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*TIBALDI (IU-Verdi-Com).
Signor Presidente, signori colleghe e colleghi, signor
Presidente del Consiglio, in premessa vorrei manifestarle
consenso e fiducia alla sua relazione che considero coerente
con il programma, rigorosa ma anche severa. Ho già avuto
modo di esprimere il mio consenso sulla politica estera del
suo Governo, in occasione del dibattito della scorsa
settimana, che oggi ribadisco perché improntato da un
rinnovato ruolo dell'Italia nello scacchiere internazionale
ed in particolare nel Mediterraneo.
Come da lei sottolineato e come definito nel nostro
programma, pur con sensibilità ed accenti diversi, questa
maggioranza vuole perseguire un profondo rinnovamento del
Paese, che significa più uguaglianza, più giustizia sociale,
più equità, più solidarietà, maggiore tutela per i più
deboli, meno precarietà per i giovani in modo che tornino ad
essere in grado di programmare il loro futuro, di cui oggi
ne sono privi.
La lotta alla piaga della precarietà, al sottosalario,
all'assenza dei diritti che determinano la condizione che
non si verificava più da oltre un secolo, cioè quella di un
arretramento sociale per i giovani rispetto ai loro
genitori, va a mio avviso ripresa con grande rigore,
proseguendo sulla strada aperta in finanziaria sulla
stabilizzazione dei lavoratori precari, pubblici e privati,
con le scelte operate dal Governo sulla lotta al lavoro
nero, all'evasione fiscale e contributiva; i provvedimenti
assunti per la sicurezza sul lavoro e nella lotta contro gli
infortuni, le malattie professionali, gli omicidi bianchi,
di cui teniamo il triste primato in Europa. Così come va
perseguita, attraverso una molteplicità di strumenti, una
politica redistributiva in grado di affrontare la drammatica
perdita di potere di acquisto dei salari e delle pensioni,
che ha assunto dimensioni estremamente preoccupanti per
milioni di lavoratori e pensionati.
La sindrome della quarta settimana, la riduzione dei consumi
primari per milioni di famiglie italiane, l'impoverimento
dei cosiddetti ceti medi, l'indebitamento delle famiglie,
che è in vertiginoso aumento, sottolineano l'esigenza
improcrastinabile di dare risposte - ripeto - agendo su una
pluralità di strumenti in grado di invertire questa
pesantissima situazione sociale che abbiamo ereditato:
frutto e conseguenza di scelte economiche, politiche e
sociali ingiuste e sbagliate, non solo per chi le ha subite,
ma anche per l'intero Paese.
Sono fiducioso che il chiarimento intervenuto nella
maggioranza, le regole di comportamento adottate tra cui non
la soppressione del confronto all'interno della compagine di
Governo e della maggioranza, ma l'esigenza che, una volta
raggiunta una mediazione, tutta la maggioranza e - ripeto -
tutta maggioranza faccia quadrato e parli una sola lingua,
mi paiono un buon viatico per il proseguimento dell'azione
del nostro Governo, in modo da garantire non solo continuità
e stabilità al Paese, ma il perseguimento di una politica di
consolidamento dei segnali di ripresa e di una politica di
giustizia sociale e di riqualificazione del lavoro, così
come deciso nel programma e negli stessi punti da lei
indicati.
Sarà importante su tutti i temi, ma in particolare su quelli
economici e sociali che le decisioni che si assumeranno
siano definite in un percorso di confronto, come lei ha
accennato, con le parti sociali. Mi riferisco in particolare
al tema delle pensioni, delle liberalizzazioni, del welfare,
della lotta alla precarietà, della difesa del potere
d'acquisto di salari e pensioni, la cui bussola di
riferimento, oltre al programma, non possono che essere i
diversi avvisi comuni già convenuti con tutte le parti
sociali, senza pensare a facili scorciatoie, che più che
rispondere a coerenti princìpi di giustizia sociale,
rispondono più che altro ad interessi di parte, ad interessi
della grande finanza, ai cosiddetti poteri forti nazionali e
sovranazionali, più al mondo degli interessi finanziari che
a quello dei popoli, della gente in carne ed ossa. Così come
concordo sull'esigenza da lei sottolineata di avviare una
grande fase di concertazione sulle questioni della
competitività, della produttività e di uno sviluppo
ecocompatibile.
Il nostro Paese su queste tematiche registra una pesante
arretratezza, che se non risolta può rendere difficoltoso
trasformare l'attuale ripresa, ancora precaria, in un fatto
duraturo. A questo proposito, vorrei però sottolineare, che
la pesante condizione di difficoltà è dovuta non, come
qualcuno tenta ancora di sostenere, al costo del lavoro, né
alla flessibilità che non c'è, né alla produttività del
fattore lavoro, anzi, semmai, la perdita di competitività
del sistema Paese, il cosiddetto declino industriale, sono
conseguenza di scelte che da vent'anni a questa parte hanno
visto solo nel fattore lavoro (riduzione del costo, più
flessibilità, più precarietà) l'unico fattore sul quale
intervenire, producendo contemporaneamente guasti sociali e
impoverimento del tessuto produttivo ed industriale.
Precarietà, bassi salari, assenza di diritti, assenza di
sicurezza del lavoro e nel lavoro, producono esattamente
riduzione di competitività del sistema Paese e crisi sociale
ed economica, pur garantendo contemporaneamente, ma siamo
alla favola delle cicale, ampi margini di profitto e
portando contemporaneamente al cosiddetto declino
industriale.
È dunque questa la bussola che ci deve orientare se si vuole
rimettere il Paese in carreggiata, ridare vigore al sistema,
costruire quel largo consenso nel Paese, in grado, al di là
degli esigui numeri che la nostra maggioranza ha qui al
Senato, di garantire continuità al suo e nostro Governo.
Senza il consenso, che in parte ci è mancato, sulla manovra
finanziaria dei ceti più deboli, dei giovani, dei
pensionati, di coloro che vivono di solo reddito da lavoro e
pagano le tasse fino all'ultima lira, diventa difficile
affrontare i temi che lei ha puntualmente elencato nel suo
discorso di ieri e che mi trova concorde insieme a tutto il
mio partito, dando contemporaneamente stabilita al nostro
Governo.
Se così si opererà vedrà che anche qui al Senato la sua
maggioranza, oltre a diventare più coesa, si rafforzerà
ulteriormente, anche se non saranno mai definitivamente
sconfitte le tentazioni di bloccare e mandare in crisi
questa maggioranza e il suo Governo. Le trappole, le
tentazioni neocentriste e neoconservatrici sul piano sociale
e dei diritti e sulle stesse scelte di politica economica,
non sono venute dalla sinistra radicale ma da ben altre
parti, ed è da lì che potranno continuare a venire. L'errore
gravissimo commesso dai due senatori cui si imputa la crisi
del suo Governo è stato grave, miope, condannabile, ma non
determinante. Ciò però ha impedito e ha tolto a quanti
vogliono continuare a battersi per darle una mano e per fare
le scelte più giuste del Paese quello che i marinai genovesi
chiamavano il diritto al mugugno. Io, dopo quella crisi,
avrò meno possibilità di esprimere i miei dissensi, di fare
una mia battaglia perché le scelte che il mio Governo dovrà
fare siano equilibrate e le più coerenti con il programma.
La sinistra ed il PCI hanno scelto lei come Premier, ci
siamo battuti contro le manovre, che pur ci sono state anche
in questi giorni, per cambiare maggioranza e cambiare il
Capo del Governo. Per queste considerazioni, augurandole
buon lavoro, signor Presidente del Consiglio, voterò e
voteremo convinti la fiducia al Governo che lei presiede.
(Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e Aut). |