Il 16 luglio l'Assemblea del Senato ha approvato definitivamente, con 104 voti favorevoli, 67 contrari e un'astensione, il ddl n. 1579, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 73/2025 su infrastrutture e trasporti, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Il provvedimento, approvato dalla Camera dei deputati il 10 luglio, si compone di 36 articoli suddivisi in 7 Capi ed è finalizzato al potenziamento delle infrastrutture strategiche, alla semplificazione delle procedure per la realizzazione delle opere pubbliche e al rafforzamento degli strumenti di governance e programmazione. In particolare, vengono disciplinati: le misure per la ripresa e il completamento del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina; il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie, stradali, idriche, energetiche e logistiche; gli interventi in favore delle aree colpite da eventi alluvionali nel 2023; le opere connesse ai giochi olimpici e paralimpici Milano-Cortina 2026; la valorizzazione del demanio marittimo e misure in materia di mobilità sostenibile e sicurezza del trasporto ferroviario.
L'esame in Commissione
Il disegno di legge è stato incardinato il 15 luglio nell'8a Commissione in sede referente, con la relazione del senatore Germanà (LSP). Su proposta del Presidente Fazzone (FI-BP), il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno è stato fissato per le ore 18 della stessa giornata del 15.
Il 16 luglio il Presidente ha comunicato la presentazione di 290 emendamenti e 34 ordini del giorno, pubblicati in allegato al resoconto. Considerando l'imminente inizio dell'esame del provvedimento in Aula, la Commissione ha preso atto dell'impossibilità di concludere l'esame con il conferimento del mandato al relatore.
La discussione in Assemblea
Nella seduta del 16 luglio il senatore Fazzone ha riferito in Assemblea sulla mancata conclusione di lavori in sede referente.
Hanno preso parte alla discussione generale i senatori Bergesio, Germanà
(LSP), Elena Sironi, Nave (M5S), Ylenia Zambito, Irto (PD), Dafne Musolino
(IV) e Magni (AVS). Le opposizioni hanno denunciato con fermezza l'assenza
di una visione strategica da parte del Governo; hanno criticato la
gestione delle infrastrutture, evidenziando ritardi, opere incompiute e
scelte discutibili, quali l'inserimento forzato di grandi opere, come il
Ponte sullo Stretto, nel perimetro della difesa militare per eludere i
vincoli ambientali. LSP ha difeso il dl quale espressione di una visione
concreta e coraggiosa: ha evidenziato l'impegno per l'autotrasporto, la
mobilità nei piccoli Comuni e le grandi opere, rivendicando il pragmatismo
del Governo, che agisce per sbloccare i cantieri e rispondere alle
esigenze reali di famiglie, imprese e territori. Il Ministro per i
rapporti con il Parlamento Ciriani ha quindi posto la questione di
fiducia, a nome del Governo, sull'approvazione, senza emendamenti,
dell'articolo unico del disegno di legge, nel testo approvato dalla Camera
dei deputati.
Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato la fiducia i senatori Salvitti
(Cd'I), che ha enfatizzato l'approccio non ideologico, il sostegno ai
territori più fragili e il superamento delle logiche di appartenenza
politica; Rosso (FI-BP), che ha rivendicato il ruolo di FI nell'apportare
miglioramenti al testo, come la semplificazione del codice dei contratti e
il potenziamento del monitoraggio delle grandi opere; Clotilde Minasi
(LSP), che ha difeso il Ponte sullo Stretto come infrastruttura strategica
europea, rilanciando la sua centralità per lo sviluppo del Sud e
dell'intero Paese, e lodando la visione del Ministro Salvini; Sigismondi
(FdI), che ha sottolineato il rilancio delle infrastrutture come leva per
la crescita economica, con interventi su strade, ferrovie, porti,
sicurezza e progettazione, elogiando l'attenzione al Sud attraverso misure
concrete come la ZES unica. Hanno negato la fiducia i senatori Aurora
Floridia (Aut), che ha denunciato la deroga agli Euro 5 diesel come un
grave arretramento sul piano ambientale e sanitario, sottolineando
l'inadeguatezza dell'azione governativa rispetto alla crisi
dell'inquinamento atmosferico nel Nord Italia; Silvia Fregolent (IV), che
ha criticato la mancanza di programmazione e trasparenza, l'assenza di
risorse adeguate per le Province e l'uso distorto delle priorità, come nel
caso del Ponte sullo Stretto; Magni (AVS), che ha accusato il Governo di
promuovere un'economia di guerra, limitare la partecipazione democratica e
piegare norme ambientali e concorrenziali a fini di potere; Gabriella Di
Girolamo (M5S), che ha contestato duramente l'uso propagandistico del
Ponte sullo Stretto, definito un'opera tecnicamente e finanziariamente
insostenibile, a scapito di interventi su manutenzione, trasporto pubblico
e sicurezza del territorio; Basso (PD), che ha evidenziato un trasporto
ferroviario regionale inefficiente, strade dissestate, porti paralizzati e
mancata manutenzione, criticando il taglio ai controlli ambientali e
antimafia e l'aumento dei pedaggi autostradali, evitato solo grazie
all'opposizione.