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Il Presidente: Discorsi

Inaugurazione dell’anno accademico 2021-2022 dell’Università Vita Salute San Raffaele di Milano

14 Febbraio 2022

Buongiorno a tutti.

Sono molto lieta di portare il mio saluto in occasione dell'inaugurazione dell'Anno accademico 2021-2022 dell'Università Vita-Salute San Raffaele, un vero fiore all'occhiello del nostro Sistema nazionale di alta formazione in ambito sanitario.

Ringrazio il Magnifico Rettore, il Presidente dell'Università e il Vicepresidente del Gruppo San Donato per il gradito invito.

Saluto il Presidente della Regione Lombardia, il Ministro della salute, i parlamentari e gli Ambasciatori presenti, il Sindaco di Milano e tutte le Autorità civili e religiose.

Rivolgo il mio pensiero più affettuoso alle studentesse e agli studenti di questa Università, agli specializzandi, dottorandi, ricercatori, al Corpo docente e al personale amministrativo e tecnico.

Oggi è presente solo una piccola rappresentanza - molti di voi ci seguono da remoto, ma penso che questo momento, nella sua solennità, voglia sottolineare l'apporto che ognuno di voi offre ad una realtà di grande valore collettivo, che con la sua solida identità e il suo dinamismo contribuisce significativamente alla crescita della cultura e della scienza medica.

La storia di questo Ateneo ci racconta infatti il cammino di un progetto formativo che, in soli venticinque anni, ha saputo affermarsi nel panorama nazionale ed internazionale accanto ad Università dalla storia secolare per il carattere innovativo della sua concezione e la qualità dell'offerta rivolta agli studenti.

Diversi sono i fattori che hanno consentito al San Raffaele di diventare un incubatore di eccellenza.

In primo luogo, vi è la centralità attribuita al rapporto con il paziente, principio attorno a cui ruota tutta la formazione e la ricerca.

Dal quesito Quid est homo?, a cui Seneca rispondeva evidenziando la debolezza e fragilità del corpo umano, nasce la missione di una Università che intende confrontarsi con la cura della persona in maniera integrata, come un insieme inscindibile di biologia, psicologia e spiritualità.

Lo testimonia il percorso evolutivo dell'Ateneo, che accanto alla prima Facoltà di Psicologia vede formare la Facoltà di Medicina e Chirurgia e poi quella di Filosofia.

Lo testimonia anche la definizione di percorsi di studio e ricerca integrati che vedono procedere insieme le scienze mediche e biologiche con quelle storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche.

Sono scelte organizzative che rispondono all'obiettivo di formare una classe di medici e operatori sanitari capaci di curare la patologia e insieme il paziente nella sua totalità.

L'interdisciplinarietà dell'approccio e il rapporto di fiducia tra medico e paziente sono pertanto i cardini della formazione che qui viene impartita agli studenti.

Una formazione pragmatica e concreta, ma insieme animata da un solido bagaglio umanistico di conoscenze e competenze, e in questo unica nel panorama nazionale.

Questa stessa visione si estende peraltro alla ricerca scientifica, che partendo dalla centralità del paziente vede il San Raffaele affrontare ogni scoperta o sperimentazione con uno sguardo attento all'evidenza e alle prove di efficacia, ma anche alle implicazioni etiche e sociologiche del progresso terapeutico.

Un secondo fattore che qui consente di costruire eccellenza è il metodo di lavoro fondato su una reale integrazione tra didattica, ricerca e pratica clinica.

Il tentativo di mettere in connessione le finalità di formazione e ricerca in ambito medico con quelle di ricovero e cura è una sfida con cui il nostro Servizio sanitario nazionale si sta confrontando fin dalla sua istituzione.

L'esigenza di sostenere l'insegnamento e la sperimentazione medica sul campo, attraverso l'analisi della casistica clinica ospedaliera, ha promosso, nel corso dei decenni, diversi modelli di collaborazione tra Ospedali ed Università, fino alla creazione delle aziende ospedaliere-universitarie.

Rispetto a questa sfida comune, la soluzione che qui al San Raffaele è stata delineata e che vede l'IRCCS Ospedale operare come polo didattico-assistenziale dell'Università rappresenta una prospettiva di grande interesse.

Qui c'è la possibilità di lavorare in maniera sinergica all'interno di un unico campus, in una condizione di fattuale contiguità tra aule, laboratori e strutture assistenziali.

Questo favorisce l'immediato trasferimento dei risultati della ricerca dai laboratori al letto del paziente e il continuo aggiornamento di docenti e studenti sulle prospettive più innovative di cura.

tale formula di successo contribuisce a spiegare perché l'Università e l'IRCSS Ospedale San Raffaele siano gli unici membri italiani dell'Alleanza degli Ospedali Universitari europei, che raccoglie le migliori nove realtà ospedaliere, universitarie e di ricerca del nostro continente.

È un risultato che conferma i risultati di eccellenza che qui sono stati raggiunti sul piano della ricerca.

Non a caso, il San Raffaele è diventato in Europa e nel mondo un punto di riferimento per lo studio di molte patologie e la definizione di protocolli e tecniche di diagnosi e cura all'avanguardia.

Penso alla medicina molecolare, che è sempre stata la disciplina caratterizzante di questa istituzione, e che ha consentito di sviluppare terapie e tecnologie innovative con applicazioni in tanti settori di cura, dalle neopatie alle patologie neurologiche fino alle malattie rare.

Questo è stato il primo centro al mondo ad utilizzare nei protocolli clinici le cellule staminali nei trapianti di cornea e la terapia genica nella cura di una rara malattia immunitaria.

Penso anche al successo dell'intero comparto cardiovascolare: se il San Raffaele si conferma ai primi posti a livello nazionale per numero di interventi di chirurgia cardiaca realizzati è anche grazie alle risorse investite nella ricerca scientifica di settore, alla quale contribuiscono oltre 100 professionisti.

Molteplici sono i fattori che hanno consentito di raggiungere questi traguardi. Oltre all'utilizzo di strutture, impianti e attrezzature all'avanguardia vorrei sottolineare l'importanza delle solide collaborazioni internazionali che il San Raffaele ha attivato con i più qualificati centri di ricerca stranieri e che ha consentito di mettere in rete i migliori cervelli e percorsi di sperimentazione.

Il contributo strategico offerto dall'internazionalizzazione al cammino della comunità scientifica è d'altronde emerso in maniera chiara nel corso dell'emergenza da Covid-19.

La pandemia di portata globale ci ha dimostrato in maniera plastica quanto la cooperazione nel settore della ricerca possa portare a risultati fino a ieri insperati. Ha testimoniato che il progresso scientifico è una missione che non può essere affrontata in maniera autarchica o autoreferenziale perché è una sfida dell'umanità.

È peraltro significativo che il San Raffaele abbia voluto perseguire la prospettiva dell'internazionalizzazione non solo sul terreno della ricerca, ma anche su quello della formazione, dove la promozione di scambi e protocolli di intesa con altri atenei è stata affiancata dall'attivazione di veri e propri percorsi di laurea e dottorato di matrice internazionale.

A questi aspetti di eccellenza si aggiunge poi il dinamismo e il coraggio nel costruire i percorsi di sviluppo futuro, in maniera integrata con le sfide della realtà urbana di riferimento e con quelle del mondo contemporaneo.

Oggi assisteremo infatti alla presentazione del nuovo Polo Chirurgico e delle Urgenze, una soluzione avveniristica non solo dal punto di vista architettonico, che renderà ancora più razionale il funzionamento dei percorsi assistenziali e didattici.

La nuova struttura consentirà di migliorare l'ambiente di lavoro di studenti, ricercatori, docenti e l'accessibilità dei percorsi di cura. Ma insieme intende anche rispondere alla sfida di uno sviluppo edilizio sostenibile, grazie all'uso di materiali ecologici e alla riduzione dei consumi energetici, coerentemente all'idea che strutture più moderne e innovative possono curare meglio l'uomo e insieme l'ambiente.

Anche questo è un modo concreto per costruire valore pubblico, che è la vera missione trasversale di questa realtà.

Un valore che si misura nelle risorse e nelle prospettive offerte ai tanti giovani che qui porranno le basi della loro formazione medica.

Un valore che è al contempo l'opportunità condivisa con il nostro Sistema sanitario nazionale di mettere in rete l'eccellenza perché possa generare progresso scientifico e perché insieme possa servire l'idea della persona umana come premessa e fine ultimo di qualsiasi cura.

Sono certa che, rispetto a tutte queste prospettive, il nuovo Anno accademico che oggi inauguriamo consentirà di consolidare importanti traguardi.

A tutti voi rivolgo pertanto l'augurio più grande per le sfide che vi attendono.

Grazie a tutti.

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