Caricamento in corso...
 
 
XML (45 KB) ePub PDF (8555 KB) XML

Versione HTML base



Paese di origine sicuro

Il Consiglio ha adottato delle specifiche conclusioni sui paesi di origine sicuri ai fini dell'esame delle domande di protezione internazionale.

Le istanze di protezione internazionale presentante da individui provenienti da un "paese di origine sicuro" - in cui, tendenzialmente, gli individui non sono oggetto di persecuzione - sono soggette ad una procedura semplificata. Il loro esame viene condotto in maniera accelerata, anche al confine o nelle zone di transito(2) , in modo da

disincentivare le istanze strumentali, volte al mero ottenimento di un titolo di soggiorno in uno degli Stati membri dell'Unione europea.

La direttiva 2013/32/EU(3) ha stabilito, in generale, che "Un paese è considerato paese di origine sicuro se, sulla base dello status giuridico, dell’applicazione della legge all’interno di un sistema democratico e della situazione politica generale, si può dimostrare che non ci sono generalmente e costantemente persecuzioni (...) né tortura o altre forme di pena o trattamento disumano o degradante, né pericolo a causa di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale" (Allegato I). L'art. 38 detta gli standard e le tutele che si deve accertare siano rispettati in uno Stato terzo perché esso sia considerato "sicuro". Tra questi si ricordano la possibilità di richiesta dello status di rifugiato ed il rispetto dei diritti umani fondamentali.

Gli Stati membri individuano al livello nazionale, ai sensi dell'art. 37 della direttiva 2013/32/UE, quali paesi terzi possano essere considerati "sicuri" basandosi su informazioni fornite da altri Stati membri, dall'EASO, dall'UNHCR(4) , dal Consiglio d'Europa e da altre organizzazioni internazionali competenti. L'art. 37, par. 4, incarica gli Stati membri di notificare alla Commissione europea quali paesi di origine vengano designati come "sicuri" al livello nazionale.

Nella "Agenda europea sulle migrazioni" la Commissione europea ha preannunciato la propria intenzione di rafforzare le norme sul "paese di origine sicuro" e in occasione del Consiglio europeo del 25 e 26 giugno 2015 è stata incaricata dell'elaborazione di misure che consentano all'EASO di coordinare l'attuazione delle disposizioni sul paese d'origine sicuro figuranti nella direttiva sulle procedure d'asilo (Conclusioni, par. 5.f).

Nelle Conclusioni adottate il 20 luglio si sottolinea l'importanza di assicurare rapidamente un approccio coordinato tra gli Stati membri sulla designazione al livello nazionale dei paesi terzi sicuri. Si raccomanda con forza agli Stati membri di individuare gli Stati terzi considerati appunto "sicuri", nell'ambito di un processo coordinato dall'EASO e in linea con i requisiti procedurali definiti nella direttiva 2013/32/UE. Alla luce del fatto che la gran parte delle liste nazionali esistenti comprendono i paesi dei Balcani occidentali, si raccomanda inoltre di dare priorità alla verifica relativa a tali Stati(5) . E', infine, espresso apprezzamento per l'intenzione della Commissione di rafforzare la disciplina sul paese terzo sicuro, "inclusa la possibile creazione di una lista comune dell'UE di paesi terzi sicuri".


2) Nonostante ciò, come specifica il punto n. 42 delle Premesse alla Direttiva 2013/32/UE (Direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale, rifusione): "La designazione di un paese terzo quale paese di origine sicuro ai fini della presente direttiva non può stabilire una garanzia assoluta di sicurezza per i cittadini di tale paese. Per la sua stessa natura, la valutazione alla base della designazione può tener conto soltanto della situazione civile, giuridica e politica generale in tale paese e se in tale paese i responsabili di persecuzioni, torture o altre forme di punizione o trattamento disumano o degradante siano effettivamente soggetti a sanzioni se riconosciuti colpevoli. Per questo motivo è importante che, quando un richiedente dimostra che vi sono validi motivi per non ritenere sicuro tale paese per la sua situazione particolare, la designazione del paese come sicuro non può più applicarsi al suo caso".

3) A questa direttiva si fa sovente riferimento come alla "direttiva sulle procedure di asilo".

4) Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i riguati, agenzia delle Nazioni Unite, sulla base dell'acronimo in lingua inglese: United Nations High Commissioner for Refugees.

5) Albania, Bosnia Erzegovina, ex Repubblica Iugoslava di Macedonia, Montenegro, Serbia e Kosovo. Per tali paesi, del resto, è stata ripetutamente reiterata dal Consiglio la prospettiva europea.