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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 56 (Nuova Serie), aprile 2020

La biblioteca delle città italiane. Intervista a Rosario Villari

In questa intervista, tratta dal video "I libri di Minerva", Rosario Villari, professore emerito dell'Università La Sapienza di Roma e accademico dei Lincei, parla delle sue ricerche storiche nella Biblioteca del Senato e del suo rapporto con le biblioteche romane e straniere.

Qual è la caratteristica più importante delle collezioni della Biblioteca del Senato?

Ho frequentato la Biblioteca del Senato soprattutto per una parte delle mie ricerche indirizzata verso la storia locale e verso lo studio degli statuti, perché mi sembra che questa sia una parte importante della collezione della Biblioteca. Qui è rappresentata molto ampiamente e in maniera soddisfacente, anche per una ricerca approfondita, la storia delle città italiane, e la storia di tutto quel travaglio politico-istituzionale che è attestato dagli statuti delle città, cioè dalle costituzioni locali.

Qual è la funzione e l'importanza delle biblioteche parlamentari per l'attività politica?

Penso che il rapporto tra l'attività politica e la cultura dovrebbe essere strettissimo, però devo constatare che non lo è quanto io, come semplice cittadino, desidererei che fosse. Sono stato deputato per un breve periodo, e ricordo che il fatto che esistesse una biblioteca alla Camera dei deputati era per me un fatto molto positivo e interessante. Ci passavo molto tempo, però - devo dire la verità - mi trovavo molto spesso da solo; mi sono così domandato come mai la Biblioteca fosse sottoutilizzata dai suoi utenti istituzionali; certamente il poco tempo a disposizione può essere considerato la causa principale della limitata abitudine alla frequentazione della biblioteca. D'altra parte, pur essendo la biblioteca un elemento importantissimo e fondamentale della cultura, non è l'unico. Molti dei deputati che io frequentavo allora operavano per esempio nel campo della scienza e della medicina e quindi frequentavano soprattutto laboratori.

Che ne pensa dell'offerta bibliotecaria della città di Roma?

Io penso che Roma sia una città privilegiata. C'è un asse che parte dalla stazione, cioè dalla Biblioteca nazionale, e arriva fino al Vaticano, attraversando quindi il centro della città, via Nazionale, via IV Novembre, corso Vittorio Emanuele. In quest'asse ci sono le più belle biblioteche del mondo: la Biblioteca nazionale che, pur non essendo tra le più belle del mondo, è certamente una biblioteca importante e che, anche prima del trasferimento nella sede attuale, si collocava sempre su quest'asse, ossia al Collegio romano; c'è la Casanatense, la Vallicelliana, l'Angelica, e molte altre biblioteche, fino ad arrivare alla Biblioteca Vaticana. Naturalmente in questo itinerario si collocano anche le Biblioteche del Senato e della Camera dei deputati. Questo è stato ed è il mio personale itinerario quasi quotidiano.

E cosa ne pensa delle biblioteche straniere?

Una delle biblioteche che io ho frequentato di più e che a mio avviso dovrebbe rappresentare un modello di organizzazione per tutte le altre biblioteche è la British Library. Lì ho passato moltissimo tempo della mia vita, e un "bel" tempo della mia vita. Ogni volta che vi trascorro dei periodi sono molto contento, perché mi sento completamente a mio agio in quella biblioteca. Una volta, mentre stavo lavorando e scrivendo al computer, seduto ad uno dei tavoli di lettura della biblioteca, alzando lo sguardo, mi resi conto che intorno a me era tutto deserto, non c'era più nessuno in biblioteca. C'era solo una persona in piedi, un impiegato, che stava lì, senza dirmi niente, ad aspettare - dieci minuti, un quarto d'ora dopo la chiusura - che io mi accorgessi che la biblioteca era chiusa. Mi sono scusato; mi ha detto di non preoccuparmi. Ho restituito i libri, me ne sono andato, e c'erano almeno cinque o sei persone che aspettavano la restituzione dei testi che io avevo preso in consultazione. Penso che non sarebbe successo in nessun'altra biblioteca.

Nei numeri precedenti le interviste a Leopoldo Elia (n. 5) e a Piero Craveri (n. 6)

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