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Signor
Presidente, onorevoli colleghi, quello di oggi è un primo,
importante passo per un diverso modello energetico, capace
di coniugare sviluppo, diritti degli utenti e dei cittadini
e ambiente.
Noi sosterremo con convinzione questo provvedimento, non
solo perché rafforza il potere di acquisto delle famiglie e
riduce intollerabili rendite, ma perché, se correttamente
orientato, è una grande opportunità per la sostenibilità
ambientale e per raggiungere quegli inderogabili obiettivi,
fissati pochi mesi fa dall'Unione Europea, di una riduzione
del 20 per cento delle emissioni di CO2 entro il 2020.
Quello che compiamo oggi è un primo passo verso un modello
di vasta portata, coerenti con gli impegni che l'Unione
Europea ha preso. Auspichiamo pertanto che questo disegno
normativo complessivo possa presto pienamente definirsi.
Spero sia consapevolezza diffusa in quest'Aula che i
tasselli ancora mancanti non devono venire meno né
dall'agenda del Governo né dall'agenda del Parlamento. Non
possiamo infatti non rilevare come proprio al Senato
giaccia, ormai all'ordine del giorno dell'Aula da settimane,
una proposta di delega più complessiva, che avrebbe
consentito, ove approvata in maniera più celere, di far
collimare questi due tasselli: da un lato, un mercato libero
e aperto, dove i cittadini possano godere, alle migliori
condizioni e responsabilmente, di fonti energetiche sicure;
dall'altro, un cambiamento profondo dei modi di produrre
energia.
Questi sono i due pilastri su cui poggia questo disegno
normativo complessivo: mercato e sostenibilità ambientale,
quindi economia ed ecologia.
Bisogna avere la consapevolezza, però, che oggi un mercato
libero e aperto non c'è e che imporre regole di concorrenza
in comparti dominati dai monopolisti significa consegnarsi
alle rendite. Questo è stato il punto di frizione sui prezzi
di riferimento in Commissione.
Ritenere che basti una legge a dare vita ad un mercato
libero è, purtroppo, un atteggiamento inadeguato, che non
tiene conto del fatto che la denazionalizzazione è un
processo complesso che dev'essere orientato nella direzione
dell'interesse generale.
Servono regole graduali, che consentano la rivoluzione
culturale nella produzione di energia e la liberalizzazione
nella distribuzione. E questo deve avvenire dentro il
sistema Europa: la sfida energetica non può essere vinta da
un solo Paese. EUROSTAT ci dice che oggi, in Europa, il 60
per cento dell'elettricità è prodotta da fonti fossili, il
20 per cento dal nucleare e che, se escludiamo la fonte
idroelettrica, ormai satura, le fonti rinnovabili incidono
solo per meno del 5 per cento.
Con lo sblocco delle risorse destinate alla ricerca connesse
agli oneri generali, possiamo dare forza anche all'altro
pilastro: riavviare l'impegno pubblico in ricerca,
soprattutto per le energie rinnovabili, che ci consentirà di
colmare un ritardo profondo.
Questo Paese ha sperperato 13 miliardi di euro in dieci anni
per sostenere fonti fossili ed inquinanti, sottratti con un
prelievo forzoso dalla bolletta dei cittadini, attraverso
l'alibi che quelle risorse fossero destinate a fonti
rinnovabili, contro la normativa europea. È uno scandalo
noto, ormai alla luce del sole.
Nonostante questo, tanti nomi italiani importanti a livello
internazionale sono cresciuti nel campo delle energie
fotovoltaiche, del solare termodinamico, delle biomasse di
origine agricola. E nuove stimolanti prospettive abbiamo da
territori di frontiera, come è la geotermia profonda.
Sono questi gli elementi di un disegno di cui questo
provvedimento è un tassello estremamente rilevante.
A chi pensa alla liberalizzazione in campo elettrico solo
come alla competizione tra grandi campioni nazionali che si
sfidano sul nostro territorio, magari senza troppo rispetto
per i luoghi dove operano, noi oggi suggeriamo un modello
diverso, quello che migliaia di famiglie stanno in questi
mesi sperimentando con il conto energia sul fotovoltaico:
una capacità di produzione diffusa e principalmente prodotta
da fonti rinnovabili.
Piccoli impianti eolici, impianti mini-idroelettrici,
caldaie di cogenerazione: queste sono le prospettive che
l'industria innovativa, quella che respinge i monopoli e si
rimbocca le maniche, ci propone. Ma perché questo avvenga
serve ammodernare la rete, passare dal modello fordista di
distribuzione dell'energia, fondato sulle grandi centrali,
ad un modello a rete, diffuso, capace di compensare i
picchi. Il consumo elettrico segue l'organizzazione della
società: di fronte al ridimensionamento degli impianti
produttivi e ad una società che sempre di più si fonda sui
servizi, il concetto di piccolo diventa anche efficiente.
Terziario e consumi domestici, cioè le tipologie di consumi
che si possono orientare allo scambio sul posto,
corrispondono a circa la metà del consumo energetico
nazionale. Le centrali che già ci sono basterebbero
ampiamente per coprire i consumi dell'industria.
Per costruire una centrale a gas servono tre anni di lavoro
e le tecnologie e le imprese che lavorano sui componenti ad
alto valore aggiunto sono in larga parte straniere. Per
installare un piccolo impianto a fonte rinnovabile servono
poche settimane e le tecnologie o sono tedesche o sono
italiane. Se solo il conto energia sul fotovoltaico avesse
goduto delle risorse destinate nel 2005 alle fonti
assimilate, avremmo avuto tanta energia quanta ne consumano
Abruzzo e Calabria messe insieme. Questa è, sul mercato
elettrico, la vera liberalizzazione: rendere tutti
potenziali produttori attraverso fonti ad impatto zero.
Già nel provvedimento che oggi voteremo ci sono le premesse
di questo modello: promuovere le associazioni di consumo,
dando piena attuazione alla direttiva europea, significa
costruire quello zoccolo su cui poggia una produzione
diffusa. Certo, questo non basta: serviranno interventi e
investimenti, soprattutto sulla rete. Ma il cammino comincia
ora. Oggi approveremo un provvedimento di estrema
importanza, atteso dalle famiglie e positivo per l'ambiente,
dove i criteri di necessità e urgenza sono assolutamente
evidenti.
Ed è per tutto questo che, a nome del Gruppo Insieme con
l'Unione Verdi-Comunisti Italiani, dichiaro il voto a favore
del provvedimento. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com). |