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Il Presidente: Discorsi

Italiani residenti in Europa: indagine sul presente

Discorso pronunciato al convegno in Sala Koch

21 Gennaio 2019

Ho accettato volentieri l'invito del senatore Fantetti di ospitare in Senato in questa sala così rappresentativa - poiché ha ospitato per oltre un secolo la biblioteca del Senato - una iniziativa così importante.

Siete riuniti qui oggi rappresentanti degli italiani residenti in Europa, per riflettere sul presente e io direi anche sul futuro delle nostre comunità italiane in Europa.

Se l'emigrazione tra il secolo passato e il precedente è stato spesso un fenomeno doloroso, che ha comunque segnato la storia ma anche lo sviluppo dello Stato italiano, le esperienze che voi oggi testimoniate sono la rappresentazione di un successo che ha arricchito gli altri Paesi europei ma ha arricchito anche la nostra società.

Le realtà che rappresentate, sono state e oggi sono più che mai - permettetemi di sottolinearlo - uno strumento per rafforzare e rendere più consapevole la nostra identità nazionale.

Il presidente Mattarella in un suo recente intervento ha definito le collettività all'estero "moltiplicatori della nostra civiltà".

Mi ritrovo pienamente in questa felice definizione. Ogni qualvolta mi reco all'estero e incontro esponenti delle nostre comunità percepisco con nettezza la capacità degli italiani di radicare oltre i confini nazionali elementi distintivi della nostra identità e della nostra cultura.

Gli italiani all'estero sono il nostro migliore e più autentico biglietto da visita, testimoni di quel "Marchio Italia" che nei più svariati ambiti di attività rappresentano al meglio lo stile, le capacità e le peculiarità della nostra comunità nazionale.

Voi italiani in Europa, siete poi i protagonisti di quello spazio di libertà, sicurezza e giustizia che i padri fondatori della nostra Europa vollero e seppero costruire dopo due conflitti mondiali che proprio nel vecchio continente avevano avuto i principali campi di battaglia.

E lo siete tanto più oggi in considerazione della natura stessa dell'attuale emigrazione in Europa: un fenomeno frutto di scelte libere, di quella libera circolazione, pietra angolare della costruzione europea, che ha permesso a tanti talenti di cogliere opportunità presenti in altre società, contribuendo a sviluppare e rafforzare un comune patrimonio culturale e sociale europeo.

Questo eccezionale capitale umano che voi rappresentate è e deve essere sempre più uno strumento di integrazione e di costruzione di un vero spazio pubblico europeo che troverà nelle prossime elezioni del Parlamento di Strasburgo un momento che non deve essere ridotto ad un semplice confronto tra forze politiche nazionali. L'avvenire dell'Europa, della nostra casa comune, trova in voi protagonisti e interpreti essenziali.

Il tema della mobilità delle persone, che tanto spazio ha preso nell'ambito del dibattito pubblico, è però anche legato a quel disagio sociale da troppo tempo avvertito in Italia; un disagio che parla le parole della povertà, del deficit demografico, dell'invecchiamento, della disoccupazione trasversale nelle classi di età. Crescono i cittadini disillusi e stanchi, crescono i numeri dei nostri concittadini che si apprestano a lasciare il Paese.

Dal 2006 al 2018 la mobilità italiana è aumentata del 64,7% passando in valore assoluto da poco più di 3,1 milioni iscritti all'AIRE agli attuali 5,1 milioni.

Lo scorso anno sono espatriati poco meno di 130mila Italiani, con un aumento di oltre il 3% rispetto al 2016. Una crescita contenuta, che tuttavia conferma un andamento tendenziale strutturale - confermato dai dati relativi all'ultimo quinquennio.

La classe d'età più coinvolta è quella dei giovani tra i 18 ed i 34 anni, a conferma del fatto che sono purtroppo le persone anagraficamente più promettenti e più in grado di guidare l'Italia ad una svolta positiva a lasciare il Paese. Un aspetto, quest'ultimo, confortato anche dal livello di scolarizzazione abbastanza elevato che caratterizza questi espatri, che vede in particolare diplomati e laureati.

Tutti questi aspetti concorrono inevitabilmente a creare una percezione, certo non ingiustificatamente negativa, della mobilità.

È infatti vero che tutti noi ci sentiamo sotto scacco quando leggiamo dei talenti italiani costretti ad emigrare perché il contesto, la comunità anche scientifica che li ha allevati non è in grado di offrire loro più nulla. Quando i nostri giovani toccano con mano le chiusure di un mondo sociale che troppo spesso blocca e scoraggia qualsiasi "voglia di volare".

Una situazione che impone alle istituzioni tutte la necessità di politiche in grado di moltiplicare le opportunità, sostenere le nuove progettualità, garantire sempre e comunque criteri meritocratici nella scelta dell'allocazione delle risorse.

Tuttavia non possiamo né dobbiamo dimenticare che le esperienze di mobilità, particolarmente nell'epoca della globalizzazione, sono sicuramente esperienze di scambio e di quell'arricchimento individuale che caratterizza la stessa dimensione della ricerca. Ne rappresenta la cifra in termini di competizione e di sfida.

Ma si tratta di esperienze che per rivelarsi fruttuose dovrebbero sempre essere comunitarie e bidirezionali. Comunitarie perché chi ha deciso di vivere e lavorare all'estero dovrebbe essere coinvolto o comunque mantenere un legame con quanto si progetta e si sviluppa in Italia.

Bidirezionale perché questo percorso oltre a conoscere appunto un ritorno - capace di rendere fertile delle nuove conoscenze l'ambiente che si era lasciato - dovrebbe generare anche ulteriori scambi, ad esempio dal Paese di destinazione all'Italia.

Da questo punto di vista un ruolo decisivo potrà certamente essere svolto dalle nuove tecnologie e dalle nuove forme di connessione sociale, che consentono sempre più agevolmente di superare le distanze geografiche che ci separano.

Dobbiamo dunque cogliere appieno tutte le opportunità che l'era digitale mette a disposizione. A partire dagli strumenti che quotidianamente utilizziamo per le principali attività lavorative o istituzionali. Il sito del Senato ad esempio, vuole essere una porta aperta ed anche uno strumento per permettervi di partecipare direttamente e di seguire i lavori parlamentari.

Un'attività nella quale i vostri rappresentanti - e mi rivolgo qui al senatore Fantetti e agli altri eletti nelle circoscrizioni estere - svolgono un ruolo prezioso di raccordo e non certo di semplice testimonianza, ma di contributo attivo all'elaborazione delle politiche pubbliche; politiche che sempre più sono politiche internazionali.

Mai come oggi, e tanto più nel contesto europeo, il sovrapporsi e fondersi nelle vostre comunità tra antica e nuova mobilità ha uno straordinario valore e credo permetta di dare una rappresentazione dell'Italia piena, capace di superare i luoghi comuni, testimonianza di uno spirito fatto di operosità, creatività, cultura e anche solidarietà.

Sono sicura che questo vostro incontro fornirà utili spunti e nuovi contributi che sono sicura i vostri rappresentati nel Parlamento nazionale sapranno tradurre in proposte costruttive e importanti nella nostra attività.

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