Legislatura 17ª - Dossier n. 39 DE

I programmi di politica estera dei due candidati alla presidenza degli Stati Uniti

I programmi dei due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti in materia di politica estera presentano differenze significative, di toni e anche di sostanza, e alcuni punti comuni, specie per quanto attiene alla politica commerciale. Si tenta, qui di seguito, di fornire una breve sintesi comparativa, per grandi aree tematiche, partendo dai due principali discorsi tenuti in materia, rispettivamente il 27 aprile 2016 (Trump) e il 3 giugno 2016 (Clinton).

  • Sui rapporti con l'Unione europea, va in primo luogo segnalata la posizione differente assunta in tema di Brexit: favorevole all'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, quella di Trump, il quale tende a vedere nell'UE un competitor economico e dunque a considerare con favore qualunque indebolimento della sua architettura istituzionale; contraria, in linea con la posizione del Presidente Obama, quella di Clinton. Dove invece le posizioni dei due candidati sembrano coincidere è nella volontà di non dare seguito ai negoziati sul TTIP, considerati da entrambi potenzialmente dannosi agli interessi dei lavoratori americani, e più in generale nella tendenza a guardare con sospetto al multilateralismo, incluso il TPP, l'accordo con dodici paesi dell'area del Pacifico sul quale l'amministrazione Obama ha concentrato i propri sforzi e che entrambi i candidati dichiarano di voler denunciare e/o rivedere. Più in generale, Trump ha attaccato con violenza il NAFTA e l'ingresso della Cina nel WTO, definendoli "i due disastri dell'era Clinton";
  • Sui rapporti con la NATO, Trump ha assunto una posizione fortemente critica, segnalando come solamente 4 dei 28 membri dell'alleanza abbiano raggiunto l'obiettivo minimo del 2% del PIL in spese per la difesa, per poi aggiungere: "I paesi che noi stiamo difendendo devono pagare i costi di tale difesa, e se ciò non accade gli Stati Uniti devono essere pronti a lasciare che i suddetti paesi di difendano da soli". Ha altresì segnalato l'esigenza di rivedere al più presto la missione e la struttura interna dell'Alleanza Atlantica, per adattarla ai nuovi scenari e strapparla al retaggio della Guerra Fredda. Clinton insiste invece sulla necessità di preservare quella rete di alleanze nella quale consiste la vera forza degli Stati Uniti (riferendosi non solamente alla NATO, ma all'azione compiuta, nelle vesti di Segretario di Stato, per rafforzare i sistemi missilistici di Giappone e Corea del Sud, come deterrente verso il rischio nucleare rappresentato dalla Corea del Nord).
  • Sulla politica in Medio Oriente e la lotta contro l'ISIS, Trump propone un piano d'azione che unisca intervento militare, alleanze con i Paesi del mondo arabo a rischio di infiltrazioni "radicali" e una stretta alla politica migratoria per evitare di "importare terroristi". Trump propone altresì una politica più decisamente filo-israeliana, e dichiara di voler denunciare l'accordo con l'Iran sul nucleare. Clinton sottolinea la necessità di garantire continuità all'azione anti-ISIS già in corso (bombardamenti aerei e supporto alle forze di terra curde e arabe, accompagnati da un'intensa azione diplomatica); di assicurare la sicurezza interna senza ricorrere a strette anti-migratorie che ritiene inutili o addirittura dannose; di vegliare sulla piena e corretta attuazione da parte iraniana dell'accordo sul nucleare, che va comunque considerato un successo e che, a lungo termine, dovrebbe costituire una garanzia anche per la sicurezza di Israele.
  • Trump propone un incremento delle spese militari, considerate parte essenziale di un più generale rilancio dell'economia, e considera primario un rafforzamento del predominio statunitense in tema di armamenti. Clinton sottolinea come i piani del suo rivale in materia economica condurrebbero a un forte, ulteriore incremento del debito pubblico, senza incidere realmente sui settori fondamentali per rafforzare il benessere collettivo (infrastrutture, istruzione e innovazione);
  • Trump suggerisce una profonda revisione nei rapporti con la Russia e con la Cina, basata sulla convinzione che gli Stati Uniti siano tuttora in una posizione di forza e in grado quindi di imporre i propri interessi ("La Cina rispetta la forza, e lasciandole prendere il sopravvento sul piano economico ne abbiamo perso il rispetto"). Clinton sottolinea come ciò che differenzia maggiormente gli Stati Uniti da Russia e Cina sia il sistema di alleanze costruito nel corso dei decenni ("Mosca e Pechino invidiano profondamente il nostro sistema di alleanze in tutto il mondo, perché non dispongono di niente che sia paragonabile. Se Trump dovesse vincere, al Cremlino farebbero festa"), e invita pertanto a un approccio mirato, che punti a rafforzare le aree di interesse comune, nel rispetto delle differenze e con un occhio di riguardo al rispetto della democrazia e dei diritti umani nei due Paesi.