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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 56 (Nuova Serie), aprile 2020

Le costituzioni federali di civil law dell'Europa. Il Regno del Belgio

Abstract

Federalista per dissociazione, disomogeneo nelle sue unità costitutive, asimmetrico nel riparto delle competenze, lo Stato federale del Regno del Belgio presenta caratteristiche atipiche che lo rendono una realtà del tutto singolare nel panorama europeo. Da questo complesso sistema istituzionale, imperniato su obiettivi talvolta discordanti, la formula del vivre ensemble delle diverse comunità linguistico culturali ne è uscita a ogni modo vincente, come dimostra il buon esito dell'accordo sulle riforme costituzionali degli anni 2012-2014 che hanno consentito al Paese di superare definitivamente una delle più gravi crisi politiche verificatasi nel Regno.

1. Premessa

2. La vicenda costituzionale e l'evoluzione del principio federale

3. Struttura della Federazione

4. Riparto delle competenze legislative e delle risorse finanziarie

5. La partecipazione delle entità federate alla formazione del diritto dell'Unione europea

6. Il procedimento di revisione costituzionale e la Corte di giustizia costituzionale

7. Riferimenti e approfondimenti bibliografici

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1. Premessa

Con la sesta riforma dello Stato avviata negli anni dal 2012 al 2014, il Belgio esce da una gravissima crisi politica che, dal 2007 fino a tutto il 2010, non era stata in grado di dare un governo stabile al Paese. Grazie alla tenacia dell'esponente socialista vallone Elio Di Rupo e al senso di responsabilità dimostrato dai leaders delle principali formazioni politiche belghe si giunge, l'11 ottobre 2011, alla firma, tra le parti, di un accordo istituzionale (detto del papillon, dall'accessorio preferito indossato dal leader socialista). Esso costituisce la base programmatica sulla quale, il 6 dicembre dello stesso anno, Elio di Rupo ottiene la fiducia del Parlamento per il governo da lui presieduto: nel successivo mese di marzo viene votata la legge di riforma transitoria dell'art. 195 della Costituzione sulla procedura di revisione costituzionale, che consentirà di procedere alla realizzazione degli obiettivi dell'accordo in tempi molto più rapidi rispetto a quelli consentiti normalmente dalla Carta costituzionale.

L'approvazione delle leggi di riforma, la devoluzione agli enti federati di più ampi ambiti di competenza e di maggiori risorse finanziarie e l'avvio di un confronto negoziale tra fiamminghi e valloni su questioni irrisolte quali la definizione della condizione giuridica dei Comuni presenti nei territori di Bruxelles, Hal e Vilvorde, hanno consentito al sistema politico belga di riavviare il dialogo istituzionale per concentrarsi sulle possibili soluzioni alla crisi economica che, in questi anni, si abbatte sui Paesi europei.

L'esperienza di governo di Elio di Rupo cessa con le sue dimissioni nel 2014, lasciando l'incarico di Primo Ministro al liberale Charles Michel, attuale capo del governo belga.

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2. La vicenda costituzionale e l'evoluzione del principio federale

Il Regno del Belgio proclama la sua indipendenza dai Paesi Bassi nel novembre del 1830. Il compito di redigere una nuova Costituzione viene affidato a una apposita Assemblea Costituente (il Congresso Nazionale) che elabora e approva il 7 febbraio 1931 un testo fondato su due principi fondamentali: la forma monarchica e il bicameralismo. Il testo costituzionale, ancora oggi vigente sebbene più volte emendato, mantiene inalterata la monarchia parlamentare come formula di governo anche se la riforma costituzionale del maggio del 1993 ne ha mutato ufficialmente la forma di Stato da unitario a federale.

In realtà il processo di federalizzazione del Belgio muove i suoi primi passi nel periodo tra le due guerre mondiali, con l'abolizione del bilinguismo (francese e fiammingo) di stato e l'istituzione del monolinguismo su base regionale. All'origine di quella che sarà nel 1993 la scelta federale stanno infatti da un lato le rivendicazioni autonomiste e culturali delle due grandi comunità, la fiamminga e la francofona, in cui si identifica e si distingue il popolo belga, dall'altro la presenza comunque di un forte movimento d'opinione a sostegno dell'unità del Paese che invece auspica un adeguamento dell'ordinamento in grado di equilibrare le istanze delle due grandi comunità. Da queste tre esigenze contrapposte nasce l'atipicità del federalismo belga che si compendia nelle seguenti caratteristiche: in primo luogo, la sua formazione per dissociazione e la dinamica centrifuga della sua evoluzione (il patto federale nasce al fine di evitare la dissoluzione di uno Stato originariamente unitario), in secondo luogo la sua particolare struttura costituita da entità politiche non omogenee (le Comunità aventi natura linguistico culturale; le Regioni riferibili a realtà economico sociali circoscritte al territorio) che determina necessariamente un sistema di relazioni federali estremamente complesso e sostanzialmente asimmetrico nell'attribuzione delle competenze.

Con la citata sesta riforma dello Stato (2012-2014) il legislatore è intervenuto nel solco di tale particolare impostazione, ma con l'intento da un lato di razionalizzare le strutture dello Stato centrale al fine di rendere la sua azione maggiormente efficace e trasparente (riforma della composizione e del ruolo del Senato, modifica della durata della legislatura per l'introduzione del principio di simultaneità in Costituzione relativamente alla coincidenza tra elezioni regionali, federali ed europee), dall'altro di ampliare l'ambito delle competenze e delle risorse finanziarie da devolvere alle entità federate. Con la riforma, inoltre si è voluto dare una soluzione definitiva alla questione - aspramente dibattuta e mai sanata - della circoscrizione elettorale e giudiziaria di Bruxelles-Halles-Vilvorde, procedendo alla creazione di due procure separate e alla scissione della circoscrizione elettorale in due distinte e separate (una bilingue per Bruxelles con candidati e partiti sia neerlandofoni sia francofoni e in una interamente neerlandofona per le cittadine di Hal e Vilvoorde, che ricadono in territorio fiammingo).

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3. Struttura della Federazione

La Costituzionedefinisce il Regno del Belgio come uno Stato federale composto da tre Comunità linguistiche (fiamminga, francese e tedesca) e da tre Regioni (Fiandre, Bruxelles-Capitale e Vallonia).

Al vertice della Federazione è il Re, capo dello Stato e rappresentante della Nazione. Il suo ruolo di monarca repubblicano, così come disegnato dai costituenti nel 1831, ne suggella l'irresponsabilità politica per cui ogni atto del sovrano non ha effetto se non è controfirmato da un ministro che se ne assume la responsabilità. Dal punto di vista politico egli partecipa sia dell'attività legislativa con il potere di iniziativa e di sanzione delle leggi, decreti e regolamenti, sia del potere esecutivo attraverso il conferimento ai leaders politici di incarichi esplorativi e di mandati per la formazione del Governo federale. Al sovrano spetta infine lo scioglimento delle Camere, il comando delle Forze Armate e il potere di grazia.

Il Governo federale è costituito dal Primo Ministro e dal Consiglio dei ministri che deve essere composto, in numero eguale, da ministri di lingua francese e di lingua olandese. Il Governo è responsabile dinanzi alla Camera dei Rappresentanti ed è obbligato a dimettersi qualora la Camera voti una mozione di sfiducia con l'indicazione del suo eventuale successore.

Con la riforma costituzionale del 2014 si è intervenuto in modo radicale nella definizione della composizione e del ruolo delle due Camere del Parlamento. È la Camera dei rappresentanti, formata da 150 deputati eletti ogni 5 anni a suffragio universale diretto, la vera assemblea politica del sistema: ad essa spetta accordare o negare la fiducia al Governo federale, il potere di inchiesta e la potestà legislativa esclusiva - da esercitare congiuntamente con il Re - sulle materie elencate all'art. 74 della Costituzione, quali ad esempio le leggi relative alla responsabilità civile e penale dei ministri del Re, i bilanci preventivi e consuntivi dello Stato e, in generale, su tutte le materie che non siano tassativamente elencate agli articoli 77 e 78 della Costituzione per le quali invece è previsto l'intervento del Senato. L'iter legislativo di tipo monocamerale rappresenta oggi in Belgio la procedura prevalente di approvazione delle leggi ordinarie.

Il Senato, ridimensionato nelle competenze e ridotto nel numero dei suoi membri a 60 unità, è diventato definitivamente, nell'intenzione del legislatore, l'organo di rappresentanza delle entità federate: esso si compone di 50 senatori non più eletti, ma designati dai parlamenti delle Regioni e delle Comunità (29 appartenenti al gruppo linguistico neerlandofono, 20 appartenenti a quello francofono e 1 proveniente dalla Comunità germanofona) mentre 10 sono cooptati (6 designati dai 29 senatori fiamminghi e 4 dai senatori francofoni).

L'intervento della Camera Alta in ambito legislativo viene limitato dalle nuove disposizioni costituzionali alle due categorie delle "bicamerali integrali" (art. 77 Cost.) e delle "bicamerali virtuali" (art. 78 Cost). Per le prime, il Senato esercita il suo potere su un piano di assoluta parità con la Camera dei Rappresentanti. Oltre alle leggi speciali, richieste dalla Costituzione per la regolazione di determinate materie e che per la loro approvazione necessitano delle maggioranze rinforzate previste dall'art. 4 della Costituzione, rientrano in tale categoria le leggi di revisione costituzionale, quelle riguardanti le istituzioni della Comunità germanofona, le leggi sul finanziamento dei partiti politici e sul controllo delle spese elettorali e infine le leggi sull'organizzazione del Senato e sullo status di senatore. Nella categoria delle "bicamerali virtuali" sono ricomprese le leggi ordinarie che disciplinano le materie elencate all'art. 78 della Costituzione: in questi casi il progetto di legge, prima di essere approvato in via definitiva dalla Camera dei Rappresentanti, deve essere trasmesso al Senato che, su richiesta della maggioranza dei suoi membri e con l'assenso di almeno un terzo di ciascun gruppo linguistico può dichiarare entro 15 giorni di voler esaminare il progetto. Entro i 30 giorni seguenti il Senato può decidere di non emendare il progetto o di approvare il progetto dopo averlo modificato. In ogni caso è la Camera bassa a decidere in via definitiva se approvare o meno il testo con le modifiche eventualmente apportate dai senatori senza che il progetto ritorni all'esame della Camera Alta.

Tra le altre funzioni attribuite al Senato belga vi è il potere di nomina - per la quota di spettanza - dei giudici costituzionali, dei giudici della sezione del contenzioso amministrativo del Consiglio di Stato e dei membri non togati del Consiglio superiore della Giustizia. Di particolare rilevanza ai fini della garanzia del principio federale è infine il mantenimento in capo al Senato della funzione consultiva: tale attività si esprime sia con l'elaborazione di una relazione informativa (su richiesta di 15 senatori, della Camera dei Rappresentati, di un Parlamento di comunità o regione o del Re) su temi che possano incidere sulle competenze attribuite alle comunità o alle regioni, sia attraverso il parere (non vincolante) sui conflitti di interesse sollevati dalle entità federali e ai quali il Comitato di concertazione non sia stato in grado di rispondere nei termini richiesti.

Per quanto riguarda gli enti federati, occorre premettere che - contrariamente a quanto accade nella maggior parte degli Stati federali - essi non godono di autonomia costituzionale: la loro organizzazione non risponde a fonti normative elaborate autonomamente dai preposti organi comunitari e regionali, ma a fonti federali (la Costituzione o le leggi speciali).

Elementi costitutivi della Federazione sono le tre Comunità neerlandofona, francofona e germanofona e le tre Regioni Vallone (che comprende le province Brabante Vallone, Hainaut, Liegi, Lussemburgo e Namur), fiamminga (che include le province di Anversa, Brabante fiammingo, Fiandra occidentale, Fiandra orientale e Limburgo) e la Regione di Bruxelles - Capitale. Frontiere linguistiche e frontiere territoriali non sempre coincidono e questo risulta essere l'elemento chiave della complessità del sistema federale belga a causa del quale le competenze spettanti ai diversi enti spesso s'intrecciano e si sovrappongono.

Sia le Comunità quanto le Regioni sono dotate ciascuna di un proprio Parlamento composto da mandatari eletti per un periodo di 5 anni e di un Governo i cui componenti sono designati dalla maggioranza dei membri delle assemblee politiche: ad eccezione della Comunità germanofona e della Regione di Bruxelles-Capitale, l'organizzazione dei pubblici poteri delle entità federate è regolata da leggi speciali, ovvero da quelle leggi approvate dal Parlamento federale con la maggioranza qualificata prevista all'art. 4 della Costituzione. Esse inoltre godono di un potere normativo primario che si esprime in decreti e ordinanze e possono stipulare accordi internazionali nelle materie di loro esclusiva competenza. L'art. 137 della Costituzione poi consente ai Parlamenti delle due Comunità francofona e fiamminga, così come ai loro Governi, di esercitare le competenze spettanti alle rispettive Regioni secondo condizioni e modalità previste da apposite leggi speciali. Tale possibilità è stata raccolta esclusivamente dalla Comunità di lingua olandese che ha assunto le competenze della Regione fiamminga, mentre la Comunità francofona ha preferito mantenere distinte l'entità comunitaria dall'entità regionale.

La Regione di Bruxelles-Capitale presenta delle caratteristiche peculiari per il suo essere sostanzialmente una regione bilingue. Creata nel 1989 e dunque nove anni più tardi rispetto all'istituzione delle altre due Regioni belghe, essa è regolata da uno speciale statuto in considerazione del suo essere contemporaneamente capitale del Belgio, sede delle maggiori istituzioni dell'Unione Europea e territorio di coesistenza dei due gruppi linguistici fiammingo e francofono. Il suo Parlamento è formato da 75 membri eletti direttamente a suffragio universale sulla base di liste concorrenti a base linguistica. La legislatura dura 5 anni. La prevalenza del gruppo linguistico francese nella Regione di Bruxelles rende la componente fiamminga minoritaria in ambito parlamentare e, al fine di creare una pacifica convivenza tra i due gruppi linguistici sono stati approntati una serie di istituti a garanzia e tutela delle minoranze. Tale è, ad esempio, la sonnette d'alarme, strumento presente anche nel Parlamento federale, che permette a un gruppo linguistico di interrompere la procedura parlamentare per l'approvazione di un testo nel caso in cui esso ritenga che la proposta contenga disposizioni che minaccino i suoi diritti legittimi, aprendo una fase di negoziazione dinanzi all'esecutivo.

Il Governo della Regione è affidato a un Consiglio di 5 membri eletti dall'assemblea parlamentare a maggioranza assoluta, e presieduto da una personalità scelta di comune accordo tra i diversi gruppi linguistici.

Oltre allo statuto bilingue della Regione, garantiscono il vivre ensemble delle due comunità la natura ibrida delle norme contenute nelle ordonnaces con le quali il Parlamento di Bruxelles esercita le proprie competenze e la possibilità, prevista dal nuovo art. 135 bis della Costituzione, di poter regolare anche materie biculturali, in genere affidate alla regolamentazione residuale dell'autorità federale. Tali ordonnaces sono sottomesse a un regime in deroga per quanto riguarda il controllo di legittimità rispetto a norme aventi superiore forza di legge e, inoltre, passibili di essere sospese dal Re, tramite delibera del Consiglio dei ministri, se contrastanti con il ruolo internazionale e la funzione di capitale del Regno di Bruxelles.

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4. Riparto delle competenze legislative e delle risorse finanziarie

Con l'ultima riforma costituzionale v'è stato un ampio trasferimento di competenze in capo agli enti federati. Il loro riparto risponde tendenzialmente al principio della esclusività: spetta alle Comunità la legislazione sull'uso della lingua, le attività culturali, l'istruzione e la cooperazione internazionale e, in genere, su tutte le materie così dette "personalizzabili" ovvero che si riferiscono ai bisogni e al benessere degli individui; è invece compito delle Regioni la disciplina sulle materie elencate da apposite leggi speciali (prima tra tutte la legge dell'8 agosto 1980) e riguardanti competenze essenzialmente di tipo economico-territoriale (ad esempio il governo del territorio, il lavoro, l'agricoltura, la previdenza, la politica economica, ecc.).

Per quanto riguarda la potestà legislativa federale, l'art. 35 della Costituzione stabilisce il suo esercizio soltanto nelle materie tassativamente elencate nel testo costituzionale, ma il legislatore non ha ancora provveduto in tal senso, attribuendo di fatto all'autorità federale una competenza residuale altrimenti attribuita agli enti federati. Esistono comunque alcune norme costituzionali che già assegnano in modo esplicito all'autorità centrale il potere di legiferare su alcune materie quali, ad esempio, l'organizzazione della giustizia e della forza pubblica (artt. 77 e 182), la difesa del territorio e la sicurezza della collettività (art. 167) e, in generale tutti quei settori in cui essa è chiamata a garantire l'uniformità di trattamento, l'uguaglianza di accesso ai servizi e la libertà di scelta dei cittadini. È da notare, in ultimo, che la normazione attinente alla funzione giurisdizionale resta di totale competenza dell'autorità federale.

Le disposizioni legislative prodotte dai diversi enti della Federazione hanno tutte la medesima forza di legge: non esiste dunque una prevalenza del diritto federale su quello delle autorità federate. La Costituzione prevede tuttavia, all'art. 137, un particolare meccanismo di mobilità orizzontale delle competenze: con legge speciale i parlamenti e i governi rispettivamente delle Comunità francofona e fiamminga, «possono esercitare le competenze rispettivamente proprie della Regione vallona e della Regione fiamminga, alle condizioni e secondo le modalità stabilite dalla legge». Di questa mobilità ha approfittato la Comunità fiamminga che ha assorbito le competenze spettanti alla regione delle Fiandre.

L'assetto sin qui esaminato sembrerebbe escludere la possibilità di una attività normativa di tipo concorrente: in realtà, la riforma costituzionale del 2014, oltre al trasferimento della potestà legislativa di blocchi di materie dallo Stato centrale agli enti federati, ha comunque cercato di razionalizzare il riparto delle competenze prevedendo forme di collaborazione tra i diversi livelli di governo su determinate materie attraverso strumenti di concertazione, quali le conferenze interministeriali e l'adozione di accordi di cooperazione tra le collettività politiche sull'esercizio congiunto di talune attività e la creazione e gestione di servizi comuni.

In questo ambito, particolare rilevanza assume il Comitato di concertazione, un organo speciale istituito nel 1980 cui viene attribuito il compito di prevenire conflitti, sia di competenza che di interesse, che possono insorgere tra le entità federate. Il Comitato è composto da 12 membri: il Primo Ministro, che lo presiede, 5 membri del Governo Federale, il Presidente e un membro del Governo fiammingo, il Presidente del Governo della Comunità francese, il Presidente del Governo vallone, il Presidente (normalmente francofono) e un esponente fiammingo del Governo della Regione di Bruxelles-Capitale. Il parere del Comitato non è vincolante, ma la procedura di conciliazione da esso posta in essere ha svolto in questi anni un ruolo di primo piano soprattutto nella composizione dei conflitti di interesse, che intervengono ogni qual volta un ente federato si senta leso o minacciato nei propri obiettivi dall'iniziativa normativa di un altro ente federato. La procedura, in particolare, vede un ruolo attivo del Senato nel caso in cui l'organo non riesca a esprimersi unitariamente: spetta allora alla Camera Alta inviare entro trenta giorni al Comitato un parere motivato sulla questione. Dal punto di vista giuridico, anche la pronuncia del Senato non è vincolante, ma la sua rilevanza resta comunque politica in quanto finalizzata a preservare l'equilibrio del complesso assetto federale del Belgio.

Anche dal punto di vista del federalismo fiscale, la riforma costituzionale ha modificato profondamente l'assetto preesistente, aumentando in modo considerevole la quota dei trasferimenti finanziari da destinare alle entità federate. In mancanza di una precisa normazione di rango costituzionale, la disciplina di dettaglio è affidata allo strumento della legge speciale sulla base dei seguenti inderogabili principi: perequazione e solidarietà tra gli enti federati (con fondi di perequazione per il sostegno delle regioni meno ricche), la clausola del c.d. juste retour (per la quale le quote delle tasse riscosse dalla Federazione nei territori più ricchi e da destinarsi all'ente federato devono godere di importi supplementari), il principio della neutralité budgétaire e della lealtà fiscale (per la quale, ad esempio, non è possibile modificare la progressività dell'imposta sulle persone fisiche), e infine il divieto di doppia imposizione. Si tratta di principi in parte confliggenti tra loro, che mettono in evidenza il ruolo ancora prevalente dello Stato centrale in materia fiscale e il carattere asimmetrico del sistema dovendosi distribuire e/o riconoscere risorse a entità federate dalla natura e dalle competenze fondamentalmente diverse: se infatti le Regioni hanno ottenuto con la riforma il riconoscimento esclusivo della titolarità di determinate imposte, oltre a partecipare di quote del gettito fiscale federale, le risorse finanziarie delle Comunità dipendono esclusivamente dalla loro compartecipazione ai prelievi stabiliti dalle autorità federali.

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5. La partecipazione delle entità federate alla formazione del diritto dell'Unione europea

L'integrazione europea ha avuto in Belgio, e in particolare nella capitale Bruxelles, un impatto sicuramente più forte che per qualsiasi altro membro dell'Unione. La capitale belga, infatti, è una delle tre sedi ufficiali delle istituzioni europee insieme alle città di Lussemburgo e Strasburgo. È nel quartiere europeo di Bruxelles che risiedono stabilmente gli uffici della Commissione europea, del Consiglio dell'Unione europea e in parte del Parlamento dell'Unione.

Nel silenzio della Costituzione, è un accordo di cooperazione (Accord de coopération entre l'État fédéral, les Communautés et les Régions, relatif à la représentation du Royaume de Belgique au sein du Conseil des ministres de l'Union européenne) - stipulato nel 1994 e parzialmente modificato nel 2003 in seguito alla regionalizzazione dell'agricoltura e della pesca - che regola il coordinamento della politica europea tra lo Stato centrale e le entità federate e organizza la rappresentanza belga nelle istituzioni europee.

Per quanto riguarda il coordinamento esso è affidato alla Direction générale Coordination et Affaires européennes (DGE) che attraverso una serie di riunioni, stabilisce - di concerto con i rappresentanti dei governi e dei dipartimenti competenti della Federazione e degli enti federati - la risposta politica del Belgio rispetto alle materie all'ordine del giorno europeo. Una volta definita la posizione al riguardo, il ministro degli Affari Esteri federale invia le istruzioni alla Rappresentanza permanente. Il ministro che rappresenta il Belgio nel Consiglio dell'Unione europea deve sostenere la posizione decisa in seno alla DGE, salvo i necessari adattamenti eventualmente dettati da situazioni di emergenza.

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6. Il procedimento di revisione costituzionale e la Corte di giustizia costituzionale

L'art. 195 della Costituzione belga prevede un procedimento particolarmente complesso in caso di modifica delle disposizioni costituzionali. L'iter si articola in tre fasi distinte nelle quali le due Camere del Parlamento agiscono su un piano di assoluta parità: la prima riguarda l'approvazione - con la maggioranza assoluta dei membri di entrambi i rami dell'Assemblea - di una dichiarazione relativa alla volontà delle Camere di modificare la Costituzione e la sua pubblicazione; la seconda consiste nello scioglimento automatico del Parlamento e nella convocazione di nuovi comizi elettorali; l'ultima fase spetta ai membri eletti delle nuove Camere che non sono vincolati dalla dichiarazione, ma nel caso intendano procedere devono comunque farlo nei limiti consentiti dal documento pubblicato. L'approvazione della legge di revisione costituzionale deve avvenire alla presenza dei due terzi dei membri di ciascuna Camera e dovrà essere votata da almeno due terzi dei voti validamente espressi.

Una volta sanzionata e promulgata dal Re, la legge viene pubblicata sul "Moniteur belge" ed entra immediatamente in vigore. Diverse sono state le critiche mosse dalla dottrina a tale procedura sia per la mancata previsione di un coinvolgimento diretto degli enti federati alla revisione del testo costituzionale, sia per la sua intrinseca complessità. Riguardo a quest'ultimo punto, abbiamo già ricordato come sia stata adottata una norma transitoria contenente un procedimento di revisione in deroga a quanto previsto dall'art. 195 della Costituzione in modo da consentire un iter più rapido per l'approvazione delle riforme costituzionali degli anni 2012 e 2014 con l'esclusione della fase dello scioglimento delle Camere: diversi studiosi hanno considerato tale legge transitoria una vera e propria rottura costituzionale, altri hanno giustificato l'intervento legislativo come una soluzione temporanea a una situazione di gravissima crisi.

Garante infine del principio di lealtà federale e della corretta collaborazione tra le entità federate e la Federazione è la Corte costituzionale del Belgio. Istituita con il nome di Cour d'arbitrage il 1° ottobre del 1984, e divenuta Corte costituzionale con la legge di riforma del 7 maggio 2007, il tribunale delle leggi è composto da 12 giudici, nominati a vita dal Re, sulla base di una doppia lista predisposta dal Parlamento e adottata a maggioranza di due terzi da ciascuna delle due Camere. I componenti devono appartenere per metà al gruppo linguistico francese, per l'altra metà a quello fiammingo, tenendo conto che almeno uno tra i 12 magistrati dovrà possedere una buona conoscenza del tedesco. Ogni gruppo linguistico nomina un proprio presidente che, a turno con gli altri, assumerà per un anno la Presidenza della Corte. Uno dei compiti principali dell'organo nell'ambito del controllo di legittimità costituzionale degli atti aventi forza di legge sta nella risoluzione dei conflitti di competenza attraverso la verifica della conformità delle leggi, dei decreti e delle ordinanze alle disposizioni costituzionali e legislative che ripartono le competenze tra lo Stato, le Comunità e le Regioni. La Corte può essere adita sia dal Governo federale, comunitario o regionale, sia dal Presidente di una delle Assemblee legislative, sia da qualsiasi persona fisica o morale che abbia interesse specifico all'annullamento di una disposizione di legge che, se ritenuta non conforme, viene cancellata dall'ordinamento giuridico.

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7. Riferimenti e approfondimenti bibliografici

Le costituzioni federali di civil law dell'Europa. Il Regno del Belgio. Percorso bibliografico nelle collezioni del Polo bibliotecario parlamentare.

Si suggerisce inoltre la ricerca nel Catalogo del Polo bibliotecario parlamentare e nelle banche dati consultabili dalle postazioni pubbliche della Biblioteca.

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