Discorsi

Anteprima del film "I Fratelli De Filippo"

Teatro San Carlo, Napoli

06 Dicembre 2021

Buonasera a tutti.
Saluto il Presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, il Sottosegretario Amendola, il Sindaco, Gaetano Manfredi, il Sovrintendente Lissner e tutte le Autorità presenti.
Ringrazio l'Amministratore delegato di Rai Cinema, Paolo Del Brocco, per il gradito invito.
Sono davvero felice di essere qui per condividere questa bella serata di cinema, teatro e cultura in occasione della proiezione del film di Sergio Rubini dedicato a Eduardo, Titina e Peppino De Filippo.
Una produzione ambiziosa e prestigiosa che ha già ricevuto gli applausi della critica e della stampa specializzata.

Desidero congratularmi con tutti coloro che vi hanno lavorato con grande professionalità e passione.
Dai produttori al regista e sceneggiatore Sergio Rubini, dai talentuosi protagonisti e a chi da dietro la cinepresa ha curato ogni dettaglio del film: costumi, fotografia, musiche, montaggio.
Il vostro impegno è un autentico omaggio a un orgoglio italiano conosciuto e acclamato in tutto il mondo.
Un orgoglio che nasce, come questo film ci ricorda, da un'importante storia di riscatto personale e sociale.
La storia di tre figli d'arte che dal padre, Eduardo Scarpetta, avevano ereditato il talento ma non il cognome, perché nati da una relazione fuori dal matrimonio.
Una madre premurosa che affrontando mille sacrifici e tante umiliazioni si fa in quattro per crescere i tre fratelli continuando a rivendicare quello che sarà uno dei temi cari alle commedie di Eduardo: "i figli sono tutti uguali".

Ed è proprio in quest'infanzia difficile che mette radici nei tre fratelli De Filippo quell'esigenza di affermazione personale, oltre che artistica, che avrebbe ispirato tutta la loro carriera, insieme al sogno di vedere il proprio nome - o meglio quello della madre - sui manifesti dei teatri e dei cinema di tutto il mondo.
Il resto è storia.

La storia del teatro dialettale napoletano che grazie ai loro inarrivabili talenti acquista una dimensione nazionale e diventa una delle più celebrate espressioni del teatro italiano.
E la storia del teatro italiano che nei fratelli De Filippo trova una nuova importante vena creativa e nuovi stili narrativi e interpretativi che hanno fatto scuola e ispirato generazioni di donne e uomini di spettacolo.
Penso alla comicità espressiva di Peppino: brillante, travolgente, spontanea, imprevedibile e mai banale.
Penso a come Titina sapeva magistralmente calarsi in ogni ruolo, alla naturalezza della sua recitazione, ai tanti personaggi a cui ha dato voce, emozioni, vita.

Un'artista incredibile che, come donna, ha dovuto affrontare molti più ostacoli e pregiudizi dei fratelli per affermare il proprio talento e le proprie capacità.
Ma penso soprattutto a Eduardo.
Un gigante tra i giganti.

Drammaturgo, poeta, regista, attore, sceneggiatore, direttore artistico: per il teatro Eduardo ha fatto ogni cosa e ogni cosa che ha fatto è stata eccezionale.
Nessuno come Eduardo è riuscito a far amare al pubblico un teatro che non fosse solo intrattenimento, commedia e fantasia, ma anche verità e impegno sociale.
Ha portato in scena, con intelligenza e ironia, la complessità dell'esistenza umana libera da maschere, farse e caricature, descrivendone con maestria i lati comici, i risvolti drammatici, le fragilità, le amarezze e le delusioni interiori.
Accanto al tema della famiglia, forse il più ricorrente ed esplorato nelle opere di Eduardo, ogni suo lavoro può essere letto come il racconto di un capitolo della nostra storia.
C'è la miseria, la guerra, la dignità calpestata, la voglia di riscatto e di rinnovamento dei primi anni Cinquanta del secolo scorso; c'è la società del benessere e dei consumi sfrenati degli anni '60; c'è la crisi dei valori morali e identitari di una società in cui gli esami non finiscono mai.

Da Eduardo abbiamo imparato che la commedia può anche educare ed essere strumento prezioso di crescita umana, culturale e sociale.
Può far ridere, commuovere, innamorare, piangere e provocare infinite emozioni nello spettatore.
Ma deve soprattutto farlo pensare; interrogarsi e riflettere su ciò che vede in scena e su ciò che deve vedere nella vita di ogni giorno.
Che nel teatro di Eduardo è la stessa realtà.
Solo raccontata con le parole giuste per non essere dimenticata una volta calato il sipario.
Un impegno civico che Eduardo De Filippo ha proseguito anche quando la nomina a Senatore a vita, di cui quest'anno ricorre il quarantesimo anniversario, lo ha portato nell'Aula legislativa di Palazzo Madama.

Solo lui poteva permettersi di dire: "non chiamatemi senatore, ci ho messo una vita a diventare Eduardo", senza sminuire il prestigio istituzionale di un titolo e di una responsabilità che egli sentiva molto forte ed a cui ha dedicato gli ultimi anni della sua vita continuando a battersi per i diritti e la dignità dei più fragili e dei più deboli.

Il suo primo intervento nell'aula del Senato, dedicato ai giovani detenuti dell'Istituto minorile "Filangieri" di Napoli è un testamento morale che egli ha consegnato alle Istituzioni e alla Politica.
Un'esortazione a non lasciare mai nodi irrisolti; ad affrontare sempre doveri e responsabilità come individui e come società; ad essere costruttori di speranze e di opportunità per le generazioni di oggi e per quelle di domani.
Ed è nel solco di questo spirito che ritrovarci stasera deve essere un'occasione per rivolgere un forte pensiero ai tanti italiani che vivono di arte, cultura e spettacolo.
Un intero comparto produttivo che nel nostro Paese da' lavoro a più di un milione di artisti, professionisti, maestranze di grande esperienza e talento.

Un mondo che ha pagato un prezzo terribile al COVID e che adesso va aiutato e messo in condizione di riscattare i tanti sacrifici di cui si è fatto carico durante le fasi più drammatiche dell'emergenza.
Ripartire significa anche tornare a vivere l'emozione di una "prima" cinematografica o sentire di nuovo il suono della "campanella" che annuncia l'inizio dello spettacolo.
Significa rilanciare la creatività, lo spirito d'intraprendenza e la bellezza di un'Italia che nell'arte e nella cultura affonda le proprie radici.
Una bellezza che questa sera ha un nome che tutti amiamo e che Napoli, in particolare, porta nel cuore: De Filippo.
Eduardo, Titina e Peppino.

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