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L'intervento del senatore Marco Pecoraro Scanio nel corso della   discussione generale sul disegno di legge: (1649) - Liberalizzazione dei mercati dell'energia

Signor Presidente, onorevoli colleghi, la scelta delle liberalizzazioni, con il provvedimento oggi alla nostra attenzione, affronta uno dei comparti di maggiore impatto nel complesso dell'economia nazionale. Alcuni commentatori, in questi mesi, hanno ironizzato, come se liberalizzare attività commerciali e distributive fosse poca cosa. Invece si tratta di una precisa strategia di questo Governo.
Oggi affrontiamo con tale forza la liberalizzazione del mercato energetico, sia esso dell'elettricità o del gas, non solo perché questa indicazione ci viene dall'Unione Europea, ma anche perché questa maggioranza ha la forza e la coesione di mettere in discussione antichi e ancora troppo saldi monopoli.
L'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha calcolato che già il primo trimestre consoliderà una riduzione delle bollette di 35 euro su base annua, e siamo solo all'inizio: si tratta, non sfugga, della prima riduzione delle spese per energia da tre anni a questa parte.
In questi anni il dibattito sulle tasse e sui prelievi, su quanto costa la macchina della pubblica amministrazione ai cittadini è stato una costante. Oggi riaffermiamo con forza che un mercato sano, giustamente regolato contro i monopoli, rafforza il potere di acquisto delle famiglie e aiuta non solo le fasce deboli della popolazione, ma anche quelle famiglie che hanno un reddito normale, che si trovano ad affrontare a volte rincari eccezionali.
La scelta portata avanti con questo decreto, di evidente necessità ed urgenza, dal momento che la data per la liberalizzazione del mercato elettrico è stata fissata per il 1° luglio dall'Unione Europea, realizza questi obiettivi con scelte concrete e radicali: la separazione societaria tra distribuzione e vendita nel comparto dell'energia elettrica e la separazione funzionale nel gas sono passaggi fondamentali per favorire la concorrenza. È un primo passo, sebbene resti aperto il fronte relativo alle reti, che ancora oggi rischiano di essere un elemento di ostacolo: SNAM Rete Gas di ENI, con quasi 31.000 chilometri di condotte, detiene praticamente la totalità dei gasdotti nazionali. Recuperare l'idea che i monopoli naturali non devono solo essere regolati, ma anche governati pienamente nell'obiettivo dell'interesse generale è una linea di tendenza che non ha alcuna contraddizione con la normativa europea. Coerentemente con una sana politica di liberalizzazioni è necessario trovare una nuova sintesi tra concorrenza e monopoli naturali, e questo vale per il gas come per altri comparti strategici, tra i quali anche le telecomunicazioni. Se non sapremo portare avanti nella normativa questo grande tema, rischiamo di non vedere crescere la concorrenza, ma di concedere a pochi operatori rendite di posizione che finiscono per essere parassitarie rispetto all'economia reale.
Le liberalizzazioni possono avere un effetto positivo e concreto anche nella responsabilizzazione dei cittadini di fronte agli epocali mutamenti che il Paese vive. L'obbligo di rendere noto, come previsto nel decreto, il mix energetico di approvvigionamento da parte di ciascuna azienda che vende elettricità è un passaggio importante che, siamo sicuri, ci dimostrerà la consapevolezza tra i cittadini che l'energia non è tutta uguale e che oggi le piccole scelte quotidiane, come quella del proprio fornitore energetico, hanno effetti dirompenti sul mutamento climatico. Già oggi, a pochi giorni dal 1° luglio, alcuni offrono energia interamente prodotta da fonti rinnovabili a prezzi concorrenziali. Entro poco non basterà più fare pubblicità accattivanti sulla responsabilità ambientale di qualche grande gruppo: saranno le bollette a dire con chiarezza quanto dell'offerta di ciascuna azienda proviene da fonti fossili e quanto invece da fonti rinnovabili.
Proprio questo elemento apre una riflessione che andrà approfondita: sarebbe un danno se la liberalizzazione del mercato elettrico portasse ad un aumento dei consumi. Il primo elemento che ci consentirà di rispettare il piano di abbattimento delle emissioni di CO2 deciso dall'Unione Europea del 20 per cento entro il 2020 è infatti la riduzione dei consumi, un'azione efficace e senza riserve per l'efficienza e il risparmio energetico. Senza questo, anche significativi investimenti in fonti rinnovabili e trasporti sostenibili sarebbero vani. Chi, proprio grazie alla liberalizzazione, proponesse ai consumatori di passare, ad esempio, dai 3 chilowattora ai 4,5 chilowattora senza aggravi (come già proposto da ENEL in questi anni), in nome di profitti di breve durata, si macchierebbe di un comportamento irresponsabile, ancor di più in ragione del fatto che quelle scelte provocherebbero insostenibili esternalità in carico alla collettività.
Noi proponiamo fin d'ora un modello diverso. Grazie ad alcuni emendamenti approvati dalla Commissione cominciamo a dire che il risparmio energetico è un pezzo delle politiche di liberalizzazione. La crescita delle società di servizi energetici, soprattutto rispetto alla pubblica amministrazione, sarà un passaggio fondamentale per non cadere nel tranello dell'aumento dei consumi. La stessa figura potrà avere il compito di progettare il risparmio energetico e di orientare la scelta dei fornitori a basso costo ed alta sostenibilità.
Liberalizzazioni e mercato sono strumenti per raggiungere obiettivi non più derogabili: abbattere i costi per le famiglie e garantire la sostenibilità ambientale. Se, con coerenza, sapremo orientare questo e altri interventi a quegli obiettivi, anche con il concorso del mercato e delle aziende, ma senza piegarci al corto respiro dei bilanci trimestrali, potremo guardare, a mio parere, con speranza al futuro. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com).



 


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