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16 marzo 2026 | Numero 139
Politiche UE

Approvata la legge di delegazione europea

Unione europea

Nella seduta dell'11 marzo l'Assemblea del Senato ha approvato definitivamente, con 78 voti favorevoli, 2 contrari e 57 astensioni, il disegno di legge di delegazione europea, n. 1737.

Il disegno di legge di delegazione europea mira a conformare l'ordinamento italiano alla recente legislazione dell'Unione europea, secondo quanto previsto dalla legge n. 234/2012. Sono quindi recepiti, tra gli altri, i regolamenti (UE) in materia di sostanze che riducono lo strato di ozono, di spedizione dei rifiuti, di tecnologie a zero emissioni nette, di cybersicurezza nonché la direttiva sulla riparazione e il riutilizzo dei beni di consumo difettosi. L'esame del disegno di legge si è svolto in forma congiunta con la relazione programmatica 2025 e la relazione consuntiva 2024, che riepilogano in forma sistematica il contributo dell'Italia al processo decisionale europeo

L'esame in Commissione

Il 7 gennaio, con la relazione del Presidente Terzi di Sant'Agata (FdI), il disegno di legge è stato incardinato nella 4a Commissione in sede referente e in discussione congiunta con il Doc. LXXXVI n. 3, Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2025 (già incardinato l'8 ottobre 2025) e con il Doc. LXXXVII, n. 2, Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2024.

Il 7 gennaio è inoltre intervenuto il ministro Foti, che ha auspicato una sollecita conclusione dell'esame, assicurando la piena disponibilità del Governo al confronto con il Parlamento.

Il 13 gennaio il Presidente Terzi di Sant'Agata ha confermato la disponibilità della documentazione già acquisita alla Camera e reso comunicazioni sulla possibilità di svolgere audizioni limitate, con la facoltà per i Gruppi di proporre l'acquisizione di memorie scritte da ulteriori soggetti. Inoltre, il relatore per la Relazione consuntiva 2024, senatore Rosso (FI-BP), ne ha illustrato il testo, richiamando la funzione di controllo ex post del Parlamento e sottolineando la coerenza del documento con le previsioni legislative.

Il 22 gennaio si è svolta una procedura informativa in Ufficio di Presidenza.

Il 27 gennaio sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno presentati. Il 28 il senatore Lombardo (Az) è intervenuto sul tema dell'attuazione della direttiva (UE) 2024/3019, relativa al trattamento delle acque reflue urbane, richiamata al punto 5 dell'Allegato A al disegno di legge, ricordando le criticità emerse nel corso delle audizioni sulla questione della responsabilità estesa del produttore (EPR), principalmente riguardante le industrie farmaceutiche e cosmetiche.

Nella seduta del 3 febbraio, il Presidente Terzi di Sant’Agata, relatore, ha comunicato l’ammissibilità pressoché integrale degli emendamenti e le ulteriori sottoscrizioni a un ordine del giorno. Il Governo, per il tramite del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Matilde Siracusano, ha confermato un orientamento contrario sugli emendamenti, per lo più per profili di copertura finanziaria o per il superamento dei limiti posti dalle direttive UE, manifestando invece apertura a valorizzarne alcuni contenuti attraverso ordini del giorno, nei limiti della compatibilità finanziaria e con l’ordinamento europeo.

Nella seduta antimeridiana del 4 febbraio è iniziata la votazione degli emendamenti e ordini del giorno, conclusa nella successiva seduta pomeridiana. Tutti gli emendamenti sono risultati respinti o ritirati mentre sono stati accolti gli ordini del giorno G/1737/3/4 (testo 2) e G/1737/5/4 sullo smaltimento delle acque reflue urbane, G/1737/4/4 (testo 2), in materia di qualità dell'aria e G/1737/6/4, sulla riparazione dei beni. Concluso l’esame, con l’astensione dei senatori dei Gruppi Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, la Commissione ha conferito il mandato al relatore a riferire favorevolmente all’Assemblea sul disegno di legge di delegazione europea 2025, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, e ha approvato le relazioni sui Doc. LXXXVI, n. 3 e LXXXVII, n. 2.

La discussione in Assemblea

Nella seduta del 10 marzo il relatore  Terzi Di Sant’Agata (FdI) ha riferito all'Assemblea che il il disegno di legge, composto da 19 articoli, delega il Governo al recepimento di 24 direttive dell’UE e all’adeguamento dell’ordinamento nazionale a 12 regolamenti europei, prevedendo criteri specifici per l’attuazione di sei direttive. Ha sottolineato l’importanza del provvedimento nel quadro del rafforzamento dei rapporti con l’Unione europea, anche in relazione all’attuazione del PNRR, nonché il progressivo calo delle procedure di infrazione a carico dell’Italia. Tra i principali ambiti di intervento figurano l’aggiornamento della tutela dei disegni e modelli alla luce delle nuove tecnologie, le misure volte a favorire la riparazione dei beni e la transizione ecologica, il recepimento della direttiva anti-SLAPP contro le azioni giudiziarie abusive. Il ddl interviene inoltre sulla modifica dello status di protezione del lupo, sul risanamento delle imprese assicurative e su ulteriori settori quali la tutela ambientale e la cybersicurezza europea, con l’obiettivo di assicurare l’allineamento dell’ordinamento nazionale agli standard dell’Unione.

Sono state quindi illustrate dal relatore Rosso la relazione consuntiva 2024 e la relazione programmatica 2025 sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea. La prima consente al Parlamento di valutare l’azione svolta dal Governo nelle sedi europee, evidenziando il ruolo dell’Italia nei principali dossier, tra cui governance economica, transizione verde e digitale, sicurezza, difesa e gestione dei flussi migratori; è stato inoltre richiamato l’impegno sul piano esterno dell’Unione, con particolare riferimento al sostegno all’Ucraina e alle iniziative verso l’Africa, tra cui il Piano Mattei. La relazione programmatica per il 2025 illustra invece le priorità dell’azione italiana, con attenzione a competitività, sicurezza, difesa europea e gestione delle migrazioni. Il relatore ha altresì richiamato gli interventi volti a rafforzare il coordinamento nazionale delle politiche europee e a ridurre le procedure di infrazione.

Sono intervenuti in discussione generale i senatori Dafne Musolino, Annamaria Furlan (IV), Elena Sironi, Gisella Naturale (M5S), Satta, Cinzia Pellegrino (FdI), Elena Murelli (LSP) e Tatjana Rojc (PD). IV ha rimarcato il valore del ddl di delegazione europea come strumento essenziale di adeguamento dell’ordinamento nazionale al diritto dell’Unione, richiamando i ritardi dell’Italia nel recepimento delle direttive; ha evidenziato l’importanza della direttiva anti-SLAPP e del recepimento delle norme europee per rafforzare diritti fondamentali, pluralismo dell’informazione e tutele sociali; PD e M5S hanno criticato l’impostazione del provvedimento, denunciando in particolare l’assenza della direttiva sulle case green, ritenuta centrale per la transizione energetica, la qualità dell’aria e l’efficienza energetica del patrimonio edilizio. La maggioranza ha espresso sostegno al ddl in quanto strumento fondamentale per l’adeguamento dell’ordinamento nazionale al diritto dell’UE e per rafforzare la competitività del sistema produttivo: FdI ha evidenziato l’importanza delle deleghe in settori strategici come cybersicurezza, tutela dei consumatori, sostenibilità e difesa dei valori democratici nel contesto delle sfide globali; LSP ha richiamato altresì la tutela delle PMI, la promozione della riparazione dei beni e la necessità di una gestione equilibrata della presenza del lupo nei territori montani. In replica, il relatore Terzi Di Sant’Agata ha condiviso gli interventi della maggioranza, sottolineando l’esigenza di una rapida attuazione delle deleghe e richiamando l’attenzione sui temi della libertà di informazione e della tutela contro l’abuso di azioni giudiziarie. Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Barachini ha quindi accolto la proposta di risoluzione n. 1 della maggioranza, esprimendo parere contrario sulle proposte nn. 2 del PD, 3 di AVS e 4 di M5S.

Nella seduta dell'11 marzo si è svolto l’esame dell’articolato, con l'accoglimento, in testi riformulati, degli ordini del giorno G1.100, G1.103, G6.100, G6.101 e G14.101, a firma del senatore Sensi (PD) e altri, e del G14.100 del senatore Rosso (FI-BP).

Nelle dichiarazioni finali i senatori Licia Ronzulli (FI-BP), Claudio Borghi (LSP) e Scurria (FdI) hanno annunciato un voto favorevole, ritenendo la legge di delegazione europea uno strumento politico necessario per rafforzare il ruolo dell’Italia nell’UE: FI ha sostenuto l’importanza di rafforzare diritti dei consumatori, cybersicurezza e tutela del made in Italy; secondo LSP la legge recepisce direttive ritenute utili, pur criticando l’eccesso di vincoli UE e il sistema delle sanzioni europee; FdI ha rivendicato anche la scelta di non includere alcune norme UE ritenute dannose, quali quelle sulle case green. Il sen. Magni (AVS) ha dichiarato un voto contrario, contestando il recepimento incompleto della direttiva contro le querele temerarie e la riduzione della tutela del lupo, contrari alla libertà di stampa e alla tutela ambientale. I senatori Lombardo (Az), Silvia Fregolent (IV), Lorefice (M5S) e Tatjana Rojc (PD), pur con posizioni diverse, hanno annunciato l’astensione quale atto di responsabilità, evidenziando criticità nel metodo e nei contenuti: Az ha denunciato l’uso troppo tecnico dello strumento e il ritardo italiano nel recepire le direttive, che costa sanzioni elevate; IV ha criticato alcuni contenuti che penalizzerebbero settori produttivi (farmaceutica e cosmetica) e il mancato contributo del Parlamento alla legge; M5S ha denunciato il rischio di nuove procedure di infrazione e accusato l’Esecutivo di incoerenza tra dichiarazioni europeiste e scelte politiche, in particolare su energia e transizione ecologica; il PD ha rilevato criticità legate ai ritardi nel recepimento delle direttive, alle numerose procedure di infrazione e alla mancanza di una strategia europea chiara del Governo.

Giustizia

Approvate nuove norme sulla tutela dei minori in affidamento

norme sulla tutela dei minori in affidamento

Nella seduta dell'11 marzo l'Assemblea del Senato ha approvato in via definitiva il ddl n. 1694 sulla tutela dei minori in affidamento.

La proposta, di iniziativa governativa, approvata dalla Camera dei deputati il 21 ottobre 2025, intende tutelare l'interesse del minore a vivere e crescere all'interno della propria famiglia d'origine e contrastare gli affidamenti impropri, ovvero i collocamenti a lungo termine presso istituti o persone prive dei requisiti per una futura adozione. Per monitorare il fenomeno e agevolarne la gestione sono inoltre istituiti un Osservatorio sulle strutture abilitate all'affidamento (istituti di assistenza pubblici e privati, comunità di tipo familiare, famiglie affidatarie) e due Registri nazionali rispettivamente dedicati alle suddette strutture e ai minori in esse collocati.

La discussione in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nella 2a Commissione in sede redigente il 7 gennaio con la relazione della senatrice Stefani (LSP).

Il 29 gennaio sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno presentati e la senatrice Lopreiato (M5S) ha illustrato le proposte di modifica di iniziativa del proprio Gruppo.

Nella seduta del 3 febbraio si è svolta la votazione degli emendamenti, che sono stati tutti respinti, e dei 4 articoli del disegno di legge, che sono stati approvati nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati. Sono stati inoltre accolti dal Governo gli ordini del giorno G/1694/1/2 (testo 2), G/1694/2/2 e G/1694/4/2 (testo 2), presentati dai senatori del Gruppo AVS.

Nella seduta del 4 febbraio (pomeridiana) è stato posto in votazione il mandato alla relatrice. Previe dichiarazioni di voto dei senatori Ada Lopreiato (M5S), Bazoli (PD), Ilaria Cucchi (AVS) e Scalfarotto (IV), astenuti, nonché Rastrelli (FdI) e Stefani (LSP), favorevoli, è risultato approvato il mandato alla relatrice a riferire favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del disegno di legge.

L'esame in Assemblea

Nella seduta dell'11 marzo la relatrice Stefani ha illustrato il testo, composto di tre articoli, che introduce misure per rafforzare la tutela dei minori in affidamento, nel rispetto del loro superiore interesse e del diritto a crescere nella famiglia di origine. Il provvedimento prevede l’istituzione di un registro nazionale delle famiglie affidatarie, delle comunità familiari e degli istituti di assistenza per monitorare i collocamenti dei minori; introduce registri presso i tribunali per tracciare ogni procedura di affidamento e le relative decisioni giudiziarie; istituisce un osservatorio nazionale con funzioni di analisi dei dati, segnalazione alle autorità e promozione di ispezioni. Il Ministro per le pari opportunità e la famiglia Eugenia Maria Roccella ha sottolineato la necessità di creare un sistema stabile di raccolta dei dati sull’affido, finora frammentari e disponibili solo tramite richieste ai singoli tribunali: un flusso informativo strutturato consentirà maggiore trasparenza e una migliore conoscenza del fenomeno per orientare le politiche pubbliche e garantire il superiore interesse del minore.

Approvato l’articolato, nelle dichiarazioni finali i senatori Zanettin (FI-BP), Clotilde Minasi (LSP) e Lavinia Mennunci (FdI) hanno annunciato un voto favorevole: il provvedimento è un primo passo per migliorare il sistema e prevenire anomalie, su cui costruire ulteriori interventi normativi. I senatori Scalfarotto (IV), Ilaria Cucchi (AVS), Ada Lopreiato (M5S) e Bazoli (PD) hanno dichiarato l’astensione: pur riconoscendo l’utilità del registro, hanno giudicato la legge priva di interventi strutturali su servizi sociali, sostegno alle famiglie e disuguaglianze territoriali.

Cultura

Approvata la legge sulla valorizzazione dei beni culturali

Nella seduta dell'11 marzo l'Assemblea del Senato ha approvato in via definitiva il ddl n. 1695 sulla valorizzazione dei beni culturali. È risultato conseguentemente assorbito il ddl n. 762, di argomento affine e abbinato in trattazione congiunta.

Il ddl n. 762 d'iniziativa del senatore Marti ed altri, recante semplificazione delle procedure per la circolazione dei beni culturali e agevolazioni fiscali per oggetti d'arte, mira a rilanciare il settore del commercio dell'arte italiano, avvicinando la normativa nazionale alla media europea e consentendo ai professionisti italiani di cogliere le nuove opportunità nel mercato dell'arte derivanti dall'uscita del Regno Unito dall'UE, prevedendo a tali fini una serie di modifiche al Codice dei beni culturali e del paesaggio attualmente vigente e interventi di natura fiscale, come la riduzione dell'imposta sul valore aggiunto.
Il ddl n. 1695, approvato dalla Camera dei deputati il 21 ottobre 2025, modifica il codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, al fine di favorire l'autonoma iniziativa dei cittadini nella valorizzazione dei beni culturali e dell'impresa culturale e creativa, nonché di promuovere lo sviluppo della cultura in tutte le sue forme. In particolare, è istituita presso il Ministero della cultura l'Anagrafe digitale degli istituti, dei luoghi della cultura e dei beni culturali di appartenenza pubblica e si prevede la definizione a livello nazionale della strategia e degli obiettivi comuni di valorizzazione dei beni culturali, denominata «Italia in scena». Si introducono, inoltre, disposizioni in materia di semplificazione dei prestiti d'arte nonché di competitività del mercato dell'arte e del sistema museale nazionale.

La discussione in Commissione

Il disegno di legge n. 762 è stato incardinato nella 7a Commissione in sede redigente il 19 settembre 2023 con la relazione del Presidente Marti (LSP), in sostituzione del relatore Paganella (LSP).

Il 17 ottobre 2023 si sono svolte audizioni informali e il 24 sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno presentati al ddl n. 762.

Il 14 gennaio 2026, con la relazione illustrativa del senatore Marcheschi (FdI), la discussione è stata congiunta con quella del ddl n. 1695, approvato dalla Camera dei deputati il 21 ottobre 2025.

Intervenendo in discussione generale congiunta il 14 gennaio, le senatrici D'Elia (PD) e Floridia (M5S) hanno contestato il provvedimento approvato dalla Camera poiché la locuzione "Italia in scena" richiama espressamente una pubblicazione del primo firmatario del disegno di legge, il Presidente della Commissione Cultura alla Camera Federico Mollicone, chiedendo lo svolgimento di un ciclo di audizioni. In replica, il relatore ha ricordato che una procedura informativa si è già svolta in prima lettura presso la Camera, con relativa documentazione fruibile. È stata infine accolta la richiesta dei rappresentanti dei Gruppi di opposizione di audire alcuni esperti sulle modifiche apportate in prima lettura al testo originario.

Il 19 gennaio è scaduto il termine per le indicazioni sui soggetti da inviare in audizione, nel numero di uno per ciascun Gruppo. Il ddl n. 1695 è stato assunto come testo base per il seguito dell'esame e il 2 febbraio è scaduto il termine per la presentazione dei relativi emendamenti e ordini del giorno.

La procedura informativa è stata avviata nella seduta dell'Ufficio di Presidenza del 27 gennaio e i documenti acquisiti nel corso delle audizioni sono stati pubblicati su internet.

Il 3 febbraio sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno al ddl n. 1695, assunto come testo base, che sono stati dati per illustrati. Il 4 febbraio sono pervenuti i pareri delle Commissioni affari costituzionali e industria e agricoltura, rispettivamente di tenore non ostativo e favorevole.

Nella seduta del 25 febbraio il Presidente Marti (LSP) ha informato del parere non ostativo pervenuto dalla Commisisone bilancio. Quindi, in seguito all'espressione di parere contrario da parte del sottosegretario Lucia Borgonzoni e del relatore Marcheschi (FdI), tutti gli ordini del giorno e gli emendamenti sono stati respinti e la Commissione ha votato e approvato i singoli articoli, conferendo mandato al relatore a riferire favorevolmente all'Assemblea sul ddl n. 1695, nel medesimo testo già approvato dalla Camera, e proponendo il conseguente assorbimento del ddl n. 762.

L'esame in Assemblea

Nella seduta dell'11 marzo la relatrice facente funzione Bucalo (FdI) ha riferito sul provvedimento, composto da sei articoli, volto a favorire la partecipazione dei cittadini alla valorizzazione dei beni culturali e dell’impresa culturale creativa, nel rispetto della sussidiarietà orizzontale. Si introduce un’anagrafe digitale dei luoghi e beni culturali pubblici e un albo dei soggetti privati coinvolti nella valorizzazione; si prevede una strategia nazionale denominata “Italia in scena” per la valorizzazione dei beni culturali, con finanziamento di 4,5 milioni annui dal 2026, e misure di semplificazione per prestiti e circolazione delle opere, con soglia per l’uscita elevata a 50.000 euro.

Approvato l’articolato, nelle dichiarazioni di voto sono intervenuti, a sostegno del provvedimento, i senatori Occhiuto (FI-BP), Marti (LSP) e Anna Maria Fallucchi (FdI): il ddl introduce strumenti di modernizzazione e semplificazione nella gestione del patrimonio culturale, favorendo la collaborazione tra pubblico, privato e comunità locali. Le senatrici Sbrollini (IV), Cucchi (AVS), Aloisio (M5S) e D’Elia (PD) hanno dichiarato contrarietà ritenendo che le misure siano prevalentemente simboliche e prive di risorse adeguate, con il rischio di scaricare responsabilità sugli enti locali e sul volontariato, privilegiando logiche di mercato e di esternalizzazione nella gestione del patrimonio culturale.