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12 gennaio 2026 | Numero 130
Politica estera

Approvato in prima lettura il ddl di ratifica dell'Accordo Italia-Santa Sede per un impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria

impianto agrivoltaico

Nella seduta del 7 gennaio l'Assemblea del Senato ha approvato in prima lettura il ddl n. 1622 di ratifica dell'Accordo Italia-Santa Sede per un impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria.

L'Accordo, firmato a Roma il 31 luglio, è volto alla realizzazione di un impianto agrivoltaico per soddisfare l'esigenza di approvvigionamento di energia elettrica da fonti rinnovabili dello Stato della Città del Vaticano, oltre che degli enti ed istituzioni collegati con la Santa Sede.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nella 3a Commissione in sede referente il 16 settembre con la relazione della senatrice Petrenga (Cd'I).

Nella seduta del 14 ottobre, pervenuti i pareri non ostativi delle Commissioni affari costituzionali e bilancio, la Commissione ha conferito il mandato alla relatrice a riferire all'Assemblea per l'approvazione del disegno di legge in titolo.

La discussione in Assemblea

Il 7 gennaio il disegno di legge è stato illustrato all'Assemblea dalla senatrice Craxi (FI-BP), relatrice facente funzioni in sostituzione della senatrice Petrenga. Approvato l'articolato, hanno dichiarato voto favorevole i senatori Enrico Borghi (IV), Magni (AVS), De Rosa (FI-BP), Marton (M5S), Dreosto (LSP), Alfieri (PD) e Barcaiuolo (FdI).

Politica estera

Ratificato l'Accordo con il Bahrein in materia di cooperazione culturale

Nella seduta del 7 gennaio l'Assemblea del Senato ha approvato in via definitiva il ddl n. 1645 di ratifica dell'Accordo Italia-Bahrein di cooperazione culturale.

Nell'Accordo, fatto a Roma il 4 febbraio 2020, sono previste specifiche disposizioni riguardanti il settore archeologico, il contrasto del commercio illegale di opere d'arte, l'organizzazione di eventi e manifestazioni artistiche in campo musicale, teatrale e cinematografico. Il ddl di ratifica è stato approvato dalla Camera dei deputati il 10 settembre.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nella 3a Commissione in sede referente il 24 settembre con la relazione della senatrice Mieli (FdI).

Nella seduta del 1° ottobre, pervenuti i pareri non ostativi delle Commissioni affari costituzionali e bilancio, il Presidente Craxi (FI-BP) ha posto in votazione il mandato alla relatrice a riferire all'Assemblea per l'approvazione del ddl. La Commissione ha approvato.

La discussione in Assemblea

Il 7 gennaio il disegno di legge è stato illustrato all'Assemblea dalla relatrice Mieli (FdI). Approvato l'articolato, hanno dichiarato voto favorevole i senatori Enrico Borghi (IV), Magni (AVS), De Rosa (FI-BP), Marton (M5S), Dreosto (LSP), Alfieri (PD) e Cinzia Pellegrino (FdI). Il senatore Magni ha sottolineato la necessità di mantenere alta l'attenzione sul rispetto dei diritti umani e delle libertà individuali. Di pari avviso il senatore Alfieri, che ha parlato della previsione di clausole di tutela.

Politica estera

Ratificato l'Accordo con il Camerun in materia di cooperazione culturale

Nella seduta del 7 gennaio l'Assemblea del Senato ha approvato in via definitiva il ddl n. 1646 di ratifica dell'Accordo Italia-Camerun di cooperazione culturale.

Nell'Accordo, fatto a Yaoundé il 17 marzo 2016, sono previste specifiche disposizioni riguardanti i settori dell'istruzione, della cultura, delle arti, della scienza, della tecnologia, della gioventù, dello sport e dell'informazione. Il ddl di ratifica è stato approvato dalla Camera dei deputati il 10 settembre.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato in Assemblea il 24 settembre con la relazione della senatrice La Marca (PD).

Nella seduta del 1° ottobre, pervenuti i pareri non ostativi delle Commissioni affari costituzionali e bilancio, il Presidente Craxi (FI-BP) ha posto in votazione il mandato alla relatrice per l'approvazione del ddl, che è risultato approvato.

La discussione in Assemblea

Il 7 gennaio il disegno di legge è stato illustrato all'Assemblea dalla senatrice Craxi (FI-BP), relatrice facente funzioni in sostituzione della senatrice La Marca. Dopo l'approvazione dei singoli articoli, hanno dichiarato voto favorevole i senatori Scalfarotto (IV), Magni (AVS), De Rosa (FI-BP), Marton (M5S), Stefania Pucciarelli (LSP), Alfieri (PD) e Cinzia Pellegrino (FdI). AVS, M5S e PD hanno posto l'accento sulla lentezza delle ratifiche e la necessità di monitorare l'attuazione degli accordi.

Politica estera

Ratificata l'integrazione dell'Accordo di Lisbona su denominazioni d'origine e indicazioni geografiche

Nella seduta del 7 gennaio l'Assemblea del Senato ha approvato in via definitiva il ddl n. 1647 di ratifica dell'Integrazione dell'Accordo di Lisbona sulle denominazioni d'origine e le indicazioni geografiche.

Con l'Atto fatto a Ginevra il 20 maggio 2015 si introducono norme per estendere il sistema di protezione istituito dall'Accordo di Lisbona del 31 ottobre 1958 e rafforzarne l'efficacia. Il ddl di ratifica è stato approvato dalla Camera dei deputati il 10 settembre.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nella 3a Commissione in sede referente il 24 settembre con la relazione del senatore Dreosto (LSP).

Nella seduta del 1° ottobre, pervenuti i pareri non ostativi delle Commissioni affari costituzionali e bilancio, il Presidente Craxi (FI-BP) ha posto in votazione il mandato al relatore a riferire all'Assemblea sul ddl. La Commissione ha approvato.

La discussione in Assemblea

Il 7 gennaio il disegno di legge è stato illustrato all'Assemblea dal relatore Dreosto. Dopo l'approvazione dei singoli articoli, hanno dichiarato voto favorevole i senatori Scalfarotto (IV), che ha denunciato l'inerzia dell'Italia su accordi commerciali strategici (Mercosur) indispensabili per estendere la protezione delle indicazioni geografiche nei Paesi extra UE e contrastare l'Italian sounding, Magni (AVS), De Rosa (FI-BP), Marton (M5S), Stefania Pucciarelli (LSP), Alfieri (PD) e Cinzia Pellegrino (FdI).

Ambiente ed energia

Approvato in prima lettura il ddl di conversione del decreto-legge su piano transizione 5.0 e fonti rinnovabili

fonti rinnovabili

Nella seduta dell'8 gennaio l'Assemblea del Senato ha approvato in prima lettura il ddl n. 1718 di conversione del decreto-legge 175/2025 in materia di piano transizione 5.0 e produzione di energia da fonti rinnovabili. Il testo è quindi passato all'esame dell'altro ramo del Parlamento.

Il provvedimento incrementa gli incentivi sui crediti d'imposta previsti dal Piano Transizione 5.0 a beneficio degli investimenti che consentono riduzioni dei consumi energetici. Sono inoltre modificate le disposizioni sulle aree idonee all'istallazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. In particolare, l'articolo 1 definisce termini, modalità e limiti di accesso al credito Transizione 5.0, chiarendo il divieto di cumulo con Transizione 4.0, le procedure di opzione e i poteri di vigilanza, trasferiti dal MASE al GSE, con uno stanziamento di 250 milioni di euro per il 2025. L'articolo 2 riscrive la disciplina delle aree idonee, trasferendola nel Testo unico delle rinnovabili e superando il precedente sistema frammentato e i rinvii ad atti attuativi. È stato valorizzato il ruolo di Regioni, Province autonome ed enti locali, nel rispetto degli obiettivi nazionali di potenza rinnovabile e delle competenze statutarie. Il provvedimento completa il quadro con norme su offshore, semplificazioni autorizzative, tutela dei siti UNESCO, piattaforma digitale delle aree idonee, salvaguardia delle procedure in corso e disposizioni in materia di sicurezza energetica e golden power.

L'esame in Commissione

Il provvedimento è stato incardinato nella 8a Commissione in sede referente il 25 novembre con la relazione del senatore Sigismondi (FdI).

Il 27 novembre è scaduto il termine per l'indicazione da parte dei Gruppi di soggetti da audire e il 12 dicembre è scaduto quello per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno. Tra il 2 e il 9 dicembre si è svolta la procedura informativa e i documenti acquisiti sono stati pubblicati su internet.

Il 16 dicembre sono stati pubblicati gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati. Il 17 dicembre il senatore Basso (PD) ha illustrato alcuni emendamenti volti a promuovere le comunità energetiche rinnovabili. Le restanti proposte emendative sono state date per illustrate. Il 22 dicembre e il 27 dicembre sono state presentate alcune riformulazioni.

Nella prima seduta pomeridiana del 7 gennaio il Presidente Fazzone (FI-BP) ha ricordato che sono stati presentati l'emendamento del Governo 2.0.1000, al quale sono stati presentati 9 subemendamenti, ed ulteriori emendamenti (testi pubblicati in allegato al resoconto). Espressi i pareri del relatore e del rappresentante del Governo e pervenuto il parere della Commissione bilancio sul testo del provvedimento, si è quindi proceduto all'esame delle proposte emendative, che è proseguito anche nella seconda seduta pomeridiana. Sono risultati approvati numerosi emendamenti, nonché accolti dal Governo gli ordini del giorno G/1718/1/8 (testo 2), sui meccanismi di garanzia e di gestione dei rifiuti originati dai pannelli fotovoltaici, e G/1718/2/8 del relatore. Tra le modifiche approvate all'articolo 2, in merito all'individuazione delle aree idonee all'installazione di impianti di energia da fonti rinnovabili, è stabilito che le aree agricole qualificabili come idonee a livello regionale siano non inferiori allo 0,8% e non superiori al 3% delle superfici agricole utilizzate (SAU). Le regioni e le province autonome potranno prevedere un diverso limite massimo per ciascun comune. Inoltre, con il coinvolgimento degli enti locali, potranno individuare, con propria legge, aree idonee ulteriori rispetto a quelle indicate dal decreto. Il nuovo articolo 2-bis introdotto con l'approvazione dell'emendamento del Governo 2.0.1000, sulle modifiche al cosiddetto Golden Power, intende rafforzare i poteri di controllo dello Stato su asset strategici del Paese, estendendoli anche alle partecipazioni qualificate nel settore finanziario, creditizio e assicurativo, ma prevedendo che i poteri speciali possano essere esercitati dopo che si siano espresse le autorità europee competenti in materia. Per le operazioni rilevanti di acquisto da parte di un soggetto esterno all'Ue di partecipazioni in società strategiche, tra i criteri in base ai quali esercitare i poteri speciali è prevista anche "la sussistenza di pericoli per l'ordine pubblico o la sicurezza pubblica, ivi inclusa la sicurezza economica e finanziaria nazionale" qualora la protezione degli interessi essenziali dello Stato non sia adeguatamente garantita da specifica regolamentazione di settore.

Nella seduta dell'8 gennaio, dopo l'approvazione dell'emendamento di coordinamento Coord.1 (Testo 2) del relatore ed essendo pervenuti i prescritti pareri non ostativi sugli emendamenti approvati, i senatori Nave (M5S) e Basso sono intervenuti in dichiarazione di voto preannunciando il voto contrario dei rispettivi Gruppi, poiché il provvedimento è ritenuto confusionario e inefficace per le imprese. La Commissione ha infine conferito il mandato al relatore a riferire favorevolmente all'Assemblea sul disegno di legge con le modifiche apportate.

La discussione in Assemblea

L'8 gennaio il provvedimento è stato illustrato all'Assemblea da relatore Sigismondi, che ha sottolineato gli interventi operati in sede referente per rafforzare i controlli, precisare le ipotesi di decadenza e disciplinare in modo puntuale i casi di rinunce ai benefici nonché per ampliare e chiarire l'elenco delle aree idonee, con particolare attenzione alle aree industriali e agricole, rafforzando la disciplina dell'agrivoltaico e la tutela della continuità produttiva.

Hanno preso parte alla discussione generale i senatori Gisella Naturale, Elena Sironi, Gabriella Di Girolamo (M5S), Scalfarotto (IV), Potenti (LSP), Basso (PD) e De Priamo (FdI). Le opposizioni hanno denunciato il fallimento del Piano Transizione 5.0, giudicato caotico e inaffidabile, con piattaforme bloccate, fondi incerti e imprese penalizzate. Hanno contestato l'assenza di una vera pianificazione industriale ed energetica, la gestione frettolosa del provvedimento e lo svuotamento del ruolo del Parlamento. La maggioranza ha rivendicato il decreto come strumento necessario per garantire sicurezza energetica, rispetto degli obiettivi europei e integrazione tra sviluppo e tutela del territorio; hanno richiamato il valore della pianificazione nazionale e degli investimenti infrastrutturali strategici. In replica, il relatore ha sottolineato il lavoro della Commissione, che ha arricchito il testo anche grazie a emendamenti delle opposizioni. Anche il Sottosegretario per l'ambiente e la sicurezza energetica Barbaro ha rimarcato un confronto parlamentare rispettoso e collaborativo, a tutela della dignità del Parlamento, pur in un contesto complesso segnato da sovrapposizioni normative e dalla crisi energetica ereditata. Il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica Pichetto Fratin ha quindi posto la questione di fiducia, a nome del Governo, sull'approvazione, senza emendamenti, dell'articolo unico del ddl di conversione, con modificazioni, del dl n. 175, nel testo proposto dalla Commissione.

Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato la fiducia i senatori Salvitti (Cd'I), che ha difeso il decreto come equilibrato e coerente, valorizzando l'agrivoltaico, la tutela dell'agricoltura e il sostegno alle imprese; Trevisi (FI-BP), che ha definito il provvedimento parte di una strategia ordinata che incentiva famiglie, imprese e territori, nel quadro di un mix energetico equilibrato; Clotilde Minasi (LSP), che ha rivendicato uno strumento di chiarezza normativa e di equilibrio tra sviluppo, tutela del territorio, ruolo delle Regioni e controllo delle risorse pubbliche; Rosa (FdI), che ha apprezzato il sostegno alle imprese, il rafforzamento dei controlli sull'uso delle risorse pubbliche, il superamento di incentivi indiscriminati e l'attenzione alla tutela del territorio e degli interessi nazionali. I senatori Aurora Floridia (Aut), Silvia Fregolent (IV), Magni (AVS), Nave (M5S) e Fina (PD) hanno negato la fiducia, accusando il Governo di bloccare le rinnovabili e di non mettere in campo una vera politica energetica: secondo Aut il decreto è incapace di sostenere davvero la transizione energetica; IV ha ritenuto la scelta della fiducia segno di divisioni nella maggioranza e di incapacità di offrire certezze a imprese e investitori; AVS ha giudicato il testo inadeguato e destinato ad aumentare i contenziosi; M5S ha lamentato una gestione confusa delle aree idonee, che genera incertezza e ricorsi; il PD ha denunciato il fallimento di Transizione 5.0, segnata da ritardi, tagli improvvisi e incertezza che hanno penalizzato le imprese e svuotato una misura chiave del PNRR.