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2 giugno 2025 | Numero 103

Conflitti di interesse nella Commissione antimafia, ordinamento giurisdizionale e Corte disciplinare, elezione del sindaco nei comuni con più di 15.000 abitanti, disposizioni urgenti in materia di sicurezza

ordinamento giurisdizionale e Corte disciplinare

La settimana scorsa, oltre all'esame di disegni di legge in sede consultiva, la 1a Commissione ha svolto le seguenti attività:

  • Seguito della discussione in sede redigente del ddl n. 1277 in materia di conflitti di interesse nella Commissione parlamentare antimafia, avviata il 15 maggio con la relazione del Presidente Balboni (FdI).
    La proposta, presentata dal senatore Iannone (FdI) e altri, prevede di inserire, nella legge istitutiva della Commissione n. 22/2023, nuove disposizioni volte a disciplinare la segnalazione e la comunicazione di eventuali situazioni di conflitto di interessi nelle quali si trovino i componenti della Commissione. Da tali situazioni, qualora accertate assicurando il contraddittorio con il parlamentare interessato, deriva l'obbligo di astensione dalla partecipazione ai lavori e dalla consultazione della documentazione inerenti ai fatti oggetto dell'inchiesta per i quali sussite il conflitto di interessi.
    Nella seduta del 27 maggio è stata avviata la discussione generale, con gli interventi dei senatori Scarpinato, Dolores Bevilacqua, Elena Sironi, Alessandra Maiorino, Barbara Guidolin, Mazzella, Sabrina Licheri (M5S), Verini (PD), De Cristofaro (AVS), De Priamo e Della Porta (FdI). Gli esponenti dell'opposizione hanno espresso una posizione radicalmente contraria, ritenendo che il testo proponga una configurazione del conflitto di interessi strumentale ad escludere, per motivi politici e non giuridici, i due ex magistrati Scarpinato e Cafiero De Raho e ciò risulterebbe dannoso, oltre che ingiusto, per la grande esperienza dei due parlamentari in materia di contrasto della criminalità organizzata. Secondo quanto affermato in replica dai rappresentanti della maggioranza, è invece opportuno che i due componenti della Commissione antimafia si astengano, anche nel proprio interesse personale, dai lavori riguardanti determinati ambiti dell'inchiesta, non in quanto ex magistrati ma per aver svolto il ruolo di parte processuale in specifici procedimenti giudiziari oggetto di indagine.
  • Seguito dell'esame in sede referente del ddl costituzionale n. 1353 su ordinamento giurisdizionale e Corte disciplinare e degli abbinati ddl costituzionale n. 504 e petizione n. 98, avviato il 29 gennaio con la relazione illustrativa del Presidente Balboni (FdI).
    La proposta di iniziativa governativa, approvata in prima deliberazione dalla Camera dei deputati il 16 gennaio scorso, introduce nell'ordinamento il principio della separazione delle carriere dei magistrati, modificando le disposizioni costituzionali sugli organi di autogoverno della categoria. Al posto dell'attuale collegio unico, si prevede quindi l'istituzione di due organi distinti: il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica e competenti, per le rispettive carriere, in materia di assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimenti di funzioni. La giurisdizione disciplinare su tutti i magistrati viene invece attribuita a un'Alta corte appositamente istituita. Ai fini della composizione dei tre collegi, il criterio elettivo vigente per l'attuale CSM viene integrato con quello dell'estrazione a sorte, con l'obiettivo di ridurre l'incidenza delle correnti organizzate nell'autogoverno della magistratura. È inoltre previsto, entro un anno dall'entrata in vigore delle nuove disposizioni costituzionali, l'adeguamento delle leggi ordinarie che disciplinano il CSM, l'ordinamento giudiziario e la giurisdizione disciplinare. Il ddl n. 504, presentato dalla senatrice Erika Stefani (LSP) e altri, oltre ad analoghe norme sulla separazione delle carriere e sull'istituzione di due distinti organi di autogoverno, prevede la modifica dell'articolo 112 della Costituzione, con l'aggiunta, alla disposizione "Il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale" delle parole "nei casi e nei modi previsti dalla legge". Ciò in quanto si ritiene opportuno consentire al legislatore di poter intervenire sugli indirizzi politicamente rilevanti dell'azione di contrasto della criminalità esercitata dalla magistratura requirente.
    La procedura informativa, avviata il 20 febbraio, si è conclusa l'11 marzo. Sono stati pubblicati su internet i documenti acquisiti dai soggetti sentiti in audizione. Il 12 marzo la Commissione ha adottato, a maggioranza, il ddl n. 1353 come testo base della discussione. Nelle cinque sedute tra il 18 e il 25 marzo si è svolta la discussione generale. Sono intervenuti i senatori Cataldi, Sabrina Licheri, Ada Lopreiato, Elisa Pirro, Felicia Gaudiano, Nave, Gisella Naturale, Ettore Licheri, Concetta Damante, Dolores Bevilacqua, Patuanelli, Alessandra Maiorino (M5S), Parrini, Bazoli, Valeria Valente, Anna Rossomando, Verini, Vincenza Rando, Giorgis (PD), Della Porta, De Priamo (FdI), Mariastella Gelmini (Cd'I), Zanettin (FI-BP), De Cristofaro (AVS), Scalfarotto, Musolino (IV) e Potenti (LSP). I senatori di IV hanno ricordato che il proprio Gruppo ha espresso alla Camera un voto di astensione, non essendo contrario al principio della separazione delle carriere ma giudicando negativamente l'introduzione del sorteggio e il mancato intervento sul principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, ritenuto inattuabile. Gli altri esponenti dell'opposizione hanno sostenuto che la separazione delle carriere rappresenta un passo verso il controllo governativo della magistratura requirente e il conseguente indebolimento dello Stato di diritto. I senatori della maggioranza hanno replicato che la separazione delle carriere non intacca ma rafforza l'autonomia e l'indipendenza della magistratura e che le nuove norme sul sorteggio sono volte ad impedire le degenerazioni correntizie nella formazione degli organi di autogoverno. Il Presidente e relatore Balboni e il vice ministro per la giustizia Sisto, intervenuti in replica, hanno affermato che la seprarazione delle carriere rappresenta il completamento della riforma del processo penale attuata nel 1989, con il passaggio dal rito inquisitorio a quello accusatorio. Il 25 marzo sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno presentati. Il 26 marzo, dopo le comunicazioni sugli emendamenti dichiarati improponibili o inammissibili, è stata avviata l'illustrazione degli emendamenti, proseguita nelle sedute del 1°, del 2, del 3, del 15 e del 23 aprile. Nelle seduta del 29 aprile è iniziata la votazione degli emendamenti, proseguita il 30 aprile, il 6, 7, 13, 14, 15, 20 e 21 maggio. Nessuna delle proposte di modifica esaminate è stata approvata finora.
    Nella seduta pomeridiana del 28 maggio il Presidente Balboni ha dato conto del parere formulato dalla Giunta per il Regolamento, che ha ritenuto legittima l'applicazione della cd. "regola del canguro", preannunciata nella precedente seduta del 20 e contestata dai senatori dell'opposizione, anche per l'esame in Commissione di disegni di legge costituzionali, per unificare e ridurre le votazioni riferite a proposte di mera forma a carattere ostruzionistico. Si è quindi svolto un dibattito nel quale i senatori di opposizione Giorgis, Parrini, Valeria Valente (PD), De Cristofaro (AVS) e Alessandra Maiorino (M5S) hanno criticato la decisione della Giunta, sostenuta dal Presidente Balboni e dai senatori della maggioranza Lisei (FdI) e Rosso (FI-BP). Il senatore Tosato (LSP) ha osservato che l'applicazione della procedura preannunciata risulterebbe efficace solo nel caso in cui vi sia la concreta possibilità di conferire il mandato al relatore entro il termine previsto per la discussione in Assemblea. È quindi ripresa la votazione degli emendamenti all'articolo 3, risultati tutti respinti, nella successiva seduta notturna del 28, durante la quale il senatore Giorgis ha preannunciato la richiesta di una ulteriore riunione della Giunta per il Regolamento sui criteri di applicazione della "regola del canguro", approggiata dalle senatrici Maiorino e Musolino, nonché in quella del 29 maggio.
    Il seguito dell'esame è previsto nelle sedute convocate mercoledì 4 giugno alle 9 e alle 18.
  • Audizioni nell'ambito dell'esame in sede referente del ddl n. 1451 in materia di elezione del sindaco nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, avviato il 6 maggio con la relazione del Presidente Balboni (FdI).
    La proposta, presentata dal senatore Malan (FdI) e altri, è volta a modificare la norma sui ballottaggi nelle elezioni dei sindaci dei grandi comuni, per stabilire che per essere eletti al primo turno è sufficiente il 40%, anziché il 50% dei voti validi come attualmente previsto. Muovendo dalla constatazione del crescente astensionismo nei secondi turni delle consultazioni elettorali, si intende così limitare il numero dei sindaci eletti al ballottaggio con numero di voti molto basso, talvolta inferiore a quello conseguito al primo turno da altri candidati. Sono inoltre modificate di conseguenza le disposizioni sull'assegnazione del 60% dei seggi del Consiglio comunale alle liste collegate al sindaco risultato eletto.
    Il 6 maggio su richiesta dei senatori di opposizione è stato deliberato lo svolgimento di limitate audizioni.
    La procedura informativa, avviata nella seduta dell'Ufficio di Presidenza del 22, è proseguita il 29 maggio con le audizioni di Salvatore Curreri, ordinario di istituzioni di diritto pubblico, Marco Benvenuti, ordinario di diritto costituzionale e pubblico, Gaetano Azzariti, ordinario di diritto costituzionale, Roberta Calvano, ordinario di diritto costituzionale (video).

Nelle convocazioni di questa settimana è inoltre previsto l'avvio dell'esame in sede referente, in Commissioni riunite con la 2a, del ddl n. 1509 di conversione del decreto-legge n. 48/2025 recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza, approvato dalla Camera dei deputati il 29 maggio.
Il provvedimento introduce disposizioni per la prevenzione e il contrasto del terrorismo e della criminalità organizzata, tra le quali nuove fattispecie di reato in materia di detenzione di istruzioni per il compimento di atti terroristici. Si modifica il Codice antimafia in materia informazioni interdittive e di gestione di beni sequestrati e confiscati nonché le norme in materia di sostegno agli operatori economici vittime di usura. In tema di sicurezza urbana, si rafforza il contrasto dei reati di occupazione arbitraria di immobili, danneggiamento di immobili adibiti a funzioni pubbliche, delitti commessi nelle infrastrutture dei trasporti, truffe agli anziani. Sulla tutela del personale delle forze dell'ordine, si prevedono l'aggravamento delle pene per i reati di violenza o minaccia a pubblico ufficiale, la dotazione di videocamere per gli agenti in servizio di ordine pubblico e l'assistenza legale a favore del personale indagato per fatti inerenti all'attività di servizio. In materia di esecuzione penale, si favorisce l'attività lavorativa dei detenuti e si escludono dalla fruizione dei benefici penitenziari i soggetti di accertata pericolosità sociale o condannati per rivolte negli istituti carcerari o istigazione a disobbedire alle leggi sull'ordine pubblico. Il provvedimento riprende il testo del disegno di legge approvato dalla Camera il 18 settembre 2024 ed esaminato dalla Commissione Affari costituzionali del Senato (ddl n. 1236), con alcune modifiche riguardanti, tra l'altro, l'esecuzione penale delle detenute madri, l'acquisto di sim card telefoniche da parte dei migranti irregolari, gli obblighi delle amministrazioni pubbliche e delle società che erogano servizi di pubblica utlità di collaborazione e condivisione di dati con i Servizi di intelligence.
Il ddl di conversione sarà all'esame delle Commissioni riunite nelle sedute convocate martedì 3 giugno alle 13,30 e alle 16. Il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno è stato fissato, in sede di convocazione, alle 15 dello stesso giorno.