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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 56 (Nuova Serie), aprile 2020

I Savoia: storia e letteratura in un'opera di Alexandre Dumas padre

La Biblioteca del Senato ha recentemente acquistato la prima edizione di una monumentale storia romanzata di casa Savoia articolata in quattro volumi: La Maison de Savoie depuis 1555 jusqu'à 1850. Roman historique par Alexandre Dumas. Ouvrage illustré de plus de 200 magnifiques planches dessinnées par les meilleurs artistes de Paris et de Turin (Torino, Perrin, 1852-1858). L'opera fu scritta da Alexandre Dumas padre durante i primi anni Cinquanta dell'Ottocento, mentre il grande scrittore francese trascorreva un breve periodo di vita in Piemonte, dopo aver lasciato Parigi a causa di problemi finanziari. Le vicende editoriali di questa edizione sono particolarmente interessanti e avventurose, un po' come il suo autore e i personaggi dei suoi romanzi, e ne hanno condizionato in maniera evidente la diffusione e la conoscenza.

Commissionato dall'editore torinese Claudio Perrin, il romanzo - come lo stesso Dumas ebbe modo di precisare in una lettera del 1854 - fu «scritto specificamente per l'Italia, o meglio per il Piemonte». Perrin ne pubblicò contemporaneamente due edizioni a uscite periodiche, una in francese e l'altra in italiano, pensate sostanzialmente per l'aristocrazia piemontese e savoiarda. La traduzione dal francese fu realizzata da Michelangelo Pinto, politico, diplomatico e giornalista romano, animatore del giornale satirico Don Pirlone, in esilio a Torino dopo la caduta della Repubblica romana. Entrambe le edizioni videro la luce nella capitale piemontese tra il 1852 e il 1858, in duecento cinquantuno fascicoli illustrati che si potevano acquistare sottoscrivendo una sorta di abbonamento, presso l'editore o le più importanti librerie del Regno.

L'esemplare acquisito dalla Biblioteca del Senato, completo di tutti i fascicoli e delle relative tavole illustrate, non fu mai rilegato. Presenta ancora i duecento cinquantuno fascicoli sciolti, perfettamente conservati nelle brossure a stampa con le quali furono distribuiti, e dalle quali è possibile ricavare numerose informazioni, particolarmente interessanti rispetto agli accordi tra l'editore e l'autore, alle modalità di pubblicazione, alle condizioni e ai costi per i sottoscrittori.

Il luogo di edizione, il numero di copie stampate su sottoscrizione per un pubblico definito, nonché la forma della pubblicazione a fascicoli, dovettero limitare notevolmente la circolazione dell'opera in Francia e favorirne la dispersione. Così, oggi, mentre il catalogo collettivo nazionale italiano censisce una ventina di esemplari per edizione, oltre la metà dei quali conservati in biblioteche di Torino e di città dell'ex Regno di Sardegna, l'omologo francese ne conta soltanto tre della sola edizione in francese, due dei quali custoditi a Nizza e Chambery, dunque, ancora, nel territorio del Regno.

La scarsa diffusione dell'opera oltr'Alpe portò con sé la conseguenza che biografi e bibliografi francesi di Dumas dimenticarono a lungo di citarla nei loro studi e di inserirla nelle edizioni delle sue opere. Così, quando nel 1985 l'abbate Lucien Chavoutier, storico della Savoia, ne trovò una copia in una libreria antiquaria di Torino, se ne era persa sostanzialmente la memoria. Le cronache annunciarono lo straordinario ritrovamento di un grande romanzo di Dumas, inedito in Francia e definito addirittura un'opera "inviata dalla Provvidenza, attraverso la persona del suo messaggero Chavoutier". Chi poteva immaginare - scrivevano i francesi - che il geniale scrittore avesse consacrato duemila pagine alla storia della Reale casa di Savoia?

Dumas scrive effettivamente una grande epopea di tre secoli di storia sabauda da Emanuele Filiberto a Carlo Alberto, in cui storia e finzione si mescolano, trasformando i protagonisti in veri e propri personaggi romanzeschi, con lo scopo dichiarato «di provare alle sue belle lettrici che vale più la storia scritta dai romanzieri che quella scritta dagli storici, prima di tutto perché quella è più vera e poi più divertente». In realtà, i contenuti de La Maison de Savoie non erano del tutto inediti, neanche per la Francia. Alcuni dei capitoli in cui si articola l'opera, infatti, erano stati in parte riutilizzati da Dumas in altri tre romanzi pubblicati tra il 1855 ed il 1864: Le page du duc de Savoie, La dame de volupté e Les deux reines. Restano tuttavia alcune parti non altrimenti edite fino al 1998, quando Chavoutier affidò la pubblicazione dell'opera, ritrovata qualche anno prima, all'editore savoiardo Fontaine de Siloé.

Un ricco apparato illustrativo corredava l'edizione di Perrin. Ogni dispensa, infatti, era arricchita da una o più tavole in litografia a due tinte o a colori, disegnate e incise da artisti italiani e francesi tra i quali Giovanni Arnaud, Guido Gonin, Celestin Nanteuil, e i fratelli Ferdinando e Carlo Perrin. Le tavole, nelle quali ai protagonisti e agli avvenimenti storici si affiancano, come nel testo, episodi e personaggi di fantasia, rappresentano gesta civili e militari, scene di vita quotidiana, intrighi di corte, amori e ritratti di principi e uomini di stato, dame e condottieri, costituendo un importante elemento di attrazione anche per il pubblico popolare.

L'opera di Dumas e l'edizione di Perrin, in effetti, forniscono uno spaccato notevole degli interessi storici e letterari della Torino alla vigilia dell'Unità d'Italia, e delle modalità di fruizione di una cultura popolare ma alta che, perfettamente in linea con l'idea di letteratura di Dumas, andava incontro alle istanze di tutti i lettori, seducendo il popolo senza perdere il favore del pubblico colto.

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