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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 51 (Nuova Serie), giugno 2019

Dieci anni di acquisizioni: dalla specializzazione al coordinamento con la Biblioteca della Camera

catalogo1Lo spostamento della Biblioteca del Senato da Palazzo Madama alla nuova sede di Piazza della Minerva costituisce un momento di forte cesura nella storia dell'istituzione. A chi ha sollecitato, progettato e realizzato concretamente questo cambiamento è apparso subito chiaro che l'apertura agli utenti non istituzionali richiedeva un ripensamento complessivo della fisionomia della Biblioteca in termini di sviluppo delle collezioni, modalità di fruizione del patrimonio, strumenti di accesso al materiale bibliografico, servizi. L'aumento dell'utenza in termini quantitativi sarebbe stata esponenziale e altrettanto significativa la sua differenziazione in termini qualitativi. Non sarebbe quindi stato sufficiente un potenziamento dei servizi esistenti, ma si imponeva una loro riformulazione e rimodulazione per categorie di utenti con caratteristiche diverse.

Da questo punto di vista il 21 giugno 2003 il portone di Palazzo della Minerva si è spalancato su un cantiere che garantiva già la fruibilità della Biblioteca ma dove molto era in fase progettuale e attendeva di misurasi con il nuovo pubblico.

Per quanto riguarda lo sviluppo del patrimonio, possiamo individuare 3 momenti salienti che hanno condotto la Biblioteca alla sua attuale fisionomia: 1) passaggio da un'impostazione enciclopedica all'individuazione di filoni di specializzazione legati all'attività parlamentare o ai fondi storici; 2) potenziamento dello scaffale aperto e ricerca della copertura esaustiva della produzione scientifica relativa alle sale di consultazione tematiche; 3) coordinamento della politica di incremento delle collezioni con la Biblioteca della Camera dei Deputati nel quadro del Protocollo di intesa sul Polo Bibliotecario parlamentare. Su 165 anni di storia dell'istituzione (fondata nel 1848) le ultime due fasi elencate appartengono significativamente al decennio 2003-2013 a riprova del fatto che l'apertura al pubblico esterno ha innescato un processo di rinnovamento profondo e di continuo aggiornamento della fisionomia delle raccolte.

La Biblioteca del Senato nasce infatti con una fisionomia di tipo enciclopedico che rispecchia sia l'identità culturale della classe politica della metà dell'Ottocento, sia, più in generale, il paradigma della biblioteca ottocentesca. La chiusura al pubblico esterno, l'ampia disponibilità di budget, l'istituzione del deposito obbligatorio in favore delle biblioteche parlamentari e l'idea comunque di dover servire il parlamentare non solo nella specificità del suo compito istituzionale, ma anche, in senso più largo, nei suoi interessi culturali ha favorito a lungo il permanere di questo carattere enciclopedico. A partire dalla seconda metà del Novecento la Biblioteca ha risposto alla progressiva specializzazione dei lavori parlamentari approfondendo fra gli altri settori le discipline giuridiche e la politica internazionale, valorizzando nel contempo le proprie raccolte storiche e speciali (statuti e storia locale italiana insieme alle serie storiche di quotidiani italiani e stranieri).

Il 2003 (e gli anni di preparazione che precedono l'inaugurazione della nuova sede) segna un punto di svolta. La scelta di destinare una parte consistente del patrimonio alle sale di consultazione a scaffale aperto ha richiesto la copertura esaustiva della bibliografia di riferimento sulle discipline a cui le sale erano dedicate, diritto, scienze politiche e relazioni internazionali, storia, giornalismo, dal 2004 la geopolitica, dal 2010 la storia del diritto. Il cambiamento del target poi, dai soli parlamentari e membri dell'Amministrazione ad un'utenza più ampia, composta in larga misura da studenti universitari e accademici, ha comportato la necessità di coprire in maniera più o meno completa la manualistica scientifica delle materie offerte.

Nella nuova sede la contiguità con la Biblioteca della Camera - che, ricordiamo, era stata una delle motivazioni della scelta di Palazzo della Minerva da parte di Giovanni Spadolini - ha fatto maturare la consapevolezza della forte sovrapposizione delle collezioni, avendo le due biblioteche avuto uno sviluppo autonomo ma sostanzialmente parallelo. Un'analisi sommaria della fisionomia delle raccolte (un patrimonio complessivo che ammonta a circa 1.700.000 volumi), lascia intravedere una vasta area di sovrapposizione nei segmenti disciplinari del diritto, della storia, delle scienze politiche, delle relazioni internazionali. Si stima che il 65% delle acquisizioni fatte dalla Biblioteca del Senato dal 1848 al 2000 risultino presenti anche nelle collezioni della Biblioteca della Camera. L'apertura al pubblico della Biblioteca del Senato nel 2003 (a 7 anni di distanza da quella della Camera, nel 1986) ha sicuramente valorizzato i fondi speciali e unici di questa Biblioteca, ma ha anche accentuato in taluni settori la tendenza alla sovrapposizione con l'altro ramo del Parlamento, laddove le medesime discipline delle nuove sale di consultazione del Senato erano già documentate nelle sale di lettura della Biblioteca della Camera.

A partire dal 2005-2006 interviene dunque un nuovo mutamento della politica di sviluppo delle collezioni della Biblioteca del Senato. Nella prospettiva del coordinamento dei servizi e dell'apertura fisica del varco tra le due biblioteche si lavora alla definizione di una politica comune di accrescimento del patrimonio. L'obiettivo era ridurre la sovrapposizione delle nuove accessioni, limitandola ad alcuni settori disciplinari fondamentali e spostare risorse umane ed economiche verso le discipline di interesse specifico di ciascuna biblioteca, migliorando così l'offerta bibliografica complessiva del nascente Polo bibliotecario parlamentare. Le soluzioni adottate sono state essenzialmente tre: 1) ripartizione per tipo di materiale bibliografico; 2) condivisione degli oneri economici in settori di particolare rilevanza per il bilancio delle due biblioteche; 3) ripartizione per ambiti disciplinari.

Il primo criterio, per tipo di materiale bibliografico, è stato applicato al settore dei periodici e dei quotidiani, attribuendo la responsabilità dei periodici, in formato cartaceo ed elettronico, alla Biblioteca della Camera e l'onere dell'acquisizione e della conservazione dei giornali, nei due formati, alla Biblioteca del Senato che oggi ospita l'Emeroteca del Polo bibliotecario Parlamentare. La Camera continua ad acquistare un ristretto nucleo di giornali di interesse nazionale, ma solo per la consultazione corrente, senza l'onere della conservazione. Il Senato da parte sua conserva un certo numero di riviste afferenti ai settori disciplinari di interesse esclusivo.

Il secondo criterio ha interessato il settore delle risorse elettroniche in cui la ripartizione, basata anche su valutazioni di tipo disciplinare e sulla già esistente distribuzione dei periodici e dei quotidiani, ha avuto come target sostanzialmente il bilanciamento della spesa in un comparto che, come è noto, assorbe una quota sempre più ampia delle risorse di una biblioteca.

Il terzo ed ultimo criterio, quello disciplinare si applica al settore degli acquisti monografici. Attualmente è operativa una ripartizione per macroaree che individua due livelli di responsabilità sulla copertura dei diversi ambiti disciplinari, esclusiva o condivisa, dove la responsabilità condivisa va da una duplicazione consapevole e sistematica (legata a motivi funzionali) al confronto titolo per titolo per l'eventuale acquisto di seconde copie. Questa divisione per aree disciplinari ha consentito alle due biblioteche di procedere alla ripartizione delle collane monografiche comuni.

Per quanto riguarda infine il settore del deposito obbligatorio di cui godono in uguale forma e misura entrambe le biblioteche (e che ha contribuito alla costituzione di raccolte sovrapposte) si è proceduto ad affidare alla Biblioteca della Camera la responsabilità dell'acquisizione e della conservazione degli atti parlamentari e della legislazione straniera e alla Biblioteca del Senato quella sui Bollettini regionali e sui Bollettini dei Ministeri. La Camera ha poi una vocazione ormai tradizionale per la raccolta e la conservazione della letteratura grigia, materiale proveniente da fonti istituzionali e da istituti di ricerca, al di fuori dei canali commerciali. Per quanto riguarda le serie monografiche edite da Università e centri di ricerca si procede in via ordinaria ad una distribuzione su basi disciplinari.

A distanza ormai di 10 anni dall'apertura al pubblico esterno e di 6 dalla costituzione del Polo bibliotecario parlamentare possiamo dunque affermare che la Biblioteca del Senato ha assunto una nuova fisionomia, più definita. L'articolazione multidisciplinare delle acquisizioni, iniziata con le sale di consultazione a scaffale aperto inaugurate nel 2003, permane, ma si è andata rimodulando lasciando emergere due direttrici principali di sviluppo rispetto alle quali le altre discipline hanno assunto una funzione ausiliaria o complementare: l'Emeroteca e la storia del diritto, quest'ultima nata su fondi storici e cresciuta anche attraverso importanti donazioni di fonti e studi. Parallelamente alla definizione delle nuove linee di sviluppo del patrimonio si è anche consolidata la consapevolezza della propria fisionomia e del proprio ruolo nel contesto del Polo bibliotecario parlamentare. Questa consapevolezza ha consentito di affrontare passi innovativi per la nostra istituzione come lo scarto inventariale del 2012 che ha interessato materiale obsoleto e non più in linea con la politica di accrescimento delle raccolte.

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