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L'intervento del senatore Gianpaolo Silvestri in illustrazione di un emendamento all'art.28 del disegno di legge: n. 1448 - Legge comunitaria 2007 - e del Documento LXXXVII, n. 2

Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, intanto voglio cogliere l'occasione per manifestare la mia solidarietà alla ministra Bonino, nonostante le numerose divergenze politiche che abbiamo, attestando che nella Commissione competente sia lei che il Governo hanno sempre garantito la loro puntuale presenza.
In effetti, di primo acchito è molto strano questo emendamento soppressivo dell'articolo 28, che tratta delle sanzioni decise dall'Europa in relazione al progetto nucleare (civile, sostiene l'Iran), che molti considerano propedeutico al nucleare militare. Può apparire molto strano, infatti, che una persona come me, uno dei fondatori dei Verdi che hanno il simbolo dell'antinucleare internazionale del sole che ride e uno degli organizzatori della prima marcia contro una base NATO in Italia (quella di Ghedi) ne chieda la soppressione. In realtà, questo mio intervento e l'illustrazione di questo emendamento mirano a dimostrare l'assoluta asimmetria, l'assoluta azione farisaica e l'assoluto imbroglio della politica internazionale, in relazione alla questione degli armamenti nucleari, alle sanzioni e ai dispositivi geopolitici ed alle alleanze che si formano sulla questione.
Ricordo ai colleghi che il Trattato di non proliferazione nucleare è del 1968 ed è entrato in vigore dopo la gravissima tensione succeduta nel 1962 per i missili a Cuba. Il Trattato è stato ratificato poi nel 1970, quando ha raggiunto un numero sufficiente di Paesi firmatari e da allora l'AIA, l'agenzia che controlla questo trattato dell'ONU, ha diviso il mondo in Paesi possessori e non possessori di armi nucleari.
Dico subito ‑ anche perché sono abituato a vedere prima le cose positive ‑ che il Trattato ha dato dei frutti immediati: il Sudafrica ha distrutto i suoi armamenti nucleari, mentre il Brasile e l'Argentina, che erano avviati su quella strada, hanno rinunciato. Il Trattato è stato molto utile per l'implosione dell'Unione Sovietica, quando i Paesi dell'Est dell'ex Unione Sovietica si ritrovarono con armamenti nucleari, che appunto il Trattato e la collaborazione con le organizzazioni internazionali permisero di mettere in sicurezza.
Voglio anche ricordare, però, che alcuni Paesi, quali l'India e il Pakistan, si sono dotati successivamente di armamenti nucleari, che Israele - che non ha firmato il Trattato, ma su cui tornerò nel seguito dell'intervento - ha 200 testate nucleari e che da oggi si parla di nucleare militare, oltre che per l'Iran, per la Corea del Nord, che comunque ha due testate, mentre anche il Giappone, nonostante la tragedia di Nagasaki e Hiroshima del 9 e 6 agosto 1946, pare intenzionato ad andare in questa direzione.
Colleghi, poiché stiamo parlando di sanzioni all'Iran, vorrei ricordarvi la situazione attuale sul pianeta per le testate nucleari: gli Stati Uniti hanno 10.280 testate, la Russia 8.459, la Gran Bretagna 200, la Francia 390, la Cina 420, l'India 95, il Pakistan 90, Israele 200 e la Corea del Nord (il SIPRI pone un punto di domanda perché non si è mai capito se le ha effettivamente o se è un bluff ) 2 testate. Allora, si pone subito un primo interrogativo: perché prevediamo sanzioni all'ipotesi di una testata nucleare, alcuni dicono fra trent'anni altri fra dieci anni, dell'Iran, quando la situazione del pianeta è quella appena descritta?
Siccome stiamo parlando d'Europa, vorrei anche entrare nel merito della situazione europea, e mi riferisco esclusivamente agli armamenti nucleari in convivenza con la NATO, quindi sotto dirigenza statunitense. In questo caso nell'Europa considero anche la Turchia.
Sono sei i Paesi che dispongono di armamenti nucleari: Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Turchia e Regno Unito. Siccome parlo solo di quelli sotto controllo diretto degli Stati Uniti, gli ordigni sono complessivamente 480. Qualcuno dirà che siamo nella NATO e siamo obbligati: no, perché altri Paesi della NATO, come Canada, Grecia, Danimarca ed Islanda, hanno rinunciato agli armamenti nucleari senza per questo uscire dall'alleanza militare.
Le nostre testate, sotto il controllo degli Stati Uniti, sono 90, per una potenza pari a 900 volte quella che hanno sganciato su Hiroshima, situate essenzialmente ad Aviano e a Ghedi, secondo un accordo segreto, mai comunicato al Parlamento, che va sotto il nome stranissimo di "Stone Ax".
Vengo al dunque: di fronte a questa situazione, possiamo continuare a fare gli ipocriti; possiamo continuare a dire che non vogliamo gli sviluppi nucleari e ignorare che il Trattato di non proliferazione nucleare non solo impedisce nuove acquisizioni di nucleare militare, ma obbliga i firmatari anche alla riduzione dei propri armamenti e che l'Italia, che in tal senso ha svolto da sempre un ruolo positivo, ha sottoscritto un impegno alla denuclearizzazione del proprio territorio, che nel settore civile è stata realizzata con referendum e nel settore militare non è ancora stata effettuata con la scusa che le testate non sono sotto il nostro controllo (ma, come abbiamo visto, si può fare).
Contro questa ipocrisia voglio citare proprio il premio Nobel per la pace che era direttore dell'Agenzia di controllo e faccio mie le parole che egli ha detto nel momento dell'accettazione del Premio Nobel: fino a quando alcuni tra noi sceglieranno di mantenere arsenali nucleari, questi continueranno ad essere attraenti anche agli altri; se vogliamo evitare l'autodistruzione, le armi nucleari devono smettere di far parte della nostra coscienza e non avere ruolo nelle nostre strategie di sicurezza. A questo fine, dobbiamo assicurarci che nessun Paese acquisisca queste terribili armi e lavorare perché gli Stati che hanno il nucleare facciano passi concreti per il disarmo.
Ed allora abbiamo Israele con 200 testate e il povero Mordechai Vanunu, il tecnico israeliano che aveva denunciato la base di Dimona, è di nuovo sei mesi in galera dopo esservi stato 18 anni; abbiamo il Trattato a seconda della geopolitica degli interessi dell'impero: quali ipocrisie vogliamo continuare a fare e a dire? A dire che l'Iran è il pericolo quando lì c'è un nucleare, forse e con punto di domanda, fra dieci anni?
Chiedo maggiore rigore, chiedo coscienza: così non si può andare avanti, perché il mondo non ci crederà; non ci crede quando chiediamo i diritti e non ci crede perché abbiamo una doppia bilancia e la bilancia è quella per cui quando Musharraf era nemico degli Stati Uniti era giustamente un criminale golpista e adesso invece, che è l'alleato principale, è un democratico ed è giusto che tenga gli armamenti nucleari.
Vorrei ricordare, avviandomi alla conclusione perché purtroppo il tempo non è lungo, le parole che Ernst Bloch scrisse nel 1917 a Majakovskij in una lettera mai spedita: ricordatevi che il dente della storia è molto più velenoso di quanto pensiate. Non possiamo continuare a fare finta di essere giusti, di essere eguali e di trattare tutti secondo le nostre astratte caratteristiche quando poi, nel concreto, i giudizi sulle questioni vanno sempre riferiti solo alla nostra convenienza. O questo finisce o noi assisteremo all'autodistruzione non solo per il nucleare, ma perché gli altri popoli del mondo non ci crederanno più: non crederanno che le 200 testate di Israele sono legittime e la proposta della Lega Araba di denuclearizzare il Medio Oriente non viene accolta perché dovrebbero andare a vedere le strutture israeliane; non crederanno che alcuni possono avere le testate nucleari e altri no.
Vi dico allora che io non ci sto e questo mio emendamento, che il Governo chiede di ritirare (e adesso dirò una parola anche al riguardo), serviva a questo. A chi mi chiede di ritirare l'emendamento 28.100 dico che capisco (io poi sono più prodiano di Prodi), però vorrei ricordare che Prodi quando venne qui disse che sui problemi etici c'è libertà di coscienza e sicuramente i problemi etici non sono solo il controllo del corpo delle donne, degli stili di vita delle persone, degli embrioni e quant'altro, ma sono prima di tutto quelli legati alla pace.
Sarei quindi in pieno diritto, secondo le parole di Prodi, di dissentire anche da questo Governo per la mia coscienza individuale; ma siccome sono più prodiano di Prodi, propongo al relatore e al Governo di ritirare l'emendamento 28.100 presentando in sostituzione un ordine del giorno che, se il Presidente mi da tempo, vado a leggere. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com e RC-SE e del senatore Turigliatto. Congratulazioni).



 


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