Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 084 del 28/01/2019
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
84a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
LUNEDÌ 28 GENNAIO 2019
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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI,
indi del vice presidente TAVERNA
e del vice presidente ROSSOMANDO
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,09).
Si dia lettura del processo verbale.
CARBONE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 24 gennaio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Vorrei esprimere, a nome mio personale e dell'Assemblea, un bentornato al senatore Calderoli. (Applausi. Congratulazioni al senatore Calderoli).
Sul 40° anniversario dell'assassinio di Guido Rossa
PRESIDENTE. Onorevoli senatori, lo scorso 24 gennaio ricorreva il 40° anniversario dell'assassinio di Guido Rossa, operaio, sindacalista e militante del Partito Comunista Italiano.
Ho sinceramente apprezzato l'invito, formulato da alcuni senatori nel corso dell'ultima seduta, di dedicare l'inizio dei lavori odierni al ricordo di un uomo di grande generosità e coraggio, un lavoratore che aveva a cuore le condizioni dei colleghi, per i quali si era sempre battuto con tenacia e determinazione.
Aveva iniziato a lavorare in fabbrica giovanissimo, a quattordici anni. Aveva una famiglia che amava e alla quale è stato brutalmente strappato dai colpi di arma da fuoco esplosi contro di lui in quella fredda mattina del 24 gennaio 1979. Fu una vera e propria esecuzione.
In uno dei momenti più drammatici della storia del nostro Paese, mentre la paura inibiva le coscienze e il terrore paralizzava le persone, Guido Rossa, con la naturalezza di chi crede fermamente nella legalità, aveva denunciato un collega che, nella fabbrica dove lui lavorava, fiancheggiava e collaborava con i brigatisti. Fece il suo dovere da cittadino, da uomo giusto, da uomo libero.
Guido Rossa, in questi quaranta anni, ha rappresentato il simbolo della fermezza contro l'odio del terrorismo. Era una persona per bene, non voleva essere un eroe. Eppure fu un eroico esempio di senso civico e di rispetto per la giustizia; un cittadino esemplare che quest'Aula e il Paese tutto hanno il dovere di commemorare affinché anche le future generazioni sappiano che, persino nei momenti più difficili della Repubblica, c'è stato chi ha consapevolmente scelto di difendere i valori del nostro Stato di diritto.
Come ha saggiamente ricordato il Presidente della Repubblica, non si può costruire un futuro di pace e di armonia se non si preserva la memoria delle violenze e degli anni più bui del nostro passato. (Applausi).
Discussione del disegno di legge:
(989) Conversione in legge del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione (Relazione orale)(ore 10,16)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 989.
I relatori, senatori Coltorti e Pirovano, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Coltorti.
COLTORTI, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge n. 135 del 14 dicembre 2018 giunge in Aula dopo una lunga istruttoria nelle Commissioni riunite affari costituzionali e lavori pubblici. Le modifiche introdotte nel corso dell'esame nelle Commissioni hanno ampliato il contenuto del provvedimento, apportando notevoli migliorie al testo e soprattutto semplificazioni per i cittadini e le imprese.
Permettetemi di ringraziare innanzi tutto gli uffici delle Commissioni riunite 1a e 8a per il sempre prezioso supporto e l'esemplare pazienza dimostrata nel corso delle lunghe giornate di lavoro. È infine doveroso rivolgere un ringraziamento particolare ai senatori di maggioranza e di opposizione, con i quali abbiamo portato avanti un confronto costruttivo che ha permesso al decreto-legge di giungere in Aula quest'oggi.
Venendo ai contenuti, il decreto-legge semplificazioni reca disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazioni per le imprese e per la pubblica amministrazione volte a superare situazioni di grave difficoltà nelle dinamiche del rapporto di mercato e con la pubblica amministrazione, nonché criticità riscontrate nella realtà sociale quali il sovraffollamento delle strutture carcerarie, la carenza di medici di medicina generale e di dirigenti scolastici; a imprimere ulteriore slancio alla modernizzazione dell'azione pubblica e alla informatizzazione dei rapporti tra cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche.
In particolare, l'articolo 1 (emendamento 1.44 (testo 2)) istituisce, nell'ambito del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, una sezione speciale, con dotazione finanziaria iniziale di 50 milioni di euro, a valere sulle disponibilità vigenti del Fondo, dedicata a interventi di garanzia a condizioni di mercato in favore di piccole e medie imprese che siano in difficoltà nella restituzione delle rate di un finanziamento precedentemente contratto con banche o intermediari finanziari, classificato come «inadempienza probabile» nella centrale rischi della Banca d'Italia, e che siano titolari di crediti certificati nei confronti delle pubbliche amministrazioni. La sezione speciale del Fondo interviene per rilasciare una garanzia alla banca o all'intermediario che ha erogato il prestito per il quale l'impresa ha incontrato difficoltà di restituzione. La garanzia cessa con l'avvenuto pagamento del credito certificato da parte della pubblica amministrazione ed è subordinata alla sottoscrizione - tra la banca o l'intermediario finanziario e la piccola e media impresa beneficiaria - di un piano di rientro di durata massima di vent'anni. La garanzia copre - nella misura indicata con decreto del Ministro dello sviluppo economico, comunque non superiore all'80 per cento e fino a un importo massimo garantito di 2,5 milioni di euro - il minore tra l'importo del finanziamento non rimborsato dalla piccola e media impresa maggiorato di interessi e l'ammontare del credito certificato.
Gli interventi di garanzia sono estesi anche ai professionisti, anche non organizzati in ordini o collegi. L'efficacia del regime di aiuto è condizionata alla preventiva notificazione della Commissione europea.
L'articolo 3 sopprime la previsione che disponeva la tenuta in modalità telematica del Libro unico del lavoro presso il Ministero del lavoro a partire dal primo gennaio 2019 e che demandava a un decreto del Ministro del lavoro - mai emanato - l'individuazione delle modalità tecniche e organizzative per l'interoperabilità, la tenuta, l'aggiornamento e la conservazione dei dati contenuti nel libro.
L'articolo 1, commi 8-bis e 8-ter, ridefinisce i termini dell'entrata in vigore del comma 51 della legge n. 145 del 2018, che prevede l'abrogazione delle agevolazioni tributarie definite per specifiche categorie di soggetti (tra i quali, enti di assistenza sociale, istituti di istruzione e istituti autonomi per le case popolari). L'entrata in vigore viene subordinata all'adozione di successivi provvedimenti legislativi che individuino nuove misure di favore nei confronti di soggetti che realizzano finalità sociali.
Il comma 34 dispone che la tassazione agevolata degli utili reinvestiti in beni materiali strumentali e per l'assunzione di personale, di cui ai commi da 28 a 33, sia cumulabile con altri benefici eventualmente concessi, ad eccezione di quelli che prevedono regimi forfetari di determinazione del reddito.
L'articolo 2 proroga il termine per la restituzione del prestito erogato ad Alitalia
sulla base del decreto-legge n. 50 del 2017, che sarebbe dovuto scadere il 15 dicembre 2018. Il nuovo termine è fissato al trentesimo giorno dalla data in cui acquisterà efficacia la cessione dei complessi aziendali facenti capo alla società in amministrazione straordinaria e comunque non oltre il 30 giugno 2019.
L'articolo 3, comma 1-bis, interviene sulla platea dei destinatari del Programma nazionale triennale della pesca. In particolare, esso inserisce tra i destinatari del Programma nazionale triennale della pesca, relativamente alle iniziative di promozione della cooperazione e dell'associazionismo e a favore dei lavoratori dipendenti, anche le associazioni nazionali delle imprese di pesca stipulanti il CCNL di riferimento del settore.
L'articolo 3-bis (emendamento 3.0.8) apporta alcune modifiche alla disciplina relativa all'obbligo di richiesta del certificato di agibilità dei lavoratori dello spettacolo da parte delle imprese dello spettacolo. In particolare, si vieta di far agire nei locali di proprietà nel caso in cui non siano in possesso del certificato di agibilità.
L'articolo 3-bis (emendamento 3.0.81 (testo 3)) amplia il lasso temporale (portandolo da tre a ventiquattro mesi) entro il quale il datore di lavoro che abbia omesso il versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali non sia punibile né assoggettabile a sanzione amministrativa.
L'articolo 3-bis (emendamento 3.0.136 (testo 2)) inserisce una serie di agevolazioni per le imprese che operano nella zona logistica semplificata (ZLS). Sono ridotti di un terzo i termini in materia di VIA (valutazione d'impatto ambientale), VAS (valutazione ambientale strategica), AIA (autorizzazione ambientale integrata) e di AUA (autorizzazione unica ambientale). Eventuali autorizzazioni, licenze, permessi, concessioni o nulla osta sono adottati con termini ridotti della metà.
L'articolo 3-bis (emendamento 3.0.500) affida all'AGEA il compito di avviare una nuova procedura ad evidenza pubblica per l'affidamento, a un unico fornitore, della gestione ed evoluzione del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), fermi restando gli effetti e l'ulteriore corso dei lotti già assegnati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.
L'articolo 3-bis (emendamento 3.0.700) rende obbligatorio riportare nell'etichetta dei prodotti alimentari commercializzati, trasformati e non, l'indicazione del luogo di origine in conformità alla normativa dell'Unione europea, l'eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia la presenza di organismi geneticamente modificati in qualunque fase della catena alimentare, dal luogo di produzione iniziale fino al consumo finale.
Per i prodotti alimentari non trasformati, l'indicazione del luogo di origine riguarda il Paese di produzione dei prodotti. Per i prodotti alimentari trasformati, l'indicazione riguarda il luogo in cui è avvenuta l'ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione e allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata nella preparazione e nella produzione di prodotti.
L'articolo 4, comma 2 (emendamento 4.3 (testo 3)) interviene sull'articolo 560 del codice di procedura civile, garantendo al debitore e ai suoi familiari conviventi il diritto di abitare l'immobile pignorato fino al decreto di trasferimento del bene, che conclude il procedimento di espropriazione immobiliare.
L'articolo 4-bis (emendamento 4.0.1000) prevede la corresponsione di speciali erogazioni per i familiari delle vittime del disastro avvenuto presso l'hotel «Rigopiano» di Farindola, in Abruzzo, il 18 gennaio 2017, e per coloro che siano stati gravemente feriti.
L'articolo 5 interviene sul codice dei contratti pubblici, apportando una modifica all'articolo 80 - relativo ai motivi di esclusione di un operatore economico dalla partecipazione a una procedura d'appalto o di concessione - al fine di renderne la formulazione maggiormente conforme alla corrispondente disposizione della direttiva europea sugli appalti.
L'articolo 7 amplia in via transitoria - dal 1° gennaio 2019 e non oltre il 31 dicembre 2020 - le competenze del personale tecnico del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia (DAP), al fine di far fronte all'emergenza determinata dal progressivo sovraffollamento delle strutture carcerarie e per consentire una più celere attuazione del piano di edilizia penitenziaria in corso.
L'articolo 9-bis (emendamento 9.0.41 (testo 2)) demanda a un decreto ministeriale la definizione della metodologia per la determinazione del fabbisogno di personale degli enti del Servizio sanitario nazionale (SSN); affida a un Comitato paritetico la proposta di ridefinizione della normativa in materia di obiettivi per la gestione e il contenimento del costo del personale; definisce i casi in cui la Regione è considerata adempiente agli obblighi di contenimento delle spese di personale e impone alle Regioni sottoposte ai piani di rientro dai deficit sanitari o ai piani operativi obblighi in materia di revisione degli obiettivi di spesa del personale.
L'articolo 9-bis, comma 1 (emendamento 9.0.500 (testo 2)), detta alcune disposizioni in tema di personale del Servizio sanitario nazionale, modificando alcune norme della legge di bilancio per il 2019. I commi da 360 a 366 dell'articolo 1 della legge di bilancio per il 2019 concernono le modalità delle procedure concorsuali per il reclutamento del personale nelle pubbliche amministrazioni, l'esclusione della possibilità di utilizzare le graduatorie concorsuali al fine di assumere idonei e la modifica, in via transitoria, dei termini di vigenza delle graduatorie medesime. Il comma 687 prevede che la dirigenza amministrativa, professionale e tecnica del SSN, rimanga nei ruoli del personale del Servizio sanitario nazionale, in considerazione della mancata attuazione, nei termini previsti dalla medesima, della delega relativa alla riorganizzazione e, in particolare, al nuovo inquadramento della dirigenza pubblica.
L'articolo 10-bis (emendamento 10.0.1000) introduce disposizioni in materia di servizio di noleggio con conducente e alcuni requisiti e caratteristiche da rispettare nello svolgimento del servizio, prevedendo che la richiesta del servizio NCC possa essere effettuata presso la sede, oltre che presso la rimessa dell'esercente il servizio, anche mediante l'utilizzo di strumenti tecnologici; si richiede che, oltre alla sede operativa del vettore, almeno una rimessa debba essere situata nel territorio del Comune che ha rilasciato l'autorizzazione. È possibile inoltre per il vettore disporre di ulteriori rimesse nel territorio di altri Comuni della medesima Provincia o Area metropolitana in cui ricade il territorio del Comune che ha rilasciato l'autorizzazione, previa comunicazione ai Comuni predetti e salvo diversa intesa raggiunta in Conferenza unificata entro il 28 febbraio 2019.
È prevista una disciplina derogatoria per le sole Regioni Sicilia e Sardegna. Con riguardo a tali Regioni, l'autorizzazione rilasciata in un Comune della Regione è valida sull'intero territorio regionale, entro il quale devono essere situate sede operativa e almeno una rimessa.
L'articolo 11-bis (emendamento 11.0.43 (testo 3)) reca disposizioni in materia di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, prevedendo l'approvazione di un Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PITESAI), volto a offrire un quadro di riferimento per lo svolgimento delle attività di prospezione e ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale, nella valorizzazione della sostenibilità ambientale, sociale ed economica delle stesse.
L'articolo 11-bis (emendamento 11.0.95 (testo 3)) interviene sulla disciplina relativa alle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche. Il nuovo comma 1 stabilisce che, alla scadenza delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche e nei casi di decadenza o rinuncia, tutte le opere di raccolta, di regolazione e di derivazione, principali e accessorie, i canali adduttori dell'acqua, le condotte forzate e i canali di scarico passano, senza compenso, in proprietà delle Regioni, in stato di regolare funzionamento.
L'articolo 11-bis (emendamento 11.0.1000) reca una disposizione di interpretazione autentica volta a ovviare alle incertezze applicative in ordine alla ineleggibilità degli avvocati che hanno già svolto due mandati consecutivi. La disposizione, inoltre, contempla una proroga di sei mesi per il rinnovo dei consigli degli ordini circondariali forensi scaduti il 31 dicembre 2018.
L'articolo 11-bis (emendamento 11.0.500 (testo 3) ed emendamento 11.0.500 (testo 2) come subemendato dall'emendamento 11.0.500/25 (testo 2)) reca misure di semplificazione in materia contabile in favore degli enti locali relative alla posticipazione del termine a partire dal quale diviene obbligatoria la gestione associata delle funzioni fondamentali dei piccoli Comuni; al differimento al 28 febbraio del termine riguardante determinati adempimenti a carico degli enti locali; all'ampliamento della possibilità di contrarre mutui, anche per gli enti in dissesto, per finanziare le spese di investimento strettamente funzionali ai progetti e interventi cofinanziati dall'Unione europea o da altre amministrazioni o enti, pubblici o privati; alla sottrazione delle risorse aggiuntive destinate agli incrementi del trattamento accessorio dei titolari di posizione organizzativa conseguenti al contratto collettivo nazionale di lavoro 2016-2019 del comparto funzioni locali ai tetti di spesa previsti dalla normativa vigente. (Brusio).
PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo un po' di attenzione.
COLTORTI, relatore. Inoltre, esso reca misure relative all'istituzione di un tavolo tecnico-politico presso il Ministero dell'economia, incaricato di formulare proposte per la ristrutturazione del debito gravante sugli enti locali; all'utilizzo dei proventi derivanti dalle alienazioni patrimoniali per finanziare le quote capitali dei mutui o dei prestiti obbligazionari; alla disciplina del Fondo per contenziosi connessi a sentenze esecutive relative a calamità o cedimenti; al riparto in cinque annualità dell'eventuale disavanzo derivante dallo stralcio dei crediti fino a mille euro; alla proroga del termine ultimo per il rimborso da parte degli enti territoriali delle anticipazioni di liquidità finalizzate al pagamento di debiti commerciali; all'incremento, per un ammontare pari a 110 milioni di euro per l'anno 2019, del contributo attribuito ai Comuni a titolo di ristoro del mancato gettito conseguente all'introduzione della TASI, nonché alla quantificazione e copertura dei relativi oneri finanziari; al contrasto di fenomeni fraudolenti in materia di IVA nell'ambito di transazioni commerciali di determinati beni elettronici effettuate tramite piattaforme commerciali online; al monitoraggio delle opere realizzate con il contributo di 190 milioni di euro, ex articolo l, comma 845, della legge di bilancio 2019; all'installazione di sistemi di videosorveglianza, a cui sono destinate ulteriori risorse per il 2019.
L'articolo 11-bis (emendamenti 11.0.600 e 11.0.600/1 (testo2)) riguarda modifiche all'articolo 3 della legge n. 18 del 2009 relativa all'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, nonché disposizioni in favore degli orfani di Rigopiano, stabilendo che gli esperti di comprovata esperienza nel campo della disabilità chiamati a integrare la composizione dell'Osservatorio devono essere comunque pari a cinque. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatrice Pirovano.
PIROVANO, relatore. Signor Presidente, il presidente Coltorti ha già fatto un esame molto dettagliato dei contenuti del decreto-legge, nonché delle aggiunte e correzioni che sono state apportate durante i lavori delle Commissioni riunite, quindi non tornerò sulla parte più tecnica, ma vorrei fare una breve relazione sullo svolgimento delle sedute delle Commissioni riunite.
Come ha già detto il presidente Coltorti, sono state settimane molto impegnative ma anche molto proficue per la maggioranza, che ha lavorato con compattezza e senza sosta per settimane intere, ma anche con i commissari di tutte le opposizioni e questo ci fa molto piacere. Abbiamo lavorato in un clima molto sereno, nonostante divergenze di vedute su alcuni temi molti importanti e devo dire che abbiamo trattato talmente tanti aspetti che siamo stati anche redarguiti per il fatto che forse abbiamo lavorato troppo. Sentirmi dire che abbiamo lavorato troppo e che abbiamo fatto troppe cose non può che far piacere non solo a me personalmente, ma parlo per tutta la maggioranza di Governo. Penso anche al sottosegretario Galli, che è stato costantemente presente alle sedute delle Commissioni; ringrazio quindi lui e altri Sottosegretari ora non sono presenti che ci hanno aiutato molto.
Abbiamo toccato temi importantissimi; altri si è deciso, di comune accordo, di lasciarli fuori dai lavori delle Commissioni, perché necessitano di ulteriori approfondimenti e perché sono troppo importanti: mi riferisco ad esempio alla questione del codice degli appalti. Quello che è giusto che sappiano i cittadini e le associazioni di categoria è che i temi che non sono stati trattati e che non saranno esaminati oggi dall'Assemblea non sono stati ritenuti poco importanti o non degni di nota, anzi probabilmente sono considerati talmente importanti da avere necessità di uno o più provvedimenti specifici. Questo vale per il codice degli appalti, ma non solo.
A questo punto lascerei la parola all'Assemblea. Ovviamente, il presidente Coltorti ed io siamo a disposizione per eventuali repliche. Si potrà entrare nel merito di ogni argomento quando si tratteranno i singoli emendamenti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).
PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, senatore D'Arienzo, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore D'Arienzo.
D'ARIENZO, relatore di minoranza. Signor Presidente, all'inizio del mio intervento mi associo anche io ai ringraziamenti ai due relatori, ai Presidenti di Commissione e al Sottosegretario per il lavoro che è stato svolto: non era infatti scontato quanto è stato detto rispetto al rapporto che si è tenuto nel corso dei lavori delle Commissioni. Per quanto ci riguarda, come Gruppo Partito Democratico abbiamo seguito la nostra cultura politica, quindi abbiamo messo in campo la nostra esperienza, la nostra intelligenza, ma soprattutto il rispetto per i diversi ruoli che ognuno di noi esercita all'interno del Senato della Repubblica: chi ha il dovere di governare e chi ha il diritto-dovere di controllare e di fare le proprie proposte.
Per quanto riguarda, invece, il merito del provvedimento, se il decreto-legge in esame intendeva superare situazioni di criticità che rilevo dal titolo (le dinamiche dei rapporti del mercato con la pubblica amministrazione, le criticità riscontrate nella realtà sociale quale il sovraffollamento delle strutture carcerarie, la carenza dei medici di medicina generale, e così via), siamo convinti che questi obiettivi, pur lodevoli, non siano stati raggiunti, anzi possiamo dire che vi è un fallimento rispetto all'obiettivo iniziale. Questo perché non solo non si colgono le soluzioni, ma perché il decreto-legge è stato di fatto stravolto con una serie di emendamenti, che solo in parte sono stati respinti per inammissibilità o ritiri spontanei dopo cruente contrapposizioni all'interno della maggioranza che hanno ritardato non poco la conclusione dei lavori delle Commissioni riunite.
Nell'assalto che c'è stato, fanno certamente rumore alcuni aspetti, rispetto alla propaganda che abbiamo sentito in questi mesi. Vi sono cioè delle proposte che sono esattamente il contrario di quanto è stato ripetuto in ogni dove nel nostro Paese. Ne elenco alcune, in modo che gli italiani possano comprendere bene la differenza con la realtà. Ad esempio, è stata curiosa la decisione di acquistare quote della Banca europea degli investimenti; si tratta di una banca particolare, ma è pur sempre una banca, peraltro dell'odiatissima Europa: questa inversione di tendenza ovviamente a noi non può che far piacere.
È stucchevole l'ennesimo condono nel settore dei contributi non versati da imprese e da lavoratori autonomi, che di fatto deprime e va a scapito di quelle imprese e di quei lavoratori autonomi onesti, che hanno rispettato le leggi.
Colpisce poi quel mirato emendamento ad personam, che incarica il commissario straordinario per Genova, il sindaco della città, a scegliere quello che riteniamo un certo e ben conosciuto operatore della logistica (lo ritroveremo poi nell'emendamento).
C'è poi l'esilarante inno ad Equitalia, sempre avversata, ma che avete deciso di potenziare, per incrementare le entrate all'erario del Paese.
Vanno poi rilevati il favore che fate agli odiatissimi concessionari autostradali, nel momento in cui concedete una deroga fino a dicembre di quest'anno per l'applicazione del codice degli appalti, oppure la pericolosa deroga all'adeguamento degli impianti antincendio nelle scuole italiane: si prevedono ancora tre anni per adeguarsi. Quindi, per finanziare il reddito di cittadinanza, togliete soldi alla sicurezza dei nostri figli.
Va poi ricordato il favore che fate alle assicurazioni, contro gli interessi degli assicurati, che saranno costretti a subire ulteriori costi nel momento in cui dovranno disinstallare le scatole nere ad ogni cambio di assicurazione.
È anche esilarante la possibilità dell'acquisto di auto blu di grossa cilindrata, maggiore rispetto a quanto è attualmente consentito, ma su questo punto torneremo.
Una nota positiva è certamente, invece, l'approvazione della proposta, a prima firma del Capogruppo del Partito Democratico, il senatore Marcucci, con la quale è stato finalmente corretto un grande errore, quale era l'aumento dell'IRES al terzo settore, che è stato definito "tassa sulla bontà": un risultato evidente della nostra azione politica e della nostra contrarietà. In sincerità, è stato assurdo anche solo pensare tale norma e, quindi, il fatto che vi sia stato un ripensamento da parte della maggioranza, che certamente ridarà serenità all'intero comparto, è un fatto che abbiamo apprezzato e che è in linea con quel rapporto corretto che abbiamo stabilito nei lavori della Commissione.
Dunque, al termine del lavoro della Commissione è emerso un prodotto deforme rispetto alla volontà iniziale, anzi, come anche altri colleghi hanno evidenziato - in particolare il collega Schifani - si pone una seria valutazione sullo stravolgimento successivo di un decreto-legge rispetto alla volontà iniziale. Si tratta di un fatto che, in casi simili, in passato, è stato già stigmatizzato dalla Corte costituzionale. Auspichiamo che ci sia anche in questa tornata una valutazione della Presidenza, perché va bene il richiamo alle regole per tutti, ma poi, nel momento in cui vengono avanzate proposte che nulla hanno a che vedere con il testo originario, come molti degli emendamenti presentati, si pone un problema di rispetto delle prerogative, non solo della Presidenza, ma anche di quanto stabilito dalla Corte costituzionale.
Entrando nel merito, l'articolo 1, come noto, istituisce, nell'ambito di un Fondo di garanzia già esistente per le piccole e medie imprese, una sezione speciale, con una dotazione di 50 milioni di euro, a valere su tale disponibilità, dedicata ad interventi di garanzia in favore delle piccole e medie imprese: il principio a nostro avviso non è sbagliato. Non è sbagliato, infatti, fronteggiare le difficoltà che realmente esistono nel Paese, ma non riteniamo comprensibili alcune delle scelte conseguenti per rispettare questa idea. Evidenzio queste esigenze, ponendo alcune domande, che poi sono state oggetto dei nostri emendamenti: perché per colui che è in difficoltà nella restituzione delle rate di un finanziamento, che ha contratto con un istituto bancario o con una società finanziaria, e che è anche titolare di crediti certificati nei confronti delle pubbliche amministrazioni, si è deciso l'intervento della sezione speciale per rilasciare una garanzia alla banca?
Perché questo difficoltoso meccanismo a favore, ovviamente, di coloro che sono in difficoltà? Perché ulteriori orpelli burocratici, il piano di rientro ventennale e i costi relativi, e non invece consentire alle persone e alle piccole e medie imprese in difficoltà di pagare le rate del finanziamento, che ha determinato, peraltro, la sofferenza probabile, con lo stesso credito maturato con la pubblica amministrazione? Non sarebbe stato più lineare? In questo modo si sarebbe anche superata quella che noi riteniamo l'assurda contraddittorietà del sollievo economico che il Governo vuole garantire, ovvero solo fino all'80 per cento del minore tra l'importo del finanziamento non rimborsato dalla piccola e media impresa e l'ammontare del credito certificato. Abbiamo presentato una proposta su questo particolare passaggio ma, com'è noto, non l'avete accolta e l'avete bocciata.
La possibilità di accedere alla nuova sezione specializzata del fondo di garanzia è stata limitata alle piccole e medie imprese. È un restringimento che riteniamo ingiustificato perché esclude dal beneficio previsto le microimprese che oggi possono liberamente accedere al fondo di garanzia. Fortunatamente, grazie ad uno degli emendamenti che abbiamo presentato, la maggioranza ha inserito tra i beneficiari anche i professionisti, quindi un correttivo è stato apportato, sebbene non esaustivo rispetto alla platea delle persone e delle imprese in difficoltà. E perché le imprese del settore edile non possono avere accesso alla sezione specializzata del fondo di garanzia? Per quale ragione, a parità di oggetto, che è poi il credito verso la pubblica amministrazione, sono stati decisi trattamenti diversi? Noi avevamo proposto di inserirle tra i beneficiari, ma la cosa non è andata in porto.
Altrettanto avete fatto con la qualificazione del fondo: com'è noto, l'assegnazione nella sezione speciale di 50 milioni di euro non copre praticamente nulla. I crediti per le imprese e i debiti per la pubblica amministrazione sono ben altri, quindi il rischio è che non tutti coloro che sono in difficoltà e che hanno crediti nei confronti della pubblica amministrazione potranno aderire alle previsioni favorevoli della sezione speciale del fondo di garanzia. Per questa ragione, avevamo presentato un emendamento per incrementare quel fondo, ma questo emendamento è stato bocciato.
Abbiamo posto il tema del dissesto degli enti locali: noi ritenevamo e riteniamo ancora oggi che coloro che hanno crediti nei confronti degli enti locali in dissesto, che sono difficilmente esigibili, debbano avere una priorità nell'accesso alla sezione speciale del fondo di garanzia, ma la nostra proposta non è stata accolta ed è stata bocciata, come pure non è stata accolta la nostra proposta di ridurre o esentare dall'Irap le cooperative sociali. Questo è il pacchetto di proposte emendative dell'articolo 1 che noi abbiamo presentato e che non è stato accolto.
Permagono altri due temi, quale quello delle imprese che sono in conclamata difficoltà ma non hanno crediti nei confronti della pubblica amministrazione e sono completamente escluse da qualsiasi tipo di beneficio, come pure quello di tutte le imprese che hanno subappalti nei confronti di imprese, che invece sono in difficoltà economiche e hanno crediti verso la pubblica amministrazione. Queste imprese sono le prime a saltare e infatti purtroppo, nonostante un nostro emendamento in questa direzione, non sono state comprese tra i beneficiari della sezione speciale del fondo di garanzia.
Per quanto riguarda Alitalia, di cui si tratta all'articolo 2, il prestito che avevamo deciso noi con il Governo Gentiloni Silveri, prima di 600 milioni di euro e poi di 300 milioni, è certamente servito per rasserenare e consentire la continuità aziendale. Adesso, però, tocca dare seguito a tutte le azioni che allora avevamo immaginato, nel momento in cui è stato concesso quel prestito, per dire che le scelte che bisogna fare su Alitalia bisogna farle in fretta e a breve termine, altrimenti avremo il rischio, tra non molto, di derogare ancora la restituzione del credito. Quindi basta con le proroghe: occorre accelerare la definizione di un percorso che dia un futuro certo alla nostra compagnia di bandiera, ma su questo ci misureremo nei prossimi mesi.
Con l'articolo 3, che supera - sopprimendola, purtroppo - la modalità telematica del Libro unico del lavoro presso il Ministero del lavoro è stata compiuta, a nostro modo di vedere, un'oscenità. Ritenere infatti che questa tenuta digitale non sia utile alle attività istituzionali del Ministero del lavoro e dell'Ispettorato nazionale del lavoro, così com'è scritto nella relazione che accompagna il provvedimento, è rinunciare ai compiti che i due enti, Ministero e Ispettorato, devono svolgere. Devo ricordare all'Assemblea che il Libro unico del lavoro aveva sostituito il libro matricola e il libro paga, che ogni datore di lavoro privato doveva tenere: rinunziarvi significa tornare indietro di molti anni e consentire di brindare a coloro che invece di quei libri hanno fatto di tutto, soprattutto perché impegnano lavoratori in nero.
Nel settore dell'agricoltura, poi, pare strano che il Governo si sia dedicato solo ad abrogare il libro unico e non anche a prevedere alcune correzioni che comunque sarebbero da apportare in tale delicato segmento economico. Voglio qui ricordare la richiesta di estendere il riconoscimento delle agevolazioni fiscali spettanti ai coltivatori diretti anche ai mezzadri coloni, nonché agli appartenenti ai rispettivi nuclei familiari soggetti all'obbligo di assicurazione per invalidità e vecchiaia. Voglio qui ricordare inoltre la proposta di prorogare l'entrata in vigore della revisione delle macchine agricole, in attesa di conoscere la tipologia delle verifiche da effettuare in sede di revisione, e la definizione di tempi certi, entro i quali l'amministrazione finanziaria deve pronunciarsi sulle istanze di autotutela.
Abbiamo presentato anche altre proposte, non valutate dalla Commissione perché formulate in un momento successivo per l'Assemblea, quale la sospensione della famosa ecotassa sulle auto, fintanto che un tavolo tecnico-politico, con la partecipazione di diversi soggetti, che poi vedremo, non definisca linee guida per l'acquisto di veicoli elettrici di nuova fabbricazione.
In merito all'articolo 4, rivendichiamo un risultato che riteniamo importante, ossia il ritiro delle proposte di modifica del codice penale che erano state presentate. A nostro modo di vedere, è stato sbagliato - anzi, una vergogna - infilare alcune proposte in un decreto che nulla aveva a che vedere con il codice penale, una delle quali avrebbe declassato le lesioni gravi stradali a querela di parte, anziché come accade adesso. Si tratta di un'assurdità, che ha fatto pensare ad un intervento mirato nei confronti di qualche situazione di difficoltà nel nostro Paese. Pensiamo che deflettere sulla gravità di tutto quanto concerne gli incidenti stradali sia inaccettabile e, per fortuna, quest'aspetto è stato ritirato anche grazie alla nostra ferma contrarietà.
L'articolo 5 interviene sul codice dei contratti pubblici attualmente in vigore, modificandone alcuni aspetti. Rispetto all'iniziale intenzione di modificare il codice degli appalti, deregolando il settore, vi è stata un'intelligente decisione, da parte della maggioranza, nel dibattito che ha avuto luogo all'interno della Commissione. Abbiamo apprezzato la volontà di fare in modo che tutta la discussione riferita al codice degli appalti sia dedicata in un procedimento specifico, quale potrebbe essere quello annunciato, ossia la legge delega. Avendo quindi apprezzato la volontà in questa direzione, non faremo mancare il nostro contributo. A questo proposito, però, potevate risparmiarvi alcune considerazioni contro l'autorità anticorruzione e, in particolare, contro il presidente Cantone. Le espressioni che abbiamo sentito in Commissione sono per noi motivo di preoccupazione. Si tratta di un dibattito che riteniamo provinciale, perché, mentre gli organismi internazionali, quelli riconosciuti, ammettono l'impegno dell'Italia, e dell'ANAC in particolare, contro la corruzione, attribuendoci posizioni sempre migliori nella classifica dei Paesi meno corrotti al mondo, qui ci interroghiamo se la difficoltà del blocco degli appalti pubblici sia causata dall'impegno del presidente Cantone e dell'ANAC e, addirittura, dal codice degli appalti. Temiamo che i motivi siano altri, se questa è la vostra intenzione. Non vorremmo che, dietro le pur legittime considerazioni e possibili correzioni del codice degli appalti, si nascondessero appetiti diversi, come un ritorno al passato, come purtroppo confermano alcune delle vostre proposte approvate nella legge di bilancio.
Ci sono poi degli aspetti che noi riteniamo fondamentali, su cui abbiamo proposto di intervenire, ma la nostra proposta non è stata accolta. Avevamo chiesto l'abrogazione della struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici, un mostro a cui ancora oggi, dopo un mese, non sono stati attribuiti il nomen, l'allocazione, l'organizzazione e le funzioni. Lo ritiriamo un inutile orpello burocratico neocentralista, che, secondo voi, dovrebbe favorire lo sviluppo e l'efficienza della progettazione. Noi non crediamo che serva un elefante simile. Sarebbe bastato lasciare Casa Italia, la struttura di missione che avete ideologicamente cancellato e che raggiungeva gli stessi obiettivi che vi ponete, ma con un metodo diverso, che è quello che serve. Il problema non è quello di effettuare la progettazione, ma di superare tutte le difficoltà. Servono pertanto un coordinamento tra enti, una moral suasion, una funzione politica e la risoluzione dei conflitti. Non serve una progettazione in quella direzione.
Abbiamo poi chiesto di cancellare la decisione di elevare il limite, per effettuare una gara pubblica, da 40.000 a 150.000 euro, perché pensiamo che una decisione del genere debba rientrare nell'ambito della più articolata riflessione che si vuol fare per quanto riguarda il codice degli appalti. Farlo in un contesto scollegato come quello della legge di bilancio o come questo, come sta avvenendo, e senza controbilanciamenti può rischiare di favorire appetiti che il codice degli appalti voleva invece impedire.
L'articolo 6 del provvedimento tragicamente dispone la soppressione del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI). È stato eliminato un sistema di tracciabilità dei rifiuti che, seppur con mille problemi perché faceva emergere tante problematiche, non può essere sostituito, nemmeno temporaneamente, con ciò che lo stesso SISTRI aveva superato. Si tratta di un vero colpo di spugna, che pensiamo ci riporti indietro negli anni, a un'epoca che ha segnato e devastato interi territori del nostro Paese, in particolare nel Mezzogiorno, dove sono state sversate in modo incontrollato tonnellate di rifiuti nocivi di origine industriale. Conosciamo bene le difficoltà del mondo delle imprese rispetto alla complessità di questo meccanismo. Tuttavia, le difficoltà non si superano cancellando il meccanismo e tornando indietro, perché così si fa peggio. È stato infatti quel sistema di controllo, precedentemente in vigore, ad aver provocato sostanzialmente l'assenza di controlli e, come abbiamo visto, la possibilità per il malaffare di agire in maniera indisturbata. Ci è stato detto che adesso l'obiettivo è quello di inserire un nuovo sistema di tracciabilità e noi speriamo che il Governo agisca in fretta, con nuove modalità. Ma se i tempi saranno lunghi, che senso ha avuto cancellare il SISTRI? Non sarebbe stato meglio tenerlo in piedi, anche se con difficoltà? Altrimenti, si chiarisce bene quali siano stati gli obiettivi della cancellazione di questo importantissimo strumento.
L'articolo 8 del provvedimento ci dice di un errore di fondo, ossia il trasferimento della gestione della piattaforma tecnologica per i pagamenti della pubblica amministrazione e i relativi compiti, attualmente svolti dall'Agenzia per l'Italia digitale, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso la costituzione di una società. Consideriamo questo un errore concettuale, come se il problema di questo settore fosse la gestione e non il fatto che servono risorse. Anziché fare questo tipo di struttura - l'ennesima struttura - all'interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, non sarebbe stato meglio investire del denaro per risolvere tutte le problematiche?
Sempre con riferimento all'articolo 8 del provvedimento, abbiamo presentato un pacchetto di proposte per fare in modo che l'Italia sia sempre più digitalizzata e che lo sia sempre più in fretta. Mi riferisco a un pacchetto di proposte riguardanti i cosiddetti impianti carrati, le semplificazioni procedurali, l'attribuzione della qualifica di lavori straordinari per la banda larga, il silenzio assenso nel caso di interventi di questa natura, la velocizzazione delle procedure autorizzative e la riduzione dei termini temporali previsti per le autorizzazioni. È il nostro modo di vedere la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, rispetto al quale, come sapete, come Governo di centrosinistra abbiamo investito risorse ingentissime, miliardi di euro. Adesso è il momento di risolvere i problemi che impediscono lo sviluppo, l'attuazione e l'efficacia di questi provvedimenti che noi avevamo assunto in passato.
Un altro aspetto per noi importante è la digitalizzazione del Paese, che riteniamo faccia parte dell'alto interesse nazionale. Per noi è difficile comprendere come alcune realtà del territorio possano impedire lo sviluppo complessivo generale dell'Italia. Consideriamo quindi la digitalizzazione un interesse nazionale in modo che possa velocemente svilupparsi sul Paese.
Non condividiamo, invece, la destrutturazione del Consiglio superiore del cinema e dell'audiovisivo. Com'è noto, questo Consiglio è formato da esperti che hanno diverse e autorevoli competenze e, senza alcun onere per la finanza pubblica, con i suoi pareri è sempre stato uno strumento di costruzione strategica delle politiche di trasparenza nella salvaguardia del bene collettivo. A nostro modo di vedere, depotenziarlo significa far venire meno un supporto vero alle politiche culturali del nostro Paese.
Con riferimento all'articolo 9, con l'approvazione di una nostra proposta abbiamo assicurato la continuità nell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza nell'ambito del sistema emergenza-urgenza, perché abbiamo permesso l'accesso alle procedure concorsuali per la disciplina della medicina e chirurgia di accettazione e d'urgenza al personale medico. Abbiamo garantito questa possibilità. È una buona notizia, sia per la classe medica, che per i pazienti e per tutti coloro che vedono riconosciuto il lavoro egregio e impegnativo che svolgono all'interno del pronto soccorso. Rimane irrisolto il tema della medicina d'urgenza territoriale: il fatto, se pur condivisibile, di aver deciso la possibilità transitoria di assegnare gli incarichi di medicina generale ai medici iscritti al relativo corso di formazione non risolve tutti i problemi. C'è bisogno anche di altro e, pur apprezzando questo tipo di proposte, aspettiamo che il Governo prosegua nella propria azione, nel confronto che abbiamo avviato per migliorare sempre di più questo aspetto.
Per quanto riguarda, invece, l'articolo 10, non riusciamo a comprendere - ed è uno degli aspetti che hanno reso deforme il provvedimento - che cosa c'entri il reclutamento dei dirigenti scolastici con la modifica della legislazione riguardante il noleggio con conducente: è incomprensibile. Su questo c'è un dibattito nel Paese (abbiamo visto tante proteste anche fuori dall'Aula del Senato) e sono state provocate tante disfunzioni. Noi abbiamo fatto delle proposte per risolvere alcune delle problematiche che ci sono state sottoposte: non sono state accolte, ma le elenco comunque.
PRESIDENTE. Senatore D'Arienzo, per favore, la prego di avviarsi alla conclusione perché lei ha sforato abbondantemente i termini: aveva a disposizione 10 minuti, ma ha parlato per 27.
D'ARIENZO, relatore di minoranza. Mi perdoni, Presidente, sapevo di averne 45. Mi sbaglio io, allora.
PRESIDENTE. La invito comunque a concludere.
D'ARIENZO, relatore di minoranza. Sarò veloce, Presidente. Mi scusi ancora, ma c'è stato un equivoco: avevo fatto la richiesta e avevo capito di avere 45 minuti a disposizione.
Passo velocemente all'articolo 11, avviandomi così verso la conclusione.
Con riferimento a questo articolo, quello che fa specie è la deroga nell'acquisto delle auto blu (su cui poi torneremo, per cui vado veloce). Oggi si possono acquistare fino a 1600 di cilindrata: con la vostra proposta arriveremo anche ad auto con 3000 di cilindrata (SUV, quindi Mercedes, Jaguar o BMW) e questo fa specie rispetto alla propaganda che è stata fatta. C'è poi un emendamento, che è stato presentato in Aula, sullo scorrimento della graduatoria per l'assunzione di agenti di pubblica sicurezza della Polizia di Stato, un emendamento che modifica le regole di un concorso fatto nel 2017: anche questo è da valutare.
Signor Presidente, colgo l'occasione della sua attenzione per sollecitare ancora una valutazione sul fatto che nel decreto-legge siano stati inseriti provvedimenti che nulla hanno a che vedere con l'ispirazione originaria del decreto stesso e questo, com'è noto, è stato già stigmatizzato, in passato, dalla Corte costituzionale. Faccio riferimento all'emendamento che ha introdotto tutta la procedura sulle trivelle: non si capisce quale ne sia il senso, all'interno di un decreto-legge che parlava di tutt'altro, ma sulle trivelle torneremo.
In definitiva, concludo dicendo che con i nostri emendamenti abbiamo sostanzialmente presentato una proposta alternativa al decreto-legge che, a nostro modo di vedere, semplificava e sburocratizzava, ciò che avrebbe dovuto essere il senso del provvedimento. Invece questo decreto-legge non solo non raggiunge questo scopo ma, dopo che è stato ingrossato a dismisura, è diventato sostanzialmente un elefante che farà non pochi danni nella delicata cristalliera del nostro Paese.
Vi ringrazio per l'attenzione e mi scuso ancora per aver capito male. (Applausi dal Gruppo PD).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Silvio Canevari» di Viterbo, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 989 (ore 11,07)
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata una questione pregiudiziale.
Ha chiesto di intervenire il senatore Malan per illustrarla. Ne ha facoltà.
MALAN (FI-BP). Signor Presidente, noi abbiamo presentato una questione pregiudiziale per sollevare l'attenzione su un modo di legiferare che non riteniamo opportuno e che non riteniamo garantisca la trasparenza, che invece è il principale scopo dell'esame parlamentare dei provvedimenti.
Il provvedimento al nostro esame ha visto un lavoro notevole di cui ringraziamo tutti i protagonisti, presenti nelle Commissioni riunite, sia dell'opposizione che della maggioranza, i relatori e i Presidenti. Il problema, però, partiva dall'inizio, con un provvedimento disomogeneo. Noi sappiamo che l'omogeneità non è una questione stilistica e che la Corte costituzionale lo ha sottolineato diverse volte, arrivando anche al punto di dichiarare incostituzionali e quindi far decadere importanti provvedimenti, perché disomogenei.
In questo provvedimento (parlo di quello originale, peraltro entrato subito in vigore), si parla di debiti della pubblica amministrazione, restituzione di finanziamenti pubblici, abrogazione del libro unico dei lavori, appalti pubblici, tracciabilità dei rifiuti, edilizia penitenziaria, piattaforme digitali, formazione dei medici, concorsi e formazione dei docenti, e questo solo per toccare i punti principali. Per trovare una forma di omogeneità, e anche per dare un titolo al provvedimento, si è fatto un po' come in quel gioco televisivo, molto carino, dove c'è una serie di parole che sembrano non avere nulla a che fare l'una con l'altra e il concorrente deve trovarne una che invece, per qualche strano ragionamento, possa collegare tutte le altre. Ecco, questo però non è un gioco. Qui stiamo facendo legislazione e siamo particolarmente preoccupati per il fatto che il provvedimento al nostro esame discende da una legge di bilancio, approvata nei modi che sappiamo e che hanno causato i rilievi del Presidente della Repubblica e della Corte costituzionale, che ha richiesto che poi fosse emanato un provvedimento che ne correggesse le carenze, gli errori e la mancanza di adeguata riflessione che c'è stata nel corso del suo esame e ha determinato, poi, l'affluire di ulteriori modifiche.
Noi riteniamo che questo non sia il modo di agire. Si possono presentare gli stessi provvedimenti con modalità diverse. Non è indispensabile, per la maggior parte di questi, il decreto-legge, perché abbiamo norme di ogni tipo, anche di carattere ordinamentale.
Non riteniamo pertanto che questo sia il modo di legiferare per rispetto all'istituzione e per rispetto agli italiani, che hanno il diritto di avere leggi chiare, dove al titolo corrisponda un contenuto e non si ricorra a concetti del tutto astratti e opinabili, come «semplificazione», laddove sappiamo che le leggi di semplificazione tendono a complicare le cose quando poi abbiamo volumi di emendamenti, come quello che abbiamo in mano, di 820 pagine, molti dei quali sono stati approvati in Commissione. Non è questo il modo per rendere un servizio al nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulla questione pregiudiziale presentata si svolgerà una discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.
SCHIFANI (FI-BP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCHIFANI (FI-BP). Signor Presidente, rifacendomi alle considerazioni esposte dal collega Malan vorrei introdurre un elemento di dibattito, premesso che voteremo naturalmente a favore della questione pregiudiziale.
Il 22 dicembre abbiamo assistito a uno strappo di carattere costituzionale e parlamentare quando, in occasione dell'esame del disegno di legge di bilancio, il suo autorevole appello, fatto al Governo sul pericolo di una totale spoliazione dei tempi del Parlamento per esaminare quel provvedimento, è rimasto inascoltato. Lo ha confermato la Corte costituzionale motivando che, per scongiurare l'esercizio provvisorio, tutto sommato lo strappo era giustificabile per esigenze di urgenza, ma non si sarebbe potuto né dovuto più ripetere.
Oggi temo - mi auguro di no - che si sia alla vigilia di un ulteriore strappo, ma il Senato, per fortuna, Presidente, ha gli antidoti per evitare questo tipo di strappi. Mi riferisco ad una battaglia, che mi sono intestato con il sostegno dei miei colleghi in Commissione, rispetto a un argomento sul quale non abbiamo mai fatto ostruzionismo nel merito, per significare a quest'Assemblea come un decreto-legge di 12 articoli in poche pagine rischi di trasformarsi in qualcosa di diverso, fatto, signor Presidente, da 61 pagine ulteriori e 83 proposte emendative. In questo dibattito trova ingresso il famosissimo tema, che lei sicuramente conoscerà - sia per la sua storia autorevole di parlamentare, sia per la sua esperienza istituzionale in quest'Assemblea, al Governo e anche al CSM - della configurabilità o no del cambiamento del decreto-legge durante il periodo della sua conversione.
Nel 2012 la Corte costituzionale ha ben delineato il significato e l'identità della legge di conversione di un decreto-legge, affermando che un decreto-legge ha bisogno - come dice l'articolo 77 della Costituzione - di una legge di conversione, quindi che il Parlamento lo trasformi in legge, pena la decadenza, e sostenendo anche, in maniera chiara, che quel percorso, essendo obbligato, da un lato, ma peculiare, dall'altro, godendo di un'accelerazione temporale in quanto va esaminato e approvato entro sessanta giorni, necessita di una compatibilità con il testo iniziale del decreto-legge. Ha detto, cioè, la Corte che il decreto-legge si può modificare, ma nella logica della compatibilità e della coerenza o con gli articoli contenuti nel decreto-legge o con le finalità che lo stesso intende portare avanti quando si tratta di decreto-legge omnibus come quello attuale, perché è così. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Dice la Corte che «Il Parlamento è chiamato a convertire (...) in legge un atto, unitariamente considerato, contenente disposizioni giudicate urgenti dal Governo (...) In definitiva, l'oggetto del decreto-legge tende a coincidere con quello della legge di conversione. Non si può tuttavia escludere che le Camere possano, nell'esercizio della propria ordinaria potestà legislativa, apportare emendamenti al testo del decreto-legge, che valgano a modificare la disciplina normativa in esso contenuta, a seguito di valutazioni parlamentari» (...) «Il testo può anche essere emendato per esigenze meramente tecniche o formali» - lo dice la Corte costituzionale - «Ciò che esorbita invece dalla sequenza tipica profilata dall'articolo 77, secondo comma, della Costituzione, è l'alterazione della omogeneità di fondo della normativa urgente». Signor Presidente, colleghi, il Senato, nella XVII legislatura, ha addirittura elaborato un dossier, ricavabile dai nostri tablet (il dossier n. 111), che ha dedicato un approfondimento a questa sentenza della Corte costituzionale.
La sentenza, tra l'altro, cita dei precedenti: una lettera dell'allora Presidente del Senato del 2011, inviata ai Presidenti delle Commissioni, con la quale li invitava al rispetto all'articolo 97 del nostro Regolamento, il quale prevede l'inammissibilità degli emendamenti quando sono estranei alla materia che si discute. Questo rigore - dice la Corte - era stato ribadito e mai smentito da una delibera della Giunta per il Regolamento del novembre 1984 (Presidenza Cossiga). Per la Corte, quindi, il Senato ha in sé i meccanismi, gli antidoti, la possibilità di decisioni interne per evitare che possa avvenire un'invasione da parte dell'Esecutivo e della maggioranza nei confronti delle regole parlamentari e delle minoranze. Si paventa quindi la possibilità che la maggioranza e l'Esecutivo possano invadere sostanzialmente le prerogative di autonomia del Senato o della Camera, utilizzando un percorso ordinario di conversione in un percorso autonomo per imporre delle regole non discusse nelle Commissioni competenti e non discusse secondo le regole parlamentari.
Signor Presidente, noi abbiamo denunciato più volte in Commissione l'anomalia che si stava consumando. Cito alcuni esempi eclatanti: a proposito di prestito all'Alitalia, si introducono norme che modificano la redazione dei bilanci delle banche e delle società finanziarie. All'articolo 5 si parla di semplificazione delle norme sugli appalti pubblici sotto soglia, e si aggiungono articoli aggiuntivi che parlano di patti territoriali, semplificazione in materia edilizia, responsabilità civile in tema di assicurazioni.
L'articolo 7 tratta di edilizia penitenziaria? Invece si introducono emendamenti che toccano interventi in zone sismiche, certo interessanti, importanti e urgenti, ma da adottare con un altro provvedimento.
L'articolo 8 riguarda piattaforme digitali? No, all'interno si parla anche di semplificazione in materia di cinema e sistemi audiovisivi.
L'articolo 9 tratta di formazione specifica in medicina generale, e si aggiungono emendamenti che parlano del carattere scientifico dell'IRCCS, delle farmacie, delle disposizioni anticipate di trattamento, dei LEA.
Signor Presidente, io guardo il titolo del decreto-legge, e cioè qual è la finalità, sforzandomi di trovare una compatibilità tra le modifiche approvate in Commissione, nonostante palesemente inammissibili, e la funzione del decreto, perché la Corte quando il provvedimento è omnibus, come lo è questo, si pone il problema anche della compatibilità eventuale degli emendamenti con il fine ultimo del decreto. Ma il titolo del decreto-legge parla di «sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione». Pertanto, ove queste modifiche si ponessero nel solco del raggiungimento di questi obiettivi, secondo me sarebbero ammissibili. Invece si parla di DAT, di LEA, di una norma che interpreta autenticamente una legge che si occupa di rinnovo degli ordini forensi. Si parla di un emendamento che aggiunge un'unità dirigenziale all'interno del Ministero degli interni per il contrasto all'immigrazione.
Si introduce addirittura una norma, che possiamo definire di spoil system, che ha costretto il sottoscritto, alla fine dei lavori delle Commissioni congiunte a lasciare quella sede per protesta. È stato infatti dichiarato ammissibile e votato un emendamento sul consiglio d'amministrazione dell'ENAC (l'Ente di sicurezza preposto al volo) che, portando da quattro a due il numero dei componenti, ha sostanzialmente azzerato tale consiglio. Ma in questo decreto-legge, signor Presidente, non c'è traccia di riforma dell'ENAC; non c'è traccia di riforma del sistema di volo (Applausi dal Gruppo FI-BP); non c'è traccia di riforma delle strutture poste a tutela della garanzia della tracciabilità dei nostri voli. Si è introdotto questo emendamento per realizzare uno spoil system, per togliere i consiglieri, probabilmente nominati da precedenti maggioranze e Governi (Applausi dal Gruppo FI-BP), e nominarne di nuovi.
A quel punto, il sottoscritto, suo malgrado, è stato costretto a lasciare i lavori indicando a verbale qual era la motivazione che lo costringeva a compiere un gesto che non gli è usuale. Chi mi conosce lo sa, ma non potevo fare a meno di denunziare, con quel gesto, quanto si stava realizzando, ossia la rottura di un sistema di regole.
Signor Presidente, noi abbiamo - lei ne è perfettamente consapevole per la sua storia in Senato - i nostri anticorpi e i nostri antidoti. E mi permetto di rivolgere un appello non soltanto a lei, che sicuramente eserciterà in maniera insindacabile il suo ruolo e ci rifaremo alle sue decisioni, perché sono insindacabili, sull'ammissibilità o no degli emendamenti approvati in Commissione, ma voglio rivolgermi anche ai colleghi di maggioranza, che hanno insistito pervicacemente, tanto da costringere il sottoscritto a chiedere al Capogruppo di cambiare Commissione, nel dichiarare ammissibili proposte emendative che effettivamente erano contro ogni forma di dignità del Senato e della nostra storia. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Commenti del senatore Castaldi).
Signor Presidente, mi auguro che la stessa maggioranza prenda atto dell'esigenza di rivedere certi propri atteggiamenti e ritirare alcuni emendamenti per salvaguardare la dignità di questo Senato. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Margiotta).
*ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signora Presidente, sarebbe facile ricordare ai senatori cinquestelle e della Lega le loro gazzarre nella scorsa legislatura contro l'utilizzo dei decreti-legge da parte del Governo. Sarebbe facile, ma francamente non ne vale la pena. Noto soltanto come cinquestelle e Lega siano riusciti nella difficile impresa di trasformare la loro demagogia di opposizione in una ben più pericolosa demagogia governativa.
Ora il punto è un altro. Prescindo dal merito degli emendamenti che in questa fase non rileva, perché qui oggi il punto è che nel corso dell'esame in Commissione del provvedimento di conversione di un decreto-legge sono state approvate talmente tante disposizioni estranee al suo contenuto da renderlo abbondantemente incostituzionale.
Nel febbraio del 2012 il Parlamento è stato formalmente avvisato dalla Corte costituzionale che nelle leggi di conversione non possono essere inserite norme estranee alla materia e alle finalità dei decreti-legge, perché c'è un nesso molto stretto tra il contenuto del decreto e la legge che ne dispone la conversione. Le Camere possono - lo ha ricordato poco fa il senatore Schifani - certamente emendare i testi dei decreti, ma senza alterarne l'omogeneità di fondo, in quanto è a quel testo (e non ad altro) che il Governo ha attribuito i caratteri di necessità e di urgenza. Se il legame di omogeneità tra il decreto e la legge di conversione viene infranto, si realizza per la Corte costituzionale una violazione dell'articolo 77 della Costituzione, in ragione - e lo cito - di un «uso improprio, da parte del Parlamento, di un potere che la Costituzione gli attribuisce». Quelle della Corte sono considerazioni inequivoche, che su questo punto segnano in modo definitivo la sua giurisprudenza. Con la più assoluta chiarezza e con i toni fermi ce l'hanno formalmente ricordato il Presidente della Repubblica, la Giunta del Parlamento e anche, ripetutamente, i Presidenti dei due rami del Parlamento.
Il testo approvato in Commissione mostra come per la maggioranza e per il Governo non contino nulla né le sentenze della Corte, né i richiami del Presidente e delle alte cariche istituzionali. In termini politici, non so se sia più grave la violazione della Costituzione o l'arroganza con cui viene commessa: un'arroganza così sfacciata da far pensare alla volontà di ripetere nel futuro analoghe violazioni.
Questa mattina un quotidiano riferisce che dai dieci articoli iniziali il testo del provvedimento è arrivato a 61 pagine di emendamenti. Ho qui con me un fascio di emendamenti visibilmente incostituzionali per la loro estraneità al contenuto del decreto-legge; ciò nonostante, in Commissione sono stati dichiarati ammissibili e poi approvati dalla maggioranza. Se questi emendamenti saranno approvati anche in Assemblea, verranno macchiate di incostituzionalità parti rilevanti della legge di conversione.
Che ci fa nel decreto sulle semplificazioni un emendamento che innalza vistosamente i termini della sanatoria che evita al datore di lavoro le sanzioni per omesso versamento dei contributi? (Applausi dal Gruppo PD).
Che ci fa un emendamento sui bilanci delle banche e delle società finanziarie? Oppure l'emendamento su un posto in più nell'organico del Ministero dell'interno? Potrei continuare a lungo, Presidente: gli emendamenti estranei al contenuto del decreto-legge sono svariate decine.
Il Senato sa bene che le regole per la formazione delle leggi costituiscono un elemento costitutivo degli Stati di diritto. Leggi approvate senza un rigoroso rispetto delle procedure costituzionali sono una caratteristica dei regimi, non delle democrazie.
Tra le più rilevanti modifiche del Regolamento del Senato approvate nella passata legislatura, c'è la previsione di tempi più ampi per il lavoro delle Commissioni. La modifica ha l'obiettivo di garantire alle Commissioni tutto lo spazio necessario per un esame quanto più approfondito possibile dei provvedimenti, così che possano giungere in Assemblea in una forma ben definita. Più tempo alle Commissioni per migliorare i provvedimenti, non per dare la possibilità a Governo e maggioranza di rimpinzare le leggi di conversione con emendamenti su materie totalmente estranee al contenuto del decreto-legge. Questo è quello che è successo, signora Presidente. Le Commissioni 1a e 8a hanno usato gran parte del tempo loro rimasto dopo il braccio di ferro sulle trivelle per approvare emendamenti incostituzionali.
Non viviamo tempi fortunati per il Parlamento. Casaleggio e Grillo prevedono che presto sarà inutile. Il Governo pensa di sostituire la democrazia parlamentare con una democrazia che chiamano diretta e che di democratico non ha nulla. Governo e maggioranza pensano che sia lecito modificare la collocazione internazionale ed europea dell'Italia senza che il Parlamento ne abbia discusso in profondità. E ora la maggioranza sfida la Corte costituzionale approvando una legge di conversione palesemente incostituzionale.
Davanti a questa deriva mi sono chiesto chi, qui in Senato, disponga dei poterti necessari per fermarla. Li avrebbero avuti i Presidenti delle Commissioni 1a e 8a, cui spetta il giudizio di ammissibilità degli emendamenti. Ma i due Presidenti hanno rinunciato ad esercitare le loro prerogative. Anche su questo punto ci sarebbe molto da riflettere, considerato come in questa legislatura le Presidenze delle Commissioni stiamo andando sempre più assumendo il profilo di organi dei partiti di maggioranza, così da perdere, parallelamente, il carattere super partes proprio del loro ruolo.
Signora Presidente, il Regolamento del Senato le affida grandi responsabilità a presidio della qualità dei nostri lavori e, conseguentemente, della costituzionalità delle leggi. La questione pregiudiziale che stiamo discutendo verrà respinta nell'indifferenza della maggioranza. Chiedo, quindi a lei, signor Presidente, di difendere l'onore del Senato e di esercitare tutte le sue prerogative, con quel rigore che è non solo necessario, ma persino obbligatorio, quando risulta evidente che la palese incostituzionalità di vaste parti del provvedimento che il Senato si appresta ad approvare è dovuta alla vistosa distanza tra il testo del decreto-legge e quello del disegno di legge di conversione. (Applausi dal Gruppo PD).
DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, la discussione sulla questione pregiudiziale dovrebbe diventare per l'Assemblea - come avrei sperato fosse avvenuto in passato e spererò in futuro - l'occasione per cominciare a ristabilire alcuni princìpi e alcune regole. Potremmo dire, come si diceva in passato (ritorno allo Statuto): ritorno alla Costituzione.
Purtroppo, come lei sa perfettamente signor Presidente, in tutti questi anni abbiamo assistito ad un processo che per certi versi è sembrato inesorabile, per cui non solo abbiamo assistito a un abuso della decretazione d'urgenza, ma il punto vero per cui molte volte siamo stati costretti a presentare pregiudiziali di costituzionalità è che tutti i presupposti prescritti dall'articolo 77 della Costituzione per i decreti-legge nella maggior parte dei casi non erano stati assolutamente rispettati. In questo caso non parlo solo della necessità ed urgenza anche se, per la verità, sul decreto-legge in discussione, leggendo analiticamente il testo approvato dal Governo, in realtà nessuna delle questioni affrontate dall'articolo 1 all'articolo 11 era davvero urgente e necessitata.
L'altro punto che, ahimè, negli anni è stato disatteso con una certa frequenza è l'altro elemento che l'articolo 77 prescrive implicitamente, come afferma la sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2012, cioè l'omogeneità. Del presente decreto-legge si può dire tutto, benché in questi anni l'articolo 77 della Costituzione sia stato violato ripetutamente in moltissime proroghe e numerosi decreti-legge. Tuttavia rispetto al criterio dell'omogeneità, nel provvedimento in esame, di cui possiamo leggere i vari argomenti (fondo di garanzia, proroga per la restituzione del finanziamento), la parola semplificazione compare nel titolo, ma in realtà presenta poche tracce nel decreto-legge, pertanto anche la denominazione stessa ha poco riscontro nel provvedimento: sono solo due gli articoli che citano la semplificazione, anche se poi la norma non è esattamente di semplificazione.
Il provvedimento nasce in questo modo, quindi con la violazione dell'articolo 77 della Costituzione, perché desidero ribadire che la sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2012 ritiene tout court illegittimo il decreto-legge, qualora il suo contenuto non rispetti il vincolo dell'omogeneità, che la Corte ritiene implicitamente previsto dall'articolo 77 ed esplicitato dall'articolo 15, comma 3, della legge n. 400 del 1988. Quest'ultima disposizione, laddove prescrive che il contenuto del decreto-legge deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo, pur non avendo in sé e per sé rango costituzionale, nei fatti costituisce esplicitazione della ratio implicita nel secondo comma dell'articolo 77 della Costituzione. Inoltre, la sentenza n. 22 del 2012, che su questo si pronuncia in modo chiaro, di fatto definisce illegittimo tout court un decreto-legge che non corrisponde ai requisiti della omogeneità e alla corrispondenza tra il contenuto del decreto-legge e il titolo stesso.
Signor Presidente, in Commissione, abbiamo più volte richiamato la maggioranza su questi punti e solo in un caso abbiamo avuto ragione, nel senso che siamo stati ascoltati e la maggioranza ha ritirato alcuni emendamenti che erano tra i più palesemente disomogenei. Pensiamo agli emendamenti sulle donazioni o ad alcune norme di modifica della procedura penale, inserite in una parte riguardante la procedura civile e altro. Ripeto, però, che è stata una piccola parte, mentre tutto il resto ha continuato a seguire una strada, che bisogna assolutamente cambiare. Non c'è stata infatti un' innovazione, ma purtroppo si è seguita una strada che, ahimè, si segue da molto tempo, spesso impunemente. Quindi al decreto-legge si è aggiunta via via, nel corso dell'esame in Commissione, una serie di altri emendamenti, che continuano la storia della disomogeneità.
Signor Presidente, voglio però dire in modo chiaro che il punto è come nasce il decreto-legge. Il punto non riguarda soltanto gli emendamenti aggiunti in Commissione dalla maggioranza e dai relatori. La disomogeneità è infatti continuata in modo perverso quasi sempre con emendamenti presentati dagli stessi relatori, ma la questione della totale illegittimità, dal punto di vista del requisito dell'omogeneità, è all'origine.
Signor Presidente, lei ha certamente la possibilità di intervenire, così come prevede il nostro Regolamento. Come organo monocratico ha tutta la possibilità di tentare di riportare la situazione sui binari giusti, ma - torno a ripeterlo - evitiamo accuratamente di pensare che il problema si sia creato soltanto in seguito all'approvazione degli emendamenti in Commissione. Ho iniziato il mio intervento dicendo che bisognerebbe fare un lavoro serio di ritorno alla Costituzione per il rispetto della procedura, del lavoro parlamentare e dell'articolo 77 della Costituzione, con una sorta di autocensura dell'Esecutivo che non può sfornare continuamente decreti-legge, che molto spesso finiscono con un voto di fiducia, espropriando nei fatti il Parlamento delle sue prerogative.
Da questo punto di vista, quindi, abbiamo la possibilità, in qualche modo, di riuscire a riportare su un canale giusto il decreto stesso, ma, nell'annunciare che voteremo a favore della questione pregiudiziale illustrata dal senatore Malan, del Gruppo di Forza Italia, non possiamo però dimenticare che il punto è che il decreto-legge viola l'articolo 77 della Costituzione e il requisito dell'omogeneità nella sua stessa origine e nel testo così come pubblicato in Gazzetta Ufficiale e assegnato a questo ramo del Parlamento.
Concludendo, la speranza è che la discussione sulle questioni pregiudiziali, sulla legittimità dei decreti-legge e sul rispetto degli articoli della Costituzione non sia un rito stanco. Spero davvero possa iniziare un momento di riflessione diversa, anche sulla degenerazione degli ultimi anni relativamente all'uso dei decreti, alla mancanza dei presupposti di necessità e urgenza e alla mancanza dei presupposti di omogeneità, che la Costituzione prescrive implicitamente, anche nell'articolo 77, e su cui la Corte costituzionale ci ha richiamato, non solo nella sentenza n. 22 del 2012, ma molte altre volte. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD).
RAUTI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAUTI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, benvenuti al gran bazar delle semplificazioni! Ci troviamo ad esaminare in Assemblea un decreto-legge che inizialmente viene definito omnibus: ne aveva già tutte le caratteristiche iniziali e si è aggravato. Esso è diventato un mega-maxi-omnibus e per questo vi diciamo: benvenuti al gran bazar!
Non vorremmo veramente vedere in quest'Aula questa sorta di mostro, in cui è stato infilato di tutto. Voglio ricordare anche che la settimana scorsa questa Assemblea è stata convocata e non ha potuto, in realtà, lavorare in modo utile, a parte il lavoro in Commissione, perché a forza di inserire di tutto in questo maxi mega omnibus, sono scoppiate delle contraddizioni politiche e addirittura avete rischiato una crisi di Governo: un Ministro ha minacciato di dimettersi (mi riferisco, evidentemente, alla questione delicata e controversa delle trivelle) e l'Assemblea è stata convocata inutilmente per dare il tempo a questa maggioranza di ritrovare la sua unità momentanea e una quadra. La settimana scorsa - qui ci si dimentica di tutto - noi abbiamo atteso inutilmente questo decreto e poi siamo arrivati a lunedì. Già questo basterebbe per dire che nel provvedimento è stato infilato di tutto e che il decreto stesso è stato snaturato.
Oggi è stato sottolineato un profilo, con una pregiudiziale di incostituzionalità, e mentre siamo qui a discutere su tale profilo e su tale pregiudiziale, arrivano dei comunicati stampa molto chiari, in cui si dice - non siamo noi a dirlo qui - che c'è una preoccupazione da parte del Quirinale, che non firmerebbe un siffatto decreto, infarcito di troppe norme, che arriva in Aula con oltre 80 emendamenti da parte della maggioranza, che quindi continua a emendare se stessa rubando la scena alle opposizioni, che hanno il dovere di emendare i testi. Vi troverete allora a dover fare delle scelte e a dare delle priorità, perché se la quantità di norme non viene ridotta e da questo testo non vengono stralciate alcune di queste numerose norme, il decreto presenta i profili non solo della disomogeneità, ma anche della incostituzionalità.
Bisogna, quindi, che la maggioranza operi, ancora una volta, una scelta nel metodo e nel merito, perché mentre noi discutiamo di una pregiudiziale di incostituzionalità, che Fratelli d'Italia condivide, leggere questi comunicati significa che ben al di sopra di noi arrivano segnali chiarissimi su questo decreto omnibus con troppe norme. Dovrete quindi fare delle scelte, dovrete darvi delle priorità, perché in questo provvedimento si va dalle norme sulla xylella alle trivelle, dalla web tax alle farmacie, dagli NCC alla DURC, passando attraverso IRES, RC auto, etichette dei prodotti alimentari, concessioni autostradali e molto altro ancora. Non vorrei continuare, ma potrei. Vi dovete dare delle priorità e snellire il provvedimento, dare allo stesso maggiore omogeneità e soprattutto in questa scelta delle priorità, se volete che il decreto passi e venga firmato, dovete smetterla di inserire norme per rincorrere sostanzialmente alcune fette di elettorato, peraltro difforme all'interno della maggioranza. Date invece le priorità e le risposte che il Paese richiede. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale, presentata dal senatore Malan.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Sulla scomparsa di Giuseppe Zamberletti
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Colleghi senatori, nella giornata di sabato, dopo una lunga malattia, è scomparso Giuseppe Zamberletti, parlamentare eletto per sette legislature, più volte Sottosegretario e Ministro della Repubblica. A lui si deve la creazione di una moderna e innovativa Protezione civile. Zamberletti seppe infatti ricavare dalle emergenze progetti e politiche di notevole utilità per l'Italia intera. Ebbe l'obiettivo di ridurre i danni causati al nostro Paese da calamità naturali ed errori e incuria dell'uomo. Lo perseguì con ingegno, competenza e perseveranza ammirevoli.
Sin dai terribili terremoti del Friuli e dell'Irpinia, Zamberletti riuscì a mettere a sistema l'attività centrale dello Stato, gli enti locali e il volontariato, attuando quei principi di solidarietà e sussidiarietà che ne hanno sempre ispirato l'impegno politico. Sempre coerente con i suoi valori democratico-cristiani, dedicò tutta la sua attività pubblica al bene comune, con intuizioni che hanno consentito al nostro Paese di essere protagonista nell'azione di soccorso anche nei contesti internazionali.
Ai familiari e a tutti coloro che gli sono vicini giungano quindi i sensi del cordoglio e della vicinanza del Senato della Repubblica.
Vi invito ad osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 989 (ore 11,48)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà.
URSO (FdI). Signor Presidente, questo decreto-legge è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 15 ottobre dell'anno scorso, poi è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e presentato al Senato. Avrebbe dovuto essere un treno ad alta velocità, ma è stato sequestrato per settimane in una stazione periferica dai Gruppi della maggioranza, mentre il Parlamento, e l'Assemblea del Senato in particolare, aspettava il provvedimento.
In tale sequestro, attuato da parte dei suddetti Gruppi, i parlamentari della maggioranza, con iniziativa propria del Gruppo o del Governo, hanno aggiunto tanti altri vagoni, troppi, al punto che il Presidente della Repubblica, da notizie di agenzia, sembra abbia fatto filtrare di non essere d'accordo e di non essere disponibile a firmare un provvedimento che, da decreto di semplificazione, è diventato di complicazione.
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,50)
(Segue URSO). Quindi, cosa accadrà in queste ore? Accade innanzitutto che stiamo discutendo di un testo e di emendamenti che probabilmente saranno a loro volta ritirati, dopo intese in qualche stanza o bagno di questo Palazzo tra i Gruppi della maggioranza, per evadere un avvertimento significativo della Presidenza della Repubblica. Siete stati colti con le mani nella marmellata. Siete stati colti in flagranza, come ladri di Pisa, mentre imbarcate nei vagoni di tutto, talmente di tutto che il provvedimento - come dicevo prima - potrebbe chiamarsi più legittimamente "complicazioni" o "correzioni", perché correggete una serie di provvedimenti che avete fatto male, da quello sulla tassazione per il volontariato al provvedimento sui taxi, dal provvedimento sulla rottamazione alla nuova web tax. Avete modificato, pochi giorni dopo la loro approvazione, provvedimenti che voi stessi avete realizzato: una confusione assoluta, in cui voi stessi apparite più che confusi, direi smarriti. Potrebbe chiamarsi anche "decreto omnibus", perché nel frattempo avete aggiunto a questo decreto semplificazione la proroga del provvedimento di commissariamento e di finanziamento dell'Alitalia. Che c'entra con la semplificazione? E con quale piano? Senza un piano: proroga e basta, altro denaro pubblico senza dirci in quest'Aula, in sette mesi, cosa volete fare dell'Alitalia.
Avete inserito il provvedimento sulle trivelle, che secondo le associazioni di imprese (leggete il comunicato di quella dell'Emilia-Romagna) è un suicidio industriale, perché bloccate per diciotto mesi ogni cosa, in attesa di fare il piano definitivo, e - come sanno tutti coloro che lavorano, che producono, che hanno un'impresa - la cosa peggiore è dire che tra diciotto mesi si cambieranno le norme. È meglio cambiarle subito, perché, se rinviate i cambiamenti di diciotto mesi, nel frattempo si blocca ogni cosa. Lo dico ai parlamentari della Lega: l'associazione degli industriali ha definito questa vostra decisione un suicidio industriale, che permette sostanzialmente alle imprese straniere di guadagnare di più sul nostro approvvigionamento energetico.
Avete inserito un provvedimento sulla Xylella. Noi siamo d'accordo, ma vorrei capire se anche il MoVimento 5 Stelle è d'accordo (dato che lo ha inserito anche il MoVimento 5 Stelle). Vorrei capire cosa ne pensa il senatore Lello Ciampolillo, che aveva posto la sua residenza parlamentare su un campo agricolo per impedire che fosse abbattuta una pianta di ulivo che poi ha creato contagio. Il senatore Lello Ciampolillo ha addirittura utilizzato le sue prerogative parlamentari per tutelare quella pianta malata e impedire che fosse tagliata; per questo gli atti sono stati trasmessi alla procura della Repubblica. Con questo provvedimento - e non c'entra nulla - voi prevedete un nuovo reato, punito con il carcere da uno a cinque anni, per chi non abbattere gli ulivi colpiti dalla Xylella. Ma, insomma, poi darete l'immunità al senatore del MoVimento 5 Stelle, che già è incorso nel reato che avete inserito in questo provvedimento, con una pena da uno a cinque anni?
Pertanto, se faccio l'elenco di quello che avete inserito, dalle farmacie alle RC auto, dal DURC all'idroelettrico e alle concessioni autostradali (un regalo!), è evidente che questo provvedimento si può chiamare in tutti i modi, ma certamente non "semplificazione". Si può chiamare "complicazione", si può chiamare "correzione", si può chiamare "tappabuchi", si può chiamare "elettorale" (perché ciascuno vi ha inserito qualcosa che ritiene possa produrre un risultato elettorale), si può chiamare "decreto figuraccia", perché tra poche ore dovrete cambiarlo di fronte al richiamo del Capo dello Stato. Voi giocate con le parole, come avete fatto nel caso del decreto dignità, in riferimento al quale faccio notare che nel mese di novembre dello scorso anno, secondo gli ultimi dati disponibili, le domande di disoccupazione sono aumentate di 223.728 unità rispetto all'anno precedente, con un più 5,2 per cento. Effetto del decreto dignità? Forse. Effetto dell'annuncio del reddito di cittadinanza, perché ciascuno si sta collocando in una posizione tale per poi ottenere il reddito di cittadinanza? Forse. Voi avete creato un pasticcio parlamentare e una confusione legislativa tali per cui ora ne pagherete le conseguenze, con la figuraccia che farete nelle prossime ore per ritirare gli emendamenti che avete già presentato e per snellire questo provvedimento.
Credo che questo sia l'esempio più classico di quanto non avreste dovuto fare, mentre per confusioni interne - siete entrati nella paranoia elettorale per cui ciascuno insegue l'altro - avete consentito al Parlamento di creare questo obbrobrio. Noi non lo permetteremo più. (Applausi dal Gruppo FdI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Campari. Ne ha facoltà.
CAMPARI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, quello che stiamo per approvare è un provvedimento importante e strutturato. Il Parlamento è chiamato a trasformare in legge un decreto-legge di cui il Paese ha effettivamente bisogno. Parliamo di misure per il sostegno e la semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione, vale a dire un provvedimento di cui abbiamo bisogno come l'aria da respirare dopo dieci anni di crisi finanziaria e, soprattutto, dopo sette di Governo PD. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
La volontà del nostro Governo, sottoposta al giudizio del Parlamento, è quella di intervenire su alcuni specifici settori che oggi si ritrovano a dover operare in oggettive difficoltà normative.
Il decreto-legge semplificazioni vuole andare incontro alle esigenze delle imprese e delle pubbliche amministrazioni in vari campi: dalle agevolazioni economiche per l'accesso al credito alle semplificazioni procedurali per la gestione dei rifiuti, dalle regole per la partecipazione agli appalti pubblici all'accessibilità delle piattaforme digitali ministeriali, dalla semplificazione del campo delle assunzioni nel mondo della sanità e dell'istruzione ad una migliore normativa per gestire l'edilizia penitenziaria sia quella esistente, che quella necessariamente programmata.
I passaggi istituzionali che abbiamo compiuto fino ad oggi qui in Senato per la conversione di questo decreto-legge si sono svolti in un clima di correttezza di cui, per onestà intellettuale, devo dare testimonianza per quanto riguarda il rapporto tra maggioranza e opposizione. In effetti, tutte le diverse forze politiche presenti in quest'Aula hanno dato il proprio contributo, integrando il decreto nei modi e nella misura da essi ritenuta più consona e corretta. Ne è uscito un testo a nostro avviso migliore, maggiormente completo, che sviluppa i dodici articoli di cui è composto in modo armonico, integrandoli in alcune parti e fornendo quelle risposte ai problemi che, come sistematicamente accadeva con la sinistra al Governo, venivano lasciati in una sorta di limbo, senza essere risolti o nemmeno affrontati perché probabilmente ritenuti troppo complessi.
Un esempio lampante è quello del blocco delle assunzioni delle forze dell'ordine, follia che ha generato uno squilibrio che stiamo quotidianamente scontando e che ci ha costretti ad agire con tempestività per andare a ristabilire un livello occupazionale minimo in grado di sostenere l'intero settore.
Questa emergenza, iniziata con i Governi di sinistra per i quali la sicurezza evidentemente era un qualcosa che aveva importanza relativa, ci ha quindi obbligati ad una precisa scelta: fare un nuovo concorso, rimanendo ancora fermi ad aspettare tempi lunghi e incerti, oppure andare ad assumere nuovi agenti fin da subito, attingendo dalle graduatorie esistenti, rispettando però le regole vigenti e dunque quelle limitazioni in termini di età e titoli di studio, secondo le modifiche introdotte dal Partito Democratico nel 2017, escludendo di fatto una parte delle persone che avevano partecipato all'ultimo concorso senza ovviamente risultarne vincitrici.
Ancora una volta, quindi, ci siamo trovati a dover gestire problemi causati dai Governi precedenti, cercando la soluzione migliore per il Paese. Resta però il fatto che se si fossero fatte le assunzioni per tempo non sarebbe sorto nemmeno il problema e il Partito Democratico avrebbe potuto cambiare la legge - come effettivamente ha fatto - senza escludere centinaia di persone dalla graduatoria.
Si promettevano nuovi agenti ma, alla fine, non si assumevano mai perché - veniva sempre risposto - mancavano i soldi. Già, mancavano sempre i soldi per assumere agenti; l'Europa chiedeva rigore nei conti, ma si poteva però chiedere flessibilità per dare gli 80 euro, vero? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Ebbene, c'è una novità: noi siamo differenti, noi gli agenti li assumiamo sul serio.
In questo provvedimento c'è molto altro ancora e faccio alcuni esempi. Sugli enti locali, per esempio, andremo a fornire ulteriore ossigeno ai Comuni, ripristinando completamente il fondo IMU-TASI che il Governo precedente aveva deciso di interrompere a fine 2018, ma che noi, ritenendolo di importanza basilare, già avevamo parzialmente finanziato per il 2019 nella legge di bilancio a fine dicembre. Oggi lo abbiamo completamente rifinanziato. Giusto per fare un riassunto, in sei mesi noi abbiamo: reso ammissibile e finanziato il bando periferie, sbloccato gli avanzi di bilancio per i Comuni; dato 400 milioni di euro ai Comuni con meno di 20.000 abitanti; dato 250 milioni di euro alle Province e rifinanziato integralmente i 300 milioni del fondo di perequazione IMU-TASI. Fatti, non promesse, che certificano il nostro sostegno agli enti locali, troppo spesso dimenticati (per non dire proprio massacrati) dai vari governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni Silveri. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Nella trasformazione in legge di questo decreto-legge, vorremmo (e vogliamo) andare a far seguire i fatti alle parole per quanto riguarda i superstiti ed i familiari delle vittime della tragedia di Rigopiano, andando a stabilire indicazioni semplici per i risarcimenti dovuti.
È nostra intenzione fornire risposte semplificative anche per quanto riguarda il tema dell'etichettatura alimentare, in quanto riteniamo che sia un sacrosanto diritto dei cittadini avere informazioni semplici e veritiere in merito a ciò che finisce sulle loro tavole. È di tutta evidenza, quindi, che trasformando in legge questo decreto-legge vogliamo apporre alcune significative ed importanti migliorie, ma non si possono elencare tutte nei pochi minuti a disposizione. Dobbiamo però citare ancora il ripristino dell'IRES agevolata per le associazioni no profit e la nuova normativa per gli NCC, la semplificazione introdotta per gli ordini degli avvocati, il passaggio della gestione delle concessioni idroelettriche alle Regioni (avanti verso l'autonomia regionale). (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Questa conversione in legge del decreto-legge 14 dicembre 2018 n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazioni per le imprese e per la pubblica amministrazione, è un primo importante passo per un reale sostegno ed una effettiva semplificazione cui prestissimo dovranno seguire altre misure che, mi auguro, potranno partire proprio dal Parlamento già dalle prossime settimane perché, come Lega, abbiamo in mente diversi interventi che, ne siamo certi, gli italiani aspettano da almeno sette anni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Piaget-Diaz» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 989 (ore 12,04)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà.
LA PIETRA (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, nell'affrontare questa discussione penso sia oggi difficile parlare di semplificazione perché il provvedimento in esame contiene molte cose, troppe. È ormai un provvedimento omnibus e di semplificazione c'è poco o niente.
Vedete, quando si parla di semplificazione si immagina che si proceda nel cancellare norme e leggi che opprimono la vita di cittadini e aziende, una burocrazia con più di 110.000 leggi fra cui ancora centinaia di quando questo Paese era governato da un re. Invece di semplificare, discutiamo un provvedimento che è un vero e proprio pentolone di norme eterogenee ma che ha un nome accattivante: «semplificazione». Nella pratica non c'è minimamente l'intento di snellire norme che appesantiscono le operazioni della pubblica amministrazione, una strategia comunicativa che, come in altri casi, si concentra su un messaggio semplice ma efficace intorno a provvedimenti con poca sostanza o spesso con norme non pertinenti. Una scena già vista: decreto sicurezza con poca sicurezza, decreto Genova con poca Genova, decreto dignità con poca dignità, così un decreto semplificazione con poca semplificazione. Grandi titoli, pochi contenuti.
Come sempre, la disorganizzazione nel programmare i lavori nelle Commissioni, poi, regna sovrana e i contrasti interni alla maggioranza hanno tenuto in ostaggio quest'Assemblea per giorni: sospensioni e rinvii continui. Più che un decreto semplificazione, un decreto confusione.
Così come si ripete la scena di una maggioranza le cui forze litigano tra di loro, che presenta tutta una serie di emendamenti fra i più variegati che poco c'entrano con la semplificazione: penso alla moratoria ai permessi di ricerca ed estrazione di gas e petrolio; penso all'emendamento riguardante le imprese che si occupano di economia circolare, a quello su taxi e NCC o a quello dei 5 Stelle con nuovi vincoli per il settore farmaceutico (sarete anche il movimento del popolo, ma di fatto servite le multinazionali farmaceutiche). Non dimentichiamo poi l'emendamento sul taglio dell'IRES che avete dovuto presentare per rimediare al grossolano errore fatto sempre da voi nella legge di bilancio, dove avete penalizzato il volontariato. Non ultimo, l'emendamento sull'annullamento della gara per la gestione del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN). Spero davvero che il Governo abbia previsto degli atti specifici per tutelare i lavoratori di quelle aziende che con l'annullamento potranno trovarsi in difficoltà. Un caos normativo, quindi, su un provvedimento che teoricamente dovrebbe avere il fine ultimo di snellire le procedure. Infine, vi sono gli emendamenti che riguardano la Xylella e le gelate in Puglia un intervento corretto ma tardivo per tamponare il disinteresse di una legge di bilancio in cui l'agricoltura è stata completamente dimenticata, oppure quello che chiede l'etichettatura con l'indicazione di origine italiana dei prodotti usati nelle lavorazioni, sicuramente positivo e condivisibile, ma parziale. Colleghi, l'agricoltura, insieme alla pesca e all'agroalimentare italiano, hanno bisogno di una vera e propria opera di semplificazione. Occorre un'analisi che possa portare alla cancellazione di norme, leggi e atti burocratici che soffocano l'attività di migliaia di piccoli e medi agricoltori e pescatori. Norme che spesso alimentano la burocrazia e impediscono la vera attività produttiva. Questo significa semplificare: alleggerire l'attività di chi produce ricchezza per la nostra Nazione. Oggi, fuori di qui, i nostri agricoltori e i nostri pescatori vivono una realtà in cui far sopravvivere le proprie aziende è sempre più difficile. Non hanno bisogno di illusioni semplificative; hanno bisogno di concretezza, di quella concretezza che sempre caratterizza chi con la terra e il mare lavora ogni giorno. Ma tutto questo avrebbe bisogno di approfondimenti nelle competenti Commissioni per riuscire a varare norme veramente condivise ed efficaci per il settore. Quello che non è più accettabile è questa continua azione di cui non si intravede un progetto compiuto per il sistema paese: un'azione politica che sembra piuttosto finalizzata a una strategia puramente elettorale, fatta di spot, per accontentare portatori di interessi e ottenere consenso.
In conclusione, Presidente, l'agricoltura, la pesca e la caccia hanno bisogno di una strategia complessiva e non di interventi spot, con emendamenti solitari a qualche provvedimento di carattere generale. In questa maniera si possono mettere solo delle toppe, che, come tutte le toppe, lasciano il tempo che trovano. Non abbiamo bisogno di toppe, ma di una pianificazione complessiva e strategica che guardi in maniera compiuta al futuro di questi comparti, e in generale della Nazione. La politica delle toppe non è la politica di Fratelli d'Italia. Non è la politica che serve alla nostra Nazione. (Applausi dal Gruppo FdI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paragone. Ne ha facoltà.
PARAGONE (M5S). La ringrazio, Presidente. «La casa è mia. Provate a toccarla… Fa' tanto di avvicinarti e t'ammazzo come un cane. Ma non son io, io non posso far niente, io perdo il posto se non eseguo gli ordini. Del resto, cosa credete di risolvere ammazzando me? Vi impiccheranno, certo, ma prima ancora d'impiccarvi ne manderanno un altro qui, con la trattrice, a buttarvi giù la casa. Come vedete, è inutile ammazzare me. "Vedo", mormorava il mezzadro. "Ma questi ordini chi te li dà? Vuol dire che andrò a scovare lui. È lui che ammazzo". Non volete proprio capire: anche lui riceve gli ordini dalla banca. La banca dice: sbatti fuori quella gente, abbatti la casa o ci rimetti il posto. Ma ci sarà pure un presidente, una direzione; io prendo il fucile e vado alla banca a fare una carneficina. Ma anche la banca, da quello che so, riceve gli ordini… Gli ordini dicono: o ci mostrate gli utili, o vi mettiamo in liquidazione. Ma da chi si deve andare allora, maledizione? Ci sarà pure un responsabile da far fuori. Io non ho nessuna intenzione di crepare di fame senza ammazzare chi mi assassina. Non so cosa dirvi. Forse non esiste un responsabile da poter far fuori… Probabile che, come dite voi, responsabile di tutto è la proprietà.».
Cari colleghi, sicuramente avrete tutti intercettato questa pagina tratta da «Furore» di Steinbeck, un grandissimo romanzo che avvitava nella letteratura il racconto della grande depressione americana (era il 1939). Io quella pagina l'ho recuperata tante volte. Una delle ultime volte è stata quando buttarono fuori di casa Sergio Bramini, che è presente in tribuna e che saluto cordialmente anche con un applauso (Applausi dal Gruppo M5S), perché è dalla storia di Sergio Bramini che nasce anche un impegno politico per modificare l'articolo 560 del codice di procedura civile.
Sergio ormai è diventato un emblema. Qualcuno diceva: «vi fate la passerella davanti alla casa di Sergio Bramini». Come vedete, il fatto che noi oggi cambiamo quell'articolo 560 significa che non abbiamo fatto alcuna passerella: vuol dire che Di Maio e Salvini, quando andarono a trovare, con me e con altri, Sergio Bramini, volevano incidere profondamente in un qualcosa che è ingiusto. (Applausi dal Gruppo M5S). Sergio era un imprenditore che aveva crediti nei confronti della pubblica amministrazione, e quei crediti sono diventati la corda che lo hanno impiccato. E lui, pur di non mandare a casa i dipendenti - perché gli imprenditori veri rispettano i propri dipendenti, perché gli imprenditori veri di questo Paese conoscono vita, morte e miracoli dei loro lavoratori e dipendenti (Applausi dal Gruppo M5S) - cosa ha fatto? Ha impegnato la propria abitazione. Questo forse nel Paese che ci state consegnando, è un peccato mortale, perché poi effettivamente Sergio è stato sloggiato, scaraventato fuori a seguito di una norma che io considero ingiusta, e per questo mi sto impegnando con voi, con la maggioranza, a cambiarla.
Quello che accade è il frutto di una intossicazione neoliberista; è il frutto di un racconto malato, di un racconto per cui le sofferenze bancarie sono diventate più importanti di coloro che soffrono. (Applausi dal Gruppo M5S). Colleghi, questo mi fa uscire matto! Le sofferenze bancarie diventano centrali nel racconto della politica, nelle attenzioni della politica, e questo fa scomparire colui che soffre.
Guardate che non stiamo anestetizzando l'ipoteca e i suoi effetti: vogliamo soltanto riequilibrare; vogliamo soltanto il buon senso; vogliamo che ciò accada - quando e se deve accadere - soltanto dopo la vendita dell'immobile. Non capisco il motivo per cui bisogna accanirsi e sloggiare, cioè buttare fuori di casa, delle persone quando ancora l'immobile non è stato venduto all'asta. Questo è ingiusto ed è questo il tema: le sofferenze non posso venire prima delle persone, altrimenti accade che, oltre alle oltre alle sofferenze e ai sofferenti, si genera una insofferenza che diventa insofferenza sociale, ed è quella che scatena una battaglia tra l'ultimo e il penultimo.
Dentro quelle sofferenze e dentro quei sofferenti c'è un pezzo di classe media del Paese che sta scivolando sempre più nella povertà. Ma io non posso scaraventare fuori di casa e sloggiare le persone quando ancora l'immobile non è venduto, altrimenti dobbiamo fare i conti con delle storie tragiche di gente che è costretta addirittura a dormire in macchina. Qual è allora la dignità? Qual è la crisi che può permettersi di cancellare la dignità delle persone? Noi non lo possiamo accettare! (Applausi dal Gruppo M5S).
Il racconto di questi mesi e di questi anni ci ha consegnato fondi locusta, fondi avvoltoi. Il bestiario finanziario è un bestiario che ammalora, che aggrava ancora di più la sofferenza di persone che, come nel caso di Sergio, si sono ritrovate a dover fallire per colpa di uno Stato che non pagava. Oggi per fortuna, grazie a questo Governo e a questa maggioranza, finalmente i debiti della pubblica amministrazione verranno pagati (Applausi dal Gruppo M5S), perché i soldi sono messi a disposizione di questi imprenditori, ma ci sono anche famiglie che, per colpa della crisi, non sono riuscite a fare fronte ad un impegno con le banche.
Vi ringrazio ancora per l'attenzione e ringrazio anche Sergio Bramini per il contributo che sta dando a questa maggioranza e a questo Governo. Se qualcuno e qualche potere pensa di baloccarsi delle sofferenze di queste persone, a queste persone e a questi poteri dico: «Baloccatevi altrove, perché non c'è più posto». In questa maggioranza noi siamo, con questo Governo, l'ABS sociale. (Applausi dal Gruppo M5S. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge «semplificazione», come i decreti-legge «dignità», «sicurezza», «spazzacorrotti» o «concretezza», ha nel titolo una buona comunicazione: genera aspettative che diventano illusioni, ma nel frattempo queste illusioni lasciano l'Italia più sola e le persone più fragili; lasciano le famiglie e le imprese meno sicure nell'affrontare il loro futuro. Quando la comunicazione verrà finalmente sostituita dalla rendicontazione, cadranno utopie e illusioni che nel frattempo avete generato. La realtà mostrerà, purtroppo per l'Italia, il suo volto.
Onorevoli senatori, come già è evidente, aumentano le domande di disoccupazione. Veniamo via via spinti verso una nuova recessione e il decreto semplificazione si trasformerà in nuove complicazioni per famiglie ed imprese, anche perché è stato riempito in maniera assurda, a volte anche abnorme e in contrapposizione con l'entità stessa del provvedimento, da innumerevoli iniziative legislative. Ne parleremo più approfonditamente nella discussione in merito agli emendamenti.
Abbiamo apprezzato la proposta del presidente Patuanelli di eliminare dal decreto semplificazione la questione riguardante la modifica del codice degli appalti. Tuttavia, riteniamo che siano tante le materie che sono state introdotte, a cominciare da quelle più delicate e pertinenti per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese: mi riferisco alle grandi questioni energetiche che avete deciso di affrontare nel provvedimento. Insomma, l'Italia richiede una politica energetica nazionale ed è proprio nella riconversione in chiave ecologica dell'economia che si genererà nuova occupazione e nuovo sviluppo. Questo avrebbe richiesto una misura organica e non misure, come quelle contenute nel decreto semplificazione, finalizzate ad aprire conflitti più che a risolvere problemi: conflitti tra lo Stato e il mercato o tra il pubblico e il privato, tendenti tutti, sia per quello che riguarda la grande questione delle trivelle che per la grande questione dell'idroelettrico, a produrre recessione e disoccupazione, non a promuovere le fonti rinnovabili e costruire nuova occupazione e nuovo futuro.
Tante sarebbero state le misure che avrebbero richiesto provvedimenti organici e che questa la maggioranza ha deciso di introdurre impropriamente all'interno del decreto. Penso sia importante una semplificazione degli emendamenti per ripristinare, anche costituzionalmente, la coerenza necessaria tra un decreto-legge approvato molti mesi fa e l'atto parlamentare che si sta discutendo in fase di conversione. Serve un riallineamento che mi auguro troverete nelle prossime ore.
Non posso non sottolineare, all'interno del decreto, quelle che a mio avviso sono giuste correzioni introdotte alla vostra legge di bilancio, approvata un mese fa, anche in relazione a tanti emendamenti che in quella sede e in quella fase non furono accolti; con superficialità e continuando da parte della maggioranza un'opposizione al passato non sono stati recepiti fin dalla legge di bilancio. Mi riferisco a due questioni fondamentali: IRES ed enti locali.
Nel caso dell'IRES emerge, a mio avviso, un dato oggettivo: abbiamo sostenuto da sempre che la povertà non si sconfigge per decreto; che la solitudine e le fragilità richiedono un lavoro, non i sussidi; che le povertà hanno come denominatore comune una questione culturale e dunque necessitano di formazione. Serve la presa a carico delle persone sole e fragili e dunque serve una dimensione territoriale della presa a carico. Non bastano i centri per l'impiego e le riforme, pur necessarie, che dovranno interessarli; serve un'alleanza tra il pubblico, il volontariato, il no profit. Voi, con la legge di bilancio, volevate raddoppiare le tasse alle associazioni che nei nostri territori contribuiscono ad alleviare la solitudine, a contrastarla e a generare accoglienza e presa in carico. Noi, con il nostro emendamento, che oggi avete sostenuto e condiviso, ripristiniamo, a mio avviso con correttezza, una giusta alleanza tra lo Stato, le istituzioni, la società e la comunità. Quella era una tassa ingiusta, che in questa sede deve essere cancellata e che l'iniziativa del Partito Democratico ha contribuito a cancellare. (Applausi dal Gruppo PD).
Sugli enti locali, fin dalla discussione sulla legge di bilancio, abbiamo avanzato proposte che oggi sono state recepite all'interno di questo provvedimento. Mi riferisco alla scelta di allora, a mio avviso sbagliata, di non dimensionare correttamente il ristoro del fondo IMU-TASI. Non è vero che c'era una responsabilità dei precedenti Governi: è stata la legge di bilancio ad introdurre una diminuzione di quel fondo; oggi, grazie a una proposta emendativa accolta all'interno di questo provvedimento, ripristinate correttamente una detrazione per gli enti territoriali.
Le due questioni che ho affrontato (IRES ed enti territoriali) mostrano una necessità: non c'è una scorciatoia per generare accoglienza e contrastare solitudine e indifferenza; occorre ripartire dal territorio e farlo insieme, in un'alleanza tra Stato, associazioni ed enti locali. Questo filone, che noi avevamo proposto fin dalla presentazione del disegno di legge di bilancio, in quella sede non è stato ascoltato. Il decreto-legge semplificazione diventa, quindi, una correzione - a mio avviso troppo rapida - a dimostrazione che, se si ascoltano anche le proposte dell'opposizione, si possono migliorare i provvedimenti legislativi e non necessariamente si deve continuare a operare in un'opposizione che guarda al passato e non al presente e al futuro di questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà.
LANZI (M5S). Signor Presidente, gentili colleghi, sta per finire gennaio e questo provvedimento, insieme a quelli che arriveranno nelle prossime settimane, segna una discontinuità netta rispetto al passato e rispetto a una consuetudine negativa, cui purtroppo sembrava non si potesse trovare una cura. Questo per anni è stato il periodo in cui i partiti tradizionali "davano il La" al "festival dei favori" per agevolare questo o quell'amico. So che molti dei miei colleghi che sono stati in maggioranza negli ultimi anni se ne dispiaceranno, ma tant'è. Dovrete abituarvi all'idea che al centro dell'azione politica del Parlamento ci deve essere il cittadino e l'interesse generale; certamente non i particolarismi.
Questa aberrazione di inizio anno, come è chiaro, non avverrà quest'anno perché nel decreto-legge semplificazione si interviene invece opportunamente a chiarire e a modificare norme che da anni bloccano vari ambiti della pubblica amministrazione, con interventi mirati che daranno risultati tangibili già nel breve periodo.
Questo provvedimento è un aiuto a chi è in difficoltà, spesso non per colpe proprie. Tutte le piccole e medie imprese che hanno dei crediti verso la pubblica amministrazione saranno tutelate da un fondo creato ad hoc, che supporterà tante realtà imprenditoriali del nostro Paese nella restituzione dei loro debiti verso le banche. In chi siede tutt'ora in Parlamento e ha assistito negli anni, senza far nulla, a notizie di decine e decine di imprenditori falliti per colpa dei ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione oggi dovrebbe scattare quantomeno un sentimento di profonda vergogna, veramente profonda. Ne approfitto per un ringraziamento al collega Paragone, che tanto si sta spendendo su questo argomento e sul quale, sono sicuro, non indietreggerà neanche di un centimetro, né oggi, né in futuro.
Non solo le piccole e medie imprese: il Governo e la maggioranza si sono già dimostrati attenti e scrupolosi nell'intervenire puntualmente in presenza di tragedie e calamità naturali. È un fatto la pianificazione e l'attuazione in pochi mesi di un piano strategico per la ricostruzione del ponte di Genova.
Purtroppo, però, ci siamo trovati ad affrontare e gestire il futuro di chi è stato colpito negli anni passati da eventi calamitosi e non ha ricevuto nulla dallo Stato. Chi ha governato il Paese negli ultimi anni non ha voluto tendere una mano a chi si è trovato vittima di eventi che esulano totalmente dalla propria volontà; per questo è bene ribadire che queste persone devono necessariamente essere supportate da un Parlamento e da un Esecutivo che non possono fare sempre e solo il minimo indispensabile e limitarsi al cordoglio. In questo provvedimento inseriamo, perciò, un aiuto per quelle famiglie che sono state devastate dalla valanga del gennaio 2017 a Rigopiano; si tratta di un gesto che arriva dopo i provvedimenti inseriti nella legge di bilancio, con la proroga della zona franca urbana, indispensabile per tutto il cratere appenninico, nonché la proroga delle assunzioni straordinarie, della sospensione del pagamento dell'IMU e dei mutui per le popolazioni colpite dal terremoto dell'Emilia del 2012.
Il testo oggi in discussione è la prosecuzione naturale di un lavoro che stiamo portando avanti da mesi e in esso siamo coerenti con la nostra storia e con le battaglie che da sempre il Movimento porta avanti. Finalmente si pone un freno a tutte le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi su tutto il territorio nazionale, attività che non rivestono carattere strategico per il nostro futuro. Il perché di tutto ciò va ricercato nella politica confusionaria, senza un piano strategico, che gli scorsi Governi hanno attuato nel rilasciare le autorizzazioni per le trivellazioni; un piano, invece, che questo Esecutivo ha perfettamente chiaro e punta alle fonti rinnovabili, in antitesi rispetto al recente passato. La nostra è una idea di Paese che punta decisa alla decarbonizzazione e al superamento di tutte le fonti energetiche fossili, in una transizione organizzata e condivisa tra Governo ed enti locali. Fino a che non verrà definito il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, tutte le autorizzazioni già rilasciate verranno sospese, insieme ovviamente a tutte le richieste per nuove prospezioni. Sono sinceramente curioso di capire cosa si inventerà domani un certo tipo di stampa per travisare la chiarezza di questa norma; chiarezza che è la stessa espressa dal ministro Costa sull'argomento e che non lasceremo solo in questa battaglia.
Già nel mese di ottobre il ministro Di Maio è riuscito a bloccare le trivellazioni in Provincia di Modena e Reggio Emilia, sulle quali ho sottoscritto una interrogazione parlamentare insieme alla senatrice Mantovani, e con il provvedimento in esame blocchiamo decine di richieste di ulteriori autorizzazioni. La voce dei cittadini che da anni ci chiedono di fermare questo scempio del nostro territorio finalmente verrà ascoltata. Nessuno fingerà più che le trivellazioni siano strategiche per la crescita nazionale; nessuno subordinerà più il rispetto dei territori alla volontà di un Ministero in passato governato da poteri esterni alla politica.
Il 2019 non poteva iniziare in maniera migliore per tanti italiani: lotta alla burocrazia, protezione verso il territorio e, nelle prossime settimane, la lotta contro la povertà con l'arrivo del reddito di cittadinanza: un aiuto per tanti cittadini che viene invocato da anni e che invece non fa dormire tanti di voi perché non lo approvate. Vorrei essere chiarissimo: se è vero (ed è vero) che è meglio un delinquente libero che un innocente in galera, alla stessa maniera è meglio che un non avente diritto abbia il reddito di cittadinanza piuttosto che privarne un indigente. Sono i controlli che faranno la differenza, con pene severe per chi cercherà degli stratagemmi per ottenere il non dovuto. Il fatto che qualcuno tenterà di non comportarsi bene non deve farci restare immobili senza pensare a milioni di cittadini che davvero faticano. Il primo cambiamento deve passare da noi stessi: tutti noi siamo la società ed una società giusta vede i propri componenti rispettarne le leggi. Nel caso si fosse giustamente sanzionati per qualche infrazione, si deve procedere al pagamento senza domandarsi se in quel tal ufficio ci possa essere qualcuno che ci favorisca. I furbi non devono trovare chi li asseconda: questo principio è di una semplicità disarmante.
Invito chi si straccia le vesti di fronte a queste norme di buon senso che aiutano tanti italiani a rileggere i dati dell'Oxfam di pochi giorni fa. Vorrei sapere se per voi è un Paese giusto quello che vede il 5 per cento della popolazione possedere la ricchezza di quasi il restante 95 per cento. Lo ripeto: vorrei sapere se per voi è un Paese giusto quello che vede il 5 per cento della popolazione possedere la ricchezza di quasi il restante 95 per cento. Vorrei sapere chi ha il coraggio di essere contento di una situazione così allarmante. Spero per questo che si torni tutti a ragionare sul significato delle politiche pubbliche, politiche che devono necessariamente tendere al benessere della più larga parte di popolazione possibile. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà.
MIRABELLI (PD). Signor Presidente, è già stato detto da chi mi ha preceduto che, come molti altri, il decreto-legge in esame ha un soprannome altisonante: decreto-legge «semplificazione»; in realtà, però, è diventato una norma complicata in cui sono stati introdotti compromessi e utili correzioni a errori commessi con la legge di bilancio, in cui si è cercato di strizzare l'occhio all'uno o all'altro secondo le convenienze delle forze della maggioranza.
C'è però un tema su cui davvero il decreto-legge in esame semplifica il lavoro: semplifica il lavoro delle mafie. Lo voglio dire con grande chiarezza e non facendo una battuta, e cercherò di dimostrarlo. Dopo aver alzato a 150.000 euro il limite al di sotto del quale non c'è più bisogno di fare gare ma si possono assegnare appalti di opere e servizi con l'affidamento diretto, ci avevano spiegato che, con il decreto in esame, avrebbero corretto tale previsione e avrebbero specificato che si trattava di una norma a tempo e che essa sarebbe stata in vigore solo per i finanziamenti dell'ultima legge di bilancio diretti ai piccoli e medi Comuni per consentire loro di velocizzare quegli appalti; nulla di tutto questo è stato fatto. Si è fatto dunque un regalo, non c'è traccia delle cose che avevate detto sarebbero state introdotte, e viene confermato che al di sotto dei 150.000 euro gli appalti di opere e servizi saranno dati con affidamento diretto. Lo voglio dire perché si parla del 90 per cento degli appalti che vengono affidati dalla pubblica amministrazione e dai Comuni. Avete approvato il disegno di legge spazzacorrotti, ma oggi create le condizioni per aumentare la discrezionalità e diminuire la trasparenza nell'affidamento degli appalti. Si torna dunque al passato, quando gli affidamenti diretti consentivano tanta corruttela e alle mafie di mettere le mani su tanti appalti.
Avete voluto mettere mano alla legge sul voto di scambio, oltre ad aver approvato lo spazzacorrotti, spiegando che tale normativa andava assolutamente modificata. Secondo noi non è così, perché si tratta di una legge chiara, che punisce il voto di scambio, ovvero voti in cambio di favori. Avete voluto dimostrare che su questo bisogna fare "il più uno" e ora consentite, con la norma citata, di sgombrare la strada a chi, in cambio di voti, potrà ottenere appalti. Gran parte degli scioglimenti dei Consigli comunali sono avvenuti per questo, perché, con gli affidamenti diretti, i sindaci, in cambio di voti, consentivano alle mafie e ai corrotti di avere quello che volevano.
Ebbene, questo è il punto, ma non c'è solo questo. Anche l'abolizione del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI), senza che sia previsto un altro strumento di tracciabilità per i rifiuti, costituisce un errore grave. So bene che si tratta di un sistema che non funziona o che funziona male e so bene che esso crea oneri burocratici eccessivi. Nel momento però in cui tutte le procure e la stessa cronaca - basta vedere il numero degli incendi - ci spiegano che quella del traffico illegale e clandestino dei rifiuti è una delle questioni fondamentali su cui si la mafia si sta impegnando (Applausi dal Gruppo PD), togliere l'unico strumento di tracciabilità dei percorsi, della filiera e del traffico dei rifiuti, senza sostituirlo con un altro, è un errore grave. Anche questa è certamente una semplificazione. Si interviene su una misura che certo non funziona bene, ma toglierla senza prevedere altre misure di tracciabilità è gravissimo e lo voglio ripetere.
Alcuni colleghi presenti in quest'Aula hanno festeggiato in piazza l'approvazione del "mitico" provvedimento spazzacorrotti, celebrando un provvedimento per noi inutile, che però era diventato simbolico. Con questi due provvedimenti, oggi, concretamente, nel merito, festeggiano le mafie. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, io parlerei dell'articolo 9, quello che tratta i temi della sanità, sempre che non rientri nei 40 emendamenti che voi vi accingete a cassare, nel qual caso avremo fatto un minimo di esercizio dialettico. Parliamo però di argomenti che comunque stanno in campo in modo pressante. È stimata una deadline al 2025, dove autorevoli fonti parlano della mancanza di circa 15.000 medici per effetto di una sorta di tempesta perfetta che mette insieme numerose cause, tutte comunque che contribuiscono a creare un potenziale gigantesco pericolo per il nostro Servizio sanitario nazionale, che proprio quest'anno celebra i suoi quarant'anni, tra pregi e difetti.
L'articolo 9 del decreto semplificazioni tratta questa materia altamente complessa in modo tale - per rimanere in termini medico-sanitari - da curare sintomi ma non la causa, il malessere di fondo. Viene aperta all'esercizio della professione medica una sorta di deregulation che risponde certamente, a modo suo, a l'esigenza reale di garantire i numeri al Servizio sanitario nazionale, ma che crea dei problemi enormi in termini di competenze e di tranquillità dell'utente del Servizio stesso. Provate, colleghi, a immaginare un vostro accesso al pronto soccorso di un ospedale - può accadere ogni giorno a tutti noi - e di trovarvi di fronte un medico non specializzato. L'accesso al pronto soccorso è uno dei momenti maggiormente critici nella vita di ognuno di noi, perché si denuncia un malessere e molto spesso non si ha una diagnosi precisa. Provate a pensare alla necessità di diagnosticare nei tempi utili, e cioè azzerando la latenza, un infarto: è evidente il bisogno di avere più medici dell'emergenza-urgenza e certamente aprire questa professione a medici non specializzati nell'emergenza è una vicenda che crea non poche perplessità, anzi desta una sincera preoccupazione.
Oltretutto, tutta questa partita è gravata da una malinterpretazione: il problema della disponibilità di specializzati fa riferimento alla necessità di ampliare i numeri delle scuole di specializzazione. Aprire una materia così delicata a persone non specializzate dovrebbe, quantomeno, imporre l'obbligo che esse ottengano una specializzazione. Sarebbe anche possibile fare ciò a costo zero, visto che quelle persone, comunque, sarebbero pagate dal Servizio sanitario nazionale e dovrebbero essere obbligatoriamente inserite, magari in soprannumero, nei corsi di specializzazione specifica, ma questo passaggio non è previsto. Questa non è, colleghi, una questione di lana caprina tecnica: stiamo parlando di vita concreta e di pericolo concreto per la vita dei nostri concittadini.
È una materia enorme, gigantesca, che viene trattata per spunti. Io spero che questo sia solo un primo passo, nel senso che si cura con l'aspirina una grave malattia in attesa di individuare, magari, la terapia antibiotica giusta - uso sempre termini utili allo scopo - ma questo non c'è nel testo. Non c'è una promessa di provvedere con un provvedimento di sistema a colmare le lacune dei medici, a spazzare via la follia del numero chiuso, aprendo magari a un rapporto virtuoso col privato, rispondendo alla necessità di aumentare i posti delle scuole di specializzazione. Non vi è niente di tutto questo. Il provvedimento in esame è un insieme di norme che sono - ripeto - opinabili e non anticipa niente di concreto. Credo e spero che il Parlamento riesca a intervenire - faccio appello ai colleghi, anche a quelli della Commissione sanità - nella sua autonomia nei prossimi giorni, andando a colmare un problema che di per sé, da solo, è in grado di far saltare il Sistema sanitario nazionale. (Applausi dal Gruppo FdI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà.
PEPE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, innanzi tutto, dopo le legittime rimostranze che le opposizioni hanno mosso in quest'Aula in occasione dell'approvazione della legge di bilancio, all'inizio del mio intervento vorrei dare atto che nell'esame del provvedimento in discorso tutti i passaggi parlamentari sono stati ampiamente rispettati, come le prerogative di tutti i senatori, prima in Commissione e ora anche in Aula.
È giusto quindi che se ne dia atto, anche alla luce dell'immane e difficoltoso lavoro che le Commissioni hanno svolto, per il quale voglio ringraziare i due presidenti Coltorti e Borghesi e anche la relatrice Pirovano, che hanno consentito di accogliere le istanze di tutti i senatori, esaminandole e dandovi apposita risposta. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e del senatore Lanzi).
Allo stesso tempo, per quell'onestà intellettuale che non manca a nessuno dei presenti, è giusto anche dire che, se questo decreto-legge diventerà un omnibus - o ha rischiato di farlo - è per volontà di tutti noi, della maggioranza, ma anche dell'opposizione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Lanzi). Quest'ultima infatti non ha esitato - legittimamente - a presentare una serie di innumerevoli emendamenti, che, nella gran parte dei casi, non avevano nulla a che vedere con il nucleo originario del decreto-legge in esame. Quando si discute di una questione pregiudiziale - giustamente è stata bocciata - che guarda non soltanto alla fondatezza della decretazione d'urgenza, ma anche alla coerenza nello sviluppo del lavoro parlamentare rispetto al decreto-legge partorito dal Governo, invito le opposizioni a fare chiarezza al loro interno. Infatti, se prima presentano un numero consistente di emendamenti, poi non possono proporre una questione pregiudiziale, anche perché il decreto-legge si sta snaturando rispetto alla previsione originaria. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Vi è un'altra questione ancora sulla quale vorrei riflettere un attimo: le discussioni - e non le liti - che hanno avuto luogo all'interno della maggioranza sono state incentrate su questioni importanti per il Paese, che riguardano lo sviluppo e la tutela della salute, dell'ambiente e anche dei livelli occupazionali. Si è trattato di discussioni di merito e, se non le affronta la politica, non vedo chi debba farlo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Lanzi).
Mi rendo conto che in passato le discussioni in politica erano incentrate sulle poltrone, sui presidenti dei consigli di amministrazione o sugli amministratori delegati. Quando si parla di trivelle, però - per esemplificare - è vero che si sono confrontati punti di vista diversi - non scopriamo l'acqua calda - ma è altresì vero che, partendo da una prospettiva condivisa, ossia la transizione energetica, abbiamo parlato anche della possibilità di utilizzare e sfruttare un'occasione che madre natura può darci in Italia e non possiamo assolutamente sciupare. Diciamo sì a questa fase di transizione, ma in maniera razionale, con buonsenso e senza mettere in difficoltà tanto i nostri industriali quanto i nostri lavoratori. Mi perdonerete se su questo non accettiamo lezioni - non possiamo farlo - da parte di chi ha fatto trivellare il nostro Paese in mare e in terraferma calpestando tanto la salute dei cittadini quanto l'ambiente dei nostri territori. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).
Si tratta di un equilibrio che è stato raggiunto tra due forze di maggioranza, due forze politiche che hanno messo al centro buon senso, senso di responsabilità, ma anche coerenza. Un altro aspetto che sfugge in questo dibattito, infatti, è che il decreto semplificazioni è coerente rispetto a quanto fin qui il Governo e la maggioranza hanno fatto: si cerca di ridurre la burocrazia e le spese e si cerca di sostenere soprattutto i più piccoli o, meglio, chi è in sofferenza e in difficoltà.
Non voglio elencare una serie di provvedimenti che sono stati varati con la finanziaria. Ma, quando con il decreto semplificazioni si tende una mano alle piccole e medie imprese vittima dell'inefficienza della pubblica amministrazione, le quali per andare avanti e pagare gli stipendi hanno dovuto contrarre un mutuo, questo è un punto di buon senso; è un punto di coerenza rispetto ai provvedimenti che fin qui abbiamo adottato, che richiede sicuramente la decretazione d'urgenza. Quando si mette mano al mercato del lavoro e si toglie un altro pezzo del Jobs Act, che tanta sfortuna ha dato all'Italia e ai lavoratori italiani; quando si elimina il libro unico del lavoro, perché inutile e costoso, questo è un passaggio di buon senso; ed è un passaggio di buon senso anche coerente, perché va nella direzione del decreto dignità. Solo chi è in malafede non può vedere i numeri che il Veneto ha registrato, dimostrando che sono aumentati di gran lunga i posti di lavoro a tempo indeterminato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Così come è in malafede chi non vede la consequenzialità - per esempio - tra la quota 100 e le 127 stabilizzazioni che farà la Piaggio prossimamente a Pontedera.
Le visioni quali sono? Da una parte ci sono lo snellimento e la stabilità; dall'altra parte ci sono la burocrazia e la precarietà. Spesso per tanto tempo, per troppo tempo, la burocrazia, e quindi l'appesantimento dei vari gangli del potere, e la precarietà sono state fonti di consenso elettorale. Quell'epoca ora è terminata, perché vogliamo sostituire alla burocrazia e alla precarietà la libertà e la stabilità.
Nel decreto semplificazioni si parla anche di edilizia carceraria: si cerca di accelerare la costruzione di nuove carceri e di fare manutenzione straordinaria su quelle esistenti, dando competenze dirette al Ministero della giustizia, in modo particolare al DAP. Merita decretazione d'urgenza un provvedimento che guarda alla dignità, perché combatte il sovraffollamento carcerario, dando appunto dignità tanto ai carcerati, quanto alla Polizia penitenziaria che lavora in queste carceri?
C'è poi un'altra questione, che riguarda la riduzione delle soglie per gli affidamenti diretti. Io ritengo che la posizione presa dalle opposizioni sia assolutamente abnorme, illogica e non coerente con la realtà, perché è evidente che si parte da presupposti diversi. Per noi c'è la presunzione in base alla quale tutti i sindaci e i loro responsabili sono persone per bene (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) e in grado di utilizzare questa norma non per fare gli sporchi interessi di qualche malvivente, ma per mettere in circolo economia e moneta per aiutare le imprese e offrire servizi ai propri cittadini. Evidentemente qualcuno è animato da malafede, ma non è così, anche perché la malavita (la criminalità organizzata e non solo) ha fatto le sue migliori fortune anche quando queste soglie erano di gran lunga più basse. È giusto che diciamo di cosa parliamo, però. Con 150.000 euro è consentito l'affidamento diretto con un'indagine di mercato fra tre ditte, laddove esistenti, per fare dei lavori. Con 350.000 euro si prevede la procedura negoziata, nell'ambito della quale deve essere fatta un'indagine di mercato tra almeno dieci ditte. Vogliamo bloccare l'economia perché ci sono paure, pretesti o pregiudizi? Noi vogliamo far prevalere il coraggio. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Non si combatte la malavita facendo delle regole che imbrigliano l'azione politica nella burocrazia. Si combatte la malavita, così come abbiamo voluto fare con lo "spazza corrotti", mettendo le persone giuste al posto giusto e garantendo che ci siano persone oneste, laddove qualcuno - capita anche questo - onesto non lo è.
Concludo, signor Presidente, dicendo che questa mattina ho appreso un'altra lezione: le attuali opposizioni non si sono disarmate del libro dei sogni che hanno dispensato agli italiani, sia quando erano al Governo, sia oggi che sono all'opposizione. Noi non vogliamo sicuramente frustrare la loro voglia di cullarlo, coccolarlo e tenerlo, ma sicuramente vogliamo sostituire a questo la nostra azione concreta, perché anche da qui passa il cambiamento della maggioranza e del Governo, sostituendo alle illusioni che per tanto tempo sono state disseminate in Italia dei fatti concreti affinché il Paese possa finalmente rialzarsi.
Il provvedimento in esame è un altro tassello che va in questa direzione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni.).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti della Scuola primaria "Nuova direzione didattica Vasto", in provincia di Chieti, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 989 (ore 12,52)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Campagna. Ne ha facoltà.
CAMPAGNA (M5S). Signor Presidente, colleghi, signor rappresentante del Governo, il decreto-legge che stiamo esaminando prevede una serie di interventi mirati alla semplificazione e al sostegno di importanti settori della vita dei cittadini, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni; un provvedimento che mostra, nella generalità della sua struttura, il decisivo cambio di passo e di velocità che il Governo e la maggioranza intendono sostenere per favorire la crescita della nostra società.
Voglio soffermarmi anch'io, in particolare, sull'importanza della disposizione normativa introdotta dall'articolo 1, per gli effetti positivi e tangibili che avrà sulla vita di tantissime persone, e soprattutto su quella parte sana e produttiva del Paese, vale a dire le decine di migliaia di piccole e medie imprese italiane. Infatti, l'articolo 1 del provvedimento in esame, attraverso l'istituzione di una sezione speciale del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, sosterrà tutte le piccole e medie imprese creditrici delle pubbliche amministrazioni che, a causa dei ritardi nei pagamenti dei crediti da esse vantati, abbiano incontrato difficoltà nella restituzione di finanziamenti precedentemente contratti con banche o intermediari finanziari vigilati.
La sezione speciale del Fondo interviene rilasciando una garanzia al soggetto (banca o intermediario finanziario) che ha erogato il prestito che l'impresa ha difficoltà a restituire. Si tratta, in sostanza, di un sostegno pubblico accessibile alle imprese che dimostrano l'esistenza di un credito nei confronti delle pubbliche amministrazioni e la difficoltà o impossibilità di restituzione di un precedente finanziamento. È un intervento assolutamente necessario in tempi in cui la vita dell'imprenditore è una sfida continua. Chi oggi mette su un'azienda sa bene che cosa significano la fatica, la passione, i sacrifici. Si è costantemente messi alla prova da situazioni complicate, che portano paure e preoccupazioni. C'è la paura di non riuscire ad arrivare ad un fatturato soddisfacente o di non riuscire a recuperare in tempo i propri crediti per rispettare le strette scadenze delle rate di finanziamenti contratti per poter mantenere l'attività, la propria famiglia e la famiglia dei propri dipendenti: la paura, insomma, di fallire, di perdere qualcosa o addirittura di perdere tutto.
Per decenni la cronaca ci ha raccontato storie scandalose di imprenditori disperati costretti a prendere atto del fallimento del proprio lavoro, della propria impresa intesa come progetto che tiene insieme reddito e senso di vita. Sono storie di cittadini che rappresentano la vita imprenditoriale del nostro Paese, abbandonati a se stessi da una politica che per troppo tempo è rimasta sorda alle richieste di sostegno e al rispetto delle regole. (Applausi dal Gruppo M5S).
Tutti conosciamo la triste storia di Sergio Bramini, imprenditore fallito e sfrattato da casa, nonostante vantasse crediti nei confronti dello Stato per oltre 4 milioni di euro. Il MoVimento 5 Stelle e il ministro Di Maio hanno fortemente voluto la nomina di Bramini, che rappresenta il simbolo degli eroi italiani che si battono ogni giorno per la sopravvivenza della propria attività, come consulente del Ministero dello sviluppo economico per lanciare subito un messaggio di speranza, ma soprattutto per trovare soluzioni concrete per tanti, troppi cittadini che versano nelle stesse assurde condizioni.
Oggi lo Stato intende farsi carico delle proprie responsabilità, rispondendo finalmente al grido di aiuto di quanti vivono le difficoltà economiche come un cappio al collo che stringe fino a portare alla disperazione e alla depressione, quando non addirittura, purtroppo, al compimento di gesti estremi. Con questo intervento di garanzia, lo Stato lancia un salvagente ai piccoli imprenditori per evitare che i creditori intacchino il loro patrimonio personale, consentendo di riuscire a salvare i propri beni oltre che la propria azienda; una misura, peraltro, premiante delle imprese sane e con prospettive di sviluppo in quanto la concessione della garanzia è condizionata alla sottoscrizione di un piano di rientro del debito tra banca e impresa beneficiaria che procedono a una rinegoziazione del precedente finanziamento, soprattutto relativamente alla sua durata. In questo modo, l'Italia entra di diritto nel novero dei Paesi più moderni in tema di sostegno alle imprese.
Concludo il primo intervento che mi onoro di tenere in quest'Aula manifestando la mia assoluta convinzione e la mia più grande soddisfazione nel sostenere questo provvedimento che affronta con coraggio e determinazione i problemi che una pessima politica ha creato alla parte migliore e produttiva del nostro Paese. Per questo dico: mai più falliti per colpa dello Stato! (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Naturale. Ne ha facoltà.
NATURALE (M5S). Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, la forza del nostro Paese è rappresentata dall'agroalimentare, dall'artigianato e dalle piccole e medie imprese. Compito ineludibile del Governo è migliorare il prestigio di tali peculiarità in modo da rendere l'Italia modello internazionale più di quanto non gli sia già riconosciuto. Agevolare la creatività, il gusto, la ricercatezza delle nostre produzioni è fondamentale per continuare sulla strada del primato. Il prestigio del nostro saper fare si accresce instaurando un continuo scambio di informazioni tra gli operatori dei settori e chi opera nelle istituzioni per stare al passo con i tempi, se non precorrerli, puntando all'innovazione combinata alla sostenibilità.
La direttrice richiesta per dare sollievo ai diversi settori è la semplificazione delle normative e quindi, anche in agricoltura, è necessario porre attenzione e dare la giusta importanza a un settore primario per eccellenza e prestigio. L'agricoltura si sta rivelando un ramo della nostra economia di interesse crescente, soprattutto per i giovani con grado di istruzione alta, nonostante una serie di problematiche legate ai rischi di scarsa redditività, agli intralci burocratici e alla poca attenzione in sede europea, oltre all'ormai annoso dominio della distribuzione sulla produzione. Ma noi siamo qui, con il massimo impegno, per riequilibrare il settore, riconoscere agli agricoltori la giusta ricompensa per il lavoro svolto, mantenendo la consapevolezza sui pesanti e imprevedibili rischi a cui sono frequentemente soggetti, tra cui quelli climatici. Non è più trascurabile infatti la gestione del rischio delle avversità naturali in quanto queste si stanno estremizzando, procurando danni insostenibili per le aziende.
Indispensabile è una più proficua ed efficace collaborazione fra Stato e Regioni nei rispettivi piani di sviluppo rurale, mantenendo ben delineate e tipiche le produzioni legate al territorio.
Pur nella scia di una favorevole rinascita, ancora tanto lavoro ci aspetta, sia per quanto di nostra competenza sia in sede europea, in vista anche della programmazione PAC 2021-2027. È opportuno, quindi, un piano strategico nazionale in agricoltura da far pesare in sede comunitaria, che abbia come principale obiettivo una maggiore redditività per gli agricoltori, una maggiore coesione nel mondo agricolo e cooperazione fra piccole imprese.
Nel decreto-legge semplificazioni poniamo i primi mattoni per andare incontro alle istanze degli operatori del settore agricolo. Di certo continueremo a confrontarci con tutti affinché non si smorzi la vitalità in atto, senza reprimere la qualità degli adempimenti a tutela di lavoratori e consumatori.
Si vuole introdurre l'eliminazione di ripetitive compilazioni di documenti fra i vari uffici dando la possibilità di scambiarsi i dati; semplificazione nei rapporti di lavoro per tempi brevi, sia per accertamenti sanitari che per i pagamenti. Si vuol facilitare il riconoscimento della qualifica di agricoltore laddove vi siano una reale attività prestata e la passione per la coltivazione della terra. Da non trascurare é la premialità per aziende virtuose, in tema di retta applicazione delle norme e in termini di innovazione nell'accoppiata produttività e sostenibilità.
Si vuole favorire il rafforzamento degli strumenti di organizzazione delle OP per controbilanciare il potere dominante della distribuzione nella filiera agroalimentare; promuovere un più facile accesso al credito per le imprese agricole a minor interesse.
In termini di trasparenza bisogna adoperarsi inderogabilmente sull'obbligatorietà dell'indicazione dell'origine delle materie prime sulle etichette dei prodotti in vendita, in ogni sede; per una più rapida diffusione su larga scala di piattaforme digitali che vadano incontro alla semplificazione, unanimemente richiesta, e al minor consumo di carta, insieme all'installazione di reti di comunicazione ad alta velocità, oltre a una gestione più efficace che imponga un'accelerazione nel programma europeo dell'agenda digitale. Questi rappresentano solo alcuni punti che l'agricoltura nostrana dovrà affrontare nel futuro prossimo affinché diventi un comparto solido e competitivo.
Nel panorama economico italiano è d'obbligo prestare attenzione all'agricoltura, settore basilare, anche se non rappresenta la voce più importante del prodotto interno lordo. Bisogna che si mettano in campo le migliori energie per far crescere un comparto primario che il mondo apprezza. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà.
RAUTI (FdI). Signor Presidente, non voglio ripetere quanto già detto in quest'Aula questa mattina e che ormai è di evidenza plastica.
Nel gran bazar del decreto-legge semplificazioni c'è una norma - mi permetto di definirla discriminatoria e illegittima - sulla quale voglio attirare l'attenzione dei superstiti di questa Assemblea che seguono la discussione generale. Soprattutto voglio attirare l'attenzione sia della maggioranza che dell'opposizione anche in considerazione di quanto detto questa mattina rispetto al dubbio da parte del Quirinale se firmare o meno un decreto-legge che prevede troppe norme, anche disomogenee, la qual cosa costringerà la maggioranza a tagliare alcune delle oltre 80 norme in eccesso. Caldamente, allora, voglio suggerire - a chi deve apportare i tagli e deve sfoltire per semplificare - di porre la forbice proprio sull'emendamento 11.17 ex testo 2, ora testo 3. Mi spiego per chi non ha seguito i lavori di Commissione.
Stiamo discutendo in Assemblea il decreto-legge semplificazioni, sul cui nome di battesimo abbiamo già ironizzato - perdonateci - che reca disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e la pubblica amministrazione.
Perché dico che è contenuto un elemento discriminatorio in questo decreto? Lo dico perché - e su questo attiro la vostra attenzione - c'è una vicenda relativa allo scorrimento delle graduatorie delle prove scritte del concorso per il reclutamento di 893 allievi agenti della Polizia di Stato (successivamente elevati al numero di 1.182), ossia la graduatoria dei cosiddetti civili.
Qual è il contesto? Il Governo sta valutando di assumere 1.851 nuovi agenti di Polizia. Benissimo, ma non è questo il punto. C'è un «ma»: a sorpresa viene presentato un emendamento in base al quale verranno chiamati a svolgere le successive prove del concorso solo coloro che non abbiano compiuto i ventisei anni di età e siano in possesso di un diploma di scuola superiore. Quali sono la discriminazione e l'illegittimità? Il bando di concorso e, quindi, quanto contenuto allora nel bando - prevedeva che potessero partecipare al concorso coloro che non avevano superato i trent'anni (non i ventisei anni) prima del termine delle iscrizioni, e avevano conseguito la licenza media come titolo di studio.
In forza dell'emendamento sul quale voglio attirare l'attenzione di tutti, migliaia di aspiranti poliziotti saranno - permettetemi il termine - buttati fuori dal concorso in virtù di una regola che viene creata e inserita successivamente al concorso. Gli aspiranti poliziotti in questione, che peraltro in questi giorni hanno cercato di denunciare anche attraverso le forme sindacali l'aberrante situazione, sono stati pregiudicati anche in passato - lo voglio dire - sempre a causa di un criterio, non previsto neanche questo dal bando, e non vennero convocati a sostenere le prove fisiche perché l'amministrazione ne chiamò soltanto una piccola parte.
Ma - come si dice - torniamo a bomba. Non si cambiano le regole del gioco in corso d'opera (Applausi dal Gruppo FdI), quando c'è stato un bando e si è svolto parzialmente un concorso. L'effetto discriminatorio che l'emendamento in questione produce è che si penalizzano i giovani e meritevoli candidati che hanno già acquisito l'idoneità. Il contesto è che noi abbiamo una graduatoria già approvata e un emendamento che la sovverte, rischiando - lo ripeto, perché sono non numeri, ma persone e famiglie - di lasciare per strada 14.000 persone, in un campo, come quello della sicurezza, che credo che sia cuore non soltanto a una parte della maggioranza e del Governo, ma all'intero Paese e sicuramente è molto a cuore di Fratelli d'Italia.
Questa è la storia assurda del bando di 148 allievi di Polizia, chiuso - lo voglio ribadire - a maggio 2018, con un elenco di idonei non vincitori che puntavano a questo scorrimento, ma che, in virtù di questo emendamento, non lo potranno godere a loro favore.
Intanto è una norma discriminatoria rispetto al bando, che va inoltre a incidere veramente in modo negativo su migliaia di idonei non vincitori rimasti in ballo, che puntavano allo scorrimento della graduatoria.
Questo emendamento introduce nuovi criteri che di fatto eliminano buona parte degli aspiranti, ovvero tutti coloro che hanno un'età non superiore a ventisei anni compiuti. Si tratta di persone che verranno scavalcate da altre persone che hanno ottenuto punteggi più bassi soltanto per una questione anagrafica.
Mi chiedo e vi chiedo se un emendamento respinto in Commissione affari costituzionali, poi ripresentato, ritirato e modificato (ma in realtà non modificato affatto), non sia un emendamento evidentemente della discordia con princìpi discriminatori e di illegittimità.
Avrei altre cose da aggiungere, ma credo di essere stata chiara nel principio. Visto che dovete sfoltire, vi invito a fare un'operazione di giustizia e tagliate questo emendamento. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Berardi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bonis. Ne ha facoltà.
DE BONIS (Misto). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, il decreto-legge n. 135, al contrario di quanto accaduto per la legge di bilancio, è stato esaminato nelle Commissioni riunite 1a e 8a, anche se le sedute sono state ripetutamente sconvocate, e reca, almeno nell'intento del testo originario e da quanto si evince dalla relazione introduttiva, disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione, volte a superare situazioni di grave difficoltà nelle dinamiche dei rapporti di mercato con la pubblica amministrazione.
Si doveva dare un taglio alla burocrazia e facilitare la vita ai cittadini e alle imprese, ma nel lungo percorso al Senato il decreto, di fatto, si è trasformato in un testo omnibus, arricchito di svariate norme, che vanno dalla riduzione dell'IRES per le no profit, ai 10 milioni per le famiglie delle vittime di Rigopiano; dagli NCC all'obbligo di distruzione degli ulivi affetti da Xylella, sino all'etichettatura. Ad allungare i tempi, c'è stato soprattutto il tema delle trivelle, che ha fatto procedere a singhiozzo i lavori delle Commissioni, e sul quale poi è stato trovato un accordo che lascia un po' perplessi gli ambientalisti italiani.
Ho presentato alcuni emendamenti che nelle Commissioni riunite purtroppo sono stati respinti. Avevo proposto una moratoria per le aziende agricole, anche nei precedenti provvedimenti, con una sospensione di ventiquattro mesi dei debiti delle imprese agricole, degli agricoltori, degli allevatori e dei pescatori in difficoltà. In caso di beneficio, gli stessi avrebbero potuto rateizzare i debiti fino a settantadue mesi. Questa misura, sin dalla manovra di bilancio, è stata però dichiarata improponibile, nonostante l'articolo 1 del decreto-legge istituisca, nell'ambito del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, una sezione speciale dedicata a interventi di garanzia in favore delle PMI.
Un altro mio emendamento in materia ambientale, sempre respinto, prevedeva l'abrogazione dell'articolo 41 del decreto Genova sui fanghi di depurazione.
Le mie maggiori perplessità sulla novella approvata sono legate ai rapporti con la Carta costituzionale: in attesa di una revisione organica della normativa di settore - come aveva promesso anche il ministro Costa - occorre prestare attenzione affinché questa materia non impatti negativamente sul diritto alla salute tutelato dall'articolo 32 della Costituzione. Il bene della vita e dell'ambiente meritano tutela e l'enorme aumento di limiti che abbiamo visto tenta di pregiudicare questi obiettivi. Del resto, anche l'Unione europea con le sue direttive ci invita alla prudenza e a una disciplina nell'utilizzo dei fanghi tesa a evitare effetti nocivi al suolo.
Ho anche presentato alcuni ordini del giorno in materia di moratoria antiriciclaggio e trivellazione, anch'essi non considerati. La moratoria sulle trivellazioni, infatti, non precisa che saranno autorizzate 15 nuove rivelazioni, di cui 4 in mare e 11 su terraferma. La norma, infatti, salva dalla moratoria le istanze di concessione già in essere alla data di entrata in vigore della legge e anche le concessioni in scadenza verranno automaticamente rinnovate senza controllo, comprese quelle della Val d'Agri, in Basilicata, in scadenza il 31 ottobre 2019.
Sull'eolico vorrei dire che il senatore Pepe poteva fermare lo scempio in Basilicata, ma non l'ha fatto. Non ha impugnato la VIA che la Regione Basilicata aveva proposto attraverso una delibera, dimostrando così di essere più interessato al ristoro finanziario che alla tutela del nostro territorio.
Ho accolto con favore, riguardo al comma 7, l'emendamento dei relatori sulla xylella, ma anche su questo tema ho presentato un emendamento sia in Commissione che in Aula. In questo decreto-legge si vogliono introdurre disposizioni per far fronte alla xylella e si vogliono deliberatamente autorizzare gli abbattimenti di alberi con una norma che addirittura introduce il carcere per chi si rifiuta di tagliare le piante; una violazione al diritto della proprietà privata e al nostro paesaggio che è tutelato dalla Costituzione. Lo stesso emendamento dei relatori ha previsto che questa norma di punibilità sia concepita in modo molto discrezionale.
Giovedì faremo una conferenza stampa sul tema, perché lo stesso impianto normativo dovrebbe essere meglio implementato.
Concludo dicendo che, in merito all'articolo relativo alla etichettatura, sarebbe stato opportuno, come chiedono i consumatori, inserire una norma che prevedesse anche l'indicazione dei residui tossicologici e non solo l'origine della materia prima. Mi riservo, su questo punto, di presentare una modifica nel primo provvedimento utile.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà.
VALLARDI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi senatori, stiamo parlando di un provvedimento, quello sulla semplificazione, al quale ho sentito rivolgere diverse critiche. Tuttavia, in primis, desidero ringraziare le due Commissioni competenti e i relatori in Assemblea, perché avendone seguito l'iter, come tanti altri colleghi, ho visto il grande lavoro che si è fatto su questo provvedimento, nel quale si è cercato di inserire tutto ciò che era possibile, per dare risposte su tantissimi temi che sono all'ordine del giorno in questo periodo.
Per quanto riguarda i temi di competenza della Commissione agricoltura di cui faccio parte, ve ne erano molti all'interno di questo provvedimento; alcuni sono stati affrontati in Commissione, ma vorrei concentrarmi principalmente su due. Il senatore De Bonis è intervenuto su un tema molto importante, di cui abbiamo discusso in Commissione, la Xylella, che sta devastando alcune Regioni del Sud Italia, in principal modo la Regione Puglia. So che il ministro Centinaio sta lavorando e ha pronto un decreto, che molto probabilmente arriverà tardi, non certo per colpa del Ministro dell'agricoltura, ma per colpa di chi, negli anni passati, non ha voluto affrontare questa tematica. Oggi si è giunti alla stesura di un decreto che arriverà - da quanto ci è dato sapere - a giorni e che affronterà (spero e sono convinto radicalmente) il tema dell'avanzata di questo flagello per l'olivicoltura del nostro Paese.
Un altro emendamento importantissimo che tenevo a portare in discussione in quest'Aula e per il quale esprimo un ringraziamento, perché molto probabilmente avrà un'approvazione unanime, da parte di tutti, è quello relativo all'etichettatura dei prodotti alimentari nel nostro Paese. Sul tema stiamo lavorando ormai dal 2011 e io ho depositato un disegno di legge quando ancora era ministro Zaia e cercavamo di fare i primi passi verso l'identità dei prodotti alimentari che arrivano sugli scaffali dei cittadini. Da quel periodo ad oggi sono passati tanti anni e tanti Governi e nessuno è mai riuscito a risolvere il problema, oggi, molto probabilmente, riusciremo finalmente a dare una svolta verso la qualità, la trasparenza, la genuinità dei prodotti che arrivano sugli scaffali e sulle tavole dei nostri consumatori.
Qualcuno obietta che sia un provvedimento facile. Non credo fosse tanto facile ottenerlo, perché, come sappiamo benissimo, sono passati i Governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni Silveri e non si è riusciti a ottenere assolutamente nulla su questo tema. Ricordo - lo dico senza polemica - quando il ministro Martina diceva che finalmente eravamo riusciti ad avere l'etichettatura sui prodotti: sì, ma che tipo di etichettatura avevamo fino ad oggi? Avevamo una etichettatura che faceva si, ad esempio, che il pomodoro che arrivava dalla Cina, una volta trasformato in questo Paese, diventasse, da pomodoro cinese, pomodoro prodotto in Italia. Quindi la massaia italiana, la signora Maria di turno, pensava di mangiare pomodoro italiano e invece mangiava cinese. Con il provvedimento in esame, invece, avremo finalmente la massima trasparenza e garantiremo l'identità dei nostri prodotti sulle tavole dei nostri cittadini. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Di questo dobbiamo essere orgogliosi, perché alla fine la qualità e la trasparenza si trasformeranno in una realtà anche reddituale, dando dignità alle risorse e al lavoro dei nostri bravi agricoltori. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Richetti. Ne ha facoltà.
RICHETTI (PD). Signor Presidente, ringrazio lei e per suo tramite ringrazio i colleghi che vorranno ascoltare questa considerazione in discussione generale, perché siamo ancora in tempo per compiere un'azione comune che impedisca un fatto gravissimo che rischia di consumarsi nei prossimi minuti. Mi riferisco al cambio in corsa dei requisiti con cui andiamo ad attingere alle graduatorie per i concorsi nella Polizia di Stato, cui tema quindi che non credo riguardi le parti politiche.
Accade che migliaia di ragazzi ci stanno scrivendo circa il fatto di essere in una graduatoria valida, figlia di un bando di concorso che prevedeva dei requisiti e che, dopo l'espletamento delle prove, ha dato vita a una graduatoria in vigore rispetto alla quale noi diciamo che andremo ad attingere cambiando i requisiti per l'assunzione. Credo si presenti un tema non solo di presente incostituzionalità, ma anche di illegittimità. Il contenuto dei messaggi, colleghi, è del seguente tenore: senatori della Repubblica, ma che colpa ho io? Quella di avere compiuto 27, 28 o 29 anni? Questo perché modifichiamo un bando in corso che prevedeva il requisito di non superare i 30 anni di età, dicendo che prendiamo solo chi ha meno di 26 anni. Il collega della Lega, intervenuto poc'anzi, ha detto che questo cambiamento lo abbiamo disposto noi nella scorsa legislatura, ma è troppo grave ciò che sta accadendo per giochicchiare alle responsabilità: nella scorsa legislatura, come lei ricorderà, Presidente, abbiamo approvato un provvedimento che riguarda i requisiti dei bandi che andremo a porre in essere da oggi in avanti, ma quello cui faccio riferimento è un bando aperto, è una graduatoria valida. Ebbene, sono così rispettoso di quest'Assemblea, anche quando sento cose lontane anni luce alla realtà, che vorrei unirmi all'appello del collega Paragone per dire: meno attenti alle sofferenze bancarie e più attenti alle sofferenze di quei giovani che stanno aspettando una possibilità, quella di servire lo Stato! (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Vitali). Non hanno il diritto di diventare poliziotti, ma hanno il diritto di provarci e glielo ha dato un bando pubblico.
Signor Presidente, rivolgo un appello anche a lei direttamente, perché ci sia la capacità, anche in queste ore, di impedire un atto illegittimo. Sono convinto che non ci sia considerazione, al di là delle divisioni e delle differenti appartenenze politiche, che possa far ritenere legittima questa scelta. I requisiti potranno cambiare a partire dai bandi che faremo da qui in avanti, ma a bando aperto, a una persona che è in una graduatoria e ha il diritto di essere chiamata nello scorrimento perché ha un titolo di studio previsto dal bando, diciamo che non basta più? Lo faremo nei prossimi bandi. Altrimenti, signor Presidente, il rischio che corriamo è che avviciniamo all'idea della polizia e, dei servitori dello Stato indossando qualche divisa, in maniera secondo me discutibile, ma allontaniamo questa idea da quei ragazzi che avevano un solo intento, un solo sogno, una sola ambizione: quella di poter concorrere ad armi pari a diventare servitori dello Stato. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà.
DE BERTOLDI (FdI). Signor Presidente, colleghi, questa mattina mi sono svegliato in una Trento imbiancata e per noi trentini, che aspettavamo la neve, è certamente un motivo di soddisfazione. Quel bianco mi aveva anche portato a cercare di riflettere sull'intervento che avrei dovuto fare questa mattina, per essere il più possibile positivo, ottimista e costruttivo. Ho cercato quindi di coniugare la mia sensazione mattutina, determinata dal clima atmosferico che ho trovato nella mia città quando mi sono svegliato, con i nostri lavori parlamentari. Nonostante la mia buona volontà e, come ho detto, la mia buona disposizione, ho fatto davvero fatica e anzi non sono purtroppo riuscito a trovare degli elementi che mi permettessero di parlare con positività di questo ennesimo decreto-legge, che porta un nome, ma che in realtà non è altro che un decreto omnibus. So che i colleghi che mi hanno preceduto hanno già potuto intrattenersi su questi temi.
Signor Presidente, ricordo un mio intervento nel periodo prenatalizio, quando andammo a concludere l'esame della cosiddetta legge di bilancio, in modo poco onorevole per le Camere parlamentari. Pur criticando certi atteggiamenti anche di parte dell'opposizione, che non aveva avuto rispetto delle istituzioni, avevo fatto un appello a tutti indistintamente, rivolgendomi per primo a me stesso, affinché cercassimo, nelle nostre diverse posizioni e ideologie, di rispettare il più possibile i cittadini che ci hanno eletto e cioè di essere il più possibile coerenti con un programma di serietà, nel quale le istituzioni siano davvero rappresentate in modo corretto. La correttezza sta certamente nel rispettare il voto nelle Commissioni, nell'intervenire senza offendere nessuno, nel non fare gesti plateali, come sono stati fatti anche in quest'Aula, ma la correttezza sta anche, da parte di chi ha l'onere e l'onore di amministrare il Paese, nel rispettare i diritti dei parlamentari prima di tutto, cosa che raramente è accaduta, così come nell'essere coerenti nel momento in cui si emana un decreto-legge e si parla di semplificazioni. Cari amici della maggioranza, il cittadino si aspetta, da un "decreto semplificazioni", delle semplificazioni nella sua vita, nel suo agire nell'impresa e nella propria attività professionale. Ebbene, questo si aspettano i nostri elettori, gli elettori della destra che rappresentiamo, ma anche gli elettori della sinistra e del centro, di chi sta sopra e di chi sta sotto; tutti gli elettori che ci hanno portato qui, in Parlamento. Sfido chiunque a dirmi che saremo in grado di dimostrare ai cittadini che questo è un decreto semplificazioni.
Questo è un decreto-legge che non fa altro che cercare di trovare un accordo in una maggioranza instabile, che parte da posizioni spesso lontane dalla realtà, che è preoccupata dall'approssimarsi delle elezioni europee e quindi è preoccupata di non essere pienamente coerente con le promesse fatte incautamente - e io dico anche inconsciamente - agli elettori, promettendo loro di tutto e di più, e che oggi cerca dunque di raffazzonare un decreto-legge, nel quale "cacciare dentro" un po' di tutto. Nel provvedimento troviamo così un po' di ambientalismo esasperato, perché per bloccare la crescita e lo sviluppo, nell'ottica della decrescita felice, ovviamente bisogna andare verso l'ambientalismo esasperato, che è ben altro rispetto all'ambientalismo e alla tutela dell'ambiente. Bisogna poi continuare sulla strada delle ecotasse e sulla strada del no alle trivelle, del no allo sviluppo e del no TAV: in sostanza, bisogna continuare a non dare futuro e prospettive al Paese.
Signor Presidente, concludo il mio intervento con l'auspicio, che mi deriva dallo stato d'animo positivo che avevo questa mattina e che vorrei mantenere, che si cerchi, da parte di tutti, di andare in una direzione più coerente, non tanto con le promesse, quanto con quella serietà, quella coerenza e quelle regole che devono improntare i nostri lavori parlamentari. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà.
VITALI (FI-BP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, probabilmente non impegnerò tutti e dieci i minuti e non lo farò per una questione di economia procedurale, perché stiamo attendendo l'esito del giudizio di ammissibilità sugli emendamenti e probabilmente rischieremmo di discutere di questioni e di argomenti che, di qui a qualche minuto, saranno dichiarati inammissibili per estraneità di materia. Cercherò, quindi, di contenere il mio intervento sui punti di questo decreto-legge, tralasciando gran parte delle innovazioni che sono state introdotte, a mio modesto avviso anche inopportunamente, in corso di causa.
Devo cominciare con il dare una risposta al senatore Pepe, che nel suo intervento ha detto che l'opposizione si deve chiarire le idee: non è possibile dire di mantenere una rigida attinenza ai temi del decreto-legge e poi presentare un numero così elevato di emendamenti. Il senatore Pepe, che pure ha seguito, come noi, i lavori di Commissione, deve darci atto - e su questo chiamo anche, se possibile, a testimoniare i due Presidenti delle Commissioni - che proprio su espressa richiesta del Gruppo Forza Italia, nella persona del senatore Mallegni, è stato richiesto ai Presidenti di fare una valutazione rigida e non flessibile sui principi della ammissibilità degli emendamenti, a partire da quelli di Forza Italia. Abbiamo chiesto ai Presidenti di fare un lavoro stringente, coerente a quello che era il testo iniziale del decreto-legge, anche se fossero caduti emendamenti presentati da Forza Italia. Questo sta a dimostrare che noi le idee le avevamo chiarissime. E ci dispiace prendere atto che, nonostante il Presidente del'8a Commissione, subito dopo le audizioni, abbia dichiarato che si sarebbe opposto a che questo provvedimento diventasse un omnibus, si è verificato esattamente il contrario: questo decreto-legge è diventato un omnibus ed è diventato un espediente per aggirare i presupposti di legge per ottenere la decretazione d'urgenza. Si chiede la decretazione d'urgenza per argomenti improcrastinabili e poi, durante la legge di conversione, vi si inserisce di tutto e di più, scavalcando anche le legittime prerogative dei parlamentari, che hanno diritto a discutere e ad approfondire nei tempi regolamentari le varie proposte di legge. Questo per amore di verità.
Dobbiamo dare atto, pur nel complessivo giudizio negativo su questo decreto-legge, di qualche raggio di sole: poca roba, ma piuttosto che niente, meglio piuttosto, come diceva un mio maestro di vita e di professione. Abbiamo accolto immediatamente la richiesta del Governo e della maggioranza di espungere dagli emendamenti tutti quelli che riguardavano la materia degli appalti, perché è giusto che sul tema ci sia un intervento organico e strutturale, con i tempi e con i modi dei Regolamenti parlamentari, che possano innovare e rinnovare il settore.
Dobbiamo dire anche che, grazie al nostro intervento, sono stati ritirati emendamenti che riguardavano le modifiche al codice di procedura penale. Signor Presidente, qualche giorno fa c'è stata l'inaugurazione dell'anno giudiziario e il Ministro della giustizia ha riproposto il suo programma, dicendo che entro il 31 dicembre 2019 sarà in grado di presentare la riforma - beato lui - del codice di procedura penale e anche quella del codice di procedura civile. Se questo è vero, non si capiva per quale motivo in questo decreto-legge, peraltro con un'estraneità assoluta di materia, si dovessero inserire elementi di modifica al codice di procedura penale. Ne prendiamo atto con favore: la maggioranza, melius re perpensa, ha ritirato tutti questi emendamenti.
Siamo stati soddisfatti dell'intervento a favore del terzo settore e qui voglio dare una risposta anche ai colleghi del Partito Democratico, dicendo che questo è stato patrimonio di entrambe le Commissioni e di tutti i Gruppi parlamentari, tant'è vero che, su richiesta del Capogruppo del MoVimento 5 Stelle, gli emendamenti sono stati ritirati e riformulati dai relatori con la firma di tutti i rappresentanti delle Commissioni. Questo risultato riguarda quindi tutto il Parlamento e non può essere attribuito soltanto ad una sua parte.
Vi è poi un altro aspetto positivo, che evidenzia la disparità di trattamento che a volte viene messa in atto dai rappresentanti della maggioranza. Avevamo presentato un emendamento, a mia prima firma, con il quale chiedevamo d'inserire nell'accesso al fondo di solidarietà anche i professionisti in difficoltà e non soltanto le aziende. Anch'essi, infatti, a seguito del ritardo nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, si trovano in gravi difficoltà. Detto emendamento è stato respinto, salvo poi farlo rivivere in un'altra proposta emendativa dei relatori: ne prendiamo atto, meglio tardi che mai.
Siamo soddisfatti per aver aiutato circa 2.000 Comuni con l'emendamento a firma Mallegni, Vitali e Pagano, a proposito di IMU: 300 milioni di euro andranno ad essi, evitandone il dissesto.
Siamo parzialmente soddisfatti per alcuni interventi nel settore dell'agricoltura. Cosa non ci piace? Il modo in cui questa maggioranza ha affrontato il problema della xylella fastidiosa: non basta stabilire l'eradicazione degli ulivi infetti e la sanzione penale per chi non ottempera alla norma, se non aiutiamo il settore dell'olivicoltura pugliese stabilendo un fondo straordinario di sostegno ai nostri olivicoltori e nominando un commissario straordinario che possa sovrintendere a tale iniziativa. (Applausi dal Gruppo FI-BP). E dove prendiamo i soldi? Dal reddito di cittadinanza, che non partirà mai in questo Paese: almeno serviranno a garantire un settore importante del Mezzogiorno d'Italia e della Puglia. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Non siamo assolutamente soddisfatti di come avete affrontato il tema delle trivelle, prendendovi in giro da soli perché non è vero che avete stabilito una moratoria: è una moratoria fittizia. Sono fatte salve non soltanto le concessioni in corso e quelle a scadere, ma anche tutte le domande che saranno presentate entro il termine di approvazione e di promulgazione di questa legge. La moratoria, quindi, è praticamente una finzione, soltanto un espediente per sanare le difficoltà all'interno di questa maggioranza.
Avete utilizzato lo strumento del decreto-legge per una ritorsione politica nei confronti dei rappresentanti dell'opposizione, andando a toccare il consiglio di amministrazione dell'ENAV con un provvedimento che non ha niente a che vedere con il trasporto aereo.
Ci avete accusato in altri tempi di essere autori di leggi ad personam, ma le avete fatte anche voi: ne è esempio quella che stabilisce un aumento dell'organico al Ministero dell'interno, con l'introduzione di un dirigente di prima fascia (manca soltanto che si scrivano nome e cognome).
Avete disatteso istanze che venivano da tutti i Comuni, non solo da quelli guidati da rappresentanti di Forza Italia, e le norme a proposito del mondo della scuola.
Ultima, ma non per ultima, è la vergogna che è stata già citata dalla collega Rauti e dal collega Richetti: non è possibile cambiare le regole in corso d'opera, deludendo i cittadini che hanno svolto un concorso e che, anche se non l'hanno superato, sono stati dichiarati idonei e, in quanto tali, sono stati inseriti in una graduatoria che dovrà essere scorsa in maniera legittima e non secondo una norma che si applica con effetto retroattivo. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Potrei continuare, signor Presidente, ma forse ho esaurito tutti i dieci minuti che avevo a disposizione.
PRESIDENTE. Sì.
VITALI (FI-BP). Prenderò allora altri trenta secondi, me ne faccia grazia, per dire che questo provvedimento, purtroppo, seguirà la sorte di tutti gli altri. Il decreto dignità avrebbe dovuto procurare lavoro: è vero che c'è stato un aumento delle occupazioni a tempo indeterminato, è però aumentata la disoccupazione, perché gli imprenditori sono stati disincentivati dall'assumere a tempo determinato. La legge di stabilità ha dimenticato il Mezzogiorno: meno investimenti, meno credito d'imposta, meno superammortamento, meno ammortamento e lo spazzacorrotti non è altro che un provvedimento a favore dei corrotti. Non devo citare quello che vi è stato detto all'inaugurazione dell'anno giudiziario, dove non c'è stata una parola a favore di questo provvedimento. Mai, come in questo caso, tutto il mondo giudiziario, giurisprudenziale, dei professionisti del diritto e degli avvocati è stato unanime nel dire che questa è ed è stata una porcheria! E non basta la norma per snellire le procedure per le carceri, perché servono i denari. Di qui a qualche anno, con tutte le eccezioni che avete creato e con tutta l'inaccessibilità che avete creato nei confronti delle forme alternative alla detenzione, avremo 30.000-40.000 detenuti in più, che non sapremo dove collocare e credo che voi non abbiate idea di come si faccia ad affrontare questo problema.
Comunque, noi siamo qui, in attesa che il popolo italiano - sovrano, come sempre - si decida e possa finalmente dare un giudizio definitivo su questo Governo e su questa maggioranza. Buona fortuna. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Collina. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castaldi. Ne ha facoltà.
CASTALDI (M5S). Signor Presidente, colleghi, intervengo con rinnovato orgoglio per le decisioni prese dal Governo e dalla maggioranza. Ancora un provvedimento importante, ancora un'azione incisiva per le fasce deboli, per il lavoro - mi rivolgo al senatore Vitali - le imprese, l'ambiente, l'energia e anche l'istruzione. Le Commissioni hanno dato un prezioso contributo; ringrazio i senatori e i collaboratori legislativi, senza dimenticare i funzionari, che in maniera pregevole hanno concorso al miglioramento del testo in esame, che semplifica i rapporti tra il cittadino e la pubblica amministrazione.
Faccio solo qualche sottolineatura sulla rilevante fase emendativa. Assicurare sostegno alle aziende in credito con la pubblica amministrazione che faticano a restituire le rate è certamente una misura giusta, equa e di buon senso, così come permettere di continuare ad abitare gli immobili pignorati. Bene il rinnovo della restituzione del prestito ponte: parliamo di Alitalia; poi un giorno le opposizioni ci spiegheranno il senso di quella bellissima e indovinata battuta «allacciate le cinture», indimenticabile direi. (Applausi dal Gruppo M5S). Per il nostro agroalimentare finalmente arriva l'etichetta con l'indicazione obbligatoria del luogo di provenienza. Bene anche la norma che facilita i professionisti non organizzati in collegi o ordini. Bene il far fronte alla contingente carenza di medici, così come l'assunzione di dirigenti scolastici, una misura necessaria, che anticipa importanti provvedimenti nel mondo dell'istruzione.
Vorrei però soffermarmi più dettagliatamente su due aspetti: il piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (le trivellazioni, per capirci) e le misure di sostegno ai familiari delle 29 vittime di Rigopiano. Entrambe queste misure sono frutto di battaglie del MoVimento, anche private, portate avanti personalmente con il sostegno e la condivisione di tutti i colleghi del MoVimento e anche della maggioranza. Ho bene in mente l'incontro con un gruppo di persone che ha visto la propria vita stravolta dal tragico evento di Rigopiano, Farindola, Abruzzo. (Applausi dal Gruppo M5S). Ricordo la loro emozione e ricordo il peso delle loro parole, che, come rappresentante delle istituzioni, ho sentito molto forte sulle mie spalle: «senatore, siamo stati abbandonati». Rigopiano è un dolore ancora aperto, se è vero, come è vero, che c'è un'inchiesta bis a carico del prefetto e di altri sei esponenti della prefettura per depistaggio e frode processuale. Già nella legge di bilancio, così come nel decreto fiscale, avevamo provato a inserire misure a sostegno di quelle famiglie. Oggi finalmente ci riusciamo, grazie alla sensibilità e alla concretezza del Governo del cambiamento, che ha inteso intervenire con uno stanziamento di 10 milioni di euro. (Applausi dal Gruppo M5S). Oggi sento di poter dare una risposta a quelle persone che ho incontrato: non siete soli, siamo al vostro fianco, abbiamo svolto il nostro dovere. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Pietro Pisani).
Vengo alle trivelle. Nei giorni scorsi siamo stati accusati di molte cose; per alcuni saremmo quasi diventati «Sì Triv»: una follia. Lo ribadisco a gran voce, senatore Vitali, mi ascolti: noi siamo e resteremo contro le trivelle. (Applausi dal Gruppo M5S).
Chi vi parla è il primo firmatario di un disegno di legge recante norme per il divieto dell'utilizzo dell'air gun: presto battaglieremo affinché il ricorso all'air gun diventi una pratica illegale.
Anche le pietre sanno che governiamo avendo sottoscritto un contratto con la Lega: questo significa, tra le altre cose, che occorrono mediazione politica e compromesso parlamentare. L'emendamento approvato prevede l'adozione del Piano delle aree: ci diamo un tempo congruo (18 mesi), accompagnato da una speciale moratoria fino all'approvazione del Piano stesso, moratoria che si sostanzia nella sospensione dei procedimenti amministrativi relativi al conferimento di nuovi permessi di prospezione, ricerca o coltivazione di idrocarburi e la messa in regime di sospensione temporale per i permessi di prospezione e ricerca in essere, tra cui - lo voglio chiarire - anche quelli del Mar Ionio. (Applausi dal Gruppo M5S).
Voglio dare poi un'altra grande, enorme notizia agli italiani: abbiamo aumentato - e era ora - i canoni annuali di ben 25 volte: il solo gettito, a situazione attuale, passerebbe da circa 1.330.000 euro a ben 33 milioni di euro. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Buccarella).
Si potrebbero generare delle richieste di risarcimento? Certamente, ma siamo pronti anche a questo: abbiamo già risorse sufficienti e comunque la possibilità di rimodulare eventualmente i canoni. Do quindi una certezza ai cittadini: sicuramente non pagheranno loro. L'emendamento blocca 38 permessi vigenti e 85 istanze pendenti.
Cito l'opinione di una grande battagliera, la professoressa Maria Rita D'Orsogna che, riferendosi anche ad altre forze politiche, ma soprattutto al Partito Democratico, scrive sul suo blog che «Il PD ha approvato ogni trivella che ha incontrato lungo il suo cammino, ed è monumentale» - sono parole della professoressa D'Orsogna - «che siamo ora qui invece». (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Buccarella).
Nel nostro amato Abruzzo - lo ricorda la professoressa ma solo per fare un esempio - la sospensione riguarda almeno 28 situazioni. Non mi sembrano decisioni da poco, né «Sì Triv», direi tutt'altro. Senza ombra di dubbio si tratta dell'ennesimo enorme risultato del MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S).
Concludo manifestando ancora una volta la soddisfazione per le misure contenute in questo decreto-legge e anche perché stiamo procedendo a testa alta. La maggioranza tutta sta lavorando incessantemente e con decisione su un percorso immaginato da tempo che va nella direzione sottoscritta nel contratto.
Qualche mese fa tutto questo sembrava impossibile; invece stiamo brillantemente cambiando la storia del Paese. Giorni or sono, e concludo Presidente, affermai proprio in quest'Aula che stavamo andando alla grande. Oggi lo confermo ed esorto tutti i colleghi di maggioranza ad andare avanti con risolutezza e con determinazione verso l'ormai inevitabile e agognato cambiamento. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali
«Conversione in legge del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni». (I senatori dei Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az si levano in piedi. Applausi).
Sospendo la seduta fino alle ore 15.
(La seduta, sospesa alle ore 13,49, è ripresa alle ore 15,12).
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 989
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Coltorti.
COLTORTI, relatore. Signor Presidente, vorrei ringraziare tutti gli intervenuti in discussione generale per le osservazioni che ci sono giunte. Ho seguito con attenzione il dibattito e l'ho trovato stimolante come quello che si è svolto nelle Commissioni riunite. Certamente il decreto-legge al nostro esame è complesso - non possiamo negarlo - e come è stato detto da alcuni lo è perché abbiamo introdotto una mole importante di emendamenti, molti dei quali sono stati presentati dalle opposizioni. (Brusio).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Coltorti. Credo che la replica interessi tutti, anche per il prosieguo dei nostri lavori. Vi invito a contenere i toni delle vostre conversazioni, che sono sempre a livelli altissimi.
COLTORTI, relatore. La ringrazio, Presidente.
Personalmente è il mio primo decreto-legge e me lo ricorderò sicuramente, anche perché sono stati presentati 970 emendamenti. Il lavoro è stato dunque molto complesso e articolato: da una parte, rispetto alle norme contenute nel decreto-legge si impone una ristrettezza di temi; dall'altra, tutto il Parlamento vuole contribuire al miglioramento del Paese e quindi ciascun parlamentare, sia di maggioranza che di opposizione, vorrebbe inserire nel provvedimento emendamenti che, a parere dei singoli, contribuiscono a migliorare le condizioni del Paese. Se c'è tanto da migliorare, arrivano tanti emendamenti: su questo non credo ci siano da fare grandi osservazioni.
Ho anche sentito pareri negativi sul decreto-legge e c'è chi dice che non semplifica nulla. Invito chi dice questo a leggere con attenzione il provvedimento, perché ci sono tantissimi emendamenti, anche quelli passati al filtro delle Commissioni riunite, che apportano notevoli miglioramenti: il primo e importantissimo è che si instaura un fondo di garanzia per le piccole e medie imprese che hanno debiti consolidati verso lo Stato. Si introducono norme per cui chi fallirebbe viene invece assistito dallo Stato. Se questa non è una semplificazione che migliora la vita dei cittadini, ditemi voi cosa si deve fare. A mio avviso, quindi, l'articolo 1 affronta questioni di fondamentale importanza per il Paese.
Cosa vogliamo dire di Alitalia? Non è una questione importante? Alitalia ha oltre 11.000 dipendenti e, se non si approva la proroga proposta nel testo, fallisce. Alitalia ha una storia pregressa che, come maggioranza, non abbiamo controllato. Tutte le compagnie aeree mondiali sono andate in attivo negli ultimi cinque o sei anni del 5, 6, 8 per cento, mentre la nostra compagnia di bandiera ha debiti cospicui ed è stata sull'orlo del fallimento. Questo fallimento è stato gestito in maniera oculata? La situazione è quella che è, mentre tutte le compagnie hanno avuto profitti sul volo, la nostra non li fa. Vuol dire che è stata gestita male. Se vogliamo stare accanto alla compagnia di bandiera, e sappiamo che il trasporto aereo è un punto fondamentale del Paese, se vogliamo che il turismo e il trasporto aereo italiani non siano gestiti da compagnie straniere, da Lufthansa o da Air France, dobbiamo recuperare questa compagnia, darle ossigeno e pensare alle persone che vi lavorano e che, se Alitalia fallisse, sarebbero sul lastrico. Penso che questo sia estremamente importante.
L'articolo 3 affronta vari temi, come la soppressione del Sistri, che non è mai stato attivato e non è mai decollato. Forse i colleghi non sanno che è stato proposto un emendamento per la registrazione informatica degli stessi dati in capo a un Ministero. Il Sistri viene soppresso perché finora non ha funzionato.
C'è, poi, un intervento che riguarda il programma della pesca, che è una risorsa importantissima del Paese. Tantissime persone vivono di pesca: potenziare, anche solo di poco, questo settore è una semplificazione e un aiuto al Paese.
L'articolo 3 si occupa, inoltre, dell'agibilità delle strutture in cui operano i lavoratori dello spettacolo. Dove non ci sono le condizioni, queste persone non dovrebbero lavorare, in funzione della non agibilità delle strutture. Sappiamo che gli incidenti sul lavoro sono una delle questioni più importanti in questo Paese, quindi affrontiamo questo argomento cercando di evitare che si verifichino.
Sulla regolazione dell'omesso versamento delle ritenute previdenziali (DURC), abbiamo allungato i tempi. Le persone in difficoltà nel regolarizzare queste posizioni e che vedono fallire la ditta, magari, se possono disporre di tempi più lunghi, non falliscono. È una semplificazione che va incontro alle piccole e medie imprese.
Abbiamo cercato di semplificare la concessione di zone logistiche semplificate (ZLS) alle piccole e medie imprese, pur mantenendo clausole rigide; attualmente, infatti, se un'impresa vuole intraprendere la propria attività in una ZLS, incontra una serie di contrasti burocratici e amministrativi veramente complessi. Andiamo loro incontro.
Vogliamo dire che l'etichettatura dei prodotti agricoli non è una semplificazione, non è un aiuto per questo Paese? Tutti sappiamo che il made in Italy è una delle cose più importanti per l'Italia, per il nostro bilancio e per i fondi che giungono in questo Paese; sappiamo di essere conosciuti in tutto il mondo per il made in Italy e finalmente mettiamo delle etichette facilmente leggibili, che permettono di tracciare i prodotti e sapere se ciò che mangiamo è prodotto in Cina, in Uzbekistan o chissà dove e che può essere composto da organismi geneticamente modificati. Non è importante questo?
Il provvedimento reca poi regole per il pignoramento degli immobili, andando incontro alle esigenze delle persone che si vedono togliere la casa perché hanno debiti, magari con lo Stato, e nel momento in cui arriva il pignoramento sono costrette a lasciare la casa, anche se per due o tre anni non viene venduta. Introduciamo quindi delle regole affinché queste persone possano continuare a vivere in quella casa finché non viene venduta. A mio parere queste sono certamente semplificazioni.
Tutti sappiamo che quella avvenuta a Rigopiano è una tragedia. Spesso gli eredi delle persone che vi sono morte non hanno denaro per costituirsi parte civile e avanzare le proprie rivendicazioni. Non sono quindi importanti i provvedimenti per Rigopiano? Vorrei ben vedere che qualcuno dica di no.
Il provvedimento reca poi norme per far fronte al sovraffollamento carcerario. Sappiamo che le carceri sono sovraffollate, abbiamo avanzato delle proposte per costruirne di nuove, ma c'è bisogno di norme e di attività in questa direzione.
Conosciamo altresì l'importanza del contenimento dei costi del Servizio sanitario nazionale, perché molte Regioni stanno barcollando sotto le spese immense fatte in tale ambito. Non occorre poi che dica come la sanità è stata trattata in questo Paese: nelle Regioni sono stati chiusi i centri di primo soccorso, sono stati chiusi moltissimi ospedali.
L'articolo 10 reca norme sui noleggi con conducente (NCC). Siamo andati incontro a una normativa che era bloccata da anni; abbiamo fatto delle scelte, certamente molti NCC non ne saranno contenti, ma sappiamo che c'erano delle irregolarità per alcune Province e per alcune Città metropolitane e Roma è una di queste. Sicuramente a livello nazionale con queste regole non andremo incontro a tutte le esigenze specifiche, ma bisognava compiere delle scelte e lo abbiamo fatto.
L'articolo 11 reca disposizioni su un concorso per assunzioni nell'area militare. Duole anche a me non poter ammettere dei giovani che prima avevano i requisiti, ma ricordo, in particolare all'opposizione che mi sta davanti, che si tratta di una legge introdotta dal Partito Democratico. Certo, noi ora potremmo non ottemperare a questa legge, ma sembra difficile poter non seguire una legge dello Stato.
Sulle trivelle credo che larga parte di questo Parlamento sia d'accordo. Abbiamo fatto un'opera d'arte accettando le esigenze del MoVimento 5 Stelle, delle forze ambientaliste di questo Paese, che erano stanche di vedere puntare tutto sul fossile e, come abbiamo dimostrato anche per quanto riguarda l'energia elettrica, ci stiamo spostando verso le rinnovabili, in maniera decisiva. Qualcuno ci accusa di bloccare il programma energetico. Innanzitutto lo ridefiniamo e ci diamo del tempo per verificare. Colleghi, non so se avete visto cosa è successo con le auto elettriche: dal momento in cui abbiamo approvato norme in favore del settore, le case automobilistiche hanno iniziato a puntare sull'elettrico. Quindi puntiamo sulle rinnovabili e facciamo delle scelte importanti per questo Paese. Sono in atto dei cambiamenti climatici epocali, in tutto il mondo, a cui deve conseguire un maggiore utilizzo delle energie rinnovabili. Il Governo del cambiamento sta andando dunque verso questa direzione, verso un mondo più pulito, che veda un minor numero di morti per inquinamento. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Applausi ironici dal Gruppo FI-BP).
Uno degli emendamenti riguarda le derivazioni idroelettriche, che vengono normate, nel caso in cui, a seguito di vetustà, esse non siano più utilizzate e quindi vengono messe in capo alle Regioni: mi sembra una previsione giustissima. Siamo intervenuti sull'ineleggibilità degli avvocati, che era una questione sospesa da tempo. Abbiamo poi introdotto una serie di semplificazioni importanti, dal punto di vista contabile. Se volete, faccio tutta la lista delle semplificazioni... (Commenti ironici dai Gruppi FI-BP e PD).
PRESIDENTE. I colleghi si rivolgano alla Presidenza, così come il relatore, il cui tempo sta per terminare. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
COLTORTI, relatore. Infine siamo intervenuti sulle questioni della disabilità, che credo siano importantissime per le persone disabili che vivono nel Paese.
Penso quindi che quello al nostro esame sia un provvedimento importante, che, sebbene decurtato da alcuni emendamenti che lo avrebbero arricchito, porta un contributo importante alla legislazione e al Paese. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Pirovano.
PIROVANO, relatrice. Signor Presidente, il senatore Coltorti ha fatto un elenco molto esaustivo, riprendendo i temi contenuti nel decreto-legge e anche le aggiunte e le modifiche approvate dalle Commissioni riunite e ha saputo rispondere a buona parte delle osservazioni e delle critiche avanzate dalle opposizioni; immagino che poi anche i colleghi di maggioranza e in particolare i primi firmatari, quando si entrerà nel vivo dell'esame degli emendamenti, avranno qualcosa da dire sulle critiche agli emendamenti approvati. Credo che questo procedimento e questa lunga avventura, che abbiamo affrontato tutti insieme nelle Commissioni riunite, costituiscano un esempio lampante delle difficoltà che possono avere i cittadini nel capire cosa si può fare subito e cosa non si può fare subito.
Come il collega Coltorti mi trovo per la prima volta a svolgere il ruolo di relatrice di un provvedimento, per giunta così importante, e quindi ne ho capito i meccanismi e abbiamo imparato veramente tanto, in un lavoro assiduo, grazie anche alla collaborazione dei colleghi. A un certo punto ci si deve però fermare per cercare di capire, come abbiamo fatto nelle Commissioni riunite, non cosa è buono e cosa non lo è, ma cosa si può salvare e cosa invece non si può salvare. Ci sono tantissime disposizioni all'interno di questo decreto che sono buone e che erano, fra l'altro, condivise dalla maggioranza e anche dalle opposizioni e che ovviamente non abbiamo potuto portare a termine. Ce ne sono tante altre, ritenute anche urgenti - e quindi ritorniamo al senso del decreto d'urgenza - che siamo riusciti ad inserire. Altre però, ritenute urgenti dalla quasi totalità dei commissari, probabilmente non arriveranno alla fine della storia di questo decreto-legge. Questa è la differenza che forse i cittadini non riescono a cogliere. Giustamente, dopo tanti anni in cui si attendono delle soluzioni, le si vorrebbero subito, nel primo provvedimento utile. Per fortuna noi, come mi auguro, avremo davanti del tempo per procedere con altre semplificazioni e altri provvedimenti assolutamente necessari per questo Paese. Noi ci abbiamo provato. Quando questa mattina ho detto che siamo stati accusati di aver lavorato troppo, l'ho detto in modo ironico ma il concetto era reale, nel senso che abbiamo cercato noi, ma anche le opposizioni, di inserire tanti argomenti e di risolvere in una volta sola tantissimi problemi che la gente si aspetta siano risolti il prima possibile. Mai mi sarei aspettata di fare un lavoro simile, ma mi sono resa conto che, oltre al lavoro nelle Commissioni riunite, è stato molto importante e costruttivo anche quello fatto con la maggioranza di Governo. Nelle Commissioni riunite siamo stati accusati, su alcune tematiche politicamente molto rilevanti, di essere costretti gli uni con gli altri a tapparci il naso per votare i rispettivi emendamenti e, come ho detto in quella sede e ripeto anche qui, mai nessuno qui si è tappato il naso e mai lo farà, perché noi lavoriamo insieme e discutiamo fino a quando non arriviamo ad un risultato condiviso. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Questo è molto importante, perché durante i lavori su questo decreto-legge sono state toccate talmente tante tematiche che ci danno da lavorare, per i prossimi mesi, insieme ad altri temi che abbiamo già iniziato a portare avanti. Abbiamo la fortuna che tutto il lavoro fatto nelle Commissioni riunite con la maggioranza, ma anche con le opposizioni, non verrà perso, anche ciò che non arriverà alla fine dell'esame del provvedimento. Ci saranno molte altre tematiche su cui confrontarci. Comunque abbiamo sviscerato talmente tante questioni che penso ci siamo anche conosciuti meglio, anche, perché abbiamo lavorato con i membri di altre Commissioni e abbiamo capito quali sono le sensibilità di ognuno e siamo arrivati ad un risultato. Non posso, quindi, che essere orgogliosa del gruppo che si è creato e del lavoro che è stato fatto. Alla fine di questa giornata, se riusciremo a votare entro oggi, si capirà quale risultato immediato potremo portare a casa e quale invece sarà un risultato solo differito. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore D'Arienzo.
D'ARIENZO, relatore di minoranza. Signor Presidente, rinuncio ad intervenire. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
GALLI, vice ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, intervengo dopo aver sentito per alcune ore, da questa mattina, gli interventi dei senatori di maggioranza e di opposizione, per ribadire alcuni dei passaggi significativi del provvedimento in discussione. Anch'io in questi giorni - sarebbe più corretto dire in queste settimane - ho partecipato in maniera praticamente costante ai lavori delle Commissioni riunite e devo dire che mi trovo assolutamente d'accordo con quanto detto dai relatori e anche dal relatore di minoranza, riguardo il lavoro fatto in queste lunghe, a volte lunghissime giornate. Il provvedimento in discussione sicuramente non era semplicissimo, come tutti i provvedimenti che derivano da decreti che normalmente, appunto, rispondono a delle urgenze e che poi, nel passare dei mesi, nel corso della loro applicazione definitiva, devono affrontare inevitabilmente situazioni nuove che si sono venute a creare e quindi con la necessità magari di rivedere, migliorandole, alcune delle cose che erano state previste ed eventualmente prevedendone altre.
Quanto ai lavori nelle Commissioni riunite, nel ringraziarne sia i membri sia i funzionari, desidero dare a mia volta un contributo, ribadendo quanto è già stato detto da tutti: essi sono stati assolutamente proficui, nel senso che la partecipazione dei componenti delle Commissioni è stata fattiva ed è entrata nel merito delle argomentazioni che man mano sono state affrontate.
Se è corretto che ognuno faccia il proprio lavoro all'interno di un'Assemblea parlamentare, ovviamente c'è stata un'adeguata difesa dei propri punti di vista da parte della maggioranza, ma anche l'opposizione - per la quale necessariamente essi sono diversi, anche se c'è stato qualche momento di convergenza - ha sempre mirato a partecipare ai lavori per contribuirvi in maniera positiva. Tale notazione deve essere assolutamente rilevata, perché va a vantaggio di questo ramo del Parlamento.
Per entrare nel merito, dovrò necessariamente ripetere alcune delle cose che sono state dette, per sviscerarle meglio o comunque sottolinearle. Questo provvedimento, dovendo affrontare argomenti che quando è stato varato erano urgenti - e lo sono ancora - prevede argomentazioni abbastanza diverse tra loro, com'è ovvio che sia in un provvedimento di questo tipo. Anche gli aspetti di cui si è discusso, che poi sono stati aggiunti al testo originale o che verranno aggiunti al termine dell'esame del provvedimento, si basano su argomentazioni che in questi mesi sono comunque diventate a loro volta di necessità per l'interesse del Paese.
Sottolineerò solo i punti più significativi, anche se ognuno degli 11 articoli del provvedimento riveste un'importanza particolare, a partire da quelli che al grande pubblico dicono poco, ma che, per chi lavora tutti i giorni in maniera operativa - basti pensare alle aziende manifatturiere - costituiscono sicuramente una questione importante, ossia quella del Sistri. Com'è stato rilevato da tutti, vi è una questione di fondo, ossia che esso sostanzialmente non funzionava: già solo il fatto che, dopo tanti anni da quando era stato introdotto, non abbia mai funzionato - e uso il termine «introdotto» perché sono state praticamente zero le aziende che di fatto sono riuscite ad adottarlo in maniera completa - richiedeva assolutamente che venisse fatto qualcosa per sistemare la situazione. Ricordo infatti che il meccanismo, di per sé, non ha dato - e non sta dando - alcun risultato operativo significativo, mentre da parte delle aziende restano comunque l'impegno di adeguarvisi, sopportando una serie di passaggi burocratici totalmente inutili in questa situazione. Si aggiunga un fatto marginale nell'entità, ma non marginalissimo: c'è anche una sorta di tassa annuale da pagare solo per il fatto che questo sistema esiste.
Il Sistri era nato forse in un momento in cui si aveva un'esagerata fiducia nello sviluppo tecnologico, pensando di poter trasformare tutto il mondo in una sorta di super Matrix a sfondo esclusivamente digitale. In realtà, ci sono dei passaggi banalissimi che però vanno sottolineati, perché tutto il sistema funziona se essi si svolgono in modo da essere rigorosamente fisici e corretti: basta che la prima segnalazione sul primo involucro sia fatta in maniera scorretta perché tutto quanto viene dopo avvenga in maniera altrettanto scorretta. Come sappiamo tutti, infatti, i computer sono degli stupidi veloci, per cui, se il primo dato immesso è sbagliato, con molta velocità continuano a elaborare dati successivi errati.
Credo che un Paese serio, con tutti i problemi che ha, non debba affidarsi a cose fantasiose, terze e spesso improbabili per risolvere ogni problema; basterebbe applicare con più serietà e partecipazione, da parte di tutti gli attori della società, un corretto comportamento in tutti i passaggi di tipo aziendale.
Probabilmente l'Italia non è tutta uguale, però io vedo che, dove abito e dove ho sempre lavorato, normalmente le aziende procedono correttamente alla compilazione di tutti i registri previsti, le aziende di raccolta e smaltimento ricevono periodicamente dei controlli e c'è qualcuno che controlla dove va a finire fisicamente quanto viene raccolto. Quindi il ciclo legale dello smaltimento dei rifiuti, se si vuole, lo si può tenere tranquillamente sotto controllo anche senza il Sistri. Io credo che le cose gravissime che sono accadute, e che probabilmente accadono ancora nel Paese per quanto riguarda la gestione non corretta dei rifiuti non siano da imputare a marginalità che con un sistema digitale potremmo andare a controllare; credo semplicemente che ci siano dei passaggi macroscopici che in tanti fanno finta di non vedere, altrimenti alcune cose che accadono non dovrebbero assolutamente verificarsi.
Per quanto riguarda il discorso relativo agli appalti pubblici, anche qui è stata sottolineata l'importanza di andare verso una revisione che porti a una semplificazione di tutto il codice degli appalti; non certo perché si vogliano eliminare i controlli o si voglia rendere il sistema più permeabile ad attività illegali, ma perché non si deve, come spesso si fa, andare da un eccesso al suo opposto. Non si può pensare di ingabbiare qualunque tipo di lavoro pubblico, anche di piccola entità, con regole che non solo sono estremamente complicate da applicare e allungano moltissimo i tempi necessari per svolgere le opere pubbliche, ma che spesso negli ultimi tre anni hanno talmente spaventato i funzionari pubblici che, nel dubbio, nella maggior parte dei casi, si preferisce aspettare e non fare nulla per essere sicurissimi di qualunque passaggio. Il risultato è che per fare un semplice marciapiede o 50 metri di fognatura ci vuole non più qualche mese (come era ovvio e logico fino a qualche anno fa) ma addirittura qualche anno. In un momento in cui il Paese ha bisogno di un po' di economia reale credo che i lavori pubblici già finanziati, con risorse economiche disponibili, debbano essere fatti nella maniera più veloce e altrettanto regolare possibile; credo che questo sia uno degli obiettivi che tutti insieme dobbiamo raggiungere.
In questo senso questa maggioranza e questo Governo, nella manovra finanziaria appena terminata, hanno comunque sbloccato una quantità di risorse che, pur se in assoluto non sono epocali, comunque sono assolutamente importanti. Esse hanno già prodotto, negli ultimi mesi dell'anno appena passato e nei primi di quest'anno, un incremento significativo delle opere pubbliche cosiddette di piccola entità, quelle che possono essere fatte velocemente e dalle normali aziende medio-piccole locali (la taglia normale delle nostre aziende che lavorano anche negli appalti e nei lavori pubblici), dando effettivamente un contributo significativo, ma soprattutto immediato, al mantenimento del PIL del Paese, che sappiamo essere uno dei problemi che tutti insieme dobbiamo affrontare. Quindi quel po' di semplificazioni che sono state messe in campo sono assolutamente fondamentali per poter velocemente dar luogo ai lavori pubblici che abbiamo in mente di sbloccare.
Nel ricollegarmi ad alcuni interventi che sono stati svolti, devo dire che io mi sento di appartenere a un Paese normale, dove la normalità è quella di persone che fanno bene, onestamente e correttamente il proprio lavoro (se lavorano in aziende) o la propria attività pubblica (se sono transitoriamente amministratori locali). Quindi non è corretto tarare qualunque intervento solo sulla parte marginale di chi è fuori dalle regole, mettendo in difficoltà la stragrande maggioranza di chi invece vive tranquillamente, non perché la legge glielo impone, ma perché è così come persona (insieme appunto alla maggior parte delle persone) e svolge con tranquillità, serenità e onestà intellettuale il proprio mestiere. Poi ognuno può pensare degli altri quello che pensa di sé; ma credo che la maggior parte di noi qui presenti sia convinta che l'Italia sia fatta da persone serie, oneste e corrette.
Per quanto riguarda il discorso delle aziende in crisi, credo che anche da questo punto di vista siano stati svolti degli interventi importanti.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a due fenomeni altrettanto gravi. Uno - che devo dire più che grave è veramente incredibile - è quello delle aziende che hanno corso il rischio di fallire nella propria attività, o addirittura sono state obbligate a chiudere, non per incapacità amministrativa propria o per mancanza di lavoro e di capacità di far rendere il proprio lavoro, ma semplicemente perché creditrici nei confronti dello Stato. In particolare, di fronte ad uno Stato che, da una parte, richiede con scadenze feroci qualunque tipo di pendenza e, dall'altro, non è in grado di far fronte ai propri impegni, credo che una delle cose che il Governo doveva assolutamente fare era intervenire in maniera urgente in questa situazione e in qualche modo lo si è fatto.
Certamente siamo solo all'inizio perché la questione è estremamente complessa e articolata: ci sono situazioni che vanno davvero riviste in maniera integrale, ma anche questo è un segnale nella direzione giusta, vale a dire, da un lato, di sbloccare più in fretta possibile i ritardi dello Stato e, dall'altro, di non vessare doppiamente le aziende che hanno difficoltà per colpa dello Stato e che rischiano di chiudere proprio per questo. Credo dunque che su questo, al di là della tecnicalità con cui si è affrontata la situazione in questo provvedimento, tutti possiamo essere assolutamente d'accordo.
C'è poi l'annosa questione dell'Alitalia. Ho fatto il primo passaggio nelle aule parlamentari, nella cosiddetta Camera bassa - come voi la chiamate - un po' di anni fa e devo dire che si dicevano dell'Alitalia le stesse cose che si dicono oggi, anche se nel frattempo è passato qualche lustro. Il problema dell'Alitalia lo conosciamo tutti ed è stato affrontato da parte dei Governi precedenti, cui non imputo nulla, nel senso che comunque non è assolutamente facile dare attuazione agli interventi necessari per affrontare le periodiche crisi aziendali di questa società. C'era però una situazione cui bisognava in qualche modo fare fronte: è stata fatta la scelta del prestito ponte che, se non gestito adeguatamente, rischia di allontanare qualunque pretendente dalla nostra compagnia di bandiera. Si tratta dunque di intervenire così da dare la possibilità al futuro partner industriale che entrerà nella partita Alitalia - che mi auguro sia di dimensioni e capacità gestionali adeguati - di non partire subito con questo "mattone" finanziario, che ovviamente scoraggerebbe anche chi fosse animato dalle migliori intenzioni. Credo si tratti quindi, anche in questo caso, di una sorta di atto dovuto, parallelamente al lavoro che il Ministro e il Ministero stanno facendo in questa direzione e che spero, nel giro di un tempo ragionevolmente breve, possa portarci a vedere la soluzione definitiva di questa annosa vicenda.
C'è poi tutta la questione legata alle aziende che semplicemente hanno difficoltà a star dietro all'incalzare della pressione fiscale o a causa - come ho descritto pochi minuti fa - dei crediti senza speranza nei confronti dello Stato italiano, o anche per situazioni diverse. Mi riferisco ad aziende assolutamente ben gestite che non hanno problemi di nessun tipo (non ci sono state malversazioni o altro) ma che hanno difficoltà finanziarie transitorie: qualcuna, ripeto, per questioni legate allo Stato, molte altre - ricordo che siamo all'inizio del 2019, ma il 2007 e il 2008 hanno lasciato ancora oggi segni profondi e dolorosi nel sistema industriale italiano - perché si stanno ancora trascinando e stanno uscendo con fatica dalle crisi degli anni passati.
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI(ore 15,49)
(Segue GALLI, vice ministro dello sviluppo economico). Non per questo, però, devono comunque essere condannate alla chiusura, non solo per questioni prettamente aziendali, ma anche per questioni legate al Paese. In effetti, piuttosto che perdere un'azienda perché ha attraversato con difficoltà un periodo finanziario complicato - in realtà per tutto il mondo economico - anche se sta arrivando con fatica alla fine della traversata, dandole il colpo di grazia e facendola chiudere, dobbiamo invece tendere il braccio, cercando di farle completare la traversata e farla ripartire a nuova vita.
Ci sono poi gli ultimi due argomenti importanti che sono stati in qualche modo trattati da tutti, quelli relativi all'articolo 11-bis, sulla disciplina delle concessioni idroelettriche, e la «questione trivelle», come viene definita giornalisticamente. Credo che anche questi aspetti siano stati già ampiamente illustrato da chi mi ha preceduto. Voglio solo aggiungere qualche considerazione: la maggior parte delle centrali idroelettriche, quindi quelle veramente a impatto zero per definizione, hanno ormai sulle spalle un'età che comincia ad essere significativa, quindi è il momento del rinnovo dei contratti e delle concessioni e il passaggio della loro gestione agli enti più vicini territorialmente - le Regioni - che credo sia il più ragionevole.
Per quanto riguarda la questione trivelle, credo sia chiaro a tutti che il movimento politico cui mi onoro di appartenere ha delle idee sulle questioni economiche abbastanza precise che non ha mai nascosto ed ha sempre portato avanti. Questo non significa che sull'altare dell'economia, dei soldi e dello sviluppo momentaneo si debba sacrificare qualunque altra cosa. Il Paese bellissimo in cui tutti noi abitiamo, infatti, è un Paese cui ovviamente vogliamo particolarmente bene e quindi bisogna dedicare una certa attenzione a qualunque situazione in cui vi sia il rischio di provocare danni importanti al nostro territorio. Credo sia un concetto da condividere, quindi ritengo che l'idea di prenderci un momento di riflessione - cosa che non è stata fatta in maniera adeguata negli ultimi decenni - per valutare al meglio un piano futuro per stabilire dove si può e dove non si può fare un certo tipo di lavoro sia assolutamente importante. Alcune correzioni sono state apportate dopo adeguati approfondimenti e discussioni e quindi credo che abbiano permesso di arrivare ad un testo equilibrato.
Aggiungo una considerazione sul discorso relativo alle concessioni. Non credo banalmente - e dico due numeri che dovrebbero da soli far riflettere - che un Paese possa dare in concessione più o meno 30.000 chilometri quadrati, cioè una volta e mezzo la Lombardia, e portarsi a casa meno di due milioni di euro. Credo che ci sia qualcosa che non va e che ogni altro discorso semplicemente si commenti da solo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Chiedo solo un minuto per entrare nel merito politico di una questione che, ovviamente (ma è giusto perché ognuno fa il proprio mestiere) ha riempito i giornali e fatto i titoli nelle scorse settimane: è ovvio che Lega e 5 Stelle hanno punti di partenza diversi anche in campo economico, ma questo, come qualcuno ha detto, è come scoprire l'acqua calda. È evidente che è così, ma proprio per questo, quando si riesce ad arrivare ad una conclusione, non si arriva ad un compromesso ma, dopo un'adeguata riflessione, ad una soluzione equilibrata che normalmente tiene conto delle esigenze di tutti e probabilmente tiene conto della media del pensiero del Paese. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti del Liceo classico «Quinto Orazio Flacco» di Potenza, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 989 (ore 15,54)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza ha attentamente valutato gli emendamenti, tenuto conto dei criteri fissati dall'articolo 97, comma 1, del Regolamento e dalla giurisprudenza costituzionale in materia di decretazione d'urgenza.
Il decreto-legge in esame si compone di 12 articoli (norme in materia di imprese, restituzione del finanziamento Alitalia, modifiche al codice degli appalti, edilizia penitenziaria, informatizzazione, istruzione e ricerca, trattamento economico del personale della pubblica amministrazione). Ha pertanto un contenuto plurimo, secondo la definizione ricorrente nella giurisprudenza della Corte per provvedimenti analoghi. Risponde quindi alla finalità di introdurre, come specificato nel titolo e nelle premesse, «disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione», al fine di superare «criticità riscontrate nella realtà sociale» ed «imprimere ulteriore slancio alla modernizzazione dell'azione pubblica».
In presenza di un provvedimento dal cosiddetto oggetto plurimo la Presidenza, come indicato dalla giurisprudenza dalla Corte costituzionale (recentemente, ad esempio, nella sentenza n. 32 del 2014) ha esaminato la proponibilità degli emendamenti valutandone il collegamento con la «ratio dominante» del decreto-legge.
Sono stati pertanto ritenuti proponibili gli emendamenti che introducono misure di sostegno, semplificazione, modernizzazione per i soggetti economici, per la pubblica amministrazione in generale nonché per l'azione pubblica, così come le proposte emendative concernenti modalità di semplificazione per l'esercizio o la tutela di posizioni giuridiche soggettive, in quanto in essi si ravvisa la necessaria coerenza rispetto al contenuto e alle finalità del provvedimento d'urgenza.
Risultano in primo luogo improponibili gli emendamenti che prevedono il conferimento di deleghe legislative.
Sono state inoltre ritenute estranee all'oggetto del decreto-legge le proposte di modifica recanti disposizioni che non si traducono in misure di semplificazione o sostegno, ovvero che non siano riconducibili ad uno dei contenuti già disciplinati dal decreto-legge o alla sua ratio complessiva.
Per quanto riguarda in primo luogo gli emendamenti approvati dalle Commissioni riunite sono ammessi al voto dell'Assemblea i seguenti: 1.34, 1.44, 1.0.500, 2.1000, 3.47, 3.500, 3.0.8, 3.0.81, 3.0.136, 3.0.700, 4.3, 4.0.1000, 8.500, 8.0.3, 8.0.500, 9.0.41, 9.0.500, 10.0.1000, 11.0.43, 11.0.95, 11.0.172, 11.0.500, 11.0.600, 11.0.1000.
Gli altri emendamenti approvati dalle Commissioni riunite risultano invece improponibili ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, in conformità ai criteri sopra enunciati.
Risultano inoltre improponibili i subemendamenti ai predetti emendamenti approvati dalle Commissioni riunite: 3.500/700 e 3.500/701; 11.0.43/406, 11.0.43/407, 11.0.43/408 e 11.0.43/409; 11.0.1000/500. Relativamente ai subemendamenti all'emendamento 11.0.500 risultano proponibili i soli emendamenti 11.0.500/8 e 11.0.500/9; gli altri subemendamenti a tale emendamento sono tutti improponibili.
L'ulteriore pronuncia della Presidenza sulla proponibilità degli emendamenti presentati dai Gruppi, al netto dei numerosi ritiri, sarà resa nel corso della seduta.
FERRARI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARI (PD). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori per esprimere - a seguito di queste sue determinazioni - una richiesta, ovvero che i lavori per l'esame degli emendamenti riprendano domattina, in maniera tale che sia consentito a tutti i Gruppi di poter prendere in esame nel dettaglio le sue determinazioni e avere a disposizione un fascicolo completo e ordinato, come già più volte richiesto. In realtà, dico questo premettendo un apprezzamento da parte del Gruppo Partito Democratico rispetto alla sensibilità che lei ha mostrato determinando queste prime improponibilità e non senza fare alcune considerazioni. In questi pochi mesi stiamo veramente assistendo alla confezione di un almanacco di forzature e incostituzionalità - alle quali oggi si è aggiunta anche la pratica dell'auto-ostruzionismo della maggioranza - che rendono anche questa una pagina non bella per i nostri lavori.
Nelle scorse sedute abbiamo più volte sottolineato quanto questo provvedimento si stesse allontanando dalle caratteristiche e dai requisiti che deve avere un decreto-legge. Come già più volte ricordato dalla Corte costituzionale nel 2007 e nel 2008, il tema dell'omogeneità è determinante per stabilire se un decreto-legge è costituzionale o no, perché è legata alla sua omogeneità la motivazione per cui il decreto stesso viene formulato dal Governo, ovvero la presenza di condizioni straordinarie ed urgenti. In questo caso era evidente come tutta questa eterogeneità modificasse totalmente l'ambito operativo di questo provvedimento facendogli perdere le caratteristiche di straordinarietà necessità ed urgenza.
Forse dobbiamo anche dire grazie al ricorso che il Partito Democratico ha fatto sollevando davanti alla Corte costituzionale il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Dobbiamo dire grazie anche al fatto che finalmente si arriva ad affrontare, con la sua determinazione, signor Presidente, un tema che avevamo segnalato attraverso il presidente Marcucci in più di un'occasione durante la Conferenza dei Capigruppo. Non è possibile che rispetto a un decreto-legge ci sia una difformità simile tra il modo con cui i Presidenti delle Commissioni competenti concedono o no l'ammissibilità di alcune materie e la determinazione della Presidenza del Senato.
Vorrei che fosse anche chiaro che noi per due settimane abbiamo parlato, a "norme aperte", della vita dei cittadini, delle imprese, di comparti interi cui si riferiscono aziende quotate in borsa, il tutto addirittura in attesa che a un certo punto il Presidente, in maniera saggia, espungesse quegli argomenti. Non è così che ci si può far carico della responsabilità di governare questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD). La dovete smettere, non solo di umiliare questo Parlamento, ma soprattutto di giocare con norme che influiscono nettamente sulla vita di cittadini e imprese.
Per concludere, chiedo al Presidente, apprezzando ancora una volta il suo intervento, il rinvio della discussione a domani mattina, quando avremo coscienza complessiva dei lavori che dovremo affrontare nell'esaminare gli emendamenti e anche in ragione di un'esigenza del Partito Democratico di poter svolgere, nel corso di questo pomeriggio, una riunione del Gruppo che ci consenta di riesaminare un provvedimento diverso da quello che è stato incardinato questa mattina con la discussione generale.
Chiedo ai 5 Stelle e alla Lega, quindi alle forze di Governo e al Governo, di andarsi a rivedere l'insegnamento di Tocqueville, là dove parlava di tirannide della maggioranza. (Applausi dal Gruppo PD). L'unica alternativa è che ammettiate che non siete in grado di governare questo Paese! (Applausi dal Gruppo PD).
DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, anche noi chiediamo di poter avere un tempo congruo per poter riesaminare il tutto. Certamente apprezziamo il lavoro che lei ha fatto, ma credo anche che abbiamo la necessità di una serie di riflessioni, anche per il futuro. È evidente che c'è una questione molto seria che riguarda intanto il futuro, per cui dobbiamo vedere come intervenire per allineare, o almeno non renderli separati, due momenti diversi: l'esame delle ammissibilità da parte dei Presidenti di Commissione e quello successivo da parte del Presidente del Senato. Diversamente, come si vede, il risultato è quello che abbiamo di fronte: noi siamo stati due settimane - forse anche di più - a discutere, ad appassionarci, a fare i comunicati, a dare messaggi all'esterno, ma oggi ci troviamo di fronte al fatto che moltissimi di questi emendamenti, anche quelli approvati, sono stati dichiarati inammissibili. L'ho detto oggi intervenendo sulla pregiudiziale di costituzionalità: ci auguriamo che, anche da oggi, si inauguri finalmente una prassi nuova, molto allineata ai pronunciamenti della Corte costituzionale, allo spirito costituzionale e quindi, soprattutto in materia di decreti-legge, di tornare ad avere una possibilità vera almeno di omogeneità.
È chiaro che questo riguarda anche il modo in cui abbiamo lavorato. Per la verità, Presidente, lei sa che le opposizioni, all'interno della Commissione, hanno fatto richiami alla razionalità, cercando di convincere ad espungere almeno gli emendamenti palesemente fuori dal contesto del decreto-legge, ma certamente non hanno avuto un intento ostruzionistico, ma solo quello di entrare molto nel merito. Questo modo di lavorare alla fine ha creato però una situazione molto difficile, perché - torno a ripetere - si sono approvate norme, si sono fatte discussioni e sono state inserite misure a favore di cittadini, società o chiunque fosse interessato che dovevano essere dichiarate inammissibili fin dall'inizio, fin dalla loro elaborazione. Per questo probabilmente dovremmo intervenire nuovamente sul Regolamento, perché lei sa, Presidente, che i Presidenti di Commissione rivendicano sempre la loro autonomia - e questo lo prevede anche il Regolamento - per quanto riguarda le dichiarazioni di ammissibilità, ma poi ci troviamo in questa situazione. Alla fine siamo stati nelle Commissioni riunite, con sedute rinviate di volta in volta, di ora in ora e sempre con tanta pazienza, a discutere, anche appassionatamente, di questioni che non dovevano essere discusse, perché non dovevano essere ammesse alla discussione sotto forma di emendamento.
Il pronunciamento che lei ha fatto e l'invito al rigore dovrebbe indurre tutti noi e la maggioranza a cambiare stile di lavoro, perché così non si può procedere. Questo è il problema: qui si fa uno a uno tra i due contendenti della maggioranza; se uno mette uno, l'altro deve mettere l'altro; bisogna sempre andare a una sorta di bilanciamento degli interessi, non dell'interesse generale, ma degli interessi dei due contraenti il contratto. Questa è la ragione, tra l'altro, del sovradimensionamento degli emendamenti. È evidente che, nel momento in cui maggioranza e relatori presentano emendamenti, l'opposizione presenta i propri subemendamenti. Quindi, per rispondere al relatore che oggi diceva che di emendamenti ne abbiamo presentati anche noi, sarebbe stato inconcepibile il contrario.
Bisognerà arrivare finalmente a una modifica del modo di procedere, anche perché forse è arrivato il momento anche di modificare questa parte del Regolamento. La questione è tutta politica: ci si aggancia al decreto-legge che passa, che già all'origine è molto vario, e ci si infila tutto quello che ognuno dei due contendenti o contraenti (dipende dalle giornate) deve portare a casa. Questo modo di procedere ci sta portando a perdere non solo tanto tempo, Presidente, ma anche credibilità nel lavoro di tutto il Parlamento. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD).
MALAN (FI-BP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FI-BP). Signor Presidente, la ringraziamo per il suo intervento che riporta la discussione sul provvedimento nei canali delle regole stabilite, anche dalle norme importanti e dalle decisioni della Corte costituzionale che lei ci ha letto prima di riferirci l'elenco degli emendamenti ammissibili.
Noi sottolineiamo che purtroppo in queste due settimane, il grande lavoro svolto nelle Commissioni, come abbiamo più volte evidenziato, è stato in gran parte vano in quanto si è occupato soprattutto di emendamenti per i quali oggi abbiamo una sanzione ufficiale di inammissibilità da parte del Presidente. Tutti i nostri componenti delle Commissioni hanno sottolineato questo aspetto in modo costante, rilevando l'estraneità per materia di molti emendamenti rispetto a quanto veniva discusso. È stato detto ripetute volte, ma su questo c'è stato un irrigidimento da parte del Governo e della maggioranza, che hanno insistito per andare avanti in questo modo. Per cui abbiamo avuto settimane di lavoro in gran parte inutile, che avrebbero potuto essere organizzate molto meglio: si sarebbero potuti, probabilmente, evitare i ritardi della settimana scorsa e una serie di cose che rendono più difficile - dunque meno efficace - il lavoro del Senato.
Alla luce di tutto ciò e del fatto che lei ha annunciato che le ammissibilità o le inammissibilità per quanto riguarda gli altri emendamenti, a parte quelli approvati dalle Commissioni riunite, saranno rese note nelle prossime ore, ci associamo alla richiesta del senatore Ferrari, che riteniamo ragionevole di riprendere domani l'esame degli emendamenti, quando potremo avere un quadro completo delle ammissibilità. Naturalmente, infatti, non ci sono soltanto gli emendamenti approvati dalle Commissioni riunite, ma ce ne sono numerosi altri (immaginiamo): è evidente che i criteri che lei ha citato, applicati all'insieme degli emendamenti, daranno luogo a molte dichiarazioni di inammissibilità. Nel frattempo, si potrà avere un quadro chiaro della situazione: potremo esaminare le proposte che davvero possono andare avanti (e valutare le conseguenze del fatto che alcuni emendamenti che erano stati approvati e a volte da noi considerati positivamente, ossia con il nostro voto favorevole, a volte no), ora non lo sono più. Dobbiamo pertanto avere tempo per riesaminare la situazione.
In ogni caso, chiediamo una sospensione, alla fine di questa fase del dibattito, per organizzare una riunione di Gruppo - che immagino anche altri Gruppi sentano l'esigenza di fare - per valutare, con un quadro molto più chiaro anche se mancano ancora le dichiarazioni di inammissibilità di altri emendamenti, l'insieme delle norme che dovremo votare, con la massima serietà, nell'interesse del Paese, alla ripresa vera e propria dell'esame de provvedimento. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, riteniamo che debba esserci sempre, innanzitutto, il necessario rispetto per il lavoro di ogni singolo parlamentare, di ogni singolo senatore di quest'Assemblea, che si trasforma molto spesso in presentazione di emendamenti. Non si può, quindi, criticare aprioristicamente la presentazione di emendamenti a un testo che viene esaminato da questa Assemblea, perché è un diritto costituzionalmente garantito; tanto quanto è giusto ed è necessario accettare, qualsiasi essa sia, la pronuncia della Presidenza rispetto alle improponibilità e alle inammissibilità. Esistono senatori che presentano emendamenti che vengono dichiarati inammissibili, così come esistono partiti politici che presentano ricorsi alla Corte costituzionale che vengono dichiarati inammissibili, esattamente come successo per il ricorso del Partito Democratico, che ha sollevato certamente un tema che non mi sembra sia stato accolto dalla Corte. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
Detto ciò, sentite anche le proposte avanzate dalle forze di opposizione, credo che sia giusto dare tempo ai Gruppi di analizzare le inammissibilità. Noi proponiamo, però, di sospendere la seduta per dare tempo alla Presidenza di comunicare le successive inammissibilità, anche fino alle ore 19, se può andare bene. Dopodiché, propongo all'Assemblea di continuare questa sera esclusivamente con l'illustrazione del corpus emendativo su tutti gli articoli (se c'è un accordo unanime credo si possa fare) e ricominciare domani alle ore 9,30 esclusivamente con le votazioni. (Applausi dal Gruppo M5S).
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, dopo il suo richiamo, alla luce dei numerosi emendamenti che sono stati dichiarati improponibili o inammissibili, mi sembrava giusto e doveroso ringraziare comunque, per tutto il lavoro che è stato fatto, le due Commissioni riunite e la 5a Commissione, che da tre settimane sono impegnate su questo provvedimento. Proprio per non sprecare tutto il lavoro fatto, mi auguro ci sia la possibilità di agire con un disegno di legge d'iniziativa parlamentare, che tenga conto comunque dei numerosi problemi e delle volontà di procedere con delle semplificazioni.
Condividiamo la proposta del collega Patuanelli perché evidentemente abbiamo bisogno anche noi del tempo necessario per valutare tutti gli emendamenti. In attesa anche di capire quali emendamenti, tra quelli presentati e non approvati nelle Commissioni riunite, saranno improponibili e quali invece potremo portare avanti, ritengo che un minimo di riflessione in seno alla maggioranza su come condurre i lavori futuri forse da questo punto di vista non ci farebbe male (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
BERNINI (FI-BP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERNINI (FI-BP). Signor Presidente, rispetto alle nostre proposte ne sono state avanzate altre dai colleghi della maggioranza.
Prima di tutto unisco i ringraziamenti del Gruppo Forza Italia a quelli che le sono stati rivolti, così come ha fatto il senatore Malan che mi ha preceduto. Naturalmente, oltre a ringraziare lei, ringrazio anche tutti i commissari di opposizione che per venti giorni hanno mantenuto le loro posizioni nelle Commissioni riunite e in Commissione bilancio e hanno reso possibile che i contenuti assolutamente incostituzionali del decreto-legge in esame fossero fermati e non diventassero legge. Questo per noi è molto importante e lo è altrettanto che ciò che resta del decreto-legge, che esamineremo insieme al nostro Gruppo parlamentare Forza Italia, venga discusso compiutamente. Noi conosciamo solo in parte ciò che è rimasto dalla lettura che lei ci ha dato delle improponibilità, però le sarei grata se potessi avere la possibilità, non solo di svolgere l'illustrazione degli emendamenti oggi e le dichiarazioni di voto e il voto finale domani, ma di poter gestire il nostro tempo su questo provvedimento - che comunque abbiamo già concordato - nella giornata di oggi e di domani. Quindi non limitandoci, così come è stato proposto dalla maggioranza, alle dichiarazioni di voto e al voto finale nella giornata di domani, bensì procedendo alla discussione di ciò che è rimasto di questo provvedimento rispetto al lavoro fatto finora. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. Se non c'è nessun altro che desidera intervenire, direi qual è il mio pensiero.
Ritengo di sospendere la seduta fino alle ore 18, in modo che possiate verificare gli emendamenti che sono stati ammessi e a quell'ora vi renderò edotti sulla proponibilità degli altri emendamenti, affinché possiate avere un quadro complessivo. Alle ore 18 decideremo il prosieguo della seduta dell'Assemblea.
Sospendo quindi la seduta fino alle ore 18.
(La seduta, sospesa alle ore 16,19, è ripresa alle ore 18,21).
Onorevoli colleghi, l'ulteriore elenco degli emendamenti non approvati dalle Commissioni riunite 1a e 8a e dichiarati improponibili è in distribuzione. Considerato l'elevato numero di tali emendamenti, non ne darò lettura per ragioni di tempo.
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, vorremmo avanzare una proposta all'Assemblea, e quindi ai componenti dei vari Gruppi, rispetto all'andamento dei lavori, per arrivare domani al voto del provvedimento al nostro esame.
Il Gruppo MoVimento 5 Stelle intende rinunciare all'illustrazione dei propri emendamenti e quindi passare oltre questa fase, se gli altri Gruppi sono d'accordo, per iniziare domani le dichiarazioni di voto e il voto sui singoli emendamenti, data per completata la fase di illustrazione.
MARCUCCI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCUCCI (PD). Signor Presidente, il Partito Democratico accoglie la proposta del senatore Patuanelli, se tutti i Capigruppo sono d'accordo, semplicemente per il fatto che il nostro Gruppo ha ancora a disposizione un'ora e sei minuti, tanto che intende dedicare alle dichiarazioni di voto nel merito dei singoli emendamenti che più gli stanno a cuore.
Accogliamo quindi la proposta avanzata che è un modo non per ridurre il dibattito, ma per dedicare tutto il tempo a disposizione alle singole materie sulle quali saremo chiamati a votare domani.
CIRIANI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIRIANI (FdI). Signor Presidente, anche noi accogliamo l'invito del collega Patuanelli per rinviare a domani l'analisi degli emendamenti. Anche noi utilizzeremo il nostro tempo residuo per l'illustrazione di quelli che saranno sopravvissuti alla tagliola della Presidenza.
Colgo però l'occasione, Presidente, per formulare una richiesta di spiegazione rispetto alla comunicazione che lei ha fatto all'Assemblea circa due ore or sono quando, tra gli emendamenti considerati ammissibili, ha inserito anche quello numerato 11.0.1000 sul quale, insieme al collega Iannone, ho presentato un subemendamento che inspiegabilmente è considerato inammissibile. Chiedo quindi a lei e agli Uffici di verificare le motivazioni di una tale inammissibilità, trattandosi di emendamento perfettamente coerente con il testo da emendare: entrambi si riferiscono a modifiche della legge n. 113 del 2017, intervengono su due articoli diversi, ma il tema è esattamente lo stesso. A noi, quindi, pare incomprensibile il motivo dell'esclusione del subemendamento - ripeto - presentato da me e dal collega Iannone, che è il numero 11.01000/500. Le chiedo la cortesia di fare una verifica in questo senso.
DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, anche noi siamo d'accordo con la proposta di dare per illustrati gli emendamenti perché, vista la grande varietà degli emendamenti, abbiamo deciso di concentrarci domani su quelli che ci stanno più a cuore.
Colgo l'occasione per chiederle, Presidente, di riconsiderare alcuni subemendamenti che sono stati dichiarati improponibili.
Mi riferisco agli emendamenti 11.0.43/406, 11.0.43/407, 11.0.43/408 e 11.0.43/409 perché - per quanto ci riguarda - ci sembrano molto connessi. Stiamo parlando della franchigia, dell'articolo 38 del cosiddetto sblocca Italia, dell'abrogazione dei commi 5 e 6 di quell'articolo, che sono materia strettamente connessa all'emendamento che lei ha reso ammissibile - tra l'altro approvato dalle Commissioni riunite - riguardante le trivelle. (Applausi del senatore Buccarella).
MALAN (FI-BP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FI-BP). Signor Presidente, anche il Gruppo Forza Italia accoglie la proposta fatta dal presidente Patuanelli. Chiediamo di conseguenza un ulteriore sforzo ai relatori - tanto hanno già lavorato nelle settimane scorse, insieme a tutti i componenti delle due Commissioni - nel prestare particolare attenzione al merito degli emendamenti, visto che si andrà direttamente alle dichiarazioni di voto, e prima loro esprimeranno i pareri. Lo chiedo dal momento che le giuste inammissibilità dichiarate riducono di parecchio l'ambito del provvedimento, e abbiamo particolare interesse che il decreto-legge sia esaminato nel modo più approfondito ed equanime possibile.
PRESIDENTE. Al riguardo delle osservazioni dei senatori Ciriani e De Petris sull'ammissibilità di alcuni subemendamenti, in merito agli emendamenti da loro prospettati come oggetto di ripensamento devo dire che ho a lungo riflettuto su tutti, uno per uno, in maniera molto meticolosa e, pertanto, non ho bisogno di aggiungere ulteriori riflessioni sulla loro ammissibilità.
Confermo quindi quanto già detto poc'anzi, ritenendoli entrambi inammissibili, e mi riferisco agli emendamenti prospettati dalla senatrice De Petris e alla valutazione effettuata dal senatore Ciriani.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti dell'Istituto comprensivo «Atri» di Atri, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 989 (ore 18,29)
PRESIDENTE. Colleghi, vorrei dirvi che nell'elenco che è stato distribuito poc'anzi c'è un refuso: l'emendamento 11.17 è stato inserito per un errore materiale di trascrizione e, quindi, va da esso cancellato.
Attese tutte le considerazioni circa il prosieguo dei lavori, rinvio il seguito dell'esame del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. L'informativa del Ministro degli affari esteri sulla situazione in Venezuela avrà luogo mercoledì 30 gennaio alle ore 18.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
MARIN (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIN (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi senatori, mi pregio di comunicare la situazione di grave emergenza in cui versano le aziende sanitarie della Regione Toscana (le tre aziende ospedaliere universitarie e le tre grandi ASL territoriali) per quanto concerne l'aspetto gestionale, l'erogazione dei servizi ai cittadini, ma soprattutto il funzionamento e la trasparenza dei vari livelli dirigenziali.
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 18,31)
(Segue MARIN). Sono giunte certamente anche a voi le notizie in merito all'ultima controversa vicenda delle indagini della procura e della Guardia di finanza di Firenze su concorsi truccati per favoritismi personali nelle assunzioni di medici nei ruoli di primari di alcuni reparti del policlinico fiorentino di Careggi; nonché la notizia di un altro scandalo giudiziario che ha coinvolto l'ospedale di Prato, per il quale l'indagine della procura pratese si è concentrata su una pratica consolidata di esenzione abusiva di ticket su cui invece il ticket era previsto, e sull'esercizio di attività ambulatoriali clandestine.
Altre inchieste giudiziarie vedono o hanno visto protagonisti i vertici delle direzioni ASL toscane (Massa, Siena e la nuova macro-ASL Toscana Nord-Ovest), con accuse che spaziano dalla corruzione agli ammanchi di bilancio, fino ai concorsi truccati. Episodi più o meno eclatanti di malfunzionamenti della macchina amministrativa e burocratica, nonché carenze nell'erogazione di servizi e dispositivi sanitari per malati gravi, oltre all'ormai cronica insufficienza di personale medico-sanitario e ai problemi strutturali riscontrabili in molti ospedali, anche di recentissima realizzazione, sono prassi in tutta la Toscana.
Preso atto di quanto detto, chiedo di adoperarsi affinché in tempi ragionevoli si proceda verso una sistematica attività ispettiva nelle ASL della Regione Toscana e, ove si ritenga necessario e opportuno, si valuti concretamente la possibilità di utilizzare lo strumento del commissariamento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
BINETTI (FI-BP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BINETTI (FI-BP). Signor Presidente, mi spiace molto prendere la parola sempre a fine giornata per ricordare quelle che io considero oggettivamente delle gravi inadempienze da parte del Governo, concretamente, nella misura in cui non risponde alle interrogazioni che vengono poste. (Applausi della senatrice Rizzotti). Delle mie ne ho raccolte almeno venti, e trattano problemi molto concreti che riguardano: bambini che sono stati - a mio avviso - ingiustamente allontanati dalla famiglia; alcuni aspetti profondamente problematici nella gestione della Croce Rossa; le dinamiche concrete della scuola e anche in ordine a una serie di figure professionali; la sanità, la gestione di farmaci e, in particolare, di farmaci orfani che risultano introvabili sul territorio.
A mio avviso, non si tratta di problemi che mi sono posta personalmente, a tavolino davanti a qualche realtà. Sono invece problemi che vengono dai cittadini e che rappresentano una delle forme più concrete del dialogo dei cittadini con l'attività politica e con le istituzioni. A me sembra sinceramente che questo Governo del cambiamento, perlomeno in merito alle risposte alle interrogazioni, sia di gran lunga peggiore dei Governi delle legislature precedenti.
Non è mai capitato di avere una sequenza talmente lunga di domande e di interrogazioni concrete, documentate e poste da interlocutori che si aspettano una risposta. Penso a tutti quelli delle malattie rare - c'è stato sabato scorso il convegno sull'eosinofilia e sui pazienti con esofagite eosinofila grave - che aspettavano davvero una risposta qualunque, ma non si riesce ad averla.
Mi rivolgo alla Presidenza perché richiami il Governo - che non si sa esattamente perché debba avere tanto da fare e più da fare di Governi precedenti, considerati anche i vuoti a cui assistiamo nella gestione del lavoro ordinario delle Commissioni - affinché possa venire in Aula a rispondere alle domande, magari prevedendo anche un tempo a ciò dedicato. A proposito, ricordo che precedentemente, oltre a question time del mercoledì, alla Camera dei deputati c'era una mattinata specifica in cui Governo veniva a riferire in apertura dei lavori di Assemblea.
Credo davvero che questa organizzazione sia uno dei tanti segni, ma non il meno importante, di mancato rispetto da parte del Governo nei confronti del Parlamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. Senatrice Binetti, la Presidenza si farà portatrice della sua richiesta, affinché il Governo venga a rispondere alle interrogazioni presentate dai parlamentari.
CASTALDI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTALDI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola su una vicenda che, qualora venisse confermata, si configurerebbe come episodio di assoluta serietà e da condannare senza se e senza ma. Mi riferisco alle numerose notizie di stampa, secondo le quali, nel corso di un incontro di calcio nella categoria di promozione, il direttore di gara avrebbe insultato un portiere, Gueye Ass Dia, definendolo «negro».
Ripeto: sono notizie in attesa di verifica ed è quindi d'obbligo la massima cautela. Tuttavia, anche in qualità di arbitro ed ex componente del settore tecnico nazionale dell'associazione italiana arbitri - qui ci sono anche i colleghi Santangelo, Fusco della Lega e Ferro di Forza Italia - sento il dovere di portare all'attenzione di quest'Assemblea quanto apparentemente accaduto nel corso di quella competizione. L'AIA ha avviato un'indagine e per bocca del suo presidente, Marcello Nicchi, e ha fatto sapere che chi ha sbagliato pagherà.
Signor Presidente, i valori che lo sport porta avanti sono alti e condivisibili; in ragione e conseguenza di ciò, chi scende in campo ha enormi responsabilità. Mi riferisco all'esempio che calciatori, arbitri e addetti ai lavori sono chiamati a fornire ai nostri giovani e ai tanti appassionati. Mi auguro di no, ma se le notizie riportate trovassero conferma si tratterebbe di un episodio gravissimo da perseguire in maniera esemplare. Ripeto: attendiamo l'esito delle indagini. Sono episodi che rischiano di macchiare indelebilmente lo spirito e l'obiettivo delle competizioni sportive.
Attenzione, cari colleghi: stesso discorso va fatto nell'altro senso. Tra i valori di cui parlavo e che lo sport ha il compito di tutelare e diffondere occupano un posto fondamentale lealtà e correttezza. Sarebbe quindi da condannare con egual fermezza un'eventuale montatura mediatica ad opera della società sportiva in questione o dei suoi rappresentanti. In quel caso, l'auspicio è che si provveda immediatamente a riabilitare la figura del direttore di gara coinvolto e che si prendano adeguati e pesanti provvedimenti nei confronti di chi ha gettato ombre su un'intera categoria e sul lavoro, spesso non facile, della classe arbitrale. (Applausi dal Gruppo M5S).
DONNO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONNO (M5S). Signor Presidente, i cittadini della provincia di Lecce, dei Comuni di Cavallino, Lizzanello e San Donato, stanno pagando le conseguenze delle scelte politiche di amministrazioni comunali, che hanno determinato la realizzazione di un accentramento di impianti per la raccolta e lo smaltimento di rifiuti: prima con l'inceneritore e poi con i maxi-impianti di discarica, di biostabilizzazione e di lavorazione e smaltimento di amianto.
È notizia di questi giorni che nelle discariche Le Mate e Guarini di Cavallino sono stati rilevati e documentati da ARPA numerosi inquinanti pericolosi e cancerogeni, quali nichel, zinco, manganese e vari tipi di idrocarburi.
Per i superamenti delle soglie segnalati negli ultimi dieci anni non risulta attivata alcuna procedura di caratterizzazione del sito, né si conosce quali siano i pozzi a monte e quali a valle della discarica, in base all'andamento della falda.
Tanto per fare qualche esempio concreto, la discarica ex Saspi è una vera e propria bomba ecologica, misura 140.000 tonnellate di rifiuti velenosi tombati e non è mai stata bonificata, nonostante le richieste presentate alla Regione Puglia. Eppure, nella relazione tecnica redatta dagli incaricati della procura di Lecce, risultano riscontrate alte concentrazioni di diossina, PCB, idrocarburi, piombo, mercurio e rame. La procura di Lecce - che ringrazio - ha convocato le parti in causa e sta proseguendo l'indagine.
Nel frattempo, il 15 gennaio scorso, l'Agenzia territoriale della Regione Puglia ha convocato una conferenza dei servizi per l'appalto dell'ammodernamento e del completamento della piattaforma di biostabilizzazione RSU di Cavallino, sempre in località Guarini e Le Mate. E qui siamo all'assurdo, se consideriamo che con sentenza dell'aprile 2016, confermata dal Consiglio di Stato nell'ottobre 2018, il TAR di Lecce aveva ritenuto illegittimo il progetto dell'impianto, proprio perché in contrasto con le disposizioni che prescrivono una distanza minima dagli abitati e dai siti sensibili.
Tale situazione complessiva è fortemente compromissoria per l'ambiente. Chiediamo, quindi, ai sindaci dei territori interessati di attivarsi in tal senso, anziché protestare al fianco dell'ennesimo tentativo di elusione; contestualmente, chiediamo alla Regione Puglia di mettere in atto finalmente delle misure preventive per salvaguardare la tutela della salute dei cittadini. Al territorio chiediamo di resistere, perché i cittadini non devono pagare le incurie e gli affari illeciti che si verificano molto spesso sui territori, che vanno sempre a discapito della salute. (Applausi dal Gruppo M5S).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 29 gennaio 2019
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, martedì 29 gennaio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,43).
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Bogo Deledda, Borgonzoni, Briziarelli, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Crimi, D'Angelo, De Poli, Fantetti, Giacobbe, Magorno, Merlo, Messina Alfredo, Monti, Napolitano, Nugnes, Ortolani, Pergreffi, Pichetto Fratin, Ronzulli, Rossomando, Santangelo, Sciascia, Siri, Solinas e Stefano.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Fedeli, Giammanco e Licheri, per attività della 14ª Commissione permanente.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatrice Fedeli Valeria
Istituzione del marchio «Italian Quality» per il rilancio del commercio estero e la tutela dei prodotti italiani (1013)
(presentato in data 24/01/2019);
Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale
Ratifica ed esecuzione del Trattato sul trasferimento delle persone condannate o sottoposte a misure di sicurezza tra la Repubblica italiana e la Repubblica argentina, fatto a Buenos Aires l'8 maggio 2017 (1014)
(presentato in data 25/01/2019);
Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale
Ratifica ed esecuzione del Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica orientale dell'Uruguay, fatto a Montevideo l'11 maggio 2017 (1015)
(presentato in data 25/01/2019);
Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale
Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati:
a) Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Ecuador, fatto a Quito il 25 novembre 2015;
b) Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Ecuador, fatto a Quito il 25 novembre 2015 (1016)
(presentato in data 25/01/2019);
Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale
Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati:
a) Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Costa Rica, fatto a Roma il 27 maggio 2016;
b) Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Costa Rica, fatto a Roma il 27 maggio 2016 (1017)
(presentato in data 25/01/2019);
Presidente del Consiglio dei ministri
Ministro del lavoro e politiche sociali
Conversione in legge del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni (1018)
(presentato in data 28/01/2019).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
Commissioni 1ª e 4ª riunite
sen. De Poli Antonio ed altri
Disposizioni in materia di ricongiungimento del nucleo familiare per il personale delle Forze armate, di polizia ad ordinamento civile e militare, nonché del Corpo nazionale dei vigili del fuoco (1009)
previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)
(assegnato in data 24/01/2019).
In sede referente
11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
Gov. Conte-I: Pres. Consiglio Conte, Ministro lavoro e politiche sociali Di Maio ed altri
Conversione in legge del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni (1018)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 28/01/2019).
Disegni di legge, presentazione di relazioni
A nome delle Commissioni 1° e 8° riunite in data 25/01/2019 il senatore D'Arienzo Vincenzo ha presentato la relazione 989-A/bis di minoranza sul disegno di legge: "Conversione in legge del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione" (989)
(presentato in data 14/12/2018).
Commissione parlamentare per le questioni regionali, variazioni nella composizione
Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali il senatore il senatore Dal Mas in sostituzione del senatore Perosino, dimissionario.
Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, variazione nella composizione
Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale il senatore Perosino in sostituzione della senatrice Conzatti, dimissionaria.
Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, composizione
Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, i senatori Alessandro Alfieri, Luisa Angrisani, Marzia Casolati, Donatella Conzatti, Danila De Lucia, Raffaele Fantetti, Nadia Ginetti, Francesco Laforgia, Cinzia Leone, Alessandra Maiorino, Susy Matrisciano, Urania Giulia Rosina Papatheu, Gianluca Perilli, Pietro Pisani, Isabella Rauti, Maria Rizzotti, Gianfranco Rufa, Julia Unterberger, Valeria Valente e Gelsomina Vono.
Interrogazioni
TARICCO, D'ARIENZO, MALPEZZI, CUCCA, FERRAZZI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
la città di Cuneo continua ad essere un capoluogo di provincia di fatto non connesso dalla viabilità autostradale con il resto della pianura Padana;
l'autostrada A33 Asti-Cuneo rappresenta al momento solamente un primo collegamento con Torino e con la Liguria, e quindi è assolutamente necessario e strategico il completamento dell'arteria tra i due capoluoghi del basso Piemonte, per collegare un'area ad alta densità produttiva con l'intero territorio regionale e le principali direttrici di traffico nazionale;
il 27 aprile 2018 la Commissione europea ha assunto la decisione positiva circa lo "State Aid SA.49335 (2017/N) and SA.49336 (2017/N) - Italy Italian motorways investment plan" che prevede, fra le altre misure, di prorogare la concessione autostradale SIAS per la A4 Torino-Milano per consentire di finanziare gli investimenti necessari per il completamento dell'autostrada Asti-Cuneo (attraverso il cross financing) sulla base del tracciato alternativo per un importo di circa 350 milioni di euro;
la citata decisione da parte della Commissione UE ha posto in essere tutti i presupposti per il completamento del collegamento autostradale. La descritta situazione è stata oggetto di un atto di sindacato ispettivo (3-00116, pubblicato il 24 luglio 2018), e di una richiesta di trattazione sollecitata in Aula. Nell'atto si ricordava che la stessa Regione Piemonte avesse in più occasioni sollecitato il completamento dell'iter e si chiedeva al Ministro in indirizzo se non ritenesse utile e necessario rendere noto ai cittadini, agli enti locali ed alle istituzioni interessate i tempi di definizione dell'atto integrativo e dell'invio dello stesso al CIPE, ed i tempi di avvio della realizzazione di un'opera così fondamentale per il territorio;
il 26 settembre 2018 una delegazione cuneese guidata dal presidente della Provincia di Cuneo e composta dai sindaci del territorio, oltre al vicepresidente della Provincia di Asti, i parlamentari eletti sul territorio, i rappresentanti del patto per lo sviluppo ed i rappresentanti delle categorie Astra Cuneo e Fai Cuneo, si è presentata a Roma dinanzi al Ministro in indirizzo per chiedere nuovamente un chiarimento sul futuro dell'autostrada A33;
a fine 2018 il Ministro annunciava che gli aumenti dei pedaggi autostradali si sarebbero fermati sul 90 per cento delle autostrade italiane quale risultato, a seguito della firma dei decreti, di una fruttuosa interlocuzione con i concessionari autostradali: il 1° gennaio 2019 su tratte autostradali importanti del Nord Italia ma soprattutto per la provincia di Cuneo (tra cui la A6 Torino-Savona) si applicava un rincaro delle tariffe pari a circa il 2,2 per cento, oltre alla chiusura di 5 aree di servizio (di cui tre sul territorio della sola provincia di Cuneo);
considerato che:
risulterebbe che il Governo non abbia al momento concluso, ma purtroppo non si hanno notizie che confermino che sia effettivamente iniziato, il confronto e la negoziazione dell'atto integrativo con la concessionaria, che dovrà poi ancora essere sottoposto all'approvazione del CIPE, stallo che di fatto sta bloccando tutto l'iter e rischia di congelare il completamento dell'operazione;
la posizione del Ministro, anche rappresentata il 26 settembre 2018 nell'incontro con gli amministratori locali, mirava alla ricerca della soluzione migliore in termini di rapidità, efficienza e sostenibilità finanziaria, massimizzando gli interessi pubblici in gioco, rispetto alla quale l'approvazione della UE era un passaggio importante, ma preliminare;
risulta paradossale, ed oggettivamente incomprensibile, per il sistema del trasporto del sud Piemonte, che l'aggravio di costi connessi al mancato completamento del collegamento autostradale che rasenta i 10 milioni di euro al mese, adesso anche aggravato dall'aumento dei costi connessi all'aumento delle tariffe autostradali, sia motivato da una migliore gestione delle risorse pubbliche;
considerato inoltre che:
il 21 gennaio, il vice presidente del Consiglio dei ministri si dichiarava favorevole al completamento dell'autostrada cuneese, ma contrario al cross financing autorizzato dallo "State Aid SA.49335 (2017/N) and SA.49336 (2017/N) - Italy Italian motorways investment plan", frutto dell'accordo negoziato dal Ministro pro tempore Graziano Delrio con la Commissione europea ed in particolare con la commissaria Margareth Vestager;
qualora la posizione espressa risultasse pienamente coincidente con la posizione dell'intero Governo e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, questo ennesimo cambio di strategia per la realizzazione dell'opera, rinunciando al cross financing, soluzione costruita dal precedente Governo in accordo con la Commissione europea, che per la prima volta dava effettiva copertura in tempi certi all'opera, soluzione che prevedeva il prolungamento della concessione per la Torino-Milano al concessionario a fronte della realizzazione dell'autostrada Asti-Cuneo, si rischierebbe il paradosso di creare un danno enorme al territorio ed alla sua economia, magari poi ammantandolo della ricerca di un "bene migliore e più alto per il Paese",
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti descritti;
se non ritenga necessario intanto chiarire, nel più breve tempo possibile, come intenda proseguire sul completamento della Asti-Cuneo, anche alla luce del fatto che quella soluzione avrebbe abbreviato di 13 anni la durata della concessione di SIAS per il tratto, e che il Governo si era impegnato ad aprire entro il 2030 un bando di gara congiunto per entrambe le concessioni SIAS sulla A33 Asti-Cuneo e la Satap A4 Torino-Milano;
nel caso in cui intendesse invece addivenire alla definizione dell'accordo e dell'atto integrativo, e dell'invio dello stesso al CIPE, se non ritenga utile e necessario, con urgenza, rendere noto ai cittadini, agli enti locali ed alle istituzioni interessate, gli effettivi tempi di avvio della realizzazione di un'opera così fondamentale per il territorio, che aspetta risposte da 20 anni, che finalmente pareva aver raggiunto una definizione, per la prima volta avendo certificate le risorse necessarie al completamento, e che in questa fase vede nuovamente sfumare, per questioni politico-burocratiche difficilmente comprensibili ed accettabili, questa opportunità.
(3-00557)
PARENTE, MAGORNO, PITTELLA, MARGIOTTA, BELLANOVA, BOLDRINI, FEDELI, STEFANO, CIRINNA' - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
martedì 15 gennaio 2019 si è svolto un sit in di protesta degli ex dipendenti della "Abramo customer care" di Crotone nel piazzale dell'azienda per protestare contro il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato;
400 sono le persone alle quali non è stato rinnovato il contratto a tempo determinato a seguito delle norme previste dal "decreto dignità" (di cui al decreto-legge n. 87 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2018) adottato nei mesi scorsi dal Governo in base alle quali la durata massima del contratto è stata ridotta da 36 a 24 mesi;
il tasso di disoccupazione nel territorio del crotonese risulta quasi il doppio della media italiana, attestandosi intorno al 30 per cento, con una punta del 40 per cento per quanto riguarda la disoccupazione femminile;
premesso inoltre che:
l'articolo 1, comma 1, lettera a) , del decreto-legge, n. 87 ha modificato l'articolo 1, comma 19, del decreto legislativo n. 81 del 2015, prevedendo che al contratto di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata non superiore a 12 mesi e che questo può avere una durata superiore, ma comunque non eccedente i 24 mesi, solo in presenza di almeno una delle seguenti condizioni: esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività, ovvero esigenze sostitutive di altri lavoratori; esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria;
sempre il decreto-legge prevede che il contratto può essere rinnovato solo a fronte delle condizioni di cui all'articolo 19, comma 1. Il contratto può essere prorogato liberamente nei primi 12 mesi e, successivamente, solo in presenza delle condizioni di cui all'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo n. 81;
considerato che il ripristino dell'obbligo per contratti che superino i 12 mesi di durata di indicare la causale porta, ad esempio, ad escludere rinnovi e proroghe di contratti a tempo determinato nei casi in cui si verifichino intensificazioni dell'attività lavorativa, in determinati e limitati periodi dell'anno, cui non sia possibile sopperire con il normale organico;
tenuto conto che:
il decreto dignità si prefiggeva di dare più dignità ai lavoratori precari e una maggiore certezza normativa alle aziende e invece sta portando ad un aumento dell'instabilità lavorativa;
è noto che con le causali del contratto a termine non accrescono le tutele per il lavoratore ma solo per il contenzioso. L'effetto sull'occupazione è stato immediato perché il decreto si è applicato immediatamente anche alle proroghe e ai rinnovi di contratti in essere;
il decreto dignità rischia di trasformarsi in un provvedimento di esclusione dal mercato del lavoro per migliaia di persone,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo in merito all'impatto che il decreto dignità sta avendo sui livelli occupazionali;
quali iniziative intenda assumere nei confronti degli ex dipendenti della Abramo Customer Care di Crotone, che non si sono visti rinnovare il contratto a tempo determinato, tenendo conto che quello calabrese è un territorio che non offre molte possibilità occupazionali; a tal fine quali iniziative indenda intraprendere per prevedere un recupero delle loro professionalità in un percorso di ricollocazione al lavoro;
se non ritenga che, al fine di evitare il profilarsi del contenzioso giuridico in merito alla definizione delle causali per i contratti che superino i 12 mesi di durata, sia opportuno intraprendere iniziative normative che possano chiarire e definire in maniera univoca le condizioni secondo cui al contratto di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata superiore a un anno.
(3-00558)
ROJC - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:
il decreto ministeriale n. 37 del 18 gennaio 2019 ha introdotto alcune modifiche all'esame di maturità e, tra queste, la necessità "di individuare l'eventuale disciplina oggetto di una terza prova scritta per specifici indirizzi di studio e le modalità organizzative relative allo svolgimento di un colloquio, nonché la ripartizione del punteggio delle tre prove scritte, ove previste per specifici indirizzi di studio";
l'art. 5 del decreto specifica le caratteristiche dell'esame di Stato nelle scuole con lingua di insegnamento slovena e con insegnamento bilingue sloveno-italiano del Friuli-Venezia Giulia;
al comma 4 dell'art. 5, si afferma che "la terza prova scritta si svolge il giorno successivo alla seconda prova scritta e tende ad accertare la padronanza dell'italiano - seconda lingua. La prova è finalizzata all'accertamento della competenza linguistico-comunicativa degli studenti, ed è riferita alle abilità di comprensione del testo e produzione scritta";
l'art. 4 del decreto ministeriale regolamenta l'esame di Stato nelle scuole della Provincia autonoma di Bolzano e al comma 1 si esplicita che la terza prova scritta è disciplinata dall'art. 8 del decreto del Presidente della Provincia autonoma di Bolzano del 27 aprile 2018, n. 13, esame che è svolto in lingua tedesca,
si chiede di sapere:
in quale lingua si debba svolgere la terza prova scritta dell'esame di Stato nelle scuole con lingua di insegnamento slovena e con insegnamento sloveno-italiano del Friuli-Venezia Giulia;
se nella terza prova scritta sia richiesta una verifica da parte del candidato della sua conoscenza della lingua italiana e, in tal caso, se non via sia una palese difformità di trattamento tra i candidati appartenenti alla minoranza linguistica slovena e quelli della minoranza linguistica tedesca della provincia autonoma di Bolzano, tenuto conto che la lingua e la letteratura italiana sono materie di studio in tutte le scuole dell'obbligo della minoranza linguistica slovena per diverse ore alla settimana, e che la conoscenza della lingua italiana è comprovata dalle prove scritte in classe.
(3-00559)
DURNWALDER - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
l'articolo 122, comma 1, punto 2, del decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 1959, n. 1229, prevede che gli ufficiali giudiziari siano retribuiti anche "con una percentuale sui crediti recuperati dall'Erario, sui campioni civili, penali ed amministrativi e sulle somme introitate dall'Erario per effetto della vendita dei corpi di reato, in ragione del quindici per cento. Tale percentuale è comprensiva anche delle quote di spettanza degli aiutanti ufficiali giudiziari";
con una nota recente indirizzata al Ministero della giustizia, i funzionari U.N.E.P. (Ufficio unico notificazioni, esecuzioni e protesti) di Bolzano e gli ufficiali giudiziari del distretto di Trento, con riferimento alla retribuzione prevista in percentuale, di cui all'articolo 122 citato, lamentano la mancata corresponsione degli emolumenti relativamente al I, II, III e IV bimestre 2018;
considerato che la mancata corresponsione degli emolumenti in percentuali è lamentata anche da molti funzionari U.N.E.P. di altre sedi di corti d'appello del Paese,
si chiede di sapere quali siano le ragioni di tali ritardi e se non sia il caso di assumere al più presto iniziative volte alla fattiva soluzione del problema.
(3-00560)
CIRINNA', GINETTI, D'ARIENZO, SBROLLINI, LAUS, ROJC, VERDUCCI, GIACOBBE, ALFIERI, IORI, MESSINA Assuntela, VATTUONE, ROSSOMANDO, STEFANO, FERRAZZI, BITI, CUCCA, PATRIARCA, ASTORRE, D'ALFONSO, FEDELI, SUDANO, GARAVINI, MAGORNO, MARGIOTTA, BOLDRINI, BINI, FARAONE, TARICCO, VALENTE, MALPEZZI, PARENTE, FERRARI, MISIANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
nel corso degli ultimi mesi, il Ministro dell'interno, Matteo Salvini, è più volte comparso in pubblico indossando divise, parti di divisa o elementi distintivi di forze di pubblica sicurezza (quali ad esempio, Vigili del fuoco, Polizia penitenziaria, Polizia di Stato); e ciò sia nel corso di uscite pubbliche, sia nel corso del comizio tenuto in piazza del Popolo, a Roma in data 8 dicembre 2018, e in alcuni casi addirittura con l'esibizione dei gradi (da ultimo in Alghero, in data 16 gennaio 2018, in cui indossava la divisa della Compagnia barracellare della Regione autonoma della Sardegna, con i gradi di capitano);
di tali apparizioni è stato sempre dato ampio risalto sulla stampa nazionale e sui social network riconducibili al medesimo Ministro;
in un caso, la sigla sindacale USB - Vigili del fuoco ha presentato una denuncia nei confronti del medesimo Ministro, lamentando l'abusivo porto della divisa;
in data 15 gennaio 2019, il Ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, diffondeva, tramite i propri profili sui social network, una foto che lo ritraeva nell'atto di indossare parte della divisa del Corpo della Polizia penitenziaria;
anche di tale circostanza veniva dato ampio risalto sulla stampa nazionale;
considerato che:
la divisa e ogni altro segno distintivo di forza di pubblica sicurezza hanno la funzione di rendere immediatamente riconoscibile ai cittadini il soggetto titolare dei poteri, anche coercitivi, che la legge attribuisce alle medesime forze; pertanto, la legge e i regolamenti disciplinano dettagliatamente i casi in cui è consentito indossare la divisa, individuando i soggetti a ciò legittimati;
la disciplina dei casi in cui è consentito indossare la divisa garantisce direttamente e indirettamente l'attuazione di principi costituzionali di sicuro rilievo, quali la certezza del diritto e il principio di legalità, e l'effettività dei diritti fondamentali dei cittadini che, a diverso titolo, entrino in contatto con le forze di pubblica sicurezza o siano altrimenti soggetti alla loro autorità, nei casi previsti dalla legge;
l'art. 498 del codice penale individua (non a caso nel titolo dedicato i delitti contro la pubblica fede) la fattispecie contravvenzionale di "Usurpazione di titoli e onori", comminando la sanzione amministrativa pecuniaria da 154 a 929 euro nei confronti di chiunque abusivamente porti in pubblico, tra l'altro, la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico;
per tutto quanto esposto, la divisa stessa rappresenta un bene comune per la cittadinanza e, come tale, deve essere tenuto al riparo dal rischio di strumentalizzazioni politiche;
non è dunque consentito a Ministri della Repubblica di indossare, nel corso di uscite pubbliche, divise o segni distintivi di forze di pubblica sicurezza, poiché ciò rischia di ingenerare nel pubblico la convinzione che le forze medesime rispondano, direttamente o indirettamente, ai titolari di funzioni di indirizzo politico e non già unicamente alla legge,
si chiede di sapere quali misure intenda adottare il Presidente del Consiglio dei ministri, nell'ambito della sua funzione di coordinamento dell'attività dei ministri, per porre fine a simili condotte che appaiono illegittime, oltre che inopportune, ripristinando la legalità a garanzia dell'autorevolezza delle stesse forze di pubblica sicurezza.
(3-00561)
BINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il 7 novembre 2019 l'Associazione europea dei farmacisti ospedalieri (Eahp) ha pubblicato i risultati della sua inchiesta sulla carenza di medicinali del 2018 (medicines shortages survey), che sottolinea come la mancanza di medicinali sia un grave problema;
molti pazienti, già in terapia con farmaci salvavita, hanno talvolta notevoli difficoltà per l'approvvigionamento e la somministrazione terapeutica di alcuni prodotti fondamentali per la loro salute;
il problema dei farmaci carenti è quindi un problema non solo di incidenza locale, ma nazionale e spesso internazionale, di non semplice soluzione;
considerato che:
per "carente" si intende un medicinale non reperibile sull'intero territorio nazionale, in quanto il titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio di un farmaco (AIC) temporaneamente non può assicurarne una fornitura appropriata e continua;
la carenza sul mercato di un farmaco può essere determinata da diversi fattori, tra i quali, per esempio, l'irreperibilità del principio attivo, problematiche legate alla produzione, provvedimenti a carattere regolatorio, imprevisto incremento delle richieste di un determinato medicinale, o emergenze sanitarie nei Paesi di produzione;
tenuto conto che:
il codice comunitario concernente i medicinali, attuato in Italia con decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, all'articolo 105, comma 2, impone ai produttori e ai distributori dei farmaci immessi sul mercato, che ne assicurino la presenza nelle farmacie per garantire le esigenze dei pazienti;
sono oramai anni che viene denunciata agli enti presposti (azienda, Ministero della salute, Aifa), la cronica carenza del farmaco Rytmonorm, per la cura delle cardiopatie, ad oggi ancora distribuito "a singhiozzo" sul mercato;
anche la distribuzione del farmaco Sinemet, terapia per il Parkinson, ha riscontrato importanti carenze nei mesi di febbraio e ottobre 2018. Recentemente la casa farmaceutica Merck & Co ha fatto sapere alla Food and drug administration e ad altre agenzie di monitoraggio dei farmaci di tutto il mondo che si aspetta che la carenza dei prodotti Sinemet e Sinemet Plus continui nel primo trimestre 2019. La stessa Aifa, nell'elenco dei medicinali carenti del 4 gennaio scorso, non prevede per il Sinemet una data di previsto rientro in distribuzione,
si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire il rispetto della normativa europea, affinché i cittadini italiani possano usufruire dei farmaci di cui hanno bisogno nel rispetto del diritto alla salute garantito dalla Costituzione.
(3-00562)
MAFFONI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
nel territorio del comune di Nave (Brescia) è insediato il complesso produttivo della ditta Duferco Sviluppo SpA del gruppo Duferco, holding internazionale che, nata per operare prevalentemente nel settore siderurgico, nel corso degli anni ha sviluppato a livello internazionale business diversificati in differenti settori (energia, logistica, trasporto e ambiente);
la società, in data 6 settembre 2018, ha presentato al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare istanza per l'avvio del procedimento di valutazioni ambientali VAS-VIA del progetto "Impianto peaker per bilanciamento rete elettrica", ai sensi dell'articolo 27 del decreto legislativo n. 152 del 2006;
il progetto prevede la trasformazione dell'area già industrializzata in una centrale termoelettrica alimentata a gas naturale, con la collocazione di 2 generatori di nuova generazione in grado di produrre 300 MW termici che potrebbero produrre 900.000 metri cubi di fumi contenenti 118 tonnellate di anidride carbonica;
considerato che:
l'insediamento produttivo interessato rientra nella zona D1 (industriale esistente) e confina con zone a diversa caratterizzazione, in particolare: centro storico; area residenziale e agricola; vasta estensione boschiva soggetta a vincolo paesistico-ambientale e a vincolo idrogeologico forestale;
secondo i recenti dati diffusi da Legambiente, nel 2018 nella città di Brescia sono stati superati i limiti giornalieri per le polveri sottili o per l'ozono per 150 giorni di cui 47 per il Pm10 e 103 per l'ozono, ed almeno 1.000 morti premature annue sono imputabili alle condizioni dell'aria nell'area urbana;
in questo contesto risulta non solo necessario, ma anche doveroso, un approfondimento dell'effettivo impatto che l'opera determinerà in termini sociali, sanitari e ambientali, al fine di scongiurare rischi per la salvaguardia dell'intero territorio e la salute della popolazione residente;
la valutazione di impatto ambientale (VIA) e la valutazione ambientale strategica (VAS) costituiscono specifici strumenti di partecipazione a supporto di procedure amministrative relative ad atti sia singoli che di pianificazione e programmazione tecnicamente complesse per cui la normativa nazionale di settore prevede esplicitamente la concertazione come modalità di decisione condivisa nella definizione di obiettivi e nell'allocazione di risorse di finanziamento;
per quanto concerne il progetto, invece, le istituzioni locali non sono state adeguatamente coinvolte,
si chiede di sapere quale sia la posizione del Ministro in indirizzo riguardo alla questione e, in particolare, se ritenga opportuna la realizzazione della centrale termoelettrica in un territorio già interessato da fenomeni di inquinamento da polveri sottili.
(3-00563)
MORONESE, L'ABBATE, CASTELLONE, DI MICCO, SANTILLO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere il 12 ottobre 2018 emetteva un provvedimento di sequestro preventivo eseguito dalla Guardia di finanza nei confronti della società L.E.A. Srl sita in zona ASI (area sviluppo industriale) località Ceraso nel comune di Marcianise (Caserta), ordinava il blocco delle attività dell'impianto di trattamento rifiuti apponendo un vincolo cautelare sull'intero capannone e procedeva penalmente per i reati di smaltimento abusivo dei rifiuti, in quanto le ingenti quantità di rifiuti presenti nell'impianto, non adeguatamente smaltiti, rappresentavano un pericolo per l'atmosfera, per le falde acquifere e, di conseguenza, per la salute dei cittadini;
il giorno 26 ottobre 2018 l'impianto veniva colpito da un incendio. Il 19 dicembre 2018 l'ARPAC pubblicava i dati dei rilievi relativi all'incendio, dichiarando che dai campioni prelevati in due terreni situati, rispettivamente, a circa 1.400 metri e a circa 1.700 metri dall'impianto, il primo campione, analizzato dal laboratorio regionale diossine, mostrava il superamento, sia per il parametro "sommatoria PCDD/PCDF (diossine e furani)" che per il parametro "sommatorIa PCB (policlorobifenili) - congeneri totali" dei limiti di concentrazione per i siti a uso verde pubblico, privato e residenziali, stabiliti dal decreto legislativo n. 152 del 2006;
considerato che:
la ditta operava in zona ASI località Ceraso in virtù della voltura delle autorizzazioni a seguito di affitto di ramo d'azienda della Ecologia Iavazzi Srl con decreto dirigenziale n. 39 del 12 luglio 2017 della Regione Campania, per una quantità totale di rifiuti autorizzati pari a 179.820 tonnellate all'anno;
la ditta Ecologia Iavazzi Srl di Francesco Iavazzi sas veniva autorizzata per un impianto di stoccaggio e recupero rifiuti pericolosi e non pericolosi con decreto dirigenziale n. 42 del 20 gennaio 2014 della Regione in zona ASI località Ceraso; dall'autorizzazione si evince che nel sito dove sorgeva l'impianto vi era la presenza di rifiuti di varie tipologie fino ad una profondità di 3 metri. Il settore TAP Ecologia di Caserta con decreto dirigenziale n. 113 il 5 luglio 2013 approvava il piano di caratterizzazione presentato dalla ditta;
il 24 agosto 2015 il presidente dell'ANAC (Autorità nazionale anticorruzione) comunicava al prefetto di Caserta che la ditta Ecologia Iavazzi Srl, la società consortile Iavazzi Ambiente Srl e la Impresud Srl, tutte riconducibili all'imprenditore Francesco Iavazzi, venivano raggiunte da provvedimenti interdittivi antimafia nonché ricevevano il diniego di iscrizione nelle white list provinciali;
considerato inoltre che:
precedentemente l'impianto di rifiuti aveva subito il diniego all'esercizio con decreto dirigenziale n. 108 del 19 maggio 2011 della Regione, in quanto l'ARPAC aveva verificato che i rifiuti interrati non erano stati rimossi;
su "il Mattino" di Caserta del 14 ottobre 2018 la presidente del consorzio ASI di Caserta dichiarava che con due note, dichiarava che una nel settembre ed un'altra nell'ottobre 2017, segnalava al Comune di Marcianise la posizione non regolare della L.E.A. Srl in quanto azienda non consorziata, requisito necessario per operare;
risulta agli interroganti, da verifiche effettuate, che il consorzio ASI di Caserta aveva informato la Regione Campania ed il Comune di Marcianise a mezzo PEC il 28 giugno 2018 che la ditta Ecologia Iavazzi aveva risolto il contratto di affitto in essere con la L.E.A., motivo che faceva decadere le autorizzazioni ottenute con decreto dirigenziale n. 39 del 12 luglio 2017, denunciando altresì che lo stesso consorzio ASI non era stato consultato in fase di autorizzazioni come avvenuto in occasione di altre autorizzazioni ambientali di altre ditte non convenzionate;
su "il Mattino" di Caserta del 30 novembre 2018 si legge che da una serie di carotaggi ordinati dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere sarebbero emersi rifiuti interrati nell'impianto della L.E.A. Srl;
considerato infine che:
nell'autorizzazione di cui al decreto dirigenziale n. 42 del 20 gennaio 2014 veniva specificato che "dopo aver acquisito l'attestazione di conformità delle opere eseguite in coerenza con quelle approvate dalla CdS (Conferenza dei Servizi) da parte della Provincia di Caserta, sarà rilasciata con provvedimento della U.O.D. l'autorizzazione definitiva a svolgere l'attività";
risulta che la ditta L.E.A. ha depositato la polizza n. 1082579 per un capitale garantito pari a 190.035 euro stipulata con la Elba Assicurazioni SpA, con sede legale a Milano, acquisita al prot. reg. n. 0469380 del 7 luglio 2017, a copertura di eventuali danni all'ambiente che possano determinarsi nell'esercizio dell'attività con scadenza al 5 febbraio 2026;
il 30 novembre 2018 l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS) rendeva noto con un proprio comunicato che l'Elba Assicurazioni segnalava la commercializzazione da parte di terzi di polizze apparentemente riconducibili all'impresa di assicurazione ma non emesse dall'impresa stessa,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia informato dei fatti esposti e se intenda attivarsi, per quanto di competenza, affinché sia accertato se la Regione Campania abbia effettuato compiutamente i rilievi per la verifica della presenza di rifiuti interrati nell'area dell'impianto;
se ritenga che sia opportuno attivarsi presso la Regione Campania affinché avvii le azioni necessarie al fine dell'escussione della polizza fideiussoria a titolo di risarcimento per i danni arrecati all'ambiente ed alla comunità di Marcianise, a seguito dell'incendio avvenuto presso l'impianto di gestione rifiuti della L.E.A Srl;
se intenda attivarsi, nei limiti delle proprie attribuzioni, presso gli enti competenti al fine di conoscere le motivazioni per le quali le segnalazioni negli anni 2017 e 2018 del consorzio ASI di Caserta non furono prese in considerazione dalle amministrazioni destinatarie.
(3-00564)
PARRINI, MALPEZZI, FEDELI, COLLINA, MARGIOTTA, ALFIERI, ASTORRE, GARAVINI, BELLANOVA, ROJC, MAGORNO, BOLDRINI, MANCA, CUCCA, BINI, SUDANO, VALENTE, MISIANI, IORI, LAUS, D'ALFONSO, GINETTI, GIACOBBE, PATRIARCA, VERDUCCI, FERRAZZI, SBROLLINI, STEFANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
in data 22 dicembre 2018, l'assemblea dei soci di Banca Carige ha respinto la proposta di aumento del capitale, per un ammontare di 400 milioni di euro, è ciò ha indotto alle dimissioni, nei giorni successivi, la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione della banca;
in data 2 gennaio 2019, la Banca centrale europea, per far fronte alla grave situazione nella quale si è così venuta a trovare Banca Carige, ha nominato tre commissari straordinari e un comitato di sorveglianza, composto di tre membri, in sostituzione del dimissionario consiglio di amministrazione, con il compito di stabilizzare la governance e salvaguardare la stabilità della banca, monitorandone attentamente la situazione e tenendo costantemente informate le autorità. Ai commissari è stato altresì affidato il compito di adottare misure tese ad assicurare che Banca Carige ripristini il rispetto dei requisiti patrimoniali in modo sostenibile. Il commissariamento è stato preceduto, su decisione della Consob, dalla sospensione del titolo in borsa;
in data 7 gennaio 2019, il Consiglio dei ministri è stato convocato con urgenza e, su proposta del presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell'economia e delle finanze Giovanni Tria, ha approvato il decreto-legge n. 1 del 2019, che introduce misure urgenti riguardanti Banca Carige SpA, Cassa di risparmio di Genova e Imperia, anche a tutela della clientela e dei risparmiatori;
come si apprende dal comunicato stampa della Presidenza del Consiglio dei ministri, le misure previste dal decreto, analoghe a quelle contenute nel decreto-legge adottato nel dicembre 2016 per la banca Monte Paschi di Siena (di cui al decreto-legge n. 237 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 15 del 2017), forniscono ai commissari un quadro operativo che consente loro di trarre pieno beneficio dalle opportunità gestionali offerte dall'amministrazione straordinaria. In particolare, viene prevista la possibilità per la banca di accedere a forme di sostegno pubblico della liquidità, che consistono nella concessione, da parte del Ministero dell'economia, della garanzia dello Stato su passività di nuova emissione ovvero su finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d'Italia. È stata, inoltre, prevista la possibilità per l'istituto di accedere, su richiesta specifica, ad una ricapitalizzazione pubblica a scopo precauzionale, volta a preservare il rispetto di tutti gli indici di patrimonializzazione anche in scenari ipotetici di particolare severità e altamente improbabili (scenari avversi dello stress test);
considerato che:
importanti figure che hanno rivestito in passato, e tuttora rivestono, un ruolo di primo piano nell'ambito di Banca Carige sono in stretto contatto, anche per ragioni professionali, con il Presidente del Consiglio dei ministri;
in particolare, il professor Guido Alpa è stato presente nella commissione esaminatrice del concorso svolto nel 2002 per l'assegnazione della cattedra di Diritto privato all'università "La Sapienza", vinto dall'attuale Presidente del Consiglio dei ministri e ha condiviso con lo stesso uno studio legale. Il professor Alpa è stato una figura di primo piano nella storia recente dell'istituto ligure. Dal 2009 al 2013 è stato membro del consiglio di amministrazione di Banca Carige e dal dicembre 2013 al febbraio 2014 di quello della fondazione Carige, azionista di riferimento della banca. Da aprile a dicembre 2013 è stato invece presidente di Carige Assicurazioni e Carige Vita Nuova;
lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri ha svolto nel recente passato il ruolo di consulente e legale del finanziere Raffaele Mincione, attuale socio di Banca Carige. Tra l'altro, secondo quanto ha riportato senza smentite "il Fatto Quotidiano" il 18 settembre 2018, il contatto professionale con Raffaele Mincione sarebbe stato propiziato dallo stesso studio legale Alpa;
il professor Alpa è stato il legale rappresentante dei soci di Banca Carige, Raffaele Mincione, Gabriele Volpi e Aldo Spinelli, che negli scorsi mesi hanno tentato di ottenere il controllo dell'istituto genovese,
si chiede di sapere:
in considerazione del possibile conflitto di interessi nel quale sarebbe coinvolto sulla vicenda, se il Presidente del Consiglio dei ministri abbia partecipato al Consiglio dei ministri del 7 gennaio 2019 e all'approvazione del decreto-legge recante misure urgenti su Banca Carige o se sia uscito dalla sala del Consiglio dei ministri astenendosi dal voto sul provvedimento, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 1 della legge n. 215 del 2004;
se corrispondano al vero le notizie di stampa che evidenziano interventi diretti, tra il 22 e il 31 dicembre 2018, del Presidente del Consiglio dei ministri sull'azionista di riferimento di Banca Carige Vittorio Malacalza, avversario di Raffaele Mincione, il terzo azionista della Banca che nei mesi precedenti aveva tentato di ottenere il controllo dell'istituto genovese con altri due azionisti, rappresentati dal professor Guido Alpa;
se intenda chiarire quali siano stati i contenuti e le motivazioni delle tre conversazioni che sarebbero avvenute, sempre secondo notizie di stampa, tra il 22 e il 31 dicembre 2018 con l'azionista di riferimento di Banca Carige Vittorio Malacalza, e se non ritenga che tale intervento, avvenuto con un atto di natura informale rivolto ad una sola delle parti in causa, prefiguri una grave interferenza del Presidente del Consiglio dei ministri su questioni bancarie e una grave asimmetria dal punto di vista informativo nei confronti di altri azionisti di Banca Carige;
se intenda impegnarsi in futuro, nel rispetto di quanto previsto dalla legge n. 215 del 2004, recante norme in materia di risoluzione di conflitti d'interesse, a non partecipare alle sedute del Consiglio dei ministri ogni qual volta vi siano all'esame argomenti su cui incombono interessi personali o professionali in contrasto con l'imparzialità richiesta ad un Presidente del Consiglio dei ministri.
(3-00565)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
NISINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
all'esito di un accertamento tecnico sulle strutture del viadotto "Puleto", il 16 gennaio 2019, la Procura di Arezzo ha disposto la chiusura, in entrambe le direzioni, della superstrada E45, che attraversa la valle del Savio al confine fra la Toscana e l'Emilia-Romagna, temendo un collasso dell'intera costruzione;
dai media si apprende che l'ANAS sta fornendo ai periti della Procura tutti gli elementi conoscitivi tecnici per inquadrare le condizioni dell'infrastruttura e la consistenza dei lavori di manutenzione già avviati a dicembre, al fine di consentire una veloce riapertura al traffico ed evitare i gravi disagi attualmente creati alla circolazione;
tutto il volume del traffico a lunga percorrenza è stato deviato su percorsi alternativi in condizioni pessime e già interessati da movimenti franosi;
la grave situazione della viabilità crea allarme alla popolazione, innumerevoli disagi agli autotrasportatori e cospicue perdite economiche alle imprese coinvolte;
a conclusione di un incontro presso il municipio di Cesena, alla presenza del presidente della Regione Emilia-Romagna, è stato redatto il documento "Piattaforma per la gestione dell'emergenza" in ordine alle azioni da intraprendere per far fronte all'emergenza, condiviso con gli enti territoriali della Romagna e della Toscana, nonché con associazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali,
si chiede di sapere:
quali provvedimenti urgenti il Ministro in indirizzo abbia adottato o intenda adottare per risolvere la grave situazione della viabilità creatasi nella valle del Savio, che ha praticamente diviso a metà il Paese, a garanzia dell'incolumità della popolazione;
se intenda riferire sulla reale situazione strutturale del viadotto Puleto e degli altri viadotti sulla E45, di cui sono in corso i lavori di manutenzione straordinaria e di riqualificazione, nonché sui tempi che si prevedono e le risorse finanziarie necessarie per il ripristino della circolazione e la messa in sicurezza e riqualificazione sia dell'asse viario della E45 sia della viabilità alternativa della ex strada statale Tiberina 3bis, tra Pieve Santo Stefano e Canili, di cui urge la riassegnazione delle competenze all'ANAS, e sia delle altre strade provinciali che subiranno danni dalle deviazioni su di esse del traffico.
(4-01144)
BONINO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
è in corso in questi giorni lo svuotamento del CARA di Castelnuovo del Porto (Roma), gestito dalla cooperativa "Auxilium" dal 2014, in vista della chiusura definitiva il 31 gennaio 2019;
da quanto si apprende dalla stampa, nel centro venivano ospitati richiedenti asilo, beneficiari di protezione internazionale e di protezione umanitaria: i primi stanno raggiungendo altre strutture (CAS) fuori regione per proseguire l'accoglienza fino alla risposta da parte della commissione territoriale, i beneficiari di protezione internazionale sono stati trasferiti in seconda accoglienza in altre strutture, mentre i beneficiari di protezione umanitaria sono stati invitati a lasciare il centro senza l'offerta di un'altra sistemazione;
vi sono poi alcuni nuclei familiari in procinto di essere trasferiti in altre regioni nonostante i minori fossero iscritti e frequentassero le scuole di Castelnuovo;
tra questi, risultano esserci alcune donne segnalate come vittime di tratta e prese in carico dalla rete romana di associazioni antitratta nonché alcune persone vulnerabili poiché vittime di tortura e seguite dai servizi di assistenza del territorio;
la chiusura del centro produce inoltre, come effetto collaterale, un problema occupazionale per circa un centinaio di persone tra assistenti sociali, psicologi, medici, operatori e mediatori,
si chiede di sapere:
quali siano i numeri e le destinazioni finali delle persone trasferite in base alla loro condizione giuridica;
quante siano le persone con permesso di soggiorno per motivi umanitari a cui è stata revocata l'accoglienza;
quali siano i tempi e le modalità di notifica all'ente gestore del CARA di Castelnuovo del Porto della decisione della chiusura e i tempi e le modalità di notifica dei trasferimenti e delle destinazioni agli ospiti del centro da parte del Ministero dell'interno;
in base a quali criteri si sia scelta la destinazione delle persone trasferite;
se si sia tenuto conto dei percorsi scolastici dei minori nella scelta della destinazione per i nuclei familiari;
quali sistemazioni siano state trovate alle persone segnalate come vulnerabili e prese in carico da associazioni e servizi del territorio;
se non sia opportuno, prima di effettuare lo svuotamento dei centri di grandi dimensioni in vista della loro chiusura, accertare con largo anticipo le necessità dei singoli richiedenti e, in base al quadro emerso, individuare la sistemazione più adeguata, in particolar modo nel caso di nuclei familiari o situazioni di vulnerabilità.
(4-01145)
IANNONE - Ai Ministri dell'interno e per la pubblica amministrazione. - Premesso che:
in data 29 ottobre 2018 il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno ha decretato lo scorrimento della graduatoria degli idonei non vincitori del concorso a 893 posti di allievo agenti di Polizia elevato a 1.182 posti, di cui alla lettera a) dell'art. 1 del decreto del 18 maggio 2017, valorizzando i sacrifici di quanti hanno già partecipato alle prove concorsuali e attendono, legittimamente, di offrire il proprio contributo per la sicurezza del territorio;
lo scorrimento della graduatoria, che ai sensi dell'articolo 35, comma 5-ter , del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, rimane vigente per tre anni dalla data di pubblicazione, costituisce senza dubbio lo strumento più celere ed affidabile per il reclutamento di nuove risorse con evidente risparmio economico per le casse dello Stato;
tuttavia, da organi di stampa si apprende della preoccupazione e indignazione di molti giovani, idonei non vincitori del concorso, sollevate a causa dell'emendamento 11.17 (testo 2) presentato in relazione al disegno di legge AS 989 "Conversione in legge del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione", in corso di esame al Senato;
nel dettaglio, il testo dell'emendamento, prevede che saranno chiamati a svolgere le successive prove del concorso solo coloro che sono in possesso, alla data del 1° gennaio 2019, dei requisiti di cui all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, così come modificato dall'articolo 1, comma 1, lett. e), del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, di guisa che potranno partecipare solo coloro che non abbiano compiuto 26 anni e siano in possesso del diploma di istruzione secondaria;
il bando, invece, era rivolto a coloro i quali non avessero superato il trentesimo anno di età prima del termine delle iscrizioni e in possesso del solo titolo di studio della licenza media.
a parere dell'interrogante, nell'ipotesi in cui dovesse essere approvato l'emendamento, si potrebbe addivenire ad una grave discriminazione tra i partecipanti, a suo tempo ammessi, con violazione della lex specialis e dei principi del favor admissionis e della parità di trattamento atteso che si prefigge di imporre delle limitazioni che all'epoca della pubblicazione del bando, dell'esecuzione delle prove e pubblicazione della relativa graduatoria di merito non erano state previste;
a tal riguardo, la giurisprudenza amministrativa è unanime nel ritenere che la decisione della pubblica amministrazione di avvalersi dello strumento dello scorrimento della graduatoria è equiparabile all'espletamento delle fasi di una procedura concorsuale volta a identificare ulteriori vincitori della selezione e, quindi, vanno rispettate in ogni caso le medesime regole di accesso previste al momento del bando e garanzie di trasparenza;
d'altronde, se così non fosse, si rischierebbe di penalizzare meritevoli candidati che avrebbero già acquisito l'idoneità a proseguire il percorso concorsuale e formativo con conseguente elusione di molteplici e legittime aspettative;
pertanto, a parere dell'interrogante, lo scorrimento della graduatoria senza limiti aggiunti consentirebbe di omaggiare tanti giovani che in quel concorso avevano e a tutt'oggi ripongono le loro aspettative professionali, nonché di colmare le carenze organiche esistenti e rafforzare il presidio delle forze dell'ordine sul territorio nazionale;
inoltre, l'approvazione dell'emendamento 11.17 (testo 2) al disegno di legge AS 989, con alta probabilità, esporrebbe l'amministrazione a diverse azioni giudiziarie con aggravio economico e paralisi delle procedure di reclutamento,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intendano opportuno assumere affinché non vengano attuate forme di discriminazione e disparità di trattamento, illegittime, nei confronti degli idonei non vincitori al concorso a 893 posti di allievo agenti di Polizia, elevato a 1.182 posti.
(4-01146)
IANNONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
si legge sui media locali che, alle prime ore del mattino del 18 gennaio 2019, fango e detriti hanno invaso la strada tra Ravello (Salerno) e il valico di Chiunzi, e si sono verificati disagi per i pendolari;
la frana si è verificata a Tramonti, dove sono in corso i lavori per la bonifica e messa in sicurezza del fonte montano;
tra le ore 5 e le ore 6 un'auto è rimasta intrappolata nel fango ed i pendolari di Ravello e Scala sono stati costretti a servirsi di percorsi alternativi per raggiungere l'agro o il napoletano;
poco prima delle ore 10 la strada è stata ripulita;
negli anni molte sono state le frane che hanno causato disagi prolungati all'utenza della strada,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se ritenga di intervenire in maniera definitiva per mettere in sicurezza la strada provinciale 1 prima che si verifichino tragiche conseguenze.
(4-01147)
FARAONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
nel Comune di Belmonte Mezzagno (Palermo), i dipendenti comunali non percepiscono lo stipendio dal mese di aprile 2018;
oltre alla mancata corresponsione dello stipendio, i dipendenti del Comune avanzano emolumenti per salario accessorio (straordinario, reperibilità, turno, rischio, eccetera) e per produttività, ad oggi da corrispondere con decorrenza 31 dicembre 2012;
la mancata corresponsione dello stipendio ha determinato il non raggiungimento della soglia minima di reddito imponibile per ottenere il credito Irpef, introdotto dall'art. 1 del decreto-legge n. 66 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 89 del 2014, che di fatto comporta la perdita di una somma fino a 960 euro;
i dipendenti del Comune hanno altresì subito il mancato adeguamento contrattuale 2016-2018;
la situazione determinatasi ha altresì comportato la mancata stabilizzazione del personale precario (15 unità);
l'ultimo rendiconto approvato dal Consiglio comunale è l'esercizio finanziario 2016;
l'ultimo bilancio di previsione approvato il 2017-2019, ed in corso di approvazione in Consiglio comunale quello per il 2018-2020;
il Servizio di tesoreria è gestito in proroga da 3 anni dal Credito Valtellinese, agenzia di Misilmeri (Palermo), settore Acireale (Catania);
vi sono trasferimenti o contributi bloccati dal Ministero dell'interno dal 2015 al 2018, per un importo pari 1.680.000 euro;
la situazione è assai grave e necessita di essere affrontata con massima urgenza,
si chiede di sapere quali interventi si ritenga di promuovere, al fine di garantire, in tempi rapidi, ai dipendenti del Comune di Belmonte Mezzagno l'erogazione degli stipendi e di quant'altro ancora loro dovuto, a causa delle inadempienze dell'ente comunale.
(4-01148)
CRUCIOLI, CORBETTA, BOTTO, PIRRO, GALLICCHIO, CASTALDI, RICCARDI, MANTERO, PELLEGRINI Marco, FENU, ANGRISANI, FERRARA, MOLLAME - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
l'articolo 2 della Costituzione sancisce che "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale";
l'articolo 10 prevede che "La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge";
l'articolo 32 sancisce che "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana";
considerato che:
si apprende della chiusura del centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Castelnuovo di Porto (Roma), che ospita centinaia di migranti, entro il 31 gennaio 2019;
alcune agenzie di stampa riferiscono di modalità di trasferimento degli ospiti del CARA (segnatamente per quanto riguarda i soggetti minori, i nuclei familiari e i soggetti in condizione di disagio fisico o psichico) che, secondo le notizie riportate, potrebbero essere ritenute non rispettose dei principi costituzionali richiamati,
si chiede di sapere:
sulla base dello status giuridico, della situazione familiare e delle condizioni di salute psicofisica di ciascuno degli ospiti del CARA, quale siano state, e quali saranno, le modalità di trasferimento degli ospiti;
dove, e con quale criterio, siano stati, o saranno, ricollocati gli ospiti del CARA di Castelnuovo di Porto e quale sia il loro programma di reinserimento all'interno di altri centri;
quanti tra i soggetti che verranno ritenuti non idonei all'accoglienza in altri centri verranno indirizzati nei CPR (centri permanenti per il rimpatrio) e quanti rimarranno sul territorio italiano.
(4-01149)
BINETTI, RIZZOTTI, PAPATHEU, MINUTO, TIRABOSCHI, TOFFANIN, DE POLI, SACCONE, MALAN, DAL MAS, DAMIANI, ROSSI, RAUTI, MASINI, GALLONE, MODENA, BATTISTONI, PAROLI, TESTOR, AIMI, URSO - Al Ministro della salute. - Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:
la Regione Puglia, e presto anche altre Regioni in piano di rientro, non forniscono più farmaci in fascia C, tra cui il Creon 25000, e tra i pazienti affetti da fibrosi cistica si sta creando una situazione di grave incertezza e soprattutto di forte preoccupazione per le loro condizioni di salute;
il Creon è un farmaco fondamentale nel trattamento dell'insufficienza pancreatica esocrina causata da fibrosi cistica, ed in altre patologia del pancreas incluse le neoplasie. Il Creon 10000ui è un farmaco di fascia A rimborsabile dal Servizio sanitario nazionale (gratuito o con ticket per il paziente), mentre il Creon 25000ui è un farmaco di classe C a totale carico del cittadino. I pazienti affetti da fibrosi cistica utilizzano il formato da 25000U, per cui devono pagarlo interamente;
le persone affette da fibrosi cistica dovrebbero essere tutelate, sia ai sensi della legge n. 548 del 1993, recante "Disposizioni per la prevenzione e la cura della fibrosi cistica", specificamente destinata a loro, che ai sensi della normativa sulle malattie rare, di cui al decreto ministeriale n. 279 del 2001 e al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017. Tuttavia, nonostante i recenti accordi adottati in Conferenza Stato-Regioni, le norme sono spesso disattese da medici e funzionari delle ASL, che offrono risposte diverse per problemi analoghi. Di conseguenza, i pazienti restano senza farmaco o sono costretti ad affrontare spese di grado elevato e continuativo, che molti di loro non sono in grado di sostenere, ciò determinando un peggioramento delle loro condizioni con inevitabili disagi personale e familiare;
la Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della salute, in data 21 dicembre 2018, rispondendo ad un quesito posto dalla Regione Puglia in merito alla gestione delle richieste di prodotti per l'assistenza farmaceutica a pazienti affetti da fibrosi cistica, ha affermato che la normativa vigente non lascia spazi interpretativi e ha puntualizzato che le prestazioni erogabili in esenzione ai malati cronici e rari devono essere comunque inclusi nei LEA e che sono esclusi dall'esenzione i farmaci di classe C;
per ragioni di razionalizzazione della spesa, il Ministero ha confermato che le prestazioni extra LEA e i farmaci di fascia C, oltre ad un nutrito numero di altri prodotti, vanno interpretati come livelli ulteriori di assistenza e per questo possono essere somministrati gratuitamente solo nelle Regioni in equilibrio economico, in cui non sussista un regime di rientro. Poiché la Regione Puglia è sottoposta a piano di rientro, in nessun caso può prescrivere gratuitamente livelli di assistenza aggiuntivi;
di conseguenza si invitavano direttore generali e sanitari, oltre al coordinamento regionale delle malattie rare, a dare la massima divulgazione a queste informazioni e a vigilare sui medici prescrittori per evitare eventuali contenziosi da parte dei pazienti;
la fibrosi cistica è una malattia la cui complessità ha richiesto a suo tempo una normativa specifica, basterebbe inserire questa clausola nell'articolato delle Regioni in regime di rientro,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, data la forte necessità di assumere il farmaco da parte di tutti i pazienti affetti da fibrosi cistica, e al fine di evitare discriminazioni tra pazienti sulla base di criteri burocratico-amministrativi, non intenda prevedere che anche le Regioni in regime di rientro possano prescrivere il CREON 25000, con la necessaria tempestività e regolarità.
(4-01150)
DE BERTOLDI - Ai Ministri per la pubblica amministrazione e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
il 20 gennaio 2019, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ha dichiarato che il Governo è intenzionato a procedere all'assunzione di circa 10.000 di cosiddetti navigator, ovvero dei tutor che seguono coloro che avranno diritto al reddito di cittadinanza, sostenendo inoltre che le assunzioni saranno effettuate immediatamente, attraverso dei semplici colloqui, con l'impegno di stabilizzarli in un prossimo futuro, con un contratto che riguarda la collaborazione con l'Agenzia nazionale per le politiche attive per il lavoro;
ha precisato, altresì, che le assunzioni riguarderanno 4.000 persone per le Regioni e 6.000 per lo Stato "centrale", aggiungendo inoltre che, quando il Governo inizierà ad elargire (attraverso l'emissione di carte di credito postali) gli importi previsti per tale sussidio pubblico (a suo dire a partire da aprile 2019), le imprese si rivolgeranno a un centro per l'impiego o a un destinatario del reddito o a un'agenzia privata oppure per l'appunto, a un navigator, per assumere il soggetto interessato;
l'interrogante al riguardo evidenzia che le dichiarazioni del Ministro, oltre a destare sconcerto e perplessità, in relazione alle affermazioni sostenute negli anni scorsi dalla forza politica alla quale egli appartiene, in riferimento alla meritocrazia e alla trasparenza (evidentemente propagandistiche ed attualmente pertanto non più considerate), appaiono fortemente penalizzanti nei riguardi di tali tutor, considerato che, con ogni probabilità, le assunzioni dirette nei loro riguardi causeranno un'ulteriore sacca di precariato, come dichiarato dalla stessa Anpal servizi, oltre ad aumentare la confusione sulle competenze in merito alla gestione e agli interventi, al momento sconosciute;
l'interrogante evidenzia, altresì, come ulteriori profili di criticità che si rinvengono dalle dichiarazioni del Ministro riguardino le modalità con le quali avverranno tali assunzioni, ovvero senza alcuna procedura di concorso pubblico, considerato che l'Agenzia nazionale per le politiche attive per il lavoro è un ente di diritto pubblico e che pertanto, ai sensi dell'articolo 97 della Costituzione, è necessario il superamento di un pubblico concorso, che costituisce la regola generale su cui si basa l'instaurazione di un rapporto di impiego con la pubblica amministrazione;
la necessità di opportuni e indispensabili chiarimenti in relazione a quanto esposto appare pertanto urgente, a parere dell'interrogante, al fine di evitare possibili assunzioni clientelari, nonché l'adempimento di meccanismi assunzionali "a chiamata diretta", che si configurano evidentemente illegittimi, in quanto basati su criteri non previsti dal dettato costituzionale, oltre che il rischio in prospettiva di un danno erariale su possibili risarcimenti di danno per l'abuso di contratti a termine,
si chiede di sapere:
quali valutazioni di competenza i Ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto;
se intendano confermare che le modalità di selezione dei navigator siano basate su un semplice colloquio di lavoro;
se non convengano che ciò rischi di determinare un'assoluta discrezionalità in palese dispregio dei criteri di meritocrazia e di trasparenza tanto decantati, oltre a rivelarsi illegittimo;
quali valutazioni, infine, intendano esprimere in merito all'impatto che l'assunzione di questi navigator avrà sul sistema dei centri per l'impiego.
(4-01151)
IANNONE - Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
uno pneumatico è composto da idrocarburi (carbonio e idrogeno), nero fumo (carbonio), molecole azotate (antiossidanti), che rallentano l'azione ossidante dovuta all'ossigeno, all'ozono e alla degradazione in servizio, causata dal calore, che si sviluppa durante il rotolamento, rallentandone l'invecchiamento e aumentandone la durata;
gli acceleranti e lo zolfo servono essenzialmente per completare la vulcanizzazione nel confezionamento dello pneumatico ed alcuni utilizzano anche la silice;
c'è un fattore d'inquinamento ambientale totalmente assente nella letteratura specifica e nei dibattiti: quello dovuto all'usura degli pneumatici, ossia alla perdita, sotto forma di pulviscolo e microparticelle, della parte del battistrada che si riversa sulle strade asfaltate e da queste, trasportate dal vento e dall'acqua, nelle falde sotterranee e, tramite le acque superficiali, nel mare;
le polveri microscopiche entrano nei polmoni degli esseri viventi;
a causa della particolare resistenza all'azione dei microrganismi, gli pneumatici impiegano più di 100 anni prima di distruggersi nelle discariche e, per la loro forma e massa volumetrica, essi tendono a galleggiare sugli altri rifiuti rendendo difficile la compattazione;
si quantifica che in Italia, ogni anno, vengano prodotte 300.000 tonnellate di pneumatici fuori uso (PFU) e, calcolando che uno pneumatico perde circa il 20 per cento del proprio peso a causa dell'usura, si ottiene una quantità di materiale disperso nell'ambiente pari a circa 75.000 tonnellate e questo equivale a 11.250 autotreni e a un volume, dato il loro basso peso specifico, pari 10 campi di calcio alti 9 metri,
si chiede di sapere se sia intenzione del Governo porre un'attenzione specifica a tale problema e quali azioni intenda eventualmente realizzare per monitorare questa forma di inquinamento per tutelare la salute dei cittadini.
(4-01152)
IANNONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
dopo i tanti record positivi legati soprattutto alla movimentazione delle merci, da pochi giorni il porto di Salerno può fregiarsi di un nuovo primato, questa volta decisamente meno lusinghiero: quello di essere diventato il secondo scalo marittimo in Italia per sequestri di carichi di cocaina;
lo ha certificato il Ministero dell'interno nella relazione trasmessa al Parlamento "sull'attività delle forze di polizia, sullo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata";
nel 2017 sono stati sequestrati in Italia stupefacenti per 114.588,60 chilogrammi, di cui 33.126,97 (28,91 per cento) presso le aree di frontiera;
nello stesso anno sono stati sequestrati 4.104,07 chili di cocaina (con un calo del 12,8 per cento rispetto ai 4.710,75 chili del 2016); i sequestri frontalieri sono stati pari a 2.607 chili (7,14 per cento in più rispetto ai 2.433,76 chili del 2016);
le maggiori quantità di cocaina sono state sequestrate proprio in ambito frontaliero marittimo;
continua ad aumentare il volume di traffico di questa sostanza sulle rotte marittime, sottolinea il Ministero, talvolta privilegiandone l'introduzione direttamente sul territorio nazionale, più che mediante il transito dalla Spagna o dal nord Europa, consuete aree di ingresso, transito e stoccaggio della cocaina destinata al mercato europeo;
la cocaina arriva in Italia soprattutto attraverso i porti del versante occidentale, proveniente sia direttamente dalle zone di produzione del sud America, che transitante dai Paesi dell'Africa occidentale;
in questo contesto il porto di Gioia Tauro si conferma come la principale area di ingresso di tale stupefacente: nel 2017 presso questa aerea portuale sono stati sequestrati 1.912,22 chilogrammi di cocaina (80,98 per cento del totale dei sequestri in questo ambito frontaliero);
subito dopo lo scalo di Gioia Tauro c'è Salerno (110 chili sequestrati nel 2017), e poi Genova (94,25 chili);
i carichi di cocaina arrivano lo più da Brasile (931,58 chili), Cile (386,47), Usa (307,96), Ecuador (178,61) e Costarica (148,67 chili);
registi del traffico sono soprattutto esponenti della 'ndrangheta (in particolare le famiglie della piana di Gioia Tauro) o loro diretti affiliati che, da Salerno, controllano l'intera filiera illegale, assicurando il buon esito dell'operazione;
non ci sono solo 'ndranghetisti: anche la mafia in passato ha usato lo scalo di Salerno per l'arrivo di partite di cocaina;
nel marzo del 2017, nell'ambito del blitz "Narcos", fu eseguito un decreto di fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Catania a carico di tre soggetti, due dei quali contigui alla famiglia palermitana di Brancaccio: in una nave cargo proveniente dall'Ecuador erano stati stipati 110 chili di cocaina;
la cocaina proveniente dai principali Paesi produttori (Colombia, Perù e Bolivia) arriva sul mercato italiano attraverso consolidate direttrici marittime e aeree, in particolare attraverso l'oceano Atlantico, principalmente a bordo di navi mercantili porta container o di imbarcazioni da diporto, giunge in Italia direttamente o dopo aver fatto scalo in porti intermedi in Africa occidentale e in Europa (Olanda, Belgio, Spagna);
queste rotte sono anche percorse da imbarcazioni oceaniche private, utilizzando equipaggi ad hoc o skipper esperti;
il traffico con l'utilizzo di container prevede tre principali modalità: inserimento della sostanza all'interno di carichi legali di copertura (soprattutto prodotti ortofrutticoli, scatolame), che impone all'organizzazione trafficante di accedere alle operazioni di carico e scarico di tali merci; occultamento della cocaina nella struttura metallica del container o sotto il pavimento dello stesso, che richiede all'organizzazione fornitrice la disponibilità di strutture appositamente modificate o predisposte;
molti carichi di cocaina finiscono poi nel porto di Salerno attraverso il servizio di feederaggio,
si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda realizzare nel contrasto alla criminalità che organizza i traffici di stupefacenti, con particolare riguardo a quelli che vedono come meta il porto di Salerno.
(4-01153)
IANNONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
da circa un anno nei comuni di Ercolano e Portici, in provincia di Napoli, si è registrato un aumento esponenziale dei furti in appartamento, con una media di 2-3 casi alla settimana;
tale escalation di reati sta generando un'autentica psicosi nella popolazione che avverte sempre più il bisogno di una presenza forte dello Stato;
la paura di veder violate le mura domestiche ha fatto nascere un malcontento tra i cittadini, alcuni dei quali hanno provveduto ad inviare una accorata richiesta di aiuto a questore e prefetto di Napoli;
il commissariato di pubblica sicurezza competente territorialmente ha a disposizione soltanto 60 operatori, rispetto agli oltre 100 di un decennio fa, un numero esiguo per il controllo costante di un territorio di oltre 100.000 abitanti;
l'età media degli operatori del commissariato è di 45-55 anni, e scarseggiano agenti giovani più adatti al servizio di pattuglia notturno;
questa carenza di organico comporta che, quasi sempre, soltanto ad una volante può essere affidato il servizio di controllo del territorio nelle ore notturne;
anche la vicina tenenza dei Carabinieri di Ercolano soffre allo stesso modo della mancanza di personale, e per questo motivo, in alcuni giorni, non riesce ad inviare nemmeno un'auto per il controllo notturno del territorio;
la tensione nella popolazione cresce sempre di più e si rischiano pericolosi episodi di giustizia sommaria,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa pesante situazione e intenda valutare iniziative d'urgenza per assegnare dei rinforzi alle forze dell'ordine che operano nei comuni di Ercolano e Portici.
(4-01154)
LUCIDI, CORRADO, CROATTI, DE LUCIA, DONNO, GALLICCHIO, GRANATO, L'ABBATE, MOLLAME, MORONESE, PIARULLI, RICCARDI - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:
insiste in provincia di Terni un impianto di produzione elettrica da derivazione idrica, denominato polo idroelettrico di Galleto, in concessione ai sensi del decreto legislativo n. 79 del 1999;
questo decreto legislativo, meglio noto come "decreto Bersani", stabiliva al 2029 la proroga delle sole concessioni ENEL, mentre per tutte le altre concessioni la scadenza rimaneva fissata al 2010;
nel caso dell'impianto, al momento dell'entrata in vigore del decreto, la proprietà era in capo alla società Elettrogen e non più a ENEL;
risulta agli interroganti che:
già nel 2008 la concessione del polo idroelettrico di Galleto (di cui allora era titolare la società E.On.) fu prorogata al 2029, fatto che, laddove confermato, favorirebbe di fatto e in generale le corporation dell'energia, danneggiando gli interessi più generali del territorio e dell'Italia;
in data 21 ottobre 2008 il giornalista Federico Zacaglioni, in un articolo pubblicato sul "Corriere dell'Umbria", riportava la notizia di un parere legale qualificato, redatto da uno dei maggiori esperti internazionali di norme sulla concorrenza, i servizi a rete e l'energia. Il parere redatto dall'avvocato Tommaso Salonico, socio dello studio Freshfields Bruckhaus Deringer, per sei anni esperto legale dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, riporta che: "Relativamente alle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche di competenza della Provincia di Terni, risulta (...) che tutte le concessioni scadranno il 31 dicembre 2010. Alla scadenza delle concessioni in essere o in caso di affidamento di nuove, le stesse potranno essere assegnate per una durata di trenta anni solo tramite procedure di gara ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di tutela della concorrenza, libertà di stabilimento, trasparenza e non discriminazione tra i partecipanti";
dall'articolo si evince che l'iter seguito per la proroga di concessione da parte della Provincia di Terni abbia seguito un percorso non conforme, tale da richiedere degli approfondimenti, quali un supplemento di istruttoria da parte della Regione Umbria;
nello stesso articolo all'allora sindaco di Terni, Paolo Raffaelli, viene attribuita la seguente frase: "Mi auguro che la Regione prenda in mano la partita e che verifichi la congruità del parere, con un'approfondita istruttoria";
verificato che ad oggi la concessione è in capo alla multinazionale ERG,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda verificare la legittimità dell'iter seguito per la proroga della concessione, anche in termini di soggetti istituzionali coinvolti, in un possibile quadro di eventuali conflitto di interessi specifico;
come intenda operare per garantire che i ritorni economici ed energetici, in particolare da fonti rinnovabili primarie, restino in capo alle amministrazioni e ai territori interessati.
(4-01155)
CROATTI, GRASSI, GALLICCHIO, RICCARDI, GRANATO, ANASTASI, DONNO, DE LUCIA, LANNUTTI, LANZI, FERRARA, CORBETTA, ROMANO, ANGRISANI, MATRISCIANO, PACIFICO, MONTEVECCHI, VANIN, L'ABBATE, VACCARO, LUCIDI, MORONESE, PRESUTTO, PIRRO, GARRUTI, DELL'OLIO, ACCOTO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che, per quanto a conoscenza degli interroganti:
il signor Giuseppe Masciari, detto Pino, era un noto imprenditore edile calabrese, oggi testimone di giustizia, che operava negli anni '80 e '90, tanto nell'ambito della regione Calabria, che a livello nazionale;
sin dagli anni '80, come si legge nella relazione redatta dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro del 13 ottobre 2000, il signor Masciari iniziò a subire richieste di natura estorsiva da parte di organizzazioni criminali operanti nell'intera area della regione Calabria;
tale situazione di intimidazione mafiosa portò Masciari dal 1994 a denunciare gli episodi alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro;
con le sentenze n. 932/2004, n. 1008/2004, n. 151/2010, emesse rispettivamente dai tribunali penali di Vibo Valentia, Catanzaro e Crotone, tutte confermate o parzialmente confermate nei successivi gradi di giudizio, sono state inflitte pesantissime condanne a carico degli esponenti delle cosche operanti nelle province di Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone e Reggio Calabria, che avevano determinato lo stato di decozione della Masciari Costruzioni e l'assoggettamento del suo titolare a un potere oscuro e opprimente, mettendolo in grave e perdurante pericolo di vita;
a seguito delle denunce da cui scaturirono i citati processi e le relative condanne, il signor Masciari veniva inserito insieme alla famiglia (moglie e due bambini) nello speciale programma di protezione del Ministero dell'interno, ex art. 10 del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82;
nonostante la situazione di grave pericolo per l'incolumità di Masciari e di tutta la sua famiglia, che ancora oggi persiste, il programma di protezione cessò nell'anno 2010, ferma restando l'attribuzione di una scorta per Masciari e la sua famiglia a parziale tutela della loro incolumità;
da quel momento in poi, e fino ai giorni nostri, il livello di sicurezza attribuito a Masciari e alla sua famiglia, per quanto attiene sia alle caratteristiche sia alla dotazione della scorta, è stato continuamente e ingiustificatamente ridotto, creando di fatto una situazione di minor tutela a parere degli interroganti in alcun modo giustificabile, soprattutto alla luce dell'oggettivo aggravarsi della situazione di pericolo più volte rappresentata e ignorata dalle autorità competenti;
con note del 16 gennaio 2017, del 13 maggio 2017, del 29 giugno 2017 e del 19 ottobre 2017 inviate alle Prefetture di competenza e all'Ufficio centrale di protezione, Masciari e famiglia chiedevano che venisse rivalutato l'attuale livello di sicurezza e protezione riconosciuto;
dette note risulterebbero ignorate dalle autorità competenti, che avrebbero lasciato Masciari e la sua famiglia in balia delle sue legittime paure e, quel che più conta, del concreto pericolo di ritorsione e attentati;
lo stato di pericolo si è nuovamente inverato nei giorni dal 17 al 23 maggio 2018, nei quali, durante lo svolgimento della manifestazione "No 'ndrangheta Tour" nei territori calabresi maggiormente interessati dai fenomeni malavitosi, Masciari, che partecipava insieme ad alcuni volontari, quale fondatore dell'associazione "Legalità organizzata", veniva più volte lasciato senza adeguata protezione, ancorché fosse stata data previa informativa di rito alle locali autorità di pubblica sicurezza;
se ciò non bastasse a far comprendere la delicatezza e criticità della situazione, si evidenzia che il giorno 22 maggio 2018, mentre Masciari, unitamente ai volontari della suddetta associazione, percorreva l'autostrada A2, in direzione sud a bordo dei camper noleggiati e accompagnati dalla scorta alla volta di Cosenza, per un incontro nella piazza cittadina, veniva intercettato, all'altezza di Montalto, da un'auto modello Alfa 155 di colore bianco, targata Napoli, che si scaraventava contro il camper guidato dallo stesso e lo speronava (fortunatamente in maniera lieve) da sinistra verso destra, fino a che non perdeva il controllo della guida e finiva contro il guardrail, lasciando una coltre di fumo nero dietro di sé;
i primi di novembre, Masciari apprendeva direttamente dalla sua scorta, senza alcuna previa notifica formale, l'ulteriore abbassamento del livello di sicurezza dal 3° al 4° livello su tutto il territorio nazionale, e relativamente alla sua famiglia il 4°livello solo in Calabria, a fronte della precedente notifica in cui era stabilito il 3° livello in Calabria, posto che l'Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale (UCIS) conferma la valutazione circa l'attualità dell'esposizione a rischio nella località di origine, sottolineando che un eventuale rientro in quel territorio è da ritenersi fortemente sconsigliato;
a parere degli interroganti la descritta situazione ingiustificata e ingiustificabile, rende di fatto smisurata l'esposizione al rischio di Masciari e della sua famiglia,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle circostanze e dei fatti descritti;
se non ritenga opportuno fornire ulteriori chiarimenti con riferimento al trattamento di tutela e sicurezza di Pino Masciari e della sua famiglia;
quali iniziative intenda assumere, per quanto di propria competenza, in relazione alla situazione, al fine di scongiurare ogni condizione di pericolo per le persone citate, assicurandone la piena incolumità, anche valutando l'opportunità di promuovere una modifica della normativa per la tutela dei testimoni di giustizia.
(4-01156)
LUCIDI, BOTTICI, CORRADO, CROATTI, DE LUCIA, DONNO, GALLICCHIO, MORONESE, NOCERINO, PACIFICO, RICCARDI, ROMAGNOLI, VANIN - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
con ordinanza n. 2 del 27 dicembre 2016 la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, costituisce l'Ufficio speciale per la ricostruzione (USR) a Foligno (Perugia), che vede a capo l'architetto Alfiero Moretti con la qualifica di coordinatore della struttura, con motivazione la forte esperienza fatta sul campo del terremoto emiliano del 2012;
il 3 ottobre 2018, dopo due anni dal terremoto che ha colpito il Centro Italia, proprio a ridosso della ricorrenza del 24 ottobre 2016, lo stesso Moretti viene nominato direttore generale di territorio, paesaggio, protezione civile, infrastrutture e mobilità della Regione Umbria. La nomina arriva dalla Giunta regionale su proposta dell'assessore Bartolini, che, secondo un criterio di merito assoluto, motiva il fatto affermando: "La scelta di Moretti ha tenuto conto indubbiamente delle sue esperienze e del suo curriculum che lo ha visto ricoprire diversi ruoli di direttore e di coordinamento in varie e diverse aree di interesse, quali il Governo del territorio, protezione civile, ricostruzione post sismica, ambiente, e manageriale avendo rivestito anche la qualifica di direttore generale di ente locale. Rilevante è anche la sua produzione scientifica attinente e didattica";
in tal contesto va rilevato anche il salto economico fatto, perché per il coordinatore USR i compensi si attestano su circa 94.000 euro annui (dato Regione 2017-2018) e 84.000 euro nel 2016, mentre per un dirigente regionale si arriva alla cifra di 120.000 euro; a questo si è aggiunto tra le polemiche pubbliche anche un premio ai dirigenti umbri arrivato a fine 2018 per un ammontare di circa 3,2 milioni di euro;
considerato che:
il 15 dicembre 2018 un articolo del "Corriere dell'Umbria", titolato "Ricostruzione ferma al palo solo 10 pratiche autorizzate", riporta numeri drammatici relativamente alle migliaia di istanze in corso, circa 1.000, che riguardano la ricostruzione pesante, di cui 100 per danni gravi. Di queste ne risultano autorizzate 10, mentre i cantieri finiti sono 3. Per i danni lievi 95 cantieri e 550 pratiche ancora in istruttoria;
l'articolo citato muove da un'intervista fatta proprio all'architetto Moretti, chiamato in causa nella nuova veste di direttore generale della Regione, che certifica i dati fallimentari dell'altro suo ufficio, quello di Foligno, l'Ufficio speciale per la ricostruzione;
il 16 gennaio 2019 l'agenzia di stampa "ANSA" Umbria riporta alcune affermazioni della presidente Catiuscia Marini: "Ormai abbiamo tutti consapevolezza di quali sono le criticità che sono emerse in questa prima fase della ricostruzione e che devono essere affrontate, soprattutto per evitare che nel corso di questo anno si verifichi quel 'collo di bottiglia' che potrebbe realizzarsi a causa del grande numero delle pratiche che saranno presentate. Dunque, occorre immaginare una modifica del modello organizzativo, rendendolo più dinamico e flessibile, tale da poter far fronte al 'boom' delle domande che saranno presentate in questo anno e nel prossimo". E relativamente a un incontro con il Presidente del Consiglio previsto per il 17 gennaio 2019, la stessa ha dichiarato: "Porrò anche, sempre al riguardo la necessità che tale modello sia il più prossimo possibile ai centri operativi più impegnati nella ricostruzione, a partire dal ruolo dei Comuni e dei sindaci";
considerato infine che risulta agli interroganti che il direttore dell'Ufficio speciale per la ricostruzione sia contemporaneamente anche il progettista di alcune opere temporanee, quelle relative al famoso deltaplano di Castelluccio. L'USR vede tra le competenze dichiarate solo "la gestione relativa alle richieste di contributo presentate dai soggetti privati relative alle delocalizzazioni temporanee delle attività produttive", mentre paradossalmente il coordinatore ha come compito quello di decidere "in ordine ai conflitti di competenza tra le unità organizzative dell'USR Umbria",
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto;
se intenda rivedere il modello degli USR per il centro Italia al fine di velocizzare i tempi del procedimento autorizzativo delle pratiche per la ricostruzione privata e le procedure che riguardano la ricostruzione pubblica, anche considerando la possibilità di consolidare le competenze dei Comuni, nonché dell'ufficio sismico regionale;
se ritenga conformi ai dettami meritocratici le nomine e le vicende descritte.
(4-01157)
BERGESIO - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
Alstom è un gruppo industriale francese che opera nel settore della costruzione di treni e infrastrutture ferroviarie;
in Italia il gruppo opera tramite Alstom Ferroviaria;
Almstom Ferroviaria rappresenta un fiore all'occhiello del made in Italy, grazie al centro di eccellenza di Savigliano (Cuneo), dove si fabbricano i treni Pendolino, basati sulla tecnologia tilting, ad alta velocità;
la tecnologia tilting viene sviluppata in Italia da circa 40 anni ed è stata adottata in diverse nazioni;
Alstom e Siemens Mobility (divisione della conglomerata tedesca che opera nel settore ferroviario) hanno iniziato un processo di fusione che porterebbe alla nascita di un nuovo gruppo, con un fatturato di oltre 16 miliardi di euro;
considerato che:
nelle more dell'accordo di fusione si parla di una possibile cessione delle attività di sviluppo, progettazione, produzione e manutenzione del Pendolino, con ricadute sullo stabilimento di Savigliano;
la Commissione europea per la concorrenza ha espresso perplessità sulla fusione dei due gruppi industriali, e si pronuncerà a febbraio 2019 su questo dossier;
le istituzioni del territorio e le diverse rappresentanze sindacali hanno avuto incontri con la dirigenza aziendale per capire il futuro dello stabilimento di Savigliano, esprimendo timore per la poca chiarezza dei prossimi piani industriali, che potrebbero portare alla possibile focalizzazione di Alstom su altri siti produttivi o su altri prodotti, riducendo sensibilmente gli investimenti sul sito di Savigliano;
il Ministero dello sviluppo economico ha organizzato un tavolo specifico sulla questione, rispondendo alle istanze sindacali,
si chiede di sapere:
quale sia l'esito del tavolo ministeriale;
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda porre in atto per salvaguardare il futuro dello stabilimento di Savigliano.
(4-01158)
BERGESIO - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
Abet Laminati è una delle aziende leader per la produzione di laminati plastici decorativi, nata a Bra (Cuneo) sul finire degli anni '50;
l'azienda ha, oltre alla sede principale a Bra, 13 filiali consociate estere, 6 aree commerciali in Italia, per un totale di 1.000 dipendenti;
la sede industriale nel braidese conta circa 650 dipendenti, rappresentando un polo strategico nella provincia di Cuneo;
considerato che:
il 21 gennaio 2019 i vertici dell'azienda hanno comunicato alle rappresentanze sindacali unitarie l'intenzione di aprire una procedura di mobilità per 112 dipendenti;
l'amministratore delegato ha spiegato che è necessaria una riorganizzazione del personale a causa dell'accresciuta competitività;
questa riorganizzazione del personale si configura in una terziarizzazione della logistica, per contrastare le produzioni a basso costo dei nuovi competitor apparsi sul mercato;
la comunicazione dell'intenzione di apertura della procedura di mobilità è stata improvvisa, vista la solida situazione finanziaria dell'azienda;
l'impatto della riorganizzazione della logistica di Abet può comportare rischi occupazionali per le filiali commerciali di Roma e Reggio Emilia, oltre a pesanti ricadute sul territorio cuneese,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione;
quali iniziative abbia intenzione di adottare al fine di attenuare l'impatto occupazionale, visti i piani di riorganizzazione del personale decisi dall'azienda.
(4-01159)
FARAONE - Al Ministro della difesa. - Premesso che:
il militare con l'incarico di "pontiere", può svolgere il proprio incarico solo ed esclusivamente alle dipendenze del 2° reggimento Genio pontieri di Piacenza; infatti tale incarico preclude qualsiasi altro impiego del militare in altri reparti dell'Esercito italiano;
qualora un militare intenda presentare domanda per l'assegnazione temporanea in una sede di servizio gradita, avvalendosi dei benefici concessi dalla legge, come ad esempio quelli della legge n. 104 del 1992 per l'assistenza alle delle persone disabili, decreto legislativo n. 151 del 2001 in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, o per l'esercizio di cariche elettorali negli enti locali, si rivolge al proprio comando, che a sua volta inoltrerà domanda al Dipartimento impiego del personale dello Stato maggiore dell'Esercito;
considerato che:
nel caso di militari con incarico di pontiere la domanda di un'assegnazione temporanea nella sede di servizio gradita in forza delle normative citate sarà rigettata, in quanto il pontiere non trova collocazione organica in altri reparti sul territorio nazionale, se non al 2° reggimento Genio pontieri di Piacenza;
la stessa cosa avviene in caso di domanda di trasferimento annuale che presentano i militari, come da direttiva emanata dallo Stato maggiore, denominata "Disponibilità al movimento"; nonostante ai militari con l'incarico di pontiere si dia la possibilità di presentare domanda con successiva collocazione in graduatoria, costoro non vengono spostati in alcuna sede, poiché non trovano posizione organica in altri reparti dell'Esercito dislocati sul territorio nazionale;
valutato che il militare, all'atto dell'incorporamento, non sceglie di rivestire l'incarico di pontiere; tale incarico viene assegnato dallo Stato maggiore dell'Esercito con successiva frequenza di un corso e, a differenza di altri incarichi particolari della forza armata, il pontiere non riceve indennità alcuna;
tenuto conto che:
con la direttiva denominata "Disponibilità al movimento 2019", dal 2019, si avranno delle penalità per tutti i militari della forza armata che hanno usufruito dei benefici concessi dalla legge n. 104 del 1992, dalla legge n. 267 del 2000 e dal decreto legislativo n. 151 del 2001;
in altre parole, alla luce della direttiva, questi militari si vedranno sottrarre dei punti per gli anni dedicati alla famiglia, al disabile assistito ed alla carica rivestita in un Comune,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo ritenga di promuovere, al fine di evitare ingiuste discriminazioni tra il personale della forza armata;
quale misure intenda intraprendere per evitare ogni forma di penalità, per tutti i militari della forza armata che hanno usufruito dei benefici concessi dalla legge, per essersi dedicati alla famiglia, al disabile assistito, ovvero per aver ricoperto cariche elettive in enti pubblici.
(4-01160)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
2ª Commissione permanente (Giustizia):
3-00560, del senatore Durnwalder, sulla mancata corresponsione ai funzionari UNEP di Bolzano degli emolumenti in percentuali;
7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-00559, della senatrice Rojc, sullo svolgimento della terza prova scritta dell'esame di Stato nella provincia autonoma di Bolzano e in Friuli-Venezia Giulia;
8ª Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):
3-00557, del senatore Taricco e altri, sul completamento dell'autostrada Asti-Cuneo;
11ª Commissione permanente(Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):
3-00558 della senatrice Parente ed altri, sulla mancata conferma di contratti a tempo determinato presso la Abramo customer care di Crotone;
12ª Commissione permanente(Igiene e sanità):
3-00562 della senatrice Bini, sulla carenza di medicinali nel mercato nazionale;
13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):
3-00564 della senatrice Moronese ed altri, sui danni ambientali prodotti dall'impianto di trattamento dei rifiuti della Lea Srl a Marcianise (Caserta).