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Dichiarazione di voto del senatore Natale Ripamonti sulle Comunicazioni del Governo sulla revoca e sostituzione di un componente del Consiglio di amministrazione della RAI

Signor Presidente, riteniamo assolutamente legittima la richiesta dell'opposizione di svolgere questa discussione in Parlamento. Del resto, l'opposizione fa il suo mestiere. Tuttavia, signor Presidente, non possiamo limitarci a constatare la correttezza della forma, ma dobbiamo guardare la sostanza e la politica.
Infatti, sussistono almeno due questioni che voglio sottoporre all' attenzione dell'Assemblea e di questo ramo del Parlamento. Sottopongo la prima sotto forma di domanda. Non esiste una evidente strumentalizzazione della vicenda politica legata al Consiglio di amministrazione della RAI per mettere in difficoltà il Governo con le votazioni che avranno luogo tra poco sulle proposte di risoluzione in questo ramo del Parlamento? Sono convinto che permanga la logica della spallata della politica dell'opposizione, a mio parere una politica non buona. Ovviamente, poi, ognuno decide di fare opposizione come meglio crede.
Infatti, le questioni sollevate anche nel dibattito di oggi sono state già ampiamente discusse e approfondite e non solo dalla Commissione di vigilanza (quindi da un organo parlamentare: non al bar, ma in Parlamento). Certo, ridiscutere fa sempre bene. Però, mi chiedo ancora, perché discutere proprio in questo ramo del Parlamento e non, magari, alla Camera dei deputati?
La seconda questione riguarda la circostanza che la richiesta della destra sarebbe risultata, a mio avviso, politicamente più forte se in tutti questi anni la stessa destra non avesse favorito Mediaset, in particolare con la legge Gasparri, che noi non abbiamo votato, bensì contrastato. Ricordo, infatti, l'ostruzionismo in quest'Aula da parte di molti settori dell'allora opposizione.
Quella legge ha portato infatti a compimento quello che noi abbiamo denunciato, cioè indebolire il servizio pubblico nei confronti di Mediaset: questo è quanto si è prodotto. Quella legge ha messo in ginocchio l'azienda pubblica, l'ha resa impotente, paralizzata da veti incrociati, incapace di scegliere e decidere, costretta a competere con Mediaset, con le mani e i piedi legati: questo è ciò che ha prodotto la legge Gasparri. Abbiamo un'azienda ridotta a mostrare un passivo di 80 milioni di euro, quasi un quarto del quale dovuto alla multa comminata dall'Authority sulle comunicazioni per incompatibilità dell'ex direttore generale, il colossale imbroglio Meocci, imposto dai magnifici cinque del centro-destra del Consiglio di amministrazione, tutti rinviati ai giudizio - compreso Petroni - per abuso d'ufficio aggravato. Questo sarebbe motivo più che sufficiente per sollevarli dall'incarico e procedere successivamente all'azzeramento del Consiglio di amministrazione.
Ora la destra, di fronte a questa situazione, usa toni forti: «c'è l'occupazione della RAI da parte della sinistra», «la RAI è al servizio del Governo», «occorre lo sciopero del canone». Si distingue in questa azione l'ex ministro Gasparri, che, mi spiace dirlo, è sempre fedele al richiamo di Mediaset. Vorrei ricordare che pochi anni fa, dopo le dimissioni degli allora consiglieri Zanda e Donzelli (che erano, per così dire, in capo al centro-sinistra), il Consiglio di amministrazione era composto da quattro elementi, tutti del centro-destra. Era ministro, allora, l'onorevole Gasparri, che dichiarava, con grande serenità e tranquillità, che non c'era alcuno scandalo, che non era successo nulla, che andava tutto bene e che era tutto legittimo. È facile non ricordare o dimenticare, quando c'è un interesse politico. Noi però vogliamo sottolineare che è uno scandalo, una vergogna che un ex Ministro inviti i cittadini allo sciopero del canone: non è tollerabile.
Le dichiarazioni più pacate che vengono dalla destra, invece, si riferiscono alla illegittimità dell'attuale Consiglio di amministrazione. Noi riteniamo che il Consiglio di amministrazione possa formalmente andare avanti, questo è evidente: sul piano formale, riteniamo non vi siano questioni che possono impedire il prosieguo dei lavori. È tuttavia singolare che la tesi della non legittimità sia sostenuta anche da consiglieri che nella seduta del 10 settembre scorso hanno partecipato alle votazioni su alcune nomine. Quelle nomine erano gradite, seppur illegittime?
Un'altra questione, invece (ed è la più rilevante), riguarda la politica, le regole per l'elezione del Consiglio di amministrazione e del presidente. La legge Gasparri ha aumentato l'occupazione della RAI da parte dei partiti. La riforma Gentiloni credo che invece possa limitare la presenza della politica nell'occupazione di questa azienda pubblica. La destra è disposta a collaborare per una buona legge che preveda meno occupazione partitocratica, più pluralismo, più autonomia, più indipendenza? Ecco la questione che dobbiamo affrontare.
Noi siamo (lo diciamo da sempre, lo dicevamo anche nella passata legislatura) per garantire più pluralismo, la valorizzazione delle professionalità interne mortificate in questi anni di gestione della RAI. Non vogliamo che la RAI sia appannaggio di un'area politica, anche se questa magari ci è vicina (ci rivolgiamo anche ai nostri alleati). Per questo non escludiamo che vi sia un cambiamento della presidenza del Consiglio di amministrazione e abbiamo chiesto l'azzeramento del Consiglio e il suo rinnovo, subordinato alla definizione di un piano industriale strategico per il rilancio dell'azienda e del servizio pubblico. Questo è ciò che chiediamo e che chiederemo anche nei prossimi giorni.
In questi giorni abbiamo sentito la proposta di superare il Consiglio di amministrazione della RAI attraverso la nomina di un amministratore unico: con molta franchezza, signor Presidente, riteniamo la proposta singolare ed estemporanea. Perché una tale proposta viene fatta adesso, cioè dopo che si è verificata la revoca - del tutto legittima dal punto di vista formale - del consigliere Petroni e dopo che è stato nominato Fabiani nel Consiglio di amministrazione? Quella proposta sarebbe stata più forte politicamente e sul piano formale se fosse stata avanzata prima di questi cambiamenti nel Consiglio di amministrazione.
Ci chiediamo perché cancellare il Consiglio di amministrazione, un organo plurale e di garanzia, e sostituirlo con un amministratore unico con pieni poteri. Paradossalmente, se c'è da eliminare qualcosa, se bisogna eliminare i doppioni (esprimo un parere personale, è strano che lo faccia in dichiarazione di voto), è la Commissione di vigilanza ad essere un doppione del Consiglio di amministrazione e comportarsi molto spesso come organo di spartizione di potere tra i partiti senza assumere, invece, la funzione importante che ha: quella di vigilare.
Vogliamo una RAI che rispecchi il Paese, il pluralismo tematico e culturale, e migliorare la qualità del servizio. Non possiamo imitare la destra (lo diciamo prima di tutto a noi stessi ma anche ai nostri alleati), non possiamo occupare i posti a fini politici: questa è la linea che deve uscire chiara da quest'Aula. Insistiamo, signor Presidente: vogliamo pluralismo, professionalità, trasparenza. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com).



 


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