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Il Presidente: Discorsi

Presentazione di "1948: l'anno che ha cambiato l'Italia"

Discorso pronunciato dal Presidente del Senato nella Sala Koch di Palazzo Madama

20 Febbraio 2019

Autorità, signore e signori,

è per me un vero piacere poter presentare in anteprima qui in Senato "1948: l'anno che ha cambiato l'Italia", un'opera scritta e diretta da Bruno Vespa con la collaborazione di Paola Miletich.

Il film-documentario che tra poco vedremo proiettato in questa storica e suggestiva sala è il racconto di uno dei momenti più intensi e decisivi della nostra storia nazionale.

Il direttore Vespa ci accompagnerà in un racconto puntuale dei principali eventi e dei protagonisti che nel biennio 1946/1948 porteranno gli italiani al voto prima per il Referendum Repubblica/Monarchia e per l'elezione dell'Assemblea Costituente- con tutte le difficoltà e le incertezze che ne accompagnarono lo svolgimento e l'esito - e successivamente per le prime elezioni politiche del dopoguerra, celebrate il 18 aprile del 48.

50 minuti di narrazione storica che condensano le sofferenze di un Paese distrutto dalla guerra e dalla dittatura, le speranze di un risorgimento civile che fino a poco tempo prima sembrava impensabile, e le disparità presenti tra le diverse aree della Penisola.

Disparità ben rappresentate con il confronto tra la Milano già proiettata in Europa e le province del Mezzogiorno in condizioni di grave arretratezza.

Il lavoro del Direttore Vespa non si limita però ad una indicizzazione storica, pur presente e dettagliata, degli accadimenti che coinvolsero l'Italia e gli italiani alla vigilia della scelta di campo che segnerà l'intera storia contemporanea nazionale e internazionale. Il suo è in realtà un racconto a 360 gradi di un popolo, delle sue difficoltà, delle sue qualità, dei suoi sogni.

E allora consentitemi di sottolinearne uno dei principali fili conduttori: l'italianità.

Quel sentimento che ci accomuna e ci rende Nazione, quel naturale collante culturale costruito e consolidato nei secoli, più forte di ogni avversità, comprese le follie totalitarie, le atrocità della guerra, l'odio razziale e la privazione della libertà.

Arturo Toscanini che inaugura la riapertura della Scala di Milano, Totò e Giovannino Guareschi che si recano al voto, la Biennale di Venezia che stupisce il mondo e il cinema italiano che con il neorealismo lo conquisterà grazie a Rossellini e De Sica, rappresentano l'esempio più evidente di come l'arte e la cultura siano state le più preziose chiavi della nostra rinascita spirituale prima ancora che politica ed economica.

C'è poi la protagonista assoluta di "1948: l'anno che ha cambiato l'Italia": la politica.

Qui il lavoro di ricerca e le preziose immagini utilizzate rappresentano un'occasione imperdibile per tutti coloro che abbiano la voglia di conoscere e approfondire i fatti direttamente dai protagonisti o da chi in quegli anni si apprestava a fare della militanza e dell'impegno nelle istituzioni la propria missione.

Giorgio Napolitano che spiega le diverse posizioni all'interno del Partito Comunista Italiano e fornisce una personale e autentica lettura del sentimento di Palmiro Togliatti; Nilde Iotti che racconta gli interminabili secondi nei quali l'attentato a Togliatti sconvolse il Paese e ne mise in discussione il sofferto e precario equilibrio raggiunto; Andreotti e De Mita che spiegano le strategie comunicative e organizzative della Democrazia Cristiana.

Quanto il Partito Comunista fosse realmente intenzionato a sovvertire lo Stato seguendo le indicazioni sovietiche? E quanto gli Stati Uniti hanno influito nel consolidamento della scelta occidentale fortemente voluta dalla Democrazia Cristiana?

Sono interrogativi che il Novecento ci ha consegnato e che trovano qui una lettura approfondita, corroborata da testimonianze e da documenti storici. Materiale in grado di spiegare in maniera accurata come l'Italia fosse al centro di equilibri mondiali che segneranno i destini dell'umanità almeno fino alla caduta del Muro di Berlino.

Dai Comitati civici al Fronte Popolare, avremo la possibilità di "riscoprire" le dinamiche e le novità espressive della nostra prima vera campagna elettorale di massa.

E allora, guardando alla storia con gli occhi del presente, non sfuggirà un naturale ed inevitabile parallelismo tra la propaganda di allora e ciò che quotidianamente si registra nell'attuale dibattito politico. Se i manifesti e i volantini - presenti all'epoca senza alcuna limitazione e senza risparmio di mezzi - possono essere considerati i social network di oggi, gli sberleffi e le accuse che caratterizzarono quelle elezioni possono a tutti gli effetti essere considerati come delle prime fantasiose ed efficaci fake news.

Una campagna tutta giocata sulle dicotomie, tra paura e aspirazioni, tra l'est e l'ovest, tra comunismo e capitalismo, tra città e campagna, tra nord e sud.

Si chiedeva al Paese di schierarsi definitivamente, agli italiani di esprimersi in maniera chiara, alla politica di essere convincente e rassicurante, alla società di scendere in campo per una partita che non poteva prevedere neutralità o defezioni.

Il tutto in un Paese come detto ferito moralmente e materialmente, nonché irrinunciabilmente legato ai finanziamenti del Piano Marshall. Un Paese allo stesso tempo ancora armato e in cerca di una pacificazione che solo la Repubblica poté raggiungere attraverso quella democrazia che non abbiamo più smarrito e che non dobbiamo mai smettere di proteggere e rafforzare.

Una democrazia che nel 1948 portò alle urne il 92 per cento degli aventi diritto, dimostrando a se stessa e al mondo quanto gli italiani fossero desiderosi di poter esercitare il proprio diritto-dovere in cabina elettorale.

Un film che ci fornisce la possibilità di avere uno spaccato reale sulle diverse condizioni degli italiani in quegli anni, e che ci offre grazie alle parole della senatrice Liliana Segre momenti di riflessione, di passione per la vita e di amore rispetto ai quali sono certa che ogni spettatore potrà trovare una propria chiave di lettura, una personale ispirazione.

Senza voler svelare troppo - e confidando da questo punto di vista in una deroga da parte dell'autore - non posso però non citare le parole della senatrice Segre quando ripercorrendo le prime sensazioni della ritrovata normalità confida che camminare, a Milano, di nuovo libera, le procurò una "grossa emozione".

Un'emozione che oggi ci restituisce insieme all'insegnamento di vita che ha accompagnato la sua generosa e instancabile attività di divulgazione, di testimonianza, di verità.

In conclusione, prima di lasciare la parola al Direttore e consentirvi quindi di vedere "1948", consentitemi un'ultima riflessione rivolta proprio all'autore: pur consapevole dei suoi noti impegni giornalistici televisivi ed editoriali, voglio augurarmi che quest'opera possa essere messa a disposizione in tutti i modi possibili ai nostri giovani e, soprattutto, che possa essere un punto di partenza per altri racconti e altri snodi da approfondire.

Perché la storia, così efficacemente raccontata, è certamente uno strumento fondamentale per coltivare e tramandare la nostra memoria nazionale.

Grazie a tutti

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