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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 56 (Nuova Serie), aprile 2020

La mia biblioteca. Intervista a Leopoldo Elia

In questa intervista, tratta dal video "I libri di Minerva", il presidente emerito della Corte costituzionale Leopoldo Elia parla della sua esperienza nella Biblioteca del Senato.

Presidente Elia, lei è da molti anni un assiduo frequentatore della Biblioteca del Senato. Quando ha iniziato a frequentarla e che ricordo ha della sede di Palazzo Madama?

Avevo vinto un concorso in Senato negli anni '50 e fui destinato all'ufficio studi diretto allora dal professor Renato Cerciello, libero docente di diritto privato. Nella Biblioteca approntai il materiale per le mie prime ricerche. E su quella base di studi e di pareri maturò la mia vocazione per il diritto costituzionale. Divenni un utente abituale e sacrificai le mie vacanze per scrivere durante il periodo in cui il Senato non si riuniva, attingendo ai libri e seguendo le indicazioni dei dirigenti di allora della biblioteca: ricordo il dottor Pierangeli, poi il dottor Zampetti (…).

In biblioteca preparai i lavori sulla continuità dell'ordinamento giuridico italiano, in particolare sulla questione della supplenza del Presidente della Repubblica da parte del Presidente del Senato. E poi la ricerca sul procedimento legislativo negli Stati Uniti d'America, un primo tentativo di studio di diritto comparato tra il modello italiano e l'esperienza americana (…).

Penso che questa esperienza nella biblioteca del Senato sia stata utile per indirizzarmi verso gli studi costituzionali e anche per integrare le lacune delle altre biblioteche che allora in materia di diritto comparato non erano particolarmente fornite.

E la sua esperienza in biblioteca come parlamentare della X e della XIII legislatura?

Ricordo in particolare un episodio. Dovevo fare una dichiarazione di voto sulla legge Mammì, che regolava il sistema radiotelevisivo italiano, molto polemica nei confronti del provvedimento. Preparai in fretta la mia dichiarazione di voto proprio nella Biblioteca del Senato. Arrivai in Aula in ritardo e il mio intervento suscitò il finimondo (…).

Dal giugno del 2003 la Biblioteca si è trasferita a Palazzo della Minerva, ampliando notevolmente l'accesso al pubblico degli studiosi. Come giudica questa svolta?

Il passaggio nella nuova sede segna un cambiamento nel ceto parlamentare. Per non citare Benedetto Croce, nelle prime legislature vi erano studiosi come Raffaele Ciasca, Aldo Ferrabino, Gaeatano De Sanctis. C'è stata una mutazione genetica, come usa dire, del ceto parlamentare che forse ha meno tempo, occasione e attitudine a utilizzare la biblioteca come la utilizzavano gli antichi senatori. Allora è giusto e democratico che questo passaggio coincida con l'apertura ai cittadini, agli studenti e a chi vuole agevolare la propria ricerca con la vicinanza dei testi.

E quale può essere il ruolo della biblioteca parlamentare come strumento di supporto all'attività legislativa?

Dal collegamento di biblioteche e ufficio studi possono risultare le condizioni migliori per una preparazione dei parlamentari italiani sulla base della conoscenza di realizzazioni legislative, di discussioni dottrinali e di fenomeni di sociologia politica di altri paesi, con particolare riferimento all'Unione europea. Più il mondo si rimpiccolisce, più è necessario che le biblioteche siano disponibili ad agevolare la conoscenza degli ordinamenti delle più diverse nazioni.

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