Mercoledì 21 Gennaio 2026 - 383ª Seduta pubblica
(La seduta ha inizio alle ore 10:13)
A conclusione della discussione sulla relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia, l'Assemblea ha approvato la proposta di risoluzione n. 5 di maggioranza, che impegna il Governo a dare piena attuazione alla riforma della giustizia, modernizzando norme, strutture, personale e strumenti digitali; a riformare il sistema penitenziario, ridurre il sovraffollamento e rafforzare reinserimento sociale e misure alternative.
Il Ministro Nordio ha respinto preliminarmente con decisione accuse ritenute infondate e lesive, ribadendo il rispetto assoluto della legalità e dell'autonomia della magistratura. Ha illustrato l'azione complessiva del Ministero, sottolineando come la riforma costituzionale e gli interventi sull'efficienza della giustizia procedano parallelamente e siano entrambi necessari. Ha sostenuto che la rapidità dei processi è condizione indispensabile ma non sufficiente, se non accompagnata dal principio del giusto processo, coerente con il modello accusatorio e con la separazione delle carriere. Ha rivendicato i risultati conseguiti, anche oltre i target del PNRR, con una forte riduzione degli arretrati civili e penali e una significativa diminuzione dei tempi di definizione dei procedimenti. Ha valorizzato il contributo della magistratura e degli uffici giudiziari, sostenuti da investimenti in risorse umane, digitalizzazione e organizzazione. Particolare rilievo è stato dato al completamento della digitalizzazione dei fascicoli giudiziari e al rafforzamento degli organici, con l'obiettivo storico di colmare le carenze della magistratura. In tema di sovraffollamento carcerario, il Ministro Nordio ha chiarito i limiti dell'intervento governativo, richiamando il ruolo della magistratura di sorveglianza. Ha infine evidenziato le misure adottate per ridurre la carcerazione preventiva e ampliare le alternative alla detenzione, nel rispetto della presunzione di innocenza e della dignità della persona.
Al relativo dibattito hanno partecipato i sen. Calenda (Az), Anna Bilotti, Ada Lopreiato (M5S), Potenti, Erika Stefani (LSP), Verini, Anna Rossomando (PD), Scalfarotto (IV), De Cristofaro (AVS), Licia Ronzulli (FI-BP) e Rastrelli (FdI). In sede di replica, il Ministro ha ribadito in primis che i sistemi informatici in uso non consentono alcuna forma di sorveglianza e sono operativi da anni, in continuità con i precedenti Governi; ha richiamato la correttezza istituzionale del confronto parlamentare, contestando l'uso di illazioni non suffragate da atti. Ha infine difeso la riforma, sottolineandone la coerenza costituzionale, la conformità al PNRR e denunciandone la strumentalizzazione politica. Il Vice Ministro della giustizia Sisto ha quindi espresso parere favorevole alla proposta di risoluzione n. 5 della maggioranza e contrario alle proposte nn. 1 (IV), 2 (M5S), 3 (AVS), 4 (PD) e 6 (Az).
Nelle dichiarazioni finali sono intervenuti i sen. Raffaella Paita (IV) che, pur dichiarandosi favorevole al sì al referendum sulla separazione delle carriere, ha criticato il Governo per l'incapacità di affrontare nodi cruciali della giustizia, della sicurezza e dei diritti civili; Mariastella Gelmini (Cd'I), che ha definito l'intervento del Ministro chiaro e puntuale, elogiando i risultati concreti conseguiti dal Governo su femminicidio, tutela dei minori, cyberbullismo e sicurezza urbana; Ilaria Cucchi (AVS), che ha rimarcato le gravi criticità nelle carceri, con sovraffollamento, suicidi e ritardi nel patrocinio legale, che colpiscono i più deboli; Zanettin (FI-BP), che ha ritenuto infondate le accuse di controllo politico dei magistrati, ricordando che l'autonomia e l'indipendenza della magistratura restano pienamente garantite, ed evidenziando la trasversalità del fronte del sì; Scarpinato (M5S), che ha accusato il Ministro di minare i pilastri dello Stato di diritto, privilegiando i reati dei colletti bianchi e la clientela politica e penalizzando cittadini comuni e movimenti di dissenso; Giulia Bongiorno (LSP), che ha sostenuto che la valutazione del Ministro si concentrerà sul referendum e sugli effetti della riforma sulla separazione delle carriere, il cui obiettivo principale è assicurare al cittadino un giusto processo e un giudice imparziale e libero dalle influenze politiche o di corrente; Bazoli (PD), che ha criticato la riforma della separazione delle carriere per il suo approccio ideologico e per aver trascurato i problemi reali della giustizia, denunciando l'accentramento di poteri interni, che hanno indebolito l'organizzazione della giustizia, rischiando di vanificare i progressi ottenuti grazie al PNRR; Berrino (FdI), che ha espresso pieno sostegno al Ministro, richiamando risultati concreti come la stabilizzazione del personale dell'ufficio del processo e la digitalizzazione dei fascicoli, superando i target previsti, e ribadendo l'impegno del Governo nel miglioramento della giustizia e nella sicurezza.
Questa mattina l'Assemblea ha approvato definitivamente il ddl costituzionale n. 1279-B: modifiche alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, recante Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia.
La relatrice, sen. Pirovano (LSP), ha illustrato il testo che modifica lo Statuto speciale del Friuli-Venezia Giulia per reintrodurre gli enti di area vasta a elezione diretta, con funzioni amministrative proprie. Il provvedimento, che consta di 10 articoli, rafforza e chiarisce le competenze regionali in materia di programmazione e funzioni amministrative, in coerenza con la Costituzione; attribuisce alla legge regionale la disciplina di istituzione, funzioni, governo ed elezione degli enti di area vasta, anche in modo differenziato; riforma le regole sul referendum regionale confermativo per la legge elettorale e la forma di governo, rimettendone interamente la disciplina alla Regione; stabilisce un numero fisso di 49 consiglieri regionali e consente l'assegnazione di quote delle entrate regionali agli enti di area vasta. Infine, elimina norme statutarie superate e coordina l'applicazione delle norme di attuazione agli enti di area vasta.
Al termine della discussione generale, alla quale ha preso parte il sen. Cataldi (M5S), sono intervenuti in dichiarazione di voto i sen. Scalfarotto (IV), De Cristofaro (AVS), Zanettin (FI-BP), Patuanelli (M5S), Dreosto (LSP), Tatjana Rojc (PD) e Francesca Tubetti (FdI). La maggioranza ha espresso consenso su un provvedimento che reintroduce enti di area vasta eletti, ritenuti necessari per garantire prossimità, chiarezza di funzioni e responsabilità democratica: la riforma rafforza l'autonomia speciale del Friuli-Venezia Giulia, migliora il governo del territorio e restituisce stabilità istituzionale. Anche AVS ha annunciato un voto favorevole, sostenendo che la riforma ricostruisce un livello intermedio indispensabile, rafforza la partecipazione democratica e contrasta l'allontanamento dei cittadini dalle istituzioni. M5S e PD hanno annunciato un voto contrario criticando metodo e contenuti: secondo M5S la riforma è costosa e poco chiara su competenze e responsabilità, troppi cambi di assetto in pochi anni generano confusione amministrativa; il PD ha parlato di una controriforma istituzionale che indebolisce altresì la specialità regionale e la tutela delle minoranze. IV ha annunciato l'astensione per ragioni di metodo: la riforma demanda a leggi ordinarie regionali elementi che dovrebbero avere rango statutario, riducendo le garanzie per le minoranze.
L'Assemblea ha altresì approvato, in prima deliberazione, il ddl costituzionale n. 1670 recante modifiche allo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol, già approvato dalla Camera dei deputati. Il provvedimento torna all'altro ramo del Parlamento per la seconda deliberazione.
I relatori, sen. Durnwalder (Aut), De Priamo (FdI) ed Elena Testor (LSP), hanno illustrato il testo, che aggiorna le denominazioni della Regione e delle Province, qualificandole come "Province autonome"; rafforza le competenze regionali e provinciali, ridefinendole come competenze legislative esclusive o concorrenti, in coerenza con l'articolo 117 della Costituzione e con il diritto UE; estende le competenze esclusive delle Province autonome, includendo governo del territorio, contratti pubblici, servizi pubblici locali, ambiente, fauna selvatica, commercio ed energia idroelettrica; ridefinisce attribuzioni dei Presidenti di Provincia in materia di sicurezza connesse alla gestione della fauna; introduce modifiche su diritto elettorale, rappresentanza linguistica e composizione degli organi provinciali e comunali; elimina il controllo preventivo del Governo sulle leggi regionali e provinciali, adeguandolo al Titolo V del 2001. Infine, il ddl rivede la procedura di modifica dello Statuto e il ruolo delle norme di attuazione.
Al termine della discussione generale, alla quale hanno preso parte i sen. Patton (Aut) e Felicia Gaudiano (M5S), i relatori, in sede di replica, hanno valorizzato il riconoscimento delle minoranze linguistiche e la riduzione dei vincoli storici sulle elezioni e sulla giunta provinciale. Il Ministro per gli affari regionali e le autonomie Calderoli ha ricordato che il progetto nasce da un percorso concertato con le Regioni a statuto speciale e le delegazioni provinciali, reintegrando competenze precedentemente ridotte dal titolo V del 2001, e ha invitato a considerare l'efficacia dell'autonomia guardando alla realtà concreta delle Regioni speciali.
Nelle dichiarazioni finali i sen. Durnwalder (Aut), Enrico Borghi (IV), Michaela Biancofiore (Cd'I), Paroli (FI-BP), Nicoletta Spelgatti (LSP) e Antonella Zedda (FdI) hanno annunciato un voto favorevole: Aut ha sostenuto la riforma come necessario adeguamento dell'autonomia e richiamato il principio di responsabilità locale e unità nella diversità; IV ha elogiato l'autonomia del Trentino-Alto Adige come modello storico e internazionale, apprezzando la cooperazione tra Governi per ridurre contenziosi; Cd'I ha celebrato il centrodestra come garante dell'autonomia, risolvendo conflitti interistituzionali del passato; FI-BP ha apprezzato modernizzazione istituzionale, definizione delle competenze e riduzione dei contenziosi; LSP ha richiamato in particolare le competenze trasferite alle Province autonome e la tutela ambientale, urbanistica e idroelettrica; FdI ha valutato positivamente l'attenzione del Governo alle specificità locali e la ridefinizione delle competenze tra Stato e Province autonome. Pur riconoscendo alcuni meriti del provvedimento, i sen. De Cristofaro (AVS), Cataldi (M5S) e Giorgis (PD) hanno dichiarato l'astensione, contestando in particolare il rafforzamento degli organi esecutivi a scapito dei consigli eletti e la riduzione della partecipazione democratica. In dissenso dal Gruppo, la sen. Sironi (M5S) ha dichiarato voto contrario: attribuire alle Province competenze su ambiente e fauna selvatica contrasta con l'articolo 9 della Costituzione, che considera l'ambiente patrimonio comune dello Stato.
In apertura di seduta l'Assemblea ha commemorato Roland Riz, giurista e figura chiave dell'autonomia altoatesina, protagonista della politica italiana e sudtirolese del Dopoguerra. Hanno espresso cordoglio i sen. Durnwalder (Aut), Enrico Borghi (IV), Michaela Biancofiore (Cd'I), Zanettin (PD), Tatjana Rojc (PD) e Malan (FdI).
È stato altresì ricordato Cesare Cursi, deputato e senatore, che ha incarnato saggezza, moderazione e rettitudine, guadagnandosi stima e rispetto trasversale in tutta la politica italiana. Sono intervenuti i sen. Gasparri (FI-BP), Losacco (PD), Lavinia Mennuni (FdI) e Garavaglia (LSP).
Nel corso della seduta, i sen. Patuanelli (M5S), Boccia (PD), Raffaella Paita (IV) e De Cristofaro (AVS) hanno sollecitato la presenza in Aula della Presidente del Consiglio, in riferimento alle recenti dichiarazioni di Trump, chiedendo un dibattito parlamentare chiaro sulla linea dell'Italia e sull'autonomia strategica europea.
(La seduta è terminata alle ore 18:54 )





