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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 53 (Nuova Serie), ottobre 2019

Località e storia locale: un dibattito aperto

statuto11Ospitiamo un contributo del Dr. Vittorio Tigrino, ricercatore in Storia Moderna presso l'Università del Piemonte Orientale - Dipartimento di Studi umanistici, dove insegna Storia del Patrimonio Culturale. L'articolo è un resoconto della tavola rotonda tenutasi presso la Sala Atti Parlamentari della nostra Biblioteca lo scorso 2 ottobre, curata dallo stesso Dr. Tigrino.

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1. Una tavola rotonda sul tema della storia locale

2. Il Seminario permanente di Storia Locale di Genova

3. Spunti e prospettive di discussione sul tema della Storia locale

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1. Una tavola rotonda sul tema della storia locale

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad una crescita dell'attenzione rispetto ai concetti di "locale" e di "località". Ciò è avvenuto in ambito politico (locale vs. globale), ma anche in quello culturale (il patrimonio locale) e amministrativo (il decentramento, lo sviluppo locale).

L'attenzione delle scienze sociali non ha seguito, però, uno sviluppo organico. La storiografia ha scontato un evidente ritardo, rimanendo a lungo legata ad una attenzione allo spazio poco analitica, soprattutto in Italia, dove la storia locale sconta una evidente marginalità rispetto alla storiografia accademica. Dall'interesse, fortissimo a partire dagli anni Ottanta, per il tema della "comunità", fino agli studi più recenti, il tema del locale in storiografia ha goduto di una fortuna alterna.

Da queste sollecitazioni è nata l'idea di dedicare una tavola rotonda al tema "Località e Storia locale".

L'incontro si è tenuto presso la Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato, anche in ragione di un precipuo interesse della Biblioteca per il tema, come testimonia la presenza tra i fondi speciali che vi sono conservati di un Fondo Antico di Storia locale che raccoglie una preziosa serie di opere a stampa e manoscritte relative alla storia di città e località d'Italia. Per tale motivo, dunque, la Biblioteca (e per essa il Settore dei Fondi Speciali) ha collaborato alla realizzazione dell'evento, promosso dalla redazione della rivista Quaderni Storici. Il proposito è stato quello di portare un contributo scientifico alla discussione non solo internamente alla storiografia, incrociando il dibattito sulla storia locale con quello più generale intorno al tema della località.

I lavori si sono svolti in due momenti successivi.

copertinaLuoghiIl primo è stato caratterizzato dalla discussione, alla presenza dell'autore, sul recente volume dello storico Angelo Torre (Università del Piemonte Orientale) intitolato Luoghi. La produzione di località in età moderna e contemporanea (Donzelli, Roma 2011), che rivendica la complessità del tema, indicando come i luoghi siano "costruzioni sociali e culturali frutto di una produzione continua da parte dei loro abitanti". L'opera di Torre si concentra sull'analisi di una serie di casi studio che illustrano processi di "negoziazione dello spazio", lungo una cronologia che va dalla prima età moderna ai giorni nostri. Il dibattito sul volume è stato introdotto da una serie di interventi tenuti da importanti storici del diritto e delle istituzioni (Emanuele Conte, Università degli Studi Roma Tre - EHESS, Paris; Simona Feci, Università di Palermo; Marco Meriggi, Università degli Studi di Napoli Federico II). I relatori hanno concentrato l'attenzione sulla centralità della dimensione giuridica e giurisdizionale nella ricostruzione di Angelo Torre, e sui modi in cui nel volume si indagano i meccanismi di qualificazione delle istituzioni e dei gruppi sociali locali, attraverso un'attenta lettura del valore giuridico delle fonti - segno di una profonda conoscenza da parte dell'autore degli archivi utilizzati, e soprattutto delle strategie sottese alla stessa creazione delle fonti documentarie, e alla loro articolazione locale. L'autore, riprendendo le osservazioni dei partecipanti, ha insistito sulla molteplicità delle forme con cui vengono ridefiniti storicamente relazioni e diritti in ambito locale, ad esempio attraverso l'articolazione della presenza del sacro e del rituale, che riemerge continuamente come matrice della località nel corso dei secoli di Antico Regime, ancora fino a tutto il Novecento.

Dal tema della località nella riflessione istituzionale, sociale e politica - sul quale si può vedere, a cura di vari autori tra cui lo stesso Torre, il ricco volume collettaneo Lo spazio politico locale in età medievale, moderna e contemporanea: atti del Convegno internazionale di studi, Alessandria, 26-27 novembre 2004(Alessandria, Dell'Orso, 2007) - si è passati poi a discutere, nella seconda parte dell'incontro, della storiografia locale e del dibattito che negli ultimi anni si è sviluppato intorno al tale disciplina. La discussione è stata introdotta da una documentata illustrazione del Fondo Antico di Storia locale della Biblioteca del Senato, presentata da Sandro Bulgarelli, già Direttore della Biblioteca e prima ancora responsabile dei Fondi Speciali che vi sono conservati, cui si deve la creazione del Fondo a partire dai volumi antichi conservati nei magazzini della Biblioteca. A partire dai tanti spunti offerti dal 'viaggio' all'interno dei fondi del Senato, Osvaldo Raggio (Università degli Studi di Genova) poi ha ricostruito in prospettiva storiografica il tema della produzione di storie locali, illustrando come nel corso dell'età moderna, e in particolare a partire dal Settecento, si assista ad un consolidamento di questo genere storiografico, anche all'interno di ambiti diversi (tra i quali antiquaria, storiografia controversistica, letteratura artistica), che coincide tuttavia con lo sviluppo di un modello collezionistico che ha spinto nel caso italiano a decontestualizzare e a privare della dimensione 'topografica' la ricerca storica locale. Diego Moreno (Università degli Studi di Genova) ha infine approfondito gli esiti di questa particolare deriva storiografica, mettendoli a confronto con gli esempi provenienti da altri paesi, e dall'Inghilterra in particolare, dove l'aver perseguito un dialogo con altre discipline (in particolare la geografia, l'archeologia, le scienze naturali) ha permesso il consolidamento di modelli più articolati.

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2. Il Seminario permanente di Storia Locale di Genova

Nel corso della seconda parte dell'incontro sono stati ripresi gli estremi di una proposta storiografica recente, sviluppatasi in Italia a partire dalla fine degli anni Ottanta del Novecento, che si è concretizzata in particolare attraverso l'attività del "Seminario permanente di Storia Locale", nato nel 1989 a Genova nel Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea. Una operazione che vide tra i suoi animatori (insieme con gli stessi Diego Moreno, Osvaldo Raggio e Angelo Torre) Edoardo Grendi, uno degli storici italiani che ha maggiormente contribuito in quegli anni a riportare l'attenzione sulla storia locale in Italia, della quale vale la pena riprendere brevemente i caratteri e ricostruirne per sommi capi gli esiti (tra i quali si può certamente annoverare anche l'incontro di cui qui si scrive).

Il Seminario genovese partiva infatti dalla constatazione dell'inesistenza di un vero e proprio modello per il genere storia locale in Italia. I pochi tentativi di definirne l'identità si erano in effetti fino ad allora limitati o ad etichettarla come una pratica per amatori, oppure ad offrirne una connotazione popolare, dal basso (risolvendone l'analisi su matrici ideologiche), con il concetto di locale spesso identificato con quello di localistico. Era quella la conseguenza più ovvia per una tradizione che a lungo aveva insistito - sia a livelli accademici che nella pratica storiografica amatoriale - su categorie come quelle di identità o di comunità. La stessa attività delle molte riviste locali (regionali, cittadine o altro) non si era del resto quasi mai concretizzata in una discussione metodologica e storiografica più generale, prediligendo più semplicemente una vocazione di area (la "patria locale"), spesso con connotati celebrativi, oppure rivolgendosi al modello della storia regionale, a lungo prevalente in Italia (la "Storia degli Antichi Stati", ovviamente a forte caratterizzazione politica), immaginata come antidoto alle presunte dilettantesche storie dei cultori locali, degli amatori.

Muovendo da un'esperienza storiografica di rottura, quella della microstoria, le riflessioni del Seminario genovese hanno concentrato invece l'attenzione sull'opzione di scala nella ricerca e sulla dimensione spaziale della struttura sociale. Ciò è avvenuto promuovendo un approccio "topografico" alla ricerca, per superare la mancata sinergia tra storici ed altri specialisti del territorio, e rimediare alla fallita saldatura tra storia e discipline legate al territorio (di cui una spia è proprio la frattura, evidente in Italia, tra gli specialisti e gli storici dilettanti). Questo perché proprio nella mancanza di un legame tra specialismi differenti starebbero le ragioni della mancanza in Italia di una tradizione di storia locale solida, come lo è invece quella della local history inglese (da qui anche il titolo di un saggio dello stesso Grendi, Storia di una storia locale: perché in Liguria (e in Italia) non abbiamo avuto una "local history"?, in "Quaderni Storici", 82, 1993). Un'esperienza, quella inglese, in cui sono centrali l'idea di "fornire strumenti al ricercatore", e la costante sinergia con le discipline del territorio e con il confronto visuale. Una vocazione alla multidisciplinarietà che è ben rappresentata dalle parole dello storico inglese W.G. Hoskins: "The Local Historian needs to be a little of everything, a physical geographer, a geologist, a climatologist, a botanist, a medical man as well as an historian" (English Local History: the Past and the Future, Leicester 1966), che rimandano alla necessità di una integrazione tra conoscenza del territorio e della società locale, e ad una puntuale esplorazione storica di pratiche e saperi locali connessi con le risorse ambientali e con il patrimonio culturale in generale.

Su Grendi si veda «La vocazione alla contestualità». Ricerca e didattica in Edoardo Grendi (1932-1999), dell'autore del presente articolo. Ancora lo scrivente ricostruisce una storia del seminario genovese in Storia di un seminario di storia locale. Edoardo Grendi e il Seminario Permanente di Genova (1989-1999), saggio contenuto in un volume che presenta l'attività più recente sviluppata dal gruppo genovese sul tema della ricerca interdisciplinare in ambito locale (La natura della Montagna. Studi in ricordo di Giuseppina Poggi, a cura di R. Cevasco, Oltre edizioni, Sestri Levante, 2013).

Echi della proposta di una "nuova" storia locale, che la storiografia (almeno quella che ne ha avvertito l'interesse) ha identificato proprio con il seminario genovese e la figura di Grendi, non sono mancati negli anni recenti, ma si può dire che la ricezione di questa discussione sia stata minima. Né, ad oggi, questo interesse ha avuto un suo consolidamento accademico: nell'Università italiana, a fronte di una forte presenza di corsi di storia regionale, sono quasi inesistenti i corsi di Storia Locale (uniche eccezioni recenti i corsi di Cultura Materiale e Storia Locale a Genova, e di Metodi della Storia Locale presso l'Università del Piemonte Orientale, del resto esplicitamente legati agli esiti del seminario genovese).

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3. Spunti e prospettive di discussione sul tema della Storia locale

L'incontro svoltosi in Senato ha inteso dunque ridare voce a questa prospettiva, a partire dalla possibilità che la Biblioteca stessa contribuisca fattivamente allo sviluppo della discussione scientifica in corso anche promuovendo incontri periodici che, a partire dal soggetto «storia locale», individuino di volta in volta percorsi analitici di discussione e di confronto, avendo cura al contempo di incentivare il dialogo tra diverse istituzioni coinvolte nel dibattito (quali Università, istituzioni pubbliche coinvolte nella ricerca, Società storiche e culturali locali) e di sottolineare l'importanza più generale del tema del locale in contesti diversi, tra cui quello della discussione sul nostro patrimonio culturale (heritage).

Nel corso dell'incontro sono stati infatti già individuati tre temi di interesse per possibili incontri futuri.

La storia locale in Europa e nel mondo, con l'obiettivo di mettere a confronto l'esperienza italiana con quella di altri paesi, europei e non), per ricostruire tendenze passate ed attuali della pratica storiografica locale, sollecitare l'analisi delle modalità - e delle discontinuità - con cui questa si è più o meno istituzionalizzata in ambiti differenti, individuare quali siano stati i modelli di riferimento, indagando accuratamente anche il modo in cui la storiografia si è confrontata con altre discipline in ambito internazionale.

Proprio la multidisciplinarietà potrebbe rappresentare l'oggetto di un incontro ulteriore, La storia locale: una esperienza multidisciplinare, con l'obiettivo di coinvolgere differenti 'specialisti' dell'analisi in ambito territoriale e locale, quali naturalisti, antropologi, archeologi, storici dell'arte, geografi.

Un terzo tema di indagine potrebbe essere infine quella che può essere definita La storia della storiografia locale, con una discussione sulle forme che la produzione storiografica locale ha assunto a partire dall'età moderna, avendo attenzione anche ad analizzare discontinuità e influenze in ambito scientifico ma anche istituzionale (analizzando ad esempio a livello internazionale la nascita delle deputazioni e dei centri di ricerca storica 'locale', promossi dalle compagini statali soprattutto a partire dall'Ottocento).

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