche antidiscriminatorie che favoriscano l'effettiva parità fra i sessi al pari di misure atte alla prevenzione e al contrasto alla violenza;

l'articolo 14 della Convenzione impegna le parti a intraprendere le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado, materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto;

il comma 16 dell'articolo 1 della legge n. 107 del 2015 stabilisce che: "il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall'articolo 5, comma 2, del decreto-legge14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119";

tale comma dà attuazione ai princìpi fondamentali di pari dignità e non discriminazione di cui all'articolo 2 e, soprattutto, 3 della Costituzione Italiana, princìpi che trovano espressione e completamento in altri precetti costituzionali e nei valori costitutivi del diritto costituzionale ed europeo che proibisce la discriminazione per ragioni connesse anche al genere,

si chiede di sapere:

se il ministro in indirizzo non ritenga che l'esercizio presente nel libro di testo scolastico non rischi di veicolare negli alunni pregiudizi di genere invece del rispetto della dignità di entrambi;

quali iniziative urgenti intenda assumere, coerentemente con le norme vigenti in materia di autonomia scolastica, al fine di evitare che pregiudizi sui ruoli di genere possano essere presenti nel materiale didattico degli studenti.

(3-00686)

BINETTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'orticaria cronica spontanea (CSU) è una malattia autoimmune che assume caratteri di severità tale da interferire pesantemente con la qualità di vita del paziente causandone un deterioramento progressivo;

i pazienti presentano angioedemi e pomfi su tutto il corpo, hanno difficoltà a respirare, limitazioni funzionali che non rispondono alla somministrazione di antistaminici, anche se assunti ad alte dosi;

in Italia i malati oscillano tra lo 0,5 e l'1 per cento della popolazione; si tratta di una patologia che colpisce sia bambini che adulti e anziani;

i pazienti, dal 2015, sono stati trattati con Omalizumab, farmaco privo di effetti avversi di rilievo e in grado di determinare la regressione completa della manifestazione clinica nel 70 per cento dei casi;

la loro vita è cambiata grazie a tale farmaco poiché hanno recuperato libertà di lavorare e di svolgere normali mansioni quotidiane;

l'AIFA, a differenza di autorità di altri Paesi europei ed extra europei, ha previsto nel decreto del 31 luglio 2015 un piano terapeutico che include solo 11 infusioni per tale farmaco, pur non esistendo alternative farmacologiche in termini di pari efficacia e sicurezza;

dagli studi nazionali e internazionali e dai dati "real life", i pazienti che recidivano all'interruzione del trattamento sono oltre il 60 per cento, per cui, se non trattati, ripiombano nel drammatico iter di ospedalizzazioni, con ripetuti accessi al pronto soccorso;

il monitoraggio e gli effetti collaterali dei trattamenti alternativi ad Omalizumab (corticosteroidi orali, ciclosporina A, eccetera), unitamente alla persistenza di una forma severa di orticaria cronica spontanea, comportano un costo per il SSN in termini di indagini ematologiche, visite mediche, accessi al pronto soccorso e ricoveri ospedalieri di gran lunga superiore al costo del prolungamento della terapia con Omalizumab;

il 13 febbraio 2019, i pazienti di CSU riuniti nell'associazione nazionale ARCO hanno incontrato rappresentanti dell'AIFA e hanno presentato i dati aggiornati in merito alla patologia, le linee guida internazionali e l'urgenza di riattivare il piano terapeutico rendendolo ripetibile come accade per tutte le patologie croniche;

l'AIFA, a seguito dell'incontro, ha richiesto all'azienda farmaceutica Novartis di consegnare entro il 28 febbraio un dossier aggiornato relativo alla patologia e agli effetti positivi dell'Omalizumab oltre le 11 infusioni;

i pazienti segnalano anche la consueta disparità legata all'utilizzo del farmaco nelle Regioni italiane: in Lombardia, Liguria e in Abruzzo l'uso del farmaco oltre le 11 infusioni è stato bloccato, come peraltro previsto dal decreto, mentre nelle restanti 17 Regioni il farmaco viene prescritto a discrezione dello specialista ben oltre le 11 infusioni,

si chiede di sapere se e in che modo il Ministro in indirizzo intenda assicurare ai pazienti, sotto stretta prescrizione medica, le infusioni di Omalizumab anche oltre le 11 somministrazioni previste dal decreto AIFA, qualora le condizioni del paziente lo rendano necessario.

(3-00687)

BELLANOVA, IORI, MARGIOTTA, RICHETTI, BOLDRINI, ROSSOMANDO, FERRAZZI, MAGORNO, CUCCA, TARICCO, GINETTI, MISIANI, PATRIARCA, COMINCINI, PARRINI, STEFANO, MESSINA Assuntela, VALENTE, GARAVINI, SUDANO, PARENTE - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

le norme attualmente vigenti nel nostro ordinamento prevedono specifiche funzioni in capo ai vertici dell'INPS ed in particolare del presidente e del consiglio di amministrazione;

l'articolo 25, comma 2, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recita testualmente: "nelle more del perfezionamento della procedura di nomina del nuovo Presidente e del Consiglio di amministrazione, per consentire il corretto dispiegarsi dell'azione amministrativa degli Istituti, con apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, possono essere attribuiti i poteri, rispettivamente, del Presidente e del Consiglio di amministrazione, come individuati nelle disposizioni del presente decreto";

rilevato che:

la perdurante mancata adozione del provvedimento di cui al citato comma 2 (a circa un mese dalla cessazione del presidente pro tempore dell'INPS, Tito Boeri) determina l'impossibilità per l'Istituto di procedere alla definizione degli atti, che richiedono la pienezza della rappresentanza legale;

ciò, in particolare, in relazione alle attività gestionali, quali ad esempio la convenzione con i CAF, ovvero ulteriori protocolli o convenzioni tra diverse amministrazioni per lo svolgimento delle attività concernenti misure, quali il reddito di cittadinanza; implementazione dei sistemi informativi e loro coordinamento con gli altri soggetti istituzionalmente preposti alle procedure concernenti il reddito di cittadinanza, necessarie alla piena attuazione delle disposizioni contenute nella legge di bilancio per il 2019 (legge 30 dicembre 2018, n. 145) e nel decreto-legge del 28 gennaio 2019, n. 4;

l'INPS è l'ente di gran lunga più importante per il welfare italiano, gravato di nuovi e onerosissimi compiti, pur essendo contemporaneamente esposto agli esodi determinati dalle contestuali disposizioni in materia previdenziale emanate dal Governo (cosiddetta Quota 100);

considerato che in tali condizioni l'INPS non è in grado di operare pienamente anche riguardo alle necessarie determinazioni concernenti il suo bilancio, la sua organizzazione e lo sviluppo del proprio personale,

si chiede di sapere quali siano le ragioni che ostacolano l'urgente nomina dei soggetti citati in modo tale da garantire senza ritardi la piena operatività amministrativa dell'INPS, senza che si arrechino seri pregiudizi a cittadini, utenti e al medesimo Istituto.

(3-00688)

GARNERO SANTANCHE' - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Premesso che:

il Teatro alla Scala di Milano ha tre fondatori di diritto: lo Stato italiano, il Comune di Milano e la Regione Lombardia, due fondatori pubblici permanenti: la città metropolitana di Milano e la Camera di commercio di Milano e 12 fondatori privati permanenti (fondazione Cariplo, Pirelli, Eni, Fininvest, Generali, Enel, fondazione Banca del Monte di Lombardia, Mapei, Banca Popolare di Milano, Telefonica, Tod's e Allianz) ai quali si aggiungono nove sostenitori privati (Sea, Intesa SanPaolo, A2A, Dolce e Gabbana, Kuehne Nagel, Bmw, Luxottica, Ubi Banca e Bracco);

si è appreso dalla stampa che l'Arabia Saudita è pronta a donare 15 milioni di euro ed entrare nel consiglio di amministrazione del teatro e più precisamente 3 milioni di euro ogni anno, per cinque anni, più 100.000 euro per finanziare l'accademia della Scala, che forma i nuovi musicisti. Diventare soci fondatori del Teatro alla Scala significa fare mecenatismo ma anche diffondere tramite l'arte i valori della cultura occidentale;

in tema di valori e diritti, soprattutto relativamente ai diritti delle donne, l'Arabia Saudita, secondo il "Global gender gap report del World economic forum", è classificata 141 esima su 144 Paesi rispetto alla difesa della parità di genere,

si chiede di sapere:

quali siano gli orientamenti del Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, circa l'allargamento del consiglio di amministrazione del Teatro alla Scala a uno Stato straniero, peraltro distante dai valori che il teatro rappresenta nel mondo;

quali iniziative intenda intraprendere, per quanto di competenza, per impedire che tale eventualità si realizzi.

(3-00689)

BINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

la psicodiagnostica è quella branca della psicologia clinica impegnata nella valutazione quantitativamente e qualitativamente accurata di condizioni momentanee o durevoli, normali o patologiche, del funzionamento psichico, oltre che nella rilevazione di tratti della personalità predittivi di comportamenti, nonché sintomi futuri. Essa si serve di una serie di test, necessari ai fini di una diagnostica esaustiva delle condizioni di disabilità, divenuti oramai strumenti indispensabili ed insostituibili in molti ambiti quali: ospedali, aziende sanitarie, prigioni, scuole, tribunali, istituzioni di custodia, uffici pubblici;

i test forniscono, infatti, a psichiatri, neuropsicologi, neuropsichiatri infantili e psicoterapeuti dei dati fondamentali per formulare diagnosi, individuare il trattamento migliore per il paziente, stabilire l'indicazione o viceversa la controindicazione al trattamento, nonché per valutare l'andamento di un trattamento o un suo esito. La somministrazione del test è, pertanto, unanimemente considerata nell'ambito della comunità scientifica internazionale un momento fondamentale del processo diagnostico;

tali test, spesso di produzione anglosassone, vengono ricercati, tradotti, aggiornati, curati e distribuiti per gli operatori italiani da case editrici scientifiche specializzate, titolari dei diritti d'autore per lo sfruttamento economico di tali opere. Tuttavia si sono andati diffondendo in maniera preoccupante fenomeni di pirateria anche all'interno delle istituzioni sanitarie pubbliche del Paese, in particolare negli ospedali e nelle aziende sanitarie. Questa forma di pirateria si verifica con la riproduzione dei protocolli di notazione, in aperta violazione del dettato di cui all'articolo 13 della legge 22 aprile 1941, n. 633, recante "Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio", che dispone il diritto esclusivo dell'autore di riprodurre, ovvero di "moltiplicare in copie", in tutto o in parte la propria opera. Inoltre, il successivo articolo 17, comma 1, stabilisce che: "Il diritto esclusivo di distribuzione ha per oggetto la messa in commercio o in circolazione, o comunque a disposizione del pubblico, con qualsiasi mezzo ed a qualsiasi titolo, dell'originale dell'opera o degli esemplari di essa";

in tal senso si è espresso il Tribunale di Roma con la sentenza n. 15023/2017, riconoscendo il risarcimento del danno per violazione del diritto di sfruttamento economico in materia di strumenti psicodiagnostici in favore della casa editrice Giunti che aveva adito il Tribunale di Roma contro l'università di Roma "Tor Vergata";

a quanto detto si aggiunga che sia la legge 8 ottobre 2010, n. 170, recante "Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico", che la legge 5 febbraio 1992, n. 104, recante "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate", prevedono espressamente la necessità di effettuare una valutazione psicodiagnostica del paziente ai fini dell'accertamento dello specifico disturbo mediante l'utilizzo dei test, che assumono, pertanto, un rilievo cruciale per la diagnosi del paziente,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, non ritenga opportuno intraprendere le necessarie iniziative al fine di garantire che la somministrazione dei test psicodiagnostici all'interno delle strutture sanitarie del territorio nazionale avvenga in maniera controllata e nel rispetto delle disposizioni di legge in materia di diritto d'autore, anche alla luce della particolare rilevanza che la somministrazione di tali test riveste ai fini di un esito diagnostico puntuale e funzionale alle reali esigenze dei pazienti.

(3-00693)

BELLANOVA, FERRAZZI, MANCA, MARGIOTTA, BINI, MAGORNO, RICHETTI, FEDELI, VATTUONE, STEFANO, PITTELLA, GINETTI, CUCCA, ALFIERI, TARICCO, PARENTE, VERDUCCI, CIRINNA', COLLINA, PARRINI, LAUS, D'ALFONSO, SBROLLINI, IORI, SUDANO, MESSINA Assuntela, ROJC, GIACOBBE, ASTORRE, RAMPI, MARINO, D'ARIENZO, COMINCINI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

il CNR è un ente di ricerca che ha la missione di realizzare progetti di ricerca, promuovere l'innovazione e la competitività del sistema industriale nazionale e l'internazionalizzazione del sistema di ricerca nazionale e di fornire tecnologie e soluzioni ai bisogni emergenti nel settore pubblico e privato;

il CNR, per lo svolgimento delle proprie attività, si avvale di circa 4000 giovani ricercatori impegnati in attività di ricerca post dottorato presso i laboratori dell'ente, mentre un contributo importante arriva dalle collaborazioni, anche internazionali, con i ricercatori delle università e delle imprese, rafforzando così il sistema nazionale della ricerca;

rilevato che:

l'articolo 20, comma 1, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75 (cosiddetto decreto Madia), ha previsto la possibilità, nel triennio 2018-2020, per le pubbliche amministrazioni, compresi gli enti pubblici di ricerca, di assumere a tempo indeterminato personale non dirigenziale in possesso di determinati requisiti, al fine di superare il precariato e di valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato;

la circolare n. 3 del 23 novembre 2017 del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione nel paragrafo dedicato agli enti di ricerca, recita: "per il personale degli enti pubblici di ricerca, di cui al decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218, i commi 1 e 2 dell'articolo 20 si applicano con le specificità che seguono: considerare, ai fini della definizione del fabbisogno, la disciplina prevista dal citato d.lgs. 218/2016; con riferimento al personale finanziato dal fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca (quindi gli enti di ricerca sottoposti alla vigilanza del MIUR), il requisito del periodo di tre anni di lavoro negli ultimi otto anni, previsto dall'articolo 20, commi 1 lettera c) e 2, lettera b), può essere conseguito anche con attività svolta presso diversi enti e istituzioni di ricerca; l'ampio riferimento alle varie tipologie di contratti di lavoro flessibile, di cui all'articolo 20, comma 2, può ricomprendere i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e anche i contratti degli assegnisti di ricerca; non si applica il divieto di instaurare nuovi rapporti di lavoro flessibile di cui all'articolo 20, comma 5, purché siano rispettati i vincoli finanziari previsti dalla normativa vigente";

considerato che:

il Governo Gentiloni, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 aprile 2018, recante disposizioni per l'attribuzione di risorse per vari enti pubblici di ricerca, ha stanziato in favore del CNR 40 milioni di euro a decorrere dal 2019, obbligando, tuttavia, l'ente di ricerca a cofinanziare con altri 20 milioni di euro gli interventi per la stabilizzazione dei lavoratori impiegati presso le proprie strutture. Il Governo Conte ha stanziato altri 34,5 milioni, derivanti dai fondi cosiddetti premiali, che risultano essere vincolati per le stesse finalità;

secondo quanto disposto dal decreto, le "stabilizzazioni" del personale, da attuare utilizzando i fondi stanziati, avrebbero dovuto essere perfezionate entro la fine del 2018;

allo stato attuale, risulta che soltanto una parte delle risorse complessive stanziate per la stabilizzazione dei lavoratori del CNR saranno effettivamente utilizzate dall'ente. Il CNR avrebbe manifestato l'intenzione di attingere i 20 milioni di euro di cofinanziamento direttamente dagli ultimi 34,5 milioni di euro stanziati. Se l'intenzione dell'ente dovesse essere confermata, è evidente che si ridurrebbe la somma a disposizione e anche le stabilizzazioni in divenire;

inoltre, la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), al comma 404 dell'art. 1, ha previsto che: "Al Consiglio nazionale delle ricerche è concesso un contributo straordinario di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2028";

finora hanno firmato i nuovi contratti più di 1.300 ricercatori, ma ben altri 1.000 mancherebbero ancora all'appello;

va aggiunto che all'interno della platea dei ricercatori c'è una categoria di lavoratori precari, circa 80, assunti per chiamata diretta, che al momento risultano essere fuori dalle procedure. A tale categoria di lavoratori, il CNR aveva dato rassicurazioni in merito alla soluzione del percorso da seguire per la stabilizzazione;

i lavoratori precari del CNR sono tornati a manifestare chiedendo di essere stabilizzati quanto prima. Da alcune dichiarazioni emerse sulla stampa si tratta di persone il cui futuro lavorativo risulta essere in balia di proroghe e rinnovi contrattuali la cui durata, in diversi casi, è di 15 giorni;

il nostro Paese fa i conti con un dato pesantissimo, diffuso nelle ultime settimane dall'Istat: "il 18,8 per cento dei dottori di ricerca è fuggito all'estero",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti;

quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, intenda adottare al fine di garantire che il CNR avvii il processo di stabilizzazione dei lavoratori nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 20 del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, e che tutte le risorse finora stanziate siano utilizzate dall'ente per tali finalità.

(3-00694)

GARAVINI, ALFIERI, GIACOBBE - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

i Comitati per gli italiani all'Estero, COMITES, rappresentano la voce, insieme ai rappresentanti eletti all'estero, al Consiglio Generale degli italiani all'Estero e alle associazioni, delle comunità italiane nel mondo;

essi, pertanto, costituiscono lo strumento territorialmente più prossimo e più utile per rilevare problemi e indicare tematiche rilevanti per gli italiani nel mondo;

i COMITES organizzano e promuovono iniziative di carattere culturale, sociale e assistenziale nei confronti dei nostri connazionali all'estero, giovani e anziani, fornendo quindi quel supporto che spesso le istituzioni non riescono a dare, per motivi anche solo puramente legati alla distanza geografica;

la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), non ha confermato gli stanziamenti precedentemente previsti, dimezzando, pertanto, il budget a disposizione dei COMITES;

i componenti di tali organismi assicurano il corretto funzionamento dei Comitati adoperandosi in forma del tutto volontaria, senza ricevere alcuna forma di compenso;

a causa delle ampie dimensioni delle singole circoscrizioni consolari, molti componenti dei COMITES sono costretti a lunghi viaggi, al fine di partecipare alle periodiche riunioni;

l'esiguità dei fondi ha comportato recentemente l'impossibilità di procedere ai dovuti rimborsi di viaggio ai componenti;

in mancanza di fondi i COMITES si trovano impossibilitati a svolgere qualsiasi attività e a promuovere azioni informative o incontri con i connazionali;

quanto evidenziato accade mentre il numero degli italiani all'estero aumenta costantemente: negli ultimi 5 anni gli iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero sono cresciuti del 20 per cento, un quinto in più; solo nel 2018, infatti, si stima che siano emigrati 170.000 connazionali;

la maggior parte delle somme aggiuntive previste nell'anno precedente è stata destinata a progetti speciali mirati all'accoglienza, all'informazione, all'orientamento, nonché al sostegno e all'inserimento dei nuovi migranti in partenza dall'Italia,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di reintegrare le risorse a disposizione dei COMITES.

(3-00695)

MALAN, FANTETTI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

a causa dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea gli uffici consolari italiani in quel Paese, già normalmente oberati di molto lavoro, sono oggi oggetto di un numero particolarmente grande di richieste;

purtroppo, i numerosi italiani che vivono oltre Manica, già in difficoltà per i riflessi nei loro confronti della particolare situazione politica, non trovano risposte adeguate presso gli uffici consolari;

dei tre uffici consolari onorari, che si aggiungono alle sedi di Londra e Edimburgo, uno, quello di Greenok, è aperto per quattro ore alla settimana e un altro, quello di Glasgow, solo per due;

alcuni numeri di telefono indicati nella rete consolare risultano inesistenti o non disponibili, si lamenta che i messaggi di posta elettronica non vengono letti; giungono anche segnalazioni di cittadini che, in mancanza di risposte presso gli uffici consolari, si rivolgono all'ambasciata, ma con esito analogo;

l'iscrizione telematica all'AIRE richiede diversi mesi;

il consolato generale invia alcune risposte agli interessati ammettendo di essere a conoscenza delle difficoltà dell'utenza e prospettando tentativi di migliorare il servizio, facendo però presente che, nonostante il numero degli italiani nel Regno Unito sia in continua crescita e giunto a circa 700.000, gli organici siano rimasti gli stessi; viene altresì riferito che l'ufficio passaporti di Londra riceve oltre 110 persone al giorno ed emette 2.500 passaporti al mese;

la prenotazione on line dell'appuntamento per ottenere il passaporto, anche se fatta negli orari serali consigliati dal consolato, non trova disponibilità prima del 2021, tempo ovviamente incompatibile con le necessità degli utenti;

il sito del consolato ricorda la possibilità di ricorrere alla procedura di urgenza, per la quale non è necessaria la prenotazione, ma informa altresì che, alla luce dei tempi di attesa e in ragione del numero di utenti regolarmente prenotati, al fine di assicurare un trattamento equo nei confronti di questi ultimi, vi è un limite all'accesso delle procedure di urgenza la cui chiusura potrà essere valutata in base al numero di utenti in possesso di regolare appuntamento;

si informano i connazionali che si avvalgono delle procedure di urgenza che è sempre possibile che il servizio passaporti d'urgenza venga sospeso e rimandato al giorno successivo, l'urgenza, scrive il consolato, deve essere giustificata da gravi motivi familiari o di salute, comprovati da certificato medico di una struttura pubblica, redatto in lingua italiana (se redatto in altra lingua occorre provvedere alla traduzione ufficiale in lingua italiana o inglese) nonché dalla presentazione della prenotazione del volo, o altro titolo di viaggio, oppure da: improrogabili necessità di lavoro comprovate da richiesta motivata e dettagliata su carta intestata del datore di lavoro, nonché dalla presentazione della prenotazione del volo, o altro titolo di viaggio; la richiesta del datore di lavoro deve essere firmata da chi ricopre incarichi dirigenziali e deve riportare l'indicazione del nominativo di chi firma, il ruolo ricoperto ed il numero di telefono; in ogni caso i benefici della procedura d'urgenza per motivi di lavoro non potranno in alcun modo essere estesi anche ai familiari del titolare;

il consolato precisa, altresì, che non costituiscono motivo d'urgenza le prenotazioni di visite mediche, da effettuare in Italia o in altri Paesi, che siano effettuabili nel Regno Unito, i certificati medici dai quali non si evinca chiaramente la presenza di una condizione medica di una certa gravità, biglietti aerei o lettere di parenti, conoscenti, dimostrazione di impegni lavorativi urgenti comprovati da messaggi ricevuti via email, autocertificazioni del richiedente su situazioni di urgenza o emergenza non comprovate da adeguata documentazione in supporto, nonché le gite scolastiche; ad esempio, un imminente matrimonio non costituisce motivo d'urgenza;

i nostri concittadini nel Regno Unito si trovano dunque privati degli elementari diritti civili, poiché uno straniero senza passaporto valido rischia addirittura l'espulsione e in ogni caso incontra enormi ostacoli nella vita quotidiana, a maggior ragione quando il Regno Unito sarà a tutti gli effetti fuori dall'Unione europea;

poiché tutte queste pratiche comportano il pagamento di una tariffa di 103 sterline per la procedura normale e 148 per l'urgenza, emerge che lo Stato viene privato di un'entrata ampiamente sufficiente a ripagare il personale aggiuntivo necessario,

si chiede di sapere:

che cosa intenda fare il Governo rispetto alla grave situazione degli uffici consolari italiani nel Regno Unito;

come mai non si sia provveduto nei mesi scorsi all'adeguamento del personale alle esigenze dei concittadini italiani che si trovano nel Regno Unito;

come si possa giustificare il mancato introito dovuto al mancato rilascio dei passaporti;

se il Ministro in indirizzo non tema che qualche cittadino possa chiedere i danni per le conseguenze negative dovute alla mancanza di passaporto.

(3-00696)

PINOTTI, FEDELI, RICHETTI, IORI, GARAVINI, FERRAZZI, GIACOBBE - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:

il settore automobilistico sta attraversando una fase di cambiamento radicale, incentrato sulla corsa allo sviluppo dell'auto elettrica. La quota di mercato e le vendite unitarie di veicoli a batteria sono aumentati di circa 6 volte dal primo trimestre del 2013 ad oggi;

con le auto elettriche si riduce l'inquinamento atmosferico nelle città e vi è un rapido abbassamento dei costi. Molte case automobilistiche europee hanno iniziato a concentrare le proprie attività di ricerca e innovazione anche sulle auto elettriche. In Germania sia Porsche che Mercedes hanno già presentato modelli di auto totalmente elettriche con ricarica in 10-15 minuti;

il mercato globale delle auto elettriche è dominato dalla Cina. Le case automobilistiche cinesi producono attualmente il 50 per cento delle auto elettriche in circolazione;

il cuore dell'auto elettrica è la batteria elettrica, che rappresenta il 40 per cento del valore finale dell'auto. La produzione di batterie elettriche in Cina è 10 volte superiore a quella realizzata negli Stati Uniti, che a loro volta hanno una produzione 10 volte maggiore a quella europea, che nel mondo vale l'1 per cento;

in Europa, Francia e Germania hanno proposto una strategia industriale per consentire entro il 2030 di essere presenti in settori del futuro e hanno previsto un investimento di 1,7 miliardi di euro per il progetto comune di produzione di batterie per veicoli elettrici,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per sostenere l'auto elettrica, favorendo e incentivando una forte domanda europea, sia come singolo Paese sia a livello europeo, per colmare il gap e la dipendenza dal mercato cinese;

quali misure intenda adottare per fissare standard ambientali chiari in questo mercato e per stimolare investimenti in settori chiave come quello delle batterie e delle infrastrutture elettriche;

quali siano le sue valutazioni sulla sinergia industriale franco-tedesca nel settore delle batterie elettriche e quali iniziative intenda adottare per rendere competitivo anche il nostro Paese.

(3-00697)

GIACOBBE, ALFIERI, GARAVINI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

i COMITES (Comitati per gli italiani all'estero) istituiti nel 1985 sono organismi rappresentativi della collettività italiana, eletti direttamente dai connazionali residenti all'estero;

ad oggi operano 101 COMITES elettivi a cui si aggiungono 5 di nomina consolare; 47 si trovano in Europa, 42 nelle Americhe, 10 in Asia e Oceania e 7 in Africa;

i componenti di tali organismi assicurano il corretto funzionamento dei Comitati adoperandosi in forma del tutto volontaria, senza ricevere alcuna forma di compenso;

i COMITES rappresentano, insieme ai parlamentari eletti all'estero, al Consiglio generale degli italiani all'estero e alle associazioni, la voce delle comunità italiane nel mondo e costituiscono lo strumento territorialmente più prossimo e, quindi, più utile per rilevare problemi e indicare tematiche rilevanti per gli italiani nel mondo;

le attività ed i progetti dei COMITES si rivolgono da un lato alle comunità degli italiani nel mondo e dall'altro alla promozione del sistema Italia nel mondo;

nell'ultima legge di bilancio non sono stati confermati gli stanziamenti precedentemente previsti per il funzionamento ed i progetti dei COMITES con un ammanco di circa un milione di euro;

considerato che le attività già programmate e i progetti in corso si basavano su stanziamenti a cui oggi il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale non potrà più fare fronte mettendo in difficoltà l'onorabilità non solo dei COMITES e dei suoi rappresentanti ma anche dell'Italia,

si chiede di sapere quali azioni intenda adottare il Ministro in indirizzo per reintegrare le risorse a disposizione dei COMITES.

(3-00698)

BELLANOVA - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

sulla stampa locale di questi giorni tiene banco una questione annosa, la vicenda del riclassamento delle rendite catastali, che impatta negativamente sull'economia dei cittadini leccesi;

l'Agenzia del territorio di Lecce, su richiesta della Giunta comunale, attraverso due delibere del 2010, ha notificato a 56.000 cittadini contribuenti leccesi gli avvisi di accertamento catastali, ai sensi del comma 335 dell'art. 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), aumentando di circa il 20 per cento le rendite degli immobili siti nel comune di Lecce; le intenzioni erano quelle di modificarne il valore, fermo al dopoguerra, ai fini Imu per incassare di più, ma, generalizzando, ha fatto aumentare anche le rendite attribuite recentemente;

rilevato che:

su una platea dei 56.000 cittadini, circa 7.000 hanno impugnato gli avvisi di accertamento dinanzi alla commissione tributaria provinciale di Lecce ed oggi vedono annullarsi il "nuovo" classamento definito illegittimo con le sentenze della Corte di cassazione;

diversamente, i cittadini che non hanno impugnato gli avvisi di accertamento dinnanzi alla commissione e ai giudici tributari, intraprendendo solo il ricorso amministrativo, si vedono costretti ad attenersi al nuovo regime;

considerato che:

questa situazione ha di fatto portato ad un paradosso enorme, cittadini che abitano sullo stesso piano in appartamenti uguali del medesimo condominio saranno costretti a pagare tasse diverse;

appare evidente l'iniquità complessiva del provvedimento che finisce per trattare diversamente, dal punto di vista tributario, situazioni identiche,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sta accadendo a Lecce e se non intenda intervenire con urgenza per evitare una discriminazione e un danno evidente tra i cittadini leccesi.

(3-00701)

GARAVINI, MARGIOTTA - Ai Ministri dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

le comunità italiane nel mondo sono numerose e continuano ad aumentare, con la conseguente mobilità territoriale degli italiani all'estero e delle loro famiglie;

a questa mobilità si aggiunge quella dei residenti della Repubblica di San Marino, che si trova all'interno del territorio italiano, ma, non essendo un Paese membro dell'Unione europea, non gode di deroghe su noleggio o comodato;

il decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132, ha introdotto modifiche all'articolo 93 del codice della strada in materia di formalità necessarie per la circolazione degli autoveicoli, dei motoveicoli e dei rimorchi, con l'obiettivo di arginare la cosiddetta esterovestizione o l'intestazione fittizia dei veicoli immatricolati all'estero;

il campo di applicazione della normativa interessa direttamente anche i cittadini italiani residenti all'estero, soprattutto in Europa (italiani iscritti all'anagrafe consolare in Europa al 31 dicembre 2017: Paesi dell'Unione europea: 2.226.261, Paesi europei extra Unione europea 677.622: dati Dgit-Dgai);

il decreto prevede il divieto di circolazione per veicoli con targa straniera guidati da chi è residente in Italia da oltre 60 giorni e le sanzioni vanno dai 712 a 2.848 euro e, se non ci si mette in regola immatricolando l'auto in Italia entro 6 mesi, si rischia anche la confisca della vettura;

i cittadini italiani all'estero e i cittadini residenti nella Repubblica di San Marino segnalano una serie di criticità fin dai primi giorni di applicazione delle nuove disposizioni;

le nuove disposizioni stanno creando notevoli difficoltà ad imprese, lavoratori frontalieri e privati cittadini, costretti per diverse ragioni (familiari, di studio, di sicurezza o di salute) a lasciare condurre le proprie auto da chi risulti residente in territorio italiano;

numerosi veicoli, per ovvie ragioni, considerata la posizione della Repubblica di San Marino, transitano quotidianamente e sistematicamente in territorio italiano,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga urgente adottare iniziative per chiarire quali siano i documenti di cui il cittadino italiano residente all'estero debba dotarsi al fine di evitare le sanzioni previste dalla nuova normativa, con particolare riferimento ai casi riguardanti gli iscritti all'Aire o non iscritti, in quanto residenti all'estero da meno di 12 mesi o che non risultano iscritti all'Aire a causa di un mancato allineamento dell'anagrafe;

se ritenga di adottare le iniziative di competenza per forme di "comodato privato", al fine di consentire il regolare utilizzo di un'autovettura con targa straniera (anche per prestito) da parte di: a) familiari di un cittadino iscritto all'Aire residenti in Italia; b) cittadini italiani residenti all'estero, ma non ancora iscritti all'Aire;

se il Ministro dell'interno, d'intesa con la Repubblica di San Marino, non ritenga di prevedere una circolare o una deroga specifica, che consideri la specificità dei cittadini residenti nella Repubblica di San Marino, onde evitare disagi e complicazioni burocratiche.

(3-00702)

ROJC, GARAVINI - Ai Ministri della difesa e dello sviluppo economico. - Premesso che:

la società Leonardo SpA di Ronchi dei Legionari (Gorizia) opera da molti anni nel mercato mondiale dei droni e dei simulatori di volo ed è anche subfornitore nel programma "P.1HH";

Leonardo SpA da alcuni anni ha investito consistenti capitali e risorse umane per la progettazione e sviluppo di un nuovo drone, il "Falco 48", realizzato nel sito di Ronchi dei Legionari;

considerato che:

il 28 febbraio 2019, nel corso dell'audizione informale del sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, Davide Crippa, di fronte alle commissioni riunite Difesa di Camera e Senato, si sono avviate le prime riflessione sul programma d'acquisto di droni militari prodotti dalla società Piaggio Aerospace;

il programma proposto dal Governo e presentato al Parlamento lo scorso febbraio vale 766 milioni di euro e prevede l'acquisizione di dieci sistemi fino al 2032;

in particolare, i P.2HH sono aeromobili a pilotaggio remoto della categoria "Male" (Medium altidude long endurance), destinati a potenziare la capacità di intelligence, sorveglianza e riconoscimento delle forze armate italiane. Per la loro realizzazione si prevede una collaborazione tra Piaggio Aerospace e Leonardo SpA;

Leonardo è creditore di Piaggio Aerospace per ingenti somme e l'azienda di Villanova d'Albenga (Savona), di proprietà dal 2015 del fondo sovrano emiratino Mubadala, con 1.200 addetti, è in amministrazione straordinaria affidata al Ministero dello sviluppo economico;

tenuto conto che, a quanto risulta agli interroganti:

nelle scorse settimane, presso il Ministero dello sviluppo economico, si è tenuto un incontro con i rappresentanti dell'Aeronautica militare, del Ministero della difesa, delle istituzioni liguri (Regione, Provincia di Savona, Comuni interessati) e sindacati, sulla situazione della Piaggio Aerospace, e nel corso dell'incontro, il Ministero ha dichiarato la volontà di finanziare con 250 miliardi di euro l'acquisto della commessa sui droni P.1HH;

Leonardo SpA, secondo le intenzioni del Governo, potrebbe essere chiamata in questo contesto ad assumersi ulteriori responsabilità nei confronti di Piaggio Aerospace, non solo supportandola con subforniture, ma acquisendone la proprietà,

si chiede di sapere:

se il Governo sia orientato a dare parere favorevole alla proposta avanzata dal Ministero dello sviluppo economico di rimodulazione del programma di acquisizione dei droni di classe" MALE", di cui il "Falco 48" fa parte, e al quale il Ministero della difesa è interessato;

se sia consapevole che, nell'ipotesi in cui Leonardo SpA acquisisca la proprietà di Piaggio Aerospace, questa potrebbe avere ricadute negative sul sito di Ronchi dei Legionari;

quali iniziative intenda adottare nei confronti di Leonardo SpA, nel caso di acquisizione di Piaggio Aerospace, per chiedere quale sia la strategia del gruppo, quale lo stato di avanzamento del programma, quali le ricadute negative sullo stabilimento di Ronchi dei Legionari nel caso di spostamento di ingenti risorse pubbliche dal programma "Falco 48" ai programmi legati al finanziamento delle commesse e dei programmi di Piaggio Aerospace, al fine di salvaguardare la situazione occupazionale dello stabilimento di Ronchi dei Legionari e la piena valorizzazione del suo ruolo di centro di eccellenza.

(3-00703)

BOLDRINI, PITTELLA, D'ARIENZO, BELLANOVA, VATTUONE, GIACOBBE, MANCA, SBROLLINI, ROJC, MAGORNO, TARICCO, LAUS, MESSINA Assuntela, IORI, SUDANO, PATRIARCA, ALFIERI, CUCCA, PARENTE, FERRAZZI, STEFANO, MARINO, GARAVINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'infezione da virus dell'epatite C (HCV) ha rappresentato un problema di salute pubblica non solo per l'elevato numero di soggetti infetti ma anche per il fatto che l'infezione cronica si associa ad un aumento di mortalità sia per cause epatiche che per cause extraepatiche;

l'obiettivo della terapia antivirale è pertanto quello di prevenire le complicazioni correlate alla malattia del fegato e aumentare la sopravvivenza del soggetto infetto;

l'eradicazione del virus è la condizione indispensabile al raggiungimento di tale obiettivo;

il Ministero della salute ha previsto, nell'atto di indirizzo per l'anno 2019, la revisione delle leggi n. 210 del 1992 e n. 229 del 2005 relative agli indennizzi per danni cagionati alle persone da emotrasfusioni infette o da vaccini obbligatori, "in quanto il modificarsi delle conoscenze scientifiche e gli orientamenti giurisprudenziali in materia di danni da emotrasfusioni infette e da vaccini obbligatori rende consigliabile una revisione generale della normativa del settore. In particolare, appare urgente considerare l'attualità dei requisiti sulla cui base sono stati riconosciuti i benefici di legge. Infatti, la messa a disposizione da parte del Ministero a carico della fiscalità generale di nuovi farmaci curativi dell'epatite C, consentendo la guarigione dei soggetti, supera il presupposto della permanenza della menomazione che costituisce il requisito fondamentale del riconoscimento dell'indennizzo. Parimenti, l'evoluzione della farmacologia ha consentito anche la cura di patologie connesse alla vaccinazione";

la grande maggioranza dei danneggiati sta aspettando da 15 anni il risarcimento del danno biologico, attraverso infinite cause legali e tentativi del Ministero di ridurre la popolazione da risarcire;

i danni epatici subiti dal contagio sono danni biologici permanenti che non si cancellano con l'eliminazione del virus;

rivedere la normativa vigente, che prevede un indennizzo per coloro che hanno subito danni causati da emotrasfusioni di sangue infetto, sarebbe a parere degli interroganti un grave errore umano e politico e rischierebbe di riaprire una delle pagine più vergognose dello Stato italiano;

asserire che grazie al progresso scientifico ed ai nuovi farmaci si possa giungere alla guarigione è a giudizio degli interroganti un vergognoso ed inaccettabile tentativo di fare cassa sulla pelle dei malati, sopravvissuti a quella che può essere a tutti gli effetti definita una strage di Stato. Inoltre non c'è nel merito nessun riscontro da parte della comunità scientifica;

è alquanto arduo sostenere che i pazienti, rimasti in vita dopo aver contratto virus quali HIV e HCV, sopportando cure gravose e subendo gravi danni, anche, alla vita di relazione (si pensi all'ambito della procreazione) e nonostante l'utilizzo solo in tempi recenti per quanto riguarda l'HCV di farmaci capaci di eradicare il virus, siano guariti;

l'eradicazione del virus dell'HCV elimina unicamente la causa che nei pazienti ha provocato per anni gravi danni epatici, che spesso hanno avuto un'evoluzione cirrotica, ma non rimuove certamente i danni medesimi;

tentare di sottoporre i pazienti ad eventuali ulteriori indagini di commissioni mediche appare profondamente ingiusto ed antigiuridico, anche in considerazione del fatto che la normativa vigente prevede già criteri molto stringenti per accedere a quello che si configura come un ristoro minimo se commisurato ai gravissimi danni subiti ed all'alto rischio di sviluppare patologie neoplastiche, anche dopo l'eradicazione del virus;

sempre nelle linee guida dell'atto di indirizzo per l'anno 2019 si parla di auspicabile estensione delle procedure dell'equa riparazione. Purtroppo ad oggi ancora molti pazienti aventi diritto non hanno ricevuto il pagamento spettante;

i ritardi nell'erogazione dei risarcimenti spettanti sono dovuti anche ad una carenza di personale amministrativo presso il Ministero che non permette l'esame, la lavorazione e l'evasione delle pratiche pendenti,

si chiede di sapere:

quali siano le reali finalità dell'atto di indirizzo 2019 citato, in riferimento alla volontà di rivisitare un impianto di legge che sta funzionando, e quali saranno gli eventuali criteri alla base di un'eventuale modifica normativa;

se il Ministro in indirizzo non reputi doveroso prorogare il termine entro cui fare domanda nonché i pagamenti per l'equa riparazione per l'anno 2019;

se non ritenga urgente semplificare e velocizzare le procedure per i pagamenti dell'equa riparazione agli ancora aventi diritto ed in attesa di essere ristorati, nel corso dell'anno 2019 e se il capitolo di spesa relativo sia stato finanziato adeguatamente.

(3-00705)

MALPEZZI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

come segnalato dal direttore della fondazione Agnelli, Andrea Gavosto, quest'anno le domande di cessazione presentate dai docenti della scuola statale entro il 31 dicembre, secondo le regole dalla "legge Fornero" (decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 211 del 2011) e di altre "finestre" pensionistiche, sono state circa 15.000. A queste vanno sommate 16.000 domande presentate entro fine febbraio, di cui circa 13.000 dovute all'introduzione di "quota 100" e le restanti per altre misure ("Ape" sociale, "Opzione donna", pensione anticipata). A questi numeri bisogna, infine, aggiungere 5.000 pensionamenti d'ufficio per raggiunti limiti di età dei docenti;

ad oggi, non è possibile conoscere il numero delle domande che l'Inps accetterà; in media ogni anno ne viene respinto il 10-15 per cento. Allo stesso modo, non è ancora dato sapere quante saranno le cessazioni in corso d'anno per motivi diversi dal pensionamento, quali sopravvenuta inabilità, dimissioni volontarie, decessi: in genere, sono circa 2.000. In ogni caso, come indicato in un contributo pubblicato sul "Il Sole-24 ore" dal professor Gavosto, approssimando, si può stimare che le cessazioni effettive potrebbero essere 35-36.000 a fronte delle 33.000 dell'anno precedente;

una conclusione emerge dai dati sui pensionamenti e da quanto avviene sul lato opposto, quello del reclutamento dei nuovi docenti: il prossimo anno, indipendentemente dal numero di cessazioni, le istituzioni scolastiche avranno enormi difficoltà a rimpiazzare i docenti in uscita e a dare stabilità alle cattedre che negli anni trascorsi erano occupate da personale supplente;

già oggi, in molte regioni, soprattutto al Nord e al Centro, e per molte materie, non si trovano insegnanti con la formazione e i titoli adeguati a occupare le cattedre di ruolo lasciate libere e vacanti;

a Torino, Milano e Roma sono ormai del tutto vuote le graduatorie provinciali di matematica per le medie e le superiori; lo stesso accade per italiano, storia e geografia alle medie;

per l'anno scolastico in corso il Ministero dell'economia e delle finanze aveva autorizzato 57.000 assunzioni a tempo indeterminato, ma alla fine è stata effettuata meno della metà delle assunzioni: per tutte le altre non è stato possibile trovare il personale formato e neppure sarà possibile reperirlo per il prossimo anno poiché non sono stati banditi concorsi per immettere in ruolo personale docente;

in assenza di docenti di ruolo, le scuole dovranno ricorrere ai precari delle graduatorie di istituto o, sempre più spesso, alla messa a disposizione di personale senza tutte le qualifiche necessarie;

nella ultima legge di bilancio (legge n. 145 del 2018) è stato abolito il nuovo sistema di formazione iniziale e reclutamento previsto dal decreto legislativo n. 59 del 2017 nella scuola secondaria che è stato novellato prevedendo, per l'accesso al ruolo, il concorso seguito da un anno di formazione in servizio e prova per la conferma ed è stato, inoltre, abolito il concorso riservato ai docenti precari con 36 mesi di servizio,

si chiede di sapere:

come il Ministro in indirizzo intenda garantire la copertura delle cattedre vacanti e disponibili, assicurando la continuità didattica;

se preveda di bandire procedure concorsuali per l'immissione in ruolo del personale docente necessario.

(3-00706)

VESCOVI, PUCCIARELLI, PIANASSO, DE VECCHIS, CASOLATI, PELLEGRINI Emanuele, IWOBI, CANDURA - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

Nasrin Sotoudeh è un avvocato e attivista per i diritti umani iraniana, vincitrice nel 2012 del premio Sakharov per la libertà di pensiero, consegnato dal Parlamento europeo;

nel 2010 è stata arrestata e condannata a 11 anni di reclusione, in seguito ridotti a 7, dopo aver difeso alcuni prigionieri politici a seguito delle manifestazioni scaturite dai presunti brogli durante le elezioni presidenziali del giugno 2009;

nel 2013 è stata scarcerata anticipatamente insieme a un gruppo di prigionieri politici, a ridosso del discorso alle Nazioni Unite del presidente iraniano Rouhani;

nel giugno 2018 è stata nuovamente incarcerata presso il centro di detenzione di Evin, dopo essere stata arrestata per scontare 5 anni in seguito a una condanna ricevuta in contumacia nel 2016;

il giorno 11 marzo 2018, l'agenzia iraniana Irna ha riportato la condanna a 7 anni per Sotoudeh, suddivisa in 5 anni per "associazione e collusione per compiere reati contro la sicurezza nazionale" e 2 anni per "offesa alla Guida suprema";

nello stesso giorno, il marito di Nasrin Sotoudeh ha pubblicato su "Facebook" uno stato in cui comunicava che la condanna della moglie sarebbe stata in realtà di 38 anni e 143 frustrate;

tra i diversi capi d'accusa risultano "incitamento alla corruzione e alla prostituzione", "commissione di un atto peccaminoso" e "interruzione dell'ordine pubblico";

il giudice avrebbe applicato un articolo del codice penale iraniano, il 134, che autorizza ad emettere una sentenza più alta di quella massima prevista se l'imputato ha più di tre imputazioni a carico. Nel caso specifico, il giudice ha condannato Sotoudeh a 33 anni, dopo aver cumulato gli anni per 7 diversi capi d'accusa, ai quali vanno sommati i 5 anni della condanna del 2016;

come riporta Amnesty International, questo atto risulta essere la più dura condanna nei confronti di un difensore dei diritti umani in Iran;

Nasrin Sotoudeh si trova nel carcere di Evin, principale centro di detenzione per i prigionieri politici iraniani, accusato più volte dalla comunità internazionale per violazione di diritti umani, tanto da essere colpito da sanzioni degli Stati Uniti dopo esser stato inserito dall'Office of foreign assets control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro americano nella Specially designated national list,

si chiede di sapere:

quali iniziative di sua competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere nelle opportune sedi;

se stia valutando una soluzione di comune accordo con i ministri degli esteri degli Stati membri dell'Unione e con l'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al fine di tutelare la sicurezza di Nasrin Sotoudeh.

(3-00707)

MALPEZZI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

molti studenti che hanno frequentato o frequentano i corsi dell'istruzione professionale in ambito sociale e sanitario si trovano in una situazione molto difficile, dovuta al fatto che il titolo rilasciato al termine degli studi non trova riconoscimento nella maggior parte delle Regioni italiane;

questo determina che eventuali operatori con diploma di Stato che lavorano in strutture residenziali o centri diurni sociali e socio-sanitari non concorrono a soddisfare gli standard di personale previsti per l'accreditamento del servizio: la conseguenza è che difficilmente i giovani vengono assunti, pur avendo effettuato un percorso formativo di carattere professionale;

in particolare sono circa 50.000 gli studenti che in Italia frequentano i corsi dell'istruzione professionale "Servizi socio-sanitari" e sono oltre 100.000 i diplomati nell'istruzione professionale in ambito sociale e sanitario. Gli attuali corsi d'istruzione professionale "Servizi socio-sanitari" sono in esaurimento; nel corso di questo anno scolastico l'istruzione professionale ha avviato il corso "Servizi per la sanità e l'assistenza sociale";

nell'anno scolastico 2018/2019 risultano iscritti al primo anno del corso 12.022 alunni ed è il terzo indirizzo per frequenza dell'istruzione professionale con l'11,7 per cento degli iscritti. Anche il nuovo corso al momento presenta gli stessi problemi di occupabilità già rilevati per diplomati dei corsi precedenti "Servizi sociali" (ex "Progetto '92") e "Servizi socio-sanitari" (ex decreto del Presidente della Repubblica n. 87 del 2010). Questo indirizzo di studio, con il relativo profilo in uscita, è previsto dal decreto legislativo n. 61 del 2017 e i codici ATECO e NUP, indicati nel decreto ministeriale n. 92 del 2018, sono indubbiamente indicativi dei potenziali spazi di intervento dei diplomati dell'indirizzo;

con l'avvio dei nuovi corsi dell'istruzione professionale, il sistema continua a investire risorse umane e finanziarie proponendo agli studenti e alle loro famiglie un percorso quale "Servizi per la sanità e l'assistenza sociale" che non offre sbocchi lavorativi, nonostante in questi settori si senta l'esigenza di una nuova professionalità alla quale si è cercato di dare risposta nell'elaborazione del percorso formativo e del profilo in uscita del corso;

una ricerca del 2017 condotta da "Almadiploma" su un gruppo di 450 diplomati nel corso d'istruzione professionale "Servizi socio-sanitari" ha messo in luce alcune caratteristiche interessanti dei diplomati: i diplomati che hanno scelto di frequentare l'indirizzo sono per la maggior parte femmine (89 per cento); nel corso degli studi l'81 per cento dei diplomati non ha maturato ripetenze; alla maturità ha ottenuto un voto medio di diploma di 74,4 centesimi, valori superiori alla media del complesso dei professionali; si tratta di giovani che hanno alle spalle un contesto socio-culturale ed economico in linea con la media dei loro colleghi professionali: il 55 per cento ha almeno un genitore con un titolo di scuola superiore e il 12 per cento proviene da contesti economici favoriti; hanno svolto un gran numero di esperienze di stage durante gli studi: il 97 per cento (valore superiore alla media rispetto ai professionali, che è il 92 per cento) ha svolto stage in prevalenza nell'ambito sanità e assistenza sociale (85 per cento), ma in parte anche nell'istruzione (6 per cento); il 63 per cento ha svolto esperienze lavorative nel corso degli studi rispetto al 69 per cento del complesso dei professionali; il 90 per cento dei diplomati è soddisfatto dell'esperienza scolastica complessiva, valore più elevato della media dei professionali (82 per cento); il 64 per cento si iscriverebbe nuovamente allo stesso indirizzo nella stessa scuola, valore nettamente più elevato della media dei professionali (49 per cento); il 36 per cento si iscriverebbe ad un altro percorso scolastico e in prevalenza cambierebbe sia indirizzo sia scuola (19 per cento); il 51 per cento dei pensa di proseguire gli studi, in particolare optando per l'università e iscrivendosi prevalentemente a corsi di laurea delle professioni sanitarie. Alla base della loro scelta c'è soprattutto l'idea che serva una formazione universitaria per svolgere un lavoro a cui si è interessati;

considerato che:

oggi esiste una situazione differenziata rispetto alla possibilità di realizzare percorsi integrativi per il conseguimento della qualifica di operatore socio-sanitario che crea disparità tra i soggetti interessati. Alcune Regioni, quali la Liguria e la Puglia, prevedono già oggi la possibilità di percorsi integrativi al corso d'istruzione professionale per consentire agli studenti che lo desiderano l'acquisizione della qualifica di "operatore socio-sanitario" (prevista come qualifica a livello nazionale e rilasciata dalle Regioni). Questa qualifica consente di lavorare nelle strutture sociali e socio-sanitarie. In Liguria e in Puglia non sono previsti oneri aggiuntivi a carico delle famiglie;

in altre Regioni, quali la l'Emilia-Romagna e il Veneto, l'integrazione è prevista ma i percorsi prevedono oneri a parziale o totale carico delle famiglie;

in Regioni quali il Piemonte e la Lombardia non sono previsti percorsi integrativi. Questa realtà diversificata mette le studentesse e gli studenti che frequentano lo stesso corso d'istruzione professionale definito con la normativa dello Stato in condizioni molto diverse rispetto alla prospettiva occupazionale a seconda della regione in cui vivono,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover emanare un atto di sua propria competenza per il riconoscimento del titolo di studio ai fini lavorativi dei futuri diplomati del nuovo corso d'istruzione professionale, che consenta agli studenti di conseguire un titolo spendibile nel mondo del lavoro, dando luogo, inoltre, ad un adeguamento dei percorsi in atto in coerenza con la soluzione che sarà scelta.

(3-00708)

D'ARIENZO, SBROLLINI, ASTORRE, MARGIOTTA, FEDELI, GARAVINI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

il Consiglio comunale di Verona ha approvato una mozione che impegna il sindaco ad intitolare una strada della città a Giorgio Almirante;

Giorgio Almirante, come si rileva da ogni documento storico, reduce della Repubblica Sociale di Salò, è stato sempre animato da profonda lealtà verso Mussolini e il fascismo, che non ha mai rinnegato in vita e fu tra i firmatari del "Manifesto della razza" e segretario del comitato di redazione della rivista antisemita e razzista "La difesa della razza";

Giorgio Almirante è stato agli ordini dei nazisti e ne ha favorito le idealità. Lo testimonia il testo del manifesto da lui sottoscritto in qualità di capo di Gabinetto del Ministero della cultura popolare il 17 maggio 1944, con il quale intimava "agli sbandati ed appartenenti a bande" di consegnare le armi e a coloro che non si fossero presentati la minaccia di considerarli fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena;

Almirante, firmò una circolare con la quale disponeva, in qualità di curatore della propaganda del decreto Graziani, avente per oggetto le modalità di repressione dei gruppi partigiani, anche la divulgazione delle comunicazioni delle autorità tedesche in materia;

Almirante si è fatto scudo dell'immunità parlamentare per sfuggire alla condanna per favoreggiamento per aver finanziato il terrorista neofascista Vincenzo Vinciguerra, autore della Strage di Peteano, in cui furono trucidati tre giovani Carabinieri. Nel processo venne condannato l'altro imputato che con lui aveva destinato la somma di 35.000 dollari al terrorista Carlo Cicuttini, dirigente del MSI friulano e coautore della strage, così come risultava dai documenti che provarono il passaggio del denaro tramite una banca di Lugano, il Banco di Bilbao e il Banco Atlantico;

Almirante venne condannato per collaborazionismo con le truppe naziste e per questo reato fu emesso nei suoi confronti un provvedimento di confino di polizia;

la figura di Almirante è portatrice di messaggi violenti, razzisti, divisivi e mai potrà essere riconosciuta diversamente;

il 25 settembre 1991 la Repubblica Italiana segnalando come degni di pubblico onore gli autori di atti di eroismo militare, ha attribuito a Verona la Medaglia d'oro al valor militare per la Guerra di Liberazione riconoscendone il ruolo rilevante nella medesima;

stride ed è, pertanto, incomprensibile il forte contrasto tra i valori testimoniati da Almirante e quelli della città in cui si dovrebbe intitolare una strada;

Almirante perennemente ricorderà gli anni dolorosi del fascismo e del nazismo, mentre l'intitolazione di una strada è un atto commemorativo che si ispira all'esatto contrario, ovvero a quei valori di libertà e democrazia espressi da chi ha combattuto e affermato i valori delle libertà oggi sancite nella Costituzione;

l'intitolazione di una strada ad un esponente del fascismo, portatore di messaggi razzisti ed antisemiti rischia di divulgare un giudizio di valore nei confronti della pubblica opinione, tale da creare equivoci sulla sua figura, nonché apprezzamento ed emulazione del suo pensiero e delle sue gesta;

il riconoscimento della pubblica amministrazione, stranamente scevro da ogni commento sulla controversa figura di Almirante, suona come il riconoscimento di quelle idee razziste, esattamente il contrario di ciò che un'Istituzione democratica dovrebbe fare,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti di cui in premessa;

quali iniziative intenda adottare per rendere inefficace la mozione approvata dal Consiglio comunale di Verona;

quali iniziative intenda adottare affinché siano confermati i cardini valoriali della democrazia e della libertà presenti nella nostra Costituzione, nonché per contrastare le idee e le azioni che hanno contraddistinto il fascismo e la controversa figura di Giorgio Almirante.

(3-00710)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

ALFIERI, BELLANOVA, GIACOBBE, PINOTTI, RENZI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

sono passati poco più di 100 giorni da quando Silvia Romano, giovane cooperante italiana, è stata sequestrata a Chakama, città costiera nella contea di Kilifi, a circa 80 chilometri ad ovest di Malindi. L'ultimo contatto utile con i rapitori secondo indiscrezioni di stampa risalirebbe a circa un mese fa e l'ipotesi che viene ora maggiormente accreditata da intelligence e investigatori italiani è che i sequestratori abbiano superato non solo il fiume Tana, subito a nord del villaggio, ma anche la foresta di Boni, ancora più a nord, dirigendosi, dunque, in Somalia;

se confermata, la notizia apre a scenari considerevolmente gravi. Infatti, fin dal giorno del suo rapimento, il 20 novembre 2018, la polizia locale ha accreditato l'ipotesi che la cooperante fosse stata portata via da una banda di criminali locali, dunque, estranei ai pericolosi terroristi di Al Shaabab, sebbene proprio la foresta di Boni, con un'area di circa 1.350 chilometri quadrati, sia un territorio battuto anche da questi ultimi;

a dicembre si è giunti all'arresto di uno dei tre sospettati, Ibrahim Adan Omar, che si trovava nel villaggio di Bangale, nella contea di Tana River;

il 21 gennaio il comandante della polizia della regione costiera, Marcus Ochola, ha evidenziato elementi di problematicità e criticità nelle ricerche: in primo luogo le condizioni climatiche e la morfologia dell'area del Tana River, che non favorirebbero le attività della polizia locale, in secondo luogo, la mancata collaborazione delle tribù locali;

premesso, inoltre, che:

il passaggio in Somalia significherebbe, pertanto, l'impossibilità per le autorità keniote di proseguire le ricerche, con lo spostamento di tutte le operazioni volte alla liberazione della cooperante in un'area più instabile e di difficile agibilità;

come già evidenziato nell'atto di sindacato ispettivo 3-00415, presentato dagli interroganti in data 22 novembre 2018, "gli Al- Shabab, conosciuti come "i Giovani", rappresentano il gruppo islamico più potente e attivo in Somalia, dal 2012 riconosciuti formalmente come cellula locale di al-Qaeda e inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche di numerosi governi e servizi di sicurezza occidentali. L'attuale forza armata del gruppo terroristico conterebbe tra i settemila e i novemila uomini";

sebbene sia le autorità locali che quelle italiane abbiano tenuto da subito un atteggiamento di massimo riserbo, al fine di condurre al meglio le ricerche in un territorio caratterizzato da grande instabilità, il passare delle settimane rischia di pregiudicare la liberazione della volontaria della onlus marchigiana "Africa Milele",

si chiede di sapere quali iniziative in accordo con le autorità locali il Governo italiano stia intraprendendo al fine di garantire una rapida soluzione del sequestro della cooperante italiana.

(3-00685)

CIRINNA', ALFIERI, VALENTE, BONINO, FEDELI, PINOTTI, IORI, MESSINA Assuntela, BINETTI, MASINI, GIACOBBE, MALPEZZI, MIRABELLI, CUCCA - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

il 12 marzo 2019, gli organi di stampa hanno dato ampio risalto alla notizia della condanna a 38 anni di carcere e a 148 frustate, in Iran, di Nasrin Sotoudeh, avvocato impegnato nella difesa dei diritti umani;

Nasrin Sotoudeh è stata arrestata nella sua abitazione il 13 giugno 2018. All'inizio di questa settimana è stata informata dall'ufficio per l'esecuzione delle pene di Evin, la prigione di Teheran dov'è attualmente detenuta, di essere stata giudicata colpevole di sette reati e condannata, pertanto, a 33 anni e 148 frustate;

in particolare, come riferito dall'Irna, l'agenzia di stampa della Repubblica iraniana, Sotoudeh è accusata di propaganda contro lo Stato, interruzione dell'ordine pubblico, commissione di un atto peccaminoso essendo apparsa in pubblico senza hijab e avendo incitato le donne a togliersi il velo, nonché incitamento alla corruzione e alla prostituzione e ad azioni immorali;

la condanna è determinata dall'applicazione dell'articolo 134 del codice penale iraniano che autorizza a emettere una sentenza più alta di quella massima prevista nei casi in cui l'imputato abbia più di tre imputazioni a carico. Nel caso di Nasrin Sotoudeh, il giudice Mohammad Moghiseh ha applicato il massimo della pena per ognuno dei sette capi d'accusa, 29 anni in tutto, aggiungendovi altri quattro anni e portando così la condanna a 33 anni;

Nasrin Sotoudeh, legata da una lunga militanza in difesa dei diritti umani con la premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, è anche vincitrice del premio Sakharov del Parlamento europeo nel 2012;

Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e sull'Africa del Nord di Amnesty International, ha duramente stigmatizzato la notizia della condanna, in particolare ha sottolineato come: "I governi che hanno influenza sull'Iran dovrebbero chiedere il rilascio di Nasrin Sotoudeh. La comunità internazionale, in particolare l'Unione europea, dovrebbe prendere pubblicamente una posizione forte contro questa vergognosa condanna e intervenire urgentemente per assicurare il rilascio immediato e incondizionato della detenuta";

considerato che:

dal combinato disposto di cui agli articoli 2, 3, 10 e 11 della Costituzione discende la necessità che la politica estera del Paese sia ispirata ad esigenze di protezione dei diritti umani e orientata a promuoverne il rispetto nei Paesi con i quali sussistano relazioni diplomatiche e rapporti di cooperazione;

analoghi principi ispirano l'azione esterna dell'Unione europea;

le ragioni della condanna dell'avvocato Sotoudeh e le concrete caratteristiche delle pene irrogate appaiono in netto contrasto con il rispetto della dignità umana e con il divieto di trattamenti inumani e degradanti, desumibili dalla Costituzione, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

si chiede di sapere:

quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, anche attivandosi presso l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea e i Ministri degli esteri degli altri Stati membri dell'Unione, per far fronte alla drammatica condizione dell'avvocato Sotoudeh;

se non ritenga, altresì, doveroso e urgente intraprendere le necessarie azioni per sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale in relazione alla situazione della protezione dei diritti umani in Iran, anche promuovendo, in sede europea, opportuni strumenti di condizionalità delle azioni di cooperazione attualmente in essere all'effettivo rispetto dei diritti umani, della democrazia e del pluralismo politico.

(3-00690)

MARCUCCI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il 6 febbraio 2019 un poliziotto è stato ferito gravemente alla testa con un mattone durante lo svolgimento di un controllo antidroga nella pineta di Ponente a Viareggio (Lucca);

l'autore del ferimento è un ventenne marocchino, Mustapha Rami, immigrato irregolare e senza fissa dimora, già conosciuto alle forze dell'ordine, sorpreso a spacciare droga nella pineta con altri connazionali;

l'ipotesi di reato contestata a Rami è di tentato omicidio;

Rami era stato già identificato il 20 dicembre 2018 dagli uomini della squadra mobile e in quella occasione riuscì a disfarsi di 100 grammi di hashish che furono rinvenuti solo il giorno successivo anche grazie all'impiego dei cani antidroga. Ancora il 6 ottobre 2018 era stato controllato in una stanza d'albergo insieme ad altri connazionali con quasi 2.000 euro in contanti, denaro probabilmente provento di spaccio, secondo la polizia;

considerato che:

a seguito dell'approvazione del "decreto-legge sicurezza" (di cui al decreto-legge n. 113 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 132 del 2018), il Ministro in indirizzo ha dichiarato ripetutamente che, grazie a questo provvedimento, gli immigrati che delinquono "vengono rimandati a casa";

purtroppo, la realtà appare all'interrogante ben diversa da quanto annunciato più volte dal Ministro e gli effetti salvifici e miracolosi del decreto-legge sicurezza sono ben lungi dal concretizzarsi;

non è sufficiente indossare la divisa delle forze dell'ordine per risolvere i problemi di organico,

si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire la sicurezza dei cittadini ed il potenziamento degli organici delle forze di polizia.

(3-00691)

NANNICINI, MARCUCCI, MALPEZZI, VALENTE, STEFANO, COLLINA, CIRINNA', PATRIARCA, PARENTE, LAUS, ALFIERI, ASTORRE, BELLANOVA, BOLDRINI, COMINCINI, CUCCA, D'ARIENZO, FEDELI, FERRAZZI, GARAVINI, GIACOBBE, GINETTI, GRIMANI, IORI, MAGORNO, MANCA, MARGIOTTA, MARINO, MESSINA Assuntela, MISIANI, PARRINI, PINOTTI, PITTELLA, RAMPI, RICHETTI, ROJC, ROSSOMANDO, SBROLLINI, SUDANO, TARICCO, VATTUONE, VERDUCCI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

la legge di bilancio per il 2019 ha disposto, per il triennio 2019-2021, il blocco della rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, con riferimento a quelli di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS (art. 1, comma 260, della legge n. 145 del 2018);

pertanto, con decorrenza dal 1° gennaio 2019, tutte le pensioni di importo superiore a 1.539 euro (a valori 2019), che a legislazione previgente avrebbero avuto diritto a un incremento pari all'1,1 per cento (secondo l'indice di rivalutazione previsto dalla circolare INPS n. 122 del 27 dicembre 2018), sono soggette per legge al blocco della perequazione automatica;

tuttavia, le pensioni in pagamento da quella data risultano a tutt'oggi calcolate ad importo pieno, senza cioè l'applicazione della prevista riduzione, rimessa in via ammnistrativa a un successivo "conguaglio";

con comunicato del 30 dicembre 2018, l'INPS ha infatti informato che "alle pensioni in pagamento nel prossimo mese di gennaio non è stato possibile applicare la normativa sul sistema di rivalutazione delle pensioni introdotto dalla legge di stabilità 2019" avendo l'Istituto già "elaborato entro novembre 2018 gli importi di pensione rivalutati in applicazione della legislazione a quel momento vigente";

lo stesso comunicato ha quindi rinviato a una successiva circolare INPS l'illustrazione delle modalità di attuazione delle nuove norme sulla perequazione delle pensioni e l'indicazione dei tempi per i conguagli;

considerato altresì che la norma che ha disposto il blocco della perequazione automatica delle pensioni concorre alla copertura della manovra di bilancio per il 2019 in misura significativa, determinando un risparmio permanente di spesa pari a 3,6 miliardi di euro nel solo triennio 2019-2020,

si chiede di sapere:

se i Ministri di indirizzo non ritengano che i pensionati, ai quali è stato richiesto un sacrificio economico rilevante per la copertura della manovra di bilancio per il prossimo triennio, abbiano diritto a una piena e tempestiva informazione circa gli effetti del previsto blocco della perequazione automatica sui loro importi pensionistici, attuali e futuri;

se non ritengano il differimento sine die del "conguaglio" a loro carico lesivo del diritto alla certezza della prestazione previdenziale e sostanzialmente illegittimo, in quanto risulterebbe lasciata alla discrezionalità amministrativa la scelta dei tempi e delle forme per l'esazione di una prestazione patrimoniale che colpisce una vastissima platea di cittadini (circa 5 milioni di persone);

se non valutino indispensabile provvedere nei tempi più rapidi all'applicazione del blocco della perequazione previsto nell'ambito dell'ultima legge di bilancio, in modo da: a) assicurare l'effettività di una norma che concorre significativamente alla copertura della manovra finanziaria; b) limitare al massimo l'importo dei conguagli che saranno posti a carico dei pensionati; c) non da ultimo, fugare ogni dubbio che la vera intenzione del Governo non sia quella di forzare l'INPS a realizzare il conguaglio dopo le elezioni europee di maggio 2019 per far sì che i pensionati se ne accorgano solo a urne elettorali chiuse.

(3-00692)

VALENTE, GINETTI, ALFIERI, CUCCA, CIRINNA', MALPEZZI, STEFANO, BELLANOVA, BINI, BOLDRINI, COMINCINI, D'ARIENZO, FEDELI, FERRAZZI, GIACOBBE, MANCA, ROSSOMANDO, VERDUCCI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

in una lettera inviata al Governo in data 22 ottobre 2018 la special rapporteur dell'ONU sulla violenza contro le donne, Dubravka Simonovic, e la chair rapporteur del "Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sul tema della discriminazione contro le donne nel diritto e nella pratica", Ivana Radacic, hanno espresso "profonda preoccupazione" in relazione al disegno di legge recante "Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità", AS 735, attualmente all'esame della 2ª Commissione permanente (Giustizia) del Senato della Repubblica;

la lettera, composta di sei pagine, in cui si analizzano gli articoli del testo, muove puntuali osservazioni su "disposizioni che potrebbero comportare una grave regressione che alimenterebbe la disuguaglianza di genere". A cominciare dalla mediazione obbligatoria tra coniugi che il disegno di legge introduce nelle separazioni in cui è coinvolto un bambino, che, come scrivono le due relatrici, appare "molto dannosa se applicata ai casi di violenza domestica", nonché suscettibile di violare il divieto della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l'11 maggio 2011 e ratificata dall'Italia con la legge 27 giugno 2013, n. 77. Si aggiunga come un ulteriore profilo di contrasto con la Convenzione di Istanbul viene ravvisato nella previsione in base alla quale "il bambino, anche se vittima di violenza, sia tenuto a incontrare il genitore violento". L'articolo 11, comma 1, del disegno di legge infatti esonera il minore solo in caso di "comprovato e motivato pericolo di violenza";

infine, ulteriore elemento di preoccupazione espressa è l'introduzione nell'ordinamento giuridico della sindrome di alienazione parentale, PAS, sindrome che le rapporteur definiscono "teoria altamente contestata";

la sindrome da alienazione parentale non è riconosciuta come disturbo psicopatologico dalla grande maggioranza della comunità scientifica e legale internazionale. Infatti, la Società italiana di psichiatria non riconosce tale disturbo come patologia e l'Istituto superiore di sanità ha ritenuto che la configurazione della patologia non abbia il sufficiente sostegno empirico;

infine, nella lettera, inviata in data 22 ottobre 2018, le rapporteur hanno chiesto al Governo di riferire entro 60 giorni sul disegno di legge;

premesso, inoltre, che l'articolo 117, comma 1, della Costituzione dispone che: "La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali", ove per obblighi internazionali sono da intendersi sia la citata Convenzione di Istanbul che la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo ratificata con la legge 27 maggio 1991, n. 176, che all'articolo 3, comma 1, dispone che: "In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente",

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga doveroso e urgente riferire alle relatrici speciali delle Nazioni Unite relativamente al disegno di legge citato come formalmente richiesto il 22 ottobre 2018;

se non ritenga, altresì, doveroso e urgente chiarire l'aderenza delle sue politiche in materia di famiglia al rispetto delle Convenzioni internazionali, anche alla luce delle censure di costituzionalità cui incorrerebbero disposizioni di legge non rispettose del disposto di cui all'articolo 117, secondo comma, della Costituzione.

(3-00699)

ALFIERI, MARCUCCI, MALPEZZI, MIRABELLI, STEFANO, VALENTE, COLLINA, FERRARI, BINI, CIRINNA', GIACOBBE, PINOTTI, ASTORRE, BELLANOVA, BITI, BOLDRINI, BONIFAZI, COMINCINI, CUCCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FARAONE, FEDELI, FERRAZZI, GARAVINI, GINETTI, GRIMANI, IORI, LAUS, MAGORNO, MANCA, MARGIOTTA, MARINO, MESSINA Assuntela, MISIANI, NANNICINI, PARENTE, PARRINI, PATRIARCA, PITTELLA, RAMPI, RICHETTI, ROJC, ROSSOMANDO, SBROLLINI, SUDANO, TARICCO, VATTUONE, VERDUCCI, ZANDA - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dello sviluppo economico. - Premesso che:

alla fine del 2013 il Governo cinese ha lanciato la "Belt and road initiative" (BRI), un programma di investimenti infrastrutturali che punta a sviluppare la connettività e la collaborazione tra la Cina e almeno altri 70 Paesi localizzati in un'area che rappresenta un terzo del PIL mondiale, racchiudendo almeno il 70 per cento della popolazione e con oltre il 75 per cento delle riserve energetiche globali;

l'obiettivo principale della BRI è quello di creare un grande spazio economico eurasiatico integrato, mediante l'apertura di due corridoi infrastrutturali fra Estremo Oriente e continente europeo, uno terrestre, "Silk road economic belt", e uno marittimo, "Maritime silk road". In aggiunta alle due vie, marittima e terrestre, il Governo cinese a gennaio 2018 ha annunciato l'intenzione di realizzare una "via della seta polare", che si dovrebbe sviluppare lungo tre rotte attraverso l'Artico: un passaggio a nord-est in Russia, uno centrale e uno a nord-ovest in Canada;

secondo diversi analisti, la BRI è un progetto attraverso il quale la Cina sta provando ad assicurarsi influenza sull'economia mondiale per i prossimi decenni, legando a sé moltissimi Paesi tramite prestiti, finanziamenti e il controllo diretto di grosse infrastrutture commerciali. In tal senso, si pensi all'acquisto da parte dell'impresa cinese "Cosco del Pireo" nel 2016, che con 368,5 milioni di euro ha acquisito il 51 per cento del capitale della "Piraeus port Authority", nonché all'acquisto di diversi asset sovrani come quelli del Venezuela, Sri Lanka, Kenya e Pakistan;

prossimamente l'Italia potrebbe sottoscrivere un memorandum di intesa per sostenere la "Belt and road initiative", come dichiarato al "Financial Times" dal sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico Michele Geraci, spiegando che sono ancora in corso negoziati tra Cina e Italia ma che il documento potrebbe essere firmato già durante la visita in Italia del presidente cinese Xi Jinping a fine marzo. Già nel settembre 2018 il vice presidente del Consiglio dei ministri, Luigi Di Maio, durante una visita istituzionale a Chengdu, si era detto pronto a firmare un memorandum di adesione alla BRI. Tale iniziativa connoterebbe l'Italia come l'unico Paese del G7 e dell'Europa occidentale a siglare un patto ufficiale con Pechino sull'iniziativa;

come riportato da diversi organi di stampa, la scelta del Governo italiano di aderire alla BRI desterebbe notevole preoccupazione presso gli Stati Uniti; secondo quanto fatto trapelare dall'amministrazione statunitense, tale scelta minerebbe la collaborazione tra le aziende americane e italiane, nonché l'interoperatività della Nato, mettendo in sostanza a rischio la nostra funzionalità nell'Alleanza Atlantica. Si aggiunga che nell'aprile 2018 gli ambasciatori di tutti i Paesi UE, ad eccezione dell'Ungheria, hanno firmato un report critico sul progetto di Pechino, sottolineandone la mancanza di trasparenza e il fatto che l'iniziativa, al momento, promuova esclusivamente gli interessi commerciali delle aziende cinesi;

il 19 settembre 2018, inoltre, l'Alto rappresentante UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, congiuntamente con la Commissione europea, ha presentato la "EU-Asia connectivity strategy", il progetto dell'Unione europea per migliorare la connettività infrastrutturale, digitale, energetica e culturale fra i due continenti, nel quale sono riaffermati i principi di trasparenza, libero scambio, sostenibilità e protezione dei diritti alla base delle democrazie occidentali quali premesse essenziali per la realizzazione di progetti infrastrutturali internazionali;

l'11 marzo 2019, nel corso della conferenza stampa seguita al consiglio federale della Lega, a Milano, il vice presidente del Consiglio dei ministri Matteo Salvini in merito all'accordo italo-cinese sulla BRI ha sostenuto che «se può aiutare le imprese italiane a investire all'estero siamo disponibili a ragionare con tutti, ma se si tratta di colonizzare l'Italia e le sue imprese da parte di potenze straniere, no»; inoltre, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Giancarlo Giorgetti, anche lui presente alla conferenza stampa, ha chiarito che l'accordo italo-cinese «non potrà contenere impegni che possano creare interferenze di ordine strategico per il consolidato posizionamento del Paese». Queste dichiarazioni evidenziano solo l'ultimo di una lunga serie di episodi di aperta conflittualità all'interno della maggioranza di Governo,

si chiede di sapere:

quali siano i reali intendimenti del Governo in merito alla firma del memorandum di adesione alla "Belt and road initiative";

quali siano le valutazioni in merito al progetto "EU-Asia connectivity strategy";

se siano cambiate le valutazioni in merito al report sottoscritto dagli ambasciatori europei nell'aprile 2018 e alle criticità evidenziate relativamente alla BRI;

se i Ministri in indirizzo non ritengano doveroso e urgente chiarire quali siano gli indirizzi in materia di politica economica internazionale.

(3-00700)

PARENTE, BELLANOVA, PATRIARCA, LAUS, NANNICINI, MALPEZZI, STEFANO, VALENTE, COLLINA, ALFIERI, BOLDRINI, CUCCA, FEDELI, GIACOBBE, GINETTI, MANCA, MARINO, MESSINA Assuntela, MISIANI, PARRINI, PINOTTI, PITTELLA, ROJC, ROSSOMANDO, SBROLLINI, SUDANO, TARICCO, VERDUCCI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

l'articolo 12, comma 4, del decreto-legge in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni n. 4 del 2019, attualmente all'esame della Camera dei deputati, prevede che "Al fine di stabilizzare il personale a tempo determinato, ANPAL servizi SpA è autorizzata ad assumere, mediante l'espletamento di procedure concorsuali riservate per titoli ed esami, entro i limiti di spesa di 1 milione di euro annui a decorrere dall'anno 2019, il personale già dipendente di ANPAL servizi SpA in forza di contratti di lavoro a tempo determinato";

si tratta di una cifra irrisoria a fronte di ben altre cifre stanziate dal decreto-legge (200 milioni di euro per l'anno 2019, 250 milioni di euro per l'anno 2020 e di 50 milioni di euro per il 2021) per l'assunzione, la selezione, la formazione e l'equipaggiamento dei cosiddetti navigator, persone senza alcuna esperienza nel settore, anche loro, prima o poi, da stabilizzare, in quanto assumibili con incarichi di collaborazione;

lo stanziamento di un milione di euro annui può garantire la stabilizzazione solo di 20 lavoratori precari di Anpal servizi;

a seguito delle proteste delle Regioni e dei centri per l'impiego, il Ministro dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, Di Maio, ha concluso un accordo con le Regioni, in sede di Conferenza Stato-Regioni, che prevede la riduzione del numero dei navigator (da 6.000 a 3.000) e l'assegnazione a questi ultimi del compito di prestare "assistenza tecnica" ai centri per l'impiego, compito peraltro già svolto dal personale precario di Anpal servizi;

premesso, inoltre, che:

gli operatori di Anpal servizi attualmente operano con contratti non stabili (135 con contratto a tempo determinato e 506 con contratto di collaborazione, secondo quanto riportato nell'audizione di Anpal in Senato del 5 febbraio 2019), tipologie contrattuali che non consentono l'esercizio stabile e continuativo delle suddette attività;

si tratta di personale altamente qualificato e specializzato, che svolge da anni azioni di potenziamento delle politiche attive a fianco e a sostegno del Ministero del lavoro, delle Regioni e dei centri per l'impiego;

il nuovo ruolo degli operatori di Anpal servizi richiede che essi siano nelle condizioni contrattuali utili a esercitare stabilmente la loro attività di supporto ai centri per l'impiego e di raccordo fra questi e le Regioni e a coordinare l'attività dei navigator, considerata la professionalità e l'esperienza acquisite, "al duplice scopo", come dichiarato dal professor Del Conte, nella sua veste di presidente di Anpal, in sede di audizioni al Senato, "di evitare il rischio di una gestione caotica nei rapporti fra costoro e i centri per l'impiego (e con le Regioni) e assicurare la sostenibilità organizzativa per Anpal servizi (è impensabile che un unico responsabile territoriale coordini centinaia di navigator)";

in questi giorni, da notizie di stampa, si apprende che forse alla Camera dei deputati sarà presentato un emendamento del Governo per stabilizzare i contratti precari di Anpal servizi in contratti a tempo indeterminato, una soluzione a parere degli interroganti tardiva, considerato che al Senato sono stati respinti diversi emendamenti del gruppo del Partito democratico, finalizzati ad aumentare lo stanziamento per stabilizzare il personale già dipendente di Anpal servizi con contratti di lavoro a tempo determinato,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per stabilizzare il personale precario di Anpal servizi, anche a tutela del patrimonio di competenze rappresentato dagli stessi;

se non ritenga che le lavoratrici e i lavoratori precari di Anpal servizi, considerate le competenze e le professionalità acquisite, debbano svolgere anche compiti di coordinamento delle attività dei cosiddetti navigator, del tutto sprovvisti di qualsiasi esperienza.

(3-00704)

LAFORGIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

dal 29 al 31 marzo 2019 la città di Verona ospiterà il XIII Congresso mondiale delle famiglie, un meeting per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come unica e sola unione stabile e base fondamentale della società;

l'evento è organizzato da "Pro Vita onlus", "Generazione Famiglia", "Citizengo" e "National organization for marriage", in collaborazione con l'Organizzazione internazionale per la famiglia (Iof) nonché associazioni cattoliche integraliste, ortodosse ed evangeliche, aventi tutte lo scopo di portare avanti istanze comuni di stampo conservatore;

si tratta, nello specifico, di organizzazioni e associazioni in prima linea nella promozione di campagne contro l'aborto e le unioni tra persone dello stesso sesso, contro la tutela dei diritti della comunità LGBT, contro l'omosessualità, il divorzio, la teoria gender e l'adulterio e con una visione restrittiva dei diritti e del ruolo della donna. Tutte impegnate, dunque, nel tentativo di annientare i diritti civili conquistati nel corso di questi anni e il progetto di una società inclusiva, discriminando ciò che non fa parte della loro del tutto personale idea di "normalità";

tali soggetti operano, nel quotidiano, diffondendo in vari modi messaggi e materiale discriminatorio e intriso di odio verso l'altro, ritenuto diverso, a discapito dei valori della nostra Costituzione, che proprio fra i suoi principi fondamentali sancisce l'eguaglianza anzitutto nella parità formale tra tutti i cittadini inibendo così le discriminazioni, ma anche della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo;

eppure, il congresso ha avuto il patrocinio della Provincia di Verona, della Regione Veneto e della Presidenza del Consiglio dei ministri. Con riferimento a quest'ultimo sono state diffuse notizie di una possibile revoca ma ad oggi non risulta che sia stato cancellato e ciò nonostante si rilevi, oltre alla natura discriminatoria dell'evento, anche un carattere lucrativo seppur indiretto, dal momento che la partecipazione all'iniziativa è subordinata all'acquisto di un biglietto;

prenderanno parte, tra i relatori: Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio nonché ministro dell'interno; il ministro dell'istruzione Marco Bussetti; Lorenzo Fontana, ministro per la famiglia e le disabilità, originario di Verona e, da quanto si apprende dalle notizie di stampa, vero motore dell'iniziativa; Federico Sboarina, sindaco di Verona; Massimo Gandolfini, presidente del "Family day". Inoltre, secondo il programma ufficiale dell'evento, interverranno alcune personalità internazionali di spicco dell'antiabortismo e sostenitori di posizioni marcatamente omofobe e della "famiglia tradizionale", a discapito delle nuove forme di unione previste e garantite dall'ordinamento italiano;

il fatto che sia stato concesso il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri e che siano presenti tre esponenti del Governo, con particolare riguardo ai rappresentanti dei ministeri per la famiglia e dell'istruzione, fa presupporre la volontà di avallare le posizioni discriminatorie e contrarie alle libertà sancite dalla nostra Costituzione,

si chiede di sapere:

se, con riferimento al XIII Congresso mondiale delle famiglie, sia a conoscenza dei dettagli descritti;

quali siano stati i criteri osservati per la concessione del patrocinio da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri;

quali siano effettivamente le posizioni del Governo relativamente ai temi di particolare rilievo citati, ovvero: il diritto all'aborto, l'istituto del divorzio e l'istituto delle unioni civili;

quali iniziative, nell'ambito delle sue funzioni, voglia mettere in atto affinché il diritto all'eguaglianza, sancito dall'articolo 3 della Costituzione italiana, e il conseguente divieto di discriminazione siano rispettati e garantiti.

(3-00709)

DE PETRIS, LAFORGIA, MARTELLI, BUCCARELLA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che:

il Governo del Kosovo ha affidato all'azienda "ContourGlobal", con sede nel Regno Unito, la costruzione di una nuova centrale a carbone da 500MW vicino a Pristina, conosciuta come "Kosovo C", al costo presunto di 1miliardo e 300 milioni di euro;

la Banca mondiale, in attuazione della sua politica tesa a non investire in centrali a carbone a causa dell'effetto sull'ambiente e sul clima, ha annunciato che non finanzierà più l'opera. La ContourGlobal è ora in cerca di un partner al 49 per cento, e dice di aver ricevuto numerose candidature;

a supporto di tali candidature, sono state contattate banche di sviluppo e agenzie di credito all'esportazione, in base ai Paesi coinvolti nella gara; le agenzie hanno manifestato il proprio intento di offrire garanzie al credito, come si evince dalle dichiarazioni rilasciate dal rappresentante dell'azienda durante una conferenza, facilmente reperibile in rete;

in questa conferenza, tra l'altro, la ContourGlobal ha annunciato che, per l'Italia, l'agenzia di credito all'esportazione (SACE) avrebbe offerto 200 milioni di euro;

si chiede di sapere:

in che modo l'Italia sia coinvolta in uno dei consorzi che si sarebbero candidati a prender parte ai lavori della centrale;

se risulti il motivo per cui l'agenzia di credito alle esportazioni, incurante degli impegni internazionali e nazionali dell'Italia, culminati nell'impegno ad abbandonare il carbone nella produzione di energia nel settore elettrico entro il 2025 dichiarato nella SEN2017 e ribadito nella bozza di piano nazionale integrato energia e clima inviata dal Governo a Bruxelles nel gennaio 2019, continua a fornire crediti all'esportazione per centrali a carbone;

se il Ministro in indirizzo non reputi del tutto controproducente che un Paese che sta cercando di completare l'iter di candidatura a entrare nell'Unione europea, e attualmente firmatario di un accordo di stabilizzazione e associazione (ASA) con l'Unione Europea, venga incoraggiato a investire nel combustibile fossile a maggior emissione di anidride carbonica;

se non ritengano che questo atto, insieme alla presenza di numerose centrali a carbone già operanti o previste nei Balcani, getti un'ulteriore sospetto sull'energia che l'Italia importerà attraverso il cavo con il Montenegro, viste le scarse garanzie sui controlli all'origine;

se siano al corrente delle denunce di violazione della VIA e di altre normative ambientali, come pubblicato sulla stampa in Kosovo e su vari siti internet;

se siano al corrente dell'opposizione di una larga fetta della società civile dovuta a ragioni ambientali, sociali, sanitarie (attualmente in Kosovo c'è già un alto tasso di mortalità dovuto all'inquinamento prodotto dal carbone) ed economiche, visti i possibili danni ad altri settori produttivi, per esempio l'agricoltura;

se non ritengano di dover evitare nel modo più assoluto ogni coinvolgimento e supporto, diretto o indiretto, dell'Italia al suddetto progetto.

(3-00711)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

LAFORGIA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

a Capena (Roma), vi è un centro logistico del colosso tedesco Mercedes-Benz;

in data 7 marzo è apparsa sul sito internet "Rassegna" una denuncia di un sindacalista Filcams Cgil di Lazio e Roma, in cui descrive il licenziamento di due lavoratori, di circa 50 anni, entrambi invalidi al 70 per cento;

l'articolo riporta nel dettaglio la storia di uno dei due licenziati nel febbraio 2019, il signor Ivano, colpito dal morbo di Parkinson circa 9 anni fa, il quale dichiara: "Quando mi hanno convocato per darmi la lettera di licenziamento pensavo fosse uno scherzo - ci racconta - perché fino al giorno prima andava tutto bene, non c'era stata nessuna avvisaglia. Invece, mi hanno chiamato nell'ufficio del caporeparto e mi hanno detto che il mio lavoro non serviva più e che non sapevano dove ricollocarmi, quindi mi hanno accompagnato fuori dai cancelli, come fossi un ladro, davanti a tutti i colleghi";

Ivano fino a 6 anni fa lavorava nel magazzino, poi, vista la sua malattia invalidante, era stato spostato in ufficio, a gestire le bolle dei pezzi di ricambio che tornano indietro; ora è disoccupato, invalido, con due bambine piccole, entrambe con problemi di salute;

l'altro lavoratore licenziato ha 55 anni e 8 anni fa ha avuto un ictus;

il rappresentante ha dichiarato: "Mercedes è una realtà florida, sia a Capena che a Roma facciamo contrattazione integrativa per distribuire premi e incentivi. Insomma, abbiamo relazioni sindacali consolidate. Ma quando si presentano situazioni come questa, licenziamenti individuali ex Fornero (e non è la prima volta) la multinazionale è un muro di gomma. Non hanno né l'obbligo, né la volontà di confrontarsi con il sindacato - continua - Hanno i conti in regola, ma sensibilità pari a zero: come è possibile che una multinazionale come Mercedes, che solo su Roma conta 500 dipendenti, non riesca a trovare una posizione per due lavoratori?";

considerato che:

la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro;

la direttiva ha lo scopo di garantire che le persone con una determinata religione o convinzione personale, disabilità, età o orientamento sessuale non siano oggetto di discriminazioni e possano godere della parità di trattamento sul luogo di lavoro;

la direttiva riguarda sia la discriminazione diretta (differenza di trattamento basata su una caratteristica precisa) sia la discriminazione indiretta (disposizione, criterio o pratica apparentemente neutra ma suscettibile di produrre un effetto sfavorevole per una o più persone determinate appartenenti alle categorie citate, svantaggiate rispetto alle altre);

questa norma tutela i lavoratori e le lavoratrici con handicap, imponendo al datore di lavoro di mettere in atto tutti i ragionevoli accomodamenti all'organizzazione del lavoro (turni, orari, mansioni eccetera) per permettere alle persone con difficoltà di superare i loro problemi e mantenere il posto, o anche di avere avanzamenti di carriera,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e come intenda agire affinché l'Italia rispetti le normative europee per tutelare la dignità di un lavoratore portatore di handicap.

(4-01403)

ASTORRE - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

consolidata giurisprudenza costituzionale ha affermato che i diritti sociali costituiscono un nucleo incomprimibile di diritti, che non può essere sacrificato, né per esigenze di bilancio, né, tantomeno, per ragioni discriminatorie;

considerato che l'accesso alle utenze di luce, gas e acqua dà sostanza e pienezza al diritto all'abitazione, come desunto da diverse disposizioni di rango costituzionale;

rilevato che, a quanto risulta all'interrogante:

in un paese laziale della provincia di Viterbo, da parte di un operatore della società Eni gas e luce, sarebbe stato rifiutato il perfezionamento di un contratto relativo alla voltura di un'utenza esistente;

il rifiuto parrebbe scaturire da una discriminazione, essendo il richiedente un cittadino extracomunitario, originario della Guinea. Pur se incensurato, in possesso di regolare permesso di soggiorno, carta di identità e tessera sanitaria, il richiedente, vedendosi rifiutare il contratto, avrebbe chiesto delucidazioni all'operatore, il quale si sarebbe limitato ad asserire che il rifiuto del contratto era nella piena disponibilità del soggetto erogatore del servizio, trattandosi di libero mercato,

si chiede di sapere se e come il Ministro in indirizzo intenda intervenire al fine di garantire un effettivo e pieno rispetto dei diritti sociali costituzionalmente tutelati.

(4-01404)

TESTOR, SERAFINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

i lavoratori stranieri contribuiscono in modo strutturale e determinante all'economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabile per garantire i primati del made in Italy alimentare nel mondo. Secondo Coldiretti, in un articolo pubblicato ad ottobre 2018, in agricoltura, trovano occupazione regolarmente oltre 346.000 stranieri provenienti da 155 Paesi che, con 30.612.122 giornate lavorative, rappresentano ben il 26,2 per cento del totale del lavoro necessario nelle campagne italiane;

con riferimento alla programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro stagionale e non nel territorio dello Stato italiano, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ad hoc per l'anno 2018 fu emanato il 15 dicembre 2017 e pubblicato il 16 gennaio 2018. Nel 2018 era stato autorizzato l'ingresso di 18.000 lavoratori stagionali;

le associazioni di categoria e le imprese dell'agricoltura chiedono una celere pubblicazione del decreto in quanto la manodopera straniera, che rappresenta un quarto della forza lavoro necessaria al comparto agricolo, è assolutamente necessaria, anche a fronte dell'aumento delle temperature, che ha favorito la maturazione di molti raccolti;

è apprezzabile la scelta del Ministro dell'interno di contrastare l'immigrazione irregolare e di favorire i flussi per motivi di lavoro con i Paesi che dimostrano di collaborare con il Governo italiano;

evidenziato che:

per il Trentino-Alto Adige l'agricoltura e la sua filiera sono settori funzionanti e fiorenti, che soddisfano le aspettative economiche di chi vi lavora, rispettano e sostengono l'ambiente ed il paesaggio e valorizzano il territorio. In particolare, l'agricoltura nelle aree montane, che presenta una serie di problematiche, permette di evitare un loro progressivo spopolamento, valorizzando le aziende di piccole dimensioni, in grado di integrare attività quali il turismo, la cura e tutela del territorio e le piccole attività artigianali;

le imprese agricole della provincia di Trento per la raccolta della frutta iniziano ad incontrare difficoltà a reperire lavoratori comunitari, in quanto questi preferiscono prestare la loro opera in altri Paesi dell'Unione europea. Nel 2018 per la raccolta della frutta e per i lavori agricoli sono state accolte oltre .1000 richieste;

l'economia del Trentino-Alto Adige non può fare a meno della sua componente agricola e delle imprese legate alla trasformazione dei suoi prodotti,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni per le quali il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per l'anno 2019 relativo alla programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro stagionale e non stagionale nel territorio dello Stato italiano non sia stato ancora pubblicato;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno emanare uno o più decreti transitori, nei limiti delle quote stabilite per l'anno 2018.

(4-01405)

IANNONE - Ai Ministri dell'interno, degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della giustizia. - Premesso che:

si nasconde in un paesino tra il Cilento ed il Bussento in provincia di Salerno Domenico Antonio Mancusi Hoyos, il ricercato numero uno in Colombia rintracciato dopo un lungo lavoro dal giornalista Luigi Pelazza de "Le Iene," che si è prima messo in contatto telefonicamente con lui, poi è riuscito a incontrarlo;

la trasmissione "Le Iene" ha ricostruito la storia del pericoloso narcotrafficante su cui pende tuttora un mandato di cattura internazionale e che per questo non può mettere piede fuori dall'Italia, pena l'arresto;

il ricercato è seguace di un prete amico dei profughi ma Mancusi Hoyos è indicato dalle forze di polizia sudamericane come un elemento di spicco della formazione paramilitare "AUC";

nel 2014 era stato arrestato ad Imperia ma è stato rilasciato dai giudici dopo appena un anno in assenza di un trattato di estradizione tra il nostro Paese e la Colombia;

questo vulnus sulla carta è stato colmato nel 2016, con la firma di un trattato tra Colombia e Italia, ma nei fatti dopo più di due anni non è ancora entrato in vigore, e consente a questo pericoloso criminale non soltanto di sfuggire alla giustizia del Paese sudamericano ma anche di scorrazzare indisturbato per le strade italiane,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano attivarsi, per quanto di competenza, al fine di estradare il pericoloso criminale del quale si segnala la presenza in provincia di Salerno.

(4-01406)

LONARDO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

nel mese di ottobre 2018 un nuovissimo Boeing 737 Max 8, che trasportava 181 passeggeri e otto membri di equipaggio, è precipitato in mare, mentre si stava dirigendo verso la città di Pangkal Pinang, sull'isola di Bangka (Indonesia);

il 9 marzo 2019, un nuovo Boeing 737 Max 8 della Ethiopian Airlines si è schiantato mentre era in volo tra Addis Abeba e la capitale del Kenya, Nairobi, causando la morte di 157 persone, tra cui 8 italiani;

Cina, Etiopia e Indonesia hanno già deciso di mettere a terra tutti i velivoli Boeing 737 Max;

il Codacons ha chiesto alle autorità italiane di attivarsi immediatamente per garantire la sicurezza dei voli, attraverso il blocco categorico di tutti i decolli dei Boeing 737 Max dagli scali italiani e di avviare verifiche urgenti circa la formazione dei piloti, fino a che non saranno chiarite in modo ufficiale le cause del disastro;

la compagnia Air Italy, con sede a Olbia, avrebbe già nella propria flotta il modello di velivolo protagonista dell'incidente,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di assumere ogni opportuna iniziativa volta a bloccare le compagnie che hanno in uso la stessa tipologia del Boeing 737 Max, onde garantire le norme di sicurezza per i passeggeri, tenendo anche conto che già alcuni Paesi hanno scelto di fermare tali aeromobili.

(4-01407)

DAMIANI, GALLONE, FERRO, PICHETTO FRATIN, FANTETTI, SACCONE - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

in data 27 febbraio 2019 il Ministero dell'economia e delle finanze, Dipartimento del tesoro, ha pubblicato un avviso pubblico di manifestazione di interesse per il conferimento di incarichi di consulenza a titolo gratuito sul diritto, nazionale ed europeo, societario, bancario, dei mercati e intermediari finanziari;

il fabbisogno del Ministero in termini di professionalità specifiche appare indiscutibilmente elevato e fuori dalla portata delle sue direzioni, tanto da dover emanare un bando ad hoc;

la gratuità del compenso contravviene palesemente a quanto disposto dalla normativa vigente e, segnatamente, al regolamento, di cui al decreto ministeriale 10 marzo 2014, n. 55, così come integrato dal decreto ministeriale 8 marzo 2018, n. 37, recante la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense, ai sensi dell'articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, recante "Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense";

secondo le norme vigenti qualsiasi incarico professionale deve essere retribuito secondo equità tenendo conto della complessità dell'incarico;

l'articolo 19-quaterdecies, comma 3, del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, ha esteso la disciplina dell'equo compenso, di cui all'articolo 13-bis della citata legge 31 dicembre 2012, n. 247, a enti e pubbliche amministrazioni, in relazione alle prestazioni rese dai professionisti;

qualora il professionista avvocato accettasse questo tipo di incarico, contravverrebbe agli articoli 9, 19, 20, 25, 29 e 37 del codice deontologico vigente, rischiando le più gravi sanzioni;

a nulla può valere la specificazione del Ministero dell'economia, datata 8 marzo 2019, con la quale, con un forzato gioco di parole, si sostiene che il bando è rivolto principalmente a personalità del mondo accademico e che «la parola "consulenza gratuita", pure se richiamata nel bando, non è da intendersi come rapporto di lavoro o fornitura di un servizio professionale che come tale sarebbe regolato dalle procedure del Codice degli Appalti»;

tale specifica da parte del Ministero appare una cura peggiore del male, atteso che le parole in italiano hanno un senso chiaro e definito e non possono essere usate in modo approssimativo, specie da una pubblica amministrazione tanto importante;

se così fosse, l'avviso avrebbe dovuto specificare l'indirizzo rivolto al mondo dell'università e della ricerca e non già genericamente a professionisti o accademici,

si chiede di sapere:

come il Ministro in indirizzo intenda tutelare i professionisti interessati all'avviso contestato;

come intenda riparare al vulnus creato dall'avviso, che invita i professionisti ad accettare la clausola vessatoria della gratuità del compenso, escludendo quindi anche la corresponsione delle spese vive, previste dal decreto ministeriale n. 55 del 2014, obbligando di fatto il professionista a pagare per lavorare;

come intenda regolare d'ora in avanti la materia degli affidamenti a professionisti esterni alla pubblica amministrazione, atteso che il disposto legislativo menzionato non ha trovato, nel caso di specie, pedissequa applicazione e dunque appare superato dal punto di vista della pubblica amministrazione.

(4-01408)

FATTORI, DE FALCO, GARAVINI - Ai Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

con l'entrata in vigore della legge 11 gennaio 2018, n. 3, nota come "legge Lorenzin", che si occupa del riordino delle professioni sanitarie, sono state inserite tra queste anche i biologi, i chimici e i fisici. La legge prevede che per l'esercizio di ciascuna delle professioni sanitarie, in qualunque forma giuridica svolta, sussista l'obbligo di iscrizione al rispettivo albo, anche per i dipendenti pubblici;

come specificato sul sito del Ministero della salute, sono professioni sanitarie quelle che lo Stato italiano riconosce e che, in forza di un titolo abilitante, svolgono attività di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione;

la libertà di ricerca e l'autonomia del ricercatore sono valori unanimemente riconosciuti e che consentono, all'interno della comunità scientifica, uno scambio libero di idee, impedendo che condizionamenti di alcun tipo possano viziarlo e minacciarlo. Anche per questo, coloro che svolgono attività di ricerca, sia nel pubblico che nel privato, non sono mai stati sottoposti all'obbligo di iscrizione ad albi e ordini;

alcuni ordini, quali la Federazione degli ordini dei chimici e dei fisici e l'Ordine nazionale dei biologi, hanno spinto per un'interpretazione della nuova norma come un obbligo di fatto generalizzato all'iscrizione per i laureati, a partire da tutti coloro che operano nella ricerca, sia pubblica che privata;

in particolare l'Ordine dei biologi, presieduto dal presidente pro tempore Vincenzo D'Anna, ha più volte minacciato non solo azioni legali, ma anche ritorsioni disciplinari nei confronti dei propri iscritti che avessero preso posizioni non allineate con l'attuale presidenza;

alla base di questo riordino vi è l'intenzione, secondo l'Ordine dei biologi, non solo di creare le condizioni per un obbligo di iscrizione generalizzato per i biologi, ma anche per altre figure, come i biotecnologi che, pur potendosi iscrivere all'ordine, presentano peculiarità che li rendono figura non sovrapponibile a quella del biologo;

il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, facendo proprio il parere emesso dal Consiglio universitario nazionale (CUN), ha sottolineato che tale obbligo di iscrizione deve riguardare "esclusivamente l'esercizio di attività finalizzate alla promozione della salute, alla prevenzione e alla cura", come previsto dalla norma;

considerato che:

la quasi totalità dei laureati nelle discipline coinvolte dal riordino non svolge attività riconducibili a quanto descritto dalla legge come professione sanitaria, né attività riconducibili a quanto previsto dagli articoli delle rispettive leggi istitutive;

tra tali attività non ricomprese la principale è quella di ricerca svolta all'interno del pubblico o del privato;

a parere degli interroganti l'inserimento di un obbligo di iscrizione agli ordini anche per i ricercatori avrebbe l'esito di creare una nuova barriera all'ingresso e di aggiungere nuovi costi a un settore, quello della ricerca, che invece merita di essere alleggerito da inutili burocrazie, basti pensare all'effetto di tale norma nei confronti di eventuali ricercatori, che operano oggi all'estero, dove non esiste nulla di simile, e volessero rientrare in Italia;

se tale interpretazione della "legge Lorenzin" venisse ritenuta quella corretta, la problematica non interesserebbe solo le categorie citate, ma anche tutte le altre lauree riferibili a ordini vigilati dal Ministero della salute, su cui di rimando ricadrebbe l'obbligo di iscrizione. Tra i lavoratori coinvolti è bene ricordare che potrebbero essere inclusi anche gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado;

in questo contesto, i laureati in biotecnologie risultano, in particolare, una figura professionale sovrapponibile a quella del biologo, in quanto pensata espressamente per promuovere attraverso la ricerca l'innovazione. Per questo presentano un bagaglio culturale che, pur traendo origine dalla biologia, si integra e arricchisce con saperi che afferiscono al campo della medicina, della farmacologia, dell'ingegneria, dell'agrotecnica, dell'economia, e della bioetica, permettendo loro di ricoprire molteplici ruoli che non rientrano nella definizione di "biologo" (art. 3. della legge 24 maggio 1967, n. 396) e nemmeno nella definizione di "professione sanitaria", non svolgendo attività di "prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo intendano risolvere l'opacità interpretativa della nuova norma chiarendo in modo inequivocabile che chi svolge attività di ricerca, sia nel pubblico che nel privato, non può essere soggetto a vincoli, quali l'iscrizione a albi o ordini;

se intendano, per la figura del biotecnologo, adottare azioni mirate di valorizzazione che non portino alla semplice e sostanziale identità con quella del biologo, e se tali azioni verranno intraprese in collaborazione con le associazioni che da anni sono impegnate in tal senso;

quali iniziative di competenza intendano assumere, nell'ambito dei poteri spettanti al Ministero vigilante, al fine di accertare se la condotta del presidente dell'Ordine dei biologi, in particolare relativamente al sistema di gestione della relazione tra l'ordine stesso e i propri iscritti, sia in linea con le norme vigenti.

(4-01409)

FATTORI, DE FALCO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

la definizione normativa del concetto di ordine pubblico come istituto di diritto amministrativo è contenuta nell'art. 159, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, il quale prevede appunto che "le funzioni ed i compiti amministrativi relativi all'ordine pubblico e sicurezza pubblica (…) concernono le misure preventive e repressive dirette al mantenimento dell'ordine pubblico, inteso come il complesso dei beni giuridici fondamentali e degli interessi pubblici primari sui quali si regge l'ordinata e civile convivenza nella comunità nazionale, nonché alla sicurezza delle istituzioni, dei cittadini e dei loro beni";

la sicurezza pubblica è richiamata in Costituzione complessivamente dieci volte: cinque all'interno della Parte I (Diritti e doveri dei cittadini); cinque all'interno della Parte II (Ordinamento della Repubblica). A queste devono essere aggiunte anche le disposizioni che si riferiscono a concetti analoghi, quali l'incolumità pubblica o l'ordine pubblico (quest'ultimo, a partire dal 2001), non a caso a volte richiamati congiuntamente;

nei richiami costituzionali e dalla legge ordinaria si evince chiaramente come la responsabilità, anche e soprattutto in via preventiva, ricada in capo allo Stato e alla sua strutturazione, affinché vengano rispettati i principi di solidarietà, di integrazione e di ordinata e civile convivenza;

considerato che:

il nostro Paese sta vivendo un momento a giudizio degli interroganti di grande crisi sociale, che manifesta un disagio anche rispetto alla sicurezza e all'ordine pubblico;

i casi di intolleranza in Italia stanno aumentando esponenzialmente, soprattutto rispetto alle etnie rom e agli immigrati di colore;

le relazioni delle forze dell'ordine indicano un aumento notevole di fenomeni di razzismo;

il giornalista Luigi Mastrodonato ha creato e aggiorna una carta interattiva delle aggressioni razziste dal 1° giugno 2018, nella quale sono indicati i luoghi e le descrizioni di 128 atti di violenza. Ogni tre giorni una o più persone, spesso extraeuropee e con la pelle scura, sono state aggredite con pugni, spranghe, armi, a volte anche al grido di "Salvini, Salvini", come a Caserta l'11 giugno 2018;

la situazione in Italia è tanto allarmante che le Nazioni Unite hanno svolto un'inchiesta che ha accertato un clima di razzismo con violazioni di diritti umani tanto che l'11 settembre 2018 l'Alto commissario per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha dichiarato: "Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e rom";

lo scorso 3 marzo, a Milano, si sono riversate in piazza oltre 250.000 persone per manifestare la propria contrarietà a un fenomeno che evidentemente prolifera come si diffonde l'intolleranza generale verso ciò che è considerato diverso;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

le recenti dichiarazioni del Ministro in indirizzo, secondo il quale il razzismo non esiste e sarebbero gli immigrati a delinquere, oltre a non assicurare il mantenimento dell'ordine pubblico, rischiano di far passare un messaggio che alimenterebbe ulteriormente il fenomeno xenofobo;

il Ministero dell'interno è il principale garante della sicurezza e del mantenimento dell'ordine pubblico nella sua fase preventiva e non in quella repressiva,

si chiede di sapere:

quali siano gli interventi e le modalità comunicative che il Ministro in indirizzo intenda porre in essere al fine di assicurare un fermo e sicuro contrasto agli insistenti e rinnovati fenomeni di razzismo;

quali iniziative intenda assumere al fine di sostenere una comunicazione che riprenda i concetti di solidarietà, integrazione e coesione sociale.

(4-01410)

DE PETRIS - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

in questi mesi si sta svolgendo il concorso straordinario per la scuola dell'infanzia e primaria riservato ai docenti in possesso di due anni di servizio prestati nelle istituzioni statali negli ultimi otto e si sta ultimando il concorso riservato ai docenti abilitati della scuola media inferiore e superiore;

è stato pubblicato il decreto ministeriale n. 92 dell'8 febbraio 2019 che regolamenta il IV ciclo del TFA di sostegno, seppure mette a bando un numero di posti di gran lunga inferiore rispetto alla disponibilità delle cattedre di sostegno;

considerato che:

rimane il tema dell'alto numero di precari che da anni lavorano nella scuola statale e paritaria con regolarità di contratto e che da anni aspettano l'assunzione a tempo indeterminato;

non si possono dilazionare i tempi di un piano di stabilizzazione che riduca a numeri fisiologici l'uso, ormai improprio, dell'organico di fatto come smisurato contenitore di precarietà;

i corsi per conseguire il TFA di sostegno attivati dalle università raggiungono cifre anche superiori a 3.000 euro;

ritenuto che l'anno prossimo la situazione tenderà ad aggravarsi, proprio perché la scuola vivrà una vera e propria condizione di emergenza, con oltre 150.000 cattedre e oltre 24.000 posti ATA scoperti. Ciò renderà assai difficile garantire il diritto allo studio degli studenti, anche perché tutti i concorsi sono in ritardo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non voglia velocizzare i tempi per i prossimi concorsi e riferire i numeri reali relativi al personale precario inserito nelle graduatorie ad esaurimento;

quanti siano i vincitori dell'ultimo concorso in attesa di assunzione a tempo indeterminato e quali siano le consistenze delle seconde e terze fasce d'istituto;

se non voglia inoltre intervenire per abbassare i costi del TFA di sostegno e chiarire come intenda dare compimento ad un piano di stabilizzazione per coloro che comunque da anni, con le loro supplenze annuali, hanno superato i 36 mesi e garantiscono il regolare funzionamento delle scuole.

(4-01411)

MASINI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della giustizia. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

sulla collina di Montecatini Alto (Pistoia), entro le mura dell'antico borgo, sorge, in stato di totale abbandono, il complesso denominato "ex albergo Paradiso";

il complesso, precedentemente noto come "hotel Paradiso", splendida costruzione liberty, venne danneggiato durante la seconda guerra mondiale;

l'ingegner Umberto Ferretti ebbe la brillante idea di riparare le parti danneggiate e riportare agli antichi splendori la struttura;

purtroppo, negli anni, gli amministratori politici e locali stabilirono di abbattere completamente l'albergo Paradiso e di costruire, al suo posto, una moderna struttura con progetto dell'architetto Pierluigi Spadolini;

la struttura venne completamente arredata e destinata in parte a casa di cura per anziani, in parte a struttura ricettiva, ma, il giorno dell'inaugurazione, venne contestata l'assenza di un numero sufficiente di parcheggi per coloro che avrebbero dovuto usufruirne e così non venne mai inaugurata;

negli ultimi anni, la proprietà dell'ex albergo Paradiso è passata, nel 2001, alla Pirelli RealEstate attraverso l'acquisizione del patrimonio del Credito fondiario toscano, che nel 1985 aveva concesso un finanziamento di 4,8 miliardi di lire alla VU.MA. immobiliare di Roma, controllata dalla "banda della Magliana", precedente proprietaria del bene;

dopo un contenzioso durato anni, il bene è stato definitivamente assegnato all'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC);

a causa della mancata apertura al pubblico, la struttura definita da tutti ed a ragione "ecomostro" negli anni si è sempre più deteriorata;

la totale incuria e lo stato di abbandono, unito ai continui saccheggi, intrusioni ed atti vandalici di ogni tipo, hanno contribuito a rendere la struttura ancora più fatiscente;

oggi la struttura di cemento armato e lamiere rappresenta una cattiva visione per chi volge lo sguardo verso la collina di Montecatini Alto ed ancor di più per chi passa davanti, oltre ad un pericolo per l'incolumità pubblica;

durante le giornate ventose, pezzi di lamiera, all'epoca posizionati sulla facciata come rivestimenti, rischiano di staccarsi raggiungendo i giardini delle proprietà limitrofe e la pubblica via;

la struttura è inoltre spesso occupata da teppisti e persone senza fissa dimora;

la piscina esterna piena di acqua putrida emana un odore nauseabondo ed è ricettacolo di zanzare ed insetti di ogni tipo, che rendono praticamente impossibile la vita all'aria aperta per gli abitanti dell'antico borgo, oltre a costituire, ancora una volta, pericolo per la salute pubblica;

il parco, anch'esso in completo stato di abbandono, è ormai invaso da diversi tipi di animali tra cui cinghiali, tassi e roditori di ogni specie, che spesso recano danni anche alle proprietà limitrofe;

negli anni, i cittadini hanno avanzato senza successo vari esposti e denunce alle competenti amministrazioni locali, affinché tali problemi venissero risolti;

la struttura attualmente può essere adibita solo a fini sociali; infatti, la legge 7 marzo 1996, n. 109, recante disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati, al momento, non permette fini diversi per i beni sequestrati alle mafie, né il suo abbattimento;

in questo quadro, risulta evidente che nessun ente è in grado di prendere la struttura in gestione poiché i lavori di ristrutturazione sono talmente ingenti da non essere in nessun modo sostenibili;

la struttura è sprovvista di un numero sufficiente di parcheggi e si trova su una via talmente stretta da non consentire nemmeno il passaggio di mezzi di soccorso;

per queste ragioni sarebbe auspicabile il suo abbattimento, alla stregua di quanto è già avvenuto a Roma per la "collina della Pace",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo intendano intervenire, ciascuno per quanto di competenza, al fine di restituire all'antico borgo toscano la riqualificazione che merita, essendo lo stesso luogo a vocazione turistica;

se non ritengano di adottare provvedimenti volti a modificare la normativa vigente, affinché beni come l'"ex albergo Paradiso" possano essere abbattuti.

(4-01412)

ZAFFINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

nei giorni scorsi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Vito Crimi si è recato in Umbria per fare il punto sullo stato della ricostruzione legata agli eventi sismici che nel 2016 hanno pesantemente colpito il Centro Italia: al termine del vertice tenutosi in Prefettura a Perugia, il sottosegretario ha dichiarato che "il 2019 deve essere l'anno in cui la ricostruzione post sisma riparte laddove ha avuto qualche cenno iniziale e parte dove non si è mai avviata";

a tal proposito è bene ricordare che al 31 dicembre 2018 risultavano aperti nel Centro Italia solo 1.563 cantieri della ricostruzione privata, su 6.435 pratiche di richiesta di contributo ricevute dagli sportelli degli uffici speciali sul territorio delle quattro regioni colpite dal sisma. Questo numero è, a sua volta, pari all'11 per cento circa dei 59.652 edifici con danni di tipo lieve o di tipo grave "identificati" dagli uffici speciali per la ricostruzione. Numero che a sua volta rappresenta una quota del più ampio numero di 79.955 edifici censiti attraverso le prime schede AeDES (agibilità e danno nell'emergenza sismica);

tali dati sono stati presentati nel mese di dicembre 2018 a Camerino, nell'ambito della ricerca realizzata dal Centro studi degli ingegneri e dalla Rete delle professioni tecniche sul quadro della ricostruzione a oltre due anni dal sisma che ha colpito il Centro Italia;

i numeri confermano, e tutti i tecnici concordano, che l'attività marcia a rilento. La causa principale è costituita dai tempi necessari a gestire le pratiche. Servono in media nove mesi per concludere una richiesta di delocalizzazione e circa un anno per la ricostruzione di un edificio privato (con danni lievi o gravi);

fin dalla primissima fase post sisma tutte le attività correlate alla ricostruzione privata nel Centro Italia sono state soggette a controlli serrati e intoppi burocratici imposti da una normativa complessa e, a tratti, nebulosa;

a titolo meramente esemplificativo, preme rammentare che sugli edifici dichiarati non utilizzabili a seguito della verifica cosiddetta FAST (fabbricati per l'agibilità sintetica post terremoto) finalizzata a selezionare gli edifici agibili rispetto a quelli non utilizzabili immediatamente, andavano effettuate le verifiche di agibilità post sismica attraverso la scheda AeDES ed era previsto che il verificatore fosse un tecnico appositamente formato, non potesse esercitare nella provincia di residenza o lavoro, non potesse poi prendere alcun appalto delle aree verificate. Solo successivamente, in seguito al fallimento del sistema delle verifiche FAST, è stato possibile ai tecnici di parte redigere le schede AeDES ma solo con perizia giurata e con controllo del 10 per cento delle schede da parte della Guardia di finanza;

passata questa fase è iniziato per tutti il lungo calvario della presentazione delle domande, con controlli infiniti, white list a cui iscriversi e un iter di approvazione superiore all'anno anche per piccoli danni, come già detto;

constatato che, a giudizio dell'interrogante:

questa modalità operativa, che ha imbrigliato la ricostruzione, attiene a una "cultura del sospetto" delle istituzioni verso cittadini e professionisti, che presuppone che chi chiede i contributi lo fa aggirando le norme per cui lo Stato prevede ripetuti controlli su tutto l'iter di ottenimento dei contributi;

questa cultura del sospetto vale solo per i terremotati del Centro Italia e non per quelli del Sud, considerato che in conseguenza dell'evento sismico che ha colpito la provincia di Catania il 26 dicembre 2018, il capo del Dipartimento della protezione civile, con ordinanza n. 566 del 28 dicembre 2018, ha emanato provvedimenti urgenti per le aree terremotate in base ai quali si evince chiaramente che: a) qualunque tecnico, anche senza apposita formazione, può compilare le schede AeDES; b) per l'ottenimento immediato di un contributo di 25.000 euro a unità immobiliare è sufficiente presentare in Comune una semplice CILA (comunicazione di inizio lavori asseverata), il computo metrico e lo stato dei danni, con poche righe di relazione, né si richiede alcun elaborato sullo stato di progetto della struttura, mentre per i terremotati del Centro Italia è stato necessario redigere addirittura un vademecum di adempimenti che comprende un elenco di ben 49 voci di documentazione richiesta per la presentazione della domanda di contributo; c) unico controllo previsto, aggiuntivo al normale sorteggio CILA, è la verifica che le unità immobiliari appartengono ad edificio interessato da AeDES B (edificio temporaneamente inagibile in tutto o in parte, ma agibile con provvedimenti di pronto intervento) o C (edificio parzialmente inagibile), ovvero che non siano necessariamente interessate direttamente da danni che determinano inagibilità ma che facciano parte dell'edificio. Inoltre l'art. 5 della rettifica direttiva dell'ordinanza del capo del Dipartimento n. 566 del 2015, recante la data del 19 febbraio 2019, prevede l'effettuazione di un controllo a campione per la verifica della veridicità delle dichiarazioni sostitutive di certificazione e atto notorio reso dagli interessati, mentre la normativa del sisma 2016 del Centro Italia prevede il controllo in fase progettuale di tutte le pratiche presentate ed un controllo a campione in fase di esecuzione dei lavori;

per effetto di tali previsioni, nelle aree terremotate della provincia di Catania, oltre a cadere il fondamentale principio che la riparazione dei danni, anche lievi, deve coinvolgere l'intero edificio con un unico intervento, i cittadini con pochi semplici passaggi, senza vincoli di burocrazia e controlli, potranno rapidamente sistemare le proprie case. Addirittura il comma 12 dell'art. 3 della rettifica citata prevede, in caso di intervento unitario, un incremento, ad esclusione delle parti comuni del fabbricato, pari al 35 per cento dell'importo stimato per l'intervento di ripristino di ciascuna unità immobiliare; in poche parole, quindi, il limite massimo di contributo viene elevato a 33.750 euro per ciascuna unità immobiliare;

per la ricostruzione nel Centro Italia, il testo dell'ordinanza n. 4 del 17 novembre 2016, coordinato con l'ordinanza n. 20 del 7 aprile 2017, prevede l'impossibilità per il direttore dei lavori di rivolgersi a imprese con cui abbia già lavorato nei 5 anni precedenti, negando la possibilità di utilizzare ditte di fiducia, ossia semplicemente ditte con cui si è già lavorato in precedenza e bene. Oltretutto, per imprese e professionisti, vige anche l'obbligo di iscrizione ad una white list che certifichi l'assenza di pendenze con lo Stato. Tuttavia nessuna di queste stesse "precauzioni" è stata presa con tecnici, professionisti, imprese e direttori lavori che si occuperanno invece della ricostruzione post sisma nella provincia di Catania;

il testo coordinato dell'ordinanza n. 4 del 17 novembre 2016, con le modifiche apportate dall'ordinanza n. 20 del 7 aprile 2017, e il testo coordinato dell'ordinanza n. 19 del 7 aprile 2017, con le modifiche apportate dalle ordinanze n. 21 del 28 aprile 2017 e n. 28 del 9 giugno 2017, prevedono per la ricostruzione nel Centro Italia per gli edifici con danni lievi un contributo parametrico di 400 euro al metro quadro per appartamenti fino a 130 metri quadri, contributo che va a scalare con l'aumentare della superficie. Nella provincia di Catania invece l'ordinanza n. 566 del 2018 non ha previsto alcuna parametrazione e ha invece riconosciuto 25.000 euro ad unità immobiliare (dove per unità immobiliare si intende non solo l'appartamento ma anche il garage) e ulteriori 25.000 euro per pianerottoli e parti condominiali. Ne consegue che se si prendesse ad esempio un piccolo condominio di quattro appartamenti di 70 metri quadri netti e relativi garage di 14 metri quadri netti, oltre a scale e pianerottoli, nel Centro Italia i condomini avrebbero a disposizione al massimo circa 150.000 euro mentre, in provincia di Catania, i condomini avrebbero subito circa 225.000 euro, ovvero il 58 per cento in più; nel caso sopra riportato di incremento per intervento unitario con la premialità sopra descritta si raggiunge un massimo contributivo di 295.000 euro; questa forbice si allarga nel caso di un condominio popolare con 10 appartamenti di 50 metri quadri netti e garage di 10 metri quadri netti, oltre a scale e pianerottoli: in questo caso i condomini del Centro Italia avrebbero circa 265.000 euro mentre i condomini della provincia di Catania circa 525.000 euro ovvero il 105 per cento in più, oltre il doppio e sempre con sostanziale differenza nei tempi di erogazione; naturalmente la differenza economica tra il contributo massimo previsto in caso di intervento unitario si allargherebbe ancor più con un contributo massimo concedibile pari a 700.000 euro,

si chiede di sapere se non si ritenga di dover sanare, con provvedimenti urgenti, la disparità di trattamento, a giudizio dell'interrogante ingiustificata, posta in essere dallo Stato nei confronti dei terremotati del Centro Italia, uniformando l'entità dei contributi riconosciuti per il sisma del Centro Italia a quelli riconosciuti per il sisma della provincia di Catania, o viceversa, e snellendo, per il Centro Italia, le procedure e i controlli per l'accesso ai contributi come fatto al Sud.

(4-01413)

DE BONIS - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

la legge 16 novembre 2018, n. 130, di "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, recante disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze", ha introdotto nel nostro ordinamento una nuova disciplina in materia di gestione dei fanghi di depurazione;

la nuova disposizione, pertanto, alza i limiti dei contaminanti dannosi per la salute, tra cui PCB, toluene, selenio, berillio, arsenico, cromo;

tale normativa si pone in contrasto con il principio di precauzione di derivazione comunitaria;

la Regione Lombardia ha emanato un decreto che pone il divieto di spandimento dei fanghi provenienti da depurazione in agricoltura in numerosi comuni;

considerato che il testo definitivo dell'art. 41 del "decreto Genova" espressamente enuncia che i nuovi parametri inerenti ai fanghi di depurazione si sarebbero applicati: "nelle more di una revisione organica della normativa di settore",

si chiede di sapere:

quale sia lo stato dell'opera della normativa di settore in materia di fanghi di depurazione;

se il Ministro in indirizzo intenda ripristinare i limiti precauzionali di concentrazione di sostanze nei terreni, già previsti dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, con una soglia di 50 milligrammi al chilo di sostanza secca.

(4-01414)

TESTOR, SERAFINI, DAMIANI, SICLARI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

nel dicembre 2011, Trenitalia ha soppresso molti treni, tra i quali alcuni che interessavano la linea del Brennero: il Bolzano-Reggio Calabria, il Roma-S.Candido, il Bolzano-Lecce e le frecce Bolzano-Roma;

successivamente, le frecce sono state ripristinate ed ad oggi se ne contano 5 giornaliere, mentre non è stato ripreso l'intercity Bolzano-Lecce;

nella primavera 2012, il giornale "Alto Adige" ha promosso e presentato una petizione, che ha raggiunto un numero di circa 4.000 firme, alle Province di Bolzano e di Trento, senza alcun esito positivo;

negli anni successivi, ci sono state varie iniziative finalizzate alla risoluzione della problematica: interventi presso l'Assessorato provinciale di Bolzano, lettere al giornale "Alto Adige", richieste e annunci vari ai quali Trenitalia, il 17 giugno 2018, ha replicato che la questione "era sul tavolo del Ministro";

oggi, a differenza del 2011, l'intercity Bolzano-Bari (che partiva regolarmente da Bolzano la mattina alle 9.30 arrivava a Bologna alle 12 e proseguiva direttamente per Bari per arrivare alle 20) ha subito la cancellazione della tratta Bolzano-Bologna, pur essendo questo treno l'unico collegamento dal Trentino alla Puglia e le regioni adriatiche,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché si possa riattivare il treno Bolzano-Bari/Lecce andata e ritorno, permettendone il semplice prolungamento da Bologna a Bolzano, almeno nei periodi estivi;

se non si ritenga opportuno riattivare il treno Bolzano-Reggio Calabria, anch'esso molto utilizzato soprattutto nei periodi estivi.

(4-01415)

D'ARIENZO - Ai Ministri dell'interno e della giustizia. - Premesso che:

le ripetute operazioni di polizia hanno portato alla luce il grave fenomeno dell'inquinamento della realtà sociale ed economica veronese da parte della criminalità organizzata;

da anni, ormai, la 'ndrangheta è presente a Verona, come confermato negli anni scorsi anche dal Ministro dell'interno pro tempore Alfano;

considerato che:

oltre ai numerosi arresti ed ai blitz effettuati, sono state emesse negli ultimi anni 24 misure interdittive antimafia nei confronti di imprese e persone collegate con la criminalità organizzata che operavano a Verona;

alcune delle interdittive hanno colpito soggetti che gestivano beni di proprietà delle pubbliche amministrazioni;

il territorio veronese è stato anche oggetto dei classici atti intimidatori propri della criminalità organizzata di stampo mafioso, quali gli incendi nei confronti di aziende che trattano rifiuti e di quelle che operano nel settore del trasporto;

tenuto conto che:

la dinamicità economica del territorio veronese è certamente fonte primaria di interesse per la malavita organizzata;

il Ministro pro tempore Alfano, nel rispondere ad un'interrogazione parlamentare del presente firmatario nel corso della XVII Legislatura, aveva fatto riferimento al costante monitoraggio di diversi soggetti residenti nella provincia di Verona indiziati di avere collegamenti con la criminalità organizzata;

considerazioni di un certo rilievo furono svolte in occasione della visita della Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere a Verona nel mese di marzo 2015;

da ultimo, le indagini hanno consentito di verificare il tipico fenomeno noto in altre realtà, ovvero soggetti, imprenditori, commercianti, cittadini che si accreditano presso persone collegate con la criminalità organizzata, che suggeriscono affari, che sollecitano interventi economici e sociali. Un affidamento all'anti Stato che è la cartina di tornasole della pervasività e della pericolosità della piovra,

si chiede di sapere:

se il Ministro dell'interno non ritenga necessario rafforzare le competenze già dimostrate dalla Prefettura di Verona con ulteriore personale con professionalità, esperienze e conoscenze del fenomeno mafioso, in modo da proseguire quella "battaglia" che lo Stato deve compiere per garantire ai veronesi la sicurezza e la tranquillità nello svolgimento della vita quotidiana;

quando abbia intenzione di riferire sugli esiti del monitoraggio a suo tempo avviato dal Ministro pro tempore Alfano, con particolare riguardo agli atti posti in essere in conseguenza di esso;

se il Ministro della giustizia non ritenga necessario istituire a Verona una sede della Direzione investigativa antimafia per favorire l'analisi e la risposta ai fatti accaduti nel territorio o comunque che l'hanno coinvolto, anche se indirettamente e per promuovere l'importantissima fase della prevenzione;

se non ritenga opportuno avviare contatti con il Consiglio superiore della magistratura, al fine di favorire l'istituzione a Verona di una sezione staccata della Direzione distrettuale antimafia, oggi presente nel capoluogo di regione, in modo da consentire la lettura dei fatti accaduti e la pronta risposta di ordine specifico che non sempre la magistratura ordinaria è in grado di applicare.

(4-01416)

BALBONI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico. - Premesso che:

nel territorio del comune di Minerbio (Bologna) negli anni '50 fu scoperto un giacimento di gas naturale (metano) che si estende per 68 chilometri quadrati, ed il cui sfruttamento si protrasse per circa 20 anni, fino al suo esaurimento, avvenuto nel 1971;

a partire dai primi anni '80, e fino ad oggi, tale giacimento è stato usato come deposito di stoccaggio geologico del gas di importazione per garantire l'immagazzinamento di circa 2,5 miliardi di metri cubi di metano all'anno. Ogni 12 mesi si ha un ciclo di riempimento ed uno di svuotamento del deposito, i quali causano uno spostamento verticale fino a 2 centimetri del piano di campagna al di sopra del giacimento. A serbatoio pieno è ripristinata la pressione statica di fondo originaria del giacimento (153,4 bar);

da settembre a novembre 2011 l'impianto venne sottoposto in via sperimentale ad un incremento della pressione massima di esercizio oltre la pressione statica di fondo originaria del giacimento (pressione massima di esercizio di 1,06 pari a pressione statica del 106 per cento). In quell'intervallo temporale la "capacità naturale" del deposito venne così aumentata di 356 milioni di metri cubi;

nel settembre 2012 Stogit SpA, la società concessionaria del deposito, presentava il progetto "Concessione Minerbio stoccaggio - ampliamento capacità di stoccaggio mediante incremento della pressione massima di esercizio (pmax) oltre la pressione statica (pi) di fondo originaria del giacimento". L'esercizio in sovrappressione consentirebbe un incremento della "capacità naturale" del deposito di circa 420 milioni di metri cubi. Tutto questo, nel contesto della tendenza al ribasso della domanda italiana di metano nei prossimi anni, certificato da SNAM;

il progetto è stato valutato con esito positivo dalla commissione tecnica di valutazione dell'impatto ambientale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ed è attualmente fermo al Ministero dello sviluppo economico in attesa della definitiva autorizzazione;

la Regione Emilia-Romagna non ha firmato l'atto di intesa che sancisce la sua approvazione al progetto;

date le caratteristiche del progetto, il profilo tecnico più idoneo per la sua valutazione sembra essere quello di chi ha competenze geologiche;

esaminando i curricula dei geologi presenti nella commissione ministeriale, il più autorevole membro risulta senza ogni dubbio il professor Andrea Borgia;

il professor Borgia ha espresso parere contrario sia nella fase di seduta decisoria della commissione (marzo 2016, settembre 2016) che in quella di verifica di ottemperanza (aprile 2018);

in particolare, in data 20 luglio 2015 il professor Borgia evidenziava numerose e variegate criticità in merito al progetto, scrivendo, con specifico riferimento al rischio sismico, che: "Dalla documentazione presentata si evince che il giacimento di Minerbio è caratterizzato da un contesto strutturale con faglie che tagliano, delimitandolo, il serbatoio di stoccaggio, e che i dati presentati potrebbero far supporre che esse siano sismogenetiche, cioè in grado di generare terremoti, oltre che tutt'ora attive. Il proponente inoltre non sembra dar sufficientemente peso al fatto che la struttura geologica di Minerbio fa parte di un ampio sovrascorrimento a scala regionale con vergenza NNE, il quale è attivo ed ha dato origine ad un'innumerevole serie di terremoti distruttivi sia storici che recenti. In particolare, parrebbe che proprio lungo la continuazione sud-orientale della stessa struttura di Minerbio vi siano stati almeno due terremoti negli ultimi 300 anni (il 22/10/1796 e il 13/01/1909) con Mw 5.5";

nella fase di verifica di ottemperanza, in merito alla "tenuta del serbatoio" il professor Borgia, nel dare l'ennesimo parere negativo, chiese che fosse verbalizzato come segue il suo intervento critico: "Considerato che il modello presentato non è un modello tridimensionale polifasico-policomponente reattivo delle rocce eterogenee porose, fratturate-fagliate ed elastiche così come richiesto dalla prescrizione, considerato che tale modello non include le rocce soprastanti il serbatoio e non può essere utile ad identificare e monitorare le possibili vie di fuga del gas stoccato e particolarmente quelle relative alle cosiddette perdite fisiologiche, infatti vengono utilizzate addirittura permeabilità zero per le rocce soprastanti il serbatoio, non può essere ottemperata la prescrizione";

il 20 maggio 2012 si verificò il sisma di magnitudo 5,9 con epicentro a Finale Emilia (Modena), distante meno di 30 chilometri da Minerbio. Le vittime del terremoto furono in maggior numero causate dal crollo di capannoni industriali. Minerbio è sede di una florida zona industriale dove lavorano più di 1.000 persone, in parte in capannoni costruiti prima del 2003, anno in cui vennero emanate le più recenti norme antisismiche per gli edifici;

in una recente intervista rilasciata alla rivista "Sapere" nel numero di gennaio-febbraio 2019 il professor Peter Styles (emeritus professor Keele University, Regno Unito), presidente della commissione ICHESE, che fu istituita per indagare se alla base dei terremoti del maggio 2012 in Emilia-Romagna potessero esserci attività umane, è ritornato su quella esperienza lamentando fughe di notizie, pressioni da parte delle aziende titolari delle concessioni minerarie che finirono sotto la lente di ingrandimento della commissione, scarsa trasparenza nelle istituzioni, affermando che "Con il senno di poi, non sono sicuro che tutte le informazioni che avrebbero potuto essere rilevanti per le nostre decisioni siano state messe a nostra disposizione e quindi potrebbe essere prudente - alla luce degli eventi devastanti del 2012 e con un occhio al futuro - dare un'ulteriore occhiata a queste attività considerando l'enorme e accurato lavoro svolto in merito negli ultimi anni, specialmente negli Stati Uniti";

non sembra pertanto certo che alla commissione ICHESE siano state consegnate e debitamente evidenziate tutte le informazioni tecniche in merito alla fase sperimentale di esercizio in sovrappressione del deposito di Minerbio nella stagione 2011-2012 (pochi mesi prima del terremoto);

la popolazione residente a Minerbio e in tutta l'area circostante è fortemente preoccupata per i rischi che potrebbe comportare l'esercizio in sovrappressione del deposito,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto sopra e quali iniziative di competenza intendano assumere in base al principio di precauzione per rassicurare la popolazione e tutelare la sicurezza delle persone e delle attività produttive di quel territorio, nonché per la salvaguardia del rilevante patrimonio storico-monumentale che lo caratterizza.

(4-01417)

DAMIANI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

la casa circondariale di Trani è stata interessata, a far data dal 2013, dall'affidamento della progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori di realizzazione di un nuovo padiglione detentivo da 200 posti;

nonostante i lavori siano stati ultimati e collaudati, la nuova opera non è stata ancora consegnata;

la situazione igienico-sanitaria, come più volte denunciato tanto dai sindacati, quanto dai detenuti, si avvia alla pericolosa precarietà;

la lesione dei diritti dei detenuti appare oramai un dato incontrovertibile;

200 posti in più servirebbero a ristabilire i criteri minimi di dignità e di decoro della persona umana;

la struttura di nuova realizzazione non presenta criticità ed è già predisposta all'accoglienza;

non vi sono difficoltà o impedimenti di carattere strutturale o logistico, ma solo burocratico e amministrativo;

la situazione lavorativa genera negli addetti di Polizia penitenziaria forti carichi di stress dovuti alla mancanza di sicurezza, che si aggiungono alle altre gravi situazioni già denunciate più volte dai sindacati del settore;

il sovraffollamento carcerario non è un problema che può passare in secondo piano, specie, come in questo caso, quando la problematica da affrontare è meramente burocratica e non pratico-logistica,

si chiede di sapere:

in che modo e in che tempi il Ministro in indirizzo intenda ovviare alla situazione descritta in premessa;

in che modo intenda garantire la vivibilità della casa circondariale di Trani, preservando i diritti dei detenuti nelle more della risoluzione del problema e in che modo intenda tutelare i lavoratori della stessa, garantendo loro sicurezza e decoro.

(4-01418)

CIRINNA' - Al Ministro dell'interno. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

come denunciato in un'inchiesta del quotidiano "La Stampa" il 25 febbraio 2019, i combattimenti fra animali, con migliaia di vittime ogni anno, sono un vero affare per la criminalità, grande e piccola;

si tratta di un fenomeno complesso che coinvolge soggetti diversi: i casi più diffusi fanno capo a delinquenti locali, teppisti di periferia, sbandati, allevatori abusivi e trafficanti di cani, cosiddetti "da presa", ma non mancano casi riconducibili alla classica criminalità organizzata;

provvedimenti giudiziari hanno accertato il coinvolgimento di elementi appartenenti alla camorra, alla sacra corona unita, al clan Giostra di Messina e ad alcune 'ndrine;

vengono frequentemente segnalati ritrovamenti di cani con ferite da morsi o di cani morti con esiti cicatriziali riconducibili alle lotte, furti e rapimenti di cani di grossa taglia o di razze abitualmente usate nei combattimenti, sequestri di allevamenti di pit bull, pagine internet o profili di "Facebook" che esaltano i cani da lotta, e ciò indica una recrudescenza del fenomeno;

solo pochi mesi fa si è conclusa con sei patteggiamenti, tre affidamenti in prova e la confisca di tutti gli animali l'udienza preliminare presso il Tribunale di Urbino (con la LAV parte civile) a carico di nove persone accusate a vario titolo di organizzazione di combattimenti tra dogo argentini e cinghiali, uccisione e maltrattamento di animali; gli imputati sono stati rinviati a giudizio "per avere in concorso tra loro, promosso ed organizzato nonché diretto il combattimento non autorizzato tra animali, nello specifico tra cani e cinghiali" e "per avere in concorso tra loro, per crudeltà e senza necessità, a seguito della condotta di cui al capo a), cagionato la morte di un cinghiale"; alcuni imputati sono stati accusati anche di maltrattamento di animali per aver sottoposto un dogo argentino e un cinghiale "a sevizie e a comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche etologiche";

a livello nazionale, i procedimenti penali per il reato di organizzazione di combattimenti tra animali e competizioni non autorizzate, di cui all'articolo 544-quinquies del codice penale, nel 2017, rispetto al 2016, sono aumentati del 4,54 per cento, come risulta dal "rapporto Zoomafia" realizzato dalla LAV con il patrocinio dell'Arma dei Carabinieri;

considerato che la legge 20 luglio 2004, n. 189, all'articolo 6, comma 1, stabilisce "Al fine di prevenire e contrastare i reati previsti dalla presente legge, con decreto del Ministro dell'Interno, sentito il Ministro delle politiche agricole e forestali e il Ministro della salute, adottato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità di coordinamento dell'attività della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, del Corpo forestale dello Stato e dei Corpi di polizia municipale e provinciale",

si chiede di sapere quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo, anche attraverso il richiamato coordinamento, al fine di contrastare in modo efficace gli interessi criminali delle organizzazioni dedite ai combattimenti fra animali.

(4-01419)

LAFORGIA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:

il quotidiano on line "Gazzetta della Spezia" ha pubblicato, in data 13 marzo 2019, una nota stampa dell'Anpi, Associazione nazionale partigiani italiani, che denuncia la presenza di uno stemma della Decima Mas in un noto locale del Comune di Follo, in provincia di La Spezia;

la X Flottiglia MAS (dal 1° maggio 1944, con l'unificazione di vari battaglioni, rinominata in Divisione fanteria di marina X, anche se è meglio nota semplicemente solo e soltanto come X MAS) è stato un corpo militare indipendente, ufficialmente di fanteria di marina della Marina nazionale repubblicana della Repubblica sociale italiana, attivo dal 1943 al 1945;

la X Flottiglia MAS al nord, al comando del capitano di fregata Junio Valerio Borghese, in seguito all'armistizio di Cassibile, strinse accordi di alleanza con il capitano di vascello Berninghaus della Marina da guerra germanica;

il reparto della Repubblica sociale fascista si distinse con continue e feroci azioni di rastrellamento di partigiani e di elementi antifascisti in genere, talvolta in stretta collaborazione con i nazisti, azioni che di solito si concludevano con la cattura, le sevizie, la deportazione e l'uccisione degli arrestati;

considerato che:

la legge n. 645 del 1952 sanziona chiunque promuova od organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche;

è vietata perciò la ricostruzione del PNF, del PFR e del NSDAP; ogni tipo di apologia è punibile con un arresto dai 18 mesi ai 4 anni;

la norma prevede sanzioni detentive anche per i colpevoli del reato di apologia, più severe se il fatto riguarda idee o metodi razzisti o se è commesso con il mezzo della stampa;

la pena detentiva è accompagnata dalla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici;

è compito delle amministrazioni comunali l'esercizio del controllo e della verifica sugli esercizi pubblici,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza difatti riportati in premessa e come intenda dare piena applicazione alla legge Scelba ed alla Costituzione italiana.

(4-01420)

DE BERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

in una lettera inviata il 7 marzo 2019 al Ministro in indirizzo, il consiglio nazionale forense, il consiglio del notariato e quello dei dottori commercialisti e esperti contabili, in relazione al bando di selezione pubblica (promosso dal Dipartimento del tesoro, Direzione IV) presieduto dallo stesso Ministero, per l'affidamento di incarichi biennali di consulenza "a titolo gratuito" aventi per oggetto "tematiche complesse attinenti al diritto, nazionale ed europeo, societario, bancario e/o dei mercati e intermediari finanziari", evidenziano come tali mandati riguardino tematiche economico-giuridiche particolarmente complesse, per le quali è necessaria significativa competenza e professionalità, come peraltro confermato dai requisiti professionali richiesti ai partecipanti nel bando medesimo;

al riguardo, gli stessi consigli degli ordini professionali rilevano che per quanto consapevoli che l'articolo 6, comma 7, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, abbia imposto a tutte le pubbliche amministrazioni limiti stringenti di spesa annua per studi e incarichi di consulenza, tale per cui essa non può essere superiore al 20 per cento di quella sostenuta dalla stessa amministrazione nel 2009, ciononostante risulterebbe che la suddetta Direzione non sia altrettanto consapevole che, con la legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018), è entrato in vigore il principio dell'equo compenso, in forza del quale è fatto preciso obbligo ad una serie di "contraenti forti" (tra cui le pubbliche amministrazioni) di garantire al professionista incaricato un compenso commisurato alla quantità e alla qualità del lavoro richiesto ed effettivamente svolto;

a tal fine, gli ordini dei professionisti evidenziano che, poiché non è concepibile che l'osservanza di una previsione di legge che attiene al contenimento della spesa pubblica sia assicurata attraverso la palese violazione di un'altra norma di legge, che attiene al rispetto della dignità del lavoro, rilevano la necessità che lo stesso Ministero intervenga presso la Direzione interessata, affinché ritiri il bando, provvedendo ad inviare idonee istruzioni a tutte le articolazioni e che simili episodi non abbiano a ripetersi;

gli stessi consigli nazionali al riguardo confermano altresì che, in un'ottica di positiva collaborazione tra istituzioni, la professionalità da loro svolta risulta certamente pronta a supportare l'attività della pubblica amministrazione, attraverso le proprie strutture ed i propri centri studi, in una logica di confronto e approfondimento di tematiche complesse che rientrano nell'oggetto proprio della professioni di cui sono espressione, senza nulla pretendere, se non il riconoscimento della predetta adesione;

quando tuttavia si esce dalla dinamica istituzionale tra pubbliche amministrazioni e corpi intermedi, per entrare in quella individuale dell'affidamento di incarichi di consulenza specifici a singoli professionisti che prestano la propria opera come qualsiasi altro lavoratore, a giudizio dei consigli dei professionisti non è accettabile che proprio le pubbliche amministrazioni sviliscano, aggirino e in definitiva violino quel principio di civiltà che è l'equo compenso,

si chiede di sapere:

quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa;

se non convenga che le criticità espresse da parte dei consigli nazionali forense, del notariato e dei dottori commercialisti e esperti contabili, in relazione al bando di selezione pubblica, promosso dal Dipartimento del tesoro, Direzione IV, siano giustificate e condivisibili, in particolare in relazione alla violazione della norma sull'equo compenso;

in caso affermativo, quali iniziative urgenti e necessarie intenda intraprendere, al fine di porre rimedio al bando di selezione pubblica, ed evitare, oltre alla violazione delle regole, che i professionisti interessati possano essere lesi nell'esercizio della loro attività.

(4-01421)

MOLLAME, ABATE, NATURALE, PUGLIA, AGOSTINELLI, QUARTO, ORTOLANI, GALLICCHIO, PIRRO, ACCOTO, GAUDIANO, FATTORI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. - Premesso che:

sono di competenza dello Stato le funzioni amministrative concernenti l'ordinamento e la tenuta di registri di varietà e di libri genealogici, dei relativi controlli funzionali, quando è richiesta la unicità per tutto il territorio nazionale (art. 71, lett. d), del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616);

ai sensi dell'art. 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 529, recante "Attuazione della direttiva 91/174/CEE relativa alle condizioni zootecniche e genealogiche che disciplinano la commercializzazione degli animali di razza", i libri genealogici ed i registri anagrafici sono istituiti, "previa approvazione con decreto del Ministro dell'agricoltura e delle foreste, dalle associazioni nazionali di allevatori di specie o di razza, di cui all'art. 1, lettere a) e b), dotate di personalità giuridica ed in possesso dei requisiti stabiliti con provvedimento del Ministro dell'agricoltura e delle foreste. Detti libri genealogici e registri anagrafici sono tenuti dalle menzionate associazioni sulla base di appositi disciplinari, approvati anch'essi con decreto del Ministro dell'agricoltura e delle foreste";

considerato che:

l'Ente nazionale cinofilia italiana (Enci) è un'associazione di allevatori, senza fini di lucro, che ha lo scopo di tutelare le razze canine riconosciute migliorandone e incrementandone l'allevamento, nonché disciplinandone e favorendone l'impiego e la valorizzazione ai fini zootecnici, oltre che sportivi;

per queste finalità l'Enci, sotto la vigilanza del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, cura la tenuta dei libri genealogici e registri anagrafici nel rispetto della normativa vigente, sulla base di appositi disciplinari approvati con decreto del Ministero stesso in armonia con le normative comunitarie con particolare riguardo al citato decreto legislativon. 529, ed emette certificati di origine (pedigree);

il Ministro pro tempore, rispondendo a un'interrogazione parlamentare presentata in data 19 dicembre 2017 su differenti e accertate irregolarità, evidenziava di conoscere un unico caso, del 2016, riguardante il sequestro di 168 cani e 61 certificati di origine (pedigree) Enci contraffatti, a discapito di numerose denunce pervenute a diverse istituzioni e procure della Repubblica, per false dichiarazioni sulla genealogia di cucciolate ed episodi di corruzione di esperti giudici al fine di fornire certificazioni immeritate;

ad oggi non risulta che l'Enci abbia mai provveduto a ritirare e rieditare i certificati alterati, compresi quelli dei discendenti;

l'alterazione, la contraffazione o l'uso indebito del certificato sono perseguiti a norma di legge;

le denunce di diversi cinofili, che hanno dato luogo ad indagini della Procura distrettuale antimafia di Lecce, sono all'attenzione del consiglio direttivo dell'Enci da diverso tempo, senza che lo stesso si preoccupi di chiarire la situazione;

considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

i soci collettivi (gruppi cinofili e associazioni specializzate) che non accettano il descritto modus operandi sono, fuori dalle previsioni statutarie e a volte oltre i limiti consentiti, commissariati anche ai fini delle imminenti elezioni dei rinnovi degli organi dell'ente, mentre i soci individuali (allevatori) sono soggetti a provvedimenti disciplinari. Per contro, il consiglio direttivo non opera nessun controllo sul comportamento deontologico dei giudici ed esperti, nonostante sia sancito dal decreto ministeriale n. 29064 del 22 dicembre 2010;

detta situazione sta compromettendo il lavoro di moltissimi allevatori ed addestratori che, nel timore di ritorsioni, non osano opporsi alla dirigenza Enci;

il comportamento tenuto dall'Enci potrebbe produrre effetti negativi soprattutto per quelle razze più idonee ad essere utilizzate come cani guida per non vedenti, cani da soccorso o utilizzati nelle terapie assistite da animali da compagnia (pet therapy), con conseguente rischio per la salute e l'incolumità di bambini, anziani e persone con disabilità;

in Italia la tratta dei cuccioli vale 300 milioni di euro (rapporto Zoomafie 2018), sarebbero 8.000 gli animali importati illegalmente ogni settimana spesso accompagnati da documentazione contraffatta e venduti a prezzi che oscillano tra 60 e i 1.200 euro;

considerato infine che, per quanto risulta agli interroganti:

negli anni '90, l'Enci ha acquistato in toto il pacchetto azionario della Skorpio Srl in liquidazione, il cui unico cespite era rappresentato dall'immobile sito a Milano, in viale Corsica;

in particolare la Skorpio Srl era stata messa in liquidazione con la prospettiva di attribuire a Enci, in quanto socio unico, la proprietà dell'immobile eludendo di tal guisa l'onere dell'IVA;

nel gennaio 2018, all'insaputa dei soci individuali e collettivi dell'Enci, è stata revocata la delibera della messa in liquidazione della Skorpio Srl e ne è stato cambiato il nome in Enci Servizi Srl, nonché lo scopo sociale divenuto prestazioni e cessazioni di beni e servizi legati alla cinofilia;

la decisione sarebbe stata presa nel corso di un'assemblea della Skorpio Srl (in assenza del liquidatore) nella quale il presidente dell'Enci, autorizzato da una delibera del consiglio direttivo dell'aprile 2017, sarebbe intervenuto in qualità di rappresentante del socio unico, ossia dell'Enci stesso. Nell'occasione, il presidente dell'Enci si sarebbe autonominato anche presidente della nuova società (Enci Servizi Srl), dalla quale carica riceverà congruo compenso, così come il vicepresidente Enci, a sua volta nominato vicepresidente della nuova società (Enci Servizi Srl);

in base al nuovo statuto, con il consenso dell'attuale presidente dell'Enci, al contempo presidente della Enci Servizi Srl, la nuova società svolgerà tutte le attività precedentemente poste in essere dall'Enci, tranne la tenuta dei libri e dei registri genealogici;

i soci Enci sono tenuti all'oscuro, perché i verbali e le delibere del consiglio direttivo Enci non vengono più pubblicati, e di quanto accaduto non vi è traccia nel bilancio preventivo, che doveva essere pubblicato entro novembre 2018;

ad oggi l'Enci si trova a pagare 200.000 euro all'anno per la locazione dell'immobile, che ospita la propria sede, acquistato a suo tempo per oltre 6 miliardi di lire,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se intenda adottare, con urgenza, le opportune iniziative al fine di procedere al commissariamento dell'Enci o, in alternativa, disporre l'immediato ritiro dei libri genealogici, dei registri anagrafici e della delega per il rilascio dei certificati di origine (pedigree).

(4-01422)

AGOSTINELLI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. - Premesso che:

il 10 maggio 2018 è stato presentato a Roma, presso l'auditorium del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il "Rapporto nazionale pesticidi nelle acque, edizione 2018", realizzato dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che dà un quadro delle conseguenze negative di un'agricoltura intensiva, che utilizza annualmente 130.000 tonnellate di prodotti fitosanitari, e dell'assenza di un monitoraggio uniforme sul territorio nazionale;

secondo le conclusioni del rapporto, in Italia le sostanze chimiche dannose sono presenti in due campioni su tre. In particolare la presenza dei pesticidi, che ha subito un preoccupante incremento rispetto alle precedenti indagini nazionali, è riscontrabile nel 67 per cento delle acque superficiali (con superamento dei limiti nel 23,9 per cento dei casi) e nel 33 per cento delle acque sotterranee (con superamento dei limiti nell'8,3 per cento dei casi);

la presenza di pesticidi è molto superiore alla media nazionale in Friuli-Venezia Giulia, nella provincia di Bolzano, in Piemonte e nel Veneto, dove è stata riscontrata in oltre il 90 per cento delle acque superficiali; in Emilia-Romagna e Toscana in più dell'80 per cento; in oltre il 70 per cento in Lombardia e nella provincia di Trento. Nelle acque sotterranee il dato è particolarmente elevato in Friuli-Venezia Giulia (81 per cento), Piemonte (66 per cento) e Sicilia (60 per cento);

nelle falde, poi, dove l'ambiente naturale reagisce molto lentamente, sarebbero perfino presenti sostanze chimiche ormai vietate da decenni. Il responsabile del settore Sostanze pericolose di Ispra, Pietro Paris, ha spiegato che "in molti campioni abbiamo trovato neonicotinoidi, erbicidi con una grandissima persistenza recentemente vietati dall'Unione europea perché letali per le api. E ancora, a 25 anni dalla revoca, l'atrazina e i suoi metaboliti", come riportato in un articolo de "lastampa" dell'11 maggio 2018;

lo stesso Paris ha messo in guardia dalle miscele di sostanze che si formano in modo del tutto casuale nei fiumi e nelle falde ed i cui effetti non sono sempre prevedibili. Ha infine evidenziato che, sebbene le mappe segnalino una maggiore criticità lungo l'intera pianura padano-veneta e una riduzione dei "punti rossi" al Centro e al Sud, i risultati sarebbero falsati poiché nelle regioni settentrionali i monitoraggi sono stati il doppio rispetto a quelli realizzati al Sud (nessun dato dalla Calabria, pochissimi dalla Puglia);

dal rapporto emerge da ultimo un dato positivo: le vendite di prodotti fitosanitari in agricoltura hanno subito un calo del 36-37 per cento dal 2003 al 2016, anche se negli ultimi 2 anni si registra una piccola ripresa;

alla luce dei dati, le soluzioni da adottare sarebbero: metodiche di analisi uniformi per tutto il territorio nazionale e la riduzione dell'uso dei pesticidi, come suggerito dal direttore generale di Ispra, Alessandro Bratti; priorità nello stanziamento dei fondi europei per chi utilizza metodi biologici e biodinamici e la sospensione immediata dei sussidi e delle sovvenzioni a coloro che utilizzano prodotti altamente inquinanti per le falde acquifere, come sostenuto da Maria Grazia Mammuccini, portavoce della campagna "Cambia la terra", promossa da FederBio con Isde-medici per l'ambiente, Legambiente, Lipu e Wwf,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano adottare i provvedimenti necessari ad assicurare l'uniformità del monitoraggio e delle metodiche di analisi su tutto il territorio nazionale, a dare priorità nella erogazione di finanziamenti pubblici alle imprese che utilizzano metodi biologici e a sospendere le sovvenzioni a coloro che utilizzano prodotti altamente inquinanti per le falde acquifere.

(4-01423)

DE POLI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

la soppressione del treno Frecciarossa "direttissimo" Venezia-Padova-Roma delle ore 6,06 con arrivo a Roma alle ore 9,30, sostituito con un Frecciargento alle ore 6,25 ed arrivo alla stazione Termini alle ore 10,10, sta creando notevoli disagi a quanti devono raggiungere Roma in tempi compatibili con le attività di lavoro;

con atto di sindacato ispettivo 4-01016 l'interrogante ha già esplicato la situazione al Ministro in indirizzo;

da fonti di stampa si apprende che il presidente della Regione Veneto ed i presidenti delle Province di Treviso, Vicenza e Venezia stanno approntando un documento da presentare alle autorità competenti, per giungere ad una soluzione che accontenti entrambe le parti;

considerato inoltre che il bacino di utenza dei fruitori del servizio ferroviario è molto vasto e comprende un'area produttiva che da sola rappresenta la quota più significativa del Pil veneto, oltre ad essere tra le più alte del Pil italiano,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attuare un intervento incisivo e nel più breve tempo possibile al fine trovare una soluzione alternativa all'attuale che preveda la soppressione di almeno una delle due corse delle ore 5,37 e ore 6,25 da Venezia e l'avvio di un'unica corsa con partenza da Venezia alle ore 6,06 e fermate a Mestre, Padova e Rovigo prima di raggiungere direttamente la stazione Termini a Roma. Tale orario consentirebbe di raggiungere la capitale in tempi compatibili con l'attività lavorativa facilitando, così, la vita di migliaia di lavoratori.

(4-01424)

ENDRIZZI, BOTTICI, CASTALDI, DI PIAZZA, DONNO, ANGRISANI, RICCARDI, CROATTI, NATURALE, CASTELLONE, CORBETTA, L'ABBATE, VANIN, BOTTO, CORRADO, MATRISCIANO, LANZI, LANNUTTI, ROMANO, ANASTASI, GUIDOLIN, FEDE, FENU, PELLEGRINI Marco, LUCIDI, PESCO, TRENTACOSTE, MONTEVECCHI, ROMAGNOLI, MARINELLO, GRANATO, CAMPAGNA, RICCIARDI, NOCERINO, DI NICOLA, ACCOTO, MAIORINO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che:

il "decreto dignità" (decreto-legge n. 87 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2018) ha previsto tra l'altro il divieto di pubblicità di giochi e scommesse con vincite di denaro nonché il divieto delle relative sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni, eccetera;

in particolare il comma 1 dell'art. 9 dispone il divieto di pubblicità dalla data di entrata in vigore del decreto stesso ovvero dal 14 luglio 2018, mentre il divieto delle sponsorizzazioni dal 1° gennaio 2019;

il comma 5 dell'art. 9, tuttavia, prevede che: "Ai contratti di pubblicità in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del presente decreto resta applicabile, fino alla loro scadenza e comunque non oltre un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, la normativa vigente anteriormente alla medesima data di entrata in vigore";

quindi, per i contratti di pubblicità in essere alla data del 14 luglio 2018 il divieto di pubblicità sarà operativo dal 14 luglio 2019, qualora non già estinti o cessati, mentre eventuali contratti stipulati dopo l'entrata in vigore del decreto non possono essere posti in esecuzione;

inoltre, il decreto sancisce per la prima volta la competenza dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) per le contestazioni e l'irrogazione delle sanzioni per le violazioni del divieto di pubblicità;

è emersa la notizia su talune testate giornalistiche che l'AGCOM ha concluso solo di recente un ciclo di audizioni dei soggetti interessati all'attuazione dell'art. 9 del decreto e che tali audizioni hanno fatto seguito alla somministrazione di un questionario sottoposto ai soggetti interessati al divieto di pubblicità, con la finalità di acquisire elementi utili per l'attività dell'Autorità stessa,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo abbiano ricevuto dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni report sull'attività svolta per il controllo del rispetto della normativa e se abbiano, in particolare, riscontro sui criteri e modalità adottati dall'Autorità per accertare se i contratti per pubblicità diffuse dopo fossero antecedenti all'entrata in vigore del decreto e su eventuali infrazioni rilevate e sanzioni irrogate.

(4-01425)

NASTRI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che:

secondo quanto risulta da un articolo pubblicato dal quotidiano "Il Sole-24 ore" il 12 marzo 2019, i contenuti principali della bozza del decreto attuativo sui nuovi piani individuali di risparmio (PIR) (che in base alla legge di bilancio per il 2019, a partire dal 1° gennaio 2019, devono destinare il 3,5 per cento dell'investimento a quote o azioni di fondi di venture capital e il 3,5 per cento a piccole e medie imprese quotate sul mercato AIM Italia di Borsa italiana) risulterebbero fortemente penalizzanti per i risparmiatori e gli investitori, in quanto costituirebbero un cambio di rotta sostanziale per il mercato PIR;

una quota complessiva del 7 per cento a tal fine viene di fatto vincolata alle regole UE sul capitale di rischio, irrigidendo notevolmente la normativa e le scelte degli operatori rispetto all'impostazione originaria di questo strumento, considerato che sia le PMI quotate sull'AIM che quelle oggetto di investimento da parte di fondi di venture capital non possono ricevere risorse finanziarie come aiuto per il finanziamento di rischio superiori a 15 milioni di euro;

per accedere ai nuovi PIR, i fondi di venture capital devono investire almeno il 70 per cento dei capitali raccolti nelle PMI considerate ammissibili, ed inoltre, nell'ambito dei requisiti previsti dalla bozza del testo del decreto, c'è quello di operare sul mercato da almeno 7 anni dalla prima vendita commerciale, nonché la possibilità di acquisire quote o azioni di una PMI non quotata anche da un investitore precedente, ma solo in combinazione con un apporto di nuovo capitale pari ad almeno il 50 per cento dell'ammontare complessivo dell'investimento;

ulteriori profili di criticità che si rinvengono dall'articolo, nell'ambito delle complicazioni previste dalla bozza del decreto, indicano l'obbligatorietà (da parte degli operatori presso i quali sono costituiti i PIR) di una dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante dell'impresa che attesti che la PMI ha ricevuto risorse come aiuto per il finanziamento del rischio, fino a 15 milioni di euro e in cui risulti almeno una delle condizioni previste dalle regole UE; oltre a quella già citata, le altre previste sono: non avere operato in maniera continuativa in nessun mercato, oppure avere bisogno di un investimento iniziale, per il finanziamento del rischio superiore al 50 per cento del fatturato medio degli ultimi cinque anni;

l'interrogante evidenzia che un successivo articolo pubblicato dal medesimo quotidiano economico, il 13 marzo, accentua le difficoltà, riscontrate da Assogestioni (riferite alla bozza del decreto richiamato), che sin dall'inizio ha rilevato la propria contrarietà al nuovo regime, in quanto genera prodotti finanziari senza liquidità necessaria per uno strumento destinato peraltro a piccoli investitori, rivisitando al contempo in senso peggiorativo una legge che funzionava fino a poco tempo fa (ma che invece è stata modificata senza peraltro alcun confronto da parte del legislatore con l'industria del risparmio gestito);

a giudizio dell'interrogante tali osservazioni, ove confermate, costituirebbero l'ennesima dimostrazione di una scarsa visione complessiva di politica di crescita e di sviluppo da parte del Governo, anche nell'ambito dell'impostazione di atti normativi volti a definire strategie legate a strumenti finanziari innovativi, a sostegno delle PMI ed in particolare delle start up;

l'impianto complessivo costituito dai vincoli previsti all'interno della bozza del decreto attuativo, l'irrigidimento normativo determinato dall'obbligatorietà di numerose regole e dalle condizioni poste nei confronti dei risparmiatori e degli investitori accrescono, a parere dell'interrogante, le distanze e la sfiducia nei riguardi di tali strumenti finanziari, i cui effetti negativi e penalizzanti, in termini di mancanza di competitività, si ripercuotono inevitabilmente sulla crescita dell'economia reale e del sistema Paese;

la necessità di porre in essere ogni chiarimento volto a definire quale sia l'effettivo quadro regolatorio, indicato dal decreto attuativo sui nuovi PIR, che riveste un'importanza fondamentale per la crescita delle PMI, ed in particolare per le start up innovative, a giudizio dell'interrogante, appare urgente ed indifferibile, considerate le numerose criticità esposte,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo intendano confermare quanto esposto in premessa, in relazione al contenuto del testo del decreto attuativo sui nuovi piani individuali di risparmio, non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale;

ove confermato, se non convengano che quanto descritto rischia di determinare conseguenze sfavorevoli per il sistema delle PMI, per i risparmiatori (in particolare di piccola dimensione) e gli investitori, alla luce delle novità normative indicate dal testo del decreto attuativo;

quali iniziative il Governo intenda introdurre, al fine di riconsiderare in maniera complessiva l'impianto normativo del testo, considerato che lo strumento del PIR, sino a pochi mesi fa, è stato un successo, in quanto ha aperto la strada allo sviluppo di fonti di finanziamento alle PMI, alternativo al canale bancario, determinando ricadute positive.

(4-01426)

IANNONE - Al Ministro della giustizia. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

il TAR di Salerno ha un organico ridotto all'osso con conseguenti rallentamenti nell'esame dei ricorsi;

le difficoltà sono state denunciate durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario del Tribunale amministrativo;

la relazione presentata martedì 12 marzo 2019 del presidente Francesco Riccio, alla presenza di avvocati ed autorità, rileva che il Tribunale salernitano opera con con 8 magistrati a fronte di un organico che necessiterebbe di 14 unità;

queste difficoltà sono state segnalate già nel 2018 sempre durante la cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa situazione e se intenda rafforzare l'organico ed eventualmente aprire anche una terza sezione presso il Tribunale amministrativo di Salerno, in modo da azzerare l'arretrato nell'arco di un quinquennio.

(4-01427)

DI GIROLAMO, FEDE, PRESUTTO, DI NICOLA, TRENTACOSTE, CASTALDI, CASTELLONE, ANGRISANI, LANNUTTI, DONNO, L'ABBATE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

in data 25 febbraio 2019 si è tenuta a Bazzano (L'Aquila) la riunione istruttoria conclusiva della conferenza dei servizi per lo studio della qualità dell'aria in relazione alla realizzazione della centrale di compressione gas che la Snam intende realizzare a Sulmona (L'Aquila). In virtù delle decisioni assunte e del protocollo approvato lo studio dovrebbe avere la durata di un anno prima della costruzione della centrale e di due anni dopo l'entrata in funzione;

alla conferenza hanno preso parte i dirigenti dell'ARTA (Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente) Abruzzo, della ASL di Sulmona e della Snam. Ha partecipato anche una rappresentanza dei comitati cittadini e dei medici per l'ambiente;

i rappresentanti dei comitati cittadini e dei medici per l'ambiente hanno fatto presente che, contravvenendo alle prescrizioni VIA (valutazione di impatto ambientale) che richiedono l'installazione di una "rete di monitoraggio" per l'osservazione costante della qualità dell'aria, le centraline previste dalla Snam sarebbero solo due, collocate inoltre in luoghi del tutto inidonei allo scopo prefissato perché i siti delle centraline devono essere scelti tenendo conto delle aree di maggiore concentrazione delle sostanze inquinanti, cosa non avvenuta nel caso di specie;

inoltre la scarsa copertura del monitoraggio della qualità dell'aria ha provocato le proteste dei cittadini degli altri comuni della valle Peligna, i quali saranno costretti a respirare le sostanze inquinanti che saranno emesse dalla centrale Snam, senza sapere in che misura esse incideranno sulla loro salute;

lo studio del clima è un problema complesso, tanto che per definire i caratteri microclimatici di un luogo, l'Organizzazione meteorologica mondiale richiede un periodo di osservazione di almeno 30 anni. Nel caso della valle Peligna, che ha caratteristiche orografiche e meteoclimatiche peculiari e del tutto controindicate all'installazione di un impianto altamente inquinante quale la centrale di compressione, non esiste nessuno studio al riguardo e pertanto la Snam si avvarrà di modelli matematici partendo dai dati registrati da due stazioni climatologiche lontane da Sulmona, situate una nel Fucino e l'altra a Pescara, rispettivamente alla distanza di 38 e 32 chilometri in linea d'aria, territori completamente diversi dal punto di vista climatico;

considerato che, a parere degli interroganti:

per determinare i punti di massima concentrazione degli inquinanti, dove si devono effettivamente collocare le centraline di misurazione della qualità dell'aria, è necessario comparare i dati che scaturiscono dal modello matematico previsionale con i dati effettivamente rappresentativi dell'area oggetto di studio, diversamente i risultati prodotti non sarebbero affidabili;

occorre, quindi, installare almeno una stazione meteo che misuri le componenti del clima della valle Peligna, in primo luogo le caratteristiche anemologiche, ovvero la velocità e direzione dei venti. La durata di acquisizione dei dati da parte della stazione meteo dovrebbe essere tale da produrre almeno un anno meteorologico "tipo". Solo dopo sarà possibile individuare i punti in cui installare le centraline. Invece, si consente alla Snam di collocare subito le due centraline per la misurazione della qualità dell'aria, in siti non predeterminati in base ad inoppugnabili criteri scientifici, e di affiancare loro una stazione meteo che dovrebbe funzionare contemporaneamente alle stesse centraline,

si chiede di sapere:

se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere affinché vengano approntate tutte le misure di monitoraggio della qualità dell'aria necessarie a tutelare la salute dei cittadini della valle Peligna;

se e quali iniziative intenda adottare, anche in relazione alle gravi incongruenze sussistenti tra le prescrizioni VIA e le azioni disposte dalla conferenza dei servizi, per verificare la correttezza dei procedimenti amministrativi.

(4-01428)

AIMI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

con l'espressione "bretella Campogalliano-Sassuolo" si intende il progetto relativo alla infrastruttura di collegamento tra la A22 e la strada statale 467 Pedemontana: un'opera di 25,5 chilometri complessivi, di cui 14 per il collegamento tra l'interconnessione A22-A1 e Sassuolo, 3,6 per il raccordo con la tangenziale di Modena, 6,5 per la variante di Rubiera e ulteriori 1,4 di raccordo;

da progetto sono previsti, in particolare, due viadotti per superare il fiume Secchia, la via Emilia e il fascio ferroviario Milano-Bologna, due gallerie sotterranee (a tutela dell'oasi naturale del Colombarone di Formigine), 15 sottopassi e 12 cavalcavia per la viabilità secondaria;

il costo dell'opera è stato stimato in 514 milioni di euro e la durata dei lavori per la realizzazione in quattro anni;

risale al maggio 2016 la concessione, da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), della defiscalizzazione prevista dall'articolo 18 della legge n. 183 del 2011 (legge di stabilità per il 2012) per le opere di valenza strategica da realizzarsi in project financing;

l'iter procedurale era partito nel 2001, mentre il bando di gara era stato indetto da Anas il 3 dicembre 2010. Nel 2013 c'era poi stata l'aggiudicazione provvisoria della concessione a un'associazione temporanea di imprese, poi trasformatasi in Autostrada Campogalliano-Sassuolo SpA guidata da Autostrada del Brennero SpA in qualità di mandataria (51 per cento delle quote) con al suo interno anche Pizzarotti SpA, Coopsette, Oberosler, Consorzio Stabile Coseam Italia SpA, Edilizia Wipptal SpA e Cordioli SpA. La convenzione era stata successivamente firmata nel dicembre 2014;

l'opera, di alta valenza strategica, è attesa da anni dal comparto economico di un territorio altamente produttivo e in particolare dal distretto della ceramica. La sua realizzazione rappresenta un'occasione concreta per potenziare e migliorare la competitività degli scambi, inserendo il nostro Paese in un contesto europeo di relazioni altamente vantaggiose;

di recente, però, il Ministro in indirizzo ha annunciato a mezzo stampa la volontà di sottoporre anche questo progetto ad un'analisi del rapporto tra costi e benefici, consegnando la relativa comunicazione, il 7 febbraio 2019, alla società Autostrada Campogalliano-Sassuolo SpA;

in altre parole, si tratta di un nuovo fermo che arriva dal Ministero competente in relazione ad un'opera di grande rilevanza strategica sotto il profilo della viabilità, dei trasporti e degli scambi commerciali;

la notizia ha comprensibilmente suscitato preoccupazioni e perplessità. Sul tema è intervenuta anche Confindustria ceramica, evidenziando come non abbia senso "bloccare una strada fondamentale per lo sviluppo dell'industria ceramica" ricordando che "la bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo, dopo oltre 40 anni di discussioni e l'espletamento di tutte le procedure valutative previste dalla legge, è una realtà dal 12 luglio 2018, data nella quale la Corte dei Conti ha già registrato l'intera opera - e da cui decorrono i 48 mesi per la realizzazione della stessa";

l'assegnatario, infatti, ha presentato il progetto esecutivo il 12 novembre 2018 ed il 17 dicembre il progetto definitivo per la tangenziale di Rubiera;

la società ha richiesto, a seguito delle dichiarazioni del Ministro, l'accesso agli atti relativi alla predisposizione di una nuova valutazione poiché, a sua detta, il procedimento voluto dal Ministero appare illegittimo e determinerà un notevole ritardo nella realizzazione dell'opera;

il progetto, infatti, aveva già superato la valutazione di impatto ambientale ed era stato approvato in sede di conferenza dei servizi, superando, successivamente, anche il vaglio del CIPE e della Corte dei conti,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni alla base della decisione del Ministro in indirizzo di sottoporre il progetto della bretella Campogalliano-Sassuolo ad una nuova analisi costi-benefici, avendo il progetto stesso già superato e completato l'intero iter procedurale;

se intenda assumere ogni iniziativa di competenza per garantire, in tempi rapidi e senza ulteriori ritardi, l'avvio dei cantieri per la realizzazione della bretella, che si rivela strategica per i rapporti commerciali e per rendere competitivi i trasporti e la viabilità in ambito sud-europeo.

(4-01429)

DE PETRIS - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i beni e le attività culturali. - Premesso che l'isola di San Giacomo in Palude si trova nella laguna di Venezia;

considerato che per 12 anni, a partire dal 1996, l'isola è stata data in concessione all'associazione Vas onlus (Verdi ambiente e società) dal Ministero per i beni architettonici prima e dal Ministero del tesoro poi, in quanto bene demaniale e sottoposto a vincolo paesaggistico dal decreto ministeriale 23 settembre 1960;

verificato che in tale lasso di tempo Vas è riuscita a preservare l'isola dal totale abbandono facendo costruire dal consorzio Venezia Nuova, per una spesa presunta di decine di miliardi di lire, il muro di cinta, l'abbattimento di una santa barbara dell'800, l'edificazione della casa del custode ed il pontile d'attracco dei vaporetti;

constatato che per circa 4 anni, dal 2002 al 2006, il Ministero per i beni architettonici e le soprintendenze di Venezia e Padova, in collaborazione con le rispettive università, hanno proceduto ad una campagna per il recupero e la messa in sicurezza di tombe e reperti risalenti al 1046, in quanto l'isola era sede di basilica cistercense, lavoro documentato e pubblicato dall'Università di Salerno in collaborazione con la Soprintendenza archeologica del Veneto;

considerato che:

nel corso degli anni Vas, dopo aver presentato un progetto di recupero dell'esistente a tutte le autorità competenti, per un finanziamento finalizzato senza successo e dopo aver avuto ampie assicurazioni dalla Regione Veneto, Comune di Venezia e Ministeri competenti che l'isola sarebbe diventata il centro del futuro parco nord della laguna;

da allora tutto si è fermato. Nel frattempo veniva contestato a Vas il mancato completamento del progetto iniziale, ma soprattutto il canone di concessione che passava da 5.000 euro all'anno a 80.000 euro, che Vas ha contestato e rifiutato. Da qui la decisione del Tesoro di annullare la concessione;

Vas presentava allora ricorso al Tar del Veneto, che in data 27 marzo 2014 veniva accolto rinnovando la concessione per altri 12 anni. Il Tesoro faceva ricorso in appello al Consiglio di Stato, che a fine febbraio 2015 annullava la sentenza del Tar del Veneto;

nel frattempo, alla fine del 2015 (26-27 dicembre) il Tesoro vendeva a Cassa depositi e prestiti l'isola, onde mettere in bilancio 2015, fortemente passivo, una sopravvenienza attiva. Cassa depositi e prestiti a questo punto si sentiva autorizzata a liberare l'isola,

si chiede di sapere:

quale sia stato il costo "virtuale" che Cassa depositi e prestiti ha versato al Tesoro;

se risulti veritiera la notizia che Cassa depositi e prestiti ha venduto recentemente l'isola alla società "Ago Renewables Spa" di Torino;

se risulti che, stando a notizie di stampa, la società acquirente avrebbe intenzione di utilizzare "spazi di uso collettivo", definizione che secondo l'interrogante potrebbe nascondere finalità ricettive ed alberghiere;

se i Ministri in indirizzo intendano far rispettare: i vincoli paesaggistici, come da decreto ministeriale del 23 settembre 1960; i vincoli, che peraltro hanno impedito all'associazione Vas di presentare negli anni '90 un progetto diverso e meno costoso di quello depositato, che prescindeva dalla ricostruzione di tutti i manufatti esistenti e completamente crollati; vincoli che rispettino il lavoro di scavo effettuato e per la maggior parte lasciato con le tombe e con i resti della basilica e poi ricoperto provvisoriamente, in attesa di riprendere altri scavi.

(4-01430)

FEDELI - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Premesso che:

l'attaccamento della popolazione di Calci (Pisa) per la sua certosa così come, più in generale, l'interesse dell'area pisana, della Toscana e del popolo italiano per questo bene culturale hanno permesso alla certosa di Calci di arrivare seconda, con oltre 90.000 voti, nella graduatoria nazionale della raccolta delle firme per i "luoghi del cuore" del FAI (Fondo ambiente italiano), dando alla certosa grande visibilità;

l'amministrazione comunale ha dimostrato un costante impegno nel fare rete e nel coinvolgere i livelli istituzionali superiori, dalla Regione Toscana ai Ministeri per i beni e le attività culturali e dell'istruzioni, dell'università e della ricerca, nella soluzione delle varie questioni che riguardano il monumento, le quali si estendono dalla necessità di cura e restauro, alla carenza cronica di personale e alla necessità di rilanciare la fruibilità della certosa, in chiave turistica e culturale;

le voci provenienti dal territorio e l'azione dell'amministrazione comunale hanno trovato ascolto alla Regione Toscana, così come al Ministero, che con il Ministro pro tempore, Dario Franceschini, ha disposto una serie di stanziamenti, che per la certosa e il convento di Nicosia superano i 10 milioni di euro;

considerato che, a quanto risulta all'interrogante:

il Comune di Calci si è impegnato con risorse proprie e tramite finanziamento regionale nella riqualificazione dell'area antistante alla certosa e di via dei Madonnoni, grazie alla quale ormai da qualche anno si svolgono proprio lì eventi importanti per la vita della comunità, come, ad esempio, la celebrazione di matrimoni o la "cena sotto le stelle", giunta alla terza edizione, e che coinvolge ogni anno più di mille persone;

l'amministrazione comunale, seguendo la volontà espressa dal Consiglio comunale, ha avviato il percorso, per quanto di sua competenza, per la creazione di un parcheggio turistico per la certosa, che possa accogliere i visitatori dei due musei presenti;

la medesima si è attivata presso la Regione Toscana e il Governo per proporre la creazione di una biglietteria unica e di un unico punto di informazione tra i due musei, chiedendo la gestione unitaria del complesso, in quanto solo tale formula può garantire un reale sviluppo dell'attrattività del complesso, eliminando molte di quelle storture che disorientano i turisti (ad esempio, giorni di apertura ed orari di visita diversi, assenza di biglietto unico, chiusure improvvise per carenza di personale);

considerato, altresì, che:

l'associazione degli Amici della certosa di Pisa a Calci insieme a numerosi cittadini hanno inviato nei giorni scorsi al Ministro una lettera appello per esprimere "grandissima e viva preoccupazione" rispetto alla carenza di personale, che dall'estate 2018 comporta pesanti limitazioni negli orari di apertura al pubblico del museo nazionale della certosa con aperture, nel 2019, limitate solo a poche ore e chiusura domenicale ad eccezione della prima domenica del mese;

con mozione della Commissione regionale sviluppo economico e rurale, cultura, istruzione e formazione, presentata dalla consigliera Irene Galletti (M5S) ed emendata dalla consigliera Alessandra Nardini (PD), si impegna la Giunta della Regione Toscana ad attivarsi presso il Ministero ad intraprendere ogni iniziativa utile per garantire una rapida sostituzione dei dipendenti in pensionamento e ad attivarsi per giungere ad una gestione unitaria, ottimizzando la gestione degli afflussi turistici (giorni e orari di apertura unificati, biglietto unico, sorveglianza, ottimizzazione del personale);

in seguito a queste iniziative, la vicepresidente Monica Barni e il Ministro pro tempore Dario Franceschini hanno avviato un percorso, che serve a giungere alla gestione unitaria dei due musei, dando via libera allo studio e alla stesura di un accordo di valorizzazione tra Ministero, Regione, università di Pisa e Comune di Calci che porti appunto alla gestione unitaria tramite, ad esempio, la costituzione di una fondazione di partecipazione degli enti interessati;

valutato che:

i percorsi avviati con la collaborazione attiva e fattiva dei vari livelli istituzionali hanno seguito e giungono ad una conclusione positiva di una gestione unitaria, vista da più parti come la migliore soluzione;

l'attuale condizione di sottoccupazione del museo nazionale della certosa monumentale di Calci è decisamente da disapprovare, per ciò che questa condizione inaccettabile comporta per i lavoratori, per i disoccupati e per la fruibilità culturale e turistica del museo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa;

se e come intenda attivarsi affinché si giunga alla soluzione delle questioni che riguardano l'occupazione, la valorizzazione e la maggiore e migliore fruibilità del museo nazionale della certosa monumentale di Calci;

se e come intenda attivarsi al fine di intraprendere ogni iniziativa utile per garantire una rapida sostituzione dei dipendenti in pensionamento e giungere ad una gestione unitaria e ad un'ottimizzazione della gestione degli afflussi turistici (giorni e orari di apertura unificati, biglietto unico, sorveglianza, ottimizzazione del personale).

(4-01431)

D'ARIENZO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

con l'interrogazione 3-00647 del 27 febbraio 2019, indirizzata ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute, si illustrava la criticità rilevata nei confronti della discarica per rifiuti industriali Cà Bianca situata nel comune di Zevio (Verona), collocata nell'area di discarica in zona di ricarica degli acquiferi, al confine della fascia delle risorgive;

in particolare, veniva messa in evidenza la riscontrata presenza di PFAS, così come emerso da mirate analisi svolte da ARPAV il 1° e il 2 ottobre 2018, nel percolato, con concentrazioni molto elevate, anche superiori a un milione di milligrammi per litro, e nelle acque di falda, ancorché, in questo caso, con valori inferiori alla soglia stabilita dalla Regione Veneto per le acque potabili;

inoltre, si evidenziava che, secondo la conclusione a cui sono giunti i periti incaricati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verona, la contaminazione da PFAS delle acque di falda deriverebbe "senza dubbio" dalla soprastante discarica, in ragione di una non idonea impermeabilizzazione del fondo della discarica medesima;

in data 7 marzo, la notizia veniva ripresa dagli organi di stampa della provincia veronese;

il 12 marzo, l'interrogante ha ricevuto una comunicazione scritta da parte dell'avvocato del legale rappresentante della società che gestisce la discarica con la quale, oltre ad una specifica disamina di una nota della Regione Veneto che non esclude la presenza di PFAS, ma che ribadisce quanto ho sostenuto nell'interrogazione, ovvero che i valori rilevati sono sotto la soglia prevista per il consumo umano dell'acqua potabile, è stato "diffidato per il futuro a divulgare diffamanti e soprattutto allarmanti notizie" e a "tenere in debita considerazione la nota, fatto naturalmente salvo ogni e più ampio diritto di natura risarcitoria in capo al nostro assistito";

stanti la vigenza dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, la veridicità dei dati esposti nell'interrogazione e rilevati dalla nota ARPAV, nonché la conferma da parte della Regione Veneto con la nota richiamata, nonché le indagini della Procura della Repubblica di Verona, si può ragionevolmente ritenere che la nota del legale fatta pervenire all'interrogante assuma i contorni di una velata intimidazione;

è concreto il timore che, se ciò è avvenuto nei confronti di un parlamentare, possano essere poste in essere medesime modalità nei confronti di chiunque esprima il proprio pensiero o agisca pubblicamente dimostrando la propria contrarietà, come, peraltro, già avvenuto in passato,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti descritti;

se non ritenga necessario agire per contrastare ed impedire ogni azione intimidatoria ai danni di cittadini e amministratori locali che democraticamente manifestano il proprio pensiero in ordine alla discarica Cà Bianca di Zevio, peraltro supportati da elementi cognitivi rilevati da agenzie tecniche e organi investigativi, pertanto, dati e rilievi caratterizzati da ufficialità.

(4-01432)

ARRIGONI, PAZZAGLINI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno. - Premesso che:

la notte tra sabato 9 e domenica 10 marzo 2019, due autisti in servizio su un autobus di Autolinee Crognaletti, nota compagnia di trasporto passeggeri su gomma, che stavano effettuando una corsa internazionale notturna tra Firenze e Barcellona, sono stati vittime di un gravissimo quanto deprecabile episodio;

poco dopo il confine italo-francese, all'altezza del casello autostradale di La Turbie, la polizia di frontiera transalpina ha fermato il mezzo per i consueti controlli volti a verificare il possesso da parte di tutti i passeggeri dei necessari visti per entrare in Francia;

tuttavia, diversamente da quanto accade di solito, l'autobus è stato trattenuto al posto di blocco per oltre due ore, dalle ore 23:15 alle ore 01:30 circa, fornendo quale unica giustificazione la presenza di passeggeri irregolari;

terminati i controlli, il mezzo, con ancora gli utenti a bordo, tra cui anche alcuni bambini comprensibilmente spaventati, è stato scortato dalla polizia transalpina direttamente all'aeroporto di Nizza, non permettendo, dunque, la normale salita e discesa dei passeggeri, e con la presenza, a quanto risulta agli interroganti, di un agente della polizia francese a bordo;

giunti allo scalo aeroportuale, i viaggiatori e gli autisti sono stati fatti scendere, ed il bus è stato chiuso a chiave, i passeggeri hanno continuato il proprio viaggio, seppur in fortissimo ritardo, grazie al supporto del servizio clienti dell'azienda, mentre i due autisti sono stati condotti negli uffici aeroportuali della polizia di frontiera, ed è stato notificato loro lo stato di fermo: a partire da questo momento, si sono succedute le violazioni sostanziali e procedurali più gravi;

i due autisti sono stati trattenuti in stato di fermo dalle ore 02:00 dalle ore 16:00 di domenica 10 marzo 2019. Durante tale lungo lasso di tempo, sono stati loro sottratti tutti gli oggetti personali, i telefoni, i soldi, le cinture e i lacci delle scarpe; è persino stata negata loro la possibilità di bere dell'acqua e di fare una telefonata. Sono stati rinchiusi tutta la notte in due stanze separate e la mattina successiva, ammanettati, sono stati portati in caserma e interrogati, a quanto risulta, senza la presenza di un avvocato. Una volta rilasciati dalle autorità francesi, intorno alle ore 16:00 di domenica, è stato loro spiegato di esser sospettati di aver favorito l'immigrazione clandestina, ma non è stato fornito loro alcun documento o verbale sull'accaduto;

ad avviso degli interroganti quanto accaduto, oltre ad aver compromesso in modo serio e illegittimo il nucleo primario dei più basilari diritti e libertà personali dei due autisti, vittime di un vero e proprio sopruso, rappresenta una grave e inaccettabile violazione dei principi cardine del diritto dell'Unione europea nonché dei diritti fondamentali garantiti dai trattati e dalle più importanti convenzioni internazionali,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei gravi fatti descritti e se ritengano accettabile il modus operandi delle autorità francesi;

quali iniziative, per quanto di competenza, intendano porre in essere in ordine a quanto accaduto e come intendano agire al fine di evitare il ripetersi di episodi come questo.

(4-01433)

IANNONE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

domenica 17 marzo 2019 ha creato non poco imbarazzo tra i turisti, ma nono solo, una grossa chiazza marrone notata sul mare nello specchio d'acqua adiacente alla splendida spiaggia di Atrani (Salerno);

una foto che sembra essere stata scattata proprio da un turista, che in quel momento transitava a Castiglione di Ravello, ha destato sconcerto e preoccupazione, visto che la Costiera Amalfitana si appresta a vivere una stagione estiva molto importante dal punto di vista delle presenze turistiche;

il Comune di Atrani, affermando che la chiazza fosse stata portata dalle correnti da altri specchi d'acqua afferenti ad altri comuni della costa d'Amalfi, si è detto molto attento ai controlli degli scarichi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questo grave fatto e se intenda attivarsi per verificare se nella "Divina Costa" si svolgano attività illecite che scaricano in mare in spregio alle leggi;

se risultino mancanze nei sistemi di controllo della qualità delle acque delle autorità locali competenti;

quali azioni intenda realizzare per tutelare il mare della costa d'Amalfi che è patrimonio Unesco e Ferrari del turismo italiano.

(4-01434)

DE BERTOLDI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

il 16 marzo 2019 la città di Trento è stata oggetto di gravi atti di vandalismo e di devastazione urbana, da parte degli anarchici dei centri sociali, i quali chiedevano la scarcerazione di 7 movimentisti arrestati a febbraio, che devono a loro volta rispondere di danneggiamenti e attentati incendiari e che secondo gli inquirenti, formavano una "cellula sovversiva caratterizzata da concreti propositi eversivi (testimoniati non solo dai molteplici attentati compiuti, ma anche da una spiccata intenzione insurrezionale)";

l'interrogante rileva al riguardo come, nonostante il presidio delle forze dell'ordine organizzato sin dalla mattinata per vigilare il corteo degli antagonisti, gli incidenti siano stati di rilevante entità, come dimostrano gli atti di violenza di circa 300 individui, i quali, ricoperti da passamontagna e impugnando bastoni, facendo uso di vernice rossa, hanno imbrattato muri, vetrine di negozi, nonché l'ingresso della sede regionale della RAI, utilizzando anche fumogeni per alimentare il disordine e il subbuglio cittadino, con evidenti e negative ripercussioni per la sicurezza urbana e la cittadinanza trentina;

si evidenzia, altresì, che gli atti di violenza della sinistra antagonista, avvenuti nel corso della storica festa cittadina di San Giuseppe, non risulterebbero una novità, se si considera come quanto accaduto rappresenti soltanto l'ultima di una serie di manifestazioni, da parte degli anarchici e dei centri sociali, che si sono concluse con azioni di guerriglia urbana, proprio nella città di Trento;

a giudizio dell'interrogante, le dichiarazioni del prefetto Lombardi, secondo le quali la manifestazione si è svolta senza incidenti e nel rispetto del centro storico di Trento, appaiono strumentali e inverosimili, sia in relazione ai danni che si sono effettivamente verificati, come testimoniano una serie di fotografie apparse sui quotidiani locali, che confermano gli atti di scempio, che alle possibili denunce da parte dei commercianti in relazione a quanto subito;

la necessità d'introdurre rapidi interventi, anche di carattere normativo, volti ad inasprire le sanzioni anche penali nei riguardi di coloro che compiono atti di violenza e vandalismo, come quelli descritti, oltre a stabilire misure di potenziamento dell'organico delle forze di polizia, appare all'interrogante urgente e indifferibile, al fine di evitare che ulteriori comportamenti violenti e inaccettabili da parte di anarchici e centri sociali possano ripetersi nuovamente, non solo a Trento, ma in ambito nazionale,

si chiede di sapere:

quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa;

se non convenga sulla necessità di introdurre adeguate misure, volte a rafforzare l'attività sanzionatoria nei confronti di coloro che si rendono responsabili di gravi atti di vandalismo e devastazione urbana, i cui effetti negativi penalizzanti per le comunità locali, come quella trentina, alimentano sentimenti di paura e sfiducia nelle istituzioni locali e nazionali, nonostante l'ammirevole attività di tutela e vigilanza da parte delle forze di polizia, esercitata nel corso di ogni manifestazione pubblica;

in caso affermativo, quali iniziative di competenza intenda introdurre, al fine di incrementare i livelli di sicurezza e di tutela, sia nei confronti della comunità trentina, oggetto da tempo di continue azioni di violenza, verificatesi nel corso delle manifestazioni degli antagonisti e dei centri sociali, che nei riguardi del decoro urbano, i cui danneggiamenti risultano essere non più tollerabili.

(4-01435)

IANNONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

sembrano essere infiniti i lavori sulla tangenziale di Salerno in zona Fratte;

quando l'eterno cantiere sembrava al capolinea con la rimozione dei blocchi di cemento e si era anche provveduto a stendere l'asfalto sulla carreggiata, con sollievo per migliaia di automobilisti intrappolati da mesi dall'imbuto che si determina sulla tangenziale in direzione sud, sono ripresi i lavori: si è tornati ad intervenire su quel tratto di tangenziale e sono stati realizzati i giunti di dilatazione;

un cantiere di 300 metri da mesi sta tenendo in scacco tre comuni: Salerno, Pellezzano e Baronissi, con tanto di intervento della Prefettura e disagi enormi sulla viabilità sul raccordo Salerno-Avellino e attorno alla zona del cantiere,

Si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda approfondire se la ditta che conduce i lavori stia seguendo una procedura abituale o si siano verificati degli errori in fase di realizzazione che stanno determinando dei ritardi nella chiusura del cantiere, con grave nocumento per l'utenza fatta principalmente di lavoratori pendolari e studenti.

(4-01436)

CASTIELLO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

la linea ferroviaria Sicignano (Salerno)-Lagonegro (Potenza), sospesa all'esercizio dal 1° aprile 1987, attraversa un ampio territorio della provincia di Salerno, il Vallo di Diano, e giunge nel territorio della provincia di Potenza, il lagonegrese;

sulla tratta è attualmente attivo il servizio sostitutivo mediante autobus del gruppo Ferrovie dello Stato italiane, inadeguato alle esigenze di mobilità di quel territorio, come rappresentato dall'interrogante il 14 gennaio 2019, con lettera inoltrata al Ministro in indirizzo, all'amministratore delegato di Trenitalia SpA e all'amministratore delegato di RFI SpA;

la carenza di infrastrutture e di adeguati servizi ferroviari ha determinato in Campania, nel periodo 2011-2018, il drastico calo dei pendolari che fruiscono del treno (pari al 33,9 per cento), l'aumento spropositato delle tariffe (pari al 48,4 per cento) e il taglio considerevole dei servizi (pari all'8,1 per cento), con grandi disagi per i cittadini campani, sempre più costretti ad utilizzare l'autovettura privata per gli spostamenti;

nel Mezzogiorno d'Italia v'è la necessità di recuperare il gap infrastrutturale determinato dalle scelte politiche del passato, che hanno fatto sì che la rete ferroviaria, con i suoi 16.781 chilometri, non fosse distribuita equamente sul territorio nazionale, penalizzando il Sud;

i 16.781 chilometri di rete ferroviaria si presentano così distribuiti sul territorio nazionale: 45,50 per cento al Nord, 24,50 per cento al Centro e 30 per cento al Sud. Il dato del Sud è ancora più preoccupante se si considerano due aspetti: l'estensione del territorio e i chilometri di linee a binario unico presenti. Scorporando i dati fra le diverse tipologie di linee, vi sono linee a doppio binario: 50 per cento al Nord, 29 per cento al Centro, 21 per cento al Sud e linee a binario unico: 41 per cento al Nord, 20 per cento al Centro, 39 per cento al Sud;

nei primi 15 anni del 2000, gli investimenti delle Ferrovie sono stati di 44 miliardi di euro al Nord, 24 al Centro, 14 al Sud. Privare il Sud di un'adeguata mobilità significa favorirne l'arretramento;

la linea ferroviaria Sicignano-Lagonegro costituisce un'importante infrastruttura ferroviaria, che ha contribuito nel secolo scorso allo sviluppo economico del Vallo di Diano, in cui si sono insediate numerose piccole e medie aziende, grazie alla logistica garantita dal trasporto su rotaia. Difatti tale linea non è mai stata dismessa, seppure siano trascorsi oltre 30 anni dalla data in cui fu sospeso l'esercizio ferroviario, in quanto v'è la comune convinzione che occorre investire su questa infrastruttura e sul suo funzionamento, per poter rilanciare l'economia del territorio e garantire il diritto alla mobilità ai cittadini residenti;

la linea Sicignano-Lagonegro si dirama dalla linea Battipaglia-Potenza-Taranto, quest'ultima in esercizio. Il tracciato di entrambe le linee risale alla fine dell'800, realizzato con curve di piccolo raggio e livellette con notevoli pendenze. Potenza è l'unico capoluogo di regione rimasto indietro di oltre un secolo, dal punto di vista ferroviario, ciò impone un'approfondita riflessione, a cui occorre dar seguito con importanti interventi infrastrutturali sulla linea,

si chiede di conoscere quali iniziative intende assumere il Ministro in indirizzo per: garantire, nell'immediato, un efficiente trasporto ferroviario, integrato e intermodale, nel Vallo di Diano (Salerno) e nel lagonegrese (Potenza), così da rimuovere le criticità già segnalate con la nota in data 14 gennaio 2019; ripristinare la circolazione sulla linea Sicignano-Lagonegro, anche attraverso l'adeguamento del tracciato e dell'infrastruttura ai nuovi standard; velocizzare, riammodernare e adeguare ai nuovi standard la linea Battipaglia-Potenza, in modo da ridurre sensibilmente i tempi di percorrenza tra il capoluogo della Basilicata e il territorio delle province di Salerno e di Napoli.

(4-01437)

PUGLIA, GAUDIANO, CASTELLONE, TRENTACOSTE, RICCIARDI, PELLEGRINI Marco, LANZI, DI GIROLAMO, LANNUTTI, SILERI, LA MURA, VACCARO, PISANI Giuseppe, VANIN, DRAGO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

il parco nazionale del Vesuvio, che si sviluppa attorno al complesso vulcanico Somma-Vesuvio, nasce nel 1995 con l'obiettivo di conservare le specie animali e vegetali ma, nonostante tali buoni propositi, si apprende da numerose testate giornalistiche del continuo sversamento, nel territorio di Ercolano (Napoli), di rifiuti di vario genere. E invero, sembrerebbe trattarsi di materiali pericolosi per l'intero ecosistema e per la salute, quali ad esempio amianto, pneumatici, residui di vernice;

non si tratta di un singolo episodio; numerosi, infatti, sono gli sversamenti di rifiuti che si verificano giornalmente. Più volte simili prassi sono state denunciate dalle associazioni ambientaliste ma, nonostante ciò, continuano a essere scaricati nei luoghi liquami o rifiuti inquinanti di ogni genere. Tutto ciò ha creato una grande discarica a cielo aperto, provocando non pochi danni al territorio;

le numerosissime immagini e filmati reperibili sui media mostrano senza ombra di dubbio la presenza di molteplici cumuli di rifiuti a cielo aperto nel territorio. Tali dati si registrano, in particolar modo, nelle zone di Ercolano, Torre del Greco, Trecase, Boscotrecase;

il fenomeno sembrerebbe avere preso le sembianze di un trasporto abusivo di rifiuti speciali sulle strade che portano al Vesuvio. Le autorità competenti hanno, in più occasioni, rilevato a bordo di automezzi, durante i controlli di routine, il trasporto di merce di varia natura, tra cui rifiuti pesanti e scarti di lavori edili, elettrodomestici, ferraglie, pezzi di legno, scarti di cemento, eccetera;

inoltre, come riportato dagli organi di stampa in data 13 gennaio 2019 (Ansa), i Carabinieri forestali della stazione Parco di San Sebastiano al Vesuvio hanno rinvenuto, su un'area di circa 100 metri quadrati ricadente nel parco, materiali di vario genere provenienti prevalentemente da attività di costruzione e demolizione insieme a rifiuti vegetali, mobilio, bombole a gas e numerosi rifiuti ferrosi. I rifiuti sono stati sequestrati unitamente all'area sulla quale erano stati sversati;

considerato che:

nel corso del 2017, il parco nazionale del Vesuvio veniva interessato da numerosi incendi i quali formavano oggetto di apposito atto di sindacato ispettivo, presentato nel corso della XVII Legislatura (4-07847, pubblicato il 19 luglio 2017), volto a sollecitare interventi di tutela e salvaguardia del patrimonio ambientale con la conseguente verifica della gestione e monitoraggio del territorio;

successivamente a tali vicende, il Ministro in indirizzo ha intrapreso le opportune iniziative tra le quali, a titolo meramente esemplificativo, l'installazione di telecamere di sorveglianza in grado di monitorare il parco con l'obiettivo di arrestare il fenomeno degli scarichi illeciti e di prevenire gli avanzamenti degli incendi. Tuttavia, ancora ad oggi gli sversamenti di rifiuti continuano a verificarsi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del fenomeno dello sversamento di rifiuti nel parco nazionale del Vesuvio, che, ad oggi, sembrerebbe non aver ancora subito una battuta di arresto;

se intenda attivarsi affinché venga verificata la gestione circa il monitoraggio delle zone colpite dagli illeciti descritti;

quali iniziative, di conseguenza, intenda intraprendere al fine di tutelare e salvaguardare la biodiversità nonché l'intero patrimonio ambientale.

(4-01438)

IANNONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

la strada a scorrimento veloce Lioni-Grottaminarda è una grande opera già avviata e quasi prossima alla realizzazione, con finanziamenti già stanziati e un'economia che nasce tutt'intorno; d'improvviso, c'è stato un blocco a giudizio dell'interrogante dovuto all'atteggiamento politicamente bipolare del Governo;

la Lioni-Grottaminarda è un'arteria considerata strategica da imprese, ministeri e sindacati per potenziare i collegamenti della bassa Irpinia col resto della Campania e, in prospettiva, per avvicinare la costa salernitana a quella adriatica;

nel dicembre 2018 con la legge di bilancio per il 2019 il Governo realizza un agognato sogno: rimuovere il commissario Filippo D'Ambrosio, ingegnere romano formatosi in una lunga gavetta al Ministero dello sviluppo economico, nominato ormai 16 anni fa a sovrintendere ai lavori per la realizzazione della strada ideata all'indomani del terremoto dell'Irpinia del 1980;

il dottor Filippo D'Ambrosio è commissario ad acta, non straordinario: costretto, dunque, a rispettare le leggi ordinarie con l'obiettivo di realizzare il collegamento tra i due comuni avellinesi;

tra l'ottobre 2011 e il marzo 2012, la Regione Campania, guidata allora da Stefano Caldoro, attraverso il Cipe, stanzia 290 milioni di euro, seguiti poi da altri 65 milioni di euro aggiunti a fine 2016, con Vincenzo De Luca presidente della Regione;

la Lioni-Grottaminarda, insomma, è sopravvissuta all'avvicendarsi dei Governi, con il commissario D'Ambrosio che si vede rinnovare il proprio mandato di anno in anno, di proroga in proroga, e così, seppure con le consuete lungaggini, la strada avanza, e i cantieri restano aperti;

allo stato manca una stazione appaltante operativa perché è stato rimosso il commissario senza prevedere alcuna struttura che lo sostituisca nelle funzioni: i consorzi sono rimasti orfani del decisore, le imprese non possono più muovere una pietra perché mancano le autorizzazioni sugli stati di avanzamento, sono oltre 20 le aziende coinvolte con 200 lavoratori diretti e 300 dell'indotto che da gennaio 2019 sono a spasso,

si chiede di sapere:

se si ritenga che fare gli interessi del Sud significhi dare il reddito di cittadinanza a chi non ha un lavoro ma mettendo in mezzo ad una strada chi il lavoro ce l'ha;

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per non lasciare incompiuta la strada Lioni-Grottaminarda che è un'opera strategica per aiutare lo sviluppo delle aree interne e non solo.

(4-01439)

DE PETRIS - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i beni e le attività culturali. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

nel gennaio 2017 sul portale "patrimonioindustriale", sito internet dell'AIPAI (Associazione italiana per il patrimonio archeologico industriale), è stato lanciato l'appello per le preoccupanti condizioni in cui versano le architetture della Manifattura tabacchi di Bologna, una struttura che, dopo la sua chiusura (avvenuta nel 2008) è divenuta oggetto di numerosi atti di vandalismo e degrado, come troppo spesso accade alle grandi aree dismesse;

nonostante le alte mura di protezione avessero in parte risparmiato la struttura fino all'apertura del cantiere, risultano essere stati appiccati degli incendi che hanno messo a rischio le pregevoli volte;

non va dimenticato che la Manifattura tabacchi di Bologna costituisce, assieme ad altre 8 strutture architettoniche sparse sul territorio nazionale, uno dei capolavori dell'ingegnere Pier Luigi Nervi: per tale motivo, sulla maggior parte delle strutture del complesso è stato posto un vincolo della Soprintendenza;

la medesima condizione di degrado è stata raccontata nel febbraio 2017 dal bimestrale "Verde Ambiente" in relazione ad alcune strutture architettoniche dei "Magazzini del sale e dei tabacchi" di Tortona (Alessandria) in un'area di 103.000 metri quadri. Strutture che, dopo la dismissione delle attività produttive, avvenuta nei primi anni 2000, sono state sottoposte a periodiche occupazioni di senza tetto, al saccheggio di materiali elettrici e prese industriali, e ad altri atti di danneggiamento;

in data 4 aprile 2017, al riguardo l'interrogante ha presentato l'interrogazione 4-07307 senza ottenere risposta;

nel maggio 2015, come denunciato dal giornale locale "Oggi Cronaca", in Strada Ronco, presumibilmente a causa dell'usura del tempo e per la fioritura di sterpaglie lungo i muri, sono crollati una parte del muro di cinta e, in modo parziale, alcuni solai di piccole costruzioni adibite a depositi;

da segnalare la presenza di una copertura in fibrocemento ed eternit su alcuni edifici di minor valore;

le strutture più rilevanti, dal punto di vista tecnico e architettonico, sono i due capannoni a "copertura parabolica", costruiti per lo stoccaggio del sale nel settore nord-ovest dell'area. Tali magazzini, a cui è stato posto il vincolo di tutela monumentale (Sovrintendenza beni architettonici e paesaggistici di Alessandria, DSR 30 marzo 2004 - estremi trascrizione: 9 novembre 2004 ai numeri 2690-3993), sono significativi esempi di archeologia industriale, che si caratterizzano rispetto agli edifici circostanti per la valenza storica delle soluzioni costruttive adottate;

pur trattandosi di una costruzione industriale, tipologia di architettura spesso trascurata dalla critica, questi edifici rappresentano una rilevante testimonianza sia dello sviluppo delle costruzioni in cemento armato nel dopoguerra che del contributo apportato dall'ingegner Nervi nell'ambito del panorama architettonico italiano tra 1932 e il 1958, definito "l'architetto dei monopoli";

il decreto-legge n. 282 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2003, ha disposto l'alienazione di alcuni immobili dello Stato appartenenti all'Ente Tabacchi italiano, tra cui il complesso di Tortona. A seguito di tale provvedimento legislativo tutta I'area, messa in vendita attraverso una trattativa privata, è stata data in gestione alla Fintecna, società controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza, non ritengano di verificare lo stato di sicurezza degli impianti e delle costruzioni;

se il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non intenda verificare l'eventuale presenza di eternit o fibrocemento, al fine di tutelare la salute degli abitanti delle adiacenti abitazioni;

quali provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano mettere in atto, al fine di consentire la manutenzione del cemento alle basi delle coperture paraboliche, che mostrano segni di forte deterioramento;

se non ritengano praticabile, in collaborazione con gli enti locali alessandrini e piemontesi, la creazione di un hub intermodale ispirato alla "green technology" con residenze, spazi dedicati allo sport e un parco cittadino;

se il Ministro per i beni e le attività culturali non ritenga di intervenire per valorizzare i profili architettonici e culturali del luogo, ad esempio attraverso la creazione di un ecomuseo, data l'esistenza di un'ampia produzione pubblicistica in materia;

se sia a conoscenza che il FAI di Tortona domenica 24 febbraio 2019 ha visitato la mostra "Acciaio, sale e tabacchi" nella sala di palazzo Guido Bono riaprendo i Magazzini del sale al pubblico dopo molto tempo (l'ultima volta risaliva al 2007);

se non ritengano che sia giunto il momento per riqualificare la zona "ALFA", visto che un progetto qualificato è stato presentato alle autorità competenti fin dal 2012.

(4-01440)

PILLON - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

in data 22 novembre 2018, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha espresso con una nota il proprio assenso sul documento "Indirizzi di Policy integrate per la scuola che promuove Salute", elaborato dal gruppo di lavoro congiunto Scuola-Salute al fine di promuovere un percorso di educazione trasversale sulla salute nelle scuole di ogni ordine e grado;

nella seduta della Conferenza Stato-Regioni del 17 gennaio 2019, è stato sancito l'accordo tra il Ministero della salute e il Ministero dell'istruzione, in riferimento all'adozione del documento, di cui si apprezzano gli importantissimi obiettivi di promozione della salute tra i giovani;

il 19 febbraio, in occasione della presentazione dello studio nazionale sulla fertilità, il Ministro della salute, commentando l'accordo con il Ministero dell'istruzione, ha auspicato che "da questo protocollo nasca la strada per insegnare la salute nelle scuole, poi con un capitolo dedicato alla salute riproduttiva e alla sessualità",

si chiede di sapere:

se e in quali forme l'educazione alla salute riproduttiva e alla sessualità sarebbe prevista dal suddetto protocollo, alla luce del primato educativo della famiglia in materie così delicate, come previsto dalle più importanti carte internazionali e ribadito formalmente dallo stesso Ministero dell'istruzione, nella nota n. 19354 del 20 novembre 2018, la quale prevede da parte delle scuole l'obbligo di richiedere il consenso preventivo e adeguatamente informato dei genitori per le trattazioni di tutti quei temi che non fanno parte del curricolo obbligatorio delle discipline, anche se svolte nell'orario scolastico di lezione, e quindi il loro carattere facoltativo;

quali iniziative intenda adottare il Ministro in indirizzo per chiarire i termini della questione al fine di evitare confusione e fraintendimenti nel fondamentale rapporto di corresponsabilità tra scuola e famiglia, anche a fronte degli innumerevoli casi di progetti didattici svolti secondo modalità non condivise dalle famiglie.

(4-01441)

IANNONE - Al Ministro della salute. - Premesso che a quanto risulta dall'interrogante:

in data 18 marzo 2019 una donna incinta in preda alle doglie in Costiera Amalfitana (Salerno) ha partorito al presidio ospedaliero di Castiglione, a Ravello, nonostante il nosocomio costiero sia sprovvisto del reparto maternità;

i medici dello stesso presidio ospedaliero hanno fatto festa insieme ai genitori del piccolo Alessandro, perché Salerno era troppo lontana per il bimbo, che ha deciso di venire subito alla luce, poco prima delle ore 13, come riporta il sito "ilvescovado";

solo successivamente il neonato è stato trasferito al reparto di Ginecologia e Ostetricia dell'ospedale "Ruggi d'Aragona" di Salerno per accertamenti specifici insieme alla mamma;

questo evento a lieto fine, tuttavia, ripropone la preoccupazione che casi di maternità difficile potrebbero verificarsi con gravi conseguenze per la lontananza del reparto di Salerno città dalla costa d'Amalfi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia intenzionato a promuovere una revisione della normativa in tema di punti nascita, prevedendo una maggiore elasticità per i territori più periferici o che mostrano una difficoltà morfologica a raggiungere i centri più grandi.

(4-01442)

ROMEO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

con la legge di bilancio per il 2019 (legge 30 dicembre 2018, n. 145, comma 1042 e seguenti dell'art. 1) è stata introdotta, con decorrenza dal 1° marzo 2019, un'imposta sull'acquisto e l'immatricolazione in Italia di autovetture con emissioni di CO2 superiori ai 160 g/km, di entità direttamente proporzionale alle stesse emissioni;

considerato che, nell'applicazione concreta della norma, sono emersi dei dubbi circa la debenza dell'imposta nel caso di autovetture di prima o seconda immatricolazione estera, poi reimmatricolate in Italia dal medesimo titolare, così come non è chiaro se l'imposta sia in via generale dovuta nel caso di vettura con doppia alimentazione (cosiddetto bi-fuel), nulla dicendo la norma rispetto al parametro di emissioni a cui far riferimento,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo possa fornire maggiori delucidazioni rispetto a quanto esposto in premessa.

(4-01443)

BALBONI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che a quanto risulta dall'interrogante:

il 15 marzo 2019 a Ferrara, come in molte città, si è svolta una manifestazione studentesca per la difesa dell'ambiente;

anche i ragazzi di destra, aderenti all'associazione studentesca "Azione Universitaria" stavano manifestando insieme a tutti gli altri, quando sono stati aggrediti da un gruppetto di giovani aderenti alla sinistra antagonista al grido di "fascisti, fascisti";

un giovane di destra è stato colpito da un calcio al basso ventre e fatto cadere a terra, ad un altro è stata provocata una contusione alla mano nel tentativo, riuscito, di strappargli lo striscione con la scritta "Il domani appartiene a noi", che reggeva insieme ad altri. La bandiera tricolore imbracciata da un altro ragazzo di destra (la cui vista, a quanto sembra, ha suscitato la reazione rabbiosa degli aggressori) è stata strappata, come del resto lo stesso striscione;

i giovani di destra non hanno reagito, dimostrando una maturità encomiabile;

le Forze dell'ordine sono giunte sul posto attirate dalle urla dei facinorosi che, compiuta l'aggressione, continuavano a fronteggiare a pochi metri di distanza i ragazzi di destra, urlando al loro indirizzo frasi minacciose ed ingiuriose;

solo a fatica gli agenti inducevano gli aggressori ad allontanarsi;

Ferrara è da sempre una città tollerante e civile, dove mai ha trovato spazio l'uso della violenza per mettere a tacere chi la pensa diversamente, quale sia il giudizio del Ministro in indirizzo sui fatti esposti e quali iniziative intenda assumere affinché simili episodi non abbiano a ripetersi.

(4-01444)

IANNONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

il Comune di Castellabate (Salerno) a partire dai primi mesi del 2017 ha inviato molte segnalazioni alla Provincia di Salerno per lo stato in cui versava il ponte (sottopasso) di accesso alla frazione Lago, sul quale insiste la strada ex SS 267;

nel 2018 l'Ente Provincia ha commissionato uno studio di verifica strutturale, che ha evidenziato la percorribilità della strada a determinate condizioni ed ha disposto il restringimento della carreggiata per evitare il carico sulla trave lesionata;

nell'ottobre del 2018 il Consiglio provinciale ha approvato il progetto dell'intervento di ripristino/riparazione del cavalcavia alla ex SS 267 sul corso Beato Simeone, frazione Lago di Castellabate per un importo di 190.000 euro, ma da allora nessun lavoro di messa in sicurezza è stato realizzato;

le condizioni del ponte/sottopasso destano molta preoccupazione nella popolazione e nell'utenza della strada citata, che soprattutto d'estate è molto sollecitata dal flusso turistico;

la Provincia è incapace di intervenire per i tagli alle risorse e la Legge Delrio (legge n. 56 del 2014) che ha lasciato all'Ente funzioni fondamentali, che per quanto riguarda il territorio salernitano, prevede l'accudimento di circa 2.700 chilometri di strade provinciali,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del grave fatto e quali azioni intenda intraprendere per garantire l'incolumità dell'utenza del cavalcavia sito a Santa Maria di Castellabate in bivio frazione Lago.

(4-01445)

BINETTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

il 9 maggio 2018, è stato approvato il nuovo regolamento concernente gli esami di Stato di abilitazione all'esercizio della professione di medico-chirurgo. La revisione dell'esame di abilitazione aveva come obiettivo principale quello di rendere il più breve possibile l'intervallo di tempo intercorrente tra la laurea e l'esame di abilitazione, tenendo conto che per i giovani medici si tratta di affrontare tre prove d'esame, in gran parte simili, a intervallo ravvicinato: l'esame di laurea, l'esame di abilitazione e l'esame di accesso alla scuola di specializzazione;

tra le novità del decreto ministeriale ci sono due elementi che in questi mesi hanno posto particolari problemi agli studenti e ai docenti: il primo riguarda la possibilità di sostenere il tirocinio per l'abilitazione durante il corso di studi e non dopo la laurea, ai sensi dell'articolo 1 del decreto ministeriale n. 58 del 2018; il secondo riguarda il test scritto, in cui alcuni elementi innovativi richiedono un'opportuna e adeguata preparazione;

ad oggi, il Governo non ha ancora emesso l'ordinanza ministeriale necessaria ad attivare l'iter burocratico per intraprendere sia i tirocini professionalizzanti che la prova scritta per l'esame di abilitazione alla professione medica; esiste di fatto un vuoto normativo che pone in seria difficoltà studenti e docenti e crea una ragionevole preoccupazione soprattutto in coloro che si sono laureati a dicembre 2018 e a marzo 2019;

il problema era già stato sollevato dall'interrogante attraverso la presentazione di un emendamento specifico sia sul disdegno di legge di bilancio per il 2019, che nel corso dell'iter del decreto-legge in materia di semplificazione; nel primo caso era stato giudicato inammissibile, nel secondo, nonostante il parere positivo, era stato successivamente respinto a causa della blindatura del decreto. In un caso e nell'altro, l'emendamento scaturiva dall'unanime consenso dell'intera conferenza dei presidi di Medicina, che attualmente sono ogni giorno più preoccupati dall'oscuro evolvere della procedura degli esami di abilitazione;

il decreto ministeriale n. 58 del 2018 (cosiddetto decreto Fedeli) regolamenta le nuove modalità di svolgimento degli esami di stato di abilitazione all'esercizio della professione medico-chirurgica; ma se, da un lato, intende abbreviare i tempi esistenti tra esame di laurea ed esame di abilitazione per accelerare l'ingresso dei giovani medici nel mondo del lavoro, dall'altro, non prevede l'istituzione di una laurea "veramente abilitante", posto che lo stesso ha semplicemente anticipato il tirocinio formativo post laurea agli ultimi due anni del corso di studi mantenendo la prova d'esame scritta a risposta multipla. In questo caso, il cambiamento riguarda il fatto che il database da cui vengono estratte le domande non è noto, al contrario di ciò che avveniva con l'esame di Stato fino ad ora in vigore, con evidenti maggiori preoccupazioni da parte dei neolaureati;

il ritardo nella pubblicazione dell'ordinanza ministeriale di fatto compromette la possibilità di abilitarsi in tempi utili, ovvero entro il termine fissato per l'inizio delle attività didattiche delle scuole di specializzazione e della formazione in medicina generale, perdendo la possibilità di immatricolarsi nei percorsi di formazione post laurea che dovrebbero avere inizio a novembre 2019;

diventa pertanto assolutamente urgente che venga emessa tempestivamente l'ordinanza ministeriale necessaria ad attivare l'iter burocratico per l'anno accademico 2018/2019, in genere emessa entro i primi giorni di marzo dell'anno accademico corrispondente, in maniera tale da garantire l'iscrizione all'esame di Stato entro e non oltre la fine del mese di marzo, con inizio dei tirocini professionalizzanti ai primi di aprile e svolgimento delle prove scritte dell'esame di stato nella seconda o terza settimana di luglio,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno fissare una proroga per l'attuazione del decreto (ad esempio all'anno accademico 2021), al fine di valutare l'opportunità di modificare il decreto Fedeli.

(4-01446)

STABILE, RIZZOTTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

negli anni scorsi veniva di norma emanato nei primi giorni di marzo il provvedimento ministeriale relativo allo svolgimento del tirocinio post laurea per i laureati magistrali in medicina e chirurgia, tirocinio necessario per essere ammessi all'esame di Stato per conseguire l'abilitazione alla professione nella sessione estiva e, dunque, per aver titolo a partecipare al concorso per l'ammissione alle scuole di specializzazione mediche;

con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca n. 58 del 2018 sono state dettate nuove modalità di svolgimento dell'esame di Stato per l'abilitazione alla professione di medico chirurgo;

sulla base delle nuove regole, non solo il tirocinio trimestrale professionalizzante è entrato a far parte del percorso di laurea, ma è previsto che dopo ognuna delle tre sessioni di laurea previste i singoli atenei attivino in immediata successione le sessioni d'esame di Stato;

la nuova disciplina ha previsto una fase transitoria di due anni durante la quale gli studenti laureati in medicina potranno comunque effettuare il tirocinio dopo il conseguimento della laurea, e l'entrata a regime del sistema a partire dal mese di luglio 2019;

l'applicazione delle nuove modalità di svolgimento dell'esame di Stato è ancora oggi di grande preoccupazione nell'ambiente universitario, sia tra gli studenti che nel mondo accademico per la difficoltà di attuare i necessari interventi volti a rendere effettivamente operabile e omogeneo il sistema;

a parere dell'interrogante, contrariamente al suo obiettivo principale, e cioè di abbreviare i tempi "morti" esistenti tra la laurea e il post lauream, per accelerare l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani medici, il decreto ministeriale n. 58 del 2018 non ha istituito una laurea "veramente abilitante", bensì ha anticipato il tirocinio formativo post lauream agli ultimi due anni del corso di studi, mantenendo comunque una prova d'esame scritta a risposta multipla con data-base delle domande non noto, al contrario di ciò che avveniva con l'esame di Stato in vigore, da sostenere una volta conclusi i 3 mesi previsti di tirocinio formativo;

visti i gravi ritardi, per evitare che l'applicazione delle nuove regole creassero disparità a seconda della sessione di laurea, i sindacati e le associazioni di categoria hanno chiesto e ottenuto una proroga dell'attuazione del decreto all'anno accademico 2021, in maniera tale da poter valutare da parte del Ministero l'opportunità di modificare il citato decreto;

tuttavia, questa proroga risulterebbe vana se non venisse emessa tempestivamente l'ordinanza ministeriale necessaria ad attivare l'iter burocratico per l'anno accademico 2018/2019, in maniera tale da garantire l'iscrizione all'esame di Stato entro e non oltre la fine di marzo, con inizio dei tirocini professionalizzanti ai primi di aprile e svolgimento delle prove scritte dell'esame di Stato nella seconda o terza settimana di luglio;

un ritardo così marcato potrebbe compromettere la possibilità dei giovani medici di abilitarsi in tempi utili, ovvero entro il termine fissato per l'inizio delle attività didattiche delle scuole di specializzazione e della formazione in medicina generale, perdendo pertanto la possibilità di immatricolarsi nei percorsi di formazione post lauream che dovrebbero avere inizio a novembre 2019;

nel momento in cui si continua a discutere dell'opportunità di modificare le modalità di accesso alla facoltà di medicina e considerata anche la grave carenza di medici, si ritiene assurdo che coloro che si sono laureati negli ultimi 3 mesi non sappiano ancora se tra pochi mesi potranno svolgere la professione di medico, per la quale hanno già conseguito la laurea,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e in caso affermativo, quali siano i motivi del ritardo e quali i tempi reali dell'emanazione dell'ordinanza ministeriale necessaria ad attivare l'iter burocratico per l'ammissione all'esame di Stato per conseguire l'abilitazione alla professione;

se non ritengano di dover procedere ad un riordino del sistema formativo-professionalizzante per dare la possibilità agli atenei di adeguarsi alle nuove modalità previste dal decreto ministeriale n. 58 del 2018, prevedendo:

una calendarizzazione dei tirocini clinici all'interno dei semestri formativi e la definizione di obiettivi professionalizzanti da certificare su apposito libretto-diario;

l'istituzione di una commissione validatrice degli stessi, attualmente prevista per il post laurea, ma non per il pre laurea;

la corretta e anticipata informazione degli studenti circa le effettive nuove modalità di svolgimento della prova scritta;

l'istituzione di una commissione atta a redigere la prova scritta, con l'attenzione che essa sia sì valutativa delle competenze del concorrente, ma che non vada a costituire un ulteriore blocco nel percorso di immissione nel campo del lavoro, aggravando il già drammatico imbuto formativo.

(4-01447)

Interrogazioni, già assegnate a Commissioni permanenti, da svolgere in Assemblea

L'interrogazione 3-00571, del senatore Marinello ed altri, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1ª Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-00710 del senatore D'Arienzo ed altri, sull'intitolazione di una strada a Giorgio Almirante a Verona;

3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione):

3-00696 dei senatori Malan e Fantetti, sul rafforzamento degli uffici consolari italiani nel Regno Unito;

3-00698 dei senatori Giacobbe ed altri, sulle risorse finanziarie ai Comites;

4ª Commissione permanente (Difesa):

3-00684 della senatrice Garavini, sul trattamento economico dei militari impiegati nell'operazione "Strade sicure";

3-00703 della senatrice Rojc, sull'acquisto di droni militari prodotti da Piaggio Aerospace da parte di Leonardo SpA;

6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-00701 della senatrice Bellanova, sul riclassamento delle rendite catastali a Lecce;

7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-00694 della senatrice Bellanova ed altri, sulla stabilizzazione dei ricercatori precari del CNR;

3-00706 della senatrice Malpezzi, sulla carenza di personale docente in ruolo;

3-00708 della senatrice Malpezzi, sul riconoscimento del titolo di studio di ambito sociale e sanitario rilasciato dagli istituti professionali;

8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):

3-00702 della senatrice Garavini e del senatore Margiotta, sulle modifiche al codice della strada in materia di formalità per la circolazione degli autoveicoli;

11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):

3-00688 della senatrice Bellanova ed altri, sulla nomina del presidente e del consiglio di amministrazione dell'Inps;

12ª Commissione permanente (Igiene e sanità):

3-00687 della senatrice Binetti, sul trattamento dell'orticaria cronica spontanea;

3-00705 della senatrice Boldrini ed altri, sull'equa riparazione dei danni causati da emotrasfusioni o vaccini obbligatori.

Mozioni, ritiro di firme

Il senatore Renzi ha dichiarato di ritirare la propria firma dalla mozione 1-00094, della senatrice Cirinnà ed altri.