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Intervento in Aula del senatore Natale Ripamonti nel corso del dibattito sulle dimissioni del Ministro della giustizia Clemente Mastella

RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, innanzitutto vorrei ringraziare il ministro Chiti per la relazione svolta in Aula, anche apprezzando la sua proposta di dar luogo ad un successivo dibattito e ad una riflessione più pacata nei prossimi giorni. Tuttavia, signor Presidente, ritengo che siamo in un passaggio difficile e credo sia necessario - ha fatto bene la Conferenza dei Capigruppo ad inserire questa discussione all'ordine del giorno - che le istituzioni siano nelle condizioni di fornire subito una risposta ponderata al Paese, ma anche a noi stessi e ai nostri discorsi.
Riteniamo, signor Presidente, che cardine fondamentale dei regimi democratici sia la separazione dei poteri e, in particolare, crediamo che l'autonomia della magistratura stia alla base dell'equilibrio dei sistemi democratici. La politica deve difendere questi due princìpi: sono due valori basilari ai quali il nostro Gruppo non intende rinunciare.
I cittadini tutti, sia quelli di reddito più elevato, sia quelli appartenenti alle classi più umili, devono riconoscere la magistratura come organo super partes. Ma la magistratura deve operare per meritarsi questo riconoscimento: i procedimenti giudiziari devono essere veloci, le inchieste devono essere rigorose e la magistratura non deve guardare in faccia a nessuno.
Quindi, credo che sia giusto e necessario indagare in tutte le direzioni, anche nei confronti dei cosiddetti potenti: mettere il bavaglio alla magistratura è un errore, ma soprattutto consideriamo un errore sbattere sulle prime pagine dei giornali l'apertura di inchieste o di procedimenti giudiziari prima della conclusione delle indagini. Dopo l'inchiesta cosiddetta Mani Pulite, il rapporto tra la magistratura e la politica è diventato più conflittuale e ad alimentare questo conflitto ha contribuito la legislazione adottata nella passata legislatura, le cosiddette leggi ad personam che abbiamo contrastato e che ci siamo impegnati a modificare.
La politica deve riappropriarsi del proprio ruolo con rigore, imparzialità ed equilibrio. Ad esempio, riteniamo che ci sia stato un uso sbagliato e distorto delle intercettazioni. Bisogna difendere l'integrità delle persone, ma crediamo che occorra anche difendere l'autonomia dei giornalisti per la funzione importante che svolgono soprattutto nelle società complesse come la nostra.
Quindi, si tratta di un equilibrio complesso, a volte difficile, ma necessario. Soprattutto, riteniamo debba essere ristabilita una funzione legislativa che guardi al Paese, ai diritti individuali e collettivi, e che adotti tutti gli accorgimenti necessari a ricreare fiducia fra i vari organi costituzionali.
Chiediamo al ministro Mastella di ritirare le dimissioni, esprimendo sentita e trasparente solidarietà nei suoi confronti, ed anche della moglie, che riveste una carica istituzionale importante. Riteniamo inammissibile che una persona che riveste una carica istituzionale importante (ma sarebbe lo stesso anche se non la ricoprisse) debba ricevere le comunicazioni del magistrato dopo diverse ore dalla divulgazione della notizia da parte della radio e delle agenzie di stampa.
Credo che occorra un esame di coscienza da parte di tutti, degli stessi magistrati e della stampa. Personalmente, mi auguro che ipotesi di reato di questo tipo, così rilevanti (almeno da ciò che appare, perché vengono adottati meccanismi di restrizione della libertà personale) siano realmente suffragati da inchieste rigorose. L'inchiesta sembra che si stia allargando, ne aspettiamo gli esiti. La magistratura deve fare nel più breve tempo possibile il suo corso.
Mi avvio a concludere, ma mi sia concessa una breve riflessione politica. Politicamente, la questione è sicuramente diversa rispetto ai tempi di Tangentopoli. Allora tutta la politica era rimessa in discussione e delegittimata dall'azione della magistratura, come se vi fosse un disegno politico. Ora vi sono schegge impazzite - almeno ritengo sia così - che colpiscono qua e là.
Si è detto in queste settimane che qualcuno sta operando contro l'accordo Veltroni-Berlusconi, con riferimento, ad esempio, alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche relative al caso Saccà. Qualcun altro sostiene che è in atto un tentativo contro il Governo Prodi, individuando alcuni settori della sua maggioranza, che magari potrebbero essere definiti più deboli o più ai margini della stessa maggioranza. Anche per questo motivo chiediamo al ministro Mastella di stare al suo posto. Questa vicenda giudiziaria non deve essere strumentalizzata a fini politici.
Ripeto, si tratta di un passaggio difficile per la politica e per il Paese. Dobbiamo avere fiducia nell'operato della magistratura, ma anche nel nostro ruolo, perché questo è il modo per far rinascere la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Soprattutto, bisogna impedire che vengano utilizzate le indagini a fini politici e che sia la magistratura a scandire i tempi e le scelte della politica.
Occorre l'unità del Parlamento, e ritengo occorra anche rafforzare l'unità del Paese attraverso l'unità del Parlamento. Occorre un confronto alto. Per questo motivo, riteniamo che il Presidente del Consiglio debba venire in quest'Aula a riferire al Parlamento, per fare chiarezza, dire con franchezza le cose che si intendono fare, risolvere i problemi e servire il Paese.
Riteniamo che il Governo e la maggioranza debbano continuare il loro lavoro, perché ci aspettano tempi difficili. Il Parlamento faccia la sua parte fino in fondo e approvi una legge elettorale che sia condivisa e che non faccia gli interessi solo di due partiti, perché questo non andrebbe bene e non risponderebbe alle esigenze del Parlamento. Soprattutto, il Parlamento si occupi dei problemi del Paese, dell'economia, del Sud, della competitività, dei redditi bassi dei lavoratori.
L'errore più grande sarebbe di strumentalizzare l'inchiesta per cambiare il quadro politico e arrivare ad un Governo istituzionale: nessuno l'ha detto, eppure sappiamo che ci potrebbe essere anche questa ipotesi. Sarebbe un errore, sarebbe come abdicare al nostro ruolo e accettare che sia la magistratura a decidere di cambiare la politica del nostro Paese. Questo sarebbe per noi inaccettabile, perché il Paese non vuole pasticci: se non c'è più una maggioranza lo si dica e se ne prenda atto nelle Aule parlamentari.
Per questo la presenza di Prodi è necessaria. È necessario che Prodi venga in quest'Aula, e venga con fiducia, perché bisogna avere fiducia nel ruolo del Parlamento. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com e del senatore D'Ambrosio)
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