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28 luglio 2025 | Numero 111
Affari costituzionali

Approvato in prima deliberazione il ddl costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati

separazione delle carriere dei magistrati

Nella seduta del 22 luglio l'Assemblea del Senato ha approvato in prima deliberazione, con 106 voti favorevoli, 61 contrari e 11 astensioni, il ddl costituzionale n. 1353 su ordinamento giurisdizionale e Corte disciplinare. Il testo è quindi tornato alla Camera per la seconda deliberazione.

La proposta di iniziativa governativa, approvata in prima deliberazione dalla Camera dei deputati il 16 gennaio scorso, introduce nell'ordinamento il principio della separazione delle carriere dei magistrati, modificando le disposizioni costituzionali sugli organi di autogoverno della categoria. Al posto dell'attuale collegio unico, si prevede quindi l'istituzione di due organi distinti: il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica e competenti, per le rispettive carriere, in materia di assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimenti di funzioni. La giurisdizione disciplinare su tutti i magistrati viene invece attribuita a un'Alta corte appositamente istituita. Ai fini della composizione dei tre collegi, il criterio elettivo vigente per l'attuale CSM viene integrato con quello dell'estrazione a sorte, con l'obiettivo di ridurre l'incidenza delle correnti organizzate nell'autogoverno della magistratura. È inoltre previsto, entro un anno dall'entrata in vigore delle nuove disposizioni costituzionali, l'adeguamento delle leggi ordinarie che disciplinano il CSM, l'ordinamento giudiziario e la giurisdizione disciplinare. Il ddl n. 504, presentato dalla senatrice Erika Stefani (LSP) e altri, oltre ad analoghe norme sulla separazione delle carriere e sull'istituzione di due distinti organi di autogoverno, prevede la modifica dell'articolo 112 della Costituzione, con l'aggiunta, alla disposizione "Il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale" delle parole "nei casi e nei modi previsti dalla legge". Ciò in quanto si ritiene opportuno consentire al legislatore di poter intervenire sugli indirizzi politicamente rilevanti dell'azione di contrasto della criminalità esercitata dalla magistratura requirente.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge costituzionale è stato incardinato in 1a Commissione il 29 gennaio, con la relazione illustrativa del Presidente Balboni (FdI), in trattazione congiunta con il ddl n. 504. La procedura informativa, avviata il 20 febbraio, si è conclusa l'11 marzo. Sono stati pubblicati su internet i documenti acquisiti dai soggetti sentiti in audizione. Il 12 marzo la Commissione ha deliberato la congiunzione dell'esame della Petizione n. 98 e ha adottato, a maggioranza, il ddl n. 1353 come testo base della discussione. Nelle cinque sedute tra il 18 e il 25 marzo si è svolta la discussione generale, con gli interventi dei rappresentanti di tutti i Gruppi parlamentari. I senatori di IV hanno ricordato che il proprio Gruppo ha espresso alla Camera un voto di astensione, non essendo contrario al principio della separazione delle carriere ma giudicando negativamente l'introduzione del sorteggio e il mancato intervento sul principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, ritenuto inattuabile. Gli altri esponenti dell'opposizione hanno sostenuto che la separazione delle carriere rappresenta un passo verso il controllo governativo della magistratura requirente e il conseguente indebolimento dello Stato di diritto. I senatori della maggioranza hanno replicato che la separazione delle carriere non intacca ma rafforza l'autonomia e l'indipendenza della magistratura e che le nuove norme sul sorteggio sono volte ad impedire le degenerazioni correntizie nella formazione degli organi di autogoverno. Il Presidente e relatore Balboni e il vice ministro per la giustizia Sisto, intervenuti in replica, hanno affermato che la separazione delle carriere rappresenta il completamento della riforma del processo penale attuata nel 1989, con il passaggio dal rito inquisitorio a quello accusatorio. Il 25 marzo sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno presentati. Il 26 marzo, dopo le comunicazioni sugli emendamenti dichiarati improponibili o inammissibili, è stata avviata l'illustrazione degli emendamenti, proseguita nelle sedute dal 1° al 23 aprile. Nelle seduta del 29 aprile è iniziata la votazione degli emendamenti, proseguita fino al 4 giugno. Nelle sedute del 20 e 28 maggio si è svolto un dibattito sull'applicazione della "regola del canguro", proposta dal Presidente Balboni per unificare e ridurre le votazioni riferite a proposte di mera forma a carattere ostruzionistico. I senatori dell'opposizione hanno contestato la legittimità della procedura, ritenendola inapplicabile alla votazioni in Commissione di disegni di legge costituzionali. In esito al parere favorevole espresso dalla Giunta per il Regolamento, la regola è stata comunque applicata a partire dalla seduta del 28 maggio.
Nella 2a seduta pomeridiana dell'11 giugno, dopo una breve ripresa della votazione degli emendamenti, a seguito degli interventi dei senatori Cataldi (M5S), De Cristofaro (AVS) e Tosato (LSP), la Commissione ha preso atto dell'inutilità di proseguire l'esame, considerando l'indisponibilità della maggioranza ad accogliere emendamenti e il radicale dissenso dell'opposizione, che presumibilmente determinerà l'indizione del referendum confermativo. Il Presidente Balboni, dopo aver ricordato l'impegno profuso per prorogare il tempo a disposizione e pervenire alla conclusione dell'esame, anche mediante l'applicazione della "regola del canguro" avallata della Giunta per il Regolamento, si è impeganto a riferire in Assemblea sulla mancata conclusione dei lavori in sede referente.

La discussione in Assemblea

Il 18 giugno il Presidente Balboni ha riferito in Assemblea sulla mancata conclusione dell'esame in sede referente, nonostante l'intenso lavoro profuso dalla 1a Commissione.
I senatori Cataldi (M5S), Ilaria Cucchi (AVS) e Giorgis (PD) hanno illustrato rispettivamente le questioni pregiudiziali QP1, QP2 e QP3, sulle quali sono intervenuti a favore i senatori De Cristofaro (AVS), Ada Lopreiato (M5S), Verini (PD) e contro i senatori Dafne Musolino (IV), Zanettin (FI-BP), Potenti (LSP) e Malan (FdI). AVS, M5S e PD hanno contestato il metodo autoritario con cui è stato imposto il testo, frutto di forzature procedurali gravi in sede parlamentare: la riforma altera l'equilibrio tra poteri, rafforzando l'Esecutivo a scapito dell'indipendenza della magistratura, con il rischio di ritorno a un modello in cui il pm è subordinato alla politica. LSP, FI-BP e FdI hanno sostenuto che la riforma non viola la Costituzione, ma anzi realizza il principio del giudice terzo e imparziale: la separazione delle carriere rafforza le garanzie per il cittadino. Anche IV ha espresso contrarietà alle pregiudiziali, pur contestando l'immodificabilità del testo e il sorteggio per il CSM. Il senatore Casini (PD) ha dichiarato l'astensione poiché, pur ritenendo che la separazione delle carriere non violi la Costituzione, l'ha definita potenzialmente controproducente. Al termine del dibattito, le questioni pregiudiziali sono state respinte, in un'unica votazione, con 110 voti contrari, 52 favorevoli e 3 astensioni.
È quindi iniziata la discussione generale, alla quale hanno preso parte i senatori Alfieri, Simona Malpezzi, Ylenia Zambito, Basso, Susanna Camusso, Cristina Tajani, Delrio, Beatrice Lorenzin, Franceschelli, Sandra Zampa, Losacco, Manca, Tatjana Rojc, Sensi, Vincenza Rando, Cecilia D'Elia, Irto, Misiani, Valeria Valente, Verini, Parrini, Meloni (PD), Scalfarotto, Enrico Borghi (IV), De Cristofaro, Ilaria Cucchi (AVS), Patuanelli, Sabrina Licheri, Concetta Damante, Ettore Licheri, Felicia Gaudiano, Maria Domenica Castellone, Dolores Bevilacqua, Elisa Pirro (M5S), De Priamo, Antonella Zedda, Rastrelli (FdI) e Lombardo (Az). PD, AVS, M5S e Az hanno contestato il carattere ideologico del provvedimento, criticando preliminarmente l'iter, blindato e privo di un reale confronto parlamentare, con un Governo chiuso a qualsiasi modifica o dialogo con l'opposizione: la riforma non affronta i problemi concreti della giustizia italiana, come la lentezza dei processi, la carenza di risorse e la scarsa efficienza, preferendo concentrarsi su una separazione delle carriere che rischia di creare squilibri. In particolare, PD ed M5S hanno insistito sul rischio di indebolimento dell'indipendenza della magistratura e di poteri eccessivi attribuiti al pm, con un rafforzamento autoritario dell'Esecutivo; AVS ha criticato il sorteggio e l'indebolimento della rappresentanza democratica interna, confidando nella consultazione referendaria; Az, pur non essendo pregiudizialmente contrario alla separazione delle carriere, ha difeso la cultura della giurisdizione unitaria e invocato una politica forte che non tema una magistratura indipendente. IV ha riconosciuto la separazione delle carriere come un traguardo storico e coerente col processo accusatorio, pur esprimendo critiche su aspetti concreti del provvedimento in discussione, come il sorteggio dei membri laici del CSM e il mancato superamento dell'obbligatorietà dell'azione penale: così com'è, la riforma è un'occasione persa e uno specchio del degrado del dibattito politico. FdI ha definito la riforma come il completamento fondamentale del modello accusatorio e garanzia di equidistanza tra giudice e parti, respingendo le accuse di assoggettamento del pm all'Esecutivo, sostenendo che viene invece garantita l'indipendenza attraverso un organo di autogoverno costituzionalizzato: la riforma non è contro i magistrati, ma contro la degenerazione correntizia che ne limita l'autonomia.

Il 25 giugno la discussione generale è proseguita con gli interventi dei senatori Mazzella, Pirondini, Cataldi, Elena Sironi, Gabriella Di Girolamo, Anna Bilotti, Croatti (M5S), Martella, Giacobbe, Anna Rossomando, Fina, Giorgis (PD), Annamaria Furlan, Silvia Fregolent (IV), Pera, Sallemi (FdI), Magni (AVS) e Potenti (LSP). I senatori di maggioranza hanno sostenuto che la separazione delle carriere garantisce un giudice imparziale, rafforza i controlli interni e tutela i cittadini, rispondendo a una domanda popolare di trasparenza e professionalità; la riforma è anche una risposta concreta agli scandali che hanno evidenziato limiti del sistema attuale, si ispira a modelli europei e introduce un organo indipendente per assicurare responsabilità e qualità professionale. L'opposizione ha accusato il Governo di piegare la magistratura al potere politico e minare l'indipendenza dei magistrati; ha denunciato la creazione di due CSM come uno svuotamento delle istituzioni rappresentative e definito il sorteggio un rischio per la democrazia interna: la separazione delle carriere è un falso problema, che rischia di indebolire la lotta a criminalità e corruzione, non porta alcun beneficio concreto e compromette il principio di parità davanti alla legge. IV ha espresso delusione per il mancato confronto, che avrebbe portato a un testo condiviso: la riforma non affronta problemi concreti quali la lentezza della giustizia, la mancanza di personale e di investimenti tecnologici.

Il 26 giugno la discussione generale si è conclusa con gli interventi dei senatori Raffaella Paita (IV), Paroli (FI-BP), Alessandra Maiorino (M5S) e Boccia (PD). In replica, il Ministro della giustizia Nordio ha respinto con decisione le accuse di autoritarismo, negando di aver imposto al Parlamento una riforma dall'alto e rivendicando la piena coerenza del provvedimento con il programma elettorale della maggioranza. Ha ricordato che da trent'anni sostiene pubblicamente queste posizioni, già espresse nei suoi scritti, sottolineando come la separazione delle carriere sia perfettamente in linea con il modello accusatorio adottato in Italia dal 1988, analogo a quello di molte democrazie occidentali. Ha difeso l'introduzione del sorteggio come strumento di trasparenza contro il correntismo e le degenerazioni del CSM e respinto le insinuazioni secondo cui la riforma subordinerebbe il PM all'Esecutivo, ribadendo che non è previsto alcun attacco all'autonomia della magistratura.
Il senatore Giorgis (PD) ha quindi chiesto il non passaggio agli articoli, accusando il Governo di aver presentato una riforma immodificabile, ignorando le proposte avanzate in Commissione. Sono intervenuti a favore della proposta i senatori Dafne Musolino (IV), Patuanelli (M5S), De Cristofaro (AVS), Spagnolli (Aut) e Valeria Valente (PD). Il senatore Lombardo (Az) si è astenuto. Messa ai voti, la proposta è stata respinta. È quindi iniziato l'esame dell'articolato.

Il 1° luglio  l'esame dell'articolato è proseguito con il respingimento di tutti gli emendamenti votati all'articolo 1.
Sono intervenuti in favore delle proposte emendative presentate all'articolo 1 (che modifica l'articolo 87 della Costituzione, istituendo due Consigli superiori della magistratura, giudicante e requirente), i senatori dei Gruppi M5S (Ada Lopreiato, Cataldi, Alessandra Maiorino, Elisa Pirro, Patuanelli, Elena Sironi e Dolores Bevilacqua), deprecando, tra l'altro, l'aumento delle spese dovuto alla separazione degli organi dedicati ad ogni carriera in un momento in cui il comparto è sotto organico, da parte di una riforma punitiva nei confronti di una magistratura di cui si dimostra con questo testo di conoscere solo superficialmente l'attività; PD (Bazoli e Giorgis), che, nel biasimare l'insensatezza dei testi derivanti dall'applicazione dell'istituto del canguro, hanno paventato il rischio di un'eterogenesi dei fini con la creazione di un quarto potere dello Stato in una magistratura requirente formata con una cultura poliziesca; IV (Scalfarotto), che ha lamentato l'occasione mancata costituita da una riforma scritta male, soprattutto nella previsione dell'istituto del sorteggio; e AVS (Magni), che ha sottolineato come la figura di un pm accusatore garantisca meno il cittadino e serva maggiormente al potere politico.
All'articolo 2 (che modifica l'articolo 102 della Costituzione, introducendo la separazione delle carriere), sono state presentate proposte emendative (molte delle quali mirano a introdurre nel testo il rispetto dei concetti di terzietà, autonomia, garanzia e indipendenza o di documenti fondamentali, dal dettato costituzionale a Carte e Convenzioni dell'UE). Sono intervenuti per illustrarle i senatori del PD (Bazoli, Parrini, Irto, Anna Rossomando, Basso, Beatrice Lorenzin, Susanna Camusso, Martella, Meloni, Valeria Valente, Vincenza Rando, Manca, Tatjana Rojc, Verducci, Sandra Zampa, Fina, Delrio, Ylenia Zambito), i quali hanno avvertito maggiori rischi che benefici derivanti da una riforma non necessaria (una separazione funzionale è già in atto a seguito della recente riforma Cartabia, tra l'altro introdotta con legge ordinaria), che è invece coerente con un'idea verticistica che non trova altri esempi negli Stati democratici e in linea piuttosto con la stessa ideologia sottesa al premierato; due CSM autogovernati e privi di vincoli gerarchici potrebbero portare uno squilibrio a svantaggio della terzietà, che è il fondamento del giusto processo, ma non è certamente garantita da una separazione formale; spaventano inoltre la mancata concordia su un testo tanto delicato, ma inemendabile, che svilisce il ruolo del Parlamento e di una maggioranza afona, nonché la possibilità di trovarsi in prospettiva nelle pastoie burocratiche di un potere giudiziario a volte incontrollato, che potrebbe assurgere a una "supercasta", a detrimento di una vera cultura della giurisdizione esercitata con l'unico obiettivo della ricerca della verità.

Il 2 luglio è proseguita l'illustrazione degli emendamenti all'articolo 2, con gli interventi di senatori dei Gruppi PD (Franceschelli e Francesca La Marca); M5S (Sabrina Licheri, Mazzella, Gisella Naturale, Nave, Marton, Felicia Gaudiano, Pirondini, Elisa Pirro, Elena Sironi, Ada Lopreiato, Barbara Floridia); AVS (Magni), che hanno espresso perplessità sia nel merito, sulla reale necessità della riforma, a scapito di altre più pressanti emergenze del comparto giustizia (dalla lentezza processuale alla situazione carceraria), e dunque sul suo vero scopo (dividere la magistratura per indebolirla, in guisa di una vendetta personale collettiva di una certa parte politica), sia nel metodo, sul modo di legiferare (tramite legge costituzionale, peraltro arrivata in Aula - caso unico - senza relatore). Previo invito al ritiro del vice ministro della giustizia Sisto, le proposte emendative all'articolo 2, sono state poste in votazione e sono risultate tutte respinte.

Il 3 luglio la discussione è proseguita con l'approvazione dell'articolo 2 e, successivamente, con l'illustrazione degli emendamenti presentati all'articolo 3, che modifica l'articolo 104 della Costituzione, introducendo il sorteggio dei membri dei due Consigli superiori della magistratura requirente e giudicante. I senatori delle opposizioni sono intervenuti rilevando che in tal modo un organo di alto governo è scelto dal caso e non dalla responsabilità: vengono meno i criteri del merito, della rappresentanza e del pluralismo; non si combattono le famigerate degenerazioni correntizie, al contrario si espone la magistratura a un condizionamento politico che, con un costante rumore di fondo, già tenta di delegittimarla quotidianamente, minando i principi di autonomia e indipendenza in maniera prodromica ad attacchi e a pressioni progressivi che assumono a tratti i contorni del bullismo istituzionale; si svilisce infine il ruolo del Parlamento.

L'8 luglio si è conclusa l'illustrazione degli emendamenti all'articolo 3 e sono state avviate le relative votazioni. Tutte le proposte di modifica poste ai voti sono risultate respinte. I senatori dei Gruppi M5S, PD, AVS e IV intervenuti si sono soffermati in particolare sull'introduzione del sorteggio, uno dei punti più contestati della riforma, come metodo per la selezione dei membri del CSM, sia per la componente togata che per quella laica. In particolare i senatori Bazoli, Giorgis, Nicita (PD), Felicia Gaudiano (M5S) e De Cristofaro (AVS) hanno definito il sorteggio uno strumento inadatto e pericoloso per un organo costituzionale così rilevante, ritenendolo una scelta di sfiducia nei confronti della magistratura, che invece di essere riformata attraverso criteri di merito, trasparenza e responsabilità, viene delegittimata con un metodo casuale: anziché contrastare il correntismo e i blocchi di potere interni alla magistratura, il sorteggio potrebbe addirittura cristallizzarli, impedendo ogni forma di controllo democratico e confronto pluralista. Le senatrici Musolino (IV) e Valente (PD) hanno altresì denunciato la totale assenza di misure volte a garantire la parità di genere all'interno degli organi previsti dalla riforma, chiedendo l'introduzione di una norma esplicita per colmare questo divario. In rappresentanza della maggioranza, il senatore Malan (FdI) ha respinto le accuse di sfiducia nella magistratura, sostenendo, al contrario, piena fiducia nella capacità di ogni magistrato di ricoprire ruoli di responsabilità, incluso il CSM. Ha quindi richiamato le gravi criticità denunciate nel libro di Palamara, sottolineando la necessità di superare quel sistema in nome della trasparenza e del merito.

Il 9 luglio è proseguita la votazione degli emendamenti all'articolo 3. Tutte le proposte di modifica poste ai voti sono risultate respinte. I senatori di opposizione intervenuti (PD, M5S, AVS) hanno messo in discussione il vero scopo della riforma, sospettata di finalità punitive o di vendetta politica, sottolineando una volta di più lo scollamento tra la norma e i problemi reali della giustizia (tempi lunghi, carenze di personale, edilizia penitenziaria), invocando un dialogo e un confronto serio e condiviso per una riorganizzazione del sistema giudiziario. In tale ottica, il senatore Magni (AVS) ha rivendicato l'utilizzo dello strumento ostruzionistico di fronte a una maggioranza sorda. Il senatore Pera (FdI) ha difeso la proposta di introdurre un coordinamento nazionale delle procure, contestando l'accusa di voler instaurare un controllo politico sui PM, ma ribadendo la necessità di una responsabilità chiara nella politica criminale. La senatrice Fregolent (IV) ha avvertito sui rischi comunicativi del referendum.

Il 10 luglio si è conclusa la votazione degli emendamenti all'articolo 3 e dei relativi ordini del giorno, che sono risultati tutti respinti. I senatori di opposizione hanno insistito sul carattere ideologico di una riforma che non impatterà positivamente sul sistema giudiziario. In risposta al senatore Bazoli (PD), che ha citato dati comparativi per attribuire i limiti della giustizia italiana al malfunzionamento del sistema, il senatore Zanettin (FI-BP) ha ribadito l'esistenza di un problema di terzietà del giudice, non superabile mediante raffronti statistici tra ordinamenti non omogenei, evidenziando come l'Italia sia l'unico Paese tra quelli citati a prevedere l'obbligatorietà dell'azione penale.

Il 15 luglio l'Assemblea ha approvato l'articolo 3 e ha svolto l'illustrazione degli emendamenti all'articolo 4. Sono quindi iniziate le relative votazioni. Tutte le proposte di modifica poste ai voti sono risultate respinte. I senatori dell'opposizione intervenuti (PD, M5S e AVS) hanno giudicato l'introduzione dell'Alta corte disciplinare un intervento punitivo, che mina l'autonomia e l'autogoverno della magistratura; hanno sollevato preoccupazioni sull'incoerenza istituzionale, denunciando la sovrapposizione di competenze con i CSM, la previsione del sorteggio come criterio di composizione e l'assenza di garanzie di impugnazione dinanzi alla Corte di cassazione: la riforma non risponde a esigenze reali di efficienza o trasparenza, ma ha finalità politiche e di delegittimazione. In particolare, il PD ha richiamato la proposta a prima firma della senatrice Rossomando, che mirava a un organo autorevole, modellato sulla Corte costituzionale, con competenze solo in fase di impugnazione e aperto a tutte le magistrature, senza sorteggio. M5S ha inoltre stigmatizzato l'inutile aggravio di costi a carico dello Stato e l'opacità della riforma, mentre AVS ha evidenziato il rischio di un'ingerenza del potere politico nell'ordinamento giudiziario, sottolineando il prevalere di finalità sanzionatorie rispetto a intenti realmente riformatori.

Il 16 luglio si è conclusa la votazione degli emendamenti all'articolo 4, con la reiezione di tutte le proposte di modifica. Approvato l'articolo 4, previa dichiarazione di voto contrario dei senatori Cataldi (M5S) e Bazoli (PD), l'Assemblea ha respinto tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 5, che, previa dichiarazione di voto contrario dei senatori Cataldi (M5S) e Giorgis (PD), è stato approvato. In particolare, il senatore Bazoli (PD) ha deplorato la mancanza di una formazione comune per giudici e pubblici ministeri, temendo che ciò porti alla perdita della cultura giurisdizionale da parte del PM, trasformandolo in un super poliziotto con potere e visibilità mediatica. Il senatore Scalfarotto, sposando la separazione delle carriere come coerente e necessaria in un sistema accusatorio moderno, ha ritenuto giusto distinguere formalmente i ruoli di giudice e pm per garantire un giudice realmente terzo. Sono stati quindi approvati, senza emendamenti, gli articoli 6 e 7 e, previa dichiarazione di voto contrario della senatrice Maiorino (M5S), l'articolo 8.

Il 22 luglio, nelle dichiarazioni finali, hanno annunciato voto favorevole i senatori Calenda (Az), che, sottolineando la necessità di anteporre il merito alla faziosità, pur riconoscendo limiti alla riforma, l'ha definita un passo essenziale per una democrazia liberale fondata sulla separazione dei poteri, lanciando un appello alla maggioranza per abbandonare la logica del muro contro muro e aprirsi all'ascolto; Mariastella Gelmini (Cd'I), secondo la quale, lungi dal costituire un atto rivoluzionario, la riforma della separazione delle carriere è un adeguamento dovuto ai principi costituzionali del giusto processo e al modello accusatorio introdotto nel 1988, richiamando il sostegno trasversale ricevuto nel tempo, anche da sinistra; Zanettin (FI-BP), che ha rivendicato la riforma come coronamento della storica battaglia di Forza Italia per una giustizia giusta e garantista, dedicando il voto alla memoria di Silvio Berlusconi, difendendo la separazione delle carriere come completamento del passaggio al rito accusatorio e il sorteggio come strumento legittimo contro il potere delle correnti; Erika Stefani (LSP), che ha difeso la riforma come una misura a favore della magistratura, la cui autonomia e indipendenza restano garantite dalla Costituzione, richiamando gli scandali recenti che hanno minato la credibilità della magistratura: la politica si è assunta la responsabilità di intervenire per migliorare la giustizia e rafforzare il ruolo dei giudici; Balboni (FdI), che ha definito la separazione tra magistratura giudicante e requirente necessaria per garantire la terzietà e l'imparzialità del giudice, rifiutando le accuse di pulsioni autoritarie in quanto strumentali, e richiamando anche posizioni autorevoli all'interno del PD (come Goffredo Bettini e Maurizio Martina) che avevano riconosciuto la necessità della separazione come passo verso una maggiore imparzialità. Hanno dichiarato voto contrario i senatori Julia Unterberger (Aut), che, pur riconoscendo talune criticità nell'equilibrio tra accusa e difesa, ha sottolineato che la separazione delle carriere è già sostanzialmente operativa dopo la riforma Cartabia, criticando l'approccio ideologico del Governo, accusato di agire per propaganda e senza affrontare le vere urgenze della giustizia, come la lentezza dei processi e il sovraccarico carcerario; Renzi (IV), che, pur sostenendo il principio della separazione delle carriere, ha bocciato la riforma come un'operazione di facciata, scritta da magistrati e imposta al Parlamento senza possibilità di confronto o modifiche, accusando il Governo di alimentare una faida interna alla magistratura e in particolare il Ministro Nordio per la gestione opaca del suo Dicastero; De Cristofaro (AVS), che ha fortemente criticato la riforma come parte di un disegno politico reazionario, volto a concentrare il potere nelle mani dell'Esecutivo, esprimendo forte preoccupazione per i rischi di una giustizia politicizzata, meno autonoma e più iniqua, che colpirebbe i più deboli e tutelerebbe i potenti; Scarpinato (M5S), che ha denunciato la riforma come frutto di un regolamento di conti storico tra i poteri, accusando la maggioranza di voler cancellare il modello costituzionale antifascista in favore di una giustizia piegata al potere politico: la riforma è un attacco frontale all'indipendenza della magistratura, orchestrato da una classe dirigente intenzionata a riprendere il controllo sul potere giudiziario; Franceschini (PD), che ha contestato una gestione "a boomerang" con effetti opposti a quelli promessi: nonostante l'intento dichiarato di limitare il potere dei pubblici ministeri, il risultato rischia di rafforzarlo in modo incontrollato; il referendum sarà una consultazione tutta politica contro il Governo Meloni e l'involuzione democratica che lo caratterizza.

Giustizia

Approvate le nuove norme sul delitto di femminicidio. Il testo passa alla Camera

nuove norme sul delitto di femminicidio

Il 23 luglio l'Assemblea del Senato ha approvato in prima lettura, all'unanimità (161 voti favorevoli), il ddl n. 1433 sull'introduzione del delitto di femminicidio e altre misure di contrasto alla violenza sulle donne. Il testo è quindi passato all'esame dell'altro ramo del Parlamento.

La proposta, di iniziativa governativa, è finalizzata all'inserimento nel codice penale della nuova fattispecie di femminicidio, che è punita con l'ergastolo e si configura quando l'uccisione di una donna è commessa come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna o per reprimere l'esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà o, comunque, l’espressione della sua personalità. Al reato di femminicidio sono inoltre collegati specifici obblighi informativi delle autorità inquirenti nei confronti dei congiunti della vittima. Ulteriori disposizioni mirano a rafforzare la tutela in relazione ai reati da codice rosso (violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia, stalking), modificando le norme in tema di misure cautelari e di benefici penitenziari e introducendo nuovi obblighi di informazione e consultazione nei confronti delle vittime sia nella fase processuale (in caso di patteggiamento), sia in quella dell'esecuzione penale (misure premiali, uscita dal carcere). La petizione n. 144, di argomento affine, è stata abbinata in trattazione congiunta.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nella 2a Commissione in sede redigente il 9 aprile, con le relazioni del Presidente Bongiorno (LSP) e della senatrice Campione (FdI).

La procedura informativa, avviata il 24 aprile, si è conclusa 12 giugno. I documenti acquisiti dagli auditi e da altri soggetti indicati dai Gruppi sono stati pubblicati su internet.

Il 18 giugno l'esame del disegno di legge è stato trasferito in sede referente a seguito della richiesta avanzata dal prescritto numero di senatori, ai sensi dell'articolo 36, comma 3 del Regolamento.

Il 17, 18 e 19 giugno si è svolta la discussione generale, con gli interventi dei senatori Zanettin (FI-BP), Lopreiato (M5S) e Stefani (LSP), Bazoli, Valente (PD) e Rastrelli (FdI). Il dibattito si è focalizzato su alcuni aspetti tecnici riguardanti, tra l'altro, la scelta fra l'introduzione di una nuova fattispecie di reato o di una aggravante, la possibilità di affidare alla polizia giudiziaria l'ascolto della persona offesa, l'intervento della persona offesa nel patteggiamento e le misure cautelari.

Il 25 giugno sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno presentati e ne è stata avviata l'illustrazione, proseguita il 26 giugno e conclusa il 1° luglio. Il 2 luglio è iniziata la votazione degli emendamenti, che si è conclusa il 9. Sono risultati approvati oltre 60 emendamenti, presentati da tutti i Gruppi parlamentari, tra i quali il 3.0.1 (testo 2), Stefani, Pucciarelli, Potenti (LSP), su prevenzione e contrasto di aggressioni e violenza sessuale attraverso l'uso di stupefacenti, nonché gli emendamenti presentati da vari Gruppi parlamentari e riformulati in identici testi sulla tutela degli orfani di femminicidio (2.0.1, 2.0.2, 2.0.3, 2.0.4, 2.0.5) e sull'esclusione del limite di 45 giorni alle intercettazioni per le indagini su femminicidio, violenza sessuale e reati connessi (2.8, 2.9 e 2.10).

Nella seduta del 15 luglio il Presidente Bongiorno ha dato conto del parere non ostativo espresso dalla Commissione affari costituzionali sugli emendamenti approvati e ha illustrato, in qualità di correlatrice, l'emendamento di coordinamento Coord.2. Nella seduta antimeridiana del 16 luglio le relatrici hanno presentato l'ulteriore proposta di coordinamento Coord.3, che è stata approvata dalla Commissione, previo parere favorevole del sottosegretario per la giustizia Ostellari. La votazione del mandato alle relatrici è stata rinviata in attesa dei pareri della Commissione bilancio, che si è espressa in senso non ostativo solo per una parte degli emendamenti approvati. Nella seduta pomeridiana della stessa giornata e in quella del 17 luglio, a seguito dell'espressione di ulteriori pareri da parte della Commissione bilancio, sono stati approvati tre emendamenti del relatore, volti a recepirne le condizioni ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, e l'emendamento di coordinamento Coord.2. Previe dichiarazioni di voto favorevole da parte dei rappresentanti di tutti i Gruppi parlamentari, la Commissione ha infine approvato il mandato alle relatrici a riferire favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del disegno di legge, nel testo risultante dalle modifiche introdotte in sede referente.

La discussione in Assemblea

Il 22 luglio il disegno di legge è stato illustrato all'Assemblea dalle relatrici. La relatrice Bongiorno ha richiamato l'importanza del lavoro svolto in Commissione, evidenziando la condivisione trasversale e l'approfondimento, anche grazie alle audizioni. Ha difeso l'introduzione del reato autonomo di femminicidio, ritenendolo necessario per punire atti motivati da odio, dominio o disprezzo verso le donne, respingendo le critiche che considerano superflua tale fattispecie. La relatrice Campione ha illustrato nel dettaglio il testo che, alla luce delle corpose modifiche introdotte in Commissione giustizia, si compone di 14 articoli. Viene introdotto il nuovo reato autonomo di femminicidio (art. 577-bis del codice penale), punito con l'ergastolo, quando l'omicidio avviene per motivi di controllo, possesso, dominio, rifiuto o odio verso la donna: la norma è stata riformulata in Commissione per garantirne chiarezza e tassatività, rispondendo a critiche emerse durante le audizioni. Il ddl rafforza le aggravanti nei casi di violenza domestica, sessuale o persecutoria e introduce numerose tutele processuali e penitenziarie per le vittime e i familiari, compresa la confisca obbligatoria dei beni, l'obbligo di ascolto rapido della persona offesa e la possibilità per i minori vittime di accedere autonomamente ai centri antiviolenza. Infine, è previsto un investimento in formazione per magistrati, sanitari e operatori, un aggiornamento dei criteri per l'accesso ai benefici penitenziari e misure economiche a tutela degli orfani.

Hanno preso parte alla discussione generale i senatori Stefania Pucciarelli, Clotilde Minasi, Elena Testor (LSP), Sensi, Cecilia D'Elia, Verini, Valeria Valente, Bazoli (PD), Sabrina Licheri, Maria Domenica Castellone, Elisa Pirro, Croatti, Anna Bilotti, Alessandra Maiorino (M5S), Aurora Floridia (Aut), Daniela Sbrollini (IV), Giusy Versace, Guidi (Cd'I) ed Ester Mieli (FdI). Tutti i senatori intervenuti hanno concordato sull'importanza del reato autonomo e sull'urgenza di un cambiamento culturale profondo e di politiche coordinate contro il fenomeno. Hanno quindi espresso soddisfazione per un lavoro bipartisan che ha apportato miglioramenti significativi, rafforzando la credibilità e l'equilibrio del provvedimento. PD, M5S, Aut e IV hanno insistito sulla dimensione educativa e preventiva, al di là del profilo penale, sottolineando la responsabilità collettiva nel contrastare modelli patriarcali. In replica, il Vice Ministro della giustizia Sisto ha espresso soddisfazione per un provvedimento che non è emergenziale, ma radicato nella realtà e nei principi costituzionali, dando un segnale forte della sensibilità del Parlamento verso i crimini contro le donne.

Il 23 luglio sono stati accolti diversi ordini del giorno, tutti in testi riformulati: G1.1 e G1.3, Aurora Floridia (Aut) e altri, G1.4, Scalfarotto (IV), G1.5, Sbrollini (IV) e altri, G1.6, Raffaella Paita (IV) e altri, G1.8, De Cristofaro (AVS) e altri, G1.9, Zanettin (FI-BP), G1.12 e G1.13, Alessandra Maiorino (M5S) e altri, G1.16, Erika Stefani (LSP), G1.17, Boccia (PD) e altri, G1.18, Valeria Valente (PD) e altri, e G1.19, Cecilia D'Elia (PD) e altri.

Approvato l'articolato all'unanimità, nelle dichiarazioni finali sono intervenuti, per esprimere soddisfazione per una norma che riveste un forte valore simbolico e culturale, i senatori Lombardo (Az), Julia Unterberger (Aut), Scalfarotto (IV), Michaela Biancofiore (Cd'I), Ilaria Cucchi (AVS), Licia Ronzulli (FI-BP), Ada Lopreiato (M5S), Erika Stefani (LSP), Anna Rossomando (PD) e Berrino (FdI). AVS ha tuttavia evidenziato criticità permanenti quali l'esclusione delle soggettività non conformi tra le vittime riconosciute, l'assenza totale di risorse per prevenzione e formazione e l'approccio unicamente penale a un fenomeno culturale.

Università, istruzione e sport

Approvato il ddl di conversione del decreto in materia di università e ricerca, istruzione e salute. Il testo passa alla Camera

università e ricerca, istruzione e salute

Il 23 luglio l'Assemblea del Senato ha approvato il ddl n. 1553 di conversione del decreto-legge n. 90/2025 recante disposizioni urgenti in materia di università e ricerca, istruzione e salute, con 78 voti favorevoli e 59 contrari. Il testo è quindi passato all'esame dell'altro ramo del Parlamento.

Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei ministri il 20 giugno, dispone uno stanziamento a beneficio del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca (FOE) per assegnare ulteriori risorse a beneficio dei progetti e dei programmi di ricerca finanziati, anche nel quadro di collaborazioni nazionali e internazionali. È inoltre prevista la proroga del Consiglio nazionale universitario nella composizione attualmente in carica per il secondo semestre del 2025, nelle more dell'entrata in vigore della riforma. Ulteriori disposizioni riguardano, tra l'altro, il finanziamento degli Ecosistemi dell'innovazione in alcune Regioni meridionali e insulari e l'organizzazione delle aziende ospedaliero-universitarie.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nella 7a Commissione in sede referente il 1° luglio, con la relazione del Presidente relatore Marti (LSP).

Dal 3 all'8 luglio si è svolta la procedura informativa. Le documentazioni acquisite nel corso delle audizioni sono pubblicate sulla pagina web della Commissione.

L'11 luglio è scaduto il termine per la presentazione di emendamenti ed ordini del giorno. Il 15 luglio sono stati pubblicati gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati, oltre che alcune riformulazioni. Alcune proposte sono state dichiarate improponibili per estraneità di materia e sono intervenuti i senatori Verducci e D'Elia (PD) per illustrare il complesso degli emendamenti del Gruppo PD. Il 16 luglio sono risultati accolti i tre ordini del giorno G/1553/1/7 (testo 2), G/1553/2/7 e G/1553/3/7, oltre che l'emendamento del Governo 2.0.1000, diretto ad estendere a regime la norma relativa alla tutela assicurativa degli studenti e del personale del sistema nazionale di istruzione e formazione, della formazione terziaria professionalizzante e della formazione superiore, e il 3.8 (testo 2), che incrementa a 3 milioni di euro per il 2025 e a 10 milioni di euro per il 2026 la dotazione finanziaria destinata al personale, anche estraneo alla pubblica amministrazione, degli uffici di diretta collaborazione del Ministero dell’università e della ricerca. Sono stati inoltre approvati all'unanimità gli identici 5.0.8, 5.0.9 (testo 2) e 5.0.10 (testo 2), che limitano la soppressione del regime fiscale agevolato previsto per le borse di studio conferite dalle università per attività di ricerca post-laurea unicamente alle borse di studio conferite dalle università dalla data di entrata in vigore della medesima legge 5 giugno 2025, n. 79, l'emendamento 2.4 (testo 2) dei relatori, che autorizzata la spesa di 1.000.000 euro per l'anno 2025 al fine di garantire la prosecuzione delle attività dell'Opera nazionale Montessori, e la porposta di coordinamento Coord. 1. Il 16 luglio è stata nominato correlatrice la senatrice Bucalo (FdI).

Nella seduta antimeridiana del 22 luglio, in seguito all'espressione dei pareri dei relatori e del sottosegretario Castiello, si è conclusa la votazione degli emendamenti ed è risultato approvato, tra gli altri, l'emendamento 5.2 (testo 2), che riassegna l'importo di 150 milioni di euro, già assegnato al Ministero dell'università e della ricerca, per il perseguimento degli obiettivi del Piano d'azione "RicercaSud-Piano nazionale ricerca per lo sviluppo del Sud 2021-2027", per lo sviluppo, la coesione e la competitività dei territori nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Nella seduta pomeridiana della stessa giornata il Presidente Marti (LSP) ha comunicato che sono pervenuti i pareri delle Commissioni affari costituzionali e bilancio sugli emendamenti approvati. Per recepire la condizione posta dalla 5a Commissione, il Presidente relatore ha quindi presentato, d'intesa con la correlatrice Bucalo, l'emendamento 2.4 (testo 2)/5a Commissione che, posto ai voti è risultato approvato. Quindi la Commissione ha conferito mandato ai relatori a riferire favorevolmente all'Assemblea sul disegno di legge in titolo, nel testo approvato dalla Commissione, autorizzandoli a richiedere lo svolgimento della relazione orale.

La discussione in Assemblea

Il 23 luglio il provvedimento è stato illustrato all'Assemblea dal relatore Marti (LSP), che ha sottolineato quanto il decreto potenzi gli enti pubblici di ricerca, promuova la stabilizzazione dei precari del CNR e consolidi la riforma del sistema di formazione superiore, anche a seguito dell'attività emendativa svolta in sede referente. Rilevanti modifiche includono l'introduzione dell'assicurazione INAIL per studenti e docenti, la revisione dei requisiti per gli educatori dell'infanzia e la valorizzazione dei vincitori di concorsi PNRR. Vengono rafforzati anche il Ministero dell'università e della ricerca e l'Opera nazionale Montessori. È stata confermata l'estensione del mandato del CUN e chiarita la fiscalità sulle borse di studio. La relatrice Bucalo (FdI), ha lodato il lavoro svolto in Commissione, che ha portato a un testo equilibrato, che riflette una visione sistemica e proiettata alla crescita e alla modernizzazione del Paese.

Al termine della discussione generale, alla quale hanno preso parte le sen. Furlan (IV), Maria Domenica Castellone (M5S) e Maria Cristina Cantù (LSP), il Ministro dell'università e della ricerca Anna Maria Bernini ha ribadito che il decreto si inserisce in una strategia di rafforzamento strutturale di università e ricerca, con fondi aggiuntivi e non sostitutivi rispetto ai finanziamenti ordinari. Ha evidenziato investimenti per infrastrutture, premialità e attrazione di ricercatori, smentendo ogni ipotesi di definanziamento. Ha infine confermato l'impegno sul fronte del diritto allo studio, precisando che non vi sono stati tagli ai posti letto.

Approvato l'articolato, nelle dichiarazioni finali hanno annunciato voto favorevole i senatori Giusy Versace (Cd'I), che ha apprezzato l'aumento dei fondi per università, ricerca e sanità, richiamando l'importanza della trasparenza nell'uso delle risorse del PNRR; Occhiuto (FI-BP), secondo cui il provvedimento riflette una visione costruttiva e una strategia di riforma efficace, valorizzando in particolare la semplificazione delle procedure e l'attenzione al Sud; Paganella (LSP), che ha rivendicato il contributo della Lega con l'introduzione di norme a tutela dei neoassunti ed elogiato le misure per la sicurezza nelle scuole e il personale educativo; Anna Maria Fallucchi (FdI), che ha lodato l'approccio pragmatico e riformatore della maggioranza contro le critiche strumentali dell'opposizione, apprezzando in particolare le misure su assicurazione scolastica e promozione del merito. I senatori Daniela Sbrollini (IV), De Cristofaro (AVS), Barbara Floridia (M5S) e Verducci (PD) hanno dichiarato voto contrario, denunciando l'assenza di visione strategica e la logica dei tagli mascherati da investimenti, che penalizzano università e ricerca pubblica. IV, dopo aver espresso rammarico per l'uso inappropriato della decretazione d'urgenza su un tema così strategico, ha evidenziato l'urgenza di investire nella conoscenza per fermare la fuga dei cervelli e offrire opportunità concrete alle nuove generazioni; AVS ha contestato l'intervento unilaterale su temi delicati come la governance ospedaliera, invitando a reperire fondi attraverso il taglio di opere faraoniche come il Ponte sullo Stretto; M5S ha criticato fortemente il ricorso a risorse sottratte a settori come povertà e formazione, denunciando l'uso distorto dei fondi del PNRR, originati dal Governo Conte; il PD ha espresso una forte critica alla precarizzazione crescente, lamentando l'assenza di un piano per il reclutamento e l'avanzata sregolata delle università telematiche.

Attività produttive

Approvato il ddl di conversione del decreto sul sostegno ai comparti produttivi. Il testo passa alla Camera

sostegno ai comparti produttivi

Il 23 luglio l'Assemblea del Senato ha svolto la discussione del ddl n. 1561, di conversione in legge del decreto-legge n. 92/2025 recante misure urgenti di sostegno ai comparti produttivi, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Il testo è stato approvato con 98 voti favorevoli, 67 contrari e 2 astensioni ed è quindi passato all'esame della Camera dei deputati.

Il provvedimento interviene a favore dell'indotto delle aziende di interesse strategico nazionale, autorizzando le Regioni a utilizzare determinate quote di avanzo dei trasferimenti statali per finanziare il pagamento dei debiti maturati nei confronti di imprese che hanno garantito forniture necessarie alla continuità produttiva. Per le grandi imprese in amministrazione straordinaria sono inoltre previste alcune ipotesi di deroga agli obblighi di mantenimento dei livelli occupazionali finalizzate ad agevolare la vendita di complessi aziendali e un ampliamento del trattamento straordinario di integrazione salariale. Altre specifiche disposizioni di settore riguardano poi, tra l'altro, lo stanziamento di 200 milioni di euro per la continuità produttiva e la sicurezza gli impianti di Acciaierie d'Italia (ex ILVA), l'autorizzazione semplificata degli investimenti nella produzione del preridotto (ferro ottenuto con procedimento innovativo a impatto ambientale minore rispetto al processo basato sugli altiforni tradizionali), estensione della cassa integrazione per i lavoratori dipendenti delle piccole imprese del settore della moda, ulteriori 8 milioni di stanziamenti a beneficio dei lavoratori dipendenti delle aziende confiscate o sequestrate alla criminalità organizzata.

L'esame in Commissione

Il provvedimento è stato incardinato nella 9a Commissione in sede referente il 1° luglio, con la relazione del senatore Pogliese (FdI).

La procedura informativa in Ufficio di Presidenza si è svolta nella seduta dell'8 luglio e nelle due sedute del 9 luglio. Il 16 luglio sono intervenuti in discussione generale i senatori Martella (PD) e Sabrina Licheri (M5S), che hanno criticato in particolare la mancanza di una direzione certa del Governo e di un accordo sul futuro dell'ex ILVA, e sono stati pubblicati gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati.
Nelle sedute antimeridiana e pomeridiana del 22 luglio il Presidente De Carlo ha comunicato che, alla scadenza di venerdì 18 luglio, sono pervenuti alcuni subemendamenti agli emendamenti 1.0.100, 9.0.100, che è stato successivamente ritirato, 10.0.100 e all'emendamento del Governo 10.0.200, tutti pubblicati in allegato al resoconto, insieme ad alcune riformulazioni. Sono intervenuti, illustrando le proposte presentate dai rispettivi Gruppi, i senatori Martella (PD), Magni (AVS), Sabrina Licheri (M5S) e Fregolent (IV). L'opposizione ha richiamato l'attenzione, in particolare, sull'attuale situazione di incertezza relativa all'ex ILVA, denunciando l'assenza di un piano strutturale di rilancio e l'insufficienza delle risorse destinate alla decarbonizzazione e alla tutela ambientale. Il Presidente ha quindi dichiarato l'improponibilità di alcune proposte emendative, e in seguito all'espressione dei parerei del relatore e del sottosegretario per le imprese e il made in Italy Fausta Bergamotto, sono stati approvati: l'emendamento del Governo 10.0.200, che prevede alcuni interventi straordinari in materia di assegno di inclusione per il 2025 per rafforzare le misure di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale, e l'emendamento del relatore 1.0.100 (testo 2), su disposizioni per favorire la riqualificazione industriale e lo sviluppo produttivo dell'area del Polo siderurgico di Piombino, oltre che gli emendamenti di coordinamento Coord. 1 (testo corretto) e Coord. 2, tutti trasmessi alle Commissioni affari costituzionali e bilancio per i prescritti pareri. Le restanti proposte sono state respinte, ritirate o dichiarate decadute per assenza dei proponenti. Tra gli ordini del giorno accolti dal Governo, si segnala il G/1561/7/9 del relatore, votato e approvato anche dalla Commissione, che impegna tra l'altro il Governo a proseguire le interlocuzioni in corso sulla questione ex ILVA e a varare un Piano nazionale della siderurgia che tenga conto delle esigenze strategiche del Paese. Il 23 luglio il Presidente ha comunicato che sono pervenuti i pareri non ostativi delle Commissioni 1a e 5a sugli emendamenti approvati. Quindi, previe dichiarazioni di voto contrario dei senatori Martella (PD) e Sabrina Licheri (M5S) a nome dei rispettivi Gruppi, la Commissione ha conferito mandato al relatore a riferire favorevolmente all'Assemblea sul ddl in titolo, come modificato in sede referente.

La discussione in Assemblea

Il 23 luglio il provvedimento è stato illustrato all'Assemblea dal relatore Pogliese, con particolare riferimento agli articoli aggiuntivi introdotti in sede referente: l'1-bis per facilitare l'accesso al credito da parte di operatori economici interessati a investire nell'area industriale di Piombino; il 10-bis per ammortizzatori in caso di eventi climatici eccezionali e il 10-ter per garantire la continuità dell'assegno di inclusione.

La senatrice Bevilacqua (M5S) ha quindi illustrato la questione pregiudiziale QP1, che è stata respinta dall'Assemblea con 82 voti contrari, 44 favorevoli e 7 astensioni.

Nella discussione generale sono intervenuti i senatori Susanna Camusso, Giacobbe, Nicita, Anna Rossomando (PD), Sabrina Licheri, Dolores Bevilacqua (M5S), Aurora Floridia (Aut), Annamaria Furlan (IV), Magni (AVS), Bergesio (LSP) e Cinzia Pellegrino (FdI). I Gruppi di opposizione hanno concordato su una valutazione fortemente critica del decreto-legge, privo di una visione strategica per il rilancio industriale del Paese. Hanno denunciato l'ennesimo intervento tampone sull'ex ILVA, incapace di dare risposte certe ai lavoratori e alla città di Taranto: il provvedimento, pur parlando di transizione e decarbonizzazione, appare incoerente con gli obiettivi di sostenibilità, riducendo il tutto a mere dichiarazioni di principio. Hanno quindi chiesto interventi strutturali sugli ammortizzatori sociali, misure di tutela universali e una vera politica industriale che tenga insieme occupazione, salute e ambiente. La maggioranza ha lodato il decreto per il sostegno alle imprese strategiche, la tutela dei lavoratori in crisi e le misure per gli stagionali agricoli colpiti dal cambiamento climatico: LSP ha rivendicato un contributo importante nell'estensione della CISOA e apprezzato l'aiuto economico ai beneficiari dell'assegno di inclusione nel mese di sospensione; FdI ha parlato di atto concreto di responsabilità sociale: il provvedimento mira a coniugare lavoro, ambiente e sviluppo sostenibile con investimenti mirati. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento Ciriani ha quindi posto la questione di fiducia, a nome del Governo, sull'approvazione, senza emendamenti, dell'articolo unico del ddl di conversione.

Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato la fiducia i senatori Michaela Biancofiore (Cd'I), che ha parlato di atto necessario per garantire la continuità produttiva dell'ex ILVA, accusando l'opposizione di aver fallito in passato; Damiani (FI-BP), che ha lodato la strategia avviata dal Governo dall'inizio della legislatura, in costante dialogo con il territorio e le istituzioni locali; Cantalamessa (LSP), che ha ribadito l'importanza strategica dell'acciaieria per l'economia e la sicurezza nazionale, promuovendo l'equilibrio tra tutela ambientale e continuità produttiva; Anna Maria Fallucchi (FdI), che ha elogiato il piano di decarbonizzazione dell'ex ILVA e l'azione coraggiosa del Governo Meloni, che ha dato un segnale concreto di impegno verso l'industria italiana e i lavoratori. Hanno negato la fiducia i senatori Spagnolli (Aut), che ha criticato l'inefficacia del piano di decarbonizzazione e il continuo uso di fondi pubblici senza reali soluzioni; Silvia Fregolent (IV), che ha lamentato l'incapacità di rispondere alle urgenze del sistema produttivo e alle crisi strategiche; Magni (AVS), che ha accusato il Governo di ignorare il conflitto insanabile tra lavoro e salute a Taranto e di evitare il confronto imponendo la fiducia; Turco (M5S), secondo il quale l'Esecutivo ha prodotto un decreto privo di soluzioni, che perpetua il ricatto occupazionale e l'inquinamento a Taranto; Martella (PD), che ha richiamato le gravi difficoltà produttive e finanziarie dello stabilimento ex ILVA, chiedendo interventi seri e urgenti a tutela dell'interesse nazionale.

Bilancio

Approvato il ddl sul rendiconto generale 2024. Il testo passa alla Camera

rendiconto generale 2024

Il 24 luglio l'Assemblea del Senato ha approvato, con 78 voti favorevoli e 60 contrari, il ddl n. 1566, sul rendiconto generale 2024. Il testo è quindi passato all'esame della Camera dei deputati.

Il Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2024 prende atto dei risultati conseguiti nello scorso esercizio nel Conto del bilancio, che espone le risultanze della gestione, e nel Conto del Patrimonio, che espone le variazioni intervenute nella consistenza delle attività e passività che costituiscono il patrimonio dello Stato. Il rendiconto 2024 segna un generale miglioramento dei saldi sia rispetto alle previsioni iniziali, sia rispetto alle previsioni definitive, e un'eccedenza passiva di circa 2.909 miliardi, con un peggioramento di circa 151 miliardi rispetto alla situazione patrimoniale a fine 2023, in linea con i risultati del 2023 e del 2022, rispettivamente pari a 163 e 162 miliardi. Per ulteriori approfondimenti si rinvia al dossier n. 507 dei Servizi di documentazione del Senato e della Camera.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nella 5a Commissione in sede referente, in esame congiunto con il ddl n. 1567 sull'assestamento del bilancio 2025, il 15 luglio, con la relazione del Presidente Calandrini (FdI), in sostituzione del relatore Lotito (FI-BP).

Il 17 luglio è scaduto il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno e il Presidente ha disposto la disgiunzione dell'esame dal ddl n. 1567.

Nella seduta del 22 luglio il Presidente Calandrini (FdI) ha comunicato che non sono stati presentati né emendamenti né ordini del giorno al ddl di rendiconto, quindi la Commissione ha conferito mandato al relatore Lotito (FI-BP) a riferire favorevolmente all'Assemblea sul provvedimento in esame, nel testo presentato dal Governo.

L'esame in Assemblea

Il 23 luglio il disegno di legge è stato illustra all'Assemblea dal relatore Lotito (FI-BP), che ha evidenziato un miglioramento di tutti i saldi di finanza pubblica: il saldo netto da finanziare si attesta a -107 miliardi, con un miglioramento di 17 miliardi rispetto al 2023; l'indebitamento netto migliora di 22 miliardi e il risparmio pubblico cresce a 44,6 miliardi mentre il ricorso al mercato cala a 393 miliardi.

Alla discussione generale, svoltasi in abbinamento congiunto con il ddl n. 1567 sull'assestamento del bilancio 2025, hanno preso parte i senatori Nicita, Beatrice Lorenzin (PD), Silvia Fregolent (IV) e Dreosto (LSP).

Il 24 luglio si sono svolte le dichiarazioni finali congiunte. Hanno annunciato voto favorevole i senatori Trevisi (FI-BP), che ha rivendicato i risultati positivi sui conti pubblici, l'aumento delle entrate fiscali e i progetti per le comunità energetiche; Claudio Borghi (LSP), che ha difeso l'operato del Governo sottolineando il miglioramento di tutti i saldi del rendiconto, attribuendolo alla scelta di non aderire al MES, all'aumento dell'occupazione regolare e alla lotta all'evasione fiscale; Liris (FdI), che ha rivendicato dati oggettivi e miglioramenti nei conti pubblici: calo dell'indebitamento netto, contenimento del debito, aumento del gettito fiscale e riduzione della spesa superflua. Hanno dichiarato voto contrario i senatori Annamaria Furlan (IV), che ha criticato la riduzione degli investimenti in sanità, l'inefficacia delle misure per le imprese e l'assenza di visione per la prossima legge di bilancio; Magni (AVS), che ha contestato un sistema che penalizza lavoratori dipendenti e pensionati, denunciando la perdita di potere d'acquisto, l'assenza del salario minimo e l'uso delle risorse per spese militari o infrastrutture inutili; Concetta Damante (M5S), che ha stigmatizzato il divario tra i trionfalismi del Governo e la drammatica realtà economica, evidenziando i fallimenti sulle politiche industriali, la lotta alla povertà e la spesa del PNRR, attribuendo i pochi risultati raggiunti agli enti locali; Manca (PD), che ha sottolineato la stagnazione del PIL, il calo della produzione industriale, i tagli al settore manifatturiero e l'assenza di un piano industriale: aumentano povertà, precarietà del lavoro e pressione fiscale.

Bilancio

Approvato il ddl sull'assestamento del bilancio 2025. Il testo passa alla Camera

Il 24 luglio l'Assemblea del Senato ha approvato, con 79 voti favorevoli e 61 contrari, il ddl n. 1567, sull'assestamento del bilancio 2025. Il testo è quindi passato all'esame della Camera dei deputati.

Il disegno di legge sull'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2025 stabilisce, rispetto alle previsioni di entrata e alle autorizzazioni di spesa per l'anno in corso, le variazioni determinate dall'evoluzione del quadro macroeconomico previsto nel Documento di finanza pubblica, dalla disponibilità di informazioni aggiornate sugli andamenti di bilancio e di finanza pubblica, come risultanti dai dati più recenti dati del monitoraggio, nonché dalle ulteriori esigenze di gestione segnalate dai ministeri. In termini di competenza, considerando anche le variazioni per atto amministrativo, il valore del saldo netto da finanziare si attesta su un valore negativo di 189,3 miliardi, in aumento rispetto alla previsione iniziale 186,9 miliardi risultante dalla legge di bilancio 2025. Per ulteriori approfondimenti si rinvia al dossier n. 507 dei Servizi di documentazione del Senato e della Camera.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nella 5a Commissione in sede referente, in esame congiunto con il ddl n. 1566 sul rendiconto generale 2024, il 15 luglio, con la relazione del Presidente Calandrini (FdI), in sostituzione del relatore Lotito (FI-BP).

Il 17 luglio è scaduto il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno e il Presidente ha disposto la disgiunzione dall'esame del ddl n. 1566.

Nella seduta del 22 luglio il Presidente ha comunicato che non sono stati presentati né emendamenti né ordini del giorno al ddl di assestamento, quindi la Commissione ha conferito mandato al relatore Calandrini a riferire favorevolmente all'Assemblea sul provvedimento in esame, nel testo presentato dal Governo.

La discussione in Assemblea

Il 23 luglio il disegno di legge è stato illustra all'Assemblea dal relatore Calandrini (FdI) che evidenziato il miglioramento del saldo netto da finanziare di 775 milioni rispetto alla legge di bilancio, l'aumento delle entrate di 17,6 miliardi, la crescita delle spese di 20,1 miliardi (per maggiori uscite correnti e investimenti in conto capitale). Le variazioni, pur con un incremento delle spese, risultano coerenti con il sentiero europeo di spesa netta e comportano un miglioramento dell'indebitamento netto di circa 500 milioni.

Alla discussione generale, svoltasi in abbinamento congiunto con il ddl n. 1566 sul rendiconto generale 2024, hanno preso parte i senatori Nicita, Beatrice Lorenzin (PD), Silvia Fregolent (IV) e Dreosto (LSP).

Il 24 luglio si sono svolte le dichiarazioni finali congiunte. Hanno annunciato voto favorevole i senatori Trevisi (FI-BP), che ha rivendicato i risultati positivi sui conti pubblici, l'aumento delle entrate fiscali e i progetti per le comunità energetiche; Claudio Borghi (LSP), che ha difeso l'operato del Governo sottolineando il miglioramento di tutti i saldi del rendiconto, attribuendolo alla scelta di non aderire al MES, all'aumento dell'occupazione regolare e alla lotta all'evasione fiscale; Liris (FdI), che ha rivendicato dati oggettivi e miglioramenti nei conti pubblici: calo dell'indebitamento netto, contenimento del debito, aumento del gettito fiscale e riduzione della spesa superflua. Hanno dichiarato voto contrario i senatori Annamaria Furlan (IV), che ha criticato la riduzione degli investimenti in sanità, l'inefficacia delle misure per le imprese e l'assenza di visione per la prossima legge di bilancio; Magni (AVS), che ha contestato un sistema che penalizza lavoratori dipendenti e pensionati, denunciando la perdita di potere d'acquisto, l'assenza del salario minimo e l'uso delle risorse per spese militari o infrastrutture inutili; Concetta Damante (M5S), che ha stigmatizzato il divario tra i trionfalismi del Governo e la drammatica realtà economica, evidenziando i fallimenti sulle politiche industriali, la lotta alla povertà e la spesa del PNRR, attribuendo i pochi risultati raggiunti agli enti locali; Manca (PD), che ha sottolineato la stagnazione del PIL, il calo della produzione industriale, i tagli al settore manifatturiero e l'assenza di un piano industriale: aumentano povertà, precarietà del lavoro e pressione fiscale.

Spettacolo

Approvata la proroga della delega in materia di spettacolo. Il ddl passa alla Camera

delega in materia di spettacolo

Il 24 luglio l'Assemblea del Senato ha approvato, con 56 voti favorevoli e 47 contrari, il ddl n. 1547 recante proroga del termine per l'esercizio delle deleghe in materia di spettacolo. Il testo è quindi passato all'esame dell'altro ramo del Parlamento.

Si propone di prorogare al 31 dicembre 2026 il termine per l'esercizio della delega prevista dall'articolo 2 della legge n. 106/2022, riguardante il riconoscimento di nuove tutele contrattuali dei lavoratori dipendenti e l'equo compenso dei lavoratori autonomi del settore dello spettacolo. La proposta è motivata dall'esigenza di una approfondita consultazione e condivisione della riforma con le categorie interessate e con le autonomie territoriali.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nella 7a Commissione in sede referente il 1° luglio, con la relazione del senatore Marcheschi (FdI).

Nella stessa seduta si è svolta la discussione generale, con gli interventi dei senatori Pirondini (M5S) e Verducci (PD), che hanno criticato la presentazione di un'ulteriore richiesta di deroga dei termini e la mancata adozione del codice dello spettacolo.

Il 3 luglio è scaduto il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno.

Nella seduta dell'8 luglio il Presidente Marti (LSP) ha comunicato che sono stati presentati 2 ordini del giorno e 6 emendamenti, pubblicati in allegato al resoconto. Il senatore Pirondini ha illustrato i due ordini del giorno e gli emendamenti a sua prima firma, sottolineando in particolare l'importanza di garantire ai lavoratori del comparto artistico-musicale compensi orari adeguati e proporzionati alla quantità e qualità del loro lavoro. In seguito all'espressione dei pareri del relatore e del sottosegretario per la cultura Mazzi, la Commissione ha approvato l'emendamento 1.1 del relatore, volto a tener conto dei pareri espressi dalle Commissioni affari costituzionali e bilancio, e ha respinto i restanti emendamenti e ordini del giorno. Sono intervenuti, dichiarando voto contrario al conferimento del mandato al relatore, i senatori Pirondini e Verducci, che hanno criticato soprattutto la richiesta di un'ulteriore proroga del termine per l'esercizio delle deleghe legislative in materia di spettacolo e l'immobilismo del Governo su un settore nevralgico. Quindi la Commissione ha posto ai voti e approvato il mandato al relatore a riferire favorevolmente all'Assemblea sul disegno di legge, nel testo modificato nel corso dell'esame.

L'esame in Assemblea

Il 24 luglio il disegno di legge è stato illustrato all'Assemblea dal relatore Marcheschi. A suo avviso la proroga è stata resa necessaria dalla complessità del settore e dal numero di categorie coinvolte, che in passato hanno determinato la mancata conclusione di diversi tentativi di riforma organica. Nel 2022 si è avviato un percorso più strutturato e condiviso, da cui è originato il decreto legislativo n. 175 del 2023, che introduce un'indennità di discontinuità per i lavoratori del settore ed è stato avviato un processo partecipativo con Regioni e stakeholder, con l'obiettivo è completare l'attuazione entro il 1° gennaio 2027.

Approvato l'articolato senza emendamenti, nelle dichiarazioni finali i senatori Giusy Versace (Cd'I), Occhiuto (FI-BP), Paganella (LSP) e Susanna Campione (FdI) hanno annunciato voto favorevole sostenendo che la proroga sia uno strumento necessario per completare una riforma complessa e condivisa del settore spettacolo e un'opportunità per un riordino strutturale, rispettoso dei lavoratori e fondato sull'ascolto del comparto. I senatori Daniela Sbrollini (IV), Magni (AVS), Pirondini (M5S) e Cecilia D'Elia (PD) hanno dichiarato voto contrario, contestando l'ennesima proroga come segnale di immobilismo e disinteresse verso lavoratori e stabilizzazione: IV ha sottolineato la fuga di talenti e l'assenza di investimenti strutturali; AVS ha criticato la mancanza di risorse e di una reale volontà politica nel percorso di riforma; M5S ha stigmatizzato il mancato coinvolgimento del Parlamento e criticato il progetto sul corpo di ballo nazionale con contratti solo a termine; il PD ha contestato ritardi, opacità e reale interesse verso il mondo culturale e creativo, con ricadute pesanti su lavoratori e istituzioni.