Giovedì 6 febbraio la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani si è riunita per lo svolgimento delle audizioni della dottoressa Céline Gherardini e del dottor Alessandro Benedetti della Comunità bahá'í d'Italia, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani in Italia e nella realtà internazionale.
La dottoressa Céline Gherardini ha presentato la religione bahá'í - con 8 milioni di fedeli nel mondo e alcune migliaia in Italia - illustrandone i principali insegnamenti quali la dedizione al servizio comune, il superamento di ogni forma di pregiudizio, la parità tra donne e uomini e l'armonia tra scienza e religione.
Tra gli obiettivi della comunità bahá'í
in Italia, che dal 1966 è ufficialmente riconosciuta una realtà religiosa
del Paese, vi è quello di mettere in luce le condizioni di persecuzione,
marginalizzazione e discriminazione cui è sottoposta la comunità bahá'í in
Paesi come l'Egitto o l'Iran. Sin dalla loro nascita, le prime comunità
bahá'í egiziane hanno dovuto far fronte ad una vivida opposizione da parte
della comunità sunnita egiziana, nonostante il loro contributo al
benessere del Paese in diversi settori.
Nel corso degli anni,
l'intensificarsi dell'opposizione delle istituzioni religiose ha
ostacolato la comunità bahá'í egiziana attraverso severi provvedimenti e
numerosi arresti.
Nonostante l'adozione di una nuova Costituzione dopo la
Primavera Araba del 2011, la comunità bahá'í in Egitto ha continuato a
subire una continua e persistente negazione dei diritti umani. Un
drammatico esempio della loro discriminazione è la condizione di apolidia,
risultante dal non rilascio di documenti di identità ufficiali che
certifica lo stato di cittadino. Il sistema egiziano prevede infatti che,
per ottenere la carta di identità, ogni cittadino sia obbligato a
dichiarare la propria religione; così la comunità bahá'í, la cui fede non
è riconosciuta dal governo egiziano, si vede esclusa dal diritto alla
cittadinanza e dai benefici ad essa legati, ad esempio l'istruzione, il
sistema sanitario, il lavoro e così via.
Alcuni tentativi di compromesso -
fra cui la possibilità di inserire sui documenti un trattino nel campo
della religione anziché lasciarlo vuoto - continuano ad essere motivo di
discriminazione per la comunità bahá'í egiziana in molti settori della
vita quotidiana. Gravi conseguenze si ripercuotono anche sui giovani
universitari muniti di carta d'identità con il trattino, che in sede di
giudizio finale per il servizio militare sono ritenuti non idonei per
ragioni di sicurezza.
La pressione psicologica è tale che, al fine di
evitare tale dicitura, molti giovani scelgono la via dell'obesità per
ottenere la non idoneità per condizioni fisiche.
La dottoressa Gherardini ha illustrato un'altra significativa negazione dei diritti civili che consiste nel non riconoscimento dei matrimoni tra persone di fede bahá'í. In passato vi sono state delle sentenze che hanno riconosciuto alcuni matrimoni tra persone di fede bahá'í, ma i ricorsi dello Stato ne hanno successivamente invalidato l'autenticazione. La mancata registrazione di questi matrimoni porta con sé drammatiche conseguenze, tra cui l'impossibilità di fornire certificati di nascita ai figli nati dai matrimoni non riconosciuti, di somministrare loro i vaccini e di iscriverli a scuola. Altro esempio di discriminazione nei confronti della comunità bahá'í, ovvero il divieto di sepoltura nei cimiteri musulmani, salvo per un unico appezzamento di terra ammesso in tutto il Paese, causando così difficoltà logistiche di spostamento.
La dottoressa Gherardini ritiene che portare alla luce tali persecuzioni sia un passo fondamentale per promuovere un cambiamento positivo e che denunciare la violazione dei diritti umani, sensibilizzando l'opinione pubblica internazionale, sia cruciale per fare pressione sul governo egiziano e far sì che sia rispettata la dignità di ogni individuo, indipendentemente dalla propria fede religiosa. Ha concluso appellandosi all'impegno costante dell'Italia nella promozione dei diritti umani affinché possa essere un faro di giustizia e sollevare la questione nelle interazioni bilaterali con l'Egitto per garantire il rispetto della comunità dei bahá'í.
Hanno preso quindi la parola per porre quesiti o formulare osservazioni, oltre al presidente Sensi, la senatrice Pellegrino, il senatore Spagnolli e la senatrice Testor, ai quali hanno risposto la dottoressa Gherardini e il dottor Benedetti.
La registrazione dell’audizione è disponibile nell'archivio WebTV del Senato.
In seguito alla dichiarazione della conclusione dell’audizione da parte del presidente Sensi, la senatrice Bilotti ricordato la vicenda di Alberto Trentini, cittadino italiano arrestato in Venezuela e di cui non si hanno notizie dal 15 novembre 2024, e ha sollecitato la Commissione ad adottare iniziative al riguardo.