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Signor
Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, intanto voglio
cogliere l'occasione per manifestare la mia solidarietà alla
ministra Bonino, nonostante le numerose divergenze politiche
che abbiamo, attestando che nella Commissione competente sia
lei che il Governo hanno sempre garantito la loro puntuale
presenza.
In effetti, di primo acchito è molto strano questo
emendamento soppressivo dell'articolo 28, che tratta delle
sanzioni decise dall'Europa in relazione al progetto
nucleare (civile, sostiene l'Iran), che molti considerano
propedeutico al nucleare militare. Può apparire molto
strano, infatti, che una persona come me, uno dei fondatori
dei Verdi che hanno il simbolo dell'antinucleare
internazionale del sole che ride e uno degli organizzatori
della prima marcia contro una base NATO in Italia (quella di
Ghedi) ne chieda la soppressione. In realtà, questo mio
intervento e l'illustrazione di questo emendamento mirano a
dimostrare l'assoluta asimmetria, l'assoluta azione
farisaica e l'assoluto imbroglio della politica
internazionale, in relazione alla questione degli armamenti
nucleari, alle sanzioni e ai dispositivi geopolitici ed alle
alleanze che si formano sulla questione.
Ricordo ai colleghi che il Trattato di non proliferazione
nucleare è del 1968 ed è entrato in vigore dopo la
gravissima tensione succeduta nel 1962 per i missili a Cuba.
Il Trattato è stato ratificato poi nel 1970, quando ha
raggiunto un numero sufficiente di Paesi firmatari e da
allora l'AIA, l'agenzia che controlla questo trattato
dell'ONU, ha diviso il mondo in Paesi possessori e non
possessori di armi nucleari.
Dico subito ‑ anche perché sono abituato a vedere prima le
cose positive ‑ che il Trattato ha dato dei frutti
immediati: il Sudafrica ha distrutto i suoi armamenti
nucleari, mentre il Brasile e l'Argentina, che erano avviati
su quella strada, hanno rinunciato. Il Trattato è stato
molto utile per l'implosione dell'Unione Sovietica, quando i
Paesi dell'Est dell'ex Unione Sovietica si ritrovarono con
armamenti nucleari, che appunto il Trattato e la
collaborazione con le organizzazioni internazionali
permisero di mettere in sicurezza.
Voglio anche ricordare, però, che alcuni Paesi, quali
l'India e il Pakistan, si sono dotati successivamente di
armamenti nucleari, che Israele - che non ha firmato il
Trattato, ma su cui tornerò nel seguito dell'intervento - ha
200 testate nucleari e che da oggi si parla di nucleare
militare, oltre che per l'Iran, per la Corea del Nord, che
comunque ha due testate, mentre anche il Giappone,
nonostante la tragedia di Nagasaki e Hiroshima del 9 e 6
agosto 1946, pare intenzionato ad andare in questa
direzione.
Colleghi, poiché stiamo parlando di sanzioni all'Iran,
vorrei ricordarvi la situazione attuale sul pianeta per le
testate nucleari: gli Stati Uniti hanno 10.280 testate, la
Russia 8.459, la Gran Bretagna 200, la Francia 390, la Cina
420, l'India 95, il Pakistan 90, Israele 200 e la Corea del
Nord (il SIPRI pone un punto di domanda perché non si è mai
capito se le ha effettivamente o se è un bluff ) 2 testate.
Allora, si pone subito un primo interrogativo: perché
prevediamo sanzioni all'ipotesi di una testata nucleare,
alcuni dicono fra trent'anni altri fra dieci anni,
dell'Iran, quando la situazione del pianeta è quella appena
descritta?
Siccome stiamo parlando d'Europa, vorrei anche entrare nel
merito della situazione europea, e mi riferisco
esclusivamente agli armamenti nucleari in convivenza con la
NATO, quindi sotto dirigenza statunitense. In questo caso
nell'Europa considero anche la Turchia.
Sono sei i Paesi che dispongono di armamenti nucleari:
Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Turchia e Regno
Unito. Siccome parlo solo di quelli sotto controllo diretto
degli Stati Uniti, gli ordigni sono complessivamente 480.
Qualcuno dirà che siamo nella NATO e siamo obbligati: no,
perché altri Paesi della NATO, come Canada, Grecia,
Danimarca ed Islanda, hanno rinunciato agli armamenti
nucleari senza per questo uscire dall'alleanza militare.
Le nostre testate, sotto il controllo degli Stati Uniti,
sono 90, per una potenza pari a 900 volte quella che hanno
sganciato su Hiroshima, situate essenzialmente ad Aviano e a
Ghedi, secondo un accordo segreto, mai comunicato al
Parlamento, che va sotto il nome stranissimo di "Stone Ax".
Vengo al dunque: di fronte a questa situazione, possiamo
continuare a fare gli ipocriti; possiamo continuare a dire
che non vogliamo gli sviluppi nucleari e ignorare che il
Trattato di non proliferazione nucleare non solo impedisce
nuove acquisizioni di nucleare militare, ma obbliga i
firmatari anche alla riduzione dei propri armamenti e che
l'Italia, che in tal senso ha svolto da sempre un ruolo
positivo, ha sottoscritto un impegno alla denuclearizzazione
del proprio territorio, che nel settore civile è stata
realizzata con referendum e nel settore militare non è
ancora stata effettuata con la scusa che le testate non sono
sotto il nostro controllo (ma, come abbiamo visto, si può
fare).
Contro questa ipocrisia voglio citare proprio il premio
Nobel per la pace che era direttore dell'Agenzia di
controllo e faccio mie le parole che egli ha detto nel
momento dell'accettazione del Premio Nobel: fino a quando
alcuni tra noi sceglieranno di mantenere arsenali nucleari,
questi continueranno ad essere attraenti anche agli altri;
se vogliamo evitare l'autodistruzione, le armi nucleari
devono smettere di far parte della nostra coscienza e non
avere ruolo nelle nostre strategie di sicurezza. A questo
fine, dobbiamo assicurarci che nessun Paese acquisisca
queste terribili armi e lavorare perché gli Stati che hanno
il nucleare facciano passi concreti per il disarmo.
Ed allora abbiamo Israele con 200 testate e il povero
Mordechai Vanunu, il tecnico israeliano che aveva denunciato
la base di Dimona, è di nuovo sei mesi in galera dopo
esservi stato 18 anni; abbiamo il Trattato a seconda della
geopolitica degli interessi dell'impero: quali ipocrisie
vogliamo continuare a fare e a dire? A dire che l'Iran è il
pericolo quando lì c'è un nucleare, forse e con punto di
domanda, fra dieci anni?
Chiedo maggiore rigore, chiedo coscienza: così non si può
andare avanti, perché il mondo non ci crederà; non ci crede
quando chiediamo i diritti e non ci crede perché abbiamo una
doppia bilancia e la bilancia è quella per cui quando
Musharraf era nemico degli Stati Uniti era giustamente un
criminale golpista e adesso invece, che è l'alleato
principale, è un democratico ed è giusto che tenga gli
armamenti nucleari.
Vorrei ricordare, avviandomi alla conclusione perché
purtroppo il tempo non è lungo, le parole che Ernst Bloch
scrisse nel 1917 a Majakovskij in una lettera mai spedita:
ricordatevi che il dente della storia è molto più velenoso
di quanto pensiate. Non possiamo continuare a fare finta di
essere giusti, di essere eguali e di trattare tutti secondo
le nostre astratte caratteristiche quando poi, nel concreto,
i giudizi sulle questioni vanno sempre riferiti solo alla
nostra convenienza. O questo finisce o noi assisteremo
all'autodistruzione non solo per il nucleare, ma perché gli
altri popoli del mondo non ci crederanno più: non crederanno
che le 200 testate di Israele sono legittime e la proposta
della Lega Araba di denuclearizzare il Medio Oriente non
viene accolta perché dovrebbero andare a vedere le strutture
israeliane; non crederanno che alcuni possono avere le
testate nucleari e altri no.
Vi dico allora che io non ci sto e questo mio emendamento,
che il Governo chiede di ritirare (e adesso dirò una parola
anche al riguardo), serviva a questo. A chi mi chiede di
ritirare l'emendamento 28.100 dico che capisco (io poi sono
più prodiano di Prodi), però vorrei ricordare che Prodi
quando venne qui disse che sui problemi etici c'è libertà di
coscienza e sicuramente i problemi etici non sono solo il
controllo del corpo delle donne, degli stili di vita delle
persone, degli embrioni e quant'altro, ma sono prima di
tutto quelli legati alla pace.
Sarei quindi in pieno diritto, secondo le parole di Prodi,
di dissentire anche da questo Governo per la mia coscienza
individuale; ma siccome sono più prodiano di Prodi, propongo
al relatore e al Governo di ritirare l'emendamento 28.100
presentando in sostituzione un ordine del giorno che, se il
Presidente mi da tempo, vado a leggere. (Applausi dal Gruppo
IU-Verdi-Com e RC-SE e del senatore Turigliatto.
Congratulazioni). |