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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 56 (Nuova Serie), aprile 2020

La banca dati DoGi. Note a margine di un seminario

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha recentemente presentato, in un'articolata giornata seminariale ospitata nell'Aula Marconi della sua sede centrale, una novità importante nel panorama dell'informazione giuridica in rete: l'apertura alla libera consultazione in rete della banca dati di dottrina giuridica Archivio DoGi, che negli ultimi anni era stata accessibile solo parzialmente in internet per i non abbonati, con un limite giornaliero di documenti visualizzabili.

Si tratta, in effetti, di una riapertura: da metà anni Novanta fino al 2004 DoGi aveva messo a disposizione sul web, gratuitamente, abstract di articoli (tra cui note a sentenza, rassegne, commenti a legislazione, relazioni a convegni, recensioni critiche) pubblicati in oltre 250 riviste edite in Italia, prima che motivi di sostenibilità del progetto - ora appunto superati - ne vincolassero la fruizione alla distribuzione tramite la piattaforma Infoleges.

Ma la storia di DoGi parte da più lontano. Già dal 1970 infatti, presso il neo-costituito IDG (Istituto della Documentazione Giuridica del CNR), oggi ITTIG (Istituto di Teoria e Tecniche dell'Informazione Giuridica), si era intrapresa un'attività di spoglio e raccolta di "dati bibliografici e di interesse giuridico" - questo compariva nella denominazione della prima banca dati - su schede meccanografiche perforate. Un'attività pionieristica, che già nel 1976 si rendeva consultabile attraverso alcune reti istituzionali quali Italgiure (oggi ItalgiureWeb) e i servizi informativi parlamentari, per poi approdare in internet nel 1995. Tuttora DoGi rimane probabilmente la più conosciuta tra le banche dati, tuttora attive (correnti e storiche) o chiuse, curate dall'ITTIG.

La continuità dell'aggiornamento di DoGi negli anni ne fa un archivio particolarmente ricco, tale da garantire un buon ranking - e quindi la visibilità che in internet deriva dalla rilevanza - alle testate spogliate; ragion per cui molte riviste nate da poco chiedono di poter essere incluse nel repertorio. Qualche numero? Al momento si contano in DoGi circa 400.000 unità bibliografiche (schede di articoli con abstract), con un incremento annuo - su base bimestrale - di circa 12.000 unità, più 30.000 articoli di cui si danno i soli riferimenti bibliografici, che verranno via via arricchiti (con i cosiddetti ToC, tavole dei contenuti).

Una così notevole mole di dati ha fatto ritenere "strategica" - nelle parole del Direttore Generale del CNR, Paolo Annunziato - la scelta di investire nell'accessibilità della scienza giuridica. La denominazione stessa di "infrastruttura documentaria", del resto, collega idealmente DoGi alle Grandi Infrastrutture del CNR accessibili alla comunità scientifica in generale: un passaggio che rimarca l'importanza della documentazione giuridica per lo studio, per la ricerca, ma anche per la normazione.

Da questo punto di vista si è particolarmente apprezzato, nel seminario del 21 maggio, l'intervento della Senatrice Rosa Maria Di Giorgi, Presidente della VII Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali e Primo Ricercatore al CNR, che nel rilevare l'esigenza di approfondimento documentario nel processo legislativo, per dare basi di consapevolezza all'attività di proposizione delle norme, ha auspicato iniziative di sensibilizzazione dei parlamentari all'uso più intenso delle risorse informative che - anche tramite i servizi di documentazione parlamentari - sono messe a loro disposizione in rete.

Da un punto di vista ancora più generale, nel corso della mattinata al CNR è stata sottolineata la centralità di una risorsa come DoGi nell'attuale configurazione del sistema delle fonti del diritto. Lo sviluppo sempre più "alluvionale" (così nella relazione di Paolo Cappellini, Università di Firenze) della giurisprudenza, che acquisisce funzione normativa nel momento in cui - per applicare le norme - le integra estraendone princìpi, allontana da una concezione del sistema di fonti come perfettamente "chiuso" e affida alla dottrina il ruolo di esplorare i confini della giuridicità collegando la norma al contesto sociale. La ricerca di dottrina ha dunque un suo spazio nella ricerca scientifica, per la quale risultano essenziali strumenti di ricerca specifici come DoGi.

La relazione di Giovanni Pascuzzi (Università di Trento) ha poi inserito la ricerca dottrinaria tra le fasi essenziali che caratterizzano l'attività di "problem solving" del giurista, il quale - per applicare le regole al problema individuato - ha bisogno di trovare la regola applicabile, cioè non solo l'astratta norma di legge, ma anche la sua interpretazione giurisprudenziale e la sua analisi dottrinaria. Da ciò procedono alcune riflessioni sull'impatto culturale della documentazione: la crescente conoscibilità dei dati giuridici da parte dei cittadini, l'aumentata possibilità di metterli in relazione con realtà straniere, il più stringente rapporto con le fonti (poiché l'accessibilità dei documenti accresce il dovere di citarli) configurano la ricerca del diritto come abilità specifica, ancora non sufficientemente insegnata nelle università, le quali formano il giurista più nel sapere giuridico che negli skills di ricerca.

Analoghe considerazioni sono state riprese nella sessione conclusiva dagli interventi di Giuseppe Corasaniti (che auspica una sempre maggiore estensione dell'accesso in rete alla documentazione giuridica, per facilitare un'integrazione di fonti che renda il dato giuridico davvero "globale"), Manuela Faisan del Polo delle biblioteche giuridiche dell'Università di Padova (che propone un potenziamento dei collegamenti con risorse esterne alla banca dati), Giovanni Gifuni (referente della Biblioteca della Camera per DoGi), che hanno riportato il proprio punto di vista anche in qualità di utenti del servizio offerto da DoGi.

Quanto agli aspetti tecnici del repertorio presentato, ampiamente illustrati dalla viva voce di chi vi lavora (Sebastiano Faro ed Elisabetta Marinai), lo sviluppo di DoGi apre scenari di notevole interesse: la massa di dati raccolta è infatti ormai talmente imponente da prestarsi all'analisi della produzione giuridica italiana nel suo complesso (ad esempio per rendersi conto dello spettro degli argomenti trattati nella letteratura giuridica nel corso degli anni), anche tramite modelli di rappresentazione grafica - attualmente in fase di prototipo - che possano evidenziare visivamente l'impatto normativo e giurisprudenziale in vari settori, nell'idea che "visualizzare il diritto" possa aiutare a esplorarne la complessità.

Di particolare rilievo anche le prospettive di accesso aperto e di riuso dei dati col ricorso a formati aperti e interoperabili: sono stati elaborati data model per le fonti bibliografiche e normative citate in Dogi e uno schema di classificazione SKOS per la mappatura semantica che possa dialogare con altri vocabolari controllati.

Veniamo ora ad alcune novità introdotte in questa ultima versione della banca dati. La precedente maschera di ricerca in Infoleges è stata sostituita da una nuova interfaccia più in linea con le abitudini di chi naviga in rete: la pagina iniziale si presenta con una semplice stringa di ricerca corredata, nei menu laterali, da opzioni di accesso per Autori/Curatori (persone o enti), Classificazione (arricchita da uno strumento di ricerca di tipo thesaurale, ovvero basato sulla contestualizzazione semantica dei termini - KWOC, keywords in context - dei quali si evidenziano le rispettive relazioni logico-gerarchiche), Periodici (cercabili per nome della testata oltre che per scorrimento degli elenchi di titoli ed editori, codici identificativi, filtro per ambito di contenuti).

La maschera di ricerca avanzata ripropone, con qualche ritocco soprattutto grafico, le modalità di interrogazione già note agli utenti di DoGi (ricerca per parola chiave nel testo e/o in riferimenti bibliografici e abstract, ricerca per classificazione). Tra le vecchie opzioni si segnala in particolare la ricerca per Fonti, oggi arricchita dalla possibilità di selezionare fonti straniere, storiche, di diritto comunitario e canonico; impostando i riferimenti a una sentenza, un articolo della Costituzione, un testo di legge ecc., è possibile risalire alle pubblicazioni (articoli, note, rassegne, apparsi in periodici italiani) che ne hanno parlato o lo hanno incluso tra le fonti della propria trattazione.

Ricordiamo infine che la Biblioteca del Senato ha sempre sottoscritto l'abbonamento per l'accesso completo a DoGi, ritenendola una delle principali risorse italiane per la ricerca giuridica, anche nel periodo in cui la consultazione avveniva a pagamento. All'utilizzo della banca dati il personale della Biblioteca ha dedicato inoltre sessioni di approfondimento in varie occasioni, specialmente nell'ambito dei corsi di formazione La ricerca in biblioteca. Percorsi didattici per gli utenti, organizzati ora a livello di Polo bibliotecario parlamentare.

I fruitori della Biblioteca che desiderassero una sessione di consulenza per utilizzare al meglio DoGi possono chiedere un appuntamento scrivendo al servizio di informazioni bibliografiche. Per ulteriori informazioni rinviamo al relativo paragrafo nella pagina web Servizi al pubblico e informazioni della Biblioteca del Senato.

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