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Intervento in Aula del senatore Dino Tibaldi nel corso del dibattito sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla fiducia al Governo

TIBALDI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, colleghi, signor Presidente del Consiglio, innanzi tutto vorrei esprimere il mio apprezzamento personale per il suo intervento, per il modo come lei ha gestito questa fase difficile della crisi del suo Governo e per avere resistito alle sirene che la invitavano ad evitare il confronto in quest'Aula del Parlamento, ritornando così ad antiche abitudini. Ha fatto bene a venire qui anche se si sa che i numeri sono risicati e si corre il rischio che non ci sia il voto di fiducia ma davanti agli italiani sarà sempre più chiaro di chi è la colpa se questo Governo cade e non ha più la fiducia.
Credo sia ormai definitivamente chiaro a tutti gli italiani da che parte provenissero le insidie verso il Governo: non era la sinistra della coalizione, che invece ha sempre realmente sostenuto il suo Governo anche con scelte difficili e pagando dei prezzi; non era e non è la sinistra della coalizione, ma la parte più moderata, quando non apertamente conservatrice, del centro-sinistra. Si tratta dei cosiddetti poteri forti che hanno terminali anche nella nostra maggioranza, lavorano ed hanno lavorato contro questo Governo: Confindustria con i suoi giornali per la politica economica ed anche le gerarchie vaticane le cui continue ingerenze minacciano come non mai il principio vitale della laicità dello Stato.
Comunque vi è, rispetto al suo Governo, signor Presidente del Consiglio, un altro nemico per certi versi più insidioso all'interno della sua stessa maggioranza. Quando il partito più grande della coalizione dichiara che l'alleanza è finita, possono non esserci ripercussioni su un Governo del quale tutti facciamo parte? Quando il partito più grande della coalizione e il suo capo dichiarano che la prossima volta andranno da soli alle elezioni piuttosto che allearsi con la sinistra, consegnando il Paese con assoluta e matematica certezza alla guida di Berlusconi, possono non esserci contraccolpi sul Governo del quale tutti facciamo parte?
Presidente Prodi, per noi il capo coalizione è lei. Lei ha vinto le elezioni primarie dell'Unione di centro-sinistra ed è giusto che faccia valere le ragioni e disveli davanti alla Nazione quali sono le vere motivazioni della crisi e gli interessi che ci sono dietro.
Oggi, qui al Senato, così come nel Paese, noi continueremo a batterci perché questo Governo, che è l'unico legittimato a governare (perché è il frutto di una vittoria elettorale) venga ad essere riconfermato. Qualunque altra ipotesi sarebbe drasticamente in contraddizione con il mandato degli elettori. Se il suo Governo non dovesse farcela si vada dunque subito al voto, senza pasticci tra destra e sinistra e senza imbrogli agli elettori, senza porre alcun pretesto di futura ingovernabilità, se non si cambia la legge elettorale. Un Governo di larghe intese, tecnico, istituzionale o di altro tipo, infatti, costituirebbe una ulteriore ferita alla credibilità della politica. A nome del mio partito, in ogni caso, noi siamo e saremo indisponibili del tutto a questa ipotesi.
A noi è piaciuto il tono del discorso tenuto, anche se ci sarebbe piaciuto che la medesima determinazione l'avesse avuta anche nel passato, soprattutto quando a dicembre altri colleghi, sempre appartenenti al versante moderato della nostra coalizione, avevano minacciato la crisi di fronte ad alcuni miglioramenti al cosiddetto protocollo sul welfare. Non vogliamo guardare al passato. Se il Governo, e noi ce lo auguriamo, passerà questo momento di difficoltà si aprirà una fase nuova, e sarà necessario avere più coraggio nella redistribuzione sociale.
È vero, è stato effettuato un risanamento, ma i poveri sono sempre più poveri e alcune categorie che attendevano da questo Governo provvedimenti a loro favore ancora li attendono e sono sfiduciate e deluse. Vi è delusione non soltanto tra i lavoratori più tartassati, cioè gli operai, i lavoratori e le lavoratrici che non ce la fanno più ad arrivare a fine mese, che continuano a morire sul lavoro, ma anche tra quelli appartenenti al cosiddetto mondo intellettuale, quindi alla scuola, all'università, alla ricerca, ai ceti medi. Soprattutto la precarietà del lavoro, che è alta, va combattuta e andava combattuta con maggiore determinazione.
Occorre restituire il futuro a quanti, e sono milioni di persone, avendo un lavoro precario non sanno cosa succederà loro il giorno dopo, tra qualche mese, tra qualche settimana e non sono in grado di programmarsi la vita.
Questo aspettavano e si aspettano milioni di giovani e di padri di famiglia da un Governo di centro-sinistra, cioè una maggiore giustizia sociale, e queste sono le vere politiche a favore delle famiglie di cui tutti si riempiono la bocca, salvo poi proporre rimedi che molte volte definire pelosi è un eufemismo.
Occorre inoltre avere più coraggio riformatore in tutti i sensi. Se, come ci auguriamo, anche questa Camera le rinnoverà la fiducia, con altrettanta determinazione politica, signor Presidente, si approvi subito da una parte la legge sul conflitto di interessi e dall'altra la regolamentazione delle televisioni, perché diversamente il nostro popolo non ci capirebbe.
Vorrei affrontare ancora un'ultima questione. La fragilità numerica, soprattutto qui al Senato, della sua maggioranza, può essere compensata solo dalla determinazione politica, nel tentativo di recuperare i consensi perduti attraverso politiche sociali coerenti, che in questi due anni non sono state assolutamente sufficienti. È una sfida alta, non vi è dubbio, ed io non mi nascondo: a noi non sfuggono le difficoltà, i molti nemici interni ed esterni.
Ma vede, signor Presidente del Consiglio, è in questo momento che si giudicano le leadership e i gruppi dirigenti ed è in questi momenti che si formano le opinioni e i giudizi anche all'interno della cosiddetta opinione pubblica nel Paese.
Converrà con noi che, se alla fine il suo Governo, che ha risanato i conti facendo fare sacrifici alla sua gente, alla nostra gente, dovesse regalare poi la guida del Paese a Berlusconi, allora il giudizio della storia sarebbe davvero impietoso. Noi non ci stiamo. Abbiamo voglia di continuare a combattere una battaglia che si può vincere e vogliamo farlo insieme a lei e - ci auguriamo - insieme a tutta la coalizione con tanta, tanta determinazione.
Per questo ci auguriamo che, entro la fine di questo dibattito (anche se ci sono già stati dei pronunciamenti diversi), tutti coloro che sono stati eletti con questa maggioranza tengano fede al mandato elettorale ricevuto dal popolo italiano e le rinnovino la fiducia. Diversamente, sarà il popolo italiano che penserà, successivamente, a far giustizia nei loro confronti. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com).



 


Gruppo Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani
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