Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 034 del 11/09/2018
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
34a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO (*)
MARTEDÌ 11 SETTEMBRE 2018
_________________
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI,
indi del vice presidente TAVERNA
_________________
(*) Include gli ERRATA CORRIGE pubblicati nei Resoconti delle sedute nn. 37 e 45 del 19 settembre e del 9 ottobre 2018
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
_________________
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI.
_________________
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,34).
Si dia lettura del processo verbale.
CARBONE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 7 agosto.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
In ricordo delle vittime del crollo del ponte Morandi
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Lo scorso 14 agosto Genova, la Liguria e, con esse, l'Italia intera sono state sconvolte dal tragico crollo del viadotto Polcevera. Quella mattina di vigilia di Ferragosto, circa 200 metri di ponte sono improvvisamente collassati, precipitando nelle acque del fiume, sbriciolandosi sulla ferrovia, sui capannoni e sulle abitazioni sottostanti: 43 vittime, tra bambini, donne e uomini, e 600 gli sfollati, questo è l'inaccettabile bilancio di una tragedia che poteva e doveva essere evitata.
Il ponte Morandi è stato il simbolo di un'Italia dinamica proiettata verso un futuro di crescita e benessere. In pochi secondi si è invece trasformato nella dolorosa metafora di un Paese incapace di sconfiggere l'incuria, di custodire i propri beni e di garantire sicurezza ai cittadini.
In quei drammatici momenti tutto il mondo ci ha osservato e ha visto una straordinaria capacità di intervenire nell'emergenza. Vigili del fuoco, Protezione civile, Forze dell'ordine, soccorritori e volontari, rischiando la vita e lavorando senza sosta, hanno restituito a tutti noi la speranza di poter ricostruire quel Paese immaginato dai nostri padri. Questa è la sfida che la politica deve raccogliere e alla quale quest'Aula, ne sono certa, non si sottrarrà. Genova non può aspettare; non può restare ferita e isolata. Le ripercussioni sociali ed economiche già devastanti sarebbero inimmaginabili se protratte un minuto in più del necessario.
Servono tempestività, efficienza, sostenibilità e visione. Serve che il Paese sia unito. Solo così la ricostruzione del ponte potrà essere l'occasione per dimostrare che gli errori non si ripeteranno. Lo dobbiamo, prima di ogni altra cosa, alle 43 vite spezzate, in memoria delle quali vi invito a un minuto di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).
Sulla scomparsa di Emiddio Novi
PRESIDENTE. Purtroppo, c'è un'ulteriore occasione di commemorazione.
Senatori colleghi, il 24 agosto scorso ci ha improvvisamente lasciati l'ex senatore Emiddio Novi, giornalista e parlamentare di lungo corso. Novi è stato apprezzato come esponente della cultura meridionalista. Sia come professionista che come rappresentante dei cittadini ha saputo porre al centro dell'attenzione nazionale le problematiche sociali, economiche ed ambientali della sua terra. A lui si devono alcune tra le prime inchieste giornalistiche sullo smaltimento clandestino dei rifiuti tossici, tematica che poi affrontò con rigore anche in qualità di Presidente della Commissione ambiente del Senato.
Senatore battagliero, ma sempre rispettoso delle idee e delle posizioni degli avversari politici, Novi ha saputo lasciare un segno nelle istituzioni grazie soprattutto a una peculiare predisposizione all'approfondimento, allo studio e alla divulgazione.
Consentitemi anche un breve ricordo personale. Ho condiviso con Emiddio Novi tanti anni di attività parlamentare, tanti momenti. Ne ricordo con affetto l'equilibrio, la passione civile, l'impegno quotidiano al servizio del Paese. Mi ha sempre stupito la sua capacità di intervenire in quest'Aula con determinazione, preservando allo stesso tempo una riconosciuta oggettività di valutazione. Il suo naturale e radicato garantismo rappresenta, forse meglio di ogni altra considerazione, la sua cifra politica. Alla moglie Pina, ai figli Enrico, Alessandro e Vittorio, alla sorella Maria, che sono presenti oggi in tribuna, esprimo il mio sincero cordoglio e quello dell'intera Assemblea. Invito dunque i colleghi ad osservare un minuto di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).
DE SIANO (FI-BP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE SIANO (FI-BP). Signor Presidente, colleghi senatori, intervengo sulla scomparsa improvvisa di Emiddio Novi, nella certezza di interpretare e di poter condividere con tutti voi il senso di un cordoglio davvero profondo. Come molti di voi, ho avuto il piacere, anzi il privilegio, di conoscerlo e di frequentarlo. Ho avuto la possibilità di condividere con lui anni e anni di battaglie politiche comuni, ho avuto modo di apprezzarne la straordinaria intelligenza, la profonda cultura, la sua particolare perspicacia politica, il suo alto senso dello Stato, la sua costante volontà di servire e battersi per il Paese, ma soprattutto per i più poveri e per i più deboli, la sua capacità di saper sempre offrire al dibattito e all'azione politica e istituzionale un contributo rilevante, come bene ha messo in evidenza il Presidente del Senato nel suo intervento.
Emiddio Novi - e non temo di poter essere smentito - è stato uno dei migliori figli di questo Paese e la sua scomparsa è stata una grave perdita, soprattutto per la sua Campania e la sua Napoli, luoghi in cui ha sempre vissuto e che ha amato al pari della sua Sant'Agata di Puglia.
Emiddio Novi ci lascia un'eredità importante e preziosa: il senatore Novi ci lascia i frutti fecondi del suo lavoro, i suoi scritti e le sue profonde riflessioni, ma ci lascia soprattutto una testimonianza, quella della vita di un uomo, di un intellettuale che ha saputo indagare profondamente e proficuamente nelle complessità del nostro tempo e che con il suo impegno per gli altri, per la sua famiglia, per i suoi concittadini e per il suo Paese ha saputo dare un senso davvero alto alla propria vita e non solo.
Alla moglie, ai figli e a quanti, come noi, l'hanno conosciuto e frequentato va il senso più profondo della nostra vicinanza. A lui, al nostro amico Emiddio, va il nostro più profondo senso di gratitudine. Ciao, Emiddio. (Applausi).
ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, oggi ricordiamo il senatore Emiddio Novi, che è stato in Senato a lungo e che è scomparso nello scorso agosto in circostanze che tuttora tanti stentano ad accettare. Io l'ho conosciuto nel 2003, quando sono stato eletto per la prima volta in Senato, e oggi lo commemoro con quel sentimento di colleganza che dovrebbe sempre legare tutti noi, a prescindere dai rapporti politici che possono vederci alleati o avversari. Emiddio Novi era un senatore politicamente molto impegnato, ma anche riservato e silenzioso, ed è per questo suo tratto che ci siamo conosciuti solo da lontano, guardandoci, lui seduto nella parte destra dell'emiciclo e io nella sinistra. In tanti anni non ricordo di avere mai avuto con lui una conversazione personale. E lo dico con rimpianto, per un modo di stare in una stessa Aula, che talvolta ci riguarda e ci vede passare giornate nello stesso luogo senza mai rivolgerci personalmente la parola. Ed è uno dei tanti dati che rendono difficile questo nostro tempo e ci fanno temere le conseguenze di tanta incomunicabilità.
Sia pure da lontano, però, l'ho osservato e seguito, apprezzando, non soltanto il suo impegno a favore di una moratoria universale delle esecuzioni capitali, ma anche l'assiduità con cui frequentava l'Aula del Senato e l'impegno politico coerente nei confronti delle posizioni del suo Gruppo.
Commemorare Emiddio Novi mi permette di dire che un modo alto di ricordarlo dovrebbe essere quello di impegnarci, tutti noi senatori, ad un autentico rispetto reciproco, cercando sempre di non trasformare il dissenso politico in una inimicizia e di non considerare l'avversario politico un nemico da abbattere con ogni mezzo, consentito o non che sia. Gli eccessi d'Aula e le volgarità alle quali a tutti noi è capitato di assistere sono un segno di decadenza e di malcostume che fanno ben poco onore alla dignità del Parlamento.
Il Parlamento italiano nelle ultime legislature ha perso molto del prestigio e dell'autorevolezza che ha avuto nei decenni. Questo non fa bene alla democrazia. Dobbiamo recuperare la civiltà del confronto tra di noi, facendo valere i nostri argomenti e non cercando di imporre le nostre intemperanze, dobbiamo ricordarci che la politica si fa con la testa e non con la pancia.
Permettetemi un accenno a qualcosa di grande di cui abbiamo avuto notizia negli ultimi giorni e che, in fondo, riguarda anche noi. Nei giorni scorsi ho seguito le commemorazioni con le quali negli Stati Uniti è stata onorata la scomparsa del senatore repubblicano JohnMcCain. I discorsi in ricordo di McCain che più mi hanno colpito sono stati quelli di due democratici, due suoi avversari politici, il senatore Joe Biden, ex Vice Presidente, e l'ex presidente Barack Obama. Negli interventi di Barack Obama e Joe Biden spiccavano il rispetto, l'ammirazione e la considerazione con cui ricordavano quello che era stato un leader e un loro fiero ma leale avversario politico. Obama e Biden mi hanno più volte fatto pensare a noi, alla nostra incapacità di onorare e rispettare i nostri avversari politici, di riconoscere i meriti e anche, quando ce l'hanno, le ragioni. Nel ricordare oggi il senatore Emiddio Novi, anche memore di un avversario con il quale mai ci sono stati scontri politici non ortodossi, voglio pensare che il Senato torni ad essere un luogo di confronto sempre civile delle idee e delle piattaforme politiche e che mai ceda alle tentazioni di risolvere i problemi con l'insulto e con le offese reciproche. (Applausi).
CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, grazie per avere voluto ricordare oggi qui Emiddio Novi. Egli è stato un collega appassionato, generoso e coerente; un uomo che non si è mai nascosto nelle sue battaglie politiche, che le ha sempre fatte a viso aperto, che ha saputo anche essere divisivo nel suo impegno politico. Ma tutto questo non è mai venuto meno rispetto alla sua capacità di essere leale con gli altri.
Chi mi ha preceduto ha ricordato la nobiltà della politica, quella che dovrebbe essere nobiltà. Fa parte di un rito, ricordare una persona che se ne è andata e che è stata seduta in quest'Aula? Io credo di no: fa parte di un momento alto di quest'Assemblea e della politica, perché una democrazia vive e si arricchisce anche con la memoria di chi è passato da qui, con la memoria di chi ha dato il suo contributo.
Io l'ho avuto come collega, ne ho apprezzato la capacità politica, la cultura e la profonda umanità. Per lui non ci sono stati degli avversari come nemici, ma degli interlocutori politici con cui aveva il gusto di coltivare anche un dialogo fuori dalla ufficialità di quest'Assemblea. Ecco perché, in questo momento, ricordo un galantuomo e con questa parola penso di riassumere le grandi qualità di Emiddio Novi ed è giusto che nelle forme e nei modi che si riterranno opportuni, d'accordo con la sua famiglia, a cui esprimo una condivisione profonda dei sentimenti di vuoto che egli ci ha lasciato, noi dovremmo trovare il modo di ricordarne la figura e il lavoro politico. (Applausi).
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi giovedì 6 settembre, ha approvato modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 4 ottobre.
Il calendario di questa settimana prevede la discussione del disegno di legge istitutivo della Commissione di inchiesta parlamentare sui fatti accaduti presso la comunità «Il Forteto», nonché, ove concluse dalle Commissioni, delle proposte di inchiesta parlamentari monocamerali sul terremoto di L'Aquila e sul femminicidio.
Domani, alle ore 9,30, il Presidente del Consiglio dei ministri renderà un'informativa sulla vicenda della nave Diciotti. I Gruppi potranno intervenire per dieci minuti.
Nella settimana dal 18 al 20 settembre sarà discusso in terza lettura, ove modificato dalla Camera dei deputati, il decreto-legge proroga termini, in scadenza il prossimo 23 settembre.
Il calendario della settimana dal 25 al 27 settembre prevede la discussione, dalla sede redigente, del disegno di legge sull'obbligo di installazione di dispositivi di sicurezza per bambini nei veicoli, già approvato dalla Camera dei deputati, nonché i disegni di legge di rendiconto 2017 e assestamento 2018.
Ove non conclusi, i predetti argomenti saranno esaminati nella settimana dal 2 al 4 ottobre.
Il calendario dei lavori prevede inoltre, per ciascuna settimana, sedute di sindacato ispettivo e, ogni giovedì alle ore 15, il question time.
Infine, il calendario potrà essere integrato con la discussione della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2018, nonché con una informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale in relazione agli sviluppi della situazione in Libia. Su quest'ultimo punto la Conferenza dei Capigruppo si riunirà giovedì 13 settembre alle ore 9,30.
Informo che la Conferenza dei Capigruppo ha preso atto delle nuove direttive disposte dalla Presidenza circa i criteri di redazione degli atti di sindacato ispettivo, basati su una rigorosa applicazione degli articoli 145 e 154 del Regolamento del Senato.
Saranno pertanto ritenute improponibili le interrogazioni contenenti elementi estranei rispetto alla «semplice domanda rivolta al Ministro competente per avere informazioni o spiegazioni su un oggetto determinato o per sapere se e quali provvedimenti siano stati adottati o si intendano adottare in relazione all'oggetto medesimo», secondo la definizione del ricordato articolo 145 del Regolamento. Conseguentemente, l'eventuale parte premissiva dovrà essere strettamente collegata alla formulazione del quesito.
Analoghe considerazioni valgono per le interpellanze, secondo la definizione che di esse dà l'articolo 154 del Regolamento.
Entrambe le disposizioni appaiono inequivoche nel collegare la funzione degli atti di sindacato ispettivo alla concreta sfera di competenza dell'Esecutivo. Pertanto, interrogazioni e interpellanze volte a chiedere l'intervento del Governo in ambiti ad esso preclusi (come le competenze guarentigiate di organi costituzionali, attribuzioni di altri poteri dello Stato, autorità indipendenti, ovvero organi territoriali o sovranazionali, attività di partiti politici) saranno considerati improponibili ai sensi delle predette disposizioni regolamentari.
Alla luce dei predetti criteri, la Presidenza ritiene opportuno fissare un limite anche in termini dimensionali alla redazione degli atti di sindacato ispettivo che dovranno essere contenuti al massimo in due cartelle.
Programma dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 6 settembre 2018 con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - il seguente programma dei lavori del Senato per i mesi di settembre e ottobre 2018:
- Disegno di legge n. 536 - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto"
- Documento XXII, n. 11 - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla sicurezza, emergenza e ricostruzione, dal terremoto dell'Aquila 2009 ai successivi eventi sismici, nonché sulle conseguenti criticità demografiche e socioeconomiche delle aree interne (ove concluso dalla Commissione)
- Documenti XXII, nn. 1, 8 e 9 - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere (ove conclusi dalla Commissione)
- Disegno di legge n. 766 e connessi - Introduzione dell'obbligo di installazione di dispositivi per prevenire l'abbandono di bambini nei veicoli chiusi (Approvato dalla Camera dei deputati)
- Disegni di legge di conversione di decreti-legge
- Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione competente
- Documenti di bilancio
- Assestamento e Rendiconto del bilancio dello Stato
- Mozioni
- Interpellanze ed interrogazioni
- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 4 ottobre 2018:
| Martedì | 11 | settembre | h. 16,30-20 | - Disegno di legge n. 536 - Istituzione Commissione di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto" (dalla sede redigente)
- Doc. XXII, n. 11 - Istituzione Commissione di inchiesta sul terremoto de L'Aquila (dalla sede redigente) (ove concluso dalla Commissione)
- Doc. XXII, nn. 1, 8 e 9 - Istituzione Commissione di inchiesta sul femminicidio (dalla sede redigente) (ove conclusi dalla Commissione)
- Informativa del Presidente del Consiglio dei Ministri sulla vicenda della nave Diciotti (mercoledì 12, ore 9.30)
- Interpellanze e interrogazioni (mercoledì 12)
- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 13, ore 15) |
| Mercoledì | 12 | " | h. 9,30-20 | |
| Giovedì | 13 | " | h. 15 |
| Martedì | 18 | settembre | h. 16,30-20 | - Eventuale seguito argomenti non conclusi
- Disegno di legge n. 717-B - Decreto-legge n. 91, proroga termini (approvato dal Senato, ove modificato dalla Camera dei deputati) (scade il 23 settembre)
- Interpellanze e interrogazioni
- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 20, ore 15) |
| Mercoledì | 19 | " | h. 9,30-20 | |
| Giovedì | 20 | " | h. 9,30-20 |
Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 717-B (Decreto-legge n. 91, proroga termini) sarà stabilito in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati.
| Martedì | 25 | settembre | h. 16,30-20 | - Eventuale seguito argomenti non conclusi
- Disegno di legge n. 766 e connessi - Obbligo installazione dispositivi di sicurezza per bambini nei veicoli (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente)
- Disegni di legge nn. ... e ... - Rendiconto 2017 e Assestamento 2018 (ove approvati dalla Camera dei deputati) (votazioni finali con la presenza del numero legale)
- Interpellanze e interrogazioni
- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 27, ore 15) |
| Mercoledì | 26 | " | h. 9,30-20 | |
| Giovedì | 27 | " | h. 9,30-20 |
Il termine per la presentazione degli emendamenti ai disegni di legge nn. ... e ... (Rendiconto 2017 e Assestamento 2018) sarà stabilito in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati.
| Martedì | 2 | ottobre | h. 16,30-20 | - Seguito argomenti non conclusi
- Interpellanze e interrogazioni
- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 4, ore 15) |
| Mercoledì | 3 | " | h. 9,30-20 | |
| Giovedì | 4 | " | h. 9,30-20 |
Il calendario potrà essere integrato con la discussione della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2018 nonché con una informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale in relazione agli sviluppi della situazione in Libia.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 717-B
(Decreto-legge n. 91, proroga termini)
(5 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatore |
| 40' |
| Governo |
| 40' |
| Votazioni |
| 40' |
| Gruppi 3 ore, di cui: |
|
|
| M5S |
| 44' |
| FI-BP |
| 30' |
| L-SP-PSd'Az |
| 29' |
| PD |
| 28' |
| FdI |
| 18' |
| Misto |
| 16' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 15' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione dei disegni di legge nn. ... e ...
(Rendiconto 2017 e Assestamento 2018)
(5 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatore |
| 40' |
| Governo |
| 40' |
| Votazioni |
| 40' |
| Gruppi 3 ore, di cui: |
|
|
| M5S |
| 44' |
| FI-BP |
| 30' |
| L-SP-PSd'Az |
| 29' |
| PD |
| 28' |
| FdI |
| 18' |
| Misto |
| 16' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 15' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del Doc. LVII, n. 1-bis
(Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2018)
(7 ore, incluse dichiarazioni di voto)
| Relatore |
| 40' |
| Governo |
| 40' |
| Votazioni |
| 40' |
| Gruppi 5 ore, di cui: |
|
|
| M5S | 1h | 13' |
| FI-BP |
| 50' |
| L-SP-PSd'Az |
| 49' |
| PD |
| 46' |
| FdI |
| 30' |
| Misto |
| 27' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 25' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Discussione dalla sede redigente e approvazione del disegno di legge:
(536) BOTTICI ed altri. - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità «Il Forteto» (Relazione orale)(ore 17)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 536.
La relatrice, senatrice Evangelista, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
EVANGELISTA, relatrice. Signor Presidente, colleghe e colleghi senatori, il disegno di legge n. 536 d'iniziativa della senatrice Bottici e di altri, che oggi siamo in quest'Aula chiamati a votare, prevede la costituzione di una Commissione bicamerale di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità «Il Forteto». La proposta in esame riprende il contenuto dell'atto del Senato 2030 approvato nella scorsa legislatura in prima lettura dal Senato. Il testo, approvato all'unanimità dalla Commissione giustizia, è stato modificato nel corso dell'esame in sede redigente, con l'approvazione di tre puntuali emendamenti presentati dalla sottoscritta relatrice. Prima di procedere alla disamina del provvedimento, è opportuno dare conto, seppure sinteticamente, dei fatti gravissimi sottesi alla proposta di costituzione di una Commissione di inchiesta.
La cooperativa agricola «Il Forteto», comunità di recupero per minori disagiati sita nel Comune di Barberino di Mugello, in Provincia di Firenze, è stata al centro di una lunga vicenda giudiziaria per abusi sessuali, maltrattamenti e pedofilia, iniziata già alla fine degli anni Settanta, culminata nel 1985 con una prima condanna definitiva dei cofondatori per maltrattamenti aggravati e atti di libidine. Si tratta di Rodolfo Fiesoli, detto il «profeta», e di Luigi Goffredi. Vicenda conclusasi nel 2015, per Fiesoli, con un'ulteriore condanna (in primo grado) a diciassette anni di reclusione, ridotta a quindici anni e dieci mesi in appello, per violenza sessuale e maltrattamenti. Quest'ultima sentenza è stata impugnata in Cassazione. La suprema Corte nel 2017, con la sentenza n. 3346, ha reso definitiva la condanna di Fiesoli, annullando con rinvio limitatamente ad uno degli episodi di violenza sessuale. Per gli altri nove imputati, compreso Goffredi, pur avendo dichiarato i reati estinti per prescrizione, ha confermato le relative statuizioni civili.
Successivamente alla sentenza del 2017, la vicenda giudiziaria ha avuto ulteriori sviluppi (non richiamati nella relazione illustrativa). In relazione all'ordine di esecuzione della pena, emesso nel dicembre dello stesso anno, dalla procura generale della corte d'appello di Firenze, il Fiesoli ha proposto richiesta di annullamento alla corte d'appello di Firenze, in funzione di giudice dell'esecuzione per impossibilità ad eseguire una pena che non ha i caratteri di certezza e irrevocabilità. La corte fiorentina, nel gennaio 2018, ha rigettato questa richiesta con ordinanza. Infine tale decisione, impugnata in Cassazione, è stata annullata senza rinvio dalla Suprema corte (sentenza n. 30780 del 2018), con conseguente provvedimento di revoca dell'ordine di esecuzione che era stato emesso dalla procura il 23 dicembre 2017.
Ebbene, ancora oggi Fiesoli si trova in stato di libertà, con conseguente rabbia e sgomento di tutte le vittime e dei loro familiari.
Sennonché, seppure già nel 1997 Fiesoli avesse una condanna e gravissimi capi di imputazione, risultava ancora a capo della comunità e - come si precisa nella relazione di accompagnamento del disegno di legge - il tribunale dei minorenni continuava ad affidare minori alla struttura: si contano 60 minori affidati alla struttura fino al 1990. Proprio per il trattamento subito dai due bambini affidati dal tribunale dei minorenni alla comunità «Il Forteto» - intanto divenuta anche cooperativa agricola con l'acquisizione di 500 ettari nel Comune di Dicomano, sempre in provincia di Firenze - l'Italia è stata condannata nel luglio del 2000 dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (sentenza Scozzari e Giunta contro Italia n. 39221 del 2000), adita dalle madri alle quali i minori erano stati tolti. L'Italia è stata condannata a pagare una multa di 150 milioni di lire come risarcimento dei danni morali.
Più nel dettaglio, nel settembre 1997 due bambini nati nel 1987 e nel 1994, di cui le ricorrenti erano rispettivamente la madre e la nonna, venivano inseriti con provvedimento giudiziario nella comunità «Il Forteto». Si legge nella sentenza: «Due dei principali dirigenti e fondatori della comunità erano stati condannati per aver abusato sessualmente di tre handicappati affidati alla loro custodia, fatti noti ai giudici interni. Prima dell'inserimento in comunità, il maggiore dei due bambini era stato vittima di violenza di natura pedofila da parte di un operatore sociale». La corte ha giudicato che i due dirigenti incriminati avevano svolto un «ruolo attivissimo» nella custodia dei minori e ha concluso che vi era stata una violazione dell'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (per la precisione, del diritto al rispetto della vita privata e familiare) a causa, in particolare, dell'affidamento ininterrotto di questi alla comunità «Il Forteto».
È necessario segnalare, infine, che la situazione della cooperativa è già stata oggetto di attenzione anche da parte delle istituzioni: da un lato, da parte della Regione Toscana, attraverso l'istituzione di due commissioni di inchiesta (la prima nel 2012, che ha depositato la propria relazione finale nel 2013, e la seconda nel 2015, che ha concluso i propri lavori soltanto nel 2016), dall'altro, da parte del Ministero dello sviluppo economico, che, chiamato a valutare il profilo amministrativo gestionale della cooperativa agricola, nell'agosto 2013 ne ha chiesto il commissariamento (richiesta successivamente respinta dall'assemblea della cooperativa), motivandolo a causa della pesante e invasiva commistione tra la comunità e la cooperativa agricola direttamente coinvolta nella gestione degli affidamenti dei minori e disadattati. È proprio dell'altro giorno la dichiarazione delle sigle sindacali FLAI CGIL, che si dicono fortemente preoccupate della commistione tra l'azienda e la comunità.
Ebbene, il disegno di legge che ci apprestiamo a votare consta di 9 articoli. L'articolo 1 prevede, così come modificato dalla Commissione, che sia istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta bicamerale sui predetti fatti accaduti presso la comunità «Il Forteto», con il compito di svolgere accertamenti sulle eventuali responsabilità istituzionali in merito alla gestione della comunità medesima e degli affidamenti di minori, al fine di prospettare l'adozione di misure organizzative e strumentali per il corretto funzionamento della struttura.
I compiti della Commissione, enunciati nell'articolo 1, sono poi puntualmente indicati nell'articolo 2, anch'esso modificato dalla Commissione. Si legge che la Commissione è chiamata ad accertare i fatti e le ragioni «per cui le pubbliche amministrazioni e le autorità competenti interessate, comprese quelle investite di poteri di vigilanza, abbiamo proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale la comunità «Il Forteto», anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti riferiti a condotte» perpetrate all'interno della comunità; nonché a verificare i «presupposti per la nomina di un commissario per la parte produttiva della struttura «Il Forteto» inerente alla cooperativa agricola, ai fini di una gestione dissociata dalla comunità di recupero dei minori in affidamento».
Il disegno di legge attribuisce, poi, alla Commissione il compito di formulare proposte in ordine all'adozione di nuovi strumenti di controllo delle comunità alloggio presenti sul territorio nazionale, nonché al potenziamento del sistema dei controlli sui soggetti responsabili dell'affidamento familiare e, laddove siano emerse responsabilità e negligenze in capo a essi, alle modalità con cui applicare gli opportuni provvedimenti sanzionatori.
La Commissione, ai sensi dell'articolo 3, sarà composta da venti senatori e venti deputati, nominati dai rispettivi Presidenti, in proporzione al numero dei componenti dei Gruppi parlamentari, assicurando comunque la presenza di un rappresentante per ciascun Gruppo. Compete alla Commissione stessa l'elezione dell'Ufficio di Presidenza (Presidente, due Vice Presidenti e due Segretari). Il comma 2 prevede che i componenti della Commissione dichiarino alla Presidenza della Camera di appartenenza di non aver ricoperto ruoli nei procedimenti giudiziari relativi ai fatti oggetto dell'inchiesta.
Per quanto riguarda l'organizzazione dei lavori, l'articolo 4 prevede l'adozione da parte della Commissione di un regolamento interno.
Relativamente ai poteri, l'articolo 5, comma 1, prevede che la Commissione proceda all'espletamento dei suoi compiti con gli stessi poteri di indagine e istruttori e con le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. Per i segreti di Stato, di ufficio, professionale e bancario, ai sensi del comma 2 trovano applicazione le norme vigenti e la legge 3 agosto 2007, n. 124, nonché l'articolo 203 del codice di procedura penale.
Con riferimento al profilo delle testimonianze davanti alla Commissione, l'articolo 5 dispone l'applicazione delle disposizioni previste dagli articoli 366, relativo al rifiuto di uffici legalmente dovuti, e 372 del codice penale, che punisce la falsa testimonianza (articoli di cui al Capo I, Titolo III del Libro II del codice penale).
Il comma 3 dell'articolo 5 disciplina la richiesta di atti e documenti, prevedendo che la Commissione possa richiedere copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, anche se coperti da segreto, procedendo contestualmente al mantenimento del regime di segretezza per tutti gli atti e i documenti attinenti ai procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari custoditi, prodotti, o comunque acquisiti da parte degli organi e degli uffici della pubblica amministrazione in materia attinente alle finalità dell'inchiesta. In tali casi, l'autorità giudiziaria deve provvedere tempestivamente, potendo ritardare la trasmissione degli atti richiesti solo per ragioni di natura istruttoria e con decreto motivato (decreto che ha efficacia per sei mesi ed è rinnovabile).
La Commissione, inoltre, può ottenere da parte degli organi e degli uffici della pubblica amministrazione copie di atti e documenti da questi custoditi, prodotti o acquisiti in materia attinente alle finalità dell'inchiesta (articolo 5, comma 5) e richiedere copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari condotte in Italia (comma 8).
La Commissione può poi stabilire, in base al comma 6, quali atti e documenti non devono essere divulgati, anche in relazione a esigenze attinenti a istruttorie o altre inchieste in corso, mentre si prevede che debbano in ogni caso essere coperti dal segreto gli atti e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari. Il comma 7 precisa poi che è sempre opponibile il segreto tra il difensore e la parte processuale nell'ambito del mandato. Il comma 4 statuisce che il segreto funzionale riguardante atti e documenti acquisiti dalla Commissione di inchiesta può essere opposto all'autorità giudiziaria.
Nello svolgimento delle sue attività, ai sensi del comma 9, la Commissione può avvalersi dell'opera di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria, nonché di ogni altro pubblico dipendente o collaboratore ritenuto necessario.
L'articolo 6 del provvedimento disciplina l'obbligo del segreto per tutto ciò che attiene agli atti e ai documenti per i componenti della Commissione, i funzionari e il personale di qualsiasi ordine e grado addetti alla Commissione e ogni altra persona che collabori con essa, compia o concorra a compiere atti di inchiesta, oppure ne venga a conoscenza per ragioni d'ufficio o di servizio. La violazione di questo obbligo è sanzionata penalmente ai sensi dell'articolo 326 del codice penale.
L'articolo 7 prevede, inoltre, che le sedute della Commissione siano pubbliche, salvo che la Commissione non ritenga opportuno deliberare di riunirsi in seduta segreta. Per il funzionamento della Commissione è fissato un limite di spesa pari a 50.000 euro annui; tali spese sono poste a carico dei bilanci di Camera e Senato in parti uguali.
L'articolo 8, emendato sempre dalla Commissione, stabilisce che la Commissione di inchiesta deve completare i lavori entro dodici mesi dalla sua costituzione e presentare alle Camere, nei trenta giorni successivi alla fine dei lavori, la relazione conclusiva della sua attività di indagine.
L'articolo 9, infine, disciplina l'entrata in vigore del provvedimento il giorno successivo a quello di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Ho concluso. Ringrazio il Presidente e l'Assemblea tutta. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, rinuncio ad intervenire.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
LANZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANZI (M5S). Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, Rodolfo Fiesoli, il fondatore della comunità per minori maltrattati «Il Forteto» di Vicchio, in provincia di Firenze, al centro di varie inchieste per maltrattamenti e violenza sessuale, è stato scarcerato a seguito di una decisione della Cassazione del 5 luglio scorso.
Fiesoli e il suo braccio destro Luigi Goffredi (per lui condanna a sei anni annullata per prescrizione) erano già stati arrestati nel 1978, pochi anni dopo la fondazione della comunità, per atti di libidine violenti e maltrattamenti su minori disabili e definitivamente condannati nel 1985. Eppure la voce delle vittime è rimasta inascoltata fino al 2011, quando Fiesoli è stato di nuovo arrestato e la procura di Firenze ha ripreso, con enorme fatica e tra pesanti diffidenze, a scavare negli orrori della comunità.
Nessuno, nessuno, nessuno poteva dire di ignorare le mostruosità del Forteto, eppure Fiesoli e Goffredi per decenni hanno gestito la comunità dove i minori venivano plagiati, sfruttati e abusati; «un'esperienza drammatica, a tratti criminale», dicono le carte processuali. Ma la sentenza coinvolge un intero sistema di potere in Toscana, fatto di complicità sottaciute e appoggi espliciti, di «corto circuito istituzionale», «strumentalizzazione» e una «linea di credito illimitata» aperta da Regione, Comuni rossi del Mugello, tribunale per i minorenni, servizi sociali, galassia coop.
«Il Forteto» è una comunità di accoglienza ma anche una coop agricola rossa, tuttora funzionante, dove i minori accolti erano mandati a lavorare. Ha ottenuto finanziamenti e crediti, i suoi capi erano invitati a convegni importanti per spiegare il modello «educativo», la giustizia minorile continuava a inviare sul Mugello bimbi tolti alle famiglie che precipitavano in un abisso di violenze morali, fisiche e sessuali.
Ma chi comandava in Toscana parlò di complotto ed errore giudiziario. Tribunali, servizi sociali, i partiti che governavano e foraggiavano generosamente «Il Forteto» con denaro pubblico (molti vip del partito chiudevano sul Mugello le loro campagne elettorali) hanno fatto credere che Fiesoli e compagni fossero i portatori di un'eccellenza educativa; ma il loro metodo era denigrare i genitori naturali, insegnare che il rapporto tra uomo e donna è impuro, fare il lavaggio del cervello ai piccoli ospiti.
I ragazzi presi in affido venivano assegnati non a una coppia vera, ma a due genitori funzionali intercambiabili. L'omosessualità era presentata come liberatrice dalla materialità. Il «profeta», come veniva appellato Fiesoli, aveva rapporti sessuali con bambini e adulti; «Il Forteto» era il suo territorio di caccia, come hanno scritto i giudici. Nonostante questi fatti, finalmente acclarati, e una condanna a quindici anni e dieci mesi di reclusione, Fiesoli è tornato libero. Le reazioni delle vittime, dell'opinione pubblica e soprattutto del Parlamento non possono farsi attendere, perché questa scarcerazione è una vergogna.
Il conformismo culturale e amministrativo è stato determinante affinché le violenze e gli abusi a «Il Forteto» si protraessero per oltre trent'anni, e bisogna agire affinché fatti simili non accadano mai più.
Oggi, in quest'Assemblea, chiedere l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta, a norma dell'articolo 82 della Costituzione, sulla comunità «Il Forteto» significa accertare le motivazioni per cui le autorità giudiziarie interessate - comprese quelle investite di poteri di vigilanza - e le pubbliche amministrazioni, abbiano proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale questa comunità, anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti riferiti a condotte all'interno della comunità stessa. È un atto morale dovuto alle vittime della comunità «Il Forteto», quelle vittime che pochi giorni fa hanno dovuto subire l'ennesima ingiustizia. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
MODENA (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MODENA (FI-BP). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, la mia dichiarazione di voto si riferisce all'articolo 2 non tanto per quello che riguarda la prima parte - rispetto alla quale, come è emerso anche dalla relazione, abbiamo espresso un voto favorevole in Commissione - quanto soprattutto per sottolineare a quest'Assemblea che il secondo comma dell'articolo 2 è un po' il cuore, a nostro avviso, dell'attività che deve essere svolta dalla istituenda Commissione. Mi riferisco in modo particolare alle lettere a) e b) del comma 2, per cui la Commissione ha inoltre il compito di formulare proposte sia per l'adozione di nuovi strumenti di controllo delle comunità alloggio presenti sul territorio nazionale sia per il potenziamento del sistema dei controlli sui soggetti responsabili dell'affido laddove siano emerse responsabilità e negligenze.
Ciò che pesa in modo particolare su quello che è il nostro sentire, la nostra sensibilità è che quando si parla della vicenda della comunità «Il Forteto» non siamo di fronte a un caso abnorme e isolato. Riteniamo che, da errori e anche fatti terribili come quelli di questa vicenda, debbano essere assunti gli strumenti perché il sistema complessivo che riguarda l'affidamento dei minori - naturalmente nel caso in cui siano stati commessi illeciti - sia soggetto ad un controllo penetrante nonché caratterizzato anche da una componente sanzionatoria di tipo immediato. Infatti, al di là di quello che possiamo leggere a volte sui giornali - perché l'effetto mediatico non rende mai l'idea precisa fino in fondo - l'esperienza ci fa ritenere che il sistema dei controlli sui soggetti responsabili debba essere necessariamente ampliato e potenziato.
Magari possiamo occuparci dei minori ritenendo che possano essere "parcheggiati" presso qualche comunità. Ebbene, credo che questo sia un errore perché, proprio nei confronti dei minori, deve essere invece alta la vigilanza dello Stato e delle istituzioni in linea generale, anche con riferimento ai controlli e alle sanzioni quando si commettono fatti che poi portano a rovinare una vita per sempre.
Quindi il voto è favorevole, come quello già espresso in Commissione, ma è un voto che guarda non solo a quello che la Commissione naturalmente farà, ma soprattutto all'articolo 2, secondo comma, del disegno di legge in esame, ove vi è un ragionamento soprattutto di prospettiva. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
DI NICOLA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI NICOLA (M5S). Vorrei segnalare alla Presidenza che, per un malfunzionamento del dispositivo di votazione, non sono riuscito ad esprimere il mio voto favorevole nelle due precedenti votazioni.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
NENCINI (Misto-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NENCINI (Misto-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, tra Barbiana e Rossoio c'è una differenza abissale. C'è solo un punto in comune e lo sottolineo, perché ho letto che il signor Fiesoli si paragonava a Don Lorenzo Milani. L'unico punto in comune è la distanza geografica: Barbiana dista da Rossoio pochissimi chilometri, forse nove. Il Comune di Dicomano non è Barberino di Mugello; anzi, una parte della tenuta è a cavallo fra i Comuni di Vicchio e di Dicomano: questo è l'unico punto sul quale possiamo significare una relazione tra questi due nomi.
Definirei blasfemia - e lo dico da laico - l'accostare Don Lorenzo Milani accanto alla storia di Fiesoli e degli accoliti di quella che le carte dimostrano essere stata in perfezione una setta. Quelle sono anche le terre di Giotto: Giotto aveva lì una parte delle sue proprietà, ma nulla di ciò che la storia ha raccontato di recente fa sì che possano essere collegate a quella storia artistica. L'unico che può essere citato magari è il genio folle di Bosch quando parliamo della comunità «Il Forteto».
Dobbiamo avere la forza di chiedere non solo scusa alle vittime, che ancora oggi sono vittime di una storia tragica; spero che la formazione della Commissione di inchiesta, che la senatrice Bottici ha promosso ormai da molto tempo, sia anche l'occasione, non dico per mettere la parola fine alla verità, ma perlomeno per ricostruirne delle parti, che peraltro sono già state affrontate dalle ottime carte - e invito i colleghi senatori a leggerle, perché è una lettura significativa - che sono state rilasciate dalla commissione di inchiesta del Consiglio regionale della Toscana, qui citate dalla nostra relatrice.
I fatti sono di una complessità e di una semplicità esemplare. Si tratta di una sorta di terrificante groviglio nel quale nessuna delle istituzioni può essere considerata o può considerarsi marginale: sto parlando del tribunale per i minorenni, dei servizi pubblici, non soltanto regionali; sto parlando di apparati dello Stato che avrebbero dovuto vigilare e controllare, mentre direi che non lo hanno assolutamente fatto.
Non c'è un dato che emerga dall'inchiesta della Regione che possa essere annoverato nel luogo della certezza e della verità: non il lavoro fatto per controllare chi vi lavorava. Siamo di fronte ad uno sfruttamento vero e proprio di chi lavora all'interno di quella cooperativa; siamo di fronte al lavoro nero, al lavoro senza nessun tipo di versamento legato a regime pensionistico e così via. Il termine da usare è «sfruttamento», senza nessun altro tipo di aggettivo.
Vi sono poi i conflitti che si sono progressivamente manifestati e sono venuti alla luce tra i diversi livelli giudiziari: sono emersi all'interno dell'inchiesta, nelle carte della magistratura e, non ultimo, nella sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Come sosteneva il collega grillino, non basta parlare di una sorta di adeguamento culturale: qui c'è molto di più.
Quello che la Commissione deve fare, signor Presidente - e concludo - oltre all'attività di promozione già prevista nell'articolato, in modo particolare all'articolo 2 del disegno di legge, è spingere affinché non possa essere escluso, con la rapidità che i tempi della tragedia richiedono, un commissariamento di quella struttura.
Nonostante le sentenze e nonostante il fatto di essere colpiti e sorpresi dalla circostanza per la quale il capo storico di quella comunità, Fiesoli, si trovi in libertà, ancora oggi in quella cooperativa lavorano fianco a fianco le vittime e chi ha abusato di quelle donne e di quegli uomini. Parlare di commissariamento significa quindi fare una cosa santa e giusta. Dunque, fra le altre attività della Commissione, io suggerirei anche quella di lavorare perché questo obiettivo possa essere raggiunto quanto prima. (Applausi dal Gruppo Misto-PSI e della senatrice Evangelista).
LA PIETRA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA PIETRA (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo anni di silenzi, siamo oggi a discutere qui di una vicenda per la quale, se non fosse per la serietà della sede istituzionale in cui siamo, qualcuno potrebbe considerarci dei pazzi. «Il Forteto» è una di quelle storie vere che, se la racconti per strada, al bar o in altri luoghi ordinari frequentati quotidianamente, le persone stentano a credere che sia realmente accaduta.
Dunque, cerchiamo di fare un po' d'ordine: c'è un luogo dove per trent'anni sono stati accolti minori in affidamento da famiglie con gravi problemi, dove sono stati commessi gravi abusi sessuali e violenze su minori. Un luogo dove maschi e femmine dormivano in aree separate in nome di una purezza dei rapporti intimi che induceva di fatto all'omosessualità, voluta e predicata da Fiesoli, il pedofilo capo di questa comunità.
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,34)
(Segue LA PIETRA). Ma soprattutto è stata una setta totalizzante in cui si è annullata la personalità dei soggetti, di ragazzi con gravi problemi, e si sono rovinate decine, centinaia di famiglie e di persone, perché a «Il Forteto» non ci sono stati soltanto gravissimi abusi su minori, le violenze, le botte e i rapporti sessuali completi messi in atto da Fiesoli. In quel luogo c'erano bambini che venivano fatti alzare all'alba per andare a lavorare, prima di essere portati a scuola, per fare un formaggio che magari mangiavano gli ospiti illustri - tanti, da politici a magistrati - che hanno frequentato la struttura. (Applausi dal Gruppo FdI).
Da quel luogo non si poteva uscire liberamente. Chi ci lavorava non percepiva uno stipendio ma poteva disporre solo di una cifra minima. Tutto il resto rimaneva in cooperativa. Tutti i contatti con l'esterno venivano annullati in un sistema che plasmava la personalità e creava una realtà parallela che ha reso un inferno l'inserimento delle persone che ce l'hanno fatta (perché c'è anche chi non ce l'ha fatta ad uscire da quel luogo).
In questo luogo è stato permesso di tutto nel silenzio e con la connivenza della politica, della magistratura, dei vertici socio-sanitari, con l'avvallo e l'aiuto della Regione Toscana che per anni ha considerato «Il Forteto» un esempio, finanziandolo e promuovendolo: tutto provato da sentenze definitive e dalle relazioni delle due commissioni regionali di inchiesta istituite dal Consiglio regionale della Toscana.
Fiesoli, alla fine degli anni Settanta, finì in carcere per aver molestato sessualmente un disabile in presenza di un minore. La politica, la magistratura e le istituzioni conoscevano questi fatti che avrebbero dovuto suggerire quantomeno un principio di precauzione nei confronti di quest'uomo, se così lo vogliamo chiamare. Invece hanno deciso scientemente di ignorarli.
Così, con l'avvio delle indagini e il nuovo arresto del dicembre 2011, Fiesoli, dopo sei anni di iter giudiziario, è stato nuovamente condannato in via definitiva il 22 dicembre 2017 dalla Cassazione per maltrattamenti e abusi sui minori. Nonostante questi fatti siano provati, oggi non è in carcere, perché ancora non si conosce l'entità esatta della pena. Per uno dei capi d'accusa, infatti, si deve ripetere il processo. Ma è possibile, mi chiedo e ci chiediamo, che per un pedofilo condannato per reati così gravi, il nostro sistema non preveda la galera senza se e senza ma? Mentre non c'è appello per le centinaia di vittime della comunità «Il Forteto» che hanno subito di tutto?
E poi, stando alla giustizia, pare che in questa setta nessuno abbia collaborato con Fiesoli, nessuno, in trent'anni, abbia visto o abbia saputo cosa stesse succedendo. Delle 23 persone rinviate a giudizio in primo grado, nessuno è stato condannato in terzo grado: tutti salvi, perlopiù grazie alle prescrizioni sopraggiunte; persino quello che è stato considerato il braccio destro, l'ideologo Luigi Goffredi, condannato a otto anni in primo grado e a sei in appello, l'ha fatta franca.
Questo quadro, cari colleghi, ci dice in maniera chiara ed inequivocabile che l'iter giudiziario non basta a mettere la parola fine su questa vicenda, intanto perché questo luogo esiste ancora ed è sempre lì, a Vicchio, nel Mugello. Molti dei processati e dei prescritti ci vivono e lavorano tutt'oggi, magari accanto alle persone che hanno avuto il coraggio di denunciare, e fanno il bello e il cattivo tempo.
La cooperativa agricola ha tentato di mostrarsi una cosa diversa dalla comunità. Le stesse sentenze hanno messo nero su bianco, in modo inequivocabile, il fatto che cooperativa e comunità, negli anni, sono stati, invece, la stessa cosa, e infatti, a tutt'oggi, nel consiglio di amministrazione ci sono personaggi che hanno testimoniato in difesa di Fiesoli nei vari procedimenti giudiziari.
Dunque, dobbiamo chiederci come è possibile che sia successo tutto ciò. Chi ha protetto Fiesoli? È possibile che i magistrati, i politici e gli operatori che hanno avuto a che fare con «Il Forteto» abbiano agito tutti in buona fede? È possibile che nessuno si sia accorto di nulla?
Oggi, grazie all'ottimo lavoro dei magistrati di Firenze che hanno messo alla sbarra i responsabili dopo le fondamentali quanto coraggiose denunce delle vittime, sappiamo cosa è stato e cos'è «Il Forteto», ma non sappiamo abbastanza perché le stesse inchieste del Consiglio regionale della Toscana, approvate all'unanimità dopo un lavoro fondamentale in questa vicenda - è bene ricordarlo - si sono fermate di fronte a dei muri che sono sembrati insormontabili.
Per questo, permettetemi di ringraziare tutte quelle donne e quegli uomini che hanno cercato di rompere questi muri. Un particolare ringraziamento lo voglio fare agli amici giornalisti Duccio Tronci e Francesco Pini per il loro libro inchiesta. Noi oggi dobbiamo provarci con una Commissione di inchiesta che ha il dovere morale di tentare ogni strada per far luce su questa terribile vicenda, dopo anni di muri della sinistra Toscana che ha cercato in ogni modo di minimizzare e silenziare l'eco di questa storia, fino ad oggi sin troppo taciuta. Perciò, consentitemelo, mi viene da chiedere: cosa hanno da nascondere? Cosa avevate da nascondere? Con la maggioranza che oggi si è formata e che è presente in questo Parlamento abbiamo l'occasione di dare verità alle vittime e di risarcirle moralmente, laddove materialmente purtroppo non è più possibile.
Per tutto quanto esposto, annuncio convintamente il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e L-SP-PSd'Az).
BITI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BITI (PD). Signor Presidente, è un onore per me intervenire per la prima volta in questa Aula ed è anche una grandissima emozione. Lo è ancora di più considerato il tema, che è difficile e complesso, ma che conosco molto bene provenendo da quel territorio.
Care colleghe e cari colleghi, oggi votiamo l'istituzione di questa Commissione di inchiesta sui terribili, indegni e ignobili fatti accaduti a «Il Forteto». Subito voglio esprimere a nome di tutto il Gruppo del Partito Democratico l'intenzione chiara, netta e forte del nostro voto favorevole. La vicenda della comunità di recupero «Il Forteto» è da anni - e purtroppo ancora oggi, l'hanno detto anche dei colleghi prima di me - una ferita aperta estremamente dolorosa per tutto il Mugello, per il territorio fiorentino da cui provengo, insieme ad altri colleghi, per tutta la Toscana - prima di me sono intervenuti dei colleghi toscani - e ormai anche per tutto il Paese, visto che siamo al Senato della Repubblica a parlarne e a interessarci di questo tema così difficile, doloroso e complesso.
Gli orribili crimini che la magistratura ha accertato ci hanno colpito nel profondo, hanno scosso le nostre coscienze, hanno segnato tutto un territorio in questi anni, ma soprattutto hanno devastato, distrutto e segnato per tutta la vita le vittime alle quali, ancora una volta, esprimiamo tutta la nostra vicinanza.
Il nostro partito ha affrontato e affronterà questo tema con l'attenzione e il rispetto dovuti a tutti coloro che hanno la vita segnata da abusi e violenze. Allo stesso tempo, però, staremo bene attenti a porci lontani e a bloccare qualsiasi strumentalizzazione politica di una storia così dolorosa. Non ce lo possiamo permettere. Ce lo impongono la nostra coscienza e la nostra responsabilità. Anche se la vicenda non è del tutto conclusa, come anche il senatore La Pietra e altri colleghi prima di me hanno ricordato, la magistratura ha emesso condanne in via definitiva. Partiamo, quindi, con un punto fermo: ci sono dei colpevoli individuati e riconosciuti. Attendiamo gli sviluppi dei processi e lo facciamo, ancora una volta, accanto alle vittime e alle loro famiglie, comprendendone tutta la rabbia e tutta la preoccupazione.
Presidente e colleghi, la nostra responsabilità come membri delle istituzioni, pur restando ferma e netta la nostra fiducia nei giudici e nelle autorità competenti, ci impone di essere vicini con sensibilità a tutti coloro che sono stati colpiti in questa vicenda e da questa vicenda.
La Commissione di inchiesta, per la cui istituzione voteremo oggi pomeriggio, deve essere un luogo per fare chiarezza, dare riconoscimento istituzionale a una pagina buia e terribile per il nostro Paese e formulare delle soluzioni, affinché attraverso la vigilanza delle autorità competenti sia limitata al massimo la possibilità che fatti orribili come quelli accaduti a «Il Forteto» non accadano in altre strutture analoghe e - oserei dire di più - perché non avvengano più in nessun luogo e non si possano replicare nelle strutture del nostro Paese.
Due principi fondamentali guideranno il Gruppo del Partito Democratico all'interno di questa Commissione di inchiesta. Il primo sarà il rispetto per il dolore delle vittime, che mai e poi mai permetteremo venga utilizzato in modo strumentale. Lo ribadisco con forza: non ce lo possiamo permettere. Il secondo sarà la tutela dei lavoratori e delle produzioni della cooperativa, così importanti per l'economia del territorio. È fondamentale infatti che si separi la vicenda della comunità «Il Forteto» da tutto ciò che di buono produce invece la cooperativa: non ci devono essere sovrapposizioni in questo senso. Per noi, per il territorio di riferimento, è di primaria importanza garantire i posti di lavoro e tutelare i lavoratori, slegando tutto quello che di orribile e ignobile è accaduto nella comunità - fatti per i quali, lo ribadisco, i colpevoli sono già stati individuati e processati - dallo sviluppo di un'azienda strategica per l'economia di tante famiglie e di un intero territorio, quello mugellano, ma non solo.
Signor Presidente, colleghi, tutti sappiamo che alla politica, quindi a ciascuno di noi, è richiesta una responsabilità superiore quando si trattano argomenti che investono con forza l'esperienza umana delle persone. Con l'istituzione della Commissione in oggetto siamo chiamati a questo: abbiamo l'occasione, che spero nessuno di noi vorrà perdere, di dimostrare che la politica, quella con la «P» maiuscola, ha la capacità di essere attenta e responsabile, compatta e senza divisioni, nell'interesse di quei cittadini che ci hanno eletti qui a rappresentarli. Votando il disegno di legge in esame e preparandoci al lavoro in Commissione, mi appello quindi alla responsabilità di tutti noi - di ciascuno di noi, colleghi - perché riusciamo a portare avanti i nostri valori, non venendo mai meno a due principi: l'attenzione e la determinazione. Ci sono entrambe richieste e oserei dire imposte, affinché, senza rischiare di cadere in alcuna strumentalizzazione, si riesca a fare chiarezza, ad individuare i problemi e ad ipotizzare soluzioni che aiutino le istituzioni e le famiglie dei nostri territori. Se ci sarà l'impegno da parte di tutti i Gruppi a lavorare in questa Commissione con tale spirito, combinando in maniera equilibrata la sensibilità attenta imposta dalla vicenda e la determinazione responsabile a lavorare nell'interesse delle famiglie coinvolte e di tutto il territorio, allora il nostro impegno sarà all'altezza del ruolo che ci è stato affidato da chi ci ha permesso di essere in quest'Aula.
Signor Presidente, è con questo spirito e con queste motivazioni che il Gruppo del Partito Democratico esprime convintamente il voto favorevole all'istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità «Il Forteto». (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Nencini).
VESCOVI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VESCOVI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, senatori, prometto che riascolterò volentieri gli interventi della collega appena intervenuta e del senatore Nencini. Mi sembra infatti di essere, ogni tanto, incredulo, perché ricordo che il 18 agosto 2013 il segretario del PD regionale, il segretario del PD di Firenze e il segretario cittadino del Mugello hanno espresso opinioni diverse, dicendo di no al commissariamento della struttura! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S, FI-BP e FdI). Ho letto molte volte le carte, ho ascoltato e ho potuto partecipare alla commissione istituita dalla Regione Toscana e mi sono posto una domanda: come sia potuta succedere una cosa simile in Toscana. Poi, signor Presidente, alla fine le darò la risposta che mi sono dato leggendo gli atti.
Non vengo a parlare della sofferenza di quei 60 bambini, abusati e maltrattati e che sapevano che, se avessero fatto parola di quel che avveniva, avrebbero subito delle violenze. Il sistema è questo, perché bisogna essere chiari: nel 1978 i due soggetti, Roberto Fiesoli (uno che si definiva «profeta») e il suo amico Luigi Goffredi, venivano prima arrestati e, dopo qualche mese, rilasciati. Successivamente venivano affidati nuovamente dei bambini a quella comunità: questa è la cosa grave! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FI-BP,).
Dobbiamo ricordare che nel 1985 - forse voi questo lo avete dimenticato - c'è stata una condanna passata in giudicato per violenza e atti di libidine nei confronti di bambini. Molti di noi sono genitori: voi dareste i vostri figli a due soggetti condannati con sentenza passata in giudicato? Non colpiti da un avviso di garanzia, ma da una sentenza passata in giudicato nel 1985.
Dal 1985 al 2013-2014 vi è stato il silenzio di chi ha avuto ruoli di responsabilità in quella Regione, in quella Provincia, in quella città. Le istituzioni sapevano che vi era stata quella condanna, ma il tribunale dei minori continuava a dare dei bambini in affido a questa comunità. E faceva tante cose questa comunità, questa è la cosa grave.
Nel 2000 ci ha pensato l'Europa a condannarci, con una sanzione pari a 200 milioni di vecchie lire. La Corte di Strasburgo ci ha condannato perché si è chiesta: come è possibile che l'Italia, con una sentenza passata in giudicato, continui ad affidare dei bambini a quella comunità? E dei bambini sono andati davanti alla Corte e hanno dimostrato che, dal 1985 in poi, pur dopo questa sentenza, sono stati violentati. Allora dobbiamo domandarci come mai un Paese civile non prenda in considerazione sentenze passate in giudicato.
Poi avete fatto un cambio di rotta, il che è ammissibile ed è doveroso. Ma ricordiamo quante volte li avete invitati alle vostre manifestazioni; quante volte si sono visti al Comune di Firenze certi soggetti, venuti in queste istituzioni a presentare libri, con la loro idea gender, con l'idea di cambiare la famiglia tradizionale nella famiglia funzionale. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP).
Leggendo gli atti, si capisce che non il giudice, ma questi due soggetti assegnavano i bambini e decidevano loro a chi darli. E il babbo e la mamma (loro magari li indicavano come «babbo» e «babba») non dovevano avere un legame affettivo, per dimostrare che senza un legame affettivo l'educazione era migliore! Ma di cosa stiamo parlando in quest'Aula!
E sapete chi ha dato risposta alla mia domanda su come sia potuto accadere in Regione Toscana una cosa simile? Il pubblico ministero nella requisitoria finale, quando dice che in Toscana per decenni, con riferimento a certi fenomeni, la legge dello Stato è stata sospesa. Lo dice il pubblico ministero! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FI-BP).
E chi governava lì? Chi rappresentava le istituzioni? Allora, la responsabilità politica ha un nome e cognome e in questa Aula dobbiamo dirlo: si chiama Partito Democratico. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FI-BP. Proteste dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatore Vescovi, comunque questa è l'Aula del Senato e non di un tribunale e non ci sono colpevoli o innocenti.
RIZZOTTI (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VOCI DAL GRUPPO PD. Buffone! Buffone!
FARAONE (PD). Sì, ma rispettatele tutte le condanne! Rispettate anche quella sui 49 milioni! Vergognatevi! Vergognatevi!
PRESIDENTE. Vorrei richiamare l'Assemblea all'importanza dell'argomento che stiamo trattando. Ho già specificato che questa non è un'aula di tribunale, quindi qui non ci sono colpevoli ma si esprimono delle idee. Consentite pertanto alla senatrice Rizzotti di svolgere il suo intervento. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
RIZZOTTI (FI-BP). Signor Presidente, colleghi, ringrazio la presidente Bernini e il Gruppo cui appartengo per avermi dato l'opportunità di intervenire sul provvedimento all'esame dell'Assemblea; un provvedimento che mi sta molto a cuore e che questo ramo del Parlamento, grazie anche alla tenacia di alcuni parlamentari, ha affrontato già nella passata legislatura, vedendo poi sfumare tutto alla Camera, forse appositamente rallentato.
La relatrice ha esposto fatti che forse non tutti hanno ascoltato, perché c'era un po' di disattenzione, ma hanno fatto male. È un peccato perché quello che è successo nella comunità «Il Forteto», nella sua atrocità, è purtroppo ancora adesso conosciuto da troppe poche persone. Mi viene in mente «Il sonno della ragione genera mostri», il titolo di un'opera di Goya, ma nel caso di cui ci stiamo occupando non vi è solo il sonno della ragione. A questo si è aggiunto un collasso delle istituzioni, una scomparsa dello Stato, una omertà che ha consentito il verificarsi di tutto quello che oggi è stato accertato da una sentenza di primo grado del tribunale di Firenze.
In genere, nel dibattito politico e mediatico siamo soliti denunciare l'assenza dello Stato in relazione ad alcuni casi di criminalità organizzata, in alcune periferie in cui il potere delle cosiddette mafie (sappiamo cosa succede a Roma) è talmente forte che lo Stato, con le sue leggi e con i suoi poteri, sembra essersi ritirato. Nel caso della comunità «Il Forteto» però lo Stato, riferendomi in particolare alla cecità della magistratura e di alcune istituzioni, è completamente scomparso. In questo caso mafia e criminalità organizzata non c'entrano nulla e non c'erano guerre da combattere neanche sul piano militare; c'era una semplice comunità di persone organizzate in vari soggetti, tra cui una cooperativa agricola e una fondazione; una comunità all'apparenza pacifica, ma ai confini della quale sono state sospese per anni le leggi dello Stato. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Sull'uscio di questa comunità ci si è fermati senza entrare, o forse senza approfondire, senza interrogarsi sul perché il «profeta» continuava a dirigere una comunità nonostante la prima condanna nel 1978 (Carlo Casini, magistrato in quel momento, iniziò a occuparsi del caso).
Pertanto, né la politica, né le istituzioni, né i controlli dei servizi sociali si sono mai prese in carico la responsabilità di accertare la verità che veniva denunciata dalle madri di alcuni bambini, e la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo lo dimostra. Insomma, all'interno di questa comunità c'era una zona franca da cui lo Stato aveva deciso di distogliere lo sguardo, di far finta che questa comunità, queste persone, ma soprattutto quanto avveniva in quel luogo, non esistessero.
Già nel 1978, come è stato ricordato, Carlo Casini, che in quel momento non era ancora prestato alla politica, aveva aperto un'indagine esplicitamente rivolta a denunciare una serie di abusi che si verificavano nella comunità «Il Forteto». Colleghi, stiamo parlando di quarant'anni fa e gli abusi che allora Carlo Casini denunciava erano esattamente quelli con cui oggi noi dobbiamo confrontarci. Non stupitevi del silenzio delle istituzioni, perché a quarant' anni da quello che è stato il percorso di inizio c'è ancora chi sostiene che lì non sia successo nulla di grave.
In questi decenni, fino al 2010, si è continuato ad affidare minori e adulti in difficoltà a questa presunta comunità: 80 bambini e adolescenti, di cui 14 si sono suicidati e altri 8 sono morti tossicodipendenti, isolati, in uno stato di gravissima indigenza. Si è continuato senza che questa comunità ne avesse i requisiti e sapete perché? Perché non stiamo parlando di una casa famiglia, non stiamo parlando di una normale comunità. Questi bambini venivano affidati a pseudofamiglie, famiglie fittizie, finte, funzionali, come erano definite da questa comunità, che vietava rapporti eterosessuali, in cui donne e uomini dovevano vivere rigorosamente separati. Come è stato ricordato dal collega, nella sua requisitoria il pubblico ministero Galeotti, nel corso del processo ha detto: «In quella comunità si è verificata per anni una sospensione delle leggi dello Stato, tutto questo in un mare di omissioni, di silenzi, che oggi hanno contribuito a formare ombre gigantesche sulla vicenda da scacciare». E il tribunale dei minori di Firenze ha una gravissima colpa in tutto questo. Stiamo parlando di una comunità che è stata una sorta di Jekyll e Hyde, da una parte i premi, i riconoscimenti, i finanziamenti ricevuti dalla Regione Toscana per 1,254 milioni di euro, le passerelle di importanti rappresentanti della sinistra italiana, D'Alema, Chiti, Camusso, Renzi. Ma nessuno se n'era accorto? Ad esempio nemmeno Pisapia, sindaco uscente di Milano, membro del collegio che patrocinò il «profeta» in Cassazione nel 1985 non ricordava e non ricorda Rosy Bindi, che più volte ha visitato «Il Forteto». Mi dispiace colleghi - e vorrei rassicurare la collega del Partito Democratico - ma non c'è strumentalizzazione politica in questa vicenda così atroce: noi vogliamo la verità e che chi ha commesso i fatti e chi ne era a conoscenza paghi il suo debito con la giustizia, come tutte le vittime, tutti i ragazzi hanno pagato per essere stati affidati a questo mostro. (Applausi dai Gruppi FI-BP, L-SP-PSd'Az, M5S e FdI). Tanti si dovrebbero vergognare. Mi ricordo anche quando, nella XVI legislatura, il Partito Democratico invitò Rodolfo Fiesoli in Senato a presentare il suo libro. (Applausi dai Gruppi FI-BP, L-SP-PSd'Az, M5S e FdI). E mi dite che nessuno sapeva niente? Ricordo anche come al Salone del libro a Torino del 2017 è stata impedita dalla Regione Toscana la presentazione del libro «Setta di Stato. Il caso Forteto». Chissà perché? (Applausi dai Gruppi FI-BP, L-SP-PSd'Az, M5S e FdI).
Io vorrei sapere, d'altra parte, a chi dobbiamo imputare tutte le denunce, i sospetti, l'omertà, l'assenza di controlli e di verifiche. Perché le denunce non venivano ascoltate? Dove erano gli assistenti sociali, gli psicologi, gli psichiatri, i controllori dei tribunali? E si continuavano ad affidare bambini. Nel 1985, dopo la prima condanna, Fiesoli esce dal carcere e nello stesso giorno viene affidato alla comunità un bambino affetto da sindrome di Down. Di questa vicenda stiamo parlando, colleghi, altro che di caccia alle streghe e strumentalizzazione politica. Entrare a gamba tesa: questo doveva essere fatto dallo Stato. Oggi questa Assemblea ha il dovere di assumersi la responsabilità, a nome di tutto il Paese, per le vittime di questi abusi, che sono stati comprovati, non inventati. È nostro dovere, prima per la nostra coscienza e poi per tutti coloro che rappresentiamo, e cioè gli italiani, anche perché vorrei ricordare che il «profeta» della comunità «Il Forteto», Fiesoli, è libero. Pur essendo stato finalmente condannato nel mese di dicembre, è libero perché ci sono i vizi giudiziari. E va bene. Questi ragazzi erano obbligati ad avere rapporti omosessuali come mezzo per la purificazione, dovevano rifiutare la famiglia di origine, la donna era considerata una meretrice che diventava schiava degli uomini per tutte le operazioni quotidiane. Erano obbligati ad avere rapporti con gli animali, avete capito bene? O Zoofilia, è tutto documentato.
Nella comunità «Il Forteto» le aberrazioni avvenivano anche nei confronti dei disabili. Cito una testimonianza: «Ci mettevano di fronte a scene terribili, per farci vivere una sorta di terapia, secondo loro. Ricordo che una delle scene che mi ha spinto a uscire è stato vedere un ventottenne disabile psichico costretto a ingerire il mangime e le defecazioni delle mucche da una ciotola per cani. Vomitò e fu costretto a mangiare il suo vomito. I maltrattamenti servivano a terrorizzare le persone». Non è strumentalizzazione politica leggere le deposizioni dei testimoni. Andatevi a leggere le testimonianze. Altro che strumentalizzazione, sarei veramente sorpresa se in quest'Assemblea ci fosse qualcuno che non si senta in obbligo di votare a favore della istituzione della Commissione di inchiesta, perché credo che stia alla coscienza di tutti voler scacciare queste ombre. Questa vicenda non è una vergogna solo per «Il Forteto».
Questa vicenda non è una vergogna solo per «Il Forteto», non è una vergogna solo per la Toscana: è una vergogna per il nostro Paese e per questo ci chiama alla responsabilità. (Applausi dai Gruppi FI-BP, L-SP-PSd'Az e M5S). E mi auguro anche che la Commissione possa vigilare sulle condizioni dei lavoratori all'interno della casa famiglia, la cui normativa per ricevere permessi di apertura dovrebbe essere rivista in toto.
Forza Italia voterà convintamente a favore dell'istituzione di questa Commissione (credo che nessuno avesse dubbi in proposito), perché deve essere fatta luce sulle tante ombre che sono state illuminate soltanto da una coraggiosa campagna di stampa e dalle battaglie dell'opposizione nella Regione Toscana, che si sono battute per anni perché venisse costituita una commissione di inchiesta regionale, che ha fatto il suo lavoro e ha dimostrato cose aberranti. Io spero proprio che, oltre ai colpevoli diretti, paghino il conto - e lo ripeto - tutti coloro che sapevano e che hanno taciuto. (Applausi dai Gruppi FI-BP, M5S e L-SP-PSd'Az). La speranza di tutti è che le persone che hanno tenuto questi comportamenti criminali e inaccettabili siano presto condannate definitivamente, senza cavilli giuridici, e che soprattutto si possa vigilare su tutte le altre realtà come quella della comunità «Il Forteto», per evitare che le nostre vite finiscano quando tacciamo di fronte alle cose davvero importanti. (Applausi dai Gruppi FI-BP, M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
BOTTICI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOTTICI (M5S). Signor Presidente, arriviamo qui oggi dopo anni di discussione. È vero che non dobbiamo utilizzare il dolore delle vittime per una questione politica; ma è anche vero, ed è innegabile, che non si possono nascondere quarant'anni di abusi pensando che sia stato normale che nessuno se ne sia accorto. Non è normale, perché quando il Fiesoli, nel 1979, viene arrestato e viene poi rilasciato, lo stesso giorno il tribunale gli affida un minore; questo non è possibile. Ci sono bambini che sono cresciuti all'interno di questa cooperativa agricola. È una cooperativa agricola, non è una comunità quella a cui venivano affidati i bambini; bambini che poi venivano subaffidati, all'interno dei soci, alle famiglie funzionali. E non si tratta del fatto dei rapporti omosessuali o meno. Erano costretti, è questo il problema, c'era una manipolazione della mente; è questo il fatto più terribile.
Chi ha dato l'autorizzazione al Fiesoli, al «profeta», di fare un progetto educativo all'interno delle scuole (elementari, medie e superiori)? Chi sono i responsabili? Quali sono e dove sono? Hanno fatto carriera, non l'hanno fatta? Sono ancora all'interno delle istituzioni? Queste domande ce le dobbiamo porre. I minori che hanno seguito questo progetto educativo del «profeta» sono stati monitorati? Sappiamo se hanno subito danni? No, perché non ce lo possiamo chiedere.
La Commissione di inchiesta parlamentare serve quindi a questo, perché nonostante due inchieste regionali non si è andato oltre, non si è voluto andare oltre. È pesante.
Per cinque anni ho ripetuto in quest'Assemblea che la prima volta che ho incontrato le vittime della comunità «Il Forteto» ho anzitutto chiesto scusa. (Applausi dai Gruppi M5S, L-SP-PSd'Az e FI-BP). È una scusa morale che tutti noi dobbiamo fare, perché altrimenti queste sono solo parole al vento.
Le vittime hanno diritto non solo al riconoscimento del danno, ma anche al riconoscimento morale da parte della società. Infatti, esse - e anche tutti coloro che sono entrati in contatto con loro - hanno subito un danno, perché un minore che subisce una violenza da adulto ha sempre una ferita dentro, che rimane anche se poi si sposa, ha figli o diventa nonno.
La Commissione di inchiesta serve quindi anche a questo, ossia capire come mai i canali istituzionali non sono stati in grado di ascoltare e agire. Negli anni Ottanta, nonostante la condanna, la cooperativa agricola - ripeto, si tratta di una cooperativa agricola, perché è un elemento fondamentale - ha funzionato. Si tratta di una realtà produttiva che anche oggi funziona. Noi dobbiamo separare quella che è stata la gestione di Fiesoli e dei suoi compari dalla gestione attuale. Non basta cambiare l'amministratore e il presidente, in quanto occorre dare un segno di discontinuità preciso. Infatti, se la cooperativa agricola viene riconosciuta colpevole e, quindi, deve pagare i danni di ciò che è accaduto al suo interno, è anche giusto che l'attuale presidente e amministratore chieda i danni e promuova un'azione di responsabilità civile verso chi ha creato il danno. Tuttavia, non lo fa. E allora c'è un motivo. Bisogna indagare sul perché e non sta a noi.
Mi auguro che il Ministero inizi il percorso. So che sono già andati e continuano ad andare al Ministero dello sviluppo economico per farsi ascoltare. Sappiamo benissimo che quando si tratta di cooperative ci si nasconde dietro la solidarietà, la mutualistica, questo e altro. Qua ci dobbiamo fermare.
Mi auguro che oggi, al di là delle posizioni politiche, tutti noi, esprimendo un voto favorevole all'istituzione di questa Commissione di inchiesta, potremo guardarci in modo migliore, perché siamo tutti colpevoli e responsabili. Opposizione e maggioranza devono oggi fare un passo in più e mettere finalmente la parola fine a quest'assurda vicenda nascosta per oltre quarant'anni.
Per questi motivi, il MoVimento 5 Stelle è orgoglioso di dire sì e votare a favore del disegno di legge in esame. (Applausi. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
È approvato.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, le Commissioni ambiente e affari costituzionali non hanno ancora concluso l'esame in sede redigente delle proposte di costituzione delle Commissioni parlamentari di inchiesta sul terremoto de L'Aquila e sul femminicidio, all'ordine del giorno della seduta odierna.
Pertanto, la discussione dei predetti provvedimenti avrà luogo in altra data.
Per lo svolgimento e la risposta scritta ad interrogazioni
PARENTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARENTE (PD). Signor Presidente, intervengo a nome anche del mio collega, senatore Pittella, e di altri colleghi che hanno firmato l'interrogazione parlamentare 3-00154. Chiedo ai Ministri dei beni culturali, dello sviluppo economico e della pubblica amministrazione la risposta a un'interrogazione che assume, Presidente, carattere di urgenza perché riguarda 1.050 giovani che hanno svolto il servizio civile nazionale presso il Ministero dei beni culturali, che domani, 12 settembre 2018, terminano la loro esperienza. Queste ragazze e questi ragazzi, per avere accesso al bando, hanno dovuto superare una prova selettiva e in questo anno di durata del servizio civile hanno acquisito sul campo notevoli competenze, valorizzando anche il nostro patrimonio artistico, data la carenza di personale che c'è nel Ministero dei beni culturali, come ricordato anche dal Ministro.
Il Ministro si è impegnato, alla Camera dei deputati, ad assumere personale. Questi nostri giovani meritano attenzione e di vedere riconosciuto e valorizzato il loro percorso, per farne tesoro in ambito formativo e lavorativo. Chiediamo urgentemente, quindi, ai Ministri, oltretutto nell'anno europeo del patrimonio culturale, come intendano valorizzare questo loro percorso, visto che la legge n. 106 del 2014 declina azioni concrete, e come non disperdere la pluralità di conoscenze e di competenze acquisite dalle ragazze e dai ragazzi nel corso dei progetti di servizio civile nazionale svolti all'interno del Ministero, visto anche che nella definizione dei bandi per le nuove assunzioni è prescritto per legge che è possibile prevedere come titolo di preferenza l'aver svolto il servizio civile universale.
Signor Presidente, rivolgo, tramite lei, un appello ai Ministri. La maggior parte di questi giovani volontari si è costituita in una rete e ha indirizzato una lettera al Governo.
Il motto dell'Anno europeo del patrimonio è «Il nostro patrimonio: dove il passato incontra il futuro». Ecco, raccogliamo le speranze di questi ragazzi e rispondiamo al loro desiderio di futuro con azioni concrete. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatrice Parente, la Presidenza accoglie la sua richiesta.
Invito i colleghi che stanno lasciando l'Aula di farlo nel rispetto di coloro che ancora devono intervenire e di non fermarsi al centro dell'emiciclo.
BINETTI (FI-BP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BINETTI (FI-BP). Signor Presidente, sollecito formalmente la risposta all'interrogazione 4-00182 che ha un interesse particolare alla luce del dibattito che si è svolto oggi pomeriggio in quest'Assemblea.
Si tratta di una minore, che è stata messa per ben due volte in una sorta di casa famiglia, una volta in una comunità, poi in un'altra, e in entrambi i casi abbiamo sollevato il problema della risposta, della funzionalità di queste strutture ai bisogni reali dei minori e all'attenzione concreta dei loro genitori.
Credo che se vogliamo dare valore al dibattito di oggi pomeriggio, non solo sulla gravità dei fatti accertati, ma sui silenzi pregressi che ci sono stati, occorre prendere maggiormente in considerazione le interrogazioni che presentiamo sulla base di sollecitazioni concrete e di fatti reali.
Sono testimone dell'aver chiesto, nella precedente legislatura, che venisse istituita una Commissione di inchiesta sulle modalità con cui questi minori venivano accolti e trattati in queste strutture e del non avere avuto risposta o accoglienza. Ritengo davvero che queste interrogazioni per il rispetto dei diritti dei minori e anche di eventi come quelli che abbiamo denunciato oggi pomeriggio, in modo così collegiale e nella piena condivisione di tutti, avrebbero potuto avere - e ve lo garantisco - una risposta diversa, o perlomeno cinque anni prima, se fossero state prese in considerazione: si tratta di interrogazioni sullo stesso argomento che sono agli atti della Camera e di richieste che sono agli atti della Commissione di inchiesta sulla tutela dei minori.
I minori non possono essere lasciati abbandonati all'indifferenza delle istituzioni, che sono uno strumento altrettanto drammatico della crudeltà, non solo di quel «profeta», ma di altre persone che in questo modo potrebbero comportarsi. Abbiamo bisogno di sviluppare tutti una sensibilità diversa rispetto a questo.
Per questo, mi dispiace che non ci sia il Sottosegretario alla giustizia, ma avevo già parlato di questo anche con il Ministro della giustizia, varrebbe la pena dare una risposta documentata, articolata e più rispettosa dei problemi che poniamo, perché ognuno di noi, come senatore o deputato, quando presenta un problema lo fa alla luce di fatti verificati, di una sofferenza documentata e nella speranza che almeno in queste Aule la giustizia possa avere un nome diverso e più umano. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il 27 agosto, a soli quarantanove anni, se n'è andata la nostra collega della Camera dei deputati e nostra amica Iolanda Nanni.
Iolanda ci ha lasciato in eredità, oltre al suo sorriso, un limpido esempio di attivismo civico, intraprendente e responsabile, ricco di sensibilità e passione.
Prima di essere eletta al Consiglio regionale lombardo, nel 2013, era stata fondatrice e portavoce del Coordinamento provinciale pendolari della provincia di Pavia, la sua terra di origine, dove aveva portato avanti importanti battaglie su mobilità, ambiente, salute, beni comuni, pari opportunità.
A settembre 2017, ad alcuni mesi dalla fine della X consiliatura in Regione Lombardia, che l'ha visita portavoce battagliera e determinata per quasi cinque anni, annunciava così il suo ritiro: «Mi scuso con tutti i cittadini pavesi e lombardi per non potermi più occupare di voi nei prossimi tempi. Ho gravi problemi di salute e devo combattere una battaglia personale contro un nemico infame, che da buona guerriera ho tutta l'intenzione di vincere e sconfiggere, per poi tornare, come sempre, al vostro servizio».
Riabilitatasi, aveva poi ripreso l'impegno politico con il Movimento ed era stata eletta a marzo scorso in Parlamento, contribuendo, con la sua solita tenacia, ai lavori della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei deputati.
Iolanda ci ha insegnato a non arrenderci, a cercare sempre la verità, a combattere al fianco dei cittadini. Ci lascia un'importante eredità: il suo esempio e il suo lavoro, da portare avanti con tutto il nostro impegno, per l'ambiente e per la salute di tutti.
Io non chiedo un minuto di silenzio, perché so che avrebbe preferito un piccolo applauso.
PRESIDENTE. La Presidenza si associa alle sue parole, senatore.(Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). (Applausi).
PINOTTI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PINOTTI (PD). Signor Presidente, approfitto di questo intervento per ringraziare il Presidente del Senato, di cui ora lei fa le veci, per le parole che ha detto all'inizio dei lavori su Genova e sulle necessità della città dopo la tragedia avvenuta.
Genova è una città ferita; Genova non è un problema solo genovese o della Liguria, ma un tema nazionale, un'emergenza nazionale.
Devo dire in questa Assemblea che trovo molto positivo lo spirito della città, che sta cercando di fare di tutto per rialzarsi con coraggio e abnegazione. C'è un lavoro molto positivo fatto dagli enti locali in un'emergenza assoluta, come potete immaginare. Non parlo solo degli sfollati, ai quali si stanno trovando le case, fortunatamente, ma che vorrebbero recuperare almeno i loro oggetti più cari; non solo delle attività economiche: pensate a tutte quelle che si trovano nella zona rossa, completamente isolate e senza alcuna possibilità di avere le minime entrate che permettano di andare avanti. Pensate al porto, alle attività industriali: la città è completamente separata e divisa. C'è un problema nel movimento della città, un problema che ingessa già una parte significativa della stessa.
Occorre rimuovere le macerie, smontare le parti esistenti del ponte. Occorre creare rapidamente una viabilità alternativa sulla sponda destra e sinistra del Polcevera. Bisogna ripristinare le circolazione in corso Perrone; bisogna ripristinare la linea ferroviaria, che è centrale oggi. Il trasporto pubblico locale va potenziato, così come i servizi della sanità: oggi muoversi dalla Val Polcevera per chi, per esempio, ha un problema sanitario, con i tempi di percorrenza diventa drammatico, quindi vanno riorganizzate anche queste situazioni. Bisogna soprattutto ricostruire presto un nuovo ponte.
Parlando un po' con tutti gli attori che stanno vivendo questa tragedia, quello che chiedono sono tempi certi, per non perdere le attività economiche, per potersi risollevare. Quindi, penso sia importante non fare o vedere balletti ideologici, ma tutti insieme lavorare per quello che serve a questa città. Sono anche convinta di Gronda e Terzo valico, ma adesso occorre farla ripartire il più in fretta possibile.
Cosa chiedo, allora? È stato annunciato un decreto che dovrebbe approdare venerdì in Consiglio dei ministri. Chiedo che le Presidenza del Senato si faccia portatrice nei confronti del Governo dell'esigenza di una legge speciale perché serve snellire le procedure per l'affidamento dei lavori; occorre sospendere i pagamenti delle tasse, dei mutui, dei tributi per le persone colpite; serve, per evitare che questo crollo provochi il collasso per il futuro di Genova; serve una zona economica speciale, con misure specifiche di carattere economico e fiscale e specifici ammortizzatori sociali per coloro che stanno perdendo il lavoro, per le imprese che non possono più dare lavoro a chi lavorava prima per loro.
Chiedo che, anche alla luce delle parole con cui abbiamo aperto questa seduta, ci sia la più ampia coesione di tutte le forze politiche per far sentire anche nei confronti del Governo la voce del Senato, che su questo chiede il massimo impegno e la massima rapidità. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatrice Pinotti, la ringrazio e accolgo volentieri la sua richiesta.
CRUCIOLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRUCIOLI (M5S). Signor Presidente, sono stato eletto nel collegio uninominale di Genova della Val Polcevera e mi sono sentito in dovere, nell'immediatezza del crollo del ponte, di recarmi sul posto e interrompere tutto quello che stavo facendo (famiglia e vacanze). Lì ho visto una realtà che neanche in un film di fantascienza si può immaginare. Ho toccato però con mano la fierezza di essere a fianco a un Governo che ha fatto altrettanto: si è precipitato sul luogo dell'accaduto e ha detto immediatamente parole forti e coraggiosissime per cercare di impedire che in futuro ciò possa accadere nuovamente. Con questa premessa sono certo che il provvedimento che arriverà per Genova giovedì o venerdì sarà forte e coraggioso.
Noi, come tutti i parlamentari genovesi del MoVimento 5 Stelle, insieme ai Consigli regionali e comunali, abbiamo contribuito con proposte concrete, che siamo certi di vedere recepite in questo decreto-legge. Vigileremo in ogni caso affinché tutti gli enti - quindi Regione, Comune e anche il Governo - facciano tutto quello che deve essere fatto perché Genova non muoia. Il rischio è reale: Genova può recedere negli anni, perché oltre ai morti, oltre alla ferita simbolica, c'è un quotidiano logorio delle imprese, dei lavoratori e delle famiglie. Quello che prima facevano in un certo tempo, lo fanno adesso con tempi raddoppiati, perché Genova è spaccata non in due, ma in quattro. La viabilità Nord-Sud ed Est-Ovest è completamente paralizzata.
Quindi, ringrazio il Presidente che ha avuto parole di attenzione. Ringrazio il Governo e invito i parlamentari di tutte le forze politiche a fare quanto sarà in loro potere per far sì che Genova non cada nell'oblio. (Applausi dal Gruppo M5S).
BOTTO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOTTO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io come il collega poc'anzi intervenuto sono genovese ed esprimo la mia vicinanza a tutto il popolo genovese che è stato martoriato da questo evento tragico, che ha spezzato non solo una via di comunicazione, non solo le vite delle vittime, ma anche quelle delle imprese e tutta una serie di attività connesse.
Come parlamentare genovese, ma soprattutto come cittadina, voglio ringraziare il Governo per aver preso da subito in mano la situazione con fermezza e con coraggio. Come ha già detto il collega Crucioli, ci siamo attivati, sia come gruppi locali, che come parlamentari.
Ci tenevo ad esprimere anch'io tutto il mio cordoglio e la mia grande vicinanza al mio popolo. (Applausi dal Gruppo M5S).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 12 settembre 2018
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 12 settembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,30).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto" (536)
ARTICOLI DA 1 A 9 NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE
Art. 1.
Approvato
1. È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità «Il Forteto», di seguito denominata «Commissione», con il compito di svolgere accertamenti sulle eventuali responsabilità istituzionali in merito alla gestione della comunità medesima e degli affidamenti di minori, anche al fine di prospettare l'adozione di misure organizzative e strumentali per il corretto funzionamento della struttura.
Art. 2.
Approvato
1. La Commissione esamina la gestione della comunità «Il Forteto» dalla sua istituzione ad oggi, con particolare riguardo:
a) all'accertamento dei fatti e delle ragioni per cui le pubbliche amministrazioni e le autorità competenti interessate, comprese quelle investite di poteri di vigilanza, abbiano proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale la comunità «Il Forteto», anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti riferiti a condotte all'interno de «Il Forteto»;
b) alla verifica dei presupposti per la nomina di un commissario per la parte produttiva della struttura «Il Forteto» inerente alla cooperativa agricola, ai fini di una gestione dissociata dalla comunità di recupero dei minori in affidamento nonché allo scopo di pervenire al più presto al pagamento delle provvisionali in favore delle vittime.
2. Al fine di impedire il riprodursi del fenomeno di inadempimenti dei princìpi di tutela delle vittime di illegalità nonché di evitare che quanto accaduto ne «Il Forteto» possa ripetersi, la Commissione ha inoltre il compito di formulare proposte in ordine:
a) all'adozione di nuovi strumenti di controllo delle comunità alloggio presenti sul territorio nazionale;
b) al potenziamento del sistema dei controlli sui soggetti responsabili dell'affidamento familiare e, laddove siano emerse responsabilità e negligenze in capo ad essi, alle modalità con cui applicare gli opportuni provvedimenti sanzionatori.
Art. 3.
Approvato
1. La Commissione è composta da venti senatori e da venti deputati nominati, rispettivamente, dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, e in modo che sia assicurata, comunque, la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo costituito in almeno un ramo del Parlamento.
2. I componenti della Commissione dichiarano alla Presidenza della Camera di appartenenza di non avere ricoperto ruoli nei procedimenti giudiziari relativi ai fatti oggetto dell'inchiesta.
3. Il Presidente del Senato della Repubblica e il Presidente della Camera dei deputati, d'intesa tra loro, entro dieci giorni dalla nomina dei suoi componenti, convocano la Commissione per la costituzione dell'ufficio di presidenza.
4. L'ufficio di presidenza, composto dal presidente, da due vicepresidenti e da due segretari, è eletto a scrutinio segreto dalla Commissione tra i suoi componenti. Per l'elezione del presidente è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti della Commissione; se nessuno riporta tale maggioranza si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti. È eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In caso di parità di voti è proclamato eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età.
5. Per l'elezione, rispettivamente, dei due vicepresidenti e dei due segretari, ciascun componente della Commissione scrive sulla propria scheda un solo nome. Sono eletti coloro che hanno ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti si procede ai sensi del comma 4, ultimo periodo.
Art. 4.
Approvato
1. L'attività e il funzionamento della Commissione sono disciplinati da un regolamento interno approvato dalla Commissione stessa nella seduta successiva a quella di elezione dell'ufficio di presidenza.
Art. 5.
Approvato
1. La Commissione procede, nell'espletamento dei suoi compiti, con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. Ferme restando le competenze dell'autorità giudiziaria, per le audizioni a testimonianza davanti alla Commissione si applicano le disposizioni degli articoli 366 e 372 del codice penale.
2. Per i segreti d'ufficio, professionale e bancario si applicano le norme vigenti. Per il segreto di Stato si applica quanto previsto dalla legge 3 agosto 2007, n. 124. Si applica altresì l'articolo 203 del codice di procedura penale.
3. La Commissione può richiedere, sulle materie attinenti alle finalità della presente legge, anche in deroga al divieto stabilito dall'articolo 329 del codice di procedura penale, copie di atti e documenti relativi a procedimenti o a inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organi inquirenti. L'autorità giudiziaria provvede tempestivamente e può ritardare la trasmissione di copia di atti e documenti richiesti con decreto motivato solo per ragioni di natura istruttoria. Il decreto ha efficacia per sei mesi e può essere rinnovato. Quando tali ragioni vengono meno, l'autorità giudiziaria provvede senza ritardo a trasmettere quanto richiesto. Il decreto non può essere rinnovato o avere efficacia oltre la chiusura delle indagini preliminari.
4. La Commissione può opporre motivatamente all'autorità giudiziaria il vincolo del segreto funzionale che abbia apposto ad atti e documenti.
5. La Commissione può ottenere, da parte degli organi e degli uffici della pubblica amministrazione, copia di atti e documenti da essi custoditi, prodotti o comunque acquisiti in materia attinente alle finalità della presente legge.
6. La Commissione individua gli atti e i documenti che non devono essere divulgati, anche in relazione ad altre istruttorie o a inchieste in corso. Sono in ogni caso coperti da segreto gli atti e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari.
7. È sempre opponibile il segreto tra difensore e parte processuale nell'ambito del mandato.
8. La Commissione può richiedere, nelle materie attinenti alle finalità della presente legge, anche mediante sopralluogo, copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari condotte in Italia.
9. La Commissione può avvalersi della collaborazione di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria, di qualsiasi pubblico dipendente e delle altre collaborazioni che ritenga necessarie. Il rifiuto ingiustificato di ottemperare agli ordini di esibizione di documenti o di consegna di atti, di cui al presente articolo, è punito ai sensi dell'articolo 650 del codice penale.
Art. 6.
Approvato
1. I membri della Commissione, i funzionari ed il personale di qualsiasi ordine e grado addetti alla Commissione stessa ed ogni altra persona che collabora con la Commissione o compie o concorre a compiere atti di inchiesta ovvero ne viene a conoscenza per ragioni d'ufficio o di servizio sono obbligati al segreto per tutto quanto riguarda gli atti e i documenti di cui al comma 3.
2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la violazione del segreto è punita a norma dell'articolo 326 del codice penale.
3. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, le stesse pene di cui al comma 2 si applicano a chiunque diffonda in tutto o in parte, anche per riassunto o informazione, atti o documenti del procedimento di inchiesta dei quali sia stata vietata la divulgazione ai sensi del comma 6 dell'articolo 5.
Art. 7.
Approvato
1. Le sedute della Commissione sono pubbliche, salvo che la Commissione medesima disponga diversamente.
2. Le spese per il funzionamento della Commissione sono stabilite nel limite annuo massimo di 50.000 euro e sono poste per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica e per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati.
Art. 8.
Approvato
1. La Commissione completa i suoi lavori entro dodici mesi dalla sua costituzione.
2. Entro i trenta giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma 1, la Commissione presenta alle Camere una relazione sulle sue attività di indagine. Possono essere presentate relazioni di minoranza.
Art. 9.
Approvato
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Disegno di legge n. 536:
sull'articolo 2, il senatore De Falco avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sugli articoli 8 e 9, la senatrice Pucciarelli avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Bertacco, Bogo Deledda, Bonfrisco, Borgonzoni, Bossi Umberto, Calderoli, Candiani, Cattaneo, Ciampolillo, Cioffi, Crimi, Dal Mas, De Poli, Galliani, Gaudiano, Lupo, Merlo, Messina Alfredo, Napolitano, Perosino, Rauti, Rojc, Ronzulli, Russo, Santangelo, Siclari e Siri.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Coltorti, per attività della 8a Commissione permanente; Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza
Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato che il Gruppo stesso ha nominato tesoriere il senatore Stefano Lucidi, in sostituzione della senatrice Nunzia Catalfo.
Commissioni permanenti, approvazione di documenti
La 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro), nella seduta del 31 luglio 2018, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sul coordinamento delle scadenze dei versamenti delle imposte da pagarsi nel 2018 (Doc. XXIV, n. 1).
Il predetto documento è stato inviato al Ministro dell'economia e delle finanze.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale
Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati:
a) Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato degli Emirati arabi uniti, fatto ad Abu Dhabi il 16 settembre 2015, con Scambio di Note fatto ad Abu Dhabi il 27 novembre 2017 e il 17 gennaio 2018;
b) Trattato di mutua assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Emirati arabi uniti, fatto ad Abu Dhabi il 16 settembre 2015 (771)
(presentato in data 08/08/2018)
C.344 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.492).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale
Ministro della difesa
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Giappone concernente il trasferimento di equipaggiamenti e di tecnologia di difesa, fatto a Tokyo il 22 maggio 2017 (772)
(presentato in data 10/08/2018);
Presidente del Consiglio dei ministri
Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale
Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla manipolazione di competizioni sportive, fatta a Magglingen il 18 settembre 2014 (773)
(presentato in data 10/08/2018);
senatori Cantu' Maria Cristina, Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano
Riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto relativa ai beni e servizi essenziali per la prima infanzia, la disabilità e la non autosufficienza (774)
(presentato in data 31/08/2018);
senatori Pucciarelli Stefania, Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano
Norme per la tutela degli animali durante la macellazione o l'abbattimento (775)
(presentato in data 31/08/2018);
senatore Ferrazzi Andrea
Misure per lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione delle isole minori e delle isole lagunari e lacustri (776)
(presentato in data 04/09/2018);
senatrice De Petris Loredana
Delega al Governo per la disciplina delle monete complementari locali (777)
(presentato in data 04/09/2018);
senatori Castaldi Gianluca, Matrisciano Susy, Patuanelli Stefano, Girotto Gianni Pietro, Anastasi Cristiano, Lanzi Gabriele, Vaccaro Sergio, Croatti Marco, Paragone Gianluigi, Puglia Sergio
Disposizioni per la protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un'esposizione all'amianto durante il lavoro, per la bonifica dell'amianto e dei materiali contenenti amianto (778)
(presentato in data 05/09/2018);
senatori Drago Tiziana Carmela Rosaria, Bottici Laura, Di Piazza Stanislao, Leone Cinzia, Fenu Emiliano, Anastasi Cristiano, Castellone Maria Domenica, Gallicchio Agnese, Lannutti Elio, Sileri Pierpaolo, Trentacoste Fabrizio
Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per la riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto sui prodotti destinati all'infanzia (779)
(presentato in data 06/09/2018);
senatori De Poli Antonio, Saccone Antonio
Disposizioni relative alla corresponsione di borse di studio ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione dal 1978, specializzati negli anni dal 1982 al 1992 (780)
(presentato in data 07/09/2018);
senatori Puglia Sergio, Matrisciano Susy, Patuanelli Stefano, Donno Daniela, Fenu Emiliano, Evangelista Elvira Lucia, Nocerino Simona Nunzia, Vaccaro Sergio, Corbetta Gianmarco, Guidolin Barbara, Quarto Ruggiero, Vanin Orietta, Riccardi Alessandra, Romano Iunio Valerio, Ricciardi Sabrina, Sileri Pierpaolo
Disposizioni per l'incremento del conto pensionistico dei lavoratori dipendenti (781)
(presentato in data 10/09/2018);
senatore Grassi Ugo
Nuove norme in materia di separazione e affidamento dei figli (782)
(presentato in data 10/09/2018);
senatori Moronese Vilma, Nugnes Paola
Modifiche al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, in materia di accesso alle informazioni ambientali detenute dalle imprese (783)
(presentato in data 10/09/2018);
senatrice Boldrini Paola
Istituzione della figura dell'odontoiatra di famiglia (784)
(presentato in data 11/09/2018).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni
Dep. Meloni Giorgia ed altri
Introduzione dell'obbligo di installazione di dispositivi per prevenire l'abbandono di bambini nei veicoli chiusi (766)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
C.651 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.646, C.655, C.656, C.722, C.732, C.997)
(assegnato in data 06/09/2018);
8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni
Sen. De Petris Loredana
Modifica all'articolo 172 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di applicazione di dispositivi per prevenire l'abbandono di bambini a bordo dei veicoli (767)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 06/09/2018);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Gallone Maria Alessandra ed altri
Modifiche al codice civile e al codice di procedura civile in materia di affidamento condiviso dei figli e di mediazione familiare (768)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 07/09/2018);
12ª Commissione permanente Igiene e sanita'
Sen. Patuanelli Stefano ed altri
Disposizioni in materia di prevenzione vaccinale (770)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 07/09/2018);
13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali
Sen. Briziarelli Luca ed altri
Legge quadro per lo sviluppo delle isole minori marine e lacustri (757)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 07/09/2018);
9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare
Sen. Vallardi Gianpaolo ed altri
Norme per la valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale (728)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 10/09/2018);
Commissioni 2° e 12° riunite
Sen. Ciampolillo Lello, Sen. Taverna Paola
Modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di coltivazione e consumo della cannabis e dei suoi derivati per uso terapeutico (511)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo)
(assegnato in data 10/09/2018);
Commissioni 2° e 12° riunite
Sen. Ciampolillo Lello
Modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di coltivazione e consumo della cannabis e dei suoi derivati (512)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo)
(assegnato in data 10/09/2018);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. De Petris Loredana
Disposizioni in materia di identificazione degli appartenenti alle Forze dell'ordine (525)
previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro)
(assegnato in data 11/09/2018);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Romeo Massimiliano ed altri
Norme in materia di videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia nonché presso le strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazione di disagio (546)
previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita')
(assegnato in data 11/09/2018);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Gasparri Maurizio
Disposizioni in materia di disciplina della morosità nella corresponsione del canone di locazione ad uso abitativo (403)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali)
(assegnato in data 11/09/2018);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. De Petris Loredana
Modifica dell'articolo 4 della legge 24 marzo 2001, n. 89, in materia di previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo (420)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 11/09/2018);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Valente Valeria ed altri
Introduzione del reato di omicidio sul lavoro e del reato di lesioni personali sul lavoro gravi o gravissime (513)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 11/09/2018);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Moronese Vilma, Sen. Giarrusso Mario Michele
Modifiche agli articoli 66 e 78 del codice penale in materia di limiti degli aumenti di pena (523)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali)
(assegnato in data 11/09/2018);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Sen. Nugnes Paola
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e dell'operatore Miran Hrovatin (517)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 11/09/2018);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Urso Adolfo ed altri
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema creditizio e finanziario italiano, sulla gestione delle crisi bancarie e sulle garanzie a tutela dei risparmiatori (494)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 11/09/2018);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Endrizzi Giovanni ed altri
Introduzione del divieto di pubblicità per i giochi con vincite in denaro (543)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 11/09/2018);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Romeo Massimiliano ed altri
Norme per l'esclusione delle concessioni demaniali e del patrimonio dello Stato e degli enti pubblici territoriali dall'applicazione della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006 (688)
previ pareri delle Commissioni 1a (Affari Costituzionali), 5a (Bilancio), 8a (Lavori pubblici, comunicazioni), 10a (Industria, commercio, turismo), 13a (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14a (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 11/09/2018);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Romeo Massimiliano ed altri
Disposizioni in materia di fatturazione elettronica (700)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo)
(assegnato in data 11/09/2018);
12ª Commissione permanente Igiene e sanita'
Sen. Boldrini Paola
Disposizioni in materia di assistenza sanitaria per le persone con grave disabilità fisica (301)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)
(assegnato in data 11/09/2018);
12ª Commissione permanente Igiene e sanita'
Sen. Laniece Albert
Disposizioni in materia di telemedicina (529)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni)
(assegnato in data 11/09/2018);
12ª Commissione permanente Igiene e sanita'
Sen. Romeo Massimiliano ed altri
Norme per l'incremento del livello di sicurezza del parto naturale (545)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 11/09/2018);
13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali
Sen. Moronese Vilma
Misure urgenti per il completamento della cartografia geologica d'Italia e della microzonazione sismica su tutto il territorio nazionale (499)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali)
(assegnato in data 11/09/2018);
13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali
Sen. Nugnes Paola
Disposizioni in materia di autorecupero del patrimonio immobiliare (521)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)
(assegnato in data 11/09/2018);
13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali
Sen. Ciampolillo Lello
Trasformazione della società Acquedotto pugliese S.p.a. in Ente autonomo e abrogazione del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 141 (599)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 11/09/2018);
In sede referente
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Ministro degli affari esteri e coop. inter.le
Ministro dell' interno
Ministro della giustizia
Ministro dell' economia e finanze
Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati:
a) Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato degli Emirati arabi uniti, fatto ad Abu Dhabi il 16 settembre 2015, con Scambio di Note fatto ad Abu Dhabi il 27 novembre 2017 e il 17 gennaio 2018;
b) Trattato di mutua assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Emirati arabi uniti, fatto ad Abu Dhabi il 16 settembre 2015 (771)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio)
C.344 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.492)
(assegnato in data 06/09/2018);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Ministro degli affari esteri e coop. inter.le
Ministro della difesa
Ministro della giustizia
Ministro dell' economia e finanze
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Giappone concernente il trasferimento di equipaggiamenti e di tecnologia di difesa, fatto a Tokyo il 22 maggio 2017 (772)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo)
(assegnato in data 06/09/2018);
Commissioni 2ª e 3ª riunite
Presidente del Consiglio dei ministri
Ministro degli affari esteri e coop. inter.le
Ministro della giustizia
Ministro dell' interno
Ministro dell' economia e finanze
Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla manipolazione di competizioni sportive, fatta a Magglingen il 18 settembre 2014 (773)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 06/09/2018);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Iannone Antonio, Sen. La Pietra Patrizio Giacomo
Modifica all'articolo 111 della Costituzione in materia di tutela delle vittime di reati e delle persone danneggiate da reati (383)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali)
(assegnato in data 10/09/2018);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Durnwalder Meinhard
Modifica allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol in materia di competenza legislativa esclusiva delle province autonome di Trento e di Bolzano (524)
previ pareri delle Commissioni 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali)
(assegnato in data 11/09/2018).
Inchieste parlamentari, deferimento
È deferita, in sede redigente, la seguente proposta d'inchiesta parlamentare, che reca il numero di sottoscrizioni di cui all'articolo 162, comma 2, del Regolamento:
alla 12a Commissione permanente (Igiene e sanità):
Auddino e altri - "Istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali", previ pareri della 1a, della 2a e della 5a Commissione permanente (Doc. XXII, n. 13).
Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento
Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 28 agosto 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo 18 novembre 1997, n. 426 - la proposta di nomina del signor Roberto Andò a componente del consiglio di amministrazione della Fondazione Centro sperimentale di cinematografia (n. 6).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 7a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 1° ottobre 2018.
Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 13 agosto 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 25 ottobre 2017, n. 163 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2016/2370 che modifica la direttiva 2012/34/UE per quanto riguarda l'apertura del mercato dei servizi di trasporto nazionale di passeggeri per ferrovia e la governance dell'infrastruttura ferroviaria (n. 40).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 24 agosto 2018 - alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 3 ottobre 2018. La 5a e la 14ª Commissione permanente potranno formulare le proprie osservazioni alla 8ª Commissione entro il 23 settembre 2018.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 10 agosto 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 25 ottobre 2017, n. 163 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2016/1065 recante modifica della direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda il trattamento dei buoni-corrispettivo (n. 41).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 30 agosto 2018 - alla 6ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 9 ottobre 2018. La 5a e la 14ª Commissione permanente potranno formulare le proprie osservazioni alla 6ª Commissione entro il 29 settembre 2018.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 13 agosto 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 25 ottobre 2017, n. 163 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2016/1164 recante norme contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno come modificata dalla direttiva (UE) 2017/952 recante modifica della direttiva (UE) 2016/1164 relativamente ai disallineamenti da ibridi con i paesi terzi (n. 42).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 30 agosto 2018 - alla 6ª Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5a Commissione permanente, che esprimeranno i pareri entro il 9 ottobre 2018. La 14ª Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni alla 6ª Commissione entro il 29 settembre 2018.
Il Ministro dell'interno, con lettera in data 8 agosto 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 3, commi 2 e 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 - lo schema di decreto ministeriale recante regolamento per l'applicazione delle norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro nell'ambito delle articolazioni centrali e periferiche della Polizia di Stato, del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco nonché delle strutture del Ministero dell'interno destinate per finalità istituzionali all'attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica (n. 43).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 11ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro l'11 ottobre 2018. Le Commissioni 1ª, 2ª, 5ª e 12ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 11ª Commissione entro il 1° ottobre 2018.
Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 8 agosto 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della legge 1° dicembre 1997, n. 420 - l'elenco delle proposte di istituzione e finanziamento di comitati nazionali e di edizioni nazionali per l'anno 2018 (n. 44).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, l'atto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro l'11 ottobre 2018.
Il Ministro della difesa, con lettera in data 10 agosto 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - lo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di ammodernamento e rinnovamento n. SMD 05/2017, concernente sviluppo, qualifica e acquisizione della munizione CAMM-ER (Common anti-air Modular Missile - Extended Range) e completamento dei relativi sistemi di difesa aerea (comando e controllo, sensori) (n. 45).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 4ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 21 ottobre 2018. La 5ª Commissione potrà esprimere le proprie osservazioni alla 4ª Commissione entro l'11 ottobre 2018.
Il Ministro delle infrastrutture dei trasporti, con lettera in data 5 settembre 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 1 e 2, della legge 14 luglio 1993, n. 238 - lo schema di contratto di programma 2017-2021 - Parte investimenti tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Rete ferroviaria italiana Spa (n. 46).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, l'atto è deferito alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro l'11 ottobre 2018.
Governo, trasmissione di atti e documenti
Con lettere in data 20 e 31 agosto e 4 settembre 2018 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Piancogno (Brescia), Riccia (Campobasso), Grumo Nevano (Napoli), Sirmione (Brescia), Vallio Terme (Brescia), San Mauro Cilento (Salerno), Ciampino (Roma), Grotteria (Reggio Calabria), Villa Santo Stefano (Frosinone), Potenza Picena (Macerata), Oncino (Cuneo), Pavone Canavese (Torino), Santa Sofia d'Epiro (Cosenza), Rodengo Saiano (Brescia) e Gavardo (Brescia).
Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 7 agosto 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 30, comma 5, della legge 20 marzo 1975, n. 70, la relazione sull'attività dell'Accademia nazionale dei Lincei per l'anno 2017, comprensiva dei bilanci di previsione, della pianta organica e del conto consuntivo.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a Commissione permanente (Atto n. 63).
Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettere in data 9 agosto 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4 della legge 11 dicembre 1984, n. 839, gli atti internazionali firmati dall'Italia i cui testi originali sono pervenuti al predetto Ministero entro il 15 dicembre 2017 (Atto n. 64) e il 15 marzo 2018 (Atto n. 65).
I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente.
Il Ministro dell'interno, con lettera in data 14 agosto 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6, comma 2-bis, del decreto-legge 22 agosto 2014, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 ottobre 2014, n. 146, la relazione sul funzionamento del sistema di accoglienza predisposto al fine di fronteggiare le esigenze straordinarie connesse all'eccezionale afflusso di stranieri nel territorio nazionale, riferita all'anno 2017.
Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. LI, n. 1).
Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 3 agosto 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 180, comma 1-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, la relazione recante l'aggiornamento del programma nazionale di prevenzione dei rifiuti, aggiornata al 31 dicembre 2017.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 13a Commissione permanente (Doc. CCXXIV, n. 1).
Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 13 agosto 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera d), della legge 6 novembre 1989, n. 368, come modificato dall'articolo 2, comma 1, lettera e), della legge 18 giugno 1998, n. 198, la relazione recante le valutazioni del Consiglio generale degli italiani all'estero per l'anno 2016, con proiezione triennale per il periodo 2017-2019.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (Doc. CXLIX, n. 1).
Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 6 agosto 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 2-bis, del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 marzo 2007, n. 38, la relazione sulla situazione della missione umanitaria, di stabilizzazione e di ricostruzione in Iraq, riferita all'anno 2017.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (Doc. LIII, n. 1).
Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 6 agosto 2018, ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge 29 ottobre 1997, n. 374, ha inviato la relazione - per la parte di competenza del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale - sullo stato di attuazione della legge recante "Norme per la messa al bando delle mine antipersona", relativa al primo semestre 2018.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a, alla 4a e alla 10a Commissione permanente (Doc. CLXXXII, n. 2).
Il Ministro della giustizia, con lettera in data 4 settembre 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67, la relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni in materia di messa alla prova dell'imputato, aggiornata al 31 maggio 2018.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a Commissione permanente (Doc. CCVII, n. 1).
Il Ministro della giustizia, con lettera in data 4 settembre 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 37, comma 16, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, la relazione sullo stato delle spese di giustizia, relativa al secondo semestre 2017 e al primo semestre 2018.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XCV, n. 1).
Regioni e province autonome, trasmissione di atti
Con lettera in data 8 agosto 2018, la Presidenza della Regione autonoma della Sardegna, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 2, comma 5, della legge regionale 7 ottobre 2005, n. 13, e successive modificazioni, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Regione dell'8 agosto 2018, n. 77, concernente lo scioglimento del Consiglio comunale di Esterzili (Cagliari).
Petizioni, annunzio
Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia.
Il Sig. Dario Bossi da Montegrino Valtravaglia (Varese) chiede:
disposizioni per garantire il rispetto della parità di genere nelle nomine dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura (Petizione n. 170, assegnata alla 1a Commissione permanente);
modifiche al codice di procedura penale per garantire la gratuità del deposito delle denunce presso la Procura della Repubblica (Petizione n. 171, assegnata alla 2a Commissione permanente);
la determinazione di un importo fisso inferiore a 30 euro per la tassa relativa al passaggio di proprietà degli autoveicoli (Petizione n. 172, assegnata alla 6a Commissione permanente);
l'introduzione del ricorso diretto alla Corte Costituzionale con il patrocinio di un avvocato cassazionista (Petizione n. 173, assegnata alla 2a Commissione permanente);
l'introduzione del principio di proporzionalità in base al tenore di vita e al reddito nella determinazione dell'importo delle multe stradali (Petizione n. 174, assegnata alla 6a Commissione permanente);
l'abolizione dell'istituto dell'interdizione per i malati psichici con ampliamento dell'istituto dell'amministrazione di sostegno (Petizione n. 175, assegnata alla 2a Commissione permanente);
l'introduzione nel codice di procedura penale di una disposizione che sancisca l'obbligo per il Procuratore della Repubblica competente di ricevere, se richiesto, la parte lesa (Petizione n. 176, assegnata alla 2a Commissione permanente);
di estendere l'istituto delle petizioni ex art. 50 della Costituzione anche ai Comuni e alle Regioni, consentendone la presentazione anche da parte di un solo cittadino (Petizione n. 177, assegnata alla 1a Commissione permanente);
l'istituzione di un tavolo di studio sull'istituto della riabilitazione al fine di garantirne l'effettività; la pubblicazione sul sito del Ministero della Giustizia di un rapporto annuale che indichi il numero di persone richiedenti la riabilitazione, di coloro che l'hanno ottenuta e in che tempi, nonché dei reati commessi (Petizione n. 178, assegnata alla 2a Commissione permanente);
l'introduzione di una disposizione che imponga l'utilizzo del termine "repubblicani", in luogo di "repubblichini", in relazione a coloro che aderirono alla Repubblica Sociale Italiana (Petizione n. 179, assegnata alla 2a Commissione permanente);
l'introduzione di un sistema più efficace per la riscossione delle multe inflitte in Italia a cittadini svizzeri (Petizione n. 180, assegnata alla 6a Commissione permanente);
disposizioni volte a garantire l'ottemperanza da parte del Consiglio Superiore della Magistratura alle sentenze del Consiglio di Stato; l'istituzione di un tavolo di studio al fine di individuare le criticità di tale organo (Petizione n. 181, assegnata alla 2a Commissione permanente);
la separazione dei ruoli di vertice tra la Banca d'Italia e l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Petizione n. 182, assegnata alla 6a Commissione permanente);
un'integrazione dell'art. 415-bis del codice di procedura penale in materia di avviso all'indagato della conclusione delle indagini preliminari che preveda l'obbligo a carico del pubblico ministero di dichiarare quali siano state le indagini svolte a favore dell'indagato e i relativi risultati, motivando l'eventuale omissione (Petizione n. 183, assegnata alla 2a Commissione permanente);
un'integrazione dell'art. 410, comma 1, del codice di procedura penale, in materia di opposizione alla richiesta di archiviazione che imponga al pubblico ministero la richiesta di rinvio a giudizio nel caso in cui sia nota l'identità dell'indagato (Petizione n. 184, assegnata alla 2a Commissione permanente);
l'abolizione della terapia elettroconvulsiva (Petizione n. 185, assegnata alla 12a Commissione permanente);
la signora Cristina Monnetti da Monza, il signor Nicola Beghetto da Padova, la signora Mariagrazia Manuelli da Biella, la signora Anna Maria Passador da Bologna, la signora Monica Boscolo Anzoletti da Padova, la signora Antonina Maria Scimone da Genova, la signora Silvia Piccitto da Cisano sul Neva (SV), la signora Rossana Cremonini da Lissone (MB), la signora Maria Grazia Focanti da Monsano (AN), il signor Pietro Renzi da Monsano (AN), la signora Marzia Di Giuseppe da Mentana (RM) e la signora Florencia Teresa Meneses Marone da Roma chiedono provvedimenti per coloro che sono affetti da malattie cerebrali degenerative e le loro famiglie, con particolare riguardo al rafforzamento dei controlli delle strutture per anziani e delle residenze sanitarie assistenziali; all'accesso ad ospedali e pronto soccorso; al riconoscimento e alla tutela della figura dei caregiver; alla regolamentazione del settore badanti e assistenti familiari; alla promozione della ricerca scientifica e dell'informazione (Petizione n. 186, assegnata alla 12a Commissione permanente).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Nugnes, Anastasi, Croatti, Coltorti, Dessì, De Falco, Ferrara, Turco, Mininno, Gallicchio, Garruti, Grassi e Dell'Olio hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-00494 della senatrice L'Abbate ed altri.
La senatrice Giannuzzi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-00497 del senatore Vaccaro ed altri.
Interrogazioni
TOTARO - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che si apprende della morte del giovane Duccio Dini avvenuta a Firenze, travolto da un'auto guidata da rom impegnati in una feroce resa di conti, mentre si recava come ogni giorno al lavoro;
considerato che:
alcuni di questi rom abitavano in case popolari date loro dal Comune di Firenze;
alcuni di questi sono stati arrestati nel corso delle indagini per omicidio;
risulta che, nonostante le dichiarazioni del sindaco in merito alla revisione delle assegnazioni, le loro famiglie abitano ancora in quelle case;
considerato che:
anche recentemente erano stati denunciati più volte da cittadini residenti in zona per violenze e furti;
nei condomini dove risiedevano vi erano state diverse denunce verso di loro e loro congiunti per violenza e disturbo;
visto che:
sono stati concessi gli arresti domiciliari ad uno degli assassini e questi è tornato a vivere nelle case popolari assegnate dal Comune;
la legge svuota carceri crea la paradossale situazione della mancanza della pena emersa nelle circostanze della morte di Duccio Dini ma avvenuta in migliaia di altri casi,
si chiede di conoscere:
se risulti che il sindaco di Firenze voglia continuare a lasciare le loro famiglie in quelle abitazioni senza revocare l'attribuzione, pur avendo avuto segnalazione di episodi di violenza verso altri condomini;
se il sindaco intenda far costituire il Comune, come in altri casi, parte civile al processo;
con quali tempistiche il Comune intenda procedere alla revisione delle liste e alla riassegnazione delle case;
quali iniziative intenda prendere il Comune in sostegno della famiglia Dini;
quali iniziative intenda prendere il Governo per abrogare o modificare i provvedimenti svuotacarceri approvati dai precedenti Governi Renzi, Letta e Gentiloni;
quali misure per affrontare la situazione dell'ordine pubblico a Firenze;
quali provvedimenti intenda prendere per tutelare i cittadini che vivono nelle case popolari visto che il Comune non sembra in grado di garantire il rispetto dell'ordine e della legalità in quei luoghi di sua proprietà;
quali iniziative intenda prendere il Ministro della giustizia per il grave provvedimento di concessione degli arresti domiciliari ad un soggetto di comprovata pericolosità sociale;
quali iniziative intenda prendere in sostegno della famiglia Dini.
(3-00184)
D'ARIENZO, BELLANOVA, VATTUONE, PATRIARCA - Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e della difesa - Premesso che:
la legge 8 agosto 1995, n. 335, recante "Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare", ha fatto salva, in regime transitorio, a favore dei dipendenti che avevano maturato alla data del 31 dicembre 1995 un'anzianità contributiva di oltre 18 anni, la liquidazione della pensione "secondo la normativa vigente in base al sistema retributivo" mentre per i dipendenti che, alla medesima data, avevano un'anzianità inferiore, il trattamento pensionistico è stato riconosciuto con il cosiddetto sistema misto (retributivo-contributivo);
l'articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, recante "Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato", prevedeva l'applicabilità dell'aliquota del 44 per cento per il calcolo della quota di pensione retributiva spettante al personale militare che avesse maturato almeno 15 anni e non più di 20 anni di servizio utile;
la norma, pertanto, coinvolge il personale militare collocato in quiescenza o che lo sarà che, al 31 dicembre 1995, aveva maturato almeno 15, ma meno di 18 anni di servizio utile, soggetto, quindi, al sistema cosiddetto misto;
l'articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica n. 1092 stabilisce, per il calcolo della pensione spettante "al personale civile con l'anzianità di quindici anni di servizio effettivo", l'applicazione dell'aliquota del 35 per cento per il calcolo della quota di pensione retributiva spettante per chi avesse maturato almeno 15 anni e non più di 20 anni di servizio utile;
le varie riforme pensionistiche non hanno modificato o abrogato il decreto del Presidente della Repubblica n. 1092 del 1973;
l'INPDAP, fino al 31 dicembre 2011, quando è confluita in INPS, nel fornire istruzioni operative alle proprie strutture territoriali precisava che: "Il computo dell'aliquota di pensione spettante al personale militare è disciplinato dall'articolo 54 del citato Testo unico secondo cui la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno 15 anni e non più di 20 anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile, aumentata di 1,80 per cento per ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo";
l'INPS, invece, in sede di riconoscimento del trattamento pensionistico agli interessati, ritiene che la quota di pensione retributiva spettante al personale militare vada calcolata come per il personale civile e cioè applicando l'aliquota del 35 per cento e non quella del 44 per cento;
in particolare, l'istituto previdenziale ritiene che l'articolo 54 del citato testo unico sarebbe riferibile alla sola fattispecie di cessazione dal servizio con "almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile" e non anche a quella di prosecuzione del servizio, dopo aver maturato quell'anzianità, ovvero non si applicherebbe al personale, che abbia invece proseguito il servizio oltre il 20° anno;
la Corte dei conti della Regione Sardegna, con la sentenza n. 2 del 2018, ha ritenuto erronea l'interpretazione applicata dall'INPS in quanto essa porta a privare di significato l'articolo 54 del testo unico, il quale, se al primo comma prevede che "l'aliquota ivi indicata vada applicata a coloro che possiedano un'anzianità contributiva compresa tra i 15 e i 20 anni", nel comma successivo aggiunge anche che "la percentuale di cui sopra è aumentata di 1.80 per cento ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo";
nel dettaglio, la Corte ha approfondito la lettura combinata dei primi due commi dell'articolo 54, pervenendo, così, alla conclusione che "la disposizione del comma 1 non può intendersi limitata a coloro che cessino con un massimo di venti anni di servizio, atteso che esso (articolo 54, secondo comma) prevede che spetti al militare l'aliquota dell'1.80 per cento per ogni anno di servizio oltre il ventesimo" e, dunque, "la disposizione non avrebbe senso qualora si accedesse alla tesi dell'amministrazione";
la Corte dei conti della Sardegna ha anche rilevato che l'articolo 1, comma 12, della legge n. 335 del 1995 stabilisce che la "quota di pensione corrispondente alle anzianità acquisite anteriormente al 31 dicembre 1995 deve essere calcolata, con riferimento alla data di decorrenza della pensione, secondo il sistema retributivo previsto dalla normativa vigente precedentemente alla predetta data". La disciplina anteriormente vigente per il personale militare era ed è quella di cui agli articoli 52-63 del decreto del Presidente della Repubblica n. 1092 del 1973;
anche la sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Puglia con la sentenza n. 446 del 2018 ha accolto un'analoga richiesta presentata da un appartenente all'Arma dei Carabinieri;
l'interpretazione dell'INPS sta creando disorientamento ed in qualche caso un vero e proprio danno ai militari interessati,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della problematica;
quali azioni di propria competenza intendano avviare ed in particolare se non ritengano opportuno impartire direttive chiarificatrici all'istituto di previdenza, sulla base delle decisioni assunte dalle citate sezioni giurisdizionali, al fine di favorire la positiva e generale soluzione del contesto senza lasciarlo ai singoli beneficiari attraverso l'interessamento delle diverse sezioni giurisdizionali del medesimo organo giurisdizionale contabile, evitando, così, anche il paradosso che in regioni differenti, a parità di requisiti dei ricorrenti, vengano prese decisioni differenti.
(3-00185)
D'ARIENZO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
il Comune di Verona in data 14 maggio 2013 ha sottoscritto un protocollo, tra gli altri, con Rete ferroviaria italiana e la Regione Veneto relativamente al progetto preliminare del tratto ferroviario compreso tra la stazione di Pescantina e il nodo di Verona (lotto 4) del progetto di quadruplicamento della linea ferroviaria di accesso sud alla galleria di base del Brennero Fortezza-Verona per la tratta che insiste nel comune di Verona;
seguendo la linea storica Verona-Trento, nella località del quartiere cittadino di S. Massimo ed in particolare in via del Fortino, pare che la nuova linea in progetto da parte di Italferr coinvolgerà alcune unità immobiliari situate nell'immediata prossimità dei binari;
a suo tempo il progetto preliminare non è stato allegato al protocollo. Infatti, al medesimo risulta allegata una traccia generica, ma alquanto chiara nel definire su quali aree insisterà la nuova linea ferroviaria;
se l'articolo 5 del protocollo fissa in 10 mesi il termine per la redazione del progetto preliminare, quindi da terminare entro marzo 2014, l'articolo 6, comma 2, stabilisce che il Comune, di concerto con Rete ferroviaria italiana, definirà le ipotesi progettuali e masterplan sull'utilizzo delle aree ferroviarie che risulteranno libere e fruibili a seguito del passaggio in galleria di tratti di linea esistente e del tracciato dei nuovi binari da realizzare;
proprio in quella stessa zona cittadina interessata dagli articoli 5 e 6 del protocollo, lungo l'attuale linea ferroviaria l'interrogante ha rilevato la realizzazione di nuovi edifici da parte dell'Azienda territoriale edilizia residenziale;
in dettaglio, si tratta di alloggi e relative pertinenze di edilizia agevolata che vengono posti in locazione con contratto della durata di anni 4 più 4, ulteriormente prorogabili. Il canone di locazione è calcolato secondo i criteri di cui all'articolo 2, comma 3 della legge regionale n. 431 del 1998;
se la nuova tratta da realizzare coinvolgesse le unità abitative poste sul lato destro della linea guardando verso nord, si avrebbe: a) il paradosso che nonostante fosse conosciuto il progetto, l'Ater, che non era tenuta a saperlo, ma ad informarsi, è stata comunque autorizzata dal Comune di Verona alla realizzazione degli edifici (si veda l'articolo 6 del protocollo); b) che gli espropri costerebbero di più rispetto al terreno vuoto ante costruzioni; c) che il denaro pubblico impegnato per le costruzioni poteva essere intanto destinato in altra località;
l'interrogante osserva, nel caso di conferme, l'assoluta inadeguatezza delle scelte fatte, testimonianze di una realtà in totale confusione,
si chiede di sapere:
se il progettista Italferr sia a conoscenza dei fatti descritti e, nel caso affermativo, da quale ente o ufficio sia stato informato;
che cosa accadrebbe per la definizione degli espropri se venisse accertato che le costruzioni sono state realizzate post decisione assunta con il protocollo del 14 maggio 2013 di realizzare la nuova linea sul luogo ove sono in corso di costruzione i due edifici, ovvero se questo determinerebbe un contenzioso a sfavore delle quote spettanti all'Ater per gli espropri medesimi.
(3-00186)
PUCCIARELLI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Preso atto che il decreto-legge n. 16 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 44 del 2012 del Governo pro tempore Monti, concernente le semplificazioni fiscali, ha abolito la tassa sulle rimesse degli immigrati irregolari, che imponeva a chi spediva denaro all'estero il pagamento di un'imposta di bollo pari al 2 per cento del denaro spedito;
tenuto conto che erano esentati dal pagamento di tale imposta i cittadini dell'Unione europea o extraeuropei dotati di matricola Inps e codice fiscale;
ritenuto che le rimesse degli immigrati irregolari, sebbene siano senza dubbio una forma di finanziamento per lo sviluppo dei Paesi d'origine degli immigrati stessi, devono essere tassate, perché provenienti da una zona d'ombra, sia economica che sociale, che il nostro Paese non può tollerare;
appurato che il Governo pro tempore Monti abolì l'imposta di bollo sulle rimesse degli irregolari in nome di accordi internazionali favorevoli a tale fenomeno,
si chiede di sapere:
se l'attuale quadro normativo nazionale e internazionale permetta la reintroduzione dell'imposta di bollo del 2 per cento sul denaro spedito da immigrati non muniti di matricola Inps e codice fiscale;
se sia intenzione del Ministro in indirizzo reintrodurre l'imposta, valutando la possibilità di innalzarla oltre il 2 per cento.
(3-00188)
URSO, DE BERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
come è noto sono molte le piccole e medie imprese che hanno acquistato e iscritto nei propri bilanci azioni di Banca popolare di Vicenza e Veneto banca negli anni precedenti al crollo del valore dei relativi titoli azionari e al loro assoggettamento alla procedura concorsuale di liquidazione coatta amministrativa, anche perché, come emerso in particolare con riguardo a Banca popolare di Vicenza, era assai frequente la prassi dell'istituto di richiedere la sottoscrizione di titoli a latere dell'erogazione di credito;
una prima svalutazione in bilancio di questi titoli, secondo corretti principi contabili, si è resa necessaria forse già nel bilancio dell'esercizio 2015 (sulla base degli avvenimenti dei primi mesi del 2016) e sicuramente nel bilancio dell'esercizio 2016, dopodiché nel corso dell'esercizio 2017 è sopravvenuta la messa in liquidazione coatta amministrativa;
sull'indeducibilità fiscale delle svalutazioni operate nel 2015-2016, sia nel caso in cui le azioni fossero iscritte nell'attivo circolante, sia nel caso in cui fossero iscritte tra le immobilizzazioni finanziarie, nulla quaestio, stante l'irrilevanza fiscale delle svalutazioni di bilancio operate sulle azioni, ai sensi degli artt. 92, comma 4, e art. 110, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986;
con l'avvio della procedura concorsuale nel 2017, tuttavia, è lecito chiedersi se non siano sorti i presupposti per considerare pienamente realizzata (e non meramente "valutata") la perdita di valore relativa a quelle azioni, con conseguente sua deducibilità sul piano fiscale, purché naturalmente le partecipazioni non risultino caratterizzate dai "requisiti pex", di cui all'art. 87 del testo unico (posto che in questo caso l'indeducibilità fiscale non è limitata alle svalutazioni, ma anche alle minusvalenze da realizzo, così come del resto, per queste partecipazioni, sono fiscalmente irrilevanti per il 95 per cento anche le plusvalenze da realizzo);
sul punto, va preliminarmente osservato che nonostante l'art. 101 del testo unico non contempli, tra le ipotesi "realizzative di una perdita" equiparate a una cessione a titolo oneroso, i casi di liquidazione volontaria o di assoggettamento a procedura concorsuale della partecipata (a differenza di quanto espressamente previsto dall'art. 86, comma 5-bis, per quel che attiene al diverso caso in cui venga realizzata non una perdita, bensì una plusvalenza), la prassi dell'Agenzia delle entrate ha già avuto modo di chiarire che questa equiparazione opera anche nel caso di un risultato economico negativo (risoluzione del 5 novembre 2008, n. 420); tuttavia, con riguardo ai profili temporali, la stessa Agenzia afferma che "le minusvalenze derivanti dal fallimento o dalla liquidazione volontaria della partecipata si considerano realizzate (…) al momento della chiusura della procedura di fallimento, ovvero alla chiusura della procedura di liquidazione volontaria della partecipata" (circolare del 5 febbraio 2003, n. 7, paragrafo 13);
considerato che:
stando così le cose, le aziende che hanno acquistato azioni delle due banche, il cui valore nei bilanci è stato chiaramente ormai portato a zero, si ritroverebbero con l'ulteriore beffa di non poter neppure recuperare fiscalmente la perdita fino alla chiusura della procedura concorsuale che, nella migliore delle ipotesi, richiederà almeno una decina d'anni;
l'orientamento espresso dall'Agenzia delle entrate, se appare accettabile e razionale nella parte relativa ai casi di liquidazione volontaria della partecipata, appare suscettibile di maggiori precisazioni di dettaglio proprio nella parte relativa ai casi di assoggettamento della partecipata a procedure concorsuali;
in diritto, se è vero che per le partecipazioni che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie soccorre solo il disposto del comma 4 dell'art. 101 del testo unico, ai sensi del quale si considera sopravvenienza passiva anche la "sopravvenuta insussistenza di attività iscritte in bilancio in precedenti esercizi diverse da quelle di cui all'articolo 87", è però vero che anche ad esse dovrebbe potersi applicare il principio sancito dal successivo comma 5 del medesimo art. 101, con riguardo alle partecipazioni che costituiscono immobilizzazioni finanziarie, ai sensi del quale la deducibilità delle perdite è ammessa "se risultano da elementi certi e precisi";
se dunque la domanda da porsi è se "può l'assoggettamento a procedura concorsuale della partecipata integrare gli estremi della certezza e precisione della perdita senza necessità di attendere la fine della procedura concorsuale stessa", pare evidente che il richiamato art. 101, comma 5, consente di dire che la risposta è affermativa "in ogni caso", solo con riguardo alle perdite su crediti, ma, per i beni diversi dai crediti, questo non implica certo che debba essere viceversa negativa "in ogni caso", bensì appunto che bisogna valutare caso per caso; pare anzi evidente che, tanto più in un caso quale quello della liquidazione coatta amministrativa delle due banche venete, disposta ed imposta per atto di legge, si possa rientrare "in un caso" che consenta di considerare realizzata e deducibile ai fini fiscali la perdita di valore sulle azioni contabilizzata in bilancio, senza dover attendere la fine della procedura concorsuale stessa (fermo restando l'obbligo, nel caso di un riparto di attivo tra i soci alla sua conclusione, di rilevare a quel punto la corrispondente sopravvenienza attiva imponibile);
questa impostazione, ad avviso degli interroganti, sarebbe peraltro coerente al fatto che il recupero a fine procedura di almeno parte del valore del proprio asset da parte di un socio è ancora più difficile e raro del recupero da parte di un creditore, in quanto il socio può soddisfarsi solo sull'eventuale attivo che residua una volta soddisfatti tutti i creditori,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per assicurare una piena ed espressa conferma che, quantomeno con l'avvio nel 2017 della procedura concorsuale di liquidazione coatta amministrativa delle due banche in questione, le perdite di valore dei relativi titoli azionari rilevate nei bilanci delle imprese, che possedevano le relative azioni, sono divenute deducibili ai fini delle imposte sul reddito, evitando così, per le imprese che negli scorsi anni hanno acquistato, spesso sotto pressione, azioni di Banca popolare di Vicenza e di Veneto banca, di aggiungere beffa fiscale a danno patrimoniale, e comunque al fine di rimuovere le comprensibili incertezze che i richiamati documenti di prassi possono ingenerare (e stanno ingenerando) nel comportamento degli uffici in sede di verifica.
(3-00189)
SICLARI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
l'aeroporto dello Stretto "Tito Minniti" di Reggio Calabria e l'aeroporto "Pitagora" di Crotone-Sant'Anna sono entrambi a rischio chiusura per presunto mancato raggiungimento dei livelli di sostenibilità economica della gestione;
la gestione è affidata alla Sacal SpA, società partecipata pubblico-privata, inizialmente concessionaria soltanto dello scalo aeroportuale "Sant'Eufemia" di Lamezia Terme ed ora concessionaria di tutti gli scali calabresi;
analizzando i dati di traffico passeggeri degli ultimi 10 anni, si può constatare che l'aeroporto di Reggio Calabria, dal 2006 e fino al 2015, registra stabilmente il transito di oltre mezzo milione di passeggeri. Successivamente, dapprima la gestione della curatela fallimentare della precedente società di gestione Sogas e poi l'attuale gestione Sacal SpA hanno determinato una drastica riduzione dell'utenza. Nello specifico i dati della gestione Sacal sono addirittura peggiori della stessa curatela;
considerando il bacino potenziale di utenza interna dello scalo, ossia l'intero territorio della città metropolitana di Reggio Calabria e quello della città metropolitana di Messina, pari ad oltre un milione di abitanti, e valutata la potenziale utenza turistica in entrata dello scalo (tra i territori serviti dall'aeroporto figurano rinomate località balneari, attrazioni storico-artistiche e religiose, come Taormina, le isole Eolie, Scilla, Locri, i bronzi di Riace, solo per citare alcuni esempi), è semplice e intuitivo individuare in un milione di passeggeri l'obiettivo raggiungibile da una sana e corretta gestione;
nell'ultimo decennio l'aeroporto di Crotone non ha avuto una gestione continua, alternando periodi di apertura a periodi, anche lunghi, di chiusura, ovvero di utilizzo ridotto; nonostante ciò, quando il servizio è stato gestito con un minimo di continuità, ha generato un traffico passeggeri di oltre 200.000 utenti, superiore agli scali di Parma, Perugia e Rimini. Dal 31 agosto 2018 è stato soppresso il volo da e per Pisa e dal 28 ottobre è programmata la chiusura dello scalo in assenza di dati rilevanti di traffico;
la Sacal SpA, grazie anche all'avallo della Regione Calabria, avrebbe prorogato l'impegno per il mantenimento dello scalo di Sant'Anna fino a tutto il mese di marzo 2019, solo dopo essersi garantita il versamento del 15 per cento delle royalty derivanti dall'estrazione del metano in alcuni comuni del crotonese;
le due città di Reggio Calabria e di Crotone non sono adeguatamente collegate allo scalo lametino: le sole vie di collegamento sono la A2 per la città di Reggio Calabria e la strada statale 106 per Crotone con tempi di percorrenza oltre i 60 minuti, chiaramente al di fuori di ogni standard di efficienza del servizio;
in queste condizioni, è evidente come, in caso di chiusura degli scali ovvero di riduzione dei voli (situazione attuale), sia violata la continuità territoriale con enormi zone d'Italia (la provincia di Reggio Calabria, parte della provincia di Messina e la provincia di Crotone) isolate dal resto del Paese e senza alcuna possibilità di sviluppo e di attrazione degli investimenti internazionali, specialmente in materia turistica; basti pensare che la città di Messina dista soli 3 chilometri dall'aeroporto di Reggio Calabria, denominato appunto "aeroporto dello Stretto";
viceversa, lo scalo lamentino è in costante crescita ed ha raggiunto i 3 milioni di passeggeri raggiungendo quello che sembra essere l'obiettivo aziendale. Tuttavia, valutando la complessiva azione di gestione della Sacal SpA, sorge il fondato dubbio che la crescita dell'aeroporto di Lamezia, che negli ultimi ha guadagnato oltre mezzo milione di passeggeri, sia avvenuta a scapito degli scali di Reggio Calabria e Crotone, che già Enac ha affidato in convenzione alla Sacal SpA con atti n. 69717 del 7 luglio 2017 e n. 88641 del 4 settembre 2017, autorizzando la stessa società all'anticipata occupazione del sedime aeroportuale, in attesa dell'adozione del decreto interministeriale di affidamento della concessione di gestione totale di durata trentennale;
la Sacal SpA avrebbe chiaramente violato i doveri previsti dalla concessione risultando gravemente inadempiente rispetto alle regole della corretta gestione ed in conformità di una concessione trentennale; tale supposizione, che andrebbe verificata, sembra emergere dai dati descritti e dagli accadimenti, evidenziati dalla mancata pubblicazione da parte della stessa società del piano industriale per gli scali di Reggio e Crotone, informazioni richieste più volte invano dall'interrogante,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
quali azioni intenda assumere per evitare la chiusura degli scali di Reggio Calabria e di Crotone;
se intenda non concedere ovvero risolvere, se già disposta, la concessione della Sacal SpA per tutti gli scali calabresi per grave inadempimento della società;
se sia disponibile a concedere, in ogni caso, la continuità territoriale sia per lo scalo di Reggio Calabria, come "aeroporto dello Stretto di Messina" con centinaia di migliaia di passeggeri provenienti dalla Sicilia, sia per lo scalo di Crotone in quanto tutto il territorio della provincia non è collegato dalla rete autostradale e ferroviaria, ciò al fine di salvaguardare il potenziale dei luoghi e il personale impiegato, prevedendo il rilancio degli aeroporti e quindi della Calabria.
(3-00190)
SICLARI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che, a giudizio dell'interrogante:
gli eventi, purtroppo anche drammatici e tragici, che hanno interessato il nostro Paese nelle ultime settimane (crollo del ponte Morandi a Genova e tragedia delle Gole del Raganello in provincia di Cosenza) devono far riflettere sul sistema di protezione civile. In particolare, appare evidente come in fase di soccorsi post disastri, grazie anche al coraggio, all'abnegazione, alla competenza ed alla professionalità di tutti gli operatori (forze dell'ordine, vigili del fuoco e volontari), il sistema non solo funzioni, ma dia encomiabili risultati in termini di prontezza dell'intervento e di salvataggio di vite umane, letteralmente strappate alla morte. Viceversa e malauguratamente, in fase preventiva, non pare che possa farsi lo stesso discorso: alcune tragedie potrebbero essere evitate e alcuni danni ridimensionati;
si riscontrano numerosi ostacoli nel sistema di delega dallo Stato alle Regioni e da queste ai Comuni, in particolare nell'individuazione di responsabilità tra le varie istituzioni e con riferimento al poco efficiente sistema di allertamento spesso ritenuto troppo complesso e farraginoso;
oggi il "Sistema di Allertamento regionale per il rischio meteo idrogeologico ed idraulico in Calabria" (ma, da informazioni assunte, in tutto il Paese il sistema è gestito allo steso modo o in modo simile) ha "lo scopo di permettere alle competenti strutture locali di prendere idonei provvedimenti per la salvaguardia di persone e cose";
sebbene si tratti di uno strumento utilissimo, purtroppo, la sua applicazione sul piano pratico presenta notevoli criticità. La Protezione civile regionale, ogni giorno, invia ai Comuni un "SMS", cui segue una "PEC", contenente un messaggio di allertamento unificato. Tale messaggio prevede un colore (verde, giallo, arancione e rosso) che indica il grado di allerta, la fascia oraria di durata dell'allerta e le zone coinvolte. Ricevuto tale messaggio, il Comune deve svolgere tutta una serie di azioni, che ad esempio in caso di allerta "gialla", ricevuta da tutti i Comuni della Calabria per i mesi di giugno, luglio ed agosto, il sindaco deve: informare tutti i soggetti responsabili; attivare il monitoraggio sul territorio; verificare che tutte le procedure di pianificazione e di informazione siano allertati; verificare che tutti i soggetti con funzioni di protezione civile siano allertati; verificare la reperibilità dei componenti del centro operativo comunale (COC); verificare la disponibilità del volontariato comunale; verificare la disponibilità delle risorse logistiche; attivare il centro operativo comunale ("a ragion veduta");
giova evidenziare, altresì, che il sindaco, anche attraverso il responsabile comunale della protezione civile: dispone l'attivazione e la disattivazione delle diverse fasi previste dal piano comunale di emergenza sulla base dei messaggi di allertamento e delle comunicazioni di superamento delle soglie; attiva, a ragion veduta, anche in assenza di piogge previste o in corso che dispongono l'attivazione di una fase operativa, le UTMC (unità tecniche mobili comunali) o le UTMCC (unità tecniche mobili intercomunali) ogniqualvolta abbia motivati timori che sia possibile il verificarsi di fenomeni che possano creare pregiudizio alla pubblica e privata incolumità; cura l'informazione rivolta ai cittadini sui temi di protezione civile prima, durante e dopo il manifestarsi di un evento;
i comuni in Calabria sono 404 e di questi solo 33 sono sopra i 10.000 abitanti e, quindi, probabilmente, sono dotati di un'adeguata pianta organica in grado di svolgere tutti i compiti previsti. I restanti 371 (come avviene nel resto del Paese), viste le piccole dimensioni, potrebbero non essere in grado di gestire tutte le incombenze;
la progressiva riduzione dei trasferimenti statali, inoltre, non consente di assicurare a tutti i cittadini italiani lo stesso livello di protezione, aumentando i rischi per i residenti nelle piccole municipalità del Meridione rispetto ai cittadini residenti nei grandi centri urbani del Nord Italia;
a quanto risulta all'interrogante il sistema presenta delle inefficienze di natura tecnico-operativa. In particolare, in questi ultimi 3 anni si è assistito a due fenomeni opposti, entrambi pericolosi e dannosi: per un verso i sindaci, colti da una sorta di comprensibile "psicosi da allerta", hanno spesso approntato misure cautelari eccessive rispetto all'effettivo rischio (chiusura delle scuole); per altro verso, ed all'opposto, in presenza di giornalieri messaggi di allerta, poco specifici, con zone indicate troppo estese, con fasce orarie troppo ampie e spesso dello stesso tenore di allerta, hanno portano a sottovalutare il rischio, limitando le istituzioni locali a mere comunicazioni alla cittadinanza, senza approntare alcun sistema di monitoraggio ovvero di intervento in situazioni potenzialmente critiche,
si chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza della situazione descritta;
se intenda intervenire per migliorare il sistema, massimizzando la funzione preventiva e minimizzando i rischi e le inefficienze;
se intenda predisporre un piano straordinario per affrontare e cominciare a risolvere la problematica del dissesto idrogeologico nel nostro Paese per evitare di gestire sempre una continua emergenza;
infine, quali altre azioni intenda adottare a tutela della sicurezza e dell'incolumità dei cittadini.
(3-00192)
BOLDRINI - Al Ministro della salute - Premesso che:
la West Nile fever, ovvero la febbre del West Nile, diffusa in Asia occidentale, Australia, Africa, Europa e America, è una malattia causata dal virus Wnv della famiglia dei Flaviviridae, che viene trasmessa da uccelli migratori selvatici e zanzare;
la febbre del Nilo occidentale ha colpito 975 persone in Europa: 710 nell'Unione europea e 265 negli Stati vicini. Finora il Paese con il più alto numero di infezioni nell'uomo è l'Italia, con ben 327 casi. Seguono Serbia (213), Grecia (147), Romania (117), Ungheria (96), seguiti a distanza da Israele (49), Francia (11), Austria (8), Croazia (3), Kosovo (3) e Slovenia (uno). I casi si sono triplicati rispetto al 2017 e l'Italia è il Paese con il maggior numero di infezioni: più di 300. A rilevarlo è il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc);
le vittime in Europa sono state 63, distribuite tra Serbia (21), Grecia (16), Italia (13), Romania (12) e Kosovo (una). Ma, rispetto ai 6 anni precedenti, la proporzione dei casi mortali non è aumentata, rileva l'Ecdc;
nel 2018, il virus si è manifestato già a luglio, mentre di solito i picchi si registrano ad agosto e settembre. Probabilmente il caldo umido di questa estate, accompagnato dalle frequenti piogge, ha creato un terreno favorevole per la crescita delle zanzare;
l'infezione, a detta degli esperti, è tornata nelle zone in cui era già endemica, cioè Emilia-Romagna e Veneto, oltre alla Sardegna, dove, però, i focolai sono stati più piccoli rispetto alla pianura Padana, che rimane la zona più colpita;
ad oggi, tuttavia, non esiste, né un vaccino (per il momento la prevenzione consiste soprattutto nel ridurre l'esposizione alle punture di zanzare), né una terapia specifica (nei casi più gravi dove viene richiesto il ricovero in ospedale vengono somministrati fluidi intravenosi e respirazione assistita);
il Ministero della salute ha emanato una nuova circolare il 9 agosto 2018 (dopo quella del 27 giugno) per richiamare l'applicazione di tutte le misure di prevenzione, sorveglianza e controllo dell'infezione da virus West Nile previste dal piano nazionale integrato di sorveglianza e risposta ai virus West Nile e Usutu 2018,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi doveroso, per quanto di sua competenza, adoperarsi al fine di favorire uno studio o un'indagine scientifica per trovare delle soluzioni in grado di contenere detto virus.
(3-00193)
QUAGLIARIELLO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
la Regione Emilia-Romagna ha deliberato di bloccare la ricerca di nuovi giacimenti di idrocarburi, anche relativa a concessioni già rilasciate, con particolare riferimento alle attività di ricerca "Fantozza" e "Bugia" che interessano il territorio tra la provincia di Modena e quella di Reggio Emilia;
secondo l'atto ufficiale approvato dalla Giunta regionale tale decisione sarebbe stata assunta in base al principio di precauzione perché le attività "interessano un'area territoriale che ha subito un evento distruttivo come il terremoto del 2012, evento traumatico che, unito all'analisi delle caratteristiche morfologiche particolari del sottosuolo, rende l'area particolarmente vulnerabile";
considerato che:
il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, ha dichiarato alla stampa che "La decisione della Regione Emilia-Romagna di fermare la ricerca degli idrocarburi nelle zone di Fantozza e Bugia rappresenta la sconfitta della scienza" in quanto "applica il principio di precauzione, avallando a prescindere le paure manifestate dal territorio, nonostante il famoso rapporto Ichese avesse dimostrato l'assenza di legami tra le ricerche e il sisma";
anche Franco Battaglia, professore di Chimica-Fisica presso l'università di Modena e Reggio Emilia ha dichiarato: "La decisione della Giunta regionale dell'Emilia-Romagna di impedire la ricerca sulla fattibilità di estrarre gas in alcune zone nel cuore della regione non mi meraviglia. La classe politica italiana s'è dimostrata abbastanza incapace di gestire i risultati che emergono dalle analisi tecniche della scienza migliore. Nel complesso è una classe politica impreparata e incompetente, che trova comodo assecondare le legittime, ancorché infondate, preoccupazioni di una minoranza della popolazione, anziché far la fatica di informarla della infondatezza di quelle preoccupazioni",
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra esposto;
quale sia la posizione del Governo di fronte alla decisione della Regione Emilia-Romagna;
se non ritenga di promuovere ulteriori approfondimenti scientifici al fine di chiarire ogni ragionevole dubbio sull'ipotesi di collegamento tra l'attività di ricerca petrolifera ed eventuali eventi sismici, che fino ad oggi sembra essere stato smentito.
(3-00194)
PITTELLA, ALFIERI, BELLANOVA, BITI, CUCCA, D'ARIENZO, FEDELI, GARAVINI, GINETTI, MALPEZZI, MISIANI, NANNICINI, PATRIARCA, TARICCO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
è da ormai alcuni mesi che nel nostro Paese si susseguono sempre più numerosi atti di violenza e aggressioni determinate da motivi razziali, che hanno come bersagli migranti stranieri e cittadini italiani;
il 15 agosto 2018 un cittadino camerunense è stato ferito a un piede da un proiettile di piombo, mentre passeggiava nel centro di Aprilia, in provincia di Latina: il colpo era partito da una finestra dove tre giovani, due dei quali minorenni, hanno sparato diversi colpi in strada con un fucile a piombini;
quest'ultimo episodio risulta particolarmente inquietante, perché proprio ad Aprilia il 29 luglio scorso un cittadino marocchino di 43 anni, scambiato per un rapinatore, è morto dopo essere stato inseguito e linciato da alcuni residenti;
tenuto conto che:
la città di Aprilia soffre una grave crisi socio-culturale, aggravata dalla complicata situazione economica di questi ultimi anni. Gli spari da una finestra che hanno raggiunto un cittadino straniero di colore vanno posti all'interno di tale contesto e valutati quale atto emulativo di analoghe violenze con motivazione razziale che si sono verificati recentemente in diverse altre parti del Paese;
un episodio, quello di Aprilia, che è infatti l'ultimo di una lunga lista di casi di intolleranza e violenza;
considerato che:
il 3 febbraio 2018, un militante neofascista ha aperto il fuoco sparando con una pistola dalla sua auto per le strade di Macerata e ferendo 6 immigrati;
a Vibo Valentia, il 3 giugno 2018, è rimasto ucciso da alcuni colpi di fucile il giovane Sacko Soumalya, originario del Mali, colpito mentre raccoglieva lamiere di alluminio da una fabbrica abbandonata per costruirsi un ricovero di fortuna. A seguito di questo episodio, decine di giovani stranieri, molti dei quali lavoratori delle campagne calabresi, hanno deciso di scioperare e di scendere in piazza a manifestare sotto gli uffici del Comune, chiedendo giustizia per il loro compagno;
l'11 giugno scorso a Caserta si è consumato un altro atto di violenza ai danni di due migranti originari del Mali, che sono stati colpiti da una pistola ad aria compressa da un'auto in corsa che gli passava affianco;
il 20 giugno, a Napoli, un giovane malese di nome Konate Bouyagui, è stato ferito all'addome mentre tornava a casa dal ristorante in cui lavorava, sempre dopo essere stato affiancato da un'auto in corsa;
altri due episodi si sono svolti a Forlì, agli inizi di luglio, dove un ivoriano di 33 anni prima ed una donna nigeriana tre giorni dopo, sono stati colpiti sempre da colpi di armi ad aria compressa. Il primo era stato avvicinato da un'auto in corsa mentre era sulla sua bicicletta ed è stato ferito all'addome, con una prognosi di dieci giorni. La donna, invece, è stata avvicinata da due persone su un motorino ed è stata colpita ad un piede mentre camminava sul marciapiede;
la sera dell'11 luglio 2018, ancora, a Latina Scalo, due giovani migranti di nazionalità nigeriana sono rimasti lievemente feriti dopo essere stati colpiti da alcuni spari esplosi da una pistola ad aria compressa, mentre aspettavano l'autobus. Attraverso l'analisi delle telecamere di videosorveglianza dei negozi vicini, e grazie alle dichiarazioni di una testimone, i Carabinieri hanno individuato tre ragazzi di ventitré anni della zona, che sono stati accusati di lesioni con finalità di discriminazione razziale;
il 17 luglio 2018, una bambina rom di un anno, mentre era in braccio alla mamma, è stata raggiunta da un proiettile sparato da un fucile ad aria compressa nei pressi del campo nomadi di via di Salone a Roma. A seguito, di questo episodio è intervenuto anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, le cui parole sono state molto significative: "L'Italia non può somigliare a un far west dove un tale compra un fucile e spara dal balcone ferendo una bambina di un anno, rovinandone la salute e il futuro. Questa è barbarie e deve suscitare indignazione";
neanche 10 giorni dopo, giovedì 26 luglio 2018, a Cassola, in provincia di Vicenza, un operaio originario dell'isola di Capoverde viene ferito da alcuni colpi di pistola ad aria compressa mentre era a lavoro su un'impalcatura;
un altro episodio, l'ennesimo, risale al 27 luglio, a San Cipriano d'Aversa, dove un immigrato ha raccontato di essere stato colpito al volto dai colpi sparati da una pistola ad aria compressa dopo essere stato avvicinato da due ragazzi in moto, che poi hanno fatto fuoco;
a distanza di un giorno, il 28 luglio, a Partinico, in provincia di Palermo, un giovane di 19 anni di origine senegalese, Dieng Khalifa, ospite di una comunità da due anni è stato aggredito e ferito all'esterno del bar dove lavorava. Il ragazzo sarebbe stato insultato e poi preso a pugni e calci, mentre il gruppo di persone che conduceva il pestaggio gli urlava: «Vattene via sporco negro»;
il 29 luglio a Moncalieri viene aggredita Daisy Osakue, campionessa italiana di lancio del disco di origine nigeriana, ferita mentre tornava a casa, colpita in pieno volto da un uovo lanciato da un'auto in corsa;
tra i fatti più recenti si ricordano quelli avvenuti a Ferragosto, in contemporanea alla vicenda di Aprilia, in provincia di Catanzaro, dove un migrante è stato ferito a colpi di spranga e ricoperto di insulti razzisti mentre si trovava in un ristorante e quelli in Sicilia dove a Partinico sei minorenni di nazionalità africana sono stati pestati e minacciati;
valutato che:
la sequenza di violenze contro gli immigrati, gli stranieri o contro cittadini italiani che presentano tratti somatici tali da poter essere identificati in una di queste categorie, dovrebbero destare grande preoccupazione nel Governo per la comune matrice razzista alla base di questi gesti di violenza e per il grave pericolo che tale fenomeno può arrecare alla vita delle persone, nonché all'ordine e all'incolumità pubblica;
sebbene la stampa non abbia mancato di evidenziare la gravità del fenomeno e la minaccia che esso arreca alla convivenza civile e alla pubblica sicurezza, il Ministro dell'interno, direttamente responsabile sulla materia, non solo ha negato l'esistenza di razzismo in Italia sminuendo la gravità degli episodi, ma addirittura non ha mai preso alcuna posizione di esplicita condanna delle violenze degli ultimi mesi;
tenuto conto che a parere degli interroganti:
per arrestare il diffondersi delle violenze a sfondo razziale è essenziale, oltre alla repressione penale e l'assicurazione alla giustizia dei colpevoli di tali violenze, la stigmatizzazione sociale del razzismo che si può conseguire solo con la ferma e decisa condanna delle istituzioni dello Stato e in particolare del Governo, che dovrebbe promuovere in ogni sua iniziativa pubblica i valori dell'integrazione dei migranti, che vivono e lavorano nel nostro Paese e la lotta a tutte le forme di discriminazione raziale;
è necessario comprendere e lavorare prima di tutto sulle cause primarie e profonde di questo fenomeno, di questo susseguirsi preoccupante di episodi di violenza razzisti, per apprestare un intervento immediato che, ad Aprilia come nel resto del Paese, coinvolga tutti gli attori politici ed istituzionali nello sforzo di modificare linguaggio politico-sociale, specie quando di affrontano i problemi dell'immigrazione straniera in Italia e della convivenza civile nelle nostre aree urbane,
si chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga opportuno, di fronte al ripetersi sempre più frequente degli episodi di violenza con motivazione razziale che si vanno diffondendo in tutto il territorio nazionale, prendere una ferma posizione di condanna del fenomeno ed elaborare una specifica strategia per contrastare il dilagare della violenza e di altre forme di discriminazione razzista nelle nostre città;
se non ritenga necessario, di fronte a quello che agli interroganti appare come il manifestato disinteresse del Ministro dell'interno per il problema, avvalersi delle prerogative e delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio per assumere direttamente un'iniziativa politica al fine di promuovere una campagna di comunicazione istituzionale su tutti i più importanti organi di informazione del Paese, volta a stigmatizzare socialmente il razzismo e la xenofobia e a condannare ogni forma discriminazione basata sul colore della pelle e sull'appartenenza a minoranze linguistiche e religiose.
(3-00195)
FERRAZZI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
il gasdotto TAP (trans adriatic pipeline) è la parte europea del "Corridoio Meridionale del Gas", complessa catena di progetti nel settore dell'energia, che convoglierà verso l'Europa il gas naturale estratto nel grande giacimento di Shah Deniz in Azerbaijan;
la realizzazione del gasdotto è prevista dall'Accordo intergovernativo stipulato tra i governi italiano, greco e albanese del 13 febbraio 2013 ratificato dal Parlamento italiano con legge 19 dicembre 2013 n. 153; esso sarà connesso alla rete nazionale dei gasdotti e le relative opere di connessione sono state autorizzate, in capo a SNAM, con decreto 21 maggio 2018 del Ministro dello sviluppo economico, a seguito del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 marzo 2018;
il suddetto Accordo contiene l'impegno dei tre Stati a sostenere il progetto nei tempi previsti e l'obbligo a non modificare, evitare o limitare l'accordo, senza il consenso degli altri Paesi;
TAP è lungo 878 chilometri, così suddivisi: Grecia 550 chilometri, Albania 215 chilometri, Mar Adriatico 105 chilometri, Italia 8 chilometri;
la sezione interrata del gasdotto (in Grecia e Albania) avrà un diametro di 48 pollici (1,2 metri), mentre la sezione sottomarina e il tratto a terra in Italia un diametro di 36 pollici (0,91 metri.) Lo spessore della parete del tubo di acciaio sarà compresa tra 17,5 e 31 millimetri;
ad oggi sono stati completati circa tre quarti del progetto, la realizzazione attuale è al 77 per cento; il 99 per cento del tratto in Albania (213 chilometri su 215) è stato completato;
TAP entrerà in funzione all'inizio del 2020 e offrirà nuovo gas all'Italia e all'Europa;
la capacità iniziale di TAP, pari a 10 miliardi di metri cubi all'anno, equivale alla quantità di energia necessaria per 7 milioni di famiglie tra Balcani ed Europa occidentale;
secondo la normativa italiana, TAP costituisce una priorità a carattere nazionale, essendo ritenuto di interesse strategico e di pubblica utilità. TAP è, inoltre, inserito tra i progetti di interesse comune per l'Unione europea;
in Italia, l'82 per cento delle famiglie usa il gas per riscaldamento, acqua calda e per cucinare. TAP è indispensabile per garantire il gas necessario per la produzione di energia elettrica, la mobilità sostenibile e per proseguire sulla strada del processo di decarbonizzazione previsto dalla Strategia energetica nazionale (SEN) in concerto con gli obiettivi del programma europeo Horizon 2020;
a parità di energia utilizzata, la combustione del gas naturale produce dal 25 al 40 per cento in meno di anidride carbonica rispetto ad altri combustibili fossili, ed è esente da particolato;
in prossimità del litorale italiano, nel suo percorso attraverso i 25 chilometri delle nostre acque territoriali nel Mare Adriatico, la condotta sottomarina passerà sotto la costa attraverso un microtunnel di approdo dedicato, lungo 1,5 chilometri, che verrà scavato da terra ad una profondità di 25 metri. La lunghezza complessiva della condotta interrata in territorio italiano sarà di circa 8 chilometri;
questa tecnologia assicura che il gasdotto non abbia alcun effetto sulle praterie di Posidonia in mare e sulla macchia mediterranea a terra. Il gasdotto sarà sempre interrato e quindi non sarà visibile dalla costa e per l'intero percorso del tracciato;
tutto il gas che TAP trasporterà è stato già acquistato per 25 anni, anche da operatori italiani (Enel, Hera ed Edison);
considerato che:
le dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dal Ministro del lavoro e dello sviluppo economico a margine della sua visita istituzionale alla Fiera del Levante del 9 settembre 2018, relativamente alla contrarietà del Movimento 5 Stelle alla realizzazione del gasdotto e alla necessità di trattare il "dossier " TAP in Consiglio dei ministri, fanno temere che i lavori per la costruzione della parte terminale del gasdotto TAP possano essere bloccati a tempo indeterminato;
lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri, Conte, sempre sullo stesso oggetto e sempre per mezzo stampa, ha rilasciato una dichiarazione con la quale ha indicato la volontà del Governo di riesaminare la procedura di gara e di verificare le eventuali irregolarità;
il Ministro dell'economia e delle finanze, Tria, a sua volta, intervenuto in questi giorni sul tema, ha invece auspicato la rapida realizzazione sia di TAP che di TAV, in quanto "grandi collegamenti internazionali",
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo, in relazione alle dichiarazioni relative a TAP, abbia adottato o intenda adottare provvedimenti che possano comportare il rallentamento o il blocco nella realizzazione dell'importante opera infrastrutturale, e, in caso affermativo, quali;
se sia a conoscenza dell'ammontare delle penali derivanti dall'eventuale interruzione del progetto, anche considerando i vincoli di cui si è già trattato in premessa;
quali siano i reali intendimenti dell'Esecutivo nel suo complesso rispetto al futuro dell'opera, anche considerando la pluralità e la contraddittorietà delle dichiarazioni rilasciate dai diversi membri del Governo in questi giorni sul medesimo tema.
(3-00196)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
NANNICINI, MARCUCCI, MALPEZZI, IORI, VERDUCCI, RAMPI, FEDELI, ALFIERI, BELLANOVA, BITI, BOLDRINI, CUCCA, D'ARIENZO, FERRAZZI, GARAVINI, GINETTI, MARGIOTTA, Assuntela MESSINA, MISIANI, PATRIARCA, RICHETTI, STEFANO, TARICCO, VALENTE, VATTUONE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
il 3 settembre 2018 il sottosegretario per l'istruzione, l'università e la ricerca Lorenzo Fioramonti, nel suo profilo "Facebook", ha annunciato la nomina della ex "iena" Dino Giarrusso nel suo staff al Ministero precisando che: "Dino è laureato in Scienze della comunicazione e ha insegnato per vari anni all'Università di Catania, prima di diventare noto in tutto il Paese come giornalista investigativo per lo show televisivo Le Iene. Oltre che svolgere il ruolo di manager della comunicazione e mantenere i rapporti istituzionali tra il mio ufficio, il Parlamento e gli altri ministeri, Dino dirigerà il nostro osservatorio sui concorsi nell'università e negli enti di ricerca". E ancora: "Da quando sono entrato in servizio, meno di due mesi fa, ho ricevuto oltre trenta segnalazioni di concorsi sospetti". Per questa ragione, ha aggiunto: "In attesa che si riesca ad attivare presso il MIUR un vero e proprio ufficio di Ombudsman, Difensore civico, che svolga questa attività in modo regolare e istituzionale (un obiettivo che ci proponiamo di realizzare a breve), Dino e il suo team saranno il punto di riferimento privilegiato per tutti coloro che volessero aiutarci a difendere e diffondere una cultura di trasparenza e meritocrazia nel mondo accademico italiano". Per poi chiosare: "Chi meglio di una ex-Iena per farlo";
a quanto risulta agli interroganti, la ricerca di scoop scandalistici è il lavoro che ha caratterizzato la carriera televisiva del dottor Giarrusso: alla vigilia della sua candidatura in Parlamento, ha condotto l'inchiesta del programma di "Italia 1" sulle presunte molestie sessuali operate dal regista Fausto Brizzi su diverse attrici; a seguito di questa inchiesta Brizzi ha dovuto rescindere contratti ed è stato allontanato dal mondo del cinema; nel mese di luglio 2018 la Procura di Roma ha archiviato le accuse di violenza sessuale nei suoi confronti "perché il fatto non sussiste";
a quanto risulta su "Twitter", il dottor Giarrusso, in risposta al professor Roberto Burioni, virologo di fama internazionale, ha avuto modo di scrivere che "la vulgata secondo cui la comunità scientifica internazionale ulula al vento che è giusto fare 12 vaccini a bambini così piccoli" sarebbe un'assurdità;
premesso inoltre che:
il consiglio dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), nella seduta del 24 gennaio 2018, ha approvato il piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza 2018-2020; il 30 aprile 2018 si è conclusa la consultazione finalizzata ad acquisire proposte e osservazioni; nel corso dell'adunanza del 6 giugno 2018 il consiglio ha approvato le proposte di aggiornamento del piano effettuate a seguito della chiusura della consultazione pubblica. In data 14 maggio 2017, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha approvato le linee di indirizzo per l'aggiornamento del piano nazionale anticorruzione 2017 - sezione università approvato con delibera ANAC n. 1208 del 22 novembre 2017. In data 31 gennaio 2018, il Ministero ha adottato il piano triennale di prevenzione della corruzione e per la trasparenza nell'amministrazione per il periodo 2018-2020;
la legge 6 novembre 2012, n. 190, ha introdotto disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione, stabilendo l'obbligo per le amministrazioni di nominare un responsabile per la prevenzione della corruzione e di adottare un piano triennale di prevenzione della corruzione che tutte le università, nella loro autonomia costituzionalmente garantita, hanno approvato,
si chiede di sapere:
quali siano i contenuti e i termini del contratto stipulato tra il dottor Dino Giarrusso e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
quali siano le funzioni dell'ipotizzato "osservatorio sui concorsi nell'università e negli enti di ricerca" annunciato tramite "Facebook" e se il Ministro in indirizzo ritenga che il dottor Giarrusso, indicato a ricoprire un ruolo dirigenziale nel percorso verso la costituzione di questo nuovo strumento di controllo, abbia le caratteristiche e le qualifiche per svolgere un compito così delicato;
quali saranno i rapporti dell'ipotetico futuro "osservatorio" e del dottor Giarrusso per conto del Ministero con l'ANAC e con le strutture già esistenti per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza all'interno del Ministero stesso, delle università e degli enti di ricerca;
quali azioni abbia intrapreso in merito alle "oltre trenta segnalazioni di concorsi sospetti" di cui ha parlato pubblicamente il sottosegretario Fioramonti.
(3-00187)
MIRABELLI - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
la Prefettura di Caserta, nei giorni scorsi, avrebbe deciso di togliere al signor Benedetto Zoccola, riconosciuto vittima superstite della criminalità organizzata, la vigilanza fissa di fronte all'abitazione e la possibilità di avere la scorta fuori dalla regione Campania;
Benedetto Zoccola è stato dichiarato vittima superstite della criminalità organizzata per aver contribuito all'arresto e alla condanna dei capi della camorra mondragonese. In conseguenza di tali fatti ha subito due attentati dinamitardi, uno davanti all'abitazione della sua famiglia e uno in cui ha subito lesioni gravi e permanenti tra cui la vista all'occhio destro e l'udito all'orecchio destro, nonché postumi di trauma cranico e una grave depressione post traumatica;
Benedetto Zoccola continua a vivere a Mondragone, dove la presenza della criminalità organizzata è significativa e dove vivono i familiari delle persone che ha denunciato. A 100 metri dalla sua abitazione vive agli arresti domiciliari la signora Annunziata Gagliardi, la quale è stata denunciata da Benedetto Zoccola per minacce gravi per le quali pende procedimento penale presso la Direzione distrettuale antimafia di Napoli. La stessa Annunziata Gagliardi è figlia di un noto delinquente della zona, uscito da un paio di mesi dal carcere per reati associativi dopo aver scontato una pena di 27 anni;
nel mese di dicembre 2017 è stata recapitata a Benedetto Zoccola, con mittente falso, una lettera da un detenuto in carcere, in cui lo stesso spiegava che gli esecutori dell'attentato bomba subito da Zoccola sono liberi e vivono nel suo stesso paese (lettera consegnata ai Carabinieri di Mondragone);
nel mese di aprile, durante la Pasqua, venivano lanciati fuori dalla sua abitazione, alla presenza dei militari che effettuavano vigilanza fissa, volantini sui quali veniva riportata una frase di "auguri" da parte di un carcerato del seguente tenore: «Song sempe io si nun c'è a' facite voi a fa a galera me a' faccio' io. Vi auguro una buona pasqua dal vostro Leone Gennaro Lisitano. Ciao alla prossima». Anche questi volantini sono stati consegnati ai Carabinieri. Dalle telecamere di sorveglianza si vedono due ragazzi con casco integrale a bordo di un TMAX con targa coperta che lanciano i volantini;
il comune di residenza del signor Benedetto Zoccola dista solo 17 chilometri dalla regione Lazio, dove non potrebbe, con le nuove disposizioni, essere accompagnato dalla scorta;
Benedetto Zoccola è impegnato nelle battaglie per la legalità e contro la camorra in quella terra difficile;
considerato che:
le ragioni delle nuove disposizioni della Prefettura di Caserta non sono note, né risultano essere state comunicate alla persona interessata, così come il dispositivo del provvedimento, il quale è stato comunicato al signor Benedetto Zoccola solo verbalmente e mai per iscritto, nonostante richiesta scritta effettuata da Zoccola prima e per tramite del suo legale poi, il che impedisce allo stesso di tutelare i propri diritti nelle sedi opportune;
con l'alleggerimento della protezione si espone una persona a nuovi rischi, dopo aver già subito attentati e violenze da parte di gruppi criminali, che hanno dimostrato pericolosità e crudeltà,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti descritti;
se intenda chiarire quali siano le motivazioni che hanno portato la Prefettura di Caserta a togliere le misure di protezione nei confronti del signor Benedetto Zoccola, riconosciuto vittima superstite della criminalità organizzata;
se non ritenga opportuno che siano ripristinati, con immediatezza, la protezione fissa davanti all'abitazione e l'accompagnamento su tutto il territorio nazionale per tutelare sia Benedetto Zoccola, sia i suoi familiari;
se non ritenga necessario compiere ogni sforzo possibile per garantire che la protezione e gli aiuti nei confronti di tutti coloro che abbiano messo se stessi in pericolo in nome della legalità e dello Stato non vengano improvvisamente meno e senza che i beneficiari ricevano adeguate motivazioni.
(3-00191)
ERRANI, DE PETRIS, GRASSO, LAFORGIA - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
Industria Italiana Autobus SpA si propone come un player che integra tutta la catena del valore del segmento (costruzione, vendita, riparazione, ricambi) per la produzione di autobus, sulla base della valorizzazione commerciale ed industriale di marchi storici come BredaMenariniBus ed Officine Padane;
Industria Italiana Autobus SpA, attraverso le sue maestranze, raccoglie l'eredità delle due grandi aziende produttrici di autobus nel panorama industriale italiano: la ex Irisbus di Flumeri di Avellino e la BredaMenariniBus di Bologna;
la società BredaMenariniBus nasce nel 1987 dallo scioglimento del consorzio Inbus, le cui produzioni sono trasferite alla Bredabus, di proprietà della Breda Costruzioni Ferroviarie;
a gennaio 2015 BredaMenariniBus viene ceduta da Finmeccanica alla neocostituita Industria Italiana Autobus SpA che rileva, oltre all'impianto produttivo di Bologna, lo stabilimento irpino di Flumeri (Avellino) di proprietà dell'Irisbus Iveco, azienda totalmente acquisita, nel 2003, dal gruppo Fiat;
Industria Italiana Autobus sceglie di concentrare a Bologna il centro logistico dell'azienda e la realizzazione degli autobus per il trasporto urbano, riservando invece allo stabilimento di Flumeri, oltre che l'implementazione di nuove linee produttive, le attività propedeutiche alla messa in strada del segmento turistico e regionale, le grandi revisioni ed il revamping;
l'avvio della costituzione attraverso IIA (Industria Italiana Autobus), di proprietà del Gruppo Del Rosso e Finmeccanica (oggi Leonardo), di un polo unico per la progettazione e la costruzione di autobus e veicoli per il trasporto pubblico su gomma a basso impatto ambientale, pur ereditando le difficili vicende produttive e occupazionali degli stabilimenti ex Irisbus di Flumeri e BredaMenariniBus di Bologna, si propone come un progetto industriale in grado di offrire una risposta all'intera filiera del settore autobus nazionale, colpita dalla crisi dei maggiori produttori italiani;
da molti anni, nonostante gli ordinativi non manchino (si ha notizia di oltre mille autobus di commesse in portafoglio) si trascinano ritardi del piano industriale e pesanti criticità finanziarie che compromettono le attività di Industria Italiana Autobus. Il 6 maggio 2015 sono state avviate le procedure di licenziamento collettivo per un quarto dei lavoratori in forza a Bologna (46 su 184), e nel 2016 a Flumeri sono entrati in cassa integrazione guadagni, 294 dipendenti; mentre l'azienda decide, con una scelta grave, di non investire nella manutenzione degli stabilimenti, particolarmente difficile è la condizione di quello irpino, e di spostare la produzione, in Turchia, al di fuori dei confini nazionali;
ad inizio luglio 2018, al tavolo di confronto presso il Ministero dello sviluppo economico, alla presenza del Ministro, dell'amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, e dei rappresentanti sindacali e delle Regioni coinvolte, il Governo si è dichiarato pronto a far entrare Invitalia nella compagine della società attraverso il "Fondo Pmi Sud", insieme a un nuovo socio privato;
risulta assolutamente necessario garantire il rispetto degli impegni presi nell'ultimo incontro presso il Ministero dello sviluppo economico, il 10 settembre 2018, a cominciare dal rispetto degli obblighi nei confronti della totalità dipendenti, con il pagamento immediato degli stipendi, anche in considerazione del preoccupante avvicinarsi della scadenza degli ammortizzatori sociali, fino agli impegni relativi alla ricapitalizzazione dell'azienda;
negli anni appena trascorsi, nello scenario di crisi globale, i governi delle maggiori economie mondiali hanno potenziato gli investimenti pubblici nei settori dell'ambiente e dei trasporti in funzione della realizzazione di una mobilità sostenibile considerandola un asset strategico per le future strategie di sviluppo,
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire tutte le condizioni necessarie ad implementare un piano industriale e di sviluppo, anche prevedendo un nuovo assetto societario a maggioranza pubblica, affrontando in modo adeguato i problemi di reindustrializzazione e di investimento della produzione negli stabilimenti di Industria Italiana Autobus, al fine di rilanciare il lavoro e la mobilità pubblica ed ecologica per i cittadini;
se e come il Governo, e attraverso quali misure strutturali, intenda restituire certezza e stabilità alle risorse per il trasporto pubblico locale, e se intenda definire un programma di investimenti finalizzato allo sviluppo sostenibile dei sistemi di trasporto pubblico che, si ricorda, continuano a registrare una domanda potenziale molto elevata anche al fine di ampliare l'offerta di lavoro nel settore della ricerca e dell'innovazione tecnologica per la manutenzione e la messa a norma di un parco autobus circolante, che resta ancora tra i più obsoleti d'Europa.
(3-00197)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DE POLI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 10 marzo 2000, n. 62, "Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall'articolo 33, secondo comma, della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. La Repubblica individua come obiettivo prioritario l'espansione dell'offerta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda di istruzione dall'infanzia lungo tutto l'arco della vita";
considerato che:
il programma operativo nazionale (PON), intitolato "Per la scuola - competenze e ambienti per l'apprendimento", finanziato dai fondi strutturali europei e di durata settennale ovvero dal 2014 al 2020, ha quale obiettivo quello di creare un sistema di istruzione e di formazione di elevata qualità;
per la programmazione 2014-2020 sono disponibili circa 3 miliardi di euro per finanziare progetti quali il contrasto alla dispersione scolastica, lo sviluppo della professionalità dei docenti, il rafforzamento delle competenze degli adulti e la riqualificazione degli edifici scolastici;
tenuto conto che:
i bandi pubblicati finora dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, richiamando all'accordo di partenariato CCI 2014IT16M8PA001 per i PON 2014-2020, che stabiliva l'intervento del FSE e del FESR nel settore dell'educazione pubblica, di fatto hanno escluso dalla partecipazione le scuole private o parificate;
al fine di limitare eventuali disparità di trattamento tra le diverse componenti del sistema scolastico nazionale, l'articolo 1, comma 313, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, stabilisce che "Nel programma operativo nazionale Per la scuola - competenze e ambienti per l'apprendimento - riferito al periodo di programmazione 2014-2020, di cui alla decisione della Commissione europea C(2014) 9952 del 17 dicembre 2014 per istituzioni scolastiche, si intendono tutte le istituzioni scolastiche che costituiscono il sistema nazionale di istruzione, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 10 marzo 2000, n. 62";
con decisione del 8 febbraio 2018 C(2018) 598 è stato modificato l'accordo di partenariato tra la Commissione europea e l'Italia per la politica di coesione, recita "il FSE e il FESR interverranno nel sistema nazionale di istruzione",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda promuovere iniziative tali da garantire la partecipazione nei prossimi bandi pubblici relativi ai fondi del PON intitolato "Per la scuola - competenze e ambienti per l'apprendimento" anche agli istituti paritari, e come intenda procedere per sbloccare e quindi utilizzare entro il 2020 le risorse accantonate per le scuole paritarie
(4-00498)
DE POLI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
l'autotrasporto è uno dei settori che ha subito maggiormente gli effetti negativi della crisi economica, registrando nel decennio 2006-2015 una consistente riduzione nel trasporto merci su strada;
nonostante i timidi segnali di crescita economica, per le imprese di autotrasporto permangono forti difficoltà che solo in minima parte trovano risposta in misure di agevolazione fiscale quali quelle previste all'articolo 66, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni;
nonostante le associazioni di categoria abbiano sollecitato più volte il Governo affinché venga emanata quanto prima da parte dell'Agenzia delle entrate la circolare che consenta di definire le deduzioni forfettarie per le spese non documentate dalle imprese di autotrasporto, concesse per i redditi d'impresa dell'anno 2017, gli importi relativi a quanto chiesto sono stati definiti solamente 14 giorni dopo la scadenza del termine di pagamento dell'Irpef a saldo per il 2017, fissato al 2 luglio 2018;
considerato che:
come si apprende dal comunicato stampa del Ministero dell'economia e delle finanze del 16 luglio 2018 e dal comunicato stampa dell'Agenzia delle entrate in pari data, gli importi delle deduzioni forfettarie giornaliere per gli autotrasportatori di merci per conto terzi, in contabilità semplificata o in ordinaria per opzione, registrano una sensibile riduzione rispetto al 2017 (periodo di imposta 2016);
in particolare, per i viaggi effettuati personalmente dall'imprenditore fuori dal Comune sede dell'impresa, la deduzione giornaliera, per le spese non documentate, è stata ridotta da 51 euro (previsti per il periodo d'imposta 2016) a 38 euro per il periodo di imposta 2017. Per i trasporti effettuati all'interno del Ccomune, invece, l'agevolazione fiscale, pari al 35 per cento dell'importo deducibile per i trasporti oltre il territorio comunale, è stata ridotta da 17,85 euro (periodo di imposta 2016) a 13,30 euro per il periodo di imposta 2017;
atteso che un taglio stimato del 25 per cento ha fortemente scosso le associazioni di rappresentanza del mondo artigiano, in quanto le imprese di autotrasporto rischiano di pagare fino a 1.400 euro in più di tasse, cui si sommano la maggiorazione dello 0,40 per cento sulle imposte da versare (interessi moratori dovuti al ritardo nell'emissione del provvedimento da parte governativa), la riduzione prevista per i fondi destinati ai pedaggi autostradali, il caro gasolio, i costi di esercizio, la fortissima concorrenza praticata dai vettori stranieri,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo intendano assumere iniziative per reperire le risorse necessarie a ripristinare l'importo di 51 euro per la deduzione forfettaria giornaliera relativamente al periodo di imposta 2017;
se intendano assumere iniziative atte a tutelare e sostenere il settore dell'autotrasporto prevedendo anche che le imposte sul gasolio commerciale da autotrazione siano sotto il 50 per cento del costo complessivo alla pompa, al pari di altri Paesi europei, così da assicurare maggiore competitività alle imprese italiane in un mercato sempre più europeo.
(4-00499)
ANGRISANI, VACCARO, GAUDIANO, CASTIELLO, DI MICCO, DE LUCIA, GIANNUZZI, RICCIARDI, SANTILLO, GRANATO, RUSSO, PRESUTTO, PACIFICO, L'ABBATE - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
i teatri di tradizione, disciplinati dall'art. 28 della legge 14 agosto 1967, n. 800, e, per il triennio 2018-2020, dall'art. 18 del decreto ministeriale 27 luglio 2017, hanno il compito di promuovere, agevolare e coordinare le attività musicali nel territorio delle rispettive province. La legge prevede che il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sentita la commissione consultiva per il settore musica, possa con proprio decreto riconoscere la qualifica di "teatro di tradizione" a teatri che dimostrino di aver dato particolare impulso alle locali tradizioni artistiche e musicali;
ad essi è concesso, ai sensi del citato art. 18 del decreto ministeriale, un contributo statale destinato alle attività di spettacolo dal vivo. In particolare il contributo viene elargito per progetti triennali, su programmi annuali;
considerato che:
il teatro comunale "G. Verdi" di Salerno è annoverato nell'elenco dei teatri di tradizione riconosciuti;
l'art. 2, comma 2, lettera f), della legge regionale 15 giugno 2007, n. 6, definisce "teatri di tradizione", quei teatri che svolgono come attività prevalente quella di promuovere, agevolare e coordinare, nell'ambito del territorio di competenza, le attività musicali con particolare riferimento all'attività lirica caratterizzata da determinate e definite peculiarità, come le comprovate capacità professionale del direttore artistico;
da quanto risulta agli interroganti, dal 2007 la spesa media per ogni stagione lirico-concertistica è stata di 3 milioni e mezzo di euro, e dal 2010 al 2017, il Comune di Salerno ha speso la somma di 31 milioni di euro, incassando dal botteghino mediamente un valore economico che si aggira tra il 10 e il 15 per cento del costo complessivo sostenuto, accusando ingenti perdite annue di danaro pubblico;
da quanto si apprende dalla rendicontazione dei bilanci del teatro, lo stipendio annuo del direttore artistico si aggira intorno ai 300.000 euro mentre il programma lirico prevede solamente 5 spettacoli a stagione per 3 repliche ognuno, per un totale di 15 aperture di sipario durante l'anno solare;
considerato che, a parere degli interroganti, il ritorno culturale alla città, le opportunità di lavoro per i giovani e la formazione professionale sono decisamente irrilevanti considerando che tutto il materiale e quant'altro serva alla realizzazione di un'opera viene noleggiato dal Comune, su indicazione del direttore artistico, peraltro quasi esclusivamente fuori dall'ambito del territorio cittadino,
si chiede di sapere:
quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo al fine di appurare se, da un punto di vista procedurale, il Comune di Salerno, in qualità di ente gestore ed erogatore di spesa per il teatro "G. Verdi", abbia assolto agli obblighi derivanti dalla normativa vigente in tema di teatri di tradizione e se le imprese liriche coinvolte siano in possesso di tutti i requisiti richiesti dalla legge;
se non intenda adottare misure di competenza affinché venga accertato se ci stia stato un effettivo danno economico per le casse municipali.
(4-00500)
SBRANA - Ai Ministri dell'interno e della salute - Premesso che:
l'ordinanza del Ministero della salute 25 giugno 2018, di proroga dell'ordinanza 13 giugno 2016, recante "Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati", in attesa di un'auspicata legge nazionale ad hoc, istituisce un dettato normativo specifico di tutela degli animali e dell'incolumità pubblica, anche sotto il profilo sanzionatorio;
ai sensi dell'art. 7 dell'ordinanza ministeriale, sussistono precisi compiti in capo al sindaco e al Servizio veterinario pubblico, tra cui effettuare immediate disposizioni per apertura di indagini in collaborazione con le autorità competenti, entro 48 ore dalla ricezione del referto dell'Istituto zooprofilattico sperimentale che non esclude il sospetto di avvelenamento o la presenza di sostanze tossiche o nocive in esche o bocconi avvelenati, provvedendo ad individuare nuclei cinofili antiveleno e organi di polizia giudiziaria, nonché a segnalare con apposita cartellonistica l'area di interesse, procedendo alla bonifica del territorio;
secondo il citato art. 7, al fine di coordinare la gestione degli interventi, le Prefetture attivano un tavolo di coordinamento composto da diversi rappresentanti di istituzioni ed enti specializzati;
eventuali ipotesi di avvelenamento di animali, non solo domestici, integrano il delitto di uccisione o maltrattamento di animali, anche in ipotesi di tentativo, previsto e punito dagli artt. 544-bis e 544-ter del codice penale, la cui modifica è già oggetto di proposta legislativa, al fine di inasprire le pene per illeciti di questo tipo ed introdurre una figura specifica che punisca l'utilizzo e l'abbandono di bocconi o esche avvelenate a danno di animali;
tenuto conto che, a parere dell'interrogante:
gli strumenti normativi indicati sono, allo stato attuale, assolutamente insufficienti per far fronte ai diversi casi, soprattutto recenti, di avvelenamento di cani, senza escludere la moria di altri animali, le cui carcasse potrebbero non essere state rinvenute, come per esempio volatili o gatti, che hanno colpito in particolar modo il Sud Italia, nel quale il fenomeno del randagismo è ormai un grave problema di interesse pubblico nazionale;
diversi Comuni sono impossibilitati a far fronte, autonomamente, alle emergenze del fenomeno del randagismo e dei conseguenti ripugnanti avvelenamenti di animali, sia per insufficiente supporto finanziario, che per mancanza di informazione e di supporto concreto nelle attività di indagine e repressione, di cui all'ordinanza del Ministero della salute citata;
a titolo esemplificativo, si segnala il caso del Comune di Santa Maria di Cedro, in provincia di Cosenza, nel quale si sono di recente verificati episodi di avvelenamento di animali domestici, con presa di posizione da parte del sindaco, mediante avviso pubblico del 2 luglio 2018, avente ad oggetto una richiesta di finanziamento (fuori bando) per la realizzazione di "un punto di informazione e di una struttura ricettiva con annessa oasi canina", sottolineando l'insussistenza di un ricovero in tutti i comuni dell'alto Tirreno cosentino;
a tale avviso pubblico, il nucleo di guardie eco zoofile di OIPA Italia, particolari guardie giurate di nomina prefettizia, con ruolo di pubblico ufficiale con funzioni di polizia giudiziaria, come previsto dalla normativa vigente e confermato da corposa e consolidata giurisprudenza, ha trasmesso allo stesso sindaco richiesta di incontro e proposta di collaborazione per definire strategie deterrenti e di indagine avverso questi episodi delittuosi;
gli episodi denunciati dal Comune di Santa Maria di Cedro rappresentano soltanto una piccola parte degli innumerevoli casi che si verificano a danno degli animali, come per esempio quanto accaduto a Sciacca, in provincia di Agrigento, nel mese di febbraio 2018, con avvelenamento e morte di decine di cani, che ha scosso e indignato l'opinione pubblica italiana o, ancora, la recentissima scomparsa per morte, anch'essa dovuta ad avvelenamento, del cane di razza pastore tedesco di nome "Kaos", addestrato per il soccorso delle persone terremotate, eroe durante il sisma di Amatrice, Norcia e Campotosto. È carico di dolore e rabbia il messaggio di Fabiano Ettore, l'istruttore di Kaos, il cane eroe: «Hai lasciato un vuoto incolmabile per mano di una persona meschina, continua il tuo lavoro lassù, continua a cercare dispersi, a salvare vite umane», ha scritto nel post con una foto del bel pastore tedesco;
considerato che:
come già detto, gli attuali strumenti sono assolutamente insufficienti ed inadeguati per far fronte alle attività di prevenzione e repressione di ipotesi di avvelenamento di animali, sottolineando che certi spiacevoli e delittuosi fenomeni sono conseguenza dello scarso numero del personale competente ad effettuare i controlli necessari e non per mancanza della volontà di intervento da parte delle istituzioni territoriali;
risulta necessario un incremento degli strumenti di lotta a tale preoccupante fenomeno, anche mediante la creazione di una task force in collaborazione con le associazioni animaliste, che dispongono di guardie zoofile e che vorrebbero farne parte, come per esempio l'associazione OIPA Italia, organizzazione di protezione animali, dotata di 130 sezioni locali e di oltre 60 nuclei provinciali di guardie eco-zoofile con un totale di circa 600 guardie, la quale ha predisposto un progetto di collaborazione con i Ministeri dell'ambiente e della tutela del territorio del mare e della salute "Italian network for animal protection", avente ad oggetto unità operativa tra task force per la tutela degli animali da affezione e la lotta al randagismo e corpo nazionale guardie eco-zoofile OIPA Italia onlus, per garantire una maggiore protezione degli animali da compagnia, della fauna selvatica e dell'ambiente, finalizzato a sviluppare una formazione ed un aggiornamento continuo e periodico, nonché attività di informazione della cittadinanza e di repressione di illeciti di questo tipo,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti o abbiano acquisito informazioni dalle autorità competenti in merito alle attività di accertamento e su come far fronte a tali emergenze;
se e quali misure siano state adottate o quali misure ritengano opportuno adottare per prevenire gli atti di avvelenamento di animali domestici e non solo;
se ritengano opportuno realizzare attività a sostegno e programmazione per eseguire in tempi rapidi i tavoli di coordinamento nelle Prefetture in caso di potenziale pericolo per presenza di illecite sostanze velenose su un territorio;
se ritengano opportuno avviare una discussione riguardo alla necessità di aggiornare, modificare ed integrare la normativa attuale sulla tutela degli animali;
se non ritengano opportuno attivare un tavolo tecnico presso i Ministeri di rispettiva competenza con la partecipazione delle associazioni animaliste e figure professionali di settore, al fine non solo di assicurare la maggiore tutela possibile agli animali, ma anche di dare compimento alle ordinanze emesse.
(4-00501)
PERGREFFI - Al Ministro dell'interno - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:
da notizie di stampa pare che la Prefettura di Bergamo dal 2016 stia negando il porto d'armi per difesa personale ad alcuni agenti di Polizia locale in servizio nei comuni dell'area di Zingonia, che da anni consentiva loro di detenere una pistola anche al di fuori dell'orario di servizio;
risulterebbero revocati i porto d'armi anche agli agenti di altri comandi di Polizia locale;
nel 2016 la Prefettura di Bergamo ha dimezzato il rilascio dei porto d'armi per difesa personale passando dai 273 del 2015 (a fronte di circa 350 richieste) ai 134 del 2016 (335 le domande);
considerato che:
a motivare la richiesta del porto d'armi per gli agenti dei comuni dell'area di Zingonia è l'alto tasso di criminalità, nonché le frequenti azioni di prevenzione e repressione che vedono i comandi di Polizia locale intervenire in proprio o in supporto di Carabinieri e Polizia nella lotta al degrado, allo spaccio, alla prostituzione, in particolare nell'area delle torri Anna e Athena e nella zona di piazza Affari;
come dichiarato alla stampa da un agente in servizio a Zingonia, "gli spacciatori sanno chi sono, dove abito, chi sono i membri della mia famiglia. Mi sentirei più tutelato ad avere sempre con me una pistola";
gli agenti di Polizia locale hanno una preparazione idonea a maneggiare e detenere una pistola;
visto che:
i sindaci di Verdellino e Ciserano sostengono convintamente le richieste dei propri agenti di Polizia locale, consci dell'alto grado di rischio della loro attività in un territorio così critico;
tutte le istituzioni, Comuni dell'area, Provincia, Regione e la stessa Prefettura, sono impegnate da anni nel progetto di riqualificazione di Zingonia, che porterà a breve alla demolizione delle torri Anna e Athena;
di fronte a questa azione, che va a bonificare la principale area di spaccio della Bergamasca, il livello di guardia deve salire nell'eventualità di possibili vendette da parte delle bande di spacciatori, motivo per cui vanno ulteriormente tutelati tutti gli operatori di sicurezza della zona;
valutato che gli agenti di Polizia locale, pur essendo sempre più chiamati ad operare in situazioni di pubblica sicurezza, come il contrasto allo spaccio e alla prostituzione, il supporto per sgomberi e l'allontanamento di persone moleste, non dispongono di idonei strumenti di difesa personale (se non per iniziative di qualche regione o singoli comuni) e non possono nemmeno accedere, ad esempio, ai sistemi di identificazione tramite fotosegnalazione, se non tramite i Carabinieri o la Polizia, allungando però notevolmente i tempi operativi di intervento,
si chiede di sapere:
se la rigorosa stretta sul rilascio dei porti d'arma messa in atto dal 2016 sia un'iniziativa autonoma della Prefettura di Bergamo o una direttiva generale valida per tutto il territorio italiano;
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno valutare il rilascio, ove richiesto, del porto d'armi agli agenti di Polizia locale per difesa personale, visto che i comandi di Polizia locale non svolgendo più solo interventi legati alla viabilità, ma sempre più spesso di pubblica sicurezza, hanno personale addestrato all'uso di armi da fuoco;
se abbia intenzione di adeguare le dotazioni di strumenti di difesa personale degli agenti di Polizia locale di tutta Italia, oltre che autorizzandoli all'accesso della banca dati SDI e ai sistemi di fotosegnalazione, aggiornando la normativa sulla Polizia locale che risale agli anni '80;
se non ritenga di concedere specificatamente agli agenti di Polizia locale operanti nell'area di Zingonia che ne facessero richiesta il porto d'armi per difesa personale anche in prospettiva dell'imminente demolizione delle torri di Zingonia, che potrebbe portare gli spacciatori a compiere azioni vendicative.
(4-00502)
CASTIELLO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che, secondo l'interrogante:
i precedenti Governi hanno mostrato inadeguata attenzione per la tutela della salute, contravvenendo alla disposizione di cui all'art. 32 della Costituzione, che qualifica tale diritto come "fondamentale" e ne individua la corrispondenza a un interesse primario della collettività;
e invero il decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, per favorire i gestori dei servizi di telecomunicazioni, riducendone gli oneri, ha permesso di dilatare i limiti di esposizione per la popolazione alle onde elettromagnetiche a mezzo di uno stratagemma tecnico: all'art. 14, comma 8, viene indicato come valore di "inquinamento" misurato, da confrontare con i limiti di legge, un valore non misurato direttamente, ma una stima su una media fatta su 24 ore. Se un impianto, prima della suddetta legge, emetteva valori di radiazioni sopra i limiti consentiti dalla legge, in un qualsiasi momento della giornata veniva costretto alla riconduzione a conformità. Con la nuova legge è sufficiente che rimanga sotto soglia la media dei valori misurati in 24 ore. Poiché le antenne emettono radiazioni rapportate al numero degli utenti collegati, è evidente che durante le ore di scarsa richiesta (la notte in particolare) gli impianti emettono poco segnale, che invece diventa notevole nelle ore di maggiore attività (8-13 e 15-20); ne consegue che durante il giorno rimangono non sanzionabili e tollerabili emissioni che raggiungono oltre il 300 per cento dei limiti di legge;
nella stessa prospettiva di scarsa considerazione della salute pubblica quale valore fondamentale tutelato dalla Costituzione, si colloca il decreto ministeriale 2 dicembre 2014, che detta le linee guida circa le modalità con le quali gli operatori forniscono all'ISPRA e alle ARPA i dati di potenza degli impianti per la valutazione del rispetto dei limiti di esposizione, stabilendo che le medesime agenzie possono eseguire le misure in qualsiasi momento della giornata, quindi anche durante la notte, quando gli impianti emettono scarsi segnali. Per stabilire se nelle 24 ore vengono superati i limiti di legge, esse hanno facoltà di richiedere ai gestori i parametri di emissione degli impianti, sicché, in pratica, la verifica viene eseguita sulla base di dati dichiarati dai gestori stessi e cioè dai soggetti controllati, che si trovano in un evidente stato di conflitto di interessi;
inoltre, la legge n. 164 del 2014 (di conversione del decreto "Sblocca Italia", decreto-legge n. 133 del 2014) ha modificato il codice delle comunicazioni (di cui al decreto legislativo n. 259 del 2003) introducendo l'art. 87-ter, in base al quale i gestori autorizzati possono ingrandire, senza alcun controllo preventivo, gli impianti di un metro di altezza e di 1,5 metri quadrati nella sagoma, autocertificando il rispetto dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici, in pratica senza l'autorizzazione dell'ARPA;
a settembre 2018 è prevista la nuova gara per l'assegnazione delle frequenze per il sistema 5G, che comporterà una vera rivoluzione tecnologica, con servizi erogabili con disponibilità di banda molto superiore (fino a 100 volte) rispetto al sistema 4G e con l'unificazione tra la rete fissa e quella mobile. I servizi che verranno erogati richiederanno l'integrazione delle reti attuali, utilizzando anche differenti tipologie di antenne posizionate su diversi supporti strutturali, tra cui quelli di minori dimensioni che, in ragione del numero e delle localizzazioni, non possono essere trascurati sotto il profilo dell'impatto elettromagnetico sulla popolazione;
fa difetto uno strumento normativo che disciplini la gestione da parte dei Comuni dei canoni di locazione delle aree sulle quali ospitare gli impianti, con riguardo in particolare ai monitoraggi, ai controlli, alla ricerca in ambito epidemiologico, eccetera, tanto più necessario se si considera che, a quanto risulta, il Ministero dello sviluppo economico si sarebbe sino ad ora avvalso della consulenza e del supporto di una fondazione annoverante tra i soci fondatori le compagnie di telefonia mobile con un ulteriore evidente conflitto d'interessi,
si chiede di conoscere, in considerazione del rischio per la salute pubblica, con specifico riguardo alla diffusione delle malattie tumorali, quali concrete e tempestive iniziative sul piano normativo e su quello amministrativo si intenda assumere al fine di assicurare effettiva protezione alla popolazione dal rischio dell'esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici e, in particolare, quali limiti si intenda fissare e quali imparziali ed efficaci controlli si intenda prescrivere, in vista dell'aggravamento del rischio stesso in coincidenza con la prossima operatività del sistema 5G.
(4-00503)
CASTIELLO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
il parco archeologico di Elea-Velia è situato all'interno del parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni iscritto nella lista del patrimonio mondiale UNESCO;
le operazioni di scavo negli anni hanno portato alla luce ragguardevoli reperti sotto il profilo quantitativo e qualitativo che, lungi dall'essere disponibili per i visitatori, sono da molti anni racchiusi in casse abbandonate in una galleria dismessa delle Ferrovie dello Stato, il che non può non suscitare sconcerto e indignazione;
l'attenzione degli amministratori locali e delle forze politiche si è soffermata esclusivamente sulla questione burocratica dell'assegnazione del sito archeologico di Elea-Velia al polo museale di Paestum in luogo del polo museale di Napoli, al quale attualmente inerisce, laddove il vero, centrale problema è costituito dalla custodia ed esposizione al pubblico dei reperti;
tale problema viene da sempre ignorato, tanto che nell'interrogazione a risposta immediata in Commissione 5-00313 del 1° agosto 2018, presentata dall'on. Casciello ed altri si discute esclusivamente dell'accorpamento gestionale dell'area archeologica di Velia al parco archeologico di Paestum piuttosto che a quello di Napoli, negligendo del tutto il vero problema che affligge il parco stesso costituito dalla sottrazione dei reperti alla pubblica fruibilità;
l'allestimento del museo archeologico di Elea-Velia è a parere dell'interrogante un atto di doverosa coerenza con la qualificazione da parte dell'UNESCO dell'area di insediamento come "paesaggio culturale" di eccezionale valore e costituisce, altresì, atto di doverosa coerenza con riguardo agli orientamenti governativi di valorizzazione delle aree depresse del Mezzogiorno, incise da gravissimi fenomeni di spopolamento qual è il Cilento;
l'apertura del museo archeologico di Elea-Velia consentirebbe, tra l'altro, di riattrarre in situ i numerosi reperti disseminati in varie strutture museali fuori dal territorio; ciò contribuirebbe all'arricchimento del museo stesso tale da consentirgli di conseguire il livello di efficace attrattore turistico-culturale, in grado di orientare ben più consistenti flussi turistici di visitatori presso il parco archeologico velino, con i ben intuibili vantaggi sotto il profilo occupazionale, sia diretti che indotti,
si chiede di conoscere quali iniziative concrete si intendano assumere per assicurare ai reperti archeologici idonea custodia e l'ostensione al pubblico, per la valorizzazione del parco archeologico di Elea-Velia.
(4-00504)
CASTIELLO - Ai Ministri dello sviluppo economico e per la coesione territoriale e il Mezzogiorno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
come risulta da una recente ricerca, nei servizi del TG1, su un totale di 1.844 esaminati tra il 1980 e 2010, solo il 9 per cento è riconducibile al Sud (che pure rappresenta il 34 per cento della popolazione italiana). Di Sud si parla nel principale telegiornale una volta ogni 10 servizi e quattro argomenti monopolizzano le notizie: cronaca, criminalità, welfare, meteo. All'interno della cronaca prevalgono i servizi di nera e all'interno del tema criminalità prevale nettamente quello delle mafie. La malasanità è il tema più trattato a proposito del welfare;
quasi il 60 per cento dei servizi riguarda omicidi, rapine, truffe e mafie e, se a questi si aggiungono gli scandali della sanità, il tema dell'illegalità è al centro dell'immagine che trasmette il principale telegiornale italiano: il Sud viene dunque presentato come un ambiente difficile, degradato e irrecuperabile. La questione meridionale è assorbita dal malaffare e dalla criminalità;
il messaggio che viene diffuso è deformante, per non dire devastante: finché c'è illegalità e criminalità nel Mezzogiorno, nessun aiuto è possibile; il crimine e il malaffare sono espressione di una mentalità radicata, un retaggio storico che non si è saputo affrontare; la storia del Sud (compresa quella criminale) non si è prodotta dentro la storia nazionale, ma come un'espressione, devastante ed estrema, della parte negativa del Paese;
ancora più significativo ed inquietante è ciò che proviene dall'analisi degli articoli dedicati al Sud dai due principali quotidiani italiani. Un articolo su 2 avente ad argomento il Mezzogiorno d'Italia si può iscrivere nella cornice rappresentata dalla criminalità, quasi a significare che il Sud non è diversamente immaginabile, né rappresentabile se non a partire dal crimine e dalle mafie. Infatti le due regioni che appaiono di più sui due quotidiani sono la Sicilia e la Campania, seguite a distanza dalla Calabria. Le restanti parti del Mezzogiorno sono in pratica quasi inesistenti nella narrazione giornalistica: un Sud descritto in modo manicheo, come invisibile fuori dalle zone del crimine;
quasi del tutto ignorate sono le aree interne interessate da diffuso spopolamento, le cui bellezze paesaggistiche e le cui originali tradizioni enogastronomiche vengono sistematicamente ignorate;
è rimasta inattuata la legge n. 158 del 2017, che con la disposizione di cui all'art. 14 prescrive che: "Ogni anno il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, d'intesa con l'Associazione nazionale dei comuni italiani, le regioni e le Film Commission regionali, ove presenti, predispone, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, iniziative finalizzate alla promozione cinematografica in favore dei piccoli comuni, anche quale strumento di valorizzazione turistica",
si chiede di conoscere quali iniziative concrete si intendano assumere per evitare che questa situazione di grave, sistematica sperequazione possa continuare ad avvilire e mortificare il Mezzogiorno, con effetti particolarmente punitivi per le aree interne, in spregio ai fondamentali precetti di cui agli articoli 3, comma secondo, e 119, comma sesto, della Costituzione.
(4-00505)
ASTORRE, ZANDA, CIRINNA', PARENTE - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
a seguito dei drammatici fatti di Genova, caratterizzati dal crollo, il 14 agosto 2018, del ponte Morandi che ha causato la morte di 43 persone, il Governo ha annunciato la revisione di tutte le concessioni, oltre all'avvio dell'iter per la revoca di quella ad Autostrade per l'Italia, gruppo Atlantia, concessionaria del tratto autostradale A10, comprensivo del suddetto ponte Morandi;
da alcune indiscrezioni di stampa sembrerebbe emersa l'ipotesi da parte del Governo di introdurre un pedaggio riguardante l'entrata e l'uscita dal grande raccordo anulare di Roma e il tratto autostradale A91 che collega Roma a Fiumicino;
se mai corrispondesse al vero, questa ipotesi si concretizzerebbe in un ulteriore e ingiusto balzello, soprattutto per quei 4 milioni di utenti residenti nell'area metropolitana che per ragioni di lavoro o di studio si recano quotidianamente a Roma, oltre a pregiudicare la competitività dell'aeroporto "Leonardo Da Vinci" di Fiumicino, ed a rappresentare un unicum nel panorama europeo. Infatti, nessuna capitale europea dotata di un anello stradale prevede il pagamento di un pedaggio;
considerato che una simile proposta molte volte è stata tirata in ballo negli ultimi anni. Nel 2010 il Governo di centrodestra aveva prefigurato "maggiorazione tariffaria forfettaria" (un euro per macchine e moto e 2 per camion),
si chiede di sapere:
se le notizie relative all'introduzione di un sistema di pagamento nei tratti autostradali descritti corrispondano al vero;
se i Ministri in indirizzo intendano esprimere una posizione chiara e definitiva in merito.
(4-00506)
FARAONE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
con l'approvazione della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio per il 2018), è stata prevista, all'articolo 1, commi da 622 a 626, la stabilizzazione dei lavoratori titolari dei contratti di lavoro attivati dall'Ufficio scolastico provinciale di Palermo e prorogati ininterrottamente, per lo svolgimento di funzioni di collaboratore scolastico;
successivamente, entro i termini stabiliti, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha bandito una procedura selettiva per titoli e colloquio, come previsto dalla norma;
il decreto dirigenziale di procedura selettiva emanato prevede la stabilizzazione di 305 lavoratori a fronte di 350 posti accantonati in organico previsti dalla norma con copertura finanziaria;
i lavoratori interessati alla stabilizzazione e inseriti negli elenchi, quali titolari dei contratti attivati dall'Ufficio scolastico provinciale di Palermo, fin dal 1999, sono 460 e quindi, in virtù della previsione del bando, oltre 150 lavoratori resterebbero disoccupati, mentre con i 350 posti previsti ed il turnover nei prossimi 3 anni troverebbero occupazione la quasi totalità dei precari storici interessati e utilmente inseriti in graduatoria;
l'articolo 1, comma 626, della legge prevede "Il personale incluso negli elenchi allegati alla convenzione tra l'Ufficio scolastico regionale per la Sicilia e le cooperative (…), che non rientra tra le assunzioni di cui ai commi da 622 a 624, è iscritto in apposito albo, dal quale gli enti territoriali possono attingere per nuove assunzioni di personale, nel rispetto del fabbisogno e della sostenibilità finanziaria";
in merito a ciò, il Comune di Palermo ha dato la disponibilità ad assumere un congruo numero degli aventi diritto ai sensi del citato comma 626, a seguito di un'analisi del proprio fabbisogno di personale "addetto alle mense scolastiche e assistenti disabili" nelle scuole di sua competenza, ma, attualmente, è impossibilitato a dare seguito a detta disponibilità per garantire la sostenibilità finanziaria del Comune almeno per i prossimi 2 anni;
da un'analisi economica, il costo dell'operazione presso il Comune è stato quantificato in 400.000 euro per l'anno 2018 e 1.200.000 euro per l'anno 2019;
in merito alla vicenda le organizzazioni sindacali hanno più volte richiesto un tavolo ministeriale di confronto per definire, innanzi tutto, la vicenda della riduzione dei 45 posti previsti dalla norma e la possibilità di trovare copertura finanziaria per i prossimi 2 anni al fine di garantire l'assunzione da parte del Comune di Palermo del restante personale,
si chiede di sapere:
quali interventi il Ministro in indirizzo intenda promuovere presso i propri uffici, al fine di assicurare una positiva definizione della vicenda, stante l'immotivata riduzione dei posti a bando;
se abbia intenzione di verificare la possibilità di un intervento economico straordinario per gli anni 2018 e 2019 in favore del Comune di Palermo, utile, oltre che a dare sollievo lavorativo a precari storici in una città funestata dalla disoccupazione, a far svolgere un servizio sociale indispensabile per i bambini disabili di Palermo.
(4-00507)
LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico, per la pubblica amministrazione e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo - Premesso che:
l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) è un'autorità di regolazione di servizi di pubblica utilità ai sensi della legge n. 481 del 1995 ed è stata istituita con la legge n. 249 del 1997 ed è anche l'autorità di regolamentazione e di vigilanza sul settore postale;
nonostante l'avvento dei social network, sono milioni i turisti, in particolare quelli che passano le loro vacanze nel nostro Paese, che ancora inviano ai propri familiari ed amici una cartolina turistica raffigurante le bellezze architettoniche e paesaggistiche dell'Italia e pertanto tale "souvenir" resta uno straordinario strumento di pubblicità internazionale dell'Italia, utile anche ad attrarre nuovi turisti e sviluppare l'economia italiana, sempre più specializzata nell'agroalimentare e nel turismo;
successivamente alla liberalizzazione del settore postale che ha permesso anche ad altre aziende di recapitare "invii postali", altre aziende, in alternativa a Poste italiane, hanno iniziato ad occuparsi della raccolta e recapito delle cartoline turistiche all'utenza finale non solo ai destinatari del nostro Paese ma anche all'estero;
nel nostro Paese sono principalmente due gli operatori postali, alternativi a Poste italiane, che hanno conquistato un'ampia fetta del mercato delle spedizioni delle cartoline turistiche, si parla infatti di decine di milioni di pezzi spediti ogni anno e sono GPS (Global Postal Service) e Friend Post (marchio della Express group Srl);
tali aziende non utilizzano i classici "francobolli", ad uso esclusivo di Poste italiane, per farsi pagare il servizio di spedizione, ma dei più semplici "adesivi postali", molto (e forse troppo) simili ai francobolli, che vengono apposti dai mittenti sulle cartoline turistiche nella posizione da sempre prevista per l'affrancatura, identificando così non solo il prezzo pagato, ma anche l'operatore postale che si dovrà occupare del recapito;
l'enorme crescita di questo particolare business è favorita anche dal fatto che i francobolli da alcuni anni sono sempre meno distribuiti nelle tabaccherie (che ormai hanno solo i più classici bolli) e sono totalmente scomparsi nei punti vendita delle cartoline turistiche, soprattutto perché tali negozianti si rifiutano di distribuire anche i francobolli, poiché nel commercializzare gli "adesivi postali" hanno un margine di guadagno superiore e meno problemi burocratici;
purtroppo, però, i turisti che acquistano in questi negozi le cartoline turistiche e i relativi "adesivi postali" per la spedizione spesso non imbucano le cartoline così affrancate nelle cassette postali di GPS e Friend Post (di colore giallo) presenti con grande evidenza in tutti questi punti vendita, ma le imbucano molto spesso erroneamente nelle classiche cassette postali di Poste italiane (di colore rosso), in modo che ogni anno milioni di cartoline finiscono nella rete di recapito di Poste italiane che, a causa della obsolescenza dei propri macchinari spesso non riesce a riconoscerle e separarle dalla propria posta e quindi finisce per consegnarle a proprie spese ai destinatari, ma che altrettanto spesso riesce invece ad individuare e ad accumulare presso i suoi magazzini, ostacolandone la restituzione ai citati operatori privati, se non previo pagamento dei costi operativi di recupero, non curandosi cosi minimamente dei diritti dei consumatori sia mittenti che destinatari al recapito di qualsiasi invio postale e a danno del servizio pubblico di cui peraltro è incaricata proprio Poste italiane;
da questi fatti deriva la questione riguardante milioni di consumatori turisti e delle loro cartoline mai recapitate nell'indifferenza delle istituzioni preposte;
infatti attualmente, anche a causa di una errata ed incompleta regolamentazione di Agcom (la delibera n. 621/15/Cons che il TAR ha dichiarato gravemente carente in alcune sue parti, non esplicita gli obblighi degli operatori postali in questi casi e non prevede neanche la reciprocità delle restituzioni tra gli operatori), da circa 4 anni sono circa 4 milioni (circa un milione all'anno) le cartoline "tenute in ostaggio" da Poste italiane e che non sono state restituite a GPS e Friend Post impedendo loro così di recapitarle ai destinatari sia italiani che stranieri;
considerato che l'immagine dell'Italia all'estero generata da questo problema è a parere dell'interrogante gravemente compromessa e sta raggiungendo livelli preoccupanti la mancata tutela dei consumatori e per l'enorme eco derivante dalle proteste diffuse su internet e sui social network. Sono infatti centinaia ormai i blog di viaggi e turismo, soprattutto internazionali, che giornalmente denigrano l'organizzazione del turismo nel nostro Paese, anche per la mancata consegna di milioni di cartoline che spesso si invita a non spedire più, generando così un danno economico di milioni di euro oltre che d'immagine del Paese;
questo mancato recapito di milioni di cartoline non sembra neanche trovare una soluzione nel breve periodo;
l'unica certezza è che ogni anno aumenta di un milione il numero dei turisti che conserveranno un pessimo ricordo del nostro Paese anche per non aver potuto far recapitare il più classico dei "souvenir" ai propri cari (si prevede che a fine 2018 saranno 5 milioni le cartoline tenute "in ostaggio" il cui recapito è impedito da Poste italiane),
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se intenda avviare quanto prima la riforma delle autorità indipendenti e in particolare la revisione delle competenze assegnate all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, come previsto da entrambi i programmi della Lega e del Movimento 5 Stelle e nell'ambito dell'efficientamento della pubblica amministrazione previsto dal contratto di governo;
se non ravvisi nella situazione descritta elementi urgenti di intervento nei confronti di Poste italiane a tutela dell'immagine turistica del nostro Paese e dell'economia che ogni anno subisce un grave danno;
se risulti che l'autorità Antitrust (Agcm) abbia avviato verifiche sulle pratiche commerciali degli operatori "GPS" e "Friend Post" e sul comportamento anticoncorrenziale di Poste italiane a tutela di milioni di consumatori turisti italiani e soprattutto stranieri, ma anche a tutela del turismo, una delle più importanti industrie del nostro Paese;
quali misure urgenti intenda attivare per mettere argine ad uno scandalo silenziato, che deve essere affrontato, sanzionato e risolto al più presto.
(4-00508)
CANGINI - Ai Ministri dell'interno e della salute - Premesso che:
da notizie di cronaca pubblicate nei giorni scorsi, è emerso che molti ospedali italiani, luogo di sofferenza e di dolore, sono sempre più connotati come una terra di nessuno: residenza fissa di clochard, luogo di scorribanda per ladri seriali, teatro di piccole ma odiose vessazioni poste in essere ai danni di anziani e degenti, oltre che di gravi violenze che hanno per vittime il personale sanitario di pronto soccorso e non solo;
in data 23 agosto 2018, un clochard cinquantenne di etnia rom è stato tratto in arresto ad Ancona con l'accusa di aver commesso una duplice violenza sessuale nei locali dell'ospedale "Torrette". Sempre dalle notizie riportate dalla stampa, è emerso che il senzatetto si sarebbe difeso accusando le presunte vittime di una macchinazione volta a rilevare la sua postazione di mendicante, che "da quattro anni" considera al pari di un posto fisso all'interno dell'ospedale;
quanto verificatosi dovrebbe far fortemente riflettere chi è preposto a garantire l'incolumità di chi lavora e di chi si rivolge per le cure ad una struttura sanitaria,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno intraprendere ogni iniziativa di competenza, affinché sia appurato quanto descritto;
quali misure intendano adottare per assicurare la sicurezza di chi, per necessità o per lavoro, frequenta l'ospedale Torrette di Ancona e, più in generale, tutti i grandi ospedali italiani;
attraverso quali misure ritengano di poter conciliare il diritto alla salute dei pazienti col diritto alla sicurezza che dovrebbe essere garantito a tutti, a partire da chi, suo malgrado, già versa in condizioni di sofferenza e disagio.
(4-00509)
RAMPI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che:
secondo la Federazione internazionale dei diritti umani, il 28 agosto 2018, circa 180 rifugiati e richiedenti asilo di nazionalità cambogiana e vietnamita, compresi circa 50 bambini, alcuni di pochi mesi, sono stati arrestati in un raid della polizia a Bang Yai, provincia di Nonthaburi, a nordovest di Bangkok;
secondo quanto risulta dalle organizzazioni internazionali, la maggior parte degli arrestati aveva fatto domanda per ottenere lo status di rifugiato presso l'alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) o aveva già ottenuto tale status dall'UNHCR;
38 cambogiani arrestati sono stati trasferiti direttamente al centro di detenzione di immigrazione di Suan Phlu (IDC) di Bangkok senza essere stati portati in tribunale. Ad oggi rimangono in detenzione e rischiano la deportazione;
38 uomini vietnamiti sono stati condannati al pagamento di 5.000 baht tailandesi dal tribunale distrettuale di Nonthaburi, con l'accusa di ingresso illegale o soggiorno illegale, ai sensi degli articoli 11, 62 e 81 della legge sull'immigrazione. Rimarranno imprigionati per 10 giorni nella provincia di Pathumthani. Al loro rilascio, saranno trasferiti all'ID di Suan Phlu di Bangkok, dal quale potrebbero poi essere espulsi;
35 donne vietnamite e i loro figli sono state trasferite nell'ufficio distrettuale di Bang Yai. Le donne sono state separate dai loro figli il 30 agosto 2018 e successivamente detenute nella provincia di Pathumthani;
due dissidenti cinesi, Yang Chong e Wu Yuhua, sono stati arrestati fuori dall'ambasciata della Nuova Zelanda a Bangkok il 29 agosto 2018: rischiano di essere deportati in Cina, nonostante abbiano ottenuto lo status di rifugiato dall'UNHCR;
considerato che a parere dell'interrogante la detenzione di rifugiati e richiedenti asilo è in violazione dell'articolo 9 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR). La detenzione di rifugiati e richiedenti asilo è in violazione dell'articolo 37 della Convenzione sui diritti dell'infanzia (CRC). La deportazione dei richiedenti asilo nei loro Paesi d'origine, dove potrebbero essere esposti al rischio di tortura, viola l'articolo 3 della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (CAT). La Thailandia ha sottoscritto tutte e tre le convenzioni,
si chiede di sapere quali ulteriori elementi informativi il Ministro in indirizzo intenda fornire circa i fatti e le violazioni descritti e quali iniziative intenda adottare al fine di evitare le gravi conseguenze che i rifugiati e i richiedenti asilo dovranno affrontare qualora fossero deportati in Vietnam, Cambogia e Cina.
(4-00510)
NENCINI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
l'impianto siderurgico Ilva di Taranto, il più grande d'Europa e anche uno dei più moderni, è uno stabilimento di interesse strategico per il nostro Paese;
l'impianto dell'Ilva è stato oggetto, fin dal 2013, con l'approvazione del decreto-legge n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 89 del 2013, di una disciplina speciale, che ne ha stabilito il commissariamento, prevedendo la prosecuzione dell'attività produttiva e la predisposizione di un piano di misure e di attività di tutela ambientale e sanitaria;
la ricollocazione sul mercato del complesso industriale Ilva è stata impostata, nel rispetto delle regole europee, secondo un procedimento complesso idoneo a garantire l'esigenza di coniugare la tutela ambientale e sanitaria della popolazione con i livelli produttivi e occupazionali dello stabilimento e dell'indotto;
nel giugno 2017 il Ministro dello sviluppo economico, con decreto, ha autorizzato i commissari straordinari dell'Ilva a procedere all'aggiudicazione del gruppo Ilva ad Am Investco, cordata formata da ArcelorMittal e Marcegaglia;
il piano industriale presentato da Am Investco prevedeva investimenti per 2,4 miliardi di euro finalizzati al risanamento ambientale della fabbrica, alla copertura dei parchi minerari e all'adozione di nuove tecnologie per ammodernare gli impianti, nonché un rimborso per 1,8 miliardi di euro a favore dello Stato e dei creditori;
il mancato accordo con le organizzazioni sindacali non ha permesso alla Am Investco di subentrare nella proprietà entro fine giugno 2018 e conseguentemente il commissariamento, in scadenza il 30 giugno 2018, è stato prorogato al 15 settembre, su richiesta dei commissari che, in presenza delle tensioni relative al piano occupazionale, hanno preferito allungare i tempi per la cessione ad Am Investco;
in assenza della proroga al 15 settembre, la Am Investco avrebbe avuto 2 opzioni: rinunciare all'acquisizione oppure procedere direttamente con le assunzioni, partire con il rilancio del sito e continuare l'opera di risanamento ambientale e produttivo del sito e del territorio;
il primo atto del Governo Conte, concepito dopo un mese dal proprio insediamento, è stato quello di inviare una nota all'Anac (Autorità nazionale anticorruzione) per segnalare presunte anomalie nelle procedure di aggiudicazione della gara e chiedere un parere in merito;
mesi di campagna elettorale incentrata sulla chiusura del sito di Taranto e su una non meglio precisata riconversione hanno rallentato ulteriormente e rischiato di mettere in discussione il piano di rilancio e di conseguenza il futuro industriale di una filiera strategica, la tenuta dell'equilibrio della bilancia commerciale, nonché il destino di 20.000 lavoratori;
la chiusura dell'Ilva costerebbe al Paese un punto di Pil, la perdita di 14.000 posti di lavoro diretti, più quelli dell'indotto e la fine della produzione dell'acciaio a Taranto, con conseguenze negative anche negli altri siti italiani appartenenti al gruppo;
recentemente il Ministro in indirizzo a mezzo stampa, in considerazione dello stallo delle trattative tra le parti, ha dichiarato la propria disponibilità per incontrare gli assegnatari, al fine di verificare eventuali margini di miglioramento dell'offerta,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso e necessario intervenire per accelerare l'uscita dall'attuale fase della gestione commissariale dell'Ilva di Taranto e comunicare esattamente quali saranno i tempi necessari per la consegna dello stabilimento al nuovo gestore o per l'annullamento della gara d'appalto.
(4-00511)
SBROLLINI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:
da quando la società Deroma SpA di Malo (Vicenza) è in commissariamento straordinario, in applicazione della legge Prodi (legge n. 95 del 1979), si è creato un clima positivo con la collaborazione fra il commissario Marco Cappelletto e il nuovo direttore generale che ha consentito di rimettere in sesto un'azienda che era in profonda crisi;
mai come in questo periodo la Deroma ha visto fatturati in crescita, stipendi e salari regolari, lavoro costante;
fino a poco prima della pausa estiva sembrava ormai arrivata una nuova proprietà, la società "Scheurich/Bavaria Industries group", designata dal commissario con il benestare del Ministero dello sviluppo economico;
il piano industriale proposto e scelto prevedeva il mantenimento dell'occupazione e investimenti nel sito;
considerato che, a quanto risulta all'interrogante:
sarebbe arrivato un ricorso al Tar da parte di una delle due cordate "perdenti", e precisamente il fondo norvegese "Njord Terra Lux", con conseguenza di sospensiva cautelare della procedura;
a seguito di ciò, i lavoratori, le lavoratrici e i sindacati si sono trovati in una situazione di improvvisa preoccupazione proprio prima della pausa estiva;
gli anni che hanno preceduto il commissariamento della società Deroma SpA sono stati difficili, con incertezze sul fatturato in calo, periodi di lavoro molto brevi, ritardi e rateizzazione delle retribuzioni per i dipendenti dell'azienda,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti descritti e se ritenga di condividere le preoccupazioni dei lavoratori della Deroma SpA per la situazione che si è venuta a creare;
se non ritenga di dover fare chiarezza sulla vicenda della società, confermando la correttezza della procedura che ha portato alla scelta della società Scheurich/Bavaria Industries group come acquirente della Deroma SpA;
se non reputi necessario avviare con immediatezza un confronto con le parti interessate e le rappresentanze sindacali per arrivare alla soluzione positiva e rapida dell'acquisizione della Deroma SpA.
(4-00512)
MALLEGNI, FLORIS - Al Ministro della giustizia - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:
nei giorni scorsi, il carcere di Sanremo (Imperia) è stato teatro di scontri tra un gruppo di detenuti stranieri e l'unico agente della Polizia penitenziaria presente, a seguito del rifiuto dei primi a rientrare nelle proprie celle, al termine delle attività ricreative;
le ripetute minacce nei confronti dell'agente hanno reso necessario l'intervento di altri agenti e la messa in sicurezza degli altri detenuti che non partecipavano alla protesta;
il Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria (SAPPE) ha lanciato ripetuti allarmi, ribadendo di non riuscire più a garantire l'incolumità degli utenti e ad adempiere alle prescrizioni stabilite dalla Costituzione, considerato che il personale è sottoposto a un forte disagio lavorativo causato dal dover fronteggiare innumerevoli eventi critici e sempre più frequenti episodi di aggressione;
sempre di recente, a distanza di pochi giorni da un'apposita nota di allarme inoltrata al Provveditorato regionale della Sardegna sulla pericolosità di alcuni detenuti presenti nella casa circondariale di Cagliari-Uta, si sarebbe verificata un'aggressione nei confronti di agenti della Polizia penitenziaria in servizio nello stesso istituto penitenziario;
un detenuto, destinatario di numerosi rapporti disciplinari, appena uscito dall'infermeria per essere accompagnato all'isolamento, si sarebbe scagliato con delle lamette contro i poliziotti in segno di protesta per il provvedimento adottato nei suoi confronti e solo l'immediato intervento degli agenti ha evitato conseguenze disastrose;
come denunciato dal segretario regionale per la Sardegna del SAPPE, i penitenziari sardi stanno diventando il luogo di accoglienza di numerosi detenuti stranieri, provenienti dalle carceri della penisola, di difficile gestione e con diversi provvedimenti disciplinari a carico, che necessitano di un controllo costante dei poliziotti che attualmente continuano ad essere insufficienti, specialmente nel ruolo dei sovrintendenti e degli ispettori, la cui carenza si aggira intorno al 70 per cento dell'organico ministeriale previsto;
un'ulteriore situazione di caos si è verificata in due carceri della Toscana, entrambe denunciate dal segretario generale del SAPPE: nel carcere di Lucca, il 22 agosto, un detenuto di nazionalità rumena, non nuovo ad episodi del genere, avrebbe aggredito un poliziotto, sferrandogli una gomitata in pieno volto. Ad aggravare ulteriormente l'episodio il fatto che si sarebbe trattato di una vera e propria ritorsione ai danni del poliziotto, responsabile, secondo il detenuto, di un provvedimento disciplinare emesso a suo carico; nel carcere di Prato, il 2 settembre, un detenuto di origini sudamericane avrebbe aggredito con violenza 4 agenti della Polizia penitenziaria e lo avrebbe fatto a più riprese. Il tutto sarebbe scaturito da una lotta tra gang rivali all'interno del penitenziario;
a prescindere dalle cause, ancora una volta si assiste a gravi episodi che evidenziano la mancanza di sicurezza nelle carceri italiane, dovuta al sovraffollamento e alla carenza di organico,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza degli episodi citati;
se ritenga di disporre con urgenza un'ispezione nelle case circondariali menzionate, al fine di accertare le condizioni di sicurezza degli agenti di polizia, sempre più spesso vittime di aggressioni e maltrattamenti;
quali misure intenda adottare per conseguire in breve termine apprezzabili effetti di sicurezza in tutti gli istituti penitenziari italiani e per aumentare l'organico della Polizia penitenziaria con priorità per quelli che registrano maggiori problemi gestionali.
(4-00513)
SICLARI - Al Ministro della salute - Premesso che:
la legge 18 agosto 2015, n. 134, recante "Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie", prevede i seguenti adempimenti: aggiornamento da parte dell'Istituto superiore di sanità delle linee guida sul trattamento dei disturbi dello spettro autistico in tutte le età della vita, sulla base dell'evoluzione delle conoscenze fisiopatologiche e terapeutiche derivanti dalla letteratura scientifica e dalle buone pratiche nazionali ed internazionali; aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA), con l'inserimento, per quanto attiene ai disturbi dello spettro autistico, delle prestazioni della diagnosi precoce, della cura e del trattamento individualizzato, mediante l'impiego di metodi e strumenti basati sulle più avanzate evidenze scientifiche disponibili; aggiornamento da parte del Ministero della salute delle linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nei disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS), con particolare riferimento ai disturbi dello spettro autistico, di cui all'accordo sancito in sede di Conferenza unificata il 22 novembre 2012;
le linee di indirizzo sono state aggiornate in sede di Conferenza unificata del 10 maggio 2018, ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della legge n. 134, tra il Governo, le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano e gli enti locali sul documento recante "Aggiornamento delle linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nei Disturbi dello Spettro Autistico", con il coinvolgimento delle associazioni degli utenti che hanno condiviso sostanzialmente il testo definitivo;
l'aggiornamento delle linee guida, di competenza dell'Istituto superiore di sanità, è stato avviato e dal mese di settembre 2018 si insedierà il panel degli esperti per la revisione della linea guida n. 21 per l'età evolutiva e di una nuova linea guida per gli adulti;
l'autismo è stato inserito in maniera esplicita all'interno dell'articolo 60 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, che ha definito i nuovi LEA, ai sensi della legge n. 134, ma con ancora delle criticità, soprattutto in tema di riparto di competenze fra Stato e Regioni, che svolgono un fondamentale ed insostituibile ruolo di "prossimità" assistenziale,
si chiede di sapere:
se, in attuazione del richiamato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro in indirizzo intenda dare attuazione all'aggiornamento continuo e costante dei LEA, con il necessario supporto delle associazioni che con grande competenza si occupano di autismo e valorizzare il loro ruolo, come è stato fatto anni fa in Gran Bretagna con la National autistic society, apportando i necessari miglioramenti alla normativa vigente;
come intenda procedere con la realizzazione dei servizi che derivano dallo specifico impianto normativo e regolamentare in materia;
se intenda elaborare ed adottare un regolamento unico nazionale di accreditamento per i servizi, eliminando di fatto i rischi di disparità di trattamento nelle Regioni;
se intenda, al fine di dare piena e continua attuazione alla citata legge n. 134 del 2015, mantenere il finanziamento di 10 milioni di euro, come già confermato nelle ultime 3 leggi di bilancio.
(4-00514)
GARAVINI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
la Rai è depositaria dell'informazione pubblica italiana e nello svolgimento della sua funzione tutela il rispetto dell'articolo 21 della Costituzione;
la fruizione dei contenuti informativi ha subito un'evoluzione epocale e, oggi, l'informazione non ha confini geografici, né tecnologici. Ci si informa in qualsiasi parte del mondo attraverso qualsiasi supporto, dalla carta agli smartphone e tablet;
la Rai ha già avviato un'importante opera di digitalizzazione dei contenuti che ha reso disponibile in diretta streaming tutte le dirette televisive. Questa opportunità, però, è valida solo per gli utenti connessi da territorio italiano;
la Rai dispone dei diritti di trasmissione solo per il mercato nazionale, ad eccezione del canale "RaiNews" che è disponibile anche all'estero. I telegiornali delle singole reti, invece, non sono disponibili per la mancanza dei relativi diritti;
oltre a essere depositaria dell'informazione pubblica, la Rai rappresenta una fonte primaria di notizie, attendibili e ufficiali per gli Italiani all'estero, siano essi residenti, temporaneamente residenti o si trovino al di fuori dei confini nazionali, perché in vacanza;
anche eventi drammatici, quali ad esempio i tragici fatti accaduti a Genova il 14 agosto 2018, hanno fatto emergere in tutta la loro gravità come sia utile, per chi si trova all'estero, essere aggiornato in tempo reale su quanto accade in Italia. I connazionali residenti al di fuori dei confini hanno qui i propri cari e curano frequentemente strettissimi contatti con le loro realtà di origine. È comprensibile che, proprio in concomitanza di incidenti o eventi traumatici di rilevanza nazionale, sia particolarmente impellente la necessità di seguire in diretta informazioni pubbliche istituzionali, almeno in formato digitale. Anche nelle tragiche ore del crollo del ponte Morandi, invece, non era possibile seguire i telegiornali nazionali in streaming dall'estero, né su smartphone né su tablet;
dal 1° aprile 2018 è in vigore il nuovo regolamento dell'Unione europea sulla portabilità dei contenuti digitali (regolamento UE 2017/1128). Le norme si applicano obbligatoriamente ai servizi a pagamento, mentre i fornitori di contenuti gratuiti possono, o meno, scegliere se abbattere a loro volta le barriere che impediscono agli utenti di guardare la programmazione dall'estero;
a parere dell'interrogante si può venire a creare un'infelice situazione per la quale il servizio pubblico risulta svantaggiato rispetto ai competitor privati che, invece, rendono fruibili i loro contenuti anche all'estero, peraltro a pagamento,
si chiede di sapere quali azioni di propria competenza il Governo intenda adottare per promuovere da parte della Rai il recepimento delle nuove normative UE sulla portabilità, per rendere possibile anche a chi è all'estero la fruizione dei contenuti informativi della televisione pubblica italiana e per rendere più competitiva l'azienda nel contesto internazionale, colmando il gap rispetto ad altri operatori privati.
(4-00515)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il fenomeno del "risparmio tradito" ha ridotto sul lastrico almeno 500.000 famiglie, azzerate dei loro sudati risparmi;
l'ennesimo grave episodio di gestione a parere dell'interrogante delinquenziale del credito e del risparmio riguardante Ubi Banca è stato raccontato da numerose puntate de "il Fatto Quotidiano", l'ultima del 29 agosto 2018, in merito ad una sanzione della Banca centrale europea ad Ubi Banca, dopo un'ispezione del 2016, per le falle nelle misure di prevenzione e gestione dei conflitti di interesse dei suoi vertici. Multa che potrebbe arrivare sino a 300 milioni di euro, in seguito alle indagini e alle perquisizioni avviate dalla Dia (Direzione distrettuale antimafia) il 25 maggio 2017 sulle falle nei controlli dei rischi e delle procedure antiriciclaggio di Ubi;
la Procura della Repubblica di Bergamo, dopo anni di indagine, aveva chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio di 30 esponenti apicali di Ubi, oltre alla stessa banca, per i reati di ostacolo alle funzioni di vigilanza ed illecita influenza sull'assemblea. Secondo la magistratura l'assemblea dei soci oggetto del maxi processo di Bergamo "si sarebbe svolta in maniera del tutto irregolare, ovvero ponendo in essere condotte integranti atti simulati o fraudolenti in modo da determinarne la maggioranza a vantaggio dei soggetti interessati alla governance del Gruppo UBI". Sempre secondo il pubblico ministero Fabio Pelosi, l'assemblea sarebbe stata gestita mediante "un reclutamento serrato che ha visto le strutture aziendali piegate agli interessi (…) secondo un meccanismo di proselitismo finalizzato alla conservazione del potere (…) anche mediante la configurazione di un sistema di deleghe in bianco ovvero palesemente false", "con costi rimasti a carico della banca, con distrazione di risorse rispetto all'ordinaria attività";
in palese contrasto con le vigenti norme sull'onorabilità, molti tra gli imputati rinviati a processo sono tuttora alla guida dell'istituto;
copiosa è la documentazione investigativa contenuta nei fascicoli della Procura della Repubblica di Bergamo (procedimenti penali n. 6019/2014 e n. 12244/2016), con particolare riguardo alla perizia del dottor Giannattasio, esperto di Banca d'Italia, incaricato dal sostituto procuratore della Repubblica, Fabio Pelosi, alle annotazioni del nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di finanza, a quanto sin qui noto del fascicolo di indagine della Procura della Repubblica di Brescia, Direzione distrettuale antimafia (n. 2004/2017), ai numerosi procedimenti sanzionatori delle autorità di vigilanza nazionali ed europee, dai quali emergerebbe un comprovato coinvolgimento dei vertici aziendali e di singoli soggetti in ordine a distinte e gravissime ipotesi di reato, culminate nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura della Repubblica di Bergamo e dalla Procura della Repubblica di Milano (R.G. n. 13921/2015 per la controllata IWBank SpA), riguardanti, altresì, un complesso ed articolato accordo posto in essere in contrasto ai disposti, di cui all'art. 2638, comma 3, del codice civile, al testo unico bancario (di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993), ed alle vigenti normative speciali;
sarebbero state acclarate dagli inquirenti condotte gravemente illegittime (commissive, omissive e di mala gestio) poste in atto dal medesimo istituto di credito, a mezzo dei suoi amministratori pro tempore , dei suoi organi di controllo e di compliance, e, per quanto di competenza, delle società di revisione incaricate, per aver violato e non aver osservato le norme statutarie, di regolamento e di legge vigenti (con l'"aggravante" che si tratta di istituto di credito quotato in borsa, condotte che avrebbero recato grave danno patrimoniale e reputazionale all'istituto bancario stesso ed alla compagine sociale tutta);
considerato che, a quanto risulta all'interrogante:
sarebbe stata comprovata in atti la sussistenza di una gestione definita dalla magistratura "patronale e familistica" dell'istituto bancario da parte dei membri dei suoi organismi di vertice, palesatasi in una lunga serie di operazioni, anche illecite, in conflitto di interesse diretto ed indiretto, in danno della medesima società Ubi Banca e di tutta la compagine sociale, finalizzate all'esclusivo vantaggio dei vertici citati;
esistono ipotesi di reato contestate in tutti i filoni di inchiesta della Procura distrettuale della Repubblica di Brescia (DIA), dai quali emergerebbe l'esistenza invasiva di una struttura a dir poco inquietante, finalizzata al controllo degli aspetti gestionali più delicati di Ubi Banca, con particolare riferimento alla violazione degli obblighi connessi alla vigente normativa "antiriciclaggio" e agli obblighi dell'area "anti money laundering" nonché alla presunta manipolazione del sistema informativo "Gianos";
ci sarebbero due vere e proprie "cabine di regia", una operante sul "fronte bresciano", l'altra sul "fronte bergamasco", le quali, in linea generale, avrebbero influito, in maniera evidente ed illegittima, sulle strategie assembleari, gestionali e di governance di tutte le società del gruppo Ubi Banca;
il funzionamento di tali "cabine di regia" verrebbe, tra l'altro, descritto minuziosamente in alcuni appunti redatti da Italo Lucchini, amministratore apicale di Ubi Banca, rinvenuti tra i documenti sottoposti a sequestro; l'esistenza di un centro decisionale esterno; dalle conclusioni della perizia redatta dal dottor Giannattasio, dirigente della Banca d'Italia, emergerebbe testualmente: "Rileva, poi, che il ruolo delle Associazioni in tema di individuazione dei nominativi di rispettiva derivazione non si limita al Consiglio di Sorveglianza della capogruppo, ma abbraccia anche il Consiglio di Gestione della stessa e come visto anche posizioni negli organi delle controllate, mettendo di conseguenza di fatto in discussione, da un lato, l'indipendenza del CdS nella individuazione dei nominativi per il CdG e, dall'altro, dello stesso CdG nella individuazione dei nominativi per gli organi delle controllate, nonostante tale ultimo aspetto sia stato oggetto di modifica dello statuto nel 2009 e lo stesso regolamento del comitato nomine nella versione di marzo 2013 abbia superato il riferimento alle derivazioni per le nomine nei CdA e CS delle controllate";
secondo l'ipotesi investigativa della Procura di Brescia, in Ubi sarebbero state omesse le comunicazioni obbligatorie alla Banca d'Italia su un certo numero di operazioni sospette di riciclaggio, con la disattivazione di software di segnalazione per coprire le movimentazioni di 40 clienti "eccellenti", notizia che appare nei conti semestrali della banca quotata (pag. 161 della relazione finanziaria semestrale al 30 giugno 2018);
a pag. 160 del documento reso pubblico da Ubi Banca, si legge: "Il 6 Novembre 2017 la Banca d'Italia ha avviato alcune verifiche mirate a valutare (i) lo stato di attuazione degli interventi correttivi richiesti a seguito degli ultimi accertamenti ispettivi, dettagliati nel Bilancio 2016, in materia di antiriciclaggio; nonché (ii) l'idoneità degli assetti organizzativi a produrre segnalazioni corrette dei Tassi Effettivi Globali Medi (TEGM) e a prevenire i rischi connessi a violazioni delle norme in materia di USURA". L'ispezione si è conclusa il 14 febbraio 2018. In data 17 aprile la Banca d'Italia ha comunicato, con un giudizio parzialmente sfavorevole, gli esiti delle verifiche che includono alcune contestazioni (con avvio di un procedimento sanzionatorio, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, a carico della banca);
emergerebbe la grave illeceità di comportamenti gestionali della governance della banca, secondo le dichiarazioni formali rese all'autorità giudiziaria, anche in forma scritta, da Roberto Peroni (dirigente responsabile dell'antiriciclaggio di Ubi Banca) e da molti altri alti referenti apicali dell'istituto, anche nel corso di interrogatori oltre a numerose fonti scritte agli atti dei procedimenti penali in corso;
molteplici sarebbero le condotte omissive della governance di Ubi Banca, poste in essere al fine di eludere i controlli, in primis di Consob (anche ai sensi dell'art. 149, comma 3, del testo unico della finanza, di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998) in ordine a gravi irregolarità dolosamente perpetrate, concernenti la gestione delle banche del gruppo e consistenti nell'aver dato attuazione all'anzidetto patto parasociale in difetto della prescritta comunicazione alla medesima Autorità di vigilanza e alla Banca d'Italia, ai sensi dell'art. 52, comma 1, del testo unico bancario; nonché concernenti la gestione medesima delle banca e delle società controllate, avendo dato attuazione all'anzidetto patto parasociale in assenza della prescritta comunicazione alla medesima Autorità di vigilanza; il quale patto ha dato origine ad un meccanismo tra le suddette derivazioni di Brescia e Bergamo, funzionale a garantire ai medesimi soggetti (o a loro collegati) il controllo del governo del gruppo bancario Ubi, con pratiche di governo societario incidenti sulla composizione ed il funzionamento degli organi di amministrazione e controllo e dei loro comitati, così da determinare un assetto sostanziale di governance societaria differente da quello ufficialmente delineato dalla documentazione aziendale, in contrasto con gli obblighi previsti dalla legge (anche quale banca cooperativa popolare e, in seguito società per azioni, quotata), così ostacolandone le funzioni;
gli interessati, inoltre, interpellati nel corso di formali audizioni ed interrogatori, avrebbero fornito dati e notizie palesemente non conformi al vero, evidenziando "un'indole delinquenziale particolarmente accentuata" (citazione testuale ripresa dalle conclusioni redatte dagli alti ufficiali della Guardia di finanza, che avevano peraltro richiesto che venissero applicate misure cautelari agli indagati di allora, oggi imputati rinviati a giudizio). Gli amministratori imputati "hanno infatti influenzato e assunto decisioni sulle maggiori questioni aziendali" (ad esempio gestione dei rapporti con Banca d'Italia, modello duale, modello federale, modifiche dello statuto, concessione e revoca degli affidamenti, compravendita e liquidazione di società controllate forma societaria e collegate, cessioni di beni aziendali, gestione degli acquisti, eccetera) anche al di fuori degli organi di governo societario e dei relativi comitati, spesso fisicamente al di fuori delle sedi istituzionali preposte, così determinandone la volontà o limitandone l'autonomia e l'operatività, nulla comunicando di ciò, né a Consob, né a Banca d'Italia, né all'Autorità della concorrenza e del mercato;
ne sarebbero prova il disastroso crollo del valore del titolo azionario (passato da 21,23 euro del 20 aprile 2007 al minimo storico di 1,82 euro del 27 luglio 2012, con una quotazione attuale comunque vicina ai 3 euro); l'azzeramento della redditività e dei dividendi distribuiti agli azionisti; i pessimi risultati economici, passati da buoni utili consolidati, alla perdita netta, pari ad oltre 830.000.000 euro, conseguita nell'esercizio terminato il 31 dicembre 2016, nonostante il continuo ricorso a reiterate, e tuttora insufficienti, delibere di aumento di capitale, ovviamente a carico (e danno) dell'intera compagine sociale;
negli ultimi esercizi, il prezioso patrimonio mobiliare ed immobiliare, accumulato in numerosi decenni di vita della banca, è stato oggettivamente svilito dagli amministratori pro tempore che si sono assunti la responsabilità di cedere molti asset della banca "a terzi" a prezzi vili; quelle che erano state le più prestigiose società del gruppo, sono state oggetto di ripetute operazioni di fusione per incorporazione, prevalentemente finalizzate a "cancellare" i dati contabili e, con essi, il good will di società controllate, la cui gestione è stata ed è oggetto di inchieste della magistratura e di sanzioni irrogate delle autorità di vigilanza (a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo si citano i casi di Centrobanca, Banco San Giorgio, Ubi Banca International SA, IWBank), cui parimenti è stata gravata la banca ed i soci;
persino i crediti deteriorati (NPL) sarebbero stati ceduti attraverso operazioni di cartolarizzazione, del valore di svariati miliardi di euro per ogni esercizio, condotte da società esse stesse controllate da misteriose fondazioni di diritto olandese (stichting) con sede nei Paesi Bassi; operazioni peraltro condotte in regime di evidentissimo conflitto di interessi, formalmente acclarato dalla polizia giudiziaria: "Si precisa che le Indagini tecniche svolte nell'ambito del menzionato procedimento penale n. 6019/14 R.G.N.R. hanno confermato gli interessi della famiglia Bazoli sia nella gestione di MITTEL SpA (di cui Giovanni BAZOLI è stato sino al 26 aprile 2012 presidente del CdA) sia nella gestione delle fondazioni di diritto olandese sopra menzionate";
per alcune figure apicali di Ubi Banca sarebbe stata richiesta dalla Guardia di finanza l'applicazione di misure cautelari, dopo aver indagato per i reati di: associazione a delinquere; frode fiscale; truffa; riciclaggio; autoriciclaggio; ostacolo all'attività degli organi di vigilanza; appropriazione indebita; falso ideologico; violazione della normativa sul conflitto di interessi; influenza illecita sull'assemblea; utilizzo indebito di informazioni riservate (insider trading);
in estrema sintesi, la Procura della Repubblica di Bergamo contesta agli imputati di aver voluto mantenere il controllo della Banca tra soggetti predefiniti, mediante un accordo occultato alle istituzioni di vigilanza e quindi al mercato, a conferma che il mantenimento della gestione della banca non era fine a sé stesso, ma finalizzato ad una gestione indebita e priva di regole, che ha oltretutto determinato risultati economici devastanti per tutti i soci ed i risparmiatori rimasti, loro malgrado, coinvolti, nell'ambito di una gestione definita dalla magistratura "patronale e familistica", con notevoli, conseguenti danni patrimoniali e reputazionali, mentre tutti coloro che hanno encomiabilmente, coraggiosamente ed instancabilmente lavorato per la ricerca della verità e della giustizia siano stati, nel tempo, per incontestabili meriti professionali, destinati ad altri incarichi o soggetti a trasferimenti (il generale della Guardia di finanza, Giuseppe Bottillo, il colonnello Gabriele Procucci, il procuratore della Repubblica di Brescia Sandro Raimondi, il pubblico ministero Fabio Pelosi, che ha istruito il processo di Bergamo, chiedendo ed ottenendo 31 rinvii a giudizio, tra i quali la stessa Banca e gli organi apicali dell'istituto bancario),
si chiede di sapere:
se il Governo abbia avuto conoscenza della vicenda descritta che avrebbe causato danni tangibili a 80.000 soci del gruppo Ubi Banca ed alla stabilità dell'intero sistema;
se, consapevole della rilevanza del ruolo del quarto istituto bancario del Paese sull'intera comunità economica italiana, intenda adoperarsi per porre fine ad una gestione a parere dell'interrogante fraudolenta del credito e del risparmio, finalizzata a preservare potere e vantaggi personali, a danno di azionisti, lavoratori di Ubi Banca e della stabilità del sistema creditizio ed economico nazionale;
quali misure urgenti intenda adottare per valutare l'ipotesi di rimozione immediata dei vertici di Ubi Banca, ai sensi dell'articolo 26 del testo unico bancario, in tema di requisiti di onorabilità e professionalità degli esponenti aziendali delle banche.
(4-00516)
DE BERTOLDI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
secondo quanto risulta dall'ultimo report del Governo e pubblicato in un articolo del quotidiano "Il Sole-24 ore" il 30 agosto 2018, attualmente sono stati emanati meno di un quarto tra decreti attuativi, regolamenti e atti delle Autorità, con la conseguenza che il potenziale di crescita legato alle liberalizzazioni, che il documento di economia e finanza (Def) per il 2017 stimava in uno 0,2 per cento di Pil dopo 5 anni, si può considerare congelato;
l'articolo evidenzia al riguardo che, essendo trascorsi 9 anni dall'istituzione dell'obbligo di una legge annuale per la concorrenza e un anno esatto dall'entrata in vigore del primo e unico provvedimento (29 agosto 2017) dei 28 provvedimenti attuativi previsti dalla legge n. 124 del 2017 (approvata definitivamente dal Senato il 2 agosto 2017), ne sono stati adottati soltanto 5;
l'ultimo report sull'attuazione dei provvedimenti, pubblicato dal Governo Conte, prosegue ancora il quotidiano economico, limita tuttavia in 13 provvedimenti ancora da portare a traguardo, in quanto circa 15 sarebbero stati nel frattempo abrogati o assorbiti da norme successive;
nel Def per il 2017, l'Esecutivo stimava che il provvedimento, sommato alla successiva legge (peraltro mai approvata), avrebbe determinato dopo 5 anni un incremento del Pil pari allo 0,2 per cento;
il recente rinvio della piena liberalizzazione del mercato elettrico, disposto nel decreto "milleproroghe", spostando la fine del mercato tutelato di un anno al 1° luglio 2020, rappresenta, secondo l'articolo, l'esempio più eclatante delle difficoltà applicative che hanno caratterizzato negativamente la legge annuale sulla concorrenza;
ulteriori criticità al riguardo sono evidenziate anche con riferimento al settore delle assicurazioni, secondo cui almeno 7 arretramenti rispetto alle finalità della legge (ha sottolineato l'Antitrust) sono intervenuti anche prima del "milleproroghe", alla fine del 2017 all'interno della legge di bilancio e del decreto fiscale; così come, anche nell'ambito dell'area dei professionisti, il riferimento all'equo compenso e al rischio di sottrarre alla concorrenza l'attività di controllo svolta dai consigli notarili è considerato scarsamente positivo sul piano della concorrenza e della competitività;
anche nel settore delle poste l'articolo evidenzia alcune lacune, così come l'attesa riforma del settore noleggio con conducente e il sistema delle concessioni sono valutate riforme ancora carenti e inattuate pienamente;
con riferimento allo stato di attuazione, il Governo pro tempore Gentiloni, nel passaggio di consegne al Ministro in indirizzo, ha ricordato come ci siano ancora tre decreti in fase di ottenimento dei pareri delle varie amministrazioni coinvolte o del Consiglio di Stato;
a giudizio dell'interrogante, l'articolo evidenzia anche in questa occasione come il sistema burocratico-legislativo del Paese sia, nel complesso, estremamente lento e farraginoso, caratterizzato da una serie di regole applicative e normative articolate e scarsamente efficienti sul piano della rapidità, spesso caratterizzate da rallentamenti nell'introduzione delle disposizioni, dovute a motivazioni politiche, che in realtà non dovrebbero ostacolare l'operatività delle norme approvate in via definitiva;
la necessità di rendere il sistema Paese più competitivo, in favore di un mercato aperto e più concorrenziale, a giudizio dell'interrogante, risulta a tal fine urgente e indifferibile, considerando come persistano ancora in maniera consolidata posizioni di rendite e abusi, che certamente non tutelano i consumatori, essendo lesive per il loro interesse e per la crescita del Paese;
la promozione e lo sviluppo dell'apertura dei mercati legato all'esigenza di far recuperare competitività all'Italia, a parere dell'interrogante, rappresenta un tassello essenziale, in grado di permettere ad un maggior numero di operatori economici di competere, valorizzando le proprie risorse e competenze e favorendo al contempo sia la riduzione dei costi di produzione per le imprese e dei prezzi finali per i consumatori, che i principi di equità e di giustizia sociale;
la necessità di accelerare l'introduzione dei decreti attuativi previsti dalle misure approvate dalla legge sulla concorrenza, dall'energia ai servizi, risulta pertanto a giudizio dell'interrogante non più rinviabile, considerando l'urgenza e la necessità per il sistema socioeconomico di eliminare le eccessive sperequazioni che ancora caratterizzano il nostro sistema Paese,
si chiede di sapere:
quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto;
se non convenga sulla necessità di introdurre in tempi rapidi i decreti attuativi di competenza, al fine di accelerare l'applicazione delle misure previste dalla legge sulla concorrenza, in grado di rimuovere gli ostacoli alla competitività, aprire i mercati e tutelare i consumatori;
quali iniziative di competenza intenda, infine, intraprendere, al fine di modernizzare il quadro regolatorio in settori strategici, quali le telecomunicazioni, l'energia, l'elettricità per consentire al sistema Paese di essere tra quelli europei più aperti alla concorrenza.
(4-00517)
GALLONE, TIRABOSCHI, PAPATHEU, Alfredo MESSINA, MALLEGNI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
al fine di promuovere il riciclo dei rifiuti e l'uso efficiente delle risorse con la conseguente riduzione dell'uso delle discariche e dei termovalorizzatori, obiettivo che rientra tra le finalità delle direttive europee e delle leggi nazionali in materia di rifiuti, assume importanza centrale la determinazione dei criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto (cosiddetto end of waste), ai sensi dell'art. 184-ter del decreto legislativo n. 152 del 2006 (codice ambientale), il quale, al comma 1, dispone che: "Un rifiuto cessa di essere tale, quando è stato sottoposto a un'operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni: a) la sostanza o l'oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici; b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto; c) la sostanza o l'oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti; d) l'utilizzo della sostanza o dell'oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull'ambiente o sulla salute umana";
in proposito, con riferimento alla situazione determinatasi in seguito alla decisione adottata dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 1229/2018, che ha di fatto negato in maniera decisamente perentoria che enti e organizzazioni interne allo Stato possano vedersi riconosciuto alcun potere di "declassificazione" del rifiuto caso per caso in sede di autorizzazione, si rende necessario ed urgente, così come recentemente dichiarato dal Ministro in indirizzo, «un intervento normativo che disciplini le modalità alternative all'emanazione di specifici decreti ministeriali e immediatamente utilizzabili sino alla data di entrata in vigore di questi ultimi, attraverso cui istituire meccanismi per la cessazione della qualifica di rifiuto "caso per caso"»;
fino alla citata sentenza, gli impianti di riciclo sono stati autorizzati con "autorizzazione semplificata" ai sensi degli artt. 214 e 216 del decreto legislativo n. 152 del 2006 (per le tipologie di rifiuti ed i relativi materiali ottenibili previsti dal decreto ministeriale 5 febbraio 1998, dai regolamenti "end of waste" europei - vetro e metalli - o dai decreti del Ministero dell'ambiente emanati ai sensi dell'art. 184-ter , comma 2, del citato decreto legislativo n. 152 del 2006 - combustibile solido secondario e fresato di asfalto), mentre tutti gli impianti che non rientrano in queste fattispecie, ad esempio quelli per la produzione di granulo o polverino da PFU (pneumatici fuori uso) sono stati autorizzati con autorizzazione ordinaria o integrata, ai sensi degli artt. 208, 211 o 213 del medesimo decreto legislativo dalle Regioni o dalle Province su delega delle Regioni;
considerato che:
per effetto della citata sentenza, tutte le autorizzazioni rilasciate da Regioni e Province nei casi descritti non potranno, alla scadenza, essere rinnovate, mentre nuovi impianti, spesso basati su tecnologie innovative, non potranno essere autorizzati;
tutto ciò crea in prospettiva la graduale chiusura di impianti oggi perfettamente inseriti nei processi di riciclo con danni agli imprenditori, perdita di posti di lavoro e interruzione di processi di riciclo, con aumento di conferimento in discarica o inceneritore di rifiuti oggi riciclati, oltre al blocco di molti nuovi investimenti;
è indiscutibile che il Consiglio di Stato, con la sua sentenza, ha messo in evidenza una carenza di chiarezza normativa relativa al periodo transitorio in attesa dell'emanazione degli appositi decreti ministeriali, previsti dall'art. 184-ter, comma 2, del decreto legislativo n. 152 del 2006, che, seppure affrontata nel tempo con apposite circolari del Ministero dell'ambiente, non è mai stata risolta con una opportuna correzione legislativa;
la procedura seguita prima della sentenza è peraltro in linea con le disposizioni, sullo stesso tema, di cui alla direttiva (UE) 2018/851, in fase di recepimento che prevede anche le autorizzazioni all'end of Waste "caso per caso";
considerato infine che a parere degli interroganti risulta urgente un intervento normativo che consenta alle autorità competenti il rilascio delle autorizzazioni previste dagli articoli 208, 211 e 213 del decreto legislativo n. 152 del 2006, tramite la facoltà di stabilire, previo espletamento di adeguate istruttorie, i criteri specifici per la cessazione della qualifica di rifiuto, da adottare in conformità alle condizioni fissate al comma 1 dell'articolo 184-ter del codice dell'ambiente,
si chiede di sapere, alla luce delle criticità emerse a seguito della menzionata sentenza del Consiglio di Stato, se il Ministro in indirizzo non intenda, e in caso affermativo con quali tempi, adottare disposizioni urgenti volte a prevedere che, per ciascuna tipologia di rifiuto, fino alla data di entrata in vigore del relativo decreto, di cui al comma 2 dell'articolo 184-ter del decreto legislativo n. 152 del 2006, i criteri specifici di cui al medesimo comma possano essere stabiliti caso per caso, nel rispetto delle condizioni indicate al comma 1, in sede di autorizzazione ambientale da parte delle Regioni o delle Province delegate, facendo salve le autorizzazioni già rilasciate, ai sensi delle disposizioni menzionate, ove conformi alle condizioni di cui al medesimo comma 1.
(4-00518)
IANNONE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
secondo il decreto legislativo n. 62 del 2017, gli insegnati di religione cattolica devono essere presenti agli esami conclusivi del primo ciclo (esami di terza media);
sono presenti, ma non possono esaminare i ragazzi, né partecipano col proprio voto a determinare la media scolastica e pertanto sono obbligati ad esserci (anche in più classi contemporaneamente avendo una sola ora a settimana), ma a tacere;
i docenti di religione cattolica che decidono di collaborare con la dirigenza, in qualità di vicari o collaboratori, non possono usufruire, secondo "la buona scuola" (legge n. 107 del 2015), dell'esonero, devono quindi assumersi le responsabilità dell'organizzazione scolastica senza l'aiuto dello sgravio di alcune ore frontali in classe, che invece è previsto per tutte le altre materie,
si chiede di sapere:
se sia intenzione del Ministro in indirizzo intervenire e con quali tempi per sanare la discriminante e frustrante condizione dei docenti di religione cattolica;
se ritenga che vada riconosciuta la dignità e la professionalità degli insegnanti di religione cattolica.
(4-00519)
IANNONE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
non è stato mai bandito il concorso per gli insegnanti di religione cattolica;
l'unico concorso, risalente al 2005, ha immesso a tempo indeterminato il 70 per cento degli insegnanti, il restante 30 per cento restava ad incarico annuale, deciso solamente dagli organi ecclesiastici preposti;
ad oggi, dopo anni di pensionamenti, la graduatoria che non era a scorrimento, ma che si sarebbe dovuta rimpinguare con un nuovo concorso, è quasi esaurita, tanto che ora più del 70 per cento sono incaricati annuali;
come prevede una sentenza della Corte europea, entro il 2019 l'Italia dovrebbe assumere tutti i precari con più di 36 mesi di servizio continuativo,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda bandire e in quali tempi il concorso per gli insegnanti di religione cattolica;
se intenda riconoscere la dignità e la professionalità di quegli insegnanti che da anni lavorano da precari e attendono una stabilizzazione che consenta di realizzare anche progetti di vita privata.
(4-00520)
IANNONE - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
tra il 14 e il 15 agosto 2018 ignoti violavano la sede di Fratelli d'Italia di via Provinciale 62, in località Pianura di Napoli;
nell'occasione, venivano rubati due personal computer da scrivania, due stampanti, una cassa amplificata e due faldoni contenenti documenti riferiti ai problemi del cimitero di Pianura;
la sede non è assicurata contro tali eventi e non vi è sistema di videosorveglianza;
il responsabile della sede del partito, Antonio De Vito, ha sporto denuncia presso il commissariato di Polizia San Paolo, in data 16 agosto 2018;
non è la prima volta che questa sede di Fratelli d'Italia è oggetto di attenzioni vandaliche e di furti;
sempre più di frequente strutture ed espressioni politiche di Fratelli d'Italia in Campania sono destinatarie di intimidazioni e violenze;
la sede è l'unico esempio di luogo fisico della politica nell'area,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi fatti riferiti e quali azioni intenda intraprendere a tutela della comunità umana e politica di Fratelli d'Italia, che rivendica fortemente il diritto costituzionale garantito ad ogni cittadino nell'espressione del proprio pensiero.
(4-00521)
IANNONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
il Marsili è un vulcano sottomarino localizzato nel Tirreno meridionale ed è il più esteso vulcano d'Europa con i suoi 70 chilometri di lunghezza e 30 chilometri di larghezza;
il Marsili è stato indicato come potenzialmente pericoloso, perché potrebbe innescare un maremoto che interesserebbe le coste di Campania, Calabria e Sicilia;
questo vulcano è stato scoperto negli anni '20 del XX secolo e battezzato in onore dello scienziato Luigi Ferdinando Marsili;
è stato studiato a partire dal 2005 nell'ambito di progetti strategici del CNR che ha stabilito che il monte si eleva per circa 3.000 metri dal fondo marino, raggiungendo con la sommità la quota di circa 450 metri al di sotto della superficie del mar Tirreno;
i fenomeni vulcanici sul monte Marsili sono tuttora attivi e sui fianchi si stanno sviluppando numerosi vulcanici satellitari e sono state rilevate tracce di collassi di materiali, i quali potrebbero già aver causato maremoti nelle regioni costiere tirreniche dell'Italia meridionale;
assieme al Magnaghi, al Vavilov e al Palinuro, il Marsili è inserito tra i vulcani sottomarini pericolosi del mar Tirreno, perché mostra il rischio di un esteso collasso in un unico evento di un crinale del monte;
nel febbraio 2010 la nave Urania del CNR ha rilevato rischi di crolli potenzialmente pericolosi, che testimoniano una notevole instabilità: una regione significativamente grande della sommità del Marsili risulta costituita da rocce di bassa densità, fortemente indebolite da fenomeni di alterazione idrotermale;
queste caratteristiche farebbero prevedere un evento di collasso di grandi dimensioni tanto che il sismologo Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), fu portato ad affermare: "la nostra ultima ricerca mostra che il vulcano non è strutturalmente solido, le sue pareti sono fragili, la camera magmatica è di dimensioni considerevoli. Tutto ciò ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe entrare in eruzione in qualsiasi momento. Il movimento delle pareti muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un'onda di grande potenza. Il rischio è reale e di difficile valutazione. Quello che serve è un sistema continuo di monitoraggio, per garantire attendibilità";
nel marzo 2010 il giornalista Giovanni Caprara sul "Corriere della Sera" scriveva: "la caduta rapida di una notevole massa di materiale scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri",
si chiede di sapere:
se il rischio potenziale che corrono le popolazioni delle coste del golfo di Salerno, del golfo di Policastro, della Calabria tirrenica e della Sicilia settentrionale sia all'attenzione del Governo e con quali iniziative di protezione civile;
se il Governo ritenga necessario attivare, tramite le prefetture competenti e gli enti locali, ogni iniziativa finalizzata a scongiurare la sciagura di un maremoto, che potrebbe generarsi da un forte evento sismico e da una rilevante frana sottomarina;
se ritenga utile realizzare campagne informative sui territori, dotare il litorale di boe ondametriche, che possano lanciare tempestivamente l'allarme, e dotarsi di piani di evacuazione nei punti di costa più esposti.
(4-00522)
BATTISTONI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
in data 3 settembre 2018, il treno regionale 7569 partito da Viterbo e diretto a Roma è deragliato poco dopo la partenza, nei pressi della stazione di Zepponami, nel comune di Montefiascone;
fortunatamente, nessuno dei 150 pendolari e personale di servizio presenti a bordo ha riportato ferite lievi o gravi;
la causa del deragliamento è stata la presenza di numerosi detriti presenti sui binari in concomitanza di un passaggio a livello;
questo incidente ripropone con forza il problema della sicurezza nel trasporto ferroviario, in particolare sulla tratta citata, spesso interessata da malfunzionamenti di vario genere,
si chiede di sapere:
se l'incidente possa essere ricondotto ad un'insufficiente manutenzione della linea ferroviaria;
se siano stati avviati e a che punto siano il processo di ammodernamento della rete e l'utilizzo di tecnologia avanzata nel settore, in grado di evitare questi accadimenti;
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per una verifica approfondita e in tempi brevi sulla sicurezza del trasporto ferroviario della tratta in questione, al fine di garantire ai cittadini la necessaria sicurezza nella mobilità.
(4-00523)
IANNONE - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:
la provincia di Salerno è un territorio a fortissima vocazione turistica e solo la realizzazione piena di uno scalo aeroportuale potrebbe realizzare in maniera adeguata le sue potenzialità;
l'aeroporto di Salerno-Pontecagnano alleggerirebbe di molto le attività dell'aeroporto internazionale di Napoli, consentendo allo stesso di conseguire parametri di maggiore sicurezza e funzionalità;
tutta la Basilicata e la provincia di Cosenza potrebbero avere come riferimento più immediato l'aeroporto che sorge nei comuni di Pontecagnano e di Bellizzi;
in data 17 febbraio 2000 la società di gestione "Aeroporto di Salerno - Costa d'Amalfi SpA" ha presentato istanza, ai sensi dell'art. 7 del decreto ministeriale n. 521 del 1997 di affidamento della gestione totale ventennale dell'aeroporto Salerno-Pontecagnano;
in data 8 maggio 2008, il consiglio di amministrazione dell'ENAC, con deliberazione n. 27/2008, ha approvato l'affidamento in concessione della gestione totale dello scalo alla società "Aeroporto di Salerno - Costa d'Amalfi SpA" per una durata di 20 anni, sulla base del piano degli interventi, comprensivo del piano degli investimenti e del piano economico-finanziario presentato dalla società;
in data 24 dicembre 2012, ENAC, a seguito della risoluzione della destinazione del cosiddetto cespite 23, ha nuovamente espresso il proprio parere favorevole in merito all'istruttoria per l'affidamento della gestione totale ventennale dello scalo alla società Aeroporto di Salerno - Costa d'Amalfi SpA;
in data 22 febbraio 2013, ENAC ha stipulato con la società di gestione la convenzione per la gestione totale ventennale dell'aeroporto;
il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con nota prot. n. 8938 del 22 marzo 2013, ha trasmesso al Ministero dell'economia e delle finanze per l'acquisizione della firma il decreto interministeriale di approvazione dell'affidamento ventennale della concessione;
il Ministero dell'economia, con nota prot. 16606 del 15 luglio 2013, ha restituito il decreto interministeriale adducendo infondate argomentazioni riferite, in particolare, alla sostenibilità economico-finanziaria del piano presentato e al contenzioso in essere tra la società di gestione dello scalo salernitano e la società "Gesac SpA";
in data 14 novembre 2014, la società di gestione ha trasmesso ad ENAC il programma degli interventi, corredato dal nuovo piano economico-finanziario, aggiornati a seguito della dotazione finanziaria di 40 milioni di euro prevista a suo favore dall'art. 3, comma 2, lettera c), del decreto-legge n. 133 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 164 del 2014;
in data 9 dicembre 2014, ENAC, a seguito dell'integrazione, ha trasmesso, con nota recante prot. n. 129962/DG, la relazione istruttoria integrativa per l'affidamento in gestione totale ventennale dell'aeroporto alla società Aeroporto di Salerno - Costa d'Amalfi SpA;
nella relazione, ENAC riporta le favorevoli risultanze dell'istruttoria svolta e "esprime l'avviso che l'istanza presentata dalla Aeroporto di Salerno - Costa d'Amalfi spa diretta alla concessione della gestione totale ventennale dell'Aeroporto di Salerno - Pontecagnano per la durata di anni venti possa essere accolta";
in data 24 dicembre 2014, il Ministero delle infrastrutture ha espresso il proprio parere favorevole alla sottoscrizione del decreto interministeriale di gestione totale ventennale;
nella nota il Ministero evidenzia, tra l'altro, che "il piano economico-finanziario persegue obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità della gestione" nonché che "le stime di traffico sono ritenute sostanzialmente attendibili rispetto al Piano di Sviluppo presentato dalla società";
in data 5 febbraio 2015 la società, considerata l'urgenza della conclusione del procedimento, ha inoltrato al Ministero dell'economia diffida ad adempiere al rilascio del parere di competenza finalizzato alla sottoscrizione del decreto interministeriale di gestione totale ventennale, evidenziando, tra l'altro, i notevoli investimenti effettuati e la stringente tempistica da rispettare per il conseguimento delle risorse appostate a favore dell'aeroporto dall'art. 3, comma 2, lettera c), del decreto-legge n. 133 del 2014;
in data 5 marzo 2015, la società ha inoltrato motivata istanza al Ministro delle infrastrutture, in ossequio a quanto stabilito dall'art. 3, comma 2, del decreto legislativo n. 96 del 2005, di provvedere alla nomina di un commissario ad acta, il quale, nei 60 giorni successivi, verificato il possesso dei necessari requisiti, provveda sull'istanza per l'affidamento della gestione totale ventennale dell'aeroporto di Salerno-Pontecagnano, avanzata fin dal 22 febbraio 2000, procedendo al rilascio della relativa concessione, ai sensi dell'art. 7 del decreto ministeriale n. 521 del 1997;
in data 3 agosto 2016, la società, considerata l'indifferibilità della conclusione del procedimento, ha reiterato al Ministero dell'economia diffida ad adempiere al rilascio del parere di competenza finalizzato alla sottoscrizione del decreto interministeriale di gestione totale ventennale, evidenziando, tra l'altro, i notevoli investimenti effettuati, la stringente tempistica da rispettare per il conseguimento delle risorse appostate a favore dell'aeroporto dall'art. 3, comma 2, lettera c), del decreto-legge n. 133 del 2014, nonché i miglioramenti di bilancio e l'avanzamento delle procedure tecniche attivate;
in data 3 agosto 2016, la società ha reiterato motivata istanza al Ministro delle infrastrutture, in ossequio a quanto stabilito dall'art. 3, comma 2, del decreto legislativo n. 96 del 2005, di provvedere alla nomina di un commissario ad acta, il quale, nei 60 giorni successivi, verificato il possesso dei necessari requisiti, provveda sull'istanza per l'affidamento della gestione totale ventennale dell'aeroporto di Salerno-Pontecagnano, avanzata fin dal 22 febbraio 2000, procedendo al rilascio della relativa concessione;
in data 12 agosto 2016, l'ENAC, con nota recante prot. n. 85393-P, ha preso atto "delle risultanze del bilancio 2015" e degli atti richiamati nel corpo della nota citata, evidenziando "il percorso di risanamento economico-gestionale intrapreso dalla "Aeroporto di Salerno - Costa d'Amalfi" che si coniuga peraltro con le recenti positive iniziative poste in essere dal Socio unico di riferimento, tese a rafforzare la situazione patrimoniale della società. Tali circostanze assumono una valenza positiva ed inducono quantomeno a ritenere, come anche sostenuto dall'organo di controllo societario, che "tutto ciò non può non costituire un ulteriore elemento di significativo rilievo ai fini della continuità aziendale" (relazione del collegio sindacale al bilancio 2015, pag. 5)";
in data 1° settembre 2016, il Ministero delle infrastrutture ha trasmesso al Ministero dell'economia una nota di controdeduzioni ai rilievi mossi da quel dicastero, recante prot. n. U.0032691. In particolare il Ministero afferma, tra l'altro, che "è proprio il perdurare del regime transitorio e precario che contribuisce a connotare negativamente la gestione concreta dell'aeroporto" e che "la perdita di gestione 2015 (…) risulta (…) decisamente inferiore a quella 2014 a seguito di una significativa politica di riduzione dei costi di gestione, tra i quali vanno annoverati anche quelli del personale, per i quali è stato attivato un contratto di solidarietà". Inoltre, il Ministero delle infrastrutture dà atto che l'ENAC ha "rilevato che nell'attuale PEF presentato dalla società vi sia un equilibrio tra le diverse fonti di finanziamento (capitale proprio e di terzi) e che la società sia in grado nel medio periodo di generare flussi finanziari idonei a coprire gli investimenti". Nella nota, il Ministero conclude confermando, per tutte le argomentazioni ivi espresse, il proprio parere favorevole alla sottoscrizione del decreto interministeriale di gestione totale già espresso in data 24 dicembre 2016;
in data 9 gennaio 2017, la società ha notificato al Ministro delle infrastrutture il ricorso presentato presso il TAR Campania, sezione di Salerno, avverso il silenzio inadempimento nella nomina del commissario ad acta per l'affidamento della gestione totale ventennale dell'aeroporto;
in data 24 gennaio 2017, il Ministero delle infrastrutture ha trasmesso una ulteriore nota al Ministero dell'economia, recante prot. n. U.0002605, evidenziando che "solo il rilascio della concessione di gestione totale potrà consentire di mitigare gli effetti di un regime che attribuisce alla stessa - società - i costi di mantenimento dell'infrastruttura, ulteriormente accresciuti da nuove misure di sicurezza deliberate dall'ENAC, senza, al contempo, poter percepire adeguati ricavi";
in data 15 giugno 2017, il TAR Campania, sezione staccata di Salerno (sezione seconda), ha respinto, con sentenza n. 43/2017, il ricorso proposto dalla società, ritenendo che "la ratio della norma [art. 3, comma 2, del decreto legislativo n. 96 del 2005] che tale nomina prevede, non può che essere quella di superare una situazione di inerzia delle - non già di disaccordo tra le - Amministrazioni competenti". Si rileva, all'uopo, il macroscopico errore in cui è occorso il collegio giudicante, confondendo l'ordinario rimedio del commissario ad acta, ex art. 31 del codice del processo amministrativo e la speciale previsione normativa limitata agli aeroporti, sancita dall'art. 3, comma 2, del decreto legislativo n. 96 del 2005. Si evidenzia, inoltre, la travisazione del parere del Ministero dell'economia n. 16606 del 15 luglio 2013, che costituisce atto endoprocedimentale e non provvedimento conclusivo del procedimento;
considerato che, a quanto risulta all'interrogante:
la società ha rispettato i termini originariamente fissati per la concreta erogazione dei fondi previsti dal decreto-legge n. 133 del 2014, cosiddetto Sblocca Italia. Infatti, il decreto ministeriale di attuazione della legge, il n. 82 del 2015, prevedeva che le condizioni di appaltabilità e di cantierabilità indicate nella legge potessero intendersi soddisfatte e, per l'effetto, non dare luogo alla revoca dei fondi nel caso in cui fossero stati presentati i progetti entro le date previste dalla legge: il 30 aprile 2015 e il 31 agosto 2015;
nell'incertezza interpretativa di quale fosse la data da rispettare, la società ha preferito accelerare ogni procedura e presentare il progetto in data 29 aprile 2015;
successivamente, e precisamente nei mesi di maggio e giugno 2015, sia l'ENAC che il Ministero delle infrastrutture hanno consolidato un'interpretazione, fissata in apposita corrispondenza, secondo la quale la data da rispettare per la presentazione del progetto sarebbe stata quella del 31 agosto 2015, successivamente prorogata al 31 ottobre 2015;
successivamente, il decreto-legge n. 185 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 9 del 2016, entrata in vigore il 24 gennaio 2016, all'art. 9, ha statuito che: "ai fini della revoca dei finanziamenti di cui ai commi 5 e 6 [dell'art. 3 del decreto-legge n. 133 del 2014], le condizioni di appaltabilità e di cantierabilità si realizzano quando i relativi adempimenti, previsti dai decreti di cui al comma 2, sono compiuti entro il 31 dicembre dell'anno dell'effettiva disponibilità delle risorse necessarie ai fini rispettivamente corrispondenti";
per gli aeroporti di Firenze e di Salerno i fondi sono appostati, secondo la tabella acclusa al citato decreto ministeriale n. 82, nell'anno 2018. Alla luce del rinnovato tenore della norma, la società ha attivato, compatibilmente con le proprie condizioni economico-patrimoniali, le ulteriori fasi procedurali;
in data 29 aprile 2015, in ottemperanza al disposto del decreto-legge n. 133 del 2014, è stato consegnato ad ENAC e alla competente direzione del Ministero delle infrastrutture il progetto definitivo del primo stralcio funzionale degli interventi di potenziamento dello scalo, comprensivi del potenziamento e dell'allungamento della pista di volo a 2.000 metri;
in data 9 novembre 2015, ENAC ha approvato in chiave tecnica la revisione del piano di sviluppo aeroportuale masterplan decennale, aggiornato a seguito delle modifiche apportate al progetto definitivo concordate nel verbale del 5 agosto 2015;
in data 2 gennaio 2016, è entrato in vigore il decreto del Presidente della Repubblica n. 201 del 2015, recante "Regolamento recante l'individuazione degli aeroporti di interesse nazionale, a norma dell'articolo 698 del codice della navigazione", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 294 del 18 dicembre 2015, grazie al quale l'aeroporto di Salerno-Pontecagnano è stato classificato quale aeroporto di interesse nazionale;
in data 20 giugno 2016, è stato presentato lo studio di impatto ambientale al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché agli altri enti coinvolti nel procedimento autorizzativo;
in data 26 maggio 2017, ENAC ha espresso attestazione di conformità del progetto definitivo presentato alle specifiche del regolamento (UE) n. 139/2014 per gli aeroporti di CAT. 3C, prescrivendo la redazione di studi specialistici aeronautici;
in data 1° giugno 2017, la Regione Campania, Direzione generale per l'ambiente e l'ecosistema, ha espresso, nell'ambito del procedimento di valutazione di impatto ambientale, il parere favorevole di competenza al piano di sviluppo aeroportualemasterplan decennale dell'aeroporto;
in data 20 giugno 2017, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea L 156, il regolamento (UE) 2017/1084 della Commissione, del 14 giugno 2017, che modifica il regolamento (UE) n. 651/2014, per quanto riguarda gli aiuti alle infrastrutture portuali e aeroportuali, le soglie di notifica applicabili agli aiuti alla cultura e alla conservazione del patrimonio e agli aiuti alle infrastrutture sportive e alle infrastrutture ricreative multifunzionali, nonché i regimi di aiuti a finalità regionale al funzionamento nelle regioni ultraperiferiche, e modifica il regolamento (UE) n. 702/2014, per quanto riguarda il calcolo dei costi ammissibili. Il regolamento dichiara compatibili con il mercato interno ai sensi dell'articolo 107, paragrafo 3, del trattato ed esenta dall'obbligo di notifica di cui all'articolo 108, paragrafo 3, del trattato, gli aiuti alla gestione e agli investimenti per gli scali al di sotto dei 200.000 passeggeri posti a meno di 100 chilometri di distanza da aeroporti vicini;
in data 6 febbraio 2018, è stato registrato il decreto n. 36, a firma congiunta Ministero dell'ambiente e Ministero per i beni e le attività culturali, con il quale è stata approvata la valutazione di impatto ambientale,
si chiede di sapere:
se esistano i requisiti di cantierabilità delle opere per portare a compimento il finanziamento di 40 milioni di euro dell'opera;
se sia intenzione del Governo concedere, in caso di negative risultanze rispetto alla scadenza del 31 dicembre 2018, un anno di proroga che consenta di non disperdere il lungo e travagliato lavoro fatto negli anni per assicurare al territorio un'infrastruttura indispensabile per cambiarne i destini economici.
(4-00524)
GALLONE, RONZULLI, Alfredo MESSINA, GALLIANI, MALLEGNI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
con decreto ministeriale n. 579 del 2 agosto 2018, il Ministro in indirizzo ha autorizzato i contingenti delle assunzioni docenti 2018/2019, prevedendo la copertura di 57.322 posti di lavoro a tempo indeterminato nella scuola dell'infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado;
a pochi giorni dall'avvio dell'anno scolastico, sono ancora molti i disagi per le scuole italiane che anche quest'anno non hanno a disposizione un organico adeguato;
è il caso della Regione Lombardia che, a fronte di una dotazione organica di personale del comparto Ministeri assegnata all'Ufficio scolastico regionale per la Lombardia, suddivisa tra i vari ambiti territoriali provinciali, determinata con determina dirigenziale dell'Ufficio scolastico regionale in 675 unità, conta invece presenze effettive che risultano essere meno della metà (circa 267). Come ad esempio nell'Ufficio scolastico territoriale (UST) della provincia di Bergamo dove, su 72 presenze previste, solo 22 sono quelle effettive;
gli uffici scolastici territoriali svolgono un ruolo di supporto amministrativo e didattico alle scuole per tutta la durata dell'anno scolastico e questa carenza di personale ne impedisce il pieno e proficuo svolgimento e supporto;
il personale amministrativo degli UST della Lombardia si trova quindi a fronteggiare grandi difficoltà organizzative per cercare di garantire il corretto avvio dell'anno scolastico attraverso un'intensificazione dell'attività lavorativa, arginando encomiabilmente il malumore di studenti e genitori al ripetersi di situazioni di disagio che portano sempre più spesso alla riduzione qualitativa e quantitativa dell'offerta scolastica;
occorre garantire a tutti il diritto allo studio e pari opportunità formative,
si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di risolvere la situazione di carenza di organico in cui versano gli uffici scolastici territoriali, e in particolare quello della Lombardia.
(4-00525)
TOTARO - Al Ministro della giustizia - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
il carcere Pozzale di Empoli (Firenze) è stato chiuso nel novembre 2016 per diventare una Rems (Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza detentive) ma a tutt'oggi risulta in stato di abbandono. Non è più di proprietà dello Stato, ma non è chiaro se sia passato alla Regione;
purtroppo, ad oggi, appare solo come un monumento allo spreco. Chiuso da quasi due anni per poterlo trasformare in Rems, cade a pezzi sommerso da erbacce;
il Pozzale sembra essere in una sorta di limbo: non è più del Ministero della giustizia, eppure non è ancora stato ristrutturato e trasformato in una struttura capace di ospitare 21 malati psichiatrici per cui i giudici di Toscana e Umbria abbiano disposto una sorveglianza speciale,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda prendere per sollecitare la Regione Toscana ad attivarsi ed a procedere rapidamente ai lavori per il recupero di questa struttura.
(4-00526)
TOTARO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
oltre un anno fa si comunicava che per la nuova destinazione d'uso della villa medicea dell'Ambrogiana a Montelupo Fiorentino (Firenze), che fino agli scorsi mesi ospitava l'unico ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) della Toscana, sarebbe stato a breve presentato un bando per realizzare un piano di fattibilità per il recupero dell'antica villa medicea;
il progetto è stato presentato in pompa magna con il Ministro in indirizzo e il direttore dell'Agenzia del demanio;
considerato che ad oggi la villa appare in stato di abbandono e di degrado,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda prevedere per attivare immediatamente il percorso di recupero, valorizzando questa importante struttura storica;
quali interventi immediati intenda porre in essere per la cura ed il mantenimento della struttura per evitare il degrado, che già comincia a manifestarsi.
(4-00527)
EVANGELISTA, FENU, LICHERI, MARILOTTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
in Sardegna la strada statale 129 Trasversale sarda, che partendo dalla costa orientale taglia in due la regione e attraversa il suo interno, registra un anomalo numero di incidenti gravissimi, molti dei quali con conseguenze mortali, in particolare lungo il tratto che unisce il capoluogo Nuoro a Macomer;
l'ultimo incidente mortale in ordine di tempo è quello occorso in corrispondenza della curva alla progressiva chilometrica 63+900 in direzione Nuoro-Macomer nel territorio del comune di Orotelli (Nuoro) il 25 dicembre 2017 in cui hanno perso la vita i fratelli Francesco e Matteo Pintor di 23 e 16 anni, dilaniati dal guardrail mentre si stavano dirigendo a Pattada per il pranzo natalizio dai nonni insieme a un terzo fratello e un cugino, entrambi sopravvissuti. Questi ultimi nel gennaio 2018 si sono fatti promotori di un comitato denominato "#Sos 129. Adesso basta", il quale ha promosso una petizione che ha raccolto già 10.000 firme e il consenso di diversi sindaci del territorio affinché quel tratto di strada sia messo nella massima sicurezza;
il tratto di strada è teatro di un elevato numero di incidenti gravi o mortali, per perdita di controllo del veicolo sempre secondo le stesse modalità; si ricorda, per citare solo i più recenti, anche quello del 22 febbraio 2017 costato la vita alla ventiquattrenne Gianfranca Deiana;
la criticità del tracciato, ormai inadeguato alle condizioni di traffico intenso, sono legate, oltre alla carenza di manutenzione e pulizia del manto stradale in corrispondenza dei punti di maggiore pericolosità, alla conformazione del guardrail (il più delle volte causa prima dell'esito mortale dei sinistri), alla presenza di numerose intersezioni con strade poderali che si affacciano direttamente sulla strada statale nei punti più critici, arrecandovi sporco e detriti che limitano l'aderenza, senza l'interposizione di un'adeguata banchina asfaltata che consenta di riprendere il controllo del veicolo in caso di sbandata, e ancora all'inadeguatezza della segnaletica;
considerato che:
in particolare, il luogo teatro dei sinistri consiste in una curva di raggio ridotto, preceduta da un tratto lungo 6 chilometri con andamento pressoché rettilineo che crea una "condizione di abitudine" e rende del tutto inatteso che alla fine possa trovarsi una curva stretta, per lo più con pendenza sfavorevole poiché in discesa, la cui severità risulta non percepibile;
di contro, la curva precedente presenta un raggio di curvatura molto più ampio: la differenza di velocità di percorrenza rispetto alla curva del sinistro è, quindi, rilevantissima;
considerato inoltre che, a giudizio degli interroganti:
la pericolosità di una transizione così brusca dovrebbe essere assolutamente evitata al fine di impedire il verificarsi di altri eventi luttuosi, di garantire una circolazione stradale sicura e di salvaguardare il bene della vita umana;
lo stato dei luoghi appare del tutto difforme da quanto imposto dall'attuale normativa riguardo all'andamento planimetrico dell'asse, dove la definizione degli elementi del tracciato e la loro combinazione sono connessi soprattutto a esigenze di sicurezza che avrebbero richiesto che il raggio di curvatura della chilometrica 63+900 della strada statale 129 fosse anch'esso pari a 400 metri;
l'ANAS, per limitare la velocità all'approssimarsi della curva, ha apposto una segnaletica inadeguata, sicuramente insufficiente e scarsamente efficace, come del resto dimostrato dal rilievo statistico sui gravissimi incidenti avvenuti, che avrebbe invece dovuto indurre l'ente gestore ad analizzare e affrontare il problema per garantire la sicurezza del traffico;
la ricorrenza dei sinistri occorsi nel percorrere la curva risulta statisticamente del tutto eccezionale, e lungo il tracciato si segnalano anche altri punti particolarmente pericolosi;
la progettazione delle strade e dei suoi elementi costitutivi si riconduce in primo luogo a valutazioni di carattere statistico, a partire da volume e tipologia di traffico: è pertanto imprescindibile considerare i dati statistici relativi ai sinistri e alla loro gravità per stabilire gli interventi necessari e urgenti;
i dati statistici relativi agli incidenti, seppure puntualmente raccolti dalla polizia giudiziaria nel corso degli anni durante l'intervento sui luoghi, risultano non catalogati: non è infatti disponibile un database che consenta la catalogazione dei dati e che conseguentemente permetta un'aggiornata analisi di rischio, in modo da individuare le zone di intervento e le priorità per una corretta allocazione delle risorse, nonché per verificare l'efficacia delle misure adottate;
una rilevante criticità del tratto di strada riguarda la conformazione del guardrail e quella dei terminali "a manina" collocati nel punto più pericoloso dell'intero tracciato, addirittura sfalsati all'estremità delle due lame doppia onda; per evitare che i terminali possano penetrare nell'abitacolo sarebbe necessario e ampiamente giustificato l'utilizzo di un terminale con attenuatore d'urto, previsto dall'art. 6 del decreto 21 giugno 2004 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, oppure l'installazione di una barriera di forma curva;
dal punto di vista della segnaletica verticale, non vi è alcuna segnalazione che distingua la criticità del luogo del sinistro rispetto al tratto che precede. Anche negli altri punti del tracciato dove si è verificata un'elevata incidentalità non sono state adottate adeguate misure atte ad incentivare efficacemente l'attenzione e a far percepire correttamente la gravità del pericolo,
si chiede di sapere:
quali provvedimenti, vista l'inderogabile urgenza di garantire una circolazione che rispetti i parametri di sicurezza, il Ministro in indirizzo intenda adottare;
quali iniziative di competenza intenda intraprendere affinché sia disposta l'adozione di interventi di immediata realizzazione, ed in particolare la messa in sicurezza dell'intersezione con le strade poderali nei punti di maggiore pericolosità, anche con l'eventuale realizzazione di una banchina asfaltata di adeguata larghezza, la verifica della correttezza e congruenza della segnaletica installata, la verifica del piano di manutenzione e della sua corretta messa in opera, nonché, nei punti di maggiore criticità del tracciato, non solo della strada statale 129, siano prese le misure più opportune per la segnalazione della particolare gravità del pericolo;
se intenda assumere le opportune iniziative per l'istituzione all'interno della banca dati dei sinistri, di cui all'art. 135 del codice delle assicurazioni private (di cui al decreto legislativo n. 209 del 2005), di un database nazionale per la catalogazione dei sinistri che abbiano richiesto l'intervento della polizia giudiziaria, in modo da consentire l'individuazione dei tratti stradali di maggiore pericolosità, mantenere l'informazione costantemente aggiornata, stabilire le priorità di intervento e valutarne l'efficacia.
(4-00528)
MAGORNO - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'economia e delle finanze -
(4-00529)
(Già 3-00054)
RAUTI, GARNERO SANTANCHE', LA PIETRA, IANNONE - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali -
(4-00530)
(Già 3-00101)
RAUTI, BALBONI, BERTACCO, DE BERTOLDI, GARNERO SANTANCHE', IANNONE, LA PIETRA, LA RUSSA, RUSPANDINI, URSO - Al Ministro della difesa -
(4-00531)
(Già 3-00159)
IANNONE - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco costituisce una delle più importanti realtà per la sicurezza della collettività e risponde quotidianamente con impegno straordinario alle attese dei cittadini, in tutti i compiti di prevenzione, vigilanza e soccorso tecnico urgente ai quali esso è preposto, rivelandosi spesso decisivo per la salvezza di numerose vite umane;
nonostante la grave carenza strutturale di personale in cui versa, stimata in circa 4.000 unità rispetto a quella che dovrebbe essere la dotazione della pianta organica, esso negli ultimi anni ha realizzato uno sforzo abnorme per garantire un servizio efficiente alla popolazione;
tale carenza, inevitabilmente, è destinata ad aggravarsi nei prossimi anni, a causa dell'elevato numero dei pensionamenti del personale operativo e soprattutto a seguito delle nuove competenze AIB (antincendio boschivo) attribuite al Corpo attraverso l'attuazione del decreto legislativo n. 177 del 2016, il quale dispone la soppressione del Corpo forestale dello Stato;
considerato che:
dopo il concorso pubblico per titoli ed esami per l'accesso al ruolo iniziale di vigile del fuoco per 814 posti bandito con decreto ministeriale n. 5140 del 6 novembre 2008, la graduatoria definitiva pubblicata nell'ottobre 2010 è composta da 7.599 candidati idonei, comprendenti civili (10 per cento), volontari in ferma breve o in ferma prefissata delle tre forze armate (45 per cento), personale discontinuo (25 per cento), coloro che avevano prestato servizio civile presso il Corpo (20 per cento), che hanno superato 3 prove molto selettive durate 30 mesi su un bacino di ben 123.000 candidati (una preselettiva, 4 motorio attitudinali, una orale);
lo scorrimento della graduatoria ha subito troppe battute d'arresto dovute ai tagli del Governo Monti, al "blocco totale delle assunzioni per l'anno 2012" ed al "blocco del turnover ", ripristinato al 100 per cento soltanto nel 2017;
la legge Fornero (di cui al decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011) ha impedito a numerosi vigili del fuoco di andare in pensione (il cosiddetto turnover) con conseguente stallo di ricambio generazionale che gli idonei del concorso avrebbero invece potuto garantire;
la divisione delle assunzioni al 50 per cento, con una vecchia procedura di stabilizzazione di personale dal 2013 al 2016, ha impedito di fatto l'esaurimento della graduatoria,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda adottare iniziative di competenza aventi come obiettivo l'esaurimento della graduatoria degli idonei del concorso per 814 vigili del fuoco;
se abbia intenzione di reperire urgentemente i fondi necessari per assunzioni ulteriori, da attingere dalla graduatoria, quantificate in almeno 600 unità al fine di incrementare il già previsto corso di dicembre di sole 96 unità (saldo turnover);
se intenda, eventualmente, prorogare tale graduatoria al 31 dicembre 2019, al fine di assumere gli ultimi rimasti in graduatoria, cosa che consentirebbe di abbassare l'età media del personale del Corpo, attualmente pari a 49 anni, in quanto gli idonei hanno una età media di 33 anni.
(4-00532)
GARAVINI, GIACOBBE - Ai Ministri dello sviluppo economico e degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che:
per tutelare i diritti socio-previdenziali dei lavoratori del nostro Paese emigrati nel corso degli anni, lo Stato italiano ha stipulato importanti convenzioni bilaterali di sicurezza sociale con i Paesi di maggiore emigrazione;
tali convenzioni hanno garantito, in materia di sicurezza sociale, la parità di trattamento dei nostri lavoratori con i lavoratori locali, l'esportabilità delle prestazioni previdenziali da un Paese all'altro e soprattutto la facoltà di totalizzare i contributi versati nei vari Paesi di emigrazione ai fini del perfezionamento dei requisiti contributivi minimi previsti dalle diverse legislazioni per la maturazione di un diritto a prestazione;
sono attualmente circa 800.000 le pensioni in convenzione internazionale erogate dall'Inps a cittadini italiani residenti all'estero e a cittadini italiani rientrati in Italia dopo l'emigrazione, e sono decine di migliaia i cittadini italiani residenti all'estero e in Italia, i quali matureranno nei prossimi anni il diritto a una pensione italiana in pro rata attraverso l'applicazione di una convenzione bilaterale o multilaterale di sicurezza sociale;
sono stati e sono ancora purtroppo e ingiustamente esclusi da questo diritto tutti i dipendenti pubblici i quali si sono nel corso degli anni recati all'estero per lavorare e per vivere (decine di migliaia) perché non considerati rientranti nel campo di applicazione soggettivo delle convenzioni bilaterali di sicurezza sociale stipulate dall'Italia; infatti mentre i regolamenti comunitari prevedono esplicitamente sin dal 1998 (regolamento (CE) n. 1606/98) l'estensione del proprio campo di applicazione ai regimi speciali dei dipendenti pubblici e dei liberi professionisti, tutte le convenzioni bilaterali di sicurezza sociale stipulate dall'Italia non prevedono esplicitamente tale diritto;
a causa di tale grave e incomprensibile disparità di trattamento con gli altri lavoratori e all'inazione delle autorità competenti, i dipendenti pubblici e i liberi professionisti italiani i quali sono emigrati o emigrano nei Paesi extracomunitari sono stati e sono esclusi da ogni forma di tutela previdenziale convenzionale e non possono utilizzare i contributi versati in Italia sia per ottenere una prestazione italiana sia una prestazione estera in regime di convenzione;
premesso inoltre che:
l'articolo 21 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (decreto-legge "Salva-Italia"), convertito, con modificazioni, dalla legge del 27 dicembre 2011, n. 214, ha disposto la soppressione dell'INPDAP e il conseguente trasferimento di tutte le sue funzioni all'INPS a partire dal 1° gennaio 2012; dal gennaio 2012 quindi l'INPDAP non esiste più, ma tutte le sue funzioni e competenze sono state trasferite all'INPS e le tutele previdenziali dell'INPS si applicano anche ai lavoratori subordinati del settore pubblico, attraverso una speciale gestione che fa capo all'INPS (ex INPDAP);
tutte le convenzioni bilaterali di sicurezza sociale prevedono la loro applicabilità anche alle legislazioni concernenti i regimi speciali per determinate categorie di lavoratori in quanto ai rischi coperti dalle stesse convenzioni e alle leggi, regolamenti e agli altri atti legislativi che modifichino tali legislazioni;
la soppressione dell'INPDAP e la conseguente attribuzione delle relative funzioni all'INPS rende quindi necessario uniformare i criteri di accesso degli assicurati alle prestazioni in regime internazionale, includendo nel campo di applicazione soggettivo anche i dipendenti pubblici e i liberi professionisti,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano consapevoli della situazione di esclusione e di discriminazione alla quale sono da sempre soggetti i nostri connazionali dipendenti pubblici e liberi professionisti ai fini del perfezionamento di una prestazione di sicurezza sociale in convenzione bilaterale;
se non ritengano giusto e opportuno, visto che il combinato disposto delle previsioni delle convenzioni bilaterali e delle norme di soppressione dell'INPDAP ora lo consente, adottare le iniziative necessarie affinché anche i dipendenti pubblici e i liberi professionisti siano considerati rientranti nel campo di applicazione di tali accordi senza dover ricorrere alla modifica di ogni singola convenzione.
(4-00533)
GINETTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Vista la legge n. 107 del 2015 recante "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti", che ha previsto, tra l'altro, la possibilità di destinare erogazioni liberali in denaro agli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l'occupabilità degli studenti;
premesso che l'art. 1, comma 145, della stessa legge n. 107 del 2015, come modificato dall'art. 1, comma 231, lettera a) della legge n. 208 del 2015, prevede un credito d'imposta pari al 65 per cento delle erogazioni effettuate in ciascuno dei due periodi d'imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2015 e pari al 50 per cento di quelle effettuate nel periodo d'imposta successivo al 31 dicembre 2017 per le erogazioni liberali in denaro destinate agli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l'occupabilità degli studenti;
premesso che tale credito d'imposta è riconosciuto alle persone fisiche, nonché agli enti non commerciali e ai soggetti titolari di reddito d'impresa;
visto che l'art. 1, comma 147, della citata legge prevede che il credito d'imposta, di cui al comma 145, sia ripartito in tre quote annuali di pari importo e che le spese siano ammesse al credito d'imposta nel limite dell'importo massimo di euro 100.000 per ciascun periodo d'imposta;
visto il decreto attuativo del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di cui il decreto ministeriale 8 aprile 2016 recante "Disciplina del credito d'imposta di cui all'articolo 1, comma 145 della legge n. 107 del 2015", per le erogazioni liberali in denaro in favore delle scuole;
considerato in particolare l'art. 5 di tale decreto, rubricato "Modalità di assegnazione delle risorse agli istituti del sistema nazionale di istruzione", il quale prevede : «1. Agli istituti del sistema nazionale di istruzione beneficiari delle erogazioni liberali per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l'occupabilità degli studenti è erogato, in un'unica soluzione, il 90 per cento delle erogazioni liberali annualmente iscritte sul Fondo di cui all'art. 3, comma 4. 2. Con successivo decreto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca viene definito lo schema di convenzione che ciascuna istituzione scolastica beneficiaria di erogazioni liberali per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti deve stipulare con il relativo ente locale proprietario dell'immobile oggetto dell'intervento. 3. Ciascuna istituzione scolastica di cui al comma 2 del presente articolo eroga le risorse all'ente locale nel quale ha sede l'edificio scolastico oggetto dell'intervento secondo gli stati di avanzamento dei lavori debitamente certificati, ai sensi della convenzione di cui al comma 2. 4. Agli istituti del sistema nazionale di istruzione che beneficiano delle erogazioni di cui al comma 1 in misura inferiore al valore medio nazionale per alunno è riservato il 10 per cento delle somme annualmente iscritte sul fondo di cui all'art. 3, comma 4. Il predetto 10 per cento è ripartito tra le istituzioni del primo periodo, con prioritario riferimento a quelle che percepiscono, ai sensi del comma 1, una somma minore per alunno, ed assicurando, a tutte le istituzioni destinatarie, uno stesso importo per alunno, tra le erogazioni di cui al comma 1 e quelle di cui al presente comma»;
considerato che ad oggi il Ministero non ha ancora provveduto a dare attuazione al comma 2 dell'art. 5 del decreto ministeriale 8 aprile 2016 per la definizione dello schema di convenzione tra l'istituto scolastico beneficiario dell'erogazione liberale e dell'ente proprietario dell'immobile;
considerato che pertanto tali somme sono attualmente depositate nei bilanci degli istituti scolastici beneficiari delle erogazioni liberali, ma non possono essere trasferiti all'ente locale proprietario dell'edificio in quanto non ancora definito lo schema di convenzione con decreto del Ministero dell'istruzione,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali provvedimenti intenda assumere al fine di dare concreta attuazione alle previsioni, di cui alla legge n. 107 del 2015, ed in particolare all'art. 5, comma 2, del decreto ministeriale 8 aprile 2016, per consentire alle istituzioni scolastiche beneficiarie di erogazioni liberali di realizzare nuove strutture tramite il trasferimento di risorse all'ente locale, proprietario dell'immobile e di avviare, di conseguenza, gli interventi di realizzazione di nuove strutture scolastiche, manutenzioni e potenziamento di quelle esistenti, così come previsto dalla legge n. 107 del 2015.
(4-00534)
GINETTI, GRIMANI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che con atto 4-00328, a firma Grimani e Ginetti, veniva presentata un'interrogazione al Ministro in indirizzo con la quale si chiedeva di sapere quali iniziative intendesse mettere in atto per assicurare che i futuri assetti proprietari consentissero di proiettare nel futuro il sito industriale Acciai speciali Terni, strategico per l'intero Paese e se fosse stato disponibile ad un confronto con le istituzioni e le parti sociali per individuare e attuare le politiche industriali più idonee a consolidare e sviluppare il settore siderurgico in Italia, e in Umbria in particolare, a partire dalle specifiche caratteristiche produttive del sito ternano;
ricordato che:
il 29 giugno 2018 l'indiana Tata Acciai e la tedesca ThyssenKrupp hanno annunciato la fusione delle loro attività europee, dando vita al secondo colosso europeo nel mercato dell'acciaio piano dopo ArcelorMittal, creando un soggetto da 21 milioni di tonnellate prodotte ribattezzato ThyssenKrupp Tata Steel, con sede in Olanda; con le fusioni già effettuate e con altre operazioni in corso, compresa la programmata acquisizione dalla procedura di amministrazione straordinaria di Ilva da parte di ArcelorMittal, i due gruppi potrebbero arrivare a controllare il 50 per cento del mercato continentale; la principale controllata in Italia di ThyssenKrupp è Acciai speciali Terni (AST), dove sono presenti gli impianti che sfornano circa un milione di tonnellate di acciai speciali all'anno coprendo l'intero ciclo di produzione in modo integrato, dalla fusione fino all'imballaggio, occupando oltre 2.000 dipendenti diretti;
lo stabilimento ternano, esempio di un moderno sviluppo industriale, è stato oggetto di un accordo sottoscritto presso il Ministero dello sviluppo economico il 3 dicembre 2014, che, oltre a prevedere una razionalizzazione con 300 mobilità volontarie, ha riconfermato la strategicità del sito attraverso il mantenimento della struttura produttiva dell'azienda e l'attività core business basata su due forni fusori;
considerato che:
il tavolo di confronto sul futuro di tali assetti con le istituzioni e le parti sociali è stato convocato in data 18 settembre 2018 alla presenza della sola dirigenza dell'azienda e non anche con i proprietari;
vi è la necessità che il Governo nazionale si renda disponibile ad un confronto con la proprietà ThyssenKrupp, le istituzioni e le parti sociali al fine di individuare le politiche industriali più idonee a consolidare e sviluppare il settore siderurgico in Italia, in Umbria in particolare, a partire dalle specifiche caratteristiche produttive del sito di Terni in cui si collocano competenze e specificità tecnologiche relative agli acciai speciali che lo rendono uno tra i compendi produttivi più avanzati e competitivi in Europa;
tale incontro confronto si rende ancor più necessario ed urgente in relazione alle recenti vicende legate alla governance societaria di ThyssenKrupp che ha visto le dimissioni quasi contestuali dell'amministratore delegato Heisinger e del presidente del consiglio di sorveglianza Lehner, anche in riferimento alla fusione con Tata Steel, da cui AST è rimasta fuori, ed alle dichiarazioni di procedere alla vendita del compendio ternano;
preso atto che il Governo tedesco, nella persona della cancelliera Merkel e del governatore del Land Nord Reno-Westfalia che siede nel board di ThyssenKrupp, si è già espresso inequivocabilmente a favore di una continuità industriale su ampie basi, con il rischio di indebolire la posizione di AST rispetto alla cessione prospettata;
valutato che in un mercato oligopolistico quale quello dell'acciaio, AST e l'acciaio a Terni hanno una prospettiva solo se inseriti nel contesto delle attività di un player industriale che ne possa valorizzare le specificità;
considerato che in data 2 agosto 2018 si è svolto presso la presidenza della Regione Umbria un incontro per discutere i temi rappresentati e che sono state unanimemente condivise dalle istituzioni locali (Regione, Comune e Provincia di Terni), dalle parte sociali e dai parlamentari presenti le preoccupazioni relativamente alla tenuta occupazionale ed allo sviluppo del comparto siderurgico del Paese,
si chiede di sapere:
quali atti e provvedimenti il Ministro in indirizzo ritenga di dover adottare in sede governativa al fine di ribadire non solo la strategicità del sito AST, ma anche, in relazione alle ipotesi di vendita, la difesa e lo sviluppo delle attività produttive, agevolando l'individuazione di un soggetto acquirente che abbia le caratteristiche di operatore industriale con un profilo internazionale sul mercato dell'acciaio che, insieme al Governo con modalità e strumenti che andranno individuati, sia in grado di offrire adeguate garanzie circa le proprie capacità produttive, finanziarie e commerciali;
quali atti intenda compiere in tale direzione e se non ritenga necessario modificare la composizione del tavolo convocato per il 18 settembre 2018, prevedendo la presenza, come evidenziato, della proprietà ThyssenKrupp e dei massimi vertici del Governo italiano.
(4-00535)
AIMI - Al Ministro della salute - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
da notizie di stampa si apprende del decesso di un 82enne, avvenuto il 20 agosto 2018 nel modenese, a causa del virus "West Nile";
vi sarebbe stato inoltre anche il decesso di un 76enne, sempre nel modenese, per concause;
come riportano diverse fonti stampa, nel modenese sarebbero 32 i casi di "West Nile", 7 dei quali scoperti, perché i soggetti sono donatori di sangue. La stampa locale ha evidenziato inoltre la circostanza legata al fatto che l'Ausl di Modena non avrebbe tempestivamente diramato l'informativa del decesso dell'82enne. La vicenda, infatti, sarebbe stata resa nota dai familiari e solo successivamente l'Azienda Usl avrebbe confermato il caso, parlando anche di un ulteriore decesso (quello di un 76enne);
il comportamento della Ausl di Modena apparirebbe dunque difforme rispetto a quello tenuto da altre Ausl della Regione, che hanno tempestivamente reso noti i numeri dei casi e dei decessi. Se tale circostanza fosse confermata, si tratterebbe, ad avviso dell'interrogante, di un fatto molto grave sul quale andrebbero avviati opportuni accertamenti;
l'82enne deceduto non risultava avere particolari patologie. Avrebbe cominciato a manifestare i primi sintomi il 27 luglio, con febbre altissima e la cura antibiotica non aveva portato nessun miglioramento;
il virus West Nile ha un andamento endemico-epidemico e inizialmente risultava diffuso soprattutto in Africa, specie in Egitto, Medio Oriente, India. A oggi il virus del Nilo occidentale deve essere ormai considerato un patogeno endemico in Africa, Asia, Australia, Medio Oriente, Europa e negli Stati Uniti;
circa l'80 per cento delle infezioni da West Nile virus nell'essere umano non causano sintomi evidenti;
il virus è diffuso tramite la zanzara del genere Culex, da sempre molto diffusa nel territorio del Delta del Po ed è particolarmente favorito dal clima subtropicale degli ultimi anni, specie nelle zone di campagna;
purtroppo si riscontra una diffusione massiccia del virus soprattutto in regioni come l'Emilia-Romagna;
quest'anno proprio l'Emilia-Romagna è diventata la prima Regione per numero di decessi e per numero di casi. Stando ai dati forniti dal portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica dell'Istituto superiore di sanità, vi sarebbero stati in Emilia-Romagna almeno 12 morti, 81 infezioni nella forma più grave, quella neuroinvasiva, 58 casi di febbre causati dal virus, 27 donatori contagiati;
è evidente, pertanto, che occorre intervenire sul potenziamento della profilassi che deve essere adeguata al contenimento della diffusione della zanzara portatrice del virus;
la Regione Emilia-Romagna parrebbe aver diramato una direttiva, dal contenuto apparentemente riservato, con la quale sollecitava i comuni a porre in essere opere di bonifica per contrastare la diffusione della zanzara portatrice del virus, solamente il 16 agosto;
l'assessore regionale alla sanità ha di recente rilasciato dichiarazioni a mezzo stampa ("Il Resto del Carlino" del 5 settembre 2018) in cui ammetteva: "bisogna che sensibilizziamo ulteriormente i Comuni per combattere le larve quando è ora di farlo". Dall'articolo di stampa si evince inoltre che la Regione non avrebbe avviato alcun controllo sui comuni negligenti, a differenza invece di quanto fatto dalla regione Veneto,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione esposta e, in caso affermativo, se intenda chiedere chiarimenti alla Regione Emilia-Romagna in ordine a quanto effettuato sul territorio di competenza per contrastare la diffusione del virus West Nile;
se, per quanto di competenza, non intenda avviare le verifiche del caso per accertare eventuali responsabilità.
(4-00536)
MALLEGNI, GASPARRI, RONZULLI, DAMIANI, RIZZOTTI, GALLONE, TOFFANIN - Ai Ministri per gli affari regionali e le autonomie, per gli affari europei, dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il turismo costituisce un settore determinante per l'economia del nostro Paese e le stime del Piano strategico per il turismo 2017 - 2022 indicano un peso attuale del settore dell'11 per cento circa sul PIL e del 12,5 per cento sull'occupazione;
il 68 per cento dei vacanzieri preferisce le destinazioni balneari italiane;
al successo di questo settore contribuiscono, in maniera decisiva, 30.000 imprese con oltre 100.000 addetti diretti, per il 93,20 per cento a carattere familiare, che offrono servizi per la balneazione su aree demaniali marittime oggetto di concessione amministrativa;
il 94,8 per cento degli italiani hanno dichiarato l'alto gradimento dei servizi di spiaggia resi da dette aziende;
l'assetto normativo incentrato sul codice della navigazione (di cui al Regio Decreto 30 marzo 1942, n. 327, e successive modificazioni e integrazioni) che ha sin qui garantito la stabilità delle imprese e la durata delle aziende, è stato oggetto di interventi da parte della Commissione europea che ne hanno pregiudicato la funzionalità;
la Commissione europea, con lettera di costituzione in mora del 2 febbraio 2009, ha avviato nei confronti dello Stato italiano la procedura di infrazione n. 4908/2008 ritenendo che l'art. 37 del codice della navigazione italiano fosse in contrasto con l'art. 43 del trattato che istituisce la Commissione europea (ora art. 49 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, TFUE), poiché prevedeva un diritto di preferenza in favore del concessionario uscente nell'ambito della procedura di assegnazione delle concessioni configurando, con ciò, una restrizione alla libertà di stabilimento e una discriminazione fra operatori economici;
a seguito di tali rilievi, il legislatore italiano è intervenuto con l'art. 1, comma 18, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, recante "Proroga di termini previsti da disposizioni legislative", convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, disponendo la soppressione del secondo periodo del secondo comma dell'art. 37 del codice della navigazione, nella parte in cui accordava la preferenza al concessionario in scadenza;
con la stessa disposizione, al fine di addivenire a un generale riordino della materia da effettuarsi entro il 31 dicembre 2015, si è proceduto a rinviare a tale data la scadenza delle concessioni demaniali marittime in essere;
in conseguenza dei suddetti interventi legislativi, la Commissione europea, in data 27 febbraio 2012, ha archiviato la procedura di infrazione n. 4908/2008;
il riordino della materia delle concessioni demaniali marittime ha incontrato oggettive difficoltà derivanti, sia dall'attuale assetto costituzionale nel riparto delle competenze fra Stato e Regioni, ex articolo 117 della Costituzione, sia per la presenza dei diritti dei concessionari derivanti dalla normativa previgente abrogata, meritevoli di attenta considerazione, anche al fine di evitare un pericoloso contenzioso in danno dell'Erario;
la complessità della materia è anche dovuta alla necessità di non pregiudicare i diritti sorti in capo ai concessionari, sia in ordine al legittimo affidamento nella stabilità delle aziende sin qui garantita dal cosiddetto diritto di insistenza, sia per quanto riguarda la proprietà privata delle aziende sorte sulle aree concesse, essendo le stesse intimamente connesse a queste ultime;
la consapevolezza di questi aspetti ha indotto il legislatore a ritenere insufficiente il termine del 31 dicembre 2015 e, quindi, con l'art. 34-duodecies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ha disposto la scadenza al 31 dicembre 2020 per il definitivo riordino della materia prorogando a tale data le concessioni in essere;
a ciò si aggiunga che con l'art. 1, comma 547, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità per il 2013), e l'art. 1, comma 291, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità per il 2014), si è operata l'estensione dell'oggetto del riordino anche ad altre tipologie di demanio quale quello lacuale e fluviale nonché alle concessioni demaniali aventi finalità diverse dal turistico-ricreative;
la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 14 luglio 2016, nelle cause riunite C-458/14 e C-67/15 Promoimpresa, su rinvio pregiudiziale operato dai TAR Lombardia e Sardegna, ha ritenuto la proroga, ex art. 1, comma 18, del decreto-legge n. 194 del 2009 e successive integrazioni e modificazioni non conforme al diritto comunitario;
con l'art. 24, comma 3-septies, del decreto-legge 24 giugno 2016 n. 113, recante "Misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali e il territorio", convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016 n. 160 si è disposto che "conservano validità i rapporti già instaurati e pendenti in base all'articolo 1, comma 18, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25";
il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 873 del 12 febbraio 2018, ha disapplicato siffatta disciplina sopravvenuta, ritenendola, analogamente alla proroga, ex decreto-legge n. 194 del 2009, incompatibile "con l'articolo 12, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2006/123/CE e, comunque, con l'articolo 49 TFUE";
questo orientamento giurisprudenziale rischia di aumentare pericolosamente lo stato di precarietà e di incertezza del settore;
i diversi interventi legislativi sulla materia effettuati dalle Regioni (legge regionale Emilia-Romagna 23 luglio 2009, n. 8; legge regionale Toscana 23 dicembre 2009, n. 77 e 9 maggio 2016 nr. 31; legge regionale Marche 11 febbraio 2010, n. 7; legge regionale Veneto 16 febbraio 2010, n. 13; legge regionale Abruzzo 18 febbraio 2010, n. 3 e 27 aprile 2017 nr. 30; legge regionale Liguria 30 luglio 2012 nr. 24; legge regionale Puglia 10 aprile 2015 nr. 17 (legge regionale Friuli-Venezia Giulia del 21 aprile 2017 nr. 10) sono stati tutti oggetto di contenzioso davanti alla Corte costituzionale che li ha dichiarati incostituzionali vertendo in tema di concorrenza, competenza esclusiva dello Stato (sentenze della Consulta n. 180 del 20 maggio 2010; n. 233 del 1° luglio 2010; n. 340 del 26 novembre 2010; n. 213 del 18 luglio 2011; nr. 171 del 4 luglio 2013, nr. 157 del 7 luglio 2017; n. 40 del 11 gennaio 2018; nr. 109 del 30 maggio 2018; nr. 108 del 7 giugno 2018);
i Governi che si sono succeduti in questi anni hanno manifestato, anche e soprattutto attraverso l'impugnativa delle leggi regionali, una visione assai parziale dei principi comunitari, invocando esclusivamente l'applicazione della "Direttiva Bolkestein" e dell'obbligo di trasparenza e non discriminazione nell'assegnazione di beni pubblici (quindi le gare) trascurando del tutto due altri principi fondamentali proprio del diritto europeo;
in primo luogo, la tutela della certezza del diritto e della buona fede di chi ha confidato in un assetto normativo e amministrativo previgente; il cosiddetto "legittimo affidamento" così come i Governi nelle impugnative hanno sempre trascurato anche il diritto alla proprietà della propria azienda costituzionalmente e comunitariamente tutelato;
la Regione Liguria, in data 10 novembre 2017, per la tutela delle aziende balneari ivi operanti ha emanato due leggi: la n. 25 sulla "Qualificazione e tutela dell'impresa balneare" e la n. 26 sulla "Disciplina delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative";
il Governo pro tempore Gentiloni, il 12 gennaio 2018, ha impugnato davanti alla Corte costituzionale le due leggi regionali citate emanate dalla Liguria in data 10 novembre 2017, del resto approvate a larghissima maggioranza (la n. 25/2017 addirittura all'unanimità), con il consenso di tutte le associazioni di categoria;
con l'impugnativa, il Governo ha censurato, oltre alla violazione della Direttiva Bolkestein, ancora una volta l'incompetenza della Regione per il rischio di disparità di trattamento fra imprese ubicate in Regioni diverse;
la Corte costituzionale ha fissato l'udienza sulle verifiche della costituzionalità delle due leggi regionali della Liguria, nelle date del 6 novembre per la legge regionale n. 25 e del 20 novembre per la legge n. 26;
il Governo Conte ha inserito nel suo programma la precisa e inequivocabile volontà politica di un "superamento degli effetti pregiudizievoli per gli interessi nazionali derivanti dall'applicazione della cd Direttiva Bolkestein" (punto n. 29);
nella seduta del 27 giugno 2018, il Senato ha approvato la risoluzione contro l'applicazione della Direttiva Bolkestein alle spiagge, presentata dai senatori Gasparri ed altri;
il Ministro delle politiche agricole, Centinaio, si è ripetutamente espresso contro l'applicazione della Direttiva Bolkestein alle spiagge, da ultimo nella esposizione delle "Le linee programmatiche in merito al turismo presentate alle Commissioni Industria e Turismo di Camera e Senato", lo scorso 24 luglio;
il 2 luglio 2018, con nota di prot. n. 246, il Sindacato italiano balneari (SIB) Confcommercio ha inviato al Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, e per conoscenza anche al Ministro per gli affari regionali e autonomie, Erika Stefani, a quello degli affari europei, Paolo Savona, la formale richiesta al Governo di rinunciare all'impugnativa davanti alla Corte costituzionale e di attivarsi al fine di recepire in leggi nazionali le due leggi che la Regione Liguria ha emanato il 10 novembre 2017 a tutela dei balneari liguri;
il 26 agosto scorso, è stata proclamata dalla stessa organizzazione di categoria "La giornata nazionale dei balneari", nel corso della quale si è avuta una massiccia mobilitazione delle imprese balneari, che hanno invocato un intervento legislativo a tutela della loro continuità aziendale e contro gli effetti pregiudizievoli della Direttiva Bolkestein,
si chiede di sapere:
quale sia l'intendimento del Governo per salvaguardare questo importante settore economico del Paese;
se, alla luce delle buone motivazioni esposte in premessa, non ritenga di valutare l'opzione di rinunciare all'impugnativa proposta dal Governo pro tempore Gentiloni davanti alla Corte costituzionale e di attivarsi al fine di recepire in leggi nazionali le due leggi che la Regione Liguria ha emanato il 10 novembre 2017 a tutela dei balneari liguri: la n. 25, "Qualificazione e tutela dell'impresa balneare" e la n. 26, "Disciplina delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative";
se non ritenga che la rinuncia al ricorso costituirebbe un importante atto politico del Governo a concreta conferma di una inversione di tendenza, rispetto ai Governi precedenti, sulla questione balneare, sia nei confronti dell'Unione europea che degli apparati giudiziari e amministrativi dello Stato.
(4-00537)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):
3-00189, dei senatori Urso e De Bertoldi, sull'acquisto di titoli azionari di Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca in liquidazione coatta amministrativa;
8ª Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):
3-00186, del senatore D'Arienzo, su alcune opere di adeguamento infrastrutturale nella città di Verona;
10ª Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):
3-00194, del senatore Quagliariello, sulla decisione della Regione Emilia-Romagna di bloccare la ricerca di idrocarburi;
11ª Commissione permanente(Lavoro, previdenza sociale):
3-00185, del senatore D'Arienzo ed altri, sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari;
12ª Commissione permanente (Igiene e sanità):
3-00193, della senatrice Boldrini, sulla diffusione del virus "West Nile".
Avviso di rettifica
Nel Resoconto stenografico della 14a seduta pubblica del 26 giugno 2018, alla seconda riga di pagina 141, sostituire le parole: "1a Commissione permanente" con le seguenti: "2a Commissione permanente".
Nel Resoconto Stenografico della 33a seduta pubblica del 7 agosto 2018:
alla pagina 592, sotto il titolo "Congedi e missioni", alla prima riga, inserire la parola "Bogo Deledda" dopo la parola "Barachini". Conseguentemente inserire nelle caselle relative a tutte le votazioni della senatrice un asterisco che richiami la seguente nota da pubblicare in calce alla medesima pagina:
"(*) La senatrice Vittoria Francesca Maria Bogo Deledda è in congedo, e non dunque assente come figura dal prospetto della votazione.";
alla pagina 596, alla prima riga del settimo capoverso, dopo le parole "Romeo Massimiliano," aggiungere le seguenti: "Sileri Pierpaolo,".
a pagina 626, alla settima riga, sostituire la parola: "Stefano" con la seguente: "Lucidi".