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Signor
Presidente, onorevoli colleghi, la scelta delle
liberalizzazioni, con il provvedimento oggi alla nostra
attenzione, affronta uno dei comparti di maggiore impatto
nel complesso dell'economia nazionale. Alcuni commentatori,
in questi mesi, hanno ironizzato, come se liberalizzare
attività commerciali e distributive fosse poca cosa. Invece
si tratta di una precisa strategia di questo Governo.
Oggi affrontiamo con tale forza la liberalizzazione del
mercato energetico, sia esso dell'elettricità o del gas, non
solo perché questa indicazione ci viene dall'Unione Europea,
ma anche perché questa maggioranza ha la forza e la coesione
di mettere in discussione antichi e ancora troppo saldi
monopoli.
L'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha calcolato che
già il primo trimestre consoliderà una riduzione delle
bollette di 35 euro su base annua, e siamo solo all'inizio:
si tratta, non sfugga, della prima riduzione delle spese per
energia da tre anni a questa parte.
In questi anni il dibattito sulle tasse e sui prelievi, su
quanto costa la macchina della pubblica amministrazione ai
cittadini è stato una costante. Oggi riaffermiamo con forza
che un mercato sano, giustamente regolato contro i monopoli,
rafforza il potere di acquisto delle famiglie e aiuta non
solo le fasce deboli della popolazione, ma anche quelle
famiglie che hanno un reddito normale, che si trovano ad
affrontare a volte rincari eccezionali.
La scelta portata avanti con questo decreto, di evidente
necessità ed urgenza, dal momento che la data per la
liberalizzazione del mercato elettrico è stata fissata per
il 1° luglio dall'Unione Europea, realizza questi obiettivi
con scelte concrete e radicali: la separazione societaria
tra distribuzione e vendita nel comparto dell'energia
elettrica e la separazione funzionale nel gas sono passaggi
fondamentali per favorire la concorrenza. È un primo passo,
sebbene resti aperto il fronte relativo alle reti, che
ancora oggi rischiano di essere un elemento di ostacolo:
SNAM Rete Gas di ENI, con quasi 31.000 chilometri di
condotte, detiene praticamente la totalità dei gasdotti
nazionali. Recuperare l'idea che i monopoli naturali non
devono solo essere regolati, ma anche governati pienamente
nell'obiettivo dell'interesse generale è una linea di
tendenza che non ha alcuna contraddizione con la normativa
europea. Coerentemente con una sana politica di
liberalizzazioni è necessario trovare una nuova sintesi tra
concorrenza e monopoli naturali, e questo vale per il gas
come per altri comparti strategici, tra i quali anche le
telecomunicazioni. Se non sapremo portare avanti nella
normativa questo grande tema, rischiamo di non vedere
crescere la concorrenza, ma di concedere a pochi operatori
rendite di posizione che finiscono per essere parassitarie
rispetto all'economia reale.
Le liberalizzazioni possono avere un effetto positivo e
concreto anche nella responsabilizzazione dei cittadini di
fronte agli epocali mutamenti che il Paese vive. L'obbligo
di rendere noto, come previsto nel decreto, il mix
energetico di approvvigionamento da parte di ciascuna
azienda che vende elettricità è un passaggio importante che,
siamo sicuri, ci dimostrerà la consapevolezza tra i
cittadini che l'energia non è tutta uguale e che oggi le
piccole scelte quotidiane, come quella del proprio fornitore
energetico, hanno effetti dirompenti sul mutamento
climatico. Già oggi, a pochi giorni dal 1° luglio, alcuni
offrono energia interamente prodotta da fonti rinnovabili a
prezzi concorrenziali. Entro poco non basterà più fare
pubblicità accattivanti sulla responsabilità ambientale di
qualche grande gruppo: saranno le bollette a dire con
chiarezza quanto dell'offerta di ciascuna azienda proviene
da fonti fossili e quanto invece da fonti rinnovabili.
Proprio questo elemento apre una riflessione che andrà
approfondita: sarebbe un danno se la liberalizzazione del
mercato elettrico portasse ad un aumento dei consumi. Il
primo elemento che ci consentirà di rispettare il piano di
abbattimento delle emissioni di CO2 deciso dall'Unione
Europea del 20 per cento entro il 2020 è infatti la
riduzione dei consumi, un'azione efficace e senza riserve
per l'efficienza e il risparmio energetico. Senza questo,
anche significativi investimenti in fonti rinnovabili e
trasporti sostenibili sarebbero vani. Chi, proprio grazie
alla liberalizzazione, proponesse ai consumatori di passare,
ad esempio, dai 3 chilowattora ai 4,5 chilowattora senza
aggravi (come già proposto da ENEL in questi anni), in nome
di profitti di breve durata, si macchierebbe di un
comportamento irresponsabile, ancor di più in ragione del
fatto che quelle scelte provocherebbero insostenibili
esternalità in carico alla collettività.
Noi proponiamo fin d'ora un modello diverso. Grazie ad
alcuni emendamenti approvati dalla Commissione cominciamo a
dire che il risparmio energetico è un pezzo delle politiche
di liberalizzazione. La crescita delle società di servizi
energetici, soprattutto rispetto alla pubblica
amministrazione, sarà un passaggio fondamentale per non
cadere nel tranello dell'aumento dei consumi. La stessa
figura potrà avere il compito di progettare il risparmio
energetico e di orientare la scelta dei fornitori a basso
costo ed alta sostenibilità.
Liberalizzazioni e mercato sono strumenti per raggiungere
obiettivi non più derogabili: abbattere i costi per le
famiglie e garantire la sostenibilità ambientale. Se, con
coerenza, sapremo orientare questo e altri interventi a
quegli obiettivi, anche con il concorso del mercato e delle
aziende, ma senza piegarci al corto respiro dei bilanci
trimestrali, potremo guardare, a mio parere, con speranza al
futuro. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com). |