Discorsi

Presentazione del nuovo Centro di Ricerche Biotecnologiche e Biomediche di Carini

Intervento al convegno promosso dalla Fondazione Ri.MED.

Sala Capitolare, Palazzo della Minerva

22 Ottobre 2021

Signor Presidente della Repubblica,
Vice-Ministro Sileri, Presidente Musumeci,
Cari Parlamentari, Autorità, Gentili Relatori e gentili ospiti.
Sono molto contenta che il Senato possa oggi ospitare la presentazione del Centro di ricerche biotecnologiche e biomediche della Fondazione Ri.Med in costruzione a Carini.
In una fase molto delicata di ripartenza dopo mesi di pandemia, questo progetto identifica un importante modello di crescita e sviluppo non solo per la Sicilia, ma per l'intero Sistema Paese.

Desidero rivolgere un deferente saluto al Presidente Sergio Mattarella.
La sua presenza - signor Presidente - rende ancora più prestigioso questo appuntamento.
Ringrazio la Presidenza del Consiglio.
Ringrazio il Presidente di Ri.Med., il Consigliere Paolo Aquilanti, per il lavoro svolto.

È davvero bello vedere come le istituzioni nazionali siano in questa sfida accanto alle istituzioni territoriali, come potrà testimoniarci il Presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, che saluto.
C'è una parola che idealmente riassume il significato e l'importanza di questo progetto. Ed è la parola eccellenza.
Eccellenza nella ricerca. Eccellenza nella capacità di trasferire sul piano industriale i risultati scientifici. Eccellenza nel modello di sviluppo che si intende promuovere per un territorio.
Ciò che rende speciale la missione della Fondazione Ri.Med è infatti la determinazione a promuovere una convergenza tra scienza, applicazione tecnologica e diritto alla salute.

Questo significa innanzitutto mettere al centro di ogni progettualità l'essere umano, la sua salute e qualità di vita.
Guardando ai bisogni dei pazienti quale motore primario e fine ultimo della ricerca biomedica.
Tante sono infatti le zone grigie della pratica clinica che ancora oggi non consentono di fornire risposte a malattie fortemente invalidanti e talora incurabili.

Ed è da queste aree che la ricerca deve partire, mettendo in sinergia medici, tecnici di laboratorio e ingegneri per far sì che le loro esperienze, evidenze scientifiche e conoscenze si traducano in un miglioramento degli standard di salute. E anche in un miglioramento dell'assistenza sanitaria in tutte le fasi della filiera.

Perché la missione di Ri.Med si radica sull'idea che qualsiasi intuizione scientifica non può rimanere chiusa all'interno di un laboratorio, ma deve trasformarsi in innovazione tecnologica, in modelli e proposte industriali capaci di produrre benessere sociale ed economico.
L'Italia vanta centri di ricerca di altissimo livello sia in ambito pubblico che privato, ma spesso manca la capacità di costruire potenziale industriale partendo dal loro lavoro.

Registriamo una produzione scientifica quantitativamente e qualitativamente importante, ma il numero di brevetti e spin-off generati in Italia rimane non comparabile con quello dei Paesi più avanzati sul piano del trasferimento tecnologico.
Prendere atto di queste debolezze per promuovere una nuova cultura di innovazione biomedicale capace di costruire una solida alleanza tra ricerca, industria e sanità è una delle sfide che il nuovo Centro di Carini dovrà affrontare.

La Fondazione si sta già muovendo in questa direzione e lo testimoniano gli importanti riconoscimenti e i finanziamenti ottenuti per i primi progetti di innovazione scientifica, come quello relativo alla creazione di valvole cardiache di ultima generazione.
Io penso che questa sia la strada su cui proseguire.
Perché questo significa costruire reali prospettive di affermazione e carriera per ricercatori, medici e scienziati pieni di passione, creatività e immaginazione che a Carini potranno trovare una nuova casa per le loro idee e i loro talenti.
Abbiamo un capitale umano incredibile che nel nostro Paese troppo spesso è costretto a lavorare in condizioni di grande difficoltà senza potere esprimere pienamente le proprie potenzialità.
Ed è rispetto a queste risorse non adeguatamente valorizzate che progetti come il nuovo polo scientifico Ri.Med possono consentirci di invertire la rotta.

La ricetta è chiara: coinvolgere istituzioni nazionali, enti territoriali, università, imprese private in un nuovo modello di sviluppo che metta a sistema le migliori energie dell'italianità. Integrandole in collaborazioni con i più avanzati poli di ricerca e sviluppo internazionale, come l'Università di Pittsburgh, che è una componente essenziale della sfida lanciata a Carini.

Una sfida che non è solo italiana ma europea, in linea con gli obiettivi del programma di lavoro per il 2022 della Commissione UE. Ricerca e innovazione giocheranno un ruolo decisivo per la rinascita dell'Unione e la sua ripresa economica a livello internazionale e insieme territoriale, come nella struttura di Carini.
Un modello virtuoso, quello di Carini, che recepisce la lezione della pandemia - il valore della scienza nel preservare salute e stile di vita - e partecipa dello sforzo comunitario per mantenere l'eccellenza dell'Europa nella conoscenza.

In linea, infine, con le priorità del nostro PNRR. La rinascita, infatti, riparte necessariamente dalle Università e dai giovani.
Questa ricetta spiega anche il valore strategico che il nuovo Centro è destinato ad assumere per la Sicilia.
Un'architettura moderna, funzionale e perfettamente integrata nell'ambiente, come abbiamo visto nel video di presentazione, può diventare l'emblema di una Regione capace di scommettere sulla propria crescita con visione, consapevolezza e concretezza.

Perché la sinergia virtuosa che a Carini si sta delineando tra scienza, territorio, realtà produttive e società rappresenta in sé una ricchezza, e non solo sul piano delle conoscenze biomediche.
Lo spirito di squadra da cui nasce questo progetto è ciò di cui maggiormente abbiamo bisogno oggi.
Strategie pubbliche e private di sviluppo efficaci e durevoli nel tempo. Capaci di conciliare competitività e solidarietà. Animate da un convinto respiro internazionale, ma insieme solidamente ancorate alle risorse e ai valori di un territorio.

Questo è il modello che vogliamo ereditare dal progetto Ri.Med.
E allora l'auspicio è che i 25.000 metri quadri del Centro di Carini possano davvero diventare il laboratorio Italia. Il laboratorio di un metodo, di una visione e di un modo di costruire benessere e futuro che, dalla scienza biomedica e dall'esperienza siciliana, possa essere esportato in tante altre aree vitali del Sistema Paese.
Grazie.

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