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29 settembre 2025 | Numero 116
Lavoro

Approvate le nuove norme in materia di retribuzione dei lavoratori

nuove norme in materia di retribuzione dei lavoratori

Il 23 settembre, l'Assemblea del Senato ha approvato in via definitiva, con 78 voti favorevoli e 52 contrari, il ddl n. 957 recante disposizioni in materia di retribuzione dei lavoratori. Sono risultati assorbiti i disegni di legge nn. 956 e 1237, abbinati in discussione congiunta.

Il disegno di legge delega il Governo in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva nonché di procedure di controllo e informazione. I firmatari della proposta, Conte (M5S) e altri deputati dei Gruppi di opposizione, hanno ritirato la sottoscrizione in dissenso con il testo approvato dalla maggioranza alla Camera dei deputati il 6 dicembre 2023, per la soppressione della disposizione che fissava a 9 euro lordi il livello del salario minimo orario. In particolare, l'articolo 1 fissa principi volti a garantire l'applicazione dei contratti collettivi nazionali maggiormente rappresentativi; sono previsti obblighi per le imprese, comprese quelle in appalto e subappalto, di riconoscere trattamenti economici non inferiori a quelli dei CCNL di settore, estendendo tutele anche a lavoratori non coperti da contratti. Sono inoltre disciplinate disposizioni volte a promuovere il rinnovo tempestivo dei contratti, la partecipazione dei lavoratori agli utili d'impresa e strumenti di monitoraggio tramite codici contrattuali e flussi INPS. L'articolo 2 rafforza le procedure di comunicazione e controllo, anche attraverso tecnologie e banche dati condivise, al fine di contrastare lavoro irregolare ed evasione contributiva. Infine, si stabilisce la rendicontazione pubblica semestrale dei risultati delle ispezioni, mentre la neutralità finanziaria delle misure è garantita dall'articolo 3, con tempi di attuazione fissati in sei mesi.
Il disegno di legge n. 956, di iniziativa popolare, prevede il diritto, con riferimento alla paga base oraria, a un trattamento economico minimo non inferiore a 10 euro lordi l'ora.
Il disegno di legge n. 1237, del senatore Magni (AVS) e altri, reca disposizioni in materia di retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato e di trattamento economico minimo orario che, in mancanza di contratti collettivi nazionali per il settore di riferimento, non può essere complessivamente inferiore a quella stabilita dal CCNL, nel medesimo settore, per mansioni equiparabili.

L'esame in Commissione

Il provvedimento è stato incardinato nella 10a Commissione in sede referente il 2 ottobre 2024 con la relazione della senatrice Minasi (LSP).

Il 29 ottobre la Commissione ha adottato il ddl n. 957 come testo base e ha deliberato lo svolgimento di una procedura informativa. Il ciclo di audizioni informali è stato avviato il 28 gennaio 2025 ed è proseguito il 13 maggio. La documentazione acquisita nel corso delle audizioni è disponibile per la consultazione sulla pagina web della Commissione.

Il 22 maggio sono intervenuti in discussione generale i senatori Magni (AVS), Camusso (PD) e Berrino (FdI). I senatori di opposizione hanno sottolineato i vantaggi del salario minino, in particolare in riferimento al superamento del fenomeno del lavoro povero, mentre il senatore di maggioranza ha evidenziato gli effetti negativi della misura in questione sulla marginalizzazione della contrattazione e la contrazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali. La discussione è proseguita anche il 27 e 28 maggio.

L'11 giugno sono stati pubblicati gli emendamenti presentati al disegno di legge assunto come testo base. Il 18 giugno l'esame è stato rinviato in attesa del parere della Commissione bilancio sul ddl n. 957. Il 2 e 3 luglio si è svolta l'illustrazione degli emendamenti, con gli interventi delle senatrici Camusso e Guidolin (M5S), che hanno ribadito l'urgenza dell'introduzione del salario minimo legale per il contrasto al lavoro povero e al dumping contrattuale, del senatore Mazzella (M5S), che ha evidenziato l'intento di ripristinare i contenuti fondamentali della proposta di legge originaria presentata alla Camera dei deputati, e delle senatrici Furlan (IV), che ha rilevato carenze nel testo base sul riconoscimento del ruolo delle parti sociali, e Camusso, che ha illustrato l'emendamento 2.1 soppressivo dell'articolo 2, ritenuto carente in rapporto agli obiettivi in materia di retribuzione minima.

Nella seduta del 17 settembre il Presidente Zaffini (FdI), relatore in sostituzione della senatrice Minasi, e il sottosegretario al lavoro e alle politiche sociali Durigon hanno espresso parere negativo su tutti gli emendamenti che, posti in votazione, sono risultati respinti. Gli interventi dei senatori di minoranza hanno sottolineato in particolare gli effetti positivi dell'istituzione del salario minimo sull'occupazione, l'espansione economica e il contrasto della precarietà. Dopo le dichiarazioni di voto contrario dei senatori Camusso, Magni, Mazzella e Furlan a nome dei rispettivi Gruppi, la Commissione ha conferito mandato al relatore a riferire all'Assemblea sul testo trasmesso dalla Camera del ddl n. 957, con conseguente assorbimento dei ddl nn. 956 e 1237.

La discussione in Assemblea

Il 23 settembre il disegno di legge è stato illustrato all'Assemblea dal relatore Zaffini.

Si è quindi svolta la discussione della questione pregiudiziale, avanzata dal senatore Patuanelli (M5S), che è stata respinta dall'Assemblea con 77 voti contrari, 19 favorevoli e un'astensione.

Nella discussione generale sono intervenuti i senatori Mazzella, Dolores Bevilacqua, Elisa Pirro (M5S), Misiani, Cristina Tajani, Sandra Zampa (PD), Russo, Zullo (FdI), Annamaria Furlan (IV) e Magni (AVS). Le opposizioni hanno condiviso una forte critica alla legge delega, in quanto inefficace e priva di impatto reale sui salari e sul lavoro povero, sostenendo l'urgenza di introdurre un salario minimo legale a 9 euro lordi l'ora. Hanno denunciato l'inerzia del Governo, il calo dei salari reali, i contratti pirata e la mancanza di coinvolgimento delle parti sociali. I senatori di maggioranza hanno difeso la legge delega come strumento organico e realistico per affrontare il lavoro povero, opponendosi a un salario minimo fissato per legge, puntando sul rafforzamento della contrattazione collettiva, sui controlli, sul rinnovo dei contratti e sul contrasto al lavoro sottopagato e alla concorrenza sleale.

In fase di esame dell'articolato, sono stati respinti tutti gli emendamenti ed è stato accolto l'ordine del giorno G1.8, a firma del senatore Scalfarotto (IV).

Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato un voto favorevole i senatori Michaela Biancofiore (Cd'I), che ha sostenuto che i dati sull'occupazione dimostrano la bontà delle misure adottate e accusato le opposizioni di speculare sul tema per propaganda; Daniela Ternullo (FI-BP), secondo la quale le misure del Governo Meloni - dal taglio del cuneo fiscale alla no tax area, dalla decontribuzione per le madri alle agevolazioni per i contratti stabili - rappresentano strumenti concreti contro la povertà; Elena Murelli (LSP), che ha rivendicato l'approccio serio e pragmatico della Lega contro scorciatoie ideologiche: la legge delega rafforza i contratti nazionali rappresentativi, estende tutele e promuove controlli, affiancandosi a misure fiscali per ridurre il cuneo e aumentare il netto in busta paga; Paola Mancini (FdI), che ha respinto il salario minimo legale come misura ideologica e inefficace, che non garantirebbe dignità ma rischierebbe di ridurre l'occupazione e indebolire la contrattazione collettiva, vera garanzia per i lavoratori.
Hanno dichiarato voto contrario i senatori Lombardo (Az), che ha richiamato la proposta condivisa delle opposizioni sul salario minimo legale a 9 euro lordi l'ora, sottolineando la necessità di una legge sulla rappresentanza per eliminare i contratti pirata; Julia Unterberger (Aut), che ha citato l'esempio tedesco, che con il salario minimo ha aumentato redditi e occupazione, sostenendo che la misura aiuterebbe anche a ridurre il gender pay gap; Annamaria Furlan (IV), che ha difeso la contrattazione collettiva come pilastro della dignità del lavoro e ha accusato il Governo di volerla svuotare con una delega in bianco che esclude il ruolo delle parti sociali, denunciato la cancellazione del riferimento ai sindacati più rappresentativi; Magni (AVS), che ha sostenuto la necessità del salario minimo legale e dell'adeguamento dei salari all'inflazione, come già avviene in Germania e Spagna, lamentando la mancanza di prospettive e di dignità per milioni di lavoratori; Maria Domenica Castellone (M5S), che ha accusato la maggioranza di alimentare una guerra tra poveri nel difendere contratti sotto soglia e precariato, e denunciato l'aumento della povertà assoluta, l'emigrazione giovanile e il gender pay gap; Susanna Camusso (PD), che ha condannato la scelta del Governo di rinviare il tema del lavoro povero con una delega, accusandolo di non voler affrontare la questione salariale e criticando la mancanza di interventi per stimolare i rinnovi contrattuali e il blocco di politiche industriali come Industria 4.0.

Giustizia

Approvato il ddl di conversione del decreto "Terra dei fuochi". Il testo passa alla Camera

contrasto delle attività illecite in materia di rifiuti

Il 25 settembre l'Assemblea del Senato ha approvato in prima lettura il ddl n. 1625 di conversione del decreto-legge n. 116/2025 sul contrasto delle attività illecite in materia di rifiuti e bonifica dell'area della Terra dei fuochi. Nella votazione finale del disegno di legge, sulla quale il Governo ha posto la questione di fiducia, sono stati espressi 91 voti favorevoli e 55 contrari.

Il provvedimento prevede in primo luogo, anche per adeguare la normativa alla recente giurisprudenza della CEDU, un aumento delle sanzioni previste. Per i reati di disastro ambientale e traffico illecito di rifiuti si introduce l'arresto in flagranza differita. Per l'abbandono e la gestione non autorizzata di rifiuti si prevedono misure accessorie quali la sospensione della patente, il fermo del veicolo e l'esclusione dall'Albo dei gestori ambientali. Le imprese coinvolte in attività inquinanti, soprattutto nei casi di infiltrazione della criminalità organizzata, potranno essere poste in amministrazione giudiziaria. Per le attività di bonifica e messa in sicurezza dell'area della "Terra dei Fuochi" è inoltre stanziato un finanziamento di 15 milioni di euro. Ulteriori disposizioni riguardano il contributo di autonoma sistemazione e la proroga dello stato di emergenza nelle aree colpite da eventi meteorologici, con norme specifiche per la ricostruzione pubblica e privata nei territori interessati.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nella 2a Commissione in sede referente il 3 settembre con la relazione del senatore Sisler (FdI).

La discussione generale si è svolta nelle sedute del 3, del 9 e del 10 settembre. I senatori Verini (PD) e Lopreiato (M5S) hanno giudicato insufficienti le risorse stanziate per le bonifiche, Zanettin (FI-BP) ha preannunciato emendamenti volti a perimetrare alcune fattispecie criminali per evitare rischi di genericità e dubbi interpretativi, Scalfarotto (IV) ha criticato la scelta del decreto-legge per legiferare in materia penale nonché la tempistica dell'intervento, operato nel corso della pausa estiva con la conseguenza di restringere ulteriormente i tempi dell'esame parlamentare, Rastrelli (FdI) ha replicato che il provvedimento non introduce nuove fattispecie penali ma si limita a riparametrare la normativa esistente nel solco tracciato dalla Corte europea per i diritti dell'uomo in materia di prevenzione degli illeciti ambientali.

Il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno, inizialmente deliberato per le 17 di martedì 9 settembre, è stato successivamente differito alle 18 di mercoledì 10. Il 9 settembre si è svolta la procedura informativa. L'11 settembre sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno presentati, che sono stati illustrati dai senatori Bazoli (PD), Lopreiato (M5S), Scalfarotto (IV), Potenti (LSP), Zanettin (FI-BP) e Rastrelli (FdI), anche nelle sedute del 16 e 17 settembre. Il 18 è stata annunciata la presentazione del nuovo emendamento 11.200 del relatore, su ulteriori interventi di ricostruzione in relazione ad eccezionali eventi meteorologici, ed è stato fissato per le 17 della stessa giornata il termine per la presentazione dei relativi subemendamenti.

Nella seduta antimeridiana del 23 settembre il Presidente Bongiorno ha dato conto della presentazione di 3 subemendamenti all'emendamento 11.200 del relatore, della proposta di coordinamento Coord.1 e di alcune riformulazioni (testi in allegato al resoconto). È quindi iniziata la votazione degli emendamenti, proseguita nelle successive sedute pomeridiana del 23 e antimeridiana del 24 settembre. Sono risultati approvati gli emendamenti 1.8, 1.18 e 1.41 (modifiche di drafting proposta dal Comitato per la legislazione), 1.26 (testo 2), 1.13 (testo 2) e altri identici sulle sanzioni per abbandono di rifiuti, 1.62, 1.71 e altri identici in materia di ammende per inosservanza delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni per impianti di smaltimento e recupero di rifiuti, 1.63, sulle sanzioni per miscelazione di rifiuti pericolosi, 1.77 sull'aggravante dell'attività di impresa, 1.42 e altri identici sulle attività di gestione di rifiuti non autorizzate, 1.0.1 (testo 2) sui rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, 2.0.200 in materia di pene accessorie, 5.200 sull'amministrazione giudiziaria delle aziende, 10.200 sulle misure di assistenza abitativa nelle zone colpite da eventi calamitosi e, in un testo riformulato, il citato 11.200 (testo 2) del relatore. Al termine della seduta antimeridiana del 24, è stata annunciata la presentazione del nuovo emendamento 9.0.200 del relatore, sull'istituzione presso la Presidenza del Consiglio di un nuovo Dipartimento per il sud. Nella successiva seduta pomeridiana del 24 i senatori di opposizione hanno presentato vari subemendamenti e hanno criticato la scelta di introdurre l'ultimo giorno prima dell'esame dell'Assemblea una materia del tutto estranea all'oggetto del provvedimento, compromettendo la possibilità di una approvazione condivisa. La Commissione ha quindi approvato, in un testo corretto, l'emendamento 9.0.200, respingendo tutti i subemendamenti. Acquisiti i pareri non ostativi della Commissione bilancio, approvato l'emendmento di coordinamento Coord.1, previe dichiarazioni di voto contrario dei senatori Bazoli (PD), Scalfarotto (IV) e Ilaria Cucchi (AVS) e favorevoli dei senatori Erika Stefani (LSP), Rastrelli (FdI) e Gasparri (FI-BP), è stato infine conferito al relatore il mandato a riferire favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del disegno di legge, nel testo risultante dalle modifiche introdotte.

La discussione in Assemblea

Il 25 settembre il relatore Sisler ha illustrato il disegno di legge all'Assemblea, sottolineando le più significative modifiche apportate in sede referente, quali l'inasprimento delle sanzioni accessorie, l'introduzione di nuove fattispecie aggravati e l'adeguamento del regime contravvenzionale e delittuoso.

Hanno preso parte alla discussione generale i senatori Silvia Fregolent, Dafne Musolino (IV), Nave (M5S) e Bazoli (PD).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento Ciriani ha posto la questione di fiducia, a nome del Governo, sull'approvazione, senza emendamenti, dell'articolo unico del ddl di conversione, nel testo proposto dalla Commissione.

Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato la fiducia i senatori Salvitti (Cd'I), Trevisi (FI-BP), Cantalamessa (LSP) e Rastrelli (FdI), che hanno sostenuto il carattere urgente del provvedimento per la Terra dei fuochi, l'inasprimento delle pene, il rafforzamento degli strumenti investigativi e la bonifica dei territori: Cd'I ha richiamato il percorso già avviato dal Governo e l'importanza del coordinamento con le procure per interventi efficaci; FI-BP ha promosso un approccio integrato: punizione dei criminali e incentivi per le imprese virtuose, con attenzione alla gestione complessiva dei rifiuti; LSP ha ricordato le perdite economiche e la sicurezza alimentare del territorio, sottolineando una risposta pragmatica e concreta del Governo; FdI ha enfatizzato il coraggio politico del Governo, contrapposto all'immobilismo ventennale delle sinistre, e l'urgenza di un cronoprogramma preciso per bonifica e sicurezza.

Hanno negato la fiducia i senatori Scalfarotto (IV), Magni (AVS), Ada Lopreiato (M5S) e Verini (PD), che hanno criticato l'iter accelerato del provvedimento, che ha ridotto il ruolo del Parlamento e limitato il confronto democratico; hanno denunciano risorse insufficienti e interventi frammentari per affrontare concretamente l'emergenza ambientale della Terra dei fuochi, contestando modifiche normative improvvise, come la creazione del Dipartimento per il Sud, che centralizza poteri e fondi: il decreto riduce la qualità della legislazione e non garantisce piena tutela del territorio e delle comunità.