BILANCIO (5a)
MARTEDÌ 24 FEBBRAIO 1998

113a Seduta (antimeridiana)
Presidenza del Presidente
COVIELLO

La seduta inizia alle ore 12,15.

SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE
(A007 000, C05a, 0013°)

Il senatore VEGAS rileva che alcune informazioni apparse sulla stampa in merito alle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie e alle misure in materia sanitaria inducono a supporre che la manovra approvata per il 1998 comporti effetti finanziari sul bilancio dello Stato di entità diversa da quanto inizialmente quantificato. Sottolinea, quindi, che sarebbe opportuno che la Commissione chiedesse al Ministro del tesoro indicazioni sull'efficacia delle misure di contenimento adottate nella scorsa sessione di bilancio.

Il presidente COVIELLO ritiene che la presentazione di un'interrogazione al Ministro del tesoro - che potrebbe eventualmente essere svolta in Commissione - , consentirebbe di acquisire tutte le informazioni necessarie relativamente al rilevante problema segnalato dal senatore Vegas.

MATERIE DI COMPETENZA
Convergenza italiana in vista dell'Unione monetaria europea
(Esame, ai sensi dell'articolo 50, comma 1, del Regolamento e rinvio)
(R050 001, C05a, 0002°)

Il relatore MORANDO sottolinea, nell'individuare in via preliminare il rilievo politico dello studio presentato dal Tesoro nel gennaio 1998 al Consiglio ECOFIN, che tale documento non può essere considerato un puro esercizio accademico - in quanto predisposto dal Ministero del tesoro e ricevuto da un soggetto istituzionale - ma non può neanche essere definito un programma di politica economica, poichè esplicitamente utilizza ipotesi e non pone obiettivi, e perchè, comunque, il periodo cui si riferisce non coincide con quello del Governo e della legislatura. A suo avviso, il documento deve essere considerato uno studio politicamente impegnativo sulla sostenibilità del debito pubblico italiano e sulla possibilità di mantenere nel tempo il rispetto dei parametri di Maastricht. Pur sottolineando che esso non deve essere presentato come una prova supplementare chiesta all'Italia per la partecipazione all'Unione monetaria e che la collocazione interna del nostro debito e numerosi studi confermano la sostenibilità del debito pubblico italiano, rileva che l'eccezionalità dei risultati raggiunti, purtroppo estremamente recenti, sembra richiedere un impegno esplicito al mantenimento di tali parametri. Osserva che il documento predisposto dal Ministero del tesoro è finalizzato a dimostrare che il Paese può raggiungere in tempi ragionevoli un rapporto debito/PIL in linea con le indicazioni di Maastricht e che il Governo si impegna a perseguire tale obiettivo; rileva, peraltro, che anche il progetto di riforma dell'articolo 81 della Costituzione, formulato dalla Commissione parlamentare per le riforme istituzionali, evidenzia che l'obiettivo di risanamento è largamente condiviso ben oltre i limiti della attuale maggioranza.
Il relatore evidenzia che il documento individua il cambiamento nella gestione della finanza pubblica e l'inizio della nuova cultura della stabilità a partire dai primi anni '90, come dimostrato dall'andamento di ciascuna delle variabili rilevanti per la partecipazione all'Unione europea. Ricorda che un unico momento di pausa rispetto al processo di convergenza si è manifestato nel 1995, probabilmente in ragione della fase di instabilità politica. Esamina, quindi, i vari parametri sui quali si basa il Patto di convergenza - inflazione, rapporto disavanzo/PIL, rapporto debito/PIL, tasso di cambio - esponendo i risultati raggiunti negli scorsi anni e, soprattutto, valutando la possibilità di mantenerli nel tempo.
Per quanto riguarda il tasso di inflazione, ricorda che il valore di consuntivo relativo al 1997 è inferiore a quanto richiesto dal Trattato; nel valutare la sostenibilità di tale risultato nel tempo, ricorda che le dinamiche inflattive manifestatesi nel corso del 1992 e del 1995 in occasione della svalutazione della lira, non dovrebbero riproporsi grazie alla stabilità della lira che dal 1996 ha oscillato all'interno della banda ristretta. Anche gli adeguamenti delle aliquote dell'IVA e delle altre imposte indirette - cui si può, peraltro, verosimilmente ricondurre il recente dato del mese in corso - resi necessari dall'esigenza di armonizzazione delle politiche fiscali e del risanamento, hanno comportato aumenti una tantum dell'indice, ma non sembrano avere innescato processi inflattivi. Segnala che, a suo avviso, il contenimento dell'inflazione è attribuibile al successo della politica di concertazione, che dal luglio 1993 caratterizza le relazioni sindacali. La prosecuzione della concertazione diventa dunque condizione essenziale per il contenimento del processo inflattivo; occorre tenere conto al riguardo che, come evidenziato da tutte le parti sociali, esiste una minaccia derivante da una particolare configurazione della politica della riduzione dell'orario di lavoro, tale da comportare un aumento del costo del lavoro per unità di prodotto, da cui potrebbe conseguire un'inflazione da costi, cui deriverebbe la richiesta di adeguamenti salariali, originando così pericolose dinamiche dell'inflazione. Segnala quindi che la condizione essenziale per la sostenibilità del risultato in termini di inflazione, consiste nel formulare una progetto di riduzione dell'orario di lavoro che consenta il miglioramento della competitività e dell'efficienza, in modo tale da determinare il mantenimento della politica di concertazione.
Per quanto riguarda il percorso di convergenza nei saldi di finanza pubblica ricorda che due sono i parametri rilevanti: il rapporto disavanzo/PIL, per il quale viene indicato esplicitamente il limite del 3 per cento, e il rapporto debito/PIL, per il quale viene stabilito un valore indicativo del 60 per cento, tenuto conto peraltro, della tendenza. Ricorda che la forte attenzione rivolta negli anni scorsi al primo di questi parametri ha prodotto il successo del 1997, anno in cui il rapporto è in linea con quanto richiesto dal trattato di Maastricht. Per quanto riguarda la sostenibilità nel tempo del risultato raggiunto, sottolinea che essa è resa subordinata alla riduzione della spesa per interessi, anche se, a suo avviso, l'elemento più rilevante è rappresentato dal denominatore del rapporto, cioè il prodotto interno lordo, la cui dinamica, in quanto influenzata dalle politiche economiche, diventa un punto cruciale nell'esame da svolgere. A tale riguardo, ricorda che le previsioni di crescita per il 1997 sono state confermate e che, quindi, sembra iniziata una fase di crescita sufficientemente stabile; ne consegue che le ipotesi adottate dal documento per il triennio 1998-2000, basate sul mantenimento dell'attuale tasso di crescita dei consumi e su una ipotesi di forte crescita degli investimenti, sono realizzabili. Per quanto riguarda la spesa da investimenti rileva, che una dinamica sostenuta, già in atto per gli investimenti privati, dovrebbe essere perseguita anche per gli investimenti pubblici, che sarebbe auspicabile tornasse al livello del 1993. Segnala, peraltro, che una decisione relativa alla spesa pubblica per investimenti può essere realizzata solo tenedo conto delle decisioni adottate in merito al livello della pressione fiscale. Sulla base dell'attendibilità delle ipotesi di crescita del PIL, sottolinea che il mantenimento del rapporto disavanzo/PIL al livello richiesto dal trattato di Maastricht sembra possibile, anche in presenza di fasi cicliche negative. Esiste un unico elemento di rischio, come dimostrato dallo stesso studio del Tesoro, che è rappresentato dalla spesa pensionistica.
Il RELATORE affronta quindi il tema del rapporto debito/PIL, relativamente al quale sottolinea la necessità di verificare se la riduzione iniziata nel 1997 possa continuare nel tempo, consentendo di raggiungere il livello del 60 per cento richiesto dal Trattato. Data la struttura del debito, solo un rilevante aumento dei tassi di interesse, a suo avviso, potrebbe compromettere la tendenza alla riduzione; tenuto conto peraltro dell'adozione della moneta unica, le differenze dei tassi di interesse dipenderanno solo dal disavanzo di ciascun paese, parametro che, come precedentemente evidenziato, sembra in linea con i parametri comunitari. Rilevato che il documento del Tesoro propone vari esercizi di simulazione, sulla base di due scenari e di una serie di ipotesi in merito alle variabili coinvolte, osserva che l'ipotesi relativa alla crescita del PIL è in linea con le tendenze attuali, mentre sembra poco verosimile il suo mantenimento per un periodo così prolungato (anche se negli USA, paese simile al futuro assetto dell'UE, negli anni '80 si è avuto un analogo ciclo di sviluppo). Per quanto riguarda l'ipotesi relativa all'avanzo primario, pari al 5 per cento, sottolinea che esso è inferiore a quello programmatico previsto nel DPEF per il triennio 1998-2000 e ricorda peraltro che sempre nel DPEF l'avanzo primario tendenziale è pari al 4 per cento circa negli anni 1999 e 2000. A suo avviso, quindi, l'ipotesi di un avanzo primario pari al 5 per cento, in linea con le previsioni del DPEF per il triennio, rappresenta invece una condizione meno sostenibile per gli anni successivi, perchè comporta un livello di avanzo complessivo piuttosto rilevante. Sembrerebbe più ragionevole ipotizzare un disavanzo complessivo pari al rapporto disavanzo/PIL richiesto dal trattato di Maastricht, lasciando che l'avanzo primario si determini di conseguenza, sulla base della spesa per interessi. Alcune simulazioni effettuate dal Servizio del bilancio del Senato sulla base di queste ipotesi confermano che si realizza comunque una diminuzione del rapporto debito/PIL e si ha quindi la convergenza del rapporto verso i valori richiesti dall'adesione all'Unione monetaria. Sulla base di questi esercizi, risulta peraltro evidente che la riduzione dell'avanzo primario può avvenire solo dopo che la riduzione dei tassi di interesse abbia espletato completamente il suo effetto sulla spesa per interessi; sottolinea, a tale riguardo, che la dimensione dell'avanzo primario necessaria per consentire la riduzione del rapporto debito/PIL, dipende in modo sostanziale dal tasso di crescita del PIL in relazione al livello del tasso di interesse.
Evidenzia quindi che il mantenimento della politica di rigore è condizione necessaria per consentire la riduzione al 60 per cento del rapporto debito/PIL e che, in tale contesto, la politica delle privatizzazioni rappresenta, comunque, uno strumento fondamentale nel perseguimento dell'obiettivo indicato. Ricorda brevemente, peraltro, che l'accelerazione delle privatizzazioni deve avvenire nell'ottica della tutela dei piccoli risparmiatori e di valorizzazione delle partecipazioni pubbliche.
Per quanto riguarda il tasso di cambio, il relatore sottolinea che dal 1996 la lira ha avuto un'oscillazione stabile all'interno della fascia ristretta delle monete. In merito alla sostenibilità della stabilità del cambio, fa presente che il tasso di cambio reale è tornato al livello registrato nel 1993 e che nel 1997 si è registrato un rilevante avanzo delle partite correnti; la considerazione che il livello dei tassi di interesse di lungo periodo è inferiore alla media europea e che le turbolenze sui mercati asiatici non hanno influito sulla stabilità della nostra moneta, sono tutte conferme sulla possibilità di mantenere un tasso di cambio stabile.
Segnala, infine, che le diverse analisi relative alla sostenibilità dei risultati del risanamento - che appaiono realistiche solo a condizione che sia perseguito e realizzato un miglioramento del tasso di occupazione - rendono necessario promuovere interventi in grado di creare nuovi posti di lavoro.

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 13,10.