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Signor
Presidente, riteniamo assolutamente legittima la richiesta
dell'opposizione di svolgere questa discussione in
Parlamento. Del resto, l'opposizione fa il suo mestiere.
Tuttavia, signor Presidente, non possiamo limitarci a
constatare la correttezza della forma, ma dobbiamo guardare
la sostanza e la politica.
Infatti, sussistono almeno due questioni che voglio
sottoporre all' attenzione dell'Assemblea e di questo ramo
del Parlamento. Sottopongo la prima sotto forma di domanda.
Non esiste una evidente strumentalizzazione della vicenda
politica legata al Consiglio di amministrazione della RAI
per mettere in difficoltà il Governo con le votazioni che
avranno luogo tra poco sulle proposte di risoluzione in
questo ramo del Parlamento? Sono convinto che permanga la
logica della spallata della politica dell'opposizione, a mio
parere una politica non buona. Ovviamente, poi, ognuno
decide di fare opposizione come meglio crede.
Infatti, le questioni sollevate anche nel dibattito di oggi
sono state già ampiamente discusse e approfondite e non solo
dalla Commissione di vigilanza (quindi da un organo
parlamentare: non al bar, ma in Parlamento). Certo,
ridiscutere fa sempre bene. Però, mi chiedo ancora, perché
discutere proprio in questo ramo del Parlamento e non,
magari, alla Camera dei deputati?
La seconda questione riguarda la circostanza che la
richiesta della destra sarebbe risultata, a mio avviso,
politicamente più forte se in tutti questi anni la stessa
destra non avesse favorito Mediaset, in particolare con la
legge Gasparri, che noi non abbiamo votato, bensì
contrastato. Ricordo, infatti, l'ostruzionismo in quest'Aula
da parte di molti settori dell'allora opposizione.
Quella legge ha portato infatti a compimento quello che noi
abbiamo denunciato, cioè indebolire il servizio pubblico nei
confronti di Mediaset: questo è quanto si è prodotto. Quella
legge ha messo in ginocchio l'azienda pubblica, l'ha resa
impotente, paralizzata da veti incrociati, incapace di
scegliere e decidere, costretta a competere con Mediaset,
con le mani e i piedi legati: questo è ciò che ha prodotto
la legge Gasparri. Abbiamo un'azienda ridotta a mostrare un
passivo di 80 milioni di euro, quasi un quarto del quale
dovuto alla multa comminata dall'Authority sulle
comunicazioni per incompatibilità dell'ex direttore
generale, il colossale imbroglio Meocci, imposto dai
magnifici cinque del centro-destra del Consiglio di
amministrazione, tutti rinviati ai giudizio - compreso
Petroni - per abuso d'ufficio aggravato. Questo sarebbe
motivo più che sufficiente per sollevarli dall'incarico e
procedere successivamente all'azzeramento del Consiglio di
amministrazione.
Ora la destra, di fronte a questa situazione, usa toni
forti: «c'è l'occupazione della RAI da parte della
sinistra», «la RAI è al servizio del Governo», «occorre lo
sciopero del canone». Si distingue in questa azione l'ex
ministro Gasparri, che, mi spiace dirlo, è sempre fedele al
richiamo di Mediaset. Vorrei ricordare che pochi anni fa,
dopo le dimissioni degli allora consiglieri Zanda e Donzelli
(che erano, per così dire, in capo al centro-sinistra), il
Consiglio di amministrazione era composto da quattro
elementi, tutti del centro-destra. Era ministro, allora,
l'onorevole Gasparri, che dichiarava, con grande serenità e
tranquillità, che non c'era alcuno scandalo, che non era
successo nulla, che andava tutto bene e che era tutto
legittimo. È facile non ricordare o dimenticare, quando c'è
un interesse politico. Noi però vogliamo sottolineare che è
uno scandalo, una vergogna che un ex Ministro inviti i
cittadini allo sciopero del canone: non è tollerabile.
Le dichiarazioni più pacate che vengono dalla destra,
invece, si riferiscono alla illegittimità dell'attuale
Consiglio di amministrazione. Noi riteniamo che il Consiglio
di amministrazione possa formalmente andare avanti, questo è
evidente: sul piano formale, riteniamo non vi siano
questioni che possono impedire il prosieguo dei lavori. È
tuttavia singolare che la tesi della non legittimità sia
sostenuta anche da consiglieri che nella seduta del 10
settembre scorso hanno partecipato alle votazioni su alcune
nomine. Quelle nomine erano gradite, seppur illegittime?
Un'altra questione, invece (ed è la più rilevante), riguarda
la politica, le regole per l'elezione del Consiglio di
amministrazione e del presidente. La legge Gasparri ha
aumentato l'occupazione della RAI da parte dei partiti. La
riforma Gentiloni credo che invece possa limitare la
presenza della politica nell'occupazione di questa azienda
pubblica. La destra è disposta a collaborare per una buona
legge che preveda meno occupazione partitocratica, più
pluralismo, più autonomia, più indipendenza? Ecco la
questione che dobbiamo affrontare.
Noi siamo (lo diciamo da sempre, lo dicevamo anche nella
passata legislatura) per garantire più pluralismo, la
valorizzazione delle professionalità interne mortificate in
questi anni di gestione della RAI. Non vogliamo che la RAI
sia appannaggio di un'area politica, anche se questa magari
ci è vicina (ci rivolgiamo anche ai nostri alleati). Per
questo non escludiamo che vi sia un cambiamento della
presidenza del Consiglio di amministrazione e abbiamo
chiesto l'azzeramento del Consiglio e il suo rinnovo,
subordinato alla definizione di un piano industriale
strategico per il rilancio dell'azienda e del servizio
pubblico. Questo è ciò che chiediamo e che chiederemo anche
nei prossimi giorni.
In questi giorni abbiamo sentito la proposta di superare il
Consiglio di amministrazione della RAI attraverso la nomina
di un amministratore unico: con molta franchezza, signor
Presidente, riteniamo la proposta singolare ed estemporanea.
Perché una tale proposta viene fatta adesso, cioè dopo che
si è verificata la revoca - del tutto legittima dal punto di
vista formale - del consigliere Petroni e dopo che è stato
nominato Fabiani nel Consiglio di amministrazione? Quella
proposta sarebbe stata più forte politicamente e sul piano
formale se fosse stata avanzata prima di questi cambiamenti
nel Consiglio di amministrazione.
Ci chiediamo perché cancellare il Consiglio di
amministrazione, un organo plurale e di garanzia, e
sostituirlo con un amministratore unico con pieni poteri.
Paradossalmente, se c'è da eliminare qualcosa, se bisogna
eliminare i doppioni (esprimo un parere personale, è strano
che lo faccia in dichiarazione di voto), è la Commissione di
vigilanza ad essere un doppione del Consiglio di
amministrazione e comportarsi molto spesso come organo di
spartizione di potere tra i partiti senza assumere, invece,
la funzione importante che ha: quella di vigilare.
Vogliamo una RAI che rispecchi il Paese, il pluralismo
tematico e culturale, e migliorare la qualità del servizio.
Non possiamo imitare la destra (lo diciamo prima di tutto a
noi stessi ma anche ai nostri alleati), non possiamo
occupare i posti a fini politici: questa è la linea che deve
uscire chiara da quest'Aula. Insistiamo, signor Presidente:
vogliamo pluralismo, professionalità, trasparenza. (Applausi
dal Gruppo IU-Verdi-Com). |