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La Bibbia di Borso d'Este a Roma per il Giubileo
Biblioteca del Senato della Repubblica "Giovanni Spadolini"
Piazza della Minerva 38, Roma
Apertura tutti i giorni, dalle ore 10 alle ore 18
e fino alle ore 20 nei giorni 2, 3 e 4 febbraio

Ingresso libero
14 novembre 2025 - 4 febbraio 2026
La Bibbia di Borso d'Este a Roma per il Giubileo
Immagine dalla Bibbia di Borso d'Este
Biblioteca del Senato della Repubblica
"Giovanni Spadolini"

Piazza della Minerva 38, Roma

Apertura tutti i giorni,
dalle ore 10 alle ore 18
e fino alle ore 20 nei giorni 2, 3 e 4 febbraio
Ingresso libero
Dal 14 novembre 2025
al 4 febbraio 2026
Immagine dalla Bibbia di Borso d'Este
The Borso d'Este Bible in Rome - A Masterpiece for the Jubilee
Senate Library - Piazza della Minerva 38, Rome
14 November 2025 - 4 February 2026
Free admission
Carta iniziale del libro del Deuteronomio
Carta iniziale del libro del Deuteronomio

Occasione unica per ammirare uno dei più alti capolavori dell'arte della miniatura

Carta iniziale del libro del Deuteronomio
Carta iniziale del libro del Deuteronomio

Prefazioni e saggi iniziali del catalogo della mostra (pdf) »

È esposta nella Sala Capitolare del Senato della Repubblica, in Piazza della Minerva 38 a Roma, la Bibbia di Borso d'Este, uno dei massimi capolavori dell'arte rinascimentale italiana. L'esposizione, inserita nel programma delle attività giubilari, è promossa dal Senato della Repubblica, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Cultura, le Gallerie Estensi, il Commissario Straordinario di Governo per il Giubileo e l'Istituto dell'Enciclopedia Treccani.

L'evento costituisce un'occasione straordinaria per ammirare la Bibbia di Borso d'Este, uno dei più alti capolavori dell'arte rinascimentale italiana. Realizzata tra il 1455 e il 1461 dal calligrafo Pietro Paolo Marone e dai miniatori Taddeo Crivelli e Franco dei Russi, l'opera rappresenta una delle massime espressioni dell'arte della miniatura, unendo in modo mirabile raffinatezza ornamentale, perizia artistica e ispirazione religiosa.

L'evento ha un carattere di eccezionalità, poiché il manoscritto è conservato nella Biblioteca Estense di Modena e viene esposto al pubblico solo in rarissime occasioni.

I visitatori hanno a disposizione schermi touchscreen per consultare la versione digitale della Bibbia, con immagini ad altissima risoluzione.

L'inaugurazione si è svolta giovedì 13 novembre: sono intervenuti la Vice Presidente del Senato Maria Domenica Castellone; il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano; il Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura Gianmarco Mazzi; il Commissario straordinario per il Giubileo, Roberto Gualtieri; il Pro-Prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione della Santa Sede, monsignor Rino Fisichella; il Presidente dell'Istituto della Enciclopedia Italiana, Carlo Ossola; il Direttore delle Gallerie Estensi, Alessandra Necci.

English version ...

A unique opportunity to admire one of the greatest masterpieces of the art of manuscript illumination. From 14 November 2025 to 4 February 2026, the Borso d'Este Bible, one of the supreme masterpieces of Italian Renaissance art, will be on display in the Chapter room of the Senate of the Republic, at Piazza della Minerva 38 in Rome. The exhibition, included in the programme of Jubilee activities, is promoted by the Senate of the Republic, in collaboration with the Presidency of the Council of Ministers, the Ministry of Culture, Gallerie Estensi, the Government Extraordinary Commissioner for the Jubilee, and the Treccani Institute of the Italian Encyclopaedia.

This event offers an exceptional occasion to admire the Borso d’Este Bible, one of the highest achievements of Italian Renaissance art. Created between 1455 and 1461 by the calligrapher Pietro Paolo Marone and the illuminators Taddeo Crivelli and Franco dei Russi, the work represents one of the finest expressions of the art of illumination combining exquisite ornamental refinement, artistic mastery and religious inspiration.

The event is of extraordinary significance, as the manuscript is kept at the Estense Library in Modena and is exposed to the public only on very rare occasions.

Visitors will have access to touchscreen displays for consulting the digital version of the Bible, featuring ultra-high-resolution images.

Particolare del codice miniato
Particolare del codice miniato
Foglio iniziale del Cantico dei Cantici
Carta iniziale del Cantico dei Cantici

Un capolavoro per un doppio Giubileo

Ignazio La Russa
Presidente del Senato della Repubblica

Foglio iniziale del Cantico dei Cantici
Carta iniziale del Cantico dei Cantici

Non c'era luogo più adatto della Biblioteca del Senato, intitolata a Giovanni Spadolini, fondatore del ministero dei Beni culturali, per guidare il visitatore alla scoperta di uno dei più luminosi capolavori di quello che la Costituzione definisce «patrimonio storico e artistico della Nazione»: la Bibbia di Borso d'Este, custodita presso un'altra biblioteca italiana - una delle più importanti -, la Biblioteca Estense di Modena, ora parte delle Gallerie Estensi dirette con passione da Alessandra Necci.

Come tutte le mostre ospitate dal Senato, la volontà di creare momenti di cultura e di condivisione della bellezza con i cittadini e i numerosi visitatori che accorrono a Roma da ogni parte del mondo si accompagna alla riflessione sui valori che sono alla base della nostra convivenza civile.

Il riferimento, nel titolo, alla Creazione segna una continuità ideale con la precedente mostra ospitata nella stessa sala tra il dicembre 2024 e il marzo 2025 e dedicata a san Francesco e al Cantico delle creature nella ricorrenza degli ottocento anni del suo immortale componimento poetico.

Una mostra apriva il Giubileo 2025, una mostra lo chiude, in entrambi i casi con il patrocinio del Dicastero per l'Evangelizzazione. Questa volta, inoltre, siamo di fronte a un esempio positivo di collaborazione istituzionale, perché il Senato ha aderito con impegno e convinzione a una iniziativa promossa dalla presidenza del Consiglio dei Ministri - ringrazio per questo il sottosegretario Alfredo Mantovano - e dal commissario Straordinario per il Giubileo.

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La scelta di esporre una Bibbia è intimamente collegata all'anno giubilare. La scelta di esporre questa Bibbia è invece un omaggio al valore universale e trasversale dell'arte. Per gli esperti si tratta del più bel libro miniato del Quattrocento: negli stessi anni in cui veniva inventata la stampa, lo splendore del Rinascimento si fondeva all'arte della miniatura, che raggiungeva così una delle sue vette più alte. La tecnologia, peraltro, consente a tutti i visitatori di sfogliare, in formato digitale, ogni singola pagina di questa vera e propria pinacoteca in forma di libro.

Celebrare la Bibbia di Borso d'Este, però, significa anche celebrare il "giubileo" di un epico recupero e di un'istituzione culturale che tuttora dà lustro all'Italia. Il recupero è quello che l'imprenditore e mecenate Giovanni Treccani degli Alfieri effettuò, con slancio e generosità, dopo più di sessant'anni di assenza del capolavoro dal nostro Paese. Nel 1923, dopo aver incontrato Giovanni Gentile nella sede del ministero della Pubblica istruzione, che all'epoca si trovava proprio al Palazzo della Minerva, si recò immediatamente a Parigi, acquistò a proprie spese la Bibbia - le finanze pubbliche sono per definizione limitate - e la riportò personalmente in Italia donandola allo Stato. L'evento ebbe ampio risalto nella stampa dell'epoca e fu vissuto da tutti come un momento di orgoglio nazionale. Treccani, che aveva scongiurato l'uscita irreversibile dall'Italia del capolavoro, l'anno dopo sarà nominato senatore del regno: esattamente cento anni fa, nel 1925, veniva inaugurata, a Modena, l'esposizione al pubblico della Bibbia.

In quello stesso anno Giovanni Treccani aveva fondato l'Istituto della Enciclopedia Italiana: con questa mostra e questo volume - edito da Treccani - anche il Senato intende celebrare, al culmine di un centenario ricco di iniziative, l'intuizione e la realizzazione più importante del suo fondatore.

Così, in due soli splendidi volumi e nella loro storia, troviamo concentrati i valori fondanti della cultura italiana: l'auspicio è che, dopo questa esposizione, l'opera possa trovare, come un secolo fa, una definitiva e stabile esposizione al pubblico nelle Gallerie che la custodiscono, a beneficio della collettività e della cultura come strumento per la crescita sociale e l'unità nazionale.

Dalla Prefazione del catalogo della mostra, edito da Treccani

Particolare del codice miniato

Modena: la visita di SenatoTV alla Biblioteca Estense

La Bibbia di Borso d'Este nel racconto di Alessandra Necci, Direttore delle Gallerie Estensi. Riprese di SenatoTV (Biblioteca Estense, Modena)

Particolare del codice miniato
Carta iniziale della Lettera di san Paolo ai Galati
Carta iniziale della Lettera di san Paolo ai Galati

Un sogno rinascimentale

Carta iniziale della Lettera di san Paolo ai Galati
Carta iniziale della Lettera di san Paolo ai Galati

Nel cuore del Rinascimento italiano, tra il 1455 e il 1461, su commissione del duca Borso d'Este, fu realizzata un'opera destinata a diventare il simbolo della magnificenza della sua corte: una Bibbia manoscritta, straordinariamente miniata, che celebrasse la Parola di Dio e, insieme, la gloria della dinastia estense.

Si trattò di un'impresa senza precedenti sotto il profilo economico e organizzativo, di cui resta testimonianza nei registri contabili della corte. Quasi il 90% della spesa totale fu riservato all'illustrazione miniata.

Per tale progetto, Borso si assicurò un'équipe di altissimo livello: il calligrafo lombardo Pietro Paolo Marone e i principali miniatori Taddeo Crivelli e Franco dei Russi, affiancati da maestri come Girolamo da Cremona e Guglielmo Giraldi.

La straordinarietà dell'opera emerge soprattutto dalla sua eccezionale qualità artistica: un capolavoro che unisce valore sacro, rilevanza storica, pregio materiale e raffinatezza estetica.

Nelle miniature si percepisce il forte confronto con l'arte di maestri come Pisanello, Donatello, Mantegna, Piero della Francesca, e soprattutto l'influenza dei maggiori pittori ferraresi, tra cui Cosmè Tura, Michele Pannonio e Francesco del Cossa.
Taddeo Crivelli, in particolare, dimostrò una capacità unica di confrontarsi con questi pittori, tanto che il critico Roberto Longhi in "Officina Ferrarese" ha sottolineato come la miniatura a Ferrara dialogasse in maniera paritaria con la pittura monumentale.

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Il costosissimo lapislazzuli "oltremare"

L'apparato illustrativo è sontuoso. Oltre seicento carte dipinte su recto e verso. La scelta - atipica se si pensa ad opere analoghe - di incorniciare anche le carte interne con fregi e l'uso di pigmenti costosissimi, come il lapislazzuli (anche detto "oltremare", proveniente dall'Afghanistan), testimoniano l'incomparabile valore artistico e spirituale dell'opera.
Il primo volume comprende l'Antico Testamento, completato nel secondo che inizia dal libro di Isaia e comprende tutti i libri del Nuovo, seguito dalla lista dei nomi ebraici. Le vicende della salvezza del popolo ebraico sono narrate seguendo il testo biblico, ma vengono interpretate secondo uno spirito che si informa all'ideale cortese.

Il manoscritto è disseminato di evidenti riferimenti a Borso e alla casata estense attraverso stemmi e, in particolare, alle imprese personali di Borso come le attività di bonifica nei territori paludosi ferraresi.

I centauri, i putti che richiamano Donatello, e una fauna familiare alla corte, aggiungono elementi aneddotici e di celebrazione cortese.

La Bibbia svolse il ruolo di veicolo per un messaggio preciso: esibita agli ambasciatori e portata da Borso nel viaggio a Roma per ottenere il titolo ducale da papa Paolo II nel 1471, essa metteva in mostra la nobiltà, la pietas e la magnificenza del committente.

L'esilio e la dispersione

Dopo la devoluzione di Ferrara, il passaggio del governo della città allo Stato pontificio, nel 1598, la Bibbia seguì la dinastia estense a Modena, dove fu custodita nella Biblioteca Estense, con l'eccezione del periodo napoleonico, durante il quale i duchi ripararono a Treviso, portando con loro il prezioso manoscritto, ricollocato poi a Modena solo nel 1831. Nel 1859 l'ultimo duca, Francesco V d'Austria-Este, fuggì a Vienna portando con sé numerosi tesori, tra cui la Bibbia di Borso.

Nel 1868, una convenzione tra Italia e Austria sancì la restituzione di molti beni, ma tre codici miniati, tra cui la Bibbia, furono trattenuti dagli Asburgo. Dopo la Prima guerra mondiale e la dissoluzione dell'Impero austro-ungarico, l'arciduca Carlo I, in esilio in Svizzera, portò con sé la Bibbia.
Nel 1922, alla morte di Carlo, la vedova Zita di Borbone-Parma decise di venderla, affidandosi all'antiquario Gilbert Romeuf di Parigi. Questo suscitò l'interesse di collezionisti internazionali, secondo quanto riferiscono le cronache dell'epoca, in particolare americani.

Il ritorno in Italia

Fu Giovanni Treccani, imprenditore e mecenate, a salvare la Bibbia dalla dispersione. Informato della vendita da Giovanni Gentile, allora ministro della Pubblica Istruzione, Treccani si recò a Parigi e il 1° maggio 1923 acquistò la Bibbia per 3.300.000 franchi francesi.

Il racconto di Giovanni Treccani

«Bastò aprirne uno a caso, perché rimanessi abbagliato dalla bellezza incomparabile dei disegni, dalla freschezza purissima dei colori, dalla ricchezza smagliante delle miniature su fondo oro. L'opera non sembrava vecchia di quasi cinque secoli, ma recentissima, tanto limpidi erano i colori nelle loro sfumature stupende», con queste parole Giovanni Treccani descrive il suo stato d'animo quando, a Parigi, può finalmente ammirare per la prima volta l'opera.
«Iniziammo religiosamente l'esame del primo volume, tra la commozione generale; ad ogni pagina erano esclamazioni di meraviglia. Nessuno di noi aveva mai visto nulla di simile. Appassionato come sono di opere d'arte e di libri, trovandomi davanti a quel singolarissimo monumento di bellezza e di magnificenza, mi sentivo commosso fino alle lacrime».

Il ritorno a Modena

Il manoscritto fu portato a Milano, poi a Roma, dove fu presentato al re Vittorio Emanuele III. Il 3 novembre 1923, Treccani formalizzò la donazione allo Stato italiano.

Per ospitare l'opera si candidarono Roma, Milano, Ferrara e Modena. Anche grazie all'attivismo del direttore della Biblioteca Estense, Domenico Fava, il codice fu assegnato a Modena, dove tornò nel 1924. Quel «dono che resterà memorabile attraverso i secoli per la sua importanza e il suo valore», come lo definì Fava, ebbe un posto d'onore nella Sala Mostre, dove fu allestita la Mostra bibliografica permanente il 19 aprile 1925 alla presenza di Treccani, ormai senatore del regno, e di Giovanni Gentile.

La riproduzione integrale

Giovanni Treccani finanziò anche la riproduzione integrale della Bibbia, pubblicata nel 1937 in due volumi, con uno studio storico-artistico di Adolfo Venturi. La riproduzione fu un'impresa estremamente impegnativa, che richiese anni di lavoro e l'impiego delle tecnologie più avanzate dell'epoca.

Per effetto del gesto munifico, Treccani aspirava ad un titolo nobiliare. Arrivò per prima la nomina a senatore (vedi la scheda nel sito dell'Archivio storico del Senato), all'età di soli 47 anni, con regio decreto del 18 settembre 1924, per la categoria ventunesima dell'art. 33 dello Statuto (le persone che da tre anni pagano tremila lire d'imposizione diretta in ragione dei loro beni o della loro industria; nomina convalidata il 22 novembre e giuramento prestato il 2 dicembre).
Il titolo nobiliare di conte "degli Alfieri", sarà concesso dal Re solo il 28 ottobre del 1937, al completamento della redazione dell'Enciclopedia.
Il 18 febbraio 1925 Treccani aveva fondato infatti l'Istituto con il suo nome che si occupò della redazione di una Enciclopedia, di cui l'Italia, al contrario delle altre grandi potenze europee, era sprovvista. Giovanni Gentile sarebbe stato il direttore scientifico dell'opera in trentacinque volumi realizzati tra il 1929 e il 1937.

A Roma per il Giubileo, a cento anni dalla prima esposizione al pubblico

Nel 2025, in occasione del Giubileo, 102 anni dopo il ritorno in Italia e nel centenario della sua prima esposizione al pubblico nella città di Modena, la Bibbia torna per un breve periodo a Roma, nella Biblioteca del Senato, a Palazzo della Minerva.
L'evento ha un carattere di eccezionalità, poiché il manoscritto viene esposto al pubblico solo in rarissime occasioni.
È anche un ritorno simbolico: fu proprio a Palazzo della Minerva che, nel 1923, Treccani incontrò il ministro Giovanni Gentile e fu da questi convinto a farsi carico dell'acquisto della Bibbia di Borso d'Este.
E fu a Palazzo della Minerva che la donazione venne formalizzata, con atto di stipula del 3 novembre 1923, cofirmato da Gentile e Treccani.

Particolare del codice miniato
Particolare del codice miniato

L'arrivo della Bibbia di Borso d'Este a Palazzo della Minerva

Martedì 11 novembre, accompagnata dai responsabili della Biblioteca Estense, la Bibbia di Borso d'Este è arrivata a Roma, nella Biblioteca del Senato, ed è stata immediatamente collocata nella teca speciale al cui interno vengono costantemente mantenute le condizioni ottimali (temperatura, umidità, etc.) per la perfetta conservazione dell'opera.

Particolare del codice miniato

L'inaugurazione della mostra

Le riprese di SenatoTV nel giorno dell'inaugurazione, giovedì 13 novembre. Parlano la Vice Presidente del Senato Maria Domenica Castellone, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il Sottosegretario al Ministero della Cultura Gianmarco Mazzi, il Pro-Prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione della Santa Sede monsignor Rino Fisichella, il Direttore delle Gallerie Estensi Alessandra Necci, il Commissario straordinario per il Giubileo Roberto Gualtieri e il Presidente dell'Istituto della Enciclopedia Italiana Carlo Ossola.
La registrazione completa della cerimonia è disponibile nell'archivio della webtv del Senato.

Libro della Genesi

Sopra e a destra, le prime due pagine del Libro della Genesi

Libro della Genesi
Carta interna con fregi e vignetta con Davide con la testa di Golia

Carta interna con fregi e vignetta con Davide con la testa di Golia

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Carta iniziale del Libro di Giosuè

Carta iniziale del Libro di Giosuè

Carta iniziale del Vangelo di Luca

Carta iniziale del Vangelo di Luca

Carta iniziale della prima lettera di San Paolo a Timoteo

Carta iniziale della prima lettera di San Paolo a Timoteo

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Carta iniziale del libro di Tobia
Carta iniziale del libro di Tobia
Giovanni Treccani
Giovanni Treccani

Giovanni Treccani

Storia del Codice

Carta iniziale del libro di Tobia
Carta iniziale del libro di Tobia

Dopo la morte dell'arciduca Carlo d'Asburgo, nel 1922, la vedova Zita di Borbone-Parma decise di mettere in vendita la Bibbia di Borso d'Este, affidando l'incarico a Gilbert Romeuf, libraio parigino. L'antiquario napoletano Tammaro de Marinis ne venne a conoscenza e informò il governo italiano, in particolare il ministro dell'Istruzione Giovanni Gentile. Quest'ultimo si rivolse all'industriale Giovanni Treccani chiedendogli di intervenire e farsi carico dell'acquisto dell'opera.
"Spesso mi si chiede come sia nata l'idea dell'acquisto e della donazione allo Stato della Bibbia di Borso d'Este e come tale acquisto abbia potuto essere effettuato", scrive Giovanni Treccani all'inizio del libro in cui racconta la vicenda che lo vide protagonista: "La Bibbia di Borso d'Este: ricupero e riproduzione con uno studio di Adolfo Venturi e sei tavole a colori", edito nel 1942. Di seguito, alcuni brani tratti dalla copia conservata dalla Biblioteca del Senato. La scena descritta si svolge a Parigi, dove Treccani si trova il 1° maggio 1923 per incontrare Gilbert Romeuf.

[...] Il signor Romeuf alle ore 11 mi mandò a prendere in automobile, portandomi coi miei amici alla sua abitazione in Rue de Naples.
Colà, in una modesta sala, attendevano il suo banchiere ed un signore anziano che seppi poi essere il signor Amedeo Boinet. Dopo qualche minuto dí attesa, entrò il signor Romeuf con un gran fagotto sotto il braccio avvolto in carta da giornali, che posò accuratamente sul tavolo. Svolta la carta, comparve un magnifico damasco rosso del '500, che tuttora conservo : svolto il damasco, ecco apparire í due grandi volumi del formato di 30 X 40 centimetri e dello spessore ognuno di 10 centimetri circa.
Bastò aprirne uno a caso, perché rimanessi abbagliato dalla bellezza incomparabile dei disegni, dalla freschezza purissima dei colori, dalla ricchezza smagliante delle miniature su fondo oro. L'opera non sembrava vecchia di quasi cinque secoli, ma recentissima, tanto limpidi erano i colori nelle loro sfumature stupende.
Pare abbia potuto conservarsi tanto bene, anche perché spesso la preziosa Bibbia fu depositata a garanzia di prestiti, insieme con altri oggetti di gran valore, e quindi frequentemente sottratta agli sguardi e alle mani curiose e investigatrici.

Iniziammo religiosamente l'esame del primo volume, tra la commozione generale; ad ogni pagina erano esclamazioni di meraviglia. Nessuno di noi aveva mai visto nulla di simile.
Appassionato come sono di opere d'arte e di libri, trovandomi davanti a quel singolarissimo monumento di bellezza e di magnificenza, mi sentivo commosso fino alle lacrime.
Erano già passate tre ore quando, ancora sotto l'impressione provata, iniziai le trattative per l'acquisto.
Devo premettere che il Comm. De Marinis era riuscito a ridurre la richiesta al minimo assoluto di 3.600.000 franchi francesi, pari a circa cinque milioni e 500.000 lire.
Naturalmente non cercai di svalutare l'opera per ottenere ribassi, perché sarebbe stato ingenuo e assurdo; al contrario la magnificai come meritava, riconoscendo che il prezzo richiesto poteva anche essere equo, ma non accessibile per me, che avevo gíà fatto uno sforzo grandissimo arrivando alla cifra di tre milioni dí franchi, cioè a circa quattro milioni e mezzo di lire, mentre quanto avevo destinato alla fondazione era al massimo tre milioni e mezzo.
Dopo molte discussioni, vedendo il signor Romeuf irriducibile, lo guardai fisso negli occhi e gli dissi: «Eppure io so che a voi preme che la Bibbia ritorni ín Italia». Sorpreso egli mi rispose: «Che ne sapete Voi?».

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Senza volerlo avevo toccato la corda giusta perché — lo seppi dopo — l'ex imperatrice Zita aveva avuto dal signor Romeuf la promessa che avrebbe fatto il possibile perchè la Bibbia ritornasse in Italia, non certo per ragioni sentimentali, ma semplicemente per facilitarle le trattative in corso col Governo italiano nei riguardi delle proprietà degli Asburgo in Toscana.
La lettera dell'ex imperatrice, tuttora in mio possesso, lo dimostra.
Io però avevo buttato quella frase pensando logicamente che, essendo la Bibbia opera italiana, anche a lui avrebbe fatto piacere che ritornasse in Italia.

La copertina del libro di Giovanni Treccani Erano ormai le tre del pomeriggio (avevamo dimenticato anche la colazione) quando mi venne improvvisa l'idea del dono e dissi: «Signor Romeuf, Voi volete tre milioni e 600 mila franchi, io non ne ho a disposizione che tre: facciamo la via di mezzo, cioè 3.300 mila franchi e prendo impegno di fare dono della Bibbia allo Stato italiano».

Il mio banchiere Mosseri mi tirò per la giacchetta dicendomi sottovoce: «È naturalmente una manovra». Gli risposi: «No, manterrò l'impegno».
«Vous etes fou!» mi gridò.
Il signor Romeuf oscillò alquanto tra il sì e il no e poi finalmente si rimise al giudizio del signor Boinet, il quale approvò subito con entusiasmo, dicendo che aveva cercato di far acquistare la Bibbia al suo Governo per la Biblioteca dí Stato, ma, poichè mancavano i fondi, egli preferiva naturalmente che andasse in Italia, dove era accessibile anche ai Francesi, piuttosto che in America.

D'accordo stendemmo il contratto, contammo le pagine, sigillammo i volumi, convenendo il pagamento per il giorno 3 maggio, alle ore 11, presso la Banca Mosseri e Assayas, e finalmente andammo tutti insieme a far colazione al Bois de Boulogne: erano le quattro pomeridiane! Il signor Romeuf ci offerse una colazione da Duca Borso: ricordo che c'era un risotto rosa «aux écrevisses», un vero capolavoro. Ci alzammo da tavola alle ore 17,30. [...]

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Ultime di cronaca

Corriere della Sera del 7 maggio 1923

Il Corriere della Sera del 7 maggio 1923, con la notizia "Un industriale che acquista per 5 milioni un codice raro e lo offre in dono allo Stato"

Corriere della Sera del 10 giugno 1923

Il Corriere della Sera del 10 giugno 1923, "Cose viste": invitato da Giovanni Treccani ad una visione privata, il cronista descrive l'opera e ricorda le vicende del manoscritto

Corriere della Sera del 14 aprile 1937

Il Corriere della Sera del 14 aprile 1937: "La Bibbia di Borso d'Este riprodotta in 500 esemplari"

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Così le istituzioni democratiche continuano a conservare e proiettare saperi e conoscenze

Federico Silvio Toniato
Segretario Generale del Senato della Repubblica

Bontà, bellezza e giustizia appaiono intimamente connesse nel capolavoro unico che il Senato espone in occasione del Giubileo della Chiesa e del centenario del suo ritorno - per atto munifico del senatore del Regno Giovanni Treccani - al pubblico godimento presso la Biblioteca Estense di Modena.

La Biblia latina - meglio nota, dal suo committente, come Bibbia di Borso d’Este - è in sé stessa un'ulteriore traduzione: la traduzione che si fa trasfigurazione in immagini del testo sacro. Immagini che raffigurano scene e personaggi, immagini che riprendono concetti, e che con la bellezza e la perfezione della decorazione cercano di dare conto della bontà del contenuto. La stessa perfezione della calligrafia latina, che sembra soccombere sotto il soverchiante splendore della decorazione, ne è invece presupposto e causa. Così come l'interpretazione non segue, ma precede la traduzione, anche l'immagine anticipa e svela il significato della parola.

La creazione umana, attraverso la bellezza, prosegue l'opera della Creazione: per Borso d'Este, come per altri prìncipi, la bellezza era fonte e conferma della legittimazione del proprio potere, secondo il paradigma della reductio ad unitatem peculiare di quel tempo.

Anche oggi le istituzioni pubbliche, che traggono la loro legittimazione dalla sovranità popolare, e così le correlate amministrazioni, non vogliono rinunciare al ruolo di custodi di bellezza. A partire dai palazzi nei quali hanno sede e dei quali devono avere cura come una casa aperta a tutti i cittadini. A loro il compito di rendere nuovamente tangibili, visibili, comprensibili e apprezzabili questi scrigni di tesori: come la Biblioteca del Senato, che con l'occasione espone, accanto alla Bibbia, anche un proprio prezioso manoscritto quattrocentesco. Le istituzioni democratiche continuano a conservare e proiettare saperi e conoscenze che sono beni inclusivi dell'intera comunità che rappresentano.