L'Italia è Donna
80 anni di Repubblica: storie di ingegno fino alle Madri Costituenti
Nell’ambito delle celebrazioni degli 80 anni della Repubblica Italiana, il Senato della Repubblica e il Ministero della Cultura presentano una mostra che racconta secoli di arte, talento ed ingegno femminile, attraverso le opere di artiste eccellenti e le vite delle Madri Costituenti.
La Sala Maccari, all’interno di Palazzo Madama, accoglie, tra le altre, opere di Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana e Rosalba Carriera, provenienti dai maggiori musei nazionali italiani.
Una sezione della mostra è dedicata alle 21 Madri Costituenti, elette nell’Assemblea Costituente il 2 giugno 1946.
L’itinerario prende le mosse dal Quattrocento, epoca in cui alcune artiste italiane riuscirono per la prima volta a ritagliarsi un ruolo professionale in un contesto saldamente dominato dagli uomini, e si sviluppa fino ai primi decenni dell’Ottocento, quando la presenza femminile si afferma con maggiore evidenza anche nell’ambito delle Accademie e nelle reti artistiche internazionali. Accanto al percorso artistico, costituito da tredici capolavori provenienti dai maggiori musei nazionali d’Italia (dal Museo di Capodimonte alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dalla Galleria Corsini alla Galleria Nazionale dell’Umbria), la mostra presenta un approfondimento dedicato alle Madri Costituenti, a cura della Biblioteca del Senato.
Il volto a cui si riferisce il titolo dell’iniziativa è quello delle donne protagoniste della mostra, che le pittrici hanno ritratto, spesso utilizzando l’autoritratto per rappresentare immagini di sante, eroine e regine.
Dal Quattrocento all’Ottocento, le donne che ebbero la possibilità di dedicarsi alla professione di miniatrici, pittrici o scultrici sono state pochissime rispetto al numero dei loro colleghi uomini. L’accesso alla formazione era quasi esclusivamente riservato all’universo maschile; per questo, la trasmissione del mestiere avveniva soprattutto all’interno delle mura domestiche.
Nei rari casi in cui riuscivano a diventare professioniste, per potersi mantenere e ottenere committenze, molte pittrici dovevano contare su uomini – padri, fratelli o mariti – che facessero da mediatori con i committenti. Questa condizione, assai limitante, non impedì loro di sviluppare una propria autonomia creativa, progressivamente riconosciuta dal mercato.
Nonostante la diffidenza dei colleghi maschi, che cercavano di escluderle dalle grandi commissioni pubbliche – pale d’altare monumentali, affreschi di palazzi, decorazioni ufficiali – molte donne riuscirono a trovare spazi di libertà espressiva, lasciando un segno profondo nella storia dell’arte.
La loro attività può essere considerata uno degli strumenti più efficaci che, nel tempo, ha contribuito all’emancipazione femminile e al riconoscimento pubblico dell’ingegno delle donne. Per questo, a ideale epilogo del percorso artistico, la mostra presenta i ritratti delle ventuno Madri Costituenti elette il 2 giugno 1946, protagoniste della stesura della Costituzione italiana.
Le artiste presenti in mostra, in ordine cronologico, sono: Properzia de Rossi, Plautilla Nelli, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Artemisia Gentileschi, Elisabetta Sirani, Rosalba Carriera, Angelica Kauffmann, Elizabeth Vigée Le Brun.
Le Madri Costituenti sono: Anna Maria (Maria) Agamben Federici, Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta (Elsa) Conci, Maria De Unterrichter Jervolino, Filomena Delli Castelli, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Leonilde (Nilde) Iotti, Teresa Mattei, Angelina (Lina) Merlin, Angiola Minella Molinari, Rita Montagnana, Maria Nicotra, Teresa Noce, Ottavia Penna Buscemi, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio.
L’esposizione è un omaggio ma anche un invito: continuare a scoprire, studiare e valorizzare il contributo delle donne alla storia nazionale, perché, come recita il logo ideato dal Senato della Repubblica, «l’Italia è donna».
Il catalogo dell’esposizione, pubblicato dalla casa editrice Moebius, raccoglie i contributi introduttivi del Presidente del Senato Ignazio La Russa, del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, della Dott.ssa Alfonsina Russo e del Prof. Massimo Osanna. Include inoltre i testi di Federico Silvio Toniato, Segretario Generale del Senato della Repubblica, di Costantino D’Orazio, Direttore dei Musei Nazionali dell’Umbria, di Melania Mazzucco, scrittrice e saggista. Completano il volume le schede delle opere, redatte dagli storici dell’arte della Galleria Nazionale dell’Umbria e della Pinacoteca Nazionale di Bologna, accompagnate dai profili biografici delle artiste curati da Francesco Pappalardo e la sezione dedicata alle Madri Costituenti, curata dalla Biblioteca del Senato.
Il 4 marzo 2026, presso Palazzo Madama, alla presenza del Presidente del Senato, on. Ignazio La Russa, e del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, è stata inaugurata la mostra IL VOLTO DELLE DONNE. 80 anni di Repubblica: storie di ingegno, dalle grandi artiste alle Madri Costituenti, promossa dal Senato della Repubblica in collaborazione con il Ministero della Cultura e organizzata dai Musei Nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali Umbria.
Nelle giornate indicate la mostra è aperta al pubblico, gratuitamente.
* Venerdì 6 e lunedì 9 marzo: giornate esclusivamente dedicate agli istituti scolastici.
La mostra è visitabile in Sala Maccari. L’iniziativa rientra nel programma “80 anni di Repubblica” e dialoga con i temi della partecipazione e del riconoscimento pubblico delle donne nella storia italiana.
Apertura mostra: 10:00 – 20:00 (ultimo ingresso 19.30).
Ingresso in gruppi a intervalli di 30 minuti.
I visitatori potranno presentarsi all’ingresso di Palazzo Madama (Piazza Madama n. 11) e ritirare il titolo d’accesso a partire dalle 9.00.
Ulteriori informazioni sono consultabili al link: Visitare il Senato
Dichiarazioni e interventi istituzionali relativi alla mostra.
Properzia de’ Rossi, Sofonisba Anguissola, Plautilla Nelli, Lavinia Fontana, Artemisia Gentileschi, Elisabetta Sirani, Rosalba Carriera, Angelica Kauffmann, Elizabeth Vigée Le Brun.
Nove Artiste – italiane o comunque legate all’Italia – che, da epoche diverse, ci interrogano con il linguaggio senza tempo dell’arte essenzialmente attraverso volti di altre donne, talora il proprio stesso volto, testimonianza viva e di successo di una ribellione garbata a un mondo che voleva riservare agli uomini anche la realizzazione della bellezza.
Ventuno Madri Costituenti e nove Artiste: non è audace accostare e far dialogare questi due gruppi di donne coraggiose. La creazione artistica ha un valore civile e politico e la politica è necessariamente creativa, perché deve costruire le condizioni per la convivenza civile e il progresso sociale.
La scrittura della Costituzione è stata una grande opera creativa, nella quale sensibilità molto lontane tra loro hanno scritto insieme le regole dello Stato repubblicano: un’opera nella quale fu fondamentale il ruolo di quelle poche – troppo poche! – ma decisive Madri Costituenti.
Con questa mostra – realizzata in collaborazione con i Musei Nazionali di Perugia – il Senato intende celebrare le donne e la loro capacità di costruire. Proprio accanto a Palazzo Madama, nella chiesa di San Luigi de’ Francesi – nota a tutti per i quadri di Caravaggio – c’è un’opera meno nota ma straordinaria: una cappella progettata e decorata nel XVII secolo da una donna, Plautilla Bricci, pittrice e prima “architettrice” della storia.
Ciò che un tempo era eccezionale ora, per fortuna, è ordinario: nell’attuale legislatura le senatrici sono 75 su 205 e per una donna è normale essere artista o architetto.
Il cammino, sempre in divenire, della parità, si deve nutrire degli esempi di chi, nella propria vita, non ha mai accettato che la condizione femminile fosse considerata un limite: l’Italia deve essere loro riconoscente.
Ignazio La Russa
Presidente del Senato della Repubblica
I popoli italici che all’inizio del I secolo a.C. si confederarono ribellandosi a Roma, coniarono a Corfinium, in Abruzzo, la prima moneta con la scritta “ITALIA”, riprodotta come medaglia dal Senato della Repubblica alcuni anni or sono, posero accanto a questo nome un profilo di donna: anche allora il volto dell’Italia era donna.
Vari profili di donna hanno caratterizzato diverse monete e francobolli italiani, dal Regno alla Repubblica all’Italia turrita della famosa serie filatelica che ha accompagnato decenni di vita repubblicana, fino alla tarda versione nelle 100 lire che hanno preceduto la moneta unica.
Il Palazzo che dal 1871 ospita il Senato prende il nome da una donna, Madama Margherita d’Austria, figlia dell’imperatore Carlo V: una donna di governo che, tra l’altro, resse i Paesi Bassi spagnoli per diversi anni.
L’11 dicembre 2024, i Reali di Spagna con il Presidente del Senato hanno presenziato, proprio nella Sala dello Struzzo adiacente all’Aula Plenaria, al ricollocamento dagli Uffizi – dopo 270 anni – del fregio mediceo che ritrae il corteo trionfale dell’incoronazione di Carlo V da parte di papa Clemente VII. L’opera di Raffaello Vanni, che ritorna in Senato negli stessi ambienti dove nacque Alessandro Farnese, figlio di Margherita, del quale, sempre nel 2024, la Sala dello Struzzo del Senato ospita il ritratto a opera di Alonso Sánchez Coello, è giunta grazie a un prestito della Galleria Nazionale di Parma.
La prima sede del Senato subalpino fu – come è noto – un altro Palazzo Madama, quello di Torino, legato alla memoria della Madama reale Cristina Maria di Borbone, anch’ella donna di governo, reggente per oltre un decennio del Ducato di Savoia. Il nome della Camera Alta era e resta indissolubilmente legato e identificato con un nome di donna: eppure, fino alla Repubblica, le donne non potevano farvi parte.
La storia d’Italia è stata fatta da grandi uomini, ma anche e certamente non meno da grandi donne che, pur tra le immense asimmetrie di diritti e benefici, hanno contribuito in maniera decisiva al progresso spirituale, culturale, artistico – come le pittrici delle quali sono esposte le opere – e sociale – come quelle donne che, al pari della Madama, si ritrovarono a rivestire un ruolo politico e seppero esercitare le proprie funzioni con prudenza e giustizia.
Non è azzardato affermare che, nel processo di transizione verso la democrazia, l’introduzione del suffragio femminile abbia rappresentato un passaggio essenziale rispetto alla definizione della stessa forma di Stato repubblicana.
L’elettorato attivo femminile è stato introdotto nell’ordinamento italiano – a conflitto ancora in corso – dal decreto legislativo luogotenenziale 1° febbraio 1945, n. 23, emanato sotto il Governo Bonomi, che rese le donne titolari del diritto di voto nelle elezioni amministrative e politiche e ordinò la compilazione delle liste elettorali femminili in tutti i Comuni: si trattò della premessa normativa necessaria anche per la loro partecipazione alle consultazioni politiche oggetto del decreto legislativo luogotenenziale 10 marzo 1946, n. 74, cioè il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea Costituente.
Già con il decreto legislativo luogotenenziale 7 gennaio 1946, n. 1, tuttavia, furono fissate le norme per la ricostituzione delle amministrazioni comunali su base elettiva: le donne ebbero così modo di partecipare a tutte e cinque le tornate (10 marzo, 17 marzo, 24 marzo, 31 marzo e 7 aprile 1946) delle elezioni amministrative del marzo-aprile 1946, celebrate nella maggior parte dei comuni italiani: si trattò di eleggere 5722 consigli comunali (per altrettanti comuni, che rappresentavano il 78,4 % del totale). Il totale dei votanti fu di 16.304.280 elettori (l’82,3% degli aventi diritto): 7.862.743 uomini e 8.441.537 donne (rispettivamente l’83% e l’81,7% degli aventi diritto).
Le donne furono più numerose degli uomini.
L’ottantesimo anniversario della partecipazione femminile alla vita politica italiana è perciò da rinvenirsi in quel 10 marzo 1946 in cui si svolse la prima tornata di elezioni amministrative dell’Italia che da lì a qualche mese sarebbe diventata repubblicana.
E così, il 2 giugno 1946, del quale quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario, può correttamente essere considerato il punto di arrivo e di partenza di una storia lunga di riconoscimento, emancipazione e riscatto; una storia dove l’Italia repubblicana è, finalmente, donna.
I volti delle donne – reali e del mito – ritratte dalle artiste del passato dialogano con i volti delle Madri Costituenti, le prime 21 parlamentari della storia d’Italia. Come l’arte di Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Elisabetta Sirani e delle altre pittrici, italiane ed europee, illumina e rappresenta tutta la civiltà, così le protagoniste della stagione fondante della Repubblica rappresentano la Nazione intera, uomini e donne, e ci ricordano che il volto dell’Italia è donna.
Anche oggi il volto dell’Italia che rappresenta l’epicentro della Sala Maccari di Palazzo Madama in Senato si fa monito per tutti: “Sei libera, sii grande”.
Federico Silvio Toniato
Segretario Generale del Senato della Repubblica
Speciale
Un video dedicato al percorso espositivo Il volto delle Donne, tra opere, contesto storico e significato dell’iniziativa nel quadro degli 80 anni della Repubblica.
Pubblicazione del Senato
Profili di donne che hanno fatto l’Italia
Un percorso attraverso le vite di donne che, con ingegno e coraggio, hanno inciso in modo significativo sulla storia culturale e civile dell’Italia. La pubblicazione raccoglie profili documentati e accurati che attraversano epoche e ambiti differenti, dalle arti figurative alla musica, dalla ricerca scientifica all’impegno pubblico, restituendo la complessità di esperienze spesso marginalizzate o dimenticate.
Ogni biografia ricostruisce non solo un talento, ma un contesto: le condizioni sociali, le sfide affrontate, le reti culturali e istituzionali entro cui queste donne hanno operato. Ne emerge un mosaico di storie individuali che, lette insieme, contribuiscono a delineare una presenza femminile continua, concreta e determinante nella costruzione dell’identità nazionale.
A partire dal 10 marzo 1946, nelle prime tornate delle elezioni amministrative del secondo dopoguerra, le donne italiane parteciparono per la prima volta al voto in un’ampia consultazione locale. Fu un passaggio decisivo verso l’effettività della cittadinanza politica e accompagnò la stagione costituente che avrebbe portato alla nascita della Repubblica.
Il 1° febbraio 1945, nel pieno della guerra di Liberazione, il Governo Bonomi riconosce alle donne italiane il diritto di voto con il Decreto legislativo luogotenenziale n. 23. Si tratta dell’esito di un processo lungo e complesso, maturato ben prima della nascita della Repubblica, attraverso battaglie che hanno riguardato non soltanto l’accesso al voto, ma più in generale il riconoscimento della piena cittadinanza delle donne nella vita civile, sociale e pubblica del Paese.
La conquista del suffragio femminile rappresentò un passaggio fondamentale nel processo di democratizzazione del Paese. Le organizzazioni femminili dei principali partiti di massa rivendicarono non solo il diritto di voto (elettorato attivo), ma anche il diritto di essere elette (elettorato passivo).
Con il Decreto legislativo luogotenenziale n. 1 del 7 gennaio 1946 venne riconosciuta l’eleggibilità delle donne ai consigli comunali. Pochi mesi dopo, con il Decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, furono stabilite le norme per l’elezione dell’Assemblea Costituente, confermando il quadro del suffragio universale.
Il 1946 diventa perciò un anno cruciale. Le donne partecipano per la prima volta alle elezioni amministrative e, il 2 giugno, sono chiamate a votare nel referendum istituzionale e per l’elezione dell’Assemblea Costituente. Il loro ingresso nella vita democratica della Nazione coincide con uno dei momenti fondativi della storia repubblicana.
Le ventuno elette all’Assemblea Costituente, ricordate come Madri Costituenti, portano nell’elaborazione della Carta costituzionale esperienze, sensibilità e competenze decisive. Il loro contributo si riflette nei principi di uguaglianza, nella tutela dei diritti e nell’idea di cittadinanza che avrebbe definito il profilo della nuova Repubblica.