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TIBALDI (IU-Verdi-Com).
Signor Presidente, colleghi, signor Presidente del
Consiglio, innanzi tutto vorrei esprimere il mio
apprezzamento personale per il suo intervento, per il modo
come lei ha gestito questa fase difficile della crisi del
suo Governo e per avere resistito alle sirene che la
invitavano ad evitare il confronto in quest'Aula del
Parlamento, ritornando così ad antiche abitudini. Ha fatto
bene a venire qui anche se si sa che i numeri sono risicati
e si corre il rischio che non ci sia il voto di fiducia ma
davanti agli italiani sarà sempre più chiaro di chi è la
colpa se questo Governo cade e non ha più la fiducia.
Credo sia ormai definitivamente chiaro a tutti gli italiani
da che parte provenissero le insidie verso il Governo: non
era la sinistra della coalizione, che invece ha sempre
realmente sostenuto il suo Governo anche con scelte
difficili e pagando dei prezzi; non era e non è la sinistra
della coalizione, ma la parte più moderata, quando non
apertamente conservatrice, del centro-sinistra. Si tratta
dei cosiddetti poteri forti che hanno terminali anche nella
nostra maggioranza, lavorano ed hanno lavorato contro questo
Governo: Confindustria con i suoi giornali per la politica
economica ed anche le gerarchie vaticane le cui continue
ingerenze minacciano come non mai il principio vitale della
laicità dello Stato.
Comunque vi è, rispetto al suo Governo, signor Presidente
del Consiglio, un altro nemico per certi versi più insidioso
all'interno della sua stessa maggioranza. Quando il partito
più grande della coalizione dichiara che l'alleanza è
finita, possono non esserci ripercussioni su un Governo del
quale tutti facciamo parte? Quando il partito più grande
della coalizione e il suo capo dichiarano che la prossima
volta andranno da soli alle elezioni piuttosto che allearsi
con la sinistra, consegnando il Paese con assoluta e
matematica certezza alla guida di Berlusconi, possono non
esserci contraccolpi sul Governo del quale tutti facciamo
parte?
Presidente Prodi, per noi il capo coalizione è lei. Lei ha
vinto le elezioni primarie dell'Unione di centro-sinistra ed
è giusto che faccia valere le ragioni e disveli davanti alla
Nazione quali sono le vere motivazioni della crisi e gli
interessi che ci sono dietro.
Oggi, qui al Senato, così come nel Paese, noi continueremo a
batterci perché questo Governo, che è l'unico legittimato a
governare (perché è il frutto di una vittoria elettorale)
venga ad essere riconfermato. Qualunque altra ipotesi
sarebbe drasticamente in contraddizione con il mandato degli
elettori. Se il suo Governo non dovesse farcela si vada
dunque subito al voto, senza pasticci tra destra e sinistra
e senza imbrogli agli elettori, senza porre alcun pretesto
di futura ingovernabilità, se non si cambia la legge
elettorale. Un Governo di larghe intese, tecnico,
istituzionale o di altro tipo, infatti, costituirebbe una
ulteriore ferita alla credibilità della politica. A nome del
mio partito, in ogni caso, noi siamo e saremo indisponibili
del tutto a questa ipotesi.
A noi è piaciuto il tono del discorso tenuto, anche se ci
sarebbe piaciuto che la medesima determinazione l'avesse
avuta anche nel passato, soprattutto quando a dicembre altri
colleghi, sempre appartenenti al versante moderato della
nostra coalizione, avevano minacciato la crisi di fronte ad
alcuni miglioramenti al cosiddetto protocollo sul welfare.
Non vogliamo guardare al passato. Se il Governo, e noi ce lo
auguriamo, passerà questo momento di difficoltà si aprirà
una fase nuova, e sarà necessario avere più coraggio nella
redistribuzione sociale.
È vero, è stato effettuato un risanamento, ma i poveri sono
sempre più poveri e alcune categorie che attendevano da
questo Governo provvedimenti a loro favore ancora li
attendono e sono sfiduciate e deluse. Vi è delusione non
soltanto tra i lavoratori più tartassati, cioè gli operai, i
lavoratori e le lavoratrici che non ce la fanno più ad
arrivare a fine mese, che continuano a morire sul lavoro, ma
anche tra quelli appartenenti al cosiddetto mondo
intellettuale, quindi alla scuola, all'università, alla
ricerca, ai ceti medi. Soprattutto la precarietà del lavoro,
che è alta, va combattuta e andava combattuta con maggiore
determinazione.
Occorre restituire il futuro a quanti, e sono milioni di
persone, avendo un lavoro precario non sanno cosa succederà
loro il giorno dopo, tra qualche mese, tra qualche settimana
e non sono in grado di programmarsi la vita.
Questo aspettavano e si aspettano milioni di giovani e di
padri di famiglia da un Governo di centro-sinistra, cioè una
maggiore giustizia sociale, e queste sono le vere politiche
a favore delle famiglie di cui tutti si riempiono la bocca,
salvo poi proporre rimedi che molte volte definire pelosi è
un eufemismo.
Occorre inoltre avere più coraggio riformatore in tutti i
sensi. Se, come ci auguriamo, anche questa Camera le
rinnoverà la fiducia, con altrettanta determinazione
politica, signor Presidente, si approvi subito da una parte
la legge sul conflitto di interessi e dall'altra la
regolamentazione delle televisioni, perché diversamente il
nostro popolo non ci capirebbe.
Vorrei affrontare ancora un'ultima questione. La fragilità
numerica, soprattutto qui al Senato, della sua maggioranza,
può essere compensata solo dalla determinazione politica,
nel tentativo di recuperare i consensi perduti attraverso
politiche sociali coerenti, che in questi due anni non sono
state assolutamente sufficienti. È una sfida alta, non vi è
dubbio, ed io non mi nascondo: a noi non sfuggono le
difficoltà, i molti nemici interni ed esterni.
Ma vede, signor Presidente del Consiglio, è in questo
momento che si giudicano le leadership e i gruppi dirigenti
ed è in questi momenti che si formano le opinioni e i
giudizi anche all'interno della cosiddetta opinione pubblica
nel Paese.
Converrà con noi che, se alla fine il suo Governo, che ha
risanato i conti facendo fare sacrifici alla sua gente, alla
nostra gente, dovesse regalare poi la guida del Paese a
Berlusconi, allora il giudizio della storia sarebbe davvero
impietoso. Noi non ci stiamo. Abbiamo voglia di continuare a
combattere una battaglia che si può vincere e vogliamo farlo
insieme a lei e - ci auguriamo - insieme a tutta la
coalizione con tanta, tanta determinazione.
Per questo ci auguriamo che, entro la fine di questo
dibattito (anche se ci sono già stati dei pronunciamenti
diversi), tutti coloro che sono stati eletti con questa
maggioranza tengano fede al mandato elettorale ricevuto dal
popolo italiano e le rinnovino la fiducia. Diversamente,
sarà il popolo italiano che penserà, successivamente, a far
giustizia nei loro confronti. (Applausi dal Gruppo
IU-Verdi-Com). |