La settimana scorsa, oltre all'esame di disegni di legge in sede consultiva, la 1a Commissione ha svolto le seguenti attività:
- Seguito dell'esame in sede referente del ddl n.
1623 di delega al Governo per la determinazione dei
livelli essenziali delle prestazioni (LEP) concernenti i
diritti civili e sociali, avviato nella seduta antimeridiana del
26
novembre con la relazione del senatore De Priamo (FdI),
anche a nome del correlatore Tosato (LSP).
La proposta, di iniziativa governativa, disciplina la delega al Governo per l'emanazione dei decreti legislativi finalizzati alla determinazione dei LEP nelle materie suscettibili di attribuzione alle Regioni di forme di autonomia differenziata ai sensi dell'articolo 116, comma 3, della Costituzione. In conformità alla sentenza n. 192/2024 della Corte costituzionale, i LEP non potranno essere determinati con generico riferimento alle materie ma con riguardo alle specifiche funzioni attinenti ciascuna materia, ambito di materia o settore organico di materie. La durata della delega è di 9 mesi dalla data di entrata in vigore della legge.
Nelle due sedute del 26 novembre, all'esito di un dibattito sull'ordine dei lavori, è stato deliberato di fissare al 1° dicembre il termine per le indicazioni dei Gruppi sui soggetti da invitare in audizione, nel numero di 10 da parte della maggioranza e 10 da parte dell'opposizione, oltre a Sabino Cassese, in qualità di presidente del Comitato per la definizione dei LEP, e ai rappresentanti dell'Ufficio parlamentare di bilancio.
Nella seduta del 3 dicembre il dibattito sull'ordine dei lavori è proseguito con gli interventi dei senatori De Cristofaro (AVS) e Giorgis (PD) nonché del ministro per gli affari regionali e le autonomie Calderoli. Si è quindi stabilito che la procedura informativa si svolgerà in sede di Ufficio di Presidenza allargato alla partecipazione di tutti i senatori e avrà inizio martedì 9 dicembre alle 13,30 con lo svolgimento delle prime quattro audizioni. - Comunicazioni sull'avvio dell'esame del ddl n.
1732 "Voglio votare fuorisede", di iniziativa
popolare.
Si prevede la delega al Governo per l'adozione di uno o più decreti legislativi volti a garantire l'esercizio del diritto di voto dei cittadini che per motivi di mobilità si trovano in un comune situato in una regione diversa da quella del comune di residenza. Si prevede un termine di 6 mesi per l'esercizio della delega, salva la facoltà di emanare ulteriori atti integrativi e correttivi entro un anno dall'entrata in vigore dei decreti delegati, e l'applicazione delle nuove regole a tutte le consultazioni elettorali politiche, amministrative e referendarie.
Nella seduta del 3 dicembre la senatrice Maiorino (M5S), con il sostegno dei senatori Giorgis (PD) e De Cristofaro (AVS), ha sollecitato un rapido avvio dell'esame del disegno di legge. Il Presidente Balboni (FdI) ha fornito assicurazioni in merito, ricordando che per i disegni di legge di iniziativa popolare il Regolamento prescrive l'avvio dell'esame entro un mese dall'assegnazione, che nel caso specifico avverrà presumibilmente al termine della sessione di bilancio. - Comunicazioni sull'avvio dell'esame in sede redigente del ddl
n.
1390 in materia di decadenza del presidente della
provincia e scioglimento del consiglio provinciale,
presentato dal senatore Matera (FdI).
La proposta interviene sulle disposizioni della legge n. 56/2014, la cosiddetta legge Delrio, che ha trasformato il Presidente della provincia e il Consiglio provinciale in organi elettivi di secondo grado. Le nuove norme prevedono espressamente l'applicazione dell'istituto della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della provincia e della conseguente decadenza del Consiglio provinciale. Ulteriori modifiche di coordinamento sono apportate al Testo unico degli enti locali di cui al decreto legislativo n. 267/2000.
Nella seduta del 3 dicembre il senatore Matera ha sollecitato l'esame del disegno di legge di propria iniziativa e il Presidente Balboni ne ha preannunciato l'avvio al termine della sessione di bilancio. - Comunicazioni nell'ambito dell'esame dei ddl su definizione
e contrasto dell'antisemitismo, n.
1004, n.
1575 e n.
1627, avviato in sede redigente il 5
agosto, con la relazione della senatrice Pirovano (LSP) e
trasferito in sede referente in pari data.
In considerazione della recente crescita di pregiudizi e manifestazioni, anche violente, di intolleranza nei confronti degli ebrei, anche in conseguenza degli sviluppi della crisi in Medio Oriente, le due proposte n. 1004, Romeo (LSP) e altri, e n. 1575, Scalfarotto (IV), di identico contenuto testuale, prevedono di introdurre nella legislazione vigente la definizione operativa adottata nel 2016 dall'organizzazione intergovernativa International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Secondo tale definizione per antisemitismo si intende una percezione degli Ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni della comunità e i luoghi di culto ebraici. Si prevede inoltre l'adozione con DPCM, entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, di una serie di misure di contrasto del fenomeno tra le quali l'implementazione di una banca dati sugli episodi di antisemitismo, il controllo della diffusione del linguaggio d'odio sulla rete internet, iniziative di formazione di insegnanti e forze di polizia, campagne informative sui mezzi radiotelevisivi.
Il 5 agosto è stata avviata la discussione generale. I senatori De Cristofaro (AVS) e Alessandra Maiorino (M5S) hanno espresso il dissenso dei rispettivi Gruppi sulla scelta di incardinare i disegni di legge in esame, correndo il rischio di perseguire come antisemita ogni critica al governo israeliano nel momento in cui si aggrava la situazione a Gaza e Tel Aviv annuncia l'annessione della Striscia. La senatrice Musolino (IV) ha rilevato la necessità di tutelare la comunità ebraica, pur distinguendo tra antisemitismo e antisionismo e svolgendo i necessari approfondimenti istruttori. I senatori Giorgis e Parrini (PD), nel manifestare disponibilità al confronto, auspicando una discussione non strumentale, hanno espresso dubbi sull'opportunità del disegno di legge, in considerazione sia dell'attuale situazione in Medio Oriente, sia del fatto che la legge n. 205/1993 già punisce severamente i crimini basati su motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Nella stessa seduta è stato disposto il trasferimento dell'esame in sede referente su richiesta dei rappresentanti dei Gruppi AVS, PD, IV e M5S ed è stato deliberato lo svolgimento di un ciclo di audizioni. Il termine per le indicazioni da parte dei Gruppi sui soggetti da coinvolgere nella procedura informativa è scaduto il 9 settembre. Il 23 settembre si sono svolte le audizioni informali in Ufficio di Presidenza. Il 30 settembre la relatrice Pirovano ha illustrato la proposta n. 1627, di iniziativa del senatore Gasparri e di argomento affine, che è stata abbinata in esame congiunto.
Nella seduta del 3 dicembre il Presidente Balboni (FdI) ha comunicato l'assegnazione alla Commissione del ddl n. 1722, di iniziativa del senatore Delrio e di argomento affine, preannunciandone l'abbinamento in esame congiunto con gli altri disegni di legge già incardinati. Ha inoltre fornito assicurazioni sulle richieste del senatore Giorgis (PD) in merito alle modalità di svolgimento del seguito della procedura informativa già avviata. - Seguito e conclusione dell'esame in sede referente del ddl
costituzionale n.
1279-B recante modifiche allo Statuto speciale della
Regione Friuli-Venezia Giulia, avviato nella seduta
antimeridiana del 26
novembre con la relazione della senatrice Pirovano (LSP).
Il disegno di legge, d'iniziativa del Consiglio regionale friulano, già approvato in prima deliberazione dalla Camera dei deputati il 23 ottobre 2024 e dal Senato il 27 maggio nonché in seconda deliberazione dalla Camera il 5 novembre, ponendosi criticamente nei confronti dell'abolizione delle province e del trasferimento alla Regione delle relative competenze operata con la Legge costituzionale n. 1/2016, reca la proposta di modificare lo Statuto regionale per prevedere nuovamente l'istituzione, da attuare successivamente con legge regionale, di adeguati enti di area vasta dotati di autonomia politica, con organi eletti direttamente dai cittadini, intermedi tra la regione e i comuni, e con competenza nelle materie già assegnate alle soppresse province. Ulteriori disposizioni riguardano il numero dei consiglieri regionali, fissato a 49, l'ordinamento degli enti locali e l'istituto del referendum regionale.
Nella seduta del 3 dicembre si è svolta la discussione generale. I senatori Parrini (PD) e Felicia Gaudiano (M5S) hanno ribadito le motivazioni della contrarietà dei rispettivi Gruppi, già espresse in sede di esame per la prima deliberazione. Previa dichiarazione di voto contrario del senatore Cataldi (M5S), la Commissione ha quindi conferito alla relatrice il mandato a riferire favorevolmente in Assemblea per l'approvazione del disegno di legge costituzionale in seconda deliberazione. Il ministro per gli affari regionali e le autonomie Calderoli è infine intervenuto per esprimere soddisfazione per la celere conclusione dell'esame e ribadire le ragioni della proposta, deliberata dal Consiglio regionale del Friuli sia per ampliare i propri spazi di autonomia in alcuni settori, sia allineare il proprio ordinamento provinciale a quello della altre regioni italiane.
Nelle convocazioni di questa settimana sono inoltre previsti lavori in sede consultiva nonché le seguenti attività:
- Seguito dell'esame in sede referente dei ddl costituzionali n.
574, n.
892, n.
976, n.
1137, n.
1246, n.
1392, n.
1244 e n.
1480 sulla modifica dell'articolo 77 della
Costituzione in materia di conversione in legge dei
decreti-legge, avviato il 27
settembre 2023 con la relazione del Presidente Balboni
(FdI).
La proposta n. 574, presentata dal senatore Paroli (FI), prevede l'estensione da 60 a 90 giorni del termine per la conversione dei decreti-legge stabilito dall'articolo 77 della Costituzione, con l'obiettivo di consentire alle Camere un maggiore approfondimento nell'esame dei provvedimenti d'urgenza emanati dal Governo. Analoga disposizione è contenuta nella proposta n. 892, d'iniziativa del senatore Tosato (LSP), incardinata il 30 novembre 2023, che stabilisce inoltre il termine di 60 giorni per il ramo del Parlamento che esamina il decreto in prima lettura, così da garantire anche all'altro ramo almeno 30 giorni di tempo. Il ddl n. 976, Giorgis (PD) e altri, incardinato l'8 maggio 2024, non prevede la modifica del procedimento di conversione ma la limitazione della decretazione d'urgenza alle «misure di immediata applicazione e di carattere specifico e omogeneo» concernenti determinate materie (pubbliche calamità, sicurezza nazionale, norme finanziarie, obblighi di appartenenza all'UE). Per gli altri disegni di legge urgenti, si attribuisce al Governo la facoltà di chiederne l'approvazione alle Camere entro 70 giorni, estensibili a ulteriori 15. Sono inoltre previste nuove prerogative a favore di Gruppi di opposizione nell'organizzazione dei lavori, la cui attuazione è delegata ai regolamenti parlamentari.
Le audizioni informali, avviate il 18 giugno, si sono concluse il 9 luglio 2024. Il ddl n. 1137, d'iniziativa della senatrice Gelmini (Az), incardinato il 18 giugno 2024, e il n. 1246, Maiorino (M5S) e altri, incardinato il 6 maggio 2025, propongono, analogamente al n. 976, ulteriori e più stringenti requisiti alla decretazione d'urgenza (il n. 1246, anche un iter accelerato per i disegni di legge considerati prioritari dal Governo). Il ddl n. 1392, Matera (FdI), incardinato il 6 maggio 2025, prevede l'assegnazione a un decimo dei componenti di ciascuna Camera della facoltà di chiedere l'estensione da 60 a 90 giorni del termine per la conversione dei decreti-legge. Il ddl n. 1244, Musolino (IV) e altri, incardinato il 14 maggio, prevede ulteriori e più stringenti limiti e requisiti sia alla decretazione d'urgenza, sia alle leggi di conversione. Il 2 luglio è stato incardinato in esame congiunto anche il ddl n. 1480, De Cristofaro (AVS) e altri, che prevede l'istituzione di una corsia preferenziale per i disegni di legge governativi prioritari e la definizione di ulteriori e più stringenti requisiti per la decretazione d'urgenza e per i disegni di legge di conversione. È stata inoltre deliberata l'istituzione di un Comitato ristretto per la predisposizione di un testo unificato. - Seguito dell'esame in sede referente dei ddl costituzionali n.
1299, n.
1576, n.
1620 e n.
1629 sui diritti delle persone con disabilità,
avviato il 25
giugno (seduta antimeridiana) con la relazione del
senatore De Priamo (FdI).
La proposta n. 1299, di iniziativa del senatore Guidi (Cd'I) e altri, per inserire nella Costituzione i principi del riconoscimento della dignità sociale delle persone con disabilità e dell'abbattimento dei pregiudizi a essa correlati, prevede di integrare il testo del primo comma dell'articolo 3 della Costituzione con l'aggiunta, tra le distinzioni che non possono intaccare l'uguaglianza e la pari dignità sociale tra i cittadini, oltre a quelle di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, anche quelle realtive alle condizioni "di disabilità". Si intende inoltre sostituire il termine "minorati", al comma 3 dell'articolo 38, sul diritto all'educazione di inabili e minorati, con la parola "persone con disabilità".
Le proposte n. 1576, Scalfarotto e Sbrollini (IV), n. 1620, Mazzella e Guidolin (M5S), e n. 1629, Zampa (PD), incardinate a abbinate in trattazione congiunta il 12 novembre, prevedono modifiche all'articolo 38 della Costituzione per finalità in tutto o in parte conicidenti con quelle del disegno di legge n. 1299: sostituire il termine "minorati" e valorizzare ulteriormente la tutela costituzionale delle persone con disabilità. Nella stessa seduta del 12 novembre i senatori Giorgis (PD) e Cataldi (M5S) hanno chiesto l'istituzione di un comitato ristretto per l'elaborazione di un testo unificato e il relatore De Priamo si è riservato di valutare la proposta. - Seguito dell'esame in sede referente del ddl costituzionale n.
780, sulla modifica dell'articolo 41 della Cosituzione in
materia di sfruttamento dell'altrui stato di bisogno,
avviato il 24
settembre 2024 con la relazione del Presidente Balboni
(FdI).
Il secondo comma dell'articolo 41 della Costituzione stabilisce che l'iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all'ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La proposta di modifica costituzionale, di iniziativa del senatore Cataldi (M5S) e altri, mira ad introdurre un ulteriore limite, inserendo nel testo l'inciso in base al quale l'iniziativa economica privata non può svolgersi neanche in modo «da approfittare dell'altrui stato di bisogno». Si intende in questo modo consolidare, menzionandolo espressamente al più alto livello dell'ordinamento, un principio di giustizia sociale già tutelato in diversi ambiti da specifiche disposizioni di settore.
Il 24 settembre 2024, quando la proposta è stata incardinata, era stato deliberato lo svolgimento di un ciclo di audizioni. Il 12 novembre il proponente Cataldi ha riferito sull'eventualità, in corso di valutazione, di introdurre una modifica lessicale nel titolo del disegno di legge.
