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3 novembre 2025 | Numero 121
Attività produttive

Approvato il ddl annuale sul mercato e la concorrenza. Il testo passa alla Camera

ddl annuale sul mercato e la concorrenza

Nella seduta del 29 ottobre l'Assemblea del Senato ha approvato, con 97 voti favorevoli, 60 contrari e due astensioni, il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza per il 2025  n. 1578, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Il testo è quindi passato all'esame dell'altro ramo del Parlamento.

Il provvedimento, la cui adozione figura tra gli obiettivi PNRR, comprende misure in materia di servizi pubblici locali, regionali e di trasporto aereo, disposizioni sull'impiego di prodotti cosmetici e biocidi, iniziative volte a favorire la trasformazione tecnologica delle filiere produttive nazionali ed interviene in materia di società tra professionisti, modificando i requisiti previsti ai fini della costituzione e iscrizione di Stp nella sezione speciale del relativo Albo professionale.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nella 9a Commissione in sede referente il 23 luglio con la relazione del senatore Amidei (FdI).

Il 23 luglio la Commissione ha deliberato lo svolgimento di una procedura informativa e il 29 luglio è scaduto il termine entro il quale far pervenire proposte di audizione.

Sul provvedimento l'8a Commissione ha sollevato conflitto di competenza, chiedendo che fosse riassegnato alle Commissioni riunite 8a e 9a. Il 5 agosto il Presidente De Carlo (FdI) ha comunicato che è stata confermata dalla Presidenza del Senato l'assegnazione del ddl alla sola 9a Commissione, sollecitando a dare il più ampio rilievo al parere dell'8a.

Il ciclo di audizioni, avviato l'11 settembre, è proseguito nelle sedute dell'Ufficio di Presidenza del 23, 24 e 25 settembre e i documenti acquisiti nel corso delle audizioni sono stati pubblicati su internet.

Il 29 settembre è scaduto il termine per la presentazione e il 30 settembre sono stati pubblicati gli emendamenti. Sono quindi intervenuti la senatrice Sabrina Licheri (M5S), che ha illustrato il complesso degli emendamenti presentati dal Gruppo M5S, e il senatore Franceschelli (PD), che ha evidenziato l'esigenza di mettere in condizione gli enti preposti di applicare le norme attraverso strumenti idonei. Il 1° e 2 ottobre sono intervenuti i senatori Martella (PD), illustrando le proposte di cui è firmatario, e Sabrina Licheri, che si è soffermata sulla posizione degli enti locali, soggetti a numerosi adempimenti burocratici. Il 7 e il 9 ottobre il Presidente De Carlo (FdI) ha comunicato il ritiro di alcuni emendamenti e la presentazione dell'emendamento 9.0.75 (testo corretto).  Il 22 ottobre il Presidente ha ricordato che durante l'esame dei documenti di bilancio da parte del Senato non potrà essere esaminato il ddl in titolo, salvo che non sia disposta una deroga da parte della Conferenza dei Capigruppo, e che, in base alle scadenze previste nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il provvedimento deve essere approvato da entrambi i rami del Parlamento entro il 31 dicembre 2025.

Nella seduta del 28 ottobre (prima pomeridiana) il Presidente De Carlo (FdI) ha comunicato la riformulazione dell'emendamento 7.0.8 nonché il ritiro di alcune proposte emendative e l'improponibilità di altre. Quindi si è svolto un dibattito sull'ordine dei lavori, nel quale sono intervenuti i senatori Martella (PD) e Sabrina Licheri (M5S). Nella seconda seduta pomeridiana della stessa giornata il Presidente ha fatto presente che, a fronte dell'impossibilità di proseguire l'esame del disegno di legge durante la sessione di bilancio, il Governo ha preannunciato l'intenzione di porre la questione di fiducia sul testo originario nella giornata del 29 ottobre ed è stato fissato alle 20 della stessa giornata il termine per la presentazione degli emendamenti in Assemblea. Sono quindi intervenuti, rilevando che non sussistono le condizioni per poter conferire il mandato al relatore entro il 29 ottobre, i senatori Catalamessa (LSP), Biancofiore (Cd'I), Pogliese (FdI), Fregolent (IV) e Martella (PD). Infine, il Presidente ha preso atto dell'orientamento dei Gruppi e ha tolto la seduta, non essendoci le condizioni per il proseguimento dell'esame.

La discussione in Assemblea

Il 29 ottobre il Presidente della 9a Commissione De Carlo ha riferito sulla mancata conclusione dell'esame in sede referente per il rifiuto delle opposizioni di proseguire i lavori durante la sessione di bilancio, respingendo come strumentali e inesatte le ricostruzioni mediatiche che attribuiscono il ritardo alla maggioranza.

Alla discussione generale hanno preso parte i senatori Bergesio (LSP) e Nicita (PD). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento Ciriani ha posto la questione di fiducia, a nome del Governo, sull'approvazione dell'emendamento 1.9000, presentato dal Governo, interamente sostitutivo di tutti gli articoli del ddl n. 1578, che recepisce parte di un emendamento parlamentare.

Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato la fiducia i senatori Michaela Biancofiore (Cd'I), Damiani (FI-BP), Cantalamessa (LSP) e Amidei (FdI). I senatori di maggioranza hanno definito la legge una tappa significativa nel percorso di modernizzazione e liberalizzazione avviato dal Governo Meloni: il provvedimento è coerente con gli obiettivi del PNRR, volto a favorire crescita economica, semplificazione amministrativa, trasparenza e tutela di cittadini e imprese, oltre a rafforzare la competitività del sistema Italia e ridurre le rendite di posizione. Secondo Cd'I il ddl favorisce una reale competitività nei servizi pubblici e nei trasporti regionali; pur auspicando ulteriori miglioramenti, FI-BP ha definito la legge un passo avanti verso crescita, efficienza e tutela di cittadini e imprese; LSP ha denunciato la mancanza storica di una politica industriale in Italia, imputandola all'instabilità politica e alle politiche europee green penalizzanti per le imprese; FdI ha rivendicato il carattere concreto e pragmatico della legge, in continuità con l'impegno del Governo a promuovere efficienza e sviluppo. Hanno negato la fiducia i senatori Silvia Fregolent (IV), De Cristofaro (AVS), Sabrina Licheri (M5S) e Martella (PD). I Gruppi di opposizione hanno lamentato l'assenza di una reale visione riformatrice, denunciando un testo privo di interventi strutturali e lontano dagli obiettivi di modernizzazione, liberalizzazione e tutela dei cittadini, contestando il metodo adottato dal Governo, che ha imposto la fiducia e limitato il dibattito parlamentare: alcune norme, quali quelle volte a eliminare il divieto di pubblicità sessiste o a favorire interessi particolari, rappresentano un pericoloso passo indietro sul piano economico, sociale e culturale. In particolare, secondo IV la legge non affronta i nodi reali del Paese, come taxi, balneari e semplificazione; AVS ha parlato di un testo contraddittorio, che danneggia piccole imprese, consumatori e ambiente; ad avviso di M5S le norme sui servizi pubblici locali aumentano la burocrazia e penalizzano i piccoli Comuni; il PD ha definito il provvedimento incoerente con le raccomandazioni europee e gli impegni del PNRR, richiamando le proposte del Gruppo su energia, telecomunicazioni, commercio e digitale, tutte respinte senza discussione.

Affari costituzionali

Approvato il ddl costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati

ddl costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati

Nella seduta del 30 ottobre l'Assemblea del Senato, con la maggioranza dei suoi componenti (112 voti favorevoli, 59 contrari e 9 astensioni), ha approvato in seconda deliberazione il ddl costituzionale n. 1353-B su ordinamento giurisdizionale e Corte disciplinare. Ai sensi dell'articolo 138 della Costituzione, il testo, essendo stato approvato nelle seconde deliberazioni con maggioranze inferiori ai due terzi, potrà essere sottoposto a referendum su richiesta, entro tre mesi dalla pubblicazione della legge, di un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

La proposta di iniziativa governativa, approvata in prima deliberazione dalla Camera dei deputati il 16 gennaio e dal Senato il 22 luglio e in seconda deliberazione dalla Camera il 18 settembre, introduce nell'ordinamento il principio della separazione delle carriere dei magistrati, modificando le disposizioni costituzionali sugli organi di autogoverno della categoria. Al posto dell'attuale collegio unico, si prevede quindi l'istituzione di due organi distinti: il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica e competenti, per le rispettive carriere, in materia di assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimenti di funzioni. La giurisdizione disciplinare su tutti i magistrati viene invece attribuita a un'Alta corte appositamente istituita. Ai fini della composizione dei tre collegi, il criterio elettivo vigente per l'attuale CSM viene integrato con quello dell'estrazione a sorte, con l'obiettivo di ridurre l'incidenza delle correnti organizzate nell'autogoverno della magistratura. È inoltre previsto, entro un anno dall'entrata in vigore delle nuove disposizioni costituzionali, l'adeguamento delle leggi ordinarie che disciplinano il CSM, l'ordinamento giudiziario e la giurisdizione disciplinare. Per ulteriori approfondimenti si rinvia al dossier predisposto dai Servizi studi del Parlamento.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge costituzionale è stato incardinato nella 1a Commissione in sede referente il 1° ottobre con la relazione del Presidente Balboni (FdI). Nella stessa seduta la Commnissione ha votato e respinto la proposta del senatore Giorgis (PD) di svolgere un ciclo di audizioni.

Il 7 ottobre è stata avviata la discussione generale, proseguita nelle sedute dell'8, del 14 e del 15 ottobre. Gli esponenti dell'opposizione hanno ribadito le critiche sulla chiusura nei confronti di tutte le proprie proposte di emendamento e sulla volontà della maggioranza di governo di penalizzare la magistratura e alterare gli equilibri costituzionali. La senatrice Musolino ha espresso la posizione di IV, non contraria alla separazione delle carriere ma critica su vari aspetti della proposta, e ha preannunciato l'astensione del proprio Gruppo. I rappresentanti della maggioranza, rivendicando la coerenza della riforma con il principio costituzionale del giusto processo e con l'impostazione accusatoria del rito penale, hanno negato qualsiasi implicazione del disegno di legge nel senso della subordinazione della magistratura nei confronti del potere esecutivo. Il 21 ottobre la discussione generale si è conclusa con gli interventi dei senatori Losacco (PD) e Verducci (PD).

Il 23 ottobre, dopo la replica del vice ministro per la giustizia Sisto, è stato posto in votazione il mandato al relatore. Sono intervenuti per dichiarazione di voto i senatori Giorgis (PD), Cataldi (M5S), contrari, De Priamo (FdI), favorevole, Musolino (IV), astenuta. La Commissione ha quindi approvato il mandato al relatore a riferire favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del disegno di legge costituzionale in seconda deliberazione.

La discussione in Assemblea

Il 28 ottobre il disegno di legge costituzionale è stato illustrato all'Assemblea dal relatore Balboni. È stata quindi avviata la discussione generale i senatori Silvia Fregolent (IV), Ilaria Cucchi (AVS), Elisa Pirro, Marton, Ada Lopreiato, Felicia Gaudiano, Cataldi, Dolores Bevilacqua, Sabrina Licheri (M5S), Alfieri, Parrini, Tatjana Rojc, Beatrice Lorenzin, Basso, Susanna Camusso, Martella, Crisanti, Cecilia D'Elia, Delrio, Sandra Zampa, Franceschelli, Manca (PD) e Calenda (Az). I senatori di opposizione hanno criticato una riforma approvata senza reale condivisione politica, contestandone il metodo di blindatura e il mancato confronto sugli emendamenti. PD, M5S e AVS hanno sottolineato che la separazione delle carriere è già prevista e in gran parte attuata dalle riforme precedenti, rendendo inutile l'intervento costituzionale. La principale preoccupazione ha riguardato l'indebolimento dell'indipendenza della magistratura, con possibili influenze politiche sui pubblici ministeri. I due CSM e l'Alta corte disciplinare sono ritenuti strumenti potenzialmente autoreferenziali, opachi e burocratici. Infine, la riforma non affronta i problemi concreti della giustizia, come carenze di personale e ritardi processuali, concentrandosi su questioni ideologiche e di controllo politico. Pur riconoscendo limiti e problemi metodologici, il sen. Calenda ha sostenuto la riforma come misura liberale, ritenendo centrale la tutela della libertà dei magistrati dalle pressioni politiche e interne: il sorteggio dei membri del CSM è considerato uno strumento chiave per assicurare autonomia di giudizio e responsabilità individuale.

Il 29 ottobre la discussione generale si è conclusa con gli interventi dei senatori Misiani, Nicita, Sensi, Fina, Cristina Tajani, Verducci, Ylenia Zambito, Vincenza Rando, Casini, Meloni, Verini, Valeria Valente, Anna Rossomando, Irto, Bazoli, Boccia (PD), Croatti, Gisella Naturale, Alessandra Maiorino, Elena Sironi, Patuanelli, Maria Domenica Castellone, Ettore Licheri, Concetta Damante, Gabriella Di Girolamo, Anna Bilotti, Nave, Pirondini (M5S), De Priamo, Pera, Rastrelli (FdI), Scalfarotto, Dafne Musolino (IV) e Magni (AVS). Gli interventi dei senatori di opposizione hanno insistito sul rischio di indebolire la terzietà del giudice, spezzare l'unità della magistratura e favorire interferenze politiche, mettendo in guardia contro una maggiore politicizzazione del CSM: la riforma è parte di una strategia di rivalsa verso la magistratura, anziché un intervento al servizio dei cittadini. Hanno quindi sostenuto che con il referendum i cittadini saranno chiamati a difendere libertà, indipendenza della magistratura ed equilibrio costituzionale. I senatori di IV hanno sostenuto la separazione delle carriere come necessaria per garantire equilibrio e terzietà del giudice, ma hanno criticato la riforma in quanto tocca solo aspetti marginali, ignorando responsabilità dei magistrati e obbligatorietà dell'azione penale. Hanno infine contestato il sorteggio dei non togati nel CSM come distorsione della rappresentatività popolare. I senatori di maggioranza hanno espresso sostegno a una riforma storica attesa da quarant'anni: separare le carriere non sminuisce il ruolo del pm, ma ne chiarisce la funzione di parte, rafforzando al contempo la terzietà del giudice e le garanzie dell'imputato. Hanno respinto le accuse di voler assoggettare la magistratura al potere politico e definito il sorteggio per il CSM una misura necessaria per contrastare le degenerazioni correntizie interne. In particolare, il senatore Pera ha avvertito contro il rischio che l'ANM, conducendo una campagna militante contro il Governo, si trasformi in un soggetto politico e comprometta la fiducia dei cittadini nella giustizia. In replica, il relatore Balboni ha rivendicato con forza il valore liberale della riforma, definendola il compimento del percorso iniziato con la riforma Vassalli del 1988 e con l'articolo 111 della Costituzione. Ha respinto l'accusa di rischio di sottomissione della magistratura alla politica e difeso lo sdoppiamento del CSM come garanzia di autonomia e trasparenza.

Il 30 ottobre si sono svolte le dichiarazioni di voto.
Sono intervenuti a favore del disegno di legge i senatori Mariastella Gelmini (Cd'I), secondo cui la riforma costituzionale sulla giustizia rappresenta un passo atteso da decenni ed è pienamente coerente con i principi della Costituzione, avendo la finalità di garantire un giudice terzo e un processo equo; Zanettin (FI-BP), che ha definito la riforma come il coronamento di una battaglia storica del centrodestra, ricordando l'impegno di Silvio Berlusconi nel rivendicare il valore garantista della separazione delle carriere; Potenti (LSP), che ha parlato di svolta storica che segna il passaggio tra un vecchio sistema inquisitorio e una giustizia moderna e garantista, richiamando le degenerazioni emerse negli ultimi anni come prova della necessità di superare l'influenza delle correnti; Malan (FdI), che, dopo aver ricordato che la separazione delle carriere è presente in molte democrazie occidentali, ha richiamato i dati sulle ingiuste detenzioni come prova della necessità di una giustizia più responsabile: la riforma rafforza l'equilibrio dei poteri e sarà confermata dagli italiani nel referendum.
Hanno dichiarato voto contrario i senatori De Cristofaro (AVS), che ha parlato di una vendetta contro la magistratura e ha accusato la maggioranza di alimentare un'ossessione ideologica verso le "toghe rosse" e di ispirarsi a modelli autoritari, evocando l'Ungheria di Orban; Scarpinato (M5S), che ha denunciato il carattere autoritario e unilaterale della riforma costituzionale: il testo, blindato fin dal suo deposito, svuota il Parlamento del suo ruolo e altera profondamente gli equilibri tra i poteri dello Stato; i cittadini la respingeranno nel referendum, schierandosi in difesa della Costituzione e della legalità repubblicana; Giorgis (PD),che ha definito la riforma parte di un disegno più ampio di concentrazione del potere, che indebolisce la funzione giurisdizionale e apre un conflitto pericoloso tra politica e potere giudiziario; il sorteggio, poi, è criterio incompatibile con la valorizzazione delle competenze e con la logica rappresentativa.
Il senatore Renzi (IV), nel ribadire la storica posizione garantista e riformista del suo Gruppo, ha annunciato l'astensione come gesto di coerenza e di metodo, non di merito: la riforma rappresenta un intervento minimo e propagandistico, denunciandone la trasformazione in uno scontro ideologico utile solo al Governo.