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Signor
Presidente, onorevoli colleghi, credo che talvolta si debba
richiamare il comandamento di non nominare il nome di Dio
invano.
Provo un po' di imbarazzo, dopo avere ascoltato la
discussione e anche rispetto all'ordine del giorno, che
comunque il nostro Gruppo voterà, perché vi sono tre aspetti
che secondo me dovrebbero essere chiariti e ben definiti,
prima di procedere oltre.
La prima questione, banale ma molto certa, è che non è
compito di questo Parlamento fare l'analisi filologica o
l'esegesi dei discorsi del Pontefice. E a parer mio non è
compito di questo Parlamento nemmeno garantire sulle
finalità e sulle intenzioni del Pontefice nei suoi atti
culturali e religiosi, in quanto credo tra l'altro che egli
sia in grado di chiarire e chiarirsi più che dignitosamente.
Concordo quindi con le sagge parole di Lidia Brisca Menapace,
riguardo al fatto che forse sarebbe stato più utile un
dibattito più parco e con meno certezze e meno proclami, o
di superiorità, o sulle religioni e invece attestarci sul
compito che questo Stato e questo Parlamento hanno di
favorire la pace, il dialogo e le relazioni tra i popoli,
tra le persone e gli Stati, in modo che questi non
degenerino né in fanatismi, né in violenza né tanto meno in
guerre. Devo anche dire, però, che sono rimasto abbastanza
scioccato da alcune dichiarazioni e da alcuni peana
sollevati dai Gruppi in quest'Aula. Ad esempio, quando sento
il rappresentante della Lega lombarda ergersi a strenuo
difensore dei sacri valori del cristianesimo, e sicuramente
interprete delle leggi divine, non ci capisco più niente.
Non era lo stesso partito che andava alle foci del Po a
onorare la sacra acqua del Po con folcloristiche e annessi
pagani miti? Non è lo stesso partito che ha osato - che Dio
perdoni! - portare la forca in Parlamento? Forse non ci
capiamo su quali sono i valori cristiani e quale il valore
della convenienza. Anche in questo Parlamento tutti ci siamo
espressi contro l'uso politico della religione e su questo
sono d'accordo, come sono anche d'accordo sul fatto che meno
si fa uso della religione e più religiosi si è.
Tuttavia, anche in questo Parlamento siede un segretario di
partito che ha nel suo simbolo la parola cristiana e che ha
nel simbolo la croce. Credo che per pudore non si sia
presentato alle elezioni e si sia fatto eleggere in Forza
Italia. Se, però, l'uso della religione in politica è
vietato lo deve essere a tutti - sono imbarazzatissimo a
pretendere di rappresentare il cristiano e la croce in
politica - deve valere quindi anche per il senatore Rotondi
che comunque, giustamente, per pudore, lo ripeto, si è fatto
eleggere da Forza Italia.
Quando poi sento la destra - non so se ancora si può
chiamare così - dire che il grande problema è che le altre
religioni non hanno il capo riconosciuto, non hanno la
gerarchia, si tagliano 500 anni dibattito, si taglia tutta
la questione dei cristiani non cattolici. Forse perché la
destra è così abituata alle gerarchie che, se non c'è una
gerarchia, se non c'è qualcuno che deve sempre sottomettersi
al volere altrui, non è in grado di recepire la libertà
individuale, la sua irriducibilità, anche nel senso pieno
della responsabilità. Probabilmente è questo il discorso. Di
certo il problema del rapporto con le altre religioni che
non hanno una gerarchia consolidata, come quella appunto
della Santa Romana Cattolica Apostolica Ecclesia e del Servo
dei servi di Dio, mi pare davvero un'amenità storica e non
degna di quest'Aula.
Andando avanti su questo fronte, ho condiviso in parte le
parole del Ministro dell'interno quando comunque fa
l'autocritica; non ho condiviso il fatto che abbia detto «il
nostro Dio», perché la Repubblica italiana non ha più una
religione di Stato; è laica e garantisce le differenze
etiche, le differenziazioni culturali e religiose a
chiunque. Condividendo l'autocritica, anche da altri
onorevoli che sono intervenuti, devo però dire che questa
certezza sul fatto che le religioni siano di per sé fattore
di libertà, di emancipazione e di pace, e che questo sia poi
il crisma della religione maggioritaria nell'Occidente che,
ripeto, non è solo cattolicesimo, è il cristianesimo nelle
sue differenti valenze, a me sembra un po' inopinata.
Voglio ricordare solo l'ultima tragedia in cui non centra
l'Islam: in Ruanda sono morte più di un milione di persone.
Il Ruanda è un Paese al 90 per cento cattolico e al 10 per
cento protestante. Vogliamo dire che anche quelli sono stati
sollecitati dall'integralismo-fanatismo islamico o vogliamo
forse capire che queste manifestazioni, o comunque questo
uso delle religioni, è altro rispetto alla religione stessa?
Quando sento dire, ad esempio, all'ex ministro Buttiglione
che l'Islam non ha compiuto il processo di liberazione dallo
Stato, e quindi di emancipazione tra la coscienza religiosa
e la coscienza politica, posso essere anche in parte
d'accordo.
Tuttavia, vorrei ricordare che c'è un tentativo di cui Pera,
ex presidente di questa Camera se si è fatto fortemente
interprete: di reintrodurre una battaglia contro il
relativismo etico che - scusate - nella traduzione volgare
di assolutismo etico, è nient'altro ciò che dice Mullah
Omar, la teocrazia dell'Arabia Saudita e in parte anche
alcuni teorici, secondo me anche poco avveduti, sul concetto
di libertà dato da Dio rispetto alle proprie azioni e
responsabilità. |