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PELLEGATTA (IU-Verdi-Com).
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio,
onorevoli colleghi, oggi il nostro Paese non ha bisogno di
un Governo stabile purchessia, ma ha bisogno di questo
Governo, del Governo Prodi. Ne ha bisogno perché è questa la
soluzione più avanzata per il rilancio dell'economia, per
l'ampliamento dei diritti, per la costruzione di un mondo di
pace.
Credo sia necessario riportare il dibattito febbrile di
questi giorni alle sue giuste proporzioni. C'è una domanda
di concretezza che viene dal Paese al quale dobbiamo saper
dare una risposta non evasiva né sfuggente. La crescita
dell'economia oggi in atto è un fatto importante che ci
consente di affrontare con serenità il vero nodo della
nostra azione, quell'idea di sintesi felice tra diritti e
benessere. Tenere insieme equità e sviluppo è stato fin
dall'inizio il tratto distintivo del programma di Governo
dell'Unione ed è questa la sfida da cui dobbiamo ripartire.
Di fronte ad una lettura strumentale che alcuni fanno di
noi, cioè del centro- sinistra, come fossimo un'alleanza
costituita da moderati e radicali l'un contro l'altro
armati, rispondiamo con il passaggio di oggi e di domani,
dando il segno chiaro dell'unità della nostra coalizione,
un'unità fondata su una seria analisi dei problemi e una
precisa azione politica conseguente.
Ci affideremo ancora a quel patrimonio grande che è il
programma dell'Unione fatto non solo di 281 pagine, ma della
passione e della competenza di centinaia di uomini e di
donne che lì hanno messo le speranze che poi sono state
premiate. Dimostreremo la nostra unità con il voto di
fiducia domani e, giorno dopo giorno, continueremo a
dimostrarla con la costruzione di un'economia più libera, la
riforma dei luoghi del sapere, la lotta contro il
precariato, la presenza autorevole del nostro Paese in
Europa e nel mondo.
Non possiamo nascondere il nostro rammarico, il mio
rammarico, per quanto avvenuto in questa stessa Aula la
settimana scorsa, un rammarico profondo che ha coinvolto non
solo noi ma milioni di cittadini, rammarico e smarrimento da
cui sono sorte poi forti dimostrazioni di sostegno. Anche da
qui ricaviamo l'incoraggiamento a rinnovare la nostra
fiducia al Governo Prodi.
Prendiamo atto che il Presidente del Consiglio ha ritenuto,
con un chiaro atto politico, di rassegnare le dimissioni
nelle mani del Capo dello Stato, ma non possiamo nascondere
di essere rimasti colpiti dal fatto che questo sia avvenuto
sulla politica estera, proprio sul terreno dove oggi
l'Italia ha acquisito un ruolo più forte, più autonomo e più
autorevole.
Citiamo solo tre dati che non possono essere sottaciuti: il
rifiuto di ogni azione unilaterale, che ha portato innanzi
tutto al ritiro dei nostri soldati dall'Iraq; il coraggio di
guidare una forza di interposizione in Libano che sia
realmente terza e a salvaguardia dell'incolumità dei civili;
un approccio chiaro e risoluto perché l'annoso, drammatico
conflitto tra israeliani e palestinesi si risolva con due
Stati liberi e sovrani come da anni auspichiamo.
Ecco da dove nasce l'autorevolezza cui facevo riferimento e
che è certificata dal larghissimo consenso con cui oggi
sediamo nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Nonostante tutto questo, proprio sulla politica estera sono
sorte le difficoltà che oggi registriamo. Questo momento di
crisi può avere due esiti opposti: o togliere slancio alla
nostra azione, spingerci a galleggiare in attesa di non si
sa che cosa, come si augurano molti esponenti
dell'opposizione, oppure farci ripartire con più forza, più
convinzione, più unità, ciascuno consapevole della propria
responsabilità ma soprattutto dell'opportunità storica
rappresentata da questo Governo, perché dal nostro punto di
vista, dal mio punto di vista, di questo si tratta, di
un'opportunità storica che solo una vera e propria cecità
politica potrebbe negare e noi ciechi non siamo, lo diciamo
proprio a partire da quei 12 punti proposti dal presidente
Prodi e sottoscritti dalla maggioranza.
Come non cogliere che lì sono indicate le grandi questioni
che determineranno la possibilità di futuro della nostra
comunità nazionale? Come non cogliere, per esempio, la
scelta di porre subito dopo la politica estera il sapere, la
ricerca, l'innovazione come assolute priorità? E allora
ripartiamo da qui, da una nuova consapevolezza sulla
centralità del sapere nella nostra società.
Quando abbiamo affrontato la sessione di bilancio, nei mesi
passati, abbiamo spesso sentito parlare di una finanziaria
senz'anima; oggi, con i 12 punti, si conferma la cifra della
nostra maggioranza: il sapere e l'innovazione sono l'unica
leva che consentirà tanto alle nostre imprese di essere
competitive in uno scenario internazionale sempre più
aggressivo, quanto ai nostri giovani di avere una speranza,
di non andare incontro ad una vita precaria.
Vorremmo che fosse chiaro allora, che non stiamo insieme
solo perché non tornino le destre al Governo; l'anomalia
della destra italiana ci è nota a partire dal pesantissimo
conflitto d'interessi che la caratterizza e altrettanto
chiare ci sono le conseguenze delle scelte del precedente
Governo sulla vita degli italiani, l'impoverimento delle
classi più deboli, partecipazione alla guerra permanente e
preventiva, fino addirittura all'adesione e all'ideologia
dello scontro di civiltà. Stiamo insieme anche perché solo a
questa coalizione è concessa una sintesi nuova ed alta:
coniugare diritti e crescita, opportunità e sviluppo,
uguaglianza e libertà. Per noi questo vuol dire anche
rafforzare i diritti, riformare il sistema del welfare.
Alcuni capitoli: l'urgenza di aumentare il reddito degli
incapienti e la necessità di garantire il diritto alla casa
per tutte e per tutti; la costruzione di una rete vera di
asili nido che consenta alle donne di accedere e mantenere
il lavoro. Chi ha l'idea distorta di un conflitto tra
moderati e radicali vedrà che questi sono obiettivi di tutti
noi, di tutto il centro-sinistra.
Oggi, di fronte a queste sfide, siamo chiamati a confermare
la forza della nostra maggioranza, ma è utile sottolineare
come la maggioranza politica non sia mai venuta meno. Non si
tratta di sottacere quello che è successo o di usare l'alibi
dell'incidente di percorso; si tratta, invece, di avere la
piena consapevolezza del frutto avvelenato lasciatoci da chi
oggi siede nei banchi dell'opposizione.
Con questa legge elettorale non è garantita la governabilità
del Paese e questo è un problema di tutto l'arco
costituzionale, maggioranza e opposizione. Siamo convinti
che, salvaguardando rappresentatività e bipolarismo, sia
possibile trovare in Parlamento un'opzione forte e chiara
capace di garantire questo principio di governabilità, ma lo
diciamo con umiltà.
L'ingegneria elettorale non può sostituire la politica, lo
sforzo quotidiano di far prevalere l'interesse generale su
quello particolare, la fatica della sintesi. Per noi il
Governo guidato da Romano Prodi, il nostro Governo, è
questo: il valore della politica.
Già importanti risultati abbiamo costruito in questi mesi:
un rinnovato impegno di pace in politica estera, una
rigorosa azione contro l'evasione fiscale, misure di
contrasto della precarietà; per la scuola è stato avviato un
processo di rinnovamento e qualificazione, basti pensare
all'innalzamento dell'obbligo a sedici anni.
Di fronte a questi risultati non credo che la società
italiana potrebbe accettare un periodo di stasi o soluzioni
pasticciate. La politica ha il compito oggi di dare
indicazioni, sostenere e accompagnare il processo di
crescita in atto. l'Italia non può permettersi di diventare
il fanalino di coda dell'Europa.
La soluzione rappresentata dal presidente Prodi, invece, è
l'unica possibile ed è la più avanzata ed equilibrata. Il
rinnovo della fiducia al Governo dell'Unione accentua,
dunque, le prerogative e la centralità del Parlamento,
incoraggia a proseguire con determinazione l'azione politica
per la giustizia e lo sviluppo, consente di offrire speranze
ed aspettative alle nuove generazioni. (Applausi dai Gruppi
IU-Verdi-Com e RC-SE). |