Nella seduta dell'8 gennaio l'Assemblea del Senato ha approvato
in prima lettura il ddl n.
1718 di conversione del decreto-legge 175/2025 in materia
di piano transizione 5.0 e produzione di energia da fonti
rinnovabili. Il testo è quindi passato all'esame dell'altro ramo
del Parlamento.
Il provvedimento incrementa gli incentivi sui crediti d'imposta
previsti dal Piano Transizione 5.0 a beneficio degli
investimenti che consentono riduzioni dei consumi energetici.
Sono inoltre modificate le disposizioni sulle aree idonee
all'istallazione di impianti di produzione di energia da fonti
rinnovabili. In particolare, l'articolo 1 definisce termini,
modalità e limiti di accesso al credito Transizione 5.0,
chiarendo il divieto di cumulo con Transizione 4.0, le procedure
di opzione e i poteri di vigilanza, trasferiti dal MASE al GSE,
con uno stanziamento di 250 milioni di euro per il 2025.
L'articolo 2 riscrive la disciplina delle aree idonee,
trasferendola nel Testo unico delle rinnovabili e superando il
precedente sistema frammentato e i rinvii ad atti attuativi. È
stato valorizzato il ruolo di Regioni, Province autonome ed enti
locali, nel rispetto degli obiettivi nazionali di potenza
rinnovabile e delle competenze statutarie. Il provvedimento
completa il quadro con norme su offshore, semplificazioni
autorizzative, tutela dei siti UNESCO, piattaforma digitale
delle aree idonee, salvaguardia delle procedure in corso e
disposizioni in materia di sicurezza energetica e golden power.
L'esame in Commissione
Il provvedimento è stato incardinato nella 8a Commissione in
sede referente il 25
novembre con la relazione del senatore Sigismondi (FdI).
Il 27 novembre è scaduto il termine per l'indicazione da parte
dei Gruppi di soggetti da audire e il 12 dicembre è scaduto
quello per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno.
Tra il 2 e il 9 dicembre si è svolta la procedura informativa e
i documenti acquisiti
sono stati pubblicati su internet.
Il 16 dicembre sono stati pubblicati gli emendamenti
e gli ordini del giorno presentati. Il 17 dicembre il
senatore Basso (PD) ha illustrato alcuni emendamenti volti a
promuovere le comunità energetiche rinnovabili. Le restanti
proposte emendative sono state date per illustrate. Il 22
dicembre e il 27 dicembre sono state presentate alcune
riformulazioni.
Nella prima
seduta pomeridiana del 7 gennaio il Presidente Fazzone
(FI-BP) ha ricordato che sono stati presentati l'emendamento del
Governo 2.0.1000, al quale sono stati presentati 9
subemendamenti, ed ulteriori emendamenti (testi pubblicati in allegato
al resoconto). Espressi i pareri del relatore e del
rappresentante del Governo e pervenuto il parere della
Commissione bilancio sul testo del provvedimento, si è quindi
proceduto all'esame delle proposte emendative, che è proseguito
anche nella seconda
seduta pomeridiana. Sono risultati approvati numerosi
emendamenti, nonché accolti dal Governo gli ordini del giorno G/1718/1/8
(testo 2), sui meccanismi di garanzia e di gestione dei
rifiuti originati dai pannelli fotovoltaici, e G/1718/2/8
del relatore. Tra le modifiche approvate all'articolo 2, in
merito all'individuazione delle aree idonee all'installazione di
impianti di energia da fonti rinnovabili, è stabilito che le
aree agricole qualificabili come idonee a livello regionale
siano non inferiori allo 0,8% e non superiori al 3% delle
superfici agricole utilizzate (SAU). Le regioni e le province
autonome potranno prevedere un diverso limite massimo per
ciascun comune. Inoltre, con il coinvolgimento degli enti
locali, potranno individuare, con propria legge, aree idonee
ulteriori rispetto a quelle indicate dal decreto. Il nuovo
articolo 2-bis introdotto con l'approvazione dell'emendamento
del Governo 2.0.1000,
sulle modifiche al cosiddetto Golden Power, intende rafforzare i
poteri di controllo dello Stato su asset strategici del Paese,
estendendoli anche alle partecipazioni qualificate nel settore
finanziario, creditizio e assicurativo, ma prevedendo che i
poteri speciali possano essere esercitati dopo che si siano
espresse le autorità europee competenti in materia. Per le
operazioni rilevanti di acquisto da parte di un soggetto esterno
all'Ue di partecipazioni in società strategiche, tra i criteri
in base ai quali esercitare i poteri speciali è prevista anche
"la sussistenza di pericoli per l'ordine pubblico o la sicurezza
pubblica, ivi inclusa la sicurezza economica e finanziaria
nazionale" qualora la protezione degli interessi essenziali
dello Stato non sia adeguatamente garantita da specifica
regolamentazione di settore.
Nella seduta dell'8
gennaio, dopo l'approvazione dell'emendamento di
coordinamento Coord.1
(Testo 2) del relatore ed essendo pervenuti i prescritti
pareri non ostativi sugli emendamenti approvati, i senatori Nave
(M5S) e Basso sono intervenuti in dichiarazione di voto
preannunciando il voto contrario dei rispettivi Gruppi, poiché
il provvedimento è ritenuto confusionario e inefficace per le
imprese. La Commissione ha infine conferito il mandato al
relatore a riferire favorevolmente all'Assemblea sul disegno di
legge con le modifiche apportate.
La discussione in Assemblea
L'8
gennaio il provvedimento è stato illustrato all'Assemblea
da relatore Sigismondi, che ha sottolineato gli interventi
operati in sede referente per rafforzare i controlli, precisare
le ipotesi di decadenza e disciplinare in modo puntuale i casi
di rinunce ai benefici nonché per ampliare e chiarire l'elenco
delle aree idonee, con particolare attenzione alle aree
industriali e agricole, rafforzando la disciplina
dell'agrivoltaico e la tutela della continuità produttiva.
Hanno preso parte alla discussione generale i senatori Gisella
Naturale, Elena Sironi, Gabriella Di Girolamo (M5S), Scalfarotto
(IV), Potenti (LSP), Basso (PD) e De Priamo (FdI). Le
opposizioni hanno denunciato il fallimento del Piano Transizione
5.0, giudicato caotico e inaffidabile, con piattaforme bloccate,
fondi incerti e imprese penalizzate. Hanno contestato l'assenza
di una vera pianificazione industriale ed energetica, la
gestione frettolosa del provvedimento e lo svuotamento del ruolo
del Parlamento. La maggioranza ha rivendicato il decreto come
strumento necessario per garantire sicurezza energetica,
rispetto degli obiettivi europei e integrazione tra sviluppo e
tutela del territorio; hanno richiamato il valore della
pianificazione nazionale e degli investimenti infrastrutturali
strategici. In replica, il relatore ha sottolineato il lavoro
della Commissione, che ha arricchito il testo anche grazie a
emendamenti delle opposizioni. Anche il Sottosegretario per
l'ambiente e la sicurezza energetica Barbaro ha rimarcato un
confronto parlamentare rispettoso e collaborativo, a tutela
della dignità del Parlamento, pur in un contesto complesso
segnato da sovrapposizioni normative e dalla crisi energetica
ereditata. Il Ministro dell'ambiente e della sicurezza
energetica Pichetto Fratin ha quindi posto la questione di
fiducia, a nome del Governo, sull'approvazione, senza
emendamenti, dell'articolo unico del ddl di conversione, con
modificazioni, del dl n. 175, nel testo proposto dalla
Commissione.
Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato la fiducia i
senatori Salvitti (Cd'I), che ha difeso il decreto come
equilibrato e coerente, valorizzando l'agrivoltaico, la tutela
dell'agricoltura e il sostegno alle imprese; Trevisi (FI-BP),
che ha definito il provvedimento parte di una strategia ordinata
che incentiva famiglie, imprese e territori, nel quadro di un
mix energetico equilibrato; Clotilde Minasi (LSP), che ha
rivendicato uno strumento di chiarezza normativa e di equilibrio
tra sviluppo, tutela del territorio, ruolo delle Regioni e
controllo delle risorse pubbliche; Rosa (FdI), che ha apprezzato
il sostegno alle imprese, il rafforzamento dei controlli
sull'uso delle risorse pubbliche, il superamento di incentivi
indiscriminati e l'attenzione alla tutela del territorio e degli
interessi nazionali. I senatori Aurora Floridia (Aut), Silvia
Fregolent (IV), Magni (AVS), Nave (M5S) e Fina (PD) hanno negato
la fiducia, accusando il Governo di bloccare le rinnovabili e di
non mettere in campo una vera politica energetica: secondo Aut
il decreto è incapace di sostenere davvero la transizione
energetica; IV ha ritenuto la scelta della fiducia segno di
divisioni nella maggioranza e di incapacità di offrire certezze
a imprese e investitori; AVS ha giudicato il testo inadeguato e
destinato ad aumentare i contenziosi; M5S ha lamentato una
gestione confusa delle aree idonee, che genera incertezza e
ricorsi; il PD ha denunciato il fallimento di Transizione 5.0,
segnata da ritardi, tagli improvvisi e incertezza che hanno
penalizzato le imprese e svuotato una misura chiave del PNRR.