Legislatura 17ª - Dossier n. 210
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Da Mare Nostrum a TritonMare Nostrum L'operazione militare e umanitaria nel Mar Mediterraneo meridionale denominata Mare Nostrum è iniziata il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza nello Stretto di Sicilia, dovuto all'eccezionale afflusso di migranti (nei primi giorni di ottobre del 2013 in alcuni naufragi al largo di Lampedusa, morirono centinaia di persone). L'operazione, che fin dal suo avvio era destinata a durare per un tempo determinato, si è conclusa alla fine del 2014, in concomitanza con la partenza di una nuova operazione denominata Triton, coordinata in ambito europeo dall'Agenzia Frontex. Nel mare Mediterraneo operavano già due missioni permanenti coordinate e finanziate da Frontex con la partecipazione dell'Italia: Hermes (per il controllo delle coste meridionali italiane, svolta dai mezzi della Guardia costiera e della Guardia di finanza) e Aeneas (per il controllo dei flussi migratori provenienti dalla Turchia e dall'Egitto transitanti per la Grecia), con un budget annuale di circa 5 milioni di euro. Mare Nostrum, i cui costi sono stati indicati dal Ministro della Difesa in 9,3 milioni di euro al mese, di cui 7 per il funzionamento e la manutenzione dei mezzi e 2,3 per gli oneri relativi alle indennità del personale, attingeva risorse dai fondi messi a disposizione dall'articolo 1 del decreto legge 10 ottobre 2013, n. 120 (che istituiva presso il Ministero dell'Interno un fondo dotato di 190 milioni di euro proprio al fine di fronteggiare le esigenze straordinarie connesse all'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale), ed era finanziata con risorse aggiuntive UE di 1,8 milioni provenienti dal Fondo UE per le frontiere esterne per le attività di emergenza(2) . Mare Nostrum consisteva, dal punto di vista operativo, nel potenziamento del dispositivo di controllo dei flussi migratori già attivo nell'ambito della missione Constant Vigilance svolta dalla Marina Militare fin dal 2004 consistente nel pattugliamento permanente dello Stretto di Sicilia con una nave e con aeromobili da pattugliamento marittimo. L'operazione Mare Nostrum aveva un raggio di azione più ampio e una duplice, specifica missione: garantire la salvaguardia della vita in mare; assicurare alla giustizia i trafficanti di esseri umani che gestiscono i viaggi dei migranti. L'operazione era condotta da mezzi e personale militari, con la partecipazione di personale sanitario militare e volontario. Il bilancio dell'operazione Mare Nostrum è stato riassunto dal Ministro dell'Interno nel corso di un'audizione (19 novembre 2014) presso il Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione: "I migranti soccorsi nell'ambito dei 563 interventi sono stati 101.000, di cui 12.000 minori non accompagnati; sono stati rinvenuti 499 cadaveri, mentre i dispersi, sulla base della testimonianza dei sopravvissuti, potrebbero essere più di 1.800; sono stati arrestati 728 scafisti e sequestrate otto imbarcazioni". Triton Nell'ottobre 2014 la Commissione europea ha annunciato l'avvio di una nuova operazione, inizialmente indicata genericamente come “Frontex Plus”, con lo scopo di sostenere lo sforzo dell'Italia nel fronteggiare la pressione migratoria alla frontiera meridionale, sotto il coordinamento di Frontex, l'agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne. L'operazione - denominata Triton - in discontinuità con gli obiettivi di Mare Nostrum, ha l'obiettivo di sorvegliare le frontiere marittime esterne dell'Unione Europea e di contrastare l'immigrazione irregolare e le attività dei trafficanti di esseri umani. Fino al 31 dicembre 2014 le due operazioni sono proseguite 'in parallelo' e dal 1 gennaio 2015 è subentrata unicamente Triton. L'area operativa di Triton è più limitata rispetto all'area di Mare Nostrum, che arrivava in acque internazionali. Triton opera entro le 30 miglia dalle coste (italiana e maltese). Nel comunicato che annunciava la missione(3) , la Commissione europea chiariva che i dettagli dell'Operazione Triton, inclusa l'area di intervento e le risorse finanziarie da impegnare, sarebbero stati concordati con le autorità italiane in quanto Paese ospitante, sulla base delle necessità rilevate. Per l'operazione Triton l'UE ha stanziato fondi (provenienti dal Fondo per la sicurezza interna e dal bilancio stesso di Frontex) pari a 2,9 milioni al mese. Come le altre operazioni Frontex, Triton si svolge nel pieno rispetto degli obblighi internazionali dell'UE assunti nell'ambito delle convenzioni umanitarie. Triton è destinato a sostenere gli sforzi dell'Italia a fronte delle emergenze, ma - dichiaratamente - non solleva l'Italia dagli obblighi assunti con l'UE e con la comunità internazionale di sorvegliare le sue frontiere e gestire le situazioni utilizzando risorse, mezzi e strumenti interni. Nello scorso febbraio la Commissione europea ha prorogato la durata dell'operazione Triton a tutto il 2015, rispondendo ad una richiesta del Governo italiano a fronte del prolungarsi della situazione di emergenza(4) . Per questa proroga è posta una dotazione iniziale provvisoria di 18,2 milioni, oltre ad un'erogazione di 13,7 milioni di finanziamenti di emergenza, che vengono attinti al Fondo asilo, migrazione e integrazione, su richiesta delle autorità italiane, anche alla luce dell'aumento degli arrivi di minori non accompagnati (il 278% in più rispetto al 2013). |