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Intervento in Aula della senatrice Maria Pellegatta nel corso del dibattito sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla fiducia al Governo

PELLEGATTA (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, oggi il nostro Paese non ha bisogno di un Governo stabile purchessia, ma ha bisogno di questo Governo, del Governo Prodi. Ne ha bisogno perché è questa la soluzione più avanzata per il rilancio dell'economia, per l'ampliamento dei diritti, per la costruzione di un mondo di pace.
Credo sia necessario riportare il dibattito febbrile di questi giorni alle sue giuste proporzioni. C'è una domanda di concretezza che viene dal Paese al quale dobbiamo saper dare una risposta non evasiva né sfuggente. La crescita dell'economia oggi in atto è un fatto importante che ci consente di affrontare con serenità il vero nodo della nostra azione, quell'idea di sintesi felice tra diritti e benessere. Tenere insieme equità e sviluppo è stato fin dall'inizio il tratto distintivo del programma di Governo dell'Unione ed è questa la sfida da cui dobbiamo ripartire.
Di fronte ad una lettura strumentale che alcuni fanno di noi, cioè del centro- sinistra, come fossimo un'alleanza costituita da moderati e radicali l'un contro l'altro armati, rispondiamo con il passaggio di oggi e di domani, dando il segno chiaro dell'unità della nostra coalizione, un'unità fondata su una seria analisi dei problemi e una precisa azione politica conseguente.
Ci affideremo ancora a quel patrimonio grande che è il programma dell'Unione fatto non solo di 281 pagine, ma della passione e della competenza di centinaia di uomini e di donne che lì hanno messo le speranze che poi sono state premiate. Dimostreremo la nostra unità con il voto di fiducia domani e, giorno dopo giorno, continueremo a dimostrarla con la costruzione di un'economia più libera, la riforma dei luoghi del sapere, la lotta contro il precariato, la presenza autorevole del nostro Paese in Europa e nel mondo.
Non possiamo nascondere il nostro rammarico, il mio rammarico, per quanto avvenuto in questa stessa Aula la settimana scorsa, un rammarico profondo che ha coinvolto non solo noi ma milioni di cittadini, rammarico e smarrimento da cui sono sorte poi forti dimostrazioni di sostegno. Anche da qui ricaviamo l'incoraggiamento a rinnovare la nostra fiducia al Governo Prodi.
Prendiamo atto che il Presidente del Consiglio ha ritenuto, con un chiaro atto politico, di rassegnare le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato, ma non possiamo nascondere di essere rimasti colpiti dal fatto che questo sia avvenuto sulla politica estera, proprio sul terreno dove oggi l'Italia ha acquisito un ruolo più forte, più autonomo e più autorevole.
Citiamo solo tre dati che non possono essere sottaciuti: il rifiuto di ogni azione unilaterale, che ha portato innanzi tutto al ritiro dei nostri soldati dall'Iraq; il coraggio di guidare una forza di interposizione in Libano che sia realmente terza e a salvaguardia dell'incolumità dei civili; un approccio chiaro e risoluto perché l'annoso, drammatico conflitto tra israeliani e palestinesi si risolva con due Stati liberi e sovrani come da anni auspichiamo.
Ecco da dove nasce l'autorevolezza cui facevo riferimento e che è certificata dal larghissimo consenso con cui oggi sediamo nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Nonostante tutto questo, proprio sulla politica estera sono sorte le difficoltà che oggi registriamo. Questo momento di crisi può avere due esiti opposti: o togliere slancio alla nostra azione, spingerci a galleggiare in attesa di non si sa che cosa, come si augurano molti esponenti dell'opposizione, oppure farci ripartire con più forza, più convinzione, più unità, ciascuno consapevole della propria responsabilità ma soprattutto dell'opportunità storica rappresentata da questo Governo, perché dal nostro punto di vista, dal mio punto di vista, di questo si tratta, di un'opportunità storica che solo una vera e propria cecità politica potrebbe negare e noi ciechi non siamo, lo diciamo proprio a partire da quei 12 punti proposti dal presidente Prodi e sottoscritti dalla maggioranza.
Come non cogliere che lì sono indicate le grandi questioni che determineranno la possibilità di futuro della nostra comunità nazionale? Come non cogliere, per esempio, la scelta di porre subito dopo la politica estera il sapere, la ricerca, l'innovazione come assolute priorità? E allora ripartiamo da qui, da una nuova consapevolezza sulla centralità del sapere nella nostra società.
Quando abbiamo affrontato la sessione di bilancio, nei mesi passati, abbiamo spesso sentito parlare di una finanziaria senz'anima; oggi, con i 12 punti, si conferma la cifra della nostra maggioranza: il sapere e l'innovazione sono l'unica leva che consentirà tanto alle nostre imprese di essere competitive in uno scenario internazionale sempre più aggressivo, quanto ai nostri giovani di avere una speranza, di non andare incontro ad una vita precaria.
Vorremmo che fosse chiaro allora, che non stiamo insieme solo perché non tornino le destre al Governo; l'anomalia della destra italiana ci è nota a partire dal pesantissimo conflitto d'interessi che la caratterizza e altrettanto chiare ci sono le conseguenze delle scelte del precedente Governo sulla vita degli italiani, l'impoverimento delle classi più deboli, partecipazione alla guerra permanente e preventiva, fino addirittura all'adesione e all'ideologia dello scontro di civiltà. Stiamo insieme anche perché solo a questa coalizione è concessa una sintesi nuova ed alta: coniugare diritti e crescita, opportunità e sviluppo, uguaglianza e libertà. Per noi questo vuol dire anche rafforzare i diritti, riformare il sistema del welfare.
Alcuni capitoli: l'urgenza di aumentare il reddito degli incapienti e la necessità di garantire il diritto alla casa per tutte e per tutti; la costruzione di una rete vera di asili nido che consenta alle donne di accedere e mantenere il lavoro. Chi ha l'idea distorta di un conflitto tra moderati e radicali vedrà che questi sono obiettivi di tutti noi, di tutto il centro-sinistra.
Oggi, di fronte a queste sfide, siamo chiamati a confermare la forza della nostra maggioranza, ma è utile sottolineare come la maggioranza politica non sia mai venuta meno. Non si tratta di sottacere quello che è successo o di usare l'alibi dell'incidente di percorso; si tratta, invece, di avere la piena consapevolezza del frutto avvelenato lasciatoci da chi oggi siede nei banchi dell'opposizione.
Con questa legge elettorale non è garantita la governabilità del Paese e questo è un problema di tutto l'arco costituzionale, maggioranza e opposizione. Siamo convinti che, salvaguardando rappresentatività e bipolarismo, sia possibile trovare in Parlamento un'opzione forte e chiara capace di garantire questo principio di governabilità, ma lo diciamo con umiltà.
L'ingegneria elettorale non può sostituire la politica, lo sforzo quotidiano di far prevalere l'interesse generale su quello particolare, la fatica della sintesi. Per noi il Governo guidato da Romano Prodi, il nostro Governo, è questo: il valore della politica.
Già importanti risultati abbiamo costruito in questi mesi: un rinnovato impegno di pace in politica estera, una rigorosa azione contro l'evasione fiscale, misure di contrasto della precarietà; per la scuola è stato avviato un processo di rinnovamento e qualificazione, basti pensare all'innalzamento dell'obbligo a sedici anni.
Di fronte a questi risultati non credo che la società italiana potrebbe accettare un periodo di stasi o soluzioni pasticciate. La politica ha il compito oggi di dare indicazioni, sostenere e accompagnare il processo di crescita in atto. l'Italia non può permettersi di diventare il fanalino di coda dell'Europa.
La soluzione rappresentata dal presidente Prodi, invece, è l'unica possibile ed è la più avanzata ed equilibrata. Il rinnovo della fiducia al Governo dell'Unione accentua, dunque, le prerogative e la centralità del Parlamento, incoraggia a proseguire con determinazione l'azione politica per la giustizia e lo sviluppo, consente di offrire speranze ed aspettative alle nuove generazioni. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e RC-SE).



 


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