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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 56 (Nuova Serie), aprile 2020

Presentazione del volume La Resistenza perfetta, di Giovanni De Luna. Sala degli Atti parlamentari, 27 aprile 2015

copertina volume"Il rischio è che ci dimentichiamo, e le giovani generazioni non sappiano mai, quanto di nobile, puro e davvero all'altezza del suo mito c'è stato nella lotta partigiana". Attorno a questa considerazione il giornalista Paolo Franchi ha introdotto la presentazione del volume di Giovanni De Luna La Resistenza perfetta (Ed. Feltrinelli, 2015), svoltasi lo scorso 27 aprile nella Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca del Senato "Giovanni Spadolini". A partire dalle domande e dalle risposte sul senso, sulla necessità e sulla modalità di parlare ancora di Resistenza, gli storici Miguel Gotor e Dario Parrini hanno analizzato insieme all'autore gli aspetti salienti di quella che si configura come la pagina più recente della continua ricerca del professor De Luna sulla storia e sulla memoria, sulla loro divulgazione e sul loro uso pubblico, sul necessario rapporto tra passato e presente.

Numerosi sono stati i temi affrontati nel corso del dibattito, tra cui innanzitutto il problema del revisionismo, che, come ha messo in evidenza Dario Parrini, ha connotato la discussione storiografica sulla Resistenza a partire dagli anni Novanta, trovando tuttavia un argine nella ferma posizione dei Presidenti della Repubblica avvicendatisi nel corso degli ultimi anni, i quali hanno ribadito il ruolo centrale della guerra partigiana nella nascita e nella formazione della democrazia nel nostro Paese. Altro tema sottolineato l'elemento di eccezionalità e sospensione rappresentato dalla situazione bellica, posto al centro della narrazione paradigmatica di De Luna, significativamente ambientata in Piemonte, nel territorio tra Barge e Bagnolo, dove tra il 1943 e il 1945, in una zona occupata da tedeschi e fascisti repubblicani, un antico castello abitato da una famiglia cattolica e monarchica si apre per fornire appoggio e base logistica ai partigiani comunisti del comando della Divisione Garibaldi Piemonte. Ancora, il tema della natura tragica dei terribili avvenimenti della lotta armata, che si snodano nel volume di De Luna quasi con cadenza teatrale o cinematografica nelle tre unità classiche di tempo, luogo e azione, come ha rilevato Miguel Gotor, il quale ha sottolineato l'attenzione dell'autore all'aspetto esistenziale, oltre che metodologico, della tematica resistenziale, nonché alla discussa equiparazione fra azione partigiana e terrorismo, affermatasi in taluni ambiti politici sin dagli anni Settanta.

In ultimo, Giovanni De Luna ha tracciato un bilancio della sua opera, improntata alla dialettica fra monumentalità storica e singoli vissuti, richiamando la centralità della scelta di prendere le armi contro il nazifascismo come tormentata e complessa adesione a un doloroso imperativo etico, un "varcare la soglia" tra la vita e la morte ovviamente denso di profonde implicazioni psicologiche e umane. Alla luce di tali considerazioni l'autore ha rammentato il significato dell'esperienza resistenziale come religione civile degli italiani, notandone la progressiva obliterazione politica e culturale nel presente, in un momento, cioè, come quello attuale, in cui si assiste a una fin troppo frequente damnatio memoriae del nostro passato. La storia come ricordo e recupero di valori costituisce dunque il senso di questo e degli altri convegni ospitati dalla Biblioteca, in un tempo che corre veloce e rischia di dimenticare le sue vere radici.

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