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Il Presidente: Discorsi

Sessantesimo anniversario del Cnel

Discorso prounciato alla seduta solenne del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro

12 Marzo 2019

Presidente Treu, Autorità, Signore e Signori,
Ho accolto con sincero piacere l'invito a portare il saluto mio personale e del Senato, in occasione della seduta solenne dell'Assemblea del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, nel sessantesimo anniversario dalla sua istituzione.
Gli atti dell'Assemblea costituente documentano come la genesi del CNEL abbia rappresentato un importante momento di convergenza tra le forze politiche, capace di coniugare esigenze diversificate e in parte contrapposte.
Da un lato, la volontà di garantire una rappresentanza istituzionale degli interessi delle categorie produttive, cercando di lasciarsi alle spalle l'esperienza corporativistica.
Dall'altro la necessità di fugare il timore che il costituendo Parlamento repubblicano perdesse la sua centralità e di assicurare - allo stesso tempo - la più ampia libertà di azione al Governo nell'ambito delle politiche economiche e del lavoro. Un compromesso, forse, che tuttavia ha portato all'elaborazione di una delle disposizioni più innovative del dettato costituzionale.

L'articolo 99 della Costituzione disegna, infatti, un organo collegiale rafforzato dalla presenza di una significativa componente tecnica che - nella lungimirante visione dei padri costituenti - avrebbe consentito al CNEL non solo di integrarsi con autorevolezza nel nostro ordinamento, ma soprattutto di qualificarsi come un "consigliere" altamente specializzato a supporto delle attività del Parlamento, del Governo e delle Regioni.

Ciò nonostante, è un dato ormai ampiamente condiviso che né la legge istitutiva del 1957, né la successiva legge di riforma del 1986, abbiano posto il CNEL nella condizione giuridica di svolgere pienamente il proprio ruolo istituzionale.
Una difficoltà alimentata anche da un quadro storico, politico, sociale ed economico che, negli anni, si è rivelato particolarmente avaro di stimoli e di occasioni per valorizzare adeguatamente l'Ente e le sue potenzialità.
È altamente probabile - come è stato sostenuto - che la mancanza della obbligatorietà dei pareri del CNEL sui provvedimenti legislativi o governativi in materie specifiche come quelle economiche o del lavoro abbia costituito un ostacolo alla piena affermazione della sua preminente funzione consultiva.

Così come è indubbio che i regimi di prorogatio delle consiliature e i diversi interventi normativi che ne hanno modificato e ridotto la composizione abbiano creato non poche difficoltà all'Ente nel suo tentativo di trovare una dimensione che gli consentisse di affermare il proprio ruolo nello scenario politico nazionale.
In tale prospettiva, si potrebbe dire che l'esigenza di rivedere, ripensare, riformare il CNEL sia nata insieme alla istituzione dell'Ente stesso. Un'esigenza che, in tempi più recenti, ha portato - come è noto - a ragionare sulla opportunità di una sua soppressione.
Ipotesi, peraltro, prospettata nel disegno di legge costituzionale approvato dalle Camere nella scorsa Legislatura e bloccato dagli esiti della consultazione referendaria del 4 dicembre 2016.

Ritengo quindi doveroso riconoscere al Presidente Treu e a tutti i componenti dell'attuale Consiliatura il merito di essersi fatti promotori di un significativo processo di autoriforma, teso a creare i presupposti perché il CNEL possa trovare una nuova collocazione all'interno dell'ordinamento.

Un processo che ha come punti qualificanti, alcune significative proposte: sull'analisi e sul riordino della contrattazione collettiva; sulla certificazione della rappresentatività sindacale e delle associazioni datoriali; sulla predisposizione di strumenti digitali per raccogliere i dati relativi ai percorsi educativi e professionali di ogni singolo lavoratore, al fine di offrire un quadro aggregato di informazioni su cui elaborare efficaci piani di sviluppo economico; in materia di competitività e di crescita sostenibile anche nell'ambito degli obiettivi di politica economica e sociale fissati dall'Agenda 2030 approvata dalle Nazioni Unite.
Progetti che consentirebbero inoltre al CNEL di occupare quella "posizione intermedia" fra i tre principali momenti in cui si articola l'attività dello Stato - lo studio, la proposta e la decisione - che aveva intelligentemente prospettato Meuccio Ruini, che di questo consiglio fu il primo Presidente.

Idee che sono destinate a dare nuova linfa al dibattito sul futuro dell'Ente che, mi auguro, possa essere affrontato in un'ottica propositiva e costruttiva.
Perché il CNEL non è soltanto una sede istituzionalizzata per favorire il confronto tra le parti sociali e i rappresentanti delle categorie produttive: è un patrimonio di conoscenze e di competenze, come ci testimoniano i tanti documenti predisposti nel corso della sua attività, tra pareri, osservazioni, proposte, rapporti, relazioni, studi, ricerche e disegni di legge. E come tutti i patrimoni richiede di essere amministrato con oculatezza, valutando con prudenza e attenzione come gestirne al meglio le potenzialità.
Un compito - da affrontare con grande senso di responsabilità istituzionale - che richiama tutte le forze politiche alla necessità di un dialogo libero da preclusioni o preconcetti e aperto all'ascolto delle parti sociali e di tutti i soggetti coinvolti.

Un dibattito che possa essere fonte di interventi capaci di produrre risultati concreti in una prospettiva di lungo periodo e di garantire a tutte le istituzioni e gli enti che saranno coinvolti la possibilità di preservare e di valorizzare le ricchezze, le competenze e le risorse di cui sono portatori.
Grazie ancora e buon lavoro a tutti.

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