Giovedì
20 febbraio la Commissione straordinaria per la tutela e la
promozione dei diritti umani si è riunita per lo svolgimento
dell'audizione di Giovanna Del Giudice, psichiatra, presidente
dell'Associazione Conferenza per la Salute mentale nel mondo Franco
Basaglia, nell'ambito dell'indagine
conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani
in Italia e nella realtà internazionale.
La dott.ssa Giovanna Del Giudice ha sottolineato innanzitutto che la
salute mentale, e la salute in generale, non possono che fondarsi su un
approccio basato sui diritti umani. Ha ricordato che non c'è solo la
contenzione meccanica, ma anche quella ambientale e farmacologica, ma la
contenzione meccanica è quella che più interroga dal punto di vista etico,
professionale e giuridico, dal momento che si configura come una
condizione di soggezione totale della persona in cura, privata di
qualsiasi margine di libertà. Ha raccontato poi del lavoro di quarant'anni
svolto nei Dipartimenti di salute mentale italiani - a Trieste dal 1971
per trent'anni, dal 2002 nell'Asl di Aversa della Caserta1 e dal 2006 in
quella di Cagliari.
Da tali esperienze emerge che il processo di cura, in particolare nella
salute mentale, non può che fondarsi: su relazioni tra persone libere e
titolari di diritti, relazioni di reciprocità pur nel rispetto dei
differenti ruoli, anche nelle situazioni di maggiore criticità e di
allarme; sul principio del primum non nocere, ma anche sulla costante
ricerca di un rapporto con la persona con sofferenza, sull'ascolto, sulla
promozione del consenso alla cura, sulla rassicurazione; sul farsi carico
dell'esistenza sofferente del soggetto inserito nel suo contesto sociale e
familiare, come intervento quindi non solo sulla malattia, sui sintomi, ma
sulla persona nella sua complessità e nell'attenzione al contesto da cui
proviene, agli indicatori sociali di salute; sul tenere insieme competenza
ed etica. La contenzione si configura invece come atto di limitazione
della libertà personale, lesivo della dignità e dei diritti della persona,
che toglie all'altro soggettività, riducendolo a corpo escluso, a cosa. Ma
va sottolineato come tale processo di cosificazione ritorna all'operatore
che attua la contenzione, togliendogli dignità, umanità, professionalità,
quindi determinando alla fine sofferenza e burn out.
Ha esposto le sette raccomandazioni e azioni per il superamento della
contenzione, individuate nell'ambito del documento in merito elaborato per
il ministero della Salute del 2021. Si tratta di raccomandazioni che
necessitano azioni su più piani, nazionale, regionale, locale e rivolte a
più soggetti, amministratori, operatori, utenti, familiari, cittadini.
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La prima raccomandazione: attivare percorsi di riconoscimento delle
pratiche delle libertà personali. Il superamento della contenzione non può
se non prendere avvio dal riconoscimento di questa come pratica limitativa
delle libertà personali e lesiva dei diritti umani fondamentali, come
pratica non terapeutica e dannosa per la salute psicofisica delle persone
in cura e degli operatori che la attuano.
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La seconda: assumere iniziative
per conoscere e monitorare la contenzione.
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La terza raccomandazione è di
garantire le attività di formazione a tutte le operatrici e gli operatori,
in riferimento formazione universitaria e all'aggiornamento continuo.
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La quarta raccomandazione è di rispettare i diritti e la dignità delle
persone.
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La quinta: organizzare servizi di salute mentale integrati,
inclusivi e radicati nel territorio.
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La sesta: garantire la qualità dei
luoghi di cura e l'attraversabilità dei servizi. Si parla della qualità
dei servizi rispetto agli habitat, ai rapporti, tra operatori e utenti,
familiari, ai trattamenti, al clima.
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L'ultima raccomandazione è di
promuovere il lavoro di gruppo e il lavoro in rete. Centrale nei servizi
della salute mentale, in particolare nel confronto con le situazioni più
complesse, a rischio di esclusione o di comportamenti aggressivi, è il
lavoro di équipe quale lavoro collettivo, non solo di compresenza di
operatori con formazione differenziata, ma di confronto e lavoro comune
per la decodificazione dei bisogni, la presa in carico globale della
persona, la promozione di un progetto individuale terapeutico
riabilitativo, la condivisione di responsabilità, l'uscita dell'operatore
dalla solitudine.
Ha quindi preso la parola il senatore Sensi, che ha chiesto quale sia la
contenzione più utilizzata tra la meccanica, la farmacologica e quella
ambientale, con le porte chiuse nei servizi, e quali suggerimenti dare
alla Commissione per l'attività di indagine in corso.
La senatrice Pellegrino ha sottolineato l'importanza della diagnosi
precoce per limitare il ricorso a tale pratica.
La senatrice Zampa, ringraziando Giovanna Del Giudice per aver redatto il
documento del ministero della Salute del 2021, ha sottolineato la priorità
del rispetto dei diritti umani sempre, anche nell'approccio alla cura.
A tutti ha risposto la dott.ssa Giovanna Del Giudice, evidenziando che la
contenzione meccanica è la pratica che più preoccupa e che spesso è
associata a quella farmacologica e che bisogna guardare anche agli altri
ambiti dove si lega, come le residenze per anziani e i Centri di
permanenza per il rimpatrio (CPR). Ha sottolineato l'importanza di
monitorare la pratica, non solo nel numero, ma anche nella durata degli
atti di contenzione e di agire per cambiare sul piano culturale
l'approccio in merito a quelle situazioni in cui oggi, ancora, si ricorre
alla contenzione.
Il presidente Guidi ha infine ringraziato Giovanna Del Giudice e i
senatori presenti e dichiarato conclusa l'audizione.
La registrazione
dell’audizione è disponibile nell'archivio della WebTV del Senato.