Discorsi

Riunione della Commissione permanente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa

Discorso del Presidente del Senato Elisabetta Casellati alla Camera dei Deputati

25 Novembre 2021

Presidente della Camera, on. Roberto Fico,
Presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, on. Rik Daems,
Ministro degli esteri, on. Luigi Di Maio,
Presidente della Delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea del Consiglio d'Europa, on. Marta Grande,
Presidente della Commissione affari esteri della Camera, on. Piero Fassino,
Onorevoli componenti della Commissione permanente dell'Assemblea del Consiglio d'Europa,
Gentili parlamentari,

è per me un grande piacere portare il saluto del Senato della Repubblica a questa riunione della Commissione permanente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa in occasione dell'inizio del semestre di presidenza italiano.
Il 2021 è stato un anno particolarmente importante per la proiezione internazionale dell'Italia.

L'Italia ha presieduto con successo il G20 ed è stata partner del Regno Unito nella presidenza della COP26, guidando con saggezza processi multilaterali di cruciale rilevanza. Risultati significativi si sono registrati sia nell'avanzamento del dialogo sulle sfide più difficili che nella costruzione del consenso internazionale sulle strategie e le azioni comuni da adottare in molti campi.

Questo ruolo di facilitatore dei processi politici trova ora una sua naturale prosecuzione nell'avvio della Presidenza italiana di turno del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa.
Del resto, l'impegno al servizio del multilateralismo rappresenta l'unico metodo e lo strumento più efficace per affrontare sfide globali sempre più complesse e integrate.

L'emergenza pandemica, la crescita sostenibile e inclusiva, l'equilibrio climatico e ambientale, la sicurezza e la stabilità di diverse regioni del mondo sono priorità che l'Italia, con il pieno e fattivo coinvolgimento del Parlamento, ha messo decisamente al centro della propria agenda di politica estera e le ha condivise con i partner europei e globali.

A queste priorità si unisce quello che definirei il "codice genetico" del nostro continente, e su cui si concentra in particolare il vostro lavoro, il lavoro del Consiglio d'Europa: la promozione della democrazia e dei diritti umani.

L'azione che il Consiglio d'Europa svolge per rafforzare la qualità delle democrazie pluraliste, garantire la libertà di opinione, difendere i diritti umani, lottare contro il razzismo e la discriminazione e promuovere la parità di genere è un patrimonio preziosissimo non solo per l'Europa ma per l'intera comunità internazionale.

I progressi fin qui maturati in questi campi sono indiscutibili, ma non possono essere dati per scontati. Specie in tempi di prolungata crisi economica e di mutamento degli scenari geopolitici, lo stato di salute delle democrazie e dei diritti fondamentali merita la massima attenzione, perché sono molti i segnali di pericolo e di arretramento che in questi settori recepiamo ormai con chiarezza.

E oggi, 25 novembre, è una giornata speciale. E' la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Grazie quindi al Presidente Daems e a Marta Grande per avere incluso nella vostra agenda un confronto su questo tema, che mi sta particolarmente a cuore.

La violenza contro le donne continua a essere una piaga diffusa ovunque nel mondo - penso alla situazione in Afghanistan, sulla quale non deve cadere il silenzio - ed è nostro dovere istituzionale e politico agire con determinazione per sradicare questo fenomeno che calpesta diritti umani fondamentali e rappresenta uno dei principali ostacoli al raggiungimento della parità di genere.

Questa piaga non è stata risanata, anzi, più di altre forme di violenza tende ad aggravarsi in periodi di crisi - come quello della pandemia - quando si amplificano le tensioni domestiche e familiari che spesso le fanno da sfondo. Diverse le forme in cui si manifesta: violenza fisica, psicologica, sessuale, economica, lavorativa, digitale e in tanti, troppi casi essa porta alle estreme conseguenze, con il femminicidio.

Dobbiamo avere maggiore consapevolezza delle proporzioni di un fenomeno così grave. Per questo plaudo al lavoro di organismi internazionali come la CSW, la Conferenza dell'Onu sulla condizione delle donne, e come il GREVIO, Gruppo indipendente di esperti del Consiglio d'Europa, che vigila sull'attuazione della Convenzione di Istanbul, principale riferimento giuridico internazionale contro la violenza sulle donne.

Ma i progressi in questo campo non saranno figli solo delle leggi. È dal piano educativo, dall'infanzia, che occorre partire per sviluppare relazioni di genere non violente, abbandonando gli stereotipi che, talvolta in modo anche inconsapevole, ostacolano le scelte e i percorsi di vita di tante donne. Quegli stessi stereotipi che ancora condizionano la vita di troppi uomini, incapaci di intrattenere con le donne relazioni rispettose e paritarie nel lavoro, negli affetti e nella vita di tutti i giorni.

Siamo chiamati a una grande svolta culturale che, coinvolgendo i mezzi di comunicazione, la scuola e gli spazi di formazione, le stesse comunità religiose, i luoghi del vivere associato, determini un cambiamento della percezione della donna e del rapporto tra i sessi.
L'approccio con il quale affronterete oggi questo tema - e me ne compiaccio davvero - è in questo senso significativo, perché sottolinea proprio il ruolo attivo degli uomini e dei ragazzi nella consapevolezza di quanto sia urgente eliminare la violenza di genere.

I Parlamenti possono dare un apporto decisivo a questa battaglia. Nel Senato italiano opera la Commissione di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere che svolge un eccellente lavoro di analisi e di individuazione delle migliori pratiche per contrastare il fenomeno, realizzando anche un efficace momento di dialogo fra le istituzioni competenti.

Fra i numerosi documenti prodotti dalla Commissione, vi è un rapporto che analizza in forma comparativa le discipline antiviolenza in diversi paesi d'Europa e del mondo e che ritengo particolarmente utile alla cooperazione fra parlamenti; e da ultimo una relazione sulla risposta giudiziaria ai femminicidi, che è stata adottata proprio la scorsa settimana.

Il lavoro da svolgere è tanto e non permette distrazioni. Alle istituzioni che rappresentiamo oggi, e in particolare agli organi del Consiglio d'Europa, rinnovo il mio incoraggiamento e augurio a proseguire con successo un lavoro prezioso, certa che la presidenza italiana darà ulteriore impulso al raggiungimento dei comuni obiettivi di pacifica convivenza, democrazia e diritti sui cui si basa la vostra missione.

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